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Autore: Anna Di Cesare

Al circolo socialista rivive il ricordo di Iolanda “la pasionaria” della Garbatella

“Rossa e tenace come un corallo”. Con questa metafora Giorgia Natalini, giovane socialista della Garbatella, ha ricordato Iolanda Pallocca, femminista tra le più attive negli anni Settanta. È un ritratto politico e umano quello che è emerso sotto il tetto a volta del circolo socialista di via Edgardo Ferrati 12, attraverso le voci di parenti e compagni di lotta. Iolanda Pallocca, scomparsa il 14 aprile 2020, al termine di un periodo di malattia che l’aveva costretta a una quasi totale reclusione in casa, è stata una socialista e attivista convinta, in prima linea nelle battaglie sociali per il divorzio, l’aborto, la legge 194 e i decreti delegati per la partecipazione agli organismi collegiali delle scuole. Una donna incisiva e tenace, ma anche estremamente empatica, così la ricordano i familiari; una madre che si trasferì alla Garbatella nel ’72, e davanti alla scuola dei figli entrò subito in contatto con altre donne (molte coinvolte nella vita politica, alcune ex partigiane) con le quali stabilì un rapporto di forte solidarietà e confronto continuo. Dopo la partecipazione al suo primo corteo dell’8 marzo, la Pallocca sentì il richiamo dell’impegno sociale, affrontando battaglie scottanti e progetti pionieristici. A quegli anni risale la fondazione del primo consultorio familiare di Garbatella in via Montuori, dove Iolanda partecipava all’assemblea di gestione delle donne insieme alla comunista Elisabetta Di Rienzo, a cui è dedicato l’attuale consultorio di largo delle Sette Chiese. La “pasionaria” – come la chiamava affettuosamente il socialista Sandro Natalini – ha rappresentato un tassello fondamentale per la storia e l’identità del quartiere ma non solo. Per capirlo bastava vedere la platea gremita e commossa che giovedì scorso ha riempito il locale ipogeo dell’edificio di via Ferrati 12.

Le parole di Giorgia e Sandro Natalini

Tra vita partitica e attivismo femminista, Iolanda Pallocca si collocò in una via di mezzo, “uno spazio ibrido”, come l’ha definito Giorgia Natalini, “che permetteva di toccare più problematiche. Iolanda non apparteneva a un gruppo autonomo di donne” ha proseguito, “ed è questo elemento che la distingueva dal femminismo in senso stretto. Lei faceva vita partitica, cioè si collocava in un ambiente prevalentemente maschile dove portava anche le istanze delle donne.”

“Le donne con le donne possono” era il motto di Iolanda Pallocca, ad indicare che le donne hanno bisogno di incontrarsi e confrontarsi, per sviluppare consapevolezza e poi passare all’azione. Come recitava uno slogan di quegli anni: “Tra di noi non c’è distinzione, all’uomo serve la divisione.”

Giorgia e Sandro Natalini al circolo socialista
Giorgia e Sandro Natalini al circolo socialista

Ha poi preso la parola Sandro Natalini. “Mi sento in obbligo di dire la mia davanti a una figura così straordinaria” ha esordito con voce vibrante. “Ho avuto l’onore di essergli amico e di stabilire con lei un rapporto di simpatia ma soprattutto di socialismo. Avevamo gli stessi valori: libertà e giustizia sociale era ciò che alimentava il partito di una volta. Erano altri tempi” ha proseguito con una certa amarezza, “allora si intendeva la politica come servizio e si viveva l’idealità, cioè i pensieri forti. Iolanda era il mio termometro politico” ha concluso. “Quando sono stato presidente di municipio, era lei che mi dava contezza delle tensioni e delle questioni sociali da affrontare. Una persona di straordinaria empatia, sorridente e capace di ascoltare. Dava fiducia e speranza a chi le stava intorno.”

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Degrado, roghi tossici e prostituzione in zona Marconi

“Ci sentiamo stanchi e abbandonati” : è il grido di allarme dei cittadini

Immondizia, preservativi usati, resti di roghi. Questo è lo spettacolo che i residenti di viale Marconi e delle vie traverse si trovano davanti ogni mattina, ormai da qualche decennio. Quella dello sfruttamento sessuale è una situazione calda, e non solo in senso letterale. Ai roghi che punteggiano i bordi delle carreggiate si aggiungono rumori, risse e la paura di alcuni residenti che di sera non mettono piede fuori casa. A parlarne giovedì scorso 19 giugno, durante un incontro pubblico a largo Enea Bortolotti, sono stati la consigliera municipale Simonetta Novi (Lista Calenda), il capogruppo Pd Flavio Conia e il rappresentante pentastellato Marco Merafina, con la partecipazione di una quarantina di cittadini.

La voce degli abitanti

Risale a un anno fa una petizione lanciata da due residenti, che ha subito raccolto oltre duecento firme, per chiedere maggiori controlli da parte della Polizia. “All’altezza dell’istituto Sant’Anna” ci ha raccontato una delle firmatarie, “si vedono sempre gli stessi volti, uomini che camminano avanti e indietro. Abbiamo la chiara sensazione che si tratti di sorveglianti, e non è difficile capire che la prostituzione in zona Marconi è un caso evidente di sfruttamento sessuale.”

Ma non solo all’altezza del Sant’Anna (tra viale Marconi e via Cristoforo Colombo), anche largo Veratti, largo Bortolotti e via Vito Volterra sembrano essere luogo di incontri notturni, con conseguenti schiamazzi, eventuali risse e regolare accensione di fuochi. “Siamo stanchi e ci sentiamo abbandonati, di sera ci passa la voglia di uscire di casa” ha raccontato Valentina, una residente. “Gli incontri avvengono dietro paraventi di plastica, in mezzo alla strada, proprio a qualche metro dalle finestre delle case” ha proseguito, “e poi c’è il problema dei roghi. Fino a un anno fa la dinamica era questa: nel pomeriggio qualcuno veniva a portare pile di cassette di plastica, quelle che si usano nei mercati per la frutta, agli incroci delle strade e all’altezza delle fermate degli autobus. Di notte, soprattutto d’inverno, le donne bruciavano le cassette, mentre adesso usano direttamente la plastica dei cassonetti perché, da quello che ci risulta, il fornitore delle cassette è stato intercettato.” Simile è la ricostruzione della consigliera Novi, che commenta: “E’ un fenomeno che crea disagio e insicurezza, è anche una questione di igiene pubblica a causa della presenza di roghi tossici.”

degrado via Marconi
Resti di roghi e immondizia in via Marconi

degrado via Marconi

Due tavoli sulla sicurezza

Ma a seguito della petizione qualcosa si è mosso, anche se forse solo in superficie. Sono stati organizzati due tavoli sull’ordine pubblico e la sicurezza. Al primo, del 6 ottobre 2023, hanno partecipato il viceprefetto, i rappresentanti del dipartimento Cyber Security e Sicurezza Urbana, la polizia municipale, i carabinieri, la guardia di finanza, il minisindaco Amedeo Ciaccheri e alcuni residenti. “Avrebbero dovuto fare un mese di prova, con l’intensificazione dei controlli, e poi riconvocarci per una sorta di verifica” ha proseguito Valentina, “però la seconda convocazione non è mai avvenuta. Per circa un mese una volante della polizia è rimasta stazionata davanti alla fermata della metro. Magari se ci fossero andati in borghese” ha aggiunto con una punta di ironia, “avrebbero potuto cogliere il fenomeno nella sua interezza.” Ma non è andata così. Dopo un mese di controlli intensificati, la volante è sparita e la situazione è di nuovo precipitata. In seguito è stato convocato un secondo tavolo sulla sicurezza, ma questa volta né residenti né consiglieri municipali hanno partecipato. “Quello che posso dire è che ad oggi la situazione è peggiorata” conclude Valentina. Benché punire la prostituzione non sia possibile, in quanto non rappresenta reato, sanzionare roghi, schiamazzi e risse, oltre che indagare sull’organizzazione che sta dietro queste donne, agli occhi dei residenti appare doveroso.

Il problema del decoro pubblico

Un’altra residente ci ha fatto presente due temi correlati al problema dello sfruttamento sessuale. Il primo è evidente: la necessaria pulizia delle strade da parte di Ama. “Le altre traverse di viale Marconi non vengono pulite da un paio di mesi” ha aggiunto. Il secondo problema, la sostituzione delle alberature di via Volterra. “Nell’aprile 2023” ci ha raccontato la stessa residente, “sono stati sostituiti tutti gli alberi della strada, eccetto quelli tra il civico 36 e il 39. I rami bassi delle piante” ha proseguito, “vengono usati per appendere paraventi. L’odore è nauseabondo e si passa facendo lo slalom tra fazzoletti e preservativi. Sostituire gli alberi e pulire la strada sono azioni semplici, chiediamo solo questo.”

Via Vito Volterra
Tratto di via Vito Volterra

La voce dell’amministrazione municipale

Sull’argomento abbiamo sentito anche Flavio Conia, capogruppo municipale del Pd. “Su questa questione non bisogna avere un atteggiamento vessatorio” ha commentato prendendola un po’ alla lontana, “non bisogna avere a cuore solo l’ordine pubblico ma soprattutto la problematica sociale. È reato lo sfruttamento della prostituzione, non la prostituzione in sé. Nel novanta per cento dei casi, però, queste donne sono sfruttate, ridotte a uno stato di schiavitù da cui bisogna tirarle fuori, per esempio tramite il potenziamento, da parte del Comune, del progetto Roxanne” ha proseguito, facendo riferimento al progetto di aiuto e reinserimento delle persone vittime di tratte di esseri umani. Intanto la consigliera Novi sta studiando una proposta di risoluzione che potrebbe saldare il blocco progressista dell’assemblea municipale, raccogliendo le firme di Lista Calenda, Movimento Cinque Stelle, Lista Gualtieri, Partito Democratico e Lista Civica Ecologista. L’obiettivo: presentare al sindaco Gualtieri la situazione in cui versa quel quadrante e chiedere i provvedimenti del caso. Un modello da imitare potrebbe essere il primo cittadino di Firenze Dario Nardella, come ha ribadito Conia. Nardella nel 2017 aveva emanato un’ordinanza per colpire alla base il sistema dello sfruttamento sessuale, introducendo sanzioni per i clienti. “L’ordinanza non va intesa come una misura punitiva” aveva detto il Sindaco in quell’occasione al giornale la Repubblica, “ma come un concreto deterrente per scoraggiare la domanda e di conseguenza colpire o prevenire lo sfruttamento.”

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Presentato “Ci vediamo a Gaza” di Fabio Giardinetti

Un “viaggio sentimentale” per raccontare la Palestina

L’avevamo lasciato alle prese con una telefonata che gli avrebbe cambiato la vita, affaccendato a organizzare bagagli e biglietti aerei in fretta e furia, affascinato dall’ignoto e in preda all’adrenalina. Marco, il protagonista del racconto “Un cerchio che si chiude”, torna ad essere protagonista di “Ci vediamo a Gaza”, il nuovo romanzo di Fabio Giardinetti. “Con questo romanzo” ha spiegato l’autore nel corso della presentazione del 13 giugno alla Casetta Rossa, “intendo dare seguito al racconto precedente, che si chiudeva con la partenza di Marco. Nel romanzo, Marco arriva a Gaza come reporter per sostituire un collega infortunato. L’idea non è legata ai recenti avvenimenti” ha poi specificato, “anche se dopo il 7 ottobre l’intera vicenda assume tutto un altro significato.”

Marco alla ricerca dei suoi ricordi

In una mattinata nebbiosa e umida inizia il viaggio del fotografo Marco, inviato a Gaza per testimoniare le dure condizioni di vita della popolazione. La scelta di intraprendere il viaggio, un dovere lavorativo che ben presto si trasforma in opportunità, nasce dal bisogno di affrontare un’esperienza intensa, una storia qualunque vissuta fino in fondo per smorzare la monotonia della propria esistenza. Una motivazione prettamente egoistica, dunque, che subito si trasforma in una coinvolgente avventura per la Palestina, a partire dalle sfavillanti città di Israele fino alle lande desolate della Striscia di Gaza. “La storia di Marco” ha puntualizzato l’autore durante la presentazione, “non ha una connotazione politica evidente, è più che altro un viaggio sentimentale.”

Un viaggio che attraversa vent’anni, da quando il giovane Marco, studente universitario militante, decide di partire come volontario per la liberazione di Gaza. Due decenni dopo si trova a ripercorrere gli stessi spazi per motivi professionali, trovando una situazione completamente diversa a causa del conflitto in corso e della connotazione religiosa, estremista, che ha assunto a Gaza la lotta per la liberazione. “Le persone della mia generazione” ha proseguito Fabio Giardinetti, “hanno vissuto una trasformazione radicale. Prima la battaglia era quella per una Gaza rossa, gli stessi militanti erano laici e comunisti. Adesso la guerra ha preso la connotazione religiosa imposta da Hamas.”

