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Autore: Redazione

Associazione “Altre Vie”

Viaggio tra le Associazioni

Associazione “Altre Vie”

di Francesca VITALINI

Nel 1996 nasce ufficialmente “Altre Vie”, un’associazione che operava nel quartiere Garbatella già da due anni. Il nome stesso del gruppo mette in evidenza il progetto dell’associazione: la volontà di riflettere su altri modi di vita possibile, nel seno della nostra Italia, la necessità di soffermarsi sulla ricchezza delle diversità culturali, …..

Viaggio tra le Associazioni

Associazione “Altre Vie”

di Francesca VITALINI

Nel 1996 nasce ufficialmente “Altre Vie”, un’associazione che operava nel quartiere Garbatella già da due anni. Il nome stesso del gruppo mette in evidenza il progetto dell’associazione: la volontà di riflettere su altri modi di vita possibile, nel seno della nostra Italia, la necessità di soffermarsi sulla ricchezza delle diversità culturali, che troppo spesso sono considerate una minaccia al ben pensare, con l’intento di ragionare sulle possibilità di sviluppo di un forte impegno civile.
Questi interessi hanno trovato sbocco in una serie di attività che l’associazione organizza da qualche anno. La varietà dall’offerta di “Altre Vie” è strettamente connessa al progetto iniziale e agli intenti dei suoi fondatori, che cercano di tracciare dei percorsi culturali e socio-politici alternativi rispetto a quelli più tradizionali. Seguendo questa prospettiva di riflessione, nel mese di novembre si è tenuto un concerto di musica dell’antica Persia, dal titolo “Tamburi dell’Iran”, eseguito dal gruppo canoro- musicale “Canto dei popoli”. L’esibizione fa parte di un più ampio progetto musicale e contempla un ciclo di concerti di stampo etnico e popolare presso i locali dell’associazione, che si trova in via Caffaro n. 10.
Il percorso di conoscenza che il gruppo persegue si esplica anche in una serie di incontri sul tema della laicità politica e sociale. “Altre Vie” organizza, infatti, il Laboratorio sulla Laicità, coadiuvato dal gruppo “Aprile”, attraverso cui intende riflettere sul carattere della “civitas” e attraverso cui tenta di rispondere alla seguente domanda: “Quali sono i rapporti che devono intercorrere tra il potere statale e quello ecclesiastico?”. La domanda non è nuova. Tanti pensatori politici non hanno riflettuto sull’argomento a partire da un periodo post- medievale (anche se già in Dante si può rintracciare qualcosa…) ma il problema è sempre attuale e sempre con veemenza tocca i tanti aspetti della quotidianità. “Altre Vie” si propone di riflettere sull’argomento e di parlare di laicità non in una accezione antireligiosa, ma al contrario in un modo religioso e/o politico, cercando di tracciare la linea di confine tra le due sfere. La riflessione su queste problematiche e l’impegno civile che ne segue non è l’unica forma di socialità che l’associazione persegue.
Il processo di socializzazione che “Altre Vie” si propone come scopo passa anche attraverso una serie di visite guidate. Gli incontri, le escursioni e il trekking veicolano un progetto di arricchimento culturale. Essi, inoltre, seguono in maniera preferenziale (anche se non è l’unico tema delle uscite) il filo conduttore della storia medievale.
Nel mese di novembre si sono tenute le escursioni alla riserva naturale del Soratte, alla scoperta degli antichi eremi del luogo, alla Abbazia cistercense di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra, nelle Marche, e a Villa Adriana, a Tivoli. “Altre Vie” tocca, dunque, i problemi connessi all’intercultura, alla laicità e alla democrazia, presentando un calendario mensile ricco d’iniziative. Per consultarlo, si può digitare www.altrevie.it.

 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 0 – Dicembre 2003

 

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Teatro “in Portico”

Passegiata tra i teatri di Garbatella

Teatro “in Portico”

di Francesca VITALINI

Il Palladium è di nuovo tornato alla ribalta come polo culturale di Garbatella, così come l’architetto Sabbatini l’aveva progettato e poi realizzato nei lontani anni ’20. Se il teatro di piazza Bartolomeo Romano è un edificio simbolo del quartiere per la posizione favorevole …..

Passegiata tra i teatri di Garbatella

Teatro “in Portico”

di Francesca VITALINI

Il Palladium è di nuovo tornato alla ribalta come polo culturale di Garbatella, così come l’architetto Sabbatini l’aveva progettato e poi realizzato nei lontani anni ’20. Se il teatro di piazza Bartolomeo Romano è un edificio simbolo del quartiere per la posizione favorevole che occupa, è anche vero che oggi si staglia, ormai restaurato e inaugurato, come il rappresentante di un rinnovato vigore culturale del quartiere, un fervore che è iniziato ad emergere alcuni anni fa nei locali della chiesa di Santa Galla. Negli ultimi anni ’90, infatti, alcuni parrocchiani hanno prestato il loro lavoro alla riscoperta e alla rivalutazione dell’area teatrale annessa alla chiesa che era rimasta inutilizzata dalla fine degli anni ’80 dopo alterne fortune. In seguito alla richiesta del parroco, Don Franco Amatori, la comunità religiosa che fa capo alla chiesa si è impegnata nel dare una nuova forma e un nuovo contenuto all’area.
teatro in porticoNato come cinema parrocchiale poco prima della seconda guerra mondiale, l’attuale teatro “in Portico” ha risentito di una storia travagliata prima di giungere alla situazione odierna. Tra gli altri eventi che hanno toccato l’ex cinema di Circonvallazione Ostiense, ricordiamo il laboratorio teatrale realizzato da Gigi Proietti nel 1983-1984, primo tentativo di rinnovamento dell’edificio. Sebbene il progetto fosse stato sovvenzionato dagli organi pubblici romani del tempo e sebbene si fosse sviluppato sotto i migliori auspici, non furono ottenuti dei buoni risultati. Il Laboratorio diede, infatti, i natali alla compagnia de I Picari, nonchè a Rodolfo Laganà, noti nel territorio capitolino, ma incontrò anche la diffidenza di chi riteneva che un teatro dovesse essere di uso collettivo, così come lo era originariamente. La presenza del Laboratorio causò, infatti, una forte cesura tra la prospettiva parrocchiale, che tentava di ridonare l’edificio alla comunità di Santa Galla e al territorio del quartiere tout court, e quella dello staff degli attori che avevano assunto il teatro a loro abitazione, senza rispettare i vincoli che qualsiasi tipo di convivenza richiede.
Solo alla fine degli anni novanta, dopo la chiusura del laboratorio e l’abbandono temporaneo dello spazio dell’ex cinema, nasce il teatro ” in Portico” che segue un precetto specifico: i locali del teatro sono ad uso di chi intende comunicare e donare qualcosa al territorio. Per questo motivo, da qualche anno attori e sceneggiatori professionisti o amatoriali si alternano sul palco di Circonvallazione Ostiense.
Le rappresentazioni sono, così, molto varie e passano dal comico al drammatico, dal faceto all’impegnato, dalla danza al canto senza venir meno all’idea originale. Le compagnie degli attori provengono da realtà molto differenti e propongono spettacoli con propositi diversi: La Macchina dei Sogni, il gruppo teatrale della Fao, presenta, ad esempio, delle opere i cui ricavati vanno in beneficenza, mentre lo spettacolo “La notte dell’Olocausto (una storia finita bene)”, scritto e diretto da Fulvio Calderoni e Simone Duani, si propone di affrontare il noto problema attraverso una chiave di lettura storica non ancora espressa a teatro.

 

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Un bilancio del nostro giornale

Un bilancio del nostro giornale

di Giancarlo PROIETTI

Circa un anno fa lanciavo dalle pagine di questo periodico un appello, nel quale chiedevo una collaborazione agli abitanti della Garbatella affinché con idee, denunce e anche con un lavoro organizzativo il nostro giornale si caratterizzasse sempre più come una voce del quartiere. “Cara Garbatella” …..

Un bilancio del nostro giornale

di Giancarlo PROIETTI

Circa un anno fa lanciavo dalle pagine di questo periodico un appello, nel quale chiedevo una collaborazione agli abitanti della Garbatella affinché con idee, denunce e anche con un lavoro organizzativo il nostro giornale si caratterizzasse sempre più come una voce del quartiere. “Cara Garbatella” ha quasi sette anni e da due e mezzo un gruppo di lavoro rinnovato s’impegna a pubblicare, su queste quattro pagine, storie, ricerche, notizie. Vorrei ora provare a tracciare un bilancio.
Il nostro giornale continua ad essere radicato nel territorio, ad essere apprezzato e ricercato. Il merito va anche a professionisti come Cosmo Barbato, giornalista, Carmela Di Giambattista, grafica; di recente si è unito al gruppo il giornalista Alessandro Bongarzone; tutti spontaneamente mettono a disposizione la propria esperienza lavorativa. Sotto la loro guida, altri collaboratori volontari scrivono, aiutano e contribuiscono alla realizzazione del giornale.
Chiamato dal gruppo dirigente della Villetta a coordinare questo lavoro (non dimentichiamo che “Cara Garbatella” è una creatura dei Democratici di sinistra), ho allargato gli interessi, ho fatto in modo che il giornale fosse sempre più espressione del quartiere.
L’impronta che ho voluto dare a “Cara Garbatella” è quello di partire dal territorio per entrare nelle vicende di carattere nazionale e internazionale, raccontare le nostre memorie, i personaggi, i luoghi, dare notizia sui fatti attuali. Recentemente si sono avvicinate alla Villetta una serie di persone eterogenee per età, esperienze culturali e interessi con il desiderio di collaborare, scrivere e far crescere il giornale.
Spesso arrivano lettere e consigli da amici che sono talvolta politicamente diversi da noi. Prendendo atto di questa realtà più complessa, già da qualche tempo era andata maturando l’idea di lasciare in eredità questo prezioso patrimonio ad un organismo più largo, in grado di raccogliere consensi da un numero più ampio di cittadini, associazioni, realtà locali, esperienze culturali e sociali diverse.
Per questo, già a partire da questo numero il giornale sarà pubblicato sotto gli auspici dell’Associazione culturale “Cara Garbatella”: può sembrare questo un piccolo gesto che però nella pratica significa anche “un modo diverso di fare politica”. Un doveroso ringraziamento va alla sezione dei Ds e al suo segretario Andrea Fannini promotore dell’iniziativa.
Per quanto ci riguarda ci impegniamo a rendere sempre di più “Cara Garbatella” patrimonio di tutto il quartiere (o, meglio, del rione), lasciando saldi quei principi di democrazia, libertà di espressione e di partecipazione che spinsero, sette anni fa, un gruppo di ragazzi a creare questo prezioso strumento di dialogo.

 

 

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La mia bandiera a Garbatella

La mia bandiera a Garbatella

Roberto PALAMARO
Presidente del comitato di quartiere “IL cortile”

Ora credo sia chiaro perché non ho tolto la bandiera della pace dalla finestra. Come i desideri, che persistono nella nostra mente e non ci abbandonano anche quando diventano illusioni e sconfinano nello sconforto, la speranza in un agire degli uomini più equo e etico si aggrappa e si appella ai valori fondanti ed irrinunciabili dell’essere umano. …..

