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Autore: Redazione

Un anno fa la scomparsa del Partigiano Natalini

Un anno fa la scomparsa del Partigiano Natalini

di C.B.

Libero Natalini, un Partigiano con la P maiuscola. Ci ha lasciati un anno fa, il 7 ottobre, alla veneranda età di 87 anni. Alla Garbatella era uno dei più anziani partigiani superstiti di quella generazione forte che, tra il 1943 e il 1945, difese con coraggio la dignità del Paese, creando le basi dei quella Costituzione repubblicana che è tra le più avanzate tra quelle degli stati democratici.
Libero era nato nel 1916 a Genazzano da una famiglia di origine marchigiana, una delle tante che, dalle province, a tappe, venivano ad inurbarsi nella capitale. Nelle Marche il padre, Giulio, aveva partecipato con i socialisti alle battaglie bracciantili e per l’occupazione delle terre dei latifondisti. Non a caso chiamò Libero quel figlio. …..

Un anno fa la scomparsa del Partigiano Natalini

di C.B.

Luchino Visconti

Libero Natalini, un Partigiano con la P maiuscola. Ci ha lasciati un anno fa, il 7 ottobre, alla veneranda età di 87 anni. Alla Garbatella era uno dei più anziani partigiani superstiti di quella generazione forte che, tra il 1943 e il 1945, difese con coraggio la dignità del Paese, creando le basi dei quella Costituzione repubblicana che è tra le più avanzate tra quelle degli stati democratici.
Libero era nato nel 1916 a Genazzano da una famiglia di origine marchigiana, una delle tante che, dalle province, a tappe, venivano ad inurbarsi nella capitale. Nelle Marche il padre, Giulio, aveva partecipato con i socialisti alle battaglie bracciantili e per l’occupazione delle terre dei latifondisti. Non a caso chiamò Libero quel figlio.
Alla Garbatella i Natalini arrivano da pionieri, poco dopo la creazione dei primi insediamenti della borgata che comincia a formarsi nel 1920 intorno a Piazza Benedetto Brin. Qui Libero avrà casa fino agli anni ’60, quando un tentativo di speculazione edilizia peraltro fallito porterà alla demolizione di tre dei Lotti originari delle case popolari della Garbatella: al loro posto come risarcimento al quartiere fu costruito un parco. Da Piazza Brin si trasferirà in Via Antonio Rubino, sempre nella Garbatella storica. Una biografia pubblicata lo scorso anno racconta che la modesta casa di Piazza Brin era spesso frequentata da dirigenti socialisti. Ma Libero si orienta verso i comunisti a partire dal 1934, quando, durante il servizio militare a Civitavecchia, viene a contatto con personalità di quel partito che esercitano su di lui una forte influenza.
Da quel momento la sua sarà una vita cospirativa, comune a tantissimi antifascisti, particolarmente attiva nelle università e nei quartieri operai: da noi forti nuclei erano all’Ottica meccanica italiana, al Gas, ai Mercati generali, alla Vetreria San Paolo ecc. ma anche negli strati molto densi di quel sottoproletariato che costituiva la base prevalente dell’originaria popolazione della Garbatella. A partire dall’annuncio dell’armistizio, 8 settembre del ’43, Libero si collega subito con altri compagni, prima a Porta San Paolo per tentare con le armi di fermare i tedeschi e poi, dopo la sconfitta di quei primi resistenti, per organizzare partigiani e patrioti del quartiere, nell’ambito di quella VII Zona di Roma Sud che comprendeva Garbatella, Ostiense, San Paolo, Tormarancia, Testaccio e San Saba. Passò poi, col nome di battaglia di Gregorio, nell’organizzazione dei Gap centrali (Gruppi di Azione Patriottica), guidati da Carlo Salinari (futuro ordinario di letteratura italiana alla Sapienza). Ne facevano parte, tra gli altri, Franco Calamandrei, Antonello Trombadori, Pasquale Balsamo, Maria Teresa Regard, Rosario Bentivegna, Carla Capponi ecc. Per le sue azioni, Libero si guadagnò la croce di guerra.
All’alba del 4 giugno del ’44, quando gli americani della V Armata stanno per entrare in città, Libero fa parte di un gruppo di partigiani che occupano l’ex casa del fascio di Via Franceso Passino, la Villetta, un ex antico casaletto della campagna romana: quella sarà da allora le sede storica dei comunisti del quartiere e verrà intitolata a un martire della Ardeatine, Giuseppe Cinelli, un altro figlio della Garbatella. Più tardi Natalini di quella sezione per un certo tempo sarà anche il segretario. Poi, nel 1957, dopo i fatti d’Ungheria (la rivolta di Budapest repressa con l’intervento sovietico), Libero lascerà il Pci e aderirà al Partito socialista. Per molti anni manterrà il suo impegno politico accompagnato anche da quello sindacale, nella Federstatale della Cgil.
Nel primo anniversario della sua scomparsa,”Cara Garbatella” ha voluto ricordarne la nobile figura di resistente, di socialista e di sindacalista. (C.B.)

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Ottobre 2004

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E poi una sera tra gli spettatori scorgemmo Luchino Visconti

E poi una sera tra gli spettatori scorgemmo Luchino Visconti

di Maria Jatosti

Alla “Villetta” già dal ’46-’47, ragazzina, ero di casa quando, poco più che ventenne, entrai nel gruppo teatrale creato da Gino Girolami. Aderii all’iniziativa non per vocazione e nemmeno spinta dal fuoco sacro, ma per quello stesso spirito che mi portava a cantare nel coro di Massimo P(r)adella, che mi impegnava nella squadra di pallacanestro o nel corso di cucito, come nella diffusione porta a porta della stampa comunista, con Festa/Spettacolo finale e elezione della Miss.
Succedeva così, allora: eravamo convinti che conquistare la gente agli ideali di un mondo migliore in cui trionfassero …..

E poi una sera tra gli spettatori scorgemmo Luchino Visconti

di Maria Jatosti

Alla “Villetta” già dal ’46-’47, ragazzina, ero di casa quando, poco più che ventenne, entrai nel gruppo teatrale creato da Gino Girolami. Aderii all’iniziativa non per vocazione e nemmeno spinta dal fuoco sacro, ma per quello stesso spirito che mi portava a cantare nel coro di Massimo P(r)adella, che mi impegnava nella squadra di pallacanestro o nel corso di cucito, come nella diffusione porta a porta della stampa comunista, con Festa/Spettacolo finale e elezione della Miss.

Luchino Visconti

Succedeva così, allora: eravamo convinti che conquistare la gente agli ideali di un mondo migliore in cui trionfassero progresso, libertà, giustizia significasse non solo lottare quotidianamente contro gli attacchi alla democrazia, i rigurgiti fascisti, spesso subendo persecuzioni, affrontando la furia dei celerini di Scelba, ma anche battersi per una cultura “nuova”, di pace, di giustizia sociale. e, soprattutto, non privilegio di pochi, ma aperta a tutti, popolare. Un sogno, un’utopia che bisognava faticosamente slegare, liberare dalla dottrina. Ma quanto eravamo dottrinari, dogmatici, assoluti! L’iniziativa andava a vele spiegate in questo senso, prefiggendosi di far uscire il teatro dai luoghi sacri e aprirlo agli “amatori”. Ma per vivere aveva bisogno, oltre che, ovviamente, di appassionati, attori e tecnici, di materiali di scena, di consigli, di appoggi, di tanto denaro.Luchino Visconti
Ci rivolgemmo a varie fonti, tra cui alcuni personaggi famosi che sapevamo “vicini a noi”. Massimo Girotti, lo struggente vagabondo di Ossessione, mi ricevette personalmente nella sua casa ai Parioli. Guardandomi poco convinto con quei suoi occhi chiari, gelidi, mi diede cinquemila lire. Molto più disponibile e prodigo (ahimé, anche di moleste attenzioni), fu l’imprenditore edile compagno… Quanto agli “attori”, mi venne affidato il compito di “esaminare” i dilettanti che si candidavano. Un giorno si presentò al provino un ragazzotto pettoruto che abitava nei paraggi.

Luchino Visconti

Posto di fronte a qualche battuta da “Morte di un commesso viaggiatore”, si arenò per manifesta incapacità di lettura. Si chiamava Maurizio Arena. Intanto nel gruppo leggevamo e proponevamo testi, sviscerandoli nel contenuto e nel linguaggio. Orgoglio, spericolatezza, incoscienza non ci mancavano; si andava da Shakespeare a Eduardo, da Miller a Viviani, da Jonesco a Gorkij, e così via.. Un lavoro minuzioso e sofferto che approdò alla scelta di un dramma realistico americano, Profonde sono le radici – era la grande stagione della letteratura, del teatro e del cinema di denuncia, di Richard Wright, di Dos Passos, di Miller, di Kazan, dell’Actors’ Studio -. Gli autori, Gow e D’Ousseau mostravano uno spaccato della provincia americana del dopoguerra, col disadattamento dei reduci, lo scontro generazionale, il razzismo… Una manna per noi, neofiti entusiasti. E dilettanti. Anche se l’attor giovane, un Burt Lancaster di periferia, bellissimo, di nome Mario (Germano) Longo, già bazzicava Cinecittà e in seguito divenne un professionista di western. Va detto che il fratello Francesco (Franco), operaio/scrittore e caro amico, si affermò successivamente nel cinema come aiuto di Emmer e di Tinto Brass, prima, e poi come autore in proprio di un paio di bei film’ in particolare “Un’ emozione in più” del 1980.
Quanto a me, avevo vissuto a capofitto l’esperienza totale del Teatro di massa di Marcello Sartarelli, inoltre vantavo un paio di comparsate in un gruppo sperimentale diretto da Sergio Capogna e da mia sorella Aurora, allora allieva del Centro Sperimentale di Cinematografia, e avevo frequentato qualche seduta del laboratorio di Luciano Lucignani, il primo regista italiano a farci conoscere, con la sua Madre coraggio/Cesarina Gheraldi ai Satiri di Roma, il grande poeta-drammaturgo-comunista Bertolt Brecht. Il mio ruolo nella pièce – Ginevra, la giovane figlia ribelle del senatore guerrafondaio e razzista – mi stava addosso, non solo per ragioni ideologiche: assecondava una mia certa vena intimista, drammatica e “lessi” la parte in questa chiave, tutta rivolta all’interno. La qual cosa mi pose immediatamente in contraddizione con il regista Giancarlo Zagni, il quale puntava sulla assoluta esteriorizzazione emotiva. Il suo profondo, esasperatamente portato a livello di coscienza – piroette, gridolini, isterie, bamboleggiamenti, insomma fisicità, corpo – si scontrava con la mia quasi totale immobilità fisica che io chiamavo interiorizzazione della verità. Insomma, per me dovevano essere le parole a colpire, far riflettere, e infine emozionare. Il dissenso divenne radicale per la scena clou del dramma, in cui Ginevra rievoca un linciaggio. “Tu hai mai visto un linciaggio?”… Cominciava così il lungo monologo centrale – la “mia” scena madre – e lì si giocava tutta la credibilità del personaggio, o meglio della mia lettura del personaggio. Un giorno Zagni, che a quel tempo stava collaborando con Visconti alla preparazione di “Senso”, ebbe la “felice” idea di mostrare il suo giocattolo al Maestro, senza preavvisarci della sua visita. Luchino Visconti
Eravamo riuniti in uno scantinato a fare le prove, quando arrivarono. Visconti ci guardava dall’ombra, altero, aquilino, roccioso. Quando venne il turno del famoso monologo ero praticamente paralizzata: vuoto mentale, gola secca, mal di pancia, ginocchia molli. Lui, il Maestro, che Zagni doveva aver informato delle nostre divergenze, emerse dal buio, si avvicinò e mi disse pressappoco: “È normale. Succede anche alle grandi attrici. Si calmi. Prenda un bel fiato e dica la battuta proprio come la sente…”. L’ebbi vinta e la sera della “prima” fui gratificata dal più grande (credo l’unico) applauso a scena aperta da parte della platea composta da un pubblico popolare, certo, ma anche da addetti ai lavori – ricordo, tra gli altri, gli elogi, più tardi a cena con tutta la troupe, di Sergio Fantoni e Tonino Pierfederici. Ma a premiarmi fu soprattutto l’apprezzamento, l’incoraggiamento dell’autore di Ossessione, della Terra trema, delle Tre sorelle che avevo goduto di recente dal loggione dell’Eliseo.
Non so se fossi davvero brava, se avessi davvero talento e se avrei dovuto, secondo il suo consiglio, “continuare”, ma le sue parole, orgogliosamente custodite nella memoria, mi hanno confortato ancora quando, dopo più di trent’anni, ho ritrovato la passione e l’occasione di fare teatro, sia pure sotto altre forme, altri stimoli, altri linguaggi, che vanno dalla poesia, alla musica, alla cronaca, al manifesto politico. E il gruppo? Al primo successo seguì una fase di tentativi, di progetti, di ricerca di identità. Le difficoltà oggettive erano insormontabili. Il partito, la lotta, la vita chiamavano ad altri impegni, pubblici e privati, più radicali. Nel ’55 lasciai Roma per un lungo periodo. Ma questa è un’altra storia. Nel ’78 ci sono ritornata. Ma questa è un’altra storia ancora. Tutto è storia, anche questi vanitosi brandelli di ricordi. Oggi, a più di mezzo secolo di distanza, tra i miei sogni c’è quello di tornare alla Garbatella, a ritrovare i luoghi e le ragioni che hanno fatto di una ragazzina solitaria e introversa una donna appassionata, tenace e irriducibilmente curiosa.

 

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Mezzo secolo fa alla Garbatella prendeva vita un “piccolo teatro”

Mezzo secolo fa alla Garbatella prendeva vita un “piccolo teatro”

(C.B.)

Poco più di cinquant’anni fa – mezzo secolo! – un gruppo di giovani e meno giovani, entusiasti e appassionati di teatro, guidati da Gino Girolami, davano vita a un “Gruppo d’arte drammatica”, sorto nell’ambito di quella storica fucina di cultura della Villetta. Si proponevano di creare nel quartiere un piccolo teatro stabile. Senza mezzi ma incoraggiati e generosamente aiutati dal grande Visconti, che volle seguirli di persona, realizzarono, oltre a conferenze e letture di testi, …..

Mezzo secolo fa alla Garbatella prendeva vita un “piccolo teatro”

(C.B.)

Poco più di cinquant’anni fa – mezzo secolo! – un gruppo di giovani e meno giovani, entusiasti e appassionati di teatro, guidati da Gino Girolami, davano vita a un “Gruppo d’arte drammatica”, sorto nell’ambito di quella storica fucina di cultura della Villetta. Si proponevano di creare nel quartiere un piccolo teatro stabile. Senza mezzi ma incoraggiati e generosamente aiutati dal grande Visconti, che volle seguirli di persona, realizzarono, oltre a conferenze e letture di testi, la rappresentazione della commedia “Profonde sono le radici” di Gow e D’Usseau. Vi presero parte come attori Assunta Cinelli (figlia di Giuseppe, martire alle Ardeatine), Silvana Altieri, Enrico Jatropelli, Ugo Fedi, Maria Jatosti, Wanda Coarelli, Antonio Cipolla, Mario Longo, Alberto Petrucci, Fausto Barzotti; regista, Marino De Lisi; musiche eseguite dal maestro Massimo Pradella. Fu difficile trovare un palcoscenico. Lo spettacolo si svolse prima all’aperto e in seguito presso il teatro del Cral della Romana Gas in Via Ostiense: riscosse un grande successo di pubblico e anche di critica. Ma le difficoltà di trovare attrezzature e spazi adeguati all’impresa erano troppo gravose per quei volenterosi teatranti, che alla fine dovettero arrendersi.
Parallelamente e autonomamente, sempre alla Villetta, altri giovani avevano sperimentato un tipo di spettacolo d’avanguardia che si chiamò “Teatro di massa”: si basava su una recitazione corale che coinvolgeva molti attori. Tra gli animatori di quella stagione della Garbatella così fertile di idee e di iniziative troviamo Maria Jatosti, alla quale abbiamo chiesto di rievocare quella straordinaria esperienza. Maria si definisce una narratrice: è poetessa, scrittrice, apprezzatissima traduttrice di testi letterari, instancabile organizzatrice culturale. Romana, suo padre era un maestro elementare che aveva il culto del suo lavoro, un tenace antifascista, perseguitato e spedito “in villeggiatura” al confino in un paesone della profonda Calabria con moglie e sei figli. Al padre Maria dedicherà nel 1961 il suo primo romanzo, “Il confinato”, edito da Del Duca. E’ autrice di altri due romanzi, di un libro di filastrocche per l’infanzia, di testi teatrali e di numerose raccolte di poesie. Per conto della Casa dei diritti civili ha curato un’antologia della “Poesia dell’esilio”, editore Arlem. E’ vissuta alla Garbatella fino al 1955, nelle case Incis di Piazza Oderico da Pordenone. Dopo una lunga permanenza a Milano e a Rapallo, è tornata già da tempo a Roma, dove vive e opera al quartiere Tuscolano. Alla Garbatella la legano il ricordo di fondamentali esperienze formative umane, culturali e politiche e la presenza di compagni e amici che hanno fatto parte del suo mondo giovanile, dal quale non si è voluta mai distaccare.

