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Autore: Anna Di Cesare

Festa delle Donne al centro anziani di via Pullino

Non solo balli e partite a carte, al centro anziani di Garbatella in via Pullino. In occasione dell’8 marzo, ci sarà un pomeriggio dedicato al valore e alla forza delle donne, in compagnia dei volontari e degli anziani del centro. Dalle ore 16 alle 19 circa, nell’edificio rosso di via Pullino 95, a due passi dalla fermata della metro, non risuonerà la solita musica da liscio, ma letture sul tema e anche le voci degli interpreti di una breve rappresentazione teatrale.

Donne in cammino – sentieri di pace nella Terra

“Le letture si concentreranno sulla figura della donna nel mondo moderno” ci ha spiegato la volontaria Anca Nitoc, che ha ideato l’iniziativa. “La donna è vista come custode della tradizione, ma anche come motore propulsore per la creazione di una società più giusta ed equa.” Insomma, si guarda al passato per cambiare il futuro e, se possibile, migliorarlo. “È importante continuare a credere in un futuro di uguaglianza e parità, perché non abbiamo ancora raggiunto completamente questo obiettivo” ha ricordato. Propositiva e ottimista, Anca Nitoc ha prestato particolare attenzione anche alla Carta della Terra, documento promosso dall’Onu per ribadire l’importanza della collaborazione internazionale per costruire una società più sostenibile. “Parleremo anche di ambiente” ha concluso la volontaria. “Tra poco, il 22 aprile, ricorrerà la Giornata della Terra.”

Una festa per tutti

Il centro anziani Pullino è lieto di aprirsi alla cittadinanza, alle donne ma non solo, a tutti coloro che vorranno entrare per partecipare alla festa. Tra letture e visite dei rappresentati del Municipio VIII, che sono stati invitati, il centro anziani offrirà un rinfresco a tutti gli ospiti. “La domanda è: perché abbiamo organizzato questa festa?” ci ha raccontato il direttore del centro, Giorgio Tribuzio. “Per far sapere al mondo che la donna vale!” La frase risuona come una sentenza. “In realtà non è il primo anno che ci diamo da fare per l’8 marzo” ha proseguito il presidente, più pacato. “In passato abbiamo organizzato balli o brevi spettacoli teatrali, ma l’iniziativa di quest’anno è decisamente più articolata. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare una volontaria, Anca Nitoc, che ce l’ha proposta e organizzata.” Per tutti coloro che considerano il Pullino non solo un centro anziani ma un riferimento per l’intero quartiere, le porte dell’antico casale l’8 marzo sono aperte.

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Incontro al circolo Pd di Tor Marancia tra amministratori e cittadini su piazza dei Navigatori

Tra buoni propositi dell’amministrazione municipale e malcontento dei residenti continuano i lavori nell’area di Piazza dei Navigatori. Giovedì 15 febbraio se n’è parlato al circolo del Partito Democratico Nilde Iotti di viale di Tor Marancia 121 in un incontro al quale hanno partecipato l’assessore capitolino all’Urbanistica della giunta Gualtieri Maurizio Veloccia, gli assessori del Municipio VIII Claudio Mannarino e Luca Gasperini, il presidente Amedeo Ciaccheri e una trentina di cittadini.

riunione pd lavori piazza dei navigatori

Recuperare i progetti delle giunte precedenti e portarli a termine. Questa sembra la linea adottata dagli amministratori municipali. “Non sempre ti trovi davanti progetti ben fatti” ha sostenuto l’assessore ai Lavori Pubblici Luca Gasperini, “non è sempre facile ereditare e dare seguito all’operato di chi ti ha preceduto.”

I lavori di piazza dei Navigatori hanno infatti una lunga storia, fatta di rallentamenti e convenzioni scadute. “La prima convenzione è stata sottoscritta nel 2002” ha ricordato Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, “ma purtroppo Roma pullula di progetti firmati e lasciati lì, una pratica dannosa che genera disinteresse da parte dei grandi investitori.”

La convenzione, rinnovata nel 2018, ha una durata di dieci anni, ma la maggior parte degli interventi verranno portati a termine entro il 2025, assicura la giunta municipale. Amedeo Ciaccheri ha ricordato che la città, sotto l’amministrazione Gualtieri, ha vissuto un periodo di forte ripresa nelle opere pubbliche. “La città si è riempita di cantieri, basta pensare agli interventi a piazza Venezia” ha confermato Veloccia.

Il nuovo assetto di piazza dei Navigatori

I lavori non modificheranno solo l’assetto di piazza dei Navigatori, ma dell’intero quadrante a ridosso della Cristoforo Colombo compreso tra viale di Tor Marancia e via delle Sette Chiese. La prima novità, di cui i residenti non potranno non accorgersi, è l’edificazione della cosiddetta “Foresta romana”, progetto di architettura green firmato da Mario Cucinella, che al Municipio VIII ormai è di casa: tre anni fa ha infatti progettato il palazzo di vetro del nuovo rettorato di Roma Tre sull’Ostiense.

La Foresta Romana – il cui nome ufficiale è Fo.Ro, sì, come quello di Augusto – comprende palazzi di oltre dieci piani, che ospiteranno abitazioni di lusso e attività commerciali, oltre a mille metri quadrati di social housing. “Il progetto è ispirato al bosco verticale di Milano, per Roma è una grande opportunità” ha affermato Maurizio Veloccia. “È un obbrobrio destinato a residenze di lusso” ha ribattuto un cittadino nel corso del confronto. Tra le preoccupazioni dei residenti, l’aumento smisurato degli abitanti, con conseguenti problemi di traffico, rumore e mancanza di posti auto.

Come sarà la Foresta Romana (Fo.Ro.)

Ma nell’ambito di questi cantieri, come compensazione e per valorizzare il territorio, verranno riservati anche 16.000 metri quadrati alle aree verdi e 12.000 ai parcheggi pubblici. Il progetto prevede tra l’altro la riedificazione della bocciofila su via delle Sette chiese, l’introduzione di un parco per bambini su via Marco e Marcelliano e la riqualificazione del mercato rionale vicino a largo Bompiani.

Si sta inoltre lavorando al miglioramento della viabilità all’incrocio tra via Cristoforo Colombo e viale di Tor Marancia. Il progetto prevede che gli autisti, arrivando da San Giovanni, non potranno più svoltare a sinistra. Per raggiungere Tor Marancia dovranno immettersi nella laterale a destra, passare per via Giovanni Genocchi, quindi attraversare la Colombo. “Questa trasformazione semplifica la viabilità. Bisogna evitare che si formi un tappo sulla Colombo e smaltire il traffico” ha commentato Veloccia.

Per aumentare lo spazio verde e restituire piazza dei Navigatori ai cittadini, inoltre, si introdurrà un giardino e un’area pedonale davanti alla storica pizzeria “L’ardito”. Via delle Sette Chiese passerà alle spalle del locale. Si prosegue intanto con gli interventi davanti ai palazzi storici, con l’aumento dell’illuminazione e la piantumazione dell’area. Ma questo è diventato un terreno delicato, da quando lo scorso dicembre circa 400 residenti hanno firmato una petizione contro gli interventi per chiedere “una vera riqualificazione.”

lavori piazza dei navigatori
Il nuovo viale di fronte i palazzi storici

Anche giovedì scorso è emerso il malcontento dei cittadini. “Ci innervosisce sentire che avete aumentato il verde, quando il parco adesso è attraversato da una strada larga quattro metri e mezzo” ha ricordato un cittadino. “Ci avete tolto l’aria” ha lamentato un’altra residente, “prima avevano un piccolo giardino sotto casa, indispensabile per proteggere i palazzi dal caldo e dai rumori della Colombo, mentre adesso ci affacciamo su una strada e un parcheggio.” L’assessore all’ambiente Claudio Mannarino ha ribadito che l’area verde non ha subito riduzioni, e Luca Gasperini si è mostrato disponibile per un ulteriore confronto.

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Passeggiate e mostre in occasione dei 104 anni di Garbatella

Cento anni fa Garbatella non aveva neanche un nome. Doveva chiamarsi Concordia o Remuria in ossequio alla propaganda fascista. Adesso non solo ha una storia, come i monumentali quartieri del centro, ma anche un’identità riconoscibile che altrove spesso manca. In occasione del 104esimo anniversario della fondazione, sono molte le iniziative partite dal basso, ideate e gestite dai cittadini che ogni giorno attraverseranno piazza Bartolomeo Romano e i lotti popolari Ater. Per conoscere un quartiere si possono leggere libri o fare visite guidate, come sta andando di moda negli ultimi anni, ma cosa può sostituire i racconti dei suoi stessi abitanti?

Piazza Brin

Persone e luoghi significativi

Quest’anno per la prima volta verrà assegnato un premio a persone significative per il quartiere. “De Garbatella li mejo fiori” è in cerca di candidature: il 17 febbraio sarà possibile proporle presso gli esercizi commerciali della zona. Le votazioni avverranno tramite bussolotti e il vincitore verrà nominato il 16 marzo. Ma i volti delle persone accompagnano gli sviluppi di un quartiere tanto quanto i volti delle abitazioni e degli edifici pubblici. “Quanto sarebbe bello un film fatto solo di case” recita Nanni Moretti in Caro Diario, passando in vespa sulla Circonvallazione Ostiense. E in effetti gli edifici dicono molto, non c’è “garbatellano” che non conosca l’orologio dell’albergo rosso, la facciata armoniosa del Palladium o l’ingresso un po’ impropriamente solenne degli ex bagni pubblici. Sabato prossimo alle 10:30 partirà proprio dal teatro di piazza B. Romano una passeggiata che toccherà i luoghi più iconici della borgata giardino.

Cinema Garbatella poi Palladium
Il cinema teatro, attuale “Palladium”

Si andrà a piazza Benedetto Brin, quella del famoso “pincetto” e della prima pietra, una lastra di marmo che, con molta retorica, fa riferimento a un “luogo aprico” dedicato “agli artefici del rinascimento economico della capitale”, ovvero agli operai dell’Ostiense, la sottostante prima zona industriale di Roma. Si arriverà poi a piazza Damiano Sauli, passando per via Francesco Passino, piazza Edoardo Masdea e via delle Sette Chiese, che esiste da quando tutto intorno era campagna e vide il leggendario incontro tra San Filippo Neri e San Carlo Borromeo. La passeggiata comprende dieci tappe ed è organizzata dall’Università Roma Tre, attiva sul territorio. Ma “Garbatella non è un’isola”. Non è un insieme di luoghi e personaggi arroccati nella loro storia di cui sono fieri ma a tratti gelosi. No, è prima di tutto un quartiere aperto alla realtà cittadina e alle contaminazioni. Lo ricorda la conferenza alla Casa della Città di venerdì 16, e lo conferma una caccia al tesoro in programma per domenica 18 organizzata non da una delle numerose associazioni del quartiere, ma da “Cosa vedere a Roma?”, un’agenzia turistica attiva su tutto il territorio della Capitale.

programma iniziative anniversario 2024
Il programma completo (disponibile anche sul sito https://www.comune.roma.it/web/it/notizia.page?contentId=NWS1151416)

Mostre fotografiche

“Io sono una macchina fotografica con l’obiettivo aperto” scrive lo scrittore Isherwood nell’incipit del romanzo Addio a Berlino. Certo le fotografie sono un’ottima testimonianza dei cambiamenti politici e sociali di una città o di un quartiere. Scatti antichi o moderni, firmati da dilettanti o professionisti, come quelli di Zhanna Stankovych sulla Garbatella esposti al Museo delle Mura aureliane fino al 18 febbraio. Le istantanee permettono di cogliere quello su cui l’occhio non sempre si sofferma e che la mente non trattiene. Anziani affacciati alla finestra, bambini che giocano nell’oratorio di Padre Guido, le terrazze assolate dei lotti.

Per questo motivo l’Archivio Flamigni inaugurerà il 16 febbraio la mostra “Garbatella – una storia infinita 1920-1923”, visitabile nel fine settimana e realizzata dall’associazione I.T.A.C.A. e dalla fotografa Francesca Della Rocca. Per tutti gli appassionati dell’ottava arte un altro appuntamento da non saltare è quello di sabato alle 17, presso la fontana di Carlotta, dove verranno raccolte fotografie sul tema “Le bambine dell’altro ieri, di ieri e di oggi”. A piazza Brin, invece, verrà dato spazio ai pittori con un’esposizione di acquerelli. E ancora a piazza Brin, per concludere in pompa magna, lunedì 19 Garbatella spegnerà le candeline sulle note della Banda musicale del Corpo di Polizia. Alla cerimonia saranno presenti anche i bambini delle scuole della zona, che a seguire parteciperanno a una visita guidata per il quartiere.

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La biblioteca Lussu incontra il territorio

Come promuovere la lettura sul territorio? Come avvicinare bambini e ragazzi ai libri senza risultare pesanti o addirittura noiosi? Queste sono le domande su cui ieri 14 febbraio i rappresentanti del Municipio VIII e alcune associazioni del quartiere si sono interrogati presso la biblioteca Joyce Lussu, inaugurata in via Costantino lo scorso ottobre.