La mia bandiera a Garbatella

Roberto PALAMARO
Presidente del comitato di quartiere “IL cortile”

Ora credo sia chiaro perché non ho tolto la bandiera della pace dalla finestra. Come i desideri, che persistono nella nostra mente e non ci abbandonano anche quando diventano illusioni e sconfinano nello sconforto, la speranza in un agire degli uomini più equo e etico si aggrappa e si appella ai valori fondanti ed irrinunciabili dell’essere umano.
Sbiadisce e scolorisce come i colori della bandiera. Un solo colore si rinnova e rinvigorisce giorno dopo giorno generando e trascinando con sè tanto di quel dolore da poterlo sentire e odorare anche da distanze infinite perché è dentro di te, di te che pensi in un momento dove pensare è considerato scomodo e improduttivo. Quanta retorica, populismo ed inganno nel momento del silenzio, dove le parole sono solo rumori e distrazioni per la coscienza. Sapere dove e quanta ne resta.Ponte della Musica Roma La mia bandiera, le bandiere di altri, non sono al giusto posto. Forse potrebbero più utilmente avvolgere i resti dei senza nome che muoiono nell’indifferenza dei più, ormai solo numeri di una contabilità fornita tra uno spot e l’altro. Fanfare, onori, grandi parate ad accompagnare per un momento il dolore di chi per anni pagherà il vero prezzo della follia. Dall’altra parte non sciocchi e disgustosi applausi, ma un greve silenzio, un palmo di sabbia e rabbia, un nome che nessuno di noi ricorderà perché volutamente quel dolore è mantenuto anonimo e destinato ad essere dimenticato. La rabbia prodotta è quello che ci resterà attaccato alla pelle e alla memoria. Quanto silenzio, delusione e sgomento in quei milioni di cittadini che allora parteciparono alla marcia della pace, inascoltati, ingannati e spesso derisi. Quanto cinismo è stato sparso nel nostro paese, con leggerezza ed avidità. Una vittima è una vittima, non ha colore, estrazione, lingua, credo, ideali…che lo inseriscono in una graduatoria; il dolore è dolore e basta. Come saranno i nostri figli nel futuro con questo presente? Per ora la mia bandiera resta dov’è!

 

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Il ponte che mancava

Congiungerà la Circonvallazione Ostiense a Via Ostiense

Il ponte che mancava

di Pasquale NAVARRA

Parliamo ancora un po’ della positiva trasformazione che la nostra Garbatella, anno dopo anno, sta ricevendo. Parliamone, come sempre, con la serenità data dalla consapevolezza che ciò che diciamo non appartiene al mondo della “vendita dei sogni” né degli “annunci gratuiti” (intendendo per “gratuito” ciò che non ha alcuna base concreta o, ancor peggio, volontà di affari poco chiari). …..

Congiungerà la Circonvallazione Ostiense a Via Ostiense

Il ponte che mancava

di Pasquale NAVARRA

Parliamo ancora un po’ della positiva trasformazione che la nostra Garbatella, anno dopo anno, sta ricevendo. Parliamone, come sempre, con la serenità data dalla consapevolezza che ciò che diciamo non appartiene al mondo della “vendita dei sogni” né degli “annunci gratuiti” (intendendo per “gratuito” ciò che non ha alcuna base concreta o, ancor peggio, volontà di affari poco chiari).
Ci fa dunque piacere portare i cittadini a conoscenza del fatto che alla ristrutturazione dell’area degli ex mercati generali, è collegata la realizzazione di un ponte che congiungerà la Circonvallazione Ostiense a Via Ostiense. Un’opera che naturalmente decongestionerà Via Pellegrino Matteucci, che è ancora l’unico sbocco per il traffico verso l’Ostiense, il Testaccio e il Lungotevere.
Nei primi anni ’20, la separazione dall’Ostiense operata dalla ferrovia, contribuì involontariamente al mantenimento di quei tratti caratteristici della Garbatella che ancor oggi vediamo. All’epoca, inoltre, non sussistevano le esigenze odierne, in quanto la densità abitativa non andava molto oltre le vie storiche che conosciamo. Fin dal 1945, cioè dall’immediato dopoguerra, si pensò però che fosse opportuno costruire un ponte per ricongiungere finalmente i due quartieri così divisi. Ma arrivò prima la metropolitana, più di quarant’anni dopo, nella zona che era ormai divenuta un insediamento vasto e che stava finalmente cominciando ad uscire dalla nomea che nell’immaginario di molti si traduceva in un piccolo Bronx contornato da “storie d’amore e de coltello”… Ora, tale luogo comune è praticamente scomparso; e non sono pochi, i romani che gradirebbero trasferirsi alla Garbatella.
Ponte della Musica RomaOggi, comunque, la costruzione di questo ponte che mancava è finalmente stata progettata. Non sarà un ponte sopraelevato, bensì di superficie, e avrà una lunghezza di circa trecento metri. Il suo imbocco dalla Garbatella sarà nei pressi della fermata della metropolitana; attraversandolo, si passerà quindi sopra la ferrovia. E’ previsto anche un marciapiede per i pedoni. Sarà il Comune di Roma a finanziare l’opera, il cui costo è di circa 5.000.000 di euro. La durata dei lavori è stimata in tre anni. Oltre ad averci reso noti i dati sopra riportati, l’assessore ai Lavori Pubblici dell’XI Municipio, Alberto Attanasio – che abbiamo incontrato – ci ha assicurato che il suo assessorato seguirà la realizzazione dell’opera passo per passo e che i disagi creati dai lavori (il cui inizio è prossimo) saranno lievi, come del resto si evince dalla natura stessa dell’opera.
Questo ponte fa quindi parte dei progetti miranti alla qualificazione del quartiere, che è sempre più avviato a diventare Centro storico. E che forse lo sarà più di altri, poiché non perderà mai le peculiarità evocate nel suo nome: quelle belle maniere, che quando sono popolari, sono belle per davvero.

 

 

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A Garbatella la meglio gioventù

Foto, ricordi, racconti in un libro sul nuovo Rione

A Garbatella la meglio gioventù

di Alessandra De LUCA

Proprio così. Il libro è una dichiarazione d’amore per il quartiere e come ogni amore, anche quando finisce, merita comunque di essere salvato nella memoria, per non gettare nella spazzatura un pezzo di vita. Questo è quanto mi dichiara Enzo Gori, colui che con tanta passione ha curato la raccolta fotografica presentata nel libro. Sta lì, dietro il banco della sua pasticceria alla Circonvallazione Ostiense, …..

Foto, ricordi, racconti in un libro sul nuovo Rione

A Garbatella la meglio gioventù

di Alessandra De LUCA

Proprio così. Il libro è una dichiarazione d’amore per il quartiere e come ogni amore, anche quando finisce, merita comunque di essere salvato nella memoria, per non gettare nella spazzatura un pezzo di vita. Questo è quanto mi dichiara Enzo Gori, colui che con tanta passione ha curato la raccolta fotografica presentata nel libro. Sta lì, dietro il banco della sua pasticceria alla Circonvallazione Ostiense, parla mentre sorride e mi consegna con galanteria un pasticcino nelle mani, come fosse l’omaggio di una rosa. A me Garbatella è sempre piaciuta, certo l’accumularsi del cemento e delle macchine, i muri scorticati e le bellezze che furono, come il Palladium fino a qualche mese fa buttato lì come un vaso rotto, mi fanno star male.
Garbatella Mia di Gianni RivoltaPerò nello stesso tempo ci sono affezionato, perché tutto somiglia ai sapori casalinghi, quelli rassicuranti di minestra e di sugo che ti riassalgono le narici le volte che si ritorna. Garbatella è rione, è centro storico. Ma ha ben poco da spartire col centro storico, perché si sa, questo non è più dei romani. E’ dei negozi, dei ristoranti, dei turisti, dei grandi uffici. E a Trastevere, a Campo de’ Fiori e a Piazza di Spagna oggi ci abita gente stravagante, quei pochi indigeni che ancora ci vivono sono figure del folclore, buoni solo per essere ritratti su vecchie cartoline.
Il tempo ha cancellato i suoi connotati, il suo carattere. Di questa Roma resta ben poco nella memoria. Garbatella invece il passato lo contiene come le linee d’una mano, scritto sui muri e negli sguardi scanzonati delle persone che ci vivono. Le fotografie che si trovano nel libro non sono state raccolte per essere pubblicate, continua Enzo Gori.
La raccolta sistematica scaturisce da un duplice ordine di motivi: quello di assecondare, una volta per tutte, la mia innata passione per la ricerca e la collezione nonché quello del bisogno, sempre più urgente in me, di fissare le memorie del mio vissuto, di ciò che ha determinato quello che sono ora. Per me sono dei ricordi, ripercorrono 40 anni della mia vita vissuta qui e si spingono ancora indietro fino alla nascita del quartiere. Convinto del loro valore esclusivamente personale, queste foto sono rimaste in un cassetto per molto tempo fino a quando il giornalista Gianni Rivolta, del quale sono amico e grande estimatore, mi chiese di poterle vedere. Dopo averle viste mi disse: “Ma perché non le pubblichi?
Il valore di queste foto è straordinario, non solo sul piano umano, ma anche sul piano sociale e storico. Ti dico questo perché sono convinto che la storia si fa con i documenti e nella storia recente i documenti sono legati profondamente alle vicende personali.” Gianni Rivolta era talmente convinto dell’interesse di queste foto che solo qualche tempo dopo volle tornare sull’argomento e combinò un incontro con Gori ed un altro nativo della Garbatella, il giornalista ed editore Francesco Campanella. Da quell’incontro prese forma l’idea del libro. Il proposito della pubblicazione delle testimonianze fotografiche raccolte da Gori non mi ha mai abbandonato, racconta Gianni Rivolta.
Dopo una breve pausa dall’incontro con lui ho maturato l’idea di costituire un’opera più articolata e di aggiungere al linguaggio della fotografia quello della scrittura. Ecco allora che il libro assume la sua caratteristica attuale: 9 capitoli in cui tanta parte occupa la storia urbanistica e quella delle idee che guidarono le scelte dei progettisti e degli architetti. Dall’idea di borgo operaio e marinaro a quella di città giardino di ispirazione inglese, dalle case rapide destinate agli sfollati del centro storico agli edifici adibiti ai servizi come il cinema teatro Garbatella, i Bagni Pubblici, gli Alberghi Suburbani, la scuola elementare Michele Bianchi.
Garbatella Mia di Gianni RivoltaGianni Rivolta ci racconta nei dettagli le fasi storiche che hanno accompagnato la specifica costruzione del quartiere. Ma soprattutto ci rivela le care consuetudini della collettività nei lotti: la frequentazione dei cinema parrocchiali, le soste irresistibili ai chioschi di grattachecca, l’allegra coabitazione nei cortili, le partite di calcio ovunque. Nei lotti di Garbatella tutte le case sono cortili ed i cortili sono case. Una sezione è riservata anche agli abitanti che hanno popolato queste case: una vasta umanità su cui si sono distinte personalità dalla straordinaria ricchezza morale e civile. Parlo della dedizione di Padre Melani e Padre Guido nel radicare, una volta per sempre, nel terreno fertile della Garbatella i valori di libertà, giustizia e solidarietà. Valori che sono stati difesi con coraggio da una lunga schiera di patrioti antifascisti. Tanti di loro hanno pagato con la vita, come Giuseppe Felici, i fratelli Cinelli, Enrico Mancini, Libero De Angelis. E ancora, i valori che dal ’45 si identificano con la visione laica della società promossa dalle sezioni di partito della sinistra storica: in particolar modo quella del Partito Comunista alla Villetta in via Passino e quella socialista in via Ferrati. Il libro scorre tranquillo, svolta vicoli e traverse, si fa largo tra la folla. Attraversa lo spazio ed il tempo fino ad arrivare ai giorni nostri. La Garbatella moderna, sempre più crocevia di stimoli e diversità, restituisce intatta nelle ultime pagine del libro la sua identità di comunità popolare.
Chiudo il libro e sento chiara l’ambizione più intima che deve aver spinto i tre curatori a dedicarsi con tanta passione alla realizzazione di questo volume. E’ il sogno di riuscire attraverso le sue pagine a rubare alla vita quotidiana del lettore un pizzico d’intimità, come così bene sa fare la poesia, dove a parlare sono gli sguardi ritratti, i ricordi, gli struggimenti del cuore che derivano dal riconoscersi in ciò che siamo stati.
C’è da chiedersi come mai c’è tanta voglia di raccontarsi, tanta voglia di storia, come se avessimo inconsciamente bisogno di ricordarci che non siamo orfani, che abbiamo avuto padri e nonni. Come se sentissimo l’urgenza della certezza che a noi seguiranno figli e nipoti. Che cosa succederà ora ai tre autori di questo libro? Niente, mi dicono, continueremo a fare le cose di sempre. Io, aggiunge Enzo Gori, continuerò a fare il pasticcere ma anche a collezionare testimonianze fotografiche. La collezione rimarrà sempre la mia migliore amica, perché ha il potere magico di non annoiarmi mai.

