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Tag: vita comune e storia locale

Santa Galla alla Circonvallazione una volta ai margini di Garbatella

Santa Galla alla Circonvallazione una volta ai margini di Garbatella
La chiesa ha ereditato il titolo da un’altra, antica, distrutta nelle demolizioni nel centro storico operate dal fascismo. Completata nel 1940, fu danneggiata dai bombardamenti del 1944

di Enrico Recchi

A me piace considerare la zona della Circonvallazione Ostiense parte integrante del nostro quartiere ed è per questo che, volendo raccontare la storia delle Chiese della Garbatella, parto dalla più periferica: Santa Galla. Galla era una patrizia romana del VI sec. dC, figlia di Quinto Aurelio Simmaco, oratore scrittore e senatore romano fatto uccidere da Teodorico re degli Ostrogoti. La nobile romana nella sua vedovanza divenne famosa e popolare per l’assistenza profusa ai poveri, per la sua gentilezza e disponibilità nell’aiutare i più bisognosi.
Alle pendici del Campidoglio, non lontano dalla attuale Via Petroselli, venne così costruita una Chiesa, probabilmente proprio laddove c’era la casa della santa donna. In questa chiesa era conservata un’immagine della Vergine che sarebbe apparsa alla figlia di Teodorico mentre aiutava i poveri. L’immagine e la devozione per la santa vennero in seguito trasferite in un’altra Chiesa, quella di Santa Maria in Campitelli.
Tutta la zona venne ampiamente devastata dagli sventramenti del ventennio fascista per la costruzione della Via del Mare e dei nuovi edifici della ex Anagrafe nello stile razionalista dell’epoca ed oramai si era persa completamente memoria del vecchio tempio Cristiano dedicato alla Nostra.
Così nel 1940 si decise di costruire una nuova Chiesa che venne intitolata a Santa Galla, proprio ai margini della Garbatella.
Quando nel 1940 la chiesa venne completata, i palazzi che oggi vediamo allineati lungo la Circonvallazione non erano stati ancora costruiti e davanti la chiesa si ergevano solamente gli “Alberghi” di piazza Biffi. A fianco del nuovo edifico religioso però esisteva un edificio costruito come ospizio per persone anziane, che venne gravemente danneggiato durante il conflitto.
La memoria, ormai persa, della patrizia romana Galla e del suo soccorso ad anziani e bisognosi, fece sì che per molto tempo fu in uso il modo di dire che indicava all’interlocutore, magari avanti con gli anni e maldestro, la necessità di trasferirsi proprio nell’Ospizio di Santa Galla. “Ahò, ma nun sei bono a gnente. Devi proprio d’annà a Santa Galla!”.
Ma andiamo con ordine. La chiesa venne costruita appunto nel 1940 con a fianco un edifico che fungeva da ricovero per persone anziane. A quell’epoca con l’Italia in guerra, di povertà, nonostante i proclami del regime, ce n’era davvero tanta. In zona c’erano gli orti di guerra, dove la gente coltivava qualche verdura di stagione per aiutare la magra dieta domestica e c’erano le marrane, laghetti d’acqua alimentati dal fiume Almone, dove i ragazzini andavano a sguazzare e parecchi poveri a catturare le rane da mangiare o da vendere.
La costruzione della chiesa rappresentò, quindi, per tutti i cittadini della parte bassa della Garbatella una novità positiva. Messe, comunioni, cresime e matrimoni (il primo venne officiato nel 1941) e funerali potevano essere celebrati “vicino casa” senza doversi servire necessariamente di SS. Eurosia e Isidoro (San Filippo Neri venne costruita solo nel dopoguerra) o di S. Francesco Saverio o della Basilica di S. Paolo.

La giovane chiesa dovette presto però affrontare direttamente gli eventi bellici con i bombardamenti che colpirono la zona della Stazione Ostiense, obiettivo militare per eccellenza, e le case della Garbatella stessa.
La Garbatella, ovviamente,non era un obbiettivo militare, ma allora come oggi non esistevano bombe intelligenti capaci di selezionare cosa colpire. In particolare i bombardamenti del 1944 e quello terribile del giorno 7 marzo causarono morti e devastazione.
Tra gli altri, venne bombardato  anche l’Albergo Bianco dove c’erano la maternità e l’asilo nido, procurando diversi morti e feriti. In quell’occasione il parroco di Santa Galla, don Teocle Bianchi, si prodigò instancabilmente nel portare aiuto ai feriti e alle famiglie colpite.
Per quanto riguarda gli aspetti architettonici c’è da dire che il progettista fu Tullio Rossi che si rifece ai canoni classici delle costruzioni dell’epoca assai semplici.
La facciata è a capanna con il campanile sulla sinistra. Il tutto rivestito di mattoni.
Davanti alla chiesa è presente una struttura a portico aperto.
All’interno due file di colonne circolari dipinte dividono le tre navate. In alto sono presenti delle finestre quadrangolari che danno luce all’ambiente.
Il soffitto a capriate lignee richiama idealmente la tradizione paleocristiana a cui apparteneva l’antico edificio ai piedi del Campidoglio.
Da quell’antica chiesa proviene il cippo marmoreo che funge da altare. Altro elemento di riguardo è una tela seicentesca con “La visione di Santa Galla”. Da ricordare anche un altro elemento distintivo della chiesa: il grande organo, dalle bellissime sonorità, restaurato dal maestro organaio italo-francese Formentelli, acquisito nel 1985.
Passata la guerra, con la nascita dei palazzi della Circonvallazione Ostiense la chiesa ed il suo oratorio diventarono i catalizzatori sociali di tante famiglie e ragazzi. Io per primo ho trascorso tanti pomeriggi sui campi di calcio dell’oratorio o nelle salette sotto la chiesa, magari a giocare a ping-pong, (la mia famiglia si trasferì da una casa alle spalle di San Filippo Neri, dove ero nato, alla Circonvallazione Ostiense nel 1961). Insomma diverse generazioni di “garbatellari di periferia”, come potremmo definire gli abitanti della zona, sono cresciute sotto le cure di don
Vincenzo prima e don Antonio poi. Sì perché c’è da ricordare che a cavallo degli anni 70/80 abitare alla Circonvallazione Ostiense era un elemento che distingueva dalla popolare ed allora malfamata Garbatella e ci si pavoneggiava nell’affermare di non essere della Garbatella ma della Circonvallazione. Oggi invece il raggio di appartenenza sociale, con la Garbatella sugli scudi della moda, della TV e dei quotidiani, fa includere anche la moderna arteria stradale nel quartiere che più amiamo.
Ma per alcuni “tignosi” la questione resta aperta: la Circonvallazione Ostiense fa parte della Garbatella?
Io che sono per un pacifico e operoso “volemose bene” (anche se con i suoi distinguo) indirizzo le mie scarse energie verso altri impegni e propendo senza indugio per una Garbatella allargata ed accogliente.

Copyright  tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 13 – dicembre 2017

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Garbatella: nascita di un quartiere nelle fonti storico – archivistiche

Un percorso tra proprietari terrieri, vita comune e storia locale

“Fo rispettosa domanda alla S.V. voglia accordarmi un tavolino per vendere limoni e bibite in via Ostiense prossimità via della Garbatella fuori Porta San Paolo.
Tanto vorrò sperare alla sua grande umanità di volermi dare questo permesso che per me è unico mezzo di alimentazione per la mia famiglia” così scrive Belloggi Filomena nel 1915 al Comune di Roma, chiedendo l’autorizzazione alla vendita su strada.

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Riparata dagli “Amici di Fruzzico” la panchina davanti la fontana di Carlotta

Riparata dagli “Amici di Fruzzico” la panchina davanti la fontana di Carlotta

di Mirella Arcidiacono

L’associazione di volontariato onlus “Amici di Fruzzico”, è intervenuta per restaurare la panchina che si trova nel luogo simbolo dello storico quartiere, a Piazza Ricoldo da Montecroce,  proprio dove gorgoglia la fontana di Carlotta.
Alcuni vandali l’avevano devastata, così i volontari dell’associazione si erano adoperati per comprare delle nuove stecche ed avevano iniziato il rifacimento.
La pioggia però ha interrotto il lavoro degli Amici di Fruzzico, che vengono ad operare nel nostro quartiere dalla Toscana, solo nei fine settimana.
Prima che venisse terminato il restauro, il lavoro iniziato è stato distrutto più volte da atti di vandalismo e così, i volontari, quando sono tornati, hanno ricominciato da capo la sostituzione delle stecche per ben due volte.
Si ringraziano il Presidente dell’Associazione Massimo Tiezzi e gli altri volontari che sono intervenuti, restituendo agli abitanti della zona la possibilità di fruire di un angolo tranquillo per socializzare, scambiare quattro chiacchiere o godersi le splendide giornate di sole ed ora, non resta che attendere il restauro della fontana di Carlotta e dell’adiacente scalinata, progettate dall’architetto Innocenzo Sabbatini al quale è stato dedicato il primo quaderno dell’Hub culturale Moby Dick, da parte dell’Università Roma Tre, che per questo, nello scorso anno, si è impegnata, tramite il proprio Rettore.

di Mirella Arcidiacono

Copyright  tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 13 – dicembre 2017

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Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti

Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti

Maria Jatosti, scrittrice e poeta, anche quest’anno ha fatto dono ai nostri lettori di un racconto di Natale. Protagonista, come negli anni precedenti, è la figura di Giovannino, che nel frattempo è cresciuto ovviamente in età e in responsabilità. Ora è un bel giovanotto alla ricerca di lavoro, che però si deve accontentare di qualche giornata e in ogni caso di incarichi precari e aleatori. Ma Giovannino insiste, ha fiducia in se stesso, crede nella lotta per un mondo migliore che dipenderà anche da lui, dalla sua tenacia.
Maria ha trascorso la gioventù nel nostro quartiere al quale è legata in forma quasi viscerale. Abitava con la famiglia in piazza Oderico da Pordenone. Qui ha fatto le prime solide amicizie, qui le prime esperienze politiche nella storica Villetta: una esaltante eredità dalla quale è impossibile discostarsi. Figlia di un maestro elementare, perseguitato politico antifascista, privato del lavoro e condannato con la famiglia al confino di polizia, ha gratificato la memoria del padre col suo primo romanzo, appunto “Il confinato” , recentemente rieditato, al quale sono seguite molte altre opere di prosa (romanzi e racconti) e di poesia. Si è occupata anche di letteratura infantile, è inoltre una nota traduttrice e soprattutto una infaticabile operatrice culturale. Il romanzo dedicato al padre sarebbe un’ottima lettura soprattutto per i giovani che sanno poco, troppo poco del fascismo, nel momento che qua e là nel mondo e anche in Italia assistiamo a preoccupanti rigurgiti. (C.B.)

Frohe Weihnachten,
Buon Natale

di Maria Jatosti

Qui per la padrona di casa, Frau Brigitte, sono Johann, tutti gli altri chi mi chiama Jonas chi Hans chi Ivan o Jan. Latif, il grosso turco di “Pizza Napoli” dove lavoro da più di un anno, mi dice Yahya. L’unica che si sforza di chiamarmi Giovannino è Marike. I nomi delle donne in questo paese finiscono tutti con la e: Beate, Annette, Clementine, Else, Berte. Se cambi la e finale e con la a sono uguali ai nostri… Marike è la ragazza del selfy sulla torre dell’Olympiapark . Una specie di pinnacolo alto 300 metri, sempre illuminato che lo vedi da ogni punto in cui ti trovi e che, se non soffri di vertigini e ci sali fino in cima, ti permette di vedere tutta la città e perfino le Alpi… Qualche volta la domenica con Marike andiamo a bere una birra nel quartiere antico, oppure in centro a sentire il carillon che suona dal campanile del municipio. Lì davanti, nella piazza, hanno alzato un albero di Natale. È enorme e scintilla tutto d’oro Che nostalgia i nostri alberelli di plastica! Le tue palline, i festoni, il babbo ritto sulla sedia che infila il puntale con la stella, mentre io attacco le lucine che nel buio si accen-dono e smorzano di colori e mettono tanta allegria nel cuore.

