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PADRE GUIDO se ne è andato nel sonno.

PADRE GUIDO se ne è andato nel sonno. Senza soffrire più di quanto avesse già sofferto. In fondo è giusto così.

Alla Garbatella, il quartiere popolare di Roma che per i miei gusti sta diventando troppo di moda, lo conoscevamo così. Era IL PRETE, lo scrivo in maiuscolo perché in quella che oserei chiamare “qualifica” c’era il rispetto di tutti.

Era arrivato a Roma nel 1956, aveva solo 27 anni. Veniva da Milano, da una famiglia benestante. Arrivava in una città che cercava di alzare la testa dopo la guerra. Nel 1954 la Rai aveva cominciato a trasmettere in bianco e nero. Un solo canale, un’audience pazzesca. La gente aveva scoperto un aiuto tecnologico che l’aiutava a comunicare. Gli abbonati al telefono sfioravano i due milioni, il doppio rispetto al 1950, il quadruplo rispetto al periodo del conflitto bellico. Pio XII era il capo della Chiesa, tempo due anni e sarebbe arrivato Giovanni XXIII.

ImmaginePadre Guido. Pochi conoscevano il suo cognome, Chiaravalli. Tutti conoscevano lui. Una presenza importante in un rione che faticava a trovare la sua dimensione. Era zona di confine la Garbatella. Una strada, la Cristoforo Colombo, a separarla da Tormarancia che quelli più grandi di me chiamavano Shanghai. E non era certo un complimento. Le sassaiole, all’epoca i malandrini delle due parti si affrontavano così, erano all’ordine del giorno. E quel clima di mini violenza rischiava di trasferirsi alla Chiesoletta, il regno sotto il governo del PRETE.

Uomo di cultura, generoso. Uomo d’azione e di parole. Aveva preso di petto la situazione ed era entrato nel cuore del problema. Un prete tra la gente, uno di quelli che pensi possano esistere soltanto nei libri o nei film di una volta. Un prete di frontiera in un rione difficile.

Era un conservatore convinto, ma anche uno che sapeva essere moderno nei fatti. Era stato lui ad aprire la scuola Cesare Baronio e l’Oratorio, la Chiesoletta appunto, alle donne. Detta così fa scappare un sorriso. Ma bisogna fare un salto indietro, tornare a quell’inizio anni Sessanta quando non era poi tanto semplice imporre una presenza mista.

Aveva le sue regole e pretendeva che tutti le rispettassero. Per chi sgarrava la punizione era a salire, nel rispetto della colpa riconosciuta.

“Raccogli cento pezzi di carta.”
  E ti era andata bene.

“Togli cento i sassi dal campo.”
  Ancora bene.

“Vai fuori dall’Oratorio e non tornare per dieci giorni.”
  Dovevi averla combinata proprio grossa.

Ricordo con affetto e nostalgia le mille partite di calcio giocate su un campetto fatto di sassi e polvere, un terreno in discesa. Il sorteggio a inizio gara serviva per scegliere la porta di sopra o la porta di sotto. E dovevi stare attento a dove calciavi il pallone.

Se tiravi troppo alto nella porta di sotto e il pallone finiva nell’arena del cinema Columbus la tua squadra pagava con una punizione a due. Il tiro diventava diretto se la palla finiva in piazza Sant’Eurosia dove era più difficile recuperarla. Era rigore senza moviola, né discussioni se lo sventurato di turno calciava sopra i tetti dell’Oratorio e la sfera finiva ai Giardinetti. Se poi avevi la dannata sfortuna di mandare la palla nella trattoria all’aperto sul lato grande del campo, al di là del muro, la partita era persa. L’oste non restituiva mai il pallone e di soldi per ricomprarlo non ce n’erano.

Uno di noi pretendeva spesso di tirare i calci di rigore. Ma aveva, diciamo, poca sensibilità nei piedi. Colpiva e il pallone si impennava, alto, alto, sempre più alto. Si era guadagnato sul campo il soprannome di Gagarino, in onore di Jurij Gagarin: il primo uomo a volare nello spazio il 12 aprile del 1961.
“L’altra sera durante una partita, il piccolo Filippini di nove anni è stato colpito da una pallonata in pieno naso ed ha perso conoscenza. Mentre gli presto le cure del caso, dopo un po’ riapre gli occhi, mi guarda assorto e poi serio serio mi fa una domanda.
-Sono morto, Padre Guido?
“Senti… vai in Chiesa e guarda a che punto stanno.”
-A Padre Gui’, mo stanno all’orabrenobis…”

(dal Diario dell’Oratorio, Padre Guido)

ImmagineMicrobi, Atomi. Erano i piccolini che si cimentavano negli infiniti tornei di calcio mentre i loro compagni erano impegnati in interminabili sfide a bigliardino. Altri preferivano il gioco dei calcinculo, una giostra in cui volando alto e in precario equilibrio su dei seggiolini di metallo cercavi di raggiungere il ragazzino che ti stava davanti. Un ottimo metodo per procurarti infortuni a catena, soprattutto perché in Chiesoletta il calcinculo era a distanza ravvicinata da due muri. Non c’era giorno che Padre Guido non facesse il suo ingresso al CTO con un bambino piangente e dolorante.
Partite di calcio in cui lui tifava sempre per i più deboli.
“Al pareggioooo!” urlava da sotto il colonnato dell’Oratorio. Non gli importava molto se la squadra a cui rivolgeva l’incitamento fosse sei o sette gol sotto.
E a partita finita tutti alla fontanella a bere. Lunghe file di assetati. Ci sarebbe stata la rivoluzione se non fosse intervenuto lui.
“Uno, due, tre, quattro cinque, sei. Hai finito, lascia il posto a un tuo compagno.”
Era arrivato nella Chiesa di San Filippo Neri da Milano. Ed era subito diventato uno di noi. Uno che voleva farci conoscere il mondo. Ai miei tempi il viaggio lontano era quello che d’estate ci portava ogni giorno a Torvaianica. Spiaggia libera, corse, ancora pallone, nuoto solo quando arrivava il permesso, merenda e di nuovo tutti dentro il pullman mentre Padre Guido faceva l’appello per accertarsi che nessuno si fosse dimenticato di tornare a casa.
“Sto progettando le gite, ne sento la necessità. Sono momenti di vita vera, ma la fatica di organizzarle è grande, come grande è l’assenza di collaborazione. Si criticano tanto i sacerdoti, ma senza di loro crollerebbe tutto. Si possono lasciare Pina e Maria Teresa sole a se stesse? Lioi, Colletti e Palmieri in balia dell’ambiente? Si può ridurre il contatto religioso alla Santa Messa?”
(dal Diario dell’Oratorio, Padre Guido)

Mia figlia Alessia è stata più fortunata. Per lei si è aperta l’Europa. Monaco di Baviera, la Norvegia, Capo Nord. L’accompagnavo alla Stazione Termini di notte. Zaino enorme in spalla e pochi soldi in tasca. IL PRETE non ammetteva deroghe. Il lusso era conoscere posti nuovi, non certo dove si dormiva o quello che si mangiava. Il cibo era scarso, le notti le trascorrevano sul pavimento di chiese ospitali. E di giorno si camminava fino all’esaurimento. Ma credo che nessuno di quei ragazzi abbia mai maledetto quei momenti. Ognuno di loro ne conserva il ricordo nel profondo del cuore.
ImmagineInsegnava al Baronio. Le lezioni le teneva all’aria aperta. Voleva che si studiassero le stelle di sera, che si guardassero gli insetti nelle calde giornate d’estate, i pianeti erano meno misteriosi se guardati quaggiù dalla Terra piuttosto che studiati sulle fredde pagine dei libri. A contatto con quella natura che gli studenti dovevano impare a conoscere, ecco quale era l’insegnamento del PRETE. Erano lezioni di scienze e di vita quelle che impartiva.
“Sto mostrando le stelle con il canocchiale ad alcuni allievi. Ettore Melluzzi, cinque anni, mi chiede che faccio. Gli indico Giove che risplende vicinissimo. Mi risponde: E che ce fà lassù?”
(dal Diario dell’Oratorio, Padre Guido)

Padre Guido ha sempre cercato di comunicarci un concetto.
“Dobbiamo incontrarci in libertà.”
Usava la parola come il mezzo più diretto per cercare di capire e poi risolvere i nostri problemi.
“Sono sempre stato a contatto con la vita” ripeteva.
Ed oggi che ci ha lasciato nel sonno, quasi non volesse disturbare, ce lo ritroviamo ancora accanto. Se ne è andato a 87 anni, quasi sessanta dei quali passati nelle strade della Garbatella. Aveva un modo speciale di comunicare con la gente. Ti guardava fisso negli occhi attraverso le spesse lenti dei suoi occhiali con la montatura di plastica, li riattacava nei modi più strani fino a quando non stavano più insieme. Gesticolava con le mani, questo lo aveva preso da noi romani, e strizzava i muscoli della faccia quasi volesse farsi più piccolo per entrare nella nostra testa.
 Era un uomo di cultura, ma non faceva pesare questo dono. La usava per entrare in contatto con chi non aveva avuto la fortuna di studiare.
La tonaca lisa, consumata da quanto la portava addosso senza sentire mai il bisogno di indossarne una nuova. E negli ultimi tempi una vecchia coperta arancione che gli riscaldava le gambe mentre, spinto dal badante, girava sulla sedia a rotelle per i giardini davanti alla chiesa San Filippo Neri.

Chissà cosa avrebbe detto di quei vandali che l’altro giorno hanno distrutto, incendiandola, una piccola giostra dove i bambini del quartiere si divertivano ogni giorno.
Padre Guido era una strana sorta di conservatore. Amava il sociale. Voleva che tutto fosse fatto in nome e per il gruppo. Mi ricordo che tanti anni fa assieme ad alcuni ex ragazzi dell’Oratorio volevamo donare una somma destinata a ristrutturare i locali. Lui si era rifiutato.
“Facciamolo con le nostre mani, non con i nostri soldi.”
Mi ricordo che molti anni fa, per lavoro, mi capitava spesso di incrociare Agostino Di Bartolomei, anche lui frequentatore da ragazzo del campo di calcio della Chiesoletta. La prima cosa che mi chiedeva era: “Come sta Padre Guido?”. Era il filo che ci univa. Un lungo filo che ha unito migliaia di ragazzi della Garbatella che nella Chiesoletta avevano trovato negli anni della gioventù il loro centro del mondo.
Ora Padre Guido Chiaravalli, nel giorno della morte il nome va scritto per intero, non è più tra noi. Ma se faremo come ci ha insegnato e ogni sera alzeremo gli occhi verso il cielo, tra le stelle potrebbe capitarci di vedere lui. Anche chi non crede, non può non riconoscergli il merito di averci lasciato in eredità un dono inestimabile. Il ricordo di una brava persona. Come tutti i preti, in minuscolo, di questo mondo dovrebbero essere.

http://dartortorromeo.com

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Un-grande-Insegnante-Padre-Guido

