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Centinaia di ex studenti festeggiano i 50 anni dell’Aeronautico

Tante le iniziative all’istituto di via Morandini

di Gianni RIVOLTA

Auguri, il De Pinedo compie cinquant’anni. E’ passato già mezzo secolo da quando la prima scuola aeronautica statale d’Italia apriva i battenti grazie alla caparbietà dell’allora preside Giovanni Micci ( lo è stato per 28 anni consecutivi). Correva l’anno 1968, tempi di contestazione studentesca e giovanile. E in quell’istituto, che dopo varie sedi provvisorie finalmente si stabilì in via Morandini 30 nella zona di via Vigna Murata, nasceva una generazione di giovani piloti e di personale di terra, che avrebbero fatto la storia moderna dell’aeronautica civile e militare nel nostro paese.
Una comunità di studenti e insegnanti particolare, che in questi 50 anni hanno mantenuto un attaccamento e un legame con la loro scuola non comune. A testimoniarlo è stata la partecipazione straordinaria di ex studenti ed ex docenti alle innumerevoli iniziative organizzate a partire dal settembre scorso.
“Sì, sono venuti in tantissimi agli incontri “50 anni insieme”- ricorda Nicola Silvestri, insegnante di Educazione Fisica e animatore dell’anniversario- li abbiamo invitati per classi di età, a partire dai pionieri del ‘68 con lo studente n.1 Fulvio Dobrovich fino ai diplomati nel decennio 2009-2018”. Tanti gli eventi organizzati dal comitato dei festeggiamenti.
Ricordiamo solo i più significativi.
L’inaugurazione di due murales all’interno dell’edificio scolastico realizzati da Enzo Gambarini: il primo in bianco e nero rappresenta l’ammaraggio sul Tevere, avvenuto nel lontano 1925, a conclusione della prima impresa di Francesco De Pinedo con il macchinista Campanelli e il suo piccolo idrovolante “Gennariello”. Si trattava di un volo di 55 mila chilometri da Roma a Melbourne, poi Tokyo e ritorno a Roma: un giro e mezzo la circonferenza della Terra, organizzato nei minimi particolari. Un’impresa aeronautica per quell’epoca ai limiti del fantastico; il secondo murales è l’immagine di un pilota delle Frecce tricolori, l’ex studente Colonnello Stefano Centioni, che riprende gli altri componenti della Pattuglia acrobatica nazionale durante una figura di volo a rovescio.
Ad ottobre è stata la volta del faccia a faccia tra le settanta studentesse del De Pinedo con Fiorenza De Bernardi la prima donna pilota civile in Italia, che ha aperto la strada all’astronauta Samantha Cristoforetti e a novembre la donazione alla scuola del manifesto della “Trasvolata delle due Americhe”, compiuta nel 1927 da Francesco De Pinedo col suo “Santa Maria”, un idrovolante della Isotta Fraschini da 500 HP. La stampa dell’evento, autografata da Mussolini, donata dal nipote dell’eroico pilota che porta lo stesso nome, è stata collocata nell’atrio dell’Istituto.
Ma non è finita qui.
Per gennaio sono previste tantissime iniziative. Ecco il calendario degli open day: 12 gennaio incontro con i diplomati dal 2000 al 2009, giro con le 23 mountain bike della scuola e lancio del razzo modello De Pinedo; il 18 la comandante Micaela Scialanga incontra gli studenti delle quarte sul tema “La conduzione del mezzo aereo” ; il 25 un convegno con tutte le realtà del mondo aeronautico; per finire il 26 con gli ultimi diplomati tra il 2009 e il 2018.

Manifesto evocativo del volo delle due Americhe
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Rivivrà il campetto di Piero

