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Tag: Cronaca

L’album del quartiere in mostra negli stenditoi

Grande successo per la rassegna fotografica “Garbatella Images”

di Francesca VITALINI

I luoghi sono spazi nei quali l’identità, le relazioni e le storie, come sosteneva l’antropologo Marc Augé, si intrecciano.
E un luogo, Garbatella, con le sue storie, i suoi abitanti, le sue memorie è stato il protagonista della mostra “Garbatella Images”, che durante il mese di dicembre ha popolato il quartiere romano. La mostra, parte del programma del Campidoglio “Contemporaneamente Roma”, è stata pensata appositamente per il quartiere popolare dell’Ater: una scoperta delle sue caratteristiche urbane, sociali, architettoniche, antropologiche, storiche attraverso l’uso della fotografia, grazie al lavoro di ricerca sul territorio di due fotografi contemporanei come Francesco Zizola e Giovanni Cocco, ma anche agli scatti donati dalla popolazione locale. Le fotografie d’epoca estratte dai cassetti delle famiglie del quartiere, infatti, sono state messe a disposizione del lavoro di ricostruzione e riscoperta promosso da “Laboratorio Territorio Personale”, in collaborazione con “WSP Photography” e i centri anziani del quartiere. Trentadue immagini in tutto, in parte ingrandite e stampate in pvc e appese come lenzuola tra gli stenditoi dei lotti, altre esposte nei locali dall’associazione culturale e galleria fotografica 10b Photography, ideatrice del progetto.
Il percorso è stato curato dalla storica dell’arte Sara Alberani: “Garbatella è un luogo particolare, prezioso, dove la storia collettiva e le storie individuali si intrecciano – racconta, facendo un bilancio dell’iniziativa –siamo stati piacevolmente colpiti dalla partecipazione degli abitanti, tanto che vogliamo far continuare nel tempo questa progettualità, che ha visto una risposta importante del quartiere, arrivando al suo Centenario nel 2020 con un archivio fotografico locale più ricco, ampliando il numero dei partner sul territorio ed estendendo il numero dei lotti coinvolti nell’esposizione. Ma non ci fermeremo qui, ci piace pensare di far dialogare la fotografia con i video, portando dei proiettori nei cortili dei lotti e vorremmo commissionare a dei fotografi stranieri dei reportage sul quartiere”.
La Garbatella, dunque, si è messa in mostra, presentandosi nella sua immediatezza e nella sua intimità, raccontando storie lontane nel tempo, eppure così familiari: gli operai che hanno costruito il Gazometro, i balli sfrenati sui tavoli delle Sgarbatelle, i ragazzini che si sfidano all’oratorio San Filippo Neri.
Si è raccontata per i suoi abitanti, ma anche per i tanti che sono venuti dalle altre parti della città: “Il pubblico è stato numerosissimo e composito per età e per provenienza – continua Sara – mai ci saremmo aspettati una risposta del genere.
La Garbatella genera curiosità perché ha molto da dire di sé, una ricchezza da raccontare con attenzione”.

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Troppi alberi abbattuti nei lotti: a rischio il paesaggio

di Daniele RANIERI

E’ una vera decimazione quella che sta subendo il patrimonio arboreo della Garbatella. Particolarmente dalla fine di ottobre, con l’ondata di maltempo che ha investito tutta la città, nei lotti le seghe elettriche si ascoltano con maggiore frequenza. Infatti pini marittimi, abeti, eucalipti sono stati abbattuti, altri hanno subito una robusta potatura e il paesaggio urbano nei cortili dei lotti popolari sta subendo un notevole cambiamento e non in meglio. La sequenza delle alberature cadute in questi ultimi mesi è lunga: a febbraio è crollato un leccio all’interno della Casa dei bimbi; a settembre un altro albero si è schiantato su un auto a via Nicolò da Pistoia danneggiandola gravemente; infine a ottobre un pino di circa trenta metri si è spezzato ed è caduto sul tetto di una palazzina del lotto 15. E sappiamo che a marzo è in programma l’abbattimento di due querce sempre nel giardino della Scoletta a piazza Nicola Longobardi. Questi sono solo i casi più eclatanti, ma sono decine gli interventi nel Municipio per la messa in sicurezza delle alberature gravemente danneggiate dal maltempo e dalla vetustà. La domanda che ci poniamo è: un intervento così radicale risponde a un piano o fronteggia esclusivamente l’emergenza?
Seguirà un progetto di ripiantumazione o i giardini rimarranno spogli e abbandonati?
L’abbiamo chiesto all’Assessore all’Ambiente Michele Centorrino, il quale ci ha assicurato che la campagna di tagli è partita su iniziativa del Municipio dopo un sopralluogo tecnico al fine di definire la mappatura degli alberi a rischio. Anche l’Ater è stata sollecitata a fare lo stesso nelle zone di sua competenza, ma per ora non fornisce notizie sulla questione.
Intanto sul verde della Garbatella è entrato in campo nientedimeno che lo chef Rubio. Il famoso cuoco di Frascati, infatti, ha lanciato una raccolta fondi per finanziare un censimento arboreo nel parco Cavallo Pazzo in via G.B.Magnaghi, per studiare il comportamento delle alberature presenti nell’area verde. Un progetto che, se troverà il finanziamento, potrà essere replicato su tutta Roma.

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A Sant’Eurosia con la signora dei piccioni. Malumori tra gli abitanti della piazza

di Lorena GUIDALDI

Mira ha inventato il suo nome.
Signora di mezza età all’anagrafe, candore di bimba nei gesti e nelle parole. Tutte le mattine, da quasi quattordici anni, arriva in piazza Sant’Eurosia con un sacco di mais e buste di pane e, con eleganza leggera, sparge cibo per i piccioni. Arrivano a frotte, come abituati ormai all’appuntamento quotidiano, accompagnati da cornacchie e gabbiani, in uno spettacolare volteggiare di centinaia d’ali.
Lei sta lì, si siede sul muretto che circonda le aiuole e li osserva. Racconta entusiasta delle sue scoperte, di come è riuscita, nel tempo, a capire certi meccanismi o dell’aver rinunciato a difenderli dagli uccelli nemici, perché, in fondo, “è la natura”… Narra delle sue osservazioni, disponibile e solare, capitata per caso in questa sua passione, partendo da un amore assoluto per gli animali e proiettata poi in questa stramba avventura. Gli abitanti dei palazzi intorno alla piazza disapprovano questa sua abitudine, lamentano sporcizia e rumore, ma lei continua serafica e costante a spargere cibo ed entusiasmo.

