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Tag: Storia del quartiere

Programmazione di Moby Dick nel mese di febbraio

Mercoledì 20 ore 18,00
Quando scende in campo il razzismo con Damiano Tommasi
ex giocatore dell’A.S. Roma e autorevole rappresentante del
sindacato calciatori.

Venerdì 22 ore 18,00
Voglio fare l’attore. Vita e teatro di Roberto Herlitzka
con l’autore e Emanuele Tirelli autore teatrale.

Martedì 26 ore 18,00
La straniera di Claudia Durastanti.

Mercoledì 27 ore 18,00
Scrittura e critica letteraria in Italia oggi con Renzo Paris e
Filippo La Porta.

Giovedì 28 ore 18,00
Vicini scomodi di Roberto Matatia.

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Cara Garbatella a Buongiorno regione

Il 30 gennaio alle ore 7,30  Giancarlo Proietti e Gianni Rivolta, rispettivamente direttore editoriale e responsabile, del mensile di cronaca locale Cara Garbatella sono stati ospiti della nota rubrica di informazione regionale. Durante l’intervista si è parlato della storia più che ventennale del giornale e delle iniziative in cantiere per il Centenario (1920-2020) della fondazione dello storico quartiere popolare.

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2019: la Garbatella che vorrei

di Francesca VITALINI

Buon anno Garbatella! Questo 2019 è appena iniziato ed è bello immaginarti come una ridente signora di quasi 99 anni che, con un’espressione felice e serena, alzando il calice di un buon vino, con un sorriso beffardo e scaccia guai brinda alla sua fortuna e a quella dei suoi abitanti. Un gesto ricambiato dai tanti che ti vogliono bene, che, guardandoti negli occhi, ti augurano: gioia, forza e prosperità. A febbraio  entreremo a pieno titolo nell’anno del Centenario (1920-2020)e così abbiamo voluto chiedere ad alcuni cittadini di esprimere un loro desiderio, un sogno da realizzare in questo anno straordinario.

Antonio Bertolini, medico di base: “A quaranta anni dalla creazione del Servizio Sanitario Nazionale, che ha portato alla nascita della medicina e della pediatria di base, mi auguro una sua difesa soprattutto per realtà, come quelle di Garbatella, dove l’indice di invecchiamento è forte, superato nel nostro municipio solo da Montagnola. Purtroppo, oggi si assiste ad un individualismo sfrenato, all’apertura sempre più sostenuta al privato, che favorisce i ceti più alti. Mi auguro, inoltre, che il ritorno alla cultura della sanità pubblica significhi anche continuare il sostegno nei confronti del Cto, rendendolo un punto di eccellenza ortopedico non solo per il quartiere, ma per tutto il centro-sud”.

Alessandra della libreria “Tana del Libro”: Mi auguro che possano esserci  nel quartiere iniziative culturali e letterarie, a cui vorrei  partecipare per dare il mio contributo, che possano far riscoprire l’amore per i libri e per le varie espressioni artistiche, scoprendo attraverso di esse anche culture e tradizioni diverse, allontanandoci dalla tecnologia che predomina nelle nostre abitudini”.

Rossana Di Lorenzo, 81 anni attrice, sorella di Maurizio Arena: vorrei dall’Ater, proprietario dello stabile dove abito in affitto, un ascensore che mi permetta di salire gli 88 gradini che dividono la mia casa al quarto piano di via della Garbatella 24 con la strada. Sono invalida con indennità di accompagno e ho subito un infarto. Mi sento una persona che suo malgrado si sente agli arresti domiciliari.

Alberto Guidoni, studente del Liceo Classico Socrate al quinto  anno: “Frequento spesso la Biblioteca-Hub culturale Moby Dick principalmente per studiare. Mi piacerebbe che avesse più spazi a disposizione poiché in alcune ore della giornata è difficile trovare posto a sedere. Ho la fortuna di andare a piedi a scuola al mattino camminando per le strade della Garbatella, un po’ per scelta, un po’ perché le poche corse degli autobus fanno giri lunghissimi e poco efficienti: mi aspetterei una maggiore attenzione nella programmazione del trasporto urbano.”

Elisabetta Girolami , ostessa del Ristoro degli Angeli: vorrei che noi abitanti del quartiere fossimo più consapevoli del privilegio che abbiamo di vivere qui  e qualcuno di noi anche di esserci nato. Mi piacerebbe che tutti ci rimboccassimo le maniche per rendere la Garbatella un luogo sostenibile, solidale e sicuro. Sostenibile ovvero pulito, prendendoci cura del territorio e trattando gli spazi comuni come trattiamo la sala da pranzo di casa nostra. Garbatella è bella di suo, ma la bellezza, come le piante e i fiori, va coltivata. Solidale, perché mi piace uscire di casa e “sentirmi a casa”. Sapere di poter contare sulle persone che abitano intorno a me ed essere disponibile a condividere con gli altri le mie competenze , i miei problemi o la mia allegria. Salutarci quando ci si incontra, proporre e adoperarci per la soluzione dei conflitti che sorgono in tutte le comunità, mangiare in compagnia, prenderci a cuore le persone anziane, i giovani, i bambini del quartiere, non può che renderlo un luogo sicuro, perché la sicurezza nasce dalla forza dei rapporti sociali e personali, non dalla paura.

Mirella Arcidiacono “Fata Garbatella”: voglio il restauro di Carlotta e che sulla scalinata si realizzino due murales. Sul muro di sinistra bambini di tutte le etnie, che si tengono per mano con la bandiera della pace e su quello di  destra i personaggi delle fiabe di ieri e di oggi, compresi quelli delle mie favole che i ragazzini e gli adolescnti conoscono e che fanno parte del calendario del Tempo Ritrovato edito ormai da molti anni. Insomma voglio quello che chiedo da sempre.”

A questo 2019 ci si è appena affacciati, sarebbe bello chiedere già da ora ad un indovino come sarà l’anno nuovo, se bello, brutto o metà e metà. Si tireranno le somme alla sua conclusione, ben sapendo, come scriveva Gianni Rodari che: “trovo stampato nei miei libroni che avrà di certo quattro stagioni, dodici mesi, ciascuno al suo posto, e il giorno dopo il lunedì sarà sempre un martedì. Di più per ora scritto non trovo nel destino dell’anno nuovo: per il resto anche quest’anno sarà come gli uomini lo faranno”.

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Scintille tra Virginia Raggi e il minisindanco Amedeo Ciaccheri

Sulla cittadinanza onoraria a Mimmo Lucano

di Ilaria PROIETTI MERCURI

Sembra finita su un binario morto la polemica tra la Sindaca Raggi e il presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri,
dopo il conferimento al Palladium della cittadinanza onoraria al sindaco calabrese Mimmo Lucano.
Il primo cittadino di Riace è conosciuto in tutta Italia per il suo sistema di accoglienza basato sull’integrazione di rifugiati e immigrati, che gli ha procurato l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illegittimità amministrative.
Ma cerchiamo di ricostruire come si è sviluppato il batti e ribatti tra il Campidoglio e il Municipio ribelle.
Poco prima dell’iniziativa del 20 dicembre nel teatro di Garbatella, Amedeo Ciaccheri era stato diffidato: “ Solo il Sindaco può
concedere la cittadinanza onoraria- tuonava Virginia Raggi -.
Nella prassi consolidata viene riconosciuta a seguito di un’istruttoria sui motivi di merito posti a fondamento della domanda che, se ritenuta meritevole, diviene oggetto di una proposta di deliberazione da sottoporre all’approvazione dell’assemblea capitolina”.
Ma guai a deludere sia i cittadini, che avevano ormai invaso il teatro, e soprattutto Lucano, che dopo mesi tra indagini e tribunali, vedeva questo riconoscimento come una spinta a non arrendersi, anzi a rilanciare la posta. I suoi sostenitori, infatti, hanno addirittura proposto la candidatura del paesino della Locride a premio Nobel per la Pace. E scusate se è poco.
Così, il Presidente del Municipio non ci ha pensato due volte a portare fino a fondo la manifestazione e ad aggirare “qualche
insignificante regoletta dello statuto comunale”. Oltretutto, ha poi ribattuto alla Sindaca di Roma, invitandola a seguire il suo esempio e concedere immediatamente la cittadinanza onoraria di tutta la Capitale a Mimmo Lucano. Ma dopo la risposta del Presidente, la Raggi è sparita. Non si è fatta viva né sui social né tramite altre lettere.
Insomma, un’iniziativa forte quella del Palladium, che, seppur con qualche strascico polemico anche dei locali consiglieri leghisti, ha portato alla ribalta nazionale l’VIII Municipio di Roma. L’abbraccio della Garbatella al sindaco calabrese in maglietta a strisce, visibilmente commosso, è stato totale.
Senza se e senza ma. In poche occasioni si è vista nella sala di quel teatro una partecipazione dei cittadini così calda e spontanea, un effetto domino di solidarietà verso il coraggio di Mimmo e l’ostinazione di Amedeo Ciaccheri.

