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Autore: Anna Di Cesare

“Questa non è una riqualificazione”. Lo sdegno dei residenti di Piazza dei Navigatori

Nel corso degli ultimi mesi Piazza dei Navigatori ha cambiato volto. Il giardino che si trova in corrispondenza degli edifici storici non presenta più quattro ingressi e uno spiazzo centrale dotato di panchine: adesso a collegare via delle Sette Chiese e la fermata dell’autobus su via Cristoforo Colombo è una strada di quattro metri di larghezza che taglia a metà l’area verde.

Nel testo della deliberazione municipale la costruzione di questo collegamento è intesa come “un forte attrattore sociale” inserito all’interno di una “redistribuzione degli spazi da destinare ad aree verdi e percorsi” che di conseguenza “determina una gerarchia di percorsi e spazi di sosta.” Ma molti cittadini sono rimasti perplessi dalla portata e dall’apparente mancanza di criterio degli interventi.

Disappunto di residenti e tassisti

La “gerarchia di percorsi” promessa dalla deliberazione non esiste – lamentano i residenti – perché la strada adesso è una sola, e sicuramente non opera da attrattore sociale in quanto collega un mercato semideserto (quello in via delle Sette Chiese vicino a largo Bompiani) con una via di scorrimento come la Cristoforo Colombo.

Il percorso in questione, privo di segnaletica o dissuasori, risulta inoltre eccessivamente largo per un passaggio pedonale, talmente largo che molti autisti in passato l’hanno scambiato per una strada carrozzabile, usandolo come scorciatoia e addirittura parcheggiando in mezzo al giardino. Dopo l’intervento della polizia municipale l’episodio non si è ripetuto.

Questi lavori di “riqualificazione” – sono in molti a mostrare perplessità sull’utilizzo di questo termine – sono iniziati lo scorso 24 febbraio, e sarebbero dovuti terminare circa due mesi dopo, il 26 aprile, anche se tuttora mancano le panchine, l’illuminazione a pavimento e i tombini che erano stati previsti dalla deliberazione del Municipio. Alcuni residenti dei palazzi storici, inoltre, assicurano che durante gli interventi due pini sono stati rimossi, diverse piante di oleandro sono state estirpate e che è diminuito anche il numero dei lampioni; già alle diciotto, difatti, la piazza è quasi completamente al buio.

Le principali criticità

“Ci hanno avvisati da un giorno all’altro, chiamando riqualificazione quella che è un totale stravolgimento dell’impianto del giardino” ci ha raccontato Alessandra De Cesare, promotrice di una petizione che al momento ha raccolto circa quattrocento firme con l’obiettivo di proporre il ripristino della configurazione originale dell’area. “Pensavamo che riqualificare un’area verde significasse piantare alberi, sistemare le aiuole, rimettere le panchine che erano rotte. Invece hanno stravolto tutto, peggiorando la situazione.”

A suscitare indignazione è soprattutto la costruzione della strada che taglia a metà il giardino e che, correndo parallela ai palazzi, isola questi ultimi rispetto a via delle Sette Chiese e soprattutto dalla fruizione del giardino stesso. Per accedere all’area verde, infatti, adesso bisogna passare per la nuova piazzola dei taxi, recentemente introdotta in sostituzione di una fermata già presente nella strada adiacente.

Attualmente però quest’area viene usata come posteggio dai residenti, perché il parcheggio dei taxi – che non dispone ancora della colonnina – non è entrato in funzione. Ma le criticità riscontrate riguardo questa nuova sistemazione per i taxi sembrano essere già due. Da una parte la difficoltà per gli autisti di mantenere l’ordine di arrivo in un parcheggio a spina di pesce; d’altra parte la pericolosità della piazzola situata in mezzo a un giardino buio. “Un tassista ci ha già detto che qui il turno di notte non lo farà mai” ci ha confermato Rossella Chiossi, una residente della zona. “Lo ritiene pericoloso perché l’accesso alla piazzola è unico.

Si entra e si esce dallo stesso varco. Pertanto, se quest’unico ingresso viene bloccato da un malintenzionato, i tassisti non potrebbero uscire e dunque si troverebbero in una situazione di pericolo.”

Il degrado aumenta

A questa situazione di disagio si unisce il degrado. Spazzatura abbandonata nelle aiuole, tubi e tombini sporgenti, addirittura delle siringhe che i residenti affermano di aver trovato nel nuovo parcheggio, tra una macchina e l’altra. “Qui dietro si può nascondere chiunque” ha continuato Alessandra De Cesare. “Con le macchine disposte nel posteggio parallelamente alla strada, in modo da coprire la vista, questa di notte è diventata una piazza pericolosa.”