L’incontro e le proposte

L’incontro si è tenuto in una sala distaccata del polo bibliotecario con la partecipazione di Maya Vetri e Monica Rossi del Municipio VIII. “Roma Capitale ha sottoscritto un Patto per la lettura” ha ricordato l’assessore alla cultura in apertura. “È la lettura che deve incontrare le persone, noi siamo qui per vedere cosa possiamo fare a livello municipale.” Sono quindi intervenuti i rappresentanti delle associazioni culturali con le loro proposte, delineando un 2024 ricco di iniziative.

incontro associazioni biblioteca Lussu 14 02 2024

Il “Centro Olistico Essenzia”, con sede in via Francesco Giangiacomo 20, proporrà la lettura di poesie. “La voce di Rita”, invece, organizzerà quattro dibattiti proprio all’interno della biblioteca – il primo marzo, il 5 aprile, il 3 maggio e il 5 giugno. “Di’gayproject” è particolarmente sensibile alle tematiche LGBT, e proporrà degli incontri sul tema. Molte sono le associazioni che si rivolgono ai bambini, come “Sahajayoga” o “Il tempo ritrovato”.

È intervenuta anche Anna Maria Baiocchi di Legambiente, che da quattro anni all’interno dell’area verde degli orti urbani propone, oltre ad incontri di approfondimento sulla questione ambientale, presentazione di libri pubblicati da piccoli editori, grazie alla collaborazione della scrittrice Serena D’Arbela. “Abbiamo notato che lo spazio all’aperto attira molte persone, soprattutto dopo la pandemia” ha detto la Baiocchi. “Potrebbe essere un modo per avvicinare i bambini ai nostri progetti culturali.” Da qui è iniziato il confronto tra le associazioni. Tra le altre proposte, quella di avvicinare i giovani alla lettura tramite l’arte, la musica e i fumetti.

In ricordo del consultorio com’era

In chiusura l’assessore Vetri ha ricordato la situazione del consultorio in largo delle Sette Chiese, depotenziato dall’Asl a causa di carenza di personale. “È importante conservare memoria di quello che il consultorio ha rappresentato fino a poco tempo fa, per trasmetterlo alle giovani generazioni che spesso non sanno neanche cosa sia un consultorio familiare” ha detto l’assessore. Per chiunque abbia del materiale a disposizione sulla storia di questo luogo, il Municipio si è mostrato disponibile a raccoglierlo in vista di un’eventuale esposizione. “La memoria è alla base dell’azione politica” ha continuato Vetri. “Noi continueremo a batterci per il consultorio, ma è importante anche ricordare la storia che ci precede.”

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Il 104 esimo compleanno della Garbatella con l’associazione AreaM arte e architettura

Garbatella si prepara a spegnere la 104esima candelina in compagnia delle associazioni del quartiere e dei rappresentanti del Municipio VIII. Il programma è ampio e articolato.

Garbatella (non) è un’isola

Si inizierà venerdì 16 con una conferenza organizzata dall’associazione AreaM arte e architettura in collaborazione col Municipio VIII e l’Università Sapienza di Roma. L’incontro, che si terrà alle ore 15:00 nella Casa della città in piazza Giovanni da Verrazzano 7, ha un titolo che è tutto un programma: “Garbatella (non) è un’isola”. Quanti discorsi, libri, fotografie presentano Garbatella come un mondo chiuso in sé, un microcosmo miracolosamente distante dalla frenesia della città?

“Il nostro obiettivo è dimostrare il contrario” ci ha spiegato Luisa Mutti, architetto membro dell’associazione. “Garbatella sicuramente è un’isola per l’architettura peculiare dei lotti Ater, per l’assenza di grandi strade, e anche per certi aspetti della vita delle persone, ma bisogna anche ricordare quanto si sia aperta alla città negli ultimi anni, tramite continue contaminazioni. Abbiamo scelto di ospitare alcuni professori della Sapienza e di invitare la rettrice Antonella Polimeni perché è da questo ateneo che viene un forte interesse, a partire dagli anni ’90, per l’architettura del nostro quartiere.”

È proprio allo stato attuale della Borgata Giardino che è dedicato l’intervento della professoressa Alessandra De Rose, che parlerà dei recenti cambiamenti demografici. Si proseguirà con la storia della fondazione Aamod, attiva dagli anni ’70 con l’impegno di conservare il patrimonio audiovisivo del movimento operaio e democratico, raccontata dal responsabile Claudio Olivieri. A seguire, il rapporto tra cultura di quartiere e cultura metropolitana, oggetto dell’intervento della professoressa Silvia Lucciarini.

Pietra della fondazione della Garbatella, a piazza Brin

Garbatella, dunque, non è un’isola. Le persone, le tendenze, i contesti sociali sono profondamente cambiati nel corso del tempo. “E perfino a livello architettonico c’è stata una grande trasformazione”, ha ricordato Luisa Mutti, “basta pensare alla Garbatella moderna vicino alla fermata della metro.” Degli spazi comuni e degli spazi pubblici parlerà Maria Teresa Cutri, del Centro studi sul moderno. Maria Paola Pagliari e Piero Fumo, invece, interverranno sul rapporto tra le case della Borgata Giardino e l’architettura della città. E infine il ruolo del quartiere nei media, esposto da Valentina Piscitelli e dal giornalista Gianni Rivolta, direttore di Cara Garbatella.

La mostra La Garbatella ha 104 anni

Non è mai troppo tardi. “Quando Garbatella ha compiuto cento anni, noi non eravamo ancora un’associazione e non abbiamo avuto modo di organizzare nulla” ha proseguito Luisa Mutti. Ma AreaM vuole rimettersi in pari, si rimbocca le maniche e in occasione del 104° compleanno del quartiere organizza una mostra di quadri dedicata alla Borgata Giardino, visitabile il 17 e il 18 febbraio dalle ore 17:00 alle 19:00 in via Giuseppe Candeo 18 e via Nicolò da Pistoia 18.

mostra 104esimo compleanno garbatella

La mostra, a cui hanno contribuito ventisei artisti, ha visto la partecipazione di CosArte Spazio Creativo e dei 100 pittori di via Margutta, associazione di cui faceva parte anche Carlo Acciari. “E’ proprio alla memoria di questo grande artista che abbiamo voluto dedicare l’iniziativa” ha spiegato Luisa Mutti. Scomparso nel 2009, Acciari ha raffigurato Garbatella in numerose opere e in piazza Ricoldo da Montecroce è presente una targa a lui dedicata.

Per concludere la rassegna, domenica 18 febbraio Valeria Annecchino, presidente de “Il Salotto di Diotima”, e i maestri d’arte Simona Gloriani e Walter Necchi nomineranno un vincitore tra gli artisti che hanno partecipato all’esposizione.

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Una raccolta firme per la palestra comunale di via Brogi

Continua la raccolta firme per il ripristino dei servizi della palestra di via Brogi 80, tra via della Fotografia e vicolo dell’Annunziatella. Domani mattina10 febbraio, al mercato Grotta Perfetta di Roma 70, il Comitato di Quartiere incontrerà i cittadini interessati a sottoscrivere l’istanza. Durante la mattinata, inoltre, si svolgeranno iniziative carnevalesche rivolte ai bambini, organizzate dalla direzione del mercato. Ci saranno musica, maschere, giochi per i più piccoli, ma soprattutto sarà l’occasione per i cittadini di incontrarsi e far sentire la propria voce.

La palestra di via Brogi

La palestra di via Brogi risulta al momento chiusa alla cittadinanza. Dal 2008 al 2020, infatti, il centro sportivo era gestito dalla società Sporting Roma. Ma quattro anni fa, scaduta la concessione, è stato pubblicato un nuovo bando con regole così restrittive da tagliar fuori i vecchi gestori dalla partecipazione. Il Comune ha quindi affidato la struttura alla FGI (Federazione Ginnastica d’Italia), una società finalizzata alla preparazione dei migliori ginnasti italiani.

Non solo agonismo, dunque, ma anche ad alti livelli. La struttura è stata sottratta alla cittadinanza, i corsi sportivi per i bambini e i ragazzi del quartiere sono stati interrotti. “È un atteggiamento di chiusura totale dei confronti dei bisogni dei cittadini. Dedicare una struttura alla preparazione dei campioni ed escludere i cittadini è inaccettabile” ha commentato Mario Semeraro, presidente del Comitato di Quartiere che tre anni fa ha anche fatto ricorso al Tar. Nel dicembre 2021 è arrivata la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale: essendo i fondatori del Comitato un numero insufficiente per rappresentare un intero quartiere, il ricorso non può essere accolto. Ma il Comitato di Quartiere non si è arreso, e nel corso del 2022 ha fatto esposto all’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) e alla giunta comunale; l’istanza non ha avuto seguito.

“Il Tar non ha accettato il nostro ricorso perché ha considerato solo i fondatori del Comitato, una quindicina, che non sono una cifra significativa. Il criterio è fuorviante, non siamo così pochi” ha proseguito Mario Semeraro. “Non abbiamo una lista di soci ufficiali ma ci sono centinaia di persone che ci sostengono, e con questa petizione vogliamo fornire i numeri, far sentire quanti siamo.” La raccolta firme va avanti da diversi mesi. Se raggiungeranno almeno 500 firmatari, i cittadini faranno un secondo ricorso alla giunta comunale.

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Sguardi dall’oriente, una mostra dedicata al Giappone

Da Tor Marancia al Giappone è un attimo. Dal 15 al 24 marzo, in via Giuseppe Cerbara 44, ci sarà una mostra dedicata a tutti gli appassionati dell’arte orientale. L’iniziativa si articolerà in tre giornate – 15, 22 e 24 marzo – con orario di apertura dalle 16:30 alle 19:30, ed è organizzata dall’associazione “Spazio D’Arte 2020” che negli ultimi anni allestisce attività a sfondo artistico con l’ambizione di diventare un polo culturale per il quartiere.

spazio d'arte il giorno dell'inaugurazione
Spazio D’arte 2020 il giorno dell’inaugurazione

I tre appuntamenti

Il programma non è ancora definitivo, ma sicuramente proporrà, oltre all’esposizione delle opere, interventi e laboratori. Come quello previsto per il 15 marzo, dedicato alle tecniche artistiche giapponesi, dal Kokedama (un metodo di coltivazione delle piante ornamentali) al Sumi-e (dipinti a inchiostro e acqua). Invece dell’Ikebana, una forma di composizioni floreali, tratterà la conferenza della professoressa Silvana Mattei, che prenderà la parola nel secondo appuntamento.

“Da Monet a Klimt, passando per Degas e Van Gogh, a partire dall’Ottocento sono moltissimi gli artisti occidentali che si sono ispirati all’arte giapponese” ci ha spiegato Anna Montagano, presidentessa dell’associazione. Ma è inutile negare che tuttora la cultura nipponica continua ad affascinare i giovani anche per i suoi aspetti più materiali e popolari. Il 22 marzo, nell’ambito della mostra, ci sarà infatti una sfilata di maschere in stile Manga, i famosi fumetti orientali, e verranno anche esposti chimoni di seta decorati a mano. Non solo arte, dunque. Si darà spazio a vari aspetti della vita e della cultura di un mondo a noi lontano e spesso poco conosciuto. “Quello che più mi attrae delle opere giapponesi è che corrispondono all’idea che ho dell’arte” ha proseguito l’organizzatrice. “Gli artisti di quel paese considerano il processo creativo come un percorso di conoscenza del proprio essere più profondo in armonia con la natura.”

mostra a spazio d'arte 2020

Come fare?

Per partecipare alla mostra bisogna inviare la candidatura, accompagnata da almeno un’immagine dell’opera, entro il 29 febbraio all’indirizzo spaziodarte2020@gmail.com. Non sono ammessi solo quadri, ma anche sculture, bonsai e ikebana che non superino i 40 centimetri di larghezza e i 50 di altezza. “Vogliamo dare spazio a diversi tipi di espressione” ci ha spiegato la Montagano, “e non è necessario che l’opera riproduca soggetto e tecniche esclusivamente giapponesi, basta che l’autore si sia ispirato anche in parte all’arte o alla filosofia orientale.” Gli autori delle opere selezionate, poi, dovranno portate la propria creazione in galleria entro il 5 marzo previo appuntamento.

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Non mancano proteste sulla riqualificazione del parco di Tor Marancia

Proseguono i lavori nella porzione della tenuta di Tor Marancia che affaccia su piazza Lante, ma le proteste dei residenti già si fanno sentire. Gli interventi, giudicati troppo dannosi per la biodiversità del parco, sono iniziati lo scorso ottobre e continuano interessando la zona Afa1, che verrà dotata di sentieri pedonali, una zona per i bambini e un’area cani, quest’ultima in corrispondenza dell’ingresso di via dei Numisi.

