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Tag: Arte

Riapre al pubblico il Museo Diffuso del San Michele

Asp Istituto San Michele – Dopo il successo di stampa e pubblico, sabato 19 ottobre 2024 l’Istituto Romano di San Michele riaprirà ai visitatori la mostra Museo Diffuso del San Michele, una visita eccezionale temporaneamente chiusa da gennaio 2024 per importanti lavori di restauro dell’edificio sede della Presidenza e della Direzione nel complesso storico a Tor Marancia.

Quella del 19 ottobre sarà un’apertura straordinaria per l’occasione dell’evento La Notte Bianca dell’Arte al San Michele, con visite guidate a partire dalle ore 19:00 fino alle ore 23:00.
Il percorso espositivo sarà poi visitabile a partire da sabato 9 novembre 2024 e per due sabati al mese sino al 20 dicembre 2025, dalle 10:00 alle 14:00.

Le Opere restaurate

Opere di straordinaria rilevanza artistica, testimonianze uniche di una storia secolare che ha caratterizzato la Roma papale e la Roma moderna. Oltre trenta dipinti e le altrettante sculture, che abbracciano un arco temporale dal Rinascimento fino agli inizi del XX secolo.

In occasione della riapertura saranno esposti al pubblico due eccezionali dipinti restaurati dall’Ente: I figli di Caino di Giulio Aristide Sartorio, un frammento di tela di un fregio di circa sei metri di lunghezza che Sartorio realizzò nel 1888 circa, concentrandosi sull’origine di tutte le violenze della storia a partire dal primo atto di sangue dell’umanità: Caino che uccide il fratello Abele.
La seconda opera è la Madonna del Rosario, un olio su tela risalente al 1740 circa, di un maestro del Settecento romano probabilmente attivo nella bottega di Marco Benefial, grazie al restauro la pala ha ritrovato i colori brillanti tipici del tardo Barocco Romano.

A sx I figli di Caino di Sartorio; a dx La Madonna del Rosario bottega di Marco Benefial

Un nuovo percorso espositivo

Il visitatore potrà ammirare opere quali: La Madonna del Cardo di Emma Regis, inedita pittrice degli anni Venti del ‘900. La Sacra Famiglia con San Giovannino, della metà del ‘500 capolavoro di scuola toscana. Il San Giuseppe con Cristo giovane di Giovanni Baglione.
Il San Girolamo nel deserto, del grande maestro veneto Girolamo Muziano. La SS. Trinità con Sacra Famiglia e le anime del Purgatorio, grande pala d’altare romana settecentesca, o gli straordinari dipinti teatrali di Ettore Serbaroli, Filippo Petrattini e Bruno Ximenes che testimoniano il gusto per temi romantici legati alla storia classica tipici della prima metà del Novecento.

Tra le novità l’esposizione di uno spettacolare arazzo della fine del XIX secolo prodotto dalle ex Officine dell’Ospizio Apostolico a Ripa Grande raffigurate Il Sogno dell’Arabo, restaurato a titolo gratuito dalla scuola Enaip di Botticino grazie a un accordo di collaborazione promosso dall’Istituto.
Il percorso espositivo sarà ampliato aprendo al pubblico gli uffici della Presidenza e della Direzione, locali ricchi di opere d’arte e memorie storiche e la grande chiesa basilicale interna dedicata a San Michele Arcangelo, architettura razionalista di Alberto Calza Bini, vero e proprio museo di dipinti, sculture e arti applicate antiche per la maggior parte inediti.

A sx San Giuseppe con Cristo giovane di Giovanni Baglione; a dx La Madonna del Cardo di Emma Regis

Info e prenotazioni

Le visite guidate svolte eccezionalmente in occasione de La Notte Bianca dell’arte al San Michele, saranno a partire dalle ore 19:15 di sabato 19 ottobre 2024, hanno la durata di un’ora circa. L’ultima visita guidata avrà inizio alle ore 22:15.
L’ingresso alla mostra è gratuito da Piazzale Antonio Tosti 4, la prenotazione obbligatoria via email: museodiffuso@irsm.it
Per ulteriori informazioni visita il sito dell’Istituto.

