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Al Pincetto di piazza Benedetto Brin

Degrado al lotto 5: crolla anche un fregio del “barocchetto romano”

di Stefano BAIOCCHI

Cento anni e sentirli tutti. La Garbatella sta mostrando interamente
l’età che porta, perlomeno in alcuni scorci, purtroppo nei più celebri.
Da diverso tempo, infatti, al Lotto 5 di piazza Benedetto Brin, le abitazioni
sono in uno stato di ingente degrado; i muri mostrano evidenti crepe legate
all’incuria e allo scorrere del tempo, i tetti sono fatiscenti mentre i
terrazzi sono soggetti a infiltrazioni. Non bastasse, anche le mura che circondano
il condominio cadono a pezzi. Ed è di pochi giorni fa un intervento del Comune,
per  impedire ulteriori crolli sulla
strada, in via Alberto Guglielmotti.

A ciò si aggiunge, da diversi mesi, la chiusura di via delle Sette Chiese a
causa di uno smottamento tra via Sant’Adautto e via Alessandro Cialdi, mentre
dal terremoto del 30 ottobre 2016 il ponte di via Giulio Rocco – proprio sotto il
Parco di piazza Brin – è totalmente chiuso al traffico e dovrà essere demolito
e ricostruito daccapo. Sulla stessa via delle Sette Chiese, nel tratto già
pedonale, un bel pezzo delle mura è stato puntellato per impedirne la caduta.
Insomma siamo in presenza di un deterioramento generalizzato, ma non sembra che
le opere di ristrutturazione arriveranno presto.

A complicare le cose sul Lotto 5, targato Innocenzo
Sabbatini, si accavallano diverse  competenze : i vincoli del Ministero dei Beni
Culturali e contestualmente la gestione ordinaria dell’Ater. In realtà, proprio
l’Azienda romana per l’edilizia residenziale è intervenuta installando delle
impalcature all’interno delle abitazioni, che hanno evidenziato i maggiori
problemi legati all’ammaloramento. Si tratta tuttavia di un provvedimento di
emergenza, in attesa di una vera e propria operazione risolutiva. Un altro
intervento tampone ha visto una ditta edile apporre delle vere e proprie pezze
lungo i muri di una palazzina: il risultato ottenuto non si discosta dal
mimetismo dei felini della savana africana.

E a proposito di felini, di recente, dopo pochi giorni di maltempo, si è
verificato anche il crollo e il conseguente sbriciolamento di un fregio
raffigurante una leonessa. Uno di quei particolari del “barocchetto romano”che lo
hanno reso famoso in tutta Roma e non solo.

In questo ginepraio di competenze ci sono i proprietari disperati,
che metterebbero mani al portafogli per la ristrutturazione, mentre gli
inquilini attendono un intervento radicale da parte dell’Ater.

Ciò che colpisce è che proprio il luogo dove fu posta la
prima pietra, nel febbraio 1920, il luogo della fondazione della Borgata
Giardino Concordia

( Garbatella) sia oggi in queste condizioni. Andrebbe invece
salvaguardato, posto sotto una teca e mostrato al mondo intero come uno degli
esempi più affascinanti dell’edilizia del primo Novecento. A questo proposito
il Municipio, per migliorare il decoro della piazza, ha avviato una serie di
interventi di pulizia con i gruppi locali di Retake ed ha in programma la
ristrutturazione della scalinata di accesso al Pincetto.

L’interrogativo che si pongono, non soltanto proprietari e
inquilini, ma anche i cittadini del quartiere, è cosa accadrà da qui ad un
anno, quando la Garbatella celebrerà il suo primo secolo di vita e vedrà
nuovamente accendersi i riflettori dei media e l’interesse dei tanti
appassionati di architettura (e non solo), che giungeranno a Roma per
l’occasione.

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Nel giardino della scuola dei bimbi

In pericolo due lecci: verranno abbattuti

di Daniele RAINERI

Continua l’abbattimento degli alberi di alto fusto nel  giardino che circonda la scuola  dei Bimbi di piazza Nicola Longobardi.  Nel mese di marzo, infatti, verranno tagliati altri due grandi lecci giudicati in pessimo stato e quindi pericolosi. Gli interventi  fanno parte di un  piano programmato dai tecnici comunali  già tre anni fa, in seguito alla caduta di alcuni grossi rami, che fortunatamente non provocarono danni.   E’ da allora che si monitora la vegetazione, che abbellisce il Parco intorno alla villa cinquecentesca che ospita la scuola. 

 Purtroppo  non vanno avanti allo stesso ritmo le ripiantumazioni, ferme per mancanza di fondi. Era prevista la messa a dimora di diversi tipi di essenze e di alcuni alberi di giuda (Cercis siliquastrum). Ma finora nulla è stato fatto. E l’aspetto del bel giardino ne soffre.

In compenso le maestre hanno predisposto un orto didattico, la cui presenza, specie in primavera, è avvertibile dal profumo inebriante che emanano le piante aromatiche di rosmarino e salvia e dai colori della loro ricca fioritura.” Gli scolari – racconta la Direttrice- vi lavorano con grande entusiasmo piantando varie specie di ortaggi come zucchine, carote e legumi. I bambini apprendono così che la natura ha un suo ciclo, su cui gli esseri umani possono intervenire e dal quale traggono  buoni frutti”.  Peccato  che  i finanziamenti siano ancora bloccati e chissà quando verrà riconsegnato ai bambini e al quartiere il giardino che amano.


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Una operazione da 18 milioni di euro

l’Università roma Tre compra dal Comune le aree e gli edifici delle sue sedi

di Fabrizio FAGIANI

Dopo un percorso lungo 26 anni e dopo quattro accordi di programma sottoscritti tra il 1993 e il 2004, l’Università Roma Tre ha acquistato dal Campidoglio tutte le aree e gli immobili su cui insistono le sue sedi. L’obbiettivo è portare a compimento lo sviluppo del proprio patrimonio edilizio dedicato alla didattica e alla ricerca, consolidando la presenza nei quartieri San Paolo, Ostiense e Marconi. Si è trattato di una spesa di 18 milioni di euro, che è parte di un ambizioso progetto di riqualificazione del quadrante sud-ovest di Roma.

Questi i beni compresi nell’operazione: l’ex Vasca navale in via Volterra, l’ex Depositeria comunale in largo Murialdo, l’ex scuola Silvio d’Amico in via Silvio D’Amico, l’ex Ente comunale di consumo in via Ostiense, l’ex istituto scolastico De Amicis e l’area contigua ex Alfa Romeo in via Valco San Paolo, l’area ex Omi e quella prospiciente ex Siba in via della Vasca Navale

“Grazie a questa totale acquisizione andranno avanti importanti progetti” ha dichiarato il direttore generale di Roma Tre Pasquale Basilicata durante la conferenza stampa di presentazione, alla quale hanno partecipato anche il rettore Luca Pietromarchi e la sindaca Virginia Raggi. “Abbiamo in atto i due più grandi cantieri d’Europa – ha aggiunto – il primo sull’area del Valco San Paolo per il dipartimento di Ingegneria, con la costruzione di 14mila metri quadri di nuova edificazione tra laboratori, aule e spazi per gli studenti. L’altro è il nuovo rettorato su via Ostiense. E poi  abbiamo il progetto del Mattatoio che sarà importante anche per la città».

C’è stata anche una nota polemica determinata dalla considerazione del rettore  Pietromarchi: “Quello che  ci lascia l’amaro in bocca è che l’impegno per il miglioramento degli immobili e dei servizi, che l’ateneo ha messo in campo  in questi 26 anni, non sia stato riconosciuto. Male, ma va bene lo stesso. Adesso però non abbiamo più le risorse per lo stadio Berra o per la parte che ci manca del mattatoio. Su questo dovremo trovare un accordo non oneroso».

Il direttore Basilicata infine ha   aggiunto: “Per il futuro c’è l’auspicio che lo strumento dell’acquisizione non sia più la compravendita, considerando come in altre città italiane gli spazi delle università sono state messe a disposizione degli atenei a titolo gratuito. Un trattamento analogo avrebbe consentito a Roma Tre di destinare quelle ingenti risorse in servizi agli studenti, borse per i dottorati, investimenti sul patrimonio librario e anche in progetti di ricerca e sviluppo”.

La sua proposta è stata quella della costituzione di un tavolo di concertazione tra istituzioni, anche con la presenza di Corte dei Conti e Soprintendenza, per trovare altri strumenti da utilizzare per il trasferimento di beni da pubblico a pubblico.

Nel suo intervento la sindaca Raggi ha ricordato con emozione il giorno della sua laurea conseguita il 30 ottobre del 2003 proprio nell’aula della conferenza stampa e poi ha aggiunto: “Siamo riusciti a portare a termine un progetto imponente e penso che per il futuro vada benissimo la proposta del tavolo fra istituzioni. E’ un’ottima idea quella di far partecipare anche la Corte dei Conti”.

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Avanzata al Comune la richiesta di 250 mila euro

Quando apriranno casa di Vale e di lanfranco?

di Eraldo SACCINTO e Gianni RIVOLTA

Richiesto al Comune di Roma il finanziamento per consentire l’apertura di due case famiglia per disabili: “Casa di Vale” a piazza dei Navigatori e “Casa di Lanfranco” a via Ambrosini. Due strutture che rispondono alle preoccupazioni delle famiglie per il futuro dei propri figli e che permetterebbero di trovare possibili alternative all’istituzionalizzazione, coinvolgendo in modo diretto gli utenti stessi nella costruzione e realizzazione del proprio progetto di vita.

