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Autore: Redazione

Roma XI risponde per Via Filippo Tolli In risposta alle numerose segnalazioni da noi pubblicate sulla pericolosità dell’incrocio tra Via Filippo Tolli con Via Macinghi Strozzi, il presidente del Municipio Catarci ci informa in una lettera che è stato dato

Roma XI risponde per Via Filippo Tolli

In risposta alle numerose segnalazioni da noi pubblicate sulla pericolosità dell’incrocio tra Via Filippo Tolli con Via Macinghi Strozzi, il presidente del Municipio Catarci ci informa in una lettera che è stato dato incarico a una ditta di provvedere a …..

Coordinamento dei comitati scuola genitori-insegnanti

Roma XI risponde per Via Filippo Tolli

In risposta alle numerose segnalazioni da noi pubblicate sulla pericolosità dell’incrocio tra Via Filippo Tolli con Via Macinghi Strozzi, il presidente del Municipio Catarci ci informa in una lettera che è stato dato incarico a una ditta di provvedere amodificare l’intersezione di quell’incrocio, in modo da renderlo sicuro. I lavori, ordinati nella prima metà di ottobre, sono già stati eseguiti.

 

Coordinamento dei comitati scuola genitori-insegnanti

Giovedì 4 dicembre, nell’aula magna della Scuola Media Moscati in Via Padre Semeria, si è tenuta un’assemblea pubblica delle scuole dell’XI Municipio per costruire il Coordinamento dei comitati genitori-insegnanti. Ribaditi il No al decreto Germini, No al maestro unico, No ai tagli di spesa per istruzione e ricerca, Sì ad una scuola di qualità solidale e democratica perché i bambini hanno tutti gli stessi diritti.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 -Dicembre 2008

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La scomparsa di Neva Cerrina – Solidarietà al consigliere Peciola

La scomparsa di Neva Cerrina

E’ morta il 20 novembre a Caraglio (Cuneo), dove era nata nel 1924, Neva Cerrina, già funzionaria della Lega Nazionale delle Cooperative. Neva era stata staffetta partigiana della formazione operante nel Cuneese di cui fu comandante il fratello Spartaco, scomparso …..

Solidarietà al consigliere Peciola

La scomparsa di Neva Cerrina

E’ morta il 20 novembre a Caraglio (Cuneo), dove era nata nel 1924, Neva Cerrina, già funzionaria della Lega Nazionale delle Cooperative. Neva era stata staffetta partigiana della formazione operante nel Cuneese di cui fu comandante il fratello Spartaco, scomparso qualche anno fa. Trasferitisi a Roma nel 1952, avevano abitato alla Garbatella, in Via Guglielmotti. Neva aveva contribuito alla formazione dell’archivio dell’Istituto storico della Resistenza di Cuneo. Alla famiglia le nostre condoglianze.

Solidarietà al consigliere Peciola

Il presidente del Municipio Catarci ha espresso solidarietà al consigliere provinciale Gianluca Peciola, già assessore municipale a Roma XI, sul quale è stata aperta un’indagine insieme a 15 studenti, colpevoli di essersi difesi a Piazza Navona da un’aggressione neofascista di tipo squadristico.
“E’ incredibile – ha dichiarato Catarci – che siano state messe sullo stesso piano persone che erano lì per manifestare pacificamente contro la controriforma scolastica Germini con altre che erano in piazza solo per provocare e aggredire, come si è potuto vedere da filmati e foto”.

 

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Un ufficio di consulenza per i problemi Ater

Un ufficio di consulenza per i problemi Ater

E’ in via di costituzione alla Villetta, presso la sezione di Sinistra Democratica, in Via Francesco Passino 26, un ufficio di assistenza e consulenza gratuita riguardante i problemi della casa (in particolare i rapporti con l’Ater e non solo), problemi della scuola, dell’ambiente, delle politiche del
territorio, dell’urbanistica. …..

Un ufficio di consulenza per i problemi Ater

E’ in via di costituzione alla Villetta, presso la sezione di Sinistra Democratica, in Via Francesco Passino 26, un ufficio di assistenza e consulenza gratuita riguardante i problemi della casa (in particolare i rapporti con l’Ater e non solo), problemi della scuola, dell’ambiente, delle politiche del
territorio, dell’urbanistica.
L’ufficio  sarà tenuto dalla consigliera del Municipio XI Paola Angelucci.
Recapiti: e-mail paolaangelucci@ibero.it e tel. 065136557.
Particolarmente nei rapporti con l’Ater, l’ufficio intende continuare la battaglia a favore degli inquilini delle zone Garbatella, Tormarancia e quartieri limitrofi al fine della risoluzione delle pratiche burocratiche e amministrative (es. le volture dei contratti) e dei problemi della conduzione degli edifici (manutenzione ordinaria e straordinaria delle case e dei giardini).

 

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Posti auto perduti Nonna Marisa la persona che amavo di più

Posti auto perduti
davanti ai Lotti 28 e 29 A proposito di eliminazione di posti auto a Garbatella vorremmo segnalare come alle volte si prendano iniziative senza considerare le conseguenze.
Ma veniamo al fatto. Siamo gli abitanti dei Lotti 28 e 29 che hanno le entrate …..

Nonna Marisa la persona che amavo di più

Posti auto perduti

davanti ai Lotti 28 e 29 A proposito di eliminazione di posti auto a Garbatella vorremmo segnalare come alle volte si prendano iniziative senza considerare le conseguenze.
Ma veniamo al fatto. Siamo gli abitanti dei Lotti 28 e 29 che hanno le entrate su via Giovanni De’ Marignolli (una traversa di via Massaia). In considerazione del fatto che le auto venivano parcheggiate davanti agli ingressi dei lotti abbiamo chiesto al Municipio di mettere dei paletti in modo da lasciarli liberi.
Fin qui tutto bene, solo che quando hanno messo i suddetti paletti invece di metterli perpendicolari alla strada li hanno posizionati orizzontalmente per cui, essendo lunghi un metro circa, hanno eliminato in un sol colpo parecchi posti auto, aggravando una situazione già critica per via dei posti eliminati un po’ dappertutto.
Abbiamo fatto una raccolta di firme degli abitanti dei lotti e l’abbiamo consegnata al Municipio. Fino ad oggi nessuna risposta. Che cosa dobbiamo fare?

Un gruppo di abitanti dei Lotti 28 e 29

Nonna Marisa la persona che amavo di più

Sono la nipote di Marisa Sardella sulla cui scomparsa avete pubblicato un articolo su Cara Garbatella di novembre.
Io purtroppo non abito a Roma ma tramite i miei parenti ho saputo dell’articolo. Vorrei chiedervi
se per favore me lo potevate mandare via mail. Vi sarei molto grata e ringrazio chi di voi ha scritto su mia nonna, la persona che amavo di più al mondo.

Valentina Tavernese

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Barba capelli e musica nel salone degli Zaniol

Barba capelli e musica nel salone degli Zaniol

Dal 1930 prima il padre e poi il figlio parrucchieri alla Garbatella

Non è usuale che, nell’attesa del tuo turno dal parrucchiere e poi nel tempo che occorre per il taglio dei capelli, capiti di essere accompagnato dalle note del “Faust” di Gounod o da quelle di altro celebre melodramma.
E’ quel che accade normalmente nella bottega di Mario Zaniol, parrucchiere storico della Garbatella, 73 anni, figlio e continuatore dell’arte del padre Sandro, dal quale ha ereditato la bottega e anche la passione per la musica, particolarmente quella lirica, della quale possiede una vera discoteca, sempre nel salone di Via Enrico Cravero 5, di fianco all’ingresso del teatro Palladium.

“Sotto le forbici e i rasoi di mio padre sono passati migliaia di abitanti della Garbatella, qui nella bottega che egli aprì nel 1930 e dove io dall’età di otto anni cominciai ad imparare il mestiere”.
In quello stesso anno veniva solennemente inaugurato l’attiguo cinema-teatro Garbatella, oggi teatro Palladium.
La famiglia proveniva da Borgo Pio, Vicolo delle Palline, che in quegli anni veniva demolito, come
molte altre zone del centro storico. Si stabilì al Lotto 3 di Via delle Sette Chiese. In seguito, oltre al salone di Via Cravero, fu aperta anche una bottega da parrucchiere per signora: lo gestiva la mamma di Mario, la signora Lina.
Mario, dal punto di osservazione della bottega, è una miniera di ricordi.
Cita tanti nomi di cantanti che la praticavano: Mario Del Monaco, Galliano Masini, Labò e altri, tutti artisti lirici amici del padre. Ma anche attori. Tra questi, Maurizio Arena, il “fidanzato d’Italia”, veniva spesso: si faceva fare un taglio alla “ghigo”.

Altri tagli in voga erano quelli all’Umberto (capelli a spazzola come li portava il figlio del re) o alla tedesca. A un certo punto la bottega istituì un abbonamento promozionale: 3 lire al mese, comprendente una rasatura quotidiana, un taglio di capelli mensile e ogni tre giorni la pulitura del collo. Ebbe successo, soprattutto tra la clientela più raffinata.
Ma nella bottega soprattutto si coltivava la musica. Il padre Sandro, oltre che parrucchiere, era un buon tenore.
Con la romanza “Amor ti vieta” dalla Fedora fece un’audizione all’Eiar (la Rai di allora) e poi per sette anni cantò insieme ad artisti del calibro di Galliano Masini e Aureliano Pertile.
Ma la stessa bottega era un auditorium dove si incontravano artisti e amici e dove non si perdeva occasione per esibirsi in qualche aria d’opera o in qualche canzone napoletana. A quei tempi poi era in uso portare serenate alle ragazze: l’innamorato si rivolgeva agli Zaniol, i quali non si facevano troppo pregare.
Sicché non era raro che una voce tenorile risuonasse nel silenzio della notte all’interno dei lotti, ascoltata in genere con rispetto, con emozione della destinataria, con invidia delle sue amiche.
Altri tempi! Era comunque un’occasione per esibirsi, come pure quando venivano invitati ad accompagnare qualche matrimonio con l’Ave Maria o altre romanze. Cantava però solo il padre, perché il figlio, Mario, suo continuatore nella bottega, pur avendo una voce bella e apprezzata dagli intenditori, non è stato mai capace di esibirsi: “Quando devo cantare di fronte a un pubblico – dice – mi prende un blocco che mi toglie il fiato”.
Mentre sfoltisce la chioma di un anziano cliente, Mario racconta di una sua recente visita alla mostra su Pavarotti, in atto a Roma: “Che emozione – dice – di fronte ai suoi cimeli. I costumi di scena, gli attestati, le ‘chiavi della città’ che gli sono state conferite.
Pavarotti è stato l’ultimo grande tenore che abbiamo avuto”.
Interloquisce il cliente: “E di Bocelli che cosa pensa?”. La risposta dell’esperto: “Beh, lasciamo perdere…”.
Mario, come faceva il padre suo maestro, quando ha un cliente seduto sulla poltrona opera da perfezionista. Non usa mai la macchinetta, lavora tutto a punta di forbice. Impiega un po’ più di tempo, ma il taglio risulta molto più accurato.
Naturalmente è orgoglioso di questa sua professionalità, non meno del suo amore da melomane per il bel canto, di cui parla con vera conoscenza. Ha fatto della bottega un circolo culturale, solo con qualche non esasperata digressione per il calcio. (C.B.)

