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Tag: Bellezze del territorio

Sull’itinerario di Nanni Moretti alla scoperta della Garbatella

Sull’itinerario di Nanni Moretti alla scoperta della Garbatella

Vi ho conosciuto entrando nel locale “Pizza e supplì” in Piazza Damiano Sauli e trovando una copia di “Cara Garbatella” in esposizione. Ho letto l’articolo di Enrico Recchi sul pavimento mosaicato di Piazza Sauli e concordo con lui sulla pubblicità indiretta alla Garbatella fatta dal film “Caro diario” di Nanni Moretti. Ho trascorso a Roma venti mesi di servizio civile (sono obiettore di coscienza) nel 1988-89 e non ero mai stato alla Garbatella, che era per me, allora, solo una fermata della Metro. Su insistenza di mia moglie, e sempre grazie al film di Moretti, ho finalmente potuto conoscere la struttura urbana del quartiere.
Una volta usciti dalla metropolitana, l’impatto affascinante con l’esile struttura del ponte cavalca ferrovia ha attirato l’attenzione, ma poi solo palazzi e strade quasi ortogonali. Ci siamo incamminati per qualche centinaio di metri un po’ delusi. La signora che veniva verso di noi, sul marciapiede, doveva essere di sicuro del posto. L’intuizione di mia moglie era giusta, le ha così chiesto dove fossero le case storiche del quartiere, i primi  insediamenti. ‘Ah, anche voi siete qui per i Cesaroni?’. e mia moglie: ‘No, signora, siamo qui per Nanni Moretti!’. La signora non comprende, ma con molta gentilezza ci indica la direzione. Rasentiamo a sinistra un parco pubblico con un mercatino delle pulci e vediamo di fronte a noi i primi lotti con le tabelle dei numeri, delle portinerie, tutte con i fasci littori scalpellati… Eravamo in un pezzo di Roma che ci mancava. Bellissime le villette, ben strutturate le strade, diversificati i modelli e le impostazioni di ogni abitazione: i comignoli, le fioriere sotto alcune finestre, le recinzioni, le scalinate, i cancelli, gli infissi in legno originali. Ogni particolare esterno meticolosamente studiato. Abbiamo provato ad immaginare gli interni, ma con poco successo. Oltrepassati gli archi in mattoni rossi, si è aperta davanti a noi la piazza che ci ha immediatamente ricordato le piazze metafisiche di De Chirico. La chiesa (purtroppo chiusa) e la scuola con le quattro aquile che avranno sicuramente terrorizzato generazioni di bambini di prima elementare. La piazza mostrava la tranquillità dell’ora di pranzo. Seduti su uno dei sedili in marmo notiamo l’insegna “Pizza e Supplì”
e un signore con il grembiule bianco sulla soglia, l’immagine ci fa ben sperare.
Entriamo, ordiniamo due tranci di pizza e due supplì. Sono ottimi, li gustiamo con devozione mentre notiamo su un tavolino ‘Cara Garbatella’. Chiediamo quanto costa e ci viene risposto che è a distribuzione gratuita. C’è tempo per chiedere com’era la piazza. “Non era così prima, questa l’hanno fatta un po’ di anni fa, prima c’era un giardinetto con il prato…” . “Ma, dico, la sovrintendenza dei beni culturali non dovrebbe tutelare anche le peculiarità urbanistiche dei luoghi in cui viviamo? A quanto pare no, se il Municipio ha deciso di modificare e trasformare l’impostazione originaria della piazza”. Mentre usciamo notiamo i mosaici di sassolini, un’insegna sfondata del totocalcio, saracinesche di esercizi chiusi da tempo. Chiediamo ad un passante del teatro Palladium.
Scendiamo la dolce discesa, il teatro è ora edificio universitario, più in là attira la nostra attenzione il bel portone dei Bagni pubblici e i manifesti che raccontano la lotta per la biblioteca di quartiere. Ritorniamo sui nostri passi, un caffè, un’occhiata alle bancarelle del mercatino e rientriamo nelle chiazze d’ombra dei palazzi anni ‘50 e ‘60. Dopo una triste riflessione sull’involuzione delle abitazioni, moderni alveari in opposizione alle umane condizioni delle villette anni 20, riprendiamo la metropolitana e ringraziamo Nanni Moretti per averci portato in una zona di Roma che meriterebbe di essere maggiormente conosciuta dai turisti e, probabilmente, anche dai romani.

Gianni Belluscio

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Luglio 2014

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L’uomo delle stelle di Fabio Mariotti

Ho saputo della sua morte solo al ritorno da Londra, dove ero in vacanza durante la chiusura della scuola a Pasqua.
La prima sensazione è stata un senso di colpa per non esserci stato, lì con tanti altri amici, ex compagni ed ex colleghi di scuola, a dare l’ultimo saluto a Padre Guido.
Non ho provato dolore ed è stato strano accorgermene, ma un gran senso di pace e di serenità, lui che per tanti anni ci ha insegnato a rispettare la vita e non temere la morte, se n’ è andato in pace, come era naturale che fosse. Ho meditato a lungo prima di scrivere qualcosa su di lui, non volevo fosse il solito necrologio di circostanza.

Se andate in giro sulla rete troverete centinaia di storie e aneddoti sulla sua vita e la sua “militanza” di prete di quartiere qui alla Garbatella.
Potrei ricordarne tanti anch’io, sia da alunno, sia da professore del Cesare Baronio.
Qui voglio invece ricordare padre Guido come il sacerdote atipico che è sempre stato, quello che portava gli alunni a copiare sul quaderno le parolacce scritte sui muri, per demistificarne il senso ribellistico e proibito, quello che a messa non parlava mai dell’inferno ma preferiva trarre dalla natura lo spunto dei suoi discorsi. Nel suo insegnamento il messaggio evangelico più schietto partiva sempre dalla grande lezione spiritualista della natura.
Padre Guido è stato per me il prete che ci faceva costruire il sestante e il barometro a scuola ma ci insegnava anche che c’è qualcosa al di là della realtà visibile.
Padre Guido è stato per me l’uomo delle stelle. Da ragazzi  spesso ci portava a guardare il firmamento, quando a Roma il cielo non era ancora velato dalle luci delle insegne luminose che oggi deturpano la città e tutt’intorno alla Garbatella c’era ancora la campagna.
Ricordo come fosse ora il miracolo della nostra galassia stagliata contro il nero cristallino del cielo di tramontana. Un’emozione che nessuna parola potrà mai descrivere, nessuno schermo Hd-3D riprodurre, il senso profondo di essere parte di quello spettacolo meraviglioso.
E poi ci insegnava i trucchi del mestiere: come distinguere un pianeta da una stella, dove trovare Aldebaran, Vega, Orione e Cassiopea. Ma soprattutto ci spiegava come orientarci con le stelle e non solo in senso geografico: al di là dell’astronomia, Padre Guido ci indicava come trovare noi stessi…” quando un giorno sarete grandi, e magari vi sentirete smarriti, guardate lassù. Lì troverete tutte le risposte ai vostri dubbi”.
Sono diventato grande e anch’io mi sono smarrito, più di una volta in questa vita.
Grazie a lui ho saputo alzare lo sguardo al firmamento e ritrovare la Via
Grazie padre Guido, ciao!

tratto dalla sua ultima lettera ai parrocchiani:

“….vedo appiattirsi sempre più lo standard (abusivamente) imposto dalle macchine o dai computer che praticamente ignorano il ritmo vero della vita sul Pianeta Terra che annualmente, ruotando attorno al sole, ci propone il susseguirsi delle stagioni e la spiritualità della primavera, dell’estate, dell’autunno e dell’inverno che ogni anno propongono un anello nuovo (pensate ai cerchi annuali del tronco nelle piante)…”

Fabio Mariotti

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La tonaca che decise di vestire

Padre-Guido-Foto-G_BelmonteLa tonaca che decise di vestire più di cinquanta anni fa non gli consentì di godere della gioia della paternità. Ma Guido Chiaravalli, padre Guido, di figli ne adottò a centinaia, figli putativi, secondo la regola degli oratoriani di San Filippo Neri, la famiglia cui aveva scelto di appartenere per amore. A un certo punto, alla Garbatella, per lungo tempo borgata di frontiera, ragazze e ragazzi di almeno tre generazioni  lo riconobbero come personaggio tutelare e gli si affidarono come ci si affida a chi sai che non ti deluderà, anche quando, invece che di una buona parola o di una carezza, ti gratificherà di un rabbuffo.

I miei rapporti con padre Guido risalgono al 1982, al tempo in cui incominciai sistematicamente ad occuparmi della Garbatella e dei suoi abitanti sulla “Gazzetta” , il benemerito giornale locale che era diretto  da Gianni Rivolta. Apprezzava le mie “scoperte” sulla storia, la geografia, i personaggi del quartiere, mi dava idee e suggerimenti, mi raccontava aneddoti, mi ringraziò commosso  quando, nel febbraio del 2005. gli feci avere una delle prime copie del “Quaderno della Resistenza Garbatella-Ostiense” . La  lettera che mi scrisse e che conservo si concludeva con queste parole: “La sua presenza così attenta nell’evidenziare alcuni aspetti antecedenti ha il suo posto nella vita del quartiere. Del resto quel che rende vera la nostra età è di elaborare con cura qualcosa tratta da una esperienza di vita ed offrirla: qualcosa che rende giovani spiritualmente”. Ecco, padre Guido sapeva elaborare quel “qualcosa” tratta dall’esperienza di vita e soprattutto quel “qualcosa” sapeva dispensarla.