 

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Piazza Oderico da Pordenone e via A. Macinghi Strozzi: a rischio la sicurezza stradale

Piazza Oderico da Pordenone e via A. Macinghi Strozzi: a rischio la sicurezza stradale

(C.B.)

Tre comitati di lotto in questi giorni hanno autonomamente reclamato due distinti interventi riguardanti il traffico e la sicurezza stradale, riferiti rispettivamente a Piazza Oderico da Pordenone e all’incrocio di Via Filippo Tolli con Via Alessandra Macinghi Strozzi.
Per Piazza Oderico da Pordenone si sono mossi due comitati: uno formatosi nelle case dell’Istituto Postelegrafonici di Via Massaia, l’altro nel Lotto ex Incis che ha l’ingresso proprio sulla piazza. Entrambi rimarcano un problema che è noto da tempo: la piazza, storicamente pericolosa fin da quando la zona circostante non era così densamente popolata e frequentata …..

Piazza Oderico da Pordenone e via A. Macinghi Strozzi: a rischio la sicurezza stradale

(C.B.)

Tre comitati di lotto in questi giorni hanno autonomamente reclamato due distinti interventi riguardanti il traffico e la sicurezza stradale, riferiti rispettivamente a Piazza Oderico da Pordenone e all’incrocio di Via Filippo Tolli con Via Alessandra Macinghi Strozzi.
Per Piazza Oderico da Pordenone si sono mossi due comitati: uno formatosi nelle case dell’Istituto Postelegrafonici di Via Massaia, l’altro nel Lotto ex Incis che ha l’ingresso proprio sulla piazza. Entrambi rimarcano un problema che è noto da tempo: la piazza, storicamente pericolosa fin da quando la zona circostante non era così densamente popolata e frequentata (tanti sono stati in passato gli incidenti e purtroppo le vittime), ha raggiunto ormai un livello di rischio e di impraticabilità che richiede un intervento urgente. Sulla piazza, si fa notare, gravano ben sei strade: Via Macinghi Strozzi, Via Genocchi, Via Massaia, Via Rosa Raimondi Garibaldi, Via di Villa Belardi e un tratto di Via delle Sette Chiese, di cui tre importanti direttrici percorse anche da mezzi pubblici. Su di essa confluiscono le auto, oltre che dei residenti, dei dipendenti e degli utenti della Regione nonché quelle degli allievi dell’ Università San Pio V, tutti veicoli che non riescono a trovare posto nei parcheggi e che comunque devono transitare in quel nodo cruciale. Qui poi, ovviamente, confluiscono un gran numero di veicoli semplicemente transitanti da e per la Colombo.
Che cosa chiedono i due comitati? L’istituzione di un sistema di semafori e la presenza costante di un vigile nelle ore di lavoro dei giorni feriali, sia per scoraggiare i tanti automobilisti frettolosi che pretendono di attraversare la piazza in velocità, sia per districare gli ingorghi che si formano continuamente, specie quando sotto la Regione ci sono manifestazioni, come accade spessissimo.
Arrabbiatissimi i membri del comitato del Lotto ex Incis di Via Filippo Tolli. Quella strada, il lato breve del triangolo del parco di San Filippo Neri, è una corta via a senso unico che congiunge Piazza Sant’Eurosia con Via Macinghi Strozzi. E’ dunque strada obbligata per passare dalla Garbatella storica alla zona Colombo.”Percorrere in auto quella via per immettersi in Via Macinghi Strozzi per noi che vi abitiamo vuol dire semplicemente uscire di casa, cosa che costituisce un pericolo permanente. Naturalmente tale pericolo non incombe solo su di noi che lì abitiamo ma anche su tutti gli automobilisti che, per trasferirsi da una zona all’altra della Garbatella, devono obbligatoriamente seguire lo stesso percorso”.
Su Via Macinghi Strozzi, strada a scorrimento veloce, più o meno all’altezza della confluenza della nostra via c’è sì un lampeggiatore che segnala la presenza di un passaggio pedonale, ma questo non basta a segnalare anche l’incrocio con Via Tolli. Quell’incrocio infatti non è visibile agli automobilisti che percorrono normalmente a velocità sostenuta Via Macinghi Strozzi. C’è da aggiungere che le auto sistematicamente parcheggiate a ridosso dell’incrocio annullano la visuale. Risultato, un pericolo permanente sia per chi da Via Tolli si deve immettere su Via Macinghi Strozzi, sia per chi percorre quest’ultima via senza accorgersi che sta attraversando un incrocio.
Che cosa chiede il comitato? Che il lampeggiatore sia trasformato in semaforo e nell’immediato una segnaletica orizzontale che, all’incrocio, indichi chiaramente agli automobilisti i limiti per parcheggiare. Sappiamo – dice il comitato – che il Codice indica con precisione i limiti di rispetto per la sosta agli incroci, per cui non occorrerebbe segnalarli (questo ci hanno obbiettato più di una volta i vigili), ma quando si crea una grave situazione di rischio è necessario sottolineare quei limiti: due strisce bianche in terra non costano niente.

 

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Bello passeggiare per la Garbatella

Lavori pubblici nel nostro quartiere

Bello passeggiare per la Garbatella

di Eraldo Saccinto

Gli abitanti del nostro quartiere, anche i più distratti, avranno notato, nei mesi scorsi, la presenza di gruppi di operai che, nonostante la calura estiva, erano intenti al lavoro su marciapiedi, vie e piazze della Garbatella. Infatti, grazie ai fondi messi a disposizione dal Municipio Roma XI, è stato possibile realizzare il rifacimento dei marciapiedi e del manto stradale della salita di Via Rocco da Cesinale e di Via Padre Reginaldo Giuliani. In quest’ultimo caso, oltre ai lavori sui marciapiedi di entrambi i lati della strada, è stata effettuata anche la sostituzione delle alberature. …..

Lavori pubblici nel nostro quartiere

Bello passeggiare per la Garbatella

di Eraldo Saccinto

Gli abitanti del nostro quartiere, anche i più distratti, avranno notato, nei mesi scorsi, la presenza di gruppi di operai che, nonostante la calura estiva, erano intenti al lavoro su marciapiedi, vie e piazze della Garbatella. Infatti, grazie ai fondi messi a disposizione dal Municipio Roma XI, è stato possibile realizzare il rifacimento dei marciapiedi e del manto stradale della salita di Via Rocco da Cesinale e di Via Padre Reginaldo Giuliani. In quest’ultimo caso, oltre ai lavori sui marciapiedi di entrambi i lati della strada, è stata effettuata anche la sostituzione delle alberature.
Sono questi, in ordine di tempo, solo gli ultimi interventi che sono stati concepiti con lo scopo di rendere più agevoli i percorsi pedonali oltre che di valorizzare esteticamente alcune delle strade più caratteristiche della Garbatella.
Questi interventi hanno posto termine a una condizione di disagio che interessava le vie suddette. Una situazione che era davvero divenuta insostenibile per la precaria condizione dei marciapiedi, resi impraticabili per la vetustà e per il diffondersi delle radici degli alberi, con conseguenze sulle sottostanti reti fognarie e sulle stesse strade adiacenti. In tale contesto, si determinavano ripercussioni sul traffico, anche pedonale, insieme a problemi di igiene, in ragione del fatto che, in alcuni casi, i mezzi Ama non riuscivano a provvedere alla pulizia delle strade. Per non parlare poi dei pantani che si formavano in loco nei giorni di pioggia. Questi interventi hanno risolto quindi anche quei problemi di pulizia di cui si lamentavano i cittadini e i gestori di alcuni esercizi commerciali siti su quelle vie. In particolare, in Via Giuliani si è provveduto alla ristrutturazione di quelle aree stradali destinate al parcheggio: sinora le auto venivano sistematicamente parcheggiate in doppia fila lungo la via, in assenza di una regolamentazione. In conseguenza gli autobus dell’Atac erano costretti a delle gimcane per districarsi nell’intrico dei veicoli parcheggiati.
Tra le altre opere realizzate o in via di completamento, citiamo ancora interventi su strade e marciapiedi in Via Roberto De Nobili e in Piazza Giovanni da Triora e il rifacimento di un intero tratto del collettore al centro della Via Giovanni Genocchi. Vero fiore all’occhiello in queste opere, come in tutte le altre che si realizzano nel nostro territorio, è l’attenzione verso le necessità di quei cittadini con ridotta capacità motoria. I nuovi metodi introdotti di abbattimento delle barriere architettoniche diventano così una reale comodità per tutti, per coloro che hanno difficoltà di deambulazione ma anche per gli anziani e per le mamme con il passeggino.
La riqualificazione del nostro quartiere è sempre stato un impegno prioritario per l’attuale giunta del Municipio XI, che ha incentrato il proprio lavoro su un coordinato programma di risanamento strutturale. E ciò malgrado la cronica inadeguatezza dei finanziamenti di cui può disporre. Ai lavori appena terminati si aggiungeranno, a breve, altri interventi di riqualificazione resi possibili dagli stanziamenti legati al Contratto di quartiere. Di qui a qualche giorno sarà inaugurato anche il nuovo parcheggio sotterraneo di Piazza Biffi, non appena termineranno gli interventi sul manto stradale e sui marciapiedi adiacenti. Avremo veramente una bella piazza. Non c’è che dire, un bel tour de force, ma alla fine i risultati, quelli che contano, sono visibili e fruibili da tutti i residenti della Garbatella.
Alcuni ricorrenti “tromboni” sono rimasti “sfiatati”, per il fatto che nel nostro rione le cose si fanno. Non come in altri luoghi, attualmente loro più adusi, dove tanto si parla e poco si realizza. Quel poco, purtroppo, è a scapito di noi tutti.

Lavori su Viale Guglielmo Massaia

Il 13 ottobre la Giunta capitolina ha approvato il nuovo programma di interventi straordinari sulle strade. Ne saranno riparate 47, per una spesa di 12 milioni di Euro. Nell’ambito del Municipio XI si interverrà su tre vie, tra le quali, alla Garbatella, Via Guglielmo Massaia. I lavori riguarderanno il rifacimento del manto, la ristrutturazione dei marciapiedi, l’eliminazione delle barriere architettoniche, la pulizia e sistemazione delle fogne, il rifacimento della segnaletica.

 

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A.S. Garbatella: ottimo avvio della stagione calcistica

A.S. Garbatella: ottimo avvio della stagione calcistica

di Paola Angelucci

Anche quest’anno ha avuto inizio nel migliore dei modi la stagione calcistica 2004-2005 per l’Associazione Sportiva Garbatella presente sul territorio da oltre quattro anni con dodici squadre e più di duecentocinquanta iscritti. Questa realtà sportiva è nata dalla volontà di far rivivere vecchie e nuove passioni per il calcio giocato, legate al nome di questo storico quartiere: Infatti da oltre trent’anni i giovani della Garbatella non avevano più una squadra che li rappresentasse nel panorama calcistico della nostra città: nasce così nel 2000 l’A.S.Garbatella, raccogliendo l’eredità sportiva ed umana dei suoi “gagliardi” predecessori. …..

A.S. Garbatella: ottimo avvio della stagione calcistica

di Paola Angelucci

Anche quest’anno ha avuto inizio nel migliore dei modi la stagione calcistica 2004-2005 per l’Associazione Sportiva Garbatella presente sul territorio da oltre quattro anni con dodici squadre e più di duecentocinquanta iscritti. Questa realtà sportiva è nata dalla volontà di far rivivere vecchie e nuove passioni per il calcio giocato, legate al nome di questo storico quartiere: Infatti da oltre trent’anni i giovani della Garbatella non avevano più una squadra che li rappresentasse nel panorama calcistico della nostra città: nasce così nel 2000 l’A.S.Garbatella, raccogliendo l’eredità sportiva ed umana dei suoi “gagliardi” predecessori.
La scuola calcio, seguita da allenatori non riconosciuti dalla Fgci, è portata avanti con serietà e professionalità, rispettando sempre le esigenze e i ritmi di crescita dei piccoli allievi, facendoli divertire insegnando loro la tecnica di base e le regole fondamentali dello sport di gruppo. Entusiasmo e determinazione sono le qualità che animano non solo la scuola ma anche le squadre del settore agonistico: Giovanissimi, Allievi, Primavera, Juniores e Prima squadra. Quest’ultima milita nel campionato romano e provinciale dilettanti di 2° categoria.
L’A.S.Gsrbatella, nonostante la sua giovane età, ha portato a casa già numerosi trofei vinti nei vari tornei regionali e nazionali, ultimo tra questi la classificazione al 1° posto nel Torneo di Cesenatico, conquistato dai ragazzi del ’93 guidati dal mister Piero Zaccagnini.Ma il valore di una società di calcio, piccola o grande che sia, giovane o con tanta storia alle spalle, localizzata su un territorio rionale oppure quanto più ampia possa essere, non dipende solo dalle vittorie sul campo, ma anche dai valori che riesce a trasmettere con il proprio operato, dalla partecipazione alla vita sociale e culturale, dall’impegno per creare una struttura stabile sul territorio di appartenenza che renda possibile un’azione costruttiva, restituendo al calcio ciò che è proprio di questo gioco: la dignità e la lealtà. Coerente con questi propositi è l’iniziativa programmata per il prossimo inverno: “Un calcio alla guerra”, torneo a quattro squadre dedicato alla pace.
Attualmente l’A.S.Garbatella allena i propri iscritti presso il campo San Tarcisio, Lungotevere Dante, ma il sogno nel cassetto, anzi il vero auspicio del presidente Alessandro Possetti, del vice Daniele Leandri e di tutto il gruppo dirigente è che un vero e proprio campo di calcio per l’A.S.Garbatella possa essere realizzato all’interno del quartiere: una struttura sportiva che sia accogliente, funzionale e raggiungibile a piedi, facilitando così i genitori, i nonni e tutti coloro che sono desiderosi di seguire da vicino i propri bambini e ragazzi nelle loro entusiasmanti imprese calcistiche. La partita è appena cominciata, buon lavoro e buon divertimento!.

 

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Per la prima volta in Italia “Le cirque du soleil” preoccupati i residenti

Intervista ad Enzo Foschi consigliere comunale dei Ds

Per la prima volta in Italia “Le cirque du soleil” preoccupati i residenti

(G.P.)

La decisione, presa dall’Amministrazione comunale e municipale, di concedere l’utilizzo degli spazi di fronte alla Regione Lazio agli organizzatori di uno degli spettacoli più famosi al mondo, Le cirque du soleil, non ha mancato di suscitare riseve tra i residenti della zona, preoccupati soprattutto dal fatto che le infrastrutture costruite per ospitare l’evento possano pregiudicare gli impegni presi …..

Intervista ad Enzo Foschi consigliere comunale dei Ds

Per la prima volta in Italia “Le cirque du soleil” preoccupati i residenti

(G.P.)

