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Tag: Bellezze del territorio

Un regalo buono che fa bene

Un regalo buono che fa bene

di Orietta Vidali

Anche quest’anno, in prossimità delle festività natalizie, le Associazioni Altrevie e Cara Garbatella promuovono la campagna “Un regalo buono che fa bene”. Giunta ormai alla sua settima edizione, l’iniziativa prevede la vendita di olio extra-vergine di oliva dop della Sabina, il cui ricavato viene destinato a fini di solidarietà.
L’olio sarà disponibile presso i locali del Centro Anziani di Via Pullino (accanto alla fermata Metro Garbatella) grazie all’aiuto prezioso di Francesco Giacquinto e Mario Di Martino, gli infaticabili animatori del Centro. Per quanto riguarda la finalità della campagna di solidarietà,anche quest’anno si rinnova la collaborazione con l’Associazione ULAIA ArteSud che da anni opera nei campi palestinesi in Libano.un-regalo-buono-che-fa-bene

Abbiamo chiesto a Claudio Bocci, presidente di Altrevie, i motivi di questa scelta.
“Già lo scorso anno abbiamo collaborato  con ULAIA ArteSud e raccolto fondi per aiutare bambini e giovani palestinesi che vivono una situazione di grande disagio in Libano.
Da oltre 40 anni decine di migliaia di profughi espulsi dalle loro terre in Palestina vivono o, meglio, sono sopportati, nel ‘Paese dei cedri’. Il Libano poggia su una Costituzione a base etnica e religiosa e la concessione dei diritti civili alla popolazione palestinese avrebbe come conseguenza di alterare il peso delle diverse comunità che vivono in Libano con riflessi importanti sugli equilibri politici interni”.

Immagino che le difficoltà maggiori le soffrano i più deboli.
“Sì, e in particolare i bambini che incontrano molti problemi a frequentare regolarmente la scuola; l’educazione primaria è assicurata grazie ad una rete di organizzazioni non governative che si fanno carico di assicurare l’istruzione e, insieme, di tramandare le tradizioni e la cultura d’origine. Per questo abbiamo deciso di dare un piccolo segno di solidarietà e abbiamo destinato le somme raccolte al piccolo Hamad Eiyadi che oggi ha 12 anni e vive nel campo di Beddawi nella zona di Tripoli del Libano e che ci è stato segnalato da ULAIA ArteSud perché il papà e colpito da una grave malattia”.

So che l’anno scorso avete visitato i campi profughi palestinesi in Libano e che avete incontrato Hamad.
“E’stato davvero emozionante trascorrere un’intera settimana a conoscere ed approfondire una realtà difficile ma carica di dignità e contraddistinta da decine di volontari che hanno a cuore l’educazione dei più giovani e che coltivano la speranza al ritorno nella terra d’origine.
L’incontro con Hamad e con la sua famiglia poi è stato commovente: siamo stati accolti dalla giovane mamma e dai piccoli fratelli con grande calore e amicizia e siamo usciti con la consapevolezza di aver ricevuto molto di più di quanto abbiamo dato”.

 

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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ogm

ogm - orchestra multietnica garbatella

Sei straniero e suoni uno strumento musicale? Allora vieni a suonare con noi nell’Orchestra della Garbatella Multietnica!

Dopo il suo primo concerto a giugno 2012, la OGM sta continuando ad arricchire il suo repertorio, rivisitando in chiave etnica le canzoni popolari romane ed è entrata a far parte del coordinamento nazionale delle bande e orchestre multietniche italiane.

Contatti
Telefono: 3494277098 (Riccardo)
Email: orchestragarbatellamultietnica@gmail.com
facebookSu Facebook: Orchestra Garbatella Multietnica

articolo pubblicato su cara Garbatella il 10 luglio 2012

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“Sine Ira et Studio”: 1968-1988 20 anni di volantini e tatse-bao 

Padre Guido

“Sine Ira et Studio”: 1968-1988
20 anni di  volantini e tatse-bao

2000 documenti raccolti da Padre Guido Chiaravalli davanti alle porte del Liceo Borromini, alla Garbatella.
Una testimonianza specifica di quegli anni nel quartiere e  similmente in Italia.
Un lascito donato e che va messo in rete

Se avete una certa età e se siete della Garbatella dovreste aver già capito tutto. E in tal caso non dovremmo nemmeno spiegarvi cosa sia un tatse-bao.

Padre Guido Chiaravalli è un sacerdote ultraottantenne, meneghino purosangue, che verso i suoi trent’anni, nel 1956, arrivò spinto dalle circostanze, dalla sede centrale dell’Ordine dei Sacerdoti di San Filippo Neri e forse dalla Provvidenza, alla Garbatella.

E’ uomo di grande intelligenza, di grandissima umanità e di estremo attivismo. Le sue iniziative nei confronti dei parrocchiani della Parrocchia di San Filippo Neri, soprattutto i giovani dell’Oratorio, sono note. In realtà sono quasi leggendarie, anche se viene da dire che quasi tutto ciò che si racconta di buono su di lui è al di sotto della realtà. Tuttavia non vogliamo fare una apoteosi dell’uomo, il quale oltretutto politicamente parlando era, diciamo così, un po’ conservatore:  fermo al Concilio di Trento, piuttosto che al Vaticano Secondo. E però con una mentalità così aperta da insistere perché le ragazze fossero ammesse sia all’Oratorio che all’Istituto Cesare Baronio. Adesso sembra una ovvietà, a metà degli anni Sessanta, più di 45 anni fa, era un gesto decisamente rivoluzionario.

Ma i rivoluzionari o i se-dichiaranti tali, soprattutto se comunisti o anche vagamente marxisti, a Padre Guido non stavano simpatici. Anche se ad ogni buon conto li conosceva da quando frequentavano l’Oratorio.

Facciamola corta: per 20 anni Padre Guido ha raccolto quasi tutti i volantini, tutti i ciclostilati distribuiti davanti alle porte dell’attiguo liceo statale Borromini e qualche tatse-bao staccato dalle porte del liceo e li ha conservati. L’uomo ama ricordare, ed ama ricordare agli altri quello che hanno fatto e detto. Nella ferma convinzione che gli autori di quei volantini fossero nel torto (non ce lo ha mai mandato a dire, anzi per anni ce lo ha sempre detto direttamente e più volte ed in molti modi) ha raccolto tutto con l’idea, più  o meno, di conservarne memoria a vari scopi. Soprattutto per rinfacciarcelo quando avessimo cambiato idea, probabilmente. Ennio Flaiano diceva che si è incendiari a venti anni e pompieri a quaranta. Forse. Ma forse no. Di fatto Padre Guido ci ha fatto due favori. Il primo quello di raccogliere questo “fondo” di quasi 2000 pezzi. Avete letto bene: duemila. E il secondo di darceli, o forse dovrei dire ridarceli.

Leggere 20 anni (e quegli anni!) di slogan, concetti, frasi, eventi è interessante, straniante, emozionante, irritante. Siamo arrivati alla conclusione che è un fondo che non va disperso.

Le stesse cose venivano dette, scritte, ciclostilate contemporaneamente in altre cento e mille città e scuole in tutta Italia. Ma queste hanno alcune particolarità. Sono concentrate in quegli anni, in un luogo specifico, in un quartiere specifico, il nostro, la Garbatella. Eppure anche in questa ultraspecificità, al tempo stesso sono comuni a quelle dette e scritte in altri specifici quartieri di tante città italiane. Quelle idee, quei sogni, quelle rabbie sono state comuni ad un paio di generazioni almeno. E con quelle parole.

Vanno conservate, ma non solo. Il modo migliore per conservare una idea secondo noi, allora come oggi, è renderle comuni. collettive. Ed oggi rendere comune una idea significa metterla in rete, metterla su Internet. E’ questo che vogliamo fare. Adesso pensiamo bene al modo poi vi terremo informati. Per ora serve una mano per scannerizzare 2000 pezzi e non metterci una vita, serve una mano ad organizzare il lavoro … Potrete intanto trovare parte del materiale ed un contatto con noi sulla pagina di Face Book intitolata a “Sine Ira et Sudio”…

Sine Ira Et Studio” è una frase di Tacito, all’inizio degli Annales e vuol dire “senza simpatia e senza antipatia” o “senza animosità e senza passione”. A dire che quel che lui voleva raccontare sarebbe stato onesto e veritiero. E in questo senso la frase viene usata da secoli. In realtà è anche la frase che per due volte ci ha detto Padre Guido Chiaravalli, ex parroco della chiesa di San Filippo Neri, alla Garbatella, quando ci ha passato il materiale. Non sapete cos’è un tatse-bao? Oh, beh, cercate su Google …

                                                                                                                      Massimo Mongai
Giancarlo Proietti

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Natale 2012 Olio della Sabina

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In occasione delle prossime festività,promuove l’iniziativa di solidarietà:

 

UN REGALO BUONO CHE FA BENE

 

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Olio Extra-Vergine di oliva  DOP della SABINA

 

PER BORSE DI STUDIO DA DESTINARE

A RAGAZZI PALESTINESI

DEI CAMPI PROFUGHI IN LIBANO

 

L’olio è prodotto dall’Azienda Agricola CAMPISANO di Palombara Sabina www.vittoriocampisano.it e posto in vendita in confezioni regalo:
 sabina-dop

 PREZZI

                    • 2 bottiglie da lt. 1 a  € 20,00
                    • Lattina da lt. 3 a € 25,00
                    • Lattina da lt. 5 a € 40,00
Le prenotazione si raccolgono agli indirizzi e-mail: am.procacci@alice.it nataliacodispoti@yahoo.it
PER SAPERNE DI PIU’
Nei territori della Sabina, tra Roma e Rieti, si produce l’olio Sabina Dop, antichissimo olio extravergine di oliva ottenuto dalle varieta’ di olive Carboncella, Leccino, Raja, Frantoio, Olivastrone, Moraiolo, Olivago, Salviana e Rosciola. L’olio Sabina Dop ha un colore giallo oro dai riflessi verdi, il suo sapore e’ aromatico e l’acidità massima è pari allo 0,60%.
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Una volta il “picchio” tra i giochi di strada

Una volta il “picchio” tra i giochi di strada

di Enrico Recchi

Nei numeri scorsi abbiamo passato in rassegna i giochi con i quali i ragazzi si divertivano nelle strade del quartiere. Un altro dei giochi “di una volta” che praticavano i bambini era il cosiddetto “picchio” altrimenti conosciuto come trottola da lancio. Si trattava di una piccola trottola di legno, della grandezza e della forma di una cipolla. Lungo il suo corpo conico, ovvero lungo la superficie obliqua del picchio, venivano intagliate delle scanalature che servivano per consentire di avvolgere lo strumento con lo spago necessario per il lancio. All’estremità inferiore invece veniva inserito un perno metallico indispensabile perché il picchio, una volta lanciato, restasse in equilibrio girando velocemente su se stesso.

il-picchioAnche qui la produzione e l’esecuzione del pezzo erano tutte artigianali. Provvidenziale, a volte, si rivelava l’intervento di un adulto, il papà o uno zio, che avessero dimestichezza coi lavori manuali e attrezzi a disposizione per la lavorazione della trottolina.

