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Autore: Redazione

Festa e speranze al Liceo Socrate

Festa e speranze al Liceo Socrate

9 giugno: la festa di fine anno di una scuola che alla proposta formativa affianca la valorizzazione della cultura attraverso l’arte della recitazione, del canto, della musica e premia l’impegno sociale

di Alessandra De Luca

Una pioggia di premi. Consegna del premio letterario Socrate e dei premi ai vincitori delle Gare di Matematica e Fisica, riconoscimenti ai meriti sportivi in varie discipline, e ancora, il Certamen Antiquae fabulae riservato ai ragazzi del quarto e quinto ginnasio. Comincia così la festa di fine anno scolastico del Liceo Socrate, l’atteso appuntamento di inizio giugno che suggella felicemente la conclusione dei lavori per gli insegnanti e la deposizione dei libri da parte degli studenti.
Tra questa lunga trafila di premi, brilla di luce propria una particolare targa che viene consegnata direttamente dalle mani del presidente del Municipio XI, …..

Festa e speranze al Liceo Socrate

9 giugno: la festa di fine anno di una scuola che alla proposta formativa affianca la valorizzazione della cultura attraverso l’arte della recitazione, del canto, della musica e premia l’impegno sociale

di Alessandra De Luca

Una pioggia di premi. Consegna del premio letterario Socrate e dei premi ai vincitori delle Gare di Matematica e Fisica, riconoscimenti ai meriti sportivi in varie discipline, e ancora, il Certamen Antiquae fabulae riservato ai ragazzi del quarto e quinto ginnasio. Comincia così la festa di fine anno scolastico del Liceo Socrate, l’atteso appuntamento di inizio giugno che suggella felicemente la conclusione dei lavori per gli insegnanti e la deposizione dei libri da parte degli studenti.
Tra questa lunga trafila di premi, brilla di luce propria una particolare targa che viene consegnata direttamente dalle mani del presidente del Municipio XI, Massimiliano Smeriglio, ad uno studente, Francesco Gentile, ed al suo collettivo politico (giovane costola del Centro sociale La Strada di Via Passino) intitolato a Dante Di Nanni, un partigiano che preferì precipitarsi nel vuoto piuttosto che cadere nelle mani dei tedeschi.
Si tratta di un premio davvero speciale, per il quale questa volta il profitto scolastico non c’entra proprio niente. Il nobile merito è quello di aver operato a fini sociali nella scuola e nel territorio per la diffusione dei valori degni di una società civile quali l’antifascismo, la conservazione della memoria storica, la solidarietà e lo scambio interculturale.
La scuola Socrate conferma in questo modo la sua vocazione nel proporsi non solo come luogo di istruzione ma anche come strumento di crescita sociale e civile. Da questa esigenza il collettivo è partito per mettere in pratica una serie di iniziative, come cogliere una oggettiva chiave di lettura e di analisi della riforma Moratti, partecipare alle scelte di bilancio con l’istituzione municipale, incidere sugli orientamenti delle politiche giovanili, reinventare dentro l’istituzione scolastica esperienze di carattere internazionale, come è stato il gemellaggio con le popolazioni messicane del Chiapas.
Ritirati premi ed attestati, tra gli applausi ed un tifo da stadio, la festa scivola via come da programma: le performance di tanti giovani talenti del canto e della musica, e la rappresentazione scenica “Il piano infinito”, adattamento da Gabriel Garcia Marquez e Isabel Allende, del laboratorio teatrale del liceo. Lo spettacolo che mette in scena il rito della memoria familiare così come viene inteso da più generazioni, sa cogliere l’attenzione del pubblico con le forme coinvolgenti dell’interattività, e per questo riscuote in conclusione un applauso particolarmente carico di soddisfazione.
La festa adesso è davvero finita. Bisogna fare in fretta per sgomberare anche l’ultima traccia di un evento consumato allegramente. Inizia un nuovo spettacolo, angoscioso: l’esame di maturità. A differenza del saggio teatrale appena visto, l’esame di maturità non propone niente di originale: gli insegnanti dietro la cattedra, gli studenti dietro i banchi, pronti, o quasi, a consumare l’ultimo rituale prima di abbandonare definitivamente il Sunset Boulevard dell’adolescenza. E’ il tempo che segna il passaggio da un presente libero da progetti (a scuola c’è solo il presente, quello del compito di matematica, dello sciopero) ad un tempo futuro, quello in cui si sceglie finalmente una direzione da percorrere e guardare avanti. Entusiasmante, se non fosse che questo è anche il tempo in cui inizia la paura per un futuro che non promette certezze ma che anzi, spesso, riserva delusioni.
E veniamo alle cifre conclusive, spietate per alcuni, degli esami di maturità, terminati il 7 luglio: 83 licenziati su 86 maturandi, tutti interni. Amarezza per i tre che non hanno superato le prove.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Luglio 2005

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Festa dell’Unità fino al 24 luglio con lo slogan “Una sfida Capitale…”

Nell’area degli ex Mercati Generali a Via Ostiense

Festa dell’Unità fino al 24 luglio con lo slogan “Una sfida Capitale …”

di Pasquale Navarra

Ha avuto inizio il 22 giugno, e si concluderà il 24 luglio, la Festa cittadina dell’Unità. Per il terzo anno consecutivo la Festa si svolge nell’ambito del nostro Municipio presso gli ex Mercati Generali di via Ostiense, all’insegna dello slogan “Roma 2006: una Sfida Capitale – Da Roma si cambia l’Italia”. Anche quest’anno la realizzazione della manifestazione è stata resa possibile grazie al contributo di circa 300 volontari presenti ogni giorno, tra i quali anche parecchi collaboratori di Cara Garbatella.
La scelta degli ex Mercati Generali non è casuale, è una scelta appropriata ed anche simbolica. E’ un luogo che è stato restituito alla città, in un quartiere  …..

Nell’area degli ex Mercati Generali a Via Ostiense

Festa dell’Unità fino al 24 luglio con lo slogan “Una sfida Capitale…”

di Pasquale Navarra

Ha avuto inizio il 22 giugno, e si concluderà il 24 luglio, la Festa cittadina dell’Unità. Per il terzo anno consecutivo la Festa si svolge nell’ambito del nostro Municipio presso gli ex Mercati Generali di via Ostiense, all’insegna dello slogan “Roma 2006: una Sfida Capitale – Da Roma si cambia l’Italia”. Anche quest’anno la realizzazione della manifestazione è stata resa possibile grazie al contributo di circa 300 volontari presenti ogni giorno, tra i quali anche parecchi collaboratori di Cara Garbatella.
La scelta degli ex Mercati Generali non è casuale, è una scelta appropriata ed anche simbolica. E’ un luogo che è stato restituito alla città, in un quartiere  ormai amato da tutti i romani. Ci sentiremmo di aggiungere (non per amor di campanile) che una piccola ma robusta parte della forza propulsiva che permetterà di affrontare con ottimismo la Sfida Capitale, cioè le elezioni politiche e comunali del 2006, proviene dalla Garbatella, un quartiere che non smette mai di dimostrare dove batte il suo cuore. Un quartiere, il nostro, che sa apprezzare l’offerta di cultura, di spettacoli, di musica; che sa sempre riconoscere a chi dare fiducia.
Al fitto calendario dei dibattiti politici hanno preso o prenderanno parte gli on. Fabio Mussi, Cesare Salvi, Pasqualina Napoletano, Massimo D’Alema, il sindaco di Roma Walter Veltroni, il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, l’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, giornalisti e molti esponenti dell’Unione e di altri partiti.
Intervistato da Giovanni Floris, Piero Fassino, segretario dei Democratici di Sinistra, chiuderà la Festa. Tra le novità di quest’anno c’è sicuramente il programma degli spettacoli teatrali, affidati ogni sera al gruppo degli artisti dell’Ambra Jovinelli. Tra i numerosi stand allestiti, segnaliamo in particolare quelli di Amnesty International, di Emergency, del WWF e di Legambiente; e naturalmente le librerie, tra le quali il Caffè letterario di Rinascita, dotato di una sala dibattiti dove ogni giorno si svolgono incontri, presentazioni di libri e piccoli concerti. Anche per quanto riguarda i ristoranti, c’è ampia possibilità di scelta: il BioRestaurant (gestito dai volontari
della cooperativa Agricoltura Nuova), la Bisteccheria (tutto alla brace), la Pizzeria e la Fraschetta (spuntini e pasti veloci), l’Osteria Romana (cucina tradizionale della
Capitale, in cui Cara Garbatella è fisicamente presente…). In più sono attivi, come sempre, molte raffinate pasticcerie e punti di ristoro etnici.
Logo della Festa è, anche quest’anno, l’ormai popolare “ciccione” baffuto che, seduto su di un trono e sotto la scritta Re Gione, fa con la mano, sulla falsariga di Totti, il segno del 3 (il Comune, la Provincia e la Regione conquistati dal centrosinistra). E poiché siamo in casa aggiungiamo il Municipio. Quindi, non manca che un dito …

 

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I “ribelli” degli Alberghi

I “ribelli” degli Alberghi

Qui negli anni 30 vennero relegati, insieme ai poveri espulsi dal centro storico, molti “sovversivi” spesso reduci dal confine di polizia

di Gianni Rivolta

Mario Menichetti, Angelo e Sante Ticconi, Spartaco Proietti, Ruggero Favilla ed Enrico Mancini furono alcuni degli ex confinati e degli irriducibili antifascisti che abitarono gli “Alberghi del popolo” della Garbatella negli anni Trenta.
In pieno regime fascista, i lotti 41, 42, 43 e 44, meglio conosciuti come Albergo bianco, Albergo rosso (dal colore dell’intonaco esterno), III° e IV° Albergo, diventarono la dimora di ex baraccati e dei nuclei familiari deportati dal centro storico, in seguito agli sventramenti dei Borghi e dei quartieri alle pendici del Campidoglio demoliti dal piccone di Mussolini.  …..

I “ribelli” degli Alberghi

Qui negli anni 30 vennero relegati, insieme ai poveri espulsi dal centro storico, molti “sovversivi” spesso reduci dal confine di polizia

di Gianni Rivolta

Menichetti Mario

Enrico Mancini

Mario Menichetti, Angelo e Sante Ticconi, Spartaco Proietti, Ruggero Favilla ed Enrico Mancini furono alcuni degli ex confinati e degli irriducibili antifascisti che abitarono gli “Alberghi del popolo” della Garbatella negli anni Trenta.
In pieno regime fascista, i lotti 41, 42, 43 e 44, meglio conosciuti come Albergo bianco, Albergo rosso (dal colore dell’intonaco esterno), III° e IV° Albergo, diventarono la dimora di ex baraccati e dei nuclei familiari deportati dal centro storico, in seguito agli sventramenti dei Borghi e dei quartieri alle pendici del Campidoglio demoliti dal piccone di Mussolini.
L’Istituto Case Popolari, l’Ente proprietario dei quattro grandi edifici, era presente negli Alberghi con una efficiente struttura organizzativa e di controllo, in stretto rapporto con la sede centrale e con la Federazione dell’Urbe del Partito nazionale fascista. Non mancava un posto fisso di polizia. Nell’Albergo bianco si trovavano gli uffici del direttore in camicia nera, coi sorveglianti che si occupavano della riscossione degli affitti, delle serrate in caso di morosità e della guardiania giorno e notte.
La particolare sistemazione delle stanze che affacciavano sui ballatoi e l’organizzazione delle scale di accesso, nonché la presenza dei guardiani, ne facevano dei luoghi ideali per il controllo dei sovversivi. Infatti, in occasione delle ricorrenze del regime o della visita a Roma di qualche capo di Stato straniero (così fu per la visita di Hitler nel ’38 sbarcato alla stazione Ostiense) o in prossimità del matrimonio di qualche rampollo della famiglia reale, gli Alberghi suburbani, in alternativa al carcere, diventavano per qualche settimana le dimore coatte degli antifascisti tenuti sotto controllo dalla Polizia politica, l’Ovra.
Queste persone, a seconda del presunto grado di pericolosità, erano schedate in un particolare registro periodicamente aggiornato dall’Ovra e venivano prelevate nelle loro abitazioni o direttamente sui luoghi di lavoro.
Ma gli Alberghi, spesso furono utilizzati anche per ospitare gli ex confinati che, rientrando a Roma dopo aver scontato l’internamento nelle colonie, qui sarebbero stati meglio vigilati.
E’ il caso di Sante ed Angelo Ticconi, entrambi originari di Trastevere. I due fratelli, comunisti, dopo aver scontato il confino, furono trasferiti rispettivamente all’Albergo bianco e all’Albergo rosso della Garbatella. Albergo rosso, Albergo bianco
Il primo, Sante, detto Santino, era più grande d’età. Nato a Paliano nel 1900 fu, tra il ’24 e il ’25, segretario dei giovani comunisti e poi capo settore a Trastevere. Fu arrestato più volte. Nel 1925 fu sorpreso di notte mentre issava una bandiera rossa su un albero presso il Ponte Palatino. Un anno più tardi conobbe il carcere e poi il confino perché trovato in possesso di elenchi di sovversivi. Passò tre anni a Ustica e a Ponza. Finalmente a dicembre del 1929 tornò a Roma in Piazza Biffi 2, all’Albergo bianco. La sua stanza era la 217. Nel 1939 era ancora sotto la sorveglianza della Polizia che, in una nota della Questura, lo definisce però come un tranquillo fruttivendolo con un banchetto in Piazza Sant’Eustachio. Il fratello Angelo, anch’egli “fruttarolo”, abitava a Via dei Pettinari nella casa di famiglia. Fu arrestato perché trovato in possesso di materiale di propaganda che, con Sante, distribuiva ai capi cellula del rione. Nel 1926 si beccò 5 anni di confino a Lampedusa, Ustica, Ponza e Favignana. Poi, in seguito alla commutazione del confino in ammonizione, nel 1929 tornò a Roma e fu spedito nell’Albergo rosso.
A condividere la sorte dei fratelli Ticconi fu anche Mario Menichetti, comunista trasteverino degli anni Venti, padre di nove figli. Dapprima segretario della gioventù a Trastevere e poi a Sant’Eustachio, fu inviato al confino perché ritenuto “pericoloso per il regime”. Mario Menichetti
Nel 1926 lo imbarcarono per Ustica da cui ritornò nell’agosto del 1929, quando prese alloggio agli Alberghi del popolo della Garbatella. La sua militanza antifascista continuò poi nel quartiere di Valmelaina Negli Alberghi del popolo, più che in altre parti del quartiere, si concentrarono gli antifascisti. Tra quelle misere mura era diffuso il malcontento per le difficili condizioni di vita, per l’aumento dei prezzi, la carenza dei generi alimentari di largo consumo e la precarietà dell’occupazione.
I capifamiglia vivevano generalmente di lavori saltuari: manovali nei cantieri della città, facchini ai Mercati generali o venditori ambulanti. Proprio in quei grandi edifici, simili a falansteri, abitavano diversi comunisti in clandestinità, che operarono in collegamento con il partito romano e che, dopo l’8 settembre ’43, uscirono allo scoperto entrando nell’organizzazione della VII Zona dei  Gap, composta da circa 100 compagni di Garbatella, Ostiense e Testaccio. I loro nomi, forse non diranno gran che, perché spesso non figurano nelle pagine epiche ed eroiche della Resistenza ma, grazie alla loro caparbia ed instancabile opposizione al regime e poi all’occupazione, resero possibile la Liberazione di Roma dai nazi-fascisti e l’avvento della democrazia. Erano tutti proletari: muratori, operai delle officine del Gas, falegnami, scalpellini, che hanno rischiato tutto, mettendo a repentaglio il lavoro e il sostentamento delle loro famiglie, soffrendo il carcere, la povertà e il confino.
Due nomi tra i tanti: quelli di Ruggero Favilla e di Spartaco Proietti. Nel dicembre del 1931 viene stroncata sul nascere una nuova organizzazione comunista nei quartieri di Porta Portese, Porta Cavalleggeri, Garbatella, Trionfale e San Lorenzo. Il personaggio di spicco è Ruggero Galeotti, il quale verrà accusato di preparare attentati con bombe confezionate artigianalmente con spezzoni di tubi dell’acqua riempiti con polvere da sparo. La nuova strategia terroristica sarebbe stata concordata con il comitato federale del Partito comunista d’Italia in una riunione convocata in un’osteria su una collinetta nei pressi di Viale delle Medaglie d’oro.
Del gruppo, quale responsabile per la Garbatella, faceva parte Ruggero Favilla. Chi è questo comunista, scoperto dalla Polizia politica?
Ruggero era nato a Roma l’8 febbraio 1897, stuccatore di professione, abitava all’ Albergo rosso, stanza 165. Dopo l’arresto risultò essere entrato a far parte dell’organizzazione comunista capeggiata da Galeotti, Luigi Pollastri e Fausto Salvatori con la carica di capo settore del quartiere dove viveva.
Il Favilla era già noto alla Questura come fervente comunista e fiduciario di quel partito per la sezione italiana del Soccorso Rosso e già nel 1926 era stato condannato al confino per cinque anni. Venne liberato con atto di clemenza del Duce nel gennaio del 1928. Dopo aver peregrinato per la città in diversi alloggi e saltuariamente negli Alberghi, nel dicembre del 1940 andò ad abitare nella triste “Shangai” della borgata Tormarancia, padiglione 98.
Un altro inquilino “scomodo” degli alberghi fu Spartaco Proietti, nato a Roma il 25 dicembre 1905, verniciatore di automobili (ce ne siamo occupati ampiamente nel numero di aprile). Abitava al III° Albergo suburbano della Garbatella, scala b int. 25, lo stesso dove abitava Enrico Mancini, il partigiano di “Giustizia e Libertà” assassinato nel ’44 alle Fosse Ardeatine.
Prima dell’arresto avvenuto nel marzo del ’32 all’osteria delle Tre Rose in prossimità del ponticello tra l’Ostiense e la Laurentina, dove venne sorpreso con altri 12 compagni, tra cui Ariosto Gabrielli, Alfredo Di Giovampaolo e alcuni giovani operai del Gas, Spartaco era già stato segnalato come un “elemento pericoloso”.
Nel febbraio del 1925 nella sua casa, in seguito ad una perquisizione, erano stati rinvenuti tre manifestini sovversivi di cui non volle rivelare la provenienza. La Commissione provinciale gli comminerà 2 anni di confino da scontare nella colonia di Ponza. Ma con l’amnistia il provvedimento verrà commutato in ammonizione. La sua vita però rimarrà segnata da quella retata.
Spartaco, infatti, in quegli anni avrà grandi difficoltà a trovare lavoro. La sua militanza però non smetterà. Durante la Resistenza militerà nella VII Zona dei Gap e morirà tragicamente su un traliccio dell’energia elettrica per issare una bandiera rossa, il 6 novembre 1943, alla vigilia dell’anniversario della Rivoluzione russa.
La Resistenza romana è ricca di questi atti di eroismo, che ebbero come protagonisti i partigiani dei Gap e i comunisti “eretici” di Bandiera Rossa, molto radicati nei quartieri proletari alla periferia della città. Le note della Questura e dell’Ovra sono zeppe di piccoli esempi di ribellione al fascismo da parte della gente degli Alberghi. Sono piccoli episodi di ogni giorno: la scoperta di una scritta contro il fascismo, la lamentela per le difficili condizioni di vita o per un sussidio negato. Bastava proferire una frase di troppo sul tram o all’osteria davanti ad un bicchiere di vino e si veniva messi sotto controllo. I nomi, segnalati dai sorveglianti e dai fiduciari della polizia, furono tanti: citiamo Attilio Fefè, Alfredo Angelucci, Umberto Padella, il giornalaio Roberto Ferri, Pietro Carniello, preso mentre distribuiva l’Unità clandestina in centro e deportato senza ritorno in Germania, Cesare Di Nepi, anch’egli assassinato nei lager nazisti. Ma molti a, a sessant’anni della Liberazione, sono stati dimenticati.

