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La “Scoletta”, l’asilo di Piazza Nicola Longobardi ideato nel 1927 dall’architetto Innocenzo Sabbatini Una villa che ha 500 anni “cuore” della Casa dei bimbi

La “Scoletta”, l’asilo di Piazza Nicola Longobardi ideato nel 1927 dall’architetto Innocenzo Sabbatini Una villa che ha 500 anni “cuore” della Casa dei bimbi

L’edificio centrale del complesso era un casino di caccia di monsignor Filippo Sergardi, un facoltoso prelato senese affermatosi agli inizi del ‘500 presso la Curia romana.
Si ritiene che sia opera di un architetto della scuola di Raffaello. Potrebbe trattarsi di Baldassarre Peruzzi, l’autore della celebre villa Farnesina

di Cosmo Barbato

La “Casa dei bimbi”, il più bell’edificio della Garbatella posto al centro del quartiere, scenografico fondale di Piazza Nicola Longobardi, da quasi novant’anni accoglie le tante generazioni di bambini che si sono succedute dal settembre 1927, quando fu inaugurata. Il suo autore?
Innocenzo Sabbatinini, l’architetto di molti tra i più pregevoli edifici della ex borgata oggi quartiere. La scuola, più nota come la “Scoletta”, fu dedicata a Luigi Luzzatti, ex presidente del Consiglio, ex ministro delle Finanze ma soprattutto autore di quella benefica legge che nel 1903 istituiva le Case popolari, punto di riferimento per la fondazione nel 1920 anche della Garbatella.
Luzzatti, originario da una facoltosa famiglia ebrea veneziana, era deceduto proprio in quell’anno. Con la dedicazione alla sua figura di una scuola dell’infanzia si volle esprimere un particolare segno di gratitudine e insieme di speranza per la sua apprezzata opera di carattere sociale.
Non tutta la “Scoletta” però è opera di Sabbatini. C’era una pregevole preesistenza risalente addirittura ai primi anni del 1500. Anno più anno meno, stiamo parlando di 500 anni fa. Ci riferiamo alla parte centrale del complesso, un edificio che si presenta al pianterreno con un portico arcuato a tre luci sorretto da colonne e sopra, al primo piano, con un loggiato spartito da sei colonnine che sostengono una piattabanda.
Sabbatini però aveva avuto l’incarico di realizzare un edificio destinato ad asilo, abbastanza ampio per ospitare i bambini della nuova borgata che si andava rapidamente popolando.
Decise dunque di aggiungere a sinistra dell’edificio cinquecentesco una lunga ala su Via Magnaghi e un’altra a destra, altrettanto lunga, partendo da una cupoletta ribassata, su Via Rocco da Cesinale. Ne risultò una falsa simmetrica armonia con il nobile preesistente edificio centrale, ricalcandone liberamente lo stile. In tal modo, quella che in origine era stata ideata come una villa di campagna si trasformava in un vasto complesso a forma di U, recante nel lato posteriore un ampio cortile che si apriva su un grande giardino digradante verso la molto più tarda Via Ignazio Persico, giù giù fino alla valle dell’Almone, oggi “sepolto” sotto la Circonvallazione Ostiense.
L’edificio originario, quello centrale, era stato il casino di caccia di un facoltoso monsignore oriundo di Montalcino, nel Senese. Si chiamava Filippo Sergardi, membro di una famiglia che vantava qualche quarto di nobiltà ma che a Siena aveva conquistato una preminente posizione sociale in ambiente borghese grazie alle proprietà immobiliari e alle ricche attività commerciali. Fu accolto senza problemi nell’alta società romana all’epoca di Leone X Medici, il secondogenito di Lorenzo il Magnifico, eletto papa nel 1513. I banchieri fiorentini colsero l’occasione per calare in massa su Roma: la situazione che si era creata faceva intravedere l’opportunità di consistenti affari con la Camera Apostolica. In sottordine calarono i senesi, tra i quali primeggiava il ricco banchiere Agostino Chigi, anch’egli soprannominato il Magnifico, che coi suoi capitali  finanziò l’inestinguibile sete di denaro della sede papale. Filippo Sergardi, amico del Chigi, a Roma fece carriera divenendo chierico di Camera e segretario dei Brevi del papa, protonotaro apostolico e infine decano della reverenda Camera Apostolica. La fortuna, accompagnata da un’intensa attività immobiliare, continuò anche dopo la morte nel 1521 di Leone X, seguita, dopo il breve papato di Adriano VI, dall’elezione nel 1523 di Clemente VII: ancora un papa Medici, figlio naturale del fratello di Lorenzo, Giuliano, quello assassinato durante la Congiura dei Pazzi. Siamo poco prima del 1527, l’anno funesto in cui Roma subirà il tremendo saccheggio dei Lanzichenecchi, mercenari tedeschi luterani agli ordini dell’imperatore cattolico Carlo V.
Ma come appariva allora il territorio dell’attuale Garbatella? pozzo-della-scoletta
Prevalentemente come un’arida landa collinosa irta di sterpaglie spontanee abbarbicate a un terreno tufaceo di origine vulcanica, attraversata dalla “Via per San Bastiano” (che si chiamerà poi Via delle Sette Chiese), un tragitto tra la basilica di San Paolo e quella di San Sebastiano, un percorso di età romana tra l’Ostiense e l’Appia riutilizzato dai pellegrini in visita ai luoghi sacri di Roma. Solo alla fine di quel secolo, il 1500, l’antica strada riacquisterà la sua importanza, quando rientrerà nel percorso dei grandi pellegrinaggi alle sette maggiori basiliche romane istituiti da San Filippo Neri. Il territorio, noto allora col nome di “Colli di San Paolo”, era destinato al pascolo brado ma presentava anche alcune zone verdi per la presenza di corsi d’acqua, soprattutto l’Almone, l’affluente del Tevere che oggi scorre intubato sotto la Circonvallazione Ostiense. Numerose anche le sorgenti, come quelle che sgorgano a valle della Torre delle Vigne (l’attuale Tormarancia), tutti luoghi di fertili produzioni agricole ma spesso anche di perniciosa malaria. Quasi inesistenti gli insediamenti umani, ad eccezione di qualche raro casale e, poco prima dell’affluenza dell’Almone nel Tevere, di un mulino di proprietà dei monaci di San Paolo, la “Moletta”, l’unico a Roma autorizzato alla rimolitura delle semole, un espediente abusivamente praticato da mugnai con pochi scrupoli per ricavare farine di bassa qualità.
C’erano innumerevoli ruderi sparsi nel territorio, particolarmente nell’area del San Michele, e c’erano alcuni tra i più importanti cimiteri sotterranei, sorti nei primi anni del cristianesimo e abbandonati quando Roma non fu più in grado di garantire la sicurezza del suburbio, tanto che di molti di essi si era perduta perfino la memoria, ad eccezione della catacomba di San Sebastiano che fu sempre visitata, perché si riteneva che vi fossero stati traslati nel III secolo i corpi degli apostoli Pietro e Paolo.
Nel territorio affioravano resti di antiche ville romane che fornivano materiali di spoglio. Appunto sui resti di una villa del I secolo d.C. Filippo Sergardi decise di impiantare in posizione panoramica il proprio casino di caccia. Ne utilizzò le fondazioni e ricavò dallo scavo diversi marmi lavorati che, insieme ad altri raccolti nella zona, furono posti ad ornamento del casino e dell’annesso grande parco. La villa, con la facciata che guardava verso la Via delle Sette Chiese, presentava sul retro lo stesso
motivo del portico ma, in alto, al posto della loggia, presentava una parete in cui si aprivano tre finestre.
Di là si godeva una bella vista sulla Valle dell’Almone. Diciamo che, in posizione più modesta, il Sergardi aveva ideato una villa che ricordava quella ben più famosa, nota col nome di Farnesina, che il suo amico Agostino Chigi si era fatto costruire da Baldassarre Peruzzi nel Trastevere, accanto al Fiume, nel luogo di una preesistente villa di Agrippa, l’amico e collaboratore di Augusto.
Chi fu l’architetto della Villa Sergardi? Era attiva a Roma in quegli anni un’importante scuola d’arte che faceva capo al grande Raffaello e che si avvaleva di illustri collaboratori, come il Peruzzi, Giulio Romano, Sebastiano Del Piombo e tanti altri.
Non abbiamo documenti in proposito,  ma da una comparazione stilistica sorge il fondato sospetto che da quella scuola raffaellesca sia stato partorito il progetto della vigna fuori Porta San Paolo trasmessa poi per testamento da Filippo Sergardi al nipote Fabio e da questi al successore Curzio e da quest’ultimo venduta come Vigna fuor porta S.Paolo nel luogo detto monte della Bagniara a tal Lorenzo Bonincontri il 13 gennaio 1621. Molto legati alla loro città d’origine, i Sergardi non si stabilirono a Roma ma tornarono a Siena, non senza aver spogliato la villa e il parco della maggior parte dei marmi antichi che avevano raccolto (per la verità alcuni rimasero qui, ma nel tempo, dopo la guerra, sono scomparsi, ad eccezione di un bel frammento di bassorilievo rappresentante storie di Mercurio, murato nel retro dell’edificio).
Non meraviglierebbe quindi che il Sergardi si sia giovato dell’opera di qualcuno degli illustri architetti della scuola raffaellesca con i quali aveva peraltro dimestichezza e addirittura amicizia. Ad esempio, al Peruzzi commissionò, per la chiesa romana di Santa Maria della Pace, la ”Presentazione della Vergine al Tempio”. Dallo stesso Raffaello acquistò un capolavoro, la “Madonna col Bambino e San Giovannino”, detto poi “La bella giardiniera” (forse per il vestito da contadina della Vergine o dello sfondo fiorito del quadro). Fu un acquisto dettato non proprio da amore per l’arte, tanto che poco dopo rivendette il quadro al re di Francia, Francesco I, che lo destinò al Louvre.
la-scoletta-della-garbatellaFu il Peruzzi a progettare anche la sua villa? Oppure Giulio Romano, autore di quella splendida Villa Lante che domina Roma dall’alto del Giannicolo? C’entra nel progetto la Scuola di Raffaello? Potrebbe darsi, tanto è leggiadro quell’edificio centrale della nostra “Casa dei bimbi”.
Sabbatini col suo intervento lo rispettò. Lo preservò pur ampliandolo e cambiandogli destinazione d’uso. Ebbe anche l’accortezza di salvare sotto una lastra di vetro un lacerto di affresco che rintracciò in uno degli ambienti poi adibito a deposito dei cassoni dell’acqua.
Numerosi furono i proprietari che si alternarono nel possesso della villa. Più di recente, una carta del 1845 la indica come Villa Polverosi (attribuzione piuttosto dubbia).
Uno dei proprietari, non sappiamo chi, appose su un pozzo che si trova nel retro la data del 1868. Una carta dell’Istituto geografico militare del 1877 la indica come Villa Rosetti o Roselli; un’altra ancora, quella del Kilpert del 1881, indica ancora Villa Roselli e infine nel 1906 l’Istituto cartografico italiano la cita come Villa Torlonia, salvo una citazione chiaramente errata dell’Istituto geografico militare del 1924 che replica ancora Villa Rosselli.
Furono dunque i Torlonia gli ultimi proprietari della villa passata poi all’Istituto delle case popolari. Ma gli ultimi suoi abitanti furono una famiglia di affittuari dei Torlonia, gli Scialanga, allevatori di greggi originari di Amatrice. Poi arrivarono i bambini del quartiere e con loro per molti anni le “Figlie della carità”, le suore “Cappellone” che gestivano l’asilo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Aprile 2015

