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Autore: Redazione

L’ultimo libro di Mongai: annaspando nella memoria

L’ultimo libro di Mongai: annaspando nella memoria

Tafari è un barbone alcolizzato etiope e ultraquarantenne che vive alla meno peggio a Roma, elemosinando pochi spiccioli per comprarsi da bere. Non ricorda il suo cognome ma solo la sua lingua, l’amarico. L’unica persona con cui ha un rapporto umano è Eurosia, volontaria della Caritas. La sua vita cambia quando, non visto, assiste all’assassinio di Eurosia.
Il terrore, ma anche improvvisi ricordi, lo paralizzano e Tafari fugge per essere poi arrestato e trattenuto in guardina per quattro giorni, nutrito ma senza alcool. A costo di una grande sofferenza inizia una risalita, trova aiuto e ….

L’ultimo libro di Mongai: annaspando nella memoria

Tafari è un barbone alcolizzato etiope e ultraquarantenne che vive alla meno peggio a Roma, elemosinando pochi spiccioli per comprarsi da bere. Non ricorda il suo cognome ma solo la sua lingua, l’amarico. L’unica persona con cui ha un rapporto umano è Eurosia, volontaria della Caritas. La sua vita cambia quando, non visto, assiste all’assassinio di Eurosia.

La memoria di Ras Tafari DiredawaIl terrore, ma anche improvvisi ricordi, lo paralizzano e Tafari fugge per essere poi arrestato e trattenuto in guardina per quattro giorni, nutrito ma senza alcool. A costo di una grande sofferenza inizia una risalita, trova aiuto e vestiti puliti, perfino un lavoro e comincia a ricordare tutta la sua vita, anche se ancora non sa chiaramente perché parli perfettamente italiano, inglese e arabo.
La sfida che a questo punto gli si pone è: a Roma, in mezzo a tre milioni di persone, come può un barbone etiope e clandestino trovare un assassino e le prove per convincere la polizia?
In questo interrogativo si nasconde l’enigma di “La memoria di Ras Tafari Diredawa”, l’ultimo serrato giallo dello scrittore Massimo Mongai. L’autore esordì con “Memorie di un cuoco d’astronave” (Mondadori) vincitore del premio Urania, seguito da “Il gioco degli immortali” (Mondadori) e “Tette e pistole” (Malatempora). Con la Robin Ed. ha pubblicato “Memorie di un cuoco di un bordello spaziale” (2002), “Cronache non ufficiali di due spie italiane” (2003), “Il fascio sulle stelle di Benito Mussolini” (2004), “Alieni” (2005). Per le edizioni della Scuola Omero ha pubblicato nel 2005 “Che drago sei?”, un bestiario fantastico. Collabora con alcune riviste tra cui “Il falcone maltese” dedicata al mondo del giallo.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 3 – Maggio 2006

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Padre Guido, 50 anni coi ragazzi da Milano alla Garbatella

Padre Guido, 50 anni coi ragazzi da Milano alla Garbatella

Lo scrittore Massimo Mongai intervista il decano dell’oratorio di San Filippo Neri

Padre Guido nella storica chiesoletta con alcuni giovani in una foto dei primi anni Sessanta

Dire padre Guido alla Garbatella basta e avanza, non occorre nemmeno aggiungere il cognome, Chiaravalli, che peraltro pochi conoscono. Nominarlo significa richiamare l’oratorio, la parrocchia di San Filippo Neri, la storica chiesoletta di Sant’Eurosia, l’Istituto  …..

Padre Guido, 50 anni coi ragazzi da Milano alla Garbatella

Lo scrittore Massimo Mongai intervista il decano dell’oratorio di San Filippo Neri

 

Dire padre Guido alla Garbatella basta e avanza, non occorre nemmeno aggiungere il cognome, Chiaravalli, che peraltro pochi conoscono. Nominarlo significa richiamare l’oratorio, la parrocchia di San Filippo Neri, la storica chiesoletta di Sant’Eurosia, l’Istituto Cesare Baronio.

Padre Guido, ottant’anni, è un’istituzione, per la sua generosità, per la sua cultura, per le sue virtù di educatore della gioventù. Intere generazioni se ne sono giovati, migliaia di ragazzi lo hanno amato, stimato, rispettato. Decano della parrocchia, dell’oratorio e dell’Istituto Cesare Baronio, rappresenta l’attiva continuazione della presenza degli Oratoriani filippini risalente al lontano 1925, quando il quartiere iniziava appena la sua espansione. Da tempo volevamo intervistarlo. Ce ne ha offerto l’opportunità lo scrittore Massimo Mongai. Anche lui da ragazzo aveva frequentato quel lungo fabbricato rosso di Via delle Sette Chiese eretto più di due secoli fa come vaccheria di una grande tenuta agricola, trasformato poi in oratorio dai padri filippini.

Padre Guido nella storica chiesoletta con alcuni giovani in una foto dei primi anni Sessanta

Lei è alla Garbatella dal 1956…? Il quartiere era “giovane”, costruito da poco più di trent’anni anni, in piena fase espansiva con costruzioni in corso ancora negli anni ’60, la chiesa di San Filippo Neri è del 1952. Com’era allora la Garbatella e come è oggi? Come la ricorda lei, come è cambiata?
Era un tempo molto diverso; il ricordo recente della guerra, il sentirsene usciti, il rendersi conto che la vita stava cambiando materialmente con nuove (desiderate ed apprezzate) aperture: frigorifero- lavatrice-termosifoniscooters, il miraggio non più irraggiungibile della macchina e, di conseguenza, la possibilità di uscire dalla città la domenica erano scoperte nuove nella vita particolarmente dei giovani.

L’oratorio è una realtà del quartiere ben nota e viva da decenni: da quando le ragazze non ci potevano entrare ai complessini degli anni ’60 che provavano nel teatro, dall’inizio della colonia a Torvajanica agli asili estivi, dalle varie squadre di calcio fino all’oggi. Com’è l’oggi dell’oratorio?
La colonia si è chiusa due anni fa: andare al mare non interessava, volevano andare in piscine con acquasplash: Gardaland e Riccione hanno preso il posto dello Jutland e della Scandinavia, dove in passato i ragazzi s’erano indirizzati.
E poi sono spariti i complessini ( si ospitano gruppi musicali o danza di adulti). Resta più che mai valida l’accoglienza: trovarsi in libertà in un luogo sicuro, poter giocare (senza misters) come mi piace.

Lei è un meneghino purosangue ma di fatto ha passato la maggior parte della sua vita non solo a Roma, ma proprio qui alla Garbatella. Com’è andato il trapianto da San’Ambrogio a San Pietro?
Be, dopo essermi guardato attorno dove mai ero capitato (Garbatella anni ’50) la decisione: Garbatellese con i Garbatellesi (30 mila partite di calcio per avere un linguaggio con loro). Dei romani apprezzo l’apertura al rapporto, la facilità di accontentarsi di poco ed il buon senso di fare.

Forse l’unico sacerdote noto in zona quanto lei era padre Melani, mancato da poco tempo. Ma ce ne sono stati altri. Li ricorda tutti allo stesso modo, qualcuno di meno o di più?
Don Gregorio di San Benedetto all’Ostiense, don Lorenzo di San Francesco Saverio, padre Luigi, padre Alessandro, padre Armando, don Franco di Santa Galla, tutti partecipi per decenni del quartiere. Poi le suore, suor Carla (opera dal 1941!), suor Luisa, che era una figura leggendaria nell’assistenza agli “Alberghi”. La gente nel nostro quartiere rispetta la Chiesa proprio per l’esempio ricevuto.

Negli ultimi 50 anni nell’oratorio e al Baronio sono passate letteralmente migliaia di ragazzi e ragazze, che hanno ricevuto tutti, chi più chi meno, una qualche forma di imprintig da parte sua e degli altri sacerdoti della chiesa. Ne è soddisfatto? Cosa ne pensa, com’ è andato il progetto educativo?
Tante volte lo stare a vedere per 5 ore nel pomeriggio giocare a pallone o stare la mattina per 5 ore al mare mi faceva venire il dubbio se era giusto vivere così il mio compito di sacerdote. Poi, e sempre più con il passare degli anni, in incontri casuali con ex ragazzi ho sempre visto illuminarsi il volto ed esprimere la convinzione che nell’oratorio e nella scuola avevano imparato a vivere.

Ringraziamo il Signore.

 

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Fresco di stampa un bel libro sulla Garbatella

Fresco di stampa un bel libro sulla Garbatella

E’appena giunto in libreria un nuovo libro sul nostro quartiere, un bel libro, “La Garbatella a Roma” di Monica Sinatra, Ed. Franco Angeli, Milano, pagg.159, euro 18,00: un testo agile, frutto di una ricerca puntigliosa sulle fonti e appassionata nel territorio, condotta inizialmente in occasione della redazione di una tesi di laurea in storia contemporanea conseguita a pieni voti. L’autrice frequenta attualmente la Scuola vaticana di Biblioteconomia e tiene corsi di italiano per stranieri. Si legge nella prima pagina: “La Garbatella si presenta come un’isola, un’isola costruita in mezzo alla campagna allora, un’isola di forme …..

Fresco di stampa un bel libro sulla Garbatella

E’appena giunto in libreria un nuovo libro sul nostro quartiere, un bel libro, “La Garbatella a Roma” di Monica Sinatra, Ed. Franco Angeli, Milano, pagg.159, euro 18,00: un testo agile, frutto di una ricerca puntigliosa sulle fonti e appassionata nel territorio, condotta inizialmente in occasione della redazione di una tesi di laurea in storia contemporanea conseguita a pieni voti. L’autrice frequenta attualmente la Scuola vaticana di Biblioteconomia e tiene corsi di italiano per stranieri. Si legge nella prima pagina: “La Garbatella si presenta come un’isola, un’isola costruita in mezzo alla campagna allora, un’isola di forme e colori diversi in mezzo al costruito oggi”.
Quasi una città nella città, alquanto omogenea, intuisce Monica Sinatra, pur se la ex borgata, contrariamente a quanto spesso si ritiene, non ha seguito nel suo sviluppo, a partire dal 1920, un progetto unitario di urbanizzazione.
Malgrado sia cresciuta a ondate successive, con apporti di culture e di popolazione diverse che hanno occupato tipologie abitative diverse, “alla Garbatella si riceve l’impressione di una partecipazione collettiva ad una storia comune, fatta anche della condivisione delle medesime condizioni materiali di vita di tutti i giorni, la cui asprezza tendeva a schiacciare gli uni sugli altri i ceti e le classi, cancellando o riducendo al minimo le loro differenziazioni”.
Che cos’è che ha creato quest’amalgama di culture e anche di parlate diverse? Dal libro sembra di capire che lo sradicamento dai quartieri di provenienza, la percezione di ritrovarsi in qualche modo nella condizione di “deportati” abbiano agevolato il bisogno di aggregazione e alimentato lo spirito di solidarietà. L’autrice riesce a intuire che non c’è contraddizione tra questa casuale mescolanza di genti ed esperienze diverse e il nuovo originale crogiuolo culturale in cui si è sviluppata la vita nel nucleo originario delle casette con orto prima, nei cortili dei grandi lotti dopo e infine negli androni dei cosiddetti Alberghi, i quattro grandi edifici una stanza per famiglia, cucine e servizi in comune.
Il libro di Monica Sinatra, oltre a riprendere tutta la storia e i miti di fondazione del quartiere, va a scavare nell’animo degli abitanti, a coglierne senza retorica lo spirito di appartenenza, a capire ad esempio perché la Garbatella, fondata alla vigilia dell’avvento del fascismo e sviluppatasi poi negli anni della sua ascesa, sia rimasta così impenetrabile alla dittatura, rifiutandone il demagogico messaggio: una resistenza attivata anche dalla presenza dei numerosi “sovversivi” che vi erano stati confinati e che poi diventerà diffusa resistena armata nei mesi dell’occupazione nazista. (C.B.)