Padre-Guido-novembre-2008Un grande Insegnante, Padre Guido

Parlare di Padre Guido, non è cosa semplice per  me, una ex ragazzina dell’oratorio. L’ho ha sempre considerato un grande maestro, come colui che può e sa insegnare cose preziose. Detentore di sapienza profonda sulle cose del mondo. E’ stato un incontro importante nella mia vita, uno di quelli fortunati che cambiano il corso della storia. Una presenza stabile e concreta che ha reso  più  bella la la  mia infanzia. Un mentore capace di stimolare la capacità di osservare il mondo manifesto  con uno sguardo attento e non superficiale, di risvegliare lo spirito di ricerca.
Diceva con molta serietà che le cose veramente importanti sono nel nostro cuore. Straordinario no?  Se me lo avesse detto  un’ altra persona non ci avrei mai creduto. Invece lui guardandomi attraverso le sue spesse lenti, andava subito al punto, direttamente in profondità.  Le sue parole non passavano per la mente, andavano dritte al cuore. E poi,  era molto prezioso anche quello che  non diceva, ma che intimamente  pensava e silenziosamente faceva per te. Attraverso piccoli miracoli quotidiani lui creava la sua grande opera d’arte,  “regalare la vita vera ai suoi ragazzi”. Per noi organizzava un viaggio avventuroso nella vita. Pensava a tutto, percorso con imprevisti e premi, ma anche al  bagaglio il più possibile leggero, meglio se si trattava di uno zaino da spalla. Dentro dovevamo metterci l’essenziale, una  bussola per orientarsi,  il rispetto per la vita in tutte le sue forme e l’impegno a fare bene per migliorare se stessi.  Con queste poche cose tutt’ora viaggio.
Padre Guido non ambiva piacere a tutti . Ai discorsi complicati e lunghi preferiva poche e semplici parole.
Caparbiamente portava avanti dei progetti folli, attirandosi critiche ed inimicizie da ogni parte. Ma tutto quello che faceva, diceva, pensava e sentiva era finalizzato ad un grande obiettivo, fare del bene agli altri.
Si potrebbe immaginarlo come un imprenditore  tenace  in grado di creare una grande azienda atta alla produzione del bene ed al servizio di tutti.  Forse la Chiesa ne ha avuti altri di dirigenti così capaci ma  non altrettanto onesti  e generosi. Era un uomo forte e rigoroso, un grande esempio, troppo grande  da non riuscire neanche a pensare di poterlo emulare. Un santo ed un saggio nello stesso tempo,  molto concreto e pratico. Per certi versi anche burbero, abituato ad affrontare ogni giorno le avversità della vita quotidiana che ognuno di noi gli presentava, gioie, dolori, tante emozioni, mille situazioni nuove .
Per questo Padre Guido è sempre stato un uomo coraggioso, anche nella malattia. Negli ultimi tempi si era un pochino addolcito, era tenero nelle manifestazioni affettuose verso i suoi ex ragazzi. Un lusso che adesso finalmente poteva concedersi. Commuoversi ed emozionarsi di fronte a quanti lo amavano. Il bello è che  rimaneva  meravigliato e si stupiva di fronte a tanto amore. Sereno nell’affrontare il cambiamento che inevitabilmente porta con se il tempo, è invecchiato con gioia. Sul finale come un buon vino ha espresso mille sfumature di gusto, così che ogni palato potesse  percepirne  le diverse fragranze. Ugualmente anche lui ha lasciato  che cosi fosse, mostrando naturalmente la sua grandezza di essere umano, luminoso e ricco anche al tramonto.
Lo ricordo sempre così come un vero leader, una persona di grande valore, uomo con una forte   fede, la prova concreta che si può utilizzare la propria esistenza nel migliore dei modi.

Padre Guido ha dipinto la sua vita come un’ opera d’arte, ne è uscito fuori un capolavoro dal valore inestimabile. Al suo penultimo compleanno  lui diceva che la sua vita era come un quadro, in quel   quadro c’eravamo tutti noi. Vuoi perché gli abbiamo impastato i colori, o a  volte lasciando qualche  ditata sulla vernice fresca, comunque si andata penso che, si, avesse proprio ragione . Quel quadro lo abbiamo  dipinto insieme a lui, e cavolo, ne è valsa veramente la pena! Forse è  proprio per questo che quando lo ammiriamo rimaniamo colpiti dalla sua bellezza, felici per ciò che abbiamo imparato e tristi per ciò che non tornerà più , ma  immensamente grati per tutto ciò che i nostro caro Padre Guido ci ha insegnato. Consapevoli che a guidarci ancora e sempre sarà  il segno che ci ha lasciato.

Fulvia Subania

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Padre-Guido-Stefano-Mastrantonio

Se i miei figli da anni mi chiedono con fiducia “papà, che tempo farà  domani?”

E’ perché ho sempre descritto loro quel che Padre guido ha  descritto e spiegato a me: il cielo, le nuvole, il vento, le stagioni e l’inclinazione dell’asse terrestre, meridiani, paralleli, tropici e circoli polari e un mare di cose che a quel tempo – 50 anni fa – sembravano misteriose. Quella sera d’inverno di tanti anni fa, con un gruppetto di ragazzi della mia età, stavo sul campetto dell’oratorio per la lezione di astronomia; in silenzio ascoltammo Padre Guido che spiegava come si doveva fare per calcolare l’ora guardando le stelle dell’orsa maggiore. La lezione durò una decina di minuti. Poi, con un sorriso, chiese:”chi vuole provare per primo?”

Visto che nessuno se la sentiva di rompere il ghiaccio “er prete” fece la sua scelta. Il discepolo aveva imparato talmente bene la lezione che osservando il cielo, dopo venti secondi di calcolo, esclamò:”Oddio so’ e sette, mo’ mi’ madre me gonfia…!!” La lezione finì con una risata generale e prolungata, guardando la vera e propria “fuga” di chi immaginava che sarebbe stato “gonfiato” dalla madre severa. Caro Padre Guido ci hai insegnato a guardare il cielo ma per moltissimi di noi la “stella polare” sei stato tu.

Grazie di cuore.

Stefano Mastrantonio

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Er-prete-Fabrizio-mastrantonio

“Er Prete”, questo è stato per tutti il suo nome d’arte.

Un nomignolo al quale lui stesso era affezionatissimo; il suo nickname; un escamotage linguistico, tutto romano, per evitare di limitarsi ad un appellativo tanto importante, quanto riduttivo, come “padre” Guido.
Per rappresentarlo a pieno si sarebbe dovuto chiamarlo, a seconda delle circostanze, anche “madre” Guido, “fratello”, “amico”, “maestro” Guido. Troppo complicato per le giovani vite della Garbaltella e zone limitrofe.
Meglio “er Prete”: semplice, diretto, indicativo del punto di riferimento che rappresentava per tutti i ragazzi dell’Oratorio e per i genitori che gli affidavano, con cieca fiducia, il tempo libero dei loro figli e nipoti.
Il mio Padre Guido è stato maestro di scienze e di vita che ha insegnato, con la stessa gioiosa e quasi infantile naturalezza, le stelle e la fede, il gioco e l’impegno, la metereologia e la geologia, l’amicizia e il servizio.
Il mio Padre Guido è una gemma preziosa custodita nel cuore, un’eredità da tramandare, una fortunata coincidenza o un dono di Dio.
Grazie di tutto Padre Gui’.

Fabrizio Mastrantonio

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L’oratorio-di-Massimiliano-smeriglio

Come fai a spiegare l’odore dell’oratorio, la terra dura, i pali di legno con gli spigoli, la rete bucata, la raccolta della carta, gli spogliatoi senza docce, il gioco del sasso, l’ottovolante, la coppa disciplina, le magliette per i primi classificati, i calzoncini ai secondi, i calzini ai terzi, gli atomi, i purcini con la erre.
Come fai a spiegare padre Guido se non parti dai luoghi, dalla sua fisicita’ dal piede 44 magnum, dalle sberle, dalla sua cultura, dalle sue urla, “vai fuori dall’oratorio”, “alt fine primo tempo”. Come fai a spiegare quel fazzoletto di paradiso impolverato messo a confine tra Garbatella e Tormarancio. Non lo spieghi, non bastano le parole, i ricordi, le fughe per evitare il vespro. Resta solo una sensazione d infinita tristezza, come le domeniche pomeriggio all’oratorio, quelle si che erano tristi anche allora, appena appena rinfrancate dalla partitella tra pochi disperati superstiti, la radiocronaca in sottofondo e il gelato offerto dal prete. Lui li stava, lui li ha voluto aspettarci. Il corpo inerme nel teatrino, un via vai di facce di popolo segnate dalla vita e il vociare dei pischelli persi anche oggi dietro al pallone cosi’ come lui ha voluto che fosse. Così come è sempre stato.

Massimiliano Smerriglio

 

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Arrivederci-padre-guido

Padre Guido Chiaravalli, il prete decano degli oratoriani di San Filippo Neri alla Garbatella è morto ieri a poco più di un mese del suo ottantasettesimo compleanno.

In quanti ricorderemo Padre Guido? A migliaia, ed ognuno di noi con un ricordo personale senza dubbio. ”Il prete” come lo abbiamo sempre chiamato, il prete per antonomasia era lui e per tutti è stato letteralmente e realmente un padre.

E’ venuto fra noi nel 1957, giovane meneghino purosangue e come lui stesso disse a suo tempo scelse di diventare subito “garbatellese fra i garbatellesi”, in un quartiere che allora, alla fine degli anni ’50 era considerato uno dei quartieri a rischio dove spesso riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena era un problema, dove alcuni nuclei famigliari rasentavano la povertà. Proprio in quegli anni padre Guido si avvicinava ai giovani portando una sorta di Vangelo, non raccontato ma vissuto, proseguendo all’interno dell’oratorio il grande lavoro di Padre Melani, altro indimenticabile sacerdote che ha dedicato la sua vita alla Garbatella.

In una intervista di poco tempo fa ci disse: “Tante volte lo stare a vedere per 5 ore nel pomeriggio giocare a pallone o stare la mattina per 5 ore al mare mi faceva venire il dubbio se era giusto vivere così il mio compito di sacerdote. Poi, e sempre di più con il passare degli anni, in incontri casuali con ex ragazzi ho sempre visto illuminarsi il volto ed esprimere la convinzione che nell’oratorio e nella scuola avevano imparato a vivere.”

Cosa ha fatto per noi il prete? Tante cose, dalle squadre dei “microbi” nel campetto dell’oratorio fino alla “colonia” a Torvajanica, dalle lezioni di catechismo allo spazio per far suonare i “complessini” negli anni ‘60, dai bigliardini rabberciati alle lezioni di vita e di astronomia, fino all’organizzazione dei viaggi a Capo Nord. Ci ha insegnato a viaggiare, a vedere le stelle a guardare il cielo per vedere se la luna è calante o crescente. Troppo ha fatto per stare qui a fare un elenco.

Padre Guido era un sacerdote ed è stato un buon cristiano, un ottimo cristiano, e come uomo un uomo semplice quanto eccezionale. Starlo a raccontare è quasi impossibile come sa benissimo chi lo ha conosciuto. Per raccontarlo in modo degno dovremmo mettere insieme tutti i nostri ricordi, per quanti siano troppi, migliaia, uno per ognuno di noi.

“Il prete” ci ha voluto bene, e ce lo ha dimostrato, senza secondi fini, senza alcun interesse, per fede e per vocazione ma anche per pura e semplice bontà personale perché era fatto così. E noi ragazzi e ragazze, uomini e donne di questo quartiere per anni lo abbiamo ricambiato perché non era possibile fare altrimenti.

Mancherà immensamente a tutta la sua comunità.

Massimo Mongai e Giancarlo Proietti

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addio-Padre-Guido

Vorremmo ricevere il vostro pensiero sulla scomparsa di Padre Guido, chiunque voglia scrivere qualcosa è pregato di farlo tramite il nostro modulo sarà   nostra cura pubblicarlo, naturalmente potrete inviare il vostro pensiero anche in forma anonima.

A pochi giorni dal nostro ultimo articolo (auguri-padre-guido) su P. Guido, oggi pomeriggio è partito per il suo ultimo viaggio.

Da domani mattina 23 aprile dalle ore 9,30 del mattino fino alle ore 10,30 di giovedì sarà possibile dargli un ultimo saluto nel teatrino del suo amato oratorio.

La messa sarà celebrata alle ore 11,30 il giorno 24 aprile nella Parrocchia di San Filippo Neri.

La redazione di Cara GarbatellaFacebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Stop alle macchine nelle aeree pedonali

Stop alle macchine nelle aeree pedonali

Sono stufa di vedere l’area pedonale dei giardinetti alla Chiesoletta occupati abusivamente da un sacco di macchine (ormai una media costante di una decina. In parecchi passano davanti alla chiesa e ai negozi per sbucare prima in piazza s Eurosia, con pericolo per anziani e bambini che vorrebbero scorrazzare liberamente in bicicletta. Capisco che sia difficile trovare parcheggio: ma noi che lo cerchiamo con pazienza anche lontano, cosa siamo, cretini?
Ho già segnalato la cosa ai vigili urbani, con le solite inutili risposte dicircostanza. Inoltre la maleducazione della gente riempie il nostro bel parco di cartacce ovunque; aggiungi le scritte su fontanelle e panchine, le erbacce sui cigli dei marciapiedi… Dovè il Municipio? Se non ci sono i soldi, ce lo facciano sapere ufficialmente, e magari ci organizziamo
Maria Donelli

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

 

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Ricordate le vittime delle bombe del 7 marzo ’44 sulla Maternità

Ricordate le vittime delle bombe del 7 marzo ’44 sulla Maternità

A 70 anni dal bombardamento della Maternità della Garbatella del 7 marzo 1944, l’Associazione culturale “Il tempo ritrovato” ha commemorato le vittime di quell’atto di guerra, mamme e bambini, con una passeggiata storica nella zona dell’ex Albergo Bianco di Piazza Biffi che ospitava quella struttura. Quella istituzione benefica nel 1931 era stata visitata ed elogiata da Gandhi in un suo viaggio a Roma. Nell’occasione, l’Associazione ha rinnovato la richiesta di dedicare il nuovo Consultorio familiare di Largo delle Sette Chiese ad Elisabetta Di Renzo, che molto lottò, insieme a tante altre donne del quartiere, per la sua realizzazione. Lo scorso anno l’assessora municipale alla Cultura e alle pari opportunità Carla Di Veroli propose di accogliere la proposta di “Il tempo ritrovato” con una mozione che fu votata all’unanimità.