Il che implica un confine più labile tra bene e male, ragione e torto. E questo Marco lo sa. Il fotografo si aggira tra accampamenti e presidi ospedalieri, palazzi distrutti e città in continuo pericolo, ma non dà giudizi politici né tanto meno morali, si limita a osservare e registrare i volti, le storie, le scene. Sono moltissimi i monologhi che attraversano il libro. A partire da quelli dei giornalisti dei primi capitoli, mossi dal desiderio di denuncia, fino ai resoconti sconsolati di medici, volontari e abitanti della Striscia. Marco osserva, ascolta, registra. Un po’ come il famoso specchio di Stendhal che, posto in mezzo a una via, riflette tanto il cielo azzurro quanto il fango della strada. Donne ferite, bambini abbandonati a se stessi, perfino lattanti a cui sono precluse le necessarie cure mediche, a causa del blocco dei confini con Israele. Sullo sfondo, due mondi che si scontrano. Il lusso e il comfort dei locali di Tel Aviv, dell’aeroporto Ben Gurion o di Neve Tzedek, il quartiere degli artisti e della movida; un benessere ostentato, secondo il modello occidentale, a cui però fa da contrappunto la miseria al di là del confine. Sarà un riferimento al nostro stile di vita? Un tacito rimprovero a chi pensa che la prosperità sia sinonimo di felicità e, chiudendo gli occhi, ignora la disperazione di chi gli vive proprio accanto? Sicuramente c’è anche questo. “Dobbiamo capire anche noi quali sono le priorità” ha commentato enigmaticamente Giardinetti nel corso della presentazione.

Fabio Giardinetti e Ilaria Giovinazzo
Lo scrittore Fabio Giardinetti con la poetessa Ilaria Giovinazzo alla Casetta Rossa

Ad assumere particolare risalto, poi, è la condizione dei bambini. Non a caso sono i protagonisti della poesia presente nel testo e della scena finale della narrazione. Bambini che, secondo l’autore, sono gli unici a mantenere un cuore puro in mezzo alla devastazione. Li troviamo a cercare libri e lavoretti scolastici tra le macerie, o a giocare con spensieratezza sotto il volo incessante e persecutorio dei droni. “Ma come saranno da adulti questi bambini?” ha riflettuto la poetessa Ilaria Giovinazzo nel corso del pomeriggio, “riusciranno davvero a rifiutare, da adulti, gli orrori della guerra? O ne saranno assuefatti?”

Sono domande che tutti si pongono leggendo i giornali. Ma le risposte non possono venire dai notiziari, dai numeri o dalle fotografie. “Tramite gli articoli di cronaca veniamo a conoscenza di certe storie che sono solo una minima parte delle migliaia di storie individuali che si nascondono dietro un singolo episodio” ha ragionato l’autore il 13 giugno. Un romanzo, dunque, anche per dare spazio a diversi volti della stessa drammatica vicenda, alternando personaggi disparati ma uniti da un’esperienza, almeno esteriormente, comune. Ma si tratta di finzione letteraria, si potrebbe obiettare. Come può un romanzo raccontare gli orrori della vita vera? “Quando in un dramma c’è uno che muore per finzione” scriveva De Filippo in un’opera del 1964, “da qualche parte del mondo c’è uno che muore per davvero.” E nel caso di “Ci vediamo a Gaza”, i morti veri sappiamo tutti dove si trovano.

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L’università Roma Tre esce a testa alta dalle indagini AlmaLaurea

L’ateneo di Roma Tre esce a testa alta dall’ultima indagine di AlmaLaurea sul rapporto tra studenti e università in Italia presentato lo scorso 13 giugno presso l’università di Trieste. Lo studio si ripete annualmente dal 1999, con lo scopo di presentare un quadro obiettivo su qualità e difetti degli atenei italiani, e sulle opportunità lavorative offerte ai laureati. L’indagine è stata condotta in tutto il paese, analizzando un campione di circa 300 mila studenti da 78 diversi atenei. In questo panorama, la Terza Università romana è tra i capofila degli atenei laziali, staccandosi di netto dalla media regionale e nazionale su più di un tema. Andiamo a vedere quali.

Soddisfazione per il corso e buon rapporto con i docenti

Il primo dato riguarda la soddisfazione per il corso di studio svolto: il 92,8 per centro degli studenti di Roma Tre si considera complessivamente contento dell’esperienza universitaria e, in particolare, il 90,3 per cento vanta un buon rapporto con i docenti. Un risultato che si stacca di tre punti percentuali dalla media regionale. Ma lo scarto più netto si avverte sull’adeguatezza delle aule: il 92,1 per cento degli studenti della Terza Università romana ritiene che le strutture siano adatte, con una differenza di ben dieci punti percentuali rispetto alla media laziale, mentre il 95 per cento ha usufruito del sistema bibliotecario. L’età dell’immatricolazione è pressoché regolare: il 63,8 per cento degli studenti di Roma Tre si è iscritto dopo il diploma o al massimo con un anno di ritardo. Meno incoraggianti i dati sui fuoricorso: solo il 57,4 per cento degli studenti è in regola con gli esami. Male anche la conoscenza della seconda lingua: solo il 66,8 per cento legge l’inglese, e la percentuale cala drasticamente per quanto riguarda le altre maggiori lingue europee (francese, spagnolo, tedesco).

Rettorato Roma Tre
Il rettorato di Roma Tre (foto di Alessia Samaritani)

Panorama occupazionale

Ma quali sono le prospettive lavorative degli studenti di Roma Tre? A parlarne è l’indagine occupazionale di AlmaLaurea, dove i dati sono suddivisi in base al titolo di studio conseguito (triennale o magistrale) e in base agli anni trascorsi dall’ottenimento della laurea. Scartabellando tra dati e tabelle, a un anno dalla laurea magistrale biennale il 74,9 per cento degli studenti di Roma Tre risulta occupato. Se si osserva la colonna accanto – laurea magistrale a ciclo unico – la percentuale di occupazione cala al 68,9 per cento, restando comunque nella media nazionale, che vede i tre quarti degli studenti occupati a un anno dal conseguimento della laurea di secondo livello. Alla percentuale restante – i laureati che non lavorano – bisogna sottrarre coloro che stanno svolgendo praticantato (circa il 30 per cento) e quelli che il lavoro non lo cercano proprio. Solo così possiamo ottenere la percentuale dei disoccupati: si tratta dell’11,1 per cento degli studenti tra triennale e magistrale, a un anno dell’ottenimento della laurea. Questa percentuale, però, cala notevolmente a una distanza di cinque anni dal conseguimento del titolo, sfiorando il 5 per cento.

Ambiti lavorativi

La maggior parte dei laureati di Roma Tre, inoltre, lavora nel settore privato. Lo scarto tra pubblico e privato è particolarmente evidente nei laureati della triennale – dove il 76,9 lavora nel privato, contro un 14,0 per cento che è impiegato nel pubblico – e si appiana per i laureati in magistrale a ciclo unico – il 44,8 per cento lavora nel pubblico e solo il 52,6 nel privato. Il settore che offre maggiori possibilità lavorative è il terziario, dove la percentuale di impiego tocca il picco del 97,7, soprattutto nell’ambito dell’insegnamento, della ricerca e delle consulenze, con una particolare concentrazione nel Centro Italia.

Oltre alla soddisfazione degli studenti, dunque, l’indagine AlmaLaurea evidenzia alte percentuali di occupazione e buoni sbocchi lavorativi. Un risultato di cui la Terza Università romana può andare fiera.

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Secondo appuntamento del festival della danza a Garbatella

Per gli appassionati della danza, ma anche per i semplici curiosi, venerdì 14 giugno il parco Caduti del Mare si riempirà di iniziative. Si tratta del secondo appuntamento a Garbatella di “Corpo Libero”, il festival della danza nato l’anno scorso e già diffuso in quindici municipi di Roma. È da lunedì 10 giugno che coreografie, musiche, laboratori e molte altre attività si diramano per i quattro angoli della capitale, in un progetto promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma. Iniziative a cui si può partecipare gratuitamente, a patto di premunirsi del giusto entusiasmo e della voglia di mettersi in gioco.

Il programma

Già lunedì scorso gli abitanti della Borgata Giardino, forse attratti dalla musica o dagli applausi, entrando nel parco Caduti del Mare hanno potuto sperimentare di cosa si tratti: una carrellata di coreografie e attività organizzate da scuole di danza o associazioni territoriali, di cui si ripeterà l’esperienza venerdì 14, ma con ospiti diversi. Il prossimo appuntamento, ancora una volta al parco Caduti del Mare, è venerdì alle cinque meno un quarto, con una coreografia a cura dell’Accademia nazionale di danza. Si proseguirà con laboratori dedicati a tutte le età, uno spettacolo di danza afro contemporanea, progetti di danza e sport e tanto altro. “Quest’anno abbiamo visto per la prima volta la partecipazione di una scuola di danza del territorio, la Unity Dance School di via Giulio Rocco, e dell’associazione Hagape 2000 con sede proprio a Garbatella” ha commentato l’Assessora alla Cultura del Municipio VIII Maya Vetri. “Anche la location del parco Caduti del Mare è particolarmente favorevole” ha proseguito, “perché permette la partecipazione delle famiglie con bambini.”

Esibizione al parco Caduti del Mare lo scorso 10 giugno (foto di Alessia Samaritani)

Il festival proseguirà nel corso del fine settimana, spostandosi nei Municipi I, III, V, X e XII. Tutta la città, insomma, verrà attraversata da musica e danze, a partire dagli scintillanti quartieri del centro fino alle meno appariscenti zone di periferia. Ma il festival non è solo l’occasione di accogliere artisti esordienti o ben noti, scuole prestigiose e associazioni, attirare i giovani o scuotere di brio gli indifferenti: ieri, martedì 11, si è svolta anche una cerimonia ufficiale, alla presenza del direttore artistico del festival, Fabrizio Arcuri. Nella cornice di Palazzo Braschi è stata infatti invitata la coreografa Michela Lucenti, che in quell’occasione è stata insignita del premio Ada D’Adamo, in ricordo della danzatrice e scrittrice vincitrice, tra l’altro, del Premio Strega 2023. D’Adamo è scomparsa l’anno scorso a seguito di una lunga malattia e al termine di una vita interamente dedicata all’impegno artistico e all’aiuto degli altri. Il premio in sua memoria è stato istituito quest’anno, con l’obiettivo di omaggiare i professionisti che si sono distinti nel campo della danza sì, ma con un occhio di riguardo all’inclusività. Tra attività artistica e missione sociale c’è infatti un legame fatto di coinvolgimento, accessibilità dei linguaggi, interazione con le fasce più deboli della cittadinanza. Anche per questo il festival torna in piazza, quest’anno, con un programma ben più capillare rispetto alla precedente edizione: per condividere con tutti l’allegria della danza e diffondere il valore della partecipazione.

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Festa per la Cultura al parco della Legambiente

La tradizionale manifestazione culturale è giunta alla XXXI edizione

Parlare di pace attraverso la voce degli artisti: ecco la sfida che affronterà quest’anno l’associazione culturale Controchiave, con la trentunesima edizione della Festa per la Cultura in programma dal 21 al 23 giugno al parco di Legambiente a Garbatella. Dedicata al tema della guerra e del cessate il fuoco, la Festa non è solo il manifesto dell’attività artistica di Controchiave nel corso dell’ultimo anno. “Abbiamo un ulteriore obiettivo” ci ha spiegato Luciano Bevilacqua del comitato direttivo, “cioè proporre alla città un evento culturale di qualità. Ogni anno, poi, poniamo al centro dell’iniziativa un tema ancorato all’attualità”.

Ma non solo il riferimento alla situazione internazionale pone la Festa per la cultura su un piano ben diverso dalla semplice realtà di quartiere. A dimostrare che l’iniziativa ha ormai risonanza cittadina è anche la presenza di gruppi di varia provenienza. Solo due esempi. Il rapper Raro, giovane promessa del Quadraro, e l’Ensable Invisibile, che proporrà una selezione di danze popolari francesi. Entrambi gli spettacoli sono in programma per venerdì 21, ma molti altri artisti faranno sentire la propria voce nel corso dei due giorni successivi.

Scorrendo rapidamente il programma la prima caratteristica che salta all’occhio è la contaminazione. Non solo generi musicali mescolati, ma anche contaminazione di danze e canti tipici di diversi paesi. Come nel caso di Opa Cupa (il nome è ispirato al grido di esortazione alla danza degli zingari del sud-est Europa), che proporrà una musica balcanica attraversata da sonorità jazz e da elementi della tradizione musicale meridionale, o come i Tarabeddas, che con la voce della cantante Filiò Sotiraki alterneranno musiche cretesi, turche e azere. Ma se ci spingiamo oltre arriviamo addirittura in Brasile, con le note del gruppo Conjunto Bossagora.

