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Autore: Redazione

Salviamo e rafforziamo i consultori del Municipio

Salviamo e rafforziamo i consultori del Municipio

di Antonella Di Grazia

Dopo anni d’aspre contese, finalmente, il 16 aprile del 1976, la Regione Lazio, accolse le richieste che provenivano dalla galassia del movimento femminista e varò la legge n. 15, dedicata all’Istituzione del servizio d’assistenza alla famiglia e d’educazione alla maternità e paternità responsabili, con la quale furono introdotti i Consultori familiari pubblici, primo passo verso quella vittoria che qualche anno più tardi sarebbe stata completata con l’acquisizione della legge 194/78.
Il Consultorio Familiare è un servizio d’assistenza alla famiglia e d’educazione alla maternità e paternità responsabili, rivolto alla salute della donna e della coppia. …..

Salviamo e rafforziamo i consultori del Municipio

di Antonella Di Grazia

Consultorio Cesare Battisti

Dopo anni d’aspre contese, finalmente, il 16 aprile del 1976, la Regione Lazio, accolse le richieste che provenivano dalla galassia del movimento femminista e varò la legge n. 15, dedicata all’Istituzione del servizio d’assistenza alla famiglia e d’educazione alla maternità e paternità responsabili, con la quale furono introdotti i Consultori familiari pubblici, primo passo verso quella vittoria che qualche anno più tardi sarebbe stata completata con l’acquisizione della legge 194/78.
Il Consultorio Familiare è un servizio d’assistenza alla famiglia e d’educazione alla maternità e paternità responsabili, rivolto alla salute della donna e della coppia.
In un Consultorio possono essere richieste prestazioni in campo psicologico e/o sociale (individuali, familiari, di coppia e verso i minori), terapie sessuali, assistenza sanitaria e psico-sociale per gravidanza, contraccezione, sterilità ed interruzione volontaria di gravidanza, diagnosi precoce dei tumori della sfera genitale e delle malattie sessuali, problemi legati alla menopausa, controllo della salute e dell’accrescimento del bambino. Nei consultori si svolgono inoltre corsi d’educazione alla salute e di preparazione al parto. Nel Consultorio lavorano psicologi, assistenti sociali e sanitari, ostetriche, ginecologi e pediatri.
A partire della loro istituzione, i Consultori, hanno avuto, tra le prerogative di maggior rilievo, quelle legate al loro utilizzo da parte di minori, senza l’invadente accompagnamento d’adulti. Per la loro pubblicità, si stabilì che fosse istituita un’apposita segnaletica stradale e che si facesse uso della collaborazione da parte dei medici di base i quali avrebbero dovuto fornire le indicazioni necessarie per il loro utilizzo. I Consultori stessi avrebbero dovuto provvedere, da parte loro, allo sviluppo incontri, di dibattiti, d’indagini – con particolare riferimento ai luoghi di lavoro, alla scuola, agli agglomerati abitativi intensivi o sprovvisti di servizi sociali, esistenti nel territorio ove opera il Consultorio – e d’ogni altra iniziativa volta alla conoscenza e alla divulgazione dei problemi connessi alle attività di propria competenza.
Nello svolgimento dei suoi propri compiti, il Consultorio avrebbe dovuto operare in modo da promuovere nei cittadini e nelle comunità la coscienza dei diritti individuali e sociali che il servizio avrebbe dovuto assicurare agli utenti e per fornire a loro un sostegno oggettivo all’effettivo esercizio di tali diritti.
Oggi, a quasi trenta anni dalla sua entrata in vigore, la legge mostra i suoi limiti. Da un lato le croniche carenze economiche ed amministrative legate alla gestione della Sanità pubblica, dall’altro quelle legate alla mancanza di risorse strumentali ed umane ed infine, soprattutto durante questi ultimi periodi, la smaccata volontà politica di schierarsi contro le conquiste di progresso civile, hanno fatto sì che gli indirizzi di legge siano stati quasi del tutto disattesi.
Nel nostro Municipio, a fronte di circa 150.000 abitanti, sono stati costituiti solamente due consultori, siti precisamente in Via dei Lincei, 93 (tel. 06/5115696) e in Via Montuori, 5 (06/5120017), laddove le norme istitutive prevedono invece la presenza di un consultorio per ciascun distretto dell’unità sanitaria locale, a conti fatti circa un consultorio ogni 20.000 persone.
Purtroppo, per l’istituzione di queste iniziative di progresso, si è ancora alle prese con quel pensiero retrivo che permea a tutt’oggi una parte della nostra società e che non perde occasione, per inviare messaggi neanche tanto celati, tesi a produrre un forte disagio emotivo e psicologico al lavoro degli operatori dei consultori ed alle donne che, in piena consapevolezza ed autodeterminazione, intendono avvalersi di una legge dello Stato italiano, quale quella sull’interruzione volontaria della gravidanza (IVG). Recando così, oltre al danno economico di chi vede discriminato il proprio lavoro, un attacco particolarmente offensivo alla dignità femminile, nel suo diritto all’autodeterminazione, alla libertà e alla consapevolezza che è necessario accompagnino la maternità.
Gli interventi che chiediamo vengano effettuati, devono essere orientati ad una politica incentrata sul rispetto di quegli ideali che hanno come obiettivo prioritario il miglioramento della qualità della vita. Il diritto di ogni cittadina e cittadino ad una adeguata dotazione di servizi pubblici deve essere considerato inalienabile ed il riconoscimento del valore sociale di queste iniziative deve essere sancito attraverso l’approntamento di nuovi spazi e di norme d’uso che ne garantiscano il pieno sviluppo.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Aprile 2004

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Per il condono edilizio proroga a fine luglio

Mi manda Cara Garbatella

Per il condono edilizio proroga a fine luglio

di Marcello Delogu

È un momento particolare per gli immobili presenti nel territorio capitolino.Iniziamo da molto lontano: dalla variazione del Bilancio 2004 del Comune di Roma. In questi giorni è stata approvata la modifica del bilancio di previsione del 2004. A fronte della difesa del livello attuale del welfare, sono state aggiunte ulteriori risorse economiche da spendere per la sicurezza stradale con il livellamento delle buche e la manutenzione delle strade (50 milioni di Euro), …..

Mi manda Cara Garbatella

Per il condono edilizio proroga a fine luglio

di Marcello Delogu

È un momento particolare per gli immobili presenti nel territorio capitolino.Iniziamo da molto lontano: dalla variazione del Bilancio 2004 del Comune di Roma. In questi giorni è stata approvata la modifica del bilancio di previsione del 2004. A fronte della difesa del livello attuale del welfare, sono state aggiunte ulteriori risorse economiche da spendere per la sicurezza stradale con il livellamento delle buche e la manutenzione delle strade (50 milioni di Euro), verranno acquistati immobili destinati al Piano di Edilizia Popolare (44 milioni.), crescerà l’offerta del servizio di Refezione delle Mense Scolastiche per rispondere all’aumento dei bambini iscritti (23 milioni.). Tra le voci di natura straordinaria segnaliamo i servizi aggiuntivi del Centralino Telefonico del Comune (060606) e del Canile municipale. La maggiore spesa trova copertura grazie alla dismissione di 1.400 immobili di pregio che ha dato luogo ad una cospicua plusvalenza e permette un primo anticipo di 85 milioni di Euro.È questo il caso di una politica di cessione del patrimonio pubblico non svenduto, ma anzi motore, con i suoi incassi, di un nuovo sviluppo dell’edilizia popolare.
Altra annotazione riguardante il patrimonio immobiliare: la proroga del Condono edilizio. Le domande di sanatoria per gli abusi commessi fino al 31 marzo 2003 potranno essere presentate fino al 31 luglio 2004.
Al momento in cui scriviamo non risultano essere state decise maggiorazioni nè per l’oblazione, nè per gli oneri concessori, come non sono ugualmente note quelle che saranno le indicazioni che darà la Consulta sulle contestazioni poste anche dalla Regione Lazio.
A fronte di tanta incertezza vi è da contrapporre una grande certezza: sarà a breve utilizzato dal Comune di Roma un programma intitolato “Vista” che ha “fotografato” la città nell’estate 2003 e che grazie all’incrocio tra aerofotogrammetria, catasto, piano regolatore permette di individuare i furbi che in “contemporanea” del condono hanno continuato o stanno continuando a costruire abusivamente.
L’ultima notizia spetta al Fascicolo del Fabbricato che, dopo le gravi incertezze mostrate precedentemente, anche a seguito di sentenze della magistratura relative ad altri comuni, ora riprende il suo iter forte di una nuova deliberazione e di una nuova volontà espressa dall’Assessorato. Infatti dovrebbe realizzarsi a breve un aggiornamento informatico del programma di data base per la compilazione dell’istruttoria.
Rimane debole l’aspetto dell’obbligatorietà e del valore della certificazione, che in assenza di una normativa nazionale di riferimento, ovvero della presa di possesso della tematica edilizia da parte della Regione Lazio a seguito della delega assegnata alle regioni dal Testo Unico dell’Edilizia lascia spazio ancora a qualche dubbio.
Tuttavia all’ufficio della Gemma spa, società che si occupa per conto del Comune di Roma della distribuzione e della gestione del programma, sono certi che, con una maggiore conoscenza del Fascicolo del Fabbricato, gli aspetti positivi che ne derivano verranno valorizzati e nel giro di pochi anni questo costituirà lo standard anche in assenza di sanzioni.
Il prossimo numero parleremo ancora di Fascicolo per capire i tempi, gli adempimenti ed i costi da affrontare per ottenerlo.

 

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Tossicodipendenze: il progetto “L’Agorà”

Viaggio nelle associazioni

Tossicodipendenze: il progetto “L’Agorà”

di Francesca Vitalini

La signora Anna Maria Marcotulio Il martedì e il venerdì dalle 17.00 alle 20.00 la sede dell’Associazione L’ Agorà è aperta per chiunque voglia avere informazioni di carattere preventivo e/o curativo sulle tossicodipendenze. Il gruppo di volontari che formano l’Associazione (Claudio, Nerina, “Zoretta”, Orietta, Armando…tra gli altri) dal 2000 presta il proprio aiuto dai locali di Via Passino n. 11, che condividono con l’Associazione Impegno per la promozione, anche se le radici de L’Agorà si possono rintracciare nell’Associazione Albatros, che era stata istituita in Via Ignazio Persico nel 1989. …..

Don Piero Gelmini

Viaggio nelle associazioni

Tossicodipendenze: il progetto “L’Agorà”

di Francesca Vitalini

La signora Anna Maria Marcotulio Il martedì e il venerdì dalle 17.00 alle 20.00 la sede dell’Associazione L’ Agorà è aperta per chiunque voglia avere informazioni di carattere preventivo e/o curativo sulle tossicodipendenze. Il gruppo di volontari che formano l’Associazione (Claudio, Nerina, “Zoretta”, Orietta, Armando…tra gli altri) dal 2000 presta il proprio aiuto dai locali di Via Passino n. 11, che condividono con l’Associazione Impegno per la promozione, anche se le radici de L’Agorà si possono rintracciare nell’Associazione Albatros, che era stata istituita in Via Ignazio Persico nel 1989.
Il lavoro dei volontari, fatto di comunanza di esperienze dirette e indirette sul mondo della droga e, in genere, sulle realtà dell’emarginazione sociale, si collega con la Comunità Incontro di don Pierino Gelmini, con la realtà delle carceri romane e con gli assistenti sociali dell’Ospedale Spallanzani per l’inserimento nelle comunità delle persone ammalate di Aids. L’Associazione L’Agorà si propone di respingere duramente il mondo della droga ed affrontare con altrettanta tenacia tutto ciò che ne è causa, come il malessere sociale, l’insicurezza e la mancanza d’ascolto. L’impegno si fa più arduo anche perché le nuove droghe sintetiche e gli attuali stili di vita presentano un’immagine del drogato diversa da quella che i media solitamente ci tratteggiano.
Al clichè del tossicodipendente eroinomane, emarginato e dal corpo decadente, come illustrato anche da film recenti come ” Traispotting” di Danny Boyle, si affianca una diversa immagine: quella di una persona pienamente inserita nel tessuto sociale, soprattutto nello scenario del “divertissement” giovanile e che mescola stupefacenti di diversa natura. Il rapporto apparentemente sereno del tossicodipendente con la realtà che lo circonda comporta una seria difficoltà nel riconoscimento del problema, sia da parte di chi è direttamente coinvolto, sia da parte di chi lo è indirettamente, come lo sono genitori, amici e parenti.
In questo spazio di incertezza si situa L’ Agorà che propone ogni venerdì sera gli incontri di auto-aiuto e di sostegno per familiari e amici delle persone dipendenti da sostanze stupefacenti presso i locali della parrocchia San Francesco Saverio. È prossima l’attivazione di un centro ascolto in un’unità itinerante nell’XI Municipio, da cui l’anno passato sono giunte circa 70 richieste d’aiuto, di cui 28 si sono tramutate in ricoveri nelle comunità. Infine, il lunedì pomeriggio, a partire dalle 17 si svolgono corsi gratuiti di yoga nella chiesa a piazza D. Sauli per facilitare un percorso interiore che ha come obiettivo la valorizzazione della persona, sebbene sia in difficoltà.

 

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Presto il restauro del portale della tenuta di mons. Nicolai

Presto il restauro del portale della tenuta di mons. Nicolai

C.B.

 

Nell’ottobre di due anni fa pubblicammo un appello al fine di trovare uno sponsor che si assumesse l’onere del restauro del magnifico portale settecentesco che si trova in Via delle Sette Chiese, nel breve tratto compreso tra Piazza Oderico da Pordenone e la Colombo. …..

Presto il restauro del portale della tenuta di mons. NicolaiPortale tenuta Monsignor Nicolai

C.B.

Nell’ottobre di due anni fa pubblicammo un appello al fine di trovare uno sponsor che si assumesse l’onere del restauro del magnifico portale settecentesco che si trova in Via delle Sette Chiese, nel breve tratto compreso tra Piazza Oderico da Pordenone e la Colombo.

