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Autore: Giorgio Guidoni

L’EDIFICIO RURALE APPARTENEVA ALLA TENUTA DEI 12 CANCELLI DI MONSIGNOR NICOLAI. ACCATASTATO GIÀ NEL 1818.

di Giorgio Guidoni

Quell’antica Villetta

La Villetta è probabilmente il luogo più iconico della Garbatella. Situata sulla salita di via Francesco Passino, al civico 26, poco prima della piazza Damiano Sauli, si staglia silenziosa e distintiva rispetto all’architettura tipica dei palazzi vicini. Osservandola in silenzio, il suo esterno con i quattro piccoli bastioni laterali, trasmette un certo timore reverenziale: tutte le sue mura trasudano storia.

Da quando è nata la Garbatella, la Villetta è sempre stata il baricentro di attività e di storie che hanno caratterizzato la vita del quartiere. Già nel 1931 fu sede del fascio femminile ( visitato dal Duce il 6 gennaio che si era recato anche alla scuola elementare Michele Bianchi oggi Cesare Battisti) e dal 1940 del gruppo rionale fascista Ostiense-Garbatella . Conquistata armi in pugno della notte tra il 3 e 4 giugno del 1944 da patrioti e partigiani, accolse la sezione del Partito Comunista, e fu intitolata a Giuseppe Cinelli, martire delle Fosse Ardeatine. Divenne nei decenni successivi un centro politico e culturale di riferimento della zona. Politici di statura nazionale, come Enrico Berlinguer, Giuseppe Di Vittorio facevano qui tappa per un comizio elettorale o un raduno di rilievo; grandi artisti e intellettuali, come Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini, presenziavano per un dibattito culturale o una rappresentazione teatrale. Ancora oggi la Villetta è un riferimento per gli abitanti della zona con le sue proposte culturali, festival musicali, acquisti solidali, corsi di musica, coro, corsi di scacchi. La Villetta è una realtà importante che dà vita e lustro alla Garbatella. Ma da quanto tempo esiste questa costruzione? Sicuramente La Villetta è preesistente al quartiere Garbatella. La sua architettura particolare, che nulla ha a che vedere con il tipico barocchetto, ricorda una casa ben più antica, forse un casolare di origine medievale. Anche dalla piantina aerea si nota che non è allineata con la via Passino come lo sono le altre case dei lotti di fronte.

Da una recente visualizzazione dal sito google maps si può apprezzare il suo particolare posizionamento. (vedi figura 1)
Siamo andati a investigare all’archivio di Stato e, tra mappe e registri catastali, abbiamo potuto ricostruire le sue origini. La mappa di riferimento è quella del Catasto Gregoriano, risalente al 1818. Dalle immagini sottostanti si può apprezzare la zona della Garbatella e la costruzione già esistente che presenta la stessa forma e l’orientamento dell’ attuale Villetta.

L’immagine catastale riporta il numero 358: ma a chi apparteneva questa casa nel 1818?
Il registro catastale (vedi figura 2) riporta che, per gli appezzamenti che vanno dal 356 al 365 (incluso quindi il 358) il possidente è Nicolaj Maria Nicolai Monsig. qdam (qdam è la contrazione di “quondam”, locuzione latina usata davanti al nome di un defunto di cui si menziona il figlio, come l’italiano “fu”) Antonio enfiteuta perpetuo delli monaci di S. Alessio, del convento di S. Maria in Via, di Negroni Conte Antonio, di Barigione Francesco e di Paracciani Mon di S. Giovanni; il vocabolo è Via delle Sette Chiese, mentre il possedimento è composto da Vigna con Casa e Orto, Bosco Forte e Vasca con Acqua Piovana.
Ecco quindi che la casa menzionata è la Villetta della nostra ricerca. Monsignor Nicola Maria Nicolai nato nel 1756 e morto nel 1833, fu un prelato erudito con molti interessi, esperto agronomo, scrisse importanti trattati sulla bonifica delle paludi malariche e sui metodi di coltivazione della vite; era il possidente della famosa Tenuta dei 12 cancelli che spaziava su quella che sarebbe diventata l’odierna Garbatella e si estendeva sino a Tormarancia. Di quei dodici cancelli oggi ne rimane soltanto uno ancora visibile sulla via delle Sette Chiese, in prossimità di via Cristoforo Colombo.Possiamo quindi affermare con certezza che la Villetta è una delle costruzioni più antiche della Garbatella, che avrà subito ristrutturazioni nel corso degli ultimi duecento anni, ma la sua base e la pianta confermano che esisteva molto probabilmente anche prima dell’anno 1818.

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Ancora degrado nell’area dell’ex mercato di via R.R.Garibaldi

Forse tra sei mesi il completamento dei lavori per annettere lo spazio al parco adiacente

Rifiuti, tristezza e desolazione. Così ancora oggi si presenta l’area dell’ex mercato rionale di Rosa Raimondi Garibaldi,  spostato a poche decine di metri sulla vicina via Rosa Guarneri Carducci. Il nuovo plateatico , in cui confluivano anche gli operatori  di via Odescalchi a Tormarancio, fu  inaugurato in pompa magna il 1° dicembre dello scorso anno,  prima che scoppiasse la pandemia di Covid 19. 