Perplessità dei residenti

Un gruppo di abitanti della zona ritiene che volto del parco sta cambiando completamente. Lungo via Belloni, della folta vegetazione presente fino a qualche mese fa non rimane più nulla, a causa degli interventi di bonifica preliminari. Il perimetro dell’Afa 1 è stato infatti identificato come “area con forte presenza di vegetazione infestante.” Ne consegue che molti alberi e arbusti sono stati abbattuti, suscitando stupore se non vera e propria indignazione nei residenti.

tor marancia prima degli interventi
All’altezza di via Francesco Belloni, la scorsa estate
Tor marancia dopo gli interventi
All’altezza di via Francesco Belloni, lo scorso dicembre

“Parlare di specie infestanti nei parchi naturali è improprio” ci ha raccontato Mario, un biologo che abita da quelle parti. “Per specie infestante si intende una pianta inutile all’obiettivo per cui il terreno è predisposto” ha continuato, “le specie infestanti sono le erbacce che crescono nei campi coltivati, per esempio, o le piante che danneggiano le infrastrutture. Ma in un parco naturale non esistono specie infestanti.”

Il biologo ha proseguito spiegando che nei parchi le specie dannose sono chiamate aliene invasive, come i fichi d’India e gli ailanti, che non sempre sono stati colpiti da questi interventi di bonifica. “Sono invece stati distrutti habitat preziosissimi e abbattute piante autoctone come ginestre, olmi, pruni, allori e rovi, questi ultimi una vera e propria miniera di biodiversità, fondamentale per la composizione della macchia mediterranea. È impensabile che un’area naturale così ricca venga privata in questo modo del suo valore ambientale, per essere ridotta a un semplice giardino come ce ne sono tanti, senza alcun valore naturalistico.”

Parco di Tor Marancia prima degli interventi
Aironi presenti nel parco fino all’estate scorsa

La tenuta di Tor Marancia si distingueva per una biodiversità sorprendente, davvero eccezionale per un parco naturale inserito in una cornice urbana. “Erano presenti falchi, merli, civette, volpi, tassi, istrici e altre specie selvatiche” ci ha assicurato Mario, “mentre adesso stanno avanzando cornacchie, ratti e scarafaggi, animali attirati dalla presenza umana. Le specie selvatiche, insomma, sono scomparse.” Fino allo scorso dicembre, nell’aria prospiciente via Belloni erano ancora presenti ciclamini selvatici, “una specie che cresce solo in condizioni di quasi totale oscurità” ha spiegato Mario. “Sono una testimonianza importante perché dimostrano come questa zona fosse completamente ricoperta di vegetazione, mentre adesso è una spianata di detriti ed erba secca.”

Ciclamini selvatici ancora presenti lo scorso dicembre
Ciclamini selvatici

Ma il problema principale è che essendo una riserva naturale, già parte del parco regionale dell’Appia Antica, la tenuta di Tor Marancia è soggetta a una stretta regolamentazione. Per l’abbattimento degli alberi la domanda deve essere presentata all’Ente forestale competente. “Bisognerebbe valutare l’abbattimento albero per albero, mentre loro sono arrivati con le ruspe, distruggendo terreno e vegetazione” ha raccontato il residente. Per capire meglio, un gruppo di cittadini ha richiesto l’accesso agli atti, senza ottenerlo. Al momento stanno preparando un esposto ai carabinieri forestali, al quale allegheranno una relazione sulla biodiversità compromessa firmata da un professore dell’Università Roma Tre.

Le dichiarazioni dell’assessore municipale all’Ambiente Mannarino

Non si è fatta attendere la risposta delle istituzioni. Come spiega l’assessore all’Ambiente del Municipio VIII Mannarino, le zone Afa sono porzioni di parco che gli interventi in corso mirano a rendere giù accessibili. “La gestione della tenuta avviene in collaborazione col Comune di Roma e richiede la partecipazione dei cittadini che avranno il compito di usufruirne nel pieno rispetto dell’ambiente.” Dopo l’apertura dell’Afa2 e Afa3 due anni fa, i lavori in corso mirano a riqualificare i 6 ettari e mezzo che si estendono da via di Tor Marancia a via Ardeatina, a ridosso di via Aristide Sartorio. “Il nostro obiettivo” ha proseguito Mannarino, “è di aprire il parco alla cittadinanza, permettendo di poterne usufruire in piena sicurezza.” Il progetto è stato presentato dal presidente Ciaccheri lo scorso 21 novembre, presso l’Istituto di San Michele, in un incontro pubblico che ha visto la partecipazione di associazioni ambientaliste come Italia Nostra e Legambiente.

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Migranti e Migrazioni in una mostra a Via Candeo

Un’originale mostra sul tema dell’immigrazione, quella che si è svolta ieri 26 gennaio in via Giuseppe Candeo 18. Ventuno artisti hanno partecipato all’esposizione delle proprie opere sotto la supervisione delle organizzatrici Raffaela Bucci e Amelia Mutti. Il locale, che dallo scorso aprile si riempie di quadri e iniziative a scadenza più o meno regolare, prende il nome di “Area M, arte e architettura” e ha l’obiettivo di promuovere le arti visive nel territorio del Municipio VIII.

opere sulla migrazione in via candeo 18

La mostra Migranti e migrazioni

Ciò che colpisce al primo sguardo è la varietà delle opere esposte. Non solo le tecniche sono diverse – dagli acquerelli agli inchiostri, dalle rielaborazioni fotografiche alla scultura in gesso o in legno – ma anche gli stili e la prospettiva da cui è osservato il fenomeno migratorio. Accanto a opere che raffigurano le migrazioni naturali, vale a dire quelle degli uccelli e delle altre specie animali, quadri drammatici che rappresentano tragedie umanitarie, come il naufragio a Cutro o la storia di Samia Yusuf Omar, l’atleta somala che nel 2012 è morta nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa per partecipate ai giochi olimpici di Londra.

“Il mediterraneo è un continente liquido, attraversato da chi fugge dalle guerre o da chi vuole semplicemente migliorare la propria condizione di vita” ha ricordato l’assessora Maya Vetri in apertura. “Questo è un tema molto importante, soprattutto in prospettiva dei diritti civili. Nelle scuole accade che ragazzi nati in Italia da genitori stranieri non hanno le stesse possibilità dei loro compagni. Due ragazzi cresciuti insieme si trovano, a diciotto anni, in condizioni completamente diverse: uno può votare, l’altro no.”

mostra in via candeo 18

Diversi aspetti del fenomeno

Il tema della migrazione è stato trattato anche dalla prospettiva degli affetti familiari: una madre che abbraccia la figlia dopo una lunga separazione, una donna che accompagna i suoi bambini lungo una strada tortuosa e deserta. Il tema del lavoro ha avuto il proprio spazio, in un dipinto di Caterina Mulieri che mette a confronto la condizione degli stranieri nei cantieri di oggi e le traversie affrontate dagli emigranti italiani nel primo Novecento, disposti ad accettare condizioni lavorative spesso disumane e consapevoli di rischiare ogni giorno la vita. Un pericolo reale, come testimoniano le tragedie della fabbrica di Triangle e nella miniera di Marcinelle.

“Bisogna soprattutto ricordare che la storia italiana è una storia di migrazioni, migrazioni verso l’estero e anche all’interno delle stesse regioni d’Italia, dal sud al nord” ha commentato Grazia Labate in chiusura. “Noi stessi siamo un popolo in continuo spostamento. Il grande sviluppo tecnologico americano, per esempio, sarebbe impensabile senza le braccia degli emigrati italiani che nel primo Novecento sono andati negli Stati Uniti alla ricerca di una vita migliore.”

mostra in via candeo 18

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“I riflessi dell’arte sulla salute”, presentato il libro di Grazia Labate e Amelia Mutti

“Con la bellezza si può cambiare il mondo.” Questa frase, pronunciata dal principe Myskin nell’Idiota di Dostoevskij, potrebbe avere, oltre al significato letterario, anche un riscontro scientifico. L’arte migliora la salute, l’arte aiuta le persone affette da patologie neurodegenerative ad affrontare positivamente la malattia. È quanto scritto nella pubblicazione “I riflessi dell’arte sulla salute”, diretta dalle professoresse Grazia Labate e Amelia Mutti e presentata ieri 24 gennaio nel Centro Congressi della Fondazione S. Lucia sull’Ardeatina. All’opera hanno contribuito diciotto figure del campo medico e artistico; un lavoro di squadra che fa il punto su un’interessante e inaspettata frontiera della ricerca.

L’impegno di 7+1 Ottavocolle

Cosa unisce un’economista come Grazia Labate e un architetto come Amelia Mutti? Oltre all’amicizia decennale, il comune interesse per l’arte e il benessere delle persone, un argomento che l’Associazione 7+1 Ottavocolle, di cui sono presidentesse, ha analizzato negli ultimi anni. Tutto inizia nell’ottobre 2022, all’indomani della pandemia, quando l’associazione organizza il primo convegno sul tema. I contributi dei partecipanti, in seguito, sono confluiti nella presente pubblicazione, e la cornice della presentazione non poteva che essere l’ospedale S. Lucia, con cui Ottavocolle ha un lungo rapporto di collaborazione.

“La Fondazione Santa Lucia, inoltre, ha delle caratteristiche peculiari” ha ricordato il direttore Carlo Caltagirone in apertura, davanti a una platea sorprendentemente piena visto il giorno di sciopero dei mezzi. “Ci occupiamo di neuroriabilitazione e di ricerca. Non teniamo solo conto degli aspetti motori, ma anche della componente cognitiva ed emozionale che accompagna i pazienti durante la riabilitazione”

Arte e scienza, arte e città

“Arte e scienza non sono così distanti” ha proseguito il professore. “C’è una tradizione molto avvalorata di terapia attraverso l’arte, l’arte permette ai pazienti di trovarsi in situazioni creative e di apprendere le regole di base della disciplina, che sono opportunità per incanalare l’attenzione e la memoria delle persone con problemi del sistema nervoso centrale. I rapporti tra arte e scienza” ha aggiunto Caltagirone, “sono molto stretti anche perché l’attività scientifica, sotto certi punti di vista, è un po’ artistica, ovvero necessita creatività e metodo.”

È quindi intervenuto il minisindaco Ciaccheri che, giunto al termine del suo mandato quinquennale, ha tirato le somme sul ruolo dell’arte nelle città. “Questi appuntamenti ci fanno riflettere sul tema dell’arte connessa alle nostre vite. L’arte è forma, e avendo a che fare con la forma della città per me è un tema di riflessione costante. L’architettura costruisce bellezza e permette ai cittadini di avere un rapporto diretto con gli spazi della città” ha dichiarato. “Penso a chi si impegna per la tutela del territorio, a chi immagina nuove architetture, a chi cura gli orti urbani, stringendo il vincolo tra singolo e città.”

Il concetto di One Health

Centrale è il contributo di Ilaria Capua, ricercatrice presso l’Università della Florida, che proponendo il concetto di One Health rappresenta il cuore della pubblicazione. Per salute unica – One Health appunto – si intende la sana convivenza dell’uomo con le altre specie del pianeta. “Se riconosciamo che la salute è un bene universale” scrive Ilaria Capua nel suo articolo, “non possiamo continuare a invadere, avvelenare e considerare come nostra proprietà esclusiva l’ambiente.” Il mondo è inteso come un unico organismo. Anche la natura è bellezza e, soprattutto nelle città grandi e inquinate come Roma, il verde pubblico è indispensabile per migliorare la qualità di vita dei cittadini; da questa considerazione nasce il progetto We Tree, un piano in otto punti promosso da Ilaria Capua con l’obiettivo di incrementare le aree verdi urbane, e accolto da città come Milano, Torino, Perugia e Palermo.

Anche il dottore Antonio Battista ha sottolineato il concetto di One Health. “Bisogna superare la visione organicistica” ha detto Battista, ex direttore degli “Ospedali Riuniti” e della Asl di Foggia, “la visione dualistica di stampo greco, per cui l’anima è scissa dal corpo, è superata. Bisogna considerare le due componenti unite saldamente.”

Siamo frutto dell’ambiente circostante

È innegabile che noi esseri umani traiamo benessere e ottimismo anche dall’ambiente circostante. “Già gli antichi greci l’avevano capito” ha ricordato Marco Josa, professore di psicologia presso l’Università Sapienza, “e la recente teoria delle finestre rotte conferma questo sospetto.” Nel 1969 il professor Philip Zimbardo ha condotto un esperimento in America utilizzando due automobili identiche. Dopo averne posizionata una nel Bronx, il quartiere malfamato di New York, e l’altra nella ricca città di Palo Alto, ha notato che, mentre la prima era stata danneggiata, la seconda era rimasta intatta. Ma rompendo un finestrino alla seconda, perfino i rispettabili e abbienti cittadini di Palo Alto si sono sentiti giustificati a distruggere e saccheggiare l’automobile. “Questo dimostra che un ambiente bello ci induce a essere buoni, e che basta la minima interferenza per rompere questo equilibrio” ha concluso il professore Josa.

L’influenza dell’ambiente è più forte, oltre che nei bambini, nei soggetti molto anziani, che hanno bisogno di avvertire attorno a sé un contesto caloroso e accogliente, anche tramite il contatto con i giovani. Alcune strutture del Municipio VIII ne sono un esempio vivente. Stiamo parlando in particolare del casale Ceribelli a Montagnola, e dell’Istituto Romano di San Michele, che da qualche anno, sotto la direzione di Tommaso Strinati, ospita il Museo diffuso.

