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Autore: Redazione

E’ bella la “Scoletta”? Certo, è una villa del ‘500!

E’ bella la “Scoletta”? Certo, è una villa del ‘500!

Fu fatta costruire da un membro della nobile famiglia senese dei Sergardi. Il bell’edificio fu ampliato nel 1927 dall’architetto Sabbatini e da allora è l’asilo dei bimbi della Garbatella. Il restauro radicale del 2004 viene completato in questi giorni.

di Cosmo Barbato

Chi lo direbbe che l’asilo infantile della Garbatella – cioè la Scuola dei bimbi, la “Scoletta” di Piazza Nicola Longobardi – in origine fosse stato una rinascimentale raffinata villa di campagna. L’edificio infatti fu eretto nel primo ventennio del 1500 per il piacere di un nobile senese. La costruzione fu certo progettata da un artista di cui non ci è pervenuto il nome, ma che non dovrebbe essere distante dalle scuole di architettura di Raffaello o di Baldassarre Peruzzi operanti a Roma negli anni che precedettero il terribile “sacco” dei Lanzichenecchi del 1527. …..

E’ bella la “Scoletta”? Certo, è una villa del ‘500!

Fu fatta costruire da un membro della nobile famiglia senese dei Sergardi. Il bell’edificio fu ampliato nel 1927 dall’architetto Sabbatini e da allora è l’asilo dei bimbi della Garbatella. Il restauro radicale del 2004 viene completato in questi giorni.

di Cosmo Barbato

Chi lo direbbe che l’asilo infantile della Garbatella – cioè la Scuola dei bimbi, la “Scoletta” di Piazza Nicola Longobardi – in origine fosse stato una rinascimentale raffinata villa di campagna. L’edificio infatti fu eretto nel primo ventennio del 1500 per il piacere di un nobile senese. La costruzione fu certo progettata da un artista di cui non ci è pervenuto il nome, ma che non dovrebbe essere distante dalle scuole di architettura di Raffaello o di Baldassarre Peruzzi operanti a Roma negli anni che precedettero il terribile “sacco” dei Lanzichenecchi del 1527 Occorre approfondire le ricerche negli archivi per conoscerne con sicurezza la paternità: a giudicare dalla nobiltà di stile del bell’edificio, il più bello che c’è alla Garbatella, proprio al centro, come l’ombelico del quartiere, dovrebbe trattarsi di un architetto di fama.

La “Scoletta”, così cara alla memoria di tante generazioni di nostri concittadini, a partire dagli ultraottantenni che erano bambini nel 1927, fu inaugurata in quell’anno, dopo che l’architetto Innocenzo Sabbatini le diede l’aspetto definitivo che tuttora conserva. Era il primo edificio pubblico che veniva ultimato, dopo la fondazione della Garbatella avvenuta il 18 febbraio 1920, per accogliere la numerosa infanzia che si era già formata nella borgata popolare: fu intitolata a Luigi
Luzzatti, ideatore dell’Istituto Case Popolari. La gestione fu affidata alle suore Figlie della carità, le “cappellone”, che la ressero per moltissimi anni con amore e rigore.
Sabbatini, autore di molti altri egregi edifici della Garbatella, ebbe l’incarico di adattare e ampliare il fabbricato già esistente dall’aspetto classico, col suo portico e la sua loggia, fino a quel momento condotto in affitto dagli Scialanga, una famiglia di allevatori di Amatrice, immigrata in questo ambito della campagna romana ancor prima che nascesse la borgata. All’originario corpo centrale di dimensioni ridotte, che affaccia su Piazza Nicola Longobardi, l’architetto aggiunse a sinistra una lunga ala su Via Magnaghi e un’altra a destra, anch’essa altrettanto lunga, partendo da una cupoletta ribassata, su Via Rocco da Cesinale, creando in tal modo una falsa armoniosa simmetria, che ben si accorda con lo stile rinascimentale della villa.
Sui due lunghi  corpi aggiunti pose, ad ornamento, due classiche balaustrate. In quella di sinistra sistemò anche due artistici sarcofagi imitanti l’antico. Di “casino di caccia” parla una scheda redatta, in preparazione di un restauro del 2004, dal XII Dipartimento del Comune, “riconducibile – è detto – alla tipologia di altre ville contemporanee di Roma, che hanno come capostipite il belvedere bramantesco del Vaticano, con riferimento più preciso nel casino di caccia opera di Giacomo Del Duca (un allievo di Michelangelo – ndr) del 1586 alle spalle della Villa Farnese di Caprarola”.

L’edificio della Garbatella era stato commissionato da Filippo Sergardi, nobile curiale di origini senesi, aggregato alla nobiltà romana nel XVI secolo. I Sergardi erano in realtà oriundi di Montalcino, nel Senese, ma erano solidamente insediati a Siena città già dalla metà del Quattrocento esercitando attività mercantili: erano dunque dei ricchi borghesi con ascendenze di nobiltà. Il loro stemma reca due martelli incrociati su fondo rosso e azzurro.
Nel 1513, allorché Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, fu eletto papa col nome di Leone X, i banchieri fiorentini, fiutando la possibilità di realizzare proficui affari, presero a buon ragione la via di Roma. In sottordine li imitarono anche affaristi di Siena, come il ricco banchiere senese Agostini Chigi, e tra di loro Filippo Sergardi, amico del Chigi, il quale decise di orientare i suoi interessi piuttosto nel campo immobiliare e fondiario. Peraltro conquistò anche un’eminente posizione nella Curia, divenendo Chierico di Camera e Segretario dei Brevi di Leone X e concludendo la sua carriera col titolo prestigioso di Decano della Reverenda Camera Apostolica. Tuttavia in seguito la famiglia non si stabilì a Roma, ma vi mantenne e anzi progressivamente ampliò i suoi possessi immobiliari. Presso la Camera Apostolica solo molto più tardi ebbe importanti incarichi per l’amministrazione vaticana un altro Sergardi, il cardinale Ludovico, specie sotto il papato di Innocenzo XIII (1721- 1724). Contemporaneamente il cardinale fu attivo a Roma come poeta satirico contro le ipocrisie del clero e dell’aristocrazia vaticana, però non in prima persona ma sotto lo pseudonimo di Quinto Settanno.

Nell’elenco delle proprietà della famiglia è nominata una “vigna fuori porta San Paolo” di proprietà appunto di Filippo Sergardi, trasmessa poi per testamento al nipote Fabio (morto nel 1568); da Fabio trasmessa al figlio Curzio (assurto al titolo di “Conservatore” del Comune di Roma nel 1591 e morto nel 1630); da Curzio venduta il 13 gennaio 1621 a tal Lorenzo Bonincontri: “Vignia fuor porta S.pavolo nel logo detto monte della Bagniara…”. Manca negli atti una localizzazione più precisa, ma sembra proprio trattarsi della proprietà trasformata nel 1927 nella nostra “Scoletta”.
I Sergardi, si legge ancora nella scheda redatta dal Comune, per ragioni di difesa fecero anche costruire sotto il parco, che si trova alle spalle dell’edificio, dei cunicoli che riportarono alla luce i resti di una villa romana del I secolo d.C. Lo scavo restituì diversi marmi lavorati che, insieme ad altri raccolti in zona, furono posti ad ornamento della villa e del parco. Oggi è rimasto solo un pregevole bassorilievo rappresentante storie di Mercurio, murato sul retro della villa, mentre tutti gli altri reperti, tranne alcuni che erano stati trasferiti a Siena dagli antichi proprietari, sono “spariti”. Noi stessi fotografammo nel 1991 un cippo funerario oggi scomparso.
Il corpo originale della villa, escluse cioè le aggiunte del Sabbatini, si presenta al pian terreno con un portico arcuato a tre luci, sovrastato al primo piano da una loggia spartita da sei colonnine che sostengono una piattabanda. Ai fianchi, limitatamente al piano rialzato, stanno due corte appendici. Nel retro si ripete il motivo del portico, sovrastato però da una parete in cui si aprono tre finestre. Bellissima la corte, un lungo viale percorso da due doppi filari di palme delle Canarie che fanno ala a un doppio filare di olivi secolari: un paradiso per i bambini dell’asilo, se il parco fosse tenuto con cura. Sempre nel retro c’è un pozzo datato 1868 ma probabilmente più antico: pesca nella falda del fiume Almone che scorreva a valle (oggi è canalizzato sotto la Circonvallazione Ostiense).

Sabbatini pose sul davanti della villa il bacino di una fontana e creò nel lato posteriore, nel raccordare i tre corpi di fabbrica, una sorta di esedra.
Nell’eseguire i lavori, l’architetto scoprì, in un locale del piano alto poi utilizzato come deposito per i cassoni dell’acqua, un lacerto di affresco appartenuto alla residenza padronale: saggiamente lo preservò, ricoprendolo con una lastra di vetro.
Chi furono gli ultimi proprietari della villa? Una carta del 1845 la indica come Villa Polverosi (i Polverosi avevano proprietà in zona, ma non sembra che il nostro edificio vi potesse rientrare); una carta dell’Istituto topografico militare del 1877 la indica come Villa Rosetti o Roselli; la carta di Enrico Kilpert dei dintorni di Roma del 1881 la definisce Villa Roselli; nel 1906 l’Istituto cartografico italiano la cita come Villa Torlonia; ma in una carta del 1924 dell’Istituto geografico militare riappare come Villa Rosselli (probabilmente un errore, compiuto dal cartografo che non ha tenuto conto del passaggio ai Torlonia documentato dalla carta del 1906).
Furono dunque i Torlonia ad affittarla all’allevatore amatriciano Scialanga, prima che la villa venisse acquisita dall’ Istituto Case Popolari.
La scuola subì un restauro leggero nel 1991 e uno più radicale inaugurato nel 2004, eseguito con i più rigorosi criteri di salvaguardia dei valori estetici dell’edificio e di rispetto delle normative vigenti. Ora si completa il restauro rifacendo alcuni pavimenti, modificando gli infissi con l’aggiunta di vetri antisfondamento e ridando il colore agli intonaci esterni. Se ne occupa l’ottimo geometra del Comune Pietro Gargini, che seguì già egregiamente la prima parte dell’intervento nel 2004. Il nostro Municipio infine si occuperà del recupero del verde della corte.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 -Novembre 2008

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“Lavori pubblici senza logica gettano nel caos Garbatella”

Comunicato stampa del presidente del Municipio XI, Andrea Catarci

“Lavori pubblici senza logica gettano nel caos Garbatella”

Ilavori sulla sede stradale della Circonvallazione Ostiense e per la realizzazione di un parcheggio interrato in Via Pullino hanno provocato una dura dichiarazione del presidente del Municipio XI, Catarci: “Quei lavori stanno provocando notevoli disagi ai residenti e un considerevole danno economico ai …..