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Dalla Corsica alla Garbatella per raccontare Pasolini La regista corsa Marie-Jeanne Tomasi gira alcune scene del suo film alla Villetta di Via Passino

Dalla Corsica alla Garbatella per raccontare Pasolini

La regista corsa Marie-Jeanne Tomasi gira alcune scene del suo film alla Villetta di Via Passino

di Gianluca Di Stefano

 marie-joanneIncontriamo Marie-Jeanne Tomasi alla Villetta di Via Passino, dove sta completando le riprese del suo docufilm su Pasolini.
Abbiamo già avuto modo di incontrarla e di conoscerla proprio qui alla Villetta in occasione di una cena con proiezione del film “Mamma Roma” durante la quale Marie-Jeanne ha avuto modo di girare alcune scene intervistando e parlando con le persone intervenute.
Chiediamo alla regista francese, anzi córsa come ci tiene a sottolineare, come mai abbia scelto la Villetta come luogo per girare alcune scene e lei ci racconta in un perfetto italiano caratterizzato da quel rotacismo tipico della lingua francese, di come, qualche mese prima, girando per la Garbatella, si fosse imbattuta nella foto che ritrae Pasolini che proprio qui alla Villetta presentava il suo “Mamma Roma”.
Poiché covava già l’idea di questo film su Pasolini, e “Mamma Roma” è sicuramente tra i suoi film preferiti, ha immediatamente immaginato di girare qui alcune scene del suo film.
A questo punto la domanda è ovvia. Cosa spinge una regista córsa a girare un film su Pasolini e “Mamma Roma”? E qui ci racconta la sua storia e la sua scoperta del cinema avvenuta negli anni ’70 quando, durante un viaggio in Italia è venuta in contatto coi film di Rossellini, Fellini, Bertolucci ed ha capito che quello era il cinema che
non avevano avuto in Corsica. Lei non si riconosceva nel cinema francese.
Ma nel cinema italiano di quell’epoca.
Ci dice: “In Italia, in quel tempo accadevano cose incredibili e ogni mese c’era l’attesa per l’ultimo lavoro dell’uno o dell’altro regista. L’incontro con‘Mamma Roma’, poi, è stato qualcosa di magico. Come il libro che si tiene sul comodino, in francese si dice livre de chevet,e che ogni tanto dobbiamo sbirciare per rileggerne un passo, una frase, una pagina.‘ Mamma Roma’ è stato questo per me per diversi anni. Amavo già Pasolini ed adoravo Anna Magnani e qui ci sono tutti e due al massimo della loro espressività.
Pasolini poi. La sua morte. Come è stato ammazzato. Si può dire che abbia dedicato tutta la vita alla sua arte … dopo aver visto le cose che ha visto ed aver capito cosa stava succedendo, avrebbe potuto dedicarsi ad altro, dipingere forse, ma lui ha continuato senza porsi dubbi perché quella era la sua arte. Quella era la sua vita. Pasolini è stato un grande intellettuale e un grande poeta e come tutti i grandi poeti non appartiene a qualcuno, ad un paese. Appartiene a tutti”.
E la Magnani?
“La Magnani è fantastica …. per il mio film sono andata ad intervistare Luca Magnani … quando sono entrata in quella casa ho avuto la sensazione di entrare nella casa di un’amica … mi sembrava di vederla…. quando mi ritrovo a parlare di lei e di Pasolini alla mia amica, mi viene fatto notare che ne parlo come se io avessi un’altra famiglia”.
Scusaci il provincialismo – Marie-Jeanne è molto alla mano, ormai ci diamo del tu – ma cosa ci dici di Roma e della Garbatella?
“Amo Roma … a Roma mi sento a
casa … mi piace perdermi nei vicoli, farmi catturare dalla città. Roma mi prende. Nel 600 le guardie del papa erano còrse ed almeno 150 famiglie abitavano a Trastevere. Nella chiesa di San Crisogono vi sono seppelliti diversi còrsi. Poi mi sento molto vicina al dialetto romano … voi dite aho, noi ahio … io mi sento molto più vicina al popolo romano che a quello francese … con quello non c’entro proprio niente.
Garbatella l’ho scoperta relativamente di recente ma mi trovo molto bene qui, mi ricorda molto la mia città Sartène. Sartène è sempre stata di sinistra ed era caratterizzata da una classe molto ricca ed una molto povera …. ricordo una storia che si raccontava …una volta un ricco tornando dalla campagna sul suo calesse prese a bordo un povero che camminava sul bordo della strada. Dopo pochi metri lo fece scendere. Alla richiesta di spiegazioni, il ricco disse: ‘ma non lo sai che il bene dei poveri dura poco? ‘“. Questo accadeva a Sartène neanche tanti anni fa”.
Torniamo al tuo lavoro. A che punto sei? Sei soddisfatta?
“Domani farò le ultime riprese (ndr: questa intervista è stata fatta in gennaio) poi inizierò il montaggio.  Durante le riprese,anche ‘a microfono spento’ ho sentito tante cose che mi hanno aiutato a conoscere meglio sia Pasolini che la Magnani e, se possibile, a farmeli apprezzare ancora di più. Ascoltare le testimonianze di chi li ha conosciuti mi ha fatto scoprire particolari poco noti della loro vita.
Questo film lo sto facendo con amore e con passione e sono certa che al momento del montaggio scoprirò ancora tante altre cose”.
Per chiudere, quando potremo vedere il tuo lavoro?
“Non so ancora quando verrà trasmesso in Corsica ma sicuramente potremo vederlo in Villetta appena la temperatura ci permetterà di condividerlo con tutti gli amici della Garbatella qui all’aperto, dove Pasolini presentò il suo’Mamma Roma’ “.
Ci contiamo.

 

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L’archivio di Adeli Canali riconosciuto dai Beni Culturali

L’archivio di Adeli Canali riconosciuto dai Beni Culturali

L’archivio storico di Adelio Canali, curato con la collaborazione dell’Associazione culturale Garbatella (Via Macinghi Strozzi 28), ha ricevuto un riconoscimento ufficiale dal Ministero dei Beni Culturali.
Con Decreto legislativo 42/2004 art.10 il suo archivio è stato riconosciuto “di interesse storico particolarmente importante”.
Raccoglie documenti, giornali, fotografie, manifesti e cimeli relativi principalmente al secolo scorso.