 

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Giù le mani da quelle terre: ce le ha date Carlo Magno!

In visita all’antica Abbazia delle Tre Fontane sulla Via Laurentina

Giù le mani da quelle terre: ce le ha date Carlo Magno!

La donazione dell’Argentario all’Abbazia: un falso storico raccontato in un affresco. Il re e il papa assediavano i Longobardi in Ansedonia. La vittoria ottenuta grazie a una reliquia di Sant’Anastasio portata dalle Tre Fontane. Il lascito “per grazia ricevuta”!

di Cosmo Barbato

Nel mese di marzo “Cara Garbatella” si era permesso un breve sconfinamento dal quartiere, qualche centinaio di metri lungo la Via delle Sette Chiese, per visitare un andito della Catacomba di Domitilla e raccontare le vicende di un clamoroso “bidone” …..

In visita all’antica Abbazia delle Tre Fontane sulla Via Laurentina

Giù le mani da quelle terre: ce le ha date Carlo Magno!

La donazione dell’Argentario all’Abbazia: un falso storico raccontato in un affresco. Il re e il papa assediavano i Longobardi in Ansedonia. La vittoria ottenuta grazie a una reliquia di Sant’Anastasio portata dalle Tre Fontane. Il lascito “per grazia ricevuta”!

di Cosmo Barbato

Nel mese di marzo “Cara Garbatella” si era permesso un breve sconfinamento dal quartiere, qualche centinaio di metri lungo la Via delle Sette Chiese, per visitare un andito della Catacomba di Domitilla e raccontare le vicende di un clamoroso “bidone” connesso a quel luogo: un “falso” che, con le sue conseguenze, ha inciso per lungo tempo sul corso della storia: si parlava di Petronilla, una signora sepolta nel terzo secolo in quella catacomba, spacciata per figlia di San Pietro e, in quanto tale, conferita quasi come un’onorificenza ai Franchi quale protettrice del loro regno (e poi del regno di Francia). Questa volta sconfineremo un po’ oltre, arrivando all’inizio della Via Laurentina, all’Abbazia delle Tre Fontane, per riepilogare le vicende di un altro falso storico, con il quale per lunghi secoli i frati trappisti di quel potente cenobio pretesero avallare il possesso di un intero territorio, il promontorio dell’Argentario, con le sue lagune, le sue campagne, le sue città e i suoi abitanti.

La fama della splendida Abbazia delle Tre Fontane nasce dalla tradizione secondo la quale ivi sarebbe stato martirizzato San Paolo: decapitato, la testa staccata dell’Apostolo sarebbe rimbalzata in terra tre volte, creando tre piccole fonti. Di qui il nome della località. Era quello, dunque, un sito molto venerato dai primi cristiani. In epoche diverse, a partire dal 6° secolo, vi furono costruite e ricostruite tre chiese: SS. Vincenzo e Anastasio, S. Maria Scala Coeli e S. Paolo della decapitazione. Si accede al complesso attraverso una porta monumentale, probabilmente l’edificio più antico del luogo, detto Arco di Carlo Magno per via di alcuni affreschi della volta risalenti al 13° secolo che ritraggono appunto il primo imperatore del Sacro Romano Impero. Si notano con difficoltà, sia perché sono posti molto in alto sia perché parecchio deteriorati.
Essi costituiscono, in maniera figurata quasi come in un fumetto, la testimonianza descrittiva di un evento storico, in realtà mai avvenuto, dal quale si faceva derivare uno mitico diritto di proprietà da parte dell’Abbazia su tutto il vasto territorio dell’Argentario.
Si tratta insomma dell’illustrazione pittorica che avrebbe dovuto mostrare in maniera eclatante il falso documento di una donazione.
Riepiloghiamo il racconto. Carlo Magno, re cattolico dei Franchi, dopo l’incoronazione imperiale avvenuta a Roma la notte di Natale dell’anno 800, è ancora in Italia, chiamato dal papa Leone III per contrastare i Longobardi, cattolici anch’essi ma di dubbia fede (il contrasto in realtà riguarda il possesso di buona parte dei territori italiani). Il sovrano ha posto il campo sotto le mura di Ansedonia, caposaldo dell’Argentario, tenuta dai Longobardi. Gli assediati resistono tenacemente. Poi – racconta l’affresco – una notte Carlo fa un sogno: un angelo gli mostra Anastasio (un santo martire persiano il cui cranio è custodito alle Tre
Fontane) che, con la spada in pugno, sbaraglia i nemici e conquista la città.

Confidatosi col papa, anche lui  presente nel campo, si scopre che pure Leone III ha avuto la stessa visione. Dunque, che fare? Si decide di spedire subito a Roma un’ambasceria che prelevi la reliquia delle Tre Fontane. Non appena questa giunge davanti alle porte sbarrate di Ansedonia, un terremoto scuote e abbatte le solide mura, i soldati di Carlo irrompono, gli assediati vengono uccisi, la città è conquistata.

 

Carlo ne prende possesso ma riconosce che non è suo il merito della vittoria bensì di Sant’Anastasio e quindi dona a lui (e cioè all’Abbazia) Ansedonia, tutto l’Argentario con le sue varie città e vasti territori della Maremma.
Tutto questo è raccontato per immagini dipinte che mostrano anche una mappa ben dettagliata dei territori rivendicati, onde evitare equivoci e contestazioni. E’ evidente che l’affresco del XIII secolo tende a riaffermare un diritto che si faceva derivare da un’ autorità imperiale, quindi indiscutibile anche a distanza di oltre quattro secoli (la donazione sarebbe avvenuta nell’anno 805). Un eccesso di prudenza? No, perché quelli erano tempi in cui lotte anche feroci sulla spartizione dei territori dilaniavano potere laico e potere ecclesiastico ed anche tra di loro potenti istituzioni religiose come appunto le Tre Fontane, o l’Abbazia di Farfa, o Montecassino, o San Paolo fuori le mura a Roma ecc.
In particolare, sembra che sulla legittimità del possesso dell’Argentario fossero state avanzate riserve proprio da parte di San Paolo. Tant’è che i monaci delle Tre Fontane avevano voluto rimarcare i loro presunti diritti riproducendo il testo della dona zione su una lastra di bronzo, oggi scomparsa, esposta alla pubblica visione sotto il portico della chiesa dei SS.Vincenzo e Anastasio.

L'Arco di Carlo Magno, ingresso monumentale dell'Abbazia delle Tre Fontane sulla Via Laurentina. L'episodio della conquista di Ansedonia è affrescato nel sottarco.

E l’originale del diploma attribuito a Carlo Magno? Da tempo non esiste più. Restano delle copie e delle antiche conferme papali risalenti al 1183, al 1191 e al 1225, documenti che sono stati sufficienti agli studiosi di “diplomatica” – a cominciare da Ludovico Antonio Muratori nel 1700 – per dichiarare che ci troviamo di fronte a un falso, cioè a un testo redatto sicuramente in epoca successiva a quella di Carlo Magno. Si tratta insomma di una falsa donazione carolingia, che riporta alla mente un’altra ancor più celebre donazione, quella di Costantino, dimostrata falsa nel 1400 da Lorenzo Valla, in base alla quale la Chiesa reclamava tutti i diritti su Roma, sull’Italia e sulla parte occidentale dell’impero romano.
Nel caso della Tre Fontane, sembra chiaro che il sotterfugio della donazione sia servito solo a riaffermare autorevolmente un possesso acquisito in altro modo, ma probabilmente contestato o contestabile.
In casi del genere però la scoperta della falsità di una testimonianza getta un’ombra di dubbio sulla intera legittimità del possesso, quand’anche esso fosse stato ottenuto legalmente per altre vie.

 

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Finanziamenti regionali alle realtà del territorio

Finanziamenti regionali alle realtà del territorio

Finalmente, dopo un lungo e cavilloso lavoro, è stata approvata la nuova Legge di Bilancio, n° 5 del 2006 della Regione Lazio. E’ il primo bilancio della nuova Giunta che ha dovuto fare i conti con le casse lasciate vuote dalla amministrazione di centro- destra. La Legge finanziaria regionale si divide in due parti: la prima riguarda i grandi investimenti programmatici da qui a tre anni; la seconda tratta la cosiddetta spesa corrente dell’anno in corso.
E’ proprio …..

Finanziamenti regionali alle realtà del territorio

Finalmente, dopo un lungo e cavilloso lavoro, è stata approvata la nuova Legge di Bilancio, n° 5 del 2006 della Regione Lazio. E’ il primo bilancio della nuova Giunta che ha dovuto fare i conti con le casse lasciate vuote dalla amministrazione di centro- destra. La Legge finanziaria regionale si divide in due parti: la prima riguarda i grandi investimenti programmatici da qui a tre anni; la seconda tratta la cosiddetta spesa corrente dell’anno in corso.
E’ proprio questa la parte che più interessa da vicino, perché riguarda le realtà territoriali culturali e l’associazionismo, attività che, non avendo fini di lucro, sarebbero destinate a deperire e a morire se non fossero sostenute dalle Amministrazioni locali. Importantissimi i fondi destinati ai tanti Centri Sociali per Anziani del Municipio XI.

Li elenchiamo:
Centro Anziani di via Pullino ( € 25.000, per la copertura della pista da ballo);
Centro Anziani di San Paolo ( € 20.000);
Centro Anziani, zona Granai di Nerva (€ 20.000);
Centro Anziani di Tormarancia ( € 10.00, per il progetto “Un amico in divisa”);
Centro Bocciofilo Colombo (€ 20.000).

Altre iniziative e gruppi di ambito locale che hanno ricevuto finanziamenti:
Gara di bocce € 3.000; Progetto “Siamo Gatti” € 8.000;
Ass. “Garbatella 2000” € 10.000 (per incontri di musica romana);
Ass. “Cara Garbatella”, Euro 13.000 (per la pubblicazione di un libro sull’antifascismo all’Ostiense);
Ass. culturale “San Paolo”, € 8.000; Ass. culturale “Il Quartiere”, € 8.000.

“Questi finanziamenti sono necessari per garantire l’esistenza dei centri di vita culturale e sociale dei quartieri”, ha commentato il consigliere regionale Enzo Foschi, che li aveva caldeggiati. “Una pubblica Amministrazione aperta ed illuminata – ha aggiunto – deve tenere in considerazione questi problemi, perché cultura e svago aiutano sensibilmente a migliorare la qualità della nostra vita”.

 

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Smeriglio eletto deputato

Smeriglio eletto deputato

Il Presidente del Municipio XI Massimiliano Smeriglio è stato eletto deputato nelle liste di Rifondazione Comunista durante l’ultima tornata elettorale. Trentotto anni, una laurea in storia moderna, una cattedra a Roma-Tre in Scienze della Formazione e la passione per l’attivismo politico che risale alle scuole medie, è riuscito a beneficiare del buon risultato ottenuto dal suo partito nella circoscrizione di appartenenza. Smeriglio, è stato impegnato durante gli ultimi cinque anni in qualità di Presidente del Municipio, …..

Smeriglio eletto deputato

Il Presidente del Municipio XI Massimiliano Smeriglio è stato eletto deputato nelle liste di Rifondazione Comunista durante l’ultima tornata elettorale. Trentotto anni, una laurea in storia moderna, una cattedra a Roma-Tre in Scienze della Formazione e la passione per l’attivismo politico che risale alle scuole medie, è riuscito a beneficiare del buon risultato ottenuto dal suo partito nella circoscrizione di appartenenza. Smeriglio, è stato impegnato durante gli ultimi cinque anni in qualità di Presidente del Municipio, una carica che lo ha portato spesso ad assumere posizioni molto nette di fronte a grandi questioni ideologiche.

