Skip to main content

Tag: Cronaca

Giornata mondiale sull’autismo alla Cooperativa Garibaldi

di Eleonora Ono

Segnatevi la data perché il 2 Aprile, nella Cooperativa Agricola Giuseppe Garibaldi, immersa nel verde di Via di Vigna Murata 573, vi aspetta la giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo.

Il programma partirà alle ore 11:30 quando i genitori, i ragazzi autistici e chi fa parte di questa splendida realtà si racconteranno. Proseguirà poi alle ore 13.00 con la visita dell’azienda in attesa del buffet. Seguiranno la passeggiata negli orti, musiche e danze popolari e persino un’installazione artistica di Bob Gallo, pittore che si è lasciato coinvolgere dalla capacità creativa di questi giovani.

Una giornata che, istituita dall’Onu nel 2007 per richiamare l’attenzione su questa realtà, ha per la Cooperativa Garibaldi un’importante significato. Qui infatti, ogni giorno si lotta per il riconoscimento dei diritti delle persone con la sindrome dello spettro autistico.

Una storia che va avanti dal 2010, quando il Presidente Maurizio Ferraro, insieme ad altri genitori dei ragazzi autistici, fondarono questa cooperativa sperimentale per sensibilizzare la popolazione su questa complicata realtà, ma soprattutto  per dare un lavoro e un futuro ai propri figli. L’unicità di questa azienda, infatti, è che i soci fondatori sono proprio loro: i ragazzi autistici. E nonostante le difficoltà, le loro giornate volano tra mille attività. Dal ristorante, alla falegnameria, la smielatura, i corsi di cucina, laboratori di fotografia,disegno: il tutto con l’intento di integrare ogni ragazzo che abbia una forma di autismo più a meno lieve. Tra le attività non dimentichiamo quella dell’orto, forse la principale, poiché coinvolge l’intero quartiere e dintorni. I cittadini infatti, possono adottare pezzi di terra da curare e coltivare assieme ai ragazzi, così da superare le barriere dei pregiudizi e dei preconcetti. Scegliere una parte di terra da adottare, vuol dire anche sentirsi liberi di investire in questo spazio pieno di vita e di riscatto.

Perciò il motto è: “la cura della Terra la Terra che cura”. Con questo messaggio si spera di scuotere anche una mentalità che, alcune volte, si irrigidisce nell’affrontare concetti un po’ meno consueti per paura o per disinteresse. Invece bisognerebbe  alimentare la comunicazione sotto qualsiasi forma attraverso un percorso di inclusione.

Insomma, il 2 Aprile non perdetevi questa giornata dove si sta insieme, si mangia, si respira l’aria di campagna, si scoprono i punti di vista di chi il mondo lo vede a modo suo. E se non sai guardare il mondo come fanno i ragazzi autistici, impari.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Un mercato della disperazione, tra degrado e illegalità

Di Stefano Baiocchi

È sconcertante, e per certi versi incredibile, quanto avviene sistematicamente in via delle Cave Ardeatine, parliamo della strada che collega Piazzale dei Partigiani al Piazzale Ostiense, a pochi metri dalle Mura Aureliane e quindi dal centro della città eterna.
Ogni giorno il marciapiede adiacente l’uscita della metropolitana, a fianco dell’Hub vaccinale di Acea, la più importante azienda capitolina, ospita un mercato dell’immondizia. Avete letto bene. Perché non si tratta di un mercato delle pulci come ve ne sono molti in altrettante città italiane, né di un semplice mercato dell’usato, autorizzato o meno.
Nel mercato dell’immondizia vengono vendute esclusivamente cianfrusaglie, masserizie, ciarpame e paccottiglie provenienti quasi sempre dai cassonetti dell’Ama.
Un mercato della disperazione, oltre che del degrado. Su quattro stracci, stesi sul marciapiede a mo’ di telo, si possono osservare scarpe usate in pessimo stato, giocattoli rotti, elettrodomestici e altri apparecchi assolutamente inutilizzabili, vestiti sudici, ferri e oggetti indefinibili, ma anche CD, videocassette, schermi di computer, bicchieri, vasi, posate, borse rotte, moltissimi portafogli.

Considerando tuttavia che alcuni oggetti, quali orologi e orecchini, sono in bella mostra, oltre ai già nominati portafogli, difficilmente possiamo pensare che tutto ciò che è in vendita possa provenire dai rifiuti. Il sospetto che alcuni di questi siano di origine furtiva è più che lecito. Anche se non si trattasse di merce proveniente da furti e scippi, ma soltanto dai cassonetti, ci troveremmo comunque di fronte a un reato, perché l’immondizia depositata appartiene ad Ama.
Le persone che vendono questo tipo di mercanzie sono esclusivamente di origine straniera, quasi tutte provenienti dall’est Europa e molto probabilmente senza fissa dimora. Persone povere senz’altro, che vivono di espedienti e al limite della legalità.
Le paccottiglie in vendita sul marciapiede, senza dimenticare l’olezzo  emanano perché raccolte nei cassonetti, meriterebbero il sequestro immediato; ma servirebbe anche un intervento deciso da parte della Asl di zona o comunque di una bonifica dell’area da parte di Ama.
Sul medesimo marciapiede si sviluppa, inoltre, proseguendo verso la Piramide, un altro mercato, dove viene venduto di tutto, soprattutto vestiario, e che occupa quasi per intero il passaggio pedonale con i furgoni che invadono metà della carreggiata. Per camminare si è quindi spesso costretti ad attraversare la strada.
Il via vai di persone che esce dalla metropolitana attraversa giornalmente le masserizie sparse sul marciapiede. Alcuni turisti, provenienti dalla stazione Ostiense, inorridiscono, altri, soprattutto i romani che fanno la spola tra la stazione Ostiense e la fermata Piramide della metropolitana (il sotto-tunnel di collegamento è chiuso da due anni), hanno una faccia rassegnata.

Una signora della zona appena uscita dalla metropolitana ci mostra la fontanella e ci racconta di come la sera con il buio viene usata per le abluzioni, anche per le parti intime, dai venditori del mercatino.

“Questo spettacolo – racconta una guardia giurata in servizio all’hub di Acea – va in scena ogni giorno della settimana, dal mattino sino a sera”. “La Polizia Locale passa tutti i giorni, intima di sgombrare il marciapiede, i venditori raccolgono tutto nelle tovaglie e dopo venti minuti tutto torna come prima”.

“Qui non vendono soltanto immondizia o oggetti raccolti per strada e nei cassonetti, qui viene venduta anche merce di dubbia provenienza”, rincara la dose un’impiegata dell’Acea. “Basta notare le auto che si fermano e da cui scendono persone bene vestite, non degli stracciaroli, che comprano delle cose e risalgono immediatamente”. “È evidente che non si tratta di cianfrusaglie di scarso valore, risponde un signore che abita proprio di fronte alla stazione Ostiense. “L’ho detto anche ai vigili urbani che passano quasi ogni giorno e anche ad una pattuglia di motociclisti dei carabinieri. Mi hanno risposto che loro hanno le mani legate e non possono farci niente”.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Quella “S” agli archi di piazza Sauli segnalava un serbatoio in tempo di guerra

Di Giorgio Guidoni

Si può cancellare una scritta, non si deve cancellare la memoria. È quello che è accaduto alla lettera “S” maiuscola iscritta in un cerchio nero sulle colonne degli archi in piazza Damiano Sauli, rimossa accidentalmente un anno fa durante i lavori di ristrutturazione dei portici in cortina.

Non conoscevamo con certezza il significato di quella lettera: poteva indicare sia un serbatoio di acqua nelle vicinanze da usare in casi di emergenza, sia un deposito di sabbia da utilizzare nei rifugi antiaerei, come specificato nelle norme UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) del periodo bellico.

Oggi però, grazie a una preziosa testimonianza diretta, possiamo stabilirne il significato con certezza. Ce lo chiarisce Andrea Cristiano, che da bambino abitava nei paraggi e trascorreva lunghe ore a giocare in piazza con gli altri amichetti.

“Avevamo notato più volta l’arrivo di una pattuglia di Vigili del Fuoco che armeggiava nella zona antistante l’odierna fontanella. All’inizio la cosa non aveva stuzzicato il nostro interesse, poi però, incuriositi da questi uomini in divisa, un giorno ci fiondammo intorno a loro per cercare di capire che cosa facessero. Riuscendo a gettare lo sguardo oltre il cordone umano dei Vigili notammo che uno di loro si stava calando all’interno di una botola tramite una scala metallica.

Vista la nostra curiosità ci spiegarono che, proprio sotto la piazza dove da sempre giocavamo, c’era una grande cisterna per la raccolta dell’acqua usata come rifornimento per le autobotti. Con grande cautela ci fecero avvicinare così da poter scorgere, sulla superficie dell’acqua sottostante, il riflesso del cielo sopra di noi. Poi indicarono la grande “S” nera dipinta sul muro tra gli archi e ci spiegarono che era il simbolo per segnalare nelle vicinanze la presenza di un serbatoio. Quella “S” si poteva trovare anche in altre zone di Roma, e, in qualche caso, c’era vicino anche una lettera “I” per segnalare l’esistenza di idranti in prossimità. Tutti simboli che erano stati di utilizzati durante la guerra. La piazza fu poi completamente ristrutturata e l’originale terriccio venne ricoperto da una pavimentazione più moderna: i lavori iniziarono nel 1995 e furono eseguiti nell’ambito del progetto Centopiazze, voluto dall’allora sindaco Francesco Rutelli. La nuova pavimentazione in marmo copri definitivamente quella botola condannando all’oblio una parte di storia di Garbatella.

La cancellazione della “S” dal muro è stata oggetto di interesse anche da parte del Municipio VIII. Proprio a seguito di un nostro articolo che ne segnalava la rimozione, è stata approvata una mozione per ripristinarla e tenere così in vita la memoria di quel triste periodo storico di guerra che purtroppo l’umanità continua a vivere, immemore degli orrori del passato.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Roma 70, Ciaccheri incontra i cittadini: i rifiuti un’autentica emergenza

Proseguono gli incontri della giunta municipale con la cittadinanza del territorio, questa volta è toccato agli abitanti di Roma 70 e Ottavo Colle.
Presenti al mercato di Grottaperfetta con il Presidente Amedeo Ciaccheri anche gli assessori Michele Centorrino, Luca Gasperini e Maya Vetri.
Diverse le materie all’ordine del giorno, tra cui la sicurezza, lo stato delle strade e dell’illuminazione di alcune zone, ma ancora una volta l’argomento immondizia è risultato quello preponderante.
Un’emergenza costante, quella che stanno vivendo tutti i cittadini, che sta impegnando tutti gli assessorati del Municipio, Polizia Municipale compresa. Cumuli di rifiuti, cassonetti traboccanti e un olezzo insopportabile, stanno mettendo a dura prova la vita degli abitanti di diverse zone del territorio.
I cittadini hanno più volte espresso il loro disagio di fronte ad una situazione non più tollerabile, suggerendo anche alcune soluzioni.
Tra queste la sensibilizzazione della cittadinanza nell’operare una raccolta differenziata rigorosa, chiedendo però al tempo stesso, da parte degli organi preposti, controlli e sanzioni.