Comunicato stampa del presidente del Municipio XI, Andrea Catarci

“Lavori pubblici senza logica gettano nel caos Garbatella”

Ilavori sulla sede stradale della Circonvallazione Ostiense e per la realizzazione di un parcheggio interrato in Via Pullino hanno provocato una dura dichiarazione del presidente del Municipio XI, Catarci: “Quei lavori stanno provocando notevoli disagi ai residenti e un considerevole danno economico ai commercianti, che sono terrorizzati all’idea di vedere compromesso il periodo di shopping natalizio per il perdurare delle opere”.
La dichiarazione prosegue: “La realizzazione del PUP di Via Pullino sta contemporaneamente privando la zona dell’indispensabile parcheggio di scambio annesso alla stazione Metro della Garbatella. Il concessionario e gli Uffici comunali si sono anche permessi di rifiutare il piano di spazi provvisori elaborato dal Municipio, basato sull’istallazione di un fast park, cioè di un parcheggio multiplo prefabbricato a Via Benzoni, ignorando i gravi disagi in cui hanno fatto piombare il quartiere”.
Si tratta di due cantieri che l’Amministrazione comunale ha deciso di aprire senza nessun confronto col Municipio, non tenendo conto di altri lavori in corso in vie limitrofe (Via Caffaro, Largo Ansaldo, Piazza Albini…).
“Il buon senso, continua Catarci, avrebbe consigliato di attenderne la conclusione, ma sembra ormai una prassi abituale per il Comune che le decisioni siano prese in maniera autoritaria dai singoli assessorati o addirittura da semplici Uffici amministrativi. Il sindaco ammette l’inesperienza della Giunta, tanto da affiancare agli assessori diversi parlamentari PDL, ma intanto i suoi assessori continuano a calpestare ogni confronto coi municipi”.
Apprendiamo intanto che il cantiere del PUP di Via Pullino è stato sequestrato.

 

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Riapre il Parco Serafini a Via Giovannipoli

Riapre il Parco Serafini a Via Giovannipoli

Venerdì 24 ottobre, alla presenza dell’assessore alle Politiche per le Periferie del Comune di Roma, Fabrizio Ghera, del presidente del Municipio XI, Andrea  …..

Riapre il Parco Serafini a Via Giovannipoli

Venerdì 24 ottobre, alla presenza dell’assessore alle Politiche per le Periferie del Comune di Roma, Fabrizio Ghera, del presidente del Municipio XI, Andrea Catarci, e degli assessori del nostro Municipio, è stata inaugurata la nuova area verde del Parco Serafini che si estende tra Via Giovannipoli e Via delle Sette Chiese. La riapertura era attesa dopo i lunghi interventi di riqualificazione eseguiti dal Dipartiemento XIX del Comune in seno al Contratto di Quartiere Garbatella.
Il Parco, come è noto, si estende sopra i cunicoli della Catacomba di Commodilla, normalmente non aperta al pubblico. Nel corso dei lavori sono affiorati anche alcuni resti archeologici. La cerimonia si è tenuta alla presenza di numerosi bambini e con l’accompagnamento musicale di alcuni gruppi locali.

 

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Mario Moreni eletto presidente del Centro anziani “Commodilla”

Mario Moreni eletto presidente del Centro anziani “Commodilla”

Si è svolta il 9 ottobre l’elezione per il rinnovo del presidente del Centro sociale per gli anziani “Commodilla”. Il Centro “Commodilla” sorge nell’omonima via, compresa tra la Villa Serafini ed il CTO e raccoglie un copioso numero di iscritti residenti nell’area della Garbatella. Le urne sono state aperte durante l’arco dell’intera giornata e …..

Mario Moreni eletto presidente del Centro anziani “Commodilla”

Si è svolta il 9 ottobre l’elezione per il rinnovo del presidente del Centro sociale per gli anziani “Commodilla”. Il Centro “Commodilla” sorge nell’omonima via, compresa tra la Villa Serafini ed il CTO e raccoglie un copioso numero di iscritti residenti nell’area della Garbatella. Le urne sono state aperte durante l’arco dell’intera giornata e l’afflusso dei votanti è stato piuttosto sostenuto.
E’ stato eletto presidente del Centro Mario Moreni. Dei 209 voti validi, su 215 votanti, il nome di Mario è stato scelto per 125 volte, mentre sul suo concorrente Armando Biondi si sono riversate 84 preferenze. Non era previsto il rinnovo dei membri del Comitato di gestione, in quanto queste elezioni si sono tenute a causa della improvvisa scomparsa, avvenuta il 10 luglio scorso, del presidente del Centro, Ing. Giuseppe Sanfilippo. Mario, è stato eletto al primo tentativo, grazie all’apprezzamento del suo lavoro presso il Centro risalente ad alcuni anni.
Il suo programma per il prossimo triennio prevede un calendario di impegni piuttosto intenso. Tra le iniziative annunciate: il rifacimento della copertura del Centro, la ristrutturazione del padiglione esterno in modo che possa essere utilizzato durante tutto l’arco dell’anno, l’organizzazione e la gestione di gite culturali, l’impegno ad aprire il Centro ad attività culturali e sportive, corsi di ginnastica; per quanto riguarda l’aspetto ricreativo, la realizzazione di tornei di carte e di feste con danze e musica dal vivo; l’attuazione, infine, di un suo sogno, la gara di poesie in dialetto romanesco.

 

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Operano senza clamore i volontari di Santa Galla

Operano senza clamore i volontari di Santa Galla

Il gruppo assiste i più bisognosi presso l’oratorio della Parrocchia della Circonvallazione Ostiense

di Antonella Di Grazia

Un gruppo di volontariato è operativo ormai da alcuni anni nella Parrocchia diSanta Galla. E’ composto da persone che, senza clamore, si dedicano ad attività in favore di famiglie povere e meno abbienti, degli anziani, dei diversamente abili e delle realtà dell’emarginazione proprie dell’attuale momento sociale.
Il gruppo, al quale mi onoro di appartenere, è presente la sera della seconda domenica di ogni mese, da ormai circa 6 anni, presso la Stazione Ostiense di  Roma: accompagnati dalla guida spirituale, don Concetto, rifocilliamo in media 250 indigenti che, lì presenti, ci attendono per un pasto caldo ed una parola di consolazione. Raccogliamo sottoscrizioni e contributi dai banchi alimentari e, con l’ausilio della Croce Rossa che ci invia solitamente pasta e riso, riusciamo a prenderci cura delle esigenze di cibo per le famiglie povere della Parrocchia. …..

Operano senza clamore i volontari di Santa Galla

Il gruppo assiste i più bisognosi presso l’oratorio della Parrocchia della Circonvallazione Ostiense

di Antonella Di Grazia

Un gruppo di volontariato è operativo ormai da alcuni anni nella Parrocchia diSanta Galla. E’ composto da persone che, senza clamore, si dedicano ad attività in favore di famiglie povere e meno abbienti, degli anziani, dei diversamente abili e delle realtà dell’emarginazione proprie dell’attuale momento sociale.
Il gruppo, al quale mi onoro di appartenere, è presente la sera della seconda domenica di ogni mese, da ormai circa 6 anni, presso la Stazione Ostiense di  Roma: accompagnati dalla guida spirituale, don Concetto, rifocilliamo in media 250 indigenti che, lì presenti, ci attendono per un pasto caldo ed una parola di consolazione. Raccogliamo sottoscrizioni e contributi dai banchi alimentari e, con l’ausilio della Croce Rossa che ci invia solitamente pasta e riso, riusciamo a prenderci cura delle esigenze di cibo per le famiglie povere della Parrocchia.
Abbiamo deciso di operare su questo fronte perché la fame è la prima emergenza in tutte le crisi. L’ondata crescente di problemi economici e sociali, la recessione e i rincari dovuti ad una inflazione galoppante ha comportato, in questi ultimi anni, un aumento significativo delle emergenze alimentari.

L’aiuto immediato, mirato, in alcuni casi, può fare la differenza fra una vita stentata ed una degna. Queste azioni si inseriscono in un quadro più complesso di interventi a sostegno dei bisognosi residenti nel quartiere. Aquesto scopo prepariamo dei pacchi alimentari per poter soddisfare le prime e più immediate esigenze di cibo per le famiglie della zona. I progetti che seguiamo hanno i seguenti obiettivi: portare sollievo alle famiglie con difficoltà economiche, far fronte ai bisogni alimentari nelle situazioni d’emergenza, coadiuvare con l’opera di volontariato gli enti locali preposti (Municipio, Comune, etc.), favorire la socializzazione e l’integrazione nella collettività dei meno abbienti, costruire una rete di servizi, di sinergie di idee e risorse umane.
In particolare, i nostri piccoli aiuti economici ed alimentari permettono alle famiglie di risparmiare le poche risorse finanziarie a loro disposizione e di impiegarle in altri settori del vivere. Nelle situazioni gravi i più poveri si indebitano solo per comprare il cibo, mettendo così a repentaglio le loro possibilità di recupero.
Gli utenti dei progetti sono di solito appartenenti a famiglie che sono state individuate dai volontari dell’associazione tramite rilevazione sul territorio o che facciano richiesta di aiuto o che comunque siano conosciute in quanto indigenti. Il nostro primo aiuto consiste, solitamente, nella fornitura di generi alimentari, tramite la preparazione di pacchi contenenti generi di prima necessità. Per il reperimento della merce, possediamo un pulmino, messoci gentilmente a disposizione dal Parroco, col quale effettuiamo spostamenti nel territorio del nostro Municipio, sconfinando, qualora le necessità lo rendano necessario, nelle zone limitrofe.
Dopo aver completato l’allestimento dei pacchi alimentari, li distridi Antonella Di Grazia buiamo, in modo informale e confidenziale, di solito nei locali della chiesa o in una delle sue adiacenze. Le famiglie, per la salvaguardia della sfera del privato, sono contattate direttamente dai volontari o si incontrano su appuntamento. Sui contenitori non vi è traccia che possa far risalire al contenuto.
Diversa è la modalità che utilizziamo quando siamo noi volontari a lavorare in maniera diretta nel quartiere. In questo caso, il logo della nostra associazione e quello dei nostri sostenitori è ben evidente sui “fratini”, che solitamente indossiamo durante lo svolgimento delle attività filantropiche.
Spesso e volentieri, durante le iniziative, veniamo fermati dalla gente comune che ci chiede informazioni e in quale maniera potervi partecipare.
Prepariamo settimanalmente pacchi alimentari per 40 famiglie, di cui 15 pacchi grandi e 25 pacchi medi, contenenti di solito carne in scatola, olio, aceto, latte condensato, fagioli, tonno, crakers e biscotti dolci, cioccolato, caffè, zucchero, sale, pepe e confettura di frutta. La sede del Gruppo Volontari si trova presso l’oratorio della Parrocchia Santa Galla sito al numero 195 della Circonvallazione Ostiense.
I numeri di telefono sono i seguenti: 06 5744854 e 06 5742141.

 

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Sono iniziati i lavori per il Ponte della Scienza

Sono iniziati i lavori per il Ponte della Scienza

Per il Ponte e per l’ex Fiera di Roma protesta del Municipio XI escluso dalle decisioni

Ametà ottobre sono iniziati i lavori preparatori per la costruzione del ponte della Scienza, destinato a creare un nuovo collegamento tra la riva ostiense del Tevere e il Portuense. In proposito, il presidente del Municipio, Andrea Catarci, ha diffuso un comunicato in cui si legge: “Apprendiamo con vivo interesse dai giornali che hanno preso il via i lavori del Ponte della Scienza. L’assessore all’Urbanistica del Comune, Corsini, …..

