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Tag: Storia del quartiere

I LAVORI sbloccati con fondi municipali

Riaperta la palestra della scuola media moscati

di anna BREDICE

Finalmente il 15 febbraio è stata riaperta la palestra della scuola media Moscati, in via Padre Semeria, alla Garbatella. E’ rimasta chiusa un anno a causa delle infiltrazioni dal tetto, con disagi notevoli per i ragazzi, i tantissimi studenti, circa seicento che frequentano l’istituto, i quali hanno dovuto svolgere l’ora di educazione fisica all’aperto, nel campo giochi attiguo donato dall’associazione intitolata all’artista Giaime Fiumanò.

Esattamente un anno fa le infiltrazioni avevano interdetto l’accesso alla grande palestra, e i ripetuti appelli al Comune di Roma per un intervento urgente non hanno trovato risposta immediata. E’ finito l’anno scolastico senza nessuna novità, e alla riapertura, a settembre, ancora la palestra era interdetta. E’ stato l’intervento della Giunta del Municipio, della Commissione scuola e dell’Ufficio tecnico a sbloccare l’impasse. “Non potevamo aspettare oltre – spiega l’assessore alla scuola del Municipio VIII Francesca Vitrugno – abbiamo autorizzato i lavori con i fondi a disposizione del Municipio, quelli chiesti al Comune, circa 400 mila euro per il rifacimento del tetto, non sono mai arrivati”.

Oltre ad essere una palestra molto grande e attrezzata per i 600 studenti, è da anni anche il luogo dove si svolgono il pomeriggio e la sera corsi di ballo, basket e pallavolo, rivolti agli adulti. Per gli studenti della Moscati da tempo sono previsti anche dei corsi pomeridiani di pallavolo, che durante la chiusura della palestra si sono svolti in quella del Liceo Socrate, a pochi metri dalla scuola media. Ma ora, per fortuna, i ragazzi possono frequentare la loro palestra senza dover uscire dall’Istituto.

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COL VENTO delle ultime settimane immondizia dappertutto

Strade e marciapiedi sempre più sporchi

di stefano BAIOCCHI

Scoramento. È il sentimento più diffuso tra gli abitanti del Municipio che ogni giorno sono costretti a degli autentici esercizi fisici per non incappare in cumuli d’immondizia e che di recente hanno dovuto ulteriormente alzare il livello di attenzione. Dall’Ostiense all’Eur, dall’Ardeatino alla Garbatella, il vento di questi giorni, che normalmente spazza l’aria non soltanto dal famigerato PM10 (particelle di particolato), ma che porta via umidità e altri effluvi nocivi rendendo tutto molto più nitido e salubre, stavolta non ha fatto altro che aggravare lo stato deprimente in cui versano marciapiedi e strade dei nostri quartieri. Non basta la raccolta della mondezza che funziona a singhiozzo (per usare un eufemismo), né la negligenza di molti cittadini poco inclini a separare organico da plastiche e vetro, né tantomeno gli abusivi, quelli che di notte ti scaricano davanti ai cassonetti cantine appena svuotate o stanze da letto intere.

Ebbene ora ci si è messo anche il grecale a disperdere ovunque detriti e materiali da discarica. Proprio il vento forte, oltre a danneggiare ancora una volta il patrimonio arboreo carente di manutenzione, ha parzialmente distrutto l’opera lignea a firma Luigi Gheno in Largo Angelo Fochetti all’incrocio tra la Circonvallazione Ostiense e via Cristoforo Colombo. L’opera fu costruita dallo scultore vicentino in occasione di Italia 90, i famigerati mondiali di calcio. È impressionante ciò che si vede anche in Piazzale 12 ottobre 1492 all’Ostiense, dove nelle adiacenze dei marciapiedi giacciono i materiali più disparati, di cui si ignora la provenienza e, soprattutto, non si comprende come siano potuti giungere fin lì. Parliamo di materassi, sedie da ufficio, stracci e vestiario. Se in città ormai siamo abituati a convivere con la sporcizia di qualsiasi tipo oltre a rami caduti e lasciati li da mesi, il colpo d’occhio peggiore si ha mentre si percorrono le consolari o le rampe che conducono al Raccordo Anulare e alle altre arterie cittadine, dove cumuli di rifiuti di ogni tipo fanno da contorno al bucolico panorama della periferia.

Cartacce, sacchi neri persi da chissà quale camion, contenitori di altri colori abbandonati dall’incivile di turno, bottiglie di plastica o di vetro. Il problema — che ogni giorno sembra aggravarsi – affligge Roma ormai da qualche anno e coinvolge tutti i quartieri della Capitale, da Ottavia a Ostia, dall’Aurelio al Prenestino e naturalmente anche il nostro Municipio. Nel frattempo da Ama fanno sapere che ammontano a circa 140 le tonnellate di rifiuti urbani consegnati dai cittadini nei municipi dispari di Roma nel corso del secondo appuntamento dell’anno con la campagna “Il tuo quartiere non è una discarica”. In ventisei siti (si tratta di diciannove ecostazioni allestite per l’occasione e di sette centri di raccolta fissi) è stato possibile raccogliere i normali rifiuti ingombranti quali ad esempio mobilio, sedie o materassi, i cosiddetti Raee (apparecchiature elettriche ed elettroniche, computer, televisori ecc.) e altri materiali particolari quali vernici, solventi e olii esausti. L’iniziativa tornerà domenica 17 marzo e coinvolgerà questa volta i municipi pari, quindi anche l’Ottavo.

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Grazie a Leroy Merlin aperta una nuova officina in Via ardeatina 930

Un laboratorio per il fai da te all’isola solidale

di Ilaria PROIETTI MERCURI

Uscire da un carcere non sempre vuol dire libertà, si esce dalla galera sì, ma non dalla condanna. Reintegrarsi nella società diventa una sfida ancora più difficile rispetto a quella del sopravvivere in una cella. Ma, per fortuna, c’è chi sostiene che ricominciare una nuova vita è possibile: sono i ragazzi dell’Isola Solidale. Una struttura che da anni ospita fino a 40 detenuti o ex carcerati, chi si trova agli arresti domiciliari, chi ha scontato la pena ma non ha più riferimenti familiari o una condizione economica sufficiente.

