Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti Giovannino alla conquista del motorino
Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti
Anche quest’anno, per il settimo Natale consecutivo, la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto natalizio per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista è sempre lo stesso, Giovannino, ovviamente cresciuto negli anni, ormai un adolescente pieno di curiosità, di fantasia e di domande spesso inappagate. Ma ha fatto un salto di qualità, si è inventato un lavoro, consegna pizze e supplì a domicilio, e soprattutto ha conquistato un sogno accarezzato da tanto tempo, un motorino usato, comprato da un vecchio amico con le mance dei clienti.
Maria è autrice di numerosi romanzi, di scritti per l’infanzia, di racconti, di raccolte di poesie.
L’ultima sua fatica è stata la riedizione riveduta e corretta del suo più bel romanzo, Il Confinato, la storia appassionata delle persecuzione fasciste subite dal padre, il maestro Lino. Nel corso delle innumerevoli presentazioni del libro, che hanno raccolto molto più successo di quando il romanzo uscì la prima volta nel 1961, quest’anno Maria ha girato l’Italia in lungo e in largo. Ella è inoltre una instancabile organizzatrice culturale e una delle migliori traduttrice di testi letterari stranieri. (C.B.)
Giovannino alla conquista del motorino
di Maria Jatosti
Alle solite, Giovannino! Ma come fai a studiare con quel frastuono nelle orecchie? A che punto sei con i compiti? Dai, sbrigati che poi devi darmi una mano a fare l’albero.
Giovannino sospirò, si tolse gli auricolari, chiuse il quaderno.
Ho finito, mamma, arrivo. Oh, bravo, vieni qui.
Lo sai che quest’anno viene proprio bello!
Quando aggiungeremo le lucine che si accendono e si spengono farà un figurone. Pensi che alla nonna piacerà?
Ne sono sicura. Si commuoverà fino alle lacrime come tutti gli anni.
È vero, la nonna quando è felice piange, povera nonna Maria.
Perché povera? Non le manca niente e ha noi che le vogliamo un sacco di bene. Questo è importante, non ha prezzo. L’amore è tutto, specialmente a una certa età, soprattutto quando si è soli.
Però la nonna non è sola, ci siamo noi, gli zii, tanti nipoti… Se sta per conto suo nella vecchia casa è perché lo vuole lei… Le piace vivere in mezzo ai suoi ricordi, le sue cose, le sue chincaglierie, i suoi fantasmi…
In fondo deve essere bello…
Dai, dai, Giovannino, muovi le mani non perderti dietro le tue fantasie.
No, quel pupazzetto non lo mettere, è troppo malridotto. Quel furfante di Puccio se l’è tutto ciancicato, sbavato…
Da piccoli fanno tutti così e Puccio non è un furfante, è un cuccioletto adorabile, giocherellone, vispo, affettuoso…
Anche troppo, anche troppo, e tu devi smetterla di farlo venire nel tuo letto. Ti ho già fatto mettere la cuccia nella stanza, devi abituarlo a stare lì. Te l’ho detto mille volte, Giovannino.
Ma Puccio…
Puccio! Puccio! Che razza di nome stupido per un cane! Non l’ho mai digerito…
Ma mamma! Sei stata proprio tu appena l’hai visto a dire che sembrava un cappuccino per via del colore.
Cappuccino – cappuccio – Puccio. Io dico che gli sta bene e a lui piace: quando lo chiami viene di corsa e scodinzola tutto contento.
Che c’entra, anche se lo chiamassi Antonio sarebbe lo stesso, no? Oh, ecco qua, direi che abbiamo quasi finito. Come ti sembra? Manca solo il puntale con la stella in cima, ma a quello ci pensa il babbo: è compito suo, lo sai quanto ci tiene.
E le lucine. Le lucine le voglio mettere io.
Va bene va bene. Ma tu non devi andare? Non è ora? Copriti, mi raccomando, mettiti la sciarpa che con quel benedetto motorino prendi un sacco di freddo. Non vorrai ammalarti proprio adesso.
Accidenti, hai ragione, si sta facendo tardi. Io scappo mamma. Sta tranquilla, ciao.
Naturalmente Giovannino la sciarpa dimenticò di mettersela. In realtà non la sopportava, gli sembrava una cosa da vecchi. Tirò su il cappuccio del piumino e via col vento fischiettando per le strade del quartiere.