Però, l’ultimo Natale, niente allegria. Non posso ricordarlo senza sentire un groppo alla gola. Il regalo per nonna Maria sotto l’albero stavolta non c’era. Grande nonna Maria, se n’era andata da poco, piano piano, senza rumore. Né lacrime né fiori, diceva. Piangeva quand’era felice e se ne rideva delle difficoltà. Vai vai col vento Giovannino, mi salutava dalla finestra. Vai, non ti fermare. La vita è là davanti, acciuffala per i capelli…
Mi manca tanto. E Puccio, come sta? È invecchiato? Ingrassato? Chi lo porta fuori a correre? Dove gli hai acconciato la cuccia ora che la mia cameretta, mi dici, è occupata dall’ucraina che lava le scale insieme a te? Com’è, giovane? simpatica? Anche qui ci sono parecchie ragazze che vengono dall’Est.
Corrono da un posto all’altro facendo i mestieri più umili per mandare i soldi a casa dove la miseria è tanta e la ricchezza più sfrenata è di pochi. Quel breve periodo che ci sono stato prima di venire qui, mi è bastato per vedere come sono finite le cose da quelle parti. Da quando il sole dell’avvenire è tramontato sono sorti i guai.
Anche qui non tira una buona aria, ma  se sgobbi sodo e non fai storie te la cavi abbastanza bene. Io mi accontento. Il lavoro mi piace, sono nel mio.
Se penso a tutte le pizze che ho consegnato quando filavo fischiettando per le vie del quartiere, in bicicletta o in motorino…
A proposito, dov’è finito? In cantina sfasciato e arrugginito? La prima volta che vengo a casa voglio rimetterlo in sesto. Ne ha fatta di strada! Prima con quello spilungone di Lucas che rideva come un salvadanaio con quel lampo dei dentoni sul nero della faccia… Lo vedi mai? Ti viene a trovare qualche volta? Ti chiede di me? È scomparso, neanche un messaggino, brutto muso nero.
Quante corse e quante risate! Tieniti forte Giò, si vola! E via d’un balzo, un’impennata, di corsa tra  bozzi fosse e bu-che e clacson stizzosi e madonne fino al ronfo e al borbottio sornione della resa sul più bello e addio! lemme lemme a fette col sole o con la neve… Le volte che siamo rimasti a piedi! Bei ricordi. Qui le pizze non le consegno, le servo a tavola ai clienti e da un po’ di tempo metto anche le mani in pasta. Dicono che le mie pizze sono le migliori.
Bravo, Jonas! e crescono i clienti.
Iyisin Yahya, iyisin! gongola Latif alla cassa. Con l’anno nuovo mi ha promesso un aumento, ma io confido nelle mance, anche se qui abbondano meno che da noi. Ti ricordi quando per comprarmi il motorino usato nascondevo il gruzzolo nella scatola di latta, dentro il cassetto del comò? Alla fine l’avevo racconciato che sembrava quasi nuovo… Sì, voglio dargli un’occhiata quando vengo a casa. Passate le feste, prima non si può, purtroppo. Bisogna sfruttare l’ondata natalizia, dice Latif.
Ha ragione. Piccolo com’è, questi giorni il locale si inzeppa come un uovo, con la gente che aspetta il turno. Viene Marike a darmi una mano a servire, e siccome è bella come il sole, rimedia parecchie mance. Questi lavori saltuari Marike li fa mentre studia per essere indipendente dai suoi che, da quanto ho capito, devono essere dei tipi piuttosto rigidi. So che non vedono di buon occhio che stia con un migrato, anche se italiano, grazie al cielo non musli.
Come molti giovani, soprattutto studenti, si accontenta di impieghi part time, che si trovano facilmente.
Precari, in nero, naturalmente, come da noi, solo un po’ meglio pagati e in qualche modo tutelati, diciamo un po’ meno sfruttati. Se penso alle peripezie degli ultimi anni, a improvvisare un lavoro dopo l’altro per una miseria, senza speranza, senza dignità…
Non era vita… Quando le cose poi precipitarono con il pestaggio del povero Kemal e l’incendio mafioso del magazzino dove mi rompevo la schiena a caricare e scaricare casse di non so cosa, capii che quello non era più il mio paese e come gli eserciti di morti di fame e di paura che vengono da ogni parte a barattare la vita con un sogno, mi misi anch’io in marcia…
Aveva un bel predicare il babbo come un disco rotto che scappare è da vigliacchi, che è dove si è nati che bisogna restare e lottare e non perdere mai la speranza: ormai ero deciso. Povero babbo, un giorno si e dieci no, al freddo e al caldo, col sole cocente, col vento e con la pioggia, sulle impalcature a tirar su case su case, scale su scale per quelle come te armate di scopettone secchio e cencio… Povero babbo, ogni anno più stracco, più vecchio e più perso di coraggio e di illusioni. Lui che voleva cambiare le cose…! Non dimentico i suoi insegnamenti, il mio quadernetto delle parole difficili e lui che mi spiegava, mi indottrinava… Tutti insieme, uniti, ce la possiamo fare, diceva… Ricordo vivamente un ventiquattro di dicembre di tanti anni fa… Fin dal pomeriggio, il piazzale della fabbrica occupata aveva cominciato a popolarsi. Venivano da tutta la città. Quelli del terzo canale Tv giravano tra la gente con la macchina in spalla. C’era un gran freddo.
Avevano acceso dei fuochi dentro grossi fusti, messo insieme cavalletti e lunghe tavole per mangiare… A un certo punto arrivò un furgone, scaricò un gigantesco albero di plastica…
Attorno attorno si ammucchiavano panettoni, fiaschi di vino, pacchi, ma anche coperte e piumini portati dalla gente. Noi piccoli in girotondo cantavamo per fare un albero ci vuole un fiore, le mamme cucinavano a cielo aperto: in enormi paioli neri il sugo borbottava rosso come l’inferno… A buio, il piazzale rigurgitava di folla con striscioni, cartelli, bandiere.
Arrivarono giovani con strumenti e si misero a suonare con tutto il fiato bella ciao. In alto, dal tetto, applaudivano.
Il fiasco passava di mano in mano lesto a sciogliere i rospi nella gola dei vecchi. A mezzanotte qualcuno mi issò sulla tavolata tra piatti e bicchieri sporchi di plastica rossa. Mi teneva il megafono davanti alla bocca: dai leggi la letterina, diceva…
Io, non mi veniva la voce, mi vergognavo…
Giovannino, fatti onore! Gridò il babbo dall’alto della gru.
Allora mi sentii un leone e cominciai a leggere e poi recitai anche la poesia e la gente non smetteva di battere le mani e urlare Bravo, bravo Giovannino! Viva Giovannino! e i giovani di suonare e le ragazze di ballare e i vecchi di bere e le bandiere di schioccare e io avevo il cuore gonfio di orgoglio e di felicità… E il babbo lassù in cima mi sembrò… Un Natale così non l’ho più visto. È tutto cambiato, tutto finito, povero babbo… E io cosa potevo fare? Sto qui e sto bene. Tutto sommato non è una vitaccia. Se lavori e stai tranquillo, se non fai comunella coi migranti o con i turchi, se tieni le distanze e badi agli affari tuoi, nessuno ti rompe le scatole.
Perciò seguo la corrente e vado avanti, un giorno dopo l’altro, senza sogni. Nonna Maria non sarebbe contenta, lo so. Vai vai Giovannino, prenditi la vita, non ti fermare…!
Invece mi sono fermato qui e mi adatto. Ci sarebbe lo scoglio della lingua, ma sto imparando: Frohe Weihnachten und Gutes Neues Jahr, Buon Natale e Felice Anno Nuovo! Ma la gente non sembra felice.
Sembra ottusa, incattivita.
Ha la paura negli occhi. Tutto è successo dopo quell’amaro giorno dell’anno scorso, che per un pelo Marike e io non ci siamo trovati in mezzo alla tragedia… Eravamo lì, in centro, non lontano dal locale, quando sentimmo i botti e vedemmo attorno a noi gente fuggire cadere gridare… e qualcuno in cima a un tetto di fronte sparare… Era fine luglio e faceva un caldo fuliggi-noso, l’aria era sporca, acida… Chi se li scorda quei momenti: quei dieci morti sull’asfalto… e quei feriti, tanti giovani come quello lassù: straniero, diciott’anni, si seppe più tardi… Prima Berlino, ora tocca a noi, dice la gente terrorizzata. Brutta aria, brutti tempi. Ma io sto bene, non preoccuparti. Vado d’accordo con tutti, ho qualche amico, oltre a Latif che grazie a me sta imparando a fare la pizza come si deve. E gongola perché gli affari vanno a gonfie vele. Tu good freund sonu up do tu no mosli, dice nella sua lingua pasticciata, un giorno mein freund, diventiamo soci e questo posto volerà alle stelle.
Amici per sempre, fino alla fine, mi ripete, ma io non credo che io e Latif diventeremo mai soci. Il futuro è molto confuso, Marike ed io non facciamo progetti, stiamo bene così.
Sono la tua freundin, la tua amica, la tua compagna, domani, morgen, chissà, dice lei sorridendo. E io le canticchio quella canzone che andava di moda parecchi anni fa in Tv, te la ricordi? Domani è un altro giorno, si vedrà… Qui la Tv c’è dap-pertutto, anche nelle baracche. Ma da Frau Brigitte non c’è, e allora qualche volta vado dagli amici italiani.
Guardiamo le partite. Il mio tifo è mutuato dall’amore del babbo per la grande Roma di Totti, in realtà ho grandi simpatie per il Napoli e grandi antipatie po-litiche per il Milan, che pare  non stia troppo bene in salute.
Evito di vedere la pubblicità e i servizi che parlano di Natale per non soffocare di nostalgia. Avrei tanta voglia di par-tire, ma sono giorni d’oro, Yahya, non puoi lasciarmi nei guai. A casa ci andrai dopo, te lo prometto, magari alla Befana. Io chino il capo, metto le mani in pasta, affetto la mozzarella, il pomodoro, fischietto Stille Nacht, Heilige Nacht Durch der Engel Halleluja! guardo Marike sgattaiolare svelta tra i tavoli e aspetto…
Buon Natale, mamma.
Monaco di Baviera, Dicembre 2017

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Il Presepe artigianale al Teatro “In Portico”

Il Presepe artigianale al Teatro “In Portico”

L’opera meccanica del maestro Dante Pica

di Mirella Arcidiacono

La Garbatella aveva rischiato quest’anno di non avere il suo presepe artigianale e meccanico, realizzato dal mastro artigiano Dante Pica, che raccoglie materiali d’epoca e ne cura  minuziosamente l’assemblaggio.

 Il Presepe artigianale al Teatro “In Portico”

L’opera meccanica del maestro Dante Pica

di Mirella Arcidiacono

La Garbatella aveva rischiato quest’anno di non avere il suo presepe artigianale e meccanico, realizzato dal mastro artigiano Dante Pica, che raccoglie materiali d’epoca e ne cura  minuziosamente l’assemblaggio.

Il presepe, completamente animato, è stato realizzato con statuette alte circa 15 cm, che si muovono grazie a dei motorini elettrici.

Dante Pica venne premiato con il Premio Fantasia di Garbatella 2010 per il presepe garbato, che è la gioia  di adulti e bambini. Nonno Dante, così meglio conosciuto dagli abitanti della zona, aveva rilasciato un’intervista lo scorso anno, che si può trovare su youtube, nella quale confessava proprio in quel filmato le tante difficoltà a continuare questa esperienza. Ormai arrivato all’età di 90 anni non se la sentiva di più si rimontare il presepe e stare lì tutti i giorni di guardia. Per lui era diventata una fatica, anche perché aveva avuto un problemino al cuore, era stato ricoverato ed i medici gli avevano consigliato di non affaticarsi.

L’insistenza della gente del quartiere, che ha fatto una raccolta di firme e l’appello del parroco Don Paolo, lo hanno convinto ad essere presente anche per questo Natale con il suo bellissimo presepe. Come sempre l’opera, perché di questo si tratta, sarà esposta nei locali della chiesa di Santa Galla, adiacenti al Teatro in Portico.

Pertanto dall’8 dicembre 2017, al 9 gennaio 2018, si potrà visitare il presepe tutti i giorni feriali dalle 15,30 alle 19,00, nei giorni festivi dalle 11.00 alle 12,30 e la sera di Natale dopo la messa. Non dimenticate di ringraziare ed augurare buon Natale al mastro artigiano Dante Pica.

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Premio Fantasia

Premio Fantasia ventiseiesima edizione: quest’anno nell’hub culturale di Moby Dick

di Clementina Averardi

E’giunto alla XXVI edizione il Premio Fantasia di Garbatella, ideato da Mirella, Adalberto, Romolo Arcidiacono e realizzato dall’associazione culturale Il Tempo Ritrovato.

Premio Fantasia ventiseiesima edizione: quest’anno nell’hub culturale di Moby Dick

di Clementina Averardi

E’giunto alla XXVI edizione il Premio Fantasia di Garbatella, ideato da Mirella, Adalberto, Romolo Arcidiacono e realizzato dall’associazione culturale Il Tempo Ritrovato.

La manifestazione annuale è in onore alla memoria del Maestro Carlo Acciari e del Maestro Enzo Ventre, che hanno dipinto e scritto canzoni per lo storico quartiere popolare.

Nel passato sono stati diversi i personaggi in vari settori delle arti e delle professioni che hanno ottenuto il riconoscimento garbatellano. Si sono avvicendate persone affermate ed emergenti nel cinema, dal regista Ferzan Optek all’attore Franco Nero, da Fabrizio Amici a Paolo Pagano, da Tosca a Valerio Mastandrea per arrivare a Tiziana Foschi e a Pino Insegno. In questi anni sono stati premiati anche i campioni della solidarietà, da Padre Guido a Cristiano Bartolomei della Brigata Garbatella della Protezione civile.