Perché abbiamo deciso di andare a conoscerli proprio ora? Perché hanno una novità da raccontarci, che può tornare utile a tutto il territorio. Ma prima vi parliamo un po’ di loro. Ad accoglierci all’ingresso, in via Ardeatina 930 prima del Raccordo anulare, c’è Sergio, direttore del centro. Fin da subito mentre spiega le varie attività e ci presenta i ragazzi, che indaffarati fanno avanti e indietro, gli si legge nello sguardo quanto ami questo lavoro. Eppure, i problemi non mancano: “È molto difficile reintegrarli, a volte ce la facciamo, ultimamente siamo riusciti a far ottenere lavoro ad uno di loro. Altre volte invece, dopo che hanno scontato ed escono da qui, ricominciano a fare quello che facevano prima.” Sergio poi ci fa strada per tutto il centro, dall’orto alla falegnameria e, passando per il pollaio, ci presenta anche le due oche da guardia, che però non ci accolgono con molta ospitalità… allora decidiamo di lasciarle ai loro schiamazzi e continuare il giro.

Qui ognuno ha il suo compito da svolgere, chi fa il cuoco, chi il falegname, chi si occupa degli animali e, se hanno bisogno, si supportano tra loro. Non manca nulla e, quando giungiamo al campetto da calcio, Sergio esclama ridendo: “ci manca solo la piscina!” Poi aggiunge: “scherzo per carità, poi non mi lavora più nessuno qui.” E a proposito di lavoro: è proprio qui la novità di cui volevamo parlarvi. Il 14 febbraio è stato inaugurato l’Emporio Fai Da Noi, promosso da Leroy Merlin, si tratta di uno spazio che pian piano sta prendendo forma con attrezzature varie, macchinari, utensili.

« E’un luogo di condivisione di materiale, dove le persone o le famiglie in difficoltà che necessitano di effettuare lavori di piccola manutenzione, ristrutturazioni o lavori di pittura possono utilizzare gratuitamente gli utensili necessari. “Rivendiamo il materiale che ci passa Leroy Merlin a prezzo di costo, così da rispettare l’accordo”, ci spiega Sergio. In Italia ci sono già altri centri che hanno aderito a questa iniziativa, ma a Roma sono proprio loro, i ragazzi dell’Isola Solidale, i primi a promuoverla. Noi vi consigliamo di farci un giro, con cautela però, che le oche sono pericolose!

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Viale L. da Vinci: ripristinata la viabilità originaria. Approvato il progetto del Municipio

Viale L. da Vinci: ripristinata la viabilità originaria.
Approvato il progetto del Municipio

di fabrizio FAGIANI

Sul tratto del viale Leonardo da Vinci, compreso tra via Giovannipoli e la piazza omonima, si tornerà finalmente alla viabilità a senso unico su ogni carreggiata.

Era una delle più pressanti richieste fatte dai cittadini del quartiere dopo che tutta l’area, dove sarebbe dovuto essere realizzato un contestato parcheggio sotterraneo previsto dal Piano Urbano Parcheggi, era stata riconsegnata al Comune. Infatti la viabilità, messa in atto in seguito alla rimozione del cantiere del parcheggio mai costruito, si è dimostrata assolutamente inadeguata alle caratteristiche della circolazione automobilistica di quel tratto di viale.

E i cittadini, con il comitato di quartiere “Insieme per San Paolo” e il comitato “No PUP indignati”, hanno con tenacia segnalato al Campidoglio gli incidenti che si susseguivano, soprattutto nell’incrocio con via Costantino, a causa del doppio senso di marcia nella carreggiata sinistra. Segnalazioni raccolte anche dalla Polizia Municipale dell’Ottavo gruppo, che ha pure inviato una nota al Dipartimento Mobilità del Comune per sollecitare il ripristino della viabilità originaria.

Ma dal Campidoglio non arrivava nessuna risposta e allora si è attivato il Municipio VIII. «Appena insediati» ha detto Michele Centorrino, assessore municipale alla mobilità «abbiamo raccolto le necessità dei cittadini che da tempo chiedevano il ripristino della viabilità a senso unico su entrambi i lati, la messa in sicurezza delle scuole e l’aumento dei parcheggi».

Cosi, constatato il ritardo del Comune, il Municipio ha preso l’iniziativa di proporre la realizzazione della risistemazione del viale secondo un progetto messo a punto dai suoi uffici. «Il nostro progetto» ha annunciato con soddisfazione l’assessore Centorrino «è stato vagliato e perfezionato dall’agenzia della mobilità, in collaborazione con l’assessorato capitolino, è stato firmato e con esso anche la necessaria determinazione dirigenziale del traffico è stata emessa. Quindi aspettiamo solo che il Comune inizi i lavori».

E allora che cosa prevede questa tanto attesa risistemazione? Prima di tutto il ripristino della vecchia viabilità, con il senso unico su ognuna delle due carreggiate, che saranno ristrette rispetto a quelle originarie con l’istituzione dei parcheggi a spina di pesce su entrambi i lati. Con questa nuova sistemazione si impedirà il parcheggio tra gli alberi del giardino spartitraffico del viale, che sarà ristrutturato con un intervento successivo. Il restringimento delle carreggiate consentirà il transito di una sola autovettura e quindi si eviterà il fenomeno della irregolare sosta in doppia fila.

Poi è stata prestata massima attenzione alla sicurezza degli attraversamenti pedonali in prossimità degli ingressi della scuola primaria Principe di Piemonte e della scuola dell’infanzia Leonardo da Vinci. Per un tratto del viale verrà per questo istituito un limite di velocità di 30 chilometri orari e saranno realizzate strisce a rilievo sulla carreggiata per provocare il rallentamento dei veicoli. Non sarà possibile realizzare attraversamenti pedonali rialzati, come previsto nel progetto del Municipio, perché il viale Leonardo da Vinci fa parte della viabilità principale.

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Davanti ai negozi di San Paolo

Nuovi contenitori colorati per la differenziata

di Giorgio Guidoni

Le strade di San Paolo si sono colorate. Ma non per i disegni sulle saracinesche dei negozi, né per i coriandoli del Carnevale. Di fronte ai principali esercizi commerciali sono comparsi i nuovi secchi per la raccolta differenziata dei rifiuti. Questi contenitori presentano un coperchio variamente colorato, a seconda del tipo di rifiuto da smaltire.

Colori che seguono una normativa recepita in tutta Italia. Così, da Tignes a Petralia Sottana, dalle Alpi giù per tutti gli Appennini, riconoscerete immediatamente dentro quale secchio gettare il vostro scarto. Ma quali colori sono usati per la nuova raccolta?

Cambiano leggermente rispetto a quelli già noti, ma andiamo ad analizzarli uno ad uno. C’è il grigio, colore neutro e anonimo per i rifiuti indifferenziati. Il verde, colore dei prati e della natura, per il vetro. Il giallo, allegro e fantasioso, per la plastica e il metallo. Il blu, dipinto di blu, felice di stare lassù, per la carta, cartone e cartoncino. Il marrone, colore della terra, per gli scarti alimentari e i rifiuti organici.