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Il ponte di via Giulio Rocco sarà abbattuto

Ancora difficoltà per la viabilita tra la Garbatella e l’Ostiense

di Eraldo SACCINTO

Niente di buono per il ponte di via Giulio Rocco. Il cavalca ferrovia, danneggiato dal terremoto del 2016 e chiuso al traffico veicolare, dovrà essere completamente abbattuto e ricostruito.
Le sue condizioni sono più serie del previsto. Il collegamento stradale tra via Ostiense e piazza Benedetto Brin costituisce uno degli ingressi alla Garbatella e attraversa i binari della Linea B della Metropolitana e della Roma- Lido, costeggiando l’edificio che ospita l’Università Roma Tre. Rappresenta un’infrastruttura viaria molto importante nel quadrante Ostiense e costituisce una valida alternativa all’attraversamento del più moderno ponte Settimia Spizzichino per chi deve dirigersi verso Garbatella o San Paolo.
Il cavalca ferrovia ha quasi cento anni, fu costruito, infatti, nel lontano 1921 all’epoca della fondazione della Borgata Giardino Concordia e dedicato all’omonimo scrittore di cose nautiche. Purtroppo il sisma, che il 30 ottobre 2016 sconvolse l’Italia centrale, procurò gravi danni alla sua stabilità. Per motivi di sicurezza l’infrastruttura fu chiusa alle automobili, creando inevitabili ripercussioni per la circolazione stradale, ma anche per quella ferroviaria; infatti, mentre i treni della metro B possono viaggiare alla velocità ordinaria, per quelli della Roma-Lido, per misure cautelari, è rimasta la limitazione a 30 chilometri orari..
Le verifiche sullo stato del manufatto sono iniziate con forte ritardo, soprattutto a causa della mancanza di una direttiva politica durante il commissariamento del Municipio, ma anche per i diversi soggetti che hanno competenza sull’infrastruttura: Atac, Regione Lazio e Roma Capitale.
La situazione è piuttosto complessa. Storicamente, la prima campata del ponte è stata realizzata in occasione della costruzione
della linea ferroviaria Roma-Lido (1920-21), mentre la seconda è più recente e risale alla realizzazione della prima linea metropolitana di Roma. Allo stato attuale gli interventi sono consistiti in una campagna di indagine notturna da parte di Atac per pianificare gli interventi da realizzare, dalla quale è emersa la qualità scadente dei calcestruzzi e dell’intonaco.
Da qui la decisione di demolire e ricostruire l’impalcato corrispondente alla parte orizzontale del ponte, mentre la parte verticale,
cioè le “spalle” e la “pila” centrale devono essere oggetto di ulteriori verifiche.
Intanto Roma Capitale ha inserito nel piano investimenti 2019-2021 uno stanziamento di un milione e quattrocentomila euro per un intervento di ristrutturazione e la Regione Lazio dovrebbe finaanziare la stessa cifra per la sua parte di competenza. L‘Atac, nominata stazione appaltante per l’esecuzione dei lavori, verificherà lo studio di fattibilità tecnico-economica sull’intervento.
Per ora è stata bandita, da parte del Comune di Roma, la gara della progettazione definitiva ed esecutiva. Tenendo presente i tempi di redazione si avrà la consegna del progetto non prima di marzo e dopo circa quattro mesi si può ipotizzare di ottenere la validazione e l’invio per l’autorizzazione al Genio Civile. Quindi da settembre 2019 il progetto dovrebbe essere rinviato all’Atac per l’esecuzione dei lavori. Insomma, stando così le cose, l’avvio del cantiere sembra essere relativamente lontano.
Così continueranno ancora a lungo i disagi alla viabilità per centinaia di studenti dell’Università Roma Tre e per tutta la cittadinanza.
Se a tutto ciò aggiungiamo la chiusura del primo tratto di via delle Sette chiese verso San Paolo e l’inagibilità del sovrappasso pedonale della vecchia stazione della metro, che collega piazza Vallauri con via degli Argonauti all’Ostiense, la mobilità è seriamente compromessa.
Intanto il Municipio ha avanzato all’assemblea capitolina la richiesta di ridurre la Tari per i commercianti, che tra mille disagi insistono su via Giulio Rocco.

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L’album del quartiere in mostra negli stenditoi

Grande successo per la rassegna fotografica “Garbatella Images”

di Francesca VITALINI

I luoghi sono spazi nei quali l’identità, le relazioni e le storie, come sosteneva l’antropologo Marc Augé, si intrecciano.
E un luogo, Garbatella, con le sue storie, i suoi abitanti, le sue memorie è stato il protagonista della mostra “Garbatella Images”, che durante il mese di dicembre ha popolato il quartiere romano. La mostra, parte del programma del Campidoglio “Contemporaneamente Roma”, è stata pensata appositamente per il quartiere popolare dell’Ater: una scoperta delle sue caratteristiche urbane, sociali, architettoniche, antropologiche, storiche attraverso l’uso della fotografia, grazie al lavoro di ricerca sul territorio di due fotografi contemporanei come Francesco Zizola e Giovanni Cocco, ma anche agli scatti donati dalla popolazione locale. Le fotografie d’epoca estratte dai cassetti delle famiglie del quartiere, infatti, sono state messe a disposizione del lavoro di ricostruzione e riscoperta promosso da “Laboratorio Territorio Personale”, in collaborazione con “WSP Photography” e i centri anziani del quartiere. Trentadue immagini in tutto, in parte ingrandite e stampate in pvc e appese come lenzuola tra gli stenditoi dei lotti, altre esposte nei locali dall’associazione culturale e galleria fotografica 10b Photography, ideatrice del progetto.
Il percorso è stato curato dalla storica dell’arte Sara Alberani: “Garbatella è un luogo particolare, prezioso, dove la storia collettiva e le storie individuali si intrecciano – racconta, facendo un bilancio dell’iniziativa –siamo stati piacevolmente colpiti dalla partecipazione degli abitanti, tanto che vogliamo far continuare nel tempo questa progettualità, che ha visto una risposta importante del quartiere, arrivando al suo Centenario nel 2020 con un archivio fotografico locale più ricco, ampliando il numero dei partner sul territorio ed estendendo il numero dei lotti coinvolti nell’esposizione. Ma non ci fermeremo qui, ci piace pensare di far dialogare la fotografia con i video, portando dei proiettori nei cortili dei lotti e vorremmo commissionare a dei fotografi stranieri dei reportage sul quartiere”.
La Garbatella, dunque, si è messa in mostra, presentandosi nella sua immediatezza e nella sua intimità, raccontando storie lontane nel tempo, eppure così familiari: gli operai che hanno costruito il Gazometro, i balli sfrenati sui tavoli delle Sgarbatelle, i ragazzini che si sfidano all’oratorio San Filippo Neri.
Si è raccontata per i suoi abitanti, ma anche per i tanti che sono venuti dalle altre parti della città: “Il pubblico è stato numerosissimo e composito per età e per provenienza – continua Sara – mai ci saremmo aspettati una risposta del genere.
La Garbatella genera curiosità perché ha molto da dire di sé, una ricchezza da raccontare con attenzione”.