 

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Mi manda Cara Garbatella dicembre

Mi manda Cara Garbatella

di Marcello DELOGU

Finito di litigare sui Collegati, ora il Governo litiga sulla Finanziaria. Comunque vadano le cose sarà un’occasione persa per il nostro Paese che aveva perseguito, negli anni scorsi, una politica di risanamento del bilancio ed ora vede l’economia galleggiare con una moltitudine di una tantum. …..

Mi manda Cara Garbatella

di Marcello DELOGU

Finito di litigare sui Collegati, ora il Governo litiga sulla Finanziaria. Comunque vadano le cose sarà un’occasione persa per il nostro Paese che aveva perseguito, negli anni scorsi, una politica di risanamento del bilancio ed ora vede l’economia galleggiare con una moltitudine di una tantum.
La volta scorsa avevamo visto gli importi da pagare per sanare abusi commessi. Allo stato attuale non ci sono stati cambiamenti, sia perché la Regione Lazio non si è espressa se aderire o meno al Condono oppure quali limitazioni imporre nella sanabilità degli illeciti edilizi, sia perché aderendo, ha l’opportunità di aumentare fino al 10% gli importi dell’oblazione. Nell’attesa che questo nodo, di non poco conto, trovi una sua soluzione, possiamo ribadire alcuni concetti che possono portare chiarezza sugli elementi che determinano gli importi.
Primo elemento è la superficie imponibile dell’immobile.
Questa la possiamo semplicemente definire come la superficie che lascia l’impronta dell’immobile sul piano d’appoggio, ovviamente nella sua parte abusiva, e questo procedimento deve essere ripetuto per ogni piano. Vengono così comprese nel calcolo le basi delle murature. In presenza di spessi muri maestri condominiali, è prassi considerare solo la quota parte riconducibile alla spettanza del richiedente.
La normativa considera come unità di misura imponibile il metro quadrato e questo ha coefficiente pari ad 1 per la stragrande maggioranza degli ambienti abitabili. Detto coefficiente scende a 0,6 per quegli ambienti di servizio come garage, cantinole, magazzini, depositi o sottonegozi, terrazzi. Ulteriori coefficienti correttivi sono legati al binomio destinazione d’uso/superficie da verificare caso per caso.
Secondo elemento è la cubatura imponibile.
Le Norme Tecniche d’Attuazione del Comune di Roma calcolano come cubature onerose quelle comprese tra la superficie del pavimento del piano preso in esame e quella del piano superiore. Le stesse norme prevedono un’altezza minima interpiano di m. 3,20. In casi particolari si può dichiarare un’altezza inferiore ma è possibile che l’Ufficio Speciale Condono Edilizio chieda la prova documentata.
Sono considerate non onerose quelle volumetrie interrate, seminterrate o di servizio che non siano destinate all’abitazione o destinate alla presenza di persone protratta nel tempo. In pratica possiamo includere ancora garage interrati, box interrati, sottotetti non abitabili, nonché gli stenditoi o i lavatoi detti a Roma “bucatoi”.
Con un minimo d’applicazione ed esercizio si potranno così calcolare gli importi da pagare volendo presentare un’istanza di sanatoria edilizia.

 

 

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Via della Moletta: un pezzo di storia della Garbatella

Via della Moletta: un pezzo di storia della Garbatella

di Cosmo BARBATO

Ma che ci fa , alla Garbatella, una “Via della Moletta”, che chiaramente allude ad un piccolo mulino, in mezzo a strade tutte dedicate a viaggiatori o navigatori come Girolamo Benzoni, Giovanni da Verrazzano, Antonio Pigafetta, Pellegrino Matteucci, Attilio Pecile, Anton da Noli, Capitan Bavastro ecc.? …..

Via della Moletta: un pezzo di storia della Garbatella

di Cosmo BARBATO

Ma che ci fa , alla Garbatella, una “Via della Moletta”, che chiaramente allude ad un piccolo mulino, in mezzo a strade tutte dedicate a viaggiatori o navigatori come Girolamo Benzoni, Giovanni da Verrazzano, Antonio Pigafetta, Pellegrino Matteucci, Attilio Pecile, Anton da Noli, Capitan Bavastro ecc.?
La conservazione degli antichi toponimi, cioè dei vecchi nomi dei luoghi, è importante al fine di tramandare la storia dell’ambiente in cui viviamo, per risalire cioè alle passate vicende che hanno riguardato contrade della città che oggi appaiono totalmente modificate dal dilagare dello sviluppo edilizio. Il caso di via della Moletta è appunto uno di questi. Alla Garbatella e dintorni ci sono parecchi di questi esempi di utile conservazione dei vecchi nomi. Lo stesso titolo, Garbatella, della borgata, del quartiere poi e adesso del rione, lo testimonia: esso è infatti il vecchio appellativo popolare di origine un po’ plebea di quest’angolo della ex campagna romana, prevalso contro le proposte succedutesi nel tempo di dare un nome più “elevato” al nuovo insediamento nato nel 1920: si discusse infatti sul nome di Concordia (con allusione alla pace sociale) e poi di Remuria (con allusione a una mitica presenza in questi luoghi di Remo, fratello di Romolo). Via della Moletta RomaAltro esempio importante è quello della intitolazione di via delle Sette Chiese. E purtroppo ci sono anche esempi di sciatta cancellazione. Citiamo una “Via delle Statue” (nome popolare mai registrato nella toponomastica ufficiale) ribattezzata via Silvio D’Amico in onore del fondatore dell’Accademia nazionale d’arte drammatica. Il riferimento alle statue nasceva dal continuo ritrovamento in zona di antichi marmi lavorati. E infatti proprio in quel luogo, attiguo alla via Laurentina, si trova una necropoli pagana e una sottostante catacomba cristiana intitolata a Santa Tecla, riscoperta nel secolo scorso (la necropoli si può vedere – chiedere permesso al portiere – nell’atrio del palazzo dell’Alleanza Assicurazioni in via Silvio D’Amico 40; alla catacomba invece si accede solo con visite guidate, autorizzate dal Pontificio istituto di archeologia cristiana).
Il toponimo della Moletta è ben noto agli abitanti della Garbatella, pur se riferito a una strada oggi di modesta importanza che unisce via Girolamo Benzoni con piazza Giovanni da Verrazzano, tant’è che qui, nel linguaggio popolare, viene normalmente localizzato il poliambulatorio della Asl, che in realtà ha l’ingresso sull’attigua piazza Pecile: tale “spuria” localizzazione è indice della abitudine di nominare un luogo noto, consuetudine che permane nel linguaggio comune, anche se si è perduta la memoria della sua origine. La Moletta, dunque, ricorda un antico piccolo ma importante mulino, di proprietà dei monaci di San Paolo, che, almeno dal 1500, fu l’unico autorizzato dalla Camera apostolica (siamo ai tempi dello Stato pontificio) a rimacinare le crusche del grano prodotte dagli altri mulini della città. L’esclusiva della rimacinatura derivava dalla necessità di concentrare il controllo annonario, per ovviare al diffuso malvezzo di mugnai disonesti di mescolare alle farine una parte degli scarti della molitura del grano una volta rimacinati.
A smuovere le macine ci pensavano le abbondanti acque dell’Almone (un tempo considerato dai romani un fiume sacro, più tardi decaduto al livello di Marrana della Caffarella o di Acquataccio), affluente di sinistra del Tevere proveniente dal territorio di Marino, che ora scorre intubato a diciassette metri di profondità sotto la Circonvallazione Ostiense. In origine la via della Moletta, pur essendo poco più che una stradina di campagna, si presentava con un percorso abbastanza lungo, perché collegava le via Ostiense con il vicolo della Travicella, a sua volta altra importante stradina, che univa l’Appia Antica quasi all’altezza di Porta San Sebastiano con Porta San Paolo (oggi il collegamento tra le due porte è realizzato dal moderno viale di Porta Ardeatina, all’esterno delle mura). A spezzare quell’antico percorso ci hanno pensato nel tempo prima la costruzione della ferrovia Roma-Lido negli anni Venti del secolo scorso e più tardi quella della Cristoforo Colombo.
Che cosa è restato della Moletta oltre al nome rievocato da questo spezzone di via, che non è nemmeno coincidente con il vecchio percorso? E’ rimasto un modesto edificio di colore rosso, infossato presso il parcheggio della Metropolitana della Garbatella, adiacente al casale che ospita il Centro anziani di via Pullino ma a un livello più basso. Fino a qualche anno fa si potevano ancora vedere alcune vecchie ruote di mole appoggiate ai suoi muri, oggi scomparse. Ma stranamente il nome della Moletta è rimasto nella memoria collettiva, pur se quasi nessuno ne ricorda l’origine. Ecco, questo è un caso in cui la toponomastica ci viene in soccorso.

 

 

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I Finanziamenti alla “San Pio V”

Una legge per la “San Pio V”

I Finanziamenti alla “San Pio V”

di Antonella Di GRAZIA

La fioritura di atenei nel nostro Municipio, rappresentata dall’istituzione delle varie facoltà della Terza Università, annovera, dal mese di febbraio del 1998, la presenza anche di una importante iniziativa privata, la Libera Università San Pio V, sita al civico 139 di via della Sette Chiese: …..