 

Apprendiamo adesso che il restauro si realizzerà a cura della Libera Università San Pio V, sul cui muro di cinta si trova l’opera. Il portale è l’unico integro superstite (benché malandato e decontestualizzato) dei dodici che davano accesso al grande “arboreto” di mons.Nicolò Maria Nicolai, un potente e colto prelato che, tra la fine del ‘700 e i primi decenni dell’ ‘800, acquisì una proprietà che comprendeva una buona parte della attuale Garbatella storica, territorio della campagna romana allora segnato sulle carte col nome di Colli di San Paolo. Amico del grande architetto Giuseppe Valadier, a lui mons. Nicolai affidò il restauro della “chiesoletta” di Sant’Eurosia e della sua villa-casale, pervenuta in tempi successivi alla famiglia Santambrogio che ancora lo detiene: si trova in cima alla collina, la più alta della Garbatella, che sta alle spalle dell’Università San Pio V. Al Valadier si attribuisce anche l’architettura del nostro portale, al quale l’intervento previsto dovrà restituire l’antico splendore.

 

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Immigrati al voto

Richiesta di fiducia e di diritti

Immigrati al voto

di Pasquale Navarra

Piccolo “viaggio” di Cara Garbatella fra gli immigrati extracomunitari presenti nel nostro quartiere. Molti di loro non vi risiedono, ma ci vivono, poiché è qui – nei ristoranti, negli Internet Point, nei bar della Garbatella – che trascorrono la fetta più grande del loro tempo.
Incontro Tarek e Shryef, egiziani, a Roma da dieci anni.“La legge Bossi-Fini ha incrementato il lavoro nero”, mi dice Tarek, in un buon italiano, affinato dal continuo contatto con i clienti del “suo” ristorante. “Per molti miei amici ora c’è molta più difficoltà di essere assunti con contratti regolari.”, continua Tarek. “Anche quando trovano un datore di lavoro ben disposto, si scontrano poi con i tempi incongrui per il rinnovo del permesso di soggiorno. Quella legge ha quindi peggiorato le cose, strozzando molti nostri elementari diritti.” …..

Richiesta di fiducia e di diritti

Immigrati al voto

di Pasquale Navarra

Piccolo “viaggio” di Cara Garbatella fra gli immigrati extracomunitari presenti nel nostro quartiere. Molti di loro non vi risiedono, ma ci vivono, poiché è qui – nei ristoranti, negli Internet Point, nei bar della Garbatella – che trascorrono la fetta più grande del loro tempo.
Incontro Tarek e Shryef, egiziani, a Roma da dieci anni.“La legge Bossi-Fini ha incrementato il lavoro nero”, mi dice Tarek, in un buon italiano, affinato dal continuo contatto con i clienti del “suo” ristorante.
Per molti miei amici ora c’è molta più difficoltà di essere assunti con contratti regolari.”, continua Tarek. “Anche quando trovano un datore di lavoro ben disposto, si scontrano poi con i tempi incongrui per il rinnovo del permesso di soggiorno. Quella legge ha quindi peggiorato le cose, strozzando molti nostri elementari diritti.”
Nonostante l’amarezza discretamente espressa riguardo alla legge citata, Tarek mantiene e trasmette serenità per tutta la durata del colloquio.
Cosa chiedete ai Consiglieri Aggiunti, che rappresenteranno gli immigrati residenti a Roma?
Tarek: So che chiunque sarà eletto, farà del suo meglio per tutelare i nostri diritti. I consiglieri aggiunti non avranno diritto di voto, ma potranno dar voce alla comunità straniera. A Roma, all’Italia, gli immigrati chiedono diritti, certo, diritti rappresentati da un lavoro, da una casa, dal dissolversi di ogni forma di discriminazione, ma chiedono anche fiducia. Fiducia da parte delle istituzioni, da parte dei cittadini. Vorremmo che tutti capissero che siamo sì stranieri, ma non per questo estranei alla comunità di questo Paese. Ultimamente, molti di noi, di origine mediorientale, hanno avvertito un clima di diffidenza, a causa della guerra in Iraq e di tutto quel che ne è conseguito; pregiudizi che sembravano scomparsi, sono riaffiorati. Ma noi, al contrario, è alla guerra, a questa escalation impazzita che siamo assolutamente estranei. Siamo persone che vogliono lavorare e vivere in questo Paese. E vogliamo diritti e doveri riconosciuti allo stesso modo; vogliamo tutti essere cittadini come gli altri.
Shryef: Il consigliere aggiunto è certamente un buon passo avanti. Da sedi importanti, i Municipi ed il Comune, gli eletti avranno l’occasione di trasmettere la positività della nostra presenza. Voglio dire anch’io che anche se non siamo ancora completamente integrati, noi immigrati non ci sentiamo estranei all’Italia. Ci interessiamo ad essa e ne condividiamo gioie e dolori. La nostra nazionale di calcio è l’Italia, quando vince siamo contenti quanto voi; e le vostre inquietudini per la situazione economica del Paese o per tanti altri motivi sono anche le nostre.
Vorreste che gli immigrati avessero la possibilità di votare per le elezioni amministrative italiane (scelta del sindaco, Provincia, Regione) e per le elezioni politiche nazionali?
Tarek: Sì, lo vorremmo, certo. Capisco che ci vorrà forse ancora del tempo, ma voglio credere che ciò sarà possibile, prima o poi. Siamo parte dell’Italia e i problemi di questo Paese sono anche i nostri, sarebbe quindi giusto che la nostra partecipazione politica fosse ampliata. Credo che un giorno il nostro voto sarà accettato nell’ordine naturale delle cose.
Shryef: Lo credo anch’io. Abbiamo fiducia, così come abbiamo fiducia della società italiana, che nel suo complesso non ci fa sentire “fuori di casa nostra”…
Vi sentite dunque abbastanza integrati, a Roma? E come trovate la Garbatella?
Shryef: Sì, ci troviamo abbastanza bene, a Roma. Dal clima alla gente, il “bilancio” è sicuramente positivo. Alcuni dei nostri problemi sono comuni a molti romani, ma per noi, che abbiamo lo status di immigrati, sono di solito un poco più pesanti. Trovo la Garbatella un bel quartiere, si può dire che non vi è nemmeno un angolo che suscita tristezza. Io non abito qui, ma vedo che il senso di ospitalità è molto forte, in questo quartiere.
Tarek: Come vedi, qui, seduti a conversare e a bere qualcosa con noi durante la nostra pausa, ci sono degli amici italiani, della Garbatella. Il fatto che noi siamo stranieri e loro italiani dà spesso qualcosa in più alle nostre chiacchierate, le rende più interessanti. Anche in queste semplici occasioni avviene uno scambio che nel suo piccolo arricchisce tutti.
Vi piacerebbe la possibilità di celebrare qualcuna delle feste della tradizione del vostro Paese con gli abitanti del quartiere?
Shryef: Sì, certo. Fra me e mia moglie, egiziana anche lei e cristiana, questo scambio già avviene tranquillamente. E i nostri figli hanno ricevuto il battesimo della sua religione. Coppie come la nostra ce ne sono parecchie in Egitto e in altri paesi arabi. Mi auguro davvero che prima o poi gli abitanti di questo e di altri quartieri, possano essere, almeno in parte, coinvolti nella celebrazione di qualcuna delle nostre feste, delle nostre tradizioni. Sarebbe un modo per iniziare ad accrescere la conoscenza delle reciproche culture. Da quando sono in Italia ho più volte appurato che basta conoscersi un po’ per far morire i pregiudizi.
Tarek: La società multietnica, multiculturale che noi ci auguriamo non sarebbe una società “meno” italiana. Ciò è dimostrato da noi stessi, che portiamo dietro e custodiamo la nostra tradizione ma allo stesso tempo cerchiamo di raggiungere la società italiana. Aver imparato il modo di vivere e di lavorare in questa società ci ha dato molto e noi, a nostra volta, possiamo dare. Direi che già lo facciamo, ma non sempre è visibile…
Shryef: Dare e ricevere, è semplicemente questo il “progetto” di ogni immigrato, come di ogni altra persona, del resto. Vorrei ribadire che noi sentiamo realmente nostra la società italiana, nostra nel senso che siamo interessati ad essa, nel senso che ogni suo problema riguarda anche noi.
Sorridendo, Tarek aggiunge una battuta, senza astio.
Forse, ci sentiamo più italiani noi che alcuni di quelli che hanno scritto la legge di cui abbiamo parlato all’inizio…
Non scrivo a chi si riferisce Tarek, tanto i lettori hanno già ben capito…
Incontro altri immigrati della Garbatella: Airabu, Moustafà e Junayead sono bangladesi; la loro comunità conta, a Roma, circa 8000 persone. Dagli Internet Point in cui lavorano, mi danno risposte simili a quelle di Tarek e Shryef. Possiamo infatti dire che loro due hanno parlato per tutti. Yumei, giovane signora cinese dai modi affabili che gestisce il bar col suo nome, sulla Circonvallazione Ostiense, mi spiega qualcosa sul capodanno cinese, dei cortei variopinti che sfilano per l’occasione. Penso che sarebbe una festa carinissima per la Garbatella, una festa – ricorrente nella seconda metà di gennaio – che divertirebbe intelligentemente tutti, bambini, adulti e anziani.
Con il voto del 28 marzo, sono stati eletti i seguenti quattro consiglieri aggiunti al Comune di Roma:
Irma Tobias Perez, filippina (Asia e Oceania); Santos Taboada Zapata, peruviano (America); Gabriel Rusu Ionut, romeno (Europa); Aziz Darif, marocchino (Africa). Al Municipio XI è stato eletto Golam Mohamad Kibria, del Bangladesh.
Queste elezioni possono essere il primo passo verso un dare e ricevere finalmente accettato nell’ordine naturale delle cose. Nel lavoro, nella cultura, nelle relazioni di tutti i giorni.

 

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Rosario Bentivegna presenta il suo “Achtung, Banditen!”

Un libro sulla Resistenza a Roma

Rosario Bentivegna presenta il suo “Achtung, Banditen!”

P.N.

L’emozione emerge spontaneamente quando si vive l’occasione di incontrare un pezzo di storia; quando lo sentiamo parlare e possiamo parlargli. È questa l’emozione emersa in tutti coloro che-il 26 marzo presso la sezione DS di Garbatella- hanno accolto l’invito ad intervenire alla presentazione della nuova edizione di “Achtung, Banditen!”, libro in cui Rosario Bentivegna, medaglia d’argento della Resistenza, ha impresso la memoria della lotta di Liberazione dal nazifascismo, nella nostra città. L’autore, nel suo intervento e nelle sue risposte, è stato molto coinvolgente; ha fatto quasi rivivere la Roma di sessant’anni fa, nella descrizione dello stato in cui la città versava, all’epoca. La miseria, le malattie, la morte, erano le realtà costanti di una città occupata; rappresentavano, in un certo qual modo, la troppo lunga assenza di libertà. La cittadinanza non viveva in modo passivo l’oppressione. …..

Un libro sulla Resistenza a Roma

Rosario Bentivegna presenta il suo “Achtung, Banditen!”

P.N.

L’emozione emerge spontaneamente quando si vive l’occasione di incontrare un pezzo di storia; quando lo sentiamo parlare e possiamo parlargli. È questa l’emozione emersa in tutti coloro che-il 26 marzo presso la sezione DS di Garbatella- hanno accolto l’invito ad intervenire alla presentazione della nuova edizione di “Achtung, Banditen!”, libro in cui Rosario Bentivegna, medaglia d’argento della Resistenza, ha impresso la memoria della lotta di Liberazione dal nazifascismo, nella nostra città. L’autore, nel suo intervento e nelle sue risposte, è stato molto coinvolgente; ha fatto quasi rivivere la Roma di sessant’anni fa, nella descrizione dello stato in cui la città versava, all’epoca. La miseria, le malattie, la morte, erano le realtà costanti di una città occupata; rappresentavano, in un certo qual modo, la troppo lunga assenza di libertà. La cittadinanza non viveva in modo passivo l’oppressione.
Bentivegna ha infatti citato svariati episodi di solidarietà manifestata dalla popolazione nei confronti dei partigiani. I nazisti, infatti, disprezzavano i romani perché rivelatisi la popolazione meno “collaborante” di tutte le aree da loro occupate. Quanto all’eccidio avvenuto alle Fosse Ardeatine, è stato sottolineato quanto sia intrisa di falsità la tesi secondo la quale i nazisti avrebbero “risparmiato” gli ostaggi, se gli autori dell’attentato di via Rasella si fossero costituiti. Il massacro, infatti, avvenne – ma non tutti lo ricordano – solo ventiquattr’ore dopo l’attentato; l’uccisione dei 335 martiri era quindi qualcosa che i nazisti avevano in progetto. Colpire la Resistenza romana – che è stata molto più intensa di quanto è stato fino ad oggi ricordato – in un modo “esemplare”, era nei piani delle truppe di occupazione. La Resistenza romana aveva di fronte Kesselring, Kappler, la ferocia ancora più infame della famigerata banda del fascista Koch; in ognuno dei partigiani c’era una consapevolezza che andava oltre ogni paura. Si sentirono soli, abbastanza a lungo, nella loro lotta per la libertà, poiché le truppe americane erano soltanto a quaranta chilometri, ma non entravano, a Roma, pur avendone la possibilità. Nei numerosi interventi nel dibattito sono state esposte ulteriori storie di persone che parteciparono alla lotta di Liberazione, sia a Roma sia in altri luoghi del Paese. In tutti i loro ricordi era ancora forte il senso di partecipazione e lo spirito che da giovanissimi li aveva guidati. Cara Garbatella si riserva di mantenere viva, in tutte le possibili forme, la voce della memoria.

 

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I Lotti 41, 42, 43 e 44 delle Case popolari Da alberghi per pellegrini ad abitazioni di massa

I Lotti 41, 42, 43 e 44 delle Case popolari

Da alberghi per pellegrini ad abitazioni di massa

C.B.

I cosiddetti Alberghi, corrispondenti ai Lotti 41 (Albergo Bianco), 42 (Albergo Rosso, dal colore della tinteggiatura), 43 (Terzo Albergo) e 44 (Quarto Albergo) erano stati progettati da Innocenzo Sabbatini per accogliere i pellegrini dell’Anno Santo 1925, destinati però fin dall’inizio ad un successivo uso come alloggi di massa per una popolazione che si tendeva a isolare. Ritardi negli appalti e opportuni ripensamenti (la zona apparve troppo squallida e decentrata per alloggiarvi decentemente i pellegrini) ne fecero slittare l’edificazione. Anche col cambio di destinazione gli edifici conservarono però l’appellativo di Alberghi. …..