Come quando, durante la scorsa estate, ha bandito una nota bevanda gassata dagli uffici e dalle scuole del suo Municipio, o quando ha deciso di non concedere neanche un metro del suolo pubblico del sua territorio ad un’altra multinazionale del settore sportivo, perchè utilizza la forza lavoro minorile nel Sud del mondo.
Tra le molteplici iniziative meritorie dalla Giunta municipale sia in campo sociale sia in campo politico sia umano, ci piace sottolineare, nella sua accezione spiritosa, l’idea dell’introduzione dell’ora di ballo, che si è tenuta tutti i mercoledì in orario post-lavorativo nella Sala Consiliare, una lodevole iniziativa che ha ottenuto il plauso e la larga partecipazione dei dipendenti del Municipio XI. I suoi hobby preferiti: i libri d’epica e i buoni film.

 

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Dedicare una strada alla rivolta degli schiavi?

Dedicare una strada alla rivolta degli schiavi?

Via Usodimare e Via Anton da Noli, traverse della Circonvallazione: due nomi diversi ma la persona è la stessa. Si vorrebbe abolire una delle due intitolazioni per sostituirla con una dedicata ai rivoltosi della nave Amistad

di Pasquale Navarra

Leggiamo: “…Immediatamente prima di perdere conoscenza, Sengbe Pieh ebbe una terribile visione, una visione di incubi infantili: un mostro sdentato, bianco come il demonio, con dei buchi al posto degli occhi, attraverso i quali splendeva il cielo, …..

Dedicare una strada alla rivolta degli schiavi?

Via Usodimare e Via Anton da Noli, traverse della Circonvallazione: due nomi diversi ma la persona è la stessa. Si vorrebbe abolire una delle due intitolazioni per sostituirla con una dedicata ai rivoltosi della nave Amistad

di Pasquale Navarra

Leggiamo: “…Immediatamente prima di perdere conoscenza, Sengbe Pieh ebbe una terribile visione, una visione di incubi infantili: un mostro sdentato, bianco come il demonio, con dei buchi al posto degli occhi, attraverso i quali splendeva il cielo, e serpenti rosso sangue, e lumache che si allungavano dalla sua testa e dal fondo del suo viso. Un odore acre, in cui non riuscì a riconoscere un corpo europeo non lavato, gli dava il vomito.
La ferita sulla fronte stillava sangue sui suoi occhi e lo accecava. Con le ultime forze rimastegli, raccolse la sua saliva e sputò in faccia alla bestia”.

“Bastardonegrofigliodiputtana”, farfugliò quella. E’ questo, nel romanzo “La rivolta della Amistad” della scrittrice afroamericana Barbara Chase-Riboud, l’inizio della descrizione del rapimento di Sengbe Pieh, un giovane contadino dell’attuale Sierra Leone. Rapimento avvenuto, nel 1839, per mano di negrieri spagnoli che lo avrebbero imbarcato, insieme ad altre centinaia di sventurati, dapprima sulla Nave Tecora poi sulla più grande Amistad.
Dove Sengbe Pieh, dopo mesi di navigazione in condizioni di orribile prigionia, avrebbe guidato la rivolta degli africani che, riusciti a liberarsi, si impadronirono della nave e tentarono di tornare alla loro terra nativa.
Dopo due mesi di navigazione vengono catturati davanti al Connecticut dalla marina statunitense e incriminati per ammutinamento e pirateria.
Al processo diventano, loro malgrado, il simbolo di una nazione divisa.
Il presidente in carica, Martin Van Buren, schiavista convinto, è disposto a sacrificare gli africani per garantirsi i voti del Sud e il favore della bimba regina Isabella II di Spagna nella speranza di venire rieletto. Tuttavia troverà sulla sua strada gli abolizionisti Theodore Joadson, Lewis Tappan e il giovane avvocato Roger Baldwin, strenui difensori degli africani. Dopo avere vinto in prima e seconda istanza, il terzetto chiede aiuto all’ex presidente John Quincy Adams perché dibatta il caso davanti alla Corte Suprema.
In quella occasione, Adams convince la giuria del fatto che l’assoluzione per i rivoltosi della Amistad è già sancita dagli articoli e dai valori della Costituzione degli Stati Unuti d’America.
Dal romanzo della Chase-Riboud – che è ispirato ad una storia vera – Steven Spielberg ha tratto il film “Amistad”, realizzato nel 1997, e che molti ricorderanno.
Abbiamo accennato a questo romanzo e a questo film poiché dal Municipio XI è stata avanzata la proposta di cambiare nome a Via Antoniotto Usodimare per darle il nome “Via Rivoltosi della nave Amistad”. Riteniamo che la proposta sia condivisibile, pur comprendendo gli iniziali disagi che deriverebbero ai cittadini residenti nella via. Ma aggiungiamo che a tale problema si potrebbe in parte ovviare intitolando ai rivoltosi dell’Amistad l’attuale Via Anton da Noli che porta lo stesso nome di Antoniotto Usodimare ma è molto meno abitata. Sì, perché Antoniotto Usodimare ed Anton da Noli erano la stessa persona: un navigatore genovese della fine del ‘400 al servizio del Portogallo, scopritore dell’arcipelago del Capo Verde, personaggio della marineria più noto col soprannome di Usodimare.
Facciamo questa proposta con molta pacatezza, e con la stessa pacatezza ci rivolgiamo a coloro che hanno manifestato la loro contrarietà.
Vogliamo piuttosto dire che, una volta individuata la via in cui il cambiamento di nome si riveli meno disagevole, sarebbe bello se tale proposta venisse approvata all’unanimità.
L’episodio storico della rivolta della Amistad e soprattutto il processo che ne seguì, sancirono per la prima volta che la schiavitù non doveva essere considerata una cosa “normale” né “tollerabile. Ed oggi, una piccola iniziativa che ricordi quel pezzo di storia perché non dovrebbe ricevere il consenso di tutti?

 

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Riprendono a metà giugno i lavori del Mercato coperto

Intervista con Alberto Attanasio, Assessore municipale ai Lavori pubblici

Riprendono a metà giugno i lavori del Mercato coperto

La storia complessa dell’edificio di Via Passino, concepito fin dalle origini per attività commerciali e di servizio. Pretestuosa polemica basata su cifre manipolate

di Eraldo Saccinto

Cogliamo l’occasione dell’inizio dei lavori di riqualificazione del Mercato coperto di Via Passino, la cui data di avvio è prevista entro la prima metà del mese di giugno, per provare a fare la storia di questo edificio ed a ricapitolare quanto accaduto durante questi ultimi anni. Ci facciamo accompagnare in questo excursus storico-politico dall’Assessore ai Lavori pubblici del Municipio Roma XI Alberto Attanasio, profondo conoscitore della realtà del nostro quartiere, sia com’è ovvio per contingenti motivi di impegno giornaliero sia per le conoscenze acquisite durante gli anni di studio e di lavoro, essendo egli architetto ed avendo esercitato l’attività professionale prima di propendere per l’agone politico. …..

Intervista con Alberto Attanasio, Assessore municipale ai Lavori pubblici

Riprendono a metà giugno i lavori del Mercato coperto

La storia complessa dell’edificio di Via Passino, concepito fin dalle origini per attività commerciali e di servizio. Pretestuosa polemica basata su cifre manipolate

di Eraldo Saccinto

Cogliamo l’occasione dell’inizio dei lavori di riqualificazione del Mercato coperto di Via Passino, la cui data di avvio è prevista entro la prima metà del mese di giugno, per provare a fare la storia di questo edificio ed a ricapitolare quanto accaduto durante questi ultimi anni. Ci facciamo accompagnare in questo excursus storico-politico dall’Assessore ai Lavori pubblici del Municipio Roma XI Alberto Attanasio, profondo conoscitore della realtà del nostro quartiere, sia com’è ovvio per contingenti motivi di impegno giornaliero sia per le conoscenze acquisite durante gli anni di studio e di lavoro, essendo egli architetto ed avendo esercitato l’attività professionale prima di propendere per l’agone politico.

“Oltre agli Alberghi suburbani costruiti tra il 1927 e il 1928 per alloggiare temporaneamente gli sfrattati dal centro storico, l’architetto Sabbatini concepì in prossimità di Piazza Bartolomeo Romano tre ampi complessi residenziali con abitazioni e studi per artisti”, ci spiega l’Assessore. “Il carattere funzionale era conferito in tutti e tre i casi dall’integrazione delle residenze con diversi servizi: i bagni pubblici, nella struttura situata tra Piazza Romano e Via Ferrati; il Cinema-Teatro Garbatella nell’isolato compreso tra la piazza, Via Passino e Via Cravero; e, infine, una palestra, una piscina e un mercato coperto situati nell’intersezione tra la piazza e Via Luigi Fincati che, tuttavia, all’epoca non videro la luce”.
Attanasio aggiunge: “L’attuale sede del Mercato coperto, seppur collocato spazialmente nell’area in origine prevista dal Sabbatini, fu progettato dal Comune nel dopoguerra, per fornire gli spazi idonei al mercato rionale che fin dagli anni ’30 si svolgeva all’aperto in Via Intervista con Alberto Attanasio, Assessore municipale ai Lavori pubblici Riprendono a metà giugno i lavori del Mercato coperto Magnaghi.
La decisione di realizzare il mercato è del 1947 ed il 3 settembre 1948 vennero affidati i lavori all’Impresa Federico Spezzatini.
L’edificio fu consegnato per l’inaugurazione nel luglio del 1952.
La struttura (che conteneva inizialmente una trentina di banchi per la vendita di frutta, verdura, carne, pane e pasta, polli, frattaglie, abbigliamento e scarpe) è stata edificata in parte in muratura ed in parte in cemento armato e mostra i segni di una progettazione discontinua e non unitaria. Esaminando le caratteristiche costruttive dell’edificio e raccogliendo le testimonianze di coloro che lo hanno frequentato nei primi anni di attività, si ipotizza che originariamente si prevedesse la costruzione di uno spazio recintato destinato al mercato, senza copertura, con un livello unico sulla parte centrale, più alta del piano stradale, e due livelli sui corpi laterali, ottenuti sfruttando l’andamento naturale del terreno.
L’adozione di tale soluzione troverebbe un riscontro nel Mercato Flaminio di Via Guido Reni, realizzato nello stesso periodo.
Probabilmente durante l’esecuzione si ritenne più opportuno coprire tutto il mercato realizzando una copertura, con ampie finestrature sulle pareti perimetrali che consentissero un’elevata illuminazione e una ventilazione naturale”.
“L’edificio – prosegue Attanasio – già nel progetto originario prevedeva spazi con funzioni sociali: gli ambienti attualmente utilizzati dal centro “La Strada” erano destinati all’Enal, per le attività del dopolavoro.
Nel corso degli anni l’edificio è stato adeguato al mutare delle esigenze funzionali e logistiche: nel corpo laterale a sud fu realizzata un’autorimessa per gli operatori, già presente in occasione di lavori di ristrutturazione del 1977. In quella occasione furono effettuati interventi concernenti l’adeguamento degli impianti alle normative allora vigenti, la riorganizzazione degli spazi per gli operatori, con un ampliamento delle superfici di vendita, la realizzazione di depositi nel piano interrato e l’inserimento di due montacarichi di collegamento tra i due livelli, con la conseguente modifica delle scalinate interne originarie.
Chi ricorda la situazione prima di quegli interventi, ricorderà la fontana, presente al centro del mercato, che fu eliminata durante quei lavori. Furono modificati gli accessi sul fronte posteriore, che originariamente prevedevano l’accesso del pubblico al centro con una scalinata e la disposizione di piani di carico per le merci sui lati, attualmente invertiti con l’inserimento di una rampa sull’ingresso del lato est”.
“Questa è in poche parole la storia del Mercato sino ad oggi”, ci dice Attanasio. “L’attuale programma di interventi, compresi nel piano di riqualificazione del contratto di quartiere, intende continuare questo iter rendendo gli spazi più rispondenti alle mutate esigenze igieniche e commerciali, nel rispetto della valenza
testimoniale e sociale della costruzione: l’edificio costituisce uno dei riferimenti del quartiere per le funzioni che ospita, di mercato e di spazio per incontri ed eventi. Gli attuali standard tecnologici ma anche quelli igienico-sanitari e commerciali, impongono oggi l’adozione di tecnologie innovative sia per gli spazi di vendita (le superfici assegnate devono consentire un’idonea separazione delle merci e delle attività che vi si svolgono) sia per la dotazione dei servizi.
La riqualificazione, oltre a soddisfare tali requisiti deve rendere questo spazio aperto alle attività che ne rafforzino il legame con il quartiere, ne estendano l’utilizzo ad un arco temporale più ampio, predisponendo per l’intero complesso servizi ed infrastrutture rispondenti alle attuali esigenze Prima di salutarci, proviamo a mettere un po’ di pepe al nostro incontro chiedendo all’Assessore se risponde al vero quanto si legge in alcuni manifesti che sono stati affissi nei giorni scorsi e che incolpano la Giunta municipale di non aver saputo utilizzare i fondi stanziati dalla Regione Lazio, all’epoca della famigerata presidenza di Francesco Storace, a favore del Municipio XI e in particolare per il Mercato di Via Passino. “Si tratta di un falso eclatante”, risponde cordialmente Attanasio.
“La cifra è assolutamente errata trattandosi di un valore in euro molto al di sotto di quello dichiarato in lire nei manifesti. Una siffatta esposizione dimostra quanto poco i nostri detrattori conoscano il modo in cui si realizzano questo tipo di progetti estremamente complessi e che vedono l’impegno economico congiunto di più Enti pubblici i cui interventi devono essere integrati ed armonizzati tra loro. Il fatto che i lavori siano sul piede di partenza dimostrano la fallacità di queste argomentazioni, puramente elettoralistiche”. Nel frattempo, scopriamo che le cose si muovono, poichè mercoledì 12 aprile, laddove era situato il vecchio parcheggio del Mercato coperto, è stato inaugurato l’Urban Center, opera di cui parliamo più diffusamente in un’altra parte del nostro giornale.
Un luogo in cui scoprire quale è stato il passato e quale sarà il futuro del nostro quartiere, con un’ampia documentazione attinente al Mercato.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 3 – Maggio 2006