“Negli ultimi mesi abbiamo anche attivato un laboratorio con gli anziani” ha raccontato il professor Strinati. “La voracità con cui hanno imparato a disegnare ci ha stupiti, perché è una passione che persiste anche in casi complessi. Gli anziani e gli operatori si entusiasmano, in poco tempo le cose sono cambiate, abbiamo visto sorrisi di sollievo anche in persone con patologie gravi.” Per far tornare il sorriso a persone sole o malate, bisogna ricorrere a strumenti tradizionali, semplici e concreti come un pennello o una matita. Ma talvolta anche le nuove tecnologie possono offrire risultati inaspettati.

“Qui al Santa Lucia abbiamo fatto una scoperta, si chiama Effetto Michelangelo” ha spiegato il professor Josa. “Si può usare la realtà virtuale per dare l’illusione al paziente di aver creato un’opera d’arte, e questo ha benefici notevoli sull’ottimismo con cui la persona affronta la malattia e la riabilitazione.”

Gli aspetti da indagare, insomma, sono ancora tanti. Ma in una società materialista e prosaica come la nostra, è sorprendente che sia proprio la scienza a sottolineare il valore dell’anima.

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Arte e salute: incontro al centro congressi S. Lucia

Mercoledì 24 gennaio alle 17:00 al Centro congressi della Fondazione IRCCS S. Lucia si parlerà di arte e salute. L’incontro è organizzato dall’associazione culturale 7+1 Ottavo Colle per presentare un lavoro diretto da Grazia Labate e Amelia Mutti e vincitore del bando del Ministero della Cultura 2023. Alla pubblicazione hanno contribuito diciotto esperti tra professori, ricercatori, artisti, filosofi e medici. Uno sforzo collettivo finalizzato a ricordarci che, come confermano i dati dell’OMS, l’arte può avere ricadute positive sulla nostra salute, in senso sia preventivo sia curativo.

Come si svolgerà la presentazione

Ad aprire l’incontro sarà il professor Carlo Caltagirone, direttore scientifico dell’istituto S. Lucia e autore di un contributo presente nella pubblicazione. A seguire, i saluti istituzionali del presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri e della presidente della Commissione Cultura Monica Rossi. Dopo l’introduzione di Grazia Labate e Amelia Mutti, prenderanno la parola tutti gli autori che hanno partecipato alla pubblicazione, tra cui i professori della Sapienza Ruggero Lenci e Franco Purini; i ricercatori Marco Iosa e Massimo D’Angelo; il pittore Francesco Astiaso Garcia; i filosofi Giorgio Mele e Padre Manto; la dottoressa Assunta Lombardi.

Gli architetti Emanuela Valle e Stefano Tagliati, in particolare, parleranno degli esperimenti condotti nel reparto di pediatria del policlinico Umberto I e presso la scuola media Montezemolo sul territorio del Municipio VIII. Concluderà l’evento il professor Tommaso Strinati, docente dell’Università La Sapienza e critico d’arte.

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“Il cuore di un quartiere in 100 battiti di luce”: al Museo delle Mura una mostra fotografica sulla Gartabella

“Ho cercato di rendere perpetui gli attimi fuggenti di questo quartiere.” Con questa frase di Zhanna Stankovych, riportata su un pannello, si apre la mostra fotografica dedicata alla Garbatella, ospitata dal 16 dicembre al 18 febbraio dal Museo delle Mura, presso la porta di San Sebastiano. La fotografa, originaria dell’Ucraina, vive ormai a Roma da molti anni ed è rimasta affascinata dalla poesia e dall’autenticità di questo suggestivo quartiere. Rispetto al centro storico, costellato di musei e monumenti, Garbatella apparentemente ha poco da offrire. Ma è proprio camminando per le strade, per i lotti popolari e per le piazze che si apprezza il suo valore più grande: le persone.

mostra fotografica al museo delle mura

Il riscatto di Piero Patriarca

Scorci architettonici, vedute dall’alto, interni di locali e abitazioni, terrazze, cortili e tanto altro. In tre stanze del secondo livello delle mura Aureliane è possibile ripercorrere la storia di un intero quartiere tramite decine di fotografie in bianco e nero. Alcune immagini raffigurano luoghi ben noti: piazza Pantero Pantera, via delle Sette Chiese, piazza Brin. Altre, invece, rendono omaggio a persone comuni e ormai dimenticate.

Questo è il caso di Piero Patriarca, ex detenuto senza fissa dimora venuto a mancare quattro anni fa all’età di settant’anni. Dopo essere uscito dal carcere e aver perso il precedente lavoro, ha messo su un banco di riviste e libri usati che nel tempo ha avuto successo al punto da diventare nel 2000 una vera e propria associazione, “La Forchetta”. Patriarca non ha dato solo una svolta alla propria vita ma anche a tutti coloro che, emarginati come lui, sono riusciti a trovare lavoro grazie alla sua intraprendenza.
All’inizio trasportava la merce con un carrello della spesa, a Ostia, e chiedeva libri usati ai sacerdoti e ad altre persone che conosceva. I primi volantini erano scritti a mano e distribuiti qua e là, ma col passare degli anni molta gente si è accorta di lui e la sua attività è diventata una piccola impresa. Con un vecchio furgone, regalato da un amico, Patriarca e i suoi colleghi hanno iniziato a fare lavori di pulizie, sgomberi e piccole ristrutturazioni.

“Tre anni fa ho fatto un lavoro fotografico alla Garbatella, e in quell’occasione ho conosciuto Piero, un uomo diverso, con una presenza contraddittoria, colto e brillante ma allo stesso tempo disagiato e solo.” Così l’ha ricordato la Stankovych in un’intervista rilasciata al quotidiano il Messaggero due anni fa.

Storie di Garbatella

Anziani affacciati alla finestra, donne che stendono le lenzuola sulle terrazze dei lotti Ater, bambini che giocano nell’oratorio San Filippo Neri, quello che fu di padre Guido. La fotografa dà particolare risalto a due figure del quartiere, Dante Pica e Anna Maria Baiocchi. Il primo, appassionato di meccanica, ha costruito un presepe artigianale. La seconda, invece, ha contribuito con Legambiente alla riqualificazione del parco della Regione. Sorprendono, poi, due scatti riservati a Mira, una donna senza fissa dimora che vive in un camper dando da mangiare ai piccioni della zona.

la fotografa ucraina Zhanna Stankovych
Zhanna Stankovych

La fotografa Zhanna Stankovych

Credo che sia proprio a persone come Mira che la fotografa abbia voluto dedicare questa mostra. Originaria dell’Ucraina, Zhanna Stankovych arriva a Roma venticinque anni fa. Pianista e compositrice di professione, coltiva anche la passione per la letteratura e la fotografia. Con il reportage dedicato a Piero Patriarca, presente nella mostra, ha vinto nel 2022 il premio Sarajevo Photo Festival, e alcuni suoi lavori sono stati esposti ai “Rencontres de la Photografie” di Arles, il più importante festival fotografico europeo. A Roma ha già tenuto tre mostre personali – Dove sorge il sole, Mondo ex e Marte Nostrum, premiata al Campidoglio al concorso nazionale “Alberoandronico”.

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Arriva la settima stagione dei Cesaroni. Antonello Fassari: a giugno torno alla Garbatella

Riparte la serie televisiva più amata della Garbatella. I Cesaroni, giunti ormai alla settima stagione, torneranno a giugno nella Borgata Giardino, dopo 10 anni di assenza. Ad annunciarlo è Antonello Fassari, interprete del ruolo di Cesare, in un’intervista rilasciata a La Repubblica il 14 gennaio.

La dichiarazione di Fassari

“A giugno tornerò sul set alla Garbatella, ma non so molto altro, per ora” ha dichiarato l’attore a La Repubblica, per poi perdersi nei ricordi legati al successo delle prime trasmissioni: “I Cesaroni sono stati un fenomeno fortissimo. Con Max Tortora ci dicevamo: uno va per strada, si sente come se fosse i Beatles, poi torna a casa e mangia da solo davanti alle piastrelle di maiolica. Una schizofrenia totale.”

Le prime voci di corridoio, però, circolano già da ottobre scorso quando Claudio Amendola, ospite a Verissimo, aveva accennato a Silvia Toffanin un possibile ritorno della serie. “Belli i Cesaroni, eh…? Mah, chissà…” aveva spifferato in tono enigmatico, toccandosi bocca, orecchie e occhi come per dire di non sapere altro.

Riprese al bar dei Cesaroni 2008
Riprese al bar dei Cesaroni nel 2008

L’enorme successo della serie

Con sei stagioni e otto milioni di spettatori, I Cesaroni sono una delle serie più seguite degli ultimi anni, un vero e proprio fenomeno di costume. La storia è quella di due famiglie – i Cesaroni e i Liguori – raccontata con i toni vivaci e ironici della romanità più verace. L’idea di ricominciare nasce proprio dall’enorme popolarità del format. Da quando la serie è stata inserita su piattaforme streaming come Netflix e Prime Video, infatti, i 142 episodi che la compongono hanno vissuto un vero e proprio revival.

“Per noi I Cesaroni come Un Medico in Famiglia sono due serie tv importantissime che al momento stanno vivendo una seconda vita e vorremmo accontentare i nostri fan” ha dichiarato a Tvserial.it Verdiana Bixio, presidente della casa di produzione Publispei. “Il nostro obiettivo è emozionare il pubblico con storie che appassionino, proprio per questo con un brand come I Cesaroni ci vuole una storia forte e unica.”

Il cast della prossima stagione

Le riprese cominceranno il prossimo giugno, ma le informazioni sul cast e sulla data di trasmissione dei nuovi episodi sono ancora limitate. Sembrano confermati Antonello Fassari, Claudio Amendola e Max Tortora, mentre è da escludere la partecipazione di Alessandra Mastronardi – nella serie Eva Cudicini – e di Elena Sofia Ricci – alias Lucia Liguori – che hanno declinato pubblicamente l’invito a tornare sul set. Le novità nei personaggi saranno molte, in parte dovute ai 10 anni che sono trascorsi dalla loro ultima comparsa. “Quando partimmo nel 2006 avevo 54 anni, oggi ne ho 71” ha proseguito Fassari intervistato da La Repubblica, “per forza cambierà qualcosa anche nel personaggio. Gli spagnoli (I Cesaroni è basato sul format spagnolo Los Serrano, ndr) furono intelligenti a inventarsi un cinquantenne così, tirchio e vergine. Il tormentone che amarezza invece è mio, che poi non è una battuta, è più una sentenza filosofica.”

Insomma, tra ricordi e aspettative, per ora agli appassionati non resta che attendere.

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Una mozione capitolina per potenziare il consultorio di largo delle Sette Chiese

La lunga battaglia per la difesa del consultorio di largo delle Sette Chiese ha avuto un seguito. Tutto inizia lo scorso 1° settembre, quando l’Asl Roma 2 sposta i servizi di ginecologia nella sede di Tor Marancia in via dei Lincei 93.

Il trasferimento definitivo delle ginecologhe, che prima si dividevano tra le due sedi, aveva l’obiettivo di ottimizzare le risorse, ma ha suscitato malumore e proteste tra numerose donne della Garbatella che lo scorso 22 novembre hanno organizzano un’occupazione simbolica per sottolineare l’importanza sociale dei consultori. In queste ultime settimane una svolta sembra venire dall’Assemblea Capitolina, che il 12 gennaio ha approvato una mozione per chiedere un’interlocuzione con la Regione, responsabile dei servizi sanitari. L’istanza è stata portata in aula Giulio Cesare dalla consigliera Michela Cicculli, presidente della Commissione per le Pari Opportunità.

Le parole di Michela Cicculli

“L’approvazione della mozione è il segno tangibile di un indirizzo politico” ha commentato Michela Cicculli. “È necessario che l’Assemblea Capitolina si faccia portavoce delle istanze del Municipio VIII, e in generale dei problemi legati ai consultori in molti altri quartieri di Roma, per esempio a Centocelle.

È necessaria un’attenzione maggiore per potenziarli risolvendo il problema centrale della carenza di personale.” Sono criticità che in Italia si riscontrano a tutte le latitudini. L’ultimo censimento ufficiale risale 2019, quando si contavano 1.800 consultori, circa il 60% in meno dello standard minimo previsto per legge – riporta La Repubblica in un articolo dell’8 gennaio – ma già dal 2007 si registrava un calo costante, che ha fatto sì che in dodici anni almeno 300 strutture andassero perse.

“A largo delle Sette Chiese non c’è il rischio di una chiusura” ha continuato Cicculli. “Si tratta di una situazione provvisoria dettata dalla mancanza del personale. Mancano le ginecologhe e il servizio di accoglienza.” La consigliera di Sinistra Civica ha quindi sottolineato l’importanza di valorizzare le strutture e di coinvolgere maggiormente i territori, oltre che intervenire nelle situazioni emergenziali. “Il mio personale auspicio è che questi servizi rimangano pubblici e laici” ha concluso, “senza interferenze con associazioni ultracattoliche che minano la libertà di scelta delle donne.”

