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Autore: Redazione

Indecente a Tormarancia la sede di medicina legale

Indecente a Tormarancia la sede di medicina legale

di Tatiana Della Caritào

La situazione della sede di Medicina Legale di viale Tormarancia 21 si sta aggravando progressivamente. Ogni giorno, infatti, il personale medico ed amministrativo deve lavorare in condizioni del tutto inadatte e purtroppo sono soprattutto i pazienti a subire gli effetti di tali carenze.
Il presidio medico legale di viale Tormarancia …..

Indecente a Tormarancia la sede di medicina legale

di Tatiana Della Caritào

La situazione della sede di Medicina Legale di viale Tormarancia 21 si sta aggravando progressivamente. Ogni giorno, infatti, il personale medico ed amministrativo deve lavorare in condizioni del tutto inadatte e purtroppo sono soprattutto i pazienti a subire gli effetti di tali carenze.
Il presidio medico legale di viale Tormarancia è sede di una UOC, ovvero di un’Unità Operativa Complessa: è il punto di coordinamento per tutta la ASL RMC e risponde alle esigenze dei distretti IV, IX, XI e XII, per un totale di 620.000 abitanti. Presso tale presidio vengono effettuate visite per la determinazione dell’incapacità temporanea al lavoro, per l’assenza delle lavoratrici per gravidanza a rischio, per il rilascio di idoneità (porto d’armi e guida di imbarcazioni e veicoli) e per il rilascio di certificati di idoneità psico-fisica per le adozioni di minori.
Ma soprattutto vengono eseguite le visite per il riconoscimento di pratiche di invalidità civile e stato di handicap, con relativa accettazione ed archiviazione, e per l’autorizzazione alla fornitura di presidi protesici nonché la consegna diretta di alcuni di essi.
L’ampiezza e la complessità delle competenze causano quindi un importante afflusso di cittadini che quotidianamente necessitano dei servizi della ASL in questione. Il problema sorge appunto dal rapporto tra la domanda della popolazione municipale e i locali adibiti all’attività medico legale, i quali risultano del tutto insufficienti a rispondere a tali esigenze.
La prima caratteristica evidente di questa sede è infatti l’inadeguatezza della sala d’aspetto, decisamente non idonea ad ospitare un numero elevato di persone in attesa: questo determina che nei giorni di maggior afflusso la gente sia costretta a fare la fila in piedi, a volte anche sul marciapiede della strada. Inoltre le anguste stanze per le visite costituiscono un contesto spiacevole per il personale dipendente come per i pazienti, nonché per gli accompagnatori familiari e per i medici di parte. Il vero paradosso, tuttavia, consiste nella mancanza di un ascensore: infatti i locali del presidio sono organizzati su due piani, ma il livello superiore è servito soltanto da scale, rendendo lo spazio inagibile per la maggior parte degli utenti.
Le stanze del primo piano sono perciò deputate all’amministrazione, privando la struttura di uno spazio che, in altre condizioni, potrebbe essere fruibile anche per le visite. Ad un insieme già avvilente va poi ad aggiungersi un dato oggettivo: l’invecchiamento crescente della popolazione causa un proporzionale incremento di domande di invalidità e di richieste di presidi sanitari. Inoltre sono state raccolte le lamentele di numerosi medici di famiglia, i quali hanno riportato il disagio dei soggetti da loro assistiti.
Cosa succede se, come in questo caso, è una ASL ad essere malata? Fortunatamente qualcuno si sta impegnando per darle ossigeno: il consigliere dell’XI Municipio del gruppo DS, il dott. Antonio Bertolini, si è interessato personalmente alla questione, in collaborazione con il consigliere regionale Enzo Foschi. In accordo con il responsabile della ASL, è previsto nei prossimi mesi un trasferimento ad altra sede maggiormente idonea. 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 3 – Dicembre 2006

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Realizzazioni e progetti al Centro anziani Pullino

Realizzazioni e progetti al Centro anziani Pullino

di Antonella Di Grazia

Una mattina l’ho incontrato che scortava la troupe di Michele Santoro tra i banchi del mercato della Garbatella, con la sua andatura ciondolante che ricorda attori di passata memoria. Di chi sto parlando? Provate ad entrare al Centro anziani di Via Pullino e chiedere di Mario. Tutti vi indicheranno immediatamente Mario Di Martino, il vero “deus ex machina” di questa istituzione. Tutto qui passa attraverso di lui, dalla gestione del bar alla console del DJ, dall’organizzazione delle feste danzanti alla ristrutturazione dei locali del Centro sino alla sua ultima opera, la supervisione della ristrutturazione del campo di bocce, un vero gioiello architettonico, in cui Mario ha profuso tutta la conoscenza acquisita nei lunghi anni di lavoro nel settore delle costruzioni. Mario, uno dei nove membri del Comitato di gestione, è un mastro di altri tempi che abbiamo intervistato per il nostro giornale incontrandolo nel suo “covo” di Via Pullino.

Mario, qual è in sintesi la tua storia? …..

Realizzazioni e progetti al Centro anziani Pullino

di Antonella Di Grazia

Una mattina l’ho incontrato che scortava la troupe di Michele Santoro tra i banchi del mercato della Garbatella, con la sua andatura ciondolante che ricorda attori di passata memoria. Di chi sto parlando? Provate ad entrare al Centro anziani di Via Pullino e chiedere di Mario. Tutti vi indicheranno immediatamente Mario Di Martino, il vero “deus ex machina” di questa istituzione. Tutto qui passa attraverso di lui, dalla gestione del bar alla console del DJ, dall’organizzazione delle feste danzanti alla ristrutturazione dei locali del Centro sino alla sua ultima opera, la supervisione della ristrutturazione del campo di bocce, un vero gioiello architettonico, in cui Mario ha profuso tutta la conoscenza acquisita nei lunghi anni di lavoro nel settore delle costruzioni. Mario, uno dei nove membri del Comitato di gestione, è un mastro di altri tempi che abbiamo intervistato per il nostro giornale incontrandolo nel suo “covo” di Via Pullino.

Mario, qual è in sintesi la tua storia?
Sono nato alla Garbatella, al lotto 13 di Piazza Bartolomeo Romano. Qui sono cresciuto. Dopo essermi allontanato per motivi di lavoro, sono ritornato a vivere qui dopo il matrimonio, perché sentivo troppo la mancanza della vita del quartiere.

Hai sempre dedicato grossa parte del tuo tempo alla vita del quartiere fino a divenirne un’istituzione. Qual è la tua visione delle cose, adesso che sei in pensione?
Adesso che ho più tempo mi dedico “anema e core” al Centro anziani, ed assieme a Francesco Giaquinto (il coordinatore dei Centri anziani del Municipio XI, NdR), seguo le sue esigenze, dalla ristrutturazione degli ambienti fino all’interpretazione del regolamento.

In che modo ritieni che la tua partecipazione abbia potuto influire sulla vita del Centro?
Con il comitato ci stiamo battendo per migliorare la qualità della vita degli iscritti al centro anziani. Aldilà del ballo e del gioco, sia esso bocce o carte, gli anziani sono stimolati alla partecipazione attraverso incontri conviviali, culturali, viaggi, incontri con la ASL.

Come avete fatto ad operare perché tutto ciò diventasse una realtà?
Oltre al nostro lavoro quotidiano abbiamo sempre cercato un rapporto diretto con le istituzioni, soprattutto col Municipio. Infatti, grazie a questi rapporti, diciamo privilegiati, siamo riusciti nell’intento di recuperare appieno le possibilità del Centro anziani. Abbiamo rifatto il campo bocce, abbiamo migliorato i bagni, rendendoli idonei all’accesso anche ai meno fortunati di noi, abbiamo ristrutturato il bar. Tramite le istituzioni e con caparbietà abbiamo ottenuto finanziamenti per alcune migliorie da apportare, quali l’istallazione di condizionatori per migliorare la respirabilità dell’aria.

Quali sono gli obiettivi che intendi perseguire, quali sono i tuoi progetti?
Intendiamo operare, tutti assieme, per il recupero degli anziani dal malessere psicologico e fisico legato all’età, per tenere viva la comunicazione tra le generazioni. Abbiamo intenzione di organizzare un cineforum, degli incontri di psicologia: motivare gli iscritti è diventata una missione. Abbiamo potenziato i rapporti con la ASL. Abbiamo organizzato e intendiamo ripetere l’esperienza della “Notte Bianca”. Tante esperienze che segnano la nostra visione di come deve essere vissuta la terza età.

Per finire, racconta ai nostri lettori un aneddoto
Un signore paraplegico è stato da noi talmente motivato che adesso lo vediamo scendere in pista a ballare con la moglie.

Mario ha tutte le intenzioni di ripresentarsi, in qualità di aspirante membro del Comitato di gestione, alle prossime elezioni per il Centro che si terranno nel mese di marzo del prossimo anno. Con un curriculum come il suo, non dovrebbe avere problemi. Il nostro “in bocca al lupo” glielo dedichiamo di tutto cuore.

 

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A “La Moletta” semplicità sapori tradizionali e cortesia

A “La Moletta” semplicità sapori tradizionali e cortesia

di Guido Barbato

Ha cambiato gestione all’inizio di settembre questo ristorante-pizzeria, sito in Piazza Pecile 54, proprio di fronte alla sede della Asl di zona. Si nota poco, inserito com’è tra i palazzoni di dieci piani di quella zona del nostro quartiere e soffocato dall’antistante parcheggio. Offre però un ambiente caloroso e accogliente, grazie ad un arredamento …..

A “La Moletta” semplicità sapori tradizionali e cortesia

di Guido Barbato

Ha cambiato gestione all’inizio di settembre questo ristorante-pizzeria, sito in Piazza Pecile 54, proprio di fronte alla sede della Asl di zona. Si nota poco, inserito com’è tra i palazzoni di dieci piani di quella zona del nostro quartiere e soffocato dall’antistante parcheggio. Offre però un ambiente caloroso e accogliente, grazie ad un arredamento curato, tutto in legno con travi a vista, e grazie soprattutto alla premura e gentilezza con cui il gestore Roberto coccola i propri clienti.
Roberto D’Ambrosio, insieme a sua moglie Stefania con cui collaborano la sorella Graziella e il cuoco Alessio, vengono da una lunga e consolidata esperienza nel settore della ristorazione romana di buon livello. Ciò si riflette nella cura con cui vengono preparati e serviti piatti dai sapori genuini e tradizionali, prevalentemente di cucina tipica romana, con qualche sconfinamento in quella abruzzese, con alcune specialità rare da trovare in un locale pubblico, come un’ottima bistecca di cavallo.

Sempre presente un discreto assortimento di antipasti al buffet, con immancabili mozzarelle di bufala sia semplici che affumicate. Aseconda dei periodi invece si trovano specialità come le fettuccine fatte in casa con carciofi freschi e gamberetti o carbonara con guanciale marsicano o pappardelle al ragù di cinghiale. La sera vengono sfornate anche ottime pizze sottili e croccanti nello stile romano.
Roberto è anche sommelier e assecondando la sua passione propone una carta dei vini anche sovrabbondante rispetto al menù, consigliandovi gli abbinamenti ottimali alle pietanze, e offrendo bottiglie dall’ottimo rapporto qualità/prezzo.
Per una serata di qualità, in un ambiente familiare e con prezzi assolutamente nella norma “La Moletta” è dunque una novità senz’altro da provare. Aperto tutti i giorni a pranzo e cena.
Chiuso il lunedì.

