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Autore: Redazione

Un giorno di ordinaria follia

La morte assurda di Aldo Murgia, un uomo buono della Garbatella

Un giorno di ordinaria follia

di Guido Barbato

La follia non dovrebbe essere una condizione ordinaria. Invece negli ultimi tempi sembra essere la normalità: nel mondo, in Italia, e ora anche nel nostro quartiere.
Non c’è settimana in cui non si abbia notizia di fatti cruenti accaduti tra individui di solito, …..

La morte assurda di Aldo Murgia, un uomo buono della Garbatella

Un giorno di ordinaria follia

di Guido Barbato

La follia non dovrebbe essere una condizione ordinaria. Invece negli ultimi tempi sembra essere la normalità: nel mondo, in Italia, e ora anche nel nostro quartiere.
Non c’è settimana in cui non si abbia notizia di fatti cruenti accaduti tra individui di solito,ma non sempre, giovani. E la sensazione è che intorno al nostro quartiere, spazio di serenità e di civiltà, si stia stringendo un cerchio implacabile di barbarie: mesi fa un indiano bruciato vivo a Nettuno da adolescenti annoiati, più di recente un ragazzo accoltellato all’Ostiense per uno sguardo di troppo ad una ragazza. Ora è toccato a noi.

Aldo MurgiaIl denominatore comune a tutti questi fatti è quello dei futili motivi e proprio in questo sta la follia. Non che la violenza trovi mai una giustificazione, ma l’inesistenza di un serio motivo scatenante la rende ancor più incomprensibile e intollerabile. Quali ne sono le cause?
La diffusa violenza “godibile” in televisione, al cinema e su internet come mero strumento di intrattenimento; lo svuotamento dell’esistenza di ognuno da riferimenti ideali che non siano quelli del successo e del denaro; il miserevole esempio di una classe politica rozza e cinica che non ripudia guerre incomprensibili e violenze economiche, psicologiche, legalizzate e fisiche ai danni di interi stati, popoli o gruppi minoritari (siano essi tali per cultura, etnia, religione o princìpi
etici), una classe politica che spesso addirittura fomenta questa violenza per biechi obiettivi di
consenso, diffondendo la cultura dell’individualismo e dell’intolleranza.
Si potrebbe andare avanti così, parlando di quanto sia dannosa la cultura dell’illegalità e del farsi giustizia da sé, l’incertezza di un futuro, la vita in città frenetiche e disumanizzanti, e tanti altri obbrobri dei quali sentiamo di dare la responsabilità alla nostra classe politica.
La rabbia è tanta e non si placa, quindi potremmo proseguire ad oltranza su questo filone, ma nel momento tragico che viviamo non servirebbe a nessuno. L’unica cosa utile che possiamo fare è raccontare il fatto che ci ha colpiti tutti da vicino, e soprattutto far conoscere ai lettori chi era l’amico Aldo Murgia.
Aldo, 44 anni, impiegato postale, è stato stroncato in Via Costantino la sera di mercoledì 15 aprile dal gesto folle di un ragazzo della stessa zona di Roma, che lo ha pugnalato a morte per un diverbio causato da un parcheggio. Il tutto è avvenuto davanti agli occhi della moglie Marzia e dei due figli Giovanni ed Eliana, di 6 e 8 anni.
Il fatto è agghiacciante e ci fa rimbombare all’infinito nella testa e nelle viscere una domanda, più che altro un urlo, angosciante: Perché?
Perché si può morire (e dare la morte) per un parcheggio? Il senso di smarrimento è ancora più grande perché Aldo era uno di noi. Era nato e cresciuto alla Garbatella. Qui aveva studiato e lo avevamo conosciuto, nei giorni dell’adolescenza passati al liceo Borromini, all’oratorio della parrocchia San Filippo Neri e nei giardini antistanti, tra una partita a pallone, una pizza, una birra e una chitarrata.
Lo ricordiamo allegro e pieno di vitalità, prodigo di ironia e di risate.
Ma chi era da adulto? Abbiamo voluto parlarne col suo amico del cuore Fabio, col quale peraltro condivideva la grande passione per la musica.
Proprio dalla musica vuole partire Fabio per dipingere l’amico. Aldo fin dall’adolescenza suonava (chitarra e basso) e scriveva testi e musiche, ormai praticamente a livello professionale.
Con Fabio avevano fondato il gruppo Albadoro nel 2002, ma Aldo suonava contemporaneamente con numerosi altri gruppi, spaziando nei generi rock, blues, rock’n roll, reggae, cantautori. La sua versatilità musicale rispecchiava la poliedricità della sua anima, sempre impegnata nella ricerca interiore.
La musica era per lui uno strumento di questa ricerca e allo stesso tempo di comunione con l’universo. Dice Fabio: “Parlavamo spesso di universo, e la solarità di Aldo, il suo modo di fare, insieme alla raffinatezza dei suoi testi e delle sue musiche, ci costringevano a mettere a nudo la nostra anima”.
Da tempo si interessava di religioni e di spiritualità. Coltivava questa seconda passione leggendo tantissimi libri, prevalentemente di filosofia e religioni, tanto da aver sviluppato una grande cultura in campo umanistico, cultura che utilizzava sapientemente nelle sue disquisizioni, ma sempre in modo discreto e senza ostentazione.
Parlava sempre in maniera pacata ed era un abile ascoltatore. Non amava la vita frenetica e, ironia della sorte, è morto per un parcheggio in una città frenetica.
Nel coltivare il suo interesse per l’ambito spirituale dell’esistenza, frequentava spesso anche incontri dedicati a questi temi e fu proprio in una di queste occasioni che conobbe la futura moglie. Riferisce Fabio che, tornato da quell’incontro, Aldo si espresse così: “Ho incontrato questa ragazza e ho visto la luce.
E’ una cosa che non si può spiegare”. Il fratello Filippo, nel discorso tenuto durante il funerale svoltosi sabato 18 aprile nella parrocchia di San Filippo Neri, ha voluto riassumere la personalità di Aldo descrivendolo come “dotato di un cuore immenso dalla singolare configurazione a due piani”. Nel primo custodiva l’amore per la famiglia, nell’altro c’erano le passioni: la musica, la spiritualità e la passione calcistica per la Roma.
In effetti l’amore infinito per la moglie e i figli era noto a tutti gli amici, così come la fede calcistica, che lo induceva spesso a lunghe e accese, seppur sempre civili, discussioni, specie con
gli amici laziali.
Il suo rapporto con gli altri era sempre centrale nella sua vita. Lavorando alle poste da più di vent’anni aveva spesso cambiato ruolo e settore e ogni volta riferiva con gioia di aver subito trovato nuovi amici, “persone che mi vogliono bene”.
Era generoso con gli amici oltre l’immaginabile.
Dopo aver comprato la chitarra di Fabio quando questi aveva smesso di suonare, glie l’aveva regalata anni dopo quando aveva ripreso l’attività artistica. In un’altra occasione nell’ ’89 aveva chiesto un prestito alle Poste (più di 1 milione di lire) sempre per aiutare Fabio.
Vogliamo concludere citando ancora Filippo e le sue parole di addio all’amato fratello: “I due piani del tuo cuore sei riuscito a riempirli così bene che, pur volendo, non poteva esserci neanche uno spazio microscopico per l’odio, per il livore, per la malvagità, per la prepotenza, per la sopraffazione, per la violenza, termini che non sono mai appartenuti al tuo vocabolario di uomo retto e civile, ma che, ahinoi, spesso trovano dimora in altri cuori, quelli che non conoscono parole quali, pietà, comprensione, rispetto, bontà. Vedi, mio Amatissimo Fratello, la qualità di questo tuo cuore sia pure dilaniato, come immagino quelli di quanti oggi sono venuti qui per te, ha fondamenta così profonde e solide che affondano nei cuori di ciascuno di noi e nessuno di noi, credimi, cederebbe alla rabbia, alla vendetta, ai sentimenti più bassi perchè ciò minerebbe alla radice questa tua mirabile costruzione.
Il tuo cuore, Dolcissimo Fratello, è il nostro cuore. E già adesso i nostri cuori ascoltano nitidamente la musica lieve e soave dei tuoi più nobili sentimenti, e questo è sicuramente il tuo concerto più bello, che noi tutti stiamo ascoltando e ascolteremo per sempre.
Grazie Aldo”.
Ciao Aldo. La Garbatella continuerà a pensarti con un amore grande come quello che tu le hai sempre donato. Il testo che segue è una canzone scritta da Aldo Murgia:

Gente della Garbatella
(A.Murgia – F.D’Orazi)

Sarà perché
la notte non ha tempo
e per la strada soffia il vento
Sarà perché
i ricordi, ne ho nel cuore
case basse e tanto amore
e quando sono inquieto
io mi perdo per le vie della città
perché se sono triste
vagabondo per le vie della città

Così mi va
di guardare il mondo fra le nuvole
Così mi va
questo sguardo nel rione
è passione e tentazione
e quando sono inquieto….

Gente della Garbatella siamo tutti qua
un respiro un battito dentro una città
Lotti della Garbatella quanta geometria
so dov’è Carlotta… bevo l’acqua…
… e vado via

Io so perché
quest’angolo di storia fa commuovere
Io so perché
la strada tante voci ha visto nascere
e quando sono inquieto…..

Gente della Garbatella ……

figlio dei ricordi, figlio del passato
figlio del quartiere dove sono nato
i fatti e la memoria di tutte queste strade
sono dentro agli occhi di chi vede
che c’è un amore grande vicino a questa gente
che ogni giorno lotta, non li ferma niente
cade e si rialza e poi riparte…
tu la chiami Vita, io la chiamo Arte
e quando sono inquieto……

Gente della Garbatella ……

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Notti inquiete in Via Ignazio Persico

Notti inquiete in Via Ignazio Persico

Se non avete le finestre sopra un crocevia stradale, non potrete mai capire cosa significhi non riuscire a dormire per il rumore delle macchine e delle motociclette che vi strombazzano sotto casa.
Quello che ci invitano a provare i residenti …..

Notti inquiete in Via Ignazio Persico

Se non avete le finestre sopra un crocevia stradale, non potrete mai capire cosa significhi non riuscire a dormire per il rumore delle macchine e delle motociclette che vi strombazzano sotto casa.
Quello che ci invitano a provare i residenti dei fabbricati compresi all’incrocio tra Via Girolamo Adorno, Via Ignazio Persico e Via Luigi Maria D’Albertis è la sensazione dell’invasione del proprio spazio e della propria intimità dovuta al passaggio, a tutta velocità, di ogni tipo di veicoli, che rompe inesorabilmente il silenzio della quiete notturna.
Passi d’inverno ma durante l’estate, quando il caldo fa lasciare le finestre aperte, il rumore diventa quasi un’ossessione. I cittadini residenti, hanno raccolto le firme chiedendo la posa in opera di alcuni dissuasori di velocità o di dossi rallentatori nei paraggi dell’incrocio.
Hanno inviato la petizione al Presidente del Municipio, il quale l’ha girata per competenza al Comandante dei Vigili Urbani, che ha candidamente risposto di aver inviato delle pattuglie di Vigili al lavoro durante la notte per appurare la veridicità dell’assunto.
Al termine della loro ispezione, i solerti funzionari non ravvisavano però la necessità di intervenire. A questo punto, ci chiediamo cosa bisognerà inventarsi per poter far passare una nottata degna di questo nome ai nostri concittadini?
Possiamo intanto chiedere ai vigili un rapporto che ci informi in quali notti e a che ora hanno fatto le rilevazioni, quanto è durato l’appostamento, quante macchine e moto sono passate, a che velocità e quanti sono stati i decibel rilevati.

