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Tag: Bellezze del territorio

L’album Panini dei calciatori, una volta gioco di strada dei ragazzi

L’album Panini dei calciatori, una volta gioco di strada dei ragazzi

Da più di cinquant’anni figurine che passione

di Enrico Recchi

Se è vero che tutti gli italiani almeno una volta hanno dato calci ad un pallone ed hanno giocato in qualche squadra (o almeno ci hanno provato), chi in un campo di erba  chi nei “giardinetti” chi all’oratorio (alla Garbatella, quasi tutti, al San Filippo Neri), è altrettanto vero che tutti i ragazzini, dagli anni 60 del secolo scorso ad oggi, hanno fatto la collezione delle figurine dei calciatori.
album-calciatori-paniniPer fortuna ancora oggi si gioca con le figurine dei calciatori. Il primo album Panini “Grande Raccolta Figurine dei Calciatori” uscì nel 1961. Aveva in copertina il grande Niels Liedholm (allora mezz’ala del milan, poi anche allenatore della Roma con cui vinse lo scudetto nel 1983) ritratto in un colpo di testa.
Poi per molte altre edizioni, negli anni successivi, ebbe in copertina Carlo Parola, difensore centrale della Juventus, ripreso in una proverbiale rovesciata.
Così come il gioco delle lattine o altri giochi, anche questo era una modo per identificarsi con gli eroi dello sport, con quei grandi campioni del calcio che avevano a volte nomi difficili ed impronunciabili, se stranieri, a volte facce dure ed arcigne, altre visi come i nostri, semplici e bonari.
Si aspettava sempre con impazienza l’uscita dell’album Panini che coincideva con l’inizio della scuola (oggi avviene di solito tra la fine di novembre e i primi di dicembre) e poi si cominciava a rimediare qualche lira per comperare uno o due pacchetti, oppure si aspettava la domenica, giornata nella quale i nonni “sganciavano” qualcosina da spendere all’edicola. lamberto-boranga
Per i ragazzini degli anni 60 comperare 5 pacchetti di figurine tutti assieme era un evento raro. Oggi invece si va in edicola e si compera direttamente una scatola da 100 pacchetti ed ecco là che è finito tutto il bello della ricerca, dello scambio, del gioco.
Sì, del gioco, perché una volta finiti i soldi a disposizione e quindi la possibilità di comperare figurine esistevano soltanto altri due modi per cercare di terminare l’album: o scambiarle con gli amici (ce l’ho, ce l’ho, m’amanca…) oppure cercare di vincere le figurine giocandole nei vari giochi esistenti. Anche perché spesso, per poter ottenere con uno scambio una figurina “rara”, bisognava offrirne molte. Quindi tutti i ragazzini collezionisti cercavano di avere a disposizione una buona scorta di figurine per poter tentare un venditore con un numero consistente. “Se vuoi Boranga (introvabile portiere di riserva della Fiorentina nel 1966) me ne devi dare 30…”. Si scendeva quindi sotto casa con le tasche dei calzoncini belle gonfie perché dentro c’erano i doppioni pronti per essere contrattati con gli amici della combriccola.
I giochi erano diversi. C’era il semplice e classico pari e dispari, da fare uno contro uno, decidendo prima la posta in palio: 1, 2, o 3 figurine.
C’era poi il “battimano”: un giocatore metteva una figurina sul marciapiede e l’altro metteva la sua accanto alla prima e, battendo la mano sul bordo, doveva cercare di far saltare la sua figurina facendola finire sopra la prima in modo da coprirla. Anche qui tante varianti e tante tecniche nel posizionamento del palmo. La mano non andava tenuta “piatta”, così si sarebbe mossa poca aria e ci si sarebbe fatti molto male (una forte manata a terra). Bisognava invece tenerla a coppa, con il pollice un po’ retratto in modo da aumentare la massa d’aria e meglio direzionarla. Questo gioco si poteva fare solo per strada: a casa era
assolutamente vietato sui pavimenti, figuriamoci sui tavolini. I colpi delle mani risuonavano assieme alle grida di giubilo di chi vinceva.
Stessa cosa si poteva fare con la bocca anziché con la mano. Ovvero ci si sdraiava a terra e con la testa poggiata sul marciapiede si soffiava per cercare di far sollevare la propria figurina con cui coprire quella dell’avversario.
La tecnica si realizzava in quello che non era propriamente un soffio, ma (azzardo una definizione) “una fuoruscita del proprio respiro con uno sbuffo”. Non era un’operazione facile e solo i più esperti ci riuscivano, perché se si soffiava troppo forte la figurina volava via, invece doveva sollevarsi quel tanto che bastava per sovrapporsi all’altra.
Per facilitare il volo ad effetto della figurina si provvedeva ad arcuarne i lembi in modo che quasi “dondolasse” a terra e quindi più docilmente raggiungesse l’obiettivo.
C’era poi il “muretto”, cioè le figurine a caduta. Questo gioco si poteva fare anche in più persone. Si cercava un muretto alto un metro o poco più e poi da quell’altezza si lasciavano cadere le figurine a terra, una alla volta una per ogni contendente, alternando nel gioco i vari partecipanti. A terra, mano a mano si formava un tappeto di figurine ed il primo che riusciva a fare cadere la sua coprendone un’altra già a terra (ma era sufficiente che toccasse) prendeva tutto il bottino.
Infine le figurine non erano autoadesive ma si attaccavano sull’album con la colla. Dotazione importante era infatti la “Coccoina”, la mitica colla all’odore di mandorla nel suo barattolino d’alluminio con il porta pennellino centrale.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti

Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti

maria-jatostiLa scrittrice Maria Jatosti, concittadina della Garbatella per tutti gli anni della sua giovinezza, ancora una volta ha voluto regalare ai nostri piccoli lettori un racconto di Natale, ispirato dai ricordi del tempo passato trascorso tra di noi. Recentemente è stato rieditato con grande successo il suo primo romanzo, “Il confinato”, dedicato alla storia drammatica di suo padre, maestro elementare, spedito con la sua famiglia a un duro confino per il suo irriducibile antifascismo. Seguirono molti altri romanzi, raccolte di poesie, testi teatrali, sceneggiature e anche un libro di filastrocche per i bambini. Apprezzata traduttrice di opere straniere, è da sempre molto impegnata nell’organizzazione di manifestazioni culturali. (C.B.)