 

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Tre rapine in un mese Una realtà preoccupante

Tre rapine in un mese Una realtà preoccupante

Garbatella quartiere tranquillo, dal punto di vista dell’ordine pubblico? Finora si erano registrati solo alcuni incendi di auto e atti di vandalismo. Le stesse forze dell’ordine, da noi interpellate qualche mese fa, si erano espresse ottimisticamente: solo furti d’auto, qualche appartamento svaligiato, piccole cose insomma.
Ma da qualche tempo a questa parte si sono verificati alcuni episodi gravi, giudicati però “nella media”  …..

Tre rapine in un mese Una realtà preoccupante

Garbatella quartiere tranquillo, dal punto di vista dell’ordine pubblico? Finora si erano registrati solo alcuni incendi di auto e atti di vandalismo. Le stesse forze dell’ordine, da noi interpellate qualche mese fa, si erano espresse ottimisticamente: solo furti d’auto, qualche appartamento svaligiato, piccole cose insomma.
Ma da qualche tempo a questa parte si sono verificati alcuni episodi gravi, giudicati però “nella media” dei crimini di una grande città: ci riferiamo a tre rapine consumate ai danni delle Poste di Via Usodimare, del supermercato MA di Via Padre Semeria e di un istituto bancario nella centralissima Via Caffaro.
Tre episodi che non hanno mancato di suscitare preoccupazioni nella pubblica opinione, niente affatto rassicurata di sapere che si tratta di atti criminosi che rientrano nella norma di un consesso civili. Come a dire, coi tempi che corrono, che bisogna imparare a convivere con la criminalità.

 

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Presentato il libro “Garbatella 1920-40”

Presentato il libro “Garbatella 1920-40”

Venerdì 24 novembre, presso la Biblioteca dell’XI Municipio in Via Ostiense, è stato presentato il bel volume “La Garbatella a Roma, 1920-1940” di Monica Sinatra (Franco Angeli Editore), già recensito da Cara Garbatella nel numero di maggio.
Sono intervenuti, oltre all’autrice, Carlo Maria Travaglini dell’Università Roma Tre, Antonio Parisella dell’Università di Parma, Lidia Piccione dell’Università La Sapienza, Carla Di Veroli delegata alle politiche culturali del Municipio.

 

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Sette Chiese: difficile il recupero di quell’antica strada mortificata

Sette Chiese: difficile il recupero di quell’antica strada mortificataLa facciata laterale della

 

Un’urbanizzazione incongrua l’ha spezzettata. Il taglio secco della Colombo.
Ora si tenta di valorizzare i tratti superstiti. Garbatella, l’ ottavo colle di Roma.

di Cosmo Barbato

Via delle Sette Chiese: è bastato meno di un secolo per disfare quel che si era andato formando nel corso di almeno duemila anni. Ora si sta tentando di ricucire i vari tronconi di quell’antica strada, nata come una sorta di tangenziale sud che raccordava cinque vie: il Tevere (importantissimo percorso fluviale), l’Ostiense, la Via Laurentina, la Via Ardeatina e l’Appia. E’ una strada di crinale, che si snoda cioè sulla cima di una collina o di un gruppo di colline per evitare i fondovalle acquitrinosi: nel nostro caso, a nord quello formato dal fiume Almone, a sud quello della marrana di Grottaperfetta, due affluenti del Tevere oggi tombinati rispettivamente sotto la Circonvallazione Ostiense e Via Giustiniano Imperatore. …..

Sette Chiese: difficile il recupero di quell’antica strada mortificata

Un’urbanizzazione incongrua l’ha spezzettata. Il taglio secco della Colombo.
Ora si tenta di valorizzare i tratti superstiti. Garbatella, l’ ottavo colle di Roma.

di Cosmo Barbato

La facciata laterale della

La facciata laterale della Via delle Sette Chiese: è bastato meno di un secolo per disfare quel che si era andato formando nel corso di almeno duemila anni. Ora si sta tentando di ricucire i vari tronconi di quell’antica strada, nata come una sorta di tangenziale sud che raccordava cinque vie: il Tevere (importantissimo percorso fluviale), l’Ostiense, la Via Laurentina, la Via Ardeatina e l’Appia. E’ una strada di crinale, che si snoda cioè sulla cima di una collina o di un gruppo di colline per evitare i fondovalle acquitrinosi: nel nostro caso, a nord quello formato dal fiume Almone, a sud quello della marrana di Grottaperfetta, due affluenti del Tevere oggi tombinati rispettivamente sotto la Circonvallazione Ostiense e Via Giustiniano Imperatore.
Roma ha un esempio illustre di questo sistema di viabilità arcaico in Via XX Settembre-Via del Quirinale, su cui confluivano la Via Salaria antica e la Via Nomentana: si chiamava “Alta Sèmita” e superava il colle più alto, il Quirinale, in direzione dell’emporio franco del Foro Boario, dove si scambiavano gli armenti con il sale proveniente dalle saline e dove, risalendo il Tevere, approdavano i mercanti greci che offrivano merci pregiate, stoffe, monili e vasi funerari.

L'incrocio di Via delle Sette Chiese con il diverticolo di Via di Sant'Adautto

Intorno alla Via delle Sette Chiese, una sorta di “colonna vertebrale” della viabilità, era andata formandosi la Garbatella a partire dagli inizi degli anni Venti del secolo scorso, prima dell’arrivo del fascismo. Il nuovo quartiere si doveva chiamare Concordia, un nome che richiamava un auspicio di pace sociale. Ma poi negli anni Trenta, in piena retorica fascista, fu proposto Remuria, riesumando una tradizione che, contrariamente a quella più accreditata, avrebbe voluto che, su queste colline invece che sull’Aventino, Remo avrebbe preferito fondare la sua città: come è noto, secondo la tradizione, prevalse Romolo e Roma fu fondata sul Palatino. In conclusione, da noi ebbe la meglio quel nome di sapore plebeo che già da tempo serviva a indicare questo lembo della campagna romana: Garbatella.
Il fascismo mostrò di non avere grande rispetto per la nostra storica via. Largo delle Sette Chiese costituisce una prima cesura nell’unitarietà del tracciato, deviando l’attenzione del viandante sulla più larga Via Macinghi Strozzi. Nessun accorgimento urbanistico, nessun arredo particolare ne indicano il proseguimento. Ancora più grave è il nodo di Piazza Sant’Eurosia, con la sua aiuola spartitraffico che nemmeno sta in asse col prosieguo della strada in uno dei lati del Parco di San Filippo Neri (nella piazza è in corso una radicale ristrutturazione che tuttavia non potrà restituire l’unitarietà alla nostra via). Dalla successiva Piazza Oderico da Pordenone la strada addirittura si perde, diventando un vicolo di poche decine di metri fino al taglio operato dalla Colombo.
In questo breve tratto rimane un raro monumento originale, costituito dal portale, l’unico rimasto dei dodici che davano accesso all’arboreto di mons. Nicolai, il ricco prelato che tra ‘700 e ‘800 fu proprietario di tutta questa zona: purtroppo è in stato di abbandono, benché si trovi sul muro di recinzione di un importante istituistituzione culturale, la Libera Università San Pio V. Poi arriva la Colombo, che ha tranciato brutalmente e inesorabilmente la Via delle Sette Chiese. Al di là la strada “riemerge” su Piazza dei Navigatori e prosegue per subire un ultimo sfregio in Largo Bompiani.
Si sta cercando adesso di rimediare in parte a tutti questi sconquassi. Si è cominciato col valorizzare il tratto che passa davanti alla Chiesoletta dei SS. Isidoro ed Eurosia, inserendolo nel bel parco di San Filippo Neri. Si sta cercando di risanare il tratto compreso tra Largo della Sette Chiese e Via Guglielmotti: viene trasformato in percorso pedonale (i lavori sono cominciati a giugno!). Poi toccherà allo stesso Largo delle Sette Chiese, dove il progetto prevede la creazione di due rotatorie e di ampi marciapiedi che però limiteranno il parcheggio.
Si proseguirà col risanamento del tratto tra Largo delle Sette Chiese e Piazza Sant’Eurosia. Ma insomma, per quanti sforzi encomiabili si vorranno fare, quei tre chilometri e mezzo della nostra strada resteranno spezzettati, disomogenei, frutto di una colpevole e irreversibile distrazione urbanistica.

Il bel portale sette-ottocentesco già appartenuto alla tenuta di mons. Nicolai (i disegni di questa pagina sono di Gianfranco Filacchione).

Ma quanto è antica questa nostra strada? A giudicare dalla presenza lungo il suo percorso di sepolcreti romani, possiamo risalire all’età imperiale. Ci sono tracce però che inducono a farla risalire anche all’età repubblicana e addirittura all’età arcaica. Come si chiamasse allora non è dato saperlo. Si può tentare di darle un nome a partire dal 1400: una targa murata sulla parete della chiesoletta, incisa con caratteri almeno apparentemente quattrocenteschi, la indicano come “Via Paradisi”. Alcuni studiosi della campagna romana ritengono che si riferisca al nome di una famiglia che aveva proprietà in zona. Una pura supposizione non suffragata da prove.
Le carte più antiche in nostro possesso, risalenti al 1500, la indicano come “Via a San Bastiano” o Sebastiano. Acquista l’attuale appellativo sicuramente dopo il 1567, allorché San Filippo Neri, in pieno fervore controriformista, ripristina, con la benedizione del papa Pio V, il pellegrinaggio di massa alle sette maggiori basiliche romane (alla Chiesoletta era prevista una delle soste della processione). C’è da aggiungere che originariamente la via terminasse all’incrocio con l’Ardeatina e che, per raggiungere l’Appia e San Sebastiano, occorresse indirizzarsi verso la “Regina viarum” coprendo un tratto dell’Ardeatina in direzione di Roma fino all’altezza del “Domine quo vadis?”. Successivamente si cercò di rendere più agevole il percorso per San Sebastiano aprendo quell’ultimo tratto della nostra strada indicato con il nome di “Vicolo delle Sette Chiese” e che spartisce il complesso delle Catacombe di San Callisto da quello di San Sebastiano: per fare questo lavoro fu necessario sacrificare parecchie cappelle che erano sorte sul fianco di San Sebastiano le cui murature superstiti ora appaiono come dei ruderi.
La Via delle Sette Chiese percorre la cima di un gruppo di colline note un tempo come Colli di San Paolo che hanno la stessa caratteristica geologica dei sette colli di Roma: sono accumuli di rocce piroclastiche (tufi, pozzolane e cappellacci) eruttate per millenni dal grande vulcano laziale. Esse hanno formato una coltre
di 50-70 metri depositata sul fondo di argille grigie plioceniche, testimonianza della preesistenza di un fondo marino emerso. Col tempo questa coltre è stata intaccata da vari corsi d’acqua che si dirigono verso il Tevere e che hanno sagomato il paesaggio, spartendolo in colline separate da profonde valli acquitrinose a
loro volta ricolmate in parte da torbe e materiali incoerenti. Così abbiamo il Campidoglio separato dal Palatino dalla Valle del Velabro, il Palatino separato dall’Aventino dalla Valle Murcia (il Circo Massimo), l’Aventino separato dalla Garbatella dalla Valle dell’Almone e così via.
Possiamo dire quindi che la Garbatella sia un ottavo colle di Roma, il più meridionale.