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JAZZ ALLA VILLETTA VENERDI’ 17 APRILE

jazz-alla-villettaCara Garbatella in collaborazione con Polisportiva Castello La Villetta

PRESENTANO

J A Z Z   A L L A   V I L L E T T A

VENERDI’ 17 APRILE

Dalle ORE 20,00 Cena spazio Bar

Per prenotazioni 338 0580162 – 331 9496348

A seguire Massimo Pirone TRIO in concerto

Massimo Pirone – trombone

Steve Cantarano – contrabbasso

Massimiliano De Luca – batteria

INGRESSO GRATUITO

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Garbatella, i 95 anni del rione di Roma

Garbatella, i 95 anni del rione di Roma

Festa in piazza Brin con il presidente dell’VIII Municipio, Catarci: “Abbiamo chiesto al Comune un piano di manutenzione straordinaria del quartiere”

di VALENTINA LUPIA

Garbatella foto storicaQuasi un secolo di Garbatella, 95 anni per l’esattezza.A festeggiare il compleanno, oggi, è lo storico quartiere capitolino, di cui si conosce la data di nascita precisa grazie alla targa – considerata dai residenti come la “prima pietra” – che Vittorio Emanuele III depose il 18 febbraio del lontano 1920 a piazza Benedetto Brin. Dove oggi alla presenza di cittadini, scolaresche e personaggi storici della zona, l’esibizione della banda della polizia locale di Roma Capitale ha aperto il carnet d’iniziative previste per festeggiare il 95º compleanno del quartiere. Tra gli appuntamenti in cartellone, questo pomeriggio verrà consegnato il premio “Nonna Garbatella”, mentre venerdì alle 17 all’oratorio San Filippo Neri sarà allestita una mostra sul calcio capitolino, dal titolo “I ricordi nel cassetto”. E ancora, domenica 22 al teatro Palladium (piazza Bartolomeo Romano 8) saranno di scena le radio: dalle ore 11 sarà aperta al pubblico una mostra di pezzi storici, mentre sono in cartellone dalle 17 una serie di commedie musicali, senza dimenticare le attività dell’Officina Pier Paolo Pasolini, inaugurata alla fine del 2014 in nome dell’artista che scelse Garbatella come scenografia di numerosi suoi film.

Per questo e per altri motivi “le mura di Garbatella trasudano storia”, ha spiegato questa mattina il presidente dell’VIII municipio Andrea Catarci, che – alla presenza dell’assessore alla Cultura Giovanna Marinelli – ha colto l’occasione per “chiedere un piano straordinario di manutenzione e riqualificazione del quartiere, affinché si possano vivere altri cento anni di Garbatella”. Per far questo “non
servono piccoli ritocchi di restyling – prosegue il minisindaco – ma un impegno concreto e congiunto di tutte le istituzioni e gli enti del territorio, dalla Regione al Comune, fino all’Ater e all’Ama”, con l’obiettivo di “continuare a offrire ai cittadini giardini e spazi pubblici dignitosi e belle strutture edilizie e abitative”. Tutti elementi che “dopo 95 anni cominciano ad essere messi a dura prova dallo scorrere del tempo”, conclude Catarci.

 

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Una responsabilità comune: le nuove povertà

Abbiamo il piacere di invitarti all’iniziativa promossa dalla Presidenza e dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Municipio RM VIII sul seguente tema “Una responsabilità comune, le nuove povertà: progetti, percorsi e proposte per una solidarietà attiva e condivisa” che si terrà il 27 Febbraio p.v. presso la Sala Consiliare del Municipio VIII in Via Benedetto Croce, 50.
Parteciperanno Francesca Danese, Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale, Mons. Enrico Feroci Direttore della Caritas Diocesana di Roma e rappresentanti delle realtà locali.
Durante il convegno saranno presentati anche dati riguardanti l’attuale situazione delle “nuove povertà” del nostro territorio.
Certi della tua partecipazione, inviamo i più cordiali saluti e pertanto arrivederci a Venerdi 27 …

L’Assessore alle Politiche Sociali                                         Il Presidente
Bernardino Gasparri                                                          Andrea Catarci

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SPORT DI CITTADINANZA NEL MUNICIPIO ROMA VIII In collaborazione con “CARA GARBATELLA” TROFEO di SCACCHI e DAMA 22 febbraio 2015

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SPORT DI CITTADINANZA NEL MUNICIPIO ROMA VIII
In collaborazione con “CARA GARBATELLA”
TROFEO di SCACCHI e DAMA

scarica la brochure

7 turni di gioco – 10 minuti a giocatore per finire
APERTO A TUTTI, TESSERATI E NON!
SCACCHI GIGANTI-FESTA del GIOCO

Domenica 22 Febbraio 2015- h 9:00-13:00
“LA VILLETTA” Via F. Passino 26 Roma
La partecipazione implica il consenso alla pubblicazione dei propri dati (cognome, nome,
punteggio di merito, categoria, provincia e risultati ottenuti) e di eventuali fotografie e video
sui siti Internet www.uisp.it/scacchi www.quattrotorri.it www.gcastello.org
Per i minori, tale consenso è implicitamente fornito dai genitori con l’iscrizione al torneo.

INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI:
338-3682544 oiatafullapompa@gmail.com

In caso di esaurimento dei posti,
solo la prenotazione assicura la partecipazione.
I presenti alle h. 9.30 sono automaticamente prenotati.

ISCRIZIONI AI TORNEI:
euro 7 (euro 5 per i prenotati):.
ESORDIENTI, JUNIORES, OVER 65:
euro 4 (euro 2 per i prenotati)
Per i giocatori al loro primo torneo,
nell’iscrizione è compresa la tessera (OMAGGIO!).

CALENDARIO DI GIOCO:
Ore 10:00 – SORTEGGIO; TORNEI di SCACCHI e DAMA ITALIANA
ANIMAZIONI LUDICHE – GIOCO LIBERO di OTHELLO e “GO”,

Ore 12.45 – PREMIAZIONE
PREMI TORNEI di SCACCHI e DAMA ITALIANA:
COPPA e PREMI IN NATURA per i primi 3 assoluti;
COPPA e PREMIO IN NATURA
per il PRIMO CLASSIFICATO di OGNI FASCIA
(di ETA’ o di PUNTEGGIO).

FASCE di ETA’
Anno: 1999-00; 2001-02; 2003-04;
2005-06; n. dal 2007.

FASCE di PUNTEGGIO ELO FIDE/FID/UISP:
Punteggio SCACCHI: fino a 1440 (Esordienti);
1441-1499; 1500-1699; 1700-1899.
Punteggio DAMA ITALIANA: fino a 1440 (Esordienti);
1441-1999; 2000-2499; 2500-2999.

Per quanto non contemplato nel presente avviso,
valgono le norme del Regolamento Internazionale
UISP, FIDE e FID vigenti al momento dello svolgimento
del torneo.

L’ISCRIZIONE alla manifestazione comporta
l’ACCETTAZIONE TOTALE E INCONDIZIONATA
DEL PRESENTE BANDO-REGOLAMENTO
e di eventuali MODIFICHE che dovessero rendersi
necessarie per il buon esito della manifestazione.

scacchiera

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25 gennaio 2015 Parrocchia San Filippo Neri in Eurosia – Progetto Rossano

progettoRossano25 gennaio 2015
Parrocchia San Filippo Neri in Eurosia

Orari: sabato dalle 16,00 alle 18,00 | per appuntamenti dalle 10,00 alle 18,00 cell. 3202885404

Il 25 gennaio nella parrocchia S. Filippo Neri alla fine della messa delle 11:30 è stato inaugurato il Progetto Rossano.
Si tratta di uno Sportello di Ascolto che si avvalerà di psicologi e frornirà a tutti coloro che lo vogliano assistenza socio sanitaria e legale a titolo completamente gratuito. La parrocchia ricordando il suo centenario, si è generosamente offerta nel darci un posto per i nostri incontri che si svolgeranno nella massima riservatezza.
Questo progetto nasce per la richiesta di aiuto che molti non hanno il coraggio di fare per vergogna o per paura di essere giudicati. Ma con me molti aprono il loro cuore perchè sono una di loro, combatto da anni contro le varie dipendenze e ho perso mio figlio per overdose in una squallida comunità di recupero.

Progetto RossanoIl progetto Rossano non essendo ne di destra ne di sinistra porterà avanti solo la politica della VITA, per questo non si servirà di una sola struttura per quanto riguarda la riabilitazione di ogni dipendenza, ma solo di centri che risponderanno ai requisiti di massima serietà con persone motivate veramente.
Come per esempio oltre alla nostra associazione ALTER ONLUS, CASA XENIA di STEFANO LACHIN che ha creato la sua struttura nella meravigliosa vallata di Belluno tutto con le proprie forze.
Questo vale anche per i nostri volontari PROFESSIONALITA’, SERIETA’ e AMORE  sara’ il nostro motto.