Le aree dismesse erano da bonificare e restituire ai cittadini. Ma dopo quasi un anno lo spazio occupato dal mercato di via Rosa Raimondi Garibaldi risulta ancora  transennato. E’ rimasto un solo chiosco chiuso e tante immondizie. 

Nel progetto iniziale questa area doveva essere riportata alla sua situazione naturale ed annessa al vicino parco adiacente al palazzo della Regione Lazio. Il bando di gara per i lavori di integrazione, emesso il 7 novembre 2019, si legge sul sito del Comune di Roma, è stato finalmente aggiudicato il 28 settembre 2020. Il cronoprogramma prevede il completamento dei lavori in sei mesi. Siamo quindi in dirittura d’arrivo per vedere ripulita e riqualificata questa area, che recentemente aveva visto il contributo di Lega Ambiente per la rimozione dei rifiuti al suo interno. 

di Giorgio Guidoni

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L’associazione “Nessun Dorma” all’open box del mercato di Grottaperfetta

Rispondendo prontamente all’avviso pubblico del Comune di Roma per la realizzazione e l’ampliamento del progetto “La Casa del Municipio Roma VIII: un luogo per i diritti – Edizione 2020-2022”, l’associazione di promozione sociale Nessun Dorma, attiva sul territorio di Roma 70 da un decennio, da oggi prende in gestione l’Open Box all’interno del mercato di Grottaperfetta. Open Box sarà il riferimento di animazione e promozione sociale in cui l’associazione proseguirà la sua attività in un quartiere di grande vitalità, troppo spesso, e a torto, etichettato come “dormitorio”.  Torna così a vivere un Box Municipale chiuso da anni all’interno del Mercato di Grottaperfetta, uno spazio a disposizione dei cittadini in cui, tra gli altri progetti, sarà possibile:

  • – prenotare Carta Identità e Cup
  • – avere supporto informatico per i servizi online di Roma Capitale
  • – consultare Infopoint Territoriale 
  • – utilizzare Bacheca Scambi e Annunci di quartiere 
    Il box sarà aperto nei giorni martedì, giovedì e sabato, dalle ore 10 alle 13:30.
    Il piano di sostegno al Mercato Rionale Grottaperfetta non si ferma qui, ci saranno anche interventi strutturali e la riapertura dei box riassegnati da poco.

Nel bando del progetto comunale, sono messi a disposizione i locali:

  • – ex “Infobox” di Via Tito angolo Viale Giustiniano Imperatore
  • – Box di Via Giacinto Pullino 71
  • – Via Benedetto Croce 50
  • – Via dei Lincei 93
  • – Via Barbana 57/59 
  • – I Box mercato rionali Corinto e Grottaperfetta 
  • – Via Odero 13 

insieme a ulteriori spazi da individuare che si renderanno disponibili.

Di Giorgio Guidoni

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Scippo alla Montagnola in pieno giorno

Venerdì mattina, ore 10.. È una bella giornata, apparentemente tranquilla, persone che passeggiano, il vocio del vicino mercato della Montagnola, la solita fila esterna all’ufficio postale, una mamma cammina con passeggino e figlia a bordo. La calma della giornata viene lacerata da un urlo improvviso, acuto e straziante. È la mamma, che è improvvisamente assalita alle spalle da un balordo che avrà sì e no venti anni. Il delinquente afferra la catenina d’oro al collo della donna e la strappa via. La donna reagisce d’istinto, si divincola, tenta di difendersi, ma nella colluttazione fa cadere di lato il passeggino con la bambina, che inizia a gridare anche lei spaventatissima. Il tempo si ferma, per un istante lunghissimo. Montagnola è un quartiere tranquillo, nessuno si aspetta episodi di microcriminalità. E invece, eccola qua. Il ragazzo scappa in direzione del mercato con il suo triste bottino, poi gira a destra in via Pico della Mirandola e si dilegua. La mamma piangente abbraccia la figlia e la rassicura che va tutto bene, è tutto passato, è già un brutto ricordo. I viandanti realizzano ciò che è accaduto, si avvicinano alla mamma e la confortano. Qualcuno chiama la Polizia Municipale che interviene in pochi minuti, registra le generalità della donna, redige il verbale dell’accaduto. Spontaneamente tante persone si radunano e commentano l’accaduto, tutti hanno visto qualcosa, nessuno è riuscito a ostacolare il ragazzo. La condanna è unanime, lo stupore è grande, l’indignazione per l’atto vigliacco è fuori discussione. La cosa che stupisce è anche il fatto che lo scippo sia avvenuto in pieno giorno, con intorno tante persone, in una zona residenziale in cui non si registrano episodi violenti. Forse era un tossicodipendente che cercava il denaro per acquistare la dose quotidiana, è l’ipotesi avanzata da più persone. Dopo il grande spavento la situazione torna più tranquilla. La mamma, sbrigate le formalità con la Polizia Municipale, riprende la camminata, spaventata, ma forte e sicura di sé, per infondere nuovamente fiducia alla figlioletta. I vili attaccano sempre alle spalle. E un ragazzo che sceglie come obiettivo una giovane donna con la sua bambina è veramente l’ultimo dei vigliacchi. 