 

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Una necropoli in Via Padre Semeria

Una necropoli in Via Padre Semeria

Ilavori nell’area tra la Colombo e Via Padre Semeria, destinata ad accogliere un grande edificio, sede dell’Istituto Postelegrafonici, hanno subìto uno stop temporaneo a causa del rinvenimento di un sepolcreto romano di II-III secolo d.C. E’ costituito da una ottantina di sepolture terragne, tra le quali ha destato particolare interesse quella di una donna, ricoperta da tegoloni posti “alla cappuccina”, la cui sommità è singolarmente sigillata e contraddistinta da un bollo: la qual cosa ha fatto supporre che la sepolta fosse stata accusata di stregoneria o affetta …..

Una necropoli in Via Padre Semeria

Ilavori nell’area tra la Colombo e Via Padre Semeria, destinata ad accogliere un grande edificio, sede dell’Istituto Postelegrafonici, hanno subìto uno stop temporaneo a causa del rinvenimento di un sepolcreto romano di II-III secolo d.C. E’ costituito da una ottantina di sepolture terragne, tra le quali ha destato particolare interesse quella di una donna, ricoperta da tegoloni posti “alla cappuccina”, la cui sommità è singolarmente sigillata e contraddistinta da un bollo: la qual cosa ha fatto supporre che la sepolta fosse stata accusata di stregoneria o affetta da un qualche morbo ritenuto infettivo, per cui quel sepolcro non doveva mai più essere aperto. Ipotesi un po’ fantasiosa, nel senso che, secondo la legge romana, tutte le sepolture erano inviolabili.
Nell’area erano stati già effettuati dei ritrovamenti: segnaliamo innanzitutto la grande cisterna circolare adiacente alla Colombo. Nei pressi nel 1940 venne alla luce un’epigrafe greca e due latine, un bassorilievo frammentario, due rocchi di colonna di marmo bigio, un sarcofago di peperino, due coperchi di sarcofago in marmo uno dei quali recante la raffigurazione di due defunti sdraiati. Nel 1964 si scoprirono inoltre resti di un sepolcro in laterizio con sarcofago di terracotta di età severiana e altre tre sepolture “alla cappuccina”. (C.B.)

 

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Quei “sovversivi” della Garbatella


Quei “sovversivi” della Garbatella

I comunisti irriducibili che operarono negli anni della clandestinità tra la borgata e le fabbriche dell’Ostiense

di Gianni Rivolta

Non hanno avuto targhe alla memoria, medaglie di riconoscimento e la storia delle loro vite si è persa negli anni. Eppure, durante la dittatura fascista, quando tutto sembrava immutabile, un drappello di uomini della Garbatella, come in altre borgate e rioni di Roma, non abbassò la testa al …..


Quei “sovversivi” della Garbatella

I comunisti irriducibili che operarono negli anni della clandestinità tra la borgata e le fabbriche dell’Ostiense

di Gianni Rivolta

Non hanno avuto targhe alla memoria, medaglie di riconoscimento e la storia delle loro vite si è persa negli anni. Eppure, durante la dittatura fascista, quando tutto sembrava immutabile, un drappello di uomini della Garbatella, come in altre borgate e rioni di Roma, non abbassò la testa al Regime, sfidando carcere e confino. Chi erano questi irriducibili sovversivi che hanno mantenuto viva negli anni bui della clandestinità una flebile rete organizzativa, agitando attraverso la propaganda spicciola i temi dell’antifascismo?

Una foto segnaletica di Ruggero Favilla

Per lo più furono comunisti, tutti di estrazione proletaria. Erano muratori, scalpellini e operai delle officine del gas, eredi della tradizione anarchica e socialista, che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento si era insediata nella zona industriale di Roma, nelle fabbriche dell’Ostiense e del porto fluviale, come nei quartieri residenziali di Testaccio e San Saba.
Quei comunisti “pericolosi” tra la fine degli anni Venti e nei primi anni Trenta si contavano sulle dita di una mano. Giuseppe Favilla era uno di questi. Segatore di pietra e poi stuccatore, abitava all’ Albergo Rosso con la moglie e cinque figli. Era in contatto con Ruggero Galeotti, comunista romano già noto alla polizia, che aveva conosciuto a Lipari al confino. Al suo ritorno alla Garbatella, nel 1931, era stato coinvolto in una nuova catena di cellule che volevano passare alle vie di fatto.
Nell’officina del gas di San Paolo il segretario della cellula comunista, già nel 1928, era Giuseppe Menenti, che aveva casa popolare in via Francesco Saverio Cabrini al Lotto 32. Era amico di Fernando Nuccitelli, pervicace organizzatore di reti sovversive nella Capitale, con cui si incontrava spesso in un bar di via Macerata. Sempre nello stesso Lotto Icp si era trasferito fin da ragazzo Renato Pini, un muratore finito nella rete della polizia politica già nel dicembre del 1928 con Ariosto Gabrielli di Testaccio. Confinato a Ponza, ritornò a Roma nel 1931 per espatriare clandestinamente a NewYork, dove visse nel Bronx. E poi Spartaco Proietti, il verniciatore d’auto del terzo Albergo di via Percoto, che venne arrestato nella retata del marzo 1932 all’osteria delle Tre Rose sull’Ostiense.
Spartaco insieme ad Ariosto Gabrielli, Alfredo Di Giovampaolo operaio del gas, stava ricostituendo una cellula comunista tra i lavoratori della zona industriale.
Ma in quella sera di primavera, in seguito ad una spiata, dalla trattoria del Ponticello uscirono in tredici in manette. I più giovani furono spediti sotto le armi e sorvegliati, altri con precedenti politici furono portati in carcere ed inviati al confino nelle isole.
Furono anni difficili. L’organizzazione clandestina del Partito Comunista d’Italia era continuamente devastata dalle spie. I contatti con il Centro estero del partito
erano spesso interrotti a causa degli arresti dei fiduciari interregionali. Bisognerà attendere l’entrata in guerra dell’Italia perché la situazione cominciasse a cambiare. Le condizioni di vita erano sempre più difficili e il fascismo iniziava a perdere consensi.
Anche alla Garbatella c’erano stati episodi di ribellione popolare. Nel novembre del 1931 e nella primavera seguente le donne della borgata erano scese per le strade contro l’aumento dei prezzi. Avevano preso d’assalto i forni e la milizia non era riuscita ad arginare la protesta che aveva assunto una dimensione di massa. Nei primi anni Quaranta la propaganda antifascista si intensificò. Ma la repressione poliziesca si abbattè nuovamente sulla gracile organizzazione comunista locale. Nel novembre del 1941 l’Ovra mise le mani su una cellula dell’Ostiense, che aveva dei contatti con i giovani intellettuali romani Antonello Trombadori e i fratelli Bufalini.

Sopra, Maceo Moretti. Antifascista abitava nel cuore della Garbatella, in via Carlo Randaccio.

Gli uomini di punta erano Mario Leporatti, studente di lettere, Pio Minù, un disegnatore tecnico che abitava in via del Commercio e Giovanni Maramao. In quell’arresto, che coinvolse più di quaranta militanti, cadde anche Maceo Moretti. Il muratore abitava ai villini di piazza Carlo Randaccio alla Garbatella. Era il cognato di Roberto Forti, uno dei dirigenti di origine operaia della federazione romana, che insieme a Pompilio Molinari aveva traghettato nei primi anni Quaranta il partito comunista clandestino, ancora influenzato da posizioni filotrotzchiste, sotto la guida di una nuova generazione di giovani intellettuali comunisti. La caduta del fascismo il 25 luglio e le giornate di Porta San Paolo nel settembre del ’43 aprirono una nuova fase per il Pci.
Il partito si diede una organizzazione militare al centro e nelle otto zone in cui fu divisa la città. La Garbatella faceva parte della Settima, guidata dal commissario
politico Salvatore Petronari, un facchino dei mercati generali detto “l’avvocatino” e da Giuseppe Lombardi. A Petronari, dopo la sua fucilazione per mano dei tedeschi l’8 ottobre del 1943, subentrò il tipografo Giovanni Valdarchi. Si trattava di più di 200 uomini impegnati nei quartieri di Testaccio, San Saba, Ostiense, Garbatella ed Acilia in azioni di propaganda e di sostegno ai gap di zona in cui operavano i più temerari. In una di queste perse la vita Spartaco Proietti. Era la notte tra il 6 e il 7 novembre e, come tutti gli anni, in occasione dell’anniversario della Rivoluzione russa, sui ponti e sui palazzi della Capitale sventolavano nello stupore generale le bandiere rosse. Spartaco era salito su un traliccio dell’energia elettrica nei pressi dell’attuale Cristoforo Colombo per issarne una. Ma una svista gli fu fatale e cadde a terra fulminato.
Gli americani erano alle porte della città. E nella notte tra il 3 e il 4 giugno del ’44, prima dell’ingresso delle gip a stelle e strisce, un gruppo di gappisti prese d’assalto armi in pugno la sede del Fascio alla Villetta di via Passino. Tra loro c’erano Peppe e Orlando Lombardi, Libero Natalini, Armando Bartolucci, Sandro e Andrea Coltellacci e i fratelli Mario e Alberto Polimanti. Nomi e storie che ricorrono spesso nei discorsi dei vecchi militanti come quelle dei morti alle Fosse Ardeatine, a cui la Garbatella pagò un tributo altissimo: quello dei fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli entrambi comunisti, di Enrico Mancini di Giustizia e Libertà, del socialista Libero De Angelis, trucidato per mano dei tedeschi alla Storta il 4 giugno del ’44 insieme al dirigente sindacale della Cgil Bruno Buozzi e ad altri dodici compagni.

 

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Lo sviluppo della zona del Terminal Ostiense

Previste due aree verdi. Collocazione degli uffici di Campidoglio 2. Attualmente in atto occupazioni abusive

Lo sviluppo della zona del Terminal Ostiense

C’è una nuova città che sta nascendo ai confini tra la Garbatella e l’Ostiense. Lentamente ma inesorabilmente si sta attuando il Piano di Assetto della Stazione Ostiense elaborato dai tecnici delle Ferrovie e del Comune di Roma alla fine degli anni 90, “arricchito” poi nel 2002 dalla scelta strategica del Comune di Roma di accentrare tra Ostiense e Garbatella, con l’operazione Campidoglio 2, la gran parte dei propri uffici centrali finora sparsi in tutta la città. …..

Previste due aree verdi. Collocazione degli uffici di Campidoglio 2. Attualmente in atto occupazioni abusive

Lo sviluppo della zona del Terminal Ostiense

C’è una nuova città che sta nascendo ai confini tra la Garbatella e l’Ostiense. Lentamente ma inesorabilmente si sta attuando il Piano di Assetto della Stazione Ostiense elaborato dai tecnici delle Ferrovie e del Comune di Roma alla fine degli anni 90, “arricchito” poi nel 2002 dalla scelta strategica del Comune di Roma di accentrare tra Ostiense e Garbatella, con l’operazione Campidoglio 2, la gran parte dei propri uffici centrali finora sparsi in tutta la città.
Fin dalla elaborazione del piano (1998) la nostra Associazione Insieme per l’Ostiense, che ha sempre preferito la proposta alla protesta, ha fatto pressioni sul Comune di Roma perché venissero previste delle nuove aree verdi: il risultato finale è stata la previsione di un’area verde più piccola in via Pellegrino Matteucci nell’ex area ferroviaria a ridosso dei binari ed un’altra ben più grande, circa 30.000 mq, nella zona via Palos – via Capitan Bavastro.

