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Autore: Redazione

Storie di lotta e di coraggio in un Quaderno della Resistenza

A 60 anni dalla liberazione dall’occupazione nazista l’associazione Cara Garbatella pubblica il “Quaderno della Resistenza”, raccolta di testimonianze sulle donne e gli uomini che hanno combattuto per la libertà ed hanno determinato l’identità civile e democratica del nostro quartiere

Storie di lotta e di coraggio in un Quaderno della Resistenza

di Alessandra De Luca

 

Il “Quaderno della Resistenza”, curato dall’associazione Cara Garbatella, autori Cosmo Barbato e Gianni Rivolta, è una raccolta di diciotto brevi capitoli che raccontano la tragica storia della resistenza antifascista nel territorio Garbatella-Ostiense. Diciotto racconti la cui protagonista assoluta …..

A 60 anni dalla liberazione dall’occupazione nazista l’associazione Cara Garbatella pubblica il “Quaderno della Resistenza”, raccolta di testimonianze sulle donne e gli uomini che hanno combattuto per la libertà ed hanno determinato l’identità civile e democratica del nostro quartiere

Storie di lotta e di coraggio in un Quaderno della Resistenza

di Alessandra De Luca

Quaderno della Resistenza - Garbatella - Ostiense

Il “Quaderno della Resistenza”, curato dall’associazione Cara Garbatella, autori Cosmo Barbato e Gianni Rivolta, è una raccolta di diciotto brevi capitoli che raccontano la tragica storia della resistenza antifascista nel territorio Garbatella-Ostiense. Diciotto racconti la cui protagonista assoluta

è la voce diretta dei portatori della memoria, coloro che hanno vissuto, o hanno visto accadere, le brutalità dell’occupazione nazista.
Diciotto tasselli che si completano l’uno con l’altro, lungo il filo delle date, fino a comporre il mosaico storico dei nove mesi in cui militari e civili condussero il paese alla liberazione. Diciotto frammenti di storie parlate che si amalgamano bene con frammenti di vere e proprie cronache degli eventi storici più salienti. Il primo capitolo parte dall’8 settembre 1943 alla Montagnola da cui tutto è nato. Con un messaggio alla radio del capo del governo Badoglio, viene resa nota la notizia dell’armistizio.Quaderno della Resistenza - Garbatella - Ostiense
È la finzione di una fine. È una festa che dura un giorno. L’Italia precipita nel caos. Il Re Vittorio Emanuele III e Badoglio lasciano Roma. L’esercito, senza ordini precisi, è allo sbaraglio.
I tedeschi ex alleati sono determinati ad occupare immediatamente la città e lo fanno con un agguato al I° Reggimento Granatieri insediato nella palazzina rossa all’incrocio tra via Cristoforo Colombo e via Laurentina. A raccontare la sanguinosa battaglia che ne seguì è Padre Occelli, parroco della chiesa Buon Pastore alla Montagnola. Gli episodi di cui fu testimone sono molteplici e tutti rivelano il modo in cui quella comunità di quartiere seppe stringersi in atti di coraggio e solidarietà: chi offrendo rifugio e assistenza ai feriti, chi un riparo ai soldati fuggitivi, chi regalando un abito borghese ai soldati, chi offrendo un pezzo di pane, chi imbracciando un’arma abbandonata nei campi. Sono tante le donne e gli uomini che si distinsero per atti come questi.
Il Quaderno sembra non volerne dimenticare alcuno e ne cita i nomi ed i cognomi, informa sullo stato sociale, la famiglia, le abitudini domestiche, gli affetti familiari. Non tralascia di sottolineare piccole vicende che altrimenti non avremmo potuto conoscere, poiché troppo private per attrarre l’attenzione della storiografia. Qui, invece, il ricordo privato conta più di tanti fatti che sono stati raccontati perché aggiunge un significato nuovo. E la coscienza in noi vuole significati nuovi per essere ancora una fresca e viva coscienza, perché il dolore insito nella violenza non diventi lettera morta. Ma l’8 settembre non è solo il giorno dello sfacelo.È anche il giorno delle scelte contro il nuovo oltraggio. Quaderno della Resistenza - Garbatella - Ostiense
Il Quaderno fa luce sui piccoli gruppi e sui singoli individui che si muovono, si organizzano. All’epoca si scelse di reagire per mille motivi. Per convinzione politica, come quella che mosse i martiri delle Fosse Ardeatine, Enrico Mancini, convinto antifascista che rifiutò sempre di indossare la camicia nera, ed i fratelli Cinelli, torturati prima e fucilati poi. Per un’idea di libertà, come quella che spinse Libero De Angelis e Giuseppe Felici a combattere a costo della propria vita. Per un istintivo senso di ribellione, quello che fu di tutti coloro che raggiunsero le caserme e le montagne. Per necessità, come fu quella di Jole Zedde e delle centinaia di disperati che si riversarono alla stazione Ostiense all’assalto dei treni carichi di alimenti, o delle donne all’assalto dei forni sulla via del Porto Fluviale. Per seguire un amico o un parente, come avvenne a Pasqua Ercolani, madre di quattro figli, che troverà la morte al seguito del cognato, il fornaio Quirino Roscioni nel tentativo di dare riparo ai resistenti durante i giorni di fuoco alla Montagnola. Per un gesto di solidarietà e di pietà, come avvenne al Parroco Occelli e a Don Bianchi, il primo parroco di Santa Galla, alle suore della Maternità, agli abitanti di tutte le case della borgata Garbatella trasformate in umili infermerie.
Per orgoglio di classe, come avvenne agli operai della Romana Gas all’Ostiense nelle cui officine si producevano clandestinamente i “chiodi a tre punte” che dovevano servire a sabotare gli automezzi tedeschi. Dalla lettura di questi racconti scaturisce una umanità che appartiene solo a tratti ad un mondo di umiliati e offesi; come dire che la guerra non condanna ad essere ineluttabilmente vittime ma anche a mettere in campo il coraggio e la volontà di riscatto. Tutti scelsero con responsabilità totale, proprio quella che mancò agli uomini delle istituzioni quando con viltà si dettero alla fuga. I racconti di queste struggenti vicende personali attraversano i giorni sanguinosi della resistenza fino al giugno del 1944. Si susseguono cedendo alla prepotenza fisica delle sensazioni che si accavallano. Forse alcuni dei superstiti avrebbero voluto dimenticare, non parlarne con nessuno, avrebbero preferito pensare di aver sognato, ma poi è bastato lasciarsi andare ad un ricordo, anche piccolo, ed ecco che scivola tutto addosso, una cosa dietro l’altra e non ci si può più fermare. Pare di sentirle risuonare le sirene che gettano comunità intere negli anfratti bui dei rifugi antiaerei, umidi ripari dalla storia stessa. Pare di sentirli i ragazzini che strillano per i corridoi degli alberghi, le case affidate dallo Icp agli sfollati del centro storico. Risuonano come colpi al cuore, i passi dei tedeschi sulle scale che giungono a violare per sempre la vita della famiglia Spizzichino, colpevole di essere ebrea. La pubblicazione di questo Quaderno non è soltanto un omaggio alla storia, il ricordo del 60° anno dallo strazio dell’occupazione nazista.
La pubblicazione di questo Quaderno è anche la voce che ribadisce che l’antifascismo ed il ripudio della guerra sono e devono rimanere il fondamento della civiltà del popolo italiano. Le persone che hanno vissuto sulla propria pelle quegli eventi hanno il dovere sacrosanto di non dimenticare, di testimoniare. Le giovani generazioni di questo primordio di secolo, hanno, dalla loro, il dovere altrettanto sacrosanto di conoscere la Storia guardando, ascoltando e leggendo (questo Quaderno della Resistenza, per esempio). Certo, non è facile per un giovane ventenne di oggi immaginare la sofferenza di allora. È impossibile semplicemente perché è inimmaginabile quello che i tedeschi hanno fatto. Certamente le generazioni di quel tempo non suscitano alcuna invidia ai ragazzi di oggi. Le circostanze della guerra e l’occupazione hanno strappato chi aveva vent’anni nel 1940 dai loro sogni, costringendoli ad una precoce maturità e all’urgenza di una presa di responsabilità. Oggi per fortuna questa urgenza non c’è. Oggi chi ha vent’anni è più fortunato, le immagini della guerra le vede in televisione, mentre consuma la cena. Oggi ciò che opprime i ragazzi è il disagio per un futuro difficile da poter determinare sulla forza degli ideali. E questa pure non è una fortuna.

 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Febbraio 2005

 

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Buon compleanno, Garbatella

Buon compleanno, Garbatella

di Giancarlo Proietti

Parafrasando un articolo di Cara Garbatella di qualche mese fa, “Anche i muri respirano” dell’architetto Piero Fumo, potremmo dire che “Anche i muri parlano”. In questi giorni festeggiamo l’ottantacinquesimo compleanno della Garbatella e, a proposito di muri, proprio quell’epigrafe di fondazione murata a Piazza Benedetto Brin racconta quel lontano 18 febbraio del 1920. Quel blocco di marmo ci descrive quella giornata con enfasi per essere stato “battezzato” addirittura da un sovrano. Ci ricorda che, dopo la nascita della Garbatella, ha visto crescere intorno a sé quel borgo operaio …..

Buon compleanno, Garbatella

di Giancarlo Proietti

Parafrasando un articolo di Cara Garbatella di qualche mese fa, “Anche i muri respirano” dell’architetto Piero Fumo, potremmo dire che “Anche i muri parlano”. In questi giorni festeggiamo l’ottantacinquesimo compleanno della Garbatella e, a proposito di muri, proprio quell’epigrafe di fondazione murata a Piazza Benedetto Brin racconta quel lontano 18 febbraio del 1920. Quel blocco di marmo ci descrive quella giornata con enfasi per essere stato “battezzato” addirittura da un sovrano. Ci ricorda che, dopo la nascita della Garbatella, ha visto crescere intorno a sé quel borgo operaio e marinaro.
I muri rossi di Piazza Brin erano, del nuovo quartiere, il nucleo originario, una bella spianata contornata di palazzine: così si presentava a metà degli anni venti. A loro volta, i muri di Piazza Biffi raccontano, con lo stesso orgoglio e lo stesso trasporto, una visita illustre, quella del “Mahatma” Gandhi nel lontano dicembre del 1931; mentre a Piazza Nicola Longobardi le mura del “Nido dei bimbi” (così chiamato in un vecchio cinegiornale Luce) ci raccontano della visita di Giovanna, una principessa di casa Savoia. In una sorta di “Ballando ballando “, il film di Ettore Scola che racconta un pezzo della storia della Francia attraverso i personaggi ed i costumi di una sala da ballo, così immagino la storia del secolo scorso raccontata da personaggi e fatti della Garbatella. Troppe cose i muri continuano a raccontare, attraverso segni che spesso è difficile decifrare o che richiedono uno sforzo di comprensione. Talvolta oggi, più che parlare di memoria, inviano messaggi di disordine, di vandalismi: anche questo è un linguaggio, una testimonianza deviata dei tempi. Ormai da alcuni anni sul nostro giornale abbiamo iniziato a raccogliere anche i racconti dei muri, oltre ovviamente a seguire la cronaca.
Abbiamo sempre presente infatti l’importanza di ricordare e di trasmettere alle nuove generazioni la memoria delle nostre origini. A questo proposito, proprio in questi giorni abbiamo pubblicato un “Quaderno della Resistenza” che racconta il periodo della guerra e della Liberazione. Ma la vita di un quartiere, trasformatosi negli anni forse da osteria di campagna gestita da una garbata signora e poi in borgata operaia, non è fatta solo di grandi eventi, ma anche e soprattutto di piccole storie di persone che hanno amato, che hanno sofferto e con stenti e sacrifici hanno ricostruito il Paese dopo la catastrofe della guerra. Ci riferiamo alle storie della gente comune, dei semplici protagonisti della loro vita. Per questo motivo ci piace raccontare anche della “Signora Giovedì” o dell’uccellino Cicci, delle vicende “normali” di coloro che, in questi anni in cui tutto sembra sprofondare nei meandri dell’effimero, sentono il bisogno di riconoscersi nell’immediato per essere protagonisti del proprio tempo. In questi ultimi anni la Garbatella appare come una bella signora sempre più corteggiata e ammirata. Noi speriamo che sappia sempre riconoscere i suoi corteggiatori, scoraggiare gli spasimanti che vogliono speculare sulla sua bellezza, preferire gli amanti che, pur accettando gli inevitabili cambiamenti, sappiano preservare le radici della nostra cultura, fatta di solidarietà e genuinità. Buon compleanno, Garbatella. Per quanto ci riguarda, ti promettiamo che continueremo a raccontarti e difenderti da chi potrebbe speculare su di te. 