Lo scorso 22 novembre un gruppo di donne ha occupato il consultorio di largo delle sette chiese
Occupazione del consultorio lo scorso 22 novembre

I tre atti municipali e le dichiarazioni della consigliera Simonetta Novi

Con l’Amministrazione regionale al momento il Comune di Roma non ha tavoli aperti sulla questione. Dalla Regione dipendono i concorsi per il reperimento di personale e lo stanziamento di risorse. Anche il Municipio VIII è sceso in campo, approvando nel corso degli ultimi mesi tre atti per la valorizzazione del Consultorio.

La prima proposta di risoluzione risale al 2 ottobre dello scorso anno e dà mandato al presidente e agli assessori di promuovere un tavolo di confronto tra l’amministrazione Regionale e il “Coordinamento delle assemblee delle donne e libere soggettività dei Consultori del Lazio”, un comitato fondamentale, come ha sottolineato la consigliera Simonetta Novi. “Ai tempi dell’amministrazione Zingaretti l’Assemblea delle donne era presente ufficialmente al tavolo istituzionale della Regione Lazio, per fare monitoraggio sulla situazione dei consultori. Raccoglieva dati e riportava le criticità dovute alla presenza degli obiettori di coscienza. In passato ha anche ottenuto l’assunzione di 100 medici e operatori sanitari nel Lazio. Si tratta di un soggetto qualificato che la Regione riconosceva come interlocutore, ma col cambio di amministrazione il tavolo non è stato più aperto.”

L’8 novembre scorso, invece, le forze di maggioranza del Consiglio Municipale hanno messo all’ordine del giorno la situazione di largo delle Sette Chiese, con l’auspicio che “il Presidente e la Giunta della Regione Lazio si attivino con gli uffici e le strutture preposte al fine di istituire un tavolo di lavoro tra l’istituzione regionale, Asl Roma 2, le Assemblee del Coordinamento dei Consultori, il Municipio Roma VIII e gli enti del terzo settore.”

“A seguito di queste prime due mozioni, il presidente Ciaccheri e le assessore Vetri e Aluigi hanno incontrato i responsabili dell’Asl Roma 2 Magliocchetti e Mastromattei” ha continuato la consigliera Novi. Nella riunione della Commissione Politiche Sociali del 21 novembre scorso, Maya Vetri ha riportato le tre proposte di intervento fatte alla Regione – l’assunzione di personale attivo nell’ambito del privato, di studenti specializzandi o medici in pensione – tutte soluzioni emergenziali di cui si è già fatta esperienza negli anni della pandemia. “Il problema riscontrato è che queste figure non sono disposte ad affrontare lavori così impegnativi a fronte di compensi bassi, c’è un problema di base relativo alla retribuzione del personale sanitario” ha sottolineato l’assessora Vetri il 21 novembre.

L’ultimo passo risale allo scorso 10 gennaio, quando il Consiglio Municipale ha approvato una terza mozione, proposta dalla Lista Civica Calenda, in cui si chiede al presidente e agli assessori competenti di farsi promotori presso il sindaco della richiesta di far scorrere tutte le graduatorie esistenti, al fine di rafforzare i servizi offerti dal consultorio. “Dalla Regione è stata riportata la difficoltà di reperire personale” ha concluso Simonetta Novi, “ma con la nostra terza mozione abbiamo voluto sottolineare che le graduatorie del settore sanitario, non risentendo del tetto massimo del 20 per cento, possono essere fatte scorrere fino in fondo per reperire professionisti qualificati.”

L’intervento dell’assessora Alessandra Aluigi

“Bisogna valorizzare i consultori anche in nome della lotta politica e culturale che essi rappresentano” ha commentato Alessandra Aluigi, assessore alle Politiche Sociali e alla Sanità. “Abbiamo approvato questi tre atti che ci impegnano a farci portavoce di questa istanza presso il sindaco e la Regione, con la quale il presidente Ciaccheri sta cercando di interloquire.” La pressione politica resta infatti l’unica forma di intervento possibile per Comune e Municipi.

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“La potenza del lavoro di squadra”, presentato il nuovo murale del liceo artistico Caravaggio

Le pareti dell’istituto Caravaggio, il liceo artistico di via Odescalchi 75, si arricchiscono di un nuovo murale.

È stato iniziato la settimana scorsa e verrà completato il 5 gennaio dall’artista argentina Agus Rucula, inserita tra le 50 artiste contemporanee essenziali dalla pubblicazione “Street art by women.” L’opera, intitolata “La potenza del lavoro di squadra”, rappresenta una donna e un uomo che si danno le spalle. Tra i due cresce una pianta, simbolo della solidarietà, sullo sfondo di un campo di girasoli.

Le parole di Livia Fabiani

L’opera, presentata oggi 3 gennaio presso il cortile dell’istituto, è stata finanziata dalla Regione Lazio e patrocinata dal Municipio VIII. A organizzare il progetto è scesa in campo l’associazione giovanile VenUs, che si occupa della valorizzazione dei talenti femminili nel campo dell’arte urbana.

“Il nostro obiettivo è sensibilizzare sulla questione di genere all’interno del mondo dell’arte” ci ha raccontato la presidentessa Livia Fabiani. “Nel tempo abbiamo organizzato un ciclo di laboratori in diverse scuole della durata di sei mesi, dove i ragazzi hanno potuto riflettere sulla questione delle pari opportunità. Lavorare con gli studenti delle superiori è fondamentale perché permette di entrare in contatto con un’età cruciale, oltre che sensibilizzare quelli che sono i cittadini del futuro. Per i prossimi anni speriamo di entrare in contatto con qualche scuola media, sarebbe molto importante raggiungere anche i ragazzi più giovani.”

Il progetto svolto all’interno del liceo Caravaggio ha coinvolto per il secondo anno di seguito 15 studenti, come racconta la vicepreside Veronica Toms. “I laboratori si sono divisi in due parti” ha continuato Livia Fabiani. “In una prima parte, più teorica, si è parlato del linguaggio, della violenza di genere, dei Nobel assegnati alle donne nel corso del tempo. Nella seconda parte, invece, si è passati all’opera. Nel corso del mese di dicembre, gli studenti hanno dipinto i murali visibili sul muro esterno dell’istituto.”

Per la realizzazione di queste opere, i ragazzi hanno ideato le immagini, scattato le fotografie che hanno fatto da modello e infine, sotto la supervisione di Agus Rucula, hanno dipinto il muretto esterno in corrispondenza del cortile. “Anche questa volta l’iniziativa ha visto una bella partecipazione” ha confermato la vicepreside Toms. “È già il secondo anno che organizziamo il progetto.”

A dicembre 2022 in collaborazione con l’artista Rame13 è stato infatti completato un altro murale, “Consapevolezza”, che presenta una figura femminile in primo piano circondata da personaggi che reggono stendardi con le parole “equality” e “rights”. Tra le mani della donna, sboccia una pianta che rappresenta l’amore e la crescita. Quest’opera, come del resto il murale proposto quest’anno, mira a far riflettere sui temi dell’uguaglianza, dell’amore e del rispetto.

Murales realizzati dagli studenti del liceo

L’artista Agus Rucula

Agus Rucula è una giovane artista argentina che, dopo aver studiato in un istituto artistico di Buenos Aires, dal 2012 è impegnata nel campo della street art. “L’idea delle due persone che si danno le spalle nasce da una fotografia che avevo già” ci ha raccontato. “Quanto allo sfondo con il campo di girasoli, mi sono ispirata ai paesaggi del sud Italia, in particolar modo della Calabria.

La pianta che cresce tra le due figure invece rappresenta la solidarietà, che non può nascere e prosperare senza la collaborazione di tutte le parti. Mi è piaciuto molto lavorare su una parete così alta perché mi ha dato la possibilità di sviluppare un primo piano e un ampio sfondo” ha continuato. I protagonisti del murale osservano con aria assorta qualcosa che sta al di là della scena rappresentata. “La domanda che sorge è: cosa stanno guardando?” ha proseguito l’artista. “Ho potuto realizzare un’immagine così articolata anche grazie alla configurazione della parete.”

La scelta della scena da rappresentare non è stata immediata. Il progetto originale era diverso: prevedeva una donna in primo piano, china, dallo sguardo molto intenso. Ma in seguito l’artista e l’associazione VenUs hanno optato per un murale che sottolineasse maggiormente il valore della cooperazione.

Il presidente Ciaccheri e alcuni membri di VenUs

Iniziative affini sul territorio del Municipio VIII

Presente all’evento il minisindaco Amedeo Ciaccheri, il quale ha confermato la lunga collaborazione di VenUs con il Municipio VIII. Nell’ambito delle iniziative municipali è centrale anche il ruolo di Toponomastica femminile, un’associazione attiva in tutta Italia con l’obiettivo di intitolare piazze e vie a personaggi femminili di rilievo.

“Da ormai undici anni ci occupiamo di mettere in luce storie di donne che non sempre hanno ricevuto un giusto riconoscimento” ci ha spiegato la presidentessa Maria Pia Ercolini. “Organizziamo poi ogni anno un concorso rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, Sulle vie della parità, al quale in passato hanno partecipato anche istituti dall’estero.”

Sul territorio del Municipio VIII bisogna invece ricordare l’iniziativa ‘nDonnamo. Vie libere alle donne, nel quartiere di San Paolo, che ha visto la partecipazione di Toponomastica femminile insieme ad altre due associazioni – Global Shapers e FormaScienza.

Il progetto si è concluso con una visita guidata che ha messo in luce il contributo di sei scienziate: le matematiche Sofja Kovalevskaja, Anna Maria Ciccone, Cornelia Fabri e Margherita Beloch Piazzolla, la virologa Isabel Morgan e la fisica Katherine Johnson. A largo Giuseppe Veratti, a novembre 2022, l’associazione Dominio Pubblico aveva già coinvolto cinque artiste – Rame13, Giulia Ananìa, Martina Cips De Maina, Zara Kiafar e Giusy Guerriero – nella realizzazione di tre murales dedicati a Laura Bassi, la prima donna al mondo a ottenere una cattedra universitaria, la fisica Rosalind Franklin, l’astrofisica Cecilia Payne e la filosofa Ipazia. Queste due iniziative parallele hanno cercato di svelare un altro volto della scienza, in un quartiere in cui le vie sono tutte dedicate a scienziati uomini.

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L’oscar dei corti in ricordo di Francesco Valdiserri

Ancora un’iniziativa in ricordo di Francesco Valdiserri, il ragazzo scomparso l’anno scorso a seguito di un tragico incidente sulla Cristoforo Colombo. Stavolta a parlare di lui sarà il cinema, tramite un concorso organizzato dall’associazione culturale Controchiave in collaborazione con i genitori del ragazzo, Paola Di Caro e Luca Valdiserri.

Il bando

Il concorso è rivolto ai giovani tra i 16 e i 23 anni, che avranno la possibilità di presentare entro il 15 febbraio un cortometraggio di massimo 10 minuti a tema libero ma con filo conduttore la propria generazione, inviandolo all’indirizzo 24framealsecondo@controchiave.it.

“Non abbiamo voluto imporre un tema fisso” ci ha spiegato Marcello dell’associazione, “proprio per dare libero spazio ai ragazzi.” L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività cinematografiche gestite da Controchiave con nuovo slancio nel corso degli ultimi due anni, dopo un lungo periodo di pausa.

Dall’anno scorso infatti viene organizzato “24 frame al secondo”, un cineforum con cinque proiezioni su un tema stabilito – nel 2023 è stato il lavoro, nel 2024 sarà la crescita. Il concorso dei cortometraggi nasce dallo stesso spirito, ci ha spiegato Marcello. “Il nostro intento è di mettere a confronto i lavori di giovani senza esperienza e i film di successo, quest’anno sul tema della crescita, dell’evoluzione dall’infanzia all’età adulta.”

Modalità di svolgimento

Per mettere in luce il confronto, i lavori dei ragazzi verranno proiettati in cinque date – 20 gennaio, 3 e 17 febbraio, 2 e 16 marzo – prima del film in programma nella rassegna, all’interno della sede in via Gaspare Gozzi 153. A seguire, dibattiti e approfondimenti con esperti del settore.

Una giuria presieduta dal regista Paolo Virzì sarà quindi incaricata di scegliere i 10 migliori cortometraggi, tra i quali verrà nominato un vincitore nel corso di una serata speciale che si terrà il 13 aprile; le categorie premiate saranno il miglior film, il soggetto più originale, la migliore realizzazione tecnico-artistica, insieme a un premio speciale dedicato alla memoria di Francesco. Al vincitore assoluto verrà consegnato un voucher per un viaggio in una capitale europea; gli altri premi consisteranno in corsi di aggiornamento, abbonamenti, materiale per approfondimento cinematografico.

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Anche il Socrate è occupato

Virgilio, Tasso, Mamiani e adesso anche il Socrate. Alle undici scuole occupate a Roma, da qualche giorno si è aggiunto il liceo classico e scientifico della Garbatella. L’occupazione, promossa dal collettivo Dante Di Nanni ma condivisa da molti altri studenti, ha avuto luogo martedì mattina.

Il comunicato del preside

“Nella mattinata del 12 dicembre la sede centrale del Liceo Socrate è stata occupata da una minoranza di studenti che arbitrariamente si sono introdotti nell’Istituto”: così inizia il comunicato del preside disponibile sul sito dell’istituto. “L’atto è già stato denunciato alle forze dell’ordine a cui è stato chiesto lo sgombero immediato della sede.”