Adesso è iniziata la costruzione delle nuove abitazioni che dovrebbero essere pronte entro un paio di anni; a settembre da parte delle Ferrovie dello Stato è avvenuta la vendita del Terminal Ostiense ad una società privata che dovrà eseguire, dopo le autorizzazioni, i previsti lavori di ristrutturazione e potrà poi gestire tutte le attività commerciali e di servizi previste. Mentre l’area attualmente utilizzata come parcheggio privato diventerà, solo dopo il 31dicembre 2008, del Comune che vi costruirà uno dei due nuovi edifici previsti per il Campidoglio 2.
Come cittadini ed associazione continueremo a batterci perché vengano realizzate le aree verdi previste e messe a disposizioni di tutti i cittadini, così come vigileremo che venga mantenuta la promessa del 2001 della previsione e successiva realizzazione di percorsi pedonali ed itinerari ciclabili che dovranno collegare in tutta sicurezza i quartieri Ostiense e Garbatella con il confinante Parco dell’Appia Antica, attraverso la nuova via Palos prevista accanto ai binari e la vicina via della Travicella.

In questo momento viviamo una fase particolare perché, accanto a queste grandi e profonde trasformazioni urbanistiche, dobbiamo constatare che le Ferrovie dello Stato (stante anche la loro particolare situazione economica) hanno di fatto abbandonato le aree di Piazzale 12 ottobre 1492: oltre a non essere più assicurata una adeguata illuminazione, decine e decine di senza fissa dimora, provenienti anche dall’altro lato della Stazione Ostiense (dal I Municipio), visto che dalla parte opposta non vi è alcun contrasto da parte delle autorità, prima avevano occupato tutto il marciapiede del Terminal Ostiense ed ora, allontanati da lì da guardie private che vigilano sul Terminal, si sono spostati tutt’ intorno al negozio di Rocco Balocco, occupando le altre aiuole del piazzale, l’ingresso del sottopassaggio pedonale ed un parcheggio inutilizzato accanto al Terminal.
E’ già stato fatto presente nelle sedi competenti che è indispensabile il ripristino dell’illuminazione, che si decida al più presto quali delle aree abbandonate debbano passare nel patrimonio del Comune e che, pur nella solidarietà verso coloro che hanno bisogno, venga restituito a tutto il piazzale il decoro e la legalità nel parcheggio recintato che è stato occupato, perché la sicurezza ed il decoro sono richiesti da tutti sia di destra che di sinistra. Se purtroppo è vero che in mezzo a queste persone meno fortunate sicuramente si nasconde qualcuno che sopravvive di espedienti e scippi, e ciò purtroppo è riscontrabile dalle borse portafogli carte di credito ecc. che è facile trovare abbandonati in mezzo ai rifiuti del piazzale, nonché di spaccio, è però assurdo che le forze politiche ora all’opposizione, che sono state fino a pochi mesi fa al governo e sono responsabili per prime della disastrosa situazione economica e sociale e dei problemi di sicurezza, siano invece ora le prime a denunciare la mancanza di organici e fondi per le forze dell’ordine e a strumentalizzare gli episodi delittuosi.

di Fulvio De Pascale
Associazione Insieme per l’Ostiense

 

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Quel pasticciaccio brutto di via Palos

Grandi e misteriosi lavori a ridosso della linea delle ferrovie dello Stato

Quel pasticciaccio brutto di via Palos

di Eraldo Saccinto

Dov’è Via Palos? Devo essere sincero, se qualcuno mi avesse posto la domanda un anno fa avrei risposto forse a Ostia o a Fiumicino. Via Palos è una sorta di complanare della Colombo nel senso che, se si procede da quest’ultima verso il centro della città, all’incrocio con la Circonvallazione Ostiense, più o meno di fronte alla nuova sede del Gruppo l’Espresso-Repubblica, si può deviare sulla destra all’altezza del distributore di benzina e, invece di fermarsi al semaforo, passare sotto la Colombo e arrivare diretti a Piazza Giovanni da Verrazzano, dove è situata la sede temporanea del mercato della Garbatella. …..

Grandi e misteriosi lavori a ridosso della linea delle ferrovie dello Stato

Quel pasticciaccio brutto di via Palos

di Eraldo Saccinto

Dov’è Via Palos? Devo essere sincero, se qualcuno mi avesse posto la domanda un anno fa avrei risposto forse a Ostia o a Fiumicino. Via Palos è una sorta di complanare della Colombo nel senso che, se si procede da quest’ultima verso il centro della città, all’incrocio con la Circonvallazione Ostiense, più o meno di fronte alla nuova sede del Gruppo l’Espresso-Repubblica, si può deviare sulla destra all’altezza del distributore di benzina e, invece di fermarsi al semaforo, passare sotto la Colombo e arrivare diretti a Piazza Giovanni da Verrazzano, dove è situata la sede temporanea del mercato della Garbatella.
E’ una strada che di giorno è relativamente poco trafficata ma che durante le ore notturne è occupata dal viavai delle prostitute, dei viados e dei loro clienti. E’ sita in un’area fatta di occupazioni abusive, sulla quale ha insistito per qualche tempo un insediamento di “nomadi” i quali, quando nell’ottobre 2003 furono allontanati dalla Muratella, piantarono qui il loro accampamento.

Dopo la loro evacuazione forzata, è stato il turno di alcuni immigrati extracomunitari, la cui sorte però non è stata migliore: alcuni di loro, di origine nordafricana, sono stati arrestati perché, per sbarcare il lunario, si erano edificati un capanno nel quale tagliavano, confezionavano e spacciavano dosi di eroina. Questo fintantoché i militi della Benemerita, insospettiti dal traffico di droga, improvvisamente rifiorito nel quartiere, non li hanno acciuffati, nel febbraio di quest’anno. Anche altri immigrati, facenti parte di questa piccola comunità, sono finiti a Regina Coeli, con l’accusa ben più pesante di terrorismo internazionale, sospettati di collegamenti con il terrorismo islamico e trovati in possesso di quattro chili di ferro-cianuro, di mappe del sottosuolo di Roma, con evidenziata l’ambasciata Usa di Via Veneto.
Aldilà di queste note di cronaca nera, da qualche tempo i terreni adiacenti a questa via, che risulterebbero di proprietà dell’Acca, dopo essere stati opportunamente sgomberati, sono divenuti oggetto di grandi e misteriosi lavori. Non una segnalazione che ne indichi la finalità, gli scopi per i quali si dispongono imponenti sommovimenti di terra o il perché dell’abbattimento di alcuni preesistenti ruderi di cemento. Tutto fino al momento in cui la zona non è stata transennata e chiusa in modo definitivo.
Nel caso in cui vi dovesse capitare di passare in questi giorni davanti alla Camera di Commercio in Via Capitan Bavastro potrete osservare da un lato il procedere dei lavori, enormi cumuli di terra smossa, e dall’altro la sparizione di Via Palos! Alcune voci indicano che la zona sia destinata alla costruzione di un grattacielo per uso uffici e di un altro per uso abitativo. Alte voci segnalerebbero fantomatici annunci apparsi su “Portaportese” secondo cui su questi terreni dovrebbero sorgere villini per abitazioni civili.
Una schiera di lussuosi appartamenti venduti a circa 700mila euro l’uno, pronti tra circa ventiquattro mesi.
Una nostra richiesta di informazioni non ha ancora ricevuto risposta. Nel frattempo l’annuncio pubblicitario sembra scomparso e non è rintracciabile ne sul sito di “Portaportese” ne su altri che di solito si occupano di compravendite immobiliari. Per contro, la richiesta di approfondimento inviata da parte nostra all’Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune non ha ottenuto ancora alcuno responso. Continueremo ovviamente a portare avanti questa indagine e ne riferiremo nei prossimi numeri del giornale. Restano alcune considerazioni.
Si stanno costruendo delle case in un’area molto vicina ad un importante nodo ferroviario con tutte le conseguenze che questa locazione comporta: probabilmente agli acquirenti sarebbero fomiti come optional dei tappi per le orecchie assieme ad una fornitura illimitata di sbiancante per panni. Parlando seriamente, nel caso dovesse rispondere a verità che si stanno costruendo case nel nostro quartiere, sembrerebbe che non si siano tenute in considerazione le problematiche legate agli sfratti che si stanno operando alla Garbatella, agli affitti che sono diventati impraticabili e ai contratti di quartiere che non sono messi in grado di provvedere alla soluzione dei bisogni dei cittadini che non possono permettersi l’acquisto di una casa. Si dimostrerebbe che anche nel nostro quartiere è in atto lo smantellamento dello stato sociale, con una visione incentrata sull’uso privato del territorio, col ricorso massiccio alla logica del mercato, una logica contraria a quella politica che dovrebbe rilanciare le forme di partecipazione, di controllo e di pianificazione dello sviluppo della città., rispettose dei bisogni della collettività.

 

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E’ ora di dare certezze sui lavori del mercato coperto della Garbatella

E’ ora di dare certezze sui lavori del mercato coperto della Garbatella

Sull’annosa questione del mercato coperto della Garbatella, i cui lavori di ristrutturazione sono cominciati quasi quattro anni fa e sono attualmente fermi, abbiamo chiesto un parere al segretario dei Democratici di sinistra Natale Di Schiena

Chi abita alla Garbatella o chi si trova a passare per il quartiere nota un edificio un po’ malandato che però mostra un’imponenza vera che è testimone di fasti trascorsi. Quello è il mercato. Una struttura di vendita di prodotti, non solo alimentari ma di merci di tutti i tipi: una specie di suk arabo multicolorato e vociante come lo sono un po’ i vecchi mercati che a Roma hanno contribuito a costruire la storia della città. …..

E’ ora di dare certezze sui lavori del mercato coperto della Garbatella

Sull’annosa questione del mercato coperto della Garbatella, i cui lavori di ristrutturazione sono cominciati quasi quattro anni fa e sono attualmente fermi, abbiamo chiesto un parere al segretario dei Democratici di sinistra Natale Di Schiena

Chi abita alla Garbatella o chi si trova a passare per il quartiere nota un edificio un po’ malandato che però mostra un’imponenza vera che è testimone di fasti trascorsi. Quello è il mercato. Una struttura di vendita di prodotti, non solo alimentari ma di merci di tutti i tipi: una specie di suk arabo multicolorato e vociante come lo sono un po’ i vecchi mercati che a Roma hanno contribuito a costruire la storia della città.
Il mercato della Garbatella è l’identità  del quartiere perché al centro della sua parte storica e per il fatto di essere stato per decenni un punto di incontro tra le persone, un luogo di scambio di esperienze e di socializzazione. Al mercato andavano le forze politiche a saggiare il polso della situazione, a sentire gli umori delle persone, ben sapendo che l’orientamento del mercato rappresentava un humus profondo, di grande rilievo.
Il mercato della Garbatella  rappresentava il cuore pulsante del quartiere. Con la sua complessa umanità era un elemento di civilizzazione importante perché luogo di scambio delle merci e di costruzione/consolidamento di rapporti sociali.
Un quartiere, soprattutto se popolare, vede ridotta la propria identità se manca il mercato e le persone sono costrette a cambiare i propri riferimenti e le abitudini. Oggi ci troviamo in questa situazione perché non c’è il mercato alla Garbatella e sono molto lontani i tempi per la ripresa del suo ruolo.
I motivi che suggerirono la ristrutturazione sono noti: strutture vecchie e inadeguate; problemi di igiene; inagibilità del luogo perché privo di parcheggi e perciò con difficoltà di presenza per le persone e per lo scarico delle merci. Questa situazione aveva indotto problemi nel mercato, perché diminuiva la presenza degli acquirenti e quindi era ridotta la remunerazione per i commercianti.
E’ in quest’ottica e nella volontà di rilanciare/rimodernare il mercato che, da alcuni anni, è stato deciso uno spostamento temporaneo del mercato a Santa Galla nella prospettiva di un rientro, nel vecchio sito, a migliori condizioni. Dapprima ci furono resistenze al trasferimento che avvenne con caratteri di temporalità: i banchi erano e sono all’aperto e questo è un problema igienico significativo; il traffico in quella parte del quartiere è aumentato; una parte del quartiere è rimasta priva di un riferimento per la spesa e molti cittadini sono ricorsi ai negozi, ai supermercati o alle piccole bancarelle. Tutto questo ha prodotto disagi per i prezzi, la freschezza e la qualità dei prodotti.

