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MONTAGNOLA, PARTE LA GARA PUBBLICA PER RIAPRIRE LA LUDOTECA DI VIA DEI LINCEI

Uno spiraglio di luce per la ludoteca municipale di Tor Marancia chiusa da tempo, comincia ad intravedersi. Una buona notizia per i bimbi del territorio, che da dicembre 2016 si trovano senza Ludomagicabubù di Via dei Lincei.
La presentazione delle domande di partecipazione scadranno il 31 gennaio 2019.

La ludoteca era attiva dal 2005 e per 11 anni ha ospitato bimbi da 0 a 6 anni.
I motivi che hanno poi portato alla chiusura non sono mai stati molto chiari, forse per via dell’assenza di una documentazione sull’agilbilità strutturale.
L’unica cosa certa in questi mesi, è stata l’indignazione e le proteste dei genitori che fin da subito avevano chiesto la certificazione necessaria per riaprire la ludoteca. E la risposta a quelle proteste, finalmente è arrivata, meglio tardi che mai.(p.m.i)

Le info utili sull’avviso pubblico potete trovarle qui: Roma Capitale

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Complimenti a ENZO D’Arcangelo animatore dello sport laziale

E’ stato un dicembre di grandi riconoscimenti per Enzo D’Arcangelo, storico amico del giornale e dell’associazione “Cara Garbatella”, fondatore della Polisportiva Castello nel lontano 1967, presente già dagli anni Ottanta sui campi sportivi di via Alessandro Severo.
La prima occasione, il 13 dicembre, è stata la presentazione riservata alla stampa del suo libro “Il miracolo del volley”.L’incontro
è stato organizzato nella Sala degli Arazzi a palazzo Chigi alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con
delega allo sport, Gianfranco Giorgetti, del presidente del Comitato Olimpico Nazionale Giovanni Malagò e del Presidente
della Federazione Italiana Pallavolo Bruno Cattaneo. Cinque giorni dopo, il 18 dicembre, a D’Arcangelo è stato assegnato dalla
Fipav Lazio il prestigioso “Premio Milita 2018” ( Pietro Milita è stato uno dei dirigenti storici della pallavolo laziale) sia per il suo ultimo lavoro editoriale sia per “ il riconoscimento alla carriera” nel campo sportivo e particolarmente nel volley.
Non siamo certo noi, oggi, a scoprire il curriculum professionale di Enzo D’Arcangelo, professore universitario di Statistica, dirigente sportivo, editorialista di numerose ricerche scientifiche e animatore della Polisportiva Giovanni Castello. Oggi la Castello è la più grande Polisportiva autogestita del Lazio, conta oltre mille soci, centinaia di atleti, più di trenta squadre partecipanti ai campionati federali, decine di dirigenti tecnici nelle varie sezioni agonistiche e amatoriali.

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l’araldo di San Francesco Saverio

E’ uscito ne l mese di dicembre il numero zero dell’Araldo di san Francesco saverio, il bollettino parrocchiale a cadenza mensile che informerà gli abitanti del quartiere di quanto avviene “ in quella che per natura è e vuole essere sempre più la chiesa e la casa di tutti”.
Nel numero di dicembre è stato presentato il calendario delle celebrazioni natalizie, ma da gennaio il foglio della parrocchia cercherà, al di là delle informazioni, di intessere rapporti di amicizia e accoglienza con tutti quelli che, abitando nel
quartiere, di fatto fanno parte di questa comunità.

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A due anni dalla morte di Primo De Lazzari (1926-2016)

Garbatella ricorda il “Bocia”

 Una targa alla memoria e un albero da piantare per le future generazioni. Così  verrà ricordato Primo De Lazzari partigiano combattente delle Brigate Garibaldi, giornalista e saggista.
A due anni dalla scomparsa del “Bocia”, sabato 19 gennaio alle ore 11 in via Rosa Raimondi Garibaldi,42 a Garbatella, ci sarà la cerimonia di commemorazione alla presenza del presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri.
Chi era Primo De Lazzari? Non è facile ricordarlo in poche righe. Dopo la Liberazione si impegnò nella vita politica col Partito comunista e lavorò con Enrico Berlinguer nella direzione nazionale della Fgci.
Nel 1962 si trasferi a Roma e quando venne ad abitare a Garbatella si iscrisse alla sezione comunista della Villetta.
A Botteghe Oscure è nella sezione Esteri.
Diviene segretario nazionale dell’ Associazione culturale Italia-Polonia e poi della Associazione Italia Cecoslovacchia.  
E’ stato redattore capo della rivista culturale “Conoscersi” e uno dei giornalisti della rivista dell’Anpi “Patria indipendente”. Negli ultimi anni della sua lunga vita ricoprì tra l’altro la carica di Vicepresidente dell’Anpi di Roma e del Lazio e svolse un’opera proficua di diffusione dei valori della Resistenza nelle scuole romane. Ha pubblicato raccolte di poesie e diversi saggi sulla guerra di Liberazione e l’antifascismo in Italia.

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Abbattuti dieci pini su via Aristide Carpaccio nel parco di Tormarancio

“Bisognava proprio abbatterli – si chiedono gli abitanti dei palazzi ex Assicurazioni Generali di via Grottaperfetta, davanti al supermercato Pewek- quei pini li ho visti crescere, erano tutti sani ”. Già proprio così, in questi giorni all’interno del parco di Tormarancio su via Carpaccio le motoseghe hanno sterminato una decina di pini che si affacciavano sulla stradina, che collega via di Grottaperfetta a piazza del Caravaggio.
Sembra che l’abbattimento delle alte alberature abbia avuto il nulla osta del Parco dell’Appia antica nell’ambito della variante per l’apertura del terzo ingresso (Afa) all’area verde pubblica, dopo quelle di piazza Lante e di via Londra. Ma anche se nei documenti si assicura, che gli alberi saranno sostituiti con dei cipressi, gli abitanti non capiscono e protestano. Uno striscione giallo affisso nella notte proprio sulla recinzione del parco non lascia dubbi: “Sterminio di alberi. Vergogna”. (r.g)

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NOTTE NAZIONALE DEL LICEO CLASSICO: SOCRATE PRESENTE!

Si chiama “La notte nazionale del liceo classico”, e sta per arrivare in tantissimi licei d’Italia, tra cui proprio il Socrate alla Garbatella. Ma di cosa si tratta? Ve lo spieghiamo subito.

Si sa, basta dire la parola scuola e qualsiasi ragazzo alzerebbe gli occhi al cielo sbuffando. E invece siamo sicuri che questa sera, quando il Liceo Classico Socrate spalancherà le porte per la V edizione della notte dei licei classici, i ragazzi non vedranno l’ora di fiondarsi tra i banchi. L’evento coinvolge in contemporanea molti licei in tutta Italia, che apriranno tutti allo stesso orario, dalle 18 fino a mezzanotte. Ci saranno alcune iniziative comuni ed altre invece in autonomia. Ogni scuola metterà in campo i propri talenti, dalle attività teatrali, a concerti, a maratone di lettura. Qualcuno addirittura allestirà simposi e banchetti ispirandosi all’epoca dei romani.

L’obiettivo della manifestazione è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della promozione degli studi classici per la formazione al pensiero critico, per l’esercizio della democrazia e della cittadinanza responsabile e globale.

