Cento anni di presenza sul territorio. Cento anni in cui i Padri Filippini hanno contribuito alla formazione, allo sviluppo e alla crescita umana e spirituale della Garbatella e dei quartieri limitrofi. Tutto ciò emerge nel libro “I Padri Filippini attorno alla Chiesoletta. Cento anni di fede, operosità e carità”, presentato nei locali della Chiesa parrocchiale di San Filippo Neri, al cospetto degli autori: Mario De Laurentis, Marco Marcelli, Emma Motta, Maria Scapati e Dario Torromeo.
Le pagine raccontano fin da quando nel 1924 il Cavaliere Luigi Sant’Ambrogio donò all’Opera Filippina un vasto terreno con fondo rustico e vaccheria adiacente alla Chiesoletta rurale dei Santi Isidoro e Eurosia, per giungere fino alla storia recente di Padre Guido e della sua eredità raccolta da Padre Matteo.
Cento anni di presenza sul territorio. Cento anni in cui i Padri Filippini hanno contribuito alla formazione, allo sviluppo della Garbatella e alla crescita umana e spirituale del quartiere. Tutto ciò emerge con forza nel libro “Padri Filippini. Cento anni di fede, operosità e carità” scritto a più mani, che sarà presentato sabato 5 ottobre alle ore 18.00 presso la Chiesa Parrocchiale San Filippo Neri. Nella prefazione di Padre Rocco Camillò, Preposito della Congregazione dell’Oratorio San Filippo Neri di Roma, c’è tutto il senso di questo lavoro: “… il cuore che parla al cuore è, alla fine, il segreto dell’umanità.”
La storia inizia con San Filippo Neri, fiorentino di nascita, romano di adozione. Ordinato sacerdote e 36 anni, ne aveva 60 quando nel 1575 Papa Gregorio XIII promulgò la Bolla che riconosceva la Congregazione dell’Oratorio assegnandole una chiesa fatiscente: Santa Maria in Vallicella. Il tempio fu ricostruito integralmente e rinominato Chiesa Nuova, ancora oggi presente a due passi da Piazza Navona. Proprio nel 1575, durante le celebrazioni del Giubileo, San Filippo Neri promosse il pellegrinaggio lungo quella via, che dalla basilica di San Paolo fuori le mura conduceva alle catacombe di San Sebastiano e ancora oggi porta il nome di via delle Sette Chiese.
Oratorio San Filippo Neri ottobre 1940
Lungo questa strada, in un contesto di piena campagna, nel 1818 Monsignor Nicola Maria Nicolai, un ricco e colto prelato, erigeva per i contadini della sua tenuta una chiesetta intitolata ai Santi Isidoro ed Eurosia, rispettivamente patrono degli agricoltori e protettrice dai fulmini.
Nel 1889 la chiesetta e gli edifici ad essa collegati furono acquistati da padre Generoso Calenzio, Preposito della Congregazione di Roma. Su richiesta di Papa Pio XI, che aveva contribuito con un supporto economico e con l’impegno assiduo di padre Cesare Nanni, proprio 100 anni fa i Padri dell’Oratorio affidarono a questa piccola proprietà la loro azione pastorale. La storia di questo luogo, che ha accolto decine di migliaia di ragazzi della zona, ha virtualmente inizio il giorno di Natale del 1924. A maggio di quell’anno il cavaliere Luigi Santambrogio donò all’Opera Filippina 1.700 mq di terreno con fondo rustico con vaccheria adiacente alla chiesa rurale dei Santi Isidoro ed Eurosia. Padre Luigi Botton, trasferito alla Garbatella proprio in quell’anno, trasformò quei locali in Cappella ove celebrò la messa di mezzanotte.
In quel periodo il quartiere Garbatella si stava sviluppando, la cura delle anime era affidata alla Basilica di San Paolo, nella zona non erano presenti altre parrocchie. Negli anni Trenta del secolo scorso l’azione pastorale del quartiere si intensificò grazie a padre Alfredo Melani e padre Alessandro Daelli. La piccola chiesa, i locali e gli spazi adiacenti erano diventati per tutti la “Chiesoletta”.
Durante la guerra i padri aiutarono la popolazione in tutti i modi possibili. Nei nove mesi in cui Roma fu occupata dai nazisti, molti giovani renitenti alla leva ed ebrei sfuggiti ai rastrellamenti trovarono rifugio clandestino all’interno della struttura tanto che in seguito i sacerdoti ricevettero il titolo di Giusti tra le Nazioni. Nel 1940 la Congregazione deliberò l’inizio dell’attività di una scuola media. Vennero adattati i locali adiacenti la Chiesoletta e il 6 novembre 1944 ebbero inizio le lezioni. Nel 1948 fu edificato l’edificio come lo vediamo oggi: la scuola media fu intitolata al venerabile Cardinale Cesare Baronio. In quel periodo svolgevano la loro opera, oltre a quelli dei sacerdoti già nominati, padre Giuseppe De Libero, padre Armando Raglioni, padre Antonio Bordonali, padre Gaetano Angilella.