Trovato il pezzo di legno giusto, lo si riduceva alle dimensioni di un cipollotto. Poi con la fresa (per chi ce l’aveva) o con altro strumento metallico (un coltellino, una raspa) si intagliava delicatamente il legno per fare le scanalature. Infine si inseriva il perno metallico che, in mancanza di un elemento adeguato, veniva sostituito dalla punta di un chiodo. Tutto fatto? Nossignore, questa era solo la parte, potremmo definirla, progettuale. Restava poi l’applicazione, la pratica, cioè le tecniche di lancio. Sì, perché, dopo aver avvolto lo spago intorno al picchio, l’ estremità del filo andava tenuta tra le dita della mano, ed il picchio veniva lanciato verso il basso. La trottola, liberata dallo spago, iniziava il suo movimento rotatorio fino a che la spinta non si esauriva e il picchio si fermava coricandosi su di un lato. C’era chi teneva lo spago tra mignolo e anulare, chi usava anulare e medio, chi era specializzato con altre dita. E lì nascevano i raffronti sulle varie tecniche da usare per ottenere un buon lancio.

Infatti la maestria stava nel fare un lancio che permettesse alla trottola di girare il più a lungo possibile. Quindi contava il tempo che il picchio girava, oppure la distanza che, scorrendo in terra, riusciva a percorrere. I “maestri” del picchio riuscivano poi a fare anche esercizi di virtuosismo, raccogliendo il picchio in mano da terra, senza interromperne le evoluzioni, per poi depositarlo a terra di nuovo mentre il picchio continuava a girare.

In un recente passato c’è stato anche un timido ritorno di questo gioco. La trottola, che si chiamava “Beyblade” naturalmente era più tecnologica, di materiali più leggeri e resistenti. A volte capitava che il lancio fosse sbagliato e la trottolina, invece di mettersi a girare su se stessa, andasse a colpire qualcosa o qualcuno. Naturalmente determinante era il luogo dove si lanciava. Gli ampi e ben asfaltati marciapiedi erano l’ideale. Quando pioveva, per non bagnarsi, non era però consigliabile giocare in casa. Mi spiego meglio. Il pavimento di casa, in mattonelle o meglio ancora di marmo, era un buon terreno di lancio. Ma guai a fare un lancio sbagliato che andasse a colpire una parete o peggio il mobile o la vetrinetta con gli oggetti esposti. Fuggi fuggi generale e accorato appello al “si salvi chi può!”.

I più grandicelli poi in strada si cimentavano in un gioco più pesante, lo “Spaccapicchio”. Si giocava in due. Consisteva nel colpire col lancio del proprio picchio quello dell’avversario che già girava. Se il lancio era sufficientemente vigoroso, si riusciva a colpire e a spaccava l’altro trottolino. Perciò si munivano i picchi di una robusta punta acuminata, possibilmente d’acciaio o di ferro artigianalmente temperato. E spesso il gioco si concludeva con una lite.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

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Lorenzo Petrucci, sedici anni primo nell’Easykart classe 125 Master

C’è un altro campione italiano alla Garbatella

Lorenzo Petrucci, sedici anni primo nell’Easykart classe 125 Master

L’esempio di un ragazzo bravo nello sport e insieme promosso a scuola

di Claudio Cima

Sì, un altro campione, perché il nostro quartiere è da sempre fucina di cmpioni dello sport e dello spettacolo. Essere campioni è una cosa strana, da una parte è molto rara, dall’altra, quando li vedi da vicino, ti rendi conto che sono persone tranquille come noi. Non conta se guadagnano milioni o no. Sono persone che hanno raggiunto un obiettivo, che nella loro specialità hanno saputo essere campioni. Significa essere i più bravi, e difficilmente si è i più bravi se non si è sofferto tanto per diventarlo.

lorenzo-petrucciLorenzo Petrucci, 16 anni, da sempre appassionato di motori e pilota di Kart, ha finalmente coronato il suo sogno ed ha vinto il Campionato italiano Easykart nella classe 125 Master.

Detto così, scritto con queste poche parole, sembra quasi una citazione di altri tempi, un piccolo trafiletto che lascia il tempo che trova. Invece non è così. Chi vi scrive ha avuto la possibilità di vivere direttamente la lunga avventura che ha portato il nostro giovane concittadino a coronare il suo sogno di sempre, raggiungendo un obiettivo che solo due anni fa sembrava impossibile. Nel 2012, Lorenzo, dopo due stagioni ai vertici, si presenta con l’obiettivo di vincere: una gara, il campionato, qualsiasi cosa, ma vincere, dare un senso ai sacrifici che la sua famiglia e lui da sei lunghi anni fanno per consentirgli di sognare di essere Schumacher o Alonso, di frequentare con la fantasia le mitiche piste di tutto il mondo.

Si comincia a Pavia, dove 4 mesi prima si è conclusa la stagione 2011, e subito è pole position, con un quarto posto finale che sa di beffa per una serie di vicissitudini superflue da narrare; si prosegue con Siena, dove arriva la prima prestigiosa vittoria, con un vantaggio di quasi dieci secondi sul suo avversario dell’anno; si prosegue con Viterbo, Lignano Sabbiadoro, Cervia, Pomposa, Corridonia, fino ad Ottobiano (PV) sede del doppio appuntamento finale al quale Lorenzo giunge, a metà settembre, con un buon vantaggio sugli inseguitori e con un doppio secondo posto.

In totale controllo, conclude vittoriosamente il campionato. Il bilancio è eccezionale: tre vittorie, due secondi, un terzo e tre quarti posti, un campionato regionale vinto già a giugno ed il Campionato italiano conquistato a settembre, in attesa del Mondiale di ottobre. Tutto questo oramai è storia, rimangono però vive le emozioni vissute, la scoperta che si può essere campioni anche essendo promossi a scuola, che si possono battere anche
avversari di 30 o 35 anni, che la passione, la serietà, la dedizione non hanno nazionalità o età, sono caratteristiche che si hanno dentro o non si hanno.
Io che lo conosco da quando è nato vorrei trasferire a tutti gli abitanti della Garbatella l’orgoglio di avere tra noi un Campione italiano. Chissà, magari fra 10 anni lo vedremo in tv alla guida di un’auto da corsa di colore rosso con il numero 58, sì, lo stesso di Simoncelli, il nome che fortemente Lorenzo ha preteso di avere sul suo Kart rosso nella stagione 2012 in ricordo del grande SIC cui si sono ispirati lui e altri quattro ragazzi, anche loro Campioni italiani, che nelle varie categorie del Karting si sono imposti tutti con il numero 58 sulla carena.

Sembra una favola, sembrano lontani decenni i momenti nei quali Lorenzo aveva come obiettivo quello  di rientrare nei primi 30 classificati e disputare una finale. Ora è lui l’uomo da battere, e lui si porta dentro tutta la storia e l’orgoglio della sua città e del suo quartiere: suo nonno, suo padre, sua madre e lui, tutti sono nati alla Garbatella, che non è solo il quartiere dei Cesaroni, ma anche il quartiere dove sono nati Maurizio Arena, Enrico Montesano, Agostino Di Bartolomei e ora anche Lorenzo Petrucci.

Il numero 515 è il canale  dove SKY ha trasmesso in diretta il 21 ottobre 2012 la gara finale del campionato mondiale Easykart. Lorenzo è in pista con il numero 58, a Pavia, con la voglia di sentire la vicinanza del suo quartiere, quello che tanto ama. La categoria è la 125 Master e lui è il Campione italiano. Sul Kart reca i nomi di due sponsor, uno è lo scudetto della Roma, l’altro è la scritta “Nonno Remino”, il nonno che lo ha lasciato a novembre del 2009 e  al quale Lorenzo dedica tutte le sue vittorie.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

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Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato

Nicola Di Gennaro, poeta: grazie per quel che c’hai donato

nik-nicola-di-gennaroMa davvero te ne sei andato così, Nik, senza dir niente? Non ho mai scritto un “coccodrillo” in vita mia, ed eccomi qua a farlo per te, urgentemente, perché la voglia di ricordarti è tanta e il rimpianto per non averti potuto salutare forte. Mi torna in mente il nostro primo incontro al Bar Biffi: dove altro avrei potuto conoscere un personaggio come te, se non alla Garbatella?

Era il dicembre del 2008 e dovevo farti un’intervista  da pubblicare su Cara Garbatella. In quell’occasione mi avevi spiegato com’era nata la tua poesia, mentre lavoravi ai Mercati generali. Da allora non avevi più smesso e, una volta in pensione, ti eri “erudito mejo”, dedicandole ancora più tempo.

Parlavi, parlavi, parlavi … e recitavi le tue poesie, che ricordavi tutte a memoria. Poi raccontavi tutto quello che avevi combinato nella vita, insieme a tutto ciò che avresti ancora voluto fare: i tuoi progetti, l’idea di scrivere l’ “autobiografia” del tuo cane Erik e tanto altro. Anche se un po’ di paura del fututo ce l’avevi e ti commuovevi da solo al pensiero che a un certo punto questa vita dovesse finire. Per questo avevi scritto “Volto di nonno”, perché quella fine un po’ la sentivi arrivare. Ma intanto la vita te la godevi, gli amici, i parenti, la tua Garbatella. Quel posto un po’ magico dove eri approdato, mi dicevi, dopo la fatidica notte del bombardamento di San Lorenzo, dove vivevi, nel luglio del ’43.

“Apro il rubinetto – mi spiegavi – e le parole mi scorrono. Se a volte mi blocco e non scrivo per un po’ di tempo è perché non vedo la luce”. La luce che volevi vedere era quella di una pubblicazione che racchiudesse tutte le tue poesie. E chissà che tra poco tu non possa vederla. Sicuramente ti canterebbe De Gregori. Ora già vedi tutto più chiaro che qui.

Ti è sempre piaciuto vedere e cantare le cose belle, ma la tua sensibilità ti faceva vedere anche quelle brutte. Mi avevi fatto notare un egoismo nuovo, che non ti piaceva. “Prendi la questione degli extracomunitari”, mi avevi detto. “Non eravamo pure noi extracomunitari quando smucinavamo nella monnezza?”.