Questi nuovi contenitori utilizzeranno un processore elettronico che traccerà la quantità di materiali
smaltiti da ogni singola utenza. L’assalto tecnologico che ha rivoluzionato le nostre vite è giunto quindi anche alla “monnezza”.
Per l’esposizione dei contenitori, che dovranno essere rimossi appena svuotati, ci sarà anche un calendario specifico, con giorni e orari. Presto la nuova modalità coinvolgerà anche le utenze residenziali; ma ci sono forti dubbi sulla raccolta PAP (porta a porta), per via della difficoltà oggettiva a far rispettare i turni di raccolta, come già purtroppo sperimentato nei Municipi VI e X.

Le nostre strade torneranno pulite e profumate? I gabbiani torneranno a bazzicare i pescherecci in mare e non più le buste con i rifiuti incautamente lasciati in terra? È ancora troppo presto per dirlo. Un dato di fatto è che maggiore è il livello di raccolta differenziata maggiore è il risparmio dei cittadini, anche in termini di impatto ambientale. E sarà bello poter rivedere le piazzette e le stradine della Garbatella libere dai malandati cassonetti di vecchia generazione.

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c’è una domus romana tra la stazione ostiense e eataly. rendiamola visitabile ai cittadini

Cinque anni fa rivolsi un appello all’ VIII Municipio, a Eataly, alla Rete Ferroviaria Italiana ed alla Soprintendenza Archeologica
di Roma per rendere di nuovo fruibile l’accesso ai resti di un muraglione di una residenza romana con ben sette absidi, ritrovata durante gli scavi degli anni Novanta per la costruzione del sottopasso, che faceva accedere dalla Stazione Ostiense all’allora Terminal Ostiense.

Si tratta probabilmente solo di una piccola parte di una residenza denominata Horti Serviliani, come ha ipotizzato la dottoressa Barbara Roggio, che è stata la prima a cercare di ricomporre il puzzle di tutte le testimonianze esistenti. Secondo lei Ostiense e
Garbatella non erano solo territori fuori della città desolati e utilizzati solo per le sepolture.

Questi resti archeologici per motivi di igiene e sicurezza non sono più accessibili dalla parte dei sottopassaggi della stazione ferroviaria Ostiense che collegavano il binario 8 con il binario 15 ed il Terminal Ostiense, in quanto gli accessi sono stati completamente tombati.

La chiusura di quei sottopassi fu dettata dalla necessità di impedire, che continuassero ad essere solo degli immensi dormitori con evidenti criticità sanitarie. Occorre però ricordare che il contratto di compravendita del 2006 tra la Rete Ferroviaria Italiana e la Geal srl, attuale proprietaria del Terminal, prevedeva la riattivazione del sottopasso ed anche altre servitù di stazione.

Ora nessuno, neanche noi abbiamo interesse alla riapertura di tutto quel sottopassaggio, anche perché le criticità in termini di sicurezza e sanitarie, potrebbero ripresentarsi. Crediamo però che con buona volontà sarebbe ancora possibile l’accesso dal piano inferiore del fabbricato del Terminal, che ora ospita Eataly, all’ambiente sotterraneo dove sono conservati i reperti archeologici e le absidi per consentirne la visione e la visita.

Questo anzi sarebbe un ulteriore motivo di richiamo verso Eataly per romani e turisti italiani e non. Basta ricordare il grande effetto di immagine e l’appeal che ha avuto la presenza di reperti archeologici all’apertura della sede della Rinascente in via del Tritone. In noi, che come associazione abbiamo avuto la possibilità e l’onore nel 2001 di renderla per un solo giorno visitabile, è rimasto impresso il ricordo dell’iscrizione del Prefetto Settimio Mnasea, che amava come noi il posto dove viveva al punto che aveva contribuito, a proprie spese, al restauro ed abbellimento di un edificio nelle vicinanze.

Sensibilizziamo quindi chi di dovere a rendere di nuovo fruibili a tutti queste importanti testimonianze di come era il nostro territorio tanti secoli fa. Speriamo che questo nuovo appello trovi riscontro.
Fulvio De Pascale
per Associazione Insieme per Ostiense

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PER I FESTEGGIAMENTI del 99° compleanno del Quartiere

In migliaia a Piazza Sauli col Muro del Canto

di Claudio D’AGUANNO

“C’è chi fa Sanremo e chi fa X Factor, noi facciamo la Garbatella”.

Con queste parole Alessandro Pieravanti, batterista e voce narrante del gruppo del Muro del Canto, ha aperto in piazza Sauli il concerto per la festa dei 99 anni del quartiere.

E’ domenica 24 sul calendario, febbraio pieno, eppure a scaldare la folla che trabocca tra il palco e la cancellata della Cesare Battisti c’è il miglior sole d’una straordinaria invernata romana.

E sono almeno cinquemila, ma anche di più, le persone di ogni età come di diversa memoria folk-rockettara, venute dai sette angoli della città a cantare, assieme a Daniele Coccia e gli altri, i versi dei loro lavori più conosciuti o a saltare sul posto seguendo le note nuove de “L’Amore Mio Non More”. Questo infatti il titolo dell’ultimo disco firmato dal gruppo romano che pare calzare a pennello come dedica, la più appropriata e tenera, al compleanno d’una borgata giardino battezzata Concordia nel 1920 ma cresciuta ribelle e forte col nome di Garbatella.

Prima delle canzoni sono state comunque le parole del presidente Amedeo Ciaccheri a ricordare la qualità sociale del “secolo breve” di queste parti, rivendicando la cultura dell’accoglienza, le virtù dell’antifascismo e del rifiuto del razzismo, cresciute nei lotti e coltivate di generazione in generazione.

Col saluto a Riace è poi partito il tour sonoro che in oltre due ore e mezza ha offerto il meglio della produzione artistica firmata Muro del Canto. Ouverture d’obbligo per Reggime er Gioco, prima traccia del nuovo disco, racconto d’una Roma zingara e smarrita dove però c’è sempre spazio per un’altra chance, per un’altra occasione di riscossa: “Reggime er gioco ancora / Come è stato tanti anni fa —invoca la voce del gruppo- Che a noi nun ce mettono in riga…”

Pasolini e Lando Fiorini, Gadda e Gabriella Ferri, Giuseppe Gioacchino Belli e Ennio Morricone, forse Remo Remotti o Victor Cavallo: non sono certo i riferimenti letterari alti, come pure i rimandi alla musica più di consumo, a fare difetto in pezzi come Novecento o come il recitato Roma Maledetta, come Cella 33 o L’Anima de li Mejo, irriverente e beffarda dichiarazione d’amore e sfida alla “commare secca” ovvero alla vita che della morte è complice e rivale.