PremioFantasiaTanti premiati ci sono stati anche nel mondo della cultura e del giornalismo come il rettore dell’Università Roma Tre, Guido Fabiani, e la professoressa di Scienze Politiche, Ginevra Conti Odorisi, da Maria Egizia Franceschetti del “Corriere della Sera” a Francesca Vitalini di Cara Garbatella.

Ricordiamo i primissimi premiati, proprio per la storia del territorio: Enzo Staiola, ilragazzino di “Ladri di biciclette”, Carlo Acciari, Augusto Venturini, Bruno Filippini, Massimo Mongai, Riccardo Mancini, Elisabetta di Renzo, Vera Natalini, Alberto Mariotti e, alla memori, Padre Melani e Iole Zedde.

Anche quest’anno i prescelti sono stati 10 e sono stati insigniti del Premio Fantasia 2017 negli Ex Bagni Pubblici, l’hub culturale di Moby Dick nel cuore della Garbatella, dove hanno presenziato tra gli altri l’ex assessore alla cultura dell’VIII Municipio Claudio Marotta e l’attore Marco Roffi, che ha letto le motivazioni.

Ecco la lista dei premiati:

1 – Moira Monetti, una mamma della Garbatella che lavora come assistente di poltrona dalla igienista e dalla dentista del centro di Marilab Caffaro, con lei è stato realizzato il progetto della Fatina dei dentini. Un incontro con i bambini e i loro genitori che hanno visto in un filmato di cartoni animati come lavare i dentini e mantenere l’igiene orale.

2 -Marco Stazi ha raccontato in musica una storia importante per il territorio, racchiusa in un anello indossato da un suo amico. La storia di un amore spezzato nel bombardamento del marzo del 1944 alla Maternità dell’Albergo bianco. Marco incuriosito chiese al suo amico se quell’anello che portava aveva un particolare motivo e lui rispose” Si me lo ha dato mia madre, era di sua sorella Antonietta, lo aveva regalato al suo fidanzato che ce lo ha restituito come ricordo. Antonietta morì all’albergo della maternità nel bombardamento del 7 marzo del 1944. Ne è uscito un bel video che è stato trasmesso durante la premiazione.

3 – Carla Tamburo e Bruno Malu, sono moglie e marito, cantano e suonano in vari luoghi, il loro appuntamento fisso è nel Centro anziani di San Paolo. Hanno partecipato al teatro Ambra nel 2015 al progetto di solidarietà metropolitana per le malattie rare “Gente allegra Dio l’aiuta” e hanno inciso due canzoni che cantano la Garbatella: “Carlotta . Una voce di Roma e Sognando Garbatella”.

4 -Fulvio Vento, ha lavorato nel cinema al montaggio e qualche volta anche al doppiaggio. Ha conosciuto Maurizio Arena e non solo, ha un suo modo romano e molto verace di raccontare il mondo del cinema e dei suoi personaggi. Fulvio, nato al lotto 12, ha 86 anni ed è una testimonianza preziosa per la storia del territorio.

Era un ragazzino di appena 12 anni quando quel 7 aprile del 1944 si trovò sul Ponte di ferro al Porto Fluviale e vide sul greto del Tevere i corpi freddati dai tedeschi delle donne che per fame avevano tentato di assaltare il forno Tesei per accaparrarsi farina e pane.

5 – Luciano Roffi, è un attore di cinema e teatro, un bravissimo doppiatore e con la sua bellissima voce ha registrato favole e passeggiate culturali. In particolare con lui è stato realizzato un video proprio dentro Moby Dick; dove si racconta la storia di quello che erano i bagni pubblici.

6 – Patty Perticari, é una magica e dolce donna dotata di una grande creatività. Infatti ha donato all’associazione Il Tempo ritrovato una torta scultura che rappresenta la fontana
Carlotta e l’effige della Garbatella. L’opera e’ stata esposta presso la scuola “La coccinella” per la gioia dei bambini.

7 – Lidia De Carolis, è la coordinatrice delle scuole materne “La coccinella” e “Il Girasole colorato”, grazie a lei e alle maestre si sono potute realizzare negli anni molte iniziative a favore dell’infanzia. L’ultima in ordine di data è stata  quella di Garbabalena, amica di Moby Dick, 230 disegni di balene realizzati dai bambini ed esposti sulla scalinata della fontana Carlotta.

8 – Gabriele Fortuna, il giovane diplomato al Dams ha vinto il concorso della Regione Lazio “Torno subito”, che gli ha dato la possibilità di promuovere il progetto di gemellare la Garbatella a Cuba. Dal gemellaggio è nata una sceneggiatura che ora dovrà essere realizzata in un filmato.

9 – Elisabetta Rossi, redattrice dei Quaderni di Moby Dick, il periodico del Tavolo archivio storico del territorio, in un viaggio a Osimo, paese natale di Innocenzo Sabbatini, ha riportato tante testimonianze fotografiche dell’opera eclettica dell’architetto marchigiano. Con un gruppo di persone, inoltre, ha dato vita all’associazione Conosciamo l’Eur e si adopera on varie iniziative per la riapertura del Museo della Civiltà.

10 Concetta Fusco, è la vicepresidente nazionale del Movimento Italiano Casalinghe (Moica), che opera da ben 35 anni sul territorio della Garbatella a favore del mondo delle casalinghe e non solo e della tutela del territorio. In particolare l’associazione si batte per assicurare alle casalinghe una pensione. Molto attenta all’annosa problematica delle violenze domestiche, organizza convegni e incontri culturali a tema.

 Copyright  tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 13 – dicembre 2017

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Cuba dietro l’angolo

Cuba dietro l’angolo

Garbatella oltre i suoi confini gemellata all’Havana

di Gabriele Fortuna

Garbatella è un microcosmo di  idee che nascono e si sviluppano, un hub culturale e sociale a cielo aperto, dove le persone si incontrano e raccontano. E proprio da un incontro tra chi scrive, un giovane studente di cinema, apprendista story-teller, e una garbatellana doc, una fata con la bacchetta dalla punta a forma di stella, si è realizzato un gemellaggio tra la coriacea Garbatella e l’esotica Cuba.

Cuba dietro l’angolo

Garbatella oltre i suoi confini gemellata all’Havana

di Gabriele Fortuna

Garbatella è un microcosmo di  idee che nascono e si sviluppano, un hub culturale e sociale a cielo aperto, dove le persone si incontrano e raccontano. E proprio da un incontro tra chi scrive, un giovane studente di cinema, apprendista story-teller, e una garbatellana doc, una fata con la bacchetta dalla punta a forma di stella, si è realizzato un gemellaggio tra la coriacea Garbatella e l’esotica Cuba.

Le basi per il ponte su Cuba sono state costruite a partire dall’ottobre 2016, quando sono risultato tra i vincitori del bando regionale Torno subito cinema, un’opportunità fornita ai giovani per formarsi all’estero nel settore lavorativo di interesse, reimpiegando poi le competenze acquisite nella Regione Lazio.

Cuba

Una volta scelto di apprendere il mestiere della sceneggiatura presso la EICTV, ovvero l’EscuelaInternacional de Cine y Tv di Cuba, una delle più importanti scuole di cinematografia in America Latina, fondata dallo scrittore Gabriel Garcia Marquez e il Líder Màximo Fidel Castro, sul modello del Centro Sperimentale di Cinema di Roma, ho redatto un progetto dal titolo “Il viaggio della memoria: Garbatella-Cuba A/R, alla scoperta delle radici della Resistenza e della Rivoluzione che liberarono i popoli dalla dittatura”, teso alla ricerca di un filo rosso che collegasse le due fasi storiche e potesse essere raccontato da parole e da immagini.

Un filo allungatomi da Giancarlo Leone, operatore di Laziodisu, ente per il diritto agli studi universitari nel Lazio che finanzia Torno Subito e si occupa dell’erogazione dei contributi cui i govani in partenza attingono  per sostentarsi e della stipula delle convenzioni che attestano la partecipazione al bando. Un filo che mi ha legato a Mirella Arcidiacono, meglio nota come Fata Garbatella, un’istituzione del quartiere omonimo, di cui tramanda la storia, salvaguardandola dall’accanirsi del tempo.

Trascorso il tempo a Cuba (dove sono stato peraltro spettatore della morte di Fidel Castro, accolta dai cubani con mestizia e preoccupazione per il futuro prossimo), sono tornato a Roma e, come un novello Dante accompagnato da Virgilio, ho percorso insieme alla fata le vie della ‘Garbata ostessa’, vedendo fontane con il volto di donna cui si abbeverano grandi e piccoli, orologi le cui lancette non girano più, case, spazi che nacquero per un uso e si sono trasformati in altro… Ma, soprattutto, ho conosciuto persone di varie età ed estrazione che mi hanno raccontato cosa significhi essere un abitante della Garbatella.

Persone come il giornalista e scrittore Gianni Rivolta, che mi ha parlato dei moti di Resistenza del quartiere durante la Seconda Guerra Mondiale; Rossana Di Lorenzo, attrice di film al fianco di Alberto Sordi o Anthony Quinn, sorella di Maurizio Di Lorenzo, Sora Garbatella ma, soprattutto madre e, per me, una seconda nonna; Giancarlo Proietti, che mi ha raccontato della Villetta, edificio della sinistra nelle cui stanze sono transitati Enrico Berlinguer e Pier Paolo Pasolini; Gianna Muriani, Lady Garbatella, cresciuta all’Albergo Bianco, uno dei palazzi bombardati il 7 marzo 1944; Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio e scrittore che ha dato vita a Valerio, il protagonista del noir “Garbatella combat zone”; infine, Fulvio Carnevali, ex doppiatore, un concentrato di simpatia ed energia, il cui padre pose la prima pietra del quartiere fondato nel lontano 1920 alla presenza del re Vittorio Emanuele III. E proprio grazie a Fulvio e alle sue narrazioni attorno a una tavola imbandita nella casa di Mago Laureotto (Francesco Ottaviani), sita presso il palazzo che ospitava la Maternità, ho ascoltato la storia delle donne del ponte, un episodio avvenuto il 7 aprile 194, avente per protagoniste dieci donne assassinate dalle milizie nazi-fasciste, che mi ha dato lo spunto per scrivere un soggetto che attende di essere tramutato in cortometraggio.

Una storia che parte da Cuba per finire alla Garbatella. Una storia al femminile con al centro due donne legate da un tragico avvenimento che farà emergere un passato celato nei meandri della loro mente. Passato e presente, verità e finzione,si mescolano grazie alla conoscenza e alla creatività, tanto da permettermi di vincere il Premio Fantasia 2017, dedicato a promuovere chi fa dell’arte il proprio mestiere.

Una fantasia che può tutto, anche unire due luoghi distanti migliaia di chilometri.

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Al via il Reddito di inclusione per il contrasto alla povertà

Al via il Reddito di inclusione per il contrasto alla povertà
Le domande si presentano presso la sede municipale di Via Benedetto Croce 50. Per informazioni telefonare al numero 0669611451

Dal primo dicembre è possibile presentare domanda di accesso al nuovo reddito di inclusione (REI) che, con decorrenza dal primo gennaio 2018, sostituisce il Sostegno all’inclusione attiva (Sia) e anche l’Asdi, l’Assegno di disoccupazione.

Al via il Reddito di inclusione per il contrasto alla povertà
Le domande si presentano presso la sede municipale di Via Benedetto Croce 50. Per informazioni telefonare al numero 0669611451

Dal primo dicembre è possibile presentare domanda di accesso al nuovo reddito di inclusione (REI) che, con decorrenza dal primo gennaio 2018, sostituisce il Sostegno all’inclusione attiva (Sia) e anche l’Asdi, l’Assegno di disoccupazione. Anche presso il nostro Municipio, è quindi possibile fare la richiesta per il REI cioè il Reddito di Inclusione, la misura che il governo, attraverso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha messo in campo per contrastare la povertà e l’esclusione sociale. L’obiettivo del REI è dare sostegno innanzi tutto a famiglie con figli minori o disabili, a donne in stato di gravidanza e ai disoccupati di età superiore ai 55 anni. L’erogazione del sussidio è legata sia alle condizioni economiche che all’adesione, da parte di chi chiede il contributo, a un progetto personalizzato di inclusione nel mondo del lavoro.

La cifra mensile viene erogata avendo determinato la condizione economica del richiedente. In particolare per la valutazione sono essenziali i valori dell’ISEE e ISRE familiari, che non devono essere superiori rispettivamente ai 6000 e ai 3000 euro. Questi dati, assieme ai requisiti di patrimonio mobiliare e immobiliare posseduti, saranno il montante per poter quantificare se si rientra nell’ambito dei perimetri economici per accedere al Reddito d’Inclusione e, nel caso di risposta positiva, per determinarne l’ammontare.