19 febbraio 1967 Paolo V I in visita alla chiesa San Filippo Neri
A dicembre del 1952, grazie alla donazione dei coniugi statunitensi Thomas e Irene Bradley, fu istituita la parrocchia con il suo edificio. Su indicazione di Monsignor Montini fu intitolata a “San Filippo Neri in Eurosia”, nome che sintetizzava tutta la storia dell’opera filippina alla Garbatella.
A partire da quella data, negli ultimi 72 anni, la parrocchia è stata centro di formazione e di spiritualità, di attività caritative e culturali. Due Papi la visitarono, Paolo VI nel 1967 e Giovanni Paolo II nel 1986; quest’ultimo sintetizzò con efficacia la missione dell’oratorio: “Un ponte tra la Chiesa e la strada”.
Alla fine degli anni Cinquanta entrò in campo padre Guido Chiaravalli che lasciò un’impronta fondamentale per la scuola e l’Oratorio ricreativo. Milanese di nascita ma, come san Filippo Neri, romano di adozione, incarnò una figura di riferimento per più di 50 anni e per tante generazioni di adolescenti. I ragazzi della zona consideravano l’Oratorio come un luogo dove era dolce approdare. Tra quelle mura c’era la rappresentazione della vita di un’intera borgata. C’era la povertà di tanti, depredati nel secondo dopoguerra del pane e di un lavoro dignitoso, la rinascita lenta del ceto medio, la contestazione giovanile, l’amore per il calcio, la Roma, la Lazio, Agostino Di Bartolomei, i ricordi del cinema di Totò, Alberto Sordi e Maurizio Arena.
Nelle stagioni più disperate l’Oratorio della Chiesoletta era una vera e propria casa rifugio per chi non aveva né ricovero né casa.
Il 22 aprile 2014 morì Padre Guido, da allora tutta la comunità lo ricorda con profondo affetto. Lui che sapeva guardare il mondo con gli occhi di un bambino e la mente di un uomo. Lui che al vespro invitava i ragazzi ad alzare gli occhi al cielo per cercare il dono divino. Lui che ha lasciato in eredità alla Garbatella un dono inestimabile, il ricordo di una persona vera, di una brava persona, capace di amare il prossimo, praticando il bene con i fatti concreti. La sua eredità è stata raccolta da Padre Matteo-Mathew Pallathukuzhy, originario dell’India, che oggi è il responsabile dell’Oratorio.
(I Padri Filippini.Cento anni di fede, operosità e carità, edito dalla Congregazione dell’Oratorio San Filippo Neri di Roma-Garbatella. Autori: Mario De Laurentiis, Marco Marcelli,Emma Motta, Maria Scapati e Dario Torromeo). (Si ringraziano Emma Motta e Dario Torromeo per le informazioni fornite).
Ci sono personaggi che rappresentano un’epoca, che rimangono anche quando non ci sono più, che anche se non li conosci gli vuoi bene lo stesso perché tanto, sicuramente, ne avrai sentito parlare. Padre Guido Chiaravalli è uno di questi. Arrivato alla Garbatella nel 1956 ha cresciuto intere generazioni nella parrocchia del San Filippo Neri. Il 22 aprile del 2014, quando morì, la Garbatella perse un punto di riferimento, un’istituzione, lasciando un grande vuoto. C’era il sole quel giorno, e mai si era vista una chiesa così piena di gente.
San Filippo Neri, 22 Aprile 2014
Sono passati quasi 7 anni dalla sua scomparsa, eppure nessuno si dimentica di lui. E così, proprio il 18 febbraio 2021, nel giorno del 101° compleanno della Garbatella, nel quartiere parte una grande iniziativa: la raccolta di immagini e pensieri di quanti hanno conosciuto e amato Padre Guido. Ricordarlo con il contributo di quanti lo hanno conosciuto e amato è forse il miglior segno collettivo fatto di ricordi ed emozioni.
Dal 18 febbraio al 5 marzo 2021, è quindi possibile inviare un pensiero, una testimonianza o una fotografia all’indirizzo mail: unpensieroperpadreguido@gmail.com
Una folla commossa, domenica 28 aprile, ha riempito la parrocchia di San Filippo Neri, per ricordare a cinque anni dalla sua scomparsa Padre Guido, un sacerdote molto amato dalla gente di Garbatella. Era arrivato a Roma nel lontano 1957, quando aveva trent’anni. Proveniva da Milano, da una famiglia benestante. La sua presenza è stata importante in un quartiere a rischio soprattutto alla fine degli anni Cinquanta, dove per molte famiglie era difficile mettere insieme il pranzo con la cena. All’interno dell’Oratorio ha proseguito il grande lavoro, avviato anni prima, da Padre Alfredo Melani, altro indimenticabile sacerdote che molto ha dato al nostro territorio.