Era il secondo anno che faceva quel lavoro, ma stavolta la grande novità era il motorino. L’anno passato per consegnare le pizze ai clienti gli toccava pedalare come un matto in bicicletta col risultato che ci metteva molto più tempo e si stancava il doppio. Ora col motorino era tutta un’altra storia. Gli sembrava di volare e gli metteva allegria sentirlo cantare.
Lui se lo sognava da sempre, il motorino, ma, coi tempi che corrono, diceva la mamma, tuo padre che lavora una settimana si e una no a seconda del tempo che tira, e qualche volta non lo pagano nemmeno, altro che motorino! Va, va, Giovannino, toglitelo dalla testa, non è per te…!
Poi a scuola era arrivato Lucas. Uno spilungone nero e lucido, di qualche anno più grande e molto più alto di lui, più robusto, con un sorriso che gli riempiva la faccia e sembrava una festa. Era stato Lucas a regalargli quel cucciolotto morbido, buffo, color cappuccino con due macchie nere al posto degli occhi. Ed era stato sempre Lucas prima a dargli dei passaggi fino a casa sul suo scooter, poi a portarlo con sé al lavoro, ai Grandi Alimentari. Giovannino di esperienza in quel campo ne aveva già parecchia per via delle pizze a domicilio e insieme, loro due, facevano una squadra perfetta. Consegnavano la spesa ai clienti, specialmente donnette anziane che non ce la facevano a spingere il carrello un passo avanti all’altro, non come sua nonna che a quasi novant’anni non aveva bisogno di nessun aiuto, leggeva il giornale e infilava l’ago senza occhiali e i giorni di festa era capace anche di mettersi a ballare. Fantastica nonna Maria!
Qualche volta Lucas lasciava che fosse Giovannino a guidare mentre lui con le sue gambe da fenicottero saltava giù badando a consegnare e intascare il denaro. In quei momenti, Giovannino non stava nella pelle dalla felicità. Un giorno Lucas gli disse: Se papà per Natale come mi ha promesso me ne compra uno nuovo, questo lo passo a te, per pochissimo.
Me lo pagherai un po’ alla volta.
Perciò, comincia a mettere da parte le mance. E rideva, rideva che non si sapeva se dicesse sul serio o facesse la burla.
A Giovannino luccicarono gli occhi e cominciò a sognare e intanto faceva pratica e a volte, quando per qualche ragione Lucas non poteva venire al lavoro, lui se la cavava perfettamente da solo e tutto andava liscio come l’olio. Ma la mamma era in apprensione. Stai attento, Giovannino, diceva, non andare a scapicollo, con la testa tra le nuvole come al solito. Mi raccomando, non correre troppo e metti il casco, hai capito? Non farmi stare in pena. Hai visto cosa è successo al figlio della portinaia, un altro po’ ci rimetteva l’osso del collo…! Giovannino, ma mi stai a sentire? Questo figlio mio, sempre appresso alle fanfaluche!
Sì sì, stai tranquilla, mamma, non mi succederà niente.
Nonna Maria strizzava l’occhio avvolgendogli al collo la sciarpa. Vai vai Giovannino, diceva, vai col vento, divertiti…! Un giorno, quando sarà meno freddo, mi porterai con te a fare un giro, eh, Giovannino? Io e te, a tutta birra! e ridacchiava chioccia, con gli occhi furbi.
Sì sì incoraggialo tu,. Che si deve sentire…! Cose dell’altro mondo! E vieni via dalla finestra che ti prendi un malanno, testa matta incosciente!
La nonna salutava col braccio, il motorino cantava dalla strada, la mamma scuoteva il capo, ma poi smetteva di brontolare e tornava lesta alle sue faccende.
Giovannino correva. Correva e aspettava.
Aspettava che il papà di Lucas regalasse uno scooter nuovo a suo figlio e, nell’attesa, lucidava il vecchio sentendolo già suo. Intanto raddoppiava il lavoro e metteva da parte tutto quello che poteva contando e ricontando gli spiccioli custoditi in una scatola nel cassetto del comodino.
Lucas lo canzonava. Non preoccuparti, diceva, ci aggiustiamo. Tanto, se lo portassi allo sfascio quanto potrei farci? Poverino, è soltanto un ferrovecchio. Però il suo dovere ancora lo fa: basta accontentarsi. È bellissimo! esclamava Giovannino infervorato, con gli occhi che gli brillavano Ha solo qualche ammaccatura, qualche graffio, a volte un po’ d’affanno, ma basta saperlo prendere. Con me canta che è un piacere perché io non lo sforzo, lo curo, lo tengo bene.