 Si tratta, infatti, di piccole residenze familiari di poche persone, il cui fine è quello di poter proseguire un percorso di autonomia e di integrazione sociale nella vicinanza ai propri congiunti, che destinano a tale scopo risorse immobiliari di proprietà. Strutture ricettive che prevedono un massimo di sei utenti, che sono stati preparati attraverso la frequentazione al “Dopo di Noi”.

La risoluzione del Municipio, votata all’unanimità con una sola astensione (5Stelle), ben si inquadra nel contesto degli interventi promossi a sostegno delle persone con disabilità, attivi nel territorio municipale sin dall’anno 2004, attraverso il progetto “Casa famiglia per la preparazione al dopo di noi” e “Casa Nostra”, una grande esperienza, che a tutt’oggi vede la partecipazione di 32 ospiti in età adulta, i quali la frequentano per sei settimane l’anno.

“Casa di Vale” e “Casa di Lanfranco”, sono già state dichiarate idonee all’uso da parte del Dipartimento comunale alla fine dello scorso anno. La prima è destinata a sei persone con disabilità intellettiva di livello medio e medio-grave e la seconda, invece, per quattro ospiti che presentano una buona autonomia personale e sociale e possibilmente già inserite in percorsi di inclusione lavorativa. Già nel 2014 fu presentata dal Municipio, dalle associazioni e dalle famiglie alla Amministrazione Capitolina dell’epoca, una richiesta per la realizzazione dei due progetti, che, nonostante gli apprezzamenti sul merito, non  riuscirono ad ottenere alcun riscontro economico. Le case furono allora realizzate con grandi difficoltà da parte dei familiari dei ragazzi senza che siano mai pervenuti i fondi richiesti per la loro apertura completa. L’unica possibilità di utilizzo attuale, infatti, a causa di questa carenza, rimane relegata ai fine settimana.  “ Il tema di queste due case famiglia è una vecchia questione in questo Municipio – ha ribadito in aula Flavio Conia – ma purtroppo il Comune non ci vuole sentire, infatti, in sede di discussione del Bilancio capitolino ha respinto un ordine del giorno, che prevedeva il finanziamento di 250 mila euro per l’apertura di queste due strutture. Ora dobbiamo ricominciare da capo e chiedere di nuovo questi fondi, somme abbastanza irrisorie per una città come Roma”. Per il consigliere 5 Stelle Enrico Lupardini, che si è astenuto sulla risoluzione : “è solo polemica politica con il Comune, che invece le sta aprendo le case famiglia, anche nel nostro Municipio. L’ultima è stata inaugurata a Ostiense a ottobre. E’ la Casa del SuperEroe, dove trovano ospitalità le mamme dei bambini operati all’ospedale pediatrico Bambin Gesù”. “Ma – ribatte Alessandra Aluigi, assessora ai Servizi sociali- forse il consigliere Lupardini non sa che la Casa del SuperEroe è stata finanziata da privati senza alcun contributo del Comune e, comunque, non è destinata ai disabili adulti come quelle  proposte nel progetto Dopo di noi”.

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Una storia da strappare all’oblio

Raffaella Chiatti: Infermiera partigiana

di claudio D’AGUANNO

Non sono molte le donne che hanno avuto degno riconoscimento per il ruolo svolto nella lotta di Liberazione. Nella disputa dei numeri, che rende a tutt’oggi incerta l’esatta consistenza dell’opposizione armata al regime fascista, la presenza femminile ha spesso subito il peso d’una minore considerazione ovvero d’una sua riduzione a ruoli marginali o subalterni.
Rileggere oggi le motivazioni delle onorificenze consegnate alle gappiste di via Rasella può pure riempire d’orgoglio, ma in tante frasi belle, per quanto zeppe della retorica resistenziale del tempo, è possibile rintracciare il difetto d’una memoria non sempre
all’altezza. E’ premiato come “virile” il contegno di Maria Teresa Regard detenuta a via Tasso e sempre “virile” è il coraggio con cui Lucia Ottobrini, Marisa Musu e Carla Capponi, si “battevano a fianco dei compagni di lotta”. Per compensazione si è finito invece per sminuire l’apporto delle tante, che scelsero di interpretare nelle forme più diverse la loro avversione al regime. “I riconoscimenti partigiani — ha recentemente ricordato Margherita Becchetti, ricercatrice del Centro studi Movimenti- sono tutti maturati nell’Italia del dopoguerra e risentono dell’influenza culturale di quella società maschilista e piena di pregiudizi che era l’Italia del ‘45 […] A richiederli peraltro furono soprattutto uomini cioè i mariti, i fratelli o figli, di tante donne che pur senza imbracciare un’arma scelsero bene da che parte stare.” Del resto poi, una volta distribuite le credenziali di patriota a militanti attive nella lotta antinazista, quasi sempre su di loro è calato il velo della dimenticanza, dell’oblio, della distrazione istituzionale.
Una storia esemplare in questo senso è quella di Raffaella Chiatti. Di professione infermiera, la Sora Lella del lotto 7 alla Garbatella ha già un’età avanzata quando le vicende della guerra la vedono coinvolta.
E’ nata nel 1904, quando il nome del quartiere giardino era solo un’indicazione toponomastica, e i suoi quarant’anni all’indomani dell’8 settembre fanno di lei la veterana di quel gruppo di giovani gappisti che agisce sul quadrante Ostiense. Il suo lavoro alla Croce Rossa la esenta dalle ferree regole del coprifuoco e lei si presta alla perfezione per il ruolo di staffetta. La sua casa poi, in quella Via Sant’Adautto dove abita e che è un piccolo borgo quasi separato dal quartiere, s’affaccia su via delle Sette Chiese, a ridosso del ponticello che collega a piazza Brin, offrendo un punto di osservazione prezioso sulla strada di accesso al quartiere. Raffaella così finisce per ricoprire un ruolo che va al di là della “postina partigiana” mettendo spesso a rischio la sua personale incolumità.
Documenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, datati settembre 1947, certificano la sua scelta di campo, ma in seguito a ricordarla sono solo le memorie sparse dei suoi compagni. Libero Natalini, in occasione di un incontro pubblico in Villetta, lo fa rievocando il rastrellamento operato il 13 marzo ’44 dalla banda Koch a Garbatella: “a casa del Cipolla, cioè Gastone Mazzoni, s’era riunito il gruppo operativo per programmare altri sabotaggi.. fu Lella a andare in giro di notte per avvisarci del rastrellamento e a darci l’opportunità di non essere presi…”.
Altre voci della VII Gap concordano: “Alla Romana Gas uscivano gli spezzoni che poi si riempivano di polvere nera balistite e s’usavano per far saltare le salmerie dei tedeschi all’Ostiense.. nel trasporto Lella ha svolto un ruolo molto prezioso..” Raffaella Chiatti è di fatto l’unica donna nel gruppo eppure la cosa in tempi recenti ha trovato spazio solo per merito degli interventi di Cosmo Barbato e Gianni Rivolta, che nelle loro ricerche non mancano di citarla: “Alla Garbatella operava la cosiddetta settima zona Gap. Ricordiamo solo alcuni nomi: Mario Bernardi, Gastone Mazzoni, Giuseppe e Orlando Lombardi, Libero Natalini, Mario e Alberto Polimanti, Giovanni Maroni, Elio Brini, Silvio e Andrea Coltellacci, Fernando Proietti, Reval Romani, Angelo Gloriani, Raffaella Chiatti, Renato Peret, Paride Mobile, Marcello Vari, Maceo Moretti, Garibaldi Dodici, Lamberto Cristiani.” (così Cosmo Barbato su resistenzaitaliana.it).
In tanti anni, tra celebrazioni ufficiali e memorie mancate, a farla tornare al centro delle cronache sarà purtroppo un evento tragico. I giornali parlano di lei il 23 gennaio 1993. Il giorno prima, vittima di un’aggressione in casa per opera certamente d’un balordo che voleva rapinarla, la Sora Lella muore per soffocamento. Ha da poco compiuto 89 anni e nel racconto della triste vicenda riportato sui quotidiani sono pochi quelli che la ricordano per il suo passato militante. Molti abbondano sui particolari del crimine. Qualcuno con affetto insiste sul lavoro da infermiera, che faceva da ragazza e che, nonostante l’età, continuava in qualche modo ancora a esercitare.
Oggi, a venticinque anni dalla sua scomparsa, il nome di Raffaella Chiatti non è ripreso in nessuna delle diverse iscrizioni che in giro per Garbatella ricordano i componenti delle formazioni comuniste, socialiste o di Giustizia e Libertà che qui operarono.
La sua vicenda però merita certamente più d’una citazione occasionale e una “targa d’inciampo” a lei dedicata sarebbe un più che giusto omaggio.
Un ricordo degno per lei e la sua storia di popolana, semplice e determinata, che al momento opportuno fece, da donna, la scelta più giusta.