I commercianti, pur in condizioni operative un po’ disagiate ,hanno aumentato il loro introiti. E’ in quest’ambito che sono iniziate le difficoltà. Innanzitutto la questione dell’andamento dei lavori. Va detto che attualmente siamo in una fase di stallo perché non ci sono interventi e non si capisce quando riprenderà l’azione che fino ad oggi ha prodotto solo la ristrutturazione di una parte del mercato e più precisamente una sala a disposizione del Municipio XI, risistemata da una associazione privata come “urban center.”
Il resto del progetto non marcia e ciò crea una grande confusione. Le motivazioni sono molteplici: vi è difficoltà ad armonizzare gli interventi finanziari perché sono diversi e non collegati tra loro i centri erogatori e questo fatto determina un andamento delle opere di ristrutturazione segnato da grande confusione; non si conoscono realmente i progetti di rilancio del mercato (che erano parti essenziali dell’idea di un mercato dotato di ufficio postale, di banche e ristoranti) che, nelle mutate condizioni storico-sociali, ridiventasse punto di aggregazione e perciò di profitto per gli operatori; le strutture di vendita proposte, a sentire i commercianti, parrebbero piccole e strette e quindi poco agibili per un’organizzazione del lavoro adeguata.
Infine c’è il problema dei parcheggi. Gli operatori hanno detto chiaramente che, senza questa struttura, l’opera si rivelerebbe inutile. Sembra non sia stato prodotto uno studio attento sulla localizzazione degli stessi, data la difficoltà di avviare le opere di sbancamento in un luogo vicino al mercato senza arrecare danno all’ambiente circostante.
Le risposte a queste osservazioni sono diverse e vanno dal riconoscimento dei ritardi, alla considerazione che il progetto è stato studiato da professionisti di grande valore che hanno apportato continue revisioni al progetto originario proprio per tenere conto delle osservazioni degli operatori economici.
Va detto per onestà e per comprendere bene la natura della discussione che, nel quartiere, stanno maturando novità immobiliari molto forti, tali da spostare in altre aree della zona gli interessi economici. Sappiamo che l’area vicino al Terminal Ostiense è stata ceduta ad una società privata per circa 22 miliardi di vecchie lire e che lì sta nascendo un sistema di negozi; un supermercato; insediamenti abitativi di prestigio; alcune parti del futuro Campidoglio 2: perciò quel luogo potrebbe diventare interessante per l’inserimento in una parte pubblica degli operatori del vecchio mercato.
Probabilmente, anche questi motivi oltre a quelli oggettivi già sottolineati, potrebbero essere alla base di un malumore crescente di parecchi commercianti che non vorrebbero tornare al vecchio sito. A questo punto vogliamo fare qualche considerazione: sarebbe utile discutere con le forze politiche presenti nella zona sulla possibilità/necessità di grandi insediamenti urbani e infrastrutturali perché questi, se non governati, producono disagi alla popolazione, compresa quella che
viene ad insediarsi ex novo.
Può  darsi che ciò sia avvenuto. Noi non siamo a conoscenza di nulla in questo ambito e vorremmo capire cosa sta accadendo. Inoltre, qualche osservazione vogliamo esprimerla. I lavori debbono andare avanti con rapidità e concludersi entro il 2008 altrimenti tutto diventa inutile; perciò pensiamo che chi è preposto al controllo dell’andamento dei lavori dovrebbe rapidamente intervenire e chiedere ragione dei ritardi e valutare eventuali diverse scelte.
Per noi non è possibile che alla Garbatella, di fatto, non ci sia più il mercato, perché i cittadini non lo accetterebbero tenendo conto che, da quella parte del quartiere, abitano persone anziane che hanno la necessità di poter usufruire, in luoghi raggiungibili, di tutti i servizi di cui hanno bisogno. Questa nostra opinione non comporta il rifiuto delle osservazioni che parte dei commercianti esprimono.
Ovviamente accettiamo le loro valutazioni comprese quelle di una parte degli operatori che ha maturato l’idea di cercare una allocazione diversa, pur nello stesso quartiere, utilizzando strutture pubbliche. E’ necessario un confronto con il Municipio e con l’Assessorato competente in questa materia, avviando una discussione sui possibili, alternativi spazi che il Municipio può offrire a tutti gli operatori interessati.

Natale Di Schiena
Segretario D.S. Garbatella

 

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Altrevie e CaraGarbatella

   
 

Promuovono l’iniziativa di solidarità. Un regalo buono che fa bene: olio extra-vergine di oliva a sostegno dell’attività del reparto oncologico del sant’ Eugenio.
Festa con tombolata, domenica 18 dicembre nei locali del Centro Anziani di Via Pullino 97 a partire dalle ore 19,30. Il ricavato della festa è destinato all’Associazione Casagrande Scaramelli coordinata dal Prof. Mauro Antimi, direttore del reparto oncologico del sant’Eugenio.

Per prenotazioni e informazioni
orietta.acna@tin.it
am.procacci@federlazio.it
giancarlo.proietti@tin.it
tel. 06 51 36 557

 

 

 

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Finalmente ha un “tetto” il ponticello di Piazza Biffi

Finalmente ha un “tetto” il ponticello di Piazza Biffi

Finalmente il ponticello medioevale di Piazza Eugenio Biffi ha una copertura protettiva, un tetto costituito da cinque lastre di robusto plexiglas sostenute da un’armatura metallica opportunamente sagomata.
Inoltre gli imbocchi del sottarco sono protetti da due cancellate di ferro. Non è stata effettuata nessun opera di consolidamento delle murature che, nel lungo periodo in cui il manufatto era rimasto senza protezione, si erano localmente sbriciolate. …..

Finalmente ha un “tetto” il ponticello di Piazza Biffi

Finalmente il ponticello medioevale di Piazza Eugenio Biffi ha una copertura protettiva, un tetto costituito da cinque lastre di robusto plexiglas sostenute da un’armatura metallica opportunamente sagomata.

Inoltre gli imbocchi del sottarco sono protetti da due cancellate di ferro. Non è stata effettuata nessun opera di consolidamento delle murature che, nel lungo periodo in cui il manufatto era rimasto senza protezione, si erano localmente sbriciolate.
Ricordiamo in breve la storia del ponticello. Nell’effettuare nella piazza lo scavo per un parcheggio sotterraneo, venne alla luce, a una profondità di sette metri, un ponticello, costituito da povero materiale di risulta, che era servito in un lontano passato a superare a piedi asciutti un corso d’acqua proveniente dalla zona dove adesso si trova il palazzo della Regione.
Il fiumicello era un affluente del fiume Almone, che ha formato nei millenni la vasta valle che separa le colline della Garbatella dall’Aventino. L’Almone, che adesso scorre in galleria artificiale sotto la Circonvallazione Ostiense, a sua volta è un affluente di sinistra del Tevere.
Il nostro ponticello, di età imprecisabile, probabilmente medioevale, era rimasto interrato da depositi alluvionali trasportati dall’Almone o dilavati dalle pendici della collina della Garbatella.
La sua scoperta destò molto interesse negli abitanti. Pur non avendo un particolare valore storico o artistico, il Municipio volle salvarlo, rimuovendolo dal sito originario e ponendolo nei giardini sovrastanti il parcheggio sotterraneo, come testimonianza di un lontano passato di quei luoghi.
Un’iniziativa lodevole che però per concretarsi ha impiegato tempo. Ma, come dice il proverbio, “tutto è bene quel che finisce bene”.  (C.B.)

 

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Natale di solidarietà

Natale di solidarietà

di Lorena Guidaldi

Natale: tempo di spiritualità ma anche di shopping sfrenato, in una corsa al regalo che coinvolge tutti indistintamente; di riflessioni profonde ma anche di pranzi e cene infinite; di serenità ma anche di situazioni agitate e confusionarie.
Ma anche e soprattutto tempo di solidarietà, un tema che non può prescindere assolutamente da questo periodo e viaggia di pari passo con il grande impegno delle persone comuni.

Natale di solidarietà

di Lorena Guidaldi

Natale: tempo di spiritualità ma anche di shopping sfrenato, in una corsa al regalo che coinvolge tutti indistintamente; di riflessioni profonde ma anche di pranzi e cene infinite; di serenità ma anche di situazioni agitate e confusionarie.
Ma anche e soprattutto tempo di solidarietà, un tema che non può prescindere assolutamente da questo periodo e viaggia di pari passo con il grande impegno delle persone comuni.

 


A questo proposito vogliamo segnalare delle iniziative rivolte a chi vive un disagio, che avranno luogo nel quartiere proprio a ridosso delle festività natalizie, confidando anche nella buona volontà dei singoli cittadini, che hanno già dato, in occasioni passate, forti risposte in questo senso.
Iniziamo col segnalare una iniziativa che ci vede coinvolti direttamente per il terzo anno consecutivo: anche per questo Natale “Cara Garbatella” aderisce all’iniziativa dell’Associazione “Altrevie” e promuove la vendita di olio extravergine di oliva il cui ricavato sarà devoluto all’associazione “Casagrande Scaramelli” guidata dal Prof. Mauro Antimi che si occupa di ricerca ed assistenza oncologica all’interno dell’ospedale Sant’Eugenio.
Prenotando l’olio entro il 15 dicembre (il costo è di 20 Euro per due litri e 40 Euro per una lattina da cinque litri), ognuno potrà fare un regalo salutare (non serve ricordare i molti benefici di questo prezioso alimento), e soprattutto solidale.
La consegna avverrà la settimana successiva alla prenotazione. Le prenotazioni si ricevono presso il Centro di Via Caffaro 10, dove la gentile signora Gianna raccoglierà le richieste del quartiere.
Questa iniziativa avrà la serata finale il 16 dicembre, quando si terrà, anche per quest’anno, la tombolata di beneficenza presso il Centro Anziani di via Pullino.
Vogliamo ora segnalare una realtà del nostro quartiere che forse non tutti conoscono: una sede della Caritas presso la parrocchia San Filippo Neri. Qui operano sedici pensionati rappresentati dal signor Luca Forgillo, che si prodigano in una serie di valide iniziative a favore dei più disagiati. Ogni lunedì e venerdì pomeriggio si svolge una distribuzione di indumenti ed ogni fine mese di un pacco viveri, con generi alimentari a lunga conservazione.
Anche qui si può contribuire in maniera solidale vista la possibilità di portare alimenti ogni domenica mattina per tutto il periodo dell’Avvento, o partecipando alla pesca di beneficenza dell’8 dicembre, il cui ricavato va, ormai da venti anni, ad incrementare l’offerta per i più disagiati.
Si chiude con il tradizionale pranzo organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, che si tiene per il terzo anno consecutivo il giorno di Natale nella Parrocchia di San Filippo Neri.
Vista la varietà di iniziative non è difficile scegliere in che modo dare solidarietà e aiuto a chi non ha tanti validi motivi per festeggiare; basta fermarsi a riflettere sulle molteplici realtà che anche il nostro quartiere ci mette tutti i giorni sotto gli occhi e agire anche con un piccolo gesto.
Buon Natale.

