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Autore: Redazione

“La Garbatella” sgretolata

“La Garbatella” sgretolata

A Piazza Bonomelli, il festone di stucco con la scritta “La Garbatella”, sovrastato dal busto di una figura femminile, si è in parte sgretolato, sicché la dicitura appare monca. Sarà l’effetto dell’età che avanza? Certo, 88 anni da poco compiuti mostrano i propri segni su molti punti del quartiere, pur in una città dove gli anni si contano in millenni.
Ma oggi si riesce benissimo, con vari speciali espedienti di cosmesi, a ripristinare l’aspetto giovanile ai volti e alle cose che invecchiano. …..

“La Garbatella” sgretolata

A Piazza Bonomelli, il festone di stucco con la scritta “La Garbatella”, sovrastato dal busto di una figura femminile, si è in parte sgretolato, sicché la dicitura appare monca. Sarà l’effetto dell’età che avanza? Certo, 88 anni da poco compiuti mostrano i propri segni su molti punti del quartiere, pur in una città dove gli anni si contano in millenni.
Ma oggi si riesce benissimo, con vari speciali espedienti di cosmesi, a ripristinare l’aspetto giovanile ai volti e alle cose che invecchiano.
Quella scritta è stata sempre considerata come una didascalia che testimonia il soprannome Garbatella alla sovrastante figura femminile, il cui nome proprio continua a rimanere un mistero: Carlotta? Maria? Clementina?
Ma è poi esistita questa garbata signora che gestiva una accogliente locanda nella zona?
Sta di fatto che a quella scritta e a quella figura sono particolarmente affezionati gli abitanti del quartiere.
Quanto tempo ci vorrà per restaurare il festone sgretolato?
Se lo chiedono ansiosi gli “innamorati” della Garbatella.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 -Luglio 2008

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La consigliera Paola Angelucci

La consigliera
Paola Angelucci
del Municipio XI riceve i cittadini presso la sezione di Sinistra Democratica

“La Villetta”
Via F. Passino , 26 per tutte le questioni riguardanti le politiche del  territorio: casa (Ater), lavori pubblici e urbanistica, scuola, sanità, per info e appuntamenti chiamare il
3393959674
3317044708

 

 

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Ater in stato di crisi Inquilini senza tutela

Ater in stato di crisi Inquilini senza tutela

Bloccate sine die le vendite. Ferme le manutenzioni. Gli uffici non funzionano nemmeno per la
normale amministrazione. Si richiedono informazioni sicure e tranquillizzanti

di Paola Angelucci

La situazione attuale dell’Ater è una delle più difficili e complicate da risolvere mai verificatesi sino ad ora, da quando l’Istituto Autonomo Case Popolari si è trasformato in Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale. La pur grave situazione economica, …..

Ater in stato di crisi Inquilini senza tutela

Bloccate sine die le vendite. Ferme le manutenzioni. Gli uffici non funzionano nemmeno per la
normale amministrazione. Si richiedono informazioni sicure e tranquillizzanti

di Paola Angelucci

La situazione attuale dell’Ater è una delle più difficili e complicate da risolvere mai verificatesi sino ad ora, da quando l’Istituto Autonomo Case Popolari si è trasformato in Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale. La pur grave situazione economica, ereditata dalla scorsa gestione, è diventata gravissima durante il periodo intercorso fra l’ex sindaco dimissionario Veltroni e l’elezione del nuovo sindaco Alemanno, perché il commissario straordinario che ha gestito Roma in quel frangente ha richiesto il pagamento della prima rata di un enorme debito di circa cinquecento milioni d’euro per il mancato pagamento dell’Ici sugli immobili di proprietà dell’ente pubblico dovuti dal 1993 al 2002.
L’Ater, non in grado di affrontare tale incombenza economica, si è vista pignorare il proprio conto corrente bancario col risultato di dover bloccare di fatto qualsiasi intervento ed aprendo una trattativa con il Comune per coprire il dovuto con il trasferimento al Comune stesso di terreni, magazzini, alloggi di pregio.

E’ stato dichiarato lo stato di crisi. Chi fa le spese di tutto ciò?
Sempre gli inquilini delle case popolari che sono ormai disperati e “sull’orlo di una crisi di nervi”. E’ assolutamente necessario tutelare tutte le cittadine ed i cittadini del nostro quartiere, e non solo, che in queste case sono nati, hanno abitato e costruito le proprie esistenze. Ancora oggi, infatti, non si sa che cosa accadrà quando terminerà il blocco delle vendite stabilito ad ottobre 2007, che sarebbe dovuto durare solo sessanta giorni.
E’ ovvio che in linea di principio  l’alloggio popolare non dovrebbe essere alienato perché così si stravolge la natura stessa delle case destinate a chi non può permettersi un’altra soluzione abitativa, ma allora l’Ater deve dare informazioni sicure, corrette, coerenti e definitive per non lasciare i residenti in uno stato di forte insicurezza e totale mancanza di notizie rispetto al futuro degli alloggi e quindi della vita delle loro famiglie.
Perché gli uffici di zona sono inaccessibili al pubblico e, in pratica, non ricevono più i cittadini? Perché il call center non risponde mai? Perché, cosa ancora più grave, l’Ater sta inviando multe onerose anche a coloro che sono in attesa di sanatoria e quindi hanno espresso chiaramente la volontà, avendo i giusti requisiti, di regolarizzare la loro posizione d’inquilini di alloggi di residenza popolare pubblica?
Se per motivi economici non può fare più manutenzioni, potature ed interventi di vario tipo, può e deve attivare gli uffici per affrontare tutte quelle situazioni amministrative e burocratiche risolvibili con il lavoro d’ufficio.
Alla Garbatella ci sono centinaia di famiglie che aspettano da troppo tempo solo una voltura di contratto, un subentro ad un coniuge o ad un genitore deceduto; chiedono solo ciò che spetta loro di diritto aspettando anni ed anni per vederselo riconosciuto, quando va bene. “Abito dalla nascita in un alloggio Ater”, dice il signor Remo. “Vivevo con mia madre a cui era intestato il contratto.
Quando lei è venuta a mancare ho comunicato subito all’Istituto il triste evento ed ho chiesto la legittima voltura del contratto a nome mio. Sono in regola con tutti i pagamenti, ho prodotto tutti i documenti richiesti, rientro nel reddito previsto per la permanenza, ma sono quasi dieci anni che aspetto. E’ legale tutto ciò?”.
Nel frattempo l’Ater ha pensato bene di far rientrare il nostro quartiere nelle cosiddette “zone di pregio” di Roma, subdola operazione per consentire una futura vendita degli alloggi a prezzi più elevati. E’ vero la Garbatella è bella, bellissima, fatta di case dalle fogge artistiche, giardini e uccellini cinguettanti, piazzette accoglienti, sede d’innumerevoli set cinematografici, quartiere di grande fascino ed attrattiva culturale e turistica, ma equiparare la “zona di pregio” agli “alloggi di pregio” è sbagliato e scorretto; tale definizione, infatti, droga il mercato, perché dettata dall’esigenza dell’Ater di vendere a prezzi più alti rispetto a quelli già stabiliti nei vecchi piani di vendita, per l’esigenza di monetizzare il più possibile.
Se Garbatella è zona di pregio, qualcuno deve spiegarci che cosa sono i Parioli, Via Veneto, la Farnesina e Trionfale. Lasciamoci alle spalle la Garbatella della fiction televisiva ed addentriamoci nel suo cuore vero per renderci presto conto che non è tutto rose e fiori: sistema fognario disastrato, impianti elettrici non a norma di legge, cortili senza illuminazione e addirittura ancora caseggiati interi senza citofono (e poi parlano di sicurezza!), barriere architettoniche e mancanza d’ascensori, terrazzi e tetti fatiscenti, grondaie e discendenti dell’acqua consumati dalla ruggine che fanno infradiciare muri e fondamenta, presenza gravissima d’eternit che mette a rischio la salute degli inquilini, alberi e rami pericolanti e via dicendo.
Perciò se i lotti della Garbatella sono ancora belli e sanno accoglier decentemente chi ci vive ed attraggono tanti visitatori è grazie esclusivamente al lavoro ed alla cura di chi li abita, del loro amore per quei luoghi che è tramandato di generazione in generazione e, ovviamente, a spese
proprie.
La Garbatella da cartolina è tutta sulle spalle dei residenti che si sentono lasciati soli e sono esasperati: non è più sopportabile vedere letteralmente sgretolarsi sotto gli occhi la casa in cui si vive. Nessuno pretende la vendita, ma la legge regionale n° 42 che prevede la cessioni degli alloggi anche del nostro quartiere è del 1991: allora ci chiediamo perché, nonostante le condizioni di fallimento degli Iacp, non sono stati ceduti come previsto dai piani di vendita?
Perché solo un alloggio su quattro è diventato di proprietà nonostante la volontà di acquisto espressa dalla maggior parte dei residenti aventi diritto? Dov’è la trasparenza?
La legge non è uguale per tutti?
Il “ripristino della legalità” deve valere per entrambe le parti, i rapporti, di qualsiasi tipo, sono sempre basati su uno scambio reciproco, se ciò non avviene il rapporto salta, si scardina e non funziona più. Se l’Ater avesse offerto servizi, vigilato costantemente negli anni sugli abusi e tenuto con dignità la proprietà pubblica allora potrebbe oggi avanzare pretese, ma il dovere invece è preteso solamente dai cittadini che hanno paura di perdere la casa.
Le inadempienze di chi ha permesso che tutto andasse allo sfascio non possono più essere pagate da chi vive nel patrimonio Ater.
Chiediamo risposte al presidente Petrucci, al sindaco di Roma e a tutti coloro che negli uffici preposti hanno il dovere di lavorare per i diritti, la legalità e la trasparenza a favore dei cittadini.

 

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Un richiamo a realizzare nuovi diritti di cittadinanza

Appello laico dell’Associazione culturale Altrevie

Un richiamo a realizzare nuovi diritti di cittadinanza

di Orietta Vidali

Durante le recenti elezioni amministrative le associazioni laiche romane hanno avviato una raccolta di adesioni tra i candidati delle diverse liste per impegnarli, una volta eletti, a promuovere sui territori nuovi servizi di cittadinanza ispirati ai principi di laicità, quali ad esempio:

  • l’istituzione di registri pubblici perla certificazione dei diritti dei conviventi(unioni civili) e per ildeposito delle volontà ultime(testamento biologico, donazionedi  …..

Appello laico dell’Associazione culturale Altrevie

Un richiamo a realizzare nuovi diritti di cittadinanza

di Orietta Vidali

Durante le recenti elezioni amministrative le associazioni laiche romane hanno avviato una raccolta di adesioni tra i candidati delle diverse liste per impegnarli, una volta eletti, a promuovere sui territori nuovi servizi di cittadinanza ispirati ai principi di laicità, quali ad esempio:

  • l’istituzione di registri pubblici perla certificazione dei diritti dei conviventi(unioni civili) e per ildeposito delle volontà ultime(testamento biologico, donazione di organi, forme e  modalitàdell’ultimo commiato);
  • la predisposizione, in tutti imunicipi, di luoghi decorosiper la celebrazione dei matrimoni civili e per le cerimoniedi commiato non religioso;
  • la promozione dell’insegnamentodell’educazione civica edella cultura della laicità nei luoghi di aggregazione socialee culturale e nelle scuole.

L’appello laico, che ha raccolto oltre 60 adesioni tra i candidati di 8 diverse liste, è stato sostenuto anche da personalità della cultura, fra le quali Corrado Augias, Alessandro Battisti, Giorgio Benvenuto, Luigi Berlinguer, Adele Cambria, Franca Coen, Franco Grillini, Sergio Lariccia, Miriam Mafai, Ignazio Marino, Stefano Rodotà, Mina Welby.
Nel nostro municipio tra i firmatari dell’appello laico sono risultati eletti il presidente Andrea Catarci e la consigliera Paola Angelucci della Sinistra Arcobaleno e Michele Nacamulli del Partito Democratico.
Le associazioni laiche romane intendono ora richiedere ai candidati eletti che hanno sottoscritto l’appello di impegnarsi per realizzare al più presto i nuovi servizi richiesti dai cittadini e avvicinare la nostra città a quelle più avanzate d’Europa.
Non sarà un compito facile, anche a causa del nuovo panorama politico che si è determinato in Campidoglio che, dai primi segnali, sembra fin troppo allineato alle posizioni di oltretevere.
“Siamo convinti – dice Claudio Bocci, presidente di Altrevie, una delle associazioni promotrici dell’iniziativa – che accanto alle più classiche politiche sociali (asili nido, sostegno alle categorie più deboli e svantaggiate ecc.), realizzare effettivamente i nuovi servizi aumenti le opportunità di tutti e migliori la qualità della vita dei cittadini, senza ledere i diritti di chi non intenda avvalersene”.