 

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Ponticello di Piazza Biffi: ma sì, lasciamolo crollare

Ponticello di Piazza Biffi: ma sì, lasciamolo crollare

Nel numero di giugno avevamo invocato un intervento di emergenza sul ponticello medioevale che a Piazza Biffi testimonia la presenza ormai solo sotterranea del fiume Almone. Documentavamo, anche con foto, che l’antica muratura si va velocemente sgretolando. Ci aspettavamo almeno un intervento protettivo, in attesa che la burocrazia compisse le sue lungaggini. Non è successo niente, pur se ci è stato assicurato che il Municipio ha raccolto il nostro appello, trasmettendolo alla Soprintendenza. Forse si preferisce disfarsi di quell’antico manufatto, evidentemante solo per noi tanto importante: basta non metterci mano. (C.B.)

 

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Lavori di Piazza Sant’Eurosia Preoccupazioni dei residenti

Lavori di Piazza Sant’Eurosia Preoccupazioni dei residenti

di Antonella Di Grazia

Partiranno entro quest’anno i cantieri dei vari progetti connessi al Contratto di quartiere, tra i quali quello relativo alla riqualificazione di Piazza Sant’Eurosia che si inserisce nel quadro di recupero di alcune aree pregiate della Garbatella. In particolare, questo intervento si inquadra in quella serie di progetti che ruotano intorno al nodo del recupero della Via delle Sette Chiese: un momento particolare in cui si riqualifica un angolo così storicamente e urbanisticamente importante del quartiere e, al tempo stesso, si allargano gli spazi disponibili per i cittadini. Un lavoro sul quale non si può non esprimere un giudizio complessivamente favorevole ma che, come vedremo, nasconde alcune criticità.
Numerosi cittadini infatti si sono lamentati per la perdita di posti auto e per …..

Lavori di Piazza Sant’Eurosia Preoccupazioni dei residenti

di Antonella Di Grazia

Partiranno entro quest’anno i cantieri dei vari progetti connessi al Contratto di quartiere, tra i quali quello relativo alla riqualificazione di Piazza Sant’Eurosia che si inserisce nel quadro di recupero di alcune aree pregiate della Garbatella. In particolare, questo intervento si inquadra in quella serie di progetti che ruotano intorno al nodo del recupero della Via delle Sette Chiese: un momento particolare in cui si riqualifica un angolo così storicamente e urbanisticamente importante del quartiere e, al tempo stesso, si allargano gli spazi disponibili per i cittadini. Un lavoro sul quale non si può non esprimere un giudizio complessivamente favorevole ma che, come vedremo, nasconde alcune criticità.
Numerosi cittadini infatti si sono lamentati per la perdita di posti auto e per i problemi di viabilità che sembra possano sorgere. L’allargamento degli spazi a disposizione dei cittadini può voler dire alla volte qualche sacrificio dei posti macchina. In questo caso il progetto si inserisce in una zona che ha già forti problemi di parcheggio per i residenti. Per la creazione del bellissimo parco di San Filippo Neri c’era già stato un pesante e drastico intervento di riduzione delle possibilità di parcheggiare. Inoltre la vicinanza della Regione condiziona durante l’arco della giornata le possibilità di parcheggio per i cittadini di questo quadrante.
La prospettiva di una ulteriore riduzione dei posti auto, nel complesso una trentina, senza contare quelli irregolari e quelli che verranno sottratti con una razionalizzazione dei marciapiedi di Via delle Sette Chiese nel tratto prossimo a Sant’Eurosia, vede preoccupati legittimamente molti cittadini.
La qualità della vita si misura su diversi livelli e standard: uno certamente è il verde e le dimensioni degli spazi pubblici a disposizione delle famiglie; ma non si devono sottovalutare le difficoltà per i residenti di trovare parcheggio nonché i disagi derivanti dall’aumento del traffico conseguente sia alla riduzione dei posti macchina sia alla viabilità complessiva del quartiere.
Dialogando con molti dei residenti si comprende il loro atteggiamento, peraltro particolarmente costruttivo. Propongono delle soluzioni che sembrano estremamente praticabili: il parcheggio a spina su Via De Jacobis, che diventerebbe a senso unico verso la Garbatella, su entrambi o almeno su uno dei lati; un ulteriore parcheggio su Via Macinghi Strozzi, quantomeno a partire da Via Bono Cairoli verso la Regione; la verifica della possibilità di realizzare un parcheggio otterraneo nella intersezione del complesso di edifici ex Incis di Via Macinghi Strozzi. Queste sono solo alcune delle proposte. Su di esse l’Amministrazione municipale sembra pronta ad aprire un tavolo di confronto serio e costruttivo, alcuni segnali vanno in questa direzione.
Sul problema della viabilità vanno prese decisioni che, senza intaccare il senso del progetto, non creino difficoltà pesanti ai residenti nel senso di un aumento del volume di traffico. Nel frattempo proprio in Piazza Sant’Eurosia si è assistito, durante la ultime settimane, a una sua parziale chiusura, attraverso recinzioni e transennamenti e alla predisposizione della relativa modifica della segnaletica per il traffico: una serie di attività che sembravano preludere ad un imminente inizio dei lavori. Così non è stato, tant’è che, dopo un paio di settimane, la transenne sono state rimosse ed i sensi di marcia sono restati quelli della loro formulazione originaria. Il mistero è stato svelato: la ditta appaltatrice non aveva iniziato le operazioni secondo le norme e i tempi che regolano i lavori pubblici.
Le transenne sono state rimosse dai vigili, in attesa che sia indetta una nuova gara per la realizzazione di questo spezzone di attività.

 

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Sempre più vicino “Campidoglio 2” il Comune decentrato all’Ostiense

Sempre più vicino “Campidoglio 2” il Comune decentrato all’Ostiense

La creazione del nuovo polo amministrativo Campidoglio 2 è, per il nostro rione, una notizia di grande rilievo. Viviamo un momento in cui le uniche notizie che provengono dal comparto pubblico sono legate alla vendita di immobili storici più o meno di qualità. Che la Capitale d’Italia tenti di disegnare il proprio futuro pensando ad un nuovo assetto dei suoi uffici e – conseguentemente – dell’intera città è una notizia positiva, in controtendenza nel panorama italiano. Da un lato, l’idea di un benemerito ex sindaco della città eminente critico d’arte, G.C. Argan, il sogno del grande polo museale del colle capitolino come fulcro del futuro sistema culturale cittadino; dall’altro, la riqualificazione delle periferie che la realizzazione del grande polo amministrativo pone in essere. …..

Sempre più vicino “Campidoglio 2” il Comune decentrato all’Ostiense

La creazione del nuovo polo amministrativo Campidoglio 2 è, per il nostro rione, una notizia di grande rilievo. Viviamo un momento in cui le uniche notizie che provengono dal comparto pubblico sono legate alla vendita di immobili storici più o meno di qualità. Che la Capitale d’Italia tenti di disegnare il proprio futuro pensando ad un nuovo assetto dei suoi uffici e – conseguentemente – dell’intera città è una notizia positiva, in controtendenza nel panorama italiano. Da un lato, l’idea di un benemerito ex sindaco della città eminente critico d’arte, G.C. Argan, il sogno del grande polo museale del colle capitolino come fulcro del futuro sistema culturale cittadino; dall’altro, la riqualificazione delle periferie che la realizzazione del grande polo amministrativo pone in essere.
Certo è difficilmente sostenibile che il nostro quartiere abbia oggi qualcosa a che vedere con il concetto di periferia romana cui mancano, nella accezione comune, qualità e decoro. La sua centralità e la presenza di alcune istituzioni culturali, quali l’Università Roma III e la Libera Università S.PIO V, ne fanno anzi uno dei poli in cui si è innescato da tempo un dinamico processo di riqualificazione. Ma la nascita di Campidoglio 2 provocherà un effetto domino tra Dipartimenti ed uffici, grazie ad un vorticoso giro di trasferimenti, che produrrà un accentramento in un unico luogo, l’Ostiense, di tutta la macchina burocratica.
Delle aree di proprietà delle ferrovie, dove si costruiranno ex novo due palazzi e dove sarà ristrutturata l’ex Manifattura Tabacchi, sorgerà una moderna città amministrativa. Qui saranno concentrati gli assessorati e gli uffici più importanti. I Dipartimenti, così, dialogheranno più facilmente tra loro, gli utenti potranno fruire di tutti i tipi di documenti senza fare il giro della città. Si tratta di un progetto che non solo risponde a esigenze di efficienza e razionalità, ma che si pone altri importanti obiettivi: liberare 30 mila metri quadrati di spazi, a partire dallo stesso Campidoglio, per aprire nuove aree museali. Si tratta di un intervento strategico: adesso ci sono circa 70 uffici sparsi per il territorio che devono essere unificati in un unico polo amministrativo, in modo da trasformare la macchina burocratica in uno strumento efficente. Contrariamente a quanto ipotizzato in precedenza, l’Air Terminal rimarrà alle ferrovie: nell’edificio, che sarà una delle porte d’ingresso al Campidoglio 2, si rimetterà in sesto la stazione e saranno realizzati un centro commerciale, un ristorante, gli edifici della nuova Asl ed alcuni negozi. Tutte funzioni di supporto a utenti e ai Dipendenti.
Verranno realizzati nuovi uffici, progettati con criteri moderni, con possibilità di disporre di spazi funzionali, flessibili e pienamente rispondenti alle normative vigenti con il conseguente trasferimento in un unico ambito, da sedi oggi per lo più inadeguate e difficilmente raggiungibili, di circa 4000 dipendenti di uffici dipartimentali ed extra dipartimentali dell’Amministrazione con una migliore sinergia ed efficienza dei medesimi. 2000 dipendenti rimarranno invece nella sede storica del Comune e in quelle vicine (Via della Misericordia e Via Petroselli), dove resteranno gli uffici in diretta dipendenza del sindaco, del Consiglio comunale, dell’avvocatura, dei gruppi e delle commissioni consiliari.
E’ inoltre prevista all’Ostiense l’edificazione di due nuovi comparti, il primo chiamato C5 è il Piano di assetto della stazione Ostiense per la realizzazione della nuova sede dei Dipartimenti a prevalente contenuto amministrativo. Il secondo,Comparto C3, è destinato all’insediamento del Dipartimento XVII e ad una struttura di comunicazione all’utenza comprendente tutti i segmenti di frontline del Sistema Comune. Per la funzione di front-line di tutto il Comune di Roma, prevista inizialmente nell’Air Terminal, tenendo conto delle caratteristiche tecniche richieste per le attività di comunicazione al cittadino, è stato ritenuto più idoneo prevedere un nuovo edificio.
L’Air Terminal costituirà comunque, arricchito, come detto, da nuove funzioni commerciali e di stazione ferroviaria, il portale di accesso al Campidoglio 2. La struttura sarà dotata di parcheggi per 27 mila metri quadri con 1500 posti auto. Il costo di questi interventi verrà finanziato con l’alienazione degli immobili dell’Acea (101 milioni di euro), Via Tomacelli 107 (7,55 milioni di euro), di Via di Porta Larvenale 26 (10,45 milioni di euro) e, notizia da confermare, di Via del Colosseo (8,55 milioni di euro). Sulla base dello studio di fattibilità già realizzato, è partito il concorso internazionale per il progetto preliminare. I primi trasferimenti a piazza Giovanni da Verrazzano, dove andranno i Dipartimenti Patrimonio e Lavori pubblici, sono previsti per l’autunno di quest’anno. Contemporaneamente, quindi, dovrebbe essere varato il progetto definitivo, con successivo inizio dei lavori e chiusura dei cantieri nell’estate del 2007. In complesso saranno realizzati uffici per circa 77 mila metri quadri, di cui 44 mila per il polo amministrativo, 25 mila per quello tecnico e 8 mila destinati al front-office, una struttura di informazione per i cittadini.
Il Consiglio comunale seguirà l’iter con un comitato di vigilanza ad hoc. L’organo sarà composto da sette esperti in materia tecnico-amministrativa, nominati dall’assessore al Patrimonio, e avrà diritto di accesso a tutti i documenti che riguardano la delibera. (E.S.)