 

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Lettere – Un appello al Municipio per Via Filippo Tolli

Un appello al Municipio per Via Filippo Tolli

Siamo un gruppo di abitanti costretti, per recarci al lavoro, a percorrere quotidianamente in macchina la corta Via Filippo Tolli per uscire dalla Garbatella.
E quotidianamente ci troviamo a correre il rischio di un incidente nell’immetterci in Via Macinghi Strozzi, strada a scorrimento veloce, dalla quale non si vede l’incrocio con Via Tolli a causa delle auto regolarmente …..

Un appello al Municipio per Via Filippo Tolli

Siamo un gruppo di abitanti costretti, per recarci al lavoro, a percorrere quotidianamente in macchina la corta Via Filippo Tolli per uscire dalla Garbatella.
E quotidianamente ci troviamo a correre il rischio di un incidente nell’immetterci in Via Macinghi Strozzi, strada a scorrimento veloce, dalla quale non si vede l’incrocio con Via Tolli a causa delle auto regolarmente parcheggiate all’incrocio.
Per la verità, all’angolo c’è un lampeggiatore che segnala un pericolo generico, lampeggiatore peraltro inutile perché coperto dai rami degli alberi. Ma lì occorre un semaforo ben visibile o quanto meno una modifica dei marciapiedi che impedisca il parcheggio delle auto all’incrocio, in modo da liberare la visuale.
Meglio tutte e due le cose. Abbiamo segnalato lo stato di pericolo ai Vigili, “Cara Garbatella” ha denunciato l’inconveniente più volte, non è successo niente.
Ci rivolgiamo adesso al Municipio che si autodefinisce sensibile alla partecipazione dei cittadini: faccia qualcosa.

Mauro Massa, Laura Di Maglio, Sergio Rodengo,
Italo Berzelli, Leo Notari, Carlo e Nico Rastelli e altri

Troppo liberi i cani al parco

Bello, bellissimo il parco di Via Giovannipoli riaperto recentemente al pubblico.
Giustamente c’è anche uno spazio riservato ai cani, che però non è delimitato da una recinzione, sicché i nostri amici a quattro zampe spesso sconfinano, depositando regali non proprio gradirti.

Marina

Via delle Sette Chiese: prima non era meglio?

L’intento lodevolissimo era quello di ridare dignità e visibilità all’antica Via delle Sette Chiese: e proprio su quella strada iniziarono nel giugno 2007 i lavori di riqualificazione delle strade della Garbatella.
A parte le critiche diffusissime per l’inutile soppressione dei posti macchina in tutto il comprensorio non compensata con l’istituzione di nuove aree di sosta, la storica via appare oggi in condizione biasimevoli: nel tratto Largo Sette Chiese – Piazza S.Eurosia, come era prevedibile, in quelle inutili aiuolette strette e lunghe istituite lungo i marciapiedi, che intralciano il cammino dei pedoni, crescono disordinati cespugli spinosi; nel tratto Largo Sette Chiese – Via Guglielmotti, per difendere le altrettanto inutili aiuole che nessuno cura, hanno dovuto stendere delle alte antiestetiche reti di protezione; nel tratto Piazza Oderico da Pordenone – Via Colombo non si è dato sistemazione alcuna alla scarpata che sta lungo il muro dell’Istituto Maria Adelaide, dove le suore recentemente hanno fatto restaurare il bel portale della ex tenuta Nicolai.

Massimo Lizzano

Una rotatoria per le cacche dei cani

Non è un bello spettacolo osservare la rotonda che è stata creata in Piazza Nicola Longobardi, proprio davanti alla Scuola dei bimbi, che avrebbe dovuto essere un’aiuola a prato.
In realtà è solo un terreno brullo completamente costellato da quella che si definiscono deiezioni canine, che i proprietari dei cani non si peritano di raccogliere e di gettare nei cassonetti.
Ma non sarebbe stato meglio lastricare la rotatoria piuttosto che lasciarla a prato, che nessuno è in grado di curare?

Livia Nuccitelli

Alcuni amici di Marco (personaggio conosciuto nel nostro quartiere) ci hanno chiesto di ricordare il loro amico, scomparso recentemente, così in maniera semplice senza tanti clamori.
Noi di Cara Garbatella
riportiamo semplicemente la notizia così come ci è stato chiesto.

 

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Un libro di De Lazzari “Ragazzi della Resistenza”

Un libro di De Lazzari
“Ragazzi della Resistenza”

L’11 novembre alle 17 in Campidoglio e il 29 novembre di pomeriggio alla Libreria Rinascita di Via Prospero Alpino verrà presentato il libro “Ragazzi della Resistenza” di Primo De Lazzari, prefazione di Massimo Rendina, Teti Editore Milano, pag.167, euro 15 (teti.teti.it).
Il libro documenta il vissuto emblematico di un centinaio di quindicenni e diciassettenni impegnati nella Resistenza, tra i quali i romani Giordano Sangalli, Franco Gambacurta, Duilio Cibei, Michele Di Veroli, Ilario Canacci, Ughetto Forno (caduti); Alberto Mieli, Giuliano Gargiulo, Luciana Romoli.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 -Novembre 2008

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Progetto ambientalista alla Scuola Alonzi


Progetto ambientalista alla Scuola Alonzi

In questo periodo nero per la scuola pubblica italiana la Scuola Alonzi – 45°circolo didattico si distingue sempre per l’impegno e le belle iniziative che maestri e bambini riescono a svolgere, nonostante le tante preoccupazioni. …..

Posti auto in più posti auto in meno


Progetto ambientalista alla Scuola Alonzi

In questo periodo nero per la scuola pubblica italiana la Scuola Alonzi – 45°circolo didattico si distingue sempre per l’impegno e le belle iniziative che maestri e bambini riescono a svolgere, nonostante le tante preoccupazioni.
Ne vogliamo segnalare, tra le tante, una di particolare rilievo:”Riciclo e Mobilità”, progetto di cultura ambientale preparato dalla nostra scuola, accettato ed inserito dall’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) nell’ambito della settimana per l’educazione allo sviluppo sostenibile – Riusa, Riduci, Ricicla – prevista tra il 10 e il 16 novembre 2008.
Il progetto fa parte del Programma Ecoschools già attivo all’Alonzi e alla Battisti da qualche anno sempre su temi ambientali.
Il primo incontro dell’EcoComitato dell’a.s. si terrà nella biblioteca della scuola il 10 novembre alle 9.30 e coincide con la Giornata per lo Sviluppo Sostenibile promossa dall’UNESCO. Bambini e insegnanti invitano tutti i genitori a partecipare numerosi.Cara Garbatella ci sarà e seguirà il progetto passo, nelle sue fasi di realizzazione.

Posti auto in più posti auto in meno

Segnaliamo numerose proteste di automobilisti per l’abolizione di posti auto in Piazza Albini e in Largo Giovanni Ansaldo a seguito della ristrutturazione della viabilità.
Soddisfazione invece viene espressa per il parcheggio che è stato ricavato in cima alla Circonvallazione Ostiense dal lato della Metro e per quello molto ampio creato lungo Via Guglielmotti, utilizzando lo spazio rimasto per anni inutilizzato a seguito delle scriteriate demolizioni di una parte delle prime abitazioni della Garbatella, operate negli anni Sessanta del secolo scorso.

 

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Un “orto spontaneo” nella “città giardino”

Un “orto spontaneo” nella “città giardino”

Quest’estate in via Brollo, nel cuore del nostro quartiere, sono nati dei cocomeri spontanei per strada. Ciò grazie alla protezione offerta da una recinzione realizzata per motivi di sicurezza. …..

Un “orto spontaneo” nella “città giardino”

Quest’estate in via Brollo, nel cuore del nostro quartiere, sono nati dei cocomeri spontanei per strada. Ciò grazie alla protezione offerta da una recinzione realizzata per motivi di sicurezza.
L’oste della Nuova Cantinetta, trattoria romana a noi molto cara, ci ha segnalato il fatto e ci ha mostrato inorgoglito questi frutti che invadevano il marciapiede di fronte al suo locale. Speriamo che l’ evento porti fortuna a lui e al quartiere tutto, che grazie a ciò può a maggior ragione fregiarsi dell’appellativo di “città giardino”. (G.B.).

 

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Rimpianto per la morte di Marisa Sardella

Ci ha lasciato improvvisamente una delle figure storiche del mercato “coperto”

Rimpianto per la morte di Marisa Sardella

di Cinzia Cenciarelli

Il sorriso era la caratteristica di Marisa Sardella, che l’8 ottobre, all’età di 77 anni, improvvisamente ci ha lasciato. “Una nonna e una mamma fantastica, sempre disponibile ad aiutare gli altri e che, alla sua età, …..

Ci ha lasciato improvvisamente una delle figure storiche del mercato “coperto”

Rimpianto per la morte di Marisa Sardella

di Cinzia Cenciarelli

Il sorriso era la caratteristica di Marisa Sardella, che l’8 ottobre, all’età di 77 anni, improvvisamente ci ha lasciato. “Una nonna e una mamma fantastica, sempre disponibile ad aiutare gli altri e che, alla sua età, tutte le mattine si alzava presto per andare a lavorare al mercato”: così la descrive con orgoglio la nipote Eleonora in una tenerissima lettera che rivolge alla nonna.
Una presenza storica per il mercato della Garbatella, dove Marisa ha lavorato nel suo banco del pesce, fin dall’età di 16 anni insieme a Cesare, poi divenuto suo marito.
Diplomata all’Istituto magistrale, appassionata lettrice, non ha mai fatto la maestra, perché troppo impegnata con la numerosa famiglia: a 19 anni ha avuto la prima di quattro figli, ai quali sono seguiti sette nipoti e quattro pronipoti. Si è spesa nel sociale ed ha per tanti anni cucinato alla mensa della Caritas presso la parrocchia San Francesco Saverio.
La massiccia partecipazione al suo funerale di parenti, di clienti, di amici e di colleghi è stata una grande testimonianza d’affetto.

 

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Tante iniziative per l’associazione “Altrevie”

Tante iniziative per l’associazione “Altrevie”

di Fabio Muzi

Dopo la pausa estiva è ripresa l’attività dell’Associazione culturale “Altrevie”, una delle realtà più interessanti del nostro quartiere che, da diversi anni, propone, nello spazio di Via Caffaro 10, un’ampia gamma di iniziative che vanno dalla musica etnica al jazz, dalle visite guidate nei luoghi d’arte al trekking, dal cinema ai libri. …..