Il liceo al momento è ancora occupato e lunedì gli studenti parteciperanno a un consiglio di istituto straordinario col preside Carlo Firmani, al fine di mostrare le loro proposte.

Le motivazioni degli studenti: la riforma Valditara

“La nostra occupazione viene dopo quella di altri istituti” ci hanno spiegato gli studenti, “ma ci teniamo a specificare che la nostra mobilitazione è indipendente, anche se le motivazioni possono essere simili”.

Tra le ragioni di una presa di posizione così forte, l’avversione alla politica conservatrice perseguita dal Governo attuale, soprattutto nel campo dell’istruzione. Come spiega il comunicato degli studenti pubblicato sulle pagine social del collettivo, la riforma dell’istruzione proposta dal ministro Giuseppe Valditara è considerata inaccettabile.

Meritocrazia e voto in condotta

Tra i molti punti affrontati, la meritocrazia e i nuovi parametri per l’assegnazione del voto in condotta e della sospensione.

“Al momento si rischia la bocciatura se all’interno di una scuola si infrange il codice penale” ci ha spiegato Laura, una studentessa. “Con questa riforma, invece, basta l’infrazione del regolamento d’istituto per essere sospesi per quindici giorni e quindi essere bocciati. È chiaramente un modello educativo basato sulla paura. Le scuole dovrebbero istruire, non punire.”

Quanto al merito, si tratta di un criterio che, a detta degli studenti, crea disuguaglianze classiste in una società in cui non tutti partono con le stesse possibilità.

Alternanza scuola-lavoro

Altra questione centrale è il PCTO (alternanza scuola-lavoro) introdotto dalla riforma Giannini della “Buona scuola” nel 2015 e implementato nella nuova proposta di riforma.

Gli occupanti considerano l’alternanza scuola-lavoro un modo per subordinare la scuola alle necessità del mercato. L’aumento delle ore lavorative negli istituti tecnici e l’inserimento di figure professionali aziendali tra i professori sono altri punti nevralgici. Gli studenti ritengono inoltre inaccettabile la riduzione degli anni di scuola a quattro negli istituti tecnici, considerata un provvedimento classista volto a creare scuole di serie A e di serie B.

“La scuola che dovrebbe essere un luogo di formazione culturale e personale – sottolinea in più punti il comunicato degli occupanti – non un sistema finalizzato al lavoro e che prepara allo sfruttamento.”

Sulla violenza di genere

Nel comunicato gli studenti toccano anche temi di scottante attualità come la violenza sulle donne e la guerra in Ucraina e il conflitto Israele-Palestina.

Sulla violenza di genere tengono a specificare che non ha senso affrontare la questione alla luce di un episodio mediaticamente eclatante come il terribile omicidio di Giulia Cecchettin, ma che bisogna considerare il problema nella sua totalità. Secondo i dati ISTAT sono oltre cento i femminicidi avvenuti quest’anno, un numero preoccupante che spinge gli studenti a interrogarsi sui valori trasmessi da questa società. È il maschilismo inteso come problema culturale che è al centro dei loro dibattiti da anni – chiariscono nel comunicato.

Sulle guerre in corso

“Soldi alla scuola non alla guerra”: questo è lo slogan degli occupanti, che auspicano l’aumento dei finanziamenti destinati all’istruzione e la cessazione dell’invio di armi in Ucraina.

A fronte dei conflitti che da mesi insanguinano le più disparate latitudini del globo, gli studenti hanno un obiettivo concreto. Proporranno la sottoscrizione di una dichiarazione che attesti la contrarietà del Socrate all’intervento dell’Italia nelle guerre.

“Sarebbe la prima volta che una scuola prende una posizione così netta” ha continuato Laura. “Si tratta di manifestare una posizione morale prima che politica.” La proposta verrà avanzata lunedì durante un consiglio di istituto straordinario concesso dal preside Firmani agli studenti.

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Le premiazioni di “Corri forte cresci bene”

Arrivano le premiazioni per l’iniziativa “Corri forte cresci bene”. I giovani partecipanti alla maratona della Garbatella – bambini al di sotto dei 10 anni – sono invitati a presentarsi per la consegna delle medaglie il prossimo giovedì 14 dicembre.

Il grande successo della maratona

Domenica 26 novembre si è svolta con successo la ventinovesima edizione di CorriallaGarbatella, la storica gara podistica della Borgata Giardino organizzata, come ogni anno, dall’associazione sportiva e culturale Rione Garbatella.

Circa 300 i bambini che hanno aderito alla sezione non competitiva “Corri forte cresci bene”. Il successo di questa edizione, la più partecipata degli ultimi anni, ha sorpreso gli stessi organizzatori.

Giovedì 14 dicembre

Come preannunciato, il presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri e l’assessore alle Politiche Scolastiche Francesca Vetrugno incontreranno i piccoli atleti il prossimo giovedì alle 16:30 presso l’Agenzia Allianz in Circonvallazione Ostiense 171. Verrà consegnata a ogni bambino una medaglia di partecipazione.

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All’Arcipelago presentato l’ultimo romanzo di Paolo Di Paolo

Lo scorso giovedì 7 dicembre alle ore 17:30 è stato presentato alla biblioteca Arcipelago “Romanzo senza umani”, l’ultimo lavoro di Paolo Di Paolo. “Siamo contenti di proseguire con questi incontri” ha dichiarato l’assessore alla Cultura Maya Vetri in apertura. “Questo è un luogo a cui teniamo molto, abbiamo a cuore la promozione della lettura e degli incontri con gli autori. Con la biblioteca Arcipelago c’è una grande intesa, l’abbiamo eletta quasi a laboratorio culturale del Municipio.

Tra l’altro da poco ha aperto un’altra biblioteca, in via Costantino. Posso dire che stiamo costruendo qualcosa di nuovo, anche se il lavoro da fare è ancora tanto.” Nella sala quasi piena, tappezzata di librerie e animata anche dalle lucette di un albero di Natale, l’atmosfera era cordiale e distesa.

Gli interventi

Dopo le parole di Rita Santolamazza del gruppo di lettura “Leggere in circolo”, che ha messo in evidenza alcuni temi del libro– la solitudine, lo scorrere devastante del tempo, la glaciazione della natura e il congelamento dell’anima – il critico letterario Andrea Di Consoli, ha sottolineato la complessità dell’opera, dovuta all’andamento serpeggiante della narrazione e alla densità di stile. Inoltre ha rimarcato l’importanza e la poeticità dell’immagine iniziale del lago ghiacciato, specchio dei “congelamenti, cambi di stagione, improvvisi rovesci della nostra vita.”

Il gelo e la memoria, visti come i veri protagonisti del romanzo, danno voce alle inquietudini del nostro tempo, alla freddezza delle relazioni, alla mancanza di stimoli, all’assenza di introspezione. “Noi stiamo vivendo una stagione di congelamento” ha ragionato Di Consoli. “La nostra è una piccola era glaciale in cui tutti sono infelici e tutti hanno paura di pronunciare la parola infelicità. Io credo che mai gli italiani siano stati così tristi e soli.”

Dal circolo di lettura

I membri del circolo di lettura hanno inoltre letto e commentato passaggi significativi del romanzo chiedendo pareri e chiarimenti all’autore. Gli interventi hanno affrontato i temi dei ricordi archiviati, della diversità dei punti di vista che non coincidono mai, dell’idea imperfetta che abbiamo di noi e che trasmettiamo agli altri in forma ancora più imperfetta; tutte riflessioni molto sentite e interiorizzate dai lettori.

In un mondo in cui le relazioni sono congelate dall’imbarazzo, la fuga nasce dal contesto o da se stessi? La fuga è un errore o una necessità? La difficoltà di comunicazione del protagonista nasce da sé o dagli altri? È lui per primo che non sa cosa trasmettere? È lui per primo che non riesce a comunicare con se stesso?

“Questo libro ci è piaciuto molto e ne abbiamo discusso a lungo” ha aggiunto la Santolamazza, quasi a voler giustificare la complessità delle osservazioni proposte. “All’interno del circolo ci sono stati dibattiti anche molto accesi.”

Da Proust ai poeti del secolo scorso

Si è anche parlato degli innovativi espedienti sintattico-grafici del romanzo. L’autore interrompe bruscamente un capitolo per poi completare il periodo in quello successivo, dando al lettore un forte senso di spaesamento e quindi spunti di riflessione. “La sperimentazione grafica è un esercizio che ho ripetuto spesso” ha spiegato Paolo Di Paolo. “In alcune pagine di Mandami tanta vita, per esempio, ho inserito i caratteri tipografici dei giornali.

La segmentazione dei periodi in Romanzo senza umani sembra un elemento accessorio, invece è una caratteristica fondamentale che deriva dall’abitudine alla lettura della poesia del Novecento, che ha una componente grafica non trascurabile.”

In chiusura la poetessa Antonietta Tiberia ha sfiorato il tema del ricordo in Proust, che l’autore ha sviluppato in questo modo: “Il ricordo è un tema centrale nel mio romanzo. Anche io, come molti, sono rimasto affascinato dal grande organismo narrativo della Recherche. Nel mio libro, però, c’è un tentativo di liquidazione quasi giocosa dell’opera di Proust. Mentre il romanziere francese cerca – o almeno finge di cercare – la memoria involontaria, il mio protagonista è ossessionato dalla necessità di ricostruire il ricordo. In Marcel Proust c’è un atteggiamento incantato nei confronti del passato, che si ripropone spontaneamente. Qui invece il ricordo è una conquista faticosa e non sempre possibile.”

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All’Approdo una giornata dedicata alla poesia

Domenica 3 dicembre un gruppo di poeti da tutta Roma si è riunito nel piccolo cortile dell’Approdo – la biblioteca comunale in via Magnaghi 12 – per condividere versi sul tema della pace.

L’iniziativa, che prende il nome di “Radici di pace”, è stata organizzata dalla poetessa romana Ilaria Giovinazzo e ha ricevuto il sostegno di Medici senza Frontiere, a cui saranno devolute le offerte raccolte nel corso dell’incontro durato l’intera giornata.

Radici di pace

“La pace non è un sogno, può diventare realtà.

Ma per costruirla bisogna essere in grado di sognare”: questa riflessione di Nelson Mandela riassume lo spirito dell’evento, organizzato con l’intenzione – come è stato ricordato in apertura – “di far sentire la flebile voce dei poeti su un tema di scottante attualità come quello della guerra”. “Le parole” è stato ribadito nel corso della mattinata, “possono essere dure come pietre. Ma possono anche diventare mattoni per costruire prospettive.”

Sotto la supervisione di Ilaria Giovinazzo e Fabio Sebastiani, i presenti si sono alternati leggendo poesie proprie e dando voce a versi di autori israeliani e palestinesi come Lea Goldberg e Mahmoud Darwish, accanto a opere di grandi poeti del secolo scorso del calibro di Osip Mendel’stam, Anna Achmatova e Wislawa Szymborska.

La poetessa romana Lucia Elia ha sottolineato la differenza tra pace sociale, pace tra Stati e pace interiore, rimarcando l’importanza di quest’ultima. Da qui la lettura di poesie su tematiche personali, come quella di Leila Falà in cui la pace è intesa come riappacificazione di due care amiche dopo un litigio che ha fatto soffrire entrambe. Durante l’incontro è stata inoltre ribadita l’origine del termine pace, che avendo la stessa radice indoeuropea di patto indica una saldatura, un’alleanza a seguito della divisione.


Incontro “Radici di pace” all’Approdo

Le altre iniziative dei poeti romani

Sabato scorso nel giardino della Piramide Cestia si è svolto uno dei molti incontri del Festival della Poesia. Presente il gruppo di Garbatella della Poetanza, che ha letto versi di Vivian Lamarque, premio Strega per la poesia nel 2023, e di Louise Gluck, premio Nobel per la Letteratura nel 2020. I poeti hanno partecipato a coppie leggendo poesie affini per tematica.

L’evento, organizzato col patrocinio della Soprintendente Speciale Daniela Porro e la collaborazione del Drugstore Museum in via Portuense 317, è iniziato a settembre e proseguirà straordinariamente fino a gennaio. “Per questi incontri siamo stati al Tempio di Minerva e nell’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme” ci ha raccontato la poetessa di Garbatella Antonietta Tiberia, “è stato anche un modo per vedere questi siti archeologici animati di poesia, un modo per scoprire angoli nuovi di Roma.”

Gli appuntamenti hanno avuto luogo anche nella villa di Livia lungo la via Flaminia, nel Mausoleo di Sant’Elena in via Casilina e a Tor San Michele a Ostia, con l’obiettivo di riempire di letture e discussioni gli ambienti più disparati della Capitale.

Premiazioni del concorso “Voci di casa”

La Poetanza al concorso “Voci di casa”

Il gruppo della Poetanza ha inoltre ricevuto lo scorso venerdì una menzione d’onore in Campidoglio per la poesia “Guerra? No, grazie” firmata da Antonietta Tiberia.

Presenti in aula in occasione della quindicesima edizione del premio letterario “Voci di casa” Ornella Consalvi, Daniela del Monte, Angela Demma, Ivana Pallavicini, Luciana Prisciandaro, Mattia Broggiati, autori provenienti da tutta Italia che hanno partecipato con un testo di prosa o di poesia.

