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Tag: Bellezze del territorio

Brevi – E’ crollato il pino di Piazza Sant’Eurosia Uno dei tre pini di Piazza Sant’Eurosia, che aveva pressappoco gli anni della Garbatella e stava in un angolo del largo che fa da spartitraffico in uno dei punti nodali della Via delle Sette Chiese, è cro

E’ crollato il pino di Piazza Sant’Eurosia

Uno dei tre pini di Piazza Sant’Eurosia, che aveva pressappoco gli anni della Garbatella e stava in un angolo del largo che fa da spartitraffico in uno dei punti nodali della Via delle Sette Chiese, è crollato il 15 marzo alle 8,30, all’ora cioè che la piazza è percorsa dai ragazzi che si recano a scuola. Si è abbattuto in direzione di Via Giustino De Jacobis, fortunatamente senza danni. Il vecchio albero aveva una ricca chioma, ma aveva le radici corrose dal …

E’ crollato il pino di Piazza Sant’EurosiaUno dei tre pini di Piazza Sant’Eurosia, che aveva pressappoco gli anni della Garbatella e stava in un angolo del largo che fa da spartitraffico in uno dei punti nodali della Via delle Sette Chiese, è crollato il 15 marzo alle 8,30, all’ora cioè che la piazza è percorsa dai ragazzi che si recano a scuola. Si è abbattuto in direzione di Via Giustino De Jacobis, fortunatamente senza danni. Il vecchio albero aveva una ricca chioma, ma aveva le radici corrose dal

marciume, come hanno costatato i tecnici del Servizio Giardini. Ci sembra il caso di fare un’indagine sulle condizioni di salute degli altri due alberi.
Se ne va così un altro dei bei pini della Garbatella. Ricordiamo con nostalgia quelli maestosi di Piazza Oderico da Pordenone, ultimo residuo della tenuta di mons. Nicolai. Avevano ispirato il nome anche al vicino chiosco del “Bar due pini”, ora ribattezzato “Casina Liberty”. Se ne andarono a distanza di tempo uno dopo l’altro, il primo fatto morire per consentire la costruzione di una palazzina, l’altro per atti vandalici e per scarsa manutenzione. I pini più antichi del quartiere, anche se notevolmente malmessi, sono i due giganti che fanno ombra alla Villetta di Via Passino. Dovrebbero avere più di un secolo e mezzo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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Brevi – In ricordo del 69° della strage delle Fosse Ardeatine

In ricordo del 69° della strage delle Fosse Ardeatine

Il 69° anniversario dell’eccidio della Fosse Ardeatine è stato ricordato nel quartiere con una significativa cerimonia che si è svolta venerdì 22 marzo, con appuntamento alle 9 in Piazza Eugenio Biffi. La Presidenza del Municipio, il suo Assessorato alle Politiche giovanili e il Centro giovanile Tetris hanno proposto una mattinata da dedicare alla strage nazista del 24 marzo 1944 attraverso un percorso immaginario e fisico che si è concluso alle 12,30 al Mausoleo della Via Ardeatina. L’itinerario si è svolto attraverso un percorso che ha toccato i luoghi dove avevano abitato i tre martiri della Ardeatine del nostro quartiere: Via Percoto, dove stava Enrico Mancini; e Via Antonio Rubino, dove abitarono e furono catturati dai tedeschi, con la collaborazione di un fascista, i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli. Ricordiamo anche gli altri figli del quartiere caduti nella Resistenza: Libero De Angelis, medaglia d’argento, prelevato il giorno prima della Liberazione insieme ad altri tredici compagni dalle prigioni di Via Tasso, e fucilato al 14° km della Via Cassia in località La Storta; e Giuseppe Felici, medaglia d’oro, catturato e fucilato a Rieti. Hanno aderito alla manifestazione l’Associazione partigiani di Roma, l’ANED, l’ANFIM, il Centro di documentazione ebraica, l’Associazione “I nipoti della Shoah”, il Centro giovanile TETRIS e il Centro Linkiostro.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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In Via Persico un impedimento pedonale

In Via Persico un impedimento pedonale

via-ignazio-persico-garbatellaHo pensato ad uno scherzo da parte del Municipio la prima volta che ho notato in Via Ignazio Persico, di fronte all’entrata del parco pubblico, uno scivolo pedonale, segnalato da ringhierine, tra il marciapiede e la carreggiata sulla quale, proprio in prossimità dello scivolo, c’è il parcheggio a spina, regolarmente delimitato da segnaletica orizzontale. Il sorriso si è subito spento quando ho pensato a quali difficoltà affrontano disabili in carrozzina, nonni con i passeggini, non vedenti e tutti coloro per i quali allontanarsi da quel punto per scendere dal marciapiede è un problema. Si invita l’ufficio competente del Municipio ad un sopralluogo per provvedere a rimuovere l’impedimento.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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Per i 90 anni di nonno Angelino

Per i 90 anni di nonno Angelino


Il 18 febbraio 1923 nasce a Roma, per l’esattezza a Porta Metronia, Angelo Bruni detto “Angelino” e, con i suoi, si trasferisce, quando era molto piccolo, nello storico quartiere della Garbatella. E’ curioso notare che il mio amato nonno compie 90 anni proprio il giorno in cui, tre anni prima, viene fondata la Garbatella! Forse da questo nasce il mio amore per questo quartiere che porto sempre nel mio cuore. Tornando a mio nonno, egli cresce in una famiglia numerosa in un piccolo appartamento nell’Albergo Rosso, ed inizia a lavorare molto giovane per aiutare i genitori ed i fratelli più piccoli. Nel suo cammino si troverà davanti gli anni duri della guerra che non risparmieranno neanche lui: nel fiore della sua gioventù viene chiamato alle armi, imbarcato e diretto verso l’Africa. nonno-angelinoMi racconta sempre il perché della sua paura per il mare, dovuta al fatto che la nave sulla quale viaggiava viene bombardata e affondata, e lui terrorizzato cerca di salire sulle strutture più su che può mentre la nave si inabissa.
Con i suoi racconti riesce a portarmi con lui in quei momenti, quando alfine cade in acqua, perde i sensi e viene salvato da un soldato americano, di cui conserva una foto, ingiallita dal tempo, dietro la quale c’è una nitida dedica a lui!
Operaio dell’ Ottica Meccanica (OMI), spesso mi racconta le battaglie e le occupazioni che lui e gli altri operai hanno affrontato per far valere i loro diritti.
E mi racconta l’incontro in fabbrica con mia nonna Nanda, dal quale sboccerà un amore fortissimo che li tiene legati ancora oggi dopo 65 anni di matrimonio.
Loro hanno trasmesso a mia madre i veri valori della famiglia che lei ha riversato su di me e mio fratello.
Grande sportivo, appassionato sia di boxe che di ciclismo (conosce alla perfezione la vita di Fausto Coppi), ama anche i grandi artisti nel campo della musica leggera, come Claudio Villa e, da buon romano, Alvaro Amici. Ottiene anche molti consensi nelle sale da ballo dove si diletta nei più svariati balli tra cui uno spettacolare tango argentino. Dotato di una spiccata romanità, oggi ha raggiunto un importante traguardo della sua vita: 90 anni! Sono orgogliosa di averlo vicino, così come i figli Roberto e Daniela, la nuora Fabiana, il genero Aleandro, e gli altri nipoti Alessandro, Noemi, Roberto e la piccola pronipote Aurora. Attraverso questa lettera ho cercato di descrivere una persona che mi ha insegnato qualcosa di veramente prezioso: l’amore incondizionato di un uomo per la sua famiglia! Spero che tenendomi per mano continui ad accompagnarmi nel cammino della vita, incoraggiandomi ad affrontare le mie paure, come faceva quando ero piccola, mentre imparavo a restare in equilibrio sulla bicicletta e lui mi sosteneva per non farmi cadere. Auguri nonno!

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tua nipote Cristina

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A passeggio per la Garbatella: un’emozione da vivere

A passeggio per la Garbatella: un’emozione da vivere

Si è svolta il 21 marzo alla Garbatella, presso la Casa delle imprese in viale G. Massaia, la prima festa della Primavera organizzata dalla CNA di Roma, per promuovere e far conoscere ai cittadini romani le realtà faticosamente produttive della media e piccola impresa. nonché le realtà artigianali che con impegno e tenacia affrontano la dura realtà della crisi economica che attraversa ogni settore;
una festa all’insegna della fiducia e orientata alla qualità dei prodotti, forse non troppo noti ma che rappresentano piccole realtà di assoluta eccellenza nostrana. La festa ,che si è protratta anche nelle prime ore del pomeriggio, è stata decisamente partecipata: a voler dimostrare che la qualità sa sempre interessare i cittadini attenti alla autenticità e genuinità dei prodotti.
Per l’occasione è stato presentato da Erino Colombi, presidente della Cna di Roma, un itinerario da percorrere in un’ora e mezza nel quartiere, a cura di Gianni Rivolta: “Passeggiando per la Garbatella, un’emozione da vivere”. Ci muoveremo attraverso circa dodici punti che ritengo siano i più interessanti dal punto di vista storico e architettonico – ha detto Rivolta, giornalista, storico e curatore della cartina del percorso.
Chi vorrà percorrerlo conoscerà botteghe artigiane e itinerari gastronomici di grande interesse di un quartiere che da decenni affascina i romani e non solo. Di qui è passato Gandhi, qui hanno tratto fonte di ispirazione registi come Pasolini e Moretti, attori come Sordi e Montesano. Con questa cartina – ha concluso Rivolta – desidero accompagnare gli appassionati, i turisti, i semplici curiosi di un itinerario tra la storia.

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(O.O.)

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Un’autorimessa di qualità di Orietta Vidali

Un’autorimessa di qualità

di Orietta Vidali

Schiavi d’Abruzzo è un piccolo paese ai confini con il Molise da cui provengono, storicamente, moltissimi tassisti romani e tanti operatori professionali collegati alla gestione delle automobili. Per questo non ci sorprende l’origine di Antonio Tucci, titolare dell’Autorimessa Troiano II ubicata in Via Prospero Alpino 74, angolo Circonvallazione Ostiense, di fronte alla ex Manifattura Tabacchi. garage-troiano
L’autorimessa ha da sempre puntato sulla qualità dei servizi e sull’attenzione ai clienti che confermano l’affabilità e la disponibilità di Antonio e dei suoi collaboratori.
In un’area di 5.000 mq, con i suo 250 posti auto e aperto 24 ore su 24, in effetti, il garage Troiano permette non soltanto il parcheggio per qualsiasi tipo di veicolo, dalle auto ai camper, ma anche una serie di servizi che vanno da un accurato lavaggio a mano, al grafitaggio e al cambio d’olio. Nello sforzo di risolvere il più possibile i problemi ai suoi clienti l’autorimessa è dotata anche di un servizio di autofficina che fornisce il tagliando completo, piccole riparazioni, pasticche freni, revisioni e ricarica aria condizionata.
L’orientamento al cliente non si limita ai cittadini di Garbatella ma si estende alla rinnovata vitalità dei nuovi insediamenti economici che hanno riqualificato l’Air Terminal: la linea ferroviaria ‘Italo’ e la magnifica casa del gusto ‘Eataly’. Sconti particolari sono riservati ai possessori del biglietto del treno veloce che fa scalo alla Stazione Ostiense a cui è offerto, se richiesto, anche l’accompagnamento in stazione!
“Svolgiamo il nostro lavoro con cura e passione – ci dice Antonio Tucci – e questo, in un’attività di servizio, è molto apprezzato dai nostri clienti che registrano una differenza rispetto ad esperienze precedenti”.
Una visita al garage Troiano II può avvenire anche in maniera virtuale visitando il moderno sito internet http//garagetroiano2.altervista.org.