Sarà disponibile il libro Sempre e Comunque Aletti editore, il ricavato andrà completamente al PROGETTO ROSSANO

Nerina Marchione

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Torna a consolidarsi la collaborazione tra il Municipio Roma VIII e l’associazione fotografica DoPhotoCross

 dofhotocrossTorna a consolidarsi la collaborazione tra il Municipio Roma VIII e l’associazione fotografica DoPhotoCross

 Torna a consolidarsi la collaborazione tra il Municipio Roma VIII e l’associazione fotografica DoPhotoCross che mette al centro, in questa pubblicazione, la riscoperta della fotografia su pellicola come strumento di ricerca e di narrazione della metropoli.
Lo scorso anno, mese dopo mese, il racconto per immagini ci ha guidati in un percorso nei luoghi del nostro Municipio.
Quest’anno la ricerca si fa piu’ complessa, estende il suo sguardo a tutta la citta’ Roma: ne scova le moltitudini che la attraversano e le comunita’ che la innervano. Come le comunita’ migranti che popolano e costituiscono linfa vitale per molti quartieri e territori.

Gli scatti di DoPhotoCross ritraggono queste storie di soppiatto, silenziosamente, proprio come lavorano “Le Spie”. I ruoli, allora, si confondono abbattendo il confine ideale con lo “straniero”, in un gioco di sguardi che ci consegna una dimensione nuova e un punto di vista “altro” sulle trasformazioni contemporenee di Roma

Andrea Catarci, Presidente Municipio Roma VIII
Claudio Marotta, Assessore alla Cultura Municipio Roma VIII

Dophotocross un’associazione fotografica fondata nel 2009 da Venanzio Cellitti e Bruna Marsili. L’idea e’ quella di fotografare esclusivamente con la pellicola ed in particolare con la procedura del cross processing. La tecnica consiste nel fare foto usando pellicole per diapositive e svilupparle poi con una soluzione chimica per normali negative: il C-41. L’uso non convenzionale dei bagni chimici genera come risultato finale immagini dai toni cromatici “starati” ma suggestivi.

I colori aumentano di contrasto e virano sui toni del giallo, del verde e del blu.

“…alza il giornale cosi’ tua moglie non ci riconosce”. La biondissima signora ha un forte accento russo. Ad osservarla con attenzione mi viene da pensare che a questo appuntamento ci tiene molto, capelli appena fatti dal parrucchiere e unghie fresche di smalto. All’anulare indossa due fedi, una sottile e l’altra molto grossa, forse di un marito che non c’e’piu’. Sulla panchina del parco, al suo fianco, e’ seduto un anziano signore dall’aria distinta. Baffi bianchi ben curati, completo grigio con cravatta. Lui e’ italiano e ancora vive nell’appartamento sopra ai portici di piazza Vittorio Emanuele II, nella casa dove e’ nato. Borbotta qualcosa comprensibile solo a lei e sistema il giornale davanti al viso. Io e Venanzio ci lanciamo un’occhiata divertita e iniziamo a scattare.
Da questa foto e’ partito il progetto fotografico “Le Spie”. Chi osserva chi? Chi spia chi? Concedeteci il gioco di parole.
Attraversiamo Roma scrutando sguardi… che altrettanto studiano i nostri. Alla fine parte un sorriso e si scatta una foto.
I quotidiani si trasformano in una linea di confine tra culture differenti. Vite, esperienze e pensieri diversi. Limiti che svaniscono subito dopo esserci presentati e appena iniziamo a scattare.
A via Conte Verde prendiamo un caffe’ in un bar/tabacchi gestito da un ragazzo cinese. Vestito alla moda, estroverso ed allegro. Da lui puoi trovare anche i giornali e soprattutto sofisticati volantini promozionali dei supermercati stranieri, tutto assolutamente in cinese.
Scendiamo al centro ed attraversiamo ponte Sisto. Qui incontriamo una coppia di turisti americani nel pieno delle loro “vacanze romane”. Divertiti dal nostro progetto, neanche ci lasciano finire di spiegare e subito si calano, come attori professionisti, nella parte delle Spie. ‘sti americani!
Un accento francese ci riporta in Europa, in Italia, a Roma e qui, tra i tavolini all’aperto di Trastevere. Da sotto i loro cappellini di cotone ricamato alcune signore parigine si intrattengono tra fette di torta e te’ freddo. Poco piu’ avanti siamo attratti da una piccola libreria e dal suo libraio dall’affascinante sguardo colmo di parole, pensieri e riflessioni che, una volta pronunciati, ti cambiano la vita.
Usciamo sulla piazza e siamo attratti dal suono dell’acqua che scorre. Sui gradini dell’antica fontana di santa Maria in Trastevere fotografiamo due studenti durante i loro bivacchi.
Questi sono solo alcuni dei personaggi che da dietro a tutti quei fruscianti fogli di giornali, carichi di parole straniere, “spiano” il mondo, in questo caso la nostra citta’, Roma. Li ringraziamo per essersi “prestati” al nostro progetto, dimostrando che gli altri non sono poi cosi’ lontani.

Bruna Marsili

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Alla Cesare Battisti avviato un percorso formativo dedicato allo yoga Giocayoga, progetto yoga in classe: laboratorio di benessere per bambini

Alla Cesare Battisti avviato un percorso formativo dedicato allo yoga. Giocayoga, progetto yoga in classe: laboratorio di benessere per bambini

di Antonella Macrelli

Lo yoga attraverso le sue varie tecniche e pratiche aiuta a ristabilire l’equilibrio fisico e mentale e a sviluppare maggiore consapevolezza. Lo yoga è flessibilità fisica ma prima ancora mentale ed è particolarmente adatto ai bambini, proposto a scuola, nelle modalità e nei linguaggi adatti alla loro età. Nel 2008 il Ministero dell’Istruzione ha firmato un protocollo con la Confederazione nazionale yoga per promuovere lo sviluppo dello yoga nelle scuole, riconoscendone l’alto valore formativo.giocayoga
Ciò rappresenta una sorta di legittimazione ufficiale per l’inserimento di percorsi dedicati allo yoga in ambito scolastico con il fine di aiutare lo sviluppo psicofisico di bambini e ragazzi e aiutarli al tempo stesso a migliorare le capacità di apprendimento e l’atmosfera scolastica in genere.
Alla luce di questa iniziativa, da quest’anno, nella scuola primaria Cesare Battisti, è stato avviato un nuovo percorso formativo dedicato allo yoga.
Ma perché lo yoga a scuola? Yoga e scuola possono trovare una speciale sinergia; con lo Yoga si sperimenta una nuova possibilità educativa, che sostiene e al tempo stesso prepara l’insegnamento scolastico: l’autoeducazione. Non si tratta di imparare una nuova materia, ma di creare una base solida, uno spazio di accoglienza, che trasforma le situazioni di disagio a partire dalla riscoperta delle risorse personali, un luogo dove fioriscono la concentrazione e la creatività.
Lo yoga, praticato attraverso il gioco, dà ai bambini la possibilità di liberarsi dagli stress e di ritrovare la serenità in un clima senza competizione che li fa sentire sicuri di sé e delle loro capacità. Con lo Yoga i ragazzi imparano a rilassarsi nel profondo, creando le condizioni per lasciare fiorire le proprie risorse e potenzialità.
Diventando agili e robusti, imparano a muoversi come una rana o un uccello, imitano la forma di un ponte, di una ruota o di un albero, tendono e rilassano i muscoli come fanno gli animali, superano la possibile noia rendendo gli esercizi un gioco creativo, divertente e nel quale possono dare sfogo alla loro fantasia.
La classe campione, una seconda, ha risposto molto bene alla proposta educativa. I bambini attendono con piacere il momento dedicato allo yoga che vede l’ora così scansionata. Si inizia in un’atmosfera serena, scandita da un breve suono dei cembali, per poi passare ad una lettura che racconta episodi sulla vita del Buddha da bambino. Vengono successivamente proposte le sequenze di asana (posizioni), facili e divertenti, accompagnate dal pranayama (respirazione), il gioco e il rilassamento…quest’ultimo molto  richiesto.
Lo yoga per i bambini è diventato un gioco per muoversi insieme, stimolare la fantasia e la voglia di sperimentare. Stare insieme non basta, si può stare insieme con gioia e serenità, scoprendo che le diversità arricchiscono, anziché dividere.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Muore improvvisamente all’età di 58 anni un amico e collaboratore di Cara Garbatella L’ultimo saluto a Claudio Petrucci

Muore improvvisamente all’età di 58 anni un amico e collaboratore di Cara Garbatella
L’ultimo saluto a Claudio Petrucci

