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Tag: Bellezze del territorio

Attribuita al pittore Pietro Lucatelli la Pala di Santa Galla

Di Paola Borghesi

Un tesoro dell’arte barocca, sconosciuto ai più, giace in fondo alla navata destra della chiesa parrocchiale della Circonvallazione Ostiense.Si tratta della Pala dedicata a Santa Galla, un dipinto risalente con molta probabilità alla metà del 1600, d’autore fino ad oggi ignoto.

La dottoressa Anna Lo Bianco, già direttrice della Galleria di Arte Antica – Palazzo Barberini, ora in pensione, ha invece dedicato un accurato studio al dipinto in questione e alla sua storia. “La Pala si trovava in origine nella chiesa di Santa Galla che risaliva al secolo XVII e sorgeva alle pendici del Campidoglio – racconta la Lo Bianco – .La chiesa fu poi demolita nel 1935 durante la campagna di sventramenti del periodo fascista. Il dipinto celebra la figura della patrizia romana Galla, nata nei primi del 500 d.c. in una nobile famiglia. Dopo essere rimasta vedova giovanissima si era voluta dedicare all’assistenza ai numerosi poveri del quartiere, ispirando grande devozione tra il popolo romano. Nel dipinto viene narrato l’episodio miracoloso che la vide protagonista, ovvero l’apparizione, mentre serviva alla mensa dei poveri, di un angelo che offre al Papa Giovanni I  l’immagine miracolosa della Vergine”.

La Lo Bianco, per identificare l’autore della Pala, ha indirizzato le sue ricerche nell’ambito della scuola pittorica di Pietro da Cortona e dopo vari approfondimenti è giunta alla conclusione che  sia stata dipinta da Pietro Lucatelli, suo allievo. Sono infatti molti i richiami che avvicinano i soggetti raffigurati ad altri di questo pittore minore, quali quelli rappresentati nei cartoni per gli arazzi Barberini, realizzati intorno alla seconda metà del 1600.

E’ probabile che la Pala sia stata destinata alla parrocchia di Santa Galla, alla fine degli anni Trenta, proprio quando la chiesa antica, che portava lo stesso nome, veniva abbattuta. Il quartiere quindi può vantarsi di poter ammirare un’opera di grande rilievo artistico realizzata nel lontano periodo barocco e fortunosamente arrivata fino a qui

E’ un’opera non molto conosciuta. L’unico accenno si trova nell’archivio segreto vaticano riferito alla Chiesa di Santa Galla, con questa annotazione: “altare posto nel fine di detta chiesa, e dedicato a S. Galla con quadro rappresentante la Santa di altezza palmi venti, e di larghezza palmi dieci di mano incognita”.

A breve sulla rivista d’arte “Orizzonti del Mo.Ca” verrà pubblicato un resoconto dettagliato del lavoro di ricerca svolto dalla dottoressa Lo Bianco per arrivare all’identificazione dell’autore della Pala.

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Una mostra su Roma agricola al Mattatoio. Protagonisti anche gli orti urbani dell’VIII municipio

Difesa dell’ambiente, valorizzazione dell’agricoltura cittadina, solidarietà e integrazione, creazione di posti di lavoro qualificato e innovazione, sempre con uno sguardo attento rivolto alla storia. Questi sono solo alcuni degli obiettivi e delle tematiche attorno a cui ruota “Roma Periurbana – risorse agricole, territorio, realtà sommerse”, la mostra visitabile dal 23 marzo al 21 maggio allestita nel padiglione 9 del Mattatoio di Testaccio, in cui sarà possibile fare un viaggio nella storia degli orti urbani e delle realtà agricole della capitale attraverso documenti, filmati e materiali fotografici d’epoca prodotti dalle associazioni. La nostra città, sia per estensione che per quantità e qualità dei prodotti che offre la terra, può essere definita la capitale europea dell’agricoltura e del verde vantando oltre diecimila ettari di suolo pubblico coltivabile e più di sessantamila di estensione totale. Inoltre, il territorio del Municipio VIII è quello che conta il più alto numero di orti a Roma, a partire da quelli di Garbatella, inaugurati nel 2010 nell’area verde in via Rosa Raimondi Garibaldi, i primi ad essere aperti ai cittadini. “Quando ci hanno proposto di partecipare alla mostra abbiamo subito pensato che questa tematica fosse assolutamente in linea proprio perché si tratta di uno dei fenomeni di rigenerazione urbana più significativo e innovativo degli ultimi dieci anni -afferma Luigi Di Paola, degli Orti Urbani Garbatella-. Nel nostro piccolo spazio – racconta – abbiamo cercato di rappresentare le realtà più significative di Roma e dell’VIII Municipio, che è stato pioniere grazie anche all’ appoggio avuto dalle istituzioni, in particolare da quelle locali. Dunque, il fatto che in questo stand siamo particolarmente rappresentati non è casuale – sottolinea Di Paola – perchè questo fenomeno si sta sviluppando in modo significativo. Recentemente – conclude – abbiamo anche ripreso in mano il tema del regolamento con l’assessora all’Ambiente Alfonsi per cercare di rinnovarlo insieme alla delibera del 2015, che aveva una serie di limiti, visto che oggi possiamo contare su un maggiore bagaglio di esperienze e conoscenze”.

Gli orti di Garbatella sono solo una parte della grande realtà agricola presente nel Municipio VIII. Tra questi i cento orti del parco delle Tre Fontane, quelli di via Guglielmotti, l’Ortolino, Tor Carbone Largo Veratti, e la bella realtà dei ragazzi autistici della cooperativa Garibaldi.

“Lo scopo di questa mostra è quello di rimettere al centro il tema della salvaguardia dell’ambiente, il rilancio dell’agricoltura e soprattutto fare in modo che la nostra città realizzi un obiettivo importante, cioè quello del consumo di suolo zero- dichiara Matteo Amati, organizzatore dell’evento, tra  fondatori nel 1977 della Cooperativa Agricoltura Nuova-Roma – prosegue – è la città agricola più grande d’Europa e conosciamo tutti la ricchezza della sua campagna sia in termini paesaggistici che di risorse, a partire dalle acque fino alla vegetazione. Di questo patrimonio ne rimane ancora una quantità enorme – spiega Amati – ma vista l’emergenza climatica a cui stiamo assistendo negli ultimi anni, dobbiamo fare una scelta forte e lavorare sul recupero delle strutture abbandonate per riuscire a tutelare tutto questo. Inoltre – aggiunge – abbiamo voluto far emergere l’esperienza degli orti urbani, che oggi sono più di duecento, e quelle dei gruppi che lavorano da anni per l’assistenza ai migranti e l’attività di volontariato del Servizio Civile. Questa città – conclude Amati – ha grandi energie e risorse ma dobbiamo saperle raccogliere”. La giornata del 4 aprile sarà dedicata proprio alla Rete degli Orti Urbani Comunitari a Roma e dalle ore 17,00 avrà luogo un incontro tra i protagonisti per discutere delle esperienze passate e delle prospettive future. Sarà inoltre proiettato il docufilm “Ci vuole un fiore”, diretto da Vincenzo Notaro.

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Quella “S” agli archi di piazza Sauli segnalava un serbatoio in tempo di guerra

Di Giorgio Guidoni

Si può cancellare una scritta, non si deve cancellare la memoria. È quello che è accaduto alla lettera “S” maiuscola iscritta in un cerchio nero sulle colonne degli archi in piazza Damiano Sauli, rimossa accidentalmente un anno fa durante i lavori di ristrutturazione dei portici in cortina.

Non conoscevamo con certezza il significato di quella lettera: poteva indicare sia un serbatoio di acqua nelle vicinanze da usare in casi di emergenza, sia un deposito di sabbia da utilizzare nei rifugi antiaerei, come specificato nelle norme UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) del periodo bellico.

Oggi però, grazie a una preziosa testimonianza diretta, possiamo stabilirne il significato con certezza. Ce lo chiarisce Andrea Cristiano, che da bambino abitava nei paraggi e trascorreva lunghe ore a giocare in piazza con gli altri amichetti.

“Avevamo notato più volta l’arrivo di una pattuglia di Vigili del Fuoco che armeggiava nella zona antistante l’odierna fontanella. All’inizio la cosa non aveva stuzzicato il nostro interesse, poi però, incuriositi da questi uomini in divisa, un giorno ci fiondammo intorno a loro per cercare di capire che cosa facessero. Riuscendo a gettare lo sguardo oltre il cordone umano dei Vigili notammo che uno di loro si stava calando all’interno di una botola tramite una scala metallica.

Vista la nostra curiosità ci spiegarono che, proprio sotto la piazza dove da sempre giocavamo, c’era una grande cisterna per la raccolta dell’acqua usata come rifornimento per le autobotti. Con grande cautela ci fecero avvicinare così da poter scorgere, sulla superficie dell’acqua sottostante, il riflesso del cielo sopra di noi. Poi indicarono la grande “S” nera dipinta sul muro tra gli archi e ci spiegarono che era il simbolo per segnalare nelle vicinanze la presenza di un serbatoio. Quella “S” si poteva trovare anche in altre zone di Roma, e, in qualche caso, c’era vicino anche una lettera “I” per segnalare l’esistenza di idranti in prossimità. Tutti simboli che erano stati di utilizzati durante la guerra. La piazza fu poi completamente ristrutturata e l’originale terriccio venne ricoperto da una pavimentazione più moderna: i lavori iniziarono nel 1995 e furono eseguiti nell’ambito del progetto Centopiazze, voluto dall’allora sindaco Francesco Rutelli. La nuova pavimentazione in marmo copri definitivamente quella botola condannando all’oblio una parte di storia di Garbatella.

La cancellazione della “S” dal muro è stata oggetto di interesse anche da parte del Municipio VIII. Proprio a seguito di un nostro articolo che ne segnalava la rimozione, è stata approvata una mozione per ripristinarla e tenere così in vita la memoria di quel triste periodo storico di guerra che purtroppo l’umanità continua a vivere, immemore degli orrori del passato.