 

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Un Osservatorio sul diritto allo studio

Un Osservatorio sul diritto allo studio

Una nota del presidente DS della Commissione Politiche Scolastiche del Municipio Roma XI, Antonio Bertolini, informa che è stato istituito un Osservatorio teso a garantire l’esercizio del diritto allo studio agli alunni e agli studenti del nostro territorio. In essa si legge che, in seguito alle nuove proposte governative – non sempre culturalmente accettabili e spesso non attuabili per mancanza di copertura finanziaria – è emersa forte l’esigenza di un coordinamento tra il Municipio e i vari enti e soggetti che operano nella scuola, per avere una visione d’insieme e la possibilità di una proficua interazione. …..

Un Osservatorio sul diritto allo studio

Una nota del presidente DS della Commissione Politiche Scolastiche del Municipio Roma XI, Antonio Bertolini, informa che è stato istituito un Osservatorio teso a garantire l’esercizio del diritto allo studio agli alunni e agli studenti del nostro territorio. In essa si legge che, in seguito alle nuove proposte governative – non sempre culturalmente accettabili e spesso non attuabili per mancanza di copertura finanziaria – è emersa forte l’esigenza di un coordinamento tra il Municipio e i vari enti e soggetti che operano nella scuola, per avere una visione d’insieme e la possibilità di una proficua interazione.
Nel corso di una prima riunione tenutasi il 4 luglio con la partecipazione del presidente del Municipio, i quindici membri dell’Osservatorio (tre rappresentanti del Municipio; nove esponenti della scuola: dirigenti, docenti, personale non docente, rappresentanti dei genitori e degli studenti, un esponente dei servizi territoriali scolastici, due esponenti dell’associazionismo nella
scuola) hanno eletto coordinatore Remo Marcone dell’Associazione Scuola Cesp. Entro settembre verrà stilato un programma annuale che sarà sottoposto alla Giunta municipale per l’approvazione e il finanziamento delle attività in progetto.
Verrà creata una Conferenza scolastica territoriale, di cui faranno parte i rappresentanti designati dalle singole istituzioni scolastiche, con funzione di raccordo con l’Osservatorio.

 

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Politiche Sociali del Municipio Roma XI prime per qualità a garanzia del cittadino

Intervista ad Andrea Beccari, assessore municipale DS alle Politiche di Bilancio e alle Politiche Sociali

Politiche Sociali del Municipio Roma XI prime per qualità a garanzia del cittadino

I Servizi Sociali del nostro Municipio sono i primi a Roma ad ottenere la Certificazione di Qualità conforme alla normativa internazionale

di Giancarlo Proietti

All’inizio di quest’anno ai Servizi Sociali del Municipio XI è stata conferita la Certificazione di Qualità in conformità alla normativa internazionale UNI EN ISO 9001: 2000 per i seguenti prodotti/servizi: “Progettazione ed erogazione di servizi sociali domiciliari, residenziali e semiresidenziali per minori, adulti, persone disabili, anziani”. E’ davvero un unicum nel panorama romano. Il 16 giugno scorso si è tenuto in Municipio un convegno, molto partecipato, dal titolo “Welfare & Qualità. Modelli gestionali e strumenti operativi per un welfare locale di qualità: l’esperienza del Municipio XI”, in cui sono stati presentati i dati relativi a questo importante traguardo. Ne parliamo con Andrea Beccari, assessore DS alle Politiche di Bilancio e alle Politiche Sociali del Municipio XI

Intervista ad Andrea Beccari, assessore municipale DS alle Politiche di Bilancio e alle Politiche Sociali

Politiche Sociali del Municipio Roma XI prime per qualità a garanzia del cittadino

I Servizi Sociali del nostro Municipio sono i primi a Roma ad ottenere la Certificazione di Qualità conforme alla normativa internazionale

di Giancarlo Proietti

All’inizio di quest’anno ai Servizi Sociali del Municipio XI è stata conferita la Certificazione di Qualità in conformità alla normativa internazionale UNI EN ISO 9001: 2000 per i seguenti prodotti/servizi: “Progettazione ed erogazione di servizi sociali domiciliari, residenziali e semiresidenziali per minori, adulti, persone disabili, anziani”. E’ davvero un unicum nel panorama romano. Il 16 giugno scorso si è tenuto in Municipio un convegno, molto partecipato, dal titolo “Welfare & Qualità. Modelli gestionali e strumenti operativi per un welfare locale di qualità: l’esperienza del Municipio XI”, in cui sono stati presentati i dati relativi a questo importante traguardo. Ne parliamo con Andrea Beccari, assessore DS alle Politiche di Bilancio e alle Politiche Sociali del Municipio XI

Assessore, quale significato ha questo riconoscimento?
Ha il significato di valorizzare l’assoluta centralità del cittadino: in pratica, riorganizzare i servizi sociali in base ad un sistema di qualità riconosciuto a livello internazionale significa introdurre – nel modo di funzionare dei servizi, nel rapporto che si determina tra amministrazione e cittadino – tutta una serie di procedure all’insegna della trasparenza, tutta una serie di dispositivi che consentano al cittadino di verificare il soddisfacimento dei propri diritti (si vedano le procedure per i reclami o quelle relative ai tempi di risposta) e il rispetto degli standard di qualità delle prestazioni previste.
Insomma, con questo risultato intendiamo dimostrare di avere preso molto sul serio il tema della riforma della pubblica amministrazione, avvicinando il più possibile l’istituzione al cittadino e superando le vecchie rigidità burocratiche. Del resto, in questa direzione sono andati altri due progetti che consideriamo importantissimi: la “Carta dei Servizi Sociali”, che oltre ad avere una funzione informativa (di descrizione trasparente dei servizi) prevede anche, al suo interno, dei precisi percorsi di partecipazione del cittadino ai processi di modificazione e miglioramento dei servizi; e il “Segretariato Socio-Sanitario”, che, da noi, non è stato concepito solo come luogo di prima accoglienza, informazione e consulenza del cittadino, ma anche come strumento di analisi della domanda sociale, come luogo di ricomposizione della frammentarietà dei dati sui bisogni e sulle risorse territoriali esistenti, insomma come vera e propria banca dati della rete sociale municipale, banca dati da mettere interamente a disposizione del cittadino.

Cosa ha determinato concretamente questo processo?
Il modello di approccio basato sulla “qualità”, l’innovazione nel modo di lavorare dell’amministrazione che esso rappresenta, ha determinato un forte potenziamento della rete dei servizi dispiegati sul territorio: dalle politiche per gli anziani non autosufficienti (Centro Alzheimer, Centro anziani fragili, Centro di socializzazione, espansione dell’assistenza domiciliare) a quelle per gli anziani attivi (apertura del settimo Centro sociale anziani in zona Marconi e progettazione di un centro ulteriore nella zona degli ex Mercati Generali), alle politiche per la famiglia e per i diritti del bambino (assistenza ai minori, mediazione familiare, adozioni, etc.), alle politiche di sostegno, integrazione e autonomia della persona disabile (apertura della Casa alloggio “Dopo di Noi”, borse lavoro per disabili, laboratori sportivi e per l’autonomia della persona disabile: tutti interventi che ci stanno consentendo di abbattere completamente la lista d’attesa), alle politiche di inserimento lavorativo, alle politiche di difesa e promozione dell’integrazione socio-sanitaria e della sanità pubblica.

E Garbatella? Quali le novità?
Le novità sono queste. Circa le politiche a favore degli anziani abbiamo appena avviato i lavori di ristrutturazione del Centro sociale anziani “Pullino”; inoltre, come ulteriore integrazione ai servizi di assistenza domiciliare, sta per partire, proprio dal cuore della Garbatella, un progetto di assistenza e servizi pensato per tutti gli anziani non autosufficienti del quartiere. E ancora: alla Garbatella sta per essere inaugurato il Centro municipale per la famiglia e i diritti del bambino, che
avrà un impatto non solo a livello locale, bensì cittadino.
Sul fronte della battaglia a favore dei cittadini con disabilità, tutta una serie di interventi si sono coagulati su quella splendida realtà associativa di familiari e utenti rappresentata da “Hagape 2000”, la quale ha il proprio fulcro di attività presso la scuola “Vivaldi”. Altro intervento importantissimo, nel campo delle politiche di promozione della salute, è il trasferimento del Consultorio di Via Montuori a Via delle Sette Chiese, in una nuova sede progettata specificamente per questa funzione. I recenti cambiamenti politici a livello regionale ci fanno ben sperare circa le azioni di pressione, che abbiamo condotto in questi anni, finalizzate ad un rafforzamento della sanità territoriale e ad un nuovo corso rispetto alle potenzialità di una azienda ospedaliera quale il CTO.

 

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Tornerà nella sua sede nel 2007 il Mercato rionale di Via Passino

Nostra intervista al segretario dei Democratici di sinistra della Garbatella Andrea Fannini

Tornerà nella sua sede nel 2007 il Mercato rionale di Via Passino

Organizzato dai Ds un incontro dei cittadini e degli operatori con l’amministrazione.
I motivi del ritardo dei lavori. L’anno prossimo la ripresa

di Eraldo Saccinto

“E’ intendimento dell’amministrazione dell’XI Municipio di riportare il Mercato della Garbatella nella sua collocazione istituzionale di Via Passino”. Con questa affermazione da parte del presidente del nostro Municipio, Massimiliano Smeriglio, è iniziato l’incontro pubblico svoltosi lo scorso 23 giugno presso la ‘Villetta’, sede storica dei Democratici di Sinistra della Garbatella, promotori dell’iniziativa.
Un’assemblea alla quale, in rappresentanza dell’XI Municipio, oltre a Smeriglio, hanno partecipato Alberto Attanasio, assessore ai Lavori pubblici, Gianluca Peciola, assessore alle Politiche abitative con delega al ‘Contratto di quartiere’, mentre per il Comune …..

Nostra intervista al segretario dei Democratici di sinistra della Garbatella Andrea Fannini

Tornerà nella sua sede nel 2007 il Mercato rionale di Via Passino

Organizzato dai Ds un incontro dei cittadini e degli operatori con l’amministrazione.
I motivi del ritardo dei lavori. L’anno prossimo la ripresa

di Eraldo Saccinto

“E’ intendimento dell’amministrazione dell’XI Municipio di riportare il Mercato della Garbatella nella sua collocazione istituzionale di Via Passino”. Con questa affermazione da parte del presidente del nostro Municipio, Massimiliano Smeriglio, è iniziato l’incontro pubblico svoltosi lo scorso 23 giugno presso la ‘Villetta’, sede storica dei Democratici di Sinistra della Garbatella, promotori dell’iniziativa.
Un’assemblea alla quale, in rappresentanza dell’XI Municipio, oltre a Smeriglio, hanno partecipato Alberto Attanasio, assessore ai Lavori pubblici, Gianluca Peciola, assessore alle Politiche abitative con delega al ‘Contratto di quartiere’, mentre per il Comune erano presenti Stefano Bandini e Giuseppe Papa, progettisti del nuovo Mercato coperto.
Un’assemblea particolarmente infuocata e non solo per la calura estiva, durante la quale i presenti, operatori dei box del mercato ma, soprattutto, comuni cittadini, hanno voluto capire, domandandolo direttamente ai rappresentanti delle istituzioni, qual è lo stato dei lavori, quali i motivi dei ritardi, quali sono stati i retroscena che hanno portato all’attuale situazione e quali le reali prospettive.
Sull’argomento abbiamo intervistato il segretario della sezione DS della Garbatella Andrea Fannini, promotore dell’incontro.
Perché i DS hanno voluto organizzare questa assemblea?
E’ dovere dell’Amministrazione dare informazioni precise ai cittadini in merito ad uno dei problemi più sentiti del quartiere, vale a dire lo stato dei lavori del Mercato coperto di Via Passino. E’ un diritto dei cittadini, di fronte ad un disagio, avere risposte certe rispetto alle domande legittime che sono state poste nella stessa assemblea: perché è stato aperto un cantiere e i lavori non proseguono da diversi mesi, quando termineranno i lavori e quando il Mercato riaprirà, come sarà la nuova struttura, che garanzie avranno gli operatori quando ritorneranno a Via Passino. Noi abbiamo semplicemente offerto l’opportunità agli uni e agli altri di parlarsi e di confrontarsi Vediamo di esaminare ciascuno di questi aspetti. Intanto lo stato dei lavori. Perché i lavori non proseguono da diversi mesi?
Per la riqualificazione del Mercato coperto di Via Passino il Comune ha stanziato 2.500.000 euro (inseriti nel famoso Contratto di quartiere) e il Municipio 750.000 euro. Finora i lavori hanno riguardato i soldi messi a disposizione dal Municipio: sono state revisionate e ripristinate le infrastrutture interne, rinforzati i sostegni, rifatte le tubature dell’acqua, ristrutturati i solai e le coperture.
Fin qui tutto è proceduto per il verso giusto. Il problema riguarda la seconda e più importante serie di interventi, quelli finanziati dal Comune.
In che senso?
Nel senso che il ritardo si è accumulato, soprattutto, per la stesura dei requisiti funzionali del progetto operativo e per la verifica della fattibilità tecnica di alcuni aspetti legati alla sicurezza dell’intervento. Tradotto in linguaggio meno burocratico, significa che gli uffici tecnici del Comune hanno impiegato parecchio tempo, più di quello stimato, prima di dare l’assenso sul via ai lavori. Ora, stando a quello che hanno dichiarato sia il Municipio sia i tecnici del Comune, finalmente fra qualche mese si potrà procedere alla pubblicazione della gara per la concessione dell’appalto.
Ma c’è stato, poi, un ulteriore elemento di ritardo. Quale?
Lo ha dichiarato lo stesso presidente Smeriglio. L’Amministrazione ha voluto coinvolgere anche gli operatori del Mercato che ora si trovano provvisoriamente a lavorare a Via di Santa Galla. Non c’è dubbio che ci siano, da parte di parecchi operatori (ma non di tutti), delle resistenze a ritornare a Via Passino: il bacino di utenza della Circonvallazione Ostiense è maggiore di quello di Via Passino. Bene ha fatto, quindi, l’Amministrazione a coinvolgerli sugli aspetti concreti del loro futuro lavorativo. Dunque è stato chiarito, e non poteva essere diversamente, che la soluzione attuale deve considerarsi del tutto temporanea. Bisogna quindi,
adesso, indirizzare tutti gli sforzi perché i lavori partano e finiscano nel più breve tempo possibile da un lato; dall’altro fornire tutte le garanzie agli operatori (ma, direi, in primo luogo ai cittadini) perché il Mercato, una volta ultimato, possa essere davvero uno spazio riqualificato, con i servizi promessi (parcheggio, ufficio postale, ristorante sul piano superiore, accesso più semplice, spazi a norma, ampliamento della superficie commerciale, ecc.) e con la capacità di ritornare ad essere un mercato rionale forte e al servizio del quartiere.
I tempi quali saranno?
I tempi dovranno essere quelli indicati dal presidente del Municipio, dall’assessore Attanasio e dai tecnici del Comune: ripresa dei lavori entro e non oltre il primo semestre del 2006 (c’è da terminare l’istruttoria, indire la gara che dovrà stabilire la ditta che svolgerà i lavori); fine dei lavori per l’anno successivo (con una stima pessimista per la fine del 2007 e ottimista per il primo semestre del 2007).
Se ci saranno problemi amministrativi o di altra natura, ci dovrà essere una forte volontà politica per risolverli e per procedere nella direzione indicata. Noi, come DS, lavoreremo da oggi per fare rispettare questi tempi, comunque lunghi, visto che i cittadini (penso soprattutto alla fascia più anziana e debole) hanno perso la possibilità di usufruire già per troppo tempo del Mercato di Via Passino.
Si è parlato anche della soluzione del parcheggio?
La soluzione iniziale, di creare un parcheggio sotto il mercato, è stata scartata per motivi di natura tecnica e di sicurezza dell’opera, non per favorire il Centro Sociale “La Strada” (che, peraltro, è assegnatario di quello spazio e quindi ha diritto di rimanere dove si trova). La soluzione del parcheggio a Via Montuori, proprio di fronte al Mercato, sembra più realistica e positiva e garantirebbe l’allestimento di circa 60 posti macchina.
Per concludere, qual è la posizione dei DS sull’intera vicenda?
Siamo la forza politica più forte che governa il Municipio e il Comune di Roma. Quindi, se disagi ci sono stati, ce ne assumiamo la responsabilità.
Noi lavoreremo nei prossimi mesi per questi obiettivi: sollecitare l’Amministrazione a completare tutti gli adempimenti per iniziare i lavori secondo i tempi che dicevo prima, informare i cittadini del quartiere su tutte le novità che ci saranno, riportare prima possibile nel cuore del quartiere un mercato rionale moderno e
funzionale. Per noi sarà una delle priorità nel governo del territorio nei prossimi mesi.