Dunque scomodità, pericolo, disagio, ma anche un problema di ordine estetico. Se prima il giardino era abbandonato, sporco e pieno di erbacce – e quindi bisognoso di una riqualificazione – è anche vero che adesso ospita un parcheggio.

E se prima gli edifici affacciavano su un parco – lamentano i residenti – adesso molti appartamenti danno su una spianata di cemento. La mancanza di un fazzoletto verde sotto le finestre è un problema particolarmente sentito da quando i residenti hanno scoperto che a breve, nell’area prospicente il giardino, verrà edificata la Foresta Romana, il progetto di architettura sperimentale che comprenderà edifici di oltre dieci piani, i quali toglieranno panorama, aria e luce ai palazzi storici.

“I parcheggi, poi, da quando sono iniziati i lavori stanno diventando un problema” ha proseguito Rossella Chiossi. In vista dell’edificazione della Foresta Romana, un intero marciapiede è stato transennato. “E chi ha la macchina dove la mette? A volte sono costretta a non uscire di casa perché, al ritorno, non so dove parcheggiare” ha concluso la residente. Solo uno degli edifici affacciati sul largo, infatti, è provvisto di parcheggio interno.

In conclusione

La piazza che da anni per molti cittadini era un luogo di incontro e aggregazione, con i propri punti di riferimento e i frequentatori abituali, adesso al massimo è una zona di passaggio.

La speranza di vedere quel giardino più pulito, verde e frequentato sembra essere sfumata definitivamente. “Quando abbiamo letto che avrebbe fatto una riqualificazione abbiamo festeggiato” ha concluso Alessandra De Cesare. “Speravamo in un miglioramento, con più alberi e panchine, magari anche un’illuminazione migliore. Ma sicuramente non immaginavamo niente di tutto questo.”

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Basta chiacchiere! Agire contro la violenza di genere

“Basta chiacchiere! Agire contro la violenza di genere” è il titolo della serie di conferenze il 9 novembre si è svolto l’ultimo appuntamento, in via del Porto Fluviale 35. Nel corso dei tre incontri che si sono svolti dallo scorso 28 settembre, il tema della violenza sulle donne è stato affrontato da diverse prospettive. Ieri è stata la volta del rapporto tra migrazione e questione di genere.

Quando si parla di migranti di solito non si pensa alle donne vittime di tratta, alle ragazze obbligate a matrimoni forzati, alle mogli costrette a stare a casa. Da questa premessa è partita la discussione cui hanno partecipato Angela D’Alessandro, responsabile della casa delle donne Lucha y siesta, Tiziana del Pra, attivista e fondatrice dell’associazione Trama di Terre, ed Enrica Rigo, professoressa associata di Filosofia del diritto dell’Università Roma Tre, autrice del libro edito da Carocci “La straniera. Migrazione, asilo, sfruttamento in una prospettiva di genere.”

Gli interventi

“Nel corso di questi quattro incontri” ha dichiarato l’assessore alla cultura Maya Vetri, “abbiamo affrontato aspetti intersezionali del tema della violenza di genere. Oggi parliamo di buone pratiche legate al tema delle donne migranti. Il tema della violenza è complicato da affrontare. C’è desiderio di contrastare, ma è difficile affrontare quest’argomento in maniera completa. Di fatto la violenza parte da una base culturale – ha continuato l’assessore – motivo per cui parliamo di buone pratiche, nella speranza di presentare e condividere modelli corretti.”

“Noi abbiamo pensato a questo incontro alla luce della connessione tra teoria e pratiche” ha proseguito Francesca De Masi, attivista della cooperativa sociale BeFree, “come del resto ci ha insegnato il movimento femminista. È impossibile parlare di teorie senza pratica quotidiana ma la pratica quotidiana diventa aridità se priva di riferimenti teorici, ed è per questo che partiremo da una discussione del testo La straniera della professoressa Enrica Riga.”

Durante la conferenza la disquisizione teorica si è alternata ai racconti delle esperienze personali delle attiviste, che ogni giorno entrano in contatto con donne sopravvissute alla violenza, con le loro storie e le loro difficoltà.

La registrazione completa dell’incontro è disponibile sulla pagina facebook di Industrie Fluviali, e a breve verrà anche inserita sulle piattaforme del Comune di Roma.