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Il corso d’acqua che scorre sotto la Circonvallazione Ostiense Per il risanamento del fiume Almone

Il corso d’acqua che scorre sotto la Circonvallazione Ostiense
Per il risanamento del fiume Almone

L’Associazione di volontariato “Comitato per il Parco della Caffarella” e l’Associazione culturale “Humus” hanno presentato i giorni scorsi uno splendido volumetto di 112 pagine intitolato “Il sacro Almone da fiume a discarica”, nel quale si riassume la storia del fiume Almone dal mito alla storia romana a quella medioevale a quella preindustriale fino a quella dei nostri giorni che lo vede ridotto a lurida fogna.
Il volume si inquadra in una campagna rivolta alla società Acea Ato2 e alla Regione Lazio perché si provveda finalmente al risanamento delle acque dell’Almone, il terzo affluente del Tevere.
Si chiede di reinserire l’Almone tra i fiumi soggetti a monitoraggio, sospeso dal 2004;
di provvedere a bonificare l’alveo del fiume da rifiuti solidi;
di chiudere al transito delle auto le aree soggette a discarica;
di perseguire i reati ambientali;
di far depurare dall’Acea Ato2 tutte le acque reflue dei Comuni dei Castelli romani, di Ciampino e dei quartieri Quarto miglio e Statuario;
di spostare le aree di autodemolizione dal perimetro del Parco dell’Appia Antica.
Come ricordano i nostri nonni, l’Almone, nel territorio della Garbatella, scorreva a cielo aperto lungo il percorso della attuale Circonvallazione Ostiense, proveniente appunto dalla Valle della Caffarella e sotto passando l’Appia Antica all’altezza del ristorante Quo Vadis. Nel nostro territorio, dove l’Almone spesso si impantanava, si veniva ad approvvigionarsi di rane, da portare nelle magre tavole o da vendere per rimediare qualche spicciolo.
Poi il fiume procedeva verso il Tevere, alimentando all’altezza dell’Ostiense la centrale termoelettrica Montemartini, oggi museo archeologico.
Infine, con la costruzione della Colombo e con l’estendersi della Garbatella lungo l’asse della Circonvallazione, il fiume “scomparve”, inghiottito da un condotto sotterraneo che giace a 17 metri sotto il piano stradale. L’Almone oggi si interra in un “incile” che si trova ai
margini del Parco Scott, dove arriva già inquinato dagli scarichi incontrollati che si riversano lungo il suo percorso dalla base dei Castelli romani e nel quale confluisce anche la grossa cloaca del Quarto Miglio.
In tali condizioni di inquinamento il fiume non poteva più affluire nel Tevere. Così è stato semplicemente deviato nel grande collettore di sinistra del Tevere, diretto al depuratore, il quale però, ricevendo una eccessiva massa d’acqua (acque del fiume e acque nere), non è in grado di svolgere agevolmente la sua funzione di depurazione.
Per informazioni sulla campagna di risanamento dell’Almone ci si può rivolgere al Comitato per il Parco della Caffarella tel/fax 067803513, www.caffarella.it

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(C.B.)

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Tra passione e cultura sportiva Agostino Di Bartolomei e il suo Manuale del calcio Il libro postumo, “L’ultima partita”, Ed.Fandango, tratta della “Vittoria e sconfitta” del popolare calciatore. L’attualità del messaggio a tutela dello sport più appassion

Tra passione e cultura sportiva
Agostino Di Bartolomei e il suo Manuale del calcio
Il libro postumo, “L’ultima partita”, Ed.Fandango, tratta della “Vittoria e sconfitta” del popolare calciatore. L’attualità del messaggio a tutela dello sport più appassionante

di Leopoldo Tondelli

Qual è la motivazione che spinge un campione di calcio all’apice della sua carriera a porre per iscritto su brogliacci di carta degli appunti riguardanti le regole della disciplina?
La voglia di prepararsi un futuro da post calciatore come allenatore? La semplice passione per un gioco che pratica da bambino?
agostino-di-bartolomei-cara-garbatellaLeggendo il libro postumo di Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma, Campione d’Italia 1982-83, patrocinato dal figlio Luca, scopriamo che diverse possono essere le risposte a questa domanda, non solo rapportate al calcio degli anni settanta-ottanta, ma soprattutto riferite al calcio dei nostri giorni. Il libro dimostra una sorprendente attualità nel rappresentare da parte dell’uomo-calciatore la sua visione volta a tutelare questo sport, che in questi due ultimi decenni si è modificato non solo nelle sue regole (il libro infatti tiene conto delle modifiche apportate negli ultimi anni al regolamento del gioco che è stato quindi aggiornato rispetto alla versione originaria) ma anche nella sua organizzazione e soprattutto nella partecipazione sempre più virtuale dei suoi tifosi.
Il lavoro infatti svela anche la formazione culturale dell’uomo Di Bartolomei (diplomato nel nostro Liceo scientifico Borromini e studente universitario iscritto alla facoltà di Scienze politiche alla Sapienza). Non a caso il libro contiene un capitolo dedicato all’origine del gioco del calcio, sottolineando l’importanza della storia dello sport nelle dinamiche sociali ed istituzionali di diverse epoche storiche, ma anche l’importanza umana (frequentante da adolescente l’Oratorio di San Filippo Neri del nostro quartiere, sotto la guida umana e spirituale di Padre Guido). Nell’Oratorio assimilò alcune regole di vita comportamentali che trasferì nel calcio professionistico e negli stadi: come quella di protestare con l’arbitro in modo sempre pacato, tenendo le braccia dietro la schiena, perché prima funzione del capitano è quella di essere un esempio positivo per i compagni di squadra e per i tifosi. agostino-di-bartolomei-cara-garbatella
Infatti il suo decalogo del calcio contiene suggerimenti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche comportamentali, appunto come il rispetto nei confronti dell’arbitro e degli avversari nonché suggerimenti nella cura del proprio corpo. Il libro è sorprendentemente piacevole da leggere, malgrado contenga semplici regole e indicazioni tecniche. Alla fine del volume sono pubblicate interviste a Nils Liedholm, a Giampiero Boniperti e a Sandro Ciotti che svelano in modo definitivo lo scopo di trasmettere soprattutto al giovane lettore una adeguata educazione sportiva, da un campione che portava in quegli anni la fascia da capitano al braccio completamente bianca, con un messaggio culturale da trasmettere, che cioè la fascia è una istituzione sportiva, che deve essere bianca, in quanto neutra, come devono essere tutte le istituzioni.
Il libro completa, quindi, la storia umana di Di Bartolomei, illustrata dal film di 11 metri, diretto da
Francesco Del Grosso, presentato lo scorso anno al Festival di Roma, insieme ad un precedente libro di Giovanni Bianconi uscito in due edizioni, dal titolo “L’ultima partita”, Vittoria e sconfitta di Agostino Di Bartolomei, edizioni Fandango, nel quale si ricordava la carriera di calciatore, le sue vittorie, le sconfitte ed il conseguente distacco da Roma, la sua città.
Egli, nel trasferirsi a Milano, trasmise ai milanesi una diversa immagine del romano, non sbruffone o superficiale, ma di ragazzo, sì introverso, ma affidabile, serio, che lo vide protagonista negli anni della “Milano da bere” fino all’arrivo di Berlusconi alla guida del Milan.
A proposito di cinema, il nostro Agostino è il giocatore della Roma più citato nei film della “commedia all’italiana” degli anni settanta-ottanta, così da consacrarlo, in quel periodo, come giocatore più amato e popolare della Roma, malgrado non avesse mai indossato la maglia della nazionale maggiore.

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Disquisizione sul “sesso” della torre medioevale dirimpettaia della Garbatella Tormarancia o Tormarancio?

Disquisizione sul “sesso” della torre medioevale dirimpettaia della Garbatella
Tormarancia o Tormarancio?