Prima che si ammalasse, aveva posto mano a completare uno studio sulla Garbatella. Aveva raccolto parecchio materiale. A me aveva chiesto un contributo sulle torri che costellano la campagna romana, partendo da quella più vicina a noi, la Tormarancia. Sicuramente tra le sue carte si trovano i testi non pubblicati del suo lavoro, cui si dedicava (quando non doveva andare a trovare qualche ammalato) pressoché tutti i pomeriggi nella stanzetta che gli avevano messo a disposizione,  posta di fianco all’ingresso della Chiesoletta.

Cosmo Barbato

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PADRE GUIDO se ne è andato nel sonno.

PADRE GUIDO se ne è andato nel sonno. Senza soffrire più di quanto avesse già sofferto. In fondo è giusto così.

Alla Garbatella, il quartiere popolare di Roma che per i miei gusti sta diventando troppo di moda, lo conoscevamo così. Era IL PRETE, lo scrivo in maiuscolo perché in quella che oserei chiamare “qualifica” c’era il rispetto di tutti.

Era arrivato a Roma nel 1956, aveva solo 27 anni. Veniva da Milano, da una famiglia benestante. Arrivava in una città che cercava di alzare la testa dopo la guerra. Nel 1954 la Rai aveva cominciato a trasmettere in bianco e nero. Un solo canale, un’audience pazzesca. La gente aveva scoperto un aiuto tecnologico che l’aiutava a comunicare. Gli abbonati al telefono sfioravano i due milioni, il doppio rispetto al 1950, il quadruplo rispetto al periodo del conflitto bellico. Pio XII era il capo della Chiesa, tempo due anni e sarebbe arrivato Giovanni XXIII.

ImmaginePadre Guido. Pochi conoscevano il suo cognome, Chiaravalli. Tutti conoscevano lui. Una presenza importante in un rione che faticava a trovare la sua dimensione. Era zona di confine la Garbatella. Una strada, la Cristoforo Colombo, a separarla da Tormarancia che quelli più grandi di me chiamavano Shanghai. E non era certo un complimento. Le sassaiole, all’epoca i malandrini delle due parti si affrontavano così, erano all’ordine del giorno. E quel clima di mini violenza rischiava di trasferirsi alla Chiesoletta, il regno sotto il governo del PRETE.

Uomo di cultura, generoso. Uomo d’azione e di parole. Aveva preso di petto la situazione ed era entrato nel cuore del problema. Un prete tra la gente, uno di quelli che pensi possano esistere soltanto nei libri o nei film di una volta. Un prete di frontiera in un rione difficile.

Era un conservatore convinto, ma anche uno che sapeva essere moderno nei fatti. Era stato lui ad aprire la scuola Cesare Baronio e l’Oratorio, la Chiesoletta appunto, alle donne. Detta così fa scappare un sorriso. Ma bisogna fare un salto indietro, tornare a quell’inizio anni Sessanta quando non era poi tanto semplice imporre una presenza mista.

Aveva le sue regole e pretendeva che tutti le rispettassero. Per chi sgarrava la punizione era a salire, nel rispetto della colpa riconosciuta.

“Raccogli cento pezzi di carta.”
  E ti era andata bene.

“Togli cento i sassi dal campo.”
  Ancora bene.

“Vai fuori dall’Oratorio e non tornare per dieci giorni.”
  Dovevi averla combinata proprio grossa.

Ricordo con affetto e nostalgia le mille partite di calcio giocate su un campetto fatto di sassi e polvere, un terreno in discesa. Il sorteggio a inizio gara serviva per scegliere la porta di sopra o la porta di sotto. E dovevi stare attento a dove calciavi il pallone.

Se tiravi troppo alto nella porta di sotto e il pallone finiva nell’arena del cinema Columbus la tua squadra pagava con una punizione a due. Il tiro diventava diretto se la palla finiva in piazza Sant’Eurosia dove era più difficile recuperarla. Era rigore senza moviola, né discussioni se lo sventurato di turno calciava sopra i tetti dell’Oratorio e la sfera finiva ai Giardinetti. Se poi avevi la dannata sfortuna di mandare la palla nella trattoria all’aperto sul lato grande del campo, al di là del muro, la partita era persa. L’oste non restituiva mai il pallone e di soldi per ricomprarlo non ce n’erano.

Uno di noi pretendeva spesso di tirare i calci di rigore. Ma aveva, diciamo, poca sensibilità nei piedi. Colpiva e il pallone si impennava, alto, alto, sempre più alto. Si era guadagnato sul campo il soprannome di Gagarino, in onore di Jurij Gagarin: il primo uomo a volare nello spazio il 12 aprile del 1961.
“L’altra sera durante una partita, il piccolo Filippini di nove anni è stato colpito da una pallonata in pieno naso ed ha perso conoscenza. Mentre gli presto le cure del caso, dopo un po’ riapre gli occhi, mi guarda assorto e poi serio serio mi fa una domanda.
-Sono morto, Padre Guido?
“Senti… vai in Chiesa e guarda a che punto stanno.”
-A Padre Gui’, mo stanno all’orabrenobis…”

(dal Diario dell’Oratorio, Padre Guido)

ImmagineMicrobi, Atomi. Erano i piccolini che si cimentavano negli infiniti tornei di calcio mentre i loro compagni erano impegnati in interminabili sfide a bigliardino. Altri preferivano il gioco dei calcinculo, una giostra in cui volando alto e in precario equilibrio su dei seggiolini di metallo cercavi di raggiungere il ragazzino che ti stava davanti. Un ottimo metodo per procurarti infortuni a catena, soprattutto perché in Chiesoletta il calcinculo era a distanza ravvicinata da due muri. Non c’era giorno che Padre Guido non facesse il suo ingresso al CTO con un bambino piangente e dolorante.
Partite di calcio in cui lui tifava sempre per i più deboli.
“Al pareggioooo!” urlava da sotto il colonnato dell’Oratorio. Non gli importava molto se la squadra a cui rivolgeva l’incitamento fosse sei o sette gol sotto.
E a partita finita tutti alla fontanella a bere. Lunghe file di assetati. Ci sarebbe stata la rivoluzione se non fosse intervenuto lui.
“Uno, due, tre, quattro cinque, sei. Hai finito, lascia il posto a un tuo compagno.”
Era arrivato nella Chiesa di San Filippo Neri da Milano. Ed era subito diventato uno di noi. Uno che voleva farci conoscere il mondo. Ai miei tempi il viaggio lontano era quello che d’estate ci portava ogni giorno a Torvaianica. Spiaggia libera, corse, ancora pallone, nuoto solo quando arrivava il permesso, merenda e di nuovo tutti dentro il pullman mentre Padre Guido faceva l’appello per accertarsi che nessuno si fosse dimenticato di tornare a casa.
“Sto progettando le gite, ne sento la necessità. Sono momenti di vita vera, ma la fatica di organizzarle è grande, come grande è l’assenza di collaborazione. Si criticano tanto i sacerdoti, ma senza di loro crollerebbe tutto. Si possono lasciare Pina e Maria Teresa sole a se stesse? Lioi, Colletti e Palmieri in balia dell’ambiente? Si può ridurre il contatto religioso alla Santa Messa?”
(dal Diario dell’Oratorio, Padre Guido)

Mia figlia Alessia è stata più fortunata. Per lei si è aperta l’Europa. Monaco di Baviera, la Norvegia, Capo Nord. L’accompagnavo alla Stazione Termini di notte. Zaino enorme in spalla e pochi soldi in tasca. IL PRETE non ammetteva deroghe. Il lusso era conoscere posti nuovi, non certo dove si dormiva o quello che si mangiava. Il cibo era scarso, le notti le trascorrevano sul pavimento di chiese ospitali. E di giorno si camminava fino all’esaurimento. Ma credo che nessuno di quei ragazzi abbia mai maledetto quei momenti. Ognuno di loro ne conserva il ricordo nel profondo del cuore.
ImmagineInsegnava al Baronio. Le lezioni le teneva all’aria aperta. Voleva che si studiassero le stelle di sera, che si guardassero gli insetti nelle calde giornate d’estate, i pianeti erano meno misteriosi se guardati quaggiù dalla Terra piuttosto che studiati sulle fredde pagine dei libri. A contatto con quella natura che gli studenti dovevano impare a conoscere, ecco quale era l’insegnamento del PRETE. Erano lezioni di scienze e di vita quelle che impartiva.
“Sto mostrando le stelle con il canocchiale ad alcuni allievi. Ettore Melluzzi, cinque anni, mi chiede che faccio. Gli indico Giove che risplende vicinissimo. Mi risponde: E che ce fà lassù?”
(dal Diario dell’Oratorio, Padre Guido)

Padre Guido ha sempre cercato di comunicarci un concetto.
“Dobbiamo incontrarci in libertà.”
Usava la parola come il mezzo più diretto per cercare di capire e poi risolvere i nostri problemi.
“Sono sempre stato a contatto con la vita” ripeteva.
Ed oggi che ci ha lasciato nel sonno, quasi non volesse disturbare, ce lo ritroviamo ancora accanto. Se ne è andato a 87 anni, quasi sessanta dei quali passati nelle strade della Garbatella. Aveva un modo speciale di comunicare con la gente. Ti guardava fisso negli occhi attraverso le spesse lenti dei suoi occhiali con la montatura di plastica, li riattacava nei modi più strani fino a quando non stavano più insieme. Gesticolava con le mani, questo lo aveva preso da noi romani, e strizzava i muscoli della faccia quasi volesse farsi più piccolo per entrare nella nostra testa.
 Era un uomo di cultura, ma non faceva pesare questo dono. La usava per entrare in contatto con chi non aveva avuto la fortuna di studiare.
La tonaca lisa, consumata da quanto la portava addosso senza sentire mai il bisogno di indossarne una nuova. E negli ultimi tempi una vecchia coperta arancione che gli riscaldava le gambe mentre, spinto dal badante, girava sulla sedia a rotelle per i giardini davanti alla chiesa San Filippo Neri.