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Studenti-ciceroni illustrano i monumenti del quartiere

Nell’ambito del progetto “La scuola adotta un monumento”

Studenti-ciceroni illustrano i monumenti del quartiere

Così le scuole “Alonzi”, ” Battisti” e “Moscati” hanno celebrato il 21 aprile, Natale di Roma

di Paola Angelucci

Scaldati da un tiepido sole primaverile, i bambini del 45° Circolo Didattico …..

Nell’ambito del progetto “La scuola adotta un monumento”

Studenti-ciceroni illustrano i monumenti del quartiere

Così le scuole “Alonzi”, ” Battisti” e “Moscati” hanno celebrato il 21 aprile, Natale di Roma

di Paola Angelucci

Scaldati da un tiepido sole primaverile, i bambini del 45° Circolo Didattico Alonzi-Battisti ed i ragazzi della Media Moscati, insieme alle insegnanti, hanno dato appuntamento alle loro famiglie ed ai cittadini del quartiere per spiegare a tutti il lavoro svolto durante l’anno scolastico, relativo al progetto promosso dall’Assessorato alle Politiche Educative e Scolastiche e dall’Assessorato alle Politiche Culturali Sovraint. Beni Culturali del Comune di Roma, “La scuola adotta un monumento”. Il 21 aprile, Natale di Roma, è stato scelto come giorno più indicato e rappresentativo per questa bella iniziativa.

I  siti archeologici presi in esame (ed adottati) sono, per la scuola Alonzi, il ponticello medievale di Piazza Eugenio Biffi; per la Battisti, la chiesa dei SS. Isidoro ed Eurosia; per la Moscati la cisterna romana di Via C.Colombo angolo
Via Semeria.
Gli alunni hanno accompagnato i visitatori in vere e proprie visite guidate esplorando vari aspetti dei monumenti, studiati sotto il profilo archeologico, architettonico, della storia dell’arte e delle tradizioni popolari, della leggenda e della toponomastica. E’ stata un’occasione importante per i ragazzi di confronto con la realtà non solo artistica, ma anche umana, presente sul territorio, a due passi da casa e da scuola. Il progetto nasce dall’esigenza di creare un processo di interazione tra scuola e opportunità educative del territorio cittadino, specialmente del nostro quartiere, perché il luogo dove si trascorre la propria infanzia è lo spazio che forma l’orizzonte dei nostri sogni e dei nostri progetti e che lascia un’impronta significativa nel vissuto di ciascuno e ne costituisce l’identità.
Ed è per questo che va sottolineato con grande rilievo il lavoro di queste scuole della Garbatella. Imparare il rispetto, la tutela e la conservazione dei beni storici o ambientali vuole dire per i bambini e le loro famiglie imparare il valore della memoria storica e personale, edificare senso civico, gestire collettivamente la cosa pubblica. La bellezza ed il divertimento che i bambini ed i ragazzi hanno trovato in questo studio è stato scoprirsi veri cittadini del loro territorio per tanti vissuto solo di sfuggita, attivi e partecipi della realtà che li circonda e delle trasformazioni della loro città.
Le classi che hanno preso parte al progetto sono: IV A; IV e V B; III, IV, V C della Alonzi. IV A; IV B; IV C; II e IV D; II E della Battisti. I e II C della scuola Moscati.

 

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Inaugurata a Garbatella la “Casa del Municipio” Apre nello storico quartiere, col contributo di Ecosfera SpA, un Centro p

Inaugurata a Garbatella la “Casa del Municipio”

Apre nello storico quartiere, col contributo di Ecosfera SpA, un Centro permanente di scambio tra l’ Istituzione locale e i cittadini

di Antonella Di Grazia

Alla presenza del presidente, Smeriglio, dell’assessore ai Lavori Pubblici, Attanasio, dei consiglieri del Municipio Roma XI e di un folto pubblico, è stato inaugurato, …..

Inaugurata a Garbatella la “Casa del Municipio”

Apre nello storico quartiere, col contributo di Ecosfera SpA, un Centro permanente di scambio tra l’ Istituzione locale e i cittadini

di Antonella Di Grazia

Alla presenza del presidente, Smeriglio, dell’assessore ai Lavori Pubblici, Attanasio, dei consiglieri del Municipio Roma XI e di un folto pubblico, è stato inaugurato, mercoledi 12 aprile, nell’ex garage del mercato coperto Garbatella, l’Urban Center Roma XI, la prima ‘Casa del Municipio’ realizzata sul territorio del Comune di Roma: un luogo che racconta la città in trasformazione, un punto di incontro per le associazioni e i residenti del quartiere; passato, presente e  futuro. La Casa del Municipio, infatti, si propone l’obiettivo di dar vita a un laboratorio in cui istituzioni, associazioni di zona e semplici cittadini possano incontrarsi per confrontare idee e proposte su come gestire e trasformare il loro ‘ambiente di vita ‘.
Il progetto, realizzato con il contributo di Ecosfera SpA, una società di consulenza e progettazione di trasformazione urbana, punta innanzitutto a far conoscere agli abitanti gli interventi di ristrutturazione urbana che hanno cambiato il volto del loro territorio. Attraverso fotografie, pannelli descrittivi e istallazioni video, i visitatori potranno, infatti, confrontare com’era ieri e com’è oggi la zona in cui abitano. I quadri di questa esposizione sono dunque quelli della riqualificazione dell’area che va dalla Circonvallazione Ostiense fino agli ex-Mercati Generali, un tema quindi fondamentale per il futuro del nostro territorio.
Sono illustrate in dettaglio le molteplici proposte urbanistiche che si stanno avviando, dal Campidoglio 2, alla risistemazione delle aree verdi, alla riqualificazione di Piazza Pecile e Via Girolamo Benzoni, alla collocazione del Mercato di Santa Galla, il prolungamento della Circonvallazione Ostiense fino alla Via Ostiense con un nuovo ponte sui binari della Metro B e il relativo collegamento con gli ex Mercati Generali, al piano d’assetto di Piazza dei Navigatori, dall’ammodernamento di via Giustiniano Imperatore, alla realizzazione delle strutture che oggi ospitano l’Università Roma Tre. Insomma una illustrazione dei programmi di riqualificazione dello spazio cittadino promossi negli ultimi anni.
L’assessore Alberto Attanasio individua nell’Urban Center una grande opportunità di comunicazione, informazione ed ascolto di tutti i residenti, “i veri esperti del territorio”.
Il Municipio XI è, infatti, fra le aree della Capitale quella che negli anni ha più cambiato la propria fisionomia. “Una trasformazione che necessita di essere governata – ha sottolineato l’assessore – e per farlo abbiamo puntato sul coinvolgimento di tutti i soggetti in causa”.
L’idea è, dunque, quella di rendere ogni abitante un po’ architetto del suo quartiere. “Vogliamo che a disegnare il volto della nostra metropoli – ha, infatti, sottolineato a sua volta il presidente del Municipio, concorrano anche quei soggetti in genere considerati ‘deboli’, e cioè la gente comune”. Nei fatti, il Centro vuole essere una fabbrica di attività e di proposte dove ciascuno possa contribuire perché la città sia davvero a misura dei suoi abitanti. La Casa del Municipio è aperta a tutti, dal 18 aprile, il martedì e il giovedì dalle ore 15 alle 19.

 

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Adesso sono tutti nonni

Adesso sono tutti nonni

I  bambini della Garbatella, ritratti in questa foto, oggi sono nonni con un’età variabile tra i 50 e i 53 anni. Nell’agosto del 1959 erano ospiti della colonia estivaorganizzata presso la “Casa dei bimbi”, la “scoletta” di Piazza Nicola Longobardi. L’immagine è tratta dal numero di novembre del 1959 di “Capitolium”, rivista del Comune di Roma, diretta dal sindaco dell’epoca, il dc Urbano …..

Adesso sono tutti nonni

I  bambini della Garbatella, ritratti in questa foto, oggi sono nonni con un’età variabile tra i 50 e i 53 anni. Nell’agosto del 1959 erano ospiti della colonia estivaorganizzata presso la “Casa dei bimbi”, la “scoletta” di Piazza Nicola Longobardi. L’immagine è tratta dal numero di novembre del 1959 di “Capitolium”, rivista del Comune di Roma, diretta dal sindaco dell’epoca, il dc Urbano Cioccetti.

Si tratta di un piccolo  documento storico della Garbatella, ma anche – a leggere la didascalia che accompagna la foto – di una testimonianza del paternalismo sprezzante con cui veniva erogata l’assistenza in un quartiere di poveri, qual era il nostro. Leggiamo dalla rivista: “Gli ottanta pupi (maschi e femmine, il più piccolo quattro anni e il più grande sette) erano a tavola …. gli ospiti sono minuscoli e minuscola è l’attrezzatura del refettorio dove volteggiano i cappelloni delle suore indaffarate a imboccare marmocchi molti dei quali non si sono mai seduti ad una vera tavola apparecchiata per un pasto completo ….
La colonia è grande e potrebbe ospitare duecento bambini; ma la pigrizia e l’ignoranza di certi genitori è ancora più grande: preferiscono tenere i bambini per strada, sfamarli con pane e insalata piuttosto che accompagnarli e riprenderli mattina e sera”. (C.B.)