Padre Guido o “Er prete”, così chiamato da intere generazioni, è stato un uomo molto colto, ha spiegato il Vangelo ai ragazzi con un modo tutto suo: poche parole tanto esempio. Ha insegnato ad amare la natura, a guardare le stelle, a viaggiare, a distinguere il libeccio dalla tramontana, a riconoscere minerali e piante, tutto questo nel cortile della scuola Cesare Baronio, nel campo polveroso dell’Oratorio, nei viaggi all’Isola d’Elba, sulla spiaggia di Tor Vajanica. Luoghi che i ragazzi ricordano come un pezzetto di paradiso terrestre. In una intervista di qualche anno fa ci disse: “Tante volte lo stare a vedere per cinque ore nel pomeriggio giocare a pallone o stare la mattina per ore e ore al mare mi faceva venire il dubbio se era giusto vivere così il mio compito di sacerdote. Poi, e sempre di più con il passare degli anni, in incontri casuali con ex ragazzi ho spesso visto illuminarsi i loro volti ed esprimere la convinzione che nell’oratorio e nella scuola avevano imparato a vivere.” Famose le sue frasi “Vai fuori dall’Oratorio”, “Raccogli 100 pezzi di carta”, “Ho detto che non piove”, “Al pareggio” che, anche se dette con cadenza milanese sono entrate a far parte del lessico della Garbatella.
Padre Guido ha voluto molto bene alla sua gente, lo ha fatto senza doppi interessi, per vocazione e fede, ma anche perché era così. La gente di Garbatella lo ha contraccambiato, non poteva essere altrimenti.
1972 Padre Guido accompagna la terza media dell’istituo cesare baronio in gita all’isola d’elba
Al via una raccolta fondi per il campetto dell’oratorio
di giorgio GUIDONI
Alzi la mano chi non ha mai giocato a calcio al campetto della Chiesoletta di Sant’Eurosia. Per chi è nato e cresciuto alla Garbatella e a Tormarancia non vediamo mani alzate, e se guardiamo oltre i confini della zona ce ne sono ben poche. Questo luogo magico, teatro di partitelle e campionati rimasti nel cuore di tutti noi, negli anni ha visto transitare personaggi divenuti poi famosi e soprattutto ha accolto e fatto sognare decine di migliaia di ragazzini.
Trascorrere qualche ora alla Chiesoletta era il compimento di una giornata piena di gioia e soddisfazione, molto vicino alla giornata perfetta. Nei primi anni Settanta, avevo 12 o 13 anni, assiduo frequentatore dell’oratorio, un giorno scoprii in bacheca che Padre Guido stava organizzando un torneo di calcio. Mi misi subito al lavoro per creare la mia squadra chiedendo ai vari amichetti: diversi accettarono di buon grado, ma ne mancava almeno uno per completare la rosa. Una domenica pomeriggio mi incamminai dal lotto Otto, dove abitavo, con Luciano, il mio amico, e con l’immancabile pallone che ci passavamo da un marciapiede all’altro: destinazione Chiesoletta.
Andavamo giocando su per la salita di via Passino e poi giù per via Giacomo Rho. A quei tempi era una cosa normale palleggiare per strada, con traffico inesistente e poche vetture parcheggiate. Arrivati alla piazzetta Giustino de Jacobis si unirono a noi altri due ragazzini, erano due fratelli di colore: uno più piccolo, l’altro, Daniele Lusieta, aveva più o meno la mia età e un bel tocco di palla. Non mi feci scappare l’occasione e gli proposi di unirsi alla squadra, che stavo formando per il torneo. Daniele, che non conosceva ancora l‘oratorio, aderì con entusiasmo e completò la rosa del team a cui avevo dato un nome ispirato dalle recenti olimpiadi e mondiali di calcio del Messico: Olympic.
Che gioia, avevo formato la squadra che aveva addirittura lo straniero! Giocammo il nostro torneo con grande divertimento, su quel campetto in discesa, dal fondo durissimo (“e poi magari piove…”) e con le porte senza reti, ma che almeno avevano i pali, un lusso per quei tempi quando si giocava nei prati con le porte delimitate dalle buste di plastica con dentro i pantaloni della tuta sportiva. Ancora oggi il campo di calcio della Chiesoletta è teatro di grandi sfide e partite, ma è un po’ malandato ed è arrivato il momento di rimetterlo a posto. “Daje Garbatè, rifamo ‘sto campo!” è il titolo delle due serate-evento, che la fondazione Lando Fiorini ha organizzato per sabato 15 giugno alle ore 21 e domenica 16 alle ore 18 alla sala Columbus, adiacente alla Chiesa di Sant’Eurosia, per finanziare il restyling del campetto di calcio dell’Oratorio. Artisti del cabaret romano parteciperanno a titolo gratuito agli spettacoli e l’incasso raccolto sarà totalmente devoluto per i lavori di ripristino del glorioso rettangolo di gioco. Maggiori informazioni sul sito http://www.astrogarbatella.it.
