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Tag: Cara Garbatella

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Metal Jazz Trio, in attesa del Garbatella Jazz Festival 2015

http://www.romatoday.it/eventi/concerti/metal-jazz-trio-in-attesa-del-garbatella-jazz-festival.html

Una serata all’insegna del jazz sarà quella che si vivrà venerdì 17 Luglio 2015 a la Villetta in Via Francesco Passino n. 26.
Il concerto, organizzato dalle associazioni culturali Cara Garbatella ed Altrevie in collaborazione con la Polisportiva G. Castello, vedrà suonare il Metal Jazz Trio, formato da Aldo Bassi (tromba e multieffetti), Pierpaolo Ranieri (basso elettrico e multieffetti) e Dario Panza (batteria).
Questa formazione, voluta da Aldo Bassi e pienamente condivisa sul piano concettuale da Pierpaolo Ranieri e Dario Panza, già dal nome fa intendere l’intenzione di mescolare il rock con il jazz.
L’idea è di mantenere un rapporto stretto con il jazz even eights e di andare così vestiti incontro al suo antagonista di sempre, il rock. Il risultato è una musica energica, che sa stare al passo con i tempi, adatta al pubblico jazzistico “trasversale”.
Con questo progetto Bassi cerca il dialogo con chi è andato oltre la cultura di un singolo genere e che negli anni ha saputo raffinare le proprie conoscenze musicali attraverso l’ascolto di tutta la musica di qualità che si trova trasversalmente anche nel rock o nel blues, un pubblico che vuole farsi sorprendere. Il METAL JAZZ TRIO offre questa possibilità.
Il 17 Luglio sarà anche un assaggio della XI edizione del Garbatella Jazz Festival, che si svolgerà il 24, 25, 26 Settembre 2015 nella medesima location e sarà dedicato ai sassofonisti.
Direttore artistico dei due eventi è Pino Sallusti, che da anni è impegnato nel rendere il jazz un genere musicale più facilmente fruibile: “Come ogni edizione del festival da quando sono direttore artistico (ormai il sesto anno), cerco sempre di portare musicisti e progetti musicali che stimolino in me un interesse che vada oltre la bravura degli esecutori, un qualcosa che tocchi le corde del piacere di ascoltare, che mi sorprenda con l’inaspettato e il non convenzionale, che mi dia il gusto della musica svincolata dagli individualismi: Il Metal Jazz Trio di Aldo Bassi rientra in questi canoni: sarà bello condividere con il pubblico, che spero numeroso come nelle passate edizioni, le sensazioni che ho avuto ascoltandolo”.
Ingresso gratuito. In funzione bar e cucina dalle 20.30

Info
Benedetto Mercuri
bmercuri81@gmail.com
3807062205
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Anteprima 2015 Metal Jazz Trio In attesa del Garbatella Jazz Festival 2015 sulle note di una formazione innovativa

Metal Jazz Trio

In attesa del Garbatella Jazz Festival 2015 sulle note di una formazione innovativa

Venerdì 17 Luglio 2015
La Villetta | Via Francesco Passino n. 26, Roma
dalle ore 20.30
Ingresso gratuito | Bar e cucina

Roma, 22 Luglio 2015 “una serata all’insegna del jazz sarà quella che si vivrà venerdì 17 Luglio 2015 a la Villetta in Via Francesco Passino n. 26”.
Il concerto, organizzato dalle associazioni culturali Cara Garbatella ed Altrevie in collaborazione con la Polisportiva G. Castello, vedrà suonare il Metal Jazz Trio, formato da Aldo Bassi (tromba e multieffetti), Pierpaolo Ranieri (basso elettrico e multieffetti) e Dario Panza (batteria).
Questa formazione, voluta da Aldo Bassi e pienamente condivisa sul piano concettuale da Pierpaolo Ranieri e Dario Panza, già dal nome fa intendere l’intenzione di mescolare il rock con il jazz.
L’idea è di mantenere un rapporto stretto con il jazz even eights e di andare così vestiti incontro al suo antagonista di sempre, il rock. Il risultato è una musica energica, che sa stare al passo con i tempi, adatta al pubblico jazzistico “trasversale”.
Con questo progetto Bassi cerca il dialogo con chi è andato oltre la cultura di un singolo genere e che negli anni ha saputo raffinare le proprie conoscenze musicali attraverso l’ascolto di tutta la musica di qualità che si trova trasversalmente anche nel rock o nel blues, un pubblico che vuole farsi sorprendere. Il METAL JAZZ TRIO offre questa
possibilità.
Il 17 Luglio sarà anche un assaggio della XI edizione del Garbatella Jazz Festival, che si svolgerà il 24, 25, 26 Settembre 2015 nella medesima location e sarà dedicato ai sassofonisti.
Direttore artistico dei due eventi è Pino Sallusti, che da anni è impegnato nel rendere il jazz un genere musicale più facilmente fruibile: “Come ogni edizione del festival da quando sono direttore artistico (ormai il sesto anno), cerco sempre di portare musicisti e progetti musicali che stimolino in me un interesse che vada oltre la bravura degli esecutori, un qualcosa che tocchi le corde del piacere di ascoltare, che mi sorprenda con l’inaspettato e il non convenzionale, che mi dia il gusto della musica svincolata dagli
individualismi: Il Metal Jazz Trio di Aldo Bassi rientra in questi canoni: sarà bello condividere con il pubblico, che spero numeroso come nelle passate edizioni, le sensazioni che ho avuto ascoltandolo”.

CARA GARBATELLA
È un’associazione culturale nata nel 1998 e che ha sede in Via F. Passino n. 26. Si occupa di promuovere, di valorizzare e di recuperare il patrimonio storico-culturale, umano, artistico, architettonico e paesaggistico del quartiere Garbatella, del territorio dell’VIII Municipio (ex XI) del Comune di Roma e dell’intera città di Roma. A tal riguardo, l’associazione pubblica gratuitamente da circa 10 anni il bimestrale “Cara Garbatella” ed ha editato le seguenti pubblicazioni: “Il quaderno della Resistenza. Garbatella –
Ostiense” di Cosmo Barbato e Gianni Rivolta; “I ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella. Dal biennio rosso alla liberazione” di Gianni Rivolta.
Inoltre, promuove attività culturali come il “Garbatella Jazz Festival”, giunto alla X edizione e il festival “Il Canto dei Popoli.
Dialogo, Democrazia, Pace”, arrivato alla terza edizione.

Info
Benedetto Mercuri
bmercuri81@gmail.com
3807062205

Ufficio Stampa
Francesca Vitalini
stampa@caragarbatella.it
339.339.0878

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Festa della cultura 2015

Garbatella festa della cultura
13 giugno 2016

Piazza Sauli RADICI e INCROCI – Le musiche, i balli e i canti delle nostre tradizioni ed il loro confronto con le culture del mondo
19.00 Dimostrazione di Tai chi chuan a cura del M° Mara Camelin (Controchiave)
19.30  Fernando Ugarte
20.00 Le Sinergie Popolari
21.00 Raffaele Mallozzi & ensemble invisibile
22.00 Orchestra Mandolinistica Romana
23.00 Opa Cupa

Piazza Longobardi “Asiletto la casa dei bimbi”
Voci Future
17.00  Coro della Casa dei bimbi
17.30  Coro dei piccoli di Controchiave- Michele Piersanti
18.00  Coro del Liceo Pilo Albertelli -Dodo Versino
RA.ccolta SO.nora I.ndifferenziata
18.30: Funkasino – Emanuele Bruno
19.00: Chicco sband -Antonella Capeto -Susanna Slamic
19.30: Pezzi di Ricambio- Fabio Buccioli e Federica Galletti
Dialoghi Sonori
20.00: Coro Confusion – Alessandra Corso
20.30: Coro ConCorde – Nina Pedersen
21.00: Emiliano D’onofrio Oboe, live electronics

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Il piano urbanistico di Piazza dei Navigatori e l’albergo incompiuto di Via Costantino Una truffa (per la) Capitale Il fallimento di un progetto rilevante per l’intera città Il Municipio: occorrono atti immediati e coraggiosi

Il piano urbanistico di Piazza dei Navigatori e l’albergo incompiuto di Via Costantino

Una truffa (per la) Capitale

Il fallimento di un progetto rilevante per l’intera città
Il Municipio: occorrono atti immediati e coraggiosi

Andrea Catarci
Presidente del Municipio Roma VIII

APiazza dei Navigatori è in corso da parecchi anni una massiccia edificazione. Con quello che si denomina Piano di Riassetto, originato da un Accordo di Programma, ovviamente approvato in deroga alla normale programmazione nei primi anni del Duemila, si concentrano in un fazzoletto di terreno 150.000 metri cubi, che hanno preso la forma dell’edificio alto adibito ad uffici e della piastra più bassa ad uso commerciale. Il Piano prevede un terzo manufatto ancora non iniziato, lungo la direttrice di Via delle Sette Chiese, nonché, dopo la Convenzione urbanistica del 2004, altri 34.000 mc a finalità alberghiera nel vicino Viale Giustiniano Imperatore – Via Costantino.
Al fine di realizzare opere per la collettività ritenute necessarie e di realizzare un grande spazio pubblico aperto in grado di connettere i due versanti di Via Cristoforo Colombo,
anche grazie all’interramento di un suo tratto all’altezza di Via delle Sette Chiese, vista l’impossibilità di coprirne i costi in proprio l’Amministrazione comunale di allora decide di rivolgersi all’imprenditoria privata. Si promuove un concorso internazionale di progettazione, viene selezionato il progetto firmato da Manfredi Nicoletti e si cedono spazi e diritti edificatori alle collegate imprese, di cui le principali sono Acqua Marcia spa, Confcommercio Immobiliare ed Ulisse Igliori spa, con successivo ingresso del Gruppo Mezzaroma . Inoltre si modifica la destinazione d’uso di diverse aree e si incrementa l’indice di edificabilità.
Nell’accordo definitivo, poi, scompare l’interramento della Colombo. I privati si impegnano a realizzare, a fronte dell’autorizzazione per complessivi 184.000 mc, altre importanti strutture urbane, tra cui il sottopasso carrabile nello stesso Viale Colombo, gli impianti di illuminazione di tutte le aree pubbliche, l’ampliamento e l’attrezzatura di aree verdi e pedonali, la riqualificazione di marciapiedi e spazi ad uso collettivo, la costruzione di un asilo nido e di un circolo bocciofilo, oltre un migliaio di parcheggi pubblici. A garanzia dell’adempimento degli obblighi, gli imprenditori presentano 6 polizze fidejussorie dagli importi milionari. Esse però si rivelano presto impossibili da utilizzare, perché non emesse da un “primario istituto di credito nazionale” come prescritto dalla legge. Oltre ad essere illegali, peraltro, tali polizze scadono dopo sei mesi e non vengono rinnovate.
Trascorsi 10 anni dalla sua sottoscrizione, la Convenzione è scaduta ed il risultato ottenuto è stata l’edificazione delle opere private per oltre 130.000 mc. Attualmente in Piazza dei Navigatori fanno bella mostra di sé la struttura commerciale inutilizzata e abbandonata e l’imponente edificio in vetro e acciaio, dichiarato inagibile da una sentenza del Consiglio di Stato del 2012 proprio a causa del mancato adempimento della realizzazione delle opere pubbliche previste. Similmente, in Viale Giustiniano Imperatore svetta un gigantesco edificio, originariamente destinato a finalità ricettive, mai utilizzato, oggetto di occupazioni e saccheggi, il cui stato di degrado è al limite dell’irrecuperabile. Tra le proteste reiterate di Municipio e cittadinanza, però, nessuno dei Sindaci e delle Giunte capitoline che si sono succedute hanno ritenuto di compiere atti significativi, per ora neanche quella attuale.
Eppure delle opere pubbliche che costituivano il presupposto dello scambio non c’è davvero traccia: le relative autorizzazioni non sono mai state neppure richieste.
L’unica realizzazione di (più che dubbia) utilità generale dovrebbe essere rappresentata da un parcheggio, edificato in Piazza dei Navigatori, al di sotto dei futuri negozi, in evidente difformità rispetto a quanto previsto nei progetti e quindi abusivo e comunque di valore assolutamente risibile. Insomma, opere zero a fronte di quelle previste, del valore di oltre 20 milioni di euro.
Non contenti dei danni procurati all’interesse pubblico, alcuni degli imprenditori coinvolti hanno presentato la richiesta di applicazione del Piano Casa per l’ulteriore edificio in Piazza dei Navigatori al fine di aumentarne le volumetrie.
L’iniziativa del Municipio ha sventato il tentativo ed ha di nuovo disvelato la questione per quello che ad oggi è: una truffa (per la) Capitale. I privati provavano anche a più riprese la strada della monetizzazione delle opere pubbliche non realizzate, cioè offrivano soldi al posto dei lavori pubblici. Il primo tentativo in tal senso risale al 2004, quando la proposta che di recente si è riaffacciata è stata respinta perché non prevista dalla Convenzione, visto che il presupposto dell’Accordo era, come già sottolineato, proprio la realizzazione delle opere per la collettività.
L’unica possibilità per perseguire l’interesse collettivo e ristabilire un livello accettabile di legalità è la risoluzione in danno della Convenzione, calpestata dai privati inadempienti, con l’acquisizione da parte di Roma Capitale di parte dei manufatti realizzati, per il valore corrispondente a quanto le imprese dovevano spendere e non hanno speso, con quello stesso rigore con cui si interviene ordinariamente nei confronti dei comuni cittadini e che sembra venir meno di fronte allo strapotere consolidato di potenti gruppi economici. La proposta che il Municipio ha avanzato alla Giunta Marino è di cominciare dall’acquisizione al patrimonio comunale dell’albergo incompiuto di Via Costantino che, vista la carenza di risorse, sarebbe poi da ultimare con un bando, per trasformarlo magari in un Ostello che Roma non ha o in qualche altra cosa si reputi utile e necessaria.
Infine, c’è da ricordare come del caso si stia occupando la Procura Penale di Roma e quella Contabile del Lazio, a seguito delle reiterate denunce mosse tanto dalla Presidenza che dall’Assessore all’Urbanistica del Municipio, Massimo Miglio. In particolare, si stanno accertando le responsabilità individuali di coloro i quali, benché preposti alla vigilanza, hanno consentito il fallimento di un progetto rilevante per l’intera città. Progetto che, come detto, siamo chiamati a recuperare ad un qualche interesse della collettività con atti immediati e coraggiosi, acquisizioni, riqualificazioni, rigenerazioni urbane. Su questa strada, su questi obiettivi, dal Municipio si continuerà a lavorare con la decisione già dimostrata in passato. Con l’intenzione di non arretrare di un millimetro…