Ma l’idea da dove è partita? Il primo a far nascere l’evento 6 anni fa è stato il Liceo Gulli e Pennis di Arcireale, con una sorta di notte bianca ideata dal Prof. di Latino e Greco, Rocco Schembra. Il risultato fu un successo, tanto che l’anno dopo aderirono 150 Licei Classici. Quest’anno, pensate, si è arrivati a ben 433 adesioni, tra cui appunto il Socrate alla Garbatella.
La forza della manifestazione è dovuta al protagonismo degli studenti, che si ritagliano la serata mettendo in gioco i loro talenti e le loro abilità legate agli studi classici. Una giornata particolare, in cui non si insegna ciò che si trova sui libri, ma si spingono gli studenti a fare cose nuove, sollecitando la loro fantasia.
Inoltre la festa è un modo per appropriarsi degli ambienti scolastici, spesso abbinati all’ansia delle interrogazioni, al grigiore quotidiano, il tutto sostituito da pareti colorate con dipinti, canti, recite e baldoria.
Insomma, che siate tra gli amanti della scuola o tra quelli che la odiano, dimenticate per un giorno rosa rosae rosae, e lanciatevi tra i corridoi del Socrate per una giornata del tutto differente dalle solite.

Di Ilaria Proietti Mercuri

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VIA GIULIO ROCCO: MENO TARI PER TUTTI

Nelle prossime settimane, per i cittadini della zona San Paolo-Garbatella potrebbe esserci una svolta. In particolare ci riferiamo a quelli di via Giulio Rocco, che da ormai quasi due anni, si trovano in una situazione di disagio causata dalla chiusura del ponte che collega i due quartieri. Questa chiusura ha portato col tempo a una condizione di degrado e sporcizia ormai insostenibile: “per questo nei prossimi giorni, in Consiglio municipale e in Assemblea capitolina, verranno votati atti per procedere alla richiesta di riduzione della Tari per i commercianti proprio a partire da via Giulio Rocco”. Ha spiegato il Presidente del Municipio Roma VIII Amedeo Chiacchieri.
Il ponte tra via Ostiense e via Cialdi, era stato chiuso ad ottobre 2016, poco dopo il terremoto che ha scosso il centro Italia, per motivi di sicurezza. Avrebbero poi dovuto portare a termine qualche verifica strutturale. Ma si sa, in Italia i tempi per questo genere di cose si protraggono anni luce. A complicare le cose poi, c’è sempre la divisione delle competenze. Il cavalca ferrovia infatti, passa al di sopra di due ferrovie distinte, la Metro B gestita da Atac, e la ferrovia Roma Lido gestita dalla Regione Lazio.
Nonostante le varie difficoltà però, la speranza è sempre l’ultima a morire. Ora infatti, grazie anche all’insistenza del Municipio VIII, è partita la gara per il progetto di un nuovo cavalca-ferrovia che consentirà di ricollegare i due quartieri romani.
Insomma, tra l’abbassamento della Tari e il progetto per il nuovo cavalca-ferrovia, i buoni propositi ci sono, speriamo che la svolta si concretizzi il prima possibile.

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Ritorna in edicola Cara Garbatella

L’INFORMAZIONE LOCALE

Da dicembre torneremo in edicola ogni primo giovedì del mese con otto pagine di cronaca locale. Dopo un anno di stop, “Cara Garbatella” si ripresenta nella sua veste originale cartacea, quella che
ha fatto appassionare i numerosi lettori del quartiere e non solo.
Il primo numero verrà festeggiato insieme ai cittadini e ai fondatori storici sabato 15 dicembre alle ore 18,00 presso l’hub culturale Moby Dick in via Edgardo Ferrati 3. Per l’occasione ci sarà anche musica jazz e una mostra fotografica dei vecchi numeri del giornale.
Tante le conferme ma altrettante le novità. Cominciamo con queste ultime. Innanzitutto il giornale uscirà tutto l’anno, tranne la pausa estiva di luglio e agosto, con una nuova veste grafica che
gli editori ritengono essere più moderna e più godibile. Sarà un grosso sforzo, un lavoro che ci vedrà impegnati senza sosta per dare tutte quelle informazioni che non potete trovare sui quotidiani nazionali. A noi, infatti, non interessa fare il controcanto alle notizie che tutti i giorni sentiamo nei telegiornali, nei diversi talk show sul piccolo schermo o sulle pagine dei più noti fogli di informazione. Accenderemo piuttosto i riflettori sulle piccole storie che nascono dietro l’angolo di casa, nella scuola del rione, al centro anziani, nel campo di calcio della parrocchia, ovvero su tutto ciò che contribuisce a fare dei nostri quartieri una vera comunità. Saremo dunque attenti a darvi, ogni mese, le notizie di attualità che riguardano il territorio, ma non mancheremo di raccontare
le vostre storie più belle, quelle di una collettività cittadina in marcia da tantissimi anni per un mondo più giusto e solidale. La seconda novità è che in questa nuova veste editoriale Cara Garbatella sarà ancora più curiosa. Non solo dirigerà le antenne dei suoi redattori sul vecchio quartiere popolare dell’Ater, ma si occuperà anche di cosa succede a Montagnola, Roma 70, Tormarancia, San Paolo e Ostiense, dedicando loro due pagine dell’ancora esigua foliazione. Sarà, inoltre, un giornale più strutturato con una redazione composta da diversi giovani aspiranti giornalisti, che quotidianamente aggiorneranno con servizi in tempo reale anche la versione on line del periodico.

La cronaca la farà da padrona, ma parleremo anche di politica municipale, di cultura e di sport locale con alcune rubriche dedicate. Cosa rimane del passato? Innanzitutto abbiamo voluto lasciare
la storica testata, riconoscibile da tutti gli abitanti della Garbatella, inoltre la tiratura in cinquemila copie al mese e la diffusione gratuita. Infatti il giornale lo potrete trovare presso tutti i nostri inserzionisti e nei luoghi pubblici di transito dei cittadini: la sede del Municipio a via Benedetto Croce, i centri anziani, i centri sportivi e culturali, i bar e i ristoranti. Non rimane che fare un appello ai lettori. Dietro questo giornale non ci sono grandi editori, c’è una piccola associazione composta da volontari, che opera da più di vent’ anni nel quartiere con l’appuntamento annuale del
Jazz festival Garbatella e con un sito web molto visitato. Quindi i veri proprietari del giornale siete voi e gli inserzionisti, che ci credono e investono piccole somme in pubblicità. Continuate a sostenerci. Auguriamo lunga vita a questo foglio, che ci ha accompagnato nei giorni più difficili e in quelli più belli della nostra esistenza degli ultimi vent’anni, una piccola finestra che vogliamo tenere aperta sul mondo che ci circonda.
Un saluto affettuoso e un sentito ringraziamento lo dobbiamo ad Alessandro Bongarzone, che per tanti anni ha firmato il periodico come direttore responsabile.
(g. r.)Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