È sempre più evidente un crescente interesse verso la storia della Chiesoletta e del nostro quartiere Garbatella. Senza dubbio la chiesa dei Santi Isidoro ed Eurosia è stato punto di riferimento per molti ragazzi di ieri e per le nuove generazioni di oggi, grazie anche all’Oratorio sorto negli anni successivi.
In occasione dei 200 anni dall’edificazione della chiesa dei Santi Isidoro ed Eurosia è stata realizzata una piccola mostra permanete sulla storia della “Chiesoletta”. Scatti inediti di vita comune che hanno contribuito alla storia del piccolo gioiello della Garbatella. L’intento è di promuovere il valore artistico e storico stimolando l’interesse verso la storia che ci appartiene. Curatore della mostra fotografica è Fratel Francesco Dipasquale, della Congregazione dell’Oratorio di Roma.
Un po di storia: La chiesa, dedicati ai Santi Isidoro ed Eurosia fu costruita nel 1818 da monsignor Nicola Maria Nicolai per i contadini della sua tenuta di Campagna. Il pronao d’ingresso è attribuito a Valadier mentre nel portico ci sono tre bozzetti in gesso che sono ritenuti opera di Antonio Canova. Padre Generoso Calenzio acquistò la chiesoletta con l’annessa casa nel giugno del 1889. Passa oltre un quarto di secolo, prima che, grazie anche all’interessamento di Papa Pio IX, la Chiesoletta torni ai Padri dell’Oratorio Romano. Sempre in quello stesso anno, nel lontano 1924, poichè la Chiesoletta era incapace di accogliere tutta la gente, il giovane padre Luigi Botton decise di trasformare una stalla messa a disposizione dalla famiglia Santambrogio, in una cappella. Grazie al lavoro pastorale svolto dal padre Alessandro Daelli (detto Padre Balena), padre Alfredo Melani e Fratel Enrico Curmi i tempi divennero maturi per iniziare, senza sosta, la presenza della Congregazione dell’Oratorio nel quartiere Garbatella. Altri padri diedero il proprio contributo nel mantenere la Chiesoletta il centro della vita del quartiere: padre Giordano, l’amato padre Guido, etc…. Intere generazioni sono cresciute sotto lo sguardo della Vergine Maria Regina degli Angeli posta sotto il portico ed a Lei invocando la materna protezione.
Vi aspettiamo numerosi
Fratel Francesco Dipasquale C.O. curatore della mostra
Come fai a spiegare l’odore dell’oratorio, la terra dura, i pali di legno con gli spigoli, la rete bucata, la raccolta della carta, gli spogliatoi senza docce, il gioco del sasso, l’ottovolante, la coppa disciplina, le magliette per i primi classificati, i calzoncini ai secondi, i calzini ai terzi, gli atomi, i purcini con la erre.
Come fai a spiegare padre Guido se non parti dai luoghi, dalla sua fisicita’ dal piede 44 magnum, dalle sberle, dalla sua cultura, dalle sue urla, “vai fuori dall’oratorio”, “alt fine primo tempo”. Come fai a spiegare quel fazzoletto di paradiso impolverato messo a confine tra Garbatella e Tormarancio. Non lo spieghi, non bastano le parole, i ricordi, le fughe per evitare il vespro. Resta solo una sensazione d infinita tristezza, come le domeniche pomeriggio all’oratorio, quelle si che erano tristi anche allora, appena appena rinfrancate dalla partitella tra pochi disperati superstiti, la radiocronaca in sottofondo e il gelato offerto dal prete. Lui li stava, lui li ha voluto aspettarci. Il corpo inerme nel teatrino, un via vai di facce di popolo segnate dalla vita e il vociare dei pischelli persi anche oggi dietro al pallone cosi’ come lui ha voluto che fosse. Così come è sempre stato.
Padre Guido Chiaravalli, il prete decano degli oratoriani di San Filippo Neri alla Garbatella è morto ieri a poco più di un mese del suo ottantasettesimo compleanno.
In quanti ricorderemo Padre Guido? A migliaia, ed ognuno di noi con un ricordo personale senza dubbio. ”Il prete” come lo abbiamo sempre chiamato, il prete per antonomasia era lui e per tutti è stato letteralmente e realmente un padre.
E’ venuto fra noi nel 1957, giovane meneghino purosangue e come lui stesso disse a suo tempo scelse di diventare subito “garbatellese fra i garbatellesi”, in un quartiere che allora, alla fine degli anni ’50 era considerato uno dei quartieri a rischio dove spesso riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena era un problema, dove alcuni nuclei famigliari rasentavano la povertà. Proprio in quegli anni padre Guido si avvicinava ai giovani portando una sorta di Vangelo, non raccontato ma vissuto, proseguendo all’interno dell’oratorio il grande lavoro di Padre Melani, altro indimenticabile sacerdote che ha dedicato la sua vita alla Garbatella.
