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Tag: cultura

Il Maestro Gianpistone dalla Garbatella al mondo

Il Maestro Gianpistone dalla Garbatella al mondo

di Francesca Vitalini

“Attraverso la mia pittura ho voluto cogliere l’essenza della realtà che ho sperimentato con viaggi reali, molti, e fantastici”. Esordisce così il Maestro Gianpistone, da poco superati gli 87 anni. Nato a Roma, nella zona Ostiense, “in un palazzo talmente popolare che ospitava la Maternità”, ricorda.
Inizia ad esprimersi attraverso la pittura casualmente, per una sorta di rivalità nei confronti di una giovane fidanzatina, cantante lirica: stanco di dover essere sottoposto ai suoi impegni, decide un giorno di comprare dei cartoni telati, dei colori, un tubetto del bianco ed alcuni pennelli. Inizia, così, a dipingere e si avvicina al gruppo de “I Pennellati”, dopo qualche mese si aggiudica il premio di incoraggiamento alla carriera della Galleria di Arte Moderna di Roma.
“I miei inizi sono divertenti – continua il Maestro Gianpistone – e la mia esperienza dimostra che ero un pittore da prima che iniziassi a dipingere.
Considero la pittura una maniera di esprimermi, un percorso che avevo dentro e che si è manifestato ad un tratto”.
La pittura si collega ad altre forme d’arte: il teatro e la scultura, tanto che nel 1957 partecipa con due opere alla “Biennale Internazionale di Carrara” e nel 1966 fonda a Testaccio lo Studio Arte Equipe ’66 aprendolo al mondo con eventi di teatro d’avanguardia, poesia, jazz, folclore di numerosi paesi e con laboratori teatrali ed artistici per persone con disabilità.
Quasi parallelamente inizia una serie di viaggi in tutta Europa: dalla Groenlandia alla Grecia, dall’Inghilterra all’Unione Sovietica.
E, poi, America ed Africa, dall’Egitto al Sud Africa. Nel 1966 compie il primo dei tre viaggi in Estremo Oriente, arrivando in Indonesia, in Cina ed in Giappone. Numerosissimi i viaggi in Medio Oriente uno dei quali in macchina, fino alle soglie di Kabul in Afghanistan. L’India è il paese dove ha raccolto le maggiori esperienze, attraversandola dal Sud al Nord alla ricerca di una “verità assoluta”.
“Quando arrivavo in un posto – racconta il Maestro – avevo l’atteggiamento di un neofita desideroso di apprendere e di fissare sulla propria pelle, come un tatuaggio, l’esperienza del viaggio… Con il passare del tempo, però, i “tatuaggi” sbiadivano ed avevo bisogno di vivificarli di nuovo con altri viaggi”.
Nel cogliere l’essenza della realtà umana e naturale che si manifesta sotto ai suoi occhi si compongono i suoi cicli pittorici, tra i quali, per citarne alcuni: Entromondo, Natura Mirabilis, I colori del sacro, Le vie della seta, Le origini delle scritture, Memorie, Mediterraneo, Alle origini della cultura europea, Ierofanie, ospitate in più di 200 mostre personali in Italia, tra le quali, al Complesso Monumentale del Vittoriano a Roma, nel 2000, e in prestigiosissime esibizioni all’estero. Dal 1954 il pittore Gianpistone partecipa attivamente alle maggiori rassegne nazionali, conseguendo in oltre venti anni di attività oltre duecento premi (fra cui dodici medaglie d’oro). Da ricordare fra questi, il significativo riconoscimento alla sua opera e alla nuova dimensione della ricerca, il “Premio  Enrico Mattei” (1974).
Oggi la sua opera, in attesa di future mostre personali, può essere ammirata presso il suo studio di Poggio Moiano, nota cittadina in provincia di Rieti, dove una volta al mese la figlia, Sabina Pistone, organizza delle visite guidate in compagnia dell’artista e, permanentemente, presso il “Museo Etnologico delle Maschere di Cartapesta Gianpistone”, che raccoglie circa 500 maschere in cartapesta, che l’artista romano ha realizzato, riproducendole dai modelli africani e asiatici e da modelli carnevaleschi italiani.
Cos’altro rimane da cogliere in un’esperienza così vasta e poliedrica?
“Il Gazometro – conclude il maestro Gianpistone – nella mia giovinezza ho provato più volte a catturarlo: andavo davanti alla sua struttura, così aerea, e mai sono rimasto soddisfatto di come la riproducevo perché le mie spatolate non riuscivano a rappresentarne la leggerezza”.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 12 – Aprile 2016

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A Ennio Mariani la Medaglia d’onore concessa ai deportati nei campi nazisti

Una appassionata lettera dei figli, a vent’anni dalla morte del padre

A Ennio Mariani la Medaglia d’onore concessa ai deportati nei campi nazisti

Fu per lunghi anni il custode della sezione comunista di Via Passino. La Villetta fu la casa della sua passione politica e anche della sua famiglia

L’esigenza di ricercare un periodo preciso della vita di nostro padre Ennio Mariani ci ha portato a richiedere, a suo nome, la Medaglia d’onore, concessa dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e conferita ai cittadini italiani deportati nei lager nazisti.
Il 27 gennaio di quest’anno, nella ricorrenza del giorno della memoria, a Palazzo Valentini abbiamo ricevuto la medaglia dal Prefetto, con una cerimonia che si è tenuta presso la Sala Di Liegro. Insieme alle mie sorelle, a mio fratello e a mio cugino Roberto Mariani, abbiamo ascoltato con grande emozione pronunciare il nome di nostro padre, ma anche con il rammarico per questo riconoscimento tardivo, arrivato dopo 71 lunghi anni, durante i quali l’esistenza degli IMI (Internati Militari Italiani), rientrati dopo la liberazione, è stata negata dai vari governi italiani e per questo caduta nel silenzio nei confronti dei nostri militari deportati dopo l’8 settembre 1943.
Il 6 aprile sono vent’anni che nostro padre ci ha lasciato e vorremmo ricordarlo a chi l’ha conosciuto e farlo conoscere a chi invece non ne ha avuto occasione.
Ennio è rientrato dalla prigionia il 17 luglio 1945.
Distrutto nel fisico e nell’anima ma pieno di voglia di ricominciare. Ha conosciuto subito mia madre, Fernanda Pasquali, iscritta al PCI. Anche lui dalla fine del 1945 si iscrisse al Partito. La sezione Garbatella, la Villetta, è stata per tutti noi la casa, il posto dove vivere, dove lavorare, e noi, che alla Villetta ci siamo nati e vissuti nel vero senso della parola, ricordiamo ancora quell’infanzia felice, l’odore del ciclostile, il campetto del gioco delle bocce, le interminabili serate estive con i giovani della FGCI a discutere del futuro, il bar gestito prima da nonno Domenico e poi da Pasqualone. Certo, ci sono stati momenti difficili, ma c’era un’unità tra compagni che ripagava sempre. Poi c’era “L’unità”, il giornale che Ennio portava sempre in tasca, che nostro padre, la domenica mattina, ci portava a diffondere, casa per casa.
Ennio non era una persona facile, politicamente un osso duro, nato nella scuola della Garbatella. Era autentico nel sincero e profondo attaccamento al partito, solido come nel suo  profondo amore per la sua famiglia. Ennio parlava ad alta voce, prendeva in giro tutti e soprattutto i professori, non aveva soggezione di nessuno e da un certo punto in poi non condivideva il cambiamento che era in atto.
Era un organizzatore instancabile di feste dell’Unità, costruttore del palco da dove faceva discorsi appassionati e magistrale trascinatore nelle affissioni di manifesti durante le campagne elettorali.
Gli anni del dopoguerra, il lavoro precario ai Mercati generali, per il quale fu intervistato denunciando le pessime condizioni di lavoro, con lo pseudonimo di Otello (per non rischiare di perdere anche quelle occasioni di lavoro tanto importanti) lo hanno temprato, hanno forgiato un uomo appassionato e generoso.
Ricordiamo che insieme a Don Picchi ha sostenuto e lottato per adibire la ex Casa del Fanciullo al luogo che è oggi il Centro italiano di solidarietà (CEIS). Fu il primo presidente del centro anziani alla Montagnola, da lui e dai compagni della sezione Montagnola fortemente voluto. Era un uomo ingombrante che ci ha sempre messo la faccia, che con trasporto esponeva i suoi ideali e con la stessa intensità amava fare del bene agli altri senza mai vantarsene. Entrava senza chiedere il permesso nella vita di ognuno. Era grande il nostro papà e ci piace pensare che chi l’ha conosciuto la pensi come noi.
Dopo la Bolognina però non aveva scelto. Aveva sofferto molto, ma il suo grande amore era rimasto vivo. Un amore nato in un lager, al freddo, patendo la fame, la fatica, i soprusi e le torture. Un amore che lo ha accompagnato per tutta la vita, un amore rosso come la sua passione, e a chi gli diceva di schierarsi rispondeva gridando: “io nu me devo rifonda’…io resto io” e, restando fedele al suo antico ideale, ormai dissolto, non scelse il nuovo che si profilava perché non lo riconosceva più.
Pensiamo che dobbiamo opporci al dissolversi nel tempo delle cose e delle persone. Abbiamo pensato di ricordarlo così, con poche righe, perché i ricordi restano e sono parte ineludibile del nostro presente. Sono le nostre radici.
6 Aprile 1996 – 6 Aprile 2016 Rodolfo, Patrizia, Katia, Valentina e Vitaliana.
Un appassionato grazie ai figli di Ennio Mariani, che hanno voluto ricordare la memoria del loro padre, un uomo semplice e grande, con parole così toccanti. Quando i figli ricordano con tanto orgoglio le loro radici vuol dire che è stata loro trasmessa un’autentica nobiltà. E’ questo il caso di Ennio e anche di Fernanda. Per chi non ha conosciuto Ennio, spieghiamo a che cosa si allude nella lettera dei cinque fratelli Mariani, quando parlano della Villetta come della loro casa, “dove siamo nati e vissuti”. La Villetta, dalla Liberazione in poi, è stata per la Garbatella la“casa del popolo”, dove oltre che sede politica sono stati ospitati associazioni culturali, associazioni sportive, scuole di alfabetizzazione, circoli del cinema e del teatro, circoli giovanili e una infinità di altre organizzazioni democratiche.
Ma per Ennio e per la sua numerosa famiglia è stata per lunghi anni la loro vera casa. La Sezione aveva bisogno di un custode, più di una volta era stata fatta  oggetto di incursioni di sabotatori, culminati nel 1950 da una vera aggressione in grande stile, peraltro respinta a furor di popolo, di neofascisti dell’MSI. Ennio aveva gravi problemi di abitazione, era nel contempo un uomo deciso, altamente affidabile. Gli fu chiesto di assumere lui il compito di custode e gli fu assegnato l’unico posto disponibile, il sottotetto della Villetta, dove oggi c’è l’Associazione Italia-Cuba. Lì la sua famiglia divenne numerosa, lì Ennio poteva dare corso alla sua passione politica.
Lo spazio che occupava era scarso e abbastanza scomodo da praticare, ma era sufficiente a compattare le sue grandi passioni: famiglia e Partito.
Ennio si spezzava la schiena lavorando al Mercato grande dell’Ostiense, il luogo in cui aveva lavorato anche Giuseppe Cinelli, martire alle Ardeatine, al cui nome era intitolata la sezione comunista di quella Villetta che Ennio per lunghi anni ha custodito.
Cari figli di Ennio, grazie per il bel ricordo di vostro padre che ci avete mandato e che a me ha fatto rivivere episodi ed atmosfere che oggi sembrano svaniti.

Cosmo Barbato

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 12 – Aprile 2016

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Altrevie_programma_aprile_2016

Programma Aprile 2016

•    Venerdì 1 – Cineclub ZiC-Altrevie: I CORTI DELL’ASPERGER FILM FESTIVAL
Serata dedicata ai corti presentati al festival 2015. € 4. Con Francesco Castracane. Ore 20,45 Via Caffaro 10
•    Domenica 3 – MATINEE CLASSICA: SCHUBERT E CHOPIN
Primo di un ciclo di incontri di guida all’ascolto della musica classica dedicati agli ‘altri romantici’. Con Giovanni La Torre. Ingresso libero. Ore 10,30 Via Caffaro 10.