Così all’improvviso, come un colpo di scure, Claudio Petrucci 58 anni a dicembre ci ha lasciati sabato 29 novembre. Una morte improvvisa che ci coglie di sorpresa, che lascia un infinito segno d’impotenza. Claudio un amico, in passato ha anche collaborato con Cara Garbatella, ha una storia comune alla maggioranza dei ragazzi del quartiere: un’infanzia ed un’adolescenza tra i lotti, la Chiesoletta, alla colonia estiva di Torvaianica, la Villetta. Due grandi passioni: il calcio e l’automobilismo, il tutto non reso banale ma approfondito elaborato e analizzato.
Ricordiamo i suoi articoli su Cara Garbatella, su questi argomenti, riusciva sempre a cogliere questioni sociali umane e personali, dove tra le righe era facile afferrare la sua ironia.
In quegli articoli esce tutto se stesso, denuncia sociale su come si vive lo sport, e un grande amore verso suo figlio Lorenzo, sempre ispiratore dei suoi articoli (ricordiamo con quanto orgoglio descriveva le tante vittorie del suo “campioncino di go kart”).
Amava questi sports ai quali legava anche una grossa passione per la Roma. Nell’infinita tristezza di questa perdita nel ritrovarsi tra amici in una sorta di grande freddo, nel ricordare viaggi, serate e giornate a dividere e condividere momenti, tra emozioni e sorrisi traspariva il suo modo di essere: allegro, il suo vivere le cose con entusiasmo, ed una infinita generosità. La chiesa di San Filippo Neri gremita di amici e parenti, il giorno del suo funerale è stata la risposta eloquente di quanto fosse amato ed apprezzato, la bara avvolta da fiori giallorossi che testimoniavano la sua fede calcistica, un ritorno in quella Chiesa a due passi da quel campo polveroso dell’oratorio dove ha iniziato a tirare i primi calci al pallone.
E’ inevitabile che in questo momento il pensiero va alla sua compagna di sempre, quasi un binomio “Flora e Claudio” a suo figlio Lorenzo, a mamma Renata, alla sorella Roberta. Un forte abbraccio nel ricordo di un amico che non c’è più. Ciao Claudio.

Giancarlo Proietti

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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un regalo buono che fa bene

In occasione delle prossime festività, promuove l’iniziativa di solidarietà:

UN REGALO BUONO CHE FA BENE

  • Una confezione-regalo di tre bottiglie di:
  • OLIO EXTRA-VERGINE DI OLIVA SABINA DOP
  • VINO ROSSO IGT
  • VINO BIANCO IGT
  • Prezzo totale € 18,00

Il ricavato sarà destinato a borse di studio a favore di ragazzi palestinesi nei campi profughi in Libano

Confezione 3 bottiglie
Le prenotazioni si raccolgono agli indirizzi email:

am.procacci@alice.it
livia.omiccioli@comune.roma.it

www.altrevie.it                        www.caragarbatella.it

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Padre Guido-Garbatella: un binomio inscindibile

Nell’aprile scorso, a 87 anni, ci ha lasciati il “prete” che per cinquant’anni ha rappresentato l’anima dell’oratorio dei Filippini. Intere generazioni gli sono grate per la sua paterna infaticabile opera di cultura e di amore. Ai funerali una generale commossa partecipazione

padre-guido-87-anni-8-marzoPadre Guido, Garbatella: un binomio inscindibile. Così scrivevamo qualche anno fa sulle pagine di questo giornale. E questo è stato tangibile il 24 aprile scorso, il giorno del suo funerale. Una folla immensa, il popolo della Garbatella che ha riempito la chiesa di San Filippo e l’antistante parco, ha partecipato commossa all’ultimo saluto. Il prete, chiamato così dalle varie generazioni dei ragazzi dell’oratorio, se n’era andato due giorni prima in un caldo giorno primaverile, a poco più di un mese dal suo ottantasettesimo compleanno.
La sala del teatrino dell’oratorio per due giorni era stata meta di centinaia di persone che hanno voluto omaggiare la salma esposta, mentre i ragazzi più giovani continuavano a giocare nel polveroso campetto di calcio proprio come si era raccomandato padre Guido. Per due giorni, all’oratorio e fuori ai giardinetti, si sono rincontrate intere generazioni, ragazzi, ragazze, uomini e donne, che in molti casi, dato il tempo trascorso, avevano anche difficoltà a riconoscersi. Tutti parlavano un unico linguaggio fatto di ricordi, le partite, la scuola, la magica colonia di Tor Vaianica, una crescita, una maturazione e una forte nostalgia che spesso sfociava in una grossa emozione. E il fulcro, il punto d’unione, il centro di questa comunità era lui, padre Guido.
Tempo fa il “nostro sacerdote” ci raccontava di come, dopo qualche anno di presenza nel nostro quartiere, si interrogava sul suo modo di essere prete.
Diceva: “Passo, la mattina, 5 ore a scuola o, nei mesi estivi, al mare, a guardare questi ragazzi, il pomeriggio all’oratorio a guardarli giocare, parlare; tutto qui è portare avanti la mia missione?”. Il tempo gli ha dato la risposta, vedere questi ragazzi che a distanza di anni avevano il loro punto di riferimento proprio lì, il saluto al prete prima di partire militare, il celebrare matrimoni, battesimi, condivisione vera di gioie e dolori, il cercare un consiglio, un colloquio come si fa con un vero padre dava un senso alla sua scelta. Questo era padre Guido, il suo insegnamento fatto di poche parole e di fatti concreti, l’insegnamento della libertà nel rispetto della persona, dell’autonomia, il trasmettere la voglia di viaggiare, di conoscere, l’amore per il mare, il vento, la montagna, l’amore per la natura: queste le preghiere che ha insegnato.
Di lui in questi anni abbiamo scritto molte cose, sappiamo che amava ricevere sempre l’ultimo numero di Cara Garbatella. E con la sua grossa onestà intellettuale, che talune volte rasentava la rigidità, non ci risparmiava costruttive critiche.
Vogliamo continuare il nostro omaggio a padre Guido riportando qui di seguito qualche brano di alcune delle tante lettere giunte in redazione, brani dei sui diari e brevi cenni di articoli dedicatigli in passato, proprio per sottolineare quanta gente ha amato la sua opera e la sua capacità di far sentire unico ogni ragazzo e ogni ragazza che ha vissuto questa esperienza.
Giancarlo Proietti

padre-guido“Er Prete”, questo è stato per tutti il suo “nome d’arte”. Un nomignolo al quale lui stesso era affezionatissimo; il suo nickname; un escamotage linguistico, tutto romano, per evitare di limitarsi ad un appellativo tanto importante, quanto riduttivo, come “padre” Guido. Per rappresentarlo a pieno si sarebbe dovuto chiamarlo, a seconda delle circostanze, anche “madre” Guido, “fratello”, “amico”, “maestro” Guido. Troppo complicato per le giovani vite della Garbaltella e zone limitrofe. Meglio “er Prete”: semplice, diretto, indicativo del punto di riferimento che rappresentava per tutti i ragazzi dell’Oratorio e per i genitori che gli affidavano, con cieca fiducia il tempo libero dei loro figli e nipoti. Il mio Padre Guido è stato maestro di scienze e di vita che ha insegnato, con la stessa gioiosa e quasi infantile naturalezza, le stelle e la fede, il gioco e l’impegno, la metereologia e la geologia, l’amicizia e il servizio. Il mio Padre Guido è una gemma preziosa custodita nel cuore, un’eredità da tramandare, una fortunata coincidenza o un dono di Dio.
Grazie di tutto Padre Gui’.
Fabrizio Mastrantonio

Come fai a spiegare l’odore dell’oratorio, la terra dura, i pali di legno con gli spigoli, la rete bucata, la raccolta della carta, gli spogliatoi senza docce, il gioco del sasso, l’ottovolante, la coppa disciplina, le magliette per i primi classificati, i calzoncini ai secondi, i calzini ai terzi, gli atomi, i purcini con la erre.
Come fai a spiegare padre Guido se non parti dai luoghi, dalla sua fisicità dal piede 44 magnum, dalle sberle, dalla sua cultura, dalle sue urla, “vai fuori dall’oratorio”, “alt fine primo tempo”. Come fai a spiegare quel fazzoletto di paradiso impolverato messo a confine tra Garbatella e Tormarancia. Non lo spieghi, non bastano le parole, i ricordi, le fughe per evitare il vespro. Resta solo una sensazione d’infinita tristezza, come le domeniche pomeriggio all’oratorio, quelle sì che erano tristi anche allora, appena appena rinfrancate dalla partitella tra pochi disperati superstiti, la radiocronaca in sottofondo e il gelato offerto dal prete. Lui lì stava, lui lì ha voluto aspettarci. Il corpo inerte nel teatrino, un via vai di facce di popolo segnate dalla vita e il vociare dei pischelli persi anche oggi dietro al pallone così come lui ha voluto che fosse. Così come è sempre stato.
Massimiliano Smeriglio