La decisione, presa dall’Amministrazione comunale e municipale, di concedere l’utilizzo degli spazi di fronte alla Regione Lazio agli organizzatori di uno degli spettacoli più famosi al mondo, Le cirque du soleil, non ha mancato di suscitare riseve tra i residenti della zona, preoccupati soprattutto dal fatto che le infrastrutture costruite per ospitare l’evento possano pregiudicare gli impegni presi dalla Giunta Veltroni di riqualificare l’intera area (quella che, per intenderci, costeggia la Cristoforo Colombo in direzione di Via Rosa Raimondi Garibaldi). Abbiamo intervistato Enzo Foschi, consigliere comunale dei D.S., per avere delle informazioni in merito.
I residenti della zona di Via Rosa Raimondi Garibaldi sono preoccupati per le infrastrutture costruite per ospitare uno dei circhi più famosi del mondo.
Comprendo benissimo le paure e i dubbi di molti cittadini, ma vorrei assolutamente tranquillizzarli. Innanzitutto le strutture montate per ospitare questo importantissimo evento sono provvisorie. Infatti c’è un contratto tra l’Amministrazione municipale e gli organizzatori che obbliga questi ultimi, non solo a ripristinare la situazione precedente (e quindi ad eliminare anche la struttura di cemento alla base), ma anche a ripulire l’intera area, quando gli spettacoli finiranno. Si tratta di una sistemazione assolutamente provvisoria. E’ assolutamente un fatto straordinario che il nostro quartiere abbia ospitato, in queste settimane, tale evento: uno dei circhi più importanti del mondo, ospitato per la prima volta in Italia, che non usa gli animali. Insomma, un’opportunità per valorizzare non solo la Garbatella, ma la Capitale, che non deve preoccupare assolutamente gli abitanti perché il progetto di riqualificazione non subirà rallentamenti né modifiche.
In che senso?
Nel senso che il progetto di riqualificare l’area immensa, in passato di proprietà della Confcommercio, andrà avanti così come la Giunta Veltroni ha stabilito. Il mercato verrà mantenuto e trasformato, rendendolo compatibile con la normativa europea. Nello spazio nei pressi della Regione Lazio sarà realizzato l’impianto sportivo di calcio. L’area centrale sarà adibita a parco pubblico, in conformità con quanto stabilito dal Piano d’Area della Cristoforo Colombo, che vincola a verde buona parte delle aree della Cristoforo Colombo. I cittadini hanno penato per anni per la situazione di degrado della zona. La vicenda è stata sbloccata grazie allo cessione dell’area da parte della Confocommercio. Come Democratici di Sinistra siamo pronti a incontrare gli abitanti, i comitati di quartiere, le associazioni per discutere dei tempi e delle modalità di realizzazione della riqualificazione dell’area. Lo faremo nelle prossime settimane.

 

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Mercato di Garbatella Traslocherà due volte?

Mercato di Garbatella
Traslocherà due volte?

di Eraldo Saccinto

Per i proprietari dei box del mercato coperto della Garbatella, attualmente sistemati in maniera del tutto provvisoria nelle adiacenze della ex Manifattura Tabacchi della Circonvallazione Ostiense, si profila il rischio di dover traslocare nuovamente, prima di riuscire a rientrare nella sede istituzionale di Via Passino. Le grosse questioni che pesano sul futuro urbanistico di questa zona, legate al trasferimento degli uffici comunali previsto dal piano denominato “Campidoglio 2”, incombono in modo inquietante sull’attuale collocazione dell’area mercantile, tanto che potrebbero imporre un nuovo spostamento in un sito ancora da individuare, prima della conclusione dei lavori di riqualificazione dell’area storica del mercato coperto di Via Passino. Infatti, la serie di interventi …..

Mercato di Garbatella
Traslocherà due volte?

di Eraldo Saccinto

Per i proprietari dei box del mercato coperto della Garbatella, attualmente sistemati in maniera del tutto provvisoria nelle adiacenze della ex Manifattura Tabacchi della Circonvallazione Ostiense, si profila il rischio di dover traslocare nuovamente, prima di riuscire a rientrare nella sede istituzionale di Via Passino. Le grosse questioni che pesano sul futuro urbanistico di questa zona, legate al trasferimento degli uffici comunali previsto dal piano denominato “Campidoglio 2”, incombono in modo inquietante sull’attuale collocazione dell’area mercantile, tanto che potrebbero imporre un nuovo spostamento in un sito ancora da individuare, prima della conclusione dei lavori di riqualificazione dell’area storica del mercato coperto di Via Passino. Infatti, la serie di interventi che prevede l’adeguamento degli spazi di vendita alla vigente normativa igienico-sanitaria e commerciale e facenti parte del contratto di quartiere, procedono con qualche ritardo, dovuto principalmente alla complessità degli interventi che devono essere effettuati.
L’edificio adibito a mercato coperto è di mole non indifferente e ben conosciuto da tutti gli abitanti del rione. Si sviluppa su tre livelli. Il seminterrato, che dà sul lato di Via Passino, ospita attualmente il Centro sociale La strada, mentre nell’altro sono istallati i servizi, i magazzini ed i ripostigli del minuto mantenimento, oltre ad un locale destinato alla nettezza urbana.. Al primo piano ci sono i punti vendita, costituiti da piccoli locali commerciali disposti a raggiera lungo le pareti perimetrali; nel centro sono invece collocati i cosiddetti banchi fissi. La piattaforma commerciale è sovrastata dal piano copertura che è accessibile tramite le scale presenti nei vani delle due torrette poste ai lati dell’edificio. Infine il tetto, che è costituito da tre livelli di coperture, dei quali solo il primo è accessibile e calpestabile, mentre i due rimanenti non hanno attualmente le caratteristiche strutturali necessarie.
Le differenti altezze planimetriche sono marcate da pareti interamente a vetri, che danno luce all’intero piano di vendita.
La nuova architettura, pur non variando in linea di massima le destinazioni d’uso degli ambienti rispetto alle precedenti, razionalizza i piani di vendita che continuano a rappresentare il cuore del mercato. Attraverso i vani scala delle due torrette poste ai lati dell’edificio sarà consentito l’accesso, attualmente inibito, al piano superiore, nel quale sarà collocato un ristorante.
Il mercato si doterà di un ulteriore servizio, quale l’Ufficio postale, mentre alcuni punti vendita verranno destinati al commercio equo e solidale.
Infine, è prevista la presenza di un parcheggio sotterraneo dalla capacità di circa un centinaio di auto, sito sul lato del mercato che dà su Via Giacomo Biga. Quest’ultimo punto è al momento il più controverso, considerando che il numero dei posti auto risulterebbe insufficiente.
Il piano attuale prevede il riuso della scalinata che dall’ingresso di Via degli Armatori porta verso la scuola “Cesare Battisti”. Grazie allo scavo di un lungo tunnel sarebbero garantiti un ulteriore centinaio di posti macchina. I lavori sono stati suddivisi in più lotti. Il primo prevede la ristrutturazione del piano di vendita. Gli altri sono dedicati alle scale per l’accesso alla parte superiore e alla realizzazione dei parcheggi
L’importo del primo stralcio dei lavori è quantificato in 1.570.406 euro, facenti parte del fondo per le attività legate ai contratti di quartiere e sovvenzionati in parte dallo Stato, dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio e che prevedono un esborso totale per l’area della Garbatella di 4.120.000 euro, equamente ripartiti tra riqualificazione urbana, ristrutturazione edilizia e iniziative di sostegno all’occupazione giovanile e a servizi per gli anziani. La fine dei lavori, inizialmente prevista per la metà del prossimo anno, sembrerebbe subire, ad oggi, uno slittamento, dovuto alla revisione degli studi in un’ottica più confacente alle esigenze di carico delle merci, quantificabile in circa ulteriori sei mesi.

 

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I bimbi tornano alla ‘Scoletta’

I bimbi tornano alla ‘Scoletta’

Antonio Bertolini

I bambini della Scuola della Infanzia del Municipio Roma XI tornano, dopo un anno e mezzo di lavori di ristrutturazione, ad usufruire delle aule della ” Casa dei Bimbi”, ubicata nel cuore della Garbatella in Piazza Nicola Longobardi 2.
E’ come riaprire uno scrigno dove vengono affettivamente serbati ricordi che abbracciano ormai quattro generazioni; e si percepisce l’emozione all’entrata ascoltando i commenti rispettosi e pieni di orgoglio di chi più vecchio ( i bisnonni ) ha vissuto quella “scoletta “, di chi l’ha frequentata negli anni del dopoguerra od in quelli del boom economico ( i nonni ), fino ad arrivare ai genitori dell’inizio anno 80′. …..

I bimbi tornano alla ‘Scoletta’

Antonio Bertolini

I bambini della Scuola della Infanzia del Municipio Roma XI tornano, dopo un anno e mezzo di lavori di ristrutturazione, ad usufruire delle aule della ” Casa dei Bimbi”, ubicata nel cuore della Garbatella in Piazza Nicola Longobardi 2.
E’ come riaprire uno scrigno dove vengono affettivamente serbati ricordi che abbracciano ormai quattro generazioni; e si percepisce l’emozione all’entrata ascoltando i commenti rispettosi e pieni di orgoglio di chi più vecchio ( i bisnonni ) ha vissuto quella “scoletta “, di chi l’ha frequentata negli anni del dopoguerra od in quelli del boom economico ( i nonni ), fino ad arrivare ai genitori dell’inizio anno 80′.
L’ asilo infantile, Scuola dei Bimbi “Luigi Luzzatti” (in onore del primo Presidente dell’Istituto Case Popolari), venne edificato tra il 1928 ed il 1930 in un periodo di grossa espansione demografica della borgata Garbatella ristrutturando e ampliando una villa di campagna della nobiltà papalina del 1500, a sua volta costruita sui resti di una antica villa romana del 1° secolo d.C. Da qui la particolarità e la bellezza dell’edificio dove resti antichi ed il corpo centrale della struttura ben si abbinano con gli ampliamenti strutturali e funzionali abilmente progettati alla fine degli anni 20′, il tutto circondato da un giardino ricco di alberature con ideali opportunità per le attività ludico-ricreative esterne e didattiche ad impronta ecologica.
La scuola diretta dal Coordinatore Educativo Daniela Vendetti ospita 225 bambini, distribuiti in nove classi, di cui otto a tempo pieno ed una con orario antimeridiano, con circa trenta bambini in lista d’attesa. La scuola ha un teatrino sotto il portico ed un ampio androne per la musica.
La ristrutturazione ha permesso la fruizione di tutti e tre gli ambienti al piano superiore ( prima ne era agibile solo uno) che permetterà al corpo docente una migliore organizzazione e di avere uno spazio funzionale all’interscambio, un laboratorio di pittura e una biblioteca nuova con un evidente miglioramento della didattica.
Gli attuali lavori sono stati più impegnativi ed onerosi di quanto preventivato e da una ipotesi progettuale di adeguamento a norma degli impianti elettrici con istallazione di una piattaforma elevatrice, del rifacimento della rete idraulica e della completa ristruttrrazione interna degli ambienti aule, refettorio e bagni, si è passati a dover completamente sostituire la struttura portante del tetto per garantire la totale sicurezza dei bambini.
Questo ha comportato dei ritardi, ma il risultato è più che soddisfacente e il municipo Roma XI, ed in particolare i Democratici di Sinistra, faranno il possibile per reperire ulteriori fondi utili alla rifinitura degli esterni, alla sostituzione degli infissi e per rendere il giardino completamente fruibile, nonostante i tagli che questo governo, vedi finanziaria creativa di questi giorni, continua a far gravare sul Comune di Roma e quindi a cascata sulla disponibilità economica Municipale.
Crediamo realmente nella scuola della infanzia pubblica come luogo di crescita di sviluppo di sensibilità sociali e relazionali, difficilmente modificabili in seguito, che poi potranno consolidarsi con la continuità della scuola primaria ( le nostre elementari).
Temiamo fortemente finanziarie penalizzanti, specie per chi lavora con impegno con contratti ormai scaduti e con stipendi non dignitosi e confacenti alle responsabilità, e riforme vuote economicamente e nei contenuti, come quella della Moratti, che tendono a distruggere ciò che andrebbe invece sostenuto, ed a costruire, questo sì, le basi di una scuola privata e classista.

Antonio Bertolini
Consigliere dei DS
Presidente della commissione politiche scolastiche del
Municipio Roma XI

 

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Sono in arrivo ‘Campidoglio Due’ e ‘La Repubblica’

Sono in arrivo ‘Campidoglio Due’ e ‘La Repubblica’

di A.D.L.

Con il piano di insediamento del “Campidoglio Due” e con il prossimo arrivo del Gruppo Editoriale “L’Espresso” il territorio che si estende tra la Via Cristoforo Colombo e la Via Ostiense, lungo l’asse della Circonvallazione Ostiense, si prepara ad accogliere attività di servizio ai cittadini e attività di valore culturale, attraverso la realizzazione di progetti di riuso, riqualificazione e non solo. …..

Sono in arrivo ‘Campidoglio Due’ e ‘La Repubblica’

di A.D.L.

Con il piano di insediamento del “Campidoglio Due” e con il prossimo arrivo del Gruppo Editoriale “L’Espresso” il territorio che si estende tra la Via Cristoforo Colombo e la Via Ostiense, lungo l’asse della Circonvallazione Ostiense, si prepara ad accogliere attività di servizio ai cittadini e attività di valore culturale, attraverso la realizzazione di progetti di riuso, riqualificazione e non solo.
Saranno infatti l’Ostiense e in particolare la Garbatella ad ospitare il nuovo polo tecnico, amministrativo ed informativo del Campidoglio, interessando circa 4000 dipendenti del Comune. La delibera, approvata all’unanimità lo scorso 21 giugno dal Consiglio Comunale, riguarda un piano complessivo di riorganizzazione delle proprie sedi, denominato “Campidoglio Due”.
Il progetto prevede sia il riutilizzo di fabbricati già esistenti sia l’edificazione di nuovi uffici per un totale di circa 77mila metri quadrati.
Se saranno rispettati i tempi previsti dall’Assessorato al patrimonio, alla fine del 2004 verranno consegnate le aree e gli edifici dell’ex Manifattura Tabacchi compresi tra Piazza Giovanni da Verrazzano e la Circonvallazione Ostiense. Questi verranno ristrutturati e resi disponibili entro l’estate del 2005 con il trasferimento dei Dipartimenti patrimonio e lavoro.
Per il resto verrà indetto un concorso internazionale che dovrà essere ad altissimo livello perché il “Campidoglio Due” “dovrà lasciare una traccia importante sulla città”. Questo riguarderà la riqualificazione dell’Air Terminal, in cui verranno svolte funzioni prevalentemente commerciali, e l’edificazione di nuovi uffici presso il “Comparto C5” nella zona di Via Capitan Bavastro, che ospiterà i Dipartimenti a prevalente contenuto amministrativo, e il “Comparto C3″, di Piazzale 12 ottobre 1492”, che ospiterà gli uffici di comunicazione all’utenza.
Il piano avrà un costo totale stimato intorno ai 240 milioni di Euro e verrà finanziato principalmente tramite l’alienazione di alcuni immobili di proprietà comunale, quali il palazzo di Piazzale Ostiense, sede attuale dell’Acea, gli immobili siti in Via Tomacelli, Via di Porta Tavernale e Via del Colosseo. Altra fonte di finanziamento del progetto verrà ricavata dall’intesa concertata tra il Comune e l’Agenzia del Demanio che prevede lo scambio e la valorizzazione del patrimonio. Sulla base di tale protocollo d’intesa potranno essere coperti i costi dell’acquisizione del complesso dell’ex Manifattura Tabacchi. A tutto ciò va aggiunto il risparmio di circa 10 milioni di Euro annui, corrispondenti ai fitti passivi di immobili che saranno abbandonati dopo l’edificazione dei nuovi uffici. I lavori di realizzazione del piano avranno inizio nel 2005 per concludersi entro l’estate del 2007.
Tempi pressanti invece per l’arrivo della redazione della “Repubblica”. Nel piano di riqualificazione del quartiere rientra anche il progetto di recupero e riuso di uno stabile in Largo Angelo Fochetti, all’incrocio tra la Cristoforo Colombo e la Circonvallazione Ostiense. Qui, nel prossimo autunno, si trasferiranno “La Repubblica” e l’intero Gruppo Editoriale “L’Espresso” con tutte le sue articolate attività. Si tratta anche in questo caso di un progetto molto importante, che tra l’altro comporterà il trasferimento di circa 2000 dipendenti.

