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Autore: Redazione

Più asili nido

L’XI Municipio impegnato a sostenere la proposta popolare di legge per l’infanzia

Più asili nido

a cura della Redazione

Nei giorni scorsi è stata lanciata una campagna di sottoscrizione a favore di una proposta di legge di iniziativa popolare che prevede la costituzione di un fondo per i diritti dell’infanzia, di un piano di finanziamenti per la creazione e la gestione dei nidi, per la diffusione generalizzata delle scuole per l’infanzia e per la creazione di servizi innovativi e sperimentali. Ogni anno sono tanti i bambini che non riescono a trovare accoglienza nelle strutture pubbliche, col risultato di una limitazione delle possibilità di lavoro delle mamme quando non sia possibile sobbarcarsi le rette salate delle strutture private…

 

L’XI Municipio impegnato a sostenere la proposta popolare di legge per l’infanzia

Più asili nido

a cura della Redazione

Nei giorni scorsi è stata lanciata una campagna di sottoscrizione a favore di una proposta di legge di iniziativa popolare che prevede la costituzione di un fondo per i diritti dell’infanzia, di un piano di finanziamenti per la creazione e la gestione dei nidi, per la diffusione generalizzata delle scuole per l’infanzia e per la creazione di servizi innovativi e sperimentali. Ogni anno sono tanti i bambini che non riescono a trovare accoglienza nelle strutture pubbliche, col risultato di una limitazione delle possibilità di lavoro delle mamme quando non sia possibile sobbarcarsi le rette salate delle strutture private…
Alla Garbatella e nell’XI Municipio sono state già sottoscritte moltissime firme, raccolte su banchetti istituiti nei mercati o all’ingresso dei supermercati. La sottoscrizione continua.
Intanto il Gruppo dei Democratici di sinistra dell’XI Municipio ha proposto in Consiglio un ordine del giorno che impegna il Presidente e gli Assessori “perché diano appoggio e diffusione all’iniziativa con ogni azione possibile, facendo propria la battaglia di civiltà rappresentata da quella proposta di legge”. I consiglieri ritengono che massimo debba essere l’impegno dell’ente locale per far fronte alle pressanti richieste da parte della popolazione, considerando la carenza di posti disponibili, specie negli asili. Se si cercano risposte soddisfacenti per eliminare le liste d’attesa, occorre perseguire una politica culturale ed economica di respiro nazionale e regionale, perché l’ente locale non è in grado di far fronte con le sole sue forze ai bisogni dei bambini e dei genitori.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Aprile 2005

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L’XI Municipio impegnato a sostenere la proposta popolare di legge per l’infanzia

L’XI Municipio impegnato a sostenere la proposta popolare di legge per l’infanzia

Più asili nido

a cura della Redazione

Nei giorni scorsi è stata lanciata una campagna di sottoscrizione a favore di una proposta di legge di iniziativa popolare che prevede la costituzione di un fondo per i diritti dell’infanzia, di un piano di finanziamenti per la creazione e la gestione dei nidi, per la diffusione generalizzata delle scuole per l’infanzia e per la creazione di servizi innovativi e sperimentali. Ogni anno …..

L’XI Municipio impegnato a sostenere la proposta popolare di legge per l’infanzia

Più asili nido

a cura della Redazione

Nei giorni scorsi è stata lanciata una campagna di sottoscrizione a favore di una proposta di legge di iniziativa popolare che prevede la costituzione di un fondo per i diritti dell’infanzia, di un piano di finanziamenti per la creazione e la gestione dei nidi, per la diffusione generalizzata delle scuole per l’infanzia e per la creazione di servizi innovativi e sperimentali. Ogni anno sono tanti i bambini che non riescono a trovare accoglienza nelle strutture pubbliche, col risultato di una limitazione delle possibilità di lavoro delle mamme quando non sia possibile sobbarcarsi le rette salate delle strutture private..
Alla Garbatella e nell’XI Municipio sono state già sottoscritte moltissime firme, raccolte su banchetti istituiti nei mercati o all’ingresso dei supermercati. La sottoscrizione continua.
Intanto il Gruppo dei Democratici di sinistra dell’XI Municipio ha proposto in Consiglio un ordine del giorno che impegna il Presidente e gli Assessori “perché diano appoggio e diffusione all’iniziativa con ogni azione possibile, facendo propria la battaglia di civiltà rappresentata da quella proposta di legge”. I consiglieri ritengono che massimo debba essere l’impegno dell’ente locale per far fronte alle pressanti richieste da parte della popolazione, considerando la carenza di posti disponibili, specie negli asili. Se si cercano risposte soddisfacenti per eliminare le liste d’attesa, occorre perseguire una politica culturale ed economica di respiro nazionale e regionale, perché l’ente locale non è in grado di far fronte con le sole sue forze ai bisogni dei bambini e dei genitori.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Aprile 2005

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Preoccupa gli operatori il ritorno nella sede storica

Intervista alla presidente dei commercianti del Mercato di Via Passino

Preoccupa gli operatori il ritorno nella sede storica

di Eraldo Saccinto

I lavori al Mercato coperto della Garbatella, sito in Via Passino, stanno procedendo. Questo avvicina il momento del rientro nella sede istituzionale dei banchi di commercio attualmente siti, in via provvisoria, in Via di Santa Galla, di fianco al palazzo della Manifattura tabacchi. Alla Garbatella il mercato è un argomento da sempre nell’occhio del ciclone. Vuoi perché anche in questo scorcio d’inverno, a sentire gli acquirenti, i prezzi di gran parte dei prodotti sembrano aver subìto il solito aumento spropositato, vuoi perché di converso i costi delle iniziative commerciali sono diventati così elevati da non garantire più margini di guadagno sufficienti alla …..

Intervista alla presidente dei commercianti del Mercato di Via Passino

Preoccupa gli operatori il ritorno nella sede storica

di Eraldo Saccinto

I lavori al Mercato coperto della Garbatella, sito in Via Passino, stanno procedendo. Questo avvicina il momento del rientro nella sede istituzionale dei banchi di commercio attualmente siti, in via provvisoria, in Via di Santa Galla, di fianco al palazzo della Manifattura tabacchi. Alla Garbatella il mercato è un argomento da sempre nell’occhio del ciclone. Vuoi perché anche in questo scorcio d’inverno, a sentire gli acquirenti, i prezzi di gran parte dei prodotti sembrano aver subìto il solito aumento spropositato, vuoi perché di converso i costi delle iniziative commerciali sono diventati così elevati da non garantire più margini di guadagno sufficienti alla prosecuzione delle attività, vuoi ancora per le vicissitudini logistiche di cui ci siamo occupati nei precedenti numeri del giornale. Di queste problematiche e di come sta evolvendo il discorso commerciale del quartiere, abbiamo parlato con Sandra Pagliari, presidente della Ags, l’Associazione Gestione Servizi che si occupa della manutenzione giornaliera degli spazi adibiti al commercio.Padre Guido Chiaravalli
I tempi per il ripristino del mercato nella sede di Via Passino si stanno avvicinando. Che cosa pensate del vostro rientro tra quelle mura? Quali sono le prospettive all’interno della struttura rinnovata?
Il mercato di Via Passino è stato costruito nel 1950. Interventi di maquillage, per quanto pesanti, non possono, purtroppo, cambiare quella che era una struttura adatta alle esigenze dell’epoca. Tra l’altro la sua collocazione, col passare degli anni, è rimasta tagliata fuori dalle principali vie di comunicazione del quartiere e per questo risulta poco adatta alle attuali esigenze di capacità commerciale. L’edificio fu costruito in un’epoca in cui non esistevano i centri commerciali ed il mercato era l’unico punto vendita della zona in cui si potessero trovare tutti i generi commerciali a prezzi convenienti. Quegli ambienti inoltre risultano angusti sia per gli operatori che per il pubblico che deve effettuare gli acquisti.
Avete partecipato ai Workshop in cui è stata discussa la nuova struttura ? Quali sono i rapporti con le istituzioni del quartiere ? Avete esposto loro le vostre perplessità
I rapporti con le istituzioni sono piuttosto buoni a tutti i livelli. Si può dire che sono quotidiani. Abbiamo partecipato ad alcune riunioni in cui abbiamo esposto i nostri punti di vista, alcuni consigli sono stati recepiti altri no. Personalmente nutro alcuni dubbi sulla validità delle soluzioni adottate. Per esempio quella riguardante i parcheggi.
La vostra presenza in Via di Santa Galla data ormai un paio d’anni. Come è cambiato il modo di fare commercio ? Il trasferimento di alcuni uffici comunali, prima nella Manifattura tabacchi e quindi nelle altri sedi della Garbatella, quale impatto pensate avranno sul vostro lavoro ?
La situazione è sicuramente migliorata rispetto a quella degli ultimi tempi di Via Passino, nonostante le lamentele di alcuni colleghi. Bisogna comunque sottolineare che il momento è devastante per tutti i settori. Basti pensare che dei 110 commercianti di Via Passino attualmente ne sono rimasti 64. Per quanto riguarda invece i nuovi uffici, ovviamente, non vediamo l’ora che arrivino!
Le tasse: c’è stato un incremento o una diminuzione negli ultimi anni ?Padre Guido Chiaravalli
Le tasse sono indubbiamente aumentate vuoi per motivi legati all’aumento dei carichi statali, sia di quelli regionali e comunali.
Le spese di trasporto sono rimaste inalterate ? Quanto ha pesato, per gli ortofrutticoli, il passaggio dei Mercati generali a Guidonia ?
Ovviamente il passaggio a Guidonia ha portato un aumento dei costi, compresi quelli indotti, legati all’aumento dei carburanti. Non solo, il cambio degli orari di apertura del CAR costringe i colleghi ad un orario disumano, con punte di venti ore di lavoro al giorno.
Aldilà delle tasse, sono aumentati o diminuiti i costi di manutenzione del punto di vendita ?
Il costo del solo punto vendita non ha subìto modifiche di sorta da quando il mercato si è trasferito a Santa Galla. Anche, se al momento di trasferirci, abbiamo dovuto sostenere i costi di avvio, ovvero l’acquisto dei nuovi banchi o la ristrutturazione di quelli precedenti, più un contributo una tantum di 29mila Euro per l’attrezzatura del sito e la logistica.
Il margine di guadagno è sufficiente a garantire la prosecuzione dell’attività ?
Alla fine del mese, come oramai per tutti, si fa fatica ad arrivare …
Effetto Euro sugli acquisti: in qualità di commercianti, come sono cambiati i rapporti con i fornitori ?
I prezzi all’ingrosso sono raddoppiati. E’ la conseguenza di mancati controlli alla fonte e di spietate speculazioni. Infine, una nota sulla concorrenza dei prodotti cinesi: a scapito della qualità e della ricercatezza, hanno dato una mazzata al commercio di capi italiani. Altro problema, la presenza degli ormai troppi abusivi: mi si dice che un commerciante di pesce non autorizzato faccia tutti i giorni la spola lungo l’asse della Circonvallazione Ostiense.

 

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“Continuo nella politica il mio impegno sociale”

Intervista a Piero Marrazzo, candidato presidente della nostra Regione

“Continuo nella politica il mio impegno sociale”

a cura della Redazione

Piero Marrazzo, 47 anni, sposato e con tre figlie, laureato in legge, giornalista, in Rai da vent’anni, conduttore da otto di “Mi manda RaiTre” la popolare trasmissione in difesa dei consumatori, eletto ambasciatore dell’Unicef, membro della Fondazione Caponnetto e della Fondazione Pertini, autentico “figlio d’arte” (suo padre Giovanni fu autore di memorabili inchieste su mafia, camorra e sulle tossicodipendenze: la mafia lo condannò a morte). Come mai questa decisione di scendere in campo?
Per tanti anni mi sono dedicato ai problemi dei cittadini, soprattutto …..

Intervista a Piero Marrazzo, candidato presidente della nostra Regione

“Continuo nella politica il mio impegno sociale”

