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Tag: Agostino Di Bartolomei

Ago e quel filo giallorosso lungo trent’anni

di Claudio D’Aguanno

A rovistare tra le carte smarrite nel più fondo dei cassetti, spesso un sollievo per la memoria e altrettanto spesso un tormento per l’anima, ci sono fogli che più di altri hanno la capacità di scuotere lo sguardo e di marcare meglio le rughe sul volto. Giornali e foto di fine secolo, appunti buttati via di un libro mai chiuso, note messe da parte.

Quel 30 maggio del ’94 era un lunedì senza calcio in vista ormai dei Mondiali USA e quella che mi ritrovo tra le mani è una copia d’un ingiallito Paese Sera. Il quotidiano romano aveva conosciuto tempi migliori e allora tentava l’ennesimo rilancio. Aveva ridotto il formato ma non lo stile e nella sua qualità comunicativa metteva insieme tante cose. Eppure tra notizie e clamori è solo lo sconcerto per quel maledetto colpo di 38 quello che mi rincorre forte tra le righe stampate. “Sciagurato come un autogol, inaspettato come un cartellino rosso immeritato, fulminante come uno di quei calci piazzati, così poco rispettosi delle barriere, che soltanto lui sapeva realizzare.” Così l’attacco del pezzo a tutta pagina sulla partita finita male di Agostino.

Su tanta stampa più o meno specializzata, anche di ottima letteratura, le metafore si sposavano con l’emozione e il rumore dell’ultima sconfitta rendeva mesto anche il ricordo più bello. A me invece era venuto naturale andare a cercare tra le strade di Garbatella e Tor Marancia il ragazzo incontrato al Liceo,  l’avversario di tante sfide vissute “al gran sole carico d’amore” dell’oratorio, il centrale del Borromini nel torneo del 72, quello di noi che s’allenava con De Sisti al Tre Fontane, il formidabile capitano dello scudetto, l’atleta protagonista di tanti momenti felici e meno felici.

E l’incredulità di allora ci mette meno di un attimo a tornare a galla. Rileggo la commozione di Danilo o di Gigi cresciuti con lui alla De Nicola. Rivedo lo stupore di Padre Guido e l’affetto, pieno di rabbia tenera e commossa, dei suoi compagni di scuola. “Agostino triste? Forse il mondo del pallone, con cui ha avuto a che fare, era triste – sbotta Carmine Tortorella detto Ciro – lui era di una serietà unica e di un’umiltà sconvolgente.” Per Corrado MezzanotteUna scelta terribile la sua ma più di lui colpevole l’affollata solitudine in cui l’avevano confinato. Infelice – insiste – l’ambiente che non ha saputo tenerselo. Io ricordo il suo piacere nel far correre la palla, il suo estro, la sua semplicità piena e generosa.

Ecco, trent’anni dopo, il segno di quell’esistenza unica e particolare trovare ancora le sue parole più vere. “Il calcio è talento ma è gioco collettivo e va fatto con divertimento. Il calcio è lealtà verso l’avversario. E’ rispetto delle regole. Il calcio è semplicità!” Proprio così appuntava Agostino in un suo manuale pubblicato dopo la sua morte. E quanta ricchezza in quella rivendicazione di “semplicità”!

Ora sono le frasi di un figlio ormai adulto a venirmi incontro: “No, non facciamo di lui un santino – scrive Luca Di Bartolomei –  Ago va ricordato non celebrato. E va ricordato tutto. Affinché sia monito di amore, di cura e di perseveranza. Perché la vita è ciclica e sta a tutti noi impegnarci per riconoscere i momenti di difficoltà e la fragilità di chi ci è vicino. Essere empatici, mostrare gentilezza, essere aperti è un investimento e ripaga sempre. È così che in questi trent’anni, insieme, siamo riusciti a far tornare mio padre fra le strade della sua città. Con gioia e senza più malinconia.

Nota

Nei prossimi giorni vedrà la luce una piccola associazione che ne porterà il nome. Ci saranno azioni concrete in suo nome: un murale restaurato al liceo Caravaggio, iniziative varie, borse di studio sportive per ragazzi del quartiere.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2024/numero 64, pag. 8]

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Coppa Ago 2024: il Socrate fa cinquina

di Claudio D’Aguanno

Ormai è un appuntamento classico di metà primavera per le scuole di Roma VIII. Da scrivere in agenda. La Coppa Ago riscoperta e riportata in vita da Massimo Pelliccia è la sfida che, nel nome di capitan Di Bartolomei, ogni anno torna a far correre il pallone sul campo verde di via Costantino.

E’ la competizione, semplice e forte nel suo statuto, dove in palio non c’è la proprietà di un trofeo ma la sua presa in custodia e, forse anche per questo, quella più adatta al gioco della memoria e all’incontro tra le diverse generazioni.

Il Liceo Socrate vincitore della Coppa Ago 2024

Edizione numero sei questa del 2024. Tre, al solito, le squadre in campo: i campioni uscenti del Liceo Socrate, gli eterni sfidanti del Liceo Caravaggio, la new entry del Liceo Majorana di Spinaceto sceso dalle nostre parti a contrastare l’egemonia dei liceali della Garbatella.Ma le intenzioni non sempre vanno d’accordo con i risultati e il responso delle gare ancora una volta ha premiato i ragazzi del Socrate guidati in panchina dalla terna Pes Magistro D’Alessandro.

Netto il punteggio delle partite che li ha visti dominare sui rivali. Tripletta di Catanoso più Peri e D’Antoni nel match d’apertura con i blu del Majorana che trovano con il capitano Scarpetti il gol della bandiera.Punteggio tennistico invece, 6 a 0, nella chiusura di giornata ai danni del Caravaggio con doppiette di uno scatenato Catanoso e Pasquini più Pavinato e Ventura.

Nella partita di mezzo, tra Majorana e Caravaggio, il pari e patta al termine dei minuti regolamentari ha portato le due squadre a giocarsela ai rigori.Gli errori dal dischetto degli amaranto di Tor Marancia hanno fatto la differenza dando così ai blu di Iorio e Cirillo quella vittoria tenacemente negata nei minuti regolamentari dai ragazzi allenati da Antelmi e Silvestri.

il bomber Catanoso in azione

Al termine della competizione l’esplosione, con invasione di campo, della torcida del Socrate ha salutato il quinto successo, quarto consecutivo, dei liceali garbatellardi accompagnando pure con olè la consegna dei premi.

Diverse le presenze degne di nota e piacevolmente confuse sugli spalti tra le tifoserie più accese: Luca Di Bartolomei e Gabriele D’Urbano, il “fedelissimo” del torneo Carlo Firmani Preside del Socrate, l’immancabile Prof.ssa Fiorella De Benedictis del Caravaggio, qualche compagno sparso delle sfide “al campo del palo” come Enrico Tubili per anni stimato prof di matematica al Socrate, Enzo Del Poggetto del Roma Club Eur Torrino “Federica Del Poggetto”, Agnese ed Emma Petrucci con la loro mamma Beatrice ovvero la famiglia dell’indimenticato ex docente del Caravaggio Fabio Petrucci “uno del nucleo storico” della Coppa Ago al quale, da questa edizione, è intitolato il Premio fair play.

Foto di gruppo della Coppa Ago 2024

Nelle parole di Massimo Pelliccia il commento finale della giornata: “Questo torneo è nato per caso, per un ritrovamento fortuito, ma non è dovuto al caso il fatto che continui ad esistere. Senza sponsor e col solo sostegno organizzativo del Municipio, la coppa Ago è un piccolo miracolo di volontariato sportivo attorno a cui sta crescendo l’attaccamento delle scuole di zona. Abbiamo richieste di nuove partecipazioni e vedremo dal prossimo anno come rispondere.”

Per Amedeo Ciaccheri presidente di Roma VIII il torneo è un “bene comune” da proteggere e rilanciare sempre più:  “Quest’anno –ha poi sottolineato l’ex alunno del Socrate- sono trent’anni dalla scomparsa di Agostino e ci sono tante idee che girano tra di noi.