di Cosmo Barbato

tormaranciaCominciamo col demolire una credenza consolidata. La Tormarancia attuale non è quella “originale”, nel senso che è esistita un’altra Tormarancia, situata non tanto vicino alla nostra ma nella stessa tenuta, crollata o distrutta non sappiamo quando, forse nel XIV secolo, della quale però si sono ritrovate poderose tracce di fondazione all’interno del Parco di Tormarancia.
Il nome di Tormarancia si trasferì nel tempo all’attuale torre, la più importante tra quelle superstiti del circondario. Da quell’imprecisato momento in poi la nostra torre, indicata nella cartografia antica come Tor delle vigne, cominciò a chiamarsi Tormarancia: raccolse cioè il nome della distrutta consorella maggiore.tormarancia-anni-quaranta
Da questo punto in poi, quando parliamo di Tormarancia, ci riferiamo alla torre che svetta sulla collinetta che si affianca al bel Viale di Tormarancia. “Maschio o femmina”?
Si può disquisire del “sesso” di una torre? La toponomastica moderna si è già pronunciata: “femmina”, stando al nome del Viale.
La cartografia antica chiama la nostra torre, almeno fino al 1453, Tor delle vigne, pare per via della fertilità del territorio: vi sgorgano infatti tre sorgenti ed è attraversata dal Fosso di Tor Carbone, oggi in parte ricoperto (per anni le sue frequenti esondazioni allagavano Shangai, la misera borgata oggi scomparsa, che si era andata formando nella seconda metà degli anni Venti del secolo scorso).
In una carta del 1480 appare per la prima volta il nome di Tormarancia riferito alla Tor delle vigne e da quel momento in poi sempre così, “Tormarancia” e mai “Tormarancio” (fatta eccezione per un modo di dire popolaresco degli anni 30/40 del secolo scorso dei vecchi abitanti di Shangai: “Tor marancio” o addirittura “Tor m’arrangio”, con riferimento alla vita precaria che si conduceva nella borgata). Tormarancia è anche il toponimo che riporta il massimo studioso della Campagna romana, Giuseppe Tomassetti (1910/1926).
Dello stesso avviso è anche un altro ricercatore, Giovanni M. De Rossi, nel suo “Torri medioevali della campagna romana”(1981). “Lo stradario di Roma” di Benedetto Blasi (1922) cita Tormarancia. Lo stesso fa Sergio Delli nel suo monumentale “Le strade di Roma” (1989). Viene definita Tenuta di Tormarancia la porzione di territorio aggregato di recente al Parco dell’Appia Antica. E Tormarancia si chiamava la tenuta di 232 ettari alla quale, tanto la prima torre quanto la nostra, facevano la guardia. Ma perché quel “marancia”?
mappa-tormaranciaUna prima osservazione: “marancia”, come aggettivo del sostantivo femminile “torre”, non poteva che essere femminile anch’esso.
Si è appurato che in antico, cioè nel III secolo dopo Cristo, proprietaria del fondo fosse la famiglia senatoria dei Numisi, che ha lasciato nel territorio non poche importanti testimonianze archeologiche, oggi quasi tutte esposte ai Musei Vaticani. Si è immaginato che quella grande proprietà sia pervenuta successivamente a un ricco liberto di nome Amaranthus. Sicché dal suo nome la tenuta si chiamò inizialmente “praedium Amaranthianum”, cioè “Fondo di Amaranto”. Quando, nel 1200, fu eretta la prima torre così come anche la nostra (probabilmente dai potenti Conti di Tuscolo), nel tempo l’aggettivo “Amaranthianum” riferito al fondo si trasferì alla torre, passando ovviamente al femminile.
Le torri avevano una funzione giurisdizionale, cioè ribadivano il possesso su una proprietà (come mettere il cappello su una sedia). Ma avevano anche una funzione semaforica: nella
campagna romana, dopo l’incursione saracena giunta dal mare del IX secolo che colpì le basiliche di San Pietro e di San Paolo, poste fuori delle mura, si andò creando un sistema di torri di segnalazione con fuochi (di notte) e con fumi (di giorno) per allertare la città nel caso di un nuovo sbarco o di una delle frequenti scorrerie arabe lungo la costa. La nostra torre ha base quadrata di 6 metri per lato. E’ posta in cima a una collina a 800 metri dalla Via Ardeatina e a poco di più dall’Ostiense.
Alta 15 metri, poteva essere in grado di segnalare con le numerose altre torri dislocate lungo l’Ardeatina e l’Appia Antica. L’ipotesi della derivazione dal nome della tenuta (e quindi della torre) da quello del liberto Amaranthus è tutt’altro che provata, però finora sembra la più plausibile.
Scartata un’altra che farebbe riferimento al colore rossiccio (con qualche forzatura, amaranto) dei blocchetti di tufo con i quali è costruita la torre, come quasi tutti gli edifici medioevali coevi di Roma e della Campagna romana.
Lunga è la storia della nostra torre.
Nel tempo fu dei Bottoni, dei Leni, dei Tebaldi. Nel 1470 un Tebaldi vendette parte della tenuta all’ospedale di Santa Santorun (l’attuale San Giovanni) e 18 anni dopo un Leni vendette allo stesso ospedale un’altra parte della tenuta. In precedenza, sotto il papa Nicolò V (1447/1455), la torre dovette subire un restauro, a giudicare da una piccola lapide oggi scomparsa recante il monogramma del pontefice: PPNV, cioè Papa Nicolò V. I romani, interpretando sarcasticamente quella sigla, peraltro riportata in tutte le opere edificate o restaurate in quegli anni, la lessero come “Poco Pane Niente Vino”, alludendo al fiscalismo di quel pontefice.
Agli inizi dell’800 poi la grande proprietà fu acquistata da una facoltosa nobildonna, Marianna di Savoia contessa di Chablais, figlia di Vittorio Amedeo III re di Sardegna, che la utilizzò proficuamente come cava di pozzolana, come fertile tenuta agricola e, non ultimo, come campo di importanti scavi archeologici.
In conclusione, torniamo al “sesso” della nostra torre. Che sia esistito o no quel liberto Amaranthus, che avrebbe trasmesso il suo nome alla tenuta e alla torre, certo è che quel “marancia” è la contrazione dell’aggettivo “amaranziana” relativo al sostantivo “torre”: femminile il sostantivo, necessariamente femminile l’aggettivo.

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Il “Socrate” quando c’è! Progetto teatro a scuola Andato in scena ad aprile “L’amore quando c’era” con la partecipazione della classe IV A del Liceo della Garbatella

Il “Socrate” quando c’è! Progetto teatro a scuola
Andato in scena ad aprile “L’amore quando c’era” con la partecipazione della classe IV A del Liceo della Garbatella

Interessante progetto scolasticoteatrale è quello iniziato da un gruppo di studenti del “Socrate”,
il Liceo classico della Garbatella, promosso dell’attore Daniele Coscarella.
l'amore-quando-c'era-i-ragazzi-del-socrateI ragazzi si sono preparati e hanno messo in scena nel mese di aprile uno spettacolo tratto dal libello di Chiara Gamberale “L’amore quando c’era”. Grazie all’aiuto dei professori e alla disponibilità della scuola, è stato possibile per i giovani liceali partecipare ad un progetto artistico totalmente autofinanziato. Infatti, a causa dei noti tagli verso la pubblica istruzione, ormai da tempo le scuole italiane hanno poche possibilità di ricevere finanziamenti per laboratori come questo. La giovane e ormai nota scrittrice, ex alunna del liceo stesso, si è offerta di privilegiare l’Accademia dei Cento e la scuola romana del suo testo, da cui appunto prende ispirazione lo spettacolo.
La storia messa in scena narra dell’amore finito, come si può facilmente intuire dal titolo, di Amanda e Tommaso. Amanda, interpretata dall’attrice Eva Milella, è proprio un’insegnante delle scuole superiori. Gli studenti hanno avuto infatti il compito di rappresentare sul palcoscenico la classe della giovane donna. Nello specifico, i ragazzi si sono incontrati per molte settimane per esercitare la dizione, la coordinazione e ovviamente la recitazione. Il tutto è avvenuto grazie alla supervisione e ai preziosi consigli di Coscarella, protagonista stesso della rappresentazione nel ruolo di Tommaso. Ogni alunno ha avuto la possibilità di ottenere una parte all’interno dello
spettacolo, di partecipare alla parte tecnica, occupandosi della scenografia, delle luci o dell’editoria.
Complimenti quindi a chi ha ideato il progetto e soprattutto a questi giovani socratini, non soltanto dediti alla traduzione delle tragedie classiche ma anche interpreti della drammaturgia contemporanea!
Lo spettacolo si è tenuto all’Accento Teatro Roma dal 4 al 14 Aprile 2013.
Cast
Tommaso : Daniele Coscarella
Amanda : Eva Milella
I ragazzi della classe IV sezione A del Liceo Socrate (nella foto)
Regia : Pascal La Delfa
Scene : Alessandra Ricci, Elettra Marta Massimilla

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Monsignor Nicolò Maria Nicolai: un precursore della Garbatella A cavallo tra ‘700 e ‘800, al servizio dello Stato Pontificio, fu grande esperto di innovative tecniche agrarie, amministratore finanziario, topografo, storico d’arte, archeologo. Qui da noi i

Monsignor Nicolò Maria Nicolai: un precursore della Garbatella
A cavallo tra ‘700 e ‘800, al servizio dello Stato Pontificio, fu grande esperto di innovative tecniche agrarie, amministratore finanziario, topografo, storico d’arte, archeologo. Qui da noi impiantò la sua splendida villa di campagna e la sua sperimentale “Tenuta dai 12 cancelli”.
Con la “Chiesoletta” di Sant’Eurosia ci ha lasciato un segno della sua intensa esistenza