di Massimiliano GIOVANNOLI

Tornerà nuovo di zecca il campo sportivo tra via di Grottaperfetta e via Granai di Nerva a Roma 70. Infatti, il progetto di recupero, avanzato dal comitato di quartiere, è tra i 18 vincitori su 80 del processo partecipativo on line #RomaDecide ( i 17 milioni di oneri concessori di piazza Navigatori).
L’opera di restyling è stata dunque finanziata e inserita nel bilancio dell’amministrazione capitolina per l’anno 2019.
La piccola area sportiva è rimasta inutilizzata per circa dieci anni, fino a quando, il Comitato di Quartiere ha deciso di ripulirla e riportarla all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica.
Sta qui da sempre – dicono gli abitanti – dalla nascita del quartiere negli anni ’70-’80. E’uno dei pochi punti di aggregazione, forse l’unico per chi è più giovane. Era la piazza, il centro sportivo, il punto d’incontro, il posto dove tutti hanno giocato, hanno chiacchierato e per anni sono cresciuti”.
Ma il campo non ha avuto una vita facile. Inizialmente faceva parte di una proprietà privata e l’intenzione, al momento della edificazione del quartiere, era di espropriarlo per fornire una piccola area verde ad un comprensorio che, già nelle progettazioni
edilizie, mostrava un carattere esclusivamente residenziale. Il processo di espropriazione si è però rivelato troppo lungo e così
il campetto è stato occupato dai cittadini. Per vari anni è stato gestito da Piero, proprietario del bar di Roma 70, una conduzione
che ha coinciso con un periodo molto felice per l’ area sportiva, tanto da affidargli il nome con cui è ancora noto. Sempre aperto
a tutti, lo spazio era di fatto pubblico e usufruito dai ragazzi del quartiere, che soprattutto nelle stagioni estive organizzavano tornei di calcetto. Negli anni ha visto un lento degrado, ma il campo rimaneva comunque aperto e tutti continuavano ad usarlo.
La soddisfazione per questo primo importante risultato non impedirà comunque ai cittadini di Roma70 di continuare a vigilare
per verificare l’effettiva attuazione del progetto di recupero da parte delle istituzioni locali.

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Abbattuti dieci pini su via Aristide Carpaccio nel parco di Tormarancio

“Bisognava proprio abbatterli – si chiedono gli abitanti dei palazzi ex Assicurazioni Generali di via Grottaperfetta, davanti al supermercato Pewek- quei pini li ho visti crescere, erano tutti sani ”. Già proprio così, in questi giorni all’interno del parco di Tormarancio su via Carpaccio le motoseghe hanno sterminato una decina di pini che si affacciavano sulla stradina, che collega via di Grottaperfetta a piazza del Caravaggio.
Sembra che l’abbattimento delle alte alberature abbia avuto il nulla osta del Parco dell’Appia antica nell’ambito della variante per l’apertura del terzo ingresso (Afa) all’area verde pubblica, dopo quelle di piazza Lante e di via Londra. Ma anche se nei documenti si assicura, che gli alberi saranno sostituiti con dei cipressi, gli abitanti non capiscono e protestano. Uno striscione giallo affisso nella notte proprio sulla recinzione del parco non lascia dubbi: “Sterminio di alberi. Vergogna”. (r.g)

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Ritorna in edicola Cara Garbatella

L’INFORMAZIONE LOCALE

Da dicembre torneremo in edicola ogni primo giovedì del mese con otto pagine di cronaca locale. Dopo un anno di stop, “Cara Garbatella” si ripresenta nella sua veste originale cartacea, quella che
ha fatto appassionare i numerosi lettori del quartiere e non solo.
Il primo numero verrà festeggiato insieme ai cittadini e ai fondatori storici sabato 15 dicembre alle ore 18,00 presso l’hub culturale Moby Dick in via Edgardo Ferrati 3. Per l’occasione ci sarà anche musica jazz e una mostra fotografica dei vecchi numeri del giornale.
Tante le conferme ma altrettante le novità. Cominciamo con queste ultime. Innanzitutto il giornale uscirà tutto l’anno, tranne la pausa estiva di luglio e agosto, con una nuova veste grafica che
gli editori ritengono essere più moderna e più godibile. Sarà un grosso sforzo, un lavoro che ci vedrà impegnati senza sosta per dare tutte quelle informazioni che non potete trovare sui quotidiani nazionali. A noi, infatti, non interessa fare il controcanto alle notizie che tutti i giorni sentiamo nei telegiornali, nei diversi talk show sul piccolo schermo o sulle pagine dei più noti fogli di informazione. Accenderemo piuttosto i riflettori sulle piccole storie che nascono dietro l’angolo di casa, nella scuola del rione, al centro anziani, nel campo di calcio della parrocchia, ovvero su tutto ciò che contribuisce a fare dei nostri quartieri una vera comunità. Saremo dunque attenti a darvi, ogni mese, le notizie di attualità che riguardano il territorio, ma non mancheremo di raccontare
le vostre storie più belle, quelle di una collettività cittadina in marcia da tantissimi anni per un mondo più giusto e solidale. La seconda novità è che in questa nuova veste editoriale Cara Garbatella sarà ancora più curiosa. Non solo dirigerà le antenne dei suoi redattori sul vecchio quartiere popolare dell’Ater, ma si occuperà anche di cosa succede a Montagnola, Roma 70, Tormarancia, San Paolo e Ostiense, dedicando loro due pagine dell’ancora esigua foliazione. Sarà, inoltre, un giornale più strutturato con una redazione composta da diversi giovani aspiranti giornalisti, che quotidianamente aggiorneranno con servizi in tempo reale anche la versione on line del periodico.