Una legge per la “San Pio V”

I Finanziamenti alla “San Pio V”

di Antonella Di GRAZIA

La fioritura di atenei nel nostro Municipio, rappresentata dall’istituzione delle varie facoltà della Terza Università, annovera, dal mese di febbraio del 1998, la presenza anche di una importante iniziativa privata, la Libera Università San Pio V, sita al civico 139 di via della Sette Chiese: si tratta di un ateneo piuttosto particolare, diretta emanazione dell’omonimo prestigioso Istituto di Studi Politici, la cui sede di rappresentanza è in uno dei posti più belli e suggestivi di Roma, piazza Navona.
Aldilà della scelta di intitolare entrambe le istituzioni al nome del papa che aveva guidato la carica delle navi cristiane contro la flotta ottomana a Lepanto, noto per il suo esasperato moralismo e per il suo furore controriformista, va detto che l’Istituto è stato il promotore e il fondatore dell’Università, alla quale ha anche ceduto per lascito la gran parte del patrimonio librario dell’ateneo, associato a quello dell’archivio Alcide De Gasperi.
La duplice struttura di queste istituzioni intitolate a San Pio V ha consentito l’erogazione, a favore dell’Università, sia dei fondi messi a disposizione dalle vigenti leggi dello Stato sia di quelli disposti dal governo regionale, consentendo inoltre all’Istituto di accedere ai benefici di una nuova legge (la 293/03), che prevede uno specifico stanziamento in suo favore di 1.500.000 Euro.
Tale legge era stata fortemente osteggiata dai partiti d’opposizione, i quali obiettavano che lo strumento utilizzato per erogare il finanziamento risulta in contrasto con la normativa vigente che prevede, per accedere alle sovvenzioni pubbliche, la presentazione almeno di un progetto da parte dell’istituzione richiedente. Per la cronaca, un deputato di Forza Italia, Cesare Campa (del suo stesso partito è Giampiero Cantoni, presidente del consiglio d’amministrazione dell’Istituto), si è vantato di aver contribuito alla stesura e all’approvazione della suddetta legge, la quale nei fatti sancisce un’evoluzione normativa del binomio Istituto/Università e la trasformazione di un centro di potere ispirato all’Opus Dei e alla destra ex democristiana in “Ente di ricerca non strumentale”, con quel che ne consegue. Istituto-ateneo, il “San Pio V” organizza e ospita oggi anche corsi di formazione per aspiranti ai concorsi pubblici indetti dai ministeri (ad esempio, quello dei Beni e le Attività Culturali). Tra i suoi consulenti e docenti citiamo Francesco Alberoni, don Giacomo Tantardini, l’ex ministro socialista Salvo Andò, il magistrato del Tar del Lazio Sergio Santoro e, tra i membri del consiglio d’amministrazione, la nota stilista Laura Biagiotti. Una nota voce gossip informa che a questa libera Università è iscritto Pietro Polidori, figlio del titolare della azienda salva-esami Cepu, noto per essere riuscito a mettere a segno nove esami in un anno: di vista lo conosciamo un po’ tutti, perché appare sui cartelloni pubblicitari giganti che hanno tappezzato tutta la città.
A Roma esistono già decine di istituzioni private – di matrice religiosa e non – che sfornano laureati, chiedendo rette di molte migliaia di euro l’anno. Nel momento in cui deve muoversi il Presidente della Repubblica per sollecitare i fondi che consentano ai nostri ricercatori di operare, in presenza di conclamata penuria di risorse economiche e di forte lesina dei finanziamenti alla scuola pubblica, è ammissibile che ci si possa permettere di elargire pubblico denaro per iniziative di questo tipo?

 

 

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Restaurato l’organo di santa Galla

10 gennaio concerto a Santa Galla

Restaurato l’organo di santa Galla

Un nuovo avvenimento culturale di straordinaria importanza per la Garbatella si affianca alla recente inaugurazione del risorto Teatro Palladiun rilevato dalla Terza Università: il ritorno nella chiesa di Santa Galla alla Circonvallazione Ostiense del grande organo, …..

10 gennaio concerto a Santa Galla

Restaurato l’organo di santa Galla


Un nuovo avvenimento culturale di straordinaria importanza per la Garbatella si affianca alla recente inaugurazione del risorto Teatro Palladiun rilevato dalla Terza Università: il ritorno nella chiesa di Santa Galla alla Circonvallazione Ostiense del grande organo, fortemente voluto dal parroco don Franco Amatori, restaurato e molto ampliato dal sapiente intervento del celebre organaro Bartolomeo Formentelli. Si tratta di uno strumento unico in Italia per capacità timbriche e potenzialità espressive con i suoi 80 registri distribuiti su 4 tastiere e pedaliera per un complesso di ben 4958 canne. L’inaugurazione avverrà sabato 10 gennaio alle 21 con un concerto dell’organista Michèl Chapuis, cui seguiranno nei sabati successivi e nelle domeniche di Quaresima e di Pasqua altri concerti eseguiti tutti da artisti di rilievo internazionale.

 

 

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Da piccola Borgata a Rione

Garbatella primo Rione fuori le Mura

Da piccola Borgata a Rione

La Garbatella ha bruciato i tempi: 83 anni fa nasceva come piccola Borgata, oggi viene promossa al rango di Rione, il ventitreesimo della città di Roma. Va detto che i Rioni non rappresentano però, come in passato, una entità amministrativa. Lo sviluppo urbano ha imposto infatti una diversa suddivisione del territorio, …..

Garbatella primo Rione fuori le Mura

Da piccola Borgata a Rione

La Garbatella ha bruciato i tempi: 83 anni fa nasceva come piccola Borgata, oggi viene promossa al rango di Rione, il ventitreesimo della città di Roma. Va detto che i Rioni non rappresentano però, come in passato, una entità amministrativa. Lo sviluppo urbano ha imposto infatti una diversa suddivisione del territorio, che oggi è governato dai Municipi (corrispondenti alle ex Circoscrizioni nate nel 1972), i quali hanno competenze ben più vaste e articolate. A Roma quindi l’appellativo di Rione rappresenta oggi una sorta di “titolo nobiliare”, riservato agli insediamenti storici compresi nella cerchia muraria della città, cui si accompagna anche il conferimento di particolari tutele. Per la Garbatella quel titolo rappresenta certamente una straordinaria promozione.
Nell’antica Roma i Rioni si chiamarono Regiones, plurale del sostantivo Regio, termine da cui deriva quello attuale, nato nel Medioevo. Nella città arcaica le Regiones, secondo l’ordinamento di Servio Tullio, erano 4: Suburana, Esquilina, Collina e Palatina. La riforma attuata da Augusto le portò a 14: Porta Capena, Coelimontium, Isis et Serapis, Templum Pacis, Esquiliae, Alta Sèmita, Via Lata, Forum Romanum, Circus Flaminius, Palatium, Circus Maximus, Piscina Publica, Aventinus, Transtiberim. Ciascuna Regio a sua volta era ripartita in Quartieri o Vici. Tra il X e l’XI secolo, col decadimento del tessuto urbano, le Regiones si ridussero a 12, di cui alcune praticamente disabitate. Nel secolo XIV diventarono 13, conservando l’appellativo latino in un caso genitivo che sottintende il termine Regio: Montium (Monti), Trivii (Trevi), Columnae (Colonna), Campi Martis (Campo Marzio), Pontis (Ponte), Parionis (Parione), Arenulae (Regola), S.Eustachii (S.Eustachio), Pinae (Pigna), Campitelli (Campitelli), S.Angeli (S.Angelo), Ripae (Ripa), Transtiberim(Trastevere).
Contemporaneamente il termine Regiones cominciò a corrompersi in Rejoni. Nel Rinascimento i Rioni verranno indicati col nome in italiano e diventeranno 14 per il distacco di Borgo dal Trastevere. Dopo il radicale riordino del tessuto urbano di Roma, divenuta nel 1870 capitale del Regno d’Italia, i Rioni nel 1921verranno portati a 22, con l’aggiunta di Esquilino, Ludovisi, Sallustiano, Castro Pretorio, Celio, Testaccio, San Saba e Prati (inserimento, quest’ultimo, piuttosto forzato). Ai Rioni fanno ala i Quartieri (32), i Suburbi (3), le zone dell’Agro romano (59) e i cosiddetti Quartieri marini (3), entità tutte raggruppate all’interno degli attuali 20 Municipi .
La Garbatella costituisce il primo insediamento posto all’esterno della cerchia delle mura a godere del titolo di Rione, con l’implicito riconoscimento delle prerogative e delle tutele spettanti agli insediamenti del centro storico. Il nuovo Rione, distinguendosi dal Quartiere X Ostiense di cui finora aveva fatto parte, rimane sempre però insieme ad esso nell’ambito dell’XI Municipio. Insieme a quelli degli altri 22 Rioni, avrà un suo gonfalone che resterà esposto in permanenza in Campidoglio nell’aula Giulio Cesare del Consiglio comunale.

 

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Premio fantasia di Garbatella

Seconda edizione

Premio fantasia di Garbatella

La commissione del “Premio fantasia di Garbatella”, istituito lo scorso anno dall’Associazione culturale “Il tempo ritrovato”, ha assegnato i riconoscimenti per il 2003. Il premio, consistente in una piccola scultura in argento e bronzo realizzata da un artista della Garbatella, …..

Seconda edizione

Premio fantasia di Garbatella

La commissione del “Premio fantasia di Garbatella”, istituito lo scorso anno dall’Associazione culturale “Il tempo ritrovato”, ha assegnato i riconoscimenti per il 2003. Il premio, consistente in una piccola scultura in argento e bronzo realizzata da un artista della Garbatella, riproduce il volto noto della fontana di “Carlotta”. La consegna da parte del Presidente dell’XI Municipio, Massimiliano Smeriglio, avverrà nel corso di una cerimonia in programma per giovedì 18 dicembre alle ore 18 nella Sala consiliare di Via Benedetto Croce.
I premiati: Associazione “Bristol”; Associazione “Orsa Maggiore”; Associazione medica “Ridere per vivere”; Ditri di “Officine Fotografiche”; Claudio Romanelli di “Controchiave”; Lorella De Luca, attrice; Tiziana Foschi, attrice; Salvatore Timpano, commissario di PS; Saturno Falascina, comandante CC; Guido Fagiani, rettore dell’Università Roma Tre; Cosmo Barbato, giornalista (complimenti al nostro collaboratore – ndr); Grazia Donata Mina, sindaca di Laveno Ponte Tresa; Carlo Zoffoli, musicista, compositore e direttore; Rete Oro; Bruno Filippini, cantante degli anni ’60; Massimo Spedicato, operatore sociale; Jole Zedde, uccisa nei bombardamenti del ’44 (alla memoria); Settimia Spizzichino, deportata nei lager nazisti (alla memoria); Domenico (Momo) Pertica, giornalista (alla memoria); Alvaro Amici, cantante popolare (alla memoria).

 

 

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Protestano gli inquilini IACP

Protestano gli inquilini IACP

Ci giunge l’accorato reclamo di alcuni abitanti di via Ignazio Persico,2 lotto 41 scala B- IACP. Gli abitanti del lotto denunciano lo stato d’abbandono in cui versa il terrazzo condominiale dove sono stati tolti i vecchi cassoni dell’acqua, …..

Protestano gli inquilini IACP

Ci giunge l’accorato reclamo di alcuni abitanti di via Ignazio Persico,2 lotto 41 scala B- IACP. Gli abitanti del lotto denunciano lo stato d’abbandono in cui versa il terrazzo condominiale dove sono stati tolti i vecchi cassoni dell’acqua, smantellato e ancora non ripristinato lo stenditoio per 22 famiglie.
Si fa notare che alle altre scale hanno tolto i cassoni e risistemato in modo decente le terrazze. Noi di Cara Garbatella raccogliamo la segnalazione e pubblichiamo alcune foto chiedendoci: “Cosa hanno in meno gli abitanti della scala B per meritare un trattamento diverso dagli altri inquilini?”

 

 

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Il nuovo miracolo italiano

Lettera al nostro giornale

Il nuovo miracolo italiano

Forse molti nostri concittadini non ci hanno riflettuto, eppure nelle scorse settimane si è verificato un nuovo “miracolo italiano”. No, non si tratta della realizzazione di una delle tante mirabolanti promesse fatte dal Cavalier Berlusconi. Anzi, proprio il Capo del Governo è stato vittima di questo “miracolo”. …..

