La notte tra il 2 e il 3 maggio sono state date alle fiamme sei automobili, tra cui alcune smart, parcheggiate in strada all’altezza del civico 42 di via di Poggio Ameno alla Montagnola. A dare l’allarme alcuni residenti della zona, sentendo una intensa puzza di bruciato, hanno prontamente dato l’allarme ai Vigili del Fuoco. ancora oggi sono misteriose le cause: opera di un piromane o si tratta di una causa accidentale?
“Voglio piantare una bandiera e costruirci intorno una battaglia, contro i nazionalismi e le destre estreme ”
di Gianni Rivolta
Nel palazzo della Regione, in una sala gremitissima di giornalisti e di addetti ai lavori, Nicola Zingaretti ha spiegato le ragioni della candidatura del suo vice Massimiliano Smeriglio, alle elezioni europee del prossimo 26 maggio. Il governatore del Lazio, nonché segretario nazionale del Partito democratico, è partito da lontano.
Ha rivendicato i risultati di una squadra che da 11 anni ha creato coesione sociale e, adottando formule politiche inedite, ha sempre vinto, anche quando intorno si sgretolavano le macerie del Centrosinistra a livello romano e nazionale.
“Non dobbiamo essere pigri, sciatti e burocratici, dobbiamo proiettare nel futuro a livello nazionale la buona qualità di governo e il nostro modo di essere nel centrosinistra . Non dobbiamo essere subalterni, – ha ribadito Zingaretti- la lista per le europee deve essere aperta, larga e innovatrice e deve mettere al centro la crescita, lo sviluppo e le persone.
C’è l’esigenza nel centrosinistra di forgiare una nuova classe dirigente e Massimiliano Smeriglio, che è stato cooprotagonista di questa stagione politica, non poteva mancare nella lista, dove porterà la sua cultura politica. Bisognava muovere le pedine. Vittorio Foa l’avrebbe definita la “mossa del cavallo” e noi vogliamo portare nella politica nazionale,fatta spesso di sole parole,la concretezza dell’esperienza amministrativa, di chi le persone le guarda in faccia”.
Massimiliano Smeriglio a tratti si è fatto prendere dall’emozione: “ Non è facilissimo per quello che verrà e quello che è stato. Nicola mi ha chiesto di candidarmi e speriamo che “la mossa del cavallo” non si traduca nella “mossa dell’asino”.
Io comunque voglio dare un contributo diretto ad una battaglia epocale, voglio piantare una bandiera contro i nazionalisti, contro quelli della famiglia di Verona, gli omofobi,i maschilisti, contro le nuove e vecchie povertà e contro le destre estreme, che rischiano di diventare maggioranza in Italia e in Europa. Una Europa che vogliamo cambiare, che vogliamo più democratica, inclusiva e accogliente.
Ho fatto un doppio salto mortale. Ho accettato di candidarmi e di candidarmi nel Partito Democratico, perché penso che Nicola Zingaretti sia il miglior segretario che questo partito possa avere. Lo faccio correndo senza paracadute. Perché concluso , il viaggio della Memoria in programma tutti gli anni con 500 studenti romani, mi dimetterò da vicepresidente. Sarà un passaggio netto senza piano b.
Faccio politica da quando avevo 14 anni. Se sarò eletto da Strasburgo presiederò da quella posizione le politiche che in questi anni abbiamo avanzato nel Lazio, altrimenti tornerò a scrivere, a studiare e a leggere. Non è la prima volta che affronto queste sfide”.
Se pensate di sapere quanto
può infuriarsi un romano al volante in mezzo al traffico, è perché non avete
mai visto un romano al volante, in mezzo al traffico, dopo che gli hanno pure
chiuso la Cristoforo Colombo!
Insomma avete capito? “Torna a Roma laFormula E con la settima tappa del campionato 2018/2019”, si legge sul sito del Comune di Roma. Nessuno mette in dubbio che sia fantastico promuovere le energie alternative e incoraggiare l’utilizzo delle fonti elettriche, si ma noi? Come ci muoviamo nei giorni del campionato dei motori elettrici?
Allacciate le cinture, nervi saldi e
tenete a mente queste modifiche alla viabilità. Vi ricordiamo inoltre, che
se non volete ritrovarvi a sbuffare tra una strada chiusa e un vigile che vi
manda dalla parte opposta di casa vostra, le variazioni saranno inserite anche
sulle app quali Waze, GoogleMaps, Moovit, e altre.
Per l’allestimento del circuito,
dall’11 al 15 Aprile:
Chiusura dello svincolo del Gra sulla pontina direzione Eur, sia in carreggiata interna che esterna.
Chiusura di via Cristoforo Colombo tra Laurentina e Oceano Atlantico.
Le strade chiuse per la Formula E a Roma | Colombo chiusa | Svincolo raccordo chiuso | Bus deviati formula E Roma
Chiusura della svolta a sinistra da via Laurentina su viale Cristoforo Colombo in direzione viale Marconi e viadotto della Magliana.“
Durante la gara, che avverrà dalle
20:30 alle 5:30 del 15 Aprile, le strade dedite al circuito saranno:
Via Cristoforo Colombo
Via Cristoforo Colombo altezza piazza Marconi, e altezza viale Europa
Viale Asia
Via Stendhal
viale della Letteratura
via della Pittura
Viale dell’Industria
Via delle Tre Fontane
Viale dell’Agricoltura
Via Ciro il Grande
Viale Civiltà del Lavoro
via Cristoforo Colombo altezza piazza Marconi
Le fasi del disallestimento invece
inizieranno dal 15 Aprile per terminare il 21 Aprile. Se volete dettagli più
precisi, giorno dopo giorno, potete consultare il sito del Comune si Roma al
seguente link:
Era ancora buio quando questa notte una Lancia Y è sprofondata dal viadotto della Magliana, all’altezza di Parco Rosati, precipitando di sotto.
Il conducente è stato trasportato in codice rosso al San Camillo, per fortuna non ci sono stati altri feriti o vetture coinvolte.
Secondo alcune fonti la macchina sarebbe precipitata all’interno dello Sporting Club Eur, il quale però smentisce l’accaduto: “Abbiamo saputo dell’incidente, ma non è nel nostro centro sportivo che è finita la macchina”, ci ha risposto uno dei segretari. È ancora da accertare quindi a chi appartenga il terreno nel quale è piombata l’auto.
PRIMI SEGNALI DI
RIPRESA PER IL CTO:IL
RILANCIO NEI PROSSIMI DUE ANNI
di Sandra Girolami
Si diradano le prime nubi sull’ospedale
traumatologico della Garbatella. Qualcosa di concreto si sta muovendo, a partire
dall’audizione che si è svolta a fine
marzo alla Pisana nella Commissione Sanità del Consiglio Regionale del Lazio. Già in quella sede il direttore
generale della Asl Rm2 e il direttore sanitario del Cto hanno annunciato un
piano di iniziative, che verranno intraprese nei prossimi due anni per
risollevare le sorti del vecchio nosocomio. La notizia è stata accolta
positivamente dal presidente dell’VIII Municipio, Amedeo
Ciaccheri, che si è dichiarato soddisfatto di questi primi segnali, a partire
dalla riacquisizione al patrimonio pubblico del polo ospedaliero.
“L’interlocuzione diretta del Municipio con l’assessore regionale Alessio D’Amato
e con l’azienda sanitaria ha dato i primi frutti – ha detto – Il progetto dell’ampliamento dell’unità spinale
e del reparto di terapia intensiva sono novità importanti, cui devono
corrispondere tempi rapidi ed un piano
di rilancio anche occupazionale”.
Cara Garbatella, nel numero scorso, aveva messo a
fuoco diversi problemi ed interrogativi,che da anni preoccupano la popolazione
e sui quali ha chiesto risposte alla
Direzione strategica della Asl Rm2, risposte che sono puntualmente arrivate a
partire dalla questione dei posti letto : ”Il rilancio della struttura come
polo d’eccellenza è uno degli obiettivi
che questa Azienda si è prefissata per rilanciare il Cto, che nel corso
dell’ultimo decennio era stato depotenziato fino a farlo diventare quasi una
struttura a valenza territoriale. La nuova organizzazione dei posti letto di
tutti gli ospedali dell’Azienda è per intensità di cura, quindi anche al Cto
esiste l’area di degenza ortopedica “long”, “week” e “day surgery”. Fra poco partiranno i lavori
al terzo piano per realizzare la nuova “week” ortopedica. In questo modo si
amplierà l’offerta di posti letto e si potranno separare i flussi di pazienti
che entreranno in urgenza da quelli che devono fare un intervento pianificato. Inoltre,
in questo periodo sono stati realizzati lavori di ristrutturazione, che hanno
consentito di attivare gli Ambulatori ortopedici e gli sportelli CUP dedicati,
il poliambulatorio ospedaliero con sala d’attesa, la riattivazione del blocco
operatorio al 2° piano e dell’attività di radiologia interventistica della
colonna”.Tra le opere in cantiere è
prevista anche l’installazione di una nuova Risonanza Magnetica Nucleare e di
tutta la radiologia oltre alla riqualificazione degli ascensori, alla
realizzazione dei nuovi impianti di sollevamento e al ripristino della
cartellonistica.