Centorrino: “Controlli a tappeto su tutto il territorio”

A tale proposito l’assessore all’ambiente Centorrino ha evidenziato quanto fatto negli ultimi giorni di concerto con il gruppo Tintoretto della Polizia Locale. Diverse le sanzioni emesse nei confronti di chi ha operato un cattivo conferimento.
“Il Municipio non ha il potere di rimuovere i rifiuti – fa sapere Centorrino – ma sta chiedendo quotidianamente l’intervento di AMA anche con dei camion speciali dove vi sono criticità”.
“Il controllo avviene a tappeto su tutto il territorio, tanto che negli ultimi 3 giorni sono state emesse 15 sanzioni”.
I quartieri con maggior criticità sono risultati Ostiense, Garbatella e San Paolo, “ma ci sono problemi in altre zone del municipio”, conclude Centorrino.

Un lavello da cucina abbandonato in Piazzale 12 ottobre 1492

L’intervento di Amedeo Ciaccheri

Il Presidente Ciaccheri ha rilanciato l’idea di un osservatorio municipale sui rifiuti, ovverosia di un tavolo permanente di controllo sul lavoro svolto da AMA coinvolgendo associazioni e comitati sul territorio.
“Una volta terminata l’emergenza, lavoreremo con entusiasmo senza dubbio sulle buone pratiche e sull’estensione del porta a porta”.
“Oggi – prosegue Ciaccheri – in primo luogo c’è l’emergenza che vivono i nostri quartieri”. “Il controllo del territorio con un tavolo formalizzato insieme ai dirigenti di AMA, in cui saranno coinvolti tutti i cittadini che ne vorranno fare parte, andrà di pari passo con gli accertamenti svolti dalla polizia locale”. “Il cattivo conferimento dei rifiuti rappresenta un danno per la comunità”, conclude Ciaccheri.

 

Come aderire all’Osservatorio Rifiuti Zero del Municipio

I cittadini e le associazioni interessati, a far parte dell’Osservatorio Rifiuti Zero del Municipio Roma VIII, potranno far pervenire, entro il 30 agosto 2022, la loro adesione, corredata da un curriculum associativo o personale e da una lettera di presentazione e motivazione della richiesta, inviando una e-mail all’indirizzo osservatoriorifiutizero.mun08@comune.roma.it.
Il medesimo indirizzo è valido anche per le segnalazioni sul mancato rispetto del contratto di servizio di AMA .

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Quando sui colli della Garbatella si praticava il Tiro a volo

Di Giorgio Guidoni

Quando sui colli della Garbatella si praticava il Tiro a volo

Erano gare sportive ma anche occasioni per feste e incontri mondani le riunioni di Tiro a volo sui Colli di San Paolo, in località Garbatella. Nei primi anni del Novecento principi, conti e marchesi si sfidavano all’ultima cartuccia, massacrando decine di inermi e impauriti piccioni sotto gli occhi delle dame “Belle Époque” distratte e un po’ annoiate. Le cronache sono raccontate nelle pagine sbiadite dei settimanali e delle riviste di allora, come “La Stampa Sportiva” di Torino.

 

Negli stessi anni, ancora prima dell’edificazione della Borgata Concordia, che porterà alla costruzione della città giardino intorno a Piazza Benedetto Brin, la zona della Garbatella era un’amena località rurale caratterizzata da piccole alture, i Colli di San Paolo, attraversati da marrane e strade sterrate, poco più che sentieri, sulle quali si affacciavano gli ingressi delle vigne e degli orti con gli annessi casali di campagna. Sullo “stradone”, la via Ostiense che collegava Porta San Paolo con la basilica omonima, si aprivano invece i portali delle ville signorili, appartenenti alle famiglie nobiliari come i Torlonia e alla borghesia arricchita dei mercanti di campagna.

Una di queste collinette è ancora lì e si può raggiungere a piedi muovendo da piazza Giancarlo Vallauri, salendo su per via David Salinieri per arrivare, transenne permettendo, su una piazzola da cui si gode un’ampia visuale sulla via Ostiense, sul ponte Settimia Spizzichino, sugli ex Mercati Generali e sul Parco dei Caduti del Mare. Su questo rilievo, che dal 1940 ospita l’Istituto Suore Ancelle del Santuario, in precedenza si trovava Villa Polverosi, residenza di villeggiatura di persone facoltose, appartenuta alla famiglia Torlonia. E proprio per la sua particolare conformazione orografica era stata scelta come sede di uno stand della Società di Tiro a Volo “Roma”, in cui venivano organizzati eventi mondani e tornei sportivi.

Riviste e quotidiani del 1906

Nel numero della rivista citata risalente al febbraio 1906 si parla dell’evento “Gran Tiro Roma” appena tenuto alla Garbatella: “(…) uno stand bellissimo e sempre affollatissimo di soci e di spettatori. Oltremodo interessante il Gran Tiro Sette piccioni handicap, con 6.000 lire di premi, vinto dal conte Grasselli-Barmi, secondo classificato il principe Del Drago, terzo il conte Czernin”. L’articolo si dilunga poi su dettagli che oggi risuonano piuttosto macabri, ma che ci danno un’idea della società di allora. I partecipanti all’evento sono nobili dai cognomi altisonanti tra i quali, oltre ai già citati, troviamo Altieri, Sacchetti, Odescalchi, Remy, de Lazara, Merghi, Spinola. L’articolista chiosa: “… dopo i primi cinque giri sono rimasti in gara 21 degli iscritti, e a tal punto erano stati colpiti 205 piccioni dei quali 177 erano caduti in rete e gli altri erano andati a cadere fuori o continuarono nella loro via per essere uccisi poco lungi dai numerosi cacciatori che per l’occasione erano appostati nei dintorni dello stand”.

Mappa Istituto Geografico Militare del1925 (sx) | Una vista attuale della collinetta su via Salinieri (da Google Maps)

In effetti, anziché “Tiro a Volo” sarebbe stato più appropriato chiamarlo “Tiro al Piccione”, una “specialità” non olimpica in cui si gareggiò, unica volta nella storia, alle Olimpiadi di Parigi del 1900.

Ma quello di villa Polverosi non era l’unico sito per il tiro a volo alla Garbatella. Si sparava anche a Villa Rosselli, costruita dal nobile senese Filippo Sergardi nei primi anni del 1500 sulle rovine di una casa romana del I secolo. Ampliata e ristrutturata dall’architetto Innocenzo Sabbatini nel 1927 diventò la Scuola dei Bimbi a piazza Longobardi.

Mappa Istituto Geografico De Agostini di Novara del 1930

 Sul quotidiano La Stampa del 19 febbraio 1907, infatti, è riportato “… Nello stand della Garbatella della Società di tiro a volo di Roma si svolse il IV Campionato sociale che richiamò moltissima gente. Riuscì un convegno signorile: molte eleganti signore rallegrano l’attesa della gara in cui i migliori fucili si disputarono i ricchi premi. Notate la principessa Potenziani Papadopoli, la contessa Baldeschi, la signorina Serlupi, donna Nicoletta Grazioli, la contessa Leonardi, la contessa Arrivabene, la marchesa Filippa Bourbon del Monte, le signorine Spinola, la marchesa Theodoli e moltissime altre. Tra i soci il principe D’Antoni, i sig. Vitalini, Giorgi cav. Boccardo, Roesler Franz, …”. 

Anche il celebre illustratore Ettore Franz Roesler, autore della memorabile collezione di 120 acquerelli “Roma Sparita”, era presente a questo evento. Fu una delle ultime uscite pubbliche: nato a Roma il giorno 11 maggio 1845, scomparirà  appena due mesi dopo nel marzo del 1907.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Calcio terza categoria: Garbatella, San Paolo e Tormarancio al giro di boa

Un girone di calcio a undici che non può passare inosservato con: Vis Garbatella, Virtus Tormarancio e Real San Paolo. Pazienza se si parla solo di terza categoria, perché in qualsiasi fascia si gioca, il sapore dello sport è speciale se si affronta la squadra del quartiere accanto.

In questa stagione, le tre società si sono ritrovate insieme nel girone C, a lottare per conquistare la miglior posizione ci sono dodici squadre e, salvo ripescaggi, soltanto la prima classificata avanza in seconda categoria.

Vis Garbatella

Giunti quasi al termine del girone di andata, i verde-nero della Vis Garbatella occupano il quinto posto in classifica. Una società fondata due anni fa e che per la prima volta è iscritta al campionato federale, è composta di ragazzi molto giovani, per la maggior parte classe 2003. Vanta una delle migliori difese del girone, grazie ai voli del portiere Gabriele Longo e alla tenacia dei difensori centrali Luca Clementi e Ahmed Zein Eldin. La squadra è di casa al campo Mario Tobia, presso Lungotevere Dante 311, ed è allenata da mister Emanuele Scapigliati, esperto allenatore che adatta il gioco in base agli avversari di giornata. Elemento di spicco della formazione, il capitano Matteo Marrella, attualmente il miglior marcatore del campionato con tredici reti realizzate.

Real San Paolo (sx) e Virtus Tormarancia (dx)

Virtus Tormarancio

Al decimo posto in classifica troviamo invece la Virtus Tormarancio, fondata un anno fa, ma con alle spalle l’eredità della storica squadra sciangaina; tra i giocatori spiccano, infatti, i nomi di Leonardo Diamanti, Federico Provenzano, Emanuele Lisa e del mediano Lorenzo Vertechy, veterani di categoria giunti fino alla prima con le precedenti società. Gli amaranto-nero si allenano invece allo stadio Guglielmo Fiorini, in via Costantino 6. Dopo un avvio di campionato difficile, stanno risalendo la classifica grazie al lavoro dell’allenatore Mario Bolletti e della giovane coppia d’attacco formata da Francesco Marotta e Patrick Seketa.  La squadra potrà in più contare sui nuovi innesti, ossia il portiere Ghersevich e il pendolino Cristian Monteiro.

Real San Paolo

Fanalino di coda, con un solo punto in classifica, c’è il Real San Paolo, società fondata cinque anni fa, che da sempre si contraddistingue per l’impegno sociale. La squadra utilizza, infatti, le dinamiche sportive per l’inclusione di giovani che vivono condizioni di disagio economico o sociale e che non avrebbero i mezzi necessari per la partecipazione a tornei giovanili. Quest’anno anche il Real San Paolo vede l’esordio in terza categoria, e per i giallo-neri di Giuseppe De Rossi, allenatore navigato, il campo di riferimento è il circolo sportivo Fonte Park, in via Ugo Inchiostri 110 a Fonte Meravigliosa. Con una squadra di circa quaranta iscritti e con età media intorno ai trentuno anni, a spiccare è il nome di Giuliano Bianchi, il presidente/giocatore, che oltre a smistare palloni sulla trequarti è anche il primo amministratore della società. La squadra sta intensificando gli allenamenti per migliorare la posizione in classifica, potrà contare ancora sui goal della punta Nicolas Venti, sull’esperienza del suo capitano, il difensore centrale Fabrizio Perosini, e sulle parate dei due portieri che si avvicendano in base alle partite: il veterano Antonio Vozzolo e il giovane promettente Valerio De Maria.

Scontri diretti

Negli scontri diretti, il Real San Paolo ha perso in casa 1-7 con il Tormarancio e 0-5 con Garbatella, mentre è finito in parità 3-3 il derby tra Tormarancio e Garbatella, una partita ricca di emozioni con tre goal su calcio di rigore e con il risultato in bilico fino all’ultimo minuto.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Italo Mattioli targato Team Boxe è l’allenatore dell’anno

Di Ilaria Proietti Mercuri

Un ring, dei sacchi, le corde per saltare appese: nient’altro. Alla Team Box della Montagnola non si trovano centinaia di attrezzi da palestra. Esiste solo il pugilato, ma forse è proprio per questo che i risultati arrivano sempre. E dove ci sono grandi atleti non mancano grandi allenatori.