Fondamentale è l’appuntamento di sabato sera” ci ha ricordato Luciano Bevilacqua. Sì, perché alle ore 20:00 sarà ospite Moni Ovadia, musicista e attore molto vicino alla questione palestinese. Fortemente critico nei confronti dell’ultranazionalismo israeliano, interverrà sulla necessità di cessare il fuoco a Gaza. Ma non solo l’attualità, anche la tradizione avrà un suo spazio. Per esempio venerdì 21, quando si esibirà il coro della Scuola di Musica di Testaccio con l’obiettivo di tramandare i canti di lotta e di lavoro delle varie tradizioni regionali italiane.

Un’altra scuola di Musica arriverà a Garbatella, questa volta originaria del Gianicolense: è la scuola Donna Olimpia, che da dieci anni conduce un progetto di sostegno alle persone con disabilità. Pasolini sarà argomento del docufilm “Fatti Corsari” di sabato sera. Mentre domenica ci sarà un’altra proiezione, senza nomi altisonanti questa volta: verranno proiettati i cortometraggi dei ragazzi che hanno partecipato al concorso “24 frame al secondo”, in memoria dello studente del Socrate Francesco Valdiserri.

È un’iniziativa partita dal basso” ha concluso Luciano Bevilacqua, “e negli ultimi due anni completamente autofinanziata. Il nostro sforzo è coinvolgere i giovani, dare spazio agli artisti e soprattutto offrire al pubblico una rassegna culturale interessante. Per molti anni ci siamo spostati per le vie di Garbatella, dal 2014 abbiamo organizzato la Festa presso la Principe di Piemonte. Adesso l’appuntamento è al parco di via Rosa Raimondi Garibaldi.”

E Legambiente, che quest’anno gioca in casa, non si farà sfuggire l’occasione per organizzare attività a sfondo ambientale. Per il programma completo: www.controchiave.it

Una comunità amica

La Redazione

non tutti conoscono la malattia di Alzheimer, né tanto meno saprebbero agire qualora si trovassero davanti una persona confusa e disorientata. Nell’ambito della FEsta della Cultura, venerdì 21 alle ore 18:00 è previsto un incontro con la Prof.ssa Bartorelli che esporrà il progetto “Garbatella – Comunità amica delle persone con demenza”.

Sulla pedana dedicata ai dibattiti, nel Parco Garbatella, assieme alla nota geriatra, interverranno esponenti della Associazione Alzheimer Uniti Roma, il presidente Paolo Marin e la vice presidente Paola Borghesi.

Nell’incontro verranno illustrati i punti cardine del Progetto e i “buoni comportamenti” di una comunità che sa riconoscere i sintomi della malattia e rendere più semplice la vita dei malati e dei loro familiari, aiutandoli a spezzare lo stigma e il conseguente isolamento in cui spesso le famiglie si trovano a vivere.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 3]

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È tempo di Jazz Festival

In Villetta il tradizionale appuntamento musicale dell’estate

Musica, compagnia, divertimento e la Villetta di via Passino che torna a riempirsi di entusiasmo. Tutto questo è il Garbatella Jazz Festival, giunto ormai alla diciottesima edizione.

Si inizierà venerdì 21 giugno alle ore 20:00 con il Midnight Eclipse Quartet e il Silvia Manco Quartet. Sabato sera l’appuntamento sarà ancora alla stessa ora in compagnia del Diletta Longhi Trio; a seguire, il Susanna Stivali New Quartet.

La serata di domenica è dedicata a Duke Ellington, in occasione dei cinquant’anni dalla scomparsa. Il compositore statunitense verrà omaggiato dalle note di violino e contrabbasso dell’Ellington Duo, in seconda serata entreranno in scena i ventidue musicisti della Nuove Risposte Jazz Orchestra. Nel corso della manifestazione musicale, il punto ristoro della Villetta resterà aperto, e nel cortile della storica casa del popolo si prevede ancora una volta grande allegria.

Come pochi quartieri di Roma, Garbatella ha un compleanno da festeggiare e le sue ricorrenze da onorare. Il Jazz Festival è ormai una di queste, da quando nel lontano 2005 i membri delle associazioni culturali Altrevie e Cara Garbatella organizzarono per la prima volta una rassegna musicale destinata ad ottenere fin da subito un buon successo di pubblico e di critica. Successo che è la ricompensa migliore che esista, soprattutto quando altra ricompensa non c’è. Sì, perché il Jazz Festival è organizzato interamente da volontari, mossi dal sogno di offrire una rassegna di qualità ma completamente gratuita. Ci sono riusciti per diciott’anni.

XVIII Edizione del Garbatella Jazz Festival

Solo la pandemia riuscì a bloccare la manifestazione. Ma ad ottobre 2022 alla Villetta già si accordavano gli strumenti e si rispolveravano gli spartiti: tutto era pronto per tonare in campo. In quasi vent’anni di storia, il Jazz Festival è riuscito a spaziare tra esibizioni musicali e intermezzi teatrali, proiezioni di film e lezioni pubbliche sul tema; ha coinvolto altre associazioni locali, come Villetta Social Lab, la Scuola Popolare di Musica di Testaccio e la San Lorenzo Jazz Orchestra; ha ospitato giovani esordienti o artisti consolidati, come Pasquale Innarella, sassofonista di spicco nel panorama romano e attuale direttore artistico dell’evento. O come il grande contrabbassista Pino Sallusti, vera e propria anima del festival fino alla sua improvvisa scomparsa nel 2017.

Appassionato di musica fin da bambino, Sallusti si formò da autodidatta e arrivò a registrare album con Mike Mainieri, George Garzone, Eddie Henderson, Gary Bartz e Massimo Urbani. Era inevitabile che il Garbatella Jazz Festival, sotto la sua direzione artistica, vivesse una svolta qualitativa notevole. Alla memoria dell’amico, oltre che del musicista, gli organizzatori hanno dedicato una targa da consegnare a un giovane jazzista nel corso di ogni edizione. Quest’anno sarà la volta di Francesco Tursini, ospite d’onore della prima serata.

Il jazz era una musica di carattere popolare; anzi, di più: la sua peculiarità è stata sempre quella di rendere in musica i suoni della vita verascriveva Pasquale Navarra su Cara Garbatella nel 2005, riportando le parole dell’allora direttore artistico Marcello Minuti. Forse è questa la ragione del successo del Jazz Festival. O forse la ragione va cercata nel bisogno che abbiamo di incontrarci ogni tanto per scambiare quattro chiacchiere e un momento di spensieratezza, sulle note del genere più coinvolgente che esista. A questa domanda ognuno troverà una risposta. E forse proprio alla Villetta, chissà.

La storia del Jazz Festival raccontata dalle locandine

Due donne rapite dal fascino delle note e una tromba tinta di rosa energico: sto parlando della locandina di quest’anno, icona di un Jazz Festival dedicato alla gioia della musica e alla forza delle donne. “Ho voluto trasmettere la vitalità dello swing al femminile” ci ha raccontato Carmela di Giambattista, autrice delle diciotto locandine che dal 2005 hanno rappresentato l’iniziativa ben oltre i confini di Roma. Solo per fare un esempio, nel 2022 i manifesti sono volati fino all’Accademia Nazionale del Jazz di Siena. Anche nella provincia toscana i rappresentanti del Garbatella Jazz Festival sono stati ospiti graditi, giacché i responsabili della prestigiosa scuola già conoscevano l’iniziativa proprio tramite la locandina, che quell’anno raffigurava un sassofonista tra luci soffuse e un pubblico entusiasta.

Accanto, la scritta “make musica not war”, significativo riferimento ai tragici avvenimenti della guerra in Ucraina. “Con la locandina di quest’anno” ha proseguito l’autrice tornando ai giorni nostri, “ho voluto sottolineare anche il valore dell’inclusione, che è la vera cifra del Jazz Festival 2024”. Ma per capire fino in fondo questa affermazione sibillina, ci si vede dal 21 al 23 giugno alla Villetta.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 1]

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Fantasmi e altri animali, tra angoscia individuale e tragedie collettive

Presso Héco Trastevere, un locale incastonato tra il corso lento del Tevere e la trafficata via Portuense, è stato presentato a maggio “Fantasmi e altri animali”, secondo libro dell’autore di Garbatella Dario Ronzani. L’opera è divisa in due parti, come suggerisce anche il titolo.

Nella prima, i protagonisti sono gli spettri che Cortazar definiva “crepe della realtà”, cioè ricordi, aspirazioni, inganni. Non si tratta dei fantasmi della letteratura gotica, ma delle angosce che affollano la vita quotidiana.

Nel primo racconto emerge la figura di un uomo “che è sempre stato un fantasma”, vittima delle persecuzioni del regime di Videla e padre di una ragazza argentina, tormentata e malinconica, ma anche capace di una stoica impassibilità, che dopo anni di attesa riesce a fare i conti col passato.

L’intero racconto è percorso da metafore, che rientrano in quello che Ronzani ha definito “stile argentino, barocco”, cioè realismo magico. Dopotutto cos’è una metafora? Una metamorfosi allo stato embrionale, uno slittamento di significato che permette di avvicinarsi di più alla realtà. Alla metamorfosi in senso stretto è dedicata invece la seconda sezione, con la storia di sei donne che si trasformano in altrettanti animali.

Qui è ancora più evidente il legame con la letteratura argentina” ha ammesso Ronzani, “autori come Borges, Cortazar, Casares sono stati fondamentali. Leggere Marquez, poi, ha cambiato profondamente il mio modo di scrivere. Anche quando vedo un albero, adesso, lo vedo in modo diverso.” Non sappiamo cosa veda Ronzani in un albero, sicuramente ci vede qualcosa. Ed è proprio questo lo spirito di “Fantasmi e altri animali”: la realtà è trasfigurata, l’autore descrive un mondo continuamente attraversato dal fantastico per avvicinarsi ai dolori della vita vera.

Vita non solo individuale, ma anche di interi popoli. Gli attacchi terroristici a Parigi, la guerra libanese, i problemi sociali in Romania sono solo alcuni dei “fantasmi collettivi” affrontati dallo scrittore di Garbatella.

Di fronte a una pletora di ingiustizie senza rimedio, solo la natura – e l’amore – sembrano rappresentare una via di fuga, un’alternativa vitale alle sofferenze imposte dai meccanismi della Storia. “Veneravano il giaguaro e l’aquila, pregavano il perdono quando disboscavano per coltivare un terreno” dice la protagonista del primo racconto riferendosi alle civiltà precolombiane, poi si domanda: “Perché tutto questo è considerato stupido rispetto a Platone e Giulio Cesare?

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 6]

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Afa1 Tor Marancia, una petizione di protesta supera le mille e duecento firme

Torna a farsi sentire il Comitato Tormarancia Naturale, il gruppo di residenti che dallo scorso febbraio contesta i lavori di riqualificazione nella zona Afa1 dell’omonima Tenuta. Non solo manifestazioni e volantini, incontri e scontri coi rappresentanti del Municipio VIII: adesso è in ballo anche una petizione lanciata su change.org. L’appello, diffuso il 24 maggio, in meno di una settimana ha superato i mille e duecento firmatari. L’obiettivo? Fermare “i lavori scellerati che stanno trasformando un angolo meraviglioso di campagna romana in un giardino antropomorfizzato” scrivono i rappresentanti del Comitato. “Ci vuole molta ignoranza, dal punto di vista ambientale, dei luoghi e della loro storia, o tanta malafede” proseguono, “per distruggere il miracolo che Tor Marancia rappresentava.”

Le contestazioni del Comitato

I lavori in questione sono iniziati a settembre con l’obiettivo di riqualificare, pulire e mettere in sicurezza l’area Afa1, tra via Belloni e via dei Numisi, e consentire pieno accesso al parco. Ma da questi propositi all’avvio di ruspe e motoseghe è stato un attimo, tant’è vero che già lo scorso dicembre la folta macchia di ailanti presente lungo via Belloni era sparita, suscitando l’indignazione di alcuni cittadini. “Sono stati distrutti habitat preziosissimi” ci aveva spiegato in quell’occasione Mario Colantoni, un biologo membro del Comitato, “e sono state abbattute piante autoctone come ginestre, olmi, pruni, allori e rovi, questi ultimi una vera e propria miniera di biodiversità, fondamentale per la composizione della macchia mediterranea.” Pronta è stata la risposta del Municipio. “L’autorizzazione a rimuovere degli alberi malati è stata concessa dai carabinieri forestali dell’Ente Parco dell’Appia Antica” ha ribattuto il minisindaco Amedeo Ciaccheri anche lo scorso sabato, nel corso di un confronto a piazza Lante coi rappresentanti del Comitato. Ma la rassicurazione non è bastata a placare gli animi dei residenti, che continuano nel testo della petizione: “I tassi e gli istrici sono costretti a cercare cibo nei cassonetti e tutti i rapaci diurni e notturni, mancando gli alberi per i loro posatoi, sono ovviamente spariti.” Oltre a denunciare la deforestazione dell’area perimetrale della zona Afa1, il Comitato chiede una radicale revisione dei lavori, in modo tale da ridurre il consumo di suolo ed evitare materiali artificiali. “Erba al posto del cemento”: in tono così lapidario termina il testo della petizione, “e che la tenuta di Tor Marancia non sia messa in gabbia.” Gabbia non solo in senso metaforico: da qualche mese l’Afa1 è infatti delimitata da una recinzione metallica che ne impedisce l’accesso. Il Comitato auspica che la barriera venga rimossa e che in futuro l’ingresso al Parco non venga vincolato da orari di apertura e di chiusura.