L’albero di Giovannino

di Maria Jatosti

L’estate era finita da poco e già incombeva l’autunno.
Un’estate lunga tra la città e qualche scappata in campagna, al paese dei nonni, nella casa con il tetto di tegole, il gelso ombroso, gli ulivi e il grande fico carico di frutti dolcissimi.
l-albero-di-giovannino-di-maria-jatostiA Giovannino piaceva andare dai nonni. Nonno Nicola conosceva il nome di tutti gli alberi e di tutte le piante e di tutti gli uccelli e sapeva tante storie che raccontava aggiungendo ogni volta nuovi particolari, di ricordi veri o inventati. Per il 90° compleanno, alla fine di agosto, erano venuti gli zii, i cugini, e degli amici con il violino e la fisarmonica e la mamma di Giovannino, che aveva una bella voce intonata, aveva cantato vecchie canzoni. La nonna che era stata ai fornelli tutta la mattina mise in tavola il pollo con i peperoni e un fiasco di vino buono delle colline.
Per i nipoti più giovani c’erano in frigo la cocacola e il gelato. Che bella festa era stata! Dopo pranzo i grandi avevano giocato a carte, parlato di politica, raccontato storielle mentre la nonna e la mamma rigovernavano coi gatti tutti attorno alle caviglie ad aspettare gli avanzi. Giovannino e i cugini erano saliti in cima al colle da dove si vedeva la città distesa in lontananza, oltre la grande vallata immersa in una luce azzurra.
Con la buona stagione il lavoro non era mancato. “Il peggio è passato, diceva il babbo, il cantiere ha riaperto e per un po’ stiamo tranquilli.
Quando arriverà l’inverno, vedremo. In qualche modo si farà”. “L’importante è la salute”, commentava contenta la mamma. Diceva sempre così: l’importante è la salute. Forse perché lei di salute non ne aveva troppa. Con tutto quel correre di qua e di là, badare a chi stava peggio di lei, sgobbare a ore in case d’altri, lavare scale, stirare camicie, rattoppare, e poi pensare a lui, Giovannino, e al babbo, fare in modo che tutto filasse liscio in casa e ci fosse sempre un pasto caldo in tavola, che alla sera non ce la faceva a tenere gli occhi aperti e si addormentava con l’ago e il filo in mano sui calzini bucati.
“molla lì e vattene a letto, diceva papà marcello. Sei stanca morta”.
“Noo, ho chiuso gli occhi solo un momento”. “Almeno mettiti gli occhiali. Dove ce li hai gli occhiali?
E tu Giovannino, va’ a dormire, che la mattina ci vuole il cannone. E non fare giorno a leggere, come al solito. Spegni la luce, che costa. Su, da bravo”.
“Domenica si va dai nonni, papà?”.
“Vediamo. Se non piove”.
Erano iniziate le piogge. “Ci risiamo, diceva il babbo. Appena comincia a piovere questo paese si sbriciola, affonda, va in malora”. Leggeva il giornale, guardava la tivù e si faceva sangue cattivo. “Hai sentito in Sardegna che disastro. Povera gente… Per non parlare di quegli altri, quei disperati che vengono da lontano e il mare se li inghiotte…
Donne, bambini…”.
“C’è troppa ingiustizia nel mondo.
A chi troppo e a chi niente, commentava la mamma sfaccendando. L’ha detto anche il papa…”.
“Già. Che bravo questo papa Francesco! un vero cristiano. E’ la legge che non funziona. Non funziona niente. E adesso questa storia dell’albero…”.
In quei giorni si faceva un gran parlare nel condominio. Il babbo era tornato dalla riunione straordinaria tutto agitato e accalorato. La mamma fece fatica a calmarlo e a fargli raccontare che cosa era successo.
“E’ successo… è successo che sono diventati matti. Bisogna fermarli…
ma te lo immagini! Vogliono buttare giù l’albero e anche le panchine vogliono togliere, spianare tutto, via la ghiaia, una bella colata di asfalto…
Io ci ho provato a farli ragionare e qualcuno era con me, ma la maggioranza…
Insomma si è votato e…”.
Le finestre si aprono come occhi vigili sul cortile del condominio, delimitato ai lati dalle quattro palazzine color ocra disposte a semicerchio e sul fronte della strada, una viuzza angusta e popolosa del vecchio quartiere a sud della metropoli, tra un muretto
e una cancellata di ferro. Al centro si erge un gigantesco cedro del Libano. La sua cima ondeggia
al vento quasi a sfiorare gli ultimi piani, mentre le braccia frondose, un po’ affaticate dagli anni, pendono malinconicamente all’ingiù, quasi a lambire le tre panchine di legno dove l’estate si attardano in cerca d’ombra anziani inquilini, a leggere il giornale e aspettare il fresco. Tra i suoi rami strillano frotte di parrocchetti sfuggiti alla colonia che si annida nel vicino parco. A Giovannino piace quel chiasso, gli mette allegria. Si sforza di guardare nel fitto dei rami ma non riesce a individuare la fonte di quella gazzarra. Una volta, da piccolo, ci ha perso un palloncino, lassù, e ha immaginato che uno di quei misteriosi abitanti lo avesse trattenuto con il becco.
“Calmati e spiegati, lo incalzò la mamma. Racconta…”.
“C’è poco da spiegare. Vogliono spianare tutto per fare posto alle macchine, capisci?
Un parcheggio, è questo
che si sono messi in testa di fare.
Via l’albero, via le panchine, le piante, la ghiaia: solo asfalto e macchine.
E’ uno schifo!”.
Dobbiamo fare qualcosa, pensava Giovannino con una gran pena nel cuore.
Da giorni cadeva una pioggia sottile fitta fitta e gelida che penetrava nelle ossa. Nel condominio i caloriferi non erano ancora accesi e in casa si battevano i denti e i piedi e la sera ci si infilava subito sotto le coperte.
“Pensa a quei poveretti che non hanno nemmeno una casa, diceva la mamma e tossiva da schiantarsi il petto”.
“mettiti a letto. Vuoi prenderti una polmonite?”, diceva il babbo.
“ma no, ma no. Non è niente. E’ solo un po’ di freddo, ma mi copro ben bene e vado a lavorare”.
“Sei matta? Stai in casa, al caldo”. “Al caldo! Ci fa più freddo dentro che fuori. Giovannino, piuttosto, dove sei? Sbrigati. Farai tardi a scuola”.
A scuola quella mattina Giovannino e i compagni aiutarono il prof di italiano a fissare un cartone con lo scotch contro il vetro rotto del finestrone . “Questa è fatta, disse il prof. Ora parliamo di Dante. Aprite il libro a pagina cinquantotto”. Prima di andarsene, il prof, che era
giovane e simpatico, disse: “Perché non facciamo qualcosa per questo Natale, qui nel nostro quartiere?
Fatevi venire un’idea…Pensate qualcosa…”. Giovannino pensava pensava e gli venne in mente l’albero che volevano tagliare. A casa non si parlava d’altro.
Gli uomini con la ruspa, mormorava la gente, erano pronti. Aspettavano solo l’ordine di esecuzione.
Bisognerebbe fare qualcosa per fermarli, aveva detto il babbo. ma Giovannino sapeva che nulla avrebbe impedito ai nemici di portare via l’albero, il vecchio albero con la sua ombra, il suo concerto di abitanti invisibili, il suo palloncino scomparso tra i rami, Pensava e aveva il cuore stretto. La notte sognò un’invasione di macchine da guerra. Arrivavano rombando, travolgevano giù il muretto, il cancello, entravano in cortile e abbattevano tutto ciò che trovavano al passaggio e al posto del grande cedro lasciavano una buca come una ferita aperta.
Bisogna fermare il nemico, decise. Quella mattina a scuola raccontò al prof e ai compagni la storia del suo albero. Il prof lo ascoltò e disse: “Uccidere un albero è un delitto.
Dobbiamo impedirlo. mobilitiamo il quartiere, facciamo una festa”.
I ragazzi approvarono con entusiasmo e si misero al lavoro. Fu coniato lo slogan: “Difendiamo la Natura. Salviamo il nostro Albero” e fu dato proprio a Giovannino, che ci sapeva fare coi pennelli, il compito di disegnare un grande striscione colorato da attaccare lungo il muretto, di qua e di là dal cancello. Da quel momento, come nelle favole tutto andò bene. Alla festa vennero personaggi importanti, e tutti parlarono di natura, dei diritti dei bambini ad avere i loro spazi, il loro verde, e tante altre cose che non la finivano più e la gente era stufa e voleva godersi la bella e inaspettata giornata di sole che sembrava benedire la festa dopo tanta pioggia.
C’erano le mamme e i papà vestiti a festa. C’erano anche i genitori di Giovannino, impettiti, orgogliosi, felici. Quella sera la mamma non sembrava stanca, non tossiva più, le splendevano gli occhi, rideva e parlava, gli faceva domande sulla scuola, lo accarezzava e, Giovannino se n’era accorto da come tirava su col naso, sfogliando il suo album da disegno, si era commossa. Anche il babbo era contento. “Bravo, Giovannino, bravo, gli aveva detto, un po’ brusco, senza guardarlo. E’ stata proprio una bella festa, io e la mamma siamo fieri di te.
Sai cosa facciamo? Visto che è tornato il sole e sono iniziate le tue vacanze, andiamo per qualche giorno dai nonni, accendiamo il camino e facciamo un bell’albero di Natale.
Vedrai, Giovannico, il peggio è passato, presto comincerà un anno nuovo e le cose miglioreranno, ne sono sicuro… miglioreranno…”. A quel punto aveva cominciato a raccontargli del suo lavoro, delle difficoltà e dell’ingiustizia del mondo…. “marcello!, venne la voce della mamma dalla cucina, mandalo a letto quel figliolo. Sarà stanco, poverino…”.
Giovannino era stanco ma non si era sentito mai tanto felice. Il gesto ruvido del babbo nell’arruffargli i capelli, la commozione della mamma, gli elogi dei professori e dei compagni, ma soprattutto la felicità sui volti della gente, la gioia dei bambini che si stringevano attorno all’albero canoro, abbracciando il grosso tronco rugoso in un festoso girotondo, il coro, la musica, i discorsi dei politici… Tutto si confuse nella sua mente, e il sonno scese sulle sue palpebre, caldo come una promessa di felicità.

Natale 2013.

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“Illuminiamo Commodilla” per tutelare il Parco

“Illuminiamo Commodilla” per tutelare il Parco

Si è tenuto giovedì 31 ottobre la festa di Halloween “Illuminiamo Commodilla” organizzata dal Comitato Parco Giovannipoli e Casetta Rossa con l’obiettivo di sollecitare le amministrazioni verso le opere di manutenzione straordinaria di cui necessità il Parco, a partire dal ripristino dell’illuminazione venuta a mancare a seguito del furto di rame avvenuto a fine agosto. Alle 17 da Casetta Rossa è partito il corteo di bimbi in maschera che ha attraversato il quartiere per arrivare al Parco Commodilla alle 18, dove sono state accese le zucche trasformate in lanterne e che simbolicamente hanno sostituito l’illuminazione del Parco.
Le zucche, intagliate nel corso di un laboratorio tenutosi a Casetta Rossa la domenica precedente che ha visto la partecipazione di oltre 70 bambini, sono state infatti posizionate intorno ai lampioni. Sotto la luce arancione sono state consegnate le oltre 350 firme dell’appello
“Illuminiamo Commodilla”, attraverso il quale i cittadini chiedono al Comune di farsi carico delle opere di manutenzione straordinaria di cui necessita il Parco: ripristino illuminazione; sistemazione fontanelle; rimozione palme colpite dal punteruolo rosso; sistemazione canale di scolo; cure per la siepe.
Per l’occasione sono stati invitati Paolo Masini, Assessore ai Lavori pubblici e alla Riqualificazione delle periferie e Andrea Catarci, Presidente del municipio VIII.
Obiettivo è non lasciare al degrado il Parco Commodilla, bene comune di tutti gli abitanti del municipio.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

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Volontari della solidarietà in parrocchia a Santa Galla

Volontari della solidarietà in parrocchia a Santa Galla

di Antonella Di Grazia

Come un silenzioso esercito di angeli custodi si muovono i gruppi di volontari che operanonel nostro quartiere. Si compongono di persone che, senza clamore, si dedicano ad attività in favore di famiglie povere o meno abbienti, degli anziani, dei diversamente abili e delle realtà della emarginazione proprie dell’attuale momento sociale.
Nel quartiere è sempre più forte l’esigenza di operare su questo fronte, perché l’ondata crescente di problemi economici e sociali, la recessione e i rincari di tutto, con gli stipendi e le pensioni sempre più povere, la mancanza di occupazione e di stabilità economica, sta portando un aumento significativo delle emergenze di base, ovvero quelle alimentari.Volontari-della-solidarietà-in-parrocchia-a-Santa-Galla
In questo scenario socialmente triste, l’aiuto immediato, mirato, in alcuni casi può fare la differenza. Tra i luoghi dove si ospitano alcuni di questi meravigliosi eserciti c’è Santa Galla, Qui i volontari assistono i più bisognosi presso i saloni della Parrocchia, baluardo alla povertà più estrema ed alle necessità contingenti di una vita stentata. Questo volontariato ha radici lontane ed è fatto di persone che di proprio mettono a disposizione degli altri il loro tempo e le loro risorse e si inserisce in un quadro sempre più complesso di interventi a sostegno dei bisognosi residenti nel quartiere.
L’idea di una solidarietà concreta, sempre presente nella realtà della Parrocchia, dedicata ad una Santa che ha fatto della carità il suo fine teleologico, si rafforza nel periodo in cui era parroco Don Franco Amatori, nel 1995, con l’attivazione del primo servizio del Centro di ascolto. Segue a breve distanza il servizio della Cena all’Ostiense, scadenzato ad ogni seconda domenica del mese, nel quale vengono forniti pasti, preparati nei locali della Parrocchia e distribuiti ai senza fissa dimora nei pressi della Stazione. L’obiettivo è quello di portare da un lato sollievo alle famiglie con difficoltà economiche, dall’altro far fronte ai bisogni alimentari nelle situazioni d’emergenza, inoltre coadiuvare con l’opera di volontariato
gli enti locali preposti (municipio, Comune, etc.), favorire la socializzazione e l’integrazione nella collettività dei meno abbienti, costruire una rete di servizi, di sinergie di idee e risorse umane.
A distanza di 18 anni, pur essendo cambiati i parroci, i servizi si sono mantenuti costanti nel tempo e sono stati garantiti dall’impegno delle persone della Comunità attraverso l’organizzazione volontaria. Proprio il concetto di carità, così radicato nella cultura parrocchiale, si esprime al meglio nel lavoro che effettuano i volontari del Centro di ascolto, che identificano attraverso una rigorosa rilevazione sul territorio le persone che possono essere aiutate con un piccolo aiuto alimentare che può permettere di risparmiare le poche risorse a disposizione per impiegarle in altri settori del vivere. Accertata con una serie di colloqui la necessità del sostegno, nel rispetto della privacy e della dignità della persona, si prende in carico la richiesta per la distribuzione degli alimenti.
Nell’anno in corso la capacità ricettiva è stata di circa una trentina di persone. Il ricambio ovvero l’eleggibilità al sostegno e la conseguente possibilità per nuove persone di poter essere assistite è purtroppo bassa, visto il contesto e le necessità che l’incombente crisi impone. Di più, nonostante la buona volontà non si può, Bisogna infatti tener conto del fatto che i pacchi alimentari sono frutto di un lungo e faticoso lavoro, una fantastica catena di montaggio e di solidarietà che inizia con il reperimento degli alimenti. La raccolta avviene quattro volte l’anno, tre volte presso i supermercati della Garbatella e una in Parrocchia, in occasione della festività della Santa il 5 ottobre, grazie al buon cuore ed alla solidarietà delle persone del quartiere e dei volontari che contribuiscono alla raccolta. I principali alimenti provenienti dalla raccolta sono olio, pasta, riso, pomodori, caffè, zucchero, alimenti in scatola, marmellate e biscotti. Dopo aver ordinato per alimento le scorte, si procede con l’allestimento dei pacchi, circa sessanta al mese, ed alla loro distribuzione sulla base di un calendario che viene comunicato privatamente di volta in volta.
Anche la Caritas contribuisce al servizio inviando alla Parrocchia alimenti sulla base delle proprie disponibilità, soprattutto fornendo latte e biscotti a mesi e prodotti alterni.
Il Gruppo volontari opera presso la Parrocchia Santa Galla, al numero 195 della Circonvallazione Ostiense.
I numeri di telefono sono i seguenti 06 5744854 e 06 5742141.