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Garbatella: Il Mongiovino non è solo marionette!

Fino a maggio lo spazio di via Genocchi diventa il palcoscenico della canzone d’autore. Prossimo appuntamento il 25 gennaio con Colandrea e Lucio Leoni. Il calendario completo della rassegna

di Francesca VITALINI

Il Teatro Mongiovino non è solo un graditissimo spazio per i bambini del territorio, che conserva un patrimonio di oltre 400 marionette e pupazzi. In collaborazione con l’etichetta Non è mica Dischi diventa anche palcoscenico musicale per un pubblico più adulto con la rassegna “Non è mica…la Ribalta!”, con l’obiettivo di far incontrare il teatro, la sperimentazione e la canzone d’autore.
Nel sottotitolo dell’iniziativa, “cantautori a teatro”, si legge il tentativo di riportare la musica in teatro, coinvolgendo artisti giovani e dal linguaggio innovativo, che sviluppino con le canzoni un approccio narrativo senza trascurare la qualità.

Con questa rassegna, inaugurata ad ottobre  e che si svolgerà un venerdì al mese fino a maggio, il Teatro Mongiovino si fa ponte fra adulti e giovanissimi privilegiando l’ascolto, col fine di stimolare il pubblico alla comprensione del “bello” in una dimensione nuova rispetto alle normali vie di fruizione della musica. È affiancato in questo obiettivo dalla nascente etichetta Non è mica Dischi che, dopo il successo del concorso di scrittura su commissione “Non è mica da questi particolari che si giudica un Cantautore”, prosegue con la ricerca della nuova canzone di qualità. In quest’ottica, ad aprire i concerti della rassegna saranno proprio alcuni artisti delle precedenti due edizioni del concorso.

CALENDARIO

25 gennaio 2019 – COLANDREA & LUCIO LEONI Un giorno di vento – apertura: Marat & Drugo e il complesso di Napoleone

22 febbraio 2019 – CANIO LOGUERCIO & ALESSANDRO D’ALESSANDRO Canti, ballate e ipocondrie d’ammore – apertura: Danilo Ruggero

29 marzo 2019 – ROBERTA GIALLO & CARLO VALENTE Banana Republic – quarant’anni dopo– interventi: Enrico Deregibus; apertura: Giulia Olivari

12 aprile 2019 – LUIGI MARIANO & NICO MARAJA Astrautori Asincroni – apertura: Flavia Pasqui & Le teorie di Copernico

24 maggio 2019: MASSIMO GIANGRANDE Beauty At Closing Time – apertura: Fangio

“Più volte ci siamo incontrati con i musicisti, e la loro collaborazione ha impreziosito le nostre produzioni quasi fino a non poterne più fare a meno – racconta il direttore generale del Mongiovino, Giulio Accettella – il teatro di figura, quello d’attore e la musica sono linee che si incrociano sul palco del Mongiovino, un luogo acusticamente adatto alla musica dal vivo. Così, per una volta, le nostre marionette rimarranno a guardare, ad ascoltare la musica d’autore, quella senza compromessi, quella popolare che tutti possono capire, ma che non tutti possono fare”.
Durante le serate sarà presente Semi di Libertà Onlus, un’Associazione senza scopo di lucro con la mission di contrastare le recidive dei detenuti, che gestisce da quattro anni Birra Vale la Pena, un progetto di inclusione sociale, un birrificio artigianale dove persone in esecuzione penale esterna, provenienti dal carcere romano di Rebibbia, vengono formate ed inserite in questa filiera.
L’iniziativa si svolge con il patrocinio del Municipio VIII.

ORARI E BIGLIETTI

h. 21.00 – inizio concerto – €12,00 biglietto intero / €10,00 biglietto ridotto

INFORMAZIONI

http://www.accettellateatro.it/
www.nonemica.it

mongiovino@accettellateatro.it

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Magia-di-Natale

Pronti, Natale, e via: iniziano le feste! Tra corsi di cucina, alberi col puntale, street art, spettacoli e fiere, il quartiere degli storici lotti e i suoi dintorni, vi propongono alcune date a cui non potrete
mancare. Per gli amanti dell’arte culinaria, stringete le cinture, anzi, forse sarebbe meglio dire allargate e tenetevi forte. Tra le iniziative più gustose di Natale, vi aspettano divertenti esperienze
gastronomiche così da poter battere persino vostra suocera ai fornelli. Dove? Da Eataly, in piazzale 12 Ottobre 1492 il regno del food d’eccezione ai confini della Garbatella, troverete svariati corsi sia per grandi che per bambini: dalla cucina Gourmet, alla pizza fatta in casa, lezioni sulla pasticceria tradizionale italiana o tutorial per riconoscere le migliori birre.
Con l’arrivo delle festività poi, presepi e alberi diventano protagonisti indiscussi di questi giorni. A piazza Albini dall’8 dicembre al 7 gennaio ci sarà un albero alquanto particolare.

Palle di Natale? Naah…, a decorarlo ci saranno i personaggi delle fiabe di Fata Garbatella. Il tutto costruito a mano dai ragazzi nigeriani dell’associazione Amici di Fruzzico.
Insomma un mix di integrazione per i ragazzi stranieri unito al
divertimento per i piccoli del quartiere. Se invece amate la musica o l’arte, sappiate che piazza Biffi, base di ritrovo per molti giovani della Garbatella, il 21 dicembre diventerà la tela di un gruppo di ragazzi pronti a riqualificare il nostro territorio, attraverso la Street Art, il Live Painting, Stencil Art, il tutto accompagnato da musica e Video Mapping sull’albergo rosso. In un’epoca dove la tv ha soppresso il teatro, la fotografia ha ucciso la pittura e i graffiti sono invece rimasti incontaminati dal progresso, quale idea migliore se non arricchire il quartiere attraverso le nuove arti? Il Natale però, si sa, non è solo una data, ma piuttosto uno stato d’animo, che spesso porta solidarietà.
Per questo, con una vitalità stravolgente, al Nuovo Teatro di viale di San Paolo, i genitori e i ragazzi della associazione “Stiamo bene insieme”, hanno organizzato uno spettacolo per raccogliere i fondi da devolvere all’Agop, l’Associazione di Oncologia Pediatrica. Un divertente musical recitato da volontari dai 12 ai 30 anni, che nella vita fanno tutt’altro che stare su un palco: infermieri, studenti, gelatai o psicologi. Tutti riuniti per poi, una volta spente le luci del teatro, donare i soldi a chi ne ha bisogno.
Potete venirli a trovare il 9 dicembre alle 15:30 o alle 19:30 a viale di San Paolo 12. La solidarietà inoltre, quest’anno ha una missione impossibile, che nessuno è mai riuscito a compiere; quale?

Bloccare il traffico a Marconi! Proprio così, per poi trasformare il tutto in area pedonale, all’insegna di una giornata in cui le associazioni del quartiere presenteranno le loro attività, dal teatro, al canto, agli sportelli di ascolto con psicologi o ostetriche.
Salvatevi la data: 22 dicembre in via Orso Mario Corbino. E a proposito di date, anche quest’anno, il 25 dicembre la Comunità di Sant’Egidio al San Michele di piazza Tosti 4 ci ricorda che per il tradizionale pranzo, ancor prima di decidere cosa mangiare, è fondamentale scegliere con chi. Per questo dal 1982, famiglie povere, persone sole o malate e immigrati si ritrovano a festeggiare alla stesso tavolo.
Età diverse, ma anche lingue, tradizioni e religioni opposte riescono ad unirsi, in un mondo che tende invece sempre più a chiudere porti e innalzare muri. Non mancheranno poi di certo iniziative per i più golosi. E visto che la specie umana si divide in due categorie: gli amanti del cioccolato e quelli che non vogliono ammetterlo, se fate parte della prima categoria, potete degustare ogni tipo di dolciume artigianale alla festa del cioccolato, accompagnato dai mercatini di Natale, l’8 e il 9 dicembre dalle 10:00 alle 18:00 presso il parco Egeria, in via dell’Almone 105. Se poi il cioccolato non dovesse bastarvi, e ogni anno al cenone in famiglia siete schierati nella squadra di quelli che: “Buuu il pandoro viva i canditi!”.

Beh, sappiate che sua maestà il panettone vi aspetta sempre al Parco Egeria il 15 e il 16 dicembre, 10:00-18:00, in un’incredibile week-end tra panettoni ricoperti di pistacchio, cioccolato bianco o all’arancia, fondente, ripieni di frutta o affogati nel rum. Il tutto tra luci colorate e un mercatino artigianale. Insomma, le proposte non mancano, affacciatevi con i vostri occhi per giudicare la migliore, o magari, la
più gustosa.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Ritorna in edicola Cara Garbatella

L’INFORMAZIONE LOCALE

Da dicembre torneremo in edicola ogni primo giovedì del mese con otto pagine di cronaca locale. Dopo un anno di stop, “Cara Garbatella” si ripresenta nella sua veste originale cartacea, quella che
ha fatto appassionare i numerosi lettori del quartiere e non solo.
Il primo numero verrà festeggiato insieme ai cittadini e ai fondatori storici sabato 15 dicembre alle ore 18,00 presso l’hub culturale Moby Dick in via Edgardo Ferrati 3. Per l’occasione ci sarà anche musica jazz e una mostra fotografica dei vecchi numeri del giornale.
Tante le conferme ma altrettante le novità. Cominciamo con queste ultime. Innanzitutto il giornale uscirà tutto l’anno, tranne la pausa estiva di luglio e agosto, con una nuova veste grafica che
gli editori ritengono essere più moderna e più godibile. Sarà un grosso sforzo, un lavoro che ci vedrà impegnati senza sosta per dare tutte quelle informazioni che non potete trovare sui quotidiani nazionali. A noi, infatti, non interessa fare il controcanto alle notizie che tutti i giorni sentiamo nei telegiornali, nei diversi talk show sul piccolo schermo o sulle pagine dei più noti fogli di informazione. Accenderemo piuttosto i riflettori sulle piccole storie che nascono dietro l’angolo di casa, nella scuola del rione, al centro anziani, nel campo di calcio della parrocchia, ovvero su tutto ciò che contribuisce a fare dei nostri quartieri una vera comunità. Saremo dunque attenti a darvi, ogni mese, le notizie di attualità che riguardano il territorio, ma non mancheremo di raccontare
le vostre storie più belle, quelle di una collettività cittadina in marcia da tantissimi anni per un mondo più giusto e solidale. La seconda novità è che in questa nuova veste editoriale Cara Garbatella sarà ancora più curiosa. Non solo dirigerà le antenne dei suoi redattori sul vecchio quartiere popolare dell’Ater, ma si occuperà anche di cosa succede a Montagnola, Roma 70, Tormarancia, San Paolo e Ostiense, dedicando loro due pagine dell’ancora esigua foliazione. Sarà, inoltre, un giornale più strutturato con una redazione composta da diversi giovani aspiranti giornalisti, che quotidianamente aggiorneranno con servizi in tempo reale anche la versione on line del periodico.