Il richiedente o un suo familiare, munito di un’attestazione dell’ISEE in corso di validità, si reca presso il Municipio di appartenenza, dove compila e presenta il modulo predisposto dall’Inps, col quale si dichiara il possesso dei requisiti  necessari per l’accesso al programma. L’ufficio municipale per il REI, raccoglie la domanda e verifica i requisiti di cittadinanza, residenza e situazione familiare.

Detto ufficio, inoltre, in rete con i centri per l’impiego, i servizi sanitari, le scuole, i privati attivi nel contrasto alla povertà e gli enti no profit, è responsabile della stesura del progetto personalizzato, essenziale per la conclusione positiva della richiesta di REI. Il progetto pur essendo personale, riguarda l’intero nucleo famigliare e prevede specifici impegni da parte del richiedente, i cui bisogni sono individuati dagli operatori municipali sulla base di una valutazione delle condizioni personali e sociali, della situazione economica, di quella lavorativa. La stesura della profilatura e la conseguente relazione si basano sullo studio delle possibilità di occupazione, sull’educazione, sull’istruzione, sulla formazione, sulla condizione abitativa, sulle reti familiari e di prossimità del soggetto. Una volta preparata la documentazione necessaria, gli uffici municipali la inviano all’Inps, che verifica il possesso dei requisiti e eroga il beneficio inviando a Poste Italiane la disposizione di accredito. Poste Italiane emette la Carta REI e tramite lettera invita il beneficiario a recarsi presso un ufficio postale abilitato al servizio per il ritiro. Il valore dell’ISEE e la composizione del nucleo familiare, determinano la prestazione economica che viene ricompresa tra i 187,5 e i 485,41 euro mensili, somme che variano anche in relazione al fatto che la famiglia non sia già beneficiaria di ulteriori prestazioni assistenziali. Per poter rispondere in modo adeguato alle richieste della cittadinanza, in previsione di un aumento significativo dei richiedenti rispetto al precedente programma di Sostegno all’Inclusione Attiva (SIA), che ha avuto, almeno nel nostro territorio, un certo riscontro, il Municipio ha istituito un ufficio ad hoc, per cui la domanda di contributo, deve essere presentata presso l’Ufficio REI al primo piano di Via Benedetto Croce 50, stanza 22, ogni martedì mattina dalle 8.30 alle 12.30 e ogni giovedì pomeriggio dalle 14.30 alle 16.30. Per informazioni sul REI ci si può rivolgere al numero telefonico 0669611451. (E.S.)

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I Quaderni di Moby Dick

I Quaderni di Moby Dick: presto il secondo fascicolo
Dopo il successo del primo numero continua il lavoro editoriale del Tavolo archivio storico

di Gianni Rivolta

I Quaderni di Moby Dick , il progetto editoriale del Tavolo per l’archivio storico del territorio, navigano ormai in mare aperto.
Dopo il primo numero sui Bagni pubblici di Garbatella e l’architetto Innocenzo Sabbatini, che ha avuto un buon riscontro di pubblico sia nelle presentazioni dirette nel quartiere (Moby Dick 4 luglio, Casetta rossa 19 luglio, Villetta 5 settembre, Jazz Festival, Premio Fantasia novembre ecc..)

I Quaderni di Moby Dick: presto il secondo fascicolo
Dopo il successo del primo numero continua il lavoro editoriale del Tavolo archivio storico

di Gianni Rivolta

I Quaderni di Moby Dick , il progetto editoriale del Tavolo per l’archivio storico del territorio, navigano ormai in mare aperto.
Dopo il primo numero sui Bagni pubblici di Garbatella e l’architetto Innocenzo Sabbatini, che ha avuto un buon riscontro di pubblico sia nelle presentazioni dirette nel quartiere (Moby Dick 4 luglio , Casetta rossa 19 luglio, Villetta 5 settembre, Jazz Festival , Premio Fantasia novembre ecc..) sia nelle librerie locali e in alcune edicole di zona (piazza Bartolomeo Romano, via Adelaide Cairoli ed altre) è in allestimento il secondo fascicolo. Non era una scommessa scontata, anche perché, il progetto dei Quaderni è completamente autogestito e quindi non ha sponsor o finanziatori dietro le quinte. I finanziatori della pubblicazione sono i lettori che hanno accolto con entusiasmo il primo lavoro editoriale e speriamo che la copiosa vendita del prossimo numero ci consenta di continuare questa iniziativa culturale.

Il riscontro di vendite del primo Quaderno ci permette per il momento di affrontare il secondo impegno che interesserà il quartiere di San Paolo. Quella di alternare nello studio le porzioni storiche del territorio dell’VIII Municipio (Garbatella. San Paolo, Tormarancio,Ostiense) era un obiettivo condiviso dalla redazione, sempre più qualificata e numerosa. Il Tavolo, infatti, dopo un anno di lavoro, ha visto la partecipazione di nuovi appassionati redattori e di alcune associazioni del territorio.
La particolarità dei Quaderni, che rappresentano l’aspetto vivo e dinamico dell’Archivio storico territoriale, è quello di approfondire argomenti poco studiati e poco conosciuti per presentarli al vasto pubblico in modo divulgativo e non accademico. Sarà cosi anche per il secondo numero dal titolo: “I Colli di San Paolo”, che sarà corredato da immagini inedite o rare.

In questo numero del QMD2, che uscirà entro i primi mesi del 2018 si parlerà di: L’area dell’Ostiense: dalla Garbatella di Giovannoni alla coda della cometa di Piacentini (Sergio Rappino),Il vecchio deposito del Littorio (Paolo Berdini), La Borgata di Grottaperfetta (Francesca Romana Stabile), Prima della Garbatella, le proprietà dei Torlonia lungo la via Ostiense (Flavio Conia), La collina degli anarchici e Augusto Volpi (Gianni Rivolta), Esperienze educative sulla rupe di San Paolo: la Principe di Piemonte (Paola Pagliari e Piero Fumo), Il Risorgimento a San Paolo: La Repubblica romana (1849) e Vigna Matteini 1867(Claudio D’Aguanno), La stazione di Radio Marina San Paolo (Floriana Mariani), La città fortificata di Giovannipoli (Elisabetta Rossi), La collina di San Nemesio : il Cto e le case dell’Inail ( Paola Pagliari e Piero Fumo), Breve storia delle linee tramviarie di San Paolo e della Garbatella (Mirella Arcidiacono), Che bello andare in tram! (memorie e interviste di Mirella Arcidiacono) ed altri articoli in via di definizione.

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I PROTAGONISTI DEL CINEMA ALLA GARBATELLA

Le associazioni “Il Tempo Ritrovato” e “Cara Garbatella”

In collaborazione con la Villetta

Presentano

I PROTAGONISTI DEL CINEMA ALLA GARBATELLA

Rossana Di Lorenzo

si racconta, tra ricordi, aneddoti, e filmati

Giovedì 14 dicembre alla Villetta ore 17,30

Via F. Passino  26– Via Degli Armatori 3

A seguire apericena con specialità della cucina romana

Saranno presenti altri personaggi del quartiere che

hanno avuto esperienze cinematografiche

Per l’apericena si consiglia di prenotare
stampa@caragarbatella.it | C 331 6423680

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Roma: una giornata nell’agriturismo gestito da ragazzi autistici

Roma: una giornata nell’agriturismo gestito da ragazzi autistici

In pochi sanno che nel cuore di Roma c’è un enorme parco verde dove sorge un agriturismo. Nessuno immagina che questa azienda sia condotta da ragazzi autistici

su gentile concessione di https://roma.diariodelweb.it

lunedì 27 novembre 2017

Cooperativa sociale integrata e agricola Giuseppe Garibaldi (Confagricoltura)

ROMA – A ridosso del Parco Regionale dell’Appia Antica, tra i palazzoni e il traffico romano, si estendono i 4 ettari che ospitano la cooperativa sociale agricola integrata Garibaldi. Nata nel 2010, la cooperativa inizia a operare quattro anni dopo: a lanciare l’idea di un’azienda agrituristica fatta da ragazzi con autismo è stato Maurizio Ferraro, papà di una delle ragazze che animano questo progetto. «Qui si possono gustare i prodotti coltivati, ma ora puntiamo a realizzare un piccolo sogno».

Roma: una giornata nell’agriturismo gestito da ragazzi autistici

In pochi sanno che nel cuore di Roma c’è un enorme parco verde dove sorge un agriturismo. Nessuno immagina che questa azienda sia condotta da ragazzi autistici

lunedì 27 novembre 2017

Cooperativa sociale integrata e agricola Giuseppe Garibaldi Cooperativa sociale integrata e agricola Giuseppe Garibaldi (Confagricoltura)

ROMA – A ridosso del Parco Regionale dell’Appia Antica, tra i palazzoni e il traffico romano, si estendono i 4 ettari che ospitano la cooperativa sociale agricola integrata Garibaldi. Nata nel 2010, la cooperativa inizia a operare quattro anni dopo: a lanciare l’idea di un’azienda agrituristica fatta da ragazzi con autismo è stato Maurizio Ferraro, papà di una delle ragazze che animano questo progetto. «Qui si possono gustare i prodotti coltivati, ma ora puntiamo a realizzare un piccolo sogno».

L’agriturismo e la trattoria – Appena si arriva nella cooperativa Garibaldi si respira un’aria nuova: trovare un’isola verde fatta di orti, giardini e serre in pieno centro è una delle tante sorprese che la Capitale regala anche a chi in questa città ci vive da sempre. Mani sporche di vernice, scarpe infangate della terra dei campi, arbusti appena impiantati da spostare: qui ognuno svolge un’attività. Le urla che ogni tanto vengono lanciate ti ricordano che ad animare questa cooperativa sociale sono ragazzi con autismo e pensi che se non fossero qui di certo si sarebbero annoiati sulle spalle dei familiari che molte volte non hanno le competenze adeguate. «Nostra figlia – raccontano i genitori di Veronica – ha iniziato a frequentare l’istituto agrario qui a fianco a settembre e vediamo che viene nella cooperativa con molto piacere. Uscendo alle 13, per noi anche gestire il pranzo poteva rappresentare un problema. Vediamo che qui, invece, mangia tutto; le ragazze poi la coinvolgono nelle attività a cui partecipa con entusiasmo».

L’idea della coop – In una vera e propria oasi di pace, dunque, si possono acquistare o gustare direttamente nel ristorante della struttura, i prodotti che vengono coltivati dalle ragazze e dai ragazzi che danno vita all’agriturismo. Maurizio, il presidente della cooperativa, portava sua figlia nell’adiacente istituto tecnico agrario Garibaldi che ha una lunga storia. Aperta nel lontano 1872 a Valmontone, la Scuola Podere si trasferì tre anni dopo sul Gianicolo per sistemarsi definitivamente nel 1907 nell’attuale sede, all’interno della Tenuta di S. Alessio. Tra il 1923 e il 1928, poi venne edificato il fabbricato per la Scuola Convitto nella Regia Scuola Pratica di Agricoltura di Roma e nel 1933 la Scuola pervenne all’attuale ordinamento di Istituto Tecnico Agrario.

Il progetto «Ti p’orto l’orto» – «La cura della terra, la terra che cura», è la filosofia nel motto ideato da Maurizio. Ma la realtà della Cooperativa Garibaldi ora vuole affrontare una nuova sfida: «Vogliamo portare i prodotti del nostro orto in giro per la città coi nostri ragazzi – ci racconta Maurizio che spiega l’idea «Ti p’orto l’orto con l’APE» – L’obiettivo è quello di allestire un banco ambulante dotato di cella frigo attraverso un progetto in collaborazione con Confagricoltura, l’Istituto Superiore di Sanità e la Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università la Sapienza». Il progetto, dunque, è una specie di contaminazione nella città: «Vogliamo far conoscere l’autismo e aumentare la consapevolezza attraverso quest’Ape da allestire: tra l’altro APE è l’acronimo di Autistic Public Economy». Per realizzare questa nuova impresa, però, serve l’aiuto di tutti: «Si può votare per sostenere e far finanziare il nostro progetto: noi vogliamo stare sul mercato, e questo perché il commercio è una delle cose più semplici e utili alla comunicazione che è uno dei deficit principali dell’autismo».

Per sostenere il progetto – «Ti p’orto l’orto con l’APE» basta cliccare qui e seguire le indicazioni. Ci vogliono 10 minuti, ma ne vale la pena.

https://roma.diariodelweb.it/roma/articolo/?nid=20171127_467234

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Centro Sociale Anziani

Centro Sociale Anziani “Ostiense Ex Mercati Generali”. Via Francesco Negri, 6 – Roma

 

APPUNTAMENTO AL CINEMA

 

L’ULTIMA LEZIONE: Un mistero italiano che deve restare segreto!?