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Vandalismi sui beni comuni Due gravi episodi accaduti questa estate nel nostro quartiere

Vandalismi sui beni comuni
Due gravi episodi accaduti questa estate nel nostro quartiere

Questa estate due episodi hanno turbato la sensibilità dei cittadini della Garbatella, due fatti di cronaca che hanno rivelato un’aria, un’atmosfera malata che affligge aree del nostro quartiere, come tante altre zone di Roma, che rivelano un malessere prevalentemente giovanile e non solo.
Ci riferiamo all’episodio dei quattro ragazzi, allievi del Liceo Socrate, giustamente bocciati agli scrutini, che hanno pensato il 13 luglio di vendicarsi andando di notte a punire con il fuoco la propria scuola e ci riferiamo inoltre a quanto accaduto pochi giorni dopo il 26 agosto nel Parco di Via Rosa Raimondi Garibaldi, dove sono state segate una sessantina di giovani piante messe di recente a dimora (alcune dagli alunni della scuola elementare Battisti), per infoltire di verde quella vasta area da poco acquisita dal Comune.
Tra la gente del quartiere abbiamo registrato meraviglia e sdegno ma anche comprensione e rassegnazione di fronte a una prepotenza diffusa da parte di pochi o di molti che ritengono di poter disporre a piacimento di cose materiali e immateriali che costituiscono patrimonio comune. Uno-dei-tanti-alberi-martoriati-da-una-barbara-violenza-al-parco-antistante-la-Regione
Colpire la propria scuola è come infierire sulla propria madre, sui propri genitori, significa umiliare l’istituzione che ci fa diventare grandi, che ci apre la mente alla conoscenza. E’ quel che è accaduto al Socrate. Qualcosa di analogo è accaduto al parco di Via Rosa Raimondi Garibaldi, dove si sta tentando di infoltire di piante un’ampia squallida area ai margini del palazzo della Regione e dove è in corso con successo l’esperimento degli orti di città gestiti dagli anziani, iniziativa questa che serve validamente ad innalzare il tono dei nostri concittadini più avanti d’età, espulsi dal ciclo produttivo e quindi meno motivati ad affrontare la vita, ma ancora in grado di svolgere un’utile attività che li faccia sentire vivi e soddisfatti di sé.
Quegli atti di vandalismo hanno fatto il paio con tanti altri fatti più o meno gravi, magari meno vistosi semplicemente perché quotidiani, ai quali siamo abituati o, peggio, rassegnati.
Per esempio, è oramai considerato normale che qualcuno sporchi e deturpi i muri delle nostre case con scritte e pseudo murali. E’ normale che all’uscita da locali di intrattenimento si infrangano in terra intenzionalmente o per noncuranza bottiglie di vetro. L’elenco potrebbe continuare all’infinito con l’aggiunta che molti nostri concittadini non sentono il dovere di difendere i beni comuni messi a libera disposizione, i quali vengono spesso definiti con sufficienza beni di nessuno.
Niente può risarcire la comunità offesa da forme di vandalismo come quelle citate. Senza contare il danno che quel cattivo esempio produce sulle nuovissime generazioni. Sia netta la presa di distanza della pubblica opinione in questi casi. Bene hanno fatto il Sindaco marino e il Presidente del municipio Catarci a recarsi immediatamente sui posti ad esprimere riprovazione e nel contempo solidarietà alla cittadinanza. Noi ci auguriamo che fatti di tale gravità non abbino più a verificarsi nel nostro quartiere.
Il 21 novembre scorso, in occasione della Festa dell’Albero 2013, col patrocinio di Legambiente, i ragazzi delle scuole del quartiere Vivaldi, Battisti e Alonzi hanno messo a dimora, nell’area verde fatta oggetto in precedenza degli atti di vandalismo, trenta nuovi alberi donati dalla Regione, a parziale risarcimento del danno subito dal parco. (C.B.)

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Traffico caotico intorno a Eataly e a Casa Italo A un anno dall’inaugurazione del grande negozio alimentare all’Ostiense e della fermata del treno Italy restano irrisolti molti problemi di viabilità. Le proposte dell’Associazione Insieme per l’Ostiense

Traffico caotico intorno a Eataly e a Casa Italo
A un anno dall’inaugurazione del grande negozio alimentare all’Ostiense e della fermata del treno Italy restano irrisolti molti problemi di viabilità. Le proposte dell’Associazione Insieme per l’Ostiense

di Fulvio De Pascale
dell’Associazione “Insieme per L’Ostiense”

E’ passato oltre un anno da quando si è avuta in piazzale 12 ottobre 1492 l’inaugurazione di Eataly e insieme di Casa Italo, con il binario 16 della Stazione Ferroviaria Ostiense utilizzato come fermata del Treno Italo. La precedente amministrazione comunale guidata eatalyda Gianni Alemanno è stata più volte sollecitata dall’Associazione Insieme per Ostiense con proposte concrete e suggerimenti, tesi a risolvere le varie problematiche del piazzale, sia sotto il profilo della viabilità e dei parcheggi, sia della sicurezza e del futuro dei previsti insediamenti degli uffici comunali. Alla fine nessuno ha fornito risposte e i vari interlocutori hanno lasciato del tutto insoluti i problemi scaricando le responsabilità su altri dipartimenti della stessa Amministrazione o sulla Polizia municipale o sul municipio. Ora ci si augura che con la nuova Amministrazione comunale guidata da Ignazio Marino possano essere affrontate e risolte nei giusti tempi le criticità: avevamo proposto l’estensione della sosta tariffata al piazzale e  il posizionamento di dissuasori per evitare la sosta selvaggia in punti
nevralgici (infatti a volte capita che anche con il parcheggio di Eataly semivuoto c’è qualcuno che preferisce la sosta selvaggia).
Avevamo anche proposto di verificare la possibilità di sostituire l’incrocio tra Via matteucci, Via Benzoni e Piazzale 12 ottobre 1492 con una mega rotatoria che liberebbe dal caos l’incrocio di Via matteucci.
Alla base di tutto credo che ci sia da parte della nuova Amministrazione comunale la necessità di riportare al più presto tutti a rispettare le regole più elementari di convivenza e civiltà: per esempio, a qualsiasi ora è possibile vedere auto, camion e autobus che, provenendo dal Terminal Ostiense, al semaforo girano a sinistra su via Benzoni, nonostante ci sia da sempre il segnale che si può andare solo dritti verso Via Ostiense, tagliando la strada a chi viene dalla parte opposta; oppure auto parcheggiate in sosta selvaggia sugli spartitraffico che bloccano per molto tempo il passaggio di autobus turistici; e ancora auto che occupano i posti riservati ai taxi o salgono sui marciapiedi o entrano contromano nel parcheggio riservato a Casa Italo e poi occupano gli spazi pedonali.
Tutto ciò senza alcuna sanzione. A questo aggiungiamo che ormai da anni le strisce blu e bianche su Via matteucci e strade limitrofe sono disegnate per terra ma non sono presidiate di giorno e ancora meno di notte nei venerdì e sabato in cui la sosta dovrebbe essere controllata fino alle 3 del mattino dagli ausiliari del traffico dell’Atac. eataly
Credo sia inevitabile auspicare che un posto fisso della Polizia municipale monitorizzi ciò che accade. A tutto  questo poi aggiungiamo le varie denunce presentate da persone che, dirette a Eataly, si sono viste chiedere denaro da improvvisati parcheggiatori abusivi. C’è chi abbozza e paga per evitare guai; altri, come si può leggere specie sulle notizie locali on-line, hanno chiamato le forze dell’ordine e fatto arrestare gli estorsori. Per la sosta selvaggia è stato richiesto l’intervento della Polizia municipale sia dai singoli che dal municipio, ma gli interventi sono stati, causa (dicono) carenza di personale e di fondi, sporadici e finora del tutto infruttuosi.
Auspichiamo infine che il Comune cancelli il progetto della Giunta Alemanno di far costruire i nuovi insediamenti per gli uffici Comunali ai costruttori a loro spese e poi pagare loro l’affitto. Il cuore dell’operazione Campidoglio 2, ideata ai tempi di Veltroni e morassut, era proprio quella di costruire la nuova sede degli uffici comunali con le proprie forze, con dismissioni e mutui, nell’ottica di risparmiare sugli affitti. Quale buon padre di famigli, dopo aver comperato un terreno per costruire la sua nuova casa, prenderebbe poi la decisione di farsela costruire a spese dei palazzinari per pagargli l’affitto?