La periferia e la fame che te fa “pija’ d’aceto”, l’infanzia e il carcere, il tradimento, gli amori, la morte ancora e soprattutto il tempo che scorre, sono i temi che, una canzone dietro l’altra, giocano con le sonorità più diverse, alternando nei respiri della fisarmonica o nei passaggi al piano come nel ritmo delle percussioni, l’aria d’Irlanda al western, il rock ruvido al vigore gitano. E di ogni cosa il dialetto romanesco, sempre curato e mai banale, lingua meticcia e ormai universale, è sintesi d’espressione e garanzia di qualità.

Garbatella, la sua gente e la fresca giovinezza dei suoi anni, non poteva trovare cantori più appropriati. E il coro generale che nel finale accompagna le note de La Vita è Una -ultimo pezzo reclamato nei bis finali- vale appunto come una dichiarazione d’affetto per i suoi figli ovvero di risposta, ferma e serena, urlata in faccia ai profeti delle passioni tristi o a chi nel rancore trascina i suoi giorni.

“Tu ridi sogni e questa vita te la bevi / tutta de un sorso senza manco ripijà fiato…

Quasi nun senti come passeno quest’anni… e te ricordi solo chi te vole bene / la vita è una c’hai ragione e nun conviene / campa’ cor sangue amaro pe ste quattro iene…”

E così, ridendo d’amore, con le luci del tramonto che spengono le candeline sulla torta, sale ancora l’ultimo grido d’uno straordinario compleanno: lunga vita a Garbatella!

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COL NUOVO BANDO IN PERICOLO LA STORICA GESTIONE DELLA PISCINA DI VI A G . IMPERATORE

“La lazio nuoto non si tocca!”
sit in dei biancocelesti sotto il campidoglio


di Gianni RIVOLTA

continua la protesta della S.S. Lazio Nuoto contro la decisione del Comune di mettere a bando, a concessione scaduta, la gestione della piscina di via Giustiniano Imperatore.

Dopo l’incontro-scontro, organizzato dal Municipio nell’aula di via Benedetto Croce con l’assessore Daniele Frongia e il presidente della Commissione sport Angelo Diario, i biancocelesti sabato 28 hanno lanciato le loro grida fin sotto le finestre del Campidoglio.

Qualche centinaio di ragazzi, genitori, istruttori e vecchie glorie, infatti, si sono sgolati all’inverosimile dando fiato a trombe, fischietti e megafono.

Un bandierone della Lazio, striscioni biancocelesti e magliette stampate per l’occasione non lasciavano dubbi ai passanti curiosi, che affollavano, come ogni fine settimana, la storica piazza. “ I cittadini della Garbatella non rinunciano alla Lazio””L’offerta economica al rialzo, capacità di gestione al ribasso”” La S.S. Lazio Nuoto non si tocca”.

Queste le frasi che sintetizzano la protesta. Al megafono si sono alternati i dirigenti della società sportiva biancoceleste: “Auspichiamo delle modifiche concrete al bando di gara – ha detto Massimo Moroli, presidente della sezione Nuoto- innanzitutto perché su 11 parametri, descritti nel nuovo Regolamento degli  impianti sportivi di Roma Capitale, nel bando pubblico se ne tengono in considerazione solo 3 e poi perché assegnando 30 punti su 100 all’offerta economica si favoriscono le società più ricche a scapito di quelle storiche, come noi che abbiamo più esperienza tecnica e gestionale. Insomma si favorisce una impostazione privatistica e commerciale e poi che fine faranno i 45 operatori della piscina?”.

Ma ci sono state voci ancora più spinte nell’attesa che si consegnassero al protocollo del Comune di Roma le 1.400 firme raccolte dalla società sportiva contro la decisione del Campidoglio : “ Quando stasera andremo allo stadio per il derby di calcio Lazio-Roma abbiamo il coro pronto – Frongia vai a casa!” e ancora “ E’ una vergogna! A Roma ci sono decine di impianti con la concessione scaduta e il primo bando riguarda proprio noi che abbiamo 120 anni di storia nella pallanuoto e nei vari sport abbiamo vinto più di 250 titoli assoluti in Italia”.

In piazza c’era tutta la dirigenza della Polisportiva: dal presidente Antonio Buccioni al vice Federico Eichberg, ma anche tanti rappresentanti politici dell’opposizione tra cui la consigliera capitolina Valeria Baglio del Pd e i consiglieri regionali Eugenio Patanè e Marta Leonori. Non mancavano i rappresentanti dell’VIII Municipio da quelli della maggioranza di centrosinistra come Fabio Cantoni e Fabiana Bernabei a Simone Foglio di Forza Italia in rappresentanza  dell’opposizione.

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Screening della salute in Municipio VIII

L’ Assessorato alle Politiche sociali, assieme alla Asl Rm2, organizza la presentazione del progetto di promozione della salute e sugli screening citologici in Municipio VIII.

Martedi 12 Marzo 2019 dalle ore 16,00 presso la Sala Consiliare del Municipio VIII in Via Benedetto Croce, 50.

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Sconcerto tra i cittadini della Garbatella sul futuro del nosocomio

Ospedale Cto: rilancio, o inarrestabile declino?

di Sandra Girolami

Il vecchio ospedale ortopedico di via San Nemesio è divorato dall’osteoporosi? Sembra proprio di si,  visto il progressivo rosicchiamento dei posti letto e il declassamento del Pronto Soccorso. E’ incredibile, ma i circa 160 mila cittadini che abitano nell’VIII Municipio, pur avendo un nosocomio a due passi da casa, quando si rivolgono al pronto soccorso del Cto per emergenze diverse da ferite, fratture od ossa rotte vengono dirottati al San Giovanni, al San Camillo o al Sant’Eugenio. Inutile dire che, a volte, la vita della gente è legata a un filo e mezz’ora di tempo può anche essere fatale. Eppure un cartello ben visibile all’esterno indica proprio “Pronto Soccorso”, con tanto di rampa dedicata per accedervi. In realtà si tratta solo di un punto di primo intervento, tant’è vero che le ambulanze non ci arrivano più da diverso tempo. Manca tuttavia un’adeguata informazione ai cittadini, molti dei quali continuano a recarsi al Cto anche per problemi gravi non ortopedici, che richiedono un servizio di primo livello, senza naturalmente poter ricevere assistenza.