•    Venerdì  8 – Cineclub ZiC-Altrevie: UN INSOLITO NAUFRAGO NELL’INQUIETO MARE D’ORIENTE
Contributo € 4. Con Francesco Castracane. Ore 20,45 Via Caffaro 10

•    Sabato 9 – Il Canto dei Popoli: Musica dall’Iran/Musica ebraica
Concerto di dialogo tradizioni musicali d’Oriente con Pejman Tadayon e Riccardo Manzi
Contributo € 10 – Prenotazione consigliata: altrevie@gmail.com. Ore 21, Via Caffaro, 10

•    Domenica 10 – DA OMERO A TALETE. Le origini del pensiero europeo
Conversazione filosofica con la Prof.ssa Annalisa Sapegno.  Ingresso libero. Ore 10,30, Via Caffaro 10

•    Venerdì 15 – Cineclub ZiC-Altrevie: TORNERANNO I PRATI
Regia di Ermanno Olmi. Contributo € 4. Con Francesco Castracane. Ore 20,45 Via Caffaro 10

•    Sabato 16 – Il Canto dei Popoli:  TRAIN DE VILLE
L’ensemble “Train de ville” in concerto: “canzoni da viaggio” folk gipsy & original songs
Contributo € 8 – Prenotazione consigliata: altrevie@gmail.com. Ore 21, Via Caffaro 10

•    Domenica 17 – MATINEE CLASSICA: PAGANINI, LISZT, BERLIOZ
Secondo di un ciclo di incontri di guida all’ascolto della musica classica dedicati agli ‘altri romantici’.
Ingresso libero. Con Giovanni La Torre. Ore 10,30 Via Caffaro 10

•    Sabato 23 – Il Canto dei Popoli:  CHRISTY LEAHY
Musica della tradizione irlandese  con  Athena Corcoran Tadd – violino | Christy Leahy – organetto irlandese | Maurizio Di Giacomo – chitarra
Contributo € 8. Prenotazione consigliata: altrevie@gmail.com. Ore 21, Via Caffaro, 10

•    Venerdì 29 – Cineclub ZiC-Altrevie: NOI NON SIAMO COME JAMES BOND
Documentario. Contributo € 4. Con Francesco Castracane. Ore 20,45 Via Caffaro 10

•    Sabato 30 – Il Canto dei Popoli: LE CHAT NOIR
Musica della tradizione francese – dal rinascimento al Balfolk. Contributo € 8.
Prenotazione consigliata:altrevie@gmail.com. Ore 21, Via Caffaro 10

ALTREVIE è un progetto culturale che intende sviluppare un percorso di conoscenza e di arricchimento culturale attraverso incontri, visite guidate, viaggi ed escursioni. Ad esso è associato un ciclo di musiche etniche e tradizionali con l’obiettivo di favorire la comprensione di altre culture,  di avvicinarci ad altre forme di espressione e  superare ogni barriera tra i popoli. Questa sensibilità si esprime anche nella riaffermazione di un più incisivo impegno civile e sociale sui temi delle libertà, della laicità e della democrazia.

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Buon compleanno Garbatella, il rione romano compie 96 anni tra spettacoli ed eventi

Buon compleanno Garbatella, il rione romano compie 96 anni tra spettacoli ed eventi

Dal 13 al 29 febbraio mostre, gare podistiche, presentazioni di libri e racconti in uno dei quartieri storici della capitale col patrocinio dell’VIII municipio

di VIOLA GIANNOLI

Per Nanni Moretti di “Caro Diario” era “il quartiere più bello di tutti”. Pier Paolo Pasolini ci ambientò molte scene del romanzo “Una vita violenta”. Il palazzone della Regione Lazio è stato il set di moltissimi Fantozzi. E, in tempi più recenti, il Roma club è diventato la bottigliera dei “Cesaroni” in tv. Ora il rione Garbatella, uno dei quartieri storici della capitale, di tradizione “rossa” e operaia, compie 96 anni. Da quel 18 febbraio del 1920 in cui il re Vittorio Emanuele III pose la prima pietra in piazza Benedetto Brin ne è passata di acqua tra i vicoli e i lotti di quest’area un tempo disabitata e coperta di vigne e pascoli e costruita sui colli che dominano la basilica di San Paolo Fuori Le Mura. Come ogni anno, stavolta a quasi un secolo di distanza, il municipio, le associazioni e le realtà vive del quartiere hanno deciso di festeggiare il loro quartiere con due settimane di spettacoli, esposizioni, premiazioni ed eventi (quasi) tutti gratuiti e patrocinati dall’VIII municipio.

Ecco il programma: il 13 febbraio alle 17 al forno Maurizi di largo Ansaldo “A Garbatella dal cuore l’arte parte”; il 14 febbraio alle 14.30 lo spazio Millepiani in via Odero ospita “Incontriamo le farfalle”, un laboratorio per bambini e adulti; alle 17 passeggiata fotografica “Garbatella ti amo e te lo dimostro”; il 17 febbraio alle 18 di nuovo a Millepiani per letture e poesie.

Per Nanni Moretti di “Caro Diario” era “il quartiere più bello di tutti”. Pier Paolo Pasolini ci ambientò molte scene del romanzo “Una vita violenta”. Il palazzone della Regione Lazio è stato il set di moltissimi Fantozzi. E, in tempi più recenti, il Roma club è diventato la bottigliera dei “Cesaroni” in tv. Ora il rione Garbatella, uno dei quartieri storici della capitale, di tradizione “rossa” e operaia, compie 96 anni. Da quel 18 febbraio del 1920 in cui il re Vittorio Emanuele III pose la prima pietra in piazza Benedetto Brin ne è passata di acqua tra i vicoli e i lotti di quest’area un tempo disabitata e coperta di vigne e pascoli e costruita sui colli che dominano la basilica di San Paolo Fuori Le Mura. Come ogni anno, stavolta a quasi un secolo di distanza, il municipio, le associazioni e le realtà vive del quartiere hanno deciso di festeggiare il loro quartiere con due settimane di spettacoli, esposizioni, premiazioni ed eventi (quasi) tutti gratuiti e patrocinati dall’VIII municipio.

Ecco il programma: il 13 febbraio alle 17 al forno Maurizi di largo Ansaldo “A Garbatella dal cuore l’arte parte”; il 14 febbraio alle 14.30 lo spazio Millepiani in via Odero ospita “Incontriamo le farfalle”, un laboratorio per bambini e adulti; alle 17 passeggiata fotografica “Garbatella ti amo e te lo dimostro”; il 17 febbraio alle 18 di nuovo a Millepiani per letture e poesie.

Il 18 febbraio si parte alle 11 del mattino con il concerto della banda della polizia locale in piazza Brin; alle 12 Fatagarbatella presenta “La torta scultura ‘Fontana Carlotta’ di Patty Perticari a cui segue una passeggiata nel quartiere; alle 16 nel Centro anziani di via Pullino il premio nonna Garbatella e a seguire i festeggiamenti con musica dal vivo; alle 18 alla Cna di via Massaia presentazione delle attività per la 25esima gara podistica “Corri alla Garbatella”.

Il 19 febbraio alle 17.30 da piazza Oderico da Pordenone la marcia della pace con i bambini della comunità di Sant’Egidio e la Scuola della Pace; il 20 e il 21 febbraio dalle 15 alle 24 al Teatro Ambra di piazza Giovanni da Triora un’esposizione di esemplari unici di radio d’epoca e una mostra di foto storiche del quartiere; dalle 10 alle 18 in piazza Oderico da Pordenone invece nella sala espositiva “Bande rosse” una visita guidata tra gli esemplari della storia della Ducati.

E ancora: il 22 febbraio alle 17 alla Casa della città di via della Molettta una mostra dei materiali e delle ricerche sulle case, gli edifici, i lotti e i giardini della Garbatella a cura dell’Osservatorio sul moderno a Roma. Dallo stesso giorno e fino al 29 febbraio inoltre gli studenti delle scuole andranno a spasso per il rione per conoscerne meglio angoli e aneddoti. Il 23 febbraio alle 18 spettacolo teatrale di musica e prosa “Ve volemo tanto bene”; il 24 febbraio alle 18 al teatro oratorio San Filippo Neri in via delle Sette Chiese “La grande Roma di Liedholm” e l’esposizione delle foto storiche della squadra di calcio A.s.t.r.o. Infine il 24, 25 e 26 febbraio dalle 16 alle 19.30 presso l’oratorio San Filippo Neri in via delle Sette Chiese esposizione di manufatti artigianali, tra cui riproduzioni paesaggistiche di Garbatella.

Leggi tutto l’articolo da repubblica.it

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Nuovo mercato del Parco: una partita difficile da giocare

Nuovo mercato del Parco: una partita difficile da giocare

Accorperà gli attuali mercati di Via Odescalchi e di Via Rosa Raimondi Garibaldi. Dovrebbe vedere la luce nella seconda metà del prossimo anno

Non so a quale sport si possa fare riferimento ma di certo sembra di giocare una partita con gli atleti schierati per conquistare la vittoria. Sì, perché unificare due mercati non è una missione facile.
E’ quanto l’Amministrazione municipale sta facendo da oltre un anno, cioè dal primo tavolo di confronto con gli operatori commerciali – tutt’altro che tranquillo – fino ai giorni nostri.
Ripensare il mercato rionale è necessario per rilanciare il settore, riqualificare e diversificare i prodotti, rivedere i modelli di gestione a partire dall’orario di vendita, rivitalizzandoli con l’innesto delle nuove tecnologie informatiche che consentono di accedere agli acquisti on-line.
Questo è il progetto per il nuovo Mercato del Parco che avrà sede in Via Guarnieri Carducci, sommando gli operatori che attualmente operano in Via Odescalchi e quelli di Via Rosa Raimondi Garibaldi. Una idea che nasce dal recupero di una zona centrale del Municipio, vicino alla Regione Lazio, dove è già sorto un importante parco pubblico attrezzato e gli orti urbani curati da Legambiente.
Fermi nell’impegno e nell’attenzione verso gli operatori del settore, siamo soddisfatti perché il tentativo di coordinamento politico-istituzionale ha dato i suoi risultati. Dai primi mesi dell’anno 2014 è stato istituito e condotto uno specifico tavolo di confronto che ha coinvolto i sindacati di categoria insieme agli operatori e gli uffici amministrativi municipali,  con l’obiettivo di arrivare ad una progettazione condivisa e fattibile nel rispetto delle procedure e con uno sguardo attento e sensibile nel costruire spazi confortevoli e idonei sia per i commercianti che per i cittadini.
Grazie a questo lavoro di coordinamento e concertazione, siamo riusciti come Amministrazione municipale ad interpretare la voglia di rinnovamento di una vera risorsa economica.
Questo perché al declino del settore che si registra, oggi è necessario contrapporre la visione futura di un luogo ritrovato dell’arte “mercatoria” che vuole essere ancora al servizio del cittadino.
Il Mercato del Parco sarà pronto nella seconda metà del 2016. Quella che sembrava solo una eterna promessa oggi sta diventando realtà.

Anna Rita Marocchi
Vicepresidente del Municipio VIII
e Assessora al Commercio

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Dicembre 2015

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Archeologia industriale nel quartiere Ostiense Smantellata la tramoggia Italgas Caricava il carbone nei forni

Archeologia industriale nel quartiere Ostiense Smantellata la tramoggia Italgas

Caricava il carbone nei forni

di Flavio Conia

Quando pensiamo ad un bene culturale solitamente ci viene in mente qualcosa di bello, esteticamente rilevante, qualcosa che abbia un valore artistico.
Raramente riusciamo ad andare aldilà della natura estetizzata del bene culturale, difficilmente consideriamo (o conosciamo) la vera definizione di “bene culturale” che va ad includere i beni che siano «testimonianze aventi valore di civiltà» (Dlgs 22/01/2004, n. 42 art. 2 comma 2).
Riportando questa definizione alla nostra vita quotidiana, al nostro vivere la città, possiamo spiegare queste semplici parole andando a prendere come esempio l’archeologia industriale dell’area Italgas nel quartiere Ostiense. Un’area ed un quartiere di grande fascino, sotto i riflettori del cinema, delle arti visive, della movida: ciò che ha smosso l’attenzione di tanti verso questo quartiere di Roma è sicuramente in modo primario la presenza del complesso di archeologia industriale che è composto dai gasometri e dal resto degli impianti presenti tra Via del Commercio e Via di Riva Ostiense. Orami simboli, elementi inconfondibili del paesaggio urbano, presenze importanti nello skyline cittadino, le tramogge, i forni e le strutture ad essi connesse segnano il passato ed il presente di una delle aree urbane più affascinanti di Roma. Passato e presente dunque, ma sul futuro chi può dirlo.
L’abbattimento di una tramoggia oramai pericolante presente nell’area limitrofa al fiume avvenuto nel mese di novembre deve riportare l’attenzione sul perché è un dovere di tutti vigilare perché l’archeologia industriale vada conservata e tutelata al meglio: una tramoggia non è bella, non è un quadro di Sironi, non è un Tiziano, ma è lo strumento più semplice che abbiamo per raccontare ai più giovani cosa voleva dire agli inizi del Novecento far nascere la Roma contemporanea, è il mezzo più diretto a nostra disposizione per dimostrare l’ingegno dell’uomo e la sua idea di sviluppo economico ed urbano.
Questi vecchi edifici parlano, raccontano storie che aprono a racconti antropologicamente fondamentali per comprendere la crescita sociale della popolazione di Roma, descrivono unitariamente, nel loro complesso, la manifestazione di una cittadella industriale (l’area Ostiense – Portuense) che stenta ad oggi a dimostrarsi unitariamente agli occhi dei cittadini.
Italgas ha in mano un patrimonio unico, che va valorizzato e messo a disposizione di tutti i cittadini e le cittadine, perché possa essere palese la passata vocazione di quest’area in modo da restituire il passato al futuro.
La ex Centrale elettrica Montemartini è l’esempio lampante della buona politica applicata agli spazi ex industriali: riunire in un unico sito, anche virtuale, anche attraverso politiche di corretta valorizzazione, l’attuale museo con l’area Italgas, i Mercati Generali, il complesso dell’Istituto Superiore Antincendi (splendidamente conservato), l’ex Miralanza, il Ponte di Ferro, il Teatro India sarebbe il modo corretto di ridare a Roma la dimensione di ciò che è stato questo territorio e come si è trasformato.
Ricostruire un legame, un filo rosso che sia guidato dalla valorizzazione dell’esistente, mirando ad informare, a potenziare il turismo locale, nazionale ed estero, andando a dare nuova anima ai luoghi, lasciandoli però liberi di raccontarci ciò che erano.
Difendere l’archeologia industriale significa parlare di lavoratori, di storie di fabbrica che non conosciamo abbastanza, racconti di Resistenza che rimangono taciuti. Il Gasometro è un bellissimo simbolo per Roma, ma prima di essere illuminato per la Notte Bianca è stato ben altro. Questa storia forse ci resta da raccontarla al meglio, finché siamo in tempo, fino a che non sarà tutto troppo pericolante, fino a quando non sarà tutto irrimediabilmente compromesso, com’è stato per la tramoggia di Riva Ostiense. Era testimonianza di civiltà, ma forse non abbastanza.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Dicembre 2015