La cronaca la farà da padrona, ma parleremo anche di politica municipale, di cultura e di sport locale con alcune rubriche dedicate. Cosa rimane del passato? Innanzitutto abbiamo voluto lasciare
la storica testata, riconoscibile da tutti gli abitanti della Garbatella, inoltre la tiratura in cinquemila copie al mese e la diffusione gratuita. Infatti il giornale lo potrete trovare presso tutti i nostri inserzionisti e nei luoghi pubblici di transito dei cittadini: la sede del Municipio a via Benedetto Croce, i centri anziani, i centri sportivi e culturali, i bar e i ristoranti. Non rimane che fare un appello ai lettori. Dietro questo giornale non ci sono grandi editori, c’è una piccola associazione composta da volontari, che opera da più di vent’ anni nel quartiere con l’appuntamento annuale del
Jazz festival Garbatella e con un sito web molto visitato. Quindi i veri proprietari del giornale siete voi e gli inserzionisti, che ci credono e investono piccole somme in pubblicità. Continuate a sostenerci. Auguriamo lunga vita a questo foglio, che ci ha accompagnato nei giorni più difficili e in quelli più belli della nostra esistenza degli ultimi vent’anni, una piccola finestra che vogliamo tenere aperta sul mondo che ci circonda.
Un saluto affettuoso e un sentito ringraziamento lo dobbiamo ad Alessandro Bongarzone, che per tanti anni ha firmato il periodico come direttore responsabile.
(g. r.)Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

È arrivata fino a Sanremo la musica degli Sgarbatelli

IL GRUPPO FOLK-POP DELL’ISTITUTO DAMIANO SAULI
di Lorena GUIDALDI

Sono già conosciuti in tutta Roma e non solo gli Sgarbatelli Drum Circle, il gruppo musicale della scuola media Macinghi Strozzi che quest’anno ha partecipato alla manifestazione Tamburi della
Pace in Campidoglio, alla Festa della Cultura e al Festival dello Street Food a Garbatella nonché alla Festa della Musica a piazza Santa Maria in Trastevere. “Il gruppo è nato nel 2016 – racconta
la professoressa Serena Della Monica, insegnante di educazione musicale – su un progetto che ho presentato contro la dispersione scolastica: un corso pomeridiano di musica folk–pop con uso di strumenti legati alla tradizione popolare del centro e sud Italia come organetti, fisarmoniche, tamburi a cornice, castagnetti che si fondono con i suoni più moderni delle chitarre acustiche, dei bassi elettrici e della batteria.” Il complesso musicale che nei primi tempi coinvolgeva una trentina di ragazzi, dopo due anni, a progetto concluso, ha raddoppiato i partecipanti e ha cominciato a uscire dall’ambito scolastico proponendosi con successo in diverse manifestazioni cittadine, fino ad arrivare al Global education festival a Sanremo classificandosi tra i finalisti e ricevendo la Menzione Speciale. L’entusiasmo dei ragazzi ha naturalmente contagiato le famiglie e gli altri docenti della scuola, che seguono assiduamente il gruppo con passione nelle trasferte. Il prossimo appuntamento per gli Sgarbatelli sarà a piazza Benedetto Brin in occasione del 99 esimo compleanno della Garbatella.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Pronto il nuovo mercato: apertura prevista a marzo malumori a Tormarancia

Trasloco nei nuovi box a via Rosa Guarnieri Carducci
di Andrea ESPOSITO

“Prego, faccio io bella signora, nun se preoccupi”. È la voce rassicurante del fruttarolo che giunge all’orecchio entrando nel mercato di viale Odescalchi a Tormarancia. A breve questi esercenti, insieme a quelli di via Rosa Raimondi Garibaldi, verranno trasferiti nel nuovo mercato di via Rosa Guarnieri Carducci. Su tempi e modi dell’operazione abbiamo sentito il vicepresidente e assessore al commercio del municipio VIII Leslie Capone:”L’apertura ufficiale dovrebbe essere a febbraio o marzo 2019 – promette – . Il ritardo del progetto avviato tre anni fa è dovuto a diversi fattori : innanzitutto Acea ha installato una cabina elettrica insufficiente al fabbisogno dei 34 box costruiti e deve aumentarne quindi il voltaggio. In secondo luogo si avvicina il Natale ed è giusto che gli esercenti rimangano al loro posto nel periodo più redditizio per le attività commerciali”. E già, perché per molti quest’opera di riqualificazione e accorpamento dei due mercati non è una soluzione troppo positiva. Senza dubbio si migliorano le condizioni di lavoro e quelle igienico sanitarie fino ad oggi non ottimali nei plateatici all’aperto e lungo una strada. Ma i titolari dei box di viale Odescalchi si lamentano dello spostamento preoccupati di perdere molti dei loro clienti abituali. E le aree dove sorgono adesso i mercati che fine faranno? Capone ha promesso che verranno bonificate e riutilizzate per la cittadinanza.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

SOS parco Tintoretto: In pericolo l’area verde minacciata dal cemento

TRA VIA BALDOVINETTI E GROTTE D’ARCACCIO
di Massimiliano GIOVANNOLI

L’area verde tra via Baldovinetti e via Grotte d’Arcaccio sembra destinata a scomparire sotto un mare di cemento e asfalto. Un accordo di programma ratificato nel maggio di quattro anni fa ed un’apposita convenzione urbanistica stipulata nel dicembre del 2017 tra la Regione Lazio e il Comune di Roma, prevedono la costruzione di un centro commerciale, di un palazzo di quattordici piani, di un asilo e della strada di collegamento tra Vigna Murata e via del Tintoretto. Previste anche tre rotatorie: due su Vigna Murata e la terza su via del Tintoretto, vicino all’orto urbano Ortolino. Non solo, ma la realizzazione della strada a quattro corsie con spartitraffico porterebbe al taglio di circa 250 alberature,  eliminando l’area verde conosciuta come Parco del Tintoretto.
I cittadini della zona non mancano di sottolineare anche la pericolosità di quest’arteria, soprattutto per gli studenti dei vicini plessi scolastici. È l’Associazione Ottavo Colle a ricordare che questo – “non è un quartiere di transito. Qui le persone vengono a lavorare, quindi le auto arrivano e si fermano. Ora – aggiungono – corriamo il rischio che venga convogliato nel nostro quartiere un  traffico che non sarebbe mai arrivato e con esso anche tanto rumore e smog” . Intanto il Campidoglio prende tempo mentre per Il Municipio VIII – ha spiegato il minisindaco Amedeo Ciaccheri – “si tocca un’area di verde pubblico che va tutelato perchè è uno dei pochi spazi disponibili per residenti e studenti della zona“.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

un gigantesco cormorano mangia smog al Porto fluviale

ANCORA STREET ART NEL MUNICIPIO
di Enrico RECCHI

Può un’opera d’arte combattere l’inquinamento?
Sembra proprio di sì!
È stato inaugurato a fine ottobre il grande murales di Federico Massa, in arte Iena Cruz, dipinto sul palazzo all’angolo di via del Porto Fluviale con via del Gazometro, che come caratteristica tecnica ha proprio quella di “mangiare l’inquinamento”. La vernice utilizzata si chiama Airlite, un preparato mangia smog ideato da una azienda bolognese, che grazie all’azione della luce è in grado di scomporre gli agenti inquinanti in molecole di sale e ridurne quindi l’effetto nocivo. Il titolo del murales è “Hunting Pollution” ovvero “A caccia di inquinamento”. Sul palazzo è raffigurato un gigantesco uccello blu su un piedistallo rosso, un inquietante cormorano, che stringe nel becco un pesce pronto per essere inghiottito. In alto un fiore stilizzato, lo stesso presente anche sul sito dell’artista milanese. I colori che fanno da sfondo al disegno sono alcune tonalità di verde, il blu, il bianco ed il beige. Ognuna delle finestre del palazzo, di proprietà della famiglia di costruttori romani De Angelis, ha sulle serrande un goccia dipinta come se dall’alto scendesse una pioggia regolare a rinfrescare l’animale e questo angolo di Roma.

La vera rivoluzione è proprio quella di utilizzare l’opera d’arte non solo come un qualcosa da ammirare o come denuncia sociale, ma in questo caso anche come strumento ecologico. Quel palazzo, situato in uno degli incroci più trafficati della zona, è diventato infatti una superficie in grado di respirare trattenendo lo smog e purificando l’aria, proprio come fosse un albero.
L’artista milanese, che da tempo vive e lavora negli Stati Uniti a New York, è riconosciuto a livello internazionale come uno dei maggiori street artist. In soli ventuno giorni di lavoro ha realizzato l’opera di Street Art più grande d’Europa, un vero e proprio record per il quartiere Ostiense e per Roma tutta.
Più nel segno della tradizione invece l’opera muraria di piazza Caduti della Montagnola, dipinta sulla parte superiore sinistra dell’entrata della direzione dell’Ama. Il soggetto, la testa con elmetto di un ufficiale nazista delle SS che si difende dai dardi scagliati con l’arco da due angioletti in cielo, vuole rappresentare la difesa dei patrioti civili nella cosiddetta battaglia della Montagnola il 10 settembre del 1943, quando dopo l’annuncio dell’armistizio gli ex alleati tedeschi assalirono a cannonate un reparto italiano dei granatieri di stanza al Forte Ostiense.