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Affidato al C.d.Q. l’ingresso al parco su viale Londra

Tenuta di Tor Marancia

di Sandra GIROLAMI

Toccherà al Comitato di Quartiere Grottaperfetta garantire d’ora in poi l’apertura e la chiusura del cancello di accesso alla Tenuta di Tor Marancia su viale Londra. Lo prevede la convenzione firmata ai primi di dicembre con il Comune di Roma, che dalla scorsa estate garantisce finalmente un’assicurazione contro gli infortuni e la responsabilità civile dei volontari che adottano le aree pubbliche.
In realtà già dalla scorsa primavera il CdQ si è adoperato fattivamente per consentire ai cittadini di usufruire dell’ampio spazio naturalistico denominato AFA 2 (Ambito Funzionale di Attivazione) che, a partire da viale Londra, si inoltra per tre ettari e mezzo nella tenuta di Tor Marancia. Si tratta di una piccola parte dei 220 ettari complessivi del parco urbano più grande d’Europa. Inaugurata ufficialmente ai primi di giugno, infatti, l’area mancava totalmente dei servizi essenziali a garantirne la manutenzione. Dopo anni e anni di diatribe giudiziarie, il Consorzio dei Costruttori aveva realizzato la sistemazione e riqualificazione di questo quadrante in cambio di altre zone edificabili, ma l’area rischiava di ripiombare nel precedente stato di abbandono mandando in malora un patrimonio pubblico assai prezioso.
“D’ora in poi – spiega Mario Semeraro , Presidente del Comitato di Quartiere di Roma 70 – un nutrito gruppo di volontari, costituito prevalentemente da cittadini residenti in prossimità del parco, si farà carico di svolgere regolarmente i lavori necessari a mantenere il decoro. Garantiamo apertura e chiusura del cancello d’entrata dalle 8 alle 18, d’estate fino alle 20, e la raccolta dei rifiuti.
Il Servizio giardini del Comune non ha personale sufficiente, ma vigileremo affinché si prendano cura almeno della manutenzione del verde e degli impianti esistenti, coinvolgendo anche il Parco dell’Appia Antica”.
La zona è stata attrezzata con sentieri, gazebo fissi per leggere o fare picnic, panchine, due spazi gioco per i bambini e un’area sportiva con due campi di pallavolo.
Entrando a sinistra ci sono due antichi casali diroccati, che andrebbero ricostruiti e bonificati, ma per i quali non è ancora stato approntato un progetto definitivo.
“Ci auguriamo- aggiunge il Presidente del CdQ – che l’adozione dell’AFA 2 sia solo la prima di una serie di iniziative , che vedano i cittadini, legalmente inquadrati dal principio di sussidiarietà, sempre più attivi nella gestione del proprio territorio. Dobbiamo capire che non basta puntare il dito, ma bisogna rimboccarsi le maniche assumendosi delle responsabilità, anche piccole, ma che aiutino a risolvere i problemi. Anche perché nei prossimi mesi dovrebbe aprire anche il terzo ingresso (AFA 3) su via di Grottaperfetta.
In primavera organizzeremo di nuovo visite guidate con le guide dell’Ente Parco ed altri momenti di aggregazione affinché gli abitanti del territorio prendano coscienza dei tesori che abbiamo e possano godere degli aspetti naturalistici, storici e ambientali
della Tenuta di Tor Marancia”.

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Centinaia di ex studenti festeggiano i 50 anni dell’Aeronautico

Tante le iniziative all’istituto di via Morandini

di Gianni RIVOLTA

Auguri, il De Pinedo compie cinquant’anni. E’ passato già mezzo secolo da quando la prima scuola aeronautica statale d’Italia apriva i battenti grazie alla caparbietà dell’allora preside Giovanni Micci ( lo è stato per 28 anni consecutivi). Correva l’anno 1968, tempi di contestazione studentesca e giovanile. E in quell’istituto, che dopo varie sedi provvisorie finalmente si stabilì in via Morandini 30 nella zona di via Vigna Murata, nasceva una generazione di giovani piloti e di personale di terra, che avrebbero fatto la storia moderna dell’aeronautica civile e militare nel nostro paese.
Una comunità di studenti e insegnanti particolare, che in questi 50 anni hanno mantenuto un attaccamento e un legame con la loro scuola non comune. A testimoniarlo è stata la partecipazione straordinaria di ex studenti ed ex docenti alle innumerevoli iniziative organizzate a partire dal settembre scorso.
“Sì, sono venuti in tantissimi agli incontri “50 anni insieme”- ricorda Nicola Silvestri, insegnante di Educazione Fisica e animatore dell’anniversario- li abbiamo invitati per classi di età, a partire dai pionieri del ‘68 con lo studente n.1 Fulvio Dobrovich fino ai diplomati nel decennio 2009-2018”. Tanti gli eventi organizzati dal comitato dei festeggiamenti.
Ricordiamo solo i più significativi.
L’inaugurazione di due murales all’interno dell’edificio scolastico realizzati da Enzo Gambarini: il primo in bianco e nero rappresenta l’ammaraggio sul Tevere, avvenuto nel lontano 1925, a conclusione della prima impresa di Francesco De Pinedo con il macchinista Campanelli e il suo piccolo idrovolante “Gennariello”. Si trattava di un volo di 55 mila chilometri da Roma a Melbourne, poi Tokyo e ritorno a Roma: un giro e mezzo la circonferenza della Terra, organizzato nei minimi particolari. Un’impresa aeronautica per quell’epoca ai limiti del fantastico; il secondo murales è l’immagine di un pilota delle Frecce tricolori, l’ex studente Colonnello Stefano Centioni, che riprende gli altri componenti della Pattuglia acrobatica nazionale durante una figura di volo a rovescio.
Ad ottobre è stata la volta del faccia a faccia tra le settanta studentesse del De Pinedo con Fiorenza De Bernardi la prima donna pilota civile in Italia, che ha aperto la strada all’astronauta Samantha Cristoforetti e a novembre la donazione alla scuola del manifesto della “Trasvolata delle due Americhe”, compiuta nel 1927 da Francesco De Pinedo col suo “Santa Maria”, un idrovolante della Isotta Fraschini da 500 HP. La stampa dell’evento, autografata da Mussolini, donata dal nipote dell’eroico pilota che porta lo stesso nome, è stata collocata nell’atrio dell’Istituto.
Ma non è finita qui.
Per gennaio sono previste tantissime iniziative. Ecco il calendario degli open day: 12 gennaio incontro con i diplomati dal 2000 al 2009, giro con le 23 mountain bike della scuola e lancio del razzo modello De Pinedo; il 18 la comandante Micaela Scialanga incontra gli studenti delle quarte sul tema “La conduzione del mezzo aereo” ; il 25 un convegno con tutte le realtà del mondo aeronautico; per finire il 26 con gli ultimi diplomati tra il 2009 e il 2018.

