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Autore: Redazione

Un gruppo d’assalto della Settima zona si impossessa, armi in pugno, della sede del gruppo rionale fascista di via Passino

Un gruppo d’assalto della Settima zona si impossessa, armi in pugno, della sede del gruppo rionale fascista di via Passino

La sera del 4 giugno alla Garbatella era tutta una festa, nelle case e nei cortili dei lotti si improvvisarono serate danzanti con orchestrine e giradischi. L’incubo dei nove mesi di occupazione tedesca era finito. Nell’aria si respirava qualcosa di nuovo, una nuova stagione di partecipazione, di libertà e di democrazia. …..

Un gruppo d’assalto della Settima zona si impossessa, armi in pugno, della sede del gruppo rionale fascista di via Passino

La sera del 4 giugno alla Garbatella era tutta una festa, nelle case e nei cortili dei lotti si improvvisarono serate danzanti con orchestrine e giradischi. L’incubo dei nove mesi di occupazione tedesca era finito. Nell’aria si respirava qualcosa di nuovo, una nuova stagione di partecipazione, di libertà e di democrazia.

Naturalmente tutti i patrioti della Settima zona del PCI erano stati allertati da giorni, da quando le colonne di tedeschi in fretta e furia avevano abbandonato i punti nodali della città e avevano
imboccato le strade verso nord. In tutti i quartieri i patrioti dalle prime ore della mattina del 4 erano alla caccia delle spie.
I gappisti di zona avevano ricevuto disposizioni precise dal comando militare centrale: “Occupare i servizi di produzione ed erogazione del gas e dell’energia elettrica di Via Ostiense, i Mercati generali, il deposito dei tram a San Paolo, il mattatoio di Testaccio.
E non ultimo impossessarsi delle sedi dei Gruppi rionali fascisti”. In questo caso erano state emanate delle vere e proprie regole d’ingaggio: “Le sedi dei gruppi rionali fascisti – si legge nelle disposizioni per l’insurrezione – debbono essere immediatamente messe sotto oculata e stretta sorveglianza per venire a conoscenza di tutti quegli elementi valutativi che possono contribuire alla rapida realizzazione del colpo di mano.
Le squadre di assalto debbono essere composte per numero di uomini e armamento in relazione all’importanza del gruppo e alla sua forza difensiva” . E poi seguivano particolari ordini in caso di conflitto a fuoco.
Ma per fortuna nell’assalto alla “Villetta” non si sparò.
Il Gruppo fascista “Mario Sonzini”, vista la mala parata, era già stato abbandonato dal fiduciario rionale e dalla responsabile del gruppo femminile, che avevano fiutato il pericolo.
L’azione, armi in pugno, fu condotta da un gruppo di fuoco comandato da Libero Natalini e da Peppe Lombardi, dirigenti della Brigata, con Armando Bartolucci detto “il manciola”, Orlando Lombardi, i fratelli Coltellacci, Lamberto Cristiani e Augusto Mazzoni.
La sezione della “Villetta” in seguito fu intitolata a Giuseppe Cinelli, comunista della Garbatella martire delle Fosse Ardeatine, dove aveva trovato la morte insieme al fratello maggiore Francesco.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 6 – Speciale 25 aprile 2009

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Processo Fritz spia del regime

All’epoca dei fatti Giustizia per l’ assassinio dei fratelli Cinelli

Processo Fritz spia del regime

Federico Scarpato detto Fritz delatore dei nazisti impegnati nei rastrellamenti.

di Claudio D’Aguanno

Ci sono versi come quelli di Alfonso Gatto, pubblicati nei giorni d’aprile del 1945, che fissano bene l’intensità d’una giornata e la forza di una stagione di liberazione piena.

“…Tutto quel giorno ruppe nella vita/Fritz il carnefice di via tasso

All’epoca dei fatti Giustizia per l’ assassinio dei fratelli Cinelli

Processo Fritz spia del regime

Federico Scarpato detto Fritz delatore dei nazisti impegnati nei rastrellamenti.

di Claudio D’Aguanno

Ci sono versi come quelli di Alfonso Gatto, pubblicati nei giorni d’aprile del 1945, che fissano bene l’intensità d’una giornata e la forza di una stagione di liberazione piena.

“…Tutto quel giorno ruppe nella vita/Fritz il carnefice di via tasso
con la piena del sangue, nell’azzurro/
il rosso palpitò come una gola” recita il poeta di Salerno “

… E fummo vivi, insorti con il taglio/
ridente della bocca, pieni gli occhi/
piena la mano nel suo pugno: il cuore/
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto”.

La riscoperta della propria dignità, la festa piena di bandiere rosse per la fine della guerra, la gioia per la sconfitta delle forze nazifasciste, tutto è reso con parole che hanno l’immediatezza d’un flash o la musicalità d’un brano di film neorealista.
Roma, nei momenti in cui la direttiva dell’insurrezione circola tra i reparti e i distaccamenti partigiani del nord Italia, sta però già vivendo da mesi il suo difficile ritorno alla normalità.
I giornali locali riscoprono, dopo gli anni della censura, i brividi della cronaca giudiziaria mentre nei quartieri l’asprezza della vita quotidiana s’incrocia spesso con la cronaca nera. Nella settimana che chiude il tempo d’aprile la Garbatella si trova in qualche modo coinvolta in uno dei tanti processi che vedono come imputati collaboratori e spie del passato regime. Il 23 infatti viene condotto davanti all’Alta Corte un personaggio come Federico Scarpato, di professione interprete, soprannominato Fritz per la sua familiarità con gli ambienti delle SS di via Tasso. Particolarmente gravi le accuse nei confronti dello Scarpato denunciato da più parti come compartecipe delle torture inflitte ai partigiani o, ancor peggio, come delatore e accompagnatore delle truppe naziste impegnate nei rastrellamenti.
E’ nel corso di una di queste operazioni che il 22 marzo del ’43 vengono arrestati, nella loro abitazione di via Rubino, i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli finiti poi trucidati alle Fosse Ardeatine.
La difesa di Fritz di fronte agli sguardi dei parenti delle vittime non fa risparmio di trovate.
Prima prova la carta della professione di fede antifascista, poi quella del semplice impiegato stipendiato dal comando germanico, infine tenta disperato la via dello scaricabarile rivelando i nomi dei complici.
Dalla sua bocca viene così un elenco di fatti e personaggi che chiamano in causa le figure di Domenico Viola, Armando Testorio, Luigi Guadagni e altri. Ma tanta disperata confessione servirà poco alla strategia difensiva dello Scarpato inchiodato soprattutto dalla memoria dei parenti, dai ricordi dei congiunti di Grimaldi, dalla vedova dello zincografo Giorgini, dalla testimonianza drammatica della moglie di Giuseppe Cinelli.
Riconosciuto colpevole, il delatore Fritz finirà così davanti al plotone di esecuzione ed una scarica di fucileria concluderà la sua triste esistenza.
Il periodo segnato dalla dura “legge di guerra” non avrà però, soprattutto a Roma, ripercussioni e lunghi strascichi.
La Morte al Fascismo, richiesta a pieni titoli sui giornali dell’epoca, troverà la sua simbolica espressione nella giornata di Piazza Loreto a Milano ma soprattutto verrà presto superata dalle lotte e dalle rivendicazioni per la democrazia.
Alla Garbatella in particolare il CNL rionale individuerà nei temi sociali (la Maternità e Infanzia dell’Albergo Bianco, la riapertura della Scuola Elementare, il ripristino della struttura dei Bagni Pubblici e il risanamento della marrana del fiume Almone) la vera spinta su cui far vivere “il sorriso degli insorti” ovvero “il taglio ridente della bocca” cantato da Alfonso Gatto.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 6 – Speciale 25 aprile 2009

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A Piazza Michele da Carbonara i patrioti sparano sui tedeschi in ritirata

A Piazza Michele da Carbonara i patrioti sparano sui tedeschi in ritirata

Dal suo appostamento privilegiato della grande terrazza del IV Albergo che consentiva una visuale su tutto il quartiere, Canali continua a descrivere gli avvenimenti di quella giornata: ” Io giravo continuamente tutto il perimetro della terrazza per controllare se attorno ci fossero altre novità ed ecco da Via Massaia due lunghe colonne di soldati tedeschi in rotta che scendevano lungo i marciapiedi. …..

 

A Piazza Michele da Carbonara i patrioti sparano sui tedeschi in ritirata

Dal suo appostamento privilegiato della grande terrazza del IV Albergo che consentiva una visuale su tutto il quartiere, Canali continua a descrivere gli avvenimenti di quella giornata: ” Io giravo continuamente tutto il perimetro della terrazza per controllare se attorno ci fossero altre novità ed ecco da Via Massaia due lunghe colonne di soldati tedeschi in rotta che scendevano lungo i marciapiedi.
Erano armati e portavano frasche mimetiche sugli elmetti. Ci fu un momento di indecisione, poi dalla parte del commissariato cominciai con altri a lanciare grida d’allarme, ma per la confusione nessuno udiva le nostre voci. Scendemmo allora tre piani e da un finestrone riuscimmo a segnalare il pericolo.
Nel frattempo, le due colonne avevano oltrepassato Piazza Michele da Carbonara e si dirigevano verso l’Ostiense in direzione nord. Due soldati della retroguardia si fermarono a bere alla fontanella, su di loro partì una scarica di fucileria da parte di alcuni dimostranti e uno dei due cadde colpito.
Il ferito fu trasportato all’interno del commissariato, mentre l’altro tedesco se la vide brutta, trascinato nel cortile dell’Albergo Rosso.
Esausto e rassegnato con la testa fra le mani, il soldato tedesco sedette sul gradone alla destra della scalinata d’accesso al portone; fu subito circondato dai più facinorosi che, in evidente stato di sovreccitazione, decisero di formare un piccolo plotone di esecuzione. Scese, però, di corsa un gruppo di donne, del genere che è meglio non provocare, le quali ‘convinsero’ quegli scalmanati a desistere.
Mi stupì il loro intervento
perché, tra le donne del quartiere, serpeggiava da tempo l’angoscia per qualche congiunto prigioniero o disperso e sarebbe bastato poco ad aizzare il loro risentimento, la loro voglia di vendetta, insomma a trasformarle in vere belve.
Dopo lo
scampato pericolo il tedesco trovò addirittura ospitalità presso una famiglia, mentre il ferito fu prontamente ricoverato all’Ospedale San Camillo da membri del CLN che stavano assumendo il controllo della Garbatella”.

Le vicende sul Commissariato PS di Via Percoto sono state descritte anche nella relazione di scioglimento della VII zona del PCI dal commissario politico Giovanni Valdarchi, secondo il quale i patrioti avrebbero difeso il posto di polizia dal saccheggio dei tedeschi, che cercavano armi e denari lì depositati.
Sicuramente nelle settimane seguenti il 4 giugno, gruppi di partigiani del CLN furono assegnati ai commissariati per vigilare su possibili vendette personali nei confronti di fascisti o collaborazionisti.
Inoltre questi patrioti, che si riconoscevano da un bracciale tricolore con la scritta CLN, erano impiegati per operazioni di ordine pubblico per limitare in quei momenti di grande confusione vandalismi e furti nel quartiere. Alla Garbatella, le cronache non rilevano rappresaglie nei confronti di fascisti, ma solo fermi e arresti nei confronti di speculatori e borsari neri.