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Le vie della Garbatella: marinai, pirati e … non solo

Le vie della Garbatella: marinai, pirati e … non solo

di Enrico Recchi

“Italiani, un popolo di santi, poeti, navigatori…”. Così inizia l’iscrizione sul Palazzo della Civiltà del Lavoro all’Eur, quello che tutti noi conosciano come il “Colosseo Quadrato” perché ricorda in chiave moderna il monumento più famoso dell’antica Roma. E la Garbatella nella sua toponomastica rispecchia perfettamente quell’iscrizione.
Vi siete mai chiesti chi siano i personaggi i cui nomi leggiamo sulle targhe delle vie del nostro quartiere?
Come è stato raccontato più volte alle vie e piazze del nucleo originario della Garbatella (che nasce a Piazza Brin nel febbraio del 1920) vengono dati i nomi di personaggi legati al mondo marinaresco perché in qualche modo connessi alla funzione che avrebbe dovuto avere il nascente quartiere: ospitare le maestranze, gli operai e gli addetti amministrativi che avrebbero dovuto lavorare al progetto del bacino e del canale con i quali la zona di San Paolo sarebbe stata trasformata in un terminale commerciale delle merci che potevano arrivare a Roma sull’acqua, sia risalendo appunto il corso del Tevere che sfruttando un progettato canale artificiale (Chi volesse approfondire può leggere di più sul bellissimo libro di Gianni Rivola “Garbatella mia”).
Tutto questo poi non si materializzò.
Il progetto restò solo un progetto ma le strade che collegavano le nuove costruzioni, presero i nomi di ingegneri navali, Ministri della Marina, Ammiragli e pirati.
Ma non solo. Le strade della Garbatella sono dedicate anche a missionari, esploratori ed altro.
Partiamo quindi dalla categoria dei  personaggi legati al mondo del Mare e cerchiamo di scoprire qualcosa di più su alcuni di loro.
Innanzitutto Benedetto Brin che dà il nome alla piazza dove venne posta la prima pietra della borgata e dove si affacciavano le prime costruzioni. A metà ‘800, quando aveva vent’anni, entrò in servizio nella marina del Regno di Sardegna e percorse tutta la carriera militare. Progettista navale, a lui si devono le corazzate gemelle Caio Duilio e Enrico Dandolo, le prime navi italiane ad avere una corazzatura laterale di 55 cm. tale da considerarle imperforabili, migliore anche della protezione che avevano le navi della famosa marina reale britannica.
Diventato poi ministro, Brin spinse per accelerare la politica di armamento italiana sul mare, facendo costruire altre navi da guerra per intraprendere la politica di espansionismo coloniale. Secondo Brin l’Italia doveva produrre non solo le navi, ma anche tutte le componenti necessarie, seguendo una politica nazionalistica che contribuì anche alla nascita dell’industria pesante nel nostro paese.
Promosse la nascita degli stabilimenti di Venezia e Pozzuoli e delle Acciaierie di Terni, della base di Taranto e dell’Arsenale di La Spezia.
Decretò infine che le scuole navali di Napoli e di Genova, retaggio di una Italia formata da più stati, confluissero nella Accademia Navale di Livorno. A lui agli inizi del ‘900 venne anche intitolata una corazzata.
Dopo un personaggio così serio e compassato, passiamo a due personaggi più antichi e romantici. Tutti e due vissero a cavallo tra ‘500 e ‘600.
Già i nomi sono un programma, sfido a dimenticarli: Obizzo Guidotti e Pantero Pantera. Il primo, Obizzo Guidotti, era un cavaliere bolognese del Santo Sepolcro imbarcato su un nave dell’ordine gerosolimitano.
All’epoca il Mediterraneo era solcato non solo da navi commerciali e da quelle delle varie potenze, ma anche dai pirati che facilmente attaccavano e mettevano in pericolo i traffici mercantili.
I primi scontri del nostro avvengono con i corsari nelle acque di Malta e poi lungo le coste tunisine, partecipando alla conquista di Hammamet. Diventato poi capitano di nave, da difensore si trasforma in predatore ed assale, sempre al servizio dell’Ordine dei cavalieri di Malta, le navi turche cariche di frumento e riso per portare il prezioso carico a Malta.
Il secondo, Pantero Pantera, (con un nome che sembra quello di un bullo del quartiere. Pare di sentire una voce dal cortile che grida: “Ahò, Hai visto er Pantera?”. Era un nobile comasco del ‘500 appartenente alla famiglia Pantera, che si imbarcò giovanissimo nella flotta pontificia fino a diventare capitano della nave “Santa Lucia”. Scrisse anche trattati marinareschi, ma sopratutto è ricordato per aver combattuto i pirati turchi nel Mediterraneo. Quindi possiamo immaginare il prode Pantero salire sulla tolda della sua nave e lanciare l’arrembaggio contro la nave nemica.
Proprio perché servì nella marina pontificia, Roma e la Garbatella sono le uniche a ricordarlo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Dicembre 2015

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Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti Giovannino alla conquista del motorino

Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti

Anche quest’anno, per il settimo Natale consecutivo, la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto natalizio per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista è sempre lo stesso, Giovannino, ovviamente cresciuto negli anni, ormai un adolescente pieno di curiosità, di fantasia e di domande spesso inappagate. Ma ha fatto un salto di qualità, si è inventato un lavoro, consegna pizze e supplì a domicilio, e soprattutto ha conquistato un sogno accarezzato da tanto tempo, un motorino usato, comprato da un vecchio amico con le mance dei clienti.
Maria è autrice di numerosi romanzi, di scritti per l’infanzia, di racconti, di raccolte di poesie.
L’ultima sua fatica è stata la riedizione riveduta e corretta del suo più bel romanzo, Il Confinato, la storia appassionata delle persecuzione fasciste subite dal padre, il maestro Lino. Nel corso delle innumerevoli presentazioni del libro, che hanno raccolto molto più successo di quando il romanzo uscì la prima volta nel 1961, quest’anno Maria ha girato l’Italia in lungo e in largo. Ella è inoltre una instancabile organizzatrice culturale e una delle migliori traduttrice di testi letterari stranieri. (C.B.)

Giovannino alla conquista del motorino

di Maria Jatosti

Alle solite, Giovannino! Ma come fai a studiare con quel frastuono nelle orecchie? A che punto sei con i compiti? Dai, sbrigati che poi devi darmi una mano a fare l’albero.
Giovannino sospirò, si tolse gli auricolari, chiuse il quaderno.
Ho finito, mamma, arrivo. Oh, bravo, vieni qui.
Lo sai che quest’anno viene proprio bello!
Quando aggiungeremo le lucine che si accendono e si spengono farà un figurone. Pensi che alla nonna piacerà?
Ne sono sicura. Si commuoverà fino alle lacrime come tutti gli anni.
È vero, la nonna quando è felice piange, povera nonna Maria.
Perché povera? Non le manca niente e ha noi che le vogliamo un sacco di bene. Questo è importante, non ha prezzo. L’amore è tutto, specialmente a una certa età, soprattutto quando si è soli.
Però la nonna non è sola, ci siamo noi, gli zii, tanti nipoti… Se sta per conto suo nella vecchia casa è perché lo vuole lei… Le piace vivere in mezzo ai suoi ricordi, le sue cose, le sue chincaglierie, i suoi fantasmi…
In fondo deve essere bello…
Dai, dai, Giovannino, muovi le mani non perderti dietro le tue fantasie.
No, quel pupazzetto non lo mettere, è troppo malridotto. Quel furfante di Puccio se l’è tutto ciancicato, sbavato…
Da piccoli fanno tutti così e Puccio non è un furfante, è un cuccioletto adorabile, giocherellone, vispo, affettuoso…
Anche troppo, anche troppo, e tu devi smetterla di farlo venire nel tuo letto. Ti ho già fatto mettere la cuccia nella stanza, devi abituarlo a stare lì. Te l’ho detto mille volte, Giovannino.
Ma Puccio…
Puccio! Puccio! Che razza di nome stupido per un cane! Non l’ho mai digerito…
Ma mamma! Sei stata proprio tu appena l’hai visto a dire che sembrava un cappuccino per via del colore.
Cappuccino – cappuccio – Puccio. Io dico che gli sta bene e a lui piace: quando lo chiami viene di corsa e scodinzola tutto contento.
Che c’entra, anche se lo chiamassi Antonio sarebbe lo stesso, no? Oh, ecco qua, direi che abbiamo quasi finito. Come ti sembra? Manca solo il puntale con la stella in cima, ma a quello ci pensa il babbo: è compito suo, lo sai quanto ci tiene.
E le lucine. Le lucine le voglio mettere io.
Va bene va bene. Ma tu non devi andare? Non è ora? Copriti, mi raccomando, mettiti la sciarpa che con quel benedetto motorino prendi un sacco di freddo. Non vorrai ammalarti proprio adesso.
Accidenti, hai ragione, si sta facendo tardi. Io scappo mamma. Sta tranquilla, ciao.
Naturalmente Giovannino la sciarpa dimenticò di mettersela. In realtà non la sopportava, gli sembrava una cosa da vecchi. Tirò su il cappuccio del piumino e via col vento fischiettando per le strade del quartiere.
Era il secondo anno che faceva quel lavoro, ma stavolta la grande novità era il motorino. L’anno passato per consegnare le pizze ai clienti gli toccava pedalare come un matto in bicicletta col risultato che ci metteva molto più tempo e si stancava il doppio. Ora col motorino era tutta un’altra storia. Gli sembrava di volare e gli metteva allegria sentirlo cantare.
Lui se lo sognava da sempre, il motorino, ma, coi tempi che corrono, diceva la mamma, tuo padre che lavora una settimana si e una no a seconda del tempo che tira, e qualche volta non lo pagano nemmeno, altro che motorino! Va, va, Giovannino, toglitelo dalla testa, non è per te…!
Poi a scuola era arrivato Lucas. Uno spilungone nero e lucido, di qualche anno più grande e molto più alto di lui, più robusto, con un sorriso che gli riempiva la faccia e sembrava una festa. Era stato Lucas a regalargli quel cucciolotto morbido, buffo, color cappuccino con due macchie nere al posto degli occhi. Ed era stato sempre Lucas prima a dargli dei passaggi fino a casa sul suo scooter, poi a portarlo con sé al lavoro, ai Grandi Alimentari. Giovannino di esperienza in quel campo ne aveva già parecchia per via delle pizze a domicilio e insieme, loro due, facevano una squadra perfetta. Consegnavano la spesa ai clienti, specialmente donnette anziane che non ce la facevano a spingere il carrello un passo avanti all’altro, non come sua nonna che a quasi novant’anni non aveva bisogno di nessun aiuto, leggeva il giornale e infilava l’ago senza occhiali e i giorni di festa era capace anche di mettersi a ballare. Fantastica nonna Maria!
Qualche volta Lucas lasciava che fosse Giovannino a guidare mentre lui con le sue gambe da fenicottero saltava giù badando a consegnare e intascare il denaro. In quei momenti, Giovannino non stava nella pelle dalla felicità. Un giorno Lucas gli disse: Se papà per Natale come mi ha promesso me ne compra uno nuovo, questo lo passo a te, per pochissimo.
Me lo pagherai un po’ alla volta.
Perciò, comincia a mettere da parte le mance. E rideva, rideva che non si sapeva se dicesse sul serio o facesse la burla.
A Giovannino luccicarono gli occhi e cominciò a sognare e intanto faceva pratica e a volte, quando per qualche ragione Lucas non poteva venire al lavoro, lui se la cavava perfettamente da solo e tutto andava liscio come l’olio. Ma la mamma era in apprensione. Stai attento, Giovannino, diceva, non andare a scapicollo, con la testa tra le nuvole come al solito. Mi raccomando, non correre troppo e metti il casco, hai capito? Non farmi stare in pena. Hai visto cosa è successo al figlio della portinaia, un altro po’ ci rimetteva l’osso del collo…! Giovannino, ma mi stai a sentire? Questo figlio mio, sempre appresso alle fanfaluche!
Sì sì, stai tranquilla, mamma, non mi succederà niente.
Nonna Maria strizzava l’occhio avvolgendogli al collo la sciarpa. Vai vai Giovannino, diceva, vai col vento, divertiti…! Un giorno, quando sarà meno freddo, mi porterai con te a fare un giro, eh, Giovannino? Io e te, a tutta birra! e ridacchiava chioccia, con gli occhi furbi.
Sì sì incoraggialo tu,. Che si deve sentire…! Cose dell’altro mondo! E vieni via dalla finestra che ti prendi un malanno, testa matta incosciente!
La nonna salutava col braccio, il motorino cantava dalla strada, la mamma scuoteva il capo, ma poi smetteva di brontolare e tornava lesta alle sue faccende.
Giovannino correva. Correva e aspettava.
Aspettava che il papà di Lucas regalasse uno scooter nuovo a suo figlio e, nell’attesa, lucidava il vecchio sentendolo già suo. Intanto raddoppiava il lavoro e metteva da parte tutto quello che poteva contando e ricontando gli spiccioli custoditi in una scatola nel cassetto del comodino.
Lucas lo canzonava. Non preoccuparti, diceva, ci aggiustiamo. Tanto, se lo portassi allo sfascio quanto potrei farci? Poverino, è soltanto un ferrovecchio. Però il suo dovere ancora lo fa: basta accontentarsi. È bellissimo! esclamava Giovannino infervorato, con gli occhi che gli brillavano Ha solo qualche ammaccatura, qualche graffio, a volte un po’ d’affanno, ma basta saperlo prendere. Con me canta che è un piacere perché io non lo sforzo, lo curo, lo tengo bene.
Era vero. Quando Lucas glielo lasciava, Giovannino lo accudiva come un bambino. Lo puliva, lo accarezzava, lo lustrava, ascoltava il canto del motore, conoscendo ogni passaggio, ogni variazione di suono dal ruggito del balzo, dell’impennata, al respiro regolare della corsa, al ronfo e al borbottio sornione della sosta…Le scrostature le aveva ricoperte con una serie di adesivi di personaggi famosi: il giallorosso di Totti, il sigaro del Che, Fabri Fibra incappucciato, sorridente… papa Francesco tutto bianco…
Continui a coccolarlo come Puccio, quel rottame. Chi te lo fa fare? diceva la mamma. E se alla fine non se ne fa nulla? Voglio dire se Lucas non riceve il regalo promesso dal padre, tu ci resti con un mucchio di mosche in mano. Non farti illusioni, Giovannino, dammi retta, non credere alle favole…
Giovannino conosceva a memoria quei discorsi della mamma. Aveva cominciato a sentirli fin da piccolo: “Che cos’hai, Giovannino? Sempre con la testa fra le nuvole. La vita non è come te la immagini tu. Troppe fantasie, troppi castelli in aria, non va bene…”. Povera mamma, la vita non era facile per lei. Ore e ore a correre di qua e di là da una casa all’altra a spaccarsi la schiena per qualche miseria di euro e poi tornare a casa e badare a tutto il resto senza lamentarsi.
Era una mamma di ferro e se qualche volta brontolava Giovannino non se la prendeva e nel suo piccolo cercava di aiutarla in tutti i modi per farla sorridere e sembrare felice.
Non preoccuparti, mamma. Come andrà andrà, io sono contento lo stesso.
Stai tranquilla.
Diceva così, Giovannino, ma in cuor suo aspettava e sperava.
Aspettava il gran giorno, e poi…
Natale arrivò con il sole quell’anno.
Le strade, i grandi magazzini, la chiesa inalberarono le luminarie; sui marciapiedi facevano bella mostra gli alberi di plastica; la bimba rom affagottata di stracci colorati all’angolo del supermercato tendeva la mano danzando a piedi nudi, la gente passava frettolosa, distratta…
In casa, il babbo mise i regalini sotto e il puntale con la stella sopra la cima dell’albero; Giovannino accese le lucine intermittenti bianco rosso e verdi e la mamma cucinò il capitone e le frittelle. Dopo il panettone e il brindisi con lo spumante portato dagli zii, il babbo tirò fuori la vecchia tombola napoletana, distribuì le cartelle, fece i mucchietti con i soldi delle vincite; la mamma mise a tavola le bucce dei mandarini spezzettate che mandavano un bell’odore, e lo zio Enrico, che aveva il vocione da tenore e faceva ridere dicendo cose buffe a ogni numero estratto dal sacchetto, si accaparrò come sempre il cartellone. Nonna Maria fece terno e si commosse fino alle lacrime, come ogni anno. Tutti risero e batterono le mani, come se tutto andasse bene, come se fosse Natale dappertutto, come se il mondo, là fuori, fosse sereno e felice, come se ovunque le persone si amassero, i bambini scrivessero letterine al Bambino Gesù, come se la tivù non mostrasse orribili catastrofi e cataclismi universali e la pace regnasse su tutta la terra. Come se… se… se…
Natale 2015