Manifesto evocativo del volo delle due Americhe
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Finanziato il progetto per riqualificare l’area dell’es Pup di viale da Vinci

Urgente per i cittadini il ripristino della viabilità

di Fabrizio FAGIANI

Il tratto di viale Leonardo da Vinci, stravolto dal cantiere di un parcheggio sotterraneo mai realizzato, potrà essere finalmente riqualificato con un finanziamento derivante dagli oneri concessori della nuova convenzione urbanistica stipulata dal Comune per piazza dei Navigatori.
Si tratta di 17 milioni, che sono stati destinati a una serie di interventi di riqualificazione urbana individuati attraverso un processo partecipativo chiamato #Roma- Decide. Una procedura voluta dal Campidoglio, che ha suscitato forti critiche per la scarsa partecipazione (poco più di 2mila persone, circa l’1% del totale dei cittadini residenti) e per il fatto che la gran parte degli interventi selezionati saranno realizzati lontano dall’area di piazza dei Navigatori.
Tra gli interventi “vincitori” c’è anche il progetto di risistemazione dell’area dell’ex Pup (Piano urbano parcheggi) di viale Leonardo da Vinci. La vicenda di questa area sosta sotterranea inizia nel 2004. Subito dopo l’avvio del cantiere parte la protesta dei cittadini, che ritengono la realizzazione del profondo scavo pericoloso per la stabilità degli edifici circostanti e si organizzano nel Comitato “No Pup Indignati” per chiedere la revoca della concessione. La ditta costruttrice poi sospende i lavori per difficoltà incontrate nell’opera di scavo e tutta l’area rimane per molti anni in stato di abbandono.
Solo nel settembre 2017 è stata emanata la determinazion, che dispone la revoca della concessione e l’obbligo del ripristino dello stato dei luoghi. Interviene allora il municipio che, nel febbraio scorso, bonifica l’area e riporta in funzione la carreggiata
occupata dal cantiere.
Ma la nuova viabilità non ha riportato il viale nelle condizioni precedenti e ci sono seri problemi di sicurezza stradale. Sono numerosi gli incidenti che si verificano, soprattutto nell’incrocio con via Costantino. Tanto che la Polizia Municipale dell’VIII gruppo ha scritto una nota al Dipartimento capitolino alla Mobilità per chiedere il ripristino della viabilità originaria. La situazione di pericolo viene con tenace insistenza denunciata anche dal Comitato insieme per San Paolo e dal Comitato “No Pup Indignati”.
“Seguitiamo a chiedere quasi giornalmente il ripristino della viabilità a senso unico su entrambe le carreggiatedicono dal Comitato – purtroppo continuano a verificarsi incidenti e la decisione di mantenere il doppio senso in via sperimentale su un lato della via si è rivelata sbagliata. Noi lo avevamo fatto notare fin da subito. Anche il Municipio sta sollecitando la soluzione del problema ed ha presentato un progetto al Dipartimento Mobilità, che dovrebbe occuparsi di provvedere al ripristino dello stato ex ante, dato che la via è di competenza comunale.
Abbiamo scritto anche all’Assessora capitolina alla mobilità Linda Meleo allegando le foto degli incidenti e proveremo a contattare anche il direttore del Dipartimento, con la speranza che presto si riesca a risolvere questa situazione”.
Il Municipio VIII ha risposto alle richieste dei cittadini lanciando un ultimatum al Campidoglio: se non ci sarà un intervento immediato, il Municipio è pronto a intervenire direttamente in surroga del Comune inadempiente.

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Principe di Piemonte: l’associazione dei genitori in prima file

Sulla rupe di San Paolo

di Fabrizio FAGIANI

si è costituita nel 2016, la prima associazione di genitori degli alunni di una scuola pubblica dell’VIII Municipio.
“L’associazione Scuolaliberatutti ci dice il presidente Mauro Gaggiotti – è nata dall’iniziativa di un gruppo di genitori che negli anni si sono impegnati in attività a favore della scuola, dei bambini e dei genitori con l’organizzazione di molti eventi, come le feste di fine anno e i mercatini per la raccolta di fondi, oppure la costruzione di un orto e la proiezioni di film. Senza tirarsi indietro quando c’era da rimboccarsi le maniche per lavori di piccola manutenzione”.
E l’ultima iniziativa dell’associazione Scuolaliberatutti è stata “L’isola che non c’è…la storia (im)possibile della scuola Principe di Piemonte”. Un evento realizzato insieme al Tavolo archivio storico dell’VIII Municipio ( Moby Dick) per far conoscere il patrimonio storico-artistico della scuola progettata dall’architetto Ignazio Guidi nel 1940 e avviare un confronto tra i cittadini e le istituzioni per trovare insieme soluzioni ai problemi relativi alla manutenzione e alla salvaguardia della scuola e del suo parco.
“La costituzione dell’associazione ci racconta ancora il presidente Gaggiotti- è stata molto sostenuta dalla dirigenza scolastica, che ci ha spinto a dare maggiore forza alla voglia di partecipazione di tanti genitori che condividono gli obbiettivi di rafforzare il piano dell’offerta formativa della scuola, di promuovere iniziative per una scuola inclusiva e aperta e favorire il rispetto dell’ambiente e l’uso sostenibile delle risorse naturali”.
Anche il Municipio segue con molto interesse l’attività dell’associazione come esempio di una buona pratica ispirata al principio della sussidiarietà.
“L’associazione Scuolaliberitutti è l’unica associazione di genitori attiva nel Municipio VIII- ci ha detto Francesca Vetrugno, assessora municipale alle politiche scolastiche e noi stiamo lavorando per incentivare la formazione di nuove realtà associative di genitori in altre scuole del municipio. Il nostro intento è quello di favorire la costruzione di una rete territoriale per dare maggiore efficacia e continuità alla sussidiarietà e per stimolare la realizzazione di progetti con i quali partecipare ai bandi pubblici a sostegno delle attività delle scuole”.
Perché tutti sono convinti che la scuola non deve essere solo l’ambiente dove si svolgono le attività didattiche, ma anche un elemento di crescita per il territorio circostante.
Un luogo aperto alla cittadinanza dove svolgere incontri e realizzare iniziative per tutta la comunità.

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Ancora chiusa via delle Sette Chiese

E’ ancora chiusa al traffico veicolare la porzione di via delle Sette Chiese tra via di Sant’Adautto e via Ostiense.
Sono già passati più di quaranta giorni dalla interdizione “dell’antica strada dei pellegrini” a causa del distacco di una porzione di tufo dal muraglione, che costeggia la strada e sostiene il giardino di piazza Benedetto Brin.
Sono state proprio le radici di alcune alberature spontanee a sbriciolare la parete tufacea proprio all’altezza dove tantissimi anni fa c’era una passerella di legno che collegava i lotti 1 e 4 ( abbattuti alla fine degli anni Cinquanta) con le case rapide dei lotti 6 e 7.
Il Municipio VIII ha interessato il dipartimento Ambiente del Comune che ha provveduto alla ripulitura e alla manutenzione del verde nel giardino sovrastante, ma ora si tratta di reperire i finanziamenti per la messa in sicurezza con una rete metallica della parete pericolante.“
La responsabilità dei ritardi è tutta dell’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari – ha dichiarato Amedeo Ciaccheri, presidente dell’VIII Municipio. Non si rendono conto che stanno causando enormi disagi ai collegamenti tra Garbatella e San Paolo-Ostiense, messi già in difficoltà dalla chiusura del cavalca ferrovia di via Giulio Rocco.
E poi ci sono enormi disagi per la raccolta dell’immondizia”. (r.g.)