 

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Restaurata la scritta VOTA GARIBALDI

Restaurata la scritta VOTA GARIBALDI
di Alessandra De Luca

Si sa che per ciascuno che scrive sui muri e scappa, c’è sempre qualcuno che arriva e cancella. L’eterno inseguimento a Garbatella questa volta si è preso una tregua. La mano spietata del cancellatore si è arresa davanti alla forza del passato risparmiando una scritta sul muro che resiste alla corrosione del tempo da quasi 60 anni. La scritta, infatti, “Vota Garibaldi lista N 1” in Via Basilio Brollo non solo non è stata cancellata ma, grazie ad un intervento di restauro, oggi è stata ricondotta al suo aspetto originale.

Correva l’anno 1948, l’Italia si preparava ad un evento eccezionale: le elezioni del primo parlamento della neo Repubblica italiana. Contro il potente schieramento della DC si era costituito il Fronte Popolare, coalizione delle sinistre rappresentate principalmente dal PCI e dal PSI che adottava, come simbolo, il volto di Giuseppe Garibaldi. Fu proprio la mano di un appassionato sostenitore del Fronte Popolare a fare la scritta sul muro. Quelle elezioni saranno vinte in modo schiacciante dalla DC e segneranno l’inizio della lunga egemonia democristiana al governo del Paese, mentre del Fronte Popolare non rimarrà alcuna traccia, eccetto questa scritta sul fianco di un palazzo, indelebile come un vecchio tatuaggio.

Ottenuto il permesso dell’Ater, ex Iacp proprietario del muro, il Dipartimento XI del Comune di Roma ha affidato il restauro alla scuola comunale di Arte Ornamentale di Via di San Giacomo 8. “Il restauro”, ci racconta l’insegnante che ha coordinato il gruppo, “è stato effettuato con le stesse tecniche e gli stessi materiali che normalmente utilizziamo per restaurare gli affreschi d’arte. Il nostro lavoro non si è limitato esclusivamente al restauro della scritta, fatto già di per sé singolare, ma è stato anche quello di rassicurare le decine e decine di passanti i quali seriamente preoccupati chiedevano rassicurazioni sulle finalità del nostro intervento”. Oggi, a lavoro ultimato, rimane la speranza che il ponteggio necessario al restauro venga rimosso al più presto dalla strada in modo che la scritta possa finalmente regalare anche al più distratto dei passanti il piacere di un fugace tuffo nel passato.

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votagaribaldi
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Foto dal 1800 a oggi su Ostiense e Garbatella

Foto dal 1800 a oggi su Ostiense e Garbatella

di C.B.

Foto dal 1800 a oggi su Ostiense e Garbatella Particolare di una foto aerea della Garbatella, scattata il 30 agosto 1926: è una delle tante immagini esposte nella interessantissima mostra fotografica “Roma – L’area Ostiense-Testaccio”, aperta fino al 25 luglio (riaprirà poi in autunno) nella suggestiva sede dell’Istituto Superiore Antincendi, ex Magazzini Generali, in Via del Commercio 13. …..

Foto dal 1800 a oggi su Ostiense e Garbatella

di C.B.

Foto dal 1800 a oggi su Ostiense e Garbatella Particolare di una foto aerea della Garbatella, scattata il 30 agosto 1926: è una delle tante immagini esposte nella interessantissima mostra fotografica “Roma – L’area Ostiense-Testaccio”, aperta fino al 25 luglio (riaprirà poi in autunno) nella suggestiva sede dell’Istituto Superiore Antincendi, ex Magazzini Generali, in Via del Commercio 13.
Ingresso libero tutti i giorni dalla 18 alle 23. La mostra è stata organizzata dal Centro per lo studio di Roma della Terza Università, raccogliendo materiali da vari fondi e archivi ma anche dall’apporto di privati attraverso un concorso. Nell’immagine che pubblichiamo si notano: in basso a sinistra, un tratto di Via della Sette Chiese con la chiesoletta dei SS. Isidoro ed Eurosia e l’annesso Oratorio dei Filippini (già vaccheria Nicolai); più su, sempre a sinistra, la Villa Armellini, soppiantata alla fine degli anni ’50 dal complesso monastico e chiesa di Gesù Eucaristico (per localizzarla meglio, aggiungiamo che si sarebbe venuta a trovare esattamente alle spalle della scuola “Cesare Battisti” costruita nel 1930); a margine di uno spazio ancora sgombro da costruzioni, si vede, tra i due giganteschi pini che ancora la ornano, la storica Villetta, sede dal 4 giugno 1944 dei comunisti della Garbatella oggi dei partiti derivati dal Pci.

 

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Quando le cappellone persero il cappello

Le Figlie della carità dell’ “Albergo Bianco” della Garbatella

Quando le cappellone persero il cappello

di Cosmo Barbato

La dicitura esatta è “Figlie della carità”, ma nella memoria degli anziani della Garbatella restano semplicemente “le cappellone”, per via dell’enorme svolazzante copricapo inamidato che le faceva apparire simili alle dame raffigurate nei quadri dei pittori fiamminghi. Oggi lo hanno dismesso, vanno a capo semiscoperto con i capelli appena raccolti in un fazzoletto, vestono un abito color carta da zucchero con gonna al polpaccio che le fa apparire più simili a delle operaie. Stiamo parlando delle benemerite suore che, dal 1928 e fino ai bombardamenti del marzo 1944, gestirono in varie forme l’assistenza nel Lotto 41, cioè nell’Albergo Bianco …..

Le Figlie della carità dell’ “Albergo Bianco” della Garbatella

Quando le cappellone persero il cappello

di Cosmo Barbato

La dicitura esatta è “Figlie della carità”, ma nella memoria degli anziani della Garbatella restano semplicemente “le cappellone”, per via dell’enorme svolazzante copricapo inamidato che le faceva apparire simili alle dame raffigurate nei quadri dei pittori fiamminghi. Oggi lo hanno dismesso, vanno a capo semiscoperto con i capelli appena raccolti in un fazzoletto, vestono un abito color carta da zucchero con gonna al polpaccio che le fa apparire più simili a delle operaie. Stiamo parlando delle benemerite suore che, dal 1928 e fino ai bombardamenti del marzo 1944, gestirono in varie forme l’assistenza nel Lotto 41, cioè nell’Albergo Bianco (detto così per via della tinteggiatura), duramente colpito durante la guerra. Divenute anch’esse delle senzatetto, un precario alloggio fu loro offerto nella “Casa dei bimbi”, l’asilo di piazza Nicola Longobardi gestito dal Comune dove sono passate generazioni intere di bambini della ex borgata. Qui continuarono le attività assistenziali finché l’Istituto Case Popolari non assegnò loro, come ad altri sinistrati, un nuovo alloggio: ad esse, a dieci anni dalle bombe, toccarono dei locali a piano terra nel Lotto 60, in Via Ignazio Persico 11, proprio di fronte all’Albergo Bianco, dove altre quattro suore di quell’Ordine (tante quante erano in origine!) tuttora abitano e dove gestiscono una miniscuola materna e un corso di cucito, accompagnando queste attività con l’assistenza a famiglie bisognose. Le dirige suor Letizia Freschi, che vestì l’abito quasi cinquant’anni fa.
Ma come arrivarono al Lotto 41 le Figlie della carità? Esse furono richieste esplicitamente e con insistenza dal presidente di quel tempo delle Case Popolari, l’architetto Alberto Calza Bini, per istituire con urgenza un centro polivalente di assistenza nel cosiddetto Albergo Bianco, al servizio anche degli altri tre Alberghi, i grandi edifici progettati inizialmente per accogliere i pellegrini dell’Anno Santo 1925, ma poi, giudicati inadatti, utilizzati per ricoverare gente senza tetto e masse di popolazione povera espulsa dal centro storico nel corso degli “sventramenti” operati dal fascismo.

Figlie della carità

La richiesta fu avanzata, tramite la Visitatrice provinciale e con l’appoggio del Vicariato di Roma, direttamente alla Casa madre dell’Ordine, a Parigi. Solo dopo molte insistenze furono “concesse” quattro suore che presero servizio il 10 maggio del 1928: dovevano garantire immediatamente la gestione della dispensa, della cucina, del refettorio e della contabilità. Le quattro suore si chiamavano Curti, proveniente direttamente da Parigi; Pievani, proveniente dal Testaccio; Ponte, proveniente dall’ospedale di Ivrea; Cocchetti, la più giovane, classe 1904, addetta alla cucina, appena uscita dal seminario. Le suore gestivano anche una cappella, in attesa che venisse costruita una parrocchia, quella che sarà la chiesa di Santa Galla alla Circonvallazione Ostiense, ultimata nel 1941.
Poi le attività assistenziali si accrebbero. Nell’Albergo Bianco fu istituita la maternità, sotto il patrocinio dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, che accolse una quantità di bambini, oggi tutte persone avanti negli anni che ricordano affettuosamente le cappellone. L’istituzione fu gestita diligentemente, tanto che veniva mostrata come buon esempio di un’opera sociale del regime. Ricevette la visita del Mahatma Gandhi (nel dicembre 1931), dei reali del Siam, più volte della regina Elena e di varie caritatevoli nobildonne. Ma ai visitatori non venivano mostrati gli alloggi dei residenti: una stanza per famiglia, le cucine e i gabinetti in comune (ogni mattina di buon’ora il lungo tormento della fila!) sistemati lungo i corridoi, uno per ogni certo numero di stanze. Nel Terzo Albergo, il Lotto 43, a Enrico Mancini, antifascista e nel ’44 martire alle Ardeatine, erano state concesse eccezionalmente due stanze: aveva moglie e sei figli! Nel complesso degli Alberghi un posto fisso di polizia garantiva una disciplina da caserma.
Quante storie dolorose, spesso legate alla povertà, si intrecciavano in quei falansteri. Quanti piccoli prestiti tra famiglie, accesi per sopravvivere, da scontare a breve, di solito il sabato, quando il padre portava a casa “la settimana”, se aveva trovato da sbarcare il lunario. Quanta solidarietà tra poveri e anche quanti piccoli egoismi dettati dalla miseria. Nelle rarissime occasioni in cui, sui fornelli delle cucine comuni, si poteva mettere a bollire un pezzetto di carne, occorreva fare la guardia. Una volta una massaia distratta si ritrovò nella pentola, al posto della carne, una scarpa vecchia: ma forse – ci hanno raccontato – quello fu solo un personale dispetto. E poi quanti amori sbocciarono in mezzo a quella folla di inquilini.
Tra gli edifici che furono colpiti nel bombardamento del 7 Marzo del ’44, uno di quelli che subì i danni e registrò i lutti più gravi fu proprio l’Albergo Bianco e in particolare l’ala che ospitava la maternità. Una cinquantina i morti, molti bambini; tantissimi i feriti. Tra questi, anche Giuseppina Cocchetti, la suorina cappellona addetta alle cucine. L’alloggio delle Figlie della carità fu pur esso reso inagibile: bisognava trovare un altro tetto e un altro luogo dove esercitare l’attività di assistenza. Fu così che le cappellone, a tutti gli effetti cittadine benemerite della Garbatella, per continuare la loro opera si trasferirono prima nella “Casa dei bimbi” e poi nell’attuale casa di Via Ignazio Persico. Ma in corso d’opera, a partire dal 20 settembre 1964, persero il cappello.

 

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Ricordo di “Momo” a quattro anni dalla scomparsa

Ricordo di “Momo” a quattro anni dalla scomparsa

A cura della Redazione

Il 16 luglio del 2000 “Momo”, Domenico Pertica, ci ha lasciati, ma ci permette di seguirne la memoria con le opere da lui iniziate, con le sue battaglie civili per una Roma sempre più amabile e con le tante altre iniziative culturali, umanitarie ecc…Per ricordarlo a chi lo ha conosciuto dedico questi pensieri che rivelano la sua intima sensibilità e la sua fragilità di uomo.

Ti piaceva giocare
con gli aquiloni, …..

Ricordo di “Momo” a quattro anni dalla scomparsaDomenico Pertica

A cura della Redazione

 

Il 16 luglio del 2000 “Momo”, Domenico Pertica, ci ha lasciati, ma ci permette di seguirne la memoria con le opere da lui iniziate, con le sue battaglie civili per una Roma sempre più amabile e con le tante altre iniziative culturali, umanitarie ecc…Per ricordarlo a chi lo ha conosciuto dedico questi pensieri che rivelano la sua intima sensibilità e la sua fragilità di uomo.

Ti piaceva giocare
con gli aquiloni,
eterno fanciullo
e andare con la fantasia
verso mete infinite
del tuo spirito
che abbraccia l’universo.

Ti piaceva guardare
il mare in tempesta
in armonia col tuo carattere
ricco di inventive,
trovando nella bianca spuma
l’estro tuo creativo
alla ricerca del nuovo e del bello.

Ti piaceva, la sera,
andare per la tua casa
accarezzare con gli occhi
le cose antiche che raccontano
storie passate, vissute ed amate.

Ti piaceva sostare
sempre ammirato,
come fosse la prima volta,
lungo le strade, i vicoli, le piazze
di una Roma intimamente tua
scrivendone le meraviglie
come unica amante.

Ti piaceva il gatto
sornione ed infingardo
flessuoso e misterioso
compagno della tua solitudine
amato da grandi poeti:
e tu lo amavi.

Ti piaceva la gente
e te ne circondavi
sentendone tutto il calore.

Ti piaceva la vita
così come viene
senza problemi
senza sovrastrutture
e ne godevi e ne ridevi
con la tua risata aperta
a pieni polmoni.

Accettasti la sorte
che tutto questo ti toglieva,
con la filosofia dei grandi
senza tragico addio
senza disperazione.
E insieme al volo dei gabbiani
volasti!
nel silenzio dell’alba romana,
al ritmo di una carrozzella,
e nell’andare eterno del fiume.

Ed io, incredula, non addio ti dissi;
ma al prossimo incontro.

Francesca Immè Pertica

 

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Il Liceo Socrate in scena

Il 9 giugno, in occasione della fine dell’anno scolastico, il Liceo Classico della Garbatella ha aperto i cancelli al quartiere ed ha offerto uno spettacolo di musica, danza e teatro.

Il Liceo Socrate in scena

di Alessandra De Luca

Ho deciso di assistere allo spettacolo di fine anno scolastico del Liceo Socrate con lo spirito nostalgico di chi ha voglia di rivivere malinconicamente istanti già vissuti molto tempo prima da studentessa liceale. Non sapevo invece che dal confronto del presente con i vecchi momenti avrei tratto ben poche evocazioni. Dall’esterno il Liceo Classico Socrate è una scuola come tante, seminascosta da un parchetto di pini e abeti in Via Padre Reginaldo Giuliani, a poche centinaia di metri dalla Via Cristoforo Colombo. E’ la grande eccitazione dei ragazzi che stupisce entrando. Così come inaspettate sono le immagini, i cartelli ed i monitor disseminati qua e là nel grande atrio che accoglie i visitatori. …..

Il 9 giugno, in occasione della fine dell’anno scolastico, il Liceo Classico della Garbatella ha aperto i cancelli al quartiere ed ha offerto uno spettacolo di musica, danza e teatro.