Sono iniziati i lavori per il Ponte della Scienza

Per il Ponte e per l’ex Fiera di Roma protesta del Municipio XI escluso dalle decisioni

Ametà ottobre sono iniziati i lavori preparatori per la costruzione del ponte della Scienza, destinato a creare un nuovo collegamento tra la riva ostiense del Tevere e il Portuense. In proposito, il presidente del Municipio, Andrea Catarci, ha diffuso un comunicato in cui si legge: “Apprendiamo con vivo interesse dai giornali che hanno preso il via i lavori del Ponte della Scienza. L’assessore all’Urbanistica del Comune, Corsini, sta superando i suoi predecessori in quanto a capacità di ignorare i Municipi nelle decisioni che interessano questioni fondamentali per la cittadinanza e per l’assetto urbanistico della città. La protesta di Catarci si allarga anche alle notizie trapelate circa un significativo cambiamento del piano di riconversione dell’ex Fiera di Roma. “Sull’area della ex Fiera – scrive Catarci – avevamo già chiesto alla precedente amministrazione centrale una riduzione della cubatura prevista nonché altre importanti modifiche. In seguito avevamo concordato con il commissario pro tempore sull’opportunità di aspettare l’insediamento della nuova assise capitolina per poter dare seguito a un’opera così importante. Atutt’oggi siamo in attesa che si apra un confronto con la Giunta Alemanno e soprattutto di sapere che cosa essa intenda fare nell’area, ma sembra – conclude Catarci – che l’assessore Corsini abbia già deciso di non ascoltare altre voci fuorché la sua”.

 

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Un giardino in Via Matteucci realizzato nell’area ferroviaria

Un giardino in Via Matteucci realizzato nell’area ferroviaria

di Fulvio De Pascale
per l’Associazione “Insieme per Ostiense”

Questa estate è stato inaugurato dal presidente del Municipio Roma XI, Andrea Catarci, e dall’assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Fabio De Lillo, il giardino di Via Pellegrino Matteucci. Dallo stesso giorno l’Associazione “Insieme per Ostiense” espleta il servizio gratuito di apertura e chiusura dell’area verde. Il giardino fa parte del piano di assetto dell’area …..

Un giardino in Via Matteucci realizzato nell’area ferroviaria

di Fulvio De Pascale
per l’Associazione “Insieme per Ostiense”

Questa estate è stato inaugurato dal presidente del Municipio Roma XI, Andrea Catarci, e dall’assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Fabio De Lillo, il giardino di Via Pellegrino Matteucci. Dallo stesso giorno l’Associazione “Insieme per Ostiense” espleta il servizio gratuito di apertura e chiusura dell’area verde. Il giardino fa parte del piano di assetto dell’area della Stazione ferroviaria Ostiense elaborato a fine anni 90 e poi ratificato con un accordo di programma tra governo, enti locali e Ferrovie. Successivamente, nel 2002, il Comune, con la previsione del progetto Campidoglio 2 approvato alla unanimità dal Consiglio comunale, decise di utilizzare le nuove costruzioni previste in zona come sede centrale dei propri uffici finora sparsi in tutta la città con l’intendimento di realizzare congrui risparmi sulle spese di affitti e spostamenti del personale e di accentrare il più possibile gli uffici dove i cittadini si devono rivolgere per le varie pratiche.
Proprio in questo periodo in cui si va affermando una crescente disaffezione nella politica, la realizzazione del giardino di Via Matteucci è invece la concreta rappresentazione di come va messa in pratica la “bella politica”, quella che vede realizzate le esigenze e i desideri dei cittadini (specie di quelli più piccoli) con l’attuazione di servizi prima del tutto inesistenti.

Risale infatti alla primavera del 1998 la prima raccolta di firme per chiedere un’area verde in quella zona dell’ Ostiense e sono occorsi 10 anni per superare ogni sorta di ostacoli tecnici e burocratici che solo la “politica” ha avuto la forza ogni volta di superare. Ricordo, per dare un’idea delle difficoltà superate, che il terreno su cui si trova il giardino era di proprietà delle Ferrovie dello Stato, che sullo stesso insisteva una canalizzazione interrata della linea ad alta tensione che è stata spostata altrove, che l’area del giardino è stata separata dai binari con un muro di cemento armato e che la spesa per la realizzazione del giardino è stata a carico sempre delle Ferrovie dopo una accesa discussione sull’importo del relativo finanziamento.
Per brevità non possiamo qui ringraziare quanti, tra politici e tecnici, in questi lunghi anni, costantemente sollecitati dalla nostra perseveranza, hanno reso possibile questa realizzazione. Ora ci aspettano altri impegni in vista di importanti decisioni che riguardano il nostro futuro su cui vale la pena di far sentire le nostre ragioni e la nostra voce: – la realizzazione del vasto parco attrezzato di oltre 18.000 mq. previsto nella lottizzazione di Via Capitan Bavastro e dei più volte promessi itinerari pedonali e ciclabili che, attraverso Piazzale 12 ottobre 1492, dovranno collegare in sicurezza Ostiense e Garbatella e tutta l’area del futuro comprensorio del Campidoglio 2 con la pista ciclabile della Colombo e con il Parco dell’Appia Antica;

  • che venga data priorità alla nuova sede del Centro anziani Ostiense ed a quelladell’Asilo Nido nel calendario dei lavori degli ex Mercati Generali e verificare il sito dove verrà previsto il Palazzetto dello Sport sul lato verso via Negri;  
  • dare impulso all’apertura dei cantieri per lo “Scavalcaferrovia” tra laCirconvallazione Ostiense e la Via Ostiense e per il Ponte della Scienza di cui esistono progetti esecutivi e finanziamenti;
  • che venga completamente ripristinata la sosta tariffata per evitare che prosegual’odierno caos diurno e notturno.

Sta ad ognuno di noi scegliere se rimanere testimoni passivi e quindi subire le trasformazioni del quartiere Ostiense o cercare invece di influire in maniera positiva e propositiva per migliorare la qualità della nostra vita quotidiana.

 

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Mercato coperto di Via Passino: un vero mistero lo stop ai lavori

Mercato coperto di Via Passino: un vero mistero lo stop ai lavori

Una diffida giudiziaria avrebbe provocato la sospensione

di Eraldo Saccinto

Inostri più assidui lettori ricorderanno l’enfasi con la quale, non più tardi di qualche mese fa, comunicavamo la ripresa dei lavori di ristrutturazione del Mercato  coperto di Via Passino. Eravamo nel mese di febbraio e davamo conto di una iniziativa tenutasi presso la Casa del Municipio durante la quale fu dato l’annuncio che i lavori, prontamente ripresi, sarebbero terminati …..

Mercato coperto di Via Passino: un vero mistero lo stop ai lavori

Una diffida giudiziaria avrebbe provocato la sospensione

di Eraldo Saccinto

Inostri più assidui lettori ricorderanno l’enfasi con la quale, non più tardi di qualche mese fa, comunicavamo la ripresa dei lavori di ristrutturazione del Mercato  coperto di Via Passino. Eravamo nel mese di febbraio e davamo conto di una iniziativa tenutasi presso la Casa del Municipio durante la quale fu dato l’annuncio che i lavori, prontamente ripresi, sarebbero terminati inderogabilmente entro il mese di maggio del 2008. Le operazioni di riqualificazione, avviate e fermate più volte negli scorsi anni, avevano all’epoca subìto una lunga interruzione, a causa della necessità di rivedere la fase progettuale, in modo da adeguare la struttura del mercato alle normative della nuova legge antisismica della Regione Lazio.
Tutto lasciava supporre che questa storia infinita stesse terminando, riportando così al suo vecchio ruolo il mercato della Garbatella. Sono passati oltre otto mesi da allora e la situazione non è mutata di una virgola.
Il mistero attorno allo storico mercato di Via Passino si infittisce e neppure l’attuale amministrazione municipale, parzialmente rinnovata dalle ultime elezioni, sembra avere la capacità di dare risposte. Il presidente del Municipio, Andrea Catarci, ha rilasciato a questo proposito la seguente dichiarazione: “Da qualche mese la situazione è inspiegabilmente ferma e, malgrado le reiterate richieste di informazioni, non ci è mai stata data alcuna spiegazione.
Nonostante le richieste di informazioni verso il Dipartimento e all’Assessore Ghera, ad oggi non abbiamo avuto ancora nessuna risposta”. Dello stesso tenore le dichiara zioni dell’assessore municipale Attanasio: “Il cantiere è fermo ed il Comune non fornisce spiegazioni. Probabilmente l’amministrazione comunale è presa da richieste più urgenti della nostra ma noi stiamo comunque cercando di darci da fare per risolvere, al più presto, la situazione”.
Una segnalazione ricevuta dal nostro giornale ci permette forse di poter gettare una lama di luce in queste tenebre. Siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di un documento dal quale risulterebbe che il vero ostacolo alla ripresa dei lavori non sarebbe di natura politica ma legale.
Si tratterebbe di una diffida per la sospensione dei lavori e sarebbe stata redatta dopo un approfondito esame degli elaborati e dei documenti tecnici messi finalmente a disposizione degli esercenti dagli uffici comunali. Si tratterebbe soprattutto di dubbi connessi all’idoneità dei punti vendita e di sicurezza del posto di lavoro. Il progetto esecutivo non consentirebbe di individuare le aree nelle quali si intendono collocare gli alimentari né se esistono i requisiti in ragione delle prescrizioni normative vigenti relative ad esempio al percorso merci e l’individuazione delle zone di carico e scarico, per cui, a prescindere dalle ovvie considerazioni riguardanti le vie di accesso e i problemi di congestione del traffico, le perplessità diventano ancora più serie ove si considerino le singole categorie di merci da trasportare, alcune delle quali soggette a contaminazione.
La scelta dell’amministrazione inoltre sembra sia stata quella di consegnare i box dedicati agli alimentari al rustico e di non specializzare le dotazioni per prodotto, per cui non tutti gli operatori avrebbero le necessarie autorizzazioni, in particolare quella sanitaria, essenziali per lo svolgimento dell’attività. Dall’analisi emergerebbe infine che non ci sono gli spazi per tutti. Infatti, laddove precedentemente erano presenti 21 operatori, ora lo spazio previsto sarebbe per 15, senza che all’interno della struttura sia dato individuare ulteriori spazi idonei ad ospitare le attività.
Questi sembrerebbero essere i punti, alla luce dei  quali il progetto sembrerebbe da un lato violare le prescrizioni legislative e regolamentari di igiene e sicurezza e dall’altro la certezza di vedersi assegnato il posto dove lavorare.

 

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Dalle scuole della Garbatella la protesta contro il decreto

Dalle scuole della Garbatella la protesta contro il decreto

Una falsa riforma che tende soprattutto a “far cassa” umiliando l’insegnamento pubblico. Il diktat del decreto legge

di Andrea Pioppi, insegnante elementare

Quest’anno scolastico non è cominciato come al solito, a Garbatella come in tutta Italia. Il “merito” è del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini che, a pochi giorni dall’inizio delle lezioni, ha diffuso il testo del Decreto Legge n. 137. Fatto passare come un ritorno ai valori di un tempo (grembiule, condotta, figura paterna/materna dell’insegnante), in realtà il decreto oltre a dare il via a 150mila esuberi tra personale docente e non docente, cambierà profondamente (in peggio) la scuola italiana. …..