I Lotti 41, 42, 43 e 44 delle Case popolari

Da alberghi per pellegrini ad abitazioni di massa

C.B.

 

I cosiddetti Alberghi, corrispondenti ai Lotti 41 (Albergo Bianco), 42 (Albergo Rosso, dal colore della tinteggiatura), 43 (Terzo Albergo) e 44 (Quarto Albergo) erano stati progettati da Innocenzo Sabbatini per accogliere i pellegrini dell’Anno Santo 1925, destinati però fin dall’inizio ad un successivo uso come alloggi di massa per una popolazione che si tendeva a isolare. Ritardi negli appalti e opportuni ripensamenti (la zona apparve troppo squallida e decentrata per alloggiarvi decentemente i pellegrini) ne fecero slittare l’edificazione. Anche col cambio di destinazione gli edifici conservarono però l’appellativo di Alberghi.
L’Albergo Rosso, il più imponente ed anche quello architettonicamente più valido e pregiato, fu spartito in appartamenti. Quale fabbricato principale fu dotato di un’alta torre recante un orologio quadrifronte che scandiva le ore e i quarti. Gli altri complessi furono invece spartiti in singole stanze collocate lungo grandi corridoi. I servizi – gabinetti e cucine – erano in comune, per gruppi di stanze. In ogni stanza alloggiava un’intera famiglia.
Qui dal 1929 fu confinata la popolazione più povera espulsa dal centro storico o dai Borghi, in attuazione degli “sventramenti” progettati dal regìme; e, con essa, indesiderabili “sovversivi” (al Lotto 43 andò a stare, con moglie e sei figli, Enrico Mancini, irriducibile antifascista, del Partito d’Azione, poi martire alle Fosse Ardeatine) e diseredati talvolta definiti “delinquenti abituali”. Al Lotto 44 abitava Cesare Di Nepi, uno dei numerosi ebrei trasferiti alla Garbatella quando furono attuate le demolizioni intorno al Teatro Marcello: catturato al Portico d’Ottavia, morì nei lager nazisti. La sua famiglia fu salvata dalla solidarietà popolare. Sempre al Lotto 44 abitava Pietro Carniello: preso in centro mentre distribuiva “L’Unità” clandestina, fu deportato e morì anche lui in Germania. Negli Alberghi una guardia fissa manteneva una disciplina da caserma. Il complesso era dotato di un posto di polizia, di un locale che fungeva da cappella e, nel Lotto 41, di una Maternità, quella che per prima fu colpita dalle bombe del ’44.

 

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Bilancio Partecipato

Bilancio Partecipato

La Redazione

Nella pagina dedicata alle iniziative legate al Bilancio partecipativo, questo giornale ha pubblicato, nel numero scorso, un’intervista ad Andrea Fannini e una nota di Cosmo Barbato: entrambi, con motivazioni diverse, esprimevano forti perplessità, che il Presidente Smeriglio legge come “fastidio” e “sufficienza” verso un tentativo che si propone “di rimettere a tema una cosa grande come la democrazia locale”. …..

Bilancio Partecipato

La Redazione

Nella pagina dedicata alle iniziative legate al Bilancio partecipativo, questo giornale ha pubblicato, nel numero scorso, un’intervista ad Andrea Fannini e una nota di Cosmo Barbato: entrambi, con motivazioni diverse, esprimevano forti perplessità, che il Presidente Smeriglio legge come “fastidio” e “sufficienza” verso un tentativo che si propone “di rimettere a tema una cosa grande come la democrazia locale”.
Riteniamo che l’approccio a “una cosa grande”, qual è la democrazia partecipativa, vada affrontato con ponderazione e preparazione, trattandosi anche di cosa delicata, che può scadere in forme di innovazioni artificiose calate dall’alto o di vacuo assemblearismo. Nel nostro caso, visti i numeri della partecipazione, questo secondo pericolo non c’è, se non in una remota prospettiva; il primo invece è presente. Ma come si può parlare di partecipazione quando i cittadini sono stati chiamati ad eleggere i portavoce senza un minimo di discussione sulle finalità, sui limiti e sulle potenzialità di questo strumento? Come si possono definire portavoce di un’assemblea persone elette senza una discussione preventiva, senza un confronto, senza un’interazione e uno scambio di idee su come il quartiere possa essere migliorato e cambiato? A quell’assemblea molti hanno “partecipato” solo mettendo una croce su un nome e basta.
Come si può, in assenza di regole che definiscano un percorso e senza un minimo di tutele e di garanzie (anche per i non partecipanti), destinare una quota di risorse del bilancio pubblico di un Municipio, legandole “obbligatoriamente” alle scelte fatte da altre istanze? Ricordiamo che lo stesso Presidente, in una lettera al “Corriere della sera”, la scorsa estate parlava di scelte vincolanti e quest’anno si è accennato a un “patto d’onore”, che è l’equivalente. Aver dedicato una pagina del numero scorso al Bilancio partecipativo sta a dimostrare che esso ci sta molto a cuore, ma che riteniamo necessario migliorarne i percorsi attuativi, per farlo diventare davvero uno strumento che renda l’azione del Municipio ancora più forte e innovativa.
Condizione prima è che scaturisca realmente dal basso, cioè che nasca da una “partecipazione” qualitativamente e quantitativamente ben più rilevante di quella odierna. Pensiamo dunque che le elezioni dei portavoce debbano essere precedute da vere assemblee in cui si discuta della potenzialità di questo strumento e dei problemi del territorio. Occorre dotarsi di un regolamento concordato con le forze politiche a garanzia di tutti i cittadini, occorre migliorare l’informazione, formare i portavoce. Un processo “nuovo”, se gestito con superficialità e fretta, più che “mettere paura a chi è abituato a conservare” – come ricorda il Presidente – può generare organismi di scarsa rappresentatività e anche di poca competenza, creando fallaci attese, confusione e populismo.
E ancora, occorre sviluppare il rapporto con le istanze organizzate del territorio (comitati di quartiere, partiti, organizzazioni di massa, centri anziani, associazioni culturali, circoli sportivi e ricreativi, centri sociali, volontariato, scuole, parrocchie), per operare una sintesi delle pubbliche attese e anche delle insoddisfazioni, trasformandole in azione di governo, compatibilmente con le risorse disponibili. Il rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipata è importante. Solo che, per aumentare gli spazi partecipativi e di socializzazione che rinnovino la politica e creino le premesse di un’alternativa a Berlusconi, oltre ai buoni propositi occorre una pratica coerente e conseguente. In questo il nostro Municipio appare carente, mentre su moltissime altre questioni sta facendo molto bene, grazie alla sua solerte attività e a quella delle forze politiche che lo sostengono, con responsabilità e lealtà.

 

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A proposito di Bilancio partecipativo

Dal Presidente dell’XI Municipio riceviamo e pubblichiamo

A proposito di Bilancio partecipativo

Massimiliano Smeriglio
Presidente Municipio Roma XI

Cara redazione, ho deciso di prendere carta e penna dopo aver letto il paginone che avete dedicato al Bilancio Partecipativo. Vorrei ricordare che il Bilancio Partecipativo (e non delle generiche forme di partecipazione e cittadinanza attiva) è parte integrante del programma di governo della coalizione di centro sinistra che rappresento, programma rinnovato da un documento definito “Carta di fine mandato” che di qui a poco presenteremo ai cittadini. Strana la dichiarazione di Andrea Fannini, segretario DS di Garbatella, quindi dirigente del partito di maggioranza relativa della coalizione che mi sostiene, che parla della sua elezione a portavoce come provocazione. Come si coniuga tutto ciò con il patto della coalizione che prevede la sperimentazione del Bilancio Partecipativo? …..

Dal Presidente dell’XI Municipio riceviamo e pubblichiamo

A proposito di Bilancio partecipativo

Massimiliano Smeriglio
Presidente Municipio Roma XI

Cara redazione, ho deciso di prendere carta e penna dopo aver letto il paginone che avete dedicato al Bilancio Partecipativo. Vorrei ricordare che il Bilancio Partecipativo (e non delle generiche forme di partecipazione e cittadinanza attiva) è parte integrante del programma di governo della coalizione di centro sinistra che rappresento, programma rinnovato da un documento definito “Carta di fine mandato” che di qui a poco presenteremo ai cittadini. Strana la dichiarazione di Andrea Fannini, segretario DS di Garbatella, quindi dirigente del partito di maggioranza relativa della coalizione che mi sostiene, che parla della sua elezione a portavoce come provocazione. Come si coniuga tutto ciò con il patto della coalizione che prevede la sperimentazione del Bilancio Partecipativo?
La questione, ovviamente, non sono le critiche, tutte legittime, ad un processo che muove i primi passi e che non può che essere empirico, consapevole che deve imparare dai propri errori. D’altronde qualsiasi innovazione nasce dalla rottura delle compatibilità precedenti e mette paura a chi è abituato a conservare. Il punto, assai contraddittorio, è il fastidio che si evince e la sufficienza con cui, soprattutto Cosmo Barbato, tratteggia un tentativo, certamente incompiuto e ancora poco strutturato, di rimettere a tema una cosa grande come la democrazia locale. E questa è una domanda che neanche Cosmo può eludere. E non basta ricordarci che esiste la democrazia rappresentativa, i partiti e così via.
Se fosse così il nostro Paese sarebbe migliore, e non è una novità per nessuno se con la fine del secolo breve la composizione sociale si è frammentata tanto quanto le forme del lavoro e con questa scomposizione anche le forme storiche di organizzazione di massa, i partiti, il sindacato, le grandi associazioni del tempo libero, non sono più in grado di rimettere insieme la generalità degli interessi delle classi subalterne. E comunque non hanno più nessuna voglia di farsi, di nuovo, cinghia di trasmissione.
C’è una crisi della democrazia epocale che va dal ruolo dell’ONU alla capacità degli Stati nazionali di resistere alla forza pervasiva del neoliberismo e alle armi dell’Impero che fa della guerra preventiva permanente l’asse del suo sviluppo. Ma la crisi della democrazia riguarda anche le nostre città, le città della vecchia Europa che vedono sempre più larghe masse di nuovi cittadini esclusi dai diritti elementari di cittadinanza. Non è sufficiente riproporre la logica della delega in bianco, una chiamata al voto una volta ogni cinque anni e in mezzo il vuoto, l’assenza di verifica e di protagonismo. Non la faccio troppo lunga, ma o abbiamo il coraggio d’investire sulla nostra gente, sperimentando, rinnovando, sbagliando anche, oppure il ruolo della buona politica si riduce a fare meglio quello che gli altri facevano peggio. Noi dobbiamo fare meglio ma per fare altro, per promuovere forme di auto organizzazione sociale che sappia sviluppare senso civico, coscienza di luogo, che sappia rimettere a tema una idea alta di cosa pubblica in quanto cosa di ognuno e di tutti. Da qui l’idea di mettere in campo una serie d’iniziative tra cui il Bilancio Partecipativo proprio perché questa sperimentazione sta dando buoni frutti, non solo sul mero piano elettorale, ma nella edificazione di una società locale più attenta alla dignità dell’uomo e alla valorizzazione dei beni comuni (acqua, terra, aria) in più di 500 città nel mondo, comprese una serie di municipalità italiane che hanno assunto come punto di riferimento il documento di Porto Alegre 2002 firmato anche da Pietro Folena. Ci vogliamo provare o no a costruire qui ed ora un altro mondo possibile? E lo vogliamo fare da tecnocrati o da uomini e donne che mettono in gioco i propri saperi? Lo vogliamo fare con tutti o solo con i residenti (strano questo ritorno al diritto di sangue e di suolo)?
Ci sono persone che per motivi di studio e lavoro (dipendente, atipico, interinale, ecc.) passano dieci dodici ore al giorno sul nostro territorio, avranno diritto di dire la propria, che so sulla mobilità che gli rovina la vita, o no? E i migranti, cosa ne facciamo, critichiamo la legge Bossi Fini sul piano generale e poi ne accettiamo la cultura razziale sul piano locale? Da ultimo, tralasciando tutte le accuse di demagogia, mi fa strano che un uomo come Cosmo utilizzi una categoria davvero di stampo qualunquista: il rapporto tra soggettività e massa. Cosmo dice gli abitanti sono 50mila, quindi come possono, in 159, decidere per tutti? bene per questa via potremmo interrogarci su quanti erano i giacobini che assaltarono la Bastiglia nel 1789 rispetto alla intera popolazione di Parigi (erano pochi, confusi, e poco consapevoli) oppure su quanti erano i partigiani combattenti durante la Resistenza al nazi fascismo. Erano pochi, per l’esattezza 232841, forse lo 0,5% della popolazione italiana. E allora? Chi è che fa la storia? E come si fa la democrazia? E come si sono fatte le Circoscrizioni se non sulla spinta di una minoranza di cittadini organizzati in Comitati di Quartiere (62 in tutta Roma, 4 o 5 quelli più combattivi) che pretesero il decentramento. A volte si può essere minoranza in grado d’intercettare e rappresentare gli interessi generali per costruire nuova società e nuove istituzioni, a volte si può essere maggioranza democraticamente eletta e rappresentare solo gli interessi di pochi, pochissimi. Come spiegare altrimenti la devastazione subita dalla nostra città dal 1870 ad oggi? O il sindaco Cioccetti rappresentava la città?
Il Bilancio Partecipativo non mette in discussione la democrazia roussoniana, ma la rimette in tensione, gli propone una possibilità di sopravvivenza al tempo della democrazia dei pochi e della egemonia internazionale degli organismi a-democratici (G8, WTO, multinazionali). Ci vogliamo provare insieme, nelle differenze e anche nelle discussioni più accese, o vogliamo rassegnarci al crepuscolo di un mondo, quello del novecento, che ci consegnerebbe, a Garbatella come altrove, solo un ruolo di testimonianza, custodi della memoria di un mondo che non c’è più. L’alternativa c’è, sta nella sperimentazione continua di nuove forme di socializzazione, tenendo, come sempre, ben fermo il cuore a sinistra. E la sinistra, per essere credibile non sul piano dell’alternanza ma su quello dell’alternativa, ha due obiettivi: vincere le elezioni e vincere nella società. Ma per vincere nella società c’è bisogno di esserci dentro, di farsi società locale, vivendone le contraddizioni e la complessità, a partire, per quel che riguarda il Municipio, da due grandi assi riferimento: la redistribuzione delle risorse e la partecipazione. Appunto il Bilancio partecipativo. Buon lavoro.