Italo Mattioli, fondatore insieme a Luigi Ascani della famosa palestra di Roma sud, ha ricevuto dalla boxeringweb il premio di allenatore dell’anno.

Quando andiamo a trovarli per l’intervista, non appena aver saputo del premio, incontriamo sia Italo che Gigi sotto le corde del ring a seguire il primo allenamento di una lunga giornata. “Alza i gomiti!” Grida uno verso i ragazzi. “Perché te sei fermato? Forza continua!” Grida l’altro. Poi si girano entrambi, e non appena ci vedono: “Eccoli! Avete deciso de rispolverà Cara Garbatella eh!” Già, dopo ben un anno. Ma non siamo qui per parlare di questo. Così chiediamo subito a Italo come sia arrivato a vincere il premio di allenatore dell’anno.

Lui, prontamente risponde che in palestra c’è nato. Perché suo nonno era un maestro di pugilato, così fin da piccolo iniziò a masticare cazzotti e sudore. Poi si sposò molto giovane, divenne infermiere al San Camillo e mise lo sport da parte per un po’. Ma lontano dai guantoni non durò molto, così ricominciò ad allenarsi alla Preneste Ring, e già lì, il maestro Sergio Natale gli propose di prendere la tessera per insegnare: “ma io il maestro non lo volevo fare, per nessun motivo! Perché conoscevo tutti i sacrifici”.

Cos’è che ha fatto cambiare idea a Italo? Forse una serie di circostanze, o forse, questo mestiere ce lo aveva nel sangue da sempre. Le cose andarono così: girando per varie palestre Italo entrò a far parte dell’Accademia pugilistica Trastevere. Lì conobbe Massimo Sisani, storico maestro del pugilato romano che è venuto a mancare nel 2019. “Lì Massimo iniziò a darmi le chiavi della palestra, mi diede talmente fiducia che l’unico mio modo per contraccambiare era aiutarlo ad allenare i suoi atleti”. Così Italo prese la tessera da allenatore. Dopo circa 10 anni il locale della Trastevere venne tolto alla Società. “Allora io e Gigi, che ci conoscevamo da una vita, entrambi cresciuti alla Garbatella e amanti del pugilato, decidemmo di cercare una nuova palestra”. Inizialmente, quella che oggi è la Team Boxe, era un luogo abbandonato, pieno di calcinacci, scatoloni e polvere. E nel 2003 Italo e Gigi, dopo essersi rimboccati le maniche e aver tirato su quello che è l’attuale impianto, iniziarono la loro avventura di traguardi e tante soddisfazioni. “Ormai sto più con lui che con mi moje”, ride Gigi guardando il collega e consapevole di dire la verità. Poi aggiungono: “Quello che ci unisce qui è la passione, ma soprattutto il fatto che questo posto non ha barriere né etniche né sociali, non ha colori politici, nessuna appartenenza. Qui si fa sport sano, con principi morali che ogni giorno cerchiamo di insegnare ai ragazzi e chiunque è il benvenuto: dai campioni del mondo come Giovanni De Carolis a chi non è ancora mai salito sul ring”.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Pugni iridati e giovani promesse sul ring della Montagnola

Di Riccardo Cervellini

“Ho iniziato a praticare questo sport per curiosità, non avevo neanche intenzione di fare l’agonista” confessa l’ex campione del mondo super medi Giovanni De Carolis, ad oggi l’ultimo italiano ad aver conquistato la cintura iridata della WBA. “Il consiglio che posso dare è di provare e di continuare a farlo finché si ha voglia e passione.

Molti parlano di sacrificio ma per me si tratta di essere disposti a fare determinate cose per raggiungere un obiettivo” – e specifica – “Ora abito a 60 chilometri di distanza ma continuo a salire sul ring in questa palestra ogni giorno perché solo qui mi sento in questo modo”. Il campione mondiale sottolinea l’importanza di essere circondati da allenatori preparati e motivati: “Pur gestendo una palestra popolare i maestri Mattioli e Ascani sono riusciti a lavorare al meglio ottenendo grandi risultati.

Oltre ai miei, anche quelli di tanti altri pugili sia dilettanti che professionisti”. Giovanni è un fiume in piena: “Sono qui da quasi vent’anni e capisco bene l’importanza della persona e del maestro rispetto alla struttura. Sono state anche apportate diverse migliorie all’impianto per accogliere sempre al meglio i giovani”. Infatti  la “Team Boxe” di via Pico della Mirandola, tra sudore e guantoni, continua a sfornare campioni e giovani promesse da ormai quasi vent’anni ritagliandosi nel tempo una posizione di primo piano nel panorama pugilistico romano e nazionale. Spiccano, tra gli altri, atleti del calibro di Mattia Faraoni, kickboxer e campione italiano di boxe dei pesi massimi leggeri e “the Gladiator” Guido Vianello, che, dopo aver calcato il quadrato del Madison Square Garden di New York, attualmente vive e combatte negli Stati Uniti per la Top Rank Boxing del mitico Bob Arum.

Altri due nomi caldi tra i professionisti targati Team Boxe sono i giovani talenti Pietro Rossetti, classe ’98 e Damiano Falcinelli del ’93. Il primo, detto “The Butcher” ossia il macellaio, soprannome ereditato dalla precedente esperienza lavorativa, nonostante la giovane età ha già disputato 14 incontri  con 13 vittorie e una sconfitta e sarà il prossimo sfidante al titolo italiano della categoria pesi welter.

Ci ha raccontato in breve il suo percorso e cosa significa fare i guanti al fianco del campione mondiale: “Ho cominciato all’età di 13 anni alla Fortitudo Boxe di San Giovanni, il quartiere dove tutt’ora abito, e l’anno dopo il mio primo maestro Marco De Paolis mi ha introdotto alla Team Boxe conoscendo il prestigio della palestra. La presenza di Giovanni De Carolis è sempre stata fondamentale, anche da prima che diventasse campione del mondo” – prosegue Rossetti – “è come se noi ragazzi più giovani trovassimo una strada già spianata e un sentiero da percorrere. É una persona speciale che ha sempre una buona parola e un buon consiglio data la sua esperienza”. L’altro grande nome è Damiano Falcinelli, originario di Spinaceto, vincitore del titolo italiano dei pesi super welter nel 2021, che dopo un imprevisto stop in Germania è pronto al rientro: “Ci stiamo preparando, vediamo se sarà possibile combattere ad aprile. Da qui a breve avremo notizie, noi intanto ci facciamo trovare pronti”. Per quanto riguarda i dilettanti, Lorenzo De Petris è sicuramente uno degli atleti più promettenti con 12 match all’attivo, tutti vinti tranne un pareggio.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Ostiense, incidente lungo la corsia preferenziale. Ventinovenne in gravi condizioni

Ennesimo incidente sulle strade della Capitale. A finire in ospedale in gravissime condizioni un ragazzo del Bangladesh di 29 anni, che in sella alla sua bicicletta stava effettuando alcune consegne. 
Il fatto è avvenuto nel pomeriggio di lunedì 7 febbraio sulla via Ostiense lungo la corsia preferenziale, nel tratto di strada compreso tra l’incrocio con via Pellegrino Matteucci e Piazzale Ostiense ed esattamente all’altezza del civico 61. 
Per cause ancora da accertare un pullman privato ha urtato la bicicletta guidata dal ventinovenne, che è stato soccorso immediatamente e trasportato in codice rosso in ospedale. Al momento – da quanto è trapelato – lo sfortunato si trova in prognosi riservata. 

Appena si è verificato l’urto ci sono stati momenti di sgomento e di paura, soprattutto da parte dei cittadini in attesa del tampone rapido sul marciapiedi davanti alla farmacia. Il ragazzo, privo di conoscenza, è apparso subito in condizioni critiche. 

Per far luce sulla dinamica del sinistro, e quindi per effettuare i rilievi, gli agenti della Polizia Locale del gruppo Tintoretto sono stati costretti a chiudere per un paio d’ore il tratto di corsia preferenziale interessata e a deviare gli autobus dell’ATAC e i mezzi autorizzati che solitamente vi transitano. Inevitabili anche le ripercussioni per il traffico della zona. 

Soltanto nella giornata odierna sono stati cinque gli incidenti sul territorio dell’VIII Municipio che hanno richiesto l’intervento dei caschi bianchi. 

Di Stefano BAIOCCHI

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Apre Social Market, lo spaccio per chi ha bisogno

Di Ilaria Proietti Mercuri

La pandemia ha scosso gli animi di tutti. È proprio nei momenti di difficoltà però, che si scoprono i gesti di grande altruismo. Dopo il Municipio Solidale, la piattaforma online nata in piena emergenza sanitaria per portare i pacchi spesa a domicilio, scambiarsi informazioni, messaggi di condivisione, usufruire di lezioni per i ragazzi, nelle ultime settimane ha preso vita in alternativa il Social Market della Garbatella, in Via Francesco Passino 12, nei locali adiacenti il centro sociale La Strada.
Ma a chi è rivolto questo sussidio? Non a tutti, ovviamente. Le persone che hanno accesso allo spaccio sono state indicate dai servizi sociali, ci spiega Gabriella. Ognuna di esse ha una sua quota mensile da poter spendere, prendendo ciò che desidera.
Questo ha significato un bel cambiamento. A confermarcelo stavolta è Simone Francescangeli, attivista de La Strada, anche lui volontario del Social Market: <<Il nuovo progetto funziona e ci permette di essere più efficaci ma soprattutto meno invadenti. Perché un conto è consegnare la spesa a casa, entrare nelle vite delle famiglie, per lo più ad orari prestabiliti sia per noi che per loro, un altro conto è farlo in modo flessibile>> e aggiunge, <<cosa che ci rende ancora più felici è che ora le persone non solo possono avere ciò di cui hanno bisogno, ma anche ciò che vogliono. E dare la possibilità di scelta, ci fa uscire dalla dimensione del puro assistenzialismo>>. Inoltre, essendo il mercato all’interno di uno spazio che ospita anche altri progetti sociali, ci spiega Simone, succede che magari quegli stessi nuclei familiari che vengono a fare la spesa, entrano poi in contatto anche con la scuola popolare, il Centro Sociale, La Villetta, lo sportello per il reddito di cittadinanza o l’assistenza migranti, scoprendo gli altri programmi che mettiamo in campo. Nonostante il Social Market sia partito da neanche un mese infatti, già due famiglie si sono interessate alla scuola popolare. <<Insomma, è un vero e proprio intervento a tutto tondo>>, conclude soddisfatto Simone.

Come in ogni cosa però, anche qui si ha qualche difficoltà. La prima che si incontra è proprio quella di mantenere attivo il mercatino: attraverso le donazioni, i volontari, le associazioni. Tra queste ci sono Csoa La Strada, Villetta Social Lab, Solid e Cara Garbatella. A collaborare c’è anche l’Ass. Recup, che si occupa appunto di recuperare gli scarti dei mercati. Ma i gesti bellissimi, in questo periodo, non sono mai abbastanza.

Quindi, questo nuovo Social Market ci porta a pensare principalmente che davanti al cibo ci si ritrova sempre più vicini e uniti. Inoltre è un invito ad aiutare, chi può, questa splendida iniziativa ad andare avanti.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Ecco i cittadini dell’VIII municipio eletti in Campidoglio

Di Giuliano Marotta

Solo se i mali di Roma saranno affrontati, solo se la parte più oppressa e più debole della società, dai poveri e dagli emarginati agli anziani, dalle borgate ai ghetti della periferia, avranno un peso nuovo su tutta la città, essa potrà essere risanata e rinnovata”; è rileggendo queste parole, pronunciate nel 1979 da Luigi Petroselli, che il neosindaco Roberto Gualtieri è salito al Campidoglio. Riascoltandole oggi non possiamo che ritenerle drammaticamente attuali. La città di Roma negli ultimi quaranta anni ha divorato troppo suolo ed è cresciuta numericamente sia in termini di abitanti che nel numero di autovetture in circolazione, con tutte le conseguenze del caso. E  poi ci sono le tante incertezze che l’attuale emergenza sanitaria ha causato.