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Buon appetito al “Tortello gioioso”

Buon appetito al “Tortello gioioso”

di Guido Barbato

Qui il tortello è proprio gioioso e soprattutto rende gioiosi coloro che se ne cibano.
Stiamo parlando di un ottimo nuovo acquisto nel panorama della ristorazione del nostro quartiere. E’ un locale che si trova in Via G.Candeo 24/28, una traversina della Circonvallazione Ostiense, in posizione un po’ infelice perché poco visibile. Ma vale senz’altro la pena andarlo a scovare in mezzo ai palazzoni. …..

Buon appetito al “Tortello gioioso”

di Guido Barbato

Qui il tortello è proprio gioioso e soprattutto rende gioiosi coloro che se ne cibano.
Stiamo parlando di un ottimo nuovo acquisto nel panorama della ristorazione del nostro quartiere. E’ un locale che si trova in Via G.Candeo 24/28, una traversina della Circonvallazione Ostiense, in posizione un po’ infelice perché poco visibile. Ma vale senz’altro la pena andarlo a scovare in mezzo ai palazzoni.
Il primo impatto è con la simpatia, l’entusiasmo e giustappunto la gioia che comunicano Mario e sua moglie Alessandra, i giovani gestori del locale. Sono frenetici perché questa sera hanno molte persone in arrivo, ma riescono comunque a dedicarci un po’ di tempo e ci raccontano la loro storia.
Mario è nato e cresciuto alla Garbatella, dalle parti di Via Macinghi Strozzi, e rivendica con orgoglio la sua origine nonché la frequentazione dell’oratorio del San Filippo Neri. E’ un “golosone” di natura e nel suo precedente lavoro commerciale, che lo portava in giro per l’Italia, ha avuto la possibilità di coltivare questo “vizio”.
Così, appena  ne ha avuto l’opportunità, ha messo a frutto cotanta esperienza riversandola nella sua nuova attività di oste. “E anche nella pancia”, suggerisce maliziosamente Alessandra che intanto prepara gli antipasti.
La loro attività nasce in realtà all’Eur nel ’95 come laboratorio di pasta fresca. Dal 2003, per motivi di spazio, si trasferiscono nell’attuale sede che viene ricavata dall’unione dei locali di diverse attività commerciali.
Qui affiancano alla vendita di pasta all’uovo un servizio di pranzo veloce. Dal giugno scorso poi decidono di fare il grande balzo e di avviare anche la ristorazione serale.
Attualmente dunque offrono tutti i giorni un pranzo rapido stile tavola calda (ma molto curata nella qualità e ampiezza di offerta), e la sera del giovedì, venerdì e sabato un vero e proprio ristorante.
Puntano molto sulla qualità delle materie prime, a cominciare dalle paste prodotte da loro: lasagne alle verdure, alla salsiccia, ai broccoletti, e chi più ne ha più ne metta; ravioli, crepes e soprattutto le “mirtille”, fettuccine acqua e farina impastate col succo di mirtillo che sono uno dei loro cavalli di battaglia insieme alla pasta con verdure di campo ripassate col guanciale.
Vanno anche molto orgogliosi dei loro “super antipasti”, piatti assortiti con verdure grigliate, affettati, formaggi stagionati, e particolarità come il frutto del cappero, gli involtini di scamorzine e bresaola, il carpaccio di renna, le bruschette col ciauscolo o col lardo di colonnata o con creme di verdure, i pomodorini ripieni e tante altre leccornie.
Non trascurano nemmeno i secondi, tra i quali si evidenziano i brasati (anche di bufala), gli involtini di straccetti ai salumi e di sogliola ripieni di speck.
Subentra nella chiacchierata lo chef ufficiale, l’ingegner Enzo, che di giorno progetta strutture e di sera, per passione, realizza ottimi manicaretti.
Ci dice con orgoglio che “in questo locale non esiste un surgelatore, se mi chiedono il ghiaccio entro in crisi”, perché la loro filosofia è di servire esclusivamente pietanze freschissime.
E a questo punto Alessandra ci fa notare le ottime patate al forno tagliate con la massima perizia dal loro aiutante in cucina Kamal. L’ostessa vuole precisare che nella loro ricerca di qualità, sono “per i pochi fritti e tanto forno; pensiamo alla salute dei clienti oltre che al loro palato, ed è anche per questo che ci apprezzano tanto”.
Venendo ai dolci. Offrono un assortimento di specialità fatte in casa, come la torta al limoncello,
pere e cioccolato, e le crostate con la marmellata fatta in casa dalla mamma di Enzo. Per finire, i vini: piccola lista di vini bianchi e rossi, che abbraccia però quasi tutte le principali regioni italiane. Birra anche alla spina.
A questo punto, mentre sorseggiamo un ottimo prosecco, rientra in gioco Mario, squisito intrattenitore dei clienti, che precisa di avere grandi ambizioni e di puntare a diventare un punto di riferimento fondamentale nella ristorazione del quartiere.
Anche per questo si è attrezzato per offrire persino prodotti per celiaci nel suo menù.
Ad oggi la loro proposta principale è quella di un menù a prezzo fisso composto da un grande antipasto, due assaggi di primi, due di secondi, contorno, dolce o frutta al prezzo di 20 euro (bevande escluse). Ma si possono scegliere combinazioni diverse, anche parziali, o si può ordinare alla carta. Il menù varia ogni giorno in base all’offerta dei fornitori.
C’è in progetto di creare prossimamente dei menù regionali.
Aperto a pranzo come tavola calda tutti i giorni, come ristorante la sera di giovedì, venerdì e sabato. Tel .065755321.
In bocca al lupo ragazzi.

 

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Totò nella Scuola dei Bimbi

Totò nella Scuola dei Bimbi

Nella “Scoletta” nel 1958 furono girate alcune scene del film di Antonio Musu “Totò e Marcellino”, protagonisti
Totò e Pablito Calvo, l’attore-bambino già famoso interprete del film di Vaida “Marcellino pane e vino” del 1955

di Claudio D’Aquanno

Un ottimo articolo di Cosmo Barbato, sull’ultimo numero di Cara Garbatella, ha acceso i riflettori sulla storia di Villa Sergardi e sull’invenzione della Scuola dei Bimbi di Piazza Nicola Longobardi. Il luogo, in pieno medioevo, dominava la valle della Travicella ed era ben attrezzato a vigne e campi coltivati. …..

Totò nella Scuola dei Bimbi

Nella “Scoletta” nel 1958 furono girate alcune scene del film di Antonio Musu “Totò e Marcellino”, protagonisti
Totò e Pablito Calvo, l’attore-bambino già famoso interprete del film di Vaida “Marcellino pane e vino” del 1955

di Claudio D’Aquanno

Un ottimo articolo di Cosmo Barbato, sull’ultimo numero di Cara Garbatella, ha acceso i riflettori sulla storia di Villa Sergardi e sull’invenzione della Scuola dei Bimbi di Piazza Nicola Longobardi. Il luogo, in pieno medioevo, dominava la valle della Travicella ed era ben attrezzato a vigne e campi coltivati.
Agli inizi del ‘500 la proprietà, forse dei monaci di Sant’Alessio, fu acquistata dal nobile senese Filippo Sergardi che costruì la sua dimora di campagna di gran gusto rinascimentale. La villa, passata di mano in mano, si ritrovò poi nel 1927 ad essere risistemata a Scuola materna dall’estro dell’architetto Innocenzo Sabbatini.
In ottant’anni di vita ha visto crescere generazioni di bambini portati per mano da genitori o nonni. La scuola, sempre molto presente nella vita del quartiere, vanta anche una citazione d’autore.

Nella “Parlammo di tante cose: lei mi raccontò tutta o quasi la vita sua, l’infanzia con i numerosi fratelli nella casa di Testaccio a Roma, l’adolescenza nel collegio delle monache, dove aveva imparato diverse cose non propriamente belle, il diploma da maestra giardiniera, il primo incarico da insegnante in una specie di Montessori, ai ragazzini riccetti di Tormarancio e della Garbatella”.
Scrive così Luciano Bianciardi in “Aprire il Fuoco”, uno dei suoi romanzi di ambientazione risorgimentale, dove le giornate insurrezionali antiaustriache si intrecciano con la contestazione del 68. Il personaggio femminile si chiama Giuditta, romana salita su a Milano nei giorni della rivolta, ed è facile riconoscervi la figura di Maria Jatosti, sua compagna d’un lungo pezzo di vita. Altri cenni al quartiere appaiono in altri suoi scritti anche se a zonzo per lotti e stradine non l’ha mai visto nessuno La Casa dei Bimbi appare inquadrata anche in “Caro diario” di Nanni Moretti ma nel ’58 era toccato a Totò, con largo anticipo su tutta una sfilza di serial tivvù, farsi vedere nel giardino della scuola.
I diversi fotogrammi che lo ritraggono – anche a colloquio con la maestra Wandisa Guida – appartengono al film di Antonio Musu titolato “Totò e Marcellino”. Il nostro principe De Curtis vi recita la parte d’un ladruncolo sorpreso a rubare che, per sfuggire la cattura e svoltare la propria vita precaria, accetta di buon grado d’essere scambiato per lo zio “adottivo” di
Marcellino Pablito Calvo.
Il film, dove recitano anche apprezzati attori come Memmo Carotenuto nei i panni della guardia Zeffirino, ebbe però accoglienze tiepide e più d’un critico, compresa la cattolicissima “Rivista del Cinematografo”, scrisse stroncature feroci, prive di cristiana comprensione e senza possibile appello: “Il canovaccio a cui hanno posto mano gli immancabili Franciosa e Festa Campanile – scrive “Cinema Nuovo” del 15 maggio 1958 – rimescola motivi dickensiani e chapliniani con un trito sentimentalismo ricattatorio a base di orfanismo e mammismo, di inferno e paradiso, nell’evidente mira di assicurarsi in partenza un posto nei circuiti parrocchiali”.

 

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“La volpe e l’uva”

“La volpe e l’uva”

Memorie da una vecchia osteria

Nel numero di luglio di “Cara Garbatella”, sotto il titolo “La volpe e l’uva: era la nostra osteria”,  iniziammo la pubblicazione dei ricordi di Nicola Cozza, ex gestore dell’enoteca che si chiamava appunto “La volpe e l’uva”, che funzionò tra il 1983 e il 1986 e che si trovava in Via Giovanni Ansaldo 5. Il locale era un seminterrato, arredato in modo semplice con piccoli tavolini, la parete di fondo occupata da tre grossi tini rettangolari pieni di vino. La zona esterna, protetta da alberi e siepi, era attrezzata con tavoli e panche. Vi si consumava vino, sfuso o in bottiglia, insieme a qualche stuzzichino. L’enoteca divenne un ritrovo particolare, un punto di riferimento per chi voleva trascorrere qualche ora serena in un ambiente non convenzionale. Fu anche un punto di incontro di esponenti politici e di artisti che apprezzavano l’originalità della struttura. Nicola Cozza affiancò nella gestione il suo amico Luigi, …..