Proteste a lavori quasi conclusi

Le contestazioni dei residenti proliferano, a un passo dalla chiusura dei cantieri però. L’assessore all’ambiente del Municipio Claudio Mannarino ha infatti assicurato che la ditta ultimerà gli interventi entro fine giugno. A quel punto, passando per piazza Lante, vedremo una scalinata che conduce nella zona soprelevata del parco, giochi per bambini e aree picnic. Ci saranno anche viali interni e una piazzola che, a seguito dei confronti tra amministrazione municipale e residenti, non verrà realizzata in cemento ma in terra stabilizzata.

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Francesco Contasti del liceo Socrate vince le nazionali di neuroscienze

Da qualche giorno il nome di uno studente del liceo Socrate circola per tutt’Italia. È quello del diciottenne Francesco Contasti, che si è aggiudicato la vittoria nazionale alle Olimpiadi delle Neuroscienze. La gara, giunta ormai alla quattordicesima edizione, viene organizzata ogni anno dall’università Roma Tre e della Società Italiana di Neuroscienze, con l’obiettivo di premiare gli studenti meritevoli, nonché suscitare passione per una delle frontiere più avanzate della scienza: la struttura e il funzionamento del cervello umano. E sembra proprio una grande passione quella che muove il giovane Contasti. “L’interesse per la medicina, e più in generale per la scienza, nasce molti anni fa” ci ha raccontato lo studente. “Su questi argomenti ho iniziato a leggere da piccolo dei libri che mi regalavano i miei genitori. Così è nato l’interesse. Poi, crescendo, ho approfondito sempre di più.”

Una vittoria attesa e sudata

Dai libri per bambini a quelli scolastici, passando per approfondimenti personali che hanno accompagnato il giovane studente fin dagli anni della scuola dell’obbligo. “L’idea di partecipare alle Olimpiadi di Neuroscienze mi è venuta in terza media, al momento di iscrivermi al liceo” ha spiegato il ragazzo. “Avevo un dépliant del Socrate in cui era scritto che gli studenti della scuola potevano partecipare al concorso, ma solo a partire dal terzo anno. Visto che ero già molto appassionato alla materia, ho aspettato e poi mi sono iscritto. Per prepararmi ho studiato sul materiale che ci ha fornito la scuola e con approfondimenti personali.”

Il liceo classico e scientifico Socrate alla Garbatella

Un duro lavoro ricompensato, quando lo scorso 17 maggio, dopo aver superato la fase locale e quella regionale, Contasti approda a Roma Tre per cimentarsi nel girone nazionale. Sabato scorso arrivano i risultati: lo studente del Socrate si è aggiudicato il primo gradino del podio.

“È stato un giorno davvero carico di emozioni, quando sono tornato a casa ho festeggiato con i miei genitori” ha proseguito lo studente, che adesso punta alla prossima fase della gara, la competizione internazionale che si terrà tra settembre e ottobre in data ancora da destinarsi. E dopo il diploma? “Vorrei andare all’università e iscrivermi a medicina” ha concluso, “penso che continuerò su questa strada.” Una strada che si preannuncia promettente.

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“Fantasmi e altri animali” il libro di Dario Ronzani

Un autore che si definisce “cantastorie” e un libro che parla di assenze, ambiguità e metamorfosi: questi saranno i protagonisti della presentazione di “Fantasmi e altri animali”, raccolta di racconti di Dario Ronzani. L’evento si terrà il 24 maggio alle 18:30 in via Portuense 47 e prevede, oltre agli interventi dell’autore e della giornalista Veronica di Benedetto Montaccini, la lettura di passi scelti con accompagnamento musicale. “Ho organizzato in questo modo la serata perché anche la lettura ha una sua musicalità” ci ha raccontato Ronzani, che nasce come musicista e quindi con note e spartiti ha una certa familiarità. “Credo addirittura che scrivere sia un modo diverso di suonare. La scrittura, come la musica, ha un suo ritmo che non può essere spezzato. Per questo mi definisco cantastorie.”

Tra realismo magico, cronaca e vita vissuta

Sulla scia del realismo magico, “Fantasmi e altri animali” descrive una realtà continuamente attraversata dal mistero e dall’ambiguità. “Non sono gli spettri di Poe o Lovecraft” ha spiegato l’autore, “per me i fantasmi sono crepe della realtà, cioè assenze, ricordi, incertezze.”

Si tratta dunque di fantasmi reali, che vivono tra noi e anzi sono parte di noi, e che popolano soprattutto la prima parte della raccolta. Nella seconda, è l’elemento fantastico a esplodere, tramite storie di donne che si trasformano negli “altri animali” suggeriti dal titolo. “La metamorfosi, che da Ovidio ad Apuleio fino a Kafka ha una lunga tradizione letteraria, nella mia raccolta permette alle protagoniste di affrontare un dolore e di andare avanti” ha proseguito l’autore. “Alla base di questo libro c’è molta letteratura argentina, autori come Borges, Casares e Cortazar. E poi la lettura di Marquez, che ha cambiato profondamente il mio stile.”

Solo lo stile, però. Le idee, invece, per Ronzani nascono non dalla letteratura ma sempre da elementi di vita vissuta. “Per esempio un animale, una strada, uno sconosciuto che incontro o un articolo di cronaca che leggo” ci ha spiegato. Il legame con la cronaca è particolarmente evidente nel primo racconto, che affronta il tema dei desaparecidos argentini e dei militari che fuggirono in Europa dopo la caduta del regime di Videla. Ma per questo racconto, che dall’Argentina approda alla Garbatella, anche le strade e i lotti della Borgata Giardino hanno rappresentato fonte di ispirazione continua.

Ronzani e la Garbatella

Garbatella non solo è il quartiere in cui Ronzani vive, ma anche luogo di incontro e stimoli culturali, ispirazione e riflessione. “Un quartiere molto poetico” l’ha descritto, “qui a Garbatella anche le persone umili trasmettono un grado di poesia altissimo. Il legame col quartiere” ha concluso, “è particolarmente evidente nel primo racconto. Per la protagonista Garbatella è come un vestito, e sarebbe impossibile immaginarla in un altro contesto. La sua visione del mondo è il riflesso dei luoghi in cui vive.”

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Bo ed Eva, cinquecento firme per i due cani dell’Istituto Garibaldi

Chi potrebbe pensare che il destino di due cani diventi un caso politico e mobiliti oltre cinquecento persone? È quello che è accaduto per Bo ed Eva, i due cani che vivevano nel maneggio abbandonato nell’aria circostante all’istituto agrario Garibaldi. La situazione inizia ad emergere lo scorso novembre, quando il Preside segnala lo stato di abbandono del maneggio, distrutto in un incendio nel 2014, e fa rimuovere la recinzione che lo circonda. A questo punto scendono in campo i rappresentanti locali di Forza Italia, che a febbraio entrano nell’area e, constatandone lo stato di degrado, sollecitano l’intervento dell’Asl.

Due forze politiche e la petizione su change.org

“È una situazione assolutamente inaccettabile, perché rappresenta un pericolo per la salute e la sicurezza delle centinaia di studenti che frequentano la scuola” scrivono i consiglieri FI Caterina Benetti e Matteo Bruno in una lettera al primo cittadino di Roma Roberto Gualtieri. “Al momento” spiegava Benetti a fine febbraio a Roma Today, “non abbiamo ancora ricevuto una risposta dal sindaco, ma non c’è più tempo. Nell’area si trovano anche due cani di grossa taglia.”

Il maneggio abbandonato aveva tutto l’aspetto di una discarica: rifiuti abbandonati e carcasse di animali. In questo contesto, accanto a una colonia felina regolarmente registrata, vivevano anche Bo ed Eva che, a seguito di un sopralluogo dell’Asl, sarebbero stati portati al canile di Muratella. Ma così non è stato.

A intervenire è la consigliera della lista Calenda Simonetta Novi, che a febbraio mette su un gruppo di volontari per curare i due animali e in seguito contatta la garante per i diritti degli animali, Patrizia Prestipino, nominata lo scorso marzo dal sindaco Gualtieri.

Quando arriva la notizia che gli animali sarebbero stati portati a Muratella, su iniziativa della consigliera Novi parte una petizione su change.org che in meno di ventiquattr’ore raggiunge le 500 firme. “I cittadini hanno proposto di realizzare a proprie spese un recinto tutto per loro, per evitare qualunque problematica con i cani di famiglia che passeggiano regolarmente dentro l’Istituto Agrario” si legge nel testo della petizione. “I due cani adesso vivono nel cortile di una volontaria” ci ha spiegato la Novi, “purtroppo sono anziani e non sono abituati a vivere in un appartamento, quindi è molto difficile trovare qualcuno disposto ad adottarli. La volontaria ci ha fatto sapere che rifiutano di mangiare a causa dell’improvviso trasferimento a cui sono stati sottoposti, e comunque la sistemazione attuale è solo temporanea.”

L’alternativa, comunque, non è più spedirli a Muratella, “in una gabbia di cemento di tre metri quadrati” come si legge nella petizione. La consigliera Novi fa sapere che i due animali potrebbero essere trasferiti in un rifugio di volontari nel basso Lazio. Ma la petizione chiede di più. Prima di tutto che si avvii la pratica per riconoscere Bo ed Eva come cani di quartiere o cani liberi accuditi, come prevede l’articolo 4 della legge regionale 1997 ottobre numero 34. In secondo luogo, che Bo ed Eva diventino “mascotte dell’istituto”, come prosegue il testo della petizione. Per il momento il loro destino è ancora incerto, ma sono tante le persone che l’hanno a cuore.

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Anche quest’anno il Municipio VIII alla Race for the cure al Circo Massimo

Continua la corsa contro il tumore al seno, e non solo in senso figurato. Domenica 12 maggio il Circo Massimo ospiterà la venticinquesima edizione di Race for the cure, la manifestazione di beneficenza organizzata da Komen Italia per la prevenzione e la cura del tumore al seno. Come gli anni passati, il Municipio VIII parteciperà con una sua squadra. “Abbiamo fatto circolare l’invito anche tra i politici e i dipendenti municipali, ma l’iscrizione è aperta a tutti” ha precisato l’assessora Maya Vetri. Basta andare sul sito: https://www.raceforthecure.it//race/team/23/join/4153/O67EVJ.

Come si svolgerà la giornata

Alla solita camminata di 2 e alla corsa di 5 chilometri, quest’anno è prevista anche una maratona competitiva sui 10 chilometri. L’appuntamento per tutti i partecipanti è in via Petroselli alle ore 10. Da qui si divideranno i tre gruppi, che seguiranno percorsi diversi per ritrovarsi poi tutti al Circo Massimo. La maratona competitiva arriverà a toccare Piazza del Popolo, per poi tornare per via del Babuino e via dei Serpenti, alle spalle del Colosseo. La passeggiata e la corsa non competitiva, invece, si snoderanno tra piazza Venezia e via dei Fori. Il costo dell’iscrizione a una di queste attività, di quindici euro, servirà a finanziare i 1.500 nuovi progetti avviati da Komen in collaborazione col Policlinico Gemelli, per la prevenzione della malattia e il supporto alle pazienti operate.

murale largo sette chiese
Murale realizzato da Komen nel 2021 a largo delle Sette Chiese

Solo in Italia sono 56 mila le donne che combattono contro un tumore al seno, ma l’attività di Komen non è circoscritta al nostro paese. Fondata nel 1982 a Dallas, l’associazione si è man mano diffusa in tutto il mondo, e solo in Italia la Race for the cure, oltre a Roma, coinvolge cinque città – Bari, Bologna, Brescia, Napoli e Matera. A simboleggiare l’impegno preso dall’associazione è il colore rosa, tipico dei manifesti e delle magliette di Komen; colore che riempirà il Circo Massimo già da oggi 9 maggio, col “Villaggio della Salute”, un presidio che offrirà consulenze e prestazioni specialistiche gratuite, la possibilità di donare sangue e servizi di farmacia. Verranno inoltre organizzate attività per bambini, conferenze, progetti di sensibilizzazione su temi disparati, dalla sana alimentazione alla sicurezza stradale. “In questo ambito, il Municipio segnalerà persone in difficoltà per lo screening mammografico” ha proseguito l’assessora Vetri. “Con Komen abbiamo una lunga collaborazione. Basti pensare al murale di largo delle Sette Chiese, realizzato tre anni fa dall’associazione.”