 

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Memorie di un cuoco di un bordello spaziale

memorie di un cuoco di un bordello spaziale
Editore: Robin | Collana: I libri da scoprire | Anno edizione: 2011 | Pagine: 331 p. , Brossura | EAN: 9788873718727

Massimo Mongai (Roma, 3 novembre 1950 – Roma, 1º novembre 2016)

Il secondo capitolo delle avventure di Rudy “Basilico” Turturro, giovane cuoco
umano-terrestre imbarcato sulle astronavi nell’Agorà del XXVI secolo. Storie di
ordinaria golosità nell’universo; problemi gastronomici e non che si determinano nel contatto fra le migliaia di specie “senzienti” costrette o desiderose di frequentarsi.

Con in più, questa volta, la componente del cibo afrodisiaco all’interno di un
“bordello spaziale”, in uno dei tanti Porti Pazzi dell’universo, pianeti
relax dove accade di tutto.

 
 
 
 
 
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Gli americani entrano alla Garbatella

Gli americani entrano alla Garbatella

Le colonne alleate scendono da Via delle Sette Chiese e da Via Roberto de Nobili.
Ma una tragedia al lotto 2 guasta la festa della Liberazione

Già dalle prime ore di sabato 3 giugno le colonne corazzate tedesche, decimate e avvilite, percorrevano l’Appia e la Casilina per dirigersi verso la Flaminia, la Salaria e la Cassia in direzione nord. Per tutta la notte Ponte Milvio fu attraversato da queste forze in rotta; il generale Malzer, comandante tedesco della città, era fuggito in aereo. …..

Gli americani entrano alla Garbatella

Le colonne alleate scendono da Via delle Sette Chiese e da Via Roberto de Nobili.
Ma una tragedia al lotto 2 guasta la festa della Liberazione

Già dalle prime ore di sabato 3 giugno le colonne corazzate tedesche, decimate e avvilite, percorrevano l’Appia e la Casilina per dirigersi verso la Flaminia, la Salaria e la Cassia in direzione nord. Per tutta la notte Ponte Milvio fu attraversato da queste forze in rotta; il generale Malzer, comandante tedesco della città, era fuggito in aereo.
Questa litania di tedeschi motorizzati e a piedi continuò per tutta la mattina di domenica. Alcuni cercavano abiti borghesi, per un vestito c’era chi offriva addirittura una motocicletta.
L’atmosfera in città volgeva rapidamente alla festa, la gente riempiva i caffè, sedeva sui gradini delle chiese: “gli alleati sono a San Giovanni”, alcuni gridavano. Anche se tra un esercito in ritirata e le avanguardie di un’altra armata che avanza non si può mai tagliare una netta linea di demarcazione.
Qua e là ci furono scaramucce, qualche resistenza, certi tedeschi furono fatti prigionieri, altri cercarono di rifugiarsi in qualche casa. Anche alla Garbatella la gente aspettava i soldati “a stelle e a strisce”.
“L’americani, l’americani, eccoli so’ loro, stanno a venì giù dalla Colombo (in costruzione)”.
Era una colonna di blindati delle forze inglesi quella che stava attraversando la Garbatella in quel pomeriggio preestivo.

Liberazione di Roma 25 aprile 1944La gente uscita dai lotti, dapprima incuriosita, cominciava a festeggiare. Grida di gioia e applausi accoglievano un’altra colonna di militari che, percorsa l’Appia, stavano imboccando Via delle Sette Chiese in direzione della basilica di San Paolo.
Il gran vociare della gente incuriosì anche la famiglia Ricci che abitava al lotto 2, in Via della Garbatella 10.
Era domenica e insieme al papà Carlo, la moglie Angela Novelli e i quattro figli c’era anche la famiglia degli zii. Il magro pranzo domenicale si era protratto a lungo, poi le chiacchiere tra parenti. Si erano fatte quasi le 17 e Oreste, il figlio più piccolo che aveva appena 9 anni, non riuscì a resistere: la curiosità era grande, tante persone correvano su Via della Garbatella verso la stradina.
Non c’era tempo da perdere, abbandonò i giochi, scese le scalette a salti e si diresse verso l’incrocio con Via delle Sette Chiese.
La struttura edilizia del quartiere non era quella di oggi. Il lotto 9 non era stato ancora costruito, al suo posto erbacce e polvere di un prato incolto sul quale gli inquilini avevano ricavato un rudimentale gioco di bocce. Il piccolo Oreste giunse appena in tempo per vedere la coda dell’ultimo carro armato che scendeva per la via, quando sentì un boato tremendo.
Impaurito tornò verso casa e a pochi passi dall’abitazione si rese conto che era successo qualcosa di grave perché i vicini cercavano di distrarlo e tenerlo lontano.
Era accaduto l’irreparabile. La mamma Angela, una volta rigovernata la cucina, si era affacciata incuriosita sul pianerottolo davanti al lotto e un proiettile anticarro, sparato da chi
e perché non si è mai saputo, l’aveva colpita ad un braccio e aveva distrutto una colonnina di mattoni che era crollata addosso alla malcapitata.
Angela fu portata dal marito e dai parenti alla vicina farmacia del lotto 8 e poi fu ricoverata all’ospedale. Morì due giorni dopo per un’emorragia interna, il 6 giugno del 1944.
Aveva 47 anni: lasciava il marito, tre figlie e  un maschietto. Così quella festa si tramutò per la famiglia Ricci in una indimenticabile tragedia. I resti di quel proiettile rimasero sul posto per diverse settimane, fino a che un giorno vennero gli artificieri a recuperarli. E quel dramma della Liberazione cadde nel nulla.
Oltre al ricordo drammatico di Oreste Ricci, l’arrivo degli alleati alla Garbatella è testimoniato da diversi racconti, anche se non del tutto coincidenti. Forse le memorie fanno riferimento all’ingresso delle truppe alleate in diverse ore della giornata o forse i “liberatori” seguivano una precisa strategia di occupazione degli obiettivi più importanti. Oltre al centro città, nelle loro mire c’erano i grandi servizi tecnologici sull’Ostiense, l’Officina del gas e la Centrale elettrica e il nodo cruciale della stazione ferroviaria, per cui si giustificano i diversi percorsi delle colonne attraverso la Garbatella, uno su Via delle Sette Chiese, l’altro su Via Roberto de Nobili.
Sicuramente uno dei racconti più attendibili è quello di Adelio Canali, che ha raccolto le sue memorie in un recente libro autobiografico “La terrazza sulla Garbatella”:

“Nel primo pomeriggio un’agitazione insolita, un vociare crescente, tante persone che scendevano in strada o si parlavano dalle finestre; salii di corsa con altri coinquilini sulla terrazza e, affacciandomi su Via Massaia, vidi spuntare da Via Roberto de Nobili camion alleati, alternati con qualche macchina tedesca.
Rimanemmo smarriti, ma poi si seppe che, mentre per i tedeschi era una ritirata, per gli americani si trattava di una gara a chi arrivasse primo in Campidoglio.
Dalla parte di Via Percoto notammo che un gruppo di giovani col fazzoletto tricolore al collo aveva assaltato il commissariato, liberando l’ebreo Leone dalla camera di sicurezza.
Costui uscì di corsa e nel cortile iniziò a saltare per la gioia, gridando ‘Viva l’Italia’- ma i pantaloni senza cintura calarono giù e dall’Albergo Rosso risuonarono risate e sfottò”. 

 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 6 – Speciale 25 aprile 2009

 

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speciale25aprile

Per un periodico locale come Cara Garbatella festeggiare l’anniversario del 25 aprile ha sicuramente diversi significati. Innanzitutto la volontà di tenere vivi i valori della Resistenza che sono il fondamento della nostra Costituzione, oggi sempre più minacciata da ambigui tentativi di revisione, e di partecipare insieme a tutti i democratici e agli antifascisti …..

 

Per un periodico locale come Cara Garbatella festeggiare l’anniversario del 25 aprile ha sicuramente diversi significati. Innanzitutto la volontà di tenere vivi i valori della Resistenza che sono il fondamento della nostra Costituzione, oggi sempre più minacciata da ambigui tentativi di revisione, e di partecipare insieme a tutti i democratici e agli antifascisti alla ricorrenza che vide la sconfitta definitiva del nazifascismo nel nostro Paese, quando le più grandi città del Nord vennero liberate dalle brigate partigiane.
Allo stesso tempo ricordare quei giorni indimenticabili della Liberazione di Roma, che precedette di quasi un anno quella nazionale. A Roma, infatti, era il 4 giugno del 1944 quando le truppe alleate entrarono in città tra le ali festanti della popolazione.
Per i romani era finito un incubo durato 9 mesi, cominciato con l’occupazione tedesca della città dopo quelle gloriose giornate tra il 9 e il 10 settembre del ’43 a Porta San Paolo e terminata con la rotta verso il nord delle colonne naziste. Furono mesi difficili, mesi di fame, di miseria, di privazioni e di barbarie.
Dopo l’eccidio delle Fosse Ardeatine, dove trovarono la morte 335 patrioti romani di tutte le condizioni sociali, tra cui i fratelli Cinelli entrambi comunisti e Enrico Mancini del Partito d’Azione, tutti della Garbatella, i tedeschi lasciarono una scia di morte e di lutti anche l’ultimo giorno, mentre fuggivano dalla città, lungo la Via Cassia.
Alla Storta,  infatti, fu fermato un camion partito dalla prigione delle SS di Via Tasso e il carico “ingombrante” di 14 persone fu eliminato nella campagna ai bordi della strada.
Insieme al noto sindacalista della Cgil Bruno Buozzi, trovò la morte Libero De Angelis, un giovane socialista che abitava al lotto 28.
In questo numero in occasione del 25 aprile, utilizzando parte del materiale che sto raccogliendo per una pubblicazione, ho voluto raccontare l’ingresso degli alleati alla Garbatella, le prime settimane dopo il 4 giugno, l’iniziativa dei comunisti della “Villetta” e del Comitato di Liberazione rionale.

Gianni Rivolta

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 6 – Speciale 25 aprile 2009

 

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Corsi di Inglese e Spagnolo alla Villetta

Corsi di Inglese e Spagnolo alla Villetta

Lunedì 11 e martedì 12 gennaio inizieranno corsi base
di Inglese e Spagnolo alla Villetta, Via F. Passino n. 26.
Durata: 20 h

Frequenza: 2 lezioni a settimana di 2 ore ciascuna

Corsi di Inglese:
Lunedì e Giovedì dalle 16.00 alle 18.00 o dalle 18.30 alle 20.30

Corsi di Spagnolo: Martedì e Venerdì
dalle 16.00 alle 18.00 o dalle 18.30 alle 20.30

Per info su svolgimento  corsi e costi:  Tiziana Patacconi
06/50512017 – 06/5125412, email:
tiziana.patacconi@libero.it

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 6 – Dicembre 2009

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Un regalo buono che fa bene

Un regalo buono che fa bene

Anche quest’anno, in occasione delle festività natalizie, le associazioni culturali “Altrevie” e “Cara Garbatella” promuovono l’iniziativa di solidarietà “Un regalo buono che fa bene”: la vendita di olio extra vergine d’oliva dop della Sabina a sostegno di progetti di sviluppo nei …..