 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Febbraio 2005

 

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L’altra metà del Jazz

 

       L’altra metà del Jazz
Quest’ anno l’ottava edizione del Garbatella Jazz Festival parlerà al femminile.. Pino Sallusti per la terza volta direttore artistico del progetto l’ha disegnato così: protagoniste delle tre serate saranno tre donne, Nina Pedersen, Alice Claire Ranieri, Carmen Falato, coadiuvate da grandi professionisti del jazz animeranno l’ormai famosa rassegna musicale. L’associazione Cara Garbatella ideatrice del festival ha accettato con entusiasmo tale proposta.
Quest’anno otre allo storico apporto dell’associazione AltreVie, a collaborare per tale iniziativa ci sarà una delle realtà sportive -culturali più radicate nel nostro territorio, la Polisportiva Giovanni Castello.
Le tre realtà culturali lavorando come volontarie, sono tra le uniche realtà cittadine se non addirittura nazionali a fornire jazz gratis con musicisti di alto livello.
   Giovedì 27 settembre    Giovedì 28 settembre     Giovedì 29 settembre   
  Nina Pedersen
“Songs from the Top of the World”
Nina Jori Pedersen – voce
Aldo Bassi – tromba
Lutte Berg – chitarra
Carlo Cossu – violino
Luca Pirozzi – contrabbasso
Massimo Carrano – percussioni
  Alice Claire Ranieri quartet

Alice Claire Ranieri – voce
Andrea Frascaroli – piano e arrangiamenti
Stefano Cesare – contrabbasso
Gianni Di Renzo – batteria

  Carmen Falato “Cayo Hueso”

Carmen Falato – sax e voce
Paolo Tombolesi – piano
Pino Sallusti – basso elettrico e contrabbasso
Davide Pettirossi – batteria
Reinaldo Hernandes Ramirez – tumbadora 
 
  “Songs from the Top of the World” è una selezione di famose canzoni tradizionali ed include anche canzoni inedite composte da Nina. I brani sono arrangiati in un moderno stile etno-jazz, dove il sound, l’elegante atmosfera ed uno straordinario interplay fra I musicisti sono ingredienti davvero unici ed originali nel genere. I diversi background e l’interpretazione delle musiche scandinave da parte dei musicisti che partecipano al progetto, innovano, arricchendola, l’antica tradizione della musica norvegese. “Song from the Top of the World” è un percorso musicale in luoghi nascosti e mistici, un viaggio attraverso le quattro stagioni in una terra dove la Natura regna. E’ un cammino nostalgico nel passato.   Il quartetto di Alice Claire Ranieri propone un repertorio “modern mainstream” nel quale trovano spazio standard e classici moderni opportunamente riarrangiati e brani originali che si inseriscono con rispetto nella tradizionale formula del vocal jazz. Il risultato del lavoro quotidiano di questo collettivo (la formazione è composta dagli stessi elementi da ben sette anni) è un sound moderno e riconoscibile che è valso al quartetto la pubblicazione di due dischi editi dalla prestigiosa etichetta Philology (“Change the world”, 2007 e “Every song” 2010), la nomination di Alice Claire come miglior cantante jazz 2009 agli Italian Jazz Awards, lusinghiere critiche di riviste e siti specializzati in Italia e all’estero ed un pubblico di fedelissimi che segue questo gruppo con passione.   Il nuovo lavoro di Carmen Falato ha una radice latina, risultato dell’incisione realizzata a Cuba, dal titolo “Cayo Hueso”
ed ha nell’originalità della scelta del repertorio la propria peculiarità: si va da brani originali a classici bolero come la
“Afro-Cuban Jazz Suite” di Chico O’Farrill, da “Mambo Influenciado” di Chucho Valdés ad una medley che abbraccia Larry Young, Freddie Hubbard ed Irakere; a interventi vocali su ritmi afro-cubani . Pertanto, una formazione di grande forza ed energia, ma con arrangiamenti ed esecuzioni di grande eleganza. Un doveroso omaggio al latin-jazz, una delle proposizioni musicali più importanti nel cammino della musica afro-americana, un lungo percorso che va da Chano Pozo e Dizzy Gillespie a George Russell, Art Blakey, fino ad arrivare ad Irakere.
Ogni concerto sarà preceduto dall’esibizione dei laboratori di improvvisazione jazz della SCUOLA POPOLARE DI MUSICA DI TESTACCIO, tenuti da Antonello Sorrentino, Paolo Cintio e Carlo Cittadin
 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Luglio 2012

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Lettere luglio 2012

L’Arredo urbano e le rotatorie

Le rotatorie, oltre ad essere essenziali per regolare e rallentare il traffico, rappresentano spesso un ulteriore arredo urbano, che è giusto valorizzare.
Come nel caso della rotatoria di Piazza Oderico da Pordenone (un magnifico olivo secolare al centro, un pavimento di ghiaia, alcuni cespugli laterali). Lo stesso non si può dire della rotatoria di Piazza Longobardi, davanti a quel capolavoro della Scoletta, che avrebbe dovuto essere un’aiuola e invece è un terreno di sterpi e un gabinetto per cani. …..

L’Arredo urbano e le rotatorie

Le rotatorie, oltre ad essere essenziali per regolare e rallentare il traffico, rappresentano spesso un ulteriore arredo urbano, che è giusto valorizzare.
Come nel caso della rotatoria di Piazza Oderico da Pordenone (un magnifico olivo secolare al centro, un pavimento di ghiaia, alcuni cespugli laterali). Lo stesso non si può dire della rotatoria di Piazza Longobardi, davanti a quel capolavoro della Scoletta, che avrebbe dovuto essere un’aiuola e invece è un terreno di sterpi e un gabinetto per cani.
Ci si incaponisce a costellare di piccoli spazi verdi le strade e la piazze, in nome di un errato concetto dell’ambientalismo, pur sapendo che quei pezzetti di verde resteranno incolti per carenza endemica di manutenzione.
Vedi il verde intorno al monumento alla Resistenza di Largo delle Sette Chiese (dove erano stati impiantati dei bei cespuglietti oggi inselvatichiti) o le pseudo aiuole che fiancheggiano la strada e i marciapiedi di Via delle Sette Chiese.
Gaspare Tocco

 

Parco di Commodilla: urge manutenzione

Il bel Parco che ospita le catacombe di Commodilla, tra Via Giovannipoli e Via delle Sette Chiese, ha bisogno di un intervento leggero ma importante di manutenzione. In particolare, basterebbe l’opera di uno spazzino che con la scopa rigettasse nei viali il brecciolino che ha abbondantemente invaso le ampie aree lastricate, di conseguenza divenute pericolosamente sdrucciolevoli. Sempre il brecciolino inoltre ha otturato le caditoie delle acque piovane.
E ancora, una delle due fontanelle del Parco, quella che sta dalla parte dei giochi dei bambini, ha lo scarico otturato, creando così tutt’intorno un laghetto di fango. Inutile dire che anche il verde avrebbe bisogno di manutenzione.
Il Parco è molto frequentato e apprezzato dagli abitanti della zona, è sempre pieno di bambini e anche di proprietari di cani ai quali sono riservati appositi spazi .
Erica Fratangeli

 

Via Macinghi Strozzi strada pericolosa

Nello scorso numero un articolo segnalava Via Alessandra Macinghi Strozzi come una strada a rischio. La pericolosità di quella strada a scorrimento veloce l’ho costatata di persona i giorni scorsi. Provenendo da Via Filippo Tolli e avendo la visuale impedita da un’altra auto parcheggiata su Via Macinghi Strozzi abusivamente d’angolo, mi è venuta addosso una vettura proveniente da Piazza Oderico da Pordenone.
Per fortuna nessun danno alle persone. Ma l’immissione in Via Macinghi Strozzi da Via Tolli da sempre costituisce un rischio per gli automobilisti. Non serve il lampeggiatore posto all’incrocio, che dovrebbe servire a rallentare il traffico. Lì serve un vero e proprio semaforo.
Mario Capezza

 

Difficile accedere al primo piano del CTO

Ma è possibile che un nosocomio importante come il CTO, benché fortemente ridimensionato per le prestazioni che offre, non disponga di pubblici ascensori o di una sedia a cremagliera per trasportare i pazienti anziani o handicappati dal piano terra al primo piano, dove sono gli ambulatori e gli ascensori per accedere ai piani superiori?
E’ fatto obbligo di fornire di questi strumenti tutti gli uffici pubblici e poi mancano addirittura in un centro ortopedico.
Laura Cordero

 

Già sfregiato il mercato ancora da inaugurare

Il mercato coperto di Via Passino, in corso di ultimazione, è già stato colpito dall’insipienza dei soliti graffitari,
che hanno tracciato scritte demenziali perfino sulle cortine delle pareti e sulle serrande dei locali al piano terra. Queste forme di trasgressione dimostrano che non c’è nessun rispetto nei confronti della cittadinanza, che non ama il disordine.
Un gruppo di abitanti del Lotto 23.

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Garbatella, quartiere universitario

Garbatella, quartiere universitario

Sparse tra Garbatella, San Paolo e Ostiense le sei facoltà di Roma Tre Un ateneo che garantisce un’istruzione a portata di mano e a misura d’uomo

di Cristina Bennati

Dal 1992 la Garbatella ha un nuovo volto. Scelto quell’anno come polo centrale dell’assetto logistico con cui la nascente Roma Tre si sarebbe presentata ai cittadini della capitale, il vecchio quartiere storico e produttivo è stato reinventato nella nuova vocazione di quartiere universitario. Sparse tra le zone della Garbatella, di San Paolo e di Ostiense, le sedi di sei delle otto facoltà della terza istituzione universitaria …..

Garbatella, quartiere universitario

Sparse tra Garbatella, San Paolo e Ostiense le sei facoltà di Roma Tre Un ateneo che garantisce un’istruzione a portata di mano e a misura d’uomo

di Cristina Bennati

Dal 1992 la Garbatella ha un nuovo volto. Scelto quell’anno come polo centrale dell’assetto logistico con cui la nascente Roma Tre si sarebbe presentata ai cittadini della capitale, il vecchio quartiere storico e produttivo è stato reinventato nella nuova vocazione di quartiere universitario. Sparse tra le zone della Garbatella, di San Paolo e di Ostiense, le sedi di sei delle otto facoltà della terza istituzione universitaria romana hanno modificato l’urbanistica, la vita e l’immagine dei tre quartieri del sud della capitale, senza intaccarne l’anima.
Passeggiando per la Garbatella si sente ancora il sapore antico delle tortuose viette e dei pittoreschi lotti del quartiere storico. Niente è cambiato tra le abitazioni e i cortili, tra gli stendini e i forni del pane.
L’immagine della Città Giardino, plasmata dagli architetti degli anni Venti sul modello delle Garden Cities inglesi del secolo precedente, è ancora intatta. Ma basta scendere ai piedi di Via Massaia per cogliere un contesto diverso: non ci si trova più a due passi dai Mercati Generali, dal caos vivace delle compravendite. Non c’è più l’arrivo di convogli carichi di frutta e verdura. Sono scomparse alcune aziende produttive. Le Vetrerie Riunite Bordoni, che occupavano l’area tra Via Ostiense, via Giulio Rocco e la ferrovia Roma-Ostia, hanno lasciato il posto al Rettorato di Roma Tre e alla grande facoltà di Giurisprudenza. Gli ambienti dell’edificio scolastico “Nicolò Tommaseo”, già affidato all’Ente Autonomo SMIR (Sviluppo Marittimo e Industriale di Roma: quello che avrebbe dovuto costruire il porto-canale a valle della Basilica di San Paolo), in Via Ostiense 133, ospitano ora la sede del collegio didattico del DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo), subentrato alla facoltà di Economia che nel frattempo si è trasferita in Via Silvio D’amico, verso il cuore del quartiere San Paolo.
L’ex  sede dell’Alfa Romeo di Via Ostiense 234-236 è occupata ora dalla facoltà di Lettere e Filosofia. Poco distante, il collegio-scuola femminile delle suore dell’ordine delle Povere Figlie delle Sacre Stimmate ha lasciato i suoi locali alla facoltà di Scienze Politiche.
Lo scenario appare cambiato anche nella zona a ridosso del fiume Tevere e del parco di San Paolo, dove è stata costruita, dalle macerie di un palazzo demolito per questioni statiche, la struttura che ospita il dipartimento di Biologia. A chiudere il nuovo quadro territoriale è il mutamento di destinazione dei complessi architettonici di Via Pincherle e San Leonardo Murialdo, sedi della Società Aerostatica “Avorio”, ora della facoltà di Ingegneria.
Da vent’anni ormai le zone popolari e produttive dei tre grandi quartieri di Roma Sud costituiscono il terzo polo culturale della capitale, garantendo ai loro abitanti un’istruzione a portata di mano e, soprattutto, a misura d’uomo: facoltà a discreto numero di iscritti, professori di età mediamente inferiore a quella dei colleghi della più blasonata ma estremamente più distratta Sapienza, sedi collegate alle fermate della metro B della città e situate in aree non densamente trafficate, convincono non solo i giovani della Garbatella, di San Paolo e di Ostiense, ma anche molti altri cittadini romani, insoddisfatti dell’isolamento di Tor Vergata dal tessuto urbano e dal caos di anime della Sapienza, rispettivamente Seconda e Prima Università romane.
E convincono, inoltre, un sempre maggior numero di studenti fuori sede, italiani ed europei. Sono tanti i ragazzi che scelgono di studiare a Roma Tre e di prendere in affitto una stanza nelle zone circostanti la loro facoltà. Perché è bello, dopo lezione, andare a passeggiare per le vie della Garbatella storica, le stesse di vent’anni fa.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Luglio 2012

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L’albero bottiglia, una pianta rara nel giardino di Commodilla

L’albero bottiglia, una pianta rara nel giardino di Commodilla

Si tratta del Brachychiton Discolor, una specie originaria dell’Australia orientale. La sua straordinaria fioritura rosa-cremisi. Forse impiantata dai marchesi Serafini, antichi proprietari del fondo

di Cosmo Barbato

DUna pianta rara in uno dei giardini della Garbatella, il bel parco che si estende tra Via Giovannipoli e la Via della Sette Chiese, quello cioè che sovrasta il labirinto delle gallerie della Catacomba di Commodilla. Si tratta del Brachychiton Discolor, detto “albero bottiglia” per il portamento del fusto largo in basso e stretto in alto, che dà l’idea di una bottiglia. …..