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“Per i nostri figli vogliamo le strade scolastiche”

Due edifici in mezzo a uno spiazzo sbrecciato: così appare l’ingresso della scuola elementare Leonardo da Vinci. Fuori dal cancello, una sottile striscia di marciapiede separa l’istituto da quella rotatoria che due volte al giorno – in corrispondenza dell’orario di ingresso e di uscita della scuola – si riempie di automobili. Svoltando l’angolo, dopo il benzinaio, si scorge un lungo marciapiede fiancheggiato da una, ma più spesso due file di macchine. Una strada già stretta che, complice lo spartitraffico che riduce la carreggiata, nell’orario di punta si intasa. Qui si trova uno degli ingressi di un altro istituto fondamentale per il quartiere, la scuola elementare e media Principe di Piemonte.

 

La situazione di rumore, di calore provocato dai motori, di puzza e di inquinamento, oltre che di rischio stradale continuo, ha suscitato l’indignazione di alcuni genitori, che vorrebbero per i propri figli strade più sicure, soprattutto in prossimità delle scuole. “È necessario che i bambini possano camminare tranquillamente sui marciapiedi o sugli attraversamenti” ci ha spiegato Valentina Barca, una delle organizzatrici del flash mob, che da due anni a questa parte si svolge ogni venerdì mattina tra la Principe di Piemonte in via Leonardo da Vinci e la Macinghi Strozzi nell’omonima via. “La richiesta di strade scolastiche non è una pretesa astratta. Anzi, rappresentano una necessità per i nostri figli e per tutto il quartiere, dal momento che limitano il rischio di incidenti stradali, peraltro molto alto nella nostra città.”

La mortalità sulle strade romane

Secondo i dati di Asaps.it, infatti, sulle vie romane si contano ben 34 morti dall’inizio dell’anno, una delle percentuali più alte in Italia. “Ma le strade scolastiche servirebbero anche per permetterci di abituare man mano i nostri bambini a una maggiore indipendenza” continua Barca. Secondo gli attivisti, in questa direzione servono azioni radicali e definitive. Non bastano le poche strisce pedonali, i semafori che già ci sono, i cartelli di sosta vietata – spesso non rispettati. E non basta neanche il prezioso contributo degli anziani volontari del Municipio VIII, i quali, per due ore al giorno – in concomitanza con l’ingresso e l’uscita delle scuole – agevolano l’attraversamento delle strade. “I nonni paletta” li chiamano da queste parti.

La giornata europea di Street for kids

Ma in occasione della giornata europea di Street For Kids, una campagna di mobilitazione organizzata dall’associazione Clean Cities con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema dell’inquinamento cittadino e della sicurezza stradale, il malcontento prende forma. All’interno della protesta di numerose città europee, si inserisce anche quella dei nostri istituti. “Questa giornata è fondamentale per smuovere qualcosa sul tema della mobilità sostenibile” continua Valentina Barca. “Noi e i nostri figli dobbiamo essere liberi di poterci muovere a piedi o in bicicletta in sicurezza.” Tematica particolarmente sentita a Garbatella, un piccolo quartiere, dove l’utenza delle scuole certamente non arriva dall’altra parte di Roma.

Le richieste dei genitori

Le richieste sono poche e concrete. Per la Principe di Piemonte, si auspica l’introduzione di alberi intorno alla scuola, il rispetto della zona 30 già esistente, l’introduzione di rastrelliere per le bici. Per quanto riguarda la Leonardo da Vinci, invece, il tema più scottante è la fatidica pista ciclabile di via Giustiniano Imperatore – di cui si intravedevano possibilità di realizzazione già tre anni fa, poi scongiurata da una petizione di negozianti e cittadini, i quali avrebbero perso una novantina di posti auto – e il completamento della ciclabile sulla via Ostiense, fondamentale per il secondo ingresso della scuola media. “Le altre città europee si stanno muovendo in questa direzione, ma Roma sembra lontana anni luce da certi standard di sostenibilità” continua Barca, sottolineando la centralità della questione ambientale nelle loro manifestazioni.

La qualità dell’aria nel municipio

Eh sì, certamente Roma non è nota per l’alta qualità dell’aria. Secondo una statistica della campagna NO2 no grazie, attiva fino allo scorso marzo, i dati relativi al nostro municipio sono raccapriccianti. Il punto di osservazione è posto in prossimità della Centrale Montemartini, e mostra una concentrazione di NO2 pari a 56 microgrammi al metro cubo, mentre la cifra dovrebbe risultare inferiore a 20. Ma quello della qualità dell’aria – e dunque della nostra salute – è solo uno della miriade di problematiche derivanti dal traffico. Le code di automobili bloccano spesso ambulanze e mezzi di trasporto pubblico – assicurano i genitori di zona – per esempio l’autobus 715, che riscontra continui problemi nella svolta tra via Costantino e via Leonardo da Vinci.