 “La volpe e l’uva”

 Memorie da una vecchia osteria

Nel numero di luglio di “Cara Garbatella”, sotto il titolo “La volpe e l’uva: era la nostra osteria”,  iniziammo la pubblicazione dei ricordi di Nicola Cozza, ex gestore dell’enoteca che si chiamava appunto “La volpe e l’uva”, che funzionò tra il 1983 e il 1986 e che si trovava in Via Giovanni Ansaldo 5. Il locale era un seminterrato, arredato in modo semplice con piccoli tavolini, la parete di fondo occupata da tre grossi tini rettangolari pieni di vino. La zona esterna, protetta da alberi e siepi, era attrezzata con tavoli e panche. Vi si consumava vino, sfuso o in bottiglia, insieme a qualche stuzzichino. L’enoteca divenne un ritrovo particolare, un punto di riferimento per chi voleva trascorrere qualche ora serena in un ambiente non convenzionale. Fu anche un punto di incontro di esponenti politici e di artisti che apprezzavano l’originalità della struttura. Nicola Cozza affiancò nella gestione il suo amico Luigi, che aveva avuto l’idea del locale. Da attento osservatore registrò nella sua memoria una serie di episodi che ha voluto rievocare per “Cara Garbatella” e che noi, avendoli apprezzati, un po’ per volta offriremo ai nostri lettori.”.

Contenitori di vino
Durante i lavori di ristrutturazione del locale abbiamo dovuto demolire i tre grandi contenitori di vino, in muratura, che occupavano un’intera parete del locale. Pensavamo fossero di eternit e che sarebbero andati in frantumi dopo pochi colpi di mazza. Fu uno dei lavori manuali più duri che affrontammo; da spaccapietre!
All’inizio, ignari di ciò, col sorriso sulla bocca, ci avvicinammo ai contenitori come due bambini che
si accingevano a rompere una vetrina. Presi la mazza e, con l’occhio rivolto ad Enzo, come per dirgli “attento ai frantumi”, tirai una gran botta sul contenitore. Il colpo risuonò forte, come una cannonata.

Sulla  parete un semplice graffio!
Il nostro sorriso si modificò. Non scomparì completamente, perché la cosa aveva anche un suo aspetto comico, ma si mescolò ad un’espressione incredula, preoccupata.
Prese la mazza Enzo. Ha sempre avuto una forza incredibile. Ogni problema che comportasse uno sforzo fisico lo risolveva sempre lui. Colpì con una violenza tripla rispetto alla mia. Il contenitore ebbe un sussulto. Ruggì in modo forte e cupo, ma non accadde nulla! Enzo – dissi –
sono stati costruiti quando l’Italia era in guerra.
Gli operai hanno lavorato come in un bunker!
Il pesante lavoro di demolizione durò più di una settimana!.

L’affare
Col passare del tempo erano più evidenti gli errori che si facevano nella gestione economica dell’ enoteca. Un giorno vidi Luigi che trattava con uno dei nostri fornitori di birra.
Dopo una lunga conversazione a base di prezzi, sconti, quantità, ecc… il locale cominciò a riempirsi di varie casse di birra che venivano scaricate da un camion e che, una dopo l’altra, si ammucchiavano lungo una parete.
Pensai che era stato coperto il fabbisogno di un anno e domandai a Luigi come mai avesse comprato una tale quantità di birra.
– E’ un affare! – disse – Ho strappato uno sconto enorme sul prezzo di mercato.
– Ma nel locale c’è poco spazio – dissi  – Ci vorrà almeno un anno per vendere tutto! – Non ti preoccupare – rispose
– l’importante è aver comprato bene!

 

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Sguardo capoverdiano sulla Garbatella

Sguardo capoverdiano sulla Garbatella

Intervista a Jorge Canifa Alves, scrittore africano, che ha reso protagonista il nostro quartiere in un suo racconto di recente pubblicazione

di Francesca Vitalini

” […] Garbatella…il mio primo vero amore! Per anni, per me, parlare di Garbatella era parlare di Roma…E’ il primo quartiere che ho scoperto quando, un quarto di secolo fa, sono arrivato nella Capitale…Venticinque anni e ancora per molti sono uno straniero… Per questo quartiere no!”.
Sono alcuni passaggi di “Itinerari”, un racconto del libro “Lo sguardo dell’altro”, Antologia di scritture migranti, edito recentemente da Mangrovie.
L’autore è Jorge Canifa Alves, …..

Sguardo capoverdiano sulla Garbatella

Intervista a Jorge Canifa Alves, scrittore africano, che ha reso protagonista il nostro quartiere in un suo racconto di recente pubblicazione

di Francesca Vitalini

” […] Garbatella…il mio primo vero amore! Per anni, per me, parlare di Garbatella era parlare di Roma…E’ il primo quartiere che ho scoperto quando, un quarto di secolo fa, sono arrivato nella Capitale…Venticinque anni e ancora per molti sono uno straniero… Per questo quartiere no!”.
Sono alcuni passaggi di “Itinerari”, un racconto del libro “Lo sguardo dell’altro”, Antologia di scritture migranti, edito recentemente da Mangrovie.
L’autore è Jorge Canifa Alves, scrittore nato nelle isole di Capo Verde nel 1972 ed arrivato a Roma piccolissimo, al seguito della mamma, alla fine degli anni ’70. Nel corso del tempo ha arricchito la sua passione letteraria con quella teatrale e politica, portando sulle scene rappresentazioni a carattere interculturale e divenendo vice presidente della Consulta per l’immigrazione nel quinto Municipio.
Attualmente, è presidente di Tabanka onlus, un’associazione che si occupa di instaurare un dialogo culturale tra Italia e Capo Verde.
Il giornale lo ha intervistato, curioso di conoscerlo. Perché la Garbatella è la protagonista di un tuo racconto?

Ho voluto renderle omaggio! E ‘il primo quartiere di Roma che ho conosciuto, qui ho abitato per diverso tempo una volta arrivato in Italia e mi è rimasto dentro il suo ricordo anche quando, mesi dopo, sono andato ad abitare in provincia di Roma.
Posso dire che nei miei ricordi di bambino la Garbatella e Roma sono un tutt’uno. Crescendo ho avuto modo di rivivere il rione, ma mai in profondità finché mi sono fidanzato con una ragazza del quartiere che mi ha aiutato a scoprirne le bellezze architettoniche e la ricchezza e la magia delle sue storie, un bagaglio formidabile – talvolta tramandato solo oralmente purtroppo – per chi, come me, lavora con la fantasia.
E  nel racconto mi è piaciuto parlare di alcuni personaggi che qui hanno vissuto o ci sono passati, proprio come ho fatto io.
Tra questi personaggi ci sono anche dei migranti Trovo straordinario il parallelismo tra i vecchi abitanti del quartiere e i “nuovi” migranti, ossia quelli che giornalmente arrivano in Italia.
Condividono le stesse esperienze: sono persone che hanno abbandonato qualcosa di caro o il paese di origine per andare a vivere in zone che non conoscono, spesso periferiche, prive di servizi e dove più facilmente esplodono problematiche sociali, con un unico obiettivo, migliorare la condizione di se stessi e degli altri. La popolazione di Garbatella è riuscita a costruire la Roma dei primi del ‘900, mi auguro che anche i nuovi migranti sappiamo far crescere la Roma di oggi.
Nel tuo racconto c’è anche un forte interesse per i personaggi femminili Sì, i personaggi femminili fanno parte della mio interesse letterario.
Quando ho iniziato a scrivere ho trovato come modelli privilegiati mia madre e le mie sorelle ed un racconto incentrato su mia madre – La casa di acqua – ha vinto un premio al concorso sulla letteratura migrante EKS & TRA. Mi piace parlare della realtà femminile, quindi, perché sono vissuto in questa realtà. Inoltre, nel racconto parlo di Beatrice Cenci, un personaggio che in varie forme mi ha accompagnato finora, affascinandomi.
Un tema trattato è il rapporto tra Garbatella e Capo Verde. Da cosa nasce questo parallelismo?
Ho voluto contrapporre la frenesia alla coltivazione dei rapporti umani.
Penso che a Garbatella, differentemente da quanto capita negli altri quartieri di Roma, il tessuto sociale è molto vivo e non si ha difficoltà a fermarsi per strada per scambiarsi un “Buongiorno” o un “Come stai?” o a conoscere chi vive nel proprio palazzo.
Questo rapporto tra le persone lo ho vissuto tanto tempo fa a Capo Verde, dove è importante scambiare due chiacchiere con le persone. Il racconto tratta anche altri temi che non vogliamo svelare, ma dove è possibile trovare l’antologia?
In alcune librerie e per una lista è possibile consultare il sito della casa editrice che è www.mangrovie.net; nel quartiere, invece, si può trovarlo da Enzo, l’edicolante della Regione Lazio. Si può anche consultare il mio sito che è www.canifa.blogspot.com

 

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Furto di strumenti al “Bar dei Gratta”

All’epoca dei fatti / 26 novembre 1966

Furto di strumenti al “Bar dei Gratta”

Colpo grosso quarant’anni fa ai danni del complesso dei Jaguar davanti all’ex Bar delle catene.

di Claudio D’Aquanno

Bar delle catene. Oggi c’è scritto Tabacchi …..

All’epoca dei fatti / 26 novembre 1966

Furto di strumenti al “Bar dei Gratta”

Colpo grosso quarant’anni fa ai danni del complesso dei Jaguar davanti all’ex Bar delle catene.

di Claudio D’Aquanno

Bar delle catene. Oggi c’è scritto Tabacchi …..

Tabacchi ma, nella nomina di quartiere, quel baretto che, ancora un po’ d’anni fa, adornava la punta tonda del lotto 51 alla confluenza di Via Vettor Fausto con Via Caffaro era battezzato appunto Bar delle catene. Il nome derivava, per ovvia assonanza descrittiva, dalle catenelle di ferro che legavano le colonnine poste ai bordi della proprietà Iacp e, forse, come dicono i più smaliziati, anche per la fama poco raccomandabile del posto.
Del resto pure il titolare della strada, l’architetto navale Vettor Fausto in forza all’Arsenale di Venezia, era uomo di gran cultura rinascimentale ma specializzato in Galere e, tanto per scantonare su temi letterari, proprio Bar dei Gratta è chiamato il posto nel romanzo “Una vita violenta”.
Pasolini lo identifica così e ne fa il capolinea d’una delle scarrozzate di Tommasino che, partito da Pietralata col Paino e Zimmio e gli altri, passata Porta San Paolo e i Mercati, entra in una Garbatella d’inizio anni 50 alquanto buia, isolata in mezzo a prati nudi con cantieri aperti un po’ ovunque.”All’angolo – scrive il poeta – con tante cappe e punte e piena d’abbaini, c’era una pizzeria e un baretto con un ingressetto a pergolato …  Nel baretto dei Gratta era radunata tutta la gioventù che abitava in quei caseggiati.
Come Tommaso e i soci imboccarono la Garbante videro per prima cosa la luce al neon del baretto, sola in mezzo a tutto quel nero della notte”. La pizzeria citata è quella di Nati che occupava il 10 di Via Caffaro, oggi sede dell’ Associazione Culturale Altrevie, ed era tra le più note del quartiere. Se la batteva, per traffico di fagottari e prezzi da Circolo San Pietro, con tutte le altre della zona.
Era la preferita anche  dalla truppa di pallonari che bazzicavano il campo di calcio Mario Sonzini, un rettangolo di gioco questo, tutto polvere e furia pischella, che si trovava lì davanti e dove Pasolini buttava spesso un’occhiata indugiando, con la sua memoria a cinepresa, tra campi lunghi e primi piani di volti coatti. Al Bar dei Gratta nel romanzo è ambientato il primo scontro tra la batteria di Tommasino e il gruppo dello Shangaino, uno con la divisa da fattorino e “la risata sifilitica”, che sfocerà poi in rissa con tanto di coltellata.
Un repentino salto dalla finzione alla realtà ce lo offre allora qualche ritaglio di giornale datato 26 novembre 1966 dove è raccontata una vicenda che coinvolse il complesso dei Jaguars. I titoli del “Paese Sera” e de “L’Unità” strillano a tutta pagina sul tentativo di fuga dal Policlinico d’un detenuto arrestato per “un singolare furto di trombe, chitarre elettriche e tamburi ai danni di un complesso ye ye”.
Più d’effetto il titolo di “Big”, il settimanale giovane, che sul numero di dicembre parla de “Il
nemico dei Giaguari”. Il luogo del misfatto, pur nella cronaca alquanto arronzata, è individuato con precisione ed è il bar di Via Caffaro. Lì davanti, all’una di notte, dopo una giornata passata in sala d’incisione, avevano parcheggiato l’auto con tutti gli attrezzi del mestiere i quattro capelloni prima di andare a farsi una spaghettata a casa di Silvio Settimi, voce solista della band.
Al  ritorno l’inevitabile sorpresa: porte aperte, macchina svuotata, strumenti spariti e buonanotte ai suonatori.