Sono trascorsi quasi due mesi dalla tornata  amministrativa al Comune di Roma e la squadra degli assessori è già all’opera per affrontare il programma di cambiamento proposto dal neo sindaco Roberto Gualtieri, sostenuto da un’ampia maggioranza di centrosinistra. Tra gli eletti nell’aula Giulio Cesare e gli assessori nominati troviamo alcuni volti noti del Municipio VIII.

Tra questi, spicca il nome di Andrea Catarci, 52 anni, con delega al decentramento, partecipazione e servizi al territorio per la città dei 15 minuti. Il nuovo amministratore, dal 2006 al 2016, è stato presidente con il centrosinistra del Municipio VIII (fino al 2013 Circoscrizione XI). Già segretario della sezione di Rifondazione Comunista del quartiere Garbatella, ha successivamente aderito a Sel e nel 2020 è stato nominato coordinatore del Comitato scientifico di Liberare Roma. Il lavoro del suo assessorato si svilupperà intorno al progetto di una città “a portata di mano”, dove l’uso dei mezzi privati e pubblici sia ridotto perché ogni persona potrà trovare a “distanza” di quindici minuti tutto quello di cui avrà bisogno (lavoro, attività commerciali, impianti sportivi, strutture sanitarie, scuole, spazi di socialità e cultura), un concetto urbanistico elaborato, importato dalla Francia, per una città sostenibile. Un intervento che per essere sviluppato ha bisogno d’interventi mirati atti a modificare il Piano Regolatore ed una maggiore autonomia per i Municipi.

Sulla città sostenibile punta anche Ferdinando Bonessio, 63 anni, unico eletto della lista Europa Verde, che guiderà la commissione sport, benessere e qualità della vita e sarà vice presidente di quella per l’Ambiente. Alla sua seconda esperienza al consiglio comunale, Bonessio già nel 2006 fu capogruppo dei Verdi nella seconda giunta Veltroni, mentre nel 1993 ricoprì la carica di consigliere nel Municipio  VIII.

Un’altra rieletta con 2100 voti è Valeria Baglio, 48 anni, volto noto nel Partito Democratico del territorio. E’  nell’assemblea Capitolina stabilmente dal 2013 (terzo mandato) e nominata all’unanimità capogruppo del PD; farà parte di tre commissioni: Bilancio, Commercio e Scuola.

Tra le file dei democratici c’è anche Antonella Melito, 36 anni, presidentessa uscente del consiglio dell’ottavo Municipio. E’ subentrata, come prima scelta, a Sabrina Alfonsi e Maurizio Veloccia, a seguito dell’assegnazione degli assessorati. In questa legislatura lavorerà in quattro commissioni: Roma Capitale, statuto e innovazione tecnologica, in quella del Commercio, nella Cultura, politiche giovanili e lavoro e inoltre, ricoprirà il ruolo di vice Presidentessa della commissione Urbanistica.

Con  Sinistra Civica Ecologista è stata eletta Michela Cicculli, 37 anni, anche lei un volto noto nell’ottavo Municipio, in cui ha ricoperto dal 2019 il ruolo di assessora con deleghe al Bilancio, Politiche Giovanili, di Genere e alla Memoria. Nella sua prima volta al consiglio comunale sarà componente di quattro commissioni: Sociale e poi Sport, Benessere e Qualità della vita; è inoltre nominata vice presidentessa della commissione Scuola e presidentessa in quella Pari opportunità.

Tra le file dell’opposizione di Fratelli d’Italia ritroviamo Andrea De Priamo, 50 anni, al terzo mandato. Originario di Poggio Ameno, ha vissuto per molti anni a Baldovinetti, mentre il suo impegno politico è cresciuto alla Garbatella, nella storica sede di via Guendalina Borghese. De Priamo, infatti, fu nominato segretario del “Fronte della Gioventù” della sezione Garbatella-Eur, per poi essere eletto nel 1993 consigliere municipale con il Movimento Sociale Italiano. In questa legislatura sarà presente in tre commissioni: Ambiente, Cultura, politiche giovanile e lavoro e in quella dedicata al Commercio.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

A Natale cori, presepi, mercatini e tombolate

In campo le parrocchie, le scuole, i centri anziani e le associazioni del territorio

Di Paola Borghesi

Facendo gli scongiuri contro le misure restrittive che eventualmente potrebbero scattare nel periodo natalizio, fervono comunque i preparativi e le programmazioni per i festeggiamenti.

Le parrocchie per prime si stanno organizzando, mettendo in calendario cori, iniziative di solidarietà, allestimento di presepi.

L’attivissimo Don Alessandro Parroco di San Francesco Saverio, dopo i festeggiamenti del Santo Patrono del 3 dicembre alla presenza del Cardinale Rodè,  ha messo in programma per domenica 19 dicembre alle  17 il grande Coro Accademia Musicale di Roma Capitale. La corale nata nel 2009 con lo scopo di diventare uno strumento di aggregazione intorno all’attività musicale giovanile è cresciuta in questi 12 anni con varie aggregazioni fino all’attuale composizione di oltre 25 elementi. Il Concerto di Natale  rappresenta un ritorno alle esibizioni pubbliche dopo un’assenza di circa due anni a causa del Covid-19 e proprio per questo, assicurano, sarà una esibizione densa di emozioni. Il repertorio, proposto insieme al Gruppo musicale da camera dei docenti dell’Accademia ( un quartetto d’archi e un pianoforte) spazierà dalla tradizione sacra, con brani di Caccini, Mozart, Bach, Vivaldi, Pachelbel, ai brani popolari di quella natalizia. Don Alessandro ha pensato anche ad una distribuzione gratuita straordinaria di pacchi alle famiglie più bisognose e l’ha organizzata con il patrocinio dei Cavalieri di Malta, evento che si terrà il 16 dicembre alle ore 9. Ma la grande novità che tutti nel quartiere stanno aspettando, e che si spera si potrà realizzare – misure antiCovid permettendo – è il Presepe Vivente allestito dai bambini del catechismo.

A San Filippo Neri,  Don Pietro, invece, ha annunciato che sabato 11 dicembre alle 18,30 si terrà il concerto di Natale del Coro Gruppo Vocale Kantor, organizzato in collaborazione con l’Associazione Rione Garbatella. Inoltre, sempre nella sua parrocchia sarà allestito un bel presepe e, come ogni Natale nelle domeniche di Avvento, si svolgerà, in collaborazione con la Caritas, la raccolta viveri per i bisognosi.

Infine nella Basilica di San Paolo, l’ottima organizzazione di “Musica San Paolo” offre, nell’ambito della rassegna natalizia, il concerto dell’organista D.Jordi Augustì Piqué sabato 18 dicembre alle  15,00 mentre la messa delle 12 di domenica 19 dicembre, ultima prima di Natale, ospiterà il coro “Canto Vivo”. Il grande concerto che chiuderà le festività si terrà il 9 gennaio con il Coro Polifonico.

L’associazione Altre Vie, come ogni anno, organizza una tombolata di beneficenza, che quest’anno si terrà il 6 gennaio 2022 presso il Centro Anziani di via Pullino; il ricavato andrà all’associazione Ulaia ArteSud a favore dei campi Palestinesi in Libano. I frequentatori del Centro  hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa  del veterano, Giorgio Tribuzio, ovvero “la Corrida – Dilettanti allo sbaraglio” organizzata dall’Associazione Garbatella Romantica per il 10 dicembre dalle  16,30.  Il 17 dicembre invece, alla stessa ora, il pomeriggio sarà allietato dal Concerto di Natale del Gruppo corale Cristallo di San Paolo e la serata terminerà con un’altra tombolata.

Nella casa di riposo delle Suore di Gesù eucaristico le nonnine ospiti, insieme a figlie e figli e con la collaborazione della direttrice Suor Maria Cecilia stanno per portare in scena la commedia in romanesco “Ve l’avevo detto io…”di Cristina Fattori che cura anche la regia, con canzoni e musiche di Renato di Benedetto. La storia è molto divertente e racconta di quanto si vive bene a Garbatella, tanto che alcune signore di Piazza Bologna decidono di trasferirsi a vivere qui.

Per quanto riguarda i mercati, a Tormarancia, le associazioni Tormarte e Parco della Torre organizzano domenica 19 dicembre il “Mercatino Sciangaino di Natale” al lotto dei Murales. A Via Baldovinetti si svolgerà quello degli Ambulanti di Forte dei Marmi, promosso dalla Parrocchia di San Vigilio, sabato 11 dicembre.

Le Scuole del Municipio per quest’anno, con l’attenta regia dell’assessora Francesca Vetrugno,  hanno messo in campo un’iniziativa di solidarietà che vede come protagonisti i bambini e le loro famiglie. Nei pacchi dono di ogni bimbo ci sarà il “Tempo”. Sarà utilizzata una piattaforma informatica dove ognuno, dopo aver partecipato a percorsi di educazione alla solidarietà, caricherà la sua disponibilità di tempo per azioni solidali, ricevendo in cambio un “cronocredito”. Questo li aiuterà ad avere consapevolezza del valore del proprio impegno nel sociale in un percorso che, partendo dal Natale, crescerà nel prossimo futuro. 

 L’iniziativa coinvolgerà, oltre alle scuole, i “centri natalizi” di Garbatella, San Paolo, Montagnola, Roma70,  la Caritas, Sant’Egidio e le Acli, nonché le Associazioni  che si occupano in particolare di malati di Alzheimer.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Conferme e volti nuovi nella Giunta municipale

Di Stefano Baiocchi

È stata varata con alcune novità, non senza qualche polemica, la nuova giunta municipale presieduta da Amedeo Ciaccheri. Una squadra volta a continuare – come è stato più volte ribadito – il lavoro già iniziato dalla precedente consigliatura e che è stata premiata dai cittadini dell’VIII Municipio. Tre i volti conosciuti nel segno della continuità: Alessandra Aluigi alle politiche sociali, terza età e invecchiamento attivo, sanità, politiche abitative e Diritti LGBTQ+, Francesca Vetrugno alle politiche scolastiche, educative e giovanili e all’edilizia scolastica; Michele Centorrino all’Ambiente, gestione rifiuti e Tutela e promozione del Tevere e dell’Almone.Altrettante le novità: Maya Vetri, Antonio Calicchia e Luca Gasperini.

Fresca di elezione, Maya Vetri, militante di Casetta Rossa, prende le deleghe alle Politiche culturali, di genere, ai Beni comuni, alla Memoria ed alla Partecipazione.
Candidata alle ultime elezioni municipali nella lista Sinistra Civica Ecologista è risultata la consigliera con più preferenze (1086 voti) tra le fila della maggioranza.