 

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Parco di Via Pullino: vigilia di cambiamenti

Parco di Via Pullino: vigilia di cambiamenti

di Ottavio Ono

Nel mese di marzo il Municipio di Roma XI ha formalizzato l’affidamento provvisorio del Parco “Caduti del mare” di Via Giacinto Pullino ad un cartello di tre associazioni attive nel quartiere: la Cooperativa “Impegno per la promozione”, le associazioni “Hagape 2000” e “Cara Garbatella”. In attesa dell’affidamento definitivo le associazioni provvederanno a gestire gli orari di chiusura e di apertura del parco. Nel mese di aprile le tre associazioni presenteranno il loro progetto …..

Parco di Via Pullino: vigilia di cambiamenti

di Ottavio Ono

Nel mese di marzo il Municipio di Roma XI ha formalizzato l’affidamento provvisorio del Parco “Caduti del mare” di Via Giacinto Pullino ad un cartello di tre associazioni attive nel quartiere: la Cooperativa “Impegno per la promozione”, le associazioni “Hagape 2000” e “Cara Garbatella”. In attesa dell’affidamento definitivo le associazioni provvederanno a gestire gli orari di chiusura e di apertura del parco. Nel mese di aprile le tre associazioni presenteranno il loro progetto ai cittadini del quartiere e agli utenti del parco, organizzando una festa e un’assemblea in cui verranno illustrati il progetto di recupero e di valorizzazione dell’area verde e gli interventi finanziati e previsti dal Contratto di quartiere: le tre associazioni intendono aprire un dialogo con gli utenti del parco per permettere a tutti di fornire idee e suggerimenti per la migliore utilizzazione di quell’area, una volta terminati i lavori previsti dal Contratto di quartiere. Si tratta del parco più importante della Garbatella che ha tuttora molti problemi legati alla gestione e alla manutenzione (il più rilevante riguarda l’utilizzazione degli spazi coperti dalla tettoia da parte di persone senza fissa dimora: di recente è intervenuto il Municipio per bonificare l’area e trovare una sistemazione alle persone che lì dormivano). Attraverso i lavori di miglioramento previsti dal Contratto di quartiere e la gestione quotidiana dell’area da parte delle tre associazioni, ci sono ottime possibilità che il parco possa diventare in futuro uno spazio pienamente godibile per tutto il quartiere.

 

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Al via il recupero delle aree verdi

Parchi pubblici a Garbatella

Al via il recupero delle aree verdi

di Eraldo Saccinto

Il Parco “Caduti del Mare” a Via Pullino fu inaugurato il 1° Maggio 1981. Lo ricordo perché vi partecipai organizzando una partita simultanea assieme ad alcuni scacchisti in erba del quartiere. In quegli stessi anni fu progettata e realizzata la ristrutturazione di altre aree verdi della Garbatella: il Parco di Via Giovannipoli, ricavato nel perimetro di Villa Serafini e arricchito dalla presenza nel sottosuolo delle catacombe di una matrona cristiana, …..

Parchi pubblici a Garbatella

Al via il recupero delle aree verdi

di Eraldo Saccinto

Il Parco “Caduti del Mare” a Via Pullino fu inaugurato il 1° Maggio 1981. Lo ricordo perché vi partecipai organizzando una partita simultanea assieme ad alcuni scacchisti in erba del quartiere. In quegli stessi anni fu progettata e realizzata la ristrutturazione di altre aree verdi della Garbatella: il Parco di Via Giovannipoli, ricavato nel perimetro di Villa Serafini e arricchito dalla presenza nel sottosuolo delle catacombe di una matrona cristiana, Commodilla, di una certa rilevanza archeologica, contenenti tra l’altro la cripta con le tombe dei martiri Felice e Adautto, alcune pitture bizantine e una curiosa iscrizione graffita risalente al IX sec. dC; il Parco di Piazza Brin detto Il Pincetto, ingentilito da una fontana, dal quale si può godere di una vista che digrada verso l’Ostiense, via peraltro facilmente raggiungibile attraverso la lunga scalinata che da qui si diparte (nel parco si trova una statua romana acefala avvolta in un toga e comodamente adagiata su un seggio); il Parco di Via Ignazio Persico, gemma verde incastonata tra case e palazzi appartenenti in gran parte al patrimonio immobiliare dell’ex Iacp. Sono passati circa venticinque anni dall’istituzione di queste aree verdi e guardando agli ultimi monitoraggi effettuati, in particolare quelli del WWF, possiamo affermare che il riscontro, per quanto riguarda il nostro quartiere, non è stato particolarmente positivo. Il censimento delle aree verdi dell’XI Municipio mette in evidenza alcuni casi veramente critici.

In molte aree si segnala un miglioramento o, in ogni modo, una qualche forma di intervento (fosse anche solo la presenza del sacco nero nei cestini), altre sembrano essere state trattate, da parte della Pubblica amministrazione, come parenti poveri. Tra queste ultime citiamo in particolare: l’area della Circonvallazione Ostiense e il Parco Giovannipoli, in cui sono state riscontrate le pessime condizioni del manto erboso, quasi del tutto scomparso, la carenza di manutenzione e un tappeto di escrementi nonostante la presenza di aree ben delineate destinate agli animali. La riqualificazione delle aree verdi del nostro quartiere è divenuta quindi, con l’andare del tempo, una necessità. All’impegno del Municipio, incentrato in un proprio coordinato programma di risanamento strutturale, si sono aggiunti negli ultimi tempi gli stanziamenti legati al Contratto di quartiere. È uno strumento questo che da un lato prevede e governa le trasformazioni indotte dalla riqualificazione delle aree, dall’altro valorizza gli insediamenti inserendo nuove funzioni sociali.

 

Il programma, che prevede sovvenzioni da parte dello Stato, della Regione Lazio e del Comune di Roma, è stato elaborato coinvolgendo la comunità locale, i cui rappresentanti si sono costituiti in un Forum. Apposite riunioni di progettazione, hanno definito uno scenario delle aree di intervento, le opportunità e gli ostacoli da rimuovere, presenti sul territorio.
Per il nostro quartiere è stato redatto un piano strategico di sviluppo, con lo scopo di assecondare le trasformazioni avviate, seppure spesso non coordinate tra loro, integrandole con le nuove risorse e ricucendole in una visione coerente di sviluppo. Per ciascun obiettivo individuato è stata prevista la realizzazione di una o più opere. Per la Garbatella gli interventi di riqualificazione e riorganizzazione urbana delle aree verdi, individuati e sovvenzionati, sono stati i seguenti:

  • Recupero e valorizzazione del Parco Commodilla per il quale sono previsti interventi di sistemazione delle aree dedicate al tempo libero, di creazione di un nuovo percorso che ricalchi quello storico. Seguendo l’indicazione data dai residenti, sarà ricostruito anche il ponticello in legno, esistente fino agli anni ’60 che collegava Via Adautto, il Parco di Commodilla e la zona di Piazza Brin.
  • Riqualificazione degli spazi comuni dei lotti Iacp, con un intervento riguardante la manutenzione delle facciate, le coperture degli edifici e la riorganizzazione degli spazi aperti di due dei lotti che sono ancora di proprietà dell’ex Istituto. È prevista la creazione di aree a giardino, la sistemazione degli orti, la creazione di luoghi di incontro e di gioco, di percorsi pedonali, ecc. Per questo intervento saranno utilizzate tecniche di recupero ambientale ecocompatibile quali l’illuminazione con sistemi fotovoltaici, l’aumento delle superfici permeabili, l’uso di sistemi di protezione da sostanze inquinanti.
  • Riqualificazione di Via delle Sette Chiese con il ripristino dell’originario percorso costitutito da parchi, aree di sosta, piazze pedonali e punti panoramici. 
  • Interventi di sostegno economico e sociale con l’istituzione di Borse di formazione e lavoro per la manutenzione degli spazi verdi in favore di giovani in difficoltà di inserimento sociale che saranno impegnati in attività di riqualificazione del verde pubblico. Il progetto prevede attività formative al fine di far acquisire capacità e tecniche spendibili nel mercato del lavoro. Qualcosa si sta muovendo, intanto, in attesa della partenza dei lavori di creazione del centro polifunzionale, alcune associazioni presenti sul territorio, tra cui Cara Garbatella, si stanno prendendo cura della gestione giornaliera di alcuni parchi. Già da qualche giorno infatti, come ricordato in altra parte del giornale, alcuni nostri colleghi danno il loro contributo alle attività giornaliere del Parco.

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Un impegno per anziani, disabili e minori

Le politiche sociali nel Municipio Roma XI

Un impegno per anziani, disabili e minori

Intervista ad Andrea Beccari, Assessore DS alle Politiche sociali

di Giancarlo Proietti

Le rilevazioni effettuate di recente dal Campidoglio sul numero di utenti in assistenza, la gamma amplissima degli interventi, la capacità progettuale complessiva: tutto testimonia del grande slancio e dei grandi risultati che, in questi ultimi mesi, contraddistinguono le politiche sociali del Municipio XI. È obbiettivamente difficile individuare a Roma contesti locali lontanamente paragonabili: e ciò sia come capacità di impegno delle risorse disponibili (tutti i progetti del Piano Sociale di Zona sono decollati), sia come capacità di innovazione e di trasformazione del sistema di welfare, sia come carattere inclusivo dei servizi di assistenza alla persona. Ne parliamo con Andrea Beccari, Assessore alle Politiche Sociali del Municipio XI. …..

Le politiche sociali nel Municipio Roma XI

Un impegno per anziani, disabili e minori

Intervista ad Andrea Beccari, Assessore DS alle Politiche sociali

di Giancarlo Proietti

Le rilevazioni effettuate di recente dal Campidoglio sul numero di utenti in assistenza, la gamma amplissima degli interventi, la capacità progettuale complessiva: tutto testimonia del grande slancio e dei grandi risultati che, in questi ultimi mesi, contraddistinguono le politiche sociali del Municipio XI. È obbiettivamente difficile individuare a Roma contesti locali lontanamente paragonabili: e ciò sia come capacità di impegno delle risorse disponibili (tutti i progetti del Piano Sociale di Zona sono decollati), sia come capacità di innovazione e di trasformazione del sistema di welfare, sia come carattere inclusivo dei servizi di assistenza alla persona. Ne parliamo con Andrea Beccari, Assessore alle Politiche Sociali del Municipio XI.

Assessore, procediamo ad una disamina della situazione. Partiamo dalle politiche a favore degli anziani. In un Municipio come il nostro, ed a maggior ragione in un quartiere come la Garbatella, l’estrema attenzione alla persona anziana rappresenta per me una priorità assoluta: direi quasi un punto d’onore. In relazione all’assistenza alla persona (l’assistenza domiciliare, economica, alloggiativa) i nostri dati suscitano stupore. Inoltre, rispetto alla popolazione anziana non autosufficiente abbiamo disposto un ventaglio di progetti molto ampio: abbiamo riconfermato l’attività del “Centro diurno per anziani fragili” (in via Ostiense); siamo l’unico Municipio che ha fatto partire in grande stile il progetto delle “Dimissioni Protette” (si tratta di un servizio di assistenza a domicilio per anziani dimessi dalle strutture ospedaliere); abbiamo attivato un nuovo “Centro di socializzazione per anziani” presso il San Michele, dove gli utenti, prelevati a domicilio da un servizio di pulmini, possono socializzare e al contempo essere curati e assistiti (gli operatori provvedono anche al disbrigo delle pratiche burocratiche, a fare la spesa, etc); abbiamo in campo un progetto del Piano Sociale di Zona denominato “Socializzazione in piazza”, che prevede attività strutturate di animazione, cura, stimolo delle risorse personali per anziani con problemi di fragilità in luoghi all’aperto, con l’obiettivo di valorizzare la persona anziana come soggetto attivo sul territorio. È imminente la realizzazione di un “Centro di sollievo per malati di Alzheimer”, che rappresenterà una punta di eccellenza in tutta Roma (e non solo).

Questo, in sintesi, per ciò che concerne la popolazione anziana non autosufficiente. Poi, c’è tutto il filone progettuale relativo ai cittadini anziani autosufficienti. Abbiamo 6 “Centri Sociali Anziani” (in particolare, a Garbatella: “Pullino” e “Commodilla”), e ne stiamo aprendo un settimo a via Pincherle, per un totale di circa 5300 iscritti. Nel 2003 abbiamo garantito 10 soggiorni di vacanza (ne hanno usufruito ben 459 anziani). Inoltre, ho voluto inserire in quello che sarà il Polo Civico Mercati Generali un nuovo Centro Anziani, specializzato nella formazione permanente per la terza età, che rappresenterà una sorta di motore di iniziativa culturale per tutti gli altri Centri Anziani. Infine, in numerosi Centri Anziani si svolgeranno i progetti di “Cittadinanza Attiva”, con corsi di educazione alla salute e con laboratori di storia orale che sappiano capitalizzare (a beneficio delle altre generazioni) il bagaglio di esperienze, i vissuti delle persone anziane del nostro territorio.
Veniamo all’impegno sulla disabilità…
Finalmente la Commissione del V Dipartimento ha proceduto all’accreditamento della struttura che ospiterà in via Ballarin il “Centro del Dopo di Noi”, che dunque partirà a brevissimo. Il progetto ha per me un grandissimo significato: per il disabile, per le famiglie, per tutti! Esso risponde ad un motivo di angoscia molto profondo. Si tratta di un gruppo di case-alloggio per disabili inteso come preparazione (psicologica e pratica) all’evento traumatico del distacco dalla famiglia, nel quale si promuovono tutte le risorse personali necessarie all’inserimento in un contesto comunitario. Il combinato disposto di questo progetto e di altri progetti del Piano Sociale (“Laboratori sportivi e ricreativi”, “Scuola di autonomia”, “Serate insieme”) mi consentirà di abbattere circa il 70% della lista di attesa riferita ai disabili. Quanto ad un modo concreto di affrontare il tema dell’integrazione sociale e culturale, abbiamo predisposto un progetto di borse lavoro per disabili.
Che cosa è in serbo circa gli interventi a favore dei minori?
Stiamo creando un grande Polo per Bambini e Adolescenti proprio nel cuore della Garbatella, presso la scuola “Cesare Battisti”, che entrerà a sistema con il Consultorio. Il progetto, integrato con la ASL, e che rappresenta un moltiplicatore dell’attività dell’Area Minori del Servizio Sociale, si rivolgerà ai minori nelle situazioni di abuso e di maltrattamento, alle famiglie multiproblematiche, ai genitori separati, alle coppie aspiranti all’adozione. Esso costituirà uno spazio per gli incontri protetti tra il genitore non affidatario e il minore. Al suo interno sarà prevista un’Agenzia per le adozioni.
Che cosa aggiungere in conclusione?
Ciò di cui ho parlato rappresenta solo qualche squarcio rispetto alla nostra progettualità complessiva. Vi sono interventi per gli adulti in condizione di disagio sociale ed economico, per gli immigrati, per riformare la struttura dei servizi (il “Segretariato socio-sanitario”, la “Carta dei Servizi”, il “Manuale della Qualità”), per la prevenzione. Fortissimo è l’impegno sul versante dell’integrazione socio-sanitaria: sui Consultori (ne ho previsto uno nuovo nel Polo Civico Mercati Generali), sulla presenza di strutture sanitarie poliambulatoriali territoriali (stiamo finalizzando un grande progetto a Roma 70), sugli asili nido (stiamo aprendo una vertenza per spingere la ASL a crearne uno al CTO). Occorrerebbe, inoltre, parlare del grande lavoro che stiamo facendo con le cooperative sociali, con le associazioni di volontariato, con i sindacati (abbiamo appena siglato un protocollo di intesa sulle politiche sociali). Spero vi saranno altre occasioni per approfondire tutti i temi.