Il Liceo Socrate in scena

di Alessandra De Luca

Ho deciso di assistere allo spettacolo di fine anno scolastico del Liceo Socrate con lo spirito nostalgico di chi ha voglia di rivivere malinconicamente istanti già vissuti molto tempo prima da studentessa liceale. Non sapevo invece che dal confronto del presente con i vecchi momenti avrei tratto ben poche evocazioni. Dall’esterno il Liceo Classico Socrate è una scuola come tante, seminascosta da un parchetto di pini e abeti in Via Padre Reginaldo Giuliani, a poche centinaia di metri dalla Via Cristoforo Colombo. E’ la grande eccitazione dei ragazzi che stupisce entrando. Così come inaspettate sono le immagini, i cartelli ed i monitor disseminati qua e là nel grande atrio che accoglie i visitatori.Liceo Socrate Roma Garbatella
Mi soffermo davanti ad un grande pannello che sta lì a testimoniare la partecipazione di una delegazione della scuola al viaggio ad Auschwitz, organizzato dal Comune di Roma e realizzato in compagnia del sindaco Veltroni, sulle tracce di uno degli eventi più vergognosi della storia dell’umanità. Le parole scritte sul cartello tradiscono il groviglio di emozioni tratte da quell’esperienza, prima fra tutte la consapevolezza che oggi la storia sta lì ad offrire loro una luce sul presente e sul futuro.
C’è un piccolo tavolo dal quale raccolgo alcuni fogli. Uno di questi è il programma dello spettacolo che sta per cominciare: consegna dei premi ai vincitori della seconda edizione del concorso letterario Socrate, suddiviso nelle sezioni di racconto, teatro e poesia, lettura dei versi della poetessa americana Emily Dickinson, performance musicali e canore ed infine saggio del gruppo teatrale, tutto rigorosamente interpretato dagli studenti della scuola.
La sala Carlo Bavaresco, dedicata alla cara memoria di uno studente tristemente scomparso, è affollatissima. Non mancano le autorità locali quali il presidente dell’XI Municipio Massimiliano Smeriglio, il consigliere delegato alle politiche ambientali Ferdinando Bonessio e la consigliera delegata alle politiche culturali Carla Di Veroli. Al centro dello spazio scenico il dirigente scolastico prof. Osvaldo Leuzzi ed i docenti, visibilmente emozionati, si adoperano nel cercare di arginare la caoticità in cui sembrano già versare le prime battute dello spettacolo. Attorno a loro si raccolgono disordinatamente alcuni studenti. Capisco dopo qualche istante che si tratta dei vincitori del concorso letterario ai quali stanno per essere consegnati i riconoscimenti. Le giovani facce sono rilassate e assai divertite dalla singolare circostanza, gli occhi ed i sorrisi sono sempre puntati agli amici in sala.Liceo Socrate Roma Garbatella
Non è esattamente questa l’immagine della scuola che se n’era stata congelata in qualche angolo della mia memoria per tutto questo tempo. Io ricordo chiaramente che il rapporto tra il mondo della scuola ed il mio si caratterizzava da un atteggiamento piuttosto passivo. Oggi quella che mi appare di fronte è una scuola dalle connotazioni di una comunità. Non un semplice luogo di istruzione ma piuttosto un ambiente di convivenza e di relazione in cui la formazione e la crescita umana e sociale sono il vero obiettivo. Tra il materiale che ho raccolto nell’atro c’è anche il giornale degli studenti della scuola. Si chiama La Cicuta, chiaro riferimento alla bevanda che fu fatale a Socrate. E’ dalla lettura di questi brani che prende luce lo sguardo con cui i ragazzi inquadrano il mondo. Scrivono di ciò che conoscono, della scuola, degli amici, dell’amore, della famiglia, della vita, delle speranze di tutti i giorni, del futuro come un grande vuoto da riempire.
Rinuncio definitivamente alle aspettative iniziali di rievocazione dei vecchi tempi. A pensarci bene c’è una cosa che l’istituzione scolastica ha conservato invariata nel tempo e che accomuna la scuola di ieri a quella di oggi: la qualifica di scuola pubblica. Nonostante oggi la riforma Moratti si adoperi in tutti i modi a favorire lo sviluppo dei sistemi di istruzione privata, la scuola pubblica è riuscita a sollevare un coro di no, continuando a valorizzare la qualità estetica della vita e la soggettività. Una voce di questo coro è senz’altro il Liceo Statale Socrate che, tramite la cooperazione tra docenti e docenti, tra docenti e studenti e degli studenti tra loro, ci dimostra che un’altra scuola è possibile ed è quella che difende ed alimenta l’istituzione pubblica e garantisce il diritto allo studio. La ragione di tanta fermezza è la convinzione che l’istruzione e la cultura non possono essere oggetto di uno scambio in denaro semplicemente perché l’istruzione e la cultura sono un bisogno fondamentale di ogni essere sociale.

 

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Memorial “Giulio Foschi” alla seconda edizione

Memorial “Giulio Foschi” alla seconda edizione

di A.C.

Si è svolto tra il 25 ed il 27 maggio presso l’impianto comunale delle Tre Fontane il secondo Memorial “Giulio Foschi”, quest’ anno vinto dall’ AS Garbatella che in una bella finale ha sconfitto la squadra dei padroni di casa “Tre Fontane”, capitanata da un Bernabei ancora molto attivo. Per il terzo e quarto posto si sono invece affrontate una rappresentativa dei Vigili Urbani e la nuova squadra del “Roma Club Garbatella”. Al termine della partita la vedova di Giulio, Gabriella, …..

Memorial “Giulio Foschi” alla seconda edizione

di A.C.

Si è svolto tra il 25 ed il 27 maggio presso l’impianto comunale delle Tre Fontane il secondo Memorial “Giulio Foschi”, quest’ anno vinto dall’ AS Garbatella che in una bella finale ha sconfitto la squadra dei padroni di casa “Tre Fontane”, capitanata da un Bernabei ancora molto attivo. Per il terzo e quarto posto si sono invece affrontate una rappresentativa dei Vigili Urbani e la nuova squadra del “Roma Club Garbatella”. Al termine della partita la vedova di Giulio, Gabriella, con le figlie Tiziana e Loredana ed i fratelli e nipoti di Giulio, hanno premiato tutti i partecipanti. Una coppa speciale offerta da Vita, un carissimo amico di Giulio, è andata agli arbitri (messi a disposizione dalla UISP): un torneo, questo Memorial, fatto da squadre del nostro quartiere e giocato da giocatori che quasi tutti hanno avuto modo di conoscere Giulio Foschi, di apprezzarne la simpatia, l’ironia e la capacità di socializzare. Un garbatellano Giulio Foschi, un garbatellano vero che il quartiere non vuol dimenticare e che gli sportivi del nostro nuovo “Rione” hanno deciso di celebrare nella maniera più dignitosa. L’appuntamento è per il prossimo anno al terzo Memorial “Giulio Foschi”.

 

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Colloquio con CosmoBarbato giornalista e prezioso collaboratore del nostro giornale

Colloquio con CosmoBarbato giornalista e prezioso collaboratore del nostro giornale

Una vita, una storia

di Pasquale Navarra

Sabato 5 giugno un’intera pagina de “Il Manifesto”, a firma di Gabriele Di Giuseppe, è stata dedicata a “Cosmo”, cioè a Cosmo Barbato, il quale è, per noi di Cara Garbatella, un vero punto di riferimento, una luce discreta e calda sempre presente nel nostro lavoro, nelle nostre mani. Nell’articolo-intervista de “Il Manifesto” è stato raccontato molto della sua vita, dedicata al giornalismo e alla militanza politica.
Debbo dire che buona parte delle cose riportate sull’autorevole quotidiano a noi più giovani non le aveva ancora raccontate. Ma in un certo senso le sapevamo lo stesso. Le brevi narrazioni che ci ha spesso fatto, durante qualche intervallo delle nostre riunioni o nel corso di semplici conversazioni, sono sempre state, per noi, delle conferme della sua bella, veramente bella personalità. Non si pensi che ci sia dell’adulazione in queste parole (cosa che, fra l’altro, Cosmo mi perdonerebbe difficilmente…), ma si pensi, piuttosto, alla stima spontanea e forte che in tutta la vita si prova per ben poche persone. …..

Colloquio con CosmoBarbato giornalista e prezioso collaboratore del nostro giornale