Flavio Grotti e Riccardo Rossetti (entrambi Socrate) premiati ex aequo

Fortemente voluto dal figlio Luca c’è il progetto di un’associazione in suo nome e di borse di studio per consentire a ragazzi meritevoli di studiare e fare sport insieme. Agostino Di Bartolomei non è un solo ricordo del passato ma una spinta sempre nuova ad andare avanti e crescere assieme nei valori che erano i suoi: quelli della correttezza, dell’impegno, della solidarietà.”

Formazioni, tabellini, marcatori e nomi della Coppa Ago 2024

 Liceo Scientifico e Linguistico  Statale  Ettore Majorana: Alluvion (F) – Araco – Busana – Cicchinelli – De Rocco – Lombardo – Mascia – Petri– Pietropaolo – Pimpinelli – Piro – Scalzotto – Scarpetti (C) – Tavani – Vigorita. Allenatori: Iorio, Cirillo.

 Liceo Artistico  Statale Caravaggio: Alleva – Amodio – Angeli – Arena – Bianchi – Biginelli – Capodanno – Cavalieri -Congiu – Del Castello – Di Blasi – Di Prospero – Gentile – Lucarelli – Maccarrone – Mancini -Mori – Pini (F) (C) – Rosati – Ruvolo – Serafini – Stoppaccioli – Trapani L. – Trapani F.  Allenatori: Antelmi-Silvestri.

 Liceo Classico e Scientifico Statale Socrate: Battista – Bosman (F) – Carfagna – Catanoso – Colizza (C) – Cucci – D’Antoni – D’Aversa – Di Fraia – Fontana – Giorgi – Grotti – Pasquini – Pavinato – Peri – Petrucci –Pica – Pomarici – Ronzoni – Rossetti – Santini – Tedone – Trainito – Ventura. Allenatori: Pes-Magistro-D’Alessandro.

1a partita: Socrate 5 – Majorana 1

Catanoso (S) -Catanoso (S) – Catanoso (S) – Peri (S) – D’Antoni (S) – Scarpetti (M)

Arbitro: Fabrizio Silvestroni – Assistenti: Alessandro Crolla – Alessio Alessandro

2a partita: Caravaggio 3 – Majorana 5

Di Blasi (C) – Scarpetti (M)

(dopo i calci di rigore: 1-1 nei tempi regolamentari)

La sequenza dei calci di rigore:

Di Blasi (C) gol – Tavani (M) gol

Lucarelli (C) gol – Scalzotto (M) gol

Bianchi (C) parato – Araco (M) (gol)

Di Prospero (C) parato – Vigorita (M) (gol)

Arbitro: Alessandro Crolla – Assistenti: Fabrizio Silvestroni – Alessio Alessandro

3a partita: Socrate 6 – Caravaggio 0

Catanoso (S) – Catanoso (S) – Ventura (S) – Pasquini (S) – Pavinato (S) – Pasquini (S)

Arbitro: Fabrizio Silvestroni – Assistenti: Alessandro Crolla – Alessio Alessandro

 

Vincitore Coppa Ago 2024 Liceo Classico e Scientifico Statale Socrate

Premio miglior calciatore ex aequo Flavio Grotti e Riccardo Rossetti (Socrate)

Premio Fair Play “Fabio Petrucci” Daniel Angeli (Caravaggio)

Menzione speciale a Gaia Fintini e Ludovica Alunni del Liceo Caravaggio per aver realizzato, rispettivamente, il servizio fotografico e la locandina della manifestazione.

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Palla al centro e in alto i cuori. Coppa Ago 2024!

DI Claudio D’Aguanno

Le squadre di tre Licei, il sole che batte sul campo di pallone, striscioni e cori, il tifo sugli spalti e il trofeo Roma Junior Club 1972 di nuovo in palio. E’ l’edizione 2024 della Coppa Ago in onda lunedì 13, calcio d’inizio ore 9, sul rettangolo verde di via Costantino 5. Edizione questa numero sei che conferma, dopo gli anni grigi del covid, la forza dell’affetto portato al capitano dai ragazzi con i docenti delle scuole coinvolte, il positivo sostegno di tutto il Municipio di Roma VIII e in particolare del suo presidente Amedeo Ciaccheri, l’impegno di tante persone unite nel ricordo di Agostino ragazzo, cresciuto tra Tor Marancia e Garbatella tra campi sterrati e d’Oratorio.

A sinistra: la squadra del Borromini al RJC 1972.  A destra: Coppa Ago 2023 Ubaldo Righetti consegna la Coppa RJC 1972 a Sofia Bosman del Liceo Socrate

“La memoria –si ripete spesso nei quartieri popolari- è un ingranaggio collettivo” e la tradizione di questo torneo, il suo racconto, lo conferma. Ma senza la passione e la competenza di Massimo Pelliccia questa coppa non avrebbe mai ripreso luce. È stata infatti sua la riscoperta del trofeo dimenticato, finito abbandonato e dismesso in un corridoio secondario del Liceo Caravaggio, ultimo domicilio conosciuto del Borromini, l’istituto superiore frequentato da Agostino nei suoi anni giovani.

Ed è sempre a Massimo Pelliccia, con il concorso attivo di Luca Di Bartolomei, che si deve l’invenzione del torneo e la forma che ha preso nel tempo. Doveva essere, quello del 2016, appuntamento unico e irripetibile. Una partita secca tra Liceo Socrate e l’Artistico Caravaggio sul campo ex OMI di via Giangiacomo con formazione vincitrice pronta a riconsegnare alla famiglia Di Bartolomei la coppa ritrovata. “E’ una coppa che appartiene a voi studenti –commenta però sulla scena, al momento delle premiazioni, Luca Di Bartolomei- E’ vostra. Rimettetela in palio ogni anno che viene e sempre nel nome di Agostino”.

Agostino Di Bartolomei in una foto inedita archivio di Cara Garbatella
Agostino Di Bartolomei durante un allenamento con la Roma al campo delle Tre Fontane. (Foto inedita, archivio Cara Garbatella)

Di qui la felice epifania d’una competizione che sempre Massimo Pelliccia si preoccupa ogni volta di rinnovare e organizzare. La formula viene da sé: tre scuole convocate, girone semplice all’italiana, partite secche e classifica scritta da scontri diretti e differenza reti. E chi vince festeggia tra gli olè, tiene la coppa in bacheca per un anno per poi, quasi una Rimet di quartiere, rimetterla in concorso la volta successiva.

Quella di quest’anno è appunto l’edizione numero sei. In quelle passate oltre le due scuole d’esordio si sono viste correre anche le maglie orange dell’Itis Armellini, istituto tecnico di buone tradizioni calcistiche, quest’anno sostituito dal Liceo Majorana. Una volta l’ha spuntata il Caravaggio e ben quattro sono stati i successi del Liceo Socrate. Il regolamento prevede che tra gli undici schierati a lottare su ogni pallone ci sia la presenza di una giocatrice. L’anno scorso fu Sofia Bosman del Liceo Socrate, con la fascia di capitana al braccio, a sollevare il trofeo.

Non mancheranno comunque come sempre le presenze romaniste ad arricchire il richiamo della competizione. Dopo i volti di Odoacre Chierico, di Paolo Alberto Faccini, di Ubaldo Righetti e di Giulia Anzalone, questa volta toccherà a Franco Peccenini premiare i vincitori. E toccherà soprattutto alla straordinaria verve di Federica Cicchinelli del “Roma Club Fornaci Agostino Di Bartolomei”, ormai compagna di ventura e salda collaboratrice del torneo, accompagnare questa edizione verso il suo esito più positivo, festa piena di sport e di colori giallorossi.

Programma della giornata – Lunedì 13 maggio

Ore 8:00 Ritrovo al Campo G. Fiorini di via Costantino 5

Ore 8:30 Accesso del pubblico. Presentazione della manifestazione da parte di Massimo Pelliccia.

Saluto di un docente per ognuna delle tre scuole.

Il Liceo Socrate riconsegna la Coppa Ago vinta nella scorsa edizione.

Ore 9:00 Inizio partite.