Andrea Catarci
Presidente del Municipio Roma VIII

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Aprile 2015

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Auto date alle fiamme: un piromane o un segnale?

Auto date alle fiamme: un piromane o un segnale?

Paura ed inquietudine tra i residenti del nostro quartiere per il ripetersi di roghi che distruggono auto. Prese di mira soprattutto le Smart. Dopo gli incendi di fine febbraio che hanno distrutto otto vetture tra Via Padre Reginaldo Giuliani, Via Padre Semeria, Via di Villa Berardi, i piromani si sono ripetuti una settimana dopo dando alle fiamme tre autovetture in Via Capitan Bavastro.auto-in-fiamme
Ma quella che era una paura per i cittadini del nostro quartiere dalla notte del 30 marzo si sta trasformando in terrore. Alle due di notte, in via Cristoforo Borri una traversa alle spalle della Parrocchia di San Francesco Saverio, sono state date alle fiamme altre autovetture, quattro sono andate completamente distrutte sei gravemente danneggiate. Anche questa volta coinvolta una Smart Car to Go le City car usate per il noleggio. Dall’inizio dell’anno gli incendi che hanno distrutto autovetture sono 23 dati decisamente allarmanti. Su i gravi fatti sta indagando il Commissariato Colombo. Gli episodi sono chiaramente di origine dolosa. Le indagini si muovono su più fronti: si ipotizzano segnali al momento incomprensibili di una azione delinquenziale o non si esclude la presenza nella zona di un maniaco piromane. Ma arginare una situazione come questa non è facile quando a colpire sono degli atti vandalici compiuti in piena notte. Oltre al lavoro fatto dalle forze dell’ordine spetta anche a noi cittadini vigilare e denunciare qualora ci fossero seri sospetti.chiaramente c’è molta paura tra i residenti, in una zona dove c’è carenza di box o parcheggi con un minimo di sorveglianza. Già nell’estate del 2006 si verificarono in zone limitrofe episodi analoghi. (G.P.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Aprile 2015

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Nasce l’Officina delle arti “Pier Paolo Pasolini”

Nasce l’Officina delle arti “Pier Paolo Pasolini”

Aperte le porte del nostro Municipio al Laboratorio di alta formazione per la canzone, il teatro e il multimediale, nato dall’incontro tra Regione Lazio e l’università Roma Tre

di Carlo Martello

Una serata di musica e teatro con le ragazze e i ragazzi selezionati per il primo semestre dell’Officina delle Arti “Pier Paolo Pasolini”. Ecco quanto è andato in scena al Teatro Ambra alla Garbatella nella serata del 23 febbraio scorso: una kermesse con l’esibizione dei giovani talenti che nei prossimi mesi calcheranno le scene del Palladium e dell’Ambra per apprendere e affinare le arti della canzone, del teatro e del multimediale.
Alla serata inaugurale di questo laboratorio di alta formazione, nato dalla collaborazione tra Regione, Ateneo Roma Tre e Conservatorio di Santa Cecilia, hanno partecipato il vicepresidente della Regione Massimiliano Smeriglio, il rettore dell’Università Mario Panizza, l’assessore alla Cultura del Municipio Claudio Marotta e il presidente onorario dell’Officina PPP, Franca Valeri.OfficinaArti
Protagonisti del progetto, 68 giovani diplomati dai 18 ai 35 anni, che potranno seguire gratuitamente corsi e lezioni tenuti da artisti e operatori culturali quali Andrea Rosi, presidente della Sony Music Italia, i registi Luca Verdone e Steve Della Casa e i giornalisti musicali Gino Castaldo ed Ernesto Assante, sotto la scrupolosa direzione del trio Massimo Venturiello (Teatro), Tosca (Canzone) e Simona Banchi (Multimediale).
L’Officina non solo garantirà la formazione ai giovani selezionati, ma proporrà un calendario di eventi e spettacoli a ingresso gratuito fruibile da tutta la cittadinanza del territorio.
Massimiliano Smeriglio dal palco dell’Ambra raccomanda alle ragazze e ai ragazzi selezionati di avere cura del quartiere che li ospiterà e conclude: “Abbiamo attivato questo progetto recuperando risorse europee che altrimenti sarebbero tornate a Bruxelles. La politica la puoi definire in mille modi: ma ogni opportunità che diamo a un ragazzo è un germoglio, è una speranza”.
Per Mario Panizza, rettore dell’Università Roma Tre “con l’Officina PPP si porta avanti l’idea che il teatro possa diventare anche un luogo di formazione. In più il progetto coglie bene la personalità del Teatro Palladium, che è un teatro universitario”.
Con una nota, il presidente del Municipio Catarci e l’assessore alla Cultura Marotta festeggiano l’arrivo di un nuovo autorevole intervento culturale che trova ospitalità alla Garbatella e lanciano, con la direttrice Tosca, la campagna “Adotta un artista”: chi avesse disponibilità di una camere per ospitare i talentuosi giovani dell’Officina PPP, potrà rivolgersi all’Assessorato in Municipio per mettersi in contatto con i ragazzi da ospitare e trasformare così la Garbatella in un Greenwich Village romano.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Aprile 2015

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Un nuovo Circolo di scacchi alla Garbatella Grazie all’infaticabile opera del Maestro scacchista Alessandro Pompa tutti i martedì dalle ore 17 alla Villetta

Un nuovo Circolo di scacchi alla Garbatella
Grazie all’infaticabile opera del Maestro scacchista Alessandro Pompa tutti i martedì dalle ore 17 alla Villetta

Un nuovo Circolo di scacchi sta venendo alla luce alla Garbatella. Grazie all’infaticabile opera del Maestro Alessandro Pompa ed alla collaborazione della Polisportiva G. Castello e dell’Associazione Cara Garbatella, tutti i martedì pomeriggio, presso la Villetta di Via Passino 26, dalle ore 17, si propone come libero punto di incontro di appassionati, esperti e di neofiti senza alcun scopo di lucro ma ispirati dalla consapevolezza di essere proposta e di proporsi ancora come modello per una autonoma e propositiva esperienza sociale.
Il Circolo, che sta muovendo i primi passi, annovera tra i suoi fondatori alcuni istruttori specializzati, che insegnano il gioco degli scacchi nelle scuole della nostra Regione sin dall’inizio degli anni ’80. L’idea primaria è infatti quella di far apprendere i rudimenti del gioco ai bambini del nostro quartiere, lo scopo precipuo è quello di destinare la gran parte del tempo all’insegnamento dei più giovani.
Gli adulti si occuperanno prevalentemente della formazione dei ragazzi e dell’organizzazione della loro attività. Nei prossimi giorni, sarà organizzata la presentazione del nuovo Circolo con una serie di iniziative e manifestazioni che si terranno nelle piazze della Garbatella. Gli scacchi giganti, le simultanee con i maestri e qualche torneo nei lotti proverà a diffondere il nobil giuoco nel quartiere.
Nel frattempo, alla Villetta, nella mattinata di domenica 22 Febbraio, con la direzione tecnica di Alessandro Pompa, si è già svolto il primo torneo che ha visto l’adesione di giocatori provenienti da tutta Roma, compresi molti bambini che si sono cimentati nella contesa assieme ai grandi e che sono stati tutti gratificati per la loro partecipazione da Enzo D’Arcangelo, presidente della Polisportiva G. Castello, che ha fornito i premi per la manifestazione, svoltasi con il patrocinio di Roma Capitale. (E.S.)

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La “Scoletta”, l’asilo di Piazza Nicola Longobardi ideato nel 1927 dall’architetto Innocenzo Sabbatini Una villa che ha 500 anni “cuore” della Casa dei bimbi

La “Scoletta”, l’asilo di Piazza Nicola Longobardi ideato nel 1927 dall’architetto Innocenzo Sabbatini Una villa che ha 500 anni “cuore” della Casa dei bimbi