Dalle scuole della Garbatella la protesta contro il decreto

Una falsa riforma che tende soprattutto a “far cassa” umiliando l’insegnamento pubblico. Il diktat del decreto legge

di Andrea Pioppi, insegnante elementare

Quest’anno scolastico non è cominciato come al solito, a Garbatella come in tutta Italia. Il “merito” è del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini che, a pochi giorni dall’inizio delle lezioni, ha diffuso il testo del Decreto Legge n. 137. Fatto passare come un ritorno ai valori di un tempo (grembiule, condotta, figura paterna/materna dell’insegnante), in realtà il decreto oltre a dare il via a 150mila esuberi tra personale docente e non docente, cambierà profondamente (in peggio) la scuola italiana.

Come? Da noi se ne è discusso tra insegnanti e genitori davanti ai tavolini allestiti per la raccolta di firme davanti alla Cesare Battisti e all’Aurelio Alonzi.
Qualcuno è già al corrente della situazione ma la maggior parte dei genitori, incuriositi e preoccupati, si fermano a parlare chiedendo chiarimenti agli insegnanti. Pochissimi quelli che si mostrano infastiditi e tirano via facendo finta di niente. In meno di tre giorni vengono raccolte circa 700 firme: un segno di grande interesse considerando che il numero degli alunni nei due plessi supera di poco i 600!
Se ne è parlato anche alla Villetta in un’assemblea pubblica che ha visto per la prima volta la partecipazione di insegnanti e genitori provenienti da tutte le scuole della zona: Battisti, Alonzi, Tempesta, Malaspina, Leonardo da Vinci e Principe di Piemonte. Quello che è emerso dalle discussioni è stata soprattutto l’esigenza di mobilitarsi e di rendere visibile la protesta costringendo anche le organizzazioni di categoria a prendere posizione e a muoversi, ma soprattutto l’esigenza di informare, di supplire alla mancanza di notizie chiare e corrette da parte dei mass media che hanno puntato soprattutto sugli aspetti più superficiali del decreto sorvolando sulla vera natura di questi provvedimenti. Per questo ovunque sono nate iniziative spontanee promosse dagli insegnanti e genitori, dalle occupazioni simboliche delle scuole alle “fiocco-late” e alle notti bianche. Anche le scuole dell’XI Municipio sono scese in piazza: nel pomeriggio del 10 ottobre dei minicortei, formati da insegnanti, genitori ed alunni provenienti da San Paolo, dalla Montagnola e dalla Garbatella si sono diretti verso Piazza Damiano Sauli dove, davanti alla Cesare Battisti hanno dato vita ad una vivace ed affollata assemblea pubblica nel tentativo di coinvolgere tutti i cittadini nella lotta per la difesa della scuola pubblica.
Tutti gli interventi che si sono succeduti, tra i quali quello del Presidente del Municipio, insieme ai numerosi striscioni e cartelli esplicativi hanno cercato di rendere chiaro a tutti qual è il piano del ministero: un piano triennale che prevede 8.000 miliardi in meno alla scuola. Non ci possiamo permettere, ha detto il Ministro Tremonti, una scuola di qualità! 42.000 non docenti e 100.000 insegnanti in meno di cui 87.000 solo nella Scuola Elementare.
Ciò porterà all’innalzamento del numero di alunni per classe fino a 29/30, alla riduzione generalizzata del tempo scuola e all’introduzione del “maestro unico” con la progressiva scomparsa sia delle classi modulari che del tempo pieno che sarà sostituito da un “doposcuola” realizzato utilizzando gli insegnanti di ruolo in esubero (finchè ce ne saranno) e alla totale eliminazione degli insegnanti specialisti di lingua straniera.
Bisogna puntare alla “essenzializzazione” delle conoscenze, ha detto il Ministro Gelmini, ma non finisce qui: non sarà solo la Scuola Elementare ad essere colpita. La riduzione del tempo scuola e del numero dei docenti riguarderà tutti i gradi dell’istruzione dalla materna all’università. Inoltre nella proposta di Legge n.953 presentata in parlamento dall’on.Aprea è prevista la completa equiparazione della scuola privata alla scuola pubblica o, per meglio dire, la privatizzazione di fatto di quest’ultima.
Dove ci porta tutto questo se non alla fine della scuola come diritto inalienabile ed uguale per tutti come previsto dalla Costituzione per sostituirla con un’idea di scuola soggetta alle leggi di mercato dove solo chi può permetterselo avrà un’istruzione adeguata, dove saranno penalizzati maggiormente i più deboli (gli alunni con difficoltà di inserimento e di apprendimento, i meno abbienti, gli abitanti delle regioni del centro-sud, gli immigrati, come chiarisce la mozione della Lega Nord approvata in parlamento che per loro vorrebbe classi speciali).

Si parla di livelli minimi di competenze senza fornire gli strumenti necessari per mettere tutti in condizione di raggiungerli: è più semplice bocciare senza nemmeno porsi il problema di comprendere le implicazioni e la delicatezza delle questioni in gioco. Proprio come andare al mercato, con la differenza che qui non si tratta di frutta o patate ma di scuola e bambini. Hai i soldi?
Compri la scuola  privata migliore (pagata in parte con i risparmi fatti sulla scuola pubblica)! Non li hai?
Ti prendi quel che rimane, la seconda o la terza scelta. La stessa cosa succederà con i bambini (i nostri figli, i nostri alunni). Si accoglieranno e si manderanno avanti solo i migliori, quelli che non hanno problemi, che hanno una famiglia che può supportarli alle spalle.
Gli altri diventeranno solo tara, merce improduttiva, gente che prima esce dal mondo della scuola meglio è, tanto che se ne fanno della cultura?
Di questo e di altro ancora si è parlato in questo inizio di anno scolastico davanti alle scuole del nostro quartiere. Difendere i diritti acquisiti non significa dire che tutto va bene così com’è. Per questo è necessario che tutti i cittadini discutano ed agiscano concretamente, per diventare nuovamente protagonisti del proprio futuro e per assicurarne uno ai propri figli.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 -Novembre 2008

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Una via dedicata a T. Imperatore!

Una via dedicata a T. Imperatore!

Capita a volte di prendere o di incrociare il 715 che indica nella tabella luminosa la direzione del capolinea di Via T. Imperatore. Chi sarà mai questo signor T. Imperatore cui è dedicata una strada del quartiere? Quale sarà il suo nome?
Tommaso, Taddeo, Torquato, Tullio? Si tratta niente po’ po’ di meno di Tiberio, secondo imperatore di Roma, successore di Augusto. Imperatore quindi non è un cognome, come sembra indicare la tabella del 715, ma un titolo. Se si vuole accorciare la dicitura, si scriva semplicemente Via Tiberio, senza scomodare l’incolto ufficio complicazione cose semplici. Ma non meravigliamoci troppo, stessa sorte è capitata anche ad Augusto: su alcuni di quei bus a due piani adibiti al giro turistico di Roma, tra le tappe che vengono elencate ce n’è una indicata a Piazza A. Imperatore! Chi sa i commenti dei turisti in visita nella ex …..

Una via dedicata a T. Imperatore!

Capita a volte di prendere o di incrociare il 715 che indica nella tabella luminosa la direzione del capolinea di Via T. Imperatore. Chi sarà mai questo signor T. Imperatore cui è dedicata una strada del quartiere? Quale sarà il suo nome?
Tommaso, Taddeo, Torquato, Tullio? Si tratta niente po’ po’ di meno di Tiberio, secondo imperatore di Roma, successore di Augusto. Imperatore quindi non è un cognome, come sembra indicare la tabella del 715, ma un titolo. Se si vuole accorciare la dicitura, si scriva semplicemente Via Tiberio, senza scomodare l’incolto ufficio complicazione cose semplici. Ma non meravigliamoci troppo, stessa sorte è capitata anche ad Augusto: su alcuni di quei bus a due piani adibiti al giro turistico di Roma, tra le tappe che vengono elencate ce n’è una indicata a Piazza A. Imperatore! Chi sa i commenti dei turisti in visita nella ex Caput mundi!

Paola Bondemi


I marciapiedi invasi da bancarelle

Negli ultimi tempi sono stati rifatti diversi marciapiedi, molto belli e funzionali, soprattutto quelli realizzati agli angoli delle strade (per esempio quelli all’angolo fra Via Caffaro, Via Persico e Via Badoero). Non ci sono più autovetture parcheggiate in maniera selvaggia e, per il traffico veicolare, la visibilità agli incroci è migliorata. Però sono cominciate a spuntare come funghi bancarella abusive di ogni genere. Mi chiedo: i marciapiedi sono stati modificati per decoro urbano e per impedire il parcheggio agli incroci oppure per favorire la collocazione di bancarelle? Non bastano quelle, orribili, sulla Circonvallazione Ostiense? Mi dispiace dirlo, ma Roma si sta trasformando in una casbah?

G. Casoli

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Un “rudere” a Piazza Sauli

Un “rudere” a Piazza Sauli

Parecchio tempo fa una masnada di teppisti si divertirono a fracassare a Piazza Sauli una cabina telefonica che poteva essere utile a quei pochi che ancora non
hanno dimestichezza con i telefonini. Ma tant’è! Da allora il rudere di quella cabina fa bella mostra di sé nella piazza, a documentare l’inciviltà dei nostri tempi.

Dante Jacuzzi

Via Filippo Tolli in attesa che ci scappi il morto

L’inserimento di Via Filippo Tolli nella Via Alessandra Macinghi Strozzi è pericolosissimo, a causa delle macchine che, parcheggiando proprio all’incrocio, coprono completamente la visuale. Abbiamo segnalato …..

Un “rudere” a Piazza Sauli

Parecchio tempo fa una masnada di teppisti si divertirono a fracassare a Piazza Sauli una cabina telefonica che poteva essere utile a quei pochi che ancora non
hanno dimestichezza con i telefonini. Ma tant’è! Da allora il rudere di quella cabina fa bella mostra di sé nella piazza, a documentare l’inciviltà dei nostri tempi.

Dante Jacuzzi

Via Filippo Tolli in attesa che ci scappi il morto

L’inserimento di Via Filippo Tolli nella Via Alessandra Macinghi Strozzi è pericolosissimo, a causa delle macchine che, parcheggiando proprio all’incrocio, coprono completamente la visuale. Abbiamo segnalato più volte il rischio, denunciato peraltro anche da Cara Garbatella. Nel quartiere sono stati modificati decine di marciapiedi: è possibile che non si riesca a mettere in sicurezza quell’incrocio? Che si aspetta, che ci scappi il morto?