Era il tuo modo di fare politica, anche se dicevi che la politica non ti interessava. Ti interessavano le cose, le persone. Ti affezionavi e facevi affezionare. E per restare in contatto ti eri tenuto al passo coi tempi, dilettandoci coi tuoi sms in rima. Ricordo i tuoi auguri: “Felice Natale a te e famiglia. Fatti sentire, un accidenti che ti piglia!”. E ricordo la promessa di vederci dopo Pasqua, perché avevi un regalo da darmi. Non abbiamo mantenuto la promessa: io non ti ho ancora chiamato e tu te ne sei già andato. Quando toccò ad Alberto Sordi scrivesti che per lui, “donatore e portatore del sorriso/c’è un solo posto, il Paradiso”. Potremmo dire lo stesso per te, ringraziandoti per tutto quello che ci hai dato e per questa poesia che una volta ci hai dedicato:

Carolina Zincone

“Cara Garbatella,
quel giornalino tanto caro”

Era ora, finalmente,
che a qualcuno gli venisse in mente.
Di creare un giornale di quartiere,
pieno delle sue e nostre storie,
storie un po’ tristi,
colorate, vere.
In queste storie, tutti ci rivediamo,
di come era, di come eravamo;
storie che ai nostri figli tramandiamo.
Storie ormai passate, ma non dimenticate,
progetti di un futuro sempre migliore,
sempre più bello, più sicuro.
Oggi sfogliando avidamente
questo (piccolo) grande giornalino
quante cose mi tornano in mente.
Mi portano indietro, risentir bambino.
Accanto a tanti amici, che non ci sono più.
Pazienza, Cara Garbatella, adesso ci sei tu.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

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“11 Radio” al parco in festa e ricomincia a trasmettere

radio

“11 Radio” al parco in festa e ricomincia a trasmettere

Gli ascoltatori di 11radio non potevano dare migliore dimostrazione di come funziona una rete sociale in una città che troppo spesso vede i propri spazi verdi schiacciati dal cemento. Sabato 22 settembre al Parco Don Alberione, un parco lungo via Giustiniano Imperatore conosciuto più per le polemiche di degrado che per la sua centralità nella zona San Paolo, si è svolta “On Air, 11Radio in festa” . E’ stata così lanciata la nuova stagione radiofonica del Network della Comunicazione Sociale dell’XI Municipio, “ma non solo” dice Federico Valerio, responsabile del progetto “l’evento del 22 è stato anche l’occasione per festeggiare il gemellaggio fra XI Municipio e San Carlo, paese dell’Emilia colpito dal recente terremoto, di cui 11Radio è stata promotrice insieme alla Prociv Arci Brigata Garbatella e che ha ribadito ancora una volta la forte componente solidale presente tra gli abitanti del nostro territorio”.

A partire dal pomeriggio fino a mezza notte, fra musica, spettacoli sportivi, stand e disegnatori di fumetti, più di 1000 persone hanno inaugurato la ripartenza delle trasmissioni e incontrato gli abitanti di San Carlo, giunti in pullman dall’Emilia; “San Carlo non molla”, lo slogan della serata, campeggiava su tantissime magliette con raffigurato un centurione romano (con la scritta “11Radio”) nell’atto di sorreggere il mondo fratturato.

Fra gli stand diversi negozianti del territorio che hanno aderito alla campagna lanciata dalla radio “Commercianti Contro il Terremoto”, ma anche tante associazioni e, in prima fila, i cittadini del Comitato Inquilini sfrattati dall’ENPAIA. “Abbiamo ritenuto fondamentale” continua Valerio “dare uno spazio centrale agli abitanti del Municipio che stanno subendo la più grave delle ingiustizie. Abbiamo voluto ricordare che nel nostro territorio, pur senza terremoti, c’è chi rischia di perdere la casa e che a loro va rivolta, adesso, la nostra attenzione e solidarietà di concittadini”.

Durante la serata il sindaco di San Carlo ha ringraziato la cittadinanza insieme con il presidente del Municipio Andrea Catarci, l’assessore alle Politiche sociali Andrea Beccari, il consigliere della Provincia di Roma Gianluca Peciola e la capogruppo di SEL nel XI Municipio Paola Angelucci.

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Callisto, il papa che non trovò posto nella catacomba che aveva costruito

Nel grande complesso cimiteriale alle porte della Garbatella

Callisto, il papa che non trovò posto nella catacomba che aveva costruito

Personaggio molto discusso, morì martire nel 222, lapidato durante una rivolta anticristiana del popolo di Trastevere.
Fautore di una politica di tolleranza, si scontrò col rigore del primo antipapa Sant’Ippolito.

di Cosmo Barbato

callisto-primoIl San Callisto, il papa cui è intitolata la grande e venerata catacomba che si trova tra l’Appia  Antica, la Via Ardeatina e la Via delle Sette Chiese, alle porte della Garbatella, fu martire e quindi è santo, ma non si può dire che fu “uno stinco di santo”, stando ai giudizi severi che hanno lasciato su di lui eminenti scrittori cristiani che non lo amarono e lo bollarono come “uomo industrioso per il male e pieno di risorse per l’errore”. Fu comunque personaggio di notevole spessore nella storia del cristianesimo delle origini.

Callisto fu il sedicesimo vescovo di Roma, cioè il sedicesimo papa dopo San Pietro. Occupò il soglio pontificio per cinque anni, tra il 217 e il 222, un periodo relativamente breve che però incise profondamente nella comunità cristiana che andava affermandosi tra periodi di tolleranza e di persecuzioni e tra non pochi disaccordi nel suo seno. Romano del Trastevere, era di origini servili, era stato cioè schiavo di un padrone, Aurelio Carpoforo, un facoltoso liberto di Commodo, l’imperatore che regnò tra il 180 e il 192 figlio degenere del grande Marco Aurelio.

Fu avviato alla nuova religione proprio dal suo padrone cristiano, che prese a ben volerlo, lo affrancò e gli donò anche un capitale che gli permise di esercitare la sua vocazione per gli affari aprendo un banco di cambiavalute non lontano dal Circo Massimo, nella zona dove più tardi sorgeranno le Terme di Caracalla. Ma Callisto si lanciò in operazioni avventate, dilapidando il denaro ricevuto e probabilmente appropriandosi anche di capitali dell’ex padrone. Sta di fatto che a un certo punto dovette abbandonare precipitosamente il banco, inseguito dai clienti cui aveva sottratto denaro.

Fu beccato però a Porto, dove cercava di imbarcarsi per una qualsiasi direzione pur di sfuggire ai tanti creditori truffati. Tra questi, anche il suo ex padrone, Carpoforo, che lo ridusse nuovamente in schiavitù e lo destinò alla macina finché non avesse risarcito il denaro sottratto. Ma Callisto era nato con la camicia: ben presto il padrone lo perdonò, rinunciando anche al risarcimento delle somme perdute. Tornato libero, Callisto, che presumeva di possedere il bernoccolo degli affari, riprese la sua attività finanziaria, dedicandosi anche al prestito usuraio. Nell’ambito di questa nuova proficua attività commise però un errore che gli fu fatale. Un giorno, a caccia di un debitore ebreo insolvente, irruppe di sabato nella sinagoga interrompendo una cerimonia religiosa.

Fatto gravissimo questo, secondo la legge romana, qualunque fosse la religione offesa. Callisto, denunciato dalla comunità ebraica, fu arrestato, frustato e condannato ai lavori forzati (ad metalla) nelle miniere della Sardegna. Ma il futuro papa era nato proprio con la camicia. Nel periodo della sua
detenzione ci fu un’amnistia per i cristiani deportati in Sardegna (l’isola “malsana” era normale luogo di pena per i colpevoli di gravi reati, tra i quali, in alcuni periodi, era annoverata la professione della fede cristiana).

catacombo-callisto-iL’atto di clemenza era stato ottenuto dal papa Vittore I tramite i buoni uffici di Marcia, l’amante cristiana dell’imperatore Commodo. Callisto non era incluso nell’elenco degli amnistiati, fornito dallo stesso papa, che lo riteneva un tipo poco raccomandabile: e poi, Callisto non era stato condannato per motivi religiosi, bensì per reati comuni. Ma Callisto riuscì a introdursi furtivamente tra gli amnistiati al momento dell’imbarco. Quando Vittore se lo trovò a Roma fece buon viso a cattivo gioco ma cercò di toglierselo di torno, assegnandolo a un compito di scarsa importanza ad Anzio.

Nel 199, morto Vittore, fu eletto papa Zefirino, il quale, facendo affidamento proprio nello spirito intraprendente di Callisto e volendo premiare i buoni risultati dell’incarico affidatogli ad Anzio dal suo predecessore, lo richiamò a Roma nominandolo suo segretario. Nella nuova veste di arcidiacono, egli prese in mano l’amministrazione della comunità e nel contempo divenne il suggeritore della politica di tolleranza verso quei cristiani che, nei periodi di persecuzione, avevano abiurato (erano i cosiddetti lapsi), sostenendo la loro riammissione in seno alla Chiesa, in dura polemica con l’influente prete Ippolito. Questi, assertore di un intransigente rigorismo dogmatico, detestava Callisto.

Quando nel 217, morto Zefirino, Callisto fu eletto papa, Ippolito, che in realtà aspirava al soglio pontificio, gli si contrappose energicamente, riuscendo a sua volta a farsi eleggere papa da una fazione dissidente: fu il primo antipapa della storia, riconosciuto però come santo per aver in seguito testimoniato col martirio la sua fede cristiana. La lotta di Ippolito non conobbe tregua: egli considerava Callisto un permissivo nei confronti di adulteri e prostitute che avessero fatto pubblica penitenza, verso il matrimonio di diaconi, di preti e di vescovi. Callisto in realtà aveva una visione più aperta e in definitiva più consona al messaggio di perdonanza e di amore cristiano.

Già sotto il pontificato di Zefirino, Callisto aveva avuto l’incarico di unificare i cimiteri in parte sotterranei di proprietà del clero cristiano sorti in quell’area tra l’Appia e l’Ardeatina a partire dal II secolo. Sfruttando le sue capacità imprenditoriali e il suo senso degli affari, esercitato anche nel proprio interesse, egli acquistò nuovi terreni adiacenti, creando quell’enorme complesso che poi si allargò ulteriormente nei secoli successivi, al quale lasciò il suo nome ma non le sue spoglie, come vedremo. La catacomba comprende, oltre alla parte callistiana, le cripte di Lucina, il cimitero di Santa Soteride, il cimitero di Balbina e quello di Basileo. Inoltre, nel sopraterra, si trovano numerosi edifici, cappelle e basiliche. Complessivamente nell’area trovarono sepoltura sedici papi del III e del IV secolo: Ponziano, Antérote, Fabiano, Lucio I, Stefano I, Sisto II, Dionigi, Felice I, Eutichiano, Gaio, Eusebio, Milziade, Zefirino, Cornelio, Marco, Damaso. Quell’enorme complesso situato lungo la Regina viarum sta lì a testimoniare la relativa autonomia di cui godeva la comunità cristiana tranne che nei periodi di persecuzioni e al tempo stesso rappresentava una solida dimostrazione del prestigio che i cristiani erano riusciti a conquistare nella capitale dell’impero.