L’edificio centrale del complesso era un casino di caccia di monsignor Filippo Sergardi, un facoltoso prelato senese affermatosi agli inizi del ‘500 presso la Curia romana.
Si ritiene che sia opera di un architetto della scuola di Raffaello. Potrebbe trattarsi di Baldassarre Peruzzi, l’autore della celebre villa Farnesina

di Cosmo Barbato

La “Casa dei bimbi”, il più bell’edificio della Garbatella posto al centro del quartiere, scenografico fondale di Piazza Nicola Longobardi, da quasi novant’anni accoglie le tante generazioni di bambini che si sono succedute dal settembre 1927, quando fu inaugurata. Il suo autore?
Innocenzo Sabbatinini, l’architetto di molti tra i più pregevoli edifici della ex borgata oggi quartiere. La scuola, più nota come la “Scoletta”, fu dedicata a Luigi Luzzatti, ex presidente del Consiglio, ex ministro delle Finanze ma soprattutto autore di quella benefica legge che nel 1903 istituiva le Case popolari, punto di riferimento per la fondazione nel 1920 anche della Garbatella.
Luzzatti, originario da una facoltosa famiglia ebrea veneziana, era deceduto proprio in quell’anno. Con la dedicazione alla sua figura di una scuola dell’infanzia si volle esprimere un particolare segno di gratitudine e insieme di speranza per la sua apprezzata opera di carattere sociale.
Non tutta la “Scoletta” però è opera di Sabbatini. C’era una pregevole preesistenza risalente addirittura ai primi anni del 1500. Anno più anno meno, stiamo parlando di 500 anni fa. Ci riferiamo alla parte centrale del complesso, un edificio che si presenta al pianterreno con un portico arcuato a tre luci sorretto da colonne e sopra, al primo piano, con un loggiato spartito da sei colonnine che sostengono una piattabanda.
Sabbatini però aveva avuto l’incarico di realizzare un edificio destinato ad asilo, abbastanza ampio per ospitare i bambini della nuova borgata che si andava rapidamente popolando.
Decise dunque di aggiungere a sinistra dell’edificio cinquecentesco una lunga ala su Via Magnaghi e un’altra a destra, altrettanto lunga, partendo da una cupoletta ribassata, su Via Rocco da Cesinale. Ne risultò una falsa simmetrica armonia con il nobile preesistente edificio centrale, ricalcandone liberamente lo stile. In tal modo, quella che in origine era stata ideata come una villa di campagna si trasformava in un vasto complesso a forma di U, recante nel lato posteriore un ampio cortile che si apriva su un grande giardino digradante verso la molto più tarda Via Ignazio Persico, giù giù fino alla valle dell’Almone, oggi “sepolto” sotto la Circonvallazione Ostiense.
L’edificio originario, quello centrale, era stato il casino di caccia di un facoltoso monsignore oriundo di Montalcino, nel Senese. Si chiamava Filippo Sergardi, membro di una famiglia che vantava qualche quarto di nobiltà ma che a Siena aveva conquistato una preminente posizione sociale in ambiente borghese grazie alle proprietà immobiliari e alle ricche attività commerciali. Fu accolto senza problemi nell’alta società romana all’epoca di Leone X Medici, il secondogenito di Lorenzo il Magnifico, eletto papa nel 1513. I banchieri fiorentini colsero l’occasione per calare in massa su Roma: la situazione che si era creata faceva intravedere l’opportunità di consistenti affari con la Camera Apostolica. In sottordine calarono i senesi, tra i quali primeggiava il ricco banchiere Agostino Chigi, anch’egli soprannominato il Magnifico, che coi suoi capitali  finanziò l’inestinguibile sete di denaro della sede papale. Filippo Sergardi, amico del Chigi, a Roma fece carriera divenendo chierico di Camera e segretario dei Brevi del papa, protonotaro apostolico e infine decano della reverenda Camera Apostolica. La fortuna, accompagnata da un’intensa attività immobiliare, continuò anche dopo la morte nel 1521 di Leone X, seguita, dopo il breve papato di Adriano VI, dall’elezione nel 1523 di Clemente VII: ancora un papa Medici, figlio naturale del fratello di Lorenzo, Giuliano, quello assassinato durante la Congiura dei Pazzi. Siamo poco prima del 1527, l’anno funesto in cui Roma subirà il tremendo saccheggio dei Lanzichenecchi, mercenari tedeschi luterani agli ordini dell’imperatore cattolico Carlo V.
Ma come appariva allora il territorio dell’attuale Garbatella? pozzo-della-scoletta
Prevalentemente come un’arida landa collinosa irta di sterpaglie spontanee abbarbicate a un terreno tufaceo di origine vulcanica, attraversata dalla “Via per San Bastiano” (che si chiamerà poi Via delle Sette Chiese), un tragitto tra la basilica di San Paolo e quella di San Sebastiano, un percorso di età romana tra l’Ostiense e l’Appia riutilizzato dai pellegrini in visita ai luoghi sacri di Roma. Solo alla fine di quel secolo, il 1500, l’antica strada riacquisterà la sua importanza, quando rientrerà nel percorso dei grandi pellegrinaggi alle sette maggiori basiliche romane istituiti da San Filippo Neri. Il territorio, noto allora col nome di “Colli di San Paolo”, era destinato al pascolo brado ma presentava anche alcune zone verdi per la presenza di corsi d’acqua, soprattutto l’Almone, l’affluente del Tevere che oggi scorre intubato sotto la Circonvallazione Ostiense. Numerose anche le sorgenti, come quelle che sgorgano a valle della Torre delle Vigne (l’attuale Tormarancia), tutti luoghi di fertili produzioni agricole ma spesso anche di perniciosa malaria. Quasi inesistenti gli insediamenti umani, ad eccezione di qualche raro casale e, poco prima dell’affluenza dell’Almone nel Tevere, di un mulino di proprietà dei monaci di San Paolo, la “Moletta”, l’unico a Roma autorizzato alla rimolitura delle semole, un espediente abusivamente praticato da mugnai con pochi scrupoli per ricavare farine di bassa qualità.
C’erano innumerevoli ruderi sparsi nel territorio, particolarmente nell’area del San Michele, e c’erano alcuni tra i più importanti cimiteri sotterranei, sorti nei primi anni del cristianesimo e abbandonati quando Roma non fu più in grado di garantire la sicurezza del suburbio, tanto che di molti di essi si era perduta perfino la memoria, ad eccezione della catacomba di San Sebastiano che fu sempre visitata, perché si riteneva che vi fossero stati traslati nel III secolo i corpi degli apostoli Pietro e Paolo.
Nel territorio affioravano resti di antiche ville romane che fornivano materiali di spoglio. Appunto sui resti di una villa del I secolo d.C. Filippo Sergardi decise di impiantare in posizione panoramica il proprio casino di caccia. Ne utilizzò le fondazioni e ricavò dallo scavo diversi marmi lavorati che, insieme ad altri raccolti nella zona, furono posti ad ornamento del casino e dell’annesso grande parco. La villa, con la facciata che guardava verso la Via delle Sette Chiese, presentava sul retro lo stesso
motivo del portico ma, in alto, al posto della loggia, presentava una parete in cui si aprivano tre finestre.
Di là si godeva una bella vista sulla Valle dell’Almone. Diciamo che, in posizione più modesta, il Sergardi aveva ideato una villa che ricordava quella ben più famosa, nota col nome di Farnesina, che il suo amico Agostino Chigi si era fatto costruire da Baldassarre Peruzzi nel Trastevere, accanto al Fiume, nel luogo di una preesistente villa di Agrippa, l’amico e collaboratore di Augusto.
Chi fu l’architetto della Villa Sergardi? Era attiva a Roma in quegli anni un’importante scuola d’arte che faceva capo al grande Raffaello e che si avvaleva di illustri collaboratori, come il Peruzzi, Giulio Romano, Sebastiano Del Piombo e tanti altri.
Non abbiamo documenti in proposito,  ma da una comparazione stilistica sorge il fondato sospetto che da quella scuola raffaellesca sia stato partorito il progetto della vigna fuori Porta San Paolo trasmessa poi per testamento da Filippo Sergardi al nipote Fabio e da questi al successore Curzio e da quest’ultimo venduta come Vigna fuor porta S.Paolo nel luogo detto monte della Bagniara a tal Lorenzo Bonincontri il 13 gennaio 1621. Molto legati alla loro città d’origine, i Sergardi non si stabilirono a Roma ma tornarono a Siena, non senza aver spogliato la villa e il parco della maggior parte dei marmi antichi che avevano raccolto (per la verità alcuni rimasero qui, ma nel tempo, dopo la guerra, sono scomparsi, ad eccezione di un bel frammento di bassorilievo rappresentante storie di Mercurio, murato nel retro dell’edificio).
Non meraviglierebbe quindi che il Sergardi si sia giovato dell’opera di qualcuno degli illustri architetti della scuola raffaellesca con i quali aveva peraltro dimestichezza e addirittura amicizia. Ad esempio, al Peruzzi commissionò, per la chiesa romana di Santa Maria della Pace, la ”Presentazione della Vergine al Tempio”. Dallo stesso Raffaello acquistò un capolavoro, la “Madonna col Bambino e San Giovannino”, detto poi “La bella giardiniera” (forse per il vestito da contadina della Vergine o dello sfondo fiorito del quadro). Fu un acquisto dettato non proprio da amore per l’arte, tanto che poco dopo rivendette il quadro al re di Francia, Francesco I, che lo destinò al Louvre.
la-scoletta-della-garbatellaFu il Peruzzi a progettare anche la sua villa? Oppure Giulio Romano, autore di quella splendida Villa Lante che domina Roma dall’alto del Giannicolo? C’entra nel progetto la Scuola di Raffaello? Potrebbe darsi, tanto è leggiadro quell’edificio centrale della nostra “Casa dei bimbi”.
Sabbatini col suo intervento lo rispettò. Lo preservò pur ampliandolo e cambiandogli destinazione d’uso. Ebbe anche l’accortezza di salvare sotto una lastra di vetro un lacerto di affresco che rintracciò in uno degli ambienti poi adibito a deposito dei cassoni dell’acqua.
Numerosi furono i proprietari che si alternarono nel possesso della villa. Più di recente, una carta del 1845 la indica come Villa Polverosi (attribuzione piuttosto dubbia).
Uno dei proprietari, non sappiamo chi, appose su un pozzo che si trova nel retro la data del 1868. Una carta dell’Istituto geografico militare del 1877 la indica come Villa Rosetti o Roselli; un’altra ancora, quella del Kilpert del 1881, indica ancora Villa Roselli e infine nel 1906 l’Istituto cartografico italiano la cita come Villa Torlonia, salvo una citazione chiaramente errata dell’Istituto geografico militare del 1924 che replica ancora Villa Rosselli.
Furono dunque i Torlonia gli ultimi proprietari della villa passata poi all’Istituto delle case popolari. Ma gli ultimi suoi abitanti furono una famiglia di affittuari dei Torlonia, gli Scialanga, allevatori di greggi originari di Amatrice. Poi arrivarono i bambini del quartiere e con loro per molti anni le “Figlie della carità”, le suore “Cappellone” che gestivano l’asilo.

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“La Tenuta delle Tre Fontane dal medioevo agli orti urbani” Il nuovo libro di Gianni Rivolta, storico collaboratore di Cara Garbatella

“La Tenuta delle Tre Fontane dal medioevo agli orti urbani”