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Troppi alberi abbattuti nei lotti: a rischio il paesaggio

di Daniele RANIERI

E’ una vera decimazione quella che sta subendo il patrimonio arboreo della Garbatella. Particolarmente dalla fine di ottobre, con l’ondata di maltempo che ha investito tutta la città, nei lotti le seghe elettriche si ascoltano con maggiore frequenza. Infatti pini marittimi, abeti, eucalipti sono stati abbattuti, altri hanno subito una robusta potatura e il paesaggio urbano nei cortili dei lotti popolari sta subendo un notevole cambiamento e non in meglio. La sequenza delle alberature cadute in questi ultimi mesi è lunga: a febbraio è crollato un leccio all’interno della Casa dei bimbi; a settembre un altro albero si è schiantato su un auto a via Nicolò da Pistoia danneggiandola gravemente; infine a ottobre un pino di circa trenta metri si è spezzato ed è caduto sul tetto di una palazzina del lotto 15. E sappiamo che a marzo è in programma l’abbattimento di due querce sempre nel giardino della Scoletta a piazza Nicola Longobardi. Questi sono solo i casi più eclatanti, ma sono decine gli interventi nel Municipio per la messa in sicurezza delle alberature gravemente danneggiate dal maltempo e dalla vetustà. La domanda che ci poniamo è: un intervento così radicale risponde a un piano o fronteggia esclusivamente l’emergenza?
Seguirà un progetto di ripiantumazione o i giardini rimarranno spogli e abbandonati?
L’abbiamo chiesto all’Assessore all’Ambiente Michele Centorrino, il quale ci ha assicurato che la campagna di tagli è partita su iniziativa del Municipio dopo un sopralluogo tecnico al fine di definire la mappatura degli alberi a rischio. Anche l’Ater è stata sollecitata a fare lo stesso nelle zone di sua competenza, ma per ora non fornisce notizie sulla questione.
Intanto sul verde della Garbatella è entrato in campo nientedimeno che lo chef Rubio. Il famoso cuoco di Frascati, infatti, ha lanciato una raccolta fondi per finanziare un censimento arboreo nel parco Cavallo Pazzo in via G.B.Magnaghi, per studiare il comportamento delle alberature presenti nell’area verde. Un progetto che, se troverà il finanziamento, potrà essere replicato su tutta Roma.

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A Sant’Eurosia con la signora dei piccioni. Malumori tra gli abitanti della piazza

di Lorena GUIDALDI

Mira ha inventato il suo nome.
Signora di mezza età all’anagrafe, candore di bimba nei gesti e nelle parole. Tutte le mattine, da quasi quattordici anni, arriva in piazza Sant’Eurosia con un sacco di mais e buste di pane e, con eleganza leggera, sparge cibo per i piccioni. Arrivano a frotte, come abituati ormai all’appuntamento quotidiano, accompagnati da cornacchie e gabbiani, in uno spettacolare volteggiare di centinaia d’ali.
Lei sta lì, si siede sul muretto che circonda le aiuole e li osserva. Racconta entusiasta delle sue scoperte, di come è riuscita, nel tempo, a capire certi meccanismi o dell’aver rinunciato a difenderli dagli uccelli nemici, perché, in fondo, “è la natura”… Narra delle sue osservazioni, disponibile e solare, capitata per caso in questa sua passione, partendo da un amore assoluto per gli animali e proiettata poi in questa stramba avventura. Gli abitanti dei palazzi intorno alla piazza disapprovano questa sua abitudine, lamentano sporcizia e rumore, ma lei continua serafica e costante a spargere cibo ed entusiasmo.

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Affidato al C.d.Q. l’ingresso al parco su viale Londra

Tenuta di Tor Marancia

di Sandra GIROLAMI

Toccherà al Comitato di Quartiere Grottaperfetta garantire d’ora in poi l’apertura e la chiusura del cancello di accesso alla Tenuta di Tor Marancia su viale Londra. Lo prevede la convenzione firmata ai primi di dicembre con il Comune di Roma, che dalla scorsa estate garantisce finalmente un’assicurazione contro gli infortuni e la responsabilità civile dei volontari che adottano le aree pubbliche.
In realtà già dalla scorsa primavera il CdQ si è adoperato fattivamente per consentire ai cittadini di usufruire dell’ampio spazio naturalistico denominato AFA 2 (Ambito Funzionale di Attivazione) che, a partire da viale Londra, si inoltra per tre ettari e mezzo nella tenuta di Tor Marancia. Si tratta di una piccola parte dei 220 ettari complessivi del parco urbano più grande d’Europa. Inaugurata ufficialmente ai primi di giugno, infatti, l’area mancava totalmente dei servizi essenziali a garantirne la manutenzione. Dopo anni e anni di diatribe giudiziarie, il Consorzio dei Costruttori aveva realizzato la sistemazione e riqualificazione di questo quadrante in cambio di altre zone edificabili, ma l’area rischiava di ripiombare nel precedente stato di abbandono mandando in malora un patrimonio pubblico assai prezioso.
“D’ora in poi – spiega Mario Semeraro , Presidente del Comitato di Quartiere di Roma 70 – un nutrito gruppo di volontari, costituito prevalentemente da cittadini residenti in prossimità del parco, si farà carico di svolgere regolarmente i lavori necessari a mantenere il decoro. Garantiamo apertura e chiusura del cancello d’entrata dalle 8 alle 18, d’estate fino alle 20, e la raccolta dei rifiuti.
Il Servizio giardini del Comune non ha personale sufficiente, ma vigileremo affinché si prendano cura almeno della manutenzione del verde e degli impianti esistenti, coinvolgendo anche il Parco dell’Appia Antica”.
La zona è stata attrezzata con sentieri, gazebo fissi per leggere o fare picnic, panchine, due spazi gioco per i bambini e un’area sportiva con due campi di pallavolo.
Entrando a sinistra ci sono due antichi casali diroccati, che andrebbero ricostruiti e bonificati, ma per i quali non è ancora stato approntato un progetto definitivo.
“Ci auguriamo- aggiunge il Presidente del CdQ – che l’adozione dell’AFA 2 sia solo la prima di una serie di iniziative , che vedano i cittadini, legalmente inquadrati dal principio di sussidiarietà, sempre più attivi nella gestione del proprio territorio. Dobbiamo capire che non basta puntare il dito, ma bisogna rimboccarsi le maniche assumendosi delle responsabilità, anche piccole, ma che aiutino a risolvere i problemi. Anche perché nei prossimi mesi dovrebbe aprire anche il terzo ingresso (AFA 3) su via di Grottaperfetta.
In primavera organizzeremo di nuovo visite guidate con le guide dell’Ente Parco ed altri momenti di aggregazione affinché gli abitanti del territorio prendano coscienza dei tesori che abbiamo e possano godere degli aspetti naturalistici, storici e ambientali
della Tenuta di Tor Marancia”.