Scene di vita quotidiana al San Michele a Ripa di anonimo decoratore della seconda metà del XIX secolo.
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Il 104 esimo compleanno della Garbatella con l’associazione AreaM arte e architettura

Garbatella si prepara a spegnere la 104esima candelina in compagnia delle associazioni del quartiere e dei rappresentanti del Municipio VIII. Il programma è ampio e articolato.

Garbatella (non) è un’isola

Si inizierà venerdì 16 con una conferenza organizzata dall’associazione AreaM arte e architettura in collaborazione col Municipio VIII e l’Università Sapienza di Roma. L’incontro, che si terrà alle ore 15:00 nella Casa della città in piazza Giovanni da Verrazzano 7, ha un titolo che è tutto un programma: “Garbatella (non) è un’isola”. Quanti discorsi, libri, fotografie presentano Garbatella come un mondo chiuso in sé, un microcosmo miracolosamente distante dalla frenesia della città?

“Il nostro obiettivo è dimostrare il contrario” ci ha spiegato Luisa Mutti, architetto membro dell’associazione. “Garbatella sicuramente è un’isola per l’architettura peculiare dei lotti Ater, per l’assenza di grandi strade, e anche per certi aspetti della vita delle persone, ma bisogna anche ricordare quanto si sia aperta alla città negli ultimi anni, tramite continue contaminazioni. Abbiamo scelto di ospitare alcuni professori della Sapienza e di invitare la rettrice Antonella Polimeni perché è da questo ateneo che viene un forte interesse, a partire dagli anni ’90, per l’architettura del nostro quartiere.”

È proprio allo stato attuale della Borgata Giardino che è dedicato l’intervento della professoressa Alessandra De Rose, che parlerà dei recenti cambiamenti demografici. Si proseguirà con la storia della fondazione Aamod, attiva dagli anni ’70 con l’impegno di conservare il patrimonio audiovisivo del movimento operaio e democratico, raccontata dal responsabile Claudio Olivieri. A seguire, il rapporto tra cultura di quartiere e cultura metropolitana, oggetto dell’intervento della professoressa Silvia Lucciarini.

Pietra della fondazione della Garbatella, a piazza Brin

Garbatella, dunque, non è un’isola. Le persone, le tendenze, i contesti sociali sono profondamente cambiati nel corso del tempo. “E perfino a livello architettonico c’è stata una grande trasformazione”, ha ricordato Luisa Mutti, “basta pensare alla Garbatella moderna vicino alla fermata della metro.” Degli spazi comuni e degli spazi pubblici parlerà Maria Teresa Cutri, del Centro studi sul moderno. Maria Paola Pagliari e Piero Fumo, invece, interverranno sul rapporto tra le case della Borgata Giardino e l’architettura della città. E infine il ruolo del quartiere nei media, esposto da Valentina Piscitelli e dal giornalista Gianni Rivolta, direttore di Cara Garbatella.

La mostra La Garbatella ha 104 anni

Non è mai troppo tardi. “Quando Garbatella ha compiuto cento anni, noi non eravamo ancora un’associazione e non abbiamo avuto modo di organizzare nulla” ha proseguito Luisa Mutti. Ma AreaM vuole rimettersi in pari, si rimbocca le maniche e in occasione del 104° compleanno del quartiere organizza una mostra di quadri dedicata alla Borgata Giardino, visitabile il 17 e il 18 febbraio dalle ore 17:00 alle 19:00 in via Giuseppe Candeo 18 e via Nicolò da Pistoia 18.

mostra 104esimo compleanno garbatella

La mostra, a cui hanno contribuito ventisei artisti, ha visto la partecipazione di CosArte Spazio Creativo e dei 100 pittori di via Margutta, associazione di cui faceva parte anche Carlo Acciari. “E’ proprio alla memoria di questo grande artista che abbiamo voluto dedicare l’iniziativa” ha spiegato Luisa Mutti. Scomparso nel 2009, Acciari ha raffigurato Garbatella in numerose opere e in piazza Ricoldo da Montecroce è presente una targa a lui dedicata.