La cronaca la farà da padrona, ma parleremo anche di politica municipale, di cultura e di sport locale con alcune rubriche dedicate. Cosa rimane del passato? Innanzitutto abbiamo voluto lasciare
la storica testata, riconoscibile da tutti gli abitanti della Garbatella, inoltre la tiratura in cinquemila copie al mese e la diffusione gratuita. Infatti il giornale lo potrete trovare presso tutti i nostri inserzionisti e nei luoghi pubblici di transito dei cittadini: la sede del Municipio a via Benedetto Croce, i centri anziani, i centri sportivi e culturali, i bar e i ristoranti. Non rimane che fare un appello ai lettori. Dietro questo giornale non ci sono grandi editori, c’è una piccola associazione composta da volontari, che opera da più di vent’ anni nel quartiere con l’appuntamento annuale del
Jazz festival Garbatella e con un sito web molto visitato. Quindi i veri proprietari del giornale siete voi e gli inserzionisti, che ci credono e investono piccole somme in pubblicità. Continuate a sostenerci. Auguriamo lunga vita a questo foglio, che ci ha accompagnato nei giorni più difficili e in quelli più belli della nostra esistenza degli ultimi vent’anni, una piccola finestra che vogliamo tenere aperta sul mondo che ci circonda.
Un saluto affettuoso e un sentito ringraziamento lo dobbiamo ad Alessandro Bongarzone, che per tanti anni ha firmato il periodico come direttore responsabile.
(g. r.)Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Edilizia convenzionata a Roma 70 È ancora caos per le affrancazioni

Affollatissima Assemblea al Centro Anziani Granai di Nerva
di Eraldo SACCINTO

C’è preoccupazione e sconcerto a Roma 70 dopo l’approvazione della nuova delibera comunale dello scorso ottobre sull’affrancazione degli immobili costruiti in regime di edilizia convenzionata, legge 167/62. Infatti la procedura amministrativa prevista dal Comune di Roma per rimuovere il vincolo di prezzo massimo di cessione degli appartamenti, contenuto nelle convenzioni originarie, non è per niente chiara e di facile applicazione. Per questo il Comitato di quartiere di Grottaperfetta ha organizzato domenica 18 novembre, al Centro Anziani Granai di Nerva, un’ assemblea pubblica avvalendosi delle spiegazioni di Rosa Muscente, consulente del settore. Le sale dove si è tenuta l’iniziativa erano affollate all’inverosimile, nel tentativo di capire quale sarà il futuro delle
case costruite all’epoca dalle 80 cooperative di tutto il comprensorio ( Rinnovamento, Scer, Roma 70, Sogno e altre ) alla luce del nuovo provvedimento.

Una vicenda che risale agli anni Settanta, centinaia di case edificate grazie alla legge 167 costruite per chi aveva redditi bassi. Gli alloggi furono venduti a prezzo calmierato in quanto i costruttori beneficiavano di contributi a fondo perduto. Tra gli obblighi da rispettare, per la futura vendita, le convenzioni prevedevano quello temporale dei cinque anni dal primo acquisto e/o del prezzo massimo di cessione oltre il quale il bene non poteva essere rivenduto. A Roma invece gli uffici comunali hanno sempre rilasciato i nulla osta alla vendita dopo i cinque anni di vincolo e gli immobili di fatto sono stati venduti a prezzo di mercato. Ma nel settembre 2015, la Corte di Cassazione, con la sentenza 18135, recepisce il contenuto della legge 106/11 e stabilisce che il vincolo
del prezzo delle cessioni successive alla prima può essere rimosso solo col pagamento di una imposta di affrancazione.