Callisto morì martire il 14 ottobre del 222 sotto Severo Alessandro. Ma non fu vittima del potere imperiale, ché anzi quell’imperatore, come del resto il suo predecessore Eliogabalo, fu ben disposto verso i cristiani, bensì sarebbe stato vittima del popolo di Trastevere. Ci sono due versioni che parlano di una violenta rivolta popolare che si concluse con l’assassinio del papa. Entrambe testimoniano dell’intolleranza del popolo minuto verso i cristiani. La prima fa scaturire la caccia al cristiano da un prodigio che si sarebbe verificato durante una cerimonia religiosa pagana: un fulmine sarebbe caduto su un altare sacrificale uccidendo alcuni sacerdoti.

santa-ceciliaL’episodio sarebbe stato interpretato dalla folla come un segno dell’ira di Giove per la profanazione della religione dei padri compiuta dagli adepti della nuova religione che andava diffondendosi. Sarebbero stati i trasteverini a cercare una vendetta, invadendo la casa del vescovo Callisto  situata nella loro regione e precipitandolo a testa in giù nel pozzo di casa, coprendo poi il corpo di sassi. L’altra versione racconta invece della reazione dei trasteverini alla concessione ai cristiani, da parte dell’imperatore Eliogabalo, di un’area pubblica, occupata da una taberna meritoria destinata ai soldati veterani.
Quest’area, sulla quale sorse poi una cappella e più tardi la grande basilica di Santa Maria in Trastevere, era particolarmente venerata dai cristiani per via di un fenomeno che vi si era verificato nell’anno 38 a.C. e di cui era rimasta memoria: lo sgorgare di una fonte d’olio (più probabilmente acqua inquinata proveniente dal pessimo acquedotto Alsietino, che alimentava la vicina Naumachia di Augusto). Quel fenomeno era stato interpretato dalla numerosa comunità ebraica che viveva nel Trastevere come preannuncio del prossimo arrivo di un Messia e successivamente dalla comunità cristiana, che da quella ebraica derivava, come una profezia dell’avvento di Gesù. Il trasferimento di un edificio pubblico dedicato ai veterani a una comunità che non godeva di buona fama e simpatia scatenò, al tempo di Severo Alessandro, successore dell’imperatore Eliogabalo, una reazione di rigetto che si sarebbe conclusa con l’assassinio a furor di popolo del capo di quella comunità. Dove c’era la presunta casa del papa sorse poi la chiesa di San Callisto, non lontana da Santa Maria in Trastevere. Adiacente alla chiesa di San Callisto si conserva ancora una vera del pozzo in cui il pontefice sarebbe stato precipitato e lapidato.

pozzo-san-callistoSecondo una variante, la casa e il pozzo non sarebbero quelli di Callisto, ma del capo dei suoi persecutori, Ponziano, Comunque sia, la tradizione testimonia della diffidenza che le classi popolari nutrivano verso i cristiani, che invece avevano fatto proseliti nelle classi più agiate: la nuova religione rompeva l’equilibrio che si era consolidato tra il popolo e gli dei. Perché Callisto non trovò sepoltura nel cimitero che aveva contribuito ad apprestare a favore della crescente comunità cristiana?

Probabilmente per l’ostracismo verso la sua persona della fazione avversa che lo aveva combattuto fin dal periodo precedente alla sua assunzione al papato: non godeva di buona fama. Le sue spoglie tuttavia furono raccolte in una modesta catacomba intitolata a uno sconosciuto Calepodio che si trova al III miglio dell’Aurelia Antica, poco prima dell’attuale Piazza Carpegna. Nello stesso cimitero molto più tardi, nel 352, trovò sepoltura un altro importante papa, Giulio I, ma non in catacomba, bensì in un edificio sopra terra. Giulio fu il pontefice che regnò tra il 337 e il 352 e che diede inizio all’edificazione della basilica di Santa Maria in Trastevere, la prima a Roma dedicata al culto della Madonna.

La catacomba di San Callisto, oltre a chilometri di gallerie e alle memorie storiche della Chiesa delle origini, contiene epigrafi, sarcofagi, affreschi. Qui si trovava anche la tomba venerata di Santa Cecilia, che fu traslata nel IX secolo nella basilica a lei intitola anch’essa nel Trastevere. Nel corso dei restauri della chiesa in previsione del Giubileo del 1600, fu rintracciata l’urna di legno di cipresso che conteneva il suo corpo che apparve piegato su un fianco,
come lo rappresentò nel marmo Stefano Maderno nella mirabile scultura che si conserva sotto il ciborio di Arnolfo della chiesa trasteverina.

Nella catacomba di San Callisto, nella cripta che originariamente accolse il corpo venerato della giovane martire, si conserva una copia della scultura del Maderno. Insieme alla attigua cripta dei papi è uno dei luoghi più visitati e venerati dai pellegrini e dai fedeli.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Novembre 2012

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Lavori pubblici nel quartiere: ed ora tiriamo le somme

Lavori pubblici nel quartiere: ed ora tiriamo le somme

dalla Redazione

Siamo alla fine dell’anno ed è tempo di tirare le somme, di misurare cioè quel che si è realizzato rispetto a quanto programmato.
Un rendiconto con una marcia in più quando parliamo di interventi tesi a migliorare la vita della comunità nella quale viviamo. Molti sono stati gli interventi di manutenzione edilizia, altri stanno partendo, per una spesa complessiva di oltre 6 milioni di euro. Nella tipologia degli interventi si va dalla manutenzione straordinaria per l’adeguamento alla legge 626/94 della Scuola Cesare Battisti e della Leonardo Da Vinci, ai lavori di riqualificazione e ristrutturazione degli istituti superiori e la manutenzione straordinaria di alcuni edifici in Via Costantino e in Via delle Sette Chiese.

portale-monsignor-nicolaiPer quel che riguarda la manutenzione stradale, un intervento importante è stato il rifacimento dei marciapiedi di Viale Guglielmo Massaia, dove sono state ripristinate le alberature, e quello di Via Prospero Alpino, prodromo degli interventi per Campidoglio 2. Aggiungiamo la nuova asfaltatura di Via Rosa Guarnieri Carducci in cui è stato rifatto lo square, di Via Girolamo Benzoni, di Via della Moletta e di Via Palos. Sono stati, inoltre, effettuati interventi di manutenzione straordinaria in strade e marciapiedi di Piazza Longobardi, Piazza Pantera, Via Roberto De Nobili, Via Fincati, Vicolo della Garbatella, Via Guglielmotti, Via Magnaghi, Via Ignazio Persico e Circonvallazione Ostiense, nel tratto dei negozi compreso tra Via Usodimare e Via di S.Galla.

Inoltre sta per essere avviato l’appalto per la manutenzione straordinaria di alcune delle strade più interne della Circonvallazione Ostiense tra cui Via Usodimare, Via Citerni, Via Candeo, Via Frediani e Via Camperio. E’ poi programmato un intervento di riqualificazione dell’area di Via Benzoni che riguarderà l’abbattimento del rudere presente in quella strada, residuo dei bomba rda – menti del ’44, e l’edificazione di nuovi manufatti, per un totale di circa 5000 metri cubi, come prescritto dal nuovo Piano Regolatore.

Sono state inoltre avviate le procedure preliminari che porteranno alla riqualificazione di Piazza Pecile. Per ciò che concerne invece i lavori a Piazza Oderico da Pordenone, è opportuno un approfondimento. La piazza è un nodo in cui converge il traffico che entra e esce dalla Garbatella. Da un lato da Via Massaia, dall’altro da Via Macinghi Strozzi, da Via Genocchi e da Via Rosa Raimondi Garibaldi. E’, in termini tecnici, una intersezione a cinque braccia non semaforizzata, dove mancano canalizzazioni e segnaletica adeguate, per cui la circolazione è spesso lenta e, soprattutto, poco sicura. Attualmente sono consentite tutte le manovre, anche quelle verso Via di Villa Belardi e Via delle Sette Chiese. Regolare l’intersezione con un semaforo non è stato possibile: sarebbe stato necessario, infatti, impedire alcune manovre di svolta, ovvero istituire una regolazione a quattro fasi semaforiche, che avrebbe ulteriormente complicato il deflusso.

lavori-alla-garbatellaCon la soluzione individuata, cioè la rotatoria compatta, si è in grado di limitare la velocità dei veicoli in entrata, incanalando le manovre su una apposita corsia. Saranno conseguentemente sistemati gli spazi pedonali e i passi carrabili laterali. L’intero intervento è stato coordinato con il progetto previsto dal “Contratto di quartiere Garbatella”. La riorganizzazione di Piazza Oderico da Pordenone è un esempio di attuazione dei piani del traffico del “Piano Generale del Traffico Urbano”, che puntano alla riduzione dei livelli di inquinamento, alla riduzione dell’incidentalità e al miglioramento delle condizioni di circolazione.

In tutto questo bailamme di attività, progettate ed eseguite, si trova anche qualche nota fuori posto, e riguarda principalmente la disastrosa situazione dell’antico ponticello di Piazza Biffi e l’incuria dimostrata verso il portale di Via delle Sette Chiese, ai quali il nostro giornale ha già dedicato più di un intervento. Il primo è un manufatto, recuperato durante l’operazione di scavo per il parcheggio sotterraneo, ed è ancora in attesa di un intervento di consolidamento e di una barriera di protezione. L’altro è l’unico superstite dei dodici accessi dell’enorme tenuta settecentesca di monsignor Nicolai (su di esso è quasi certo che ci fu l’intervento del grande architetto Valadier): si trova sulla recinzione della “Libera Università San Pio V”, trascurato e assediato da piante infestanti. Tempo fa, per interessamento di padre Guido Chiaravalli, su di esso fu eseguito un superficiale intervento. Occorre invece un vero restauro e una messa in sicurezza. 

 

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Solidali con Carla Di Veroli

Solidali con Carla Di Veroli

Carla Di Veroli, assessora alla Cultura con delega alla Memoria del nostro Municipio, è stata insultata e offesa sul WEB attraverso un forum razzista presente su Waterfront Italia, un sito palesemente neonazista.
L’assessora è stata derisa per le sue origini ebraiche, per la solidarietà da lei espressa verso le organizzazioni gay, nonché per essersi a suo tempo opposta all’intitolazione di una strada al fascista della repubblica di Salò e ex segretario dell’MSI Giorgio Almirante. Nell’attacco si è richiamato il fatto che  ‘assessora sia nipote di Settimia Spizzichino, l’unica donna sopravvissuta ai rastrellamenti del Ghetto, definita sprezzantemente “olomiracolata” nei campi di sterminio. Carla Di Veroli è stata anche accusata di doppiezza, per presentarsi da noi come persona democratica e all’estero come sionista, “tanto da deridere i pacifisti della Freedom Flottilla”.
Cara Garbatella esprime a Carla la più viva solidarietà, nel momento in cui si moltiplicano qua e là rigurgiti neonazisti o quando si innalza in una cittadina del Lazio addirittura un monumento al criminale di guerra Rodolfo Graziani.