a cura della Redazione

Piero Marrazzo, 47 anni, sposato e con tre figlie, laureato in legge, giornalista, in Rai da vent’anni, conduttore da otto di “Mi manda RaiTre” la popolare trasmissione in difesa dei consumatori, eletto ambasciatore dell’Unicef, membro della Fondazione Caponnetto e della Fondazione Pertini, autentico “figlio d’arte” (suo padre Giovanni fu autore di memorabili inchieste su mafia, camorra e sulle tossicodipendenze: la mafia lo condannò a morte). Come mai questa decisione di scendere in campo?
Per tanti anni mi sono dedicato ai problemi dei cittadini, soprattutto quelli più indifesi, difendendo i loro diritti, denunciando truffe, raggiri, casi di malasanità ed inefficienze. Anche per questo ho scelto di affrontare questa nuova avventura: la politica, quella buona, è l’unica soluzione ai problemi della gente.
Perché ha deciso di creare un lista civica che porta il suo nome?
Con questa scelta rispondo alle molte richieste giunte da tutti i settori della società, dall’imprenditoria al mondo delle associazioni e del volontariato. Sono convinto che la Lista Marrazzo sarà un valore aggiunto, che non toglierà voti ai partiti che mi sostengono ma che invece potrà contribuire ad allargare i confini della coalizione. Sono particolarmente contento che la capolista sia una donna, Luigina Di Liegro, da anni impegnata nel volontariato a guida della fondazione che porta il nome di suo zio, don Luigi, uno degli uomini che Roma ha più amato e che ricorda con più affetto.
Qual è stato il percorso che l’ha portato alla sua candidatura?
La mia candidatura è arrivata da uno schieramento di centro sinistra che raccoglie in sé le grandi tradizioni che ispirano la nostra Costituzione repubblicana. E che ne hanno garantito, anche in momenti di aspra contrapposizione, la crescita democratica e sociale.
“Una regione governata con il cuore” e “Una regione di tutti, nessuno escluso”questi sono gli slogan che ogni giorno, più di altre, vediamo sui numerosi manifesti affissi in tutta Roma e nel Lazio. Cosa vuole comunicare ai suoi elettori con il suo slogan?
Il mio desiderio è guidare la Regione verso un orizzonte che preveda la tutela di tutti i cittadini, i loro diritti e l’offerta di nuove opportunità. Io vorrei adottare un nuovo modo di governare, coinvolgendo tutti quelli che possono essere i veri attori del cambiamento: le istituzioni locali, le forze sociali, le imprese, il mondo dell’impegno civile. In una parola, tutti i cittadini. Nessuno escluso. Se penso a quello che ha fatto la Giunta Storace per il Lazio, non mi viene in mente nulla se non una soffocante campagna di comunicazione. Manca una visione di insieme che tenga unite un’idea di solidarietà e di aiuto per chi fatica ad arrivare a fine mese, e una prospettiva di sviluppo che offra ai giovani meno precarietà e più sicurezza nel futuro. Non basta usare tormentoni come quello che la regione è stata governata con il cuore. Per amministrare occorre la ragione, la testa, la razionalità. Il cuore a noi piace molto, ma usiamolo per amare e per coinvolgere maggiormente chi ha di meno, offrendo più servizi e meno propaganda.
Ci illustri tre punti irrinunciabili del suo programma.
La sanità, innanzitutto, tallone d’Achille della nostra Regione. ASL ed ospedali regionali versano in stato di grave crisi. La sanità della nostra Regione è fatta di mancata certificazione dei bilanci ASL, fondi non spesi e personale insufficiente. Altro settore nel quale occorre un intervento deciso è la mobilità: la Regione necessita di una strategia che doti Roma, la provincia e tutto il Lazio di una nuova rete su ferro, rafforzando e rendendo competitivo il trasporto pubblico così da creare nuove opportunità per incentivare la crescita dell’intero territorio. Migliorare la viabilità diventerà anche un modo per incentivare il turismo. Il Lazio può essere la nuova Toscana, ne ha tutte le possibilità: natura, campagna, borghi, terme, laghi, mare, oltre ad arte e storia. Infine, intendiamo tornare a porre la Capitale al centro della politica regionale, perché Roma Capitale ha bisogno di specifici riconoscimenti e di specifici poteri – che in questi anni sono stati negati al sindaco Veltroni per puro calcolo politico – e anche di quei finanziamenti che il Governo Berlusconi-Bossi le ha sottratto. Se la Regione aiuta Roma, Roma può aumentare il suo peso trainante per aumentare lo sviluppo del Lazio.
Lei sta sfidando un candidato diretta espressione della politica. Che giudizio dà su Storace e dei cinque anni di governo della Regione Lazio?
Il Lazio è una Regione che supera i 5 milioni di abitanti, ha una potenzialità produttiva enorme, rappresenta il 10% del Pil nazionale. Queste potenzialità, per cinque anni, non sono state sfruttate al massimo a causa di una gestione politica accentratrice ed approssimativa, fondata sull’individualismo e sull’incapacità di porre l’interesse generale davanti agli interessi di bottega. C’è molta propaganda intorno all’operato della Giunta Storace, per promuovere la sua immagine il presidente uscente ha speso fior di milioni di euro. La realtà però è diversa, come dimostra il disastro gestionale nella sanità e nei trasporti. Il Lazio ha bisogno di infrastrutture, di investimenti, di progettualità. Cosa è stato fatto per accrescere la vocazione internazionale di Roma riguardo il potenziale enorme dell’aeroporto di Fiumicino, mortificato da una politica nazionale che tende a favorire Malpensa, e sviluppare al contempo le potenzialità turistiche dell’intero territorio regionale?
In questi anni la giunta di centrodestra ha sbandierato come grande successo l’aumento dell’occupazione. Si tratta, a ben vedere, di un’ occupazione a tempo determinato, cioè precaria. Il centrosinistra e Marrazzo intendono insistere sulla stessa linea?
Il Lazio è al primo posto per diffusione del lavoro parasubordinato. Con l’eccezione di Roma, nel Lazio c’è un’ occupazione precaria, a tempo determinato, con retribuzioni assai basse. Non è certo un indice di crescita di cui vantarsi. Per risollevarsi e ritornare ad essere davvero competitiva la Regione necessita di una migliore formazione professionale, d’incentivare in modo forte il collegamento continuativo tra settore scuola e settore lavoro, allo scopo di realizzare i presupposti di una robusta occupazione.
La sanità è un elemento fondamentale per valutare la qualità della vita di una determinata popolazione. Dove occorre intervenire per migliorare questo prioritario servizio pubblico?
Il disastro perpetrato nella sanità del Lazio dalla giunta Storace credo sia sotto gli occhi di tutti. Noi vogliamo rimettere al centro dell’attenzione il paziente, restituendo a ciascuno le proprie competenze. Costruiremo un sistema di monitoraggio e certificazione dei tempi di attesa, per giungere al loro progressivo abbattimento; introdurremo un sistema di valutazione della qualità dei servizi sanitari quale quello progettato dal ministero della Salute nel 1995 e mai applicato; Razionalizzeremo e riequilibreremo territorialmente il sistema ospedaliero. Potenzieremo, razionalizzandola, l’assistenza domiciliare a sostegno di anziani, disabili e persone non autosufficienti. Attiveremo sistemi di monitoraggio dei consumi e di controllo della spesa per giungere all’eliminazione dei ticket. Un altro nostro impegno è quello di rivedere le modalità ed i criteri di scelta dei direttori generali delle Asl, premiando, invece di logiche clientelari, personalità legate all’esperienza nel settore ed ai risultati effettivamente conseguiti. I medici e gli operatori della sanità dovranno pesare di più. Infine rivedremo i sistemi di accreditamento delle strutture pubbliche e private, in modo da garantire requisiti di servizio e qualità delle prestazioni.
…Ci potrebbe fornire tre buoni motivi per votarla…
Per l’onestà e la lotta in difesa dei cittadini dimostrate in tutta la mia carriera giornalistica e che intendo porre al servizio della Regione Lazio; per il cambio di metodo che imporrò alla trasparenza della gestione della cosa pubblica, mortificata da cinque anni di governo delle destre; per le idee ed i progetti che realizzeremo per ricollocare il Lazio come merita sulla scena nazionale ed internazionale.
…e cinque parole chiave del suo programma politico.
… Difesa dei diritti, decentramento, innovazione, programmazione, partecipazione, trasparenza.

 

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Per una Regione diversa non clientelare e arrogante

Per una Regione diversa non clientelare e arrogante

di Andrea Fannini

Cinque anni di disastri e di politiche clientelari. Una gestione fallimentare. E tanti soldi pagati dai cittadini per consulenze d’oro, manifesti, finte inaugurazioni, viaggi all’estero. Solo pubblicità e false promesse: questo ci consegna a pochi giorni dal voto Francesco Storace, protagonista di una delle più vergognose campagne elettorali di sempre.
Nei suoi manifesti non ci racconta la verità. Non ci racconta di come la sanità sia peggiorata in questi anni. Non ci racconta di come abbia introdotto nuovamente i ticket sui farmaci che vanno a colpire le fasce della popolazione più debole, di come siano stati venduti ospedali pubblici a favore dei privati, di come siano aumentate le liste d’attesa, di come sta facendo scomparire i …..

Per una Regione diversa non clientelare e arrogante

di Andrea Fannini

Cinque anni di disastri e di politiche clientelari. Una gestione fallimentare. E tanti soldi pagati dai cittadini per consulenze d’oro, manifesti, finte inaugurazioni, viaggi all’estero. Solo pubblicità e false promesse: questo ci consegna a pochi giorni dal voto Francesco Storace, protagonista di una delle più vergognose campagne elettorali di sempre.
Nei suoi manifesti non ci racconta la verità. Non ci racconta di come la sanità sia peggiorata in questi anni. Non ci racconta di come abbia introdotto nuovamente i ticket sui farmaci che vanno a colpire le fasce della popolazione più debole, di come siano stati venduti ospedali pubblici a favore dei privati, di come siano aumentate le liste d’attesa, di come sta facendo scomparire i consultori familiari. Non ci racconta della clinica fantasma del centro San Michele (a pochi passi da casa nostra, nel quartiere di Tormarancia): una clinica senza letti, senza medici e senza infermieri ma già assegnata ai privati in barba a tutte le leggi che prevedono che l’autorizzazione per una struttura sanitaria privata sia data dopo avere verificato che risponda a tutti i requisiti previsti dalla normativa: naturalmente beneficiario un gruppo vicino alla Giunta regionale (con a capo due signori di 79 e 78 anni!).
Nei suoi manifesti non ci racconta di come abbia alienato il verde della nostra Regione: 4000 ettari di parchi e 18.000 ettari di aree verdi in meno! Non ci racconta di come la pubblicità istituzionale (a nostre spese) paradossalmente abbia un costo spesso superiore a ciò che viene pubblicizzato.
Non ci racconta di 253 assunzioni senza regolare concorso per le segreterie politiche degli assessori, di 33 consulenti per la comunicazione a sua personale disposizione e di 28 addetti stampa (che gli servono forse per la sua personale campagna elettorale?). Non ci racconta di come in cinque anni il costo totale dei dirigenti è passato da 17 a 40 milioni di euro.
Non ci racconta di come in cinque anni abbia investito per i trasporti solo 50 milioni di euro, meno di quanto faccia in un anno la sola Provincia di Roma.
Di questo e di tanto altro ci dobbiamo ricordare il 3 e il 4 aprile. Sono elezioni importantissime. Per cambiare pagina nel Lazio e in Italia. Non se ne può più di questa destra che nel Lazio (come in Italia) sta sfasciando la sanità, distruggendo il verde e l’ambiente, perseguendo solo i propri interessi (e non quelli della collettività). No, non è vero che siamo tutti uguali, come qualche volta capita di sentire facendo in questi giorni la campagna elettorale. Con Marrazzo e il centrosinistra sarà una Regione diversa: con una classe politica non clientelare e arrogante, con un programma che difende la sanità e i servizi sociali pubblici, che tutela l’ambiente, con donne e uomini che hanno dimostrato in questi anni di saper governare bene e con onestà la città di Roma (malgrado i tagli sempre più insistenti di Berlusconi agli enti locali, sempre con meno risorse che il Governo della destra destina ad asili nido, scuole, anziani).
Per questo voterò e invito a votare Marrazzo e la Lista Uniti nell’Ulivo il 3 e il 4 aprile. E’ sufficiente una croce sul simbolo dell’Ulivo e automaticamente potrete votare Marrazzo e i Democratici di Sinistra che hanno raccolto l’indicazione di Romano Prodi a dare vita alla lista dell’Ulivo anche nel Lazio.
Vi invito, inoltre, a dare la preferenza ad Enzo Foschi, un giovane che ha speso tanti anni della propria vita al servizio del quartiere e dei cittadini, uno di noi, una persona prima di tutto onesta e pulita. E noi abbiamo bisogno soprattutto di questo: di onestà, trasparenza, disinteresse; di persone che fanno politica non per arricchirsi ma per difendere i diritti e le speranze di tutti noi, a cominciare dagli anziani, dai giovani, dai lavoratori.

 

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Sanità: tempi difficili soprattutto per gli anziani

Una nostra indagine sulle prestazioni alla Garbatella

Sanità: tempi difficili soprattutto per gli anziani

di Antonella Di Grazia

Ingresso della ASL di Piazza Percile La realtà degli anziani è articolata e multiforme, basti pensare all’avanzare dell’età anagrafica che molto spesso comporta, purtroppo, l’incremento della lista delle doglianze. Si hanno momenti in cui ci si sente meglio, rinfrancati, rinvigoriti, per cause che sembrano tanto miracolose quanto efficaci, ma questi momenti non durano mai abbastanza Gli incidenti, anche i più banali, hanno alle volte gli effetti più drammatici. Salti di pressione, svenimenti, perdite di memoria, improvvisi attacchi di tosse, iniziano i problemi all’anca…Quel calvario di cure che porta gli anziani a passare lunga parte dei loro pomeriggi nelle sale di aspetto dei medici, fin quando le patologie, non evolvono in modo così drastico da dover prevedere il ricovero in ospedale. …..

Una nostra indagine sulle prestazioni alla Garbatella

Sanità: tempi difficili soprattutto per gli anziani

di Antonella Di Grazia

Ingresso della ASL di Piazza Percile La realtà degli anziani è articolata e multiforme, basti pensare all’avanzare dell’età anagrafica che molto spesso comporta, purtroppo, l’incremento della lista delle doglianze. Si hanno momenti in cui ci si sente meglio, rinfrancati, rinvigoriti, per cause che sembrano tanto miracolose quanto efficaci, ma questi momenti non durano mai abbastanza Gli incidenti, anche i più banali, hanno alle volte gli effetti più drammatici. Salti di pressione, svenimenti, perdite di memoria, improvvisi attacchi di tosse, iniziano i problemi all’anca…Quel calvario di cure che porta gli anziani a passare lunga parte dei loro pomeriggi nelle sale di aspetto dei medici, fin quando le patologie, non evolvono in modo così drastico da dover prevedere il ricovero in ospedale. Abbiamo pensato per questo numero del giornale a quegli anziani che vivono qui a Garbatella e a cosa accadrebbe alle loro vite se non potessero più usufruire di quei servizi che ancora oggi vengono garantiti, a tozzi e bocconi, dalle Aziende Sanitarie Locali.