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Dicembre 2015

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Il Presepe artigianale al Teatro “In Portico”

Il Presepe artigianale al Teatro “In Portico”

All’Oratorio di Santa Galla l’opera meccanica del maestro Dante Pica

di Antonella Di Grazia

Rinverdendo la tradizione, anche quest’anno nei locali dell’oratorio della Parrocchia di Santa Galla alla Circonvallazione Ostiense sarà ospitato il Presepe artigianale “Vita e Mestieri” realizzato interamente dal mastro artigiano Dante Pica. Si tratta di una composizione di oltre 170 personaggi semoventi, che ricordano gli antichi mestieri scomparsi.
L’idea del presepe, nacque anni fa quando il maestro Dante costruì un piccolo giocattolo meccanico per far divertire la nipotina: l’arrotino. Aggiungendo personaggio a personaggio, il fabbro, il falegname, realizzati i primi cinque o sei pezzi, è sorta l’idea di trasformarli in presepe. Dante ha continuato a lavorarci nella natia Guardea, dove il manufatto è rimasto esposto qualche anno finché non è stato riportato a Santa Galla dove lo si sta allestendo, nei locali adiacenti il Teatro “In Portico”, da una decina di anni, durante il periodo natalizio. L’uso degli ambiti della parrocchia è però temporaneo, avendo assunto il presepe dimensioni ragguardevoli e ogni anno, dopo l’Epifania, deve essere smontato. La richiesta di spazi in cui allestirlo in modo permanente è stata presentata al Municipio, corredata da un centinaio di firme, ma non ha ancora avuto risposta.
Il meccanismo di ogni statuetta è diverso dall’altro, fatto interamente a mano, Per questa opera, il maestro Pica è stato insignito negli sorsi anni del rinomato “Premio Fantasia di
Garbatella”, dedicatogli dall’Associazione Culturale “Il Tempo Ritrovato”, proprio per il prezioso lavoro di artigianato fatto con l’esposizione del presepe meccanico, che riesce a far rivivere, in modo gioioso, gli antichi e gli attuali mestieri. L’opera, sarà visitabile gratuitamente tutti i giorni a partire dal 13 dicembre fino al 7 gennaio, dalle ore 15,30 alle ore 19,00. Il sabato e la domenica inclusi i giorni di Natale e di Santo Stefano, anche la mattina tra le ore 11,30 e le 12,30.

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Il Polo museale dell’Atac: locomotori, tram storici, cimeli

Il Polo museale dell’Atac: locomotori, tram storici, cimeli

Uno spazio aperto come una piazza, un luogo la cui vocazione è quella di accogliere soprattutto le scuole. Il progetto “Adotta un treno antico” coinvolge i giovani ma anche i Centri anziani

di Floriana Delia

Nell’ottica, sempre perseguita nel nostro Municipio di creare reti tra realtà territoriali e Istituzioni, le Commissioni Cultura e Scuola hanno avviato un progetto nato in collaborazione con l’Atac e rivolto alle scuole e ai Centri sociali anziani.
Il Polo museale dell’ Atac, inaugurato nel settembre del 2004 e situato presso la stazione metro Piramide, conserva una esposizione permanente di locomotori, tram storici, fotografie, cimeli, attrezzi del mestiere, documenti storici e un plastico ferroviario degli anni cinquanta, restaurati grazie alla passione del personale Atac che, in questo modo, li ha sottratti al degrado ineluttabile del tempo e all’oblio della memoria.
Uno spazio aperto, proprio come una piazza, ai cittadini del territorio e a tutti i visitatori, uno spazio la cui vocazione è quella di accogliere soprattutto i giovani.
Con il progetto “Adotta un treno antico” si è mirato al coinvolgimento di alcune scuole del nostro quartiere: la Scuola dell’Infanzia “Coccinella” di piazza Sauli e la Scuola primaria “Alonzi” di via Valignano.
L’obiettivo consiste nel veicolare ai più giovani un messaggio ben preciso: il trasporto pubblico è qualcosa di più di un semplice servizio prestato ai cittadini e si vuole invitare a riflettere sul suo valore potenziale per scoprire come questo, in fondo, rimandi a un’idea di città virtuosa, efficiente e pulita.
Le iniziative sviluppate con tale progetto nascono soprattutto con la convinzione che, per educare preventivamente al consumo sobrio, discreto, rispettoso del territorio, occorre proprio partire dai più piccoli e dalle più piccole (dall’adolescenza, se non dall’infanzia).
Attraverso attività didattiche innovative, infatti, e promuovendo la conoscenza e la bellezza dei luoghi della città, si mira ad appassionare i ragazzi e le ragazze all’uso e alle regole del mezzo pubblico e a far loro comprendere la nozione di “bene comune”.
Il progetto, in una prima fase, in concerto con l’Assessorato alla Scuola, è partito nel mese di settembre con la partecipazione delle scuole coinvolte ai laboratori predisposti all’interno del Polo museale ATAC nell’ambito delle iniziative previste per la Settimana per la Mobilità.
Con la seconda fase, gli alunni, dopo aver effettuato la visita dei vagoni e delle locomotive conservate nel museo, adottano un treno. Da qui parte poi il loro coinvolgimento attivo, con la realizzazione di disegni, racconti, testi multimediali, video e prodotti grafici di varia natura sul tema del treno e dei viaggi.
Uno degli obiettivi principali, nelle intenzioni delle Commissioni che hanno promosso il progetto nel Municipio con le scuole, consiste nel coinvolgere in attività esterne alle mura scolastiche docenti e alunni, per far sì che l’apprendimento e la condivisione nascano anche dalla conoscenza e dall’utilizzo sano dello spazio urbano.
E non è stato solo questo. Nel corso di quest’anno il Polo museale ha ripetutamente aperto i suoi cancelli per moltissime altre iniziative, molte delle quali condivise proprio con il Municipio VIII. Grazie al coinvolgimento dell’Assessorato alle Politiche sociali e ai Centri sociali anziani, infatti, sono stati avviati i progetti “Nonni e bimbi giardinieri”, con i quali i bambini della scuola Alonzi, hanno adottato e trasformato in orto la piccola area verde presente nel Polo, e “Tutti in carrozza in viaggio dentro la storia”, con progetti di cogestione per un dialogo fertile con i giovani basato sulla trasmissione della conoscenza, della memoria e dell’esperienza.
Il Polo museale, come tutte le piazze, è il luogo delle persone, dove potersi ritrovare e perdersi in un viaggio della memoria, per uscire dal percorso della vita di tutti i giorni accompagnati da mostre, musica, giochi e visite guidate. E’ proprio seguendo un’ottica di coinvolgimento, apertura e condivisione nella e della comunità che le Istituzioni territoriali decidono di fare rete; ed è soprattutto con una rete così costruita che, anche se si hanno a disposizione poche risorse economiche, si fa cultura, si impara, si conosce il proprio quartiere e si invade pacificamente la città.

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La Valle della Caffarella piccolo regno della natura