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“Dalla Villetta ai Gazometri”

E’ uscito a fine ottobre il nuovo libro di Gianni Rivolta

“Dalla Villetta ai Gazometri”

di Giancarlo Proietti

Una ricerca storica incrociata con la vita nei nostri quartieri nei primi anni del dopoguerra. La presentazione alla Garbatella l’8 novembre al Teatro Ambra di Piazza Giovanni da Triora La storia dei partiti politici e le lotte popolari nel primo dopoguerra nella zona industriale di Roma e nei quartieri Iacp di Garbatella e Testaccio-San Saba. E’ questo l’argomento del nuovo libro di Gianni Rivolta, che si apre con la presentazione di Massimiliano Smeriglio e una suggestiva testimonianza di Cosmo Barbato e che verrà presentato il prossimo 8 novembre alle ore 16,30 presso il Teatro Ambra, in Piazza Giovanni da Triora 15, alla Garbatella.
dalla-villetta-ai-gazometriSi tratta di una ricerca storica, i cui protagonisti sono i facchini dei Mercati generali, i macellai del Mattatoio, gli operai dell’Ottica meccanica, i gassisti delle Officine di San Paolo, gli edili e le donne dei quartieri popolari, mossi da grandi speranze di cambiamento e di giustizia sociale, impegnati strenuamente in quegli anni dopo la Liberazione di Roma nelle battaglie contro la disoccupazione, il carovita e per i miglioramenti contrattuali. Ad organizzare questi uomini e queste donne furono la Camera del lavoro, i sindacati e i giovani partiti usciti dalla Resistenza: il nuovo Pci di Togliatti, la Democrazia cristiana, il Psi e il Partito d’Azione, ma anche le forze che per la pregiudiziale antimonarchica non avevano aderito al Comitato di Liberazione nazionale come il Partito Repubblicano e il Movimento comunista d’Italia, meglio conosciuto come “Bandiera Rossa” dal nome del giornale omonimo.
Ancora una volta Gianni Rivolta, come aveva fatto nei “Ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella” (ed. Cara Garbatella 2006), ripercorrendo le vicende di questi quartieri sulla riva sinistra del Tevere e l’impegno politico dei suoi abitanti, racconta la storia della città di Roma e i passaggi salienti della vita nazionale, dalle prime elezioni amministrative per il Campidoglio nel novembre del ’46 a quelle per la Costituente, dal referendum Monarchia-Repubblica fino al 18 aprile del 1948. In più di 200 pagine, corredate da inedite foto d’archivio, l’autore ci conduce per mano in quei quattro anni della vita politica romana, densi di avvenimenti straordinari.dalla-villetta-ai-gazometri

Tra le righe del testo non c’è spazio per la retorica, tant’è che vengono narrati anche episodi tragici e scomodi come l’uccisione di Angela Novelli, colpita sul terrazzo del lotto 2 in Via della Garbatella da un proiettile sparato dalle colonne alleate mentre imboccavano Via delle Sette Chiese o l’omicidio in Villetta di Martino Malù due giorni dopo la Liberazione. A sparare sul militante del Pci, scambiato per un ladro, da una finestra del primo piano della Villetta, fu il mitra di un partigiano, di cui non si saprà mai l’identità. E ancora le storie drammatiche dei vecchi confinati allontanati dal Pci come quella del maestro Jatosti o del capopolo della borgata di Shangai Pippo De Cupiis, detto “Marsaletta”.

Emergono in queste pagine testimonianze orali di grande valore storico, ma anche rari documenti d’archivio. E’ il caso della relazione di scioglimento della Settima zona dei Gap del Pci, stilata dal commissario politico Giovanni Valdarchi, l’organigramma completo dei patrioti lasciato nel fondo di Roberto Forti alla Fondazione Gramsci, l’occupazione di Bandiera Rossa della Scuola dei Bimbi, i verbali del Cln Garbatella, gli articoli dell’Unità del giugno ’45 sulla commovente e prematura morte di Spartaco Proietti, già comunista clandestino negli anni Trenta e la visita di Cino Moscatelli, il mitico comandante partigiano del Nord, alle Officine del Gas di Via Ostiense.

La sommossa di popolo dopo l’attentato a Togliatti del 1948 e un’appendice con l’assalto missino alla Villetta nel 1950 chiudono la nuova ricerca di Gianni Rivolta, che costituisce un altro importante tassello dell’identità di questi quartieri e dei suoi abitanti, che hanno dato un contributo straordinario allo sviluppo della vita democratica nella città di Roma.

(Dalla Villetta ai Gazometri – Partiti politici e movimenti popolari nel dopoguerra tra Garbatella e Ostiense, Iacobelli editore, euro 15,00)

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Campidoglio 2 – Si riparte?

Campidoglio 2 – Si riparte?

di Eraldo Saccinto

Appena insediato, il sindaco Alemanno azzerò il vecchio concorso per Campidoglio Due, rinunciando al progetto vincitore del concorso internazionale lanciato da Veltroni, quello del team di Mario Cucinella. La gara, all’epoca, aveva visto in campo numerosi studi italiani e stranieri. manifattura-tabacchiEvidentemente, il progetto preliminare, che comunque costò all’amministrazione comunale 500mila euro previsti come compenso al vincitore, non era piaciuto alla nuova Giunta. Ora, l’intervento riparte, sarà realizzato in projectfinancing, col duplice obiettivo, ottimizzare l’attività attraverso il risparmio sugli affitti e di riqualificare l’area urbana interessata, motivandolo esattamente con le stesse spiegazioni della precedente amministrazione.

Tant’è, comunque, l’appalto è stato aggiudicato finalmente all’Impresa Astaldi Spa. L’ha annunciato l’assessore al Patrimonio e Casa di Roma Capitale, Lucia Funari, in una nota nella quale si sottolinea che “la realizzazione di Campidoglio Due permetterà la razionalizzazione del sistema delle sedi e degli uffici centrali dell’Amministrazione Capitolina, ottimizzando il funzionamento della macchina amministrativa oggi eccessivamente frammentata, riqualificando fortemente la qualità dei servizi e il rapporto con il cittadino”.

Lo spostamento degli uffici riguarderà gran parte della struttura amministrativa capitolina, mentre solo alcuni settori continueranno ad occupare le sedi attuali, in particolare quelle che si trovano tra il Colle Capitolino e Via Petroselli, secondo una strategia di delocal izzazione dalle aree più centrali e di accorpamento degli uffici lanciata dalla Giunta Veltroni. manifattura-tabacchi-due

Nello storico sito del Campidoglio saranno mantenuti gli organi politici e le funzioni di rappresentanza dell’Amministrazione, mentre nella nuova sede saranno concentrate le funzioni amministrative, tecniche e di relazione con il pubblico. Nel nuovo polo saranno accorpati uffici e dipartimenti per un totale di 4350 addetti. La realizzazione di Campidoglio Due prevede nuove edificazioni per un totale di 134.700 mq: 53.300 mq di uffici, 13.500 di archivi, 59.400 di parcheggi, 8.600 per servizi alla cittadinanza. Il programma prevede la ristrutturazione dell’ex Manifattura Tabacchi, la sua urbanizzazione, la realizzazione di parcheggi, verde pubblico, piazze e spazi pedonali.

L’investimento previsto da parte dei privati per la realizzazione del progetto è di circa 193 milioni di euro, da realizzarsi a fronte di un canone annuale di offerta di 15 milioni di euro per un periodo di 25 anni. Il progetto sarà ultimato in circa 2 anni e mezzo ed il risparmio previsto è di circa 30 milioni di euro l’anno.

La realizzazione di Campidoglio Due, con la trasformazione delle aree dove sarà ospitata il nuovo polo, e le connessioni con quelle circostanti, saranno occasione di ricucitura dei diversi settori e motore della riqualificazione di un’area che, nonostante la sua posizione centrale e la sua alta accessibilità, risulta oggi disgregata e isolata. Il contesto territoriale presenta infatti un mix particolarmente complesso, in cui a funzioni alte – quali Università, uffici direzionali, sedi di rappresentanza – si affiancano realtà di quartieri con una forte identità locale – come Garbatella, San Saba, Testaccio – aree industriali dismesse e in corso di trasformazione quali l’ex Mattatoio, l’area Italgas, ex Mercati Generali, ex Manifattura Tabacchi – ed elementi storici e paesistici quali il Parco dell’Appia Antica, il Tevere e le Mura Aureliane.

 

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Ludomagicadue per i bimbi dell’Ostiense

Ludomagicadue per i bimbi dell’Ostiense

di Fulvio De Pascale
Associazione Insieme per Ostiense

 

Nell’ultimo periodo ci siamo abituati, in qualità di utenti, a registrare solo aumenti di tariffe e tagli nell’erogazione dei servizi. Quindi assume ancora maggior rilievo l’inaugurazione, avvenuta il 20 novembre, del centro polivalente per bambini all’interno del giardino di Via Pellegrino Matteucci. L’edificio, previsto nel progetto del giardino, era lì pronto, ma era rimasto chiuso dal luglio 2008, prima per la mancanza del collegamento idrico e fognario, poi per problemi burocratici e di carenza di risorse.
Circa un anno fa l’Associazione Insieme per Ostiense ha raccolto con una petizione oltre 400 firme di abitanti del quartiere Ostiense, chiedendo la rimozione degli ostacoli burocratici e a maggio 2010 si è tenuto un incontro decisivo tra l’Assessora alla Cultura del Municipio XI Carla Di Veroli e l’Assessore all’Ambiente del Comune De Lillo. Ad ottobre finalmente l’edificio è stata dato in carico al Municipio XI. A quel punto, pur nella ristrettezza economica del momento, il Municipio è riuscito a decentrare dalla Ludoteca municipale Ludomagicabù di Via dei Lincei alcune disponibilità orarie, creando così una succursale, permettendo ai bambini dai 5 ai 10 anni ed ai loro genitori di avere un nuovo servizio con spazio per giochi, animazioni e laboratori espressivi.
“Ludomagicadue” (così è stata denominata) è aperta il lunedì, giovedì e venerdì dalle 16 alle 18 e le attività sono gratuite. Negli altri giorni vi si potranno
svolgere feste di compleanno su prenotazione con il pagamento di un ticket.
E’ stato previsto che, su richiesta dei genitori, Ludomagicadue potrà essere aperto anche in orario antimeridiano nei giorni feriali di chiusura delle scuole. I citati centri polivalenti sono gestiti dall’ATI Arciragazzi Comitato di Roma/Coop.Oltre, con un progetto della legge 285.97. Per informazioni ci si può rivolgere al numero 06.41 73 356.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Dicembre 2010

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La targa ricordo del pittore Acciari

Carlo Acciari

La targa ricordo del pittore Acciari

Una targa ricordo del pittore Carlo Acciari sarà probabilmente affissa lungo la scalinata di Via Orsucci, tante volte ritratta dall’artista scomparso. Ci sono infatti  difficoltà ad affiggerla di fianco alla cantina di Via Roberto de Nobili 27, dove il pittore teneva il suo studio. L’Associazione “Il tempo ritrovato” aveva proposto di  musealizzare quel locale e di affiggere nei pressi la targa, ma sono sorte difficoltà con la proprietà Ater e con la sua destinazione d’uso. Tra l’alto quella cantina ha subito ben tre tentativi di occupazione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Dicembre 2010

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“L’albero del paradiso” un vegetale infernale