Padre Guido Chiaravalli

Per meglio comprendere,la realtà del nostro territorio abbiamo quindi effettuato una indagine, tramite una serie di interviste, il cui risultato è riportato nella tabella sottostante. Questa indagine ha il pregio di fornire una panoramica sull’impatto dell’invecchiamento della popolazione e di evidenziare le differenze nell’utilizzo delle strutture pubbliche rispetto alle private utilizzando come criterio di selezione la qualità della prestazione fornita. Ne possiamo trarre informazioni importanti sullo stato di salute degli anziani e sull’uso delle risorse sanitarie a loro rivolte. Da questo quadro, seppure indirettamente, si possono ottenere indicazioni più chiare sulle necessità assistenziali, soddisfatte o insoddisfatte, della popolazione anziana.
Una conoscenza più approfondita delle condizioni di salute degli anziani è sicuramente il primo passo per un utilizzo delle risorse sanitarie più appropriato. Anche se sappiamo che sono stati effettuati drastici tagli alle finanze delle nostre Aziende Sanitarie Locali, le percentuali di utilizzo delle strutture pubbliche continuano ad essere alte nonostante le ripercussioni che i tagli suddetti hanno avuto sull’organico con il conseguente aumento dei tempi di attesa nelle liste delle prestazioni. La Regione Lazio, per poter compensare i tagli, sempre crescenti, ha chiesto a quasi tutti gli assistiti di pagare una somma variabile, a titolo di partecipazione alla spesa che il sistema sanitario nazionale sostiene per tali prestazioni e per tali farmaci. Questa famigerata somma è da tutti conosciuta come il ticket sanitario. Esistono due diversi tipi di ticket, quello di farmacia e quello di ambulatorio. La nostra indagine ha evidenziato che non ci sono differenziazioni nella erogazione delle prestazioni per fascia d’età o per emergenza e rimane positivo il fatto che il costo delle stesse non possa, almeno per ora, superare i 36,15 Euro cadauna. Gli intervistati sono tutti residenti a Garbatella e appartengono alla fascia di età degli ultra sessantacinquenni. Nel Lazio sono circa un milione, pari più o meno al 20% dell’intera popolazione. Per quanto riguarda il Comune di Roma, la media rispecchia globalmente quella regionale, mentre per il Municipio XI, questa è sensibilmente più elevata attestandosi a circa il 22% dei residenti, con un indice di crescita che tende ad aumentare. In particolare alla Garbatella, su circa 50000 residenti totali, il numero di coloro i quali hanno superato i 65 anni di età è di circa 11500, di cui la maggioranza di sesso femminile, con una percentuale di gran lunga maggiore rispetto a quella dell’altro sesso, circa 4 punti percentuali.Padre Guido Chiaravalli
Ingresso della ASL di Piazza Percile Dai dati forniti dal sistema informativo dell’assistenza specialistica ambulatoriale (SIAS) si evince che la quota di prestazioni erogate a favore della popolazione anziana è pari al 40,6 % del totale e in termini di spesa lorda è pari al 31,4% del totale. La spesa media per prestazione negli anziani (7,75) è sensibilmente più bassa che nel resto della popolazione (11,88). Nella seguente tabella, sono riportate le prestazioni maggiormente richieste, la loro periodicità, il numero massimo di giorni di attesa per prestazione e la percentuale di richiedenti. L’indagine ha riguardato un campioni di circa 1400 persone appartenenti alla fascia di età considerata. I dati si basano su prestazioni che vengono eseguite presso i centri Cto e Piazza Pecile appartenenti alla Asl RMC, sedi particolarmente predilette dagli intervistati.

*= Nel caso di emocromo l’erogazione è contestuale alla presentazione della ricetta
Tra gli intervistati si evidenziano le note di due signore, S.F. e M.B. che si vedono passare dalla Regione l’esame di Pap Test ogni tre anni mentre le necessità di questi esami nella loro fascia di età sono annuali. Di contro per E.Z. gli esami urologici dovrebbero essere effettuabili con una cadenza ancora maggiore dato che le liste di attesa hanno una lunghezza sconsiderata.

 

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2003

2003


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CORSO DI COMUNICAZIONE

CORSO DI COMUNICAZIONE

Presso la Villetta
4 lezioni gratuite per il corso base (10 euro iscrizione) di due ore, giorno da definire, orario dalle 18 alle 20 si accettano iscrizioni 12 persone massimo fino al 5 aprile.
Per informazioni e iscrizioni chiamare il numero 328 0580162 Il corso è tenuto dal Dott. Mario Polimanti dela GEA Formazione e  Comunicazioni …..

CORSO DI COMUNICAZIONE

Presso la Villetta
4 lezioni gratuite per il corso base (10 euro iscrizione) di due ore, giorno da definire, orario dalle 18 alle 20 si accettano iscrizioni 12 persone massimo fino al 5 aprile.
Per informazioni e iscrizioni chiamare il numero 328 0580162 Il corso è tenuto dal Dott. Mario Polimanti dela GEA Formazione e  Comunicazioni

La Sezione mette a disposizione di quanti interessati il seminario:

La comunicazione vincente
Il seminario si articola in due livelli (base ed avanzato).
Il livello base, che si articola in quattro incontri monografici mirati per acquisire le conoscenze e le tecniche di base della comunicazione.
Il livello avanzato si articolerà in dieci incontri e permetterà , attraverso un processo formativo sistematico ed efficace di raggiungere e padroneggiare gli obiettivi del corso.
Per questo la metodologia didattica prevede lezioni frontali, esercitazioni, analisi di casi, discussioni di gruppo e simulazioni intesi come strumenti e momenti di verifica formativa Gli obiettivi del seminario sono:

  • Sviluppare e/potenziare le abilità comunicative dei partecipanti
  • Coniare un messaggio destinato ad uno specifico contesto
  • Comprendere un messaggio proveniente da uno specifico contesto
  • Di un messaggio comprenderne, oltre il contenuto, la strategia di piùampio respiro
  • Imparare a coniare un messaggio destinato ad uno specifico contestosapendo valutare e prevenire le ipotesi di risposta
  • Acquisire le tecniche necessarie per un sereno e positivo rapportocon i familiari
  • Avere migliori, efficaci e positivi rapporti interpersonali

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Marzo 2012

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Via Macinghi Strozzi strada ad alto rischio Via Alessandra Macinghi Strozzi si dimostra ogni giorno che passa sempre più una strada a rischio, specie nel tratto che incrocia Via Taigi e la quasi dirimpettaia Via Tolli. Divenuta ormai una via a scorrimento

Via Macinghi Strozzi strada ad alto rischio

Via Alessandra Macinghi Strozzi si dimostra ogni giorno che passa sempre più una strada a rischio, specie nel tratto che incrocia Via Taigi e la quasi dirimpettaia Via Tolli.
Divenuta ormai una via a scorrimento veloce in una zona densamente frequentata, avrebbe bisogno di accorgimenti che rallentino il flusso automobilistico, per consentire senza rischio l’immissione in essa del traffico delle auto proveniente dalle due strade afferenti, nonché per agevolare il passaggio pedonale in prossimità della frequentatissima area verde del San Filippo Neri. …..

Via Macinghi Strozzi strada ad alto rischio

Via Alessandra Macinghi Strozzi si dimostra ogni giorno che passa sempre più una strada a rischio, specie nel tratto che incrocia Via Taigi e la quasi dirimpettaia Via Tolli.Padre Guido Chiaravalli
Divenuta ormai una via a scorrimento veloce in una zona densamente frequentata, avrebbe bisogno di accorgimenti che rallentino il flusso automobilistico, per consentire senza rischio l’immissione in essa del traffico delle auto proveniente dalle due strade afferenti, nonché per agevolare il passaggio pedonale in prossimità della frequentatissima area verde del San Filippo Neri.
Su Via Macinghi Strozzi uno studente diciassettenne – A.D. (musicista e bravo calciatore dilettante) – che si recava a scuola tempo fa è stato investito da un’auto proveniente da Largo delle Sette Chiese all’altezza di Via Taigi. Prontamente soccorso da un motociclista di passaggio, è stato ricoverato a CTO per la rottura di un femore. In seguito a quell’episodio, che ha molto impressionato gli abitanti, l’Associazione Il Tempo Ritrovato ha raccolto la loro istanza a organizzare una raccolta di firme per chiedere l’istallazione di un semaforo all’incrocio con Via Taigi, a salvaguardia dei pedoni e del traffico.
Non meno rischiosa è l’immissione del traffico in Via Macinghi Strozzi da Via Tolli, il lato corto del triangolo verde del parco di San Filippo Neri. Qui il pericolo è già segnalato da un lampeggiatore, che però non è sufficiente ad indurre gli automobilisti che percorrono Via Macinghi Strozzi a rallentare.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Marzo 2012

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Padre Guido 85 anni!

Padre Guido 85 anni!

Padre Guido Chiaravalli

Padre Guido Chiaravalli ha compiuto 85 anni. Ha quasi l’età della Garbatella, che nel febbraio scorso di anni ne ha compiuti 92. Sei anni fa aveva festeggiato i 50 anni di sacerdozio: il quartiere gli aveva tributato uno straordinario omaggio. Al decano dei Padri filippini, all’animatore dell’Oratorio di San Filippo Neri, al professore del “Cesare Baronio”, all’ìndimenticabile maestro di tante generazioni di ragazzi della Garbatella, i nostri auguri più calorosi e ancora una volta l’espressione della riconoscenza nostra e del quartiere per la dedizione di cui ci ha fatto dono.

 

 

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Adelio Canali ci racconta com’era la DC della Garbatella

serve gente
Adelio Canali, "Serve gente!, prefazione di Paolo Franchi e presentazione di Franco D'Emilio, Ed.Booklab, pagg.131, 12 Euro.

di Cosmo Barbato

Sulle doti di scrittore di Adelio Canali non avevamo dubbio alcuno. Il suo “La terrazza sulla Garbatella” pubblicato nel 2008 – il bel libro che racconta la sua scoperta del mondo tumultuoso dei suoi primi vent’anni (oggi ha superato gli 80) – ce ne ha fornito una prova.

La sua famiglia proveniva dalla demolita Piazza Montanara sotto il Campidoglio ed era stata “deportata” in uno dei quattro “alberghi” allestiti dal fascismo per portare lontano dalla città, in periferia, alla Garbatella, la gente povera sfrattata per le opere del regime, gli sbaraccati, gli sbandati, i sovversivi, i pregiudicati, i primi immigrati dalle altre regioni che avevano trovato asili precari ai margini o al centro degradato della Capitale. Tra di loro veri romani erano soltanto gli ebrei, anch’essi “deportati” dai quartieri sorti intorno al demolito ghetto. Una popolazione dunque quanto mai disomogenea, culture (spesso inculture), etnie, parlate diverse. Quella gente aveva soltanto in comune la solidarietà che nasceva dalla generale indigenza. Così la Garbatella plasmava una nuova unità demografica, come aveva fatto Roma tanti secoli prima. E gli abitanti degli Alberghi e dei Lotti diventavano tutti romani, pur con qualche residua specificità “garbatellese”.

Il secondo libro di Canali, “Serve gente!”, riguarda la seconda parte delle vita dell’autore, quando diventa dirigente della locale sezione della Democrazia Cristiana fino al crollo di Tangentopoli, in un quartiere in maggioranza orientato a sinistra come la Garbatella. E’ costituito da flash che non hanno un consequenzialità temporale. Sono ricordi, spesso pieni di ironia e di autoironia, molti divertenti, sempre godibilissimi, che non nascondono il “raccomandificio” del partito allora di maggioranza. Non sono riuscito a capire se Canali critica quel mondo di favori, di spintarelle, di aiutini, di promesse che non sempre potevano essere mantenute ma che comunque servivano a ispirare speranze. Egli ne parla senza veli, come un comportamento naturale di chi, con spirito generoso, fa volontariamente del bene a qualcuno. Ma Canali nel contempo non si nasconde che tutta quell’attività ha un fine: “Serve gente!”, cioè simpatie, consensi, voti. Tant’è che ci intitola il libro.
Al di là di ogni considerazione di carattere morale, il libro, come al solito ben scritto, ci sembra un documento, una testimonianza dall’interno di un mondo che, pur nello spazio ristretto di un’esperienza di quartiere, ci racconta uno squarcio di quella che è stata la vita politica in Italia, al tempo della “balena bianca”.

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Nasce alla Villetta un nuovo OGM l’Orchestra della Garbatella Multietnica

Nasce alla Villetta un nuovo OGM l’Orchestra della Garbatella Multietnica

di Riccardo Battisti

‘Na vecchia serenata romana cantata come una nenia araba, un “Tanto pe’ canta'” che si trasforma in un tango di Buenos Aires…Se pensate
sia impossibile, allora vuol dire che non conoscete l’Orchestra della Garbatella Multietnica, il “nuovo OGM” nato nel 2012, grazie anche al sostegno della Villetta. …..

Nasce alla Villetta un nuovo OGM l’Orchestra della Garbatella Multietnica

di Riccardo Battisti

‘Na vecchia serenata romana cantata come una nenia araba, un “Tanto pe’ canta'” che si trasforma in un tango di Buenos Aires…Se pensate
sia impossibile, allora vuol dire che non conoscete l’Orchestra della Garbatella Multietnica, il “nuovo OGM” nato nel 2012, grazie anche al sostegno della Villetta.
Uno spazio di integrazione e aggregazione in musica, un gruppo colorato e variegato dove si possano confrontare diverse culture e grazie al quale persone di tutte le nazionalità e di differenti generazioni partecipino attivamente, in egual misura e con uguale dignità, alla vita culturale, sociale e civica del quartiere. Unire radici, cultura e tradizioni che erroneamente crediamo così lontane tra di loro e che, invece, la musica può avvicinare.
Argentina, Francia, Kurdistan, Libano, Svizzera, Ungheria e Italia…i dodici musicisti della OGM stanno ora provando e riprovando, nell’attesa di esibirsi alla Festa della Cultura di giugno…ssshhh, se state in silenzio, potete addirittura sentire le loro note…
Contatti: Telefono: 3494277098 (Riccardo).
Email: orchestragarbatellamultietnica@gmail.com
Su facebook: www.facebook.com/pages/Orchestra-Garbatella-Multietnica/229336583786774.