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Nell’ex entrata Metro anche una galleria d’arte

Verrà ristrutturato il sovrappasso di Piazza Vallauri

Nell’ex entrata Metro anche una galleria d’arte

Intervista al presidente del Municipio XI Andrea Catarci

di Francesca Vitaliani

Entro un mese partiranno i lavori di ristrutturazione del sovrappasso della ex entrata della metropolitana della Garbatella.
Un progetto di riqualificazione edilizia che va di pari passo con la realizzazione di un luogo di incontro e di socializzazione per prevenire il degrado dell’area. Sull’argomento è stato intervistato il presidente del Municipio Andrea Catarci.

Come nasce il progetto? …..

Verrà ristrutturato il sovrappasso di Piazza Vallauri

Nell’ex entrata Metro anche una galleria d’arte

Intervista al presidente del Municipio XI Andrea Catarci

di Francesca Vitaliani

Entro un mese partiranno i lavori di ristrutturazione del sovrappasso della ex entrata della metropolitana della Garbatella.
Un progetto di riqualificazione edilizia che va di pari passo con la realizzazione di un luogo di incontro e di socializzazione per prevenire il degrado dell’area. Sull’argomento è stato intervistato il presidente del Municipio Andrea Catarci.

Come nasce il progetto?
Sull’onda di un tema fortemente sentito in questo periodo: la sicurezza. I cittadini, le associazioni e i comitati di quartiere più volte hanno segnalato al Municipio il degrado e l’abbandono dell’area.
Siamo sempre intervenuti bonificando e controllando il sovrappasso della ex fermata metro. Le energie spese sono sempre state inutili perché non potevamo contare su un finanziamento che intervenisse strutturalmente.

Ora però qualcosa è cambiato.
Si, nel bilancio di dicembre, attraverso un emendamento, abbiamo richiesto al Comune di Roma un finanziamento di circa 50.000 euro per una bonifica strutturale del sovrappasso che comprenda la creazione di un impianto elettrico, il rifacimento delle pareti, il controllo delle pendenze per il fluire dell’acqua piovana. Una ristrutturazione edilizia che per mantenersi nel tempo ha bisogno di una continua sorveglianza.

Cosa ha pensato per questo il Municipio?
Abbiamo un accordo embrionale, ma già definito in termini di impegni, con i commercianti di Via
Libetta e di Via degli Argonauti, e in particolare con l’associazione Libetta Village, affinché si facciano carico dell’apertura e della chiusura dei cancelli del sovrappasso e della sua manutenzione con la supervisione di una vigilanza.
Tutto ciò per garantire al sovrappasso la sua corretta funzione, ossia un utile anello di congiunzione tra la Garbatella e l’Ostiense.

Il progetto prevede un terzo passaggio …
Sì, vogliamo che il sovrappasso diventi un luogo culturale e d’incontro, di socializzazione. Verrà gestito dal Municipio e dall’Associazione Libetta Village e dato in uso a chi ne farà richiesta per realizzare lì delle iniziative culturali.
Per la sua struttura sarebbe un’ottima galleria d’arte. Con la rivalutazione dell’entrata dell’ex metropolitana verrà rivalutata anche Piazza Vallauri. Inoltre, siamo in trattativa con l’Ama anche per riqualificare un altro pezzetto di quella zona.
Sotto il sovrappasso c’è un’area verde, spesso ritrovo di senza fissa dimora, di proprietà del Comune che potrebbe essere utilizzata dalla società come luogo di costruzione di un container per il deposito degli attrezzi. Un punto di riferimento che l’Ama ha in tutti i quartieri. Tutto ciò nell’ottica di una sicurezza preventiva dell’area.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 -Luglio 2008

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Confermato Andrea Catarci presidente del Municipio XI

Confermato Andrea Catarci presidente del Municipio XI

Dopo le elezioni del 14 e15 aprile presentata la nuova giunta municipale. Assessore alle politiche sociali rimane Andrea Beccari

di Eraldo Saccinto

In seguito alle elezioni politiche e amministrative che si sono tenute domenica 13 e lunedì 14 aprile, è stato proclamato il nuovo consiglio del Municipio RM XI. …..

Confermato Andrea Catarci presidente del Municipio XI

Dopo le elezioni del 14 e15 aprile presentata la nuova giunta municipale. Assessore alle politiche sociali rimane Andrea Beccari

di Eraldo Saccinto

In seguito alle elezioni politiche e amministrative che si sono tenute domenica 13 e lunedì 14 aprile, è stato proclamato il nuovo consiglio del Municipio RM XI.
Alla carica di presidente è stato confermato Andrea Catarci della Sinistra l’Arcobaleno, sostenuto dalle forze del Centro-Sinistra mentre alcuni dei suoi contendenti tra i quali Pietro Menicucci, candidato del PdL, Francesco Capoccia dell’ UDC e Giancarlo Balsamo per la lista Amici di Beppe Grillo sono diventati consiglieri.

La prima seduta del Consiglio Municipale, tenutasi il 15 maggio, ha ratificato il loro incarico assieme a quello di quei candidati che hanno ottenuto il voto degli elettori. Nelle tabelle allegate all’articolo troverete i nomi degli eletti e la composizione della Giunta. Durante la suddetta seduta inaugurale sono stati eletti il presidente e i Vice presidenti del Consiglio del Municipio.
Il nuovo  presidente del Consiglio è la consigliera Valeria Baglio, eletta per il PD mentre sono stati nominati vice presidenti il Consigliere Glauco Rosati del PdL, con funzioni di vicario, e il consigliere Diamante Guerra per l’Italia dei Valori. Durante la seduta del 27 maggio, il presidente Catarci ha formalizzato la giunta che reggerà i destini del nostro Municipio per i prossimi cinque anni, così composta:
Andrea Catarci, Presidente del Municipio e della Giunta Municipale;
Alberto Attanasio, vice presidente e Assessore alle Politiche dell’urbanistica, dei Lavori pubblici e della Mobilità e dei Trasporti;
Nicola Cefali, assessore alle Politiche scolastiche, del Commercio e del Personale;
Andrea Beccari, assessore alle Politiche dei Servizi sociali, ivi compresa la Sicurezza sociale, l’Assistenza domiciliare ed economica a anziani, adulti e minori, ai Centri anziani ed alla Promozione della salute: rientrano inoltre nelle sue deleghe le Politiche del Bilancio e quella del Decentramento amministrativo;
Carla Di Veroli, assessore alle Politiche giovanili, che prevedono la gestione e lo sviluppo di progetti legati all’associazionismo giovanile: sono di sua competenza le Politiche culturali e della memoria, dell’Intercultrura e delle Pari opportunità, del Lavoro e della Formazione e dei Rapporti internazionali.
Tra i nuovi entrati in consiglio, possiamo annoverare 5 donne, 3 di maggioranza e 2 di opposizione su un totale di 25 eletti e la presenza nella nuova giunta della ex-consigliera Carla Di
Veroli.
Un pò poco ma meglio della volta scorsa.
I nostri nuovi amministratori, anche se, come detto, molti di loro vengono dalla precedente esperienza consiliare, avranno l’onore e l’onere di provare a migliorare le cose del nostro quartiere, chiamando in causa ed alla partecipazione i suoi abitanti, una comunità con la quale è d’obbligo condividere le imprese.
Sia loro guida l’interesse pubblico e la disponibilità ad ascoltare il cuore della gente che popola il nostro quartiere.
Non rimane altro che augurare a tutti un buon lavoro.

Giunta del Municipio RM XI

Andrea Catarci Presidente
Alberto Attanasio Vice Presidente, Assessore alle Politiche dell’Urbanistica, dei Lavori Pubblici, della Mobilità e dei Trasporti.
Nicola Cefali Assessore alle Politiche Scolastiche, del Commercio e del Personale.
Andrea Beccari Politiche dei Servizi Sociali, del Bilancio e del Decentramento.
Carla Di Veroli Politiche Giovanili, Culturali e della Memoria, dell’Intercultura, delle Pari Opportunità, dei Rapporti Internazionali,
Lavoro e Formazione.

Organigramma del Consiglio

PD: Valeria Baglio (presidente), Luca Gasperini, Andrea Mocciaro, Antonio Bertolini, Claudio Mannarino, Floriana D’Elia,
Umberto Sposato, Michele Nacamulli, Roberto Falasca, Massimo Cartella

PdL: Pietro Menicucci, Simone Foglio, Andrea Baccarelli, Maurizio Buonincontro, Glauco Rosati (vice presidente vicario),
Marco Perissa, Patrizia Frammolini, Maria Luisa Bortolozzi

La Sinistra l’Arcobaleno: Paola Angelucci, Donato Mattei Casini

UdC: Francesco Capoccia

Lista Civica per Rutelli: Bernardo Campitiello

Amici di Beppe Grillo: Giancarlo Balsamo

Di Pietro – IdV: Diamante Guerra (vice presidente).

 

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Un regalo buono che fa bene 2008

Un regalo buono che fa bene

Giunta alla quarta edizione, si è chiusa la campagna “Un regalo buono che fa bene”, promossa dalle associazioni Cara Garbatella e Altrevie in occasione delle festività natalizie, attuata attraverso la vendita di olio extra-vergine di oliva, il cui ricavato è stato destinato a fini di solidarietà. …..

Pedonalizzazione di Piazza Sant’Eurosia

Sporcizia nel giardino del CTO

Un regalo buono che fa bene

Giunta alla quarta edizione, si è chiusa la campagna “Un regalo buono che fa bene”, promossa dalle associazioni Cara Garbatella e Altrevie in occasione delle festività natalizie, attuata attraverso la vendita di olio extra-vergine di oliva, il cui ricavato è stato destinato a fini di solidarietà.
Un regalo che fa doppiamente bene poiché, notoriamente, si tratta di un prodotto salutare a cui, già nel II sec. d.C., Galeno (celebre medico di epoca romana), attribuiva proprietà curative.
Nelle settimane immediatamente precedenti le festività natalizie, dunque, molti cittadini si sono rivolti a Mario Di Martino, l’infaticabile componente del Comitato direttivo del Centro di Via Pullino, per ritirare il prodotto depositato nei locali del Centro. Rispetto alle scorse edizioni, tuttavia, le difficoltà di bilancio delle famiglie della Garbatella si sono fatte sentire anche nella vendita del nostro olio che ha comunque raggiunto la ragguardevole cifra di oltre 350 litri e ha prodotto una raccolta di fondi destinati ad alleviare le sofferenze dei meno fortunati.

Pedonalizzazione di Piazza Sant’Eurosia

Abito a Via Filippo Tolli, la strada che costituisce il lato corto del bel parco di San Filippo Neri. Come avevamo previsto alla vigilia della risistemazione delle strade del quartiere, la pedonalizzazione dell’attigua Piazza Sant’Eurosia non è servita altro che a sottrarre spazio alla sosta delle macchine, mentre non è valsa a qualificare quell’area a favore dei pedoni. Infatti metà della piazza rimane deserta perché tagliata fuori dal traffico pedonale, mentre l’altra metà, quella che confina col cancello dell’oratorio, serve solo al vicino bar per esporre qualche tavolino: un “punto debole” di aggregazione, se si considera che è attaccato al vasto e frequentatissimo
spazio del parco.
E intanto è diventato ancora più difficile trovare un buco per posare la macchina. Quella dei parcheggi sì che è un’emergenza che esaspera i cittadini e li costringe a continuare a girare e girare alla ricerca di un buco per posare l’auto. In compenso non è stato risolto il nodo del pericolosissimo incrocio della mia strada con Via Macinghi Strozzi dove non sono stati modificati i marciapiedi in modo da impedire alle auto di parcheggiare all’incrocio coprendo in tal modo la visuale. Io credo che a quell’incrocio si debba mettere un semaforo, non bastando il lampeggiatore sistemato anni fa. Insomma si è fatto quel che non serviva e non
si è fatto quel che i residenti chiedono.

Vittorio Strambaci

Sporcizia nel giardino del CTO

Se vi trovate a passare per Via di San Nemesio, evitate di gettare lo sguardo al di là della cancellata che segna il confine del giardino del CTO. Vi apparirà uno spettacolo poco edificante, considerando tra l’altro che si tratta del verde che circonda un ospedale. Nello spazio ristretto che c’è tra la cancellata e un filare di cipressi che fanno da siepe c’è di tutto: sporcizia, buste di plastica, bottiglie, ferri vecchi, bucce di frutta e i soliti immancabili gatti vagabondi. Faccio da mesi quel percorso: mai visto qualcuno che pulisca.