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Una nidiata di falchi sul palazzo della Regione Lazio

Si aggirano rapaci intorno alla Regione Lazio. Ma, questa volta, non si tratta di politici. Ad aver nidificato sul tetto dell’edificio a vetri di via Cristoforo Colombo è una coppia di falchi pellegrini intercettata dall’associazione Ornis Italica. Il nido si trova sotto un condotto dell’aria condizionata, in corrispondenza della lettera G della scritta che campeggia su via Rosa Raimondi Garibaldi. “Teniamo d’occhio questi due esemplari da qualche anno” ci ha raccontato il ricercatore Giacomo Dell’Omo. “In passato avevano provato a stabilirsi anche sul tetto del Ministero dell’Ambiente in via Cristoforo Colombo 44, ma la pioggia aveva disturbato la cova e non erano nati pulcini.”

L’attività di Ornis Italica

Una certa predilezione per le sedi istituzionali, sembrerebbe. Scherzi a parte, gli spostamenti degli uccelli permettono ai ricercatori di Ornis Italica di studiarne le abitudini e il comportamento. “È un campo di lavoro ancora poco sviluppato” ha proseguito Giacomo Dell’Omo, “siamo un gruppo di ornitologi che cerca di dare il proprio contributo scientifico sulle specie selvatiche.”

Sono oltre 121 le specie di uccelli che vivono nella Capitale, come riportato sul sito di WWF Roma e Area Metropolitana. Non solo piccioni, insomma. Anzi, a causa dell’aumento dei gabbiani, di cui sono preda, i piccioni stanno diminuendo. “Sta invece aumentando il numero di pappagalli, falchi, e degli storni, che dal nord Europa si stanno spostando a sud. I cormorani, poi, popolano le sponde del Tevere e rappresentano la comunità più nutrita d’Europa” ha proseguito Dell’Omo. “La fauna romana, rispetto a trent’anni fa, si è notevolmente arricchita.”

Fauna con cui i romani non sempre convivono pacificamente, come nel caso dei gabbiani che, tra cassonetti presi d’assalto e monumenti danneggiati, sembrano aver invaso la Capitale. Ma non vivevano in riva al mare, una volta? “I gabbiani hanno mutato radicalmente il loro comportamento” ci ha spiegato il ricercatore. “Ormai preferiscono stare in città e, anche nel caso di Roma, si osserva che raramente si avvicinano a Ostia.” Queste osservazioni sono rese possibili da un monitoraggio tramite Gps. A causa dei costi e dei fastidi che il sistema arreca agli animali, ad essere tracciato è un campione ridotto di esemplari da cui Ornis Italica risale alle abitudini dell’intera specie.

Uova di falco sulla Regione Lazio

Ma torniamo ai falchi della Regione. È maggio, il periodo della cova si è quasi concluso e tra gli ornitologi sono aperte le scommesse: le uova sono fertili? Al momento, i genitori stanno ancora covando, e abbandoneranno il nido solo quando si renderanno conto che questa primavera non nasceranno pulcini. “Nei prossimi giorni andremo a verificare lo stato della cova” ha proseguito il ricercatore, “anche se ormai è un po’ tardi per la nascita dei piccoli, che di solito avviene già a inizio aprile.”

pulcino di falco
Pulcino di falco pellegrino

Se la riproduzione non andrà a buon fine, ci si rivedrà l’anno prossimo. Le coppie di falco pellegrino vivono insieme solo nel periodo dell’accoppiamento e delle cure parentali, da febbraio a luglio, quando i pulcini sono in grado di volare e abbandonano il nido. Hanno anche la memoria breve, perché la primavera successiva mal tollereranno la presenza di altri falchi nelle vicinanze, compresi i propri figli. Ma il lavoro di Ornis Italica non si limita a fornire dati scientifici. Attiva da quindici anni, l’associazione ha anche installato delle webcam su nidi di falchi, gheppi, ghiandaie marine e allocchi, per permettere a chiunque di osservare la vita degli animali con un semplice click, andando sul sito birdcam.it. “Le webcam ci sono anche utili per rintracciare gli esemplari, se riusciamo a vedere il numero dell’anello che portano alla zampa” ha concluso Dell’Omo.

L’inanellamento dei pulli

L’inanellamento è dunque un momento importante, il battesimo laico a cui tutti i piccoli di falco (pulli) devono sottoporsi. A una ventina di giorni dalla nascita, prima che imparino a volare e che abbandonino il nido, gli studiosi di Ornis Italica stringono un piccolo anello metallico intorno alla zampa degli animali. “Il numero di anello è l’unico strumento di cui disponiamo per identificare in modo univoco un esemplare” ha spiegato Dell’Omo. “In questo modo, nel caso trovassimo il falco ferito o morto, possiamo risalire ad anno e luogo di nascita per ricostruire gli spostamenti e la causa del decesso.”

torre piezometrica acea via di salone
Torre Acea di Salone

L’ultimo inanellamento è avvenuto lunedì 29 aprile, presso la torre piezometrica Acea in via di Salone. Sullo sfondo campestre di via Collatina, ad essere prelevati dal nido, pesati, misurati e inanellati sono stati quattro pulcini, tutte femmine. A qualche metro dalla sorgente Acqua Vergine, la torre piezometrica interrompe con imponenza il paesaggio piano della campagna. “I falchi nidificano in luoghi alti e in natura prediligono le rupi” ha spiegato Dell’Omo in quell’occasione.

E, in fatto di rupi, il meglio che Roma può offrire sono i cornicioni dei palazzi o al massimo qualche torre isolata. Inizialmente solo i genitori a nutrire i piccoli. In seguito, dopo circa tre mesi di vita, i pulli si lanciano dall’alto e imparano a volare. L’altezza a cui sono nati è destinata a diventare la loro dimensione: i falchi cacciano in aria, picchiando a una velocità di trecento chilometri orari e afferrando la preda esclusivamente in volo. Se si avvicinassero troppo a terra, infatti, rischierebbero di schiantarsi al suolo a causa dell’elevata velocità. Dunque nessun pericolo per chi passa dalle parti della Regione. Anche perché – parliamoci chiaro – in cima agli edifici pubblici sempre meglio un nido di falchi che una schiera di aquile.

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Col Pnrr nuovi presidi sanitari nel municipio

E’ sempre alta l’attenzione dei cittadini, in particolare anziani, sulle sorti della sanità territoriale. Martedì 23 aprile, all’interno del centro sociale Pullino, si è parlato di salute: come cambieranno i presidi sanitari del territorio grazie ai fondi del Pnrr? Un argomento che ci tocca da vicino, soprattutto in vista del prossimo 13 maggio, quando alcuni servizi del Cto verranno temporaneamente trasferiti per consentire una radicale ristrutturazione dell’edificio di via San Nemesio. I prelievi, gli ambulatori infermieristici, lo screening del tumore al colon, gli sportelli Cup e i Pdta (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali), nonché i reparti di cardiologia, dermatologia, diabetologia, ecografia, endocrinologia, neurochirurgia, ortopedia e pneumologia saranno spostati nella Palazzina Liuzzi in via Casal del Merode 8. L’offerta odontoiatrica, invece, verrà garantita in via Marotta 5 e a via di Torrenova 138. Per il momento l’ospedale della Garbatella continuerà a ospitare solo lo studio del dottor Volpi (ecografia), del dottor Farotti (oculistica) e del dottor Zianni (dermatologia). Ma andiamo a vedere perché.

La ristrutturazione del Cto e le tre Case della Salute

I lavori che riguardano il Centro Traumatologico inizieranno a maggio per terminare entro otto mesi al massimo. Ad assicurarlo è il dottor Antonio Mastromattei, direttore del distretto 8 dell’Asl Roma 2. Al termine degli interventi, il piano terra dell’edificio ospiterà una delle tre case di comunità previste sul territorio del Municipio VIII. Si tratta di strutture polifunzionali “che offrono una risposta socio-sanitaria” ha spiegato Mastromattei. Il che, parafrasato, significa che i medici di base lavoreranno gomito a gomito con gli specialisti, per garantire ai pazienti un iter di cura più rapido. Il Cto, in particolare, oltre ai servizi di medicina generale, offrirà anche un punto unico di accesso, vaccinazioni e screening mammografici; la struttura sarà dunque adibita alla prevenzione. La seconda casa di comunità sorgerà a via Malfante 35, mentre la terza, prevista tra via Odescalchi e via Cerbara, occuperà il terreno dove attualmente si erge il cosiddetto “scheletro del San Michele.”

Lo scheletro di cemento armato in via Cerbara

Grandi aspettative per il nuovo Ospedale di comunità

Sembra un sogno che diventa realtà, e non a caso sono alte le aspettative che accompagnano questo progetto di riqualificazione. Lo scheletro di cemento armato appartenente all’Istituto Romano di San Michele, in via Cerbara, versa in stato di abbandono da circa trent’anni. Oltre a una delle tre case di comunità, ospiterà un nuovo ospedale, con un investimento complessivo di sette milioni di euro. Sarà un centro adibito alla breve permanenza di pazienti con patologie croniche, in attesa che possano proseguire la degenza in forma domiciliare. Il transito dei pazienti si prevede rapido, motivo per cui i posti letti non supereranno le venti unità. Saranno inoltre messi a disposizione un ambulatorio medico e uno infermieristico, dando concretezza a un progetto ambizioso i cui primi frutti dovrebbero vedersi già nel 2026.

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Ventotene scoglio d’Europa, presentato il saggio di Cristiana Pumpo

Uno scoglio perso nel Mediterraneo e allo stesso tempo pietra di fondazione dell’Unione Europea: agli occhi di Cristiana Pumpo, autrice del saggio “Ventotene”, l’omonima isola racchiude una storia millenaria ancora in grado di parlare al presente. La presentazione del libro è avvenuta martedì scorso 16 aprile nella cornice della Biblioteca Arcipelago, con interventi di Cristiana Pumpo, Monica Rossi e Alessandra Aluigi del Municipio VIII e Grazia Labate, presidente dell’associazione culturale 7+1 Ottavo colle.

“Tanti diritti cominciano a essere messi in discussione non solo dalle politiche nazionali ma anche tra le persone, nella vita di tutti i giorni” ha esordito l’assessora alle Politiche Sociali Aluigi. “Assistiamo quotidianamente a episodi di intolleranza o anche semplicemente di fastidio. La mia impressione è che abbiamo perso l’orizzonte: perché siamo così spaventati dalla diversità?” ha proseguito. “Oggi più che mai è importante ricordare l’esperienza di Ventotene.”

Una storia millenaria che parla al presente

Ventotene non è né la più grande né la più visitata tra le Pontine. Ma sono proprio la posizione appartata e le piccole dimensioni che ne hanno segnato la storia millenaria. Eletta come luogo di segregazione fin dall’età imperiale, l’isola ospitò il soggiorno forzato di Giulia, Agrippina, Ottavia e Flavia Domitilla, donne vicine alla famiglia regnante e scomode a causa del comportamento immorale o dell’eccessivo interessamento alle questioni politiche. I resti archeologici testimoniano ancora il loro passaggio sull’isola: basta pensare a Punta Eolo, dove sorgeva la villa di Giulia, figlia di Augusto.

Continuamente battuta dai venti, Ventotene ha un aspetto arido che certo non spinge all’ottimismo. “Semplice e ritrosa” la descrive Cristiana Pumpo, che nel corso della presentazione ha ribadito che anche il paesaggio, in casi come questo, serviva a scoraggiare i prigionieri. Dopotutto se le parole “isola” e “isolamento” hanno la stessa radice, un motivo ci sarà. E l’idea di usare le Pontine come carcere naturale non fu solo degli antichi. A partire dal 1930, infatti, Ventotene divenne per tredici anni luogo di confino, proprio a due passi dall’isola di Santo Stefano, sede di un carcere borbonico di massima sicurezza riutilizzato dal regime fascista per la reclusione di criminali comuni ma anche di dissidenti politici. Su queste due isole, separate da uno stretto braccio di mare, passarono prima i protagonisti del Risorgimento e poi quelli della Resistenza, due momenti topici della storia del nostro paese. Da Settembrini a Pertini, tra gli altri, finirono reclusi sulle Pontine Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, che nel ’41 stesero il celebre Manifesto di Ventotene, testo federalista alla base dell’odierna Unione Europea. Grazie alla collaborazione di Ada Rossi e Ursula Hirschmann, le loro pagine raggiunsero il continente e vennero divulgare negli ambienti antifascisti, dando vita a quella che allora era un’utopia ma che adesso è diventata storia.

libro Ventotene presentato 16 aprile 2024
Il carcere di Santo Stefano in due acquerelli di Cristiana Pumpo

libro Ventotene presentato 16 aprile 2024

“L’isola di Ventotene trasmette fascino e rispetto allo stesso tempo” ha detto l’autrice Cristiana Pumpo nel corso della presentazione. “Io, personalmente, sono nata in un periodo di pace e di benessere pressoché assoluti, ma non dobbiamo dare nulla per scontato. I diritti di cui oggi godiamo sono frutto di conquiste faticose.”