 

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Orgogliosi dei primi calci nei campi della Garbatella

Campioni come Luigi Albani, Agostino Di Bartolomei, Aleandro Rosi, Daniele Beretta

Orgogliosi dei primi calci nei campi della Garbatella

Il pallone, in passato lo sport più praticato. In second’ordine pugilato e ciclismo.
Oggi il quartiere offre ai ragazzi una discreta scelta

di Enrico Recchi

Parlare di sport alla Garbatella per molto tempo ha significato parlare esclusivamente di calcio, anche se in passato ci sono stati ragazzi che hanno raggiunto la notorietà in altre discipline come il pugilato o il ciclismo, così come oggi altri si sono affermati nel basket. Il nostro quartiere, bene o male, oggigiorno offre alle famiglie un discreta scelta su quale sport far praticare ai propri figli, ma fino a qualche decennio fa era il calcio, e solo il calcio, lo sport per eccellenza della Garbatella e zone limitrofe. Il nostro quartiere ha espresso nel tempo diversi campioni di calcio, alcuni più noti altri meno, alcuni con carriere gloriose altri con curricula più modesti, ma tutti sempre orgogliosi di aver dato i primi calci ad un pallone tra i lotti o di aver calcato i campi di calcio della Garbatella. …..

Campioni come Luigi Albani, Agostino Di Bartolomei, Aleandro Rosi, Daniele Beretta

Orgogliosi dei primi calci nei campi della Garbatella

Il pallone, in passato lo sport più praticato. In second’ordine pugilato e ciclismo.
Oggi il quartiere offre ai ragazzi una discreta scelta

di Enrico Recchi

Parlare di sport alla Garbatella per molto tempo ha significato parlare esclusivamente di calcio, anche se in passato ci sono stati ragazzi che hanno raggiunto la notorietà in altre discipline come il pugilato o il ciclismo, così come oggi altri si sono affermati nel basket. Il nostro quartiere, bene o male, oggigiorno offre alle famiglie un discreta scelta su quale sport far praticare ai propri figli, ma fino a qualche decennio fa era il calcio, e solo il calcio, lo sport per eccellenza della Garbatella e zone limitrofe. Il nostro quartiere ha espresso nel tempo diversi campioni di calcio, alcuni più noti altri meno, alcuni con carriere gloriose altri con curricula più modesti, ma tutti sempre orgogliosi di aver dato i primi calci ad un pallone tra i lotti o di aver calcato i campi di calcio della Garbatella.

Prenderemo in esame i calciatori nati alla Garbatella o nelle vicinanze o che la Garbatella frequentavano per motivi scolastici (sin da ora ci scusiamo se l’elenco non sarà completo e magari ci è sfuggito qualche nome). Alcuni sono cresciuti nella Roma altri nella Lazio, ma qui non
faremo distinzioni da tifosi: per noi sono i rappresentanti della “Nazionale della Garbatella”. Andando in ordine cronologico.
Per primo parleremo di Luigi Albani, portiere della Roma, che militò e vinse il campionato di Serie B nel 1951-52, nato alla Garbatella nel 1928 e cresciuto nelle fila dell’Ostiense. La fervida immaginazione della tifoseria romanista non si lasciò sfuggire l’occasione di affibbiare anche a lui un soprannome: Palletta. E in effetti sembrava una palletta, quando si tuffava da palo a palo come un acrobata per respingerei tiri degli avversari, rialzandosi prontamente senza sforzo con uno stile che colpì l’immaginazione popolare. Resterà alla Roma per sette stagioni con 78 presenze.
Si passa poi ad un nome che ha fatto la storia del calcio a Roma e non solo. Parliamo di Agostino Di Bartolomei, soprannominato “Diba”, nato nella vicina Tormarancia nel 1955, che alla Garbatella andava a scuola, avendo frequentato il Liceo Scientifico “F. Borromini” a Piazza Oderico da Pordenone (giocando anche alla “Chiesoletta”) e dove si distinse quando vinse con la sua scuola il “Roma Junior Club”, torneo calcistico delle scuole superiori romane con finale allo stadio Flaminio. Debuttò in serie A che aveva 18 anni quando esordì contro l’Inter a San Siro. All’andata all’Olimpico era finita con un’invasione di campo per un rigore fischiato all’ultimo minuto da Michelotti in favore dell’Inter che Boninsegna “Bonimba” trasformò: 2 a 1 per i nerazzurri, seguito dall’invasione dei tifosi inferociti e scontri con le forze dell’ordine (ahimè, partecipai alla gazzarra).
Al match di  ritorno, 22 aprile ’73, esordì Agostino e si concluse con uno 0 a 0. L’anno successivo il tecnico era Scopigno che stravedeva per “Diba”.
Dopo un anno passato al Vicenza, Di Bartolomei tornò alla Roma per diventare un punto fermo della squadra. Dal 1976/77 al 1983/84 saltò pochissime gare e a fine anni 70 prese la fascia da capitano. Grande visione di gioco, mai un pallone buttato via, lanci precisi al millimetro e una legnata ragguardevole da fuori o su punizione, queste le sue caratteristiche che sopperivano ad una non entusiasmante dinamicità.
Nella stagione ’82/’83 Nils Liedholm ha l’idea brillante di spostare Di Bartolomei nella posizione di libero e la soluzione si rivela vincente: 7 gol in campionato in 28 presenze e soprattutto lo scudetto dopo 48 anni ai giallorossi. In totale Ago giocò con la Roma 308 gare (146 da capitano) segnando 66 gol. In 11 stagioni giallorosse conquistò oltre allo scudetto anche 3 Coppe Italia. Fu capitano silenzioso ma carismatico, sempre corretto (una sola espulsione) e rispettoso. Passò poi al Milano con Liedholm e finì la carriera alla Salernitana, dopo una storica promozione in serie B.
Purtroppo morì suicida il 30 maggio1994. Il ricordo dello stadio che intonava il suo coro ancora riecheggia nel cuore dei tifosi “OOOO Agostino! Ago, Ago, Ago, Agostino gò…”.
Passiamo quindi  a Daniele Beretta, romano della Garbatella, nato nel 1972, cresciuto nelle giovanili della Roma. Arrivato alla Primavera ha esordito in prima squadra, due volte è stato in prestito e due volte è ritornato, titolare poi con la Roma di Mazzone segnò un gol anche in Coppa Uefa. Arrivò poi un infortunio serio e l’argentino Carlos Bianchi lo mise in lista d’uscita passando così al Cagliari, per poi arrivare all’Atalanta dove si distinse per campionati ad alto livello. Terminò la carriera nel Brescia.
Ed infine l’ultimo in ordine di tempo Aleandro Rosi nato nel 1987. Cresciuto nelle giovanili della Lazio, a 12 anni passa alla Roma con cui ha fatto tutta la trafila delle giovanili fino alla prima squadra. Dopo aver vinto il Campionato Primavera, nel 2005 esordisce in prima squadra nello stesso anno per poi affermarsi l’anno seguente con Spalletti allenatore.
Nel 2007 viene ceduto al Chievo, per poi passare al Livorno nel 2008 dove ottiene la promozione in A. Dopo una stagione al Siena torna alla Roma dove esordisce in Champions League contro il Bayern di Monaco nel 2010. E’ ancora in forza alla squadra giallorossa. Nato e cresciuto alla Garbatella, dove vive ancora la sua famiglia, giocava sotto casa nel parco di Largo Giovannipoli e quando non era lì giocava a pallone nel campetto di Sant’Eurosia.
E’ senz’altro uno che in campo dà, come si dice, “il fritto”, non tirando mai indietro la gamba ed impegnandosi fino all’esaurimento delle forze. Proprio questa sua estrema generosità, aggiunta ad una duttilità di impiego, ne hanno fatto una pedina importante nell’attuale formazione giallorossa.
Insomma uno che incarna a pieno lo spirito della Garbatella. Infine una menzione anche per Odoacre Chierico e Ezio Sella, cresciuti nella vicina Montagnola.

 

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“11Radio Network”: Il sito è finalmente on-line

“11Radio Network”: Il sito è finalmente on-line

di Federico Valerio e Germana Grasso

Comunicare è partecipare, essere un anello di una rete, e chi partecipa può influenzare la quotidianità nel suo territorio. Migliorare il luogo in
cui si vive significa migliorare la propria esistenza in mezzo agli altri.
Questo è l’obiettivo con cui è nato 11Radio, un progetto di comunicazione sociale dell’Associazione “Tutti Per Volta”, insieme con Progetto Laboratorio Onlus, 180 Amici, CESV, SPES e con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Sociali dell’XI Municipio …..

“11Radio Network”: Il sito è finalmente on-line

di Federico Valerio e Germana Grasso

Comunicare è partecipare, essere un anello di una rete, e chi partecipa può influenzare la quotidianità nel suo territorio. Migliorare il luogo in
cui si vive significa migliorare la propria esistenza in mezzo agli altri.
Questo è l’obiettivo con cui è nato 11Radio, un progetto di comunicazione sociale dell’Associazione “Tutti Per Volta”, insieme con Progetto Laboratorio Onlus, 180 Amici, CESV, SPES e con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Sociali dell’XI Municipio e della Provincia di Roma.
Si tratta di una web radio, on line sul sito www.undiciradio.it dal 1° gennaio e che mette a disposizione dei cittadini i suoi microfoni per una comunicazione partecipata e democratica. In poco più di un mese il palinsesto ha preso vita.
Numerosi e variegati i programmi, animati dalle passioni, dalle problematiche, dal desiderio di raccontare il proprio quartiere. Si spazia da “Undicesimo palco” di Sasà Russo e dei suoi “inviati” che racconta il mondo dello spettacolo, a “Creative Labs” di Fabio D’Orazi e Chiara Gelfo, un programma sulla musica creative commons (come tutta la musica che passa su 11Radio). Per capire questi tempi di crisi c’è “Lo scricchiolio dell’economia” di Floriana Mariani. I più piccoli possono ascoltare le storie raccontate da Fata Garbatella (Mirella Arcidiacono) e da Ranocchio Garbatellocchio e gli appassionati di fumetti possono intervenire durante “Comics Noise” di Renato Umberto Ruffino, Pierpaolo Pasquini ed Elisa Carifi. “360 gradi” di Federico Valerio e Germana Grasso, con ospiti in studio e collegamenti telefonici, affronta settimanalmente una problematica del territorio, mentre Andrea Bruni conduce “Passo dopo Passo – Racconti e Narrazioni della Memoria” che si concluderà il 24 marzo con la diretta del Percorso della Memoria, manifestazione di commemorazione delle Fosse Ardeatine. Ed ancora si parla di musica, letteratura e cinema in “Spunti di vista” e di intercultura in “Multi dict”. Un breve notiziario, a cura di Germana Grasso, informa sugli eventi e sugli appuntamenti del Municipio, poiché è attraverso l’informazione che si creano i mezzi per partecipare.
11Radio è, quindi, una realtà in itinere, non solo per quanto riguarda il palinsesto, che sta crescendo, ma anche per quanto riguarda le postazioni. Per ora 11Radio ha a disposizione la postazione nella Casa delle Associazioni in Via Giustiniano Imperatore, quella nella Casa del Volontariato in Via Agresti, quella di Il giardino ideale in Via Ignazio Guidi, ed una postazione mobile per poter fare dirette per coprire aree ed eventi del territorio ancora non raggiunti. Ma è prevista la creazione di altre sette postazioni per essere più vicini al cittadino che vuole comunicare in mezzo agli altri.

 

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In “Rosso vivo” il dramma della madre di Valerio Verbano, ucciso da fascisti

Amore sconfinato al Teatro Ambra alla Garbatella

In “Rosso vivo” il dramma della madre di Valerio Verbano, ucciso da fascisti

di Gabriele Mazzucco

“Sia folgorante la fine”, liberamente tratto dal libro di Carla Verbano con Alessandro Capponi, è lo spettacolo proposto al pubblico dall’Associazione ScenikAttiva & Compagnia Teatrale indipendente Attrice Contro: una dettagliata quanto dolorosa testimonianza di quanto
la violenza sia capace soltanto di generare una lunga ed interminabile spirale di dolore: “Via Monte Bianco, quarto piano, uscendo dall’ascensore a destra. Ma tanto la strada la conoscono. Aspetto gli assassini di mio figlio” : Valerio Verbano, diciannove anni, il 22 febbraio 1980 viene ucciso con un colpo di pistola nella sua casa di Montesacro. …..

Amore sconfinato al Teatro Ambra alla Garbatella

In “Rosso vivo” il dramma della madre di Valerio Verbano, ucciso da fascisti

di Gabriele Mazzucco

“Sia folgorante la fine”, liberamente tratto dal libro di Carla Verbano con Alessandro Capponi, è lo spettacolo proposto al pubblico dall’Associazione ScenikAttiva & Compagnia Teatrale indipendente Attrice Contro: una dettagliata quanto dolorosa testimonianza di quanto
la violenza sia capace soltanto di generare una lunga ed interminabile spirale di dolore: “Via Monte Bianco, quarto piano, uscendo dall’ascensore a destra. Ma tanto la strada la conoscono. Aspetto gli assassini di mio figlio” : Valerio Verbano, diciannove anni, il 22 febbraio 1980 viene ucciso con un colpo di pistola nella sua casa di Montesacro.