È arrivata fino a Sanremo la musica degli Sgarbatelli

IL GRUPPO FOLK-POP DELL’ISTITUTO DAMIANO SAULI
di Lorena GUIDALDI

Sono già conosciuti in tutta Roma e non solo gli Sgarbatelli Drum Circle, il gruppo musicale della scuola media Macinghi Strozzi che quest’anno ha partecipato alla manifestazione Tamburi della
Pace in Campidoglio, alla Festa della Cultura e al Festival dello Street Food a Garbatella nonché alla Festa della Musica a piazza Santa Maria in Trastevere. “Il gruppo è nato nel 2016 – racconta
la professoressa Serena Della Monica, insegnante di educazione musicale – su un progetto che ho presentato contro la dispersione scolastica: un corso pomeridiano di musica folk–pop con uso di strumenti legati alla tradizione popolare del centro e sud Italia come organetti, fisarmoniche, tamburi a cornice, castagnetti che si fondono con i suoni più moderni delle chitarre acustiche, dei bassi elettrici e della batteria.” Il complesso musicale che nei primi tempi coinvolgeva una trentina di ragazzi, dopo due anni, a progetto concluso, ha raddoppiato i partecipanti e ha cominciato a uscire dall’ambito scolastico proponendosi con successo in diverse manifestazioni cittadine, fino ad arrivare al Global education festival a Sanremo classificandosi tra i finalisti e ricevendo la Menzione Speciale. L’entusiasmo dei ragazzi ha naturalmente contagiato le famiglie e gli altri docenti della scuola, che seguono assiduamente il gruppo con passione nelle trasferte. Il prossimo appuntamento per gli Sgarbatelli sarà a piazza Benedetto Brin in occasione del 99 esimo compleanno della Garbatella.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Pronto il nuovo mercato: apertura prevista a marzo malumori a Tormarancia

Trasloco nei nuovi box a via Rosa Guarnieri Carducci
di Andrea ESPOSITO

“Prego, faccio io bella signora, nun se preoccupi”. È la voce rassicurante del fruttarolo che giunge all’orecchio entrando nel mercato di viale Odescalchi a Tormarancia. A breve questi esercenti, insieme a quelli di via Rosa Raimondi Garibaldi, verranno trasferiti nel nuovo mercato di via Rosa Guarnieri Carducci. Su tempi e modi dell’operazione abbiamo sentito il vicepresidente e assessore al commercio del municipio VIII Leslie Capone:”L’apertura ufficiale dovrebbe essere a febbraio o marzo 2019 – promette – . Il ritardo del progetto avviato tre anni fa è dovuto a diversi fattori : innanzitutto Acea ha installato una cabina elettrica insufficiente al fabbisogno dei 34 box costruiti e deve aumentarne quindi il voltaggio. In secondo luogo si avvicina il Natale ed è giusto che gli esercenti rimangano al loro posto nel periodo più redditizio per le attività commerciali”. E già, perché per molti quest’opera di riqualificazione e accorpamento dei due mercati non è una soluzione troppo positiva. Senza dubbio si migliorano le condizioni di lavoro e quelle igienico sanitarie fino ad oggi non ottimali nei plateatici all’aperto e lungo una strada. Ma i titolari dei box di viale Odescalchi si lamentano dello spostamento preoccupati di perdere molti dei loro clienti abituali. E le aree dove sorgono adesso i mercati che fine faranno? Capone ha promesso che verranno bonificate e riutilizzate per la cittadinanza.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

la Garbatella piange Anna. Il funerale in piazza santa Maria in trastevere

di Giancarlo PROIETTI

Anna Federico, meglio conosciuta come la mamma di Stefano “Zoretto”, ci ha lasciati a 93 anni con l’arrivo del freddo autunnale.

Chi era Anna? Era una donna del popolo a cui non piaceva mettersi in mostra, era riservata e discreta, ma con un grande cuore. Nativa della Calabria ha raggiunto la capitale nel 1949.
Dopo aver abitato per molti anni a Tormarancia nel 1974, si era stabilita in un piccolo appartamento del lotto 28 alla Garbatella in piazza Sapeto dove, dopo la morte del marito, ha cresciuto con dignità i suoi tre figli Alberto, Andrea e Stefano, il più piccolo. Aderì fin da subito alla Comunità di Sant’Egidio, che allora aveva sede in uno scantinato tra i lotti. Con i fratelli della comunità ha portato per anni una parola di conforto a chi ne aveva bisogno, ma Anna partecipava con entusiasmo anche alla vita sociale e politica del quartiere, come attivista della Villetta, la storica sezione del Pci della Garbatella a via Passino. La vogliamo ricordare così minuta, graziosa, ma determinata e fiera di appartenere al popolo, che in quegli anni si sentiva protagonista del cambiamento della società.
Quel popolo commosso che abbiamo visto nella chiesa di Santa Maria in Trastevere a dare l’ultimo saluto a questa grande donna della Garbatella. La funzione funebre è stata celebrata dal vescovo Ambrogio Sprefico.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Mostre d’arte e cinema

nell’EX deposito ATAC di San Paolo
In attesa della vendita la storica rimessa sarà affidata alla gestione alla Ninetynine
di Fabrizio Fagiani

Inizierà prima di Natale il progetto di riqualificazione temporanea proposto dalla società Ninetynine, che ha vinto il bando lanciato dall’Atac per l’utilizzo di tre ex depositi dismessi.
Sono le ex rimesse di piazza Bainsizza, di piazza Ragusa e l’ex deposito San Paolo. Del destino della storica struttura inaugurata nel 1928 in via Alessandro Severo si discute dai primi anni Duemila quando, per l’incompatibilità del deposito di autobus con il quartiere che gli era cresciuto intorno, l’Atac ne determinò la chiusura. Ma una decisione non è stata ancora presa. Nè per il deposito San Paolo, nè per tutte le altre proprietà immobiliari di Atac Patrimonio srl. Si tratta di un valore stimato intorno ai cento milioni di euro, che viene periodicamente messo sul mercato immobiliare per dare un contributo alla sistemazione del bilancio fallimentare dell’azienda di trasporto pubblico. È con la delibera del Consiglio comunale numero 39 del 2011 che il Comune autorizza questa
operazione di valorizzazione e vendita attraverso una trasformazione urbanistica caratterizzata da un mix di edilizia residenziale e servizi pubblici, secondo quanto previsto dalle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore generale.
Anche la Giunta della sindaca Raggi ha confermato la volontà di vendere tutti gli immobili di proprietà dell’azienda, in occasione della richiesta al Tribunale di Roma del concordato preventivo
necessario a evitare il fallimento dell’Atac.
Aspettando gli eventuali acquirenti, l’Azienda ha preso a modello l’operazione fatta dalla Cassa depositi e prestiti per le ex caserme di via Guido Reni e l’ ex dogana,dove con un intervento di rigenerazione urbana temporanea è stato possibile dare nuove funzioni a grandi spazi inutilizzati da molto tempo. E allora prima di Natale nello storico ex deposito Atac di San Paolo sarà dato avvio al programma di spettacoli teatrali, mostre d’arte, cinema, istallazioni ed eventi privati aziendali e culturali organizzato dalla società Ninetynine, che ha già operato nelle ex caserme di via Guido Reni al Flaminio.
Per l’Atac ci sarà un ritorno economico. Il bando prevede infatti una assegnazione della durata di otto mesi, un canone di 20 mila euro ed una percentuale del 25 per cento sugli incassi. E poi
l’azienda risparmerà i costi di manutenzione e vigilanza.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