Di Giorgio Guidoni

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Una tranquilla serata di fine agosto a Garbatella e paraggi

La Questura di Roma ha avviato da qualche tempo dei servizi straordinari ad “Alto Impatto” per il controllo della Movida e di altre attività illecite in tutta Roma. Nella zona Colombo stanno collaborando, oltre alla Polizia di Stato Reparto Prevenzione Crimine e Unità Cinofile, anche Personale della ASL Roma 2 Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione.

Nel dettaglio, la sera scorsa sono state riscontrate diverse irregolarità. 

Durante i controlli, in via Nansen i poliziotti hanno arrestato per tentata rapina aggravata e lesioni tale P.F., trentenne originario di Aversa con precedenti penali. Il pregiudicato era entrato in un supermercato di via Ostiense chiedendo delle birre, ma il proprietario, avendolo visto già alticcio ed intuito che difficilmente le avrebbe pagate, aveva rifiutato invitandolo ad uscire per prendere una boccata d’aria fresca. Il malvivente reagiva mordendo il proprietario ad un braccio e colpendolo con un pugno al volto. Fermato e riconosciuto dalla Polizia il trentenne è stato arrestato e trasferito al carcere di Velletri.

Alla Garbatella sono stati poi controllati diversi esercizi commerciali. In uno questi sono state rilevate gravi inadempienze igieniche, irregolarità nella conservazione di prodotti alimentari in frigoriferi, privi della richiesta tracciabilità, etichettatura e data di confezionamento. Al titolare è stata quindi contestata una sanzione di millecinquecento euro.

In un secondo locale sono state riscontrate pessime condizioni sanitarie, con presenza di feci di topo e formiche nella madia. Il personale della ASL ha quindi ritenuto opportuna la chiusura del locale.

Durante i controlli antiprostituzione in Viale Marconi, Via Colombo e Largo Bortolotti, gli operatori della polizia hanno sanzionato quattro “lucciole” e notificato altrettanti quattro Daspo Urbani per i “clienti”, un paio dei quali provenienti dalla provincia di Latina.

La serata di controlli è terminata in largo Beato Placido Riccardi, zona della cosiddetta “Movida”, dove sono state identificate 132 persone, molte delle quali non stavano rispettavano le distanze di sicurezza e non indossavano la mascherina richiesta dalle norme di prevenzione anti COVID; di queste persone quindici avevano precedenti di polizia. Per amore di statistica sappiamo che ben 113 cittadini erano italiani e 19 cittadini stranieri. Una sola persona è stata sanzionata amministrativamente per uso personale di stupefacenti poiché trovato in possesso di tre grammi di hashish.Questo è il rapporto di una ordinaria e tutto sommato tranquilla serata di fine agosto a Garbatella e dintorni.

Di Giorgio Guidoni

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Tenta una rapina l’Uomo Ragno della Garbatella

Alla gelateria Il Pellicano di piazza Eugenio Biffi

Domenica 26 luglio, la giornata lavorativa è terminata, sono le due di notte e Gianluca Maglio, il titolare della gelateria Il Pellicano di piazza Biffi alla Garbatella, sta chiudendo l’esercizio. La serranda del negozio è parzialmente abbassata, ma furtivamente entra una persona. Gianluca è di spalle, sente un rumore si volta e vede un ragazzo con il volto coperto da una maschera dell’Uomo Ragno. Lì per lì Gianluca non realizza cosa stia succedendo e rimane senza parole. L’uomo mascherato, anzi l’Uomo Ragno intima a Gianluca “Famose a capì, o me dai tutto e subito o qui finisce male!”.  Solo allora Gianluca capisce che si trova di fronte un balordo intenzionato a rapinarlo dell’incasso dell’intera giornata di lavoro e reagisce con la rabbia dei giusti. “Ma che mi vuoi rapinare? Ma che ti sei messo in testa?”. Non sappiamo se il ladruncolo rimane interdetto ragionando sul doppio significato della domanda, ma Gianluca lo blocca per i polsi per spingerlo fuori del negozietto. Intanto i ragazzi del bar adiacente, sentiti i rumori sospetti, vanno a dar manforte e chiamano la Polizia. Il ladro mascherato riesce a divincolarsi e se ne va via camminando con calma su per via Guglielmo Massaia, non prima di aver ferito Gianluca in maniera superficiale all’avambraccio destro. Trascorsi pochi minuti arriva una volante dalla vicina stazione, e subito dopo un’altra macchina della Ps comunica via radio di aver fermato un sospetto nella vicina via Giovanni da Capistrano, dove si trova la famosa fontana di Carlotta, uno dei simboli della Garbatella. Il ragazzo sospetto è proprio il ladro maldestro, V. R. di 26 anni, abitante nella zona, con diversi precedenti che si era già liberato di maschera e coltello, presto ritrovati dalle forze dell’ordine. Il giovane viene arrestato con l’accusa di tentata rapina. L’uso della maschera, rivelano i poliziotti, era probabilmente dettato dal tentativo di non farsi riconoscere dagli abitanti della zona. 