I genitori sono legati e segregati nella stanza accanto e sono impotenti mentre si compie l’omicidio del loro unico figlio. Valerio, vicino all’area dell’Autonomia Operaia, stava compilando un dossier che dimostrava i collegamenti tra alcuni gruppi di estrema destra e gli apparati statali. Carla Verbano, una madre lontana dalla quella vita politica in cui suo figlio è attivista, si trova improvvisamente catapultata nella cruenta realtà di quegli anni. Ma l’amore di una madre non è qualcosa che si può cancellare con le minacce, qualcosa che affievolisce con il tempo, tanto tempo, che si può veicolare, indirizzare, rassegnare.
Carla non si arrende all’assurdità degli eventi, mettendosi in gioco in prima persona, ricostruendo minuziosamente date, nomi e fatti.
L’amore diventa rabbia, disperazione, compassione, pietà, forza, una forza sconfinata. Carla a 80 anni ha imparato a navigare in internet, per cercare gli assassini, per incontrare i compagni di Valerio su facebook , la sera, davanti al suo PC, nella stanza dove ancora c’è lo stesso divano dal quale suo figlio la chiamò per l’ultima volta; Carla a 50 anni ha imparato a sparare – estrema ratio contro le minacce – ma non ha mai sparato; perché l’amore rende umani e una madre sa cosa si prova quando la violenza ti porta via la cosa più amata al mondo.
“Rosso vivo” continua la tradizione di spettacoli destinati alla sensibilizzazione dello spettatore fin qui proposta dal Teatro Ambra Garbatella. Programmazione che ha visto alternarsi sul palco di Piazza Giovanni da Triora 15: “Controvento” dove sei autori teatrali per la regia di Paolo Triestino hanno raccontato il mondo delle malattie rare; Ulderico Pesce con “A come Amianto”, “Asso di monnezza”, “Storie di scorie”, i suoi tre spettacoli di denuncia più noti; “Suicidi ?” con Bebo Storti, riesamina degli eventi che hanno portato al suicidio di Gardini, Cagliari e Castellari durante gli anni segnati dallo scandalo noto come Tangentopoli; “L’armadio di famiglia”, spettacolo che racconta la storia di una levatrice fiorentina che si ritrova ad operare nei giorni caldi e terribili dell’estate del ’44 nella città in lotta tra partigiani e nazifascisti. Prossimi appuntamenti assolutamente da non perdere: dal 3 marzo “Stelle danzanti” , spettacolo che racconta storie di donne nelle carceri; dal 2 maggio “Itagliani”, spettacolo che rivive in chiave comica gli anni precedenti al secondo conflitto mondiale : dall’8 maggio “Ergo non sei”, spettacolo che sviscera le nostre effettive libertà decisionali.

 

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“La Mescita” di 13 Gradi: la passione per il vino raddoppia

Il nuovo locale di degustazione di Via Luigi Fincati

“La Mescita” di 13 Gradi: la passione per il vino raddoppia

di Guido Barbato

“La mescita” è il nome del locale di degustazione, associato all’enoteca “13 Gradi” di cui già scrivemmo circa due anni fa. E’ l’ultima piacevolissima novità del nostro quartiere ed ha aperto a novembre per iniziativa di Angelo ed Elisa, soci lavoratori del locale, già protagonisti dell’Enoteca “associata”. Entrambi i locali affacciano su Piazza Bartolomeo Romano, proprio davanti al teatro Palladium, ma l’ingresso di “La Mescita” è in Via Luigi Fincati 44.
Ci racconta Angelo, che già gestisce l’Enoteca da tre anni, che lui ed Elisa hanno preso questa iniziativa perché, …..

Il nuovo locale di degustazione di Via Luigi Fincati

“La Mescita” di 13 Gradi: la passione per il vino raddoppia

di Guido Barbato

“La mescita” è il nome del locale di degustazione, associato all’enoteca “13 Gradi” di cui già scrivemmo circa due anni fa. E’ l’ultima piacevolissima novità del nostro quartiere ed ha aperto a novembre per iniziativa di Angelo ed Elisa, soci lavoratori del locale, già protagonisti dell’Enoteca “associata”. Entrambi i locali affacciano su Piazza Bartolomeo Romano, proprio davanti al teatro Palladium, ma l’ingresso di “La Mescita” è in Via Luigi Fincati 44.
Ci racconta Angelo, che già gestisce l’Enoteca da tre anni, che lui ed Elisa hanno preso questa iniziativa perché, dopo aver venduto vino per tanto tempo, sentivano la necessità di “condividere le emozioni del vino assaporandolo con i clienti”. Si trattava di vivere in diretta la gioia della degustazione di ciò che era stato suggerito. Quale soddisfazione più grande per degli esperti ed appassionati?
Così, appena si è liberato un locale adiacente all’Enoteca, si sono buttati con entusiasmo in questa nuova avventura. La risposta dei clienti è stata eccezionale, oltre ogni più rosea previsione. Abbiamo chiesto ad Angelo se ci sia un cliente tipo del locale, ma la risposta è stata: “no, c’è gente di tutti i tipi”. Il denominatore comune a tutti è piuttosto lo spirito con cui si frequenta “La Mescita”, e cioè un atteggiamento informale e di confidenza, diverso da quello di tanti locali simili di Roma: “Quello che abbiamo creato è un’atmosfera, fatta di competenza e familiarità. Da noi si fa fatica a distinguere il gestore dall’avventore, ed è quasi il cliente che mette a suo agio il titolare anziché
viceversa”. Questo delizioso clima rilassato è a nostro parere anche frutto del carattere affabile e delicato di Angelo, nonché delle sapienti scelte enogastronomiche effettuate.
La proposta è in linea con la filosofia che già ispirava l’Enoteca: ricerca di prodotti di qualità, da acquistare direttamente dal produttore con un buon rapporto qualità/prezzo; privilegiare le piccole etichette locali, quelle che sono espressione della tradizionale arte vitivinicola, che producono vini non omologati né tanto meno alla moda, ma solo di alta qualità, prodotti “fatti con amore, e non per seguire a tutti i costi le regole del mercato”; trasmettere una cultura diversa del vino rispetto a quella che si è imposta negli ultimi decenni, e riscoprire il gusto del bere quotidiano, abbandonando la moda della degustazione come fattore di distinzione sociale.
Perché, come dice Angelo, “il vino non va girato e rigirato nel bicchiere ma va bevuto”. In questa ottica si inquadra anche la grande attenzione alle produzioni biodinamiche e la scelta di una attenta selezione di birre artigianali.
Angelo mantiene poi la sua predilezione per i vini abruzzesi. Ci spiega che l’Abruzzo, con le sue 138 cantine, è oggi ai massimi livelli di produzione italiana (Chieti in particolare, la sua provincia di origine, è seconda in Italia solo a Trapani come quantità prodotte). Non potendo vantare però la fama di regioni più illustri e consolidate, come il Piemonte o la Toscana, e non essendo ancora stata travolta da produzioni industriali standardizzate, offre rapporti qualità/prezzo ineguagliati nel resto d’Italia. In ogni caso potrete trovare una accurata selezione di vini di tutte le regioni italiane, ma aspettatevi un occhio di riguardo per l’Abruzzo.
La proposta gastronomica è poi veramente accattivante. Il menù, di dimensioni limitate ma scelto con cura ed amore, offre le classiche selezioni di affettati e formaggi, che però vengono con passione scelti, presentati e “raccontati al tavolo” dall’esperta Elisa. Troviamo poi l’imperdibile pane burro e alici di Angelo (fatto con le celeberrime e ricercatissime alici di Cetara, in Costiera Amalfitana), carne salada trentina, bruschette, torte rustiche e dolci vari. Occasionalmente propongono anche serate a tema, come per il trascorso giorno di San Valentino in cui i protagonisti sono stati “Porchetta e Champagne”. La filosofia di fondo è, come per il vino, “anticonsumistica”: dunque sono messi al bando i buffet in cui si mangia fino a scoppiare ma senza qualità.
La perla di questo locale è però una particolarità rara da trovare. Al piano interrato è quasi completata una cantina realizzata ad opera d’arte, con breccia a terra, tufo originale alle pareti e impianto di aerazione. Sarà aperta a breve e sarà dedicata ai clienti, che potranno acquistare e conservare il loro vino in condizioni di temperatura ed umidità ottimali. Ognuno avrà il suo spazio riservato, da cui potrà prelevare le bottiglie acquistate per portarsele a casa o per degustarle direttamente nel locale.
Complimenti ragazzi. “La Mescita” di 13 Gradi è in via Luigi Fincati 44. Aperta dal martedì al sabato dalle 18 all’una di notte. La potete trovare anche su facebook. 

 

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Riconoscimento delle unioni civili e sostegno alle nuove forme familiari

Riconoscimento delle unioni civili e sostegno alle nuove forme familiari

E’stata depositata al Comune di Roma la proposta di delibera di iniziativa popolare per il riconoscimento delle unioni civili e il sostegno alle nuove forme familiari. La finalità è portare in Consiglio Comunale una proposta di delibera che attui il riconoscimento delle unioni civili ed estenda ai nuclei familiari non matrimoniali i servizi, gli aiuti e l’assistenza del Comune, prevista oggi per le famiglie tradizionali, nei contesti e nelle materie in cui il Comune può operare (casa, sanità e servizi sociali, figli, genitori e anziani, sport e tempo libero, formazione e scuola). …..

Riconoscimento delle unioni civili e sostegno alle nuove forme familiari

E’stata depositata al Comune di Roma la proposta di delibera di iniziativa popolare per il riconoscimento delle unioni civili e il sostegno alle nuove forme familiari. La finalità è portare in Consiglio Comunale una proposta di delibera che attui il riconoscimento delle unioni civili ed estenda ai nuclei familiari non matrimoniali i servizi, gli aiuti e l’assistenza del Comune, prevista oggi per le famiglie tradizionali, nei contesti e nelle materie in cui il Comune può operare (casa, sanità e servizi sociali, figli, genitori e anziani, sport e tempo libero, formazione e scuola).
Il numero sempre più alto di nuclei familiari non matrimoniali rende infatti necessaria l’applicazione di una normativa che attui i principi di non discriminazione e di pari opportunità, al fine di prevenire forme di disagio e promuovere l’integrazione.
Il Comitato promotore è formato da partiti e associazioni: SEL Roma Area metropolitana, SEL Regionale, Forum Queer Sel, Radicali Roma, Associazione Radicale Certi Diritti, Giovani Idv, Consulta romana per la laicità delle istituzioni, Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Uaar Roma, Arcigay Roma, Gay Center, Arcilesbica Roma, Agedo Roma, Roma Rainbow Choir, QueerLab, Pianeta Queer.it, Famiglie Arcobaleno, Yellow Sport, Fondazione Massimo Consoli, Gayroma.it, DiGayProject, Luiss Arcobaleno, Gay & Geo gruppo trekking Roma, Associazione Federativa Femminista Internazionale della Casa Internazionale delle Donne.
Entro tre mesi si devono raccogliere le 5.000 firme necessarie. Confidiamo nell’impegno di tutti i cittadini del Municipio XI. E’ operativo il blog http://teniamofamiglia.blogspot.com, dove trovate tutte le informazioni e potete leggere la delibera.
Il centro di raccolta del municipio è La Villetta, siete tutti chiamati a firmare, ma anche a collaborare alla raccolta. Info Gabriella 3280167709 (G.M.)

 

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Maria, pioniera della Garbatella Un’eroina senza medaglie

Maria, pioniera della Garbatella
Un’eroina senza medaglie

Adelio Canali, l’autore del libro “La terrazza della Garbatella”, rievoca, attraverso la figura di una madre straordinaria, la storia della famiglia Cecilia, “deportata” nel 1936 al Quarto Albergo, una stanza per dieci persone. La sua commossa testimonianza di chi fu loro coinquilino e amico

di Adelio Canali

Eroi del quotidiano: non hanno nastri e medaglie da esibire. Sono quelli che costruiscono, amano, soffrono, si sacrificano e nessuno ne parla, anche se, attorno alla loro dedizione, è cresciuta e s’è specchiata un’intera generazione. Sono i pionieri, quelli che più si spendono per gli altri. Prima che se ne perda la memoria, voglio rievocare la figura di una donna speciale. Si chiamava Maria Ciarniello vedova Cecilia, un personaggio nemmeno tanto minuscolo nella storia della Garbatella. …..

Maria, pioniera della Garbatella
Un’eroina senza medaglie

Adelio Canali, l’autore del libro “La terrazza della Garbatella”, rievoca, attraverso la figura di una madre straordinaria, la storia della famiglia Cecilia, “deportata” nel 1936 al Quarto Albergo, una stanza per dieci persone. La sua commossa testimonianza di chi fu loro coinquilino e amico