di Enrico Recchi

Nicolò Maria Nicolai è per la maggior parte degli abitanti della Garbatella un nome sconosciuto o appena sentito nominare.
/tomba-monsignor-nicolaiQualcuno però conosce il casale che porta il suo nome e che, dall’alto della collinetta posta tra Via delle Sette Chiese, la Colombo e Via di Villa Belardi, al confine del nostro quartiere, ancora domina la zona dove oggi è l’Università San Pio V.
Ma nella storia del nostro quartiere monsignor Nicolai è stato un personaggio molto importante. Se ne è già parlato su “Cara Garbatella” in diversi articoli di Cosmo Barbato nei numeri passati, ma stavolta cerchiamo di andare un pochino più a fondo nella conoscenza di questo alto prelato della Curia romana e di spiegare come e perché la sua attività ha influito sul nostro quartiere.
Dunque, Nicola Maria Nicolai nasce a Roma nel 1756 e viene sin da giovanetto avviato alla carriera ecclesiastica. Siamo nella Roma di papa Clemente XIV Ganganelli, dominata dall’aristocrazia cattolica, dai cardinali e dalle loro beghe, con il Papa che deve affrontare il problema della soppressione dell’Ordine dei Gesuiti, fortemente richiesta da alcuni sovrani europei, Ordine che sarebbe stato poi ricostituito solo nel 1814.
Appassionato di studi classici ma interessato anche alle scienze, il nostro era ben dotato di ingegno e perspicacia, in un mondo dove chi era ben introdotto e capace aveva la possibilità di conquistare posizioni nella società romana, soprattutto se vestiva l’abito talare. Nicolai ben presto ricevette riconoscimenti per il suo operato ed incarichi che ne testimoniano le capacità. Fu Commissario generale della Camera Apostolica, organo importante nell’amministrazione finanziaria dello Stato della Chiesa, per circa 50 anni. portale-nicolai
Ma è sotto Gregorio XVI (1831-1846) – il pontefice contro cui scaglia le sue frecciate poetiche G.G.Belli – che Nicolai si afferma nel clero romano e, senza però arrivare alla porpora cardinalizia, raggiunge la carica di Ministro dell’Agricoltura dello Stato Pontificio.
Ma questa non era la sola occupazione di Nicolai. Si interessava anche di archeologia ed infatti fu presidente della “Pontificia Accademia di Archeologia”, nonché presidente dell’Accademia dei Lincei, scrivendo un libro sulla Basilica di San Paolo che fu di grande aiuto per gli architetti che la riedificarono dopo il catastrofico incendio che la distrusse nel
luglio 1823.
Ma la sua vera passione erano le scienze agrarie ed i suoi diversi campi di applicazione, spaziando così dalla rielaborazione del Catasto dei terreni e dalla conseguente riforma tributaria allo studio delle tecniche di coltivazione. Si interessò tra l’altro dell’introduzione dell’eucalipto nelle zone paludose, dopo aver accertato la sua utilità nelle opere di bonifica,
precorrendo di molto la piantumazione di eucalipti effettuata sistematicamente nel ventennio fascista nelle aree della Pianura Pontina.
Coordinò anche la ristrutturazione del porto di Civitavecchia che era il porto principale dello Stato Pontificio.
Nel periodo in cui ricoprì la carica di Ministro dell’Agricoltura prese a cuore lo stato di abbandono in cui versava la campagna romana in quegli anni. La maggior parte delle proprietà terriere erano controllate da una inerte nobiltà. Intere tenute e vasti appezzamenti venivano lasciati incolti o affidati alla discutibile gestione di fattori, mentre i contadini, la manodopera, vivevano nella povertà assoluta, in condizioni igieniche miserevoli con conseguenze nefaste sul tasso di sopravvivenza infantile e sulle aspettative di vita in generale.
la-chiesoletta-di-sant-eurosiaTra i vari scritti di monsignor Nicolai, l’opera che ci interessa maggiormente è “Memorie, leggi e osservazioni sulle campagne e sull’annona di Roma” del 1803, perché in questo suo studio troviamo alcune annotazioni che riguardano anche la futura Garbatella e zone limitrofe e ci aiutano a capire come si presentasse all’epoca il territorio su cui poi sarebbe sorto il nostro quartiere. Propose anche la cosiddetta “Tassa di migliorazione”, una tassa cioè che veniva imposta a coloro che lasciavano i propri terreni incolti, mentre non gravava su chi li faceva coltivare industriosamente e proficuamente.
La stesura del Nuovo Catasto comportò un immane lavoro di rilevazione e di riporto di informazioni secondo criteri più esatti è più moderni, attraverso la rielaborazione di tutti i dati già fatti raccogliere sotto Papa Pio VI (1775-1799). Dall’opera riusciamo ad avere un quadro d’insieme delle campagne che circondavano Roma, delle varie proprietà, dello stato delle strade che conducevano a queste proprietà e, non ultimo, dei vari monumenti che si trovavano lungo il percorso. E il monsignore fece applicare con estrema attenzione i principi da lui propugnati nella sua splendida tenuta che si trovava appunto alla Garbatella, che naturalmente all’epoca non aveva questo nome, ma era indicata genericamente come Colli di San Paolo. Nicolai era fiero del suo “arboreto”, nel quale sperimentò molte specie fruttifere. casale-santambrogio
La proprietà sarebbe passata solo più tardi alla famiglia milanese dei Santambrogio, che avrebbero poi donato la “Chiesoletta”, l’attigua Vaccheria (poi trasformata in Oratorio) e alcuni terreni circostanti ai Padri Filippini. Quindi il già citato casale, con la tenuta che lo circondava, era la villa di campagna del Nicolai, che in città abitava nei pressi di Largo Argentina. Della proprietà Nicolai resta ben evidente una delle entrate alla tenuta, un magnifico portale posto su Via delle Sette Chiese all’altezza dell’Università San Pio V.
La sua passione per le scienze agrarie lo portò anche ad elaborare un calendario rustico, antesignano di quelli odierni di Barbanera e Frate Indovino, con l’indicazione di tutti i lavori che andavano svolti in campagna mese per mese secondo il susseguirsi delle stagioni. Come detto, proprio grazie ai libri scritti da Nicolai siamo a conoscenza di molti dettagli che riguardano quella che allora era la campagna intorno a Roma e che oggi fa pienamente parte della città.
Il nostro quartiere all’epoca chiaramente non esisteva e tutta l’area era raggiungibile solo grazie alla Via Ostiense. Quindi Nicolai, per questo settore, parte appunto da Porta San Paolo, dove inizia la Via Ostiense, mettendo subito in evidenza come la zona fosse infestata da aria malsana ed il terreno fosse spesso inondato dalle esondazioni del vicino Tevere.
Le vigne, la cui coltivazione era preponderante nella zona, beneficiavano però delle alluvioni del fiume, perché la terra, come dice Nicolai, veniva “ingrassata” dai depositi fluviali. Per fortuna quei terreni, che molto più tardi avrebbero costituito gli spazi su cui sarebbe stata edificata la Garbatella, erano in parte protetti dallo “sperone” tufaceo delle colline di San Paolo.
Alcuni toponimi ancora esistenti nel nostro quartiere (Via di Vigna Pozzi, Vigna Serafini) ci portano a pensare che i vigneti fossero largamente diffusi in un’area con scarsa presenza dell’uomo. Qualche casale qua e là si distingueva nel panorama, assieme ad alcune torri di avvistamento, residui medioevali, come la Tormarancia, chiamata appunto anche Torre delle Vigne. Quindi in un’area essenzialmente agricola spiccava la presenza di una piccola chiesa settecentesca, quella che sarebbe poi diventata la “Chiesoletta” dedicata ai Santi Isidoro ed Eurosia, il primo agricoltore e protettore dei contadini e la seconda protettrice contro tempeste, fulmini e grandinate, i massimi flagelli per l’agricoltura.
Nicolai dedicò particolari attenzioni alla chiesa di Sant’Eurosia (chissà perché Sant’ Isidoro viene spesso dimenticato), per risparmiare ai suoi contadini il lungo percorso fino alla Basilica di San Paolo per ascoltare la messa domenicale. La fornì di una campana (oggi è la più piccola della parrocchia di San Filippo Neri), pagò i successivi restauri affidati all’opera del suo amico, il grande architetto Giuseppe Valadier, che gli ammodernò anche il casale in cima alla collina.
La tenuta di Nicolai era particolarmente grande, o almeno così sembrava ai pochi abitanti della zona e agli agricoltori che vi lavoravano, da essere chiamata “Tenuta dei 12 cancelli”.
Usciti dalla Porta San Paolo, la prima tenuta censita dal Nicolai era quella dei “Prati di San Paolo”, confinante con l’omonima basilica ed il monastero, proprietà dei monaci benedettini. Larga parte della tenuta era lasciata a pascolo per il bestiame e a fieno, anche perché, avendo un livello inferiore in alcuni punti a quello del fiume, era soggetta alle frequenti “escrescenze della marrana detta del Ponticello di San Paolo” (forse il ponticello sull’Ostiense da dove inizia la Via Laurentina), e quindi non conveniva coltivarla. Gli allagamenti venivano chiamati “rigurgiti del terreno”, un modo assai colorito che rende bene l’idea della fuoriuscita dell’acqua di origine fluviale dalla terra. Le altre proprietà che si incontrano lungo la Via Ostiense appartenevano ai principi Borghese, al marchese Serlupi o erano di pertinenza di ordini ecclesiastici o di chiese. Sempre Nicolai ci racconta che erano presenti in zona cave di pozzolana, delle quali sono state ritrovate recentemente sicuri resti nei lavori di scavo nelle catacombe di Santa Tecla in Via Silvio D’Amico. Più avanti sull’Ostiense venivano incontrati terreni definiti “mezzagne”, cioè con molti sassi o tufi scoperti o poca terra, scarsamente utili allo sviluppo dei semi ed in genere, proprio per questo, destinati a pascolo. Ancora oltre, sulla Via Ostiense e sulle sue diramazioni, ritroviamo tenute con nomi che ci ricordano località a noi note: Tenuta del Grottone (Via Valle del Grottone zona “I Granai”), Tenuta delle Tre Fontane, Tenuta di Tor di Valle ed ancora più in là, sempre sulla Ostiense, la Tenuta di Mostacciano, la Tenuta di Vallerano ecc.
E mentre i valori dei terreni agricoli crescevano, sia per la trasformazione delle rendite agricole in rendite urbane sia per la speculazione, la Garbatella restava ancora terreno non individuato dagli speculatori, da quelli che nel futuro lontano sarebbero stati chiamati palazzinari.
A Nicolai il Comune di Roma ha dedicato una strada, non alla Garbatella però, ma nella periferia di San Basilio. Insigne il suo monumento funebre in stile neoclassico dello scultore Giuseppe Fabris: si trova in centro, nella bella chiesa di Santa Lucia del Gonfalone, in Via dei Banchi Vecchi.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

 

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Adottiamo il Parco di Commodilla

Adottiamo il Parco di Commodilla

Cerchiamo volontari per adottare il parco delle Catacombe di Commodilla. Conosci il parco delle Catacombe di Commodilla che si trova tra Via Giovannipoli e Via delle Sette Chiese? Come avrai notato, ultimamente è sporco e abbandonato, ormai è divenuto terra di nessuno alla mercè di qualunque incivile ne voglia fare scempio. Fino a pochi mesi fa era un parco pulito e fruibile.
Bambini e cani avevano trovato una convivenza civile, ora invece è impraticabile tra cestini traboccanti di immondizia, vetri rotti e mille altri tipi di rifiuti.garbatella-parco-di-commodilla
Vogliamo riprenderci il parco per renderlo di nuovo pulito e sicuro.

Stiamo organizzando un gruppo di volontari. Abbiamo già preso contatto con il Comune e con Legambiente, che è disposta ad aiutarci, ma ci servono cittadini volenterosi che, come noi, credano nella cittadinanza attiva. Se vuoi aiutarci o avere maggiori informazioni contattaci tramite:

Utenza Facebook: Parco Comodillaparco-commodilla
Gruppo Facebook Salvare Comodilla
Indirizzo: e-mail salvarecomodilla@yahoo.it

Pubblichiamo volentieri la lettera di questi volenterosi cittadini. Ricordiamo che Cara Garbatella aveva già denunciato tempo fa lo stato di abbandono del Parco di Commodilla, segnalando tra l’altro il pericoloso debordo della ghiaia sulle zone pavimentate con lastre di pietra e l’otturamento delle caditoie dell’acqua piovana e di quelle delle due fontanelle presenti. Non ultimo, segnaliamo la presenza dei monconi di due palme distrutte dall’infestazione del punteruolo rosso. In un altro articolo segnalavamo anche la presenza nel Parco di una pianta rara, originaria dell’Australia, il Brachichiton discolor, detto anche “albero bottiglia”, un’essenza che si ricopre in estate di una immensa fioritura cremisi.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

 

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Per la gioia dei bambini la “Collina dei conigli” Tempo fa, in uno spazio verde ai margini della Garbatella, a Via Tiberio Imperatore, qualcuno abbandonò una coppia delle simpatiche bestiole. S’è formata una nutrita colonia, diventata “un bene della colle

Per la gioia dei bambini la “Collina dei conigli”
Tempo fa, in uno spazio verde ai margini della Garbatella, a Via Tiberio Imperatore, qualcuno abbandonò una coppia delle simpatiche bestiole. S’è formata una nutrita colonia, diventata “un bene della collettività”

di Enrico Recchi

No, state tranquilli, non è il seguito del fortunato romanzo di Richard Adams del 1972 “La Collina dei conigli”. In zona di confine con il nostro quartiere c’è un piccolo spazio verde che è diventato il “Parco dei conigli”. Parliamo dell’area libera da costruzioni, in leggera pendenza, che si incontra in Via Tiberio Imperatore, subito dopo l’edificio della Scuola Media “Alessandro Severo”. L’area non è stata mai utilizzata se non come passaggio pedonale per chi abita nelle case della Cooperativa Ferrotranvieri che sorgono sulla Collina Volpi.
conigli-a-collina-volpiUn bel giorno, lo scorso anno, improvvisamente, qualcuno ha pensato di liberare (un termine chic, per dire che se ne è voluto disfare) una coppia di conigli da appartamento. Passare dalla condizione di animale domestico a quella di animale libero non deve essere stato facile per le piccole bestie, ma le attenzioni degli abitanti della zona e soprattutto dei bambini e l’evidente assenza di volpi e altri predatori ne hanno favorito l’ambientamento. L’area, che viene periodicamente ripulita dalle erbacce e dai rovi a cura del Comune e che è stata anche recintata, è diventata così un parco spontaneo all’aperto, dove i conigli hanno scavato le loro tane e hanno prolificato, nonostante qualche furtarello che comunque non ha influito seriamente sulla crescita del loro numero.
Se l’aumento del numero dei conigli non ha potuto seguire lo schema studiato dal pisano Fibonacci (il più noto studioso del fenomeno della riproduzione dei conigli secondo uno schema matematico, che visse tra il XII ed il XIII secolo), la loro presenza si è in ogni caso radicata e, possiamo dire, “istituzionalizzata”, se è vero che sono comparsi avvisi che indicano gli alimenti che i conigli possono mangiare e ciò che invece è deleterio per la loro salute, oltre ad ammonimenti a non appropriarsi delle bestiole che sono un bene della collettività.
Oramai la loro presenza, via via sempre più numerosa, è diventata una sorta di attrazione della zona. Specialmente il pomeriggio nelle giornate calde si vedono frotte di bambini che si avvicinano guardinghi e sospettosi (loro ancor più che le piccole bestiole avvezze alla presenza umana) con in mano una carotina o un cespo di lattuga, sotto l’occhio vigile di genitori o nonni, per riprendere contatto con una realtà, quella degli animali da cortile, oramai lontana dalla nostra attuale cultura.
Fino a poco tempo fa c’era in giro per Roma la figura della “gattara”, in genere una donna anziana che portava da mangiare alle colonie dei gatti randagi un tempo numerose nelle nostre strade (ma che fine hanno fatto i gatti randagi? Se ne vedono pochissimi). Oggi invece sono i conigli a ricevere le attenzioni amorevoli di animalisti grandi e piccoli. Un altro segno dei tempi che cambiano?