“Quel giorno – ricorda ancora Silvio – avevamo registrato “Il treno della morte” e “Il tempo passerà” ed eravamo belli carichi.
Cominciavamo a raffinare la nostra produzione e dopo le cover dei Beach Boys sperimentavamo pezzi più inglesi o addirittura con influenze soul o blues. Ma finita la cena Pino, Giovanni e Luigi se ne andarono e trovarono la macchina alleggerita. Eravamo rovinati. Tutti i programmi pensati, tutti gli impegni di lavoro, s’andavano a farsi benedire”.
La vicenda sa un po’ di Ladri di biciclette ma il finale, almeno per i Jaguars, è alquanto diverso da quello del film di De Sica. “Beh – riprende Silvio – alla fine i ladri furono beccati e noi riuscimmo a recuperare quasi tutto. E comunque il punto di partenza di tutta l’avventura fu appunto il famoso .Bar delle Catene.
Alla fine  degli anni 50 il posto era diventato un macello. Lì davanti si radunavano frotte di Motom 48 truccati che si sfidavano in corse notturne pericolose e piene di caciara. Qualche volta si fermava Maurizio Arena, comprava una stecca di sigarette, poi saliva su una Cadillac lunghissima e se ne andava. Dopo andò sempre peggio con certi soggetti, magari rubagalline o altri meno malavitosi, che si chiamavano Sayonara, Saulle, Ragnetto, er Niccio eccetera. Insomma fu proprio in questa situazione che, a noi Jaguars, quella sera di novembre del 66 grattarono, è il caso di dire, la macchina con tutto l’armamentario.
Compreso pure il mio Fender Bandmaster nuovo nuovo …”.

 

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Un racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti

 

Un racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti

Un racconto di Natale scritto appositamente per Cara Garbatella, un racconto inedito quindi che Maria Jatosti ha voluto dedicare ad Alice, la sua amata nipotina, come dono di qualcosa di se stessa, un racconto che rievoca ricordi dolci e amari dei suoi Natale dell’infanzia, dell’adolescenza e della giovinezza trascorsa alla Garbatella, il quartiere che ella lasciò nel lontano 1955 ma che le è rimasto nel cuore come fonda-mentale esperienza formativa, culturale e politica. Maria è scrittrice e poeta. Il suo primo romanzo, “Il confinato”, lo dedicò al padre, maestro elementare, spedito al confino per il suo antifascismo. Seguirono altri romanzi,
“Tutto d’un fiato”, “Matrioska”, un libro di filastrocche per i bambini, testi teatrali e molte raccolte di poesie.Organizzatrice di manifestazioni culturali, è anche apprezzatissima traduttrice di opere straniere. C.B.

Uccidere i ricordi  ….. di Maria Jatosti

 

 

Un racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti

 

Un racconto di Natale scritto appositamente per Cara Garbatella, un racconto inedito quindi che Maria Jatosti ha voluto dedicare ad Alice, la sua amata nipotina, come dono di qualcosa di se stessa, un racconto che rievoca ricordi dolci e amari dei suoi Natale dell’infanzia, dell’adolescenza e della giovinezza trascorsa alla Garbatella, il quartiere che ella lasciò nel lontano 1955 ma che le è rimasto nel cuore come fonda-mentale esperienza formativa, culturale e politica. Maria è scrittrice e poeta. Il suo primo romanzo, “Il confinato”, lo dedicò al padre, maestro elementare, spedito al confino per il suo antifascismo. Seguirono altri romanzi,
“Tutto d’un fiato”, “Matrioska”, un libro di filastrocche per i bambini, testi teatrali e molte raccolte di poesie.Organizzatrice di manifestazioni culturali, è anche apprezzatissima traduttrice di opere straniere. C.B.

Uccidere i ricordi

di Maria Jatosti

ad Alice

Si chiedeva come fosse spuntato all’improvviso quell’enorme albero a punta in mezzo all’ingresso. Una grande ombra che invadeva la stanza rendendo il buio più buio. La bambina incerta sulla soglia provò un piccolo brivido. Alle spalle c’era il sole pulito e freddo dell’inverno. La mano intirizzita reggeva la cartella, il cappottino risicato tirava sul petto, il fiocco azzurro pendeva floscio sui baveri. Sciarpetta e guantini di lana sferruzzati dalla nonna dimenticati sotto il banco. Dove avrai la testa?
Hai perduto di nuovo il nastro dei capelli! È il terzo che ti cambio.
Guardati come sei sciatta. Distoglieva gli occhi dal lavoro la madre seduta davanti alla finestra sulla seggiola sempre più stretta. La bambina si chiedeva con stupore come mai la paglia non si sfondasse sotto il peso che cresceva ogni giorno. La mamma, capo chino, sospirava tirandosi il grembiule sulla pancia. Arrivò il nonno e portò la luce. Lei lasciò cadere la cartella e gli saltò in braccio.
Nonno, nonno! Le guance accese solleticate dalla barbetta morbida, la bambina annusava ad occhi chiusi l’odore forte di legno tagliato di fresco, qualche truciolo era ancora impigliato nello spolverino grigio incipriato di segatura. A bottega le lasciava scegliere i trucioli più belli, lunghi e attorcigliati come i boccoli della sorella pettinata alla Shirley Temple riccioli d’oro. Lei invece i capelli li aveva lisci e sottili: ha ripreso da suo padre diceva la madre delusa.

Vieni vieni facciamo l’albero. A cavalcioni sulle sue spalle rotonde, la bambina seguiva rapita il movimento delle mani tra i rami. Il nonno tirava fuori da una saccoccia di tela caramelle, torroncini, mandarini odorosi, ghirlande di carta stagnola e a poco a poco l’ombra nera si accendeva di colori.
Hai scritto la letterina a Bambino Gesù? chiedeva la nonna posando la sporta. Una piccola mela rossa rotolava ai suoi piedi, finiva nel buco nero tra le zampe della credenza.
Raccoglila. Lei infilava la mano nella feritoia giù giù fino al braccio rabbrividendo ai furtivi contatti sulla pelle. Immaginava enormi ragnatele di Maria Jatosti e un topino coi denti digrignati pronto a morderla… La casa dei nonni era piena di paure e segreti. C’erano stanze in cui la bambina non entrava mai che la sua immaginazione popolava di presenze misteriose. Tieni, portalo nella stanza del nonno, mettilo sulla scrivania. Lei prendeva il vaso dalle mani della nonna. Il vetro era bagnato. Le foglie le solleticavano le narici, le mani scivolavano, il vaso cadde e andò in frantumi spargendo acqua e fiori sul tappeto.
La sera del ventiquattro la casa era tutta illuminata. Arrivavano gli zii, i cugini. Il padre accendeva le candeline e disponeva sotto l’albero i pacchi col cartellino: ogni pacco un nome. Fermi fermi bambini. A mezzanotte si aprono. Loro cercavano di indovinare il contenuto dalle sagome.
Eccitati facevano previsioni e scommesse… Nella tavola già apparecchiata nel salone, le letterine aspettavano nascoste sotto i tovaglioli.
Attenti a non sbagliare di posto: qui c’è il nonno, qui papà, qui lo zio…
Il posto di zio Giovannino era vuoto e al brindisi gli occhi della nonna si riempirono di lacrime. Il pensiero della bambina andò all’eroe che combatteva in Africa, un posto lontanissimo, difficile da immaginare.
Ci sono i negri cattivi e la guerra, spiegava la nonna. Quando finirà questa guerra, nonna? Quella guerra finì, ne venne un’altra e zio Giovannino rimise i panni grigioverdi e partì per la terra dove volano le aquile.
Ci sono le montagne, le pecore e gli uomini cattivi con dei grandi baffi, disse la nonna. L’Albania lei non se la figurava, ma aspettava con ansia il ritorno dello zio vittorioso. Zio Giovannino tornò con una moglie straniera e la nonna pianse. La divisa piegata nel cassettone, pronta per la prossima partenza,
poco più di un anno dopo. Ma questa volta la bambina non lo vide. Anche lei era partita per il primo viaggio, maema non per la villeggiatura o la colonia.
Il padre li aspettava in un posto sperduto nel Sud. Dalla prigione lo avevano portato laggiù. Il treno non arrivava mai. I sedili di legno non toglievano la stanchezza. Il fratellino piangeva, faceva cacca e pipì. La madre era nervosa. Attraversarono città e montagne e campi gialli, costeggiarono lunghe spiagge e finalmente apparve il mare.
A undici anni, lei il mare non lo aveva mai visto, tranne da piccola su qualche cartolina di suo padre emigrato per lavoro a Genova. Non si staccò incantata dal finestrino fino a quando non dovettero scendere, cambiare, prendere la Littorina.

Al primo Natale di confino non ci furono regali, alberi, festeggiamenti. La casa era silenziosa. La bambina cresceva e immalinconiva. Tutto il paese era triste, avvilito dalla fame e dalla paura dei bombardamenti americani.
Sorvegliato, lontano dalla sua città, sospeso dal lavoro, suo padre era incupito, ammalato. Due anni duri da passare segnando i giorni sul calendario e il viaggio che li riportava a Roma fu più penoso. Il treno procedeva lento col suo carico di militari sbandati. I bombardieri della Luftwaffe sorvolavano il convoglio come falchi in ronda.
Un tempo e uno spazio incolmabili separavano la bambina ormai tredicenne dal prima. Prima che morisse il nonno, prima che arrestassero suo padre, prima della scoperta del male, prima della perdita dell’innocenza… La scoperta del quartiere diverso da quello dell’infanzia, l’ingresso nella casa vuota nella terza delle sei palazzine, in fondo, sulla destra, primo piano, finestre sul cortile da una parte e dall’altra sulla strada la sgomentarono.
Una cintura di palazzi moderni di cinque sei piani protesi verso est separava nettamente il compatto nucleo centrale di villini fioriti, dove batteva il cuore operaio e “rosso” del quartiere, dall’agglomerato architettonico piccolo borghese impiegatizio dei nuovi lotti statali insediati dal regime. Lei lo avrebbe scoperto più tardi. Quando la pace spinse tutti per le strade verso il sogno di un mondo migliore.
Primo Natale del dopoguerra: il capitone nella vasca in attesa disperata dell’esecuzione, i fritti dorati della madre, il panettone e il liquorino finale. E l’albero. Nella sala più grande della casa, ancora disadorna. Nel pomeriggio lo scambio degli auguri. C’erano tutti, compresa la signora Petrillo col suo levriero azzurro, la scrittrice dell’ultimo piano col fratello partigiano di Giustizia e Libertà, i coniugi Patanè, i marocchini abusivi, in realtà siciliani, tutti rigorosamente vestiti di nero… Quando i “vecchi” lasciarono il campo arrivarono i ragazzi: Enzo Petrillo, Stellina Aliquò, Massimo Pradella col violino, Luca Lucchetti dalla palazzina di fronte, Marcella Griffo Gallo, tutti gli amici dei fratelli… Lilli e Enzo condividevano il talento e il fuoco dell’arte, Stellina sognava il teatro, Massimo suonava la berceuse di Godard o il minuetto di Mozart, Luca già guardava al cinema, Marcella studiava l’inglese per sposare un baronetto, Aurora fabbricava bamboline e lei sognava: la poesia, l’amore e la vittoria politica: la nascita a primavera di una repubblica democratica.
Alla foto davanti all’albero si unì anche la madre. Enzo allarga le lunghe braccia, lei sorride dimenticando per un momento una pena segreta, Massimo sporge la sua bella testa, Lilli accovacciato sfodera una smorfia istrionica, Luca il futuro cineasta scatta per i posteri.
Ce l’ha ancora quella fotografia, lei. Natale 1945. Casa. Piazza Oderico da Pordenone 1. Giorni fa mettendo ordine, le è capitata fra le mani e, sopraffatta dall’emozione non ha trattenuto le lacrime.
Fragilità senile. Si è affrettata a rimetterla nel mucchio con le altre di quegli anni e dopo. Ma la malinconia è rimasta. Non bisognerebbe fare queste cose. Bisognerebbe assassinare i ricordi, uccidere la nostalgia.