Per concludere la rassegna, domenica 18 febbraio Valeria Annecchino, presidente de “Il Salotto di Diotima”, e i maestri d’arte Simona Gloriani e Walter Necchi nomineranno un vincitore tra gli artisti che hanno partecipato all’esposizione.

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Sguardi dall’oriente, una mostra dedicata al Giappone

Da Tor Marancia al Giappone è un attimo. Dal 15 al 24 marzo, in via Giuseppe Cerbara 44, ci sarà una mostra dedicata a tutti gli appassionati dell’arte orientale. L’iniziativa si articolerà in tre giornate – 15, 22 e 24 marzo – con orario di apertura dalle 16:30 alle 19:30, ed è organizzata dall’associazione “Spazio D’Arte 2020” che negli ultimi anni allestisce attività a sfondo artistico con l’ambizione di diventare un polo culturale per il quartiere.

spazio d'arte il giorno dell'inaugurazione
Spazio D’arte 2020 il giorno dell’inaugurazione

I tre appuntamenti

Il programma non è ancora definitivo, ma sicuramente proporrà, oltre all’esposizione delle opere, interventi e laboratori. Come quello previsto per il 15 marzo, dedicato alle tecniche artistiche giapponesi, dal Kokedama (un metodo di coltivazione delle piante ornamentali) al Sumi-e (dipinti a inchiostro e acqua). Invece dell’Ikebana, una forma di composizioni floreali, tratterà la conferenza della professoressa Silvana Mattei, che prenderà la parola nel secondo appuntamento.

“Da Monet a Klimt, passando per Degas e Van Gogh, a partire dall’Ottocento sono moltissimi gli artisti occidentali che si sono ispirati all’arte giapponese” ci ha spiegato Anna Montagano, presidentessa dell’associazione. Ma è inutile negare che tuttora la cultura nipponica continua ad affascinare i giovani anche per i suoi aspetti più materiali e popolari. Il 22 marzo, nell’ambito della mostra, ci sarà infatti una sfilata di maschere in stile Manga, i famosi fumetti orientali, e verranno anche esposti chimoni di seta decorati a mano. Non solo arte, dunque. Si darà spazio a vari aspetti della vita e della cultura di un mondo a noi lontano e spesso poco conosciuto. “Quello che più mi attrae delle opere giapponesi è che corrispondono all’idea che ho dell’arte” ha proseguito l’organizzatrice. “Gli artisti di quel paese considerano il processo creativo come un percorso di conoscenza del proprio essere più profondo in armonia con la natura.”

mostra a spazio d'arte 2020

Come fare?

Per partecipare alla mostra bisogna inviare la candidatura, accompagnata da almeno un’immagine dell’opera, entro il 29 febbraio all’indirizzo spaziodarte2020@gmail.com. Non sono ammessi solo quadri, ma anche sculture, bonsai e ikebana che non superino i 40 centimetri di larghezza e i 50 di altezza. “Vogliamo dare spazio a diversi tipi di espressione” ci ha spiegato la Montagano, “e non è necessario che l’opera riproduca soggetto e tecniche esclusivamente giapponesi, basta che l’autore si sia ispirato anche in parte all’arte o alla filosofia orientale.” Gli autori delle opere selezionate, poi, dovranno portate la propria creazione in galleria entro il 5 marzo previo appuntamento.

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“I riflessi dell’arte sulla salute”, presentato il libro di Grazia Labate e Amelia Mutti

“Con la bellezza si può cambiare il mondo.” Questa frase, pronunciata dal principe Myskin nell’Idiota di Dostoevskij, potrebbe avere, oltre al significato letterario, anche un riscontro scientifico. L’arte migliora la salute, l’arte aiuta le persone affette da patologie neurodegenerative ad affrontare positivamente la malattia. È quanto scritto nella pubblicazione “I riflessi dell’arte sulla salute”, diretta dalle professoresse Grazia Labate e Amelia Mutti e presentata ieri 24 gennaio nel Centro Congressi della Fondazione S. Lucia sull’Ardeatina. All’opera hanno contribuito diciotto figure del campo medico e artistico; un lavoro di squadra che fa il punto su un’interessante e inaspettata frontiera della ricerca.