La Valle della Caffarella piccolo regno della natura

di Benedetto Mercuri e Sabina Giovenale

Percorrendo con l’auto la Circonvallazione Ostiense in direzione della Via Cristoforo Colombo, arrivando al termine, di solito voltiamo a destra o a sinistra secondo se desideriamo andare all’EUR o al centro della città. Per una volta abbandoniamo l’auto e proseguiamo a piedi, dritti davanti a noi.
Dopo poco ci troveremo in una valle immersi completamente nella Campagna Romana. Proseguendo, dopo qualche ora di cammino ci troveremmo ai Castelli ed avremmo percorso una delle aree più importanti al mondo sotto il profilo storico ed ambientale: il Parco dell’Appia Antica.
La parte iniziale di questa area è conosciuta come Valle della Caffarella ed è compresa tra il quartiere Latino, un tratto di Via Appia Nuova, Via dell’Almone e l’Appia Antica.
Il giornale che ospita questa breve nota ha pubblicato nel passato numerosi articoli riguardanti quest’area che è molto vicina al quartiere, prendendo in considerazione gli aspetti storici ed archeologici, citiamo “Via della Moletta: un pezzo di storia della Garbatella” (dicembre 2003) “Giallo in una villa dell’Appia Antica. La morte di Annia Regilla: morte naturale o assassinata?” (giugno 2010).
Si vogliono invece qui sottolineare alcuni aspetti naturalistici e l’importanza ecologica che riveste questo lembo di verde che arriva quasi al centro della città.
La Valle della Caffarella è una ampia pianura alluvionale con pendii tufacei più o meno scoscesi, percorsa in tutta la sua lunghezza dall’Almone, antico fiume sacro che, nonostante la sua sacralità, venne intubato, in epoca recente, sotto la Via C. Colombo e la Circonvallazione  Ostiense, mentre precedentemente caratterizzava tutto il suo tratto conclusivo con ampi meandri. Il ponticello riportato alla luce qualche anno fa in Piazza Eugenio Biffi serviva probabilmente ad attraversare l’Almone se non addirittura un piccolo affluente dello stesso. Tra l’altro coloro che abitavano nei pressi della Circonvallazione Ostiense fino agli anni Cinquanta ricordano la presenza di “Marane” (fossi, zone paludose) tra la strada e la ferrovia della Ostiense; per notizie più accurate sul fiume della Garbatella si rimanda a CaraGarbatella, numero di aprile 2005, “Un sepolto vivo l’Almone fiume sacro della Garbatella”.
La Valle della Caffarella è caratterizzata dal paesaggio tipico conosciuto come “Campagna Romana”. In questo ambito, le componenti naturali preesistenti e le modificazioni introdotte dalle attività umane si integrano in un equilibrio peculiare. La vegetazione stessa evidenzia questo aspetto: infatti le zone pianeggianti sono ricoperte da estese praterie adibite a pascolo o ad altre attività agricole che, se abbandonate, cedono il posto ad arbusti tra i quali il rovo, la ginestra, l’alaterno, il pruno selvatico, il corniolo, l’olmo campestre, il sambuco; se lasciato indisturbato questo tappeto arbustivo viene col tempo naturalmente sostituito da una coltre arborea sempre più simile a quella che un tempo era la vegetazione originaria.
Durante i secoli questo paesaggio è rimasto in equilibrio tra le attività umane e la vegetazione che spontaneamente tendeva a riconquistare la superficie disponibile.
Nella pianura di fondovalle percorsa dal fiume, dove i suoli sono più umidi, è presente una vegetazione idrofila (legata a questi ambienti), con pioppi neri, salici comuni  e con la cannuccia di palude lungo il corso d’acqua; i prati sono popolati da equiseto, luppolo comune e, degna di nota, dall’orchidea palustre, che è possibile trovare solo qui e nel Parco del Pineto (Valle Aurelia); nelle aree adibite a pascolo, attualmente o nel recente passato, è molto frequente il cardo mariano, pianta che predilige suoli molto ricchi di nitrati dovuti appunto alla presenza di animali.
Nelle zone a pendenza più elevata, quindi più inaccessibili, se non distrutta per diversi motivi, persiste una vegetazione arborea a volte anche molto fitta ed impenetrabile: caratterizzano questi popolamenti querce caducifoglie a volte di dimensioni imponenti come la Farnia, tipica di suoli anche molto umidi ed il Cerro le cui ghiande hanno la cupola coperta da lunghe squame tipicamente “scapigliate”.
Antiche testimonianze riportano la presenza, nei pressi della chiesetta di S. Urbano, di un “bosco sacro”: l’appellativo di sacro era dovuto al timore che incuteva ai viandanti dell’epoca perché era molto scuro e fitto e talvolta poteva celare brutte sorprese a causa di spiacevoli incontri; questo bosco era costituito principalmente da lecci e, in misura minore, da quercia da sughero, querce sempreverdi molto utilizzate come ottima legna da ardere, il leccio e per la corteccia la sughera; di questa formazione vegetale attualmente è rimasto ben poco, tre lecci lungo un pendio nei pressi della chiesetta.
Altro aspetto apprezzabile in questa area, ma comunque presente in tutto il centro storico è la vegetazione ruderale. Questa è costituita da specie che vanno ad occupare gli spazi limitati quasi invisibili sulle superfici dei ruderi; qui possiamo trovare le bocche di leone dai caratteristici fiori purpurei, i capperi e la parietaria che sono in grado di sopportare le temperature altissime che raggiungono le superfici in pietra durante il periodo estivo; nelle parti più umide si può trovare il capelvenere, una felce dai piccioli lunghi e sottili e la cimbalaria, una piantina detta “ombelico di Venere” per la forma arrotondata delle sue foglie. Vi si possono insediare anche piante in grado di diventare addirittura alberelli, come il fico.
La fauna selvatica che popola quest’area, tranne qualche eccezione, anche se molto diversificata non presenta particolari presenze; l’interesse sta invece nella diversità delle specie che vengono rilevate; questo è reso possibile dalla conformazione geografica del parco che si configura come un corridoio, con pochi e trascurabili sbarramenti, che mette in comunicazione l’interno della città con il territorio circostante. Viene così favorito il passaggio degli animali rendendo possibile uno scambio continuo di presenze tra esterno ed interno della città.
Tra i mammiferi è presente la volpe che, nella sua ricerca di cibo, spesso sconfina e viene ritrovata di notte  lungo le strade limitrofe; il coniglio selvatico molto più frugale; il riccio, la donnola e la faina; non è raro trovare aculei di istrice; è presente un mammifero che viene spesso considerato poco, quando non viene proprio denigrato, il pipistrello, che invece assume grande importanza per gli equilibri ecologici metropolitani, per questo ne andrebbe favorita la presenza con l’istallazione di “batboxes” nella città.
Tutto considerato, la valle non può che essere frequentata da molte specie di uccelli: la tortora, la passera scopaiola, il picchio rosso maggiore, il merlo, il cardellino, il pettirosso, la cornacchia grigia, la taccola e, vista la ricchezza di acque superficiali, l’usignolo di fiume e la gallinella d’acqua; molto importante per gli equilibri ecologici è la presenza di rapaci diurni e notturni: gheppio, nibbio, poiana, quindi la civetta, il barbagianni, l’allocco e l’assiolo.
Nell’ambito degli anfibi si può trovare il rospo smeraldino oltre quello comune, la salamandra gialla e quella nera; da rilevare la presenza del tritone crestato che vive esclusivamente in acque pulite.
Infine i rettili con la tartaruga terrestre, il ramarro, la natrice dal collare e qualche vipera.
Se poi parteciperete ad una delle visite guidate notturne che vengono organizzate dal Parco dell’Appia Antica nel periodo estivo, vi potrà capitare una sorpresa: il buio potrà punteggiarsi di centinaia di piccole luci intermittenti. Sono le lucciole, che tanti anni fa Pasolini temeva fossero scomparse e che invece, laddove (grazie alle battaglie di Antonio Cederna ed altri grandi personaggi del mondo ambientalista) si è avuta l’accortezza di lasciare un po’ di spazio alla natura, ci regalano ancora uno spettacolo affascinante che ci emoziona e ci commuove.

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Presentato al Palladium il nuovo libro di Massimiliano Smeriglio

Presentato al Palladium il nuovo libro di Massimiliano Smeriglio

massimilianosmeriglioDomenica 13 dicembre, alle ore 10, è stato presentato al Teatro Palladium il libro “A fattor comune – visioni e buone pratiche per fare Sinistra”. Sul palco, insieme all’autore, erano presenti anche Alfredo D’Attore, Franco Giordano, Marta Bonafoni, Paola Natalicchio e Nichi Vendola.
E’ stata un’ occasione importante occasione di confronto sul nuovo cantiere che si è aperto a sinistra.
“Serve, infatti, un impegno collettivo per ridare dignità alla parola politica”, spiega Smeriglio dal palco, e continua, “Soprattutto servono nuove energie che sappiano mettere a “fattor comune” tutte le forze dell’alternativa.
Solo così si può costruire la Sinistra che vogliamo: pragmatica, radicale, pronta a misurarsi con la sfida del governo.”

www.bordeauxedizioni.it/?product=a-fattor-comune

www.massimilianosmeriglio.it/libro/

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Croqqer sbarca a Roma: un ponte tra tecnologia e umanità Creare connessioni tra le varie esigenze degli abitanti di un quartiere per condividere tempo, talento e competenze

Croqqer sbarca a Roma: un ponte tra tecnologia e umanità
Creare connessioni tra le varie esigenze degli abitanti di un quartiere per condividere tempo, talento e competenze

di Alessandra Lombardi

croqqerÈ appena stato lanciato in Italia il sito per condividere arti e mestieri, modello simile alla banca del tempo, cioè lavoro in cambio di tempo o di crediti. Il suo scopo è quello di creare connessioni tra abitanti di un quartiere o tra vicini di casa per condividere tempo, talento e competenze tra di loro.
Si chiama Croqqer, la piattaforma di sharing economy ed è un sistema operativo di Job-Sharing’ del futuro, a chilometro zero, per rendere possibile l’incontro e lo scambio veloce, fluido, sicuro, affidabile e pratico tra le esigenze delle persone e la possibilità di soddisfarle. Nata inizialmente in Olanda, dal 1° ottobre è attiva a Roma, Milano e in Brianza, Trento, L’Aquila, Pescara, Genova e a breve lo sarà in altre città. Croqqer vuole diffondersi sui singoli quartieri di Roma, con l’intento di creare una rete sociale anche sul nostro territorio con le associazioni del quartiere per la sua diffusione (Altre vie, la Villetta, Arci Pullino, Bibliocaffè, Casetta Rossa, Ambra Garbatella e altre che vorranno aderire).
La missione, in un’epoca in cui si sta rivoluzionando il concetto di lavoro, è di costruire le basi per una trasformazione positiva nel mondo del lavoro e generare un impatto positivo sulle persone e sulla società, creando valore sociale ed economico.
Croqqer è una “piazza comune” sotto forma di piattaforma tecnologica, dove chiunque può postare gratuitamente la propria richiesta di aiuto sia per lavori manuali (imbiancare una stanza, montare un mobile, fare giardinaggio e così via) sia per lavori non manuali (lezioni, traduzioni, assistenza digitale e così via). I servizi si possono “comprare”, donare o scambiare con tre possibili modalità di gestione della transazione:

A – si può offrire in cambio un compenso stabilito liberamente tra le parti;
B – chiedere che l’aiuto venga offerto su base volontaria;
C – chiedere che il rapporto sia regolato attraverso uno scambio (es. montaggio mobile in cambio di lezioni di inglese).

Pubblicare una richiesta di servizio è gratuito, basta registrarsi on-line sul sito. Una volta inserita la richiesta, si aspettano le risposte, si analizzano i profili e le recensioni e si sceglie l’aiuto Croqqer ritenuto più adatto. Gli scambi sono moderati da un team di Community Manager locali appositamente specializzato.
Una volta scelto il Croqqer, le parti regolano tra loro la transazione e, solo se il lavoro prevede un compenso, Croqqer trattiene una percentuale che serve a fare funzionare e crescere la piattaforma.
Inoltre Croqqer sta per diventare una B Corp, vale a dire un’azienda che si contraddistingue per un impatto positivo rispetto ai lavoratori, all’ambiente e alla comunità in cui opera, che vede il business come una forza di rigenerazione della società e del pianeta. È, infatti, appena passata al Senato la proposta di legge, firmata dal democratico Mauro Del Barba, che prevede l’istituzione in Italia della Benefit-Corporation. Tra breve, quindi, dopo l’approvazione della Legge di Stabilità in seconda lettura alla Camera, il nostro Paese diventerà il primo al mondo, dopo gli Stati Uniti, a riconoscere le B Corp.
Per ulteriori informazioni visitate il sito www.croqqer.it o scrivete a: italia@croqqer.com

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XII Torneo di Calcio giovanile L. Petroselli

La Polisportiva “G. Castello, al fine di ricordare uno dei sindaci più amati della città e riaffermare i valori originari dello sport, organizza la manifestazione denominata “XII Torneo di Sport giovanile Luigi Petroselli”.

XII Torneo di Calcio giovanile “L. Petroselli”

Una autentica festa di sport e cultura popolare dal 21 al 29 dicembre
nel territorio del nostro Municipio. Organizzatori, la Polisportiva “G.Castello”

di Enzo D’Arcangelo

Presidente del Municipio Andrea CatarciLa Polisportiva “G. Castello, al fine di ricordare uno dei sindaci più amati della città e riaffermare i valori originari dello sport, organizza la manifestazione denominata “XII Torneo di Sport giovanile Luigi Petroselli”.
L’edizione 2015 del Torneo sarà in particolare dedicata a due temi di rilevante importanza. Il primo è quello di fornire ai giovani in età scolare momenti socializzanti, di incontro, di divertimento e di riflessione, per contrastare situazioni di disagio giovanile, come è nella tradizione di questo Torneo giunto alla sua dodicesima edizione; il secondo è quello di dedicare il Torneo, come già fatto nell’XI edizione del 2014, ai temi dell’intercultura e dell’integrazione, che vanno assumendo nella nostra società un peso sempre crescente.
L’edizione del 2015 si articolerà in diversi momenti e iniziative:

    1. Un Torneo di minicalcio, riservato ai giovanissimi atleti della scuolacalcio, nati negli anni 2005-2006,maschi e femmine, che si terrà il giorno21: vi parteciperanno anche giovani ragazzi segnalati dai servizi sociali del Municipio VIII, che la Polisportiva G. Castello accoglie a titolo gratuito ormai da due anni.

    2. Un Torneo di Calcio giovanile che vedrà, come è ormai tradizione, la partecipazione di 4 squadre della categoria “Giovanissimi” della FIGC (ragazzi nati nel 2001-2002), in età scolare, per affermare il diritto allo sport per tutti e ribadire come esso sia un mezzo determinante per combattere forme di disagio giovanile.
      Anche qui parteciperanno i giovani atleti segnalati dai servizi sociali. Il torneo è previsto per i giorni 22 e 23.

    3. Un Torneo di calcio amatoriale, per porre l’attenzione sui temi dell’intercultura e dell’integrazione, con squadre composte da rifugiati politici (Asinitas Calcio e Liberi Nantes), una squadra composta da ex detenuti (Atletico Diritti) e la squadra della Polisportiva G. Castello, per riaffermare i diritti civili di tutti quei cittadini
      costretti a cercare lontano dalla propria patria delle nuove possibilità di vita e di socialità. Si terrà nei giorni 27 e 28.

    4. Una manifestazione di atletica leggera con esibizioni e gare di 30 metri, salto in lungo da fermo e lancio del vortex, riservate a tutti i giovani in età 6-10 anni, maschi e femmine. La manifestazione si terrà il giorno 29.