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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Intitolato all’ex Presidente Giaquinto il Centro Sociale Anziani di Via Pullino Tra i meriti del Centro: da 10 anni un defibrillatore in sede. Alla cerimonia di intitolazione la partecipazione del Sindaco Marino

Intitolato all’ex Presidente Giaquinto il Centro Sociale Anziani di Via Pullino
Tra i meriti del Centro: da 10 anni un defibrillatore in sede.
Alla cerimonia di intitolazione la partecipazione del Sindaco Marino

Il Centro sociale Anziani di Via Pullino dal 15 dicembre è intitolato al compianto Francesco
Giaquinto, già Presidente del Centro e coordinatore di tutti i Centri dell’VIII municipio (già XI). La recente scomparsa di Francesco Giaquinto ha lasciato un vuoto dal punto di vista umano e culturale per l’impegno civile dimostrato nelle varie attività non solo socio-ricreative. Francesco-Giaquinto,-il-compianto-Presidente-del-Centro-Anziani-di-Via-Pullino
Il Centro di Via Pullino è stato il primo a dotarsi 10 anni fa di un defibrillatore: grazie anche alla guida di Francesco molti anziani si sono succeduti nel tempo nella formazione dell’uso di quel prezioso strumento di emergenza. La politica dell’ VIII municipio è stata sempre coerente sull’uso dei defibrillatori, posizionati nei centri di maggior afflusso ed in particolare sulla scelta del posizionamento in tutti i centri anziani. Due elementi hanno potuto e potranno garantire la continuità e l’espansione di questa esperienza di cultura sanitaria sul territorio: necessità di efficienza dei componenti tecnici in scadenza dei defibrillatori, in stretto rapporto con il Dipartimento V del Comune che dal 2002 ha sostenuto l’iniziativa; continuità della politica sanitaria della ASL RmC in relazione al mantenimento della formazione periodica dei soggetti laici formati e da neo-formare.
La partecipazione del Sindaco marino e dell’Assessora Rita Cutini alla cerimonia di intitolazione del Centro di Via Pullino a Francesco Giaquinto costituisce non solo un riconoscimento per gli anziani e i cittadini tutti del municipio, ma presta anche un’occasione per gli anziani ad effettuare una dimostrazione organizzativa sull’attività della catena del soccorso e sull’uso del defibrillatore, simulando un evento.


Dott. Antonio Bertolini
già Responsabile del Progetto “Defibrillazione per i laici”

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Eletti i nuovi presidenti della Consulta disabili

Eletti i nuovi presidenti della Consulta disabili

“Faccio i miei auguri a Paola Bruschi, eletta nuova Presidente della Consulta municipale sulla disabilità”.Eletti i nuovi presidenti della Consulta disabili
Lo ha dichiarato la Presidente uscente Donata Pedone Scocchi, a margine della seduta della Consulta municipale per i problemi della disabilità che il 9 ottobre scorso ha rinnovato i propri rappresentanti. “In questi anni – ha aggiunto la signora Pedone Scocchi – abbiamo lavorato a stretto contatto con il municipio, sin dalla fase di predisposizione del programma. Si è trattato di un lavoro con il quale, sul tema della disabilità, abbiamo cercato di dare sistematicità agli interventi. Un lavoro che, nonostante l’azzeramento delle risorse sul sociale, non ci ha permesso solo, ad esempio, di proteggere e salvaguardare iniziative importanti come il trasporto dei disabili e i soggiorni estivi o di aumentarle come nel caso dei prodotti per il diabete giovanile… ma ci ha condotti anche a formulare per la prima volta un Piano municipale sull’Alzheimer. Oltre al nuovo presidente, la Consulta ha eletto anche la Vice-Presidente, Irene Bruschi , e la Segretaria, Cesarina Pinna. Al termine dell’assemblea agli eletti sono giunti gli auguri di buon lavoro del Presidente del municipio VIII Andrea Catarci e dell’Assessore alle Politiche Sociali Bernardino Gasparri.

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A rischio l’assistenza scolastica per gli alunni diversamente abili Grido d’allarme del Presidente del Municipio Catarci e dell’Assessore Gasparri. Primi successi della nuova Giunta: il Comune garantisce i fondi almeno per quest’anno

A rischio l’assistenza scolastica per gli alunni diversamente abili
Grido d’allarme del Presidente del Municipio Catarci e dell’Assessore Gasparri.
Primi successi della nuova Giunta: il Comune garantisce i fondi almeno per quest’anno

Il municipio VIII, come del resto tutti gli altri municipi romani, ha l’obbligo di assicurare il servizio di assistenza scolastica in favore degli alunni con disabilità: nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo grado. Nel nostro quartiere, l’assistenza viene erogata attraverso piani strutturati e personalizzati, predisposti
A-rischio-l'assistenza-scolastica-per-gli-alunni-diversamente-abilidal Servizio psico-pedagogico in costante sinergia con la ASL Rm/C e con le istituzioni scolastiche al fine di coordinare e ottimizzare le risorse e di promuovere interventi in linea con le peculiarità e le effettive necessità di assistenza. Il servizio scolastico viene svolto dal personale AEC (Assistente Educativo Culturale), appartenente perlopiù ad organismi esterni accreditati ed in minima parte da personale interno all’Amministrazione.
L’assistenza di base agli alunni con disabilità al momento attuale interessa oltre un centinaio di alunni inseriti nelle diverse strutture educative e scolastiche e costituisce, da tempo, un qualificato punto di riferimento per le politiche di integrazione ed un delicato fattore di equilibrio nella vita quotidiana e sociale di famiglie e genitori, grazie anche all’enorme lavoro svolto dall’Ufficio Psico-Pedagogico del municipio.
A causa delle impostazioni date al bilancio dall’Amministrazione Alemanno, l’assistenza scolastica di base nel nostro municipio sta ancora risentendo pesantemente dei tagli allora imposti, ai quali si è aggiunta l’inadeguatezza di chi non è stato in grado, durante il suo mandato, di predisporre uno straccio di bilancio degno di questo nome.
La Giunta municipale, in particolare il Presidente Andrea Catarci e l’Assessore alle Politiche Sociali Dino Gasparri, si sono spesi personalmente col Sindaco Ignazio marino e con gli Assessori competenti per poter reperire le necessarie risorse finanziarie affinché si possa provvedere alla necessaria copertura economica,
tale da evitare una interruzione di prestazioni di primaria importanza che danneggerebbe in modo irreparabile la rete di servizi sociali erogati attualmente dal nostro municipio.
La loro missione sembra aver avuto un primo successo. Infatti, perlomeno per l’anno in corso, i fondi sono stati trovati e la copertura oraria per i ragazzi è stata assicurata.

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Alla Villetta della Garbatella il ricordo di Carlo Lizzani

Ad un mese dalla tragica morte di Carlo Lizzani, l’associazione culturale “Cara Garbatella” organizza martedì 5 novembre alle ore 18,00, nella storica sede della “Villetta”di via Passino 26, una celebrazione per ricordare la figura dell’ultimo regista del neorealismo italiano, un intellettuale, documentarista e scrittore, che fu anche un combattente della Resistenza romana nei Gap centrali.

All’iniziativa saranno presenti il figlio Francesco, il regista Giuliano Montaldo, il giornalista Enzo Natta, il prof.Marco Maria Gazzano, docente di Cinema all’Università Roma 3 e Franco Mariotti, del sindacato giornalisti cinematografici..

Al dibattito con gli ospiti seguirà una cena e la proiezione di “Achtung Banditi”, il primo  film di Carlo Lizzani prodotto nel 1951 grazie ad una sottoscrizione popolare.

in-ricordo-di-carlo-lizzani

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Garbatella-Jazz-Festival-Foto-2013

Foto Garbatella Jazz Festival 2013

Testaccio
Joe Henderson project
Testaccio
Joe Henderson project
Testaccio
Joe Henderson project

Carlo Conti Trio Carlo Conti Trio Carlo Conti Trio
Testaccio
Standards e canzoni da film
Testaccio
Standards e canzoni da film
Testaccio
Standards e canzoni da film
Testaccio
Standards e canzoni da film
Leandro Guffanti e
Giulia Sassone Quartet
Leandro Guffanti e
Giulia Sassone Quartet
Leandro Guffanti e
Giulia Sassone Quartet

Le foto sono di Gianluca DI STEFANO

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Garbatella-Jazz-Festival-GJF-settembre-2013

L’Associazionegarbajazzfestival2013

in collaborazione con:

Presenta la 9° Edizione del Garbatella Jazz Festival
Presso la Villetta di Via Francesco Passino 26

Giovedì 26 settembre 2013garbatella-jazz-festival-settembre-2013
ore 20.30

La Scuola Popolare di Musica di Testaccio presenta:
JOE HENDERSON PROJECTLaboratorio diretto da Antonello Sorrentino

ore 22.00

CARLO CONTI TRIO
Carlo Contisassofoni
Vincenzo Florio
contrabbasso
Armando Sciommeribatteria


Venerdì 27 settembre
ore 20.30

La Scuola Popolare di Musica di Testaccio presenta:
Laboratorio Piano jazz Trio diretto da Carlo Cittadini
“Standards e Canzoni da film” 

ore 22.00

JAZZ NO LIMITS QUARTET di Marcello Rosa
Marcello Rosatrombone
Paolo Tombolesipianoforte
Stefano Cantaranocontrabbasso
Ettore Fioravantibatteria


Sabato 28 settembre
ore 20.30

La Scuola Popolare di Musica di Testaccio presenta:
ANGELO MAZZOTTI TRIOOMAGGIO A CHARLIE PARKER

ore 22.00

LEANDRO GUFFANTIGIULIA SALSONE QUARTET
Leandro Guffanti sassofoni
Giulia Salsonechitarra
Pino Sallusticontrabbasso
Alessandro Marzibatteria

Direttore Artistico:Pino Sallusti
Responsabile Organizzativo: Giancarlo Proietti – Cell. 328 0580162

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Hot Club de Zazz presenta i Trovatori Il 5 luglio alla Villetta, aspettando il Garbatella Jazz Festival 2013 di settembre, sulle note rivisitate in chiave gipsy swing del “Trovatore” di Giuseppe Verdi

Hot Club de Zazz presenta i Trovatori

Il 5 luglio alla Villetta, aspettando il Garbatella Jazz Festival 2013 di settembre, sulle note rivisitate in chiave gipsy swing del “Trovatore” di Giuseppe Verdi

hot-club-de-zazTorna il jazz alla Villetta con un assaggio di quello che sarà il Garbatella Jazz Festival 2013, la cui nona edizione si svolgerà nella tradizionale location di Via Passino a fine settembre. L’appuntamento per l’assaggio è il 5 luglio, alla Villetta, dalle 20,30 (ingresso libero, bar e cucina).