Ventotene oggi

Ma Ventotene non è solo la sua storia di reclusione, è anche un’isola gioiosa in cui sopravvivono i valori di comunità. A quest’immagine solare sono dedicate le ultime pagine del saggio, che descrivono la festa di Santa Candida, la patrona celebrata il 20 settembre. Se l’isola d’estate viene presa d’assalto dai turisti e d’inverno si spopola, il 20 settembre si riempie dell’entusiasmo dei suoi abitanti, che seguendo metodi antichi e tramandati di padre in figlio costruiscono decine di mongolfiere di carta velina che simboleggiano la pace. Dal 2011 la festa di Santa Candida è Patrimonio d’Italia per la tradizione.

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Il consigliere Bruno nominato vice coordinatore romano FI

“È con grande soddisfazione” che Matteo Bruno, consigliere di opposizione del Municipio VIII, annuncia la sua nomina a vice coordinatore romano di Forza Italia. “Sono fiero di assumere questo incarico” continua, “e pronto a dedicarmi con impegno e passione alla causa del nostro partito.” La notizia arriva qualche giorno fa, a seguito della nomina da parte di Luisa Regimenti, assessora regionale e coordinatrice romana di Forza Italia.

Fulminea è la carriera di questo giovane consigliere, se si pensa che fino a settembre scorso militava tra le fila dei grillini. A cosa è dovuto il ripensamento? “A nessun episodio in particolare” ci ha raccontato, “piuttosto a un malcontento generale che mi porto dietro da qualche anno. Non mi ritrovavo più nel partito di Conte, si era persa l’essenza. Al contrario, sono stato accolto da un gruppo serio e organizzato, sotto la guida del segretario Tajani e dell’assessora Regimenti, a cui esprimo la mia gratitudine.” A poco più di sei mesi dall’ingresso in FI, Matteo Bruno vede già ampliarsi il suo raggio d’azione passando da semplice consigliere del Municipio VIII a vice coordinatore romano, carica che gli consente di coadiuvare i coordinatori forzisti dei diversi Municipi e, in generale, di allargare lo sguardo ai problemi dell’intera città. Un balzo in avanti non da poco, se si pensa alle molteplici criticità che presenta la situazione della Capitale. “I problemi di Roma sono i soliti” ha commentato Bruno. “Il trasporto, la gestione dei rifiuti che definirei medievale e l’urbanistica.” Se molte e varie sono le problematiche, netta è la linea di FI: decoro e sicurezza. “Queste sono le nostre priorità per la gestione di una città e anche di un municipio” ha proseguito Bruno, uno che nell’aula di via Benedetto Croce c’è tuttora tra le fila dell’opposizione col ruolo, potremmo dire, di pungolo e stimolo per la maggioranza.

Alcune interrogazioni dell’opposizione municipale

Risale a lunedì scorso un’interrogazione – l’ultima di una lunga serie – presentata da Matteo Bruno e Caterina Bonetti in consiglio municipale circa le telecamere di San Paolo. Si tratta di undici telecamere destinate al sottopassaggio della fermata metro B, all’interno del bilancio partecipativo del 2018. Il problema è che questi apparecchi, che dovrebbero sorvegliare uno snodo cruciale per cittadini e turisti, non sembrano essere ancora entrati in funzione. “La sicurezza è una questione centrale” ha ribadito Bruno, “soprattutto in vista del giubileo dell’anno prossimo, quando la basilica sarà una delle mete principali. Il sottopassaggio risulta sporco, insicuro e danneggiato da scritte vandaliche.” Alle interrogazioni precedenti la giunta del Municipio VIII aveva risposto – in data 10 maggio e 2 agosto 2023 – che le telecamere erano in fase di attivazione.

Non serve spostasti di molto per incappare in un altro problema, cavallo di battaglia del consigliere Bruno: i murales realizzati nel 2021 e cancellati per sbaglio appena tre mesi dopo. I residenti di San Paolo non possono non ricordarli: due lunghe immagini azzurre, con pale eoliche e un enorme volto umano, che dovevano simboleggiare l’energia rinnovabile, settimo goal dell’agenda 2030. A firmare le opere erano giovani artisti dell’associazione Street Art for Rights, con la collaborazione di “Retake Roma” che aveva predisposto le pareti dipingendole di verde. Realizzata a dicembre 2021, a febbraio dell’anno successivo una delle due pareti già non esisteva più. Gli operai di una ditta municipale, nel corso di opere di ristrutturazione, l’avevano imbiancata per errore, scambiando l’opera di street art per graffiti vandalici. In quell’occasione, il consigliere Bruno aveva dichiarato che “è inaccettabile vedere il murale coperto di vernice bianca, si tratta di un insensato spreco di denaro pubblico”, presentando un’interrogazione al presidente Amedeo Ciaccheri.

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Marciapiede transennato da anni a via della Moletta

Mentre ai quattro angoli del Municipio VIII si procede da mesi con lavori di riqualificazione, il marciapiede di via della Moletta cade a pezzi. A fare la segnalazione è una signora del civico 58, preoccupata per lo stato precario in cui versa la strada ormai da qualche anno. All’altezza di via Ciriaco D’Ancona, infatti, corre una crepa sul marciapiede che si estende per una decina di metri, davanti all’ingresso di negozi e condomini. A questa si aggiunge una voragine risalente a circa un mese fa: sotto ai piedi di un passante si aprì un buco nel cemento che gli inghiottì la gamba, secondo la testimonianza di una residente presente il giorno dell’accaduto. A soccorrerlo furono i passanti.

La parola ai residenti

“La situazione è a dir poco drammatica” lamenta la signora del civico 58. “Parlo a nome di tutti i condòmini del palazzo. Siamo molto preoccupati e ci piacerebbe avere un riscontro dall’amministrazione” ha proseguito. “Non solo stiamo letteralmente sprofondando, ma le transenne, che sono state introdotte dai vigili del fuoco ormai molti anni fa, bloccano il marciapiede e costringono ad attraversare.”

via della moletta 46 (aprile 2024)
All’altezza del civico 46

via della moletta 46 (aprile 2024)

A sentire in prima persona il disagio sono soprattutto gli anziani e i disabili; ma anche chi, camminando tranquillamente per strada, sente il cemento cedere sotto i propri piedi e poi si ritrova con una gamba bloccata in una voragine. È ciò che è accaduto circa un mese fa a un signore soccorso dai passanti. Sul posto sono intervenuti i Vigili Urbani e i Vigili del Fuoco, i quali rivedendo la crepa e le transenne si sono stupiti non poco. A questo punto la storia rischia di diventare paradossale. “Una delle vigilesse intervenute a seguito dell’incidente” racconta la residente, “era la stessa che anni prima aveva transennato la strada. Si è domandata come mai in tutto questo tempo non si sia fatto niente per risolvere il problema.”

La risposta dell’assessore Gasperini

È la domanda che, in via della Moletta, si fanno un po’ tutti. E noi l’abbiamo girata all’assessore municipale Luca Gasperini, responsabile dei Lavori Pubblici. “Come Municipio non possiamo fare altro che sollecitare un sopralluogo dell’Acea, che interviene in questi casi per verificare che le crepe non siano dovute a problemi di tubature” ha spiegato. “Stiamo premendo da tempo e continueremo a sollecitare. Disagi come questo a Roma sono all’ordine del giorno, purtroppo. Noi comunque continueremo a impegnarci.”

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Lavori in corso nella palestra del liceo Socrate

Continuano i lavori al Socrate, il liceo classico e scientifico di via Padre Reginaldo Giuliani 15. Obiettivo del cantiere è ristrutturare le due palestre che ogni settimana ospitavano centinaia di studenti, prima che a gennaio risultassero inagibili. “Gli interventi sono iniziati a metà marzo e finiranno entro fine aprile” ha assicurato l’ex vicepreside Silvia Acerbi, docente di scienze motorie. “Per l’ultimo mese di scuola i ragazzi potranno riprendere regolarmente le lezioni e organizzare una serie di attività sportive, tra cui l’attesissimo torneo di pallavolo.”

Come procedono i lavori

Ad essere coinvolta è tutta l’area che ruota attorno alle palestre, con uno stanziamento di oltre 130 mila euro da parte di Città Metropolitana. Non verranno rinnovati solo l’impianto idraulico ed elettrico, ma anche i bagni, gli spogliatoi e soprattutto la pavimentazione, che è rimasta quella del 1971, anno di edificazione del liceo, e al momento rappresenta l’urgenza principale. È da vent’anni che la scuola avanza richieste di ristrutturazione.

lavori socrate marzo aprile 2024
Le due palestra durante i lavori

lavori socrate marzo aprile 2024

“Come per molti altri istituti di Roma, lo stabile del Socrate è stato costruito in gran fretta a seguito del boom demografico degli anni Sessanta” ha spiegato la professoressa Acerbi. “Si tratta di un prefabbricato che a quei tempi serviva a far fronte a un grande aumento di iscrizioni ma che ha iniziato a manifestare fin da subito i primi problemi.”

Il sopralluogo del delegato Daniele Parrucci

Martedì 26 marzo, prima della chiusura pasquale, il delegato dell’edilizia scolastica della Città Metropolitana Daniele Parrucci ha effettuato un sopralluogo. Erano presenti anche la consigliera comunale Valeria Baglio e il dirigente scolastico dell’istituto, Carlo Firmani. “Il delegato è venuto per monitorare lo stato di avanzamento dei lavori” ha raccontato Silvia Acerbi, “e per ascoltare il Preside, che ha esposto le necessità della scuola.”

La palestra, infatti, sembra essere solo la punta di un iceberg. Anche i bagni dell’intero edificio e le guaine dei solai necessiterebbero di interventi. “Parrucci ha assicurato che farà tutto il possibile, ma purtroppo le risorse sono limitate” ha proseguito la professoressa. “Per ora bisogna procedere con piccoli interventi, i più urgenti.”

Disagi e problematiche legate all’edificio

Da circa un mese la palestra è chiusa e gli insegnanti fanno del loro meglio per continuare a svolgere le lezioni di educazione fisica. A questo scopo sono ricorsi al cortile esterno, attrezzato con un campo da basket e tavoli da pingpong. Ma l’area utilizzabile è ridotta. Da quando sono stati costruiti il parcheggio e l’ala dei laboratori, infatti, il giardino dell’istituto ha subito un notevole ridimensionamento. Poi l’erba alta ha fatto il resto.

cortile del socrate
L’area usata per le lezioni all’esterno

L’assenza di un cortile ampio e curato è solo una delle problematiche emerse negli ultimi mesi. Gli studenti del Socrate lamentano lo stato precario del soffitto, che spesso genera infiltrazioni, le disfunzioni del sistema di riscaldamento e i frequenti blackout. “Più volte le classi del nostro plesso si sono trovate a dover svolgere lezioni in aule alternative perché quelle ufficiali erano allagate o riportavano danni al soffitto” raccontano i ragazzi del collettivo Dante Di Nanni. “Inoltre in passato, nelle giornate piovose, non è stato possibile andare in palestra perché si allagava.”

Di fronte a questi continui disagi, gli studenti hanno preso il toro per le corna. Consapevoli che la competenza è di Città Metropolitana, i ragazzi del collettivo ha presentato al Presidente dell’ente un portfolio che attesta la condizione in cui versa il prefabbricato. “La risposta è stata classica: mancanza di fondi” hanno raccontato. “Ma qualcosa si è mosso. A seguito della nostra richiesta sono stati programmati i primi lavori di riqualificazione della struttura del liceo. Il problema dei fondi” hanno proseguito, “come sappiamo bene, non è responsabilità del nostro dirigente scolastico, ma è una spada che affligge l’intera istruzione pubblica in Italia dagli anni ’70.”

Le parole di Francesca Vetrugno

A commentare la situazione è Francesca Vetrugno, assessora all’Edilizia Scolastica del Municipio VIII. Le sue prime parole sono dedicate all’importanza del Socrate nel territorio municipale: “Questo liceo, classico e scientifico, rappresenta un polo formativo centrale. Proprio per questo motivo” ha proseguito, “come giunta municipale, circa cinque anni fa, ci siamo subito preoccupati di individuare una succursale.” Circa i lavori alla palestra, è intensa la collaborazione tra Municipio VIII e Città Metropolitana. Risale a due anni fa il sopralluogo preliminare dell’assessora Vetrugno, del presidente Ciaccheri, della consigliera Baglio e del delegato Parrucci.