Lettera al nostro giornale

Il nuovo miracolo italiano

Forse molti nostri concittadini non ci hanno riflettuto, eppure nelle scorse settimane si è verificato un nuovo “miracolo italiano”. No, non si tratta della realizzazione di una delle tante mirabolanti promesse fatte dal Cavalier Berlusconi. Anzi, proprio il Capo del Governo è stato vittima di questo “miracolo”.
Infatti la tornata di elezioni amministrative ha visto una sostanziale sconfitta del polo delle(loro) libertà e la conquista da parte del Centro-Sinistra di importanti e significative Amministrazioni locali quali la Provincia di Roma, la Regione Friuli Venezia Giulia ed il “padano” Comune di Brescia.
Perché dunque il “miracolo”? Perché l’opposizione è riuscita a vincere nonostante che,colui che dà del “Tu” agli statisti di mezzo Mondo, sia il padrone di tre reti televisive nazionali; controlli attraverso la raccolta pubblicitaria le altre emittenti private; abbia numerosissimi giornali e periodici che a Lui fanno riferimento; imponga i suoi dirigenti nella RAI ed ordini la cacciata di dei giornalisti a Lui invisi (sebbene la RAI sia patrimonio economico e culturale di tutti gli italiani e non solo della metà che ha votato per l’unico Presidente del Consiglio dalla fondazione della Repubblica che si rende irreperibile ogni 25 aprile).
Allora, com’è potuto avvenire tutto ciò? Certo, un po’ d’aiuto lo ha fornito lo stesso Leader Ha diminuito le tasse per i ricchi ed ha aumentato quelle per i redditi medio-bassi; ha depenalizzato reati in materia di società, per i quali altri paesi, come l’Unione delle Repubbliche Socialiste degli Stati Uniti d’America, hanno aggravato le pene; sta lasciando decadere il sistema economico italiano senza approntare alcuna politica industriale; sta facendo partecipare l’Italia alla guerra in Irak come subalterno alleato di complemento. Tutto questo (e ben altro) nell’ambito di un Unico grande disegno politico epocale: liberare l’Italia dalla secolare oppressione comunista! Ma soprattutto, se l’opposizione ha vinto la tornata amministrativa, il merito va a tutte le forze che hanno lottato per la difesa dei diritti dei lavoratori, contro la guerra e per l’affermazione di nuovi rapporti di collaborazione tra i popoli, per la giustizia per tutti e contro l’impunità dei soliti noti, per una informazione libera e pluralista.
Insomma per la difesa della Costituzione repubblicana ed antifascista.
Eppure, di fronte all’evidenza dei risultati politici ed elettorali, Colui che a Pratica di Mare ha insegnato a Bush e a Putin che i fondatori di Roma furono Romolo e “Remolo”, ha detto di essere tranquillo perché il Centro Sinistra starà all’opposizione per tutta la vita. CORAGGIO! Se anche in futuro si riuscirà a coinvolgere gli italiani nelle lotte per la difesa dei loro diritti e per il progresso del nostro Paese, altri “miracoli” si potrebbero verificare: alle elezioni europee del prossimo anno, alle regionali del 2005, e nel 2006 potremmo finalmente liberarci dalla minaccia di morire “azzurri”, spostando all’opposizione l’invadente Casa della Libertà.

 

 

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Dall `immigrazione all’ intercultura

Dall `immigrazione all’ intercultura

di Francesca Vitalini

Parlare d’immigrazione, oggi, significa discutere su una realtà che, non soltanto, è trattata nei quotidiani con valenze drammatiche e con un punto di vista globale e totalizzante, ma che è vissuta dalle comunità (regioni, città, quartieri) in un contesto più …..

Dall `immigrazione all’ intercultura

di Francesca Vitalini

Parlare d’immigrazione, oggi, significa discutere su una realtà che, non soltanto, è trattata nei quotidiani con valenze drammatiche e con un punto di vista globale e totalizzante, ma che è vissuta dalle comunità (regioni, città, quartieri) in un contesto più specificamente locale. Lo stesso municipio XI, infatti, affronta queste tematiche che emergono in maniera sempre più repentina e urgente anche a causa della massiccia presenza di immigrati, che provengono dai paesi europei e non. Il loro numero posiziona la zona al secon do posto (subito dopo l’Esquilino, dunque) in una classifica “virtuale” sullo stanziamento straniero a Roma. Parlare d’immigrazione, tuttavia, non si riduce alla sola elaborazione di dati statistici, ma determina un più alto livello d’analisi politica e amministrativa e una maggiore consapevolezza culturale del fenomeno, così come cerca di fare il municipio XI, gestendo il gruppo moldavo presente sul territorio.
Michele Zagarianu, rappresentante della comunità moldava, ci comunica che attualmente sono circa 200 gli abitanti dell’ex Urss che abitano e lavorano, ormai da qualche anno, in un territorio compreso tra Garbatella e Tormarancia. Non sempre, però, alla loro presenza nella zona hanno corrisposto un riconoscimento sociale e un aiuto statale in grado di aiutarli nella quotidianità. Ciò ha determinato l’occupazione moldava di uno stabile in disuso, sito in via Locatelli.
La loro lotta per evitare la clandestinità ha spinto il municipio XI, le associazioni di Roma sud che s’impegnano nel sociale e i rappresentanti del comune di Roma a realizzare una tavola rotonda dal titolo “Le politiche territoriali dell’accoglienza e dell’intercultura” che si è tenuta il 9 giugno, durante la festa di Liberazione, organizzata dal 5 al 15 giugno nel parco di via G. Pullino. Il dibattito ha ruotato intorno ad una proposta: la realizzazione di maggiori centri di accoglienza che sappiano prevenire e gestire il disagio di chi si trova senza punti di riferimento. Raffaella Milano, assessore alle politiche sociali del Comune di Roma, ha puntato sull’aumento dei centri per creare un primo momento d’accoglienza straniera, anche se ha sottolineato la mancanza di fondi per il sociale a causa dei forti tagli effettuati dal governo.
Alla sua posizione si è aggiunta quella di Luciano Ummarino, assessore all’intercultura del Municipio Roma XI, che ha evidenziato la necessità di un superamento del disagio abitativo tout court. con la creazione di un assessorato comunale alla casa e di una politica dell’abitazione. Giulio Russo, rappresentante della “Casa dei diritti sociali”, ha posto, invece, l’accento sulla necessità di considerare il peso culturale delle diverse realtà, “autoctone” o meno, che si muovono sul territorio.
La dimensione politica del fenomeno dell’immigrazione, quindi, va di pari passo con una dimensione culturale. I discorsi di gestione di questo tipo di realtà municipale si coniugano, infatti, con lo sviluppo di una coscienza culturale che anche i piani amministrativi possono garantire: la condivisione degli spazi, in questo caso, la condivisione delle zone di un municipio, può determinare la creazione di un terreno proficuo per lo sviluppo dell’intercultura.

 

 

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LA GARBATELLA È MIA

Riflessioni sul quartiere
LA GARBATELLA È MIA

di Giancarlo PROIETTI

Nel mese di giugno ho avuto l’impressione che il nostro quartiere sia stato al centro, di molte attenzioni. Articoli sui giornali hanno dedicato intere pagine, la festa della cultura ha avuto un risultato senza precedenti, radio e televisioni hanno pubblicizzato e parlato della nostra Garbatella. Per noi amanti del nostro quartiere tutto i questo non può che gratificarci. …..

Riflessioni sul quartiere
LA GARBATELLA È MIA

 

di Giancarlo PROIETTI

Nel mese di giugno ho avuto l’impressione che il nostro quartiere sia stato al centro, di molte attenzioni. Articoli sui giornali hanno dedicato intere pagine, la festa della cultura ha avuto un risultato senza precedenti, radio e televisioni hanno pubblicizzato e parlato della nostra Garbatella. Per noi amanti del nostro quartiere tutto i questo non può che gratificarci.
Si sente sempre più parlare del nostro rione, sempre più persone interessate, sempre più iniziative culturali, si parla (anzi qualcosa di più) d’investimenti nella aree adiacenti al quartiere, insomma aumenta L’interesse. Le persone che vengono da fuori notano subito che Garbatella è un zona che per la sua architettura, perle iniziative che ci sono, per la vivacità delle persone che ci vivono è una piccola città a misura d’uomo. Noi che viviamo il quartiere, che ci siamo dentro da anni, da quando più di I qualcuno diceva che abitava vicino l’Eur, siamo stati sempre innamorati dei nostri lotti, dell’aria che si respira, vicini alla metropoli ma lontani dal caos. Un quartiere che è cresciuto senza mai tradire le sue radici di quartiere popolare La storia di Garbatella appartiene a tutti ai pionieri che hanno abitato i primi lotti, fino ai nostri, giorni alle associazioni, alle parrocchie, agli oratori, alle sedi dei partiti, tutti abbiamo contribuito a difendere questo pezzo di Roma tra i più belli, i più. vivibili.
Tra i più ricercati. Vorrei tornare al titolo dell’articolo “Garbatella è mia”: sicuramente è una provocazione ed una preoccupazione, una provocazione che spero aiuti, a farci crescere. Alcune volte ho la sensazione che qualcuno commetta l’errore di mettersi in cattedra a rivendicare la propria storia, a criticare iniziative, a sentirsi più “Garbatellaro” degli altri.
Questo errore spesso lo commettiamo in Tanti. In questo momento dove il nostro quartiere ha gli occhi puntati da più partì sono in piedi grandi progetti di ristrutturazione e rivisitazione dell’assetto ambientale il compito delle associazioni, non dei partiti, di tutte e persone che amano la Garbatella è di vigilare partecipare, senza rifiutare inevitabili cambiamenti, ma senza assolutamente. rinunciare alle radici della nostra cultura. Soprattutto senza estirpare quei bel senso dì popolarità che fa parte delle nostre tradizioni. Scusate, NON È MIA ..

LA GARBATELLA È NOSTRA.

 

 

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Un Angelo Simpatico vola sulla Garbatella

Premio simpatia al Campidoglio

Un Angelo Simpatico vola sulla Garbatella

di Emanuela PERTICA

Quest’anno in Campidoglio nella sala della Pronomoteca il 23 giugno è stato consegnato dal Sindaco di Roma Walter Veltroni, il Premio Simpatia 2003 uno storico “Oscar Capitolino”, ad uno dei personaggi più importanti e significativi della nostra “Garbata Garbatella”: Padre Guido Chiaravalli. …..