limoni e poesia nell’incanto dei lotti

Garbatamente in cammino

di Francesco Lizzani

Conosci il paese dove fioriscono i limoni?/ […]
Laggiù vorrei con te/ amato mio, migrare

scriveva il giovane Goethe nella sua prima versione del Wilhelm Meister, concentrando in un emblema di solare poesia amorosa i paesaggi e i colori meridiani dell’Italia. Noi nel paese dei limoni ci viviamo, ma non tutti abbiamo la fortuna di vivere in un quartiere dei limoni e addirittura, nel mio caso, al cospetto dei due esemplari più maestosi che questa fiera rutacea dall’antico nome persiano (līmū, da cui il binominale tassonomico di Citrus Limon) offre all’ammirazione di chi vi abita. Un quartiere che è etimologicamente un paradiso, se questa parola ancora di origine iranica (pairidaēza: “recinto”, “giardino circondato da mura”) pare esprimere alla lettera la concezione urbanistica della Garbatella (che è appunto una “città-giardino”).
Per credere a ciò che dico recatevi voi stessi a compiere un’autopsia (nel senso in cui la intendevano gli storici greci: “ispezione con i propri occhi”) presso il numero 142 della veneranda via delle Sette Chiese, che in questo tratto – per un prodigio toponomastico degno di una sacra via – coincide con via Alessandra Macinghi Strozzi. Qui, alla destra Bar Paradisi (nomen omen in questo contesto, ma per il cognome del suo elettrico condottiero) si apre un’ansa dove in the days of old sorgeva un’area di servizio da profondo West, quando il quartiere lambiva ancora le praterie dell’Agro romano. È un tratto di marciapiede che ora si incunea nel mio “paradiso” (ahimé, condominiale) come fosse una nuova stazione di pellegrinaggio dedicata alla contemplazione dei
due alberi in parola. Sostando qui durante i rigori del verno potrete quasi scaldarvi al giallo lampeggiante che scocca tra i nembicumuli delle loro chiome impenetrabili e gravide di pomi più che
da Amalfi a Ravello.
Di qui, attraversando la strada, nonché i recenti e già bistrattati giardini veltroniani, ci si può ricongiungere alla vera via delle Sette Chiese, ora pedonalizzata fino piazza Sant’Eurosia. Siamo all’imbocco di via Antonio Rubino, dove comincia un percorso tra i più classici dell’originaria cittàgiardino: le facciate sempre diverse delle tipiche casette a due piani che fiancheggiano la strada
assumono aspetti ancora più fiabeschi tra i sipari di essenze che le incorniciano, più spesso mandarini o aranci. Per i limoni dobbiamo invece addentrarci nei cortili interni dei lotti, dove le piante sembrano difendere i loro preziosi frutti dalle immancabili tentazioni dei pellegrini…
Chi conosce il cuore del quartiere sa orientarsi come un gatto in questo silenzioso labirinto di camminamenti tra i muri degli edifici e quelli di cinta, passando da un cortile all’altro attraverso
cancelletti sempre aperti e scortato da esemplari di limoni ovunque sia diretto. La nostra meta è una coppia di alberi che rappresenta il tesoro più nascosto e prezioso offerto da questa specie ai
suoi cultori: non per grandezza, stavolta, ma per la forma che un ignoto e sapiente giardiniere ha donato al loro apparato aereo, disteso in largo quasi a formare un brindisi di coppe vegetali
rivolto al cielo. Ricordano nel loro aspetto certi pini dai rami sinuosi tipici dei giardini giapponesi, dei giganteschi bonsai dove la mano dell’uomo celebra la sua vittoria sulla Natura. Non sappiamo
a chi appartengono le mani che hanno modellato questi due esemplari, ma ciò rende ancora più suggestivo il loro fascino. Raro come l’ennesimo epigramma toponomastico che ne identifica la
dimora: via Obizzo Guidotti, quasi all’angolo con via Caffaro, all’interno del lotto 15. Sono questi i capolavori topiari, intra nostra moenia, di quell’umile e antieroica gloria botanica che il maggiore
poeta italiano del Novecento ha assunto a manifesto della propria poetica:

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.

Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Eugenio Montale, Ossi di Seppia, I limoni, 1-10Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Rinascono ogni giorno con Eugenia i giardini della Circonvallazione

di Ilaria Proietti Mercuri

Una donna simpatica, allegra, innocua. Passando lungo i giardinetti della Circonvallazione Ostiense, la si può riconoscere per il suo sguardo gentile, il sorriso cordiale che le appare sul viso appena
incroci i suoi occhi. Quella signora dai vestiti un po’ sciatti e senzatetto, ti mette allegria solo a guardarla. Si chiama Eugenia, vive in Italia da ormai quasi 20 anni, originaria dell’Ucraina. Cosa ci fa su quella panchina della Circonvallazione?
Ci lavora, o meglio, cerca di tenere i giardinetti puliti in cambio di qualche spicciolo lasciato dai passanti più cordiali. La sua storia qui alla Garbatella è iniziata quattro anni fa. Era una calda estate, di quelle classiche romane, dove in giro non c’è un’anima e i parcheggi si trovano con la stessa facilità con cui d’inverno ci si dimentica l’ombrello all’entrata dei bar o dei negozi. E, proprio sotto il sole cocente, un ragazzo che vive da quelle parti decise di prendere scopa, sacchi dell’immondizia e portarli ad Eugenia e i suoi amici clochard. Sì, i suoi amici, perché Eugenia non ha iniziato quest’avventura da sola, lì c’è sempre un via vai di gente, di vagabondi che ormai sembrano una grande famiglia. “Iniziate a tenere pulito”, disse quel ragazzo, “che poi la gente se ne accorgerà, vi ringrazierà”.
Da quel giorno il parco ha iniziato a prendere una nuova vivacità, diventando sempre più luminoso: le cicche e le carte pian piano sparivano, le piante e i fiori hanno occupato il posto dei rami secchi. Caldo o freddo, anno dopo anno, quei giardinetti hanno ripreso a vivere, un po’ come Eugenia, che ha finalmente trovato qualcosa che la rende felice. E, sebbene non abbia sempre un piatto caldo a cena e il  caffè da permettersi ogni mattina, non è consumata da mille desideri. Se provi a chiederle “hai un sogno nel cassetto?” Sospira e poi sorridente risponde: “Vorrei solamente meno sporcizia, vorrei che gli italiani capissero che non è bello buttare robaccia a terra. Vedo tanti bambini farlo, ma le giovani mamme, sempre di corsa, non badano più a certi gesti”. E come darle
torto. La superficialità, la fretta, l’ansia come colonna sonora della nostra vita, tutto questo ci distoglie spesso dalle piccole cose.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