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Carte d’identità anche il sabato

Carte d’identità anche il sabato

Dal 28 febbraio l’Ufficio demografico di Via degli Armatori 13 sarà aperto tutti i sabato mattina, dalle ore 8.30 alle ore 11, per il solo rilascio e le proroghe delle carte d’identità.
In base al D.L. n.112/2008 la durata della carta d’identità è stata prorogata …..

Carte d’identità anche il sabato

Dal 28 febbraio l’Ufficio demografico di Via degli Armatori 13 sarà aperto tutti i sabato mattina, dalle ore 8.30 alle ore 11, per il solo rilascio e le proroghe delle carte d’identità.
In base al D.L. n.112/2008 la durata della carta d’identità è stata prorogata
da cinque a dieci anni: pertanto tutte le carte con scadenza successiva alla data del 26 giugno 2008 sono in corso di validità, ed è necessaria l’apposizione sulla carta stessa di un timbro con attestazione di proroga, da effettuarsi, per la Garbatella, presso Via degli Armatori 13 (lunedì, mercoledì e venerdì 8.30/12.30; martedì e giovedì 8.30/12.30 e 14.30/16.30; sabato 8.30/11). Per la richiesta o il rinnovo  devono essere presentate 3 foto-tessera uguali e recenti, viso scoperto, senza copricapo o occhiali da sole.
Presso la cassa deve essere acquistato l’apposito stampato per carte di identità, che costa € 5,42 a cui bisognerà aggiungere una marca da € 5,16 se è richiesto il rinnovo per Carta d’Identità non scaduta ma deteriorata.
Per i cittadini stranieri occorre inoltre esibire il permesso di soggiorno in originale, non scaduto; allegare copia del permesso di soggiorno; esibire il passaporto non scaduto.
Per i cittadini del Municipio XI è prevista l’emissione del documento nel giro di mezz’ora, per gli altri in 7- 10 giorni.

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1° memorial per Sergio Massaroni

1° memorial per Sergio Massaroni

di Stefano “Mosquito” Ricci

Lo scorso 7 marzo si è svolto il 1° Memorial di pallavolo dedicato all’amico Sergio Massaroni scomparso circa un anno fa. La manifestazione ha avuto un notevole successo ed ha visto la partecipazione della moglie Rossella, dei figli Giacomo ed Edoardo, della mamma, delle sorelle …..

1° memorial per Sergio Massaroni

di Stefano “Mosquito” Ricci

Sergio MassaroniLo scorso 7 marzo si è svolto il 1° Memorial di pallavolo dedicato all’amico Sergio Massaroni scomparso circa un anno fa. La manifestazione ha avuto un notevole successo ed ha visto la partecipazione della moglie Rossella, dei figli Giacomo ed Edoardo, della mamma, delle sorellee di un considerevole numero di amici, conoscenti ed altri familiari.
La giornata, iniziata con una messa celebrata nella parrocchia di Santa Galla, è proseguita all’oratorio San Paolo che ha ospitato sia il torneo di volley che un piccolo incontro-rinfresco.

Una foto ricordo del memorial di pallavolo . Sopra a destra Sergio Masseroni.Alle gare hanno preso parte 4 squadre: 3 del “Socrate’s Volley Team” ed una del gruppo sportivo della scuola “Moscati” che ringraziamo pubblicamente per l’adesione.
Ovviamente l’aspetto ludico del torneo è stato un simpatico pretesto per ricordare il nostro amico. Non sono mancati momenti di giustificata emozione e commozione.
Ma chi era Sergio Massaroni?
Perché è stato organizzato e dedicato questo evento? Sarebbe molto semplice disegnarne la figura riempiendo righe di splendidi aggettivi, ma per capirne la statura basterebbe leggere ciò che hanno scritto i suoi amici sul nostro sito (www.assocratesvolley.it). Via Gaetano Casati, la sua strada, brulica  di personaggi che hanno nel cuore Sergio, dal suo vecchio amico fraterno Lallo a Sandro il tassista, da Antonio il cacciatore a Carmine il falegname; tutti ne ricordano la proverbiale disponibilità, il sorriso sempre presente, una tenacia che gli ha fatto raggiungere obiettivi importanti.
Qualcuno l’ha definito “… pieno di idee, motore di iniziative, attento alle novità”. E’ vero. Mi piace ricordarlo come il memorabile organizzatore della festa per lo scudetto della Roma, un esilarante interlocutore nelle cene tra amici, una spalla importante sulla quale poggiarsi nel momento del bisogno.
Se la festa che gli abbiamo dedicato ha riunito tante e tante persone, vuol dire che Sergio ha lasciato un segno permanente nei nostri animi.
Tornando al Memorial, che presto sarà affiancato da un altro analogo in chiave calcistica ed organizzato dalla polisportiva “Eur Castello”, lo abbiamo definito come il primo di una lunga serie ed è auspicabile un futuro coinvolgimento più massiccio.

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La Garbatella dà una mano ai terremotati d’Abruzzo

La Garbatella dà una mano ai terremotati d’Abruzzo

Sono partiti dalla Villetta i generosi aiuti raccolti tra la popolazione del quartiere

di Alessandra Leoni

Anche la Garbatella ha voluto dare un piccolo contributo di solidarietà alla popolazione abruzzese colpita dalla tragedia del terremoto. Come tanti, anche “Sinistra e Libertà” dell’XI Municipio, in collaborazione con le associazioni “180 Amici” e “Cara Garbatella” si è fatta promotrice di una raccolta di generi alimentari, …..

La Garbatella dà una mano ai terremotati d’Abruzzo

Sono partiti dalla Villetta i generosi aiuti raccolti tra la popolazione del quartiere

di Alessandra Leoni

Anche la Garbatella ha voluto dare un piccolo contributo di solidarietà alla popolazione abruzzese colpita dalla tragedia del terremoto. Come tanti, anche “Sinistra e Libertà” dell’XI Municipio, in collaborazione con le associazioni “180 Amici” e “Cara Garbatella” si è fatta promotrice di una raccolta di generi alimentari, rodotti per l’igiene personale, coperte e tutto ciò che poteva risultare necessario. Con il materiale raccolto, la mattina del 17 aprile tre volontari di “Sinistra e Libertà” si sono recati, con un furgone preso in affitto, in vari campi delle zone terremotate, prima tappa il campo di Coppito, una frazione vicino L’Aquila gestito dalla CGIL e da “Sinistra e Libertà”, successivamente in due campi a L’Aquila città e in ultimo nel paese di San Demetrio, dove i volontari hanno trovato la situazione più drammatica.
San Demetrio si trova vicinissimo ad Onna, il paese più colpito dal sisma. Nonostante le rassicuranti informazioni divulgate dai mass media, infatti, le notizie acquisite da parenti ed amici, residenti o arrivati in soccorso sul posto, descrivevano una realtà “altra”.La situazione risultava infatti assolutamente diversa da quella restituita dalle immagini tranquillizzanti mandate in onda da quasi tutte le reti televisive e dalle interviste dei molti politici che si sono susseguite, dal giorno del terremoto, con cadenza quasi quotidiana.
A fronte del relativo “benessere” dei rifugiati nei campi dell’Aquila, apprendevamo di una situazione di grave difficoltà in cui versavano gli ospiti dei campi allestiti nei piccoli paesi, spesso anche difficili da raggiungere.
La Villetta, nei giorni della raccolta, ha rappresentato, come sempre nella sua tradizione, un punto di riferimento e di incontro per la gente del quartiere, che ha dimostrato, ancora una volta, fiducia nell’operato dei compagni e un forte senso di solidarietà. Ciò ha consentito agli abitanti della Garbatella di superare il naturale sentimento di diffidenza che ormai sempre più spesso si diffonde in queste circostanze sull’utilizzo degli aiuti, rafforzato anche dalle notizie diffuse dai media che, allo scopo di esaltare la “macchina organizzativa” messa in moto dal Governo, hanno volutamente sottaciuto le effettive necessità di gran parte degli sfollati.
I ringraziamenti che abbiamo ricevuto dalle persone raggiunte nei diversi campi vogliamo condividerli con tutti gli abitanti del nostro quartiere, che ha risposto come sempre in maniera generosa.

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​25 aprile: Liberazione Festa grande alla Villetta

Nel nostro quartiere associazioni, partiti, istituzioni ricordano la fine del nazifascismo

25 aprile: Liberazione Festa grande alla Villetta

di Francesca Vitalini

Una giornata di festa è stata organizzata alla Villetta da Sinistra e Libertà per ricordare i 64 anni della Liberazione italiana dal dominio e dall’occupazione nazifascista. Un appuntamento dove la memoria storica ha voluto rappresentare una griglia interpretativa del presente, nonché uno schema di previsione …..

Nel nostro quartiere associazioni, partiti, istituzioni ricordano la fine del nazifascismo

25 aprile: Liberazione Festa grande alla Villetta

di Francesca Vitalini

Una giornata di festa è stata organizzata alla Villetta da Sinistra e Libertà per ricordare i 64 anni della Liberazione italiana dal dominio e dall’occupazione nazifascista. Un appuntamento dove la memoria storica ha voluto rappresentare una griglia interpretativa del presente, nonché uno schema di previsione del futuro, attraverso una riflessione che, partendo, appunto, dai drammatici e festosi avvenimenti del ’44 e del ’45, è arrivata alla contemporaneità ed oltre.
Protagonisti della giornata sono stati Fabio Mussi, ex parlamentare, Umberto Guidoni, parlamentare europeo ed astronauta, Natale di Schiena, coordinatore di Sinistra Democratica nel Municipio Roma XI, e le tante testimonianze che si sono avvicendate, rappresentanti della memoria di quegli anni e di quel 25 aprile 1945, data nella quale i partigiani, sull’onda dell’avanzata delle forze Alleate, riuscirono a completare la liberazione del nostro Paese e a conquistare il controllo di
Genova, di Milano e di Torino e, di conseguenza, di quasi tutte le zone sottoposte al dominio degli occupanti tedeschi e delle formazioni collaborazioniste della Repubblica sociale italiana.

Fu quella la vittoria definitiva sul nazifascismo, che vide coalizzati gli eserciti degli Alleati, le forze della Resistenza italiana, quella partigiana e quella militare, e la più ampia partecipazione popolare. Essa succedeva, quasi un anno dopo, agli indimenticabili giorni della Liberazione di Roma, il 4 giugno del 1944.
Le due date sono state ricordate con forza durante la serata, anche grazie alla presentazione di un numero di Cara Garbatella dedicato alla Liberazione, sul quale hanno scritto Carolina Zincone, Claudio D’Aguanno e Gianni Rivolta, che ha dato un contributo importantissimo alla realizzazione dello speciale.
Gianni Rivolta, presente alla serata, così concludeva il suo editoriale: “In questo numero in occasione del 25 aprile, utilizzando parte del materiale che sto raccogliendo per una pubblicazione, ho voluto raccontare l’ingresso degli alleati alla Garbatella, le prime settimane dopo il 4 giugno, l’iniziativa dei comunisti della ‘Villetta’ e del Comitato di Liberazione rionale”. Un materiale importante scovato attraverso fonti varie che – ha continuato Rivolta nel suo intervento durante la serata – “vuole mettere in luce il ruolo di primo piano svolto dalla Garbatella per la ricostruzione del quartiere dopo la liberazione e nei mesi successivi.