Questi nuovi murales vanno ad aggiungersi agli altri già presenti a Garbatella e a Tormarancio, contribuendo ulteriormente al rilancio ed alla valorizzazione dei quartieri dell’VIII Municipio.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Mostre d’arte e cinema

nell’EX deposito ATAC di San Paolo
In attesa della vendita la storica rimessa sarà affidata alla gestione alla Ninetynine
di Fabrizio Fagiani

Inizierà prima di Natale il progetto di riqualificazione temporanea proposto dalla società Ninetynine, che ha vinto il bando lanciato dall’Atac per l’utilizzo di tre ex depositi dismessi.
Sono le ex rimesse di piazza Bainsizza, di piazza Ragusa e l’ex deposito San Paolo. Del destino della storica struttura inaugurata nel 1928 in via Alessandro Severo si discute dai primi anni Duemila quando, per l’incompatibilità del deposito di autobus con il quartiere che gli era cresciuto intorno, l’Atac ne determinò la chiusura. Ma una decisione non è stata ancora presa. Nè per il deposito San Paolo, nè per tutte le altre proprietà immobiliari di Atac Patrimonio srl. Si tratta di un valore stimato intorno ai cento milioni di euro, che viene periodicamente messo sul mercato immobiliare per dare un contributo alla sistemazione del bilancio fallimentare dell’azienda di trasporto pubblico. È con la delibera del Consiglio comunale numero 39 del 2011 che il Comune autorizza questa
operazione di valorizzazione e vendita attraverso una trasformazione urbanistica caratterizzata da un mix di edilizia residenziale e servizi pubblici, secondo quanto previsto dalle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore generale.
Anche la Giunta della sindaca Raggi ha confermato la volontà di vendere tutti gli immobili di proprietà dell’azienda, in occasione della richiesta al Tribunale di Roma del concordato preventivo
necessario a evitare il fallimento dell’Atac.
Aspettando gli eventuali acquirenti, l’Azienda ha preso a modello l’operazione fatta dalla Cassa depositi e prestiti per le ex caserme di via Guido Reni e l’ ex dogana,dove con un intervento di rigenerazione urbana temporanea è stato possibile dare nuove funzioni a grandi spazi inutilizzati da molto tempo. E allora prima di Natale nello storico ex deposito Atac di San Paolo sarà dato avvio al programma di spettacoli teatrali, mostre d’arte, cinema, istallazioni ed eventi privati aziendali e culturali organizzato dalla società Ninetynine, che ha già operato nelle ex caserme di via Guido Reni al Flaminio.
Per l’Atac ci sarà un ritorno economico. Il bando prevede infatti una assegnazione della durata di otto mesi, un canone di 20 mila euro ed una percentuale del 25 per cento sugli incassi. E poi
l’azienda risparmerà i costi di manutenzione e vigilanza.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

limoni e poesia nell’incanto dei lotti

Garbatamente in cammino

di Francesco Lizzani

Conosci il paese dove fioriscono i limoni?/ […]
Laggiù vorrei con te/ amato mio, migrare

scriveva il giovane Goethe nella sua prima versione del Wilhelm Meister, concentrando in un emblema di solare poesia amorosa i paesaggi e i colori meridiani dell’Italia. Noi nel paese dei limoni ci viviamo, ma non tutti abbiamo la fortuna di vivere in un quartiere dei limoni e addirittura, nel mio caso, al cospetto dei due esemplari più maestosi che questa fiera rutacea dall’antico nome persiano (līmū, da cui il binominale tassonomico di Citrus Limon) offre all’ammirazione di chi vi abita. Un quartiere che è etimologicamente un paradiso, se questa parola ancora di origine iranica (pairidaēza: “recinto”, “giardino circondato da mura”) pare esprimere alla lettera la concezione urbanistica della Garbatella (che è appunto una “città-giardino”).
Per credere a ciò che dico recatevi voi stessi a compiere un’autopsia (nel senso in cui la intendevano gli storici greci: “ispezione con i propri occhi”) presso il numero 142 della veneranda via delle Sette Chiese, che in questo tratto – per un prodigio toponomastico degno di una sacra via – coincide con via Alessandra Macinghi Strozzi. Qui, alla destra Bar Paradisi (nomen omen in questo contesto, ma per il cognome del suo elettrico condottiero) si apre un’ansa dove in the days of old sorgeva un’area di servizio da profondo West, quando il quartiere lambiva ancora le praterie dell’Agro romano. È un tratto di marciapiede che ora si incunea nel mio “paradiso” (ahimé, condominiale) come fosse una nuova stazione di pellegrinaggio dedicata alla contemplazione dei
due alberi in parola. Sostando qui durante i rigori del verno potrete quasi scaldarvi al giallo lampeggiante che scocca tra i nembicumuli delle loro chiome impenetrabili e gravide di pomi più che
da Amalfi a Ravello.
Di qui, attraversando la strada, nonché i recenti e già bistrattati giardini veltroniani, ci si può ricongiungere alla vera via delle Sette Chiese, ora pedonalizzata fino piazza Sant’Eurosia. Siamo all’imbocco di via Antonio Rubino, dove comincia un percorso tra i più classici dell’originaria cittàgiardino: le facciate sempre diverse delle tipiche casette a due piani che fiancheggiano la strada
assumono aspetti ancora più fiabeschi tra i sipari di essenze che le incorniciano, più spesso mandarini o aranci. Per i limoni dobbiamo invece addentrarci nei cortili interni dei lotti, dove le piante sembrano difendere i loro preziosi frutti dalle immancabili tentazioni dei pellegrini…
Chi conosce il cuore del quartiere sa orientarsi come un gatto in questo silenzioso labirinto di camminamenti tra i muri degli edifici e quelli di cinta, passando da un cortile all’altro attraverso
cancelletti sempre aperti e scortato da esemplari di limoni ovunque sia diretto. La nostra meta è una coppia di alberi che rappresenta il tesoro più nascosto e prezioso offerto da questa specie ai
suoi cultori: non per grandezza, stavolta, ma per la forma che un ignoto e sapiente giardiniere ha donato al loro apparato aereo, disteso in largo quasi a formare un brindisi di coppe vegetali
rivolto al cielo. Ricordano nel loro aspetto certi pini dai rami sinuosi tipici dei giardini giapponesi, dei giganteschi bonsai dove la mano dell’uomo celebra la sua vittoria sulla Natura. Non sappiamo
a chi appartengono le mani che hanno modellato questi due esemplari, ma ciò rende ancora più suggestivo il loro fascino. Raro come l’ennesimo epigramma toponomastico che ne identifica la
dimora: via Obizzo Guidotti, quasi all’angolo con via Caffaro, all’interno del lotto 15. Sono questi i capolavori topiari, intra nostra moenia, di quell’umile e antieroica gloria botanica che il maggiore
poeta italiano del Novecento ha assunto a manifesto della propria poetica:

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.

Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Eugenio Montale, Ossi di Seppia, I limoni, 1-10Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Rinascono ogni giorno con Eugenia i giardini della Circonvallazione

di Ilaria Proietti Mercuri

Una donna simpatica, allegra, innocua. Passando lungo i giardinetti della Circonvallazione Ostiense, la si può riconoscere per il suo sguardo gentile, il sorriso cordiale che le appare sul viso appena
incroci i suoi occhi. Quella signora dai vestiti un po’ sciatti e senzatetto, ti mette allegria solo a guardarla. Si chiama Eugenia, vive in Italia da ormai quasi 20 anni, originaria dell’Ucraina. Cosa ci fa su quella panchina della Circonvallazione?
Ci lavora, o meglio, cerca di tenere i giardinetti puliti in cambio di qualche spicciolo lasciato dai passanti più cordiali. La sua storia qui alla Garbatella è iniziata quattro anni fa. Era una calda estate, di quelle classiche romane, dove in giro non c’è un’anima e i parcheggi si trovano con la stessa facilità con cui d’inverno ci si dimentica l’ombrello all’entrata dei bar o dei negozi. E, proprio sotto il sole cocente, un ragazzo che vive da quelle parti decise di prendere scopa, sacchi dell’immondizia e portarli ad Eugenia e i suoi amici clochard. Sì, i suoi amici, perché Eugenia non ha iniziato quest’avventura da sola, lì c’è sempre un via vai di gente, di vagabondi che ormai sembrano una grande famiglia. “Iniziate a tenere pulito”, disse quel ragazzo, “che poi la gente se ne accorgerà, vi ringrazierà”.
Da quel giorno il parco ha iniziato a prendere una nuova vivacità, diventando sempre più luminoso: le cicche e le carte pian piano sparivano, le piante e i fiori hanno occupato il posto dei rami secchi. Caldo o freddo, anno dopo anno, quei giardinetti hanno ripreso a vivere, un po’ come Eugenia, che ha finalmente trovato qualcosa che la rende felice. E, sebbene non abbia sempre un piatto caldo a cena e il  caffè da permettersi ogni mattina, non è consumata da mille desideri. Se provi a chiederle “hai un sogno nel cassetto?” Sospira e poi sorridente risponde: “Vorrei solamente meno sporcizia, vorrei che gli italiani capissero che non è bello buttare robaccia a terra. Vedo tanti bambini farlo, ma le giovani mamme, sempre di corsa, non badano più a certi gesti”. E come darle
torto. La superficialità, la fretta, l’ansia come colonna sonora della nostra vita, tutto questo ci distoglie spesso dalle piccole cose.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