Carla Canella

 

I parcheggi: che problema

Abito alla Garbatella da oltre 50 anni e noto che si è riusciti a far precipitare la situazione dei parcheggi. La recente ristrutturazione delle strade è stata pensataproprio per portare ad una grossa riduzione dei posti auto e alla esasperazione dei residenti. Chi ha avuto questa brillante idea avrà pensato che mettendo alle strette i residenti, questi inizieranno a protestare. Quando le proteste saranno belle corpose e gli animi esasperati, questo sarà il momento per rifilare la panacea di tutti i mali: le strisce blu! Ma solo un cieco non se ne sarebbe accorto del business che c’è dietro. Non si vanno a colpevolizzare coloro che hanno ridotto del 50 per cento i posti auto, ma si va verso la soluzione strisce blu = entrate per il Comune. Poi, una volta instaurate le strisce blu, vorrei vedere se verranno tutelati i diritti dei residenti con controlli verso chi paga il parcheggio e non. Sicuramente, non essendo una zona come l’Eur, ci ritroveremo auto parcheggiate senza aver pagato il pedaggio, senza alcun controllo e noi di nuovo a girare e girare per trovare un buco di parcheggio. Conoscendo la logica di chi ha avuto l’interesse ad intasare la Garbatella mi è stato facile arrivare a queste deduzioni.

Bruno Sellati

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Il nostro Municipio difende i menù etnici


Il nostro Municipio

difende i menù etnici
Il consiglio municipale ha votato
una mozione che impegna presidente
e assessore competente a
promuovere presso il dipartimento
scuola del Comune la prosecuzione
del progetto dei menù etnici,
affiancandoli anche con menù di
tradizione regionale. Il voto del
consiglio contrasta con l’orientamento
del neo assessore comunale
alla scuola Laura Marsilio che si è
sempre pronunciata contraria ai
menù etnici.

 
 
Auguri, anche se in ritardo,
alla
gentilissima signora
Concetta
Rizzo Esposito “Siciliana” della
Garbatella che ha compiuto
94
anni!

La redazione di Cara Garbatella

 

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Esasperato dalle cacche dei cani Folla in piazza Sauli per vedere “Nazirok” Nuova area ludica al Parco Magnaghi

Esasperato dalle cacche dei cani

Folla in piazza Sauli per vedere “Nazirok”

Nuova area ludica al Parco Magnaghi

Esasperato dalle cacche dei cani

Mi rivolgo ai vigili urbani e al Municipio per una situazione che ormai va avanti da tempo. Tra Via Ignazio Persico e Via Magnaghi c’è un parco con dei giochi per bambini, che tra l’altro ora finalmente stanno risistemando. Ma taluni continuano a portarci i loro cani che naturalmente fanno i loro bisogni che i proprietari non raccolgono.
Nonostante a Via Persico ci sia l’entrata per uno spazio riservato ai cani, le persone continuano a portarli in quello dove giocano i bambini, motivando il fatto con una situazione disastrata dell’area cani. E così i bambini si ritrovano a giocare in mezzo alla cacca dei cani, in un contesto igienico schifoso.
Sinceramente sono un po’ stufo di questa situazione, sia del parco che del fatto che ormai le strade della Garbatella sono un campo minato di cacche di cani. Non si può camminare più ne a piedi, ne tanto meno con i passeggini, senza evitare di calpestare escrementi. I controlli non ci sono. Non ho mai visto un vigile fare una multa o controllare che i padroni dei cani abbiano tutto gli attrezzi per pulire. Se necessario cercherò di mettere in piedi una petizione e non credo che ci voglia molto a raccogliere firme, perché di persone esasperate come me ce ne sono molte.

Federico Mugnari


Folla in piazza Sauli per vedere “Nazirok”

Il film-documentario “Nazirok” del regista Claudio Lazzaro, un’inchiesta sul mondo dell’estrema destra e del movimento neonazista Forza Nuova di cui è leader il parlamentare europeo Roberto Fiore, è stato proiettato con grande partecipazione di pubblico in Piazza Damiano Sauli il 28 maggio scorso, su iniziativa del Centro sociale La Strada. “Il mio film, ha raccontato il regista, non è stato praticamente possibile diffonderlo nei cinema per le minacce arrivate da Forza Nuova.
Fortunatamente però viene distribuito nelle librerie”.

Nuova area ludica al Parco Magnaghi

Venerdì 30 maggio, alla presenza del Presidente del Municipio Andrea Catarci, del Consigliere provinciale Gianluca Peciola e degli Assessori del Municipio Roma   XI, è stata inaugurata la nuova area ludica che, grazie ai finanziamenti della Provincia di Roma, è stata installata nel Parco di Via Magnaghi. La cerimonia si è tenuta alla presenza di numerosi bambini e con l’accompagnamento musicale di alcuni gruppi locali.
E’ stata una grande festa, un’occasione per trascorrere un pomeriggio in allegria e serenità, soprattutto per i più piccoli.

 

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Il circolo del PD in Via delle Sette Chiese

Il circolo del PD in Via delle Sette Chiese

Il PD (Partito Democratico) della Garbatella, nato dalla fusione dei DS (Democratici di Sinistra) con la Margherita, ha aperto il suo circolo di quartiere in Via delle Sette Chiese 62: responsabile, Federico Raccio. Nella vecchia sede di Via Passino 26, al piano terra della storica Villetta, sono rimasti gli …..

Il circolo del PD in Via delle Sette Chiese

Il PD (Partito Democratico) della Garbatella, nato dalla fusione dei DS (Democratici di Sinistra) con la Margherita, ha aperto il suo circolo di quartiere in Via delle Sette Chiese 62: responsabile, Federico Raccio. Nella vecchia sede di Via Passino 26, al piano terra della storica Villetta, sono rimasti gli aderenti a SD (Sinistra Democratica): segretario della sezione, unica per tutto l’XI Municipio, il sindacalista Natale Di Schiena. Sinistra Democratica nasce dalla mozione Mussi che, nel congresso della Garbatella dei Democratici di Sinistra dell’anno scorso, risultò maggioritaria rispetto alla mozione Fassino, che prevedeva lo scioglimento del partito e la confluenza in un nuovo organismo politico. La sezione di Sinistra Democratica è intitolata al martire delle Ardeatine Giuseppe Cinelli, rievocando in tal modo l’intitolazione della originaria sezione Garbatella del PCI.

 

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Un olivo ultracentenario al centro della rotonda

Un olivo ultracentenario al centro della rotonda

Ha quasi il doppio degli anni  …..

Un olivo ultracentenario al centro della rotonda

Ha quasi il doppio degli anni della Garbatella l’olivo che, nottetempo, è stato messo a dimora al centro della rotonda di Piazza Oderico da Pordenone, di fronte alla Regione, porta d’ingresso di rappresentanza al quartiere. L’inaugurazione del nuovo elegante assetto della piazza è avvenuto il 3 aprile scorso: l’albero  ultracentenario, un arredo urbano vivo, rappresenta un invito alla riflessione e all’armonia interiore ambientale rispetto ai ritmi frenetici quotidiani. L’intervento, ideato da Paolo Moccia, consigliere uscente della precedente giunta municipale delegato alle Politiche ambientali del Municipio, è stato possibile grazie alla sponsorizzazione di Ecoservizi Italia srl e alla collaborazione del presidente dell’Associazione Itaca, Simonetta Greco.

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La rassegna “Teatri di vetro” negli spazi del quartiere

La rassegna “Teatri di vetro” negli spazi del quartiere

di Federica Zampa

La sezione esterna della rassegna “Teatri di vetro” già nel 2007 ha portato azioni sceniche nei cortili, nei giardini, negli spazi aperti della Garbatella. In questa seconda edizione le performance sono state di più.
A partire da queste esperienze, l’incontro – promosso …..

La rassegna “Teatri di vetro” negli spazi del quartiere

di Federica Zampa

La sezione esterna della rassegna “Teatri di vetro” già nel 2007 ha portato azioni sceniche nei cortili, nei giardini, negli spazi aperti della Garbatella. In questa seconda edizione le performance sono state di più.
A partire da queste esperienze, l’incontro – promosso dalla Casa del Municipio XI-Urban Center, tst, Rialtosantambrogio e coordinato da Luca Arnaudo – ha attivato un confronto sulle interpretazioni dei luoghi proposte da figure diverse: attori e registi, ma anche studiosi della città, antropologi, critici d’arte. Un confronto tra sguardi dentro la città, dentro i suoi frammenti. Che cosa producono queste esperienze, abbiamo chiesto agli intervenuti.

Costruiscono spazi, anche momentanei, del pubblico? Modificano pratiche d’uso? Ci aiutano a capire qualcosa di più sulle forme dell’abitare contemporaneo?
Per Roberta Nicolai, organizzatrice della rassegna, fare teatro negli spazi aperti significa trasformare un pezzo di città in una “cittadella dello spettacolo”. In questo la Garbatella esprime una sua qualità specifica: risponde con la pluralità dei propri spazi alla pluralità dei linguaggi e delle estetiche.
Del teatro come esperienza “nomade”, di transito su luoghi dall’identità che si rinnova o si inventa nel corso dell’evento artistico, hanno parlato Giordano Giorni di Giano, Alessandra Ferraro di Margine operativo, Daniele Vazquez e Laura Martini di Luoghisingolari.
Per Giano, agendo in spazi urbani come un cortile o uno stenditoio, la tessitura dello spettacolo incorpora pezzi di storia, frammenti di vita quotidiana.
Imprevisto, il contesto irrompe nella partitura scenica e produce singolari alleanze. La stessa esperienza è vissuta da Margine operativo nei luoghi di passaggio della metropoli. In azioni studiate per svilupparsi, su tempi lunghi, nella stazione di una metropolitana, la magia del casuale irrompe dall’ibridazione tra eventi random e struttura del testo teatrale. Il “dentro” e “fuori” dai confini, l’attraversamento delle soglie è sperimentato da Luoghi singolari nelle case del Pigneto, nel corso del progetto “Alma Dromestica”.
Entrare ed uscire liberamente dalle case, utilizzare le cose in esse contenute, allude ad una nuova società post capitalistica. L’habitat domestico non rappresenta più l’appropriazione esclusiva di uno spazio, diviene un luogo ibrido che sovverte le categorie di privato e pubblico.
Il teatro come pratica di ascolto delle società locali è il progetto che Pino di Buduo con Potlach ha portato avanti in un piccolo centro come Fara Sabina o nei dintorni di Klagenfurt. Ascoltare per giorni il territorio per aiutare gli abitanti a vedere una città che non avevano mai visto prima. Ma anche per scoprire corrispondenze e sorprendenti consonanze, magari nascoste da abissali distanze geografiche, come fa Andrea Satta (Têtes de Bois) con il progetto sul 41° parallelo e con il libro, appena uscito, “Avanti Pop”.
Perché, come ha precisato nel suo intervento conclusivo Ilaria Vasdeki, se l’arte ha una responsabilità è quella di far emergere cose, sostanza, significati dai luoghi.

 

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Se n’è andata Derna De Angelis l’ultima delle “Sgarbatelle”

Se n’è andata Derna De Angelis l’ultima delle “Sgarbatelle”

di Lorena Guidaldi

Questo è il ricordo di una persona speciale. Il due marzo ci ha lasciato Derna De Angelis, l’ultima delle “Sgarbatelle”, e noi, con queste righe, vogliamo ricordarla ma soprattutto vogliamo raccontarla un po’ a chi non l’ha conosciuta. …..