Tante iniziative per l’associazione “Altrevie”

di Fabio Muzi

Dopo la pausa estiva è ripresa l’attività dell’Associazione culturale “Altrevie”, una delle realtà più interessanti del nostro quartiere che, da diversi anni, propone, nello spazio di Via Caffaro 10, un’ampia gamma di iniziative che vanno dalla musica etnica al jazz, dalle visite guidate nei luoghi d’arte al trekking, dal cinema ai libri.
Particolarmente ricco si è presentato il programma di ottobre che è iniziato con la visita al Museo etrusco di Villa Giulia, prima tappa del lungo percorso che impegnerà l’associazione lungo l’intero arco dell’anno sulle tracce del Latium Vetus, alla scoperta delle civiltà italiche fiorenti prima di Roma.
A metà mese, la presentazione di Indiana, alla libreria Rinascita di Via Prospero Alpino, è stata l’occasione di ripercorrere l’esperienza vissuta da Mariella Gramaglia, già assessore della Giunta Veltroni, che, quando era ancora in carica, decise di abbandonare le comodità della società occidentale e di intraprendere un faticoso ma entusiasmante percorso a fianco dei meno fortunati, nel cuore dell’India.
Un giorno di festa, invece, è il titolo di un celebre film di Jacques Tati del 1947 con cui si è inaugurato il nuovo ciclo del cineclub promosso dall’associazione e animato dal critico cinematografico Francesco Castracane.
A fine mese ancora due importanti appuntamenti. Il primo, a carattere culturale, con Michele Prospero, filosofo della politica con cattedra all’Università di Roma, in una Lectio Magistralis….con aperitivo, per la serie di incontri tematici che “Altrevie” propone mensilmente: l’incontro, tenuto domenica 26 ottobre sempre in Via Caffaro 10, sulle ragioni antiche e nuove della crisi della Sinistra italiana.
Il secondo appuntamento la musica e la danza della tradizione popolare italiana nell’interpretazione di una vera e propria “orchestra popolare”, quella dei Musici Migranti.
“Altrevie” – dice Claudio Bocci, presidente dell’Associazione – è un progetto culturale che intende sviluppare un percorso di conoscenza e di arricchimento attraverso incontri, visite guidate, viaggi ed escursioni.
L’obiettivo, attraverso la proposta di musiche etniche e tradizionali, è anche quello di favorire la comprensione di altre culture, di avvicinarci ad altre forme di espressione e di superare ogni barriera tra i popoli.
Questa sensibilità si esprime anche nella riaffermazione di un più incisivo impegno civile e sociale sui temi delle libertà, della laicità e della democrazia.

 

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L’enoteca “il melograno” ovvero il bere di qualità

L’enoteca “il melograno” ovvero il bere di qualità

di Guido Barbato

Si trova in Viale Guglielmo Massaia 9 ed è l’unica vera e propria enoteca del nostro quartiere.
Massimiliano Martino, che gestisce il locale insieme al fratello Stefano e alle loro mogli Rosaria e Ginevra, …..

L’enoteca “il melograno” ovvero il bere di qualità

di Guido Barbato

Si trova in Viale Guglielmo Massaia 9 ed è l’unica vera e propria enoteca del nostro quartiere.
Massimiliano Martino, che gestisce il locale insieme al fratello Stefano e alle loro mogli Rosaria e Ginevra, specifica con orgoglio che il termine enoteca è però un po’ riduttivo: la loro filosofia è infatti quella del “bere di qualità” su tutti i fronti, finanche al caffè.

Infatti, accanto ad una buona selezione di vini alla mescita e ad una lista di circa 200 etichette in bottiglia (vini prevalentemente italiani che abbracciano tutte le regioni e soddisfano ogni esigenza di gusto e di tasca), offrono anche una interessantissima selezione di birre artigianali bretoni, italiane e tedesche, e di grappe, rum e whisky di qualità. Persino il caffè viene da produttori e distributori di nicchia, che assicurano materie prime e processi di fabbricazione atipici, e una qualità superiore.
I due fratelli, entrambi diplomati all’Associazione Italiana Sommelier, offrono ovviamente anche una limitata (ma molto curata!) gamma di piatti di cucina creativa, ispirata prevalentemente al crudo, e pensata per accompagnarsi armoniosamente con gli ottimi vini e birre. Si va dalle immancabili selezioni di insaccati e formaggi di qualità alle tagliate di chianina, crude e cotte, ai crudi di pesce: spada con pere e zenzero o marinato, tonno in varie presentazioni.
Tutte le specialità crude provengono da filiere particolari che garantiscono la massima sicurezza igienica ed eccellenti livelli qualitativi. Il menù può variare di settimana in settimana, per assecondare l’estro e la creatività dei cuochi e offrire le pietanze più adatte alla stagione, come la polenta in inverno.
L’offerta gastronomica si conclude con alcuni dolci artigianali deliziosi, come la sfoglia alle mele o il plum-cake con prugne e cioccolato, preparati con materie prime ricercatissime. Nel segno dell’offerta di qualità, il locale offre anche la possibilità di acquistare confezioni delle stesse rare specialità usate come ingredienti del menù. Per occasioni particolari, e anche per il prossimo Natale, confeziona cesti regalo su richiesta.
Il menù del giorno, aggiornato quotidianamente, è consultabile sul sito www.enograno.it .
Il locale è aperto dal lunedì al venerdì a pranzo (12,30-16,00) e a cena (dalle 19,00 a tarda sera) e il sabato solo a cena.
Chiuso la domenica.
Telefono 06.51.15.609

 

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Nello Governatori, il poeta operaio

Nello Governatori, il poeta operaio

di Tatiana Della Carità

Nello Governatori, classe 1923, nasce a Roma e trascorre l’infanzia nel quartiere San Lorenzo; a 23 anni viene assunto come operaio addetto alla catena di montaggio nello stabilimento di San Paolo dell’Ottica Meccanica, dove resterà fino all’età della pensione. …..

 

Nello Governatori, il poeta operaio

di Tatiana Della Carità

Nello Governatori, classe 1923, nasce a Roma e trascorre l’infanzia nel quartiere San Lorenzo; a 23 anni viene assunto come operaio addetto alla catena di montaggio nello stabilimento di San Paolo dell’Ottica Meccanica, dove resterà fino all’età della pensione.
Ma la sua vera vocazione
risiede fuori dalla fabbrica: Governatori scopre già da giovanissimo la passione per la poesia, in particolare per quella dialettale, e nel 1946 inizia una duratura e fruttuosa collaborazione -destinata a protrarsi fino al 1974- con il trisettimanale romanesco “Rugantino”, rivista che ha ospitato anche gli scritti di grandi firme come Pascarella e Trilussa.
Da 
questo momento in poi le pubblicazioni si moltiplicano: “Il Messaggero”, L’Unità” e “Paese Sera” sono solo alcuni tra i numerosi giornali che hanno ospitato i suoi articoli e i suoi componimenti. Tra le sue affascinanti esperienze figura inoltre la puntata di una trasmissione radiofonica condotta nel 1970 da Corrado Mantoni, dal quale viene chiamato ospite per leggere un suo sonetto sulla Festa de’ Noantri a Trastevere.
Gli scritti che escono
dalla sua penna sono ricchi di colore, trasudano umanità e affrontano gli argomenti più diversi: dalla carenza di generi di prima necessità caratteristica del dopoguerra alle tematiche religiose, dalla ricorrenza del due novembre alla condizione dei lavoratori nelle fabbriche.
La sua è una vita
costellata di esperienze e incontri che stimolano e alimentano il suo entusiasmo per la scrittura: Governatori ha infatti occasione di conoscere validi autori della scena dialettale romana, tra cui Mario Ugo Guattari.
Il linguaggio romanesco ha dunque un’importanza fondamentale nella produzione poetica di Nello che, da parte sua, ha una concezione ben precisa del dialetto e del suo utilizzo: “il
dialetto -dichiara- è l’espressione più genuina del popolo, priva di volgarità, che deve essere anche mezzo di cultura pulito e corretto”.
Con il trascorrere
del tempo, il nostro protagonista è conquistato in misura sempre maggiore dal mondo della poesia, dalla tecnica poetica, dalle esigenze della poesia stessa e dalla difficoltà di raggiungerle e soddisfarle: infatti l’ammirazione che Nello nutre nei confronti dei grandi scrittori che sono riusciti a raggiungere tali traguardi attraverso le loro opere è assoluta, tanto che dice di se stesso: “Io non mi ritengo poeta, mi ritengo più che altro un discreto compositore […] perché è più facile essere santi che poeti”.
Proprio a causa di tali sentimenti che lo legano a Roma, al suo dialetto e ai suoi abitanti, Governatori è particolarmente dispiaciuto nel constatare una progressiva diminuzione dell’interesse della gente nei confronti della cultura popolare; esprime inoltre vivo dispiacere per la mancanza di riviste cittadine che dedichino spazi a composizioni dialettali o che comunque portino avanti la tradizione del dialetto romanesco.
Attualmente Nello Governatori abita sulla Circonvallazione Ostiense, dove si è trasferito quarant’anni fa, e ormai considera l’XI municipio il suo quartiere di adozione; le sue poesie gli sono valse numerosi riconoscimenti, tra i quali figura anche il “Premio Fantasia di Garbatella” consegnatogli dall’associazione culturale “Il Tempo Ritrovato”.

 

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4° Jazz Festival Che successo!

4° Jazz Festival
Che successo!

La manifestazione alla Villetta organizzata dalle associazione Cara Garbatella e Altrevie

di David Perlmutter

Che successo!

La manifestazione alla Villetta organizzata dalle associazione Cara Garbatella e Altrevie

di David Perlmutter

Venerdì 10 e sabato 11 ottobre la Villetta della Garbatella si è trasformata in un luogo d’incontro per la cultura musicale jazzistica italiana: due concerti gratuiti nel cuore del quartiere preceduti dal film: “Ascensore verso il patibolo” di Luis Malle, la prima sera, un film noir tratto da un romanzo di Noel Calef; in occasione del secondo appuntamento è stato proiettato “Radio Days” di Woody Allen, commedia capolavoro ambientata negli Stati Uniti anni Trenta quando la radio svolgeva una funzione sociale centrale.

Giunto alla quarta edizione, il festival ha ospitato il 10 l’FM Trio con Alessandro Bravo al pianoforte, Fabrizio Montemarano al contrabbasso e Alessandro Manzi alla batteria: il trio ha eseguito brani originali e standard; sabato 11 era ospite il Freedom Jazz Trio di Marco Fratini  contrabbassista storico del Music Inn, con Andrea Nunzi alla batteria e Roberto Tarenzi, giovane pianista che ha alle spalle un disco con Dave Liebman: hanno suonato composizioni di Thelonious Monk, “il santone del jazz”.

 

Il Festival è nato quattro anni fa da un’iniziativa delle associazioni culturali Cara Garbatella e Altrevie patrocinata dall’Undicesimo Municipio e Federculture, in collaborazione con Radio Città Aperta. La manifestazione ha avuto come sempre un enorme affluenza di pubblico, tra curiosi, appassionati e veri cultori del jazz. Elogi e ringraziamenti sono giunti agli organizzatori da molte persone del pubblico che hanno sottolineato che alla Villetta si può ancora ascoltare dell’ottima musica a costi zero, cosa molto rara oggi nel panorama romano. La consulenza musicale era stata affidata a Giusi De Angelis.