 

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Oltre la protesta

Circonvallazione Ostiense

Oltre la protesta

I giorni scorsi la coalizione di destra ha organizzato una protesta per denunciare un presunto lassismo di fronte a problemi di degrado della Circonvallazione. Sull’argomento Cara Garbatella era intervenuta nel numero di febbraio. Circa la protesta abbiamo chiesto un parere al segretario DS di Garbatella, Andrea Fannini.

La zona della Circonvallazione ha sicuramente molti problemi: di viabilità, di manutenzione, di vivibilità degli spazi. Problemi legati anche alla funzione di raccordo di questa via con due grandi arterie della città. Non è vero che il Comune e il Municipio, come ha sostenuto di recente la destra, sono rimasti con le mani in mano in questi mesi. Questo Municipio ha stanziato un milione di euro per interventi di ristrutturazione e di riqualificazione che riguardano: Via Padre Reginaldo Giuliani …..

Circonvallazione Ostiense

Oltre la protesta

I giorni scorsi la coalizione di destra ha organizzato una protesta per denunciare un presunto lassismo di fronte a problemi di degrado della Circonvallazione. Sull’argomento Cara Garbatella era intervenuta nel numero di febbraio. Circa la protesta abbiamo chiesto un parere al segretario DS di Garbatella, Andrea Fannini.

La zona della Circonvallazione ha sicuramente molti problemi: di viabilità, di manutenzione, di vivibilità degli spazi. Problemi legati anche alla funzione di raccordo di questa via con due grandi arterie della città. Non è vero che il Comune e il Municipio, come ha sostenuto di recente la destra, sono rimasti con le mani in mano in questi mesi. Questo Municipio ha stanziato un milione di euro per interventi di ristrutturazione e di riqualificazione che riguardano: Via Padre Reginaldo Giuliani (rifacimento dei marciapiedi, accordi con il Servizio giardini per la sostituzione delle alberature); Via Usodimare (eliminazione dei dislivelli presenti), Via Citerni, Via Prospero Alpino, Piazza Giovanni da Verrazzano, Circonvallazione Ostiense (riqualificazione del tratto finale dello square centrale vicino la Metropolitana). Nell’estate partiranno i primi lavori a Via Padre Reginaldo Giuliani. Questo Municipio è stato in prima fila, da subito, a sollecitare l’acquisto della Scuola “Alonzi” da parte del Comune. Il Sindaco Veltroni ha sostenuto le ragioni dei genitori e degli insegnanti della Scuola “Alonzi”: tutto ciò mentre la destra a livello nazionale continua a tagliare i fondi per gli enti locali e per la scuola. È in corso la ristrutturazione della Scuola Media “Moscati”. Entro il prossimo mese di giugno saranno ultimati i lavori di Piazza Eugenio Biffi per la realizzazione del parcheggio interrato: saranno così offerti ai cittadini uno spazio riqualificato e nuovi posti auto. A Via Palos per alcuni mesi si è insediato un accampamento abusivo in cui hanno trovato riparo circa trenta persone, di cui quindici minori. Non è esistito mai un campo nomadi in quella zona. Non è stato facile provvedere allo sgombero delle persone insediate abusivamente e bonificare quell’area. Ma la situazione si è risolta positivamente a salvaguardia delle persone e della vivibilità del quartiere. È previsto poi un intervento di riqualificazione nell’area del rudere presente al lato della Circonvallazione Ostiense, angolo Via Benzoni. Le forze della destra in Municipio non dicono ai cittadini che tre anni di governo Berlusconi hanno significato sempre meno fondi per la città: il taglio medio agli enti locali è di circa l’8%. Roma poi ha ricevuto un trattamento particolare, forse per accontentare gli alleati della Lega che continuano a gridare, anche in Parlamento, “Roma ladrona”: infatti il taglio al bilancio nel 2004 è stato di circa il 10 %. Per migliorare l’area della Circonvallazione, la sua vivibilità, gli interventi in corso di esecuzione e di progettazione sono necessari ma non sufficienti: di questo siamo consapevoli. Servono interventi strutturali. Per questo i Democratici di Sinistra si faranno carico nei prossimi mesi di presentare un progetto complessivo di riassetto della zona, impegnandosi ad illustrarlo alla cittadinanza. Siamo pronti al confronto e a una discussione seria. Senza strumentalizzazioni e campagne demagogiche, come anche in passato ha fatto la destra: come nel caso del tram che doveva passare sulla Circonvallazione che davano già per fatto o quando hanno addossato la responsabilità dello sfratto della “Alonzi” al Comune, quando lo stabile era di proprietà dell’Ipost, gestito dal Governo. Per migliorare la qualità della vita nell’area in cui viviamo serve una proposta seria. Quello che non serve sono la mera protesta, la demagogia, il gridare al degrado di un’area che degradata no è, anche se sicuramente ha molti problemi.

 

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Sessant’anni fa le bombe Oggi un impegno di pace

Marzo del ‘44: colpiti la Garbatella e l’Ostiense

Sessant’anni fa le bombe Oggi un impegno di pace

di Cosmo Barbato

Le cronache di quelle drammatiche giornate. Sconvolta la zona della Circonvallazione Ostiense. Centrata la Maternità del Lotto 41. I ricordi del primo parroco di Santa Galla.

Le lancette del grande orologio quadrifronte dell’alta torre che sovrasta l’Albergo Rosso della Garbatella, finalmente restaurato, da 4 anni hanno ripreso a girare, dopo che per 56 anni erano rimaste inchiodate alle 11,25, l’ora funesta del bombardamento aereo del 7 marzo del 1944. Quattro giorni prima erano piovute le prime bombe che avevano colpito marginalmente la Garbatella, mentre avevano fatto scempio soprattutto all’Ostiense: in entrambi i casi, le bombe …..

Marzo del ‘44: colpiti la Garbatella e l’Ostiense

Sessant’anni fa le bombe Oggi un impegno di pace

di Cosmo Barbato

Le cronache di quelle drammatiche giornate. Sconvolta la zona della Circonvallazione Ostiense. Centrata la Maternità del Lotto 41. I ricordi del primo parroco di Santa Galla.

Le lancette del grande orologio quadrifronte dell’alta torre che sovrasta l’Albergo Rosso della Garbatella, finalmente restaurato, da 4 anni hanno ripreso a girare, dopo che per 56 anni erano rimaste inchiodate alle 11,25, l’ora funesta del bombardamento aereo del 7 marzo del 1944. Quattro giorni prima erano piovute le prime bombe che avevano colpito marginalmente la Garbatella, mentre avevano fatto scempio soprattutto all’Ostiense: in entrambi i casi, le bombe erano destinate al vicino scalo ferroviario, dove transitavano truppe e rifornimenti tedeschi.

Ma, sganciate con somma imprecisione, erano finite per la maggior parte fuori bersaglio, vale a dire sulle case. Alla Garbatella la zona più colpita fu quella che si estende intorno alla Circonvallazione Ostiense, la grande arteria che nel lontano 1944 era appena tracciata ma non ancora costruita. In tutta quella vasta area si ergevano soltanto i quattro grandi edifici dei cosiddetti Alberghi (i Lotti 41, 42, 43 e 44 delle Case popolari), la chiesa e l’ospizio di Santa Galla, poco discosti il convento delle monache benedettine di Via della Moletta, le case dei ferrovieri di Via Pigafetta e di Via Girolamo Benzoni e, a ridosso della Via Ostiense, alcuni palazzi di Via Pellegrino Matteucci. Per il resto, in tutta quella vasta area c’era il vuoto, acquitrini, canneti e la marrana dell’Acquataccio, ovvero l’Almone, piccolo affluente di sinistra del Tevere, dove d’estate per anni i ragazzi erano andati a rinfrescarsi e le donne, anche d’inverno, a lavare i panni.

Il 7 marzo le sirene lacerarono l’aria una prima volta verso le 10 e successivamente poco dopo le 11. Questa seconda ondata fu quella che portò le maggiori devastazioni, mentre relativamente ridotti furono i danni alla ferrovia, che peraltro a quei tempi appariva abbastanza isolata e quindi ben individuabile dagli aerei anche da alta quota. Le cronache dei giornali si soffermarono dettagliatamente soprattutto sulle devastazioni provocate ai margini della Via Ostiense: nelle incursioni del 3 e del 7 marzo furono bersagliate Via Giuseppe Giulietti, Via del Campo Boario, Via Francesco Carletti, Via Bartolomeo Bossi, Via Vittorio Bòttego, Via Giovanni da Empoli (colpita la fabbrica Ugo Locatelli e C.), Via del Gazometro (qui furono distrutte la parrocchia di San Benedetto, la Casa Editrice Atena e la Tipografia Airone), Via delle Conce, Via dei Conciatori (centrata tra l’altro la delegazione comunale), Via dei Magazzini Generali (bombe sugli stabilimenti Taburet e Mercatelli e sul Deposito di viveri Fiorini), Via dei Mercati Generali, Via del Porto Fluviale (dove fu colpito anche l’ufficio postale e danneggiato il sacchettificio Sonnino, a quel tempo confiscato perchè i proprietari erano ebrei; colpiti anche i depositi della Ferramenta Cantini e i Magazzini dell’Eternit). Bombe caddero provocando danni sul Cimitero acattolico, sulle Mura Aureliane presso la Piramide, sui Mercati Generali, sulla centrale della Società Elettrica Romana di Via Ostiense. Su questa stessa via furono distrutti o gravemente danneggiati numerosi edifici, tra i quali il palazzo d’angolo con Via Pellegrino Matteucci (dove oggi c’è l’Unipolbanca) e l’attiguo fabbricato della Tipografia Salomone (adesso c’è l’Abitarthotel).

Al numero 24 di Via Matteucci ventidue persone morirono in un rifugio invaso da esalazioni sprigionatesi da bombole stipate in un magazzino. Cinque pompieri accorsi per prestare soccorso dopo la prima ondata del giorno 7 rimasero feriti dalle bombe della seconda ondata che centrarono il loro automezzo. Pesantissimi i danni alle case dei ferrovieri di Via Benzoni e di Via Pigafetta, dove fu colpita anche la Vetreria Casagrande e i magazzini dello spedizioniere Pietro Sicco. Il doloroso elenco di distruzioni, di vite spezzate, di corpi dilaniati potrebbe continuare. “Il Giornale d’Italia” e “Il Messaggero” uscirono il giorno 8 con lo stesso titolo: “Centinaia di morti e di feriti”.
Una drammatica cronaca dei bombardamenti del 7 marzo alla Garbatella ce l’ha lasciata don Teocle Bianchi, primo parroco della chiesa di Santa Galla, appena costruita e ultimata nel 1941 ereditando il Titolo di quella antica che si trovava, con l’annesso ospizio per vecchi, dove oggi c’è l’Anagrafe, tra Via Petroselli e il Lungotevere dei Pierleoni. L’ edificio storico era stato demolito durante gli “sventramenti” operati dal fascismo nel centro storico (a Roma, ancora oggi, nel ricordo di quell’antico ospizio, nominare “Santa Galla” equivale a dire “vecchio”). Don Bianchi, dopo aver tenuto un diario in cui aveva registrato le sue testimonianze dirette sulle drammatiche giornate seguite all’Armistizio dell’8 settembre del ’43, aveva in seguito ricostruito anche i suoi ricordi sui bombardamenti del marzo ’44. Nel suo scritto fa un breve accenno alle incursioni del giorno 3 e poi prosegue: “Più funesto fu il bombardamento del martedì successivo 7 marzo. Stavo per recarmi in città, quando verso le 10 suonò la sirena. Tutti corsero al ricovero. Mi ricordo che era affollatissimo quello del Lotto 41 (il cosiddetto Albergo Bianco). C’era presente un po’ tutta la parrocchia. Con viva commozione recitammo il Santo Rosario. Al termine, avevo appena dato l’assoluzione, quando un enorme fragore e lo spostamento d’aria ci spinsero verso l’uscita. Le prime bombe caddero poco distanti da noi. Che spavento! La mia veste talare diventò più bianca della neve. Dopo circa un’ora la seconda ondata. Le bombe caddero anche nella zona vicina a Piazza Pantera. Mi trovavo con il padre Alfredo Melani, dei Filippini di Sant’Eurosia. Ci assolvemmo reciprocamente. Tragico il bilancio, circa 50 morti, molti del Lotto 41. Tanti i feriti. Provvidenzialmente si salvarono ben 50 bambini, forse anche di più, dell’asilo nido della Maternità del Lotto 41. Nella febbrile opera di soccorso si distinsero i sacerdoti di San Francesco Saverio e di Sant’Eurosia”.