di Adelio Canali

Eroi del quotidiano: non hanno nastri e medaglie da esibire. Sono quelli che costruiscono, amano, soffrono, si sacrificano e nessuno ne parla, anche se, attorno alla loro dedizione, è cresciuta e s’è specchiata un’intera generazione. Sono i pionieri, quelli che più si spendono per gli altri. Prima che se ne perda la memoria, voglio rievocare la figura di una donna speciale. Si chiamava Maria Ciarniello vedova Cecilia, un personaggio nemmeno tanto minuscolo nella storia della Garbatella.
Era approdata al Quarto Albergo, il famoso Lotto 44, nel 1936. Ce l’avevano mandata (anzi, deportata) le autorità del tempo. Faceva parte degli abitanti del quartiere che si raccoglieva tra le pendici del Campidoglio e il Teatro di Marcello.
Per allargare la strada e dare più risalto ai ricchi resti archeologici di quell’area, ai residenti rubarono la casa e a qualcuno anche il lavoro (mio nonno perse il suo negozio, non si riprese più, morì di crepacuore). L’amministrazione fascista fece sparpagliare la gente verso l’estrema periferia della città: Tiburtino III, Primavalle, Garbatella. Maria era vedova, aveva appena 38 anni. Sul camion che raccoglieva le sue poche masserizie salirono in dieci. Con lei, la madre (nonna Rosa), il fratello e sette figli: Renzo, Arnando, Otello, Mario, Marcello, Giulia e quello che sarà il mio più caro amico di infanzia, Giorgio.
Insieme saranno parte attiva della Villetta, mente e cuore del PCI della Garbatella. La loro difficile condizione li orienterà verso un serrato impegno sociale e politico.
Scala GH, vi si affacciavano 24 miniappartamenti. Ricordo le lunghe chiavi di ferro battuto, Giravano rumorosamente. Quasi tutti lasciavano le porte dischiuse, si era tutti una grande famiglia: una tazzina di zucchero in prestito, qualche fiammifero e il bisogno si tramutava in un pretesto di incontro, in uno scambio di confidenze, consigli, incoraggiamenti.
L’affollamento può scatenare sindromi di insofferenza; e invece da noi scrisse belle pagine di solidarietà. Uno dei motori di questo bel vivere la comunanza era Maria. Risiedeva con gli altri nove componenti la sua famiglia in una stanza e cucina, una sola stanza! Immagino che i giovani d’oggi non riescano neppure a concepire un affollamento di questo genere, eppure era così, ci si adattava: gli eroi del quotidiano hanno attraversato sofferenze che hanno del sovrumano, e lo hanno fatto con un coraggio ormai inconcepibile. Il fratello di Maria uscì presto di scena, lo sorpresero durante l’occupazione tedesca con una copia dell’Unità in tasca, lo deportarono, se ne perse traccia: allora bastava così poco per scatenare la repressione più spietata, certi uomini erano diventati belve.
Aveva un lavoro fisso la signora Maria, era portalettere. Viveva al quinto piano, la mia famiglia abitava al quarto. Nella mia memoria si affollano le immagini come di un film: lei che sale e scende le scale sempre più pesantemente, con il borsone della posta a tracolla, con gli anni che, in un crescendo, gravano sempre più sul suo fisico, i passi lenti, la fatica velata sempre da un sorriso.
Madre? Non solo, anche padre: utenze, bollette, scuola dei figli, rammendi, supporto per gli studi, ricevimento dei maestri… Era il cuore e la
spina dorsale della sua piccola comunità familiare. Incarnerà generosamente il suo ruolo fino all’ultimo dei suoi giorni. Quando i suoi ragazzi saranno ormai adulti, sposati, padri a loro volta, magari era giusto aspettarsi che Maria alleggerisse il suo impegno, l’età avanzava, gli acciacchi pure. E invece no, lo intensificò, tante nuove persone sembrava caricarla di rinnovata energia. Restava il cemento di affetti realmente temprati, messi alla prova da mille vicissitudini spossanti e dolorose.
Quando la guerra ebbe fine e gli americani cacciarono i nazisti, io caddi ammalato, tifo e polmonite; chi te la dava la prevenzione, la possibilità di diagnosi precoci? La signora Maria passava a farmi le iniezioni di penicillina, il primo antibiotico, il primo salvavita per tante malattie prima incurabili. Ricordate quelle siringhe di vetro dentro bollitori di alluminio? I meno giovani sanno che la penicillina andava maneggiata con cura e iniettata con pazienza, lasciava brutti lividi dolorosi. All’ ora giusta, eccola venire da noi: se ne ricordava sempre lei, ci batteva sul tempo. Dare , aiutare, farsi carico d’assistere e soccorrere familiari e coinquilini erano le faticose regole della sua vita rispettate con una generosità difficilmente eguagliabile.
Della famiglia Cecilia ricordo in particolare Giorgio, il mio compagno di giochi. Ho rievocato questa cara amicizia infantile nel mio libro “La terrazza della Garbatella”. Erano tempi in cui la fantasia faceva le veci di giocattoli, cinema, giornalini, centri sportivi. Ho ricordato – e voglio ancora ricordare – quando ci siamo procurati un blocco di ghiaccio e lo abbiamo rotto con un sasso e poi lo abbiamo addentato, era buono come sono buone le sorprese, ci sembrava un torrone gelato. Potenza della suggestione.
Abbiamo condiviso momenti anche faticosi, le lunghe file per acquistare le pochissime derrate disponibili, la cerca nei campi di erbe commestibili. Siamo cresciuti insieme. Aveva tanta passione, ma non un grande talento per la musica. Gli insegnai qualche accordo sulla chitarra, gliene regalai una; qualche volta mi accompagnava mentre suonavo il violino.
Siamo rimasti amici fino a quando prematuramente se ne è andato lasciandomi un vuoto incancellabile. Nel 1955 con la mia famiglia mi trasferii in un’altra abitazione pur restando nel quartiere. Lasciammo la comunità della scala GH. Ci lasciai un pezzo di cuore.
Pochi anni dopo – era il 1962 – stavo facendo i preparati per le mie nozze. Mi raggiunse a lavoro una telefonata di mio padre. Mi comunicava che la signora Maria era venuta a portarmi il suo dono, un servizio da caffè. Papà lo mise in mostra al centro di tutti gli altri regali, aveva un’importanza particolare: era la conferma della perdurante coesione della vecchia comunità della scala GH, ma anche e soprattutto della grande generosità della donna, della nobiltà del suo cuore che attribuiva preminenza ai buoni sentimenti.
Andai di persona a ringraziarla. Con l’occasione mi diede i suggerimenti che le mamme danno ai figli al momenti in cui prendono il volo.
Ebbi la triste premonizione che sarebbe stato l’ultimo incontro. E purtroppo fu proprio così. I regali di nozze, si sa, dopo qualche tempo non hanno nome, si perde la memoria di chi li ha fatti. Io conservo ancora quel servizio da caffè e sono passati cinquant’anni!
Estate del 1971: l’ ACEA, dove lavoravo, mi spedisce a Milano, per un corso di aggiornamento. In albergo squilla il telefono, è mio padre.
Mi comunica il decesso della nostra indimenticabile amica. La morte l’aveva raggiunta al Lido dei Pini, dove si trovava presso la figlia Giulia.
Ai funerali i figli si strinsero attorno al feretro piangendo senza ritegno.
Erano mariti, moglie, genitori a loro volta.
Ma avevano netta la sensazione del venir meno del pilastro della loro vita. Se ne andava per loro un riferimento fermo e amatissimo. Se ne
andava per tutti noi un pezzo di storia, un pezzo di vissuto, una figura che aveva lasciato un segno forte in chi aveva avuto la fortuna di sperimentare la sua saggezza e la generosità del suo cuore.

 

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Noi assistenti sociali: da diavolesse a eroine

Iniziamo da questo numero la collaborazione con le Assistenti sociali del Municipio XI.
Ospitiamo volentieri il loro primo contributo

Noi assistenti sociali: da diavolesse a eroine

di Maria Basile e Simona Abbondanza

Diavolesse? E’ l’idea dell’immagine che vediamo riflessa nelle parole e finanche negli sguardi di coloro che hanno il piacere, si fa per di dire, di conoscerci. Ma chi siamo? Le “temutissime” assistenti sociali: figure professionali di cui poco si parla, meno si sa e meno ancora si vuole  sapere. L’interesse nei nostri confronti nasce solo in situazioni di cosiddetto bisogno e già questo ci pone sotto un’ottica poco piacevole. Se consideriamo poi che, in molti casi, le domande che ci vengono poste non trovano risposte adeguate, …..

Iniziamo da questo numero la collaborazione con le Assistenti sociali del Municipio XI.
Ospitiamo volentieri il loro primo contributo

Noi assistenti sociali: da diavolesse a eroine

di Maria Basile e Simona Abbondanza

Diavolesse? E’ l’idea dell’immagine che vediamo riflessa nelle parole e finanche negli sguardi di coloro che hanno il piacere, si fa per di dire, di conoscerci. Ma chi siamo? Le “temutissime” assistenti sociali: figure professionali di cui poco si parla, meno si sa e meno ancora si vuole  sapere. L’interesse nei nostri confronti nasce solo in situazioni di cosiddetto bisogno e già questo ci pone sotto un’ottica poco piacevole. Se consideriamo poi che, in molti casi, le domande che ci vengono poste non trovano risposte adeguate, il gioco è fatto! Ma allora queste assistenti sociali che fanno, a che servono? Generalmente proviamo ad aiutare persone in difficoltà che per vari motivi personali, sociali, storici non hanno casa, non hanno reddito, non hanno amici, oppure hanno problemi di salute, dipendenze varie, situazioni complicate e drammatiche, insomma “la vita”.
Ma come ci sarà venuto in mente di fare un lavoro in cui lo stipendio conta poco e meno ancora conta lo status sociale. Forse un senso di inadeguatezza o ancora problematiche personali (in fondo saremmo un po’ “sfigate”), oppure non sapevamo fare altro, o ancora: è così bello aiutare gli altri con un profondo spirito caritatevole.
Sarà questo il motivo cardine della scarsa considerazione che ci viene prestata? Potrebbe essere. Secondo noi, siamo semplicemente delle professioniste che, ormai da due secoli, utilizzano la relazione come risorsa e al tempo stesso come strumento della loro azione specialistica.
Qualcuno si starà già chiedendo: e che sarà mai questa relazione, ma a cosa serve? Intendiamo con questo termine il rapporto che si instaura con chi ha bisogno anche semplicemente di essere ascoltato, di uno spazio e di una visibilità che altrimenti non troverebbe da nessun’altra parte Si tratta perciò di un rapporto professionale ma umano, che punta sulla volontà di conoscere l’altro, cercando di vedere la persona al di la delle difficoltà, delle differenze, dei pregiudizi. Rapporto che si fonda soprattutto sull’ascolto, in un mondo dove i ritmi di vita sono ormai così frenetici che si ha appena il tempo di guardarsi fugacemente in uno specchio, o non lo si fa affatto per paura di vedere riflessa una persona che non si conosce più. Siamo qui per dare senso anche a chi “un senso non ce l’ha” in una società sempre più indifferente all’altro e a quello che gli succede ma che ancora può contare in “luoghi” dove ciò che è umano, ciò che non ha bisogno di trovare a tutti i costi un tornaconto, tante volte emerge: per esempio, quartieri storici come Garbatella, nati come effetto di vecchie e superate politiche sociali, ma che hanno saputo trasformarsi positivamente dando vita a comunità solidali e al tempo stesso aperte al nuovo.
Il nostro lavoro ci vede impegnate quotidianamente con utenti che giungono da questo quartiere storico, che sa di vecchio e nuovo al tempo stesso: perché al di là di ogni immaginazione le situazioni di disagio sono molteplici e forse paradossali. E’ lo specchio di una realtà variegata e multiforme, lo specchio di situazioni di difficoltà sociali che ritroviamo in tutto il territorio ma che per prime esplodono qui. Situazioni di solitudine che appaiono all’improvviso in tutta la loro gravità lasciando a volte senza parole per l’apparente normalità con la quale vengono accettate e vissute. Situazioni di disperazione nascoste sotto una parvenza di quotidianità che sono invece lontanissime da una condizione di vita dignitosa, che sempre più appare una bella frase di poco senso. La solidarietà, che ha contraddistinto quartieri come
Garbatella per la comunanza di vita determinata anche dalla storia, spesso dietro una parvenza di dignità nasconde la mancanza di condizioni di vita dignitose indipendentemente dal reddito. Quello che però di più colpisce e che lascia perplessi è la complessità delle situazioni di fronte alla quali ci affidiamo spesso alla pura creatività perché abbiamo scoperto, pur non avendolo letto in nessun libro universitario, che si tratta di una “risorsa” efficace ed imprevedibile: molto spesso l’unica disponibile.
Eroine creative, forse ci siamo montate la testa oppure è un semplice delirio d’onnipotenza, un delirio senza il quale non potremmo volare,
come nella nostra fantasia, nel cielo azzurro della Garbatella.

 

 

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Dall’omnibus tirato da cavalli al primo tram alla Garbatella

Dall’omnibus tirato da cavalli al primo tram alla Garbatella

Solo negli anni Trenta la linea 22 arriverà nel cuore del nostro quartiere: sarà il primo collegamento diretto tra l’ex borgata con la città

di Enrico Recchi

Nel numero scorso ci siamo occupati dei primi mezzi di trasporto-passeggeri a Roma, ricordando l’omnibus tirato da cavalli.
Quando ancora non esisteva la nostra Garbatella, uno di questi veicoli collegava Piazza Venezia con la Basilica di San Paolo. Era il mezzo che arrivava più vicino alla nostra zona. Siamo nel 1845.
Nel 1877 fu introdotto l’omnibus che viaggiava su rotaie. Pian piano le linee di omnibus su rotaia a Roma si diffusero ma fu con la nascita nel 1885 della SRTO, Società Romana di Trasporti Omnibus, che ebbero concreto sviluppo. Ben presto diminuirono i clienti delle carrozze …..