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

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Anche a casa nostra invasione di pappagalli Dopo i gabbiani , le cornacchie e gli storni mancava l’esotico. Tra le specie presenti, il più diffuso è un parrocchetto originario dell’Argentina. Non cinguettano, stridono. Contendono territorio e cibo ai nost

Anche a casa nostra invasione di pappagalli
Dopo i gabbiani , le cornacchie e gli storni mancava l’esotico. Tra le specie presenti, il più diffuso è un parrocchetto originario dell’Argentina. Non cinguettano, stridono. Contendono territorio e cibo ai nostri passerotti

Psittacula krameriNon bastavano i gabbiani e le cornacchie, ci voleva anche l’esotico. La Garbatella, come del resto Roma e più o meno tutte le città italiane, è invasa dai pappagalli.
Da noi ce ne sono in tutte le zone verdi, dal parco di Via Pullino, a quello di Via Magnaghi, a Piazza Brin, al parco di Commodilla e, ai margini del quartiere, nel grande parco Schott, nel parco Fao sulla Colombo, alla Caffarella. Non conoscendo i confini, si sono istallati anche nei parchi privati. Insomma, dovunque c’è verde. Non li spaventa nemmeno il traffico: hanno occupato perfino i rami dei platani della Circonvallazione. Anche se nascosti dal fogliame, se ne avverte la presenza dal loro verso, una specie di stridio che non ha niente a che vedere col cinguettio dei nostri passerotti. In più, ai passerotti, come a tutti gli altri uccelli di piccole dimensioni, contendono il territorio e naturalmente il cibo. Non hanno attecchito al parco davanti all’Oratorio di San Filippo Neri, probabilmente perché qui sono fortemente contrastati dalla numerosa colonia dei piccioni che vi si è istallata.
I pappagalli non sono uccelli migratori, come i merli, i pettirossi, gli storni. No, sono stanziali.
Originari dell’America meridionale, hanno trovato un ambiente a loro adatto nel nostro Paese, comprati da appassionati dell’esotico e poi sfuggiti dalle gabbie oppure liberati quando i compratori si erano stancati di accudirli (come succede d’estate, quando si va in vacanza, abbandonando il cane o il gatto di casa).
Tre sono le specie di pappagalli che sono venuti a stare da noi: il Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri), il Parrocchetto monaco (Myiopsitta monacus) e l’Amazone dalla fronte blu (Amazona aestiva). Il più diffuso è il Parrocchetto dal collare, facile da riconoscere per il colore del piumaggio verde brillante e con il collare arancione e nero e le zampette grigie, proveniente originariamente dall’Argentina, ma che ormai ha conquistato il diritto di nidificare anche in Italia. Insomma non è più un clandestino. Sono, i nostri, tempi di globalizzazione e di emigrazione, per gli uomini ma, a quanto pare, anche per gli animali. Si pensi a tutte le razze di cani esotici, di pesci per gli acquari, di gatti, di tartarughe d’acqua ma pure di animali per la nostra alimentazione importati in Italia. Non sappiamo se la Lega intenda organizzare contro i pappagalli, questi uccelli “stranieri”, ronde di cacciatori, non riconoscendo loro lo ius soli, cioè il diritto di cittadinanza ai parrocchetti nati in Italia.
Piuttosto potrebbe condurre una guerra, questa sì santa, contro il “Punteruolo rosso”, il terribile coleottero arrivato qui dall’Estremo Oriente, che sta distruggendo tutte le palme dei nostri giardini.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Aprile 2013

(C.B.)

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“Sine Ira et Studio”: 1968-1988

“Sine Ira et Studio”: 1968-1988

20 anni di volantini e tatse-bao

2000 documenti raccolti da Padre Guido Chiaravalli davanti alle porte del Liceo Borromini, alla Garbatella. Una testimonianza specifica di quegli anni nel quartiere e similmente in Italia. Un lascito donato e che va messo in rete

Se avete una certa età e se siete della Garbatella dovreste aver già capito tutto. E in tal caso non dovremmo nemmeno spiegarvi cosa sia un tatsebao.
Padre Guido Chiaravalli è un sacerdote ultraottantenne, meneghino purosangue , che verso i suoi trent’anni, nel 1956, arrivò spinto dalle circostanze, dalla sede centrale dell’Ordine dei Sacerdoti di San Filippo Neri e forse dalla Provvidenza, alla Garbatella. E’ uomo di grande intelligenza, di grandissima umanità e di estremo attivismo. Le sue iniziative nei confronti dei parrocchiani della Parrocchia di San Filippo Neri, soprattutto i giovani dell’Oratorio, sono note. In realtà sono quasi leggendarie, anche se viene da dire che quasi tutto ciò che si racconta di buono su di lui è al di sotto della realtà.
Tuttavia non vogliamo fare una apoteosi dell’uomo, il quale oltretutto politicamente parlando era, diciamo così, un po’ conservatore: fermo al Concilio di Trento, piuttosto che al Vaticano Secondo. E però con una mentalità così aperta da insistere perché le ragazze fossero ammesse sia all’Oratorio che all’Istituto Cesare Baronio.
Adesso sembra una ovvietà, a metà degli anni Sessanta, più di 45 anni fa, era un gesto decisamente rivoluzionario.
Ma i rivoluzionari o i se-dichiaranti tali, soprattutto se comunisti o anche vagamente marxisti, a Padre Guido non stavano simpatici. Anche se ad ogni buon conto li conosceva da quando frequentavano l’Oratorio.
Facciamola corta: per 20 anni Padre Guido ha raccolto quasi tutti i volantini, tutti i ciclostilati distribuiti davanti alle porte dell’attiguo liceo statale Borromini e qualche tatse-bao staccato dalle porte del liceo e li ha conservati. L’uomo ama ricordare, ed ama ricordare agli altri quello che hanno fatto e detto. Nella ferma convinzione che gli autori di quei volantini fossero nel torto (non ce lo ha mai mandato a dire, anzi per anni ce lo ha sempre detto direttamente e più volte ed in molti modi) ha raccolto tutto con l’idea, più o meno, di conservarne memoria a vari scopi. Soprattutto per rinfacciarcelo quando avessimo cambiato idea, probabilmente.

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Ennio Flaiano diceva che si è incendiari a venti anni e pompieri a quaranta. Forse. Ma forse no. Di fatto Padre Guido ci ha fatto due favori. Il primo quello di raccogliere questo “fondo” di quasi 2000 pezzi. Avete letto bene: duemila.
E il secondo di darceli, o forse dovrei dire ridarceli.
Leggere 20 anni (e quegli anni!) di slogan, concetti, frasi, eventi è interessante, straniante, emozionante, irritante.
Siamo arrivati alla conclusione che è un fondo che non va disperso.
Le stesse cose venivano dette, scritte, ciclostilate contemporaneamente in altre cento e mille città e scuole in tutta Italia. Ma queste hanno alcune particolarità. Sono concentrate in quegli anni, in un luogo specifico, in un quartiere specifico, il nostro, la Garbatella. Eppure anche in questa ultra specificità, al tempo stesso sono comuni a quelle dette e scritte in altri specifici quartieri di tante città italiane. Quelle idee, quei sogni, quelle rabbie sono state comuni ad un paio di generazioni almeno.
E con quelle parole. Vanno conservate, ma non solo. Il modo migliore per conservare una idea secondo noi, allora come oggi, è renderle comuni. collettive. Ed oggi rendere comune una idea significa metterla in rete, metterla su Internet. E’ questo che vogliamo fare. Adesso pensiamo bene al modo poi vi terremo informati. Per ora serve una mano per scannerizzare 2000 pezzi e non metterci una vita, serve una mano ad organizzare il lavoro … Potrete intanto trovare parte del materiale ed un contatto con noi sulla pagina di Face Book intitolata a “Sine Ira et Studio”…
“Sine Ira Et Studio” è una frase di Tacito, all’inizio degli Annales e vuol dire “senza simpatia e senza antipatia” o “senza animosità e senza passione”. A dire che quel che lui voleva raccontare sarebbe stato onesto e veritiero.
E in questo senso la frase viene usata da secoli. In realtà è anche la frase che per due volte ci ha detto Padre Guido Chiaravalli, ex parroco della chiesa di San Filippo Neri, alla Garbatella, quando ci ha passato il materiale.
Non sapete cos’è un tatse-bao? Oh, beh, cercate su Google…

Massimo Mongai
Giancarlo Proietti

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Brevi e Lettere di dicembre 2012

Brevi

 

  • Via Galba: inaugurato il giardino attrezzato
  • Al Palladium contro la distrofia
  • Iniziative per i diritti dell’infanzia
  • Occupazione giovanile: Forum alla Villetta

  • Piazza Sauli reclama manutenzione
  • Non siamo  selvaggi, siamo ribelli!

Brevi

Via Galba: inaugurato il giardino attrezzato

Lunedì 12 novembre è stato inaugurato il giardino attrezzato di Via Galba. Catarci, presidente del Municipio, ha affermato che in realtà la struttura era pronta già da parecchi mesi, ma che “abbiamo dovuto attendere del tempo prima di inaugurarla poiché l’impresa che ha realizzato i lavori non ha ricevuto i compensi, e ora la ditta rischia di chiudere i battenti”.
Il giardino (con skate park, teleferica, campo polivalente, campi da ping pong) è stato realizzato dopo aver partecipato a un bando della Regione. “Non possiamo tollerare – ha aggiunto Catarci – che un’impresa che doveva essere pagata fin dal novembre dell’anno scorso rischi la chiusura per l’inaffidabilità dell’assessorato al Bilancio della Regione”.
All’inaugurazione era presente anche il direttore della Confederazione nazionale artigiani di Roma, Lorenzo Taviani, il quale in questi giorni ha lanciato l’allarme sulle numerose imprese ridotte sul lastrico dal mancato pagamento da parte degli Enti locali, principalmente Regione Lazio e Roma Capitale.