Dicembre 2008

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A Piazza Pecile inaugurato ambulatorio infermieristico

A Piazza Pecile inaugurato ambulatorio infermieristico

Dal 1° dicembre è stato inaugurato presso la Asl RMC di Piazza Pecile un ambulatorio infermieristico. Si tratta di un rafforzamento dei servizi sul territorio che diventa ancor più indispensabile ora che si corre il rischio di vedere il CTO ridimensionato non solo come Pronto Soccorso ma in reparti e letti di degenza.
L’ambulatorio sarà aperto dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 13, il lunedì anche dalle 14 alle 19 e il sabato dalle 8 alle 12,30. …..

A Piazza Pecile inaugurato ambulatorio infermieristico

Dal 1° dicembre è stato inaugurato presso la Asl RMC di Piazza Pecile un ambulatorio infermieristico. Si tratta di un rafforzamento dei servizi sul territorio che diventa ancor più indispensabile ora che si corre il rischio di vedere il CTO ridimensionato non solo come Pronto Soccorso ma in reparti e letti di degenza.
L’ambulatorio sarà aperto dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 13, il lunedì anche dalle 14 alle 19 e il sabato dalle 8 alle 12,30.
I servizi forniti: terapia iniettiva intramuscolare e sottocutanea, rilievi pressori, rilevazione glicemia, medicazioni, fasciature semplici, sostituzione catetere vescicale, istruzioni per terapia farmacologica e alimentare, consulenza in materia di prevenzione. Per accedere ai sevizi serve la prescrizione del medico di base e la prenotazione presso il CUP al numero 80.33.33.

 

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Che disastro i lavori sulla Circonvallazione

Che disastro i lavori sulla Circonvallazione

L’ultima volta che il tracciato della Circonvallazione Ostiense era stato così sconvolto come negli ultimi mesi è stato dopo il bombardamento alleato del 7 marzo del ’44. I lavori in corso non finiscono più. Il vero problema, mi spiega chi di queste cose conosce l’arcano, è consistito nel fatto che durante la fase di scavo per i lavori di manutenzione è stata notata l’imbarazzante …..

Che disastro i lavori sulla Circonvallazione

L’ultima volta che il tracciato della Circonvallazione Ostiense era stato così sconvolto come negli ultimi mesi è stato dopo il bombardamento alleato del 7 marzo del ’44. I lavori in corso non finiscono più. Il vero problema, mi spiega chi di queste cose conosce l’arcano, è consistito nel fatto che durante la fase di scavo per i lavori di manutenzione è stata notata l’imbarazzante situazione nella quale versava la rete fognaria, il disastro più completo.
Ogniqualvolta Giove Pluvio decideva di scatenarsi, l’area davanti alla Chiesa di Santa Galla diventava un laghetto e nel resto della strada c’era necessità di
girare con gli stivali. Una volta sventrata l’arteria stradale, ci si è resi conto del fatto che il collettore fognario non veniva agganciato in modo corretto al sistema di deflusso. Per cui si è dovuto provvedere ad una nuova progettazione dell’intervento, con conseguente dilatazione dei tempi di realizzazione. Se a questo si aggiunge che nel frattempo la nuova Giunta comunale ha provveduto a bloccare i pagamenti, in attesa di capire quale fosse la situazione economica lasciata dalla precedente amministrazione, ci si rende immediatamente conto della situazione nella quale si è trovata la prosecuzione dei lavori.
I quali, una  volta ripartiti, sono stati nuovamente interrotti dal maltempo che ha imperversato durante lo scorso mese di novembre. Adesso, la situazione sembrerebbe essere tornata sotto controllo ed a breve, terminato il rifacimento dell’intersezione dell’incrocio con Piazza Biffi, lavoro da effettuarsi per rendere sicuro il transito dei pedoni ostacolati nel loro incedere dal parcheggio selvaggio attuato in quella zona, dovremmo vedere la nuova Circonvallazione, più bella e più grande.
Già, la Circonvallazione: qualcuno dimentica che sotto quella strada corre, seppur interrato, un fiume. E quando si tratta di certi lavori di sistemazione idraulica, forse bisognerebbe tenere presente questo fatto. Chissà se i progettisti di Campidoglio 2, la cui mano ancora non si è fatta sentire ma che sono in paziente attesa di intervenire, ne avranno tenuto conto.

 

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Non finiscono mai i lavori del piano del traffico

Lavori pubblici

di Eraldo Saccinto

Non finiscono mai i lavori del piano del traffico

Terminerà entro l’inverno, la seconda serie degli interventi previsti dal piano del traffico, necessari per riorganizzare il sistema di circolazione veicolare nel quadrante Garbatella/Circonvallazione Ostiense. A partire da Via Caffaro, arteria principale della Garbatella …..

 

Lavori pubblici

di Eraldo Saccinto

Non finiscono mai i lavori del piano del traffico

Terminerà entro l’inverno, la seconda serie degli interventi previsti dal piano del traffico, necessari per riorganizzare il sistema di circolazione veicolare nel quadrante Garbatella/Circonvallazione Ostiense. A partire da Via Caffaro, arteria principale della Garbatella  e giornalmente invasa da una miriade di automezzi di ogni dimensione. Nelle ore di punta, il suo intasamento si estende da Largo Ansaldo fino all’intersezione con la Circonvallazione.
La soluzione adottata, prevede una serie di interventi attualmente in corso. Il primo è il ripristino del doppio senso di marcia in Via Pullino. Chi transita nei pressi avrà notato che per questo motivo, sono stati tolti i cordoli di cemento. Avranno anche notato che alle spalle dell Centro Anziani Pullino si sta costruendo un nuovo PUP, proprio di fianco alla Metro. Il secondo intervento prevede l’introdurre del doppio senso di marcia anche in Via Licata, per fare in modo che il traffico provenientein da Largo delle Sette Chiese defluisca verso Via Benzoni.

Piazza Albini, sulla quale i lavori sono in via di conclusione, è il nodo centrale del nuovo schema di circolazione. Il doppio senso di Via Licata e Via Pullino, ha reso indispensabile l’istituzione di una rotatoria al centro della piazza in modo da rallentare la velocità dei mezzi. Sono stati riqualificati gli spazi residuali e la parte di fronte a Via Pullino è stata riadattata per i pedoni, infatti l’ampio marciapiede lato negozi, rifatto con la pavimentazione in pietra, è stato arredato con panchine, alberature, una fontana e sono state eliminate le barriere architettoniche. Il nuovo schema di circolazione ha reso necessaria la riorganizzazione di Largo Ansaldo in cui è stata costruita un’isola pedonale che assolve al duplice scopo di indirizzare le manovre di approccio dei veicoli. L’isola, si è resa necessaria, in quanto i veicoli provenienti da Via Licata nello svoltare a sinistra su Via Caffaro vengono riparati dallo spartitraffico centrale su cui è posizionato un attraversamento pedonale protetto.
Chi abita alla Garbatella da qualche anno, rammenterà che una volta i sensi di marcia erano proprio quelli che adesso sono stati utilizzati come panacea.
Qualcuno potrà pensare, con quel tocco proprio di melanconia che gli anni inducono, che prima o poi, per risolvere radicalmente la situazione rivedremo anche le rotaie e le sagome verdi del “5” o dell'”11″. Aldilà delle passate memorie, la soluzione adottata è sicuramente la più confacente, l’unico vero problema, è che tutti questi lavori sono stati fatti contemporaneamente.
Ci occupiamo in un altro articolo dei lavori in corso anche sulla Circonvallazione Ostiense, provate a chiedere cosa pensa di questa bella programmazione degli interventi a chi sulle strade deve parcheggiare.

 

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Sulla scuola solo cortine di fumo

Facciamo il punto sulla Riforma Gelmini

Sulla scuola solo cortine di fumo

L’elementare Alonzi andrebbe ristrutturata: ci sono i fondi ma il Comune li ha bloccati

di Andrea Pioppi insegnante elementare

Ache punto è la cosiddetta “Riforma Gelmini”?
In che direzione vanno le modifiche al decreto per l’Università? Che succederà a decine di migliaia di docenti e non docenti? E gli studenti di ogni ordine e grado, che tipo di scuola frequenteranno a partire dal settembre prossimo? Insomma, che fine farà la scuola pubblica?
Non è semplice dare una risposta. Di fronte ad un movimento degli studenti, dei genitori e degli insegnanti che si è dimostrato più consistente di quanto si aspettasse, anche questa volta il governo ha messo in atto la ben collaudata strategia che mette in pratica ogni qual volta si trova in difficoltà: confondere le acque, dichiarare e subito dopo smentire, insomma sollevare una densa cortina di fumo per nascondere non tanto l’arrosto quanto la sua mancanza. …..