Giallo biografico del 2001 sulla scomparsa di un  professore di Economia Politica:

Il 15 Aprile 1987, il professore a riposo Federico Caffè, scompare all’alba dalla sua casa romana di Monte Mario senza lasciare tracce

.

Ma, chi era Federico Caffè?

PRESENTA L’EVENTO
MARIO POLIMANTI
INTRODUCE AL FILM IL REGISTA
FABIO ROSI

Appuntamento alle ore 16,45
di lunedì 04 – 12 – 2017
c. anziani “Ostiense ex mercati generali”
via Francesco Negri 6-Roma

Inizio evento ore 17,00 precise

A fine proiezione sarà possibile commentare il film dialogando con il regista

Ingresso libero

L’ultima lezione, diretto da Fabio Rosi  vincitore del Globo d’oro alla miglior opera prima, è un film originale per come mette in scena una ‘detection etica’ interessando lo spettatore non al mistero, ma ad un discorso di valori.

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ti porto l orto con l ape che gira

Ti porto l’orto con l ape che gira

Il Progetto “Ti P’orto l’orto con l’A.P.E. che gira” nasce dall’esigenza di portare a compimento il ciclo produttivo della Cooperativa Sociale G. Garibaldi, attivando un punto vendita ambulante. Nello specifico, i giovani adulti con autismo severo della Cooperativa incontreranno al “mercato” la città p’ortando i frutti del proprio orto con un banco ambulante degli ortaggi, che diventa un moltiplicatore di opportunità di incontro e quindi potenziale strumento abilitativo.

Per votare basta semplicemente andare sul sito www.coltiviamoagricolturasociale.it/ iscriversi nel portale, inserendo la propria mail e poi scegliere il progetto TI PORTO L’ORTO CON L’A.P.E. CHE GIRA.

Grazie

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Per quieto vivere, di Massimiliano Smeriglio

Sinossi

Dopo Suk ovest, che si inseriva perfettamente nel solco di Romanzo criminale, l’autore torna a raccontare una città che conosce fin troppo bene nelle sue pieghe più profonde.
Un romanzo che, intrecciando presente e passato, indaga le ragioni profonde dell’individualismo contemporaneo con una storia fatta di personaggi tormentati in cui tutti sono soli e nessuno è in pace.
4 giugno 1944. Una donna si getta dal decimo piano di un caseggiato popolare. È la portiera del palazzo che, fedele al regime fascista, con le sue denunce ha provocato la condanna a morte di alcuni giovani partigiani. Settant’anni dopo, il nipote della donna, un uomo superficiale e indo- lente che ha ereditato il ruolo di portiere nel medesimo stabile, è all’ossessiva ricerca dei parenti di coloro che considera i responsabili del suicidio. Sotto al suo sguardo morboso, si dipanano le vite dei condomini: un giornalista colpito da una malattia degenerativa e suo figlio; un’anziana donna, considerata matta, che cela nella sua follia un terribile passato; un uomo che è al contempo spac- ciatore spregiudicato e padre premuroso; una bambina enigmatica e solitaria; un uomo indifferente all’imminente morte del genitore. Il portiere osserva e si nutre dei tormenti di questa umanità di- sgregata, troppo spesso incapace di compassione, e quello che prova non è che sprezzante distacco: nel suo cuore, arido, c’è posto solo per il rancore.

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Il Municipio VIII e le politiche di integrazione socio sanitaria – parte 3

Il Municipio VIII e le politiche di integrazione socio sanitaria

Parte 3 – Il P.U.A. – Punto Unico di Accesso

Il P.U.A., offre orientamento, consulenza e presa in carico sulle varie tematiche socio sanitarie. Presso il P.U.A. operano, contemporaneamente e in sinergia, assistenti sociali del municipio e infermieri dei vari servizi ASL. Il P.U.A. è la porta di ingresso al complesso sistema dei servizi sociali e sanitari municipali. E’ il punto di riferimento per la persona fragile e per i suoi familiari, servizio rivolto in particolare a coloro che si trovano in condizioni di vulnerabilità sociale e sanitaria.

Da qui l’importanza di un servizio che si prenda cura della persona nella complessità e globalità dei suoi bisogni, che metta in rete e valorizzi le risorse della collettività e che si adoperi per promuovere la costruzione di percorsi assistenziali integrati, semplificando l’accesso al sistema dei servizi socio-sanitari.

I fondi recentemente stanziati dalla Regione Lazio per il potenziamento dei P.U.A. rappresentano il primo concreto segnale per il rafforzamento di tale struttura. Partendo della professionalità e disponibilità degli operatori, assistenti sociali e infermieri, e proseguendo la strada volta a superare le criticità dei servizi, individuando le priorità di intervento, abbandonando percorsi tortuosi e intraprendendone di nuovi, integrati e semplificati. Avendo come obiettivo comune l’interesse del cittadino portatore di un bisogno colto nella sua interezza e complessità.

Il protocollo d’intesa, firmato tra la ASL/RM2 Distretto 11 ed il Municipio con l’obiettivo di rafforzare il processo di integrazione sociale e sanitario nel territorio, ha previsto la fornitura di risorse umane, strumentali, di supporto e di materiale di consumo per la valorizzazione ed il potenziamento delle attività che il P.U.A. ha dimostrato di poter eseguire sin dal momento della sua istituzione. In particolare l’obiettivo del protocollo è stato quello di avvicinare l’offerta dei servizi socio sanitari ai bisogni dei cittadini promuovendo la costruzione di percorsi integrati in risposta ai bisogni complessi, anche tramite l’apertura di nuovi punti di accoglienza di servizi del Distretto 11 negli spazi municipali. Un aspetto del tema integrazione su cui certamente occorre soffermarsi è quello relativo alle aree di intervento nelle quali le attività socio sanitarie trovano realizzazione.

A tal fine il P.U.A. ha condotto una ricognizione sul tipo di bisogno a cui esso tendenzialmente risponde, sulla incidenza che le varie tipologie di utenza hanno nelle diverse dimensioni del processo: accesso integrato, unità valutative e progetti e sull’orientamento delle esperienze concrete che si possono convertire in buone prassi. Osservando i dati è possibile rilevare che i bisogni a cui le attività socio sanitarie rispondono sono prevalentemente collocati nelle aree di intervento anziani, disabili, minori e famiglie. Tuttavia, le prime due appaiono presenti in modo costantemente consistente mentre l’area minori e famiglie sembra essere posta al centro dei processi di integrazione soprattutto nell’ambito della dimensione progettuale e delle buone prassi – circostanza, questa, che in parte trova spiegazione nella esistenza di risorse finanziarie dedicate derivanti dalla L. 285/97.

Le altre aree di intervento risultano infine relativamente presenti in tutte le dimensioni del percorso dell’integrazione sociosanitaria, sebbene con oscillazioni anche significative, per esempio quelle relative alla salute mentale. È infine interessante evidenziare la diversa rilevanza degli interventi/servizi dedicati alla totalità dei bisogni della popolazione nelle varie dimensioni del percorso nell’accesso.

Quello che si nota, in questi ultimi anni, probabilmente a causa della crisi, è il progressivo impoverimento del sistema di garanzie e di protezione sociale che fa sì che il riconoscimento dei diritti fondamentali per il cittadino sia vincolato a criteri sempre più rigidi di accesso ai servizi. Il decentramento amministrativo e il conseguente trasferimento di nuove competenze ai Municipi ha determinato una più complessa articolazione dei servizi, ivi compresi i Servizi Sociali stretti tra la necessità di contenimento della spesa e la necessità di semplificare il rapporto fra cittadini e Pubblica Amministrazione con lo scopo di ridurre il carico burocratico. Nonostante ciò, il percorso di integrazione socio sanitario intrapreso dal Municipio VIII, si è mosso nel solco dell’innovazione e dell’attuazione delle buone prassi pur attraverso incertezze e contraddizioni, seguendo strade non sempre coincidenti con quelle delineate dalle normative ma funzionali per l’utenza. La dimensione politica del lavoro sociale, infatti, mette i professionisti in collegamento diretto con le istanze ed i bisogni della società ed è strettamente connessa con il livello istituzionale dell’integrazione.

Tanto più il livello istituzionale dell’integrazione sarà in grado di realizzarsi quanto più funzionerà il meccanismo di ricezione e trasmissione delle istanze sociali da parte di chi opera nel territorio. Questo lavoro, non può essere legato solamente alla professionalità dei Servizi Sociali municipali ma va salvaguardato attraverso gli opportuni strumenti della politica, governando, cioè, gli eventi. Sta di fatto che se non si supera il problema di questa mancanza di capacità è difficile perfino pensare di poter maneggiare la cosa pubblica anche quando la rivendicazione di un diritto è l’interesse preminente. Il problema è capire se la politica, centrale e territoriale, sia pronta a recepire queste istanze, viste le enormi difficoltà operative dimostrate. La strada dell’integrazione, con queste prospettiva, sembra ancora lunga.

Eraldo Saccinto

Copyright  tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 13 – Ottobre 2017

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Il Municipio VIII e le politiche di integrazione socio sanitaria – parte due

Il Municipio VIII e le politiche di integrazione socio sanitaria

Parte 2 – La realtà del Piano Regolatore Sociale

Grazie a questi accordi, all’interno del “Centro per le Famiglie C. Battisti”, aperto per volontà del Municipio una decina di anni orsono, hanno lavorato a stretto contatto gruppi composti di personale appartenenti ai servizi sociali municipali e a quelli distrettuali. Sinergia dimostratasi vincente soprattutto per i casi legati alle richieste di adozioni e di affidamento familiare, a sostegno alla genitorialità e di tutela per i minori. Per i disabili, nell’ambito del “Dopo di Noi”, l’accordo tra Municipio e ASL, si è realizzato nel progetto della Casa Famiglia “Casa nostra“, destinata ad utenti disabili, per il quale, il Servizio Sociale municipale  ha avuto la collaborazione fattiva ed essenziale della ASL – Servizio Disabili Adulti. L’inserimento degli utenti nella struttura, infatti, avviene dopo esame dei singoli casi da parte di una equipe congiunta socio sanitaria, così come le periodiche riunioni settimanali e mensili di monitoraggio, valutazione ed efficacia del servizio. Un altro esempio di intesa è la collaborazione per il servizio di Dimissioni Protette, cioè la presa in carico congiunta da parte della ASL con l’area anziani del servizio sociale, per gli utenti in dimissione dopo un ricovero ospedaliero. Il servizio, del quale fruiscono più di un centinaio di utenti anziani l’anno, si è rivelato nel tempo una grande risorsa per l’utente e la sua famiglia al rientro nella propria abitazione. La collaborazione ha permesso l’istituzione, sin dal 2004, del Centro Diurno per malati medio-lievi di Alzheimer. Presso il Centro ha operato personale che ha fornito assistenza socio – sanitaria ad una quarantina di ospiti presenti.

L’opera di questo personale ha permesso agli anziani di poter più a lungo mantenere le sue capacità residue e sviluppare capacità sottaciute, tanto che al fine di poter meglio valutare l’efficacia e l’efficienza del servizio, fin dal 2011, il Servizio Sociale ha intrapreso il monitoraggio sulla qualità della vita degli anziani inseriti nei Centri Diurni quantificando come la vita dell’anziano malato di Alzheimer possa essere positivamente influenzata dall’inserimento in un centro diurno così specifico. Un ulteriore aspetto è quello legato alla sinergia intercorsa tra Municipio e ASL con l’avvio del progetto “Un cuore nel territorio di Roma XI”, una serie di corsi abilitanti alla rianimazione cardio-polmonare e all’uso dei defibrillatori semiautomatici esterni (DAE) culminato positivamente con la consegna di defibrillatori da parte della ASL ai CCSSAA municipali. Nell’ottica di un comune sentire, aldilà di progetti specifici, bisogna sottolineare la fondamentale importanza dei tavoli di confronto permanente stabiliti tra Municipio e Distretto, in particolare tramite l’uso di istituzioni ponte quali la Consulta per la Disabilità e la Consulta Socio Sanitaria, organi istituzionali del Municipio che rappresentano i cittadini del nostro territorio nel loro rapporto con le strutture sanitarie.