Un regalo buono che fa bene

Anche quest’anno, in occasione delle festività natalizie, le associazioni culturali “Altrevie” e “Cara Garbatella” promuovono l’iniziativa di solidarietà “Un regalo buono che fa bene”: la vendita di olio extra vergine d’oliva dop della Sabina a sostegno di progetti di sviluppo nei paesi del Sud del mondo delle onlus “Ombre nel mondo”, “Song-taabs” e “Ho una casa”.
L’iniziativa è resa possibile grazie al rapporto diretto con il produttore, l’Azienda Agricola Campisano di Palombara Sabina.
Confezione regalo da 2 bottiglie, euro 20

  • Lattina da lt. 3, euro 25
  • Lattina da lt. 5, euro 40

Le prenotazioni si raccolgono entro e non oltre il 18 dicembre ai seguenti indirizzi e.mail: orietta@acna.it e am.procacci@federlazio.it

 

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Il Municipio ricorderà Aldo Murgia

Il Municipio ricorderà Aldo Murgia

Il Dipartimento delle politiche culturali del Comune ha rigettato la richiesta, avanzata da tutte le componenti politiche del Municipio XI, di intitolare un parco alla memoria di Aldo Murgia, il nostro concittadino caduto vittima di un inaudito atto di violenza, un episodio che suscitò forte commozione nel quartiere e in tutta la città. …..

 Aldo MurgiaIl Municipio ricorderà Aldo Murgia

Il Dipartimento delle politiche culturali del Comune ha rigettato la richiesta, avanzata da tutte le componenti politiche del Municipio XI, di intitolare un parco alla memoria di Aldo Murgia, il nostro concittadino caduto vittima di un inaudito atto di violenza, un episodio che suscitò forte commozione nel quartiere e in tutta la città.
Il rifiuto dell’intitolazione, peraltro accordata ad altre vittime di atti violenti (la signora Reggiani e Gabriele Sandri) ha suscitato stupore. Il presidente del Municipio Catarci e l’assessore Beccari, in un comunicato congiunto dichiarano che si troverà comunque modo e luogo per ricordare Aldo, persona che si è sempre spesa socialmente all’interno della Garbatella.

 

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Carlo Acciari ci ha lasciati “Grazie per i tuoi colori”

Carlo Acciari ci ha lasciati “Grazie per i tuoi colori”

Carlo Acciari ci ha lasciati a 21 mesi precisi dalla morte di suo figlio Roberto. Un tempo troppo breve, se mai esiste un tempo per metabolizzare un lutto.
Carlo nasce a Roma nel 1926, all’età di 5 anni si alla Garbatella, …..

Carlo Acciari ci ha lasciati “Grazie per i tuoi colori”

 

Carlo Acciari pittore della GarbatellaCarlo Acciari ci ha lasciati a 21 mesi precisi dalla morte di suo figlio Roberto. Un tempo troppo breve, se mai esiste un tempo per metabolizzare un lutto.
Carlo nasce a Roma nel 1926, all’età di 5 anni si trasferisce alla Garbatella, alla quale rimarrà legato per tutta la vita, tanto da diventare uno dei personaggi più esclusivi del quartiere.
Inizia prestissimo la sua carriera pittorica e riporta su tela le sue grandi passioni: i cavalli e il suo quartiere.
Il movimento dei suoi cavalli sembra il riflesso del suo carattere, innamorato della vita e della libertà, mai convenzionale, un eterno bambino.
Fino a qualche mese fa lo ricordiamo sempre scattante con il suo portamento giovanile, con il suo fisico asciutto, girare tra le strade e stradine del suo amato quartiere, sempre in prima fila ai concerti degli Acciari Brothers dove partecipava con passione e ballando a ritmo country.
Ma le parole più eloquenti per ricordare Carlo sono sicuramente le frasi spontanee di suo figlio Augusto, al termine della rito funebre celebrato alla parrocchia San Filippo Neri da padre Guido: “Papà ha cominciato fin da piccolo la sua carriera pittorica, lui è il pittore dei cavalli e di questo quartiere, è il pittore della Garbatella avendola fatta girare con i suoi dipinti per tutta l’Italia, l’Europa e nel Mondo.
Papà non è stato un uomo  conforme, perché solo chi non lo è può creare la sua più grande opera d’arte e la sua è stata creare il suo personaggio.
Ha colorato la propria vita e ha riempito di mille colori quella della sua famiglia, donandoci l’arte dell’immaginazione. È stato lui a regalarmi una canzone di Jack e Woody Guthrie, dando a me a Roberto la chiave per la musica degli Acciari Brothers.
Sua moglie Ivana e noi figli, Angelica, Roberto ed io lo ringraziamo per averci educati a sognare e a inseguire ad ogni costo i nostri sogni perché, come qualcuno disse “alla fine il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato”.
Grazie papà Carlo, grazie amico mio, se permettete io e Roberto vorremmo salutarlo a modo nostro”. Le note di “Oklahoma Hills” di Jack e Woody Guthrie suonate nella chiesa sono l’ultimo saluto per Carlo Acciari. (G.P.)

 

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“Lampo verde” al Palladium

“Lampo verde” al Palladium

E’ il primo romanzo “fantasy” di Valentino Notari, giovanissimo scrittore della Garbatella

di Giancarlo Proietti

In questi giorni esce nelle librerie “Lampo verde”, il primo romanzo fantasy di Valentino Notari, un ragazzo nato e cresciuto alla Garbatella, di appena 22 anni. Non è una cosa comune che un ragazzo della sua età si cimenti in un’impresa così impegnativa. …..

“Lampo verde” al Palladium

E’ il primo romanzo “fantasy” di Valentino Notari, giovanissimo scrittore della Garbatella

di Giancarlo Proietti

In questi giorni esce nelle librerie “Lampo verde”, il primo romanzo fantasy di Valentino Notari, un ragazzo nato e cresciuto alla Garbatella, di appena 22 anni. Non è una cosa comune che un ragazzo della sua età si cimenti in un’impresa così impegnativa.
Ma se c’è la passione tutti gli ostacoli sono superabili. E Valentino è un giovane un po’ speciale.
Nasce da padre milanese e mamma romana; fin da piccolo è un assiduo lettore di “saghe e maghetti”, grande divoratore di film, di letteratura, dei grandi classici, ma anche di fumetti “manga”.

Studente al liceo Peano, dove ha fatto man bassa di premi letterari, si è accostato al teatro e oggi è un noto “cosplayer “a livello nazionale. Valentino ha lavorato più di due anni alla stesura di questa sua prima opera pubblicata dalle Edizioni Libreria Croce ed oggi raccoglie i frutti.
E’ studente universitario presso la facoltà di Mediazione Linguistica e Culturale della Statale di Milano, sua seconda città di adozione, ma appena può torna alla Garbatella. Ed è proprio qui, al cinema Palladium, che il 20 dicembre alle ore 18 presenterà “Lampo verde”. Sarà una grande festa con la musica della “Circle game band” di Stefano Poggelli, video e tanti personaggi, che si alterneranno sul palco per leggere brani tratti dal romanzo di Valentino.
Molto attesa la partecipazione dell’attrice Tiziana Foschi, da sempre legata alla storia del quartiere. A condurre la serata un personaggio molto amato dai giovani: Valentina Correani di Mtv. E per finire, cibi e bevande ispirati al mondo del fantasy.
Abbiamo rivolto all’autore qualche domanda per anticipare a “Cara Garbatella” il senso di questa sua prima impresa letteraria.

D. Vuoi spiegare ai lettori comuni che cos’è la letteratura fantasy e quali sono i suoi autori di riferimento?
R. La letteratura fantasy è un genere che in Italia sta avendo un discreto successo solo da pochi anni, ma affonda le sue radici nel passato e nel folklore delle popolazioni del nord Europa e di origini celtiche. Magia e leggenda la fanno da padrone, spesso condite da una punta di epica e, in molti casi, perfino di poesia.
Il padre del fantasy è senza alcun dubbio Tolkien, che negli anni ’50 riversò su carta un capolavoro conosciuto come “Il Signore degli Anelli”. Recentemente non si può non citare JK Rowling, madre del mago occhialuto Harry Potter, ma la saga che più di ogni altra è stata capace di catturare la mia ammirazione è quella dell’americano Philip Pullman: “Queste Oscure Materie”, conosciuto come “Il Signore degli Anelli”. E ovviamente molto importante anche per la mia esperienza è il successo tutto italiano delle “Cronache del Mondo Emerso” di Licia Troisi, di cui sono uno sfegatato fan!

D. Puoi raccontare in breve il contenuto delle 475 pagine del tuo libro?
R. Quando nella mia testa la storia di “Lampo Verde” ha cominciato a delinearsi, avevo chiarissimo un obiettivo: volevo raccontare una storia d’amore.
Nel mio libro, in cui due mondi profondamente diversi fra loro si trovano a collimare in una sola dimensione con conseguenze catastrofiche per le creature che li abitano, s’inserisce la vicenda di Natan e Alyla, cresciuti in società e situazioni diametralmente opposti, ma destinati ad essere il simbolo primario d’integrazione fra culture che rischiano sempre più la distruzione reciproca. Così gli abitanti del Pianeta dovranno unirsi intorno a questi due ragazzi, cui è stato donato un potere magico dalla potenza eccezionale, per resistere all’egoistica guerra che gli Dèi, creatori del mondo, vogliono scatenare su di loro.
Insomma, “Lampo Verde” è un racconto di integrazione e legami indissolubili fra le creature viventi, due temi che mi stanno molto a cuore.

D. Sei nato e cresciuto alla Garbatella, cosa significa per te questo quartiere?
R. Significa moltissimo. Garbatella rappresenta le mie radici, un luogo in cui ho passato momenti che mi hanno segnato profondamente. Mia nonna Elena Girolami viveva alla Garbatella, ed è proprio al suo ricordo che ho dedicato il romanzo.
Nella mia testa esiste anche un progetto letterario legato a questo magnifico quartiere, una serie di racconti fantasy basati su varie “leggende metropolitane” che gli sono legate. Una di queste storie l’ho già scritta, e gira tutta intorno alla fontana di Carlotta, la cui acqua che è “la più fresca de Roma” tutti noi ben conosciamo.

D. Alla vigilia di questo evento in un luogo così significativo per la storia del quartiere, quali sentimenti provi?
R. Provo un’emozione fortissima.
Riuscire a presentare il mio primo libro al Palladium è un sogno che coltivo fin dai miei primi passi come scrittore, e il pensiero che stia per realizzarsi è per me una sensazione davvero… beh, “magica”!

 

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Quando il cinema era il “Pidocchietto” Più di mezzo secolo fa in Via delle Sette Chiese andavamo al “Columbus”

Quando il cinema era il “Pidocchietto”

Più di mezzo secolo fa in Via delle Sette Chiese andavamo al “Columbus”

di Enrico Recchi

La sala parrocchiale “Columbus”, assieme al complesso della Chiesa di San Filippo Neri e relativo oratorio, è stata per molto tempo un importante punto di aggregazione nella storia del quartiere.
Le tre istituzioni (oratorio, cinema e Chiesa) formavano una “roccaforte sociale” …..