L’impegno di 7+1 Ottavocolle

Cosa unisce un’economista come Grazia Labate e un architetto come Amelia Mutti? Oltre all’amicizia decennale, il comune interesse per l’arte e il benessere delle persone, un argomento che l’Associazione 7+1 Ottavocolle, di cui sono presidentesse, ha analizzato negli ultimi anni. Tutto inizia nell’ottobre 2022, all’indomani della pandemia, quando l’associazione organizza il primo convegno sul tema. I contributi dei partecipanti, in seguito, sono confluiti nella presente pubblicazione, e la cornice della presentazione non poteva che essere l’ospedale S. Lucia, con cui Ottavocolle ha un lungo rapporto di collaborazione.

“La Fondazione Santa Lucia, inoltre, ha delle caratteristiche peculiari” ha ricordato il direttore Carlo Caltagirone in apertura, davanti a una platea sorprendentemente piena visto il giorno di sciopero dei mezzi. “Ci occupiamo di neuroriabilitazione e di ricerca. Non teniamo solo conto degli aspetti motori, ma anche della componente cognitiva ed emozionale che accompagna i pazienti durante la riabilitazione”

Arte e scienza, arte e città

“Arte e scienza non sono così distanti” ha proseguito il professore. “C’è una tradizione molto avvalorata di terapia attraverso l’arte, l’arte permette ai pazienti di trovarsi in situazioni creative e di apprendere le regole di base della disciplina, che sono opportunità per incanalare l’attenzione e la memoria delle persone con problemi del sistema nervoso centrale. I rapporti tra arte e scienza” ha aggiunto Caltagirone, “sono molto stretti anche perché l’attività scientifica, sotto certi punti di vista, è un po’ artistica, ovvero necessita creatività e metodo.”

È quindi intervenuto il minisindaco Ciaccheri che, giunto al termine del suo mandato quinquennale, ha tirato le somme sul ruolo dell’arte nelle città. “Questi appuntamenti ci fanno riflettere sul tema dell’arte connessa alle nostre vite. L’arte è forma, e avendo a che fare con la forma della città per me è un tema di riflessione costante. L’architettura costruisce bellezza e permette ai cittadini di avere un rapporto diretto con gli spazi della città” ha dichiarato. “Penso a chi si impegna per la tutela del territorio, a chi immagina nuove architetture, a chi cura gli orti urbani, stringendo il vincolo tra singolo e città.”

Il concetto di One Health

Centrale è il contributo di Ilaria Capua, ricercatrice presso l’Università della Florida, che proponendo il concetto di One Health rappresenta il cuore della pubblicazione. Per salute unica – One Health appunto – si intende la sana convivenza dell’uomo con le altre specie del pianeta. “Se riconosciamo che la salute è un bene universale” scrive Ilaria Capua nel suo articolo, “non possiamo continuare a invadere, avvelenare e considerare come nostra proprietà esclusiva l’ambiente.” Il mondo è inteso come un unico organismo. Anche la natura è bellezza e, soprattutto nelle città grandi e inquinate come Roma, il verde pubblico è indispensabile per migliorare la qualità di vita dei cittadini; da questa considerazione nasce il progetto We Tree, un piano in otto punti promosso da Ilaria Capua con l’obiettivo di incrementare le aree verdi urbane, e accolto da città come Milano, Torino, Perugia e Palermo.

Anche il dottore Antonio Battista ha sottolineato il concetto di One Health. “Bisogna superare la visione organicistica” ha detto Battista, ex direttore degli “Ospedali Riuniti” e della Asl di Foggia, “la visione dualistica di stampo greco, per cui l’anima è scissa dal corpo, è superata. Bisogna considerare le due componenti unite saldamente.”