La Garbatella amata da Mirkoeilcane

INTERVISTA AL CANTANTE ROMANO PREMIATO A SANREMO
di francesca Vitalini

Nato a Roma e cresciuto nel quartiere Garbatella, Mirko Mancini, in arte Mirkoeilcane, classe ’86, inizia da bambino a suonare la chitarra. Come musicista compone colonne sonore, sigle e spot pubblicitari, testi e musiche per altri artisti, finché nel 2015 intraprende la carriera da solista e pubblica il suo primo ed omonimo lavoro “Mirkoeilcane”, che ottiene il plauso della critica. Nel 2018 esce il suo secondo album “Secondo me” e con il singolo “Stiamo tutti bene” partecipa al Festival di Sanremo nella sezione Nuove proposte: si classifica al secondo posto e vince il premio della Critica Mia Martini.
Nello stesso anno il brano ottiene altri importanti riconoscimenti: il premio Enzo Jannacci di Nuovolmaie alla migliore interpretazione Sezione Nuove Proposte, il premio PMI (music) alla musica
indipendente e quello Sergio Bardotti per il miglior testo. Ultimo in ordine di tempo il premio Tenco, dedicato alla canzone d’autore, come migliore canzone. Stai vivendo un 2018  importantissimo, come pensi di concluderlo?
Spero con una vacanza!
Ovviamente sto scherzando.
Sono impegnato con il tour, iniziato a maggio, la cui ultima tappa sarà a Roma il 20 dicembre all’Auditorium Parco della Musica. Con il 2019 inizierà, poi, la preparazione di un nuovo album…
c’è da fare ancora! Qual è, secondo te, il successo del singolo “Stiamo tutti bene”, che racconta uno dei tanti viaggi della disperazione nel Mediterraneo, questa volta visto dagli occhi di un
bambino?
Credo sia lo stesso tema trattato, sempre in primo piano nelle agende politiche e dei media, un argomento che divide l’Italia, così come ha diviso la critica.
L’ho affrontato usando come punto di vista la storia di un bambino perché è fondamentale affidarsi all’esperienza diretta più che al sentito dire, che abitualmente genera incomprensione, paura, che a loro volta sono l’anticamera del razzismo.
Ma ecco, un artista può sollevare il tema, è poi responsabilità dei media dare la giusta informazione sulla migrazione e non generare false paure.
I tuoi testi sono impegnati e nello stesso tempo carichi di quell’ironia sarcastica del tutto romana. Cos’altro ti hanno insegnato Roma e la Garbatella?
Il sarcasmo è un modo di fare tipico dei romani, tra di noi ci capiamo, per altri è un atteggiamento inusuale, originale.
Garbatella, poi, mi ha insegnato la semplicità, la convivialità, l’immediatezza dei rapporti umani. Faccio parte dell’ultima generazione del citofono: ci si citofonava per giocare insieme
nel cortile, dove in sedici/diciassette stavamo per ore, finché non faceva buio. Questo tipo di vita, per un bambino, non è possibile in altri quartieri romani.
Ma è un tipo di vita che ti porti da grande, che ti forma nel relazionarti agli altri.
Attraverso tale sguardo sarcastico, come descriveresti la Garbatella. Ci diresti un suo aspetto negativo ed uno positivo?
A Garbatella c’è condivisione; si svolge un tipo di vita non individualistica e si rimane in contatto con la realtà. Di aspetti negativi ne vedo di meno ed hanno a che fare sia con il passato, quando, come borgata, si potevano incontrare delle situazioni di degrado sociale, sia con il presente: essere un quartiere centrale e ricercato lo porta a degli svantaggi, come il rischio di perdere l’ identità più popolare.
Ma è l’unico quartiere in cui vivrei a Roma per la sua dimensione calma, dilatata, a differenza dell’intera città, un ritmo che è utile per il mio lavoro.
Cosa pensi del cantautorato romano che sembra rifiorire in questi ultimi anni con tante proposte musicali diverse?
Sì, c’è molta varietà. Mi piace girare per i locali romani per ascoltare qualcosa di originale, a prescindere dal genere, ma spesso questa originalità è nascosta sotto cumuli di polvere, tranne rarissimi casi: pseudo direttori artistici che scelgono unicamente “musica per riempire i locali”, gli stessi locali organizzati più per chiacchierare che per apprezzare l’artista, impianti audio/
luci di serie c…ecco, in situazioni del genere puoi scrivere anche “La donna cannone”, ma nessuno la sentirebbe.
Non sono i tempi del Folkstudio, né quelli dell’underground romano con Fabi, Silvestri, Gazzè. C’è una proposta molto ampia, ma il cantautorato non è un’etichetta, non basta scrivere canzoni, bisogna creare un’emozione, ascoltare un brano con le gambe che tremano, creare condivisione. Questo è raggiungere l’eccellenza.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Nel salone centrale di Mody Dick l’ultima edizione del Premio fantasia

Anche quest’anno il Premio Fantasia, organizzato dall’associazione Il Tempo Ritrovato di Mirella Arcidiacono, non ha lesinato riconoscimenti ai Garbatellani doc che si sono distinti nell’ultimo
anno. A fine novembre nel salone centrale degli ex Bagni pubblici, oggi hub culturale Moby Dick, alla presenza del Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri si sono alternate le menzioni di merito e i premi in diversi campi di attività: dalle arti, ai servizi sociali, al volontariato, alla cultura.
Il premio 2018, che riproduce un dipinto del Maestro Carlo Acciari donato all’Associazione nel gennaio del 2009, si è arricchito di piccole sculture con il volto di Carlotta realizzate nello studio del professor Vincenzo Varone, titolare della cattedra di tecniche della scultura presso l’Accademia delle Belle Arti con la collaborazione dello studente Vittorio Serrenti. Le sculture sono nate per sensibilizzare il restauro della fontana simbolo del quartiere. Sempre lì nei prossimi giorni verrà posta anche una targa in memoria di Carlo Acciari.
Diverse le proposte avanzate dall’associazione. “ Chiediamo che sulla scalinata di Carlotta venga realizzato un murales, che rappresenti bambini di tutte le etnie che si tengono per mano – ha detto Mirella Arcidiacono – per mandare un messaggio di pace proprio il 20 novembre Giornata Mondiale per i diritti dell’infanzia. Vorremmo inoltre che per il 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, venisse dedicato il piccolo giardino di via Giustiniano Imperatore a Donatella Colasanti tortutata nel massacro del Circeo”.
Ma ecco di seguito l’elenco dei premiati: il professor Vincenzo Varone dell’Accademia delle Belle Arti, l’ortopedico Fabio Rodia del Cto, l’Associazione Amici di Fruzzico, l’assistente sociale e
pittrice Anna Maceratesi, il giovane artista Francesco Romanelli, il maestro artigiano Nando Sciampi, Stefania Rossetti, il dottor Luca Marino del centro Marilab, lo studente dell’accademia
Belle Arti Vittorio Serrenti, il gruppo dei genitori della scuola materna La Coccinella e infine l’architetta Maria Paola Pagliari del Tavolo Archivio storico dell’VIII Municipio.
(I. P. M.)Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

sotto la pioggia battente la XXVII edizione di Corri alla Garbatella

di Massimiliano Giovannoli

Anche quest’anno l’associazione Culturale e Sportiva Rione Garbatella, con la collaborazione tecnica dell’A.S.D. Roma Road Runners Club e il patrocinio del Municipio Roma VIII, ha organizzato
domenica 25 novembre 2018 la 27a edizione di Corri alla Garbatella, gara podistica competitiva sulla distanza di 10km e non competitiva sulle distanze di 5 km e 650 metri.
Come nelle precedenti edizioni, la corsa si e’ tenuta tra le strade che attraversano Garbatella, opportunamente scelte per valorizzare un territorio particolarmente originale e con angoli unici e di rara bellezza.
Un appuntamento unico non solo per gli atleti, ma anche per i tanti cittadini che come ogni anno hanno affollato le strade di questo quartiere ricco di fascino e di storia.
Nonostante le pessime condizioni atmosferiche, la manifestazione ha visto la partecipazione di più di 1000 runners: per la gara competitiva si sono iscritte 135 donne e 435 uomini.
La corsa competitiva di 10 km, che prevedeva il doppio giro di 5 km, in senso antiorario, ha percorso i più suggestivi angoli di Garbatella. Partenza e arrivo in via Guglielmo Massaia, poi il percorso si e’ snodato lungo piazza Bonomelli, via da Pennabilli, Circonvallazione Ostiense, piazza da Lucca, via Percoto, via Persico, via Caffaro, Ponte Spizzichino, via Pullino, via Licata, via Ferrati, piazza Brin, via delle Sette Chiese, via Passino, via Rho, via Borri, via delle SetteChiese e piazza Oderico da Pordenone.

Il primo a tagliare il traguardo è stato Francesco Fagnani con il crono di 35’14”, sul podio anche Marco Giovannini (35’43”) e Maurizio Testa (35’52”). Al femminile successo per Michela Fabrizi in 43’14”, precedute Sara Giuliani (43’33”) e Chiara Battocchio (43’43”).
Oltre la gara competitiva di 10 km c’e’ stata quella non competitiva di 5km che ha visto cimentarsi atleti “meno preparati”.
Hanno gareggiato anche i piu’ piccoli che hanno percorso una breve distanza di 650 metri, rendendo la giornata un momento di aggregazione tra vecchie e nuove generazioni .
Presenti alla premiazione il presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri e l’Assessore alla Cultura Claudio Marotta.
Mascotte premiata di questa edizione e’ stata Sara Vargetto, una bambina di dieci anni dal bellissimo e contagioso sorriso, affetta da AIG (artrite idiopatica giovanile) ma con una irriducibile
gioia di vivere.
Durante la premiazione ha preso la parola anche Walter Graziani Presidente dell’Associazione Culturale e ASD Podistica Rione Garbatella e del Comitato Organizzatore Corriallagarbatella
2018, sottolineando che la corsa dovra’ continuare ad essere un appuntamento fisso per i suoi abitanti e per gli atleti che provengono da fuori Roma. Infine, in via Guglielmo Massaia 31,
presso i locali della Cna dove e’ stato allestito il villaggio degli atleti, e’ stata presentata ai cittadini una mostra fotografica sul quartiere.
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tre appuntamenti a moby dick prima di natale

sabato 15 dicembre 2018
Presentazione del periodico Cara garbatella nel nuovo progetto editoriale
Ritorna in edicola il periodico di cronaca locale dei quartieri dell’VIII Municipio con una moderna veste grafica e un nuovo progetto editoriale. al lancio del giornale, che uscì nel quartiere popolare per la prima volta 22 anni fa, saranno presenti insieme agli attuali iscritti all’associazione Cara Garbatella, agli inserzionisti pubblicitari e agli amministratori dell’VIII Municipio, i fondatori del  mensile di informazione territoriale, Giancarlo Proietti direttore editoriale e i giornalisti Carlo Picozza e Gianni Rivolta. Nell’occasione sarà allestita una mostra con i vecchi e più significati numeri del giornale, letture d’autore e un intrattenimento musicale jazz.