Le consulte, promuovono la partecipazione dei cittadini alla definizione delle priorità socio-sanitarie quale presupposto necessario per il perseguimento del benessere di tutti globalmente inteso, garantiscono l’applicazione delle norme regionali e di quelle municipali, verificano l’integrazione tra i progetti programmi del Municipio e del Distretto Sanitario e attraverso la partecipazione dei cittadini e delle loro organizzazioni, esprimono i bisogni socio sanitari della collettività e contribuiscono alla definizione dei piani di intervento formulando proposte al Consiglio Municipale e al Distretto Sanitario. La Consulta per la Disabilità in particolare è l’unica, nel contesto di Roma Capitale, ad aver inserito tra i propri scopi quello di risolvere i problemi legati a difficoltà di carattere mentale. Le Consulte, sono state istituzionalizzate con Deliberazioni del Consiglio Municipale (Deliberazione n.15 del 15/04/1999, D.D. n.939 del 26/05/2000 modificata con D.D. 1019 del 9/6/2009) e rinnovate ogni tre anni. Alle Consulte, hanno dato la propria adesione le Associazioni di volontariato, le cooperative sociali e le Organizzazioni Sindacali e ne fanno parte, di diritto, i rappresentati istituzionali, cioè il Direttore del Distretto Sanitario dell’ASL del nostro territorio, il Presidente del Municipio VIII ed il coordinatore dei Centri Anziani, come previsto dal Regolamento istitutivo. In questo contesto ben si è adattata la collaborazione anche con Enti di rappresentanza dei cittadini, quali Cittadinanza Attiva e lo sportello dei Diritti del Malato, i Lyon’s, l’ANT, la C.R.I., associazioni e cooperative che sono state riconosciute come tramite tra le istituzioni e da entrambe riconosciute come interlocutori previlegiati.

Non ultimo il riconoscimento, risalente ad alcuni anni addietro, dell’area del parcheggio municipale di un servizio di posteggio per gli automezzi del Pronto Soccorso. Tramite la firma di alcuni protocolli di intesa è stata resa possibile la fruizione da parte dei cittadini del Municipio di alcuni servizi socio sanitari di prossimità. L’istituzione del P.U.A (Punto Unico di Accesso), infine, avvenuta nel giugno del 2009, in via sperimentale e a tutti gli effetti dal Gennaio 2010, come servizio al quale possono rivolgersi gli utenti del nostro Municipio. Tanto più il livello istituzionale dell’integrazione sarà in grado di realizzarsi quanto più funzionerà il meccanismo di ricezione e trasmissione delle istanze sociali da parte di chi opera nel territorio. Questo lavoro, è stato, deve e dovrà essere necessariamente accompagnato da una capacità di ascolto e di guida da parte di quei livelli politico-istituzionali, che nel nostro territorio, soprattutto in quest’ultimo anno, per varie vicessitudini, si sono mostrati terribilmente latitanti. Si deve solamente alla professionalità dei Servizi Sociali municipali, in tutti i suoi componenti, il mantenimento dello standard dei servizi ad un livello qualitativamente elevato. Il ruolo della politica, quello cioè di governare gli eventi, si è dimostrato l’anello debole della catena, vuoi negli aspetti organizzativi come nella incapacità di reale progettazione o anche di semplice manutenzione dell’esistente. Il senso del mandato sociale, deve contribuire a favorire, sviluppare, diffondere la cultura dell’integrazione partendo da una comprensione della realtà sia ai livelli gestionali che politico-istituzionali, quei dati che letti in modo opportuno, forniscono quella chiave di lettura che favorisce lo sviluppo di nuove progettualità. La natura dell’integrazione è semplicemente uno strumento, seppur privilegiato, attraverso il quale tentare di aiutare le persone a trovare risposte ai loro bisogni.

Eraldo Saccinto

Copyright  tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 13 – Ottobre 2017

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Il Municipio VIII e le politiche di integrazione socio sanitaria

Il Municipio VIII e le politiche di integrazione socio sanitaria

Parte 1 – Gli aspetti della progettazione

L’integrazione socio sanitaria è un tema che, nel panorama delle politiche sociali, riveste da sempre un significato di importanza rilevantissima data l’attualità dei temi trattati. D’altro canto, che non se ne possano considerarsi trattate tutte le sue sfaccettature è testimoniato dal fatto che continuano ad interessarsene sia la legislazione, quella regionale in particolare, sia la riflessione concettuale, attraverso pubblicazioni e convegni mentre dal punto di vista operativo, si tentano di analizzare i problemi in cui ancora si imbattono gli operatori nel lavoro quotidiano. In questo contesto, una difficoltà che sembra emergere in maniera particolare, è quella di coniugare teoria e prassi, tanto da far pensare che l’integrazione socio-sanitaria sia, come diceva un atto normativo della regione Lazio alla fine degli anni ’90, una utopia che ostinatamente si persegue senza successo.

Il Municipio VIII e le politiche di integrazione socio sanitaria

Parte 1 – Gli aspetti della progettazione

L’integrazione socio sanitaria è un tema che, nel panorama delle politiche sociali, riveste da sempre un significato di importanza rilevantissima data l’attualità dei temi trattati. D’altro canto, che non se ne possano considerarsi trattate tutte le sue sfaccettature è testimoniato dal fatto che continuano ad interessarsene sia la legislazione, quella regionale in particolare, sia la riflessione concettuale, attraverso pubblicazioni e convegni mentre dal punto di vista operativo, si tentano di analizzare i problemi in cui ancora si imbattono gli operatori nel lavoro quotidiano. In questo contesto, una difficoltà che sembra emergere in maniera particolare, è quella di coniugare teoria e prassi, tanto da far pensare che l’integrazione socio-sanitaria sia, come diceva un atto normativo della regione Lazio alla fine degli anni ’90, una utopia che ostinatamente si persegue senza successo.

Il tema dell’integrazione tra sociale e sanitario può, allora, rappresentare una continua sfida tra il tentativo di aggregare servizi diversi e quello di aggregare tra loro amministrazioni il cui scopo istituzionale ha finalità diverse e farle lavorare assieme. D’altra parte, dato il carattere empirico col quale si intendeva stabilire come poter realizzare l’integrazione socio-sanitaria in uno specifico contesto territoriale, le esperienze territoriali, hanno fatto da battistrada verso la ricerca di adeguati supporti amministrativi che permettessero alle normative di adeguarsi ai crescenti bisogni degli utenti, infatti, a fronte di una separazione istituzionale tra gli ambiti sanitario e sociale, è venuta sempre più emergendo la richiesta di sviluppare una normativa adeguata all’integrazione socio-sanitaria, anche se, in questi primi passi questa è sembrata sbilanciata, nella quasi totalità, verso l’area sanitaria.

La Delibera della Giunta Regionale 433/07 ha previsto l’istituzione in ogni A.S.L. e nei singoli distretti di una funzione specifica per l’integrazione sociosanitaria, che nei distretti doveva coincidere con il coordinatore Socio sanitario, anche se la presenza di un referente specificamente dedicato all’integrazione sul versante degli enti locali registra un dato abbastanza elevato: nella grande maggioranza dei casi in cui le A.S.L. hanno avuto in materia un positivo raccordo con gli enti locali ciò è avvenuto trovando come interfaccia una figura professionale dedicata. L’analisi degli aspetti che oggi caratterizzano la realtà dell’integrazione socio-sanitaria nel nostro territorio, dal punto di vista sociodemografico, le municipalità di Roma Capitale rappresentano un campione più che significativo, visto che molti dei Municipi romani hanno un numero di residenti maggiore di capoluoghi di provincia e forse di regione di altre zone del nostro territorio nazionale, può svilupparsi seguendo diversi percorsi. Il tema può essere affrontato valutandone nel merito i contenuti pratici e gli effetti che producono sui beneficiari oppure verificandone l’adeguatezza dal punto di vista degli addetti ai lavori o ancora misurandone il livello di fruibilità da parte dei cittadini.

Queste e altre possibili piste di riflessione, tuttavia, non possono prescindere da una preliminare ricognizione della questione che consenta di mettere a fuoco i tratti essenziali con cui l’integrazione socio-sanitaria si propone nel nostro contesto. Si tratta, in particolare, di inquadrare quanto il tema coinvolge gli attori istituzionali che dovrebbero alimentarne lo sviluppo e quale attenzione viene ad esso dedicata, quali sono le forme con cui si realizza – quando si realizza – il coordinamento inter istituzionale, come si definisce la necessaria interconnessione tra gli atti di programmazione di area sanitaria e di area sociale; ed infine, quali sono le professionalità che interagiscono nello spazio dell’integrazione e quali i bisogni che le attività socio-sanitarie intercettano e gli utenti che ne fruiscono.

Dai dati che si desumono da ricerche effettuate in questo contesto, sembra dunque emergere un buon grado di consapevolezza istituzionale circa l’importanza dell’integrazione socio-sanitaria, presente sia nelle A.S.L. che negli enti locali. Si rileva anche che gli operatori dedicano al tema dell’integrazione una parte del loro impegno lavorativo, ma ciò non rappresenta un depotenziamento della loro funzione e si segnala anzi come un elemento da valutare positivamente, nella misura in cui in cui permette loro di svolgere un ruolo di raccordo tra i singoli servizi ed il momento del coordinamento interistituzionale. È importante inoltre sottolineare che questa buona consapevolezza istituzionale su un tema così rilevante non ha dovuto essere indotta o sostenuta da appositi input normativi, visto che la recente delibera regionale in materia si è in realtà proposta su uno scenario già sostanzialmente attrezzato e i territori che da questo punto di vista erano stati in passato inattivi sono comunque rimasti inadempienti. Una ulteriore verifica dei termini con cui l’integrazione socio-sanitaria si definisce nei rapporti interistituzionali può essere effettuata analizzando le modalità di costruzione degli strumenti di pianificazione delle attività in area sanitaria e in area sociale. Per assicurare una efficace integrazione socio-sanitaria, infatti, i Piani sanitari e i Piani sociali degli enti locali devono essere frutto di un processo di effettiva co-costruzione tale da assicurare una totale sovrapposizione delle due prospettive.

La realtà dei Municipi di Roma Capitale sembra allinearsi ai dati regionali, presentando percentuali significativamente alte sia nell’elaborazione congiunta che nella presenza in entrambi gli atti programmatori, sanitario e sociale. C’è da rilevare invece una flessione nella sostanziale identità della parte sull’integrazione nei diversi piani, questo dovuto anche alla scarsa capacità esecutiva dimostrata dai Municipi, in particolare durante l’ultimo anno, dovuta soprattutto dell’inanità politica che pervade le strutture istituzionali centrali e che di riflesso impatta su quelle periferiche, incapaci di agire in modo proprio alle sollecitazioni che pervengono dai territori. Globalmente dai dati emerge una presenza diffusa dei temi dell’integrazione negli atti programmatori degli enti locali, ma al tempo stesso appare abbastanza evidente che i processi di reale costruzione stentano a decollare. Questo può essere collegato alla difficoltà a livello comunale: è difficile pensare ad una programmazione quando a livello di Amministrazione Centrale l’idea che si ha è quella di un accentramento mentre nelle realtà locali si percorrono strade, tempistiche ed obiettivi diversi, guidati da quelle strutture sociali che ne devono definire i servizi proprio rispetto alle specificità territoriali che, tramite l’utilizzo delle buone prassi, indichino le traiettorie progettuali verso cui tendere.

Eraldo Saccinto

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200 anni della Chiesoletta

200 anni alla Chiesoletta

In occasione dei 200 anni della costruzione della Chiesa dei Santi Isidoro ed Eurosia (1818-2018) sabato 28 ottobre 2017 verrà inaugurata la mostra perpetua sulla “storia della Chiesoletta” dopo la Santa Messa di ringraziamento delle ore 18,30 presso la parrocchia di San Filippo Neri in Eurosia. Le foto più o meno inedite sono tutte dedicate alla vita attorno alla amata Chiesoletta.

Dedicata ai Ss. Isidoro e Eurosia, la chiesa fu costruita nel 1818 da mons. Nicola Maria Nicolai per i contadini della sua tenuta di campagna. Al Valadier è attribuito il pronao d’ingresso e nel portico si possono ammirare tre bozzetti a rilievo in gesso, ritenuti opera di Antonio Canova.

P. Generoso Calenzio l’acquistò con l’annessa casa nel giugno 1889, e la generosità di Papa Pio XI aiutò i Padri dell’Oratorio Romano a ritornarne in possesso, nel 1924, con l’invito di iniziare con la Parrocchia di San Paolo fuori le Mura la collaborazione nella cura delle anime. Il nuovo quartiere si stava infatti sviluppando ed il problema dell’assistenza religiosa si faceva urgente.

“Quest’anno, alla Garbatella, Gesù bambino è nato in una stalla” scriveva il Messaggero nel 1924. Il giovane padre Luigi Botton, trasferitosi là dalla Vallicella, aveva infatti trasformato in cappella una “vaccheria” messa a disposizione dalla famiglia Santambrogio e vi aveva celebrato la Messa di mezzanotte, essendo ormai la Chiesoletta incapace di accogliere tutta la gente.

Grazie al lavoro pastorale svolto dal padre Alessandro Daelli (detto Padre Balena),  padre Alfredo Melani e fratel Enrico Curti i tempi divennero maturi per iniziare, senza sosta, la presenza della Congregazione dell’Oratorio nel quartiere Garbatella. Altri padri diedero il proprio contributo nel mantenere la Chiesoletta il centro della vita del quartiere: padre Giordano, padre Guido, padre Armando, etc….  Intere generazioni sono cresciute sotto lo sguardo della Vergine Maria Regina degli Angeli posta sotto il portico ed a Lei invocando la materna protezione. Inoltre formuliamo l’augurio, che è una speranza, che qualche giovane sappia offrire al Signore ed alla Chiesa la propria vita, continuando come sacerdote o fratello, l’opera alla Garbatella.