Brevi

al Palladium contro la distrofiaAl Palladium contro la distrofia

Il 7 dicembre, al teatro Palladium, si è svolto il tredicesimo appuntamento dello spettacolo di Natale degli ufficiali giudiziari della Corte di appello di Roma: una divertente commedia contro la distrofia di Duchenne e Beker. L’iniziativa si è svolta quest’anno a finanziare una borsa di dottorato in Fisiologia dello scompenso presso l’Università cattolica del Sacro Cuore. La commedia musicale “Messico e fragole” (autori Buontempi-Livrizzi-Buccella, musiche di Marco Silvi, interprete la compagnia “La favola di Ernesto” ) è ambientata nella casa borghese di un quartiere romano dove, dopo 10 anni trascorsi in Messico, torna il dottor Bonomo, medico volontario dell’associazione “Duchenne in the world”. Con l’occasione è stato consegnato il “Premio Claudio Bimbo” che, da 6 anni, viene assegnato a persona che si è contraddistinta nell’impegno conto la patologia.

Brevi

Iniziative per i diritti dell’infanzia

Alla vigilia della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, il 19 novembre si è svolta presso la Sala consiliare del Municipio XI l’iniziativa “Un ponte magico tra genitori-insegnanti-istituzioni”, promossa dall’associazione “Il tempo ritrovato” con la collaborazione dell’ “Opificio delle fate” di Via Giustiniano Imperatore 75. Hanno partecipato gli assessori municipali Beccari e Di Veroli, il consigliere provinciale Pecioli, il garante per i diritti regionali dell’infanzia Alvaro, la vicepresidente della consulta regionale femminile Germini, la psicologa Giannone e le maestre della scuola materna “La giostra”. Ha introdotto il dibattito Mirella Arcidiacono dando la parola alle bambine e ai bambini, evidenziando che la convenzione firmata nel 1991 dall’Italia sia poco adottata nelle scuole. Peciola, Beccari, Di Veroli e Alvaro si sono impegnati, ciascuno per le rispettive competenze, a salvaguardare e incrementare i diritti dei bambini. Prossimo appuntamento il 17 dicembre all’ “Opificio delle fate” per la presentazione del progetto G come Garbatella, G come Giocare, G come Genitori. I bambini sono invitati in quella occasione a consegnare personalmente le letterine di Natale. Info su www.garbatella.org

Brevi

 

il-mercato-del-lavoro-nella-provincia-di-romaOccupazione giovanile: Forum alla Villetta

Da qualche tempo si riunisce alla Villetta, con il coordinamento di Enzo D’arcangelo, un Forum di ragazzi universitari che esplorano ed analizzano il mondo del lavoro giovanile e le offerte del mercato. Il Forum ha organizzato, giovedì 13 dicembre, il primo incontro pubblico per discutere del mercato del lavoro nella provincia di Roma.
Invitiamo tutti  a prendere contatto col Forum, data l’importanza del tema, nonché a coinvolgere i ragazzi che conoscete e che sono interessati ai temi dell’occupazione: nel prosieguo potrebbero anche partecipare alla ricerca ed alle attività del Forum.
Al dibattito di giovedì hanno partecipato con i ragazzi del Forum: Enzo D’arcangelo, Gloria Orioni, Lorenzo Chiappetta, Lorenzo Tagliavanti, Massimo Smeriglio e Natale Di Schiena.

Lettere

Piazza Sauli reclama manutenzione

La manutenzione corrente delle strade del quartiere, si sa, lascia molto a desiderare: colpa della crisi, si risponde, mancano i soldi. Ma almeno la piazza centrale della Garbatella, Piazza Damiano Sauli, quella su cui affacciano la chiesa di San Francesco Saverio e il grande edificio delle scuole elementari, vogliamo tenerla in ordine, a dispetto di tutti i vandalismi che l’hanno nel tempo colpita?
La balaustra anteriore di travertino e mattoni (un elemento murario troppo fragile in verità) è in parte demolito; le fioriere anteriori anch’esse non esistono più; la pulizia della piazza è molto trascurata. Vi ricordate la campagna comunale delle “cento piazze”? Tra quelle cento rientrava anche Piazza Sauli. Poi, si sa, il tempo porta all’oblio. Peccato.

Saverio Ingrascì

Lettere

Non siamo selvaggi, siamo ribelli!

Apprendiamo con stupore della pubblicazione sul numero di novembre di Cara Garbatella di una lettera firmata da due lettori che accusa gli attivisti del CSOA La Strada di essere i responsabili dell’abbandono e del degrado del mercato coperto del nostro quartiere. La nostra storia parla chiaro: da due decenni siamo impegnati nella difesa dei beni comuni e nella tutela del patrimonio pubblico.
Negli ultimi anni il Centro sociale è stato tra i protagonisti nella vittoriosa campagna per l’acqua pubblica, è stato in prima fila nella lotta contro la svendita del deposito ATAC di San Paolo, è stato al fianco di tante e tanti cittadini a cui veniva negato il diritto all’abitare. Tutto questo pagando anche sulla pelle delle nostre compagne e compagni il duro prezzo della repressione, subendo arresti e decine di denunce.
Allo stesso modo abbiamo operato nella vicenda relativa al mercato coperto.
Credendo negli strumenti della partecipazione democratica, abbiamo preso parte dal principio al Contratto di quartiere che avrebbe dovuto ridisegnare il
futuro del mercato. Contratto che poi non è stato osservato dalle autorità capitoline, in virtù di promesse e progetti sempre disattesi. Da allora il CSOA soffre lo stato di degrado in cui versa la struttura. Proprio per questo, e in sintonia con il nostro passato, negli ultimi mesi abbiamo promosso una raccolta firme che intimasse alle istituzioni cittadine di restituire il mercato al quartiere, rispettando la vocazione commerciale della struttura. Inoltre, da vent’anni il CSOA è una struttura che promuove partecipazione, socialità e cultura verso i giovani di tutto il Municipio XI. E’ uno dei pochi luoghi che combatte il degrado sociale, offrendo a centinaia di giovani, che attraversano ogni settimana i nostri locali, spazi e strumenti per esprimere la propria creatività. Così a fianco del degrado del mercato, appaiono i murales – di cui siamo autori – che fioriscono in Via Passino e nei suoi dintorni. Murales divenuti ad oggi un simbolo di riconoscimento del nostro quartiere e della sua identità ribelle e partigiana!
Per concludere vogliamo informare i due mittenti della suddetta lettera che quel “covo di selvaggi” – che è in Via Passino 24 – è anche una doposcuola gratuito, una trattoria popolare, la redazione del giornale Core, sede di una ciclofficina ad accesso libero, luogo di diversi laboratori musicali e teatrali, uno spazio a disposizione della associazione di quartiere e ancora molto altro. Insomma, siamo uno dei beni comuni della comunità della Garbatella.

CSOA La Strada

I due lettori, Mariano Dentice e Giuseppina Villa, in una lettera pubblicata nel numero scorso avevano denunciato che le murature esterne del non ancora inaugurato mercato coperto, compreso le pregiate pareti a cortina, erano state deturpate con scritte e che inoltre era stata issata in cima all’edificio una bandiera rossa. I due lettori attribuivano questi fatti al Centro sociale La Strada.

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012

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Nell’Oratorio nasce una scuola calcio

Nell’Oratorio nasce una scuola calcio

di Annalisa Pullara

Da quest’anno l’Oratorio San Filippo Neri Garbatella ha una sua scuola calcio! A volerla e a crederci per primo è stato Stefano Boratta, ottimista anche quando, inizialmente, le iscrizioni sembravano non arrivare.san-filippo-neri-scuola-calcio
E’ stato lui che, durante il primo incontro con solo cinque genitori, ha detto: “Partiamo lo stesso e vediamo che succede; io sono fiducioso!”. E la sua fiducia è stata ripagata: ogni mercoledì, infatti, sono dodici i piccoli calciatori, e tra loro anche due bambine, che corrono fieri per il campo con tanta voglia di imparare. Si sentono dei “campioni” e magari qualcuno lo diventerà davvero, ma ciò che più conta è che questi bambini, grazie al lavoro degli istruttori e di tutto il personale tecnico, stanno imparando, insieme alle regole del calcio, anche delle importanti regole di vita: divertirsi sempre, rispettarsi e aiutarsi reciprocamente, vivere il calcio come una competizione pulita e sana.
Domenica 18 novembre la “neonata” squadra Oratorio San Filippo Neri Garbatella ha debuttato in casa incontrando la Selva Dei Pini Pomezia, di fronte a un pubblico numeroso di amici e parenti, che ha popolato, come non si vedeva da tempo, il vecchio porticato dell’Oratorio. I nostri piccoli grandi calciatori, per niente intimoriti dalle avverse condizioni del terreno di gioco, reso fangoso e con qualche pozzanghera a causa delle piogge notturne, ci si sono tuffati dentro anima e corpo con tutto il loro entusiasmo. La voglia di giocare e divertirsi e, in un attimo, quel campetto si è trasformato, per tutti, nel campo più bello del mondo! Tre tempi da quindici minuti durante i quali gli atleti si sono battuti con determinazione, dando vita ad una partita avvincente, mai noiosa e ricca di goal: 16 in tutto (per questa prima volta ci piace riportare il risultato finale così, sommando le reti di entrambe le squadre).
Per l’occasione un tifoso speciale, e chi lo conosce sa che non sarebbe potuto mancare per niente al mondo: Padre Guido. Ha voluto essere presente per il
calcio d’inizio, col suo sorriso dolce e rassicurante che per tutti i presenti, ma soprattutto per i vecchi e nostalgici frequentatori della Chiesoletta, ha rappresentato più di mille parole.

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A Largo delle Sette Chiese il nuovo consultorio familiare

A Largo delle Sette Chiese il nuovo consultorio familiare

Abbiamo, alla Garbatella, in Largo delle Sette Chiese 25, il nuovo Consultorio familiare, che sostituisce quello inadeguato di Via Montuori, sotto la scuola Cesare Battisti. Una vittoria democratica, merito innanzitutto delle battaglie delle donne. Il 6 novembre scorso l’inaugurazione, con la partecipazione di Nicola Zingaretti, presidente della Provincia, di Antonio Paone, direttore della ASL RM C, di Andrea Catarci, presidente del Municipio, di Alberto Attanasio, vice presidente e assessore municipale ai LLPP e di Antonio Bertolini, delegato municipale alla Sanità.
Prende forma e vita una realtà pubblica e istituzionale capace di offrire servizi fondamentali per i cittadini in locali adeguati e confortevoli per utenti e operatori. Il nuovo Consultorio propone prevenzione e assistenza sanitaria, psicologica e sociale per le donne, le coppie in crisi o in difficoltà socio-economiche, per le vaccinazioni dei piccoli e per la famiglia nel suo insieme.
L’intervento di ristrutturazione del fabbricato, che già ospita gli uffici tecnici e un presidio del servizio anagrafico, ha profondamente modificato l’edificio, restituendo una nuova struttura più funzionale, sicura e gradevole.
In un comunicato, il consigliere delegato alla Sanità, Bertolini, sottolinea che la nuova localizzazione del Consultorio, proposta alla ASL RM C dal nostro Municipio, rappresenta una scelta culturale di attenzione per il servizio pubblico, in particolare per un servizio sanitario e sociale integrato ritenuto insostituibile che, con la sua offerta dedicata non solo alle donne, va a incidere in termini di interesse sulla intera popolazione.
Il Consultorio offre servizi con competenze multidisciplinari tra cui: informazioni e assistenza per una procreazione responsabile e divulgazione delle conoscenze idonee ad una sessualità consapevole e per promuovere o prevenire la gravidanza; per la preparazione alla maternità ed alla paternità responsabile con supporto psicologico e sociale; per la tutela della salute della donna e del concepimento; per l’assistenza e l’informazione sulla sterilità e sulle tecniche di procreazione assistita; per le indicazioni sull’affidamento familiare e sulle procedure per l’adozione.
Nel momento attuale, mentre non vengono incrementati ma spesso vengono ridotti i servizi territoriali, rendendo difficili percorsi di salute accettabili, la realizzazione del nuovo Consultorio rappresenta una controtendenza che va sicuramente perseguita da chi, come noi, conclude Bertolini, crede fortemente nei servizi pubblici territoriali.