Padre Guido non ambiva piacere  a tutti. Ai discorsi complicati e lunghi preferiva poche e semplici parole. Caparbiamente portava avanti dei progetti folli, attirandosi critiche ed inimicizie da ogni parte. Ma tutto quello che faceva, diceva, pensava e sentiva era finalizzato ad un grande obiettivo, fare del bene agli altri…
…Padre Guido ha dipinto la sua vita come un’opera d’arte, ne è uscito fuori un capolavoro dal valore inestimabile. Al suo penultimo compleanno lui diceva che la sua vita era come un quadro, in quel quadro c’eravamo tutti noi. Vuoi perché gli abbiamo impastato i colori, o a volte lasciando qualche ditata sulla vernice fresca, comunque sia andata penso che, sì, avesse proprio ragione . Quel quadro lo abbiamo dipinto insieme a lui, e cavolo, ne è valsa veramente la pena! Forse è proprio per questo che quando lo ammiriamo rimaniamo colpiti dalla sua bellezza, felici per ciò che abbiamo imparato e tristi per ciò che non tornerà più, ma immensamente grati per tutto ciò che il nostro caro Padre Guido ci ha insegnato.
Consapevoli che a guidarci ancora e sempre sarà il segno che ci ha lasciato.
Fulvia Subania

padre-guidoSe i miei figli da anni mi chiedono con fiducia “papà, che tempo farà domani?” è perché ho sempre descritto loro quel che Padre Guido ha descritto e spiegato a me: il cielo, le nuvole, il vento, le stagioni e l’inclinazione dell’asse terrestre, meridiani, paralleli, tropici e circoli polari e un mare di cose che a quel tempo – 50 anni fa – sembravano misteriose. Quella sera d’inverno di tanti anni fa, con un  gruppetto di ragazzi della mia età, stavo sul campetto dell’oratorio per la lezione di astronomia; in silenzio ascoltammo Padre Guido che spiegava come si doveva fare per calcolare l’ora guardando le stelle dell’Orsa maggiore. La lezione durò una decina di minuti. Poi, con un sorriso, chiese:”chi vuole provare per primo?”. Visto che nessuno se la sentiva di rompere il ghiaccio “er prete” fece la sua scelta. Il discepolo aveva imparato talmente bene la lezione che, osservando il cielo, dopo venti secondi di calcolo, esclamò:”Oddio  so’ e sette, mo’ mi’ madre me gonfia…!!”
La lezione finì con una risata generale e prolungata, guardando la vera e propria “fuga” di chi immaginava che sarebbe stato “gonfiato” dalla madre severa. Caro Padre Guido ci hai insegnato a guardare il cielo ma per moltissimi di noi la “stella polare” sei stato tu.
Grazie di cuore.
Stefano Mastrantonio

Imiei rapporti con padre Guido risalgono al 1982, al tempo in cui incominciai sistematicamente ad occuparmi della Garbatella e dei suoi abitanti sulla “Gazzetta” , il benemerito giornale locale che era diretto da Gianni Rivolta.
Apprezzava le mie “scoperte” sulla storia, la geografia, i personaggi del quartiere, mi dava idee e suggerimenti, mi raccontava aneddoti, mi ringraziò commosso quando, nel febbraio del 2005. gli feci avere una delle prime copie del “Quaderno della Resistenza Garbatella-Ostiense”. La lettera che mi scrisse e che conservo si concludeva con queste parole: “La sua presenza così attenta nell’evidenziare alcuni aspetti antecedenti ha il suo posto nella vita del quartiere. Del resto quel che rende vera la nostra età è di elaborare con cura qualcosa tratta da una esperienza di vita ed offrirla: qualcosa che rende giovani spiritualmente”.
Ecco, padre Guido sapeva elaborare quel “qualcosa” tratta dall’esperienza di vita e soprattutto quel “qualcosa” sapeva dispensarla.
Cosmo Barbato

Ho saputo della sua morte solo al ritorno da Londra, dove ero in vacanza durante la chiusura della scuola a Pasqua.
La prima sensazione è stata un senso di colpa per non esserci stato, lì con tanti altri amici, ex compagni ed ex colleghi di scuola, a dare l’ultimo saluto a Padre Guido.
Non ho provato dolore ed è stato strano accorgermene, ma un gran senso di pace e di serenità, lui che per tanti anni ci ha insegnato a rispettare la vita e non temere la morte, se n’ è andato in pace, come era naturale che fosse. Ho meditato a lungo prima di scrivere qualcosa su di lui, non volevo fosse il solito necrologio di circostanza.

Se andate in giro sulla rete troverete centinaia di storie e aneddoti sulla sua vita e la sua “militanza” di prete di quartiere qui alla Garbatella.
Potrei ricordarne tanti anch’io, sia da alunno, sia da professore del Cesare Baronio.
Qui voglio invece ricordare padre Guido come il sacerdote atipico che è sempre stato, quello che portava gli alunni a copiare sul quaderno le parolacce scritte sui muri, per demistificarne il senso ribellistico e proibito, quello che a messa non parlava mai dell’inferno ma preferiva trarre dalla natura lo spunto dei suoi discorsi. Nel suo insegnamento il messaggio evangelico più schietto partiva sempre dalla grande lezione spiritualista della natura.
Padre Guido è stato per me il prete che ci faceva costruire il sestante e il barometro a scuola ma ci insegnava anche che c’è qualcosa al di là della realtà visibile.
Padre Guido è stato per me l’uomo delle stelle. Da ragazzi  spesso ci portava a guardare il firmamento, quando a Roma il cielo non era ancora velato dalle luci delle insegne luminose che oggi deturpano la città e tutt’intorno alla Garbatella c’era ancora la campagna.
Ricordo come fosse ora il miracolo della nostra galassia stagliata contro il nero cristallino del cielo di tramontana. Un’emozione che nessuna parola potrà mai descrivere, nessuno schermo Hd-3D riprodurre, il senso profondo di essere parte di quello spettacolo meraviglioso.
E poi ci insegnava i trucchi del mestiere: come distinguere un pianeta da una stella, dove trovare Aldebaran, Vega, Orione e Cassiopea. Ma soprattutto ci spiegava come orientarci con le stelle e non solo in senso geografico: al di là dell’astronomia, Padre Guido ci indicava come trovare noi stessi…” quando un giorno sarete grandi, e magari vi sentirete smarriti, guardate lassù. Lì troverete tutte le risposte ai vostri dubbi”.
Sono diventato grande e anch’io mi sono smarrito, più di una volta in questa vita.
Grazie a lui ho saputo alzare lo sguardo al firmamento e ritrovare la Via
Grazie padre Guido, ciao!

tratto dalla sua ultima lettera ai parrocchiani:

“….vedo appiattirsi sempre più lo standard (abusivamente) imposto dalle macchine o dai computer che praticamente ignorano il ritmo vero della vita sul Pianeta Terra che annualmente, ruotando attorno al sole, ci propone il susseguirsi delle stagioni e la spiritualità della primavera, dell’estate, dell’autunno e dell’inverno che ogni anno propongono un anello nuovo (pensate ai cerchi annuali del tronco nelle piante)…”

Fabio Mariotti

Grazie padre Guido per averci fatto vedere quel brutto campo dell’Oratorio più bello dello stadio Olimpico, quei bigliardini sempre malandati come la più bella sala da giochi, e quel pezzo di spiaggia a via Bengasi dove centinaia e centinaia di ragazzi devono ogni tanto tornare per respirare un po’ di nostalgia.
Grazie per averci insegnato a viaggiare, a vedere le stelle, a guardare il cielo per vedere se la luna è calante o crescente.
Giancarlo Proietti

“Il prete” ci ha voluto bene, e ce lo ha dimostrato, senza secondi fini, senza alcun interesse, per fede e per vocazione ma anche per pura e semplice bontà personale perché era fatto così. E noi ragazzi e ragazze, uomini e donne di questo quartiere per anni lo abbiamo ricambiato perché non era possibile fare altrimenti.
Mancherà immensamente a tutta la sua comunità.
Massimo Mongai

Sto progettando le gite, ne sento la necessità. Sono momenti di vita vera, ma la fatica di organizzarle è grande, come grande è l’assenza di collaborazione. Si criticano tanto i sacerdoti, ma senza di loro crollerebbe tutto. Si possono lasciare Pina e Maria Teresa sole a se stesse? Lioi, Colletti e Palmieri in balìa dell’ambiente? Si può ridurre il contatto religioso alla Santa Messa?

(dal Diario dell’Oratorio di Padre Guido)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Luglio 2014

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Padre-Guido-Stefano-Mastrantonio

Se i miei figli da anni mi chiedono con fiducia “papà, che tempo farà  domani?”

E’ perché ho sempre descritto loro quel che Padre guido ha  descritto e spiegato a me: il cielo, le nuvole, il vento, le stagioni e l’inclinazione dell’asse terrestre, meridiani, paralleli, tropici e circoli polari e un mare di cose che a quel tempo – 50 anni fa – sembravano misteriose. Quella sera d’inverno di tanti anni fa, con un gruppetto di ragazzi della mia età, stavo sul campetto dell’oratorio per la lezione di astronomia; in silenzio ascoltammo Padre Guido che spiegava come si doveva fare per calcolare l’ora guardando le stelle dell’orsa maggiore. La lezione durò una decina di minuti. Poi, con un sorriso, chiese:”chi vuole provare per primo?”