Facciamo il punto sulla Riforma Gelmini

Sulla scuola solo cortine di fumo

L’elementare Alonzi andrebbe ristrutturata: ci sono i fondi ma il Comune li ha bloccati

di Andrea Pioppi insegnante elementare

Ache punto è la cosiddetta “Riforma Gelmini”?
In che direzione vanno le modifiche al decreto per l’Università? Che succederà a decine di migliaia di docenti e non docenti? E gli studenti di ogni ordine e grado, che tipo di scuola frequenteranno a partire dal settembre prossimo? Insomma, che fine farà la scuola pubblica?
Non è semplice dare una risposta. Di fronte ad un movimento degli studenti, dei genitori e degli insegnanti che si è dimostrato più consistente di quanto si aspettasse, anche questa volta il governo ha messo in atto la ben collaudata strategia che mette in pratica ogni qual volta si trova in difficoltà: confondere le acque, dichiarare e subito dopo smentire, insomma sollevare una densa cortina di fumo per nascondere non tanto l’arrosto quanto la sua mancanza.
Eppure qualche risultato il Movimento sembra averlo ottenuto …

A settembre il ministro Tremonti l’aveva detto chiaro e tondo, una scuola di qualità non ce la possiamo permettere, c’è la crisi economica e ci sono altre priorità: otto miliardi di tagli in Finanziaria. Contemporaneamente il governo dice: non date retta agli allarmisti, vogliamo migliorare, abbattere gli sprechi, valorizzare il merito, ripristinare il voto di condotta, il grembiulino, il maestro unico per tornare al bel tempo che fu “…quando la scuola era una cosa seria.” Ma mezza Italia è scesa in piazza lo stesso e l’indice di gradimento è sceso: bisogna correre ai ripari!
Nel decreto si legge che “…le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali… tenendo comunque conto delle esigenze… di una più ampia articolazione del tempo-scuola” ma il ministro Gelmini si affretta a precisare che il tempo pieno non sarà toccato e che solo le classi a modulo saranno oggetto dei cambiamenti.
Intanto nello schema di piano programmatico per la scuola si può leggere che “Nella scuola dell’infanzia l’orario… si svolge anche solamente nella fascia antimeridiana, impiegando una sola unità di personale docente per sezione e riorganizzando il più possibile… le sezioni di una medesima scuola sulla base di tali opzioni”.
Che “Nella scuola primaria va privilegiata… l’attivazione di classi affidate ad un unico docente e funzionanti per un orario di 24 ore settimanali… Resta comunque aperta la possibilità di una più ampia articolazione del tempo scuola, tenuto conto della domanda delle famiglie e della dotazione organica assegnata alle scuole…”. E che “L’insegnamento della lingua inglese è affidato ad un insegnante di classe opportunamente specializzato”.
Nello stesso documento la riduzione del personale della scuola prevista nel triennio è di 87.341 insegnanti e 44.500 ATA. Si calcola che, per arrivare a questa cifra, sarà elevato il numero degli alunni per classe e che nella sola scuola primaria la determinazione dell’organico in base all’orario obbligatorio di 24 ore settimanali porterà alla riduzione di 17.000 insegnanti mentre l’eliminazione degli specialisti di lingua inglese farà risparmiare altre 11.200 unità, però il Ministro Gelmini accusa il movimento di disinformazione e assicura che tutto viene fatto per garantire una scuola migliore alle nuove generazioni.
Il movimento di protesta cresce e coinvolge anche la scuola dell’infanzia e la secondaria e soprattutto l’Università. Il Parlamento si affretta ad approvare il cosiddetto “Decreto Gelmini” senza alcuna modifica.
Insorgono le Regioni ed i Comuni affermando che non si può applicare il ridimensionamento delle scuole previsto ed effettuare accorpamenti ed eliminazione dei piccoli plessi nei tempi previsti ed ottengono il rinvio di un anno. Sono meno soldi che entrano, ma che importa? Il risparmio sarà concentrato sulle altre voci previste!
Il Parlamento approva la proposta della Lega Nord sulle classi ponte: classi speciali per gli stranieri che non conoscono la lingua, gli usi e i costumi degli italiani: per agevolarli è necessario separarli dagli italiani naturalmente! Il Ministro Gelmini dice no! Berlusconi dice si! Il Ministro Gelmini dice si: è nel loro interesse.
Tutti gli altri si oppongono.
Le classi ponte si faranno? Boh?! Ed ecco le ultime notizie: la VII Commissione parlamentare (Istruzione) approva il Decreto Gelmini a condizione che nelle scuole dell’infanzia sia garantito il tempo di 40 ore con due insegnanti per classe, che nella scuola primaria le classi di 24 ore settimanali con un unico maestro “…sia effettuata sulla base di specifiche richieste delle famiglie…” e sia garantito l’insegnamento specialistico dell’inglese, che il tempo scuola sia stabilito “… in ragione della domanda delle famiglie e pertanto siano garantiti differenti articolazioni dell’orario scolastico a 24, 27, 30 e 40 ore…” e “…per le classi a tempo pieno siano assegnati due docenti per classe”.
Tutto questo, naturalmente, nel rispetto dei vincoli di spesa previsti dalla Legge Finanziaria. Cioè, le riduzioni di orario, l’abolizione degli insegnanti specialisti, insomma le misure introdotte per tagliare la spesa non devono essere adottate, ma le spese devono essere tagliate lo stesso. Il Parlamento, naturalmente, non si pone problemi ed approva.
Sembrerebbe una grossa vittoria del Movimento: niente maestro unico (a meno che le famiglie non lo chiedano) il tempo pieno e i moduli sono salvi, anche l’Università ha avuto alcune modifiche… ma attenzione ad abbassare la guardia, conoscete il gioco delle tre carte?
Va giù il soffitto di una scuola a Torino, muore un ragazzo, si scopre per l’ennesima volta che le scuole italiane non solo non rispettano le norme di sicurezza previste dalla Legge 626 ma a volte crollano: Berlusconi dichiara “E’ stata una fatalità!”, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Bertolaso afferma “Non si tratta di fatalità, una scuola su due è a rischio ma non ci sono i soldi!”, il Ministro Gelmini sottolinea “La sicurezza nelle scuole è una priorità” e nel frattempo riduce i fondi previsti per la sicurezza.
Dicono tutto e il contrario di tutto, salvano (a parole) capra e cavoli (ma in realtà li hanno già mangiati tutti e due), insomma “fanno ammuina”, tanto l’importante è far vedere, e che la televisione ne parli. Ma non ci si capisce niente? Meglio! Speriamo che siano le voci dei genitori, degli studenti, degli insegnanti, dei lavoratori delle scuole e delle Università di tutta Italia a provocare uno spostamento d’aria così potente da spazzare via la spessa cortina fumogena mostrando finalmente il Re così com’è: nudo! A proposito di sicurezza: la Scuola elementare Alonzi è in condizioni tali che andrebbe chiusa.
Insegnanti ed alunni la frequentano a loro rischio e pericolo. I soldi per la sua completa ristrutturazione sono stati stanziati da molto tempo ma sono stati bloccati a tempo indeterminato dopo il cambio di amministrazione.
La sicurezza? E’ una priorità!

 

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Contro il taglio di 128 posti letto al CTO

Speciale CTO

Contro il taglio di 128 posti letto al CTO

In una situazione già di grave carenza di servizi ambulatoriali, il taglio di 128 posti letto al CTO non è compensato se non da aumenti teorici di Presidi territoriali di prossimità (PTP). I reparti di degenza da disattivare non possono essere surrogati da prestazioni ambulatoriali, in un territorio come quello municipale, dove non c’è nemmeno un centro diabetologico e dove per fare una semplice ecografia o un doppler si seguono file infinite.
Se venisse attuato così come è stato prospettato, …..

Speciale CTO

Contro il taglio di 128 posti letto al CTO

In una situazione già di grave carenza di servizi ambulatoriali, il taglio di 128 posti letto al CTO non è compensato se non da aumenti teorici di Presidi territoriali di prossimità (PTP). I reparti di degenza da disattivare non possono essere surrogati da prestazioni ambulatoriali, in un territorio come quello municipale, dove non c’è nemmeno un centro diabetologico e dove per fare una semplice ecografia o un doppler si seguono file infinite.
Se venisse attuato così come è stato prospettato, il Piano regionale di rientro della spesa non potrebbe non avere gravi riflessi sullo stato di salute della popolazione. Tutto questo è denunciato in un documento trasmesso alla Regione e alla Asl RMC dal presidente e dal delegato alla Sanità del Municipio Antonio Bertolini. “Siamo favorevoli – si legge – a un piano di rientro che razionalizzi l’offerta sanitaria, ma ci sembra che contro il CTO vi sia un accanimento sproporzionato all’obbiettivo della efficienza e non compatibile con l’efficacia delle prestazioni”.

 

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Il Municipio dice no al requiem per il CTO

Speciale CTO

Il Municipio dice no al requiem per il CTO

Intervista ad Andrea Beccari, assessore alle Politiche sociali del Municipio XI a cura di Giancarlo Proietti

Per “Cara Garbatella” la vicenda del CTO rappresenta una questione fondamentale, dirimente. Da anni ormai la nostra testata è in campo a difesa di questo presidio ospedaliero che, nella storia del quartiere, rappresenta un punto di riferimento per l’intera comunità. Ne parliamo con Andrea Beccari, assessore alle Politiche sociali del Municipio XI, che ha sempre seguito da vicino la tribolata vicenda dell’ospedale. Nuove ombre …..

 

Speciale CTO

Il Municipio dice no al requiem per il CTO

Intervista ad Andrea Beccari, assessore alle Politiche sociali del Municipio XI a cura di Giancarlo Proietti

Per “Cara Garbatella” la vicenda del CTO rappresenta una questione fondamentale, dirimente. Da anni ormai la nostra testata è in campo a difesa di questo presidio ospedaliero che, nella storia del quartiere, rappresenta un punto di riferimento per l’intera comunità. Ne parliamo con Andrea Beccari, assessore alle Politiche sociali del Municipio XI, che ha sempre seguito da vicino la tribolata vicenda dell’ospedale. Nuove ombre si addensano sul CTO, in particolare rispetto a scelte che ne sancirebbero un completo svuotamento e dunque la chiusura.

Dirò subito che sul CTO il Municipio è intenzionato ad andare fino in fondo. Ne va della salute dei cittadini. Se qualcuno ha intenzione – attraverso una serie di passaggi ben studiati – di arrivare alla sua chiusura, si sbaglia. O almeno questo non accadrà senza colpo ferire. A più riprese, nel corso di questi ultimi anni – a partire da un lavoro di ascolto delle componenti professionali e sindacali interne più avanzate e più sintonizzate sull’interesse collettivo – siamo intervenuti presso i vertici dell’Azienda e in Regione.
Prima contro il disastro finanziario e gli scandali della Giunta Storace (con quel fenomeno incredibile che ha nome Lady Asl). Poi contro la mancanza di coraggio e la discontinuità della nuova direzione aziendale, voluta da Marrazzo. E adesso in relazione alla situazione  attuale in cui il Municipio si è mobilitato contro un ulteriore giro di vite previsto dal Piano di rientro, dietro cui potrebbe celarsi la messa da requiem del CTO. Già, perché se si sforbiciano ulteriori 128 posti letto, si chiude il Pronto soccorso, si rendono monchi o si eliminano reparti come urologia, cardiologia, chirurgia, chirurgia vascolare, neurologia, neurochirurgia, cos’altro manca a compiere il passo fatale?