Cristoforo

 

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I cittadini suggeriscono le future politiche sociali

Il Municipio Roma XI sceglie la strada della partecipazione

I cittadini suggeriscono le future politiche sociali

Nostra intervista all’assessore municipale Andrea Beccari

di Giancarlo Proietti

Per capire quali sono le tendenze strategiche del welfare prossimo venturo il Municipio Roma XI sceglie la strada della partecipazione. Si sono svolte durante le scorse settimane le sessioni per il rinnovo del Piano Regolatore Sociale, lo strumento programmatico delle politiche sociali, utilizzato dai municipi e dal Comune di Roma …..

Il Municipio Roma XI sceglie la strada della partecipazione

I cittadini suggeriscono le future politiche sociali

Nostra intervista all’assessore municipale Andrea Beccari

di Giancarlo Proietti

Per capire quali sono le tendenze strategiche del welfare prossimo venturo il Municipio Roma XI sceglie la strada della partecipazione. Si sono svolte durante le scorse settimane le sessioni per il rinnovo del Piano Regolatore Sociale, lo strumento programmatico delle politiche sociali, utilizzato dai municipi e dal Comune di Roma per aprire, a tutti gli attori del territorio, la costruzione del welfare per i prossimi tre anni.
Il carattere pluriennale del Piano ha il vantaggio di favorire interventi complessivi, articolati e pianificati. I punti qualificanti del progetto municipale, come si evince dalle relazioni presentate durante le sessioni di lavoro, sono stati sviluppati partendo dalla capacità che l’Assessorato alle Politiche Sociali ha avuto di aver attivato, durante gli anni, una vasta rete di servizi e di connessioni con la società civile del territorio. In prima linea, durante i lavori, sono state le politiche dei Servizi Sociali: la progettazione ed erogazione dei servizi domiciliari, di quelli di gruppo, delle semiresidenze e residenze per anziani, per i diversamente abili, per i minori e per gli adulti in difficoltà.
I  tavoli sociali hanno offerto la possibilità di trattare i temi sociali a 360 gradi. Infatti sono rientrate in questo contesto anche le politiche giovanili, le politiche dell’abitare, l’integrazione socio-sanitaria, l’attivazione di nuove pratiche di auto-aiuto, l’attivazione degli interventi di protezione sociale rivolti indifferentemente ai cittadini e alle cittadine.
I temi trattati dalle sessioni hanno riguardato la comunicazione sociale (sessione del 29 gennaio), la rete dei servizi a sostegno della fragilità sociale (il 4 febbraio), autonomia e inclusione sociale (il 6 febbraio), diritti e opportunità dell’infanzia, le famiglie, i giovani (il 14 febbraio) e l’assemblea plenaria in cui si sono condensate le proposte emerse durante i tavoli a tema. Verrà redatto adesso il Piano Sociale municipale, che confluirà successivamente, tramite una delibera di Giunta, in quello Comunale.
A margine della conferenza conclusiva abbiamo incontrato l’assessore alle Politiche Sociali del Municipio XI, Andrea Beccari, cui abbiamo posto alcune domande.
Assessore Beccari, che cos’è il Piano Regolatore Sociale?
“Il Piano è lo strumento che organizza la programmazione delle politiche sociali del Municipio attraverso un percorso partecipativo. Si tratta del riferimento programmatico dell’Amministrazione Municipale in merito alla costruzione del welfare. Negli scorsi anni la sua attuazione ha determinato un forte incremento delle prese in carico e la diffusione di nuovi modelli organizzativi e di intervento”.
Ci si potrebbe soffermare sull’importanza dei singoli incontri? “Abbiamo scelto di rendere i cittadini protagonisti.
Utilizzeremo il Piano Regolatore Sociale per affrontare le contraddizioni esistenti sul territorio e porre la questione al centro della discussione. E’ in gioco la definizione di un nuovo patto sociale partecipato”. Qual è il peso politico del Piano? “Questi incontri vanno sfruttati al meglio per immaginare un nuovo welfare municipale.
Già negli anni scorsi abbiamo sviluppato politiche innovative e ora questo processo farà emergere le “eccedenze” territoriali e i nuovi bisogni e favorirà la costruzione di un’importante rete stabile tra gli attori sociali”. Se dovessimo tirare le somme di tutti questi incontri? “La partecipazione sia quantitativamente che qualitativamente è stata eccezionale. Sarà la nostra missione quella di convertire in una delibera da presentare in Giunta il materiale accumulato durante le sessioni di lavoro, anche se rimane un sogno il desiderio di riuscire ad editare un libro che riassuma le esperienze del welfare al livello municipale”.


Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 – Marzo 2008


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Al “Ristoro degli angeli” Raffinatezza e spiritualità

Al “Ristoro degli angeli” Raffinatezza e spiritualità

di Guido Barbato

Il Ristoro degli Angeli è una piccola perla del nostro quartiere: è innanzitutto un ristorante, ma, grazie ad alcune sue iniziative, si propone anche come riferimento culturale per tutti gli amanti della Garbatella e della cultura più in generale.
Il ristorante è situato in via Luigi Orlando 2, proprio davanti al Palladium. Di conseguenza funge spesso da dopoteatro e, grazie alla sua fama ormai diffusa in tutta Roma, anche da ritrovo di attori, intellettuali, musicisti e politici. Occupa il locali dell’ex Ente Comunale di Consumo, che nel primo dopoguerra forniva generi vari, prevalentemente alimentari, a prezzi calmierati, e quelli di una adiacente merceria. A fine anni ’60 è stato privatizzato e ha continuato ad essere un alimentari fino al 2001.  …..

Al “Ristoro degli angeli” Raffinatezza e spiritualità

di Guido Barbato

Il Ristoro degli Angeli è una piccola perla del nostro quartiere: è innanzitutto un ristorante, ma, grazie ad alcune sue iniziative, si propone anche come riferimento culturale per tutti gli amanti della Garbatella e della cultura più in generale.
Il ristorante è situato in via Luigi Orlando 2, proprio davanti al Palladium. Di conseguenza funge spesso da dopoteatro e, grazie alla sua fama ormai diffusa in tutta Roma, anche da ritrovo di attori, intellettuali, musicisti e politici. Occupa il locali dell’ex Ente Comunale di Consumo, che nel primo dopoguerra forniva generi vari, prevalentemente alimentari, a prezzi calmierati, e quelli di una adiacente merceria. A fine anni ’60 è stato privatizzato e ha continuato ad essere un alimentari fino al 2001.

Nel 2003 lo hanno poi rilevato e trasformato gli attuali gestori.
Il locale nasce quattro anni fa per iniziativa di Elisabetta Girolami (conosciuta da tutti come Betta), l’ “ostessa garbata” dai capelli verdi che oggi dirige il locale. Lei è nata e vissuta alla Garbatella, poi per lavoro ha trascorso alcuni anni a Milano e infine, realizzando il sogno di una vita, è tornata nel suo quartiere.
Betta ci accoglie offrendoci un ottimo calice di moscato di Pantelleria e una sublime fetta di “pane cacio e pepe” (qui anche le cose semplici sono deliziose). Le
chiediamo l’origine del nome del locale: e lei ci spiega che è una forma di ringraziamento per essere riuscita a superare alcuni momenti difficili della sua vita. La sua attuale serenità e passione oggi in effetti pervadono il locale e lo caratterizzano. Le chiediamo allora dell’altra peculiarità che balza subito all’occhio: il colore
verde dei suoi capelli.
Ci rivela che è  anche questa la realizzazione di un antico desiderio giovanile, nato trenta anni fa vedendo il film di J.Losey “Il ragazzo dai capelli verdi”.
Per vent’anni Betta ha lavorato in televisione, anche come autrice, occupandosi di culture regionali e di cucina. Tutta quest’esperienza l’ha magistralmente riversata nel suo ristorante e, insieme alla sua spiccata spiritualità, ne determina l’armonia complessiva, dai dettagli dell’arredamento a quelli del menu.
Altro elemento fondamentale per il successo del Ristoro è l’arte dello chef Marco Daniele, un giovane con una grande esperienza maturata in Italia e all’estero, cresciuto alla scuola milanese di Sergio Mei. Betta lo conosceva da tempo e lo ha scelto perché ha visto in lui la capacità di dare concretezza alla vena creativa, all’estro e alla fantasia di lei, con una attenta ricerca di pietanze moderne e innovative, ancorate allo stesso tempo alle tradizioni regionali.
Ultimo tassello di questa riuscitissima creazione è Ivo Menichelli, compagno entusiasta di Betta e appassionato di poesia, che si propone tutte le sere come cameriere e amabilissimo intrattenitore dei clienti, sfoggiando un garbo e una competenza rari, e dilettandosi e allietando spesso con la declamazione dei versi a lui più cari durante le cene.
Ma veniamo al menu, che offre una limitata scelta di pietanze, tutte però ispirate al principio della ricercatezza e particolarità. Affettati di cinta senesi, selezioni di formaggi erborinati accompagnati da mieli e confetture pregiate. Primi e secondi originali e sfiziosi, ognuno con un tocco di fantasia: dagli spaghetti in cialda di parmigiano croccante alla costata di manzo in salsa di rafano. Il piatto del momento è “il coccio del Ristoro”, ovvero ciò che di particolare offre la cucina quel giorno (come esempi riportiamo scorfano e carciofi oppure spuntature di maiale e patate) cucinato e portato in tavola in speciali “cocci” di terracotta senese originale. E poi ci sono i dolci, altrettanto estrosi, come il Brunet piemontese con amaretti cacao e caramello, accompagnati da vini a dessert entusiasmanti.
La carta dei vini è adeguata al menù, offrendo una scelta sufficientemente ampia da toccare tutte le principali regioni produttrici italiane, con alcune etichette di ottimo livello.
Betta ci tiene a precisare che tutto, nulla escluso è fatto da loro, e che fanno amplissimo uso di prodotti biologici. Insomma cenare qui è una carezza per il palato e per l’anima, specialmente se vi capita Ivo particolarmente ispirato. Certo i prezzi non si possono definire proprio popolari, ma il rapporto qualità/prezzo è ottimo e ogni tanto vale la pena di deliziarsi al Ristoro degli Angeli.

 

Aperto a cena tutti i giorni tranne la domenica e su prenotazione anche a pranzo. Indispensabile prenotare, tel.0651436020 (www.ristorodegliangeli.it).
Ci teniamo a evidenziare anche alcune attività legate al locale e che fanno onore ai gestori: -tutti i mercoledì pomeriggio Betta tiene degli incontri   partecipazione libera per chiunque sia interessato) in cui condivide una pratica spirituale da lei conosciuta in India e chiamata Oneness Diksha (risveglio spirituale).
-il primo sabato di ogni mese il noto giornalista e profondo conoscitore della Garbatella Gianni Rivolta, cognato di Betta, nostro collaboratore e autore di un importante libro sulla storia del quartiere, tiene delle visite guidate che iniziano dal Ristoro con un aperitivo, si svolgono per circa un’ora e mezza per le vie storicamente ed architettonicamente più rilevanti, e si concludono ancora al Ristoro con pranzo finale. Anche in questo caso, inutile dirlo, è fondamentale prenotare. Prossimo appuntamento per il 2 marzo.

 

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Presentato alla Villetta un “giallo” di Mongai

Presentato alla Villetta un “giallo” di Mongai

Alla Villetta, Via Passino 26, sede di Sinistra Democratica del Municipio Roma XI, venerdì 22 febbraio è stato presentato il libro di Massimo Mongai “Ras Tafari Diredawa e il fiore reciso”, Edizioni Robin. Si tratta di un ottimo “giallo”, da noi già recensito a luglio dell’anno scorso, ambientato alla Garbatella.
Tutto parte dal ritrovamento senza vita di una hostess etiope in una casa del Lotto 24. Sempre alla Garbatella era stato ambientato un precedente “giallo” di Mongai, …..

Presentato alla Villetta un “giallo” di Mongai

Alla Villetta, Via Passino 26, sede di Sinistra Democratica del Municipio Roma XI, venerdì 22 febbraio è stato presentato il libro di Massimo Mongai “Ras Tafari Diredawa e il fiore reciso”, Edizioni Robin. Si tratta di un ottimo “giallo”, da noi già recensito a luglio dell’anno scorso, ambientato alla Garbatella.
Tutto parte dal ritrovamento senza vita di una hostess etiope in una casa del Lotto 24. Sempre alla Garbatella era stato ambientato un precedente “giallo” di Mongai, con lo stesso protagonista: “La memoria di Ras Tafari Diredawa”.
Nella sua introduzione Giancarlo Proietti ha sottolineato l’accurata descrizione con cui Mongai rappresenta la Garbatella facendo un saggio non solo di una profonda conoscenza di vicoli piazze, piazzette lotti ma anche di persone, personaggi, e aspetti sociali del quartiere. Oltre all’autore, sono intervenuti gli scrittori Giulio Leoni e Massimo Pietroselli. La manifestazione è stata organizzata dalle associazioni culturali Altrevie e Cara Garbatella.