Quando il cinema era il “Pidocchietto”

Più di mezzo secolo fa in Via delle Sette Chiese andavamo al “Columbus”

di Enrico Recchi

La sala parrocchiale “Columbus”, assieme al complesso della Chiesa di San Filippo Neri e relativo oratorio, è stata per molto tempo un importante punto di aggregazione nella storia del quartiere.
Le tre istituzioni (oratorio, cinema e Chiesa) formavano una “roccaforte sociale”  di tutto rispetto. Acompletare il quadro, quel tratto di Via delle Sette Chiese aveva all’inizio l’ottocentesca “Chiesoletta” e terminava con la scuola “Cesare Baronio”.
Oggi quelle cinque entità sono ancora là, ma a posto della sala parrocchiale c’è la sala teatrale gestita dalla Terza Università che porta ancora il vecchio nome.
La prima proiezione ci fu nel 1948. All’epoca ancora non era stata costruita la chiesa ed esisteva soltanto la “Chiesoletta” dedicata ai santi Eurosia e Isidoro con l’annesso Oratorio. Le pellicole erano di celluloide, quindi altamente infiammabili, e padre Alessandro Daelli, (che iniziò la sua attività a Garbatella nel 1935) era sempre vicino all’operatore con una coperta, pronto ad intervenire alla prima avvisaglia di incendio.

sala Columbus alla Garbatella
La sala “Columbus” invece aprì nel 1955 quando venne terminata la costruzione della chiesa. Prese questo nome “americano” perché lì vicino passa la “Cristoforo Colombo”, l’arteria che avrebbe collegato la città con Ostia, ma anche in onore dei due benefattori americani, Thomas e Irene Bradley, che elargirono fondi per la costruenda chiesa.
Il successo fu enorme. Negli stessi anni iniziavano anche le trasmissioni della grande concorrente dei cinema: la televisione (inizio delle trasmissioni appunto nel 1954). Ma la televisione era solo agli albori e di strada da fare ne aveva ancora molta.

Anche perché l’apparecchio non era alla portata di tutti e i primi televisori arrivarono, oltre che nelle famiglie ricche (quindi non alla Garbatella), nei bar e…all’oratorio.
Nel 1955 ogni sabato sera alle ore 21 iniziava la trasmissione “Lascia o raddoppia” condotta da Mike Bongiorno, che ebbe tale successo da costringere i gestori dei locali pubblici, che avevano visto assottigliarsi gli incassi proprio nella serata considerata la più redditizia, a chiederne lo spostamento al giovedì.
Così l’Oratorio si organizzò comperando un televisore ed il giovedì la gente accorreva a vedere la trasmissione.
In Italia la diffusione delle sale parrocchiali fino a metà degli anni ’60 fu enorme. Le sale cinematografiche erano 12000; di queste 6000 erano parrocchiali! (dati SIAE 1967).
Poco più di 30 anni dopo, nel 1999 (ultima statistica SIAE), gli schermi erano diventati 4700 (un terzo degli anni ’60) mentre le parrocchiali scendevano a 650. Negli anni ’50 in tutta Italia andare al cinema la domenica pomeriggio diventò una festa per i bambini e per le famiglie, un momento di fantasia e relax, come ci ha magistralmente raccontato Tornatore in “Nuovo Cinema Paradiso”, in contrasto con la dura vita di tutti i giorni.
Al “Columbus” come negli altri cinema gli spettacoli giornalieri erano quattro, il primo alle 15, dedicato ai ragazzi, e l’ultimo alle 21.
Alle 15 la saracinesca del cinema si alzava e c’era chi sgattaiolava sotto quando ancora non era completamente sollevata, per correre a fare i biglietti per prendere i posti migliori.
C’era naturalmente chi provava a fare il prepotente non rispettando la fila, ma padre Guido e padre Melani (che nel frattempo avevano preso il posto di padre Alessandro) provvedevano a far rispettare le regole.
Naturalmente  nella sala si fumava. Andare al cinema e fumare all’epoca erano simboli di emancipazione sociale. La nuvola di fumo che saliva dalle scale del cinema era impressionante!
Il costo  del biglietto era di 100 lire, quasi alla portata di tutti.
Anche il “Columbus”, come le altre sale parrocchiali romane, meritò, l’appellativo di “Pidocchietto”.
Durante la pausa tra primo e secondo tempo arrivava il venditore di caramelle, liquirizie, bruscolini, mostaccioli ecc. (ancora non c’erano le gomme americane). I ragazzi di allora ricordano tutti Gabriele “er Faciolo” con il suo cabaret di piccole leccornie (oggi, avanti nell’età, lo si può incontrare ancora nei locali del Columbus).
Intorno gli si formava un gruppetto che si muoveva di qua e di là, seguendo i richiami del pubblico.
Ma intanto qualcuno approfittando della confusione allungava le mani rimediando qualche caramella gratis.
I film rispettavano strettamente i dettami del Centro Cattolico Cinematografico, l’organo della Chiesa che aveva il compito di dare una valutazione ai film, classificandoli secondo i criteri della morale cattolica.
Il giudizio era severo: basti pensare che nel 1949 “Via col Vento” fu dichiarato “escluso”, poi modificato nel 1953 per “adulti con riserva” e corretto ancora “per adulti” nel 1963. Le altre categorie erano “ammesso nelle sale parrocchiali” e “sconsigliabile per tutti”.
I film (spesso pellicole vecchie e di scarsa qualità) erano scelti soprattutto tra quelli del filone “western americano” perché riscuotevano il maggior consenso. Altro genere di successo era quello definito “spada e sandalo”, film ambientati in contesti biblici o del periodo greco o romano, quindi in costume con elementi storici o mitologici.
Gli eroi erano Maciste e Sansone e molti lo chiamavano “il cinema dei forzuti”. A cavallo degli anni 60/70 ci fu anche spazio per i film musicali italiani, i cosiddetti “Musicarelli”, che avevano come attori i cantanti dell’epoca e come titolo le loro canzoni più famose.
Poi si passò al genere spaghettiwestern e alle pellicole di Terence Hill e Bud Spencer.
Il mercoledì lo spettacolo era riservato ai ragazzi che frequentavano il catechismo con un biglietto a prezzo ridotto. Naturalmente c’era chi comperava dai “bravi ragazzi” i biglietti scontati e li rivendeva maggiorati lucrando qualcosa.
Durante i giochi all’oratorio capitava, diciamo così, di “trovarsi in disaccordo” con qualche compagno, per un rigore non dato o per una figurina contesa.
Di lì a “fare a botte” o lanciare qualche parolaccia il passo era breve. Subito ci si rendeva conto del grave errore commesso, non tanto per il fatto in sé (fare a botte era quasi normale se non quotidiano) ma per averlo fatto in un territorio sottoposto a ” vigilanza”.
Se al momento si pensava di essersela cavata con il classico scappellotto, la peggiore punizione che potesse toccare ai ragazzini era il divieto di entrare al “Columbus”.
Era padre Guido, naturalmente, il giudice ed anche l’ esecutore della pena. Per il colpevole c’era
il divieto di entrare al cinema per uno o più giorni a seconda della grcavità del reato.
In quel caso non restava altro che fare ammenda ed aspettare, nei giardinetti là davanti, che il film finisse, rodendosi l’anima sentendo le urla che arrivavano dalla sala nei momenti cruciali del film.
E sì perché la partecipazione del pubblico era massima. Nel momento in cui “arrivavano i nostri”, fossero uno squadrone del “7° Cavalleggeri” o la “Legione Romana”, il pubblico si alzava in piedi ( i bambini sulle sedie ribaltabili spesso cadevano) per incitare i buoni alla carica.
Padre Guido provò pure a mettere in programmazione qualche pellicola con velleità “culturali”. Niente di particolarmente impegnato, qualche film giallo con una minima introspezione psicologica dei protagonisti.
Niente da fare, il pubblico preferiva Ringo e Maciste.
Poi pian piano la TV prese il sopravvento. I programmi di intrattenimento popolare, le partite di calcio, gli sceneggiati, la maggiore programmazione di film trattenevano sempre più la gente davanti al televisore e l’abitudine di passare qualche ora al “Pidocchietto” passò di moda.
Da una apertura giornaliera si passò negli anni 80 all’apertura nei soli fine settimana.
Poi le entrate non coprivano più le spese (noleggio del film, costi del personale ecc.) e il “Columbus” come cinema chiuse.

 

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Luigi Amati, un artista dalla Garbatella all’Olanda

Luigi Amati, un artista dalla Garbatella all’Olanda

Partito dall’Italia per lavoro, lo scultore vive da quasi mezzo secolo nei Paesi Bassi.
Un suo desiderio? Lasciare una sua opera nel quartiere dov’è nato

intervista di Francesca Vitaliani

Qual è il tuo rapporto con la Garbatella?
La Garbatella è uno dei quartieri più belli di Roma. …..

Luigi Amati, un artista dalla Garbatella all’Olanda

Partito dall’Italia per lavoro, lo scultore vive da quasi mezzo secolo nei Paesi Bassi.
Un suo desiderio? Lasciare una sua opera nel quartiere dov’è nato

intervista di Francesca Vitaliani

 

Qual è il tuo rapporto con la Garbatella?
La Garbatella è uno dei quartieri più belli di Roma.Ci sono nato e cresciuto.
Non abito più lì da tanto tempo, ma il legame è sempre vivo e ci torno sempre ogni volta che sono a Roma. Ho frequentato le elementari presso la “Cesare Battisti” e ricordo quei tempi molto volentieri anche se io, pur essendo figlio di una maestra delle elementari per classi femminili, non ero proprio un buon esempio!
Ho tanti ricordi degli anni ’50 che mi legano al quartiere: le sassaiole con gli “sciangaini” della vicina borgata di Tormarancia, le lezioni di boxe e la partecipazione ai centri boy-scout, il caffè nel piccolo chiosco di Iosella, dove i ragazzi si radunavano nella speranza di essere reclutati da Biagio come comparse a Cinecittà per guadagnare qualcosa.
Da adolescente mi sono spostato a via della Fontanella, vicino a Piazza del Popolo, e ho cominciato a frequentare l’Accademia di Belle Arti, realizzando dei lavori e aiutando i maestri Marino Marini, Scirocchi e il professore e scultore Mastroianni.

Com’è nata la tua decisione di emigrare?
Sono partito dall’Italia per lavoro.
Ero molto bravo negli stili barocco e classico e ho deciso di andare in Germania perché cercavano scultori capaci per restaurare un castello in stile barocco. Poi, mi sono trasferito a Stoccarda dove ho iniziato subito a lavorare. Lì realizzavo modelli per i soffitti: creavo i modelli in creta che venivano poi stampati in gesso per essere applicati sui soffitti.

Inizia così la tua carriera di artista?
Oltre a realizzare i modelli, ho iniziato a lavorare anche per i privati facendo dipinti e sculture ed esponendo i miei lavori in varie gallerie nei dintorni di Stoccarda.
Ho così deciso di rimanere in Germania perché i lavori che vendevo venivano pagati bene e subito, a differenza di Roma dove ho rischiato di rimanere spesso senza luce e telefono!
In Germania ho lavorato anche per un giornale locale, disegnando caricature di satira politica, però dopo circa un anno ho dovuto smettere perché sono stato minacciato.
Da Stoccarda mi sono trasferito a Berlino per la realizzazione di una fontana in bronzo per il giardino di una villa di un privato, poi, sono stato in Svezia per sei mesi per presentare le mie mostre e a Dusseldorf ho aperto una piccola galleria di antichità e sculture.
Da lì, nel 1965 mi sono trasferito in Olanda, dopo che due miei amici olandesi conosciuti a Roma organizzarono una mostra delle mie opere.
Amsterdam mi è piaciuta subito ed ho deciso di stabilirmi lì.