Giovanna Mirella Arcidiacono
Presidente dell’Associazione culturale “Il tempo ritrovato”

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Tutti i riconoscimenti del Premio Fantasia

Tutti i riconoscimenti del Premio Fantasia

Il Premio Fantasia di Garbatella dell’Associazione culturale “Il Tempo Ritrovato” ha voluto concludere un percorso di ricerca culturale sul territorio iniziato dal 1990, anno in cui è nata l’associazione.
Il premio come ogni anno è dedicato al pittore, maestro Carlo Acciari.
Questi i premiati:

  • Ernesto Nassi, presidente ANPI Roma, settore storico;
  • Cristiano Bartolomei e la sua Brigata Garbatella, settore volontariato;
  • Fabio Corallini in arte Matisse, mimo ed illusionista, settore arte;
  • Renato Di Benedetto, cantautore,settore arte;
  • Rossana Di Lorenzo,settore arte-cinema;
  • FlorianaMariani, settore fotografia;
  • PaolaMarini – MARILAB, settore lavoro;
  • Paolo Moccia, attore e cantante, settore arte;
  • Marco Pizzichillo, papà fantastico, settore famiglia;
  • FabioVona, cantautore.

L’associazione ha promosso, a differenza degli altri anni, un’iniziativa molto intima quasi una “Garbatella segreta” dedicata agli artisti del quartiere a suo avviso poco tenuti in considerazioni
da quella cultura che cade sempre dall’alto. L’intenzione è quella di partecipare alla costruzione della piazza della cultura che va costruendosi tra il Palladium e gli ex bagni pubblici. Il premio è stato finanziato dall’Associazione e senza alcuno sponsor e consiste in una riproduzione di un quadro del Maestro Acciari donato proprio con l’intento di continuare a promuovere l’arte pittorica e non solo sul territorio per i giovani del quartiere, oltre a un quaderno che documenta alcuni momenti di vita del pittore garbatellano nel suo studio ed in altre iniziative dell’Associazione. Abbinato al premio quest’anno è stato allegato il calendario di fotografia e poesia “Garbatella giocando si impara” (foto di Francesco Piastra e poesie di Mirella Arcidiacono), il tutto contenuto dentro la sporta magica di cotone con la riproduzione del volto della Garbatella.Prima del premio, che è stato proclamato come sempre al Teatro in Portico, è stato presentato il libro di ricerca fotografica di Enzo Gori sulla Circonvallazione Ostiense “La nostra via”, edizioni Palombi.
Il Premio è stato inserito per l’ultima volta nei festeggiamenti di Buon Compleanno Garbatella. Dal prossimo anno sarà Garbatella. Europa Festival della fantasia, dedicandosi esclusivamente al mondo dell’infanzia ed ai suoi diritti.

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A Via Ostiense 106 il nuovo Caffè Alzheimer “Amici miei” Riceviamo dalla prof. Luisa Bartorelli e volentieri pubblichiamo. La prof. Bartorelli, direttrice del Centro Alzheimer della Fondazione Roma, è una delle maggiori esperte sul tema dell’Alzheimer in

A Via Ostiense 106 il nuovo Caffè Alzheimer “Amici miei”

Riceviamo dalla prof. Luisa Bartorelli e volentieri pubblichiamo.
La prof. Bartorelli, direttrice del Centro Alzheimer della Fondazione Roma, è una delle maggiori esperte sul tema dell’Alzheimer in Italia.

Un nuovo Caffè Alzheimer ha iniziato la sua attività a due passi dalla Garbatella, in Via Ostiense 106. E’ davvero una bella notizia! Perché questo Caffè, condotto dall’Associazione  Alzheimer Uniti Roma, è uno spazio speciale che nasce e funziona con intenti di amicizia e solidarietà, aperto ai malati di Alzheimer e ai loro familiari.alzheimer
Queste persone, che provano molto spesso una sensazione di disagio nel confrontarsi con la “normalità” del contesto sociale, trovano nei Caffè Alzheimer un ambiente adeguato, un posto per loro: un luogo di completa accettazione e di accoglienza per le persone disorientate nella demenza e per i familiari che li assistono e che devono sostenerli.
L’intento è proprio di far uscire le famiglie dall’isolamento sociale che spesso le contraddistingue, offrendo momenti di aggregazione, di comprensione e di condivisione, lasciando ad altre strutture e ad altri luoghi i compiti più specifici delle cure. Il Caffè è uno spazio caldo e accogliente, dove le famiglie possono bere un caffè, un tè, consumare un dolce, ascoltare musica, conversare amabilmente, coinvolti tutti in semplici e piacevoli attività di intrattenimento, gratuitamente. Sono sempre presenti a gestire gli incontri una psicologa e una volontaria esperta.
In altri Caffè, aperti dall’Associazione Alzheimer Uniti in quartieri diversi, il consolidamento del clima di accettazione e di conoscenza reciproca ha avuto un tale impatto positivo che i familiari si incontrano spesso anche al di fuori del Caffè. Azioni di sollievo che percorrono la società e progressivamente, ne siamo certi, la rendono più accogliente e più disponibile a considerare i problemi dell’altro.

Vi aspettiamo !

Il “Caffè Amici Miei”, Via Ostiense 106, presso la Fondazione Di Liegro,
è aperto il 2° e 4° lunedì del mese, dalle ore 16.30 alle 18.30.

www.alzheimeruniti.it

www.alz.org

Copyright

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“La nostra via”, cioè la Circonvallazione

“La nostra via”, cioè la Circonvallazionela-nostra-via

“La nostra via” è il titolo di un libro fotografico di Enzo Gori, il pasticcere della Circonvallazione Ostiense che, oltre a produrre notoriamente degli ottimi dolci, cura da anni una eccezionale raccolta di immagini di come eravamo e di come siamo, particolarmente mirata allo sviluppo della sua strada, la Circonvallazione, la grande arteria moderna sotto la quale scorre intubato il fiume Almone, un affluente del Tevere. Il libro, edito da Palombi Editori, ha come sottotitolo “Storia della Circonvallazione Ostiense: dalla Valle dell’Almone a Campidoglio Due”. Contiene soltanto una minima parte del materiale fotografico raccolto da Gori.
Particolarmente interessanti sono le aerofotografie scattate nel tempo, che mostrano il graduale sviluppo della Circonvallazione, ma anche i particolari  degli edifici in costruzione, nonché le numerose foto di ambiente. Il libro si conclude con l’immagine fantastica del Ponte cavalcaferrovia Settimia Spizzichino, di Eataly e di Campidoglio Due e con un omaggio a molti dei colleghi commercianti di Gori che esercitano sulla Circonvallazione, dei quali sono riportate le foto scattate nei loro negozi. (C.B.)

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Un appello a Eataly, alle FS, al Comune e all’8° Municipio Riscopriamo i reperti conservati nei sottopassaggi dell’Ostiense Chiusi al pubblico per motivi di igiene e sicurezza, vengono attribuiti a una prestigiosa residenza del 1° o 2° secolo dC denominat

Un appello a Eataly, alle FS, al Comune e all’8° Municipio

Riscopriamo i reperti conservati nei sottopassaggi dell’Ostiense

Chiusi al pubblico per motivi di igiene e sicurezza, vengono attribuiti a una prestigiosa residenza del 1° o 2° secolo dC denominata “Horti Serviliani”

di Fulvio De Pascale, Presidente dell’Associazione Insieme per l’Ostiense

Nell’ormai lontano 2001 l’Associazione Insieme per Ostiense ebbe modo di organizzare due “domeniche ecologiche” che allora erano finanziate dal Ministero dell’Ambiente attraverso il Comune di Roma ed il Municipio Roma XI. In occasione di una delle due domeniche, mediante un’intesa operativa con la Soprintendenza Archeologica di Roma e la Rete Ferroviaria Italiana, riuscimmo a far aprire per qualche ora e a far visitare, in via del tutto eccezionale, un sito archeologico del tutto sconosciuto al pubblico che si trova tuttora sotto terra in un sottopassaggio della Stazione Ferroviaria Ostiense che allora collegava l’ex Air Terminal Ostiense con i vari binari, successivamente chiuso per motivi di igiene e sicurezza. In questo sito si trovano ben conservati alcuni manufatti che, secondo gli studi effettuati, risalgono al 1° o 2° secolo d.C., con absidi; successivamente nei pressi sorse una piccola necropoli e poi nel 4° secolo alcune opere idrauliche con una fontana ed una piccola cisterna.
Secondo alcuni studi più recenti condotti dalla dott.ssa Barbara Roggio, illustrati nel libro “Archeologia e GIS: uno studio diacronico delle trasformazioni dell’area Ostiense di Roma”, si è anche ipotizzato che questi manufatti possano far parte di una prestigiosa residenza denominata “Horti Serviliani” e che comunque la zona fuori le Mura Aureliane che ora comprende l’Ostiense e la Garbatella non fosse soltanto un suburbio desolato dedicato solo alle sepolture (come peraltro emerso anche negli scavi avvenuti anni fa negli ex Magazzini Generali ora Scuola Antincendi di Via del Commercio col ritrovamento di sepolcri solo di bambini inumati in una particolare modalità). Purtroppo negli anni travagliati che ha vissuto l’ex Air Terminal Ostiense fino all’odierna ristrutturazione avvenuta nel 2012 si sono perse le testimonianze dell’area archeologica e ciò anche su Internet dove fino al 2007 era possibile consultare un sito dal titolo “Area archeologica Convivium”.
Colgo quindi l’occasione per suggerire al Municipio Roma VIII di farsi promotore presso Eataly, le Ferrovie dello Stato e la Soprintendenza Archeologica di Roma al fine che, tramite il passaggio ancora esistente nel piano interrato tra la sede di Eataly ed il citato sottopassaggio ferroviario, venga reso possibile l’accesso e la fruizione e la relativa valorizzazione del sito archeologico. Spero che Eataly, che ha già dato luogo a diverse fruttuose collaborazioni a fini culturali sia con il Comune di Roma sia con altre entità pubbliche e private, non voglia perdere l’occasione di valorizzare i resti dell’abitazione più antica del quartiere Ostiense, che si trovano solo a qualche metro di distanza dalle proprie strutture.

 

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Reinterrata la necropoli di Via Padre Semeria

Reinterrata la necropoli di Via Padre Semeria

Via Padre Semeria, la strada che sfocia nella Colombo più o meno all’altezza del poderoso rudere di una antica cisterna romana, ha restituito in passato non pochi antichi reperti di prevalente origine funeraria. Ce ne raccontava padre Alfredo Melani, il sacerdote degli oratoriani di San Filippo Neri, vero pioniere della Garbatella, scomparso già da parecchi anni, che era arrivato all’oratorio e alla chiesoletta fin dal 1925. Padre Melani si prese diligentemente la briga di raccogliere quei reperti che gli portavano i ragazzi (olle cinerarie, alcune lapidi, qualche scultura e delle monete) in una vetrina-museo posta all’interno dell’Istituto Cesare Baronio.scavo-garbatella
Uno scavo sistematico fu condotto poi dalla Soprintendenza quando iniziarono, alla fine degli anni 30 del secolo scorso, i lavori per la costruzione della Colombo, ovvero della Via Imperiale. Ma non tutta la Via Padre Semeria era sta indagata. Restava da scavare un’area prospiciente la Colombo che avrebbe dovuto ospitare un edificio dell’Istituto Postelegrafonici. I lavori preliminari per l’erezione del fabbricato iniziarono nel 1996 ma furono subito interrotti: emersero infatti un centinaio di sepolture del I-III secolo d.C., tra cui una che appariva singolarmente piombata e sigillata, come accadeva in antico quando la tomba conteneva il corpo di una persona cui si attribuiva qualche potere malefico: fu subito chiamata la tomba della strega.
In seguito i lavori furono definitivamente interrotti quando l’istituto di previdenza dei postelegrafonici fu liquidato e inglobato nell’Inps: di quell’edificio ipotizzato non c’era più bisogno. Per anni quella vasta area è rimasta sconvolta dallo sterro, luogo di degrado e di scarico abusivo di materiali, nonché sito per abboccamenti sessuali di prostitute e di transessuali. Alla fine si è deciso di salvaguardare l’area semplicemente reinterrando le sepolture, come spesso accade quando, per mancanza di fondi e per non eccelso valore dei reperti, si decide di lasciarli sottoterra, in tal modo custoditi meglio che se fossero lasciati all’aperto. (C.B.)