“L’albero del paradiso” un vegetale infernale

Una pianta infestante anche nei giardini della Garbatella

di Cosmo Barbato

Su Cara Garbatella di novembre ci siamo occupati di quel terribile coleottero, il Punteruolo rosso (Rhynchoforus ferrugineus), che anche qui alla Gasrbatella, come del resto in tutta Italia, sta rapidamente distruggendo le palme, in particolare le palme delle Canarie introdotte da noi a scopo ornamentale. Si prevede che entro il 2015 tutte le palme di Roma saranno state distrutte.Finora non è stato trovato alcun metodo valido di difesa. Ora un altro nemico minaccia i nostri giardini.Ailanto, albero del paradiso
Questa volta non si tratta di un insetto ma di una pianta, uno sfarzosissimo albero che potrebbe apparire ornamentale, ma che per il suo carattere infestante tende ad invadere completamente il terreno circostante diffondendosi a spese delle altre piante. Parliamo dell’Ailanto, ovvero dell’Ailanthus altissima, detto anche “Albero del paradiso” che però si sta rivelando infernale. Originario della Cina, fu introdotto, con scadenti risultati utili, per alimentare con le sue foglie un baco da seta simile a quello del gelso.
Qui da noi, alla Garbatella, queste piante infestanti si vanno diffondendo nei giardini dei Lotti, nelle aiuole spartitraffico, in alcuni parchi, talvolta persino negli interstizi dei muri. Sono ben visibili ad esempio negli spartitraffico lungo la Circonvallazione Ostiense ma anche altrove. L’esemplare più imponente si trova in un’aiuoletta lungo una strada di fianco al mercato coperto, Via Nicolò Odero, a ridosso del muro perimetrale del Lotto 12.
Dove qualche esemplare riesce ad attecchire si può essere certi che ben presto altre piante simili verranno fuori dal terreno circostante, per diffusione dei semi o dai polloni che emergono dall’apparato radicale che si può estendere fino a trenta metri dall’albero. La pianta può raggiungere dimensioni cospicue, fino a 20/25 metri. Si caratterizza per una crescita velocissima, il primo anno di 50/80 centimetri. Cresce in tutti i terreni, ma preferisce quelli profondi e freschi. Le foglie, lussureggianti, mandano un odore sgradevole. Per la sua rapidità di diffusione andrebbe sistematicamente eliminato dai giardini e dai parchi: nei luoghi abitati può diventare una vera calamità.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Dicembre 2010

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Una web radio anche sulla Garbatella

Una web radio anche sulla Garbatella

Nel nostro territorio, un gruppo di appassionati ha dato vita a un fenomeno chiamato “web radio”. L’emittente si chiama “Quanta radio”: si occupa di informazione, diritto, denuncia, dibattito culturale, satira e divertimento

Nostra intervista

 

Siamo andati a trovare un gruppo di agguerriti e appassionati giornalisti, artisti e musicisti che, nel territorio del Municipio XI, hanno dato vita ad un fenomeno che viene chiamato “web radio”, cioè una radio che si sente attraverso il computer collegato a internet.
L’innovazione tecnologica, lo sappiamo, sta sconvolgendo, nel bene e nel male, le nostre vite sia nel lavoro che nella vita privata. Ultimamente le  applicazioni si sono moltiplicate, fino a semplificare, soprattutto per i più “smanettoni” di noi, alcune macchine o procedure che ogni giorno vengono sostituite dal computer, perché è “lui” che ormai gestisce tutto.
E’ il caso della nuova stagione che sta vivendo la radiofonia. Infatti con i nuovi sistemi è possibile gestire
una stazione radio con un personal computer e la linea adsl.
Abbiamo rivolto alcune domande al direttore di Quanta Radio, il presidente dell’Associazione Culturale Jaisha, Antonio Persia, e al vice-direttore, Fabio D’Orazi.

D: Come nasce la vostra esperienza?
R: L’idea di Quanta Radio nasce intorno al febbraio del 2009, ma inizia le trasmissioni il 22 marzo 2010. E’ diretta espressione dell’Associazione Culturale Jaisha di Roma ed è una radio generalista di tipo comunitario. E’ ovvio che chi ha abbracciato questa avventura crede nella comunicazione e nella libera circolazione delle idee, anche in relazione ad un bisogno di resistenza all’informazione pilotata dei media nazionali.

D: Cosa trasmettete?
R: Quanta Radio promuove la musica emergente e tutte le forme d’arte e gli eventi culturali poco conosciuti che non trovano spazio sui media tradizionali.

D: Come vi finanziate?
R: Quanta Radio è auto-finanziata e vive grazie al contributo volontario dei suoi collaboratori, ma è aperta, come statuto associativo, a donazioni e finanziamenti pubblici, ove disponibili.

D: Vi occupate di politica?
R: Quanta Radio partecipa a pieno titolo al dibattito politico, pur non appartenendo ad alcun partito, e si occupa, in attesa di gestire una testata giornalistica, di informazione, diritti, denuncia, dibattito culturale, satira e divertimento, quando questi ultimi contribuiscano alla crescita etica e legalitaria del nostro Paese. Quanta Radio ama quest’Italia disgraziata ma crede fermamente nel dissenso quando la politica devia (purtroppo molto spesso) dal nostro dettato costituzionale. Anzi, lanciamo un appello: chi condividesse i nostri principi e volesse partecipare è sicuramente il benvenuto.

D: Cosa bisogna fare per ascoltarvi?
R: L’operazione è molto semplice: scrivere su Google le parole “quanta radio”, cliccare sull’indirizzo www.quantaradio.it e il gioco è fatto, infatti appena visualizzata la pagina la radio si sente subito. Altrimenti si può cliccare sul lettore preferito, già presente.

D: Trasmettete in diretta?
R: Si, parecchie ore della nostra programmazione sono in diretta. Troverete sul nostro sito www.quantaradio. it il palinsesto completo con le trasmissioni in diretta e quelle in differita.
QUANTA RADIO è un marchio dell’Associazione Culturale “Jaisha” di Roma.
MULTIMEDIA CONTENT PROVIDER
Indirizzo:
Via Francesco Belloni, 46 – 00147 – Roma
Tel: (+39) 065132341 \ (+39) 065132341 \ Fax: (+39) 0699700148
Cell: (+39) 3933914229
Web: www.quantaradio.itn

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Venite a vedere il mio presepe

Venite a vedere il mio presepe

di Tiziana Petrini

Arrivano le festività natalizie e come tutti gli anni il nostro “presepista” di quartiere si accinge a preparare un nuovo presepe per l’anno 2010. Sulla base del presepe dello scorso anno aggiungendo personaggi, sassi, statuine, corteccia, legnetti, acqua ed altri materiali comuni realizzerà la sua complessa opera dedicata alla ricorrenza del Natale. Il presepe di quest’anno sarà caratterizzato dalla presenza di bancarelle, mercatini e artigiani.
Con l’esperienza sviluppata negli ultimi anni è riuscito a trovare le giuste proporzioni, e attraverso scorci particolari e pittoreschi saprà emozionare grandi e piccini .
Il presepe sarà allestito dal 23 dicembre 2010 al 31 gennaio 2011 presso la sua abitazione dove sarà lieto di ricevere tutti i visitatori interessati all’arte. Via Prospero Alpino 62. Orari da concordare telefonando ai numeri 065747669 cell.3298875546.

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Il presepe meccanico Pica alla Circonvallazione

Il presepe meccanico Pica alla Circonvallazione

di Antonella Di Grazia

E’ una tradizione tutta italiana quella del presepe, che proviene dalla tradizione etrusca e latina. Per la precisione dal culto dei larii, gli antenati che vegliavano sul buon andamento della famiglia. La loro epifania avveniva tramite una statuetta di terracotta che in occasione della festa del Sol Invictus, celebrata tra il 21 ed il 27 di dicembre, i parenti si scambiavano assieme a dei doni, i sigilla, a memoria dei familiari defunti. In questa occasione il compito dei bambini era quello di lucidare le statuette e disporle, secondo la loro fantasia, in un piccolo recinto nel quale si rappresentava un ambiente bucolico in miniatura. In epoca più vicina alla nostra, è stato San Francesco d’Assisi che nel 1223 ha realizzato a Greccio la prima rappresentazione figurata della Natività.Presepe Meccanico Pica
Nell’accezione cristiana, presepe significa mangiatoia e indica la greppia, nella quale, come è raccontato nel Vangelo di Luca, fu collocato il Bambino Gesù alla sua nascita.
Anche quest’anno, rinverdendo la tradizione, la Parrocchia di Santa Galla sta organizzando l’allestimento del presepe artigianale, che sarà collocato nei locali dell’oratorio, adiacenti al Teatro “In Portico”. Il presepe, è stato realizzato interamente dal mastro artigiano Dante Pica. Per questa opera, il maestro Pica è stato insignito quest’anno del rinomato “Premio Fantasia di Garbatella”, dedicato dall’Associazione Culturale “Il Tempo Ritrovato” proprio al prezioso lavoro di artigianato per il presepe meccanico, che riesce a far rivivere, in modo gioioso, gli antichi e gli attuali mestieri. L’opera, sarà visitabile liberamente secondo il seguente calendario: a partire dall’8 dicembre, tutti i sabati e le domeniche del mese inclusi i giorni di Natale e di Santo Stefano, la mattina tra le ore 11,30 e le 13 e il pomeriggio tra le 15 e le 19.
A partire dal 24 dicembre e fino al 6 gennaio il presepe rimarrà visitabile nei giorni festivi secondo gli orari precedentemente indicati e nei giorni feriali tra le 15 e le 19.

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La parrocchia di Santa Galla festeggia i suoi settant’anni

La parrocchia di Santa Galla festeggia i suoi settant’anni

di Antonella Di Grazia

Ricorre in questi giorni il 70° anniversario della fondazione della Parrocchia di Santa Galla. La parrocchia fu fondata nel dicembre del 1940 ed affidata al clero diocesano di Roma. Il complesso edilizio fu progettato dall’architetto Tullio Rossi.
Della vita della Santa abbiamo poche notizie tratte perlopiù dai “Dialoghi” San Gregorio Magno, che ricorda alcuni tratti edificanti della sua vita e da San Fulgenzio di Ruspe che scrisse una “Lettera a Galla”. Visse nella prima metà del VI secolo, sposò un giovane nobile romano ma rimase vedova dopo appena un anno. Si dedicò allora alla preghiera e alla cura dei poveri. Ogni giorno serviva un pranzo per dodici poveri nella sua casa. Un giorno, racconta la tradizione, le apparve una luce divina. Mandò a chiamare il Papa Giovanni I e apparvero allora degli angeli che gli consegnarono un’icona della Madonna col Bambino. Miracolosamente scomparve la peste che seminava strage nella città. …..