Se n’è andata Derna De Angelis l’ultima delle “Sgarbatelle”

di Lorena Guidaldi

Questo è il ricordo di una persona speciale. Il due marzo ci ha lasciato Derna De Angelis, l’ultima delle “Sgarbatelle”, e noi, con queste righe, vogliamo ricordarla ma soprattutto vogliamo raccontarla un po’ a chi non l’ha conosciuta.
Personaggio molto noto nel quartiere, per vari motivi; dalla gestione della storica trattoria “Li scalini”, oggi passata alla figlia Marisa, al ricevimento del premio “nonna Garbatella” che il Municipio assegna ogni anno, Derna è stata un personaggio veramente caratteristico. Nata il 25 aprile del 1914, è stata la tipica donna passata attraverso la guerra e il dopoguerra, con l’onere di una famiglia numerosa che è sempre riuscita a portare avanti con determinazione ed ingegno, insieme a un marito con il quale ha condiviso oltre cinquant’anni di vita in comune, sette figli viventi, nipoti e pronipoti.
E’ stata il pilastro della sua famiglia ma anche un pilastro del quartiere, un punto di riferimento per quanti l’hanno conosciuta e hanno potuto apprezzare la sua generosità: benché non trasparisse mai dal volto e dalle parole, aveva una umanità e un altruismo profondi e senza limiti. Ha cucinato per i clienti della “sua” famosa trattoria fino ad 86 anni, dopo una vita di duro lavoro sia negli alberghi della “dolce vita” romana, dove ha conosciuto personaggi famosi dei quali amava raccontare vari episodi, ma anche nelle fontane a lavare la biancheria dei “signori”.
Forse è stata questa abitudine al sacrificio a non farle perdere mai di vista l’importanza dei veri valori e a mettere i bisogni degli altri sempre davanti ai propri.
Se ne è andata come ha vissuto: senza chiedere niente per sé, senza dare fastidio a nessuno. Dopo aver lavorato con fatica una vita intera, si è addormentata per sempre circondata dai suoi affetti più cari. Insieme ai suoi, l’ hanno pianta in tanti: tutti quelli che avevano sempre riso con i suoi “stornelli” e le sue battute romanesche, quelli che hanno ricevuto tanto aiuto concreto e quelli che, in un modo o nell’altro, hanno avuto modo di conoscerla e senz’altro di apprezzarla.
Ciao “Sgarbatella”, ci mancherai, ma siamo sicuri che, se c’è un paradiso e se lassù c’è un teatro, senz’altro tu sei lì che canti e balli per tutti.

 

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“La volpe e l’uva”: era la nostra osteria

1983-1986: il vecchio amato locale di Via Giovanni Ansaldo

“La volpe e l’uva”: era la nostra osteria

Una pazza avventura tra vini, birre e stuzzichini
Ricordi di Nicola Cozza

In Via Ansaldo 5 c’era una vecchia mescita di vino sfuso. Il locale era un seminterrato, arredato in modo semplice, con piccoli tavolini e sedie di legno. La parete di fondo era totalmente occupata da tre grandi contenitori rettangolari costruiti in cemento armato, con un grande rubinetto sul fondo.
Da questi il vino veniva versato dentro quattro piccoli …..

1983-1986: il vecchio amato locale di Via Giovanni Ansaldo

“La volpe e l’uva”: era la nostra osteria

Una pazza avventura tra vini, birre e stuzzichini
Ricordi di Nicola Cozza

In Via Ansaldo 5 c’era una vecchia mescita di vino sfuso. Il locale era un seminterrato, arredato in modo semplice, con piccoli tavolini e sedie di legno. La parete di fondo era totalmente occupata da tre grandi contenitori rettangolari costruiti in cemento armato, con un grande rubinetto sul fondo.
Da questi il vino veniva versato dentro quattro piccoli recipienti di ceramica bianca, dai quali si attingeva per servire il vino ai clienti. Il locale disponeva anche di una zona esterna, con alcuni alberi e verdi siepi, attrezzato con tavoli e panche. Durante l’estate era un piacevole ritrovo per chi amava bere un bicchiere di vino fresco insieme con qualche sfizio, spesso portato da casa. A Via Ansaldo il vino scorreva rallegrando gli animi, come in una “fraschetta” dei Castelli. Alcuni vecchietti, clienti fissi dal naso un po’ rosso, passavano intere giornate affogando nel vino e nelle chiacchiere i loro anni residui.
Successivamente nella gestione subentrò un gruppo di giovani che trasformò la mescita sfusa in enoteca, con vini, birre, stuzzichini, piatti freddi e musica dal vivo. L’enoteca, denominata “La Volpe e l’Uva”, divenne un ritrovo particolare, un punto di riferimento per chi voleva trascorrere alcune ore serene, in un ambiente diverso dai locali tradizionali. Fu anche un punto di incontro di esponenti politici che apprezzavano l’originalità della struttura e del menù.
Renato Nicolini, famoso assessore che creò l’Estate Romana, ne parlò per radio, indicandolo come una idea nuova, caratteristica, all’interno di un quartiere storico e interessante come la Garbatella.
Un giorno Luigi, un caro amico che gestiva con altri “La Volpe e l’Uva”, mi invitò ad andarlo a trovare. Accettai l’invito e andai da lui verso le sei di un pomeriggio nel quale la curiosità di vederlo all’opera come oste fu più forte di ogni altro impegno. Mi accolse con la sua naturale allegria. Mi fece accomodare nella sala grande, piena di tavoli e sedie che aspettavano i clienti serali e andò nella dispensa a prendermi qualcosa di buono da bere. Sbucò dalla cucina con una bottiglia di vino di grande pregio. Un rosso piemontese secco e forte che subito travasò, da grande sommelier, in una caraffa per farlo ossigenare. Subito dopo si allontanò per organizzare il menù serale.
Restai solo, seduto al tavolino, al centro della sala, di fronte ad un bicchiere di vino forte. Dopo alcuni assaggi a stomaco vuoto, in quell’orario insolito, la testa si era un po’ appesantita. Mi sentivo come un alcolizzato cronico che non poteva fare a meno del suo bicchiere in qualsiasi ora del giorno.
Luigi, ogni tanto, appariva, si assicurava che tutto andasse bene, sottolineava la bontà del vino – Buono vero? – e ritornava in cucina. Restai un certo tempo seduto al tavolino, con sensazioni insolite, guardando fisso il fondo del bicchiere come un ubriaco che riflette, sconsolato, sulla vita. Poi mi alzai e andai da Luigi sempre più impegnato ad organizzare la serata. Lo salutai, con mille auguri per la sua attività ed andai via.
Nei giorni successivi parlammo ancora dell’enoteca. Luigi mi sollecitò a subentrare come socio. Ne parlai con Enzo, il grande amico di sempre. Potremmo caratterizzarla! – dissi – organizzarci musica dal vivo! (era sempre stata la mia passione). E’ anche un modo per frequentarci di più; la vita di oggi, con i suoi ritmi, rende difficile vivere anche l’amicizia.
L’idea, insomma, ci stuzzicava e alla fine decidemmo di entrare nella società. L’avventura, tale fu, ebbe inizio. Da parte mia e di Enzo c’era rispetto professionale verso gli altri due soci. L’enoteca – dicevano – cammina da sola, come un orologio! In realtà non riuscimmo a calcolare quanti minuti perdeva, ogni giorno, l’orologio. Le nostre esperienze in materia erano zero. Il nostro primo impegno fu servire ai tavoli: prendere gli ordini, portarli in cucina, ricevere i piatti preparati e consegnarli ai tavoli. Fu un mezzo disastro!
Ancora oggi, quando vedo i camerieri nei ristoranti, che prendono ordinazioni per dieci o più persone, li guardo con ammirazione: li considero dei geni! Ho ricordi indelebili di quegli anni e delle varie situazioni vissute. Ne rievocherò nei prossimi numeri del giornale, per riviverli insieme ai nostri lettori.

 

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Tanti in cerca del set dei Cesaroni

Tanti in cerca del set dei Cesaroni

Dopo il successo della fiction tv, la popolarità del quartiere ha raggiunto livelli da fenomeno di
costume nazionale. Al di là dei disagi, è possibile ricavarne dei benefici per la collettività?

di Alessandra De Luca

Da periferia dimenticata e pagana, teatro di dissolutezza e delitto – come fu quello dello “shangaino” consumato al buio di un lotto delle case popolari, descritto da Pasolini in “Una vita violenta” – a quartiere metafora di un vissuto popolare e solidale, sfondo colorito e pittoresco di storie d’amore e d’amicizia vissute dalla famiglia Cesaroni, nell’attuale seguitissima fiction televisiva. …..

Tanti in cerca del set dei Cesaroni

Dopo il successo della fiction tv, la popolarità del quartiere ha raggiunto livelli da fenomeno di
costume nazionale. Al di là dei disagi, è possibile ricavarne dei benefici per la collettività?

di Alessandra De Luca

Da periferia dimenticata e pagana, teatro di dissolutezza e delitto – come fu quello dello “shangaino” consumato al buio di un lotto delle case popolari, descritto da Pasolini in “Una vita violenta” – a quartiere metafora di un vissuto popolare e solidale, sfondo colorito e pittoresco di storie d’amore e d’amicizia vissute dalla famiglia Cesaroni, nell’attuale seguitissima fiction televisiva.
E’ cambiata così, nell’arco di mezzo secolo, la visione – nell’immaginario collettivo – della Garbatella di Roma, da sempre musa ispiratrice di tanta letteratura, e protagonista – spesso principale e prediletta – dell’arte cinematografica del nostro Paese.
Sono stati per primi i registi del nostro neorealismo cinematografico a trasformare la somma di quelle che (allora) erano umili palazzine di Garbatella in grandi scenografie, come tanti vecchi fondali accostati l’uno all’altro. Un neorealismo che intendeva la realtà di tutti i giorni come pretesto per “parlare d’altro”, rappresentando la “naturalezza del reale” per comunicare allo spettatore valori che nel tempo si sarebbero poi rivelati ben più grandi. Il quartiere popolare, quindi, come specchio della condizione umana, talvolta anche disperata, dove ogni vicolo e muretto acquisiscono valore pienamente narrativo, diventando parte fondamentale della vicenda.Cesaroni foto De Lillis
Oggi, nel realismo dei Cesaroni la rappresentazione della realtà è crudamente nelle immagini, nelle persone e nella trama degli episodi che si avvicendano l’uno dopo l’altro, riuscendo a tenere incollati allo schermo milioni di spettatori. Non c’è niente di più di quello enunciato.
Mestieri credibili e storie che abbracciano le consuetudini di una vita semplice, rapporti umani cementificati da amore, amicizia, condivisione e solidarietà: questo, semplicemente, “trasmette” la fiction, e proprio questa è la chiave del suo successo. Ricerca della naturalezza e credibilità del reale trovano espressione, anche in questo caso, nello scenario della Garbatella, una vocazione naturale per un quartiere nato dall’idea dei suoi architetti di dare vita a un’edilizia popolare pensata al servizio dell’allegria di coloro che dovevano “viverla”, non solo in termini di spazio.
Sì, perché la Garbatella è ancor oggi un tessuto edilizio cesellato, rappresentato da casette isolate e viuzze che sfociano in tanti piccoli spazi collettivi rappresentati da lotti e innumerevoli cortili. Una piccola città nella città, una dimensione a misura d’uomo che conserva intatto ancora oggi il senso di un’abitare “felice”. E un patrimonio storico da tutelare, valorizzare e scoprire grazie soprattutto alla fervente attività dell’associazionismo e alla stretta collaborazione con le amministrazioni locali.
Un quartiere che, però, potrebbe trarre maggiori benefici dalla “popolarità” guadagnata nel tempo dalle ricorrenti apparizioni sugli schermi. Già in altri luoghi e in casi analoghi sono stati utilizzati diversi strumenti commerciali con l’obiettivo di valorizzare un territorio eccezionalmente all’attenzione di un vasto pubblico. E’ il caso, per esempio, del cosiddetto “cineturismo” a New York, l’organizzazione di veri e propri tour sulle tracce delle location davvero esistenti della fortunatissima serie tv americana “Sex and the City”.
Tour che in poco tempo hanno contribuito ad “arricchire” tutta la zona interessata della città.
Certamente la Garbatella non è New York, e i Cesaroni non hanno davvero niente in comune con le quattro ragazze protagoniste del telefilm statunitense.
E tali differenze impongono altri mezzi e strategie. L’obiettivo è quello di trasformare quelli che spesso sono vissuti come disagi (i problemi di viabilità e le difficoltà di parcheggio durante le riprese, i disagi acustici e di illuminazione degli allestimenti dei set, che spesso si protraggono fino a notte fonda…), in opportunità di crescita, e non solo economica. Escogitare strategie per migliorare, in altre parole, il quartiere, attraverso opere di manutenzione di spazi verdi, strade e aree comuni; o anche intensificare le offerte culturali già esistenti, come è stato fatto in Francia a Belleville, il quartiere di Parigi – fra l’altro gemellato proprio con la Garbatella – e diventato famoso grazie ai racconti di Daniel Pennac.
La riqualificazione del quartiere  andrebbe a beneficio non solo dei suoi abitanti ma dell’intera collettività che qui può ritrovare parte della propria storia culturale, sociale, architettonica e anche spunti creativi dove continuare a proiettare il proprio futuro che, come il quartiere sembra suggerire costantemente, non può prescindere da un passato così intenso.