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La commemorazione a via Rosa Raimondi Garibaldi

Una targa ricordo per Primo De Lazzari

Di Ottavio ONO

Garbatella ricorda “il Bocia”, questo era il suo nome di battaglia. Il 19 gennaio in via Rosa Raimondi Garibaldi al civico 42, dove abitava, è stata posta da Amedeo Ciaccheri, presidente dell’VIII Municipio, una targa alla memoria del partigiano garibaldino Primo de Lazzari. Sotto una pioggerella intermittente la cerimonia è proseguita di fronte, nel parco di Lega Ambiente, dove è stata piantata una quercia per commemorare il secondo anniversario della sua scomparsa. La scelta dell’albero nasce forse dal libro a lui dedicato “Una quercia sottile”, ritratto collettivo di un partigiano a cura di Serena D’Arbela con i contributi e le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. “Chi pianta un albero pianta una speranza” diceva così in una celebre frase  Lucy Larcom, poetessa statunitense. Ed era il compito che Primo aveva scelto di affidarsi, trasmettere ai ragazzi, attraverso le testimonianze dei fatti, la speranza che si può cambiare la propria condizione lottando :“Noi, ribelli per amore non per odio, combattiamo per la Giustizia, per la Libertà, per l’Uguaglianza, per una coscienza onesta e responsabile”. Queste cose amava ripetere ai giovani alunni delle scuole superiori e medie durante i suoi incontri,  sui quali suscitava un fascino magnetico, tanta era la sua capacità comunicativa di appassionare al racconto anche generazioni così distanti. Primo de Lazzari, il partigiano comunista, si era trasferito nel 1962 alla Garbatella, dove è vissuto fino al 2016. Ricercatore storico, giornalista, autore di numerosi libri sulla Resistenza, faceva dell’impegno politico e sociale un dovere nei confronti della collettività. Aveva un profondo rispetto della vita, che aveva istintivamente difeso dalla ottusa brutalità dell’oppressore fin da ragazzo, con la sua decisione di partecipare alla guerra di liberazione, rivendicando il diritto ad un futuro di speranza, ad una vita migliore. La sua scelta non fu mai ostentata come un trofeo da esibire, ma rivendicata con umiltà e intelligenza. Chi lo ha frequentato, lo descrive come un uomo gentile, un piccolo grande uomo pieno di coerenza e coraggio. Sono questi, forse, gli elementi propulsivi che lo hanno spinto, insieme ad una grande passione, a proseguire nel suo cammino di impegno e di studio fino a portarlo ad assumere sempre maggiori responsabilità nel suo ruolo di dirigente di partito ed intellettuale. Nella sua vita ha sempre sostenuto il valore della democrazia progressiva, elemento essenziale nel processo sociale per l’affrancamento dei più deboli. Il Bocia direbbe:”Siamo condannati a lottare per sempre poiché il bacillo dell’oppressione, sotto qualunque forma, non muore mai”.

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Scuola Cesare Baronio la dedica nell’atrio non sarebbe alla moglie del generale americano Wayne Clark

Un alone di mistero sulla lapide a Mary Alice Clarke

Chi era veramente Mary Alice Clarke? È questa la domanda a cui non si riesce a dare risposta leggendo la lapide posta dell’atrio d’ingresso dell’Istituto Cesare Baronio in via delle Sette Chiese, al civico 109.

Entrando nel portico della prima scuola media della Garbatella, inaugurata nell’immediato dopoguerra, sulla sinistra, infatti, è murata una targa di marmo in memoria di Mary Alice Clarke con le date di nascita e di morte: 13 novembre 1894 e 21 ottobre 1942 e una frase tratta da una sua lettera al marito. Sotto questa insegna un documento dattiloscritto, dal titolo “Significato della lapide”, racconta la presunta storia del Generale Mark Wayne Clark (senza la “e” finale) soprannominato da Winston Churchill “L’aquila americana” e famoso per aver liberato Roma il 5 giugno del 1944. Secondo il dattiloscritto nell’ottobre del 1942, mentre era impegnato in una missione in Nord Africa, la sua giovane moglie morì dopo una dura malattia. La donna era a Roma perché desiderava ricongiungersi al marito in quel momento in Marocco.

Il Generale Clark, arrivato nella Capitale, avrebbe ritrovato i manoscritti della consorte e avrebbe lasciato in suo ricordo una certa somma per contribuire alla costruzione della nuova scuola. Accanto al documento, a sostegno di questa ipotesi, due foto del Generale danno l’idea che stia leggendo le carte scritte dalla moglie. Ma, mentre su Mark Clark ci sono molti riferimenti storici e biografici, di quella Mary Alice Clarke non si trovano notizie.

Della vita privata del famoso generale è possibile trovare molti dettagli sulla versione inglese di Wikipedia. Nasce a Madison Barracks nel 1896, nel 1924 sposa Maurine Doran (1892 – 1966) e muore nel 1984 a Charleston, nella Carolina del Sud. Dal loro matrimonio nasceranno due figli: William Doran Clark e Patricia Ann Oosting. Dopo il 1966, rimasto vedovo, il Generale sposerà una certa Mary Dean. Quindi rimane un mistero l’identità di questa Mary Alice Clarke.

Purtroppo non esistono documenti in merito neanche nell’archivio della chiesa di San Filippo Neri, le uniche informazioni sono quelle presenti nel portico.

Sul sito web della scuola media Cesare Baronio c’è la storia dettagliata della nascita dell’istituto, ma nessuna menzione dei due protagonisti di questa vicenda. Anche sui registri del cimitero Verano non vi è traccia di Mary Alice Clarke. Perché allora viene descritta come moglie del Generale, mentre in realtà egli risulta sposato con Maurine Doran?

Se qualche vecchio scolaro ricordasse dei particolari o qualche accenno raccontato da Padre Melani o Padre Guido negli anni passati, potrebbe aiutarci a svelare questo mistero.

Il Generale Mark Wayne Clark, comandante della 5ª Armata americana, durante il suo ingresso a Roma. Foto di Jacques Belin
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Notizie brevi

Raccolte più di 400 firme per il centro culturale Tormarancia
Si terrà il 21 febbraio alle 18,00, presso la sala della Parrocchia
Nostra Signora di Lourdes, l’Assemblea del Comitato centro
popolare polivalente insieme all’Associazione parco della Torre
per illustrare i risultati dell’inchiesta on line e costituire un
gruppo di lavoro per la progettazione partecipata dell’ex scuola
Mafai, in vista del centro culturale del quartiere.

Buone Parole
Giovedì 21 febbraio ore 10,30, presso la Sala Consiliare “Piacentina
Lo Mastro” del Municipio Roma VIII, in via Benedetto
Croce 50, avrà luogo una lezione aperta su un uso non sessista
della lingua italiana.
L’incontro è promosso dalla Consulta Femminile del Municipio
Roma VIII in occasione della Giornata Internazionale della
Lingua madre.

Cisl Garbatella: nuovo sportello per gli anziani
E’ stato attivato, il lunedì pomeriggio, presso la federazione
Pensionati della Cisl, in viale Guglielmo Massaia 47, uno
sportello di ascolto rivolto ai cittadini anziani, e non solo, sulle
difficoltà e problematiche della vita di ogni giorno. L’iniziativa
è promossa dal Coordinamento Donne del Sindacato.

Montagnola: clarinetti e tromboni cercasi
La banda musicale della Montagnola, che nei giorni scorsi si è
esibita per la prima volta tra i banchi del mercato rionale di
via Pico della Mirandola, cerca dei musicisti. E’ richiesto il
possesso dello strumento e una minima competenza musicale.
Prevalentemente si cercano sax, clarinetti, trombe e tromboni,
ma anche strumenti a percussione ( cassa, rullanti e piatti).
Info 06.45506613.

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Programmazione di Moby Dick nel mese di febbraio

Mercoledì 20 ore 18,00
Quando scende in campo il razzismo con Damiano Tommasi
ex giocatore dell’A.S. Roma e autorevole rappresentante del
sindacato calciatori.

Venerdì 22 ore 18,00
Voglio fare l’attore. Vita e teatro di Roberto Herlitzka
con l’autore e Emanuele Tirelli autore teatrale.

Martedì 26 ore 18,00
La straniera di Claudia Durastanti.

Mercoledì 27 ore 18,00
Scrittura e critica letteraria in Italia oggi con Renzo Paris e
Filippo La Porta.

Giovedì 28 ore 18,00
Vicini scomodi di Roberto Matatia.

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Presentato il programma del 99°compleanno della Garbatella verso il Centenario

mobyDICK

Sabato 16 febbraio presso la biblioteca hub culturale Moby Dick, è stato presentato il programma delle iniziative nel quartiere, in occasione del 99° compleanno della Garbatella.

Sono intervenuti alla manifestazione molti cittadini, Assessori e Consiglieri Municipali. Claudio Marotta, Assessore alla Cultura dell’VIII Municipio ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento di tutte le associazioni e realtà del territorio nella stesura di programmi culturali per i 99 anni di storia del quartiere. Nel suo intervento l’Assessore ha presentato anche il logo che accompagnerà il processo di avvicinamento al centenario. Il Vice Presidente e Assessore alle attività commerciali del Municipio, Leslie Capone, ha affermato: “I festeggiamenti che ci saranno, non dovranno essere soltanto una celebrazione del passato, ma dare una particolare attenzione al presente, per proiettarci anche al futuro e lavorare per valorizzare le attività economiche e commerciali”. Flavio Conia, Presidente della Commissione Cultura, ha tenuto a precisare che  l’appuntamento del 2020 deve essere patrimonio di tutti. L’obiettivo sarà quello di mettere al centro le persone e le associazioni del quartiere, che dovranno essere il motore e il soggetto attivo per costruire questo importante evento. Il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri ha presentato un resoconto di tutti i lavori e gli interventi elaborati e realizzati dalla neo giunta da lui presieduta nel nostro territorio in questi pochi mesi di insediamento. Ha poi concluso sostenendo:“ Questa che ci attende sarà una lunga marcia verso il centenario porterà a straordinari appuntamenti, è una battaglia da fare insieme per restituire a questa città quel sogno che Garbatella ha rappresentato”.