Premio simpatia al Campidoglio

Un Angelo Simpatico vola sulla Garbatella

di Emanuela PERTICA

Quest’anno in Campidoglio nella sala della Pronomoteca il 23 giugno è stato consegnato dal Sindaco di Roma Walter Veltroni, il Premio Simpatia 2003 uno storico “Oscar Capitolino”, ad uno dei personaggi più importanti e significativi della nostra “Garbata Garbatella”: Padre Guido Chiaravalli.
Uomo semplice ma grande! Milanese di nascita, romano garbatellano per scelta, sacerdote cattolico, ha rinunciato alla carriera ecclesiastica per essere esempio e maestro, amico e padre, rifugio di tanti bambini, ragazzi, giovani, uomini e donne non sempre di buona volontà.
Nella Parrocchia di San Filippo Neri, Padre Guido si inserisce nella realtà della Garbatella e vola nel cielo tra le nuvole delle case, scende nelle estreme rinunce della gente portando il senso civile della dignità di essere uomo anche a chi non ha più speranza di esserlo. Il Premio Simpatia, ideato da Domenico Pertica insieme a Vittorio De Sica ed Aldo Palazzeschi, esprime un riconoscimento al di fuori di ogni enfasi verso chi ha contribuito a dare alla società il meglio di sé stesso e di chi arricchisce ed esalta i valori essenziali della vita con opera ora umile ora eccelsa ma comunque sempre degna di riscuotere il plauso e la simpatia universali.
Padre Guido Premio SimpatiaEcco perché questo premio si distacca dagli altri, ha avuto ed avrà sempre quel successo che non può essere un invenzione, ma che esiste da Adamo ed Eva quando l’uno con l’altro si guardarono e si sorrisero e Padre Guido lo ha ricevuto proprio per la sua completa dedizione nel sociale aiutando una popolazione del cuor dei cuori di Roma. La Garbatella è un quartiere dove la semplicità, l’umanità e la speranza sono all’ordine del giorno, ci si conosce tutti ci sia aiuta tutti e come le note di Mozart, si incontrano scale, scalette, balconcini, comignoli appollaiati come gatti, archi architravi che saltellano sul pentagramma di mille emozioni e che ritrovano l’antico del “rustico” del “naturale” di un linguaggio natio. E sopra questo miracolo vivente della Garbatella vola un Angelo che si chiama Padre Guido Chiaravalli con l ‘augurio e la speranza che neanche gli anni che avanzano sappiamo fermane l’opera e l’azione!

 

 

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Giardini

L’altra faccia di Garbatella

Giardini

di Ottavio ONO

Chi li frequenta li chiama così; dall’alto non sono altro che una lingua di terra e cemento, il confine Nord della Garbatella, dove era in progetto il tram, poi svanito, la trafficatissima e intasatissima autostrada della Garbatella, la circonvallazione Ostiense. …..

L’altra faccia di Garbatella

Giardini

di Ottavio ONO

Chi li frequenta li chiama così; dall’alto non sono altro che una lingua di terra e cemento, il confine Nord della Garbatella, dove era in progetto il tram, poi svanito, la trafficatissima e intasatissima autostrada della Garbatella, la circonvallazione Ostiense.
Al centro tra due file di platani eroici e malconci, si incastonano una serie di piccole aree attrezzate, un arcipelago di altalene, scivoli, spazio liberato dalle automobili puzzolenti e pericolose. Lì si può correre andare in bicicletta,leggere il giornale all’aperto o semplicemente sedersi a chiacchierare. Spazio liberato sì, ma sembra si debba pagare in altro modo questa gratuità, siamo in tempi di economia di mercato, e i costi del mantenimento saranno sicuramente elevati, tanto che si lasciano così, al naturale degrado; erbacce, rifiuti, secchi dell’immondizia stracolmi che traboccano di bottiglie vuote, carte, resti di pranzi e di cene, moderni cimiteri del consumo, e anche in terra la situazione non è diversa: uno spettacolo desolante. Peccato, così sono indecenti. I giardini sono veramente abbandonati a se, costretti a subire lo scarso senso civico di chi abbandona i propri rifiuti senza curarsi troppo degli effetti che questa scelta produce, così un luogo poco curato non induce al rispetto, ma tutt’altro. Mi chiedo se sia possibile, contestualmente con i costi da sostenere,restituire loro la dignità di giardini, pulirli. Immagino una squadra di persone, – ma anche di robot, i costi sarebbero minori niente salario, niente riposo e ne aspettative addetta alla manutenzione di zone che possa prendersi cura delle aree assegnate, come del resto sono abituate a fare le persone che lavorano. L’aspetto trascurato e un pò sciatto riguarda in ogni caso, la Garbatella tutta, sembra un rione poco incline ad essere accudito, sembra almeno da questo punto di vista, orfano di scopa.

 

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Note sul Bilancio Partecipato

Tra rischi e opportunità
Note sul Bilancio Partecipato

di Andrea FANNINI

Il bilancio partecipato è uno dei punti qualificanti del programma della maggioranza di questo Municipio e il comune di ROMA.Si basa su un presupposto semplice:la promozione e la valorizzazione della cittadinanza attiva e il suo potere di decisine rispetto ad una quota parte del bilancio municipale. Insomma, il futuro della città si decide in primo luogo …..

Tra rischi e opportunità
Note sul Bilancio Partecipato

di Andrea FANNINI

Il bilancio partecipato è uno dei punti qualificanti del programma della maggioranza di questo Municipio e il comune di ROMA.Si basa su un presupposto semplice:la promozione e la valorizzazione della cittadinanza attiva e il suo potere di decisine rispetto ad una quota parte del bilancio municipale. Insomma, il futuro della città si decide in primo luogo con chi ci abita. In linea teorica stravolge un’impostazione, prevalsa in questi ultimi decenni, che vede la politica e Io spazio pubblico restringersi a poche élite professionisti e a tenere distarti dall’impegno civile e sociale la maggioranza dei cittadini.
Si tratta di un modello di democrazia che può ridurre in futuro la distanza tra chi amministra echi è amministrato, portare al coinvolgimento di migliaia di persone nei territorio a discutere, elaborare proposte, progetti selezionare interventi. Quante volte, intatti, molte scelte sono state fatte e continuano ad essere prese senza tenere in minima considerazione esigenze, aspettative, bisogni di chi abita nelle nostre città e segna uno spazio urbano più a misura d’uomo?
E’ un percorso quindi da prendete seriamente in considerazione che, per essere realmente credibile, deve basarsi su due presupposti essenziali: la trasparenza, e quindi regolo certe perchi è chiamato a partecipare: il consolidamento e la socializzazione di questa pratica, che può nascere solo dal lavoro e dall’esperienza acquisite in periodi di tempo non brevi, per permettere autenticamente a questo percorso dì nascere svilupparsi dal basso, dì essere orizzontale, democratico, non pilotato dall’alto. Da mese di maggio a quello dì luglio è parti o il bilancio partecipato nel nostro Municipio. Un fatto positivo, ma anche con alcuni rischi ed ombre. Avremmo preferito un percorso differente.
Avremmo preferito che il regolamento sul bilancio partecipato fosse approvato dal Consiglio Municipale – l’organo che rappresenta più di ogni, i altro i cittadini dei nostri quartieri – per coinvolgere tutte le forze politiche ad un confronto su finalità, risorse messe a disposizione, procedure di coinvolgimento dei cittadini.
Avremmo preferito che i delegati delle assemblee delle aree individuate (in tutto sono state individuati 8 quartieri che compongono il Municipio. Garbatella e uno di questi), chiamati a farsi portavoce delle istanze che provengono dal basso e a sintetizzare queste proposte nell’assemblea dei delegati del Municipio, fossero scelti dopo una discussione di merito e di contenuto e non prima. Personalmente sono andato a votare all’assemblea di Garbatella una persona che conosco da molti anni.
L’ho votata per amicizia, ma non so assolutamente quali idee abbia sulle politiche territoriali. Ho partecipato a quell’assemblea esprimendo un voto.senza che ci fosse alcuna discussione né prima né dopo. In tutto hanno “partecipato” circa una novantina dì persone, che si sono limitate a votare i candidati che si sono presentati e che già sapevano, prima dell’assemblea, quali candidati votare Novanta persone su un quartiere che conta circa 25.000 abitanti. Ho espresso quel voto peraltro non in maniera segreta. Sono state elette persone che hanno raccolto anche 4 o 5 voti. Cosa, chi rappresentano?
Di quali interessi, di quali progetti sono portatori? Non si sa ancora quante risorse verranno messe a disposizione, quali capitoli di bilancio saranno interessati, manca informazione e formazione. Il tutto avviene in un quadro politico complessivo che ha visto la destra al governo nazionale tagliare drasticamente risorse pubbliche per gli enti locali. La questione del bilancio partecipato investe un nodo fondamentale: il rapporto fra democrazia rappresentativa e democrazia partecipata.
La democrazia rappresentativa, per quanto imperfetta e per quanto abbia assunto forme di degenerazione che tutti noi conosciamo, si basa però su regole certe, definite e semplici. Con il mio voto scelgo chi mi rappresenta (un partito, una coalizione, un Presidente di Municipio nel nostro caso), do la mia preferenza ad un programma e ad un progetto di governo: finito il mandato, ho tutti gli strumenti per decidere se confermare o cambiare il mio voto. È del tutto evidente che oggi tutto questo non è sufficiente. E’ importante socializzare informazioni, coinvolgere e concertare con cittadini, associazioni, comitati di quartiere, sindacati, il ricco tessuto della società civile dei nostri quartieri, scelte, decisioni, impegni che tutti noi viviamo sulla nostra pelle.
Per questo è importante il bilancio partecipato (ma non solo questo strumento). Ma servono regole certe, serve trasparenza, serve molta pazienza, serve monitorare e controllare come questo processo si sviluppa e si consolida. Nessuna fuga in avanti ne alcun tentativo di ridimensionare l’importanza di questo processo. Che sia stato avviato è un fatto per noi fondamentale, che questo Municipio sia stato il primo a Roma ad avviarlo ancora di più. Ma proprio per i motivi esposti in precedenza, proprio perché poi alla fine quello che è in gioco sono risorse pubbliche, proprio perché si vanno a toccare settori importanti della nostra vita quotidiana, proprio perché il modello della democrazia partecipata non è semplice da costruire e il percorso avviato non può non essere sperimentale, era importante esplicitare da subito che le proposte che arriveranno da queste assemblee non potranno assumere per il momento carattere vincolante. È una questione di rispetto e di democrazia.
Di rispetto innanzitutto per le centinaia di persone che comunque hanno preso parte a queste assemblee per non generare aspettative che non siamo ancora in grado di realizzare (per mancanza di strumenti di risorse di regole certe)per le decine di migliaia di cittadini che sono tagliati fuori da questo percorso (e non solo perché non vogliono o non hanno voluto partecipare). Di rispetto per chi, male o bene, rappresenta gli elettori che hanno votato e scelto i propri amministratori. E di democrazia, perché tutti noi crediamo e speriamo in un modello che porti il maggior numero di persone a contare di più e a stimolare chi ci rappresenta.
Il bilancio partecipato può aiutare molto questo ragionamento,ma è appena iniziato: attraverso l’esperienza, regole definite e un percorso che può e deve migliorare nel tempo, può diventare patrimonio condiviso di tantissimi cittadini nel nostro territorio e costituire un laboratorio permanente di idee, di progetti, di stimolo verso le istituzioni.

 

 

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Mi manda Cara Garbatella luglio

Mi manda Cara Garbatella

di Marcello DELOGU

Per prima cosa segnalo ai lettori un errore di battitura nell’articolo del numero scorso di Cara Garbatella: ovviamente il periodo per pagare l’acconto ICI andava dal 1° al 30 giugno e non al 20 giugno come riportato. Questo errore mi permette di ricordare che il saldo ICI …..