Ha le idee molto chiare:” Vorrei innescare buone pratiche che mettano insieme le politiche culturali e i servizi per le cittadine e i cittadini, sostenere progetti creativi che offrano soluzioni significative a problemi reali, creare opportunità di incontro, scambio, conoscenza mettendo a valore la rete territoriale ed impegnandosi come amministrazione locale, nella ricerca di risorse economiche ed umane”. Sulla continuità legata alla precedente Giunta non ha dubbi: “Il nostro municipio è un terreno fertile che va curato e mantenuto, c’è un potenziale umano che fa ben sperare sulle possibilità di riuscita di un progetto culturale solido e diffuso. Penso agli orti urbani, luoghi naturali di socialità, apprendimento e scambio intergenerazionale, penso al contributo prezioso delle realtà sociali come la Festa per la Cultura, il Roma70 Live, il museo diffuso tra le case popolari di Tor Marancia, penso alla presenza di sinergie di qualità che scoccano dalle università, dai musei, dai racconti dei partigiani, dalle testimonianze fotografiche, dalle trasformazioni urbanistiche”.

Classe 1951, Antonio Calicchia si presenta con un curriculum di tutto rispetto: avvocato, ex dirigente comunale e successivamente segretario generale della Regione Lazio, nell’VIII Municipio andrà ad occuparsi di Bilancio, Commercio, Turismo e Grandi Eventi, ma sarà anche Vice Presidente. Direttore del dipartimento cultura e sport del Comune di Roma sotto l’amministrazione Rutelli, in Provincia è stato capo di Gabinetto con Enrico Gasbarra.

Il suo approdo a Via Benedetto Croce è frutto di un accordo tra la lista Civica di Amedeo Ciaccheri e il PD Romano. Lo stesso Presidente Ciaccheri non nasconde il proprio entusiasmo: “Calicchia, già apprezzato dirigente amministrativo, metterà la sua esperienza al servizio del territorio seguendo il Bilancio e le attività produttive e sarà anche il mio vice in giunta”.

Luca Gasperini, avvocato, forte di 450 preferenze ottenute nella lista del Partito Democratico, è invece il nuovo assessore ai Lavori Pubblici, all’Urbanistica, e ai Trasporti e alla Mobilità.

In politica dal 2002, simpatizzante dell’Ulivo e poi iscritto al PD dalla fondazione, è nato e cresciuto all’Ottavo Colle; è consigliere municipale dal 2008 e conosce a fondo il territorio dell’VIII Municipio. Appena insediato si è messo in contatto con le associazioni e i vari comitati di quartiere con i quali ha avviato un confronto sugli interventi di maggior rilevanza da effettuare, interventi – ci tengono a far sapere dall’assessorato – che saranno ripartiti in maniera equa tra le diverse zone che costituiscono il vasto territorio del Municipio.

Proprio in questi giorni il neo-assessore ha avviato un programma di manutenzione degli otto edifici che ospitano i centri anziani, alcuni dei quali avranno bisogno di una risistemazione molto approfondita.
Tra gli interventi imminenti c’è la riqualificazione di viale Leonardo da Vinci, già in agenda da agosto, mentre giovedì 2 dicembre c’è stato un incontro con gli uffici tecnici del municipio per fare il punto della situazione.

Il dato più rilevante, ciò che più risalta in queste prime settimane di lavoro, secondo Luca Gasperini, “è un nuovo rapporto di collaborazione e di un diverso approccio da parte del Comune di Roma verso i vari municipi anche in virtù del cambio della guida al Campidoglio (che ha portato all’elezione del Sindaco Gualtieri)”.

Tra gli uscenti da Via Benedetto Croce spicca Leslie Capone, già numero due del Municipio che passa alla Regione Lazio. Ci tiene a ringraziare tutti i consiglieri di maggioranza quanto dell’opposizione, e tutte le associazioni e cittadini con i quali ha avuto modo di confrontarsi e di collaborare: “Sono stati tre anni intensi, con iniziative e progetti, un lavoro sempre al servizio di una comunità territoriale nella quale mi sono riconosciuto e continuerò a riconoscermi”. “Progetti approvati e risorse individuate per i mercati rionali di Ostiense, Montagnola, Navigatori, Grotta Perfetta e del Parco, che vedranno la loro realizzazione nei prossimi mesi. La promozione delle attività di artigianato, servizi e commercio di vicinato, il sostegno a nuove o già attive associazioni di imprese. E poi le notti bianche, Mercati animati, il centenario di Garbatella, e ancora  la splendida idea di Municipio solidale, che ha assistito tante e tante persone durante i mesi più duri della pandemia”. Ora diventerà capo staff del gruppo PD al Consiglio Regionale de La Pisana, ma tiene a precisare che “Non abbandono certo il mio territorio, che continuerò comunque a seguire e supportare seppure da una diversa posizione”.

Un’altra figura di rilievo che abbandona il Municipio è quella di Paola Angelucci risultata eletta in consiglio con 652 voti di preferenza con Sinistra Civica Ecologista: già assessora nella precedente Giunta guidata da Ciaccheri, non è stata riconfermata ai Lavori Pubblici. Ha lasciato l’VIII Municipio per approdare al IX, dove la Presidente Titti Di Salvo le ha consegnato le deleghe alla mobilità, ai lavori pubblici e alla scuola.

Nel frattempo non si sono ancora sopiti i malumori legati alla vicenda di Eleonora Talli al terzo mandato in Municipio, risultata prima degli eletti del Partito Democratico con 548 voti di preferenza, alla quale non è stato riconosciuta la carica di assessora né la presidenza del consiglio municipale, andata a Samuele Marcucci.
Il suo atto di accusa è rivolto proprio al Partito Democratico reo di non averla valorizzata  “perché gestito dalle correnti”. “Pago lo scotto di essere donna, di essere la prima più votata nel PD, di essere una persona cresciuta in una famiglia per metà democristiana, fanfaniana e cattolica, di essere una persona che ha saputo farsi strada semplicemente praticando una politica sul territorio, di essere una ragazza di trent’anni che vuole semplicemente il bene del suo territorio con fatti concreti, stando sul pezzo”.

“Nessuno – continua Talli – ha tutelato i quasi 600 elettori che non avranno nessuna rappresentanza, la stessa situazione è accaduta lo scorso anno; la costituzione della Giunta dell’VIII Municipio non è avvenuta alla luce del sole ed io, come prima degli eletti che aspiravo inizialmente ad un riconoscimento come la nomina di Assessora, ho appreso  sui social network che i giochi erano fatti”. “Purtroppo, contrariamente a quanto auspicato dal Sindaco Gualtieri, ci troviamo ancora una volta ad evidenziare la mancanza di quote rosa”.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Ponte dell’Industria: la riapertura entro Natale

L’annuncio del sindaco Roberto Gualtieri fa ben sperare i cittadini di Ostiense e Testaccio

Di Stefano Baiocchi e Enrico Recchi

Il Ponte dell’Industria dovrebbe riaprire tra circa 10 giorni. La novità battuta dalle agenzie è arrivata nel primo pomeriggio di venerdì 3 dicembre quando l’esito delle indagini ha evidenziato che la struttura non ha subìto danni rilevanti tali da renderlo inagibile e quindi non percorribile dalle auto.
Il rogo scoppiato nella notte tra il 2 e il  3 ottobre, oltre ad averne causato l’interruzione al traffico veicolare, aveva danneggiato la banchina sottostante, la passerella in ferro occupata dai cavi elettrici e uno dei due marciapiedi. La buona notizia ha destato un certo stupore – considerati i tempi lunghissimi che si paventavano per la riapertura – non soltanto tra gli abitanti del Municipio, ma soprattutto tra tutti quei cittadini che giornalmente, prima dell’incendio, attraversavano il Tevere tra l’Ostiense e Marconi. Un passaggio quasi obbligato quello di via del Porto Fluviale, considerando che le alternative rimangono tutt’ora Ponte Testaccio e Ponte Marconi. “Entro 10 giorni – ha detto il Sindaco Gualtieri – prevediamo che il Ponte potrà essere restituito alla città. Un plauso va alle strutture del Comune che hanno fatto il massimo sforzo possibile per ridurre i tempi e riconsegnare ai cittadini un’opera strategica per la viabilità”.

“Il transito – precisa l’Assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini – avverrà alle stesse condizioni e nella stessa configurazione del ponte prima dell’incendio, con la sola esclusione del marciapiede danneggiato che non potrà essere utilizzato dai pedoni. Resterà naturalmente in vigore il divieto di transito ai veicoli di peso superiore alle 3,5 tonnellate. Servono ancora alcuni giorni per eseguire dei lavori necessari ad evitare l’accesso al marciapiede danneggiato e le necessarie asfaltature della strada di raccordo con viale Marconi.  Ma il nostro intervento non si ferma qui- ha aggiunto l’amministratrice-. Abbiamo già avviato un tavolo di confronto con la Soprintendenza Speciale di Roma per far sì che il Ponte dell’Industria, sottoposto a tutela ed esempio di archeologia industriale, venga restaurato anche per adeguarlo alle vigenti norme sulle opere in ferro e, con accorgimenti che non vadano ad impattare sulla struttura ottocentesca”.

La storia

Nel 1856 il papa regnante Pio IX vedeva realizzato il primo troncone di ferrovia nello Stato Pontificio: la linea Roma-Frascati. Si passò poi a costruire la linea Roma-Civitavecchia che aveva la sua stazione romana presso il porto di Ripa Grande (oggi non esiste più ma era all’altezza di Porta Portese). Fino ad allora i pontefici non avevano visto di buon occhio la innovativa “strada ferrata” per paura che, oltre a favorire il trasporto delle merci, incoraggiasse anche quello di idee sovversive.

La prima corsa della Roma-Civitavecchia venne effettuata il 25 marzo 1859 in meno di tre ore e fu anche l’occasione per far arrivare al tavolo del Papa, noto buongustaio, un carico di pesce freschissimo.

Si creò poi la necessità di congiungere questa linea con la nuova stazione centrale che sarebbe sorta di lì a pochi anni, nel 1865, all’Esquilino e che sarebbe stata chiamata Stazione Termini. Quindi la linea per Civitavecchia doveva necessariamente attraversare il Tevere.

La struttura venne progettata dall’ingegnere francese Polonceau e posta in opera tra il 1862 e il 1863 da una società belga. Le varie parti vennero costruite in Inghilterra e poi trasportate attraverso l’Europa fino a destinazione per il montaggio.

Possiamo considerare questa sorta di costruzione Lego ante litteram, uno dei primi prodotti della cooperazione europea con ben quattro nazioni coinvolte a vario titolo.

Il ponte, in origine chiamato San Paolo per la vicinanza alla Basilica Ostiense, è a tre luci con travate metalliche, la sua struttura ha arcate in ferro e ghisa che poggiano su piloni di ghisa riempiti di calcestruzzo. Le sue misure sono 131,20 m. di lunghezza e 7,25 m. di larghezza. Meraviglia tecnica per l’epoca fu il previsto sollevamento della parte centrale del ponte per permettere il passaggio di imbarcazioni con alta alberatura. La manovra di movimentazione della sezione mobile poteva essere compiuta da otto uomini nel tempo spettacolare di dodici minuti.

Le prove tecniche e di carico vennero effettuate in luglio e il 24 settembre 1863 il Papa Pio IX inaugurò ufficialmente il ponte alla presenza delle autorità cittadine e del corpo diplomatico internazionale. Ecco la testimonianza dello storico Raffaele De Cesare presente: “…Era un’impressione indimenticabile quella che si aveva al momento in cui il treno traversava lentamente il ponte sul Tevere. Il vedersi librati in aria sul fiume, e sopra un ponte che si apriva per far passare i navigli, impressionava talmente, che pochi da principio osavano affacciarsi agli sportelli…”

Grazie alle due linee per Frascati e Civitavecchia le gite in collina e al mare dei romani erano assicurate. Salvo però che per andare a Civitavecchia si doveva avere l’autorizzazione della Direzione Generale di Polizia e se si restava in stazione oltre le ventiquattro ore ci si doveva procurare la carta di soggiorno (sic!).