Un fulmine a ciel sereno e il Comune deve correre urgentemente ai ripari. Due direttive commissariali del 2015 e 2016, sono emanate per ripristinare la regolarità. Norme che, dato l’elevato numero degli immobili, circa 400 mila in tutta la città, non sono di facile attuazione. La macchinosità blocca le compravendite e genera una situazione caotica, che rivela i limiti di un’amministrazione impreparata e investe le aule del Tribunale con centinaia di cause. Si scatenano, infatti, i nuovi proprietari che richiedono la differenza tra il prezzo di mercato pagato e quello massimo di cessione, cifre che variano dai 100 mila fino a oltre i 300 mila euro. Senza considerare che, chi ha comprato casa in seconda battuta e poi l’ha rivenduta, si ritrova nella situazione
paradossale di subire una richiesta di risarcimento senza poter rivendicare alcunché a causa dell’avvenuta prescrizione (10 anni). Questo bailamme dura fino all’aprile di quest’anno, quando un’ordinanza del tribunale di Roma sancisce l’uso della sola affrancazione come soluzione delle controversie. Il Campidoglio, nel frattempo, riesce finalmente a dare il via all’iter per l’adozione della delibera sulle affrancazioni, la 116 del 23 ottobre. Sin qui la storia, ma dalle domande della platea agli organizzatori, riguardanti calcoli e tecnicismi, si è capito che le soluzioni previste non sembrano essere risolutive. Il livello di soglia, ad esempio, la tassa per l’avvio della pratica e commisurata al valore dell’immobile, è fissato ad una quota forfettaria di 2.500 euro da pagare anche
nel caso in cui l’importo sia inferiore.
È stata sottolineata, inoltre, la farraginosità dei metodi di calcolo, ancora complicati, e come possa rivalersi chi ha pagato con i vecchi criteri e scopre che gli importi attualmente richiesti sono più bassi. L’evidenza più vistosa però è quella dell’esasperante lentezza nello smaltimento delle istanze fin qui presentate, evase solo nell’ordine del 10 per cento, e delle risorse messe a disposizione dall’amministrazione che sono scarsissime.
È del 27 novembre l’approvazione in Senato dell’ emendamento M5S “salva famiglie” al decreto legge fiscale, che consentirebbe a migliaia di venditori di essere liberati dall’incubo di dover sborsare somme fino a 300 mila euro, ovvero la differenza tra il prezzo massimo consentito e quello di mercato. In attesa che tale emendamento venga approvato anche alla Camera dei Deputati al Comitato venditori 18135 tirano un sospiro di sollievo.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

SOS parco Tintoretto: In pericolo l’area verde minacciata dal cemento

TRA VIA BALDOVINETTI E GROTTE D’ARCACCIO
di Massimiliano GIOVANNOLI

L’area verde tra via Baldovinetti e via Grotte d’Arcaccio sembra destinata a scomparire sotto un mare di cemento e asfalto. Un accordo di programma ratificato nel maggio di quattro anni fa ed un’apposita convenzione urbanistica stipulata nel dicembre del 2017 tra la Regione Lazio e il Comune di Roma, prevedono la costruzione di un centro commerciale, di un palazzo di quattordici piani, di un asilo e della strada di collegamento tra Vigna Murata e via del Tintoretto. Previste anche tre rotatorie: due su Vigna Murata e la terza su via del Tintoretto, vicino all’orto urbano Ortolino. Non solo, ma la realizzazione della strada a quattro corsie con spartitraffico porterebbe al taglio di circa 250 alberature,  eliminando l’area verde conosciuta come Parco del Tintoretto.
I cittadini della zona non mancano di sottolineare anche la pericolosità di quest’arteria, soprattutto per gli studenti dei vicini plessi scolastici. È l’Associazione Ottavo Colle a ricordare che questo – “non è un quartiere di transito. Qui le persone vengono a lavorare, quindi le auto arrivano e si fermano. Ora – aggiungono – corriamo il rischio che venga convogliato nel nostro quartiere un  traffico che non sarebbe mai arrivato e con esso anche tanto rumore e smog” . Intanto il Campidoglio prende tempo mentre per Il Municipio VIII – ha spiegato il minisindaco Amedeo Ciaccheri – “si tocca un’area di verde pubblico che va tutelato perchè è uno dei pochi spazi disponibili per residenti e studenti della zona“.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Edificazione I60 Grottaperfetta: dal “peccato originale”all’oggi

Edificazione I60 Grottaperfetta: dal “peccato originale”all’oggi

Il Municipio per la tutela del territorio, dell’interesse collettivo e della legalità

Cos’è l’ “I60”?