L’albero bottiglia, una pianta rara nel giardino di Commodilla

Si tratta del Brachychiton Discolor, una specie originaria dell’Australia orientale. La sua straordinaria fioritura rosa-cremisi. Forse impiantata dai marchesi Serafini, antichi proprietari del fondo

di Cosmo Barbato

DUna pianta rara in uno dei giardini della Garbatella, il bel parco che si estende tra Via Giovannipoli e la Via della Sette Chiese, quello cioè che sovrasta il labirinto delle gallerie della Catacomba di Commodilla. Si tratta del Brachychiton Discolor, detto “albero bottiglia” per il portamento del fusto largo in basso e stretto in alto, che dà l’idea di una bottiglia.

Originario delle zone asciutte della foresta pluviale dell’Australia orientale, nel Nuovo Galles del Sud o nel Queensland, non sappiamo come sia approdato nel nostro giardino. Si può solo ipotizzare che fosse stato impiantato dagli antichi proprietari del fondo, i marchesi Serafini, che a loro volta agli inizi dell’Ottocento avevano acquistato da un facoltoso curiale, mons. Raffaello Mazio L’albero si distingue innanzitutto per la sua straordinaria fioritura che ha il suo apice in luglio: migliaia di fiori rosa-cremisi a campanula (ricordano vagamente quelli del melograno) che si sviluppano a grappolo alle estremità dei rami. Cadono a pioggia, creando in terra un vasto e spettacolare tappeto rosso, mentre l’albero si è già quasi spogliato delle foglie che cominciano a cadere in primavera anziché in autunno (per alcuni, la prova che la pianta ha origine nell’emisfero australe).
Fa parte della famiglia delle Sterculiacee, dal nome di un mitico personaggio del pantheon arcaico del Lazio, Sterce o Stercolo, protettore delle concimazioni, con riferimento all’odore generalmente sgradevole dei fiori. I Brachychiton comprendono 31 altre specie quasi tutte di origine australiana. Sono considerati dei fossili viventi, avendo conservato le loro caratteristiche, si calcola da 10 milioni di anni.
Il nome Brachychiton deriva dal greco: brachi=breve e chiton=tunica, a causa della forma del frutto che si presenta simile a un baccello semilegnoso lungo 7-10 centimetri, contenente circa 30 semi (commestibili, vengono consumati tostati nei luoghi di origine). L’aggettivo Discolor sta invece a indicare la variabilità del colore dei fiori durante lo sviluppo: fiori maschi e fiori femmine sulla stessa pianta. L’albero ama il pieno sole, resiste al secco, è adatto ai climi tropicali, preferisce suoli acidi. Il tronco, di colore verde-grigio, diritto e robusto rastremato verso l’alto, può raggiungere i 20-30 metri d’altezza, normalmente da noi i 10-15. Si presenta con una chioma folta e disordinata.
Le foglie sono lobate (ricordano quelle dell’acero o del platano, ma di diversa consistenza) con tre, cinque o sette punte. In Italia, il Brachychiton Discolor o altre specie affini si trovano in ville della Riviera ligure, in Sicilia e in Sardegna. Rari altrove. Difficile da trovare e a volte sconosciuto persino presso i vivai anche di buon livello. Un esemplare ce lo abbiamo noi, alla Garbatella.
bello e robusto come un monumento, nei giardini di Commodilla. Cerchiamo di difenderlo dalle scorrerie dei vandali che purtroppo spesso scaricano la loro ignoranza proprio nei parchi pubblici.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Luglio 2012

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Il riconoscimento anche al direttore di Cara Garbatella

42° Premio Simpatia della città di Roma

Il riconoscimento anche al direttore di Cara Garbatella

Cara Garbatella non è nuova a raccogliere prestigiosi riconoscimenti. Per la terza volta riceve il Premio Simpatia, uno dei simboli che la Città di Roma assegna alle eccellenze cittadine ma anche ai tanti talenti sommersi. Il Premio, giunto quest’anno alla quarantaduesima edizione, fu ideato dal celebre studioso della romanità Domenico Pertica, peraltro nostro amato concittadino. Questa volta a raccogliere il riconoscimento è anche il nostro direttore Giancarlo Proietti, fotografo, studioso e appassionato della Garbatella. …..

42° Premio Simpatia della città di Roma

Il riconoscimento anche al direttore di Cara Garbatella

Cara Garbatella non è nuova a raccogliere prestigiosi riconoscimenti. Per la terza volta riceve il Premio Simpatia, uno dei simboli che la Città di Roma assegna alle eccellenze cittadine ma anche ai tanti talenti sommersi. Il Premio, giunto quest’anno alla quarantaduesima edizione, fu ideato dal celebre studioso della romanità Domenico Pertica, peraltro nostro amato concittadino. Questa volta a raccogliere il riconoscimento è anche il nostro direttore Giancarlo Proietti, fotografo, studioso e appassionato della Garbatella.Giancarlo Proietti
Proietti, al momento della premiazione, invitato a commentare il prestigioso riconoscimento, non ha mancato di sottolineare la sua personale collaborazione e amicizia con Domenico Pertica. E ha concluso: “Vorrei condividere il premio con tutti i collaboratori di Cara Garbatella, il periodico che ormai da nove anni rievoca e accompagna la vita del quartiere”.
In passato furono premiati altri due nostri preziosi collaboratori: i giornalisti Cosmo Barbato e Gianni Rivolta.
I premi, una rosa di bronzo opera dello scultore Assen Peikov, sono stati conferiti il 30 maggio scorso nell’affollatissima sala della Protomoteca in Campidoglio, come da tradizione. Trentasei i premiati, scelti da una giuria che comprendeva nomi come Carlo Verdone, Christian Da Sica, C.A.Bixio, Pippo Baudo, Giorgio Assumma, Alessandro Nicosia, Carlo Gianni, Gigi Magni, Simona Marchini, Marisela Federici, Renzo Gattegna, Bruno Piattelli, Athos De Luca, Gigi Proietti e Nicol Fontana.
Per il grande impegno morale e civile che la caratterizza, tra i premiati la rockstar Gianna Nannini, e poi il sottosegretario al servizio civile Paolo Peluffo, per la ricerca il prof. Vito Pansadoro, per storia e letteratura Giordano Bruno Guerri, per lo spettacolo Pierfrancesco Favino (dopo il successo nel film “Romanzo criminale” proprio di recente ha conquistato il “David di Donatello” per “Romanzo di una strage”, per la regia Dario Argento, il maratoneta Sergio Agnoli, lo scenografo dell’Opera Maurizio Varamo, per l’arte Federica Galloni direttore dei beni culturali del Lazio, Santo Versace presidente dell”Operation Smile, il direttore del Museo della Shoah Marcello Pezzetti, per lo sport il “Progetto Filippide” dedicato ai ragazzi autistici, per la solidarietà agli abitanti dell’Isola del Giglio in occasione del naufragio del Concordia. La notizia dell’assegnazione del Premio a Proietti ha richiamato dalla Garbatella la presenza in sala di molti suoi amici ed estimatori…

 

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Piazza Brin elevata a “patrimonio culturale”

Epigrafe della fondazione della Garbatella | 18 febbraio 1920

La piazza e gli edifici prospicienti passano sotto la tutela dei Beni Culturali e Paesaggistici: una garanzia per la loro conservazione

Una antica foto aerea dove è possibile riconoscere via Giulio Rocco da Cesinale e Piazza Brin

di Eraldo Saccinto

Il 2 aprile la Direzione regionale dei Beni culturali e paesaggistici ha ritenuto di dover sottoporre a tutela gli edifici e le strutture annesse di Piazza Benedetto Brin, dichiarandoli di interesse particolare e garantendone così la conservazione secondo le norme vigenti. L’edificio sottoposto a tutela è quello sito al civico numero 6, cioè il lotto 5. L’edificio, eretto nel 1923, fa parte del primo nucleo della “Borgata Giardino denominata Garbatella”, la cui realizzazione, iniziata nel 1920, prevedeva la costruzione di cinque lotti di case destinate ad artigiani ed operai, occupando la collina a ridosso della Ferrovia Roma-Ostia. In particolare l’edificio di Piazza Brin, facente parte del lotto 5, è il fulcro centrale del complesso delimitato da Via delle Sette Chiese, Via della Garbatella e Via Alessandro Cialdi.

Dal suo portale centrale passa l’asse che, partendo da Via Giulio Rocco e dal cavalcavia della ferrovia, prosegue con la scenografica scalinata di accesso alla piazza (il cosiddetto Pincetto) e, attraverso il portale, proseguendo in discesa su Via Luigi Orlando, confluisce in Piazza Bartolomeo Romano. L’edificio in questione è, dal punto di vista planimetrico, simile ad una grossa C, con il lato lungo prospiciente la piazza e i due lati corti che vanno a creare sul retro lo spazio verde che orna la corte aperta del fabbricato, disimpegnando i due corpi scala posti ai due angoli. Architettonicamente l’edificio richiama i motivi della tendenza denominata “barocchetto”, che influenzò l’opera dell’architetto Sabbatini nei suoi primi anni di lavoro presso l’ICP.

Da rilevare, rispetto al corpo dell’edificio, la loggetta d’angolo del corpo destro, con otto colonnine che sostengono il tetto ed il perimetro ondulato del sottobalcone sostenuto da sette mensoloni lavorati. La facciata sulla piazza è quella più ricca di elementi architettonici, costituiti da comignoli, gocciolatoi che escono dalla bocca di una leonessa che sormontano i tubi discendenti, archi ribassati profilati in mattoncino con l’uso decorativo del tufo del basamento che crea motivi particolari  attorno alle caditoie.

Sulla stessa facciata, addossata al basamento e accanto alla trattoria romana “Il Moschino”, è possibile osservare una statua funeraria romana acefala rinvenuta nei pressi (la zona, in antico, ospitava una necropoli) . Al lato destro del portale è murata l’epigrafe che ricorda la fondazione della Garbatella, “per la mano augusta di sua maestà il re Vittorio Emanuele III”, avvenuta il 18 febbraio 1920. Questo edificio è stato tra i primi ad essere eretto ed è attualmente quello più importante dell’area, dopo l’abbattimento, avvenuto negli anni Sessanta, dei suoi prospicienti gemelli, per una tentata speculazione edilizia peraltro faticosamente scongiurata: furono tuttavia demoliti tre lotti di “casette per sobborghi giardino”, abitazioni semplici ad uno o due piani di tipologia uguale, che furono eliminati con l’intenzione di far posto alla costruzione di villette destinate ad abitazione private per funzionari del Banco di Santo Spirito. Al posto di due dei lotti demoliti furono creati negli anni Novanta, dopo trent’anni di squallido abbandono, gli attuali due giardini di Piazza Brin, uno dedicato a Maurizio e Marcella Ferrara, l’altro a Maurizio Arena. Recentemente la terza area di demolizione è stata trasformata in un utile pubblico parcheggio.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Luglio 2012

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Alla Garbatella sono poche le strade intitolate alle donne

Alla Garbatella sono poche le strade intitolate alle donne

In caso di intitolazione di nuove vie, il Municipio auspica che almeno tre vengano dedicate a figure femminili che si siano distinte nelle scienze, nella cultura, nell’arte, nelle istituzioni e nel sociale

Nel nostro territorio su 482 vie e piazze intitolate a santi, martiri, missionari, navigatori, sportivi, pittori, scrittori, ecc. le strade dedicate a figure femminili sono solo 24, cioè “ben” il 4, 97%!
Considerata l’esiguità di tale percentuale rispetto agli uomini, l’Undicesimo tuttavia è il Municipio di Roma con la più alta concentrazione di nomi di donne incisi sulle targhe toponomastiche. …..

Alla Garbatella sono poche le strade intitolate alle donne

Rosa Guarneri Carducci

In caso di intitolazione di nuove vie, il Municipio auspica che almeno tre vengano dedicate a figure femminili che si siano distinte nelle scienze, nella cultura, nell’arte, nelle istituzioni e nel sociale