Ma è il potenziamento dell’Unità Spinale uno degli interventi più attesi.
Forse non a tutti è chiaro cosa sia esattamente, quali problemi organizzativi
presenti ed anche quale impegno sia necessario da parte del personale, che deve
assistere i pazienti, per molti dei quali non ci sono speranze di guarigione e
che devono riadattare i loro gesti, le loro abitudini, tutta la loro vita ad
una condizione di mobilità limitata. “I posti letto – spiega la Direzione della Asl – passeranno
da 16 a 32 e quelli
della Terapia Intensiva da 6 a 12 così da permettere il trasferimento precoce
di pazienti tetraparaplegici all’Unità Spinale. Il raddoppio della rianimazione,
inoltre, consentirà di trasferire rapidamente i pazienti con lesione midollare,
per poterli trattare subito chirurgicamente e dal punto di vista riabilitativo,
per consentire il maggior recupero possibile”.
A proposito della Gamma Unit, dalla Direzione sanitaria fanno sapere
che era un’attrezzatura ormai desueta, fuori uso dal 2000, ed è stata rimossa
nel 2017 da un’apposita ditta specializzata. Mentre l’elisuperficie è solo temporaneamente chiusa al traffico
aereo, in quanto sono state avviate le procedure di affidamento della gestione,
manutenzione ed adeguamento alle norme di sicurezza.
E il Pronto Soccorso, su cui negli ultimi tempi aleggiano minacciose ipotesi
di chiusura? “Come previsto dalla Rete ospedaliera regionale e dall’Atto
aziendale – precisa la nota della Asl – è
in fase di realizzazione il Pronto soccorso specialistico ortopedico con
l’obiettivo di ripristinare la storica linea d’attività, ben conosciuta dai
cittadini romani, per la cura e la riabilitazione di episodi di traumatologia,
che ha fatto del Cto l’ospedale di riferimento per tutto il Lazio”.Ma i cittadini del territorio
continuano a credere che l’ospedale della Garbatella dovrebbe essere messo in
grado di soccorrere qualsiasi malato, senza per questo diventare un altro
policlinico, basterebbe istituire un dipartimento di emergenza con la presenza
di tutte le specializzazioni. E’ quanto chiedono le organizzazioni sindacali a
partire dai rappresentanti della Cgil,
Cisl e Uil, che da anni sollecitano investimenti sul nosocomio di via San Nemesio,
vista anche la carenza dei posti letto al S. Eugenio, dove lo stesso Pronto Soccorso è al collasso: per
fare una visita in codice giallo si fanno anche otto ore di attesa. Insomma per
molti il Cto deve tornare ad essere compatibile con i bisogni della
cittadinanza. Anche il sindacato autonomo Fials, tra i punti alla base dello stato di
agitazione del personale della Asl RM2, sottolinea l’urgenza del potenziamento
dell’Ospedale traumatologico, l’assunzione di personale infermieristico, socio
sanitario e amministrativo.
È stata una
giornata di festa quella che il 1° aprile si è vissuta al Podere Lazio, dove da
ormai 15 anni la Cooperativa Sociale Agricola Garibaldi porta avanti un
progetto unico nel suo genere.
Moltissima gente, genitori con i loro figli, volontari, cittadini incuriositi,
e soprattutto loro, i giovani ragazzi affetti da autismo grave e che sostengono
con impegno e passione un’autentica e moderna forma d’imprenditoria: la cura
della terra, la terra che cura, come recita lo slogan impresso sull’Ape Car che
trasporta i prodotti agricoli coltivati al Podere.
Il tutto è
avvenuto a ridosso della giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, che si celebra il 2 aprile di ogni anno.
Si tratta di un giorno riconosciuto a livello internazionale per incoraggiare
gli Stati membri delle Nazioni Unite a prendere misure atte a sensibilizzare le
persone sulla consapevolezza e sulla conoscenza dell’autismo.
Voluta dall’Assemblea
generale delle Nazioni Unite, la giornata è stata approvata il 1º novembre 2007
con la risoluzione 62/13 e adottata il 18 dicembre dello stesso anno; rientra
quindi in una delle giornate ONU ufficiali dedicate alla salute; il giorno
riunisce le singole organizzazioni dedicate all’autismo in tutto il mondo per
collaborare riguardo ricerca, diagnosi, trattamento e accettazione generale per
le persone portatrici di questa varianza neurologica.
All’Ottavo Municipio di Roma, un gruppo di famiglie con figli autistici ha
trovato uno scopo nella Cooperativa Garibaldi, tre ettari di terreno
all’interno della tenuta dell’Istituto Agrario di via di Vigna Murata. Grazie a
un programma condiviso con i servizi sanitari, con l’amministrazione e la scuola,
le famiglie hanno deciso di utilizzare la risorsa data dall’assistenza
domiciliare indiretta e di investirla nel progetto di cooperazione, dove
lavorano i loro 25 ragazzi e gli operatori, sviluppando una piccola impresa
agricola dove, oltre ad un orto e a una serra, funzionano a pieno regime un
agriturismo e una trattoria, e in più un mercatino in loco e ambulante, portato
in giro grazie all’Ape in dotazione alla cooperativa.
Sono anzi i
ragazzi stessi a preparare le pietanze che poi sono servite e consumate dai
clienti del ristorante, cui vengono rilasciati regolari scontrini fiscali, ci
tiene a sottolineare il presidente della cooperativa Maurizio Ferraro.
“Siamo partiti
dalla terra, che è il luogo di origine di ognuno di noi, e dove si possono
creare le cose più semplici, e che abbiamo scoperto può aiutare tanto i nostri
ragazzi”, ci ha spiegato il Presidente, che non senza un certo orgoglio, racconta
tutto quello che è stato realizzato in questi vent’anni, una bella realtà
imprenditoriale, ormai tramutata in opportunità, in servizi per le persone
cosiddette “normali”. Ed è l’articolo 3 della Costituzione italiana a
garantirlo, laddove sancisce che nessuna persona può essere discriminata, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione,
opinioni politiche, o di condizioni personali e sociali.
Una delle premesse
fondamentali del progetto è anche una delibera della Regione, datata 6 maggio
2016, “Servizi e interventi di assistenza alla persona nella Regione Lazio” con
cui si integra le Legge 112/2016, nota come “Legge del Dopo di Noi”, voluta
fortemente dal Governo di Centrosinistra, la Carta dei Diritti delle persone
con Autismo e la Carta dei Diritti delle persone con Disabilità.
L’incontro allla cooperativa Sociale Agricola giuseppe garibaldi
Non è mancata
la vicinanza e quindi il saluto da parte delle Istituzioni Municipali con la
presenza dell’assessora alle politiche sociali Alessandra Aluigi e del
Presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri, che ha evidenziato quanto “il
percorso della Cooperativa Garibaldi (valido anche per la sua unicità) ha avuto
il merito di valorizzare un’esperienza fondamentale per il nostro territorio, suggerendo
alcuni principi che stentano tuttavia a prendere piede in città e che invece
fanno parte di un ragionamento legato a nuovo welfare, che punta sull’autonomia
e sull’emancipazione dove anche ragazze e ragazzi costruiscono dei percorsi
propri senza fare riferimento allo Stato assistenzialista”.
Quando chiude un giornale,
quando una testata che fa informazione abbassa la saracinesca, quando una Radio
spegne per sempre il microfono, comunque la si pensi, è una brutta notizia. E
di brutte notizie al riguardo, nella nostra città, ne abbiamo ascoltate molte.
Invece, questa volta, abbiamo una buona novella perché a Tor Marancia è nato un
nuovo giornale, La Buca.