Di Giorgio Guidoni

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Addio “Gigi”, amico del lotto 8

È morto Pierluigi Pasqualetti. Per tanti anni responsabile della tipografia al Messaggero 

Il ricordo di Giorgio Guidoni

Gigi era uno dei “grandi”. Era il fratello maggiore di Leonardo, amico da sempre del lotto 8, con cui abbiamo condiviso momenti indimenticabili della giovinezza. Tutti noi della generazione fine anni cinquanta avevamo sorelle o fratelli più grandi di età che guardavamo con ammirazione e rispetto: lavoravano, avevano la macchina, erano fidanzati, andavano in vacanza senza genitori e noi cercavamo di carpire da loro i segreti della vita dei “grandi”. Gigi era una fonte di ispirazione, il fratello generoso che ci prestava la sua BMW (a volte a sua insaputa…) con cui noi andavamo in giro increduli e con i finestrini abbassati sperando di farci notare. Gigi è andato via troppo presto, a soli 68 anni, strappato all’affetto dei suoi cari, l’amata moglie Giuliana e i figli Carlo e Franco, in poco tempo da un male vigliacco, in questo momento storico che ci fa riflettere sui veri valori e sul senso della vita. Gigi era una persona generosa, sempre presente, con una verve romanesca indiscussa. Ti scrutava con sguardo serio e poi se ne usciva con una battuta fulminante seguita da una risata che metteva tutte le cose a posto. Romano e Romanista fino al midollo, amante della vita, amante dei motori, riservato ma partecipe, grande lavoratore, sempre pronto ad aiutare gli altri, anche nelle piccole cose. Aveva iniziato a lavorare a 19 anni al Messaggero come tipografo, nel tempo era diventato responsabile di tutta la tipografia. Il papà gestiva un alimentari a piazza Giovanni da Triora e Gigi, che già lavorava, nel periodo natalizio prendeva ferie e andava al negozio per aiutarlo, coinvolgendo anche i suoi amici per le consegne. Per chi resta, la morte ha il terribile potere di far viaggiare nel tempo e riportare alla luce ricordi rimasti sopiti troppo a lungo. E Gigi è un ricordo bello, forte, elegante, con quel sorriso sornione di chi conosceva quali sono le cose importanti a cui dare valore.

Giorgio Guidoni

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Un caos di antenne, fili e condizionatori

Auspicabile una regolamentazione sugli edifici di pregio architettonico

di Giorgio Guidoni

“Pronto?” “Pronto, alla TV non se vedono più i canali” “Da quando?” “Da ieri pomeriggio. Prima se vedeva Primo, Secondo, Terzo, Rete Quattro, Canale Cinque, Italia Uno, La Sette, Otto, Nove…” “Va beh, basta così, non dirne più, ho capito” “Quando vieni ad aggiustarla?” “Ma’, vengo più tardi, nel pomeriggio.” “Bene, grazie tanto, bellodemamma”. Mi fa sempre sorridere quando mi chiama così. Nel pomeriggio arrivo a casa di mia madre, abita al terzo piano di uno dei lotti più belli della Garbatella, prendo le chiavi della terrazza, che si trova al piano subito sopra, salgo su. Due rampe di scale, cento ricordi. La terrazza condominiale è sempre stata uno spazio particolare. Era simbolo e luogo di sole, di aria, di luce, di libertà. Spesso nelle riunioni domenicali tutta la famiglia andava su in terrazza per la foto ricordo, poi si restava a parlare, a respirare un’aria diversa, mentre i bambini scorrazzavano felici in lungo e in largo. Click, clack, apro la porta, l’impatto è immediato e traumatico: una sfilza di antenne e parabole satellitari occupano tutti i pali portanti dei fili per stendere, la vista del panorama è compromessa, bisogna intrufolarsi tra gli spazi liberi per dare un’occhiata ai palazzi adiacenti e anche di fronte lo spettacolo non muta.

Arrivo all’antenna di mia madre e scopro che il suo cavo è stato staccato ed è stato occupato da un altro cavo proveniente dall’appartamento al secondo piano, proprio quello sotto di lei. Per fortuna abbiamo un doppio miscelatore inutilizzato, ricollego il cavo dell’antenna di mia madre e lascio collegato anche il cavo intruso dell’usurpatore. Torno giù da mia madre che, tutta felice, sta nuovamente guardando i suoi programmi preferiti, a ottantacinque anni suonati la televisione è una grande compagnia. Missione compiuta, la saluto, ma prima passerò al secondo piano per le dovute spiegazioni: perché collegare l’antenna del proprio televisore ad un’altra senza nemmeno informarsi e chiedere il permesso? Perché comportarsi in un modo inurbano in questa società così pregna di amore e rispetto per il prossimo? Eccomi di fronte alla porta del condomino del secondo piano, inspiro bene, non conosco chi ci abita, hanno traslocato recentemente. Driiin. Driiin. Non si percepiscono rumori all’interno della casa. Nessuno viene ad aprire. Forse è meglio così, non mi piace discutere, riproverò la prossima volta. Decido di fare una passeggiata per il quartiere e guardare in alto incuriosito dalle antenne. Camminando con il naso all’insù, purtroppo vedo che moltissime palazzine sono deturpate da antenne, parabole satellitari e cavi che scendono direttamente dalla facciata.