Visto che nessuno se la sentiva di rompere il ghiaccio “er prete” fece la sua scelta. Il discepolo aveva imparato talmente bene la lezione che osservando il cielo, dopo venti secondi di calcolo, esclamò:”Oddio so’ e sette, mo’ mi’ madre me gonfia…!!” La lezione finì con una risata generale e prolungata, guardando la vera e propria “fuga” di chi immaginava che sarebbe stato “gonfiato” dalla madre severa. Caro Padre Guido ci hai insegnato a guardare il cielo ma per moltissimi di noi la “stella polare” sei stato tu.

Grazie di cuore.

Stefano Mastrantonio

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Er-prete-Fabrizio-mastrantonio

“Er Prete”, questo è stato per tutti il suo nome d’arte.

Un nomignolo al quale lui stesso era affezionatissimo; il suo nickname; un escamotage linguistico, tutto romano, per evitare di limitarsi ad un appellativo tanto importante, quanto riduttivo, come “padre” Guido.
Per rappresentarlo a pieno si sarebbe dovuto chiamarlo, a seconda delle circostanze, anche “madre” Guido, “fratello”, “amico”, “maestro” Guido. Troppo complicato per le giovani vite della Garbaltella e zone limitrofe.
Meglio “er Prete”: semplice, diretto, indicativo del punto di riferimento che rappresentava per tutti i ragazzi dell’Oratorio e per i genitori che gli affidavano, con cieca fiducia, il tempo libero dei loro figli e nipoti.
Il mio Padre Guido è stato maestro di scienze e di vita che ha insegnato, con la stessa gioiosa e quasi infantile naturalezza, le stelle e la fede, il gioco e l’impegno, la metereologia e la geologia, l’amicizia e il servizio.
Il mio Padre Guido è una gemma preziosa custodita nel cuore, un’eredità da tramandare, una fortunata coincidenza o un dono di Dio.
Grazie di tutto Padre Gui’.

Fabrizio Mastrantonio

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L’oratorio-di-Massimiliano-smeriglio

Come fai a spiegare l’odore dell’oratorio, la terra dura, i pali di legno con gli spigoli, la rete bucata, la raccolta della carta, gli spogliatoi senza docce, il gioco del sasso, l’ottovolante, la coppa disciplina, le magliette per i primi classificati, i calzoncini ai secondi, i calzini ai terzi, gli atomi, i purcini con la erre.
Come fai a spiegare padre Guido se non parti dai luoghi, dalla sua fisicita’ dal piede 44 magnum, dalle sberle, dalla sua cultura, dalle sue urla, “vai fuori dall’oratorio”, “alt fine primo tempo”. Come fai a spiegare quel fazzoletto di paradiso impolverato messo a confine tra Garbatella e Tormarancio. Non lo spieghi, non bastano le parole, i ricordi, le fughe per evitare il vespro. Resta solo una sensazione d infinita tristezza, come le domeniche pomeriggio all’oratorio, quelle si che erano tristi anche allora, appena appena rinfrancate dalla partitella tra pochi disperati superstiti, la radiocronaca in sottofondo e il gelato offerto dal prete. Lui li stava, lui li ha voluto aspettarci. Il corpo inerme nel teatrino, un via vai di facce di popolo segnate dalla vita e il vociare dei pischelli persi anche oggi dietro al pallone cosi’ come lui ha voluto che fosse. Così come è sempre stato.

Massimiliano Smerriglio

 
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Arrivederci-padre-guido

Padre Guido Chiaravalli, il prete decano degli oratoriani di San Filippo Neri alla Garbatella è morto ieri a poco più di un mese del suo ottantasettesimo compleanno.

In quanti ricorderemo Padre Guido? A migliaia, ed ognuno di noi con un ricordo personale senza dubbio. ”Il prete” come lo abbiamo sempre chiamato, il prete per antonomasia era lui e per tutti è stato letteralmente e realmente un padre.

E’ venuto fra noi nel 1957, giovane meneghino purosangue e come lui stesso disse a suo tempo scelse di diventare subito “garbatellese fra i garbatellesi”, in un quartiere che allora, alla fine degli anni ’50 era considerato uno dei quartieri a rischio dove spesso riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena era un problema, dove alcuni nuclei famigliari rasentavano la povertà. Proprio in quegli anni padre Guido si avvicinava ai giovani portando una sorta di Vangelo, non raccontato ma vissuto, proseguendo all’interno dell’oratorio il grande lavoro di Padre Melani, altro indimenticabile sacerdote che ha dedicato la sua vita alla Garbatella.

In una intervista di poco tempo fa ci disse: “Tante volte lo stare a vedere per 5 ore nel pomeriggio giocare a pallone o stare la mattina per 5 ore al mare mi faceva venire il dubbio se era giusto vivere così il mio compito di sacerdote. Poi, e sempre di più con il passare degli anni, in incontri casuali con ex ragazzi ho sempre visto illuminarsi il volto ed esprimere la convinzione che nell’oratorio e nella scuola avevano imparato a vivere.”

Cosa ha fatto per noi il prete? Tante cose, dalle squadre dei “microbi” nel campetto dell’oratorio fino alla “colonia” a Torvajanica, dalle lezioni di catechismo allo spazio per far suonare i “complessini” negli anni ‘60, dai bigliardini rabberciati alle lezioni di vita e di astronomia, fino all’organizzazione dei viaggi a Capo Nord. Ci ha insegnato a viaggiare, a vedere le stelle a guardare il cielo per vedere se la luna è calante o crescente. Troppo ha fatto per stare qui a fare un elenco.

Padre Guido era un sacerdote ed è stato un buon cristiano, un ottimo cristiano, e come uomo un uomo semplice quanto eccezionale. Starlo a raccontare è quasi impossibile come sa benissimo chi lo ha conosciuto. Per raccontarlo in modo degno dovremmo mettere insieme tutti i nostri ricordi, per quanti siano troppi, migliaia, uno per ognuno di noi.

“Il prete” ci ha voluto bene, e ce lo ha dimostrato, senza secondi fini, senza alcun interesse, per fede e per vocazione ma anche per pura e semplice bontà personale perché era fatto così. E noi ragazzi e ragazze, uomini e donne di questo quartiere per anni lo abbiamo ricambiato perché non era possibile fare altrimenti.

Mancherà immensamente a tutta la sua comunità.

Massimo Mongai e Giancarlo Proietti

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addio-Padre-Guido

Vorremmo ricevere il vostro pensiero sulla scomparsa di Padre Guido, chiunque voglia scrivere qualcosa è pregato di farlo tramite il nostro modulo sarà   nostra cura pubblicarlo, naturalmente potrete inviare il vostro pensiero anche in forma anonima.

A pochi giorni dal nostro ultimo articolo (auguri-padre-guido) su P. Guido, oggi pomeriggio è partito per il suo ultimo viaggio.

Da domani mattina 23 aprile dalle ore 9,30 del mattino fino alle ore 10,30 di giovedì sarà possibile dargli un ultimo saluto nel teatrino del suo amato oratorio.

La messa sarà celebrata alle ore 11,30 il giorno 24 aprile nella Parrocchia di San Filippo Neri.

La redazione di Cara Garbatella

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Stop alle macchine nelle aeree pedonali

Stop alle macchine nelle aeree pedonali

Sono stufa di vedere l’area pedonale dei giardinetti alla Chiesoletta occupati abusivamente da un sacco di macchine (ormai una media costante di una decina. In parecchi passano davanti alla chiesa e ai negozi per sbucare prima in piazza s Eurosia, con pericolo per anziani e bambini che vorrebbero scorrazzare liberamente in bicicletta. Capisco che sia difficile trovare parcheggio: ma noi che lo cerchiamo con pazienza anche lontano, cosa siamo, cretini?
Ho già segnalato la cosa ai vigili urbani, con le solite inutili risposte dicircostanza. Inoltre la maleducazione della gente riempie il nostro bel parco di cartacce ovunque; aggiungi le scritte su fontanelle e panchine, le erbacce sui cigli dei marciapiedi… Dovè il Municipio? Se non ci sono i soldi, ce lo facciano sapere ufficialmente, e magari ci organizziamo
Maria Donelli

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

 

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Ricordate le vittime delle bombe del 7 marzo ’44 sulla Maternità

Ricordate le vittime delle bombe del 7 marzo ’44 sulla Maternità

A 70 anni dal bombardamento della Maternità della Garbatella del 7 marzo 1944, l’Associazione culturale “Il tempo ritrovato” ha commemorato le vittime di quell’atto di guerra, mamme e bambini, con una passeggiata storica nella zona dell’ex Albergo Bianco di Piazza Biffi che ospitava quella struttura. Quella istituzione benefica nel 1931 era stata visitata ed elogiata da Gandhi in un suo viaggio a Roma. Nell’occasione, l’Associazione ha rinnovato la richiesta di dedicare il nuovo Consultorio familiare di Largo delle Sette Chiese ad Elisabetta Di Renzo, che molto lottò, insieme a tante altre donne del quartiere, per la sua realizzazione. Lo scorso anno l’assessora municipale alla Cultura e alle pari opportunità Carla Di Veroli propose di accogliere la proposta di “Il tempo ritrovato” con una mozione che fu votata all’unanimità.