Ma la corsa del 715 è nota per essere parecchio travagliata, anche in altri tratti. “Vorremmo bloccare il passaggio delle automobili, e consentirlo solo all’autobus” ci ha raccontato Alessandra Grassi, la referente di Street for Kids per l’istituto Malaspina, “il 715 manterrà la possibilità di transitare, ma quanto alle automobili vorremmo introdurre un blocco.”

Per ora si è giunti a un compromesso: in via Antonino Pio, nel tratto prospicente la scuola elementare, sarà a breve impedita la sosta dei veicoli, con l’inserimenti di fioriere o, nella migliore delle ipotesi, l’allargamento del marciapiede. “Il sindaco Gualtieri ha già individuato 110 scuole della capitale in cui è possibile introdurre strade scolastiche” prosegue Grassi, “adesso sta al Municipio dare l’ok per la loro realizzazione.”

È dunque al minisindaco Ciaccheri che le manifestazioni sono rivolte.

“Ma il presidente” assicura Grassi, “ha già istituito un tavolo di lavoro su questo tema, di cui io faccio parte. Il dibattito è dunque molto attivo, e ci auguriamo che a breve si possa arrivare a qualche risultato.” Infine, per la scuola media Macinghi Strozzi abbiamo parlato con la referente Federica Falasca: “Per questo plesso vorremmo strisce pedonali più visibili e segnalate, oltre che multe serrate a chi parcheggia in doppia fila.” Questo attraversamento, infatti, risulta fondamentale non solo per gli studenti del plesso, ma anche per chi si dirige all’ospedale CTO, che si trova sulla parallela via S. Nemesio.

Il corteo delle biciclette

Ed è proprio dal plesso Macinghi Strozzi che oggi venerdì 27 ottobre, in occasione della giornata europea di Street for Kids, un gruppo di una quarantina tra attivisti, genitori e bambini è partito a piedi o in bicicletta, diretto all’ingresso della Principe di Piemonte percorrendo via delle Sette Chiese e via Giovannipoli.

Il corteo, accompagnato da musica e striscioni, ha sollevato l’attenzione dei passanti, e ha ostacolato per qualche minuto il traffico. Alle ore 8.30, il flash mob è terminato. Tutto pronto per il suono della campanella: una coda di bambini in bicicletta è sparita scampanellando dietro il cancello della scuola.

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Festival delle passeggiate di Dominio Pubblico

Oltre venti opere di street art per raccontare tre quartieri del Municipio VIII: Montagnola, San Paolo e Tormarancia. Ad occuparsene, nel corso degli ultimi cinque anni, è stata l’associazione culturale Dominio Pubblico, che dal 20 al 29 ottobre organizzerà il Festival delle Passeggiate: sei incontri per mostrare e spiegare ai cittadini questi originali esempi di arte urbana.

 

Il programma

“La scelta dei luoghi è ricaduta su quartieri meno visibili, da mettere in luce evidenziandone l’identità e la storia” ci ha spiegato Tiziano Panici, direttore artistico dell’associazione. Le passeggiate, a partecipazione gratuita previa prenotazione, tratteranno tematiche legate al territorio. Per esempio la visita di Montagnola, prevista per domenica 22 e venerdì 27 ottobre, avrà come tema la resistenza, un elemento fondante per la memoria collettiva del quartiere. Domenica 29 si andrà invece a largo Veratti, dove le opere di street art rappresentano un omaggio a figure femminili fondamentali del mondo della scienza, in una zona in cui le vie sono intitolate a scienziati uomini. Infine Tormarancia, sede del primo museo di arte urbana a Roma, sarà protagonista delle passeggiate del 20 e del 28 ottobre.

Nell’iniziativa verranno coinvolte anche realtà attive sul territorio, come l’Asp Sant’Alessio, l’istituto Romano di San Michele e il liceo Caravaggio a Montagnola: “la nostra intenzione è di costruire un percorso narrativo che racconti i quartieri per intero” ha proseguito Tiziano Panici.