La serata del 5 luglio, organizzata dalle associazioni culturali Cara Garbatella ed Altrevie in collaborazione con la Polisportiva G. castello, ospiterà il gruppo Hot Club de Zazz, che con “i Trovatori” presenterà una rivisitazione in chiave gipsy swing di alcune indimenticabili melodie del “Trovatore” di Giuseppe Verdi. L’idea è di Nicola Puglielli, gli arrangiamenti di Nicola Puglielli, Luca Pagliani e Roberto Nicoletti per il Quintetto Hot Club de Zazz (un’armonica, tre chitarre e un contrabbasso).

Un gioco appassionante con la musica di Verdi, per un concerto di circa 90 minuti, dove il susseguirsi delle melodie si alterna all’evocazione di una storia rocambolesca, quella del “Trovatore”, appunto, che si basa sulla rivalità tra due uomini, il Conte e il Trovatore Manrico, che ignorano di essere fratelli e amano la stessa donna. Partecipe della storia, la zingara Azucena, madre adottiva del Trovatore, responsabile inconsapevole e lei stessa vittima dell’incatenarsi degli eventi, che mescolano amore, onore, gelosia fino al fuoco dell’ “orrenda pira”. La tragedia è ambientata in Spagna alla fine del Quattrocento.

Il concerto presenta una sfida ambiziosa: quella di far incontrare la lirica di Giuseppe Verdi con lo swing del chitarrista Django Reinhardt (1910-1953), anche lui zingaro e passato “attraverso il fuoco” prima di diventare il più grande jazzman europeo.

Hot Club de Zazz è impegnato in questa sfida ambiziosa, per festeggiare il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi e omaggiare la città di Roma che ospitò la prima rappresentazione trionfale del “Trovatore”, nel Teatro Apollo, il 19 gennaio 1853.Hot Club de Zazz: formazione musicale creata a Roma nel 2002 e ispirata alla musica di Django  Reinhardt, il leggendario chitarrista jazz di origine zigana “manouche”, nato il 23 gennaio 1910 a Liberchies (Belgio) e morto il 16 maggio 1953 a Samois-sur-Seine (Francia). In questo quintetto acustico, basato su un’idea dell’armonicista francese Xavier Rigaut, 3 chitarristi di eccezione: Nicola Puglielli, solista poliedrico della scena jazz italiana, Luca Pagliani, di formazione classica, e Roberto Nicoletti, di formazione jazz fusion. Completa l’assetto ritmico, il contrabbassista Pino Sallusti di esperienza internazionale.

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Il concorso “Noi e Dante”dell’Istituto statale Caravaggio Due dei premiati sono ragazzi della Garbatella

Il concorso “Noi e Dante”dell’Istituto statale Caravaggio

Due dei premiati sono ragazzi della Garbatella

“Noi e Dante”, cioè Dante rivissuto con gli occhi di un giovane di oggi: questo è stato il tema del concorso che gli studenti dell’Istituto superiore statale Caravaggio, a Tormarancia, si sono trovati ad affrontare. Concorso che si è concluso a fine anno scolastico con l’assegnazione ai primi classificati di tre borse di studio. I vincitori sono tre ragazzi, due della Garbatella e uno di Tormarancia: prima, Irene Jodice (Garbatella); secondo, Andrea Lo Giudice (Tormarancia); terza, Ilaria Proietti Mercuri (Garbatella). Le motivazioni: Jodice, “per aver colto lo spirito della Commedia di Dante come grande allegoria del peccato e della salvezza ed averla elaborata nella modernità”; Lo Giudice, “per le capacità immaginifiche e la familiarità con le avanguardie artistiche, unite all’abile fusione tra discipline scientifiche, umanistiche e pratiche”; Ilaria Proietti, “per l’uso spregiudicato del vernacolo che l’autrice fa aderire perfettamente alla metrica dantesca e alla attualità”.

A noi è piaciuto particolarmente il lavoro di Ilaria, che ci è sembrato adatto alle pagine di “Cara Garbatella”. Aggiungiamo quindi un nostro premio, la pubblicazione.

Ner mezzo der cammin della mia vita
me ritrovai ‘sto libro fra le dita,
sicuro m’avrebbe demolita!
Più de mille pagine de rime,
solo a guardà er titolo m’opprime!
Ma ‘n curiosita chiaramente
‘n cominciai a legge’ attentamente…
‘Sto Dante nell’inferno se trovava,
creato da Lucifero
che pe’ poco nun se spaccava!
Anfatti, da n’accesa discussione,
nostro signore l’ha scaraventato ner burone.
Intanto l’Alighieri tormentato
scrisse dell’inferno come si nce fossi mai stato.
Qua, artro che bestemmiatori, violenti e ruffiani,
c’avemo Berlusconi, Grillo e Bersani!
Nell’ottavo cerchio i ladri
staveno legati da serpenti,
oggi spaparanzati ‘n parlamento tutti contenti.
Il nostro poeta, dopo aver attraversato
le viscere dell’emisfero australe,
fa ‘n sarto ar Purgatorio
pena purificazione totale.
Fa ‘n saluto a Giotto e a Corso Donati,
becca poi papa Adriano ‘n mezzo agli avari.
“Resistetti ar pontificato pe’ poco più de ‘n mese!”
esclamò Adriano il Ligurese,
“Aaah! Allora è ‘n vizio de voi Papi,
ma che so’ tutti ‘sti abdicati?!”
Ma adesso miei signori ariva ‘r bello,
anfatti ‘n avorta giunti ‘n Paradiso
Dante pare tornato quasi ‘n pischello,
vede Beatrice e je se illuminano l’occhi,
ma nun s’azzitta e parla parla
mica ce prova a baciarla!
Intanto che la guardava er core je tremava,
dentro ar petto c’aveva n ‘macello
che manco ar derby Roma-Lazio
ce starebbe quer bordello.
Lei imbarazzata che pensava:
“Ma che c’avrai tanto da guardà?
Le donne mica staranno solo nell’aldilà!
Anzi, sulla terra so pure più belle,
rifatte, e piene de botulino,
c’hanno più canotti loro de n’bagnino!”.
Ora mio caro Dante te lo devo proprio da di’,
per carità, come poeta sei la perfezione,
ma pure in amore
fattela venì quarche illuminazione!

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Vecchi giochi dei ragazzi a imitazione delle sfide dei campioni Sui marciapiedi “gare ciclistiche” coi tappi di latta delle bottiglie di Enrico Recchi

Vecchi giochi dei ragazzi a imitazione delle sfide dei campioni

Sui marciapiedi “gare ciclistiche” coi tappi di latta delle bottiglie

di Enrico Recchi

Molti giochi dei bambini spesso altro non sono che l’imitazione di quel che fanno gli adulti, specie se si tratta di campioni dello sport. Negli anni 50/60 del secolo scorso ragazzini della Garbatella che avessero una vera bicicletta e che potessero atteggiarsi a “campioni dello sport” ce ne sarà stato solo qualcuno. Tutti gli altri giocavano alle “lattine”.

gara-con-i-tappiSi trattava di un gioco sociale, quindi da fare in gruppo. Di poco costo i mezzi necessari al gioco: un tappo in lattina di bibita e un marciapiede e poi la fantasia, ingrediente sempre insostituibile. Con un gessetto, ma bastava anche un sasso chiaro, si disegnava la pista a terra. Due linee parallele a distanza di circa 15 centimetri si sviluppavano sul marciapiede, con curve, magari un ponte fatto con una tavoletta di legno, rettilinei, salite, se possibile, ed infine il traguardo. In genere il più bravo a disegnare riceveva l’incarico di fare il percorso.

Era proprio così che i ragazzini dei lotti si ergevano a campioni delle due ruote e potevano celebrare i veri campioni che intanto si cimentavano nel “Giro d’Italia”o nel “Tour de France”.

In genere questi giochi avevano la loro stagionalità, proprio come i veri sport. Per disegnare la pista sul marciapiede c’era bisogno della bella stagione, non doveva piovere. E quindi si cominciava a giocare a “lattine” in primavera e si continuava fino alla fine dell’estate. Naturalmente era necessaria la lattina, ovvero il tappo di latta di una bibita. All’epoca i tappi di plastica erano del tutto sconosciuti, quindi tappi di latta ce ne erano tanti. L’abilità era nel reperire una lattina che avesse tutti i dentini integri, senza “slabbrature”, ovvero non danneggiati durante l’apertura della bottiglia, né che avesse ammaccature nella parte centrale. Si procedeva quindi alla pulitura della lattina togliendo quella sottile pellicola di gomma che era all’interno. Poi i più “scafati” riempivano la lattina di cera, in modo da appesantirla per dargli stabilità. In quel periodo trovare candele in casa non era difficile.

Certo oggi i ragazzini avrebbero qualche difficoltà. Per ultimo il tocco che distingueva. Si collocava nella parte interna della lattina, come abbiamo detto riempita di cera, l’immagine del campione amato: Coppi e Bartali e poi più avanti Magni, Adorni, Gimondi, Motta e per gli esterofili Anquetil, Altig, per finire con Eddy Merckx.

Era chiaro che il dualismo sempre esistito tra i vari campioni della bicicletta era il “sale” che animava i vari gruppi di contendenti che, seppure in calzoni corti, scimmiottavano le discussioni sentite in famiglia dai parenti: “E no! Gimondi è meglio di Motta!!!”. L’immagine del campione veniva ritagliata da qualche giornale oppure presa dalle figurine delle raccolte per ragazzi. Una volta costruito il circuito in miniatura si iniziava la gara stabilendo con una conta l’ordine di partenza. I gruppi più organizzati stilavano proprio una classifica giorno per giorno, proprio come avviene al “Giro d’Italia”, per poi proseguire il giorno successivo con la tappa seguente.

Chiaramente il giorno dopo della pista disegnata poteva rimanere poco sul marciapiede, allora si ripassavano i segni ancora esistenti o si disegnava un nuovo percorso. Così ci si sdraiava a terra e presa la mira si colpiva la lattina con le dita, messe in varie posture a seconda delle teorie e delle capacità personali. L’importante era che con la “schicchera” si mandasse la lattina avanti il più possibile senza farla uscire dal percorso, altrimenti si sarebbe subita una penalità. La lattina ben levigata viaggiava sul marciapiede che era una meraviglia!

Vinceva chi arrivava per primo al traguardo dopo aver fatto il numero di giri stabiliti. La passione per questo gioco continuava anche durante l’estate, quando le piste venivano disegnate sulle spiaggia prendendo, in genere, un bambino più piccolo per i piedi e trascinandolo sull’arenile, in modo che con il didietro di segnasse sulla sabbia la pista. Non venivano utilizzate le lattine, che non potevano scorrere sulla sabbia, ma delle biglie di plastica con all’interno l’immagine del campione del ciclismo ma anche della Formula 1.