    5. “Invito all’orientamento”: garaesibizione all’interno dell’impianto sportivo di Via Alessandro Severo di questa bellissima disciplina, da sempre una delle sezioni più prestigiose della Polisportiva, che unisce agli aspetti tecnico-sportivi la conoscenza del territorio e il rispetto dell’ambiente: appuntamento per il 29.

La manifestazione si svolgerà come sempre nell’impianto sportivo municipale sito in Via Alessandro Severo 209, nel territorio del Municipio, in concessione alla Polisportiva “G. Castello dal 1983. La manifestazione si svolgerà secondo il seguente calendario:

23 Dicembre 2015, h.15.00-19.00, Torneo di minicalcio, per i bambini/e della scuola calcio; 27-28 Dicembre 2015, h.15.00-19.00, Torneo di calcio giovanile (Categoria Giovanissimi);
29 Dicembre 2015, h.15.00-19.00, Gare promozionali di Atletica Leggera e Orientamento.
30 Dicembre 2015, h.15.00-20.00, Torneo di calcio amatoriale, con la partecipazione di squadre composte da rifugiati politici e da ex-detenuti;

La partecipazione a tutte le iniziative previste sarà gratuita per tutti i giovani, le loro famiglie e gli spettatori.
Alle gare promozionali di Atletica Leggera (30m, lungo da fermo e lancio del vortex) saranno invitati a partecipare tutti giovani presenti e i loro familiari, in quanto gare molto semplici, divertenti e di facile apprendimento. Allo stesso modo tutti i giovani e adulti potranno partecipare alla lezione di Orientamento e acquisire familiarità con le bussole, le lanterne, il punzone, il cronometro e la mappa topografica dell’impianto.
Saranno presenti alle diverse iniziative numerosi testimonial: dirigenti, tecnici, campioni e atleti di livello nazionale del passato e presente dello sport romano e laziale.
Il progetto della manifestazione è risultato vincitore dell’Avviso Pubblico del 27 ottobre 2015 del Municipio e quindi si avvarrà, oltre che del Patrocinio, anche di un significativo contributo del Municipio a parziale copertura delle spese della manifestazione.
Si invitano quindi tutti i giovani e i cittadini del Municipio VIII a presenziare in modo attivo a tutte le iniziative previste dalla manifestazione.

gcastellocalcio.it/

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Dicembre 2015

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la mostra personale di DIANA KIROVA in “APERICROMIA CELESTE”

APERICROMIA presenta :
la mostra personale di DIANA KIROVA in
“APERICROMIA CELESTE”

COMUNICATO STAMPA

Venerdì 27 novembre 2015 dalle ore 20.00 alle ore 23.00 si inaugura con l’ AperiCena presso il ONE LIVING BAR, locale di tendenza di Roma, la mostra personale di Diana Kirova   “APERICROMIA  CELESTE”.
La mostra rimarrà aperta fino al 03 Dicembre .
Saranno esposte le opere dell’artista bulgara di adozione romana, in cui il simbolo delle vele  viene usato per esprimere sensazioni, potenzialità, limiti ed emozioni umane. La figura emerge leggera ma anche incerta, a volte incompleta e a tratti cancellata. E’ chiaro il richiamo all’identificazione e alla ricerca di libertà e di indipendenza per staccarsi da un sottofondo quotidiano piatto e continuo. Il metodo proposto è la ricerca di una mitologia contemporanea che faccia da guida ideale a nuovi inizi e a nuove prospettive.
E’ possibile visitare la mostra tutti i giorni dalle 07.00 alle 22.00.
Apericromia (brand registrato) è un nuovo modello di format di socializzazione che abbraccia tutti i nostri sensi , con un filo conduttore unico che è il COLORE.

Il costo promozionale dell’AperiCena è di € 10 comprensivo di piatto apericena e buffet libero a tema + 1 drink Orario Apericena dalle 20.00 alle 22.00
Per informazioni e prenotazioni dell’AperiCena chiamare il 3455961700
ONE LIVING BAR
Largo Lamberto Loria, 4 –   Rome Italy
dal 27 novembre al 03 dicembre 2015

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1 essspo del sociale Municipio VIII

1 essspo del sociale Municipio VIII

L’iniziativa che si terrà negli ambienti del Municipio sarà suddivisa tra l’esposizione del materiale nel parcheggio degli Assessori e Consiglieri del Municipio e gli spettacoli, nella Sala Consiliare.

1-essspo-del-sociale-Municipio-VIII.jpg1 essspo del sociale Municipio VIII

L’iniziativa che si terrà negli ambienti del Municipio sarà suddivisa tra l’esposizione del materiale nel parcheggio degli Assessori e Consiglieri del Municipio e gli spettacoli, nella Sala Consiliare.
L’iniziativa si svolgerà la mattina del 12 Dicembre con apertura al pubblico tra le ore 9,30 e le ore 13,30.
Gli spettacoli si terranno presso la Sala Consiliare municipale dalle 10,00 alle 12,40.
Una successiva informativa conterrà gli estremi della logistica e delle performance.

Cordiali Saluti

L’Assessore
Bernardino Gasparri

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Rosario Mocciaro eletto Coordinatore dei Centri Anziani del Municipio VIII

Rosario Mocciaro eletto Coordinatore dei Centri Anziani del Municipio VIII

Sostituisce nell’incarico Roberto Porcelli. Michele Laria, vice, subentra a Lucia D’Angelo

Presso la Sala consiliare del Municipio, alla presenza del Presidente Andrea Catarci, dell’Assessore alle Politiche Sociali Bernardino Gasparri, del Presidente del Consiglio Municipale Umberto Sposato, dei membri della Commissione Politiche Sociali tra i quali il Presidente Amedeo Ciaccheri, dei dirigenti municipali e dei presidenti e vice presidenti dei Centri anziani municipali, si sono svolte le elezioni per la carica di Coordinatore e Vice Coordinatore dei Centri del Municipio VIII.
I candidati alla carica di Coordinatore sono stati: Domenico De Matteis, Giuseppe Caruffo, Rosario Mocciaro e Bruno Cipullo; mentre alla carica di Vice Coordinatore sono stati: Michele Laria e Bruno Cipullo. Il coordinamento dura in carica tre anni e il coordinatore municipale fa parte di diritto di quello cittadino. Le finalità con le quali sono stati istituiti, sono quelle relative alla promozione di iniziative unitarie, scambi di esperienze tra centri e sviluppo ed integrazione delle attività. Il regolamento dei Centri Anziani di Roma Capitale impone che non ci sia la possibilità di un doppio incarico, per cui se si è Presidente di un Centro Anziani, non si può essere contemporaneamente Coordinatore o Vice Coordinatore.
Sotto la guida del Presidente della Commissione Politiche Sociali si è proceduto con la presentazione dei candidati, i quali sono stati invitati ad esporre il loro programma. Dopo di
che si è provveduto a consegnare ad ognuno dei votanti le due schede per l’attribuzione dei voti, quella per Coordinatore e quella per Vice Coordinatore.
Al termine si è svolto lo spoglio delle schede dal quale è emerso il seguente risultato: sono stati eletti Coordinatore del Municipio RM VIII Rosario Mocciaro e Vice Coordinatore Michele Laria.
“Oggi siamo stati testimoni di una bella prova di democrazia.
L’insediamento del Coordinatore e Vice Coordinatore dei Centri Anziani del Municipio rafforza le iniziative comuni e lo scambio di esperienze tra i Centri, con l’obiettivo di sviluppare ed integrare tra loro le attività”, hanno commentato a fine seduta l’Assessore Gasparri ed il Presidente Catarci.

(E.S.)

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Alla Circonvallazione Ostiense senzatetto ripuliscono strade e giardini

Alla Circonvallazione Ostiense senzatetto ripuliscono strade e giardini

di Ilaria Proietti

La vita ha deciso di buttarli sulla strada. Trascorrevano le giornate senza fare nulla, ogni giorno era uguale a quello precedente, poi, qualcosa è cambiato.
E’ bastata una semplice iniziativa per migliorare tutto.
Vi sarà capitato molte volte di leggere interviste di politici, attori, atleti, personaggi illustri di qualsiasi categoria. Questa è un’intervista un po’ diversa, i nostri protagonisti sono
infatti dei semplici, e simpatici senza tetto.
Passeggiando per la Circonvallazione Ostiense, all’altezza del mercato rionale, forse vi sarà capitato di vederli chiacchierare su una panchina, in un giardinetto che così pulito non si vedeva da almeno 20 anni.
Già, così pulito perché ad occuparsene ora sono proprio loro. Ma da cosa è nato tutto? Ce lo spiegano così.
– “Ciao, sono una ragazza che scrive per il giornalino Cara Garbatella, lo conoscete?
Sulla panchina sono seduti due uomini e una donna, dietro di me un altro uomo che ha appena finito di gustarsi uno yogurt. I tre sulla panchina guardano il giornale che gli porgo.
– “Sì sì lo conosciamo!” – “Posso farvi qualche domanda per raccontare della vostra nuova iniziativa?
Sorridono e annuiscono, poggiando comodi la schiena sulla panchina pronti per iniziare. Quando sto per fare la prima domanda il signore seduto al centro ci tiene a precisare: “Aspetta, io però sono solo un loro amico! Non pulisco, vengo qui per chiacchierare!” E dopo la perla di onestà ho potuto iniziare l’intervista.
– “Mi raccontate la vostra storia?” – “Ti racconto dall’inizio alla fine! – risponde il più giovane del gruppo – Eravamo qui anni fa, senza tetto, senza niente. Un giorno è arrivata una persona che ha dettoSentite, fate questo lavoro, e la gente vi pagherà”. Ed è la verità, 10/15 euro li guadagniamo sicuro. Ci ha aiutato a comprare il rastrello, la scopa, le buste per raccogliere la sporcizia. E’ cosi che abbiamo iniziato.
Questa persona di cui ci parlano, e a cui devono molto, è il signor Mario.
Che vive da molti anni alla Garbatella. L’idea l’ha avuta proprio questo Agosto con un suo amico.
Spesso passeggiando per i giardini della Circonvallazione pensava a quanto fosse brutto vedere il suo quartiere così sporco e abbandonato a se stesso. I cittadini si lamentano sempre ma in fin dei conti poi, non fanno niente per risolvere le situazioni.
Lui ha invece deciso di chiedere ai senza tetto che da anni si trovavano lì senza fare nulla, di dare una mano, di aiutare a pulire, che sarebbero stati sicuramente ripagati. All’inizio non è stato facile, quando poi andando avanti i risultati erano sempre più evidenti, la gente ha cominciato a conoscerli, a ringraziarli. Chi viene dall’estero spesso, anche se non ce ne accorgiamo, può diventare una grande risorsa per il nostro Paese.
Ma continuiamo con le domande ai nostri protagonisti.
-“Chi passa e vi guarda cosa pensa di voi?” -“La gente è felice. Soprattutto le persone anziane ci ringraziano sempre. L’altro giorno una signora mi ha fermato e mi ha detto” “Vivo qui da 52 anni, non avevo mai visto così pulito questo posto”.
-“Perché lo fate?
-“Per il nostro bene, perché un altro lavoro non si trova. E anche per non fare del male a nessuno, come rubare. Spesso chi non ha lavoro si ritrova a rubare. E’ brutto che le persone debbano vivere con la paura. Che ogni volta che si esce di casa si debba chiudere tutto con mille chiavi. Così non è una casa, ma un recinto.
-“E’ cambiata la vostra vita con questa nuova occupazione?
-“Si certo, ora non dobbiamo pregare nessuno per farci dare 20 centesimi. Guadagniamo quello che ci basta per mangiare, per qualche sigaretta. Dipende tutto dagli altri, da chi decide di darci una mano. E poi dobbiamo ringraziare lui, Mario, che ha pensato e organizzato tutto.
-“Avete un sogno?” -“Stare tranquilli e lavorare. Tornare a casa normalmente, sarebbe un sogno davvero.
-“Avete paura di qualcosa?” -“No, di cosa dobbiamo avere paura? Noi non tocchiamo nessuno e nessuno tocca noi. Paura solo di Dio, quando ti prende ti prende, non sai quando, questa è la verità. L’importante è essere felici e andare avanti con la vita.
-“E voi siete felici?” Dopo un po’ di esitazione, fanno un cenno con la testa del tipo, così così. Ho risposto io per loro: “Diciamo che potrebbe andare meglio?
-“Potrebbe! Ogni giorno bisogna migliorare!
E forse proprio questo lavoro potrebbe essere un nuovo inizio, il punto da cui partire per migliorare. Dopo aver passato un’altra oretta con loro, che mi hanno raccontato di quanto astio avessero verso la politica, verso un governo che non fa niente per aiutare né gli italiani né chi cerca aiuto da altri paesi, gli ho dato un grosso in bocca al lupo. E ho promesso di portare loro il nostro Cara Garbatella non appena fosse uscito.
Vorrei spendere due righe per un piccolo appello: loro sono lì, aiutano noi ad avere un quartiere vivibile.
Aiutiamo anche noi loro come possiamo.
Spesso chi non ha niente si accontenta davvero di poco, qualcosa da mangiare, un pacchetto di sigarette, qualche vestito o due soldi. “Fare del bene, porta del bene”, direbbe il signor Mario.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Ottobre 2015

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Street food grande successo 60 cucine itineranti nelle nostre strade

Street food grande successo 60 cucine itineranti nelle nostre strade

Ha avuto una grande affermazione l’edizione denominata  “street food” organizzata alla Garbatella dall’otto all’undici ottobre. Oltre 60 banchetti e food truck (cibo sui camioncini), dove è stato possibile degustare molte diverse tipologie di cibo di strada ormai divenuto un fenomeno mondiale.
Da Via Passino a Piazza Damiano Sauli, risalendo Via De Jacobis fino ai giardini davanti alla Parrocchia di san Filippo Neri, sin dal primo pomeriggio di giovedì 8 ottobre un’infinità di persone hanno potuto degustare cibi caratteristici di molte regioni italiane e cibi internazionali. Dalla bombetta pugliese, all’arrosticino abruzzese, cibo di strada greco, paella, pizza e mortadella, tanta varietà per tutti gusti. Non solo cibo, ma anche attività per bambini, e incontri dove si è parlato di cibo e workshop con esperti dell’università di Roma Tre e della milanese La Bicocca.
Nota dolente il tempo. Un calo visibile di visitatori si è avuto nella serata di venerdì e per tutta la giornata di sabato a causa della pioggia incessante caduta su tutta Roma, ma nonostante questo la manifestazione ha avuto un’ottima riuscita. Per tutta la giornata di domenica, tornato il bel tempo, si è vista un’affluenza straordinaria di persone, e un traffico caotico dalla Circonvallazione Ostiense fino alla regione Lazio causando anche qualche problema ai residenti.
E’ stata una vera e propria festa, per la gioia anche dei ristoratori stanziali del nostro territorio che per quattro giorni hanno fatto registrare il tutto esaurito. La Manifestazione è stata organizzata da Sarti del Gusto, che è un team di professionisti che opera nel mondo degli eventi enogastronomici, all’Associazione Compagnia della Terra Alta, in collaborazione con la Presidenza dell’Assemblea Capitolina e col patrocinio di Regione Lazio, Assessorato Roma Produttiva e Municipio Roma VIII.