In una intervista di poco tempo fa ci disse: “Tante volte lo stare a vedere per 5 ore nel pomeriggio giocare a pallone o stare la mattina per 5 ore al mare mi faceva venire il dubbio se era giusto vivere così il mio compito di sacerdote. Poi, e sempre di più con il passare degli anni, in incontri casuali con ex ragazzi ho sempre visto illuminarsi il volto ed esprimere la convinzione che nell’oratorio e nella scuola avevano imparato a vivere.”
Cosa ha fatto per noi il prete? Tante cose, dalle squadre dei “microbi” nel campetto dell’oratorio fino alla “colonia” a Torvajanica, dalle lezioni di catechismo allo spazio per far suonare i “complessini” negli anni ‘60, dai bigliardini rabberciati alle lezioni di vita e di astronomia, fino all’organizzazione dei viaggi a Capo Nord. Ci ha insegnato a viaggiare, a vedere le stelle a guardare il cielo per vedere se la luna è calante o crescente. Troppo ha fatto per stare qui a fare un elenco.
Padre Guido era un sacerdote ed è stato un buon cristiano, un ottimo cristiano, e come uomo un uomo semplice quanto eccezionale. Starlo a raccontare è quasi impossibile come sa benissimo chi lo ha conosciuto. Per raccontarlo in modo degno dovremmo mettere insieme tutti i nostri ricordi, per quanti siano troppi, migliaia, uno per ognuno di noi.
“Il prete” ci ha voluto bene, e ce lo ha dimostrato, senza secondi fini, senza alcun interesse, per fede e per vocazione ma anche per pura e semplice bontà personale perché era fatto così. E noi ragazzi e ragazze, uomini e donne di questo quartiere per anni lo abbiamo ricambiato perché non era possibile fare altrimenti.
Ma l’Oratorio, fondato da padre Melani, era nato 27 anni prima. Quei locali sono un’ex vaccheria della antica proprietà Nicolai donata ai padri Filippini dalla famiglia Santambrogio. Accanto, la mitica “Chiesoletta” dei SS. Isidoro ed Eurosia
di Enrico Recchi
Proprio il mese di dicembre di 60 anni fa, il 21 dicembre 1952 per l’esattezza, veniva inaugurata solennemente la Chiesa di San Filippo Neri in Eurosia.
La chiesa andava a colmare l’assenza di una parrocchia in quella nuova parte della Garbatella, costituita dalle case dell’INCIS (le abitazioni per gli impiegati dello Stato).
Esistevano già altre chiese nel quartiere: San Francesco Saverio a Piazza Sauli e, sulla Circonvallazione Ostiense, Santa Galla. Ma in quella parte della Garbatella, che vedeva nascere una grande arteria stradale, come la Cristoforo Colombo, non ce n’erano. I Padri Filippini operavano già dal 1925 nella zona ed avevano instaurato un buon rapporto con tutta la popolazione a prescindere dalle idee politiche. La loro attività con i ragazzi della Garbatella era già apprezzata da quasi un trentennio ed anche con le famiglie di chi frequentava l’Oratorio c’era una relazione costruttiva. A differenza di quello che era accaduto a Testaccio dove al loro arrivo i Salesiani erano stati accolti a sassate.
Nel 1952 esistevano già l’Istituto Cesare Baronio, che aveva iniziato l’attività didattica nel 1944 (poi ospitò per un certo tempo anche il liceo scientifico Borromini e ora l’università San Pio V), ed esisteva la “Chiesoletta”, ovvero la piccola chiesa restaurata dal grande architetto Valadier per conto del facoltoso proprietario monsignor Nicolò Maria Nicolai, incapace però per le sue ridotte dimensioni ad accogliere tutta la gente che si andava ad insediare nei nuovi edifici. La nuova chiesa venne costruita con il sostanziale contributo della famiglia Bradley, Thomas e Irene, di New York, che aveva visto partire per la guerra ben cinque figli. I genitori, alla partenza dei figli, avevano fatto il voto di sostenere le spese per la costruzione di tante chiese per quanti figli fossero tornati sani e salvi dal conflitto. Per loro e nostra fortuna tornarono tutti e cinque e fu così che i Bradley pagarono le spese per costruire una chiesa in ciascun continente.
Per l’Europa, grazie all’intervento di mons. Montini (futuro Paolo VI), la scelta venne indirizzata verso l’Italia e Roma, e quindi verso il progetto di San Filippo Neri alla Garbatella.
Era quello un periodo di grande fervore edilizio: nel 1951 veniva inaugurato un grande tratto del Raccordo Anulare, veniva aperta la Colombo fino all’EUR ed il prolungamento fino ad Ostia e veniva avviato un consistente programma di costruzione di case.