Era vero. Quando Lucas glielo lasciava, Giovannino lo accudiva come un bambino. Lo puliva, lo accarezzava, lo lustrava, ascoltava il canto del motore, conoscendo ogni passaggio, ogni variazione di suono dal ruggito del balzo, dell’impennata, al respiro regolare della corsa, al ronfo e al borbottio sornione della sosta…Le scrostature le aveva ricoperte con una serie di adesivi di personaggi famosi: il giallorosso di Totti, il sigaro del Che, Fabri Fibra incappucciato, sorridente… papa Francesco tutto bianco…
Continui a coccolarlo come Puccio, quel rottame. Chi te lo fa fare? diceva la mamma. E se alla fine non se ne fa nulla? Voglio dire se Lucas non riceve il regalo promesso dal padre, tu ci resti con un mucchio di mosche in mano. Non farti illusioni, Giovannino, dammi retta, non credere alle favole…
Giovannino conosceva a memoria quei discorsi della mamma. Aveva cominciato a sentirli fin da piccolo: “Che cos’hai, Giovannino? Sempre con la testa fra le nuvole. La vita non è come te la immagini tu. Troppe fantasie, troppi castelli in aria, non va bene…”. Povera mamma, la vita non era facile per lei. Ore e ore a correre di qua e di là da una casa all’altra a spaccarsi la schiena per qualche miseria di euro e poi tornare a casa e badare a tutto il resto senza lamentarsi.
Era una mamma di ferro e se qualche volta brontolava Giovannino non se la prendeva e nel suo piccolo cercava di aiutarla in tutti i modi per farla sorridere e sembrare felice.
Non preoccuparti, mamma. Come andrà andrà, io sono contento lo stesso.
Stai tranquilla.
Diceva così, Giovannino, ma in cuor suo aspettava e sperava.
Aspettava il gran giorno, e poi…
Natale arrivò con il sole quell’anno.
Le strade, i grandi magazzini, la chiesa inalberarono le luminarie; sui marciapiedi facevano bella mostra gli alberi di plastica; la bimba rom affagottata di stracci colorati all’angolo del supermercato tendeva la mano danzando a piedi nudi, la gente passava frettolosa, distratta…
In casa, il babbo mise i regalini sotto e il puntale con la stella sopra la cima dell’albero; Giovannino accese le lucine intermittenti bianco rosso e verdi e la mamma cucinò il capitone e le frittelle. Dopo il panettone e il brindisi con lo spumante portato dagli zii, il babbo tirò fuori la vecchia tombola napoletana, distribuì le cartelle, fece i mucchietti con i soldi delle vincite; la mamma mise a tavola le bucce dei mandarini spezzettate che mandavano un bell’odore, e lo zio Enrico, che aveva il vocione da tenore e faceva ridere dicendo cose buffe a ogni numero estratto dal sacchetto, si accaparrò come sempre il cartellone. Nonna Maria fece terno e si commosse fino alle lacrime, come ogni anno. Tutti risero e batterono le mani, come se tutto andasse bene, come se fosse Natale dappertutto, come se il mondo, là fuori, fosse sereno e felice, come se ovunque le persone si amassero, i bambini scrivessero letterine al Bambino Gesù, come se la tivù non mostrasse orribili catastrofi e cataclismi universali e la pace regnasse su tutta la terra. Come se… se… se…
Natale 2015
Copyright
tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Dicembre 2015
Quale è stato il motivo per cui hai deciso di lasciare questa lunga esperienza proprio in questo momento?
Nell’ottobre 2012 un gruppo d’insegnanti, con esperienza ventennale nella scuola, dà vita ad un progetto mirato alla guida e al sostegno dei ragazzi e delle famiglie. Tale progetto è finalizzato all’assistenza allo studio pomeridiano dopo regolare orario scolastico e durante i periodi di vacanze scolastiche.


La fauna selvatica che popola quest’area, tranne qualche eccezione, anche se molto diversificata non presenta particolari presenze; l’interesse sta invece nella diversità delle specie che vengono rilevate; questo è reso possibile dalla conformazione geografica del parco che si configura come un corridoio, con pochi e trascurabili sbarramenti, che mette in comunicazione l’interno della città con il territorio circostante. Viene così favorito il passaggio degli animali rendendo possibile uno scambio continuo di presenze tra esterno ed interno della città.