Come è vissuta l’arte in Olanda?
Puoi fare un confronto con l’Italia?
Ormai vivo da 45 anni in Olanda.
Questo è un paese dove l’arte, ed in particolar modo l’arte della scultura, è molto apprezzata, forse anche più che in Italia se si considera l’interesse che la gente, anche la più comune, mostra di avere verso tutti i campi artistici.
Inoltre, l’interesse, a differenza dell’Italia, si riversa non soltanto sulle grandi opere del passato ma anche sulla contemporaneità.
In Olanda c’è molto commercio di quadri, sculture di artisti del presente; la gente non compra opere d’arte necessariamente per investire, ma perché ama il “bello”. Quindi, comprare ciò che più piace.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Ho un desiderio: lasciare una mia opera alla Garbatella e delle idee le ho già: a Via Rosa Raimondi
Garbaldi mi piacerebbe realizzare una statua con donne che vanno a fare la spesa al mercato; oppure, vicino ad una fontanella del quartiere, realizzare un ragazzino con la borsa a tracolla che beve ed un altro dietro che gli intima di sbrigarsi: un’immagine legata alla mia infanzia alla Garbatella.

 

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Venite a vedere il mio presepe

Venite a vedere il mio presepe

di Tiziana Petrini

Nel nostro quartiere vive da anni un giovane “presepista”. Si chiama Vincenzo Patrizi.
Nel periodo natalizio allestisce presso l’abitazione un bellissimo presepe. Compone le sue opere con le dovute proporzioni, adoprando sapientemente vari materiali di uso comune: sassi, …..

Venite a vedere il mio presepe

di Tiziana Petrini

Nel nostro quartiere vive da anni un giovane “presepista”. Si chiama Vincenzo Patrizi.
Nel periodo natalizio allestisce presso l’abitazione un bellissimo presepe. Compone le sue opere con le dovute proporzioni, adoprando sapientemente vari materiali di uso comune: sassi muschio, corteccia, luci, acqua ecc.
E’ attento nel creare, ogni anno, l’atmosfera giusta, aggiungendo al presepe di base particolari nuovi, con scorci caratteristici, mercatini e personaggi di vita quotidiana.
Attraverso i suoi paesaggi di stile romano-napoletano riesce a trasmettere sensazioni emozionanti a tutti i visitatori. Vincenzo è stato premiato per 7 anni dall’ANDI, riscuotendo grande successo tra gli appassionati di tale attività creativa.
E’ lieto di ricevere visitatori nel periodo natalizio e fino a tutto febbraio presso l’abitazione: Via Prospero Alpino 62.
Orari da concordare telefonando ai numeri 065747669 cell.3298875546

 

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Progetto “TendenzA”

Progetto “TendenzA”

a cura di Maria Jatosti
A volte gettano via le parole.. Ma la parola corre.
Assestate le cinghie, fa risonare i secoli.
Vladimir Majakpvskij


Si può stare a guardare e aspettare la morte.
Si può pascolare la propria rabbia impotente e nutrirla soltanto di mugugno sterile. …..

Progetto “TendenzA”

a cura di Maria Jatosti
A volte gettano via le parole.. Ma la parola corre.
Assestate le cinghie, fa risonare i secoli.
Vladimir Majakpvskij


Si può stare a guardare e aspettare la morte.
Si può pascolare la propria rabbia impotente e nutrirla soltanto di mugugno sterile.

Ci si può abituare, accontentare di essere unicamente spettatori del teatrino quotidiano sempre più becero e miserando messo in atto da questo governo che non governa ma comanda il nostro paese – purtroppo lo spettacolo mondiale non è, con le debite differenze di stile, troppo diverso.
Si può assistere indifferenti, sempre più appiattiti su una realtà capace solo di distruggere e distruggersi.
Ma questo sport non ci piace, anche perché lo sappiamo indecentemente truccato. Noi vogliamo giocarne un altro, di segno radicalmente opposto.
Noi non abbiamo perso fiducia nel fatto che si possa dare forma all’indignazione usando l’arma della scrittura, ritrovando la passione, recuperando energia consapevole. Tensione, rigore, peso di coscienza critica delle parole. Raccontare la rabbia e la delusione, la speranza, il diritto al sogno e all’utopia: su queste ragioni si fonda il nostro progetto.
Insomma, scrivere senza steccati di genere (narrativa, memorialistica, saggistica, poesia, teatro, cinema ecc.) lasciando da parte nostalgia, rimpianti e peggio, riumanizzando invece la memoria, sbloccandola e restituendola alla sua funzione civilepolitica spesso chiarificatrice, quando non dirompente..
È a questo che penso, ed è per questo che ho proposto a ISBN, giovane Casa Editrice milanese con carte aziendali e culturali assolutamente in regola, una collana, un filone di testi di tendenza concepiti in una dimensione civile-politica che esalti il valore della parola come invenzione e come critica del reale, nel senso benjaminiano di indissolubilità tra qualità letteraria e tendenza, appunto, politica.
Ed è per questo che ti chiedo, d’accordo con i suddetti Editori (Massimo Coppola e Alberto Piccinini), se hai voglia di partecipare al progetto con una tua opera. Se l’idea ti piace, ti stimola,
ti interessa, riflettiamoci insieme.
Parliamone. Lavoriamoci.
Maria Jatosti
00181 Roma, via Eurialo 43
tel. 06 78 11 047
cell. 338 20 74 692
mariajatosti@libero.it


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Giovannino, il babbo e la gru

Un racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti
Come per il Natale del 2008, anche quest’anno la scrittrice e poeta Maria Jatosti, nostra concittadina per tutti gli anni della sua giovinezza, ha voluto dedicare al nostro giornale un racconto scritto appositamente per Cara Garbatella. E’ una piccola opera intrisa di partecipazione, che rivela il profondo impegno sociale che ha ispirato tutta la sua vita. Il primo romanzo, “Il confinato”, Maria lo dedicò al padre, maestro elementare, spedito al confino con la famiglia per il suo antifascismo. Seguirono altri romanzi, “Tutto d’un  fiato”, “Matrioska”, un libro di filastrocche per bambini, testi teatrali e molte raccolte di poesie. Ha appena finito di scrivere un altro romanzo, che presto verrà pubblicato. E’ molto impegnata nell’organizzazione di manifestazioni culturali ed è un’apprezzatissima traduttrice di opere straniere. (C.B.)

Giovannino, il babbo e la gru …..

Un racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti
Come per il Natale del 2008, anche quest’anno la scrittrice e poeta Maria Jatosti, nostra concittadina per tutti gli anni della sua giovinezza, ha voluto dedicare al nostro giornale un racconto scritto appositamente per Cara Garbatella. E’ una piccola opera intrisa di partecipazione, che rivela il profondo impegno sociale che ha ispirato tutta la sua vita. Il primo romanzo, “Il confinato”, Maria lo dedicò al padre, maestro elementare, spedito al confino con la famiglia per il suo antifascismo. Seguirono altri romanzi, “Tutto d’un  fiato”, “Matrioska”, un libro di filastrocche per bambini, testi teatrali e molte raccolte di poesie. Ha appena finito di scrivere un altro romanzo, che presto verrà pubblicato. E’ molto impegnata nell’organizzazione di manifestazioni culturali ed è un’apprezzatissima traduttrice di opere straniere. (C.B.)

Mamma che ci sarà sotto l’albero quest’anno?
Nulla, figlio mio. Niente albero quest’anno.
Perché mamma?
Gli alberi sono seccati. Non hanno più rami. In città. Ma in montagna, dai nonni, nei boschi, nelle foreste, ce ne sono tanti di alberi, mamma.
Niente albero. Niente montagna.
Niente nonni quest’anno. Niente di niente, se il babbo non torna.
Peccato, pensò Giovannino. Era così bello il Natale dai nonni. C’era la neve, il cenone con gli zii, le battaglie e i giochi con i cugini…
Anche se non andiamo dai nonni, il cenone ci sarà lo stesso, vero mamma? Altrimenti dove metto la letterina? E quando dico la poesia?
Niente cenone, figliolo. Ma qualcosa faremo, vedrai. Accontentiamoci e pensiamo al tuo babbo, piuttosto.