Un’integrazione ai ricordi di don Bianchi viene dalle cronache dei giornali. Apprendiamo così che 12 persone furono salvate dai pompieri dalle macerie dell’Albergo Bianco. Particolarmente drammatico fu il salvataggio di Andreina Proietti, una bimba di 2 anni. Qui rimase ferita Giuseppina Cochetti, una popolare suora addetta alle cucine dell’Ente di assistenza. Ai feriti si dedicò generosamente il dott. Landone, medico di zona. All’occhio dei cronisti la zona apparve costellata dai crateri delle bombe, compresi, nei quattro Alberghi, i cortili che ben presto si colmarono d’acqua. Ma torniamo ai ricordi del parroco di Santa Galla. Nella confusione, scrive, “Avvenne che i bambini furono battezzati più volte e i feriti ricevettero ripetutamente l’olio santo. Un vecchio totalmente sordo, non avendo sentito nulla, non voleva essere portato in salvo. Un uomo si salvò provvidenzialmente essendosi spostato più volte: dove era prima caddero le bombe. La domenica precedente un parrocchiano era venuto per il battesimo del figlio. Nel lasciare Santa Galla, mi augurò di rivederci presto. Purtroppo lo attendeva la morte il martedì appresso con tutta la famiglia. Un sacerdote, non ricordo chi fosse, riuscì a salvare una diecina di ricoverati nel rifugio del Lotto 42, l’Albergo Rosso”. “L’opera di soccorso durò intensamente tutta la giornata, fino alla sera. Nel pomeriggio – continua don Bianchi – venne il cardinal Traglia,…ci promise che da parte del Santo Padre ci avrebbe mandato del pane…Intanto a Santa Galla non era più possibile dormire: vetri rotti, dappertutto calcinacci, tutto pericolante. La sera fui ospite di un parrocchiano, Pietro Sannitu, al Lotto 43, il Terzo Albergo. Quando ebbi un po’ di quiete dopo una giornata tanto agitata non potetti trattenere il pianto…Al mattino celebrai a San Francesco Saverio. Arrivò il pane del Santo Padre. Ben 250 kg di pane bianco: che fragranza! Tanti i sinistrati venuti a ritirarlo. A ciascuno potetti dare soltanto uno sfilatino, di più non si poteva. Era ricevuto come un tesoro! A ciascuno poi diedi il certificato del sinistro. E così trascorsi tutta la giornata nel distribuire sfilatini e certificati”.
Il racconto prosegue. “Nei giorni successivi continuò febbrile l’opera di rimozione delle macerie e di diseppellimento delle salme. Varie vennero alla luce. Io ero chiamato per la benedizione. Che scene strazianti! Specialmente i giovani commuovevano tanto. Ammirevole un parrocchiano: per una settimana e oltre scavò tra le macerie per ritrovare la salma della vecchia madre. Quando la trovò, mi chiamò per benedirla… Incominciai ad abitare a San Francesco Saverio e rimasi presso quella parrocchia per oltre 3 anni. Ero sempre parroco a Santa Galla, ma la chiesa era chiusa perchè pericolante… (Fu riaperta nel Natale dell’Anno Santo 1950). Ogni mattina dicevo la Santa Messa in via della Moletta, nella cappella tanto piccola delle suore benedettine… Ma i parrocchiani li incontravo a San Francesco Saverio, dove esercitavo il ministero sacerdotale…”.
Don Teocle Bianchi nel 1947 divenne parroco di una delle più prestigiose basiliche romane, Santa Maria in Trastevere, ma conservò sempre un forte legame con la Garbatella, dove aveva lasciato di sè un appassionato ricordo. Anziano, ritiratosi in una casa di riposo, è morto tre anni fa alla venerabile età di 93 anni.
Nell’archivio parrocchiale si conservano alcuni suoi appunti manoscritti: contengono un elenco delle vittime del bombardamento del 7 marzo, quelle cui aveva potuto impartire la benedizione: una lista incompleta dunque e inoltre di difficile lettura, scritta con un inchiostro in parte svanito. Comincia con sei membri della famiglia Micalizzi: Antonio, sua madre Maria Pinelli, sua moglie Aquilina Consolino e i figli Anna Maria, Mirella e Gabriella, rispettivamente di 4 anni, di 2 anni e di 20 giorni. Seguono Chicca D’Ettore in Fortunato, Carmela Fortunato, Flora Fortunato (anni 8), Milena Cardelletti, Amalia Cardelletti, Angela Torderchi ved. Bartolucci, Amedeo Troiani (giorni 7), Mariella Limiti, Luciano Troiani (anni 9), Romana Limiti, Ersilia Beni, Arduina Begattini Minutello, Giulio Ravioli, Roberto Giovagnoli (anni 4), …? Cicolini, Gina Pizzolito (anni 9), Giovanna Pizzolito (anni 6), Bruno Pizzolito (anni 4), Antoniettra Venturini, Adalgisa Venturini, Marcella Venturini (mesi 14), Antonia Di Castro, Emilia Filacchioni, Ersilia Provetti, un cognato di Ersilia, Lucio Gennarini, Maria Albertini, Giovanni Mattia, Antonietta Veneri, Marcella Veneri. Seguono i nomi di due persone decedute durante le incursioni del giorno 3: Gino Vendittelli e …? Antonucci.
Alla Garbatella, quell’orologio dell’Albergo Rosso con le lancette ferme alle 11,25 ha rappresentato per più di mezzo secolo il simbolo delle sofferenze della guerra. Nel 1953 in cima alla torre temerariamente si arrampicò un giovane studente-operaio, si chiamava Alfredo Bartoli, nipote di Silvio Barbieri, uno dei martiri delle Ardeatine, per issarvi una bandiera della pace che restò per mesi a diffondere il suo simbolico messaggio. Alle finestre degli Alberghi e nella parrocchia di Santa Galla, come in tutta la Garbatella, l’anno scorso, di questi giorni, prima e dopo l’attacco all’Iraq, tante altre bandiere iridate hanno pacificamente riaffermato, “senza se e senza ma”, il più assoluto rifiuto della guerra.

 

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E per difendersi dai saraceni il papa costruì “Giovannipoli”

Una via della Garbatella rievoca drammatiche storie di millecento anni fa

E per difendersi dai saraceni il papa costruì “Giovannipoli”

di Cosmo Barbato

Giovannìpoli: tutt’attaccato. Non c’entra niente infatti Giovanni Poli, personaggio peraltro inesistente, al quale taluni ritengono possa essere in realtà intitolata la via che unisce Largo della Sette Chiese col Viale Leonardo da Vinci. Curioso il nome di quella strada della Garbatella! Tanto strano da giustificare il sospetto che quella targa stradale possa contenere un errore.
In un contesto diverso ma affine, un errore lo provocò in effetti l’eccesso di zelo di un lapicida (pretenziosa parola di gergo, che letteralmente significa “incisore di pietre”, cioè scalpellino) che parecchi anni fa aveva scolpito la targa stradale del Borgo fortificato …..

Una via della Garbatella rievoca drammatiche storie di millecento anni fa

E per difendersi dai saraceni il papa costruì “Giovannipoli”

di Cosmo Barbato

Giovannìpoli: tutt’attaccato. Non c’entra niente infatti Giovanni Poli, personaggio peraltro inesistente, al quale taluni ritengono possa essere in realtà intitolata la via che unisce Largo della Sette Chiese col Viale Leonardo da Vinci. Curioso il nome di quella strada della Garbatella! Tanto strano da giustificare il sospetto che quella targa stradale possa contenere un errore.

In un contesto diverso ma affine, un errore lo provocò in effetti l’eccesso di zelo di un lapicida (pretenziosa parola di gergo, che letteralmente significa “incisore di pietre”, cioè scalpellino) che parecchi anni fa aveva scolpito la targa stradale del Borgo fortificato che circonda il castello di Ostia Antica: gli avevano dato l’incarico di incidere il nome di Gregoriòpoli, ma lui, pensando che l’ordine contenesse un sbaglio, ritenne di apportare di sua iniziativa una correzione, incidendo il nome di uno sconosciuto Gregorio Poli.
La targa rimase con quell’errore per anni! Tanto Giovannìpoli, quanto Gregoriòpoli, sono in realtà due toponimi che vogliono dire rispettivamente “Città di Giovanni” e “Città di Gregorio”. Si riferiscono a due cittadelle fortificate realizzate da due pontefici dell’alto Medio Evo, entrambe riconducibili a drammatiche vicende accadute più di millecento anni fa, mentre era in pieno svolgimento la prima grande espansione araba nel Mediterraneo, quando si verificò lo sbarco a Ostia di una flotta di pirati saraceni e il conseguente saccheggio, oltre che di Ostia, di due tra le più grandi e venerate basiliche romane, San Pietro e San Paolo. Siamo nell’846. Da una flotta di ben 75 vascelli approdano, alla foce del Tevere, circa diecimila guerrieri saraceni che travolgono ben presto le fortificazioni che papa Gregorio IV (827-844) aveva fatto costruire – la Gregoriòpoli, appunto – in previsione di un attacco degli arabi che già da tempo scorrazzavano minacciosi lungo le nostre coste. Gli invasori si accampano a 11 chilometri da Roma e il 25 agosto, risalendo il Tevere, sferrano l’attacco a una città in piena decadenza ma che promette ancora un ricco bottino da razziare in particolare nelle chiese.

Tuttavia non riesce loro – o forse nemmeno tentano – di penetrare nelle ancora valide Mura Aureliane che cingono i rioni situati sul lato sinistro del fiume. Raggiungono però il Vaticano che si trova indifeso sul lato destro, saccheggiando la basilica di San Pietro; stessa sorte tocca a San Paolo che si trova sì sulla sinistra ma rimane fuori delle mura. Le immense ricchezze accumulate per secoli nelle due grandi basiliche, frutto delle donazioni dei fedeli di tutto il mondo cristiano, vengono razziate, dopo di che i saraceni, stracarichi di bottino, rapidamente si ritirarono e si reimbarcarono, inutilmente inseguiti dai difensori, coadiuvati da truppe spoletine. Ci riproveranno tre anni dopo, ma questa volta, anche con l’aiuto di una provvidenziale burrasca che ne disperde la flotta, verranno sbaragliati. Poiché i saraceni continuavano a rappresentare un incombente pericolo, il papa Leone IV (847-855) farà fortificare il Vaticano e il Borgo circostante con la costruzione delle Mura Leonine. La basilica ostiense continuava però a restare indifesa, fino a che non provvide un altro pontefice, Giovanni VIII (872-882), il quale fece erigere una fortificazione che sembra abbia racchiuso anche una cospicua parte del territorio circostante: nasceva così la nostra Giovannìpoli. Giovanni era uomo d’azione. Non si limitò a istituire una difesa passiva.
Pur occupato a fronteggiare la litigiosa nobiltà romana divisa in fazioni filofranche e filogermaniche, riuscì a creare una piccola flotta che nell’877, comandata da lui medesimo, attaccò quella saracena nei pressi del Circeo, facendo strage di musulmani, catturando diciotto navi nemiche e liberando seicento schiavi cristiani. È descritto però dallo storico medievalista Ferdinand Gregorovius come “un pontefice violento e vendicativo” che “si lasciò sempre trascinare dalle sue cieche passioni ed azioni sconsiderate e precipitose”. Finì i suoi giorni probabilmente assassinato. Non ci soffermeremo sulla sua figura piena di ambiguità e di contraddizioni. Gli va dato atto però di grande prudenza per aver ideato e costruito negli ultimi suoi due anni di vita la cinta fortificata che racchiudeva, oltre alla basilica e al monastero, anche l’abitato circostante, che si era andato formando come supporto per l’assistenza ai pellegrini: appunto la Giovannìpoli, per erigere la quale aveva sollecitato anche un intervento dell’imperatore Carlo il Grosso, cui aveva prospettato il pericolo derivante dalle perduranti scorrerie saracene lungo le coste. Le fonti, forse con un po’ di enfasi, ci parlano di una robusta cinta muraria lunga circa tre chilometri. Eppure oggi non è dato di trovarne traccia, tranne che nella intitolazione, peraltro quanto mai opportuna, di una strada moderna. Certamente doveva comprendere la cosiddetta Roccia di San Paolo, che incombe sull’abside della basilica e che avrebbe potuto costituire un avamposto nemico in caso di attacco. Sappiamo che la fortificazione sopravvisse fino al 1348, quando un terremoto la squassò dalle fondamenta. Le spoliazioni successive ne avrebbero poi cancellato ogni traccia: una totale sparizione che sa di mistero.

Di quella lunga cinta muraria rimane, oltre alle numerose testimonianze delle fonti, un solo documento, un lastra epigrafica frammentaria, ricostruita e conservata nel monastero ostiense: si sarebbe trovata in origine sull’unica porta della fortificazione, affissa però dopo la morte di Giovanni. Nella sua traduzione dice: “Qui sorge il muro salvatore e qui l’invitta porta che tiene lontano i reprobi e accoglie i giusti. Per essa entrate nobili, vecchi e giovani togati, ed entri il popolo di Dio che si dirige verso la santa dimora. La porta fu costruita solennemente dal sacerdote del Signore, Giovanni, che rifulse per i suoi costumi esemplari e per i suoi splendidi meriti. Ecco qui la veneranda città che prende il nome del pontefice Giovanni VIII. Il santo Vangelo del Signore e il principe Paolo proteggano sempre da infami nemici questa porta che papa Giovanni, esultante nel suo seggio apostolico, rese straordinariamente imponente, erigende un possente muro. Che almeno, dopo la sua morte, si aprano per lui le porte del regno celeste, se Cristo Dio avrà pietà di lui”. La Giovannìpoli non ebbe vita facile. Per citare solo alcuni episodi: nel 963 vi si fortificò la fazione imperiale, in lotta con quella papale, in attesa dell’imperatore Ottone I; nel 1083 e 1084 resistette agli assalti del re di Germania Enrico IV, pretendente alla corona imperiale; nel 1106 fu al centro delle lotte tra il pontefice Pasquale II e la nobiltà romana; nel 1133 vi si accampò il re germanico Lotario II, sceso in Italia con un esercito per farsi incoronare imperatore. Nel 1378, all’interno della cinta muraria ormai in rovina, sembra vivessero ancora duecento famiglie, le cui case furono devastate forse da truppe bretoni chiamate in Italia per combattere contro Firenze. Dopo di che Giovannìpoli restò solo nei libri di storia e ora nella moderna toponomastica della Garbatella.