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La tragica Mauthausen di Giovanni Tagliavini

di Claudio D’AGUANNO

Dopo l’8 settembre 1943 su Roma cala il piombo dell’occupazione nazista. Nel territorio della “città aperta” si applicano le leggi di guerra del Terzo Reich condivise e, in molti casi, aggravate dallo zelo dei fascisti repubblichini. Un primo atto ignobile, che segna l’avvio di questa fase particolarmente dura della nostra storia, è il rastrellamento del ghetto del 16 ottobre che porterà alla deportazione di 1023 persone, tra cui 689 donne e 207 bambini. Soltanto 16 di loro sarebbero sopravvissuti allo sterminio (15 uomini e una donna, Settimia Spizzichino, nessun bambino).
Altrettanto terribile sarà la rappresaglia che alle Fosse Ardeatine vide il massacro di 335 civili e militari italiani, fucilati a Roma il 24 marzo 1944 come risposta all’azione partigiana condotta dai Gap il giorno prima in via Rasella.
Tra queste due date e ancora fino alla liberazione della città, che avverrà il 4 giugno, non mancheranno episodi tragici, non tutti noti alla memoria collettiva.
Uno di questi è l’operazione che tra la fine del ‘43 e l’epifania dell’anno successivo portò all’arresto e poi alla deportazione di centinaia di oppositori del regime. E’ forse questa la prima azione nella fase della guerra civile, sganciata in parte da presupposti razziali, dove l’obiettivo sono soprattutto oppositori “politici” e dove c’è un ruolo guida esercitato da italiani contro italiani. Ed è questa l’occasione che vede coinvolti diversi sovversivi dei nostri quartieri tra cui Giovanni Tagliavini di Tor Marancia.
La ricostruzione della vicenda nota come “il treno degli Italiani” o più crudamente “trasporto del 4 gennaio ’44 per Mauthausen”
è merito di Eugenio Iafrate, che alle storie di quel giorno lontano ha dedicato le sue ricerche. “Non è stato facile –ha più volte raccontato l’autore del libro Elementi Indesiderabili- ricostruire quei fatti.
Furono almeno 330 i rastrellati del 23 dicembre. Prelevati alla vigilia di Natale dalle loro case da agenti di pubblica sicurezza italiana, rinchiusi nel carcere di Regina Coeli, tradotti sui vagoni blindati e accompagnati fino al Konzentrazionlager di Mauthausen.
E’ questo un atto di collaborazionismo attivo dove italiani deportano altri italiani per consegnarli ai nazisti e a un destino di quasi sicura morte.”
Grigia e fredda la prosa del mattinale del 5 gennaio 1944, inviato dalla Questura di Roma al Comando di Forze di Polizia e alla Direzione Generale Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, dove tutta l’operazione viene sintetizzata in questo modo: “ …Alle ore 20,40 di ieri dallo Scalo Tiburtino è partito treno numero 64155 diretto a Innsbruck con a bordo n° 292 individui, rastrellati tra elementi indesiderabili, i quali, ripartiti in dieci vetture, sono stati muniti di viveri per sette giorni.
Il treno sarà scortato fino al Brennero da 20 Agenti di Pubblica Sicurezza ed a destinazione da un Maresciallo e 4 militari della Polizia Germanica. Durante le ultime 24 ore sono stati rastrellati dalla locale Questura, a scopo preventivo, n 162 persone”.
E’ in quella definizione di “elementi indesiderabili” che per Iafrate si concentra il senso dell’intera operazione: “Questo treno –
sottolinea- è molto strano nella scelta dei suoi componenti.
La lista fu fatta e rifatta dalla Questura di Roma e guarda caso i nomi conosciuti o sono di Bandiera Rossa, oppure anarchici, dissidenti del PC clandestino di allora oltre quelli che chiamo ‘ragazzacci’ cioè ribelli noti per la loro insofferenza al regime. Giovanni Tagliavini era, molto probabilmente, uno di questi ribelli di Bandiera Rossa, un gruppo eretico di comunisti molto attivo nelle borgate e presente a Tor Marancia, nelle baracche di Shangai, con decine di aderenti.”
Poche le tracce lasciate dal passaggio di Tagliavini a Regina Coeli in gran parte andate perse nell’incendio che durante la rivolta
del 1973 distrusse la matricola del carcere. Da alcuni registri s’è salvato il foglio del registro che riporta: “Tagliavini Giovanni nato
a Roma il 24.6.1896 figlio di fu Gioacchino e di fu Morelli Maria, domiciliato a Tormarancio padiglione 200, manovale, coniugato
con Macchioni Amedea e 8 figli.
Arrestato il 23.12.1943 da agenti Questura Squadra Mobile entrato a Regina Coeli il 27.12.1943 matr.n.13851 per disposizione Questura Squadra Mobile. Il 4.1.1944 rilascio.”
Così il crudo linguaggio burocratico che parla di “rilascio” e non di deportazione, avvio al campo, inizio d’un percorso che lo porterà alla morte. Il destino di Giovanni è condiviso inizialmente da 330 uomini. Qualcuno riuscirà ad evadere durante il trasporto ma in 257 arriveranno a Dachau il 7 gennaio
Tagliavini vi rimarrà senza matricola sino all’11 gennaio per poi ripartire per Mauthausen.
Il 13 gennaio 1944 viene immatricolato al KL Mauthausen con il n.42205 triangolo rosso, schedato prigioniero politico, con mestiere dichiarato quello di pittore.
Trasferito nel sottocampo di Gusen intorno al marzo 1944 non farà in tempo a vedere la liberazione.
Morirà a Gusen il 2 febbraio 1945 tre mesi prima dell’arrivo della 3° armata comandata da Patton.
A Giovanni Tagliavini il 15 gennaio è stata dedicata una “pietra d’inciampo” posta sul marciapiede di Via Valeria Rufina 66.