 

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“La città Garbata”: un video tutto miele Ma la nostra è anche storia di vita agra

Una produzione dall’Istituto Luce presentata al teatro Palladium

“La città Garbata”: un video tutto miele Ma la nostra è anche storia di vita agra

di Gianni Rivolta

Che scorpacciata di Garbatella in queste ultime settimane.
Giornali nazionali, tv, politica, cultura hanno scoperto il vecchio quartiere popolare. La bottiglieria dei Cesaroni, la fiction televisiva più seguita dagli italiani, campeggia in prima pagina sul quotidiano il “Giornale”, nella presentazione del nuovo governo la giovane ministra alle Politiche giovanili Giorgia Meloni vanta le sue origini “garbatellane”, l’Istituto Luce presenta al Palladium un mega-video sulla “Città Garbata”, poi messo in vendita nelle edicole del quartiere. Insomma che sta succedendo?  …..

Una produzione dall’Istituto Luce presentata al teatro Palladium

“La città Garbata”: un video tutto miele Ma la nostra è anche storia di vita agra

di Gianni Rivolta

Che scorpacciata di Garbatella in queste ultime settimane.
Giornali nazionali, tv, politica, cultura hanno scoperto il vecchio quartiere popolare. La bottiglieria dei Cesaroni, la fiction televisiva più seguita dagli italiani, campeggia in prima pagina sul quotidiano il “Giornale”, nella presentazione del nuovo governo la giovane ministra alle Politiche giovanili Giorgia Meloni vanta le sue origini “garbatellane”, l’Istituto Luce presenta al Palladium un mega-video sulla “Città Garbata”, poi messo in vendita nelle edicole del quartiere. Insomma che sta succedendo?
Il nostro quartiere è diventato un luogo “cult”, l’oggetto del desiderio dei romani e non solo, l’isola felice della famiglia moderna e scanzonata? Ma che bello … A dire il vero qualche cambiamento l’avevamo avvertito anche noi che ci abitiamo e viviamo. In questi ultimi anni il quartiere un po’ romantico e sonnacchioso è stato rivitalizzato dall’insediamento della Terza Università. Attori, registi, intellettuali e giornalisti l’hanno scoperto come residenza ideale; aprono locali e ristoranti, luoghi d’incontro della “bella gioventù”.
E poi l’ha avvertito chi cerca casa: i prezzi degli immobili, limitrofi al vecchio nucleo di edilizia popolare, sono saliti alle stelle.
Roba da centro storico. Ma è sempre stato così?

Città Garbata e Spartaco Proietti

La Garbatella è sempre stata un’isola felice? Non mi pare proprio. Fin dalla metà degli anni Venti, a ridosso del primo nucleo della Borgata Giardino “Concordia” (così l’avrebbe voluta chiamare il Re e il tecnocrate Paolo Orlando per dare un messaggio di pace sociale dopo l’occupazione delle fabbriche nel “biennio rosso”), erano sorte le casette rapide, e poi quelle per gli sfrattati del centro storico e per ultimo gli Alberghi suburbani, dove famiglie di baraccati e sfollati in seguito agli sventramenti operati dal fascismo alle pendici del Campidoglio vivevano ammassati in pochi metri, una stanza per ogni famiglia anche di sei o sette persone, con i servizi in comune.
Insomma attorno alla Borgata Giardino, costruita per ospitare gli operai dell’Ostiense e forse le maestranze del porto fluviale che doveva sorgere dietro la Basilica di San Paolo, il governatore di Roma e l’Istituto Case popolari avevano avviato un programma di edificazioni urgenti per far fronte alle emergenze della città, si chiamassero sfratti seguiti allo sblocco degli affitti nel centro città, demolizioni di interi quartieri o eliminazione delle baraccopoli abusive in vista del decennale della marcia su Roma del 1932.
Agli orti individuali si sostituirono i giardini condominiali fino ad arrivare alla situazione limite : quella degli Alberghi del popolo.
A sentire i racconti dei vecchi abitanti dei grandi edifici dei lotti 41,42,43 e 44 non era davvero tutto rose e fiori. Anzi. Fin da subito gli inquilini si ribellarono a quella situazione, rivendicando dignità e un po’ di privacy. Le cronache della polizia sono zeppe di segnalazioni di momenti di ribellione da parte degli “albergaroli”
nei confronti della direzione e dei sorveglianti.
Insomma venire alla Garbatella negli anni Trenta significava sprofondare in periferia, lasciare i luoghi dell’infanzia, dei giochi, della spensieratezza, per ritrovarsi lontani da casa, senza servizi né collegamenti con il resto della città. Le case non avevano bagno né acqua corrente (solo cassoni), negli Alberghi l’acqua calda era razionata dalle suore che la concedevano soltanto dopo mezzogiorno.
Emarginazione, degrado, bassi salari, precarietà, sottoproletariato e lavori pesanti, dove non era richiesta la tessera del Partito nazionale fascista. I capifamiglia prevalentemente erano occupati ai Mercati generali come facchini, alle officine del Gas ai forni del carbone, nell’edilizia come manovali o nelle vetrerie di San Paolo.
Questa era la Garbatella raccontata da Pasolini e da Carlo Levi. Una comunità uscita dal nazifascismo pagando un prezzo altissimo, lasciando sotto tonnellate di pozzolana alle Fosse Ardeatine i fratelli Cinelli ed Enrico Mancini, nella campagna della Storta il corpo di Libero De Angelis, fucilato dai tedeschi in fuga e in una fossa comune a Rieti il corpo torturato dello studente universitario Giuseppe Felici medaglia d’oro.
Una eredità pesante raccolta nel dopoguerra dai partiti antifascisti, che svolsero insieme alle parrocchie una funzione emancipatrice e di educazione della popolazione. Come non ricordare gli spettacoli teatrali alla Villetta, con la presenza di Luchino Visconti, la lettura dell’Unità agli analfabeti, le attività sportive ed educative all’oratorio di Sant’Eurosia sotto l’occhio vigile di padre Melani e poi di padre Guido. Le prove sono state tante: quelle degli scioperi a rovescio del primo dopoguerra in difesa dell’occupazione, alle battaglie per la pace; dal terrorismo alla devastazione della droga.
Gli anni Settanta furono drammatici. Alla Garbatella l’eroina fu un fiume in piena. Decine e decine di famiglie furono distrutte. Ma anche allora il quartiere seppe reagire. Rammento le prime riunioni tra noi giovani studenti e le “mamme coraggio” all’osteria di Marisa, le prime assemblee contro l’eroina e poi la nascita dell’Associazione Albatros di Tonino Sangermano che tanto ha fatto in quegli anni sul problema delle tossicodipendenze.
Eppure di tutto ciò nessun ricordo. La Garbatella non è solo case e piazzette, è anche cuore e nervi, socialità, solidarietà, partecipazione alle grandi battaglie democratiche.
Il video dell’Istituto Luce, ricco di belle pellicole d’archivio, dà un’immagine tutta zucchero e miele, assai folcloristica e poco rispondente alla sua vera storia. Nessuna parola sul fascismo, qualche svista storica sul ruolo fondamentale di Paolo Orlando nello sviluppo della zona industriale e nell’edificazione della Borgata Giardino Garbatella, un’immagine idilliaca degli Alberghi suburbani, una sottovalutazione del ruolo di architetti del calibro di Innocenzo Sabbatini.
Insomma la Garbatella non è quella dei Cesaroni e tantomeno solo quella della fontana di Carlotta. C’è certamente da raccontare la storia di un quartiere laboratorio, dove convive il barocchetto romano e il primo razionalismo, il lotto-modello 24 e gli Alberghi del popolo, dove è possibile ancora vivere “il villaggio” ed estraniarsi dal caos cittadino nella pace dei lotti, ma anche quella di una comunità sociale che ha dato un grandissimo contributo alla vita democratica della nostra città.

 

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Si aggrava la crisi del Cto

Si aggrava la crisi del Cto

Di fronte alla minaccia del taglio del pronto soccorso, di urologia (i posti letto sono già passati da 32 a 8), di chirurgia, oculistica, cardiologia, litodressia (per l’eliminazione dei calcoli), del centro trasfusionale e del reparto di chirurgia plastica, si allargano le proteste dei cittadini. Andrea Catarci, presidente del Municipio, a proposito del piano di recupero della Sanità, ha dichiarato: “Ci siamo sempre opposti alla chiusura del pronto soccorso h24 e di urologia.
Abbiamo sempre detto alla Regione che se il piano di rientro impone la chiusura di alcuni servizi, allora è necessaria la compensazione …..

Si aggrava la crisi del Cto

Di fronte alla minaccia del taglio del pronto soccorso, di urologia (i posti letto sono già passati da 32 a 8), di chirurgia, oculistica, cardiologia, litodressia (per l’eliminazione dei calcoli), del centro trasfusionale e del reparto di chirurgia plastica, si allargano le proteste dei cittadini. Andrea Catarci, presidente del Municipio, a proposito del piano di recupero della Sanità, ha dichiarato: “Ci siamo sempre opposti alla chiusura del pronto soccorso h24 e di urologia.
Abbiamo sempre detto alla Regione che se il piano di rientro impone la chiusura di alcuni servizi, allora è necessaria la compensazione con ambulatori e poliambulatori alternativi sul territorio e la tutela dei dipendenti. A Garbatella e a Tor Marancia ci sono soprattutto anziani e nel frattempo anche il Sant’Eugenio è stato dequalificato”.