Quindi quella domenica di 60 anni fa, il 21 dicembre, festa di S.Tommaso Apostolo, alle ore 16, alla presenza del sindaco di Roma Rebecchini, del cardinale vicario di Roma Micara, naturalmente di mons. Montini, di padre Caresana della casa madre dei Filippini di Santa Maria in Vallicella e di padre Melani, il parroco dell’epoca. Padre Guido sarebbe arrivato solo l’anno successivo.
La chiesa già funzionante non era stata completata: mancava il campanile (che venne costruito nel 1955), un adeguato arredamento ed alcune rifiniture. Queste carenze, presto colmate, non impedirono ai padri Filippini, all’Oratorio, alla nuova chiesa di rafforzare il loro ruolo come polo sociale all’interno della comunità della Garbatella.
Copyrighttutti i diritti riservati –Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2012
La piazza della Chiesoletta vive e fa vivere il quartiere
Il più bel triangolo di verde nella città giardino
Oggi parliamo del giardino intitolato a mons.D.Nobels, fondatore degli scout di Roma, quel piccolo parco delimitato da Via delle Sette Chiese, Via Tolli e Via Macinghi Strozzi. Gli abitanti del quartiere lo conoscono semplicemente come i Giardinetti, o i Giardini della Chiesoletta. Non è una vera e propria piazza, ma lo è nella sostanza, nel senso che svolge il ruolo che la piazza ha svolto per secoli nelle città italiane. Dal foro romano, sua matrice originaria, a quella medioevale e poi rinascimentale, la piazza è stata luogo fondamentale dell’incontro e dello scambio, in cui si intrecciano cultura e storia, simboli e tradizioni. E’ stata centro vitale della città, sorta di palcoscenico dell’identità e del senso di appartenenza di una comunità. Lo è stata fino a qualche decennio fa e sicuramente continua tuttora ad esserlo nella provincia. Ma nelle metropoli questo ruolo sta tramontando, sommerso da cemento, traffico, ritmi e stili di vita alienanti e dal trionfo dei media tecnologici che anestetizzano e lobotomizzano bambini, adulti ed anziani.
Da quando però alcuni anni fa questo triangolo di verde è stato ristrutturato e riqualificato grazie all’impegno del nostro Municipio, la Garbatella ha un nuovo e straordinario punto di aggregazione e di incontro. A noi sembra determinante il gusto estetico e la cura con cui sono stati realizzati i lavori: materiali e piante di pregio, illuminazione efficace e di sicuro effetto scenografico, la pedonalizzazione del tratto di strada prospiciente la chiesa, l’installazione di una valida area giochi per i bambini, la realizzazione di due belle e funzionali fontanelle di marmo. Tutto ciò ha creato un vero e proprio “cortile di casa” per gli abitanti del quartiere.
E così in primavera estate ed autunno, ma anche nelle belle giornate invernali, giovani ed anziani si rifugiano spesso in questo accogliente prolungamento dei propri Lotti condominiali. Si alimenta il senso di condivisione, e il bene collettivo viene vissuto e amato come quello individuale, con rispetto e geloso senso di protezione. Si riscopre quel senso civico che la metropoli tende a cancellare e che qui invece rinasce, a testimonianza di quanto uno sviluppo urbanistico attento alle esigenze dei cittadini possa trasformare i mostri metropolitani in luoghi di arricchimento collettivo.
La scelta del luogo è stata particolarmente felice perché qui e nell’adiacente Piazza Sant’Eurosia non manca quasi nulla: c’è la chiesa e l’oratorio (San Filippo Neri), la pizzeria (“Mi garba la pizza”) e la gelateria (“La chiesoletta”), alcuni bar e ristoranti, vari esercizi commerciali e perfino un teatro (il terzo della Garbatella, l’Aula Columbus, distaccamento del Dipartimento di Arte Musica e Spettacolo, corso di laurea dell’università Roma3). Succede allora che a tutte le ore del giorno e tutti i giorni della settimana questo mini parco sia vissuto intensamente. La mattina i nonni passeggiano coi nipotini e si incontrano tra di loro. A metà giornata lavoratori e giovani studenti pranzano all’aperto con pizze e gelati tra i più buoni del quartiere, divisi tra un momento di relax o un appuntamento di studio o di lavoro.