Spiegaci meglio il percorso.
Il Municipio si è sempre mostrato assai preoccupato verso l’ipotesi di riformulazione dell’ospedale contenuta nell’atto aziendale della ASL RMC. Siamo stati l’unico soggetto istituzionale a respingere non solo l’atto aziendale, ma ad evidenziare i limiti di quella gestione aziendale che poi, non a caso, è stata commissariata.
Quella ipotesi non vedeva più l’ospedale come una grande risorsa per il territorio; non tematizzava finalmente (come alcuni di noi speravano) una politica di rafforzamento complessivo dell’ ospedale dentro cui ricostruire e lanciare la sua vocazione ortopedico-traumatologica. Dirò così: quella ipotesi eragià mera razionalizzazione senza visione strategica. Essa già riduceva completamente il carattere di ospedale generale del CTO a colpi di tagli di posti letto e attraverso l’escamotage della valorizzazione della ortopedico-traumatologia.
A quella ipotesi ci siamo opposti. E la nostra opposizione, e soprattutto la resistenza di tanti operatori e delle forze sindacali più dinamiche, ha fatto sì che venisse messa da parte la proposta di chiusura del Pronto Soccorso e che anche la valorizzazione della vocazione ortopedicotraumatologica fosse pensata in un contesto di mantenimento di altri reparti di degenza (importanti per la popolazione locale, ad esempio quella anziana) e in un contesto
di simultanea controproposta di istituzione di nuovi poliambulatori (ma mettendo in conto che le prestazioni ambulatoriali non possono sostituire alcuni reparti di degenza). Così credevamo. Già, perché ora che cosa sta accadendo? E’ paradossale. L’ospedale Sant’Eugenio non ha nessuna garanzia di essere rafforzato al punto tale da assorbire la domanda di sanità pubblica di tutto il territorio (si veda la vicenda della mancata classificazione a DEA di II livello).
Nessuna proposta di percorso chiaro,  tangibile ci è pervenuta circa il rilancio dei servizi sanitari territoriali. Infatti, a partire dall’innesto di nuovi poliambulatori, andrebbe avanzata una proposta organica di governo clinico del territorio, che concretizzi in un unico paradigma organizzativo la continuità assistenziale tra ospedale, Distretto e interventi a domicilio in un quadro di forte integrazione socio-sanitaria. E invece, che cosa si verifica? Di nuovo si ipotizza la chiusura del Pronto Soccorso e del reparto di breve osservazione, e la riduzione e/o chiusura di reparti che sarebbero indispensabili anche per affermare l’eccellenza ortopedico-traumatologica. E’ anche rispetto a questa incoerenza di fondo che sorge il dubbio legittimo che si stia dipanando una subdola politica di piccoli passi verso il baratro, ossia verso la fine dell’esistenza del CTO in quanto ospedale.

Quale è la vostra richiesta?
A questo Piano di rientro, per le implicazioni che ha sul territorio del Municipio XI e della ASL RMC, diciamo no.
Venga finalmente esplicitata alla cittadinanza che noi rappresentiamo come governo di prossimità una proposta organica di offerta di servizi di ricovero che contemperi i bisogni della popolazione residente e allo stesso tempo sia funzionale alla vocazione ortopedica. Si collochi questa proposta nel quadro di una concreta individuazione di nuovi poliambulatori sanitari in grado di rispondere ai bisogni della popolazione.

Di chi sono le responsabilità?
Ci sono scelte della Regione (in particolare della Agenzia di Sanità pubblica regionale) che appaiono contraddittorie e profondamente inique rispetto al bisogno di sanità pubblica di questo territorio. Tuttavia non possiamo non constatare che sulla sanità, sulla scuola, sui servizi sociali, sulla condizione di chi lavora, sul precariato, sui giovani, sulle donne, sui pensionati, su ciò che resta del patrimonio di welfare di questo Paese, il governo stia tentando di realizzare una imponente operazione di macelleria sociale. Il ricatto economico che quotidianamente esercita sulla nostra sanità regionale è dentro questa operazione.
La razionalizzazione della rete ospedaliera è un dictat del governo, pena il blocco dei fondi. Se è questo il gioco al massacro a cui il governo intende sottoporre i cittadini del Lazio, Marrazzo è meglio che smetta di fare il commissario impegnato a salvare il salvabile: è meglio che si dimetta da commissario governativo e apra, insieme ai territori, un contenzioso a difesa del diritto alla salute dei cittadini.
E soprattutto di quei cittadini che più di tutti patiranno gli effetti della crisi finanziaria internazionale e con i quali noi – Istituzione Municipale – abbiamo già parecchia confidenza. Infatti ai problemi enormi che questi cittadini pongono e sempre più porranno non si risponde con qualche inutile, risibile provvedimento una tantum, con qualche elemosina (la “social card”), e certo non con i ticket, bensì con una vera rete di servizi pubblici (sanità, istruzione, assistenza), con una seria politica dei redditi, con una vera politica abitativa. I cittadini cominciano ad esser stanchi degli spot.

 

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Per Natale un regalo buono che fa bene

Per Natale un regalo buono che fa bene

Le associazioni Altrevie, Cara Garbatella e Ombrenelmondo, in collaborazione con il Centro culturale Pullino, promuovono per le feste un’iniziativa di solidarietà “Un regalo buono che fa bene” a sostegno di microrealizzazioni in Uganda. Per quanto riguarda la finalità di questa edizione, è stata accolta la proposta di Arturo De Marzi, socio di Altrevie …..

Per Natale un regalo buono che fa bene

Le associazioni Altrevie, Cara Garbatella e Ombrenelmondo, in collaborazione con il Centro culturale Pullino, promuovono per le feste un’iniziativa di solidarietà “Un regalo buono che fa bene” a sostegno di microrealizzazioni in Uganda. Per quanto riguarda la finalità di questa edizione, è stata accolta la proposta di Arturo De Marzi, socio di Altrevie

nonché fondatore della Associazione Ombrenelmondo, che ci ha illustrato le caratteristiche e le finalità della giovane Associazione. Ombrenelmondo nasce due anni fa dalla volontà di un gruppo di amici che, a fronte di una esperienza di volontariato nel Nord Uganda, organizzata da Michele Trotter (fotoreporter free-lance e attuale presidente), hanno deciso di dare seguito a un progetto-pilota rivolto ai giovani di quei luoghi, traumatizzati da una lunga guerra civile, come alternativa alle condizioni di vita in cui attualmente vivono, per renderli consapevoli della possibilità di un futuro migliore per sé e per il loro popolo, dopo un passato drammatico. Grazie a un rapporto diretto con un produttore viene posto in vendita olio d’oliva extra-vergine DOP della Sabina in confezioni regalo da 2 bottiglie a 20 euro o in lattina da l. 5 a 45 euro. Le prenotazioni si raccolgono entro il 18 dicembre (email orietta.acna@tin.it oppure am.procacci@federlazio.it. L’olio verrà distribuito da lunedì 15 dicembre presso il Centro culturale di Via Pullino 95, angolo Metro Garbatella.

Orietta Vidali

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Attacco al CTO

Attacco al CTO

Non accettabile il suo ridimensionamento

La questione della sanità è l’aspetto più importante del vivere in società e il suo funzionamento rappresenta il grado di civilizzazione di un aggregato umano, sia esso urbano o espressione di piccole comunità. Nella nostra Italia la sanità, in ragione di grandi lotte sociali e politiche, è sempre stata di carattere pubblico e dotata di elevate qualità diagnostiche e curative tali da farne un riferimento positivo a livello internazionale. Facciamo queste considerazioni proprio perché il modello italiano è preso come punto di riferimento sin dall’ultimo periodo della presidenza Clinton ed è nel programma proposto da Obama. …..

Attacco al CTO

Non accettabile il suo ridimensionamento

La questione della sanità è l’aspetto più importante del vivere in società e il suo funzionamento rappresenta il grado di civilizzazione di un aggregato umano, sia esso urbano o espressione di piccole comunità. Nella nostra Italia la sanità, in ragione di grandi lotte sociali e politiche, è sempre stata di carattere pubblico e dotata di elevate qualità diagnostiche e curative tali da farne un riferimento positivo a livello internazionale. Facciamo queste considerazioni proprio perché il modello italiano è preso come punto di riferimento sin dall’ultimo periodo della presidenza Clinton ed è nel programma proposto da Obama.
Dobbiamo difendere strenuamente e migliorare questa qualità della nostra assistenza sanitaria, partendo dal sostegno incondizionato alla sanità pubblica che è la migliore perché sono qualificati gli operatori (medici, infermieri, impiegati) e, spesso, gli strumenti diagnostici sono adeguati alle esigenze di ricerca ed intervento sulla malattia. La difesa del carattere pubblico della sanità permette (quando nella struttura non operano i ladri) anche un risparmio economico che, al contrario, non avviene laddove l’elemento privato ha un ruolo importante come in Lombardia o in Sicilia che, normalmente, si traduce in un costo negativo per la spesa pubblica.
Nel Lazio e a Roma la sanità pubblica fino all’arrivo della giunta Storace non è andata male, vi erano le contraddizioni, gli sprechi nel funzionamento di alcuni grandi ospedali; le differenze tra gli ospedali cattolici e gli altri.Tutto ciò ha portato negli anni ad una inefficienza ingiusta che doveva essere combattuta. La Asl RMC con i suoi due ospedali (Sant’Eugenio e CTO) si è mossa dentro queste contraddizioni che sono peggiorate con lo scandalo della sanità regionale che è esploso con Storace e da noi con Lady Asl che, con una allegra amministrazione, ha portato a livelli insopportabili i costi dovuti a veri e propri furti. Da allora ci troviamo in grandi difficoltà.
Vogliamo dire dalla fine della giunta Storace che ha lasciato un buco finanziario insopportabile da cui non è facile uscire perché il dissesto è stato epocale e il governo non può ricattare la giunta laziale, imponendo condizioni talmente gravose per il ripianamento del debito che potrebbero portare alla fine dell’assistenza pubblica. In questo senso, la giunta Marrazzo commette un errore ad accettare quest’impostazione, proprio perché non è parte del disastro e si  assume – senza aprire un conflitto politico con il governo e non lavorando ad un’opera di comunicazione alla cittadinanza – l’onere di risanare riducendo l’ampiezza della struttura e a volte la qualità dell’assistenza.
Il CTO è stato un luogo ove la criminalità ha operato ampiamente determinando uno sfascio enorme, che da molti ambienti anche regionali viene utilizzata per ridurre le assistenze fornite dall’ospedale, inseguendo un mito di “specialismo” ortopedico che oggi non è più nelle qualità operative del CTO. Certo, è necessaria una migliore qualificazione del comparto ortopedico; ma ciò non si ottiene attraverso l’indebolimento dell’ospedale nelle sue altre componenti in vista di un processo che non appare raggiungibile e, sopratutto, non è utile alla cittadinanza che si vede privata di assistenze decisive come urologia. Neppure ci convincono le operazioni megagalattiche di ristrutturazione del CTO che non hanno alcuna funzione positiva.
La nostra opinione è che il CTO venga potenziato in tutte le sue componenti e, al tempo stesso, si faccia promotore insieme alla cittadinanza dell’XI Municipio di un’azione tesa a costruire presidi medici ambulatoriali diffusi; inoltre è necessario un lavoro che punti alla rinascita del Sant’ Eugenio nelle sue varie e storiche articolazioni e si lavori perché quell’ospedale venga dotato di un centro emodinamico che costituisca la base perché in quel quadrante assuma grande importanza la qualità della cardiologia che a Roma ha necessità di essere ampliata e diffusa.
Vogliamo dalla Asl RMC, un progetto che vada incontro alle esigenze dei cittadini e che premi la funzione ed i meriti del personale ospedaliero.

 

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Simonetta e Paolo Moccia

 

Sposi Il 21 0ttobre si sono sposati alla Sala Rossa  in Campidoglio Simonetta e  Paolo Moccia.
Alla cerimonia, che è stata presenziata da Antonio Bertolini,
hanno partecipato numerosi consiglieri e il presidente dell’XI Municipio Andrea Catarci.

Tanti auguri
dalla redazione di
Cara Garbatella

 

 

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Ancora colpita Piazza Sauli

Ancora colpita Piazza Sauli

Ancora un atto di vandalismo a Piazza Damiano Sauli: è stato abbattuto un altro tratto della balaustra in muratura che da accesso alla piazza. Finora poi il complesso era stato risparmiato dal vandalismo delle scritte: ora questo malvezzo, che oltraggia i muri di questa nostra città, è dilagato anche qui.

Lina Tasti

Vandalismi sui muri …..