E a raccontare la complessità di questi quartieri, compresi i loro aspetti più poetici e meno conosciuti, va il contributo della cantautrice e poetessa Giulia Anania, illustratrice di una serie di “cartoline poetiche” per dare rilievo a luoghi che solitamente non figurano nelle cartoline ufficiali di Roma. Il mare nel cortile è il titolo della prima cartolina, associata all’uscita prevista per il 20 ottobre. Con questo titolo l’autrice ha voluto rappresentare il senso di immensità che si prova a Tormarancia quando, entrando in un semplice cortile condominiale, ci si trova davanti a un immenso murale. L’arte dei tramonti è invece il titolo della seconda illustrazione, in riferimento ai bellissimi tramonti che si osservano dal ponte Guglielmo Marconi, complice anche la facciata dorata della basilica di San Paolo. A ogni passeggiata è associata una “cartolina poetica”, che verrà distribuita gratuitamente ai partecipanti. “In questo modo” ha concluso Tiziano, “vogliamo offrire la possibilità di scrivere un pensiero, di condividere quest’esperienza con qualcun altro.”

Per il programma completo: http://www.dominiopubblicoteatro.it/festival-delle-passeggiate/

La Redazione

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Apre la biblioteca “Joice Lussu” a via Costantino

A seguito di un lungo iter, rallentato in parte anche dalla pandemia, i lavori per il polo bibliotecario in via Costantino 49 sono in dirittura d’arrivo. Finalmente è ufficiale: martedì 17 ottobre aprirà la nuova biblioteca, intitolata alla partigiana e scrittrice Joyce Lussu.

All’inaugurazione, in programma per le ore 11:00, parteciperanno anche il presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. “Questo nuovo polo bibliotecario – il terzo dell’VIII Municipio, insieme all’Approdo e alla Biblioteca Arcipelago – servirà a coprire un vuoto” ha dichiarato Monica Rossi, presidente della commissione cultura del Municipio. “Ogni volta che si inaugura uno spazio destinato alla cultura è un buon traguardo.”

La biblioteca appartiene al circuito Biblioteche di Roma, che offre servizi di prestito di libri e documenti multimediali, mette a disposizione sale studio, organizza numerose attività rivolte alla cittadinanza.

 

L’apertura della nuova biblioteca, inoltre, si inserisce all’interno di un piano più ampio per la promozione di attività culturali nel quartiere, come conferma Monica Rossi. Una delibera capitolina, infatti, ha ultimamente proposto di riqualificare l’edificio occupato di fronte al Rettorato di Roma Tre per dare vita in futuro a un secondo polo bibliotecario.

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Letture ed incontri per il centenario di Italo Calvino

Cento anni fa, a Cuba, nasceva quello che sarebbe diventato uno dei più importanti intellettuali e narratori italiani del novecento. Stiamo parlando di Italo Calvino, protagonista di una serie di iniziative diffuse in tutta Roma a cui il Municipio VIII aggiungerà il proprio contributo da domani venerdì 13 ottobre. “L’obiettivo è quello di non ricordare l’autore solo nel giorno della sua nascita” ha commentato Monica Rossi, presidente della commissione cultura del Municipio VIII, “ma celebrarlo nel corso di un anno, evidenziando via via i vari aspetti della produzione.”

L’anno calviniano terminerà a giugno 2024. Il Municipio VIII, man mano che le attività sul proprio territorio verranno definite, avrà cura di comunicare la programmazione.

Il programma

Il programma, elaborato dall’assessore Maya Vetri in collaborazione con le associazioni culturali del municipio, per ora prevede cinque incontri finalizzati ad evidenziare aspetti diversi della produzione letteraria di Calvino. “La partecipazione delle associazioni del municipio è stata davvero importante” ci ha raccontato Monica Rossi, sottolineando che grazie a questo sforzo collettivo si è riusciti a coprire quasi tutto il territorio municipale, proponendo attività rivolte a tutte le fasce di età.

Si parte domani alle ore 16:30 al parco del Tintoretto, con l’intitolazione di un albero e letture tratte dal “Barone Rampante”, romanzo scritto nel 1957, tuttora di grande significato e soprattutto molto usato nelle scuole. L’iniziativa infatti, rivolta principalmente ai bambini, è stata organizzata in collaborazione con 7+1 Ottavo Colle in prossimità dell’istituto Montezemolo dopo la fine dell’orario scolastico, proprio per permettere la piena partecipazione degli studenti.

Si proseguirà sabato 14 ottobre presso la Libreria Eco di Fata in via Tamburini 10, con il “Caffè dei destini di sabbia”, una narrazione di Daniele Aristarco ispirata all’opera di Calvino “Il castello dei destini incrociati”, accompagnata da musica e proiezioni.