Giovanni Tagliavi e Scheda matricolare del carcere
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Sfuma il Centro Culturale, l’ex artistico Mafai verrà demolito

A TOR MARANCIA LA PROTESTA DEI CITTADINI

di Andrea ESPOSITO

Una vista sul degrado è quello che rimane dello scheletro dell’ex liceo artistico di viale Tor di Marancia 103.
Un edificio fatiscente, abbandonato, circondato da sporcizia e vegetazione spontanea. Non è bastato tutto questo al Centro Culturale Popolare Tor Marancia per ottenere dal Comune di Roma i fondi necessari alla riqualificazione del luogo. Stanziamenti che questo progetto, risultato tra i vincitori del processo partecipativo #RomaDecide, si era guadagnato.
Niente di meglio di un teatro, una biblioteca, salette polivalenti e un centro anziani per risarcire il territorio dello scempio edilizio di piazza dei Navigatori. Ma i tecnici del Campidoglio hanno considerato eccessivi i 4,8 milioni di euro necessari alla bonifica e alla costruzione del centro culturale.
Meglio spenderne circa mezzo milione per abbattere l’ex istituto Mario Mafai, suscitando la protesta dei residenti, che si sentono traditi dalla giunta Raggi.
L’idea era stata partorita dalle associazioni di quartiere, un modo di risollevare una zona troppo spesso dimenticata dalle amministrazioni locali.“Vogliamo capire perché il nostro è l’unico progetto depennato dal Comune, aspettiamo di conoscerne i motivi”.
È grande l’indignazione che traspare dalle parole di Eleonora Coderoni, presidente dell’associazione di promozione sociale Parco della Torre di Tormarancia. Per la metà di febbraio sono attese novità: l’organizzazione dei cittadini è sul piede di guerra, pronta a scendere in piazza per protestare e a incontrare chi di dovere in Campidoglio. Ma oltre il danno, c’è anche la beffa. La delibera emessa dalla Sindaca rinvia “alle annualità successive il reperimento dei fondi per la realizzazione del centro polivalente”. Peccato che nel bilancio poliennale presentato fino al 2021 non ci sia neanche un euro dedicato alla realizzazione di un progetto sostenuto da più di quattrocento cittadini.
Fa riflettere che sia stata cancellata l’unica opera di urbanizzazione, che interessava la zona più vicina a piazza dei Navigatori, la fonte dei 17 milioni di oneri concessori, il cui utilizzo è stato rimesso alle  proposte online dei cittadini. Questa modalità di scelta era stata criticata in tempi non sospetti dal presidente dell’VIII municipio Amedeo Ciaccheri, in disaccordo con la decisione dei grillini. Anche perché il ruolo dell’istituzione locale è stato totalmente estromesso da #RomaDecide.
Gli fanno eco i suoi elettori: “affidarsi a un concorso online è stata una buffonata, più della metà della gente che vive qui il computer non lo sa neanche accendere”, una delle voci raccolte tra i lotti del quartiere.
E intanto, a via Badia di Cava verrà pulita e recintata un’area verde: “In effetti è il quinto parco in pochi chilometri di Cristoforo Colombo”, ci precisa Claudio Marotta assessore al Bilancio dell’VIII Municipio. Mentre gli abitanti di Tor Marancia dovranno accontentarsi della demolizione di un fantasma, senza la possibilità di veder nascere qualcosa di utile e nuovo.
La sensazione è che la storia non finisca qui.

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CONTESTATA L’AFFERMAZIONE DELLO SCRITTORE PENNAC

Garbatella come Belleville? Ma mi faccia il piacere!

di enrico RECCHI

Per molti italiani, me compreso, Belleville, il quartiere alternativo di Parigi che ha dato i natali a Edith Piaf, è venuto alla ribalta con i romanzi dello scrittore francese Daniel Pennac. E’ proprio il quartiere multietnico di Parigi lo sfondo privilegiato della famiglia Malaussene protagonista delle sue storie. Pennac lo aveva descritto come una borgata popolare, vivace, storica, piena di colori insomma con una atmosfera particolare, “proprio come la Garbatella a Roma”, qualcuno aveva suggerito.
“Le strade di Belleville come quelle della Garbatella” oppure “L’atmosfera della Garbatella si può ritrovare anche a Parigi passeggiando per Belleville”. Erano queste le frasi che mi gironzolavano per la testa quando stavo organizzando con mia moglie un breve soggiorno a Parigi. Sono stato diverse volte nella capitale francese, che ho girato in lungo e largo, ma non sono mai andato a Belleville o meglio non ne avevo mai sentito l’urgenza.
L’ultima volta invece, dopo aver instillato questa curiosità anche in mia moglie Rossana, la visita al “quartiere cool” situato, dopo Monmartre, sul colle più alto della capitale francese, era diventata un passaggio obbligato. Cos’è che rende due cose simili? Innanzitutto l’aspetto fisico, le dimensioni, le forme, i colori. Poi il profumo, l’atmosfera.
Nel caso di un quartiere cittadino la gente, le voci, i passanti, i bambini, gli edifici. La Storia. Non sto qui a dirvi cosa si può trovare alla Garbatella.

scorci di Belleville a Parigi

Vi dirò invece cosa ho visto a Belleville e cosa non c’è. Non ci sono le stradine silenziose con i pini maestosi che si possono vedere alla Garbatella. Non ci sono le costruzioni d’epoca ovvero i villini popolari costruiti dagli architetti italiani degli anni ’20 e
’30, che tanto lustro danno al nostro quartiere. Belleville è fatta da edifici moderni, alti 5/6 piani, anonimi, indifferenti alle persone che vi abitano e che percorrono quelle strade. Qua è là, tra negozietti, bar, birrerie e ristoranti cinesi quel poco che resta di palazzine costruite a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.
Ogni tanto alcuni murales decorano facciate, altrimenti destinate a restare anonime e invisibili. La Garbatella è aperta, accogliente, ancora a misura d’uomo, poco tecnologica. Ed è proprio la sua struttura architettonica a renderla tale. Alla Garbatella si possono attraversare i cortili, fermarsi a leggere il giornale seduti su un muretto interno o accanto ad uno stenditoio comune. Entrare nei cortili è impossibile a Belleville perché l’accesso a tutti gli edifici è protetto dai codici digitali ai
portoni.
Si vedono in giro diversi cantieri. Si sta costruendo molto e edificare significa abbattere il vecchio, distruggere il passato, modificare il tessuto di un quartiere e in qualche caso cancellare la storia di molte persone.
E’ diversa anche l’atmosfera. Il pomeriggio da noi si vedono gruppetti di anzian,i che con la loro seggioletta si radunano ancora all’ombra nei cortili a fare due chiacchere, a discutere di sport e di politica. Succede anche a Belleville, uno dei quartieri più appetibili dai giovani francesi? Chissà?
A Belleville, dove ho camminato per due giorni, non ho visto questa partecipazione né ho avuto la sensazione di passeggiare in
una comunità.
Belleville, inoltre, è un quartiere multietnico, con i negozi di cibi tipici delle comunità straniere che lo abitano, magrebini, russi e cinesi. E anche questo aspetto è assente alla Garbatella.
Certo due giorni non sono sufficienti per dire di conoscere un quartiere, ma perlomeno questa è l’impressione che io e mia moglie abbiamo riportato. Una volta che ho definitivamente distrutto questo “incubo” della similitudine, che ho acclarato l’unicità della Garbatella e l’impossibilità che le sue caratteristiche fossero state replicate altrove, ho iniziato a guardare Belleville con altri occhi e ho iniziato a girovagare piacevolmente per le sue strade.