Mi torna in mente il tipo del secondo piano, l’usurpatore di antenne altrui. In fondo il suo è stato un tentativo di razionalizzare le antenne sul terrazzo, una sorta di antenna centralizzata in due. Un piccolo passo spontaneo per arrivare a diminuire il numero delle antenne. Ci vorrebbero delle azioni concrete e regolamentate per la centralizzazione delle antenne e la liberazione dei tetti dalle brutture arrugginite e forse anche inutilizzate. Nel 2015 c’era stata a Roma un’ordinanza che elargiva incentivi per quei condomini che investivano nelle antenne centralizzate praticamente finanziando i costi per i nuovi impianti. Purtroppo questa delibera è scaduta a fine 2017 e non è stata più rinnovata. Tra l’atro il problema non è circoscritto alla Garbatella ma è presente in tutta Roma. Provate a spostarvi dal Pincetto al Pincio, dalla scalinata di Carlotta alla scalinata di Trinità dei Monti, da via Caffaro a via Cavour e vedrete che la sostanza non cambia: antenne, parabole, fili che scendono in casa direttamente dalle facciate, split di condizionatori a bella vista. La mia passeggiata volge al termine, sono arrivato a piazza Brin a gustarmi la bella vista e il tramonto. Mi fermo a osservare la prima pietra posata dal Re il 18 febbraio 1920, tra poco compie cento anni. La scritta è in ottimo stato. Entro nel passaggio che porta a via della Garbatella e noto all’interno dell’arco accanto un piccolo graffito sotto lo stucco. Lo libero un po’ dalla polvere, sembra una scritta molto antica. Gratto via i residui e finalmente riesco a leggere, a malapena: “Quant’è bello barocchetto, deturpato tuttavia, chi vuol esser lieto sia, niente antenne sopra il tetto.”

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Nelle aree verdi di Garbatella saranno rappresentate quattro figure di donne dimenticate

Edicole e Madonnelle Stradarole

di Giorgio Guidoni

Si racconta che quando nel 1920 venne fondata la Garbatella, le porte delle case avessero tutte la medesima serratura e chiave. La testimonianza di una prima abitante del quartiere arriva a noi grazie al libro di Monica Sinatra “La Garbatella a Roma 1920-1940”, che riporta “… le case nostre ciavevano tutte una chiave, tutte uguale perché tanto non se rubava niente, ciavevi una chiave lunga così, nera che apriva tutte le porte… le chiavi erano tutte uguali perché tanto se tu entravi dentro una casa, non c’era da portatte via niente”. Non si rubava niente allora perché non c’era niente da rubare all’interno di quelle povere case.

Oggi che le nostre case sono piene di oggetti inutili, portiamo con noi mille chiavi per porte, portoni, portoncini, terrazze, cantine, box e casseforti, ma non sappiamo più quale chiave apre quale serratura e spesso perdiamo minuti interminabili per trovare quella giusta. Ma ecco che arriva una nuova chiave, immaginaria e potente, quella che schiude le porte dell’accoglienza, delle pari opportunità, della condivisione e della memoria. E lo fa partendo dalle edicole delle “Madonnelle stradarole” presenti a Roma sui muri e sugli angoli dei tanti palazzi storici, edicole che si fanno risalire addirittura alla Roma di Servio Tullio, nate per proteggere i quartieri in cui era stata suddivisa l’Urbe. Nel corso dei secoli le edicole sopravvivono e assumono un carattere religioso, ma la loro funzione resta quella primaria di illuminare gli angoli bui della città e proteggere i viandanti che spesso erano depredati da ladroni ed assassini. Prendendo spunto da questi argomenti storici viene alla luce il progetto Memorie di Donne Stradarole, che nasce da un’idea dell’artista Marta Cavicchioni e si concretizza grazie al finanziamento del Municipio Roma VIII.

Il progetto prevede la realizzazione di edicole in legno dedicate a quattro figure femminili dimenticate, che saranno realizzate da altrettante artiste e collocate nelle aree verdi di Garbatella per creare un percorso ideale, illuminare gli angoli bui della nostra memoria e proteggere i viandanti dalla violenza della discriminazione. L’originalità del progetto è da ricercare nell’utilizzo di questo strumento antico che viene traslato in un nuovo mezzo di comunicazione popolare, restituendo alla memoria collettiva queste quattro storie, chiavi di lettura per narrare un futuro diverso. Il pubblico si avvicina a temi importanti attraverso il filtro dell’arte e del viaggio in un territorio quotidiano da riscoprire. Le quattro figure femminili rappresentate nelle edicole sono: Raffaella Chiatti, la Sora Lella del lotto 7, partigiana in anni di guerra; Maria De Zayas, scrittrice spagnola del ‘600; Lise Meitner, la fisica austriaca che diede l’esatta interpretazione della fissione nucleare; Hazel Scott, pianista e cantante americana tra gli anni ’30 e ’50. Maggiori informazioni sul progetto si possono trovare sul sito https://donnestradarole.wixsite.com/website.

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Respira la piazza e percepisci la differenza

VIAGGIO NEL TEMPO. Giochiamo con Cara Garbatella

di Giorgio GUIDONI

Facciamo un gioco, un viaggio nel tempo. Chiudete gli occhi. Immaginate di essere nel 1926, anno della prima foto, e fingete di trovarvi al centro della piazza.