Composto per ora da pochi fogli, disponibili sia nel cartaceo che nell’edizione digitale, ovverosia in formato Pdf, il giornale nasce per volontà dell’Associazione Parco della Torre di Tormarancia. La Buca appunto, il luogo dov’era ubicata la vecchia borgata, quella che i nostri zii o le nostre nonne chiamavano Sciangai, perché dopo ogni pioggia o anche un breve temporale, tutta la zona si allagava e il paesaggio finiva per assumere le caratteristiche di un villaggio asiatico invaso dalle acque dopo un monsone.
La Buca non ha particolari
velleità, né occulti scopi di lucro; si propone semplicemente di restituire
agli abitanti nuovi spunti d’incontro e di discussione, con un’attenzione particolare
alla Storia e alle vicende, che hanno contraddistinto la trasformazione del
quartiere dalla nascita sino ai nostri giorni.
Il periodico, per ora distribuito gratuitamente in sole 400 copie in tutti i
bar di Tor Marancia, ha una cadenza bimestrale e vive grazie al sostegno dell’Associazione.
Si tratta di un foglio aperto a tutti (nel senso che tutti i cittadini sono invitati a parteciparvi), ricco di spunti interessanti, che affronta con scrupolo tutte le vicende del territorio, dando il giusto spazio alla tutela dell’ambiente e alla dignità delle persone. Per ulteriori informazioni potete scrivere a parcodellatorre@gmail.com o cercare su Facebook la pagina Parco della Torre di Tormarancia: qui potete anche scaricare o richiedere il pdf del primo numero.
Ai nostri colleghi de La
Buca vanno i migliori auguri di buon lavoro dalla Redazione di Cara Garbatella.
Inquinamento: allarme rientrato sulla Circonvallazione ostiense
Prati
verdi, palme, roseti e alberi di limoni, chi conosce la Garbatella lo sa, sembra
di stare in una valle verde. Chi pensa però di poter vivere alla Heidi tra
lotti e giardini, freni il suo impulso. Chi crede che tutto questo quartiere
fiorito possa salvarlo dallo smog di Roma, si sbaglia di grosso.
A
farci alzare le antenne per quanto riguarda la situazione smog delle nostre
strade sono stati i dati diffusi
recentemente sugli organi di stampa. Con una campagna mirata al monitoraggio
delle polveri sottili, i volontari di Legambiente hanno fatto tappa in varie parti di Roma, tra cui proprio
Largo Fochetti, dove la Circonvallazione Ostiense incontra la Colombo, segnalato come uno dei punti più inquinati
della città. “ In realtà il monitoraggio è stato effettuato con misure di 1 ora”, ci
spiega Andrea Minutolo, coordinatore di Legambiente, “e vuole essere una
fotografia dell’esposizione inconsapevole alle polveri sottili a cui i
cittadini spesso sono sottoposti quotidianamente.”
Quali
sono stati i risultati? Subito dopo il monitoraggio eravamo tra le zone più
inquinate di Roma, ma come? Ci intossichiamo tutti nonostante la nostra valle
verde? Ebbene no. Il dato diffuso da Legambiente, innanzitutto, si basa su una
sola ora di valutazione della qualità dell’aria. Inoltre, il risultato emerso
per quanto riguarda le polveri sottili (Pm10), calcolato durante la mattinata,
è stato di 13,2 microgrammi/mc per media oraria, quando il limite massimo
consentito per la salute umana è di 50. Vero, non sono mancati picchi di
innalzamento, fino a 123,3; ma “non direi che Garbatella, o Eur, o Tiburtina, sono tra i
quartieri più inquinati” ci rassicura Minutolo.
Non
contenti però, siamo andati a verificare
i dati più affidabili dell’Arpa ( Agenzia regionale protezione
ambientale), che calcola da 55 stazioni in tutto il Lazio le aree più trafficate
tramite sensori inquinanti, in funzione tutti i giorni dell’anno e non per una sola ora. Indovinate un po’ cosa è
saltato fuori? Prendendo ad esempio il 2018, seppure i valori sono stati abbastanza elevati,
non hanno mai oltrepassato i limiti normativi in tutto l’agglomerato romano.
Gli unici superamenti dei valori massimi
per le polveri sottili sono stati registrati
nella Valle del Sacco in Ciociaria.
Nonostante i dati non siano allarmanti, vi invitiamo comunque a camminare di più, non solo per inquinare meno, ma anche perché, come diceva Alberto Sordi: “Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi”.
Passeggiando tra le strade, le piazze e nei giardini dei lotti si possono osservare diverse varietà arboree: dagli agrumi agli alberi da frutto, come olivi, ciliegi, albicocchi, nespoli e perfino piante tropicali come avocado e banani. Alzando lo sguardo possiamo ammirare i pini marittimi o i cedri del Libano, che si ergono maestosi. Da un po’ di anni sta accadendo che, in occasione di forti raffiche di vento, cadono diversi alberi, soprattutto pini marittimi che sono tra i più diffusi alla Garbatella. Altre piante, tra cui un pino di Aleppo e una casuarina, fusto di provenienza australiana molto raro, sono state abbattute per motivi di sicurezza, perché erano situate in prossimità delle case. La perdita di tutto questo patrimonio verde, che è avvenuta negli ultimi anni, è dovuta a vari fattori. In primo luogo il riscaldamento globale sta causando fenomeni metereologici di forte intensità, con venti che spezzano rami e abbattono alberi, a volte anche causando gravi danni. Inoltre il fatto che gli alberi nell’ambiente urbano crescono tra l’asfalto o il cemento, fa sì che le loro radici si ammalino: un segno molto evidente è il sollevamento dell’asfalto vicino ai pini. Un’altra causa inevitabile è l’invecchiamento.
Questo porterà nei prossimi anni a un radicale cambiamento del paesaggio: dai pini e alberi ad alto fusto con altre specie che sono state saggiamente scelte di media grandezza e di crescita più lenta, come aceri e cipressi. Negli anni Cinquanta, infatti, furono messe a dimora delle piante di alto fusto creando il paesaggio, che abbiamo goduto fino ad ora, ma che potrebbe inevitabilmente cambiare. D’altronde la natura è sempre in perenne mutamento. E’ possibile immaginare che Tremila anni fa su queste colline e nelle valli dove scorreva l’Almone c’era un continuum di boschi. Poi con la nascita di Roma la città ebbe bisogno di molto legno per le costruzioni e per il riscaldamento, materiale che si prendeva nelle immediate vicinanze. Il disboscamento si praticava anche per favorire la pastorizia e l’agricoltura. Più recentemente, verso la fine del 1800, i dati storici ci dicono che, oltre alla pastorizia, sulle colline di San Paolo e lungo la via delle Sette chiese c’erano vigneti e olivi e nelle vicinanze dell’acqua qualche orto e campi a maggese, che producevano per i bisogni della città, ora Capitale d’Italia, in rapida crescita. Nel lotto 55, dietro la casa che si affaccia su largo Randaccio, c’è in posizione rialzata un olivo secolare probabilmente testimone di quei giorni.
La natura e il verde fanno parte della bellezza della
Garbatella e il cambiamento arboreo, che nei prossimi anni avverrà, sarà per
migliorare il connubio tra uomo e natura nel benessere di entrambi. Per
contrastare il problema del riscaldamento globale è soprattutto nelle città che
dovremo piantare alberi, in grado di assorbire l’anidride carbonica ( CO2 ) lì
dove si produce e rilasciare ossigeno, dove viviamo e ne abbiamo bisogno. Essi,
inoltre, ci rinfrescano in estate con la loro ombra e ci deliziano con la loro
bellezza. Piantare alberi deve essere quindi un impegno prioritario dell’Ater,
del Comune e dei cittadini, che insieme dobbiamo assumere per la
nostra salute e per le generazioni future.
San Francesco Saverio è stata la prima chiesa parrocchiale della
Garbatella, in un quartiere dove la presenza dei sacerdoti, fino all’inizio
degli anni Trenta, era limitata al
presidio della storica “chiesoletta” di Sant’Isidoro ed Eurosia su via
delle Sette chiese. Costruita tra il
1931 e il 1933, quando fu eretta a sede parrocchiale, su progetto
dell’architetto Alberto Calza Bini domina piazza Damiano Sauli insieme
all’imponente edificio scolastico “Cesare Battisti”.
La posizione della chiesa nel
quartiere è davvero strategica. Infatti, insieme alla adiacente scuola
elementare, caratterizza l’intera piazza, che può essere considerata il centro
dell’urbanizzazione della Garbatella. La piazza diventa, così, quasi uno spazio
ideale con le case del lotto XIX, progettate da O. Casali, sullo sfondo a fare da quinta
scenografica. L’edificio razionalista,
ultimato nel 1940, con i suoi archi che
conducono verso via Magnaghi fa da separazione tra il nuovo spazio della piazza
e i lotti alle spalle costituiti dai villini residenziali degli anni Venti. Ma chi era il santo a cui è stata intitolata la
chiesa?