Messa in sicurezza, dunque, ma anche sostenibilità. In questa prospettiva, la giunta municipale ha proposto di rendere il Socrate una comunità energetica autonoma. Del progetto, che prevede la sostituzione dei vecchi pannelli solari con un sistema fotovoltaico più efficiente, si occupa attualmente l’Ufficio Clima del Comune di Roma. Quando l’iter verrà portato a termine, il liceo di Garbatella diventerà a pieno titolo il secondo istituto green del Municipio, dopo la scuola media Moscati.

Interventi negli altri istituti del Municipio VIII

Intanto sono in corso lavori di ristrutturazione anche su altri istituti del territorio municipale, come il liceo artistico Caravaggio, l’istituto tecnico Armellini e il Confalonieri-De Chirico in via Alessandro Severo. Sotto diretta responsabilità del Municipio, i cantieri di adeguamento antincendio e climatico, finanziati dal Pnrr, prevedono l’introduzione del cappotto termico nelle scuole elementari Antonio Raimondi e Principe di Piemonte, dove gli interventi rispondono anche a problematiche “storiche” come il rinnovamento dell’impianto fognario e la riapertura del padiglione esterno degli “Ulivi”, chiuso dal 2017.

“I lavori di manutenzione sono una priorità” ha commentato l’assessora Vetrugno. “A questi si aggiungono gli interventi per introdurre i condizionatori negli asili nido, per consentirne l’apertura anche d’estate.”

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Presentato alla libreria “Le storie” il primo romanzo di Claudia Origoni

Tratto da un fatto di cronaca nera degli anni ’20, “Non escludo il ritorno” è il primo romanzo di Claudia Origoni e si presenta fin da subito come un libro molto enigmatico. Primo enigma: che si tratti veramente di un romanzo. Difatti la trama si basa su una storia vera, tuttora molto inquietante e controversa: l’assassinio della giovane Vanda Serra avvenuto il 7 gennaio 1925 in un paesino dell’entroterra sardo. L’autrice ricostruisce la dinamica del delitto e i fatti immediatamente successivi sulla base delle fonti documentarie dell’epoca e di moderne banche dati. Qual è dunque il confine tra realtà e finzione?

Un controverso caso di cronaca nera

Immaginario è sicuramente il nome del paesino sardo scenario dell’omicidio: Aitadei, “aiuto di Dio”, nome devoto e un po’ beffardo vista la piega che presero gli eventi. “La località reale si chiama Aidomaggiore” ha spiegato Claudia Origoni nel corso della presentazione dello scorso 23 marzo presso la libreria di Garbatella Le Storie. “Trattandosi di un caso tuttora controverso, ho sentito la necessità di riformulare almeno il nome del paese” ha proseguito. “Il ricordo del delitto lì è ancora vivo, prova ne è che l’abitazione della vittima è stata recentemente murata.”

libro di claudia origoni

Ma perché una narratrice esordiente sceglie di cimentarsi proprio con una storia così lontana nel tempo e, paradossalmente, così scottante? Per capirlo bisogna riavvolgere il nastro a qualche anno fa, quando Claudia Origoni entra in possesso di un fascicolo ministeriale modello 27 bis, una richiesta di grazia per un certo don Giovanni Spanu dispersa tra le anticaglie di piazza Fontanella Borghese. Questa vicenda un po’ manzoniana – il rinvenimento di un vecchio documento – stimola la curiosità dell’autrice al punto da indurla ad approfondire. “Sono sempre stata un’appassionata di ricerche storiche” ha raccontato Claudia Origoni, “e allo stesso tempo mi domando quante storie siano state dimenticate, quante è possibile riportare alla luce.”

I documenti le sono giunti per vie traverse e talvolta grazie a straordinarie, quasi fatali coincidenze. Questa enorme quantità di dati, che sembrano quasi accumularsi da soli, guida la penna dell’autrice per le vie tortuose di un dramma che però si conclude in maniera inaspettata, dimostrando l’innocenza del presunto assassino: don Giovanni Spanu.

La storia di don Spanu riportata alla luce

Chi era don Giovanni Spanu? Un giovane costretto a prendere i voti, un prete depravato, un presunto assassino. Oltre a ciò, un disgraziato condannato alla reclusione al Santo Stefano, carcere borbonico di massima sicurezza a largo del mar Tirreno in cui a loro tempo furono rinchiusi anche Luigi Settembrini, Gaetano Bresci e Sandro Pertini. Nelle condizioni disumane di una galera che l’Origoni paragona al castello d’If, don Spanu godette di un trattamento parzialmente privilegiato, in virtù dell’abito che indossava, fino alla grazia ricevuta nel 1943.

A questo punto è facile concludere che i religiosi siano i soliti raccomandati, membri privilegiati di una casta chiusa che fa di tutto per proteggere i suoi rappresentanti. Ma non la pensa così l’autrice, che anzi è convinta dell’innocenza del prete e riesce infine a scagionarlo. Il romanzo – “un teatro delle ombre illuminato da una torcia elettrica”, com’è definito in chiusura – ha questo grande obiettivo morale: riabilitare la memoria di un uomo. Un uomo la cui tonaca certamente non era immacolata, ma forse neanche sporca di sangue, come si è creduto per quasi un secolo.

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A 80 anni dalle Fosse Ardeatine, le iniziative per tenere viva la memoria

Note musicali e fiori. Anche questo può servire a risvegliare la memoria: è ciò che accadrà il 24 e 26 marzo alla Garbatella per commemorare le vittime delle Fosse Ardeatine. Domenica 24 sarà presente in Villetta un autore del calibro di Daniele Silvestri, che con le sue canzoni inviterà il pubblico alla riflessione sui temi del potere e del male. Il 26, invece, un corteo di giovani partirà da piazza Sant’Eurosia per deporre un fiore al Mausoleo sull’Ardeatina.

Il programma

Quando si parla di simboli tutto assume significato. Ed è per questo che il prossimo 24 marzo, anniversario dello sterminio di 335 antifascisti ed ebrei alle Fosse Ardeatine, si terrà una commemorazione proprio alla Villetta di via Passino 26, storica sede del partito comunista dopo la Liberazione. Proprio in questo luogo pregno di memoria, domenica prossima dalle 17:00 alle 19:00, saranno le parole del cantautore Daniele Silvestri a rievocare il passato. Particolare attenzione verrà prestata al ricordo dei fratelli Cinelli, Francesco e Giuseppe – il primo dipendente del gas, mentre al secondo, facchino ai Mercati Generali, è intitolata la sezione del PCI. Entrambi comunisti, vennero arrestati il 22 marzo 1944 da un gruppo di tedeschi e fascisti guidati dalla spia Federico Scarpato. Dopo due giorni trascorsi nelle mani degli aguzzini di via Tasso, vennero condotti alle Fosse Ardeatine dove trovarono la morte; a ricordarli, adesso, è una pietra di inciampo in via Antonio Rubino, davanti al lotto in cui trascorsero gli ultimi attimi di libertà.

A sinistra Francesco, al centro Giuseppe Cinelli

Spostandosi a piazza Sant’Eurosia, martedì 26 marzo alle 9:30, si osserverà un lungo corteo scarlatto: sono i ragazzi delle scuole medie e superiori della zona – in testa il liceo Socrate – che porteranno un fiore rosso, simbolo della resistenza, al Mausoleo di via Ardeatina. Un gesto simbolico per trasmettere il valore della memoria anche alle nuove generazioni.

“Nel corso della mattinata verranno esposti anche i lavori di ragazzi e bambini eseguiti con le associazioni culturali del territorio” ha spiegato l’organizzatore Lorenzo Giardinetti, consigliere municipale, “i temi trattati sono le Fosse Ardeatine e la Costituzione. Questo corteo si fa ormai da più di cinque anni” ha proseguito, “ma stavolta la partecipazione si prevede massiccia. Abbiamo esteso l’invito a tutte le scuole del quartiere, le quali ci hanno risposto positivamente promettendo di inviare delegazioni di studenti.”

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Consultorio e Centro per la salute mentale: a rischio i presidi sanitari del Municipio VIII

La salute non è un optional. E non stiamo solo parlando del consultorio di largo delle Sette Chiese, con una lunga storia di depotenziamenti e proteste dei cittadini. Ad aggravare la situazione è la condizione precaria del TSMREE di via Leonardo da Vinci 98. Si tratta di due punti di riferimento per la zona. “Il primo assorbiva un’utenza varia, costituita anche di donne incinte o neomamme che vi si recavano per i servizi di ginecologia. Non offriva solo servizi sanitari, ma rappresentava una battaglia sociale” commenta l’assessora municipale ai servizi sociali Alessandra Aluigi.

La seconda struttura, invece, si rivolge a bambini e adolescenti con problemi psicologici. TSMREE è un acronimo: centro di Tutela della Salute Mentale e Riabilitazione dell’Età Evolutiva. “Anche questo un presidio imprescindibile” conferma Alessandra Aluigi.

La situazione del Consultorio familiare

Breve riassunto delle puntate precedenti. A inizio settembre il consultorio di largo delle Sette Chiese viene depotenziato, i servizi di ginecologia vengono trasferiti in via dei Lincei 93, un collettivo di donne del quartiere lancia una petizione su change.org che già a ottobre superava le mille firme. Il 22 novembre il collettivo occupa il consultorio. Striscioni e cartelli ribadiscono che “i consultori non si toccano.” Parallelamente si muove il Municipio VIII, che nel corso degli ultimi mesi ha approvato tre atti con l’obiettivo di promuovere un tavolo di confronto con la Regione. La terza mozione, risalente al 10 gennaio, richiede lo scorrimento di tutte le graduatorie esistenti per il reperimento di personale. “I concorsi di ambito sanitario prevedono tre prove: questo dimostra che anche gli idonei non vincitori sono professionisti motivati e preparati” commenta la consigliera Simonetta Novi della Lista Calenda, promotrice della mozione. “Per le professioni sanitarie non esiste neanche il tetto massimo del venti per cento per lo scorrimento delle graduatorie. Tutti gli idonei possono essere chiamati, se è necessario.”

Coworking millepiani
Simonetta Novi, Alessandra Aluigi e Maya Vetri al Coworking Millepiani

Quale è stata la risposta della Regione? Se n’è parlato anche lo scorso 14 marzo nel corso di un’assemblea al Coworking Millepiani, con la partecipazione del minisindaco Ciaccheri, l’assessora alle politiche di genere Maya Vetri, la consigliera capitolina Michela Cicculli e il consigliere regionale Claudio Marotta, oltre ai rappresentanti dell’Asl, della Cgil e di associazioni territoriali come il Collettivo per la difesa del consultorio e il Coordinamento delle donne e delle libere soggettività del Lazio. È stata scritta e diffusa una lettera indirizzata al presidente Rocca: “chiediamo all’amministrazione che presiede di fornirci i tempi e le modalità del ripristino del servizio” si legge nel testo, che prosegue: “ci preme evidenziare che la difficoltà ad accedere alle informazioni sulle prestazioni offerte svantaggia la fruizione del servizio.”

Le risposte della Regione

“Per ora non c’è nessun annuncio di ripristino dei servizi” continua Simonetta Novi, “il consultorio rimane un polo pediatrico vaccinale, senza servizi di ginecologia e sostegno alla famiglia.”

Una piccola svolta sembra venire, invece, per il centro di salute mentale (TSMREE) di via Leonardo da Vinci.

Sì, perché la situazione è diventata precaria anche lì, dopo che lo scorso dicembre quaranta ragazzi in terapia di gruppo e quindici in psicoterapia hanno assistito all’improvvisa sospensione dei servizi di cui usufruivano. Si tratta di un centro con una grande utenza – circa 3500 le cartelle cliniche attive e oltre 400 i nuovi accessi all’anno – in cui operano solo dodici professionisti tra psicologi, assistenti sociali, infermieri, terapisti e logopedisti.

“Sono dodici sulla carta” ha puntualizzato la consigliera Novi. “Di fatto, al momento, sono operativi solo un neuropsichiatra e due psicologhe. Numeri decisamente insufficienti per far fronte alle necessità delle famiglie del territorio.”

Il Centro per la Salute Mentale

La prima a lanciare l’allarme è stata la consigliera regionale dem Eleonora Mattia, con un’interrogazione al presidente Rocca. Questa volta la risposta della Regione non si è fatta attendere. È stato annunciato che a breve verranno pubblicati i risultati di due graduatorie concorsuali sul Burl (bollettino ufficiale Regione Lazio), con i nomi di cento professionisti tra vincitori e idonei. Verrebbe da tirare un sospiro di sollievo, se la consigliera della Lista Calenda non riprendesse fiato per scagliarsi anche contro questo provvedimento, ritenuto ampiamente insufficiente.