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In una mostra dell’Associazione fotografica DoPhotoCross Presentato in Municipio il calendario della Garbatella

In una mostra dell’Associazione fotografica DoPhotoCross

Presentato in Municipio il calendario della Garbatella

Il 5 dicembre si è inaugurata, nella Sala del consiglio municipale in Via Benedetto Croce 50, la mostra fotografica AltaGarbatella, in occasione della presentazione del calendario 2013 del nostro Municipio. La mostra resterà aperta fino al 19 dicembre, dopo di che si trasferirà, dal 22 dicembre al 12 gennaio, nell’Enoteca Giansanti, in Via Ostiense 34, dove il venerdì e il sabato il locale resterà aperta fino a tardi con degustazioni e musica dal vivo.
E’ stato il presidente dophotocrossdel Municipio a proporre all’Associazione fotografica DoPhotoCrossè di preparare il calendario per il 2013 dedicato alla Garbatella. Il progetto si è dimostrato molto interessante e ha richiesto uno studio del quartiere molto approfondito. Innanzitutto l’incontro dei fotografi, Bruna Marsili e Venanzio Cellitti, con gli architetti dell’Osservatorio sul moderno di Roma, Antonella Bonavita, Maria Paola Pagliari e Piero Fumo, autori del libro “La Garbatella, il moderno attraverso Roma”, libro dal quale è nato lo spunto per il calendario.
Quindi è nato il progetto “mirato” su palazzi e scorci significativi dal punto di vista architettonico storico e culturale. Nessuna foto infatti è casuale.
La particolarità delle foto è quella che le immagini sono state scattate dall’alto: fotografare dai terrazzi condominiali e, quando non si è potuto, dalle finestre dei privati. Si è trattato di un vero viaggio nel quartiere. Ha preso il via un allegro passaparola tra gli abitanti alla ricerca delle vedute migliori. Insomma, raccontano i fotografi dell’associazione, la gente ha iniziato a chiamare amici, cognate o suoceri, pur di trovare l’affaccio migliore sul palazzo che volevano fotografare. Il quartiere ripreso dall’alto ha preso pian piano forma. Ogni palazzo, sempre ammirato dalla strada, dai terrazzi ha assunto un senso architettonico e un significato storico. Inoltre, quei palazzi, ai nostri occhi hanno improvvisamente cominciato a vivere. Con le storie della gente che ci vive La DoPhotoCrossè è una libera associazione fotografica fondata nel 2009 da Venanzio Cellitti e Bruna Marsili, nata dall’idea di fotografare con la procedura del cross processing.
La tecnica consiste nel fare le foto con pellicole per diapositive e svilupparle poi con una soluzione chimica per normali negative. L’uso non convenzionale dei bagni chimici genera come risultato finale delle immagini dai toni cromatici “starati” ma assolutamente suggestivi. I colori aumentano di contrasto e virano sui toni del giallo, del verde e del blu. Le foto di questo calendario sono state scattate dai terrazzi e dalle finestre del quartiere della Garbatella e realizzate con una fotocamera ZenzaBronica, usando pellicole diapositive medio formato, di sensibilità 50 ISO e sviluppate con il procedimento del cross processing.
Scattare in cross processing è una sperimentazione continua: il risultato è sempre piacevolmente imprevedibile.

 

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Sessant’anni fa la chiesa di San Filippo Neri

Sessant’anni fa la chiesa di San Filippo Neri

Ma l’Oratorio, fondato da padre Melani, era nato 27 anni prima.
Quei locali sono un’ex vaccheria della antica proprietà Nicolai donata ai padri Filippini dalla famiglia Santambrogio.
Accanto, la mitica “Chiesoletta” dei SS. Isidoro ed Eurosia

di Enrico Recchi

Proprio il mese di dicembre di 60 anni fa, il 21 dicembre 1952 per l’esattezza, veniva inaugurata solennemente la Chiesa di San Filippo Neri in Eurosia.
La chiesa andava a colmare l’assenza di una parrocchia in quella nuova parte della Garbatella, costituita dalle case dell’INCIS (le abitazioni per gli impiegati dello Stato).osfn-padre-alfredo-melani
Esistevano già altre chiese nel quartiere: San Francesco Saverio a Piazza Sauli e, sulla Circonvallazione Ostiense, Santa Galla. Ma in quella parte della Garbatella, che vedeva nascere una grande arteria stradale, come la Cristoforo Colombo, non ce n’erano. I Padri Filippini operavano già dal 1925 nella zona ed avevano instaurato un buon rapporto con tutta la popolazione a prescindere dalle idee politiche. La loro attività con i ragazzi della Garbatella era già apprezzata da quasi un trentennio ed anche con le famiglie di chi frequentava l’Oratorio c’era una relazione costruttiva. A differenza di quello che era accaduto a Testaccio dove al loro arrivo i Salesiani erano stati accolti a sassate.
Nel 1952 esistevano già l’Istituto Cesare Baronio, che aveva iniziato l’attività didattica nel 1944 (poi ospitò per un certo tempo anche il liceo scientifico Borromini e ora l’università San Pio V), ed esisteva la “Chiesoletta”, ovvero la piccola chiesa restaurata dal grande architetto Valadier per conto del facoltoso proprietario monsignor Nicolò Maria Nicolai, incapace però per le sue ridotte dimensioni ad accogliere tutta la gente che si andava ad insediare nei nuovi edifici. La nuova chiesa venne costruita con il sostanziale contributo della famiglia Bradley, Thomas e Irene, di New York, che aveva visto partire per la guerra ben cinque figli. I genitori, alla partenza dei figli, avevano fatto il voto di sostenere le spese per la costruzione di tante chiese per quanti figli fossero tornati sani e salvi dal conflitto. Per loro e nostra fortuna tornarono tutti e cinque e fu così che i Bradley pagarono le spese per costruire una chiesa in ciascun continente.
Per l’Europa, grazie all’intervento di mons. Montini (futuro Paolo VI), la scelta venne indirizzata verso l’Italia e Roma, e quindi verso il progetto di San Filippo Neri alla Garbatella.
Era quello un periodo di grande fervore edilizio: nel 1951 veniva inaugurato un grande tratto del Raccordo Anulare, veniva aperta la Colombo fino all’EUR ed il prolungamento fino ad Ostia e veniva avviato un consistente programma di costruzione di case.
Quindi quella domenica di 60 anni fa, il 21 dicembre, festa di S.Tommaso Apostolo, alle ore 16, alla presenza del sindaco di Roma Rebecchini, del cardinale vicario di Roma Micara, naturalmente di mons. Montini, di padre Caresana della casa madre dei Filippini di Santa Maria in Vallicella e di padre Melani, il parroco dell’epoca. Padre Guido sarebbe arrivato solo l’anno successivo.
La chiesa già funzionante non era stata completata: mancava il campanile (che venne costruito nel 1955), un adeguato arredamento ed alcune rifiniture. Queste carenze, presto colmate, non impedirono ai padri Filippini, all’Oratorio, alla nuova chiesa di rafforzare il loro ruolo come polo sociale all’interno della comunità della Garbatella.

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Elisabetta, una vita piena, carica di passione civile

Ci ha lasciato Elisabetta Di Renzo esempio d’impegno politico e cura della famiglia

Elisabetta, una vita piena, carica di passione civile

Anche Elisabetta ci ha lasciati, avrebbe compiuto 90 anni il prossimo gennaio. In un primo freddo pomeriggio di dicembre l’abbiamo salutata nella chiesa di San Francesco Saverio insieme ai figli Roberto, Gianni e Sandra, ai parenti e agli amici che l’hanno conosciuta in questa lunga vita. Una vita piena, vissuta tra la cura della famiglia e l’impegno politico e sociale nel quartiere.
Elisabetta Di Renzo è una delle figure femminili che hanno lasciato il segno alla Garbatella.
elisabetta-di-renzo
Ce la ricordiamo negli anni Settanta con le donne della Villetta e della sezione socialista nelle lotte per i decreti delegati e la democrazia nella scuola. E poi ancora in prima fila nella campagna per il divorzio e la Legge 194, che sfociò nell’apertura del consultorio familiare di Via Montuori e la sua gestione da parte dell’Assemblea delle donne.
A noi Elisabetta piace ricordarla così, con quel viso dolce e una grande carica di passione civile, che esprimeva nei suoi interventi. Non andava mai fuori le righe, ma era sempre critica e determinata, alcune volte anche scomoda per gli ortodossi dirigenti locali del Pci. Insomma era una combattente dai modi gentili e amabili, ma allo stesso tempo sapeva essere acuta nel dibattito politico e intransigente nei principi.
Fin da giovane si era avvicinata all’Udi (Unione donne italiane), l’organismo che nel primo dopoguerra raccoglieva le militanti più impegnate del Pci, del Psi e della Democrazia cristiana.
Aveva seguito Giglia Tedesco, Marisa Rodano, Nadia Spano, Leda Colombini, dirigenti nazionali del partito comunista, nella campagna elettorale per la Costituente e per estendere il voto alle donne.
Insieme a Felicetta Greco, Vera Polimanti, Vanda Della Ciana, Concetta Rizza, Neda Solic e le altre donne comuniste della Garbatella era stata sempre in prima fila nelle delegazioni all’Iacp o al Comune di Roma per protestare contro l’aumento dei fitti delle case popolari, per rivendicare
l’erogazione dell’acqua, per risolvere il problema degli sfollati che occupavano la Cesare Battisti e consentire ai bambini del quartiere di tornare a scuola. Non si risparmiava, insieme alle altre donne, nella preparazione dei pasti caldi in Villetta e nel sostegno agli uomini che facevano gli scioperi alla rovescia. Era un modo di lottare fattivamente contro la disoccupazione e rivendicare il lavoro, imbracciando pale e picconi per la sistemazione delle strade e dei marciapiedi, cumuli di terra per anni rimasti incompiuti .La sua famiglia venne alla Garbatella al lotto 28 alla fine degli anni Venti. La mamma gestiva un banco di verdura al mercato rionale, che in passato si faceva a Piazza Pantero Pantera. Sposò Mario Pistilli, un operaio edile comunista, protagonista delle lotte popolari e democratiche nella città e alla Garbatella, con cui andò ad abitare al lotto 60, nella zona degli Alberghi. Oggi noi tutti la ricordiamo con affetto e la porteremo sempre nel cuore.