Mi manda Cara Garbatella

di Marcello DELOGU

Per prima cosa segnalo ai lettori un errore di battitura nell’articolo del numero scorso di Cara Garbatella: ovviamente il periodo per pagare l’acconto ICI andava dal 1° al 30 giugno e non al 20 giugno come riportato. Questo errore mi permette di ricordare che il saldo ICI dovrà, invece, essere pagato tra il 1° ed il 20 dicembre. In questi giorni stanno arrivando a casa dei contribuenti le bollette della TaRi (Tariffa Rifiuti) che ha preso il posto della precedente TaRSU (Tassa rifiuti solidi urbani).
In realtà questo passaggio è “in fieri” in quanto per ora si paga un bollettino che è il 60% della vecchia TaRSU, mentre nella seconda fattura che sarà recapitata nei mesi di ottobre-novembre verrà calcolato l’importo residuo da pagare.
La TaRi nasce come applicazione del Decreto Ronchi in cui si puntava alla totale copertura della spesa per l’igiene ambientale, al recupero dei materiali, ma anche con l’attivazione di processi virtuosi per l’abbattimento della produzione di rifiuti. La tariffa è costituita da una parte fissa legata alla superficie dell’immobile e da una parte variabile che è in funzione del numero delle persone che vi abitano: quest’anno si farà riferimento a 3 abitanti virtuali, mentre nei prossimi anni varranno le risultanze anagrafiche.
Le formule di calcolo della TaRi non sono semplicissime: le risparmieremo ai nostri lettori ed useremo il sistema di calcolo rapido presente nel sito www.comune.roma.it. Per una immediata comprensione presentiamo un prospetto che mostra gli importi dovuti per le più classiche misure di case e come questi varino con il crescere del numero degli abitanti. Rispetto ai vecchi importi si evidenzia l’aggiunta dell’IVA al 10%.

 

 

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Nell’aprile del prossimo anno pronta la “Scuola dei bimbi

Ristrutturazione della scuola materna

Nell’aprile del prossimo anno pronta la “Scuola dei bimbi

di Cosmo BARBATO

La “Scuola dei bimbi”, quella piccola perla architettonica di piazza Nicola Longobardi, nel cuore della Garbatella, nella quale sono passate tante generazioni di bambini del nostro quartiere, è in corso di una radicale ristrutturazione che ne rispetterà scrupolosamente le linee. “Cara Garbatella” …..

Ristrutturazione della scuola materna

Nell’aprile del prossimo anno pronta la “Scuola dei bimbi

di Cosmo BARBATO

La “Scuola dei bimbi”, quella piccola perla architettonica di piazza Nicola Longobardi, nel cuore della Garbatella, nella quale sono passate tante generazioni di bambini del nostro quartiere, è in corso di una radicale ristrutturazione che ne rispetterà scrupolosamente le linee. “Cara Garbatella” se ne era già occupata nel numero scorso, riportando anche l’eco di alcune polemiche che avevano accompagnato la chiusura dell’asilo prima della fine dell’anno scolastico. S’era infatti diffuso qualche timore che si potesse verificare uno “scippo”, cioè un cambiamento di destinazione d’uso, timore alimentato anche dalla continua utilizzazione della scenografica facciata della scuola e dell’intera piazza come set di numerosi film e sceneggiati tv, tra cui la fortunata serie del maresciallo Rocca. Sono seguite però solenni rassicurazioni: la scuola, entro l’aprile dell’anno prossimo, sarà restituita ai bambini, che solo provvisoriamente hanno trovato ospitalità nel grande edificio della “Cesare Battisti” di piazza Damiano Sauli. La “Scuola dei bimbi” fu una delle prime istituzioni pubbliche realizzate alla Garbatella dopo la fondazione della borgata nel 1920. L’edificio centrale della palazzina, quello che comprende il portico e la loggia, preesisteva. Era la residenza di campagna o un casino di caccia dei nobili Sergardi, di origine senese, aggregati alla nobiltà romana nel XVI secolo: Filippo Sergardi fu chierico di camera e segretario dei Brevi di papa Leone X Medici. L’edificio originario, di dimensioni contenute, era stato eretto sui resti di una villa romana del 1 secolo d.C. che aveva restituito diversi marmi lavorati posti ad ornamento del parco che si estende alle sue spalle. Oggi è rimasto solo un pregevole bassorilievo rappresentante storie di Mercurio, murato alle spalle della villa, mentre la maggior parte degli altri reperti, tranne alcuni che forse erano stati trasferiti a Siena dagli antichi proprietari, sono “spariti”. Ci troviamo insomma davanti a una villa rinascimentale, “riconducibile alla tipologia di altre ville contemporanee di Roma, che hanno come capostipite il belvedere bramantesco del Vaticano” si legge nelle notizie storiche redatte dal Comune “con un riferimento più preci- so nel casino di caccia opera di Giacomo Del Duca alle spalle della villa Farnese di Caprarola”. I Sergardi – si legge ancora nelle notizie per ragioni di difesa fecero anche costruire dei cunicoli sotto il giardino che riportarono alla luce i resti della villa preesistente. Alle spalle dell’edificio si estende un ampio parco in parte ancora integro,alberature e da un bellissimo viale di palme (un paradiso per i bambini), mentre un ampio settore è stato distaccato e trasformato in parco pubblico con ingresso in via G. B. Magnaghi.
Nel 1927 l’edificio fu sapientemente rimaneggiato e ampliato da Innocenzo Sabbatini, autore di importanti realizzazioni alla Garbatella: occorreva trasformare la villa in un asilo per la crescente popolazione infantile’ della borgata. Sabbatini aggiunse all’originario corpo centrale, lasciato integro, la lunga ala sinistra su via Magnaghi e un’altra ala con una piccola cupola ribassata sul lato destro, su via Rocco da Cesinale, Il tutto perfettamente armonizzato.
Nell’eseguire i lavori, l’architetto scoprì, in un locali del piano alto poi utilizzato come deposito per i cassoni dell’acqua, un frustolo di affresco appartenuto alla residenza padronale. Saggiamente lo preservò, ricoprendolo con una lastra di vetro.
Nel giardino un pozzo reca la data del 1868 (ma è certo più antico), mentre una carta del 1845 sembia indicare l’edificio come “Villa Polverosi”. Altre carte, del 1877 e del 1881, indicano l’edificio come “Villa Rosselli” o “Roselli”. Nel 1906 dovrebbe essere pervenuto ai Torlonia, che l’avrebbero ceduto in affitto agli Scialanga, allevatori di Amatrice immigra ti nella campagna romana, una famiglia tra i pionieri della Garbatella.
La scuola subì un prlimo restauro leggero nel 1991. Oggi la radicale ristrutturazione, affidata al XII Dipartimento del Comune, è curata dall’architetto. Chiara Cecilia Cuccaro assistita dal geom. Pietro Gangini, un tecnico di provata esperienza. L’opera, condotta con i più rigorosi criteri di salvaguardia del pregevolissimo edificio e di rispetto delle normative vigenti, costerà 774685 Euro.
Quando la “scoletta” l’anno prossimo tornerà ai bambini, alla Garbatella ci sarà festa grande.

 

 

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Caro VELTRONI, aiutaci a salvare la scuola “Alonzi”

Lettera aperta al Sindaco

Caro VELTRONI, aiutaci a salvare la scuola “Alonzi”

di Cosmo BARBATO

Caro VELTRONI
un sindaco, si sa. per quanto superattivo, non può conoscere tutti gli infiniti problemi che agita no una grande metropoli Forse dunque non ti è nota una vicenda che riguarda una scuola storia della Garbatella, che serve un vasto bacino utenza attiguo a una zona densamente popolata quella della Circonvallazione Ostiense, …..

Lettera aperta al Sindaco

Caro VELTRONI, aiutaci a salvare la scuola “Alonzi”

di Cosmo BARBATO

Caro VELTRONI
un sindaco, si sa. per quanto superattivo, non può conoscere tutti gli infiniti problemi che agita no una grande metropoli Forse dunque non ti è nota una vicenda che riguarda una scuola storia della Garbatella, che serve un vasto bacino utenza attiguo a una zona densamente popolata quella della Circonvallazione Ostiense, la scuola elementare Alonzi di via Valignano.Quell’edificio. di proprietà dell’istituto Postele grafonici, vide la luce nel 1935 come scuola annessa e integrata a un convitto per orfane di dipendenti delle Poste. Si trattò di una generosa donazione del senatore De Vito, proprietario della un sindaco, si sa. per quanto superattivo, non può conoscere tutti gli infiniti problemi che agita all’epoca sottosegretario alle poste, che intese creare un’opera che svolse una meritevole atti vità fino agli anni avanzati del dopo guerra, quando il convitto, chiuse per mancanza di convittrici. Il complesso, comprendente vari edifici anche di notevole pregio architettonico tra uffici, alloggi, laboratori e scuola. fu chiamato “Villa 9 Maggio. per ricordare la data della “Fondazione del l’impero”.

Attualmente la parte principale del complesso è utilizzata dagli uffici dell’Istituto Postelegrafonici (I’Inps degli impiegati postali) e da un Cral. Quella che era la scuola delle convittrici, con Ingresso autonomo. affittata al Comune ospita appunto la materna e le elementari “Alonzi”.
Di questo edificio l’istituto tende a rientrare in possesso destinandolo a “cartolarizzazione”(a pochi metri dall’edificio già ha ceduto a privati una vasta area dove attualmente è in costruzione un centro commerciale) Per la scuola c’è già in atto un a procedura esecutiva di sfratto scaduto il contratto di affitto col febbraio 2004.
Perdere la”Alonzi” costituirebbe un grave iattura turo per il suo bacino di utenza. Occorre intervenire ma bisogna che il Comune si muova subito (in accordo con in accordo con XI Municipio) per evitare che un edificio storico, nato e sempre utilizzato come scuola, venga destinato ad altro uso per essere alienato, a danno dei cittadini ea beneficio dei privati. Fiducioso della tua sensibilità e certo di un tuo Interessamento, ti ringrazio e ti saluto molto cordialmente.

 

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Per salvare insieme la scuola “Alonzi”…

Intervista della redazione

Per salvare insieme la scuola “Alonzi”…

Intervista della redazione ad Andrea Beccari, assessore PS alle politiche sociali dell’XI Municipio La redazione di “Cara Garbatella” è lieta di intervistare Andrea Beccari, assessore DS alle Politiche Sociali, al Bilancio e al Personale, …..

Intervista della redazione

Per salvare insieme la scuola “Alonzi”…

Intervista della redazione ad Andrea Beccari, assessore PS alle politiche sociali dell’XI Municipio La redazione di “Cara Garbatella” è lieta di intervistare Andrea Beccari, assessore DS alle Politiche Sociali, al Bilancio e al Personale,anche perché si è impegnato fin da subito in prima linea su un problema che tocca le corde più sensibili del quartiere e rispetto a cui “Cara Garbatella”, con una “lettera aperta” a Veltroni a firma Cosmo Barbato. consegnata personalmente al Sindaco, ha iniziato con grande anticipo una vigorosa battaglia: la battaglia per difendere i 400 bambini della scuola materna ed elementare “Alonzi” su cui pende un’azione legale di sfratto da parte dell’Istituto Postelegrafonici, proprietario dell’immobile.

Assessore, che cosa è mutato da quel nostro primo appello rivolto al Sindaco di Roma?
Quel grido d’allarme ha avuto una grande funzione propulsiva. E ciò è la riprova che “Cara Garbatella” rappresenta uno strumento davvero essenziale per la coscienza collettiva territoriale. Simultaneamente, dentro il Municipio lavoravamo su vari fronti per delineare una strategia ed escogitare uno sbocco a questa incredibile vicenda. Già, perché è inconcepibile, doloroso, disarmante che un edificio che da più di mezzo secolo fungr da scuola materna ed elementare (con il ruolo sociale e culturale che ne deriva), che ospita ben 400 bambini, che rappresenta una sorta di icona simbolica nella memoria collettiva del quartiere, debba essere smantellato per la decisione unilaterale, egoistica, antisociale dell’istituto Postelegrafonici (IPOST), che intende fame tranquillamente la pro pria sede di rappresentanza. In previsio ne della sentenza di sfratto che scatterà dal febbraio 2004, abbiamo fatto pressioni di ogni tipo sul Comune di Roma, perché assumesse l’iniziativa. E – occor re sottolinearlo – la risposta non si è fatta attendere: l’Amministrazione capitolina, pressata da noi, in un primo momento ha proposto all’IPOST il rinnovo del con- tratto di locazione, poi ha cominciato a sondare il terreno per mettere in campo l’ipotesi dell’acquisto, eventualmente anche attraverso una permuta con un altro immobile. Ma niente, l’IPOST non ha voluto neanche discuterne. A questo punto abbiamo deciso di rivolgerci direttamente al Ministro delle Comuni- cazioni, Maurizio Gasparri.