Una vita, una storia

di Pasquale Navarra

Sabato 5 giugno un’intera pagina de “Il Manifesto”, a firma di Gabriele Di Giuseppe, è stata dedicata a “Cosmo”, cioè a Cosmo Barbato, il quale è, per noi di Cara Garbatella, un vero punto di riferimento, una luce discreta e calda sempre presente nel nostro lavoro, nelle nostre mani. Nell’articolo-intervista de “Il Manifesto” è stato raccontato molto della sua vita, dedicata al giornalismo e alla militanza politica.
Debbo dire che buona parte delle cose riportate sull’autorevole quotidiano a noi più giovani non le aveva ancora raccontate. Ma in un certo senso le sapevamo lo stesso.
Le brevi narrazioni che ci ha spesso fatto, durante qualche intervallo delle nostre riunioni o nel corso di semplici conversazioni, sono sempre state, per noi, delle conferme della sua bella, veramente bella personalità. Non si pensi che ci sia dell’adulazione in queste parole (cosa che, fra l’altro, Cosmo mi perdonerebbe difficilmente…), ma si pensi, piuttosto, alla stima spontanea e forte che in tutta la vita si prova per ben poche persone.
Confermo una considerazione fatta dall’articolista de “Il Manifesto”: Cosmo è un uomo d’altri tempi. Nel senso più sublime del termine. Si racconta anche con me, per Cara Garbatella. Comincia a parlarmi di quando aveva tredici anni, del 1943, della guerra.
Il 10 settembre di quell’anno, due giorni dopo l’armistizio, era a Cassino, il paese della sua famiglia, che quel giorno subì un durissimo bombardamento da parte degli alleati. Fu quello il primo degli infiniti altri che nei successivi otto mesi non lasciarono di quella città pietra su pietra. Una bomba piombò anche sulla scuola, dove si trovava sua sorella di dieci anni: la bambina restò per alcune ore sotto le macerie.
“Per la prima volta la guerra fu sulla mia pelle”, mi dice Cosmo. “Il sibilo delle bombe ed il fragore che seguiva… Beh, poi, nello stesso giorno, con la mia famiglia scappai via da Cassino. Ci spostammo verso le montagne della chiostra che circonda la valle del Liri. Prima sosta nel paese di Sant’Elia, dove trovammo un alloggio di fortuna. Qualche giorno dopo ci spostammo più in alto, a Valvori, dove qualche tempo dopo si installò il comando del generale tedesco Kesselring. A metà gennaio del ’44 forzosamente ci sfollarono a Ferentino, dove ci fermammo una decina di giorni…”. Con loro, c’era anche una zia di Cosmo (sorella del padre) e le sue quattro figlie. La donna, nel trambusto dello sfollamento, era caduta, fratturandosi un femore: la trasportavano, senza ingessatura , seduta su una sedia…
A Ferentino, Cosmo e i suoi, rifugiatisi in una casa bombardata, stavano per vedersela brutta. A suo padre, un avvocato da sempre antifascista, il fascismo aveva già avuto modo di fargliela pagare, impedendogli di fatto la frequentazione del palazzo di giustizia di Cassino, il che equivalse a metterlo alla fame. Paradossalmente, fu la guerra ad alleviare le difficoltà economiche della famiglia, dando uno stipendio fisso al padre: questi, che era stato ufficiale nella guerra precedente, fu infatti richiamato come maggiore di complemento e fu assegnato al distretto militare della vicina Frosinone. A Ferentino, accadde che un fascista lo riconobbe e commise l’infamia di denunciarlo, come antifascista e disertore, ai tedeschi, i quali non fecero certo finta di niente: una sera andarono nel diroccato alloggio dei Barbato con l’intenzione di deportare tutti i componenti della famiglia. Ma lì accadde l’insperato: le donne si gettarono ai piedi dei soldati, supplicando: come trasportare quella zia col femore rotto? I tedeschi, prima sembrò che volessero abbattere la donna invalida, poi, volendo forse cedere ad un momento di umanità, dissero che sarebbero tornati la mattina dopo con un camion. Nemmeno mezz’ora dopo, Cosmo e tutti i suoi familiari, malgrado il coprifuoco, erano già su un carretto sulla strada per Alatri.
Qui, in un primo momento il loro “tetto” fu ancora una casa lesionata, ma poi un amico del padre di Cosmo, l’avvocato Rossoni, volle ospitarli tutti nella sua grande dimora. I guai, però, erano sempre in agguato. Un giorno il padre di Cosmo incappò in una retata: cercavano uomini per i lavori al fronte. Inevitabilmente avrebbero scoperto che era un militare “disertore”. Stavolta fu un ufficiale collaborazionista suo ex collega a salvarlo (il distretto di Frosinone, bombardato, s’era trasferito proprio ad Alatri): si presentò ai tedeschi garantendo: il signore è un ufficiale dell’esercito repubblicano, ha lasciato i documenti nella divisa. Pochissimi giorni dopo, nuovo imprevisto: la casa dell’avvocato Rossoni fece gola ai tedeschi, che la occuparono per alloggiarvi i loro ufficiali. I Barbato ripararono allora nella casa-bottega di un sarto dal cognome Bruxelles, che si offrì di ospitarli. Dice di lui Cosmo, con un sorriso ancora intriso di gratitudine: “Era italianissimo, di Alatri, ma il suo cognome era proprio questo che ti ho detto: Bruxelles… quanta generosità in quell’uomo…”. Bruxelles e sua moglie si adattarono a dormire nello scantinato, mentre cedettero a Cosmo ed ai suoi il loro lettone nel retrobottega.
All’inizio della primavera i Barbato sono a Roma, grazie ad uno zio che rimedia loro “due stanze in una casa di sei”, a Via Giuseppe Ferrari, vicino a Piazza Mazzini.
“Quella fu senz’altro la mia primavera più dura…”, mormora Cosmo. Furono, infatti, mesi di vera fame. La sua famiglia non disponeva nemmeno delle tessere alimentari. Cosmo e sua sorella andarono spesso a mangiare una minestra nella parrocchia “Regina Apostolorum”, ad un passo da casa. Il cibo che la famiglia riusciva a rimediare era sempre insufficiente. Il cuore di Cosmo non può che stringersi, quando mi racconta del gesto di sua madre: per far sì che figli mangiassero qualcosa ogni giorno, lei, per tre mesi, restò quasi digiuna. Mentiva dicendo che mangiava durante la mattinata e che le era sufficiente; in realtà non mangiò affatto. Perse quindi venti chili, incorrendo in un gravissimo deperimento: “Era così debilitata che, quando suonava l’allarme, non era nemmeno in grado correre al rifugio e io mi tormentavo tra il desiderio di restare a confortarla e la voglia di scappare a rifugiarmi”.
“Un giorno, nella mia ingenuità di adolescente, pensai che una cosa del genere non sarebbe più dovuta accadere a nessuno, in nessuna parte del mondo… ma si trattava, appunto, di un pensiero ingenuo, purtroppo…”, mormora ancora Cosmo.
Cosmo BarbatoIl giorno dell’arrivo delle truppe alleate a Roma, il quattro giugno, Cosmo con altri ragazzi scappa a Viale Mazzini, alla chiesa di Cristo Re, a suonare a stormo le campane. I suoi, nel trambusto della liberazione, non sanno dove sia e lo cercano disperati. Dopo quel giorno, il ricordo che in Cosmo emerge più forte è quello del 1° maggio 1945, quando con suo padre andò a Piazza del Popolo, al comizio di Di Vittorio, l’allora segretario della Cgil. Il padre tenne il figlio per mano, quasi tutto il tempo; Cosmo sente ancora la sua stretta. Si commuove non poco, nel raccontare quei momenti.
Il mio sforzo professionale di non manifestare la mia parte di commozione, riesce. Passiamo dunque al racconto del giorno dell’attentato a Palmiro Togliatti, il 14 luglio del 1948.
“Ero studente al liceo Mamiani ed era tempo di maturità”, racconta Cosmo. “Vidi dapprima un gruppo di netturbini che, in preda ad una visibile concitazione, smisero di lavorare e andarono via tutti insieme coi loro carretti. Poco dopo, fatti scendere i passeggeri, una fila continua di tram si avviarono verso il deposito di Piazza Bainsizza. Pensai si trattasse di uno sciopero. Rientrai in casa e trovai nell’ingresso mia madre e mia sorella piangenti: pensai a una disgrazia a mio padre! No, disse mia madre, la radio ha annunciato che hanno ammazzato Togliatti. Si seppe poi che era gravissimo e che stava combattendo tra la vita e la morte.”
Seguirono tre giornate incredibili e indimenticabili.
Il 15, Sandro Pertini e Luigi Longo tennero un comizio a piazza Esedra. Comizio che terminò prima del previsto, poiché ad un certo punto l’intesa tra oratori e popolo si manifestò nel modo più naturale: tutti si avviarono verso il Policlinico, dove Togliatti era sotto i ferri del prof. Valdoni. Duecentomila persone percorsero in assoluto silenzio quei chilometri. A quel tempo i marciapiedi di Viale del Policlinico non avevano asfalto: il rumore della ghiaia calpestata dai loro passi fu l’impressionante sottofondo di quella marcia. La folla restò per ore davanti all’ospedale, sempre mantenendo il silenzio.
“Non tutti lo ricordano”, aggiunge Cosmo, “ma ci furono anche dei morti, in quei giorni, nel corso degli scontri con la polizia di Scelba. A Piazza Colonna spararono anche ad un compagno che conoscevo, si chiamava Glionna; era appena trentenne…”
. Nel ’49, la famiglia Barbato viene ad abitare alla Garbatella, grazie all’assegnazione di una casa Icp. Con la povertà, peraltro diffusissima nel quartiere, i Barbato ebbero ancora a che fare, per qualche anno. Cosmo, pur iscritto all’università, frequentò un corso per muratori. Nel 1950 era iscritto al Partito Comunista già da quattro anni. Alla fine dell’estate, arrivò la sua occasione, che ci possiamo raffigurare in una giornata di pioggia torrenziale. In un giorno di settembre di quell’anno, Cosmo andò alla sezione comunista di Casalbertone, per dare una mano ai compagni impegnati in una Festa de l’Unità all’aperto. Ma nel primo pomeriggio iniziò a piovere a dirotto e quindi Cosmo e gli altri, nell’attesa che il tempo migliorasse, non poterono che ripararsi all’interno della sezione. Qui si trovava anche Franco Funghi, il redattore capo di “Vie Nuove”, settimanale fondato da Luigi Longo.
“Inizialmente, lui ed io prendemmo a parlare del più e del meno, per ammazzare il tempo che la pioggia ci faceva passare là dentro”, ricorda Cosmo. “Ma dato che non voleva proprio smetterla di piovere, parlammo per ore di politica, così io ebbi anche il modo di dichiarargli i miei interessi e le mie attitudini. Qualche mese dopo, capii che gli avevo fatto una buona impressione…”.
Nel dicembre di quello stesso anno, infatti, a Cosmo, militante della sezione Pci della Garbatella, viene chiesto di andare a Via De Pretis, alla redazione di “Vie Nuove”, per recapitare un comunicato riguardante un’attività culturale della sezione. “Vi andai, e quando mi qualificai dicendo anche il mio cognome, la segretaria di redazione, Giuliana Ferri, mi chiese, dividendo il suo sguardo fra me ed un appunto che trovò quasi subito sulla sua scrivania: ‘Barbato? Cosmo Barbato?’. Alla mia risposta affermativa, lei replicò: ‘Ah, finalmente! Sai, ti cercavamo da tempo. Abbiamo bisogno di un praticante, qui al giornale, e il redattore capo ha pensato a te. Non siamo però riusciti a rintracciarti, fino ad oggi…’. Fu così che cominciò il mio praticantato”. Tre anni dopo Cosmo divenne lui il segretario di redazione di “Vie Nuove”. Alla vigilia di Natale del ’54, l’incontro di Cosmo con Gabriella Tosi, la donna della sua vita, laureata in Matematica e Fisica, assistente alla Sapienza e poi insegnante in una scuola media; i suoi fratelli e il padre erano stati partigiani, con le Brigate Garibaldi, al Nord, a Riva del Garda. Cosmo la conobbe sempre alla Garbatella, a Piazza Oderico da Pordenone, in casa del futuro direttore d’orchestra Massimo Pradella. Fu praticamente un colpo di fulmine; si piacquero subito ed il giorno dopo si diedero il primo, intenso bacio. Si sposarono otto anni dopo, ma le loro vite erano state unite dal primo momento, quella sera di Natale. Ancora oggi, quando li vediamo insieme, pensiamo che sono una bella coppia.
Nel ’66, nacque il loro figlio Guido, nel quale è evidente la trasmissione di valori compiuta dalla famiglia.
Nel 1969, Cosmo è assunto a “Paese Sera” dove gli vengono presto assegnati compiti di responsabilità, dalle pagine speciali agli interni, poi la segreteria di redazione.
Quando gli chiedo quali sono i momenti, i periodi della sua lunga esperienza a “Paese Sera” che ricorda con maggiore emozione, Cosmo si sofferma sul pomeriggio del 13 maggio del 1974, ai primi risultati del referendum sul divorzio. I ricordi di Cosmo sono più nitidi che mai: una folla esultante aveva raggiunto Via dei Taurini, per proseguire i festeggiamenti sotto la sede del giornale, che si era impegnato molto nella campagna per il “No” all’abrogazione del divorzio. “Ci affacciammo tutti alla terrazza. Pochi minuti dopo, redattori e tipografi accolsero l’invito della gente, erano tutti in strada a festeggiare la vittoria. Io restai dentro. Come segretario di redazione dovevo organizzare le postazioni per l’elaborazione dei dati. Volevamo uscire in straordinaria, ma come fare se la redazione s’era svuotata! Faticai sette camicie per riportare i redattori ai lori tavoli. Quando vidi che il lavoro partiva e che la straordinaria era salva, mi rinchiusi nella mia stanza e sfogai in un pianto la mia gioia e la tensione accumulata. Piangere è davvero dolce, in certe occasioni…”. L’Italia viveva, in quei giorni, un cambiamento che non era fittizio: qualcosa di profondo era avvenuto, nella società.
L’indimenticata vignetta di Forattini, che fu pubblicata il 14 maggio, era emblematica: una bottiglia di champagne stappata, ed il “tappo” che volava via era Fanfani, il promotore del referendum abrogativo, il principale artefice della campagna contro il divorzio. Un altro momento importante della vita professionale e politica di Cosmo è certamente il giugno del ’76, quando alle elezioni il Partito Comunista raggiunse il 34% dei consensi. A tale proposito, chiedo a Cosmo se non fu un errore la teorizzazione del compromesso storico con la Democrazia Cristiana. Lui mi fa un amabile rimbrotto, poi mi dice: “No, fu giusto, perché Berlinguer comprese che questo paese non può essere governato contrapponendosi ai cattolici. Lo aveva capito già Togliatti, quando nella stesura della Costituzione si batté per l’inclusione dell’articolo 7, che di fatto mantenne il Concordato dei Patti Lateranensi. Questa fu una grande intuizione di Togliatti, poiché in cambio di tale compromesso – che peraltro evitò una deleteria spaccatura nella società italiana – si ottenne di portare a compimento la Costituzione, che è una delle più avanzate al mondo. E’ sbagliato credere che si sia sacrificata la laicità dello Stato, che è e deve restare un obiettivo della Sinistra e che non è comunque in contrasto con le lungimiranti azioni politiche che ho ricordato”.
La conversazione con Cosmo si conclude con il 1991, l’anno della “Bolognina”, della svolta, del cambiamento del nome, da Partito Comunista Italiano a Partito Democratico della Sinistra. “Certo, fu una svolta importante, come tutti sanno. Io, come sa chi mi conosce da tempo, non la condivisi, ma… ma non è ora di prendere un caffè? Non dirmi che non ti va…”.
Sì che mi va. Prendendo il caffè, diamo spazio al nostro più o meno. E’ una bella giornata, un’arietta fresca ha accompagnato questa conversazione, svoltasi alla Villetta. Ringrazio Cosmo per avermi reso partecipe, per l’ennesima volta, della sua grande serietà politica ed umana. E mi piace avere l’occasione di aggiungere che egli è, per tutti noi di Cara Garbatella, non solo una certezza, ma anche un vero buon maestro.

 

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Un centro di orientamento per favorire nuove imprese

All’ultimo piano dell’edificio della scuola “Cesare Battisti”

Un centro di orientamento per favorire nuove imprese

Netta separazione e nessuna interferenza con le attività scolastiche.
Rassicurazioni in questo senso per le famiglie

All’ultimo piano dell’edificio della elementare “Cesare Battisti” è progettato un “incubatore didattico d’impresa” che è, in termini più comprensibili, un centro informativo e orientativo sulle piccola e media imprenditorialità. Si tratta della istituzione alla Garbatella di uno strumento di notevole valore sociale, volto a valorizzare, incoraggiare e assistere nuove iniziative produttrici di occupazione. La sua creazione era stata proposta circa due anni fa ed era stata concordata tra l’Assessorato per il lavoro e le nuove periferie del Comune, il Municipio Roma XI e gli organi rappresentativi della scuola. …..

All’ultimo piano dell’edificio della scuola “Cesare Battisti”

Un centro di orientamento per favorire nuove imprese

Netta separazione e nessuna interferenza con le attività scolastiche.
Rassicurazioni in questo senso per le famiglie

All’ultimo piano dell’edificio della elementare “Cesare Battisti” è progettato un “incubatore didattico d’impresa” che è, in termini più comprensibili, un centro informativo e orientativo sulle piccola e media imprenditorialità. Si tratta della istituzione alla Garbatella di uno strumento di notevole valore sociale, volto a valorizzare, incoraggiare e assistere nuove iniziative produttrici di occupazione. La sua creazione era stata proposta circa due anni fa ed era stata concordata tra l’Assessorato per il lavoro e le nuove periferie del Comune, il Municipio Roma XI e gli organi rappresentativi della scuola.
La sua istituzione giustamente ha suscitato però preoccupazioni e interrogativi in particolare presso le famiglie degli alunni, allarmate dalla presenza nel grande edificio di Piazza Damiano Sauli di un soggetto esterno alla scuola. L’istituzione di un centro informativo finalizzato allo sviluppo della piccola e media imprenditorialità non poteva non suscitare infatti una prima reazione, a difesa e garanzia della priorità dell’istituzione scolastica e della qualità dei servizi a favore dei ragazzi.
Proprio per evitare equivoci e resistenze pregiudiziali, nonché eventuali strumentalizzazioni, ci sembra fondamentale ribadire alcuni elementi fermi e prioritari, che sono in modo imprescindibile alla base delle garanzie richieste dalle istituzioni locali e scolastiche nonché dai genitori, accolte e fatte proprie dallo stesso Assessorato per il lavoro, garante di questo progetto.scuola elementare Cesare Battisti Roma
Da notare, innanzitutto, che tale laboratorio-osservatorio sarebbe sistemato all’ultimo piano della scuola, in locali oggi completamente inutilizzati e non idonei ad attività didattiche, con piena autonomia di accesso e di fruibilità e senza alcuna possibilità di intrusione nel contesto scolastico ed educativo. Le stesse scale di emergenza della scuola e della nuova struttura saranno a doppia elica, quindi senza punti d’incontro. Tutti i diversi problemi tecnico-organizzativi e di gestione degli spazi sono stati vagliati in sedute comuni tra i rappresentanti dei genitori, i responsabili del progetto, il Municipio e l’Assessorato. Un sopralluogo in loco è stato promosso ed effettuato anche dalla V Commissione Scuola e Cultura del Comune, con la partecipazione della sua presidente, on. Adriana Spera.
Va sottolineato che l’istituzione di un ufficio di assistenza, formazione e consulenza a favore di coloro che aspirano ad aprire imprese prevede un’organizzazione per appuntamenti e quindi un’affluenza di persone limitata e preordinata. Per inciso, se richiesto dall’istituzione scolastica, l’ufficio potrebbe anche offrire per uso didattico l’utilizzo degli strumenti tecnico-informatici di cui sarà dotato.
E’ stata questa un’occasione anche per discutere e ipotizzare una migliore utilizzazione di altri spazi disponibili alla “Battisti”, soprattutto per favorire l’attività didattica della scuola dell’infanzia e per l’istituzione di nuovi locali mensa. Mi sembra essenziale infatti che tutti i soggetti interessati – istituzioni politiche e amministrative, la scuola, le famiglie – siano pienamente coinvolti al fine di migliorare e ottimizzare altri spazi disponibili a favore dei bambini, senza giungere pregiudizialmente ad ostacolare un progetto che, approvato due anni fa, di fatto non va minimamente a diminuire le potenzialità didattiche ed educative della scuola; mentre, al contrario, può implicitamente offrire, in un corretto rapporto, nuove risorse e possibilità di risistemazione e miglioramento di spazi e luoghi, finalizzandoli ad una più qualificata offerta didattica. Si tratterebbe insomma di cogliere una buona occasione.
C’è da augurarsi che in questa circostanza, come in altre precedenti, una valutazione oggettiva, serena e partecipata possa favorire l’accettazione e l’accoglimento di una iniziativa che non va ad inficiare in alcun modo la priorità assoluta riservata alla funzione educativo-didattica della “Cesare Battisti”, ribadendo che tutti i possibili cambiamenti, come in questo caso, debbano essere preventivamente vagliati da tutti i soggetti interessati, prima di qualsiasi decisione.

Prof. Dino Gasparri
Vicepresidente della V Commissione
Cultura e Scuola del Comune di Roma

 

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Alla ricerca di un numero a Via delle Sette Chiese

Piccolo nostro contributo di “partecipazione”

Alla ricerca di un numero a Via delle Sette Chiese
Una proposta per districarsi nei sei spezzoni della storica via.
L’assemblea del 27 maggio per il Bilancio partecipativo

Di C.B.

Partecipare vuol dire anche segnalare, proporre: oppure no? Ecco un nostro piccolo contributo al concetto di bilancio partecipativo, sul quale in vari tempi si è discusso. Riguarda un problema di razionalizzazione della viabilità, a nostro avviso una priorità che, dal punto di vista del bilancio, non costerebbe quasi niente, ma servirebbe a diradare un diffuso senso di malessere che attanaglia quegli sventurati automobilisti (ma anche pedoni), soprattutto non residenti, che si avventurino su Via delle Sette Chiese alla ricerca di un numero civico. …..

Piccolo nostro contributo di “partecipazione”

Alla ricerca di un numero a Via delle Sette Chiese
Una proposta per districarsi nei sei spezzoni della storica via.
L’assemblea del 27 maggio per il Bilancio partecipativo

Di C.B.