Chissà cosa avrebbe detto di quei vandali che l’altro giorno hanno distrutto, incendiandola, una piccola giostra dove i bambini del quartiere si divertivano ogni giorno.
Padre Guido era una strana sorta di conservatore. Amava il sociale. Voleva che tutto fosse fatto in nome e per il gruppo. Mi ricordo che tanti anni fa assieme ad alcuni ex ragazzi dell’Oratorio volevamo donare una somma destinata a ristrutturare i locali. Lui si era rifiutato.
“Facciamolo con le nostre mani, non con i nostri soldi.”
Mi ricordo che molti anni fa, per lavoro, mi capitava spesso di incrociare Agostino Di Bartolomei, anche lui frequentatore da ragazzo del campo di calcio della Chiesoletta. La prima cosa che mi chiedeva era: “Come sta Padre Guido?”. Era il filo che ci univa. Un lungo filo che ha unito migliaia di ragazzi della Garbatella che nella Chiesoletta avevano trovato negli anni della gioventù il loro centro del mondo.
Ora Padre Guido Chiaravalli, nel giorno della morte il nome va scritto per intero, non è più tra noi. Ma se faremo come ci ha insegnato e ogni sera alzeremo gli occhi verso il cielo, tra le stelle potrebbe capitarci di vedere lui. Anche chi non crede, non può non riconoscergli il merito di averci lasciato in eredità un dono inestimabile. Il ricordo di una brava persona. Come tutti i preti, in minuscolo, di questo mondo dovrebbero essere.

http://dartortorromeo.com

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Un-grande-Insegnante-Padre-Guido

Padre-Guido-novembre-2008Un grande Insegnante, Padre Guido

Parlare di Padre Guido, non è cosa semplice per  me, una ex ragazzina dell’oratorio. L’ho ha sempre considerato un grande maestro, come colui che può e sa insegnare cose preziose. Detentore di sapienza profonda sulle cose del mondo. E’ stato un incontro importante nella mia vita, uno di quelli fortunati che cambiano il corso della storia. Una presenza stabile e concreta che ha reso  più  bella la la  mia infanzia. Un mentore capace di stimolare la capacità di osservare il mondo manifesto  con uno sguardo attento e non superficiale, di risvegliare lo spirito di ricerca.
Diceva con molta serietà che le cose veramente importanti sono nel nostro cuore. Straordinario no?  Se me lo avesse detto  un’ altra persona non ci avrei mai creduto. Invece lui guardandomi attraverso le sue spesse lenti, andava subito al punto, direttamente in profondità.  Le sue parole non passavano per la mente, andavano dritte al cuore. E poi,  era molto prezioso anche quello che  non diceva, ma che intimamente  pensava e silenziosamente faceva per te. Attraverso piccoli miracoli quotidiani lui creava la sua grande opera d’arte,  “regalare la vita vera ai suoi ragazzi”. Per noi organizzava un viaggio avventuroso nella vita. Pensava a tutto, percorso con imprevisti e premi, ma anche al  bagaglio il più possibile leggero, meglio se si trattava di uno zaino da spalla. Dentro dovevamo metterci l’essenziale, una  bussola per orientarsi,  il rispetto per la vita in tutte le sue forme e l’impegno a fare bene per migliorare se stessi.  Con queste poche cose tutt’ora viaggio.
Padre Guido non ambiva piacere a tutti . Ai discorsi complicati e lunghi preferiva poche e semplici parole.
Caparbiamente portava avanti dei progetti folli, attirandosi critiche ed inimicizie da ogni parte. Ma tutto quello che faceva, diceva, pensava e sentiva era finalizzato ad un grande obiettivo, fare del bene agli altri.
Si potrebbe immaginarlo come un imprenditore  tenace  in grado di creare una grande azienda atta alla produzione del bene ed al servizio di tutti.  Forse la Chiesa ne ha avuti altri di dirigenti così capaci ma  non altrettanto onesti  e generosi. Era un uomo forte e rigoroso, un grande esempio, troppo grande  da non riuscire neanche a pensare di poterlo emulare. Un santo ed un saggio nello stesso tempo,  molto concreto e pratico. Per certi versi anche burbero, abituato ad affrontare ogni giorno le avversità della vita quotidiana che ognuno di noi gli presentava, gioie, dolori, tante emozioni, mille situazioni nuove .
Per questo Padre Guido è sempre stato un uomo coraggioso, anche nella malattia. Negli ultimi tempi si era un pochino addolcito, era tenero nelle manifestazioni affettuose verso i suoi ex ragazzi. Un lusso che adesso finalmente poteva concedersi. Commuoversi ed emozionarsi di fronte a quanti lo amavano. Il bello è che  rimaneva  meravigliato e si stupiva di fronte a tanto amore. Sereno nell’affrontare il cambiamento che inevitabilmente porta con se il tempo, è invecchiato con gioia. Sul finale come un buon vino ha espresso mille sfumature di gusto, così che ogni palato potesse  percepirne  le diverse fragranze. Ugualmente anche lui ha lasciato  che cosi fosse, mostrando naturalmente la sua grandezza di essere umano, luminoso e ricco anche al tramonto.
Lo ricordo sempre così come un vero leader, una persona di grande valore, uomo con una forte   fede, la prova concreta che si può utilizzare la propria esistenza nel migliore dei modi.

Padre Guido ha dipinto la sua vita come un’ opera d’arte, ne è uscito fuori un capolavoro dal valore inestimabile. Al suo penultimo compleanno  lui diceva che la sua vita era come un quadro, in quel   quadro c’eravamo tutti noi. Vuoi perché gli abbiamo impastato i colori, o a  volte lasciando qualche  ditata sulla vernice fresca, comunque si andata penso che, si, avesse proprio ragione . Quel quadro lo abbiamo  dipinto insieme a lui, e cavolo, ne è valsa veramente la pena! Forse è  proprio per questo che quando lo ammiriamo rimaniamo colpiti dalla sua bellezza, felici per ciò che abbiamo imparato e tristi per ciò che non tornerà più , ma  immensamente grati per tutto ciò che i nostro caro Padre Guido ci ha insegnato. Consapevoli che a guidarci ancora e sempre sarà  il segno che ci ha lasciato.

Fulvia Subania

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Padre-Guido-Stefano-Mastrantonio

Se i miei figli da anni mi chiedono con fiducia “papà, che tempo farà  domani?”

E’ perché ho sempre descritto loro quel che Padre guido ha  descritto e spiegato a me: il cielo, le nuvole, il vento, le stagioni e l’inclinazione dell’asse terrestre, meridiani, paralleli, tropici e circoli polari e un mare di cose che a quel tempo – 50 anni fa – sembravano misteriose. Quella sera d’inverno di tanti anni fa, con un gruppetto di ragazzi della mia età, stavo sul campetto dell’oratorio per la lezione di astronomia; in silenzio ascoltammo Padre Guido che spiegava come si doveva fare per calcolare l’ora guardando le stelle dell’orsa maggiore. La lezione durò una decina di minuti. Poi, con un sorriso, chiese:”chi vuole provare per primo?”

Visto che nessuno se la sentiva di rompere il ghiaccio “er prete” fece la sua scelta. Il discepolo aveva imparato talmente bene la lezione che osservando il cielo, dopo venti secondi di calcolo, esclamò:”Oddio so’ e sette, mo’ mi’ madre me gonfia…!!” La lezione finì con una risata generale e prolungata, guardando la vera e propria “fuga” di chi immaginava che sarebbe stato “gonfiato” dalla madre severa. Caro Padre Guido ci hai insegnato a guardare il cielo ma per moltissimi di noi la “stella polare” sei stato tu.

Grazie di cuore.

Stefano Mastrantonio

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Er-prete-Fabrizio-mastrantonio

“Er Prete”, questo è stato per tutti il suo nome d’arte.

Un nomignolo al quale lui stesso era affezionatissimo; il suo nickname; un escamotage linguistico, tutto romano, per evitare di limitarsi ad un appellativo tanto importante, quanto riduttivo, come “padre” Guido.
Per rappresentarlo a pieno si sarebbe dovuto chiamarlo, a seconda delle circostanze, anche “madre” Guido, “fratello”, “amico”, “maestro” Guido. Troppo complicato per le giovani vite della Garbaltella e zone limitrofe.
Meglio “er Prete”: semplice, diretto, indicativo del punto di riferimento che rappresentava per tutti i ragazzi dell’Oratorio e per i genitori che gli affidavano, con cieca fiducia, il tempo libero dei loro figli e nipoti.
Il mio Padre Guido è stato maestro di scienze e di vita che ha insegnato, con la stessa gioiosa e quasi infantile naturalezza, le stelle e la fede, il gioco e l’impegno, la metereologia e la geologia, l’amicizia e il servizio.
Il mio Padre Guido è una gemma preziosa custodita nel cuore, un’eredità da tramandare, una fortunata coincidenza o un dono di Dio.
Grazie di tutto Padre Gui’.