Nel nostro territorio su 482 vie e piazze intitolate a santi, martiri, missionari, navigatori, sportivi, pittori, scrittori, ecc. le strade dedicate a figure femminili sono solo 24, cioè “ben” il 4, 97%!
Considerata l’esiguità di tale percentuale rispetto agli uomini, l’Undicesimo tuttavia è il Municipio di Roma con la più alta concentrazione di nomi di donne incisi sulle targhe toponomastiche. Tra i quartieri del Municipio, la Garbatella spicca su tutti per le vie intitolate alle donne: troviamo le madri del Risorgimento italiano, quali Maria Drago Mazzini, madre di Giuseppe Mazzini; Adelaide Bono Cairoli, patriota italiana e madre dei fratelli Cairoli; Adelaide Zoagli Mameli, il cui giovane figlio Goffredo, autore dell’inno d’Italia, cadde nel 1849 nella difesa della Repubblica romana.
C’è anche Rosa Guarnieri Carducci, medaglia d’oro al valor civile, romana, madre della Resistenza: era una casalinga, nel 1943 fu trucidata sulla porta di casa da una squadraccia di fascisti e nazisti, perché si opponeva con tutte le sue forze all’arresto del figlio antifascista.
Troviamo, poi, le nobili del Rinascimento e dell’800 italiano: Caterina Sforza, Signora di Imola e Ferrara, politica e guerriera; Alessandra Macinghi Strozzi, nobildonna fiorentina (1407-1471) moglie di Matteo Strozzi, che ha speso la propria esistenza per difendere la propria famiglia dalle ingiustizie ed autrice della prima collezione epistolare in lingua italiana scritta da una donna; Guendalina Borghese, dedita alla cura dei poveri.
Tante sono le sante o le antiche romane legate alla cristianità: Francesca Saveria Cabrini, nel 1800 missionaria in America; Pomponia Grecina, donna romana di alto rango che, condannata da Nerone per “superstitio extrema”, riuscì a salvarsi; Sant’Emerita, martire cristiana; Santa Galla, vissuta nel VI sec. dC: mentre Roma era devastata dalle incursioni barbariche, lei serviva ogni giorno un pasto nella propria casa a dodici bisognosi; Commodilla, ricca matrona romana che regalò il terreno su cui sorge l’omonimo ipogeo paleocristiano; Lucina, matrona romana soccorritrice dei primi martiri cristiani; San’Eurosia del IX sec.dC, il cui vero nome era Dobroslava poiché nativa della Boemia, molto amata alla Garbatella anche per l’antica chiesetta a lei dedicata: fu martirizzata da una banda di malviventi a soli sedici anni, durante il viaggio intrapreso per raggiungere il suo promesso sposo, ma in quel momento si scatenò una tempesta e così ad Eurosia fu attribuito il dono di sedare le tempeste e proteggere i raccolti.
Se usciamo, poi, dalla Garbatella le vie dedicate a donne si riducono veramente ad una manciata. Ecco, alla Garbatella le vie dedicate alle donne sono tutte qua: sembra una cosa da niente, invece, soffermandoci a riflettere un po’, pensiamo a quante volte ognuno di noi ripete il nome della strada in cui abita o di quelle dove svolge le attività quotidiane della vita, e ci accorgiamo così che, nella miriade dei luoghi urbani, quelli con nomi maschili risuonano con prepotenza ovunque, mentre i nomi delle donne sono richiamati molto raramente sedimentando, inconsciamente, l’idea che gli uomini sono stati, vista l’enorme sproporzione, più bravi e importanti delle donne nella storia dei popoli.
Dall’insieme dei nome delle strade dei nostri centri urbani si leggono le scelte politiche, ideologiche, di orientamenti e mode delle società nei vari periodi storici, restituendo un immaginario collettivo di figure illustri in pratica tutto al maschile, come se le donne non avessero contribuito al progresso della società.
Per questo la Commissione delle elette del Municipio XI ha aderito con entusiasmo alla campagna nazionale “8 marzo, tre donne, tre strade” lanciata da Roma, con il gruppo di ricerca su face book “Toponomastica Femminile”, dalla Professoressa Maria Pia Ercolini che da anni si occupa di equità di genere.
In occasione dell’8 marzo 2012 il Consiglio del Municipio XI, in una seduta dedicata a temi relativi alle pari opportunità, ha discusso una mozione che chiede “l’intitolazione delle prossime possibili tre strade del Municipio XI a tre figure femminili che si siano particolarmente distinte nella cultura, nelle istituzioni, nelle scienze, nell’arte e nel sociale, per iniziare una buona prassi che dia un segnale di rinnovamento per la reale parità tra i generi”. 

Paola Angelucci
Presidente della Commissione delle elette del Municipio XI

 

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Di Vittorio alla Villetta: una foto di 62 anni fa

Di Vittorio alla Villetta: una foto di 62 anni fa

In quell’occasione anche il toccante incontro dell’ex bracciante di Cerignola con la numerosa colonia di pugliesi della Garbatella

Sessantadue anni fa, 1950, alla Garbatella venne a trovarci uno dei dirigenti più amati dagli operai e dai contadini nel nostro Paese, il cofondatore e allora segretario generale della CGIL Giuseppe Di Vittorio. La visita è documentata da un’immagine, una foto ritrovata per caso in mezzo a vecchie carte: mostra Di Vittorio mentre parla alla Villetta, la sezione PCI della Garbatella.
Gli sono a fianco, il più alto, il segretario della sezione, l’operaio metalmeccanico e sindacalista Vasco Butini …..

Di Vittorio alla Villetta: una foto di 62 anni fa

In quell’occasione anche il toccante incontro dell’ex bracciante di Cerignola con la numerosa colonia di pugliesi della Garbatella

Sessantadue anni fa, 1950, alla Garbatella venne a trovarci uno dei dirigenti più amati dagli operai e dai contadini nel nostro Paese, il cofondatore e allora segretario generale della CGIL Giuseppe Di Vittorio. La visita è documentata da un’immagine, una foto ritrovata per caso in mezzo a vecchie carte: mostra Di Vittorio mentre parla alla Villetta, la sezione PCI della Garbatella. Giuseppe Di Vittorio
Gli sono a fianco, il più alto, il segretario della sezione, l’operaio metalmeccanico e sindacalista Vasco Butini e il responsabile della propaganda Carlo Ludovici, in quegli anni direttore del locale ufficio postale che si trovava
allora in Via Luigi Fincati. Quella visita alla Villetta fu un evento per il quartiere, non solo per la statura morale e politica dell’esponente massimo del nostro mondo sindacale, ma anche perché erano tantissime, tra gli abitanti della Garbatella e quindi tra gli iscritti alla sezione, le persone oriunde dalle Puglie e molti proprio da Cerignola, la città di Di Vittorio.
Erano emigrati nel nostro quartiere nei primi anni Trenta del secolo scorso, quasi tutti ex braccianti agricoli come Di Vittorio, quasi tutti a Roma manovali o operai addetti ai lavori più umili, tantissimi ancora afflitti dall’analfabetismo storico delle classi povere. Di Vittorio rappresentava per loro il simbolo del riscatto dall’antica servitù della terra. Tra gli anziani solo alcuni erano appena acculturati e tutti i giorni, al mattino, nel giardino della Villetta, leggevano a turno “L’Unità” ai loro conterranei.
Della politica sapevano tutto. Sapevano tutto di Di Vittorio: le sue lotte bracciantili contro i padroni dei latifondi quasi sempre ispiratori e sovvenzionatori del fascismo; le persecuzioni patite (eletto deputato nei ’21 mentre si trovava in carcere, condannato poi dal fascismo a 12 anni); la sua fuga a Parigi e a Mosca; la sua partecipazione alle Brigate internazionali in difesa della Repubblica spagnola contro il fascismo di Franco; il suo nuovo arresto nel 1941 e la condanna al confino a Ventotene; la sua partecipazione alla Resistenza; la sua lotta per l’unità sindacale con la CGIL , insieme al socialista Bruno Buozzi (poi fucilato dai tedeschi il giorno della liberazione di Roma) e al cattolico Achille Grandi; infine la sua morte nel 1957 durante un’assemblea sindacale.
Noti i suoi dissensi nel PCI di cui non condivideva al tempo la politica troppo filosovietica. Per gli ex pugliesi della Garbatella , Di Vittorio era un mito e quel giorno era una festa perché lo avevano ospite in casa. Ma il prestigio del segretario della CGIL era universale, esteso anche al campo sindacale internazionale.
Quell’anno, il 1950, la Garbatella ebbe un altro ospite illustre: il giovane Enrico Berlinguer, a quel tempo segretario della Federazione giovanile: venne a premiare, donando una biblioteca, i ragazzi che avevano difeso la sede della Villetta da un organizzato assalto di fascisti dell’MSI, confluiti da tutta la città a punire il quartiere delle Ardeatine e la sezione del PCI, che rappresentava la continuazione dello spirito antifascista e della Resistenza.
Negli anni, innumerevoli sono stati i dirigenti politici e le personalità della cultura ospiti della Villetta.
Citiamo, solo a mo’ di esempio, oltre a Berlinguer, Pajetta (numerose volte), Amendola, Terracini, Pasolini, Visconti, Veltroni, Occhetto, Petroselli (il più amato sindaco di Roma), Mussi, Bentivegna, Buttitta, Umberto Nobile, il regista Emmer, la medaglia d’oro olimpica Dordoni, il regista Zurlini, il compositore Luigi Nono, Natta, D’Alema, l’astronauta Guidoni e tanti tanti altri. (C.B.)

 

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Il 4 luglio si è svolta alla Villetta una felice serata anticipatrice del Garbatella Jazz Festival del prossimo autunno. L’applauditissima esibizione di Pasquale Innarella e del suo Quartet

“Uomini di terra”, musica e immagini su Di Vittorio

Il 4 luglio si è svolta alla Villetta una felice serata anticipatrice del Garbatella Jazz Festival del prossimo autunno. L’applauditissima esibizione di Pasquale Innarella e del suo Quartet

di Giancarlo Proietti

“Uomini di terra”, musica e immagini del nuovo cd musicale di Pasquale Innarella, presentato in anteprima alla Villetta con video e foto dedicati alla figura di Giuseppe Di Vittorio. E insieme, un’anteprima del tradizionale Garbatella Jazz Festival, che si terrà in autunno. Il 4 luglio, alla Villetta di Via Passino, …..

“Uomini di terra”, musica e immagini su Di Vittorio

Il 4 luglio si è svolta alla Villetta una felice serata anticipatrice del Garbatella Jazz Festival del prossimo autunno. L’applauditissima esibizione di Pasquale Innarella e del suo Quartet

di Giancarlo Proietti

“Uomini di terra”, musica e immagini del nuovo cd musicale di Pasquale Innarella, presentato in anteprima alla Villetta con video e foto dedicati alla figura di Giuseppe Di Vittorio. E insieme, un’anteprima del tradizionale Garbatella Jazz Festival, che si terrà in autunno.Pasquale Innarella
Il 4 luglio, alla Villetta di Via Passino, si è esibito Pasquale Iannarella con il suo Quartet, lui con il sax tenore, soprano e corno, accompagnato da Francesco Lo Cascio al vibrafono, Pino Sallusti al contrabbasso e Roberto Altamura alla batteria.
Una serata d’estate che ha richiamato molti appassionati, durante la quale è stata anche rievocata la figura del fondatore e del primo segretario della CGIL nelle parole del segretario dei pensionati Riccardo Terzi.
L’impegno di Pasquale, oltre alla musica, è teso a ricordare il grande sindacalista scomparso da molti anni, del quale però è rimasta un’impronta indelebile nell’emancipazione del lavoro.
All’interno del suo cd, Iannarella così commenta: “La musica è il linguaggio che preferisco per esprimere idee, emozioni, convinzioni, partecipazione civica e sociale. E non è un caso che questo disco sia dedicato a Giuseppe Di Vittorio, una figura che nel corso del ‘900 ha avuto un ruolo cruciale nella formazione di una nuova e diversa coscienza dei lavoratori e dei loro diritti”. Poi ricorda come Di Vittorio, da ragazzino bracciante, divenne sindacalista e parlamentare, partecipò alla Resistenza, fu tra i fondatori della CGIL, fino a rivestire la carica di presidente della Federazione Sindacale Mondiale.
La serata ha avuto come sfondo le fotografie casualmente ritrovate di Di Vittorio ospite alla Villetta nel lontano 1950, un autentico documento storico. Per l’occasione, considerando il ritrovamento di quelle immagini e la musica di Iannarella ispirata alla figura del sindacalista, la serata è stata patrocinata dalla Fondazione intitolata a Di Vittorio.

Appuntamento a tutti gli appassionati del jazz al 27, 28 e 29 settembre 2012 per l’ottava edizione del Garbatella Jazz Festival.

 

Pasquale Innarella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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In memoria di Aldo Murgia un premio contro la violenza

In memoria di Aldo Murgia un premio contro la violenza

Prima edizione di una manifestazione per ricordare Aldo, ucciso tre anni fa per una banale lite di parcheggio.

In due serate, si è svolta al Funnel di Via Ostiense la terza edizione di “Guardiamo Aldo…mani, contro ogni violenza” a tre anni dalla tragica scomparsa di Aldo Murgia, ucciso in Via Costantino in seguito ad una banale lite per un parcheggio conteso.
Promotori della manifestazione gli amici di Aldo, il Municipio Roma XI, la Provincia di Roma, Federico Valerio e Fabio D’Orazi di “11 Radio”. Anche quest’anno  …..

In memoria di Aldo Murgia un premio contro la violenza

Prima edizione di una manifestazione per ricordare Aldo, ucciso tre anni fa per una banale lite di parcheggio.

In due serate, si è svolta al Funnel di Via Ostiense la terza edizione di “Guardiamo Aldo…mani, contro ogni violenza” a tre anni dalla tragica scomparsa di Aldo Murgia, ucciso in Via Costantino in seguito ad una banale lite per un parcheggio conteso.
Promotori della manifestazione gli amici di Aldo, il Municipio Roma XI, la Provincia di Roma, Federico Valerio e Fabio D’Orazi di “11 Radio”. Anche quest’anno si è voluto ricordare Aldo Murgia con il linguaggio espressivo che amava di più e che ha segnato tutto il suo percorso artistico: la musica. Aldo era un apprezzato musicista e un ispirato compositore, sempre alla ricerca di uno stile musicale innovativo e originale.
Queste sue doti l’hanno portato a collaborare con una miriade di musicisti, molti dei quali presenti sul palco nella prima serata.Aldo Murgia
La vera novità di questa edizione è l’istituzione del “Premio Aldo Murgia”, patrocinato dal Municipio Roma XI e rivolto a gruppi musicali “Creative Commons”, appartenenti cioè a quei circuiti culturali non soggetti alle ferree logiche del copyright.
La seconda serata ha così consacrato vincitore del primo “Premio Aldo Murgia” il gruppo degli Easy Roots, band reggae dei Castelli, che ha eseguito brani di forte impatto emotivo con testi incentrati sui temi della non violenza. La gara musicale è stata caratterizzata da performance di notevole qualità espressiva- compositiva e valutati da una giuria, scelta dagli organizzatori, formata da rappresentanti del Municipio XI, della Provincia e appassionati esperti di musica quali Chiara Gelfo, Federico Valerio, Daniel Dell’Ariccia e Filippo Murgia.
La nutrita e calorosa partecipazione del pubblico, le simpatiche “incursioni” di Floriana Secondi e di Alessandro Serra di Zelig, hanno reso l’atmosfera della due giorni gioiosa, pur non mancando spunti di riflessione sul progressivo imbarbarimento dei nostri quartieri e su quali rimedi porre in essere per arginarne la minaccia. In tale direzione, nella serata conclusiva, si sono alternati gli interventi dei rappresentanti del Municipio XI, Paola Angelucci, presidente della Commissione Cultura, Andrea Beccari, assessore Servizi Sociali e di Gianluca Peciola della Provincia, i quali, sottolineando l’importanza della manifestazione quale momento di aggregazione alla Comunità di Sant’ Egidio, per l’impegno profuso nel contrasto ad ogni forma di violenza costruttiva e propositiva, hanno espresso l’auspicio e la volontà di rendere il Premio Aldo Murgia un appuntamento fisso del nostro territorio e un’occasione per veicolare attraverso la musica un messaggio di pace e di civile convivenza.
I proventi dell’incasso sono stati interamente devoluti
Filippo Murgia

 

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Il Municipio reclama la riapertura del mercato di Via Passino

Il Municipio reclama la riapertura del mercato di Via Passino

In un comunicato si definisce irresponsabile la decisione della Giunta comunale di adibirlo ad altra funzione, senza sistemare i vecchi operatori attualmente a Via di Santa Galla. Disattesa dal Comune la proposta municipale di apertura di un mercato in Via Capitan Bavastro

La Giunta Alemanno trasferisce il Farmer’s Market (il mercato dei produttori) di Testaccio nel Mercato coperto della Garbatella di Via Passino, che è stato oggetto di importanti lavori …..