Siamo frutto dell’ambiente circostante

È innegabile che noi esseri umani traiamo benessere e ottimismo anche dall’ambiente circostante. “Già gli antichi greci l’avevano capito” ha ricordato Marco Josa, professore di psicologia presso l’Università Sapienza, “e la recente teoria delle finestre rotte conferma questo sospetto.” Nel 1969 il professor Philip Zimbardo ha condotto un esperimento in America utilizzando due automobili identiche. Dopo averne posizionata una nel Bronx, il quartiere malfamato di New York, e l’altra nella ricca città di Palo Alto, ha notato che, mentre la prima era stata danneggiata, la seconda era rimasta intatta. Ma rompendo un finestrino alla seconda, perfino i rispettabili e abbienti cittadini di Palo Alto si sono sentiti giustificati a distruggere e saccheggiare l’automobile. “Questo dimostra che un ambiente bello ci induce a essere buoni, e che basta la minima interferenza per rompere questo equilibrio” ha concluso il professore Josa.

L’influenza dell’ambiente è più forte, oltre che nei bambini, nei soggetti molto anziani, che hanno bisogno di avvertire attorno a sé un contesto caloroso e accogliente, anche tramite il contatto con i giovani. Alcune strutture del Municipio VIII ne sono un esempio vivente. Stiamo parlando in particolare del casale Ceribelli a Montagnola, e dell’Istituto Romano di San Michele, che da qualche anno, sotto la direzione di Tommaso Strinati, ospita il Museo diffuso.

“Negli ultimi mesi abbiamo anche attivato un laboratorio con gli anziani” ha raccontato il professor Strinati. “La voracità con cui hanno imparato a disegnare ci ha stupiti, perché è una passione che persiste anche in casi complessi. Gli anziani e gli operatori si entusiasmano, in poco tempo le cose sono cambiate, abbiamo visto sorrisi di sollievo anche in persone con patologie gravi.” Per far tornare il sorriso a persone sole o malate, bisogna ricorrere a strumenti tradizionali, semplici e concreti come un pennello o una matita. Ma talvolta anche le nuove tecnologie possono offrire risultati inaspettati.

“Qui al Santa Lucia abbiamo fatto una scoperta, si chiama Effetto Michelangelo” ha spiegato il professor Josa. “Si può usare la realtà virtuale per dare l’illusione al paziente di aver creato un’opera d’arte, e questo ha benefici notevoli sull’ottimismo con cui la persona affronta la malattia e la riabilitazione.”

Gli aspetti da indagare, insomma, sono ancora tanti. Ma in una società materialista e prosaica come la nostra, è sorprendente che sia proprio la scienza a sottolineare il valore dell’anima.

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Arte e salute: incontro al centro congressi S. Lucia

Mercoledì 24 gennaio alle 17:00 al Centro congressi della Fondazione IRCCS S. Lucia si parlerà di arte e salute. L’incontro è organizzato dall’associazione culturale 7+1 Ottavo Colle per presentare un lavoro diretto da Grazia Labate e Amelia Mutti e vincitore del bando del Ministero della Cultura 2023. Alla pubblicazione hanno contribuito diciotto esperti tra professori, ricercatori, artisti, filosofi e medici. Uno sforzo collettivo finalizzato a ricordarci che, come confermano i dati dell’OMS, l’arte può avere ricadute positive sulla nostra salute, in senso sia preventivo sia curativo.

Come si svolgerà la presentazione

Ad aprire l’incontro sarà il professor Carlo Caltagirone, direttore scientifico dell’istituto S. Lucia e autore di un contributo presente nella pubblicazione. A seguire, i saluti istituzionali del presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri e della presidente della Commissione Cultura Monica Rossi. Dopo l’introduzione di Grazia Labate e Amelia Mutti, prenderanno la parola tutti gli autori che hanno partecipato alla pubblicazione, tra cui i professori della Sapienza Ruggero Lenci e Franco Purini; i ricercatori Marco Iosa e Massimo D’Angelo; il pittore Francesco Astiaso Garcia; i filosofi Giorgio Mele e Padre Manto; la dottoressa Assunta Lombardi.