 

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Un’attiva esperienza in Municipio

Un’attiva esperienza in Municipio

Nostra intervista alla consigliera Paola Angelucci

di Giancarlo Proietti

Consigliera Paola Angelucci, qual è il tuo bilancio di questi pochi mesi trascorsi in Municipio?
assistito in questi mesi hanno avuto conseguenze anche sulle amministrazioni locali e infatti oggi siamo costretti a rivotare anche per i municipi. Nonostante il breve tempo trascorso da consigliera, credo che molte azioni importanti …..

Un’attiva esperienza in Municipio

Nostra intervista alla consigliera Paola Angelucci

di Giancarlo Proietti

Consigliera Paola Angelucci, qual è il tuo bilancio di questi pochi mesi trascorsi in Municipio?
assistito in questi mesi hanno avuto conseguenze anche sulle amministrazioni locali e infatti oggi siamo costretti a rivotare anche per i municipi. Nonostante il breve tempo trascorso da consigliera, credo che molte azioni importanti siano state intraprese grazie a un lavoro in cui mi sono impegnata in modo costante e determinato. Ne elenco alcune:

  • richiesta la riapertura della Biblioteca Ostiense e necessità di una nuova biblioteca nei quartieri di là dalla Colombo;

     

  • realizzazione di spazi attrezzati con canestri da pallacanestro nei parchi pubblici, per il gioco libero e gratuito dei ragazzi;
  • pista ciclabile di collegamento Colombo/Metro S.Paolo;
  • riqualificazione e messa in sicurezza per i pedoni del tratto di Via delle Sette Chiese che collega la Colombo con la Garbatella (Piazza O.da Pordenone);
  • restauro della scritta della II Guerra mondiale nel Lotto 32;
  • richiesta di restauro della pietra di fondazione della Garbatella a Piazza Brin e del portale Nicolai, unico superstite della tenuta dei dodici cancelli su cui è sorta la Garbatella;
  • odg per chiedere che, nonostante la vendita a privati dell’ex Air Terminal, una parte fosse ceduta al Municipio a scopi sociali, quali asilo nido, centro anziani, ecc.;
  • sistema di allarme collegato con la PS per le scuole dell’infanzia Coccinella e Girasole Colorato, soggette a ripetuti furti;
  • proposte di risoluzione contro lo “smantellamento” del CTO e per potenziare ed ampliare i Consultori nel territorio anche attraverso azione di sostegno per una maternità e paternità responsabili, difesa della legge 194;
  • interventi di risanamento e manutenzione del Parco di Via Persico;
  • richiesta di rifacimento strisce pedonalia Via Benzoni e nelle vie limitrofe al quadrante delle scuoleSocrate/Moscati/Alonzi;
  • lotta allo sfruttamento della prostituzione e contrastodell’accattonaggio minorile;
  • Scuola Alonzi: già da mamma mi sono battuta affinché la nostra storica scuola non venisse sfrattata e allo stesso modo, ma daconsigliera, ho tenuto alta l’attenzione sull’Alonzi per ottenere il nuovo cancelloe lo stanziamento in bilancio di 500 mila euro per la ristrutturazione. E’ previstoun impegno di spesa di 450 mila euro anche per la Casa dei Bimbi e di 100mila euro per la Media Vivaldi; -urgentissimo completamento dell’attraversamentopedonale sito sulla  Circonvallazione Ostiense tra Santa Galla e PiazzaBiffi.
  • Ho curato inoltre uno sportello a tutela degli inquilini ATER per ogni problemarelativo agli alloggi e all’emergenza abitativa.

Come riesci a conciliare la tua vita con l’impegno politico?
Non è cosa facile per una donna fare politica in prima persona come consigliera municipale e, allo stesso tempo, crescere due bambini, come non è facile per tutte le donne che hanno sulle spalle il lavoro, la vita domestica, la cura degli anziani e spesso di famigliari gravati da handicap, disagi mentali o difficoltà di vario tipo, perché ancora oggi tutto è modulato su tempi e ritmi maschili che vanno assolutamente rivisti e riequilibrati sulle esigenze anche delle donne.
Troppo spesso noi donne veniamo estromesse dai posti dove si decide, perché abbiamo il coraggio di rompere gli schemi, di non arrenderci e, se crediamo veramente in ciò che facciamo, di lavorare con dedizione ed impegno impareggiabili.

Cosa rimane in te per l’impegno futuro?
La fiducia in un percorso comune, fatto come consigliera del Municipio Roma XI, insieme alle tante donne e ai tanti uomini con cui ho condiviso preoccupazioni, ragionamenti, obiettivi. Resta la forza di un lavoro fatto di ascolto dei problemi e di riflessione per intercettare i modi più giusti per risolverli e dare risposte concrete. Resta la mia ferma volontà di capire il disagio di molti anziani soli, di giovani disoccupati o precari, di donne straniere con i loro bambini.
Rimane la carica di un rapporto costante con le scuole e le famiglie a cui dare sostegno, non necessariamente in senso tradizionale, dove adulti e bambini declinano le loro relazioni sociali e affettive, nella cura e nel rispetto di chi li circonda, sviluppando la responsabilità e la fiducia nell’altro.
Mi rimane soprattutto lo scambio di energie ed esperienze con i cittadini che fanno del nostro Municipio una casa comune fatta di ascolto, accoglienza, apertura, solidarietà, possibilità di espressione per tutte le diversità da traghettare, magari mio tramite, nella prossima consigliatura.

 

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Tre manifestazioni sul tema della laicità

Tre manifestazioni sul tema della laicità

di Fabio Muzi

Si è conclusa con successo la terza edizione di “Roma Reale, Roma Plurale – Laicità: tutela e garanzia delle diversità”, il ciclo di manifestazioni promosso dalla delegata del sindaco alle Politiche della Multietnicità, Franca Eckert Coen, che hanno l’obiettivo di promuovere il dialogo tra culture e religioni, favorendo uno spirito di convivenza e di accoglienza e sottolineando il carattere laico delle istituzioni. …..

Tre manifestazioni sul tema della laicità

di Fabio Muzi

Si è conclusa con successo la terza edizione di “Roma Reale, Roma Plurale – Laicità: tutela e garanzia delle diversità”, il ciclo di manifestazioni promosso dalla delegata del sindaco alle Politiche della Multietnicità, Franca Eckert Coen, che hanno l’obiettivo di promuovere il dialogo tra culture e religioni, favorendo uno spirito di convivenza e di accoglienza e sottolineando il carattere laico delle istituzioni.
Tra l’8 e il 17 febbraio si sono alternati in tutta la città oltre 40 eventi di cui 3 si sono tenuti alla Garbatella, su iniziativa dell’Associazione Altrevie.
Domenica 10 febbraio, presso la sede di Via Caffaro 10, il prof. Sergio Lariccia dell’Università ‘La Sapienza’, a 60 anni dall’entrata in vigore della nostra Costituzione, ha tenuto una Lectio Magistralis sul tema: “1948/2008: l’art.7”, il controverso articolo che ha inserito il Concordato fascista nella Costituzione repubblicana.
Martedì 12 febbraio, il Centro di Via Pullino ha ospitato una serata iniziata con una tavola rotonda dal titolo “Repubblica Romana/Repubblica Italiana: chi ha paura del Papa-Re?”, in cui sono intervenuti lo storico Luigi Cajani e il filosofo Michele Prospero, entrambi docenti alla “Sapienza”. La serata si è conclusa con la proiezione di “In nome del Popolo Sovrano”, il celebre film del regista Luigi Magni, presente all’ iniziativa.
Infine, venerdì 15 febbraio, in Via Caffaro, si è tenuto l’incontro “Liberi di uscire: nuovi servizi di cittadinanza al Municipio XI”. L’iniziativa ha inteso segnalare l’esigenza che le Municipalità organizzino nuovi servizi ai cittadini in caso di eventi drammatici, collegati alla fine della vita. Sono intervenuti: Giancarlo Fornari, presidente dell’Associazione Libera Uscita, Maurizio Fumo, magistrato di Cassazione, Nicola Sabato, esperto di Diritto amministrativo e Andrea Beccari, assessore alla
Politiche sociali del Municipio XI, particolarmente impegnato a favore dei diritti dei cittadini.
Prima della tavola rotonda, Andrej Longo, autore di “Dieci”, pubblicato da Adelphi (il caso letterario dell’anno), ha letto un brano del suo libro, particolarmente indicato per i temi affrontati.
Tutte le iniziative hanno avuto il pregio di trattare temi di attualità “eticamente sensibili” che sono entrati nell’agenda della politica e che riguardano i diritti di tutti i cittadini (vedi lo sconsiderato attacco alla buona legge 194, che regola in maniera equilibrata un evento comunque drammatico che riguarda la vita delle donne). “Siamo convinti – dice Claudio Bocci, presidente di Altrevie – che sia necessario diffondere una maggiore cultura della laicità delle istituzioni come garanzia di pluralismo e per la piena affermazione dei diritti dei cittadini”.
(www.altrevie.it).

 

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Autobiografico al Palladium il musicista Roberto Ciotti

Autobiografico al Palladium il musicista Roberto Ciotti

di Francesca Vitalini  …..

 

 

 

Autobiografico al Palladium il musicista Roberto Ciotti

di Francesca Vitalini
Sono nato alla Garbatella, racconta Roberto Ciotti nella prefazione di “Unplugged”, il suo recente libro autobiografico. E alla Garbatella, il noto bluesman è ritornato per una serata che ha voluto riassumere l’evoluzione di un movimento musicale, quello blues, appunto, di cui Ciotti è stato pioniere in Italia. Palcoscenico dell’incontro è stato Il Teatro Palladium che si è trasformato in un salotto dove cari amici hanno festeggiato i trent’anni della carriera del noto musicista. In due ore il bluesman italiano ha intrattenuto un pubblico numeroso e di tutte le età. Grazie alla conduzione del giornalista e rocker Guido Bellachioma, Roberto Ciotti ha parlato della sua vita artistica e del ruolo del Blues in Italia, nonché della storia dei locali che hanno accolto questo tipo di musica alla metà degli anni ’80, quando il blues sembra prendere sempre più piede.
La narrazione dei ricordi e degli aneddoti curiosi è stata alternata a tanta musica d’autore. Roberto Ciotti è stato accompagnato dalla sua band (composta da Andrea Pagani, Elio Buselli, Walter Detond, Flavinho Vargas) e da molti ospiti – amici, colleghi e suoi studenti – che hanno fatto parte del suo percorso artistico.
In questo modo sono saliti sul palcoscenico Daniele Magli, Mick Brill, Lucky Gargiulo, Crystal White, Claudia Marss, Sandro Chessa ed ancora i Mississipi Mood, Enzo Pietropaoli, Roberto Gatto. Tanti nomi noti del mondo musicale che hanno deciso di vivere con Roberto Ciotti una serata all’insegna del blues, suonando “Hell Boogie”, “Sweet Paradise”, “Road Rail”, “No more Blue”, tra gli altri.
“EurBlues – società organizzatrice – e il Municipio Roma XI hanno deciso di regalarmi un’intensa serata – ha affermato Roberto Ciotti -. Ma l’emozione più forte è stata vedere un Palladium pieno che ha condiviso con me la presenza di così tanti amici che, ancora una volta, si sono messi in gioco per trasmettere questa musica che è passione e tecnica”.

 

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Storie e ricordi del quartiere nelle ricerche della scuola Moscati

In scena al teatro Palladium il 29 gennaio scorso

Storie e ricordi del quartiere nelle ricerche della scuola Moscati

di Tatiana Della Carità

La scuola media statale “Giuseppe Moscati” si preoccupa da anni di educare i propri studenti non solo dal punto di vista nozionistico ma anche sotto l’aspetto civile e …..

In scena al teatro Palladium il 29 gennaio scorso

Storie e ricordi del quartiere nelle ricerche della scuola Moscati

di Tatiana Della Carità

La scuola media statale “Giuseppe Moscati” si preoccupa da anni di educare i propri studenti non solo dal punto di vista nozionistico ma anche sotto l’aspetto civile e sociale: l’istituto infatti organizza laboratori di storia che, attraverso un processo di ricerca dei testimoni e delle notizie sui fatti realmente accaduti, sfociano nella realizzazione di video, spettacoli o cortometraggi su fasi ed episodi salienti del XX secolo. In particolare alcune sezioni sono in contatto con le istituzioni e, oltre a collaborare con l’XI Municipio attraverso gli operatori della cooperativa “Tetris”, hanno partecipato a numerose iniziative del Comune di Roma.