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Quattro squadre al Memorial “Agostino Di Bartolomei”

Quattro squadre al Memorial “Agostino Di Bartolomei”

di Leopoldo Tondelli

memorial-agostino-di-bartolomeiIl 24 maggio si è svolto all’Oratorio San Filippo Neri il consueto torneo di calcio, riservato quest’anno ai nati nel 2005-2006, “Memorial Agostino Di Bartolomei” cui hanno partecipato quattro squadre: il Tre Fontane, il G. Castello, l’Oratorio San Filippo Neri e il Garbatella. Il torneo si è disputato a girone all’italiana con partite di due tempi di 10 minuti, dirette con la consueta competenza e passione da Gianni Tomei. La vittoria è andata alla squadra del Tre Fontane, la piazza d’onore invece al G. Castello. Si sono classificate al 3° e 4° è posto, rispettivamente, l’Oratorio San Filippo Neri e il Garbatella. Agli incontri ha partecipato un buon numero di spettatori che hanno così riproposto (come d’altronde anche per il torneo invernale riservato alle vecchie glorie, disputatosi quest’inverno) il clima della “Chiesoletta”.

Era assente Luca Di Bartolomei, figlio di Agostino, che ha premiato la squadra vincitrice tramite un collegamento telefonico. IL Torneo e stato organizzato all’interno della Festa di San Filippo Neri compatrono di Roma, grazie all’impegno del comitato organizzativo della Festa, diretto da fratel Francesco e da padre Matteo, direttore dell’Oratorio.

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La Madonna pellegrina tra i lotti della Garbatella Il mese di maggio tra preghiere e tradizione di Leopoldo Tondelli

La Madonna pellegrina tra i lotti della Garbatella

Il mese di maggio tra preghiere e tradizione

di Leopoldo Tondelli

La storia del mese mariano inizia nel medioevo per cristianizzare le feste pagane in onore dell’inizio della bella stagione,
unendo i temi del risveglio della natura alla devozione della Vergine. Questa pratica religiosa si estese nei secoli in tutta Italia e si istituzionalizzò grazie al gesuita Dionisi con il suo libretto “Mese di Maria”, pubblicato nel 1725 a Verona, dove si suggeriva di compiere le pratiche devozionali anche in casa o al lavoro, davanti ad un altarino della Madonna.

mese-di-maggio-a-garbatellaA questo libretto ne seguirono altri con il risultato di diffondere la pratica in tutta Europa ed anche nelle Americhe. Pio XII sancì la devozione del popolo cristiano e di Roma in particolare, come richiesta di protezione a Maria da parte dei suoi fedeli e devoti. Qui da noi nel 1946 la Parrocchia di San Francesco Saverio, con Don Giuseppe Generali in particolare, volle istituire la recita del Rosario nei lotti della Garbatella, alla presenza della statua della ” Madonna Pellegrina” anche come ringraziamento per la fine della guerra.

Tra l’altro in quel periodo, malgrado i tanti problemi che assillavano la gente, si tornava alla normalità e spesso, specialmente nelle serate estive, i giovani si ritrovavano nei cortili sia per ballare che per stare insieme e frequentarsi dopo la giornata di lavoro. Non a caso in quel periodo nascevano storie sentimentali fra i ragazzi dello stesso lotto che finivano il più delle volte a “giuste nozze”.

Tornando alla cerimonia religiosa, fu da sempre organizzata con la recita del Rosario. Alla fine della preghiera si eseguiva una piccola processione nel cortile con delle candele accese. intonando il canto Andrò a vederla un dì. L’evento fino a qualche tempo fa era molto sentito e vi era una vera e propria gara tra i lotti per chi organizzava meglio l’accoglienza alla Madonna Pellegrina: vi era la tradizione di esporre dalle finestre coperte e drappi, come arazzi, con delle luci. Delle candele accese collocate sopra i muretti rendevano l’atmosfera molto suggestiva perché, coincidendo il Rosario con il tramonto, regalavano ai lotti l’aspetto di presepi.

Oggi il culto è meno sentito rispetto al passato (anche l’orario è stato anticipato alle 19), sia perché sono scarse le persone disposte a organizzare l’accoglienza, sia per i numerosi impegni di lavoro, soprattutto delle madri. Ma la tradizione è ancora viva. Anche per chi non è praticante può essere un’occasione per stare insieme, lasciando per una sera le normali attività . Il parroco Don Luciano ed i collaboratori della parrocchia di Piazza Sauli si adoperano attivamente per tenere in vita questa tradizione.

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Aperto nel nostro Municipio lo “Sportello per il Disagio abitativo”

Aperto nel nostro Municipio lo “Sportello per il Disagio abitativo”

Il Municipio Roma VIII (ex XI), al fine di contrastare il fenomeno del disagio abitativo e l’emergenza sfratti sul territorio municipale, ha istituito lo “Sportello per il Disagio Abitativo”, affidandone la gestione al “Comitato Spontaneo Inquilini Primo Carnera”. Il comitato, presieduto da Giovanna Arcangeli, si batte da anni contro la speculazione immobiliare, in particolare contro l’Enpaia, l’Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, una delle tante Casse e Fondazioni presenti nel nostro Paese, che si trovano a gestire un patrimonio immobiliare di non poco conto: circa 120mila unità, delle quali 90mila ad uso abitativo di cui il 60 per cento è situato nella Capitale. disagio-abitativo

Quello dell’Enpaia è un caso eclatante, visto che ora molti degli inquilini di una parte degli stabili in suo possesso sono già sotto sfratto. Il motivo: l’opposizione al rinnovo del canone di locazione, scaduto a fine 2009, lievitato dell’80-90 per cento rispetto al precedente accordo sindacale, malgrado si tratti di edilizia economica e popolare. Un aggravio di costi impossibile da sostenere, viste le condizioni socio-economiche in cui versa buona parte degli inquilini dei palazzi in questione. Il 19 marzo 2010 il Consiglio del Municipio ha approvato all’unanimità una mozione per tentare di impedire all’Enpaia di applicare i nuovi contratti di locazione che prevedono aumenti indiscriminati del canone, per scongiurare il rischio di una nuova e grave crisi abitativa.

Nel territorio del Municipio VIII esiste un patrimonio immobiliare appartenente ad enti previdenziali pubblici ora privatizzati, la cui funzione sociale doveva essere quella di dare una soluzione abitativa, attraverso la destinazione dei loro fondi per l’acquisto di beni immobili ad uso residenziale. Il patrimonio di questi enti è stato costituito con le agevolazioni legate alla normativa relativa all’edilizia residenziale pubblica, il cui scopo era quello di favorire le classi
sociali disagiate.

Il Municipio VIII è impegnato nella difesa e nell’assistenza dei cittadini più disagiati, non solo dei senza casa, degli sfrattati e dei mal alloggiati ma anche nella salvaguardia delle diverse centinaia di assegnatari delle case popolari appartenenti alle grandi proprietà assicurative, agli enti previdenziali, alle Poste. Il “Comitato Spontaneo Inquilini Primo Carnera” è impegnato innanzitutto contro l’ondata di sfratti che si sta abbattendo sugli inquilini delle abitazioni dell’Enpaia, chiedendo un affitto a prezzo che non sia di libero mercato ma rispettoso della normativa relativa all’edilizia residenziale pubblica.

Per chiunque abbia necessità, lo sportello, al piano terra dell’androne principale di Via Benedetto Croce 50, è aperto al pubblico ogni secondo mercoledì del mese dalle ore 9.30 alle 12.30 e ogni quarto venerdì del mese dalle 15.00 alle 18.00. Grande partecipazione alla ventesima edizione della ormai tradizionale festa organizzata dall’ Associazione culturale Controchiave

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Grande partecipazione alla ventesima edizione della ormai tradizionale festa organizzata dall’Associazione culturale Controchiave Festa per la cultura: Garbatella in piazza

Festa per la cultura: Garbatella in piazza

di Giancarlo Proietti

festa-della-culturaIl 15 giugno si è svolta alla Garbatella la ventesima edizione della Festa per la Cultura. Anche quest’anno grande successo di pubblico. L’iniziativa, fin dalla sua prima edizione, è organizzata e prodotta dall’Associazione culturale Controchiave. La festa nasce a Roma il primo sabato di giugno del 1994 col nome di “Festa della musica”. festa-cultura-a-garbatella

Modificò la propria connotazione nel 1997 e assunse la denominazione di “Festa per la cultura”. Le cinque piazze (Piazza Sauli, Piazza Masdea, Piazza da Montecroce, Piazza Montecorvino, Piazza Longobardi) e le adiacenti vie che le collegano sono state interamente chiuse al traffico ed allestite come luoghi in grado di ospitare gruppi musicali, teatrali, di danza, di artisti di strada. Le piazze, le strade, i vicoli, sono stati gremiti di gente fino a notte fonda. La festa è stata aperta da Claudio Romanelli, segretario generale e figura storica dell’Associazione Controchiave, alla Villetta, con il saggio di musica del Municipio Roma VIII Controtempo.

Prima di dare inizio alla manifestazione Claudio ha voluto ricordare Raimondo Nitoglia, prematuramente scomparso, che è stato uno dei fondatori dell`Associazione Controchiave. Fin dall`inizio Raimondo portò all`interno di questa realtà la sua esperienza di `manipolatore di luci`, con la sua capacità, quasi magica, di creare scenografie di luci, con i pochi mezzi che sempre caratterizzano gli spettacoli autoprodotti. A mano a mano che si avvicinava la sera anche altri luoghi del quartiere si sono animati di musica e colori con l’estate finalmente arrivata. Da anni questo momento dimostra che cultura, musica e arte non sono solo rappresentati dai grandi eventi o giudicati solo da valutazioni di mercato. Anche cultura meno celebre ma qualificata, partecipata e condivisa può essere stimolo di crescita, dove anche il pubblico si sente protagonista. Appuntamento alla ventunesima edizione.

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L’albero più anziano della Villetta è diventato un monumento

L’albero più anziano della Villetta è diventato un monumento

I giorni scorsi uno dei due pini ultracentenari del giardino della Villetta di Via Passino è stato fatto letteralmente a pezzi. Si è dovuto abbattere perché una ferita che si era formata alla sua base si era trasformata in un cancro penetrante. Il resto lo avevano fatto le termiti, che si erano avventate sul legno in disfacimento, divorandolo. Si è proceduto quindi per eutanasia, prima che rovinasse sul fabbricato. Era troppo grande per poterlo abbatter di un sol colpo: hanno dovuto demolirlo un pezzo alla volta, lasciando in terra solo un mozzicone di tronco alto un metro, un piccolo monumento alla sua passata grandezza.

di Carolina Zincone


Caro Pino, eri davvero così pericolante e pericoloso?