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Complimenti a ENZO D’Arcangelo animatore dello sport laziale

E’ stato un dicembre di grandi riconoscimenti per Enzo D’Arcangelo, storico amico del giornale e dell’associazione “Cara Garbatella”, fondatore della Polisportiva Castello nel lontano 1967, presente già dagli anni Ottanta sui campi sportivi di via Alessandro Severo.
La prima occasione, il 13 dicembre, è stata la presentazione riservata alla stampa del suo libro “Il miracolo del volley”.L’incontro
è stato organizzato nella Sala degli Arazzi a palazzo Chigi alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con
delega allo sport, Gianfranco Giorgetti, del presidente del Comitato Olimpico Nazionale Giovanni Malagò e del Presidente
della Federazione Italiana Pallavolo Bruno Cattaneo. Cinque giorni dopo, il 18 dicembre, a D’Arcangelo è stato assegnato dalla
Fipav Lazio il prestigioso “Premio Milita 2018” ( Pietro Milita è stato uno dei dirigenti storici della pallavolo laziale) sia per il suo ultimo lavoro editoriale sia per “ il riconoscimento alla carriera” nel campo sportivo e particolarmente nel volley.
Non siamo certo noi, oggi, a scoprire il curriculum professionale di Enzo D’Arcangelo, professore universitario di Statistica, dirigente sportivo, editorialista di numerose ricerche scientifiche e animatore della Polisportiva Giovanni Castello. Oggi la Castello è la più grande Polisportiva autogestita del Lazio, conta oltre mille soci, centinaia di atleti, più di trenta squadre partecipanti ai campionati federali, decine di dirigenti tecnici nelle varie sezioni agonistiche e amatoriali.

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associazione adelio canali

A Giovanna Mirella Arcidiacono è stata consegnata dall’associazione culturale “4 giugno 1944” di Adelio Canali una medaglia ricordo per l’opera di divulgazione sulla Garbatella svolta in questi anni. Alla manifestazione hanno partecipato Massimiliano smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio, Amedeo Ciaccheri e Claudio Marotta rispettivamente presidente e assessore
alla cultura dell’vIII Municipio.

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Rivivrà il campetto di Piero

di Massimiliano GIOVANNOLI

Tornerà nuovo di zecca il campo sportivo tra via di Grottaperfetta e via Granai di Nerva a Roma 70. Infatti, il progetto di recupero, avanzato dal comitato di quartiere, è tra i 18 vincitori su 80 del processo partecipativo on line #RomaDecide ( i 17 milioni di oneri concessori di piazza Navigatori).
L’opera di restyling è stata dunque finanziata e inserita nel bilancio dell’amministrazione capitolina per l’anno 2019.
La piccola area sportiva è rimasta inutilizzata per circa dieci anni, fino a quando, il Comitato di Quartiere ha deciso di ripulirla e riportarla all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica.
Sta qui da sempre – dicono gli abitanti – dalla nascita del quartiere negli anni ’70-’80. E’uno dei pochi punti di aggregazione, forse l’unico per chi è più giovane. Era la piazza, il centro sportivo, il punto d’incontro, il posto dove tutti hanno giocato, hanno chiacchierato e per anni sono cresciuti”.
Ma il campo non ha avuto una vita facile. Inizialmente faceva parte di una proprietà privata e l’intenzione, al momento della edificazione del quartiere, era di espropriarlo per fornire una piccola area verde ad un comprensorio che, già nelle progettazioni
edilizie, mostrava un carattere esclusivamente residenziale. Il processo di espropriazione si è però rivelato troppo lungo e così
il campetto è stato occupato dai cittadini. Per vari anni è stato gestito da Piero, proprietario del bar di Roma 70, una conduzione
che ha coinciso con un periodo molto felice per l’ area sportiva, tanto da affidargli il nome con cui è ancora noto. Sempre aperto
a tutti, lo spazio era di fatto pubblico e usufruito dai ragazzi del quartiere, che soprattutto nelle stagioni estive organizzavano tornei di calcetto. Negli anni ha visto un lento degrado, ma il campo rimaneva comunque aperto e tutti continuavano ad usarlo.
La soddisfazione per questo primo importante risultato non impedirà comunque ai cittadini di Roma70 di continuare a vigilare
per verificare l’effettiva attuazione del progetto di recupero da parte delle istituzioni locali.

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l’araldo di San Francesco Saverio

E’ uscito ne l mese di dicembre il numero zero dell’Araldo di san Francesco saverio, il bollettino parrocchiale a cadenza mensile che informerà gli abitanti del quartiere di quanto avviene “ in quella che per natura è e vuole essere sempre più la chiesa e la casa di tutti”.
Nel numero di dicembre è stato presentato il calendario delle celebrazioni natalizie, ma da gennaio il foglio della parrocchia cercherà, al di là delle informazioni, di intessere rapporti di amicizia e accoglienza con tutti quelli che, abitando nel
quartiere, di fatto fanno parte di questa comunità.

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caffè letterario al casale ceribelli

Parte la nuova iniziativa del Comitato di quartiere della Montagnola.
Dal 9 gennaio ha preso il via il “Caffè letterario”: una serie di incontri, presso il Centro Anziani del Casale Ceribelli, in cui la lettura di un libro, scelto tra una rosa di proposte nel corso del primo appuntamento, diventa lo spunto per riflettere e confrontarsi sul senso delle parole scritte.
Le organizzatrici, Rossana Pantano e Cristina Petrucci, supportate dal presidente del Comitato, Paolo Colombini, sono convinte sostenitrici della necessità di tornare a parlarsi, di tirare fuori le emozioni e soprattutto di ribadire l’importanza della lettura. nel corso degli incontri ogni partecipante potrà anche presentare un suo scritto e, alla fine del ciclo nel mese di maggio, l’opera che avrà ottenuto più consensi riceverà un premio simbolico all’interno di un evento patrocinato dal Municipio.
L’iniziativa si è avvalsa della collaborazione di alcuni commercianti del quartiere, che hanno partecipato offrendo, appunto, caffè, pasticcini e tisane.