 

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Letter febbraio 2012


Invidiosi di Piazza Biffi

di Alberto dainotto

I consiglieri di An non sono riusciti a contenere il loro disappunto per lo splendido completamento della ristrutturazione di Piazza Biffi e hanno deciso di impiastrare i muri del quartiere con un manifesto 70×100 affisso prima di Natale (potevano devolverne il costo in beneficenza!), parlando di opera inutile in un ambiente degradato. A me che abito nella piazza quell’opera non è sembrata affatto inutile, innanzitutto perché appaga la vista e favorisce gli incontri e poi perché completa un parcheggio sotterraneo molto apprezzato, che contribuisce a togliere macchine dalla strada. Quanto al “degrado”, l’amministrazione potrebbe fare molto di più se governo e regione, dei quali An fa parte, non lesinassero i fondi ai comuni e in particolare a Roma capitale. Mi pare che An con quel manifesto abbia fatto proprio un autogol, una brutta figura indice di malcelata invidia.


Invidiosi di Piazza Biffi

di Alberto dainotto

I consiglieri di An non sono riusciti a contenere il loro disappunto per lo splendido completamento della ristrutturazione di Piazza Biffi e hanno deciso di impiastrare i muri del quartiere con un manifesto 70×100 affisso prima di Natale (potevano devolverne il costo in beneficenza!), parlando di opera inutile in un ambiente degradato. A me che abito nella piazza quell’opera non è sembrata affatto inutile, innanzitutto perché appaga la vista e favorisce gli incontri e poi perché completa un parcheggio sotterraneo molto apprezzato, che contribuisce a togliere macchine dalla strada. Quanto al “degrado”, l’amministrazione potrebbe fare molto di più se governo e regione, dei quali An fa parte, non lesinassero i fondi ai comuni e in particolare a Roma capitale. Mi pare che An con quel manifesto abbia fatto proprio un autogol, una brutta figura indice di malcelata invidia.

 


Restaurare il ponticello

di Silvio Fraschetti

Lo aveva già segnalato Cosmo Barbato nell’articolo sulla inaugurazione del restauro di Piazza Biffi pubblicato a dicembre: il ponticello medioevale ritrovato nel corso dei lavori della piazza ha bisogno di un restauro urgente. Insisto su questa urgenza, perché le muratura di quell’antico manufatto, realizzata con scadente materiale di risulta, si sta sfaldando. Occorre dunque eseguire subito un’opera di consolidamento.

 


Il ponte e i ladri

di Mario Marucci

Pochi giorni dopo l’inaugurazione di Piazza Biffi c’è stato il tentativo, da parte di uno sprovveduto, di rubare un pezzetto del ponticello medioevale ritrovato ed esposto nel giardinetto soprastante il parcheggio. Se ne sono accorti alcuni pensionati che si intrattengono in piazza, i quali hanno chiamato i vigili. Questi sono subito intervenuti e a loro volta hanno anche avvisato le Belle arti. Il furto è stato sventato ma non è escluso che altri ci riprovino: occorrerebbe dunque pensare a una protezione. Vale la pena spiegare che quel ponte, costruito con materiali poverissimi, ha un valore di testimonianza storica solo se visto nel suo insieme, mentre le rozze pietre che lo compongono, una volta staccate dal manufatto, sono nient’altro che delle brutte pietre senza alcun valore. Portarle via è solo un vandalismo e uno sfregio verso chi apprezza il ponte per il suo significato.

 


PT Caffaro: che caos!

di Ugo Martorelli

L’ufficio postale di Via Caffaro è eternamente intasato. File di ore tutti i giorni della settimana, un’aria irrespirabile nel salone. Troppo pochi i sedili per le tante persone in attesa, tra le quali tanti pensionati. Non si potrebbero attivare gli sportelli che restano chiusi? Per un ufficio così frequentato occorrerebbe più personale, è assurdo tenere degli sportelli inutilizzati. Se poi, come spesso accade, vanno in tilt i numeratori automatici, allora si arriva al caos.

 

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E’ morto Carlo Ornelli nonno della Garbatella


E’ morto Carlo Ornelli nonno della Garbatella

Carlo Ornelli

Il 22 gennaio scorso, all’età di centodieci anni, si è spento Carlo Orelli, uno degli ultimi reduci italiani della prima guerra mondiale. Fu grazie alla lunga prassi di installazione dell’ascensore nello stabile in cui abitava che la sua storia vennero conosciute in tutto il paese. Anche il presidente Ciampi gli rese omaggio. Anche Cara Garbatella, come altri giornali più famosi, ebbe il piacere di fare conversazione con lui. Fu una vera emozione, per noi, ascoltare i suoi racconti sulla guerra. Era un socialista ricco di valori forti; sempre iscritto alla Cgil. Ex tranviere,era stato conduttore di omnibus, i tram a cavallo. Ricorcava che, quando le vetture dovevano affrontare la salita che da Piazza Venezia conduce a Via Nazionale, per quel breve tratto occoreva affiancare ai due cavalli del tiro altre due coppie di cavalli a destra e a sinstra . Grazie Carlo, è stato bello averti conosciuto.

 


E’ morto Carlo Ornelli nonno della Garbatella

Carlo Ornelli

Il 22 gennaio scorso, all’età di centodieci anni, si è spento Carlo Orelli, uno degli ultimi reduci italiani della prima guerra mondiale. Fu grazie alla lunga prassi di installazione dell’ascensore nello stabile in cui abitava che la sua storia vennero conosciute in tutto il paese. Anche il presidente Ciampi gli rese omaggio. Anche Cara Garbatella, come altri giornali più famosi, ebbe il piacere di fare conversazione con lui. Fu una vera emozione, per noi, ascoltare i suoi racconti sulla guerra. Era un socialista ricco di valori forti; sempre iscritto alla Cgil. Ex tranviere,era stato conduttore di omnibus, i tram a cavallo. Ricorcava che, quando le vetture dovevano affrontare la salita che da Piazza Venezia conduce a Via Nazionale, per quel breve tratto occoreva affiancare ai due cavalli del tiro altre due coppie di cavalli a destra e a sinstra . Grazie Carlo, è stato bello averti conosciuto.

 


Terza edizione del premio Fantasia della Garbatella

Il 18 dicembre del 2004, organizzato dall’associazione “Il Tempo Ritrovato”, si è svolta la Terza edizione del Premio Fantasia di Garbatella, ideato da Giovanna Mirella Arcidiacono. Il Premio che ha come simbolo la famosa fontana di Carlotta, è stato consegnato dal Presidente del Municipio Massimiliano Smeriglio a persone nate o che operano nel quartiere con amore sincero e non speculativo. Tra i premiati, Giancarlo Proietti, di “Cara Garbatella” che da anni dimostra con la sua opera nel giornale e con i suoi filmati l’amore per questo magico specchio di Roma; Alessandro Nocera, architetto dell’Ater, che ha seguito i restauri di “Carlotta”; Mario Di Carlo, assessore alla mobilità; Vera Natalizi, moglie del partigiano Libero; Gianni Rivolta, giornalista; Acciari Brothers, Musicisti; Adriano Padovano, fotografo; Duilio Apetecchia, pittore; Margherita Carboni, vigilessa; Massimiliano Buttarelli, musicista; Simona Calmieri, operatrice Ama; Daniele Bonessio, per lo sport; Anna Monaco, psicologa; Giandomenico Curi, regista; Massimo Berretta, artigiano e zampognaro; Roma Uno Tv; Quartetto d’archi Pessoa, primo quartetto ad essersi esibito sulla scalinata di Carlotta.Al premio è stato abbinato il calendario d’arte, poesia e fotografia Garbatella, realizzato da Officine Fotografiche

 


Cara Garbatella e AltreVie invitano alla lettura

I primi di marzo le associazioni associazione culturali “Cara Garbatella” e “AltreVie” presentano il libro “Ascesa e declino di un pinocchietto italiano” a cura di Alessandro Carresi con prefazione di Giulietto Chiesa. Il volume fornisce in forma satira il quadro di degenerazione sociale, politica e culturale dell’Italia berlusconiana. Una voce amara che si aggiunge al grande coro di dissenso verso questo governo e questa maggioranza. 

 

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Il “bidone” del benzinaio della Circonvallazione

Clonati centinaia di bancomat e carte di credito

Il “bidone” del benzinaio della Circonvallazione

di Eraldo Saccinto

Il distributore della Q8 alla Circonvallazione Ostiense Per oltre tre mesi, dalla fine di agosto sino alla metà di dicembre, i gestori della pompa di benzina Q8, situata sulla Circonvallazione Ostiense, proprio di fronte a Piazza Biffi, oltre a fare il pieno di benzina, facevano anche il pieno di carte bancomat, clonandole a tutto spiano. In questo caso particolare, hanno avuto poca validità i metodi solitamente consigliati dagli esperti antifrode, quali ad esempio mascherare la digitazione del codice PIN con l’altra mano o con un giornale. Infatti, tramite l’utilizzo di sofisticate tecnologie, tra cui lo skimmer che duplica all’istante i dati contenuti nella banda magnetica, utilizzando come esca il fatto di non avere il resto in cassa, questi malviventi chiedevano agli avventori il pagamento tramite POS. …..

Clonati centinaia di bancomat e carte di credito

Il “bidone” del benzinaio della Circonvallazione

di Eraldo Saccinto

Il distributore della Q8 alla Circonvallazione Ostiense Per oltre tre mesi, dalla fine di agosto sino alla metà di dicembre, i gestori della pompa di benzina Q8, situata sulla Circonvallazione Ostiense, proprio di fronte a Piazza Biffi, oltre a fare il pieno di benzina, facevano anche il pieno di carte bancomat, clonandole a tutto spiano. In questo caso particolare, hanno avuto poca validità i metodi solitamente consigliati dagli esperti antifrode, quali ad esempio mascherare la digitazione del codice PIN con l’altra mano o con un giornale. Infatti, tramite l’utilizzo di sofisticate tecnologie, tra cui lo skimmer che duplica all’istante i dati contenuti nella banda magnetica, utilizzando come esca il fatto di non avere il resto in cassa, questi malviventi chiedevano agli avventori il pagamento tramite POS.
Senza bisogno di telecamere, tramite trovate elettroniche di ultimissima generazione, riuscivano comunque ad ottenere i numeri del PIN digitati dal cliente. Hanno continuato a lavorare giorno e notte per mesi, accumulando un numero impressionante di carte, che hanno avuto l’accortezza di non utilizzare immediatamente. Alla metà di dicembre, in prossimità del Natale, questi loschi figuri, sono spariti, adducendo nei confronti del proprietario una banale scusante. E’ stato soprattutto durante il periodo delle vacanze che è iniziato il vero è proprio rastrellamento di fondi. Da un momento all’altro, si è riversata sui conti correnti degli ignari clienti una mole impressionante di movimenti, effettuati in linea di massima in sportelli bancomat e negozi delle zone di Napoli, Sorrento e Cannes. Spese di cui, ovviamente, nessuno, se non chi ha inventato la frode, era al corrente e di cui ci si è resi conto solamente dopo la visualizzazione degli estratti conto bancari. Alcuni avventori, ci hanno rimesso oltre tremila euro e la strada per ottenere il rimborso non è sempre facile, specie nel caso di operazioni col bancomat, per le quali bisogna avere, come riscontro, la ricevuta degli acquisti effettuati.
Una truffa veramente ben congegnata, sono state centinaia le denunce raccolte dal Commissariato di Polizia e dai Carabinieri della Garbatella, per non parlare di coloro i quali, hanno avuto la sfortuna, pur non essendo di zona, di fermarsi per fare benzina al distributore. I dirigenti di polizia che si stanno occupando del caso, dicono che in una operazione del genere possa facilmente esserci lo zampino della camorra e di alcune sue diramazioni a livello internazionale. Un brutto colpo per il proprietario della pompa di benzina, Gaetano De Paolis, il quale si difende dicendo che i passi da lui compiuti dal punto di vista legale sono stati quelli previsti dalle norme vigenti, avendo presentato tutta la documentazione di legge agli organi competenti, compresi ovviamente quelli di polizia. Di certo, non sarà semplice ricostruire un rapporto di fiducia con i vecchi clienti, ancora infuriati per quanto successo, anche se sull’onestà sui nuovi gestori è pronto a mettere la mano sul fuoco. Nei giorni scorsi i tre truffatori sono stati assicurati alla giustizia.