 

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Cara Garbatella e AltreVie invitano alla lettura

Cara Garbatella e AltreVie invitano alla lettura

I primi di marzo le associazioni associazione culturali “Cara Garbatella” e “AltreVie” presentano il libro “Ascesa e declino di un pinocchietto italiano” a cura di Alessandro Carresi con prefazione di Giulietto Chiesa. Il volume fornisce in forma satira il quadro di degenerazione sociale, politica e culturale dell’Italia berlusconiana. Una voce amara che si aggiunge al grande coro di dissenso verso questo governo e questa maggioranza.

 

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Terza edizione del premio Fantasia della Garbatella

Terza edizione del premio Fantasia della Garbatella

Il 18 dicembre del 2004, organizzato dall’associazione “Il Tempo Ritrovato”, si è svolta la Terza edizione del Premio Fantasia di Garbatella, ideato da Giovanna Mirella Arcidiacono.
Il Premio che ha come simbolo la famosa fontana di Carlotta, è stato consegnato dal Presidente del Municipio Massimiliano Smeriglio …..

Terza edizione del premio Fantasia della Garbatella

Il 18 dicembre del 2004, organizzato dall’associazione “Il Tempo Ritrovato”, si è svolta la Terza edizione del Premio Fantasia di Garbatella, ideato da Giovanna Mirella Arcidiacono.
Il Premio che ha come simbolo la famosa fontana di Carlotta, è stato consegnato dal Presidente del Municipio Massimiliano Smeriglio a persone nate o che operano nel quartiere con amore sincero e non speculativo. Tra i premiati, Giancarlo Proietti, di “Cara Garbatella” che da anni dimostra con la sua opera nel giornale e con i suoi filmati l’amore per questo magico specchio di Roma; Alessandro Nocera, architetto dell’Ater, che ha seguito i restauri di “Carlotta”; Mario Di Carlo, assessore alla mobilità; Vera Natalizi, moglie del partigiano Libero; Gianni Rivolta, giornalista; Acciari Brothers, Musicisti; Adriano Padovano, fotografo; Duilio Apetecchia, pittore; Margherita Carboni, vigilessa; Massimiliano Buttarelli, musicista; Simona Calmieri, operatrice Ama; Daniele Bonessio, per lo sport; Anna Monaco, psicologa; Giandomenico Curi, regista; Massimo Berretta, artigiano e zampognaro; Roma Uno Tv; Quartetto d’archi Pessoa, primo quartetto ad essersi esibito sulla scalinata di Carlotta.Al premio è stato abbinato il calendario d’arte, poesia e fotografia Garbatella, realizzato da Officine Fotografiche.

 

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E’ morto Carlo Ornelli nonno della Garbatella

E’ morto Carlo Ornelli nonno della Garbatella

Il 22 gennaio scorso, all’età di centodieci anni, si è spento Carlo Orelli, uno degli ultimi reduci italiani della prima guerra mondiale. Fu grazie alla lunga prassi di installazione dell’ascensore nello stabile in cui abitava che la sua storia vennero conosciute in tutto il paese. Anche il presidente Ciampi gli rese omaggio. Anche Cara Garbatella, come altri giornali più famosi, ebbe il piacere di fare conversazione con lui. Fu una vera emozione, per noi, ascoltare i suoi racconti sulla guerra. Era un socialista ricco di valori forti; sempre iscritto alla Cgil. Ex tranviere,era stato conduttore di omnibus, i tram a cavallo. Ricorcava che, quando le vetture dovevano affrontare la salita che da Piazza Venezia conduce a Via Nazionale, per quel breve tratto occoreva affiancare ai due cavalli del tiro altre due coppie di cavalli a destra e a sinstra . Grazie Carlo, è stato bello averti conosciuto.

 

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Lettere

Invidiosi di Piazza Biffi

di Alberto dainotto

I consiglieri di An non sono riusciti a contenere il loro disappunto per lo splendido completamento della ristrutturazione di Piazza Biffi e hanno deciso di impiastrare i muri del quartiere con un manifesto 70×100 affisso prima di Natale (potevano devolverne il costo in beneficenza!), parlando di opera inutile in un ambiente degradato. A me che abito nella piazza quell’opera non è sembrata affatto inutile, innanzitutto perché appaga la vista e …..

Invidiosi di Piazza Biffi

di Alberto dainotto

I consiglieri di An non sono riusciti a contenere il loro disappunto per lo splendido completamento della ristrutturazione di Piazza Biffi e hanno deciso di impiastrare i muri del quartiere con un manifesto 70×100 affisso prima di Natale (potevano devolverne il costo in beneficenza!), parlando di opera inutile in un ambiente degradato. A me che abito nella piazza quell’opera non è sembrata affatto inutile, innanzitutto perché appaga la vista e favorisce gli incontri e poi perché completa un parcheggio sotterraneo molto apprezzato, che contribuisce a togliere macchine dalla strada. Quanto al “degrado”, l’amministrazione potrebbe fare molto di più se governo e regione, dei quali An fa parte, non lesinassero i fondi ai comuni e in particolare a Roma capitale. Mi pare che An con quel manifesto abbia fatto proprio un autogol, una brutta figura indice di malcelata invidia.

 

Restaurare il ponticello

di Silvio Fraschetti

Lo aveva già segnalato Cosmo Barbato nell’articolo sulla inaugurazione del restauro di Piazza Biffi pubblicato a dicembre: il ponticello medioevale ritrovato nel corso dei lavori della piazza ha bisogno di un restauro urgente. Insisto su questa urgenza, perché le muratura di quell’antico manufatto, realizzata con scadente materiale di risulta, si sta sfaldando. Occorre dunque eseguire subito un’opera di consolidamento.

 

Il ponte e i ladri

di Mario Marucci

Pochi giorni dopo l’inaugurazione di Piazza Biffi c’è stato il tentativo, da parte di uno sprovveduto, di rubare un pezzetto del ponticello medioevale ritrovato ed esposto nel giardinetto soprastante il parcheggio. Se ne sono accorti alcuni pensionati che si intrattengono in piazza, i quali hanno chiamato i vigili. Questi sono subito intervenuti e a loro volta hanno anche avvisato le Belle arti. Il furto è stato sventato ma non è escluso che altri ci riprovino: occorrerebbe dunque pensare a una protezione. Vale la pena spiegare che quel ponte, costruito con materiali poverissimi, ha un valore di testimonianza storica solo se visto nel suo insieme, mentre le rozze pietre che lo compongono, una volta staccate dal manufatto, sono nient’altro che delle brutte pietre senza alcun valore. Portarle via è solo un vandalismo e uno sfregio verso chi apprezza il ponte per il suo significato.

 

PT Caffaro: che caos!

di Ugo Martorelli

L’ufficio postale di Via Caffaro è eternamente intasato. File di ore tutti i giorni della settimana, un’aria irrespirabile nel salone. Troppo pochi i sedili per le tante persone in attesa, tra le quali tanti pensionati. Non si potrebbero attivare gli sportelli che restano chiusi? Per un ufficio così frequentato occorrerebbe più personale, è assurdo tenere degli sportelli inutilizzati. Se poi, come spesso accade, vanno in tilt i numeratori automatici, allora si arriva al caos.

 

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Attiva la Consulta femminile

Politica e partecipazione sociale

Attiva la Consulta femminile

di Francesca Vitalini

Sperimentare nuove forme di cittadinanza attiva è il principio da cui muove l’impegno territoriale della Consulta femminile dell’XI Municipio. Essa è un organo consultivo del Consiglio e delle Commissioni municipali che si avvale dell’esperienza delle sue partecipanti per promuovere un discorso sulle pari opportunità da un’ottica femminile. …..

Politica e partecipazione sociale

Attiva la Consulta femminile

di Francesca Vitalini

Sperimentare nuove forme di cittadinanza attiva è il principio da cui muove l’impegno territoriale della Consulta femminile dell’XI Municipio. Essa è un organo consultivo del Consiglio e delle Commissioni municipali che si avvale dell’esperienza delle sue partecipanti per promuovere un discorso sulle pari opportunità da un’ottica femminile.
La dott.ssa Luciana Abate, neoeletta Presidente, ci spiega che la Consulta è nata nel 2000 con lo scopo di trovare un equilibrio diverso tra le componenti maschile e femminile dei cittadini del territorio. Questa finalità è perseguita con il riconoscimento di un’uguale dignità tra uomini e donne, di una loro specifica capacità a svolgere ruoli decisionali e di potere e, infine, di un pari diritto di entrambi a scegliere liberamente e a godere di un’ottima qualità della vita.
La dott.ssa Luciana Abate, che prima di partecipare alla Consulta si è interessata alle Politiche scolastiche integrative collaborando con il Distretto scolastico negli anni ’80-’90, sottolinea che l’organismo persegue le seguenti finalità:
1. fornisce indicazioni utili alle entità municipali per la soluzione di problemi più o meno quotidiani che impediscono alle donne del territorio di vivere in pieno la loro cittadinanza;
2. sollecita l’approfondimento e la diffusione di un discorso sulle pari opportunità su cui possano confrontarsi uomini e donne;
3. stimola e segue con attenzione le attività e i programmi del Municipio, verificando che essi tengano conto del punto di vista femminile.
La Consulta femminile si compone di vari organi (l’Assemblea, la Presidente, la Vice Presidente, il Coordinamento e la Tesoriera) ed è suddivisa in gruppi di lavoro tematici (i gruppi Ambiente, Intercultura, Famiglie, Donne e salute…) che propongono incontri e progetti.
Venerdì 13 febbraio dalle 16, il Gruppo Donne e Salute propone l’incontro-dibattito “Maternità: assistita o impedita?” che si svolgerà presso la Sala Consiliare del Municipio in via B. Croce, 50. Se si è cittadina del territorio del Municipio XI per abitazione e/o lavoro è possibile partecipare più attivamente ai lavori della Consulta facendo debita domanda all’organismo che ha sede in via Poggio Ameno,19.

 

 

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“Il Porto” per gli anziani

Viaggio nelle Associazioni

“Il Porto” per gli anziani

di Francesca Vitalini

La complessità della realtà sociale sprona lo sviluppo di strumenti adatti per fronteggiarla; spinge ad ideare dei progetti risolutivi del problema, utilizzando tutte le risorse disponibili, condite con tanto impegno. Anche sul territorio dell’XI Municipio gravano alcuni problemi di stampo sociale, primo fra tutti quello della vecchiaia.
L’associazione “ Il Porto” si situa in questo settore, operando a fianco dell’anzianità più fragile e debole. L’associazione nasce nel gennaio 2003 nei locali della chiesa diSanta Galla. La propensione caritatevole non è nuova per questa struttura: fin dalla fine del 1600 la chiesa di Santa Galla …..

Viaggio nelle Associazioni

“Il Porto” per gli anziani

di Francesca Vitalini

La complessità della realtà sociale sprona lo sviluppo di strumenti adatti per fronteggiarla; spinge ad ideare dei progetti risolutivi del problema, utilizzando tutte le risorse disponibili, condite con tanto impegno. Anche sul territorio dell’XI Municipio gravano alcuni problemi di stampo sociale, primo fra tutti quello della vecchiaia.
L’associazione “ Il Porto” si situa in questo settore, operando a fianco dell’anzianità più fragile e debole. L’associazione nasce nel gennaio 2003 nei locali della chiesa diSanta Galla. La propensione caritatevole non è nuova per questa struttura: fin dalla fine del 1600 la chiesa di Santa Galla e i locali ad essa annessi, allora situati vicino all’anagrafe, nel cuore della città, prestarono la loro assistenza ai pellegrini e ai malati e nell’ultimo periodo furono dormitorio e ospizio per disabili e anziani. Chiesa e ospizio furono demoliti nel 1935 a causa dei grandi rivolgimenti urbanistici realizzati in quegli anni. Vennero, però, ricostruiti nel nuovo quartiere di Garbatella. La chiesa fu inaugurata il 15 dicembre 1940. Non toccò la stessa sorte all’ospizio che, danneggiato fortemente dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, venne , infine, demolito. Il detto romano “Vattene a Santa Galla” racconta questa storia ma, senza risalire tanto indietro nel tempo, possiamo soffermarci sugli anni a cavallo del 2000. È in questo periodo, infatti, che l’associazione si costituisce, prendendo piede da alcune iniziative già attive nei locali parrocchiali. Con l’aumento dell’attività del Centro Ascolto della chiesa (nasce nel 1999 come punto d’incontro tra volontari preparati e utenti bisognosi) e del Telefono Ascolto (iniziativa del 2000 che consente ai volontari di prestare aiuto e di tenere rapporti con le persone più isolate anche per via telefonica) si crede necessario dare nuova forma al tutto, costituendo l’associazione “ Il Porto”. Da allora alle prime due iniziative se ne sono accostate altre che fanno capo al nucleo operativo di 40 volontari, che interviene concretamente nella risoluzione dei piccoli problemi quotidiani delle persone sole, spesso coadiuvati da professionisti (avvocati, psicologi, dottori…) e al gruppo di volontari che portano la loro opera di solidarietà agli ospiti dell’Istituto Romano di San Michele. A ciò si associa il pranzo del venerdì, attività che si realizza anche grazie alle sottoscrizioni dei partecipanti, che ha lo scopo di raccogliere, di far incontrare e rendere attive le persone più anziane e sole. La finalità che l’associazione laica e apartitica “Il Porto” si propone è quella di promuovere la valorizzazione della persona, soprattutto se questa è fragile, così com’è l’anziano.
Un obiettivo di questo tipo si fa ancora più pressante se si analizzano un po’ di numeri: stime ufficiali del 2002 parlano di una popolazione over 65 di 30.894 unità, su 138.949 abitanti del Municipio. Il 22,2% delle persone che vivono nel territorio è, dunque, anziana e il dato continua ad aumentare (si pensi che nel 2000 si parlava di un 20% scarso). Nei grafici la fetta che indica la popolazione d’età superiore ai 65 anni si allarga sempre più…Tuttavia ciò che risulta spinoso nell’affrontare il fenomeno dell’anzianità sono alcuni aspetti problematici ad essa legati che prendono il nome di solitudine, povertà, difficoltà ad interagire. È per questo motivo che l’associazione “Il Porto” conta nel suo curriculum vitae l’organizzazione d’incontri, di dibattiti e di corsi, ad ingresso libero, sul tema. Su questa linea, si può ricordare che dal 22 gennaio è iniziato, sotto gli auspici dell’assessorato Affari Sociali dell’ IX Municipio, il corso di formazione per volontari del settore della terza età dal titolo “ Donare per ricevere” che continuerà per i mesi di febbraio, marzo e aprile.
Per maggiori informazioni sul corso e sull’attività de “ Il Porto” si può contattare l’associazione al numero di telefono 065748313 o mandare un’e-mail a questo indirizzo:
ascolto_santagalla@libero.it

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Febbraio 2004

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Controlliamo le bollette con le nuove tariffe rifiuti

Controlliamo le bollette con le nuove tariffe rifiuti

Mi manda Cara Garbatella

a cura di Marcello Delogu

In attesa che la Regione Lazio dia le proprie indicazioni sull’attuale Condono edilizio, trattiamo brevemente due diversi argomenti, uno d’interesse immediato (TaRi) e l’altro di più ampio respiro (Holding Comunale). In entrambi i casi, in un modo o nell’altro, sono coinvolte le tasche di noi cittadini ed utenti.
In questo periodo è arrivata la seconda fattura della TaRi (Tariffa Rifiuti), …..