Ma questa non è la sola questione  che affligge la popolazione, angustiata nel vedere svuotato quel bellissimo impianto, che tutt’oggi ammiriamo e che ricorda la sperimentazione finlandese del sanatorio di Paimio, progettato dai coniugi Alvar  e Aino Aalto negli anni Trenta. La sua costruzione fu un’opera poderosa durata quattro anni e fu il primo nosocomio non strutturato in padiglioni separati, bensì composto da reparti tutti comunicanti  tra loro.  Nato come ospedale ortopedico e inaugurato nel giugno del 1957 alla presenza del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi,  il Cto si era arricchito negli anni di altre specialità: urologia, neurologia, oculistica, cardiologia, rianimazione, tutte di ottimo livello. Oggi non c’è più nulla di tutto questo. Per giunta le divisioni di ortopedia si sono ridotte da quattro a due, di cui una week: chiude il venerdì e riapre il lunedì successivo. I posti letto sono passati da circa 430 a 100 e la lista di attesa per un’operazione all’anca, quando va bene, supera i sei mesi; la rianimazione, che aveva dodici posti letto, ora ne ha 6 solo di post acuzie.

E non è finita qui: il reparto di Unità spinale per i medullolesi (fratture alla colonna vertebrale), fiore all’occhiello dell’Ospedale Traumatologico della Garbatella, quando aprì i battenti sotto la direzione del manager prematuramente scomparso Andrea Alesini aveva 38 posti letto, ora ne sono rimasti solo 16, esclusivamente per la riabilitazione. Ferma anche la Gamma Unit, l’apparecchio in grado di bombardare i tumori cerebrali. E’ funzionante, ma non utilizzata perchè le eliambulanze non vi atterrano più, l’elisuperfice costata quattrocento milioni nel 1992  e realizzata dalla Asl per il decollo e l’atterraggio degli elicotteri per i ricoveri di emergenza: un’area  di 35 metri quadrati per 50, con un gruppo elettrogeno in grado di garantire il suo funzionamento anche di notte in assenza di alimentazione di rete.

Intanto, dal dicembre 2013 il Cto ospita una Filiale del Centro Protesi di Vigorso di Budrio realizzata dall’Inail per rispondere alla domanda di prestazioni sanitarie protesiche e per garantire una maggiore diffusione del servizio sul territorio nazionale. Autorizzata dalla Regione Lazio, eroga prestazioni protesico-riabilitative in regime residenziale, semiresidenziale non ospedaliero e  ambulatoriale.  La Filiale, che  si avvale di personale altamente specializzato e di attrezzature e tecnologie all’avanguardia, realizza e fornisce protesi personalizzate, eroga il training riabilitativo per un migliore utilizzo dei presidi  insieme a trattamenti di rieducazione funzionale per infortunati sul lavoro nel periodo di inabilità temporanea assoluta. Dal settembre 2015 la struttura include il Punto di assistenza, che fornisce a infortunati sul lavoro e tecnopatici dispositivi e ausili personalizzati per la cura e l’igiene personale, la mobilità, la comunicazione e gli adattamenti della casa. 

Ma i cittadini continuano ad interrogarsi su quale sarà la fine della storia, che ne sarà dei reparti chiusi e del Pronto Soccorso. Oggi che, grazie alle politiche della Regione Lazio e alla lotta agli sprechi, il deficit  sanitario sembrerebbe  rientrato, la speranza è che si cominci di nuovo a ragionare sul futuro del Cto e che non sembri  una semplice utopia pensare a un  rilancio di questa storica struttura, che può tornare ad essere  un punto di riferimento vitale  per un grosso bacino di utenza, sia a livello locale  che per tutto il  Centro sud. Noi vogliamo avere l’ardire, quanto meno, di  sollecitare questa riflessione.

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Ancora vandali a via Valignano alla Garbatella

È da oggi a terra l’indicazione stradale per via Alessandro Valignano.  Palo divelto ed abbandonato nel terrapieno, targa marmorea distrutta a mostrare, questa volta, non più un luogo ma un senso di degrado e di incuria.

Forse un atto vandalico?

Ciò che è certo è che ancora una volta, alla distanza di pochi giorni, si assiste alla distruzione del bene e della memoria pubblica. In questo caso, di una certosina opera di toponomastica con valenza storica ed urbanistica (f.v.). 

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Gabriele Anastasi detto Lele

Il sogno

di (Gabriele) Lele Anastasi

Questo racconto nasce una sera, in macchina con alcuni amici colleghi, durante un tour di Zarrillo in Sicilia. Oggi, a distanza di oltre 10 anni, eccolo a presentarlo.

Un racconto apparentemente leggero, in cui la sofferenza d’amore è palpabile. In cui il desiderio e la passione per le donne è irrefrenabile. Il sentimento vero e la delusione d’amore spariscono volutamente per oltre 100 pagine per poi riemergere, prepotenti, nel finale, così forti da spazzare via tutto il resto. Persino la morte!

AUTORE

Gabriele Anastasi, ma per tutti Lele. Classe 1963. Nasce alla Garbatella. Musicista, da sempre. Ha collaborato con innumerevoli artisti. Tra i primi, Antonello Venditti, Gianni Morandi, Umberto Tozzi, Michele Zarrillo, Phil Collins, Craig David e tanti altri. Oltre a fare e a scrivere musica, scrive racconti da sempre. Si emoziona nel leggere storie che rispecchiano la sua vita.

Ama l’amore ed essere innamorato.  Adora il genere femminile quale dimostrazione più concreta dell’esistenza di Dio, semmai un Dio ci fosse.

Con i suoi racconti, spesso autobiografici, cerca di dare corpo alle innumerevoli situazioni che ha vissuto in giro per il mondo e di dare un finale a storie della sua vita rimaste irrisolte.

Il sogno di Lele Anastasi
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Festeggiato l’8 marzo al Centro anziani Ostiense

 

di Stefano Baiocchi

È stato un pomeriggio di festa quello dell’otto marzo al Centro Anziani Ostiense. Non poteva esserci migliore occasione, per inaugurare la piccola biblioteca, che la Giornata Internazionale della Donna per ricordare le tante protagoniste nel mondo attraverso i racconti e le recite di tre giovanissime studentesse dell’Istituto Macinghi Strozzi, sostenute dall’insegnante Federica Novelli.

Moltissima gente, superiore alle attese, perché non c’era soltanto il nutrito gruppo di anziani che solitamente frequenta il Centro, ma si sono visti anche tanti volti giovani.

Ester Semeraro, Giordana Garau e Nour Ferjani ci hanno deliziato e fatto riflettere con racconti e poesie di moltissime donne che hanno contribuito con la loro lotta e la loro dignità, al progresso e allo sviluppo della società in ogni angolo del mondo.