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Centinaia di ex studenti festeggiano i 50 anni dell’Aeronautico

Tante le iniziative all’istituto di via Morandini

di Gianni RIVOLTA

Auguri, il De Pinedo compie cinquant’anni. E’ passato già mezzo secolo da quando la prima scuola aeronautica statale d’Italia apriva i battenti grazie alla caparbietà dell’allora preside Giovanni Micci ( lo è stato per 28 anni consecutivi). Correva l’anno 1968, tempi di contestazione studentesca e giovanile. E in quell’istituto, che dopo varie sedi provvisorie finalmente si stabilì in via Morandini 30 nella zona di via Vigna Murata, nasceva una generazione di giovani piloti e di personale di terra, che avrebbero fatto la storia moderna dell’aeronautica civile e militare nel nostro paese.
Una comunità di studenti e insegnanti particolare, che in questi 50 anni hanno mantenuto un attaccamento e un legame con la loro scuola non comune. A testimoniarlo è stata la partecipazione straordinaria di ex studenti ed ex docenti alle innumerevoli iniziative organizzate a partire dal settembre scorso.
“Sì, sono venuti in tantissimi agli incontri “50 anni insieme”- ricorda Nicola Silvestri, insegnante di Educazione Fisica e animatore dell’anniversario- li abbiamo invitati per classi di età, a partire dai pionieri del ‘68 con lo studente n.1 Fulvio Dobrovich fino ai diplomati nel decennio 2009-2018”. Tanti gli eventi organizzati dal comitato dei festeggiamenti.
Ricordiamo solo i più significativi.
L’inaugurazione di due murales all’interno dell’edificio scolastico realizzati da Enzo Gambarini: il primo in bianco e nero rappresenta l’ammaraggio sul Tevere, avvenuto nel lontano 1925, a conclusione della prima impresa di Francesco De Pinedo con il macchinista Campanelli e il suo piccolo idrovolante “Gennariello”. Si trattava di un volo di 55 mila chilometri da Roma a Melbourne, poi Tokyo e ritorno a Roma: un giro e mezzo la circonferenza della Terra, organizzato nei minimi particolari. Un’impresa aeronautica per quell’epoca ai limiti del fantastico; il secondo murales è l’immagine di un pilota delle Frecce tricolori, l’ex studente Colonnello Stefano Centioni, che riprende gli altri componenti della Pattuglia acrobatica nazionale durante una figura di volo a rovescio.
Ad ottobre è stata la volta del faccia a faccia tra le settanta studentesse del De Pinedo con Fiorenza De Bernardi la prima donna pilota civile in Italia, che ha aperto la strada all’astronauta Samantha Cristoforetti e a novembre la donazione alla scuola del manifesto della “Trasvolata delle due Americhe”, compiuta nel 1927 da Francesco De Pinedo col suo “Santa Maria”, un idrovolante della Isotta Fraschini da 500 HP. La stampa dell’evento, autografata da Mussolini, donata dal nipote dell’eroico pilota che porta lo stesso nome, è stata collocata nell’atrio dell’Istituto.
Ma non è finita qui.
Per gennaio sono previste tantissime iniziative. Ecco il calendario degli open day: 12 gennaio incontro con i diplomati dal 2000 al 2009, giro con le 23 mountain bike della scuola e lancio del razzo modello De Pinedo; il 18 la comandante Micaela Scialanga incontra gli studenti delle quarte sul tema “La conduzione del mezzo aereo” ; il 25 un convegno con tutte le realtà del mondo aeronautico; per finire il 26 con gli ultimi diplomati tra il 2009 e il 2018.

Manifesto evocativo del volo delle due Americhe
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Finanziato il progetto per riqualificare l’area dell’es Pup di viale da Vinci

Urgente per i cittadini il ripristino della viabilità

di Fabrizio FAGIANI

Il tratto di viale Leonardo da Vinci, stravolto dal cantiere di un parcheggio sotterraneo mai realizzato, potrà essere finalmente riqualificato con un finanziamento derivante dagli oneri concessori della nuova convenzione urbanistica stipulata dal Comune per piazza dei Navigatori.
Si tratta di 17 milioni, che sono stati destinati a una serie di interventi di riqualificazione urbana individuati attraverso un processo partecipativo chiamato #Roma- Decide. Una procedura voluta dal Campidoglio, che ha suscitato forti critiche per la scarsa partecipazione (poco più di 2mila persone, circa l’1% del totale dei cittadini residenti) e per il fatto che la gran parte degli interventi selezionati saranno realizzati lontano dall’area di piazza dei Navigatori.
Tra gli interventi “vincitori” c’è anche il progetto di risistemazione dell’area dell’ex Pup (Piano urbano parcheggi) di viale Leonardo da Vinci. La vicenda di questa area sosta sotterranea inizia nel 2004. Subito dopo l’avvio del cantiere parte la protesta dei cittadini, che ritengono la realizzazione del profondo scavo pericoloso per la stabilità degli edifici circostanti e si organizzano nel Comitato “No Pup Indignati” per chiedere la revoca della concessione. La ditta costruttrice poi sospende i lavori per difficoltà incontrate nell’opera di scavo e tutta l’area rimane per molti anni in stato di abbandono.
Solo nel settembre 2017 è stata emanata la determinazion, che dispone la revoca della concessione e l’obbligo del ripristino dello stato dei luoghi. Interviene allora il municipio che, nel febbraio scorso, bonifica l’area e riporta in funzione la carreggiata
occupata dal cantiere.
Ma la nuova viabilità non ha riportato il viale nelle condizioni precedenti e ci sono seri problemi di sicurezza stradale. Sono numerosi gli incidenti che si verificano, soprattutto nell’incrocio con via Costantino. Tanto che la Polizia Municipale dell’VIII gruppo ha scritto una nota al Dipartimento capitolino alla Mobilità per chiedere il ripristino della viabilità originaria. La situazione di pericolo viene con tenace insistenza denunciata anche dal Comitato insieme per San Paolo e dal Comitato “No Pup Indignati”.
“Seguitiamo a chiedere quasi giornalmente il ripristino della viabilità a senso unico su entrambe le carreggiatedicono dal Comitato – purtroppo continuano a verificarsi incidenti e la decisione di mantenere il doppio senso in via sperimentale su un lato della via si è rivelata sbagliata. Noi lo avevamo fatto notare fin da subito. Anche il Municipio sta sollecitando la soluzione del problema ed ha presentato un progetto al Dipartimento Mobilità, che dovrebbe occuparsi di provvedere al ripristino dello stato ex ante, dato che la via è di competenza comunale.
Abbiamo scritto anche all’Assessora capitolina alla mobilità Linda Meleo allegando le foto degli incidenti e proveremo a contattare anche il direttore del Dipartimento, con la speranza che presto si riesca a risolvere questa situazione”.
Il Municipio VIII ha risposto alle richieste dei cittadini lanciando un ultimatum al Campidoglio: se non ci sarà un intervento immediato, il Municipio è pronto a intervenire direttamente in surroga del Comune inadempiente.

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La tragica Mauthausen di Giovanni Tagliavini