(G.P)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Ottobre 2015

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Garbatella Jazz festival 2015 Tanto entusiasmo tanto successo

Garbatella Jazz festival 2015
Tanto entusiasmo tanto successo

La rassegna giunta alla undicesima edizione fa registrare ancora una volta il tutto esaurito.
La tre giorni quest’anno a causa del mal tempo si è ridotta a due giorni di festa

di Gianluca Di Stefano

Nell’immaginario comune il jazz è un genere che viene suonato in locali piccoli e fumosi alla presenza di pochi fortunati astanti che, per seguire le evoluzioni di eclettici quanto introversi musicisti, hanno dovuto raccomandarsi a qualche Santo in paradiso ovvero sborsare qualche bigliettone per essere tra quei pochi eletti.
Per noi di Cara Garbatella non è proprio così. Il Jazz è una musica che può essere offerta a platee numerose e, perché no, anche gratis.
E’ così che, grazie allo sforzo di diverse persone, alla collaborazione di Altre Vie ed al supporto dell’Associazione Castello, per l’undicesimo anno consecutivo siamo riusciti ad offrire a centinaia di persone, perlopiù giovani, un’offerta musicale di tutto rispetto in un ambiente piacevole e tutt’altro che fumoso.
La proposta di Jazz dell’Estate Romana ormai si può contare sulle dita di una mano ed alcuni appuntamenti fissi a cui eravamo abituati in passato non ci sono più ed è così che il Garbatella Jazz Festival è diventato un punto di riferimento e forse una delle poche certezze per gli amanti del genere di ascoltare dal vivo la loro musica preferita.
Forse è anche per questo motivo che pure quest’anno la Villetta ha fatto il tutto esaurito e centinaia di persone di tutte le età sono accorse ad ascoltare i sassofonisti a cui il Direttore Artistico, Pino Sallusti, ha deciso di dedicare l’edizione di quest’anno. Purtroppo il mal tempo ci ha privati della prima serata e della performance del quartetto di Marco Guidolotti, probabilmente uno dei migliori sax-baritonisti che abbiamo in Italia. In undici anni di Garbatella Jazz Festival è la seconda volta che ci capita di dover annullare un concerto a causa della pioggia…
La seconda serata, con la temperatura tornata perfetta per assistere ad un concerto di jazz, si è aperta con la proposta della Scuola Popolare di Musica di Testaccio che con Aria Jazz Trio ha accompagnato diverse persone durante la cena servita dallo staff di volontari di Cara Garbatella e preparata dalle mani sapienti di “Massimone” e di Maria. E stato quindi il turno di Marco Raia e del suo Ellingtonia che ha presentato brani di Duke Ellington arrangiati secondo l’originalità tipica di questo gruppo ed accompagnati dalla vera voce del “Duca” riprodotta al computer.
Il bis, eseguito a grande richiesta, ha avuto come guest star il Sax Alto di Carlo Conti ed ha proposto una meravigliosa versione di Take the “A” Train, uno dei pezzi di punta della Duke Ellington Orchestra ed ispirato alla linea A della metropolitana di New York, quella che andava dall’estremo est di Brooklyn fino all’estremo nord di Harlem attraversando i quartieri “neri” di Manhattan.
La terza ed ultima serata si è aperta con le rivisitazioni di pezzi dei King Crimson, dei Soft Machine e di altri brani della scena di Canterbury e del progressive inglese proposti in modo inedito dal Sax e dal Clarinetto del duo Improgressive.
“Il tempo di un altro disco”, è il libro autobiografico in musica, realizzato attraverso ascolti, riflessioni, passioni e condivisioni che il suo autore, Fabio Ciminiera, ci ha raccontato prima del concerto di chiusura del Festival. Concerto affidato al Sax di Pasquale Innarella e del suo Quartetto che hanno presentato il loro ultimo lavoro che avrà il titolo di “Migrantes” e che verrà pubblicato nelle prossime settimane.
Il Pasquale Innarella quartet, sempre attento al sociale, dopo il disco dedicato a Di Vittorio ed ai lavoratori della terra, pone ora le sue attenzioni a tutte quelle persone costrette a lasciare i propri Paesi ed i propri cari nella speranza di raggiungere una vita migliore ma che spesso si trovano davanti a persone ostili e paesi inospitali.
Purtroppo il coprifuoco invocato a gran voce da alcuni abitanti del quartiere, ha costretto il gruppo a lasciare insoddisfatte le accalorate richieste di bis da parte di un pubblico che ancora una volta è giunto numeroso ad occupare qualsiasi spazio disponibile alla Villetta tanto da far riflettere gli organizzatori sull’opportunità di trasferire la prossima edizione in spazi più consoni alla notorietà che questo Festival ha ormai raggiunto.

Nell’immaginario comune il jazz è un genere che viene suonato in locali piccoli e fumosi alla presenza di pochi fortunati astanti che, per seguire le evoluzioni di eclettici quanto introversi musicisti, hanno dovuto raccomandarsi a qualche Santo in paradiso ovvero sborsare qualche bigliettone per essere tra quei pochi eletti.
Per noi di Cara Garbatella non è proprio così. Il Jazz è una musica che può essere offerta a platee numerose e, perché no, anche gratis. E’ così che, grazie allo sforzo di diverse persone, alla collaborazione di Altre Vie ed al supporto dell’Associazione Castello, per l’undicesimo anno consecutivo siamo riusciti ad offrire a centinaia di persone, perlopiù giovani, un’offerta musicale di tutto rispetto in un ambiente piacevole e tutt’altro che fumoso.
La proposta di Jazz dell’Estate Romana ormai si può contare sulle dita di una mano ed alcuni appuntamenti fissi a cui eravamo abituati in passato non ci sono più ed è così che il Garbatella Jazz Festival è diventato un punto di riferimento e forse una delle poche certezze per gli amanti del genere di ascoltare dal vivo la loro musica preferita.
Forse è anche per questo motivo che pure quest’anno la Villetta ha fatto il tutto esaurito e centinaia di persone di tutte le età sono accorse ad ascoltare i sassofonisti a cui il Direttore Artistico, Pino Sallusti, ha deciso di dedicare l’edizione di quest’anno.
Purtroppo il mal tempo ci ha privati della prima serata e della performance del quartetto di Marco Guidolotti, probabilmente uno dei migliori sax-baritonisti che abbiamo in Italia. In undici anni di Garbatella Jazz Festival è la seconda volta che ci capita di dover annullare un concerto a causa della pioggia…
La seconda serata, con la temperatura tornata perfetta per assistere ad un concerto di jazz, si è aperta con la proposta della Scuola Popolare di Musica di Testaccio che con Aria Jazz Trio ha accompagnato diverse persone durante la cena servita dallo staff di volontari di Cara Garbatella e preparata dalle mani sapienti di “Massimone” e di Maria. E stato quindi il turno di Marco Raia e del suo Ellingtonia che ha presentato brani di Duke Ellington arrangiati secondo l’originalità tipica di questo gruppo ed accompagnati dalla vera voce del “Duca” riprodotta al computer.
Il bis, eseguito a grande richiesta, ha avuto come guest star il Sax Alto di Carlo Conti ed ha proposto una meravigliosa versione di Take the “A” Train, uno dei pezzi di punta della Duke Ellington Orchestra ed ispirato alla linea A della metropolitana di New York, quella che andava dall’estremo est di Brooklyn fino all’estremo nord di Harlem attraversando i quartieri “neri” di Manhattan.
La terza ed ultima serata si è aperta con le rivisitazioni di pezzi dei King Crimson, dei Soft Machine e di altri brani della scena di Canterbury e del progressive inglese proposti in modo inedito dal Sax e dal Clarinetto del duo Improgressive.
“Il tempo di un altro disco”, è il libro autobiografico in musica, realizzato attraverso ascolti, riflessioni, passioni e condivisioni che il suo autore, Fabio Ciminiera, ci ha raccontato prima del concerto di chiusura del Festival. Concerto affidato al Sax di Pasquale Innarella e del suo Quartetto che hanno presentato il loro ultimo lavoro che avrà il titolo di “Migrantes” e che verrà pubblicato nelle prossime settimane.
Il Pasquale Innarella quartet, sempre  attento al sociale, dopo il disco dedicato a Di Vittorio ed ai lavoratori della terra, pone ora le sue attenzioni a tutte quelle persone costrette a lasciare i propri Paesi ed i propri cari nella speranza di raggiungere una vita migliore ma che spesso si trovano davanti a persone ostili e  paesi inospitali.
Purtroppo il coprifuoco invocato a gran voce da alcuni abitanti del quartiere, ha costretto il gruppo a lasciare insoddisfatte le accalorate richieste di bis da parte di un pubblico che ancora una volta è giunto numeroso ad occupare qualsiasi spazio disponibile alla Villetta tanto da far riflettere gli organizzatori sull’opportunità di trasferire la prossima edizione in spazi più consoni alla notorietà che questo Festival ha ormai raggiunto.

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Al centro musicale “Controtempo” corsi gratuiti per i ragazzi

Presso lo studio “Adelante” di Via Ignazio Persico grazie alla legge 285 del 1997 centinaia di giovani si aggregano intorno a questo progetto