La Garbatella amata da Mirkoeilcane

INTERVISTA AL CANTANTE ROMANO PREMIATO A SANREMO
di francesca Vitalini

Nato a Roma e cresciuto nel quartiere Garbatella, Mirko Mancini, in arte Mirkoeilcane, classe ’86, inizia da bambino a suonare la chitarra. Come musicista compone colonne sonore, sigle e spot pubblicitari, testi e musiche per altri artisti, finché nel 2015 intraprende la carriera da solista e pubblica il suo primo ed omonimo lavoro “Mirkoeilcane”, che ottiene il plauso della critica. Nel 2018 esce il suo secondo album “Secondo me” e con il singolo “Stiamo tutti bene” partecipa al Festival di Sanremo nella sezione Nuove proposte: si classifica al secondo posto e vince il premio della Critica Mia Martini.
Nello stesso anno il brano ottiene altri importanti riconoscimenti: il premio Enzo Jannacci di Nuovolmaie alla migliore interpretazione Sezione Nuove Proposte, il premio PMI (music) alla musica
indipendente e quello Sergio Bardotti per il miglior testo. Ultimo in ordine di tempo il premio Tenco, dedicato alla canzone d’autore, come migliore canzone. Stai vivendo un 2018  importantissimo, come pensi di concluderlo?
Spero con una vacanza!
Ovviamente sto scherzando.
Sono impegnato con il tour, iniziato a maggio, la cui ultima tappa sarà a Roma il 20 dicembre all’Auditorium Parco della Musica. Con il 2019 inizierà, poi, la preparazione di un nuovo album…
c’è da fare ancora! Qual è, secondo te, il successo del singolo “Stiamo tutti bene”, che racconta uno dei tanti viaggi della disperazione nel Mediterraneo, questa volta visto dagli occhi di un
bambino?
Credo sia lo stesso tema trattato, sempre in primo piano nelle agende politiche e dei media, un argomento che divide l’Italia, così come ha diviso la critica.
L’ho affrontato usando come punto di vista la storia di un bambino perché è fondamentale affidarsi all’esperienza diretta più che al sentito dire, che abitualmente genera incomprensione, paura, che a loro volta sono l’anticamera del razzismo.
Ma ecco, un artista può sollevare il tema, è poi responsabilità dei media dare la giusta informazione sulla migrazione e non generare false paure.
I tuoi testi sono impegnati e nello stesso tempo carichi di quell’ironia sarcastica del tutto romana. Cos’altro ti hanno insegnato Roma e la Garbatella?
Il sarcasmo è un modo di fare tipico dei romani, tra di noi ci capiamo, per altri è un atteggiamento inusuale, originale.
Garbatella, poi, mi ha insegnato la semplicità, la convivialità, l’immediatezza dei rapporti umani. Faccio parte dell’ultima generazione del citofono: ci si citofonava per giocare insieme
nel cortile, dove in sedici/diciassette stavamo per ore, finché non faceva buio. Questo tipo di vita, per un bambino, non è possibile in altri quartieri romani.
Ma è un tipo di vita che ti porti da grande, che ti forma nel relazionarti agli altri.
Attraverso tale sguardo sarcastico, come descriveresti la Garbatella. Ci diresti un suo aspetto negativo ed uno positivo?
A Garbatella c’è condivisione; si svolge un tipo di vita non individualistica e si rimane in contatto con la realtà. Di aspetti negativi ne vedo di meno ed hanno a che fare sia con il passato, quando, come borgata, si potevano incontrare delle situazioni di degrado sociale, sia con il presente: essere un quartiere centrale e ricercato lo porta a degli svantaggi, come il rischio di perdere l’ identità più popolare.
Ma è l’unico quartiere in cui vivrei a Roma per la sua dimensione calma, dilatata, a differenza dell’intera città, un ritmo che è utile per il mio lavoro.
Cosa pensi del cantautorato romano che sembra rifiorire in questi ultimi anni con tante proposte musicali diverse?
Sì, c’è molta varietà. Mi piace girare per i locali romani per ascoltare qualcosa di originale, a prescindere dal genere, ma spesso questa originalità è nascosta sotto cumuli di polvere, tranne rarissimi casi: pseudo direttori artistici che scelgono unicamente “musica per riempire i locali”, gli stessi locali organizzati più per chiacchierare che per apprezzare l’artista, impianti audio/
luci di serie c…ecco, in situazioni del genere puoi scrivere anche “La donna cannone”, ma nessuno la sentirebbe.
Non sono i tempi del Folkstudio, né quelli dell’underground romano con Fabi, Silvestri, Gazzè. C’è una proposta molto ampia, ma il cantautorato non è un’etichetta, non basta scrivere canzoni, bisogna creare un’emozione, ascoltare un brano con le gambe che tremano, creare condivisione. Questo è raggiungere l’eccellenza.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Nel salone centrale di Mody Dick l’ultima edizione del Premio fantasia

Anche quest’anno il Premio Fantasia, organizzato dall’associazione Il Tempo Ritrovato di Mirella Arcidiacono, non ha lesinato riconoscimenti ai Garbatellani doc che si sono distinti nell’ultimo
anno. A fine novembre nel salone centrale degli ex Bagni pubblici, oggi hub culturale Moby Dick, alla presenza del Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri si sono alternate le menzioni di merito e i premi in diversi campi di attività: dalle arti, ai servizi sociali, al volontariato, alla cultura.
Il premio 2018, che riproduce un dipinto del Maestro Carlo Acciari donato all’Associazione nel gennaio del 2009, si è arricchito di piccole sculture con il volto di Carlotta realizzate nello studio del professor Vincenzo Varone, titolare della cattedra di tecniche della scultura presso l’Accademia delle Belle Arti con la collaborazione dello studente Vittorio Serrenti. Le sculture sono nate per sensibilizzare il restauro della fontana simbolo del quartiere. Sempre lì nei prossimi giorni verrà posta anche una targa in memoria di Carlo Acciari.
Diverse le proposte avanzate dall’associazione. “ Chiediamo che sulla scalinata di Carlotta venga realizzato un murales, che rappresenti bambini di tutte le etnie che si tengono per mano – ha detto Mirella Arcidiacono – per mandare un messaggio di pace proprio il 20 novembre Giornata Mondiale per i diritti dell’infanzia. Vorremmo inoltre che per il 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, venisse dedicato il piccolo giardino di via Giustiniano Imperatore a Donatella Colasanti tortutata nel massacro del Circeo”.
Ma ecco di seguito l’elenco dei premiati: il professor Vincenzo Varone dell’Accademia delle Belle Arti, l’ortopedico Fabio Rodia del Cto, l’Associazione Amici di Fruzzico, l’assistente sociale e
pittrice Anna Maceratesi, il giovane artista Francesco Romanelli, il maestro artigiano Nando Sciampi, Stefania Rossetti, il dottor Luca Marino del centro Marilab, lo studente dell’accademia
Belle Arti Vittorio Serrenti, il gruppo dei genitori della scuola materna La Coccinella e infine l’architetta Maria Paola Pagliari del Tavolo Archivio storico dell’VIII Municipio.
(I. P. M.)Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

tre appuntamenti a moby dick prima di natale

sabato 15 dicembre 2018
Presentazione del periodico Cara garbatella nel nuovo progetto editoriale
Ritorna in edicola il periodico di cronaca locale dei quartieri dell’VIII Municipio con una moderna veste grafica e un nuovo progetto editoriale. al lancio del giornale, che uscì nel quartiere popolare per la prima volta 22 anni fa, saranno presenti insieme agli attuali iscritti all’associazione Cara Garbatella, agli inserzionisti pubblicitari e agli amministratori dell’VIII Municipio, i fondatori del  mensile di informazione territoriale, Giancarlo Proietti direttore editoriale e i giornalisti Carlo Picozza e Gianni Rivolta. Nell’occasione sarà allestita una mostra con i vecchi e più significati numeri del giornale, letture d’autore e un intrattenimento musicale jazz.