 

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Torna al Teatro Palladium il Laboratorio Garbatella

Torna al Teatro Palladium il Laboratorio Garbatella

a cura della redazione

un moneto della manifestazione al Palladium Torna il “Laboratorio Garbatella” (progetto di Lisa Ginzburg) al Teatro Palladium, emanazione dell’università Roma Tre. Quest’anno le serate saranno soltanto tre, di cui la prima si è svolta il 7 febbraio, alla vigilia dell’85° compleanno del quartiere. Ne è stato brillante protagonista Cosmo Barbato, …..

Torna al Teatro Palladium il Laboratorio Garbatella

Cosmo Barbato

a cura della redazione

un moneto della manifestazione al Palladium Torna il “Laboratorio Garbatella” (progetto di Lisa Ginzburg) al Teatro Palladium, emanazione dell’università Roma Tre. Quest’anno le serate saranno soltanto tre, di cui la prima si è svolta il 7 febbraio, alla vigilia dell’85° compleanno del quartiere. Ne è stato brillante protagonista Cosmo Barbato, giornalista ben noto ai nostri lettori, intervistato da Gianni Rivolta, un altro illustre collaboratore del nostro periodico.

 

Per oltre due ore Cosmo Barbato si è raccontato, affascinando la platea con storie delle sue dirette esperienze di vita alla Garbatella. La serata è stata arricchita da proiezioni di foto e filmati, abilmente presentate da Giancarlo Proietti, nostro direttore editoriale. Insomma una serata con una forte presenza di Cara Garbatella. Le altre due serate in programma: -Lunedì 15 marzo, h 19,30: Storie di Garbatella, scritte da Lisa Ginzburg e Pierpaolo Palladino, recitate da un laboratorio di giovani attori, commento fotografico di Laura Cusano; -Lunedì 9 maggio h 19,30: Il quartiere dei ragazzi, la storia dei loro nonni interpretata da giovanissimi, gli alunni della scuola media “Moscati”.

 

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I cavalli e la Garbatella nei quadri di Carlo Acciari

Visita nello studio di un artista innamorato del quartiere

I cavalli e la Garbatella nei quadri di Carlo Acciari

di Francesca Vitalini

La fontana di Carlotta, esposto nella sala consigliare del nostro Municipio In un sabato mattina mi trovo a percorrere frettolosamente Via delle Sette Chiese, superando piazza Sant’Eurosia e l’oratorio San Filippo Neri: sono incredibilmente in ritardo all’appuntamento con Carlo Acciari che gentilmente ha concesso un’intervista al giornale “Cara Garbatella”. Ancora trafelata, lo vedo in lontananza che siede su una panchina con il figlio Augusto. Inizio a parlare con loro, dopo essermi più volte scusata.
Carlo Acciari comincia a darmi qualche …..

Visita nello studio di un artista innamorato del quartiere

I cavalli e la Garbatella nei quadri di Carlo Acciari

di Francesca Vitalini

Carlo Acciari

La fontana di Carlotta, esposto nella sala consigliare del nostro Municipio In un sabato mattina mi trovo a percorrere frettolosamente Via delle Sette Chiese, superando piazza Sant’Eurosia e l’oratorio San Filippo Neri: sono incredibilmente in ritardo all’appuntamento con Carlo Acciari che gentilmente ha concesso un’intervista al giornale “Cara Garbatella”. Ancora trafelata, lo vedo in lontananza che siede su una panchina con il figlio Augusto. Inizio a parlare con loro, dopo essermi più volte scusata.
Carlo Acciari comincia a darmi qualche informazione sulla sua vita, dicendomi che è nato nel quartiere San Giovanni nel 1926, ma che si è trasferito a Garbatella a cinque anni e che durante l’età scolastica ha frequentato l’avviamento professionale nel quartiere Testaccio per poi lavorare come venditore ambulante anche a Porta Portese.
La conversazione però non dura a lungo perché Carlo s’interrompe, mi guarda e mi dice che non riesce ad abituarsi all’idea dell’intervista, soprattutto con me che ho dei modi così “inglesi”, anche se sono una garbatellina doc!
Per riprendere a parlare decidiamo di “scioglierci” davanti ad una tazzina di caffé, ma i bar più vicini sono chiusi e così ci avventuriamo per il quartiere alla ricerca di un locale aperto. Camminiamo da Via delle Sette Chiese a Via Guglielmo Massaia, dove troviamo un bar.Carlo Acciari
Mentre passeggiamo Carlo accenna a riprendere il discorso. Mi racconta che fin da piccolo ha avuto una grande passione per i cavalli: con i fratelli passava intere giornate a Rocca di Papa, dove per poche lire poteva cavalcare quei maestosi animali. Dall’esperienza i cavalli passano sulla carta, diventando, così, uno dei suoi soggetti preferiti. Carlo mi spiega che nel corso della sua attività ha potuto individuare un’associazione sempre più stringente tra questi animali e l’uomo: entrambi sono fieri, impetuosi, liberi. Aggiunge che nel corso del tempo ha molto arricchito il suo repertorio la qual cosa gli ha consentito di disporre di una produzione che gli ha permesso di organizzare mostre in Italia e all’estero. Tra i temi preferiti, la sua Garbatella, della quale ha ritratto numerosi angoli, e la vita dei mercati. L’ispirazione per quest’ultimo tema nasce da un’esperienza diretta. Nel 1950, infatti, Carlo comincia a lavorare nei mercatini del Lazio come ambulante e in questo modo ha la possibilità di incontrare degli spaccati di vita umana sempre nuovi. Il pittore nel suo studiodi pittura Gli atteggiamenti, i vizi e le virtù dell’uomo che emergono dalla realtà particolare del mercato sono colti dal suo occhio curioso e riportati su tela con uno stile realistico. Carlo Acciari ricorda quegli anni con grande entusiasmo e divertita esuberanza- caratteristica che tuttora possiede – soprattutto se riflette sulle tante situazioni comiche o meno a cui ha dovuto assistere. Mentre raggiungiamo il suo studio, lo interrompo, domandandogli quando ha cominciato a esporre le sue opere. Mi racconta che dalla fine degli anni ’60 ha iniziato a sostenere l’associazione dei “Cento pittori di Via Margutta”, con la quale ha potuto presentare i suoi quadri. Entrati nello studio, Carlo mi mostra con estremo entusiasmo le opere che, nelle sue mani, acquistano la forma di pezzi di memoria molto cari. In questo modo passano sotto i miei occhi le immagini dei cavalli, della Garbatella, della vita dei mercati; i ritratti di Picasso, dei famigliari di Carlo e di Novella Parigini, un lustro per Via Margutta.
Oltre che dai quadri la mia attenzione è catturata dalle fotografie affisse sulle pareti: vedo Carlo accanto a Renzo Arbore e a Carla Fracci ma il nostro artista mi racconta che ha avuto anche la possibilità di conoscere Alberto Sordi, Maria Carta, Guttuso, Peppino de Filippo e tanti altri, tra gli altri. Mi parla ancora degli anni di Via Margutta, del piacere di confrontarsi con i suoi amici artisti sugli stili e le tecniche pittoriche da utilizzare, dell’onestà del gruppo, delle semplici serate passate al Charlie Brown in loro compagnia e di sua figlia Angelica che ha seguito le sue orme. L’imbarazzo iniziale è completamente scomparso e in un turbinio di parole, ricordi e immagini Carlo si sofferma sul suo passato e sul suo presente, diretti dall’amore per il suo lavoro, per la sua famiglia e per la sua arte.

 

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Sanità sempre peggio dal Lazio a Garbatella

Sanità sempre peggio dal Lazio a Garbatella

di Valeria Caldonazzo

Non passa giorno che non riceviamo lamentele per l’inadeguatezza del nostro sistema sanitario. Il Cto, il Sant’Eugenio, gli Ambulatori della Asl non sono in grado di smaltire la richiesta di visite specialistiche e di accertamenti diagnostici e dirottano sul privato aggravando la spesa pubblica. Ma all?esterno molte prestazioni non sono convenzionate e bisogna pagarle a prezzo pieno. Un lettore ci diceva che per una visita cardiologia lo hanno rinviato a fine marzo, una lettrice con problemi al seno ha avuto un appuntamento ad Aprile per una mammografia. Le condizioni complessive della Sanità pubblica nel Lazio …..

Sanità sempre peggio dal Lazio a Garbatella

di Valeria Caldonazzo

Non passa giorno che non riceviamo lamentele per l’inadeguatezza del nostro sistema sanitario. Il Cto, il Sant’Eugenio, gli Ambulatori della Asl non sono in grado di smaltire la richiesta di visite specialistiche e di accertamenti diagnostici e dirottano sul privato aggravando la spesa pubblica. Ma all?esterno molte prestazioni non sono convenzionate e bisogna pagarle a prezzo pieno. Un lettore ci diceva che per una visita cardiologia lo hanno rinviato a fine marzo, una lettrice con problemi al seno ha avuto un appuntamento ad Aprile per una mammografia. Le condizioni complessive della Sanità pubblica nel Lazio sono palesemente disastrose. Il servizio pubblico sta subendo una vera terapia d’urto finalizzata al suo smantellamento per favorire l’ ulteriore affermazione della sanità privata che nel Lazio supera di gran lunga il 50% del fatturato.
Tale giudizio è noto e condiviso da quanti hanno l’esigenza di utilizzare le strutture sanitarie pubbliche e da coloro che sono impegnati nel ruolo di operatori addetti ai vari settori di questo essenziale servizio sociale.
Questa realtà viene però puntualmente smentita da una propaganda aggressiva, mistificatrice e, quindi, offensiva prodotta dal Presidente della Giunta regionale, Storace, con lo scopo di giustificare le proprie scelte e di confondere l’opinione pubblica. Di fronte alla sfrontatezza delle bugie diffuse nella pubblicità, utilizzata durante tutto il mandato della Giunta di centro-destra, che è riuscita peraltro a superare anche la campagna mediatica, ideologica, impostata dal Governo nazionale, occorre un progetto e delle iniziative mirate che vengano sostenute da tutte le forze politiche del centro-sinistra e che siano caratterizzate da chiarezza, efficacia, non solo il netto contrasto alla politica liberista finora praticata dalla Regione Lazio, ma riescano ad individuare una nuova prospettiva per quanti rivendicano legittimamente il diritto alla salute.
A tale scopo appare necessario rispondere, in modo convincente, ad alcuni interrogativi che sia gli utenti che gli operatori del servizio hanno ripetutamente rappresentato alla Giunta Regionale dalla quale finora non hanno ricevuto risposte : 1. riconoscimento del ruolo dei distretti socio sanitari, per iniziare una politica socio sanitaria integrata ed evitare, attraverso la costituzione di servizi territoriali per la prevenzione, ricoveri impropri che determinano un appesantimento di oltre il 20% della spesa ospedaliera; 2. garanzia per l’1% della popolazione del Lazio all’assistenza domiciliare integrata; 3. abbattimento delle liste d’attesa per i ricoveri ospedalieri, le prestazioni diagnostiche e specialistiche; 4. superamento dei ticket sulle prestazioni farmaceutiche che sono risultati inefficaci ed iniqui; 5. attivazione di concorsi per coprire le gravi carenze di organici nelle varie ASL; 6. ampliamento dei posti per le Residenze Sanitarie Assistite anche per evitare la “deportazione” di anziani ricoverati in territori al di fuori del proprio comune; 7. abrogazione delle delibere regionali relative l’equiparazione tariffaria fra sanità pubblica e privata che ha un costo annuo aggiuntivo, a favore dei privati, pari a circa 400.000.000 di euro; 8. potenziamento e riorganizzazione del 118.
Il conseguimento di queste priorità, necessarie a garantire il diritto universale alla salute, determinerebbero un mutamento radicale di indirizzo nella gestione della Sanità pubblica del Lazio che, invece, registra attualmente un continuo impoverimento ed una conseguente dequalificazione che la porterebbe fatalmente a divenire, così come negli Stati Uniti, residuale e riservata solo ai poveri.

 

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Una campagna di firme in difesa dei consultori

Una proposta di legge regionale tenta di snaturarne la funzione di difesa della salute delle donne

Una campagna di firme in difesa dei consultori

di Antonella Di Grazia

Finalmente ci si appresta a risanare la strada più celebre della Garbatella, Via delle Sette Chiese: i lavori dovrebbero cominciare al più presto, come dire tra poche settimane.
Durante lo scorso anno, come da noi a suo tempo segnalato, fu approvato dalla Giunta capitolina il progetto relativo ai lavori di recupero e valorizzazione del percorso storico di Via delle Sette Chiese e degli spazi limitrofi: un lavoro compreso all’interno del Contratto di quartiere “Garbatella”, scaturito con metodi di progettazione partecipata da parte dei cittadini, recepiti dagli Enti locali nell’ambito territoriale del nostro quartiere.
Intervistato sull’argomento, Alberto Attanasio, assessore all’urbanistica del nostro Municipio, ha dichiarato: …..

Una proposta di legge regionale tenta di snaturarne la funzione di difesa della salute delle donne

Una campagna di firme in difesa dei consultori

di Antonella Di Grazia

Finalmente ci si appresta a risanare la strada più celebre della Garbatella, Via delle Sette Chiese: i lavori dovrebbero cominciare al più presto, come dire tra poche settimane.
Durante lo scorso anno, come da noi a suo tempo segnalato, fu approvato dalla Giunta capitolina il progetto relativo ai lavori di recupero e valorizzazione del percorso storico di Via delle Sette Chiese e degli spazi limitrofi: un lavoro compreso all’interno del Contratto di quartiere “Garbatella”, scaturito con metodi di progettazione partecipata da parte dei cittadini, recepiti dagli Enti locali nell’ambito territoriale del nostro quartiere.
Intervistato sull’argomento, Alberto Attanasio, assessore all’urbanistica del nostro Municipio, ha dichiarato: “La Giunta ha approvato uno dei più rilevanti progetti di recupero urbanistico individuato dai cittadini come prioritario. Il recupero e la valorizzazione del percorso originario della via si basa sulla volontà di rendere leggibile l’antico percorso, in senso fisico e storico. Iscrizioni e ‘punti di attenzione’ posti lungo la strada – per la quale sono stati scelti materiali della tradizione (basalto, selciato romano, granito e travertino) – consentiranno alla stessa di narrare la propria storia. Si è pensato quindi ad un percorso dove sia piacevole passeggiare, sostare, incontrarsi, protetti dal traffico automobilistico e adeguatamente illuminati. Particolare attenzione infatti è stata rivolta al sistema di illuminazione: si è proposto un lampione degli anni Venti per l’illuminazione pubblica, mentre apparecchi e proiettori saranno volti a delineare il percorso e a evidenziare i muri storici”. Il finanziamento previsto per la realizzazione del progetto è di circa 1.500.000 Euro.
Come è noto, la strada ha origini romane, risalenti almeno all’epoca imperiale, come è attestato dalla presenza di catacombe ai suoi margini. Il suo nome attuale lo acquisisce però solo dopo il 1575, quando San Filippo Neri ripristina il pellegrinaggio tra le maggiori basiliche romane (San Paolo, San Sebastiano, San Giovanni, Santa Croce in Gerusalemme, Santa Maria Maggiore, San Lorenzo e San Pietro). Per la verità, la visita comprendeva in origine anche le Tre Fontane e la chiesetta dell’Annunziatella di Via di Grottaperfetta: queste due furono però ben presto escluse, perché il giro risultava troppo faticoso. V Ci si fermò dunque a sette, numero simbolico legato alla tradizione sia ebraica che cristiana. Tra gli esempi forse più vicini alla nostra portata viene citato quello dell’Anno Santo, il cinquantesimo, perché viene dopo i 49 “ordinari” (7×7) ed è quindi “eccezionale”. Poi si inventarono anche gli Anni Santi “straordinari”, cioè venticinquennali o fuori quota.
Vie delle Sette Chiese oggi è ridotta al punto che si fa fatica a riconoscerne il percorso originario. Il peso dell’età, aggravato da disattenzioni e negligenze, richiedeva da tempo un maquillage: finalmente è arrivato il tempo della rinascita.