Fratel Francesco Dipasquale C.O.

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Lunedì 30 ottobre, alle 20.30 al Teatro Palladium

Lunedì 30 ottobre, alle 20.30 al Teatro Palladium,
inizia ufficialmente la stagione 2017 – 2018
con la Nona di Beethoven!

Mercoledì 25 ottobre, alle ore 10.00, presso la sala conferenze del Centro Studi Italo-Francese di Roma Tre, Piazza di Campitelli 3, presentiamo, insieme al nuovo Rettore dell’Università prof. Luca Pietromarchi, la prima parte della nuova stagione. Una ricca serie di appuntamenti, con una presenza di eventi sinfonici particolarmente rilevante. Si esordisce con la Nona di Beethoven e proseguiamo il nostro viaggio con la Quinta sinfonia di Schubert, passando per i concerti di Bach e di Mozart per tornare, a febbraio, di nuovo a Beethoven, con l’Ottava sinfonia sotto la guida del nostro direttore musicale Luigi Piovano, e prima un “concerto di concerti”, con musiche dal barocco ad oggi, da Benedetto Marcello a Matteo D’Amico. Non mancate! Seguirà un coffee break.

La Nona di Beethoven non necessita di presentazioni. Basti solo dire che i cd che abbiamo in casa, di qualunque genere musicale essi siano, sono stati creati con la durata standard di 75′ circa proprio perché potesse entrarci un’esecuzione integrale di questa sinfonia.
Non è un brano che si è aggiunto alla storia della musica: la Nona ha fatto la storia della musica.
E per non farci mancare niente, prima della Nona, anche il primo concerto per pianoforte di Mendelssohn con Ivan Donchev solista.
Una sera da non perdere, insomma.

La vendita online dei biglietti per questo concerto è già aperta. Vista l’importanza del repertorio, consigliamo a chi è interessato di procedere con l’acquisto online passando da questo link. Si può accedere in questo modo a tutte le nostre usuali riduzioni e si ha anche la possibilità di scegliere il posto in sala.

Lunedì 30 ottobre ore 20.30 Teatro Palladium

La Nona di Beethoven

F. Mendelssohn – Bartholdy: Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in sol minore op. 25
L. v. Beethoven: Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra op. 125

Ivan Donchev, pianoforte

Marcella Orsatti Talamanca, soprano
Francesca Ascioti, contralto
Romolo Tisano, tenore
Sergio Foresti, basso

Roma Tre Orchestra
Hideaki Hirai, direttore   costo dei biglietti:
intero: € 12,50
ridotto possessori Bibliocard: € 8,50
ridotto over 65 / under 35 / dipendenti Roma Tre: € 7,50
ridotto soci R3O e studenti Roma Tre: € 2,50

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Corsi a la Villetta

Corsi a la Villetta

Sono iniziati i corsi a la Villetta di Garbatella, Via degli Armatori n. 3 – Via F. Passino n. 26, sono rivolti al quartiere con prezzi popolarissimi!

A cura della redazione

Coro Sgarbatello: il coro è nato nell’aprile del 2012 presso la Villetta a Garbatella. È aperto a tutti, senza alcun prerequisito, se non la voglia di cantare insieme. Il repertorio si basa prevalentemente su canti popolari, italiani e stranieri. La conduttrice è Nora Tigges, le iscrizioni sono sempre aperte e la prima lezione è gratuita. La lezione si tiene il mercoledì dalle 19.30 alle 21. Per info: villettaoste@gmail.com

Coro per bambini: un’esperienza corale che vuole permettere ad ogni bambino, attraverso la sua voce, di affinare l’ascolto musicale, ma anche di sentire se stesso, i suoi processi, il suo agire. È adatto a bambini dai 6 agli 11 anni ed è tenuto da Sandra Alos Moner. Per info ed adesioni: villettaoste@gmail.com;

Corso di pianoforte e solfeggio: il corso è aperto a tutti, adulti e bambini, principianti e non. Si tiene una volta a settimana, il mercoledì dalle 17 alle 19 dal maestro Nina Varimesova. Per info ed iscrizioni: ninacanettieri@gmail.com; Nina Varimesova: 347.6964936

Corso di violino: i corsi di violino e avviamento alla musica per bambini, ragazzi ed adulti hanno cadenza settimanale e possono essere sia collettivi, sia individuali. Sono di un’ora ed affidati al maestro Andrea Cacopardo. Dando impulso alla creatività e alla curiosità durante le lezioni, si alterneranno momenti dedicati alla ritmica, alla propedeutica musicale e alla pratica dello strumento. Il giorno fissato è il martedì dalle 17 alle 19, ma è possibile concordare giorno e orario della lezione con l’insegnante.

Info ed adesioni: andrea_cacopardo@libero.it; Andrea: 347.6278274

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I Concerti del Mosaico: prende il via una nuova iniziativa di grande musica al Teatro di Villa Torlonia

I Concerti del Mosaico: prende il via una nuova iniziativa di grande musica al Teatro di Villa Torlonia

Mosaico Musica – Rete Associativa Italiana nasce nel 2016 per mettere insieme alcune delle migliori esperienze nell’ambito della produzione cameristica e sinfonica provenienti da diverse zone del nostro Paese. Attualmente ne fanno parte soggetti di antica tradizione e altri più recenti, come Società della Musica e del Teatro Primo Riccitelli, Roma Tre Orchestra, Centro Ricerche Musicali CRM, Federazione Cemat Centri Musicali Attrezzati, Cooperativa COOP ART Accademia degli Sfaccendati, Emilia Romagna Festival, Comitato Progetto Musica, Musica Bene Comune, Associazione Ba Ch, I Filarmonici di Verona Onlus, Camerata Ducale di Vercelli, Ass. Il Coretto, Ass.Giovanni Padovano, Società Beethoven Acam. Presidente dell’Associazione è Valerio Vicari, direttore artistico di Roma Tre Orchestra. Scopo del Mosaico è quello di promuovere progetti musicali coordinati tra le diverse regioni italiane che promuovano l’eccellenza giovanile e la diffusione della cultura musicale, anche mediante la realizzazione di stagioni concertistiche coordinate.

Da questo autunno inizierà quindi una rassegna cameristica presso il Teatro di Villa Torlonia che si chiamerà proprio “I Concerti del Mosaico”, grazie all’ospitalità offerta dall’Associazione Teatro di Roma, che Roma Capitale ha reso responsabile di questo spazio. Gli eventi saranno proposti dai diversi soggetti che fanno parte del Mosaico: Roma Tre Orchestra quindi, ma non solo.

Si inizia questo venerdì: ecco il programma.

Venerdì 13 ottobre ore 19 – in collaborazione con Associazione Giovanni Padovano
Teatro di Villa Torlonia, via Lazzaro Spallanzani 1a
Ritratto d’autore: Richard Strauss 

Enoch Arden, melologo di R. Strauss su testo di A. Tennyson per voce recitante e pianoforte

Andrea Savoia, voce recitante
Piero Rotolo, pianoforte

Genere musicale inusuale ma di grande fascino, il melologo consiste nella combinazione precisa di
un monologo su partitura musicale. Si sviluppò in pieno Ottocento e parve subito un’abile scappatoia dal melodramma imperante nell’epoca. Ebbe un successo immediato anche grazie all’apporto di Mendelssohn, Schumann, Bizet, Liszt, Strauss.
“Enoch Arden”, basato sul celebre poemetto di Alfred Tennyson, narra la struggente storia di un marinaio che ritorna al suo focolare dopo anni di assenza. Non poche saranno le sorprese che troverà in famiglia, in un susseguirsi di tensioni emotive e intenso lirismo che fa di quest’originale opera di Richard Strauss uno spettacolo coinvolgente ed indimenticabile. La trama del melologo è stata, in tempi più recenti, riproposta con successo in chiave cinematografica dal film americano “Cast away” (che infatti sembra costruito sulla falsariga di questo testo), anche se il suo finale drammatico si discosta dal rifacimento più moderno.
I temi sono attualissimi perché trattano delle condizioni universali dell’uomo: la volontà di sopravvivenza, la solitudine, la ricerca di uno scopo nella vita, l’amicizia e l’amore, il senso dello scorrere del tempo. Il testo, frutto della poetica romantica è capace di commuovere profondamente grazie anche alla musica che, struggente e puntuale, ne sottolinea i momenti più toccanti avvolgendo la narrazione in una atmosfera unica.

costo dei biglietti:
intero: € 10,00
ridotto (over 65 e under 35): € 5,00

I biglietti si potranno acquistare al botteghino del Teatro la sera stessa dell’evento. Trattandosi di uno spettacolo non prodotto da Roma Tre Orchestra – ma solamente promosso, per vicinanza culturale, visto che si tratta comunque di un evento di Mosaico Musica -, non è possibile applicare la riduzione a 2,50 per i soci di Roma Tre Orchestra (né analoga ulteriore riduzione agli studenti iscritti all’Università).

 * * *

Continuano domenica prossima i concerti gratuiti fino ad esaurimento posti, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. Visto il grande afflusso di pubblico agli eventi, consigliamo di arrivare almeno con 30 minuti di anticipo per potersi assicurare un posto in sala

Domenica 15 ottobre ore 11.30 Museo Napoleonico
Ritratto d’autore: Giuseppe Verdi

Fantasia su motivi celebri da “La Traviata” a cura di Donato Lovreglio
Inizio atto III e aria La vita è inferno all’infelice, da “La forza del destino”
Fantasia su motivi celebri da “Un Ballo in Maschera” a cura di Donato Lovreglio
Ah sì ben mio…Di quella pira da “Il Trovatore”
Fantasia su motivi celebri da “Rigoletto” a cura di Luigi Bassi

Valentina Pennisi, clarinetto
Diego Procoli, pianoforte

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Intervista a Gianni Rivolta

Esce in questi giorni nelle librerie “Spettri rossi” (Ed. Iacobelli), un romanzo di Gianni Rivolta giornalista e scrittore di vari saggi sul quadrante sud della Capitale, che  da  tanti anni collabora anche con Cara Garbatella. Lo abbiamo intervistato in Villetta per conoscere com’è nata questa nuova esperienza editoriale, che vede in copertina la foto elaborata graficamente della parete del lotto 12 su via Passino, realizzata da Giancarlo Proietti.

D. Se non sbaglio, dopo diversi saggi sulla storia del nostro territorio, questo è il tuo primo romanzo. Come mai hai deciso di intraprendere questo genere di scrittura?

R. Non lo so perché l’abbia fatto, da tempo ho immaginato questo racconto e mi sono divertito a scriverlo. Volevo mettermi in gioco, muovere dei personaggi in carne ed ossa con i loro sentimenti e le loro passioni, senza tuttavia abbandonare  la narrazione storica. Non quella dei vincitori e  delle classi dirigenti, ma quella dei perdenti, delle seconde linee e delle correnti minoritarie. Per questo mi sono fatto affascinare  dai tentativi insurrezionali degli anarchici alla fine dell’Ottocento a Roma, ma anche dalla presenza nel primo Fascismo sansepolcrista di una corrente esoterica e magica. Non si può definire un romanzo storico anche se il racconto attraversa alcune fasi salienti della storia del nostro Paese, sulle quali però prevalgono forti suggestioni fantastiche che non hanno niente a che vedere con la realtà.

D.  E’  autobiografico?

 R. No, non è proprio così, anche se il giovane Enrico Novarese, il protagonista, ha percorso un pezzo di strada simile al mio. E poi non mancano riferimenti alla mia terra di origine, la pianura Padana, e alla Garbatella,  che mi ha accolto nel suo ventre a soli vent’anni. Roma sud oggi è la mia casa. Qui sono vissuto per più di 40 anni con mia moglie e mio figlio Leonardo, ma è come se non volessi tagliare il cordone ombelicale con le mie radici,  con l’odore della nebbia e dei Navigli,  con la suggestione delle marcite e delle risaie, delle vecchie  cascine lombarde costruite impastando  la calce con i  sassi  del Ticino.

D. Dunque ci sono varie ambientazioni geografiche e il racconto si snoda su diversi piani storici.

R. Sì,  come ho già accennato il prologo racconta la storia di un carrettiere romano delle Tre Fontane, diventato anarchico, protagonista nella Capitale degli episodi rivoluzionari della fine dell’Ottocento e della difesa armata contro il nascente fascismo nel 1921. La parte centrale invece è contestualizzata al Nord, ad Abbiategrasso, il mio paese natale in provincia di Milano, dove vive Enrico Novarese, un giovane impegnato nelle lotte studentesche della fine degli anni Sessanta. L ’improvvisa morte di suo padre, vecchio comunista, e la scoperta di una strana fotografia tra i suoi ricordi  irromperanno violentemente nella sua vita. Un vortice di accadimenti oscuri e minacciosi lo inducono a cambiare aria. L’epilogo è ambientato a Roma in una Garbatella esoterica, attraversata da una manifestazione di extraparlamentari nel maggio del 1970, dove Enrico è ostinatamente determinato a sciogliere l’enigma che lo tormenta.