Noi ti pensiamo bello e anche un po’ eroico. Partigiano delle nostre
battaglie, da sempre. Un compagno, in tutti i sensi. Perché da lassù ne hai viste tante, ma secondo noi hai anche un po’ tifato, per le cose giuste. Mica come gli olmi che piacciono tanto ai papi! Tu sarai stato piantato – come molti pini – ma non sappiamo da chi.

Immaginiamo il perché: un tempo si pensava che il tuo profumo curasse le malattie, sicuramente la “mal aria”. E mentre stavi lì, più di cent’anni fa, ad ombreggiare una casetta di campagna, ti sei visto nascere intorno un quartiere che avrebbe fatto la storia di Roma, la Garbatella. Hai visto arrivare architetti rinomati che studiavano ogni cantuccio per fare del tuo habitat naturale una città giardino a misura d’uomo. Riuscendoci. Hai visto arrivare abitanti del centro storico, operai alle prese con il porto fluviale, donne e bambini che conquistavano i propri spazi condividendoli, come si fa da queste parti.

pino-malato-alla-villettaHai visto la guerra, hai sentito le bombe. Eri sicuramente con i partigiani della Settima Zona del Partito comunista che il 3 giugno del ’44 fecero irruzione nel tuo giardino per occupare quella che era diventata la sede del Gruppo rionale fascista “Mario Sonzini”. Sei stato fiero del fatto che quel luogo, casa tua, divenisse il centro di aggregazione di chi svolgeva il lavoro politico tra la popolazione, reclutando i giovani nel Corpo dei Volontari per la Libertà che avrebbero imbracciato le armi in aiuto dei partigiani del nord. Non ti erano mai piaciuti quei tipi in camicia nera, non potevi dimenticare i volti degli ebrei portati via dal tuo quartiere, le lacrime della famiglia Cinelli che piangeva i suoi figli, martiri delle Fosse Ardeatine. Per questo ti sei commosso quando la sezione del partito venne poi intitolata al più piccolo dei due, Giuseppe, operaio ai mercati generali e comandante partigiano responsabile di zona.

Da allora sotto la tua chioma ne sono successe di tutti i colori. Sei stato visitato da tanti nomi illustri: due per tutti, Di Vittorio e Pasolini. La Villetta è rimasta il punto di riferimento e di incontro dei militanti di sinistra, il loro luogo di discussione, distinzione e, alle volte, divisione. Storica la spaccatura maturata tra l’89 e il 91, con la fine del PCI: da un lato il Pds, dall’altro Rifondazione. In mezzo – si diceva in città parlando delle avventure della Garbatella – il filo spinato. Tu da che parte stavi veramente, Pino?

Sembra che adesso la Villetta si sia ricompattata nelle mani di un piccolo grande partito che in questo Municipio fa furore, mentre di te rimane un grande ceppo, di quelli coi cerchi concentrici che svelano l’età, la storia, le peripezie. I bimbi che ti consideravano irraggiungibile adesso possono raggiungere la vetta, quelli che non ti conoscevano fantasticano su quanto dovevi essere grande, anziano e saggio. Noi, sotto agli occhi beffardi delle piccole vedette appollaiate, balliamo la milonga e continuiamo ad arrovellarci, pensando al mondo che hai visto e forse vedi tu, ora da ancor più in alto.

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Alla Villetta una targa ai patrioti comunisti Un’iniziativa del Municipio. Inaugurata il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, alla presenza dei familiari e di un folto pubblico di antifascisti

Alla Villetta una targa ai patrioti comunisti

Un’iniziativa del Municipio. Inaugurata il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, alla presenza dei familiari e di un folto pubblico di antifascisti

di Gianni Rivolta

Ifamiliari chiedevano da tempo che si raccogliessero in un unico ricordo tutti i partigiani e i patrioti comunisti della Garbatella. Così, il 4 giugno scorso, nella ricorrenza della Liberazione di Roma, alla Villetta è stata scoperta una targa con un lungo elenco di nomi incisi sul marmo, targa-alla-villetta-selAll’iniziativa del Municipio e del suo presidente Andrea Catarci hanno risposto in tanti. Tra i cittadini non potevano mancare i figli e i nipoti di quegli antifascisti che, nella notte tra il 3 e il 4 giugno, prima che le colonne alleate arrivassero in città, con le armi in pugno diedero l’assalto alla sede del Fascio della Garbatella in Via Passino 26. Da quel giorno la Villetta è stata la casa dei comunisti del quartiere ed ancora oggi rappresenta un luogo d’incontro e di riflessione della Sinistra romana.

In quel lungo elenco dei partigiani comunisti c’erano tutti i componenti del nucleo di Garbatella della VII Zona del Pci, che si era costituita nei giorni seguenti l’8 settembre 1943. In ordine Armando Bartolucci detto “il Manciola”, Mario Bernardi, Elio Brini, Giuseppe Cinelli (martire alle Fosse Ardeatine), Andrea Coltellacci, Silvio Coltellacci, Lamberto Cristiani, Garibaldi Dobici, Giuseppe Lombardi, Orlando Lombardi, Gastone Mazzoni, Maceo Moretti, Libero Natalini, Alberto Polimanti, Mario Polimanti, Spartaco Proietti, Maria Teresa Regard (componente dei Gap centrali che continuò la sua militanza politica nella sezione comunista della Garbatella), Reval Romani, Amleto Rossi e Filippo Veneri.

La VII Zona era costituita, secondo le carte lasciate da Roberto Forti, comandante romano dei Gap insieme a Trombadori, da 278 unità di Ostiense, Garbatella, San Paolo, San Saba, Testaccio e Acilia. I patrioti e i partigiani combattenti erano organizzati in due battaglioni guidati da un direttivo politico-militare formato da Giuseppe Regis (comandante militare), dal commissario politico Giovanni Valdarchi (che sostituì Salvatore Petronari arrestato l’8 ottobre 1943 e fucilato a Forte Bravetta il 20 gennaio del ’44), dal suo vice Giuseppe Lombardi e dal leader degli operai delle Officine del gas Virgilio Bologna.

In coda a quel lungo elenco di resistenti si è voluto ricordare anche gli antifascisti che operarono nella rete clandestina del partito comunista negli anni Trenta, che sfidarono la repressione fascista del Tribunale speciale e subirono il carcere e il confino: Giuseppe Menenti, Alberto Pallone e Renato Pini.

Nell’autunno del 1928, in seguito all’arresto di Giuseppe Amoretti e di Anna Bessone (quest’ultima arrestata in un appartamento di Via Panisperna con due valigie piene di documenti, tra cui le istruzioni della Centrale, materiale di propaganda e i fondi del III ufficio del Pci), furono fermati tutti i membri del Comitato federale di Roma: Daniele Bellanti, Fernando Nuccitelli, Enrico Ciarniello del Comitato giovani comunisti, Renato Pini, un muratore originario di Bologna che abitava al lotto 32 della Garbatella, Ariosto Gabrielli Caposettore di Testaccio e altri militanti.

Renato Pini fu condannato al confino all’isola di Ponza. Quando tornò alla Garbatella nel 1931 continuò l’attività sovversiva e un anno dopo decise di espatriare. Da Zurigo passò in Francia e poi nel 1938 attraversò l’oceano e andò a risiedere a New York nel quartiere del Bronx. E’ rimasta di Renato una folta corrispondenza con la madre Teresa, alla Garbatella, con cui ebbe uno strettissimo rapporto.

Giuseppe Menenti abitava in via Francesco Saverio Cabrini al lotto 32. Già nel 1928 faceva parte della quinta cellula territoriale comunista del VII Settore (Garbatella-Testaccio), quella delle Officine del Gas, di cui divenne segretario. Giuseppe era in contatto con Fernando Nuccitelli, uno dei maggiori organizzatori del partito a Roma. Lo incontrava spesso nella bottiglieria di Via Macerata dove Giuseppe ritirava il materiale di propaganda e veniva istruito sul nuovo metodo clandestino di organizzazione, “a catena “.

Alberto Pallone venne ad abitare all’Albergo rosso della Garbatella solo dopo la guerra. La sua vita fu un’avventura. Per sfuggire alla repressione fascista nel suo paese (Sgurgola) nel 1925, con il fratello Elio, fuggì in Francia e poi in Canada. Le note della polizia politica fino al 1936 lo seguono negli Stati Uniti, dove fu attivo nell’organizzazione di cellule comuniste tra Detroit, Cleveland e nel Bronx a New York. Ma un comunista come lui, come tanti altri da ogni parte del mondo, non seppe resistere al richiamo della Spagna rossa. Così nel 1937 Alberto è ad Albacete e nei mesi seguenti a
combattere nelle Brigate internazionali.

Dopo la sconfitta della Repubblica democratica spagnola rientrò in Francia, dove fu imprigionato nel campo di concentramento di Vernet fino al 1942. Riconsegnato alla gendarmeria italiana al confine con la Francia, venne portato in carcere a Frosinone. Lo aspettavano cinque anni di confino a Ventotene, dove rimase fino al 28 agosto del 1943, quando fu liberato un mese dopo la caduta di Mussolini. Finalmente fece ritorno a casa e dopo il matrimonio si trasferì con la moglie agli Alberghi suburbani della Garbatella.

Nel dopoguerra fece una instancabile opera di organizzazione e di diffusione della stampa comunista nel quartiere popolare dell’Icp, guadagnandosi la stima dei dirigenti della sezione Garbatella e di tutti i compagni della Villetta.

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Situazione critica alla parrocchia di Santa Galla Una cova di gabbiani blocca i lavori del campanile

Situazione critica alla parrocchia di Santa Galla
Una cova di gabbiani blocca i lavori del campanile

Acosa è dovuta la presenza di impalcature addossate al campanile della chiesa di Santa Galla? Tranquilli. Non sono i presupposti dell’istallazione di un traliccio di Radio Maria alla ricerca di qualche anima pia che le lasci in eredità qualche immobile. Il campanile della Parrocchia di Santa Galla è ormai da tempo in situazione critica.