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Aperto al San Michele il centro di accoglienza notturna

L’Ipab San Michele di piazza Tosti apre le porte ai senza fissa dimora.
Venti posti letto gestiti dalla Croce rossa in accordo con i Servizi sociali
municipali. Il centro di accoglienza notturno è stato inaugurato da Amedeo
Ciaccheri, presidente del Municipio VIII e dall’Assessora ai Servizi sociali
Alessandra Aluigi. “ Non possiamo dimenticare – sottolineano gli amministratori
locali- quanto è accaduto solo qualche giorno fa a piazza Lotto a Tor Marancia
e quindi abbiamo voluto dare questa prima risposta all’emergenza freddo nel
nostro territorio. Un servizio che si inquadra nella rete di protezione che il
Municipio ha avviato insieme alle altre realtà locali come le Parrocchie, la
Comunità di Sant’Egidio, la Protezione Civile e in particolare la Croce rossa e
l’Ipab San Michele, nostri partner in questa attività”. (r.g)

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GELO IN ARRIVO, MA LE SCUOLE DELL’VIII MUNICIPIO NON LO TEMONO

Il suono della campanella, la ricreazione, la strizza per l’interrogazione: quelli tra i banchi si sa, sono gli anni più belli. Eppure, anche lì non mancano i disagi. Puntuale come l’inverno, ogni anno in tante scuole si presenta il problema del freddo: termosifoni spenti, caldaie bloccate, temperature al di sotto del limite minimo. La media prevista dalla legge dovrebbe essere infatti tra i 18 e i 20 gradi, ma in molte sedi scolastiche è invece di 14 gradi. Le scuole coinvolte nella Capitale costrette al gelo sono ben il 25%. Insomma, pare che grazie alla cultura scolastica, invece che in una botte di ferro ci si ritrovi in una botte di freddo.

Ma se una scuola su quattro è in queste condizioni, siete curiosi di sapere come ce la passiamo nel nostro municipio? A quanto pare, per fortuna non possiamo lamentarci: “quest’anno al rientro dalle vacanze natalizie, le studentesse e gli studenti hanno trovato scuole calde grazie al nostro intervento”, ha annunciato il presidente del municipio VIII Amedeo Ciaccheri. Grazie all’accensione anticipata dei termosifoni infatti, sono riusciti ad ostacolare la solita rogna delle classi glaciali.

Dunque, da Ostiense passando per Tor Marancia fino all’Appia, possiamo affermare che le nostre scuole sono al caldo.

Non mancano però le eccezioni: “purtroppo siamo costretti ad affrontare un disservizio alla scuola primaria Alonzi, causato da una perdita dell’impianto termico”, ha aggiunto Ciaccheri. Ma l’impresa di manutenzione è già al lavoro per sistemare il danno.

In definitiva, per l’inizio di questo inverno possiamo dirlo: Municipio VIII – 1, gelo – 0, palla al centro. (P.M.I.)

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Spettri rossi

spettri rossi
Editore: IacobellieditoreCollana: Frammenti di memoriaAnno edizione: 2017In commercio dal: 26 ottobre 2017Pagine: 148 p., BrossuraEAN: 9788862523592
di Gianni Rivolta
Enrico è cresciuto in un’umile famiglia operaia del nord e come tanti giovani, alla fine degli anni Sessanta, viene travolto dalla ribellione studentesca che parte dall’Università Statale di Milano. L’improvvisa morte del padre, vecchio comunista ex partigiano e la scoperta di una strana fotografia tra i suoi ricordi, irromperanno violentemente nella sua vita che, fino a quel giorno, era trascorsa serenamente tra l’Università, la politica, la fidanzata e il tavolo da biliardo. Un vortice di accadimenti oscuri e minacciosi lo inducono a cambiare aria. Una splendida Roma primaverile accoglie Enrico, ostinatamente determinato a sciogliere l’enigma che lo tormenta. Come sfondo una Garbatella esoterica, che nasconde tra i suoi muri e le casette liberty la misteriosa chiave di volta di un conflitto. Da qui si scatenerà la resa dei conti finale degli “Spettri rossi”, un vento rivoluzionario e distruttivo che da nord a sud colpirà senza distinzione i simulacri dell’industrialismo.
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Preso quasi in flagranza il piromane d’auto

Preso quasi in flagranza il piromane d’auto

Quest’estate l’hanno beccato mentre si godeva l’ennesimo spettacolo del fuoco: parliamo dell’incendiario seriale che da un po’ di tempo era diventato l’incubo di automobilisti e di motociclisti della Garbatella che dall’inizio di quest’anno hanno visto distrutti i loro mezzi, una trentina.
Lo hanno preso i carabinieri della compagnia dell’Eur in Via delle Sette Chiese, seduto nella sua auto, mentre assisteva all’ennesimo rogo appena attaccato, pronto ad accenderne un altro con la benzina che teneva di riserva a bordo in una tanica di plastica. Spento il fuoco, l’uomo, un 39enne, già noto per precedenti episodi del genere, è stato arrestato con l’accusa di incendio d’auto e portato in caserma. Colto quasi in flagranza di reato (quando è stato preso, sostava nella sua auto nei pressi della vettura cui aveva attaccato le fiamme), spetterà ora ai magistrati accertare che sia lo stesso responsabile dei fuochi d’auto che di notte hanno illuminato diverse strade del quartiere e dintorni: Via Padre Semeria, Via Adelaide Bono, Via Cristoforo Borri, Via Cristoforo Colomb5o, Via di Villa Belardi, Via Padre Reginaldo, Via Capitan Bavastro, Via Giovanni Spinola.
Speriamo che l’incubo degli automobilisti della Garbatella sia finito.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Ottobre 2015

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Morte a Montecitorio

morte_a_Montecitorio
Editore: Homo Scrivens | Collana: Dieci | Anno edizione: 2015 | In commercio dal:15 dicembre 2015 | Pagine: 176 p. Brossura | EAN: 9788899304331

Di Massimo Mongai

Antonio Destaino ha i superpoteri. Sì, perché, oltre a essere un commissario di polizia, è anche un deputato. E quindi, anche se è in aspettativa, può andare in giro armato, arrestare criminali e impartire ordini. E soprattutto, a meno che non venga colto sul fatto, non può essere arrestato senza una autorizzazione del Parlamento. Non può essere intercettato né perquisito, ma in compenso può fare visita a un pregiudicato in carcere senza chiedere permessi.
Lavora nella Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, fin quando in uno sgabuzzino di Palazzo Montecitorio scopre il cadavere della bellissima Contessa Lucrezia Santorre Bernini, dirigente dei servizi informatici della Camera. Delitto passionale? O politico? Non è mai successo prima nella storia d’Italia che qualcuno sia stato ammazzato dentro Montecitorio… Che si può fare? A quali procedure bisogna attenersi?
È proprio Destaino, visti i suoi superpoteri, l’uomo perfetto per indagare.
Che gli piaccia o meno. Si ritrova suo malgrado a indagare, e la trama che viene fuori è fitta come una maglia nera, inestricabile. Camorra, gelosie, interessi milionari…
E poi c’è Luna, che è un po’ la sua kriptonite. Luna è una giovane truccatrice della RAI, molto graziosa, strana e sexy. Gli indebolisce i superpoteri, perché lo distrae. E lui non si può far distrarre: se no gli sparano, lo picchiano, lo diffamano. O almeno ci provano. E Destaino non è davvero invulnerabile.
Però ci va vicino.