Fabrizio Mastrantonio

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L’oratorio-di-Massimiliano-smeriglio

Come fai a spiegare l’odore dell’oratorio, la terra dura, i pali di legno con gli spigoli, la rete bucata, la raccolta della carta, gli spogliatoi senza docce, il gioco del sasso, l’ottovolante, la coppa disciplina, le magliette per i primi classificati, i calzoncini ai secondi, i calzini ai terzi, gli atomi, i purcini con la erre.
Come fai a spiegare padre Guido se non parti dai luoghi, dalla sua fisicita’ dal piede 44 magnum, dalle sberle, dalla sua cultura, dalle sue urla, “vai fuori dall’oratorio”, “alt fine primo tempo”. Come fai a spiegare quel fazzoletto di paradiso impolverato messo a confine tra Garbatella e Tormarancio. Non lo spieghi, non bastano le parole, i ricordi, le fughe per evitare il vespro. Resta solo una sensazione d infinita tristezza, come le domeniche pomeriggio all’oratorio, quelle si che erano tristi anche allora, appena appena rinfrancate dalla partitella tra pochi disperati superstiti, la radiocronaca in sottofondo e il gelato offerto dal prete. Lui li stava, lui li ha voluto aspettarci. Il corpo inerme nel teatrino, un via vai di facce di popolo segnate dalla vita e il vociare dei pischelli persi anche oggi dietro al pallone cosi’ come lui ha voluto che fosse. Così come è sempre stato.

Massimiliano Smerriglio

 

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Arrivederci-padre-guido

Padre Guido Chiaravalli, il prete decano degli oratoriani di San Filippo Neri alla Garbatella è morto ieri a poco più di un mese del suo ottantasettesimo compleanno.

In quanti ricorderemo Padre Guido? A migliaia, ed ognuno di noi con un ricordo personale senza dubbio. ”Il prete” come lo abbiamo sempre chiamato, il prete per antonomasia era lui e per tutti è stato letteralmente e realmente un padre.

E’ venuto fra noi nel 1957, giovane meneghino purosangue e come lui stesso disse a suo tempo scelse di diventare subito “garbatellese fra i garbatellesi”, in un quartiere che allora, alla fine degli anni ’50 era considerato uno dei quartieri a rischio dove spesso riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena era un problema, dove alcuni nuclei famigliari rasentavano la povertà. Proprio in quegli anni padre Guido si avvicinava ai giovani portando una sorta di Vangelo, non raccontato ma vissuto, proseguendo all’interno dell’oratorio il grande lavoro di Padre Melani, altro indimenticabile sacerdote che ha dedicato la sua vita alla Garbatella.

In una intervista di poco tempo fa ci disse: “Tante volte lo stare a vedere per 5 ore nel pomeriggio giocare a pallone o stare la mattina per 5 ore al mare mi faceva venire il dubbio se era giusto vivere così il mio compito di sacerdote. Poi, e sempre di più con il passare degli anni, in incontri casuali con ex ragazzi ho sempre visto illuminarsi il volto ed esprimere la convinzione che nell’oratorio e nella scuola avevano imparato a vivere.”

Cosa ha fatto per noi il prete? Tante cose, dalle squadre dei “microbi” nel campetto dell’oratorio fino alla “colonia” a Torvajanica, dalle lezioni di catechismo allo spazio per far suonare i “complessini” negli anni ‘60, dai bigliardini rabberciati alle lezioni di vita e di astronomia, fino all’organizzazione dei viaggi a Capo Nord. Ci ha insegnato a viaggiare, a vedere le stelle a guardare il cielo per vedere se la luna è calante o crescente. Troppo ha fatto per stare qui a fare un elenco.

Padre Guido era un sacerdote ed è stato un buon cristiano, un ottimo cristiano, e come uomo un uomo semplice quanto eccezionale. Starlo a raccontare è quasi impossibile come sa benissimo chi lo ha conosciuto. Per raccontarlo in modo degno dovremmo mettere insieme tutti i nostri ricordi, per quanti siano troppi, migliaia, uno per ognuno di noi.

“Il prete” ci ha voluto bene, e ce lo ha dimostrato, senza secondi fini, senza alcun interesse, per fede e per vocazione ma anche per pura e semplice bontà personale perché era fatto così. E noi ragazzi e ragazze, uomini e donne di questo quartiere per anni lo abbiamo ricambiato perché non era possibile fare altrimenti.

Mancherà immensamente a tutta la sua comunità.

Massimo Mongai e Giancarlo Proietti

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Ricordate le vittime delle bombe del 7 marzo ’44 sulla Maternità

Ricordate le vittime delle bombe del 7 marzo ’44 sulla Maternità

A 70 anni dal bombardamento della Maternità della Garbatella del 7 marzo 1944, l’Associazione culturale “Il tempo ritrovato” ha commemorato le vittime di quell’atto di guerra, mamme e bambini, con una passeggiata storica nella zona dell’ex Albergo Bianco di Piazza Biffi che ospitava quella struttura. Quella istituzione benefica nel 1931 era stata visitata ed elogiata da Gandhi in un suo viaggio a Roma. Nell’occasione, l’Associazione ha rinnovato la richiesta di dedicare il nuovo Consultorio familiare di Largo delle Sette Chiese ad Elisabetta Di Renzo, che molto lottò, insieme a tante altre donne del quartiere, per la sua realizzazione. Lo scorso anno l’assessora municipale alla Cultura e alle pari opportunità Carla Di Veroli propose di accogliere la proposta di “Il tempo ritrovato” con una mozione che fu votata all’unanimità.

Giovanna Mirella Arcidiacono
Presidente dell’Associazione culturale “Il tempo ritrovato”

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

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Tutti i riconoscimenti del Premio Fantasia

Tutti i riconoscimenti del Premio Fantasia

Il Premio Fantasia di Garbatella dell’Associazione culturale “Il Tempo Ritrovato” ha voluto concludere un percorso di ricerca culturale sul territorio iniziato dal 1990, anno in cui è nata l’associazione.
Il premio come ogni anno è dedicato al pittore, maestro Carlo Acciari.
Questi i premiati:

  • Ernesto Nassi, presidente ANPI Roma, settore storico;
  • Cristiano Bartolomei e la sua Brigata Garbatella, settore volontariato;
  • Fabio Corallini in arte Matisse, mimo ed illusionista, settore arte;
  • Renato Di Benedetto, cantautore,settore arte;
  • Rossana Di Lorenzo,settore arte-cinema;
  • FlorianaMariani, settore fotografia;
  • PaolaMarini – MARILAB, settore lavoro;
  • Paolo Moccia, attore e cantante, settore arte;
  • Marco Pizzichillo, papà fantastico, settore famiglia;
  • FabioVona, cantautore.

L’associazione ha promosso, a differenza degli altri anni, un’iniziativa molto intima quasi una “Garbatella segreta” dedicata agli artisti del quartiere a suo avviso poco tenuti in considerazioni
da quella cultura che cade sempre dall’alto. L’intenzione è quella di partecipare alla costruzione della piazza della cultura che va costruendosi tra il Palladium e gli ex bagni pubblici. Il premio è stato finanziato dall’Associazione e senza alcuno sponsor e consiste in una riproduzione di un quadro del Maestro Acciari donato proprio con l’intento di continuare a promuovere l’arte pittorica e non solo sul territorio per i giovani del quartiere, oltre a un quaderno che documenta alcuni momenti di vita del pittore garbatellano nel suo studio ed in altre iniziative dell’Associazione. Abbinato al premio quest’anno è stato allegato il calendario di fotografia e poesia “Garbatella giocando si impara” (foto di Francesco Piastra e poesie di Mirella Arcidiacono), il tutto contenuto dentro la sporta magica di cotone con la riproduzione del volto della Garbatella.Prima del premio, che è stato proclamato come sempre al Teatro in Portico, è stato presentato il libro di ricerca fotografica di Enzo Gori sulla Circonvallazione Ostiense “La nostra via”, edizioni Palombi.
Il Premio è stato inserito per l’ultima volta nei festeggiamenti di Buon Compleanno Garbatella. Dal prossimo anno sarà Garbatella. Europa Festival della fantasia, dedicandosi esclusivamente al mondo dell’infanzia ed ai suoi diritti.

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A Via Ostiense 106 il nuovo Caffè Alzheimer “Amici miei” Riceviamo dalla prof. Luisa Bartorelli e volentieri pubblichiamo. La prof. Bartorelli, direttrice del Centro Alzheimer della Fondazione Roma, è una delle maggiori esperte sul tema dell’Alzheimer in

A Via Ostiense 106 il nuovo Caffè Alzheimer “Amici miei”

Riceviamo dalla prof. Luisa Bartorelli e volentieri pubblichiamo.
La prof. Bartorelli, direttrice del Centro Alzheimer della Fondazione Roma, è una delle maggiori esperte sul tema dell’Alzheimer in Italia.