Francisco de Jasso
Azpilicueta Atondo y Aznares de Javier,
comunemente noto con il nome di Francesco Saverio, è stato un missionario
gesuita assai attivo nella diffusione del cristianesimo in Asia. Nato nel 1506
da nobile famiglia, era stato poi costretto a fuggire dalla Spagna quando la sua
casata era caduta in disgrazia perdendo tutti i propri beni. Rifugiatosi in
Francia, aveva studiato teologia alla Sorbona di Parigi, dove conobbe Ignazio
di Loyola, al quale si legò partecipando alla fondazione della Compagnia di
Gesù.
Una foto degli anni 50 della parrocchia di San Francesco Saverio a piazza Damiano Sauli
Su richiesta del re del Portogallo,
Papa Paolo III decise di inviare missionari per evangelizzare le nuove colonie
nelle Indie Orientali. Francesco quindi partì da Lisbona nel 1541 ed arrivò
nella colonia di Goa in India dopo un anno di viaggio. Poi da qui portò il
Vangelo anche a Taiwan e nelle Filippine. Successivamente arrivò in Malesia e
in Giappone nel 1549, ma ammalatosi morì
nell’isola cinese di Sancian il 3
dicembre 1552. Venne sepolto nella chiesa dei Gesuiti di Goa, ma una sua
reliquia è conservata a Roma nella chiesa del Gesù, chiesa madre dell’ordine.
Fu fatto santo assieme a
Ignazio da Loyola nel 1662 da Papa Gregorio XV. Festeggiato il 3 dicembre è
considerato il patrono delle missioni ed ecco spiegato anche perché la chiesa,
consacrata nel 1939, venne intitolata al
missionario spagnolo in un quartiere dove la toponomastica è dedicata in parte
proprio ai missionari cattolici nel mondo.
La chiesa non è composta
soltanto dall’edificio di culto vero e proprio, ma anche dai locali
parrocchiali che si trovano nei due corpi laterali lungo via G. Rho e via D.
Comboni. Alle sue spalle oggi si trova il teatro Garbatella, un tempo sede del
cinema parrocchiale.
La facciata con tre entrate ha
due colonne, che incorniciano l’ingresso principale con intorno paraste e
decorazioni in travertino che risaltano sulla struttura di mattoni. In cima
sorge la cupola monumentale e maestosa, che è ben visibile da tutto il
quartiere.
L’interno, a croce latina, è
composto da tre navate con quella centrale dalla volta a botte e in fondo un
corto transetto. L’ambiente è molto luminoso grazie alle alte finestre del
tamburo e a quelle più piccole delle navate laterali. All’interno non ci sono
decorazioni di rilievo.
La piazza è davvero un esempio
di come venivano concepiti gli spazi urbani nei primi decenni del XX° secolo:
la Scuola, la Chiesa, i Giardini, le Case di abitazione a delimitare gli spazi
di un centro di aggregazione della comunità. Per molto tempo una simile
concezione urbanistica è stata criticata, anche per i risvolti politico
ideologici che rappresentava, per essere poi rivalutata ai nostri giorni. Un
pensiero a tutti quelli che per lunghi anni hanno criticato sistematicamente e
aprioristicamente la Garbatella per come era stata costruita e concepita senza riflettere
minimamente su come ci avevano vissuto bene i suoi abitanti (e ci vivono bene
ancor oggi). Un raffronto con le attuali
periferie romane oggi risulterebbe davvero impietoso.
A piedi o in bicicletta lungo il Sentiero del
Pellegrino
di Fabrizio Fagiani
E’ grazie alla partecipazione ad
un bando della Regione Lazio che i Municipi VIII e IX riportano d’attualità il
progetto del Sentiero del Pellegrino. Di un percorso ciclo-pedonale di
collegamento tra la Basilica di San
Paolo e il Santuario della Madonna del Divino Amore se ne parla dal Giubileo
del 2000, quando l’amministrazione comunale di allora decise di rispondere
positivamente alle richieste del Rettore del Santuario, che chiedeva da diversi
anni la realizzazione di un tragitto sicuro per i pellegrini, che
periodicamente percorrono di notte la via Ardeatina per raggiungere il Divino
Amore. Ma il Sentiero del Pellegrino è rimasto tra i progetti rimasti nel
cassetto e non realizzati. E così i
fedeli che tutti i sabato notte, da Pasqua ad ottobre, raggiungono in
pellegrinaggio il Santuario Mariano hanno continuato a percorrere il solito
tragitto sfidando le insidie delle automobili e dei marciapiedi poco sicuri.
«Insieme al Municipio IX abbiamo
colto l’occasione dell’avviso pubblico di Lazio Ciclabile che prevede il
finanziamento di percorsi ciclo-pedonali» ci ha detto Michele Centorrino,
assessore alla mobilità del Municipio VIII «e con l’assessora ai lavori
pubblici Patrizia Ricci abbiamo attivato i nostri tecnici per adeguare il
progetto del Sentiero del Pellegrino alle ultime normative».
La Regione Lazio, come è scritto nell’avviso pubblico, “intende
promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto sia per le esigenze
quotidiane che per le attività turistiche e ricreative per migliorare
l’efficienza, la sicurezza e la sostenibilità della mobilità, tutelare il
patrimonio naturale ed ambientale, ridurre gli effetti negativi della mobilità
in relazione alla salute e al consumo di suolo, valorizzare il territorio e i
beni culturali, accrescere e sviluppare l’attività turistica”.
Per questo la nuova versione del
progetto del Sentiero del Pellegrino non sarà destinata a un uso esclusivamente
religioso, ma sarà rivolta a tutti i cittadini che vorranno camminare in
sicurezza su un percorso storico e naturalistico di grande fascino.
Il Sentiero si snoda quindi per il novanta per cento sul territorio del
Municipio VIII e inizia dalla Basilica di San Paolo. Sarà lungo 15 chilometri e
percorrerà via delle Sette Chiese fino all’Appia Antica, passando per le
catacombe di Santa Domitilla, San Callisto e San Sebastiano. E’ un tratto di
strada che ripercorre in parte quello storico del Giubileo del 1350 e quello
utilizzato da San Filippo Neri nel 1522 per la visita delle sette chiese. Il
viottolo dopo i primi chilometri cittadini diventerà sterrato attraversando il
Parco dell’Appia Antica. L’ultimo tratto si svilupperà lungo sentieri
interpoderali
Pellegrinaggio alle Sette chiese
Il Municipio IX ha partecipato alla messa a punto
della nuova versione del progetto per la parte che riguarda l’ultimo tratto del
percorso da via di Torricola al Santuario.
«Lungo il percorso» specifica
l’assessore Centorrino «saranno piantati alberi per indicare con maggiore
precisione il tragitto del cammino e saranno realizzate delle aree di sosta attrezzate
con panchine, tavoli, fontanelle e
servizi igienici».
Insomma un progetto impegnativo
che, con una previsione di spesa di circa due milioni di euro, se approvato dalla Regione Lazio potrà
rispondere alle esigenze dei fedeli della Madonna del Divino Amore e
valorizzare una porzione significativa dei Municipi VIII e IX.
Annita De Giacomi è la decana del Municipio VIII. A gennaio ha compiuto 104 anni e una
rappresentanza del Municipio con in testa il Presidente Amedeo Ciaccheri gli ha fatto visita per farle gli auguri. In
quella occasione la signora Annita che, pur godendo di ottima salute da un anno
è costretta su una sedia a rotelle, aveva espresso un desiderio: poter vedere dalla finestra di casa un albero.
Dopo un sopralluogo al giardinetto condominiale di via
Leonardo da Vinci, dove abita la “nonna” del
Municipio, la Florovivaistica del Lazio ha provveduto ad offrire
gratuitamente due o tre tipi di
alberature. La scelta è caduta su un melograno. L’ opzione non è casuale. E’
noto che il melograno è una pianta fortemente simbolica. Il colore rosso dei
suoi frutti ha, infatti, sin dall’antichità, evocato la forza vitale, la
salute. Insomma è un albero di buon augurio.
Infine il 30 marzo il
Municipio, nella persona del Vice presidente Leslie Capone, ha poi provveduto, con
l’aiuto di qualche condomino, a scavare
la buca dove alloggiare l’alberello.