Così le loro narrazioni si sono intrecciate con le parole di Frida Kahlo, Alda Merini, Rosa Parks, Eva Gore-Booth, ma anche con quelle dell’attivista statunitense Rachel Corrie il cui coraggio finì in Palestina schiacciato da un bulldozer dell’esercito israeliano.

Non poteva mancare il ricordo della giornalista russa Anna Politkovskaja (L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede), dell’attivista curda Avesta Harun, della sociologa brasiliana Marielle Franco, uccisa per la sua lotta a fianco degli abitanti delle favelas di Rio De Janeiro, e infine della Partigiana Carla Capponi, medaglia d’oro al valor militare.

L’Assessora alle Politiche Sociali Alessandra Aluigi e il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri hanno infine portato il saluto delle istituzioni.  

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PRIMARIE del partito democratico nel municipio

Quasi l’80% per Zingaretti segretario

di anna BREDICE

Nicola Zingaretti ha vinto le primarie del Partito democratico con un risultato molto ampio anche nel nostro Municipio. Il 79,9% di chi si è recato ai gazebo ha scelto come segretario del Pd l’attuale governatore della Regione Lazio, un dato in linea con quello regionale, ma se questa è la media del Municipio, in alcune zone ci sono stati dei picchi ancora più alti: Zingaretti ha raccolto l’82,3% nel gazebo davanti al Teatro Palladium, un risultato simile anche a San Paolo, negli altri il dato oscilla tra il 78 e l’81%, per un totale di 5.986 voti. Il resto, poco meno del 20%, è stato suddiviso tra gli altri due candidati, Maurizio Martina e Roberto Giachetti, il primo ha ottenuto l’8,4%, il secondo l’11,6%.

I gazebo erano complessivamente nove, disseminati in un’area molto vasta, per accogliere gli elettori senza costringerli a fare lunghi spostamenti. Ma se il viaggio da casa ai gazebo è stato breve, le file per votare sono state parecchio lunghe. Già dalla mattina dopo le otto, si sono viste molte persone in attesa, quasi ovunque, e così è stato fino alle 20 quando si sono chiusi i seggi ed è iniziato lo spoglio. Nel gazebo di Santa Galla, che ad ogni elezione viene montato davanti alla chiesa, si confondevano e si incrociavano le persone che uscivano dalla messa con quelle in coda per votare. Molti anziani con pazienza aspettavano il loro turno, in generale l’età dei votanti andava dai trenta-quaranta anni in avanti, pochi i sedicenni a cui era concesso il diritto di voto. A Tor Marancia dove si è votato non in un gazebo, ma nella sezione del partito a cui si accede scendendo alcuni scalini, una scrutatrice ha aiutato una donna molto anziana portandole la scheda e una cabina d’emergenza sul marciapiede. E’ stata una giornata di grande partecipazione democratica: un dato oggettivo è la partecipazione molto alta, che ha visto ad esempio 1.249 persone votare al gazebo della Montagnola, vicino al mercato, altri 1.100 alla sezione di Tor Marancia, 1.120 in via Erminio Spalla a Roma 70, per un totale nei nove gazebo allestiti di 7.488 votanti.

“C’era tanto popolo di centrosinistra che non vedevamo da tempo — ha dichiarato Flavio Conia, segretario del Pd del Municipio VIII, che ha seguito le operazioni di voto girando tra i gazebo — tanti e fiduciosi del peso che il loro voto può avere in questo momento, si è riunito l’elettorato conquistato in questi anni, più “renziano”, con quello perso e che si era allontanato”. Il riferimento di Conia è a quegli elettori delusi dei quali ha parlato anche il neo segretario del Pd nel primo discorso dopo la vittoria, nel quartier generale allestito nei pressi del Circo Massimo. E cioè gli scontenti che avevano votato Cinque stelle alle politiche e che ora, secondo i dem, sarebbero tornati a casa. Anche agli elettori grillini Zingaretti si era rivolto spesso durante la campagna per le primarie, per un progetto di partito inclusivo, che vede proprio nel Municipio VIII un esperimento che si è fatto concreto con la giunta di Ciaccheri. Sarà l’assemblea prevista il 17 marzo a ratificare l’elezione di Zingaretti segretario del Partito democratico, una carica che ricoprirà contemporaneamente a quella di Governatore della Regione Lazio.

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Il programma dei festeggiamenti nel quartiere

Sono 99 suonati. Buon compleanno!

di Ilaria PROIETTI MERCURI

Riuscireste mai a spegnere 99 candeline? Ebbene la Garbatella sì, e il 18 febbraio è pronta a festeggiare. Mettetevi comodi e dimenticate il lavoro, cosa dovete preparare per cena, o qualunque idea vi salti in mente; perché vi stiamo per presentare una carovana di eventi per augurare il quasi centenario al nostro amato quartiere.

E perché non cominciare proprio da dove tutto ebbe inizio? Piazza Benedetto Brin, 18 febbraio 1920, è dove venne posta la prima pietra. Da lì, novantanove anni di storia, dai tempi del fascismo ad oggi,  in cui ogni abitante del quartiere ha scritto un pezzo della sua favola. Per ogni vicolo, ogni lotto, ciascuno di noi avrebbe mille vicende da raccontare. Quegli stessi vicoli che ci fanno entrare nel panico quando uno straniero ci chiede: “Scusa, per il bar dei Cesaroni?” e tu lo guardi impassibile, perché lo sai che per quei vialetti, solo se ci sei cresciuto non ti perdi e allora, incapace di spiegare, rispondi: “Boh, nun so de zona” con un dialetto che non ti crederebbe nessuno.

Ma torniamo a quella piazza, conosciuta come il “pincetto” di Roma” e al fitto carnet degli appuntamenti. Già da inizio febbraio, infatti, il comitato di quartiere e Retake Roma, appoggiati dal Municipio, sono partiti in quarta con una serie di iniziative, tra cui i lavori per riqualificare la scalinata e le mura che la costeggiano. Da sempre luogo d’incontro per i ragazzi e meta ambita per attori e registi, da qualche tempo si trovava in uno stato di abbandono. Insomma, grazie ai lavori di buon compleanno, magari per il centenario potremo festeggiare il nuovo look del pincetto.

E a proposito di bellezze del quartiere, vogliamo parlare di quanto è bella Garbatella quando è sera e la luna si specchia dentro al fontanone.. di Carlotta? La fontanella dove tutti i bambini fanno a gara per dissetarsi dopo la partitella a pallone. Dove incontri turisti stranieri a ogni ora, con la loro guida che, seppur parla straniero e non la capisci, sai già cosa sta spiegando e allora pensi: “Mo je starà a raccontà la storiella dell’ostessa garbata e bella, e quindi è nata Garbatella!”. Fontana storica sì, anch’essa però deturpata negli ultimi tempi. Ma per i 99 anni, grazie al Municipio e alla collaborazione con la Soprintendenza capitolina, Carlotta è tornata a splendere!