Il nuovo libro di Gianni Rivolta, storico collaboratore di Cara Garbatella

di Giancarlo Proietti

Torna nelle librerie Gianni Rivolta con un nuovo approfondimento storico sul territorio.
A distanza di tre anni dall’ultimo lavoro editoriale sui partiti politici nel primo dopoguerra nell’area Ostiense-Garbatella, il nostro collaboratore esce con una appassionante ricerca sulla “Tenuta delle Tre Fontane, dal medioevo agli orti urbani”, edito dalla Iacobelli. La presentazione del libro, domenica 29 marzo presso gli Orti Urbani di Largo Virgilio Maroso (zona adiacente via Ballarin) in occasione delle “Domeniche ecologiche”, promosse dall’Associazione Orti Urbani Tre Fontane e da Italia Nostra in collaborazione con l’VIII Municipio.
La pubblicazione di 108 pagine, ricca di fotografie e documenti d’epoca, ricostruisce nei secoli la testimonianza di fede dei vari ordini religiosi che fin dall’antichità abitarono il monastero delle Tre Fontane e l’opera caparbia dei monaci Trappisti, i quali alla fine dell’Ottocento riuscirono a vincere la malaria, che nei mesi estivi flagellava la comunità religiosa con decine di morti per le febbri perniciose. A quei tempi ben si guardavano i romani e i pellegrini dal frequentare quella zona insalubre talmente infestata da moscerini e zanzare che veniva chiamata “la Tomba di Roma”. D’estate si spopolava anche dei braccianti avventizi chiamati per i lavori agricoli stagionali.
Le Tre Fontane è una località situata a tre chilometri da Porta San Paolo nelle vicinanze dell’Eur, sulla sinistra della via Laurentina.
L’abbazia omonima, circondata ancora oggi da boschi di eucalipti, per secoli è stato il centro religioso e produttivo di tutta la zona circostante, dove la tradizione vuole sia stato
decapitato l’apostolo Paolo e dove furono edificate le chiese di San Vincenzo e Anastasio, Santa Maria Scala Coeli e San Paolo.
L’autore, grazie alla ricerca d’archivio ha ricostruitola storia secolare della Tenuta agricola a partire dalle antiche carte del catasto Alessandrino (1660),che per la prima volta rappresentavano con sufficiente esattezza l’estensione, la proprietà, i confinanti e i fossi che l’attraversavano, per finire con la cartografia degli inizi del Novecento, quando metà della Tenuta fu venduta (1914) ed espropriata in parte da Mussolini in vista dell’Esposizione universale del 1942.
Si trattava fin dal Seicento di una vasta porzione di territorio agricolo, di circa 485 ettari, in parte occupato da cave di pozzolana e di selce, dove oggi sorgono i moderni quartieri di Ottavocolle-Serafico-Laurentino, Colle di Mezzo, parte della Cecchignola e dell’Eur.
Ancora una volta attraverso la storia locale Gianni Rivolta apre gli orizzonti su quelli che furono i passaggi salienti della storia nazionale: l’età napoleonica e la prima Repubblica romana (1798-99), la giurisdizione dello Stato Pontificio, il ruolo delle colonie penali e il dibattito sulla bonifica dell’agro romano dopo l’Unità d’Italia, i grandi progetti del Fascismo (l’E42), i giorni cruenti della battaglia della Montagnola, che videro granatieri dell’esercito italiano e civili sbarrare la strada ai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’urbanizzazione degli anni Sessanta e Settanta con la formazione dei nuovi quartieri residenziali, che hanno cancellato anche gli ultimi segni dell’antica Tenuta agricola ( le case coloniche, la scuola ecc…).
Ma la narrazione storica mette i piedi nel piatto anche nell’attualità, nella cronaca quotidiana.
L’occasione è data dal braccio di ferro tra Municipio Roma VIII, sostenuto da comitati di cittadini, e i costruttori romani sulla salvaguardia del Fosso delle Tre Fontane, l’antico corso d’acqua che rappresentava il confine tra la Tenuta omonima e i terreni dei marchesi Ceribelli, oggi in parte coperto e minacciato dalla massiccia edificazione dell’Intervento edilizio denominato I60, 400 mila metri cubi di cemento da costruire tra via di Grottaperfetta e via Ballarin.
Infine con il racconto della straordinaria esperienza dell’Associazione orti urbani Tre Fontane, che ha visto un gruppo di cittadini bonificare e coltivare ad uso familiare una grande porzione di territorio lasciato all’abbandono e all’incuria, Gianni Rivolta riannoda i fili tra passato e presente, tra la vocazione agricola dell’antica Tenuta e quella in corso di questa importante testimonianza civica.

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Lo stracciarolo e la raccolta porta a porta d’altri tempi Alla Garbatella, Leone lo stracciarolo, col suo sgangherato triciclo, era un autentico personaggio

 Lo stracciarolo e la raccolta porta a porta d’altri tempi

Alla Garbatella, Leone lo stracciarolo, col suo sgangherato triciclo, era un autentico personaggio

di Enrico Recchi

stracciaroloE’ di qualche tempo fa l’articolo che si poteva leggere sulla cronaca di Roma di alcuni quotidiani, che raccontava come in alcune zone della periferia romana (Ottavia e Palmarola) la gente avesse raccolto firme e presentato una petizione in municipio per protestare contro il chiasso prodotto dai furgoncini privati che passano più volte al giorno in giro per le strade di quelle borgatee che, armati del classico nastro registrato e del megafono, ricordano agli abitanti che: “Donne è arrivato lo stracciarolo…”, disturbando la quiete pubblica.
No, niente di tutto questo: niente furgoncino, niente voce registrata, niente megafono. Ricordo benissimo che ancora nei primi anni ’70 passava per le vie del nostro quartiere un personaggio storico e davvero antico: “Leone lo stracciarolo”, che con la sua bicicletta trasformata in un triciclo, con un piano di trasporto anteriore, lanciava con la sua voce stentorea il suo grido di battaglia, lento e forte allo stesso tempo: “STRACCIAROLO” con l’ultima “o” che si allungava per poi perdersi nella pedalata.
Forse io ero piccolo , ma a me sembrava un omone forzuto, coi baffi e bei muscoli. In canottiera nei mesi caldi, pedalava per tutta la Garbatella (e forse oltre?), in genere di prima mattina a raccogliere quello che agli altri non serviva più. E come ben sapete alla Garbatella ci sono tante salite (…e discese) quindi era assai dura.
Le donne di casa allora portavano giù quella sedia, o quel mobiletto vecchio e malandato e non più utilizzabile oppure il fagotto annodato che racchiudeva vestiti vecchi (a volte questo innocuo sacco veniva lanciato dalle finestre o dai balconi). Lo stracciarolo raccoglieva tutto, metallo (ottone, rame), vecchi oggetti rotti, bottiglie di vetro (la plastica ancora non ci aveva sommerso). Qualche “pischello” più sveglio raccoglieva le bottiglie per proprio conto per poi cederle al “robbivecchi” (con due B in romanesco) per qualche lira da spendere in figurine, giornaletti, pescetti di liquirizia o, per i più accorti, nell’acquisto del biglietto per il cinema.
Quando a casa non c’era più la possibilità di riparare un paio di pantaloni o una camicia, né quella di passarli ad un fratello o cugino più piccolo, la madre diceva: “Questo lo mettiamo nel sacco degli stracci che poi quando passa Leone glielo diamo”.
Lo stracciarolo poi cercava, appunto tra gli stracci raccolti, qualcosa che ancora potesse avere valore per essere rivenduta. Se invece quei capi di vestiario erano davvero in condizioni disperate allora venivano venduti a ditte specializzate nel recupero dei tessuti e nella cardatura degli stessi attraverso complessi processi industriali. Il cardato, ovvero la materia prima derivante da vecchi tessuti, veniva lavorato fino ad ottenere il tessuto rigenerato.
Parliamo di una professione vera e propria, antica e ben radicata nella romanità, tanto da essere celebrata anche in un sonetto del Belli (“Lo stracciarolo” marzo 1834).
Altro che raccolta differenziata! Era addirittura “Porta a Porta”. Ieri come oggi c’era chi sopravviveva recuperando materiali e cose scartati da altri. Ma lo stracciarolo era un precursore del riciclo e del recupero, una figura di tempi andati quando non si parlava ancora né di ecologia né di raccolta differenziata.

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Dalla Corsica alla Garbatella per raccontare Pasolini La regista corsa Marie-Jeanne Tomasi gira alcune scene del suo film alla Villetta di Via Passino

Dalla Corsica alla Garbatella per raccontare Pasolini

La regista corsa Marie-Jeanne Tomasi gira alcune scene del suo film alla Villetta di Via Passino

di Gianluca Di Stefano

 marie-joanneIncontriamo Marie-Jeanne Tomasi alla Villetta di Via Passino, dove sta completando le riprese del suo docufilm su Pasolini.
Abbiamo già avuto modo di incontrarla e di conoscerla proprio qui alla Villetta in occasione di una cena con proiezione del film “Mamma Roma” durante la quale Marie-Jeanne ha avuto modo di girare alcune scene intervistando e parlando con le persone intervenute.
Chiediamo alla regista francese, anzi córsa come ci tiene a sottolineare, come mai abbia scelto la Villetta come luogo per girare alcune scene e lei ci racconta in un perfetto italiano caratterizzato da quel rotacismo tipico della lingua francese, di come, qualche mese prima, girando per la Garbatella, si fosse imbattuta nella foto che ritrae Pasolini che proprio qui alla Villetta presentava il suo “Mamma Roma”.
Poiché covava già l’idea di questo film su Pasolini, e “Mamma Roma” è sicuramente tra i suoi film preferiti, ha immediatamente immaginato di girare qui alcune scene del suo film.
A questo punto la domanda è ovvia. Cosa spinge una regista córsa a girare un film su Pasolini e “Mamma Roma”? E qui ci racconta la sua storia e la sua scoperta del cinema avvenuta negli anni ’70 quando, durante un viaggio in Italia è venuta in contatto coi film di Rossellini, Fellini, Bertolucci ed ha capito che quello era il cinema che
non avevano avuto in Corsica. Lei non si riconosceva nel cinema francese.
Ma nel cinema italiano di quell’epoca.
Ci dice: “In Italia, in quel tempo accadevano cose incredibili e ogni mese c’era l’attesa per l’ultimo lavoro dell’uno o dell’altro regista. L’incontro con‘Mamma Roma’, poi, è stato qualcosa di magico. Come il libro che si tiene sul comodino, in francese si dice livre de chevet,e che ogni tanto dobbiamo sbirciare per rileggerne un passo, una frase, una pagina.‘ Mamma Roma’ è stato questo per me per diversi anni. Amavo già Pasolini ed adoravo Anna Magnani e qui ci sono tutti e due al massimo della loro espressività.
Pasolini poi. La sua morte. Come è stato ammazzato. Si può dire che abbia dedicato tutta la vita alla sua arte … dopo aver visto le cose che ha visto ed aver capito cosa stava succedendo, avrebbe potuto dedicarsi ad altro, dipingere forse, ma lui ha continuato senza porsi dubbi perché quella era la sua arte. Quella era la sua vita. Pasolini è stato un grande intellettuale e un grande poeta e come tutti i grandi poeti non appartiene a qualcuno, ad un paese. Appartiene a tutti”.
E la Magnani?
“La Magnani è fantastica …. per il mio film sono andata ad intervistare Luca Magnani … quando sono entrata in quella casa ho avuto la sensazione di entrare nella casa di un’amica … mi sembrava di vederla…. quando mi ritrovo a parlare di lei e di Pasolini alla mia amica, mi viene fatto notare che ne parlo come se io avessi un’altra famiglia”.
Scusaci il provincialismo – Marie-Jeanne è molto alla mano, ormai ci diamo del tu – ma cosa ci dici di Roma e della Garbatella?
“Amo Roma … a Roma mi sento a
casa … mi piace perdermi nei vicoli, farmi catturare dalla città. Roma mi prende. Nel 600 le guardie del papa erano còrse ed almeno 150 famiglie abitavano a Trastevere. Nella chiesa di San Crisogono vi sono seppelliti diversi còrsi. Poi mi sento molto vicina al dialetto romano … voi dite aho, noi ahio … io mi sento molto più vicina al popolo romano che a quello francese … con quello non c’entro proprio niente.
Garbatella l’ho scoperta relativamente di recente ma mi trovo molto bene qui, mi ricorda molto la mia città Sartène. Sartène è sempre stata di sinistra ed era caratterizzata da una classe molto ricca ed una molto povera …. ricordo una storia che si raccontava …una volta un ricco tornando dalla campagna sul suo calesse prese a bordo un povero che camminava sul bordo della strada. Dopo pochi metri lo fece scendere. Alla richiesta di spiegazioni, il ricco disse: ‘ma non lo sai che il bene dei poveri dura poco? ‘“. Questo accadeva a Sartène neanche tanti anni fa”.
Torniamo al tuo lavoro. A che punto sei? Sei soddisfatta?
“Domani farò le ultime riprese (ndr: questa intervista è stata fatta in gennaio) poi inizierò il montaggio.  Durante le riprese,anche ‘a microfono spento’ ho sentito tante cose che mi hanno aiutato a conoscere meglio sia Pasolini che la Magnani e, se possibile, a farmeli apprezzare ancora di più. Ascoltare le testimonianze di chi li ha conosciuti mi ha fatto scoprire particolari poco noti della loro vita.
Questo film lo sto facendo con amore e con passione e sono certa che al momento del montaggio scoprirò ancora tante altre cose”.
Per chiudere, quando potremo vedere il tuo lavoro?
“Non so ancora quando verrà trasmesso in Corsica ma sicuramente potremo vederlo in Villetta appena la temperatura ci permetterà di condividerlo con tutti gli amici della Garbatella qui all’aperto, dove Pasolini presentò il suo’Mamma Roma’ “.
Ci contiamo.