martedì 18 dicembre 2018
Bob Dylan pioggia e veleno
Presentazione del volume di alessandro Portelli Bob Dylan, pioggia e veleno «Hard Rain», una ballata fra tradizione e modernità (Donzelli Editore, 2018). attraverso l’analisi di Hard Rain, Portelli racconta gli anni della scoperta della canzone folk americana, il suo lavoro di storico della cultura popolare e l’ impegno per la riscoperta della tradizione orale. Nel libro c’ è la ricchezza spesso  fuggente della personalità di Dylan ma c’è anche il modo in cui quelle canzoni hanno cambiato le vite di molti in giro per il mondo. Perché, come spiega Portelli, «le grandi canzoni hanno
una vita propria, che prescinde dalle intenzioni dell’ autore».
Alessandro Portelli, considerato uno dei fondatori della storia orale, ha insegnato letteratura angloamericana all’università «la sapienza» di Roma ed è presidente del Circolo Gianni Bosio.

giovedì 20 dicembre 2018
Parruccoro amor vincit omnia
Non solo un concerto o una occasione di commemorazione, ma soprattutto un segnale chiaro di un nuovo modo di considerare il fronte dell’Hiv-aids. sempre più si tratta di una malattia da combattere con le armi della medicina, per evitare nuovi contagi, ma anche e soprattutto con l’amore, come testimonia l’immagine del Cupido trionfante di Caravaggio che è stata scelta per l’occasione, per contrastare l’ostracismo verso le persone HIV positive. Il Roma Rainbow Choir e il Parruccoro, assieme al Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, all’ambasciata Inglese in Italia e alla Biblioteca HuB Moby Dick, cantano l’amore. Con il Patrocinio di Cromatica e del Municipio Roma VIII.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Percorsi Garbati alla Garbatella

GARBATELLA A SPASSO PER I LOTTI SABATO 19 MAGGIO 2018

PERCORSI GARBATI 2017
SABATO 27 MAGGIO 2017 ORE 15:00

Passeggiata alla scoperta delle bellezze della Borgata Giardino della Garbatella, accompagnati dalla Prof. Francesca D’Alessio.
Partenza da Piazza Benedetto Brin
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ENTRO MERCOLEDI 25 MAGGIO 2017
Durata 2h 30 min circa

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Luigi Piovano, direttore e solista

Roma Tre Orchestra
Luigi Piovano direttore e solista
Lunedì 5 febbraio 2018 ore 20.30 Teatro Palladium

Luigi Piovano, direttore e solista

C. Saint – Saens: Concerto per violoncello e orchestra n. 1 in la minore op. 33
L. v. Beethoven: Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93

La sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93 è una sinfonia in quattro movimenti composta da Ludwig van Beethoven nel 1812. L’autore la definiva affettuosamente “la mia piccola sinfonia in fa”, per distinguerla dalla sesta sinfonia, la Pastorale, che ne condivide la tonalità, ma quasi la doppia per dimensioni. L’Ottava Sinfonia ha un gusto più leggero e meno drammatico delle precedenti, in diversi momenti quasi allegramente rumorosa. Pare che Carl Czerny, allievo di Beethoven, chiese una volta al maestro perché secondo lui l’Ottava fosse meno popolare della Settima, al che Beethoven avrebbe risposto, “perché l’Ottava è molto meglio”.  Giudizio perentorio e certamente controverso, ma in seguito condiviso, tra gli altri, anche dal celebre critico e drammaturgo George Bernard Shaw.

Camille Saint-Saëns ha composto il suo Concerto per violoncello n. 1 in la minore op. 33 nel 1872, a 37 anni. Ha scritto questo lavoro per il violoncellista belga Auguste Tolbecque. Il concerto fu eseguito per la prima volta il 19 gennaio 1873 al Conservatorio di Parigi con Tolbecque come solista. Il brano è molto celebre, facilmente orecchiabile e mostra la grande competenza di scrittura da parte dell’autore: lo strumento solista può infatti essere impiegato dal solista in ogni registro senza il rischio di essere coperto dall’orchestra. Molti compositori, tra cui Shostakovich e Rachmaninoff, consideravano questo come il migliore tra tutti i concerti per violoncello solista.

Biglietto singolo: € 12,50
possessori bibliocard: € 8,50
ridotto under 35 / over 65: € 7,50
ridotto soci R3O e studenti regolarmente iscritti all’Università Roma Tre: € 2,50

I biglietti possono essere acquistati la sera stessa del concerto, presso il luogo dell’evento a partire da un’ora prima dell’orario di inizio, oppure online, il link di accesso  è questo.

Al Palladium, acquistando i biglietti online, è anche possibile scegliere il proprio posto in sala.

Cogliamo l’occasione per ricordare che  è periodo di rinnovo della tessere. Il costo dell’iscrizione per l’anno 2018 ai concerti di Roma Tre Orchestra prevede significative riduzioni e sconti:

Iscrizione standard: € 35,00
Under 16: € 15,00
Under 35 e Over 65: € 25,00
Personale TAB Università Roma Tre: € 25,00
Personale Docente Università Roma Tre: € 30,00
Esiste anche la possibilità di diventare soci sostenitori di Roma Tre Orchestra, versando € 100, o soci benefattori, con una sottoscrizione da € 200 o più.

L’acquisto della tessera è possibile online, in tutta sicurezza grazie al sistema Paypal, dal nostro sito,  accedendo direttamente da questo link, oppure via bonifico, gli estremi del nostro conto per il pagamento sono i seguenti: Ass. Roma Tre Orchestra, iban  IT 33 G 02008 05165 000400691647 (in questo caso chiediamo cortesemente di inviarci una mail per dare notizia dell’avvenuto pagamento). Infine, si può sottoscrivere la tessera anche di persona, a margine di tutti gli eventi musicali organizzati da Roma Tre Orchestra, o infine per appuntamento, scrivendo a orchestra@uniroma3.it.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Mostra sulla Chiesoletta

È sempre più evidente un crescente interesse verso la storia della Chiesoletta e del nostro quartiere  Garbatella. Senza dubbio la chiesa dei Santi Isidoro ed Eurosia è stato punto di riferimento per molti ragazzi di ieri e per le nuove generazioni di oggi, grazie anche all’Oratorio sorto negli anni successivi.

In occasione dei 200 anni dall’edificazione della chiesa dei Santi Isidoro ed Eurosia è stata realizzata una piccola mostra permanete sulla storia della “Chiesoletta”. Scatti inediti di vita comune che hanno  contribuito alla storia del piccolo gioiello della Garbatella. L’intento è di promuovere il valore artistico e storico stimolando l’interesse verso la storia che ci appartiene. Curatore della mostra fotografica è Fratel Francesco Dipasquale, della Congregazione dell’Oratorio di Roma.