 

Partecipare vuol dire anche segnalare, proporre: oppure no? Ecco un nostro piccolo contributo al concetto di bilancio partecipativo, sul quale in vari tempi si è discusso. Riguarda un problema di razionalizzazione della viabilità, a nostro avviso una priorità che, dal punto di vista del bilancio, non costerebbe quasi niente, ma servirebbe a diradare un diffuso senso di malessere che attanaglia quegli sventurati automobilisti (ma anche pedoni), soprattutto non residenti, che si avventurino su Via delle Sette Chiese alla ricerca di un numero civico.
La nostra storica martoriata Via, come è noto, è spezzettata in ben sei tronconi su un percorso di circa tre chilometri lungo i quali ci sono in alternanza: un’isola pedonale, sensi unici (per giunta in direzioni opposte tra loro) e un doppio senso di marcia. Prima tratta, senso unico da Largo delle Sette Chiese alla Via Ostiense; seconda tratta, senso unico da Piazza Sant’Eurosia a Largo della Sette Chiese, dove questo slargo, malamente orientato, ne spezza la continuità; terza tratta, isola pedonale tra Piazza Sant’Eurosia e Piazza Oderico da Pordenone, cioè tra due piazze che ne distolgono completamente l’orientamento; quarta tratta, senso unico da Piazza Oderico da Pordenone allo sciagurato taglio della Colombo operato alla fine degli scorsi anni Trenta, quando fu progettata la grande Via Imperiale per l’E42; quinta tratta a doppio senso di marcia dalla Colombo all’incrocio con la Via Ardeatina, però attraverso Piazza dei Navigatori e Largo Bompiani che ne rompono ulteriormente e gravemente l’unità; sesta tratta infine a senso unico dall’Appia Antica all’Ardeatina, dove la nostra Via modifica la sua denominazione in Vicolo della Sette Chiese. Tre chilometri tormentati, che fanno impazzire gli automobilisti alla ricerca di un numero civico: accade infatti continuamente di incontrarne che si aggirino smarriti, chiedendo disperati informazioni che anche gli stessi residenti non sono in grado di fornire.
Furono realizzati in passato progetti per restituire, almeno da un punto di vista architettonico, un percorso ideale indirizzato alla ricostruzione immaginaria dell’antica nostra Via, attraverso alberature, illuminazione e pavimentazione unitarie. Si era inutilmente sperato che la realizzazione di un sottopasso della Colombo, progettato dall’Arch. Manfredi Nicoletti, consentisse di ricucire quella traumatica cesura. Noi ci limitiamo a una proposta molto più modesta e di facile attuazione: l’istituzione di una speciale segnaletica stradale che indichi i numeri civici compresi in ciascuna delle tratte della Via, alla maniera di ciò che avviene nei corridoi degli alberghi per orientare gli ospiti verso i numeri delle stanze. Ben vengano poi eventuali interventi ben più radicali che valgano a restituire alla Via delle Sette Chiese almeno una parte della sua dignità perduta.
A proposito di Bilancio partecipativo, diamo conto dell’ultima assemblea riguardante la Garbatella, tenutasi il 27 maggio scorso. Presenti 124 cittadini, voti validi 118. Si trattava di indicare la preferenza alle proposte che quattro portavoce avevano avuto l’incarico di illustrare, dopo gli incontri tra delegati succedutisi all’assemblea preparatoria del 9 gennaio. Per i lavori pubblici è passata con 62 voti la proposta di riqualificazione del breve tratto di Via delle Sette Chiese tra Piazza Oderico da Pordenone e la Colombo (intervento peraltro già in programma); per il verde e l’ambiente ha ottenuto 113 voti la richiesta di istituzione di un osservatorio municipale sulle emittenze di onde elettromagnetiche (trasmittenti per i telefonini); per la viabilità con 38 voti è prevalsa la richiesta di segnalazioni acustiche per non vedenti ai semafori della Colombo e della Circonvallazione ed è stato inoltre invocato un semaforo all’incrocio tra Via Pigafetta e Via Benzoni; per il settore culturale con 52 voti è prevalso l’auspicio dell’istituzione di una “tenda della cultura” (libri, video e audio cassette, laboratorio di costruzioni per i piccoli, spazio d’incontro per adulti e anziani) nell’istituendo parco di Via Rosa Raimondi Garibaldi.
E’ stato precisato che queste indicazioni valgono come priorità che il Municipio dovrà valutare e tenere nel debito conto, pur senza avere ovviamente valenza operativa.

 

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Parabole e condizionatori Caos nella Città giardino

Parabole e condizionatori

Caos nella Città giardino

di Gianni Rivolta

Sono centinaia i condizionatori d’aria di ogni foggia, le tracce sugli intonaci, i fili delle antenne e le paraboliche, che devastano gli edifici dello storico quartiere della Garbatella. Non c’è più regola. La Città Giardino è ferita mortalmente. Ogni giorno i motori, che producono aria fresca, prolificano come funghi, bubboni metallici che traboccano dagli intonaci consumati color ocra. Per difendersi dalla tenaglia della calura, che lo scorso anno ha infuocato per mesi, senza tregua, i vecchi cortili del quartiere, sono centinaia le scatole di latta di dimensioni e forme diverse, escrescenze metalliche, che aggiunte alle paraboliche deturpano edifici di grande pregio architettonico, piazze, panorami, fregi e decorazioni dell’edilizia “rustica” e vernacolare. …..

Parabole e condizionatori

Caos nella Città giardino

di Gianni Rivolta

Sono centinaia i condizionatori d’aria di ogni foggia, le tracce sugli intonaci, i fili delle antenne e le paraboliche, che devastano gli edifici dello storico quartiere della Garbatella. Non c’è più regola. La Città Giardino è ferita mortalmente. Ogni giorno i motori, che producono aria fresca, prolificano come funghi, bubboni metallici che traboccano dagli intonaci consumati color ocra. Per difendersi dalla tenaglia della calura, che lo scorso anno ha infuocato per mesi, senza tregua, i vecchi cortili del quartiere, sono centinaia le scatole di latta di dimensioni e forme diverse, escrescenze metalliche, che aggiunte alle paraboliche deturpano edifici di grande pregio architettonico, piazze, panorami, fregi e decorazioni dell’edilizia “rustica” e vernacolare.

Non si salva niente e nessuno. Non c’è rispetto per il “barocchetto” di Giovannoni e Piacentini, per le casette economiche di Nori e Palmerini tra la via della Garbatella e via Guglielmotti, che porta al Pincetto di piazza Brin. Addirittura i villini “palladiani” del De Renzi al lotto 24 su via delle Sette Chiese, che hanno vinto il concorso sulla casa economica in occasione del XII Congresso Internazionale sulle abitazioni e sui Piani Regolatori nel 1929, non sono stati risparmiati, così come l’imponente edificio degli ex Bagni pubblici progettato da Innocenzo Sabbatini a piazza Bartolomeo Romano, la fiancata del lotto 8 di Plinio Marconi, i villini a riscatto dei lotti 52, 53, 54 e 55 e l’architettura “razionalista” degli Alberghi Suburbani tra piazza Biffi e piazza Michele da Carbonara. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Non c’è edificio della Garbatella, che non sia stato vulnerato da un impianto di condizionamento d’aria o dall’installazione di una moderna antenna parabolica. Ma non si tratta di una battaglia tra passato e futuro, tra i bei tempi che furono e la modernità, bensì tra rispetto dell’arredo urbano e il peggio del “fai da te”. Se il ponentino e le alberature della Città Giardino non sono più sufficienti a battere il gran caldo delle ultime estati romane è un diritto sacrosanto, particolarmente per le persone più anziane costrette a passare l’estate in città, alleviare la calura estiva con un po’d’aria fresca. Quello che preoccupa è l’assenza di regole da parte dell’Ater, l’ex Istituto autonomo case popolari, proprietario degli immobili, che consente agli inquilini di aggiustarsi come più sono comodi, ognuno come vuole.
Eppure non dovrebbe essere impossibile conciliare l’esigenza dei cittadini di abitare in case più fresche con quella di non deturpare un patrimonio edilizio pregiato come quello della Garbatella, l’architettura di un quartiere da sempre oggetto di studi da parte di architetti italiani ed europei e da qualche anno alla ribalta di set televisivi e cinematografici. Non è, dunque, scandaloso immaginare sovvenzioni per gli inquilini, che volessero installare gli impianti di condizionamento in posizioni dove non siano visibili, per lasciare agli estimatori della Garbatella la gioia di continuare a passeggiare per le strade e le piazze del quartiere con il naso all’insù, per ammirare le bellezze di un rione unico a Roma per la sua originalità urbanistica e la socialità dei suoi abitanti.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Luglio 2004

 

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Mercato: il vecchio e il nuovo

La ristrutturazione dell’edificio di Via Francesco Passino

Mercato: il vecchio e il nuovo

di Eraldo Saccinto

Il primo nucleo abitativo della Garbatella, costituito attorno agli anni ’20, sopperì alla necessità dell’acquisto dei generi alimentari costituendo una cooperativa di consumo nella storica Piazza Brin. Di questa cooperativa di consumo, si dice che rilasciava ai propri soci una medaglietta ricordo, personalmente non ne ho mai viste, ma sembra che qualche anziano abitante la conservi ancora gelosamente. In seguito allo sviluppo del quartiere, a partire dai tardi anni ’30, s’instaurò un mercato rionale all’aperto sito in Via Magnaghi. Solo negli anni ’50 fu costruito a Via Passino l’attuale mercato coperto che conta al suo interno circa 30 banchi per la vendita di frutta, verdura, carne, pane e pasta, polli, abbigliamento, scarpe ecc. E’ stato per anni il punto d’incontro …..

La ristrutturazione dell’edificio di Via Francesco Passino

Mercato: il vecchio e il nuovo

di Eraldo Saccinto

Il primo nucleo abitativo della Garbatella, costituito attorno agli anni ’20, sopperì alla necessità dell’acquisto dei generi alimentari costituendo una cooperativa di consumo nella storica Piazza Brin. Di questa cooperativa di consumo, si dice che rilasciava ai propri soci una medaglietta ricordo, personalmente non ne ho mai viste, ma sembra che qualche anziano abitante la conservi ancora gelosamente. In seguito allo sviluppo del quartiere, a partire dai tardi anni ’30, s’instaurò un mercato rionale all’aperto sito in Via Magnaghi. Solo negli anni ’50 fu costruito a Via Passino l’attuale mercato coperto che conta al suo interno circa 30 banchi per la vendita di frutta, verdura, carne, pane e pasta, polli, abbigliamento, scarpe ecc. E’ stato per anni il punto d’incontro della domanda e dell’offerta mercantile del quartiere sia per il rapporto qualità-prezzo, evidentemente vantaggioso per le famiglie, in un’epoca in cui si centellinasse la lira sia perché era il posto in cui incontrarsi, discutere, passeggiare ed ovviamente fare acquisti. Per tutti gli anni a cavallo tra i 60 ed i 70, l’unico suo vero antagonista fu, come d’altronde in tutto il resto dell’Italia, il supermercato della catena Standa. Oggi le abitudini delle famiglie sono molto cambiate, infatti, ci si serve, per la spesa giornaliera e settimanale, dai numerosi supermercati, più o meno qualitativamente forniti, esistenti nel quartiere. Questo modo di fare commercio, nonostante tutto, ha mantenuto intatte le sue potenzialità, legate soprattutto alla conoscenza diretta tra il venditore e l’acquirente ed alla fiducia che tra questi si è instaurata nel tempo.
Di quando in quando, le attività commerciali sono poste al di fuori del loro contesto naturale; da circa un paio di anni, infatti, a causa dei lavori di ristrutturazione, il mercato è stato trasferito sulla Circonvallazione Ostiense precisamente in Via di Santa Galla, di fianco al palazzo dei Monopoli. Questa nuova collocazione ha dapprima favorito lo svilupparsi di un modo di commerciare differente, basato sulla presenza dei box di vendita in una via ad alta densità di passaggio. Durante gli ultimi tempi, si è un po’ perduto lo slancio iniziale e aggravatasi in modo vistoso la crisi economica, il ciclo virtuoso inizialmente instaurato sembra essersi raffreddato.

Intervistando alcuni dei lavoranti e proprietari dei box, l’atmosfera che si percepisce è quella della normale prassi lavorativa quotidiana; ci fanno notare che non si rileva più molta differenza qualitativa e quantitativa tra la clientela odierna e quella che faceva la spesa nella collocazione originaria di Via Passino. “Si, c’è molta gente il sabato, gli altri giorni un po’ meno”, dice Marco.
“Alle volte il mercato è un po’ fiacco, altre volte non so a chi rispondere”, ribatte Angelo. Al mercato della Garbatella si trova un modo di fare compere in famiglia, dove tutti conoscono tutti e gli sfottò sono all’ordine del giorno. Il mercato della Garbatella è anche da sempre un forte punto di richiamo, una cassa di risonanza a livello cittadino. Non a caso nei mesi scorsi è stato oggetto di una serie di iniziative contro l’aumento indiscriminato dei prezzi, che sono sfociate nella “Giornata di mobilitazione contro il carovita” che ha visto fra gli altri la partecipazione del segretario dei DS Piero Fassino.
Il destino del mercato è però quello di traslocare nuovamente e rientrare nella sua sede istituzionale. Al termine cioè della serie di interventi di riqualificazione urbana, facenti parte del contratto di quartiere, che prevedono, tra l’altro, il riassetto del mercato coperto di Via Passino, mediante l’adeguamento degli spazi di vendita alla vigente normativa igienico-sanitaria e commerciale.
“Il rischio è che i mercati rionali muoiano, schiacciati dalla grande distribuzione”. E’ l’assessore ai LL.PP. dell’ XI Municipio Alberto Attanasio che parla. “Ridisegnando il mercato, abbiamo cercato di farlo vivere anche come spazio pubblico aperto ai cittadini: una sorta di centro polivalente del territorio. Tutte le esperienze concrete di economia alternativa si confronteranno con il territorio. In cima alla struttura è previsto un ‘roof garden’ con trattoria biologica, mentre l’ambiente sarà reso più vivo da un’arena pronta ad ospitare eventi musicali e culturali. Il tutto alimentato dall’energia pulita dei pannelli fotovoltaici che, oltre ad alimentare la struttura del mercato, produrranno energia elettrica da immettere nella rete pubblica, in modo da agevolare anche i cittadini”. Agli operatori commerciali saranno assegnate superfici di vendita più ampie, che consentiranno un’opportuna separazione delle merci e delle attività che vi si svolgono. Un mercato, dunque, con funzioni sociali e culturali che si ispirino al concetto di un’economia equa e solidale. E’ prevista, inoltre, l’apertura di uno sportello che seguirà la progettazione e l’assistenza per le imprese del terzo settore e non ultima la realizzazione di un parcheggio ‘ad hoc’ per i clienti.

 

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Garbatella ha premiato Ulivo e sinistra

Europee del 12 e 13 giugno: intervista al segretario Ds, Andrea Fannini

Garbatella ha premiato Ulivo e sinistra

di Giancarlo Proietti

Alle elezioni per il parlamento europeo del 12 e 13 giugno la lista Uniti nell’Ulivo ha raccolto alla Garbatella quasi il 41% dei consensi, affermandosi come la forza politica di gran lunga la più votata. Nell’ambito della coalizione (formata, come è noto, da Democratici di Sinistra, Margherita, Socialisti e Repubblicani Europei) il partito della Quercia è stato senza dubbio quello che ha contribuito al successo con il maggior apporto di consensi, confermandosi come il primo partito del quartiere. Sul significato del voto abbiamo posto alcune domande al suo segretario, Andrea Fannini. …..

Europee del 12 e 13 giugno: intervista al segretario Ds, Andrea Fannini

Garbatella ha premiato Ulivo e sinistra

di Giancarlo Proietti

Alle elezioni per il parlamento europeo del 12 e 13 giugno la lista Uniti nell’Ulivo ha raccolto alla Garbatella quasi il 41% dei consensi, affermandosi come la forza politica di gran lunga la più votata. Nell’ambito della coalizione (formata, come è noto, da Democratici di Sinistra, Margherita, Socialisti e Repubblicani Europei) il partito della Quercia è stato senza dubbio quello che ha contribuito al successo con il maggior apporto di consensi, confermandosi come il primo partito del quartiere. Sul significato del voto abbiamo posto alcune domande al suo segretario, Andrea Fannini.

Partiamo dai dati elettorali del nostro quartiere, la Garbatella. Qual è stato l’orientamento dei cittadini qui da noi?

C’è stato innanzitutto un successo strepitoso della lista Uniti nell’Ulivo che raggiunge circa il 41% nei 31 seggi del nostro quartiere (che vanno dalla Circonvallazione Ostiense fino all’area di via Alessandro Severo) con un incremento di 5 punti rispetto alle precedenti Provinciali: un risultato tra i più elevati a Roma. Poi una secca sconfitta delle forze di destra: Alleanza Nazionale è sotto il 15%, Forza Italia intorno all’11%, complessivamente il Polo raccoglie circa il 30%. Tutto il centrosinistra a Garbatella è sopra il 60%, con un risultato lusinghiero, oltre che di Rifondazione Comunista con l’11,5%, anche di forze come i Comunisti Italiani e la lista Occhetto-Di Pietro che si attestano ciascuna di poco sotto la soglia del 3% e che raddoppiano i consensi rispetto alla precedente tornata elettorale. Infine c’è da sottolineare anche il successo personale dei tre candidati da noi sostenuti: Lilli Gruber, Nicola Zingaretti e Pasqualina Napoletano sono stati i candidati di gran lunga i più votati nel quartiere.