 

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Muore a 15 anni sul campo di calcio Valerio Stella giovane della Garbatella

Muore a 15 anni sul campo di calcio
Valerio Stella giovane della Garbatella

valerio-stellaMartedì 7 aprile si sono svolti a S. Filippo Neri i funerali di Valerio Stella, giovane promessa del calcio capitolino. Valerio, 15 anni, era nato alla Garbatella, dove aveva frequentato sia le elementari alla “C. Battisti” che le medie alla “G. Moscati” ed aveva vestito anche la maglia della squadra che porta il nome del nostro quartiere. Poi si era trasferito alla società “Città di Fiumicino”, ma il suo amore per la Garbatella era sempre rimasto forte perché qui aveva amici e parenti.
Giovedì 2 aprile, Valerio è morto in seguito ad un malore durante una partita di calcio lasciando un vuoto incolmabile in tutti quelli che lo avevano conosciuto e gli avevano voluto bene.
Addio Valerio, addio tesoro.

Enrico

La redazione di Cara Garbatella si unisce al dolore della famiglia e si stringe intorno ad Enrico Recchi prezioso collaboratore del nostro giornale per la perdita del suo amatissimo nipote Valerio. Ci ripromettiamo di dedicare un ampio spazio a Valerio campioncino e promessa del calcio capitolino nel prossimo numero di Cara Garbatella.

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25 aprile 2015: “Sport e memoria” Nel 70° anniversario della Liberazione, nuova edizione della manifestazione della Polisportiva “G.Castello”, per non dimenticare il passato e capire il presente

25 aprile 2015: “Sport e memoria”
Nel 70° anniversario della Liberazione, nuova edizione della manifestazione della Polisportiva “G.Castello”, per non dimenticare il passato e capire il presente

di Enzo D’Arcangelo

La Polisportiva “G. Castello” organizza anche quest’anno una nuova edizione della manifestazione “XXV Aprile: Sport e Memoria”, nel 70° anniversario della Liberazione del nostro Paese dalla tirannia nazifascista. A fronte dei continui tentativi di cancellare questa ricorrenza, riteniamo importante riproporre una riflessione sui valori stessi su cui si fonda la nostra Repubblica nata dalla Resistenza.
Fortemente convinti che sono i giovani che devono fare propri i valori della democrazia, della libertà, della solidarietà e della giustizia, indipendentemente dalla fede religiosa e
dalle ideologie politiche, a 10 anni dal viaggio ad Auschwitz della Polisportiva, in un periodo di pesante crisi sia economica che sociale vogliamo contribuire con le nostre iniziative a tenere viva la “memoria” degli eventi, dei luoghi, ossia della storia e dei suoi insegnamenti.
“Sport e Memoria” ha riscosso sempre un notevole successo: grazie alla pluralità degli eventi organizzati, ai valori trasmessi, al fair play che lo contraddistingue e alle centinaia di giovani che vi hanno partecipato ogni anno, é diventata un momento di incontro significativo nel panorama sportivo romano.
Anche quest’anno sono previsti molti incontri, dai tornei di minivolley e pallavolo, a quelli di calcio giovanile, alle esibizioni di ginnastica ritmica e arti marziali, ai tornei di dama e scacchi, il tutto a fare da cornice al Trofeo Liberazione di atletica, organizzato il collaborazione con la Polisportiva Popolare Roma 6 Villa Gordiani, in programma allo Stadio
della Farnesina e diventato ormai uno degli appuntamenti più prestigiosi di tutta la stagione atletica laziale.
Gli altri luoghi della manifestazione “XXV aprile sport e memoria  2015” sono quelli soliti della Polisportiva nel Municipio Roma VII: la palestre di Via Sannio (minivolley, pallavolo, arti marziali, ginnastica ritmica) – che la G. Castello dovrà lasciare definitivamente a fine giugno a causa delle note vicende legate alla gestione del bando-truffa ordito da Alemanno e Cochi e che l’Amministrazione Marino non ha ritenuto doveroso annullare nonostante le numerose irregolarità denunciate – e nel Municipio Roma VIII la palestre della Scuola Peano (dove si terrà il torneo di Tennis Tavolo), l’impianto di Via A. Severo (calcio giovanile) e la Villetta di Via Passino dove il tutto si concluderà domenica 26 con un torneo di dama e scacchi, in collaborazione proprio con Cara Garbatella.
Sicuri che anche quest’anno molti saranno i giovani che aderiranno alle varie iniziative, invitiamo tutti i lettori e i cittadini a contribuire con la loro presenza, i loro valori e le loro idee al successo della manifestazione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Aprile 2015

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La Tenuta delle Tre Fontane dal Medioevo agli Orti urbani

tenuta-delle-tre-fontaneLa Tenuta  delle Tre Fontane dal Medioevo agli Orti urbani

Il nuovo libro di Gianni Rivolta

Torna nelle librerie Gianni Rivolta con un nuovo approfondimento storico sul territorio. A distanza di tre anni dall’ultimo lavoro editoriale, il nostro collaboratore esce con un’appassionante ricerca sulla “Tenuta delle Tre Fontane, dal medioevo agli orti urbani”, edito dalla Iacobelli.

Il libro sarà presentato domenica 29 marzo alle ore 11,30 presso gli Orti Urbani di Largo Virgilio Maroso (zona adiacente via Ballarin) in occasione delle “Domeniche ecologiche”, promosse dall’Associazione Orti Urbani Tre Fontane e da Italia Nostra in collaborazione con l’VIII Municipio. Saranno presenti  Andrea Catarci presidente dell’VIII Municipio di Roma, Claudio Marotta assessore alle Politiche Culturali ed altri rappresentanti del territorio.

Orti Urbani | Largo Virgilio Maroso

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Un regalo buono che fa bene Solidarietà con i ragazzi palestinesi dei campi profughi in Libano

Un regalo buono che fa bene

Solidarietà con i ragazzi palestinesi dei campi profughi in Libano

Anche quest’anno le Associazioni culturali Cara Garbatella e Altrevie promuovono una iniziativa di solidarietà che, con l’aiuto dell’Associazione Culturale Ulaia ArteSud, è finalizzata a raccogliere fondi per borse di studio da destinare a bambini e ragazzi palestinesi che vivono nei campi profughi in Libano. Come di consueto, le associazioni raccoglieranno le prenotazioni di confezioni-regalo di ottimo olio extra-vergine di oliva dop e di bottiglie di eccellente vino del Lazio al prezzo di € 18,00.
Il ricavato della vendita dei buoni prodotti della nostra tradizione enogastronomica si aggiungerà al ricavato della consueta Tombola di solidarietà che l’Associazione Altrevie promuove, con il patrocinio del Municipio VIII, domenica 21 dicembre alle ore 20, presso il Centro Anziani di Via Pullino.
Si  tratta di un appuntamento entrato ormai nella tradizione in cui, come di consueto, il montepremi della tombola è formato da piccoli e grandi doni che i partecipanti porteranno con sé già confezionati; oggetti spesso anche di un certo valore comperati per l’occasione o, spesso, trovati frugando nei cassetti di casa.
“Rinnoviamo anche quest’anno – dice Fabio Muzi, tra i fondatori dell’Associazione Altrevie – la nostra festa, che è anche un’occasione per riflettere sul disagio di intere generazioni di bambini e ragazzi palestinesi che vivono in Libano e a cui non sono riconosciuti i più elementari diritti di cittadinanza”.
La festa, a cui sono invitati tutti i cittadini del quartiere, si terrà domenica 21 dicembre alle ore 19,30 nei locali del Centro Anziani di Via Pullino 97 (Metro Garbatella). Le prenotazioni del ‘regalo buono che fa bene’ si raccolgono inviando un’email all’indirizzo altrevie@gmail.com. Il programma completo delle attività dell’Associazione può essere consultato sul sito www.altrevie.it o sulla pagina di facebook.

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La scultura di Largo delle Sette Chiese In stato di abbandono monumento alla Resistenza

La scultura di Largo delle Sette Chiese
In stato di abbandono monumento alla Resistenza

E’ un’opera moderna quanto meno discussa, che ha denimonumento-resistenzagratori ma anche parecchi estimatori: parliamo del monumento alla Resistenza che orna una delle rotonde di Largo delle Sette Chiese, un’opera in acciaio inossidabile e cemento ideata dall’architetto Cesare Esposito per celebrare il trentennale della Resistenza romana (1944-1974). La scultura nel 2007 corse il rischio di un suo spostamento, mentre era in corso la risistemazione della piazza e di parte della Via delle Sette Chiese. Intervenne in sua difesa anche il sindaco di allora, Valter Veltroni.
L’opera, discussa ma pregevole, restò al suo posto come gli abitanti della Garbatella si sono abituati a vederla, al centro di un’ampia aiuola che fu ricoperta di graziosi cespuglietti verdi-cenerini.
Completata la buona sistemazione, nessuno è più intervenuto per un minimo di manutenzione della scultura e del bel giardinetto che gli era stato creato intorno.
Risultato, l’opera è diventata un immondezzaio e il giardinetto è stato lasciato a inselvatichire, tanto che ha attecchito perfino una pianta infestante, un ailanto, albero originario dell’Estremo Oriente, che sta invadendo a tappeto tutto il nostro verde pubblico e privato: ora è alto due metri ma se non lo si taglia è destinato a crescere a dismisura. Lo stato di abbandono, che tra l’altro non riguarda solo il monumento alla Resistenza ma tutti i frammenti di verde dell’intera storica via, non è un’offesa solo all’opera di un artista, ma soprattutto a ciò che vuole ricordare e celebrare, in un quartiere che ha avuto una grande partecipazione alla lotta di liberazione e che ospita il sacrario delle Fosse Ardeatine. (C.B.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Quante belle iniziative ti offrono alla Villetta

Quante belle iniziative ti offrono alla Villetta

di Laura Iacoangeli

iniziative-alla-villettaE’ “La Povera Cecija che piagne er su marì…”: sulle note di una canzone popolare romana si presenta Sgarbatello, Coro di musica popolare della Villetta condotto da Nora Tigges. Nato nel 2012, vanta già ben 26 persone! Ma questa è solo una delle tante attività e associazioni presenti alla Villetta, luogo di aggregazione, condivisione e bene comune a Garbatella, non più solo sede storica politica ma anche luogo di memoria, conoscenza e mutualismo, di trasformazione, creazione e gioco, nella speranza di offrire al territorio uno spazio in più, anche solo per leggere, studiare e realizzare!
Sabato 8 novembre sono state presentate tutte, sono tante e sono belle!
Tra le associazioni abbiamo conosciuto la Cooperativa ‘Frontiere’ per la promozione dell’intercultura attraverso prodotti multimediali, turismo responsabile e corsi di formazione.
Motore del progetto è il sito collettivo di reportage e informazione su frontierenews.it.
‘Binario 15’ associazione di volontariato che promuove i diritti di migranti e organizza nei fine settimana attività educative e di orientamento rivolte a giovani afgani.
Le associazioni Polis onlus e M.A.Te11 che svolgono corsi gratuiti di italiano per migranti.
Da ormai 4 anni, tutti i lunedì sera con grande successo Cara Garbatella presenta il cineforum, proiettando film che spesso non hanno avuto il loro giusto spazio nelle sale.
Dopo i grandi successi del Garbatella Jazz festival, i rappresentanti della storica associazione stanno valutando la possibilità di continuare anche nel periodo invernale, con i concerti all’interno della Villetta. Il tutto chiaramente in tono minore, visto gli spazi ridotti.
E poi corsi di teatro per bambini o adulti con l’associazione ‘Gocce di arte’, laboratori teatrali, sala prove per spettacoli.
Per quanto riguarda la musica, oltre al coro, corsi di chitarra, danze popolari salentine, corsi di tamburello. Ci si rilassa e si crea energia con i corsi di Hatha yoga.
Ma si sa, la cosa che ci accomuna tutti e ci piace fare in compagnia…è bere e mangiare! E qui si fa con l’osteria popolare, ottima cucina, piatti abbondanti, oltre all’organizzazione
di feste.
Tutto a prezzi popolari, per la voglia di stare insieme alla portata di tutti, con lezioni di prova gratuiti. Insomma un posto nella splendida cornice della Garbatella storica che ci offre il bookcrossing, cultura, solidarietà, diritti, socialità…e allora perché non partecipare?