“Il gruppo di cui facciamo parte è quello delle casalinghe italiane” ci ha spiegato la Tiberia. “Siamo un gruppo di casalinghe e casalinghi che si dedicano alla letteratura. A Garbatella il gruppo si riunisce a Santa Galla; venerdì in Campidoglio eravamo un un buon numero e molto eterogenei: per darvi un’idea, c’era una ragazzina di 13 anni e una signora di 94. È stato bello vedere l’impegno di tutti noi riconosciuto” ha concluso la poetessa.

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Piazza dei Navigatori: una raccolta di firme contro la riqualificazione

di Anna Di Cesare

Al momento sono più di 400 e sembrano destinati ad aumentare. Stiamo parlando dei cittadini indignati per la “riqualificazione” di piazza dei Navigatori. La petizione, promossa da Alessandra De Cesare, circola da inizio ottobre in forma sia cartacea che digitale, mietendo consensi non solo tra gli abitanti dei palazzi storici ma addirittura tra i residenti di altre zone di Roma, che a fronte di questa campagna non riescono a non prendere posizione. Nel corso delle ultime settimane sono apparsi manifesti su pali e colonne del porticato, presso le portinerie e i bar, nei cortili e per le strade. L’appello a chi legge è lo stesso: firmare per proporre una vera riqualificazione dell’area, che a seguito dei lavori durati oltre sei mesi – sono iniziati il 24 febbraio scorso e sarebbero dovuti terminare ad aprile, ma così non è stato – non solo non ha riscontrato miglioramenti ma addirittura un chiaro peggioramento. Il giardino che si trova in corrispondenza degli edifici storici non presenta più quattro ingressi e uno spiazzo centrale dotato di panchine: adesso a collegare via delle Sette Chiese e la fermata dell’autobus su via Cristoforo Colombo è uno stradone di quattro metri di larghezza che taglia a metà l’area verde. Nel testo della deliberazione municipale la costruzione di questo collegamento è intesa come “un forte attrattore sociale” destinato a determinare “una gerarchia di percorsi e spazi di sosta.” Ma sono in molti a restare perplessi di fronte alla portata e dall’apparente mancanza di criterio degli interventi.

Prima di tutto la “gerarchia di percorsi” promessa dalla deliberazione non esiste – lamentano i residenti – perché la strada adesso è una sola, e sicuramente non opera da attrattore sociale in quanto collega un mercato semideserto (quello in via delle Sette Chiese vicino a largo Bompiani) con una via di scorrimento come la Cristoforo Colombo. Il percorso in questione, privo di segnaletica o dissuasori, risulta inoltre eccessivamente largo per un passaggio pedonale, talmente largo che molti autisti in passato l’hanno scambiato per una strada carrozzabile, usandolo come scorciatoia e addirittura parcheggiando in mezzo al giardino. Dopo l’intervento della polizia municipale l’episodio non si è ripetuto.

Riqualificazione piazza Navigatori Roma
Riqualificazione piazza Navigatori Roma

“Ci hanno avvisati da un giorno all’altro, chiamando riqualificazione quella che è un’imponente alterazione dell’impianto del giardino” ci ha raccontato Alessandra De Cesare. “Pensavamo che riqualificare un’area verde significasse piantare alberi, sistemare le aiuole, rimettere le panchine che erano rotte. Invece hanno stravolto tutto.” A suscitare indignazione è soprattutto la costruzione del camminamento che taglia a metà il giardino e che, correndo parallela ai palazzi, isola questi ultimi rispetto a via delle Sette Chiese e soprattutto dalla fruizione del giardino stesso. Per accedere all’area verde adesso bisogna passare per la nuova piazzola dei taxi, recentemente introdotta in sostituzione di una fermata già presente nella strada adiacente.

Attualmente però quest’area viene usata come posteggio dai residenti, perché il parcheggio dei taxi – che non dispone ancora della colonnina – non è entrato in funzione. Ma le criticità riscontrate riguardo questa nuova sistemazione per i taxi sembrano essere già due. Da una parte la difficoltà per gli autisti di mantenere l’ordine di arrivo in un parcheggio a pettine; d’altra parte la pericolosità della piazzola situata in mezzo a un giardino buio. “Un tassista ci ha già detto che qui il turno di notte non lo farà mai” ci ha confermato qualche settimana fa Rossella Chiossi, un’altra residente della zona. “Lo ritiene pericoloso perché l’accesso alla piazzola è unico. Si entra e si esce dallo stesso varco. Pertanto, se quest’unico ingresso viene bloccato da un malintenzionato, i tassisti non potrebbero uscire e dunque si troverebbero in una situazione di pericolo.”

Insostenibile è l’aumento del degrado. Cumuli di spazzatura nelle aiuole, tubi e tombini sporgenti, addirittura delle siringhe che i residenti affermano di aver trovato nel nuovo parcheggio, tra una macchina e l’altra. “Qua dietro si può nascondere chiunque” ha continuato Alessandra De Cesare. “Con le macchine disposte parallelamente alla strada, in modo da coprire la visuale, questa di notte è diventata una zona da evitare.”

Mancano le panchine lungo il viale e i tombini nella piazzola, per non parlare dell’illuminazione a pavimento tanto decantata dalla deliberazione. Alcuni residenti, inoltre, assicurano che durante gli interventi due pini sono stati rimossi, che le piante di oleandro sono state estirpate e che è diminuito anche il numero dei lampioni.

“Ma l’area di verde pubblico è chiaramente aumentata a seguito dei lavori” ha dichiarato l’Assessore alle Politiche Ambientali del Municipio VIII Claudio Mannarino. “Se si guarda la pianta ante e post operam si nota che lo spazio adibito al verde pubblico adesso è maggiore:  erano 2627 metri quadrati, adesso 3047, vale a dire con un aumento di 420 mq di verde. In origine erano presenti diversi percorsi cementificati, che abbiamo eliminato sostituendoli con un’unica strada in mezzo. Il criterio dei nostri interventi è stato quello di ridurre il cemento e restituire ai cittadini aree verdi. Sicuramente persistono alcune problematiche che risolveremo nei prossimi giorni, entro Natale al massimo” ha proseguito l’Assessore. “Entro questa data infatti introdurremo sicuramente panchine, alberi e lampioni, oltre che la colonnina nel nuovo posteggio dei taxi. L’illuminazione sarà a led, il che comporterà una riduzione dei costi e un aumento di luminosità. Prima i lampioni erano 15, a breve saranno 21.” L’assessore ha quindi continuato affrontando una delle tematiche cruciali. “Quanto ai taxi, abbiamo spostato il posteggio per non creare intralcio lungo la strada. In passato capitava che i taxi arrivassero fino a via delle Sette Chiese” ha dichiarato. “Adesso invece hanno tutto un’area a loro disposizione, e il servizio sarà più ordinato e rapido. È vero che l’ingresso è unico, ma se nel parcheggio posteggeranno solo taxi il problema del traffico non dovrebbe sentirsi troppo perché ci sarebbe comunque meno viavai rispetto ad adesso. Tra l’altro l’ingresso è largo 6 metri, sufficiente per garantire il transito di due macchine, una in uscita e una in entrata. Il nostro obiettivo è di restituire ai residenti un’area che prima era fortemente degradata. C’era delinquenza, prostituzione anche a causa della scarsa illuminazione. Noi abbiamo voluto rendere il luogo più fruibile, prima di tutto sistemando la pavimentazione e poi cercando di rendere la piazza più frequentata con la presenza dell’ampio collegamento centrale e della piazzola dei taxi. A breve verranno anche piantumati nuovi alberi ornamentali; eviteremo volontariamente gli oleandri per non creare cespugli troppo folti, aree buie che rendano pericoloso lo snodo. Per ora quindi l’unico vero problema – e in questo i residenti hanno ragione” ha concluso l’Assessore Mannarino, “è la mancanza di arredamento pubblico, ma ripeto che entro Natale questo problema sarà certamente risolto.”

Rimane comunque un problema di ordine estetico molto sentito dai firmatari della petizione. Se prima gli edifici affacciavano su un parco, adesso molti appartamenti danno su un parcheggio. Avere un fazzoletto verde sotto casa per queste persone non è un lusso: è una necessità. Soprattutto con l’amena prospettiva della Foresta Romana, il complesso di architettura sperimentale, di oltre dieci piani, che verrà edificato sul terreno prospicente alla piazza togliendo panorama, aria e luce ai palazzi storici. Insomma, con la Colombo da una parte, la Foresta Romana dall’altra e un parcheggio sotto casa, agli abitanti di piazza dei Navigatori, per citare una nota pellicola di Benigni, “non resta che piangere.”

Quindi cos’è questa piazza, adesso? Un luogo di passaggio, al massimo. Quello che era un prezioso punto di incontro e condivisione, una piccola isola nell’inesorabile routine della vita romana, ha perso ogni valore aggregativo. Mancano i punti di riferimento, non ci sono più i frequentatori abituali. Ma la storia non finisce qui. Forti del consenso di oltre 400 persone, a breve i residenti invieranno una lettera di protesta al Municipio.

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Bronzo ai mondiali di karate per Clio Ferracuti

Dopo l’argento ai Giochi Europei ancora un podio per l’atleta della Garbatella

Clio Ferracuti

Ennesimo successo per Clio Ferracuti, la karateka originaria della Garbatella, atleta della Nazionale Fijlkam (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali). Alla ventiseiesima edizione dei Campionati Mondiali di karate – ospitati nella capitale ungherese dal 24 al 29 ottobre – la campionessa romana ha partecipato, sia in squadra che individualmente, conquistando una medaglia di bronzo a seguito della vittoria sulla kazaka Sofya Berultseva. La Ferracuti era già salita sul terzo gradino del podio in occasione dei Campionati Europei, che si sono svolti nel mese di marzo a Guadalajara in Spagna, e aveva vinto una medaglia d’argento ai Giochi Europei di fine giugno in Polonia.

Successi straordinari, insomma, a fronte dei quali viene da chiedersi quando e come è nata questa passione. “Avevo quattro anni quando ho iniziato- ha spiegato l’atleta – ovviamente a quei tempi facevo ancora degli esercizi preparatori, era troppo presto per accostarsi alla disciplina vera e propria.” Si allenava con suo padre, che lavorava al Fitness Center di via Benzoni 49, “una storica palestra della Garbatella particolarmente sensibile al reclutamento di giovani talenti – ci ha raccontato la campionessa – tant’è vero che di recente ha anche introdotto promozioni rivolte ai bambini al fine di favorirne la partecipazione.”

Con la Garbatella Clio ha sempre mantenuto un legame molto forte. Del quartiere di origine conserva un ottimo ricordo, legato ai primi passi mossi sul tatami. “Sono originaria del lotto 12, quello del Palladium, e i miei genitori insegnano tuttora karate in via Benzoni” ci ha raccontato. “Ho frequentato le scuole elementari alla Cesare Battisti e le medie alla Baronio. Fin da allora mi dedicavo completamente allo sport, ero sempre presa dal karate. Ricordo comunque attorno a me un quartiere molto accogliente. – ha proseguito – Per esempio frequentavo piazza Damiano Sauli e da piccola mi piaceva andare a vedere le riprese dei Cesaroni.”

Ma l’infanzia della Ferracuti è scandita da un impegno che si fa via via più intenso. Gli allenamenti si susseguono dai quattro ai dodici anni, quando l’atleta in erba inizia a brillare nella pratica del combattimento (kumite), destinata a diventare la sua specializzazione. “A questo punto sono entrata nelle Fiamme Oro – continua a raccontare- il gruppo sportivo della Polizia di Stato. Visto che ero ancora molto giovane, facevo parte della sezione giovanile, un gruppo preparatorio che serve a rifornire di nuove leve la squadra ufficiale.”

Già in questa fase iniziale, però, i grandi traguardi non mancano. Dopo aver conseguito due vittorie ai Campionati Europei under 21 nel 2015 a Zurigo e nel 2017 a Sofia, la giovanissima karateka riceve la proposta di entrare a far parte della Polizia di Stato, per continuare ad allenarsi nella squadra ufficiale delle Fiamme Oro. Da qui la sua carriera subisce la svolta decisiva che la porterà sempre più in alto fino a toccare, quest’anno, le vette delle competizioni europee e mondiali.

Clio Ferracuti
Clio Ferracuti

Come ha affrontato le ultime competizioni?
Io sono una grande sostenitrice dell’importanza della salute mentale. Ogni atleta ha bisogno di un accompagnamento costante, un sostegno psicologico per affrontare sanamente le proprie insicurezze, soprattutto quando si è molto giovani. Col tempo ho imparato a far scaturire del bene dalla paura, perciò riesco ad affrontare tutte le competizioni, anche quelle importanti, positivamente.

Quali emozioni hanno accompagnato le vittorie?
Emozioni stupende. Cavalcare “tatami” internazionali per me è stata fonte di grande orgoglio, anche perché con la mia presenza ho rappresentato prima di tutto la Garbatella, poi la Polizia di Stato e le Fiamme Oro, non ultima la Nazionale. Ho provato una grande gioia.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Il mio lavoro è essere un’atleta, totalmente. Finita una competizione, se ne prepara un’altra. A maggio ci sono i prossimi europei.