di Claudio D’AGUANNO

Dopo l’8 settembre 1943 su Roma cala il piombo dell’occupazione nazista. Nel territorio della “città aperta” si applicano le leggi di guerra del Terzo Reich condivise e, in molti casi, aggravate dallo zelo dei fascisti repubblichini. Un primo atto ignobile, che segna l’avvio di questa fase particolarmente dura della nostra storia, è il rastrellamento del ghetto del 16 ottobre che porterà alla deportazione di 1023 persone, tra cui 689 donne e 207 bambini. Soltanto 16 di loro sarebbero sopravvissuti allo sterminio (15 uomini e una donna, Settimia Spizzichino, nessun bambino).
Altrettanto terribile sarà la rappresaglia che alle Fosse Ardeatine vide il massacro di 335 civili e militari italiani, fucilati a Roma il 24 marzo 1944 come risposta all’azione partigiana condotta dai Gap il giorno prima in via Rasella.
Tra queste due date e ancora fino alla liberazione della città, che avverrà il 4 giugno, non mancheranno episodi tragici, non tutti noti alla memoria collettiva.
Uno di questi è l’operazione che tra la fine del ‘43 e l’epifania dell’anno successivo portò all’arresto e poi alla deportazione di centinaia di oppositori del regime. E’ forse questa la prima azione nella fase della guerra civile, sganciata in parte da presupposti razziali, dove l’obiettivo sono soprattutto oppositori “politici” e dove c’è un ruolo guida esercitato da italiani contro italiani. Ed è questa l’occasione che vede coinvolti diversi sovversivi dei nostri quartieri tra cui Giovanni Tagliavini di Tor Marancia.
La ricostruzione della vicenda nota come “il treno degli Italiani” o più crudamente “trasporto del 4 gennaio ’44 per Mauthausen”
è merito di Eugenio Iafrate, che alle storie di quel giorno lontano ha dedicato le sue ricerche. “Non è stato facile –ha più volte raccontato l’autore del libro Elementi Indesiderabili- ricostruire quei fatti.
Furono almeno 330 i rastrellati del 23 dicembre. Prelevati alla vigilia di Natale dalle loro case da agenti di pubblica sicurezza italiana, rinchiusi nel carcere di Regina Coeli, tradotti sui vagoni blindati e accompagnati fino al Konzentrazionlager di Mauthausen.
E’ questo un atto di collaborazionismo attivo dove italiani deportano altri italiani per consegnarli ai nazisti e a un destino di quasi sicura morte.”
Grigia e fredda la prosa del mattinale del 5 gennaio 1944, inviato dalla Questura di Roma al Comando di Forze di Polizia e alla Direzione Generale Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, dove tutta l’operazione viene sintetizzata in questo modo: “ …Alle ore 20,40 di ieri dallo Scalo Tiburtino è partito treno numero 64155 diretto a Innsbruck con a bordo n° 292 individui, rastrellati tra elementi indesiderabili, i quali, ripartiti in dieci vetture, sono stati muniti di viveri per sette giorni.
Il treno sarà scortato fino al Brennero da 20 Agenti di Pubblica Sicurezza ed a destinazione da un Maresciallo e 4 militari della Polizia Germanica. Durante le ultime 24 ore sono stati rastrellati dalla locale Questura, a scopo preventivo, n 162 persone”.
E’ in quella definizione di “elementi indesiderabili” che per Iafrate si concentra il senso dell’intera operazione: “Questo treno –
sottolinea- è molto strano nella scelta dei suoi componenti.
La lista fu fatta e rifatta dalla Questura di Roma e guarda caso i nomi conosciuti o sono di Bandiera Rossa, oppure anarchici, dissidenti del PC clandestino di allora oltre quelli che chiamo ‘ragazzacci’ cioè ribelli noti per la loro insofferenza al regime. Giovanni Tagliavini era, molto probabilmente, uno di questi ribelli di Bandiera Rossa, un gruppo eretico di comunisti molto attivo nelle borgate e presente a Tor Marancia, nelle baracche di Shangai, con decine di aderenti.”
Poche le tracce lasciate dal passaggio di Tagliavini a Regina Coeli in gran parte andate perse nell’incendio che durante la rivolta
del 1973 distrusse la matricola del carcere. Da alcuni registri s’è salvato il foglio del registro che riporta: “Tagliavini Giovanni nato
a Roma il 24.6.1896 figlio di fu Gioacchino e di fu Morelli Maria, domiciliato a Tormarancio padiglione 200, manovale, coniugato
con Macchioni Amedea e 8 figli.
Arrestato il 23.12.1943 da agenti Questura Squadra Mobile entrato a Regina Coeli il 27.12.1943 matr.n.13851 per disposizione Questura Squadra Mobile. Il 4.1.1944 rilascio.”
Così il crudo linguaggio burocratico che parla di “rilascio” e non di deportazione, avvio al campo, inizio d’un percorso che lo porterà alla morte. Il destino di Giovanni è condiviso inizialmente da 330 uomini. Qualcuno riuscirà ad evadere durante il trasporto ma in 257 arriveranno a Dachau il 7 gennaio
Tagliavini vi rimarrà senza matricola sino all’11 gennaio per poi ripartire per Mauthausen.
Il 13 gennaio 1944 viene immatricolato al KL Mauthausen con il n.42205 triangolo rosso, schedato prigioniero politico, con mestiere dichiarato quello di pittore.
Trasferito nel sottocampo di Gusen intorno al marzo 1944 non farà in tempo a vedere la liberazione.
Morirà a Gusen il 2 febbraio 1945 tre mesi prima dell’arrivo della 3° armata comandata da Patton.
A Giovanni Tagliavini il 15 gennaio è stata dedicata una “pietra d’inciampo” posta sul marciapiede di Via Valeria Rufina 66.

Giovanni Tagliavi e Scheda matricolare del carcere
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CONTESTATA L’AFFERMAZIONE DELLO SCRITTORE PENNAC

Garbatella come Belleville? Ma mi faccia il piacere!

di enrico RECCHI

Per molti italiani, me compreso, Belleville, il quartiere alternativo di Parigi che ha dato i natali a Edith Piaf, è venuto alla ribalta con i romanzi dello scrittore francese Daniel Pennac. E’ proprio il quartiere multietnico di Parigi lo sfondo privilegiato della famiglia Malaussene protagonista delle sue storie. Pennac lo aveva descritto come una borgata popolare, vivace, storica, piena di colori insomma con una atmosfera particolare, “proprio come la Garbatella a Roma”, qualcuno aveva suggerito.
“Le strade di Belleville come quelle della Garbatella” oppure “L’atmosfera della Garbatella si può ritrovare anche a Parigi passeggiando per Belleville”. Erano queste le frasi che mi gironzolavano per la testa quando stavo organizzando con mia moglie un breve soggiorno a Parigi. Sono stato diverse volte nella capitale francese, che ho girato in lungo e largo, ma non sono mai andato a Belleville o meglio non ne avevo mai sentito l’urgenza.
L’ultima volta invece, dopo aver instillato questa curiosità anche in mia moglie Rossana, la visita al “quartiere cool” situato, dopo Monmartre, sul colle più alto della capitale francese, era diventata un passaggio obbligato. Cos’è che rende due cose simili? Innanzitutto l’aspetto fisico, le dimensioni, le forme, i colori. Poi il profumo, l’atmosfera.
Nel caso di un quartiere cittadino la gente, le voci, i passanti, i bambini, gli edifici. La Storia. Non sto qui a dirvi cosa si può trovare alla Garbatella.

scorci di Belleville a Parigi

Vi dirò invece cosa ho visto a Belleville e cosa non c’è. Non ci sono le stradine silenziose con i pini maestosi che si possono vedere alla Garbatella. Non ci sono le costruzioni d’epoca ovvero i villini popolari costruiti dagli architetti italiani degli anni ’20 e
’30, che tanto lustro danno al nostro quartiere. Belleville è fatta da edifici moderni, alti 5/6 piani, anonimi, indifferenti alle persone che vi abitano e che percorrono quelle strade. Qua è là, tra negozietti, bar, birrerie e ristoranti cinesi quel poco che resta di palazzine costruite a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.
Ogni tanto alcuni murales decorano facciate, altrimenti destinate a restare anonime e invisibili. La Garbatella è aperta, accogliente, ancora a misura d’uomo, poco tecnologica. Ed è proprio la sua struttura architettonica a renderla tale. Alla Garbatella si possono attraversare i cortili, fermarsi a leggere il giornale seduti su un muretto interno o accanto ad uno stenditoio comune. Entrare nei cortili è impossibile a Belleville perché l’accesso a tutti gli edifici è protetto dai codici digitali ai
portoni.
Si vedono in giro diversi cantieri. Si sta costruendo molto e edificare significa abbattere il vecchio, distruggere il passato, modificare il tessuto di un quartiere e in qualche caso cancellare la storia di molte persone.
E’ diversa anche l’atmosfera. Il pomeriggio da noi si vedono gruppetti di anzian,i che con la loro seggioletta si radunano ancora all’ombra nei cortili a fare due chiacchere, a discutere di sport e di politica. Succede anche a Belleville, uno dei quartieri più appetibili dai giovani francesi? Chissà?
A Belleville, dove ho camminato per due giorni, non ho visto questa partecipazione né ho avuto la sensazione di passeggiare in
una comunità.
Belleville, inoltre, è un quartiere multietnico, con i negozi di cibi tipici delle comunità straniere che lo abitano, magrebini, russi e cinesi. E anche questo aspetto è assente alla Garbatella.
Certo due giorni non sono sufficienti per dire di conoscere un quartiere, ma perlomeno questa è l’impressione che io e mia moglie abbiamo riportato. Una volta che ho definitivamente distrutto questo “incubo” della similitudine, che ho acclarato l’unicità della Garbatella e l’impossibilità che le sue caratteristiche fossero state replicate altrove, ho iniziato a guardare Belleville con altri occhi e ho iniziato a girovagare piacevolmente per le sue strade.