Un nuovo Caffè Alzheimer ha iniziato la sua attività a due passi dalla Garbatella, in Via Ostiense 106. E’ davvero una bella notizia! Perché questo Caffè, condotto dall’Associazione  Alzheimer Uniti Roma, è uno spazio speciale che nasce e funziona con intenti di amicizia e solidarietà, aperto ai malati di Alzheimer e ai loro familiari.alzheimer
Queste persone, che provano molto spesso una sensazione di disagio nel confrontarsi con la “normalità” del contesto sociale, trovano nei Caffè Alzheimer un ambiente adeguato, un posto per loro: un luogo di completa accettazione e di accoglienza per le persone disorientate nella demenza e per i familiari che li assistono e che devono sostenerli.
L’intento è proprio di far uscire le famiglie dall’isolamento sociale che spesso le contraddistingue, offrendo momenti di aggregazione, di comprensione e di condivisione, lasciando ad altre strutture e ad altri luoghi i compiti più specifici delle cure. Il Caffè è uno spazio caldo e accogliente, dove le famiglie possono bere un caffè, un tè, consumare un dolce, ascoltare musica, conversare amabilmente, coinvolti tutti in semplici e piacevoli attività di intrattenimento, gratuitamente. Sono sempre presenti a gestire gli incontri una psicologa e una volontaria esperta.
In altri Caffè, aperti dall’Associazione Alzheimer Uniti in quartieri diversi, il consolidamento del clima di accettazione e di conoscenza reciproca ha avuto un tale impatto positivo che i familiari si incontrano spesso anche al di fuori del Caffè. Azioni di sollievo che percorrono la società e progressivamente, ne siamo certi, la rendono più accogliente e più disponibile a considerare i problemi dell’altro.

Vi aspettiamo !

Il “Caffè Amici Miei”, Via Ostiense 106, presso la Fondazione Di Liegro,
è aperto il 2° e 4° lunedì del mese, dalle ore 16.30 alle 18.30.

www.alzheimeruniti.it

www.alz.org

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“La nostra via”, cioè la Circonvallazione

“La nostra via”, cioè la Circonvallazionela-nostra-via

“La nostra via” è il titolo di un libro fotografico di Enzo Gori, il pasticcere della Circonvallazione Ostiense che, oltre a produrre notoriamente degli ottimi dolci, cura da anni una eccezionale raccolta di immagini di come eravamo e di come siamo, particolarmente mirata allo sviluppo della sua strada, la Circonvallazione, la grande arteria moderna sotto la quale scorre intubato il fiume Almone, un affluente del Tevere. Il libro, edito da Palombi Editori, ha come sottotitolo “Storia della Circonvallazione Ostiense: dalla Valle dell’Almone a Campidoglio Due”. Contiene soltanto una minima parte del materiale fotografico raccolto da Gori.
Particolarmente interessanti sono le aerofotografie scattate nel tempo, che mostrano il graduale sviluppo della Circonvallazione, ma anche i particolari  degli edifici in costruzione, nonché le numerose foto di ambiente. Il libro si conclude con l’immagine fantastica del Ponte cavalcaferrovia Settimia Spizzichino, di Eataly e di Campidoglio Due e con un omaggio a molti dei colleghi commercianti di Gori che esercitano sulla Circonvallazione, dei quali sono riportate le foto scattate nei loro negozi. (C.B.)

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Un appello a Eataly, alle FS, al Comune e all’8° Municipio Riscopriamo i reperti conservati nei sottopassaggi dell’Ostiense Chiusi al pubblico per motivi di igiene e sicurezza, vengono attribuiti a una prestigiosa residenza del 1° o 2° secolo dC denominat

Un appello a Eataly, alle FS, al Comune e all’8° Municipio

Riscopriamo i reperti conservati nei sottopassaggi dell’Ostiense

Chiusi al pubblico per motivi di igiene e sicurezza, vengono attribuiti a una prestigiosa residenza del 1° o 2° secolo dC denominata “Horti Serviliani”

di Fulvio De Pascale, Presidente dell’Associazione Insieme per l’Ostiense

Nell’ormai lontano 2001 l’Associazione Insieme per Ostiense ebbe modo di organizzare due “domeniche ecologiche” che allora erano finanziate dal Ministero dell’Ambiente attraverso il Comune di Roma ed il Municipio Roma XI. In occasione di una delle due domeniche, mediante un’intesa operativa con la Soprintendenza Archeologica di Roma e la Rete Ferroviaria Italiana, riuscimmo a far aprire per qualche ora e a far visitare, in via del tutto eccezionale, un sito archeologico del tutto sconosciuto al pubblico che si trova tuttora sotto terra in un sottopassaggio della Stazione Ferroviaria Ostiense che allora collegava l’ex Air Terminal Ostiense con i vari binari, successivamente chiuso per motivi di igiene e sicurezza. In questo sito si trovano ben conservati alcuni manufatti che, secondo gli studi effettuati, risalgono al 1° o 2° secolo d.C., con absidi; successivamente nei pressi sorse una piccola necropoli e poi nel 4° secolo alcune opere idrauliche con una fontana ed una piccola cisterna.
Secondo alcuni studi più recenti condotti dalla dott.ssa Barbara Roggio, illustrati nel libro “Archeologia e GIS: uno studio diacronico delle trasformazioni dell’area Ostiense di Roma”, si è anche ipotizzato che questi manufatti possano far parte di una prestigiosa residenza denominata “Horti Serviliani” e che comunque la zona fuori le Mura Aureliane che ora comprende l’Ostiense e la Garbatella non fosse soltanto un suburbio desolato dedicato solo alle sepolture (come peraltro emerso anche negli scavi avvenuti anni fa negli ex Magazzini Generali ora Scuola Antincendi di Via del Commercio col ritrovamento di sepolcri solo di bambini inumati in una particolare modalità). Purtroppo negli anni travagliati che ha vissuto l’ex Air Terminal Ostiense fino all’odierna ristrutturazione avvenuta nel 2012 si sono perse le testimonianze dell’area archeologica e ciò anche su Internet dove fino al 2007 era possibile consultare un sito dal titolo “Area archeologica Convivium”.
Colgo quindi l’occasione per suggerire al Municipio Roma VIII di farsi promotore presso Eataly, le Ferrovie dello Stato e la Soprintendenza Archeologica di Roma al fine che, tramite il passaggio ancora esistente nel piano interrato tra la sede di Eataly ed il citato sottopassaggio ferroviario, venga reso possibile l’accesso e la fruizione e la relativa valorizzazione del sito archeologico. Spero che Eataly, che ha già dato luogo a diverse fruttuose collaborazioni a fini culturali sia con il Comune di Roma sia con altre entità pubbliche e private, non voglia perdere l’occasione di valorizzare i resti dell’abitazione più antica del quartiere Ostiense, che si trovano solo a qualche metro di distanza dalle proprie strutture.

 

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Reinterrata la necropoli di Via Padre Semeria

Reinterrata la necropoli di Via Padre Semeria

Via Padre Semeria, la strada che sfocia nella Colombo più o meno all’altezza del poderoso rudere di una antica cisterna romana, ha restituito in passato non pochi antichi reperti di prevalente origine funeraria. Ce ne raccontava padre Alfredo Melani, il sacerdote degli oratoriani di San Filippo Neri, vero pioniere della Garbatella, scomparso già da parecchi anni, che era arrivato all’oratorio e alla chiesoletta fin dal 1925. Padre Melani si prese diligentemente la briga di raccogliere quei reperti che gli portavano i ragazzi (olle cinerarie, alcune lapidi, qualche scultura e delle monete) in una vetrina-museo posta all’interno dell’Istituto Cesare Baronio.scavo-garbatella
Uno scavo sistematico fu condotto poi dalla Soprintendenza quando iniziarono, alla fine degli anni 30 del secolo scorso, i lavori per la costruzione della Colombo, ovvero della Via Imperiale. Ma non tutta la Via Padre Semeria era sta indagata. Restava da scavare un’area prospiciente la Colombo che avrebbe dovuto ospitare un edificio dell’Istituto Postelegrafonici. I lavori preliminari per l’erezione del fabbricato iniziarono nel 1996 ma furono subito interrotti: emersero infatti un centinaio di sepolture del I-III secolo d.C., tra cui una che appariva singolarmente piombata e sigillata, come accadeva in antico quando la tomba conteneva il corpo di una persona cui si attribuiva qualche potere malefico: fu subito chiamata la tomba della strega.
In seguito i lavori furono definitivamente interrotti quando l’istituto di previdenza dei postelegrafonici fu liquidato e inglobato nell’Inps: di quell’edificio ipotizzato non c’era più bisogno. Per anni quella vasta area è rimasta sconvolta dallo sterro, luogo di degrado e di scarico abusivo di materiali, nonché sito per abboccamenti sessuali di prostitute e di transessuali. Alla fine si è deciso di salvaguardare l’area semplicemente reinterrando le sepolture, come spesso accade quando, per mancanza di fondi e per non eccelso valore dei reperti, si decide di lasciarli sottoterra, in tal modo custoditi meglio che se fossero lasciati all’aperto. (C.B.)