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Il welfare del Municipio VIII si rinforza Rinnovato l’accordo con gli Psicologi per i Popoli

Il welfare del Municipio VIII si rinforza
Rinnovato l’accordo con gli Psicologi per i Popoli

di Eraldo Saccinto

Rinnovato il protocollo di intesa tra il Municipio VIII e l’Associazione Psicologi per i Popoli – Regione Lazio – Onlus. L’associazione continuerà l’opera di supporto psicologico a favore di persone italiane e straniere residenti nel territorio del Municipio, dando sollievo a coloro che vivono in condizioni di profondo disagio psicologico legato ad eventi traumatici quali sfratto, perdita del lavoro, lutti, etc., e a favore di persone anziane vittime di violenze psichiche o fisiche. Hanno firmato il protocollo di intesa Bernardino Gasparri, assessore alle politiche sociali del Municipio e Giovanni Vaudo, presidente dell’Associazione Psicologi per i Popoli. L’associazione è costituita da psicologi volontari impegnati nel campo della solidarietà e delle emergenze nazionali e internazionali, che ha come proprie finalità la promozione e la tutela dei diritti umani in ambiti multiculturali ed interetnici, nonché quella di operare in situazioni di emergenza attraverso le azioni e gli strumenti propri della psicologia.psicologi
Secondo il protocollo, a partire dall’inizio di febbraio si arricchirà l’impianto di welfare locale del Municipio col nuovo apporto di psicologi volontari.
Ha commentato l’assessore Gasparri: “Dalle situazioni sempre più critiche che siamo costretti a fronteggiare è emersa la necessità di avvalersi di professionisti che non solo forniscano un supporto psicologico nel momento in cui il cittadino viene letteralmente investito da eventi traumatici emergenziali, ma coadiuvino gli operatori dei nostri Servizi nel processo d’aiuto nel contesto dell’evento traumatico o nella fase immediatamente successiva.
Questo accordo ha riempito esattamente questo vuoto”.
L’Associazione Psicologi, attraverso propri psicologi volontari e su segnalazione del Servizio sociale del Municipio, realizzerà i seguenti interventi: incontri con gli assistenti sociali, contestualmente o successivamente alle situazioni emergenziali, finalizzati a supportare l’operatore nell’individuazione degli opportuni interventi di carattere generale o specifico; incontri con persone italiane e straniere che vivono una situazione di emergenza, al fine di orientare le stesse verso percorsi psicologici più sistematici e strutturati; incontri e seminari a tema da realizzarsi presso i Centri anziani del Municipio, previo accordo con i presidenti dei Centri medesimi. Gli incontri o seminari riguarderanno temi cruciali della vita dell’anziano e potranno, eventualmente, anche essere finalizzati alla creazione di una rete di automutuo aiuto tra gli anziani medesimi.
Al fine di realizzare i suddetti interventi, laddove gli stessi non si potessero attuare nei luoghi di volta in volta concordati con il Servizio sociale o i presidenti dei Centri anziani, il Municipio mette a disposizione dell’Associazione un locale presso il Servizio di segretariato sociale/P.U.A. da utilizzarsi nei giorni e negli orari da concordare di volta in volta.
Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere al Punto unico di accesso di Via Benedetto Croce 50, ai numeri di telefono 06.696.11.670\1\2, oppure personalmente durante i normali orari di ricevimento.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Dicembre 2014

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Il racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti Anche quest’anno la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto di Natale per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista del

Il racconto di Natale della scrittrice Maria Jatosti

Anche quest’anno la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto di Natale per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista del racconto è lo stesso degli anni precedenti, Giovannino, però cresciuto negli anni fino a diventare quasi un adolescente pieno di curiosità e di interrogativi spesso senza risposta. Maria è autrice di una serie di romanzi, di scritti per l’infanzia, di racconti, di raccolte di poesie.
L’anno scorso ha rieditato il suo, a nostro avviso, più bel romanzo, Il Confinato, che è la storia della persecuzione fascista del padre. E’ inoltre una delle più apprezzate traduttrici di testi letterari stranieri e un’infaticabile organizzatrice culturale. (C.B.)

candleGiovannino nella terra degli uomini

E piove e piove e diluvia…
Tutta la notte vento grandine fulmini tuoni e acqua, acqua a rovesci, giù che Dio la manda… Ma perché Dio manda sulla terra tutti questi guai, mamma? Catastrofi, terremoti, cicloni, guerre… Lui che è onnipotente, perché non impedisce tutto questo? perché lascia che in tante parti del mondo la gente si ammazzi, muoia di miseria, di fame, di malattie terribili… Perché? Non bestemmiare, Giovannino, Dio non c’entra.
Quando vedo tutto quello che succede, non posso fare a meno di chiedermelo, mamma … Dio non ha colpa, Giovannino. La colpa è degli uomini, della dissennatezza, dell’avidità, dell’idiozia e della malafede degli uomini. A scuola non te le spiegano queste cose? Non ne parlate?
Sì, sì, qualche volta. Però nessuno risponde alla mia domanda. Se Dio è così buono e giusto e misericordioso, perché non fa qualcosa per fermare i disastri?
Siamo noi che dobbiamo fermarci, Giovannino. Noi tutti in generale e noi nel nostro piccolo. Se gli uomini si uccidono, se le montagne franano, se in una notte d’inferno il fango seppellisce interi paesi, cancellando tutto: case, strade, fabbriche, terreni c’è sempre una ragione, una spiegazione.
Nulla accade per caso. Rifletti, Giovannino, rifletti. Di chi credi sia la colpa se il nostro pianeta è malato?
Queste sono le domande che devi farti e che devi fare ai tuoi professori.
Oggi il prof di italiano ci ha fatto vedere un filmato e ha detto che dobbiamo fare qualcosa per aiutare la gente che ha perso tutto a causa dell’alluvione. In classe pensiamo di aprire una sottoscrizione… Molti compagni della terza si sono offerti volontari per andare a spalare il fango. Io e altri della seconda volevamo unirci a loro ma non ci hanno voluto. Dicono che c’è ancora pericolo di frane e noi siamo troppo piccoli e saremmo solo di impaccio… Non è giusto, io non sono piccolo, ho tredici anni… Quasi. Ad agosto, Giovannino, ad agosto. Però hai ragione, non sei piccolo e sei un bravo ragazzo. Anche i tuoi compagni sono bravi ma, vedi, i problemi non si risolvono con le elemosine e con i volontari. Ci vuole ben altro!

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Che cosa ci vuole, mamma? Che cosa, che cosa! Beato te, Giovannino. Te le devo dire io che cosa? Prima di tutto bisogna fare in modo che le disgrazie non accadano, ecco. E poi bisogna muoversi prima, alle prime avvisaglie. Non come all’Aquila. Ai primi segnali. Altro che scavare le macerie con le mani e fare chiacchiere, trovare scuse e bla bla bla. Bisogna fare in modo che le città non crollino, che le montagne restino dove sono sempre state, che i fiumi siano protetti da argini sicuri, non di cartapesta, che le strade non si allaghino per colpa dei tombini intasati, che i ponti e le dighe non cedano, che le baracche della povera gente non si schiantino al primo soffio come le casette dei tre porcellini della favola che ti raccontava la nonna da piccolo, che non basti un po’ di vento e un po’ d’acqua a buttar giù tutto. Bisogna che le cose siano fatte per bene, con onestà prima, invece di correre ai ripari in qualche modo dopo, quando è troppo tardi. Capisci, Giovannino?
Invece ogni volta è lo stesso, ogni volta… Ma cosa si può fare contro la furia della natura, mamma… Già. La natura è infuriata, e si vendica, è vero. Ma la colpa è nostra, delle violenze che le abbiamo fatto e continuiamo a farle, ovunque, in tutto il mondo. La colpa è sempre dell’uomo. L’inquinamento… il surriscaldamento… la desertificazione. l’edilizia selvaggia… Prendi ad esempio quel tratto di costa che vediamo quando andiamo a trovare gli zii al mare. Ce l’hai presenti tutti quei palazzoni bianchi, quegli alberghi di lusso, quelle ville da milionari… ? Be’ una volta non c’erano. Una volta, quand’ero ragazza io, lì c’erano alberi, boschi, vigneti, pascoli… Ora la montagna è scomparsa. Tutto devastato per fare posto a quelle costruzioni inutili. Questo era soltanto un esempio, ma è uguale dappertutto, non solo nel Sud, dappertutto… Dai, mamma, però non sarebbe
figo vivere in una di quelle belle ville? Tu che hai sempre sognato una casetta al mare!
Hai detto bene: una casetta. Un posticino tranquillo, un mare pulito, il sole, la quiete: cose che non esistono più…  Be’ almeno una vacanza in uno di quei posti ti piacerebbe, no? Pensa che meraviglia, col mare davanti, la piscina. Quando sarò grande e guadagnerò, ti ci porterò io, mamma Ma va, ma va… Quella non è roba per noi. E non è nemmeno tanto bella, secondo me. E poi, smettiamola di parlare di ville, di piscine, di lussi mentre c’è chi non ha nemmeno un tetto sulla testa… Tempi neri, Giovannino, tempi neri. Piove sul bagnato, come si dice? allo strappato gli mozzica il cane, caro mio… La TV ha detto che domani il tempo migliorerà e le scuole riapriranno.
Quasi quasi mi dispiace. È così bello la mattina starmene a letto, a dormire, poltrire… Non capisco perché a scuola non ci si può andare di pomeriggio.  Non parlare così, fannullone. Prendi esempio da tuo padre che si rompe la schiena a tirar su case per gli altri, mattone su mattone. E ringraziamo Dio se ancora rimedia qua e là qualche lavoretto e può portare la settimana a casa, con tutta la gente a spasso che non ha nemmeno un piatto di minestra da mettere in tavola… I cantieri sono tutti fermi. Si pensa solo a costruire opere inutili che servono solo a qualcuno che ha tanti soldi per farne ancora di più… Be’, inutili o no, se qualcuno costruisce, per me va bene. Almeno la gente lavora, il babbo guadagna, porta i soldi a casa e coi soldi possiamo comprarci tutto quello che desideriamo.
Io per Natale il regalo che voglio l’ho già deciso. Ah, si? E sarebbe? Un tablet. Al babbo gliel’ho detto e lui è d’accordo. Un che? Un tablet, mamma, un iPad. Quasi tutti i miei compagni ce l’hanno. È fantastico! Ho già visto quello che voglio: uno con 4 GB di memoria… la fotocamera doppia…un display da otto pollici… Fighissimo! Non vedo l’ora che viene Natale.
Ciò di cui hai bisogno, e subito, non sono queste diavolerie che hai in testa tu. Ti ci vogliono scarpe pesanti, un giubbotto nuovo, altro che storie! Babbo me l’ha promesso. Non è un a diavoleria, è una cosa utile. Ti puoi collegare a Internet, chattare… Non hai idea di quello che ci si può fare.
Non ce l’ho, infatti, e non mi interessa un fico secco. Mi sembri un marziano con tutte quelle sigle, quei numeri… Per conto mio, puoi levartelo dalla testa. Quanto a tuo padre, mi sentirà, vedrai… Cose da pazzi. Tu bada a studiare, piuttosto, che mica mi è piaciuto tanto quel cinque in storia… Proprio in storia, da te non me l’aspettavo! La storia è la cosa più importante, perché parla di noi, ci fa capire chi siamo. Su, su vai a lavarti le mani e datti una pettinata che il babbo sta per tornare e la cena è pronta. Muoviti, Giovannino, non fartelo dire due volte.