Se poi per i festeggiamenti volete entrare nel cuore del quartiere, proprio da piazza Brin, domenica 17 febbraio alle ore 10,30 l’associazione culturale conosciAmo Roma vi propone una visita guidata, gratuita, per girovagare tra i famosi vialetti dove si perdono frotte di romani e di stranieri. Durerà circa due ore: scoprirete i lotti più segreti, passeggiando circondati dai colori ocra e rosso degli edifici, passando per il Teatro Palladium, la scuola Cesare Battisti e tutti quegli angoli silenziosi di cui è impossibile non innamorarsi.
Sulla stessa piazza la mattina del 18 alle ore 10,00 secondo la migliore tradizione, ci sarà la celebrazione ufficiale del compleanno, davanti alle autorità locali, con le marce squillanti della banda dei Vigili urbani e gli Sgarbatelli Drum Circle. Per gli appassionati di storia, invece, potete ripercorrere le vicende dalle prime famiglie insediate nel quartiere durante gli anni Venti, tra foto sbiadite, poi a colori fino ai giorni nostri, con l’associazione Il Tempo Ritrovato, che vi aspetta il 18 febbraio alle 18,00 presso la biblioteca Moby Dick in via Egardo Ferrati 3.
E non poteva mancare all’appello lui, il centro di gravità permanente di tutti i ragazzini di ieri, oggi e domani, l’Oratorio San Filippo Neri. Sabato 23 alle ore 10,00, su quel campetto dove una volta si allenava un certo Agostino Di Bartolomei, si inaugura la coppa “Buon Compleanno Garbatella”, promossa dall’Astro con un torneo under 11 fra la Stella Azzurra e la Stella Gialla.

E mentre i giovani si svagano all’oratorio, le pantere grigie non hanno nulla da invidiare. Al centro anziani di via Pullino, il 18 febbraio alle ore 16,00, ci sarà la ventunesima edizione di “nonna Garbatella”. Lì, tra testimonianze e ricordi, sembra quasi di fare un tuffo nel passato. E tra una memoria e l’altra verrà premiata non solo nonna Garbatella, ma anche la torta più buona.

Che festa sarebbe però, senza la musica? Tranquilli, bande musicali, danze folk, organetti, tamburelli e la Filarmonica Popolare accompagneranno i vari eventi.
E a proposito di note, il 24 febbraio alle ore 15 ci sarà l’opportunità di assistere ad un amore resistente, un amore che non “more”. Stiamo parlando di quello della band Il Muro del Canto, che presenterà il suo quarto disco “L’amore mio non more”. Come location gli artisti hanno scelto piazza Damiano Sauli. Oltre alla nuova proposta musicale, ci saranno anche alcuni estratti dei lavori precedenti, ospiti e sorprese.
Insomma, la festa è appena iniziata e, con il via ai lavori di restyling da parte del Municipio, durerà fino al centenario. Tanti auguri a te Garbatella cara, che con la tua  bellezza di sempre tocchi le corde della nostra anima.

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Dal consiglio municipale

Al via verde scolastico e orti urbani.

di Gianni RIVOLTA

Manutenzione delle aree verdi scolastiche e approvazione del Regolamento comunale degli orti urbani . Con questi provvedimenti licenziati  dal consiglio di via Benedetto Croce, la Giunta di centro sinistra aggiunge due importanti risultati al carnet delle realizzazioni nel 2019. Ma vediamo nel dettaglio le questioni. All’inizio di febbraio il presidente Amedeo Ciaccheri, attraverso un comunicato stampa, aveva informato  i cittadini del recupero  all’interno del bilancio 2018  di duecento mila euro, che rischiavano di andare persi, per la manutenzione del verde all’interno di asili, scuole elementari  e  piccoli giardini municipali. L’appalto è già partito. Il primo intervento ha riguardato la potatura di ben 35 alberi , che attendevano una cura da oltre 10 anni nel giardino dell’Istituto comprensivo Settimia Spizzichino a via Aristide Leonori. Le mamme e  le operatrici  degli asili  finalmente tireranno un sospiro di sollievo. Sono in programma, infatti, altri importanti interventi al “Villaggio nel Bosco” di via Antonio Mannucci all’Ostiense, al “Bruco verde”di via Cerbara e nel plesso della “Alonzi” in via Alessandro Valignano a Garbatella.

Dopo un lungo percorso partecipativo con la rete degli orti urbani municipali, finalmente è andata in porto anche l’approvazione del Regolamento comunale: le linee guida che disciplinano la gestione dei giardini urbani e gli orti concessi in comodato d’uso alle associazioni. Si tratta di  realtà molto significative sul territorio, non solo come esperienze di recupero delle aree verdi degradate, ma come incubatori di socialità tra cittadini. Sono  iniziative avviate da diversi anni, a partire dalla prima di Lega Ambiente a via Rosa Raimondi Garibaldi, a quella degli Orti Urbani Tre Fontane di largo Virgilio Maroso, dell’Ortolino in via del Tintoretto, degli orti di via Guglielmotti alla Garbatella e quelli di Largo Veratti sulla sponda del Tevere a San Paolo.  La risoluzione, approvata all’unanimità, anche dai due rappresentanti dei 5 Stelle, con una sola astensione, ha ribadito il divieto all’uso  di fitofarmaci e concimi chimici nelle coltivazioni.

Ma sulla riapertura di via delle Sette Chiese, interrotta da più di due mesi per il crollo di alcuni massi da un costone di tufo all’altezza di via Sant’Adautto, non ci sono ancora buone  notizie: la strada di collegamento tra la Garbatella e  l’Ostiense, rimane chiusa nonostante le sollecitazioni del Municipio. La Sindaca Virginia Raggi, infatti, con una lettera al Presidente Ciaccheri ha messo le mani avanti sui tempi di riapertura della storica stradina. Secondo la missiva i lavori  prevedono la necessità di stabilizzare la parete e l’istallazione di una rete paramassi per garantire la sicurezza della circolazione. Ma una prima  stima dell’intervento da parte del Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione urbana supera i limiti per l’affidamento diretto dei lavori. Quindi il Comune di Roma, con buona pace dei cittadini,  si è preso  altri trenta giorni di tempo per studiare  la progettazione dell’intervento e il contenimento del preventivo.