Nel 1910, essendo cambiato il tracciato della linea ferroviaria Roma-Civitavecchia, il percorso del treno fu deviato su un vicino nuovo ponte in muratura (quello che sovrasta via Ostiense) e il vecchio cambiò nome in Ponte dell’Industria a rimarcare l’impronta produttiva della zona voluta dall’amministrazione comunale di allora e dall’ingegnere Paolo Orlando a capo di alcuni comitati tra imprenditori e banche cittadine. In seguito, nei primi anni Venti del Novecento, il progetto di sviluppo industriale del quartiere Ostiense venne molto ridimensionato, anche se per decenni in quell’area a ridosso del Tevere funzionarono i maggiori impianti tecnologici e di servizi della città: dalle Officine del Gas alla centrale elettrica Montemartini, dai Magazzini generali al Mercato ortofrutticolo, alla Vetreria San Paolo, al Consorzio agrario, ai Molini Biondi, alla Mira Lanza e tante altre piccole e medie attività produttive. Il Ponte dell’Industria negli anni perse anche di importanza, venne trasformato in attraversamento viario per il passaggio degli automezzi con la costruzione di passerelle pedonali laterali. Si eliminò la parte centrale mobile e la struttura venne utilizzata per il passaggio del gasdotto.

Nonostante il “Ponte di ferro”, così lo chiamano i romani, non sia più utilizzato per lo scopo per il quale fu costruito, rimane pur sempre un importante asse di collegamento per il quadrante sud-ovest e  un simbolo per la città, essendo legato profondamente alla sua storia e alla memoria. Qui, infatti, come testimoniato da una epigrafe marmorea, avvenne l’ignobile eccidio delle dieci donne romane ad opera dei tedeschi nell’aprile del 1944.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Fosse Ardeatine, 335 voci e memorie. Restiamo a casa e ricordiamo insieme

La memoria è un ingranaggio collettivo e voglio condividere con voi questo video che si unisce a diverse iniziative che si stanno moltiplicando sul territorio in queste ore. Torneremo insieme presto ad attraversare i luoghi che ci hanno reso quello che siamo, convinti ancora una volta che qua sta scritta la traccia del nostro futuro e la forza della nostra comunità.

In queste immagini Alessandro Portelli, Gianni Rivolta, Ernesto Nassi ci raccontano quel terribile giorno di 76 anni fa dove per mano dei nazifascisti furono trucidate 335 persone.

Rimaniamo uniti, anche se distanti, nella memoria per combattere ora e sempre ogni rigurgito di odio.

Ringrazio l’assessora Michela Cicculli, Anna Coccoli e tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questo video.

Vai alla pagina di Amedeo Ciaccheri

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Annullata la gara per il Farmer’s Market

Rimarrà chiuso  il mercato dei produttori di via Passino

Di Ilaria Proeitti Mercuri

“Volete sapere l’ultima? Rimarrà chiuso nell’anno del centenario di Garbatella il Farmer’s Market di via Passino”. Con un post su facebook ha avvertito così i cittadini il minisindaco Amedeo Ciaccheri. Un mercato che era stato inaugurato nel 2013 per sostituire quello a km 0 di Testaccio. Una quarantina di banchi con carni locali, formaggi, pane e pizza, frutta e verdura, produzioni tipiche e specialità locali. Un vero punto di ritrovo per tutti quei clienti che amano i sapori tradizionali, i colori, le mille forme. Dove amavano andare gli anziani non solo per risparmiare, ma anche per chiacchierare un po’ dei loro ricordi tra le battute di chi vende e i sorrisi di chi compra.

Ma tra una mela comprata e il profumo di un’arancia, lo scorso Novembre il Comune aveva sbarrato le porte del mercato perchè non era partita in tempo la gara di assegnazione.

A dicembre poi, una luce di speranza per i produttori. Sempre il Comune aveva lanciato il bando per un nuovo affidamento. Come è finita? Il Campidoglio lo ha annullato impedendo la riapertura per tutto il 2020. “Nonostante le mie ripetute e costanti sollecitazioni il Campidoglio è riuscito anche in questo caso a dare prova della loro specialità: chiudere, abbassare le serrande e abbandonare la questione.” Ha continuato Ciaccheri nel suo post. I produttori nel frattempo, che erano stati spostati nell’ex deposito Atac di San Paolo, non si sono mai arresi. Ma a nulla sono servite le proteste, i richiami al Campidoglio, la raccolta firme, poi il ricorso al Tar che avevano perso. E ora, si sono visti strappare via anche quest’ennesima speranza. Errori delle amministrazioni si, ma a rimetterci sono sempre loro: i venditori e gli amanti dei sapori tradizionali.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Un caos di antenne, fili e condizionatori

Auspicabile una regolamentazione sugli edifici di pregio architettonico

di Giorgio Guidoni

“Pronto?” “Pronto, alla TV non se vedono più i canali” “Da quando?” “Da ieri pomeriggio. Prima se vedeva Primo, Secondo, Terzo, Rete Quattro, Canale Cinque, Italia Uno, La Sette, Otto, Nove…” “Va beh, basta così, non dirne più, ho capito” “Quando vieni ad aggiustarla?” “Ma’, vengo più tardi, nel pomeriggio.” “Bene, grazie tanto, bellodemamma”. Mi fa sempre sorridere quando mi chiama così. Nel pomeriggio arrivo a casa di mia madre, abita al terzo piano di uno dei lotti più belli della Garbatella, prendo le chiavi della terrazza, che si trova al piano subito sopra, salgo su. Due rampe di scale, cento ricordi. La terrazza condominiale è sempre stata uno spazio particolare. Era simbolo e luogo di sole, di aria, di luce, di libertà. Spesso nelle riunioni domenicali tutta la famiglia andava su in terrazza per la foto ricordo, poi si restava a parlare, a respirare un’aria diversa, mentre i bambini scorrazzavano felici in lungo e in largo. Click, clack, apro la porta, l’impatto è immediato e traumatico: una sfilza di antenne e parabole satellitari occupano tutti i pali portanti dei fili per stendere, la vista del panorama è compromessa, bisogna intrufolarsi tra gli spazi liberi per dare un’occhiata ai palazzi adiacenti e anche di fronte lo spettacolo non muta.

Arrivo all’antenna di mia madre e scopro che il suo cavo è stato staccato ed è stato occupato da un altro cavo proveniente dall’appartamento al secondo piano, proprio quello sotto di lei. Per fortuna abbiamo un doppio miscelatore inutilizzato, ricollego il cavo dell’antenna di mia madre e lascio collegato anche il cavo intruso dell’usurpatore. Torno giù da mia madre che, tutta felice, sta nuovamente guardando i suoi programmi preferiti, a ottantacinque anni suonati la televisione è una grande compagnia. Missione compiuta, la saluto, ma prima passerò al secondo piano per le dovute spiegazioni: perché collegare l’antenna del proprio televisore ad un’altra senza nemmeno informarsi e chiedere il permesso? Perché comportarsi in un modo inurbano in questa società così pregna di amore e rispetto per il prossimo? Eccomi di fronte alla porta del condomino del secondo piano, inspiro bene, non conosco chi ci abita, hanno traslocato recentemente. Driiin. Driiin. Non si percepiscono rumori all’interno della casa. Nessuno viene ad aprire. Forse è meglio così, non mi piace discutere, riproverò la prossima volta. Decido di fare una passeggiata per il quartiere e guardare in alto incuriosito dalle antenne. Camminando con il naso all’insù, purtroppo vedo che moltissime palazzine sono deturpate da antenne, parabole satellitari e cavi che scendono direttamente dalla facciata.

Mi torna in mente il tipo del secondo piano, l’usurpatore di antenne altrui. In fondo il suo è stato un tentativo di razionalizzare le antenne sul terrazzo, una sorta di antenna centralizzata in due. Un piccolo passo spontaneo per arrivare a diminuire il numero delle antenne. Ci vorrebbero delle azioni concrete e regolamentate per la centralizzazione delle antenne e la liberazione dei tetti dalle brutture arrugginite e forse anche inutilizzate. Nel 2015 c’era stata a Roma un’ordinanza che elargiva incentivi per quei condomini che investivano nelle antenne centralizzate praticamente finanziando i costi per i nuovi impianti. Purtroppo questa delibera è scaduta a fine 2017 e non è stata più rinnovata. Tra l’atro il problema non è circoscritto alla Garbatella ma è presente in tutta Roma. Provate a spostarvi dal Pincetto al Pincio, dalla scalinata di Carlotta alla scalinata di Trinità dei Monti, da via Caffaro a via Cavour e vedrete che la sostanza non cambia: antenne, parabole, fili che scendono in casa direttamente dalle facciate, split di condizionatori a bella vista. La mia passeggiata volge al termine, sono arrivato a piazza Brin a gustarmi la bella vista e il tramonto. Mi fermo a osservare la prima pietra posata dal Re il 18 febbraio 1920, tra poco compie cento anni. La scritta è in ottimo stato. Entro nel passaggio che porta a via della Garbatella e noto all’interno dell’arco accanto un piccolo graffito sotto lo stucco. Lo libero un po’ dalla polvere, sembra una scritta molto antica. Gratto via i residui e finalmente riesco a leggere, a malapena: “Quant’è bello barocchetto, deturpato tuttavia, chi vuol esser lieto sia, niente antenne sopra il tetto.”

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Piove sui banchi del nuovo mercato di R.R.Garibaldi

I difetti saranno presto eliminati dalla ditta costruttrice

di Daniele Ranieri

Un piccolo borgo colorato. Così appare il nuovissimo mercato di Rosa Raimondi Garibaldi aperto all’inizio dello scorso  Dicembre. A ricordare ciò che c’era prima giacciono, nell’area che diventerà il parcheggio del nuovo mercato, mucchi di lamiera arrugginita e calcinacci che a breve verranno portati via. Al loro posto, oltre il nuovo posteggio, si restituirà al vicino Orto urbano parte del terreno reso nuovamente coltivabile.

Un miglioramento indiscutibile. Se non fosse che dopo due mesi la struttura del mercato mostra qualche problema. Niente di grave ci dice il Presidente degli esercenti, dietro il suo ordinato bancone di macelleria.  Al primo forte acquazzone in 4 box sui 33 occupati, sono iniziate a scendere dalle coperture prima qualche goccia d’acqua e poi dei rivoletti sempre più consistenti inzuppando i banconi. Probabilmente si tratta di un difetto strutturale di fabbricazione o di montaggio.  Un altro problema lo hanno creato le coperture tra un box e l’altro, quelle che offrono un riparo alla clientela.  Si tratta di teli impermeabili che sotto la pioggia battente si incurvano, lasciando scoperti degli spazi intorno agli stand, costringendo i clienti a fare la spesa con gli ombrelli aperti. Come se non bastasse, anche solo con l’umidità notturna, accade che scenda l’acqua dai pali in legno che reggono le coperture di tela formando delle pozze d’acqua, che ristagnano per buona parte della mattinata con il rischio di bagnarsi le scarpe o peggio di scivolare. 

Il Presidente ha già provveduto a programmare un intervento definitivo, a spese dei proprietari dei box, eliminando i teli e installando delle coperture più ampie in materiale simile a quello con cui sono costruiti i box, robusto e leggero.

Avvertito dei problemi si è mosso anche il Municipio VIII. Ha già inviato, il 23 Gennaio, i propri tecnici, insieme a quelli della Ditta costruttrice, che è stata incaricata di eliminare gli inconvenienti in breve tempo.