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Assalto dei ladri agli uffici municipali Violata una finestra. Manomessi i sistemi di sorveglianza. Sventrata la cassaforte. 3000 euro il bottino

Assalto dei ladri agli uffici municipali

Violata una finestra. Manomessi i sistemi di sorveglianza.
Sventrata la cassaforte. 3000 euro il bottino

La cassaforte sventrata a colpi di mola a disco e mazza, gli uffici municipali passati al setaccio. Assalto dei ladri al Municipio VIII: cercavano probabilmente soldi. La banda ha avuto tutto il tempo di agire, presumibilmente nella notte tra sabato 22 e domenica 23 febbraio. Il Municipio è dotato di impianto d’allarme e di circuito per le videoriprese che sono stati accuratamente messi fuori uso. Vista la particolare collocazione dei locali del Municipio, il manufatto è un corpo a se stante ad una certa distanza dalle aree abitate di Via Benedetto Croce, tanto che nessuno dei vicini si è svegliato per il rumore che i malviventi hanno certamente fatto per entrare nel corpo municipale violando una finestra al piano terra e demolendo un muro di tramezzo tra l’area di accoglienza dei servizi sociali e i locali della cassa. Il Municipio è stato chiuso attorno alle 15 di sabato 23. A seguire, l’attivazione degli impianti antiintrusione.
Il blitz è scattato, secondo i primi accertamenti, nella seconda parte della nottata.
Alcuni passanti hanno notato due auto parcheggiate nei pressi del Municipio: forse proprio i mezzi con cui la banda ha raggiunto l’obiettivo e poi è fuggita. I ladri hanno forzato una delle finestre al pianterreno e si sono trovati in una stanza adibita a colloquio di accoglienza dei servizi sociali, qui hanno rovistato, senza trovare niente, dopo di che hanno perforato, demolendone una parte, il muro che separa l’ambiente dalla cassa. A quel punto è iniziato il lungo e rumoroso lavoro per aprire il blindato. I malviventi hanno agito sulla parte posteriore della cassaforte, prima segando la parete di acciaio con una mola a disco (restano ancora i segni evidenti dei vari tentativi di taglio), poi abbattendo una parete di sicurezza in cemento con una mazza.
Quindi hanno messo le mani sul bottino: circa 3000 euro. Con ogni probabilità i malviventi credevano di trovare una somma più elevata, ma alcune somme particolarmente importanti erano state spostate il giorno prima attraverso la società di trasporto valori che esegue periodicamente questo servizio per la cassa del Municipio.
L’assalto alla cassa del Municipio è stato scoperto la mattina di lunedi 24, quando sono entrati in servizio gli impiegati. Immediato l’allarme ai carabinieri.
Per tutta la mattinata di lunedì il Municipio è stato chiuso. Poi l’apertura al pubblico è ripresa, a eccezione che per l’Anagrafe, chiusa tutto il giorno. È stato necessario, prima di riattivare i servizi, rimuovere l’enorme quantità di polvere e detriti di mattoni prodotta dai banditi.
L’edificio del Municipio non è così vetusto ed è protetto da un impianto antifurto e da uno di videosorveglianza sulle porte principali. Durante l’orario di apertura il Municipio è tenuto sotto controllo dai vigili urbani e da alcuni addetti alla vigilanza interna: una precauzione che tuttavia non è bastata per scongiurare il colpo, effettuato durante la chiusura per il week-end. (E.S.)

 

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Campidoglio Due Ci siamo finalmente? Dopo i 5 anni di sospensione del periodo della Giunta Alemanno, la ripresa dei lavori prevista per la fine del 2014 e il completamento per il 2018 di Eraldo Saccinto

Campidoglio Due
Ci siamo finalmente?

Dopo i 5 anni di sospensione del periodo della Giunta Alemanno, la ripresa dei lavori prevista per la fine del 2014 e il completamento per il 2018

di Eraldo Saccinto

Appena insediato, il sindaco Alemanno azzerò il vecchio concorso per Campidoglio 2, rinunciando al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni, quello del team di Mario Cucinella.

Campidoglio Due

Ci siamo finalmente?

Dopo i 5 anni di sospensione del periodo della Giunta Alemanno, la ripresa dei lavori prevista per la fine del 2014 e il completamento per il 2018

di Eraldo Saccinto

Appena insediato, il sindaco Alemanno azzerò il vecchio concorso per Campidoglio 2, rinunciando al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni, quello del team di Mario Cucinella.

La gara, all’epoca, aveva visto in campo numerosi studi italiani e stranieri. Evidentemente il progetto preliminare, che comunque costò all’Amministrazione comunale 500mila euro previsti come compenso al vincitore, non era piaciuto alla nuova Giunta, che pensò di farlo ripartire in projectfinancing, motivandolo esattamente con le stesse spiegazioni della precedente amministrazione. Poi non si è fatto più nulla per cinque anni. Adesso con l’Amministrazione Marino, è il vicesindaco Nieri che ha annunciato l’inizio dei lavori per la fine dell’anno in corso con termine nel 2018. L’aggiudicazione definitiva del bando sembra sia cosa fatta. Un appalto integrato, progettazione e realizzazione, che vale 193 milioni di euro e che sarà affittato a Roma Capitale per 25 anni, dopodichè la proprietà passerà alla città. I numeri: 134.700 metri quadrati, 53.300 di uffici, 13.500 di archivi, 59.400 di parcheggi, 8.600 per servizi al quartiere. Il programma comprende la ristrutturazione dell’area della ex Manifattura Tabacchi, per un totale di 33.000 metri quadrati, 2 mila di parcheggi a raso, piazze e spazi pedonali. campidoglio-due
Il nuovo polo sarà servito dai treni che si fermano alla stazione Ostiense, dalla linea B del metrò e dalla Roma-Ostia.Grazie all’eliminazione della spesa per gli affitti passivi, il risparmio sarà di quasi 19 milioni di euro l’anno. Un ulteriore vantaggio dovrebbe provenire dell’accorpamento delle sedi, per cui minori spostamenti e servizi comuni per tutti i dipendenti, mentre per i cittadini ci sarà un unico punto di riferimento. E’ addirittura previsto che ogni passaggio di questa operazione sia stabilito insieme all’VIII Municipio e attraverso percorsi comuni di partecipazione.
Nei nuovi edifici il cittadino entrerà dalla Circonvallazione Ostiense e si troverà dentro uno spazio dotato di sottopassi e sovrappassi in modo da consentire di entrare e uscire da uffici e servizi fino ad arrivare al Piazzale dei Partigiani, oltre la ferrovia. Piazze, percorsi sotterranei, giardini pensili, terrazzamenti, cortili interni e un ponte pedonale. Poi una grande scalinata di marmo e al centro la ciminiera della vecchia manifattura Tabacchi che diventa il simbolo, il segno.
Nuovi uffici per 4.350 impiegati per liberare gli antichi palazzi del Colle e renderli un museo della città unico al mondo. E su tutto il bianco candore del travertino, a ricordare la Roma razionalista, la Roma dell’Eur e della città universitaria della Sapienza. Ma anche l’Arce Capitolina come cittadella istituzionale: un unicum di slarghi, spazi pubblici, architetture e monumenti. Nel Campidoglio 2 ci saranno anche archeologia e arte contemporanea. Per non perdere il senso della maestosità e della importanza del luogo, il progetto prevede di segnare lo spazio con l’esposizione di lapidi e effigi di epoca romana che arriveranno dal Lapidario capitolino. I reperti arriveranno anche dal Macro e dagli artisti in esso ospitati. Il travertino ricorderà la lezione del razionalismo romano e il restauro dell’ex manifattura valorizzerà il cortile, che diventerà la prima di una sequenza di piazze, con la sua alta ciminiera. Lì ci saranno servizi di quartiere: caffetteria, auditorium, museo, che si aggiungeranno a un asilo nido, una palestra, una scuola”. Nel grande slargo davanti a Eataly, dalla parte opposta, il parcheggio verrà interrato e tutta la piazza pedonalizzata. Ci sarà un centro civico pubblico e poi una grande scalinata, che vuole ricordare quella del Campidoglio.

 

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Dopo l’incendio che ha colpito a fine dicembre il Centro sociale di Via Passino La solidarietà popolare farà rinascere La Strada A circa tre mesi dall’incendio ripetuto che ha colpito i locali di Via Passino 24, sede del Centro sociale La Strada, da anni

Dopo l’incendio che ha colpito a fine dicembre il Centro sociale di Via Passino

La solidarietà popolare farà rinascere La Strada

A circa tre mesi dall’incendio ripetuto che ha colpito i locali di Via Passino 24, sede del Centro sociale La Strada, da anni attivo nel territorio della Garbatella e del Municipio, incontriamo Amedeo Ciaccheri, attivista del Centro sociale e oggi Consigliere municipale

A quasi tre mesi dagli incendi, è stata fatta luce sulla dinamica di quanto accaduto al Centro sociale?
Gli attentati che hanno colpito il csoa La Strada, a cavallo delle giornate dello scorso Natale, hanno ancora oggi una dinamica oscura. Da parte delle inchieste ufficiali non sono uscite novità di nessun tipo; è però ancora oggi chiaro per noi che gli eventi incendiari di quelle giornate hanno una matrice dolosa, molto probabilmente non legata agli ambienti dell’estrema destra romana che, nei vent’anni di storia del Centro sociale, si è resa protagonista più volte di aggressioni e tentati attacchi, anche incendiari. La dinamica degli eventi ci porta però ancora oggi a pensare che chi ha voluto colpire lo spazio, le attività, la comunità stretta attorno a La Strada l’abbia fatto a fini intimidatori.
Per questo abbiamo parlato di atteggiamento mafioso; c’è chi, con interessi più o meno grandi, si sente toccato dall’iniziativa sociale e politica del Centro sociale e ha provato così a metterla in crisi.

Qual è stata la reazione del quartiere e delle altre realtà sociali?
La reazione è stato un momento straordinario, nel vero senso della parola; per quanto immediatamente feriti dalle due aggressioni fortissime ricevute e dalla devastazione dello stabile, abbiamo potuto contare su un fatto: quello che diciannove anni di storia hanno costruito in questo territorio e in questa città è stato più forte delle fiamme. Solidarietà e vicinanza è arrivata immediatamente da una miriade di realtà romane, italiane e internazionali, e anche per questo, dopo il secondo attentato, abbiamo deciso di convocare un grande corteo per le strade della Garbatella. Un momento di mobilitazione di massa, che non è raro vedere alla Garbatella, ma che quel giorno è riuscito a materializzare la solidarietà in tremila corpi, bambini e bambine, anziani, spazi sociali, associazioni, abitanti del quartiere, che hanno sfilato per la Garbatella, in un corteo arrabbiato ma gioioso, per ribadire che questa nostra comunità è grande e forte e non accetta né accetterà mai intimidazioni o aggressioni.

Negli spazi della Strada vivevano da tempo numerosi progetti fortemente radicati nel quartiere, come la Scuola Popolare Piero Bruno: al momento dove svolgono le loro attività?
Per quanto ancora impossibilitati dall’utilizzare gli spazi del centro sociale, alcune attività del centro sociale hanno ricevuto immediato sostegno dalla comunità territoriale; sostegno concreto, ospitalità fisica per continuare a lavorare nel quartiere. Ad esempio infatti la Scuola Popolare Piero Bruno può oggi contare dell’ospitalità dell’Agenzia Diritti Nuova Cittadinanza e svolgere le sue attività infrasettimanali negli spazi dell’ex Incubatore Inverso. incendio-la-strada.jpg

Da subito è partita la campagna “Ricostruiamo la Strada”, che ha già ha visto numerose iniziative partecipate da tutta la città: come procede?
Una campagna straordinaria anche questa che sta portando La Strada in giro per la città e per l’Italia: abbiamo infatti concentrato le nostre energie nell’organizzare alcuni grandi eventi nel territorio del nostro Municipio, ma abbiamo subito costruito grazie alla disponibilità di decine di associazioni, centri sociali, artisti, e tanti altri un fitto calendario di eventi, a cui spesso neanche noi riusciamo a stare dietro. Tantissime iniziative, in cui si racconta il lavoro decennale del Centro sociale, il suo protagonismo culturale a Roma, e che sono riuscite a raccogliere continue generose sottoscrizioni a favore del collettivo della Strada. Queste iniziative, assieme alla campagna che sta andando avanti con donazioni bancarie, è riuscita a darci la possibilità a immaginare da subito un percorso di ricostruzione materiale e immateriale del centro sociale e delle sua attività sociali e politiche.