Annita De Giacomi con la famiglia
Alla fine della piccola cerimonia, alla presenza della giovane Assessore alle Politiche Sociale
Alessandra Aluigi e di alcuni amici e parenti,
la Signora Annita ha preannunciato un desiderio per il prossimo anno:
accompagnare l’albero con una panchina. Tanti auguri Annita!
Uno dei più grandi orti urbani di Roma l’Ortolino rischia di chiudere o almeno di vedersi fortemente ridimensionato a causa del progetto comunale di costruirci nel bel mezzo una rotatoria stradale.
L’Ortolino è nato nel 2015, su quasi un ettaro di terreno che fino allora faceva parte di una area più vasta trasformata in una immensa discarica di materiali edili. I costruttori delle aree vicine avevano individuato quell’area verde, ai confini di via del Tintoretto, come luogo ideale per gettarci senza spesa mattoni e mattonelle, grandi blocchi di cemento e altro materiale di risulta.
Gli abitanti della zona stanchi di avere sotto casa questo panorama degradato, decisero di rimboccarsi le maniche e di liberare il terreno restituendolo alla sua originaria destinazione di verde pubblico. Riuscirono a spese loro e con grande fatica a bonificarlo completamente. A quel punto ad alcuni venne l’idea di trasformarlo in un area destinata a orti urbani. Si costituirono in associazione e quindi con le carte in regola avanzarono la richiesta al Comune di avere in concessione parte del terreno. Nacque così l’Ortolino. Un area di 123 lotti di 50 metri quadrati ciascuno, 5 metri per 10, su cui oggi coltivano circa 200 famiglie, cioè oltre 600 persone.
La storia ce la racconta il Presidente dell’Associazione, ex ufficiale dell’esercito, Gianni Fattorini ,che coordina l’attività affiancato dai sette componenti del direttivo dell’Associazione eletti dai soci.
“Ottenuta la concessione dal Comune, per prima cosa si è provveduto a far analizzare chimicamente il terreno per capire se il lungo periodo in cui è stato adibito a scarico di materiali avesse lasciato tracce di inquinanti. Anche i primi prodotti coltivati vennero sottoposti a severi test. I risultati conclusero che era tutto perfettamente a posto. A quel punto sono iniziate le assegnazioni e la coltivazione di verdure e ortaggi rigorosamente biologici. Nell’area è infatti proibito l’uso di fertilizzanti aggressivi e di pesticidi. Due anni fa è stato scavato persino un pozzo e una cisterna per irrigare gli orti, collegato poi a un impianto di distribuzione a goccia, per ottimizzare l’uso dell’acqua. Nel tempo l’Ortolino-prosegue il presidente- è diventato una comunità. Le persone si scambiano gli attrezzi e i consigli. Si aiutano quando ci sono oggetti pesanti da trasportare e svolgono insieme i lavori di sistemazione dei vialetti, dei terrazzamenti, di abbellimento delle aree comuni. Entrando c’è un’area coperta con dei tavoli e delle sedie. E’ l’unico punto di ritrovo per i cittadini della zona a parte il vicino centro commerciale. E’ in programma anche la costruzione di un campo da bocce e un percorso sportivo attrezzato. Poi, improvvisa, la doccia fredda. Dall’altra parte della strada, sui terreni che compongono il Parco del Tintoretto, iniziano ad apparire tecnici comunali che svolgono dei sondaggi. Si viene così a sapere che il Comune ha l’intenzione di costruire una bretella stradale di quattro corsie, che unisca via di Vigna Murata con via del Tintoretto, dividendo il Parco in due monconi. Ai lati della strada sono previste la collocazione di un Ipermercato Esselunga e forse di altre costruzioni ad uso residenziale. La terza rotatoria, inoltre, occuperà una buona parte degli attuali orti. Eppure fino a pochi giorni prima- conclude Fattorini- stavamo discutendo con il Comune delle migliorie da apportare agli orti e nessuno aveva accennato a costruzioni stradali imminenti.”
Manifesti di protesta davanti all’Ortolino in via del Tintoretto
Altre due aree verdi da tutelare: in corso una petizione a Roma 70
Continua l’impegno del Comitato di quartiere Grotta Perfetta per strappare al degrado le aree verdi del territorio. Questa volta si tratta dell’ex Punto Verde Qualità 10/11, una porzione di circa cinque ettari fortemente degradata, situata alle spalle di Rinnovamento e tagliata in due da via Calderon della Barca. “La parte verso via dell’Annunziatella – spiega il Presidente del Cdq Mario Semeraro – era stata data in concessione ad una società, che vi costruì un edificio mai aperto al pubblico; doveva essere forse un asilo nido, ma fu edificato in spregio delle norme paesaggistiche, per cui la concessione gli venne ritirata con un danno erariale notevole, in quanto la società affidataria aveva contratto un mutuo garantito dal Comune di Roma. La parte verso viale Londra, invece, confina proprio con il Parco di Tormarancio. Le firme che stiamo raccogliendo sottoscrivono una richiesta alla Regione Lazio affinché riconosca queste zone come aree protette contigue al Parco dell’Appia Antica, facendole ricadere perciò sotto il suo controllo e la sua tutela. Oltre alla raccolta delle firme ci impegneremo anche per sollecitare l’adesione di volontari che in futuro adottino l’area”.
La zona è di grande valore storico e paesaggistico. Si sviluppa intorno a due corsi d’acqua appartenenti alla Marrana di Grotta Perfetta ( il fosso del Grottone è uno dei suoi rami principali) in gran parte intubati per la realizzazione di diversi quartieri, il che ha fortemente compromesso la funzione idrogeologica. La morfologia dell’area – si legge nel documento del Cdq – è caratterizzata dalla presenza di una profonda incisione valliva, delimitata da versanti a forte pendenza (Via Calderon della Barca), che si è impostata sui depositi vulcanici relativi all’attività esplosiva più antica del Vulcano dei Colli Albani. Dal punto di vista botanico, inoltre, la presenza di alberi da frutta, mele cotogne accanto ad alberi di fico e melograni, rivela un’antica conoscenza di impianto di villa agricola romana.
“L’area – aggiunge il presidente del Cdq – è la prosecuzione naturale del Parco dell’Appia Antica e, più specificamente del settore recentemente annesso, ovvero il Parco di Tormarancia. E’ importante, dunque, la ricostruzione dell’unità territoriale e paesaggistica tra queste aree di alto valore culturale e ambientale, per ricomporre un sistema unitario che consenta la fruizione continua e controllata del territorio da parte e con la collaborazione dei cittadini ”(s.gir.)
Monta la protesta per salvare il Parco del Tintoretto
Di Gianni Rivolta
“ La strada si blocca l’Ortolino non si tocca” “ Il
quartiere è una comunità non si divide a metà” “Lotta dura per la verdura”. Con
questi slogan più di mille cittadini dietro uno striscione verde “ Salviamo il
parco del Tintoretto e l’Ortolino” hanno manifestato democraticamente per le
strade di Ottavocolle. La marcia di protesta contro la costruzione della
superstrada, che collegherebbe via di Vigna Murata con via del Tintoretto è
partita dalla parrocchia di San Vigilio per arrivare agli orti urbani
dell’Ortolino, danneggiati dalla costruzione di una rotatoria per facilitare la
circolazione.
Gli organizzatori della manifestazione e i politici
presenti: dal presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri al consigliere
capitolino di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo, hanno preso l’impegno di
presentare la richiesta di una convocazione urgente del Consiglio comunale per
discutere una proposta di delibera che riveda la convenzione urbanistica già
firmata nel dicembre 2017. Un accordo che prevede la costruzione, oltre al
collegamento stradale di quattro corsie con tre rotatorie, di un centro
commerciale e un palazzo di quattordici piani. Insomma una colata di cemento
ritenuta del tutto inutile per il quartiere.
La giornata si è chiusa con la promessa di portare nelle
prossime settimane la protesta in piazza del Campidoglio. Hanno aderito i
Comitati di quartiere del IX Municipio, Legambiente Garbatella, Italia nostra,
l’Associazione Insieme per Ottavocolle, il gruppo municipale di Retake.