Ore 12:00 Cerimonia di premiazione a cura di Massimo Pelliccia, Amedeo Ciaccheri, Federica Cicchinelli e l’ospite d’onore Franco Peccenini

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COPPA AGO 2023: le squadre, il tifo sugli spalti, il sole che batte sul campo di pallone

di Claudio D’AGUANNO

“Dopo il lungo sonno imposto dalla pandemia. Dopo le giuste cautele che hanno impedito alle nostre scuole di ritrovarsi sul terreno di gioco, eccoci finalmente a rivivere la Coppa Ago”. Le parole che escono dal microfono sono quelle di Massimo Pelliccia, inventore di questo torneo dedicato al capitano dei nostri anni giovani, e la sua voce tradisce l’emozione per questa edizione che riparte rimettendo in moto quell’ingranaggio collettivo che si chiama memoria. “Questa coppa –sottolinea ancora- nasce per amore di quel mito, del tutto fuori gli schemi, che era Agostino Di Bartolomei. E nasce come risposta all’oblio, al tempo che passa e, soprattutto, alla ritualità delle ricorrenze. Quando lavoravo al liceo Caravaggio l’avevo notata ridotta in un angolo come vaso da fiori. Sulla targhetta, tutta sbiadita, si leggeva VII edizione Roma Junior Club 1972.

Ricordavo i racconti su Agostino pubblicati su Fuori i Secondi e c’ho messo poco a legare il tutto alla coppa vinta dal Liceo Borromini. L’idea di una mini competizione è venuta così e ha coinvolto nel tempo i ragazzi delle scuole, i docenti, diversi ex protagonisti di quella stagione e il municipio di Roma VIII. Tra tutti, se posso, una nota speciale è per Luca Di Bartolomei che nella prima edizione ci spronò a considerare questo trofeo come patrimonio delle scuole della zona e a rinnovarne ogni anno la sua contesa. Poi–conclude Pelliccia- per quanto riguarda la giornata d’oggi segnalazione di merito per il presidente Amedeo Ciaccheri e soprattutto per la prof. Adele Bottiglieri, giovane dirigente scolastica del Caravaggio, che ha fortemente voluto la ripresa del torneo.”

murales Di Bartolomei

Questa del 2023 è la sua quinta edizione ed è arricchita dalla presenza di Ubaldo Righetti, centrale difensivo della Roma di Liedholm, e da quella di Federica Cicchinelli, responsabile del Roma Club Fornaci “Agostino Di Bartolomei”. A salutare la presentazione delle squadre c’è  un tifo da curva sud con tanto di fumogeni e cori del Socrate. Ed è proprio il liceo di Garbatella opposto agli artisti del Caravaggio a dare il calcio d’inizio alla competizione. Per i bianchi capitanati da Sofia Bosman–quest’anno ogni squadra schiera in campo una ragazza- non è un match scontato e gli avversari guidati dal numero sette Bernacchi reggono bene il primo tempo. Nel frazione successiva è però il talento di Tommaso Du Bessè a dare la scossa e a facilitare la strada per il successo. Perentorio il 4 a 0 finale a favore del Socrate con doppietta dello stesso Du Bessè e reti degli ottimi Esposito e Santini.

Più equilibrato il secondo incontro in cartellone tra gli orange dell’Armellini e i ragazzi in maglia granata di viale Odescalchi. La vittoria per 2 a 0 da parte dei tecnici di San Paolo porta la firma di Pistillo e Deleoe rende così decisiva l’ultima partita in programma.

Tra Socrate e Armellini è una vera finale a viso aperto e tutte e due i contendenti l’affrontano determinati a evitare il ricorso ai rigori. Rilevante il punteggio di 4 a 1 per i liceali con reti del solito DuBessè, a segno due volte,più Colizza e Pasquini a completare la festa. Di Valerio Cinelli il gol della bandiera per l’istituto di largo Placido Riccardi. Al fischio finale medaglie e riconoscimenti per tutti. DuBessè è segnalato come miglior giocatore mentre il premio Fair Play va a Lorenzo Serafini portiere del liceo Caravaggio. E’ quindi Ubaldo Righetti a consegnare la coppa a Sofia Bosman che la solleva alta tra gli olè della torcida del liceo Socrate.

TORNEO ROM JUNIOR CLUB: nel suo albo d’oro l’XI°Borromini, l’Itis Severi e l’Armellini

Il Torneo nasce a metà degli anni ’60 da un’idea di Gilberto Viti grande e rimpianto dirigente della As Roma. La tessera Junior Club permetteva tra l’altro di avere accesso allo stadio a prezzi ridotti e con il torneo dedicato alle scuole superiori della capitale crebbero ancor più le simpatie giallorosse nelle fasce giovanili. Per i lupi quelli erano “tempi cupi”, rare soddisfazioni venivano dalla Coppa Italia, ma del resto chi se la passava peggio era la Lazio che proprio negli anni sessanta aveva cominciato a fare l’altalena con la serie B. L’invenzione del Roma Junior Club fu dunque un’operazione di notevole intelligenza propagandistica legata alle buone pratiche di sport. La prima edizione venne vinta nel ’66 dall’ITIS Giovanni XXIII di Tor Sapienza, seguito nelle edizioni successive da Bernini, Marconi e Galilei.

A poco a poco le scuole partecipanti crebbero fino a superare il centinaio. Della nostra zona c’era l’XI Liceo Scientifico con sede centrale in Via Segre e succursale in Piazza Oderico da Pordenone. Fu quest’ultima a iscriversi col nome di XI° Pordenone all’edizione del ’71. La selezione allora era durissima. Trentasei gironi poi un turno d’eliminazione diretta poi una fase di quattro gironi da quattro squadre con le sole vincenti ammesse alle semifinali e quindi la finalissima al Flaminio. Quell’anno l’avventura, con Agostino già capitano spesso sostituito nel ruolo da Carmine Tortorella, si fermò ai quarti ma fu l’anno successivo che avvenne l’impresa. L’XI°, ora Liceo Scientifico Borromini, nell’aprile del ’72 arriverà fino in fondo alla VII edizione vincendo contro il Meucci ai rigori dopo che i tempi regolari s’erano conclusi sull’1 a 1.

Questa la formazione immortalata dalla foto che ritrae Agostino con la coppa in mano: Bove, Canapi, Andreini, Vacca, Gasbarra, Pellegrini, Molinari, Mazzone, Santilli, Di Bartolomei, Tempra (al 71’ Piccirilli) Allenatore Mezzanotte. Per la cronaca Agostino autore del momentaneo vantaggio al 10’ del primo tempo non scriverà, in quell’occasione, il suo nome tra i realizzatori dagli 11 metri a causa degli errori decisivi dei ragazzi del Meucci.

Il torneo Roma Junior Club dopo l’edizione del ’72 vedrà poi altre annate felici. Per due anni, ’76 e ’77, a vincerlo sarà l’ITIS Severi di Tor Marancia. Mentre in una formula rinnovata in anni recenti, 1999 e 2000, sarà l’Armellini di San Paolo ad aggiudicarselo.

I nomi e le squadre

La Coppa Ago si inserisce in una lunga tradizione piena di memoria e, per rispetto di quei valori cari al capitano giallorosso, tutti i protagonisti di questa edizione meritano di essere ricordati.

LICEO ARTISTICO CARAVAGGIO: Lorenzo Serafini, Leonardo Gentile, Flavio Di Prospero, Estiven Somma, Andrea Ricci, Francesco Ruvolo, Lorenzo Bernacchi, Nicole Pini, Tiziano Bianchi, Davide Amodio, Leonardo Arena, Simone Alessandri, Luca Acciaresi, Nicolò Iannarelli, Alessio Stoppaccioli, Lorenzo Genovese, Franco Garbaglia, Matteo Floris, Michele Lorusso, Valerio De Angelis, Riccardo Congiu, Flavio Mancini, Tiziano Michisanti.

LICEO CLASSICO E SCIENTIFICO SOCRATE: Leonardo Carfagna, Tommaso DuBessé, Giovanni Zoccoli, Marco Marinotti, Sofia Bosman, Alessio Santini, Francesco Battista, Vincenzo Esposito, Tommaso Erba, Sandro Colizza, Luca Pasquini, Andrea Bonito, Simone Salvioni, Angelo Marini, Marco Genghi, Daniele Mancini, Giulio Imparato, Alessio Veloccia.