Come si sta preparando?
Con un allenamento continuo. In previsione degli Europei si svolgeranno delle gare preparatorie, sempre appartenenti a circuiti internazionali. La prossima è l’Open di Parigi che si terrà a fine gennaio. Per ora l’obiettivo è quello, poi si riprogrammerà tutto.

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Presentato al pub La Ragnatela “Chi ha polvere spara”, il romanzo di Donato Montesano

di Anna Di Cesare

Tratto da una storia vera, il primo romanzo di Donato Montesano – “Chi ha polvere spara”, edito da Eretica e presentato il 25 novembre al pub La Ragnatela Hop 501 in via Girolamo Benzoni 31 – ha quasi il carattere di un’epopea. Racconta la storia di Pancrazio Chiruzzi, giovane lucano trasferitosi a Torino negli anni sessanta in cerca di una vita migliore. Il romanzo è un affresco dell’Italia del dopoguerra, delle disparità economiche tra nord e sud, dei pregiudizi che gravavano sui migranti meridionali, ma soprattutto è la storia privata di un uomo che trova la forza di reagire.

La Trama del libro

Dopo essere stato espulso dalla scuola per aver risposto agli atti di bullismo rivolti a un suo compagno, dopo essere finito in riformatorio a causa di una bravata dei suoi amici, Pancrazio matura una profonda trasformazione. Come il famoso Jean Valjean dei Miserabili di Hugo, è proprio a seguito dei soprusi subiti in carcere che Pancrazio inizia ad affilare il proprio ingegno, a controllare il proprio istinto e a mettere la propria lucidissima intelligenza a servizio del crimine.

“Chi ha polvere spara” – proverbio di origine meridionale – fa proprio riferimento a questo: alla forza incontenibile, quasi una deflagrazione, di chi finalmente esterna ciò che pensa. Se prima Pancrazio si limitava a subire violenze e insulti, adesso è passato all’attacco in una sfida continua rivolta non solo ai suoi nemici personali ma alla società intera. Pancrazio non è più il ragazzino goffo e timido appena arrivato nella città più industrializzata d’Italia: è un uomo consapevole della propria forza, con un saldo senso del rispetto per i compagni e soprattutto, a seguito della reclusione, consapevolezza del valore della libertà.

Mette su una banda, il primo colpo consiste nello svaligiare il furgone blindato che contiene gli stipendi degli operai della fabbrica dove lui stesso aveva lavorato, quella fabbrica in cui nemmeno gli operai conoscevano la funzione dei pezzi di ricambio che assemblavano. Il lavoro era usurante, le umiliazioni continue, e la banda di Pancrazio decide di iniziare con la rapina alla fabbrica come forma di vendetta nei confronti del padrone. Se in Viaggio al termine della notte di Céline la catena di montaggio viene implicitamente accostata alla brutalità della guerra, qui è posta in alternativa al crimine: in una società violenta e respingente, o ci si rassegna a subire o si alza la testa e si commette il male. E tra le due alternative, Pancrazio e i suoi compagni, che hanno già sofferto molto, non esitano a scegliere la seconda.

I colpi hanno subito successo, anche grazie alla lucidità quasi scientifica con cui vengono preparati. Ciononostante, i protagonisti sembrano mantenere un’innocenza di fondo che sopravvive ad anni di reati e avventure incredibili; un po’ come nei romanzi picareschi, in cui a un personaggio buono, candido capita di tutto senza scalfirlo. La banda di Pancrazio non tradisce mai i suoi valori cardine: il rispetto per chiunque e soprattutto per la parola data. Difatti la caratteristica più straordinaria di questa organizzazione è di aver portato a termine furti straordinari, in Italia e all’estero, senza mai sparare un colpo di pistola.  A una donna svenuta durante una rapina, i ladri fanno recapitare un mazzo di rose. Con un direttore di banca sorseggiano amichevolmente whisky prima di intimargli di mostrar loro la cassaforte.

La loro natura di ladri-gentiluomini è evidente anche nei rapporti sentimentali, che rimangono sempre forti. Pancrazio ha una grande considerazione dell’amore, e si mantiene sempre fedele al ricordo della “donna della sua vita”.

Il romanzo infatti intende raccontare, oltre al rapinatore, l’uomo. I legami parentali, le amicizie e gli amori occupano uno spazio centrale fin dalla prima pagina, nella scena in cui il protagonista solleva il fratello sull’altare della Vergine con un gesto che, molti anni dopo, gli ricorderà la donna amata.

Gli affetti sono una costante, un filo rosso che si dipana all’interno della trama come una guida. Il ricavato dei primi furti, per esempio, viene impiegato per fare regali al fratello, così come niente addolora Pancrazio – il rapinatore incallito – quanto la perdita di un vecchio amico d’infanzia. Fondamentale è anche il legame col nonno fuochista, scomparso quado Pancrazio è ancora bambino a seguito di un’esplosione nella fabbrica di polvere pirica. Questa morte dolorosa e inaspettata segna profondamente il protagonista e ne determina il trasferimento al nord.

La scena della morte del vecchio Salomone – questo il nome del nonno – è anche indicativa di un’altra caratteristica del romanzo: la costruzione a incastro che ricorda quasi il montaggio cinematografico. La scomparsa dell’artificiere ha un ruolo fondamentale nel romanzo ma non viene raccontata direttamente, e in questo modo lo scrittore, prendendo le distanze dall’evento, è come se ne rimarcasse la drammaticità.

Le scene che si susseguono in questo romanzo fluviale accompagnano il lettore seguendo diversi punti di vista. L’opera ricorda un film anche per la natura visiva della maggior parte delle azioni che parlano da sole, senza commento del narratore. Ci sono scene monumentali, come quella iniziale del falco – simbolo del destino – che sorvola i campi su cui giocano i protagonisti, ancora bambini. Le immagini si alternano con grande vivacità, le avventure del protagonista sembrano i fotogrammi di un film western: inseguimenti, rapine, addirittura l’assalto a un treno in corsa; avventure che toccano non solo contesti diversi, ma anche diverse zone d’Italia, lasciandone un ricordo indimenticabile. Milano è definita “una donna che seduce tutti e non si concede a nessuno”, la Liguria è rappresentata “a strapiombo sul mare, con le case che sembrano un prolungamento delle rocce.”

Ma il cinema non è solo un elemento strutturale: ha anche un ruolo contenutistico rilevante; prova ne sono le numerose citazioni fatte dagli stessi protagonisti, tutti appassionati del grande schermo. Il cinema americano per loro è lo stimolo che li spinge a fare meglio, a cercare una vita migliore, ma è anche un oggetto di emulazione vana, rispetto al quale, in ultima analisi, la vita vera si rivela sempre più brutale e insensata (“Perché nei film americani i carcerati cantano sempre e noi non possiamo?).

Le dichiarazioni dell’autore

“Il contesto sociale ha influenzato moltissimo quest’individuo e la sua vita criminale, molti episodi hanno cambiato la sua percezione del mondo” ci ha raccontato l’autore Donato Montesano. “Per esempio se avesse avuto degli insegnanti che anziché condannarlo l’avessero aiutato probabilmente avrebbe avuto tutt’altra vita. Questo è il personaggio. D’altro canto c’è l’uomo che ho conosciuto” ha proseguito lo scrittore. “Il protagonista del romanzo non è un supereroe, anzi per certi aspetti è anche un perdente. Non si percepisce molto la sua forza interiore, però l’uomo – il Pancrazio Chiruzzi che ho conosciuto e con cui ho parlato molto prima di scrivere il romanzo – sì, lui per me è un supereroe. Ho conosciuto un uomo che si è fatto 35 anni di carcere duro e dopo, quando è uscito, aveva ancora la forza di un ragazzino. Per me un uomo così è straordinario, dopo tutto quello che gli è successo ha conservato un amore per la vita così forte che è quasi impossibile trovare altrove.”

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Corri alla Garbatella

Parte la ventinovesima edizione di “Corri alla  Garbatella”, la storica gara podistica della borgata giardino. Dopo quattro anni di pausa dovuti anche alla pandemia, si tornerà a correre tra le meravigliose strade di uno dei quartieri più suggestivi di Roma. Il Trofeo Donna quest’anno verrà intitolato all’atleta romana Elisabetta Betrame, precocemente scomparsa lo scorso marzo; il Trofeo Uomo invece verrà dedicato al maratoneta Sergio Agnoli (1926-2001).

Corsa competitiva e amatoriale

La maratona – organizzata dall’associazione culturale e sportiva “Rione Garbatella” e patrocinata dal Municipio VIII oltre che dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera – avrà luogo domenica 26 novembre, ma le iscrizioni per la sezione competitiva si chiudono domani giovedì 23 (per iscrizioni consultare il sito www.rionegarbatella.it). Per chi invece corre per passione e non è interessato a gareggiare, ci sarà anche una sezione amatoriale. La maratona comprenderà 9,8 km, e la quota d’iscrizione per la partecipazione è di 10 euro. La novità di quest’anno è la possibilità di farvi accompagnare dai vostri amici a quattro zampe.

Per i bambini

Gratis invece è l’iscrizione dei bambini al di sotto dei 10 anni, i quali potranno partecipare a una corsa non competitiva di 650 metri che prende il nome di “Corri forte e cresci bene”, giunta ormai alla terza edizione. L’iscrizione si può effettuare sul sito di Rione Garbatella o presso gli istituti scolastici della zona.

Su suggerimento del minisindaco Ciaccheri e dell’assessora Francesca Vetrugno, inoltre, i bambini avranno la possibilità di presentare un proprio elaborato (un disegno o un pensiero sul tema della maratona). Il miglior lavoro verrà premiato in occasione del 104° anniversario del quartiere, il prossimo febbraio.

La parole di Walter Graziani

“La gara podistica CorriallaGarbatella” spiega Walter Graziani, presidente dell’associazione “Rione Garbatella” e del Comitato Organizzatore CorriallaGarbatella 2023, “ritornata dopo anni di forzata assenza, sta dimostrando che il forte senso di appartenenza al quartiere consente di promuovere iniziative di coesione e di integrazione sociale. Nel corso degli anni si è acquisita competenza grazie alla condivisione di abilità e alla partecipazione di tanti, a tutti i livelli. Lavoriamo tutto l’anno affinché questo evento Sia soprattutto “amato”, piuttosto che semplicemente partecipato”.

L’appuntamento di domenica 26

Il punto di raccolta per tutti gli iscritti è alle ore 8:00 in corrispondenza del civico 31 di viale G. Massaia. Gli adulti – sia sezione competitiva sia amatoriale – partiranno alle ore 9:30; i bambini invece cominceranno alle ore 9:00. A tutti i partecipanti, infine, verrà consegnato un pacco regalo comprendente una tazza commemorativa dell’evento e un calendario 2024.

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Consultorio di largo delle Sette Chiese: una battaglia che continua

“I consultori non si toccano” così recita lo striscione che campeggia sull’edificio di Largo delle Sette Chiese. Continua infatti la battaglia per il ripristino dei servizi del consultorio familiare. Lo scorso primo settembre – a causa della mancanza di personale – l’Asl Roma 2 aveva trasferito i servizi di ginecologia, ostetricia, supporto psicologico e consulenze per i genitori nella sede di Tormarancia in via dei Lincei 93, trasformando l’edificio della Garbatella in un centro adibito alla vaccinazione dei neonati.

In quell’occasione su Cara Garbatella era uscita una lunga dichiarazione di Stella Liberato, che esprime la propria indignazione a nome dei genitori del quartiere.

Oggi il tema sembra più scottante che mai. Alla luce degli ultimi episodi in tema di violenza di genere, un gruppo di cittadini sottolinea l’importanza del consultorio come presidio sociale.

L’occupazione simbolica

Oggi 22 novembre, tramite un’occupazione simbolica, il Collettivo per la Difesa del Consultorio ha sottolineato la centralità dei punti di ascolto e di aiuto rivolti alle frange più deboli della cittadinanza.

“Il lavoro dei consultori – rivendica il Collettivo – non si limita alla cura ma consiste anche e soprattutto nella prevenzione delle problematiche, tramite i servizi dedicati ai bambini e alle mamme e il sostegno psicologico per gli adolescenti.

L’occupazione è dunque una manifestazione di sdegno. Le organizzatrici della mobilitazione non concepiscono come in tutto il Municipio VIII di circa 130 mila abitanti  non ci sia più un consultorio degno di questo nome, cioè un luogo che non si limiti a offrire assistenza sanitaria ma affronti un ampio spettro di problematiche sociali, ruolo che per oltre dieci anni è stato ricoperto dalla struttura di Largo delle Sette Chiese”.

Le mobilitazioni

Il prossimo 25 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, i membri del collettivo parteciperanno alla manifestazione che partirà dal Circo Massimo e arriverà a Piazza San Giovanni, rimarcando il legame che corre tra la presenza di validi consultori familiari e la lotta alla violenza di genere. Il 6 dicembre alle ore 17:00, invece, verrà organizzato un presidio davanti al palazzo della Regione, in piazza Oderico da Pordenone alla Garbatella.

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