Cara Garbatella incontra don Franco
Si può essere contro la pace
di Ottavio ONO
Sembra l’unica cosa di cui sente parlare in questi giorni. Mentre cammino per incontrare don Franco, il parroco di S.Galla, mi lascio inebriare dal sole che inonda la Garbatella. Affacciate ai balconi, numerosissime, le bandiere arcobaleno sorridono. Spicchi di sole, speranze, gioia di vivere, simboli di desideri più grandi, desideri di pace; sembrerebbe un quartiere in festa, se la volontà d’uomini di potere non s’affermasse, prepotente, contro la volontà della maggioranza delle persone. …..
Cara Garbatella incontra don Franco
Si può essere contro la pace
di Ottavio ONO
Sembra l’unica cosa di cui sente parlare in questi giorni. Mentre cammino per incontrare don Franco, il parroco di S.Galla, mi lascio inebriare dal sole che inonda la Garbatella. Affacciate ai balconi, numerosissime, le bandiere arcobaleno sorridono. Spicchi di sole, speranze, gioia di vivere, simboli di desideri più grandi, desideri di pace; sembrerebbe un quartiere in festa, se la volontà d’uomini di potere non s’affermasse, prepotente, contro la volontà della maggioranza delle persone.

Frammenti di discorsi, colti per caso, si sovrappongono ai miei pensieri, echi lontani di una guerra distante, raffinata, preventiva per giunta, quasi sensuale nella sua rigorosa esattezza. I giusti contro gli iniqui, al nemico perfetto si chiede solo di adeguarsi al suo ruolo, cioè, quello di farsi sconfiggere. Mi chiedo se la pace sia proprio l’assenza di belligeranza. La storia, imbrogliona, si ripete, sembra sia sul punto di ricordare e di imparare, quasi fosse una persona; ma poi, distratta dagli uomini, dimentica il passato. Anni per costruire ed attimi per distruggere, questa volta, ricostruiranno l’Iraq “più bello e più grande che pria”, (ci ricorda qualcosa questa battuta?).
Mentre mi chiedo quando è finita l’ultima guerra, varco la soglia della sacrestia e don Franco mi accoglie con un sorriso cordiale. Parlerà della guerra, è l’argomento dell’incontro ascolterò volentieri Siamo impotenti addolorati e rattristati, dice Don Franco, un’invasione così sfacciata, così prepotente cosi sproporzionata per le forze schierate in campo, e tuttavia non priva di rischi, dichiarata con un’avventatezza quasi infantile. Don Franco prosegue dicendo: “intendo affermare il nostro fermo rifiuto della guerra”. Per noi credenti, la sofferenza dei nostri fratelli in Iraq, è la sconfitta più grande: questa terra di antichissima civiltà, dove ebbe origine la famiglia di Abramo; Ur l’antica città caldea citata nella bibbia, dove tuttora esiste una comunità cristiana di rito caldeo. Diversi anni fa, proprio in questa parrocchia, ospitammo padre Habbi un caldeo; questi luoghi sono gli stessi in cui l’orgoglio della ragione costruì la Torre di Babele (Genesi 11,2;), lo stesso orgoglio fu punito da Dio con la dispersione delle genti e la confusione delle lingue.

L’umanità assiste a questa ennesima barbarie. Un popolo viene bombardato e le bombe vengono definite intelligenti! La compassione ed il dolore per questi avvenimenti scuotono profondamente la nostra coscienza civile e la nostra anima. Il concetto che oggi si possa utilizzare la guerra per risolvere i contrasti lascia prostrati i fedeli; la guerra è uno strumento incivile, i costi sono altissimi. L’equivalente del costo dei primi cinque minuti di bombardamento avrebbe permesso di sfamare migliaia di persone. Se si fosse riconosciuta questa ipotesi, prendendola in considerazione, forse l’intervento militare non sarebbe avvenuto.
Ma, è noto che, se l’economia ha il sopravvento sui valori umani e se il denaro vale più della vita stessa le bare sono il risultato di questo ragionamento, si muore per tanti motivi . E’ incomprensibile, che la guerra sia uno dei motivi per i quali si muore. Don Franco continua a parlarmi e mi dice, tra l’altro, che noi occidentali viviamo in una condizione di privilegio assurdo. Tra i popoli del mondo, siamo quelli che hanno accesso alle maggiori quantità di risorse del pianeta, pertanto, dovremmo iniziare a renderci conto che ogni atto che noi occidentali compiamo si ripercuote sulle popolazioni meno ricche.
La consapevolezza, e non il senso colpa, potrebbe essere lo strumento con il quale realizzare progetti di sviluppo per tutti i popoli della terra. Lo sviluppo sostenibile e la solidarietà devono, quindi, essere i fondamenti sui quali costruire il progresso cui tutti hanno diritto, affinché la fame, la sete, la guerra non siano per sempre. Siamo immersi in un sistema interdipendente è importante averne coscienza. Essere contro la guerra non basta, ogni giorno centinaia di migliaia di persone muoiono di fame, per malattie che in occidente sono curabilissime. Il Vangelo ci parla di pace di fraternità e questa guerra, li travolge, con la violenza che disprezza la vita e la pace. L’interesse economico sembra l’origine di questa sciagura, il terrorismo che si vuole combattere per mezzo della guerra, paradossalmente, potrebbe addirittura essere esasperato e fornire ulteriori motivazioni ai terroristi per eventuali attentati e stragi “Poiché la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini” (S.Paolo prima lettera ai Corinzi 2,22; ), questa è la radice di pace che alimenta i nostri cuori, noi credenti facciamo nostri i diritti dei più deboli secondo gli insegnamenti che nostro signore Gesù Cristo ci ha dato. Don Franco prosegue dicendo: lo sforzo che il Santo Padre ha profuso nell’opporsi alla guerra è stato enorme ma il conflitto è stato voluto al di là di ogni argomentazione logica. Non si può ignorare che le tre grandi religioni monoteistiche abbiano più punti in comune tra loro di quanti non abbiano in contrasto e questo è il seme della speranza da coltivare. Don Franco termina, citando le Sacre Scritture “Ti benedico o padre perché i tuoi misteri li hai rivelati ai piccoli e li hai nascosti ai potenti”. Congedandomi da don Franco, ho avuto l’impressione, che anche Garbatella era d’accordo con lui, regalandomi un tramonto dorato di speranza e ricco di promesse di un futuro migliore. (g.j.)
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tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 0 – Aprile 2003