Sono in programma anche due lezioni del critico Dario Pontuale, che in passato ha curato edizioni di molti classici italiani e stranieri e si è occupato, tra gli altri, anche di Pier Paolo Pasolini.

La prima lezione è prevista per lunedì 30 ottobre presso la Biblioteca Arcipelago, con la partecipazione delle associazioni Italia Nostra e Donne di Carta; il secondo intervento è in programma per sabato 11 novembre, al Giardino Samuel Hahnemann (viale Marconi) sul libro “La speculazione edilizia”.

Pubblici diversi, dunque, ma anche argomenti disparati. Si parte da Calvino, dalla letteratura ma si arriverà a parlare di storia, teatro, arte: martedì 24 e 31 ottobre presso lo Spazio Creativo Cosarte in via Nicolò da Pistoia 18, a Garbatella, verrà allestita una mostra collettiva ispirata al “Sentiero dei Nidi di Ragno” e accompagnata da letture a cura del Gruppo di Lettura Cavallo Pazzo Legge.

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Quel cinema-teatro, il gioiello della Garbatella

Un teatro, un cinema, una sala per musica dal vivo: in quasi un secolo di attività il Palladium ha cambiato mille volti, proprio come lo storico quartiere che tuttora gli gravita attorno.

Edificato nel 1929 su progetto dell’architetto Innocenzo Sabbatini, il monumentale edificio in stile liberty si inserisce all’interno di una borgata in piena espansione. Nello stesso anno vengono infatti completati i Bagni Pubblici e piazza Bartolomeo Romano, il salotto buono della Garbatella, si anima di una serie di storiche attività commerciali come il barbiere Zamiol, l’edicola della sora Amelia, la pompa di benzina e la tabaccheria Scialanga, il bar Foschi. “Fu proprio la compagnia teatrale di mio bisnonno Umberto Capece, dove aveva esordito il giovane Totò – ci racconta in occasione del Centenario del quartiere l’eurodeputato Massimiliano Smeriglio – a debuttare al cinema Garbatella. Capece era Pulcinella e con lui recitò anche la moglie Elodia Gaglioni”.

Sembrano lontani i tempi in cui la borgata giardino si limitava a cinque lotti a ridosso di Piazza Benedetto Brin, un agglomerato di abitazioni senza nemmeno un toponimo definitivo (Concordia? Remuria? come suggeriva il regime, o forse il più diffuso e ormai popolare Garbatella?). Adesso in piazza Bartolomeo Romano corre la prima linea di tram – cui se ne aggiungerà un’altra alla fine degli anni ’40 – e il cinema-teatro già rappresenta un luogo nodale di aggregazione, l’unico centro culturale a disposizione di una comunità che anno dopo anno si fa sempre più viva e coesa.

Le proiezioni domenicali sono un evento. I ragazzi vengono anche da Tormarancia, una folla di lavoratori, bambini e famiglie si dirige verso l’unico svago disponibile in un quartiere gravato da lunghe giornate lavorative, condizioni economiche precarie, abitazioni senza bagni.

È in un ambiente sociale come questo che nasce l’orientamento politico che ha sempre caratterizzato la borgata giardino: basta pensare che il giorno stesso dell’inaugurazione del cinema-teatro Garbatella, si levano dalla platea fischi di protesta nei confronti del propagandistico cinegiornale Luce. Lo stesso giorno un gruppo di giovani fascisti non ottiene dal direttore di entrare gratis alla proiezione e lo minacciano di ritorsioni, di domarlo come hanno fatto con la Garbatella. Nei confronti del Duce fioriscono le manifestazioni di scontento – vengono rinvenuti in quegli anni manifesti inneggianti Matteotti, copie clandestine dell’Unità – che si intensificano a causa del giro di vite rappresentato dall’emanazione delle leggi speciali del ’26.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre, i sentimenti antifascisti deflagrano. Attività partigiane ripetute rendono Garbatella e Ostiense tra i quartieri più resistenti di Roma: lo stesso Palladium rimane coinvolto. Il 6 dicembre 1943 dal tetto della sala, aperto per consentire il ricambio d’aria, piovono volantini del movimento comunista Bandiera Rossa. Poco dopo, il 3 aprile 1944, a seguito di un’anonima delazione, viene scoperto un deposito d’armi proprio dietro lo storico teatro, all’interno del lotto 12. Al termine del conflitto mondiale l’atmosfera si distende, anche se solo in apparenza. Da una parte proliferano i cantieri lungo via Ostiense e via Cristoforo Colombo, conferendo a Garbatella l’aspetto che oggi conosciamo e inserendola a pieno titolo nella tessitura metropolitana dell’Urbe. D’altra parte, il Palladium diventa testimone muto di una delle giornate più pregnanti nella storia collettiva del quartiere. Il 26 maggio 1970, mentre all’Eur è convocato il consiglio generale della Nato, mentre nel mondo cresce la protesta contro la guerra in Vietnam, una manifestazione guidata dai movimenti dell’estrema sinistra si spinge fino a piazza Bartolomeo Romano. Gli scontri hanno luogo proprio davanti all’armoniosa architettura del teatro, coinvolgendo attivamente anche numerosi cittadini.