Ora cercate percepire le sensazioni che vi ritornano dallo stare al centro della piazza. Aria pulita, profumo di terra battuta, il sole caldo vi accarezza, ci sono alcune persone che stazionano e curiosano intorno a dei banchetti, la Garbatella è nata da poco ed è un paesotto poco fuori Roma, da lontano si possono ascoltare i treni che transitano per la Stazione Ostiense, il resto sono rumori naturali, il vento, le parole che ascoltate vi danno la sensazione di quanto sono distanti le persone che le pronunciano, la campana della chiesa, li passeracci so’ usignoli.

foto 1 – piazza pantero pantera, 1926

E ora passiamo ai giorni nostri. Febbraio 2019. Dovete fare attenzione a dove collocarvi, nella piazza non c’è molto spazio libero.

I palazzi originali sono ancora lì, alcuni hanno le stesse finestre aperte (lasciamo l’attento lettore indovinare quali sono), ma ci ritorna una sensazione di chiuso, di profanazione, di spazi occupati abusivamente dalle troppe vetture che inquinano non solo l’aria ma anche l’armonia di uno spiazzo pensato e nato per altri scopi.

foto 2 – la stessa piazza nel 2019

Piazza Pantero Pantera è oggi un luogo da cui fuggire. Un luogo dove, oltre alle vetture, ci sono sulla sinistra (anche se non visibili nella foto) una sfilza di cassettoni per l’immondizia, collocati a bella posta, a rovinare definitivamente il luogo sia con la loro forma sia con il loro olezzo. Che non è olezzo de li fiori, che ti confonde, e lo sguardo non si perde tra le fronne. Tra “Roma Capoccia” e “Nina si voi dormite” ci siamo noi che vediamo questa Roma e questa Garbatella come è e la immaginiamo come vorremo che fosse.

Fate anche voi le vostre considerazioni, scrivete in redazione quali sensazioni vi danno le due fotografie, quali ricordi affiorano, come vorreste che fosse oggi Piazza Pantero Pantera.

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Rimossa la grande insegna di Habitat

DAL NOVEMBRE 1969 SVETTAVA SUL CENTRO DEL MOBILE DELLA CRISTOFORO COLOMBO

di Giorgio GUIDONI

“Panoramico, Luminoso, appartamento 100 mq, Colombo, altezza Habitat, Vendesi.” “Regalo Cucina, buono stato, trasporto e smontaggio a carico acquirente, situata in Circonvallazione Ostiense, altezza Habitat.” Quante volte ci siamo imbattuti in inserzioni di questo tipo?

Quanti appartamenti abbiamo comprato o affittato “altezza Habitat”? Quante volte, dopo aver chiesto indicazioni stradali, ci sentivamo rispondere “Prendi la Colombo, poi all’altezza del palazzo Habitat gira a destra?”. Qualsiasi sia la vostra risposta, dal 6 settembre 2019 la pagina si è voltata. La scritta Habitat è stata rimossa.

Quella scritta che campeggiava, si stagliava, troneggiava sin dal lontano novembre 1969, oggi non c’è più. Mezzo secolo fa i favolosi anni sessanta volgevano al termine regalandoci comunque importanti eventi: Woodstock, i Beatles di Abbey Road, i Pink Floyd di Ummagumma, l’uomo sulla luna per ben due volte, Giacinto Pannella detto Marco che iniziava uno sciopero della fame, la famiglia Grilli che apriva il Centro Mondiale del Mobile con un palazzo di otto piani caratterizzato dalla enorme scritta Habitat.

Questa scritta che ha caratterizzato l’immaginario dei romani e che li ha molto aiutati a definire con precisione un luogo che altrimenti non sapevi come spiegare, non esiste più. La famiglia Grilli, nel mercato del commercio mobili sin dal 1903, vuoi per un mercato fiacco, vuoi per una concorrenza feroce, vuoi per una lentezza a rispondere a nuovi modelli commerciali è stata costretta a mettere in liquidazione il palazzone di otto piani e a rimuovere la storica scritta.

E come faremo da oggi? Dare informazioni tipo “vicino al Ministero dell’Ambiente”, oppure “hai presente dove viene interrato il fiume Almone?”, ovvero “vicino alla Necropoli di Padre Semeria” sembrano poco pratiche, poco percorribili, poco utilizzabili dai pigri romani. Scenari imprevedibili si aprono.

Un nuovo imprenditore di mobili potrebbe rilevare il palazzo e chiamarlo “Garbamobili”? Oppure un albergatore intraprendente potrebbe rilevare la struttura e rinominarla “Garbalbergo”? Nessuno può dirlo. Certo è che continueremo a ricordare Habitat, come ricordiamo la Lampada Osram, la spina del Borgo, la Meta Sudans, Piazza Montanara, il Septizonio. Con un pizzico di nostalgia e malinconia.

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UN MOSAICO DI INVADER ALL’INGRESSO DEL LOTTO 13

Gli alieni alla Garbatella?

di Giorgio GUIDONI

Sesto secolo Avanti Cristo.

Grecia, Mileto, campagna. Talete, mentre passeggia con lo sguardo rivolto alle stelle accompagnato dalla sua serva, non si accorge del pericolo imminente e cade inopinatamente in un pozzo. La serva, forse un tantinello perfida perché non lo avverte del fatto, lo prende in giro affermando che chi si preoccupa delle cose lontanissime non percepisce i pericoli terreni.