Per i romani era finito un incubo durato nove mesi; mesi difficili di fame, di miseria, di privazioni e di barbarie. Dopo l’eccidio delle Fosse Ardeatine, dove trovarono la morte 335 patrioti romani, tra cui i fratelli Cinelli, comunisti, ed Enrico Mancini, del Partito d’Azione, della Garbatella; e ancora, della Garbatella, trovò la morte Libero De Angelis, giovane socialista del lotto 28, durante l’eccidio del 4 giugno a La Storta”.
Ai grandi drammi, dopo la liberazione del ’44, se ne aggiunsero altri, più quotidiani, ai quali seppero dare una risposta i comunisti della Villetta che fecero fronte alla
disastrosa situazione attraverso un’organizzazione capillare del territorio e la realizzazione di servizi di base.
Un impegno e una presenza che oggi si concretizzano nello spazio della Villetta con la difesa della memoria storica, dell’identità locale e dei valori relazionali ed anche, oggi più che mai, con l’opposizione di un no secco alla proposta di legge di equiparazione di partigiani e repubblichini e con la difesa della nostra Costituzione, “che insieme alla Repubblica, sono state conquistate sul campo. – Ha concluso Mussi, che ha aggiunto – La Costituzione è il frutto di questa storia (della Resistenza e della Liberazione ndr), è costata decine di migliaia di morti.
La Costituzione, che esprime la potenza della memoria e un progetto di democrazia e di libertà”.  Giovedì 23 aprile il Municipio ha festeggiato la Liberazione con una serata al Palladium, alla quale ha partecipato, oltre al presidente Catarci e all’assessora alle politiche culturali Carla Di Veroli, la medaglia d’argento della Resistenza Rosario Bentivegna. Si sono esibiti vari complessi musicali molto applauditi e una performance teatrale a cura degli studenti e del professor Mario Valente dell’Istituto Superiore Ilaria Alpi.
Ha aderito all’iniziativa anche Cara Garbatella.
Il 25 inoltre hanno festeggiato la Liberazione anche i ragazzi del Centro sociale La Strada, nel pomeriggio con un dibattito in Piazza Damiano Sauli ed hanno concluso la serata con un concerto affollatissimo di giovani all’interno della loro sede.

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Cisterna romana della Colombo: acqua per coltivare rose e viole

E’ stato ipotizzato che alimentasse una grande floricoltura funeraria

Cisterna romana della Colombo: acqua per coltivare rose e viole

La scoperta nel 1940 durante l’impostazione della Via Imperiale.
E’ datata al 120 dopo Cristo. Abbattuto il casale rustico che era stato costruito sulla sua cima

di Cosmo Barbato

Settembre 1940. Fervono i lavori di sbancamento per la costruzione della Via Imperiale, l’odierna Cristoforo Colombo. …..

E’ stato ipotizzato che alimentasse una grande floricoltura funeraria

Cisterna romana della Colombo: acqua per coltivare rose e viole

La scoperta nel 1940 durante l’impostazione della Via Imperiale.
E’ datata al 120 dopo Cristo. Abbattuto il casale rustico che era stato costruito sulla sua cima

di Cosmo Barbato

Settembre 1940. Fervono i lavori di sbancamento per la costruzione della Via Imperiale, l’odierna Cristoforo Colombo.
La strada era stata progettata per congiungere il centro della città con il quartiere fieristico dell’E42, l’Esposizione Universale di Roma, oggi Eur: doveva celebrare, nel 1942, il ventennale della presa del potere da parte del fascismo.
Da tre mesi l’Italia è sciaguratamente in guerra contro Francia e Inghilterra al fianco della Germania. Tra poco i lavori saranno rallentati e più tardi sospesi: l’esposizione è rinviata sine die, le braccia servono per imbracciare fucili e inoltre cominciano a scarseggiare i materiali. Il 20 settembre però la macchina marcia ancora a regime. Quel giorno viene dato l’ultimo colpo di piccone per demolire un casale rustico di incerta datazione che si trovava ai margini del tracciato della Via Imperiale, all’altezza della borgata Garbatella.

Villa 9 maggio Disegno del 1795 del casale che si era sovrapposto alla cisterna. Fu abbattuto nel 1940.

Sotto il casale appare un enorme rudere la cui sommità emerge appena dal livello del terreno che verrà in seguito asportato. Nel resoconto quotidiano dei lavori si legge: “Nello sterro presso la ex proprietà Vighi vi è un gran rudere rotondo con pilastro centrale e due muri di reticolato e a ridosso verso la Via Imperiale vi è una grande abside a cortina con un pilastro nel mezzo” (Vighi è in realtà De Vito, il senatore Roberto De Vito, sottosegretario alle Poste, espropriato di quel terreno e ancora proprietario anche di parte della collina sovrastante, fondatore dell’Istituto Postelegrafonici, che aveva fatto dono all’ente previdenziale della attigua Villa 9 Maggio, convitto per le figlie dei dipendenti postali).

Purtroppo non c’è rimasto alcun documento fotografico del casale.
Padre Alfredo Melani, uno dei pionieri della Garbatella, il prete degli Oratoriani di San Filippo Neri che operava presso la “chiesoletta” di Sant’Eurosia, nel 1993 ci raccontò che lì c’era l’orto della sora Caterina. Dopo la demolizione del casale, quando il rudere fu lasciato in abbandono, i suoi ragazzi lo andavano a “esplorare”, tornando all’oratorio con olle e marmi lavorati che egli cercò di salvare: quelli che riuscì a raccogliere adesso sono conservati in un piccolo antiquario presso l’Istituto Cesare Baronio, alla Garbatella.
Del vecchio  casale c’è rimasto però un disegno del 1795, allegato a un atto di vendita a favore di mons. Giuseppe Muti Papazzurri. Nel documento il casale è anche descritto: “.. una casetta di due stanze, una terrena per comodo d’attrezzi ed una superiore per uso de lavoranti…una casa per uso del vignarolo composta di due piani, uno terreno viene formato di tre stanze, due delle quali con cisterna servono per uso di tinello…e l’altra per il torchio ed altr’uso di una grotta…il piano coperte a tetto…”.
Si procedette dapprima allo scavo dell’edificio minore, la “grande abside”, in realtà una costruzione rotonda in mattoni di 10 metri di diametro di incerta destinazione d’uso, datata al III secolo dC. Si lavorava allo sterro, seppure a ritmo ridotto, ancora nel 1941. Vennero recuperati un sarcofago di peperino e delle epigrafi funerarie frammentate. Si inizia quindi lo scavo dell’edificio maggiore in opera reticolata, definito “tempio rotondo”, ma a quel punto i lavori si arrestano, per riprendere soltanto due anni dopo il passaggio della guerra a Roma, nel 1946.
La definizione di  “tempio rotondo” viene mutata in “sepolcro”, però solo quando gli archeologi riescono a penetrare dentro il manufatto si accorgono che si tratta di un’enorme cisterna: lo prova il rivestimento interno in cocciopesto, la malta idraulica che i romani usavano per impermeabilizzare le murature destinate a contenere acqua (un impasto di calce e terracotta tritata fine). All’interno, esplorato a quel momento solo in minima parte, insieme ad altre epigrafi funerarie
frammentate e a vario materiale fittile (vasi e lucerne), viene rinvenuto anche il finiti chi sa come nella cisterna, provenienti probabilmente da una grossa necropoli che si estendeva nelle immediate vicinanze, ai lati di Via Padre Semeria (è tornata alla luce l’anno scorso durante lavori edili ma lo scavo archeologico non è ancora iniziato).
A quel punto per vari motivi i lavori sulla cisterna di nuovo si arrestano, questa volta per un lungo periodo.

Coperchio di sarcofago del II sec. rinvenuto nella cisterna: mostra una coppia di defunti distesi

Solo nel 1961, nell’imminenza dell’edificazione alle sue spalle del moderno edificio della sede regionale della Sip, si impone una ripresa dei lavori, a cominciare dallo sterro generale di tutto il grande rudere rotondo. Successivamente si passa allo svuotamento del suo interno. Si dovrà procedere lentamente, rafforzando via via le strutture portanti, anche a causa della minaccia di crolli: e infatti viene giù un tratto delle volta che più tardi verrà risarcito con materiali moderni. Le opere vengono ultimate nel 1969 e infine, nei primi anni ’90, sponsor la Sip, viene attuata un’opera generale di studio, di restauro conservativo e di sistemazione monumentale affidata all’archeologa Anna Maria Ramieri. La cisterna era collegata a un acquedotto di cui si sono trovate scarse tracce. Aveva all’esterno un diametro che misurava circa 20 metri ed era partita all’interno in due corridoi circolari concentrici e da un’ampia fossa centrale di decantazione. A giudicare dai bolli impressi nei mattoni (i romani usavano bollare il materiale laterizio col nome o la sigla del fabbricante o del proprietario dell’opera), l’edificio fu eretto poco prima del 120 dC, nel periodo compreso tra la morte di Traiano e l’inizio dell’impero di Adriano.
A quel tempo non c’erano  ancora le Mura Aureliane, erette tra il 271 e il 275, cioè più di 150 anni dopo, e non c’erano nemmeno le Terme di Caracalla (212-217), il monumento più imponente costruito in questo quadrante di Roma. La capienza della cisterna è valutata in diverse centinaia di migliaia di litri d’acqua. Si è potuto stabilire che è rimasta in funzione almeno fino al IV secolo e che alla fine di questo secolo o all’inizio del V sulla sua copertura fu realizzato un ambiente destinato alla pigiatura di prodotti agricoli (uva? olive?), sicuramente anteriore all’edificazione del casale, all’interno del quale venne inglobato.
Nei dintorni, ma non dappresso, risultano numerose altre costruzioni più o meno coeve, ville rustiche, necropoli e un’altra cisterna datata al II secolo i cui resti si trovano in cima alla sovrastante collina, nella Villa 9 Maggio, sede dell’Istituto Postelegrafonici. Non sembra però che la nostra cisterna fosse collegata a una residenza di campagna. Ma la sua funzione, per grandiosità e capienza, era certamente destinata allo sfruttamento di un vasto fondo organizzato, per la vicinanza al centro urbano, forse per coltivazioni floro-orticole.
Considerando la sua prossimità ad un’area funeraria e la sua vicinanza alla Via Appia, famosa per i monumenti sepolcrali eretti ai suoi lati, è stato ipotizzato che fornisse acqua per vaste coltivazioni floreali: rose e viole in particolare, i fiori più usati per onorare i defunti.
L’itinerario della Colombo non esisteva in antico. Fino alla sua impostazione allo scadere degli anni ’30 del secolo scorso nella nostra zona era sopravvissuto il sistema viario storico della campagna romana nel quale – tra le arterie principali dell’Appia, dell’Ostiense, della Laurentina e dell’Ardeatina – si estendeva una fitta
rete di strade minori. Tale rete si era formata per servire l’elevato numero di insediamenti agricoli che provvedevano alla vita quotidiana della città, fornendo ad essa pregevoli prodotti dei loro orti, dei loro frutteti e dei loro giardini. Oggi la bella sistemazione della cisterna, di quel grande monumento dell’ingegneria idraulica antica, posto davanti alle geometriche anonime architetture di palazzoni moderni e accosto al traffico convulso e disattento della Colombo, rappresenta una preziosa testimonianza che ci ricorda che siamo a Roma!

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CTO ultimo atto

CTO ultimo atto

di Massimo Marletti
Comitato degli iscritti CGIL della ASL Roma C

E’stato distribuito nei giorni passati un volantino del neonato Popolo della libertà che, parlando del CTO, muove accuse gravissime alla Giunta Marrazzo, ritenuta rea di aver affossato la Sanità pubblica e con essa anche il nostro ospedale. Ritengo che ben altre siano le colpe imputabili all’attuale Giunta, prima fra tutte, nel caso della nostra ASL Roma C, quella di non aver avuto la forza o il coraggio di tagliare con il passato. Nella ASL Roma C, …..