Intanto cresce il disagio. È un periodo difficile, segnato dalla piaga dell’eroina e del degrado. Il Palladium è declassato prima a cinema a luci rosse, emblema dello squallore e dell’abbandono delle periferie, poi a sala per musica dal vivo. Ciononostante, non demorde. Non perde il suo valore aggregativo: è qui che i cittadini si riuniscono, è qui che si riconoscono. Come il 6 maggio 1988, quando oltre mille persone si riuniscono all’interno dello storico teatro per discutere il problema del degrado delle abitazioni e degli affitti. Poco dopo, nel ’91, entra in vigore una legge regionale che mette in vendita 2.350 alloggi Iacp (Istituto Autonomo Case Popolari), dando una svolta alla vita di molti “garbatellani”.

Il Palladium ha attraversato il secolo scorso quasi per intero e ne ha rappresentato, di riflesso, i momenti salienti. Il 4 dicembre 2001 si chiude un intero capitolo della sua storia. E se ne apre un altro: lo storico teatro di Garbatella passa alla Terza Università romana, sotto il rettorato di Guido Fabiani, ospitando attività rivolte all’ateneo e alla cittadinanza.

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“Garbatella effetto notte”, in libreria il noir di Sara Reale

“Indifferente alla metropoli, la Garbatella aveva continuato a viaggiare a un ritmo tutto suo”: è questo il ritratto del  quartiere che emerge fin dalle prime pagine di Garbatella effetto notte, primo romanzo di Sara Reale, edito da Affiori. L’intero libro è retto da un’idea di fondo: il valore della comunità che sfida il degrado; un valore che, mentre in molti quartieri della Capitale si è perso, nella piccola borgata giardino, nonostante le numerose limitazioni imposte negli ultimi tempi dalla pandemia, stenta ad affievolirsi. Luoghi d’incontro e spazi pubblici fanno da sfondo alla maggior parte delle scene. Tra lotti e scale, ponti e piazze si sviluppano le vicende dei protagonisti, che non sono solo personaggi letterari ma anche il riflesso di tutti noi. Chi non è mai entrato nella gelateria Gelato Baciato? Chi non è mai andato al teatro India o al Parco della Regione? Chi non è mai passato sul ponte Spizzichino, sul ponte di Ferro o davanti al Gazometro?

Dove è ambientato

Sono proprio questi i luoghi di un racconto che allarga man mano la propria maglia fino a sfiorare Tormarancia e Ostiense; luoghi che, benché riempiti di eventi fittizi, il lettore di Garbatella non smette di avere davanti agli occhi, vivi e reali, continuamente animati di scenette caratteristiche. Come nel caso di quella “del brodo”: una colonna di coinquilini bussa alla porta di Marisa, un personaggio secondario, per farsi dare un po’ del brodo che ha preparato per pranzo. In questa scena l’autrice ha messo tutta la gentilezza, l’accoglienza, la semplicità che vede sempre presenti nella borgata giardino. Insomma, leggendo questo romanzo, sembra di tornare indietro di settant’anni e ritrovare un mondo in cui vuol dire ancora qualcosa essere vicini di casa, in cui gli incontri sono fortuiti e sempre graditi, in cui i pettegolezzi “ruzzolano giù veloci per le scale, le viuzze, le salite e le discese, rimbalzando tra comignoli e balconi.”

Una visione della realtà che rischia di riflettere l’immagine da cartolina che molti romani hanno di Garbatella. “Mi hanno anche criticata per questo” ci ha raccontato l’autrice, “mi hanno detto che la mia narrazione è parziale, distorta, edulcorata, soprattutto perché non sono nata qui. Ma devo dire che il rapporto con questo quartiere in cui vivo da anni è stato un amore a prima vista, e che nel libro ho tentato di darne non un ritratto completo, ma la mia visione entusiastica. L’ho scritto davvero col cuore” ha proseguito, “questo romanzo vuole essere un monumento alla Garbatella.”