***

La pioggia non smise di cadere. I fiumi non cessarono di esondare, le colline continuarono a smottare, città paesi e villaggi finirono sott’acqua. I meteorologi annunciavano altre perturbazioni. I giornali strillavano al cataclisma. Giovannino dormiva un po’ di più la mattina e continuava a fare domande che non trovavano risposta. Il babbo non faceva che andare e venire senza pace: il cantiere era chiuso per il maltempo e occorreva adattarsi a cento lavori diversi per rimediare qualche spicciolo. In casa la mamma era sempre più preoccupata e la mattina lo svegliava borbottando: Piove, diceva. Non ha smesso neanche un minuto. Altri trenta centimetri sono caduti. Alzati, Giovannino, su. Vestiti e scaldati il latte. Io esco a fare un po’ di spesa. Devo sbrigarmi, prima che venga il diluvio.
– Ci vado io a fare la spesa, – disse Giovannino, e, senza neppure lavarsi, si preparò in fretta, prese la lista e uscì di corsa. – Giovannino, l’ombrello, dove avrai la testa! gli gridò dietro la mamma inseguendolo sul pianerottolo. babbo-natale
E fa’ presto: sta per scatenarsi il finimondo! Appena fuori, Giovannino si sentì leggero. C’era, nonostante tutto, un’aria di festa. Il Natale era alle sue prove generali. Avvolti nella plastica trasparente gli alberelli fuori delle botteghe cinesi aspettavano di essere decorati; le vetrine strizzavano l’occhio ai clienti; sotto un ombrellone bianco una bancarella esponeva una miriade di futilità luccicanti: Tutto a un Euro, Tre pezzi due Euro; la pioggia tamburellava sulla selva variopinta di ombrelli facendo una musica allegra. Una signora lo salutò: Ciao Giovannino, fa’ presto, sta per scatenarsi il finimondo!
Le stesse parole della mamma, pensò Giovannino divertito mentre attraversava lo stradone zigzagando tra le macchine. Immerso nella grande giostra del supermercato, tutto adorno e sfavillante di stelline e festoni, muovendosi sicuro tra gli scaffali si sentiva euforico. Gli altoparlanti rovesciavano slogan e canzoni.
Il ritmo e le parole lo dirigevano, gli davano la carica: “Nella terra degli uomini, dove tutto è possibile, dove suona la musica, dove un sogno si popola, dove il sangue si mescola, e ti senti una favola…” Con la sporta pesante, la voce di Jovanotti nella mente leggera, Giovannino riprese la strada di casa.
All’angolo, da un fagotto colorato di stracci, gli sorrise una faccia nera come la liquirizia e il suo cuore si popolò di sogni. ” Nella terra degli uomini, trovi un posto anche per chi, ti sorride da un angolo.” Tutto gli sembrava possibile, anche lo squarcio di luce – un’idea di sole – comparso all’improvviso nel piombo del cielo.

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Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere Davanti scuola o al cinema una cartocciata di fusaje di Enrico Recchi

Un tuffo nel passato tra mestieri e personaggi che animavano le strade del quartiere

Davanti scuola o al cinema una cartocciata di fusaje

di Enrico Recchi

Parlare del “fusajaro” significa davvero andare a sfogliare il libro dei ricordi perché, se di “callarostari” (dei quali abbiamo parlato nel precedente numero di Cara Garbatella) se ne vedono ancora in giro, il fusajaro oggigiorno è completamente scomparso dai nostri panorami cittadini.
Come dice il nome stesso, il fusajaro vendeva le fusaie chiamate in italiano lupini. Il lupino è un legume parente del fagiolo con una pianta alta circa un metro e mezzo i cui fiori dopo la fecondazione formano i legumi. A proposito ci sono i lupini da fiore, che formano delle inflorescenze colorate e bellissime.cartoccio-di-fusaie
Pianta antichissima il cui nome scientifico probabilmente deriva dal greco lype=amaro, per il sapore del seme crudo, era nota già agli antichi Egizi ben 4000 anni fa e venne descritta da Plinio che osservò come le sue foglie seguano il corso del sole proprio come fa il fiore del girasole.
Da sempre le fusaie sono state considerate un alimento non particolarmente pregiato, una volta, appunto, venduto agli angoli delle strade dai venditori ambulanti o al  cinema assieme ai mostaccioli. Invece i nutrizionisti ci dicono che questo legume ha un contenuto in proteine che rivaleggia con quello della carne ed è superiore a quello delle uova.
Certo se oggi andassimo a chiedere ad un bambino che cos’è una fusaia (oppure un lupino) dubito che potremmo trovare qualcuno che possa dare una risposta corretta. Di sicuro quel bambino ci potrebbe parlare correntemente di merendine.
Fino a una trentina di anni fa invece comperare un “cartoccio di fusaje” era un modo comune per i ragazzini della Garbatella (e non solo) di investire pochi spiccioli in uno stuzzichino in attesa del pasto o per spezzare i giochi in strada.
Quanti di noi ricordano colloqui di questo tenore con la mamma: “A ma’, io scenno qua sotto in Chiesoletta” “Guarda che tra poco se magna…” ” Vabbè, ‘na mezzoretta” “Sì ma nun te rovinà la cena dar fusajaro!”
Già perché il venditore ambulante di fusaje, precursore dei tempi, rispetto al callarostaro aveva una offerta assai più ampia che comprendeva non solo le fusaje ma anche olive, sia quelle verdi grandi che le olive nere al forno, oppure bruscolini e, andando ancora più indietro nel tempo, le carrube.
Certo tutto dipendeva dalla disponibilità in “saccoccia” ovvero da quanti soldi si possedevano. Una volta accertato che c’erano sì e no 10 lire, si decideva di spegnere i languorini dello stomaco con un cartoccio di fusaje con una bella spruzzata di sale in cima, tanto poi si poteva fare una bella bevuta alla fontanella. Infatti quando il cartoccio, rigorosamente di carta paglia gialla, era pronto con le fusaje dentro, arrivava l’immancabile domanda: “Ce lo voj er sale?”. “E come! Sì, che ce lo vojo”, e giù una abbondante spruzzata di sale che scendeva da un corno.
Anche se, in ogni caso, le fusaje già avevano subito il procedimento che le rendeva gradevoli al palato: ovvero erano state bollite e messe in salamoia per eliminare il sapore amaro originario.
“Er fusajaro” arrivava, a piedi o in bicicletta, trasportando tutto il suo armamentario di vendita: i sacchi con le fusaje, quelli con i bruscolini, i secchi con le olive, i mestoli, la carta per i cartocci, ecc. Come per il callarostaro, le postazioni strategiche erano davanti alla scuola Cesare Battisti, al cinema Garbatella o al Columbus. Era senz’altro un lavoro modesto, fatto in genere da un vecchietto con molta semplicità. Tanto semplice che col passare del tempo e con la perdita di attrazione delle fusaje oramai passate di moda, quella stessa parola diventò sinonimo di pressapochismo e quindi l’epiteto “fusajaro” andava a colpire il malcapitato di turno che poteva essere il compagno di giochi che aveva sbagliato o il compagno di squadra che s’era mangiato un gol o l’arbitro (un bersaglio sempre molto amato) che aveva negato il rigore.

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I novant’anni del maestro Pradella

I novant’anni del maestro Pradella

maestro-pradellaAuguri di Cara Garbatella al direttore d’orchestra ed emerito nostro concittadino Massimo Pradella, che in questi giorni festeggia i suoi novant’anni. La sua lunga carriera cominciò come allievo al Conservatorio di Pesaro che frequentava abitando ad Ancona. Nel 1938 la madre, Lina Senigaglia, raffinata pianista, ebrea, con le leggi razziali dovette chiudere la scuola di musica che conduceva insieme al fratello Giorgio, violinista.
Ad Ancona per loro tirava una brutta aria, sicché la famiglia qualche tempo dopo colse al volo una opportunità di trasferimento del padre, dipendente dello Stato, e venne a stare a Roma, dove gli assegnarono un appartamento dell’Incis a Piazza Oderico da Pordenone. Massimo proseguì gli studi presso l’Accademia di Santa Cecilia, dove si diplomò in pianoforte, in violino, in composizione e in direzione d’orchestra. Visse in clandestinità i mesi dell’occupazione tedesca, protetto dalla solidarietà del quartiere. Subito dopo la Liberazione di Roma andò volontario nel Corpo volontari della libertà, il ricostituito esercito italiano che operò a fianco degli Alleati. Il primo importante esordio all’estero, a Berlino, nel 1951, come direttore d’orchestra.
Poi arrivarono i grossi incarichi: direttore stabile dell’orchestra della Rai di Torino e poi della Alessandro Scarlatti di Napoli. Intanto portava il suo talento in giro per il mondo, accompagnato dai più quotati solisti.
Tuttora, coi suoi novant’anni, continua a lavorare con la musica e per la musica, tenendo dei corsi a un pubblico giovanile: Recentemente ha portato la sua esperienza di intellettuale vissuto a suo tempo in un’ex borgata romana in un convegno su “Roma poveraccia”. Ora sta di casa a Piazza Vittorio ma sempre con la Garbatella nel ricordo, come quando girava il mondo o quando abitava a Torino o a Napoli. La Garbatella gli ricambia questo affetto.

(C.B.)

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Alla Cesare Battisti avviato un percorso formativo dedicato allo yoga Giocayoga, progetto yoga in classe: laboratorio di benessere per bambini

Alla Cesare Battisti avviato un percorso formativo dedicato allo yoga. Giocayoga, progetto yoga in classe: laboratorio di benessere per bambini

di Antonella Macrelli

Lo yoga attraverso le sue varie tecniche e pratiche aiuta a ristabilire l’equilibrio fisico e mentale e a sviluppare maggiore consapevolezza. Lo yoga è flessibilità fisica ma prima ancora mentale ed è particolarmente adatto ai bambini, proposto a scuola, nelle modalità e nei linguaggi adatti alla loro età. Nel 2008 il Ministero dell’Istruzione ha firmato un protocollo con la Confederazione nazionale yoga per promuovere lo sviluppo dello yoga nelle scuole, riconoscendone l’alto valore formativo.giocayoga
Ciò rappresenta una sorta di legittimazione ufficiale per l’inserimento di percorsi dedicati allo yoga in ambito scolastico con il fine di aiutare lo sviluppo psicofisico di bambini e ragazzi e aiutarli al tempo stesso a migliorare le capacità di apprendimento e l’atmosfera scolastica in genere.
Alla luce di questa iniziativa, da quest’anno, nella scuola primaria Cesare Battisti, è stato avviato un nuovo percorso formativo dedicato allo yoga.
Ma perché lo yoga a scuola? Yoga e scuola possono trovare una speciale sinergia; con lo Yoga si sperimenta una nuova possibilità educativa, che sostiene e al tempo stesso prepara l’insegnamento scolastico: l’autoeducazione. Non si tratta di imparare una nuova materia, ma di creare una base solida, uno spazio di accoglienza, che trasforma le situazioni di disagio a partire dalla riscoperta delle risorse personali, un luogo dove fioriscono la concentrazione e la creatività.
Lo yoga, praticato attraverso il gioco, dà ai bambini la possibilità di liberarsi dagli stress e di ritrovare la serenità in un clima senza competizione che li fa sentire sicuri di sé e delle loro capacità. Con lo Yoga i ragazzi imparano a rilassarsi nel profondo, creando le condizioni per lasciare fiorire le proprie risorse e potenzialità.
Diventando agili e robusti, imparano a muoversi come una rana o un uccello, imitano la forma di un ponte, di una ruota o di un albero, tendono e rilassano i muscoli come fanno gli animali, superano la possibile noia rendendo gli esercizi un gioco creativo, divertente e nel quale possono dare sfogo alla loro fantasia.
La classe campione, una seconda, ha risposto molto bene alla proposta educativa. I bambini attendono con piacere il momento dedicato allo yoga che vede l’ora così scansionata. Si inizia in un’atmosfera serena, scandita da un breve suono dei cembali, per poi passare ad una lettura che racconta episodi sulla vita del Buddha da bambino. Vengono successivamente proposte le sequenze di asana (posizioni), facili e divertenti, accompagnate dal pranayama (respirazione), il gioco e il rilassamento…quest’ultimo molto  richiesto.
Lo yoga per i bambini è diventato un gioco per muoversi insieme, stimolare la fantasia e la voglia di sperimentare. Stare insieme non basta, si può stare insieme con gioia e serenità, scoprendo che le diversità arricchiscono, anziché dividere.