La copertura del tetto è divenuta malferma a causa della vetustà e della presenza di alcune crepe e fessure che ne rendono indispensabile il riassesto. A questi motivi è legata la presenza dell’infrastruttura che dal mese di marzo orna il campanile. Negli anni recenti, sotto la giurisdizione dei vari parroci che si sono avvicendati, sono stati effettuati degli interventi che si sono dimostrati però solo dei palliativi. chiesa-santa-galla

Oramai la situazione si è talmente complicata che non esistono alternative ad un intervento radicale, immediato ed efficacie. Perché allora il traliccio è ancora immobile al suo posto ed i lavori procedono col contagocce? Dicevamo che il problema è legato alla staticità del campanile per cui si è deciso di far ricorso al lavoro di alcune maestranze di riconosciuta esperienza che hanno iniziato la loro attività tra marzo e aprile.

Una sorpresa c’è stata quando, durante le ispezioni preparatorie, si è riscontrata la presenza sul tetto del campanile di un nido di gabbiani in cova, la cui presenza è stata segnalata dalla LIPU. La segnalazione ha provocato una momentanea interruzione dei lavori, con grave danno economico per la parrocchia, per via dell’alto costo dell’affitto delle incastellature metalliche. In particolare, si è dovuto risolvere la contestazione di un costruttore che aveva eseguito in passato altri lavori a Santa Galla e che si riteneva in diritto di vedersi assegnati i lavori. Per ripicca, non ha trovato niente di meglio se non denunciare la presenza della coppia di gabbiani in riproduzione alla Lega per la protezione degli uccelli, che ha immediatamente diffidato la parrocchia a continuare l’esecuzione dei lavori …

Qualche buontempone, nel frattempo, ha proposto una soluzione “omeopatica” per risolvere l’impasse: noleggiare cioè la famosa coppia di falchi “aria e vento”, nella speranza che un loro passaggio sfrattasse i gabbiani dal tetto. (L.T.)

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Tre cori a Santa Galla non solo per le funzioni

Tre cori a Santa Galla non solo per le funzioni

Scriveva Sant’Agostini nella sua Regola: “Nel rivolgervi a Dio con salmi o inni mettete il massimo impegno perché il vostro cuore sia tutto preso da ciò che pronunciate con la voce. Quanto al canto attenetevi alle norme che ne prevedono coro-santa-gallal’uso ed evitate di cantare tutto quello che non è stato composto per il canto”. Alla Parrocchia di Santa Galla queste regole sono seguite con estremo rigore e per poterle applicare nella maniera più ampia possibile ci si è dotati della presenza di tre cori per poter conciliare al meglio le tante presenze che animano solitamente le funzioni sacre.

I cori della Parrocchia sono: il Coro di Santa Galla vero e proprio, che segue la celebrazione della funzione domenicale delle 10,30 e le principali cerimonie parrocchiali; il coro della “Resurrezione”, che deve il nome alla partecipazione alle celebrazioni funebri e a cui appartiene la gran parte dei veterani di Santa Galla, coro questo gestito direttamente da Don Matteo Castellina che coordina anche gli altri cori della Parrocchia; infine il coro dei “Giovani” che ravviva la celebrazione domenicale delle 12. Non esistono vincoli, entrare nel coro è molto semplice, non vi sono limiti di età o di genere anche se prevale quello femminile.

L’unico obbligo vero e serio è quello delle prove, costanti e molto impegnative. Hanno inizio nei primi giorni di settembre in accordo col calendario liturgico e si interrompono con la pausa estiva ai primi di luglio. Gli impegni sono diversificati in tre momenti differenti della settimana. Citiamone uno per tutti, quello del coro liturgico delle 10,30.

Le prove si tengono con qualsiasi tempo, tutti i venerdì sera dalle ore 21 in poi. Nelle ricorrenze più importanti dell’anno (quali il Concerto di Natale, che Santa Galla tiene il 6 gennaio, e la Pasqua o gli eventi esterni cui il coro viene frequentemente invitato) si aggiungono le prove del mercoledì.

La cosa bella di questi cori è che nonostante tutto non esistono posizioni privilegiate, aldilà di alcune costruzioni musicali riservate alla voce di solisti. (L.T.)

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Per il Cto rinasce la speranza di un felice ritorno al passato

Per il Cto rinasce la speranza di un felice ritorno al passato
Firmato il protocollo d’intesa Regione-Inail-Asl Roma C.
L’ospedale agirà non solo per gli incidenti sul lavoro ma a favore di tutti coloro che siano vittime di incidenti traumatici

di Massimo Marletti

24 maggio 2013. Firmato, dopo un anno e mezzo di stallo, il protocollo d’intesa tra l’Inail (Istituto Nazionale Assistenza Infortuni sul Lavoro) e la Regione Lazio che cambia il futuro dell’ospedale della Garbatella. Per qualcuno una sorta di ritorno al passato, per molti una possibilità di rilancio … per-il-cto-rinasce-la-speranza-di-un-felice-ritorno-al-passatoPartiamo subito da una premessa, doverosa. L’accordo sottoscritto tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, e, in rappresentanza della Asl Roma C, Antonio Paone, è di una importanza straordinaria. Dopo anni di agonia, dopo 18 mesi di firme e non firme da parte della precedente Giunta di centrodestra, la sigla dell’accordo mette fine ad una questione che rischiava di trasformarsi in una telenovela, premia la caparbietà della lotta di tutti quei lavoratori che si sono battuti contro la chiusura lenta ma inesorabile dell’ospedale, rilancia le possibilità di rinascita di una realtà che ha ancora molto da offrire alla comunità.

Onore e merito a chi è l’artefice di questo protocollo, Regione, Azienda ed Inail. Di più, grazie a tutti quei lavoratori del Cto, cittadini, forze sindacali e politiche che in questa battaglia hanno creduto ed alla fine hanno vinto.
Tralasciando una lettura più puntuale dell’accordo, che è bene ricordare sarà oggetto di ulteriori protocolli tra Asl ed Inail, finalmente, dopo anni d’incertezze, possiamo affermare che si porta a compimento quel processo di riconversione dell’Ospedale Andrea Alesini destinato a diventare un centro di eccellenza nella cura delle persone colpite da eventi traumatici, rivolto a tutti quei cittadini che ne avessero bisogno dentro e fuori i confini della Regione Lazio. Un polo integrato sanitario, all’avanguardia negli interventi di traumatologia, protesica e riabilitazione.croce-rossa
Rilevanti sono gli investimenti finanziari da parte dell’Inail per trasformare l’attuale struttura dell’ospedale. La centrale romana del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio si trasferisce nell’ospedale della Garbatella, dove una struttura per l’assistenza sanitaria riabilitativa non ospedaliera funzionerà anche in regime assistenziale.
Appare evidente, cosa che accade sempre in tutti gli accordi, che ci troviamo davanti ad una fase iniziale del progetto. Ancora siamo alle prime battute riguardo i rapporti economici ed organizzativi tra i due Enti: Regione e Inail. Ed è proprio per questo che è importante partire con il piede giusto. Intanto una considerazione: sarebbe riduttivo, alla luce dell’accordo appena siglato, pensare al Cto come ad un centro di eccellenza extra regionale che mantenga un carattere di nicchia, ovvero per i soli traumi da lavoro. Crediamo, di contro, che debbano essere valorizzati due passaggi, uno contenuto nell’accordo stesso e l’altro ben specificato nell’allegato all’accordo, la dove meglio si delinea la sfera di attività del nuovo ospedale: Polo integrato sanitario, ovvero finalizzato all’ erogazione delle prestazioni a favore della collettività per la cura, la riabilitazione e l’assistenza protesica (versante Inail), ma allo stesso tempo valorizzazione e potenziamento del ruolo dell’ospedale come centro di eccellenza per la cura di soggetti vittime di eventi traumatici per tutti i cittadini, dentro e fuori il territorio regionale (versante Servizio Sanitario Nazionale/Regione).
È evidente che le incertezze, gli anni di abbandono hanno prodotto i loro effetti negativi sulla tenuta dell’ospedale. Pur tuttavia non stiamo all’anno zero. Esistono servizi che, pur nelle difficoltà, producono buona sanità e condizioni tali da rappresentare un volano per il rilancio dell’ospedale.
E non ci riferiamo alla sola orto-traumatologia. Si pensi per esempio alla Unità Spinale Unipolare, unica nel Centro Sud, che può assumere un ruolo formidabile nella nuova riorganizzazione.
La stessa struttura dell’ospedale, dal punto di vista della sua conservazione, ancora tiene. Basti pensare all’eliporto, agibile , che assume un valenza straordinaria se si pensa alla gestione immediata del trauma. Malgrado una dirigenza amministrativa e sanitaria a dir poco imbarazzante, i lavoratori, dal primario al vecchio portantino, hanno tenuto in piedi la baracca. Se ancora il Cto esiste, lo si deve solo ed unicamente a loro. Da qui dobbiamo partire per conquistare tutto ciò che è delineato ma non è scontato su quel protocollo appena siglato. Il punto di attacco è la modifica dell’attuale ruolo marginale che oggi il Cto ha nella rete dell’emergenza traumatica. Tale posizione va radicalmente cambiata adeguandola al ruolo di alta specializzazione che si appresta ad avere.salviamo-sanita-pubblica
L’attuale pronto soccorso, oggi solo ortopedico, dotato di un posto di primo intervento per quelle specialità non ortopediche, va modificato, riportandolo a quello che era prima dell’avvento della Giunta Polverini, anche con qualcosa in più. Contestualmente vanno riaperte 24 ore su 24 le specialità di chirurgia generale, anestesia e rianimazione, medicina di urgenza, neurochirurgia ed urologia, in chiave Unità spinale e politrauma, ambulanze collegate direttamente con il settore di accettazione, aree attrezzate per la stabilizzazione respiratoria e circolatoria dei pazienti, laboratorio d’urgenza e centro trasfusionale e, con esigui investimenti, riattivazione delle due sale operatorie fuori uso da molti anni e attigue all’attuale pronto soccorso. Ripristinare quell’equipe dedicata al politrauma. Molte di queste cose già ci sono. Si tratta solo di investirci sopra e di farle funzionare. Tutto questo non è di facile applicazione, alla luce della situazione riguardante la riorganizzazione della rete ospedaliera regionale e delle difficoltà legate al piano di rientro del deficit. È del tutto evidente (concordiamo con quanti nella Cgil aziendale dicono) che nessuno in questa azienda muoverà un dito se quanto è stato scritto nel protocollo non venisse formalizzato sotto forma di decreto commissariale. Ad un accordo straordinario, perche tali sono le potenzialità di questo protocollo, deve corrispondere un input straordinario a valenza regionale. Tutto questo per favorire trasparenza, evitare interpretazioni distorte ed ottenere, da subito, il massimo in termini di prestazioni e vantaggi per la collettività.
Benvenuto sia l’accordo, perché ferma il lento declino e salva l’ospedale dal disastro. Ora avanti tutta, senza esitazioni.

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