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Piazza Brin elevata a “patrimonio culturale”

Epigrafe della fondazione della Garbatella | 18 febbraio 1920

La piazza e gli edifici prospicienti passano sotto la tutela dei Beni Culturali e Paesaggistici: una garanzia per la loro conservazione

Una antica foto aerea dove è possibile riconoscere via Giulio Rocco da Cesinale e Piazza Brin

di Eraldo Saccinto

Il 2 aprile la Direzione regionale dei Beni culturali e paesaggistici ha ritenuto di dover sottoporre a tutela gli edifici e le strutture annesse di Piazza Benedetto Brin, dichiarandoli di interesse particolare e garantendone così la conservazione secondo le norme vigenti. L’edificio sottoposto a tutela è quello sito al civico numero 6, cioè il lotto 5. L’edificio, eretto nel 1923, fa parte del primo nucleo della “Borgata Giardino denominata Garbatella”, la cui realizzazione, iniziata nel 1920, prevedeva la costruzione di cinque lotti di case destinate ad artigiani ed operai, occupando la collina a ridosso della Ferrovia Roma-Ostia. In particolare l’edificio di Piazza Brin, facente parte del lotto 5, è il fulcro centrale del complesso delimitato da Via delle Sette Chiese, Via della Garbatella e Via Alessandro Cialdi.

Dal suo portale centrale passa l’asse che, partendo da Via Giulio Rocco e dal cavalcavia della ferrovia, prosegue con la scenografica scalinata di accesso alla piazza (il cosiddetto Pincetto) e, attraverso il portale, proseguendo in discesa su Via Luigi Orlando, confluisce in Piazza Bartolomeo Romano. L’edificio in questione è, dal punto di vista planimetrico, simile ad una grossa C, con il lato lungo prospiciente la piazza e i due lati corti che vanno a creare sul retro lo spazio verde che orna la corte aperta del fabbricato, disimpegnando i due corpi scala posti ai due angoli. Architettonicamente l’edificio richiama i motivi della tendenza denominata “barocchetto”, che influenzò l’opera dell’architetto Sabbatini nei suoi primi anni di lavoro presso l’ICP.

Da rilevare, rispetto al corpo dell’edificio, la loggetta d’angolo del corpo destro, con otto colonnine che sostengono il tetto ed il perimetro ondulato del sottobalcone sostenuto da sette mensoloni lavorati. La facciata sulla piazza è quella più ricca di elementi architettonici, costituiti da comignoli, gocciolatoi che escono dalla bocca di una leonessa che sormontano i tubi discendenti, archi ribassati profilati in mattoncino con l’uso decorativo del tufo del basamento che crea motivi particolari  attorno alle caditoie.

Sulla stessa facciata, addossata al basamento e accanto alla trattoria romana “Il Moschino”, è possibile osservare una statua funeraria romana acefala rinvenuta nei pressi (la zona, in antico, ospitava una necropoli) . Al lato destro del portale è murata l’epigrafe che ricorda la fondazione della Garbatella, “per la mano augusta di sua maestà il re Vittorio Emanuele III”, avvenuta il 18 febbraio 1920. Questo edificio è stato tra i primi ad essere eretto ed è attualmente quello più importante dell’area, dopo l’abbattimento, avvenuto negli anni Sessanta, dei suoi prospicienti gemelli, per una tentata speculazione edilizia peraltro faticosamente scongiurata: furono tuttavia demoliti tre lotti di “casette per sobborghi giardino”, abitazioni semplici ad uno o due piani di tipologia uguale, che furono eliminati con l’intenzione di far posto alla costruzione di villette destinate ad abitazione private per funzionari del Banco di Santo Spirito. Al posto di due dei lotti demoliti furono creati negli anni Novanta, dopo trent’anni di squallido abbandono, gli attuali due giardini di Piazza Brin, uno dedicato a Maurizio e Marcella Ferrara, l’altro a Maurizio Arena. Recentemente la terza area di demolizione è stata trasformata in un utile pubblico parcheggio.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Luglio 2012

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Restaurata la scritta VOTA GARIBALDI

Restaurata la scritta VOTA GARIBALDI
di Alessandra De Luca

Si sa che per ciascuno che scrive sui muri e scappa, c’è sempre qualcuno che arriva e cancella. L’eterno inseguimento a Garbatella questa volta si è preso una tregua. La mano spietata del cancellatore si è arresa davanti alla forza del passato risparmiando una scritta sul muro che resiste alla corrosione del tempo da quasi 60 anni. La scritta, infatti, “Vota Garibaldi lista N 1” in Via Basilio Brollo non solo non è stata cancellata ma, grazie ad un intervento di restauro, oggi è stata ricondotta al suo aspetto originale.

Correva l’anno 1948, l’Italia si preparava ad un evento eccezionale: le elezioni del primo parlamento della neo Repubblica italiana. Contro il potente schieramento della DC si era costituito il Fronte Popolare, coalizione delle sinistre rappresentate principalmente dal PCI e dal PSI che adottava, come simbolo, il volto di Giuseppe Garibaldi. Fu proprio la mano di un appassionato sostenitore del Fronte Popolare a fare la scritta sul muro. Quelle elezioni saranno vinte in modo schiacciante dalla DC e segneranno l’inizio della lunga egemonia democristiana al governo del Paese, mentre del Fronte Popolare non rimarrà alcuna traccia, eccetto questa scritta sul fianco di un palazzo, indelebile come un vecchio tatuaggio.

Ottenuto il permesso dell’Ater, ex Iacp proprietario del muro, il Dipartimento XI del Comune di Roma ha affidato il restauro alla scuola comunale di Arte Ornamentale di Via di San Giacomo 8. “Il restauro”, ci racconta l’insegnante che ha coordinato il gruppo, “è stato effettuato con le stesse tecniche e gli stessi materiali che normalmente utilizziamo per restaurare gli affreschi d’arte. Il nostro lavoro non si è limitato esclusivamente al restauro della scritta, fatto già di per sé singolare, ma è stato anche quello di rassicurare le decine e decine di passanti i quali seriamente preoccupati chiedevano rassicurazioni sulle finalità del nostro intervento”. Oggi, a lavoro ultimato, rimane la speranza che il ponteggio necessario al restauro venga rimosso al più presto dalla strada in modo che la scritta possa finalmente regalare anche al più distratto dei passanti il piacere di un fugace tuffo nel passato.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Luglio 2004

votagaribaldi
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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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