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Storie, testimonianze e ricordi di Adelio Canali Giunchi, Bianchini, Nuvoloni… La Garbatella fucina di pugili

Storie, testimonianze e ricordi di Adelio Canali
Giunchi, Bianchini, Nuvoloni … La Garbatella fucina di pugili

di Adelio Canali

Alla Garbatella sono vissuti tre grandi pugili di livello mondiale: Leo Giunchi, Mario Bianchini e Alvaro Nuvoloni. Giunchi nacque in Russia nel 1895 ma divenne subito romano d’adozione.
Conosceva varie lingue e nei colloqui dimostrava una vasta cultura. E’ stato uno degli artefici della nascita del pugilato in Italia. Debuttò a 19 anni, nel 1919, come peso leggero nella squadra laziale che affrontava una rappresentativa americana.
Giunchi_Bianchini_NuvoliniVinse per abbandono dell’avversario alla 3° ripresa. Sempre in quell’anno divenne campione Regionale e successivamente conquistò il titolo Italiano dilettanti a Milano battendo Mario Bosisio. Partecipò alle Olimpiadi di Anversa nel 1920, ma dovette interrompere l’occasione perché colpito dalla “spagnola” che in quel periodo mieteva numerose vittime. Si confermò campione d’Italia dilettanti nel 1920 e 1921. Poiché i suoi incontri erano un vero spettacolo di scherma e potenza, dietro consiglio dell’organizzatore romano Pasquale Iovinelli, passò al professionismo, battendo ai punti Romolo Parboni. Dopo alcuni incontri vinti in Francia, nel 1923 tornò in Italia per dominare in 15 riprese quel terribile picchiatore che fu Pietro Bianchi. Partì per gli Stati Uniti dove divenne l’allenatore preferito del Campione del mondo dei pesi Welter Mickey Walker.
Sostenne circa 300 combattimenti in Italia, Francia, Belgio, Stati Uniti e Inghilterra, perdendone solo sette, dei quali quattro alla fine della carriera che si concluse nel 1928.
Lo conobbi quando, ormai avanti con l’età, veniva all’A.S. Audace, in Via Frangipane, come massaggiatore della squadra Campione d’Italia di sollevamento pesi di cui faceva parte. A volte capitava che la sera prendessimo insieme il tram per tornare alla Garbatella, lui abitava all’Albergo Bianco e in quelle occasioni ebbi modo di saperne di più sulla nascita della boxe a Roma.Nino-Benvenuti
All’inizio degli anni ’70, facevo parte del Comitato Attività Professionisti (C.A.P.) della Federazione Pugilistica Italiana e ricordo un particolare commovente riguardo il personaggio.
Quando ormai era vecchio e malato, andò a fargli visita Enrico Urbinati, ex campione d’Europa dei pesi mosca, che in quel periodo prestava servizio in Federazione. Mentre ero in riunione entrò nella sala e accostandosi con voce commossa mi disse che aveva visto Leo; capii subito che l’incontro tra i due vecchi campioni doveva essere stato particolarmente emozionante.
Mario Bianchini nacque in Via delle Botteghe Oscure e seguì le orme dei fratelli Fernando e Armando, che si erano già distinti nel mondo del pugilato. Iniziò nel 1927 una carriera dilettantistica, che lo porterà ad essere considerato tra i migliori “puri” di tutti i tempi. Dopo il campionato Italiano dei pesi leggeri vinto nel 1930, sempre in quell’anno conquistò a Budapest il titolo Europeo. Come capitano della squadra azzurra raggiunse il record (ancora imbattuto) di 47 presenze in Nazionale. Vinse il “guanto d’oro” a New York e conquistò la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932. Nel 1936 passò al professionismo, militando nella categoria superiore dei welter. Il 26/1/1938 divenne campione d’Italia, battendo a Roma Amedeo Dejana.
Aveva un meraviglioso gioco di gambe e un sinistro secco e preciso. Incontrò pugili di livello, in Argentina e in Europa. La sfortuna lo colpì quando al rientro dagli U.S.A., in occasione della rivincita concessa all’astro nascente Perticaroli, alla 3° ripresa dell’incontro che si tenne l’8/3/1939, si verificò l’incidente che lo costrinse al ritiro dall’attività.
Fondò, successivamente, la Società Sportiva “Bertini” e, alla Garbatella, la “Spartaco Proietti” dove, insieme al maestro Barbanti, dedicava le sue cure alle giovani promesse del quartiere, tra le quali emerse il figlio Enzo che nel 1948 vinse il Campionato Regionale dilettanti dei pesi gallo. L’amico Enzo Bruschi, allora Presidente dell’A.S. “Audace” e arbitro internazionale di pugilato, dopo aver chiesto al Comune di Roma che una strada della zona residenziale “Roma 70” venisse intitolata a Mario, così concluse un suo articolo su “Boxe Ring” del giugno 1985: “Non è retorica, ma se vi trovate a passare per quella Via che l’amore e l’amicizia hanno voluto, sappiate che Mario Bianchini non era solo un pugile, era un campione ed era soprattutto un galantuomo, di quelli che fanno onore all’intera società”.
Altro pugile sfortunato fu Alvaro Nuvoloni. Nato a Tormarancia ma cresciuto all’Albergo Bianco della Garbatella, era una vera e propria macchina da pugni, con doti di grande incassatore. Divenne campione d’Italia dei pesi gallo, battendo Falcinelli a Verona il 4/10/1950. Il 15/9/1951, difese il titolo a Cagliari contro Zuddas. I suoi combattimenti entusiasmavano la platea. Rimasero famosi due dei suoi incontri. Il 20/6/1950 affrontò a Barcellona Luis Romero per il titolo europeo. Portò avanti un incontro entusiasmante e, sicuro della vittoria, chiuse le ultime riprese aggiungendo colpi su colpi.
Tutto fu inutile perché venne derubato della vittoria e il risultato destò clamore su tutta la stampa sportiva. L’altro combattimento da ricordare avvenne il 21/10/1950, quando a Johannesburg incontrò il Campione del mondo Vic Toowel. Anche in  quell’occasione la sua brillante condotta di gara venne punita da un verdetto casalingo. Al ritorno portò con sé una pellicola 16 m/m, ripresa dai suoi accompagnatori: venne da me perché sapeva che avevo il proiettore adatto e al bar di Socrate, insieme a tutti gli amici, avemmo l’opportunità di visionare l’entusiasmante incontro. Ma la Garbatella dimostrò di essere  una vera fucina di grandi pugili.
Possiamo ricordare: Walter Malatesta, peso massimo, campione d’Italia dilettanti nel 1929; Domenico Di Stefano, che vinse a Novara nel 1940 il titolo italiano dei pesi welter nei dilettanti; Ettore Mortale, peso leggero, sostenne in Italia e in Francia 27 combattimenti, tra i quali quelli che lo videro vincitore contro Aldo Spoldi, campione d’Europa (Roma 19/8/1934) e l’altro contro Bruno Bisterzo, anch’egli campione d’Europa (Teatro Puccini di Milano il 28/1/1941).
Altri pugili degni di nota: De Paolis, che partecipò al torneo internazionale dei pesi massimi a Vienna nel 1947, poi Giuliano Catini, Cristolini e De Placidi.

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L E T T E R A – Pedibus e Bicibus: prove di civiltà

LETTERA
Pedibus e Bicibus: prove di civiltà

Qual è la prima cosa che deve fare un genitore per educare i propri figli? Secondo noi che – sulla spinta degli attivisti del Csoa La Strada – abbiamo contribuito a realizzare i progetti pedibus e bicibus, è il buon esempio.pedibus
Siamo tutti genitori di bambini della Cesare Battisti e tutti i giorni della settimana portiamo in nostri figli a scuola a piedi o in bicicletta e siamo tutti più felici, i bambini e noi.
Contenti perché i nostri figli socializzano (ai pedibus e ai bicibus partecipano bambini di età e classi differenti), si riappropriano dei propri spazi e del loro quartiere; i negozianti e le persone che ci vedono passare ci sorridono (più ai bambini, ovviamente) e spesso, soprattutto quando passiamo in bici, fanno anche il tifo. È un’esperienza bellissima che è servita e serve alla crescita dei bambini ma anche alla nostra, perché giorno dopo giorno capiamo quanto sia importante per i nostri figli sperimentare la propria autonomia.
Sulla scia del nostro progetto si sono organizzati anche pedibus scuola Alonzi e bicibus scuola Principe di Piemonte. Quando nel settembre 2013 cominciammo con il pedibus (che raccoglie i bambini alle fermate sparse lungo il percorso partendo da un capolinea) mio figlio Jacopo mi chiese perché dovevamo fare un giro così lungo per andare a scuola visto che abitiamo a circa un minuto a piedi dalla Cesare Battisti; oggi se gli dico domani niente pedibus o bicibus è più efficace di una punizione.
Oggi sono loro a chiederlo e a volerlo! Ah, dimenticavo: nessuno di noi è mai in ritardo al lavoro, anche se arriviamo a scuola senza un’automobile! (Pedibus Cesare Battisti, tutti i
martedì e giovedì ore 8,00 partenza da Piazza Albini – Bicibus Cesare Battisti, tutti i mercoledì ore 8,00 partenza Piazza Albini).

Marcello Conte
Pedi/bicibus Cesare Battisti

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Nuovi orari degli sportelli anagrafici del Municipio Nella sede di Via Benedetto Croce 50 l’apertura è dalle 8,30 alle 19,00

Nuovi orari degli sportelli anagrafici del Municipio

Nella sede di Via Benedetto Croce 50 l’apertura è dalle 8,30 alle 19,00

Ad un mese dall’istituzione del nuovo orario decentrato, il Municipio Roma VIII, che ha avviato da lunedì 3 novembre l’orario prolungato di apertura degli sportelli anagrafici, tira le prime somme. Durante questi giorni, infatti, ci si può presentare negli Uffici di Via Benedetto Croce 50 dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle ore 19,00 per richiedere la carta d’identità, i certificati, i cambi di domicilio e residenza e tutti gli altri atti demografici.nuovi-orari
In un momento in cui alla Pubblica Amministrazione viene chiesta flessibilità e innovazione il Municipio VIII anticipa i tempi, cercando di mantenere l’equilibrio tra rispetto dei diritti dei lavoratori e quello per i cittadini utenti. “Si è cercato – ha dichiarato il Presidente Catarci – di anticipare, venendo incontro alle esigenze di orario dei cittadini, ciò che è presente nel nuovo contratto decentrato, oggi ancora sotto la lente di ingrandimento dei sindacati, ma che dovrebbe prevedere il prolungamento dell’orario su tutto il territorio di Roma Capitale.
Grazie in particolare alla disponibilità dei dipendenti del Municipio, si sta offrendo un servizio aggiuntivo verificando al contempo quali azioni si dovranno poi sviluppare in tutta la città”.
C’è da dire che, in questi primi giorni di sperimentazione, l’afflusso nel periodo di allungamento dell’apertura fino alle 19,00 non ha registrato proprio la ressa: singoli cittadini,
alla spicciolata, hanno usufruito di questa agevolazione, forse anche per la scarsa pubblicità che questa iniziativa ha sinora avuto. Questo però non è il periodo nel quale di solito ci sia un forte traffico negli uffici anche durante le normali giornate lavorative.
Il clou è nei mesi primaverili ed in particolare in quelli estivi. Questa sperimentazione serve come rodaggio che si è pensato di allungare anche al mese di dicembre, data la concomitanza con le feste natalizie ed il maggior tempo disponibile per i cittadini. Se da un lato si cerca di rinforzare le prestazioni della macchina amministrativa offrendo un nuovo modo di fare servizio, dall’altro bisognerebbe cercare di integrare gli stipendi del personale coinvolto, veramente ridotti ai minimi storici. Sono infatti attesi nuovi sviluppi degli effetti del decreto Salva Roma anche sulla condizione dei dipendenti comunali. Dal primo gennaio, con un mese di dilazione ottenuto sull’onda della manifesta contrarietà dei lavoratori, dovrebbe entrare in vigore il contratto decentrato, che prevede proprio la riorganizzazione di turni e di gestione del posto di lavoro e il taglio del salario accessorio, che
d’ora in avanti sarà elargito solo come “premio” legato alla produttività. Non proprio il viatico migliore per l’inizio di questa sperimentazione.

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