D. Una Garbatella esoterica? Spiegaci qualcosa di più.

R. Beh la Garbatella  è un laboratorio di stili e di modalità architettoniche, piena di suggestioni e segni inquietanti, come quella specie di tempio in rilievo  sulla parete del lotto 12 a via Passino, contornato da raffigurazioni  di strani animali o i diavoli ai lati della scalinata di Carlotta. Ecco, ho voluto raccontare una Garbatella misteriosa, andare oltre le mura delle case e del conosciuto inoltrandomi in una storia irreale, in qualche modo ispirata anche al sogno della mia generazione di vedere realizzata la rivincita degli umili e degli oppressi.

La Redazione di Cara Garbatella

Copyright  tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 13 – Ottobre 2017

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Derattizzazione e disinfestazione alla scuola dell’infanzia Girasole Colorato: una totale disorganizzazione

Derattizzazione e disinfestazione alla scuola dell’infanzia Girasole Colorato: una totale disorganizzazione

di Paola Angelucci

Sì sa, a Roma la cultura è di casa, tanto che anche ai topi piace molto andare a scuola! In particolare nel nostro territorio e nel nostro quartiere, Garbatella, a pochi giorni dall’episodio della Casa dei Bimbi, rimasta chiusa una settimana per eseguire tardivamente le disinfestazioni che si sarebbero dovute fare prima dell’apertura dell’anno scolastico, ecco che un analogo fatto molto sgradevole si ripropone alla scuola dell’infanzia Girasole Colorato di via A. Valignano.

I fatti sono questi: le famiglie si sono ritrovate l’avviso di chiusura della struttura solo il pomeriggio precedente le operazioni di derattizzazione e disinfestazione, nonostante la richiesta al dipartimento comunale competente fosse stata inoltrata dalla funzionaria educativa già a luglio per avere gli interventi prima della riapertura della scuola.

Di prassi il Municipio, avvisato in tempo dal Comune, comunica con il dovuto anticipo ai vari plessi scolastici il calendario delle derattizzazioni, permettendo, salvo casi di emergenza, alle famiglie ed al personale di organizzarsi, ma purtroppo questo non è stato fatto, lasciando tutti nella difficile situazione di trovarsi la scuola chiusa il giorno seguente e non sapere dove sistemare i propri bambini e bambine. Sembra un problema da niente,  ma non tutti hanno nonni a portata di mano o la possibilità di stare a casa dal lavoro senza preavviso!

La stessa sorte è toccata anche ad altre scuole del territorio per esempio il nido L’isola di Peter Pan in via della Villa di Lucina, al Gelsomino in via Giustiniano Imperatore.

La reiterata disorganizzazione del Comune che sta dimostrando di non essere in grado di gestire gli interventi, aggravata dal fatto che nel nostro Municipio VIII manca da aprile una guida politica che tuteli i diritti della cittadinanza e che la giunta comunale che ne ha assunto i poteri non è quotidianamente presente per curarsene,  dimostra quanto la disattenzione e la superficialità arrechino danni e disagi a chi tutti i giorni vive, studia e lavora in questo territorio.

Ciliegina sulla torta, il Girasole Colorato condivide la struttura scolastica con la scuola primaria Alonzi: giardino, sala mensa e cucina in comune. Ebbene, poiché per regolamento nazionale la scuola dell’obbligo deve essere avvisata almeno cinque giorni prima per poter sospendere le attività didattiche, la stessa è rimasta, giustamente, aperta e la derattizzazione è stata eseguita solo parzialmente nelle aule dell’infanzia, senza criterio alcuno, senza utilità, con i bambini della primaria dentro l’edificio, è proprio il caso di dire: “tanto disagio per nulla”! E, se si dovesse realizzare una derattizzazione e disinfestazione lì dove non è stata fatta, quindi anche nelle zone comuni, per rendere efficace il tutto, la scuola dell’infanzia verrà di nuovo chiusa, creando ulteriore disagio alle bambine, ai bambini e alle famiglie?

E pensare che basta solo un po’ di attenzione ed amore per il territorio: quando la politica per il territorio non c’è i topi continuano a ballare e le scuole a chiudere, questa volta inutilmente.

Copyright  tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 13 – Ottobre 2017

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Servizi e strategie locali in ambito di welfare

Servizi e strategie locali in ambito di Welfare

In preparazione il Piano regolatore sociale del Municipio VIII del triennio 2017-2019

Di Eraldo Saccinto

È in dirittura di arrivo la stesura del piano di zona municipale. L’ufficio di piano del nostro Municipio, così come quello di tutti quelli di Roma Capitale è impegnato da alcuni mesi nella sua realizzazione. Il percorso, attivato a livello cittadino, ha già visto la realizzazione di alcuni incontri di ascolto, a cui hanno partecipato cittadini, associazioni ed organizzazioni sindacali. Nel nostro Municipio, politicamente latitante da circa un anno, con una Giunta che comunque non è stata mai in grado di esprimere un proprio indirizzo a causa dei noti accadimenti, c’è da dire che il lavoro svolto dal nostro Ufficio di Piano è stato veramente superlativo.

È stato essenziale, non solo per organizzare i tavoli di lavoro, ma soprattutto nella fase organizzativa in cui bisognava prevedere specifici incontri con le organizzazioni territoriali. Un lavoro di una rilevante complessità ma svolto in modo impeccabile. Il Piano Regolatore Sociale, d’altronde, proprio per le sue peculiarità qualitative, offre l’occasione adatta per ampliare, consolidare e rivedere i processi di consultazione e concertazione a supporto delle scelte strategiche nel settore dei servizi e del welfare sociale, che rappresentano proprio la realtà e la storia del territorio, per rispondere in modo globale ed organico alle esigenze dei cittadini. Motivo per cui il percorso del piano regolatore sociale, deve essere aperto e condiviso, basato su una relazione di giusto equilibrio tra decisori politici e decisori amministrativi, tra livelli istituzionali e organizzazioni del consesso civile.

Essere riusciti a gestire correttamente questi processi ha significato, da un lato, recepire una indicazione di legge, dall’altra strutturare una chiara e impegnativa ricerca di consenso all’azione attraverso l’interlocuzione con gli attori del sociale. La consultazione e la concertazione sono stati, in quest’ottica, passaggi indispensabili per costruire un welfare delle responsabilità fondato sull’esercizio ed il dovere della solidarietà sociale.

Nella costruzione del piano regolatore sociale, entrano in gioco alcune dinamiche che devono essere riconosciute da chi governa le politiche sociali del Municipio: quella di percepire i cambiamenti socio-culturali territoriali e l’impatto che questi hanno sulla vita delle persone, affinché queste possano diventare progettualità operative per la redazione del nuovo piano municipale.

Di contro, le direttive imposte dall’amministrazione centrale sono invece state imperniate soprattutto sui Livelli Essenziali delle Prestazioni e dei Servizi nell’ottica di una omogeneità in tutto il territorio romano, in netto contrasto con tutti i precedenti piani sociali, e quelli redatti dal nostro Municipio sono sempre stati all’avanguardia, i quali hanno mostrato che ciò che deve caratterizzarne la proposta deve essere lo spirito e il senso del territorio, che il suo obiettivo prioritario è quello della comprensione, promozione e costruzione di una comunità solidale, capace di creare situazioni e luoghi di inclusione, condivisione, dialogo e solidarietà ma nella loro specificità territoriale, che siano in grado di superare la dimensione puramente assistenziale, muovendosi in un quadro di progettazione personalizzata.

Non significa soltanto l’offerta di servizi e strumenti alla cittadinanza, significa anche impegnarsi per rispondere in modo concreto e puntuale ai diritti delle persone. Deve essere innanzi tutto strumento che permetta il riconoscimento e la risposta al diritto di una vita pienamente vissuta e realizzata nella costruzione di occasioni e progetti tesi a rispondere alle esigenze territoriali, una vera e propria sinergia senza la quale non è possibile comprendere fino in fondo l’anima di questo piano territoriale. Significa utilizzare appieno le capacità operative delle porte sociali, veri e propri avamposti aperti sul territorio a disposizione dei cittadini, incrementare i protocolli di intesa con associazioni e le cooperative e sviluppare la loro capacità di integrazione ed interazione con gli uffici municipali, coinvolgere le associazioni che operano nel sociale e le strutture operative di volontariato nel campo educativo e scolastico.

La storia del nostro Municipio è fatta di incontri e di una proficua interazione nel rispetto dei diversi ruoli e delle funzioni sociali. La stesura di questo nuovo piano deve pertanto essere basata sullo stato dei servizi proprio delle specificità territoriali con l’utilizzo delle buone prassi che indichino le traiettorie progettuali verso cui tendere. Non si può ridurre il piano sociale municipale ad un elenco di cose che non vanno, così come rappresentato dai rappresentanti dell’Amministrazione Centrale durante i tavoli di lavoro, accampando difficoltà economiche, di mancanza di risorse personali e strutturali dovute alla cattiva gestione di precedenti amministrazioni. Da sempre questa è la realtà quotidiana in cui il nostro Municipio si muove, ma non possiamo ignorare o sottovalutare che di fronte a nuove e drammatiche situazioni sociali come la crisi abitativa, i senza fissa dimora, gli immigrati, i disoccupati, non si può essere lasciati soli e senza adeguati strumenti politici di intervento perché i drammi delle famiglie, delle persone, delle donne e dei bambini, sono quelli che disgregano la struttura sociale di un territorio.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 13 – Ottobre 2017

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Roma 3 orchestra Doppio appuntamento sabato 7 e domenica 8 ottobre

Doppio appuntamento sabato 7 e domenica 8 ottobre

Sabato 7 ottobre Museo di Roma in Trastevere Piazza di S. Egidio, 1b
Ore 21.00, ore 22.00, ore 22,45 | SALA I° PIANO

Ritratto d’autore: a Gershwin tale

George Gershwin è stata una delle figure più interessanti della musica mondiale della prima metà del XX secolo e forse il più importante compositore USA di tutti i tempi. Ascolteremo qui il suo brano più celebre, la Rapsodia in blue, nella versione per pianoforte solo ed una selezione dalle sue più famose canzoni, con un focus in particolare sull’opera Porgy and Bess.

Doppio appuntamento sabato 7 e domenica 8 ottobre

Sabato 7 ottobre Museo di Roma in Trastevere Piazza di S. Egidio, 1b
Ore 21.00, ore 22.00, ore 22,45 | SALA I° PIANO

Ritratto d’autore: a Gershwin tale

George Gershwin è stata una delle figure più interessanti della musica mondiale della prima metà del XX secolo e forse il più importante compositore USA di tutti i tempi. Ascolteremo qui il suo brano più celebre, la Rapsodia in blue, nella versione per pianoforte solo ed una selezione dalle sue più famose canzoni, con un focus in particolare sull’opera Porgy and Bess.

In programma: da “Porgy and Bess”, canzoni scelte; Rhapsody in blue, per pianoforte solo

David Simonacci, pianoforte
Gianluca Ferri,voce


Domenica 8 ottobre ore 12.00 – Museo Napoleonico
concerto gratuito fino ad esaurimento posti, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura
visto il grande afflusso di pubblico agli eventi, consigliamo di arrivare almeno con 30 minuti di anticipo per potersi assicurare un posto in sala

Armonie antiche in tempi moderni

J. Dowland: Lachrymae pavana per clavicembalo
J. Dowland: If my complaints could passions move arrangiamento per viola e clavicembalo
J. Dowland: Flow my tears arrangiamento per viola e clavicembalo
B. Britten: Lachrymae per viola e pianoforte
J. J. Froberger: Lamento sopra la dolorosa perdita della Real Maestà di Ferdinando IV Rè de Romani per clavicembalo
P. Seabourne: Pietà per viola e pianoforte*

*Prima esecuzione italiana

Henrietta Hill – viola e viola barocca
Alessandro Viale – pianoforte e clavicembalo

Dalla musica scritta ai tempi di Elisabetta I regina d’Inghilterra a quella d’oggi, con la Pietà di Peter Seabourne in prima esecuzione assoluta in Italia. Un viaggio che ha il suo focus nella vita musicale inglese passata e presente, condotto dalla violista Henrietta Hill e da Alessandro Viale, che pur italiano di nascita, vive e lavora da anni a Londra. Un concerto affascinante, infine, anche per la presenza della viola come inusuale arco solista e dall’uso alternato in uno stesso programma di clavicembalo e pianoforte.

Un caro saluto e a presto.

Roberto Pujia, presidente
Valerio Vicari, direttore artistico

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