Il progetto di quest’anno ha visto i ragazzi impegnati ad elaborare e interpretare uno spettacolo – portato in scena al teatro Palladium il 29 gennaio scorso – ispirato al giorno della memoria: il testo, scritto da alcune insegnanti con la collaborazione attiva e partecipe degli alunni di diverse classi, intreccia il tema della shoa e della follia nazista con vicende occorse durante l’occupazione nazista della capitale ed è specificatamente focalizzato su alcuni episodi verificatisi alla Garbatella. La documentazione necessaria è stata ricavata da varie fonti, incluse le testimonianze dirette. Le informazioni ricavate dal libro di Gianni Rivolta “I ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella dal biennio rosso alla liberazione” hanno costituito un appoggio fondamentale ai fini della ricostruzione storica.
Questa combinazione di elementi è perfettamente rappresentata dal caso di Iole Zedde, la sedicenne uccisa dai soldati tedeschi al lotto 28: il volume di Rivolta  descrive il contesto generale in cui è avvenuto l’episodio, ma è stato altrettanto determinante il contributo del fratello della ragazza, che ha raccontato la vicenda nei dettagli.
Il contatto con i testimoni e l’azione sul territorio portano quindi gli studenti a diventare protagonisti di queste storie: ne è un esempio “Cicatrici”, il video realizzato 3 anni fa da alcune classi della Moscati. Il titolo – scelto proprio dagli alunni – fa capire che, pur non avendo vissuto determinate esperienze, questi ragazzi si sentono profondamente partecipi della memoria lasciata dalle generazioni precedenti. Tali iniziative nascono dalla volontà di educare i più giovani alla cittadinanza, di spronarli a trovare le proprie radici storiche e culturali, di coinvolgerli in uno studio attivo e che li renda partecipi di determinati  eventi relativi al passato ma soprattutto dalla speranza che tali esperienze possano costituire parte integrante della loro formazione personale.
Una professoressa che ha contribuito all’organizzazione e alla realizzazione del progetto commenta: “Inizialmente i ragazzi vivono queste attività semplicemente come oneri scolatici ma, nel momento in cui entrano in contatto diretto con gli avvenimenti e con i loro protagonisti, queste esperienze diventano parte della loro identità individuale […] e restano affascinati e stupiti dai racconti di chi ha vissuto un’adolescenza così diversa da quella che loro stanno attraversando […]
Durante l’elaborazione del progetto si crea una sorta di sinergia tra il territorio, che offre storie e testimonianze, e gli studenti, che attraverso la scuola possono rielaborare tali elementi e farli propri …”.

 

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Vita stentata alla Garbatella del calcio club biancoceleste

Vita stentata alla Garbatella del calcio club biancoceleste

di Stefano Baiocchi e Roberto Petti

Se, come abbiamo visto nel precedente numero di Cara Garbatella, nel nostro quartiere molte associazioni sportive (tra cui il Roma Club Garbatella) sono …..

Vita stentata alla Garbatella del calcio club biancoceleste

di Stefano Baiocchi e Roberto Petti

Se, come abbiamo visto nel precedente numero di Cara Garbatella, nel nostro quartiere molte associazioni sportive (tra cui il Roma Club Garbatella) sono patrimonio culturale di tutti, sul Lazio Club Garbatella sta ormai calando il sipario.
Fondato all’indomani del meritato scudetto del 2000, conquistato dalla società guidata all’epoca da Sergio Cragnotti, il circolo (esisteva già un club negli anni ’80, ma se ne sono perse le tracce) ha vissuto momenti d’esaltazione, legati ai risultati della squadra, ma anche controversie interne dovute alla gestione del club stesso.
L’idea di far nascere un luogo di aggregazione per il tifoso laziale a Garbatella venne alla signora Fiorella, scomparsa quattro anni fa, che fondò il Club (in Via Roberto de’ Nobili proprio di fronte al club romanista) in memoria di sua figlia Fabiola, che perse la vita giovanissima in seguito a un incidente stradale. Fabiola, che amava tanto il calcio, militava nella Lazio Femminile prima di passare a giocare in una società del Nord Italia.
La Lazio nasce il 9 gennaio 1900 per iniziativa di Luigi Bigiarelli, un sottufficiale dei Bersaglieri, che decide di fondare a Roma una società che pratichi le discipline allora ritenute moderne, prima fra tutte il podismo. Il calcio, anzi il football, fa tuttavia rapidamente la sua comparsa tra gli atleti biancocelesti: nel gennaio 1901, probabilmente il giorno 6, in una Roma insolitamente coperta di neve, è Bruto Seghettini, socio del Racing Club Paris, a presentarsi nella sede di Via Valadier con pallone da football allo scopo di illustrare la nuova disciplina sportiva ai soci laziali. Il gioco piace e sul campo di Piazza d’Armi cominciano le prime sfide tra squadre composte dai soci della Lazio. Nel 1904 alcuni fuoriusciti dalla società creano la Virtus, e proprio contro la Virtus è disputata la prima partita documentata nella storia del calcio romano: il 16 maggio del 1904 la Lazio s’impone ai bianchi virtussini con un netto 3-0. Altro avversario dei primissimi anni è il Roman, fondato nel 1903: proprio contro Roman e Virtus la Lazio gioca, e vince, il primo campionato romano, nel 1907.

Le  anime della Lazio in quegli anni sono Sante Ancherani, atleta puro, che esplorerà prima di chiunque i segreti tecnici del nuovo gioco, garantendo alla Lazio una crescita che ne farà nell’anteguerra la leader indiscussa del calcio centro-meridionale; Fortunato Ballerini, autentico uomo di sport, già segretario della Ginnastica Roma, che per 18 anni sarà presidente della Lazio riuscendo ad ottenere anche importanti aiuti dalle istituzioni.
La ripresa postbellica (dopo la Prima Guerra Mondiale) non è priva di difficoltà. Il campo della Rondinella, che la Lazio ha messo a disposizione come orto di guerra, risulta devastato e deve in pratica essere ricostruito. Molti atleti hanno perso la vita nel conflitto. Anche il calcio sta cambiando, il professionismo è dietro l’angolo e qualcuno comincia ad intuirne le incredibili possibilità economiche e sociali che la popolarità del gioco potrebbe portare. La Lazio, legata all’ideale dilettantistico e sportivo di Ballerini, che è ancora presidente – lo sarà fino al 1922 – fatica a mettersi al passo, mentre altre realtà romane, prime fra tutte Alba e Fortitudo, beneficiano degli sforzi di alcuni mecenati e riescono spesso a sovrastare la squadra biancoceleste, che tuttavia riesce ancora una volta a disputare la finale nazionale (1923), perdendola contro il Genoa; la finale del 1915, sempre tra Lazio e Genoa, non venne disputata per lo scoppio della guerra ed il titolo venne assegnato d’ufficio ai liguri.
Gli anni pionieristici sono tuttavia al tramonto, il sistema calcio sente la necessità di riorganizzarsi secondo logiche più commerciali e punta quindi al campionato unico. In questa crisi di crescita s’inserisce il regime fascista, che punta decisamente sul calcio – allora meno popolare del ciclismo – a fini propagandistici e di controllo sociale, e promuove una nuova struttura dei campionati, cercando nel contempo di comprimere le numerose realtà locali in una sola, rappresentante la città di provenienza. A Roma proprio la Lazio è esclusa dal progetto di fusione, in virtù della sua già importante tradizione e di una robustezza finanziaria che la pone in condizione di guidare la partita con Alba e Fortitudo, che all’ultimo momento rinunceranno per poi realizzare la fusione con il ricco Roman di Renato Sacerdoti e dare vita all’A.S. Roma. La sezione calcistica è affiliata ad una polisportiva che conta attualmente, oltre al calcio, altre 36 discipline. Ciò fa sì che la S.S. Lazio risulti la polisportiva più grande in Europa al pari di quella del Barcellona. Il resto fa parte della storia più recente, una storia che va dal grande Silvio Piola, alla conquista della prima Coppa Italia (1958), allo scudetto conquistato dalla banda di Tommaso Maestrelli (ex giocatore della Roma e partigiano in Jugoslavia), alle tragedie di Re Cecconi e Frustalupi, al calcio-scommesse e alla rinascita sino all’epopea cragnottiana.
Il Club biancoceleste della Garbatella è purtroppo sulla via della chiusura dopo l’emorragia d’iscritti legata come detto ai risultati altalenanti della squadra, ma anche ad una scissione avvenuta un paio d’anni fa. Un vero peccato, dunque, poiché un quartiere vivo come Garbatella, benché a maggioranza romanista, meriterebbe un luogo d’aggregazione per altri tifosi e sportivi. Lo stesso cCub biancoceleste è stato in ottimi rapporti con i dirimpettai cugini giallorossi tanto da collaborare alla gestione dei biglietti in occasione dei derby capitolini.
Il tifo laziale organizzato, quello distante dagli Irriducibili, fa riferimento al Coordinamento Lazio Club Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) ideale continuazione dell’Associazione Italiana Lazio Club e che vanta associazioni in diversi Paesi del mondo.

 

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Berlinguer premia i difensori della Villetta

Berlinguer premia i difensori della Villetta

Vasta fu la solidarietà ai giovani che 58 anni fa difesero la Villetta dall’assalto missino.
Pochi giorni dopo ricevettero anche la visita di Enrico Berlinguer, futuro segretario del Pci, segretario allora della Federazione giovanile comunista, che portò loro in dono, …..

Berlinguer premia i difensori della Villetta

Vasta fu la solidarietà ai giovani che 58 anni fa difesero la Villetta dall’assalto missino.
Pochi giorni dopo ricevettero anche la visita di Enrico Berlinguer, futuro segretario del Pci, segretario allora della Federazione giovanile comunista, che portò loro in dono, quale segno di riconoscimento, una biblioteca. La cerimonia fu ritratta e pubblicata in copertina dal giornale della Federazione giovanile, “Pattuglia”, in data 26 febbraio 1950. Nell’immagine, oltre a Berlinguer, tra i giovani presenti si riconoscono Amedeo Gulmetti, Cosmo Barbato, Maria Jatosti, Emanuele Intotaro, Alfredo Bartoli. I 12 ragazzi presenti il pomeriggio del 28 gennaio alla Villetta, serrati i cancelli di accesso, riuscirono a impedire che gli squadristi penetrassero nel giardino, dando tempo al quartiere di reagire e di mettere in fuga gli aggressori. Si difesero disperatamente col lancio del pietrame accumulato per la costruzione in corso della pista da ballo che si trova alle spalle dell’edificio.
Quel pietrame proveniva dalla demolizione, da parte di un cantiere-scuola per disoccupati, di un manufatto in cemento armato che esisteva nel cortile della vicina parrocchia di San Francesco Saverio. C’era stato un tacito accordo tra parrocchia e sezione del Pci, la prima lieta di liberarsi di quei materiali ingombranti e la sezione felice di riceverli gratis. (C.B.)

 

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200 missini assaltano la Villetta Il quartiere reagisce e li caccia

ALL’EPOCA DEI FATTI – 28 GENNAIO 1950

200 missini assaltano la Villetta Il quartiere reagisce e li caccia

di Claudio D’aquanno

Un anno proclamato santo, quello del 1950, e accolto da Pio XII con ispirato fervore anticomunista. L’assunzione di Maria diviene dogma e in varie parti d’Italia si moltiplicano Madonne pellegrine, cortei di fedeli con statue piangenti, apparizioni miracolose benedette a monito di tutti “gli anticristi rossi e i senza Dio”. Lo choc d’inizio gennaio viene però da Modena dove la polizia spara sugli operai dell’industria Orsi, in sciopero a difesa del posto di lavoro, lasciando sul terreno 6 morti e 51 feriti. “Non so – dichiara Togliatti – se Scelba ordini personalmente gli eccidi. Certo egli è il responsabile di una situazione che la coscienza civile non può tollerare. Egli deve lasciare il suo posto”.  …..