È appena stato lanciato in Italia il sito per condividere arti e mestieri, modello simile alla banca del tempo, cioè lavoro in cambio di tempo o di crediti. Il suo scopo è quello di creare connessioni tra abitanti di un quartiere o tra vicini di casa per condividere tempo, talento e competenze tra di loro.
La Polisportiva “G. Castello, al fine di ricordare uno dei sindaci più amati della città e riaffermare i valori originari dello sport, organizza la manifestazione denominata “XII Torneo di Sport giovanile Luigi Petroselli”.
La manifestazione si svolgerà come sempre nell’impianto sportivo municipale sito in Via Alessandro Severo 209, nel territorio del Municipio, in concessione alla Polisportiva “G. Castello dal 1983. La manifestazione si svolgerà secondo il seguente calendario:


Non solo, per la prossima edizione, sarà potenziata la gara non competitiva riservata ai bambini e saranno svolti tre eventi collaterali nelle piazze principali in cui il percorso si snoda, in modo da poter accompagnare i partecipanti durante la gara, ma soprattutto per far vivere la Corri alla Garbatella, come una grande festa del bellissimo rione romano.
1 essspo del sociale Municipio VIII
Il Programma di Trasformazione Urbanistica denominato I60 ha un valore economico superiore al miliardo di euro e prevede la costruzione di 32 edifici con altezze fino a sette piani, per complessivi 400.000 metri cubi, concentrati in circa 23 ettari di terreno, tra Via di Grottaperfetta, Viale Ballarin e Via Berto. Tale imponente operazione, affidata a quel Consorzio Grottaperfetta composto da 28 medi e grandi costruttori romani, proviene dal Piano Regolatore Generale degli anni ’60, che consentiva la realizzazione di 180.000 mc.
I Casali si ‘suicidano’, decidendo di venir giù tutti insieme in una calda estate romana; i ritrovamenti archeologici vengono derubricati con poche risibili prescrizioni. Tutto sembra filare come da copione, con i primi palazzi a vedere la luce e le proteste isolate di Municipio e cittadini a sottolineare l’eccessivo impatto di quello che è il più grande cantiere aperto dentro il Gra. Poi, a febbraio 2014, l’intervento di sequestro dell’area (con cui il Municipio blocca, in flagranza, l’azione illegale di cancellazione del Fosso), muta rapidamente il contesto. A stretto giro si susseguono: l’apertura di un’indagine della Corte dei Conti e della Procura di Roma, ancora in corso, con indagati in quest’ultima tre dirigenti comunali e tre esponenti del Consorzio; l’apposizione del divieto di edificare per 50 metri dalle preesistenze dei Casali ‘sgretolati’, da parte della Soprintendenza comunale; l’azione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, che sul patrimonio archeologico ha imposto tutele più significative di quelle primitivamente adottate e sul Fosso ha ribadito a più riprese – e definitivamente il 14 luglio 2015 – l’esistenza di una serie di vincoli, tra cui quello paesaggistico, che comporta una fascia di assoluta inedificabilità di 150 metri.
Relativamente al Fosso delle Tre Fontane, quello del Mibact (il Ministero dei Beni e le Attività culturali e il Turismo) è solo l’ultimo dei pronunciamenti scritti e inequivocabili di autorevoli soggetti. Se il Fosso fosse stato davvero seppellito nel 1980 sotto Viale Ballarin, come sostengono il Consorzio Grottaperfetta e l’Assessore comunale alla Trasformazione Urbana, Giovanni Caudo, avrebbero scritto il falso, nell’ordine, l’Autorità di Bacino del Tevere, l’Area Difesa Suolo della Regione Lazio, la Giunta Regionale del Lazio, l’Aeronautica Militare e la Polizia Giudizia: ovvero tutti gli Enti che hanno sottoscritto, documentato e ribadito l’esistenza ininterrotta dello storico Fosso delle Tre Fontane.
Passeggiando per la Circonvallazione Ostiense, all’altezza del mercato rionale, forse vi sarà capitato di vederli chiacchierare su una panchina, in un giardinetto che così pulito non si vedeva da almeno 20 anni.