 

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Parte il risanamento di Via delle Sette Chiese

Parte il risanamento di Via delle Sette Chiese

di Eraldo Saccinto

Via delle Sette Chiese all’altezza del parco Giovannipoli Finalmente ci si appresta a risanare la strada più celebre della Garbatella, Via delle Sette Chiese: i lavori dovrebbero cominciare al più presto, come dire tra poche settimane.
Durante lo scorso anno, come da noi a suo tempo segnalato, fu approvato dalla Giunta capitolina il progetto relativo ai lavori di recupero e valorizzazione del percorso storico di Via delle Sette Chiese e degli spazi limitrofi: un lavoro compreso all’interno del Contratto di quartiere “Garbatella”, scaturito con metodi di progettazione partecipata da parte dei cittadini, recepiti dagli Enti locali nell’ambito territoriale del nostro quartiere. …..

Parte il risanamento di Via delle Sette Chiese

di Eraldo Saccinto

Via delle Sette Chiese all’altezza del parco Giovannipoli Finalmente ci si appresta a risanare la strada più celebre della Garbatella, Via delle Sette Chiese: i lavori dovrebbero cominciare al più presto, come dire tra poche settimane.
Durante lo scorso anno, come da noi a suo tempo segnalato, fu approvato dalla Giunta capitolina il progetto relativo ai lavori di recupero e valorizzazione del percorso storico di Via delle Sette Chiese e degli spazi limitrofi: un lavoro compreso all’interno del Contratto di quartiere “Garbatella”, scaturito con metodi di progettazione partecipata da parte dei cittadini, recepiti dagli Enti locali nell’ambito territoriale del nostro quartiere.
Intervistato sull’argomento, Alberto Attanasio, assessore all’urbanistica del nostro Municipio, ha dichiarato: “La Giunta ha approvato uno dei più rilevanti progetti di recupero urbanistico individuato dai cittadini come prioritario. Il recupero e la valorizzazione del percorso originario della via si basa sulla volontà di rendere leggibile l’antico percorso, in senso fisico e storico. Iscrizioni e ‘punti di attenzione’ posti lungo la strada – per la quale sono stati scelti materiali della tradizione (basalto, selciato romano, granito e travertino) – consentiranno alla stessa di narrare la propria storia. Si è pensato quindi ad un percorso dove sia piacevole passeggiare, sostare, incontrarsi, protetti dal traffico automobilistico e adeguatamente illuminati. Particolare attenzione infatti è stata rivolta al sistema di illuminazione: si è proposto un lampione degli anni Venti per l’illuminazione pubblica, mentre apparecchi e proiettori saranno volti a delineare il percorso e a evidenziare i muri storici”. Il finanziamento previsto per la realizzazione del progetto è di circa 1.500.000 Euro.
Come è noto, la strada ha origini romane, risalenti almeno all’epoca imperiale, come è attestato dalla presenza di catacombe ai suoi margini. Il suo nome attuale lo acquisisce però solo dopo il 1575, quando San Filippo Neri ripristina il pellegrinaggio tra le maggiori basiliche romane (San Paolo, San Sebastiano, San Giovanni, Santa Croce in Gerusalemme, Santa Maria Maggiore, San Lorenzo e San Pietro). Per la verità, la visita comprendeva in origine anche le Tre Fontane e la chiesetta dell’Annunziatella di Via di Grottaperfetta: queste due furono però ben presto escluse, perché il giro risultava troppo faticoso.
Ci si fermò dunque a sette, numero simbolico legato alla tradizione sia ebraica che cristiana. Tra gli esempi forse più vicini alla nostra portata viene citato quello dell’Anno Santo, il cinquantesimo, perché viene dopo i 49 “ordinari” (7×7) ed è quindi “eccezionale”. Poi si inventarono anche gli Anni Santi “straordinari”, cioè venticinquennali o fuori quota. Vie delle Sette Chiese oggi è ridotta al punto che si fa fatica a riconoscerne il percorso originario. Il peso dell’età, aggravato da disattenzioni e negligenze, richiedeva da tempo un maquillage: finalmente è arrivato il tempo della rinascita.

 

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Su RaiSat il film”Odissea” dei ragazzi della “Alonzi”

Su RaiSat il film”Odissea” dei ragazzi della “Alonzi”

a cura della redazione

Gli alunni della classe Quinta A della elementare “Alonzi” sono stati ospiti nei giorni scorsi della trasmissione “Gigablù” negli studi di Monteverde di RaiSat (il canale satellitare della Rai), per la presentazione del film “Odissea”, interamente scritto e interpretato l’anno scorso dai ragazzi, con l’assistenza dei loro insegnanti Andrea Pioppi e Nadia Nucciarelli. Su questa straordinaria realizzazione, che rievoca le gesta del più popolare degli eroi greci, pubblicammo un servizio nel numero di febbraio del 2004. Nella trasmissione Rai è stao priettatouno spezzone del film, commentato dai ragazzi che sono stati anche invitati a parlare della loro singolare esperienza.

 

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La signora Giovedì: storie di solidarietà

La signora Giovedì: storie di solidarietà

di C.B.

Storie di solidarietà in un quartiere popolare ma anche storie di dignità dei poveri. Ce ne segnala una il dottor Giuseppe Laterza, uno dei quattro figli di un edile pugliese approdato alla Garbatella, come molti altri suoi corregionari, alla fine degli anni Venti del secolo scorso.
Alla fine della guerra la palazzina nella quale i Laterza abitavano in Via Alessandro Cialdi come …..

La signora Giovedì: storie di solidarietà

di C.B.

Storie di solidarietà in un quartiere popolare ma anche storie di dignità dei poveri. Ce ne segnala una il dottor Giuseppe Laterza, uno dei quattro figli di un edile pugliese approdato alla Garbatella, come molti altri suoi corregionari, alla fine degli anni Venti del secolo scorso.
Alla fine della guerra la palazzina nella quale i Laterza abitavano in Via Alessandro Cialdi come anche le altre case vicine intorno a Piazza Pantera venivano visitate regolarmente ogni settimana da una signora dai modi assai garbati, molto distinta pur se di aspetto dimesso. Era una profuga da Cassino restata sola, alla ricerca di una figlia dalla quale era rimasta separata nel corso delle vicende belliche. Tutti la conoscevano di vista ma non di nome e per tutti era la “signora Giovedì”, perché sempre regolarmente in quel giorno della settimana passava per raccogliere ciò che le famiglie, anche esse povere, riuscivano a rimediare e a tenerle da parte: un pugno di pasta, una ciriola rafferma, un frutto o una manciata di verdura, un capo di vestiario usato, una busta di carbone. Nelle sue visite era così puntuale che spesso le massaie aspettavano il suo passaggio prima di uscire per la spesa.
Poi un giorno, senza che se ne conoscesse il motivo, la signora smise di colpo di effettuare il suo abituale giro, una scomparsa che suscitò apprensione, perché quell’appuntamento era seguito ormai con calorosa simpatia. Passò qualche mese, finché un giovedì la signora improvvisamente ricomparve. Rifece scrupolosamente il giro di tutte le famiglie che l’avevano aiutata, questa volta semplicemente per ringraziarle dell’aiuto che le avevano dato e per comunicare loro la propria gioia per essere riuscita a ricongiungersi con la figlia dalla quale la guerra l’aveva separata. E’ rimasta anonima e nel ricordo di chi la conobbe è ancora semplicemente la “signora Giovedì”. (C.B.)

 

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La bellezza del nostro percorso in queste vie grandi e piccole

Passeggiando lungo le strade della Garbatella

La bellezza del nostro percorso in queste vie grandi e piccole

di Paola Angelucci

A tutti noi “indigeni” del quartiere, ai viandanti d’occasione, ai tanti lavoratori e studenti accade di seguire i propri percorsi quotidiani per le strade della Garbatella. Uscendo da casa, fermando auto e moto, scendendo dalla metro e dai bus cominciamo così a camminare: sapendo guardare il “dentro” e ascoltare il “fuori” è impossibile non avvertire l’essenza, la bellezza vera del nostro percorso; per queste vie, grandi o piccole, i nostri passi assumono un significato che non è solamente quello di raggiungere la meta prefissata, ma è quello di un bambino che ogni giorno da casa raggiunge la scuola; …..

Passeggiando lungo le strade della Garbatella

La bellezza del nostro percorso in queste vie grandi e piccole

di Paola Angelucci

A tutti noi “indigeni” del quartiere, ai viandanti d’occasione, ai tanti lavoratori e studenti accade di seguire i propri percorsi quotidiani per le strade della Garbatella. Uscendo da casa, fermando auto e moto, scendendo dalla metro e dai bus cominciamo così a camminare: sapendo guardare il “dentro” e ascoltare il “fuori” è impossibile non avvertire l’essenza, la bellezza vera del nostro percorso; per queste vie, grandi o piccole, i nostri passi assumono un significato che non è solamente quello di raggiungere la meta prefissata, ma è quello di un bambino che ogni giorno da casa raggiunge la scuola; la strada è la stessa, ma è anche sempre diversa (come le nostre esistenze), perché c’è sempre qualcosa di nuovo, per esempio un cartello stradale, o un piccolo particolare che era sfuggito il giorno prima come un fiore sbocciato tra le crepe dell’asfalto.E’un po’lo stesso effetto che ci fa rileggere un bel libro o vedere piu’ volte un film: si scoprono cose inaspettate e diventa quasi un lavoro analitico. E’ la struttura urbanistica stessa del nostro quartiere che invita, dopo un percorso piu’o meno solitario lungo la strada intrapresa, ad alzare la testa ed aprirci all’altro, arrivando ogni volta ad una piazza, un largo, un crocevia che qui sono sempre qualcosa di piu’ di un semplice incrocio stradale. L’epifania della piazza crea ogni volta la possibilità dell’incontro, di uno scambio vivace di opinioni e di sguardi e attiva la circolarità delle esperienze: donne e uomini, piccoli o grandi di età troviamo tutti, dopo un percorso individuale fatto di segmenti lineari e di svolte, un curioso senso di sollievo a sbucare in una piazza accogliente (e di queste è fatta la Garbatella).
Avete mai provato il malinconico piacere che si sente a P.zza B.Brin salendo da Via Guglielmotti riabilitata all’uso pedonale con nuovi marciapiedi e rassicuranti mancorrenti? E che antichi pensieri evoca quella targa con su scritto Vicolo della Garbatella con accanto la curiosa P.zza Pantero Pantera.
Da lì arriviamo subito a Via delle Sette Chiese, una strada che è quasi un pellegrinaggio dove, chi la percorre, passa in pochi minuti dal caos della Cristoforo Colombo alla calma ritrovata del Parco Tolli. I nostri percorsi si snodano ovunque nel quartiere, anche se usciamo da una dimensione così interiore per immergerci nella brulicante Circ.one Ostiense, la nostra arteria gonfia di confusione ed umanità di cui non possiamo piu’ fare a meno; così ci accorgiamo, inevitabilmente, che il nostro cuore batte forte quando, tra gli incroci pieni di macchine, si apre la moderna classicità di P.zza E. Biffi: ci possiamo fermare, riposare, dissetarci, leggere, giocare, sentire le campane di Santa Galla (uno dei pochi campanili rimasti in cui le campane si muovono veramente, incantando ancora chi si ferma ad osservarle) e guardare l’orologio dell'”albergo rosso”, splendido ed inimitabile; riappropriandoci così di uno spazio già nostro, smarrito da tanto tempo.
Ma una strada che tanto dà a chi la percorre è sicuramente Via Rocco da Cesinale, irta salita o ripida discesa, comunque un perfetto punto di equilibrio tra alto e basso, tra sopra e sotto, tra antico e moderno: sopra c’è la scuola piena di vita, i bambini e le belle mamme; sotto c’è l’unica piazza di Roma decorata come un salotto, P.zza M.da Carbonara con i quadri appesi alle facciate delle case. Dunque è proprio così, la possibilità di muoverci per il quartiere e viverlo fino in fondo ci induce a pensare che la megalopoli è fuori misura per i nostri passi.La dimensione urbana che vogliamo è quella in cui la vita possa scorrere piu’ fluida per tutti, dove tra il territorio e gli esseri umani che lo vivono si possa creare una “corrispondenza di amorosi sensi”, un luogo dove nessuno resti solo.

 

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Carlotta? Maria? Ma c’era una signora “Garbatella”?

In principio il nome era “Colli di San Paolo”, poi nel 1920 fu proposto “Concordia” e negli anni ’30 “Remuria”, la città di Remo

Carlotta? Maria? Ma c’era una signora “Garbatella”?

di Cosmo Barbato

Garbatella, dolce nome per la borgata-giardino, quale fu progettata dagli architetti Gustavo Giovannoni e Marcello Piacentini tra il primo e il secondo decennio del secolo scorso per “offrire quieta e sana stanza agli artefici del rinascimento economico della capitale”, come si legge nell’epigrafe di fondazione posta il 18 febbraio 1920 in Piazza Benedetto Brin. Il riferimento agli “artefici del rinascimento economico” alludeva agli operai della zona industriale che andava sviluppandosi lungo l’asse della sottostante Via Ostiense e, in prospettiva, agli operatori di un canale navigabile, progettato ma poi non realizzato, …..