Gianni Rivolta

 

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Per la sicurezza di Via A.Macinghi Strozzi

Per la sicurezza di Via A.Macinghi Strozzi

Una delibera del Municipio con l’invito al Comune perché si provveda a eliminare in quella strada una reale situazione di pericolo

Nel numero scorso abbiamo dato spazio all’iniziativa di un cittadino, il signor Stefano Guicciardi, il quale si era fatto promotore di una raccolta di firme, denunciando la pericolosità dell’immissione di pedoni e macchine da Via Filippo Tolli nella Via Alessandra Macinghim Strozzi, strada a scorrimento veloce, con la richiesta dell’istituzione di un semaforo.
La pericolosità di quell’incrocio, denunciato molte volte anche da Cara Garbatella, veniva ribadita inoltre dalla missiva del signor Mario Capezza, pubblicata nello stesso numero nella rubrica delle Lettere. Il Municipio il 7 novembre ha risposto a Legambiente, che aveva sostenuto la raccolta firme del signor Guicciardi, comunicando che provvederà con interventi strutturali per la messa in sicurezza dell’attraversamento pedonale, condizionando l’intervento all’approvazione del bilancio comunale. Ci auguriamo che il Comune provveda al più presto a fornire i mezzi per mettere in sicurezza quel punto cruciale della viabilità del quartiere, nell’interesse di tutti i cittadini che, a piedi o in auto, devono fare necessariamente quel percorso per recarsi dalla Garbatella storica alla zona della Regione e della Colombo. Qui di seguito ospitiamo volentieri la lettera di ringraziamento che il signor Guiccirdi ci ha indirizzato.

macinghi-strozziSono davvero grato della disponibilità di Cara Garbatella a perorare la causa della mia iniziativa a rendere sicuro l’incrocio di Via Filippo Tolli nella frequentatissima Via Alessandra Macinghi Strozzi, supportandomi nella raccolta firme per l’istallazione di un semaforo. In realtà, attraverso l’aiuto degli amici di Legambiente, nonché di abitanti ed esercenti del quartiere, siamo riusciti a raccogliere oltre 500 firme in meno di due settimane e questo ci ha permesso di inoltrare al Municipio una lettera, allegandovi il risultato della petizione, chiedendo di intervenire con urgenza per garantire la sicurezza dell’incrocio (come ribadiva anche il lettore Mario Capezza nell’ultimo numero di Cara Garbatella) e del relativo attraversamento pedonale.
A quanto pare il Municipio ha ascoltato questa richiesta giacché, come potete leggere voi stessi nel documento allegato, ha dichiarato che procederà con interventi strutturali per la messa in sicurezza dell’attraversamento pedonale condizionando tali interventi all’approvazione del bilancio del Comune di Roma. Il caso ha voluto che la lettera sia pervenuta in data 7 novembre, il giorno stesso dell’attesa e sofferta approvazione del bilancio comunale.
In poche parole, forse ce l’abbiamo fatta. Forse non avremo il semaforo, ma più probabilmente un attraversamento pedonale rialzato, una sorta di dosso artificiale.
La speranza è che l’intervento permetta anche di modificare la struttura dei marciapiedi dell’incrocio, impedendo fisicamente alle macchine di parcheggiare
in corrispondenza dell’incrocio togliendo completamente la visibilità a chi si affaccia a piedi o in macchina su Via Macinghi Strozzi.
Detto ciò, grazie ancora di cuore per la disponibilità. Se mai vorrete ancora aiutarmi, datemi eventualmente una mano nel sollecitare a mantenere l’impegno promesso e soprattutto divulgando (a cose fatte) la disponibilità del Municipio.

Stefano Guicciardi

 

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Si chiama Settimia Spizzichino il ponte della Circonvallazione

Si chiama Settimia Spizzichino il ponte della Circonvallazione

Dedicato alla memoria dell’unica donna sopravvissuta tra 1022 ebrei razziati nel ghetto e deportati dai tedeschi nel 1943. Tornata libera, dedicò la sua vita a lottare contro gli orrori di ogni razzismo

Si chiamerà Settimia Spizzichino il ponte fantastico della Circonvallazione Ostiense: inaugurato il 3 dicembre. L’ha deciso la Giunta capitolina il 16 novembre scorso, nel 74° anniversario dell’emanazione delle infami leggi razziali del 1938. Settimia fu l’unica donna, insieme ad altri 15 deportati, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, tra i 1022 ebrei rastrellati dai tedeschi con la complicità dei fascisti a Roma il 16 ottobre 1943. Settimia aveva ponte-settimia-spizzichinopoco più di 22 anni quando fu presa nella zona del vecchio ghetto. Il suo calvario si svolse prevalentemente nel campo di Auschwitz-Birkenau.
Al suo ritorno in patria venne ad abitare da noi, alla Garbatella, e fu la più ostinata testimone con i suoi racconti degli orrori patiti dai prigionieri dei campi. La notte del rastrellamento, ha raccontato Settimia poco prima della morte, non abbiamo avvertito spari né rumori assordanti. C’era un silenzio di tomba, un silenzio particolare.
Alla chiusura dei negozi la sera del 15 ottobre venne a trovarci mio fratello Pacifico. Mamma ebbe come un presentimento: vattene via, vattene a casa tua. Il silenzio si interruppe prima dell’alba con dei passi pesanti, rumorosi. Erano i passi dei soldati di Hitler che, gridando ordini come iene, avevano circondato tutte le vie di accesso al ghetto. Era cominciata la razzia, in un contesto di voci, di richiami, di implorazioni.
In quel freddo autunno del ’43, quel sabato 16 ottobre, Roma era sotto la cappa dell’occupazione tedesca , della fame e dell’incerto domani.
La comunità israelitica si sentiva in parte rassicurata dopo aver consegnato, al comando della Gestapo di Via Tasso, martedì 28 settembre, 50 chilogrammi di oro che i tedeschi avevano preteso. Con Settimia furono presi la madre Grazia, le due sorelle Ada e Giuditta con la figlia Rossana di 18 mesi: solo Settimia fece ritorno.
Fino all’ultimo ha voluto ricordare e raccontare la terribile esperienza di Auchwitz, dimostrando che il tempo che passa non può essere un alibi per dimenticare, né abbassare la guardia di fronte a qualsivoglia episodio di razzismo.
A Settimia, oltre al ponte della Garbatella, a Roma è intitolata anche una strada nel XX Municipio, zona Tomba di Nerone: il 26 luglio di quest’anno alcuni degni epigoni dei carnefici che la deportarono ne rimossero, per sfregio, la targa toponomastica.
Recentemente, un sito WEB neonazista l’ha definita una “oligomiracolata” nei campi di sterminio.
A 12 anni dalla sua scomparsa, la dedica a suo nome del ponte fantastico della Circonconvallazione la ricorda nel quartiere che l’ha amata e dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.

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ATER senza vergogna:chiediamo una vertenza di quartiere per le inadempienze Decine di mancati interventi e una gestione farraginosa

ATER senza vergogna:chiediamo una vertenza di quartiere per le inadempienze

Decine di mancati interventi e una gestione farraginosa

Lo stato di manutenzione delle case popolari della Garbatella rappresenta molto bene la situazione in cui si è ridotta l’ATER. La Regione Lazio, che gestisce direttamente l’Azienda territoriale di Edilizia Residenziale, e che in questi anni di governo di centro destra è stata non solo incurante delle necessità primarie dei cittadini, ma l’ha lasciata anche senza guida per due anni circa non nominando un presidente e un Consiglio d’amministrazione in grado di gestirla. Dopo roboanti proclami dell’assessore alla casa Buontempo, che sbandierava risanamento e pulizia, niente di buono è successo. Né per quanto riguarda l’emergenza abitativa, né per l’aspetto della cura e manutenzione dei fabbricati. Addirittura il presidente dell’ATER di Roma Prestagiovanni afferma che i canoni di locazione sono troppo bassi e che l’Azienda spenderebbe in manutenzione per ogni appartamento più di quanto incassa!
ATER-senza-vergognaForse il presidente dell’ATER dovrebbe ricordare a tutti che la Polverini e la sua Giunta non hanno proprio messo in bilancio, e quindi non hanno erogato, fondi per le case popolari e che per “coprire” questa mancanza lui stesso ha compiuto una scelta devastante: usare i fondi propri dell’ATER, derivanti da affitti e vendite, per pagare le ditte che avevano già eseguito lavori precedenti ed aspettavano di essere saldati dalla Regione inadempiente.
E’ per questo che gli inquilini delle case popolari della Garbatella e di tutte le altre zone della città si sono visti recapitare lettere in cui si comunica l’impossibilità di garantire alcun intervento di manutenzione.
Ma non è finita qui, perché oltre al danno c’è la beffa relativa all’aspetto amministrativo: Per esempio per le volture, per i nuovi contratti, per le morosità, ecc., nonostante l’incremento di personale, l’ATER non consente ai propri uffici, a causa dell’applicazione di norme burocratiche inattuali, di procedere più celermente con le pratiche, penalizzando ancora una volta gli inquilini e gli stessi lavoratori ATER, producendo solo ritardi inconcepibili e aumento degli affitti. Con quest’ATER, gestita maldestramente da un Consiglio d’amministrazione a maggioranza di centrodestra, siamo ritornati al passato più buio per le case popolari. Il fondo del barile è stato toccato, ora basta. Chiedetelo a Carmela come si vive da mesi e mesi con il soffitto puntellato con i tubi innocenti perché a rischio crollo, o a Simona, giovane invalida al 100% prigioniera in casa perché senza ascensore, o a Mario che abita sotto un terrazzo fradicio e ancora pieno di eternit.
L’inverno è arrivato, le manutenzioni si fanno più urgenti. Anche se la Giunta regionale è caduta, bisogna chiedere subito di destinare fondi per la manutenzione, in una situazione già critica che potrebbe diventare drammatica nei prossimi mesi.

Dobbiamo

  1. collaborare tutti per monitorare le manutenzioni eseguite in questi anni e denunciare ciò che non è stato fatto bene o è rimasto inevaso;
  2. chiedere con una vertenza di quartiere di procedere con i mancati interventi già segnalati, ultimare quelli iniziati per evitare il totale degrado degli edifici più antichi e prevenire interventi più impegnativi per gli immobili di più recente costruzione.


Quando Prestagiovanni afferma che “rischiamo di dover chiudere l’Azienda, perché vendiamo a un quinto, un sesto e in certi casi pure a un decimo del valore di mercato”, rispondiamo che i soldi dovrebbe chiederli a chi con il denaro pubblico ha fatto feste, comprato suv e pagato cene a ostriche e champagne e non agli inquilini in regola, che da sempre pagano quanto dovuto, che hanno tutti i requisiti richiesti dall’ATER. Forse chi gestisce l’ATER non sa che queste case si reggono in piedi solo grazie alla cura e all’amore di chi ci abita. Poiché tutti abbiamo il diritto di vivere in posti dignitosi, queste case gliele dovrebbero proprio regalare.

Paola Angelucci
Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà al Municipio XI
Sportello casa e territorio alla Villetta – S.E.L. via Passino, 26
Martedì ore 18-19 cell. 3393959674

 

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