Il Programma di Trasformazione Urbanistica denominato I60 ha un valore economico superiore al miliardo di euro e prevede la costruzione di 32 edifici con altezze fino a sette piani, per complessivi 400.000 metri cubi, concentrati in circa 23 ettari di terreno, tra Via di Grottaperfetta, Viale Ballarin e Via Berto. Tale imponente operazione, affidata a quel Consorzio Grottaperfetta composto da 28 medi e grandi costruttori romani, proviene dal Piano Regolatore Generale degli anni ’60, che consentiva la realizzazione di 180.000 mc.
A questi si sono poi aggiunti ulteriori 220.000 mc provenienti dall’istituto delle ‘compensazioni’, voluto ed applicato dall’ex Giunta Veltroni, al tempo della vittoria ambientalista che ha impedito di sommergere di cemento la Tenuta di Tormarancia.

Il ‘peccato originale’ e la tutela del territorio

Il peccato originale, ineludibile, sta proprio qui: nell’intenzione di realizzare un’edificazione enorme, oltre il doppio di quella originaria, all’interno di un’area evidentemente inadeguata.
Da ciò deriva la necessità di ottenere uno sfruttamento oltremodo intensivo dell’area che, viste le limitazioni d’altezza imposte agli edifici, si traduce nella propensione ad estendere le superfici edificabili ignorando la tutela esistente. Oggetto della tutela sono i Beni Ambientali (il Fosso delle Tre Fontane) e quelli Storici e Paesaggistici (i sei antichi Casali vincolati e gli imponenti ritrovamenti archeologici) compresa una villa romana ora ricoperta, sulla quale è prevista, tra l’altro, la realizzazione di strade e parcheggi, per il reperimento degli standard urbanistici previsti per legge. In breve, per consentire la costruzione della sproporzionata volumetria e quindi di tutti e 32 i palazzi si tende a superare (distruggendo) i vincoli naturali.

Le stranezze e l’intervento del Municipio

Così si susseguono le stranezze: del Fosso si nega persino l’esistenza, con tanto di dichiarazioni ufficiali di dirigenti comunali che ne attestano il presunto seppellimento, fatto di cui non c’è traccia documentale, anzi smentito completamente da tanti e in particolare dall’Aeronautica Militare.
I Casali si ‘suicidano’, decidendo di venir giù tutti insieme in una calda estate romana; i ritrovamenti archeologici vengono derubricati con poche risibili prescrizioni. Tutto sembra filare come da copione, con i primi palazzi a vedere la luce e le proteste isolate di Municipio e cittadini a sottolineare l’eccessivo impatto di quello che è il più grande cantiere aperto dentro il Gra. Poi, a febbraio 2014, l’intervento di sequestro dell’area (con cui il Municipio blocca, in flagranza, l’azione illegale di cancellazione del Fosso), muta rapidamente il contesto. A stretto giro si susseguono: l’apertura di un’indagine della Corte dei Conti e della Procura di Roma, ancora in corso, con indagati in quest’ultima tre dirigenti comunali e tre esponenti del Consorzio; l’apposizione del divieto di edificare per 50 metri dalle preesistenze dei Casali ‘sgretolati’, da parte della Soprintendenza comunale; l’azione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, che sul patrimonio archeologico ha imposto tutele più significative di quelle primitivamente adottate e sul Fosso ha ribadito a più riprese – e definitivamente il 14 luglio 2015 – l’esistenza di una serie di vincoli, tra cui quello paesaggistico, che comporta una fascia di assoluta inedificabilità di 150 metri.
Relativamente al Fosso delle Tre Fontane, quello del Mibact (il Ministero dei Beni e le Attività culturali e il Turismo) è solo l’ultimo dei pronunciamenti scritti e inequivocabili di autorevoli soggetti. Se il Fosso fosse stato davvero seppellito nel 1980 sotto Viale Ballarin, come sostengono il Consorzio Grottaperfetta e l’Assessore comunale alla Trasformazione Urbana, Giovanni Caudo, avrebbero scritto il falso, nell’ordine, l’Autorità di Bacino del Tevere, l’Area Difesa Suolo della Regione Lazio, la Giunta Regionale del Lazio, l’Aeronautica Militare e la Polizia Giudizia: ovvero tutti gli Enti che hanno sottoscritto, documentato e ribadito l’esistenza ininterrotta dello storico Fosso delle Tre Fontane.
Non solo. Avrebbe mentito anche il tecnico incaricato di individuare con professionale strumentazione topograficale parti di proprietà demaniale del corso d’acqua, che nella relazione giurata in Tribunale, ne ha evidenziato il passaggio nell’area di cantiere e non al suo esterno. Inoltre, qualora il Fosso non esistesse più da 35 anni, perché mai il Consorzio Grottaperfetta intendeva pagare quasi 300.000 euro per ‘sdemanializzarlo’.
Perché il Demanio ha rifiutato l’offerta, riaffermando la propria autorità sul Fosso?