In principio il nome era “Colli di San Paolo”, poi nel 1920 fu proposto “Concordia” e negli anni ’30 “Remuria”, la città di Remo

Carlotta? Maria? Ma c’era una signora “Garbatella”?

di Cosmo Barbato

Garbatella, dolce nome per la borgata-giardino, quale fu progettata dagli architetti Gustavo Giovannoni e Marcello Piacentini tra il primo e il secondo decennio del secolo scorso per “offrire quieta e sana stanza agli artefici del rinascimento economico della capitale”, come si legge nell’epigrafe di fondazione posta il 18 febbraio 1920 in Piazza Benedetto Brin.
Il riferimento agli “artefici del rinascimento economico” alludeva agli operai della zona industriale che andava sviluppandosi lungo l’asse della sottostante Via Ostiense e, in prospettiva, agli operatori di un canale navigabile, progettato ma poi non realizzato, che avrebbe dovuto unire Ostia con un porto previsto a valle della Basilica di San Paolo. Non a caso sulla pietra di fondazione viene citato, come primo committente della borgata, l’Ente autonomo per lo sviluppo marittimo e industriale e, in seconda istanza, l’Istituto delle case popolari. Nell’epigrafe però il nome Garbatella non appare, anche se la tradizione vuole che la zona già da tempo fosse nota con quell’appellativo. E non appare nemmeno nella contemporanea cartografia ufficiale né in quella antica e nemmeno se ne trova traccia negli strumenti relativi alle compra-vendite dei terreni, pur se spesso i notai, nel redigere gli atti, fanno riferimento ai toponimi popolari per meglio individuare le località.
In realtà tutta la zona a sinistra della Via Ostiense a ridosso della Basilica di San Paolo aveva già un nome ufficiale che si tramandava da secoli e che regolarmente appariva nella cartografia: tale nome era Colli di San Paolo, appellativo che derivava anche da fatto che la Basilica Ostiense ne era il massimo proprietario.
I Colli di San Paolo partivano da quello sperone di tufo che incombe sulla Via Ostiense alle spalle della Basilica, noto come Roccia di San Paolo; proseguivano con il colle che vide nel 1920 la fondazione della nostra borgata; continuavano con tutta una serie di piccoli rilievi che avevano e hanno sulla sommità edifici di una certa importanza: la Vigna Pozzi nell’omonima via, la Villetta di Via Passino, la villa del ‘500 oggi Scuola dei bimbi di Piazza Longobardi, la ex Villa Armellini di Via delle Sette Chiese, la “chiesoletta” dei Santi Isidoro e Eurosia; proseguivano poi con il colle più alto, quello che ospita alla sua base l’Università San Pio V e in cima il seicentesco casale Santambrogio già Nicolai; si concludevano con la collina che serba nel suo seno la Catacomba di Domitilla e in cima la Tor Marancia.. Come si vede, tutte queste emergenze si snodano lungo la Via delle Sette Chiese, importante antica strada di crinale, caratteristica degli assi viari arcaici che seguivano percorsi elevati onde evitare le insidie dei fondovalle insicuri perché periodicamente paludosi.
L’appellativo Colli di San Paolo, come è evidente, poco si adattava alla denominazione di un nuovo insediamento abitativo che era destinato ad occupare solo una parte di quel territorio. Nel contempo si pensò di denominare la nuova borgata con un appellativo che contenesse anche un messaggio in positivo.
In quei travagliati anni del dopoguerra i contrasti sociali si presentavano particolarmente aspri e destavano gravi preoccupazioni in una borghesia che si accingeva ad imboccare la strada autoritaria del fascismo. Per una borgata destinata a un insediamento operaio fu così proposto il nome di Concordia, come auspicio di pace sociale e di demagogica collaborazione tra le classi. Quel nome conteneva anche un richiamo classico: nell’antica Roma, dopo la fine delle lunghe lotte tra patrizi e plebei, la Concordia, intesa come una dea benefica, fu celebrata nel 367 a.C. dedicandole un tempio alle pendici del Campidoglio di fronte al Foro; La fontana di’Carlotta’,uno dei posti più cartteristici della Garbatella molto più tardi, alla fine del primo secolo a.C., Augusto ne ravvivò il culto per esaltare la pace civile raggiunta dopo la sconfitta di Antonio e Tiberio ne ricostruì il tempio in forme suntuose. Ma la proposta di richiamare ai tempi nostri quel nome restò in sospeso, anche se non fu definitivamente scartata, sembrando piuttosto arduo contrastare al momento la denominazione popolare di Garbatella. Del nome di Concordia in realtà poi non si parlò più: lo ha rievocato qualche anno fa un istituto di cura che ha ribattezzato con quel nome la clinica già nota come Villa Letizia di Via delle Sette Chiese.
La Garbatella però, malgrado il nome gentile, non godeva di buona stampa. Come anche altre borgate che andavano costellando il nucleo della città, si portava dietro un marchio di diffidenza verso quel sottoproletariato urbano che vi era stato aggregato, a seguito della progressiva espulsione dai quartieri centrali delle fasce più misere della popolazione. A queste si andavano unendo masse di indigenti provenienti dalle province, giunte a seguito di quel processo di inurbamento iniziato dopo la creazione di Roma capitale. C’è di più: l’appellativo Garbatella, secondo alcuni attribuibile all’amenità dei luoghi ricchi di acque e di vegetazione, da molti veniva riferito alla presenza nella zona di un personaggio chiacchierato, una garbata e compiacente ostessa che in qualche tempo e in qualche angolo non definiti aveva gestito un’osteria con camere, allettante richiamo per i cacciatori e per i rari viandanti che frequentavano la zona, nonché utile ingenuo posto di ristoro per i pellegrini che percorrevano la Via della Sette Chiese. Più tardi a quell’ipotetica garbata ostessa fu attribuito anche un nome di fantasia, Carlotta, personaggio che si è voluto vedere ritratto in quel volto femminile, oggi piuttosto sconciato, che versa acqua nella scenografica fontana posta ai margini della centrale Via Roberto De Nobili. Recentemente Gianni Rivolta, autore del bel volume “Garbatella mia”, accettando implicitamente la tesi dell’origine plebeo di quel nome, attribuisce alla nostra ostessa il nome di Maria e propone che quell’ospitale osteria, oggi non più esistente, fosse collocata alle spalle della Roccia di San Paolo, all’incrocio di Via delle Sette Chiese con Viale Leonardo da Vinci o con Via Alessandro Cialdi. L’edificio potrebbe essere raffigurato in un olio su tela del pittore Edoardo Ferretti, dove si vede, ai piedi di una fronzuta collina, un fabbricato di una certa consistenza che reca sulla porta un cartello con la scritta “Da Maria”. L’attribuzione a un’origine così plebea del nome Garbatella fece torcere il naso a molti benpensanti. Rievocava inoltre il ricordo dell’estrazione popolare dei suoi abitanti. Furono particolarmente infastiditi, negli anni del fascismo, i gerarchi del regime protesi a esaltare i destini fatali di Roma. Zelanti funzionari addetti alla toponomastica andarono così a riesumare miti dimenticati e controversi che attribuivano ai Colli di San Paolo titoli aristocratici risalenti addirittura alla stessa leggendaria fondazione della città. “Non vi è in Roma chi non veda come l’errata denominazione di qualche quartiere crei antipatia per luoghi infamati dai movimenti sovversivi dei tempi che furono”, scriveva il quotidiano “Il lavoro fascista” il 24 gennaio 1934. L’argomento, non risolto, tornava d’attualità qualche anno dopo: se ne faceva portavoce “Il Piccolo” il 31 maggio del 1939. La Garbatella poi era particolarmente coinvolta in questa ondata purificatrice, visto che, oltre a evocare “antipatia per i movimenti sovversivi dei tempi che furono”, tramandava perfino il nome di una signora cui si attribuivano facili costumi: era intollerabile! Così, per la borgata fondata nel 1920 e rimasta senza una denominazione ufficiale, fu proposto il nome di Remuria.
L’osteria ‘da Maria’, situata forse alle spalle della roccia di San Paolo :l’immagine appare in un quadro di fine ottocento del pittore Edoardo Ferretti ( da ‘Garbatella mia’ di G. Rivolta ed E. Gori, Ed. La Campanella Remuria, secondo uno dei miti di fondazione, si sarebbe dovuta chiamare la città che avrebbe voluto fondare Remo, in contrapposizione quindi alla Roma di Romolo. Remo avrebbe voluto la sua città sull’Aventino, il colle dal quale aveva preso gli auspici dal volo degli uccelli; Romolo, a sua volta, aveva raccolto auspici più favorevoli dal suo osservatorio sul Palatino. Prevalse Romolo e Remo, per invidia, profanò il solco tracciato dal fratello per segnare il pomerio. Mal gliene incolse, perché ci rimise la pelle. Dunque era l’Aventino che avrebbe dovuto ospitare Remuria: che c’entravano quindi i Colli di San Paolo? Per la verità c’è un mito “apocrifo” che avrebbe indicato le colline a sud della Valle del fiume Almone, affluente di sinistra del Tevere, come il sito prescelto da Remo: la Garbatella, dunque, come una specie di un ottavo colle di Roma, ma con un nome più aristocratico, più dignitoso per una città che si apprestava a rivivere le glorie dell’impero. Scalzare però il toponimo popolare ormai radicato di Garbatella apparve impresa destinata al fallimento. La proposta fu tacitamente accantonata, forse anche perché a qualcuno era rimasto un briciolo di buon senso. Poi con la guerra si pensò a ben altro e da allora siamo rimasti a chiederci, senza risposta, se il nome che portiamo alluda all’amenità dei luoghi oppure derivi dal nomignolo di una garbata ostessa che una volta gestiva da queste parti un’ospitale osteria con camere. Dulcis in fundo, si è anche avanzata un’altra ipotesi molto suggestiva. Pare che in zona si coltivasse un vitigno che produceva un’uva pregiata e un ottimo vino, simile al Cacchione di Nettuno. Quest’uva sarebbe stata chiamata Garbatella. Non abbiamo elementi per avallare tale ipotesi, che tuttavia può apparire verosimile. La zona infatti non era vocata solo a pascolo brado, come generalmente si ritiene, ma era anche ricca di ville rustiche, di casali patrizi e di tenute ben coltivate: citiamo il grande “arboreto” Nicolai dai 12 cancelli, la cinquecentesca Villa Sergardi (oggi Scuola dei bimbi), la Villa Serafini, la Villa Pozzi, la Villa Armellini, la Villa Scellingo, l’immensa tenuta di Tor Marancia. Notare che nella cartografia antica la Tor Marancia è indicata spesso col nome di Tor delle Vigne. E possibile che il nome Garbatella sia passato dall’uva al vino, da questo a un’osteria (quella della gentile ostessa forse di nome Maria) e infine dall’osteria a quest’angolo della campagna romana? Può darsi. Vorrebbe dire che sarebbe stata l’uva Garbatella a tramandarci il nome.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Febbraio 2005

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In corso la riqualificazione del parco di Via Pullino

In corso la riqualificazione del parco di Via Pullino

di E.S.

Il 15 novembre scorso è stato dato il via ai lavori di riqualificazione ed adeguamento del Parco Caduti del Mare di Via Giacinto Pullino. L’intervento, previsto in seno ai progetti del Contratto di Quartiere Garbatella, non permetterà durante i lavori l’utilizzazione del Parco, un disagio che comunque verrà ricompensato riconsegnando ai cittadini un’area verde altamente fruibile e qualificata. I lavori nel parco si articolano in due aspetti integrati: opere di restauro ed opere di innovazione. Tra le opere di restauro, riconducibili a interventi di manutenzione straordinaria o di completamento, si prevedono: la riparazione …..

In corso la riqualificazione del parco di Via Pullino

di E.S.

Il 15 novembre scorso è stato dato il via ai lavori di riqualificazione ed adeguamento del Parco Caduti del Mare di Via Giacinto Pullino. L’intervento, previsto in seno ai progetti del Contratto di Quartiere Garbatella, non permetterà durante i lavori l’utilizzazione del Parco, un disagio che comunque verrà ricompensato riconsegnando ai cittadini un’area verde altamente fruibile e qualificata. I lavori nel parco si articolano in due aspetti integrati: opere di restauro ed opere di innovazione.
Tra le opere di restauro, riconducibili a interventi di manutenzione straordinaria o di completamento, si prevedono: la riparazione della cancellata, la sistemazione dei cancelli d’ingresso e loro riverniciatura completa, il rifacimento del campo polifunzionale e dell’area per il gioco dei bambini, potature, interventi fitosanitari, integrazioni della vegetazione esistente. Tra quelle di innovazione si prevedono: un teatro all’aperto per bambini, un padiglione per attività partecipative, nuovi sedili, viali, servizi igienici, nuove consistenti alberature, impianto di irrigazione e di smaltimento delle acque meteoriche. La riqualificazione di questo importantissimo polmone verde è di particolare significato per alcune associazioni presenti sul territorio, tra cui Cara Garbatella. Infatti, in via sperimentale, l’associazione si è presi cura della sua gestione giornaliera. Per qualche tempo, prima dell’inizio dei lavori, alcuni associati hanno dato il loro contributo alle attività giornaliere del Parco e, dopo la sua definitiva riapertura, sarà cura dell’associazione intervenire in qualità di partner nella sua gestione.

 

Il Municipio programma i 2 anni di fine mandato

Indetto dal Presidente Massimiliano Smeriglio e dalla coalizione partitica che regge il Municipio Roma XI, egregiamente organizzato da Bruno Raccio in qualità di coordinatore di maggioranza, si è tenuto, nei giorni venerdi 10 e sabato 11 dicembre scorsi, presso la sala dell’Istituto Superiore Antincendi di Via del Commercio, l’incontro “Municipio Roma XI Next stop 2011”. É stata una occasione per esaminare e discutere il bilancio politico di questi primi tre anni di mandato e per impostare il lavoro da svolgere per i prossimi due. È stata così definita una “Carta di fine mandato”, stilando il programma di governo del Municipio fino alla scadenza elettorale del 2006. Nei due giorni sono stati istituiti gruppi di lavoro nei quali si è discusso di scuola, sport, commercio, trasformazione urbanistica ed ambientale, welfare, autonomia, cultura. Ai lavori hanno partecipato i rappresentanti politici dell’Amministrazione municipale e capitolina. Da segnalare gli interventi particolarmente interessanti del Consigliere comunale Enzo Foschi, dell’Assessore alle politiche delle economie e di bilancio del Comune on.Marco Causi ed in chiusura del sen.Sandro Battisti.

 

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La politica della gente, fatta per tutta la gente

Enzo Foschi, uno di noi, candidato alle Regionali

La politica della gente, fatta per tutta la gente

di Paquale Navarra

Chi fa per la prima volta la conoscenza di Enzo Foschi può essere stimolato – come capitò al sottoscritto – ad eseguire una ricerca nel repertorio della sua memoria letteraria e cinematografica. Nel corso di questa ricerca possono scorrere delle immagini di Ninetto Davoli, può riaffiorare qualche brano poetico di Pasolini, si può persino scorgere un Jean Paul Belmondo privo della facciata birbantesca espressa in tanti film. E’ questa la prima, epidermica (ma comunque positiva) impressione che Enzo può suscitare.
Per una conoscenza più ampia non occorre molto tempo, dato che Enzo è dotato di una personalità limpida; è quasi “un libro aperto”, come si usa dire. …..