Al pomeriggio l’oratorio si popola di bambini e adolescenti mentre magari qualcuno festeggia il compleanno di fronte alla pizzeria mentre sulle panchine o ai tavolini della gelateria i giovani si incontrano per studiare, socializzare o amoreggiare. In serata decine di persone (centinaia a volte nella bella stagione) si ritrovano per una cena o un dopocena nel parco, ed è difficile passeggiare per più di un quarto d’ora senza incontrare un amico o un conoscente che ti dice “Ciao come stai, anche tu qui?”. Nel frattempo giovani studenti universitari frequentano il teatro per i laboratori la mattina e il pomeriggio e per gli spettacoli la sera. La ciliegina sulla torta è rappresentata dalle periodiche riprese del noto sceneggiato “I Cesaroni”, che occasionalmente monopolizzano la piazza e l’oratorio inorgogliendo, a torto o a ragione (ognuno può pensarla a modo suo), gli abitanti del quartiere, ma conferendo di sicuro a questo luogo una notorietà nazionale che lo valorizza ancora di più. L’Aula Columbus è poi occasionalmente utilizzata dal Municipio e da enti o associazioni per convegni, congressi e spettacoli. La chiesa ovviamente raccoglie i fedeli per le sue funzioni religiose ordinarie e straordinarie.
Insomma il quadro è completo: come in un antico comune rinascimentale la nostra piazza racchiude in sé un’anima commerciale, religiosa, politico- amministrativa, sociale e ludica che fanno di un centro abitato una comunità civile. Federico, il gestore della pizzeria e abitante del quartiere, ci conferma che tutto ciò dà i suoi frutti e che negli anni il giardino è diventato più sano e vivibile: non c’è più droga, delinquenza o teppismo, perché “la piazza bella attira gente bella e emargina o trasforma quella brutta”.
Anche padre Guido, ex parroco, anima dell’oratorio e memoria storica della piazza e di tutto il quartiere, ci offre la sua preziosa lettura dei fatti. Ci fa notare quanto questo luogo sia penetrato a fondo tra la gente. Basta osservare “la gioia dei bambini e dei nonni che giocano nelle giornate di sole: senza questo luogo sarebbero chiusi dentro casa, incollati alle televisioni o ai computer, ognuno isolato nella sua triste solitudine”. Così invece ciascuno trova piacere e sollievo in una dimensione di condivisione “e nelle sere d’estate si sente cantare”, in senso metaforico e letterale.
“Mancano ancora un po’ gli adolescenti, che però stanno gradualmente scoprendo e ripopolando questo luogo dopo i decenni di degrado, mentre quelli della generazione precedente hanno ricreato il paese, e gli anziani vivono per strada. In chiusura elenchiamo anche qualche nota dolente. I bambini possono andare liberamente in bicicletta, e ciò è meraviglioso, ma talvolta possono entrare anche moto e motorini e ciò disturba e crea pericolo: bisognerebbe impedire il loro ingresso. I cestini della spazzatura sono assolutamente inadeguati alla frequentazione del giardino e il servizio di pulizia e manutenzione non sempre è puntuale, tanto che per mesi i negozianti stessi, con l’aiuto della associazione culturale “Itaca”, hanno volontariamente provveduto alle relative incombenze. Per finire bisognerebbe educare o sanzionare i padroni dei cani, che spesso non rispettano le regole fondamentali di igiene e sicurezza.
La Garbatella ha acquisito un ulteriore bene prezioso per la comunità. Usiamolo e rispettiamolo tutti, e facciamo in modo che la trascuratezza e la disattenzione della burocrazia non ce lo sottraggano mai più. Amministratori vigilate e aiutateci a preservare e migliorare questo angolino incantevole del quartiere in modo che tutti, noi e voi, ne possiamo in futuro godere ed andare orgogliosi.
Copyrighttutti i diritti riservati –Cara Garbatella Anno 7 – Dicembre 2010
L’Oratorio San Filippo Neri festeggia 75 anni di attività
di Leopoldo Tondelli
L’Oratorio San Filippo Neri, che nel 2010 festeggia 75 anni di attività, è collegato da tutti gli abitanti della Garbatella alla “Chiesoletta”, la chiesetta adiacente l’Oratorio, dedicata a San Isidoro, santo spagnolo protettore delle campagne, e a Sant’Eurosia, protettrice dalla grandine. Padre Generoso Calenzio (come ricorda Padre Guido Chiaravalli in un suo scritto pubblicato per i cinquant’anni dell’Oratorio) la volle salvare, alla fine del XIX secolo, dal distruttivo abbandono in cui si trovava. La lapide all’ingresso dell’Oratorio ricorda poi che il signor Luigi Santambrogio, subentrato alla sua proprietà, “i locali e il terreno adiacente a servizio spirituale del nascente quartiere umilmente offrì”. La storia dell’Oratorio si intreccia in modo indissolubile con quella del quartiere, non soltanto perché quasi tutti gli abitanti della Garbatella e dei quartieri vicini hanno frequentato da bambini le vecchie strutture, ma soprattutto per il fatto che l’Oratorio ha sempre, tramite i suoi sacerdoti, adempiuto alle aspettative ed alle esigenze sociali della zona, soddisfacendole e spesso anche anticipandole.