CTO ultimo atto

di Massimo Marletti
Comitato degli iscritti CGIL della ASL Roma C

E’stato distribuito nei giorni passati un volantino del neonato Popolo della libertà che, parlando del CTO, muove accuse gravissime alla Giunta Marrazzo, ritenuta rea di aver affossato la Sanità pubblica e con essa anche il nostro ospedale. Ritengo che ben altre siano le colpe imputabili all’attuale Giunta, prima fra tutte, nel caso della nostra ASL Roma C, quella di non aver avuto la forza o il coraggio di tagliare con il passato. Nella ASL Roma C, se si fa eccezione per l’attuale Direttore generale nominato nel 2008, tutto è come prima. Chi comandava otto anni fa lo fa ancora adesso con una disinvoltura disarmante.
Ma torniamo al documento del PDL. Il normale senso del pudore dovrebbe consigliare il silenzio a quelle forze politiche che, a fine 2005, lasciarono la ASL Roma C con svariate decine di milioni di euro di deficit. L’attuale situazione è soprattutto figlia loro. Erano gli anni dei Celotto, Vaia, Bultrini, dei progetti di finanza, delle finte inaugurazioni, dei doppi primariati a go-go (vedi Chirurgia generale di urgenza e Traumatologia di urgenza al CTO) di cui, onestamente, pochi sentivano l’esigenza. Una festa continua fatta con i nostri soldi, che culminò, come tutti sappiamo, con inchieste ed arresti.
uindi, un’occasione persa per questa destra di tacere. Ciò però non giustifica, facendo i dovuti distinguo, tutto quanto non fatto dal 2006 a oggi. Rimane il problema di un ospedale, il CTO, in forte stato confusionale. Svanito il sogno di una grande ortopedia, che aveva impegnato la direzione Paccapelo per tre lunghissimi anni con risultati alterni (io ritengo che chi ha buoni reparti se li tiene e non li sdoppia come fece il centro-destra per l’Urologia, sfrattata dal Sant’Eugenio, e comunque non si fa una buona ortopedia uccidendo ciò che di buono hai in casa), tutta la partita si gioca oggi su due tavoli. Quello regionale con il rientro. Quello locale con il previsto taglio per il CTO di 128 posti letto (verrebbero ridotti per più della metà i posti di Chirurgia generale, azzerata la Cardiologia, l’Urologia, la Neurochirurgia e il Pronto soccorso).
Su entrambi i punti la nostra opposizione deve essere totale. La CGIL, quando tutti tacevano, l’ha fatto e continuerà a farlo. Tagliare tali sevizi avrebbe effetti devastanti. Primo, perché priverebbe la popolazione di un punto di riferimento certo a livello cittadino, senza nessuna alternativa nel territorio, specialmente per i residenti. Secondo, e questo è ancor più grave, perché questi tagli, in particolar modo quello del Pronto soccorso, cambierebbero la natura stessa della struttura, portandola fuori del circuito dell’emergenza/urgenza.
Lentamene ma inesorabilmente l’ospedale si trasformerebbe in una clinica per lungodegenti, una sorta di ospizio un po’ più moderno Quindi non chiuderebbe il CTO. Chiuderebbe questo CTO, quello che noi conosciamo, per far posto a un’altra cosa. Serve a questo Municipio? Serve questa trasformazione alla città? Ve le immaginate le navette che spostano eventuali pazienti da CTO al Sant’Eugenio?
Troppa rassegnazione in giro, tutti aspettano che il fatto si compia. A una Direzione generale, quella attuale, che mostra sensibilità e caute aperture al problema, fa riscontro una Direzione dell’ospedale totalmente evanescente.
Dobbiamo scrollarci di dosso questa apatia. Avere coraggio e voglia di metterci in gioco ancora una volta. Se così faremo nella discussione del prossimo Atto Aziendale, se costruiremo alleanze con il resto del Sindacato Unitario, con le forze politiche e istituzionali del quartiere, ci tireremo fuori dal pantano. Caso contrario, saremo destinati a un lento, inesorabile declino.

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Case popolari a Garbatella: 5 domande e 5 risposte

Case popolari a Garbatella: 5 domande e 5 risposte

di Paola Angelucci, Consigliera del Municipio Roma XI, Capogruppo di Sinistra e Libertà

  1. Tutela e rispetto dei residenti delle case ATER
    Il lavoro quotidiano fatto di ascolto e vicinanza con le cittadine e …..

Case popolari a Garbatella: 5 domande e 5 risposte

di Paola Angelucci, Consigliera del Municipio Roma XI, Capogruppo di Sinistra e Libertà

  1. Tutela e rispetto dei residenti delle case ATER
    Il lavoro quotidiano fatto di ascolto e vicinanza con le cittadine e i cittadini di Garbatella del Municipio XI ha fatto emergere in tutta la sua complessità, il disagio di chi vive nelle case popolari e le difficoltà che s’incontrano per risolvere problemi più o meno gravi, relativi agli alloggi. Gli uffici ATER della V zona di Via Magnaghi da troppo tempo non ricevono più e sono ormai chiusi.
    Per questo è attivo uno Sportello Casa per aiutare chi, a Garbatella, Tormarancia, Ostiense, ma anche oltre, non sa come far sentire la propria voce e non riceve risposte alle proprie esigenze.
    E’ quindi di primaria importanza risolvere tutte le questioni di carattere burocratico amministrativo. Non è più sopportabile aspettare anni per una voltura di contratto o per sapere se si è stati “sanati” oppure no.
    Sembrano essere questioni secondarie, invece è necessario che l’ATER dia immediata soluzione a questi casi: anche avere una situazione regolarizzata rispetto alla casa in cui si vive, vuol dire offrire sicurezza e tranquillità.
  2. Vendita
    Più volte abbiamo parlato di quest’annosa questione. Nel 2007 l’ATER sospese le vendite del patrimonio immobiliare anche se già avviate da oltre vent’anni; molti locatari avevano risposto positivamente alle lettere di patti di futura vendita inviando anche, come promessa d’acquisto, la somma di duecentomila lire finite nel nulla. In tutti quest’anni le dismissioni del patrimonio ATER, all’epoca IACP, sono continuate tramite vendita individuale, creando favoritismi e malcontento.
    Il blocco delle vendite era stato deliberato in seguito ad una presunta errata valutazione degli alloggi ATER in alcune zone di Roma considerate di pregio, tra cui Garbatella, accomunandole con quartieri veramente di lusso quali Parioli e Prati e, quindi, considerate non più acquistabili a prezzi popolari.
    La nostra battaglia, condotta anche attraverso una mozione da noi presentata in Consiglio Municipale nell’ottobre 2007 a tutela degli inquilini ATER e in particolare delle fasce economicamente meno abbienti, ha aperto un serrato confronto con l’ATER che si è concluso oggi con lo sblocco delle vendite mantenendo prezzi popolari, cominciando dalle case già incluse nei vecchi piani di vendita. L’alloggio potrà essere acquistato dal locatario o da un figlio facente parte del nucleo famigliare; chi non vuole comprare potrà rimanere locatario.
  3. Manutenzione
    Ieri la scarsità di risorse economiche, oggi l’intenzione di dismettere il patrimonio non giustificano l’incuria in cui i Lotti versano tristemente da anni e anni. Considero veramente fuori dalla legalità mantenere interi stabili dove vivono centinaia di famiglie in stato di abbandono, senza decoro né dignità. Un esempio fra tutti, ma purtroppo sono tantissimi, l’Albergo Bianco compreso tra piazza Biffi e via Persico, dove terrazzi e sottoscala fatiscenti e pericolanti, discendenti arrugginiti e bucati che infiltrano d’acqua i muri, impianti elettrici e del gas fuori norma che corrono per gli androni delle scale dequalificano la vita di chi ci abita.
    Quasi tutti gli appartamenti posti all’ultimo piano degli edifici, sottotetti e sottoterrazzi, sono soggetti a continue infiltrazioni e allagamenti tali da rendere gli alloggi inabitabili e insicuri. Chiediamo interventi risolutivi per tutti, eseguiti senza discrezionalità; prendiamo atto che sono stati aperti cantieri per i tetti, ma serve veramente un impegno superiore perché, mai come in questi tristi giorni, ci si rende conto che la prima sicurezza è avere un tetto stabile sopra la testa.
  4. Chi può stare nelle case Ater
    Attenzione, qui ci sono novità significative: fino a qualche mese fa il figlio uscito dalla casa della famiglia d’origine non poteva più rimettervi la residenza se non in condizioni di separato legalmente o divorziato.
    Oggi può rientrare, anche se coniugato e con prole residenti altrove, a condizione che ne faccia immediata comunicazione all’Istituto chiedendo l’ampliamento del nucleo famigliare attraverso appositi moduli e che non si superi il reddito complessivo di quarantaduemila euro lordi. A questo proposito c’è una nostra proposta di valutare il reddito attraverso l’indicatore ISEE, come avviene per tutti gli altri servizi erogati dalla Pubblica amministrazione, e non sul reddito lordo; anche chi vive in una casa popolare vive sul netto, il cui potere d’acquisto è assai inferiore rispetto a ciò che è scritto sulla carta. Attendiamo e ci battiamo affinché questa proposta sia accettata dall’ATER.
  5. Conservazione artisticaarchitettonica-ambientale
    E’ indispensabile preservare la bellezza dei Lotti della Garbatella. Oggi il quartiere è diventato meta di turisti e curiosi, ma noi che lo amiamo e ci viviamo da sempre sappiamo che mantenerne integra la bellezza non è fatua esteriorità, ma collaborare a tenere insieme quei valori, quei principi che guidano l’idea di una comunità che è capace di coniugare luogo e identità, esempio, oggi più che mai, per l’intera città.
    Chiedere al Presidente dell’ATER di impegnarsi anche per il restauro dei fregi storici, del fascione ornamentale con la scritta “La Garbatella” di Piazza Bonomelli, della pietra di fondazione, dell’archetto di accesso al quartiere da piazza Sant’Eurosia su Via Rubino, l’orologio dell’Albergo Rosso (come richiesto nel documento presentato dalla Commissione Cultura del Municipio XI), per sostituire con nuove e adeguate alberature quelle abbattute, vuole dire mantenere il senso di comunità diffuso e radicato come punto di sviluppo per la Garbatella e per la nostra idea di città antitetica al vuoto, alle piazze artificiali, ai centri commerciali.
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Al Palladium “CoreACore, per il reinserimento dei detenuti”

Al Palladium “CoreACore, per il reinserimento dei detenuti”

Per sostenere le attività dello Sportello Rebibbia, il Municipio XI e le associazioni per il reinserimento degli ex-detenuti hanno organizzato, in collaborazione con la Regione Lazio, la Provincia di Roma e l’emittente televisiva Romauno, lo spettacolo ‘CoreACore’, per la regia di Adamo Dionisi e la partecipazione, tra gli altri, di Francesco Di Giacomo e Claudia Delli Ficorelli. …..

Al Palladium “CoreACore, per il reinserimento dei detenuti”

Per sostenere le attività dello Sportello Rebibbia, il Municipio XI e le associazioni per il reinserimento degli ex-detenuti hanno organizzato, in collaborazione con la Regione Lazio, la Provincia di Roma e l’emittente televisiva Romauno, lo spettacolo ‘CoreACore’, per la regia di Adamo Dionisi e la partecipazione, tra gli altri, di Francesco Di Giacomo e Claudia Delli Ficorelli.
L’iniziativa, che ha visto la presenza di un folto pubblico, si è tenuta lo scorso 7 Maggio al teatro Palladium alla Garbatella. Erano presenti, tra gli altri, il Presidente del Municipio Andrea Catarci, gli Assessori Andrea Beccari, Carla Di Veroli e Alberto Attanasio, Adamo Dionisi, per l’Associazione ‘il Pavone’ Cristina Cecchini, per la Cooperativa Sociale Edera, Franco Cancelli e Patrizia Caprara, Rappresentanti delle sezioni femminile e maschile del carcere di Rebibbia, alcuni rappresentanti della Regione Lazio e l’Assessore alle Politiche del Lavoro e Formazione della Provincia di Roma, Massimiliano Smeriglio.
“Da un anno ha preso il via lo Sportello Rebibbia e il Municipio Roma XI, insieme alle Associazioni ‘II Delfino’, ‘II Viandante’, ‘II Pavone’ e la Cooperativa Sociale Edera, è pronto a rinnovare, con sempre maggior dedizione, l’impegno per il futuro, per migliorare il servizio a sostegno di detenuti ed ex detenuti – ha dichiarato
Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI -. Lo Sportello svolge attività di orientamento sia all’interno del Carcere di Rebibbia che all’esterno, in particolar modo nella sede del Municipio Roma XI.
Il progetto ha raggiunto l’obiettivo per cui era nato, essere un punto di riferimento per l’utenza specifica, tanto che per il futuro c’è la volontà di portare le attività di orientamento e consulenza anche nel reparto femminile del carcere di Rebibbia.”
“L’obiettivo è quello di contrastare i tanti pregiudizi che circolano intorno all’universo carcerario ed ai suoi “frequentatori”, a cui spesso si fatica a riconoscere il diritto ad una seconda opportunità nella vita sociale e lavorativa.”