Enzo Foschi, uno di noi, candidato alle Regionali

La politica della gente, fatta per tutta la gente

di Paquale Navarra

Chi fa per la prima volta la conoscenza di Enzo Foschi può essere stimolato – come capitò al sottoscritto – ad eseguire una ricerca nel repertorio della sua memoria letteraria e cinematografica. Nel corso di questa ricerca possono scorrere delle immagini di Ninetto Davoli, può riaffiorare qualche brano poetico di Pasolini, si può persino scorgere un Jean Paul Belmondo privo della facciata birbantesca espressa in tanti film. E’ questa la prima, epidermica (ma comunque positiva) impressione che Enzo può suscitare.
Per una conoscenza più ampia non occorre molto tempo, dato che Enzo è dotato di una personalità limpida; è quasi “un libro aperto”, come si usa dire.
Certo, in molti può sorgere il pensiero che tale aspetto del suo carattere sia per un politico una dote troppo rara per essere vera, ma nel caso di Enzo certi luoghi comuni sono sovrastati dal suo impegno per una gestione della cosa pubblica realmente consacrata alla soluzione dei problemi della collettività. E concedendo qualcosa ad un certo immaginario collettivo, si può dire che Enzo Foschi è la politica come la si vorrebbe. Tutto ciò è il frutto di una passione, di una storia. Il suo curriculum politico è folto, eccone quindi la parte più attuale: Consigliere comunale (dal 1993) per i Democratici di Sinistra a Roma, Presidente della Commissione Sport del Comune di Roma, membro della Commissione Roma Capitale, membro della Commissione Sicurezza del Comune di Roma. Per la prima volta Enzo ed io abbiamo un colloquio che è per Cara Garbatella, per i suoi lettori. In questo periodo, Enzo è, naturalmente, molto impegnato nella campagna elettorale per le elezioni regionali che si terranno il 3 e 4 aprile prossimi. “Ho voluto candidarmi perché ciò rappresenta la continuazione di un lavoro, di un’idea forte che coltivo sin da quando, più di vent’anni fa, iniziai ad impegnarmi in politica”. Enzo Foschi
“Iniziai ad avvicinarmi alla politica molto presto, ma la mia non fu un’adesione strettamente ideologica, non sono da annoverare fra coloro che si sono nutriti di politica fin dal primo vagito” mi dice, accompagnando alla frase un sorriso spontaneo. “La mia famiglia, del resto, non è mai stata estremamente politicizzata; si votava a sinistra, certo, e c’era un sentire di sinistra, ma nessuno dei miei era iscritto al Partito Comunista Italiano. Io, quindi, mi avvicinai alla politica per caso. Ecco come avvenne: nel 1980 – avevo quattordici anni, allora – organizzai, con dei miei coetanei, un torneo di calcetto al Parco Pullino. C’erano le squadre, le magliette, gli scarpini eccetera, ma mancavano le porte!… Senza le porte, un accettabile torneo di calcetto non si poteva certo disputare, così ebbi un’idea: ?Perché non parlare con la sezione del PCI qui vicino? Forse loro, chissà, possono rimediarcele?.
Andammo quindi a parlare con il segretario, che all’epoca era Orlando Lombardi. Questi si mostrò disponibile e dopo qualche giorno avemmo le due agognate porte di calcetto – con tanto di reti – in prestito. Erano, naturalmente, porte usate chissà quante volte; i pali erano in buona parte arrugginiti, ma più di questo non era stato possibile rimediare. Di tanto in tanto mi torna in mente quella ruggine su quei pali ingrigiti, ed anche le reti gonfiate dai miei tre, quattro gol . Ma la mia prima presa di coscienza, l’affermazione della mia volontà di impegnarmi in politica per cercare di cambiare lo stato delle cose, avvenne quando iniziai il ginnasio, al Socrate. Come ho detto, la mia non fu una scelta ideologica o filosofica, ma fu una scelta che scaturì dal fatto che non chiudevo gli occhi di fronte a particolari aspetti della realtà. Il liceo Socrate ha sede qui alla Garbatella, tuttavia al tempo in cui iniziai a sedere tra i suoi banchi, notai ben presto che la quasi totalità degli studenti proveniva da altri quartieri, quartieri più “borghesi”.
Molti ragazzi del mio quartiere non avevano quindi le mie stesse opportunità. Tale iniquità, inoltre, era praticamente “istituzionalizzata”. Giorno dopo giorno, crebbe in me la volontà di impegnarmi per cambiare tali stati di fatto; la mia scelta politica a sinistra divenne chiara e forte. Capii e non dimenticai né dimenticherò mai che è sinistra tutto ciò che cambia le condizioni di vita reale della persona. Così mi iscrissi, a quindici anni, alla Fgci e l’anno dopo anche al PCI. Nella sezione di via Passino, naturalmente. Al liceo, poi, divenni rappresentante di classe e in seguito rappresentante d’istituto degli studenti. Nella mia classe feci presto amicizia con delle compagne che condividevano la mia passione per la politica e alle quali sono tuttora grato per aver rappresentato parte del filo conduttore della mia esperienza politica. Sono Elena, Francesca, Giovanna… Ma nei primi anni ’80, di iscritti alla Fgci, qui alla Garbatella, eravamo solo ventisei e tutti maschi… Verso la fine di quel decennio, però, il trend cambiò decisamente: gli iscritti aumentarono a 180 e circa la metà erano ragazze.” “Eri tu il segretario della Fgci della Garbatella, alla fine degli anni ’80…”. “Sì, sono stato segretario, prima della Fgci, poi della Sinistra Giovanile, dal 1988 al 1993; nel ’94 divenni segretario della Sinistra Giovanile del Lazio. Nel frattempo, dall”89 al ’93, sono stato consigliere in XI Circoscrizione”. “E nel ’93, sei stato eletto per la prima volta consigliere comunale…”. “Come vivesti la svolta, cioè la fine del Pci e la nascita del Pds?”. “In modo traumatico.
Non perché non fossi favorevole alla svolta, bensì perché essa produsse, in principio, la frantumazione di un mondo, di un humus che era parte centrale della vita di molti militanti. Ero delegato al congresso di Rimini (primavera del’91) che sancì la fine del Pci. Alla fine dei lavori, per smaltire la tensione che avevo dentro, vagai a lungo per la spiaggia deserta. Approvavo il nuovo, ma allo stesso tempo, come ho detto, soffrivo per la lacerazione creatasi fra compagni, fra persone che fino al giorno prima erano state legate in modo fraterno.” “Ci furono problemi in sezione, fra i militanti?”. “Qui alla Garbatella, tutta la Fgci si era schierata per la svolta, mentre il Pci era in gran parte contrario. Tornati da Rimini, noi più giovani ci ritrovammo quindi in una situazione che aveva del surreale: i compagni contrari alla svolta avevano occupato la sezione e non ci permettevano di entrare; noi facemmo allora una controccupazione, restando fuori della sezione, in attesa che gli occupanti si estenuassero.
Poi, nei mesi che seguirono, i locali della sezione furono spartiti e i contrari alla svolta crearono la sezione di Rifondazione Comunista nello spazio loro assegnato” “Una domanda sulla prossima competizione elettorale. Anche fra i lettori di Cara Garbatella ci sarà chi è incerto e/o non è politicamente vicino a noi e si chiede quindi se vale o no la pena di votare per il centrosinistra. Tu cosa ti senti di dire, sia a loro sia agli elettori comunque orientati verso il centrosinistra?”. “Segnalo ciò che è piuttosto evidente: Roma può competere in Europa, ne ha tutte le possibilità, ma la Giunta Storace ha sostanzialmente sostenuto le politiche del governo Berlusconi, le quali hanno ridotto il ruolo della nostra città e conseguentemente di tutto il Lazio. Checché ne dica Storace, chi vota lui vota Bossi e Berlusconi; sono questi i suoi solidi alleati di governo. Sono tali uomini, tali forze politiche che tendono ad umiliare la nostra città. La Lega Nord, per di più, ha sempre dichiarato ostilità verso Roma. Siccome ritengo che non glielo possiamo permettere oltre, e che per Roma ci sia dunque bisogno di una Regione amica della città, spero che alle prossime elezioni regionali questa attuale giunta sia mandata a casa.”

 

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Tanti scrittori con la scrittura creativa

Cara Garbatella ha intervistato Massimo Mongai, classe 1950, scrittore romano nato nel quartiere, sulla sua attività e i suoi progetti.

Tanti scrittori con la scrittura creativa

di Francesca Vitalini

Come hai istituzionalizzato il tuo ruolo di scrittore?
Vincendo il Premio Urania nel 1997. È un premio per il miglior romanzo di fantascienza di autore italiano inedito e l’ho vinto con “Memorie di un cuoco d’astronave”. Beh, ho visto che potevo scrivere anche romanzi (dato che dal 1981 …..

Cara Garbatella ha intervistato Massimo Mongai, classe 1950, scrittore romano nato nel quartiere, sulla sua attività e i suoi progetti.

Tanti scrittori con la scrittura creativa

di Francesca Vitalini

Come hai istituzionalizzato il tuo ruolo di scrittore?
Vincendo il Premio Urania nel 1997. È un premio per il miglior romanzo di fantascienza di autore italiano inedito e l’ho vinto con “Memorie di un cuoco d’astronave”. Beh, ho visto che potevo scrivere anche romanzi (dato che dal 1981 vivo scrivendo professionalmente, come copy-writer pubblicitario e sceneggiatore) e mi ci sono messo seriamente: sei-sette ore al giorno, 5/6 giorni a settimana, per dieci mesi l’anno. A tempo pieno, praticamente. Riesco a sopravvivere a malapena, ma mi considero un privilegiato.

Puoi presentarci i romanzi che hai pubblicato?
Il primo è già citato. Il secondo è stato sempre per Urania e Mondadori, “Il Gioco degli Immortali”, sempre pura Fantascienza. Il terzo è “Tette e pistole” pubblicato da Malatempora ed è una “storiaccia”, termine che mi piace molto: un giallo/noir molto atipico, almeno nel senso che è la storia di Giulio un sedicenne molto carico sessualmente che fino ai 18 anni fa sesso con le donne come un forsennato, poi scopre di essere anche gay, poi forse prevalentemente gay, si fa “mettere le tette” come dice lui, diventa Giulia si prostituisce, rischia di essere ucciso da un serial killer, torna ad essere Giulio, finisce gli studi, si laurea in legge e diventa commissario di polizia…Poi c’è stato il seguito del Primo, “Memorie di un cuoco di un bordello spaziale”, il sequel delle avventure di Rudy Turturro: poi “Cronache non Ufficiali di due spie Italiane” un misto di una spy-story e di un romanzo storico; adesso sta per uscire “Il fascio sulle stelle, di Benito Mussolini” che è una raccolta di racconti che Mussolini avrebbe scritto se fosse emigrato negli stati uniti nel 1918 e fosse diventato uno scrittore di Fantascienza.

Le esperienze individuali formano il proprio modo di scrivere e plasmano la creatività di uno scrittore. Pensi che si possano trovare degli accenni alla Garbatella, il quartiere nel quale sei nato, nei tuoi romanzi?
Ce ne sono molti. Ho chiamato un pianeta Guhrbuhtelluh, parola che pronunciata all’inglese diventa appunto Garbatella. E un intero romanzo di prossima pubblicazione (spero) “La memoria di Rastafari Diredawa” è praticamente tutto ambientato nel quartiere. Del resto il frutto non cade lontano dall’albero ed io sono nato, cresciuto e vivo nel quartiere.

Pensi che il lavoro di scrittore sia per te un approdo sicuro o un passaggio verso altre mete?
Per ora non ho esaurito la vena di scrittore e tutto lo si può definire tranne che un “approdo sicuro”. Se per sicuro intendi sicuro di quello che faccio, sì, ormai sì. Vivere agiatamente facendo lo scrittore, né più né meno.

Organizzerai un laboratorio di scrittura creativa in collaborazione con Altrevie e Cara Garbatella, due associazioni del quartiere. Viste le tue precedenti esperienze nel settore, a chi pensi possa essere rivolto?
Potenzialmente a tutti. Quando tengo uno di questi corsi usualmente li “taro” sui partecipanti. Ad esempio a fine mese ne inizio uno con la Scuola di Scrittura Creativa Omero, e avrà per tema “come si scrive un romanzo di fantascienza” ma già mi hanno fatto sapere che alcuni degli iscritti vorrebbero anche accenni al “giallo”. Il che va benissimo perché i due generi hanno in comune soprattutto il fatto di essere appunto genere. Diciamo che il corso di Altrevie e Cara Carbatella sarà un corso generale sulla scrittura , partendo da un racconto per arrivare ad impostare (o a capire come si può impostare) un romanzo, parlando di creatività, talento, trucchi professionali. Mi posso permettere il lusso di essere un po’ presuntuoso? Sono se non bravo, convinto di esserlo e finora ai miei corsi non si è lamentato mai nessuno.

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Successo della campagna “Regali che fanno bene”

Successo della campagna “Regali che fanno bene”

di Orietta Vidali

Si è chiusa con un grande successo la campagna “Un regalo che fa bene” promossa congiuntamente da Cara Garbatella e dall’Associazione Culturale Altrevie in occasione delle festività natalizie; la campagna si è attuata attraverso la vendita di olio extra-vergine di oliva il cui ricavato è stato destinato a fini di solidarietà.
L’obiettivo era quello di dare un contributo concreto per migliorare le prestazioni offerte dal reparto oncologico dell’Ospedale Sant’Eugenio, diretto dal Prof. Mauro Antimi …..

Successo della campagna “Regali che fanno bene”

di Orietta Vidali

Si è chiusa con un grande successo la campagna “Un regalo che fa bene” promossa congiuntamente da Cara Garbatella e dall’Associazione Culturale Altrevie in occasione delle festività natalizie; la campagna si è attuata attraverso la vendita di olio extra-vergine di oliva il cui ricavato è stato destinato a fini di solidarietà.
L’obiettivo era quello di dare un contributo concreto per migliorare le prestazioni offerte dal reparto oncologico dell’Ospedale Sant’Eugenio, diretto dal Prof. Mauro Antimi che è anche Presidente dell’ “Associazione Casagrande Scaramelli” attiva nel campo della ricerca e nell’assistenza oncologica.
Nel corso di poche settimane è rapidamente montata una partecipazione appassionata e straordinaria della gente; grazie ad una vasta e capillare rete di solidarietà che si è sviluppata in tutto il quartiere, si è riusciti a vendere poco meno di 600 litri (597, per l’esattezza) di olio extra-vergine di oliva prodotto dalla tenuta “Mercato Vecchio di Farfa”, in Sabina. Un regalo che fa bene, dicevamo; anzi, che fa doppiamente bene: già nel II sec. d.C., infatti, Galeno celebre medico di epoca romana, attribuiva infatti all’olio di oliva proprietà curative. A questa iniziativa, inoltre, si è affiancata una grande e divertente tombolata che si è svolta domenica 19 dicembre presso il Centro anziani di Via Pullino; i premi, messi in palio dagli stessi partecipanti al gioco frugando tra i cassetti di casa, erano a volte un po’ kitch ma avevano il valore inestimabile della solidarietà.
Il ricavato della vendita delle cartelle è stato di 549 euro che si sono aggiunti a quelli raccolti dalla vendita di olio e, comp l e s s ivamente, hanno permesso di raccogliere ben 1.880 euro che serviranno a finanziare programmi destinati ad alleviare le sofferenze dei meno fortunati. “Siamo veramente molto grati a tutti coloro che hanno contribuito a questo successo ci dice Fabio Muzi dell’Associazione Altrevie ma non dimentichiamo che queste generose prove di solidarietà rappresentano anche una denuncia implicita dei tagli di spesa operati dalle istituzioni preposte a garantire i servizi pubblici essenziali, come nel caso della sanità”. In considerazione del grande successo registrato in questa prima e un po’ improvvisata edizione, si sta già lavorando per replicare l’iniziativa anche nel 2005.

 

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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