martedì 18 dicembre 2018
Bob Dylan pioggia e veleno
Presentazione del volume di alessandro Portelli Bob Dylan, pioggia e veleno «Hard Rain», una ballata fra tradizione e modernità (Donzelli Editore, 2018). attraverso l’analisi di Hard Rain, Portelli racconta gli anni della scoperta della canzone folk americana, il suo lavoro di storico della cultura popolare e l’ impegno per la riscoperta della tradizione orale. Nel libro c’ è la ricchezza spesso  fuggente della personalità di Dylan ma c’è anche il modo in cui quelle canzoni hanno cambiato le vite di molti in giro per il mondo. Perché, come spiega Portelli, «le grandi canzoni hanno
una vita propria, che prescinde dalle intenzioni dell’ autore».
Alessandro Portelli, considerato uno dei fondatori della storia orale, ha insegnato letteratura angloamericana all’università «la sapienza» di Roma ed è presidente del Circolo Gianni Bosio.

giovedì 20 dicembre 2018
Parruccoro amor vincit omnia
Non solo un concerto o una occasione di commemorazione, ma soprattutto un segnale chiaro di un nuovo modo di considerare il fronte dell’Hiv-aids. sempre più si tratta di una malattia da combattere con le armi della medicina, per evitare nuovi contagi, ma anche e soprattutto con l’amore, come testimonia l’immagine del Cupido trionfante di Caravaggio che è stata scelta per l’occasione, per contrastare l’ostracismo verso le persone HIV positive. Il Roma Rainbow Choir e il Parruccoro, assieme al Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, all’ambasciata Inglese in Italia e alla Biblioteca HuB Moby Dick, cantano l’amore. Con il Patrocinio di Cromatica e del Municipio Roma VIII.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Percorsi Garbati alla Garbatella

GARBATELLA A SPASSO PER I LOTTI SABATO 19 MAGGIO 2018

PERCORSI GARBATI 2017
SABATO 27 MAGGIO 2017 ORE 15:00

Passeggiata alla scoperta delle bellezze della Borgata Giardino della Garbatella, accompagnati dalla Prof. Francesca D’Alessio.
Partenza da Piazza Benedetto Brin
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ENTRO MERCOLEDI 25 MAGGIO 2017
Durata 2h 30 min circa

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Garbatella su la testa!

Un Natale di solidarietà e rigore morale, il nostro patrimonio più grande

di Paola Angelucci

“Il quartiere che mi piace più di tutti è la Garbatella…” ci dice Nanni Moretti nel suo film del 1993 Caro Diario ed eccola Garbatella nostra, piace sempre, piace a tutti.
Poco più di tre chilometri quadrati di territorio a metà tra il centro storico e l’agro romano, quasi cinquantamila persone e quasi cento anni di vita passati per le sue strade fatte di terra e polvere in principio, poi lastricate per far scorrere la modernità di automobili e tram ed ora nuovamente da rifare; tanti anni scivolati nelle sue case più uniche che rare, all’insegna dell’eclettismo, del barocchetto, del razionalismo e poi, via via, fino ai palazzi frutto più recente del mattone romano lievitato a dismisura negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, ingombranti cugini degli storici lotti, che ormai cingono con affetto tutto il perimetro del quartiere. Tanta roba, tanta bellezza che fa innamorare sempre più il turista attento, gli studenti
e i tanti romani che scelgono Garbatella come meta delle loro passeggiate in città.


Eccola Garbatella bella, in questo periodo tutta sbrilluccicante per le luci del Natale che si affacciano festose dalle vetrine, da portoni e finestre, ammiccando provano ad attrarci, donne ed uomini sempre più distratti, così presi dai nostri problemi quotidiani: il lavoro che non c’è, le scuole dei figli, una persona cara da accudire, le preoccupazioni dei ragazzi per il loro futuro e così non alziamo più la testa, sembra non ci bastino più le nostre piazzette, stradine, giardini, tiriamo avanti talmente appesantiti dai nostri problemi che camminiamo chiusi nei paltò, nascondendo oltre ai nostri corpi, anche la natura di una comunità resistente, affossando il carattere socievole ed accogliente ereditato dai primi abitanti operai, ex braccianti in cerca di lavoro nella capitale e gli espulsi dal centro di Roma, sfollati a causa degli sventramenti subiti dalla città per le velleità del regime fascista.
Sembra quasi che la solidità di un quartiere come questo si stia facendo minare da un corso sbagliato delle cose, come se il democratico ponentino che leggero accarezza il rosso e l’ocra delle case di Garbatella, stia lasciando il passo ad un vento irritante che ci fa chiudere gli occhi per proteggerci, ma ci fa perdere di vista gli uni con gli altri. Certamente anche qui si respira un’ariaccia da un po’ di tempo, sarà per la puzza che dagli stracolmi cassonetti ci assale le narici salendo su fino agli ultimi piani, sarà perché i marciapiedi con sempre più alberi abbattuti ci fanno una tristezza infinita o perché dalle televisioni e dai giornali arrivano solo messaggi di odio sociale che, fomentando intolleranza e incomprensioni, ci spingono alla disgregazione. Sarà per tutto questo, ma il terreno su cui i nostri hanno fondato le radici della Garbatella è diventato scivoloso e, come le buche sui marciapiedi, pericoloso; allora bisogna essere forti, ricominciare ad essere ribelli di fronte all’incompetenza di chi ci fa vivere così, quasi senza dignità, resistendo alle generalizzazioni e affermando forte che la disumanità non abita qui!
Una finestra rotta e non riparata, così come teorizzato nei primi ani ’80 dai sociologi Wilson e Kelling, potrebbe generare fenomeni di emulazione dando inizio ad una spirale di degrado urbano e sociale, la finestra è solo una metafora che ci spinge a riflettere sul senso di comunità che sappiamo essere forte a Garbatella. il nostro fitto tessuto associativo e politico è linfa per il quartiere e aiuta a tenere accesa la scintilla dell’orgoglio di un territorio combattente, esigente e critico da sempre.
Ricominciamo dalla solidarietà, ormai praticamente estranea alla società contemporanea, ma che a Garbatella non è mai mancata e non ha mai lasciato spazio all’intolleranza e dove il controllo sociale, esercitato nelle piazze e nei lotti, ha permesso anche alle tante anime fragili e diverse di vivere accolti nella vita pulsante del quartiere: Pasquale, Evandro, il Marinaro solo per citarne alcuni che ci hanno lasciato, fino ai clochard, più efficienti del Comune di Roma, che hanno reso i giardini della Circonvallazione Ostiense un luogo curato e pulito, ecco tutti  loro e tanti altri hanno trovato uno spazio protetto nella comunità di quartiere, purtroppo impensabile in altre zone della capitale.
Questo è il nostro patrimonio più grande, fatto di aiuto reciproco, solidarietà e rigore morale, tessuto dai racconti delle storie personali, base della vicenda corale che fa crescere il loro valore collettivo e storico portando la Garbatella ad assumere un ruolo esemplare nella storia di Roma.
Non restiamo chiusi con le teste infilate nei baveri alzati dei nostri cappotti, rinfreschiamoci la gola con l’acqua della dolce Carlotta, riprendiamo a chiedere e a fare per la comunità resistendo all’imbarbarimento, al menefreghismo, all’intolleranza.
Garbatella su la testa!

Copyright  tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 13 – dicembre 2017Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Santa Galla alla Circonvallazione una volta ai margini di Garbatella

Santa Galla alla Circonvallazione una volta ai margini di Garbatella
La chiesa ha ereditato il titolo da un’altra, antica, distrutta nelle demolizioni nel centro storico operate dal fascismo. Completata nel 1940, fu danneggiata dai bombardamenti del 1944