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Dopo l’incendio che ha colpito a fine dicembre il Centro sociale di Via Passino La solidarietà popolare farà rinascere La Strada A circa tre mesi dall’incendio ripetuto che ha colpito i locali di Via Passino 24, sede del Centro sociale La Strada, da anni

Dopo l’incendio che ha colpito a fine dicembre il Centro sociale di Via Passino

La solidarietà popolare farà rinascere La Strada

A circa tre mesi dall’incendio ripetuto che ha colpito i locali di Via Passino 24, sede del Centro sociale La Strada, da anni attivo nel territorio della Garbatella e del Municipio, incontriamo Amedeo Ciaccheri, attivista del Centro sociale e oggi Consigliere municipale

A quasi tre mesi dagli incendi, è stata fatta luce sulla dinamica di quanto accaduto al Centro sociale?
Gli attentati che hanno colpito il csoa La Strada, a cavallo delle giornate dello scorso Natale, hanno ancora oggi una dinamica oscura. Da parte delle inchieste ufficiali non sono uscite novità di nessun tipo; è però ancora oggi chiaro per noi che gli eventi incendiari di quelle giornate hanno una matrice dolosa, molto probabilmente non legata agli ambienti dell’estrema destra romana che, nei vent’anni di storia del Centro sociale, si è resa protagonista più volte di aggressioni e tentati attacchi, anche incendiari. La dinamica degli eventi ci porta però ancora oggi a pensare che chi ha voluto colpire lo spazio, le attività, la comunità stretta attorno a La Strada l’abbia fatto a fini intimidatori.
Per questo abbiamo parlato di atteggiamento mafioso; c’è chi, con interessi più o meno grandi, si sente toccato dall’iniziativa sociale e politica del Centro sociale e ha provato così a metterla in crisi.

Qual è stata la reazione del quartiere e delle altre realtà sociali?
La reazione è stato un momento straordinario, nel vero senso della parola; per quanto immediatamente feriti dalle due aggressioni fortissime ricevute e dalla devastazione dello stabile, abbiamo potuto contare su un fatto: quello che diciannove anni di storia hanno costruito in questo territorio e in questa città è stato più forte delle fiamme. Solidarietà e vicinanza è arrivata immediatamente da una miriade di realtà romane, italiane e internazionali, e anche per questo, dopo il secondo attentato, abbiamo deciso di convocare un grande corteo per le strade della Garbatella. Un momento di mobilitazione di massa, che non è raro vedere alla Garbatella, ma che quel giorno è riuscito a materializzare la solidarietà in tremila corpi, bambini e bambine, anziani, spazi sociali, associazioni, abitanti del quartiere, che hanno sfilato per la Garbatella, in un corteo arrabbiato ma gioioso, per ribadire che questa nostra comunità è grande e forte e non accetta né accetterà mai intimidazioni o aggressioni.

Negli spazi della Strada vivevano da tempo numerosi progetti fortemente radicati nel quartiere, come la Scuola Popolare Piero Bruno: al momento dove svolgono le loro attività?
Per quanto ancora impossibilitati dall’utilizzare gli spazi del centro sociale, alcune attività del centro sociale hanno ricevuto immediato sostegno dalla comunità territoriale; sostegno concreto, ospitalità fisica per continuare a lavorare nel quartiere. Ad esempio infatti la Scuola Popolare Piero Bruno può oggi contare dell’ospitalità dell’Agenzia Diritti Nuova Cittadinanza e svolgere le sue attività infrasettimanali negli spazi dell’ex Incubatore Inverso. incendio-la-strada.jpg

Da subito è partita la campagna “Ricostruiamo la Strada”, che ha già ha visto numerose iniziative partecipate da tutta la città: come procede?
Una campagna straordinaria anche questa che sta portando La Strada in giro per la città e per l’Italia: abbiamo infatti concentrato le nostre energie nell’organizzare alcuni grandi eventi nel territorio del nostro Municipio, ma abbiamo subito costruito grazie alla disponibilità di decine di associazioni, centri sociali, artisti, e tanti altri un fitto calendario di eventi, a cui spesso neanche noi riusciamo a stare dietro. Tantissime iniziative, in cui si racconta il lavoro decennale del Centro sociale, il suo protagonismo culturale a Roma, e che sono riuscite a raccogliere continue generose sottoscrizioni a favore del collettivo della Strada. Queste iniziative, assieme alla campagna che sta andando avanti con donazioni bancarie, è riuscita a darci la possibilità a immaginare da subito un percorso di ricostruzione materiale e immateriale del centro sociale e delle sua attività sociali e politiche.

Quando dovrebbero iniziare i lavori per la ricostruzione?
Dopo la necessaria bonifica dello stabile in gran parte carbonizzato, nelle scorse settimane abbiamo visto iniziare i lavori di ripristino della praticabilità degli spazi di via Passino 24 da parte del Comune di Roma, proprietario dello stabile, che è intervenuto con grande velocità per ripristinare le strutture dello stabile fortemente danneggiate dall’incendio e che avevano messo in crisi la struttura stessa del Mercato Coperto di Via Passino. I lavori dovrebbero concludersi verso Maggio prossimo. Il collettivo del Centro sociale ha da subito esplicitato la richiesta di un
intervento del Comune di Roma, proprietario dello spazio, consci del danno che era stato arrecato non solo a noi, ma a tutta la comunità della Garbatella, e del pericolo presente in uno stabile così gravemente danneggiato.

La Strada a ottobre festeggerà 20 anni di occupazione, la rivedremo aperta?
Se, come deve essere, i lavori strutturali vedranno prima dell’estate una piena realizzazione, noi saremo di sicuro capaci di restituire al territorio lo spazio per il ventennale del Centro sociale. Stiamo già oggi cominciando a lavorare all’organizzazione di queste giornate di festa e aggregazione; ma anche se lo spazio del Centro sociale non sarà completamente disponibile,
festeggeremo comunque assieme, con uno e più grandi eventi; La Strada è sicuramente uno spazio fisico, che deve tornare al più presto disponibile, ma è anche una materialità fatta di donne e uomini che non si sono mai fermati, neanche un secondo, e che oggi più di ieri sono intenzionati ad andare avanti per cambiare il volto di questo mondo.

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Un pavimento mosaicato a Piazza Damiano Sauli

Un pavimento mosaicato a Piazza Damiano Sauli

di Enrico Recchi

Nanni Moretti andò alla scoperta della Garbatella nella calda estate del 1993 e la portò alla ribalta col film “Caro Diario”. Come se prima d’allora la Garbatella non fosse esistita, molta gente prese finalmente contatto col nostro quartiere e rimase ammaliata dalla bellezza degli scorci, dalle piazze silenziose e dalle scoperte che si possono fare ad ogni angolo durante una passeggiata.
Vogliamo raccontare proprio uno di questi “angoli nascosti”, che poi sono sotto gli occhi di tutti, ma che a volte passano inosservati ai più. Parliamo dei mosaici che si trovano sui marciapiedi di Piazza Damiano Sauli. Quanti li conoscono e ci hanno mai fatto caso? Si trovano dalla parte degli esercizi commerciali, a destra e a sinistra degli archi che segnano la confluenza di Via G. B. Magnaghi nella piazza.
Sono mosaici realizzati con piccoli sassi naturali, quelli che a Roma vengono comunemente chiamati “breccole”, assemblati a formare dei disegni. Non è ben definito il periodo nel quale l’uomo utilizzò per la prima volta questa tecnica decorativa, ma già nell’antica Mesopotamia, nel 3000 a.C., venivano creati dei mosaici per pavimentare le strade con pietre di diverse tonalità. Quest’arte raggiunse poi livelli d’arte nel periodo ellenistico e di straordinaria bellezza nell’antica Roma (tra i tanti esempi che si possono menzionare ricordiamo lo stupendo pavimento a mosaico che si può ammirare nella Sala della Rotonda dei Musei Vaticani, proveniente dalle terme di Otricoli, o il Mosaico delle Colombe dei Musei Capitolini, o quello celebre di Alessandro Magno da Pompei, o quello altrettanto celebre del Nilo da Palestriana.. Famosi i mosaici del periodo paleocristiano e successivamente quelli medioevali. La provenienza del termine “mosaico” non è sicura.
Per alcuni deriva dall’arabo muzauwaq che vuol dire “decorazione”, per altri potrebbe derivare dal greco musaikòn, “opera paziente degna delle Muse”.
Durante il ventennio fascista il mosaico ebbe nuovo splendore a richiamare, assieme ad altri elementi decorativi, il collegamento con la Roma dell’antichità. Ed i mosaici andarono a decorare pareti di edifici, come quelli di Prampolini e Depero all’EUR in Viale della Civiltà Romana, o viali e strade d’accesso, come quelli che portano allo stadio Olimpico, o – più vicino a noi – la pavimentazione della stazione Ostiense. mosaico-piazza-sauli.
Quelli della Garbatella sono assai più semplici sia dal punto di vista tecnico che cromatico ma, proprio come i mosaici antichi, utilizzano pietre che, quando sono piccole,  rendono il nome di tessere, mentre qui sono di media grandezza, sistemate su una superficie di cemento fresco di fondo, in modo da formare un disegno. La fattura dei disegni, come del resto il materiale “povero” utilizzato, non fa pensare all’intervento di un artista di nome, ma piuttosto al desiderio magari di un capomastro di abbellire in qualche  modo quei marciapiedi con del materiale “avanzato” da un’altra costruzione. Ricordiamo, a proposito, che la scuola “Cesare Battisti” (intitolata in precedenza al quadrumviro fascista “Michele Bianchi”) venne ultimata nel 1930 e la Chiesa di San Francesco Saverio  nel 1933. Nel caso dei nostri mosaici, voglio pensare all’intuizione di una persona semplice ma d’ingegno, che magari è rimasta ad abitare proprio in zona, un degno abitante della Garbatella. (Forse qualcuno dei più anziani del quartiere ha qualche ricordo storico a questo proposito).
I disegni sono contenuti in cornici a formare dei riquadri. Le pietre sono delle diverse tonalità del beige, del grigio e del nero. Il disegno floreale è quello ripetuto più volte. Ma ci sono anche un’aquila (a ricordare la Roma imperiale: altre sono presenti anche sulla facciata della scuola) ed un fascio littorio. Curiosa invece la presenza di un serpente dal corpo lungo e sinuoso.
Se l’aquila ed il fascio hanno un riferimento storico, qual è il significato del serpente?
Chissà. Purtroppo, come per tante altre cose, anche questi mosaici sono stati abbandonati all’incuria. Alcune pietre mancano ed in altre zone l’erbetta è cresciuta copiosa a coprire i disegni.
Ma nonostante tutto i mosaici mantengono il loro fascino: si possono ammirare magari prendendo un caffè dal vicino bar di Claudio e Fabrizio.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Aprile 2014