Gli architetti Emanuela Valle e Stefano Tagliati, in particolare, parleranno degli esperimenti condotti nel reparto di pediatria del policlinico Umberto I e presso la scuola media Montezemolo sul territorio del Municipio VIII. Concluderà l’evento il professor Tommaso Strinati, docente dell’Università La Sapienza e critico d’arte.

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Lezioni di arte e fotografia alla Biblioteca Arcipelago a Montagnola

Una grande occasione per gli abitanti del Municipio VIII quella offerta dalla Biblioteca di via Benedetto Croce. Potranno infatti ascoltare Patrizia Genovesi, nota fotografa, regista e sceneggiatrice, che si dedicherà al racconto delle opere di tre famosi artisti.

 

Van Gogh

Il primo sarà Van Gogh, il 9 febbraio alle 17.30. Di  questo pittore, oltre al suo percorso artistico, alla sua tecnica rivoluzionaria e sorprendente, sarà interessante ascoltare i suoi rapporti con l’allora nascente fotografia, cui la Genovesi dedicherà particolare attenzione.

La docente

La fotografia è infatti uno dei principali campi di interesse di Patrizia Genovesi, i cui scatti di premi Nobel, tra cui Rita Levi-Montalcini, John Nash, Richard Ernst, ed altri, sono stati pubblicati sul sito del Premio Nobel di Stoccolma. Altre sue fotografie si trovano nei musei in Belgio, Polonia e a New York.  Patrizia Genovesi si occupa anche di formazione professionale ed accademica. Grazie alla sua collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre si deve la realizzazione di queste tre masterclass, patrocinate dal Municipio VIII.

Le altre Masterclass

A quella del 9 febbraio, seguirà il 2 marzo una masterclass dedicata al fotografo brasiliano Sebastião Salgado, le cui bellissime foto dell’Amazonia sono state esposte a lungo al Maxxi di Roma lo scorso anno. E infine, il 13 aprile, l’ultima lezione sarà dedicata all’incisore e grafico olandese M.C. Escher, famoso per le sue geometrie impossibili.

L’ingresso è gratuito.

Per prenotazioni e informazioni scrivere alla email della biblioteca: ill.arcipelagoauditorium@bibliotechediroma.it

 

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La Garbatella su tela di Sandra Gianesini

La pittrice ha il suo atelier davanti la fontana di Carlotta

L’identità passa anche attraverso i suoi luoghi: essi definiscono gli spazi del vivere civile, connotano le relazioni, la storia e le storie. I luoghi antropologici rendono peculiari, inoltre, la cultura e l’arte: “Garbatella ha una dimensione umana, storica e paesaggistica che è un piacere da vivere e da riportare su tela. Il suo essere un paese nella città, la sua tranquillità di vita e la sua serenità sociale, che tanto mi ricordano la Svizzera, sono diventati i soggetti della mia pittura” ci racconta Sandra Gianesini che da tre anni ha un atelier a piazza Ricoldo da Montecroce, di fronte alla fontana Carlotta. 

Sandra Gianesini nasce in Svizzera nel 1978, dove riceve sin da bambina una solida educazione all’arte attraverso gli insegnamenti di suo padre, anche lui pittore. Nel 2000 si trasferisce a Roma, dove perfeziona le tecniche di pittura ad olio, acquerello e pastello, a studio e, soprattutto, “en plein air”. Collabora, inoltre, con diversi artisti italiani e stranieri. Le sue opere sono esposte in Svizzera, presso la “Galerie Avenue du Général Guisan 19”, a Sierre, dove è ospitata una mostra permanente e alla MAG (Montreux Art Gallery), e in gallerie d’arte in Italia.

In occasione del centenario del quartiere, ha lavorato ad una serie di dipinti e disegni che ritraggono diversi scorci della Garbatella. Un’anteprima è stata mostrata al pubblico in un’esposizione ad ottobre durante la Rome Art Week e a gennaio in una mostra personale in concomitanza dell’apertura dei festeggiamenti. 