di Enrico Recchi

A me piace considerare la zona della Circonvallazione Ostiense parte integrante del nostro quartiere ed è per questo che, volendo raccontare la storia delle Chiese della Garbatella, parto dalla più periferica: Santa Galla. Galla era una patrizia romana del VI sec. dC, figlia di Quinto Aurelio Simmaco, oratore scrittore e senatore romano fatto uccidere da Teodorico re degli Ostrogoti. La nobile romana nella sua vedovanza divenne famosa e popolare per l’assistenza profusa ai poveri, per la sua gentilezza e disponibilità nell’aiutare i più bisognosi.
Alle pendici del Campidoglio, non lontano dalla attuale Via Petroselli, venne così costruita una Chiesa, probabilmente proprio laddove c’era la casa della santa donna. In questa chiesa era conservata un’immagine della Vergine che sarebbe apparsa alla figlia di Teodorico mentre aiutava i poveri. L’immagine e la devozione per la santa vennero in seguito trasferite in un’altra Chiesa, quella di Santa Maria in Campitelli.
Tutta la zona venne ampiamente devastata dagli sventramenti del ventennio fascista per la costruzione della Via del Mare e dei nuovi edifici della ex Anagrafe nello stile razionalista dell’epoca ed oramai si era persa completamente memoria del vecchio tempio Cristiano dedicato alla Nostra.
Così nel 1940 si decise di costruire una nuova Chiesa che venne intitolata a Santa Galla, proprio ai margini della Garbatella.
Quando nel 1940 la chiesa venne completata, i palazzi che oggi vediamo allineati lungo la Circonvallazione non erano stati ancora costruiti e davanti la chiesa si ergevano solamente gli “Alberghi” di piazza Biffi. A fianco del nuovo edifico religioso però esisteva un edificio costruito come ospizio per persone anziane, che venne gravemente danneggiato durante il conflitto.
La memoria, ormai persa, della patrizia romana Galla e del suo soccorso ad anziani e bisognosi, fece sì che per molto tempo fu in uso il modo di dire che indicava all’interlocutore, magari avanti con gli anni e maldestro, la necessità di trasferirsi proprio nell’Ospizio di Santa Galla. “Ahò, ma nun sei bono a gnente. Devi proprio d’annà a Santa Galla!”.
Ma andiamo con ordine. La chiesa venne costruita appunto nel 1940 con a fianco un edifico che fungeva da ricovero per persone anziane. A quell’epoca con l’Italia in guerra, di povertà, nonostante i proclami del regime, ce n’era davvero tanta. In zona c’erano gli orti di guerra, dove la gente coltivava qualche verdura di stagione per aiutare la magra dieta domestica e c’erano le marrane, laghetti d’acqua alimentati dal fiume Almone, dove i ragazzini andavano a sguazzare e parecchi poveri a catturare le rane da mangiare o da vendere.
La costruzione della chiesa rappresentò, quindi, per tutti i cittadini della parte bassa della Garbatella una novità positiva. Messe, comunioni, cresime e matrimoni (il primo venne officiato nel 1941) e funerali potevano essere celebrati “vicino casa” senza doversi servire necessariamente di SS. Eurosia e Isidoro (San Filippo Neri venne costruita solo nel dopoguerra) o di S. Francesco Saverio o della Basilica di S. Paolo.

La giovane chiesa dovette presto però affrontare direttamente gli eventi bellici con i bombardamenti che colpirono la zona della Stazione Ostiense, obiettivo militare per eccellenza, e le case della Garbatella stessa.
La Garbatella, ovviamente,non era un obbiettivo militare, ma allora come oggi non esistevano bombe intelligenti capaci di selezionare cosa colpire. In particolare i bombardamenti del 1944 e quello terribile del giorno 7 marzo causarono morti e devastazione.
Tra gli altri, venne bombardato  anche l’Albergo Bianco dove c’erano la maternità e l’asilo nido, procurando diversi morti e feriti. In quell’occasione il parroco di Santa Galla, don Teocle Bianchi, si prodigò instancabilmente nel portare aiuto ai feriti e alle famiglie colpite.
Per quanto riguarda gli aspetti architettonici c’è da dire che il progettista fu Tullio Rossi che si rifece ai canoni classici delle costruzioni dell’epoca assai semplici.
La facciata è a capanna con il campanile sulla sinistra. Il tutto rivestito di mattoni.
Davanti alla chiesa è presente una struttura a portico aperto.
All’interno due file di colonne circolari dipinte dividono le tre navate. In alto sono presenti delle finestre quadrangolari che danno luce all’ambiente.
Il soffitto a capriate lignee richiama idealmente la tradizione paleocristiana a cui apparteneva l’antico edificio ai piedi del Campidoglio.
Da quell’antica chiesa proviene il cippo marmoreo che funge da altare. Altro elemento di riguardo è una tela seicentesca con “La visione di Santa Galla”. Da ricordare anche un altro elemento distintivo della chiesa: il grande organo, dalle bellissime sonorità, restaurato dal maestro organaio italo-francese Formentelli, acquisito nel 1985.
Passata la guerra, con la nascita dei palazzi della Circonvallazione Ostiense la chiesa ed il suo oratorio diventarono i catalizzatori sociali di tante famiglie e ragazzi. Io per primo ho trascorso tanti pomeriggi sui campi di calcio dell’oratorio o nelle salette sotto la chiesa, magari a giocare a ping-pong, (la mia famiglia si trasferì da una casa alle spalle di San Filippo Neri, dove ero nato, alla Circonvallazione Ostiense nel 1961). Insomma diverse generazioni di “garbatellari di periferia”, come potremmo definire gli abitanti della zona, sono cresciute sotto le cure di don
Vincenzo prima e don Antonio poi. Sì perché c’è da ricordare che a cavallo degli anni 70/80 abitare alla Circonvallazione Ostiense era un elemento che distingueva dalla popolare ed allora malfamata Garbatella e ci si pavoneggiava nell’affermare di non essere della Garbatella ma della Circonvallazione. Oggi invece il raggio di appartenenza sociale, con la Garbatella sugli scudi della moda, della TV e dei quotidiani, fa includere anche la moderna arteria stradale nel quartiere che più amiamo.
Ma per alcuni “tignosi” la questione resta aperta: la Circonvallazione Ostiense fa parte della Garbatella?
Io che sono per un pacifico e operoso “volemose bene” (anche se con i suoi distinguo) indirizzo le mie scarse energie verso altri impegni e propendo senza indugio per una Garbatella allargata ed accogliente.

Copyright  tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 13 – dicembre 2017Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Garbatella: nascita di un quartiere nelle fonti storico – archivistiche

Un percorso tra proprietari terrieri, vita comune e storia locale

“Fo rispettosa domanda alla S.V. voglia accordarmi un tavolino per vendere limoni e bibite in via Ostiense prossimità via della Garbatella fuori Porta San Paolo.
Tanto vorrò sperare alla sua grande umanità di volermi dare questo permesso che per me è unico mezzo di alimentazione per la mia famiglia” così scrive Belloggi Filomena nel 1915 al Comune di Roma, chiedendo l’autorizzazione alla vendita su strada.

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Il Presepe artigianale al Teatro “In Portico”

Il Presepe artigianale al Teatro “In Portico”

L’opera meccanica del maestro Dante Pica

di Mirella Arcidiacono

La Garbatella aveva rischiato quest’anno di non avere il suo presepe artigianale e meccanico, realizzato dal mastro artigiano Dante Pica, che raccoglie materiali d’epoca e ne cura  minuziosamente l’assemblaggio.

 Il Presepe artigianale al Teatro “In Portico”

L’opera meccanica del maestro Dante Pica

di Mirella Arcidiacono

La Garbatella aveva rischiato quest’anno di non avere il suo presepe artigianale e meccanico, realizzato dal mastro artigiano Dante Pica, che raccoglie materiali d’epoca e ne cura  minuziosamente l’assemblaggio.

Il presepe, completamente animato, è stato realizzato con statuette alte circa 15 cm, che si muovono grazie a dei motorini elettrici.

Dante Pica venne premiato con il Premio Fantasia di Garbatella 2010 per il presepe garbato, che è la gioia  di adulti e bambini. Nonno Dante, così meglio conosciuto dagli abitanti della zona, aveva rilasciato un’intervista lo scorso anno, che si può trovare su youtube, nella quale confessava proprio in quel filmato le tante difficoltà a continuare questa esperienza. Ormai arrivato all’età di 90 anni non se la sentiva di più si rimontare il presepe e stare lì tutti i giorni di guardia. Per lui era diventata una fatica, anche perché aveva avuto un problemino al cuore, era stato ricoverato ed i medici gli avevano consigliato di non affaticarsi.

L’insistenza della gente del quartiere, che ha fatto una raccolta di firme e l’appello del parroco Don Paolo, lo hanno convinto ad essere presente anche per questo Natale con il suo bellissimo presepe. Come sempre l’opera, perché di questo si tratta, sarà esposta nei locali della chiesa di Santa Galla, adiacenti al Teatro in Portico.

Pertanto dall’8 dicembre 2017, al 9 gennaio 2018, si potrà visitare il presepe tutti i giorni feriali dalle 15,30 alle 19,00, nei giorni festivi dalle 11.00 alle 12,30 e la sera di Natale dopo la messa. Non dimenticate di ringraziare ed augurare buon Natale al mastro artigiano Dante Pica.

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Premio Fantasia

Premio Fantasia ventiseiesima edizione: quest’anno nell’hub culturale di Moby Dick

di Clementina Averardi

E’giunto alla XXVI edizione il Premio Fantasia di Garbatella, ideato da Mirella, Adalberto, Romolo Arcidiacono e realizzato dall’associazione culturale Il Tempo Ritrovato.

Premio Fantasia ventiseiesima edizione: quest’anno nell’hub culturale di Moby Dick

di Clementina Averardi

E’giunto alla XXVI edizione il Premio Fantasia di Garbatella, ideato da Mirella, Adalberto, Romolo Arcidiacono e realizzato dall’associazione culturale Il Tempo Ritrovato.

La manifestazione annuale è in onore alla memoria del Maestro Carlo Acciari e del Maestro Enzo Ventre, che hanno dipinto e scritto canzoni per lo storico quartiere popolare.

Nel passato sono stati diversi i personaggi in vari settori delle arti e delle professioni che hanno ottenuto il riconoscimento garbatellano. Si sono avvicendate persone affermate ed emergenti nel cinema, dal regista Ferzan Optek all’attore Franco Nero, da Fabrizio Amici a Paolo Pagano, da Tosca a Valerio Mastandrea per arrivare a Tiziana Foschi e a Pino Insegno. In questi anni sono stati premiati anche i campioni della solidarietà, da Padre Guido a Cristiano Bartolomei della Brigata Garbatella della Protezione civile.

PremioFantasiaTanti premiati ci sono stati anche nel mondo della cultura e del giornalismo come il rettore dell’Università Roma Tre, Guido Fabiani, e la professoressa di Scienze Politiche, Ginevra Conti Odorisi, da Maria Egizia Franceschetti del “Corriere della Sera” a Francesca Vitalini di Cara Garbatella.

Ricordiamo i primissimi premiati, proprio per la storia del territorio: Enzo Staiola, ilragazzino di “Ladri di biciclette”, Carlo Acciari, Augusto Venturini, Bruno Filippini, Massimo Mongai, Riccardo Mancini, Elisabetta di Renzo, Vera Natalini, Alberto Mariotti e, alla memori, Padre Melani e Iole Zedde.