ITIS ARMELLINI: Maurizio Clemente, Alessio Amoroso, Matteo Canducci, Alessio Boattini, Mirko Marcaccio, Valerio Cinelli, Gabriele De Filippo, Alessandro Pistillo, Manuel Deleo, Paolo Carboni, Luca Boattini, Daniele Albano, Silvia Rita, Marco Sabatini, Christian Penna, Francesco Lambiase, Claudio Guaraldi.

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sul campo tre Fontane di Via costantino il triangolare di calcio in memoria del capitano della roma

Il liceo Socrate vince la coppa ago 2019

Troppo forte il Socrate.
Con due vittorie nette il classico della Garbatella si è confermato vincitore della Coppa Ago edizione 2019, il triangolare delle scuole dell’ VIII Municipio.

I ragazzi della professoressa Silvia Acerbi, infatti, sul campo Tre Fontane di via Costantino, nella mattinata del 7 maggio, hanno avuto ragione nella prima partita sul Caravaggio per 2-0 (reti di Sarikaya e Vecchi) e poi sull’ostico Armellini di San Paolo con un tondo 4-2 (2 reti di Mancini, Vecchi e Ranucci).

Nel secondo incontro l’Armellini aveva battuto per 2-0 l’artistico Caravaggio (reti di Moi e Tomasetti). Così per il terzo anno il Socrate si è garantito l’opportunità di tenersi in bacheca la prestigiosa coppa, che Agostino Bartolomei, l’indimenticabile capitano della Roma del secondo scudetto, aveva vinto nel lontano1972 nel Torneo Roma Junior club con la sua scuola: il liceo scientifico Borromini di piazza Oderico da Pordenone.

Il vecchio trofeo era stato abbandonato ed è stato ritrovato da Massimo Pelliccia, l’attuale organizzatore del triangolare, che ha pensato di farlo rivivere tra i giovani calciatori delle scuole del Municipio.
Flavio Moi del tecnico Armellini si è aggiudicato il premio per il miglior calciatore e Giulio Parigi del Caravaggio per il fair play.(g.r)

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La coppa ritrovata e il ricordo di Agostino Il trofeo Roma Junior Club vinto dal Borromini nel ’72. Oggi, Socrate e Caravaggio in campo nel giorno del compleanno del capitano giallorosso. Una giornata di sport e di memoria

La coppa ritrovata e il ricordo di Agostino

Il trofeo Roma Junior Club vinto dal Borromini nel ’72. Oggi, Socrate e Caravaggio in campo nel giorno del compleanno del capitano giallorosso. Una giornata di sport e di memoria

di Claudio D’Aguanno

I palazzoni sullo sfondo, lato San Quintino, sono quelli cantati da De Gregori. La leva calcistica dei due licei, il Socrate e il Caravaggio, che qui si affrontano nello scontro diretto, non è quella del lontano 68, eppure gli sguardi dei ragazzi che rincorrono il pallone sono quelli giusti per una giornata come questa. Oggi è l’8 aprile di Agostino Di Bartolomei, capitano giallorosso cresciuto da queste parti, che di anni ne avrebbe compiuti 61 e il coro che sulle tribune canta “Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore” è tutto per lui. Sul rettangolo disegnato tra Via Agresti e Via Giangiacomo, dove passa il confine tra Tor Marancia e Piazza Lante, va appunto in scena la prima Coppa Ago e l’ex Nistri ritrova in un attimo quella partecipazione e quella passione dispersa nel tempo.
Per Paolo Moccia e altre “pantere grigie” presenti in tribuna la commozione è un sentimento denso di ricordi e tutto schierato con il calcio d’una volta: “In questo posto – attacca deciso – ho giocato partite epiche. Stavo in porta con la Nova Rapida e assieme a me c’erano Sergio er nonnetto, Guglielmann e Bayslach, poi i fratelli Canale e tanti altri del posto. Un sacco di bella gente, per carità, manco uno normale ma nessuno sbagliato!
Al contrario d’adesso, sia qui che sul campo Tormarancio oggi ridotto a triste parcheggio, allora qui ci giocava tutto il quartiere. E venivano pure da Garbatella, da Montagnola e San Paolo. Questo per me rimane sempre il campo OMI, dove c’erano tornei e campionati all’ultimo respiro, dove t’ho visto passare di tutto e anche giovani campioni come Bettega, D’Amico, Menichelli, Prati, Spinosi e dove t’ho pure fatto da sparring per un giovanissimo Pablito Rossi. Andò così: c’era il torneo Nistri per formazioni Primavera e alla Juve era saltata la partita per cui chiesero se eravamo disposti a fa’ da sacco, cioè da squadra allenatrice. Fu così che Rossi di gol me ne fece, solo lui, sette.
Comunque a parte tutto questo è il campo dove Agostino è nato calcisticamente e dove mi fa un certo effetto rivedere ragazzi delle scuole di zona in campo per lui”.

La coppa ritrovata

Coppa Ago si chiama questa prima volta d’una manifestazione messa su dalla immaginazione organizzativa di Massimo Pelliccia e di Claudio Marotta, assessore alla cultura del Municipio Roma VIII, e realizzata col concorso di docenti e personale delle due scuole. A farla nascere la bizzarria del caso e la forza di quell’ingranaggio collettivo che si chiama memoria. “Da un po’- racconta Pelliccia – avevo notato buttata in un angolo al Liceo Caravaggio una coppa malridotta e trattata come vaso da fiori. La forma mi ricordava qualcosa e la targa, tutta sbiadita, lasciava leggere ancora VII edizione Roma Junior Club 1972. Ricordavo i racconti su Agostino pubblicati su Fuori i Secondi e c’ho messo poco a legare il tutto all’edizione vinta dal Borromini con lui come capitano. Al liceo che stava in piazza Oderico da Pordenone questa coppa so che era esposta in bacheca ma nei cambi di sede, prima a Tor Marancia e poi inglobato al Socrate, era finita nel dimenticatoio. Comunque c’è voluto poco a riavviare la macchina del tempo ed è nata questa nuova avventura calcistica nel nome di Ago.” Per Claudio Marotta il risultato più grosso è stato nel vedere tutta l’energia che il nome di Agostino è stato capace di mettere in moto. “Da chi lavora nelle segreterie fino ai prof e alle direzioni delle due scuole c’è stata gara di proposte. Inizialmente si pensava di fare una giornata che portasse alla consegna della coppa alla famiglia Di Bartolomei ma è stato il figlio Luca a insistere che rimanesse patrimonio dei ragazzi delle scuole. Di qui è venuto fuori il torneo con l’idea che il trofeo dovesse andare, per un anno, all’istituto vincitore con l’impegno a rimetterlo in palio l’anno successivo. Il diritto di esordio è stato dato al Caravaggio e al Socrate ma d’ora in poi si lavorerà per ampliare, con le altre scuole del Municipio, il numero dei partecipanti. La Coppa Ago sarà un appuntamento importante dove memoria del territorio, diritto allo sport, impegno agonistico e rispetto, sapranno ogni volta rinnovarsi e fondersi nel nome di Agostino”.