Lo scontro con il Campidoglio

L’intervento in argomento, benché datato nel tempo, si sta concretizzando attualmente, sotto la responsabilità della Giunta Marino, con l’inizio dei lavori per le opere di urbanizzazione risalente al 2013 e con il rilascio dei primi Permessi a Costruire nel 2014. Sul ruolo dell’attuale compagine alla guida del Campidoglio si sono dovute registrare altre note spiacevoli e dolenti. Nel merito, ai rilievi ed alle azioni intraprese dal Municipio nella sua attività di vigilanza sul corretto sviluppo del territorio, l’Assessore comunale Caudo ha sempre replicato, negando qualunque irregolarità e rassicurando i costruttori.
Allo stesso modo le richieste mirate ad ottenere una riduzione dei palazzi, al fine di garantire la tutela dei Beni ed a ricondurre il Programma nella legalità, si sono scontrate con un atteggiamento di ferma ostilità del Campidoglio. Si ricordano, al proposito, due episodi significativi. Il primo risale a febbraio 2014, quando Caudo convoca i tecnici municipali, all’indomani del loro accertamento di opere abusive di reinterro, interferendo con l’attività di vigilanza. Il secondo è di inizio settembre 2015 quando, dinanzi al Tar chiamato a pronunciarsi per la terza volta – dopo aver rigettato le prime due – sulla richiesta di sospendere il provvedimento municipale di ripristino dell’alveo del Fosso e della vegetazione circostante, il Consorzio Grottaperfetta utilizza come ‘motivi aggiunti’ alla base del nuovo appello proprio alcune dichiarazioni pubbliche  dell’Assessore, circa la surreale inesistenza del Fosso. La sospensione non è stata concessa neanche stavolta, ma l’Avvocatura comunale si è trovata in estremo imbarazzo a difendere la posizione schizofrenica dell’Amministrazione: Municipio impegnato nella tutela del territorio e Assessore comunale palesemente dall’altra parte! In mezzo ai due fatti, appunto, parole, scritti e prese di posizione ripetute sulla regolarità dell’edificazione in corso e sull’inesistenza di un Fosso su cui un po’ tutti (ripeto, Mibact, Autorità di Bacino del Tevere, Area Difesa Suolo della Regione Lazio, Giunta Regionale del Lazio, Aeronautica Militare, Polizia Giudiziaria, Tecnico incaricato della perizia, Demanio, Municipio) per Caudo avrebbero preso abbagli.

Un epilogo ancora da scrivere

L’epilogo della vicenda è ancora tutto da scrivere, con un Municipio tenace che non si arrende a vedere maltrattato il territorio, calpestato l’interesse collettivo, infranta la legalità nel modo peggiore, cioè esonerando da essa i potenti. Un Municipio che, pur restando interdetto a fronte del silenzio del Sindaco Marino e delle posizioni dell’Assessore Caudo, non si ferma nella sua azione.
Un Municipio che non si piega a veder accreditata una realtà ‘di plastica’ come vera, in beffa a documenti lampanti ed incontestabili. Un Municipio che non si spaventa di fronte alle diffide minacciose delle decine di avvocati impiegati a difesa
dell’interesse imprenditoriale. Per giocare la partita fino in fondo, però, oltre alla ragione che già c’è, serve che si manifesti, ancora in dosi maggiori che non nel passato, la vicinanza e l’impegno costante e competente di quel mondo di comitati e cittadini che già tanta iniziativa hanno prodotto sulla questione ‘I60?. Insieme si può.

Andrea Catarci

www.stop-i60.org

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Ottobre 2015

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