Dall’omnibus tirato da cavalli al primo tram alla Garbatella

Solo negli anni Trenta la linea 22 arriverà nel cuore del nostro quartiere: sarà il primo collegamento diretto tra l’ex borgata con la città

di Enrico Recchi

Nel numero scorso ci siamo occupati dei primi mezzi di trasporto-passeggeri a Roma, ricordando l’omnibus tirato da cavalli.
Quando ancora non esisteva la nostra Garbatella, uno di questi veicoli collegava Piazza Venezia con la Basilica di San Paolo. Era il mezzo che arrivava più vicino alla nostra zona. Siamo nel 1845.
Nel 1877 fu introdotto l’omnibus che viaggiava su rotaie. Pian piano le linee di omnibus su rotaia a Roma si diffusero ma fu con la nascita nel 1885 della SRTO, Società Romana di Trasporti Omnibus, che ebbero concreto sviluppo. Ben presto diminuirono i clienti delle carrozze
a cavalli pubbliche da piazza, le antesignane dei moderni taxi, il cui costo era comunque tutt’altro che alla portata di tutti (un problema di scottante attualità). E’ così la popolazione accolse con grande favore le prime linee di omnibus, le quali potevano essere utilizzate a tariffa unica, ulteriormente ridotta se si faceva solo una parte dell’itinerario (la tariffa cosiddetta di mezza corsa).
Nel 1897 aprì il collegamento a trazione elettrica piazza Venezia – Basilica di San Paolo. La linea non aveva numero di riconoscimento ma era contraddistinta dalla tabella colorata a triangoli rosso e verde. Il percorso passava per il quartiere Alessandrino (oggi scomparso, era l’agglomerato di case costruito sopra il Foro di Traiano), poi il Foro Romano (pensate sopra l’area archeologica oggi visibile), Via della Consolazione, Piazza Bocca della Verità, Via Marmorata (così si chiamava anche l’attuale Lungotevere Aventino) poi Porta San Paolo, Via Ostiense fino alla Basilica di San Paolo.
A partire dal 1907 la rete del tram è ormai elettrificata e ci sono anche i primi autobus sperimentali in circolazione.
Le linee omnibus a trazione animale vengono ridotte per cessare definitivamente nel 1921.
Nel 1908 vengono istituiti i numeri di linea e il tram per San Paolo diventa la linea 5, che sarà istradata per Via del Plebiscito e Torre Argentina (anche qui la zona archeologica oggi al centro della piazza era ricoperta). Il percorso subirà delle modifiche nel corso degli anni in seguito ai lavori stradali e di consolidamento dei muraglioni del Tevere. Nel 1909 intanto il consiglio comunale approvò la costituzione della Azienda Autonoma Tramvie Municipali, poi solo ATM con la soppressione di Autonoma, che farà dapprima concorrenza alla SRTO per poi assorbirne linee, personale e materiale rotabile. Ma tornando alla zona che a noi interessa, bisogna dire che restarono in attività alcune imprese private che gestivano soprattutto linee periferiche come la ditta Perrella che esercitava la linea Basilica San Paolo-località Tre Fontane, quindi ai margini ancora della Garbatella, con 12 coppie di corse estive e 7 invernali attestate in corrispondenza del capolinea tramviario di San Paolo e che raggiungeva le Tre Fontane risalendo la Via Laurentina.
Dopo un periodo in cui le linee autobus sono affidate ad un privato (Ugolini) tutte le linee passarono alla gestione dell’ATAG, Azienda Tramvie e Autobus del  Governatorato.
Nel 1923 viene istituita una seconda linea che interessava la Garbatella oramai in pieno sviluppo (posa della prima pietra 18 febbraio 1920).
Nasce il tram 11 che va da Piazza Santa Croce ai Mercati Generali col seguente percorso: piazza Vittorio Emanuele, Via Cavour, Piazza Venezia, Largo Argentina, via Arenula, Ponte Garibaldi, Viale del Re (oggi Viale Trastevere), Ponte Sublicio, Via Marmorata. Nel 1924 il 5 e l’11 confluiranno nell’unica linea 5 con capolinea da Piazza Santa Croce e Basilica di San Paolo.Ma la creazione di nuove linee così come la loro modifica è costante. D’altra parte siamo ancora agli albori del trasporto pubblico urbano. Così nel dicembre del 1925, in occasione dell’Anno Santo, viene creata la linea circolare 37/38, detta Linea delle Basiliche, che da San Pietro arrivava a San Paolo, con percorsi diversi tra andata e ritorno, come appunto per le circolari.
Passato l’Anno Santo le due linee circolari saranno separate, il 37 farà capolinea a Via A. Doria e alla Basilica di San Paolo , mentre il 38 a Piazzale di Porta San Giovanni e alla Basilica.
La vicina Basilica di San Paolo in quegli anni sarà sempre il fulcro per tutto il sistema dei trasporti pubblici della zona e di conseguenza anche
per la giovane borgata della Garbatella, con la funzione di snodo del trasporto urbano anche per tutta la zona industriale di Via Ostiense.
Quindi ogni cambiamento o prolungamento di linea nella zona avrà come riferimento la Basilica di San Paolo andando incontro alle necessità di tutti quelli che dalla Garbatella e dall’Ostiense dovevano raggiungere le parti più lontane di Roma. In tal senso nel 1926 le linee 18 e 18 rosso, che arrivano dalla zona di Piazza Quadrata (oggi Buenos Ayres) e Viale Regina Margherita, prolungano il loro percorso fino alla Basilica di San Paolo.
Il quartiere intanto prende forma.
Oltre le case nascono le scuole, la chiesa e nel 1928 venne inaugurato il Deposito Littorio (poi San Paolo), vicino alla collina Volpi, manufatto ancora esistente, oggi non più utilizzato e dal futuro incerto, sulla facciata del quale possiamo ancora leggere la sigla dell’Azienda che fu: ATAG Nel 1930 però c’è una generale ristrutturazione del trasporto urbano nella nostra città e con la riorganizzazione tramviaria la basilica di San Paolo perde i collegamenti diretti con gli altri quartieri di Roma risultando servita dalla sola linea 23 che la collegherà, passando per Trastevere, a Ponte Garibaldi.
Poi arriverà anche il 22 che dal Colosseo entrerà davvero nel cuore della Garbatella percorrendo Via Matteucci, Via Benzoni, Via Ferrati, Piazza B. Romano, Piazza Sauli, Via Rho, Piazza G.da Triora, Via R. de’ Nobili, Viale Massaia, Via Persico, con un precorso ad anello. Viene inoltre istituita la linea 222 col seguente percorso: Via Ostiense, Via G. Rocco, Piazza Pantera, Quartiere Garbatella, che quindi collegava la Garbatella con San Paolo dove arrivava il tram da Piazza Venezia.

 

 

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Al “verde” la scuola Cesare Battisti

Al “verde” la scuola Cesare Battisti

Ripristinato il giardino dell’Istituto. Il progetto dell’ufficio tecnico del Municipio, realizzato con impegno dall’arch. Guarrera di Antonella Macrelli

di Antonella Macrelli

La scuola di Piazza Damiano Sauli è al verde ma questa volta insenso buono! Il giardino della Cesare Battisti è finalmente una realtà! E la scuola si è potuta finalmente riappropriare di questo spazio, fondamentale per la ricreazione e lo svago dei bambini. Migliaia di occhietti hanno seguito e sbirciato impazienti dalle transenne, nella speranza che i lavori di ripristino del giardino della scuola avvenissero nel più breve tempo possibile e ora la loro pazienza è stata ben ripagata! …..

Al “verde” la scuola Cesare Battisti

Ripristinato il giardino dell’Istituto. Il progetto dell’ufficio tecnico del Municipio, realizzato con impegno dall’arch. Guarrera di Antonella Macrelli

di Antonella Macrelli

La scuola di Piazza Damiano Sauli è al verde ma questa volta insenso buono! Il giardino della Cesare Battisti è finalmente una realtà! E la scuola si è potuta finalmente riappropriare di questo spazio, fondamentale per la ricreazione e lo svago dei bambini. Migliaia di occhietti hanno seguito e sbirciato impazienti dalle transenne, nella speranza che i lavori di ripristino del giardino della scuola avvenissero nel più breve tempo possibile e ora la loro pazienza è stata ben ripagata!
“…Gli operai si sono impegnati molto e sono contento che ora, al posto degli alberi morti, c’è l’erba, ti ci puoi sdraiare… Ora possiamo giocare, passeggiare, sdraiarci , fare le capriole e ascoltare il canto degli uccelli…il nostro giardino ora è a colori!, …è spazioso e pulito…finalmente non c’ è più polvere e, ad ogni stagione , abbiamo fioriture diverse! E adesso ogni classe ha anche la possibilità di piantare fiori e fare l’orto perché c’è uno spazio per ciascuno di noi”! (le voci di alcuni bambini della IV C).

Il progetto di ristrutturazione del giardino è nato nel 2000 quando l’insegnante R. Arcese fece esprimere ai bambini, attraverso i loro disegni, un desiderio su come avrebbero voluto il giardino della loro scuola. L’idea originale è rimasta nel cassetto per diversi anni fino a quando, nel 2008, è partito questo progetto partecipato, grazie alle numerose mail di genitori che richiedevano la ristrutturazione di quell’area e grazie anche all’interessamento del consigliere di Sel Donato Mattei che ha difeso tenacemente i fondi stanziati dalla Regione affinché fossero convogliati per il rifacimento del giardino. Oggi il progetto è stato è stato realizzato dall’ufficio tecnico del Municipio e seguito con sensibilità, impegno, costanza e partecipazione dall’architetto Gabriele Guarrera. I lavori sono iniziati a settembre e, dopo alcuni mesi, ai bambini è stato consegnato un luogo con spazi per correre e giocare, il campetto di pallacanestro, senza più recinzione, un’area operativa con aiuole a disposizione delle classi 3^,4^e 5^ per coltivare orti o per la crescita di piante ornamentali, un piccolo casotto per gli attrezzi, una bellissima fontana abbellita con decorazioni realizzate dai bambini nel laboratorio di ceramica sotto la supervisione dell’insegnante del comune Rosaria Fabri e…dulcis in fundo , un’area verde, immensa, con tappeti erbosi, panchine, vialetti dove poter passeggiare e sostare, un pergolato con roseto, una serra e tante aiuole in cui sono presenti piante ornamentali che fioriscono in stagioni diverse, in modo che i bambini possano scoprire ogni giorno le fioriture.
L’inaugurazione è avvenuta il 17 gennaio alla presenza del Dirigente scolastico dott. Marco Olivieri, di tutti i bambini della scuola con i loro genitori, gli insegnanti e alcuni esponenti del Municipio. Da allora , ogni pomeriggio di sole, i bambini possono godere di questo spazio, giocano, passeggiano, sostano nell’area che sarà dedicata alla didattica e, con grande sensibilità e senso di responsabilità, mantengono con cura questo loro tesoro che vivono come un regalo, rispettando le regole che sono state stabilite di comune accordo.

 

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Versano in uno stato pietoso gli Alberghi della Garbatella

Versano in uno stato pietoso gli Alberghi della Garbatella

I quattro grandi edifici sono da tempo senza manutenzione ordinaria e straordinaria. Petizione popolare degli inquilini indirizzata alle Istituzioni

“ILotti 41, 42, 43 e 44, i cosiddetti Alberghi della Garbatella, edificati nel 1929-’30, unici per le loro caratteristiche storiche ed  architettoniche, di proprietà dell’ATER, versano in uno stato di degrado non più sostenibile dalle cittadine e dai cittadini residenti e no. L’esterno di questi importanti edifici appare in condizioni inaccettabili per il decoro dello storico quartiere in cui sono inseriti e, quindi, per il rispetto dell’intera città. Soprattutto il loro interno è fortemente compromesso dalla mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria, mettendo così in pericolo l’incolumità delle persone: parti comuni con impianti elettrici fatiscenti, infiltrazioni d’acqua, …..

Versano in uno stato pietoso gli Alberghi della Garbatella

I quattro grandi edifici sono da tempo senza manutenzione ordinaria e straordinaria. Petizione popolare degli inquilini indirizzata alle Istituzioni

“I Lotti 41, 42, 43 e 44, i cosiddetti Alberghi della Garbatella, edificati nel 1929-’30, unici per le loro caratteristiche storiche ed  architettoniche, di proprietà dell’ATER, versano in uno stato di degrado non più sostenibile dalle cittadine e dai cittadini residenti e no. L’esterno di questi importanti edifici appare in condizioni inaccettabili per il decoro dello storico quartiere in cui sono inseriti e, quindi, per il rispetto dell’intera città. Soprattutto il loro interno è fortemente compromesso dalla mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria, mettendo così in pericolo l’incolumità delle persone: parti comuni con impianti elettrici fatiscenti, infiltrazioni d’acqua, presenza di eternit, tubi discendenti fuori uso, lastricati dei terrazzi divelti, ecc. Molti alloggi, nonostante le annose e ripetute richieste d’intervento alla Proprietà,
presentano zone non agibili e a rischio crolli per cedimento di solai e ampie aree intrise d’umidità.
Chiediamo agli Organi Competenti immediati e sostanziali interventi di manutenzione per migliorare le condizioni di vita dei residenti, per la sicurezza di tutti e la dignità di luoghi storici conosciuti, amati e visitati non solo dall’intera città di Roma, ma anche da tutto il Paese.”
Questo è il testo della petizione popolare indirizzata alle Istituzioni, a partire dal Presidente della Repubblica, questo è ciò che chiedono le cittadine e i cittadini, sostenuti dal Municipio XI con coscienza e responsabilità. Questa è purtroppo la fotografia della realtà vissuta ogni giorno dai residenti degli Alberghi della Garbatella, analoga peraltro alla pessima condizione di tutte le case popolari del quartiere. Sono anni che denunciamo la mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria, sottolineando che tanta parte della piacevolezza e fruibilità dei Lotti ATER dipende esclusivamente dagli inquilini che se ne sono fatti carico e che da sempre curano i giardini, eseguono a loro spese lavori di manutenzione che dovrebbe fare l’Istituto, rendendo così vivibili non solo gli alloggi, ma anche i cortili e i vialetti d’accesso alle case, regalando al quartiere quell’aria d’accoglienza e di socialità riconosciuta ed ammirata da tutta Italia.
Roma Capitale si fa bella presentando la Garbatella come una delle sue perle, ma nessuno muove un dito per salvare i suoi tesori, cioè gli Alberghi e i Lotti storici che devono essere vissuti dalla comunità cittadina come patrimonio comune.
Dall’insediamento della Giunta Polverini alla Regione Lazio, da cui dipende l’ATER, si è provveduto solo ora a nominare il nuovo consiglio d’amministrazione dell’azienda, lasciando per quasi due anni incancrenirsi una situazione già drammatica; adesso non ci sono più scuse, gli interventi devono essere programmati ed eseguiti subito. Il problema dell’abbandono manutentivo delle case è legato a stretto giro alla questione della dismissione del patrimonio che, in questo periodo, è in pratica bloccata e gli alloggi inseriti nel piano vendite rimangono quelli già stabiliti negli anni ’80/’90 per gli aventi diritto.
Il legame sta nel fatto che, con l’ipotesi della vendita futura, si sta cercando di fare il meno possibile, abbandonando al degrado tutto, non
investendo più su un patrimonio immobiliare considerato ormai un vuoto a perdere e giustificando le inadempienze con la scusa del prezzo
di vendita basso, senza considerare quanto dovranno sborsare i futuri proprietari per mantenere edifici belli, antichi, fascinosi, ma pur sempre fatiscenti.
La pazienza dei residenti è finita!
Chiediamo risposte certe e rapide a problemi veri non più rinviabili, per una migliore qualità dell’abitare e per la dignità di un intero territorio.
Cons. Paola Angelucci
(Per collaborare alla raccolta firme chiamare il numero 339 3959674)

 

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Si avvia verso il secolo l’età del nostro quartiere

I novantadue anni della Garbatella

Si avvia verso il secolo l’età del nostro quartiere

Intanto si aspetta da anni il restauro della pietra di fondazione murata in Piazza Benedetto Brin

di Cosmo Barbato

Ormai marciamo spediti verso il primo secolo dalla fondazione della Garbatella, a partire da quel 18 febbraio 1920. Si dirà, è poca cosa rispetto all’età della città, ma a noi sono bastati questi 92 anni trascorsi perché si creasse una comunità omogenea, completamente romanizzata, con l’apporto -come è tradizione per Roma – di tutte le etnie che sono confluite nell’ex borgata da tutte le parti d’Italia. Eppure, c’è un simbolo storico del quartiere che non si riesce a ripristinare: la pietra di fondazione. …..