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Una nuova sede per il Consultorio familiare

Una nuova sede per il Consultorio familiare

Grazie a un protocollo d’intesa siglato il 12 marzo dal Municipio Roma XI e la Asl RMC, il Consultorio Familiare della Garbatella cambierà sede. Non appena saranno conclusi i lavori di ristrutturazione, il cui termine è previsto per il corrente mese di maggio, la struttura si trasferirà da Via Montuori 5 a Largo delle Sette Chiese 25.
I nuovi locali, più idonei sia dal punto di vista architettonico che funzionale, ospiteranno i servizi …..

Una nuova sede per il Consultorio familiare

Grazie a un protocollo d’intesa siglato il 12 marzo dal Municipio Roma XI e la Asl RMC, il Consultorio Familiare della Garbatella cambierà sede. Non appena saranno conclusi i lavori di ristrutturazione, il cui termine è previsto per il corrente mese di maggio, la struttura si trasferirà da Via Montuori 5 a Largo delle Sette Chiese 25.
I nuovi locali, più idonei sia dal punto di vista architettonico che funzionale, ospiteranno i servizi di prevenzione e assistenza sanitaria, psicologica, sociale rivolti alla donna, alla coppia, alla famiglia, nelle diverse fasi della vita. In particolare, le attività prevedono l’organizzazione di attività di promozione della salute e di educazione sanitaria, i gruppi di preparazione alla nascita, lo spazio aperto per le neo-mamme, lo screening del tumore del collo dell’utero, una serie di incontri di educazione sanitaria ed informazione nelle scuole medie superiori. Oltre a partecipare alle attività di gruppo, i singoli utenti, le coppie, le famiglie possono rivolgersi al Consultorio per la contraccezione, l’interruzione volontaria della gravidanza, affettività e sessualità, relazione della coppia, separazione e divorzio, allattamento, visite pediatriche e controlli di salute per i bambini stranieri con STP, le vaccinazioni obbligatorie e quelle raccomandate. Gli appuntamenti potranno essere presi telefonando o recandosi di persona negli orari di apertura, il servizio è gratuito.
Per accedere alle prestazioni non è necessaria la prescrizione medica ma è sufficiente presentare il libretto di iscrizione al SSN o STP ( tesserino degli stranieri temporaneamente presenti).
L’orario di apertura al pubblico sarà: dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle ore 13.30, il lunedì e il giovedì dalle 08.30 alle ore 18.00. I numeri di telefono saranno: 06.5120017 e 06.5131528 ed il fax 06.5120505.

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Testamento biologico: una realtà per il Municipio

Testamento biologico: una realtà per il Municipio

L’Assessore Beccari (Sinistra e Libertà): “E’ una grande vittoria del diritto di ogni individuo di decidere della propria vita””

“Si tratta di un grande fatto di civiltà, anzitutto. Ed anche un grande traguardo politico del nostro Municipio. Un ancora circoscritto, ma importantissimo risultato sulla scia della grande battaglia condotta da Peppino Englaro”. …..

Testamento biologico: una realtà per il Municipio

L’Assessore Beccari (Sinistra e Libertà): “E’ una grande vittoria del diritto di ogni individuo di decidere della propria vita””

“Si tratta di un grande fatto di civiltà, anzitutto. Ed anche un grande traguardo politico del nostro Municipio. Un ancora circoscritto, ma importantissimo risultato sulla scia della grande battaglia condotta da Peppino Englaro”.
Questo il commento dell’Assessore Beccari, che da mesi sta lavorando a questo progetto.
In effetti, dopo un lungo percorso di responsabile attesa da parte di “Sinistra e Libertà” che maturassero le condizioni politiche nell’intera maggioranza municipale, e di ascolto di numerose associazioni laiche romane (prima fra tutte “Altrevie”), con le quali, insieme al testamento biologico, in Municipio XI si va articolando un percorso interessantissimo di creazione dei nuovi servizi laici di cittadinanza sotto l’imput politico dell’assessore Beccari, venerdì 9 maggio è stata approvata una mozione a firma dei cons. Bertolini-Balsamo e sottoscritta da tutta la maggioranza che dà il via libera alla Giunta municipale di istituire un Registro dei testamenti biologici per tutta la popolazione residente del Municipio XI.
Il registro consentirà ad ogni cittadino che voglia liberamente avvalersi di questa opportunità di presentare una dichiarazione di volontà anticipata con firma autenticata che contenga le sue decisioni in merito all’essere o non essere sottoposto a trattamenti sanitari, compresa l’idratazione e l’alimentazione forzate, a seguito di malattia invalidante permanente e non curabile che impedisca una normale vita di relazione. Inoltre, nella dichiarazione depositata in Municipio sarà possibile indicare una persona di fiducia per rappresentare e tutelare la volontà del malato non più in grado di esprimere direttamente la propria volontà.

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Meno risorse alla Garbatella e al Municipio

Il primo bilancio della Giunta Alemanno

Meno risorse alla Garbatella e al Municipio

Intervista all’assessore municipale al Bilancio Andrea Beccari (Sinistra e Libertà)

a cura di Giancarlo Proietti

Il nostro Municipio ha fortemente avversato il primo bilancio targato Alemanno, lottando fino all’ultimo per veder riconosciute le istanze della Garbatella e del Municipio. Invano. Chi, come questa testata territoriale, è costretto a costatare le gravi difficoltà che quotidianamente affliggono i cittadini, è quantomeno perplesso. Di qui l’idea di parlarne con l’Assessore Beccari, che si è battuto fino all’ultimo per salvaguardare il Municipio XI. …..

Il primo bilancio della Giunta Alemanno

Meno risorse alla Garbatella e al Municipio

Intervista all’assessore municipale al Bilancio Andrea Beccari (Sinistra e Libertà)

a cura di Giancarlo Proietti

Il nostro Municipio ha fortemente avversato il primo bilancio targato Alemanno, lottando fino all’ultimo per veder riconosciute le istanze della Garbatella e del Municipio. Invano. Chi, come questa testata territoriale, è costretto a costatare le gravi difficoltà che quotidianamente affliggono i cittadini, è quantomeno perplesso. Di qui l’idea di parlarne con l’Assessore Beccari, che si è battuto fino all’ultimo per salvaguardare il Municipio XI.

Cosa è accaduto, dunque, Assessore?
Esprimo grandissimo allarme per lo stato dei nostri quartieri e per le condizioni in cui versano i cittadini. I tagli in bilancio ai Municipi sono un dato intollerabile. Roma è peggiorata in questi mesi: la pulizia, la viabilità, la manutenzione delle strade, la lotta al degrado, il verde, la capacità di intervenire rispetto alle grandi emergenze sociali. Vedo una comunità sempre più sola e una Giunta comunale senza bussola, invisibile. Il primo bilancio di una Giunta dovrebbe costituire la cifra della sua proposta politica.
Ed ecco che ci siamo trovati di fronte ad un bilancio da piccoli ragionieri. Non vi è una sola grande questione che esso mostri di saper approfondire e affrontare. I grandi nodi, per esempio, relativi al ruolo dei Municipi e al decentramento. Nulla sulla manutenzione del territorio, sulla riqualificazione dello spazio urbano e delle periferie, sulla dotazione infrastrutturale. Nulla sul potenziamento del welfare locale e sull’espansione degli asili nido. Nulla sull’individuazione di un progetto strategico di raccolta differenziata dei rifiuti e su un programma organico per l’abbattimento delle emissioni atmosferiche e per il risparmio dei consumi
energetici della città. Nessuna reale risorsa sul piano casa. Nulla sulla difesa dell’occupazione e sulla lotta alla precarietà e all’insicurezza sociale di tanti giovani.

Ma come sono stati trattati i Municipi?
Male, sia sul piano del metodo che del merito. Rispetto al metodo, il Sindaco Alemanno ha varato la propria proposta di  bilancio senza consultare minimamente i Municipi ed esaminare a partire da quel dato di emergenza sociale a Roma ogni giorno più lancinante e tragico: una emergenza sociale connessa alla crisi galoppante, ai processi di precarizzazione, alle nuove povertà, all’emergenza abitativa, al bisogno di servizi alla persona, alla qualità di uno spazio urbano sempre più congestionato e asfittico. Di una risposta strategica a tutto ciò non vi è traccia nel bilancio comunale.

E il nostro Municipio?
Il budget a noi assegnato sarà inferiore di circa 1 milione rispetto a quello risalente alla Giunta precedente, e questo, tenuto conto della crisi economica, è pazzesco. Risulta a rischio l’intera tenuta dell’attività di manutenzione del territorio, con particolare riferimento alla manutenzione delle strade. L’intero comparto scuola è a rischio: risultano dimezzate o azzerate soprattutto quelle voci fondamentali per la gestione quotidiana: per esempio materiali didattici, materiali di consumo, prodotti farmaceutici, vestiario, disinfestazione e derattizzazione. Nessun investimento viene fatto sul verde pubblico: i fondi, già scarsi, risultano dimezzati.
Il mantenimento dei tetti di spesa per l’assistenza ai disabili, agli anziani, ai minori, agli adulti in difficoltà, risulta provocatorio, data la drammaticità della situazione: non consentirà di fornire risposte alla sempre più numerosa utenza in lista d’attesa.
Pensiamo ai tanti anziani fragili di un quartiere come la Garbatella. Neanche il nostro appello ad incrementare il budget per l’assistenza ai bambini disabili nelle scuole è stato raccolto.
Impressionante la rarefazione delle risorse destinate alle iniziative culturali e sportive territoriali. Quanto al Piano Investimenti sostanzialmente non hanno fatto che riproporre le opere che noi avevamo già richiesto l’anno scorso (facendoci perdere un anno): per Garbatella, 500 mila euro per la manutenzione straordinaria della scuola elementare “Alonzi”; 100 mila euro per la manutenzione della scuola “Vivaldi”, 850 mila euro per la scuola materna “Casa dei Bimbi” a Piazza Longobardi e per la scuola materna “Alonzi” a Via Valignano.

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I lavori infiniti

I lavori infiniti

Al di là delle responsabilità, ci interessa denunciare lo stato di abbandono di due importanti cantieri del nostro quartiere. Lo scandalo del Mercato coperto: “lavori in corso da troppi anni”. La Circonvallazione Ostiense abbandonata a se stessa. Il nostro territorio somiglia sempre di più ad una piccola Beirut. …..

I lavori infiniti

Al di là delle responsabilità, ci interessa denunciare lo stato di abbandono di due importanti cantieri del nostro quartiere. Lo scandalo del Mercato coperto: “lavori in corso da troppi anni”. La Circonvallazione Ostiense abbandonata a se stessa. Il nostro territorio somiglia sempre di più ad una piccola Beirut.