Un po di storia: La chiesa, dedicati ai Santi Isidoro ed Eurosia fu costruita nel 1818 da monsignor Nicola Maria Nicolai per i contadini della sua tenuta di Campagna. Il pronao d’ingresso è attribuito a Valadier mentre nel portico ci sono tre bozzetti in gesso che sono ritenuti opera di Antonio Canova. Padre Generoso Calenzio acquistò la chiesoletta con l’annessa casa nel giugno del 1889. Passa oltre un quarto di secolo, prima che, grazie anche all’interessamento di Papa Pio IX, la Chiesoletta torni ai Padri dell’Oratorio Romano. Sempre in quello stesso anno, nel lontano 1924, poichè la Chiesoletta era incapace di accogliere tutta la gente, il giovane padre Luigi Botton decise di trasformare una stalla messa a disposizione dalla famiglia Santambrogio, in una cappella. Grazie al lavoro pastorale svolto dal padre Alessandro Daelli (detto Padre Balena),  padre Alfredo Melani e Fratel Enrico Curmi i tempi divennero maturi per iniziare, senza sosta, la presenza della Congregazione dell’Oratorio nel quartiere Garbatella. Altri padri diedero il proprio contributo nel mantenere la Chiesoletta il centro della vita del quartiere: padre Giordano, l’amato padre Guido, etc….  Intere generazioni sono cresciute sotto lo sguardo della Vergine Maria Regina degli Angeli posta sotto il portico ed a Lei invocando la materna protezione.

Vi aspettiamo numerosi

Fratel Francesco Dipasquale C.O. curatore della mostraFacebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Garbatella su la testa!

Un Natale di solidarietà e rigore morale, il nostro patrimonio più grande

di Paola Angelucci

“Il quartiere che mi piace più di tutti è la Garbatella…” ci dice Nanni Moretti nel suo film del 1993 Caro Diario ed eccola Garbatella nostra, piace sempre, piace a tutti.
Poco più di tre chilometri quadrati di territorio a metà tra il centro storico e l’agro romano, quasi cinquantamila persone e quasi cento anni di vita passati per le sue strade fatte di terra e polvere in principio, poi lastricate per far scorrere la modernità di automobili e tram ed ora nuovamente da rifare; tanti anni scivolati nelle sue case più uniche che rare, all’insegna dell’eclettismo, del barocchetto, del razionalismo e poi, via via, fino ai palazzi frutto più recente del mattone romano lievitato a dismisura negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, ingombranti cugini degli storici lotti, che ormai cingono con affetto tutto il perimetro del quartiere. Tanta roba, tanta bellezza che fa innamorare sempre più il turista attento, gli studenti
e i tanti romani che scelgono Garbatella come meta delle loro passeggiate in città.


Eccola Garbatella bella, in questo periodo tutta sbrilluccicante per le luci del Natale che si affacciano festose dalle vetrine, da portoni e finestre, ammiccando provano ad attrarci, donne ed uomini sempre più distratti, così presi dai nostri problemi quotidiani: il lavoro che non c’è, le scuole dei figli, una persona cara da accudire, le preoccupazioni dei ragazzi per il loro futuro e così non alziamo più la testa, sembra non ci bastino più le nostre piazzette, stradine, giardini, tiriamo avanti talmente appesantiti dai nostri problemi che camminiamo chiusi nei paltò, nascondendo oltre ai nostri corpi, anche la natura di una comunità resistente, affossando il carattere socievole ed accogliente ereditato dai primi abitanti operai, ex braccianti in cerca di lavoro nella capitale e gli espulsi dal centro di Roma, sfollati a causa degli sventramenti subiti dalla città per le velleità del regime fascista.
Sembra quasi che la solidità di un quartiere come questo si stia facendo minare da un corso sbagliato delle cose, come se il democratico ponentino che leggero accarezza il rosso e l’ocra delle case di Garbatella, stia lasciando il passo ad un vento irritante che ci fa chiudere gli occhi per proteggerci, ma ci fa perdere di vista gli uni con gli altri. Certamente anche qui si respira un’ariaccia da un po’ di tempo, sarà per la puzza che dagli stracolmi cassonetti ci assale le narici salendo su fino agli ultimi piani, sarà perché i marciapiedi con sempre più alberi abbattuti ci fanno una tristezza infinita o perché dalle televisioni e dai giornali arrivano solo messaggi di odio sociale che, fomentando intolleranza e incomprensioni, ci spingono alla disgregazione. Sarà per tutto questo, ma il terreno su cui i nostri hanno fondato le radici della Garbatella è diventato scivoloso e, come le buche sui marciapiedi, pericoloso; allora bisogna essere forti, ricominciare ad essere ribelli di fronte all’incompetenza di chi ci fa vivere così, quasi senza dignità, resistendo alle generalizzazioni e affermando forte che la disumanità non abita qui!
Una finestra rotta e non riparata, così come teorizzato nei primi ani ’80 dai sociologi Wilson e Kelling, potrebbe generare fenomeni di emulazione dando inizio ad una spirale di degrado urbano e sociale, la finestra è solo una metafora che ci spinge a riflettere sul senso di comunità che sappiamo essere forte a Garbatella. il nostro fitto tessuto associativo e politico è linfa per il quartiere e aiuta a tenere accesa la scintilla dell’orgoglio di un territorio combattente, esigente e critico da sempre.
Ricominciamo dalla solidarietà, ormai praticamente estranea alla società contemporanea, ma che a Garbatella non è mai mancata e non ha mai lasciato spazio all’intolleranza e dove il controllo sociale, esercitato nelle piazze e nei lotti, ha permesso anche alle tante anime fragili e diverse di vivere accolti nella vita pulsante del quartiere: Pasquale, Evandro, il Marinaro solo per citarne alcuni che ci hanno lasciato, fino ai clochard, più efficienti del Comune di Roma, che hanno reso i giardini della Circonvallazione Ostiense un luogo curato e pulito, ecco tutti  loro e tanti altri hanno trovato uno spazio protetto nella comunità di quartiere, purtroppo impensabile in altre zone della capitale.
Questo è il nostro patrimonio più grande, fatto di aiuto reciproco, solidarietà e rigore morale, tessuto dai racconti delle storie personali, base della vicenda corale che fa crescere il loro valore collettivo e storico portando la Garbatella ad assumere un ruolo esemplare nella storia di Roma.
Non restiamo chiusi con le teste infilate nei baveri alzati dei nostri cappotti, rinfreschiamoci la gola con l’acqua della dolce Carlotta, riprendiamo a chiedere e a fare per la comunità resistendo all’imbarbarimento, al menefreghismo, all’intolleranza.
Garbatella su la testa!

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Santa Galla alla Circonvallazione una volta ai margini di Garbatella