La partita e tutto il resto

Il saluto emozionato di Paola Angelucci e il fischio dell’arbitro libera il tifo sulle tribune. “Avanti Caravaggio” incita uno striscione mentre un altro risponde “Ago eterno”.
I cori e i fumogeni accompagnano le azioni di gioco di ragazzi che sanno come fare onore alle maglie messe a disposizione dall’As Roma.
Il primo tempo è di chiara marca caravaggesca anche se è il Socrate con un lampo improvviso, traversa colpita con secco tiro da venti metri, a sfiorare il vantaggio. Nella ripresa cambia il ritmo della musica e il dominio del liceo della Garbatella si concretizza nel punto segnato da Landini che in diagonale infila il portiere avversario capitalizzando l’assist di Martino. La risposta dei rossi di Tor Marancia non si fa però attendere e almeno in tre occasioni si falliva il più giusto dei pareggi. Alla fine premi e le targhe erano soprattutto un pretesto per ragionare ancora sulla giornata e per fissare nuove scadenze d’incontro. Da Massimiliano Smeriglio e Andrea Catarci la coppa rimessa a lucido passava poi a Luca Di Bartolomei che, sotto gli occhi di Bruno Mazzone centrocampista reduce della vittoria del ’72, la consegnava al portiere del Socrate. “E’ con grande affetto ed emozione – ha sottolineato Luca – che passo questo ricordo di Agostino. Lo faccio invitando tutti a dedicare un po’ di giusta memoria non tanto a lui che è stato campione quanto a coloro che con lui hanno condiviso quegli anni e quelle soddisfazioni, che sono persone normali e che magari lavorano per rendere i nostri quartieri posti buoni dove vivere bene. E lo faccio, ancora, dicendo che è la prima ma l’ultima volta.
Il prossimo anno io verrò ma siederò in tribuna e qui a premiare ci dovranno essere Bruno o Maurizio, Carmine o Gigi, insomma qualcuno che giocava con lui”.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 12 – Aprile 2016Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

In agenda per Agostino

In agenda per Agostino

Le iniziative per ricordare Di Bartolomei non finiscono qui. Almeno altri due gli appuntamenti a maggio. Nell’Oratorio di San Filippo Neri alla Chiesoletta, su quel campo “a trapezio” da lui frequentato, si svolgerà la XV edizione del Memorial riservata alle categorie “microbi” per usare la fantasia calcistica che fu di Padre Guido. Negli stessi giorni per iniziativa dell’APE (Associazione Proletaria Escursionisti) di Casetta Rossa verrà inaugurato il Sentiero Urbano Agostino Di Bartolomei, ovvero un percorso alla ricerca dei passi e dei luoghi da lui frequentati. Dall’Oratorio e da piazza Oderico da Pordenone il tracciato muoverà verso Tor Marancia, verso i lotti popolari di San Quintino e per le strade intorno all’ex Nistri, per avventurarsi nel parco che ospitava il mitico “campo del palo” teatro di tante sfide tra gli shangaini di Gigi Magrelli e i ragazzi di piazza Lante capitanati da Agostino. E’ questo un appuntamento pieno di memoria, di letteratura e di storia, e completa un ciclo che ha sinora avuto prima in Victor Cavallo e poi in Piero Bruno due altri nomi rivissuti con forte partecipazione. (C.D.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 12 – Aprile 2016

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Nasce negli anni ’60 il Torneo della RomaJunior club Nell’albo d’oro l’XI Borromini, l’Itis Severi e l’Armellini

Nasce negli anni ’60 il Torneo della RomaJunior club

Nell’albo d’oro l’XI Borromini, l’Itis Severi e l’Armellini

Il Torneo nasce a metà degli anni ’60 da un’idea di Gilberto Viti, grande e rimpianto dirigente della As Roma. La tessera Junior Club permetteva tra l’altro di avere accesso allo stadio a prezzi ridotti; con il torneo dedicato alle scuole superiori della capitale crebbero ancor più le simpatie giallorosse nelle fasce giovanili. Per i lupi quelli erano “tempi cupi”, rare soddisfazioni venivano dalla Coppa Italia, ma del resto chi se la passava peggio era la Lazio che, proprio negli anni sessanta, aveva cominciato a fare l’altalena con la serie B. L’invenzione del Roma Junior Club fu dunque un’operazione di notevole intelligenza propagandistica legata alle buone pratiche di sport.
La prima edizione venne vinta nel ’66 dall’ITIS Giovanni XXIII di Tor Sapienza, seguito nelle edizioni successive da Bernini, Marconi e Galilei.
A poco a poco le scuole partecipanti crebbero fino a superare il centinaio.
Della nostra zona c’era l’XI Liceo Scientifico con sede centrale in Via Segre e succursale in Piazza Oderico da Pordenone. Fu quest’ultima a iscriversi col nome di XI Pordenone all’edizione del ’71. La selezione allora era durissima. Trentasei gironi poi un turno d’eliminazione diretta poi una fase di quattro gironi da quattro squadre con le sole vincenti ammesse alle semifinali e quindi la finalissima al Flaminio.
Quell’anno l’avventura, con Agostino già capitano spesso sostituito nel ruolo da Carmine Tortorella, si fermò ai quarti ma fu l’anno successivo che avvenne l’impresa. L’XI, di lì a poco Liceo Scientifico Borromini, nell’aprile del ’72 arriverà fino in fondo alla VII edizione, vincendo contro il Meucci ai rigori dopo che i tempi regolari s’erano conclusi sull’1 a 1. Questa la formazione immortalata dalla foto che ritrae Agostino con la coppa in mano: Bove, Canapi, Andreini, Vacca, Gasbarra, Pellegrini, Molinari, Mazzone, Santilli, Di Bartolomei, Tempra (al 71’ Piccirilli), All Mezzanotte. Per la cronaca, Agostino autore del momentaneo vantaggio al 10’ del primo tempo, non scriverà, in quell’occasione, il suo nome tra i realizzatori dagli 11 metri a causa degli errori decisivi dei ragazzi del Meucci.
Il torneo Roma Junior Club dopo l’edizione del ’72 vedrà poi altre annate felici. Per due anni, ’76 e ’77, a vincerlo sarà l’ITIS Severi di Tor Marancia. Mentre in una formula rinnovata in anni recenti, 1999 e 2000, sarà l’Armellini guidato da Gianni Rivolta e Manlio Donati di San Paolo ad aggiudicarselo.
La Coppa Ago si inserisce in questa tradizione e, per rispetto di quei valori cari al capitano giallorosso, tutti i protagonisti di questa prima edizione meritano di essere ricordati.
LICEO SOCRATE: (p.t.) Lazzari, Anticoli, Ianniccheri, Marrocco, Musa, Modestini, Lista, Leta, Fortuna, De Noia, De Giorgio; (s.t.) Bucci, Gambardella, Nico, Mazzarelli, Gastaldo, Mellini, Romano, Vitale, Martino, Grimaldi, Visconti, Landini. All: Enrico Tubili e Claudio Di Russo.
IS LICEO ARTISTICO CARAVAGGIO: Bove, Faraoni, De Lorenzo, Ragazzoni, Calenda, Monteiro, Parigi, Barillaro, Pompei, Lattanzio, Ferrari, Ciorba, Vincenzini, Cinti, Di Gravio Grossi.
All: Fabio Petrucci e Fiorella De Benedictis. Arbitro: Sig Lupardini di Roma.(C.D.)

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DiBaTotti, la Roma vista con gli occhi dei suoi «capitani coraggiosi»

DiBaTotti, la Roma vista con gli occhi dei suoi «capitani coraggiosi»

Presentazione di DIBA-TOTTI – Nati Ultrà
Lunedì 4 gennaio ore 17:00
c/o Al Ristoro degli Angeli
Via Luigi Orlando, 2 Roma