(g.p)

Programma di iniziative in occasione del 99° compleanno della Garbatella

Sabato 16 febbraio
h 10.00 piazza Benedetto Brin

Visita guidata “La visione architettonica della Città Giardino”
“Centro Studi sul Moderno”

h 11,30 Moby Dick
Presentazione Programma 99° Compleanno Garbatella e logo scelto per Garbatella 100
h 16,00 Scuola Altamura via David Salineri
“Verso il Centenario” “I ricordi nel cassetto” “Intrattenimento musicale”
“Itaca”

Lunedì 18 febbraio
h 10.00 piazza Benedetto Brin

Celebrazione con le Istituzioni, banda Musicale Polizia Locale, marcia della Pace con “I tamburi della Pace” (partenza Piazza Brin, arrivo a Piazza da pordenone)
“Itaca” e “Sgarbatelli Drum Circle”

h16.00 CSA Pullino
Nonna Garbatella
“Moica”

h 18,00 Moby Dick
“Famiglie verso 100- Nonne e nonni- Mamme e Papà 1919-2019”
“Associazione il Tempo Ritrovato”

Martedì 19 febbraio
h 18,00 CNA
via G. Massaia, 31

Premazione elaborati bambini scuole elementari presentati durante “Corri alla Garbatella”
“Rione Garbatella”

Mercoledì 20 febbraio
h 17,30 Oratorio San Filippo Neri 
via delle Settechiese, 101

Presentazione dello speciale su
Lando Fiorini do F. Goccia
intrattenimento musicale

“Il giornale di Roma e Garbatella Romantica”

 Giovedì 21 febbraio
h 20,00 Oratorio San Filippo Neri 
via delle Settechiese, 101

Concerti d’archi
“Esamble Enarmonia”

Venerdì 22 febbraio
h 18,30 Oratorio San Filippo Neri 
via delle Settechiese, 101

“Si balla alla garbatella”
Balli tradizionali popolari
“Filarmonica popolare del Mediterraneo”

 Sabato 23 febbraio
H 9,00 – 14,00 Alea Contempory Art
viale G Massaia, 41

“Laboratorio di stampa d’arte per adulti e bambini”
“Alea Contemporary”

h 9,00 – 16,00 Farmer’s Market
Via Passino

“Zona allestita bimbi giochi e cura ludica”
“Un pugno…di farina” attività manuali peri bimbi

“Mamsitter” e “Acli Provinciali di Roma”

h 10,30 – 13,00 Farmer’s Market
Via passino

Visita guidata “Contenitori e Contenuti”
fra architettura e storia orale

“Tempo dieventi”

10,30 SerendipiWalk
alla scoperta della garbatella
partenza davanti la scuola Cesare battisti

h10,30 -13,30
piazza Damiano Sauli

Escursioni nel quartiere
“Sentiero Urbano Victor Cavallo”
“A cura dell’Associazione A.P.E.”

h 13,30 – 16,30 piazza Daminao Sauli
Pranzo in Piazza

h 13,30 – 16,30 piazza Damiano Sauli
“Giochiamo all’aperto” animazione per bambini
“A cura di Romanimazione”

h 14,30 piazza Damiano Sauli
Esibizioni a cura del
Polo Regionale Lazio della Musica USR – MIUR

h 17,00 – 18,30  piazza Damiano Sauli
Tavola rotonda sui temi dell’inclusione e della solidarietà

h 17,30 Oratorio San Filippo Neri 
via delle Settechiese, 101

Presentazione del libro intervista
“Pugili” di Dario Torromeo

“Absolutely free libri”

h 18,30 piazza Damiano Sauli
Aperitivo a cura del Chiringuito Libre
con esibizioni musicali di Andrea Marcucci e Petruz

H 21,00 Csoa La Strada
via Francesco Passino 24

Concerto Lucci “Dark Side of Shibumi”

Domenica 24 febbraio
H10,30 -13,30 piazza Damiano Sauli

Carnevalone in piazza,
spettacolo di animazione per bambini
“A cura di Rimanimazione”

h 13,30 – 16,30 piazza Daminao Sauli
Pranzo in Piazza

h 14,00 – 18,00 piazza Daminao Sauli
Concerto live Gastaway Openinng act
Muro del Canto presentazione dell’album
“L’amore mio non more”

18,00 Torneo Biliardino + svuota fusti

h 17,00 Oratorio San Filippo Neri 
via delle Settechiese, 101

Evento di beneficenza
“Una Canzone per Barbara”
Voce Luciano marini poesie Edoardo valentini

H 19,00 Fontana di Carlotta
piazza Ricoldo da Montecroce

Visita guidata
“ma che magia: nel 2020 la Garbatella e
Albertone compiono 100 anni”

“Amici di Fruzzico ONLUS”
“Il Tempo Ritovato”
“Messaggeri di Pace International ONLUS”

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Per la rassegna “Incontri col cinema” del Teatro Palladium

“Sembra mio figlio”

Acclamato al Festival di Locarno della pluripremiata Costanza Quatriglio. La regista presenta il film in dialogo con Vito Zagarrio (Università Roma Tre)

a cura della redazione

Sabato 16 febbraio alle ore 20:30 il Teatro Palladium ospita per la rassegna “Incontri col cinema”  il lungometraggio “Sembra mio figlio” (2018), acclamato al Festival di Locarno della pluripremiata Costanza Quatriglio. La regista presenta il film in dialogo con Vito Zagarrio (Università Roma Tre). 

Il lavoro racconta la storia di Ismail, sfuggito alle persecuzioni in Afghanistan quando era ancora bambino, vive in Europa con il fratello Hassan. La madre, che non ha mai smesso di attendere notizie dei suoi figli, oggi non lo riconosce. Dopo diverse e inquiete telefonate, Ismail andrà incontro al destino della sua famiglia ritornando a casa e facendo i conti con l’insensatezza della guerra e con la storia del suo popolo, gli Hazara.

Costanza Quatriglio è una delle registe più interessanti di quella che ormai si profila come una “nouvelle vague” italiana, tra i più brillanti esponenti di una generazione che ha ibridato il documentario con la finzione e viceversa, uno dei temi cruciali del cinema italiano degli anni duemila. Documentarista eccellente, autrice di due film di finzione, dirige oggi il Centro Sperimentale di Cinematografia, sezione di Palermo dedicata al documentario. Ha firmato i documentari Terramatta, Triangle, 87 ore.

La rassegna “Incontri col cinema” è uno dei tanti appuntamenti legati alla sezione Cinem@ del Teatro Palladium; la chiocciola del titolo vuole significare un “cinema espanso”, contaminato dal video, dalla televisione, dalle ibridazioni tra corto e lungo metraggio, documentario e fiction e comprende alcune sottosezioni che segnalano l’apertura del Teatro Palladium alle iniziative cittadine e nazionali e la sua disponibilità a porsi anche come “sala cinematografica” (seppur atipica) capace di proiettare anteprime od ospitare festival di rilevanza nazionale e internazionale. L’elegante “salotto universitario” del Palladium vuole proporsi come altra “casa del cinema”, luogo di incontro e di riflessione per il cinema romano e italiano.

BIGLIETTERIA PALLADIUM

Attivo, solo durante gli orari di apertura del botteghino (apre due ore prima dello spettacolo), il numero: 0657332768

Prenotazioni via e-mail biglietteria.palladium@uniroma3.it; prevendite www.liveticket.it/TeatroPalladium

Info line per prenotazioni cell 350 011 9692 (attivo tutti i giorni, 11:00-13:00 / 16:00 – 20:00)

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Un De Gregori confidenziale a Garbatella

Già tutto esaurito al Teatro di Piazza Giovanni da Triora

Di Francesca Vitalini

 Già sold out le venti date che Francesco De Gregori terrà al Teatro Garbatella per un mese, dal 28 febbraio al 27 marzo. L’artista romano si esibirà ogni sera di fronte ad un pubblico di 230 spettatori per un concerto senza filtri e particolarmente intimo, come suggerisce lo stesso titolo del tour, “Off The Record”,  “in via confidenziale”, appunto. Un ritorno agli esordi, quando il cantautore si esibiva al Folkstudio, il piccolo studio trasteverino del pittore e musicista afroamericano Harold Bradley, nel quale si riunivano  artisti, pittori e musicisti, e trasformato in un vero e proprio locale per ascoltare musica dalla popolare al jazz alla canzone d’autore, soprattutto americana, ma non solo.  In questo piccolo locale, ad esempio, si esibì uno sconosciuto Bob Dylan e negli anni ’70 molti cantautori agli esordi come Antonello Venditti, Grazia Di Michele, Rino Gaetano, Francesco De Gregori.

E chissà se il repertorio proposto nelle date del Teatro di Piazza da Triora sarà anche quello, degli inizi, tratto dagli album  “Rimmel”, “Il bandito e il campione”, “Titanic”, con la sua “La leva calcistica della classe’68”, dedicata ad uno dei più famosi abitanti di Tor Marancia, Agostino di Bartolomei. Ciò che si sa è che Francesco De Gregori e la sua band (formata da Guido Guglielminetti al basso e contrabbasso, Carlo Gaudiello al piano e tastiere, Paolo Giovenchi alle chitarre e Alessandro Valle alla pedal steel guitar e al mandolino) proporranno sera per sera una scaletta molto variabile e quasi improvvisata.

“Ancora è tutto in movimento: l’idea che ho in testa per i concerti di Roma – ha raccontato l’artista durante la conferenza stampa – è di avere un nucleo centrale di 20, 25 pezzi e aggiungere, sera per sera, tre o quattro canzoni diverse, provandole nel pomeriggio”.  Un desiderio di fare jam che ben si allinea con l’intimità degli spazi.

In estate, invece, De Gregori andrà in giro per l’Italia accompagnato da una grande orchestra in un tour che dichiaratamente si propone di presentare per la prima volta in un contesto sinfonico i suoi più grandi successi.  L’orchestra, composta da quaranta elementi, avrà come nucleo centrale il quartetto degli Gnu Quartet, oltre alla band che accompagna De Gregori ormai da lungo tempo. La prima data di “De Gregori&Orchestra – Greatest Hits Live” è previsto a Roma l’11 giugno, alle Terme di Caracalla.