Quando dovrebbero iniziare i lavori per la ricostruzione?
Dopo la necessaria bonifica dello stabile in gran parte carbonizzato, nelle scorse settimane abbiamo visto iniziare i lavori di ripristino della praticabilità degli spazi di via Passino 24 da parte del Comune di Roma, proprietario dello stabile, che è intervenuto con grande velocità per ripristinare le strutture dello stabile fortemente danneggiate dall’incendio e che avevano messo in crisi la struttura stessa del Mercato Coperto di Via Passino. I lavori dovrebbero concludersi verso Maggio prossimo. Il collettivo del Centro sociale ha da subito esplicitato la richiesta di un
intervento del Comune di Roma, proprietario dello spazio, consci del danno che era stato arrecato non solo a noi, ma a tutta la comunità della Garbatella, e del pericolo presente in uno stabile così gravemente danneggiato.

La Strada a ottobre festeggerà 20 anni di occupazione, la rivedremo aperta?
Se, come deve essere, i lavori strutturali vedranno prima dell’estate una piena realizzazione, noi saremo di sicuro capaci di restituire al territorio lo spazio per il ventennale del Centro sociale. Stiamo già oggi cominciando a lavorare all’organizzazione di queste giornate di festa e aggregazione; ma anche se lo spazio del Centro sociale non sarà completamente disponibile,
festeggeremo comunque assieme, con uno e più grandi eventi; La Strada è sicuramente uno spazio fisico, che deve tornare al più presto disponibile, ma è anche una materialità fatta di donne e uomini che non si sono mai fermati, neanche un secondo, e che oggi più di ieri sono intenzionati ad andare avanti per cambiare il volto di questo mondo.

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Un pavimento mosaicato a Piazza Damiano Sauli

Un pavimento mosaicato a Piazza Damiano Sauli

di Enrico Recchi

Nanni Moretti andò alla scoperta della Garbatella nella calda estate del 1993 e la portò alla ribalta col film “Caro Diario”. Come se prima d’allora la Garbatella non fosse esistita, molta gente prese finalmente contatto col nostro quartiere e rimase ammaliata dalla bellezza degli scorci, dalle piazze silenziose e dalle scoperte che si possono fare ad ogni angolo durante una passeggiata.
Vogliamo raccontare proprio uno di questi “angoli nascosti”, che poi sono sotto gli occhi di tutti, ma che a volte passano inosservati ai più. Parliamo dei mosaici che si trovano sui marciapiedi di Piazza Damiano Sauli. Quanti li conoscono e ci hanno mai fatto caso? Si trovano dalla parte degli esercizi commerciali, a destra e a sinistra degli archi che segnano la confluenza di Via G. B. Magnaghi nella piazza.
Sono mosaici realizzati con piccoli sassi naturali, quelli che a Roma vengono comunemente chiamati “breccole”, assemblati a formare dei disegni. Non è ben definito il periodo nel quale l’uomo utilizzò per la prima volta questa tecnica decorativa, ma già nell’antica Mesopotamia, nel 3000 a.C., venivano creati dei mosaici per pavimentare le strade con pietre di diverse tonalità. Quest’arte raggiunse poi livelli d’arte nel periodo ellenistico e di straordinaria bellezza nell’antica Roma (tra i tanti esempi che si possono menzionare ricordiamo lo stupendo pavimento a mosaico che si può ammirare nella Sala della Rotonda dei Musei Vaticani, proveniente dalle terme di Otricoli, o il Mosaico delle Colombe dei Musei Capitolini, o quello celebre di Alessandro Magno da Pompei, o quello altrettanto celebre del Nilo da Palestriana.. Famosi i mosaici del periodo paleocristiano e successivamente quelli medioevali. La provenienza del termine “mosaico” non è sicura.
Per alcuni deriva dall’arabo muzauwaq che vuol dire “decorazione”, per altri potrebbe derivare dal greco musaikòn, “opera paziente degna delle Muse”.
Durante il ventennio fascista il mosaico ebbe nuovo splendore a richiamare, assieme ad altri elementi decorativi, il collegamento con la Roma dell’antichità. Ed i mosaici andarono a decorare pareti di edifici, come quelli di Prampolini e Depero all’EUR in Viale della Civiltà Romana, o viali e strade d’accesso, come quelli che portano allo stadio Olimpico, o – più vicino a noi – la pavimentazione della stazione Ostiense. mosaico-piazza-sauli.
Quelli della Garbatella sono assai più semplici sia dal punto di vista tecnico che cromatico ma, proprio come i mosaici antichi, utilizzano pietre che, quando sono piccole,  rendono il nome di tessere, mentre qui sono di media grandezza, sistemate su una superficie di cemento fresco di fondo, in modo da formare un disegno. La fattura dei disegni, come del resto il materiale “povero” utilizzato, non fa pensare all’intervento di un artista di nome, ma piuttosto al desiderio magari di un capomastro di abbellire in qualche  modo quei marciapiedi con del materiale “avanzato” da un’altra costruzione. Ricordiamo, a proposito, che la scuola “Cesare Battisti” (intitolata in precedenza al quadrumviro fascista “Michele Bianchi”) venne ultimata nel 1930 e la Chiesa di San Francesco Saverio  nel 1933. Nel caso dei nostri mosaici, voglio pensare all’intuizione di una persona semplice ma d’ingegno, che magari è rimasta ad abitare proprio in zona, un degno abitante della Garbatella. (Forse qualcuno dei più anziani del quartiere ha qualche ricordo storico a questo proposito).
I disegni sono contenuti in cornici a formare dei riquadri. Le pietre sono delle diverse tonalità del beige, del grigio e del nero. Il disegno floreale è quello ripetuto più volte. Ma ci sono anche un’aquila (a ricordare la Roma imperiale: altre sono presenti anche sulla facciata della scuola) ed un fascio littorio. Curiosa invece la presenza di un serpente dal corpo lungo e sinuoso.
Se l’aquila ed il fascio hanno un riferimento storico, qual è il significato del serpente?
Chissà. Purtroppo, come per tante altre cose, anche questi mosaici sono stati abbandonati all’incuria. Alcune pietre mancano ed in altre zone l’erbetta è cresciuta copiosa a coprire i disegni.
Ma nonostante tutto i mosaici mantengono il loro fascino: si possono ammirare magari prendendo un caffè dal vicino bar di Claudio e Fabrizio.

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Padre Guido, 87 anni

di Giancarlo Proietti

Lo scorso 8 marzo Padre Guido Chiaravalli, il prete decano degli oratoriani di San Filippo Neri, ha compiuto 87 anni, 57 dei quali vissuti alla Garbatella a stretto contatto con i giovani, dalle generazioni degli anni Sessanta del secolo scorso fino a pochissimi anni fa: un sacerdote meneghino giunto nel 1957 a Roma in uno dei quartieri più problematici in quegli anni.

Padre Guido, 87 anni

di Giancarlo Proietti

Lo scorso 8 marzo Padre Guido Chiaravalli, il prete decano degli oratoriani di San Filippo Neri, ha compiuto 87 anni, 57 dei quali vissuti alla Garbatella a stretto contatto con i giovani, dalle generazioni degli anni Sessanta del secolo scorso fino a pochissimi anni fa: un sacerdote meneghino giunto nel 1957 a Roma in uno dei quartieri più problematici in quegli anni.
auguri-padre-GuidoPadre Guido, sacerdote anomalo, di poche parole, capace di comunicare con l’esempio e con la vita di tutti i giorni, ha trasmesso a migliaia di ragazzi autentici valori e un grosso senso dell’ esistenza. E’ stato capace di coinvolgere e di trasmettere loro il suo amore per la natura, la voglia della scoperta, il senso dello stare insieme. Dal Baronio alla Chiesoletta il prete ha insegnato a viaggiare, a guardare spesso il cielo, a cogliere i cambiamenti delle stagioni, dicendo che tutto questo non poteva essere frutto del caso: questa è stata ed è la sua profonda convinzione, a questo ha informato il suo insegnamento.
Oggi le condizioni di salute di Padre Guido ci mostrano un sacerdote affaticato, fisicamente stanco, privo di quella vitalità che lo ha sempre caratterizzato. A tutti gli ex ragazzi di tante generazioni sono venute meno quella serenità che il vecchio prete sapeva dare, quelle brevi o lunghe chiacchierate sempre ristoratrici, fatte di parole alcune volte anche dure ma vere. Egli, come i grandi saggi, ha sempre riconosciuto le fasi della vita, instancabile da giovane o come quando, a 80 anni, si decise di uscire con il bastone, perché iniziava la sua vecchiaia. Oggi sicuramente sa accettare la sua malattia.
Tantissimi ragazze e ragazzi, donne e uomini nati e cresciuti alla Garbatella, che hanno ora dai 20 ai 60 anni, si riconoscono in uno stile di vita appreso da lui. Spesso i ricordi delle corse per il campo dell’Oratorio, le partite di calcio, i turni per andare sull’ ottovolante, le giornate al mare a Torvaianica aleggiano nei loro ricordi. Con una sorta di nostalgia si riesce a rimpiangere perfino qualche scappellotto e qualche “esci dall’Oratorio”, che ricadeva su di essi come la peggiore delle punizioni. Da tanti, da tutti, auguri di cuore a Padre Guido.

 

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Strada-di-collegamento-tra-l’Ostiense-e-l’Appia-già-al-tempo-dell’antica-Roma

Strada di collegamento tra l’Ostiense e l’Appia già al tempo dell’antica Roma

Via delle Sette Chiese oppure Via Paradisi?

Quale il nome antico? Si chiamò anche “Via per San Bastiano”. Costituiva un tratto di quasi 4 km del pellegrinaggio alle sette maggiori basiliche romane istituito da San Filippo Neri alla seconda metà del ‘500 sulle orme dei pellegrini medioevali

di Cosmo Barbato

  • Via delle Sette Chiese
  • Via Paradisi
  • Un’antica tangenziale
  • L’appuntamento il giovedì grasso
  • La refezione a Villa Mattei
  • Il percorso 19,9 chilometri

Via delle Sette Chiese

Via delle Sette Chiese: l’asse viario principale intorno al quale iniziò a sorgere, a partire dal 1920, la Garbatella, porta questo nome dalla seconda metà del ‘500, quando San Filippo Neri istituì la visita alle sette maggiori basiliche romane, sulle orme dei pellegrinaggi medioevali. Ma più che di un pellegrinaggio si trattava di una sorta di corteo itinerante tra il religioso e il festoso.

Il percorso aveva inizio da San Pietro.

Processione alla Garbatella in via delle 7 Chiese

Dopo la tappa a San Paolo si imboccava subito la nostra via, la quale in precedenza e pure in seguito e per molto tempo ancora continuò a chiamarsi anche “Via per San Bastiano” (diretta cioè al complesso di San Sebastiano), come è documentato nella cartografia dell’epoca. Lungo la strada incontrava la “Chiesoletta” dei Santi Isidoro ed Eurosia: su la sua parete laterale che affaccia sulla strada c’è tuttora una targa che indica “Via Paradisi”, scritta con caratteri che sembrano quattrocenteschi.

C’è stato un tempo in cui la nostra strada ha portato questo nome?

Si è detto che quell’appellativo fosse passato alla strada dal nome di qualche ricca famiglia proprietaria nella zona: ma di tale proprietà non s’è trovato alcun riscontro. Del resto, nella cartografia antica il toponimo “Via Paradisi” non appare mai. Noi pensiamo invece che quella targa classicheggiante risalga agli inizi del 1800, quando il Valadier pose mano a quella chiesetta per conto di Nicolò Maria Nicolai, il facoltoso monsignore che aveva acquistato buona parte dei terreni circostanti.

Via Paradisi

“Via Paradisi” in latino, in italiano “Via del Paradiso”, voleva  dire che chi percorreva quella strada processionale poteva guadagnare un accesso agevolato al paradiso, grazie alle indulgenze lucrate.