Il Municipio reclama la riapertura del mercato di Via Passino

In un comunicato si definisce irresponsabile la decisione della Giunta comunale di adibirlo ad altra funzione, senza sistemare i vecchi operatori attualmente a Via di Santa Galla. Disattesa dal Comune la proposta municipale di apertura di un mercato in Via Capitan Bavastro

La Giunta Alemanno trasferisce il Farmer’s Market (il mercato dei produttori) di Testaccio nel Mercato coperto della Garbatella di Via Passino, che è stato oggetto di importanti lavori di ristrutturazione iniziati nel 2002, prossimi alla conclusione. La riapertura ed il riutilizzo dell’edificio sono una priorità sia per il quartiere che per il Municipio Roma XI e l’attività dei produttori di cibi biologici ed a Km 0 aggiunge un ulteriore tassello all’offerta commerciale nel territorio.
Ciò che preoccupa non è tanto quel che si dice nell’atto della Giunta, quanto quel che si omette. In particolare
si evita accuratamente di affrontare il nodo degli operatori che sono attualmente nella sede provvisoria di Via di Santa Galla. Il Municipio Roma XI, viste le richieste degli operatori di rimanere in zona, aveva individuato un’area e proposto di realizzare per loro un altro mercato in Via Capitan Bavastro, adiacente a Via di Santa Galla, ma dall’ottobre 2010 la Giunta Alemanno non ha destinato alcun finanziamento per la nuova realizzazione.
Ad oggi gli operatori si trovano su una sede stradale, che deve essere al più presto ripristinata, la quale è di primaria importanza per garantire il collegamento veicolare della Circonvallazione Ostiense con le nuove sedi direzionali di Roma Capitale del progetto ‘Campidoglio 2’, con i nuovi complessi residenziali in corso di realizzazione (Parco Ostiense), con gli imminenti insediamenti del Nuovo Trasporto Viaggiatori (treni ad alta velocità) ed Eataly (centro enogastronomico) all’Air Terminal. A Via di Santa Galla gli operatori non possono restare, come ha recentemente sottolineato con nota ufficiale anche il Gruppo XI di Polizia Municipale. Ma nell’atto della Giunta Alemanno non si prende nessun impegno nei loro confronti. L’Assessore Bordoni e l’Assessore Ghera si limitano a ricordare che il Municipio ha proposto di fare il nuovo mercato e che gli operatori non sono favorevoli al rientro in Via Passino. Sorvolano poco responsabilmente su due questioni molto concrete e urgenti: chi mette le risorse per farlo davvero il mercato a Via Capitan Bavastro? In quali tempi i suddetti Assessori si impegnano a concluderlo?
La Giunta Alemanno – conclude il comunicato del Municipio XI – conferma di non riuscire a farne una buona ed anche in questo caso non si smentisce.

 

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Storia e ricordi del mercato di Via Passino

in attesa della riapertura del vecchio edificio

Storia e ricordi del mercato di Via Passino

La struttura storica e i tormentati lavori di ristrutturazione.
Pur essendo un edificio coperto, per gli abitanti era “la Piazza”: oltre che fare la spesa, era un importante luogo di incontro e di socializzazione

di Enrico Recchi

Il mercato della Garbatella tra poco (speriamo) riaprirà nella sede storica di Via Passino, i cui lavori di riqualificazione sono iniziati a seguito del trasferimento nel 2002. Forse pochi …..

in attesa della riapertura del vecchio edificio

Storia e ricordi del mercato di Via Passino

La struttura storica e i tormentati lavori di ristrutturazione.
Pur essendo un edificio coperto, per gli abitanti era “la Piazza”: oltre che fare la spesa, era un importante luogo di incontro e di socializzazione

di Enrico Recchi

Il mercato della Garbatella tra poco (speriamo) riaprirà nella sede storica di Via Passino, i cui lavori di riqualificazione sono iniziati a seguito del trasferimento nel 2002. Forse pochi sanno che gli spazi del mercato di Via Passino nell’idea originaria dell’architetto Sabbatini, uno dei più attivi nell’ideazione e realizzazione degli edifici del nostro quartiere quando nacque a partire dal 1920, avrebbe dovuto accogliere oltre al mercato coperto una palestra ed una piscina. Le cose poi andarono diversamente e il progetto del mercato coperto andò avanti nel dopoguerra con i lavori che iniziarono solo nel 1948. Prima di allora il mercato rionale si svolgeva all’aperto in via Magnaghi, proprio dove venne trasferito temporaneamente quando quello al chiuso subì i primi lavori di ristrutturazione del 1977.
L’edificio venne inaugurato nel 1952, un anno importantissimo per la Garbatella, perché proprio in quello stesso anno venne inaugurata anche la chiesa di San Filippo Neri. La struttura del mercato, che aveva all’inizio una trentina di banchi dove si vendevano generi alimentari (verdura, frutta, carne, pane, pasta, pollame ma anche abbigliamento e scarpe), fu costruita parte in muratura e parte in cemento armato, segno di una mancanza di omogeneità. Probabilmente in fase iniziale si pensò ad uno spazio soltanto recintato e non coperto ma poi in fase di realizzazione si cambiò idea coprendo tutto il mercato e dotandolo di ampi finestroni laterali che consentissero un’adeguata illuminazione e ventilazione.
Dove oggi ci sono gli spazi del Centro sociale “La Strada” c’era il circolo dell’ENAL per le attività dopolavoristiche.
Già alcuni interventi importanti erano stati fatti nei lavori del 1977 che videro l’eliminazione della fontana centrale, l’ampliamento delle superfici di vendita, il miglioramento degli spazi destinati a deposito al piano seminterrato e la realizzazione di due montacarichi per movimentare le merci.

La gente del mercato
In attesa che gli abitanti della Garbatella possano vedere ultimato e riutilizzare di persona il nuovo “vecchio Mercato” , parliamo ora della gente che animava quello spazio.
Tutti quelli che hanno vissuto gli anni in cui la sede storica del mercato era funzionante, sia dal 1948 che dopo il lavori del 1977, si ricordano persone ed episodi di una società assai diversa dall’attuale. Iniziamo col dire che il mercato veniva chiamato nel rione la “Piazza”. Andare al mercato a fare la spesa, ad incontrare gli amici, a prendere il caffè era “andare in Piazza”. Già, perché, assieme ad altri punti di aggregazione sociale, il mercato ovvero la “Piazza” era uno dei punti d’incontro d’eccellenza della gente della Garbatella. Era lì che si faceva la spesa, ma era sempre in “Piazza” che si incontravano i parenti o gli amici, che si parlava della quotidianità, che si discuteva di politica.
Grosso modo tutto gravitava là intorno: il vicino ospedale del CTO, il banco del lotto in Via Odero, la Delegazione comunale in Largo delle Sette Chiese. Un microcosmo di servizi all’interno del quartiere.
Comune denominatore della gente, sia dei venditori che dei clienti, era la semplicità intesa in senso estremamente positivo. Rapporti diretti, franchi, senza giri di parole. Chi non aveva i soldi per pagare poteva “segnare”, ovvero riportare il dovuto in un conto aperto, in attesa che il capofamiglia prendesse la paga settimanale o lo stipendio a fine mese e saldasse il debito. Non c’era di che vergognarsi.
Dentro al mercato c’erano poi i banchi con i loro esercenti. Personaggi “d’una volta”, venditori veraci, generosi, con le loro battute, i loro richiami per attirare i clienti. Da Gina “l’ovara”, venditrice di uova che utilizzava una lampada per vedere se le uova erano fecondate: metteva infatti le uova davanti a una lampada
e controluce verificava che non fossero “ingallate”. Per incartarle ci si portava il giornale da casa. C’era poi Salvatore, venditore di frutta e verdura, un uomo simpatico e generoso. Il suo grido di battaglia era “Abbondante!”: “Quanti spinaci famo signò? Un chilo abbondante?”. Molti erano i venditori che erano anche produttori di quello che esponevano sul banco: infatti, Salvatore si raccomandava ai clienti perché gli riportassero i semi dei meloni che vendeva per poterli seminare. Ancora un’altra Gina che vendeva la biancheria: siccome le possibilità economiche degli abitanti del quartiere erano spesso limitate, la vendita era fatta “a sconto”, ovvero un tanto a settimana o al mese per saldare il dovuto (eventualità quest’ultima che purtroppo sembra tornare d’attualità).
Era il regno della semplicità e della genuinità in tutti i sensi. Un posto dove simpatia, cordialità, disponibilità si potevano avvertire in ogni angolo, il tutto condito dalla forza del dialetto romanesco. Su una delle colonne centrali portanti del mercato si appendevano gli oggetti smarriti in attesa che il proprietario venisse a ricercarli, ed in alto campeggiava il cartello “Chiavi perse”.
E vicino al mercato si passava a fare colazione al bar Moriconi (dove ancora oggi, d’estate, si può gustare uno dei migliori caffè freddi di Roma).

 

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Apre “Eataly”, megastore il Luna park del cibo

Apre “Eataly”, megastore il Luna park del cibo

Occupa i locali abbandonati da 22 anni dell’Air Terminal Ostiense.
17mila metri quadrati di esposizione e vendita di alimenti di ogni genere.
Orario continuato tutti i giorni dalle 10 alle 24

E’ il Luna park del cibo, il più grande mercato alimentare d’Italia, si chiama Eataly e occupa quell’inutile Terminal costruito 22 anni fa per accogliere i viaggiatori che venivano in aereo a Roma per i Campionati mondiali di calcio del 1990: in quella stazione terminale non ne sbarcono poche decine. Ci sono proprio tutte le varietà di cibi e di bevande, regionali, nazionali e estere. Forse contribuirà ad uccidere definitivamente le botteghe sotto casa, ormai in agonia per il proliferare dei supermercati. Ma, tant’è, pare inutile rifugiarsi nell’amarcord. …..

Apre “Eataly”, megastore il Luna park del cibo

Occupa i locali abbandonati da 22 anni dell’Air Terminal Ostiense.
17mila metri quadrati di esposizione e vendita di alimenti di ogni genere.
Orario continuato tutti i giorni dalle 10 alle 24

E’ il Luna park del cibo, il più grande mercato alimentare d’Italia, si chiama Eataly e occupa quell’inutile Terminal costruito 22 anni fa per accogliere i viaggiatori che venivano in aereo a Roma per i Campionati mondiali di calcio del 1990: in quella stazione terminale non ne sbarcono poche decine. Ci sono proprio tutte le varietà di cibi e di bevande, regionali, nazionali e estere. Forse contribuirà ad uccidere definitivamente le botteghe sotto casa, ormai in agonia per il proliferare dei supermercati. Ma, tant’è, pare inutile rifugiarsi nell’amarcord.
Eataly è un invenzione di uno spericolato imprenditore di Alba di 58 anni, Oscar Farinetti, orgoglioso figlio di un partigiano. Finora si era occupato di lavatrici e frigoriferi. Lui dice che cambia attività ogni nove anni. Ora è passato al cibo con un investimento di 80 milioni di Euro e ha comprato quell’immobile che è spartito in 17 mila metri quadrati dove si vende di tutto: pane, pasta, salumi, formaggi, ortaggi, frutta, carne, pesce, vini, birre, bevande, liquori, cioccolata, dolci, gelati. Comprende ristoranti, pizzerie, friggitorie in uno spazio che finora non si sapeva come utilizzare: si era parlato che potesse accogliere l’anagrafe comunale oppure delle sale per concerti.
Farinetti si definisce “un mercante di utopie” tra le quali davvero non trascura gli affari. E’ instancabile.
Nella nuova attività ha inserito moglie e due figli e ha assunto finora circa 600 persone (i curricula erano stati migliaia, “la meglio gioventù”). Sulle magliette che portano c’è lo slogan che caratterizza Eataly: “Facciamo cose buone”. Al buon gusto del mangiare e del bere si picca di affiancare anche la cultura: al quarto piano espone anche opere di Modigliani. “La bellezza ci salverà” – dice – ed è chiaro che nella bellezza per lui c’è innanzitutto il cibo.
L’acquisizione di quegli spazi non è stata semplice. Bisognava condonare le opere di trasformazione. Tra gli interlocutori, il Comune, la Sopraintendenza, la proprietà. Il cambio di destinazione d’uso ha riguardato anche i 3.200 metri quadri passati da servizi di stazione a servizi commerciali. C’erano i problemi legati alla tendopoli di rifugiati afgani allocati nei pressi. C’era la protezione estetica degli impianti tecnologici della stazione Ostiense. E poi la sistemazione dei parcheggi, destinati anche ad ospitare le auto dei passeggeri dei treni di NTV, quelli di Montezemolo.
Ma ormai, il dado è tratto. Aperti i battenti, orario continuato dalle 10 alle 24 tutti i giorni. Speriamo che non ci porti una nuova movida.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Luglio 2012

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Alla “Battisti” promozione alla lettura

Alla “Battisti” promozione alla lettura

Promosso chi legge”, un felice progetto per avvicinare i ragazzi ai libri

di Carmela Marchettiinsegnante della scuola “Battisti”

La scuola primaria “Cesare Battisti” apre i cancelli e dà il via alla mostra mercato del libro! Sulla Piazza Damiano Sauli, antistante la scuola, mercoledì 18 e giovedì 19 aprile, bambini, ragazzi e maestri si sono alternati davanti allo stand che esponeva i libri. Due giornate di una vera e propria immersione nella lettura, due splendide giornate di sole, di aria tiepida, di illuminazione in tutti i sensi.
“Promosso chi legge” è un progetto di promozione alla lettura e diffusione del libro, rivolto alle scuole, che nasce con il patrocinio dell’XI Municipio e per merito della casa editrice Sinnos, editoria piccola ma che presta grande attenzione a temi come: interculturalità, diverse lingue, …..