Siamo andati a parlare con Simone (il referente del sottogruppo Garbatella-S.Paolo) per farci spiegare un po’ gli obiettivi di questa associazione: il loro intento è quello di fermare il degrado che sta investendo Roma ripulendo le sue strade, i suoi muri, i suoi giardini da rifiuti, affissioni abusive, tag e atti vandalici. Allo stesso tempo supportano e difendono le vere opere di Street Art, invogliando gli artisti di talento a promuovere il loro lavoro in luoghi pubblici ma in maniera legale, perché “l’arte è la medicina del degrado”.
Con il fattivo supporto della C.N.A. Roma, l’Associazione Rione Garbatella ha coinvolto i runner della zona, affermate associazioni podistiche ex agenti e funzionari di polizia locale ed i vertici della C.N.A. ai fini della costituzione di un apposito tavolo tecnico per gli aspetti afferenti la complessa organizzazione della gara. Con riferimento alla data, dopo un attento esame delle sempre più numerose gare che sono in calendario nella nostra città, al fine di coinvolgere il maggior numero di società podistiche e, quindi, di partecipanti, è stato deciso che lo svolgimento della manifestazione fosse l’ultima domenica di novembre.
Ha avuto una grande affermazione l’edizione denominata “street food” organizzata alla Garbatella dall’otto all’undici ottobre. Oltre 60 banchetti e food truck (cibo sui camioncini), dove è stato possibile degustare molte diverse tipologie di cibo di strada ormai divenuto un fenomeno mondiale.
Per noi di Cara Garbatella non è proprio così. Il Jazz è una musica che può essere offerta a platee numerose e, perché no, anche gratis.

Gli abitanti di Ostiense e della Garbatella più vicini alla Stazione ferroviaria Ostiense sono molto preoccupati per la recente decisione della NTV di chiudere il presidio del treno Italo ad Ostiense. Il famoso cancello oggetto di dispute tre anni fa con la Rete ferroviaria italiana è rimasto aperto, il piccolo parcheggio di Italo attiguo all’accesso al sottopassaggio che fa accedere alla Stazione ferroviaria ed alla Metro B è stato abbandonato ed è preda di automobilisti che entrano contromano e parcheggiano addirittura vicino all’ingresso ai binari. La cura delle piante che si trovano attorno all’ingresso del sottopassaggio ferroviario è stata abbandonata, l’area pedonale viene usata a dir poco impropriamente (parcheggi personali), senza che qualcuno sanzioni questi comportamenti.

Questo è il preambolo col quale all’epoca della sua Inaugurazione il Sindaco Veltroni, presentò, i locali del CENTRO PER LE FAMIGLIE “C. Battisti” – Centro polifunzionale d’informazione, sostegno e consulenza alle famiglie con minori a Piazza Damiano Sauli, nel territorio del nostro Municipio.
La partecipazione di Roberta la parrucchiera di Via Badoero al casting del prestigioso evento internazionale
Gianluca, eletto Consigliere dell’Assemblea Capitolina, tra l’altro con molti voti degli elettori del nostro quartiere, capogruppo di Sel, dopo due anni e mezzo circa di legislatura, ha voluto condividere questa esperienza, raccontando le trame politiche, gli scontri di potere, le difficoltà nell’affrontare il governo di una città complessa come Roma.
Un’idea fantastica, pensai, ed ero certo che Katiuscia ci sarebbe riuscita, perché è una ragazza determinata che non si scoraggia e va avanti nonostante le difficoltà e lo scarso sostegno cui l’ha abituata il Comune di Roma da quando circa tre anni fa ha cominciato, con gli altri volontari del Comitato, ad occuparsi del parco; ma questa è un’altra storia. Oggi mi va di scrivere solo di cose belle e positive, ho voglia di raccontarvi la storia di un gruppo di persone che si adoperano per salvaguardare un bene comune, convinte che il degrado si combatta creando socialità e momenti di aggregazione e non solo raccogliendo cartacce da terra. Voglio raccontare la storia di un gruppo di persone che ha aggiunto un nuovo e prolifico nodo alla rete delle tante realtà che da anni operano sul nostro territorio, proprio nell’ottica della cooperazione e della lotta al degrado sociale.
quartiere. Questa volta però non troveremo le serrande abbassate come è accaduto a tantissime attività artigianali della nostra città, ma sarà una giovane ragazza a proseguire il percorso iniziato dalla famiglia Gori tantissimi anni fa.
Qui non voglio fare la cronaca di quella giornata che per i genitori, per noi parenti e per gli amici è stata una giornata che ci ha segnato tutti.