Da sette anni un rudere informe oltraggia la grazia della città giardino proprio al centro del quartiere. Gli operatori vennero trasferiti “provvisoriamente” in Via di Santa Galla (Circonvallazione), dove ancora operano in condizioni igieniche e di traffico molto precarie, per consentire una radicale ristrutturazione dell’edificio costruito negli anni ’50 del secolo scorso.
Si trattava di adeguarlo a criteri più razionali e moderni e di metterlo a norma con le leggi di sicurezza vigenti per gli edifici pubblici. Imprevisti, cambiamento delle normative, indisponibilità dei finanziamenti hanno determinato il caos.
Ora i cittadini dicono basta: la questione del mercato va affrontata e risolta una volta per tutte.

 

 

 

 

 E’ l’arteria viaria e commerciale più importante del quartiere, sulla quale grava l’insediamento più recente degli abitanti della Garbatella.
Da tempo se ne invocava il risanamento: rifacimento del manto delle strade, completamento dei marciapiedi, ripristino della striscia verde centrale, recupero di posti parcheggio.
A fine anno scorso l’opera sembrava avviata, sia pure con notevoli disagi dei residenti per mancanza di coordinamento dei vari interventi.
Poi all’improvviso i disagi sono diventati permanenti: l’impresa appaltatrice ha avuto pesanti noie giudiziarie col risultato che si è fermato tutto a lavori
incompiuti, con tratti stradali transennati e con conseguente rallentamento del traffico pedonale e veicolare.

 

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Assemblea del CLN al cinema Garbatella

Assemblea del CLN al cinema Garbatella

Il CLN di rione si impegnò in quei mesi per risolvere i problemi più urgenti del quartiere e intervenne sulle questioni nazionali ancora aperte.
L’11 febbraio ’45 al cinema Garbatella si tenne un altro comizio del CLN locale davanti a 500 persone. Parlarono Pavone, Carcaterra, Siracusa, Bracco e Villani, esponenti del comitato provinciale, illustrando ai giovani i doveri della partecipazione alla guerra di Liberazione ed invitando il popolo all’assistenza delle famiglie …..

Assemblea del CLN al cinema Garbatella

Il CLN di rione si impegnò in quei mesi per risolvere i problemi più urgenti del quartiere e intervenne sulle questioni nazionali ancora aperte.
L’11 febbraio ’45 al cinema Garbatella si tenne un altro comizio del CLN locale davanti a 500 persone. Parlarono Pavone, Carcaterra, Siracusa, Bracco e Villani, esponenti del comitato provinciale, illustrando ai giovani i doveri della partecipazione alla guerra di Liberazione ed invitando il popolo all’assistenza delle famiglie dei richiamati alle armi.
Questi organismi interpartitici continuarono a rappresentare le istanze più elementari nei confronti delle autorità cittadine. Il segretario romano del PCI Agostino Novella in una relazione del marzo ’45 alla Direzione nazionale sollecitò “la penetrazione nei CLN di rione di rappresentanze di altri organismi di massa che possono dare a questi comitati un carattere più popolare” (pag. 313 fasc. 087 Fondo federazioni Roma marzo 1945. Fondazione Gramsci).
Infatti nel mese di marzo del ’45 il CLN del rione Garbatella, nel quale erano state inserite anche rappresentanze femminili e sindacali, sostenuto da comizi nei lotti popolari dei comunisti e delle donne dell’UDI, presentò all’assessore capitolino Staderini un documento per discutere i problemi più urgenti, una sorta di vertenza di quartiere.
Qualche mese dopo, prima dell’estate del ’45, il CLN della Garbatella riuscì dopo innumerevoli sforzi a creare la commissione popolare annonaria, di cui facevano parte, oltre ai rappresentanti dei partiti, i due parroci della zona, il maresciallo dei carabinieri, il commissario di Ps, il medico condotto e l’ingegnere dello ICP. “Inoltre – si legge ancora su ‘Vita di partito’ – il Comitato di Liberazione di rione sta procedendo alla riapertura dei bagni pubblici e dell’asilo infan tile e ha ottenuto la pulitura dei cassoni dell’acqua da parte dell’Istituto Case popolari”.

Gianni Rivolta


Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 6 – Speciale 25 aprile 2009


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Il maestro Massimo Pradella racconta “il mio 25 aprile”

Gli anni della Garbatella del noto direttore d’orchestra

Il maestro Massimo Pradela racconta “il mio 25 aprile”

intervista di Carolina Zincone

La casa di Piazza Vittorio è piena di quadri e di libri, di ricordi e vecchie fotografie.
Massimo Pradella, noto direttore d’orchestra, si è svegliato tardi perché nella notte c’è stato il terremoto e ha dormito poco. Però si è preparato per il nostro incontro. Sa cosa dire e cosa mi voglio sentir dire. Ha anche preparato due vassoi diversi, uno nel caso io voglia un tè e uno nel caso preferisca il caffè. Optiamo per il caffè, co-protagonista dell’intervista. …..

 

Gli anni della Garbatella del noto direttore d’orchestra

Il maestro Massimo Pradela racconta “il mio 25 aprile”

intervista di Carolina Zincone

Il maestro Pradella dirige l’orchestra “Alessandro Scarlatti” della RAI di NapoliLa casa di Piazza Vittorio è piena di quadri e di libri, di ricordi e vecchie fotografie.
Massimo Pradella, noto direttore d’orchestra, si è svegliato tardi perché nella notte c’è stato il terremoto e ha dormito poco. Però si è preparato per il nostro incontro. Sa cosa dire e cosa mi voglio sentir dire. Ha anche preparato due vassoi diversi, uno nel caso io voglia un tè e uno nel caso preferisca il caffè. Optiamo per il caffè, co-protagonista dell’intervista.
Figlio d’arte, nato da madre pianista e padre pittore, Pradella un tempo si chiamava Padella, ma ad un certo punto gli è stato suggerito di cambiare cognome perché quello originale non era abbastanza artistico per la RAI ( per la RAI è stato direttore stabile dell’orchestra di Torino e dell’Alessandro Scarlatti di Napoli).
In un paio d’ore mi snocciola la sua vita, segnalandomi quali possono essere i punti più interessanti. Si vede che è abituato a dirigere. Ha 84 anni ma (suggerisce) ne dimostra di meno e fa subito una premessa: “Non voglio essere l’ultimo garibaldino”.

Il maestro Pradella dirige l’orchestra “Alessandro Scarlatti” della RAI di Napoli

“L’ultimo garibaldino” è il titolo di uno dei racconti che andranno a comporre le sue memorie. Quello che mi vuol dire ricordando questo personaggio della sua infanzia ad Ancona è che se l’unità d’Italia ha congelato (osannandoli) i valori garibaldini, con il risultato di segnare per sempre la storia italiana, lo stesso non deve accadere con il 25 aprile, che ha bisogno di pensiero, non di celebrazioni.
Perchè si celebra quello che non c’è più, mentre il 25 aprile deve restare vivo.
Ecco allora che il pensiero di Pradella ci riporta agli anni delle leggi razziali durante i quali lui, nato da una madre ebrea che caratterizza la famiglia, deve cercare di rendersi invisibile anche se non vuole e non sempre ci riesce. I giornali di Ancona descrivono il giovane musicista come un “bastardo” e una volta viene preso seriamente a bastonate.
Curato  in un albergo vicino alla stazione da un amico poi morto a Mauthausen, non lo dice ai suoi per non impensierirli. La famiglia si salva trasferendosi tra il ’39 (il padre) e il ’41 (il resto della famiglia) da Ancona alla Garbatella, dove nessuno conosce i Padella né tanto meno il cognome sospetto della mamma, Senigaglia.
Massimo doveva partire in guerra con l’ultimo scaglione, ma grazie alla balbuzie (ora passata) e ad un amico dottore che vive nel suo stesso lotto finisce in “segregazione” con i cosiddetti malati di mente.
Esperienza, questa, a quanto pare non meno dura.
Vive in un grande appartamento in Piazza Oderico da Pordenone che si pente di non aver mai comprato e che lascerà nel ’57, quando si sposa.
Sono le case dell’INCIS (poi IACP e ora ATER), quelle con la grande finestra centrale da cui Mussolini le inaugurò e che videro sventolare la bandiera di Massimo il 25 luglio del ’43. E’ così che il ragazzo diventa un vero abitante del quartiere, un quartiere che lo protegge e per il quale combatte.
E’ molto emozionato nel ricordare tutto, ma menziona molto volentieri e con profonda riconoscenza i nomi di tutte quelle famiglie del lotto numero 1 che hanno aiutato la sua: la famiglia Jatosti, con il padre della scrittrice Maria, comunista perseguitato, che ha molto contribuito alla sua formazione politica e culturale (“tanto per fare un esempio mi ha dato da leggere Il tallone di ferro di Jack London, famoso libro di iniziazione”); il colonnello Pirro, che prestava servizio presso il tribunale militare fascista ma faceva parte della Resistenza e lo salva dalla soffiata di una signora fascista che viveva nello stesso lotto e al mercato l’aveva sentito parlar male dei tedeschi; Antonio Carcaterra, il professore di diritto romano che faceva la Resistenza con la Democrazia Cristiana. Così come ricorda i Floris, che lo tengono nascosto in Via Giustino De Jacobis quando smette di fare il finto attendente.
Chiedo a Pradella come reagisse la sua famiglia di fronte a tutte queste sue peripezie solitarie e mi risponde che “in una situazione di continua emergenza, la paura non esisteva, eravamo pronti a tutto”. E anche un po’ incoscienti, come lo zio Giorgio, che avrebbe fatto una brutta fine, incappato in un rastrellamento e portato a Regina Coeli se non fosse stato fatto uscire dal carcere da un vicino di casa, Giusto Amato (nomen omen), che Pradella chiama “Il Giusto”: un cancelliere del tribunale, cattolicissimo, che durante i bombardamenti faceva il rosario.