Niente male per una serva dell’epoca, che sottolinea con arguzia la dabbenaggine di chi si concentra su un singolo lontano punto dimenticandosi di gustare la bellezza di tutto ciò che lo circonda. Ventunesimo secolo Dopo Cristo. Italia, Roma, Garbatella. Dopo quasi tremila anni di pensieri e parole, il cronista, memore del pericolo che sempre incombe, passeggia con uno sguardo rivolto in alto al cielo terso, uno sguardo verso il basso a evitare le buche di Roma e uno sguardo medio rivolto alle bellezze del quartiere.

Qualcuno osserverà che camminare così può causare il torcicollo e non avrebbe tutti i torti. Ma non è questo il punto. Il cronista, estasiato dalla magica atmosfera della Garbatella, con i suoi alberi in fiore, con i panni stesi che emanano profumi antichi, con i muri scrostati che ricordano che il quartiere ha novantanove anni suonati, rimane colpito da un mosaico misterioso che vede su un muro di via Passino, all’ingresso del Lotto 13 vicino alla storica insegna del Gruppo anarchico Carlo Cafiero.

È un simbolo alieno, ricorda il videogioco Space Invaders del secolo scorso: gli alieni sono sbarcati sulla terra e sono arrivati anche alla Garbatella?

Ma allora ciò che televisioni e giornali ripetono da anni, cioè che siamo di fronte a un’invasione fuori controllo, è forse vero?

Ebbene sì, l’invasione c’è stata. Si tratta di Invader, un’artista di strada francese di fama ormai mondiale, che decora le strade delle città in cui arriva con questi graziosi mosaici e poi produce delle mappe in cui riporta tutte le sue installazioni.

A Roma ne ha installate quasi cento, anche se molte sono state rimosse non si bene se dal Comune o da privati. E Invader, in una notte buia e tempestosa, è arrivato anche alla Garbatella e ci ha donato la sua opera.

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AVVENTURE della chiesoletta: ricordi e testimonianze dei ragazzi della garbatella

Al via una raccolta fondi per il campetto dell’oratorio

di giorgio GUIDONI

Alzi la mano chi non ha mai giocato a calcio al campetto della Chiesoletta di Sant’Eurosia. Per chi è nato e cresciuto alla Garbatella e a Tormarancia non vediamo mani alzate, e se guardiamo oltre i confini della zona ce ne sono ben poche. Questo luogo magico, teatro di partitelle e campionati rimasti nel cuore di tutti noi, negli anni ha visto transitare personaggi divenuti poi famosi e soprattutto ha accolto e fatto sognare decine di migliaia di ragazzini.

Trascorrere qualche ora alla Chiesoletta era il compimento di una giornata piena di gioia e soddisfazione, molto vicino alla giornata perfetta. Nei primi anni Settanta, avevo 12 o 13 anni, assiduo frequentatore dell’oratorio, un giorno scoprii in bacheca che Padre Guido stava organizzando un torneo di calcio. Mi misi subito al lavoro per creare la mia squadra chiedendo ai vari amichetti: diversi accettarono di buon grado, ma ne mancava almeno uno per completare la rosa. Una domenica pomeriggio mi incamminai dal lotto Otto, dove abitavo, con Luciano, il mio amico, e con l’immancabile pallone che ci passavamo da un marciapiede all’altro: destinazione Chiesoletta.

Andavamo giocando su per la salita di via Passino e poi giù per via Giacomo Rho. A quei tempi era una cosa normale palleggiare per strada, con traffico inesistente e poche vetture parcheggiate. Arrivati alla piazzetta Giustino de Jacobis si unirono a noi altri due ragazzini, erano due fratelli di colore: uno più piccolo, l’altro, Daniele Lusieta, aveva più o meno la mia età e un bel tocco di palla. Non mi feci scappare l’occasione e gli proposi di unirsi alla squadra, che stavo formando per il torneo. Daniele, che non conosceva ancora l‘oratorio, aderì con entusiasmo e completò la rosa del team a cui avevo dato un nome ispirato dalle recenti olimpiadi e mondiali di calcio del Messico: Olympic.

Che gioia, avevo formato la squadra che aveva addirittura lo straniero! Giocammo il nostro torneo con grande divertimento, su quel campetto in discesa, dal fondo durissimo (“e poi magari piove…”) e con le porte senza reti, ma che almeno avevano i pali, un lusso per quei tempi quando si giocava nei prati con le porte delimitate dalle buste di plastica con dentro i pantaloni della tuta sportiva. Ancora oggi il campo di calcio della Chiesoletta è teatro di grandi sfide e partite, ma è un po’ malandato ed è arrivato il momento di rimetterlo a posto. “Daje Garbatè, rifamo ‘sto campo!” è il titolo delle due serate-evento, che la fondazione Lando Fiorini ha organizzato per sabato 15 giugno alle ore 21 e domenica 16 alle ore 18 alla sala Columbus, adiacente alla Chiesa di Sant’Eurosia, per finanziare il restyling del campetto di calcio dell’Oratorio. Artisti del cabaret romano parteciperanno a titolo gratuito agli spettacoli e l’incasso raccolto sarà totalmente devoluto per i lavori di ripristino del glorioso rettangolo di gioco. Maggiori informazioni sul sito http://www.astrogarbatella.it.

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Davanti ai negozi di San Paolo

Nuovi contenitori colorati per la differenziata

di Giorgio Guidoni

Le strade di San Paolo si sono colorate. Ma non per i disegni sulle saracinesche dei negozi, né per i coriandoli del Carnevale. Di fronte ai principali esercizi commerciali sono comparsi i nuovi secchi per la raccolta differenziata dei rifiuti. Questi contenitori presentano un coperchio variamente colorato, a seconda del tipo di rifiuto da smaltire.