“Nonostante i suoi 100 anni, Garbatella è un quartiere dinamico e giovane – continua l’artista – per questo mi piace dare un tocco di colore ai lavori che la ritraggono, ma nello stesso tempo parlare di Garbatella evoca un’atmosfera sognante e ‘magica’per tale motivo uso anche la tecnica della luminescenza, attraverso la quale mescolo la polvere di marmo con dei pigmenti luminescenti che assorbono la luce del giorno, sia naturale sia artificiale, e la restituiscono di sera quando si spengono le lampade. L’effetto finale è quello di trovarsi una sera d’estate per i vicoli e i lotti del quartiere, sotto le stelle”.

A fine estate 2020 è prevista presso l’atelier della pittrice una mostra con tutti i lavori realizzati per il centenario.

Di Francesca Vitalini

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TANTI GLI SPETTACOLI IN SCENA DOPO IL TOUR DI FRANCESCO DE GREGORI

Teatro Garbatella, il cartellone primaverile

di Francesca VITALINI

Un cartellone primaverile ben ghiotto quello che il Teatro Garbatella propone al suo pubblico, dopo l’inaugurazione con “Off the Record”, il super gettonato tour di Francesco De Gregori che, dopo venti date, finirà il 27 marzo.

Dal 5 al 7 aprile Andrea Rivera calcherà le scene con: “I quartieri di Roma ed altre storie” . Ironico ed unico nel suo genere, è uno dei più divertenti spettacoli di teatrocanzone dell’artista romano, incentrato sulla capitale e sulle sue mille sfaccettature: dalla storia all’attualità, tutto è spunto per stimolare un pensiero nel pubblico, seppur tra una risata e l’altra.

A metà aprile protagonista sarà il teatro di impegno sociale.

L’11 verrà presentato “L’Aquila nuova” di e con Massimo Sconci, dedicato al capoluogo d’Abruzzo che, come l’intera regione, da troppo tempo sta vivendo una condizione di durissima crisi, causata non solamente dal terremoto, ma anche dalle lungaggini legate alla ricostruzione, ben lontana dall’essere completa.

Sulla scena minimale, però, un cittadino aquilano qualunque, insieme al pubblico, in un racconto evocativo fatto di tante piccole storie, cerca la possibilità di cominciare a immaginare una città diversa, migliore, nuova, appunto. Il 13 e il 14 aprile andrà in scena “L’Aria” di Pierfrancesco Nacca e regia di Giulia Paoletti con Alessandro Calamunci Manitta, Andrea Colangelo, Pierfrancesco Nacca e Gabriele Sorrentino. Un lavoro, come si legge nel comunicato: “dedicato a tutte le vittime degli abusi di potere da parte dello Stato: Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Michele Ferrulli, Giuseppe Uva”. “L’Aria” è il pretesto per raccontare la storia di quattro detenuti (Nicola, Mario, Rosario e Carmine) rinchiusi in un istituto di  detenzione del nostro paese, storie di uomini, di abusi, di disagio e di sofferenza.

Il 17 aprile “La Fleur. Il Fiore proibito” di Riccardo Brunetti e Francesco Formaggi. In scena un mondo noir ambientato nella Roma dei nostri giorni.

Una serata esclusiva nella quale ci si immergerà nell’intricato mondo della famiglia Andolini, nota nella finzione scenica per la sua rilevante posizione nella nuova imprenditoria romana nel settore dell’intrattenimento, attraverso la magia del teatro immersivo.

Il mese di aprile si chiuderà il 27 e il 28 con “Principesse e sfumature” di e con Chiara Becchimanzi e voce off di Beatrice Burgo. Uno spettacolo psicoterapico che rappresenta uno sguardo piccante, acuto, femminile, esilarante sui cliché di genere e non solo. Senza mai prendersi troppo sul serio, lo spettacolo e la sua protagonista si interrogano sulla femminilità, sulle relazioni, sulle idiosincrasie della sensualità/sessualità, a partire dalla narrazione di vissuti che potrebbero essere condivisi da molti/e.

Informazioni sugli orari e prenotazioni presso il Teatro Garbatella a piazza Giovanni da Triora n. 15, telefono 366 200 3502.