La casa dei Padella, d’altra parte, è divenuta un punto di raccolta, se non altro perché molti figli dei vicini vanno a studiare pianoforte dalla mamma, “grande pedagoga”. Da parte sua, il giovane Padella si impegna in numerose azioni, distribuendo tra l’altro i giornali clandestini in compagnia di giovani coraggiosi come Richi Possamai. Sono gli anni di una Resistenza molto nascosta: il piccolo gruppo della Garbatella è coordinato da un giovane anarchico che Pradella ricorda benissimo: voleva dare un’ultima mitragliata a dei carri di cavalli pieni di tedeschi feriti che ripiegavano verso San Paolo mentre loro osservavano acquattati sotto gli archi di Sant’ Eurosia. Massimo decise di scongiurare l’attacco impossessandosi dell’arma, ma è ancora arrabbiato con l’amico che poco dopo si rifiuta di partecipare alla Guerra di Liberazione al grido di “io non combatto al fianco dei badogliani!”.
In nessun modo condivide questo estremismo, lui che si definisce “un militante tranquillo” e che estremista non è mai stato.
La Guerra di Liberazione porta così allo spartiacque del 1944, “sì, perché c’è un prima e c’è un dopo: il 4 giugno viene liberata Roma e il 5 mi iscrivo al PCI”.
Il PCI, la Villetta, Garbatella. E’ questo il contesto in cui Pradella colloca il 25 aprile dell’anno successivo. Volontario, lui sì, nell’esercito di liberazione, viene ricoverato al Celio con una pleuropolmonite fino a pochi giorni prima della Liberazione, ma non ha diritto ad essere curato con la penicillina perché non viene dal fronte. Questo particolare poco eroico lo fa ancora sorridere, come lo fanno sorridere i ricordi dei compagni di sezione che gli allietano la convalescenza quando esce.
E’ qui che nasce l’amicizia  con Cosmo Barbato – quel “bellissimo ragazzo dall’entusiasmo quasi esagerato” che diviene ben presto la sua guida politica – e con Alfredo Bartoli (operaio del gas ai forni e poi geometra dalle scuole serali) a cui ricorda di aver voluto un gran bene. Questo momento di stasi obbligatoria, richiesto dalla recente malattia, comporta un calo di tensione, dopo gli anni terribili da cui escono lui e la sua famiglia, e in questo stato di languore si lascia accogliere e indirizzare all’azione politica, ricambiando le attenzioni con la musica che studia al Conservatorio di Santa Cecilia. Ecco allora il concerto che si doveva tenere presso la scuola Cesare Battisti e che si svolge invece proprio alla Villetta, il 23 settembre del 1945.
In quegli anni la Villetta (“questo ci tengo a dirlo”) è stata per il giovane Pradella tutto quello che la sua vita di musicista gli aveva impedito di avere: le amicizie di scuola e dell’università con cui andare al bar la sera o fare il ragazzaccio. La Villetta come momento di riscatto, anche simbolico, dei rapporti sociali e di vita quotidiana.
Nel 1953, però, poco dopo la morte di Stalin scoppia il caso Beria. L’ex capo della polizia segreta viene “liquidato” durante una riunione del comitato centrale del PCUS e l’annuncio della sua morte viene dato alla fine dell’anno. E’ allora che Pradella comincia a mettere in discussione la natura del regime sovietico. In occasione di un congresso di sezione sostiene che “se Beria andava male anche Stalin va male”, e fa così quello che definisce “un mio XX Congresso tre anni prima”. In quel momento però certe cose non si potevano ancora dire, non si era preparati.
Per questo Pradella decide di non iscriversi più al PCI.
Cosa di cui si accorgono in pochi, “visto che ho fatto sempre il comunista, anche se da non iscritto e con un’anima critica, perché era difficile riaggrapparsi ad un’esperienza così negativamente…finita”. Tant’è che nel ’71 rientra nel partito, presentato da Giorgio Napolitano alla sezione di Monteverde, per non uscirne più e seguirne le varie trasformazioni fino al PD di oggi.
Adesso che sente di poter fare un bilancio della sua esperienza politica si dice convinto del fatto che la politica sia “l’arte del possibile” e non uno strumento per discettare sul sesso degli angeli. Per questo teme più di ogni altra cosa l’oltranzismo, soprattutto quello dettato dalla buona fede. Non a caso quando veniva rincorso dalle SS pregava che gli inseguitori fossero in cattiva fede e quindi facilmente “corrompibili”.
Il fascismo, poi, è “una filosofia pericolosa”. I suoi aspetti apparentemente innocui, il conformismo, il qualunquismo, il “me ne frego”, vanno monitorati e bloccati sul nascere, perché costituiscono il brodo di coltura di pericolose derive e sciagurate alleanze. Quando, nel ’54, per motivi di lavoro gli fu chiesto di cambiare cognome, Pradella considerò spontaneamente l’ipotesi di prendere il nome della madre. Fu lei, in ginocchio, a supplicarlo di non farlo, “perché tutto può tornare”.
E qualcosa sta già tornando, “qualcosa che per certi aspetti assomiglia più al nazismo che al fascismo, per l’odio razziale che alimenta contro gli “extracomunitari”. Sul come reagire, come difendersi e cosa proporre Pradella è scettico: “la globalizzazione che in qualche modo abbassa i cervelli, allo stesso tempo allarga la sfida, dovendo persuadere chi storicamente andava a rimorchio.
Ma il mondo borghese non è pronto. Tradizionalmente elitario, non è ancora in grado di pensare a tutti – e un nuovo ordine economico veramente socialista attende un nuovo Carlo Marx.

 

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L’iniziativa dei comunisti nella sede di Via Passino

L’iniziativa dei comunisti nella sede di Via Passino

Alla Garbatella, come nel resto della città, non era facile ricominciare a vivere. A Piazza Giovanni da Triora e a Via Rho erano comparsi i banchetti della borsa nera, dove si poteva trovare il pane bianco. Le file davanti alle botteghe erano interminabili. I negozianti staccavano i bollini delle carte annonarie: 200 grammi di pane a persona erano davvero pochi. …..

L’iniziativa dei comunisti nella sede di Via Passino

Alla Garbatella, come nel resto della città, non era facile ricominciare a vivere. A Piazza Giovanni da Triora e a Via Rho erano comparsi i banchetti della borsa nera, dove si poteva trovare il pane bianco. Le file davanti alle botteghe erano interminabili. I negozianti staccavano i bollini delle carte annonarie: 200 grammi di pane a persona erano davvero pochi.
Da  mesi i generi alimentari scarseggiavano, olio e sapone erano introvabili, per non parlare di scarpe o vestiti. Alcune famiglie non sapevano come procurarsi da mangiare e mancava anche l’acqua, che si poteva prendere dalle fontanelle stradali o da qualche sorgente di campagna.
La scuola elementare Cesare Battisti (ex Michele Bianchi) di Piazza Damiano Sauli era piena di sfollati, la maternità nell’Albergo Bianco di Piazza Biffi era stata colpita dai bombardamenti di marzo e numerosi nuclei familiari erano stati trasferiti alla borgata Tormarancia; altri vivevano ancora in situazioni precarie. I bagni pubblici di Piazza Bartolomeo Romano non funzionavano.
Il gas nei quartieri alla sinistra del Tevere solo a fine agosto cominciò ad arrivare nelle case dalle 12,30 alle 14; in quei giorni anche l’energia elettrica veniva erogata solo parzialmente. I comunisti della “Villetta” fecero fronte a quella drammatica situazione attraverso una organizzazione capillare sul territorio: eletto il comitato direttivo di sezione, si strutturarono in cellule di strada in cui si discuteva la politica di “unità nazionale” di Togliatti (che risultò una vera e propria svolta per la base) e si cercava di dare risposte concrete alla fame e al problema degli alloggi.
Sulle prime buona parte degli iscritti rimase fredda e perplessa di fronte alla nuova linea politica anche per la presenza di altri gruppi attivi alla sinistra del PCI (Bandiera Rossa, repubblicani ed altri partiti minori) che avevano posizioni antimonarchiche più marcate. Solo l’autorevolezza di Togliatti riuscì a modificare quel primo stato d’animo, diffuso largamente nei comunisti romani usciti dalla clandestinità e dalla lotta di Liberazione.
Il 18 luglio dodici sezioni di Roma, tra cui Garbatella, approvarono il discorso del “compagno Ercoli”: “Guerra nazionale per la liberazione del paese e costruzione della democrazia progressiva”.
“Nel mese di luglio – si legge nel Bollettino della Federazione provinciale di Roma ‘Vita di partito’ – le attività delle sezioni sono state principalmente: l’inquadramento
e la costruzione delle cellule, le riunioni di cellula in cui si sono lette e commentate circolari e disposizioni della Federazione, tesseramento, conferenze varie ( tra cui quelle di commento a Togliatti ), elezione dei comitati di sezione e di cellula, inchieste varie riguardanti l’epurazione e la borsa nera. Notevole sviluppo ha avuto l’attività assistenziale con l’istituzione di uno spaccio per la vendita di derrate alimentari e con l’avviamento di pratiche per la concessione di alloggi agli sfollati e ai sinistrati. Col concorso della Ps si sono inoltre sequestrate e cedute al pubblico a prezzi equi notevoli quantità di vino”.


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Il Comitato di liberazione di rione

Il Comitato di liberazione di rione

La documentazione che riguarda i CLN rionali e provinciale negli archivi è piuttosto scarna. Non è dato sapere chi erano le persone che rappresentavano i partiti nel CLN della Garbatella.
Notizie sparse si desumono dalle iniziative organizzate e riportate dalla cronaca dei giornali quotidiani dell’epoca. Ma nella documentazione …..

Il Comitato di liberazione di rione

La documentazione che riguarda i CLN rionali e provinciale negli archivi è piuttosto scarna. Non è dato sapere chi erano le persone che rappresentavano i partiti nel CLN della Garbatella.
Notizie sparse si desumono dalle iniziative organizzate e riportate dalla cronaca dei giornali quotidiani dell’epoca. Ma nella documentazione  archivistica ufficiale non c’è alcuna traccia.
Dal bollettino “Vita di Partito” della Federazione provinciale comunista nel numero di ottobre si evince che già nel settembre ’44 alla Garbatella si era costituito il CLN, uno dei primi a Roma: ” CLN sono stati inoltre costituiti, per iniziativa delle nostre rispettive sezioni, anche alla Garbatella, composto da socialisti, democristiani, Partito d’azione, repubblicani.
Il Centro rionale di Liberazione della Garbatella si è battuto per non far chiudere l’unica farmacia notturna del quartiere, per far aprire un ambulatorio, per ottenere
un prolungamento del tram.” Nel settembre 1944, tre mesi dopo la Liberazione, nei quartieri e nelle borgate si erano costituiti solo 8 comitati rionali di Liberazione. Ad ottobre erano saliti a 15, un anno dopo, in particolare grazie all’attivismo dei comunisti, erano già diventati 37 e comprendevano sempre rappresentanti del PCI, PSI, Partito della Sinistra cristiana, Democrazia cristiana e del Partito d’Azione, più raramente quelli del Partito del Lavoro, del Partito Liberale Italiano e del Partito repubblicano.

 

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Le prime settimane dopo il 4 giugno

Le prime settimane dopo il 4 giugno

La situazione in città era di completa paralisi. Nelle case non c’erano luce e gas. I trasporti erano difficili. Solo il 9 giugno il mercato ortofrutticolo dell’Ostiense  aprì i battenti, dopo quattro mesi di chiusura a causa dei bombardamenti del 3 e del 7 marzo. La settimana seguente ci fu un contatto tra i dirigenti della Romana Gas e della Società elettrica romana con gli alleati per organizzare il rifornimento di carbone per la produzione del gas …..

Le prime settimane dopo il 4 giugno

La situazione in città era di completa paralisi. Nelle case non c’erano luce e gas. I trasporti erano difficili. Solo il 9 giugno il mercato ortofrutticolo dell’Ostiense  aprì i battenti, dopo quattro mesi di chiusura a causa dei bombardamenti del 3 e del 7 marzo. La settimana seguente ci fu un contatto tra i dirigenti della Romana Gas e della Società elettrica romana con gli alleati per organizzare il rifornimento di carbone per la produzione del gas cittadino e il funzionamento della centrale termoelettrica.
Nei giorni precedenti i partiti di sinistra avevano chiamato i cittadini ad una serie di commemorazioni. Sul Lungotevere Arnaldo da Brescia Giuseppe Di Vittorio ricordò l’uccisione di Giacomo Matteotti e Pietro Nenni intervenne alla fine della cerimonia religiosa in memoria dei fucilati della Storta. Il 24 giugno le bandiere rosse delle sezioni comuniste, seguite dalle famiglie dei fucilati e dal popolo, sfilarono da Porta San Paolo, percorrendo la Via Ardeatina, fino alle Cave presso San Callisto dove parlò Antonello Trombadori.
In quelle tumultuose settimane gli uomini e le donne del Partito comunista della vecchia zona industriale vengono investiti da una mole gigantesca di problemi. I cittadini si rivolgono per qualsiasi cosa alla “Villetta”, a Via Giacomo Bove all’Ostiense, a Piazza dell’Emporio, a Via Annia Faustina a San Saba, nella sede della sottosezione della borgata Tormarancia e alla Collina Volpi.
Non vogliono chiacchiere, ma si aspettano risposte concrete ed immediate: una sistemazione per gli sfollati e i sinistrati, la possibilità di lavorare e soprattutto generi alimentari.