La parrocchia di Santa Galla festeggia i suoi settant’anni

di Antonella Di Grazia

Ricorre in questi giorni il 70° anniversario della fondazione della Parrocchia di Santa Galla. La parrocchia fu fondata nel dicembre del 1940 ed affidata al clero diocesano di Roma. Il complesso edilizio fu progettato dall’architetto Tullio Rossi.Parrocchia Santa Galla
Della vita della Santa abbiamo poche notizie tratte perlopiù dai “Dialoghi” San Gregorio Magno, che ricorda alcuni tratti edificanti della sua vita e da San Fulgenzio di Ruspe che scrisse una “Lettera a Galla”. Visse nella prima metà del VI secolo, sposò un giovane nobile romano ma rimase vedova dopo appena un anno. Si dedicò allora alla preghiera e alla cura dei poveri. Ogni giorno serviva un pranzo per dodici poveri nella sua casa. Un giorno, racconta la tradizione, le apparve una luce divina. Mandò a chiamare il Papa Giovanni I e apparvero allora degli angeli che gli consegnarono un’icona della Madonna col Bambino. Miracolosamente scomparve la peste che seminava strage nella città.
Verso la metà del sec. XVII sorse in Roma un ospizio di carità intitolato alla Santa, in cui San Giovanni De Rossi svolse per molti anni il suo apostolato raggruppando quei sacerdoti dediti ad opere di carità tra le classi piú umili. Nel 1935, l’ospizio e la chiesa dedicati a Santa Galla, che ad onor del vero si chiamava Santa Maria in Portico, furono distrutti per far spazio alla costruzione della Via del Mare. La chiesa della Garbatella, costruita come risarcimento di quella distrutta, fu inaugurata il 14 dicembre del 1940. Conserva due impordi Antonella Di Grazia La parrocchia di Santa Galla festeggia i suoi settant’anni tanti opere provenienti dall’antica chiesa. L’altare, composto da un cippo romano a rilievi di età flavia e consacrato per l’antica chiesa di Santa Galla da Gregorio VII nel luglio del 1073 e nella navata di destra una tela, di scuola romana del XVII secolo, raffigurante la Visione di santa Galla. La chiesa di Santa Galla è nota anche per il suo organo, tra i più grandi d’Europa, dotato di cinquemila canne, quattro tastiere e ottanta registri, l’unico meccanico funzionante a Roma.
In questi 70 anni, si è mantenuta viva l’attenzione alle necessità della comunità, data la collocazione nel popolare quartiere della Garbatella, attraverso l’opera di accoglienza e di carità. L’attuale parroco è don Concetto Occhipinti ed il suo impegno quotidiano è nella missione di fede e di carità, coinvolgendo famiglie e giovani del quartiere nelle iniziative e attività della parrocchia, considerata come famiglia di famiglie.
“La mia missione, da quando sono qui – ci dice don Concetto – è quella di portare il Vangelo a tutti, favorendo un clima di dialogo e di accoglienza. Quello che ho verificato è il senso di solidarietà tra le persone, che ha la sua ragione d’essere nella storia del nostro quartiere.Santa Galla è il nostro esempio”, prosegue il Parroco. “Nella parrocchia i nostri gruppi sono molto attivi; i gruppi Caritas sono impegnati a fronteggiare le necessità delle famiglie in difficoltà. Il gruppo dei volontari una volta al mese presta servizio alla mensa per i senza fissa dimora realizzata presso la stazione Ostiense, Vi sono spazi di accoglienza sempre maggiori dove i ragazzi e i giovani possono ritrovarsi, come ad esempio il giardino della parrocchia, dove molti volontari prestano il servizio di sorveglianza per i più piccoli. E’ prevista a breve l’inaugurazione di un campo di calcetto quale spazio aggiuntivo per i ragazzi”.
“Un punto di forza della parrocchia”, conclude don Concetto, “è il dialogo tra il centro parrocchiale e le famiglie attraverso le visite presso di loro da parte di sacerdoti e i Focolari del Vangelo che sono nati presso le famiglie per la riflessione e l’attenzione a chi è nel bisogno.

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Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti

Un racconto natalizio della scrittrice Maria JatostiMaria Iatosti

 

Anche quest’anno, come per i precedenti Natale, la scrittrice e poeta Maria Jatosti, nostra concittadina per tutti gli anni della sua giovinezza, ha accolto il nostro invito di dedicare ai piccoli lettori di Cara Garbatella un racconto scritto appositamente per loro. Il ricordo del quartiere ha ispirato molti dei suoi scritti, a partire dal primo romanzo, “Il confinato”, dedicato al padre, maestro elementare, spedito al confino per il suo antifascismo.
A breve uscirà un nuovo romanzo, che andrà ad aggiungersi alla sua già ampia produzione: “Tutto d’un fiato”, “Matrioska”, un libro di filastrocche per bambini, testi teatrali e molte raccolte di poesie. Apprezzata traduttrice di opere straniere, è molto impegnata nell’organizzazione di manifestazioni culturali. (C.B.)

Giovannino e il sogno di Natale

– Sveglia, Giovannino. È tardi.  Lei era già pronta per andare al lavoro e quel figliolo lì non voleva saperne di alzarsi dal letto. E poi, lavarsi, vestirsi, fare colazione, aiutarla a mettere un po’ di ordine nella stanza… Aveva voglia a predicare lei: Diglielo anche tu a tuo figlio di imparare a essere più ordinato, guarda che disastro…
– Giovannino, Giovannino, fai il bravo, aiuta la mamma, – mugugnava il padre senza alzare gli occhi dal piatto, con quella voce stanca e un po’ arrochita dalla bronchite cronica.
– Allora che cos’hai stamattina? Non starai mica male? Fammi sentire.
Al contatto gelido della mano Giovannino ebbe un brivido.Maria Iatosti
– Macché, macché, sei fresco come una rosa. La tua malattia è la pigrizia. Su, sbrigati. C’è il latte caldo sul tavolo. Io devo andare. Giovannino trasse un profondo respiro. Che aveva la mamma da agitarsi tanto, da muovere il freddo attorno a sé? pensò vagamente. Per lui era notte e si stava così bene al calduccio, con le ginocchia fino al mento, la testa sepolta sotto il piumone nuovo nuovo che odorava ancora di negozio. Farfugliò qualcosa, si girò sull’altro fianco e ripiombò nell’ovatta nera del sonno. Lassù, nel grande spazio c’era il suo sogno, oscillava come un aquilone al vento di primavera. Giovannino doveva solo tendere la mano, riprendere il filo, avvolgerne il capo al dito, una due volte perché non gli sfuggisse, non si perdesse fra le nuvole.
Ecco, ce l’aveva, ben saldo. Giovannino esitò un attimo ascoltando il silenzio, poi si mise a correre. La strada era lunga lunga: non si vedeva la fine, ma lui sapeva che al fondo c’erano qualcuno ad aspettarlo. Non sapeva chi. Lo chiamavano, lo incitavano, Giovannino Giovannino, ma la strada si allungava davanti ai suoi piedi leggeri e lui correva. Doveva raggiungere quelle voci, trovare la radura, il grande prato verde con il grande albero al centro fitto di foglie da dove si levava il canto stridulo e acuto di mille uccelli colorati venuti da tanto lontano. Indicandogli la cima alta e buia il suo babbo gli aveva spiegato un giorno che quella specie estranea aveva fatto un viaggio lunghissimo e estenuante affrontando fatica e pericoli d’ogni sorta per arrivare fino alla loro città e annidarsi negli alberi più alti della villa. Molti non ce l’avevano fatta: o erano tornati indietro o erano morti per via. I superstiti se ne stavano tutti ammucchiati insieme e quando vedevano che in giro c’erano più bambini e più vecchi e tante mamme coi bebè, per farsi sentire cominciavano a gracchiare e sbattere le ali contro i rami, da creare un gran concerto insieme al fruscio delle foglie. Quel canto per Giovannino aveva odore di zucchero filato, aveva il ritmo dei racconti del babbo e il calore della sua mano. Il babbo di Giovannino aveva le mani morbide e lisce, senza bisogno della crema che la mamma si metteva qualche volta dopo aver lavato i piatti. Perché il babbo, prima di essere licenziato, aveva sempre fatto un lavoro di quelli dove stai seduto e non ti vengono i calli e non ti sporchi, non come lo zio Francesco che quando staccava e veniva dritto dritto a trovarli e lo prendeva in braccio, puzzava di sudore e di unto.
Giovannino stringeva il filo del suo sogno e correva. Volava. Gli piaceva pensare di avere le ali ai piedi come certe figure che erano sul libro di storie mitologiche che il babbo gli leggeva prima di dormire. Spingeva lo sguardo, ma i suoi occhi non vedevano la fine della corsa. Gli altri, giù nella valle, continuavano a intonare il suo nome: Giovannino! Giovannino! come una canzone. L’eco di quei richiami gli turbinava nelle orecchie insieme al sibilo leggero del vento. Corri, corri, Giovannino, corri, cantava l’eco. E lui correva senza peso, senza affanno. Non importava quando, ma sarebbe arrivato, lo sapeva. Non c’era Fretta. Nel sogno non c’è il Tempo: Tardi. Presto. Domani. Sabato. Lunedì. Presente. Passato. Futuro. Sempre. Mai… Parole, suoni
forse esistenti in qualche luogo, qualche dimensione, e forse no.
Giovannino non poteva spiegarsi di dove venisse quella sottile sensazione, come di qualcosa o qualcuno che gli vellicasse i ricordi in cerca di un’immagine, un concetto distinto come una figura geometrica: un triangolo, un cerchio, un trapezio. Trapezio… Una figura luccicante di lustrini che si lancia nello spazio con le mani tese a incontrare nel vuoto altre mani, una piroetta, un salto, il cuore in gola, il respiro trattenuto, poi il boato della folla, il rombo dei piedi battuti sul legno della gradinata.
Giovannino che vola con le ali alle caviglie, ed ecco, nella testa affiorare un ricordo: le dita appiccicose di gelato, il duro della panca sotto il sedere, la calca che stringe, che urla, che ride, le capriole dei clown, le luci, la musica, l’odore di segatura e di letame… e poi subito un altro: l’albero illuminato coi regali attorno da scartare, la letterina sotto il tovagliolo.
La lunga notte dell’attesa… Giovannino! Giovannino! E a un tratto eccolo il grande prato. Grande e smagliante di colori. Fiori, pensa Giovannino con gli occhi immensi di stupore. Di questa stagione.
Con la pioggia e la neve e la tramontana e il terremoto… Non fiori, Giovannino, guarda, guarda. Bambini sono, bambini come te. È un vecchio che ha parlato. Accovacciato sotto il grande albero dei pappagalli venuti da lontano tiene sulle ginocchia uno strumento e lo fa andare girando una manovella. Il suono è stridulo, gracchiante, si confonde con quello degli uccelli nascosti nel fogliame. I bambini circondano Giovannino, festosi e colorati come una ghirlanda: neri gialli rossi azzurri verdi. Lo prendono per mano e girano girano attorno all’albero, attorno al vecchio che suona con la testa china sullo strumento, senza volto.
Giovannino ha perduto l’aquilone: s’è impigliato lassù tra i rami e poi, con uno strappo, è volato più in alto. Sembra una nuvola che si sfiocca e si  allunga all’orizzonte. Giovannino è felice. Gira gira girotondo…
– Giovannino! Giovannino! Ancora a letto! Alzati pigrone. Guarda che anche se sei in vacanza, abbiamo tante cose da fare. Il tempo vola. Natale è vicino.
– Natale?
Natale, Natale. Vieni, aiutami, dobbiamo addobbare l’albero.
– L’albero?
– Dai Giovannino, dove hai la mente? Svegliati! Lo sai che in piazza è arrivato il Circo? Dicono che quest’anno sarà un po’ più piccolo, un po’ più povero. Mah!… Su, vestiti, andiamo a vedere.
– Il circo…
– Certo, come tutti i Natali. Di che ti meravigli? Muoviti, Giovannino… Sbrigati.
– Volo, mamma.
– Eh, Giovannino, Giovannino. Sempre con la testa fra le nuvole.Chissà a cosa pensavi.
– Sognavo, mamma, sognavo.
Natale 2010.