Un concept diverso è dietro ai due progetti, ma uguale il rapporto che lega De Gregori ai suoi fan: “Il rapporto col pubblico è emozionante – racconta – cantare, sentire la gola che si apre e si stringe, far suonare una parola una sera, diversa da quella prima. Rendere partecipe il pubblico di tutte queste microvariazioni”.

E il suo pubblico lo attende al Teatro di piazza da Triora, scelto a Roma perché è in questa città che l’artista vive, un teatro che ha riaperto i battenti ad agosto, con una nuova gestione artistica, diretta da Luigi Cecinelli: “Febbraio e marzo saranno dedicati al tour di De Gregori e poi proporremo al pubblico tanto teatro, con proposte che rispecchiano il teatro di oggi: la commedia musicale, il teatro immersivo, il teatro sociale, la stand up comedy, proposte mai arrivate durante passate gestioni”.

foto di Francesco De Gregori
Daniele BARRACO

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Cara Garbatella a Buongiorno regione

Il 30 gennaio alle ore 7,30  Giancarlo Proietti e Gianni Rivolta, rispettivamente direttore editoriale e responsabile, del mensile di cronaca locale Cara Garbatella sono stati ospiti della nota rubrica di informazione regionale. Durante l’intervista si è parlato della storia più che ventennale del giornale e delle iniziative in cantiere per il Centenario (1920-2020) della fondazione dello storico quartiere popolare.

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Comune di roma: varato il regolamento degli Orti Urbani

di Daniele Ranieri

Ci sono voluti otto anni, ma sembra giunto a conclusione il lungo iter comunale che dà il via al regolamento degli Orti urbani e dei giardini condivisi. Ora, dopo l’approvazione in Giunta, manca solo quello dell’Assemblea.

L’interesse per una regolamentazione dei tanti orti urbani, apparsi spontaneamente e disordinatamente nel territorio romano, era già nato nel 2001, quando il Comune di Roma si era accorto che i terreni destinati a coltivazione erano aumentati in un solo anno del 16%. Una vera passione che i romani coltivano da tempo, sicuramente per il piacere di produrre in proprio i prodotti destinati alla loro tavola, ma  anche in qualche caso per bisogno. Anche l’VIII Municipio ha numerosi appezzamenti di terreno affidati in comodato d’uso o coltivati spontaneamente destinati a orto. E’ il caso degli orti urbani Tre Fontane,dell’Ortolino, quelli di via Guglielmotti, di via Rosa Raimondi Garibaldi a Garbatella, della Cooperativa Garibaldi all’istituto agrario e di Largo Veratti al Valco San Paolo. Per questo il Municipio ha voluto ascoltare i rappresentanti dei “coltivatori” degli orti municipali prima di esprimere un parere alla Giunta di Roma Capitale.

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Municipio VIII: tante le iniziative sulla giornata della Memoria

dalla Redazione

Nel Municipio Roma VIII –ha dichiarato il presidente Amedeo Ciaccheri- “riannodare i fili sparsi della memoria è un impegno diffuso e quotidiano” e per questo, in coerente continuità con una tradizione forte e diffusa, anche quest’anno i nostri quartieri sono stati protagonisti di decine di iniziative. In molti casi sono state le istituzioni a promuoverle ma, in altrettante circostanze, sono state singole associazioni o circoli territoriali di partiti di sinistra a dare vita a momenti di incontro particolarmente sentiti.

Qui di seguito riportiamo solo alcuni degli appuntamenti che per un’intera settimana, e anche più, hanno attraversato i nostri quartieri.

Martedì 15 gennaio Via Valeria Ruffina 66 a Tor Marancia

Al primo posto nell’agenda la pietra d’inciampo dedicata a Giovanni Tagliavini e su cui Cara Garbatella ha dato già ampio spazio. L’iniziativa, nata dal lavoro di ricerca di Eugenio Iafrate e di Claudio D’Aguanno “consulente per la memoria del Municipio Roma VIII”, è stata promossa dall’Associazione Parco della Torre e sostenuta dal Municipio con la presenza del presidente Ciaccheri.

 

Martedì 22 gennaio, ore 21.00 – Teatro Palladium

A TESTA ALTA. STORIA DI MORETTO

Spettacolo teatrale sulla vicenda di Pacifico Di Consiglio che non si arrese mai alla dittatura italiana e non chinò la testa davanti all’occupazione straniera.

Evento realizzato da Fondazione Museo della Shoah – Onlus.

 

Giovedì 24 gennaio, ore 17.00 – Sala consiliare Municipio Roma VIII

UN PONTE DI LIBRI

Mostra bibliografica e presentazione dell’opera di Jella Lepman, donna, ebrea, fuggita dalla persecuzione nazista rientrerà in Germania per occuparsi della “ri-educazione” delle donne e dei bambini tedeschi, e per offrire loro “cibo per la mente” affinché mai più potesse ripetersi quanto accaduto con il nazismo.

Evento realizzato da Lottavolegge e Biblioteche Di Roma.

 

24, 25, 26 gennaio – Nelle scuole del Municipio Roma VIII

La Memoria della Shoah raccontata alle studentesse e agli studenti delle nostre scuole attraverso la proiezione di film, letture di brani significativi, spettacoli teatrali, Cerimonia del sasso, laboratori di pittura di Pietre d’inciampo simboliche in un programma di iniziative diffuse per stimolare protagonismo giovanile e per non dimenticare. Con il patrocinio e la partecipazione diretta del Municipio.

 

Sabato 26 gennaio, ore 18.00 – Comunità di Base San Paolo

PORRAJMOS, LA MEMORIA DI TUTTI

Un’iniziativa per ricordare la “Devastazione” di Rom, Sinti e Caminanti, vittime anch’essi dello sterminio nazista. Parole, musiche, poesie, ricostruzioni storiche, analisi e prospettive per ricordare il sacrificio di oltre mezzo milione di Rom.

Evento realizzato da Associazione Cittadinanza e Minoranze.

 

Sabato 26 h.10.30 Millepiani Via Nicolò Odero 13

POLISPORTIVA G. CASTELLO, fondata nel 1967, con il patrocinio della Regione Lazio e del Municipio Roma VIII e la collaborazione delle associazioni Unione Veterani dello Sport – Del. Reg. Toscana -, Cara Garbatella e Millepiani Coworking.

Mostra realizzata dal Comune di Scandicci CAMPIONI NELLA MEMORIA

Storie di atleti deportati nei campi di concentramento

L’idea di questa mostra è di Barbara Trevisan, docente di scienze motorie sportive a Scandicci: “Questa mostra è nata dalla convinzione che la trasmissione della memoria spetti a tutti, ma in modo particolare a chi è stato toccato dalla tragedia delle deportazioni, seppure in modo indiretto, e che le storie delle singole persone possano essere la testimonianza più forte e incisiva per le nuove generazioni. Lo scopo è quello di osservare la più grande tragedia del ventesimo secolo, anche dal punto di vista sportivo, rendendo onore e gloria a tutti quegli uomini e donne che nella loro vita hanno incarnato gli ideali sportivi e, con le loro scelte, hanno difeso i principi di libertà, di uguaglianza e di tolleranza”.

 

Domenica 27 Basilica di San Paolo: Pedalando nella Memoria 2019

Appuntamento alle ore 9,15. Il percorso ha attraversato la città partendo da Parco Schuster, passando il ponte Settimia Spizzichino per fare una prima tappa a Tor Marancia Fosse Ardeatine. Di qui la strada in bici ha ripreso poi per Porta San Paolo, Portico d’Ottavia e via dei Zingari. Quindi verso San Giovanni e via Tasso per concludersi al Casale della Cacciarella in via di Casal Bruciato 11. Il punto d’arrivo è poco più avanti della Stazione Tiburtina dove, dal binario 1, partivano i convogli diretti ai campi di sterminio e dove, appunto, quella tragica mattina del 4 gennaio 1944, fu caricato Giovanni Tagliavini, “un indesiderabile residente a Shangai”, destinazione Mauthausen.

 

Domenica 27 gennaio. Un itinerario attraverso le tracce della memoria

Promossa dai circoli PD di Roma VIII tre tappe per ravvivare il ricordo e rinnovare l’impegno a non dimenticare. La mattinata è iniziata in Via Valeria Rufina con la visita alla pietra d’inciampo dedicata a Giovanni Tagliavini, proseguendo poi a Piazza Ricoldo da Montecroce nel ricordo di Enrica Zarfati, per concludersi al ponte dedicato a Settimia Spizzichino. Qui, alla presenza di Flavio Conia, di Enzo Foschi e delle istituzioni municipali (presenti tra gli altri, oltre al Presidente Amedeo Ciaccheri, gli assessori alle politiche sociali Alessandra Aluigi e alle attività produttive Leslie Capone), sono stati letti vari brani tratti da “Il diario di Anna Frank”, da interventi di Maria Zevi e Settimia Spizzichino nel convegno “Donne, fascismo e democrazia” del 26 gennaio 1995, e i numeri della deportazione  conservati nell’Archivio storico della Comunità ebraica: delle 1752 persone ne tornarono 118.

La commemorazione si è conclusa con la lettura della poesia “Il sole splende per tutti” di Jacques Prévert; e a sottolineare il titolo, mai così beffardo come oggi, è cominciato a piovere ( l.g.).

Lunedì 28 gennaio, ore 09-17 – Teatro Palladium

DALL’ALBA AL TRAMONTO

Lettura integrale e continuativa di “Se questo è un uomo” di Primo Levi

Si alterneranno, nella maratona di lettura, bambini delle scuole elementari, allievi delle scuole medie inferiori e delle scuole medie superiori, studenti, docenti e personale dell’Ateneo, nonché autorità, personalità del mondo dello spettacolo e dell’arte, attivisti dei diritti umani.