 

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Commozione e allegria al memorial Acciari

Un grande concerto al Palladium per ricordare Roberto

Commozione e allegria al memorial Acciari

Decine di musicisti hanno voluto portare il loro omaggio musicale all’amico e collega scomparso

di Francesca Vitalini

Una grande famiglia artistica  quella che ha voluto ricordare Roberto Acciari, a qualche mese dalla sua scomparsa, con un’intensa serata, ideata dal fratello Augusto, dedicata alla musica da lui tanto amata: il country rock.
Palcoscenico d’occasione …..

Un grande concerto al Palladium per ricordare Roberto

Commozione e allegria al memorial Acciari

Decine di musicisti hanno voluto portare il loro omaggio musicale all’amico e collega scomparso

di Francesca Vitalini


Una grande famiglia artistica  quella che ha voluto ricordare Roberto Acciari, a qualche mese dalla sua scomparsa, con un’intensa serata, ideata dal fratello Augusto, dedicata alla musica da lui tanto amata: il country rock.
Palcoscenico d’occasione è stato il Teatro Palladium, messo a disposizione dalla Terza Università e dal Municipio Roma XI, il quale ha collaborato all’organizzazione della serata. Ed è stato proprio il presidente del Municipio, Andrea Catarci, ad inaugurare il memorial affermando: “E’ una serata particolare per Garbatella, una serata di coesione sociale ricca di emozioni e di ricordi che vengono vivificati dalla musica”.

Ed i ricordi sono iniziati con la proiezione del video sulla vita musicale di Roberto realizzato da Giancarlo Proietti.
Poi, via alla musica che ha potuto contare sul sostegno tecnico di Alessio Ferucci.
In una maratona di tre ore si sono alternati sul palco il gruppo di ballo Renegates e grandi musicisti della scena texas swing e country rock sino ad arrivare al blues, al gospel e al rock più tradizionale come Luca Casagrande, Franco Vinci, Giorgio Fontana, Sandro Salvi, Lello Panico, Massimo Morroni, Michele Anselmi, Stefano Ciacci,, Edoardo Palermo, Leonardo Petrucci, Stefano Vittoni, Alessandro Russo, Gianni Franchi, Alessandro Pizzonia, Marco Pandolfi, Marina De Tullio, Loredana Sorrentino, Stefano Pogelli, Pietro Torsani, Marco Corteggiani, Harold Bradley, Ranieri De Luca, Andrea De Luca , Danilo Cartia.
Tutti coordinati dagli Acciari Brothers, gruppo nato dal fertile incontro musicale di Roberto ed Augusto con altri quattro elementi, ed oggi composto da Augusto Acciari, Andrea Moneta, Frank Antonucci e Lele Anastasi e, grande assente per motivi di salute, Marco Meucci (sostituito da Riccardo Ciaramellari).
Una grande famiglia, appunto, che ha voluto ricordare Roberto attraverso una passione, la musica, che l’ ha accompagnato fin da quando, ragazzo, ha cominciato a studiare canto per poi incidere Blue Ice, il suo primo album, e nel 1984 Le farfalle continuano a volare. Una grande famiglia artistica che in un abbraccio musicale si è stretta intorno alla famiglia Acciari – Carlo, Ivana, Angelica – e agli amici più intimi e a tutto il quartiere. Una grande famiglia che con la sua musica ha bussato alle porte del Paradiso per salutare ancora una volta Roberto.

 

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“I miei primi vent’anni” nella storia del quartiere

Il libro di Adelio Canali “La terrazza sulla Garbatella”

“I miei primi vent’anni” nella storia del quartiere

di Cosmo Barbato

In una sorta di lucido diario ricostruito a posteriori, un cittadino doc della Garbatella rievoca in un bel libro la vita quotidiana nell’ex borgata negli anni in cui essa si andò formando, poi in quelli tumultuosi della guerra e nei successivi del riscatto del dopoguerra, coincidenti con i primi vent’anni e oltre del suo autore: Adelio Canali, “La terrazza sulla Garbatella”, prefazione di Giulio Andreotti, …..

Il libro di Adelio Canali “La terrazza sulla Garbatella”

“I miei primi vent’anni” nella storia del quartiere

di Cosmo Barbato

In una sorta di lucido diario ricostruito a posteriori, un cittadino doc della Garbatella rievoca in un bel libro la vita quotidiana nell’ex borgata negli anni in cui essa si andò formando, poi in quelli tumultuosi della guerra e nei successivi del riscatto del dopoguerra, coincidenti con i primi vent’anni e oltre del suo autore: Adelio Canali, “La terrazza sulla Garbatella”, prefazione di Giulio Andreotti, Edup editore, euro 14. Al contrario degli altri due bei libri sul quartiere e sulla sua storia, pubblicati recentemente uno nel 2003 (Gianni Rivolta e Enzo Gori,”Garbatella mia”) e l’altro nel 2006 (Monica Sinatra,”La Garbatella a Roma”), questo di Adelio Canali è uno spaccato sui suoi abitanti, su quella melange di culture, di etnie, di dialetti che si sono fusi fino al punto di creare un’ identità distinta e unitaria della Garbatella, che in origine ebbe come fattore coagulante lo spirito popolare della solidarietà.
Canali proviene da una famiglia originaria di Ronciglione, nel Viterbese. Suo nonno, libertario mazziniano, aprì agli inizi del ‘900 un’orologeria a Piazza Montanara, nel quartiere che si trovava alle falde del Campidoglio e che verrà demolito tra gli anni Venti e i Trenta. Anche i Canali furono travolti dalle demolizioni e, dopo un provvisorio trasferimento all’Ostiense, agli inizi degli anni Trenta approdarono alla Garbatella: il Governatorato aveva assegnato loro un’abitazione al Lotto 44, il Quarto Albergo, in Via Francesco Orazio da Pennabilli, l’edificio che sulla facciata opposta ospita il commissariato.Adelio è una miniera di ricordi, un testimone attento di storie in parte dimenticate e che il suo libro rievoca con la vivezza e la semplicità di un racconto verbale. Storie piccole e grandi, di bagni nella marrana dell’Almone più tardi incanalata sotto la Circonvallazione Ostiense; di avventure e di discussioni col suo inseparabile amico Giorgio, ultimo dei numerosi figli di una famiglia storica di comunisti, i Cecilia; di fame e di paure negli anni della guerra, dei bombardamenti, dell’occupazione tedesca.
Un giorno, racconta, prima della guerra, mi trovai al passaggio di un corteo fascista che si recava alla Basilica di Massenzio ad ascoltare un discorso del duce. “Mi fermai sul marciapiede all’angolo con la Roma-Ostia, vicino a un signore con gli occhiali scuri, accompagnato da un giovane. Quando il corteo arrivò alla nostra altezza, dalla colonna in marcia si staccò un tipaccio in camicia nera che venne verso di noi e dette un forte ceffone all’uomo, colpevole di non aver salutato il gagliardetto. Gli occhiali caddero a terra rompendosi e il giovane si mise a piangere: il poveruomo ero un cieco della prima guerra mondiale!”. Dai suoi racconti apprendiamo di un dramma tra i tanti che si consumarono col bombardamento del 7 marzo ’44, quando fu colpito l’ Albergo Bianco, il Lotto 41 che ospitava anche la maternità: Giovanni Mattia si calò nelle rovine dell’asilo nido senza sapere che Valeria, la sua neonata, e la moglie, che lì lavorava, erano già state tratte in salvo, quando cadde un pezzo di ala del fabbricato e il poveretto rimase sepolto; i vigili fecero l’impossibile per salvarlo ma era difficile evitare altri crolli: Giovanni diede segni di vita ancora per alcuni giorni, poi venne estratto cadavere.
Alla Garbatella abitavano e abitano numerose famiglie ebree che erano state qui trasferite a seguito delle demolizioni nel centro storico.
La maggior parte si salvarono dalle razzie tedesche grazie alla solidarietà espressa dalla gente del quartiere. Dai racconti di Canali apprendiamo di un episodio di cui egli fu testimone diretto, riguardante Angelo Di Nepi, un coinquilino, figlio di Cesare già deportato in Germania, fermato da un collaborazionista che lo costrinse a dirigersi verso casa nella speranza di acciuffare qualche altro familiare. In casa però non c’era nessuno, i vicini avevano già provveduto a porli in salvo. Il collaborazionista, consegnando l’ebreo, avrebbe riscosso un premio di cinquemila lire dai tedeschi; ne pretendeva diecimila da Angelo Di Nepi per lasciarlo libero.
Fu subito organizzata una colletta tra gli inquilini, che però non fruttò abbastanza: la somma era troppo alta. Mentre Angelo veniva portato via, la madre di Canali ebbe l’idea di rivolgersi al maresciallo Romeo del vicino commissariato, coinquilino anche lui. Questi intervenne prontamente, arrestando il collaborazionista per estorsione e dando così tempo ad Angelo di squagliarsela. Il maresciallo ebbe poi noie con i tedeschi per essersi lasciato sfuggire l’ebreo. Ancora una testimonianza. 4 giugno 1944: i tedeschi in rotta, quasi a contatto con gli americani della V Armata che li inseguono. Da una colonna che scendeva giù da Via Guglielmo Massaia si staccarono due soldati tedeschi che si fermarono esausti a bere a una fontanella. Un colpo di fucile sparato da un resistente colpì uno dei due.
Il ferito fu trasportato all’interno del commissariato e poi in ospedale, mentre l’altro, catturato dagli abitanti, fu portato nel cortile antistante l’Albergo Rosso.
Era il nemico, l’odiato nemico dei nove mesi di feroce occupazione. Ma le donne ebbero pietà di quel poveretto che fu salvato dalla fucilazione. E ancora, sempre il giorno della liberazione: “Dalla parte di Via Percoto notammo che un gruppo di giovani col fazzoletto tricolore al collo aveva assaltato il commissariato, liberando l’ebreo Leone dalla camera di sicurezza. Costui uscì di corsa e nel cortile iniziò a saltare per la gioia, gridando ‘Viva l’Italia’, ma i pantaloni senza cintura calarono giù e dall’Albergo Rosso risuonarono risate e sfottò”. Canali nel dopoguerra divenne un dirigente locale della Democrazia Cristiana della corrente andreottiana ricoprendo anche cariche elettive: il “Divo Giulio” glie ne fu grato, gli fu testimone di nozze e gli ha dedicato una breve presentazione del libro.
Rimase sempre in fraterni rapporti con l’amico comunista: “Recentemente ho appreso della morte di Giorgio dal periodico Cara Garbatella”. Parla dei comunisti della Villetta, che tanta parte hanno avuto nella storia del quartiere, con ammirazione e rispetto.
Il suo libro di ricordi, puntualmente frammezzato con la rievocazione delle tappe salienti delle vicende degli ultimi settant’anni, è una documentazione sulla storia degli abitanti del quartiere. Gli episodi che racconta danno un’idea dell’atmosfera che si viveva nell’ex borgata, nella quale confluivano a ondate i poveri scacciati dalle demolizioni del centro storico, i “sovversivi” allontanati dai quartieri, gli immigrati che dalle province venivano a sbarcare il lunario a Roma. Insomma, è una lettura che agli anziani rinverdisce la memoria e ai giovani porge un’occasione di riflessione su come si sia formata la società dei loro nonni e dei loro padri, a prezzo di quali sacrifici e con quale spirito di solidarietà.

 

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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