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Altrevie programma gennaio

Altrevie - prossimi appuntamenti..........

FVenerdì 25 – ” Film a sorpresa”
Quest’anno vogliamo sorprendervi….proietteremo un film al mese puntando sulla vostra curiosità, non forniremo alcuna indicazione ….. ma sapete che sulle nostre scelte potete sempre contarci….chi ci ama ci segua.

con Francesco Castracane

Via Caffaro 10
ore 20.30 aperitivo | ore 21.00 spettacolo
Contributo con tessera annuale €4   tessera annuale €4

Sabato 26 – “Il canto dei popoli” 
KORADAN – Danza e musiche dal mondo –

Koradan – Danza e musiche dal mondo Main Slider Page Un viaggio artistico tra i cinque continenti visivamente attraverso la danza, orientale ma non solo, e le melodie di strumenti antichi e moderni provenienti da ogni parte del pianeta e da ogni epoca. Dall’ Antica Persia al moderno Hang, dal Nord Africa…

Alex Baccari – polistrumentista etnico
Roberta Parolisi – danza                    

Contributo € 8
Prenotazione consigliata: paolo.faiella.58@gmail.com
Ore 21.00 Via Caffaro 10

Domenica 27                                            
La musica sinfonica di W. A. Mozart (1756 – 1791) – Le sinfonie (seconda parte)

Seconda tappa del  nostro viaggio musicale in compagnia di ….
GIOVANNI LA TORRE
.

Ore 10,30 Via Caffaro 10

Venerdì 1 Febbraio – ” 1 9 4 5

Girato in uno splendido bianco e nero si articola su tre piani paralleli che costruiscono l’azione. C’è la celebrazione di un matrimonio di convenienza tra il figlio del vicario, nonché droghiere del villaggio, che viene turbata dalla notizia dell’arrivo dei due misteriosi ebrei di cui osserviamo il procedere a piedi dietro il carro che porta le due casse.

Parteciperà il distributore del film Massimo Righetti per un breve approfondimento sulla realtà del cinema indipendente.

con Francesco Castracane
Via Caffaro 10 – ore 20.30 aperitivo – ore 21 spettacolo
Contributo con tessera annuale €4   tessera annuale €4

Domenica 3 Febbraio 
visita alle ” Tombe di via Latina” 

visita guidata alle tombe di via Latina, rientranti nel parco archeologico della Via Appia ( visiteremo i sepolcri affrescati dei Barberini e dei Pancrazi).

appuntamento ore 10.00

per prenotazione fino ad esaurimento posti assegnati: am.procacci@alice.it 

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associazione adelio canali

A Giovanna Mirella Arcidiacono è stata consegnata dall’associazione culturale “4 giugno 1944” di Adelio Canali una medaglia ricordo per l’opera di divulgazione sulla Garbatella svolta in questi anni. Alla manifestazione hanno partecipato Massimiliano smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio, Amedeo Ciaccheri e Claudio Marotta rispettivamente presidente e assessore
alla cultura dell’vIII Municipio.

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l’araldo di San Francesco Saverio

E’ uscito ne l mese di dicembre il numero zero dell’Araldo di san Francesco saverio, il bollettino parrocchiale a cadenza mensile che informerà gli abitanti del quartiere di quanto avviene “ in quella che per natura è e vuole essere sempre più la chiesa e la casa di tutti”.
Nel numero di dicembre è stato presentato il calendario delle celebrazioni natalizie, ma da gennaio il foglio della parrocchia cercherà, al di là delle informazioni, di intessere rapporti di amicizia e accoglienza con tutti quelli che, abitando nel
quartiere, di fatto fanno parte di questa comunità.

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NOTTE NAZIONALE DEL LICEO CLASSICO: SOCRATE PRESENTE!

Si chiama “La notte nazionale del liceo classico”, e sta per arrivare in
tantissimi licei d’Italia, tra cui proprio il Socrate alla Garbatella. Ma di
cosa si tratta? Ve lo spieghiamo subito.

Si sa, basta dire la parola scuola e qualsiasi ragazzo alzerebbe gli occhi
al cielo sbuffando. E invece siamo sicuri che questa sera, quando il Liceo
Classico Socrate spalancherà le porte per la V edizione della notte dei licei
classici, i ragazzi non vedranno l’ora di fiondarsi tra i banchi. L’evento
coinvolge in contemporanea molti licei in tutta Italia, che apriranno tutti
allo stesso orario, dalle 18 fino a mezzanotte. Ci saranno alcune iniziative
comuni ed altre invece in autonomia. Ogni scuola metterà in campo i propri
talenti, dalle attività teatrali, a concerti, a maratone di lettura. Qualcuno
addirittura allestirà simposi e banchetti ispirandosi all’epoca dei romani.

L’obiettivo della manifestazione è quello di sensibilizzare l’opinione
pubblica sull’importanza della promozione degli studi classici per la
formazione al pensiero critico, per l’esercizio della democrazia e della
cittadinanza responsabile e globale.

Ma l’idea da dove è partita? Il primo a far nascere l’evento 6 anni fa è
stato il Liceo Gulli e Pennis di Arcireale, con una sorta di notte bianca
ideata dal Prof. di Latino e Greco, Rocco Schembra. Il risultato fu un
successo, tanto che l’anno dopo aderirono 150 Licei Classici. Quest’anno,
pensate, si è arrivati a ben 433 adesioni, tra cui appunto il Socrate alla
Garbatella.
La forza della manifestazione è dovuta al protagonismo degli studenti, che si
ritagliano la serata mettendo in gioco i loro talenti e le loro abilità legate
agli studi classici. Una giornata particolare, in cui non si insegna ciò che si
trova sui libri, ma si spingono gli studenti a fare cose nuove, sollecitando la
loro fantasia.
Inoltre la festa è un modo per appropriarsi degli ambienti scolastici, spesso
abbinati all’ansia delle interrogazioni, al grigiore quotidiano, il tutto sostituito
da pareti colorate con dipinti, canti, recite e baldoria.
Insomma, che siate tra gli amanti della scuola o tra quelli che la odiano,
dimenticate per un giorno rosa rosae rosae, e lanciatevi tra i corridoi del
Socrate per una giornata del tutto differente dalle solite.

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Morìa di volpi nei parchi campagna

Può sembrare strano parlare di volpi nel territorio urbano, ma non è così. Gli animali selvatici sono molto più presenti di quanto noi immaginiamo nei parchi della città. Purtroppo negli ultimi giorni due esemplari sono stati trovati morti sulle strade adiacenti le aree verdi. Ieri una piccola volpe senza vita è stata vista da un runner nelle adiacenze del parco del Forte ardeatino e questa mattina un passante ne ha notata un’altra senza vita sulla via Laurentina nei pressi dello svincolo delle Tre Fontane e della Roma Fiumicino. D’altra parte è cosa nota che una coppia, maschio e femmina, staziona da diverso tempo nel canneto degli orti Tre Fontane , tra via del Tintoretto e in parco delle Rane di largo Longanesi. (r.g)

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Ritorna in edicola Cara Garbatella