L’impegno della Ditta non ha però rassicurato gli addetti. Sembra sia opinione diffusa tra i venditori del mercato che l’impresa costruttrice guardi più al risparmio che al risultato.

Il Presidente, e il Municipio, confidano che gli inconvenienti discendano dall’inevitabile periodo di rodaggio che ogni nuova struttura affronta e che il mercato, che già raccoglie un buon gradimento rispetto al passato, divenga al più presto un punto di riferimento per tutti gli abitanti della zona.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Com’eravamo: visioni dalla Città Giardino

Un omaggio fotografico nel mese del Centenario

di Ilaria Proietti Mercuri

Buongiorno Garbatella, anche oggi come ti ha dipinta bella il sole. Eppure, cento anni non sono poch, ma te li porti benei. I racconti custoditi in un secolo hanno tracciato piano piano la tua storia, le tue pagine più belle.  Una storia che parte dall’idea della città giardino, passando per la lotta contro il fascismo dei ribelli degli Alberghi Suburbani. Poi generazioni di bambini cresciuti all’oratorio. Quel cinema della domenica che oggi è diventato un teatro e i pullman pieni di turisti pronti a invadere le piazzette e la fontana di Carlotta. Cento anni ci sono voluti per disegnare tutti i tuoi vicoli. Quelle stradine dove non ci cammini ma ti ci imbatti. Quei lotti che consentono ancora oggi ai bambini di giocare a pallone invece che con l’iphone.

Ma vi chiedete mai come siamo arrivati fin qui? Facciamo un piccolo passo indietro, a quel 18 febbraio 1920, giorno in cui viene posta la prima pietra della Garbatella. Era un mercoledì, il cielo azzurro non lasciava spazio neanche ad una nuvola. A Piazza Benedetto Brin c’erano signori vestiti bene e con l’immancabile coppola in testa, madri con in braccio i più piccoli, ragazzi che cercavano di farsi spazio tra marescialli, onorevoli e consiglieri. Alle 10 in punto arrivò lui, re Vittorio Emanuele III. Con i suoi baffi bianchi scese dall’auto tra applausi e bandiere tricolore. Dopo essere salito su un palco ha esaminato il piano del nuovo quartiere. Un progetto nato soprattutto grazie agli architetti Gustavo Giovannoni e  Innocenzo Sabbatini, attento ad attenersi allo stile barocchetto e con l’idea di creare una “città giardino”come quelle inglesi e tedesche. Poco dopo che il re aveva visionato il progetto, arrivò il momento tanto atteso: la posa della prima pietra. Il tutto avvenne sullo sfondo della zampillante fontana recuperata nei magazzini del Comune di Roma. Su quella collina  hanno  cominciato a sorgere i primi lotti, le case dai tetti spioventi, le piazzette con gli archi, le palme, scale e scalette, la contrapposizione tra recinzioni rustiche e i particolari in pietra costruiti minuziosamente.

Sono passati cento anni dall’inizio di questa favola chiamata Garbatella. Eppure, chi vive qui fin da ragazzino se ne sarà accorto no? Certe cose non sono mai cambiate. Tipo quei panni stesi lungo i fili in mezzo ai lotti. O le anziane che giocano a carte su tavoli arroccati proprio vicino a quelle lenzuola al vento. Per non parlare dell’oratorio di San Filippo Neri, che si ostina a tenere quelle altalene arrugginite su cui intere generazioni si sono sfidate e continuano a farlo.

E tutto questo ci ricorda che Garbatella non è un quartiere come gli altri, ma un museo da attraversare in punta di piedi. Un luogo da respirare con dettagli da scoprire e riscoprire. Non so voi, ma io ogni volta mi ci perdo ed è come rinascere.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

la garbatella di ieri e di oggi

Di Gianni RIVOLTA

Ecco, siamo arrivati alla fatidica data del Centenario. Questa occasione speciale ci consente, tra i tanti festeggiamenti, una pausa di riflessione  per chiederci com’è cambiata la Garbatella nel corso del suo primo secolo di vita.

La borgata-giardino Concordia era nata nei primi decenni del Novecento, intorno a piazza Brin, per ospitare gli “artefici del rinascimento economico della Capitale” e cioè gli operai della zona industriale dell’Ostiense, che nei progetti dell’ingegner Paolo Orlando, il suo fondatore, avrebbe dovuto competere con le ciminiere e gli opifici delle città del nord come Milano, Torino e Genova.Ma pochi anni dopo la situazione cambiò radicalmente. Dopo la fatidica marcia su Roma il fascismo di Mussolini prese il potere e l’Ente per lo Sviluppo Marittimo e Industriale di Roma, già nel 1923, fu messo in liquidazione. Svanirono così i sogni avveniristici del suo Presidente.

La zona della Garbatella  consentì, invece, all’Istituto delle Case popolari di edificare immediatamente su terreni periferici e poco costosi le case rapide per gli sfrattati e le prime palazzine. Solo qualche anno più tardi  vennero costruiti gli alberghi suburbani. Gli enormi fabbricati futuristi, che dovevano dare stanze provvisorie ai baraccati e alle famiglie deportate dal centro storico, in seguito agli sventramenti operati dal piccone del Duce. Insomma tra gli anni Venti e primi anni Trenta la Garbatella diventò la risposta alle più urgenti emergenze abitative, che si affacciavano al Governatorato di Roma e il raccoglitore di lavoratori salariati ai livelli più bassi della produzione: facchini dei mercati generali, addetti ai forni delle officine del gas quando questo si estraeva dalla combustione del carbon coke, manovali nell’edilizia, venditori ambulanti, operai delle vetrerie ecc…

Il tessuto sociale, proprio per la contiguità con la zona industriale dell’Ostiense, rimase proletario ed operaio  per altri decenni a venire; anche quando, dopo la Liberazione, i partiti di massa,Democrazia cristiana e Partito comunista, si contesero il consenso popolare sul territorio a suon di tessere, campagne elettorali, manifesti e diffusione della stampa. Entrambe le forze in campo furono  delle vere e proprie agenzie educative, dove germogliarono, tra l’oratorio di Sant’Eurosia e la Villetta di via Passino, intere generazioni di ragazzi e ragazze

Dopo la stagione del centrismo e dei Sindaci democristiani sul libro paga dei palazzinari, gli operai in tuta blu entrarono a testa alta nell’aula Giulio Cesare, i quartieri popolari e i borghetti periferici divennero la linfa della rigenerazione democratica della città e la Garbatella non è stata da meno. Qui, infatti, fin dalle prime elezioni i partiti della sinistra ebbero sempre percentuali superiori alla media cittadina. Negli anni Sessanta e  Settanta, con la scolarizzazione di massa e l’apertura dei licei sul territorio, entrò in campo una nuova schiera di giovani. Gli studenti presero in mano il loro destino diventando protagonisti nella vita sociale e politica. Poi ci fu la grande delusione, il riflusso e  la devastazione dell’eroina. Il crollo del muro di Berlino e i magistrati di “mani pulite” spazzarono via i partiti tradizionali della prima Repubblica e iniziò qualche lustro di berlusconismo . Quello che rimaneva della tradizione comunista, il Pds prima e i Ds poi, insieme a Rifondazione, faticavano a tenere insieme un blocco sociale e culturale che faceva i conti con le televisioni commerciali, l’entrata in campo della rivoluzione informatica, il lavoro virtuale , le crisi industriali, le delocalizzazioni, il mercato globale.

La Garbatella in quegli anni si doveva misurare con  grossi mutamenti, che avrebbero potuto  cambiare pelle all’intero quartiere. A metà degli anni Ottanta l’ex Istituto delle case popolari cominciò un programma di vendita  di 10 mila alloggi agli inquilini, che via via divennero proprietari.

Qualche anno più tardi,  recuperando le aree industriali degradate o abbandonate del quadrante Ostiense-San Paolo-Marconi, fu istituita l’Università Roma Tre; ai suoi confini si è trasferito il gruppo Repubblica –Espresso e  nell’ex Terminal dell’Ostiense ha aperto il mega-store del food di qualità Eataly. Una profonda crisi economica e un esodo biblico di immigrati invadeva intanto Roma e le grandi città del nostro Paese.  Altri rioni come Trastevere, Testaccio, San Lorenzo, con lo stesso  passato storico e popolare, sono stati investiti e trasformati dallo tsunami dei  brand nazionali e internazionali, da fenomeni di gentrificazione ( aumento degli affitti, insediamento di ceti sociali abbienti, anonimato commerciale).

Garbatella  non è stata stravolta dai cambiamenti, si è difesa. Lo ha potuto fare per la sua particolare struttura urbanistica e per un intelligente intervento delle istituzioni pubbliche ( Regione, Comune, Municipio VIII, Ater e Università Roma Tre). E’ riuscita a resistere senza  rinunciare al suo carattere genuino e combattivo, a riqualificare spazi pubblici, a non chiudersi nel provincialismo o cedere al folclore di bassa lega. Grazie a una caparbia squadra di giovani amministratori locali e a una diffusa rete associativa che si è rinnovata nel tempo , ancora oggi rimane  uno dei quartieri più belli e accoglienti di Roma, dove ognuno vorrebbe venire ad abitare.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

CLANDESTINE, L’ALTRA ITALIA DELL’ARTE

IL FILM DOCUMENTARIO REALIZZATO DALL’ASSOCIAZIONE CONTROCHIAVE

Di Paola BORGHESI

Nonostante siano trascor­si oltre 70 anni dalla data della prima vera emancipazione delle donne, il diritto al voto (era il 1946), tanti ancora sono i condizio­namenti che in modi e misure diverse il genere femminile si trova a subire nell’espressione delle sue capacità. A tutt’oggi si può dire che per lo più le donne sono costrette ancora ad agire da “clandestine” nella vita di tutti i giorni, per arri­vare quasi in incognito a far valere la loro creatività.

Il progetto “Clandestine” di Ma­ria Pia Orlandini (Making of), realizzato dall’Associazione Controchiave, si propone “di renderne visibili idee e talenti per offrire alle nuove genera­zioni esempi di passione e de­terminazione, per esaltare l’identità di genere attraverso la creatività, costruendo cer­tezze e valori che facciano muro contro la violenza.

Il Progetto è rivolto a ragazze e ragazzi delle Scuole Superiori e delle Università, per stimo­lare in particolare la produ­zione culturale delle donne come antidoto alla discrimi­nazione e si concretizza nella realizzazione non solo di un film documentario, ma anche di mostre e di laboratori di­dattici sulla creatività, nelle Scuole e Università.

Il film documentario dal titolo Clandestine, l’altra Italia del­l’arte, della durata di 60 mi­nuti, offre le esperienze di otto donne impegnate nel cam­po della cultura e dell’arte e ne racconta, con il linguaggio del quotidiano, passioni, dif­ficoltà, ambizioni, traguardi e sconfitte.

“Clandestine è un film su una meravigliosa in­visibilità”, come sottolinea Ma­ria Paola Orlandini, la idea­trice del progetto. Racconta di storie di dimensioni al fem­minile, storie che sono spesso trascurate, ma che costitui­scono quell’embrione di socia­lità che oggi siamo chiamati a rivalorizzare. Il film resti­tuisce piena cittadinanza a tutte quelle apparenti forme di clandestinità femminile, che troppo spesso pervadono le nostre dinamiche sociali.