Il “pioniere” Padre Alfredo Melani, che era giunto alla Garbatella nel 1935, si recava nei lotti e tramite il suono di un campanaccio radunava i ragazzi per portarli all’Oratorio cercando di aggregarli non solo per una finalità religiosa, ma per impartire loro anche una educazione scolastica (non a caso la scuola media “Cesare Baronio” iniziò la propria attività proprio all’interno dell’Oratorio nel lontano 1944) ma anche sportiva, in un momento storico nel quale l’attività fisica non era considerata ancora un’esigenza primaria, fondando la società sportiva Astro (Associazione sportiva tra ragazzi dell’Oratorio) con la finalità principale della pratica sportiva all’interno di un progetto di socializzazione ed aggregazione, organizzando tornei.
Il gioco del calcio adempie pienamente a questo compito perché la pratica agonistica svolta all’Oratorio contiene un sistema di regole codificate, complementari allo stesso gioco. Infatti, sotto la direzione di Padre Guido Chiaravalli, vengono interrotti i campionati esterni per organizzare tornei interni dotati di alcune regole particolari: “Il Capitano non può battere i rigori e le punizioni, perché essendo di solito il più bravo o il più grande deve esercitare la sua funzione ‘super partes’ fra i compagni non abusando del suo ‘status’ ma usarlo per mettersi al servizio dei compagni”.
Padre Guido cerca di introdurre una certa responsabilizzazione “collettiva” sanzionando con ammonizioni le squadre che non indossano maglie di uno stesso colore, l’obbligo del lucchetto per chiudere lo spogliatoio per evitare furti, la perdita di un punto in classifica dopo aver sommato dieci ammonizioni, l’essere in regola con il pagamento dell’iscrizione al campionato e l’obbligo morale di far giocare anche i meno bravi della squadra.
Alcune consuetudini sono rimaste impresse nella memoria di tutti: per esempio, il giro d’onore al suono della campanella prima delle finali sia per il primo che per il terzo posto. In finale in caso di parità (la partita dura un’ora, mezz’ora a tempo) si tirano subito i calci di rigore: prima tutta una squadra poi l’altra. In caso di ulteriore parità calciano solo i giocatori che hanno segnato il rigore. I premi non sono più trofei come le coppe, ma materiale sportivo acquistato da Foresi a San Giovanni. La L’Oratorio San Filippo Neri festeggia 75 anni di attività squadra prima classificata vince le magliette, i secondi i calzoncini, i terzi i calzettoni, il miglior attacco i numeri grandi da apporre sulle maglie, la miglior difesa i numeri piccoli da apporre sui calzoncini. I campionati sono suddivisi in tornei con la denominazione: mini-atomi, atomi, microbi, pulcini, giovani.
L’Oratorio ha anche un merito particolare: quello di distinguere l’attività sportiva dal semplice gioco. Infatti da sempre i ragazzini passavano – e lo fanno ancora – diverse ore al gioco del sasso e a quello del passo volante. Le punizioni per chi contravveniva alle regole, oltre a quella massima dell’espulsione, erano quelle di raccogliere dieci cartacce nel cortile o gettare dieci secchi d’acqua nel gabinetto. Sanzioni che avevano lo scopo, per chi le riceveva, di imparare l’umiltà: questa pratica provvedeva dunque ad un’educazione che non era esclusivamente religiosa ma che doveva “preparare alla vita”.
L’apertura alle ragazze modificherà anche le attività. Si pratica la pallavolo oltre al calcio ed al basket nel nuovo campo di cemento polifunzionale ove prima vi era l’arena del cinema Columbus, e prende piede anche il tennis in un momento in cui questo sport diviene popolare. Si sviluppano negli anni settanta altre attività: oltre alla colonia marina a Torvaianica, inizieranno i viaggi in Italia ed in Europa con lo zaino in spalla, spostandosi anche con l’autostop, con la cassa dei soldi in comune, con i ragazzi più grandi quali accompagnatori. Lo spirito è sempre quello della socializzazione, ma stavolta in una ottica anche “culturale” che è quella di far conoscere l’Europa in un periodo storico in cui si inizia a votare per il Parlamento Europeo.
Infine, tra le molteplice attività, oltre all’organizzazione di spettacoli teatrali, significativa mi sembra quella di dare ospitalità a diversi gruppi musicali fra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli ottanta, da far meritare all’oratorio di San Filippo Neri, forse, la palma di essere stato il primo centro sociale in chiave attuale a Roma.
L’Oratorio è stato anche un set cinematografico di film importanti: come “Mamma mia che impressione” con Alberto Sordi, “Caro Diario” di Nanni Moretti. Il complesso Baronio fece da sfondo alle storie dei due fidanzatini Lucia Bosè e Renato Salvatori nelle “Ragazze di Piazza di Spagna”. E recentemente è stato utilizzato in alcune puntate dei “Cesaroni”. Il nostro augurio per i 75 anni dell’Oratorio: poter sempre comprendere le esigenze dei giovani.
Copyrighttutti i diritti riservati –Cara Garbatella Anno 7 – Febbraio 2010
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