ALL’EPOCA DEI FATTI – 28 GENNAIO 1950

200 missini assaltano la Villetta Il quartiere reagisce e li caccia

di Claudio D’aquanno

Un anno proclamato santo, quello del 1950, e accolto da Pio XII con ispirato fervore anticomunista. L’assunzione di Maria diviene dogma e in varie parti d’Italia si moltiplicano Madonne pellegrine, cortei di fedeli con statue piangenti, apparizioni miracolose benedette a monito di tutti “gli anticristi rossi e i senza Dio”. Lo choc d’inizio gennaio viene però da Modena dove la polizia spara sugli operai dell’industria Orsi, in sciopero a difesa del posto di lavoro, lasciando sul terreno 6 morti e 51 feriti. “Non so – dichiara Togliatti – se Scelba ordini personalmente gli eccidi. Certo egli è il responsabile di una situazione che la coscienza civile non può tollerare. Egli deve lasciare il suo posto”.
Il capo del governo, Alcide De Gasperi, per tutta risposta rimpasta un nuovo esecutivo ma il suo ministro di polizia è più che mai inamovibile. In cronaca romana tengono comunque banco i processi alle spie e ai collaboratori del passato regime fascista mentre i rigori dell’inverno rendono più dura anche la vertenza sindacale all’OMI da oltre due mesi senza contratto. Nello sport volano basso le squadre romane con la Roma di Trerè e Tontodonati, alle prese col sistema di Bernardini, preoccupata dalla trasferta di Padova mentre la Lazio aspetta in affanno il Como.

Il campione delle sinistre si chiama invece Roberto Proietti, viene da Testaccio, sostiene le campagne per la pace e sul ring di Londra difende la corona europea
dei pesi leggeri contro il temibile Billy Thompson. Per l’occasione l’Unità spara la notizia del match in prima pagina e, in maniera sfacciatamente allusiva, titola: “Proietti Vince. Riscattata la sconfitta del 1948”.

E’ in questo clima che matura la provocazione fascista dell’assalto alla Villetta. Sono le 19 e 30 di sabato 28 gennaio e la sezione del Pci viene presa di mira da un gruppo organizzato di oltre duecento squadristi giunto dalla Via Ostiense a bordo di due camion e d’un autotreno Lancia 3 Ro. Il gruppo si raduna prima su un prato in via delle Sette Chiese e poi in piazza Bartolomeo Romano, come riporta il giornale comunista, “incolonnato in due quadrate legioni, passate prima in rivista dai loro caporioni, si avvia per la strada della borgata della Garbatella cantando e inneggiando”. Il pretesto della spedizione è la distribuzione del giornale Lotta Politica, organo ufficiale del Msi di Giorgio Almirante, ma l’intenzione vera è quella di “dare una lezione” al quartiere.
Nella strada di avvicinamento alla Villetta sono numerosi gli aggrediti e bastonati. L’assalto a Via Passino, nonostante tanto spiegamento di gerarchi e alalà, finisce però in disfatta. “Ce l’ho ancora presente – ricorda Luciano Rossi – la scena di quella giornata. Uscivo dal cinema Garbatella, oggi Palladium, assieme a mia sorella quando ecco che ci troviamo l’assembramento di queste persone con uno particolarmente esagitato che li incitava. Lotta Politica, strillava, Lotta Politica. Si riferiva al giornale ma non si capiva se lo volevano vendere o buttarlo in giro. Comunque in testa c’era uno con un catenone che batteva per terra in un modo, per me che ero ragazzo, più buffo che minaccioso. Mia sorella capì subito l’antifona e si mise a urlare: so’ fascisti, so’ fascisti. La voce si propagò e, tanto per dirne una, mia madre la prima cosa che fece fu quella di prendere un bandierone rosso che c’aveva in casa e metterlo al balcone. Mio padre tirò fuori un attrezzo da muratore e si precipitò in strada”. Respinti una prima volta da una dozzina di persone – tutti giovanissimi – presenti in sezione gli squadristi si trovarono a dover fronteggiare la risposta delle centinaia di lavoratori accorsi dai lotti.
“Un sacco di gente – riprende Luciano – uscita dai locali pubblici, dai caffè, dalle osterie e dalle case della zona. Poi il bello è che c’era pure tutto il cantiere del mercato in costruzione a fornire materiali di lancio e per loro fu la rotta. Quelli che pensarono di salvarsi nei lotti beccarono una sveglia che ancora se la ricordano. Manco uno fu consegnato alla polizia. Non era bello. Non stavano in condizioni di poter sostenere l’arresto”. Sulla fine indecorosa di quella parata concorda anche Uccio. “Quel periodo lavoravo alla tabaccheria di piazza Pantero Pantera e – fa il veterano della Villetta – mi trovavo al bancone quando intesi un botto forte provenire dalla piazza del cinema.

M’affacciai in strada e dal trambusto capii che si trattava di fascisti. Mi tolsi subito lo zinale di dosso e andai verso la sezione ma quando arrivai era già tutto finito. Quelle volpi, per scappare, s’erano andate a infilare dentro i lotti e così conclusero in gloria la loro fausta giornata.”.
Di tutta la faccenda, passato l’eco del momento, si tornerà a parlare molto nei mesi successivi quando finiranno sotto processo e saranno condannati Alberto Ribacchi, segretario provinciale del movimento giovanile missino, Giovanni Buongiorno, Giovanni Crucillà, Francesco Calabrò, Alberto Campanella, Gioacchino D’Orazi, Gaetano Lelli, Carlo Rughini, Benito Sirgiovanni e Ugonotto Germanelli. Di tutti è il nome di Ribacchi quello destinato poi alle cronache nazionali di maggior peso.
Non contento della ritirata, con scorno e fellonia, rimediata alla Garbatella il giovane missino finirà infatti arruolato nell’ennesima riesumazione della sigla FAR (Fasci d’Azione Rivoluzionaria) e si troverà inquisito con Julius Evola e gente di vario calibro, si fa per dire, tipo Clemente Graziani, Fausto Gianfranceschi, Gionfrida e Petronio, nonché Sterpa, Rauti od altri baldi frequentatori delle più nostalgiche adunate.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 – Marzo 2008

 

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Atto vandalico alla Villetta

Atto vandalico alla Villetta

In piena campagna elettorale la sezione di Sinistra Democratica del Municipio Roma XI ha subito un importante atto vandalico. Nella notte tra sabato 16 e domenica 17 febbraio ignoti hanno scavalcato il muro che circonda la nostra sede in Via Passino 26 ed hanno sottratto l’asta e nascosto la bandiera del movimento.  …..

Atto vandalico alla Villetta

In piena campagna elettorale la sezione di Sinistra Democratica del Municipio Roma XI ha subito un importante atto vandalico. Nella notte tra sabato 16 e domenica 17 febbraio ignoti hanno scavalcato il muro che circonda la nostra sede in Via Passino 26 ed hanno sottratto l’asta e nascosto la bandiera del movimento.
Neanche un mese fa la sezione è stata vittima di un furto grave ed ora ne affrontiamo un altro. Tutto questo rientra in un periodo particolarmente intenso dell’attività della sezione, dovuto sia all’impegno per le prossime elezioni, sia alla realizzazione della conferenza di organizzazione interna, che si è conclusa lo stesso sabato 16 febbraio con l’elezione degli organi del movimento a livello locale.

 

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Cini e Franzoni parlano di laicità

Cini e Franzoni parlano di laicità

Febbraio si è concluso in Municipio con una autorevole conferenza a due voci tenuta nell’aula consiliare: il fisico prof. Marcello Cini (primo firmatario della lettera al rettore che contestava l’affidamento a Benedetto XVI dell’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza), e Giovanni Franzoni, della Comunità di base San Paolo, hanno parlato della laicità  …..

Cini e Franzoni parlano di laicità

Febbraio si è concluso in Municipio con una autorevole conferenza a due voci tenuta nell’aula consiliare: il fisico prof. Marcello Cini (primo firmatario della lettera al rettore che contestava l’affidamento a Benedetto XVI dell’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza), e Giovanni Franzoni, della Comunità di base San Paolo, hanno parlato della laicità dello Stato e dei rapporti con la chiesa cattolica.
Presenziavano il presidente  del Municipio Catarci e gli assessori Beccari e Peciola.
E’ seguito un nutrito dibattito.In precedenza era fallito un tentativo firmato da AN, FI e UDC di esprimere solidarietà a Benedetto XVI per il rifiuto del Pontefice di intervenire all’inaugurazione dell’anno accademico, dove avrebbe dovuto tenere la Letio magistralis. Le forze della Sinistra Arcobaleno, ritenendo strumentale e politicamente inidonea l’iniziativa, si sono schierate contro il dibattito facendo mancare in aula il numero legale.

 

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La scomparsa di Vera Natalini

La scomparsa di Vera Natalini

Vera Rocchi Natalini è stata una persona che ha lasciato un’orma di sé nella Garbatella popolare. Non solo per essere stata la moglie attiva del partigiano Libero Natalini, scomparso 5 anni fa, ma per il suo personale contributo alle lotte per i diritti delle donne, per l’istituzione delle scuole nel quartiere, per l’organizzazione dell’aiuto e della solidarietà tra le famiglie povere dei lotti. …..

La scomparsa di Vera Natalini

Vera Rocchi Natalini è stata una persona che ha lasciato un’orma di sé nella Garbatella popolare. Non solo per essere stata la moglie attiva del partigiano Libero Natalini, scomparso 5 anni fa, ma per il suo personale contributo alle lotte per i diritti delle donne, per l’istituzione delle scuole nel quartiere, per l’organizzazione dell’aiuto e della solidarietà tra le famiglie povere dei lotti.
Ne ha ricordato la bella figura con poche commosse parole Elisabetta Di Renzo Pistilli, sua compagna e amica, nel corso della cerimonia funebre, che si è tenuta giovedì 31 gennaio a mezzogiorno nella parrocchia di San Filippo Neri, officiata da padre Guido Chiaravalli, presente una folla di parenti e amici. Vera proveniva da una famiglia di popolani antifascisti di Testaccio, aveva 84 anni. Alla cerimonia era presente per l’Associazione partigiani Ernesto Nassi. Ai figli Sandro e Giulio le condoglianze di “Cara Garbatella”.

 

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Piazza Navigatori: nasce un ‘mostro’

LAVORI PUBBLICI E URBANIZZAZIONE

Piazza Navigatori: nasce un ‘mostro’

E’ il primo edificio dei tre previsti per complessivi 150mila metri cubi. Altri 288mila metri cubi in previsione nella ex Fiera di Roma. Preoccupazioni e proteste dei residenti. La Colombo rischia il collasso

di Cosmo Barbato

Due nuovi massicci insediamenti stanno per sorgere a ridosso della Garbatella, dal lato opposto della Colombo. Il primo, a Piazza dei Navigatori, è già costruito per un terzo: al momento si presenta come un enorme grezzo di cemento armato, più alto di tutti gli altri edifici circostanti, un parallelepipedo
che si innalza possente e che dai residenti è stato battezzato “il mostro”. Secondo il progetto, è destinato ad essere affiancato da altri due edifici, di cui uno delle stesse dimensioni di quello già eretto. Totale, 150mila metri cubi. L’altro insediamento, denominato “Città dei bambini”, …..

LAVORI PUBBLICI E URBANIZZAZIONE

Piazza Navigatori: nasce un ‘mostro’

E’ il primo edificio dei tre previsti per complessivi 150mila metri cubi. Altri 288mila metri cubi in previsione nella ex Fiera di Roma. Preoccupazioni e proteste dei residenti. La Colombo rischia il collasso

di Cosmo Barbato

Due nuovi massicci insediamenti stanno per sorgere a ridosso della Garbatella, dal lato opposto della Colombo. Il primo, a Piazza dei Navigatori, è già costruito per un terzo: al momento si presenta come un enorme grezzo di cemento armato, più alto di tutti gli altri edifici circostanti, un parallelepipedo
che si innalza possente e che dai residenti è stato battezzato “il mostro”. Secondo il progetto, è destinato ad essere affiancato da altri due edifici, di cui uno delle stesse dimensioni di quello già eretto. Totale, 150mila metri cubi. L’altro insediamento, denominato “Città dei bambini”,
dovrebbe occupare l’area della ex Fiera di Roma: qui è prevista la costruzione di una serie di edifici, tra i quali anche alcune strutture dedicate ai bambini (una porzione minima rispetto al totale da edificare, che però offre lo spunto per la denominazione) per complessivi 288mila metri cubi.
Il primo insediamento nasce a conclusione di una complicata vicenda. Nel sito prescelto, Piazza dei Navigatori appunto, preesisteva il rudere di un manufatto, le fondazioni di un albergo progettato per l’Esposizione Universale di Roma del 1942. La costruzione a suo tempo era stata interrotta per il sopraggiungere della guerra. Poi, nel dopoguerra, sorse un contenzioso trascinatosi per più di mezzo secolo tra il costruttore e il Comune, dove il primo
reclamava la proprietà dell’area per usucapione. Si giunse infine a una transazione, che prevedeva da parte del Comune la concessione in deroga di una edificabilità dell’area per 90mila metri cubi.
Fu bandito un concorso internazionale di qualità vinto dall’architetto Manfredi Nicoletti. Prevedeva l’edificazione di un complesso in parte adibito ad albergo e in parte a uffici e negozi. Contestualmente si prevedeva una soluzione radicale della viabilità nel punto nodale del traffico di Piazza dei Navigatori, dove confluisce nella Colombo l’enorme flusso proveniente dall’Ardeatina, con l’inserimento in galleria della Colombo nel tratto Piazza dei Navigatori-Palazzo della Regione. Il progetto, accettato con soddisfazione dai comitati di quartiere, consentiva tra l’altro la riunificazione della storica Via delle Setta Chiese, malauguratamente tagliata dalla Cristoforo Colombo.