Santa Galla alla Circonvallazione una volta ai margini di Garbatella
La chiesa ha ereditato il titolo da un’altra, antica, distrutta nelle demolizioni nel centro storico operate dal fascismo. Completata nel 1940, fu danneggiata dai bombardamenti del 1944

di Enrico Recchi

A me piace considerare la zona della Circonvallazione Ostiense parte integrante del nostro quartiere ed è per questo che, volendo raccontare la storia delle Chiese della Garbatella, parto dalla più periferica: Santa Galla. Galla era una patrizia romana del VI sec. dC, figlia di Quinto Aurelio Simmaco, oratore scrittore e senatore romano fatto uccidere da Teodorico re degli Ostrogoti. La nobile romana nella sua vedovanza divenne famosa e popolare per l’assistenza profusa ai poveri, per la sua gentilezza e disponibilità nell’aiutare i più bisognosi.
Alle pendici del Campidoglio, non lontano dalla attuale Via Petroselli, venne così costruita una Chiesa, probabilmente proprio laddove c’era la casa della santa donna. In questa chiesa era conservata un’immagine della Vergine che sarebbe apparsa alla figlia di Teodorico mentre aiutava i poveri. L’immagine e la devozione per la santa vennero in seguito trasferite in un’altra Chiesa, quella di Santa Maria in Campitelli.
Tutta la zona venne ampiamente devastata dagli sventramenti del ventennio fascista per la costruzione della Via del Mare e dei nuovi edifici della ex Anagrafe nello stile razionalista dell’epoca ed oramai si era persa completamente memoria del vecchio tempio Cristiano dedicato alla Nostra.
Così nel 1940 si decise di costruire una nuova Chiesa che venne intitolata a Santa Galla, proprio ai margini della Garbatella.
Quando nel 1940 la chiesa venne completata, i palazzi che oggi vediamo allineati lungo la Circonvallazione non erano stati ancora costruiti e davanti la chiesa si ergevano solamente gli “Alberghi” di piazza Biffi. A fianco del nuovo edifico religioso però esisteva un edificio costruito come ospizio per persone anziane, che venne gravemente danneggiato durante il conflitto.
La memoria, ormai persa, della patrizia romana Galla e del suo soccorso ad anziani e bisognosi, fece sì che per molto tempo fu in uso il modo di dire che indicava all’interlocutore, magari avanti con gli anni e maldestro, la necessità di trasferirsi proprio nell’Ospizio di Santa Galla. “Ahò, ma nun sei bono a gnente. Devi proprio d’annà a Santa Galla!”.
Ma andiamo con ordine. La chiesa venne costruita appunto nel 1940 con a fianco un edifico che fungeva da ricovero per persone anziane. A quell’epoca con l’Italia in guerra, di povertà, nonostante i proclami del regime, ce n’era davvero tanta. In zona c’erano gli orti di guerra, dove la gente coltivava qualche verdura di stagione per aiutare la magra dieta domestica e c’erano le marrane, laghetti d’acqua alimentati dal fiume Almone, dove i ragazzini andavano a sguazzare e parecchi poveri a catturare le rane da mangiare o da vendere.
La costruzione della chiesa rappresentò, quindi, per tutti i cittadini della parte bassa della Garbatella una novità positiva. Messe, comunioni, cresime e matrimoni (il primo venne officiato nel 1941) e funerali potevano essere celebrati “vicino casa” senza doversi servire necessariamente di SS. Eurosia e Isidoro (San Filippo Neri venne costruita solo nel dopoguerra) o di S. Francesco Saverio o della Basilica di S. Paolo.

La giovane chiesa dovette presto però affrontare direttamente gli eventi bellici con i bombardamenti che colpirono la zona della Stazione Ostiense, obiettivo militare per eccellenza, e le case della Garbatella stessa.
La Garbatella, ovviamente,non era un obbiettivo militare, ma allora come oggi non esistevano bombe intelligenti capaci di selezionare cosa colpire. In particolare i bombardamenti del 1944 e quello terribile del giorno 7 marzo causarono morti e devastazione.
Tra gli altri, venne bombardato  anche l’Albergo Bianco dove c’erano la maternità e l’asilo nido, procurando diversi morti e feriti. In quell’occasione il parroco di Santa Galla, don Teocle Bianchi, si prodigò instancabilmente nel portare aiuto ai feriti e alle famiglie colpite.
Per quanto riguarda gli aspetti architettonici c’è da dire che il progettista fu Tullio Rossi che si rifece ai canoni classici delle costruzioni dell’epoca assai semplici.
La facciata è a capanna con il campanile sulla sinistra. Il tutto rivestito di mattoni.
Davanti alla chiesa è presente una struttura a portico aperto.
All’interno due file di colonne circolari dipinte dividono le tre navate. In alto sono presenti delle finestre quadrangolari che danno luce all’ambiente.
Il soffitto a capriate lignee richiama idealmente la tradizione paleocristiana a cui apparteneva l’antico edificio ai piedi del Campidoglio.
Da quell’antica chiesa proviene il cippo marmoreo che funge da altare. Altro elemento di riguardo è una tela seicentesca con “La visione di Santa Galla”. Da ricordare anche un altro elemento distintivo della chiesa: il grande organo, dalle bellissime sonorità, restaurato dal maestro organaio italo-francese Formentelli, acquisito nel 1985.
Passata la guerra, con la nascita dei palazzi della Circonvallazione Ostiense la chiesa ed il suo oratorio diventarono i catalizzatori sociali di tante famiglie e ragazzi. Io per primo ho trascorso tanti pomeriggi sui campi di calcio dell’oratorio o nelle salette sotto la chiesa, magari a giocare a ping-pong, (la mia famiglia si trasferì da una casa alle spalle di San Filippo Neri, dove ero nato, alla Circonvallazione Ostiense nel 1961). Insomma diverse generazioni di “garbatellari di periferia”, come potremmo definire gli abitanti della zona, sono cresciute sotto le cure di don
Vincenzo prima e don Antonio poi. Sì perché c’è da ricordare che a cavallo degli anni 70/80 abitare alla Circonvallazione Ostiense era un elemento che distingueva dalla popolare ed allora malfamata Garbatella e ci si pavoneggiava nell’affermare di non essere della Garbatella ma della Circonvallazione. Oggi invece il raggio di appartenenza sociale, con la Garbatella sugli scudi della moda, della TV e dei quotidiani, fa includere anche la moderna arteria stradale nel quartiere che più amiamo.
Ma per alcuni “tignosi” la questione resta aperta: la Circonvallazione Ostiense fa parte della Garbatella?
Io che sono per un pacifico e operoso “volemose bene” (anche se con i suoi distinguo) indirizzo le mie scarse energie verso altri impegni e propendo senza indugio per una Garbatella allargata ed accogliente.

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Uscito nelle librerie un romanzo di Gianni Rivolta “Spettri rossi”

Uscito nelle librerie un romanzo di Gianni Rivolta “Spettri rossi”

Gianni Rivolta, dopo aver pubblicato diversi saggi sulla storia locale del quartiere Ostiense Garbatella: Garbatella mia (2003), I Ribelli, (2006), Garbatella tra storia e leggenda (2010), Le ragazze del ’58 (2011), DallaVilletta ai gazometri (2012), La Tenuta della Tre Fontane dal medioevo agli orti urbani (2015), si misura con il suo primo racconto un noir fanta-politico tra realtà e finzione.
In questo libro, edito da Iacobelli editore, racconta la storia di un carrettiere romano delle Tre Fontane, diventato anarchico, protagonista nella Capitale degli episodi rivoluzionari della fine dell’Ottocento e della difesa armata contro il nascente fascismo nel 1921. La parte centrale invece è contestualizzata al Nord, ad Abbiategrasso, paese natale dell’autore in provincia di Milano, dove vive Enrico Novarese, un giovane impegnato nelle lotte studentesche della fine degli anni Sessanta. L’improvvisa morte di suo padre, vecchio comunista, e la scoperta di una strana fotografia tra i suoi ricordi irromperanno violentemente nella sua vita. Un vortice di accadimenti oscuri e minacciosi lo inducono a cambiare aria. L’epilogo è ambientato a Roma in una Garbatella esoterica, attraversata da una manifestazione di extraparlamentari nel maggio del 1970, dove Enrico è ostinatamente determinato a sciogliere l’enigma che lo tormenta.

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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