 

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Apre il Centro Famiglie dell’ XI Municipio presso la Cesare Battisti

Apre il Centro Famiglie dell’ XI Municipio presso la Cesare Battisti

Funzionerà presso la scuola di Piazza Damiano Sauli come centro polifunzionale d’informazione, sostegno e consulenza alle famiglie con figli minori

di Eraldo Saccinto

Il futuro della programmazione sociale municipale a favore dei nostri bambini, dei giovani, delle famiglie dovrà necessariamente basarsi sul consolidamento del lavoro realizzato nel corso di questa “Consigliatura”, sia per quanto concerne le singole linee d’intervento, sia a proposito dell’avvio del nuovo Centro municipale per le Famiglie …

Apre il Centro Famiglie dell’ XI Municipio presso la Cesare Battisti

Funzionerà presso la scuola di Piazza Damiano Sauli come centro polifunzionale d’informazione, sostegno e consulenza alle famiglie con figli minori

di Eraldo Saccinto

Il futuro della programmazione sociale municipale a favore dei nostri bambini, dei giovani, delle famiglie dovrà necessariamente basarsi sul consolidamento del lavoro realizzato nel corso di questa “Consigliatura”, sia per quanto concerne le singole linee d’intervento, sia a proposito dell’avvio del nuovo Centro municipale per le Famiglie …
Questo servizio rappresenta la conclusione di un’intera esperienza d’impegno politico-amministrativo nel delicatissimo e complesso campo delle politiche a favore dei minori, della promozione dei diritti dell’infanzia, delle politiche di sostegno alla famiglia a tutto tondo. Questo è il preambolo col quale l’Assessore alle Politiche sociali del Municipio XI Andrea Beccari, ha presentato l’apertura del nuovo Centro per le Famiglie. Resi agibili, infatti, dagli interventi di ristrutturazione apportati grazie ai lavori curati in via diretta dal Municipio, sono stati inaugurati, martedì 16 maggio, i locali del Centro per le Famiglie “Cesare Battisti” – Centro polifunzionale d’informazione, sostegno, consulenza alle famiglie con minori.

Il Centro, fortemente voluto dalla Giunta municipale ed in particolare dall’Assessore Beccari, è sorto in un rapporto di forte sinergia con la Scuola elementare “Battisti”, a partire dalla dirigenza agli insegnanti ai rappresentanti dei genitori. Esso è stato pensato e progettato proprio per fornire un supporto concreto alle esigenze delle famiglie dell’intera comunità. Un percorso lungo e complesso, quello che ha portato a questa inaugurazione, costruito con una buona dose di tenacia e pazienza. La partenza è nata da una scelta di fondo di fortissimo investimento sulle politiche a favore dei minori e dal reperimento delle risorse finanziarie indispensabili per fare del Centro un reale punto di riferimento nel contesto cittadino.
Ristrutturando gli ampi locali, collocati in una disposizione opportunamente defilata all’interno della scuola “Cesare Battisti”, verranno impiantati anzitutto i servizi a più alta integrazione socio-sanitaria, ossia il Gruppo Integrato di Lavoro – Età evolutiva per le Adozioni nazionali e internazionali, cui fa capo una équipe specializzata.
Alla sistemazione dello Sportello Famiglia è correlata la volontà di istituire un filone più specifico, connesso alla campagna di sensibilizzazione sul territorio dell’Istituto dell’Affidamento Familiare, che prevederà diffusione e distribuzione di materiali informativi, iniziative di scambio e illustrazione delle esperienze, incontri individuali e di gruppo per le persone disponibili ad incamminarsi in questo percorso. Lo Sportello per le Famiglie è stato concepito come punto di riferimento significativo nel territorio per quanto concerne l’informazione, l’orientamento, la consulenza psico-sociale e il sostegno alle famiglie con figli minori, sia a livello di prevenzione delle situazioni di rischio, sia a livello di promozione del benessere infragenerazionale e relazionale.
L’obiettivo del Centro è quello di costituire, non solo un luogo in cui offrire un insieme di servizi specialistici rivolti ai nuclei familiari, bensì anche uno spazio di prevenzione e di promozione del benessere e della cultura intorno ai temi della famiglia, che sappia fungere da punto di raccordo con il mondo della scuola e con la rete dei servizi presenti sul territorio.
Un punto d’incontro per tutti i genitori, un luogo di scambio e di conoscenza per tutta la cittadinanza, dove siano favoriti percorsi di dialogo, d’interazione e, alla bisogna, d’approfondimento, con le giuste figure professionali e gli esperti del settore sui piccoli e sui grandi problemi del difficile ma fondamentale, “mestiere di genitore”. Il servizio si rivolge genericamente a tutte le famiglie e vuole essere un ponte con le realtà educative a livello territoriale e cittadino; intende costituire un punto di riferimento informativo sulle principali iniziative e opportunità esistenti nel territorio e offrire uno spazio nel quale i genitori possano riconoscere ed approfondire il loro ruolo e condividere la responsabilità genitoriale.
E ancora: esso intende fornire sostegno psicologico alla crescita evolutiva dei figli, valorizzare i diritti dell’infanzia, dare informazioni sui servizi esistenti
nel territorio e facilitare l’accesso agli stessi da parte dei richiedenti, offrire consulenze specializzate di tipo legale, terapeutico familiare e di coppia, pedagogico e psicologico individuale per migliorare la qualità della relazione genitori-figli con un occhio particolare a quelle situazioni che mostrano un particolare momento di criticità.
Le attività che si svolgeranno nel Centro spazieranno dall’accoglienza e ascolto da parte di personale specializzato alla mediazione familiare, ma anche all’organizzazione di seminari e dibattiti a tema. E’ inoltre prevista la disponibilità di uno spazio protetto, un luogo neutro per consentire e facilitare l’incontro tra figli e genitori non affidatari.
Gli orari del servizio sono i seguenti: dal lunedì al venerdì dalle 10,30 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,30. La sede del servizio è presso la Scuola Elementare “Cesare Battisti” in Piazza Damiano Sauli,tel. 06/5180549 – 06/51606292. 

 

 

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La fiaccola olimpica e la Coca Cola

La fiaccola olimpica e la Coca Cola

Mi rammarico che la presidenza del nostro Municipio abbia aderito alla ridicola iniziativa di tentare il boicottaggio del passaggio della fiaccola olimpica anche nel nostro territorio come reazione alla sponsorizzazione della grande manifestazione di Torino da parte di una multinazionale americana, la Coca Cola.
Non  nutro alcuna simpatia per le multinazionali, tanto meno per quelle americane. Mi pare però che l’ostracismo a un marchio e a un prodotto peraltro largamente diffuso, quand’anche rivesta una funzione di simbolo, sia una manifestazione di puerile semplicismo, destinata in effetti a colpire l’Olimpiade.

Ombretta Fastini

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Una segnalazione ai vigili urbani – Più posti auto alla Circonvallazione

Una segnalazione ai vigili urbani

Via degli Armatori è una breve strada che fiancheggia il vecchio mercato coperto della Garbatella da anni in disuso. Quando il mercato era attivo su Via degli Armatori fu istituito il divieto di sosta, per agevolare le operazioni mercantili.
Ora che il mercato non è più in funzione, né è prevedibile una data di riapertura che comunque pare allontanarsi nel tempo, non sarebbe il caso di sospendere quel divieto di sosta, considerando che quella zona ha impellente bisogno di spazi per le auto?
Mi rivolgo ai vigili perché  raccolgano questa legittima richiesta.

Marco Tarallini

Più posti auto alla Circonvallazione

Ci sono aree limitate delle Circonvallazione Ostiense, progettate originariamente per la creazione di minigiardini (non mi riferisco alla spina centrale della strada), che nella pratica non sono risultate adatte a quella destinazione e che di conseguenza soggiacciono in una grave condizione di degrado. Di contro, in quella zona c’è grave penuria di spazi per la sosta delle auto.
Non sarebbe il caso di decidersi a prendere atto della situazione, utilizzando quelle aree per creare parcheggi a raso? Le soste in doppia fila e in generale il parcheggio caotico cui quotidianamente assistiamo impongono la ricerca di spazi.
Alla Circonvallazione Ostiense è possibile reperirne.
Se quei mancati minigiardini venissero convertiti in parcheggi se ne eliminerebbe nel contempo l’attuale degrado.

Matilde Rapponi

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Grazie Cto – Un pino da potare

Grazie Cto

A fronte di accuse di malasanità che spesso vengono rivolte a carico di Enti ospedalieri, ritengo doveroso levare la mia voce in senso contrario. Ciò in base all’esperienza da me vissuta presso il Cto, Pronto soccorso e Reparto di breve osservazione, dove sono stato portato in gravi condizioni la notte del 3 novembre dell’anno scorso e ricoverato per 10 giorni.
Al pari degli altri degenti, sono stato amorevolmente assistito con alta professionalità in un ambiente pulitissimo, reso quasi familiare dalla delicatezza e bonomia del personale.
Ringrazio pertanto i responsabili dei suddetti reparti e il personale medico, infermieristico e ausiliario.

Giuseppe Ballabene
pensionato ottantenne

Un pino da potare

Tra Via Guglielmotti e Via Cialdi, davanti al civico 23 di Via Cialdi, c’è un bel pino potato molti anni fa che però abbisognerebbe di una nuova potatura perché coi suoi rami potrebbe causare danni. Ho segnalato la cosa nell’ottobre scorso al Servizio giardini del Comune che mi ha risposto a dicembre comunicando che è stata effettuata una rimonda della chioma dell’albero.
A mio avviso l’intervento è stato del tutto insufficiente al fine di scongiurare il rischio di danni.

Nicola Del Bene

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Un appello per il parco di Via G.B. Magnaghi

Un appello per il parco di Via G.B. Magnaghi

Un numeroso gruppo di genitori che usufruiscono per i loro figli del Parco di Via Magnaghi si è rivolto al Municipio e, per conoscenza, a Cara Garbatella per denunciare le cattive condizioni della struttura. …..

Un appello per il parco di Via G.B. Magnaghi

Un numeroso gruppo di genitori che usufruiscono per i loro figli del Parco di Via Magnaghi si è rivolto al Municipio e, per conoscenza, a Cara Garbatella per denunciare le cattive condizioni della struttura.
Una carenza  – è detto nel documento sottoscritto da più di 50 firme – che non rappresenta una circostanza occasionale ma una situazione piuttosto consolidata, malgrado l’intervento peraltro non periodico di un gruppo di volontari che effettuano lo svuotamento dei cestini e qualche piccolo intervento di bonifica.
Si richiede: pulizia periodica del parco con cadenza bisettimanale; disinfestazione dagli insetti e, a tempo debito, dalle zanzare; smussatura dei numerosi spigoli di travertino distribuiti nel parco; controllo almeno una volta l’anno dell’efficienza e sicurezza delle strutture ricreative e della solidità delle piante di alto fusto; riparazione dei varchi aperti abusivamente nella recinzione; sopralluoghi quotidiani da parte delle forze dell’ordine.
Si richiede altresì l’accelerazione dei lavori di ristrutturazione del Parco di Via Pullino.

Comitato genitori del
Parco di Via G.B.Magnaghi

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Aggredito giornalista del sito www.lazio.net

Aggredito giornalista del sito www.lazio.net

Squallido episodio di squadrismo sportivo all’interno della tifoseria biancoceleste

di Stefano Barone

Grave episodio di squadrismo sportivo in Via Badoero, alla Garbatella.
Sabato 4 febbraio, Roberto P., 39 anni, giornalista sportivo, mentre si intratteneva in casa con i suoi tre simpatici ragazzi, è stato raggiunto da una chiamata al citofono: doveva scendere nell’atrio del palazzo per ritirare una raccomandata. Una procedura un po’ inusuale che però non gli ha destato sospetti.
In basso si è trovato di …..