A questo punto si inserisce nella vicenda un accordo tra il Comune e l’Ente proprietario di un’altra area, quella attigua al palazzo della Regione, compresa tra Via Rosa Raimondi Garibaldi e la Cristoforo Colombo. Quell’area sarebbe passata al Comune che l’avrebbe adibita a parco pubblico e il Comune per compensazione avrebbe consentito ai proprietari di quell’area di inserirsi nell’edificazione di Piazza dei Navigatori, con la concessione dell’edificabilità di ulteriori 60mila metri cubi: dunque 150mila metri cubi complessivi, un’enormità.
Ovviamente il progetto Nicoletti, che aveva riscosso il gradimento pubblico, veniva accantonato (ne scaturiva un contenzioso tuttora in atto col noto architetto, vincitore del concorso).
Si ponevano quindi nuovi problemi anche per la viabilità. Non più passaggio in galleria della Colombo all’altezza di Piazza dei Navigatori ma semplice attraversamento pedonale della Colombo per mezzo di due ponticelli sopraelevati. A sua volta il traffico automobilistico di attraversamento della Colombo dovrebbe essere smaltito da un tunnel che unirebbe la Garbatella con Tormarancia e da un altro tunnel che dovrebbe consentire lo smaltimento del flusso Piazza dei Navigatori-Colombo.
Da  parte dei residenti veniva espressa ferma opposizione a quest’ultimo progetto per la sua macchinosità e quindi fragilità e per la fondata preoccupazione derivante dall’enorme afflusso di traffico che si concentrerebbe in quel punto già saturo, calcolando che le nuove costruzioni, comprendenti alberghi, uffici e centri commerciali, pur servite da capienti parcheggi, comporterebbero una presenza giornaliera aggiuntiva di almeno 2500 persone. Forti riserve venivano anche espresse sulla funzionalità dei due tunnel che dovrebbero smaltire il traffico automobilistico.
Si teme che la concentrazione di traffico porti in quel punto al collasso della Colombo. Veniva fatto rilevare altresì che l’attraversamento pedonale della Colombo per mezzo di ponticelli sopraelevati risultava particolarmente disagevole per una parte rilevante della popolazione residente. Al presente, il primo edificio costruito in attuazione del progetto, autorizzato ad elevarsi per otto piani sopra terra senza però raggiungere l’altezza dei palazzi più prossimi, appare aver violato i limiti imposti dalla pur generosa concessione.
Per la cosiddetta “Città dei bambini” destinata ad occupare l’area della ex Fiera di Roma abbiamo detto che è prevista l’edificazione di 288mila metri cubi. Qui la proprietà è dell’Ente Fiera, che raggruppa Comune, Regione e Camera di Commercio di Roma. I 288mila metri cubi corrisponderebbero, secondo la proprietà, all’attuale cubatura dei padiglioni dismessi, trascurando però che una parte dei padiglioni a suo tempo erano stati edificati abusivamente, salvo essere stati sanati per mezzo di condono.
Tale cubatura è peraltro contestata da un comitato di cittadini che la valutano per non più di 220mila metri cubi.
Il ricavato della cessione dell’area dovrebbe servire a ripianare in parte i mutui accesi per la costruzione della nuova Fiera di Roma e per completarne le opere. La denominazione di “Città dei bambini” sembra pretestuosa, essendo lo spazio dedicato ai bambini in realtà non superiore a 8mila metri quadrati, mentre la maggior parte degli edifici saranno destinati ad abitazioni di livello, ad uffici e a negozi di vicinato, cioè non centri commerciali. Assente l’edilizia popolare. Il 50 per cento dell’area dovrebbe essere destinata a strade, piazze, aree pedonali e verde. Il progetto di massima tra l’altro esclude la realizzazione della terza corsia complanare a fianco della Colombo, come previsto nel progetto originario della grande arteria stradale.
Secondo il comitato dei cittadini residenti, che sono ben lieti della riqualificazione dell’area della Fiera, l’edificazione prevista è abnorme, tale da soffocare con un mare di cemento un’area che si sarebbe prestata ad essere rivalutata con criteri meno speculativi.
Alle riserve dei cittadini sulla politica perseguita dal Comune nel settore delle costruzioni in questo quadrante della città si affiancano le perplessità che sembrano trasparire anche nel nostro Municipio di fronte alla superficialità con cui il Campidoglio sta affrontando una questione così delicata quale la riqualificazione dei quartieri facenti parte del perimetro municipale.

 

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Le donne in difesa del diritto a una maternità responsabile

Le donne in difesa del diritto a una maternità responsabile

Incontro alla Villetta a sostegno della validità della Legge 194

di Lorenza Guidaldi

Legge 22 maggio 1978 n.194, art.1: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”. Ed è proprio in virtù di questo principio, …..

Le donne in difesa del diritto a una maternità responsabile

Incontro alla Villetta a sostegno della validità della Legge 194

di Lorenza Guidaldi

Legge 22 maggio 1978 n.194, art.1: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”. Ed è proprio in virtù di questo principio, e di tutto il gran parlare che se ne fa intorno, che è nata l’esigenza, anche
nel nostro Municipio, di fare chiarezza sulla legge 194, oggi più che mai al centro all’attenzione. Quindi il 22 gennaio, alla Villetta, si è tenuto un incontro coordinato da Paola Angelucci, presidente della Commissione Cultura in Municipio, con la partecipazione di Cecilia D’Elia, assessore alle Pari opportunità del Comune di Roma. Presenti anche varie realtà del territorio e non: rappresentanti della Banca del Tempo, del Coordinamento Romano per la 194, sindacaliste.
In un alternarsi di testimonianze ed opinioni, il fine comune è stato quello di tornare ad essere presenti, proprio in quanto direttamente coinvolte e quindi non “uniche ma ultime” (come ha ribadito l’assessore D’Elia) a decidere su tematiche importanti. Nel suo intervento conclusivo ha sottolineato l’importanza della legge, frutto di una grande mediazione politica (fu scritta anche da cattolici) e sulla spinta di un grande movimento di masse, femministe e non.
Nel 1978 l’approvazione di questa legge significò un grande atto di fiducia nei confronti delle donne; si veniva dall’aborto clandestino, dalla maternità come destino e non come scelta ed oggi è attuale e importante come allora. La D’Elia ha concluso ribadendo la necessità di rilanciare i consultori, che sono a sostegno delle donne, per accompagnarle nelle loro scelte.
La legge 194 attualmente è una questione fondamentale soprattutto quando a voler decidere su temi esclusivamente femminili sono uomini (giornalisti) e la Chiesa. Ci si erge a paladini di una “giustizia” ipocrita, fatta soltanto di luoghi comuni e qualunquismo, senza neanche voler considerare l’idea che, magari, non sempre si è “adatti” a giudicare, prendendo posizioni radicali che prescindono da ogni possibile confronto.

La Chiesa torna a tuonare in difesa della vita, giudicando assassine le donne che ricorrono all’aborto, così come difese la vita di Piergiorgio Welby, “colpevole” di non voler più vivere (?), negandogli il funerale cattolico.
Allora qui vorremmo fermarci un attimo a riflettere: ma si pensa veramente che una donna ricorra all’aborto con tanta facilità e leggerezza? Ma chi può arrogarsi il diritto di fare una simile affermazione? Certamente non chi ha vissuto questa dolorosa esperienza, ma chi ogni giorno annuncia proclami assoluti e detta i parametri di una vita “perfetta”.
Perché la Chiesa si ostina ad interferire nelle questioni personali e non prende mai posizione sulle vere catastrofi umanitarie ed ambientali? Perché condanna senza sapere o conoscere e non condanna palesi ingiustizie e scandalose iniquità?
Perché nega un funerale ad un uomo che ha deciso per la “sua” vita e celebra le esequie dei mafiosi, per esempio, con tutti gli onori? Chi crede che Dio accoglierà in paradiso: un uomo che dopo anni di sofferenza ha deciso di dire basta alla sua vita, oppure chi si è macchiato di crimini orribili ma aveva sempre la Bibbia in tasca? E perché condanna chi, tra dilanianti dubbi e sofferenze, non se la sente di relegare un innocente magari a una sopravvivenza anziché a una vita vera, e tace sui drammi del mondo, dove i bambini sono segnati per sempre? Pensiamo al reclutamento dei bambini soldato; alle vittime dei pedofili, che talvolta sono sacerdoti; ai violentati per turismo; agli elemosinanti che si aggirano tra i turisti intorno a San Pietro; ai bambini nati da stupri, nei paesi in guerra e tra la pace delle nostre case; ai bambini nati vegetali che da grandi vivranno forse abbandonati in istituti; ai nati malati di AIDS che non hanno accesso alle cure perché troppo poveri; a quelli che semplicemente moriranno di fame e non vedranno mai lo sfarzo del Vaticano. Per questi bambini non sentiamo parole di sdegno, sono gli invisibili, gli inesistenti, quelli per i quali non si muove mai nessuno. La natura ha dato alle donne la capacità più importante in assoluto e il legame che unisce una madre ad un figlio è così profondo ed unico da non avere uguali; è un fatto imprescindibile da ogni discussione, da ogni pretesa di dare lezioni (figuriamoci poi da uomini!). La legge 194 è stata approvata per sancire tutto questo e oggi, come non mai, è un punto di riferimento. Se venisse letta con attenzione vi si troverebbe semplicemente la coscienza di una maternità responsabile e non la possibilità di andare ad ammazzare un essere vivente con grande leggerezza, come fanno ad esempio tanti paesi “cattolici” che ricorrono alla pena di morte.
La lotta che ha portato all’approvazione della legge è stata lunga ma alla fine le donne hanno capito che potevano avere dalla loro parte le istituzioni e le strutture sanitarie e che non era più possibile andare a farsi macellare in situazioni clandestine.
Periodicamente, da trenta anni ad oggi, c’è chi rimette in discussione la legge, la si vuole cambiare, abolire e allora è importante far sentire la voce forte delle donne. Concludendo, ci permettiamo di dare un consiglio alle più giovani: riappropriatevi delle lotte e delle conquiste fatte prima dalle vostre nonne e poi dalle vostre mamme; fate sentire anche la vostra voce, siate protagoniste del vostro tempo; leggete la storia e soprattutto la storia delle donne. In ognuna di voi c’è un po’ di loro e se oggi ci siete forse è grazie a loro (e anche un po’ alla 194).

 

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ATER – Completata l’operazione sanatoria

ATER – Completata l’operazione sanatoria

Le grandi manovre dell’Ente in vista della dismissione del patrimonio

di Antonella Di Grazia

L’ATER ha deciso di operare su più fronti. Ultima in ordine di tempo è stata l’operazione “sanatoria” per le occupazioni senza titolo, chiusasi il 19 dicembre 2007. L’Istituto ha deciso con questa iniziativa di sanare la posizione di coloro che hanno occupato un immobile prima del 20 novembre 2006.
Per chi ha …..

ATER – Completata l’operazione sanatoria

Le grandi manovre dell’Ente in vista della dismissione del patrimonio

di Antonella Di Grazia

L’ATER ha deciso di operare su più fronti. Ultima in ordine di tempo è stata l’operazione “sanatoria” per le occupazioni senza titolo, chiusasi il 19 dicembre 2007. L’Istituto ha deciso con questa iniziativa di sanare la posizione di coloro che hanno occupato un immobile prima del 20 novembre 2006.
Per chi ha occupato dopo tale data o non rientra nel regolamento della sanatoria (cioè 30.000 euro l’anno di reddito per i lavoratori dipendenti o 18.000 se lavoratori autonomi, con la possibilità di scalare 2.000 euro per ogni familiare a carico fino ad un massimo di tre persone) sembra non ci sia alternativa al provvedimento di sgombero. Tra l’altro, la notizia è degli ultimi giorni, stanno piovendo un ingente numero di multe, destinate a chi, pur avendo fatto richiesta di sanatoria, non è in grado di dimostrare che la sua occupazione abusiva risalga ad un periodo precedente il 20 novembre 2006, cioè chi non si era autodenunciato o non aveva avuto la visita dei vigili urbani per la conferma dell’occupazione oppure non era presente nei certificati storico-anagrafici alla data.
E’ partita, nel frattempo, la per la verità poco trasparente operazione “morosità”, con la quale l’ATER è riuscita nell’intento di incamerare circa 22 milioni di euro. Questa operazione, se da una parte ha permesso agli inquilini di mettere in regola la propria posizione, dall’altra ha permesso all’Ente di avere a disposizione una goccia d’acqua nel mare de suoi debiti quantificati alla fine del 2005 in circa 700 milioni di euro, con una esposizione mensile di circa 5 milioni.