Ancora i soliti ignoti alla Alonzi: svaligiato il deposito della mensa
di Franceca VITALINI
I recenti fatti di cronaca che vedono protagonista l’elementare “Aurelio Alonzi” sono ben noti: quattro furti si sono succeduti in appena ventiquattro giorni. L’ultimo in ordine di tempo è stato messo a segno nella notte tra il 21 e il 22 febbraio con un ricco bottino composto da derrate alimentari, sottratte dalla dispensa della mensa. Nelle incursioni precedenti, invece, sono stati presi di mira i distributori automatici di merendine e bevande, ora rimossi. Non è ovviamente l’unica scuola romana a subire, con una certa ciclicità, attacchi di questo tipo, ma la “generale” frequenza di razzie e vandalismi negli edifici scolastici del territorio capitolino non elimina quel senso di “particolare” frustrazione, spaesamento ed insicurezza che nasce quando ad essere colpito è il welfare locale, ossia quel servizio di prossimità vissuto quotidianamente dalle tante famiglie del quartiere come la scuola sotto casa. Un senso di spaesamento e fragilità che accomuna tutti i rappresentanti di tale microcosmo: dirigenza scolastica, insegnanti, personale interno alla struttura, genitori e bambini, sui quali si riversano, ahinoi, le principali conseguenze di distruzioni e trafugamenti di un ambiente che dovrebbe essere confortevole e sereno per il loro benessere.
Prontamente avvertiti le forze dell’ordine e gli uffici tecnici, ora l’Alonzi si trova a fare i conti dei danni subiti, come i costi per il reintegro della merce rubata, le riparazioni da sostenere nel più breve tempo possibile, gli interventi necessari per il miglioramento della sicurezza dell’istituto, la disinfestazione dei locali, che si sommano alle spese ordinarie e straordinarie della gestione di una struttura così complessa. “Operazioni non semplici perché la scuola è una pubblica amministrazione sui generis ed ogni volta c’è di mezzo una burocrazia molto articolata, composta come ricorda Patrizia Martinelli, responsabile del plesso – da tanti attori pubblici e privati, che dovrebbero dialogare tra loro per il benessere della stessa scuola con modalità rapide ed efficaci, cercando di evitare conflitti di competenza”. Un frazionamento di responsabilità e di intervento, frutto di un imperfetto decentramento amministrativo, che non facilita un obiettivo caro a tutti i protagonisti coinvolti nella vicenda: il miglioramento della vita scolastica.
La rappresentanza dei genitori, dal proprio canto, scongiurando lungaggini ed immobilismi vorrebbe essere rassicurata, oltre che su un tempestivo intervento dell’amministrazione pubblica nei confronti dei bisogni strutturali di sicurezza del plesso, anche sulla definitiva sistemazione dell’impianto termico (con la sostituzione e il collaudo della caldaia prima dell’inizio del nuovo anno scolastico), già messo a dura prova da un guasto tecnico, che aveva lasciato (unica scuola del Municipio VIII) le classi al freddo al ritorno delle vacanze natalizie con sospensione dell’attività didattica per alcuni giorni. La scuola di via Alessandro Valignano ospita attualmente 317 studenti delle elementari ed è situata in una zona densamente popolata, quella della Circonvallazione Ostiense. Vide la luce nel lontano 1935, verosimilmente come progetto di Angiolo Mazzoni, architetto futurista, sotto la proprietà dell’Istituto Postelegrafonici (IPOST), come scuola annessa e integrata a un convitto per orfane di dipendenti delle Poste. Solo alla fine degli anni Settanta divenne un edificio scolastico pubblico.
L’ultimo saluto al vetraio della Garbatella e a un angelo del 118
Alberto Casagrande e Mirella Arcidiacono alla fontana di carlotta
Mentre La Garbatella festeggia i suoi 99 anni con tante belle iniziative è colpita dalla perdita di due carissime persone.
Il 17 febbraio se n’è andato Alberto Casagrande, il famoso vetraio di Circonvallazione ostiense. Con i suoi disegni e le sue foto antiche è stato un grande collaboratore dell’associazione il Tempo ritrovato. Alberto, tra l’altro, era compagno di scuola di Carlo Acciari, che disegnava e dipingeva anche lui in modo completamente diverso, partecipava ogni anno ai presepi di Piazza del Popolo con la sua opera in vetro. Nato il 12 novembre del 1927, come dono ha lasciato a coloro che gli hanno dato l’estremo saluto un suo disegno, che rappresenta la fontana Carlotta. Ci piace pensare che ora rincontrando Carlo, il suo compagno delle elementari, stiano insieme in Paradiso a dipingere. L’ultimo saluto ad Alberto Casagrande è stato dato da Don Franco Amatori, ex Parroco di Santa Galla, presso la chiesa di Nostra Signora di Lourdes a Tormarancia.
Un altro grande lutto è quello che ha colpito piazza Caterina Sforza 6, con l’improvvisa morte di Antonio Carnevale, infermiere sensibilissimo dell’ARES 118 e volontario fin da giovanissimo della Comunità di Sant’ Egidio. Antonio era molto conosciuto per la sua bontà e disponibilità sia sul lavoro che nell’opera instancabile di volontariato. Lo ha ricordato nell’omelia il sacerdote in una affollatissima chiesa di Santa Maria in Trastevere. Alle famiglie Casagrande e Carnevali Ramaglia le più sentite condoglianze dalla Garbatella tutta
Finalmente il 15 febbraio è stata riaperta la palestra della scuola media Moscati, in via Padre Semeria, alla Garbatella. E’ rimasta chiusa un anno a causa delle infiltrazioni dal tetto, con disagi notevoli per i ragazzi, i tantissimi studenti, circa seicento che frequentano l’istituto, i quali hanno dovuto svolgere l’ora di educazione fisica all’aperto, nel campo giochi attiguo donato dall’associazione intitolata all’artista Giaime Fiumanò.
Esattamente un anno fa le infiltrazioni avevano interdetto l’accesso alla grande palestra, e i ripetuti appelli al Comune di Roma per un intervento urgente non hanno trovato risposta immediata. E’ finito l’anno scolastico senza nessuna novità, e alla riapertura, a settembre, ancora la palestra era interdetta. E’ stato l’intervento della Giunta del Municipio, della Commissione scuola e dell’Ufficio tecnico a sbloccare l’impasse. “Non potevamo aspettare oltre – spiega l’assessore alla scuola del Municipio VIII Francesca Vitrugno – abbiamo autorizzato i lavori con i fondi a disposizione del Municipio, quelli chiesti al Comune, circa 400 mila euro per il rifacimento del tetto, non sono mai arrivati”.
Oltre ad essere una palestra molto grande e attrezzata per i 600 studenti, è da anni anche il luogo dove si svolgono il pomeriggio e la sera corsi di ballo, basket e pallavolo, rivolti agli adulti. Per gli studenti della Moscati da tempo sono previsti anche dei corsi pomeridiani di pallavolo, che durante la chiusura della palestra si sono svolti in quella del Liceo Socrate, a pochi metri dalla scuola media. Ma ora, per fortuna, i ragazzi possono frequentare la loro palestra senza dover uscire dall’Istituto.
Scoramento. È il sentimento più diffuso tra gli abitanti del Municipio che ogni giorno sono costretti a degli autentici esercizi fisici per non incappare in cumuli d’immondizia e che di recente hanno dovuto ulteriormente alzare il livello di attenzione. Dall’Ostiense all’Eur, dall’Ardeatino alla Garbatella, il vento di questi giorni, che normalmente spazza l’aria non soltanto dal famigerato PM10 (particelle di particolato), ma che porta via umidità e altri effluvi nocivi rendendo tutto molto più nitido e salubre, stavolta non ha fatto altro che aggravare lo stato deprimente in cui versano marciapiedi e strade dei nostri quartieri. Non basta la raccolta della mondezza che funziona a singhiozzo (per usare un eufemismo), né la negligenza di molti cittadini poco inclini a separare organico da plastiche e vetro, né tantomeno gli abusivi, quelli che di notte ti scaricano davanti ai cassonetti cantine appena svuotate o stanze da letto intere.
Ebbene ora ci si è messo anche il grecale a disperdere ovunque detriti e materiali da discarica. Proprio il vento forte, oltre a danneggiare ancora una volta il patrimonio arboreo carente di manutenzione, ha parzialmente distrutto l’opera lignea a firma Luigi Gheno in Largo Angelo Fochetti all’incrocio tra la Circonvallazione Ostiense e via Cristoforo Colombo. L’opera fu costruita dallo scultore vicentino in occasione di Italia 90, i famigerati mondiali di calcio. È impressionante ciò che si vede anche in Piazzale 12 ottobre 1492 all’Ostiense, dove nelle adiacenze dei marciapiedi giacciono i materiali più disparati, di cui si ignora la provenienza e, soprattutto, non si comprende come siano potuti giungere fin lì. Parliamo di materassi, sedie da ufficio, stracci e vestiario. Se in città ormai siamo abituati a convivere con la sporcizia di qualsiasi tipo oltre a rami caduti e lasciati li da mesi, il colpo d’occhio peggiore si ha mentre si percorrono le consolari o le rampe che conducono al Raccordo Anulare e alle altre arterie cittadine, dove cumuli di rifiuti di ogni tipo fanno da contorno al bucolico panorama della periferia.