I novantadue anni della Garbatella

 

Si avvia verso il secolo l’età del nostro quartiere

Intanto si aspetta da anni il restauro della pietra di fondazione murata in Piazza Benedetto Brin

di Cosmo Barbato

Ormai marciamo spediti verso il primo secolo dalla fondazione della Garbatella, a partire da quel 18 febbraio 1920. Si dirà, è poca cosa rispetto all’età della città, ma a noi sono bastati questi 92 anni trascorsi perché si creasse una comunità omogenea, completamente romanizzata, con l’apporto -come è tradizione per Roma – di tutte le etnie che sono confluite nell’ex borgata da tutte le parti d’Italia. Eppure, c’è un simbolo storico del quartiere che non si riesce a ripristinare: la pietra di fondazione.
Nei mesi scorsi la capogruppo SEL al Municipio XI, Paola Angelucci, ha sollecitato il Presidente e la Giunta municipale affinché si adoprino a raggiungere un semplice obbiettivo, il restauro della pietra di fondazione del nostro quartiere, murata a Piazza Benedetto Brin, nel primo nucleo di quella che sarebbe diventata la comunità della Garbatella. In passato, già molti anni fa dalle colonne di questo giornale avevamo invocato tale restauro, reiterando la richiesta alla vigilia del 90° compleanno di quella storica inaugurazione. Anzi, avevamo persino indicato i nomi di lapicidi volontari che sarebbero stati disposti a eseguire l’opera gratuitamente: ci fu risposto che l’intervento poteva essere eseguito solo dall’Istituto del restauro, quindi con tutti i crismi dell’ufficialità, dal momento che quella lapide rientra nel novero degli oggetti di valore storico, protetti quindi dalle Belle Arti: nessun altro quartiere di Roma reca, incisa in una pietra fondativa, la data certa della propria nascita.
Crediamo sia superfluo sottolineare il valore simbolico che quell’epigrafe rappresenta per un quartiere così orgoglioso della propria pur breve storia, così caratterizzato da una individualità diffusa, così geloso della sua originalità.
Facendo un paragone certamente audace, e fatte le dovute proporzioni,  la nostra pietra si può raffrontare come valore simbolico a quello che rappresenta per Roma quel “lapis niger” del Foro, quella pietra che testimonia il primo esempio di scrittura in caratteri latini. Né ci sembra ci sia stata trascuratezza, sottovalutazione o sciatteria da parte delle Istituzioni locali, le quali al contrario hanno dimostrato sempre sensibilità verso i simboli che caratterizzano la Garbatella: prova ne sia la bella tavola bronzea sistemata proprio a Piazza Benedetto Brin a celebrare il 90° di fondazione del quartiere.
Ma, allora, che cosa impedisce che venga finalmente effettuato il restauro di quella vecchia importante epigrafe?
Ci si risponderà: lentezze burocratiche, scaricabarile delle competenze, insomma le solite pastoie che impediscono in tanti campi l’efficienza,
la tempestività del fare. Tutte cose che non convincono. E alle quali a un certo punto è giusto ribellarsi. Se non si trova chi è competente o disponibile a effettuare il restauro, si faccia il Municipio protagonista dell’iniziativa, dia incarico a uno scalpellino professionista, a un restauratore esperto, capace di rendere leggibile quell’epigrafe che certifica la data di nascita della nostra comunità.
C’è speranza che, per le celebrazione del centenario, quella pietra sarà risarcita? Mancano otto anni, ma noi confidiamo che un deciso intervento del Municipio accorci di molto i tempi.

 

 

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Mercato di Via Passino: il Municipio preme per la riapertura

Mercato di Via Passino: il Municipio preme per la riapertura

Facciamo il punto col Presidente Andrea Catarci

Da nove anni i residenti della Garbatella attendono la ricomparsa del loro mercato a Via Passino. Una vicenda che si trascina dal 2002, quando i banchi furono trasferiti sulla Circonvallazione Ostiense.
Dovevano rimanerci massimo due anni. Invece sono ancora lì.  Il presidente del Municipio, Andrea Catarci, ci ha confidato la sua visione della situazione nell’intervista che pubblichiamo. …..

Mercato di Via Passino: il Municipio preme per la riapertura

Facciamo il punto col Presidente Andrea Catarci

Da nove anni i residenti della Garbatella attendono la ricomparsa del loro mercato a Via Passino. Una vicenda che si trascina dal 2002, quando i banchi furono trasferiti sulla Circonvallazione Ostiense.
Dovevano rimanerci massimo due anni. Invece sono ancora lì.  Il presidente del Municipio, Andrea Catarci, ci ha confidato la sua visione della situazione nell’intervista che pubblichiamo.

Presidente Catarci, i nostri lettori ci chiedono qual è oggi la situazione del mercato. Perché non è stato riaperto al pubblico? Esistono ancora dei problemi legati ai lavori e, se sì, quali? La scorsa volta abbiamo parlato di discrasie tra quanto affermato dai tecnici dell’Amministrazione centrale e le verifiche effettuate dagli uffici municipali: sussistono ancora questi dubbi? Alcuni degli operatori, dopo aver visto quanto fatto sinora, parlano di lavori che, secondo loro, non sono stati svolti a regola d’arte…

I lavori sono in via di conclusione, con l’Assessorato comunale ai Lavori Pubblici e alle Periferie, responsabile del cantiere che sta ultimando interventi e collaudi. In realtà il Municipio Roma XI continua a ravvisare ed a segnalare la necessità di ulteriori adeguamenti, relativi ad alcune carenze: ai due manufatti interni situati al centro della struttura e lasciati allo stato grezzo, all’impianto elettrico, all’ascensore ed ai magazzini di stoccaggio merci.
C’è poi il locale indipendente dal resto, che sta all’incrocio tra Via Odero e Via Passino, dove il Municipio intende portare alcuni servizi per la cittadinanza, che è completamente grezzo, senza impianti, masselli, pavimenti, solo con l’allaccio in fogna. Questa parte non può restare così, sarebbe inutilizzabile completamente! Le residue modifiche possono essere realizzate mentre si programma il rientro, concordandone l’esecuzione con gli operatori. Se questi ultimi si riferiscono agli aspetti sopra menzionati, che continuano a essere reclamati con decisione, hanno ragione. Se invece si fa riferimento a qualche altra cosa, dalla nostra postazione non l’abbiamo rilevata. La ristrutturazione sembra di buon livello qualitativo, anche se per esserne sicuri sarebbe stato necessario che i lavori fossero stati gestiti direttamente dal Municipio e come sapete non è stato così. E’ urgente completare l’opera, farlo in poco tempo e senza più coprirsi dietro le bugie, come è avvenuto quando dall’Assessorato comunale ai Lavori Pubblici e alle Periferie si è falsamente affermato che i fondi erano stati distolti per fare l’Urban Center.
Una vera e propria balla, perché  l’Urban è stato conseguito con fondi appositamente dedicati e di tutt’altra origine: non c’entra nulla con il Contratto di Quartiere.

La posizione del Municipio, già manifestata nei precedenti numeri nei quali abbiamo trattato l’argomento, mi sembra chiara, restituire l’area del mercato coperto alla sua vocazione commerciale. In questo contesto, sono stati presi accordi con gli operatori commerciali?

Si, per il Municipio è prioritario restituire alla Garbatella il suo mercato per cui ha atteso troppi anni. Per quanto riguarda gli accordi, quelli ci sono fin dall’inizio, anche se oggi non si riconoscono per non rispettarli. Nel 2002 si avviava la riqualificazione della struttura, bisognosa di imponenti interventi per garantirne stabilità e sicurezza. Nel contempo avveniva il trasferimento nell’attuale sede provvisoria di Via di Santa Galla – Circonvallazione Ostiense, dove in forma temporanea ed emergenziale si adibiva una sede stradale a scopi commerciali, prevedendo il ritorno a Via Passino dopo la risistemazione. Comunque, a norma dei regolamenti comunali, i commercianti hanno acquisito il diritto di esercitare le loro attività nella sede di Via Passino. Ne sono usciti unicamente per un’emergenza e potrebbero essere collocati altrove solo in presenza di un’altra area mercatale idonea individuata dall’Amministrazione, che ad oggi non c’è. Parecchi degli operatori ed alcune sigle sindacali, al contrario, hanno formalizzato di recente la loro volontà di non rientrare. Pur se le ragioni addotte sono in parte comprensibili e condivisibili, per quanto ci riguarda ad oggi non ci sono alternative e perdere tempo va solo a scapito del territorio e degli stessi operatori commerciali.
Infatti, da una parte non si può restare a Via di Santa Galla, che resta una strada. Dall’altra, l’ipotesi di fare un secondo mercato lì vicino è stata mortificata da una Giunta comunale che, dopo averla sostenuta a parole, non ci ha messo un euro per la costruzione. Per questi motivi, e per stanare quella Giunta Alemanno che è impegnata a temporeggiare ancora per non assumere l’onere di una decisione, la maggioranza di centro sinistra sta anche portando un ulteriore atto alla discussione del Consiglio municipale.

L’area di Via Passino ha una vocazione per la vendita tradizionale. In origine si pensava di farla coesistere con una rete di servizi ed una serie di venditori più vicini alle sensibilità del mercato equo e solidale, con dei servizi di utilità sociale, quali un ufficio postale ed uno sportello bancario, magari anche con uno sportello municipale. Ci sembra una bella idea, no?

Due sono stati gli errori strategici di cui è responsabile la Giunta Alemanno.
In primo luogo aver trascurato i contatti a suo tempo avviati per ospitare un ufficio postale, vanificando l’operazione. In seconda istanza aver cancellato con leggerezza la realizzazione di quello che nel progetto originario era l’ultimo piano, da adibire a spazio-mostre e ad eventi sociali, culturali ed artistici.
Come attenuante e per amor di verità, va ricordato che le basilari azioni sulle fondamenta e sulla solidità della struttura, anche per i progressivi cambiamenti della normativa antisismica e sulla sicurezza, hanno richiesto misure più onerose economicamente ed inizialmente non contemplate: queste sì che hanno richiesto risorse economiche supplementari. Oggi si può fare un’azione di parziale recupero dell’idea originaria, destinando ad attività di servizio qualche area interna, per esempio i due manufatti incompleti o uno di essi, insieme allo spazio sottostante sito tra Via Odero e Via Passino. La natura mista continua ad essere sicuramente un elemento di tutela per la vendita tradizionale, di rafforzamento competitivo, e si deve continuare a perseguirla come obiettivo.

L’attuale area di Santa Galla sembra che stia mostrando la corda, sono arrivate in redazione telefonate e lettere di cittadini che chiedono come sia possibile che una struttura adibita ad attività commerciale di tipo alimentare sia tenuta per tanto tempo in una via pubblica, con le evidenti problematiche connesse all’esposizione delle merci alle temperie giornaliere. Cosa possiamo rispondere?

Sì, le segnalazioni di situazioni poco sostenibili aumentano, sia al Municipio che alla Asl di zona, che a sua volta ha inviato alcune note successive a controlli effettuati in cui si sottolinea l’inadeguatezza della sede provvisoria.
D’altronde è un po’ il segreto di Pulcinella … E’ anche per questo che si deve rientrare a Via Passino al più presto.

Ha fatto passi avanti la proposta del Municipio di un plateatico a Piazza da Verrazzano? Qual è stata la risposta dell’Amministrazione Centrale?

La proposta è stata avanzata ascoltando le ragioni degli operatori, comprendendo i loro timori circa il fatto che il ritorno a Via Passino possa danneggiare la loro attività, oggi messa già a dura prova dalla crisi in atto. Poiché dal trasferimento in Via di Santa Galla sono trascorsi ben nove anni e gli operatori hanno consolidato una nuova rete di clientela nel vicino ma diverso contesto,
il Municipio Roma XI ha raccolto il loro appello e ha chiesto, fin dal 2007, di prevedere un mercato ulteriore nelle vicinanze. Mentre la passata Amministrazione comunale aveva apertamente dichiarato la propria contrarietà, stavolta si è registrata la disponibilità della Giunta Alemanno, in particolare dell’Assessorato comunale al Commercio e del relativo Dipartimento.
Così il Municipio ha individuato e proposto un’area, dove sono previste funzioni compatibili con l’attività di mercato rionale, a Via Capitan Bavastro, vicinissimo a Via di Santa Galla.
La proposta è però finita nel classico vicolo cieco, per la consueta doppiezza di una Giunta Alemanno che a parole ha garantito il plateatico e nei fatti non lo ha finanziato. Infatti, dalla lettura del bilancio comunale 2011, approvato con colpevole ritardo a luglio invece che a gennaio, non si è riscontrato alcun finanziamento per la nuova struttura, né tantomeno si sono stanziati fondi a disposizione del Municipio. Malgrado i desideri espressi dai commercianti, malgrado il lavoro preparatorio e l’individuazione dell’area da parte del Municipio, non ci sono quelle risorse economiche che l’Assessorato comunale avrebbe dovuto rendere disponibili e senza le quali il mercato aggiuntivo non si può realizzare. Oltre la demagogia resta la disponibilità del mercato di Via Passino: da avviare ad un immediato riuso ed a nuova vita.

 

 

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