 

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Bancarelle abusive

Bancarelle abusive

Numerose segnalazioni e lamentele giungono da parte di negozianti e anche da comuni cittadini riguardo alle bancarelle abusive presenti nelle strade della Garbatella.
Questo annoso problema non è circoscritto solo al nostro quartiere ma anche in tutto il municipio e sicuramente all’intera città. Servirebbero maggiori controlli e trovare infine una soluzione. Sui marciapiedi della Circonvallazione Ostiense ci sono spazi occupati da venditori ambulanti abusivi, spazi che potrebbero essere utilizzati come piste ciclabili. Il problema si presenta anche in zone limitrofe al nostro territorio, quali Porta San Paolo nelle vicinanze della sede ACEA e ancora a San Paolo vicino alla stazione della metropolitana. In una nota il Presidente del municipio Catarci ricorda: “Le postazioni commerciali abusive invadono non solo il centro storico ma anche i nostri quartieri e le zone archeologiche del nostro territorio.
E’ il caso della basilica di San Paolo e del Parco Archeologico dell’Appia Antica, per non parlare poi della Circonvallazione Ostiense, di Via Caffaro, di Via Baldovinetti, Via Duccio di Boninsegna e la stazione metro San Paolo, strade prese letteralmente d’assalto dagli ambulanti abusivi o irregolarmente posizionati.
Si devono assicurare controlli e verifiche, continua Catarci, per contrastare tale attività, una attività che si era consolidata durante i cinque anni della giunta Alemanno”.
Questo problema, come anche la questione del commercio a rotazione, ha bisogno di un coinvolgimento più ampio, dove i municipi venissero messi a conoscenza di decisioni già assunte, scavalcati e svuotati del proprio ruolo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Sotto una botola un ipogeo pagano

Sotto una botola un ipogeo pagano

Da un vecchio numero di Cara Garbatella sono venuto a conoscenza della presenza di una struttura ipogea, più precisamente un colombario pagano, nel terreno pertinente al liceo di Via della Sette Chiese 259. Prima di recarmi direttamente presso l’Istituto, sapreste fornirmi qualche informazione in più o indirizzarmi a qualche fonte di informazione?

Alessio Lo Conte
Associazione Roma Sotterranea

Di quell’ipogeo demmo una prima notizia nel settembre del 1988, in un articolo pubblicato in un periodico che usciva nell’ambito dell’XI Circoscrizione.
Raccontavamo che, nello scavo delle fondamenta del fabbricato del liceo di Via delle Sette Chiese, ci si imbatté in un ambiente funerario ipogeo. Data la vicinanza con le Catacombe di Domitilla si pensò che fosse un prolungamento del notissimo cimitero sotterraneo cristiano. Si decise quindi di avvisare per competenza il Pontificio istituto di archeologia cristiana. Si calarono nel sottoterra il compianto archeologo padre Umberto Fasola e il fossore Fiorenza, per costatare però che si trattava di un ipogeo pagano, quindi non di loro pertinenza.
Nel  frattempo, poiché in superficie si disponeva di sufficiente spazio, si decise di spostare di qualche metro l’edificazione della scuola, in modo da evitare il probabile blocco dei lavori e per non compromettere un eventuale futuro scavo. Da quanto mi risulta, ci si limitò a coprire l’ingresso dell’ipogeo con una botola di metallo, senza che si procedesse a una sua vera ispezione. Che io sappia, quella botola da allora non è stata mai riaperta. Si trova in posizione arretrata sulla destra della facciata dell’edificio scolastico, in un’area piuttosto degradata.  (C.B.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Appuntamento all’Ambretta

Appuntamento all’Ambretta

Vi scrivo dall’Ambretta, l’enocipolibroteca alla Garbatella. Da domenica 1° dicembre è partito un progetto a cui teniamo molto, l’Ambra Sud.
Dalla prima domenica di dicembre tutte le partite della Roma verranno proiettate al Teatro Ambra alla Garbatella. L’ingresso è gratuito e riservato a tutti i clienti dell’Ambretta, il locale contiguo al Teatro, dove si possono degustare aperitivi, coffee break e brunch dedicati alla Roma nei giorni delle partite, al prezzo di euro 10. Speriamo che questo evento possa diventare un appuntamento fisso per gli abitanti della Garbatella. Riteniamo che potrebbe essere interessante far conoscere l’iniziativa anche ai vostri lettori.

Giulia Gini

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Nel Municipio Roma VIII la cultura riparte dai diritti di Giancarlo Proietti

Nel Municipio Roma VIII la cultura riparte dai diritti
di Giancarlo Proietti

Riparte la Cultura nel municipio Roma VIII. Dopo gli ultimi anni di impoverimento sulle risorse culturali, la nuova Giunta del nostro municipio ha promosso un avviso pubblico per la realizzazione di attività culturali dal titolo “Cultura ReStart”.
L’iniziativa, fortemente voluta dall’assessore Claudio Marotta e dal presidente Andrea Catarci, intende promuovere l’arte e la cultura quali strumenti per rafforzare la democrazia e diffondere i diritti nel nostro territorio.
L’iniziativa si inserisce nel calendario di eventi che l’assessora alla Cultura di Roma Capitale Flavia Barca ha voluto realizzare per vivacizzare i territori dei quindici municipi romani e per rafforzare la coesione sociale e territoriale nel periodo delle festività di fine anno.
Roma VIII è stato uno dei pochi municipi ad aver realizzato un bando pubblico per destinare le risorse messe a disposizione dall’amministrazione capitolina.
L’associazionismo che si è aggiudicato la gara sarà impegnato a realizzare programmi culturali che promuovano il diritto al gioco dei bambini e degli adolescenti; il diritto alla libertà e alla cittadinanza di donne, uomini, arti e saperi; il diritto all’amore della popolazione LGBTQ (acronimo utilizzato come termine collettivo per riferirsi a persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender); il diritto all’inclusione e al welfare delle fasce di popolazione con fragilità sociale; il diritto alla città e al “buen vivir” e alle pratiche di sostenibilità e rigenerazione urbana e ambientale.
“Abbiamo deciso di ripartire da un avviso pubblico- afferma l’assessore alla cultura del municipio, marotta – perché Roma ha bisogno di politiche pubbliche per voltare pagina dopo la cupa stagione della Giunta Alemanno. Stimolare una gara fra le associazioni ha dato i suoi frutti. La partecipazione è stata straordinaria: abbiamo raccolto 23 proposte progettuali a cui hanno partecipato oltre 50 associazioni del territorio. Questo è un segnale di estrema vivacità del nostro tessuto associativo e un ulteriore invito a rafforzare la battaglia che stiamo conducendo per avere dei fondi destinati direttamente al municipio per programma politiche di lungo respiro per le attività culturali”.
“Quando abbiamo i mezzi – aggiunge il presidente Catarci – cerchiamo progetti di qualità, ma anche trasparenza e partecipazione. In questo caso abbiamo optato per un avviso pubblico e una commissione tecnica per vagliare i progetti. Sarà decisa la nostra volontà di destinare risorse alla cultura sul bilancio 2014, anche se abbiamo realizzato eventi di qualità a costo zero per il municipio: l’ultimo esempio è la presentazione del libro di Erri De Luca con cui abbiamo riempito il Palladium.”
maggiori informazioni sulle iniziative del nostro territorio – che si svolgeranno tra il 22 dicembre 2013 e il 6 gennaio 2014 – sono reperibili sul sito istituzionale del municipio Roma VIII.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Alla Garbatella si cantava: Correte scappate arriva lo squadrone… Un vecchio coro un bel po’ bullista

Ricorre spesso allo Stadio Olimpico durante le partite della Roma un motivetto che viene cantato per indicare la supremazia  …