Anche quest’anno i prescelti sono stati 10 e sono stati insigniti del Premio Fantasia 2017 negli Ex Bagni Pubblici, l’hub culturale di Moby Dick nel cuore della Garbatella, dove hanno presenziato tra gli altri l’ex assessore alla cultura dell’VIII Municipio Claudio Marotta e l’attore Marco Roffi, che ha letto le motivazioni.

Ecco la lista dei premiati:

1 – Moira Monetti, una mamma della Garbatella che lavora come assistente di poltrona dalla igienista e dalla dentista del centro di Marilab Caffaro, con lei è stato realizzato il progetto della Fatina dei dentini. Un incontro con i bambini e i loro genitori che hanno visto in un filmato di cartoni animati come lavare i dentini e mantenere l’igiene orale.

2 -Marco Stazi ha raccontato in musica una storia importante per il territorio, racchiusa in un anello indossato da un suo amico. La storia di un amore spezzato nel bombardamento del marzo del 1944 alla Maternità dell’Albergo bianco. Marco incuriosito chiese al suo amico se quell’anello che portava aveva un particolare motivo e lui rispose” Si me lo ha dato mia madre, era di sua sorella Antonietta, lo aveva regalato al suo fidanzato che ce lo ha restituito come ricordo. Antonietta morì all’albergo della maternità nel bombardamento del 7 marzo del 1944. Ne è uscito un bel video che è stato trasmesso durante la premiazione.

3 – Carla Tamburo e Bruno Malu, sono moglie e marito, cantano e suonano in vari luoghi, il loro appuntamento fisso è nel Centro anziani di San Paolo. Hanno partecipato al teatro Ambra nel 2015 al progetto di solidarietà metropolitana per le malattie rare “Gente allegra Dio l’aiuta” e hanno inciso due canzoni che cantano la Garbatella: “Carlotta . Una voce di Roma e Sognando Garbatella”.

4 -Fulvio Vento, ha lavorato nel cinema al montaggio e qualche volta anche al doppiaggio. Ha conosciuto Maurizio Arena e non solo, ha un suo modo romano e molto verace di raccontare il mondo del cinema e dei suoi personaggi. Fulvio, nato al lotto 12, ha 86 anni ed è una testimonianza preziosa per la storia del territorio.

Era un ragazzino di appena 12 anni quando quel 7 aprile del 1944 si trovò sul Ponte di ferro al Porto Fluviale e vide sul greto del Tevere i corpi freddati dai tedeschi delle donne che per fame avevano tentato di assaltare il forno Tesei per accaparrarsi farina e pane.

5 – Luciano Roffi, è un attore di cinema e teatro, un bravissimo doppiatore e con la sua bellissima voce ha registrato favole e passeggiate culturali. In particolare con lui è stato realizzato un video proprio dentro Moby Dick; dove si racconta la storia di quello che erano i bagni pubblici.

6 – Patty Perticari, é una magica e dolce donna dotata di una grande creatività. Infatti ha donato all’associazione Il Tempo ritrovato una torta scultura che rappresenta la fontana
Carlotta e l’effige della Garbatella. L’opera e’ stata esposta presso la scuola “La coccinella” per la gioia dei bambini.

7 – Lidia De Carolis, è la coordinatrice delle scuole materne “La coccinella” e “Il Girasole colorato”, grazie a lei e alle maestre si sono potute realizzare negli anni molte iniziative a favore dell’infanzia. L’ultima in ordine di data è stata  quella di Garbabalena, amica di Moby Dick, 230 disegni di balene realizzati dai bambini ed esposti sulla scalinata della fontana Carlotta.

8 – Gabriele Fortuna, il giovane diplomato al Dams ha vinto il concorso della Regione Lazio “Torno subito”, che gli ha dato la possibilità di promuovere il progetto di gemellare la Garbatella a Cuba. Dal gemellaggio è nata una sceneggiatura che ora dovrà essere realizzata in un filmato.

9 – Elisabetta Rossi, redattrice dei Quaderni di Moby Dick, il periodico del Tavolo archivio storico del territorio, in un viaggio a Osimo, paese natale di Innocenzo Sabbatini, ha riportato tante testimonianze fotografiche dell’opera eclettica dell’architetto marchigiano. Con un gruppo di persone, inoltre, ha dato vita all’associazione Conosciamo l’Eur e si adopera on varie iniziative per la riapertura del Museo della Civiltà.

10 Concetta Fusco, è la vicepresidente nazionale del Movimento Italiano Casalinghe (Moica), che opera da ben 35 anni sul territorio della Garbatella a favore del mondo delle casalinghe e non solo e della tutela del territorio. In particolare l’associazione si batte per assicurare alle casalinghe una pensione. Molto attenta all’annosa problematica delle violenze domestiche, organizza convegni e incontri culturali a tema.

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Cuba dietro l’angolo

Cuba dietro l’angolo

Garbatella oltre i suoi confini gemellata all’Havana

di Gabriele Fortuna

Garbatella è un microcosmo di  idee che nascono e si sviluppano, un hub culturale e sociale a cielo aperto, dove le persone si incontrano e raccontano. E proprio da un incontro tra chi scrive, un giovane studente di cinema, apprendista story-teller, e una garbatellana doc, una fata con la bacchetta dalla punta a forma di stella, si è realizzato un gemellaggio tra la coriacea Garbatella e l’esotica Cuba.

Cuba dietro l’angolo

Garbatella oltre i suoi confini gemellata all’Havana

di Gabriele Fortuna

Garbatella è un microcosmo di  idee che nascono e si sviluppano, un hub culturale e sociale a cielo aperto, dove le persone si incontrano e raccontano. E proprio da un incontro tra chi scrive, un giovane studente di cinema, apprendista story-teller, e una garbatellana doc, una fata con la bacchetta dalla punta a forma di stella, si è realizzato un gemellaggio tra la coriacea Garbatella e l’esotica Cuba.

Le basi per il ponte su Cuba sono state costruite a partire dall’ottobre 2016, quando sono risultato tra i vincitori del bando regionale Torno subito cinema, un’opportunità fornita ai giovani per formarsi all’estero nel settore lavorativo di interesse, reimpiegando poi le competenze acquisite nella Regione Lazio.

Cuba

Una volta scelto di apprendere il mestiere della sceneggiatura presso la EICTV, ovvero l’EscuelaInternacional de Cine y Tv di Cuba, una delle più importanti scuole di cinematografia in America Latina, fondata dallo scrittore Gabriel Garcia Marquez e il Líder Màximo Fidel Castro, sul modello del Centro Sperimentale di Cinema di Roma, ho redatto un progetto dal titolo “Il viaggio della memoria: Garbatella-Cuba A/R, alla scoperta delle radici della Resistenza e della Rivoluzione che liberarono i popoli dalla dittatura”, teso alla ricerca di un filo rosso che collegasse le due fasi storiche e potesse essere raccontato da parole e da immagini.

Un filo allungatomi da Giancarlo Leone, operatore di Laziodisu, ente per il diritto agli studi universitari nel Lazio che finanzia Torno Subito e si occupa dell’erogazione dei contributi cui i govani in partenza attingono  per sostentarsi e della stipula delle convenzioni che attestano la partecipazione al bando. Un filo che mi ha legato a Mirella Arcidiacono, meglio nota come Fata Garbatella, un’istituzione del quartiere omonimo, di cui tramanda la storia, salvaguardandola dall’accanirsi del tempo.

Trascorso il tempo a Cuba (dove sono stato peraltro spettatore della morte di Fidel Castro, accolta dai cubani con mestizia e preoccupazione per il futuro prossimo), sono tornato a Roma e, come un novello Dante accompagnato da Virgilio, ho percorso insieme alla fata le vie della ‘Garbata ostessa’, vedendo fontane con il volto di donna cui si abbeverano grandi e piccoli, orologi le cui lancette non girano più, case, spazi che nacquero per un uso e si sono trasformati in altro… Ma, soprattutto, ho conosciuto persone di varie età ed estrazione che mi hanno raccontato cosa significhi essere un abitante della Garbatella.

Persone come il giornalista e scrittore Gianni Rivolta, che mi ha parlato dei moti di Resistenza del quartiere durante la Seconda Guerra Mondiale; Rossana Di Lorenzo, attrice di film al fianco di Alberto Sordi o Anthony Quinn, sorella di Maurizio Di Lorenzo, Sora Garbatella ma, soprattutto madre e, per me, una seconda nonna; Giancarlo Proietti, che mi ha raccontato della Villetta, edificio della sinistra nelle cui stanze sono transitati Enrico Berlinguer e Pier Paolo Pasolini; Gianna Muriani, Lady Garbatella, cresciuta all’Albergo Bianco, uno dei palazzi bombardati il 7 marzo 1944; Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio e scrittore che ha dato vita a Valerio, il protagonista del noir “Garbatella combat zone”; infine, Fulvio Carnevali, ex doppiatore, un concentrato di simpatia ed energia, il cui padre pose la prima pietra del quartiere fondato nel lontano 1920 alla presenza del re Vittorio Emanuele III. E proprio grazie a Fulvio e alle sue narrazioni attorno a una tavola imbandita nella casa di Mago Laureotto (Francesco Ottaviani), sita presso il palazzo che ospitava la Maternità, ho ascoltato la storia delle donne del ponte, un episodio avvenuto il 7 aprile 194, avente per protagoniste dieci donne assassinate dalle milizie nazi-fasciste, che mi ha dato lo spunto per scrivere un soggetto che attende di essere tramutato in cortometraggio.

Una storia che parte da Cuba per finire alla Garbatella. Una storia al femminile con al centro due donne legate da un tragico avvenimento che farà emergere un passato celato nei meandri della loro mente. Passato e presente, verità e finzione,si mescolano grazie alla conoscenza e alla creatività, tanto da permettermi di vincere il Premio Fantasia 2017, dedicato a promuovere chi fa dell’arte il proprio mestiere.

Una fantasia che può tutto, anche unire due luoghi distanti migliaia di chilometri.

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