L’INFORMAZIONE LOCALE

Da dicembre torneremo in edicola ogni primo giovedì del mese con otto pagine di cronaca locale. Dopo un anno di stop, “Cara Garbatella” si ripresenta nella sua veste originale cartacea, quella che
ha fatto appassionare i numerosi lettori del quartiere e non solo.
Il primo numero verrà festeggiato insieme ai cittadini e ai fondatori storici sabato 15 dicembre alle ore 18,00 presso l’hub culturale Moby Dick in via Edgardo Ferrati 3. Per l’occasione ci sarà anche musica jazz e una mostra fotografica dei vecchi numeri del giornale.
Tante le conferme ma altrettante le novità. Cominciamo con queste ultime. Innanzitutto il giornale uscirà tutto l’anno, tranne la pausa estiva di luglio e agosto, con una nuova veste grafica che
gli editori ritengono essere più moderna e più godibile. Sarà un grosso sforzo, un lavoro che ci vedrà impegnati senza sosta per dare tutte quelle informazioni che non potete trovare sui quotidiani nazionali. A noi, infatti, non interessa fare il controcanto alle notizie che tutti i giorni sentiamo nei telegiornali, nei diversi talk show sul piccolo schermo o sulle pagine dei più noti fogli di informazione. Accenderemo piuttosto i riflettori sulle piccole storie che nascono dietro l’angolo di casa, nella scuola del rione, al centro anziani, nel campo di calcio della parrocchia, ovvero su tutto ciò che contribuisce a fare dei nostri quartieri una vera comunità. Saremo dunque attenti a darvi, ogni mese, le notizie di attualità che riguardano il territorio, ma non mancheremo di raccontare
le vostre storie più belle, quelle di una collettività cittadina in marcia da tantissimi anni per un mondo più giusto e solidale. La seconda novità è che in questa nuova veste editoriale Cara Garbatella sarà ancora più curiosa. Non solo dirigerà le antenne dei suoi redattori sul vecchio quartiere popolare dell’Ater, ma si occuperà anche di cosa succede a Montagnola, Roma 70, Tormarancia, San Paolo e Ostiense, dedicando loro due pagine dell’ancora esigua foliazione. Sarà, inoltre, un giornale più strutturato con una redazione composta da diversi giovani aspiranti giornalisti, che quotidianamente aggiorneranno con servizi in tempo reale anche la versione on line del periodico.

La cronaca la farà da padrona, ma parleremo anche di politica municipale, di cultura e di sport locale con alcune rubriche dedicate. Cosa rimane del passato? Innanzitutto abbiamo voluto lasciare
la storica testata, riconoscibile da tutti gli abitanti della Garbatella, inoltre la tiratura in cinquemila copie al mese e la diffusione gratuita. Infatti il giornale lo potrete trovare presso tutti i nostri inserzionisti e nei luoghi pubblici di transito dei cittadini: la sede del Municipio a via Benedetto Croce, i centri anziani, i centri sportivi e culturali, i bar e i ristoranti. Non rimane che fare un appello ai lettori. Dietro questo giornale non ci sono grandi editori, c’è una piccola associazione composta da volontari, che opera da più di vent’ anni nel quartiere con l’appuntamento annuale del
Jazz festival Garbatella e con un sito web molto visitato. Quindi i veri proprietari del giornale siete voi e gli inserzionisti, che ci credono e investono piccole somme in pubblicità. Continuate a sostenerci. Auguriamo lunga vita a questo foglio, che ci ha accompagnato nei giorni più difficili e in quelli più belli della nostra esistenza degli ultimi vent’anni, una piccola finestra che vogliamo tenere aperta sul mondo che ci circonda.
Un saluto affettuoso e un sentito ringraziamento lo dobbiamo ad Alessandro Bongarzone, che per tanti anni ha firmato il periodico come direttore responsabile.
(g. r.)Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

È arrivata fino a Sanremo la musica degli Sgarbatelli

IL GRUPPO FOLK-POP DELL’ISTITUTO DAMIANO SAULI
di Lorena GUIDALDI

Sono già conosciuti in tutta Roma e non solo gli Sgarbatelli Drum Circle, il gruppo musicale della scuola media Macinghi Strozzi che quest’anno ha partecipato alla manifestazione Tamburi della
Pace in Campidoglio, alla Festa della Cultura e al Festival dello Street Food a Garbatella nonché alla Festa della Musica a piazza Santa Maria in Trastevere. “Il gruppo è nato nel 2016 – racconta
la professoressa Serena Della Monica, insegnante di educazione musicale – su un progetto che ho presentato contro la dispersione scolastica: un corso pomeridiano di musica folk–pop con uso di strumenti legati alla tradizione popolare del centro e sud Italia come organetti, fisarmoniche, tamburi a cornice, castagnetti che si fondono con i suoni più moderni delle chitarre acustiche, dei bassi elettrici e della batteria.” Il complesso musicale che nei primi tempi coinvolgeva una trentina di ragazzi, dopo due anni, a progetto concluso, ha raddoppiato i partecipanti e ha cominciato a uscire dall’ambito scolastico proponendosi con successo in diverse manifestazioni cittadine, fino ad arrivare al Global education festival a Sanremo classificandosi tra i finalisti e ricevendo la Menzione Speciale. L’entusiasmo dei ragazzi ha naturalmente contagiato le famiglie e gli altri docenti della scuola, che seguono assiduamente il gruppo con passione nelle trasferte. Il prossimo appuntamento per gli Sgarbatelli sarà a piazza Benedetto Brin in occasione del 99 esimo compleanno della Garbatella.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

la Garbatella piange Anna. Il funerale in piazza santa Maria in trastevere

di Giancarlo PROIETTI

Anna Federico, meglio conosciuta come la mamma di Stefano “Zoretto”, ci ha lasciati a 93 anni con l’arrivo del freddo autunnale.

Chi era Anna? Era una donna del popolo a cui non piaceva mettersi in mostra, era riservata e discreta, ma con un grande cuore. Nativa della Calabria ha raggiunto la capitale nel 1949.
Dopo aver abitato per molti anni a Tormarancia nel 1974, si era stabilita in un piccolo appartamento del lotto 28 alla Garbatella in piazza Sapeto dove, dopo la morte del marito, ha cresciuto con dignità i suoi tre figli Alberto, Andrea e Stefano, il più piccolo. Aderì fin da subito alla Comunità di Sant’Egidio, che allora aveva sede in uno scantinato tra i lotti. Con i fratelli della comunità ha portato per anni una parola di conforto a chi ne aveva bisogno, ma Anna partecipava con entusiasmo anche alla vita sociale e politica del quartiere, come attivista della Villetta, la storica sezione del Pci della Garbatella a via Passino. La vogliamo ricordare così minuta, graziosa, ma determinata e fiera di appartenere al popolo, che in quegli anni si sentiva protagonista del cambiamento della società.
Quel popolo commosso che abbiamo visto nella chiesa di Santa Maria in Trastevere a dare l’ultimo saluto a questa grande donna della Garbatella. La funzione funebre è stata celebrata dal vescovo Ambrogio Sprefico.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

un gigantesco cormorano mangia smog al Porto fluviale

ANCORA STREET ART NEL MUNICIPIO
di Enrico RECCHI

Può un’opera d’arte combattere l’inquinamento?
Sembra proprio di sì!
È stato inaugurato a fine ottobre il grande murales di Federico Massa, in arte Iena Cruz, dipinto sul palazzo all’angolo di via del Porto Fluviale con via del Gazometro, che come caratteristica tecnica ha proprio quella di “mangiare l’inquinamento”. La vernice utilizzata si chiama Airlite, un preparato mangia smog ideato da una azienda bolognese, che grazie all’azione della luce è in grado di scomporre gli agenti inquinanti in molecole di sale e ridurne quindi l’effetto nocivo. Il titolo del murales è “Hunting Pollution” ovvero “A caccia di inquinamento”. Sul palazzo è raffigurato un gigantesco uccello blu su un piedistallo rosso, un inquietante cormorano, che stringe nel becco un pesce pronto per essere inghiottito. In alto un fiore stilizzato, lo stesso presente anche sul sito dell’artista milanese. I colori che fanno da sfondo al disegno sono alcune tonalità di verde, il blu, il bianco ed il beige. Ognuna delle finestre del palazzo, di proprietà della famiglia di costruttori romani De Angelis, ha sulle serrande un goccia dipinta come se dall’alto scendesse una pioggia regolare a rinfrescare l’animale e questo angolo di Roma.