 

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Sei pannelli didascalici per presentare il quartiere

Sei pannelli didascalici per presentare il quartiere

Una Garbatella fai da te. Sei pannelli, di cui due bifacciali, sono stati sistemati in altrettanti luoghi rappresentativi del quartiere per disegnare un percorso ideale tra le stradine e le piazzette del vecchio quartiere popolare a disposizione degli abitanti e dei visitatori occasionali. …..

Sei pannelli didascalici per presentare il quartiere

Una Garbatella fai da te. Sei pannelli, di cui due bifacciali, sono stati sistemati in altrettanti luoghi rappresentativi del quartiere per disegnare un percorso ideale tra le stradine e le piazzette del vecchio quartiere popolare a disposizione degli abitanti e dei visitatori occasionali.
L’iniziativa dell’XI Municipio, nel quadro dei finanziamenti del contratto di quartiere, è stata realizzata dalla società MP Mirabilia, non nuova a contributi simili in altre parti di Roma.
I testi sono stati redatti da Gianni Rivolta, autore di diverse pubblicazioni sulla Garbatella, accompagnati dalle bellissime fotografie di Giancarlo Proietti, direttore editoriale del nostro giornale, un tandem in corso da anni e che vedrà altri momenti importanti di collaborazione.
I pannelli raccontano le varie fasi di costruzione del quartiere e i fatti salienti che hanno caratterizzato la sua storia. Dalla nascita della Borgata Giardino “Concordia” sorta a piazza Benedetto Brin nel 1920 alle case rapide, dai villini a riscatto di piazza Carlo Randaccio agli Alberghi suburbani, dalla visita di Gandhi nel 1931, alla nascita dell’oratorio di Sant’Eurosia di padre Melani.
Insomma luoghi e storie condensati in poche righe a disposizione di tutti i romani che vogliono visitare il quartiere e che amano la Garbatella.
I pannelli sono stati collocati a piazza B.Brin (bifacciale), piazza Sant’Eurosia, alla scalinata di Carlotta, a piazza Michele da Carbonara, a piazza Nicola Longobardi davanti alla scuola dei Bimbi e a piazza Damiano Sauli davanti alla chiesa (bifacciale).
E’ un piccolo patrimonio da conservare. Sarebbe un delitto deturparli, come già in parte è stato fatto …

 

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Nuovo parcheggio a Piazza B. Brin

Nuovo parcheggio a Piazza B. Brin

Sono in via di conclusione i lavori per il nuovo parcheggio di Piazza Brin. Per questi lavori, che sono stati eseguiti per fare fronte alla penuria di posti macchina creatasi con i lavori di riqualificazione di Via delle Sette Chiese, il Comune ha messo a disposizione un’area demaniale, abbandonata da decenni all’incuria ed infestata da erbacce, utilizzata tempo addietro anche come discarica. …..

Nuovo parcheggio a Piazza B. Brin

Sono in via di conclusione i lavori per il nuovo parcheggio di Piazza Brin. Per questi lavori, che sono stati eseguiti per fare fronte alla penuria di posti macchina creatasi con i lavori di riqualificazione di Via delle Sette Chiese, il Comune ha messo a disposizione un’area demaniale, abbandonata da decenni all’incuria ed infestata da erbacce, utilizzata tempo addietro anche come discarica.
E’ previsto che il numero di posti macchina disponibili sarà di gran lunga maggiore rispetto quelli soppressi dalla riqualificazione. L’area, illuminata durante le ore notturne, sarà separata dai villini Ater confinanti con uno spazio verde appositamente realizzato.

 

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Recuperato il bel portale dell’ex proprietà Nicolai

Un pezzo di storia della Garbatella in Via delle Sette Chiese

Recuperato il bel portale dell’ex proprietà Nicolai

Se ne sono occupati gli attuali proprietari, le suore dell’Istituto Maria Adelaide.
I buoni uffici di padre Guido Chiaravalli. Il restauro sarà completato a luglio

di Cosmo Barbato

Un documento della storia del territorio della Garbatella, salvatosi fortunosamente fino ai nostri giorni ma seriamente minacciato dal degrado, è stato finalmente salvato: ci riferiamo al bel portale sette-ottocentesco che si trova sul muro di cinta della Libera Università San Pio V, nel breve tratto di Via delle Sette Chiese compreso tra Piazza Oderico da Pordenone e la Cristoforo Colombo. …..

Un pezzo di storia della Garbatella in Via delle Sette Chiese

Recuperato il bel portale dell’ex proprietà Nicolai

Se ne sono occupati gli attuali proprietari, le suore dell’Istituto Maria Adelaide.
I buoni uffici di padre Guido Chiaravalli. Il restauro sarà completato a luglio

di Cosmo Barbato

Un documento della storia del territorio della Garbatella, salvatosi fortunosamente fino ai nostri giorni ma seriamente minacciato dal degrado, è stato finalmente salvato: ci riferiamo al bel portale sette-ottocentesco che si trova sul muro di cinta della Libera Università San Pio V, nel breve tratto di Via delle Sette Chiese compreso tra Piazza Oderico da Pordenone e la Cristoforo Colombo.

>Era dal 2002 che Cara Garbatella ne invocava il recupero, sollecitando di volta in volta il Municipio e la San Pio V, l’importante sede universitaria privata che lo annovera tra le sue pertinenze e che a un certo punto sembrava volesse assumersene l’onere.
Avevamo anche fatto appello a qualche generoso cittadino della Garbatella che volesse legare il proprio nome come sponsor del recupero di quella bella opera. Ci siamo recentemente rivolti a padre Guido Chiaravalli, il decano degli Oratoriani della chiesa di San Filippo Neri, del quale abbiamo sempre apprezzato l’amore che porta alle memorie del quartiere nel quale vive ed opera attivamente da mezzo secolo.
Padre Guido ha raccolto il nostro invito e ha fatto suo il nostro appello facendosene interprete presso l’odierna proprietà dei terreni su cui insiste il portale, le suore Figlie del Cuore di Maria dell’Istituto Maria Adelaide.

Risultato, un primo intervento che è servito a liberare il portale dalle piante infestanti che lo avevano avviluppato e che proseguirà a luglio con la stuccatura e ridipintura degli intonaci, dopo che le murature si saranno asciugate. Nel frattempo su quelle murature finalmente libere si sono subito accaniti i soliti graffitari a sottoscrivere la loro ignoranza.
Il portale è l’unico superstite dei 12 che davano accesso alla grande proprietà che era andata formandosi nella zona della attuale Garbatella a nome di mons. Nicola Maria Nicolai
tra la fine del Settecento e il 1839, anno della sua morte. Il Nicolai fu un colto e potente prelato della Curia romana la cui competenza nel campo delle coltivazioni era valsa a procurargli la nomina a ministro dell’agricoltura sotto Gregorio XVI, papa dal 1831.
Nello splendido casale posto sulla più alta collina della zona, risistemato dall’architetto Giuseppe Valadier suo amico, curava la sua passione per la natura, abitando però in centrocittà in Via di Monterone e avendo l’ufficio nel palazzo di Montecitorio. Qui alla Garbatella, su Via delle Sette Chiese, aveva anche atto sistemare dal Valadier la “chiesoletta” dei SS. Isidoro ed Eurosia per comodità dei suoi contadini e dei pellegrini di passaggio.
Ma Nicolai  era anche uno studioso di architetture: i suoi studi sulla Basilica di San Paolo risultarono preziosi per procedere alla sua ricostruzione dopo l’incendio che nel 1822 l’aveva distrutta.
Ancora, al Nicolai si deve l’introduzione dell’eucaliptus nella lotta contro l’impaludamento, causa prima del diffondersi della malaria. Per le sue competenze nel campo dell’ingegneria
aveva presieduto alla costruzione del porto pontificio di Civitavecchia.
Fu presidente dell’Accademia dei Lincei e della Pontificia Accademia Romana di Archeologia.
E’ probabile che il Valadier sia intervenuto anche sul nostro portale. Oggi esso si presenta a un livello leggermente rialzato rispetto a quello della strada, la quale fu ribassata quando si dovette raccordare il piano di quel tratto di Via delle Sette Chiese con quello della Colombo
(progettata alla fine degli anni Trenta del secolo scorso) che l’ ha tagliata.
Il suo arco è sovrastato all’esterno da un fregio architettonico che contiene un bella maiolica policroma rappresentante la Madonna del Rosario, giudicata dagli esperti come un’opera di metà Ottocento o di scuola napoletana settecentesca; all’interno, il fregio contiene un tondo marmoreo rappresentante l’Addolorata con la scritta “Ecce mater tua”. E’ chiuso da un bel cancello di ferro battuto.
Di tutta l’antica proprietà del Nicolai restano oggi in piedi il casale, passato alla famiglia Santambrogio di origine milanese, la “chiesoletta”, i locali dell’oratorio di San Filippo Neri (in origine vaccheria Nicolai) e il nostro bel portale finalmente salvato dal degrado e dall’abbandono.
Un ringraziamento va a chi si è adoprato per il suo restauro e per la sua salvaguardia, quindi alle suore proprietarie e a padre Guido che ha prestato i suoi buoni uffici. Tra coloro
che si erano occupati dell’opera, ricordiamo l’azione in Municipio della consigliera Paola Angelucci, presidente della Commissione cultura: sollecitava un intervento di restauro del portale e anche di risanamento di quel segmento dell’antica Via delle Sette Chiese, finalmente attuato anch’esso nelle scorse settimane.

 

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Viaggio nella Garbatella di Pier Paolo Pasolini

Viaggio nella Garbatella di Pier Paolo Pasolini

Uno spettacolo teatrale ispirato a “Una vita violenta”

Viaggio nella Garbatella di Pier Paolo Pasolini

Uno spettacolo teatrale ispirato a “Una vita violenta”

Dal 6 all’ 8 giugno, nell’ambito della rassegna “Uno Sguardo Dal Ponte”, è andato in scena al Teatro InScatola, al Lungotevere degli Artigiani, lo spettacolo “Garbatella, viaggio nella Roma di Pier Paolo Pasolini”, scritto e interpretato da Julia Borretti e Titta Ceccano per la regìa della stessa Borretti.
Musiche dal vivo di Roberto Caetani e Matteo Spirito. Lo spettacolo, ispirato a “Una vita violenta”, secondo romanzo dello scrittore, racconta una Roma popolana e colorata, vociante di ragazzini nei cortili tra calci tirati al pallone e prime sigarette, di ragazzine civettuole che fantasticano sui propri idoli nelle domeniche pomeriggio trascorse al cinematografo, di nascosto da padri autoritari.
Nostalgiche note di chitarre accompagnavano con stornelli le voci di borgata, cantando dell’amore per la vita, nella fedeltà della tradizione romanesca delle serenate sotto le finestre, cantando della Roma tragica e violenta che a volte emerge. In scena, la storia d’amore tra Irene e Tommaso nella Roma degli anni Cinquanta, la lingua sperimentale di Pasolini, le canzoni romane di una volta.
Uno spettacolo  che racconta la poesia della vita tra episodi comici e tragici, un concerto per voci recitanti e chitarre, un lavoro teatrale che guarda al nuovo teatro di narrazione.

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