Alla Garbatella si cantava: Correte scappate arriva lo squadrone…

Un vecchio coro un bel po’ bullista

di Leopoldo Tondelli

Ricorre spesso allo Stadio Olimpico durante le partite della Roma un motivetto che viene cantato per indicare la supremazia della squadra giallorossa: Correte scappate arriva lo squadrone giallorosso-giallorosso. Questo coro lo si può ascoltare anche nel noto 45 giri di Antonello Venditti nel lato b che si intitola Derby e che era cantato dai primi gruppi di ultras negli anni Settanta.
Ma pochi ricordano che questo canto era ripreso da un ritornello che cantavano i ragazzi della Garbatella negli anni Trenta-Quaranta e oltre nelle loro scorribande nei quartieri limitrofi, come San Saba,  Tormarancia, Testaccio, l’Aventino, per rimarcare una supremazia non sportiva ma di bande le cui scaramucce terminavano spesso con le famose deplorevoli sassaiole.
La musica era la stessa e le parole recitavano così: Correte scappate arriva lo squadrone di Garbatella-di Garbatella: Garbatella è quella cosa che si chiama prepotenza, ecco qua tutta la lenza che c’ha voja da menà.
Se sente mormorà: Chi sono questi qua? Noi semo della Garbatella e ce sapemo fa.
Erano quelli gli anni nei quali fare il bagno alla marrana era come passare oggi un pomeriggio in piscina e dove i ragazzetti spesso si comportavano come nel film di Castellani “Sotto il sole di Roma” o nei romanzi di Pasolini come “Ragazzi di vita “. Quel coretto ci dice come già da allora il nostro quartiere evidenziasse, attraverso queste forme di complicità (anche se non sempre positive, come in questo caso), la reale socialità che si andava realizzando nei lotti delle case popolari.

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Tre magiche serate a fine settembre nel giardino della Villetta Garbatella Jazz Festival Nono anno, nuovo successo di Benedetto Mercuri

Il 26, 27 e 28 settembre, come di consueto da nove anni, la musica jazz è tornata a risuonare tra le stradine della Garbatella. Nel giardino della Villetta in Via Francesco …

Tre magiche serate a fine settembre nel giardino della Villetta Garbatella Jazz Festival
Nono anno, nuovo successo

di Benedetto Mercuri

Il 26, 27 e 28 settembre, come di consueto da nove anni, la musica jazz è tornata a risuonare tra le stradine della Garbatella. Nel giardino della Villetta in Via Francesco Passino 26 quest’anno la rassegna ha ospitato nella prima serata il trio di Carlo Conti con Vincenzo Florio al contrabbasso e Armando Sciommeri alla batteria: una formazione rigorosamente pianoless che riesce innanzitutto ad esaltare la duplice natura del sax di Conti, un sound diventato ormai inconfondibile. Pura intimità, da un lato, sfrenata esuberanza, dall’altro.
La seconda sera si è esibito “Jazz no limit”, il quartetto di marcello Rosa con Paolo Tombolesi al pianoforte, Stefano Cantarano al contrabbasso ed Ettore Fioravanti alla batteria.
Lo stile di Rosa, lo storico trombonista italiano, inconfondibile, attinge con grande profondità e consapevolezza al jazz tradizionale, ma non è esente da guizzi improvvisi nella modernità e da distensioni creative di grande determinazione e carattere.
Ha chiuso la rassegna, sabato 28 settembre, Leandro Guffanti e Giulia Salsone Quartet (Leandro Guffanti, sassofoni; Giulia Salsone, chitarra; Pino Sallusti, contrabbasso; Alessandro marzi, batteria). La serata ha fatto vivere l’incontro tra due musicisti con la voglia di sperimentare e confrontarsi, attraversando confini musicali ampi ma ben radicati, quali la musica argentina e quella europea con la naturale attitudine all’improvvisazione ereditata dal jazz.garbatella-jazz-festival
I concerti delle tre serate sono stati introdotti dalle esibizioni dei Laboratori di improvvisazione jazz della Scuola Popolare di musica di Testaccio. In questo ambito i giovani musicisti del Polo didattico-culturale di Testaccio, alcuni dei quali possono essere considerati talenti, hanno potuto esprimere tutte le loro qualità ed hanno fatto intravedere le loro potenzialità artistiche. Renata Collalti, sax soprano; Stefano Baldisseri, tastiere; Roberto martina, chitarra; Giuliano Stacchetti, basso elettrico; Andrea Bongiovanni, batteria; Andrea Gesano, pianoforte; Giorgio Sena, pianoforte; Giampiero Camera, contrabbasso; Giorgio Russomanno, batteria; Luca Zadra, batteria; Angelo A. mazzotti, voce; Andrea Gesano, piano,; Giampiero Camera, contrabbasso: meritano tutti una citazione per impegno e gusto musicale, mentre la sassofonista Renata Collalti sembra proprio che voglia far parlare di sé in futuro, se continua a progredire agli attuali livelli.
Garbatella Jazz Festival, come è ormai consuetudine, ha potututo aver luogo grazie alla direzione artistica di Pino Sallusti ed al (quasi) decennale impegno dei volontari dell’Associazione “Cara Garbatella” che con il loro lavoro hanno reso possibile tutto ciò, mantenendo la prerogativa che da sempre caratterizza questa rassegna, quella di offrire gratuitamente un prodotto culturale di qualità. Il pubblico li ha premiati con una vasta partecipazione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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Il Presepe artigianale

Il Presepe artigianale

il-presepe-artigianaleCi piace ricordare che, in occasione delle festività natalizie, nel nostro quartiere c’è un giovane artigiano “presepista” che ormai da decenni allestisce nella sua abitazione un presepe artigianale.
Il presepe è stato ideato tanti anni fa e alla prima realizzazione, ogni anno vengono aggiunti personaggi, paesaggi e scorci caratteristici.
Il materiale che viene utilizzato è tutto di riciclo.
Il presepe sarà allestito dal 24 dicembre 2013 fino a tutto il mese di febbraio 2014 presso la sua abitazione dove sarà lieto di ricevere tutti gli amanti dei presepi e di coloro che sono interessati a questa forma di arte.

Previo contatto telefonico n. 06 5747669 – cell. 329 8875546 – Sig.
Vincenzo Patrizi – Via Prospero Alpino n.62 – 00154 ROMA

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Inaugurato un anno fa e mai aperto il parco di Via Capitan Bavastro dedicato al navigatore ligure che nel 1300 scoprì le isole Canarie Ancora chiuso il giardino “Lanzarotto Malocello”

Inaugurato un anno fa e mai aperto il parco di Via Capitan Bavastro dedicato al navigatore ligure che nel 1300 scoprì le isole Canarie
Ancora chiuso il giardino “Lanzarotto Malocello”

L’area verde tra la Colombo, Via Palos e Via Rodrigo de Triana è intitolata a Lanzarotto (o Lazarotto o Lanzerotto) malocello, il navigatore ligure di Varazze che scoprì le isole Canarie nel 1312 e che lasciò il suo nome a Lanzarote, una delle principali isole dell’arcipelago spagnolo. Il nostro giardino rimane sul lato destro della carreggiata percorrendo la Colombo in direzione Eur, subito dopo Via marco Polo, ed è caratterizzato giardino-lanzarotto-malocelloda un vistoso ponte di ferro, il cui nome sembra essere “Ponte delle Colonne d’Ercole” (Lanzarotto, nel 1300, fu tra i primi ad aveva superato le mitiche Colonne d’Ercole).
L’inaugurazione, che risale a oltre un anno fa, nel mese di ottobre del 2012, avvenne senza la presenza di alcun rappresentante del municipio in polemica con la Giunta Alemanno, la quale decise di intitolare la nuova costruzione senza condividere e discutere la scelta con l’Ente territoriale preposto. Quest’area era un tempo degradata, vi giaceva una carbonaia ed una rivendita di gas metano oltre ad un vecchio rudere dismesso memoria di un tentativo di costruzione risalente agli anni cinquanta. ponte-della-garbatella
E’  stata resa giardino dai palazzinari come compensazione per la costruzione delle case di Via Bartolomeo Diaz. Questo parco però, seppur inaugurato da molti mesi, rimane incomprensibilmente chiuso. Per poter riuscire a capire quali sono i motivi di questa mancata apertura abbiamo intervistato il Presidente del municipio VIII (ex XI) Andrea Catarci.”Il giardino Lanzarotto maloncello fu oggetto nel 2012 di una iniziativa dell’allora Sindaco Alemanno, che venne ad inaugurare, con tanto di cerimoniale, la targa toponomastica che intitolava l’area  verde al navigatore ligure del XIV secolo, ma a detta manifestazione non fece seguito l’effettiva apertura al pubblico in quanto l’area, realizzata dal Consorzio Papareschi Ostiense, non era stata ancora immessa in possesso da Roma Capitale e tantomeno consegnata al Servizio Giardini. Ora che questo passaggio è stato compiuto, i cittadini rimangono perplessi, stupiti ed amareggiati dal fatto che ancora è impedita loro la fruizione dell’area”. Prosegue Catarci: “Abbiamo chiesto all’Assessore all’Ambiente ed alla competente Direzione territoriale al Verde ed al Decoro l’apertura immediata al pubblico del Parco in questione. Qualora l’impedimento fosse dettato dalla presenza nell’area di un manufatto adibito a circolo bocciofilo ed alla sua gestione, proponiamo l’affidamento, anche in forma temporanea, attraverso un bando pubblico, ad una delle associazioni presenti sul territorio”. (E. S.)

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