L’indicazione “Via Paradisi” lungo il percorso di Via della Sette Chiese e i medaglioni di San
Carlo Borromeo e di San Filippo Neri sulla parete della “Chiesoletta”. A fianco sulla sinistra
uno degli ultimi pellegrinaggi alle sette chiese nella prima metà del secolo scorso.

Un’antica tangenziale

Ma la nostra via è molto più antica dell’epoca di San Filippo. Costituiva una sorta di tangenziale che collegava la Via Ostiense (nonché un porto lungo il Tevere per merci ingombranti, poco distante dall’imbocco della nostra strada) con l’Appia, due importanti arterie che risalgono addirittura al quarto secolo avanti Cristo.
Un’origine arcaica, dunque? Di certo, lungo il suo percorso, rimangono resti di ville romane del secondoprimo secolo avanti Cristo (nei giardini di Commodilla, sotto la “Scoletta” di Piazza Longobardi).

Una strada trasversale e parecchi sepolcri pagani furono poi rinvenuti quando fu costruito l’Istituto Cesare Baronio. Sulla collina più alta della Garbatella, alla cui base c’è il rettorato dell’università San Pio V, furono trovati altri resti antichi e, nel sovrastante giardino dell’Istituto Postelegrafonici (ex Villa 9 maggio) una grande cisterna di età severiana.

Ma soprattutto ci sono le catacombe, quella di Commodilla e in particolare quella di Domitilla, la più estesa di Roma, entrambe risalenti inizialmente al terzo secolo dopo Cristo, quindi in piena età imperiale romana. Più avanti la nostra via si accosta alle catacombe di San Callisto e infine, nell’intersezione con l’Appia, a quella di San Sebastiano, dove a partire dal terzo secolo fu particolarmente attivo il culto degli apostoli Pietro e Paolo.

Questa è l’unica catacomba che continuò ad essere visitata dai pellegrini quando, nei secoli successivi, i cimiteri sotterranei distribuiti nell’infido suburbio della città per ragioni di sicurezza non furono più visitati. Nel tempo quasi di tutti se ne perse addirittura la memoria.


Non sappiamo che nome avesse la strada nel lungo periodo romano. Eppure un nome dovette averlo. La strada era troppo importante per i traffici commerciali dell’epoca per restare anonima. In antico, per agevolare il superamento della collina dove oggi sorge la Garbatella, si procedette a una “tagliata” della roccia tufacea. Lungo la nostra strada furono trasportati i materiali che giungevano a Roma per via di fiume, destinati alla costruzione delle Terme di Caracalla.

Qui, trasportato nell’ultimo tratto per via fluviale, transitò nel 357 dopo Cristo l’obelisco donato a Roma dall’imperatore Costanzo destinato al Circo Massimo e trasferito nel 1588 a San Giovanni in Laterano. Nel 1536 sulla “Via per San Bastiano” sfilò il corteo che accompagnava l’imperatore Carlo V, sbarcato al porto fluviale presso San Paolo e diretto all’Appia, per fare pomposamente il suo solenne ingresso in città (in quell’occasione, per consentire il passaggio degli armati, fu anche allargata la “tagliata” della collina).

La “refezione” a Villa Mattei. Quadro di anonimo del 1700 conservato presso il convento della Congregazione dei Filippini a Roma alla Chiesa Nuova di Corso Vittorio Emanuele

L’appuntamento il giovedì grasso

La visita alle Sette Chiese si svolgeva il giovedì grasso, una specie di scampagnata di contenuta religiosità, in contrapposizione alle follie del carnevale romano. Si replicava poi in autunno. Queste le sette basiliche da visitare: San Pietro, San Paolo, San Sabastiano, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo, Santa Maria Maggiore.

Lungo il percorso venivano predisposti punti di ristoro, tra i quali uno anche presso la nostra “Chiesoletta”, dove è tradizione che una volta sia avvenuto un incontro tra San Filippo Neri e San Carlo Borromeo (entrambi sono effigiati in due medaglioni di marmo posti sulla lato della chiesa).

La refezione a Villa Mattei

Dopo San Sebastiano il più importante punto di ristoro veniva allestito a cura dei Padri Filippini nella grande Villa Mattei, l’attuale Villa Celimontana. Un palco veniva predisposto all’ interno di un emiciclo sovrastato da un grande antico busto di Alessandro Magno: era riservato alle persone di rango più elevato (a volte presenziava anche il papa).

Nel vasto prato antistante, scrupolosamente diviso in “quartieri” separati da incannucciate, si accampava il popolo per consumare sull’erba una “refezione”, costituita da un pane, uova sode, fette di salame, cacio, qualche frutto e vino annacquato. Al centro del prato si innalzava un obelisco egizio tuttora esistente.


Trecento Padri Filippini assistevano gli oltre tremila partecipante, mentre faceva musica la fanfara di Castel Sant’Angelo e un giovanetto leggeva degli edificanti sermoni. Oltre a un certo fervore religioso, molti partecipanti erano attirati da quella pur modesta “refezione” e anche dalla voglia di fare un po’ di “caciara” in una gita svolta in allegria.

Il percorso della Via delle Sette Chiese in una carta topografica del 1800

Il percorso 19,9 chilometri

L’appuntamento dei partecipanti era in centro, alla Chiesa Nuova, sull’attuale Corso Vittorio, dov’è la casa generalizia dei Filippini. Formato il gruppo, ci si spostava a San Pietro, circa mezz’ora di cammino per percorrere 1,4 km; la tappa successiva era a San Paolo, percorso lungo, 2 ore per 6 km; dopo si raggiungeva San Sebastiano, 1 ora e 20 per 3,8 km (la lunghezza della nostra Via delle Sette Chiese); dopo la “refezione”, la quarta tappa era a San Giovanni, 1 ora e 20 per 5 km; bastavano 16 minuti per raggiungere la vicina Santa Croce a meno di 1 km; sesta tappa, San Lorenzo, poco più di mezz’ora per 1,7 km; infine Santa Maria Maggiore, 40 minuti per 2 km.

E qui si scioglieva il corteo, o quel che ne rimaneva dopo le immancabili defezioni.
Complessivamente venivano percorsi 19,9 km, una lunghezza che ricorda più o meno il perimetro delle Mura Aureliane.

Durata della passeggiata, quasi 7 ore, senza contare la sosta per la “refezione”. Come se non bastasse, a un certo punto, per eccesso di zelo, si pensò di introdurre altre due tappe: la chiesa dell’Annunziatella adiacente alla Via di Grotta Perfetta e il santuario delle Tre Fontane sulla Laurentina.

Quando si costatò che il percorso troppo dilatato scoraggiava la partecipazione, si tornò alle originali sette basiliche. E alla fine si addivenne a più miti consigli e ci si contentò di quattro: San Pietro, San Paolo, San Giovanni e Santa Maria Maggiore.

Fino alla prima metà del ‘900 si è tentato di ripristinare la visita che gradualmente era caduta in disuso, però con scarsi risultati, sostituita nel secondo dopoguerra dai pellegrinaggi mensili al santuario del Divino Amore, i quali però seguono un altro itinerario. E così quella toponomastica, Via delle Sette Chiese, serve solo a documentare una memoria.

Per giunta, la strada, negli ultimi 70/80 anni, è risultata spezzettata nell’incongrua urbanizzazione del nuovo quartiere, al punto che non se ne riconosce più l’unitarietà. Pochi anni fa si è tentato di rivalutarne il percorso con un arredo che almeno la renda riconoscibile, però con molte lacune, troppi errori e soprattutto con la quasi assenza di manutenzione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

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Nasce la rubrica “Lavoro” a cura dell’Associazione Cara Garbatella

Nasce la rubrica “Lavoro” a cura dell’Associazione Cara Garbatella

Un collettore di informazioni tramite computer sul sito rubrica.lavoro@caragarbatella.it

di Antonella Di Grazia

L’ Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”: Il lavoro è quindi il diritto inalienabile alla vita degli individui ed alla loro dignità di persona, un mezzo che favorisce gli equilibri tra lo Stato e la società civile. Ed è per questo che affrontare il tema del lavoro non dovrebbe mai essere banale, in questa epoca di vorticosa comunicazione dovuta a mezzi sempre più tecnologicamente evoluti ed alla numerosità e velocità delle immagini a cui ci sottoponiamo.

 

Nasce la rubrica “Lavoro” a cura dell’Associazione Cara Garbatella

Un collettore di informazioni tramite computer sul sito rubrica.lavoro@caragarbatella.it

di Antonella Di Grazia

L’ Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”: Il lavoro è quindi il diritto inalienabile alla vita degli individui ed alla loro dignità di persona, un mezzo che favorisce gli equilibri tra lo Stato e la società civile. Ed è per questo che affrontare il tema del lavoro non dovrebbe mai essere banale, in questa epoca di vorticosa comunicazione dovuta a mezzi sempre più tecnologicamente evoluti ed alla numerosità e velocità delle immagini a cui ci sottoponiamo. rubrica-lavoro
Approfondire e fare proprie idee e coscienze è veramente complicato, dimenticando spesso l’importanza e il valore delle parole tra innumerevoli segnali e dibattiti.
Proporre iniziative volte alla ricerca delle domande di lavoro è stato il primo scopo per cui nasce la rubrica Lavoro dell’Associazione culturale Cara Garbatella, con l’intento di fornire strumenti e informazioni a chi oggi necessità di lavoro. Si è costituito quindi un gruppo di studio che, tramite pubblicazioni sul sito on-line, informano i cittadini sulle opportunità di impiego che i siti istituzionali gestiscono, quali ad esempio quelli della Regione Lazio e della Provincia di Roma.
Seppur tra mille difficoltà e con sempre meno fiducia verso le prospettive del nostro Paese, la forza della propria competenza e onestà può e deve prevalere attraverso percorsi mirati di crescita professionale.
Ed ecco qui i vantaggi di una comunicazione veloce ed efficace attraverso siti on-line di fonti istituzionali. Lo scopo della rubrica vuole essere oltre che di collettore di queste informazioni, spesso sparse tra i vari siti istituzionali, quello di arricchirle in un prossimo futuro di notizie attinenti il nostro territorio e di possibili percorsi lavorativi e formativi. Un buon inizio è sapere come presentare se stessi, le proprie aspirazioni e capacità, metterci un po’ di buona volontà nel voler perseguire un obiettivo così importante come quello del lavoro e non perdersi mai d’animo anche quando intorno si ha la sensazione che tutto scivoli attraverso canali che non sono compresi tra i nostri valori e non consentono quell’equilibrio Stato/società civile ricercato da molteplici schieramenti politici.
Nel nostro piccolo guardiamo avanti e passo dopo passo costruiamo un futuro, non illudendoci di trovare soluzioni. Ma se anche uno solo dei nostri lettori avrà lavoro grazie anche al supporto di questa iniziativa, per noi sarà un grande successo. Per aiutarci a migliorare il servizio e rendervi partecipi di questa iniziativa, scrivete a rubrica.lavoro@caragarbatella.it.

Vi aspettiamo.

 

 

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Negli ex bagni pubblici la nuova biblioteca multimediale

Negli ex bagni pubblici la nuova biblioteca multimediale

di Natale Di Schiena

Venerdi’ 24 gennaio si è svolta un’assemblea di cittadini nella sede degli ex bagni pubblici della Garbatella, in Via Edgardo Ferrari, per decidere l’utilizzo di quel sito, dopo che l’affittuario lo aveva riconsegnato all’Ater. Erano anni che una struttura, nata per sopperire alle inadeguatezze delle case ex Iacp (prive di apparati igienico sanitari completi), tornava alla disponibilità pubblica. Va detto che, nel corso degli anni, i cittadini autonomamente avevano provveduto a rendere più’ dignitose e razionali le abitazioni dell’Ater con spese individuali, spesso onerose ma necessarie, per permettere agli abitanti un’esistenza civile in case che altrimenti si sarebbero trasformate in porcilaie.