Evento realizzato da Università Roma Tre e Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili.

 

Martedì 29 gennaio, ore 18.00 – Moby Dick biblioteca hub culturale

QUAL È LA VIA DEL VENTO

Presentazione libro con l’autrice Daniela Dawan insieme alla scrittrice Giulia Alberico. Daniela Dawan è nata a Tripoli dove ha vissuto la sua prima infanzia. È rientrata in Italia nel 1967, con la famiglia, in seguito alla Guerra dei Sei giorni. È vissuta a Roma, a Bruxelles e negli Stati Uniti. Nel 2010 ha pubblicato con Marsilio “Non dite che col tempo si dimentica”, il suo primo romanzo. Nel 2018 esce “Qual è la via del vento” (E/O).

 

Ha collaborato Lorena Guidaldi

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Il ponte di via Giulio Rocco sarà abbattuto

Ancora difficoltà per la viabilita tra la Garbatella e l’Ostiense

di Eraldo SACCINTO

Niente di buono per il ponte di via Giulio Rocco. Il cavalca ferrovia, danneggiato dal terremoto del 2016 e chiuso al traffico veicolare, dovrà essere completamente abbattuto e ricostruito.
Le sue condizioni sono più serie del previsto. Il collegamento stradale tra via Ostiense e piazza Benedetto Brin costituisce uno degli ingressi alla Garbatella e attraversa i binari della Linea B della Metropolitana e della Roma- Lido, costeggiando l’edificio che ospita l’Università Roma Tre. Rappresenta un’infrastruttura viaria molto importante nel quadrante Ostiense e costituisce una valida alternativa all’attraversamento del più moderno ponte Settimia Spizzichino per chi deve dirigersi verso Garbatella o San Paolo.
Il cavalca ferrovia ha quasi cento anni, fu costruito, infatti, nel lontano 1921 all’epoca della fondazione della Borgata Giardino Concordia e dedicato all’omonimo scrittore di cose nautiche. Purtroppo il sisma, che il 30 ottobre 2016 sconvolse l’Italia centrale, procurò gravi danni alla sua stabilità. Per motivi di sicurezza l’infrastruttura fu chiusa alle automobili, creando inevitabili ripercussioni per la circolazione stradale, ma anche per quella ferroviaria; infatti, mentre i treni della metro B possono viaggiare alla velocità ordinaria, per quelli della Roma-Lido, per misure cautelari, è rimasta la limitazione a 30 chilometri orari..
Le verifiche sullo stato del manufatto sono iniziate con forte ritardo, soprattutto a causa della mancanza di una direttiva politica durante il commissariamento del Municipio, ma anche per i diversi soggetti che hanno competenza sull’infrastruttura: Atac, Regione Lazio e Roma Capitale.
La situazione è piuttosto complessa. Storicamente, la prima campata del ponte è stata realizzata in occasione della costruzione
della linea ferroviaria Roma-Lido (1920-21), mentre la seconda è più recente e risale alla realizzazione della prima linea metropolitana di Roma. Allo stato attuale gli interventi sono consistiti in una campagna di indagine notturna da parte di Atac per pianificare gli interventi da realizzare, dalla quale è emersa la qualità scadente dei calcestruzzi e dell’intonaco.
Da qui la decisione di demolire e ricostruire l’impalcato corrispondente alla parte orizzontale del ponte, mentre la parte verticale,
cioè le “spalle” e la “pila” centrale devono essere oggetto di ulteriori verifiche.
Intanto Roma Capitale ha inserito nel piano investimenti 2019-2021 uno stanziamento di un milione e quattrocentomila euro per un intervento di ristrutturazione e la Regione Lazio dovrebbe finaanziare la stessa cifra per la sua parte di competenza. L‘Atac, nominata stazione appaltante per l’esecuzione dei lavori, verificherà lo studio di fattibilità tecnico-economica sull’intervento.
Per ora è stata bandita, da parte del Comune di Roma, la gara della progettazione definitiva ed esecutiva. Tenendo presente i tempi di redazione si avrà la consegna del progetto non prima di marzo e dopo circa quattro mesi si può ipotizzare di ottenere la validazione e l’invio per l’autorizzazione al Genio Civile. Quindi da settembre 2019 il progetto dovrebbe essere rinviato all’Atac per l’esecuzione dei lavori. Insomma, stando così le cose, l’avvio del cantiere sembra essere relativamente lontano.
Così continueranno ancora a lungo i disagi alla viabilità per centinaia di studenti dell’Università Roma Tre e per tutta la cittadinanza.
Se a tutto ciò aggiungiamo la chiusura del primo tratto di via delle Sette chiese verso San Paolo e l’inagibilità del sovrappasso pedonale della vecchia stazione della metro, che collega piazza Vallauri con via degli Argonauti all’Ostiense, la mobilità è seriamente compromessa.
Intanto il Municipio ha avanzato all’assemblea capitolina la richiesta di ridurre la Tari per i commercianti, che tra mille disagi insistono su via Giulio Rocco.

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L’album del quartiere in mostra negli stenditoi

Grande successo per la rassegna fotografica “Garbatella Images”

di Francesca VITALINI

I luoghi sono spazi nei quali l’identità, le relazioni e le storie, come sosteneva l’antropologo Marc Augé, si intrecciano.
E un luogo, Garbatella, con le sue storie, i suoi abitanti, le sue memorie è stato il protagonista della mostra “Garbatella Images”, che durante il mese di dicembre ha popolato il quartiere romano. La mostra, parte del programma del Campidoglio “Contemporaneamente Roma”, è stata pensata appositamente per il quartiere popolare dell’Ater: una scoperta delle sue caratteristiche urbane, sociali, architettoniche, antropologiche, storiche attraverso l’uso della fotografia, grazie al lavoro di ricerca sul territorio di due fotografi contemporanei come Francesco Zizola e Giovanni Cocco, ma anche agli scatti donati dalla popolazione locale. Le fotografie d’epoca estratte dai cassetti delle famiglie del quartiere, infatti, sono state messe a disposizione del lavoro di ricostruzione e riscoperta promosso da “Laboratorio Territorio Personale”, in collaborazione con “WSP Photography” e i centri anziani del quartiere. Trentadue immagini in tutto, in parte ingrandite e stampate in pvc e appese come lenzuola tra gli stenditoi dei lotti, altre esposte nei locali dall’associazione culturale e galleria fotografica 10b Photography, ideatrice del progetto.
Il percorso è stato curato dalla storica dell’arte Sara Alberani: “Garbatella è un luogo particolare, prezioso, dove la storia collettiva e le storie individuali si intrecciano – racconta, facendo un bilancio dell’iniziativa –siamo stati piacevolmente colpiti dalla partecipazione degli abitanti, tanto che vogliamo far continuare nel tempo questa progettualità, che ha visto una risposta importante del quartiere, arrivando al suo Centenario nel 2020 con un archivio fotografico locale più ricco, ampliando il numero dei partner sul territorio ed estendendo il numero dei lotti coinvolti nell’esposizione. Ma non ci fermeremo qui, ci piace pensare di far dialogare la fotografia con i video, portando dei proiettori nei cortili dei lotti e vorremmo commissionare a dei fotografi stranieri dei reportage sul quartiere”.
La Garbatella, dunque, si è messa in mostra, presentandosi nella sua immediatezza e nella sua intimità, raccontando storie lontane nel tempo, eppure così familiari: gli operai che hanno costruito il Gazometro, i balli sfrenati sui tavoli delle Sgarbatelle, i ragazzini che si sfidano all’oratorio San Filippo Neri.
Si è raccontata per i suoi abitanti, ma anche per i tanti che sono venuti dalle altre parti della città: “Il pubblico è stato numerosissimo e composito per età e per provenienza – continua Sara – mai ci saremmo aspettati una risposta del genere.
La Garbatella genera curiosità perché ha molto da dire di sé, una ricchezza da raccontare con attenzione”.

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Troppi alberi abbattuti nei lotti: a rischio il paesaggio

di Daniele RANIERI

E’ una vera decimazione quella che sta subendo il patrimonio arboreo della Garbatella. Particolarmente dalla fine di ottobre, con l’ondata di maltempo che ha investito tutta la città, nei lotti le seghe elettriche si ascoltano con maggiore frequenza. Infatti pini marittimi, abeti, eucalipti sono stati abbattuti, altri hanno subito una robusta potatura e il paesaggio urbano nei cortili dei lotti popolari sta subendo un notevole cambiamento e non in meglio. La sequenza delle alberature cadute in questi ultimi mesi è lunga: a febbraio è crollato un leccio all’interno della Casa dei bimbi; a settembre un altro albero si è schiantato su un auto a via Nicolò da Pistoia danneggiandola gravemente; infine a ottobre un pino di circa trenta metri si è spezzato ed è caduto sul tetto di una palazzina del lotto 15. E sappiamo che a marzo è in programma l’abbattimento di due querce sempre nel giardino della Scoletta a piazza Nicola Longobardi. Questi sono solo i casi più eclatanti, ma sono decine gli interventi nel Municipio per la messa in sicurezza delle alberature gravemente danneggiate dal maltempo e dalla vetustà. La domanda che ci poniamo è: un intervento così radicale risponde a un piano o fronteggia esclusivamente l’emergenza?
Seguirà un progetto di ripiantumazione o i giardini rimarranno spogli e abbandonati?
L’abbiamo chiesto all’Assessore all’Ambiente Michele Centorrino, il quale ci ha assicurato che la campagna di tagli è partita su iniziativa del Municipio dopo un sopralluogo tecnico al fine di definire la mappatura degli alberi a rischio. Anche l’Ater è stata sollecitata a fare lo stesso nelle zone di sua competenza, ma per ora non fornisce notizie sulla questione.
Intanto sul verde della Garbatella è entrato in campo nientedimeno che lo chef Rubio. Il famoso cuoco di Frascati, infatti, ha lanciato una raccolta fondi per finanziare un censimento arboreo nel parco Cavallo Pazzo in via G.B.Magnaghi, per studiare il comportamento delle alberature presenti nell’area verde. Un progetto che, se troverà il finanziamento, potrà essere replicato su tutta Roma.