Il film è stato presentato a palazzo Madama il 21 gennaio 2020, raccogliendo il favore della Senatrice Fedeli, della Vice Presidente del Senato Rossomando, della Ministra per le pari opportunità e la famiglia Bonetti, della Vice Ministra dell’Istruzione Asca­ni, della Sottosegretaria al ministero Beni e attività cul­turali Bonaccorsi e di tutti coloro che hanno assistito al­l’evento.

Un grazie da tutte le figure Istituzionali è stato indirizzato all’unico uomo pre­sente al tavolo, Guido Rossi, Presidente dell’Associazione Controchiave, che ha realiz­zato il progetto ed è interve­nuto per spiegarne l’articola­zione.

Presto il film sarà di­vulgato nelle Scuole Secon­darie e nelle Università, dove verranno altresì realizzate mostre di opere delle prota­goniste e della documentazio­ne fotografica e della loro at­tività artistica. Infine, a com­pletamento del progetto, l’As­sociazione Controchiave ge­stirà la realizzazione di “Ate­liers di parità sentimentale” in cui, una squadra composta da tre operatori, tra i quali una psicologa, lavorerà con ragazze e ragazzi per utiliz­zare i linguaggi di musica, teatro e movimento nel rico­noscimento e la sensibilizza­zione della parità di genere.

Un primo laboratorio si è già tenuto presso l’Istituto Con­falonieri De Chirico (zona S. Paolo), con grande coinvolgi­mento non solo dei ragazzi che hanno partecipato al pro­getto, ma anche di tutti gli studenti dell’Istituto che han­no visitato la mostra e potuto vedere il film.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

degrado e abbandono alla stazione ostiense

FUORI USO DA ANNI SCALE MOBILI, TAPIS-ROULANT E ASCENSORI

di Stefano BAIOCCHI

“Impianto fermo per manutenzione, ci scusiamo per il momentaneo disagio”.

Recita così, il cartello appeso a ridosso di una scala mobile. Una delle tante, che aiutano i passeggeri – o perlomeno dovrebbero farlo — a spostarsi con comodità nei meandri della Stazione Ostiense. Si dice spesso che il terminal ferroviario di una città sia un po’ come un biglietto da visita. Lo stato di salute della Stazione Ostiense, anzi di Roma Ostiense, non è che raffiguri al meglio la Città Eterna; anzi, potremmo dire che rappresenta in parte lo stato di attuale degrado della Capitale.

Edificata in occasione della visita di Hitler a Mussolini nel 1938, e inaugurata ufficialmente il 28 ottobre del 1940, il complesso della Stazione è andato incontro a diverse ristrutturazioni (la più evidente fu quella legata ai Mondiali del 1990) e ad alcuni interventi che però non ne hanno intaccata la struttura originaria. Le ultime novità hanno visto nel 2010 il definitivo trasferimento a Roma Termini da parte di Italo-Nuovo Trasporto Viaggiatori, e nel 2012 l’arrivo – in quello che trent’anni fa doveva essere l’Air Terminal – di Eataly e poi di Ikea.

La scala mobile che da Via Pellegrino Matteucci e dal Piazzale 12 ottobre 1492 consente l’accesso in Stazione, è ferma da almeno due anni, per manutenzione dice naturalmente il cartello. Talvolta anche l’ascensore attiguo è fuori servizio, ciò comporta che per una persona con disabilità è letteralmente impossibile prendere il treno.

E succede talvolta che sia fuori servizio — oltre all’ascensore — anche la scala mobile che permette la salita verso Via Pellegrino Matteucci. Allora se si ha una valigia al seguito, cosa tutt’altro che improbabile quando si viaggia in treno, sono dolori. Gli ascensori che dal sotterraneo conducono ai marciapiedi dei binari sono tutti perfettamente funzionanti, mentre da diversi mesi, entrambe le scale mobili che consentono l’accesso ai binari 14 e 15 sono fuori servizio ed è necessario usare la scala a gradini o l’ascensore. Delle quattro scale mobili che invece collegano il sotterraneo al primo binario, ne funzionano soltanto due, una per la discesa e una per la salita.

Al 6 febbraio dei quattro tapis- roulant ne funzionava uno soltanto; il primo di destra, quello che conduce verso la fermata Piramide della metro linea B, è fuori uso da almeno due anni. Alcuni passeggeri ci hanno riferito che a memoria non ricordano l’ultima volta che l’hanno visto in funzione.

L’accesso alla metropolitana non sempre è sorvegliato, tanto che non è così infrequente notare quante persone accedano alla fermata, o si rechino alla Roma Lido, scavalcando il tornello. Il gabbiotto dell’Atac, nonostante che all’interno ci sia un monitor acceso, è deserto (ci siamo passati sei volte davanti nell’arco di otto ore) mentre delle due biglietterie automatiche ne funziona una soltanto. Su una di queste qualcuno ha lasciato un foglietto di carta appiccicato con lo scotch in cui con una biro è stato scritto “Fuori servizio, out of order”… Un inno alla sciatteria.

Di fianco, mette tristezza anche l’edicola dismessa nelle cui vetrine polverose emergono un paio di Playboy e alcune riviste della Lazio nella cui copertina spicca Vladimir Pektovič. L’unica sorveglianza che abbiamo notato è composta da un carabiniere e da un terzetto di militari dell’esercito, con dei fucili mitragliatori in evidenza, che sosta in prossimità della zona ristoro, all’imbocco del tunnel che porta alla metropolitana.

Una buona notizia è stata la pulitura completa dell’uscita di sicurezza che dalla metropolitana consente lo sbocco su Piazzale dei Partigiani, bonificata da sudiciume, bottiglie e siringhe. Dovrebbe essere però un’uscita di sicurezza, come recita l’insegna di colore rosso, e quindi essere utilizzata in caso di estrema necessità, tuttavia le porte spalancate ne suggeriscono un diverso impiego. A nostro avviso è migliorata sensibilmente anche la situazione generale della pulizia dei marciapiedi e delle aree interne della Stazione, mentre sono in fase di ultimazione i lavori sul Piazzale dei Partigiani dove sono state rimosse di recente le impalcature.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Ancora strascichi sul servizio mense scolastiche

Presentato al Commissariato un esposto dei genitori della scuola Alonzi

di Francesca VITALIANI

A distanza di un mese rimane alta l’attenzione sulle mense scolastiche a Garbatella. Grazie all’impegno dei genitori della scuola primaria “A. Alonzi”, è stato presentato a fine gennaio al Commissariato di Polizia “C. Colombo” un esposto per disporre gli opportuni accertamenti sui fatti del 7 gennaio scorso. Cosa sia successo quel giorno è cosa ben nota: l’avvio del nuovo servizio di ristorazione scolastica comunale ha lasciato 1000 bambini dell’VIII Municipio, metà degli studenti dei plessi scolastici del territorio, senza cibo. Non meglio è andato negli altri quartieri romani.

Eppure il comunicato stampa diramato dallo stesso Comune di Roma sull’inizio del nuovo appalto della refezione scolastica sosteneva che “ l’Amministrazione ha garantito e tutelato la qualità del servizio e i livelli occupazionali per i lavoratori. Il dialogo tra Amministrazione e aziende aggiudicatarie ha portato alla sottoscrizione dell’impegno, da parte delle aziende, di assicurare la continuità dei rapporti di lavoro, le mansioni e i parametri orari nei confronti dei dipendenti interessati che erano impiegati nei servizi del precedente appalto […]”.

Un dialogo non così efficace, tant’è che a farne le spese sono stati i bambini. In particolare, nella scuola di Via Valignano, come si legge nell’esposto, nella tarda mattinata “iniziavano a circolare, in maniera del tutto frammentaria ed informale attraverso WhatsApp, messaggi e notizie circa un non meglio specificato “disguido” del Comune di Roma. Il pasto previsto per la merenda del mattino delle ore 10.20 non era pervenuto a destinazione e, per il pranzo a seguire, sarebbero stati serviti cibi freddi all’intera scuola.

La giustificazione addotta sarebbe stata quello di uno sciopero indetto in data 20 dicembre e previsto per le giornate del 7 e 8 gennaio 2020. L’astensione dal lavoro, però, risultava già essere revocata dalle sigle sindacali l’ultimo dell’anno a seguito di accordi tra società di ristorazione e sindacati. Intorno alle ore 12.30 iniziavano a circolare ulteriori notizie tra genitori, sempre tramite canali ufficiosi: nemmeno il pranzo, costituito da cestini con panini, era stato consegnato all’interno della scuola Alonzi”.

Bambini di età compresa tra i 5 e i 10 anni sono stati dunque tenuti a digiuno totale dalla colazione fatta a casa per un tempo che superava ampiamente gli intervalli consentiti, anche perché, da regolamento, non è in alcun modo possibile introdurre cibo all’interno della scuola da singoli privati. Una situazione lasciata allo sbando e risolta solo con l’intervento tempestivo dei genitori, che hanno dovuto prelevare i propri figli prima dell’abituale uscita delle 16.30.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

L’opera di padre Guido in un cortometraggio

Il filmato di Edoardo Valeriani verrà proiettata l’8 marzo al teatro di piazza Vallauri

Di Giancarlo Proietti

Il posto di un  prete è ovunque: tra la gente, a scuola, per strada, all’oratorio.

E lui era così. Padre Guido, chi ha avuto la fortuna di conoscerlo lo sa, è stato accanto ad intere generazioni. I ragazzini della Garbatella, alcuni ormai padri di quei figli anche loro cresciuti con lui, porteranno sempre con sè qualche ricordo di quel prete straordinario. A volte però i ricordi non bastano. Sono come pagine di un libro di cui gli altri possono solo leggere il titolo. Come fare allora per condividere veramente quei racconti?

Un’idea l’ha avuta Edoardo Valeriani. Ventotto anni, cresciuto all’oratorio di San Filippo Neri, con alle spalle un’esperienza teatrale da attore. Dopo aver frequentato un corso di recitazione e regia presso l’accademia Cinematografica “Professione artista” ha voluto mettere a disposizione questa sua esperienza professionale per ricordare Padre Guido.

Con l’aiuto della comunità parrocchiale e l’istituto Cesare Baronio ha pensato di realizzare un cortometraggio, che ripercorre le tappe più importanti della vita di padre Guido. Il filmato, dal titolo “Padre nostro che sei tra noi”, sarà proiettato al teatro Vincenzo Altamura di Piazza Vallauri domenica 8 marzo alle ore 17,00.

Padre Guido sarà interpretato dallo stesso Edoardo. Il giovane regista, nato e cresciuto alla Garbatella, ci ha raccontato di aver studiato e letto i diari, le lettere e la corrispondenza tra il religioso e sua madre nei primi anni del sacerdozio e come tutto ciò lo abbia aiutato ad interpretarne la figura. Il filmato è stato girato in bianco e nero, proprio per evidenziare il ricordo e la memoria.

L’obiettivo di questo lavoro, sia per il regista ma anche per i sacerdoti della parrocchia, è quello di tenere alto il ricordo e l’insegnamento soprattutto per le nuove generazioni, che poco hanno conosciuto l’enorme lavoro svolto dal sacerdote  per la sua comunità.

Gli attori di questo cortometraggio oltre a Edoardo, saranno i ragazzi dell’oratorio e gli alunni della scuola  Cesare Baronio. Le musiche sono di Renato Di Benedetto, anch’egli nato e cresciuto alla Garbatella.

Quindi appuntamento per tutti l’8 marzo. Una data casuale? Forse no, se ricordiamo bene è proprio il giorno del compleanno di Padre Guido.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Visita la nostra galleria fotografica sulla Garbatella
Jazz | Foto Antiche | Foto Moderne


I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
ACCEDI