Leggi l’articolo del www.ilsole24ore.com/

Capitani coraggiosi. Di Roma, per la Roma, in una città che soffia di passione pallonara, di ponentino quando è sera. Roma divisa tra pragmatismo e nostalgia. Che ancora scrive sui muri lettere d’amore per la “Magica”. Agostino e Francesco. Di Bartolomei e Totti. Storie diverse, parallele. Due giovani calciatori, un sogno comune, calcistico e sociale.
Da imprimere nella memoria collettiva di un popolo (giallorosso) sempre in amore, disperatamente complice dei suoi eroi. A mettere insieme Totti e Di Bartolomei, in un binomio più azzeccato che azzardato, è il «giornalista- ultrà» – autodefinizione dello stesso scrittore – Mauro De Cesare, autore di DiBaTotti (edizioni Goalbook), in libreria da pochi giorni. «Agostino e Francesco, capitani romani e romanisti. E questo è qualcosa che fa parte solo della storia della Roma. Questo ci rende speciali, diversi, unici», scrive nella prefazione Bruno Conti, (altro) monumento del calcio capitolino. Le bandiere.
Quelle di DiBa e Totti hanno sventolato a vent’anni di distanza. Quella di Francesco continua ancora, dopo trecento gol. Entrambi hanno vinto un solo scudetto, troppo poco per non avere un sapore straordinario. Nel campetto di Tor Marancia, oratorio della Chiesoletta (parrocchia di San Filippo Neri), Agostino calciò la sua prima “bomba” da fermo. Nel 1969, a tredici anni, venne preso dalla Roma . L’esordio, a solo 18 anni, a San Siro contro l’Inter, sotto la guida di Helenio Herrera in versione giallorossa. Centrocampista metodista, Di Bartolomei è stato dal 1972 al 1984 leader silenzioso (e carismatico) in una Roma di poeti brasiliani (Falcao), bomber genovesi (Pruzzo), con i panni ancora stesi tra i balconi di Trastevere, e tanti Manuel Fantoni che spopolavano non solo nei film di Verdone. Ricorda Conti che «Agostino era uomo silenzioso, ma dotato di un’allegria romanesca che sapeva tirar fuori quando lo riteneva più opportuno». La Roma dello storico scudetto del 1983. Poi quel rimpianto di una notte di maggio del 1984, quando la “Magica” perse la finale di Coppa dei Campioni all’Olimpico, sconfitta ai rigori dal Liverpool, con 200 mila bandiere al vento nel concerto di Venditti al Circo Massimo. Esattamente il 30 maggio di dieci anni dopo, Agostino Di Bartolomei si tolse la vita: «Non parole. Un gesto…». Ago aveva gli stessi anni che ha ora Totti, 39. Un terribile atto finale che fece pentire molti di non avergli aperto porte di Trigoria. E tutti quelli che non lo accusarono per quell’esultanza dopo un gol alla Roma negli anni di militanza nel Milan di Liedholm. «Quel gesto di esultanza non era rivolto ai tifosi della Roma, aveva un rispetto senza confini per loro. Nel suo borsello conservava gelosamente due cose: la foto di padre Pio e quella della Curva Sud», ha ricordato a De Cesare la moglie di Agostino, Marisa. In quelle immagini sta tutta l’essenza di DiBa, ereditata poi dal più istrionico Totti.

Il fuoriclasse di Porta Metronia da ragazzino ha rischiato di diventare un giocatore della Lazio.Se non fosse intervenuto direttamente il senatore Dino Viola. Francesco debutta in Serie A a 16 anni e mezzo, spedito in campo da Vujadin Boskov in un Brescia-Roma. Eppure per il “lungimirante” tecnico Carlos Bianchi, doveva essere ceduto: «O io o Totti», l’ultimatum. Sensi scelse, senza pensarci, quello che dal ’98 sarebbe diventato l’ottavo re di Roma. Conti: «Francesco lo capisci se conosci la sua famiglia, le sue radici nella città, i suoi principi fatti di sacrifici e di amore per la squadra» . «Agostino aveva una predisposizione per i bambini, ai quali nella scuola calcio insegnava prima i valori e poi i segreti del gioco – spiega De Cesare – . Lo stesso spirito paterno si ritrova in Francesco, che sempre in silenzio ha donato il suo tempo libero e le strumentazioni più sofisticate all’ospedale Bambin Gesù per la cura dei piccoli malati». Un uomo non ha bisogno di facili autocelebrazioni. Totti e Di Bartolomei l’hanno sempre saputo.

www.mondadoristore.it/DiBa-Totti-Nati-ultra-Mauro-De-Cesare/eai978889924505/Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

PADRE GUIDO se ne è andato nel sonno.

PADRE GUIDO se ne è andato nel sonno. Senza soffrire più di quanto avesse già sofferto. In fondo è giusto così.

Alla Garbatella, il quartiere popolare di Roma che per i miei gusti sta diventando troppo di moda, lo conoscevamo così. Era IL PRETE, lo scrivo in maiuscolo perché in quella che oserei chiamare “qualifica” c’era il rispetto di tutti.

Era arrivato a Roma nel 1956, aveva solo 27 anni. Veniva da Milano, da una famiglia benestante. Arrivava in una città che cercava di alzare la testa dopo la guerra. Nel 1954 la Rai aveva cominciato a trasmettere in bianco e nero. Un solo canale, un’audience pazzesca. La gente aveva scoperto un aiuto tecnologico che l’aiutava a comunicare. Gli abbonati al telefono sfioravano i due milioni, il doppio rispetto al 1950, il quadruplo rispetto al periodo del conflitto bellico. Pio XII era il capo della Chiesa, tempo due anni e sarebbe arrivato Giovanni XXIII.

ImmaginePadre Guido. Pochi conoscevano il suo cognome, Chiaravalli. Tutti conoscevano lui. Una presenza importante in un rione che faticava a trovare la sua dimensione. Era zona di confine la Garbatella. Una strada, la Cristoforo Colombo, a separarla da Tormarancia che quelli più grandi di me chiamavano Shanghai. E non era certo un complimento. Le sassaiole, all’epoca i malandrini delle due parti si affrontavano così, erano all’ordine del giorno. E quel clima di mini violenza rischiava di trasferirsi alla Chiesoletta, il regno sotto il governo del PRETE.

Uomo di cultura, generoso. Uomo d’azione e di parole. Aveva preso di petto la situazione ed era entrato nel cuore del problema. Un prete tra la gente, uno di quelli che pensi possano esistere soltanto nei libri o nei film di una volta. Un prete di frontiera in un rione difficile.

Era un conservatore convinto, ma anche uno che sapeva essere moderno nei fatti. Era stato lui ad aprire la scuola Cesare Baronio e l’Oratorio, la Chiesoletta appunto, alle donne. Detta così fa scappare un sorriso. Ma bisogna fare un salto indietro, tornare a quell’inizio anni Sessanta quando non era poi tanto semplice imporre una presenza mista.

Aveva le sue regole e pretendeva che tutti le rispettassero. Per chi sgarrava la punizione era a salire, nel rispetto della colpa riconosciuta.

“Raccogli cento pezzi di carta.”
  E ti era andata bene.

“Togli cento i sassi dal campo.”
  Ancora bene.

“Vai fuori dall’Oratorio e non tornare per dieci giorni.”
  Dovevi averla combinata proprio grossa.

Ricordo con affetto e nostalgia le mille partite di calcio giocate su un campetto fatto di sassi e polvere, un terreno in discesa. Il sorteggio a inizio gara serviva per scegliere la porta di sopra o la porta di sotto. E dovevi stare attento a dove calciavi il pallone.

Se tiravi troppo alto nella porta di sotto e il pallone finiva nell’arena del cinema Columbus la tua squadra pagava con una punizione a due. Il tiro diventava diretto se la palla finiva in piazza Sant’Eurosia dove era più difficile recuperarla. Era rigore senza moviola, né discussioni se lo sventurato di turno calciava sopra i tetti dell’Oratorio e la sfera finiva ai Giardinetti. Se poi avevi la dannata sfortuna di mandare la palla nella trattoria all’aperto sul lato grande del campo, al di là del muro, la partita era persa. L’oste non restituiva mai il pallone e di soldi per ricomprarlo non ce n’erano.

Uno di noi pretendeva spesso di tirare i calci di rigore. Ma aveva, diciamo, poca sensibilità nei piedi. Colpiva e il pallone si impennava, alto, alto, sempre più alto. Si era guadagnato sul campo il soprannome di Gagarino, in onore di Jurij Gagarin: il primo uomo a volare nello spazio il 12 aprile del 1961.
“L’altra sera durante una partita, il piccolo Filippini di nove anni è stato colpito da una pallonata in pieno naso ed ha perso conoscenza. Mentre gli presto le cure del caso, dopo un po’ riapre gli occhi, mi guarda assorto e poi serio serio mi fa una domanda.
-Sono morto, Padre Guido?
“Senti… vai in Chiesa e guarda a che punto stanno.”
-A Padre Gui’, mo stanno all’orabrenobis…”

(dal Diario dell’Oratorio, Padre Guido)