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A Sant’Eurosia con la signora dei piccioni. Malumori tra gli abitanti della piazza

di Lorena GUIDALDI

Mira ha inventato il suo nome.
Signora di mezza età all’anagrafe, candore di bimba nei gesti e nelle parole. Tutte le mattine, da quasi quattordici anni, arriva in piazza Sant’Eurosia con un sacco di mais e buste di pane e, con eleganza leggera, sparge cibo per i piccioni. Arrivano a frotte, come abituati ormai all’appuntamento quotidiano, accompagnati da cornacchie e gabbiani, in uno spettacolare volteggiare di centinaia d’ali.
Lei sta lì, si siede sul muretto che circonda le aiuole e li osserva. Racconta entusiasta delle sue scoperte, di come è riuscita, nel tempo, a capire certi meccanismi o dell’aver rinunciato a difenderli dagli uccelli nemici, perché, in fondo, “è la natura”… Narra delle sue osservazioni, disponibile e solare, capitata per caso in questa sua passione, partendo da un amore assoluto per gli animali e proiettata poi in questa stramba avventura. Gli abitanti dei palazzi intorno alla piazza disapprovano questa sua abitudine, lamentano sporcizia e rumore, ma lei continua serafica e costante a spargere cibo ed entusiasmo.

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Centinaia di ex studenti festeggiano i 50 anni dell’Aeronautico

Tante le iniziative all’istituto di via Morandini

di Gianni RIVOLTA

Auguri, il De Pinedo compie cinquant’anni. E’ passato già mezzo secolo da quando la prima scuola aeronautica statale d’Italia apriva i battenti grazie alla caparbietà dell’allora preside Giovanni Micci ( lo è stato per 28 anni consecutivi). Correva l’anno 1968, tempi di contestazione studentesca e giovanile. E in quell’istituto, che dopo varie sedi provvisorie finalmente si stabilì in via Morandini 30 nella zona di via Vigna Murata, nasceva una generazione di giovani piloti e di personale di terra, che avrebbero fatto la storia moderna dell’aeronautica civile e militare nel nostro paese.
Una comunità di studenti e insegnanti particolare, che in questi 50 anni hanno mantenuto un attaccamento e un legame con la loro scuola non comune. A testimoniarlo è stata la partecipazione straordinaria di ex studenti ed ex docenti alle innumerevoli iniziative organizzate a partire dal settembre scorso.
“Sì, sono venuti in tantissimi agli incontri “50 anni insieme”- ricorda Nicola Silvestri, insegnante di Educazione Fisica e animatore dell’anniversario- li abbiamo invitati per classi di età, a partire dai pionieri del ‘68 con lo studente n.1 Fulvio Dobrovich fino ai diplomati nel decennio 2009-2018”. Tanti gli eventi organizzati dal comitato dei festeggiamenti.
Ricordiamo solo i più significativi.
L’inaugurazione di due murales all’interno dell’edificio scolastico realizzati da Enzo Gambarini: il primo in bianco e nero rappresenta l’ammaraggio sul Tevere, avvenuto nel lontano 1925, a conclusione della prima impresa di Francesco De Pinedo con il macchinista Campanelli e il suo piccolo idrovolante “Gennariello”. Si trattava di un volo di 55 mila chilometri da Roma a Melbourne, poi Tokyo e ritorno a Roma: un giro e mezzo la circonferenza della Terra, organizzato nei minimi particolari. Un’impresa aeronautica per quell’epoca ai limiti del fantastico; il secondo murales è l’immagine di un pilota delle Frecce tricolori, l’ex studente Colonnello Stefano Centioni, che riprende gli altri componenti della Pattuglia acrobatica nazionale durante una figura di volo a rovescio.
Ad ottobre è stata la volta del faccia a faccia tra le settanta studentesse del De Pinedo con Fiorenza De Bernardi la prima donna pilota civile in Italia, che ha aperto la strada all’astronauta Samantha Cristoforetti e a novembre la donazione alla scuola del manifesto della “Trasvolata delle due Americhe”, compiuta nel 1927 da Francesco De Pinedo col suo “Santa Maria”, un idrovolante della Isotta Fraschini da 500 HP. La stampa dell’evento, autografata da Mussolini, donata dal nipote dell’eroico pilota che porta lo stesso nome, è stata collocata nell’atrio dell’Istituto.
Ma non è finita qui.
Per gennaio sono previste tantissime iniziative. Ecco il calendario degli open day: 12 gennaio incontro con i diplomati dal 2000 al 2009, giro con le 23 mountain bike della scuola e lancio del razzo modello De Pinedo; il 18 la comandante Micaela Scialanga incontra gli studenti delle quarte sul tema “La conduzione del mezzo aereo” ; il 25 un convegno con tutte le realtà del mondo aeronautico; per finire il 26 con gli ultimi diplomati tra il 2009 e il 2018.

Manifesto evocativo del volo delle due Americhe
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Principe di Piemonte: l’associazione dei genitori in prima file

Sulla rupe di San Paolo

di Fabrizio FAGIANI

si è costituita nel 2016, la prima associazione di genitori degli alunni di una scuola pubblica dell’VIII Municipio.
“L’associazione Scuolaliberatutti ci dice il presidente Mauro Gaggiotti – è nata dall’iniziativa di un gruppo di genitori che negli anni si sono impegnati in attività a favore della scuola, dei bambini e dei genitori con l’organizzazione di molti eventi, come le feste di fine anno e i mercatini per la raccolta di fondi, oppure la costruzione di un orto e la proiezioni di film. Senza tirarsi indietro quando c’era da rimboccarsi le maniche per lavori di piccola manutenzione”.
E l’ultima iniziativa dell’associazione Scuolaliberatutti è stata “L’isola che non c’è…la storia (im)possibile della scuola Principe di Piemonte”. Un evento realizzato insieme al Tavolo archivio storico dell’VIII Municipio ( Moby Dick) per far conoscere il patrimonio storico-artistico della scuola progettata dall’architetto Ignazio Guidi nel 1940 e avviare un confronto tra i cittadini e le istituzioni per trovare insieme soluzioni ai problemi relativi alla manutenzione e alla salvaguardia della scuola e del suo parco.
“La costituzione dell’associazione ci racconta ancora il presidente Gaggiotti- è stata molto sostenuta dalla dirigenza scolastica, che ci ha spinto a dare maggiore forza alla voglia di partecipazione di tanti genitori che condividono gli obbiettivi di rafforzare il piano dell’offerta formativa della scuola, di promuovere iniziative per una scuola inclusiva e aperta e favorire il rispetto dell’ambiente e l’uso sostenibile delle risorse naturali”.
Anche il Municipio segue con molto interesse l’attività dell’associazione come esempio di una buona pratica ispirata al principio della sussidiarietà.
“L’associazione Scuolaliberitutti è l’unica associazione di genitori attiva nel Municipio VIII- ci ha detto Francesca Vetrugno, assessora municipale alle politiche scolastiche e noi stiamo lavorando per incentivare la formazione di nuove realtà associative di genitori in altre scuole del municipio. Il nostro intento è quello di favorire la costruzione di una rete territoriale per dare maggiore efficacia e continuità alla sussidiarietà e per stimolare la realizzazione di progetti con i quali partecipare ai bandi pubblici a sostegno delle attività delle scuole”.
Perché tutti sono convinti che la scuola non deve essere solo l’ambiente dove si svolgono le attività didattiche, ma anche un elemento di crescita per il territorio circostante.
Un luogo aperto alla cittadinanza dove svolgere incontri e realizzare iniziative per tutta la comunità.

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Ancora chiusa via delle Sette Chiese

E’ ancora chiusa al traffico veicolare la porzione di via delle Sette Chiese tra via di Sant’Adautto e via Ostiense.
Sono già passati più di quaranta giorni dalla interdizione “dell’antica strada dei pellegrini” a causa del distacco di una porzione di tufo dal muraglione, che costeggia la strada e sostiene il giardino di piazza Benedetto Brin.
Sono state proprio le radici di alcune alberature spontanee a sbriciolare la parete tufacea proprio all’altezza dove tantissimi anni fa c’era una passerella di legno che collegava i lotti 1 e 4 ( abbattuti alla fine degli anni Cinquanta) con le case rapide dei lotti 6 e 7.
Il Municipio VIII ha interessato il dipartimento Ambiente del Comune che ha provveduto alla ripulitura e alla manutenzione del verde nel giardino sovrastante, ma ora si tratta di reperire i finanziamenti per la messa in sicurezza con una rete metallica della parete pericolante.“
La responsabilità dei ritardi è tutta dell’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari – ha dichiarato Amedeo Ciaccheri, presidente dell’VIII Municipio. Non si rendono conto che stanno causando enormi disagi ai collegamenti tra Garbatella e San Paolo-Ostiense, messi già in difficoltà dalla chiusura del cavalca ferrovia di via Giulio Rocco.
E poi ci sono enormi disagi per la raccolta dell’immondizia”. (r.g.)