Controlliamo le bollette con le nuove tariffe rifiuti

Mi manda Cara Garbatella

a cura di Marcello Delogu

In attesa che la Regione Lazio dia le proprie indicazioni sull’attuale Condono edilizio, trattiamo brevemente due diversi argomenti, uno d’interesse immediato (TaRi) e l’altro di più ampio respiro (Holding Comunale). In entrambi i casi, in un modo o nell’altro, sono coinvolte le tasche di noi cittadini ed utenti.
In questo periodo è arrivata la seconda fattura della TaRi (Tariffa Rifiuti), che a differenza della precedente, forfettizzata al 60% della vecchia Tarsu, è stata calcolata in parte sulla superficie dell’immobile e per la restante parte in base al numero degli occupanti come risultano registrati presso l’Anagrafe comunale.
A causa dell’introduzione dell’IVA e del meccanismo di calcolo non immediato, la sensazione che generalmente si ricava è quella un poco allarmata che i maggiori costi imputati possano essere dovuti ad errori in fase di calcolo. Buona norma consolidata di “Mi manda Cara Garbatella”, come sapete, è il “verifica da te”. Ecco quindi quali sono gli elementi da controllare:

    Superficie utile dell’immobile
    Numero dei residenti
    Eventuali riduzioni o esenzioni

Raccolti tutti i dati, si può simulare il calcolo della tariffa sul sito dell’AMA: www.amaroma.it. Se, svolta l’operazione, eventualmente fossimo in presenza d’errori, dalla lettura incrociata dell’ultima bolletta Tarsu, della TaRi e del calcolo sul sito AMA, sapremmo subito anche qual è l’errore e quali informazioni chiedere al ChiamaRoma per correggerlo ovvero quale comunicazione effettuare al Telesportello AMA (entrambi tel. 060606). Sul finire dell’anno scorso l’Assessore al Bilancio Marco Causi ha richiamato l’attenzione dei Consigli di Amministrazione delle Municipalizzate e delle Partecipate del Comune di Roma (Holding) a svolgere le loro attività senza discostarsi dalle specifiche missioni aziendali, senza creare inutili situazioni di concorrenza interna, senza eludere la politica di contenimento delle nuove assunzioni. Pochi giorni dopo ha avuto esito positivo la richiesta del DS Lionello Cosentino, controfirmata da tutti i rappresentanti DS del Consiglio comunale, di porre il problema della definizione di una politica complessiva e strategica della Holding sotto gli occhi del Sindaco. Il confronto politico che n’è conseguito ha permesso di raggiungere, in questi giorni, una decisione condivisa da tutte le forze politiche presenti in Campidoglio: Le Aziende della Holding dovranno rispettare le linee guida imposte dal comune di Roma, e per le Municipalizzate (quindi a capitale prevalente Comunale) tutti i passaggi importanti dovranno essere verificati dal Consiglio Comunale.
Il riordino delle Aziende, che speriamo spedito, porterà sicuramente ad una razionalizzazione ed a una maggiore efficienza della macchina amministrativa capitolina ed alla fornitura ottimale dei servizi nel suo complesso, evitando sprechi e diseconomie che si ripercuoteranno sulla qualità della vita. Come cittadini ed utenti non possiamo che augurare un buon lavoro alla Holding e confermare, fin da ora, che ne seguiremo con attenzione ogni passo per amore e impegno verso la nostra città.

 

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Garbatella ieri oggi e domani

Garbatella ieri oggi e domani

di Maurizio Azzarà

Con il “Laboratorio Garbatella” nasce, nel teatro Palladium appena rinnovato, un ponte tra il cuore antico del quartiere e le sfide della modernità. Curato da due scrittori, Lisa Ginzburg e Lorenzo Pavolini, il progetto cercherà tra i cassetti della memoria le tante storie orali di una (ormai non più) “periferia” proiettandola nel presente, ma con uno sguardo anche al futuro, in una serie di incontri che ogni lunedì fino a maggio avranno protagonista lei, la Garbatella. …..

Garbatella ieri oggi e domani

di Maurizio Azzarà

Con il “Laboratorio Garbatella” nasce, nel teatro Palladium appena rinnovato, un ponte tra il cuore antico del quartiere e le sfide della modernità. Curato da due scrittori, Lisa Ginzburg e Lorenzo Pavolini, il progetto cercherà tra i cassetti della memoria le tante storie orali di una (ormai non più) “periferia” proiettandola nel presente, ma con uno sguardo anche al futuro, in una serie di incontri che ogni lunedì fino a maggio avranno protagonista lei, la Garbatella.

Due scrittori al Palladium, come viene fuori l’idea del “Laboratorio Garbatella”?
Lisa Ginzburg: “Questa collaborazione con Lorenzo nasce dal convergere di un interesse comune, da un lato per questo luogo in particolare e dall’altro un’attenzione – come scrittori – per la sonorità del mondo”. Lorenzo Pavolini: “… sì, esatto: vogliamo riuscire a trovare un modo di narrare i luoghi attraverso la storia delle persone che li abitano. Quando è nata la possibilità di lavorare in questo teatro che veniva riaperto, Lisa ha proposto un progetto che riguardasse il quartiere proprio a livello di testimonianza orale”.

Cosa vorreste uscisse fuori da questo lavoro?
Lisa Ginzburg: “ Siamo interessati non solo ad un archivio della memoria ma anche agli sviluppi futuri, a ciò che diventa la testimonianza, l’oralità. In un luogo come questo, in un teatro, il passato deve vivere anche proiettando se stesso verso altri scenari”. Lorenzo Pavolini: “Per noi è molto interessante capire se la storia del quartiere ha ancora un senso nel presente; se esiste il bisogno di questa comunità di rappresentarsi e lavorare sulla sua memoria in rapporto all’oggi e al domani”.

I prossimi incontri?
Lorenzo Pavolini: “Il 16 febbraio sarà con noi Massimo Mongai, scrittore sia di fantascienza che di gialli, garbatellese doc, che inventerà una serata dove partendo dalla memoria si arriverà al futuro. Il 1° marzo uno spettacolo di e con Tiziana Foschi, seguito l’8 marzo da Vladimir Luxuria con una performance su Silvia Baraldini. Il 15 marzo, poi, una proiezione sull’immagine della Garbatella: materiale d’archivio, documentari, pezzi di film che hanno riguardato il quartiere.

 

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Interessanti iniziative nel rione Garbatella

Interessanti iniziative nel rione Garbatella

Garbatella, serbatoio di idee e genialità, apre le porte all’arte con una nuova iniziativa ideata dall’amico Giuseppe Amelio responsabile della Federazione pensionati Cisl di via Massaia 49, una mostra di pittura e scultura che ha avuto largo richiamo di pubblico per tutto il periodo natalizio. Forte di questa esperienza, con l’esposizione di quadri e sculture di Laura Natali. Maria Luisa Scala, Carlo Riccardi (famoso fotografo della dolce vita romana), Luigi Grassi, Spartaco Luzi e lo scultore Arturo Marino, la Fnp intende proseguire con altre iniziative sociali e culturali, non solo per la terza età. L’idea vincente, secondo Amelio, sarebbe quella di una collaborazione con associazioni esistenti sul territorio Garbatella miranti a coinvolgere la collettività locale anche con seminari su salute, scuola, lavoro, ambiente, ecc…. Cosa di non poco conto è la possibilità di poter usufruire del saloncino della sede, opportunamente modificato per le iniziative sia di convegni che di mostre.(A.C.)

 

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Un’area da recuperare

Il prato di Via Galba

Un’area da recuperare

di Eraldo Saccinto

Uno dei confini naturali della Garbatella, sul versante di San Paolo, è Viale Giustiniano Imperatore. Alla sua congiunzione con Via Tito e Via Costantino, è situata l’area verde di Via Galba: un prato, con annesso campo in asfalto, facente parte di alcuni grandi lotti non edificati nel periodo della grande speculazione, mantenuto alla bell’e meglio, a volte da un’opera di bonifica dell’XI Municipio, altre volte a cura di volontari. Di quando in quando, si opera il ripulisti di quell’immondizia che qualcuno, guidato da ben poco senso civico, pensa bene di depositarvi. Chi ha vissuto a partire dagli anni ’60 la realtà della Garbatella, rammenterà con un senso di malinconia i sabati e le domeniche movimentate dalle quattro giostre del minuscolo luna-park che, all’epoca, sostava su quel prato. Una decina di anni più tardi, nel periodo natalizio, l’avevano ravvivato il colorato tendone di Renato Zero ed i suoi sorcini. …..

Il prato di Via Galba

Un’area da recuperare

di Eraldo Saccinto

Uno dei confini naturali della Garbatella, sul versante di San Paolo, è Viale Giustiniano Imperatore. Alla sua congiunzione con Via Tito e Via Costantino, è situata l’area verde di Via Galba: un prato, con annesso campo in asfalto, facente parte di alcuni grandi lotti non edificati nel periodo della grande speculazione, mantenuto alla bell’e meglio, a volte da un’opera di bonifica dell’XI Municipio, altre volte a cura di volontari. Di quando in quando, si opera il ripulisti di quell’immondizia che qualcuno, guidato da ben poco senso civico, pensa bene di depositarvi. Chi ha vissuto a partire dagli anni ’60 la realtà della Garbatella, rammenterà con un senso di malinconia i sabati e le domeniche movimentate dalle quattro giostre del minuscolo luna-park che, all’epoca, sostava su quel prato. Una decina di anni più tardi, nel periodo natalizio, l’avevano ravvivato il colorato tendone di Renato Zero ed i suoi sorcini.
Dopodichè, l’area viene recintata, una parte viene dedicata ad autolavaggio, per l’altra, tranne che per qualche rara partita a tennis, praticata di straforo su quel campo disegnato con la vernice, l’oblio. Anche nel momento in cui tutt’attorno si attrezzavano aree verdi o si ergevano sferisteri da hockey. Su questo prato, mentre di fianco, si interravano garage, al massimo si interravano le deiezioni canine. Solo di recente, a causa di alcuni articoli apparsi su quotidiani a tiratura nazionale, quest’area è fortemente tornata alla ribalta. Da sempre facente parte del patrimonio verde del quartiere, così come tutta quella circostante, anche questo perimetro è stato inserito nel programma di riqualificazione nell’ambito del progetto Giustiniano Imperatore, inquadrato nella Unità Organizzativa “Interventi di qualita’”, istituita dal VI Dipartimento del Comune di Roma.
Con lo scopo di limitare i dissesti provocati dalle caratteristiche del terreno e dalle fondazioni generalmente non idonee di molti edifici, nonchè di abbattere il grado di rischio (non esattamente quantificabile) associato sia a possibili cedimenti del terreno che alla vulnerabilità delle strutture e soprattutto con la stringente necessità di restituire al più presto un’abitazione sicura alle quaranta famiglie sgomberate di Via Alessandro Severo, il Municipio XI ha chiesto ed ottenuto, da parte dell’amministrazione comunale, l’affidamento all’Università “La Sapienza”, dello studio di prefattibilità dell’area. In particolare si richiedeva di mettere a confronto azioni di consolidamento strutturale e/o di demolizione e ricostruzione, con la garanzia per tutti gli attuali residenti di continuare ad abitare nella stessa zona o in zone limitrofe e di ridefinire e riorganizzazione gli spazi pubblici e aperti in modo da garantire livelli prestazionali migliori di quelli attuali. Il lavoro, iniziato nel mese di Maggio del 2002, dal Dipartimento di architettura per l’ingegneria (Dau), si è concluso un anno dopo, con la sua presentazione pubblica il 5 maggio u.s.
Il documento, pur mettendone in evidenza, “una sorta di inclinata precarietà”, definisce “notevole” la struttura urbanistica del quartiere la quale, nonostante la vetustà del Piano regolatore, risalente al 1931, ha ancora molte risorse legate soprattutto al suo assetto generale definito “regolare, largo e con alberature imponenti, che ha salvaguardato lotti e isolati e non li ha addossati troppo gli uni agli altri”. Ora, più che alle positive verifiche di fattibilità e alle numerose opzioni alternative che si aprono, sembra più importante accennare ad alcuni temi emersi nel corso dello studio che sembrano certamente i più significativi e che sono quelli legati alle modalità di applicazione, in tutte le fasi progettuali e realizzative, dei principi e delle pratiche dell’urbanistica condivisa. “È indispensabile chiarire, senza equivoci, che la ristrutturazione, le eventuali modalità e tempi di realizzazione, potranno essere portate avanti solo con l’accordo pieno dei cittadini che vivono nell’area”, scrive Alberto Attanasio, assessore all’Urbanistica e ai Lavori pubblici dell’XI Municipio. Per questo è stata creata una “Cabina di Regia” con lo scopo di coordinare le varie strutture dell’Amministrazione, interessate dal progetto di riqualificazione dell’area circostante Viale Giustiniano Imperatore. “Con la decisione di istituire una cabina di regia per la realizzazione degli interventi – dice l’assessore Morassut – entriamo nella fase operativa dell’intervento di recupero. Questo strumento funzionerà anche come sede permanente di confronto con i residenti e le associazioni di quartiere, per garantire una pianificazione partecipata degli interventi”. A questo proposito, dal 15 dicembre 2003 è stato istituito un INFOBOX aperto tutti i martedì, mercoledì e giovedì dalle 15.30 alle 19. La prossima riunione ? Per tutti coloro che hanno a cuore le sorti del luogo in cui vivono, compreso lo spicchio di verde di Via Galba, venerdì 6 febbraio alle ore 18.

 

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