 

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Giovani e vecchi comunisti della “Villetta”

Giovani e vecchi comunisti della “Villetta”

Disciolta la struttura politicomilitare della Settima zona del Pci, i comunisti si trovarono a gestire la nuova situazione politica nelle sezioni territoriali.
Alla Garbatella, per la peculiare struttura del quartiere e la storia dei suoi abitanti, il partito era attraversato da un intenso attivismo e già nelle prime settimane si organizzò in cellule di strada. I compagni che dirigevano la nuova fase erano quelli usciti dalla lotta di Liberazione, quasi tutti di origine popolare, …..

Giovani e vecchi comunisti della “Villetta”

Disciolta la struttura politicomilitare della Settima zona del Pci, i comunisti si trovarono a gestire la nuova situazione politica nelle sezioni territoriali.
Alla Garbatella, per la peculiare struttura del quartiere e la storia dei suoi abitanti, il partito era attraversato da un intenso attivismo e già nelle prime settimane si organizzò in cellule di strada. I compagni che dirigevano la nuova fase erano quelli usciti dalla lotta di Liberazione, quasi tutti di origine popolare, diversamente da ciò che avvenne nel gruppo dirigente romano, dove i giovani intellettuali si innestarono proficuamente, pur con qualche difficoltà iniziale, nel vecchio ceppo operaio.
Gli elementi più in vista erano i “giovani” patrioti, forgiati durante i nove mesi dell’occupazione tedesca e i vecchi comunisti, gli ex confinati, che ebbero un ruolo nella rete clandestina degli anni Trenta. Tra i comunisti della prima ora sicuramente c’erano le facce delle foto segnaletiche note alla polizia politica, pluridenunciati e condannati al confino dal Tribunale speciale come Spartaco Proietti del III Albergo, Maceo Moretti che abitava a Via Magnaghi e Pippo De Cupiis di Tormarancia; tra i “giovani gappisti” Libero Natalini, Peppe e Orlando Lombardi, Mario ed Alberto Polimanti, Silvio Coltellacci, Gastone Mazzoni, Lamberto Cristiani, Enrico ed Armando Bartolucci, Reval Romani, Mario Bernardi e Filippo Veneri.
Qualcuno mancava tragicamente  all’appello. Erano i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli, assassinati barbaramente alle Fosse Ardeatine, e Salvatore Petronari, il commissario politico della VII brigata Garibaldi, che era stato fucilato a Forte Bravetta il 20 gennaio del 1944 (dopo l’8 ottobre 1943, giorno del suo arresto, fu rimpiazzato da Valdarchi).

 

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Giovanni Valdarchi, commissario politico, consegna la relazione di scioglimento della VII zona del PCI

Giovanni Valdarchi, commissario politico, consegna la relazione di scioglimento della VII zona del PCI

Quindici giorni dopo l’ingresso degli americani in città e l’assalto al Gruppo rionale “Mario Sonzini” di Via Passino, è il commissario politico Giovanni Valdarchi a dare un quadro piuttosto preciso della situazione nella Settima zona (Testaccio, San Saba, Acilia, San Paolo, Garbatella, Ostiense). …..

Giovanni Valdarchi, commissario politico, consegna la relazione di scioglimento della VII zona del PCI

Quindici giorni dopo l’ingresso degli americani in città e l’assalto al Gruppo rionale “Mario Sonzini” di Via Passino, è il commissario politico Giovanni Valdarchi a dare un quadro piuttosto preciso della situazione nella Settima zona (Testaccio, San Saba, Acilia, San Paolo, Garbatella, Ostiense).

Giovanni ValdarchiIl documento di quattro pagine dattiloscritte stilato dal capozona intitolato “Relazione sulla disciolta VII zona del PCI” è datato 21 giugno ’44 . Il testo, ricevuto dai figli di Valdarchi, Sergio e Nadia, qui pubblicato solo in minima parte, è l’unico documento ufficiale dal quale si evincono notizie di straordinario interesse.
Innanzitutto il commissario politico stila una classifica tra i settori della zona: “La liberazione di Roma ha trovata l’organizzazione della 7a zona nella piena efficienza organizzativa, nei settori Testaccio e San Saba e in fase di ricostruzione organizzativa nei settori Ostiense, Garbatella, Acilia.
Venute meno le ragioni cospirative che appesantivano in questi ultimi tempi il lavoro di contatti, riunioni, ecc…, la vita delle varie Sezioni ha assunto subito un tono di alta comprensione politica e di fede rivoluzionaria”.
Infine Valdarchi passa in rassegna la consistenza delle Sezioni e con precisione illustra l’organico del Partito nella Settima zona, che nel periodo clandestino contava circa 280 aderenti.
Sezione Testaccio – 3 cellule di strada con circa 60 compagni – 2 d’azienda con circa 35 c. Sezione San Saba – 3 cellule di strada con circa 55 compagni
Sezione Garbatella – 4 cellule di strada con circa 130 compagni
Sezione Ostiense – cellula Gas con 50 compagni – Mercati generali 50 c. – Ferrovia Roma – Ostia con 15 c. – Tovagliati, Bruschi, Azienda elettrica, Deposito Tramviario, Industrie legno, Mercato carbone, con organici vari ed in continuo aumento, oltre a 4 cellule di strada con circa 70 c. Sezione Acilia si sta costituendo con il ritorno in sede degli sfollati.
Organico prima dello sfollamento 70 compagni.

 

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I partiti antifascisti aprono le sedi nel quartiere

I partiti antifascisti aprono le sedi nel quartiere

Naturalmente tutti i partiti antifascisti, in particolare i comunisti, in quelle settimane di giugno cercarono di trovare la sistemazione più adatta, che consentisse loro di svolgere il lavoro politico tra la popolazione e il reclutamento di giovani nel Corpo dei Volontari per la Libertà, che avrebbero imbracciato le armi al fianco degli alleati e in aiuto dei partigiani del nord.
In particolare in quei giorni i patrioti operarono …..

I partiti antifascisti aprono le sedi nel quartiere

Naturalmente tutti i partiti antifascisti, in particolare i comunisti, in quelle settimane di giugno cercarono di trovare la sistemazione più adatta, che consentisse loro di svolgere il lavoro politico tra la popolazione e il reclutamento di giovani nel Corpo dei Volontari per la Libertà, che avrebbero imbracciato le armi al fianco degli alleati e in aiuto dei partigiani del nord.

In particolare in quei giorni i patrioti operarono una serie di sequestri di grosse quantità di generi alimentari immagazzinate nei depositi abbandonati dai tedeschi o di proprietà di grossi “borsari neri”, a cui seguì la distribuzione di carne, farina, pane, olio e zucchero alle famiglie dei quartieri popolari.
Queste iniziative, come bene descrisse Giovanni Valdarchi , avvennero un po’ dappertutto, da Testaccio alla Garbatella, da Ostiense a San Saba.
La parte del leone alla Garbatella la fece il Partito comunista che, come abbiamo detto, si impossessò dell’ex Casa del Fascio rionale a Via Passino, un vecchio fabbricato di campagna, preesistente alla costruzione del quartiere, che disponeva di un utilissimo giardino tutt’intorno, adatto per mille iniziative all’aperto.
Il I° settore di Testaccio si riuniva, invece, in Piazza dell’Emporio, dove nella sede dell’ex dopolavoro si trovavano anche i locali dell’ex Settima zona del PCI. Il III° settore di San Saba era in Via Annia Faustina al 36/a e a Ostiense in Via Giacomo Bove.
Sottosezioni furono aperte a Tormarancia tra le baracche di Shangai e alla Collina Volpi. Ma i patrioti della Settima brigata Garibaldi non si accontentarono e fecero a gara con le altre formazioni resistenziali ad occupare anche locali più ridotti per le cellule di strada e d’azienda.
Il Partito d’Azione alla Garbatella si impossessò di uno scantinato a Piazza Michele da Carbonara, il
Partito Repubblicano entrò in un locale molto ampio in Via Vettor Fausto, mentre la DC occupò alcuni locali in Via Ignazio Persico 1.

 

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Comizio a Garbatella. Ingrao parla a San Paolo

Comizio a Garbatella.
Ingrao parla a San Paolo

Nei primi giorni seguenti la Liberazione l’entusiasmo della popolazione era alle stelle. E la folla che partecipò ai comizi del giorno 7 ne era il termometro.
Alla mattina gli oratori si alternarono nelle piazze principali dei quartieri popolari: alla Garbatella, al Tiburtino e a Torpignattara.
Nel pomeriggio una grande massa di gente accolse Pietro Ingrao a San Paolo.

 

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I “dissidenti” di Bandiera Rossa occupano la Scuola dei Bimbi

I “dissidenti” di Bandiera Rossa occupano la Scuola dei Bimbi

Imilitanti del Movimento comunista d’Italia (Bandiera Rossa) erano presenti alla Garbatella e a Tormarancia con una cellula di circa 50-70 aderenti fin dall’inizio della Resistenza.
Nei giorni seguenti il 4 giugno le adesioni crebbero enormemente, così come migliaia furono i giovani che si arruolarono nell’Armata Rossa. …..

I “dissidenti” di Bandiera Rossa occupano la Scuola dei Bimbi

Imilitanti del Movimento comunista d’Italia (Bandiera Rossa) erano presenti alla Garbatella e a Tormarancia con una cellula di circa 50-70 aderenti fin dall’inizio della Resistenza.
Nei giorni seguenti il 4 giugno le adesioni crebbero enormemente, così come migliaia furono i giovani che si arruolarono nell’Armata Rossa.

Era questa una formazione militare, nata nel gennaio 1944 come Comando Militare Unificato Comunista, che durante i nove mesi di occupazione era stata una agguerrita formazione di combattenti del Movimento comunisti d’Italia e di compagni sbandati o dissidenti dal PCI. L’iniziativa, che in qualche settimana a Roma raccolse 40-50 mila giovani pronti ad affiancare gli alleati in soccorso dei fratelli partigiani del nord, fu da subito ostacolata dagli americani, ma anche dai comunisti “ufficiali”.
Nei primi giorni di febbraio del 1945, quelli di Bandiera Rossa erano ancora in possesso di una sede utile alle loro attività politiche e all’autofinanziamento, la Scuola dei Bimbi di Piazza Longobardi, nella quale si erano insediati senza alcuno scrupolo.
Naturalmente l’occupazione dell’asilo creò non pochi problemi nel quartiere. Il PCI era nettamente contrario e spingeva il CLN rionale ad occuparsi della vicenda per arrivare allo sgombero dei locali e ripristinare il servizio pubblico.
La presenza sul territorio di una formazione politica alla sua sinistra non era ben tollerata e la campagna denigratoria dell’Unità nei confronti dei “comunisti dissidenti”, che talvolta furono protagonisti di azioni poco trasparenti, era all’ordine del giorno in quei primi mesi dopo la Liberazione.
Dunque nel febbraio del ’45 uno scambio di fonogrammi tra il capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno e la Questura di Roma conferma l’occupazione dell’asiletto, “dove venivano scolarizzati 600 bambini meno abbienti della Garbatella, ad opera del Movimento comunista Italiano che organizza giornalmente intrattenimenti danzanti”.
L’offerta di locali alternativi da parte dell’ICP, proprietario del servizio pubblico, viene rifiutata dagli occupanti.
Anche lo sgombero previsto due settimane dopo ad opera della Polizia Municipale non va in porto.
La restituzione della “scoletta” avviene solamente a fine maggio quando quelli di Bandiera Rossa trasferiscono la sede della sezione Garbatella in uno scantinato della scala L del lotto 26 in Via Roberto de Nobili 5.
E in questo scantinato finirà la gloriosa ma breve storia di questa formazione resistenziale romana, presente soprattutto nelle borgate periferiche della città (Villa Gordiani, Centocelle, Torpignattara, Quadraro).

 

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