Il suo babbo mancava da tanti giorni. Giovannino l’aveva visto in tivù. Dicevano che lui e gli altri sarebbero rimasti sulla gru anche a Natale, se necessario.
Ma se il babbo non c’è, disse ostinato.
Andremo noi da lui, insieme a tante altre mamme e a tanti altri bambini. Allora potrò dargliela, la letterina. Vero mamma?
Sì, Giovannino. Faremo una festa, vedrai. Noi, tutta la gente, giù di sotto, coi fuochi accesi, le bandiere, la musica…
Credi che almeno per quella volta il babbo scenderà dalla gru, mamma?
Dipende, figliolo. Da chi, mamma?
Da coloro che hanno il potere di decidere per gli altri.
Allora perché non decidono di far venir via il mio babbo da lassù, che ci fa freddo e piove da tanti giorni?
Perché chi ha potere nelle mani non ha nel cuore la volontà di cambiare le cose.
Il babbo dice che siamo noi che dobbiamo farle cambiare, le cose. Ma “noi” chi siamo, mamma?
Noi siamo noi, tutta la gente. Su, su Giovannino, finisci il latte, farai tardi a scuola.
Ma, mamma, non te lo ricordi che la scuola è chiusa? Che devono riparare il tetto?
È vero, che stupida! Con tanti pensieri nella testa, me l’ero dimenticato. Speriamo che la riaprano dopo le feste.
La maestra dice che sarà difficile: mancano i soldi per i lavori e sono tempi brutti per la scuola. Sai, pure lei, la maestra, quando parla di queste cose dice “noi”, anche se poi è sola. Le altre due di prima non vengono più.
Ci sono stati tanti cambiamenti nella mia scuola, quest’anno. Ieri è venuta a trovarci Silvana, la bidella che ci accompagnava in bagno e faceva le pulizie. Ora è rimasta solo Luciana a badare a tutte le classi.
Luciana è sempre arrabbiata, non ride mai e sembra che ce l’abbia anche con noi.
Su, fai il bravo, finisci il latte, che si fredda. Mamma deve andare. Starò via tre ore. Se hai bisogno di qualcosa, mi trovi al palazzo di fronte, dove stanno le poste. Sono lì a lavare le scale. Fammi scappare, se non mi sbrigo e non faccio bene il lavoro, quelli non ci mettono niente a prendere un’altra. Dicono che le straniere sono più brave: sgobbano di più, non si lamentano, e, senza contributi eccetera, gli costano di meno.
Poveracce anche loro. Be’, ciao Giovannino. Mi raccomando, a mezzogiorno metti su la pentola dell’acqua, così quando arrivo cucino la pasta e la portiamo calda calda al babbo e ai suoi compagni. Deve farci un freddo del diavolo lassù.
Mamma, posso guardare un po’ la tivù? Forse al telegiornale fanno vedere ancora il babbo.
Forse. Più probabile sul terzo canale. Mah, sospirò la mamma scuotendo la testa. Speriamo che presto le cose si risolvano in un modo o nell’altro. E uscì di casa senza voltarsi.
Era giovedì e il babbo sulla gru lo fecero vedere al programma della sera, sul terzo canale, come diceva la mamma. Il cuore di Giovannino batteva la grancassa a sentirlo discorrere coi giornalisti, spiegare le sue ragioni a tutto il mondo.
Era coraggioso, il suo babbo, e sapeva parlare.
Quelli come lui, se si mettevano insieme, in tanti, potevano cambiare le cose, diceva sempre. Erano tempi duri per il mondo del lavoro, spiegava. Qualcuno dava la colpa agli stranieri che rubano la fatica ai nostri.
Altri accusavano il governo. In tivù gli uomini importanti dicevano parole strane che Giovannino non capiva.
E faceva domande. Il suo babbo aveva provato a spiegargli la situazione, ma era complicato. Il momento era critico dappertutto, perfino in America, la terra di bengodi.
Giovannino conosceva certi vecchi al paese dei nonni che in America c’erano andati giovani a cercare fortuna e ne erano tornati con quella parlata mezzo dialetto e mezzo yankee e con un gruzzolo buono a fabbricarsi la casa vera.
Adesso a molti di loro la casa gliel’aveva mangiata la montagna e dovevano ricominciare da capo, senza America. La montagna, i vecchi dicevano, sta lì immobile con la sua forza, i suoi boschi, e ti protegge.
Ma un giorno la montagna si era trasformata in fango e aveva inghiottito tutto: case strade uomini automobili…
La colpa è nostra, aveva spiegato il babbo a Giovannino, una volta c’era vita in quei boschi, c’erano animali, uccelli, piante, alberi, e sotto gli alberi nascevano funghi, fragole, insetti, non case di pasta frolla messe su in fretta, una addosso all’altra come alveari. E sotto la montagna ci scorreva l’acqua pulita dei fiumi, dei ruscelli, e sulle pietre dei ruscelli le donne sbattevano le lenzuola e le stendevano sui cespugli cantando.
Ora i fiumi sono secchi, l’acqua nelle falde è avvelenata, gli uccelli migrano, le bestie muoiono, le piogge d’autunno portano giù a valle la terra molle…
Giovannino ascoltava. Gli occhi spalancati, la testa piena di domande.
La casa dei nonni, però, non era venuta giù. Era bella, la casa dei nonni, col grande camino da starci attorno le sere d’inverno a mangiare castagne e ascoltare storie, e fuori, nell’aia, il forno per fare il pane e sotto l’aia l’orto, la piccola vigna con accanto il recinto per le galline e la stalla col maiale da uccidere a Natale.
Il babbo gli spiegò che la casa dei nonni non era scomparsa come le altre sotto il fango perché l’avevano costruita bene, sulla roccia, e ogni pietra, ogni mattone era stato messo lì con amore da mani forti e sapienti.
Parlava bene, il suo babbo. Giovannino lo guardava incantato ed era orgoglioso. Aveva ragione lui: se tutti si univano le cose potevano cambiare davvero, pensava. Ma adesso, prima di tutto bisognava scendere dalla gru, tornare al lavoro. La trattativa, dicevano al terzo canale è difficile.
Usavano certe espressioni ostiche: globalizzazione, congiuntura, mobilità, precariato, recessione, dislocamento, cassa integrazione, che Giovannino non capiva. Allora le segnava con pazienza sul quaderno delle parole difficili, in attesa che il babbo tornasse e gliene spiegasse il significato.
Il ventiquattro dicembre, fin dal pomeriggio, il piazzale della fabbrica cominciò a popolarsi. Venivano da tutta la città. Alcuni da fuori. C’era un gran freddo. Accesero dei fuochi dentro grossi fusti, misero insieme cavalletti e lunghe tavole per mangiare.
Poi arrivò un furgone, scaricò un gigantesco albero di plastica e qualcuno cominciò ad addobbarlo. Sotto l’albero, attorno attorno, si andavano ammucchiando panettoni, fiaschi di vino, ma anche coperte e piumini portati dalla gente.
I piccoli facevano il girotondo, cantavano per fare un albero ci vuole un fiore, le donne cucinavano a cielo aperto: in enormi paioli neri il sugo borbottava rosso come l’inferno. A buio, il piazzale era assiepato di persone con striscioni, cartelli, bandiere. Rincantucciato negli angoli, il freddo non si sentiva più.
Arrivarono giovani con strumenti e si misero a suonare con tutto il fiato bella ciao e volare. Le ragazze ballavano. Quelli della tivù con la macchina in spalla giravano tra la gente, facevano domande. In alto, dalla gru, gli uomini applaudivano.
Il fiasco passava di mano in mano lesto a sciogliere i rospi nella gola dei vecchi. A mezzanotte presero Giovannino, lo issarono sulla tavolata tra piatti e bicchieri sporchi, gli diedero un megafono e dai leggi la letterina, gli dissero. Lui era spaesato, davanti a tutta quella folla si vergognava.
Giovannino, fatti onore, gridò il suo babbo. E Giovannino lesse e poi recitò anche la poesia e la gente non smetteva di fare chiasso e battere le mani e i giovani di suonare e le ragazze di ballare e i vecchi di bere e le bandiere di schioccare al vento.
Giovannino aveva il cuore gonfio di felicità. Parole, volti, si mescolavano e si confondevano nella sua testa: è il Natale più bello del mondo, pensava. Ehi, avete sentito?
Centinaia di morti: civili, donne, bambini, disse qualcuno. AGaza, una strage, un massacro. Parole dure, aguzze come sassi a ferire l’allegria.
Ma Giovannino non capiva. È il Natale più bello del mondo, continuava a pensare, felice. Tutti insieme, le cose cambieranno.
La fabbrica  riaprirà. Il babbo tornerà a casa. E la musica suonava e la mamma sorrideva e gli uomini da lassù alzavano il pugno. Le orecchie gli ronzavano di suoni, di canti. Cantava anche lui:
partigiano portami via che mi sento di morir.
Una sferzata di tramontana fece oscillare il braccio della gru, scompigliò in terra i resti della festa.
Nell’improvviso silenzio, una ciaramella intonò tu scendi dalle stelle…
Stelle in cielo e sangue per le strade stanotte in terra santa… e vieni in una grotta al freddo e al gelo… Giovannino ebbe un brivido. Si strinse  alla mamma e si addormentò.

 

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La ‘scoletta’ ma anche un Raffaello tra gli affari di Filippo Sergardi

La ‘scoletta’ ma anche un Raffaello tra gli affari di Filippo Sergardi

Il nobile senese, committente del casino di caccia trasformato nel 1927 nella Scuola dei bimbi della Garbatella, arrivò a Roma presso la corte papale all’inizio del 1500.
Acquistò da Raffaello “La bella giardiniera” che rivendette a Francesco I di Francia: oggi il quadro è  al Louvre

di Cosmo Barbato

Il nobile toscano che, nel ‘500, si fece costruire la …..

La ‘scoletta’ ma anche un Raffaello tra gli affari di Filippo Sergardi

Il nobile senese, committente del casino di caccia trasformato nel 1927 nella Scuola dei bimbi della Garbatella, arrivò a Roma presso la corte papale all’inizio del 1500.
Acquistò da Raffaello “La bella giardiniera” che rivendette a Francesco I di Francia: oggi il quadro è  al Louvre

di Cosmo Barbato

Il nobile toscano che, nel ‘500, si fece costruire la bella villa di campagna, nucleo centrale dell’attuale “scoletta” della Garbatella, fu anche il committente o l’acquirente del celebre dipinto di Raffaello “La bella giardiniera”.
Raffaello Sanzio, Si chiamava Filippo Sergardi. Non credo che i lettori si ricordino di questo nome. Ne parlammo ampiamente nel numero di Cara Garbatella del novembre del 2008 in un servizio appunto sulla “scoletta”, la scuola dei bimbi di Piazza Nicola Longobardi, nel cuore del quartiere. Raccontavamo che la bella architettura del nucleo centrale della “scoletta”, con i tre archi di base e la loggia al primo piano, appartenne all’ex casino di caccia o villa di campagna di un nobile senese che nei primi anni del 1500 si era trasferito a Roma presso la corte papale, appunto Filippo Sergardi. Giunto da Siena a Roma sostenuto da forti aderenze, raggiunse i più alti gradi della curia fino a quello di chierico di Camera e segretario dei Brevi di papa Leone X e infine quello di decano della
Camera Apostolica.
Nell’articolo di novembre del 2008 spiegavamo come la villa, pervenuta dopo innumerevoli passaggi di proprietà all’Istituto Case Popolari, fu affidata nel 1927 alle cure dell’architetto Innocenzo Sabbatini, il quale ampliò egregiamente quel piccolo edificio, aggiungendovi due armoniose ali e creando le condizioni perché potesse degnamente ospitare la scuola dei bimbi, cioè l’asilo per l’infanzia del quartiere che, fondato nel 1920, in quegli anni si andava rapidamente sviluppando.

Filippo Sergardi, originario di Montalcino, si era in precedenza affermato presso la ricca borghesia
senese. Era amico del principe Agostino Chigi, quel famoso banchiere di Siena soprannominato il
Magnifico, che finanziava lo Stato della Santa Sede. A Roma il Chigi si era fatto costruire da Baldassarre Peruzzi la splendida villa presso il Tevere che conosciamo col nome di Farnesina.
Si racconta che, durante una sontuosa cena offerta in villa al papa Leone X e al suo seguito, i piatti d’oro contenenti le vivande dopo l’uso venissero gettati verso il fiume (sicuramente ci sarà stato qualche servo del principe pronto a recuperarli…).
Di Agostino Chigi il Sergardi più tardi fu addirittura l’esecutore testamentario.
Ma torniamo al nostro Filippo Sergardi. I suoi affari più che sul denaro si concentrarono sugli immobili. La villa della Garbatella (o, meglio, dei Colli di San Paolo, come allora si chiamava la nostra zona) rivela certamente l’impronta di un architetto illustre. Non ce ne è pervenuto il nome, ma sicuramente si dovrà cercare nell’atelier di Raffaello o di Baldassarre Peruzzi, entrambi operanti nell’Urbe in quegli anni che precedettero il Sacco di Roma del 1527 da parte dei Lanzichenecchi di Carlo V. Ma il Sergardi coltivava anche interessi più raffinati.
Egli frequentava gli studi dei grandi pittori presenti a Roma in quel periodo.
Sicuramente quello di Sebastiano Del Piombo. Al Peruzzi commissionò, per la bella chiesa romana di Santa Maria della Pace, la “Presentazione della Vergine al Tempio” il cui disegno progettuale è
conservato al Louvre (tra i personaggi ivi effigiati è stato riconosciuto lo stesso Sergardi).
Ebbe soprattutto rapporti proprio con Raffaello, dal quale acquistò la splendida tavola della “Madonna col Bambino e San Giovannino”, detta anche “La bella giardiniera” (a causa del vestito da contadina della Vergine).
Reca una data di incerta  lettura: 1507 o 1508. Ma il Sergardi non fu spinto solo dall’amore per l’arte, perché subito rivendette il celebre quadro a Francesco I re di Francia.
La pregevole opera è finita poi ad arricchire le collezioni del Louvre, presso il quale è possibile ancora oggi ammirarla. Per la Francia si trattò dunque di un acquisto legittimo e non di una delle tante prede di guerra acquisite dai francesi in Italia.
Non sappiamo quanto fruttò al Sergardi quell’affare ma, conoscendo quanto già ai suoi tempi fosse valutato Raffaello, certo non dovette trattarsi di spiccioli.

 

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“Campidoglio Due” annullato il concorso

“Campidoglio Due” annullato il concorso

Alemanno rinuncia al progetto originario

Alemanno ha azzerato il concorso per Campidoglio Due.
La Giunta capitolina, pur confermando la necessità di una sede unica per i quattromila dipendenti comunali nell’area della stazione Ostiense, rinuncia al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni. Si ripartirà di nuovo, in barba alla tanto sbandierata …..