Aggredito giornalista del sito www.lazio.net

Squallido episodio di squadrismo sportivo all’interno della tifoseria biancoceleste

di Stefano Barone

Grave episodio di squadrismo sportivo in Via Badoero, alla Garbatella.
Sabato 4 febbraio, Roberto P., 39 anni, giornalista sportivo, mentre si intratteneva in casa con i suoi tre simpatici ragazzi, è stato raggiunto da una chiamata al citofono: doveva scendere nell’atrio del palazzo per ritirare una raccomandata. Una procedura un po’ inusuale che però non gli ha destato sospetti.
In basso si è trovato di fronte sei persone con il volto travisato da sciarpe e caschi, le quali immediatamente lo hanno aggredito con estrema violenza, provocandogli numerose escoriazioni, ecchimosi e la frattura dei un sopracciglio.
Soccorso e trasportato al Cto, ha avuto una prognosi di 10 giorni.
L’aggressione viene ricollegata all’attività del giornalista presso il sito www.lazio.net, un portale che racconta le vicende della più antica società sportiva europea, la S.S.Lazio. Roberto P. di quel sito è stato uno dei fondatori. Da sempre si batte contro il razzismo e contro la violenza negli stadi.
Recentemente ha preso le difese dell’operato del presidente Claudio Lotito, oggetto di contestazioni da una parte della tifoseria biancoceleste. Un episodio analogo ebbe a subire Alessandro Placidi, noto conduttore di una radio locale romana, che ebbe i suoi locali devastati da un’incursione con caschi e bastoni, colpevole anch’egli di difendere l’operato di Lotito.
Nella home-page di Lazio.net si legge che il sito combatte da sempre la propria solitaria battaglia per una Lazio figlia dell’ideale olimpico (i colori bianco e celeste sono un chiaro riferimento ai colori della Grecia), lontana da episodi di intolleranza, violenza, xenofobia, razzismo, fascismo.
Gravissimo quest’ultimo episodio, che si colloca all’interno di altre aggressioni subite nel tempo da parte di diversi giornalisti radiofonici e della carta stampata che hanno visto moltissimi tifosi romanisti e laziali uniti nel condannare queste tristi vicende, però – va detto – tra il silenzio colpevole e complice di molti altri “addetti ai lavori”.
Numerosi gli attestati di solidarietà al giornalista colpito. Citiamo quelli di Silvio di Francia e del consigliere regionale Ds Enzo Foschi che ha parlato di un’azione squadristica e mafiosa. Non è la prima volta – ha detto Foschi – che accade a Roma negli ultimi tempi. C’è bisogno che si indaghi sino in fondo sugli autori e sui mandanti per salvaguardare una voce libera come Lazio.net.
L’episodio è di competenza della Digos.

 

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Realtà nuove alla Garbatella: gli Internet Point e i loro addetti

Realtà nuove alla Garbatella: gli Internet Point e i loro addetti

di Pasquale Navarra

Negli ultimi anni, alla Garbatella, molte attività commerciali hanno chiuso o sono cambiate radicalmente. Ciò ha contribuito, in molti casi, a dare un carattere più vario al quartiere. Gli Internet Point rappresentano la parte preponderante di tale rinnovamento.
Abbiamo incontrato Mostafa, Fahrid e Hasem, trentenni del Bangladesh; abitano fra il Casilino e la Prenestina e ogni giorno raggiungono la Garbatella per prestare la propria opera come addetti in due degli Internet Poin presenti.
Di questi locali forse non si è notato, fino ad ora, …..

Realtà nuove alla Garbatella: gli Internet Point e i loro addetti

di Pasquale Navarra

Negli ultimi anni, alla Garbatella, molte attività commerciali hanno chiuso o sono cambiate radicalmente. Ciò ha contribuito, in molti casi, a dare un carattere più vario al quartiere. Gli Internet Point rappresentano la parte preponderante di tale rinnovamento.
Abbiamo incontrato Mostafa, Fahrid e Hasem, trentenni del Bangladesh; abitano fra il Casilino e la Prenestina e ogni giorno raggiungono la Garbatella per prestare la propria opera come addetti in due degli Internet Poin presenti.
Di questi locali forse non si è notato, fino ad ora, il particolare più rilevante e più bello: vi navigano in internet, seduti uno accanto all’altro, clienti italiani e stranieri di ogni etnia. Una discreta carezza al cuore, un pezzo del mondo che è già possibile. “Alcuni clienti italiani con cui ho confidenza” – dice Mostafa – “ce l’hanno il computer a casa, ma vengono comunque qui perché hanno piacere a stare in compagnia”.

L’Internet Point in cui lavora Mostafa è stato aperto poco più di tre anni fa. Ne sono poi seguiti altri, in varie vie della Garbatella. Nelle mattinate dei giorni festivi gli Internet Point sono affollati di donne che fanno la fila per effettuare telefonate verso i Paesi di provenienza.
Mostafa spiega: “I telefoni per le chiamate internazionali sono utilizzati soprattutto da donne ucraine, romene e moldave. Un po’ meno sono le peruviane e le filippine. Ad ogni modo, la stragrande maggioranza dei clienti che vengono qui per telefonare sono stranieri; mentre, per quanto riguarda la navigazione in internet, la percentuale di clienti italiani e stranieri è quasi pari”. Le tariffe per le chiamate verso i Paesi dell’Est Europa e del Sudamerica sono infatti economiche.
E’ appassionante soffermarsi di tanto in tanto ad osservare discretamente queste donne in attesa di potersi mettere in contatto telefonico con i loro cari lontani. Le “madri ragazze”, ad esempio: cioè quelle badanti o domestiche che hanno, a Kiev o a Chisinau, un figlio medico o ingegnere o giornalista; queste donne “lasciate indietro” dal corso della Storia.
Di se stesso Mostafa mi dice che è in Italia da cinque anni e che il suo contratto di lavoro è regolare. E inoltre che il titolare dell’Internet Point in cui lavora è anch’egli originario del Bangladesh.
L’altro Internet Point in cui lavorano Fahrid e Hasem è a duecento metri da quello di Mostafa.
Parlando con essi il discorso torna su di un argomento che avevamo già toccato con Mostafa, ossia la legge Pisanu sull’antiterrorismo, che obbliga gli addetti degli Internet Point a trascrivere nome, cognome, indirizzo e numero di documento (di cui fare poi fotocopia da conservare) di ogni cliente, che deve infine apporre la firma accanto ai suoi dati. Fahrid e Hasem ci ripetono sostanzialmente quel che aveva detto Mostafa: “L’obbligo di prendere l’identità del cliente, come impone questa legge, ci ha fatto perdere metà dei clienti. Molti italiani, infatti, si rifiutano di lasciare i loro dati perché ci tengono alla privacy; e molti stranieri, che magari non sono in regola con il permesso di soggiorno, non se la sentono di rischiare”.
Di certo,  aggiungiamo noi, questa parte della succitata Legge appare del tutto inefficiente al fine della lotta al terrorism. E negare di fatto un piccolo conforto familiare a chi ha il permesso di soggiorno scaduto sa molto più di accanimento che di prevenzione.
Mostafa, Fahrid e Hasem sono musulmani. Al riguardo ci dicono che quando sentono dire del “pericolo islamico” non sanno davvero di cosa si stia parlando, così come non lo sanno tanti di coloro che lo paventano. La quasi totalità degli uomini e delle donne di religione islamica non sono, com’è evidente, né dei Bin Laden né suoi seguaci o apologeti. Mostafa, Fahrid e Hasem vivono – come moltissimi altri – la loro confessione religiosa in maniera assolutamente tranquilla e quindi rispettosa delle religioni e delle culture altrui.
Anche grazie agli Internet Point, comunque, la Garbatella dimostra ancora una volta di saper stare bene con tutti. E’ così vero da sembrare retorico, è così chiaro che nemmeno si nota.

 

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Spettacolo in onore di Alberto Sordi e Alvaro Amici

Spettacolo in onore di Alberto Sordi e Alvaro Amici

Grande folla sabato 25 febbraio nel teatro di Piazza Giovanni da Triora (sotto San Francesco Saverio) allo spettacolo organizzato dall’Associazione Itaca per celebrare, con l’86° della Garbatella, il ricordo di due artisti legati al quartiere: Alberto Sordi e il cantautore romanesco Alvaro Amici.
Si è cominciato con una delicatissima esibizione di mimi del Cantiere Teatrale di Fioretta Mari.
A seguire, applaudite canzoni romanesche eseguite da Fabrizio e Riccardo Amici, figli di Alvaro e continuatori dell’arte del padre. Paolo Moccia ha cantato il tema del film “Fumo di Londra” diretto da Sordi. Una targa-riconoscimento del Municipio in memoria del padre è stata consegnata ai figli di Alvaro Amici.

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“Fare qualcosa di buono per i cittadini”

Intervista a Flavia Micci, consigliere municipale capogruppo dei Ds

“Fare qualcosa di buono per i cittadini”

di Antonella Di Grazia

Flavia Micci ha 38 anni e vive alla Garbatella. E’ avvocato civilista e si occupa principalmente di diritto del lavoro e previdenziale e di diritto di famiglia. Da circa sette anni, presso la sezione dei Democratici di Sinistra della Garbatella, si interessa di politiche sociali e cura lo Sportello di Consulenza gratuita per le Case popolari Ater ex-Iacp. In tale ambito ha assistito molti cittadini nella presentazione delle domande di sanatoria e nella risoluzione di problematiche relative alle volture dei contratti, alle morosità, alle domande di assegnazione, ai patti di futura vendita e più in generale a tutto quel che concerne le abitazioni Ater e del Comune di Roma. …..

Intervista a Flavia Micci, consigliere municipale capogruppo dei Ds

“Fare qualcosa di buono per i cittadini”

di Antonella Di Grazia

Flavia Micci ha 38 anni e vive alla Garbatella. E’ avvocato civilista e si occupa principalmente di diritto del lavoro e previdenziale e di diritto di famiglia. Da circa sette anni, presso la sezione dei Democratici di Sinistra della Garbatella, si interessa di politiche sociali e cura lo Sportello di Consulenza gratuita per le Case popolari Ater ex-Iacp. In tale ambito ha assistito molti cittadini nella presentazione delle domande di sanatoria e nella risoluzione di problematiche relative alle volture dei contratti, alle morosità, alle domande di assegnazione, ai patti di futura vendita e più in generale a tutto quel che concerne le abitazioni Ater e del Comune di Roma.
Consigliere municipale in carica, è stata presidente della Commissione cultura e decentramento per il Municipio Roma XI, membro della Commissione scuola e della Commissione personale & bilancio, Delegata del Presidente per il Progetto “Fondazione Municipale” e per i Fondi Sociali Europei. E’ oggi Capogruppo dei Ds. E’ iscritta al Gruppo “Donne e Lavoro” della Consulta femminile del Municipio Roma XI ed è membro della Redazione del giornale di quartiere “Cara Garbatella”. E’ vice Presidente della Commissione Elette del Municipio Roma XI.
Ha vissuto con le precedenti elezioni il passaggio impegnativo dalle Circoscrizioni ai Municipi, ai quali sono stati conferiti poteri e competenze in grado di migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi, di stabilire un più diretto rapporto con i cittadini, di effettuare interventi più rapidi e aderenti alle necessità dei territori di competenza, nella coerente attuazione, anche a livello comunale, del principio di sussidiarietà. In qualità di membro del Consiglio ha contribuito a questa trasformazione.

Quali ragioni l’hanno spinta a entrare in politica ?
In realtà sono molte le ragioni alla base della mia scelta.
Principalmente è stata l’idea di poter essere utile alla collettività: l’idea di poter usare la mia esperienza – anche professionale – per operare all’interno dell’amministrazione, facendo qualcosa di “buono” per i cittadini.
Ho pensato che spesso è troppo facile lamentarsi di come vanno le cose: bisogna, invece, cercare di cambiare quello che – secondo noi – non va.
L’attività politica mi sembra risponda a queste mie aspettative.