Come ti spieghi questi risultati?
Questo delle Europee è stato un voto per lo più di opinione e Garbatella ha confermato la sua storica e consolidata tradizione di premiare le forze di sinistra, radicate e impegnate non solo a governare il territorio con un impianto progressista e democratico, ma anche a promuovere un’iniziativa politica forte contro le scelte di Berlusconi e della destra al governo nazionale, dai temi della pace alla difesa della scuola e della sanità pubblica. Di questo abbiamo soprattutto parlato in campagna elettorale: di pace, di solidarietà, di difesa contro il caro vita, di estensione dei diritti sociali.

Come avete impostato la campagna elettorale?
Con molta sobrietà e senza personalismi, senza inutili competizioni con le altre forze della sinistra, consapevoli che ogni voto era utile se dato contro le forze di destra. Abbiamo concentrato i nostri sforzi su poche ma significative iniziative pubbliche, che hanno riscosso un notevole successo popolare: da quella con il sindaco Veltroni al parco di via Pullino al giro nel quartiere di Lilli Gruber fino alle iniziative sui temi della casa, della sanità, del welfare locale che hanno intrecciato temi locali con quelli più generali. E poi volantinaggi, gazebo informativi, i classici porta a porta che ci hanno consentito di avvicinarci a centinaia di persone e a motivarle a darci una mano. Lo abbiamo fatto con combattività e, ripeto, con sobrietà e senza scendere nei personalismi. Senza avere fatto una campagna elettorale incentrata solo sui nomi, alla fine i candidati più votati sono stati proprio quelli che noi Democratici di Sinistra abbiamo indicato.

Perché insisti sul concetto di personalizzazione della politica?
Perché è una deriva che esiste ormai da molti anni e che si rafforza sempre di più e, cosa ancora più preoccupante, attraversa anche le forze politiche di sinistra, tutte, nessuna esclusa. In ciò si ravvisa anche una preoccupante subalternità al modello politico americano e alla sua icona qui in Italia, la destra di Berlusconi. Io penso che bisogna mostrare discontinuità rispetto a questo processo, mettendo in prima linea nella nostra iniziativa la forza del progetto e delle idee. Solo dopo vengono le persone. Purtroppo questa campagna elettorale ha mostrato una tendenza opposta, anche nel nostro territorio.
Passiamo al risultato nazionale…
Non c’è stata quella vittoria schiacciante che tutti auspicavamo. Forza Italia è crollata ma nel complesso il centrodestra, pur arretrando, tiene. L’opposizione nel suo complesso è più forte del centrodestra. La lista che noi Ds abbiamo sostenuto si attesta poco sopra il 31%, al di sotto del dato delle politiche del 2001. Sono cresciute le forze che hanno sostenuto una linea politica più netta sui temi della guerra. Alle amministrative, invece, il dato è molto più confortante perché l’Ulivo, tutto il centrosinistra, ha conquistato la maggior parte dei comuni e delle province dove si è votato.

Come giudichi il dibattito sul futuro della lista Uniti nell’Ulivo?
Si continua a dibattere sui contenitori della politica: Ulivo allargato o ristretto, partito unico o meno, sinistra riformista e sinistra radicale, federazione o soggetto unitario. Lo trovo un dibattito stancante, che non aiuta a unire. Partiamo dai contenuti, dai progetti, dalle idee. Cosa pensiamo della globalizzazione e dei processi liberisti in atto? Della guerra? Come intendiamo difendere le conquiste sociali ed estendere a chi oggi non è tutelato un sistema di diritti e garanzie? Che modello di paese e di Europa abbiamo? Quali i valori di riferimento? Sono sempre stato in dissenso su come è nato e si è sviluppato il percorso della lista Uniti nell’Ulivo, ho espresso pubblicamente questo dissenso ma, con senso di responsabilità e di lealtà verso il partito in cui milito, insieme a tanti altri compagni e compagne, ho sostenuto con convinzione la lista. Avremo un congresso fra poco, con serenità e laicità decideranno gli iscritti la via da intraprendere. L’importante è che si discuta di idee e di valori, di progetti. Io mi batto per una sinistra più forte e un Ulivo il più ampio possibile, per una unità reale di tutte le opposizioni e per un progetto condiviso e alternativo alle destre al governo.

Un’ultima domanda riguarda la candidatura del presidente del Municipio, Massimiliano Smeriglio, alle Europee.
Da un punto di vista politico era ed è del tutto legittimo che si fosse candidato; da un punto di vista formale non c’era alcun limite dovuto a motivi di ineleggibilità o incompatibilità, così come è avvenuto per alcuni sindaci che si sono candidati. Veltroni, a cui pure era stato chiesto di candidarsi per la lista Uniti nell’Ulivo, si era rifiutato. Personalmente ho preferito la scelta del sindaco di Roma. A me non sembra opportuno che, a metà mandato, ci si candidi per elezioni diverse. Si rischia di confondere il ruolo istituzionale con quello di candidato di una forza politica, cosa che inevitabilmente a tratti è avvenuta. Quando alle precedenti Provinciali candidammo Edoardo Del Vecchio scegliemmo che durante la campagna elettorale si dimettesse da assessore alle politiche sociali. Ma in definitiva l’essenziale è che la sinistra abbia vinto e che si sia rafforzata nel nostro territorio, con il contributo di tutti. E’ stata una campagna elettorale bella e appassionante. Ora prepariamoci per le Regionali del 2005.

 

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Quando piove un “lago” a Piazza Giovanni da Triora

Quando piove un “lago” a Piazza Giovanni da Triora

Da tempo immemorabile, quando piove, Piazza Giovanni da Triora, nell’angolo tra Via Rho e Via Roberto de Nobili, quindi alle spalle della chiesa di San Francesco Saverio, si allaga al punto che si può attraversare solo se ci si rassegna a guadarla con le scarpe immerse nell’acqua. In quel punto, essendo le caditoie otturate, confluiscono tutte la acque provenienti da Piazza Sant’Eurosia. Una volta ho visto che svuotavano il pozzetto che sta in quell’angolo, ma poi hanno lasciato sul posto il terriccio estratto, che alla prima pioggia è tornato ad intasare la fogna. Si può sperare in una manutenzione frequente e accurata?

 

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Ancora sulla “San Pio V”

Ancora sulla “San Pio V”

Caro Direttore, ho avuto occasione di leggere su un recente numero del periodico “La voce dell’Ostiense”, che credo appartenga ad un’area non lontana da quella del suo giornale, un articolo firmato L.C. chiaramente elogiativo della Libera Università San Pio V di Via delle Sette Chiese. Di questo Istituto anche Cara Garbatella si era occupata nel dicembre scorso, ma in tutt’altro tono, riprendendo tra l’altro una polemica apparsa in precedenza su un quotidiano romano, che criticava l’assegnazione di cospicui fondi pubblici a quella scuola privata. Tale disparità di giudizio mi ha lasciato sconcertato. Devo pensare che il giudizio critico espresso dall’articolo che fu ospitato da Cara Garbatella debba essere aggiornato?
Marco Randazzo

Non ci risulta che siano sopravvenuti motivi per aggiornare le informazioni e le critiche che avevamo pubblicato in dicembre, né siamo in grado di appurare quali fonti abbiano ispirato l’autore dell’articolo apparso sul periodico da lei citato .

 

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Iacp oggi Ater: che cosa cambia?

Tre consigli agli inquilini

Iacp oggi Ater: che cosa cambia?

di Flavia Micci

Periodicamente torniamo ad occuparci dello Iacp, forse nella speranza di avere delle buone notizie da comunicare o almeno qualche segnale di efficienza e di improvvisa “solerzia” nell’evadere pratiche ormai polverose, che giacciono da anni negli uffici di zona nell’inutile attesa che qualcuno getti uno sguardo tra quelle carte e scopra che ci vogliono solo 5 minuti (e non 10 anni) per autorizzare un banale subentro di contratto o per definire ingiallite pratiche di sanatorie. Purtroppo, nulla di tutto questo! Per non perdere di vista la situazione, cerchiamo di fare qualche puntualizzazione, per rinfrescare la nostra memoria, ma anche per dare qualche consiglio che speriamo utile. …..

 

Iacp oggi Ater: che cosa cambia?

di Flavia Micci

Periodicamente torniamo ad occuparci dello Iacp, forse nella speranza di avere delle buone notizie da comunicare o almeno qualche segnale di efficienza e di improvvisa “solerzia” nell’evadere pratiche ormai polverose, che giacciono da anni negli uffici di zona nell’inutile attesa che qualcuno getti uno sguardo tra quelle carte e scopra che ci vogliono solo 5 minuti (e non 10 anni) per autorizzare un banale subentro di contratto o per definire ingiallite pratiche di sanatorie. Purtroppo, nulla di tutto questo! Per non perdere di vista la situazione, cerchiamo di fare qualche puntualizzazione, per rinfrescare la nostra memoria, ma anche per dare qualche consiglio che speriamo utile.
Iacp o Ater? Negli ultimi mesi gli inquilini dello Iacp hanno scoperto che l’Istituto non esiste più: al suo posto ora c’è l’Ater, una misteriosa sigla apparsa improvvisamente sulle bollette dell’affitto e sulle solite comunicazioni di servizio. Ma cosa cambia per gli inquilini siano essi regolari o irregolari? Sostanzialmente nulla: l’Ater – Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale Pubblica- è la nuova forma che una legge dell’estate scorsa ha dato al vecchio, amato e odiato Iacp. La legge ne ha cambiato la struttura giuridica, ma questo sino ad ora ha significato per gli inquilini un semplice cambio di carta intestata, visto che le strutture dell’Istituto Autonomo Case Popolari sono rimaste (ahinoi) le stesse, impiegati e sedi zonali inclusi.
Nessuna modifica apparente per il momento, ma potrebbero esserci alcune novità nei prossimi mesi, quando la nuova dirigenza dovrà iniziare a preoccuparsi dei nuovi obblighi che l’Ater ha ora nei confronti della Regione e delle casse pubbliche.
Infatti, una delle conseguenze sostanziali del nuovo “ordinamento” è la previsione del “pareggio di bilancio” entro 5 anni per le casse dell’ex Istituto. Cosa significa questo? Essenzialmente che l’Ater dovrà iniziare ad incassare per coprire il “buco finanziario” rappresentato dal suo disastroso bilancio; per far questo il mezzo migliore (forse l’unico veramente praticabile) è la vendita delle case che possiede. Ma vendita a chi? Agli inquilini regolari, a quelli in attesa di sanatoria, a tutti? Ed a quali condizioni? Ed i prezzi?
Premesso che nessun problema esiste per coloro che sono intestatari di un regolare contratto, veniamo a coloro che – per diversi motivi – non hanno questo tanto desiderato “pezzo di carta”.
Una clausola inserita nella legge (ad opera del gruppo dei DS alla Regione) prevede che le vendite possano interessare anche coloro che – pur vivendo nelle case ex Iacp – non sono in possesso di tutti i requisiti previsti dalle vecchie norme, fermo restando che le agevolazioni previste per i vecchi assegnatari “regolari” non potranno essere estese a tutti.
E veniamo, quindi, alla prima delle questioni che si pongono: l’esito della sanatoria del 2000.
Che fine hanno fatto le domande di sanatoria? Quando i contratti?
Forze potrà non sembrare, ma sono passati 4 anni da quando è scaduto il termine per presentare le domande e quasi 2 anni da quando l’apposita Commissione del Comune di Roma ha finito di esaminare le domande di sanatoria. I risultati, però, sembrano costituire un segreto terribile, da non rivelare a nessuno, ancor meno agli interessati, che fino al dicembre scorso hanno continuato a pagare affitti altissimi per colpa dell’inerzia dell’Istituto.

Due anni è un tempo inaccettabile e per questo l’Istituto – sotto pressione anche per le diffide che nel frattempo gli sono giunte – ha deciso (bontà sua) di applicare a coloro che avevano “passato” la sanatoria il canone che effettivamente dovrebbero pagare se avessero il contratto, nell’attesa che il contratto venga effettivamente firmato dagli interessati. Tutto a posto? Neanche un po’, direi! Primo, perché il riconoscimento da parte dell’Istituto della propria inefficienza non può servire a giustificare il permanere nel tempo di questo comportamento; secondo, perché – se accettiamo la bontà del ragionamento dell’Istituto – allora il riconoscimento del “giusto affitto” deve trovare applicazione dal giorno in cui le singole domande sono state accolte e non da quando l’Istituto ha deciso di alzare “bandiera bianca” e di arrendersi alla propria incapacità.
Ecco, quindi, il primo consiglio: informarsi sulla data in cui è stata accolta la sanatoria e scrivere all’Ater una bella lettera di diffida, in cui si chiede formalmente all’Istituto di essere convocati per la firma del contratto. E cosa succede per coloro la cui sanatoria è attualmente “sospesa”, evidentemente perché la Commissione comunale ha riscontrato delle anomalie nella domanda? Consiglio numero due: chi non ha ancora avuto notizie sulla propria sanatoria si informi e – qualora risulti tra quelle in sospeso – vada all’Ufficio Casa del Comune di Roma (Via dell’Urbanistica 18 – Palazzo della Civiltà, Eur – Orario sportello martedì 9/13 e giovedì 9/16) a chiedere il motivo della sospensione; spesso si tratta di portare semplici certificati anagrafici o reddituali e si può sbloccare in breve la situazione.
Patti di futura vendita. Molti inquilini hanno sottoscritto già da alcuni anni dei “contratti di futura vendita” con cui l’Istituto si impegnava ad attribuire loro la piena proprietà dell’appartamento assegnato non appena si fossero “sistemate” alcune situazioni, tra cui il valore degli immobili ed altre pendenze esistenti su quegli immobili (in alcuni casi si trattava di ipoteche a favore della Banca di Roma, dovute a prestiti che questa Banca aveva concesso allo Iacp). Gli anni sono passati ed i “quasi proprietari” continuano a pagare le rate dei mutui, ma non hanno ancora la certezza del prezzo finale né conoscono quando potranno realmente sentirsi “a casa propria”. Secondo le ultime dall’Ater la situazione avrebbe dovuto sbloccarsi già nell’autunno scorso, quando l’Agenzia delle Entrate (ex Catasto) ha consegnato la stima definitiva degli immobili; ora si parla di un breve rinvio a prima dell’estate…insomma, il consiglio numero tre assomiglia di molto agli altri: scrivete all’Istituto chiedendo notizie della vostra pratica (Ater – Serv. Cessione Immobili, Via di Valle Aurelia). Esiste una splendida legge – la n. 241/90 – che consente ai cittadini di avere notizie della propria pratica giacente presso un’amministrazione pubblica; esistono dei termini precisi entro cui l’Istituto deve rispondere e – come molti ben sanno – una richiesta ed una risposta scritta hanno molto più valore di anni di colloqui telefonici o di visite alle sedi zonali!
Siamo più o meno giunti alla conclusione di questa breve “passerella” soltanto di alcuni degli annosi problemi dell’Istituto (o dell’Ater, se preferite), anche se abbiamo omesso di parlare dei problemi relativi all’installazione degli ascensori, alle domande di voltura non evase, all’ampliamento dei nuclei familiari, al rientro in famiglia di figli separati e/o sfrattati, ecc…. Ad oggi possiamo comunque dire che nulla è cambiato dopo questa modifica “strutturale”, che tanto era stata strombazzata dal centrodestra su manifesti e volantini nello scorso anno.
Gli inquilini continuano a non riuscire a conoscere il proprio destino, le pratiche rimangono ferme ed il tempo passa. Dal canto nostro, continuiamo a fare quello che da diversi anni è il nostro impegno sul territorio: fornire informazioni ed aiuto gratuiti tramite il nostro Sportello Casa, ogni giovedì dalle 18 alle 20 presso la Villetta.

 

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