 

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Nonna Garbatella ci ha lasciato

Nonna Garbatella ci ha lasciato

 

E’ stato l’undici novembre appena passato che Marcella Sabbadini, classe 1917, ha salutato tutti, la famiglia, gli amici e tutto il quartiere, per l’ultima volta, lasciando una vita di ricordi in chi l’ha conosciuta. La nonna Garbatella di tante ragazze e ragazzi, ormai  adulti, cui cuciva (era questa la sua specialità) una maschera di carnevale, una gonna di jeans, un orlo o una chiusura lampo e, perché no, anche grandi, grandissime bandiere della Roma, la sua squadra del cuore; aiutava nei compiti gli studenti che rimanevano indietro, faceva regali a tutti senza volere nulla in cambio, perché questo era il modo con cui ha sempre dimostrato la sua bontà di donna generosa, creativa ed operosa, ma anche schietta e determinata, sempre dalla parte dei più deboli e bisognosi, non facendo mai segreto delle sue idee di sinistra che metteva in pratica ogni giorno della sua vita offrendo solidarietà e attenzione per il prossimo.
Tutti la ricordiamo con affetto.

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Il mercato infinito di Via Passino. Forse un altro a Piazza da Verrazzano

Mancano risposte certe da parte dell’Amministrazione centrale

Il mercato infinito di Via Passino. Forse un altro a Piazza da Verrazzano

Facciamo il punto col presidente del Municipio Andrea Catarci

Procede, in modo estremamente complesso, l’opera di recupero del Mercato coperto di Via Passino. L’intervento, nel corso degli anni, è stato modificato più volte, per adeguare le fondamenta alle normative antisismiche. Inevitabilmente si sono esaurite, durante i lavori dell’anno 2008, le originarie risorse economiche disponibili. Dopo una forzata prolungata interruzione, finalmente, all’inizio del mese di luglio, sono ripresi i lavori. I tempi previsti per l’ultimazione sono stati stimati in sei mesi e si dovrebbero concludere nel corrente mese di dicembre.
Per fare il punto della situazione abbiamo incontrato il presidente del Municipio Roma XI, Andrea Catarci: “Abbiamo pazientato, intendo i cittadini e gli operatori in primis e noi come amministratori, per oltre sette anni, è arrivato il momento di tirare le somme. Per avere una visione aderente alla realtà dei fatti e per dare ai lettori una visione d’assieme di quale sia la complessità della situazione, ritengo necessario trattare in modo distinto i lavori e i rapporti con gli operatori”, esordisce il Presidente. “I lavori sembrerebbero procedere a buon ritmo, perlomeno questa è l’idea che se ne ha vedendo il manufatto dall’esterno.
In realtà, un sopralluogo effettuato dai tecnici dei nostri uffici alla fine del mese di settembre ha rilevato delle carenze strutturali legate all’impianto elettrico, agli ascensori e ai magazzini di stoccaggio merci. Carenze nella struttura che sembrerebbero essere confermate anche da voci ufficiose vicine alla ditta che sta effettuando i lavori. Ci aspettiamo, ovviamente, che nel momento in cui il mercato ci sarà riconsegnato, non ci siano problemi di sorta; ci aspettiamo cioè che la riqualificazione sia completa e non a metà, a meno che l’Amministrazione centrale, resasi conto del fatto che non riesce a completare i lavori, non ritenga che sia il caso di affidarli direttamente al Municipio, predisponendo al contempo un adeguato stanziamento tale da permetterci di terminarli.
In mancanza di questa condizione -continua Catarci – non considereremo concluso l’iter dei lavori, con conseguenze ad oggi imprevedibili. C’è da dire che, ad una nostra richiesta scritta nella quale chiedevamo lumi al Dipartimento per ciò che riguarda lo stato di avanzamento dei lavori, non è ancora giunta risposta alcuna”. Catarci prosegue: “Per quanto riguarda i rapporti con gli operatori del mercato, fermo restando la nostra chiarissima intenzione di restituire l’area del Mercato coperto alla sua vocazione commerciale (con gli operatori del mercato siamo stati chiari sin dall’inizio di questo percorso che prevedeva al termine dei lavori il loro reintegro negli spazi di Via Passino), per venire incontro alle richieste di alcuni di loro che, dopo anni di lavoro in Via di Santa Galla, sono spaventati dall’idea di dover stravolgere nuovamente una rete commerciale costruita a fatica, abbiamo concordato di proporre al Dipartimento l’uso dell’area di servizio sita di fronte a Piazza Giovanni da Terrazzano, dopo la sua trasformazione di parte del parcheggio in plateatico. Anche in questo caso c’è da sottolineare, semmai ce ne fosse bisogno, la reticenza nel rispondere da parte della Amministrazione centrale, di assumere cioè una presa di posizione che ci permetta di capire se c’è la volontà, da parte della Giunta Comunale, di voler predisporre uno stanziamento di bilancio tale da coprire le spese di realizzazione di un nuovo mercato. E’ secondo ma il caso di ribadire – prosegue – che questa proposta, legata all’individuazione dell’area di Piazza da Verrazzano, è stata partorita unitariamente dal Municipio XI. Si tratta del riuso di un’area privilegiata, nell’intersezione di un perimetro che sarà da un lato quello di Campidoglio 2 e l’albergo di Fuksas e dell’altro delle nuove urbanizzazioni di Via Palos. Proprio per questo ho in mente un nuovo assetto mercantile, costruito con un’immagine che non potrà più essere quella dei vecchi manufatti per la vendita come quelli impiantati oggi in Via di Santa Galla ma più vicini al nuovo assetto estetico della zona. E’ chiaro che, se sarà costituito questo nuovo mercato e se i suoi tempi di realizzazione non saranno dilatati a dismisura, sarebbe ovvia l’inutilità di un doppio spostamento e sarebbe cura del Municipio fare in modo che l’attuale situazione di Via di Santa Galla sia congelata sino alla realizzazione della nuova struttura, ferme restando le nostre prerogative e le garanzie dovute da parte del Comune”.
Catarci conclude: “Presupponendo quindi che alla fine si avranno due mercati, penso a quello di Via Passino popolato da un nucleo di operatori dedicati alla vendita tradizionale col quale far coesistere una rete di servizi ed una serie di venditori più vicini alle sensibilità del mercato equo solidale. Un’area cioè di vendita variegata che potrà offrire sia prodotti classici che quelli legati alle produzioni ONG ed all’altro mercato”.

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“Anniversario” Auguri a Giulio e Rosina

Giulio e Rosina

“Anniversario” Auguri a Giulio e Rosina

Il giorno 8 ottobre u.s. Rosina e Giulio insieme alle figlie, nipoti, pronipoti e amici hanno festeggiato le “nozze di diamante” celebrate nella “Chiesa di S. Francesco
Saverio”.
La coppia che da circa quaranta anni vive nel nostro quartiere partecipa attivamente a tutte le iniziative promosse alla Garbatella.
Tante felicitazioni e congratulazioni a loro e ai loro famigliari per aver raggiunto questo traguardo insieme.

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Picchio, nizza, fionda e i giochi dei ragazzi di quarant’anni fa

Dall’Oratorio dei Filippini ricordi del decano padre Guido Chiaravalli

Picchio, nizza, fionda e i giochi dei ragazzi di quarant’anni fa

Signor direttore, ho letto con vivo interesse la dotta  disquisizione del signor Recchi sulla “mazzafionda”, pubblicata nel numero di giugno di Cara Garbatella. Mi ha fatto rivivere quella stagione di quaranta anni fa quando, al termine della scuola, qualche piccolo gruppo andava a “pesca” (di ranocchie) nella marrana di Grottaperfetta, dove ora vi sono le vie di Tiberio, Giustiniano, Costantino imperatori, oppure a caccia di uccellini.
Andavano in due o tre con la fionda infilata nei calzoni posteriormente per evitare incontri non graditi (guardie ecc.).
Un buon luogo di caccia era la rupe di San Paolo sul versante di Via Giovannipoli. Ho notato il silenzio del signor Recchi sull’alternativo bersaglio in caso di insuccesso venatorio. E’ bene che un’idea del genere non si diffondi.Oratorio San Filippo Neri - Chiesoletta
Nell’impeccabile descrizione del signor Recchi si parla del bosso e del frassino, ma alla Garbatella non vi è reperibilità di tali piante. E’ opportuno invece portare attenzione sui ligustri presenti nei Lotti. La forcella si divarica simmetricamente ed è un buon legno. Sarebbe bene che qualche “tecnico” (di età almeno sessantenne) descrivesse i giochi del “picchio” e della “nizza”. Occorre rivolgersi ai nonni perché vi è alle spalle un salto generazionale. Giochi intelligenti, come le biglie, scomparsi, purtroppo sostituiti, come il gioco nelle piazze, dall’abuso dei mezzi virtuali che rubano la bella socialità di allora.
Un gioco invece ormai impossibile col traffico attuale era quello dei “carrettini” o “pattini”. Iniziava anche esso con le vacanze. Dopo una “passata” dai meccanici per rimediare due cuscinetti piccoli e uno grande, all’Oratorio che forniva gli attrezzi sembrava di essere a Maranello in una catena di montaggio. Il problema maggiore era trovare il legno adatto. Una pista di prova la offriva Via Lorenzo da Brindisi ma il meglio era Via Massaia con lo scarso traffico di allora. Una volta in Via Tosi traslocavano ed avevano smontato dei mobili riservandosi di prenderli successivamente. Sparirono alcuni pezzi. Il proprietario preoccupato della cosa venne all’Oratorio a cercarli, ma non li trovò. Era veramente inquieto. Ne parlai agli agenti del CIO (Centro investigativo Oratorio) specializzato nel recupero palloni, scarpe ed anche qualche strumento musicale. Lui aveva promesso una buona ricompensa.
“Radio scarpa” entrò in azione e si venne a sapere che li avevano presi alcuni ragazzi di Via Giovannipoli per fare una capanna sulla rupe. La mancia venne pagata.
Era il mondo dei ragazzetti (e ragazzette) di allora. Non si finirebbe di raccontarlo. Un mondo che è bello non si perda. Fine anni cinquanta. Era stato donato per la Colonia un canotto gonfiabile Pirelli. Era uno dei primi e lo avevano mandato da Milano. A turno a Torvaianica lo pagaiavano: una cosa ambita. La sera, al rientro, lo si lavava con cura e lo si appendeva ad asciugare. Una mattina era scomparso. Costernazione. Assemblea. La traccia: l’ha preso certamente un ragazzo del quartiere.
Passare la voce. Arriva una ragazzina: questa mattina due del mio Lotto sono andati al mare col trenino per il Lido con un canotto.. Piano di recupero: a turno due controlleranno i trenini in arrivo. Non accade nulla. Aspettare. La sera mentre il sottoscritto era a cena una scampanellata. I due compari erano stati pedinati sino alla Garbatella ed in un cortile erano assediati da una massa vociante. Se la squagliarono infuriati e la mattina dopo il canotto rientrò in servizio.
Padre Guido Chiaravalli

Ringraziamo padre Guido per la preziosa testimonianza che ha voluto affidare a Cara Garbatella. Cogliamo l’occasione per augurare un buon tornato a padre Guido, era stato indisposto per un periodo di tempo.

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