Alla “Battisti” promozione alla lettura

Promosso chi legge”, un felice progetto per avvicinare i ragazzi ai libri

di Carmela Marchettiinsegnante della scuola “Battisti”

La scuola primaria “Cesare Battisti” apre i cancelli e dà il via alla mostra mercato del libro! Sulla Piazza Damiano Sauli, antistante la scuola, mercoledì 18 e giovedì 19 aprile, bambini, ragazzi e maestri si sono alternati davanti allo stand che esponeva i libri. Due giornate di una vera e propria immersione nella lettura, due splendide giornate di sole, di aria tiepida, di illuminazione in tutti i sensi.
“Promosso chi legge” è un progetto di promozione alla lettura e diffusione del libro, rivolto alle scuole, che nasce con il patrocinio dell’XI Municipio e per merito della casa editrice Sinnos, editoria piccola ma che presta grande attenzione a temi come: interculturalità, diverse lingue, diritti, educazione al rispetto dell’altro e dell’ambiente, attenzione ai fenomeni dell’emarginazione: grandi temi, sulla bocca di tutti, in un modo o nell’altro, temi che diventano a scuola argomenti seri da “studiare”.
Già …ma i bambini, se non si divertono non si appassionano, se non toccano non credono… Ed ecco allora che i bambini e i ragazzi arrivano sulla piazza, in fila, ordinati per due, con tante raccomandazioni dei maestri: non toccate, non spingete, non vi appoggiate, non urlate… Sugli stand Sinnos, Nuove Edizioni Romane, Libreria Centostorie, tanti, tanti libri, coloratissimi albi illustrati, romanzi, storie, racconti, saggi, molti disegni e fotografie sui libri, i bambini non resistono, con molta calma e serenità si avvicinano; i più audaci, oppure, scolasticamente parlando, i più “vivaci” toccano … prendono in mano un libro… Allora si può!!!
Tutti prendono in mano un libro, lo guardano, lo girano, lo posano, gli occhi ne vedono un altro più colorato, scritto più grande, con più figure, lo prendono, lo posano, eccone un altro, ancora più bello, “Forse più adatto a me”, No, ecco questo è un giallo, e poi ancora,”Maestra, guarda, c’è un libro di storia, lo compri e ce lo leggi in classe?”.
Il personale dietro lo stand lascia fare, ce n’è per tutti!
La signora Aneta Kobylanska, animatrice culturale della Sinnos editrice, si prende un gruppetto di bambini e si siede con loro, dall’altra parte della piazza; racconta loro varie storie, presenta i libri, legge un po’, spiega i vari generi letterari, sa come attirare la curiosità del suo ‘piccolo’ pubblico.
Poi, dalla borsa, prende un libro: è la storia di una ragazzina polacca, racconta divertenti episodi della sua vita, diventa grande e viene in Italia. L’animatrice acquista vivacità, calore.  I bambini intuiscono, “Sei tu!?
L’hai scritto tu!”, “Una pagina è scritta in italiano e accanto è scritta anche in polacco”. Stupore, ammirazione, piacere, sono le emozioni che i bambini mostrano quando la signora si presenta: “Sono io questa ragazzina, sono io l’autrice di questo libro!”.
I maestri non credono ai loro occhi, è davvero piacevole, dà soddisfazione vedere tutta la classe, escluso nessuno, impegnata a sfogliare un libro, e si sentono pienamente soddisfatti nel vedere un gruppetto di bambini che si sono accomodati sui muretti e … leggono!
Poi, all’uscita da scuola, i genitori comprano!!! Anche perché le case editrici offrono il 10% del ricavato dalla vendita dei libri per arricchire la nostra biblioteca! Niente male per celebrare (in anticipo) “La Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore”, che ricorre il 23 aprile. L’idea di questa giornata ha origine in Catalogna dove, il 23 Aprile, festa di San Giorgio, viene offerta una rosa per ogni libro venduto.
E agli alunni della “Cesare Battisti” che si sono fatti onore con la mostra mercato del libro, cosa è stato offerto oltre al piacere della lettura?
“Promosso chi legge: promesso!”.

 

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Garbatella in bicicletta? Anche da noi è auspicabile

A Roma 150mila persone al giorno pedalano su due ruote. Piste ciclabili possibili anche da noi.
Un grave problema la sicurezza in città di ciclisti e pedoni

Garbatella in bicicletta?
Anche da noi è auspicabile

di Fabrizio Caristi

La vita dei ciclisti urbani, in una città come Roma, è tutt’altro che facile: per il traffico e per gli inevitabili  pericoli che ne conseguono, che portano il tasso di mortalità in sella alle due ruote al 3,46%.
Altre ragioni vanno ricercate invece nella scarsa sicurezza delle piste ciclabili: segnaletica inesistente, fondo stradale dissestato, presenza di rifiuti e detriti, pericolosi attraversamenti su strada. Gli utenti abituali della bicicletta hanno raggiunto quota 150 mila. Mentre 300 mila persone, il 12% dei residenti (esclusi fuorisede, turisti ed extracomunitari), usano  …..

A Roma 150mila persone al giorno pedalano su due ruote. Piste ciclabili possibili anche da noi.
Un grave problema la sicurezza in città di ciclisti e pedoni

Garbatella in bicicletta?
Anche da noi è auspicabile

di Fabrizio Caristi

La vita dei ciclisti urbani, in una città come Roma, è tutt’altro che facile: per il traffico e per gli inevitabili  pericoli che ne conseguono, che portano il tasso di mortalità in sella alle due ruote al 3,46%.
Altre ragioni vanno ricercate invece nella scarsa sicurezza delle piste ciclabili: segnaletica inesistente, fondo stradale dissestato, presenza di rifiuti e detriti, pericolosi attraversamenti su strada. Gli utenti abituali della bicicletta hanno raggiunto quota 150 mila. Mentre 300 mila persone, il 12% dei residenti (esclusi fuorisede, turisti ed extracomunitari), usano occasionalmente la bici. Un incremento, stimato dal comune di Roma, del 50 per cento rispetto a 5 anni fa.

Per le piste i dati ufficiali del Campidoglio parlano di 136 chilometri di percorsi ciclabili e di 122 corridoi nel verde (nel 2007 erano 105 e 110, con un aumento da allora di circa il 20%). A queste andranno aggiunti gli oltre 11 chilometri delle quattro piste in fase di realizzazione: Torrino-Fermata metro Eur, Via Togliatti-Cervelletta, Tor de’ Cenci e Monte Ciocci-Valle Aurelia. E il numero aumenterà con i 19 chilometri della pista ciclabile della Roma-Fiumicino e della Nomentana, i cui progetti sono esecutivi.
Il nostro quartiere è lambito da due importanti dorsali ciclabili, quella del Tevere e quella della Cristoforo Colombo. Purtroppo però, la via di congiunzione tra queste due importanti arterie.non è stata completata.
Solo alla fine, la ciclabile del Circo Massimo, derivazione di quella della Cristoforo Colombo, confluisce nella dorsale del Tevere. Garbatella. La limitrofa San Paolo ha in inaugurazione un ponte, il ponte della scienza: sarà un ponte ciclo-pedonale che unirà il Lungotevere Vittorio Gassman, all’altezza del teatro India, con la zona del Gazometro in prossimità della Via Ostiense.
Mentre nel mese di giugno è stato inaugurato quello che unisce la Circonvallazione Ostiense alla Via Ostiense, un ponte a scorrimento veloce di sei corsie, due marciapiedi e una pista ciclabile che non collega la Circonvallazione Ostiense alla Colombo.
Andare in bicicletta di questi tempi significa in primo luogo dover far i conti con una serie di problematiche, a cominciare dalla sicurezza. Le bici sono spesso costrette a compiere funambolici slalom fra le buche presenti sull’asfalto disastrato, prima di dribblare l’arroganza dei veicoli che sfrecciano noncuranti della loro presenza.
Il problema della sicurezza di chi pedala è riconducibile anche ad una questione sociale: solo 10 anni fa, quando un automobilista commetteva un errore, alzava la mano in segno di scusa; oggi invece la alza per mandare a quel paese. Sappiano tutti quello che succede se le auto vengono fermate per un quarto d’ora a causa di una gara podistica: i clacson impazziscono.
A New York, la maratona blocca la città per un giorno intero e la gente applaude.
Del resto quante domande ci sono sul rispetto per i ciclisti nel test per la patente? …
La campagna sulla sicurezza stradale dei ciclisti lanciata dal quotidiano inglese Times, cui anche FIAB ha aderito, sta suscitando molto interesse anche da parte dei media.
Speriamo sia un punto di svolta senza ritorno per un rilancio non più rinviabile dell’attenzione della politica che, su questi temi, dimostra da decenni una totale inerzia, salvo rare eccezioni.
Qualcuno, rendendo il casco obbligatorio ai ciclisti, probabilmente pensa di mettersi in pace con la coscienza, cercando un alibi per rinviare la soluzione del problema, che dovrebbe essere quella di rendere sicura la mobilità limitando l’uso delle auto e lo spazio ad esse riservato, dedicando una specifica attenzione alla manutenzione delle strade e alla qualità degli interventi, e controllando la velocità e la sosta dei veicoli, secondo il principio per cui “è il mezzo più grande che deve aver cura del più piccolo”, e non viceversa.
La sicurezza di chi pedala deve passare attraverso una presa di coscienza del problema e una rigorosa educazione civica e stradale imposta sia ai ciclisti che agli automobilisti.
Ma, in attesa di un processo formativo che deve essere ancora avviato, bisogna trovare delle soluzioni alternative, pratiche e immediate. Le piste ciclabili sono una prima risposta, ma spesso sorgono isolate, non inserite in un contesto, avulse da quello che dovrebbe essere un piano per la mobilità sostenibile. Ancora troppo spesso le ciclabili nelle nostre città sono pensate come “decoro urbano” e non come percorsi per una viabilità alternativa. Nei paesi del Nord Europa, a dispetto del clima, esistono centinaia di chilometri di strade riservate alle biciclette. Tragitti pensati per una mobilità alternativa, sia in città che fuori, che sono anche diventati una grande attrazione turistica.
Strade realizzate a basso costo e impatto ambientale, finanziate spesso con i Fondi Europei, gli stessi fondi che troppo spesso le nostre amministrazioni locali restituiscono alla UE per inutilizzo, o che utilizzano in inutili
opere fini a se stesse.
Negli ultimi 10 anni nei paesi dell’unione europea i numero dei morti per incidenti stradali è diminuito, però a fronte di una diminuzione del numero degli automobilisti e dei motociclisti. Invece il numero dei morti in bicicletta è rimasto sostanzialmente uguale. Questo significa che gli interventi sono stati efficaci su autostrade e strade extraurbane, ma non lo sono stati altrettanto su quelle urbane, che sono le più pericolose
d’Europa: 8 morti su 10 sono pedoni o ciclisti. Sulle strade italiane, sono morti negli ultimi 10 anni 2.556 ciclisti.
Oggi secondo uno studio di DAS, compagnia del gruppo Generali, “ogni giorno in Italia 38 ciclisti rimangono coinvolti in incidenti stradali”.
Sul totale delle vittime della strada, il 50% sono pedoni o ciclisti.
A Roma la percentuale di decessi di pedoni o ciclisti coinvolti in un incidente raggiunge quasi il doppio rispetto alla media italiana: il 28% rispetto al 15%”. 

 

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Registro delle Unioni civili dopo quello del Testamento biologico

Battaglie di libertà nel nostro Municipio

Registro delle Unioni civili dopo quello del Testamento biologico

Intervista ad Andrea Beccari, assessore alle politiche sociali

A cura di Giancarlo Proietti

Certo, battaglie di libertà. Cara Garbatella non esita a definire queste iniziative del Municipio XI in materia di diritti civili come sacrosante “battaglie di libertà”, battaglie che hanno rappresentato un unicum in Italia e un punto di riferimento per tantissimi comuni e istituzioni locali della Penisola. Dal Registro del Testamento biologico (maggio 2009) alla nuova istituzione del Registro delle Unioni civili. Ne parliamo con Andrea Beccari, assessore alle politiche sociali, al bilancio e al decentramento del Municipio XI.

Battaglie di libertà! Ti sembra appropriata la definizione? …..