ImmagineMicrobi, Atomi. Erano i piccolini che si cimentavano negli infiniti tornei di calcio mentre i loro compagni erano impegnati in interminabili sfide a bigliardino. Altri preferivano il gioco dei calcinculo, una giostra in cui volando alto e in precario equilibrio su dei seggiolini di metallo cercavi di raggiungere il ragazzino che ti stava davanti. Un ottimo metodo per procurarti infortuni a catena, soprattutto perché in Chiesoletta il calcinculo era a distanza ravvicinata da due muri. Non c’era giorno che Padre Guido non facesse il suo ingresso al CTO con un bambino piangente e dolorante.
Partite di calcio in cui lui tifava sempre per i più deboli.
“Al pareggioooo!” urlava da sotto il colonnato dell’Oratorio. Non gli importava molto se la squadra a cui rivolgeva l’incitamento fosse sei o sette gol sotto.
E a partita finita tutti alla fontanella a bere. Lunghe file di assetati. Ci sarebbe stata la rivoluzione se non fosse intervenuto lui.
“Uno, due, tre, quattro cinque, sei. Hai finito, lascia il posto a un tuo compagno.”
Era arrivato nella Chiesa di San Filippo Neri da Milano. Ed era subito diventato uno di noi. Uno che voleva farci conoscere il mondo. Ai miei tempi il viaggio lontano era quello che d’estate ci portava ogni giorno a Torvaianica. Spiaggia libera, corse, ancora pallone, nuoto solo quando arrivava il permesso, merenda e di nuovo tutti dentro il pullman mentre Padre Guido faceva l’appello per accertarsi che nessuno si fosse dimenticato di tornare a casa.
“Sto progettando le gite, ne sento la necessità. Sono momenti di vita vera, ma la fatica di organizzarle è grande, come grande è l’assenza di collaborazione. Si criticano tanto i sacerdoti, ma senza di loro crollerebbe tutto. Si possono lasciare Pina e Maria Teresa sole a se stesse? Lioi, Colletti e Palmieri in balia dell’ambiente? Si può ridurre il contatto religioso alla Santa Messa?”
(dal Diario dell’Oratorio, Padre Guido)

Mia figlia Alessia è stata più fortunata. Per lei si è aperta l’Europa. Monaco di Baviera, la Norvegia, Capo Nord. L’accompagnavo alla Stazione Termini di notte. Zaino enorme in spalla e pochi soldi in tasca. IL PRETE non ammetteva deroghe. Il lusso era conoscere posti nuovi, non certo dove si dormiva o quello che si mangiava. Il cibo era scarso, le notti le trascorrevano sul pavimento di chiese ospitali. E di giorno si camminava fino all’esaurimento. Ma credo che nessuno di quei ragazzi abbia mai maledetto quei momenti. Ognuno di loro ne conserva il ricordo nel profondo del cuore.
ImmagineInsegnava al Baronio. Le lezioni le teneva all’aria aperta. Voleva che si studiassero le stelle di sera, che si guardassero gli insetti nelle calde giornate d’estate, i pianeti erano meno misteriosi se guardati quaggiù dalla Terra piuttosto che studiati sulle fredde pagine dei libri. A contatto con quella natura che gli studenti dovevano impare a conoscere, ecco quale era l’insegnamento del PRETE. Erano lezioni di scienze e di vita quelle che impartiva.
“Sto mostrando le stelle con il canocchiale ad alcuni allievi. Ettore Melluzzi, cinque anni, mi chiede che faccio. Gli indico Giove che risplende vicinissimo. Mi risponde: E che ce fà lassù?”
(dal Diario dell’Oratorio, Padre Guido)

Padre Guido ha sempre cercato di comunicarci un concetto.
“Dobbiamo incontrarci in libertà.”
Usava la parola come il mezzo più diretto per cercare di capire e poi risolvere i nostri problemi.
“Sono sempre stato a contatto con la vita” ripeteva.
Ed oggi che ci ha lasciato nel sonno, quasi non volesse disturbare, ce lo ritroviamo ancora accanto. Se ne è andato a 87 anni, quasi sessanta dei quali passati nelle strade della Garbatella. Aveva un modo speciale di comunicare con la gente. Ti guardava fisso negli occhi attraverso le spesse lenti dei suoi occhiali con la montatura di plastica, li riattacava nei modi più strani fino a quando non stavano più insieme. Gesticolava con le mani, questo lo aveva preso da noi romani, e strizzava i muscoli della faccia quasi volesse farsi più piccolo per entrare nella nostra testa.
 Era un uomo di cultura, ma non faceva pesare questo dono. La usava per entrare in contatto con chi non aveva avuto la fortuna di studiare.
La tonaca lisa, consumata da quanto la portava addosso senza sentire mai il bisogno di indossarne una nuova. E negli ultimi tempi una vecchia coperta arancione che gli riscaldava le gambe mentre, spinto dal badante, girava sulla sedia a rotelle per i giardini davanti alla chiesa San Filippo Neri.

Chissà cosa avrebbe detto di quei vandali che l’altro giorno hanno distrutto, incendiandola, una piccola giostra dove i bambini del quartiere si divertivano ogni giorno.
Padre Guido era una strana sorta di conservatore. Amava il sociale. Voleva che tutto fosse fatto in nome e per il gruppo. Mi ricordo che tanti anni fa assieme ad alcuni ex ragazzi dell’Oratorio volevamo donare una somma destinata a ristrutturare i locali. Lui si era rifiutato.
“Facciamolo con le nostre mani, non con i nostri soldi.”
Mi ricordo che molti anni fa, per lavoro, mi capitava spesso di incrociare Agostino Di Bartolomei, anche lui frequentatore da ragazzo del campo di calcio della Chiesoletta. La prima cosa che mi chiedeva era: “Come sta Padre Guido?”. Era il filo che ci univa. Un lungo filo che ha unito migliaia di ragazzi della Garbatella che nella Chiesoletta avevano trovato negli anni della gioventù il loro centro del mondo.
Ora Padre Guido Chiaravalli, nel giorno della morte il nome va scritto per intero, non è più tra noi. Ma se faremo come ci ha insegnato e ogni sera alzeremo gli occhi verso il cielo, tra le stelle potrebbe capitarci di vedere lui. Anche chi non crede, non può non riconoscergli il merito di averci lasciato in eredità un dono inestimabile. Il ricordo di una brava persona. Come tutti i preti, in minuscolo, di questo mondo dovrebbero essere.

http://dartortorromeo.com

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L’oratorio-di-Massimiliano-smeriglio

Come fai a spiegare l’odore dell’oratorio, la terra dura, i pali di legno con gli spigoli, la rete bucata, la raccolta della carta, gli spogliatoi senza docce, il gioco del sasso, l’ottovolante, la coppa disciplina, le magliette per i primi classificati, i calzoncini ai secondi, i calzini ai terzi, gli atomi, i purcini con la erre.
Come fai a spiegare padre Guido se non parti dai luoghi, dalla sua fisicita’ dal piede 44 magnum, dalle sberle, dalla sua cultura, dalle sue urla, “vai fuori dall’oratorio”, “alt fine primo tempo”. Come fai a spiegare quel fazzoletto di paradiso impolverato messo a confine tra Garbatella e Tormarancio. Non lo spieghi, non bastano le parole, i ricordi, le fughe per evitare il vespro. Resta solo una sensazione d infinita tristezza, come le domeniche pomeriggio all’oratorio, quelle si che erano tristi anche allora, appena appena rinfrancate dalla partitella tra pochi disperati superstiti, la radiocronaca in sottofondo e il gelato offerto dal prete. Lui li stava, lui li ha voluto aspettarci. Il corpo inerme nel teatrino, un via vai di facce di popolo segnate dalla vita e il vociare dei pischelli persi anche oggi dietro al pallone cosi’ come lui ha voluto che fosse. Così come è sempre stato.

Massimiliano Smerriglio

 

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Arrivederci-padre-guido

Padre Guido Chiaravalli, il prete decano degli oratoriani di San Filippo Neri alla Garbatella è morto ieri a poco più di un mese del suo ottantasettesimo compleanno.

In quanti ricorderemo Padre Guido? A migliaia, ed ognuno di noi con un ricordo personale senza dubbio. ”Il prete” come lo abbiamo sempre chiamato, il prete per antonomasia era lui e per tutti è stato letteralmente e realmente un padre.

E’ venuto fra noi nel 1957, giovane meneghino purosangue e come lui stesso disse a suo tempo scelse di diventare subito “garbatellese fra i garbatellesi”, in un quartiere che allora, alla fine degli anni ’50 era considerato uno dei quartieri a rischio dove spesso riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena era un problema, dove alcuni nuclei famigliari rasentavano la povertà. Proprio in quegli anni padre Guido si avvicinava ai giovani portando una sorta di Vangelo, non raccontato ma vissuto, proseguendo all’interno dell’oratorio il grande lavoro di Padre Melani, altro indimenticabile sacerdote che ha dedicato la sua vita alla Garbatella.