Colori che seguono una normativa recepita in tutta Italia. Così, da Tignes a Petralia Sottana, dalle Alpi giù per tutti gli Appennini, riconoscerete immediatamente dentro quale secchio gettare il vostro scarto. Ma quali colori sono usati per la nuova raccolta?

Cambiano leggermente rispetto a quelli già noti, ma andiamo ad analizzarli uno ad uno. C’è il grigio, colore neutro e anonimo per i rifiuti indifferenziati. Il verde, colore dei prati e della natura, per il vetro. Il giallo, allegro e fantasioso, per la plastica e il metallo. Il blu, dipinto di blu, felice di stare lassù, per la carta, cartone e cartoncino. Il marrone, colore della terra, per gli scarti alimentari e i rifiuti organici.

Questi nuovi contenitori utilizzeranno un processore elettronico che traccerà la quantità di materiali
smaltiti da ogni singola utenza. L’assalto tecnologico che ha rivoluzionato le nostre vite è giunto quindi anche alla “monnezza”.
Per l’esposizione dei contenitori, che dovranno essere rimossi appena svuotati, ci sarà anche un calendario specifico, con giorni e orari. Presto la nuova modalità coinvolgerà anche le utenze residenziali; ma ci sono forti dubbi sulla raccolta PAP (porta a porta), per via della difficoltà oggettiva a far rispettare i turni di raccolta, come già purtroppo sperimentato nei Municipi VI e X.

Le nostre strade torneranno pulite e profumate? I gabbiani torneranno a bazzicare i pescherecci in mare e non più le buste con i rifiuti incautamente lasciati in terra? È ancora troppo presto per dirlo. Un dato di fatto è che maggiore è il livello di raccolta differenziata maggiore è il risparmio dei cittadini, anche in termini di impatto ambientale. E sarà bello poter rivedere le piazzette e le stradine della Garbatella libere dai malandati cassonetti di vecchia generazione.

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Scuola Cesare Baronio la dedica nell’atrio non sarebbe alla moglie del generale americano Wayne Clark

Un alone di mistero sulla lapide a Mary Alice Clarke

Chi era veramente Mary Alice Clarke? È questa la domanda a cui non si riesce a dare risposta leggendo la lapide posta dell’atrio d’ingresso dell’Istituto Cesare Baronio in via delle Sette Chiese, al civico 109.

Entrando nel portico della prima scuola media della Garbatella, inaugurata nell’immediato dopoguerra, sulla sinistra, infatti, è murata una targa di marmo in memoria di Mary Alice Clarke con le date di nascita e di morte: 13 novembre 1894 e 21 ottobre 1942 e una frase tratta da una sua lettera al marito. Sotto questa insegna un documento dattiloscritto, dal titolo “Significato della lapide”, racconta la presunta storia del Generale Mark Wayne Clark (senza la “e” finale) soprannominato da Winston Churchill “L’aquila americana” e famoso per aver liberato Roma il 5 giugno del 1944. Secondo il dattiloscritto nell’ottobre del 1942, mentre era impegnato in una missione in Nord Africa, la sua giovane moglie morì dopo una dura malattia. La donna era a Roma perché desiderava ricongiungersi al marito in quel momento in Marocco.

Il Generale Clark, arrivato nella Capitale, avrebbe ritrovato i manoscritti della consorte e avrebbe lasciato in suo ricordo una certa somma per contribuire alla costruzione della nuova scuola. Accanto al documento, a sostegno di questa ipotesi, due foto del Generale danno l’idea che stia leggendo le carte scritte dalla moglie. Ma, mentre su Mark Clark ci sono molti riferimenti storici e biografici, di quella Mary Alice Clarke non si trovano notizie.

Della vita privata del famoso generale è possibile trovare molti dettagli sulla versione inglese di Wikipedia. Nasce a Madison Barracks nel 1896, nel 1924 sposa Maurine Doran (1892 – 1966) e muore nel 1984 a Charleston, nella Carolina del Sud. Dal loro matrimonio nasceranno due figli: William Doran Clark e Patricia Ann Oosting. Dopo il 1966, rimasto vedovo, il Generale sposerà una certa Mary Dean. Quindi rimane un mistero l’identità di questa Mary Alice Clarke.

Purtroppo non esistono documenti in merito neanche nell’archivio della chiesa di San Filippo Neri, le uniche informazioni sono quelle presenti nel portico.

Sul sito web della scuola media Cesare Baronio c’è la storia dettagliata della nascita dell’istituto, ma nessuna menzione dei due protagonisti di questa vicenda. Anche sui registri del cimitero Verano non vi è traccia di Mary Alice Clarke. Perché allora viene descritta come moglie del Generale, mentre in realtà egli risulta sposato con Maurine Doran?

Se qualche vecchio scolaro ricordasse dei particolari o qualche accenno raccontato da Padre Melani o Padre Guido negli anni passati, potrebbe aiutarci a svelare questo mistero.

Il Generale Mark Wayne Clark, comandante della 5ª Armata americana, durante il suo ingresso a Roma. Foto di Jacques Belin
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