Cartacce, sacchi neri persi da chissà quale camion, contenitori di altri colori abbandonati dall’incivile di turno, bottiglie di plastica o di vetro. Il problema — che ogni giorno sembra aggravarsi – affligge Roma ormai da qualche anno e coinvolge tutti i quartieri della Capitale, da Ottavia a Ostia, dall’Aurelio al Prenestino e naturalmente anche il nostro Municipio. Nel frattempo da Ama fanno sapere che ammontano a circa 140 le tonnellate di rifiuti urbani consegnati dai cittadini nei municipi dispari di Roma nel corso del secondo appuntamento dell’anno con la campagna “Il tuo quartiere non è una discarica”. In ventisei siti (si tratta di diciannove ecostazioni allestite per l’occasione e di sette centri di raccolta fissi) è stato possibile raccogliere i normali rifiuti ingombranti quali ad esempio mobilio, sedie o materassi, i cosiddetti Raee (apparecchiature elettriche ed elettroniche, computer, televisori ecc.) e altri materiali particolari quali vernici, solventi e olii esausti. L’iniziativa tornerà domenica 17 marzo e coinvolgerà questa volta i municipi pari, quindi anche l’Ottavo.
Un laboratorio per il fai da te all’isola solidale
di Ilaria PROIETTI MERCURI
Uscire da un carcere non sempre vuol dire libertà, si esce dalla galera sì, ma non dalla condanna. Reintegrarsi nella società diventa una sfida ancora più difficile rispetto a quella del sopravvivere in una cella. Ma, per fortuna, c’è chi sostiene che ricominciare una nuova vita è possibile: sono i ragazzi dell’Isola Solidale. Una struttura che da anni ospita fino a 40 detenuti o ex carcerati, chi si trova agli arresti domiciliari, chi ha scontato la pena ma non ha più riferimenti familiari o una condizione economica sufficiente.
Perché abbiamo deciso di andare a conoscerli proprio ora? Perché hanno una novità da raccontarci, che può tornare utile a tutto il territorio. Ma prima vi parliamo un po’ di loro. Ad accoglierci all’ingresso, in via Ardeatina 930 prima del Raccordo anulare, c’è Sergio, direttore del centro. Fin da subito mentre spiega le varie attività e ci presenta i ragazzi, che indaffarati fanno avanti e indietro, gli si legge nello sguardo quanto ami questo lavoro. Eppure, i problemi non mancano: “È molto difficile reintegrarli, a volte ce la facciamo, ultimamente siamo riusciti a far ottenere lavoro ad uno di loro. Altre volte invece, dopo che hanno scontato ed escono da qui, ricominciano a fare quello che facevano prima.” Sergio poi ci fa strada per tutto il centro, dall’orto alla falegnameria e, passando per il pollaio, ci presenta anche le due oche da guardia, che però non ci accolgono con molta ospitalità… allora decidiamo di lasciarle ai loro schiamazzi e continuare il giro.
Qui ognuno ha il suo compito da svolgere, chi fa il cuoco, chi il falegname, chi si occupa degli animali e, se hanno bisogno, si supportano tra loro. Non manca nulla e, quando giungiamo al campetto da calcio, Sergio esclama ridendo: “ci manca solo la piscina!” Poi aggiunge: “scherzo per carità, poi non mi lavora più nessuno qui.” E a proposito di lavoro: è proprio qui la novità di cui volevamo parlarvi. Il 14 febbraio è stato inaugurato l’Emporio Fai Da Noi, promosso da Leroy Merlin, si tratta di uno spazio che pian piano sta prendendo forma con attrezzature varie, macchinari, utensili.
« E’un luogo di condivisione di materiale, dove le persone o le famiglie in difficoltà che necessitano di effettuare lavori di piccola manutenzione, ristrutturazioni o lavori di pittura possono utilizzare gratuitamente gli utensili necessari. “Rivendiamo il materiale che ci passa Leroy Merlin a prezzo di costo, così da rispettare l’accordo”, ci spiega Sergio. In Italia ci sono già altri centri che hanno aderito a questa iniziativa, ma a Roma sono proprio loro, i ragazzi dell’Isola Solidale, i primi a promuoverla. Noi vi consigliamo di farci un giro, con cautela però, che le oche sono pericolose!
Viale L. da Vinci: ripristinata la viabilità originaria. Approvato il progetto del Municipio
di fabrizio FAGIANI
Sul tratto del viale Leonardo da Vinci, compreso tra via Giovannipoli e la piazza omonima, si tornerà finalmente alla viabilità a senso unico su ogni carreggiata.
Era una delle più pressanti richieste fatte dai cittadini del quartiere dopo che tutta l’area, dove sarebbe dovuto essere realizzato un contestato parcheggio sotterraneo previsto dal Piano Urbano Parcheggi, era stata riconsegnata al Comune. Infatti la viabilità, messa in atto in seguito alla rimozione del cantiere del parcheggio mai costruito, si è dimostrata assolutamente inadeguata alle caratteristiche della circolazione automobilistica di quel tratto di viale.
E i cittadini, con il comitato di quartiere “Insieme per San Paolo” e il comitato “No PUP indignati”, hanno con tenacia segnalato al Campidoglio gli incidenti che si susseguivano, soprattutto nell’incrocio con via Costantino, a causa del doppio senso di marcia nella carreggiata sinistra. Segnalazioni raccolte anche dalla Polizia Municipale dell’Ottavo gruppo, che ha pure inviato una nota al Dipartimento Mobilità del Comune per sollecitare il ripristino della viabilità originaria.
Ma dal Campidoglio non arrivava nessuna risposta e allora si è attivato il Municipio VIII. «Appena insediati» ha detto Michele Centorrino, assessore municipale alla mobilità «abbiamo raccolto le necessità dei cittadini che da tempo chiedevano il ripristino della viabilità a senso unico su entrambi i lati, la messa in sicurezza delle scuole e l’aumento dei parcheggi».
Cosi, constatato il ritardo del Comune, il Municipio ha preso l’iniziativa di proporre la realizzazione della risistemazione del viale secondo un progetto messo a punto dai suoi uffici. «Il nostro progetto» ha annunciato con soddisfazione l’assessore Centorrino «è stato vagliato e perfezionato dall’agenzia della mobilità, in collaborazione con l’assessorato capitolino, è stato firmato e con esso anche la necessaria determinazione dirigenziale del traffico è stata emessa. Quindi aspettiamo solo che il Comune inizi i lavori».
E allora che cosa prevede questa tanto attesa risistemazione? Prima di tutto il ripristino della vecchia viabilità, con il senso unico su ognuna delle due carreggiate, che saranno ristrette rispetto a quelle originarie con l’istituzione dei parcheggi a spina di pesce su entrambi i lati. Con questa nuova sistemazione si impedirà il parcheggio tra gli alberi del giardino spartitraffico del viale, che sarà ristrutturato con un intervento successivo. Il restringimento delle carreggiate consentirà il transito di una sola autovettura e quindi si eviterà il fenomeno della irregolare sosta in doppia fila.
Poi è stata prestata massima attenzione alla sicurezza degli attraversamenti pedonali in prossimità degli ingressi della scuola primaria Principe di Piemonte e della scuola dell’infanzia Leonardo da Vinci. Per un tratto del viale verrà per questo istituito un limite di velocità di 30 chilometri orari e saranno realizzate strisce a rilievo sulla carreggiata per provocare il rallentamento dei veicoli. Non sarà possibile realizzare attraversamenti pedonali rialzati, come previsto nel progetto del Municipio, perché il viale Leonardo da Vinci fa parte della viabilità principale.
Le strade di San Paolo si sono colorate. Ma non per i disegni sulle saracinesche dei negozi, né per i coriandoli del Carnevale. Di fronte ai principali esercizi commerciali sono comparsi i nuovi secchi per la raccolta differenziata dei rifiuti. Questi contenitori presentano un coperchio variamente colorato, a seconda del tipo di rifiuto da smaltire.
Colori che seguono una normativa recepita in tutta Italia. Così, da Tignes a Petralia Sottana, dalle Alpi giù per tutti gli Appennini, riconoscerete immediatamente dentro quale secchio gettare il vostro scarto. Ma quali colori sono usati per la nuova raccolta?