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PER I FESTEGGIAMENTI del 99° compleanno del Quartiere

In migliaia a Piazza Sauli col Muro del Canto

di Claudio D’AGUANNO

“C’è chi fa Sanremo e chi fa X Factor, noi facciamo la Garbatella”.

Con queste parole Alessandro Pieravanti, batterista e voce narrante del gruppo del Muro del Canto, ha aperto in piazza Sauli il concerto per la festa dei 99 anni del quartiere.

E’ domenica 24 sul calendario, febbraio pieno, eppure a scaldare la folla che trabocca tra il palco e la cancellata della Cesare Battisti c’è il miglior sole d’una straordinaria invernata romana.

E sono almeno cinquemila, ma anche di più, le persone di ogni età come di diversa memoria folk-rockettara, venute dai sette angoli della città a cantare, assieme a Daniele Coccia e gli altri, i versi dei loro lavori più conosciuti o a saltare sul posto seguendo le note nuove de “L’Amore Mio Non More”. Questo infatti il titolo dell’ultimo disco firmato dal gruppo romano che pare calzare a pennello come dedica, la più appropriata e tenera, al compleanno d’una borgata giardino battezzata Concordia nel 1920 ma cresciuta ribelle e forte col nome di Garbatella.

Prima delle canzoni sono state comunque le parole del presidente Amedeo Ciaccheri a ricordare la qualità sociale del “secolo breve” di queste parti, rivendicando la cultura dell’accoglienza, le virtù dell’antifascismo e del rifiuto del razzismo, cresciute nei lotti e coltivate di generazione in generazione.

Col saluto a Riace è poi partito il tour sonoro che in oltre due ore e mezza ha offerto il meglio della produzione artistica firmata Muro del Canto. Ouverture d’obbligo per Reggime er Gioco, prima traccia del nuovo disco, racconto d’una Roma zingara e smarrita dove però c’è sempre spazio per un’altra chance, per un’altra occasione di riscossa: “Reggime er gioco ancora / Come è stato tanti anni fa —invoca la voce del gruppo- Che a noi nun ce mettono in riga…”

Pasolini e Lando Fiorini, Gadda e Gabriella Ferri, Giuseppe Gioacchino Belli e Ennio Morricone, forse Remo Remotti o Victor Cavallo: non sono certo i riferimenti letterari alti, come pure i rimandi alla musica più di consumo, a fare difetto in pezzi come Novecento o come il recitato Roma Maledetta, come Cella 33 o L’Anima de li Mejo, irriverente e beffarda dichiarazione d’amore e sfida alla “commare secca” ovvero alla vita che della morte è complice e rivale.

La periferia e la fame che te fa “pija’ d’aceto”, l’infanzia e il carcere, il tradimento, gli amori, la morte ancora e soprattutto il tempo che scorre, sono i temi che, una canzone dietro l’altra, giocano con le sonorità più diverse, alternando nei respiri della fisarmonica o nei passaggi al piano come nel ritmo delle percussioni, l’aria d’Irlanda al western, il rock ruvido al vigore gitano. E di ogni cosa il dialetto romanesco, sempre curato e mai banale, lingua meticcia e ormai universale, è sintesi d’espressione e garanzia di qualità.

Garbatella, la sua gente e la fresca giovinezza dei suoi anni, non poteva trovare cantori più appropriati. E il coro generale che nel finale accompagna le note de La Vita è Una -ultimo pezzo reclamato nei bis finali- vale appunto come una dichiarazione d’affetto per i suoi figli ovvero di risposta, ferma e serena, urlata in faccia ai profeti delle passioni tristi o a chi nel rancore trascina i suoi giorni.

“Tu ridi sogni e questa vita te la bevi / tutta de un sorso senza manco ripijà fiato…

Quasi nun senti come passeno quest’anni… e te ricordi solo chi te vole bene / la vita è una c’hai ragione e nun conviene / campa’ cor sangue amaro pe ste quattro iene…”

E così, ridendo d’amore, con le luci del tramonto che spengono le candeline sulla torta, sale ancora l’ultimo grido d’uno straordinario compleanno: lunga vita a Garbatella!

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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