Giovanna Mirella Arcidiacono
Presidente dell’Associazione culturale “Il tempo ritrovato”

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

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Tutti i riconoscimenti del Premio Fantasia

Tutti i riconoscimenti del Premio Fantasia

Il Premio Fantasia di Garbatella dell’Associazione culturale “Il Tempo Ritrovato” ha voluto concludere un percorso di ricerca culturale sul territorio iniziato dal 1990, anno in cui è nata l’associazione.
Il premio come ogni anno è dedicato al pittore, maestro Carlo Acciari.
Questi i premiati:

  • Ernesto Nassi, presidente ANPI Roma, settore storico;
  • Cristiano Bartolomei e la sua Brigata Garbatella, settore volontariato;
  • Fabio Corallini in arte Matisse, mimo ed illusionista, settore arte;
  • Renato Di Benedetto, cantautore,settore arte;
  • Rossana Di Lorenzo,settore arte-cinema;
  • FlorianaMariani, settore fotografia;
  • PaolaMarini – MARILAB, settore lavoro;
  • Paolo Moccia, attore e cantante, settore arte;
  • Marco Pizzichillo, papà fantastico, settore famiglia;
  • FabioVona, cantautore.

L’associazione ha promosso, a differenza degli altri anni, un’iniziativa molto intima quasi una “Garbatella segreta” dedicata agli artisti del quartiere a suo avviso poco tenuti in considerazioni
da quella cultura che cade sempre dall’alto. L’intenzione è quella di partecipare alla costruzione della piazza della cultura che va costruendosi tra il Palladium e gli ex bagni pubblici. Il premio è stato finanziato dall’Associazione e senza alcuno sponsor e consiste in una riproduzione di un quadro del Maestro Acciari donato proprio con l’intento di continuare a promuovere l’arte pittorica e non solo sul territorio per i giovani del quartiere, oltre a un quaderno che documenta alcuni momenti di vita del pittore garbatellano nel suo studio ed in altre iniziative dell’Associazione. Abbinato al premio quest’anno è stato allegato il calendario di fotografia e poesia “Garbatella giocando si impara” (foto di Francesco Piastra e poesie di Mirella Arcidiacono), il tutto contenuto dentro la sporta magica di cotone con la riproduzione del volto della Garbatella.Prima del premio, che è stato proclamato come sempre al Teatro in Portico, è stato presentato il libro di ricerca fotografica di Enzo Gori sulla Circonvallazione Ostiense “La nostra via”, edizioni Palombi.
Il Premio è stato inserito per l’ultima volta nei festeggiamenti di Buon Compleanno Garbatella. Dal prossimo anno sarà Garbatella. Europa Festival della fantasia, dedicandosi esclusivamente al mondo dell’infanzia ed ai suoi diritti.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

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“La nostra via”, cioè la Circonvallazione

“La nostra via”, cioè la Circonvallazionela-nostra-via

“La nostra via” è il titolo di un libro fotografico di Enzo Gori, il pasticcere della Circonvallazione Ostiense che, oltre a produrre notoriamente degli ottimi dolci, cura da anni una eccezionale raccolta di immagini di come eravamo e di come siamo, particolarmente mirata allo sviluppo della sua strada, la Circonvallazione, la grande arteria moderna sotto la quale scorre intubato il fiume Almone, un affluente del Tevere. Il libro, edito da Palombi Editori, ha come sottotitolo “Storia della Circonvallazione Ostiense: dalla Valle dell’Almone a Campidoglio Due”. Contiene soltanto una minima parte del materiale fotografico raccolto da Gori.
Particolarmente interessanti sono le aerofotografie scattate nel tempo, che mostrano il graduale sviluppo della Circonvallazione, ma anche i particolari  degli edifici in costruzione, nonché le numerose foto di ambiente. Il libro si conclude con l’immagine fantastica del Ponte cavalcaferrovia Settimia Spizzichino, di Eataly e di Campidoglio Due e con un omaggio a molti dei colleghi commercianti di Gori che esercitano sulla Circonvallazione, dei quali sono riportate le foto scattate nei loro negozi. (C.B.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

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Bancarelle abusive

Bancarelle abusive

Numerose segnalazioni e lamentele giungono da parte di negozianti e anche da comuni cittadini riguardo alle bancarelle abusive presenti nelle strade della Garbatella.
Questo annoso problema non è circoscritto solo al nostro quartiere ma anche in tutto il municipio e sicuramente all’intera città. Servirebbero maggiori controlli e trovare infine una soluzione. Sui marciapiedi della Circonvallazione Ostiense ci sono spazi occupati da venditori ambulanti abusivi, spazi che potrebbero essere utilizzati come piste ciclabili. Il problema si presenta anche in zone limitrofe al nostro territorio, quali Porta San Paolo nelle vicinanze della sede ACEA e ancora a San Paolo vicino alla stazione della metropolitana. In una nota il Presidente del municipio Catarci ricorda: “Le postazioni commerciali abusive invadono non solo il centro storico ma anche i nostri quartieri e le zone archeologiche del nostro territorio.
E’ il caso della basilica di San Paolo e del Parco Archeologico dell’Appia Antica, per non parlare poi della Circonvallazione Ostiense, di Via Caffaro, di Via Baldovinetti, Via Duccio di Boninsegna e la stazione metro San Paolo, strade prese letteralmente d’assalto dagli ambulanti abusivi o irregolarmente posizionati.
Si devono assicurare controlli e verifiche, continua Catarci, per contrastare tale attività, una attività che si era consolidata durante i cinque anni della giunta Alemanno”.
Questo problema, come anche la questione del commercio a rotazione, ha bisogno di un coinvolgimento più ampio, dove i municipi venissero messi a conoscenza di decisioni già assunte, scavalcati e svuotati del proprio ruolo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Troppi atti di teppismo e di disturbo: una denuncia di “Il tempo ritrovato”

Troppi atti di teppismo e di disturbo: una denuncia di “Il tempo ritrovato”

Al Presidente dell’VIII Municipio Andrea Catarci
Al Comando dell’VIII gruppo (già XI) dei Vigili Urbani
Ai Carabinieri della Garbatella e di San Paolo
Alla Polizia di Stato del Commissariato Colombo

L’associazione culturale “Il tempo ritrovato” riceve diverse segnalazioni da parte di commercianti e abitanti del quartiere Garbatella e San Paolo di atti di teppismo e di disturbo da parte di persone che bevono e spaccano bottiglie. Alcuni commercianti lamentano l’arroganza di queste persone per lo più straniere che poi vanno a bivaccare e a depositare rifiuti organici dentro i parchi dove giocano i bambini.
Uno dei parchi presi di mira è quello “Caduti del mare” di Piazza Albini: sarebbe il caso che venisse custodito e chiuso la sera. Nei giorni scorsi ad uno dei commercianti alcuni stranieri (forse rumeni) invitati ad uscire si sono rivoltati in modo violento.
C’è da segnalare che a Largo Leonardo da Vinci dormono e defecano poveri cristi senza fissa dimora. I tre piccoli parchi di Via Giustiano Imperatore sono spesso frequentati da persone che lasciano bottiglie e quant’altro.
Due di questi parchi credo siano assegnati ai proprietari dei garage sottostanti.
Inoltre negli ultimi tempi si sono verificati furti nei negozi di Via Costantino, Via Rosa Raimondi Garibaldi e via Giacinto Pullino e non tutti sono stati denunciati alle forze dell’ordine (mi chiedo quale sia il motivo nel non denunciarne).
Si chiede di verificare con sopralluoghi. Inoltre bisognerebbe controllare i negozi che vendono birre e quant’altro a minori, perché l’alcolismo giovanile è in aumento. Inutile poi vietare di vendere alcolici ai giovani se fuori dalle discoteche e pub si trovano camper di ristoro che vendono dette bevande.

Giovanna mirella Arcidiacono
Presidente dell’Associazione “Il tempo ritrovato”

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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Alla Villetta della Garbatella il ricordo di Carlo Lizzani

Ad un mese dalla tragica morte di Carlo Lizzani, l’associazione culturale “Cara Garbatella” organizza martedì 5 novembre alle ore 18,00, nella storica sede della “Villetta”di via Passino 26, una celebrazione per ricordare la figura dell’ultimo regista del neorealismo italiano, un intellettuale, documentarista e scrittore, che fu anche un combattente della Resistenza romana nei Gap centrali.

All’iniziativa saranno presenti il figlio Francesco, il regista Giuliano Montaldo, il giornalista Enzo Natta, il prof.Marco Maria Gazzano, docente di Cinema all’Università Roma 3 e Franco Mariotti, del sindacato giornalisti cinematografici..

Al dibattito con gli ospiti seguirà una cena e la proiezione di “Achtung Banditi”, il primo  film di Carlo Lizzani prodotto nel 1951 grazie ad una sottoscrizione popolare.

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