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La tragica Mauthausen di Giovanni Tagliavini

di Claudio D’AGUANNO

Dopo l’8 settembre 1943 su Roma cala il piombo dell’occupazione nazista. Nel territorio della “città aperta” si applicano le leggi di guerra del Terzo Reich condivise e, in molti casi, aggravate dallo zelo dei fascisti repubblichini. Un primo atto ignobile, che segna l’avvio di questa fase particolarmente dura della nostra storia, è il rastrellamento del ghetto del 16 ottobre che porterà alla deportazione di 1023 persone, tra cui 689 donne e 207 bambini. Soltanto 16 di loro sarebbero sopravvissuti allo sterminio (15 uomini e una donna, Settimia Spizzichino, nessun bambino).
Altrettanto terribile sarà la rappresaglia che alle Fosse Ardeatine vide il massacro di 335 civili e militari italiani, fucilati a Roma il 24 marzo 1944 come risposta all’azione partigiana condotta dai Gap il giorno prima in via Rasella.
Tra queste due date e ancora fino alla liberazione della città, che avverrà il 4 giugno, non mancheranno episodi tragici, non tutti noti alla memoria collettiva.
Uno di questi è l’operazione che tra la fine del ‘43 e l’epifania dell’anno successivo portò all’arresto e poi alla deportazione di centinaia di oppositori del regime. E’ forse questa la prima azione nella fase della guerra civile, sganciata in parte da presupposti razziali, dove l’obiettivo sono soprattutto oppositori “politici” e dove c’è un ruolo guida esercitato da italiani contro italiani. Ed è questa l’occasione che vede coinvolti diversi sovversivi dei nostri quartieri tra cui Giovanni Tagliavini di Tor Marancia.
La ricostruzione della vicenda nota come “il treno degli Italiani” o più crudamente “trasporto del 4 gennaio ’44 per Mauthausen”
è merito di Eugenio Iafrate, che alle storie di quel giorno lontano ha dedicato le sue ricerche. “Non è stato facile –ha più volte raccontato l’autore del libro Elementi Indesiderabili- ricostruire quei fatti.
Furono almeno 330 i rastrellati del 23 dicembre. Prelevati alla vigilia di Natale dalle loro case da agenti di pubblica sicurezza italiana, rinchiusi nel carcere di Regina Coeli, tradotti sui vagoni blindati e accompagnati fino al Konzentrazionlager di Mauthausen.
E’ questo un atto di collaborazionismo attivo dove italiani deportano altri italiani per consegnarli ai nazisti e a un destino di quasi sicura morte.”
Grigia e fredda la prosa del mattinale del 5 gennaio 1944, inviato dalla Questura di Roma al Comando di Forze di Polizia e alla Direzione Generale Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, dove tutta l’operazione viene sintetizzata in questo modo: “ …Alle ore 20,40 di ieri dallo Scalo Tiburtino è partito treno numero 64155 diretto a Innsbruck con a bordo n° 292 individui, rastrellati tra elementi indesiderabili, i quali, ripartiti in dieci vetture, sono stati muniti di viveri per sette giorni.
Il treno sarà scortato fino al Brennero da 20 Agenti di Pubblica Sicurezza ed a destinazione da un Maresciallo e 4 militari della Polizia Germanica. Durante le ultime 24 ore sono stati rastrellati dalla locale Questura, a scopo preventivo, n 162 persone”.
E’ in quella definizione di “elementi indesiderabili” che per Iafrate si concentra il senso dell’intera operazione: “Questo treno –
sottolinea- è molto strano nella scelta dei suoi componenti.
La lista fu fatta e rifatta dalla Questura di Roma e guarda caso i nomi conosciuti o sono di Bandiera Rossa, oppure anarchici, dissidenti del PC clandestino di allora oltre quelli che chiamo ‘ragazzacci’ cioè ribelli noti per la loro insofferenza al regime. Giovanni Tagliavini era, molto probabilmente, uno di questi ribelli di Bandiera Rossa, un gruppo eretico di comunisti molto attivo nelle borgate e presente a Tor Marancia, nelle baracche di Shangai, con decine di aderenti.”
Poche le tracce lasciate dal passaggio di Tagliavini a Regina Coeli in gran parte andate perse nell’incendio che durante la rivolta
del 1973 distrusse la matricola del carcere. Da alcuni registri s’è salvato il foglio del registro che riporta: “Tagliavini Giovanni nato
a Roma il 24.6.1896 figlio di fu Gioacchino e di fu Morelli Maria, domiciliato a Tormarancio padiglione 200, manovale, coniugato
con Macchioni Amedea e 8 figli.
Arrestato il 23.12.1943 da agenti Questura Squadra Mobile entrato a Regina Coeli il 27.12.1943 matr.n.13851 per disposizione Questura Squadra Mobile. Il 4.1.1944 rilascio.”
Così il crudo linguaggio burocratico che parla di “rilascio” e non di deportazione, avvio al campo, inizio d’un percorso che lo porterà alla morte. Il destino di Giovanni è condiviso inizialmente da 330 uomini. Qualcuno riuscirà ad evadere durante il trasporto ma in 257 arriveranno a Dachau il 7 gennaio
Tagliavini vi rimarrà senza matricola sino all’11 gennaio per poi ripartire per Mauthausen.
Il 13 gennaio 1944 viene immatricolato al KL Mauthausen con il n.42205 triangolo rosso, schedato prigioniero politico, con mestiere dichiarato quello di pittore.
Trasferito nel sottocampo di Gusen intorno al marzo 1944 non farà in tempo a vedere la liberazione.
Morirà a Gusen il 2 febbraio 1945 tre mesi prima dell’arrivo della 3° armata comandata da Patton.
A Giovanni Tagliavini il 15 gennaio è stata dedicata una “pietra d’inciampo” posta sul marciapiede di Via Valeria Rufina 66.

Giovanni Tagliavi e Scheda matricolare del carcere
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CONTESTATA L’AFFERMAZIONE DELLO SCRITTORE PENNAC

Garbatella come Belleville? Ma mi faccia il piacere!

di enrico RECCHI

Per molti italiani, me compreso, Belleville, il quartiere alternativo di Parigi che ha dato i natali a Edith Piaf, è venuto alla ribalta con i romanzi dello scrittore francese Daniel Pennac. E’ proprio il quartiere multietnico di Parigi lo sfondo privilegiato della famiglia Malaussene protagonista delle sue storie. Pennac lo aveva descritto come una borgata popolare, vivace, storica, piena di colori insomma con una atmosfera particolare, “proprio come la Garbatella a Roma”, qualcuno aveva suggerito.
“Le strade di Belleville come quelle della Garbatella” oppure “L’atmosfera della Garbatella si può ritrovare anche a Parigi passeggiando per Belleville”. Erano queste le frasi che mi gironzolavano per la testa quando stavo organizzando con mia moglie un breve soggiorno a Parigi. Sono stato diverse volte nella capitale francese, che ho girato in lungo e largo, ma non sono mai andato a Belleville o meglio non ne avevo mai sentito l’urgenza.
L’ultima volta invece, dopo aver instillato questa curiosità anche in mia moglie Rossana, la visita al “quartiere cool” situato, dopo Monmartre, sul colle più alto della capitale francese, era diventata un passaggio obbligato. Cos’è che rende due cose simili? Innanzitutto l’aspetto fisico, le dimensioni, le forme, i colori. Poi il profumo, l’atmosfera.
Nel caso di un quartiere cittadino la gente, le voci, i passanti, i bambini, gli edifici. La Storia. Non sto qui a dirvi cosa si può trovare alla Garbatella.

scorci di Belleville a Parigi

Vi dirò invece cosa ho visto a Belleville e cosa non c’è. Non ci sono le stradine silenziose con i pini maestosi che si possono vedere alla Garbatella. Non ci sono le costruzioni d’epoca ovvero i villini popolari costruiti dagli architetti italiani degli anni ’20 e
’30, che tanto lustro danno al nostro quartiere. Belleville è fatta da edifici moderni, alti 5/6 piani, anonimi, indifferenti alle persone che vi abitano e che percorrono quelle strade. Qua è là, tra negozietti, bar, birrerie e ristoranti cinesi quel poco che resta di palazzine costruite a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.
Ogni tanto alcuni murales decorano facciate, altrimenti destinate a restare anonime e invisibili. La Garbatella è aperta, accogliente, ancora a misura d’uomo, poco tecnologica. Ed è proprio la sua struttura architettonica a renderla tale. Alla Garbatella si possono attraversare i cortili, fermarsi a leggere il giornale seduti su un muretto interno o accanto ad uno stenditoio comune. Entrare nei cortili è impossibile a Belleville perché l’accesso a tutti gli edifici è protetto dai codici digitali ai
portoni.
Si vedono in giro diversi cantieri. Si sta costruendo molto e edificare significa abbattere il vecchio, distruggere il passato, modificare il tessuto di un quartiere e in qualche caso cancellare la storia di molte persone.
E’ diversa anche l’atmosfera. Il pomeriggio da noi si vedono gruppetti di anzian,i che con la loro seggioletta si radunano ancora all’ombra nei cortili a fare due chiacchere, a discutere di sport e di politica. Succede anche a Belleville, uno dei quartieri più appetibili dai giovani francesi? Chissà?
A Belleville, dove ho camminato per due giorni, non ho visto questa partecipazione né ho avuto la sensazione di passeggiare in
una comunità.
Belleville, inoltre, è un quartiere multietnico, con i negozi di cibi tipici delle comunità straniere che lo abitano, magrebini, russi e cinesi. E anche questo aspetto è assente alla Garbatella.
Certo due giorni non sono sufficienti per dire di conoscere un quartiere, ma perlomeno questa è l’impressione che io e mia moglie abbiamo riportato. Una volta che ho definitivamente distrutto questo “incubo” della similitudine, che ho acclarato l’unicità della Garbatella e l’impossibilità che le sue caratteristiche fossero state replicate altrove, ho iniziato a guardare Belleville con altri occhi e ho iniziato a girovagare piacevolmente per le sue strade.

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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