Negli ex bagni pubblici la nuova biblioteca multimediale

di Natale Di Schiena

Venerdi’ 24 gennaio si è svolta un’assemblea di cittadini nella sede degli ex bagni pubblici della Garbatella, in Via Edgardo Ferrari, per decidere l’utilizzo di quel sito, dopo che l’affittuario lo aveva riconsegnato all’Ater. Erano anni che una struttura, nata per sopperire alle inadeguatezze delle case ex Iacp (prive di apparati igienico sanitari completi), tornava alla disponibilità pubblica. Va detto che, nel corso degli anni, i cittadini autonomamente avevano provveduto a rendere più’ dignitose e razionali le abitazioni dell’Ater con spese individuali, spesso onerose ma necessarie, per permettere agli abitanti un’esistenza civile in case che altrimenti si sarebbero trasformate in porcilaie.

biblioteca-multimedialeLe case Iacp mancavano di servizi adeguati
Bisogna ricordare, con dolore e dignità’, le frotte di persone che la domenica andavano ai bagni pubblici a cercare un ristoro fisico necessario dopo una settimana di lavoro spesso faticoso e trovare un po’ di spazio personale rispetto al quotidiano che imponeva penose attese per il proprio turno al bagno. Occorre ricordare tutto ciò all’Ater che rivendica, con arroganza, una totale disponibilità delle case Ater dopo averle sempre lasciate deperire; occorre perciò affermare che molte case sono rimaste utilizzabili per l’intervento dei singoli cittadini senza alcun sostegno pubblico.

A spese dei cittadini i bagni nelle case
Dopo una gigantesca ricostruzione individuale della civilizzazione abitativa, verso la metà degli anni sessanta il ruolo dei bagni pubblici andò decadendo provocandone perciò la chiusura e l’affitto a privati, che l’hanno utilizzato secondo il proprio tornaconto.
Da allora il carattere di bene pubblico dei bagni si è andato perdendo e quindi occorreva, dopo anni di incuria, indurre le strutture pubbliche a ragionare attorno all’utilizzo di un bene che può tornare alla disponibilità’ della cittadinanza che sente necessaria una battaglia perché i beni pubblici presenti nel Municipio siano ricondotti alla loro funzione originaria e non alla speculazione individuale.
Occorre censire la quantità e qualità dei beni pubblici presenti sul territorio Municipale e capire come trasformarli per venire incontro alle esigenze delle persone e contemporaneamente lavorare perché il welfare locale sia davvero consistente, mobilitando tutti a definire il nuovo ruolo di strutture che vanno utilizzate secondo una funzione pubblica che va ripensata ma non liquidata.

Restituire all’edificio l’utilizzo pubblico
Queste riflessioni son state presenti all’assemblea del 24 gennaio che ha proposto l’utilizzo positivo degli ex bagni pubblici, evitando che attorno a quella struttura potessero prendere corpo decisioni e scelte che, probabilmente, ne avrebbero fatto un ennesimo luogo per profitti privati spesso speculativi. D’altro canto esistono e sono presenti, ne abbiamo la sensazione,  forze che operano solo per rafforzare il proprio tornaconto aprendo la strada ad interventi di società’ o gruppi economici sempre attivi nel cercare guadagni con poca spesa e senza tenere conto degli interessi delle popolazioni locali. Su questi temi il dibattito in assemblea è stato importante perché sono state evidenziate le prime inadeguatezze da affrontare per rendere più’ vivibile il quartiere, aumentandone la qualità culturale pur in presenza di una parte dell’università di Roma Tre che non si pone il problema del collegamento con il territorio. E’ stata posta la questione del rafforzamento dell’associazionismo aperto a tutti e ai giovani in particolare per fare di quel luogo una comunità’ di discussione, scambio di opinioni e formazione utile al futuro delle persone.
Occorre trasformare quella struttura in un luogo perciò che, attraverso la costituzione di strutture tipo biblioteca, possa diventare utile a tutti e contemporaneamente operare perché si allarghi la sua funzione alla storia e al ruolo del quartiere nella battaglia all’oppressione fascista e nella nascita della Repubblica; ma anche alle ragioni di uno sviluppo territoriale spesso caotico senza un collegamento con la città Capitale che anzi, troppo spesso, ha lasciato il territorio consapevolmente nelle mani della speculazione e delle compensazioni che hanno massacrato il territorio.

Strutture capaci di sviluppare ceatività
Inoltre, nel luogo debbono esserci strutture di formazione complesse capaci di offrire ai giovani strumenti per potersi inserire attivamente nel mondo del lavoro e anche offrire possibilità a chiunque lo voglia di lavorare attorno alla propria creatività che può trasformarsi in produzione e lavori nuovi legati allo spettacolo e all’intrattenimento. Non mi dilungo nelle possibilità operative che possono essere definite attraverso una discussione che coinvolga un numero vasto di persone che vogliono intervenire attivamente in un progetto che per primo a Roma tenta di riconsegnare ai cittadini le scelte sul ruolo delle strutture pubbliche che può diventare un metodo di azione pubblica a Roma, costringendo le istituzioni a fare i conti concreti con scelte che privilegino il benessere delle persone e l’equilibrio del territorio.

Un luogo di difesa dei diritti delle donne
Il comportamento concreto delle istituzioni (Comune, Regione, Municipio) nel sostegno politico ed economico è stato positivo segnando una novità rilevante nella storia delle istituzioni pubbliche. Il luogo deve diventare una struttura di difesa dei diritti delle donne contro ogni tentativo di violenza verbale, psicologica e fisica che può manifestarsi e deve essere aspramente combattuta come una battaglia di libertà’ che coinvolge tutti, a prescindere dall’identità’ di genere. E perciò occorre coinvolgere avvocati e assistenti sociali in grado di intervenire con competenza.
Anche la difesa dei diritti dei bambini va garantita con forme di assistenza e strutture di gioco che favoriscano una socialità’ sana e consapevole.
Insomma va trasformato un luogo antico, storico per il quartiere, che è stato un riferimento complesso per tutti, soprattutto negli anni della Resistenza al fascismo e ai tedeschi.
Deve perciò diventare un luogo moderno caratterizzato dalla cultura della partecipazione, della democrazia e del benessere individuale e collettivo.
Le forze e la consapevolezza necessarie per affermare queste prospettive esistono e vanno fatte funzionare rapidamente.

 

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Lavori pubblici, mobilità, scuola, rete ciclopedonale Discutendo dei problemi del quartiere con l’assessora municipale Angelucci

Lavori pubblici, mobilità, scuola, rete ciclopedonale

Discutendo dei problemi del quartiere con l’assessora municipale Angelucci

Paola Angelucci, nata e cresciuta alla Garbatella, riconfermata consigliera in Municipio dove già era stata capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà per cinque anni, è nominata assessora dal Presidente Catarci con delega ai lavori pubblici, mobilità e sviluppo della rete ciclo-pedonale, scuola e diritto allo studio. Cara Garbatella ha fatto una passeggiata con lei per le vie del quartiere, parlando del suo nuovo ruolo nella Giunta del Municipio VIII, dei progetti e delle azioni concrete per il nostro territorio

Lavori pubblici, mobilità, scuola, rete ciclopedonale

Discutendo dei problemi del quartiere con l’assessora municipale Angelucci

Paola Angelucci, nata e cresciuta alla Garbatella, riconfermata consigliera in Municipio dove già era stata capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà per cinque anni, è nominata assessora dal Presidente Catarci con delega ai lavori pubblici, mobilità e sviluppo della rete ciclo-pedonale, scuola e diritto allo studio. Cara Garbatella ha fatto una passeggiata con lei per le vie del quartiere, parlando del suo nuovo ruolo nella Giunta del Municipio VIII, dei progetti e delle azioni concrete per il nostro territorio

Ci dà appuntamento davanti al Liceo Classico Socrate.
“Iniziamo da qui, da questa scuola che mi sta molto a cuore, non solo perché è stato il mio liceo, ma anche per il significato simbolico che assume oggi, dopo l’incendio subito lo scorso luglio, quando una comunità intera si è mossa per la sua ricostruzione, per restituirla velocemente ai ragazzi e al quartiere, dimostrando che quando il territorio si fa ascoltare e le Istituzioni reattive e illuminate lavorano insieme, si può rinascere anche dalle proprie ceneri. Questo è ciò che per me significa fare buona politica e mi piace pensare che, se siamo riusciti in soli due mesi a far risorgere una scuola devastata materialmente ed emotivamente, riusciremo a far rinascere Roma, ereditata dall’era Alemanno in condizioni disastrose, lavorando senza sosta per ricomporre i pezzi della nostra città”.

Lo spunto è interessante, ma come fai a concordare le tue deleghe così diverse tra loro?
“E’ vero, le deleghe conferitemi sono importanti e impegnative, ma altrettanto entusiasmanti per me che sento l’incarico andando oltre la fiducia riposta in me dal Presidente, vivendolo più come riconoscimento del lavoro di tanti anni, fatto di ascolto, impegno costante, condivisione osmotica con le donne e gli uomini di questo Municipio; tracciando da subito le connessioni tra ambiti apparentemente diversi, individuandone il denominatore comune come sviluppo per un’idea di governo del territorio. Pensando, quindi, al benessere della comunità è facile capire come una scuola salubre e accogliente dia più fiducia in se stessi e voglia di studiare, una panchina al posto giusto ti migliori la vita, strisce pedonali visibili e durature ci diano regole e sicurezza accompagnando il nostro cammino, l’andare in bicicletta cambi la qualità delle nostre giornate ed anche un marciapiede fatto bene sia un gesto di cura e amore per la collettività di questo territorio vasto ed eterogeneo con quartieri molto diversi tra loro per storia, impianto urbanistico e tessuto sociale”.

Inoltrandoci nel traffico caotico della Circonvallazione Ostiense le chiediamo cosa si possa fare per rendere quest’importante arteria più vivibile.
“Nel compito ambizioso che mi sono data di restituire a questa e alle altre strade di grande viabilità una dimensione più umana, oltre alla richiesta al Dipartimento comunale competente di provvedere al monitoraggio e alla riparazione delle parti deteriorate, c’è un’azione condivisa tra Polizia locale e Municipio per il contrasto alla doppia fila selvaggia, all’inciviltà di chi parcheggia davanti agli scivoli per le carrozzine, sulle strisce pedonali o agli angoli degli incroci, mettendo a repentaglio la vita di chi, per attraversare, è costretto a spingersi in mezzo alla carreggiata. Inoltre in recenti incontri con l’assessore alla Mobilità capitolino ho proposto, supportata dai nostri Uffici tecnici, un’ipotesi d’ampliamento della rete di ciclabili, zone 30, dove si può andare al massimo a trenta km/h. Ho proposto il potenziamento del trasporto pubblico con frequenza degli autobus più consona ai reali bisogni degli utenti. In più abbiamo chiesto la sistemazione dello square centrale della Circonvallazione che è molto più di uno spartitraffico. Una volta riqualificato, vogliamo dare seguito a quella che fu una mia proposta nella scorsa Consiliatura: intitolare i rinnovati giardini ad una grande donna, Leda Colombini, che ha dedicato tutta la sua vita politica e sociale ai più deboli e che ha abitato tantissimi anni proprio sulla Circonvallazione Ostiense.
Per rimanere in questo quadrante, siamo pronti ad apportare piccoli interventi per migliorare la situazione  di Via Pellegrino Matteucci da sempre imbuto di traffico, aggravato dalle recenti trasformazioni dell’Air terminal con Eataly e Italo che, pur riqualificando ed arricchendo un’area degradata, hanno aumentato l’indotto di macchine e la necessità di aree di sosta, creando disagi non solo ai residenti.
Tutto il piano del traffico urbano e le nostre proposte saranno discusse e confrontate in assemblee pubbliche insieme con tutti coloro che vorranno prendere parte a questa progettazione partecipata. Solo al termine di questo processo le idee saranno redatte definitivamente e presentate ufficialmente nel contenitore del Piano generale del Traffico urbano”.

circonvallazione-ostienseLegato al tema della mobilità sostenibile mi vengono in mente quei gruppi di bambine/i che da un po’ di tempo si vedono la mattina presto in bici nel quartiere: ce ne vuoi parlare?
” Sono i bambini ed i ragazzi del bicibus, iniziativa autorganizzata dalle famiglie che insegnano ai bambini ad andare a scuola in bicicletta, riprendendosi consapevolmente i loro spazi naturali, nonostante la giungla cittadina. Il Municipio da subito ha sostenuto questa iniziativa che è nata proprio alla Garbatella e ora sta crescendo anche a San Paolo, Tormarancia e Roma ’70. In accordo con i dirigenti scolastici abbiamo reso possibile parcheggiare le biciclette all’interno dei cortili delle scuole, che doteremo d’idonei stalli, mettendo in sicurezza gli isolati intorno agli istituti scolastici con segnaletica e percorsi appropriati. Ovviamente, oltre che per chi va in bici, i percorsi valgono anche per il piedibus, gruppi di bambini che vanno a scuola a piedi in autonomia”.