Battaglie di libertà nel nostro Municipio

Registro delle Unioni civili dopo quello del Testamento biologico

Intervista ad Andrea Beccari, assessore alle politiche sociali

A cura di Giancarlo Proietti

Certo, battaglie di libertà. Cara Garbatella non esita a definire queste iniziative del Municipio XI in materia di diritti civili come sacrosante “battaglie di libertà”, battaglie che hanno rappresentato un unicum in Italia e un punto di riferimento per tantissimi comuni e istituzioni locali della Penisola. Dal Registro del Testamento biologico (maggio 2009) alla nuova istituzione del Registro delle Unioni civili. Ne parliamo con Andrea Beccari, assessore alle politiche sociali, al bilancio e al decentramento del Municipio XI.

Battaglie di libertà! Ti sembra appropriata la definizione?
Certamente sì. Di questo si è trattato. In questi anni – in sintonia con le associazioni laiche romane più impegnate, ma anche al fianco di tante persone credenti che concepiscono le proprie convinzioni morali come qualcosa che deve essere affidato alla libertà di coscienza e alla scelta soggettiva e non imposto a tutti attraverso leggi dello Stato – il Municipio XI ha condotto una lotta durissima per qualcosa che non dovrebbe essere neanche messo in discussione: il riconoscimento di quel bisogno irriducibile di autodeterminazione sulle scelte relative alla propria sfera personale (si pensi ad ambiti così delicati, intimi, sfumati come il confine tra il nascere, il vivere e il morire…); l’esigenza di tutela del proprio corpo e del proprio percorso esistenziale di fronte alle plateali intromissioni dei grandi apparati ideologici e dei poteri costituiti; la possibilità che, veramente, tutti i cittadini possano essere considerati uguali e sentirsi tutelati di fronte alla legge indipendentemente dai propri orientamenti, siano essi religiosi o affettivi e sessuali. Per me il principio della laicità delle istituzioni non è solo la conditio sine qua non del riconoscimento della pluralità degli orientamenti filosofici e religiosi e dunque della democrazia, ma è anche la cartina al tornasole della autenticità e profondità del senso religioso.

Sì è cominciato dal registro del Testamento biologico…
E’ stata una prima, importantissima tappa. Il Registro è stato istituito nel maggio del 2009. Con l’istituzione del Registro del Testamento biologico abbiamo inteso riconoscere il diritto di ogni cittadino di depositare, presso gli uffici anagrafici del Municipio, la propria volontà di non essere sottoposto ad alcun trattamento sanitario, inclusa l’idratazione e l’alimentazione forzate, in caso di lesione traumatica celebrale irreversibile che lo vedesse costretto a subire trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali. Un modo per rispettare la volontà di persone che mai avrebbero accettato di essere tenuti in vita in simili condizioni e senza alcuna speranza; un modo per evitare lo stillicidio, l’agonia, la sofferenza di tante famiglie, che desiderano soltanto vedere rispettata la volontà e la filosofia di vita del proprio congiunto. Inoltre, con questo
Registro, abbiamo dato al cittadino l’opportunità di lasciare le proprie indicazioni su altre questioni: sulla volontà di avere, al momento della morte, l’assistenza religiosa, sul tipo di funerale (religioso o civile), sulla donazione degli organi, sulla cremazione.

Ma il Registro ha una sua efficacia giuridica?
Sì. Nel caso Englaro i giudici hanno giustamente tenuto conto di tutte le testimonianze che ricostruivano la volontà, le idee, le dichiarazioni espresse da Eluana circa suoi intendimenti qualora si fosse trovata in uno stato vegetativo permanente e irreversibile (in lei questa forte presa di coscienza fu suggerita dal destino analogo occorso ad un suo amico, prima dell’incidente e che la portò a esternare in modo nettissimo i suoi sentimenti). Ora, nel nostro caso avremmo addirittura una dichiarazione firmata abbinata a un fiduciario e depositata presso una istituzione pubblica. Il nostro Registro ha una grandissima valenza giuridica, almeno fino a quando non passerà la legge liberticida sul testamento biologico in discussione in Parlamento, una legge, ispirata da una logica di scambio di favori e di consenso tra potere politico e alte gerarchie vaticane, che mina la libertà di scelta del cittadino. Basti dire che è una legge che non considera vincolante il testamento biologico rispetto alla decisione del medico e che esclude dalla dichiarazione il rifiuto della idratazione e della nutrizione forzate …

E veniamo al Registro delle Unioni civili.
Con l’istituzione del Registro delle Unioni civili abbiamo inteso fare un affondo su di un principio che non dovrebbe destare alcuno stupore, quello secondo cui nessuno ha il diritto di entrare nel merito delle scelte affettive, sentimentali, sessuali del cittadino, e allo stesso tempo, indipendentemente da queste scelte, tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti. Il diritto di contrarre matrimonio o istituto analogo che preveda le medesime tutele giuridiche (quello delle Unioni civili) deve essere garantito a tutti, senza discriminazioni derivanti dall’orientamento sessuale. In Italia, al contrario, si consuma ogni giorno questa discriminazione a causa di un codice civile che ancora oggi non si dimostra allineato con i principi che costituiscono i principi fondamentali della nostra Costituzione. E allora, in questa odiosa situazione di stallo retrivo, noi proponiamo
una fuga in avanti dall’altissimo valore politico-simbolico: in attesa che il Parlamento si degni di rimuovere questa discriminazione, il Municipio XI allestisce un Registro dove iscrivere (cito la delibera) “le forme di convivenza tra due persone, anche dello stesso sesso, legate reciprocamente da vincoli affettivi, economici, di mutua assistenza e di solidarietà, che non accedano volontariamente all’istituto giuridico del matrimonio e/o che siano impossibilitate a contrarlo”.

Quali ulteriori articolazioni nel solco di queste “battaglie di libertà”?
Dopo questi due Registri, considero una battaglia importantissima pervenire finalmente alla individuazione nel Municipio di un luogo decoroso dove consentire la celebrazione del commiato laico. Molti cittadini sono costretti a subire l’umiliazione, in mancanza di alternative, di dover aderire alla scelta del funerale religioso pur in contrasto con gli orientamenti di pensiero del proprio familiare defunto. Penso che sarebbe, inoltre, importante mettere a sistema il fortissimo raccordo stabilito con le associazioni laiche romane attraverso l’istituzione di una Consulta municipale dei diritti. Penso inoltre che il Municipio dovrà fare la sua parte nel promuovere la raccolta di firme per la delibera popolare recentemente depositata per l’istituzione del rRgistro delle unioni civili a livello di Roma Capitale.

Cosa aggiungere in conclusione?
In un clima in cui la politica – collegandosi con i gruppi sociali o le istituzioni private più forti – tende a comprimere la libertà di decisione dei cittadini, noi, con questa esperienza, abbiamo voluto anche additare un modo di pensare diverso, una strada completamente alternativa: una strada in cui le istituzioni, in un certo senso, lavorino contro se stesse: ossia lavorino per determinare una irruzione della libertà di decisione della società; lavorino per favorire l’insorgenza del bisogno di libertà di tutti i cittadini. Questa libertà non riguarda solo la sfera dei diritti civili, delle libertà personali, ma anche quella dei diritti sociali, quella della difesa dello spazio urbano, del territorio, dell’ambiente come beni che appartengono a tutti.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Luglio 2012

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Inaugurato il ponte fantastico tra la Garbatella e l’Ostiense

Inaugurato il ponte fantastico tra la Garbatella e l’Ostiense

Giudizi estetici contrastanti ma tutti convengono che è un’audace opera ingegneristica. Destinato al traffico automobilistico e pedonale, non ai mezzi pubblici. I ciclisti hanno una pista a loro risevata.

dalla Redazione

C’è chi si dice entusiasta, chi lo critica perché è sì bello ma sarebbe fuori contesto, c’è chi lo rifiuta di netto: parliamo del ponte cavalcaferrovia che collega la Garbatella alla Via Ostiense, inaugurato solennemente venerdì 22 giugno.
Due immense ali bianche innalzate …..

Inaugurato il ponte fantastico tra la Garbatella e l’Ostiense

Giudizi estetici contrastanti ma tutti convengono che è un’audace opera ingegneristica. Destinato al traffico automobilistico e pedonale, non ai mezzi pubblici. I ciclisti hanno una pista a loro risevata.

dalla Redazione

C’è chi si dice entusiasta, chi lo critica perché è sì bello ma sarebbe fuori contesto, c’è chi lo rifiuta di netto: parliamo del ponte cavalcaferrovia che collega la Garbatella alla Via Ostiense, inaugurato solennemente venerdì 22 giugno.
Due immense ali bianche innalzate
nell’aria e, mirando dalla Ciconvallazione Ostiense, sullo sfondo la sagoma imponente del vecchio gazometro. L’opera, disegnata dall’ingegner Francesco Del Tosto dello Studio Solidus e prodotto e montato dalla Cimolai di Pordenone, completa dopo decenni il collegamento tra il nostro quartiere e l’Ostiense, finora indirizzato tutto su Via Pellegrino Matteucci. Il ponte, non destinato al percorso degli autobus (troppo complicate le manovre per imboccarlo) ma solo al passaggio delle autovetture, dei pedoni e dalle biciclette, potrà alleggerire ma non risolvere il problema del traffico che dalla Garbatella si scarica verso il centro. Serve comunque a saldare due grandi aree dell’XI Municipio, separate di netto dai binari della Ferrovia Roma-Lido e della Metropolitana.
I mezzi pubblici a loro volta continueranno a seguire il vecchio percorso di Via Benzoni e Via Matteucci.
Il ponte disporrà anche di una pista ciclabile, separata dal percorso delle autovetture da una striscia di vernice e da vetri catarifrangenti: troppo poco, secondo il consigliere PD Luca Gasperini, il quale chiede che l’area riservata ai ciclisti sia messa in maggior sicurezza. “Si crea così un sistema di ciclabili, stiamo lavorando anche al progetto di una pista sull’Ostiense, abbiamo i fondi”, commenta il presidente del Municipio, Catarci.
Piaccia o non piaccia, il ponte è un’opera di ingegneria avanzata, disegnato al computer in tre dimensioni durante un anno di lavoro. “Un ponte – spiega l’ingegnere Del Tosto – figlio del computer, della funzione tecnologica”.
Avanzato anche il sistema di illuminazione, spiega il progettista delle luci Francesco Bianchi: “Cinque proiettori a led illuminano tutto il ponte e anche i tiranti d’acciaio”, un’immagine tra il fantastico e il surreale.
A guardarlo, il ponte sembra esile, ma l’opera è stata già caricata con un peso di 700 tonnellate e collaudata col passaggio di automezzi pesantissimi. “Si poggia su plinti – ha dichiarato il progettista ad alcuni giornalisti che lo intervistavano – dove abbiamo inserito strumenti di monitoraggio in perpetuo dei materiali a livello microcristallino; ogni trasformazione, anche dovuta al caldo o al freddo, ogni sforzo vengono automaticamente registrati”. Ci sono meccanismi capaci di ammortizzare ogni tipo di onda d’urto da terremoto.
Il 22 giugno, al momento dell’inaugurazione, insieme alle autorità comunali, alla Giunta e ai consiglieri municipali, c’era una folla di cittadini incantati che hanno salutato con un applauso il primo attraversamento di un’opera che arricchisce il patrimonio edilizio del quartiere in senso ultramoderno.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Luglio 2012

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Locandine

Locandine Garbatella Jazz Festival

2015
24 – 26 settembre
2016
29 -30 sett | 1 ottobre
2017
21 -23 settembre
   
   
         
2010
23 – 25 settembre
2011
29 sett. – 1 ottobre
2012
27 – 29 settembre
2013
26 – 28 settembre
2014
25 – 27 settembre
         
2005
22-24 settembre
2006
12-14 ottobre
2007
12-14 ottobre
2008
10-11 ottobre
2009
8-10 ottobre

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GarbaJazzFestival_settembre2012

 

 

 

Quest’anno l’ottava edizione del Garbatella Jazz Festival parlerà al femminile.
Pino Sallusti per la terza volta direttore artistico del progetto l’ha disegnato così, protagoniste delle tre serate saranno tre donne, Nina Pedersen, Alice Claire Ranieri, Carmen Falato, coadiuvate da grandi professionisti del jazz animeranno l’ormai famosa rassegna musicale.

L’associazione Cara Garbatella ideatrice del festival ha accettato con entusiasmo tale proposta.

Quest’anno otre allo storico contributo dell’associazione AltreVie, a collaborare per tale iniziativa ci sarà una delle realtà sportive – culturali più radicate nel nostro territorio, la Polisportiva Giovanni Castello.

Le tre realtà culturali lavorando come volontarie, sono tra le uniche realtà cittadine se non addirittura nazionali a fornire jazz gratis con musicisti di alto livello.

– Programma –

  • Giovedì 27 settembre
    Nina Pedersen “Songs from the Top of the World”

Nina Jori Pedersenvoce
Aldo Bassitromba
Lutte Bergchitarra
Carlo Cossuviolino
Luca Pirozzicontrabbasso
Massimo Carranopercussioni


“Songs from the Top of the World” è una selezione di famose canzoni tradizionali ed include anche canzoni inedite composte da Nina.
I brani sono arrangiati in un moderno stile etno-jazz, dove il sound, l’elegante atmosfera ed uno straordinario interplay fra I musicisti sono ingredienti davvero unici ed originali nel genere. I diversi background e l’interpretazione delle musiche scandinave da parte dei musicisti che partecipano al progetto, innovano, arricchendola, l’antica tradizione della musica norvegese. “Song from the Top of the World” è un percorso musicale in luoghi nascosti e mistici, un viaggio attraverso le quattro stagioni in una terra dove la Natura regna.
E’ un cammino nostalgico nel passato.