Il terzo fronte riguarda il piano di dismissione del patrimonio dell’ Istituto, oberato come detto da una montagna di debiti, eredità di una gestione scapestrata, che si pensa di risanare modificando la legge 42/91 la quale, ad oggi, concede agli inquilini ATER la possibilità di comprare usufruendo degli abbattimenti del 30%. Gli abitanti del nostro quartiere, che conoscono bene la situazione degli immobili dell’ex IACP del nostro territorio, sanno che non c’e’ mai stata nessuna svendopoli, che non c’e’ mai stato nessun privilegio perché la fatiscenza nella quale è stato abbandonato il patrimonio ATER negli anni sia dalla destra, sia purtroppo dal centrosinistra, è stato tamponato e riparato dagli inquilini stessi a loro spese.
Per il momento è ancora in atto il blocco delle vendite disposto dalla Giunta regionale, in attesa della preparazione di una nuova Legge regionale che regolarizzi le dismissioni. A quanto è dato sapere, il progetto prevede la vendita di circa 15.000 alloggi in una unica tranche, da realizzarsi durante i prossimi tre anni. L’operazione dovrebbe avvalersi del supporto di istituti di credito e di “soggetti esterni” per la semplificazione delle pratiche e di “anticipazioni di cassa”. A sentire il presidente dell’ATER, non si tratterebbe di cartolarizzazione vera e propria, perché dovrebbero restare in vigore le tutele e le salvaguardie per quegli inquilini che non vogliono (o non possono) comprare. Ci sarà da capire, una volta consegnati interi immobili per la vendita, se e in che modo gli istituti di credito, divenuti proprietari grazie all’anticipazione di cassa, manterranno quanto concordato.
Nel frattempo sta montando l’idea che, essendo divenuta Garbatella “zona di pregio”, il valore degli immobili debba essere quello di mercato. Con tante grazie da chi quel patrimonio, che l’Istituto aveva dismesso a prezzi di favore negli ultimi venti anni, era riuscito in qualche modo ad acquistare, ritrovandosi ora con un “immobile di valore” ed in barba a chi non è stato così fortunato.
Si potrebbe verificare il paradosso per cui due inquilini abitanti sullo stesso pianerottolo, acquistando l’abitazione in tempi differenti, pagherebbero un immobile della stessa tipologia in modo diametralmente opposto. Dulcis in fundo, i nostri lettori affittuari delle case ATER avranno trovato nelle loro cassette postali un giornalino, pomposamente chiamato “Il Corriere dell’ATER”. Con questo l’Istituto pensa di ritenere di aver colmato la grave lacuna di non essersi presentato ai propri inquilini per una cinquantina d’anni.

 

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Insufficiente la nostra raccolta differenziata

Insufficiente la nostra raccolta differenziata

Il nostro Municipio si colloca al secondo posto nella capitale per la raccolta differenziata di materiali riciclabili con una media di 15,01 chilogrammi per abitante: un
risultato che ci pone in buona posizione rispetto agli altri municipi ma che in cifra assoluta appare ancora insufficiente, con grave danno per l’ambiente e per le casse comunali che si possono giovare solo in minima parte dei proventi ricavabili dal riutilizzo dei rifiuti urbani. …..

Insufficiente la nostra raccolta differenziata

Il nostro Municipio si colloca al secondo posto nella capitale per la raccolta differenziata di materiali riciclabili con una media di 15,01 chilogrammi per abitante: un
risultato che ci pone in buona posizione rispetto agli altri municipi ma che in cifra assoluta appare ancora insufficiente, con grave danno per l’ambiente e per le casse comunali che si possono giovare solo in minima parte dei proventi ricavabili dal riutilizzo dei rifiuti urbani.
Il dato
ci viene offerto da un monitoraggio elaborato da Legambiente del Lazio sui primi nove mesi del 2007. Al primo posto si colloca il Municipio III con 16,05 chilogrammi per abitante, segue al terzo posto il Municipio XVII con 14,40. Fanalino di coda in questa classifica è il Municipio VIII con solo 6,73 chilogrammi per abitante, preceduto dall’XVIII Municipio con 7,07 e dal XX con 8,49 chilogrammi. Il problema dell’eliminazione dei rifiuti sta diventando un’emergenza nazionale anche al di là dell’esasperazione registrata in Campania. Roma nel suo complesso non brilla in questo sforzo ecologico anche se la raccolta differenziata tra il 2001 e il 2006 si è comunque triplicata attestandosi nell’ultimo anno preso in esame al 16,2%, con un incremento del 5,19%: come si vede, una percentuale comunque insufficiente.


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Cto: serve un grande sforzo per tirarsi fuori dal pantano

Cto: serve un grande sforzo per tirarsi fuori dal pantano

La Cgil: In attesa di un piano di ristrutturazione e di rilancio, oggi l’ospedale è fermo a quattro anni fa e pare muoversi solo per inerzia

di Massimo Marletti

Sabato 9 febbraio, ore 14.20.
Ospedale Cto. Reparto Radiologia, smonta il turno.
Una giornata nervosa, un’altra.
Ancora una volta l’Ospedale è sulle cronache di un quotidiano della capitale. …..

Cto: serve un grande sforzo per tirarsi fuori dal pantano

La Cgil: In attesa di un piano di ristrutturazione e di rilancio, oggi l’ospedale è fermo a quattro anni fa e pare muoversi solo per inerzia

di Massimo Marletti

Sabato 9 febbraio, ore 14.20.
Ospedale Cto. Reparto Radiologia, smonta il turno.
Una giornata nervosa, un’altra.
Ancora una volta l’Ospedale è sulle cronache di un quotidiano della capitale.
La cosa, contrariamente ad un comune modo di sentire, infastidisce non poco chi, tutti i giorni, tira avanti la baracca, cercando di fare al meglio il proprio dovere. Discussione accesa con i compagni di reparto, tutti Cgil: un drappello di infermieri (ormai sono rimasti in cinque, ce ne vorrebbero almeno sette per assicurare il turno).
Oggi l’ennesima emergenza. Si è ammalata una collega e, sul suo rientro in servizio, nulla è dato di sapere. Da più di due mesi, con l’ultimo pensionamento mai rimpiazzato, insieme a medici, tecnici ed amministrativi, portano avanti un reparto mattina, pomeriggio, notte, con un’affluenza media di oltre duecento persone al giorno. Tutta gente che viene dal quartiere, ma molti anche da fuori, perché “Voi siete bravi per le ossa”, come mi disse una vecchietta che alle tre del mattino, accompagnata dal figlio, arrivò da Sacrofano, scavalcando chissà quanti ospedali nel tragitto, pur di arrivare da noi. Così si lavora in tutti i reparti ormai.

La Radiologia è solo un esempio. Si lavora male, in queste condizioni. 180 sono gli infermieri che mancano per i bisogni della Asl, 31 i tecnici di radiologia, 62 i fisioterapisti, 247 gli ausiliari, razza ormai in via di estinzione. Una situazione difficile, frutto anche del reiterato blocco delle assunzioni, confermato dal Governo nazionale e dalla Regione Lazio, per un piano di rientro dal deficit ereditato dalla dissennata gestione della precedente Giunta Storace. Piano di rientro che ha una sua giustificazione, ma che se mantenuto così com’è rischia di ucciderci, trasformandosi in un vero e proprio scippo alla sicurezza ed al diritto alla salute di operatori ed utenti.
Ma questo è solo un aspetto di una situazione maledettamente intricata. Massacrata dalla banda Celotto, Bultrini, Vaia (solo al Cto tre primari in più con relativo sdoppiamento di divisioni, alla faccia della razionalizzazione della rete ospedaliera), la Asl, pur risanata nei bilanci (di questo se ne dà atto a questa Amministrazione), senza un piano vigoroso di rilancio, rischia il definitivo declino.
Per intenderci un po’ la storia della cura che ammazza il cavallo. Per il Cto i numeri sono impietosi: Riduzione dei ricoveri in questi ultimi trenta mesi di circa il 20%; Riduzione delle prestazioni di radiodiagnostica negli ultimi cinque anni del 70%; Situazione critica per quanto riguarda i tempi delle liste di attesa; Sul versante degli interventi operatori, siamo passati dagli 8000 interventi circa del 2002 (picco delle prestazioni) ai 7567 del 2006 ed i dati del 2007, in via di elaborazione, si mantengono più o meno sugli stessi livelli dell’anno precedente.
Quello che più ci preoccupa non è tanto la flessione pur marcata dell’attività chirurgica, quanto quello che sta “dentro” a questi numeri.
Diminuiscono, quasi del 50% in tutte le divisioni ortopediche, gli interventi cosiddetti di “spessore”. Per intenderci, se una divisione nel corso dell’anno faceva 1000 interventi pesanti, ora ne fa 500. La media quindi (quella dei due polli…) viene raddrizzata attraverso sedute operatorie più “leggere”, molte delle quali trattabili attraverso normalissimi day-hospital.
Insomma, stiamo diventando un ospedale che opera poco, il che non regge proprio per un ospedale che vuole diventare punto di riferimento per l’ortopedia e la traumatologia, e quel poco che fa, con l’andar del tempo, rischia di mortificare le pur eccellenti professionalità che ancora ci sono.
Quindi, il nostro patrimonio rischia di diventare sempre meno appetibile per un serio professionista, sempre più attratto verso altri lidi probabilmente … privati.
Come siamo arrivati a questo punto? Le cause sono molte. Sicuramente la pesantissima eredità che la nuova Amministrazione ha ereditato con un deficit talmente alto (2 milioni di euro, così come certificato dalla Corte dei Conti nella seduta del 26/2/2007), tale da mettere in discussione non solo i livelli di assistenza per l’utenza, ma lo stesso salario dei lavoratori. Ma solo questo non basta.
Immobilismo, timidezza, scarso spessore di politica sanitaria – ormai lo dicono un po’ tutti, non solo la Cgil messa in mostra da questa Direzione aziendale. Livelli di direzione aziendale a dir poco imbarazzanti, specialmente nei due presidi ospedalieri.
Personale, specialmente quello del comparto, sottoposto a ritmi massacranti, sicuramente insufficiente a garantire normali livelli di assistenza.
Dulcis in fundo, organizzazione del lavoro, specialmente nei gruppi operatori, inesistente, dettata più dagli umori di questo o quel primario o direttore sanitario, che da una reale organizzazione del presidio.
Per i non addetti ai lavori significa una organizzazione ondivaga, senza percorsi codificati per l’urgenza e per la normalità, il lavoro di tutti i giorni. Per intenderci, fratture che andrebbero trattate nell’arco delle 4-6 ore dal momento del ricovero seguono un iter di ricovero “normale”, con tutto ciò che ne consegue in ordine alla salute del paziente e del suo recupero, di riduzione della capacità assistenziale, allungamento dei tempi di attesa sugli interventi di routine.
Questo è il quadro impietoso che oggi noi abbiamo davanti, a tre anni dall’insediamento di una Giunta e di una Direzione generale dalla quale ci si aspettava di più, molto di più.
Un volantino, firmato dalla Cgil aziendale Cto così sintetizza il momento: “… A fronte di una crisi che sta lentamente distruggendo l’ospedale, in un’attesa messianica di un piano di ristrutturazione e di rilancio che verrà, oggi il Cto è fermo a quattro anni fa e pare muoversi per inerzia, come una nave senza comando…..”. E, solo grazie ad un personale medico e paramedico straordinariamente attaccato al suo posto di lavoro, riesce ancora a garantire un livello di assistenza più che dignitosa, aggiungo io.
Ed è proprio partendo da questa ultima considerazione, da quel qualcosa di speciale che rende unico il rapporto che lega questa realtà con i suoi operatori e con il quartiere, che mi permetto di chiudere questo ragionamento con un messaggio di lotta ed insieme di speranza. Imprimiamo nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, una svolta alle vicende del Cto e del suo rilancio. Si apra un tavolo di concertazione in cui, ognuno per la sua parte e nel rispetto delle responsabilità di loro competenza, Direzione generale, Sindacati confederali, Forze politiche ed Istituzionali del quartiere, siano chiamati a svolgere il proprio ruolo. A due anni e mezzo dal suo insediamento, ad un anno dalla chiusura del risanamento dei conti, è arrivato il momento di ridare fiato e linfa a questa Asl.
Il tempo che ci riamane è poco … Ma è l’unica strada percorribile.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 – Marzo 2008

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