Facciamo ancora due passi, voltiamo a sinistra e ci troviamo a Piazza Eugenio Biffi.
“Bellissimo ingresso, perfetta cerniera tra il Nuovo ed il Vecchio, questa piazza restituita alla comunità ha bisogno ancora d’interventi per poterla dire completa. Ho chiesto alla società costruttrice del parcheggio interrato di rimettere la fontanella scomparsa anni fa, un vero “nasone romano”, in modo da poter riattivare la cisterna d’accumulo per l’irrigazione del giardino. Siamo in dirittura d’arrivo! Sembrano sciocchezze, invece sono interventi che migliorano molto la natura di un luogo”.

Va bene assessora Angelucci, ma le buche e i marciapiedi? Qui è tutto un colabrodo!
“La superficie complessiva delle strade e dei marciapiedi in manutenzione del Municipio VIII è di circa 3.500.000 mq e non c’è giorno in cui non interveniamo per chiudere buche e ripristinare segnaletica stradale orizzontale e verticale centellinando i pochi fondi della sola manutenzione ordinaria ormai agli sgoccioli.
Addirittura per interventi straordinari stradali la scorsa Giunta capitolina di centro destra non aveva messo a bilancio alcuno stanziamento, privando di fatto il Municipio della possibilità di programmare interventi di riqualificazione di carreggiate e marciapiedi con la completa sostituzione dei manti ammalorati.
Consideriamo che le piogge torrenziali di quest’inverno non hanno fatto altro che accelerare lo stato di grande degrado in cui  è stata ridotta Roma: per più di cinque anni i territori hanno usufruito solo delle briciole. Ora serve che il Sindaco Marino muova gran parte delle risorse economiche dai dipartimenti centrali ai Municipi che, nel proprio ruolo di governo di prossimità, sa riconoscere le diverse necessità dei quartieri intervenendo prima che queste si trasformino in emergenze. Le buche delle nostre strade sono l’epifenomeno di tutto questo!
Ciononostante, ed è sotto agli occhi di tutti, in pochi mesi abbiamo rifatto ampi tratti dei marciapiedi di Via Roberto de Nobili, una delle strade più suggestive della Garbatella, che aspettavano da troppi anni; abbiamo riqualificato Via Ignazio Persico lato giardini con un nuovo manto fino a Via Mannucci nell’ottica di programma di dare la precedenza ai marciapiedi vicino a scuole e luoghi di pubblico interesse; lo stesso vale per l’ installazione della nuova recinzione del parco di Via Persico e il restauro e messa in sicurezza dei giochi per bambini del parco di Via Pullino”.
Salendo lungo Via Rocco da Cesinale arriviamo a Piazza Nicola Longobardi, tra la scuola per l’infanzia Casa dei Bimbi e, sullo sfondo, la Cesare Battisti, oggi I.C.Piazza Sauli. Non possiamo che parlare della delega alla Scuola.

In che consiste l’Assessorato alla Scuola e diritto allo studio?
Prendersi a cuore il presente e il futuro delle giovani generazioni, delle bambine e dei bambini, a cominciare dalla scuola: sono loro i destinatari del nostro agire politico. Le Istituzioni hanno il dovere di curare e tutelare la scuola, fondamentale agenzia educativa accanto alle famiglie e ai loro complicati vissuti.
Per me la scuola viene prima di tutto. La scuola pubblica, che da anni aspetta di assumere il ruolo di protagonista nell’agenda politica italiana, è offesa e presa in giro da governi che proclamano grandi cose, ma che poi non mantengono le promesse svilendone l’alto ruolo didattico e pedagogico.
Noi, dal canto nostro, abbiamo nel Municipio la bellezza di tutte le scuole di ogni ordine e grado, dai nidi all’Università, con l’incarico di garantire la manutenzione fino alle scuole medie. Ma è nostro interesse che in tutti gli ambiti scolastici siano garantiti il diritto allo studio, la protezione dello studente e la tutela del personale.
Per questo è da luglio che abbiamo segnalato al Campidoglio il grave problema della mancanza di supplenti per i nidi e scuole dell’infanzia la cui soluzione è diventata un’emergenza assoluta per la tenuta sociale e il ritorno alla normalità della vita delle scuole romane. Perciò suggeriamo, per sopperire intento alle forti carenze di personale, di riaprire le graduatorie delle supplenti e inserire nuove persone che presentino i titoli necessari, istituire un nuovo bando per supplenze brevi per far sì che le scuole dei più piccoli continuino a essere luoghi di crescita armoniosa per i nostri bambini.
Nel frattempo andiamo avanti, dedicando grande attenzione alle manutenzione delle scuole, pur disponendo di fondi minimi. E’ pronta la nuova palestra della Alonzi, ridipinti di bianco ed arancione i grigi e sporchi corridoi della ex Vivaldi, interventi sul tetto della media di Via Padre Semeria, predisposti interventi strutturali per potenziare la sicurezza nel nido Villaggio nel Bosco e Casa dei Bimbi, funestati da frequenti furti; alla Coccinella stiamo lavorando per dotare la scuola di nuovi bagni a misura di bambino e messa in sicurezza. Ovviamente sto parlando solo degli interventi sulle scuole del nostro quartiere, perché siamo su Cara Garbatella, ma voglio sottolineare che l’attenzione è uguale su tutto il territorio del Municipio VIII. Lo dimostra il grande impegno sul nido Acquerello a Via Mantegna, reso inagibile dopo il nubifragio di novembre e restituito alle famiglie con un intervento d’urgenza in pochi giorni, o l’abbattimento di barriere architettoniche alla scuola per l’infanzia di Via Raimondi a Tormarancia, che impedivano l’accesso al giardino dei bambini portatori di handicap motori. Siamo tra i vincitori dei bandi degli Assessorati regionali alla Scuola e alle Infrastrutture con progetti didattici e culturali e per la ristrutturazione e messa a norma della scuola Malaspina a San Paolo.”

Camminando e conversando siamo arrivati a Piazza Brin. Da qua si vedono la linea della Metro e del trenino che porta al mare, si vedono l’Università, il Gasometro e si intravede il fiume.
“Ecco il mio lavoro è questo, deleghe concrete legate a un decentramento amministrativo assolutamente imperfetto, per le quali servono risorse che faticosamente proviamo a recuperare, ma di sicuro il mio impegno e la mia passione per questo territorio e per chi lo vive cresce con il passare dei mesi, condividendo idee e progetti con tutti coloro che vogliono unirsi per migliorare la vita della riva sinistra della città”.

 

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Settant’anni fa la strage delle Fosse Ardeatine

fosse-ardatineSettant’anni fa la strage delle Fosse Ardeatine

Tra i 335 martiri del furore nazista, tre cittadini della Garbatella: i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli ed Enrico Mancini

di Giancarlo Proietti

Il 24 marzo di settanta anni fa, a poche centinaia di metri dai confini del nostro quartiere, si consumava una delle pagine più tragiche della Resistenza romana: una strage nazista ordinata come rappresaglia all’attentato partigiano di Via Rasella, in cui il giorno prima avevano perso la vita 33 soldati tedeschi.

 

 

Settant’anni fa la strage delle Fosse Ardeatine

 

Tra i 335 martiri del furore nazista, tre cittadini della Garbatella: i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli ed Enrico Mancini

 

di Giancarlo Proietti

 

Il 24 marzo di settanta anni fa, a poche centinaia di metri dai confini del nostro quartiere, si consumava una delle pagine più tragiche della Resistenza romana: una strage nazista ordinata come rappresaglia all’attentato partigiano di Via Rasella, in cui il giorno prima avevano perso la vita 33 soldati tedeschi.
335 persone di vari ceti sociali, di tutte le età e anche un sacerdote venivano trucidate e gettate in una fossa comune, che altro non era che una vecchia cava di pozzolana vicino
all’antica Via Ardeatina. Poi il crollo delle volte della cava, causato dall’esplosione di più cariche di dinamite, davano una ignobile sepoltura a quei corpi ammassati in quella fossa.
Nel libro “La terrazza sulla Garbatella” Adelio Canali, allora poco più che un ragazzo, ci racconta in maniera minuziosa il ricordo di quella sciagurata giornata: “Verso le 16 di quel pomeriggio un improvviso boato ci fece sobbalzare. Ormai eravamo abituati ai bombardamenti aerei, ma guardando in alto non si vedevano velivoli, tanto meno se ne udiva il consueto, sinistro rombo.
Neanche il tempo di riprenderci che un secondo e terzo boato, molto più forte ci fecero voltare di scatto. Nei giorni successivi cominciarono a trapelare le prime notizie dell’eccidio e sui tentativi dei tedeschi di chiudere l’ingresso delle cave, prima col lavoro di giovani rastrellati, poi col brillamento di tre cariche di tritolo”. Tra le vittime, c’erano tre abitanti della Garbatella, colpevoli di aver avuto come valore della loro esistenza l’antifascismo e l’amore per la libertà: i fratelli Francesco e Giuseppe Cinelli ed Enrico Mancini.
Enrico Mancini, dopo aver frequentato le elementari, aveva prematuramente lasciato lo studio per lavorare.
Da apprendista falegname aveva mostrato grandi capacità fino a diventare un ricercato ebanista. Alla fine degli anni Venti il rifiuto di indossare la camicia nera gli costò l’incendio del suo laboratorio. Gli venne assegnata una casa di due stanze in Via Percoto, al Lotto 43. Nel 1942 aderì al Partito d’azione. Dall’8 settembre del 1943 prestò un’intensa attività in vari campi d’azione del fronte clandestino, in particolare in quello dei collegamenti tra Roma e l’esterno, all’interno del gruppo “Giustizia e Libertà”. Fu arrestato il 7 marzo del 1944 nel suo ufficio, dove svolgeva una nuova attività di commerciante di prodotti agricoli.
Trasferito alla Pensione Oltremare vicino alla stazione Termini fu torturato e successivamente trasferito alla Pensione Iccarino: due tristi luoghi di sofferenza gestiti da fascisti italiani.
Il 18 marzo fu rinchiuso nel terzo braccio di Regina Coeli in attesa di processo. Fu prelevato dal carcere il pomeriggio del 24 marzo e trasportato alle Fosse Ardeatine insieme ad altri detenuti , verso quell’ultimo e tremendo viaggio. Muore trucidato all’età di 47 anni.
I Fratelli Cinelli abitavano originariamente al quartiere Salario, ma presto dovettero vendere casa a causa delle continue molestie e pressioni da parte dei fascisti. Agli inizi degli anni Trenta fu assegnata alla madre Ludovina una casa popolare alla Garbatella, in Via Antonio Rubino.
Francesco era dipendente della  Romana Gas. In quella realtà lavorativa molti operai erano coinvolti nella lotta per la liberazione di Roma.
Nelle officine della Romana Gas si costruivano quelli che venivano chiamati “chiodi a tre punte”, destinati a squarciare i pneumatici degli automezzi delle truppe d’occupazione. Si
fabbricavano ordigni rudimentali, tra l’altro anche quello usato nell’attentato di Via Rasella.
Giuseppe Cinelli all’inizio seguì le orme del padre, che era un artigiano calzolaio. Dopo il trasferimento alla Garbatella cessò quest’attività, perché non gli venne concessa la licenza, in quanto era già conosciuto come un noto sovversivo. Riuscì ad entrare come facchino ai Mercati Generali: anche questa struttura lavorativa era piena di compagni antifascisti. Da prima socialista poi comunista Giuseppe ebbe un ruolo importante nella lotta di liberazione, presso il comando della Settima Brigata Garibaldi: era Ispettore fratelli-cinelli-garbatellaorganizzativo del II battaglione. Giuseppe, ormai latitante, torna a dormire per una sera nella sua casa di Via Rubino insieme al fratello. Purtroppo questa scelta gli sarà fatale. Catturati la sera del 22 marzo vengono torturati e portati il 24 marzo nel devastante inferno delle Fosse Ardeatine.
A Giuseppe Cinelli, dopo il 4 giugno del 1944 all’indomani della liberazione  di Roma, fu intitolata la sezione dei comunisti della Garbatella, la Villetta. A distanza di settanta anni e gli inevitabili cambiamenti di nome delle strutture politiche  all’interno della Villetta, Pci, Pds, Ds, Sinistra Democratica, Sinistra Ecologia e Libertà è rimasta l’intitolazione a Giuseppe Cinelli, fortemente voluta dagli iscritti e dai frequentatori della Villetta. Tutto questo per non dimenticare
.

Francesco e Giuseppe Cinelli, a destra Enrico Mancini

 

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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