 

  • Venerdì 28 settembre
    Alice Claire Ranieri quartet

Alice Claire Ranierivoce
Andrea Frascarolipiano e arrangiamenti
Stefano Cesarecontrabbasso
Gianni Di Renzobatteria


Il quartetto di Alice Claire Ranieri propone un repertorio “modern mainstream” nel quale trovano spazio standard e classici moderni opportunamente riarrangiati e brani originali che si inseriscono con rispetto nella tradizionale formula del vocal jazz. Il risultato del lavoro quotidiano di questo collettivo (la formazione è composta dagli stessi elementi da ben sette anni) è un sound moderno e riconoscibile che è valso al quartetto la pubblicazione di due dischi editi dalla prestigiosa etichetta Philology (“Change the world”, 2007 e “Every song” 2010), la nomination di Alice Claire come miglior cantante jazz 2009 agli Italian Jazz Awards, lusinghiere critiche di riviste e siti specializzati in Italia e all’estero ed un pubblico di fedelissimi che segue questo gruppo con passione.

 

  • Sabato 29 settembre
    Carmen Falato “Cayo Hueso”

Carmen Falato sax e voce
Paolo Tombolesipiano
Pino Sallustibasso elettrico e contrabbasso
Davide Pettirossibatteria
Reinaldo Hernandes Ramireztumbadora


Il nuovo lavoro di Carmen Falato ha una radice latina, risultato dell’incisione realizzata a Cuba, dal titolo “Cayo Hueso” ed ha nell’originalità della scelta del repertorio la propria peculiarità: si va da brani originali a classici bolero come la “Afro-Cuban Jazz Suite” di Chico O’Farrill, da “Mambo Influenciado” di Chucho Valdés ad una medley che abbraccia Larry Young, Freddie Hubbard ed Irakere; a interventi vocali su ritmi afro-cubani . Pertanto, una formazione di grande forza ed energia, ma con arrangiamenti ed esecuzioni di grande eleganza. Un doveroso omaggio al latin-jazz, una delle proposizioni musicali più importanti nel cammino della musica afro-americana, un lungo percorso che va da Chano Pozo e Dizzy Gillespie a George Russell, Art Blakey, fino ad arrivare ad Irakere.

Ogni concerto sarà preceduto dall’esibizione dei laboratori di improvvisazione jazz della SCUOLA POPOLARE DI MUSICA DI TESTACCIO, tenuti da Antonello Sorrentino, Paolo Cintio e Carlo Cittadini.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Poco curato il parco di Via Ignazio Persico

Poco curato il parco di Via Ignazio Persico

In attesa che vengano ultimati i lavori di recupero del parco di Via Pullino molte persone affollano con i bambini il parco di Via Ignazio Persico, che però mostra i segni di una scarsa manutenzione ordinaria: nelle zone a verde l’erba non viene tagliata; la ghiaia invade l’esterno dei cancelli e, all’interno, i piani inclinati, creando spazi sdrucciolevoli per i bambini; …..

Poco curato il parco di Via Ignazio Persico

In attesa che vengano ultimati i lavori di recupero del parco di Via Pullino molte persone affollano con i bambini il parco di Via Ignazio Persico, che però mostra i segni di una scarsa manutenzione ordinaria: nelle zone a verde l’erba non viene tagliata; la ghiaia invade l’esterno dei cancelli e, all’interno, i piani inclinati, creando spazi sdrucciolevoli per i bambini; è facile trovare rifiuti perché di notte l’area rimane aperta dal momento che i cancelli non si chiudono più e la rete di recinzione è in parte bucata. Non ci vuole molto per migliorare l’abitabilità del parco: a volte basterebbe una ramazzata, eseguita però con regolarità.
Antonella B.

 

Perseguitato dalle cacche dei cani

Sono un “diversamente abile”, un “non vedente”, insomma un cieco. Mi rammarico della mia menomazione soprattutto perché non ho la possibilità di difendermi dalle cosiddette “deiezioni canine”, disseminate lungo i marciapiedi delle tranquille stradine della Garbatella (io abito in Via Roberto De Nobili) da cosiddetti “amici degli animali” che portano le loro bestiole a fare
i loro bisogni in spazi pubblici a dispetto di ignari passanti, ciechi come me oppure distratti o semplicemente bambini.
C’è una campagna in corso “Viva i cani, abbasso le cacche”. Bene, però non bastano le raccomandazioni, occorre che chi porta a spasso un cane sia obbligato a munirsi del sacchetto per raccoglierne i rifiuti, come accade in tanti altri paesi.
Cesare Diotallevi

 

AMA dispettosa a Piazza Vallauri

Piazza Vallauri, vecchia fermata del Metrò, ha il lato che dà verso la ferrovia libero da abitazioni. Qui potrebbero essere agevolmente sistemati i cassonetti Ama per i rifiuti. E invece no, l’Ama li ha sistemati sotto le abitazioni, che peraltro hanno i primi piani abbastanza bassi. Il disturbo che recano ai residenti è notevole, per gli odori che esalano, per i rifiuti spesso debordanti che si accumulano in terra, per il rumore proveniente dalla raccolta notturna.
L’inconveniente è stato segnalato varie volte all’Ama, che non si è neppure degnata di rispondere. Spostare i cassonetti non costerebbe niente, non creerebbe problemi di alcun genere, mentre renderebbe più gradevole la vita ai residenti. Perché l’Ama non interviene? E’ la solita noncuranza burocratica.
Giuseppe Laterza

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Giugno 2005

 

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Dalle feste fagottare alla Festa dei Vicini

Si evolvono costumi e usanze anche a Garbatella

Dalle feste fagottare alla Festa dei Vicini

di Antonietta Tiberia

Sabato 7 maggio: si festeggia a Roma, per la prima volta, la festa dei vicini di casa. L’idea è stata copiata dalla Francia, come la Notte bianca. Piacerà ai romani? Si è fatta molta pubblicità su questa iniziativa, la città è piena di manifesti; in metropolitana, sugli autobus e sui giornali si leggono slogan accattivanti: “Cin c’incontriamo, vicini vicini…”.
Alla radio se ne parla, si ascoltano commenti di tutti i generi. Su Radio 2 mi è capitato per caso di ascoltare …..

Si evolvono costumi e usanze anche a Garbatella

Dalle feste fagottare alla Festa dei Vicini

di Antonietta Tiberia

Sabato 7 maggio: si festeggia a Roma, per la prima volta, la festa dei vicini di casa. L’idea è stata copiata dalla Francia, come la Notte bianca. Piacerà ai romani? Si è fatta molta pubblicità su questa iniziativa, la città è piena di manifesti; in metropolitana, sugli autobus e sui giornali si leggono slogan accattivanti: “Cin c’incontriamo, vicini vicini…”.
Alla radio se ne parla, si ascoltano commenti di tutti i generi. Su Radio 2 mi è capitato per caso di ascoltare un giornalista dire, testualmente: “So già quello che succederà in questa città che non finirà mai di non stupirmi: ai Parioli si faranno feste splendide, mentre in altri quartieri, da Testaccio in giù, si faranno le solite feste fagottare”. Embè? I fagottari a Roma fanno parte della storia della città, come ne fa parte la ex borgata Garbatella, oggi diventata rione, che, guarda caso, sta “in giù” di Testaccio.
E noi siamo proprio a Garbatella, ma non nella parte storica; la nostra festa la faremo nella nostra strada privata e tutti quelli che vorranno venirci saranno ben accolti, anche quel giornalista di cui ho già dimenticato il nome: quando avrà assaggiato le verdure ripiene alla vernazzana di Clara, il pan brioche di Maria Antonietta, la cheese cake al limone preparata da un’ospite tedesca di Fiorella o la torta alla cannella di Lucia magari cambierà idea, chissà. Amatriciana e salsicce non mancheranno, per un tocco di colore locale.
Si prevede la presenza di venti persone; si decide di isolare la parte di strada adiacente al portone: subito si occupa il posto lasciato libero dalle automobili con piante, tavoli, sedie, perfino con un trespolo fornito dalla vicina frutteria. Le signore si accordano su cosa cucinare. Dalle soffitte scendono tavoli pieghevoli, cavalletti e assi di legno, tavoli da pittore; le sedie si prendono dalla sala riunione, sono spaiate. Ma quando apparecchieremo le tovaglie saranno tutte bianche, quasi eleganti.
Abbiamo anche un tavolo di servizio, per poggiare gli utensili; un altro tavolo da giardino, in ferro, per la bistecchiera elettrica. L’appuntamento è per le ore 20 per l’aperitivo alla frutta preparato da Primo. Quando mi sono riempita il bicchiere ho colto gli sguardi preoccupati di coloro che lo avevano già assaggiato: è alla frutta, è vero; ha il colore invitante dell’albicocca e del mango, ma è alcolico. Va giù da solo, fresco e buono com’è! A tavola poi saremo una trentina.
La tavolata è lunga, non si riesce a seguire la conversazione con tutti, ma il ghiaccio è rotto: appuntamento al prossimo anno.

 

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Mercato coperto: accelerare i lavori

Mercato coperto: accelerare i lavori

Già da qualche settimana è in corso una raccolta di firme tra gli abitanti delle aree circostanti il mercato coperto di Via Passino, per richiedere una accelerazione dei lavori di ristrutturazione del complesso, praticamente stagnanti ormai da mesi. E’ molto diffusa la preoccupazione che i banchi, trasferiti in via provvisoria alla Circonvallazione Ostiense …..

Mercato coperto: accelerare i lavori

Già da qualche settimana è in corso una raccolta di firme tra gli abitanti delle aree circostanti il mercato coperto di Via Passino, per richiedere una accelerazione dei lavori di ristrutturazione del complesso, praticamente stagnanti ormai da mesi. E’ molto diffusa la preoccupazione che i banchi, trasferiti in via provvisoria alla Circonvallazione Ostiense per consentire di realizzare le opere programmate, non rientrino più nella loro sede naturale. Specie gli anziani ricordano le resistenze incontrate per far rientrare i banchi nel mercato coperto quando, già molti anni fa, venne attuato un altro trasferimento provvisorio, quella volta lungo l’asse di Via Magnaghi.
Nella petizione si invocano anche motivi di igiene e di congestione del traffico che rendono sconsigliabile il protrarsi della attuale sistemazione. Si ricorda altresì che il completamento del complesso di Via Passino è atteso, come da programma, non solo come mercato ma anche come polo multifunzionale, utile per la rivalutazione del quartiere.

 

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Un bilancio positivo per l’A.S.Garbatella

Un bilancio positivo per l’A.S.Garbatella

di Paola Angelucci

A fine maggio “i giochi sono fatti”, la stagione calcistica si chiude per tutti; per l’A.S.Garbatella, di cui abbiamo parlato ad ottobre all’inizio del campionato, i risultati sono più che lusinghieri. …..

Un bilancio positivo per l’A.S.Garbatella

di Paola Angelucci

A fine maggio “i giochi sono fatti”, la stagione calcistica si chiude per tutti; per l’A.S.Garbatella, di cui abbiamo parlato ad ottobre all’inizio del campionato, i risultati sono più che lusinghieri.

  • La Prima squadra ha centrato in pieno l’obiettivo prefissato: non solo non c’è stata retrocessione, ma la Garbatella si è guadagnata il sesto posto in classifica nella Seconda categoria dove milita per il primo anno, affrontando spesso squadre di lunga esperienza.
  • Juniores provinciali: sono stati,quest’anno, un veroe proprio serbatoiodi nuovi e bravigiocatori per laPrima squadra a  cuihanno spesso datoin prestito addirittura fino a sei ottimiatleti; le prestazioni sono state moltosoddisfacenti, anche se per questi spostamentila Juniores provinciali ha soffertoun po’ “sacrificando” parte deirisultati!
  • Juniores primavera: sono veramentecontenti del loro campionato. Sonoquinti in classifica: che dire di più?
  • Allievi: nonostante l’impegno e lapassione non siano mai venuti meno,non si è riusciti a trovare quella coesione  necessaria per portare acasa buoni risultati; il gioco è statospesso frammentato costringendoli alterzultimo posto in classifica. Ma gliallenatori credono nelle loro capacitàe sono sicuri che si riscatteranno laprossima stagione.
  • Giovanissimi sperimentali (tutti ragazzi del 1991): per il loro belgioco, mostrato affrontando tuttesquadre regionali, si sono posizionatiad un prestigioso settimo posto; ciòche maggiormente ha gratificato giocatorie tecnici sono stati gli elogi daparte di tante società più “blasonate”nel panorama dilettantistico. Questabella squadra di giovanissimi ha suscitato veramente un grande interesse!
  • Scuola Calcio: è il fiore all’occhiellodi A.S. Garbatella. Ha partecipatoal torneo “Primi Calci” organizzatodall’A.S. Roma per tuttele società affiliate; è arrivata ai quartidi finale dove è stata eliminata,dopo aver giocato un’avvincente partita terminata 2 a 1, dalla squadra chedisputerà la finale allo stadioOlimpico.

La novità di quest’anno è stato l’arrivo nella Scuola di una “covata di pulcini” nati nel ’97/’98. Anche a giudizio degli allenatori, dal punto di vista tecnico sono veramente dotati, elemento necessario questo per ogni bravo giocatore.
L’A.S.Garbatella ribadisce,comunque, la propria linea-guida per l’insegnamento del calcio ai piccoli allievi: il calcio è gioco e deve mantenere insite le qualità fondamentali di ogni sport: la lealtà, il rispetto delle regole, l’altruismo e il divertimento. Una piccola vanità da sottolineare: per la stagione calcistica 2005-06: la divisa societaria della Scuola Calcio, per gli allenamenti, sarà quella della A.S. Roma-Diadora. Per le gare di campionato, invece, tutte le squadre vestiranno i classici colori sociali verde e bianco. L’A.S. Garbatella vi aspetta, presso i campi San Tarcisio – Lungotevere Dante per nuove ed emozionanti imprese calcistiche.

 

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