“Finalmente hanno fatto scorrere le graduatorie, come noi della Lista Calenda abbiamo chiesto” ha proseguito Simonetta Novi, “ma il risultato è che, di cento vincitori, solo dodici verranno assunti dall’Asl Roma2, che dispone di ben sei centri di salute mentale su tutto il territorio. In media si avrà un aumento di due professionisti in ogni centro che, visti i numeri delle cartelle attive, è chiaramente insufficiente.”

L’assessore Alessandra Aluigi assicura che la situazione verrà monitorata affinché il personale necessario giunga effettivamente e nel minor tempo possibile nel TSMREE del Municipio VIII.

Un problema più ampio

Ma c’è ancora molto da fare, soprattutto perché i presidi sanitari di competenza dell’Asl Roma2, che abbraccia anche il VI, il VII e il IX Municipio, risultano essere i più in difficoltà. Lo scorso dicembre i rispettivi minisindaci hanno infatti denunciato carenza di personale anche per i TSMREE di via di Pietralata 457, via degli Eucalipti 14, via di Torrenova 20, viale Bruno Rizzieri 226 e via Ignazio Silone 100.

“Noi del Municipio VIII affronteremo queste due problematiche – consultorio e TSMREE – parallelamente” ha concluso la consigliera Novi. “Non sono problemi diversi, bensì il risultato del medesimo disinteresse da parte della Regione ai servizi sanitari di prossimità. Questo governo parla tanto di famiglia, ma poi la prima cosa che fa è depotenziare proprio i servizi alla famiglia.”

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La storia taciuta delle lavoratrici dell’Ostiense

La storia siamo noi, cantava De Gregori. Ma poi va a finire che spesso la storia trascuri intere categorie umane, come le lavoratrici dell’Ostiense, oggetto di una recente ricerca del circolo di lettura della biblioteca Arcipelago. I risultati di questo studio, che si muove tra documenti notarili, vecchie carte geografiche e fotografie, verranno esposti al pubblico mercoledì 13 marzo alle 17:00 presso le Industrie Fluviali di via del Porto Fluviale 35. “Quello che ci ha subito colpito nel corso di questi mesi” racconta Lucia Di Cicco, membro del circolo di lettura, “è che le fonti sull’argomento scarseggiano. Le lavoratrici dell’Ostiense hanno svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo economico della città, ma la loro storia è ancora tutta da raccontare.”

La ricerca del circolo di lettura tra documenti e testimonianze orali

Studiando la storia della Garbatella ci si imbatte, prima o poi, nelle fabbriche dell’Ostiense. Questi stabilimenti industriali avevano l’ambizioso obiettivo di promuovere Roma a importante centro produttivo, oltre che capitale della politica. Costruire un porto fluviale all’altezza della basilica di San Paolo e un canale navigabile che arrivasse fino a Ostia sarebbero stati passi importanti. E per questo si batté l’ingegnere Paolo Orlando presidente dell’Ente per lo Sviluppo Marittimo e Industriale che aveva espropriato le aree tra Porta San Paolo e la Basilica, dove avrebbero viaggiato i treni della Roma-Lido. Poi però la storia prese un’altra direzione, Ostiense rimase un quartiere industriale ma il porto fluviale non venne mai costruito. I terreni di competenza dello Smir vennero comprati dall’Istituto case popolari (Icp) nel 1920, qualche mese prima della posa della prima pietra di Garbatella a piazza Benedetto Brin.

Vittorio Emanuele III con l’ingegner Paolo Orlando

“In questo contesto vivevano centinaia di donne impiegate nelle fabbriche” prosegue Lucia Di Cicco, “spesso tenute sotto ricatto, molestate sul posto di lavoro e costrette al silenzio. Col passare del tempo, la situazione è lentamente cambiata. Le operaie hanno preso coscienza dei propri diritti e, insieme, si sono ribellate. Questa è la storia che vogliamo riportare alla luce.”

Per farlo, i documenti scritti non bastano. Sono inadeguati e insufficienti, la poca considerazione che gli uomini mostravano per queste donne si riflette nella scarsità delle fonti documentarie destinate a passare ai posteri e a ostacolare le ricerche di chi si accosta all’argomento. Ma il circolo di lettura non si è fermato qui. È ricorso alle testimoniante dirette, intervistando donne della zona che potessero ripercorrere la vita delle proprie madri. “Siamo passati alle interviste per necessità” continua la Di Cicco. “Le operaie dell’Ostiense lavorarono, dando un importante contributo alla città, quasi senza lasciare traccia.”

L’incontro del 13 marzo: Ostiense tra passato e presente

Le testimonianze orali avranno dunque un ruolo centrale nell’incontro del 13 marzo. E prenderanno la parola anche i membri del Comitato del Quartiere Ostiense, che racconteranno come si è trasformata la zona negli ultimi anni fino ad assumere l’aspetto attuale: strade tappezzate di ristoranti e pub, frequentate di sera da centinaia di ragazzi che non immaginano neanche cosa potesse accadere in quelle vie nella prima metà del Novecento. “La vita di quartiere, una volta, non era così frenetica e anonima, la gente passava per strada, si salutava, si fermava a parlare davanti ai negozi” conclude Lucia Di Cicco. “Ostiense era un quartiere operaio, adesso invece è in mano agli studenti, che lo conoscono soprattutto per l’università e i locali.”

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Herencias, la cultura ispanica torna per il terzo anno al Palladium

Raccontare la memoria e l’identità attraverso le voci di autori ispanici. Questo è l’obiettivo della rassegna Herencias, che per il terzo anno consecutivo torna al Palladium con rinnovata energia e l’auspicio di allargare il proprio pubblico anche tra i cittadini del quartiere. Dal 5 al 27 marzo, una serie di discussioni e rappresentazioni teatrali su temi del passato ma anche di scottante attualità come la memoria, l’identità dei popoli, le persecuzioni.

“Questa iniziativa nasce da un progetto di ricerca universitario che indaga le diverse forme di scrittura sui temi della memoria e dell’identità” ci ha spiegato il professore di Roma Tre Simone Trecca, coordinatore della rassegna. “L’obiettivo è di diffondere la cultura della Spagna e dell’America Latina con tematiche che caratterizzano la storia di queste nazioni – basta pensare alla dittatura di Franco o alle persecuzioni in Cile e Argentina – ma che in fondo sono temi universali.” Proprio per questo motivo Garbatella sembra un quartiere particolarmente adatto alla loro ricezione. “La memoria storica è particolarmente viva alla Garbatella” ha proseguito il professor Trecca, “il passato di dittatura e resistenza qui ha avuto un forte peso. Stiamo cercando, infatti, di sviluppare una serie di attività ramificate nel quartiere.”

herencias 5 marzo 2024

Il primo appuntamento si terrà il 5 marzo. Alle 18:30 si discuterà di migrazioni con l’autrice spagnola Nieves Rodriguez Rodriguez, l’inviato di Avvenire Nello Scavo e Vito Fiorino, soccorritore a Lampedusa. A seguire la pièce teatrale “Sei bambina e sei corvo e hai cent’anni”, nata da una ricerca sull’esilio in Nord Africa dei militanti repubblicani nel 1939, al termine della guerra civile spagnola vinta dalle forze restauratrici di Franco.

Lo stesso pattern si ripeterà il 6 marzo alle 18:30: prima si svolgerà una discussione, stavolta sulle persecuzioni razziali, con particolari riferimenti a Johann Trollmann, il pugile tedesco di origine sinti scomparso nel 1944 nel campo di concentramento di Wittenberge. Ne parleranno lo scrittore Mauro Garofalo, Giovanni Grenga e Carlos Contreras Elvira, autore della rappresentazione teatrale Rukeli che andrà in scena alle ore 20:30 e la cui edizione italiana è stata curata dal professor Trecca.

herencias 6 marzo 2024

Il 7 marzo – stesso orario, stesso luogo – si parlerà di identità col collettivo teatrale Teatro X la Idendidad, nato nel 2000 con l’obiettivo di sostenere la causa delle Abuelas de Plaza de Mayo, l’organizzazione di donne argentine che si batte per l’identificazione dei bambini rapiti e desaparecidos (scomparsi) nel corso della dittatura militare.

herencias 2024

L’8 marzo la scena si sposterà all’Academia de Espana, in piazza San Pietro in Montorio, dove verranno presentati i libri di Nieves Rodriguez Rodriguez e Carlos Contreras Elvira. E per finire, il 27 marzo, gli studenti dell’Ateneo Roma Tre metteranno in scena lo spettacolo “Recluse”, sulla condizione di un gruppo di prigioniere spagnole negli anni ’50 che si trovano di fronte l’inaspettata possibilità che una di loro riceva la grazia.

herencias 2024

“È un’iniziativa del teatro di ateneo, particolarmente importante perché vede gli studenti protagonisti” ha spiegato il professor Trecca. “Anche agli altri appuntamenti della rassegna gli studenti hanno dato il loro contributo, alcuni laureandi o dottorandi si sono occupati della traduzione dei testi. Ma il 27 saranno proprio loro a salire sul palco.” Alla domanda su cosa rappresenti per un’università disporre di un teatro immerso nel quartiere e frequentato quotidianamente da cittadini e associazioni, la risposta del professore è netta: “Una ricchezza. Ci offre la possibilità di far entrare in relazione il territorio e la comunità universitaria.”

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La Regina Viarum patrimonio dell’umanità

A luglio arriverà la decisione della commissione Unesco

Con oltre 600 km di lunghezza e quattro regioni attraversate, l’Appia Antica merita davvero il nome che le diedero i romani: Regina Viarum. Il prossimo luglio arriverà il verdetto della commissione UNESCO che sta valutando di nominare il sito patrimonio dell’umanità. Un patrimonio universale che però ha radici nell’VIII Municipio di Roma, dove all’interno del Parco dell’Appia Antica corre un tratto particolarmente notevole di questo tracciato.

“Bisogna ricordare che il Parco dell’Appia Antica rappresenta la porzione maggiore del Municipio VIII” ha detto il capogruppo municipale del PD Flavio Conia.

Ebbene sì: il 70 per cento del Parco appartiene a questo municipio, mentre solo il restante 30 per cento cade nel VII. “Se l’amministrazione locale avesse l’autonomia decisionale di una media città italiana” ha proseguito Conia, “potremmo fare molto per valorizzare questa immensa ricchezza. Al momento mancano persone e risorse.”

Ma manca anche altro. Non esiste un ingresso ampio che permetta ai cittadini di accedere comodamente all’area, come quello di largo Tacchi Venturi nel Municipio VII, il giusto riconoscimento del valore dei resti archeologici: la villa di Massenzio, per esempio, non partecipa alla notte dei musei, perché priva di illuminazione e vincolata all’orario di apertura e chiusura dei parchi pubblici. “A fronte di queste problematiche, il Municipio non deve lasciar carta bianca agli enti” ha ribadito Flavio Conia. “Dobbiamo giocare una partita alta com’è alta la posta in gioco.”

E la posta in gioco è davvero ambiziosa. Se il verdetto della commissione UNESCO sarà positivo, l’Appia Antica diventerà un patrimonio mondiale, meta di turismo anche internazionale. Tutto inizia il 5 maggio 2022, quando l’allora ministro Dario Franceschini avvia l’iter per la candidatura. Nel febbraio 2023, un ulteriore passo: viene depositato a Parigi un dossier con i requisiti del sito, in parte redatti dalla Sovrintendenza capitolina e dagli uffici tecnici dei Municipi I, VII e VIII. Dal 10 al 30 settembre scorso il dottor Sanjin Mihelic, delegato dell’ICOMOS (International Council on Monuments and Sites), ha effettuato sopralluoghi lungo i 22 tratti più rappresentativi dell’antica via, tra Puglia, Basilicata, Campania e Lazio, per terminare nel Parco dell’Appia Antica, che i residenti del Municipio VIII hanno proprio dietro casa.

A luglio si attende il verdetto, ma c’è ancora molta strada da fare

“Nella delibera Caput Mundi del Ministero della Cultura sono previsti interventi coi fondi Pnrr sul parco dell’Appia Antica” ha ricordato Monica Rossi, presidentessa della commissione cultura, “tra cui la valorizzazione del parco degli acquedotti, della villa di Capo di Bove, della dimora grande e piccola sulla basilica di San Sebastiano.”

È stata anche promossa una piattaforma digitale (MuviAppia) con una mappa interattiva dei siti di maggiore interesse. L’intenzione è dare nuova vita alle catacombe, agli scavi archeologici, alle ville, ai mausolei e anche alle Fosse Ardeatine, che si trovano lungo il perimetro del parco.

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