La vera rivoluzione è proprio quella di utilizzare l’opera d’arte non solo come un qualcosa da ammirare o come denuncia sociale, ma in questo caso anche come strumento ecologico. Quel palazzo, situato in uno degli incroci più trafficati della zona, è diventato infatti una superficie in grado di respirare trattenendo lo smog e purificando l’aria, proprio come fosse un albero.
L’artista milanese, che da tempo vive e lavora negli Stati Uniti a New York, è riconosciuto a livello internazionale come uno dei maggiori street artist. In soli ventuno giorni di lavoro ha realizzato l’opera di Street Art più grande d’Europa, un vero e proprio record per il quartiere Ostiense e per Roma tutta.
Più nel segno della tradizione invece l’opera muraria di piazza Caduti della Montagnola, dipinta sulla parte superiore sinistra dell’entrata della direzione dell’Ama. Il soggetto, la testa con elmetto di un ufficiale nazista delle SS che si difende dai dardi scagliati con l’arco da due angioletti in cielo, vuole rappresentare la difesa dei patrioti civili nella cosiddetta battaglia della Montagnola il 10 settembre del 1943, quando dopo l’annuncio dell’armistizio gli ex alleati tedeschi assalirono a cannonate un reparto italiano dei granatieri di stanza al Forte Ostiense.

Questi nuovi murales vanno ad aggiungersi agli altri già presenti a Garbatella e a Tormarancio, contribuendo ulteriormente al rilancio ed alla valorizzazione dei quartieri dell’VIII Municipio.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

limoni e poesia nell’incanto dei lotti

Garbatamente in cammino

di Francesco Lizzani

Conosci il paese dove fioriscono i limoni?/ […]
Laggiù vorrei con te/ amato mio, migrare

scriveva il giovane Goethe nella sua prima versione del Wilhelm Meister, concentrando in un emblema di solare poesia amorosa i paesaggi e i colori meridiani dell’Italia. Noi nel paese dei limoni ci viviamo, ma non tutti abbiamo la fortuna di vivere in un quartiere dei limoni e addirittura, nel mio caso, al cospetto dei due esemplari più maestosi che questa fiera rutacea dall’antico nome persiano (līmū, da cui il binominale tassonomico di Citrus Limon) offre all’ammirazione di chi vi abita. Un quartiere che è etimologicamente un paradiso, se questa parola ancora di origine iranica (pairidaēza: “recinto”, “giardino circondato da mura”) pare esprimere alla lettera la concezione urbanistica della Garbatella (che è appunto una “città-giardino”).
Per credere a ciò che dico recatevi voi stessi a compiere un’autopsia (nel senso in cui la intendevano gli storici greci: “ispezione con i propri occhi”) presso il numero 142 della veneranda via delle Sette Chiese, che in questo tratto – per un prodigio toponomastico degno di una sacra via – coincide con via Alessandra Macinghi Strozzi. Qui, alla destra Bar Paradisi (nomen omen in questo contesto, ma per il cognome del suo elettrico condottiero) si apre un’ansa dove in the days of old sorgeva un’area di servizio da profondo West, quando il quartiere lambiva ancora le praterie dell’Agro romano. È un tratto di marciapiede che ora si incunea nel mio “paradiso” (ahimé, condominiale) come fosse una nuova stazione di pellegrinaggio dedicata alla contemplazione dei
due alberi in parola. Sostando qui durante i rigori del verno potrete quasi scaldarvi al giallo lampeggiante che scocca tra i nembicumuli delle loro chiome impenetrabili e gravide di pomi più che
da Amalfi a Ravello.
Di qui, attraversando la strada, nonché i recenti e già bistrattati giardini veltroniani, ci si può ricongiungere alla vera via delle Sette Chiese, ora pedonalizzata fino piazza Sant’Eurosia. Siamo all’imbocco di via Antonio Rubino, dove comincia un percorso tra i più classici dell’originaria cittàgiardino: le facciate sempre diverse delle tipiche casette a due piani che fiancheggiano la strada
assumono aspetti ancora più fiabeschi tra i sipari di essenze che le incorniciano, più spesso mandarini o aranci. Per i limoni dobbiamo invece addentrarci nei cortili interni dei lotti, dove le piante sembrano difendere i loro preziosi frutti dalle immancabili tentazioni dei pellegrini…
Chi conosce il cuore del quartiere sa orientarsi come un gatto in questo silenzioso labirinto di camminamenti tra i muri degli edifici e quelli di cinta, passando da un cortile all’altro attraverso
cancelletti sempre aperti e scortato da esemplari di limoni ovunque sia diretto. La nostra meta è una coppia di alberi che rappresenta il tesoro più nascosto e prezioso offerto da questa specie ai
suoi cultori: non per grandezza, stavolta, ma per la forma che un ignoto e sapiente giardiniere ha donato al loro apparato aereo, disteso in largo quasi a formare un brindisi di coppe vegetali
rivolto al cielo. Ricordano nel loro aspetto certi pini dai rami sinuosi tipici dei giardini giapponesi, dei giganteschi bonsai dove la mano dell’uomo celebra la sua vittoria sulla Natura. Non sappiamo
a chi appartengono le mani che hanno modellato questi due esemplari, ma ciò rende ancora più suggestivo il loro fascino. Raro come l’ennesimo epigramma toponomastico che ne identifica la
dimora: via Obizzo Guidotti, quasi all’angolo con via Caffaro, all’interno del lotto 15. Sono questi i capolavori topiari, intra nostra moenia, di quell’umile e antieroica gloria botanica che il maggiore
poeta italiano del Novecento ha assunto a manifesto della propria poetica:

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.

Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Eugenio Montale, Ossi di Seppia, I limoni, 1-10Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Rinascono ogni giorno con Eugenia i giardini della Circonvallazione

di Ilaria Proietti Mercuri

Una donna simpatica, allegra, innocua. Passando lungo i giardinetti della Circonvallazione Ostiense, la si può riconoscere per il suo sguardo gentile, il sorriso cordiale che le appare sul viso appena
incroci i suoi occhi. Quella signora dai vestiti un po’ sciatti e senzatetto, ti mette allegria solo a guardarla. Si chiama Eugenia, vive in Italia da ormai quasi 20 anni, originaria dell’Ucraina. Cosa ci fa su quella panchina della Circonvallazione?
Ci lavora, o meglio, cerca di tenere i giardinetti puliti in cambio di qualche spicciolo lasciato dai passanti più cordiali. La sua storia qui alla Garbatella è iniziata quattro anni fa. Era una calda estate, di quelle classiche romane, dove in giro non c’è un’anima e i parcheggi si trovano con la stessa facilità con cui d’inverno ci si dimentica l’ombrello all’entrata dei bar o dei negozi. E, proprio sotto il sole cocente, un ragazzo che vive da quelle parti decise di prendere scopa, sacchi dell’immondizia e portarli ad Eugenia e i suoi amici clochard. Sì, i suoi amici, perché Eugenia non ha iniziato quest’avventura da sola, lì c’è sempre un via vai di gente, di vagabondi che ormai sembrano una grande famiglia. “Iniziate a tenere pulito”, disse quel ragazzo, “che poi la gente se ne accorgerà, vi ringrazierà”.
Da quel giorno il parco ha iniziato a prendere una nuova vivacità, diventando sempre più luminoso: le cicche e le carte pian piano sparivano, le piante e i fiori hanno occupato il posto dei rami secchi. Caldo o freddo, anno dopo anno, quei giardinetti hanno ripreso a vivere, un po’ come Eugenia, che ha finalmente trovato qualcosa che la rende felice. E, sebbene non abbia sempre un piatto caldo a cena e il  caffè da permettersi ogni mattina, non è consumata da mille desideri. Se provi a chiederle “hai un sogno nel cassetto?” Sospira e poi sorridente risponde: “Vorrei solamente meno sporcizia, vorrei che gli italiani capissero che non è bello buttare robaccia a terra. Vedo tanti bambini farlo, ma le giovani mamme, sempre di corsa, non badano più a certi gesti”. E come darle
torto. La superficialità, la fretta, l’ansia come colonna sonora della nostra vita, tutto questo ci distoglie spesso dalle piccole cose.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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