“Campidoglio Due” annullato il concorso

Alemanno rinuncia al progetto originario

Alemanno ha azzerato il concorso per Campidoglio Due.
La Giunta capitolina, pur confermando la necessità di una sede unica per i quattromila dipendenti comunali nell’area della stazione Ostiense, rinuncia al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni. Si ripartirà di nuovo, in barba alla tanto sbandierata (anche dall’attuale Giunta appena fu insediata) nuova cittadella amministrativa.
La Giunta Alemanno ha approvato una nuova procedura per la scelta del concessionario mediante le procedure previste dal project financing che, seppur ribaltando la procedura in corso, permette comunque il riuso dello studio di fattibilità e del documento preliminare, già approvati dall’amministrazione.
La memoria, il  cui iter prevede comunque un passaggio in Consiglio, è stata presentata dall’assessore al Patrimonio, Alfredo Antoniozzi.
L’operazione, ideata dalla Giunta Veltroni e assegnata formalmente due mesi dopo l’insediamento di Alemanno, dopo un balletto durato un anno, per decidere se procedere con l’appalto di lavori o cercare fondi privati, è stata ufficialmente interrotta.
L’intervento prevedeva una cubatura di 586mila metri cubi (di cui 248mila interrati per parcheggi e archivi) e l’importo lavori era di 164 milioni.
Campidoglio Due era destinato a diventare il fiore all’occhiello della nuova centralità dell’Ostiense, accanto alla Città dei giovani di Rem Koolhaas e all’hotel di Massimiliano Fuksas, che sono comunque in via di realizzazione mentre il progetto vincitore del concorso di progettazione non sembra essere più la soluzione confacente all’interesse pubblico, in quanto scelto sulla base di criteri selettivi elaborati nell’originaria e diversa prospettiva dell’appalto e, dunque, non può essere messo in gara nella nuova direzione della finanza di progetto.
La nuova giunta,  prende atto che le mutate condizioni finanziarie dell’amministrazione, tra cui la mancata vendita del palazzo ACEA, non consentono di realizzare l’intervento con propri fondi di bilancio e per questo si conta di dare decisa preferenza a progetti che si ispirano a criteri di rapidità dei tempi di costruzione e di semplicità costruttiva.
Sono i progettisti, soprattutto il vincitore del concorso, il team di Mario Cucinella, che subiscono le conseguenze dell’indecisione politica della vecchia Giunta e del cambio di strategie della nuova. La gara aveva visto in campo numerosi studi italiani e archistar del calibro degli americani Som o Steven Holl, o degli olandesi Mecanoo.
Ciascuno dei sedici gruppi avrà speso dai 200 ai 300mila euro. Il progetto preliminare presentato ne vale 700-800mila euro, non si può dire che ci si è sbagliati e ripartire. Si dice, infatti, che l’amministrazione comunale non abbia ancora pagato i 500mila euro previsti come compenso al vincitore. (E.S.)

 

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Torna l’illuminazione al Terminal Ostiense

Torna l’illuminazione al Terminal Ostiense

Dopo le proteste dei cittadini e dell’associazione “Insieme per l’Ostiense” riguardo la completa mancanza fin dal mese di aprile dell’illuminazione  pubblica sul Piazzale 12 ottobre 1492 (Terminal Ostiense), il Municipio XI ha ottenuto finalmente che, attraverso i fondi dedicati alla sicurezza delle stazioni ferroviarie, il Comune abbia incaricato l’ACEA di predisporre nuovi punti luce sul piazzale.
A breve dovrebbero iniziare i lavori. (F.D.P.)

 

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In XI aperto il registro dei testamenti biologici

In XI aperto il registro dei testamenti biologici

La possibilità di iscrizione estesa a tutti i cittadini italiani e dell’Unione europea residenti nel Comune di Roma. L’ufficio in Via degli Armatori 13

di Eraldo Saccinto

Il Municipio Roma XI ha esteso a tutti i cittadini italiani e dell’Unione europea residenti nel Comune di Roma la possibilità di depositare, presso gli uffici municipali di Via degli Armatori 13, i testamenti biologici e le disposizioni di fine vita (D.G.M. n. 18 del 9 novembre 2009). …..

In XI aperto il registro dei testamenti biologici

La possibilità di iscrizione estesa a tutti i cittadini italiani e dell’Unione europea residenti nel Comune di Roma. L’ufficio in Via degli Armatori 13

di Eraldo Saccinto

Il Municipio Roma XI ha esteso a tutti i cittadini italiani e dell’Unione europea residenti nel Comune di Roma la possibilità di depositare, presso gli uffici municipali di Via degli Armatori 13, i testamenti biologici e le disposizioni di fine vita (D.G.M. n. 18 del 9 novembre 2009).

Grazie alla meticolosa azione di pressing a tutto campo che l’Assessore alle Politiche sociali Andrea Beccari ha praticato sui suoi colleghi di Giunta e sui membri del Consiglio municipale e cogliendo le opportunità che l’attuale legislazione concede, gli organi di governo del Municipio, hanno ampliato la possibilità a tutti i cittadini residenti nel territorio del Comune di Roma di depositare le proprie volontà per quanto riguarda le esequie funebri con rito civile, la donazione degli organi e la cremazione.
Nel nostro Paese, non esiste ancora una legge specifica sul testamento biologico e la conseguente formalizzazione, per un cittadino italiano, della propria espressione di volontà riguardo ai trattamenti sanitari che desidera accettare o rifiutare.
Da oggi, perlomeno per ciò che riguarda gli abitanti del Comune di Roma e del nostro Municipio in particolare, si possono esprimere le proprie volontà su argomenti specifici come donazione degli organi, cremazione, terapia del dolore, nutrizione artificiale e accanimento terapeutico, così come sancito dall’art. 32 della Costituzione che stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge e dal Codice di Deontologia medica, il quale, in aderenza alla Convenzione di Oviedo, afferma che il medico dovrà tenere conto delle precedenti manifestazioni di volontà.
In effetti, la Cassazione, (sentenza 21748/2007) ha aperto la porta al testamento biologico, tant’è che sulla base di questa sentenza, il 5 novembre 2008, il Tribunale di Modena ha emesso un decreto di nomina di amministratore di sostegno in favore di un soggetto qualora questo, in un futuro, sia incapace di intendere e di volere. Così facendo si è data la possibilità di avere gli stessi effetti giuridici di un testamento biologico seppur in assenza di una normativa specifica. Il giudice scrisse che non era necessaria una normativa sul testamento biologico, anche se i successivi sviluppi del caso di Eluana Englaro dimostrarono il contrario.
In questi giorni, l’argomento, eticamente sensibile, è oggetto di posizioni differenti fra correnti di pensiero di tipo laico, radicale, comprese discussioni di ispirazione cristiana sull’eutanasia e di forte difesa della vita. Valgono le prese di posizione sulle modifiche proposte dall’on. Della Vedova al ddl dell’on. Calabrò, l’intenzione da parte della maggioranza di presentare una “soft law”, che tenta di proporre la solita soluzione pasticciata “all’italiana” di un problema che negli altri paesi dell’Unione Europea, ma anche negli Stati Uniti, è stata risolta basandosi sul semplice principio del diritto del singolo all’autodeterminazione.
Anche le posizioni della Chiesa Cattolica variano da stato a stato. La CEI, ha sollecitato il varo di una legge sul fine vita che, riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili e rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza fuori dalle gabbie burocratiche.
In Germania, ad esempio, la Conferenza Episcopale tedesca (DBK) già dal 1999 ha firmato un documento congiunto con le altre Chiese Evangeliche, intitolato Disposizioni sanitarie del paziente cristiano che contiene le linee guida per redigere un testamento biologico compatibile con la fede cristiana.
La situazione, come si può capire è ancora piuttosto complessa. In chiusura rammentiamo che, al Registro dei Testamenti Biologici istituito presso l’Ufficio Demografico di via degli Armatori 13, possono iscriversi tutti i cittadini che abbiano compiuto 18 anni. Previa prenotazione via URP o recandosi di persona in via Benedetto Croce 50 oppure chiamando lo 06.696.11.333\6, si riceve su appuntamento tutti i mercoledì dalle ore 14,30 alle ore 16,30.
L’interessato dovrà portare tre copie firmate del modulo testamentario e una copia del modulo per la dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Nel giorno indicato, dichiarante e fiduciario dovranno recarsi personalmente presso l’Ufficio Demografico con documento di riconoscimento valido.
La dichiarazione sarà chiusa in un’unica busta sigillata custodita a cura degli uffici. Per i modelli, i documenti e le informazioni sul Testamento Biologico si può far riferimento al sito del Municipio.

 

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I lavori in corso per Campidoglio Due

I lavori in corso per Campidoglio Due

di Fulvio De Pascale dell’Associazione “Insieme per l’Ostiense

Riguardo la preparazione delle aree che dovranno ospitare le strutture di Campidoglio Due, apprendiamo da fonti del Dipartimento III del Comune che l’Amministrazione comunale, oltre ad aver disposto un controllo da parte dei Vigili del fuoco delle torri-faro cedute dalle ferrovie, …..

I lavori in corso per Campidoglio Due

di Fulvio De Pascale dell’Associazione “Insieme per l’Ostiense

Riguardo la preparazione delle aree che dovranno ospitare le strutture di Campidoglio Due, apprendiamo da fonti del Dipartimento III del Comune che l’Amministrazione comunale, oltre ad aver disposto un controllo da parte dei Vigili del fuoco delle torri-faro cedute dalle ferrovie, ha previsto la chiusura del grande parcheggio intorno al Terminal Ostiense, tuttora occupato, che doveva essere lasciato libero già da un anno.

E’ in quel comparto che avranno inizio i lavori per la costruzione della nuova sede degli uffici comunali. Il Comune si sarebbe accordato con la società che ha acquistato l’edificio del Terminal Ostiense perché la ristrutturazione prevista al suo interno rispetti l’accordo di programma, che prevede che, oltre ai negozi, vi siano servizi di stazione e servizi vari.
I lavori  potranno iniziare dopo il versamento degli oneri accessori previsti.
Il Comune, non avendo più venduto come previsto l’edificio che ospita l’ACEA, dispone di minori risorse per l’operazione Campidoglio Due. E’ probabile quindi che non saranno più realizzati almeno tre piani interrati nella costruzione dei nuovi edifici.
Sarebbe allo studio l’abbattimento su Via della Moletta di una parte del muro di cinta dell’ex Manifattura Tabacchi, in modo da ricavare un largo che sarà la vera Piazza del Campidoglio Due. Altri importanti lavori interesseranno il Piazzale 12 ottobre 1492 e il negozio di Rocco Balocco. Sono intanto terminati i lavori di demolizione dell’edificio posto tra Via Pigafetta e Piazzale 12 ottobre 1492, costruito alla fine degli anni ’80, che avrebbe dovuto ospitare la polizia ferroviaria in occasione dei Mondiali di calcio del ’90. Al suo posto verrà costruito il previsto albergo dell’architetto Fuksas.

 

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Cineforum laico al Municipio

Cineforum laico al Municipio

Da dicembre a maggio un ciclo di proiezioni di film sui temi della laicità

di Eraldo Saccinto

Tutti i penultimi giovedì del mese, a partire dal prossimo 17 dicembre, per poter riflettere assieme su temi specifici, la Consulta romana per la laicità delle Istituzioni e l’Assessorato alle Politiche sociali del Municipio XI, propongono un ciclo di proiezioni riguardanti i temi della laicità.
Un dibattito, …..