Cambiano leggermente rispetto a quelli già noti, ma andiamo ad analizzarli uno ad uno. C’è il grigio, colore neutro e anonimo per i rifiuti indifferenziati. Il verde, colore dei prati e della natura, per il vetro. Il giallo, allegro e fantasioso, per la plastica e il metallo. Il blu, dipinto di blu, felice di stare lassù, per la carta, cartone e cartoncino. Il marrone, colore della terra, per gli scarti alimentari e i rifiuti organici.
Questi nuovi contenitori utilizzeranno un processore elettronico che traccerà la quantità di materiali smaltiti da ogni singola utenza. L’assalto tecnologico che ha rivoluzionato le nostre vite è giunto quindi anche alla “monnezza”. Per l’esposizione dei contenitori, che dovranno essere rimossi appena svuotati, ci sarà anche un calendario specifico, con giorni e orari. Presto la nuova modalità coinvolgerà anche le utenze residenziali; ma ci sono forti dubbi sulla raccolta PAP (porta a porta), per via della difficoltà oggettiva a far rispettare i turni di raccolta, come già purtroppo sperimentato nei Municipi VI e X.
Le nostre strade torneranno pulite e profumate? I gabbiani torneranno a bazzicare i pescherecci in mare e non più le buste con i rifiuti incautamente lasciati in terra? È ancora troppo presto per dirlo. Un dato di fatto è che maggiore è il livello di raccolta differenziata maggiore è il risparmio dei cittadini, anche in termini di impatto ambientale. E sarà bello poter rivedere le piazzette e le stradine della Garbatella libere dai malandati cassonetti di vecchia generazione.
Cinque anni fa rivolsi un appello all’ VIII Municipio, a Eataly, alla Rete Ferroviaria Italiana ed alla Soprintendenza Archeologica di Roma per rendere di nuovo fruibile l’accesso ai resti di un muraglione di una residenza romana con ben sette absidi, ritrovata durante gli scavi degli anni Novanta per la costruzione del sottopasso, che faceva accedere dalla Stazione Ostiense all’allora Terminal Ostiense.
Si tratta probabilmente solo di una piccola parte di una residenza denominata Horti Serviliani, come ha ipotizzato la dottoressa Barbara Roggio, che è stata la prima a cercare di ricomporre il puzzle di tutte le testimonianze esistenti. Secondo lei Ostiense e Garbatella non erano solo territori fuori della città desolati e utilizzati solo per le sepolture.
Questi resti archeologici per motivi di igiene e sicurezza non sono più accessibili dalla parte dei sottopassaggi della stazione ferroviaria Ostiense che collegavano il binario 8 con il binario 15 ed il Terminal Ostiense, in quanto gli accessi sono stati completamente tombati.
La chiusura di quei sottopassi fu dettata dalla necessità di impedire, che continuassero ad essere solo degli immensi dormitori con evidenti criticità sanitarie. Occorre però ricordare che il contratto di compravendita del 2006 tra la Rete Ferroviaria Italiana e la Geal srl, attuale proprietaria del Terminal, prevedeva la riattivazione del sottopasso ed anche altre servitù di stazione.
Ora nessuno, neanche noi abbiamo interesse alla riapertura di tutto quel sottopassaggio, anche perché le criticità in termini di sicurezza e sanitarie, potrebbero ripresentarsi. Crediamo però che con buona volontà sarebbe ancora possibile l’accesso dal piano inferiore del fabbricato del Terminal, che ora ospita Eataly, all’ambiente sotterraneo dove sono conservati i reperti archeologici e le absidi per consentirne la visione e la visita.
Questo anzi sarebbe un ulteriore motivo di richiamo verso Eataly per romani e turisti italiani e non. Basta ricordare il grande effetto di immagine e l’appeal che ha avuto la presenza di reperti archeologici all’apertura della sede della Rinascente in via del Tritone. In noi, che come associazione abbiamo avuto la possibilità e l’onore nel 2001 di renderla per un solo giorno visitabile, è rimasto impresso il ricordo dell’iscrizione del Prefetto Settimio Mnasea, che amava come noi il posto dove viveva al punto che aveva contribuito, a proprie spese, al restauro ed abbellimento di un edificio nelle vicinanze.
Sensibilizziamo quindi chi di dovere a rendere di nuovo fruibili a tutti queste importanti testimonianze di come era il nostro territorio tanti secoli fa. Speriamo che questo nuovo appello trovi riscontro. Fulvio De Pascale per Associazione Insieme per Ostiense
“C’è
chi fa Sanremo e chi fa X Factor, noi facciamo la Garbatella”.
Con
queste parole Alessandro Pieravanti, batterista e voce narrante del gruppo del
Muro del Canto, ha aperto in piazza Sauli il concerto per la festa dei 99 anni
del quartiere.
E’ domenica 24 sul calendario, febbraio pieno, eppure a scaldare la folla che trabocca tra il palco e la cancellata della Cesare Battisti c’è
il miglior sole d’una straordinaria invernata romana.
E
sono almeno cinquemila, ma anche di più, le persone di ogni età come di diversa
memoria folk-rockettara, venute dai sette angoli della città a cantare, assieme
a Daniele Coccia e gli altri, i versi dei loro lavori più conosciuti o a
saltare sul posto seguendo le note nuove de “L’Amore Mio Non More”. Questo
infatti il titolo dell’ultimo disco firmato dal gruppo romano che pare calzare
a pennello come dedica, la più appropriata e tenera, al compleanno d’una borgata
giardino battezzata Concordia nel 1920 ma cresciuta ribelle e forte col nome di
Garbatella.
Prima
delle canzoni sono state comunque le parole del presidente Amedeo Ciaccheri a
ricordare la qualità sociale del “secolo breve” di queste parti, rivendicando
la cultura dell’accoglienza, le virtù dell’antifascismo e del rifiuto del
razzismo, cresciute nei lotti e coltivate di generazione in generazione.
Col saluto a Riace è poi partito il tour sonoro che in oltre due ore e mezza ha offerto il meglio della produzione artistica firmata Muro del Canto. Ouverture d’obbligo per Reggime er Gioco, prima traccia del nuovo disco, racconto d’una Roma zingara e smarrita dove però c’è sempre spazio per un’altra chance, per un’altra occasione di riscossa: “Reggime er gioco ancora / Come è stato tanti anni
fa —invoca la voce del gruppo- Che a noi nun ce mettono in riga…”
Pasolini e Lando Fiorini, Gadda e Gabriella Ferri, Giuseppe Gioacchino Belli e Ennio Morricone, forse Remo Remotti o Victor Cavallo: non sono certo i riferimenti letterari alti, come pure i rimandi alla musica più di consumo, a fare difetto in pezzi come Novecento o
come il recitato Roma Maledetta, come Cella 33 o L’Anima de li Mejo,
irriverente e beffarda dichiarazione d’amore e sfida alla “commare secca”
ovvero alla vita che della morte è complice e rivale.
La periferia e la fame che te fa “pija’ d’aceto”, l’infanzia e il carcere, il tradimento, gli amori, la morte ancora e soprattutto il tempo che scorre, sono i temi che, una canzone dietro l’altra, giocano con le sonorità più diverse, alternando nei respiri della fisarmonica o
nei passaggi al piano come nel ritmo delle percussioni, l’aria d’Irlanda al
western, il rock ruvido al vigore gitano. E di ogni cosa il dialetto romanesco,
sempre curato e mai banale, lingua meticcia e ormai universale, è sintesi d’espressione
e garanzia di qualità.
Garbatella, la sua gente e la fresca giovinezza dei suoi anni, non poteva trovare cantori più appropriati. E il coro generale che nel finale accompagna le note de La Vita è Una -ultimo pezzo reclamato nei bis finali- vale appunto come una dichiarazione d’affetto per
i suoi figli ovvero di risposta, ferma e serena, urlata in faccia ai profeti
delle passioni tristi o a chi nel rancore trascina i suoi giorni.
“Tu
ridi sogni e questa vita te la bevi / tutta de un sorso senza manco ripijà
fiato…
Quasi
nun senti come passeno quest’anni… e te ricordi solo chi te vole bene / la vita
è una c’hai ragione e nun conviene / campa’ cor sangue amaro pe ste quattro
iene…”
E
così, ridendo d’amore, con le luci del tramonto che spengono le candeline sulla
torta, sale ancora l’ultimo grido d’uno straordinario compleanno: lunga vita a
Garbatella!
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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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