In particolare a quali temi fa riferimento?
Sicuramente mi sento più portata per le tematiche “sociali” (scuola, servizi sociali) ed anche per temi forse un po’ più tecnici ma che ritengo abbiano comunque un forte impatto sulla vita quotidiana di tutti noi, come il decentramento (inteso come semplificazione della vita dei cittadini nei rapporti con l’amministrazione) o la questione dei tempi e degli orari della città.

Lei è impegnata in varie iniziative sociali nel settore della consulenza gratuita per le case Ater ex-Iacp.
Come si raccorda questa esperienza con la sua attività politica?
Credo rientri tutto nel mio modo di vedere la politica cui abbiamo accennato prima: la “politica” nasce nell’antichità come la “gestione della cosa pubblica” intesa in un senso più ampio del solo impegno istituzionale.
Chiunque vi si può avvicinare portando le proprie peculiarità, le proprie capacità personali e le proprie competenze. Per me svolgere questo tipo di attività rappresenta una sorta di volontariato “laico”, in cui metto le mie competenze a disposizione di chiunque ne possa aver bisogno: è impegnativo, ma da anche tante soddisfazioni!

Una sua definizione di “impegno politico”?
Non vorrei ripetermi, ma per me si tratta di impiegare le proprie capacità nel tentativo di migliorare la società in cui viviamo.

Essere una donna é un problema per un politico nel nostro Paese?
Fino ad oggi devo dire che non mi è mai capitato di vivere la mia condizione di “donna” come un ostacolo a quanto stavo facendo. Sicuramente l’essere donna rende le cose più difficili, ma soprattutto per problemi pratici: una donna ha spesso ruoli familiari da rispettare, cui l’attività politica sottrae tempo ed energia. Quello che ho potuto notare in questi anni di attività politica all’interno delle istituzioni e del partito è che si tratta di un mondo a misura maschile: per gli
orari delle riunioni, per la gestione delle situazioni, per il modo di affrontare i problemi.
Per una donna che non voglia rinunciare ad avere un ruolo anche all’interno della famiglia e del mondo del lavoro è molto difficile trovare un giusto compromesso nella gestione dei tempi. Io ho la fortuna di avere un lavoro che posso gestire con una certa autonomia ed un compagno che mi è di notevole aiuto!
Da un punto di vista di accettazione delle donne nel mondo politico, credo che alcuni schieramenti politici abbiano una maggiore “cultura” della presenza delle donne. Penso che, però, molto sia ancora da fare.

Quali sono state le richieste più pressanti raccolte dalle donne che ha incontrato nei dibattiti pubblici?
Ad esempio citiamo l’incontro/dibattito su “Pari opportunità nel lavoro e nella politica”.
Le donne difficilmente chiedono qualcosa solamente per sé. Le loro richieste hanno sempre un respiro “collettivo”, attento alle esigenze della comunità cui appartengono ed a ricercare il benessere di tutti. Generalmente le loro richieste riguardano la possibilità di avere una vita più “leggera”, meno oppressa da incombenze e da rincorse alle cose da fare: più asili nido, migliori servizi sociali, servizi pubblici efficienti, un ambiente più tutelato, ma anche orari di lavori più flessibili.
Tutti aspetti che aiuterebbero le donne a conciliare anche meglio la loro duplice funzione nella famiglia e nel mondo del lavoro.

La legge elettorale per le Europee ha garantito la presenza di un terzo di candidature al femminile. Non trova che questo sia un segnale, sia pur parziale, di cambiamento?
Nei Democratici di Sinistra si è deciso che per le prossime elezioni le donne dovranno rappresentare almeno il 30% degli eletti. Credo che questo sia un passo importante verso un obiettivo non impossibile da raggiungere: quello di avere delle istituzioni che rappresentino più fedelmente la nostra società, dove le donne sono più del 50% della popolazione.
Credo, però, che non possiamo non affrontare un altro aspetto del problema: se ci sono poche donne nelle istituzioni è anche perché le donne non votano altre donne. Sarebbe forse troppo lungo cercare qui di spiegare perché questo succede, però è un dato di fatto. Ritengo che le donne dovrebbero farsi carico di eliminare questa disparità: le donne hanno dimostrato di saper stare nelle istituzioni tanto quanto gli uomini (a volte anche meglio) e mi auguro che alle prossime elezioni venga data loro più fiducia.

Quali sono per lei gli errori più gravi delle politiche recenti del centro-destra?
Credo che l’eccessiva attenzione nel risolvere questioni collegate ad interessi personali, la mancanza di una vera politica sociale (per la famiglia, per le giovani coppie, per il lavoro, per l’assistenza agli anziani) e – soprattutto – le promesse impossibili di questi anni hanno dimostrato l’inconsistenza politica del centrodestra.

Su quali punti lei pensa debba essere incentrata una nuova stagione in Italia?
Su alcune serie riforme strutturali che tengano conto dell’evoluzione della nostra società: lavoro per i giovani, pensioni per gli anziani, assistenza alle famiglie, politica della casa, rilancio economico.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 3 – Marzo 2006

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Se vedemo stasera a cena a “I Scalini”

Se vedemo stasera a cena a “I Scalini”

di Guido Barbato

E’ situata in Via Roberto de Nobili 17, quasi di fronte alla fontana di Carlotta, questa trattoria dal nome curioso. Nome che richiama in romanesco i pochi scalini per accedervi, non da salire ma da scendere dal piano della strada. E’ gestita dal 2000 da Orietta Raimondi e da suo marito Angelo.
I coniugi affermano con orgoglio di rappresentare un pezzo di storia e una delle prime attività commerciali del quartiere: il locale infatti era gestito fin dal 1925 dal nonno di Orietta, Pietro Rascelli, come negozio di vini e oli, mentre in tempi più recenti la nonna gestiva la tabaccheria una volta situata affianco, i cui locali sono stati poi assorbiti nella trattoria. I Rascelli gestivano anche una trattoria notturna in Via Ostiense, …..

Se vedemo stasera a cena a “I Scalini”

di Guido Barbato

L’ingresso della trattoria “I Scalini” in Via Roberto de Nobili 17

I coniugi affermano con orgoglio di rappresentare un pezzo di storia e una delle prime attività commerciali del quartiere: il locale infatti era gestito fin dal 1925 dal nonno di Orietta, Pietro Rascelli, come negozio di vini e oli, mentre in tempi più recenti la nonna gestiva la tabaccheria una volta situata affianco, i cui locali sono stati poi assorbiti nella trattoria. I Rascelli gestivano anche una trattoria notturna in Via Ostiense, dedicata alla ristorazione dei lavoratori dei Mercati Generali. Il vini e oli si è poi trasformato in trattoria romana, passando negli anni per diverse gestioni.
Angelo e Orietta fanno da sempre i ristoratori, avendo gestito per anni dei locali ad Ostia. A un certo punto avevano deciso di ritirarsi, però alla fine degli anni ’90 non hanno saputo resistere alla tentazione di continuare il loro lavoro, che svolgono con passione, rilevando il locale dalla precedente gestione e facendo tornare così in famiglia quei luoghi che furono dei nonni.
La trattoria offre un menù tipicamente romano, con tutte le specialità del caso: dalle zuppe di legumi alla carbonara, amatriciana, cacio e pepe, dagli involtini alle coratelle, coda e paiata, contorni misti, dolci fatti in casa, vino prevalentemente sfuso. Il menù, sempre molto ricco, cambia di giorno in giorno in base alla disponibilità di materie prime e viene esposto al muro di ingresso alla sala, scritto a pennarello. Angelo e il resto del personale in servizio nella grande sala sono gentili e molto rapidi nel servizio, offrendo peraltro porzioni generose.
L’elemento peculiare del locale è l’arredamento interno, caratterizzato da bei dipinti ad olio che adornano le pareti.
Sono opere di un “guazzo” (un pittore edile) del quartiere, tal Ginetto, scomparso di recente, artista per hobby, che ha ritratto gradevoli scorci della Garbatella e del centro di Roma, impreziosendoli con dei versi del Trilussa e anche suoi originali.
Il tutto, unitamente al menù, crea una atmosfera di “romanità” particolarmente intensa e piacevole.
Insomma I Scalini è il posto giusto se si vuole trascorrere una serata gradevole e informale, respirando un po’ di genuina aria di Roma in compagnia del popolo della Garbatella, ormai sempre più eterogeneo, incontrando dall’operaio al professionista, dall’impiegato all’artista più o meno noto.
Il locale è aperto solo la sera esclusa la domenica.

 

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Giampiero Imperi: quella sera toccò a me marcare il grande Pelè

L’ex giocatore della Roma gestisce la piscina di Via Pigafetta

Giampiero Imperi: quella sera toccò a me marcare il grande Pelè

di Francesca Vitalini

Giampiero Imperi comincia a gestire negli anni ’70 i centri sportivi di famiglia, occupandosi di quella piscina – la piscina Imperi, appunto – il cui nome evoca una sensazione familiare e rassicurante agli abitanti della Garbatella. L’attività sportiva ad alti livelli ha accompagnato però il nostro protagonista fin dall’adolescenza, quando a quattordici anni viene selezionato da un commissario della A.S. Roma in visita all’Oratorio della parrocchia di San Luca Evangelista nel quartiere Prenestino: “Anche se avevo solo quattordici anni, possedevo una forte presenza che calcisticamente vale tanto. …..

L’ex giocatore della Roma gestisce la piscina di Via Pigafetta

Giampiero Imperi: quella sera toccò a me marcare il grande Pelè

di Francesca Vitalini

Giampiero Imperi in un momento della sua carriera di calciatore

Giampiero Imperi comincia a gestire negli anni ’70 i centri sportivi di famiglia, occupandosi di quella piscina – la piscina Imperi, appunto – il cui nome evoca una sensazione familiare e rassicurante agli abitanti della Garbatella. L’attività sportiva ad alti livelli ha accompagnato però il nostro protagonista fin dall’adolescenza, quando a quattordici anni viene selezionato da un commissario della A.S. Roma in visita all’Oratorio della parrocchia di San Luca Evangelista nel quartiere Prenestino: “Anche se avevo solo quattordici anni, possedevo una forte presenza che calcisticamente vale tanto.
Fui così selezionato dall’allenatore che mi disse di andare a fare una prova al campo della Roma di Via Sannio. Feci questa prova ed entrai nelle giovanili della Roma”.

Fino ai venti anni Giampiero Imperi gioca con le formazioni giovanili della squadra capitolina senza che la sua vita venga sconvolta dai ritmi del mercato calcistico. La stagione 1966/67 inaugura grandi novità, perché Giampiero Imperi passa al Catania, in serie B, e il grande entusiasmo iniziale si amplifica: ” />E’ anche l’anno dei più importanti ricordi calcistici, perché in un’amichevole con il Santos, Giampiero Imperi incontra Pelè: “E’ stato un episodio un po’ particolare della fine di giugno.
Nel pomeriggio, mentre stavamo andando a cena, l’allenatore, che a quel tempo era Oronzo Pugliese, mi disse che durante la partita della sera mi avrebbe fatto marcare Pelè, il più grande giocatore di tutti i tempi. E’ stato abbastanza emozionante. Ho giocato quella partita con molta suggestione perché ero giovane e stavo marcando il più grosso giocatore del mondo.
Avevo grande stima e rispetto per lui … Mi ricordo che verso la fine della partita mi disse: Ma mi stai sempre chiedendo scusa, guarda che giochiamo lo stesso pallone!”.
Di questo percorso calcistico, però, Giampiero Imperi preferisce ricordare con maggiore intensità il piacere del gioco che non è mai stato turbato da dissapori con i compagni di squadra. La fine della carriera è repentina e condizionata dalle esigenze di gestione dei due centri sportivi familiari.
Da quel momento il nostro protagonista si dedica esclusivamente e con interesse a questa attività che gli permette di mantenere un forte contatto con lo sport e con la preparazione atletica dei più piccoli.
Il ricordo del periodo vissuto nel mondo del calcio è sempre vivo e, oltre che dalle parole di Giampiero Imperi, che la redazione ringrazia per la gentile intervista, emerge da articoli giornalistici e da fotografie affissi con cura sulle pareti della sala d’aspetto della piscina in via Pigafetta.