Un monumento al quartiere, sì, ma anche un noir.

Sebbene l’autrice li definisca “un semplice pretesto per far venire fuori il quartiere”, gli elementi del genere ci sono tutti. Due omicidi e un commissario, una serie di inspiegabili morti e una misteriosa rete di medici spregiudicati ed estremisti politici. In una Garbatella sonnacchiosa e allagata dal sole, un evento inaspettato suscita stupore e paura tra gli abitanti dei lotti: la morte di una senzatetto, da cui si dipana una matassa di eventi osservati almeno da tre diversi punti di vista – quello professionale di un commissario, quello curioso e allo stesso tempo stanco di una giornalista precaria, quello scanzonato e insieme accorato di una banda di ragazzi. Sono tre prospettive che si intrecciano, si incrociano, si sovrappongono continuamente, riflettendo tre diverse mentalità, tre diverse età e soprattutto tre diverse reazioni agli eventi.

La trama

Garbatella effetto notte – che riprende nel titolo il famoso film di Franꞔois Truffaut – racconta una comunità unita e accogliente, abituata all’inclusione e a “non lasciare nessuno indietro”, che si trova per la prima volta, improvvisamente, alle prese con la paura. La paura degli adulti dovuta alla presenza di un crudele assassino che si aggira nei lotti, la paura dei ragazzi di essere chiusi di nuovo in casa, come nel periodo del lockdown. La trama procede spedita, e infine la tensione si allenta. I colpevoli vengono trovati, e il dolore dei protagonisti si scioglie in una scena ambientata alla “Festa della Cultura” di Controchiave, luogo di incontro e condivisione per antonomasia.

Giunti alla fine della lettura, appare evidente quello che l’autrice ci aveva preannunciato: il noir è solo un pretesto. Al di là dei misteri e delle atmosfere intriganti, infatti, pagina dopo pagina ci è passato davanti un quartiere per intero, certamente in una veste idilliaca, ma neanche totalmente priva di incrinature e contraddizioni.

(Garbatella effetto notte, Ed. Affiori euro 20,00)

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Tante le iniziative natalizie nei mercati rionali della Garbatella. Il 23 ultimo appuntamento.

Natale è alle porte, e il clima festivo già si sente. Decine di attività hanno animato i mercati rionali della Garbatella in via Santa Galla e in via Rosa Guarnieri Carducci. L’iniziativa, con lo scopo di valorizzare la tradizione enogastronomica e folkloristica laziale, si è svolta nei giorni 11, 17 e 18 dicembre, con omaggi musicali, cibo tipico, riffe di Natale e tanto altro. Il programma si concluderà il 23 a due giorni dal giorno più atteso dell’anno.

La banda popolare di musica di Testaccio al Mercato rionale Garbatella

Parlano i commercianti

“È una bella idea – commenta Barbara, un’esercente – la gente viene al mercato e si diverte. “Insomma, un modo per unire l’utile al dilettevole. E non mancano le iniziative per bambini, come le bolle di sapone, gli spettacoli di giocoleria e l’immancabile incontro con Babbo Natale.” La banda della scuola popolare di musica di Testaccio ha eseguito i brani tradizionali Tu scendi dalle stelle, Venite adoremus, Bianco Natale. Avevamo preparato un repertorio più brillante, più caciarone – racconta il direttore del mercato – ma non abbiamo voluto eseguirlo in rispetto alla tragedia avvenuta questa mattina sulla Circonvallazione Ostiense, dove sono morti due diciottenni in un incidente stradale.”

Mercato del Parco, esposizione “Stanotte ho sognato Garbatella” con opere di Chiara Anaclio.

Gli acquerelli sugli scorci caratteristici del quartiere

Al mercato di via Rosa Guarnieri Carducci, attraverso una ricca esposizione di acquerelli sono state rappresentate scene e scorci caratteristici della Garbatella. “L’idea da cui sono partita è quella del sogno – spiega l’autrice Chiara Anaclio – ho scelto di raffigurare i bambini che giocano con le biglie, i panni stesi alle finestre e i pini che sembrano appoggiarsi al cielo, per omaggiare un quartiere estremamente suggestivo. È importante – prosegue – che si riqualifichino i mercati rionali, lasciando anche spazio all’arte.”

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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