Ancora colpita Piazza Sauli

Ancora un atto di vandalismo a Piazza Damiano Sauli: è stato abbattuto un altro tratto della balaustra in muratura che da accesso alla piazza. Finora poi il complesso era stato risparmiato dal vandalismo delle scritte: ora questo malvezzo, che oltraggia i muri di questa nostra città, è dilagato anche qui.

Lina Tasti

Vandalismi sui muri


Il sindaco Veltroni non tralascia occasione per curare e raccomandare il decoro della città. Ciò nonostante, i muri del quartiere, come quelli del resto della città, sono indecentemente ricoperti di scritte che si sovrappongono. Scritte di tutti i generi, sportive, intimistiche, esasperatamente politiche, demenziali. Vandalismi che imbruttiscono l’ambiente che ci circonda.

Dante Limosini

Non ridurre i posti-auto

Encomiabile l’opera di risanamento dei marciapiedi in atto in tutto il Municipio e in particolare alla Garbatella. Però non andrebbe mai trascurato il problema della sosta delle auto, sicché il risanamento dei marciapiedi non dovrebbe comportare la diminuzione dei posti auto.
L’automobile, piaccia o non piaccia, è una realtà da cui non si può prescindere, per cui ogni manomissione delle strade dovrebbe tendere a reperire posti piuttosto che a ridurli, creando ulteriore esasperazione negli automobilisti.
Anche eventualmente sacrificando qualche motivo estetico .

Mario Mastromattei

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L’Associazione Altrevie cultura e impegno civile

L’Associazione Altrevie cultura e impegno civile

di Orietta Vidali

Opera nel quartiere da oltre 10 anni l’Associazione culturale Altrevie: essa dimostra come sia possibile coniugare, in maniera intelligente, intrattenimento, cultura e impegno civile. L’associazione propone regolarmente incontri, visite guidate, trekking e molte altre proposte culturali e di solidarietà che incontrano l’apprezzamento dei cittadini di ogni età.
Dalla collaborazione con Cara Garbatella, inoltre, sono stati realizzati nei mesi scorsi importanti eventi culturali: …..

L’Associazione Altrevie cultura e impegno civile

di Orietta Vidali

Opera nel quartiere da oltre 10 anni l’Associazione culturale Altrevie: essa dimostra come sia possibile coniugare, in maniera intelligente, intrattenimento, cultura e impegno civile. L’associazione propone regolarmente incontri, visite guidate, trekking e molte altre proposte culturali e di solidarietà che incontrano l’apprezzamento dei cittadini di ogni età.
Dalla collaborazione con Cara Garbatella, inoltre, sono stati realizzati nei mesi scorsi importanti eventi culturali: il Festival ‘Il Canto dei Popoli’, ideato per favorire la conoscenza di culture lontane e il ‘Garbatella Jazz Festival’, che è oramai un evento atteso da tutto il quartiere. “Il nostro obiettivo – dice Claudio Bocci, presidente di Altrevie – è quello di accre scere la consapevolezza dei cittadini sulle questioni, grandi e piccole, che accadono intorno a noi, cercando di opporci alla superficialità di gran parte dei mezzi di informazione, specie quello televisivo”.
Nei prossimi mesi sono in programma interessanti seminari di archeologia, economia e un ciclo di incontri di guida all’ascolto della musica classica. “L’incontro con Altrevie – dice Fabio Muzi, nato in Via Roberto De Nobili e appassionato cultore delle vicende di Garbatella – mi ha permesso di incontrare nuovi amici e mi ha consentito di arricchire il mio bagaglio di conoscenze, anche attraverso conferenze di importanti personaggi dello spettacolo”.
Negli ultimi anni, nei locali di Via Caffaro 10 sono passati, per raccontare il loro impegno civile attraverso la loro attività di spettacolo, personaggi del calibro di: Moni Ovadia, Marco Paolini e Ascanio Celestini. Il programma di Altrevie è consultabile sul sito www.altrevie.it.

 

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“Natale nel Municipio XI” Mercatini in piazza

“Natale nel Municipio XI” Mercatini in piazza

Nel periodo che va dal 15 dicembre al 7 gennaio sono previste nel territorio del Municipio alcune manifestazioni che prenderanno il nome di “Natale nel Municipio XI”. Per questo motivo sono state individuate alcune aree pubbliche nelle quali si terranno le manifestazioni natalizie: Piazza Damiano Sauli, Via Baldovinetti, Via Ostiense ex Mercati Generali, Piazza dei Navigatori e Viale di Tormarancia. Oltre a queste manifestazioni il Municipio intende svolgerne un’altra, monotematica, riferita alla piccola e media editoria, da svolgersi anch’essa nello stesso periodo, con sede nelle aree verdi della Circonvallazione Ostiense. …..

“Natale nel Municipio XI” Mercatini in piazza

Nel periodo che va dal 15 dicembre al 7 gennaio sono previste nel territorio del Municipio alcune manifestazioni che prenderanno il nome di “Natale nel Municipio XI”. Per questo motivo sono state individuate alcune aree pubbliche nelle quali si terranno le manifestazioni natalizie: Piazza Damiano Sauli, Via Baldovinetti, Via Ostiense ex Mercati Generali, Piazza dei Navigatori e Viale di Tormarancia. Oltre a queste manifestazioni il Municipio intende svolgerne un’altra, monotematica, riferita alla piccola e media editoria, da svolgersi anch’essa nello stesso periodo, con sede nelle aree verdi della Circonvallazione Ostiense.
L’idea è quella di impegnare le associazioni in progetti culturali che siano attinenti alla scoperta e valorizzazione della cultura storica dei diversi quartieri del territorio
del Municipio, con esposizione di opere di pittura, scultura, arte fotografica d’epoca, lettura di poesie e/o racconti in romanesco, iniziative per la presentazione di libri e musica natalizia. Per i buongustai: alcuni stand saranno assegnati ai produttori di vini, olio, miele e dolciumi natalizi.

 

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Volontari contro la droga nell’associazione L’Agorà

Volontari contro la droga nell’associazione L’Agorà

di Francesca Vitalini

L’Associazione l’Agorà è impegnata da anni in un lavoro volontario di prevenzione e di cura delle tossicodipendenze. Il progetto nasce dall’esigenza di condividere un’esperienza, così come ci racconta Claudio, volontario del gruppo: “Siamo dei ragazzi che abbiamo vissuto il mondo della tossicodipendenza in maniera personale, con tutte le sue …..

Volontari contro la droga nell’associazione L’Agorà

di Francesca Vitalini

L’Associazione l’Agorà è impegnata da anni in un lavoro volontario di prevenzione e di cura delle tossicodipendenze. Il progetto nasce dall’esigenza di condividere un’esperienza, così come ci racconta Claudio, volontario del gruppo: “Siamo dei ragazzi che abbiamo vissuto il mondo della tossicodipendenza in maniera personale, con tutte le sue conseguenze, come il carcere, gli ospedali, i SERT, gli psicologi.
Una volta usciti però da questo mondo ci siamo detti che era necessario trasmettere la nostra esperienza a chi la sta ancora vivendo per dare un punto di riferimento, per raccontare quella che per noi è stata una magia, ossia la fine della tossicodipendenza”.
Il lavoro dell’Associazione, fatto di comunanza di esperienze dirette e indirette sul mondo della droga e, in genere, sulla realtà dell’emarginazione sociale, si collega alla Comunità Incontro di Don Pierino Gelmini, nata negli anni ’60 in Italia e oggi diffusa in tutto il mondo, e ad altre realtà del territorio romano.
Il gruppo di volontari dell’Associazione L’Agorà si propone di respingere duramente il mondo della droga tramite un lavoro che inizia alla fine degli anni ’80 quando, con il nome di Albatros, l’associazione inizia i primi colloqui con i tossicodipendenti. Dopo varie peregrinazioni, ora lo sportello informativo si trova in via transitoria alla “Villetta”, in via Passino 26 (i volontari sono presenti ogni martedì dalle 17 alle 20). Il problema della sede non ha mai interrotto l’attività del gruppo.
Nel solo 2005, infatti, 131 persone si sono rivolte all’associazione, tra tossicodipendenti e loro familiari ed amici, 52 persone sono entrate in comunità, tra le quali 8 di Garbatella. L’Agorà, inoltre, può contare su altri strumenti: ogni venerdì dalle 20.30 alle 22 sono organizzate delle serate di auto-aiuto nei locali della Chiesa di San Francesco Saverio. Gli incontri sono programmati per dare sostegno a familiari e ad amici delle persone dipendenti dalle sostanze stupefacenti.
La presenza di genitori alle riunioni è piuttosto massiccia visto che ogni incontro può contare su una media di trenta persone. Il numero elevato di papà e mamme presenti può anche indicare che l’età del consumo si è abbassata, raggiungendo i diciassette anni.
Secondo Claudio,  inoltre, sembra che l’attuale tipologia di droghe usate ricalchi i modelli dei più giovani: “La situazione attuale privilegia le droghe sintetiche e si accompagna molto bene alla realtà dei più giovani: frenesia, comunicazione succinta, velocità.
Tutto sembra molto “spinto” e le droghe devono, quindi, facilitare le prestazioni sociali del più giovane. La cocaina, le pasticche servono a questo, ossia a far credere ai ragazzi, ma anche agli adulti, di essere pronti ad affrontare tutto”. La fotografia sulla tossicodipendenza, mutata rispetto al passato, ritrae anche la situazione del quartiere Garbatella, dove, però, il consumo di eroina è ancora sufficientemente presente.
Per chi volesse maggiori informazioni sullo sportello attivato da L’Agorà può contattare Claudio al numero 3395353149.

 

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Quinta edizione del Premio Fantasia

Quinta edizione del Premio Fantasia

Il 13 dicembre 2006 si è svolta la V edizione del Premio Fantasia di Garbatella, iniziativa ideata dall’Associazione culturale Il Tempo Ritrovato. Il Presidente del Municipio Roma XI, Andrea Catarci, e la delegata municipale alla Cultura, Carla di Veroli, hanno consegnato i riconoscimenti nella Sala Consiliare di Via Benedetto Croce n. 50. Il Premio ha voluto sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di preservare il “bene comune” …..

Quinta edizione del Premio Fantasia

Il 13 dicembre 2006 si è svolta la V edizione del Premio Fantasia di Garbatella, iniziativa ideata dall’Associazione culturale Il Tempo Ritrovato. Il Presidente del Municipio Roma XI, Andrea Catarci, e la delegata municipale alla Cultura, Carla di Veroli, hanno consegnato i riconoscimenti nella Sala Consiliare di Via Benedetto Croce n. 50. Il Premio ha voluto sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di preservare il “bene comune” e di far crescere l’attività culturale locale. “E’ per questo motivoafferma Giovanna Mirella Arcidiacono, presidente dell’Associazione Il Tempo Ritrovato- che i premiati di quest’anno sono stati scelti per aver costruito sul territorio azioni positive nonostante le difficoltà che si incontrano per far emergere l’arte e la cultura”.
Tra essi ricordiamo Stefano Funari, collezionista di Curiosi Oltre la Lettura, che ha illuminato il raduno della Notte bianca 2006 di Garbatella, e dei tanti musicisti che hanno allietato l’evento settembrino. Anche Cara Garbatella ha ottenuto il suo riconoscimento con la premiazione di Francesca Vitalini per il suo giovane lavoro di giornalista e per il suo impegno per la tutela delle radici storiche e culturali del quartiere. Il Premio, inoltre, è stato assegnato a Stefania, impiegata del Municipio Roma XI, in memoria del figlio, Renato Biagetti, ucciso all’uscita di una discoteca di Focene.

 

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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