Cineforum laico al Municipio

Da dicembre a maggio un ciclo di proiezioni di film sui temi della laicità

di Eraldo Saccinto

Tutti i penultimi giovedì del mese, a partire dal prossimo 17 dicembre, per poter riflettere assieme su temi specifici, la Consulta romana per la laicità delle Istituzioni e l’Assessorato alle Politiche sociali del Municipio XI, propongono un ciclo di proiezioni riguardanti i temi della laicità.
Un dibattito, quello sulla laicità, ha recentemente ripreso nuovo vigore all’interno del nostro Paese. La polemica sui Crocifissi nei luoghi pubblici, la discussione circa la menzione delle radici cristiane nella costituzione europea, gli interventi della gerarchia cattolica in occasione dei referendum sulla procreazione assistita o della proposta di regolamentare le coppie di fatto hanno riacceso, sia pure in termini nuovi, il confronto sulla laicità.
La laicità, intesa come principio di distinzione tra stato e religioni, è oggi accolta abbastanza pacificamente, anche grazie ad un progressivo passaggio da una laicità di rifiuto ad una laicità di rispetto per tutte le fedi, riconosciute nella loro dimensione pubblica.
Allo stesso tempo si moltiplicano però le accuse di integralismo da una parte e di laicismo dall’altra, con una grande confusione nell’uso delle parole. Come custodire e approfondire la propria identità nell’incontro e nel confronto con gli altri, senza cadere in atteggiamenti di chiusura preconcetta e di intolleranza?
Solo tramite l’affermazione della propria laicità, lo stato può riconoscere il pluralismo, nell’autonomia e nel rispetto reciproco tra confessioni religiose e istituzioni politiche.
Su questi temi di dirompente attualità si svolgerà l’itinerario di riflessione del Cineforum, superando ogni chiusura e professando la laicità come rispetto e valorizzazione della dignità di ogni persona umana, al di là di ogni appartenenza, come impegno nell’affrontare i problemi comuni.
Prima delle proiezioni, è stato stabilito un calendario di incontri, ai quali parteciperanno personalità della cultura, del giornalismo, delle istituzioni.
Si partirà dall’analisi della situazione attuale, cercando quindi di illustrare la responsabilità di ognuno nel rispetto della laicità delle istituzioni sociali e politiche e nell’elaborazione di un quadro di valori laicamente condiviso. La rassegna, curata da Mauro Castagno, inizierà giovedì 17 dicembre alle ore 16 con il film “Mare dentro” di Alejandro Amenàbar, per proseguire il 21 gennaio con “L’ora di religione” di Bellocchio, giovedì 18 febbraio “Improvvisamente, l’inverno scorso” di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, giovedì 18 marzo “Confortorio” di Paolo Benvenuti, giovedì 22 aprile “Gostanza da Libbiano” di Paolo Benvenuti, concluderà “Decalogo 8” di Krzystof Kieslovski.
Ciascun film sarà proiettato a partire dalle ore 16 nella Sala Consiglio del Municipio XI in Via Benedetto Croce 50.

 

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Stanno affossando il CTO

Speciale sanità

Sempre più a rischio le sorti dell’Ospedale della Garbatella

Stanno affossando il CTO

di Massimo Marletti
Comitato degli iscritti CGIL della ASL Roma C

Il dibattito sulle sorti dell’Azienda Sanitaria Roma C in questi giorni si sta facendo sempre più stringente. Ad una forte situazione debitoria ereditata dalla Giunta Storace, che di fatto ha determinato una rincorsa impossibile alla ricerca della copertura dei buchi di bilancio e dei disavanzi economici, si è aggiunto, in questi ultimi tempi, la politica di un Governo nazionale …..

Speciale sanità

Sempre più a rischio le sorti dell’Ospedale della Garbatella

Stanno affossando il CTO

di Massimo Marletti
Comitato degli iscritti CGIL della ASL Roma C

Il dibattito sulle sorti dell’Azienda Sanitaria Roma C in questi giorni si sta facendo sempre più stringente. Ad una forte situazione debitoria ereditata dalla Giunta Storace, che di fatto ha determinato una rincorsa impossibile alla ricerca della copertura dei buchi di bilancio e dei disavanzi economici, si è aggiunto, in questi ultimi tempi, la politica di un Governo nazionale tutto proiettato verso una disgraziata rincorsa a tagli di posti letto, blocco delle assunzioni e dei finanziamenti, unitamente ad una mancanza di una programmazione sanitaria da parte della Direzione generale della ASL che penalizza soprattutto il CTO, diventato l’anello debole della catena produttiva.
La situazione ad oggi è, a dir poco, paradossale. Se da una parte tutti vogliono, a suon di convegni, un rilancio dell’Ospedale, dall’altra si producono atti che vanno nella direzione opposta.
Dove si vuole arrivare? Cosa si vuole fare di questo Ospedale alla luce dei vari progetti fin qui pensati ma mai adottati?
L’impressione è  quella di un paziente destinato a lenta morte iniziata 10 anni fa (come dimenticare i progetti di finanza del centro-destra finiti come sappiamo con arresti e doppi primariati che non servivano e che ancor oggi paghiamo) e proseguita in maniera confusa fino ai giorni nostri, in un diabolico gioco delle parti dove ognuno degli attori in commedia dà la colpa all’altro per il misfatto accaduto.
In questa drammatica rappresentazione, dove tutti si dichiarano dispiaciuti, vorrebbero fare ma di fatto nessuno fa , andrebbero fatte delle cose, attuate delle scelte inevitabili per evitare il tracollo. Prima fra tutte far funzionare i servizi.
Basta voli pindarici, in attesa del progetto definitivo che ci salverà.
Oggi il CTO è un po’ come quella casa, priva di regole, dove chi si alza per primo si appropria dei pochi vestiti disponibili.
A seguire, potenziare la rete dell’emergenza, non solo quella traumatologica/ ortopedica ma anche la medica.
Questo per fermare la deriva strisciante che sta portando l’Ospedale fuori dal circuito dell’emergenza verso una più comoda sistemazione modello clinica per lungodegenza, staccandolo inevitabilmente dal tessuto connettivo del territorio.
E’ questo l’obbiettivo finale che qualcuno furbescamente sta perseguendo?
Se è sì, trattandosi di scelta di pari dignità, lo si dica apertamente non solo ai dipendenti, ma alle centinaia di persone, specialmente del territorio, che tutti i giorni usufruiscono dei nostri servizi. Molti, tra di noi, non condividono questo eventuale approdo finale.
Questo Ospedale ha ancora capacità, professionalità e risorse che tanto farebbero bene non solo alla Garbatella ed a San Paolo, ma all’intera Regione. Pensiamo ad una struttura con le sue eccellenze, come l’Unità Spinale Unipolare, unica per il centro-sud, dove l’assistenza in un paziente trattato è ad alto impegno assistenziale, con necessità di elevati requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi.
Pensiamo ad un rafforzamento della Neurochirurgia-traumatologica, strutturalmente supportata da una pista per l’atterraggio di elicotteri, oggi inspiegabilmente disattivata.
Un reparto, il Pronto Soccorso, dotato di 2 sale operatorie situate sullo stesso piano, messe fuori gioco 8 anni fa per la presenza di un sorcio e mai riattivate, dove sarebbe presente un angiografo di notevole costo e se le cose rimanessero così non se ne capirebbe l’utilità né se ne sfrutterebbero appieno le potenzialità.
Pensiamo ad un mantenimento ed a una riqualificazione della Urologia anche a supporto dell’Unità Spinale Unipolare così come la Chirurgia Plastica e Vascolare. Tutti servizi che noi abbiamo ma che lentamente stanno morendo. Senza volare troppo alto, sarebbe già un risultato auspicabile l’Ospedale visto come Centro Traumatologico di Zona così come previsto dalla Delibera Regionale con i requisiti tecnologici ed organizzativi necessari, ed i cui punti qualificanti così si potrebbero sintetizzare:

  • Mantenimento in servizio come daaccordi sindacali di tutti i lavoratoriprecari impegnati nei servizi vitalidell’Ospedale: vedi radiologia, casse,archivi etc etc. senza i quali si arriverebbealla paralisi dell’attività.
  • Mantenimento del Pronto Soccorsoanche medico del CTO.
  • Mantenimento di posti letto in urologia,chirurgia plastica, chirurgiavascolare, cardiologia, neurologia eneurochirurgia traumatologica.
  • Attivazione immediata del CTZ coni relativi percorsi previsti dalla DGR420/07 comprensivo di un laboratoriod’urgenza e un Centro Trasfusionaleattivi 24 ore su 24.
  • Potenziamento dei posti letto dell’UnitàSpinale Unipolare con aperturadi posti letto di  riabilitazione.
  • Piastra ambulatoriale del CTO multispecialistica aperta al territorioarmonizzata nel  percorso del Presidio di Prossimità Territoriale, con 20posti letto dedicati alla media intensitàassistenziale a diretta gestioneinfermieristica, in raccordo con ilDistretto 11 come riportato nellaDelibera della riorganizzazione dell’ospedaleCTO mai attivata, malgrado sia stata adottata e condivisa contutti i Primari dello stesso ospedale.
  • Direzione sanitaria di Presidio o chiper esso, in grado di governare i processi(assente da

    molti anni).

Denunciamo la politica del Governo e le non scelte che la Direzione Strategica della ASL RMC sta perseguendo con ripercussioni forti sull’ospedale CTO.
Richiamiamo la ASL al confronto per la negoziazione dei servizi dell’Ospedale CTO con la conferenza sanitaria del Municipio XI e con tutte le forze sociali. Nel frattempo deve cessare ogni trasformazione del nostro Ospedale in qualcosa che non sia condivisa, la cui destinazione
finale appare incerta e nebulosa.

 

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Contro i tagli al CTO mobilitazione dei cittadini

Contro i tagli al CTO mobilitazione dei cittadini

Una partecipatissima assemblea si è svolta all’Urban Center organizzata dal Municipio con la presenza di tutte le Organizzazioni sindacali dell’ASL RMC, di associazioni di cittadini, di medici e paramedici e la partecipazione del presidente del Municipio Catarci e del consigliere delegato …..

Contro i tagli al CTO mobilitazione dei cittadini

Una partecipatissima assemblea si è svolta all’Urban Center organizzata dal Municipio con la presenza di tutte le Organizzazioni sindacali dell’ASL RMC, di associazioni di cittadini, di medici e paramedici e la partecipazione del presidente del Municipio Catarci e del consigliere delegato alla Sanità Bertolini. I rappresentanti del Municipio hanno levato vivo dissenso per i tagli in programma al CTO, per la chiusura del pronto soccorso, di reparti e di posti letto. Un piano esasperato – ha dichiarato Bertolini – non può non arrecare danni a percorsi efficaci di tutela della salute per la popolazione locale.
“La sospensione di un presidio di Pronto Soccorso e di un reparto di breve osservazione, dopo i tagli di 20 posti letto alla Clinica Annunziatella e in assenza di reparti di medicina generale, renderebbe oltremodo precaria l’efficacia delle prestazioni necessarie a una così vasta popolazione con alte percentuali di anziani”.
Si è deciso  di allargare la rete della protesta e di riconoscere nel Municipio un interlocutore valido contro scelte sanitarie negative per la popolazione.

 

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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