 

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Si va estinguendo il piccolo commercio

Si va estinguendo il piccolo commercio

di Paola Angelucci

Anche a Garbatella sta emergendo la critica situazione del “commercio impossibile”, in pratica la difficoltà che molti artigiani e commercianti hanno di mantenere in vita le proprie attività.
Le cause di questo problema sono da ricercare, soprattutto, in un sistema economico che non tutela il piccolo commercio, quello che nasce e si lega alle esigenze
spicce della popolazione, come, per esempio, l’emporio o il negozio d’alimentari sotto casa, oppure la latteria ed il calzolaio.
Molti fallimenti e chiusure forzate s’innestano sull’avanzare delle grandi catene di distribuzione che ormai spopolano anche nel nostro quartiere; se, da una parte, nei supermercati e nei centri commerciali trovi veramente ogni genere …..

Si va estinguendo il piccolo commercio

di Paola Angelucci

Anche a Garbatella sta emergendo la critica situazione del “commercio impossibile”, in pratica la difficoltà che molti artigiani e commercianti hanno di mantenere in vita le proprie attività.
Le cause di questo problema sono da ricercare, soprattutto, in un sistema economico che non tutela il piccolo commercio, quello che nasce e si lega alle esigenze
spicce della popolazione, come, per esempio, l’emporio o il negozio d’alimentari sotto casa, oppure la latteria ed il calzolaio.
Molti fallimenti e chiusure forzate s’innestano sull’avanzare delle grandi catene di distribuzione che ormai spopolano anche nel nostro quartiere; se, da una parte, nei supermercati e nei centri commerciali trovi veramente ogni genere d’articoli ed i cibi più svariati a prezzi convenienti, dall’altra si è completamente smarrito quel rapporto quotidiano fatto di saluti cordiali, offerte di prodotti genuini e consigli.

L’attenzione va focalizzata su vari elementi che concorrono a creare questo fenomeno, primo tra tutti il costo degli affitti dei locali che sono arrivati, anche in questa zona, a prezzi quasi impossibili per un piccolo commerciante.
Parliamo di cifre che partono dai 1.500 € a oltre 2.500: una speculazione bella e buona, proprio come per gli affitti delle case! Altro elemento che deprime il piccolo commercio è la vendita, da parte degli Enti che “cartolarizzano” il loro patrimonio, dei locali che finora erano dati in affitto e che gli attuali gestori non sono in grado di acquistare o che non riescono a far rendere abbastanza per ammortizzare il costo dell’acquisto. Un esempio fra tanti, il negozio di generi alimentari D’Amico di Via Luigi Lasagna, una rivendita storica, attiva dagli anni ’50 da padre in figlio.
“Ormai – dice il signor  Maurizio D’Amico, norcino doc, mentre smantella pezzo per pezzo il vecchio negozio – il guadagno non vale più il sacrificio”.Lui ha le sue buone ragioni, ma a noi resta lo squallore della serranda sempre chiusa e la leggera malinconia di non poter più dire: “Buongiorno, mi dai per favore un etto di pizza bianca?
Grazie, vado di fretta, la pago dopo. Ciao!”

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Petronilla, figlia di San Pietro? Storia di un clamoroso “bidone”

Nella Catacomba di Domitilla di Via delle Sette Chiese

Petronilla, figlia di San Pietro? Storia di un clamoroso “bidone”

Una santa inesistente dal nome prestigioso. Nell’8° secolo fu offerta come patrona al Regno dei Franchi, a sua volta nominato “Figlio prediletto della Chiesa”

di Cosmo Barbato

Questa è la storia di un colossale “bidone”, di una storica “sòla”, come dicono a Roma, che in un lontano passato prese le mosse in uno dei luoghi più importanti che si svolgono lungo la Via delle Sette Chiese, l’antica strada che costituisce la colonna dorsale della Garbatella. Il luogo è la Catacomba di Domitilla, la più estesa di Roma con i suoi 15 chilometri di gallerie che si sviluppano su cinque piani. …..

Nella Catacomba di Domitilla di Via delle Sette Chiese

Petronilla, figlia di San Pietro? Storia di un clamoroso “bidone”

Una santa inesistente dal nome prestigioso. Nell’8° secolo fu offerta come patrona al Regno dei Franchi, a sua volta nominato “Figlio prediletto della Chiesa”

di Cosmo Barbato

Questa è la storia di un colossale “bidone”, di una storica “sòla”, come dicono a Roma, che in un lontano passato prese le mosse in uno dei luoghi più importanti che si svolgono lungo la Via delle Sette Chiese, l’antica strada che costituisce la colonna dorsale della Garbatella. Il luogo è la Catacomba di Domitilla, la più estesa di Roma con i suoi 15 chilometri di gallerie che si sviluppano su cinque piani.
In un andito di quel cimitero sotterraneo datato tra il III e il IV secolo i fedeli notarono un semplice sarcofago marmoreo che recava una dedica: “A Petronilla figlia dolcissima”.
Petronilla, cioè figlia di un Pietro. L’eccesso di zelo dei credenti e probabilmente una non del tutto disinteressata caccia alle reliquie dei cristiani della prima ora portarono a concludere che quella Petronilla fosse proprio una figlia di San Pietro. Chi sa, poteva essere stato lo stesso padre a scolpire quella pietosa epigrafe. Ma una figlia di Pietro non poteva che essere martire, come il padre. E come martire venne venerata, pur apparendo assai improbabile che un settore del III o IV secolo del cimitero di Domitilla potesse mai aver accolto le spoglie di una figlia di Pietro che, se mai fosse esistita, doveva essere morta almeno duecento anni prima. Poteva però esserci stata una traslazione, ma di questa sarebbe rimasta memoria.
Per inciso, è possibile che San Pietro avesse una figlia, dal momento che il pescatore di Galilea, quando abbandonò le reti per seguire il Maestro, era regolarmente sposato.
In un testo copto del II secolo relativo agli Atti di San Pietro si parla appunto di una sua figlia. Si dice anche che fosse paralitica. Pietro, che guariva tutti, non volle esercitare il suo potere taumaturgico sulla figlia.
Supplicato dalla folla, si decise infine a guarirla, facendola però tornare paralitica subito dopo, spiegando che la malattia era salutare per la salvezza della sua anima. Non è detto come quella figlia si chiamasse; né sembra possibile che, data la sua menomazione, abbia potuto seguire il padre a Roma. Sta di fatto che il culto di Petronilla ebbe, dal IV secolo, una grande diffusione, certamente non contestato dalla Chiesa.

Particolare della grande tela del Guercino

Se ne parla in numerosi testi. Sappiamo che l’olio della lampada che ardeva sul suo sepolcro fu recato come reliquia alla regina longobarda Teodolinda al tempo di Gregorio Magno (590-604).
Ma la fortuna di Petronilla arriverà più tardi.
Siamo al tempo di papa Stefano II (752-757). Il Soglio di Pietro è oggetto di furibonde contese, mentre la Penisola è sconvolta dallo scontro tra i Franchi di re Pipino e i Longobardi di Astolfo. Pipino, chiamato dalla Chiesa, contrastava Astolfo che voleva estendere il Regno longobardo d’Italia sui territori peninsulari appartenenti all’Impero di Bisanzio, ai quali però era interessata anche la Chiesa. A sua volta, Pipino aspirava al sostegno della Chiesa per riaffermare in Francia il suo potere.
Stefano voleva quei territori, ma non si fidava troppo di Pipino: li voleva non come un dono (chi ha il potere di dare ha anche quello di togliere) ma come una restituzione rispetto a una precedente presunta autorevole donazione.
Quasi certamente prende corpo allora anche la celebre “Donazione di Costantino”, l’editto col quale l’imperatore romano avrebbe investito la Chiesa del potere sulla parte occidentale dell’impero e quindi sull’Italia. Per secoli quel presunto diritto sarà causa di guerre, di sopraffazioni, di lutti infiniti, anche dopo che alla metà del 1400 l’umanista Lorenzo Valla dimostrerà la falsità dell’editto.
Pipino dunque asseconda le ambizioni di Stefano e riceve in cambio la solenne unzione regale, per sé e anche per i suoi figli Carlo (Magno) e Carlomanno, nonché la dichiarazione, per il Regno Franco, di “Figlio prediletto della Chiesa”.

Ma Santa Petronilla che cosa c’entra? Petronilla figlia del fondatore della Chiesa e il Regno Franco “Figlio prediletto della Chiesa”: chiaro, Petronilla, dichiarata patrona del Regno Franco, doveva costituire la perenne testimonianza di quell’alleanza.
Stefano promette ma sarà suo fratello Paolo I, eletto papa tra aspri contrasti nel 757, a mantenere. L’8 ottobre di quell’anno, nel corso di una solenne cerimonia pubblica cui partecipò tutto il clero, il sarcofago di Petronilla venne rimosso dalla catacomba di Domitilla, traslato in Vaticano ed elevato alla gloria degli
altari in un grande preesistente mausoleo imperiale adiacente alla Basilica di San Pietro, riciclato per l’occasione. Da quel giorno il sepolcro degli imperatori Onorio, Teodosio II, forse Valentiniano III e di molti membri delle famiglie imperiali diverrà cappella dei re dei Franchi (e più tardi di Francia) o cappella di Santa Petronilla.
L’alleanza, quasi  un parentato, veniva così sancita al cospetto del popolo. Può darsi che a quel tempo gli stessi papi avessero finito col credere che Petronilla fosse stata davvero figlia di San Pietro. Però, considerando che quel patronato così speciale veniva elargito dai due fratelli pontefici, già probabili coautori o committenti del più clamoroso falso della storia, la “Donazione di Costantino”, è lecito sospettare che a Pipino abbiano scientemente rifilato quel “bidone”. Ed è pur anche lecito sospettare che Pipino, tanto interessato alla prestigiosa investitura della Chiesa, non fosse poi così attento all’autenticità della reliquia. Forse in
quella circostanza non fu nemmeno necessario esibire il falso documento costantiniano: diligentemente custodito, servirà molto più tardi per accampare i diritti della Chiesa nei confronti degli imperatori.
La grande cappella di Santa Petronilla da allora fu arricchita di doni preziosi. Ospitò tra l’altro la statua bronzea di San Pietro e, agli inizi del 1500, anche la Pietà di Michelangelo. Poi però, con la costruzione della attuale basilica, anche la cappella imperiale finì sotto il piccone. I resti di Petronilla furono tolti dal sarcofago e posti in un’urna che dal 1623 è custodita nella nuova basilica, sotto un altare sovrastato da un mosaico che riproduce la grande tela del Guercino intitolata “Esumazione e gloria di Santa Petronilla”, a sua volta conservata nella Pinacoteca Capitolina.
Il sarcofago di Petronilla, ormai svuotato, fece una brutta fine. Capovolto, fu utilizzato come materiale di colmata nella Cappella del Sacramento. Recava la seguente epigrafe: “Avr Petronillae Filiae Dulcissimae”. E’ stata letta “Ad Aurelia (o Aurea) Petronilla Figlia Dolcissima”. Dunque poteva trattarsi di una discendente della famiglia dei Petroni o di una devota, figlia spirituale e non carnale dell’Apostolo, morta Dio sa quando, ma certo non ai tempi di San Pietro.
Petronilla è stato un nome molto usato fino ad un recente passato. Da noi è caduto in disuso da qualche anno, mentre si ritrova ancora di frequente in ambito anglosassone. Ai più anziani rievoca la figura dell’arcigna e spigolosa moglie del mite Arcibaldo di un celebre fumetto, oggi non più in voga.

 

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