Quindi si tratta di concentrare le forze sul ministero delle Comunicazioni quindi si tratta di concentrare le forze sul ministero delle Comunicazioni?
A questo punto dirci di sì. L’IPOST dipende dal ministero delle Comunicazioni: quest’ultimo ha compiti di vigilanza e di controllo. IL ministro, prima che si consumi il dramma, ha la possibilità e gli strumenti per intervenire. In questo senso,gli abbiamo inviato una lettera in cui lo informavamo sulla drammaticità della situazione e gli chiedevamo di intervenire. Purtroppo non è seguita nessuna risposta. Del resto, già nell’ordine del giorno votato in Municipio dedicato alla suola “Alonzi”, e approvato all’unanimità (ossia tanto da noi, quanto dai consiglieri del centrodestra), si faceva riferimento all’urgenza di interessare il ministro. A questo proposito un punto essenziale vorrei chiarirlo, perché ne va della cifra etica della nostra iniziativa, e più in generale del nostro profilo. A noi non interessa affatto la polemica politica spicciola (o – per intenderci – la coloritura politica dei nostri interlocutori istituzionali), anzi la riteniamo sciocca. A noi interessa risolvere il problema, far sì che la scuola “Alonzi” possa continuare ad esistere. Insomma, a noi interessa proteggere i nostri bambini. Infatti, sin dall’inizio abbiamo pro- ceduto a 360 gradi: col Comune di Roma, con l’IPOST, e dunque col ministero delle Comunicazioni.
Quando ci siamo resi conto che l’istituto rigettava drasticamente qualsiasi ipotesi di trattativa col Comune di Roma, allora abbiamo puntato il tutto per tutto sull’intervento del ministro.

Quali sono le prossime iniziative, quali le tappe successive di questa mobilitazione?
Per noi, per la sinistra, il problema dell’istruzione pubblica è un problema di libertà, a cominciare dal microcosmo in cui operiamo. E, dunque, continueremo a lottare per la “Alonzi” con ogni mezzo. L’estrazione di questo quartiere è popolare, democratica, progressista. Esiste già tutto un fermento dal basso per salvare la scuola. Il Comitato dei genitori della scuola, i docenti, il personale non docente, le forze politiche, le organizzazioni sindacali, le associazioni e i cittadini tutti devono unire le proprie forze e, insieme al loro Municipio, dar vita ad una grande escalation nella mobilitazione. Già ci si sta muovendo in questa direzione. Ci stiamo organizzando. Faremo una grande iniziativa pubblica nel quartiere, coinvolgendo i mass media. La tappa successiva potrà essere l’organizzazione di un sitting di protesta davanti al Ministero delle Comunicazioni. Una cosa deve essere chiara: noi non scherziamo. I nostri bambini vengono prima di qualsiasi altra considerazione.

Anche rispetto a ciò “Cara Garbatella” farà la sua parte.
Ne sono sicuro. Così come sono certo che non lesineranno i loro sforzi il sottoscritto, i Democratici di sinistra, il Municipio, i cittadini.

 

 

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Cile. Per non dimenticare

Cile. Per non dimenticare

a cura della Redazione

Sono passati trent’anni da quell’11 settembre 1973, quando in Cile un colpo di stato militare capeggiato dal Generale Augusto Pìnochet soffocò nel sangue il governo democratico di Salvator Allende. Allende era stato eletto presidente nel 1970 con libere elezioni alla testa della coalizione di Unidad Popular …..

Cile. Per non dimenticare

a cura della Redazione

Sono passati trent’anni da quell’11 settembre 1973, quando in Cile un colpo di stato militare capeggiato dal Generale Augusto Pìnochet soffocò nel sangue il governo democratico di Salvator Allende. Allende era stato eletto presidente nel 1970 con libere elezioni alla testa della coalizione di Unidad Populare guidava un governo composto da socialisti, comunisti, radicali, socialdemocratici e democristiani di sinistra dissidenti. Il Cile era la nazione dell’America Latina con più salde tradizioni democratiche, ma subiva le ingerenze delle multinazionali straniere che controllavano le miniere di rame e salnitro, mentre la sua agricoltura era ancora dominata dal latifondo. In un paese con 9 milioni di abitanti, circa 600mila bambini avevano uno sviluppo irregolare per insufficienza alimentare.
Nella campagna elettorale Allende aveva promesso di cambiare la situazione degli operai che in otto ore di lavoro guadagnavano IO escudos, mentre i culo di pane ne costava 3: Allende conosceva bene quella realtà, poiché, sebbene proveniente da una famiglia agiata, aveva fatto il medico dei poveri contadini e aveva poi fondato il partito socialista cileno. L’elezione di Allende suscitò in tutto il mondo e particolarmente in Italia la speranza nella realizzazione di una transizione democratica e legalitaria ad una forma di sociaismo aderente alle peculiarità di ciascun paese. Però, fin dai primi giorni di vita del nuovo governo, la destra cilena mostrò la propria ostilità a qualsiasi cambiamento, con un attentato che costò la vita al capo di stato maggiore dell’esercito. Un episodio oscuro e un monito minaccioso.
Allende comunque varò nel 1971 la nazionalizzazione delle miniere di rame ed altre riforme finalizzate a scuotere il Cile dall’immobilismo economico e sociale, incontrando la crescente avversione della destra e dei monopoli internazionali. Iniziò il sabotaggio da parte delle oligarchie. L’aria s’incupì. I capitali vennero trasferiti all’estero, i proprietari chiusero le aziende o licenziarono gli operai. Si verificarono manovre di accaparramento per eccita re l’inquietudine, l’insicurezza, la paura: nell’ottobre del 1972 una serrata di autotrasportatori, dei forni e delle botteghe lasciò la capitale Santiago senza alimenti.
Infine il tragico epilogo. Nella notte dell’11 settembre 1973 le forze armate, capeggiate dal generale Augusto Pinochet (che aveva giurato fedeltà alla costituzione nelle mani di Allende), appoggiate dall’amministrazione Nixon, attuarono il colpo di stato. In tutto il Cile si scatenò una feroce caccia all’uomo, mentre il palazzo presidenziale La Moneda veniva bombardato dai cani armati e dall’aviazione.
Allende, benché sessantacinquenne, combatté armi in pugno con i suoi collaboratori, ma quando capì che la resistenza sarebbe stata presto sopraffatta, dopo aver lanciato un ultimo messaggio via radio al paese, si suicidò per non cadere vivo nelle mani dei traditori golpisti. La feroce dittatura militare che si instaurò portò all’incarcerazione, alla tortura ed alla morte di decine di migliaia di democratici.

Da alcuni anni il Cile è tornato ad una parziale democrazia, perché ancora sotto il controllo dei militari, che, infatti, hanno ottenuto dal parlamento l’approvazione di una legge che impedisce di sottopone a giudizio Pinochet e chi con lui compì quei crimini. Né miglior esito hanno avuto i tentativi dei magistrati europei di processare i colpevoli dei reati perpetrati ai danni di cileni con cittadinanza anche europea.
Evidentemente nella politica internazionale i dittatori possono essere o meno giudicati a seconda degli interessi che hanno servito. A chi guardò con appassionata partecipazione al generoso tentativo di Unidad Popular forse resta solo quella speranza che Allende ripose nelle sue ultime parole lanciate via radio: “… il mio sacrificio non sarà vano, viva il Cile, viva il popolo cileno…”

 

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Viaggio nelle Associazioni Corale San Filippo

Viaggio nelle Associazioni
Corale San Filippo

di Francesca VITALINI

Si può cantare senza conoscere le note sul pentagramma? E’ possibile modulare la propria voce senza avere una profonda esperienza del campo musicale? La nascita di “Corale San Filippo” dà una risposta affermativa a queste domande.  …..

Viaggio nelle Associazioni
Corale San Filippo

L’associazione prende avvio nel 1978, anno in cui un gruppo di circa i 5 ragazzi, coadiuvati da un giovane direttore di coro, decide di riunirsi per preparare un repertorio di brani polifonici ci del tardo rinascimento e del barocco italiani. Da una dimensione completamente dilettantistica e amicale il gruppo, che nel frattempo aumenta e muta i suoi elementi, riesce ad ottenere i primi successi, anche grazie ai Filippini che li richiedono Io stesso anno per l’inaugurazione della Sala Borrornini. Da quel momento” Corale San Filippo” riesce ad esibirsi in varie occasioni, di stampo religioso e non, do una certa nomea nel territorio capitolino. Il filo diretto con il quartiere non è, però, tagliato perché i coristi ottengono da padre Guido l’uso di alcuni locali dell’oratorio San Filippo, dove essi possono esercitarsi e, nello stesso tempo, dare una sede all’associazione che formalmente si costituisce nel 198 1/1982.
Corale San Filippo, Fabrizio BarchiIl fine che il giovane gruppo si prefigge è di coniugare l’amicizia con l’esperienza della musica. L’obiettivo acquista maggiore concretezza dal 1987: “Corale San Filippo” partecipa al “Festival Internazionale dei Cori” a Clusone, ad iniziative regionali, nazionali e internazionali in cui ottiene ottime posizioni. A ciò si aggiungono anche degli scambi con concertisti polifonici della Danimarca, della Polonia e deIl’ lnghilterra. Negli anni `90, inoltre, l’associazione collabora con Frisina ed E. Morricone registrando le colonne sonore degli episodi della Bibbia trasmessi dalla Rai, partecipa a delle rassegne di musica sacra a Roma, realizzando dei cd. e cura, infine, la pubblicazione ” San Filippo Neri e le sette chiese” nell’ambito della rassegna Sant Eurosia.
L’impegno del gruppo determina, anche, la costituzione di varie classi che coprono diverse fasce d’età all’interno dell’associazione. Al gruppo originario si affiancano, così, Aulos (insieme di flautisti), il Coro delle note colorate (coro polifonico per bambini) e il Coro giovanile (età 15/20).
Dalla fine degli anni `90 l’attività dell’associazione subisce una battuta d’arresto che si rea- lizza con l’allontanamento del direttore originario e con la diminuzione dei componenti del coro. Questa situazione non ha determinato, però, la chiusura definitiva di ” Corale San Filippo” che, sebbene sia ridotta nell’organico, continua tuttora le prove una volta a settimana, partecipa ad interessanti iniziative (come quelle realizzate in onore di Alberto Sordi) e ad esibizioni canore, su cui è possibile ottenere maggiori informazioni presentandosi alla sede in via delle Sette Chiese n. 101 o contattando la Sig.ra Muratori al num. 3392318526. In circa venti anni “Corale San Filippo” ha realizzato un progetto in cui la passione musicale e l’amicizia hanno svolto e svolgono un ruolo preminente nel quartiere e oltre i suoi confini.

 

 

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