Al centro musicale “Controtempo” corsi gratuiti per i ragazzi

di Alessio Ferucci
coordinatore centro musicale Controtempo

Aperto dall’inizio del 2011, il Centro Musicale del Municipio Roma VIII “Controtempo”, nel corso degli anni è stato attraversato da centinaia di giovani e adolescenti di tutto il Municipio.
Realizzato con il Fondo Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza (legge 285 del 1997), i ragazzi e le ragazze con un’età compresa tra 10 e 18 anni, hanno la possibilità di frequentare i corsi di musica e di utilizzare la sala prove tutti i giorni, dalle 15 in poi, in maniera assolutamente gratuita.
Controtempo svolge la sua attività presso lo studio Adelante, in via Ignazio Persico, 2, nel cuore della Garbatella, ed è gestito dalla Cooperativa Sociale Eureka I onlus.
Le due sale presenti all’interno, perfettamente insonorizzate, consentono alle giovani band di suonare utilizzando tutto il materiale necessario e permettono di svolgere le lezioni di musica in un ambiente comodo e confortevole.
Non è una scuola di musica vera e propria, ovvero, non è solo una scuola di musica. Controtempo, nel corso degli anni, è diventato un luogo aperto, attraversato da tantissimi giovani, un luogo in grado di produrre percorsi di identità collettiva e di scambio sociale, rispettoso delle differenze di genere e culturali. Un vero e proprio punto di riferimento per i più giovani, un luogo in cui poter suonare, imparare e conoscersi.
Quotidianamente decine di ragazzi e ragazze partecipano alle lezioni di musica (chitarra, pianoforte, batteria, basso elettrico e canto) ed hanno la possibilità di utilizzare una sala prove completa di batteria, amplificatori, tastiere e impianto voci.
Grazie a questo progetto, sostenuto fortemente dal Municipio Roma VIII, tanti giovani hanno avuto la possibilità di avvicinarsi alla musica, studiarla e suonarla. E proprio attraverso la musica, sono nate, nel corso degli anni, relazioni, amicizie, progetti e gruppi musicali.
Più in generale, possiamo dire che tutte le attività di Controtempo sono incentrate fortemente sulle pratiche collettive. Tutta l’equipe del Centro Musicale, sia gli insegnanti che tutto il resto del personale, è assolutamente convinta che le abilità musicali di base si acquisiscano molto più facilmente suonando insieme agli altri.
L’ascolto, lo sviluppo dell’orecchio musicale, la capacità di andare “a tempo” , il senso dello spazio sonoro hanno bisogno di essere da subito praticate collettivamente per essere apprese.
Molta importanza viene data, perciò, alla socializzazione e al “clima” che si crea nei locali del Centro.
Per questo motivo, sottolineano gli operatori, una delle attività principali che viene proposta a tutti i ragazzi e le ragazze è la partecipazione al laboratorio di musica d’insieme.
La partecipazione ai laboratori diventa fondamentale sia per la relazione ed il confronto con gli altri, sia per l’esperienza musicale individuale.
Confrontarsi con gli altri, decidere i brani da eseguire, mettere in pratica quanto appreso durante le lezioni, suonare insieme sotto la guida degli insegnanti, è il momento più piacevole e divertente per tutti gli allievi.
Durante il laboratorio, viene sempre privilegiato l’aspetto ludico, del divertimento, più che quello “accademico”.
Il clima che si crea all’interno del laboratorio privilegia il “comune”, la condivisione con gli altri piuttosto che il percorso individuale, come spesso possono diventare le lezioni.
Tutti gli allievi hanno la possibilità di partecipare al laboratorio; non è necessario essere musicisti esperti. Fare musica insieme diventa lo strumento metodologico del Centro Musicale. L’evento musicale, realizzato da un insieme di ragazzi e ragazze e opportunamente progettato tenendo conto dei differenti livelli musicali raggiunti. In questo modo si da la possibilità a tutti e tutte di partecipare a prescindere dal livello di competenza strumentale raggiunto.
Operando in questo modo, tutti gli allievi, alla fine dell’anno, hanno la possibilità di partecipare al saggio conclusivo che si svolge all’interno della festa per la cultura, organizzata a Garbatella dall’associazione culturale Controchiave.
E così la giornata del saggio conclusivo diventa il giorno più atteso. Un palco tutto per loro, una vera amplificazione e un numeroso pubblico pronto ad ascoltarli, fanno di quella giornata un evento straordinario.
Una festa della musica all’interno della festa per la cultura. Un susseguirsi di giovani musicisti sul palco, indipendentemente dal livello raggiunto, contenti di stare in quel posto insieme, stanno li a dimostrare come la musica possa avere, ancora una volta, un valore fortemente sociale; la musica accessibile a tutti e tutte diventa lo strumento per crescere, conoscere ed imparare.

nu.eurekaprimo.it/index.php/servizi-territorio/centro-musicale-controtempo
www.controchiave.it/

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Ottobre 2015

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Apre nel nostro Municipio uno spazio per l’allattamento

Apre nel nostro Municipio uno spazio per l’allattamento

Un nuovo spazio in cui le mamme potranno allattare e cambiare il pannolino ai proprio bambini: l’intento è quello di fare da esempio, aprendo la struttura del Municipio in Via Benedetto Croce a fare da traino affinché sempre più attività commerciali partecipino all’iniziativa e creino aree dove sia permesso alla mamme di allattare e di occuparsi delle esigenze dei loro neonati.
Il Consiglio del Municipio ha approvato un atto per l’adesione alla campagna dedicata all’allattamento al seno per la conciliazione della vita lavorativa con quella familiare. Il tema è molto importante poiché il latte che la mamma produce è un latte unico, inimitabile, specifico per il proprio bambino, che rafforza e consolida il legame tra i due, che fornisce al  neonato un’alimentazione completa, lo protegge dalle infezioni e porta benefici alla salute della mamma stessa. Il Municipio non solo aderisce alla campagna ma promuove un’iniziativa di sostegno e divulgazione dei punti di allattamento. Infatti presso gli uffici anagrafici di Via Benedetto Croce 50 apre uno spazio esclusivo dedicato a mamme e neonati. Si espande così la rete territoriale, a cui potranno aderire gli esercizi commerciali e le farmacie che intendono creare una piccola area dove le mamme possono cambiare ed allattare il proprio bambino.

(I.P.)

 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Ottobre 2015

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Il Centro per le famiglie “Cesare Battisti” da 10 anni svolge la sua lodevole attività

Il Centro per le famiglie “Cesare Battisti” da 10 anni svolge la sua lodevole attività

Tiriamo le somme dei primi dieci anni di attività dello spazio polifunzionale d’informazione, sostegno e consulenza alle famiglie

di Eraldo Saccinto

“Il futuro della programmazione sociale a favore dei minori dovrà necessariamente consolidare il lavoro impostato nel corso di questi anni, sia per quanto concerne le singole linee d’intervento, sia per quanto concerne quello che finora è stato fatto al livello comunale”. “Questo luogo, il Centro per le Famiglie, rappresenta il materializzarsi di un’intera esperienza dell’impegno del Comune di Roma e del Municipio nel delicatissimo campo delle politiche a favore dei minori, della promozione dei diritti dell’infanzia, di un approccio di sostegno alla famiglia a tutto tondo”.
Questo è il preambolo col quale all’epoca della sua Inaugurazione il Sindaco Veltroni, presentò, i locali del CENTRO PER LE FAMIGLIE “C. Battisti” – Centro polifunzionale d’informazione, sostegno e consulenza alle famiglie con minori a Piazza Damiano Sauli, nel territorio del nostro Municipio.
A dieci anni da quel momento si sono tirate le somme delle esperienze di lavoro e lo si è fatto in due diversi momenti, uno istituzionale, con un Consiglio Municipale nel quale sono state presentate le attività del Centro e durante il quale è stato votato un documento di ringraziamento e di sostegno per le future e con una festa per le famiglie, i bambini ed i ragazzi che negli anni sono stati seguiti, alla quale è intervenuto come sponsor Eataly, che ha allestito sacchetti merenda per tutti i partecipanti. Il Centro, fortemente voluto dalla Giunta municipale, sorse in collaborazione con la Scuola elementare “C. Battisti” e fu progettato proprio per fornire un supporto alle esigenze delle famiglie presenti nel nostro territorio. Un percorso lungo e complesso, costruito con una buona dose di tenacia, individuando la giusta intersezione tra le attività istituzionali dell’area minori e l’elaborazione di un progetto inserito nel Piano sociale di zona. Unendo di fatto l’espansione delle attività legate a queste aree di intervento con la ricerca di uno spazio esterno, rispetto alla sede del Municipio, cui poter contare per la soluzione di queste problematiche, ottenuto ristrutturando gli ampi locali collocati, in una disposizione defilata, all’interno della scuola Cesare Battisti. In questi ambienti hanno lavorato fianco a fianco gli operatori dei servizi a più alta integrazione socio-sanitaria ossia il Gruppo integrato di lavoro – Età evolutiva per le Adozioni nazionali e internazionali. Lo Sportello per le famiglie è stato concepito come punto di riferimento nel territorio per quanto concerne l’informazione, l’orientamento, la consulenza psico-sociale e il sostegno alle famiglie con figli minori, sia a livello di prevenzione delle situazioni di rischio, sia a livello di promozione del benessere infragenerazionale e relazionale.
L’obiettivo perseguito dal centro è stato ed è quello di costituire, non solo un luogo in cui offrire un insieme di servizi specialistici rivolti ai nuclei familiari, bensì uno spazio di prevenzione e di sviluppo benessere e della cultura intorno ai temi della famiglia, che sappia fungere da raccordo con il mondo della scuola e con la rete dei servizi presenti sul territorio. Un punto d’incontro per tutti i genitori, un luogo di scambio e di conoscenza per tutta la cittadinanza, dove siano favoriti percorsi di dialogo, d’interazione e, alla bisogna, d’approfondimento, con le giuste figure professionali e gli esperti del settore sui piccoli e sui grandi problemi del difficile ma fondamentale, mestiere di genitore. Il servizio, si è rivolto e si rivolge a tutte le famiglie e vuole essere un ponte con le realtà educative a livello territoriale e cittadino, costituire un punto di riferimento informativo sulle principali iniziative e opportunità esistenti nel territorio, offrire uno spazio nel quale i genitori possono riconoscere ed approfondire il loro ruolo e condividere la responsabilità genitoriale; fornire sostegno psicologico alla crescita evolutiva dei figli; valorizzare i diritti dei minori; dare informazioni sui servizi esistenti nel territorio e facilitare l’accesso agli stessi da parte dei richiedenti; offrire consulenze specializzate di tipo legale, terapeutico familiare e di coppia, pedagogico e psicologico individuale per migliorare la qualità della relazione genitori-figli con un occhio particolare a quelle situazioni che mostrano un particolare momento di criticità. Il risultato è stato molto positivo, giusto riconoscimento per un lavoro coi fiocchi, svolto tra l’altro nella cronica carenza di risorse di personale, di materiali ed economiche nella quale vivono i Municipi.

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Teatro Ambra: “Marino e la Grande corsa” Presentato il libro di Gianluca Peciola

Teatro Ambra: “Marino e la Grande corsa” Presentato il libro di Gianluca Peciola

La presentazione del libro di Gianluca Peciola, “Il Sindaco Marino e la grande corsa”, il 22 settembre scorso al Teatro Ambra di Garbatella, è stata un’occasione di dibattito sul futuro della Sinistra a Roma e nel Paese.
Gianluca, eletto Consigliere dell’Assemblea Capitolina, tra l’altro con molti voti degli elettori del nostro quartiere, capogruppo di Sel, dopo due anni e mezzo circa di legislatura, ha voluto condividere questa esperienza, raccontando le trame politiche, gli scontri di potere, le difficoltà nell’affrontare il governo di una città complessa come Roma.
L’autore si chiede cosa è accaduto dal 2013 all’estate 2015 alla giunta Marino? Quali i comportamenti, le contraddizioni, le scelte radicali e i dietro front del Sindaco. Quale il ruolo del Partito democratico che alla fine di luglio del 2015 ha deciso di commissariare Roma con una giunta monocolore, incurante delle scelte degli elettori che avevano votato a grande maggioranza per una coalizione che vedeva alleati Pd e Sel per il governo della città? Il tutto raccontato da chi ha vissuto in prima persona tutte le fasi dell’amministrazione della città accanto a un Sindaco spesso isolato. Ignazio Marino che, all’inizio del suo mandato, è stato proposto come argine all’antipolitica, per la sua estraneità ai giochi di potere interni al Partito democratico romano; poi è stato definito un “sindaco onesto” per la gestione della difficilissima fase dell’inchiesta di Mafia Capitale e infine “sindaco inefficiente”, delegittimato più volte in pubblico dal premier Matteo Renzi. Marino si è trovato spesso a correre da solo costretto da altri ma anche per sua scelta. In una sala gremita di persone hanno preso parte alla presentazione Stefano Fassina, Massimiliano Smeriglio e Nichi Vendola, i quali, prendendo spunto dal libro di Peciola, hanno tentato di ricomporre il quadro frammentato e complesso della disastrata scena politica romana, con qualche importante valutazione sul “che fare”. Anzitutto Marino. Si è partiti dal suo riformismo senza popolo, dal fatto che egli ha sì rotto gli automatismi consociativi e clientelari del partito degli affari romani, ma lo ha fatto senza una visione complessiva della città, senza una sensibilità per le periferie e per i lavoratori, senza creare un nuovo blocco sociale su cui far leva. Lo ha fatto con l’atteggiamento professionale del chirurgo che isola il problema e amputa la cancrena insieme a uno staff ristretto di specialisti. Ma questa analisi ormai “storicizzata” è stata anche contestualizzata rispetto a due fondamentali fattori esterni di condizionamento, il cancro di Mafia Capitale e la peste delle politiche di austerity. Il libro offre un ottimo contributo di riflessione non soltanto sulle questioni romane, ma si interroga su quale futuro e con quali alleanze si costruisce il futuro del nostro Paese.

(G.P.)

www.iacobellieditore.it/catalogo/il-sindaco-marino-e-la-grande-corsa/

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Enzo Gori lascia a Giorgia la sua storica pasticceria

Enzo Gori lascia a Giorgia la sua storica pasticceria

Enzo Goriquartiere. Questa volta però non troveremo le serrande abbassate come è accaduto a tantissime attività artigianali della nostra città, ma sarà una giovane ragazza a proseguire il percorso iniziato dalla famiglia Gori tantissimi anni fa.

Pasticceria & gelateria dal 1959 di Enzo Gori
Circonvallazione Ostiense 201
Negozio storico con DD. N°2475 del Comune di Roma
Enzo e Iolanda sono lieti di ringraziare la loro straordinaria e
meravigliosa clientela che per ben 56 anni li hanno sempre scelti
con fiducia e per l’alta qualità della cose prodotte.

Carissimi, dopo ben 56 anni ho ceduto l’attività. E’ un pezzo di storia che si chiude… considerando quello che sono stato e la passione che ho messo nel ricostruire la storia e la nascita della Garbatella. Professionalmente poi ho “addolcito la vita “ a tantissima gente. E’ stato un percorso ricco di soddisfazioni, che a me e a mia moglie Iolanda ci ha appagato.
Ma per ogni storia che si chiude, un’altra si apre… Questa volta sarà Giorgia a scriverla, una giovane ragazza che continuerà questa attività. Giorgia vanta una grande esperienza professionale, avendo partecipato a numerosi master in Italia e all’estero. La sua passione sono: panettoni, colombe e tutto ciò che è lievitato, perché usa farli con il “lievito madre”, come si faceva un tempo. E’ molto legata al quartiere, perché il suo papà è nato e vive alla Garbatella. Auguri Giorgia.

Enzo Gori

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