In una intervista di poco tempo fa ci disse: “Tante volte lo stare a vedere per 5 ore nel pomeriggio giocare a pallone o stare la mattina per 5 ore al mare mi faceva venire il dubbio se era giusto vivere così il mio compito di sacerdote. Poi, e sempre di più con il passare degli anni, in incontri casuali con ex ragazzi ho sempre visto illuminarsi il volto ed esprimere la convinzione che nell’oratorio e nella scuola avevano imparato a vivere.”

Cosa ha fatto per noi il prete? Tante cose, dalle squadre dei “microbi” nel campetto dell’oratorio fino alla “colonia” a Torvajanica, dalle lezioni di catechismo allo spazio per far suonare i “complessini” negli anni ‘60, dai bigliardini rabberciati alle lezioni di vita e di astronomia, fino all’organizzazione dei viaggi a Capo Nord. Ci ha insegnato a viaggiare, a vedere le stelle a guardare il cielo per vedere se la luna è calante o crescente. Troppo ha fatto per stare qui a fare un elenco.

Padre Guido era un sacerdote ed è stato un buon cristiano, un ottimo cristiano, e come uomo un uomo semplice quanto eccezionale. Starlo a raccontare è quasi impossibile come sa benissimo chi lo ha conosciuto. Per raccontarlo in modo degno dovremmo mettere insieme tutti i nostri ricordi, per quanti siano troppi, migliaia, uno per ognuno di noi.

“Il prete” ci ha voluto bene, e ce lo ha dimostrato, senza secondi fini, senza alcun interesse, per fede e per vocazione ma anche per pura e semplice bontà personale perché era fatto così. E noi ragazzi e ragazze, uomini e donne di questo quartiere per anni lo abbiamo ricambiato perché non era possibile fare altrimenti.

Mancherà immensamente a tutta la sua comunità.

Massimo Mongai e Giancarlo Proietti

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Quattro squadre al Memorial “Agostino Di Bartolomei”

Quattro squadre al Memorial “Agostino Di Bartolomei”

di Leopoldo Tondelli

memorial-agostino-di-bartolomeiIl 24 maggio si è svolto all’Oratorio San Filippo Neri il consueto torneo di calcio, riservato quest’anno ai nati nel 2005-2006, “Memorial Agostino Di Bartolomei” cui hanno partecipato quattro squadre: il Tre Fontane, il G. Castello, l’Oratorio San Filippo Neri e il Garbatella. Il torneo si è disputato a girone all’italiana con partite di due tempi di 10 minuti, dirette con la consueta competenza e passione da Gianni Tomei. La vittoria è andata alla squadra del Tre Fontane, la piazza d’onore invece al G. Castello. Si sono classificate al 3° e 4° è posto, rispettivamente, l’Oratorio San Filippo Neri e il Garbatella. Agli incontri ha partecipato un buon numero di spettatori che hanno così riproposto (come d’altronde anche per il torneo invernale riservato alle vecchie glorie, disputatosi quest’inverno) il clima della “Chiesoletta”.

Era assente Luca Di Bartolomei, figlio di Agostino, che ha premiato la squadra vincitrice tramite un collegamento telefonico. IL Torneo e stato organizzato all’interno della Festa di San Filippo Neri compatrono di Roma, grazie all’impegno del comitato organizzativo della Festa, diretto da fratel Francesco e da padre Matteo, direttore dell’Oratorio.

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Tra passione e cultura sportiva Agostino Di Bartolomei e il suo Manuale del calcio Il libro postumo, “L’ultima partita”, Ed.Fandango, tratta della “Vittoria e sconfitta” del popolare calciatore. L’attualità del messaggio a tutela dello sport più appassion

Tra passione e cultura sportiva
Agostino Di Bartolomei e il suo Manuale del calcio
Il libro postumo, “L’ultima partita”, Ed.Fandango, tratta della “Vittoria e sconfitta” del popolare calciatore. L’attualità del messaggio a tutela dello sport più appassionante

di Leopoldo Tondelli

Qual è la motivazione che spinge un campione di calcio all’apice della sua carriera a porre per iscritto su brogliacci di carta degli appunti riguardanti le regole della disciplina?
La voglia di prepararsi un futuro da post calciatore come allenatore? La semplice passione per un gioco che pratica da bambino?
agostino-di-bartolomei-cara-garbatellaLeggendo il libro postumo di Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma, Campione d’Italia 1982-83, patrocinato dal figlio Luca, scopriamo che diverse possono essere le risposte a questa domanda, non solo rapportate al calcio degli anni settanta-ottanta, ma soprattutto riferite al calcio dei nostri giorni. Il libro dimostra una sorprendente attualità nel rappresentare da parte dell’uomo-calciatore la sua visione volta a tutelare questo sport, che in questi due ultimi decenni si è modificato non solo nelle sue regole (il libro infatti tiene conto delle modifiche apportate negli ultimi anni al regolamento del gioco che è stato quindi aggiornato rispetto alla versione originaria) ma anche nella sua organizzazione e soprattutto nella partecipazione sempre più virtuale dei suoi tifosi.
Il lavoro infatti svela anche la formazione culturale dell’uomo Di Bartolomei (diplomato nel nostro Liceo scientifico Borromini e studente universitario iscritto alla facoltà di Scienze politiche alla Sapienza). Non a caso il libro contiene un capitolo dedicato all’origine del gioco del calcio, sottolineando l’importanza della storia dello sport nelle dinamiche sociali ed istituzionali di diverse epoche storiche, ma anche l’importanza umana (frequentante da adolescente l’Oratorio di San Filippo Neri del nostro quartiere, sotto la guida umana e spirituale di Padre Guido). Nell’Oratorio assimilò alcune regole di vita comportamentali che trasferì nel calcio professionistico e negli stadi: come quella di protestare con l’arbitro in modo sempre pacato, tenendo le braccia dietro la schiena, perché prima funzione del capitano è quella di essere un esempio positivo per i compagni di squadra e per i tifosi. agostino-di-bartolomei-cara-garbatella
Infatti il suo decalogo del calcio contiene suggerimenti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche comportamentali, appunto come il rispetto nei confronti dell’arbitro e degli avversari nonché suggerimenti nella cura del proprio corpo. Il libro è sorprendentemente piacevole da leggere, malgrado contenga semplici regole e indicazioni tecniche. Alla fine del volume sono pubblicate interviste a Nils Liedholm, a Giampiero Boniperti e a Sandro Ciotti che svelano in modo definitivo lo scopo di trasmettere soprattutto al giovane lettore una adeguata educazione sportiva, da un campione che portava in quegli anni la fascia da capitano al braccio completamente bianca, con un messaggio culturale da trasmettere, che cioè la fascia è una istituzione sportiva, che deve essere bianca, in quanto neutra, come devono essere tutte le istituzioni.
Il libro completa, quindi, la storia umana di Di Bartolomei, illustrata dal film di 11 metri, diretto da
Francesco Del Grosso, presentato lo scorso anno al Festival di Roma, insieme ad un precedente libro di Giovanni Bianconi uscito in due edizioni, dal titolo “L’ultima partita”, Vittoria e sconfitta di Agostino Di Bartolomei, edizioni Fandango, nel quale si ricordava la carriera di calciatore, le sue vittorie, le sconfitte ed il conseguente distacco da Roma, la sua città.
Egli, nel trasferirsi a Milano, trasmise ai milanesi una diversa immagine del romano, non sbruffone o superficiale, ma di ragazzo, sì introverso, ma affidabile, serio, che lo vide protagonista negli anni della “Milano da bere” fino all’arrivo di Berlusconi alla guida del Milan.
A proposito di cinema, il nostro Agostino è il giocatore della Roma più citato nei film della “commedia all’italiana” degli anni settanta-ottanta, così da consacrarlo, in quel periodo, come giocatore più amato e popolare della Roma, malgrado non avesse mai indossato la maglia della nazionale maggiore.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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