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Alla scuola media di via Macinghi Strozzi

Ventitrè pietre d’inciampo interrate nel giardino

di Lorena GUIDALDI

Sulle pietre colorate d’oro hanno scritto il nome, la data di nascita e di morte col pennarello nero. Ventitré pietre d’inciampo,  in ricordo dei migranti vittime  dei naufragi nel Mediterraneo, sono state interrate dagli studenti della scuola media di via Macinghi Strozzi in un angolo del cortile, che hanno voluto chiamare il Giardino dei Giusti, simbolo di ogni tragedia umana. In occasione delle celebrazioni del  Giorno della Memoria,  infatti, martedì 29 gennaio le lezioni nell’istituto della Garbatella  sono state sospese per due ore, aderendo  allo “sciopero alla rovescia”, partito dal Liceo Amaldi di Tor Bella Monaca e che via via si è allargato in tutta la città.

 “La conservazione della memoria passa sicuramente per la scuola – ha spiegato la professoressa Federica Novelli- Oltre all’ormai consueta piantumazione di un ulivo in ricordo dell’Olocausto, realizzata dalle classi Terze,  in questo giorno simbolico i ragazzi della 1°D hanno raccolto i sampietrini nelle strade del quartiere, li hanno dipinti  e hanno voluto lasciare questo segno indelebile in un angolo del giardino.”

A sottolineare come, in una scuola sempre più multietnica, la solidarietà e l’accoglienza siano la base per una convivenza rispettosa di tutti, qualche settimana fa  gli studenti della 2° F hanno realizzato una performance teatrale sui migranti al Teatro Palladium, in occasione del recente incontro tra il Municipio VIII con il sindaco Mimmo Lucano nell’ambito della manifestazione “Riace Premio Nobel per la Pace”.

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Al Pincetto di piazza Benedetto Brin

Degrado al lotto 5: crolla anche un fregio del “barocchetto romano”

di Stefano BAIOCCHI

Cento anni e sentirli tutti. La Garbatella sta mostrando interamente l’età che porta, perlomeno in alcuni scorci, purtroppo nei più celebri.
Da diverso tempo, infatti, al Lotto 5 di piazza Benedetto Brin, le abitazioni sono in uno stato di ingente degrado; i muri mostrano evidenti crepe legate all’incuria e allo scorrere del tempo, i tetti sono fatiscenti mentre i terrazzi sono soggetti a infiltrazioni. Non bastasse, anche le mura che circondano il condominio cadono a pezzi. Ed è di pochi giorni fa un intervento del Comune, per  impedire ulteriori crolli sulla strada, in via Alberto Guglielmotti.


A ciò si aggiunge, da diversi mesi, la chiusura di via delle Sette Chiese a causa di uno smottamento tra via Sant’Adautto e via Alessandro Cialdi, mentre dal terremoto del 30 ottobre 2016 il ponte di via Giulio Rocco – proprio sotto il Parco di piazza Brin – è totalmente chiuso al traffico e dovrà essere demolito e ricostruito daccapo. Sulla stessa via delle Sette Chiese, nel tratto già pedonale, un bel pezzo delle mura è stato puntellato per impedirne la caduta. Insomma siamo in presenza di un deterioramento generalizzato, ma non sembra che le opere di ristrutturazione arriveranno presto.

A complicare le cose sul Lotto 5, targato Innocenzo Sabbatini, si accavallano diverse  competenze : i vincoli del Ministero dei Beni Culturali e contestualmente la gestione ordinaria dell’Ater. In realtà, proprio l’Azienda romana per l’edilizia residenziale è intervenuta installando delle impalcature all’interno delle abitazioni, che hanno evidenziato i maggiori problemi legati all’ammaloramento. Si tratta tuttavia di un provvedimento di emergenza, in attesa di una vera e propria operazione risolutiva. Un altro intervento tampone ha visto una ditta edile apporre delle vere e proprie pezze lungo i muri di una palazzina: il risultato ottenuto non si discosta dal mimetismo dei felini della savana africana.


E a proposito di felini, di recente, dopo pochi giorni di maltempo, si è verificato anche il crollo e il conseguente sbriciolamento di un fregio raffigurante una leonessa. Uno di quei particolari del “barocchetto romano”che lo hanno reso famoso in tutta Roma e non solo.

In questo ginepraio di competenze ci sono i proprietari disperati, che metterebbero mani al portafogli per la ristrutturazione, mentre gli inquilini attendono un intervento radicale da parte dell’Ater.

Ciò che colpisce è che proprio il luogo dove fu posta la prima pietra, nel febbraio 1920, il luogo della fondazione della Borgata Giardino Concordia

( Garbatella) sia oggi in queste condizioni. Andrebbe invece salvaguardato, posto sotto una teca e mostrato al mondo intero come uno degli esempi più affascinanti dell’edilizia del primo Novecento. A questo proposito il Municipio, per migliorare il decoro della piazza, ha avviato una serie di interventi di pulizia con i gruppi locali di Retake ed ha in programma la ristrutturazione della scalinata di accesso al Pincetto.

L’interrogativo che si pongono, non soltanto proprietari e inquilini, ma anche i cittadini del quartiere, è cosa accadrà da qui ad un anno, quando la Garbatella celebrerà il suo primo secolo di vita e vedrà nuovamente accendersi i riflettori dei media e l’interesse dei tanti appassionati di architettura (e non solo), che giungeranno a Roma per l’occasione.

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Il Centro anziani apre un caffè letterario

Non solo ballo al casale ceribelli

di Andrea ESPOSITO

Diverso dal solito. È l’impressione che dà a prima vista il centro anziani Casale Ceribelli, vicinissimo al mercato coperto della Montagnola. Location molto bella, edificio ristrutturato e posizionato in un’ampia area verde. Immancabile il campo di bocce, primo dettaglio ben visibile entrando al civico 36 di viale Pico della Mirandola. Sulla collinetta che ospita il centro è presente anche un parco giochi per bambini: generazioni a confronto.

La giornata è uggiosa, ma di certo il meteo non spaventa gli utenti, che ogni pomeriggio si riuniscono qui. Entrando nella sala principale, si percepisce subito un senso di calore e accoglienza. Ma soprattutto di vitalità. Vitalità che ritroviamo in pieno nel presidente del centro, Mimmo De Matteis, che orgoglioso ci racconta tutte le straordinarie attività proposte al Casale Ceribelli. “Siamo un po’ diversi dagli altri centri anziani”, comincia Mimmo, “tutti spesso si limitano al ballo o alle carte. Noi facciamo di più”. Non che queste due cose manchino, anzi. Lo sanno bene i quattro accaniti sfidanti, cui abbiamo interrotto per qualche minuto la partita di burraco con la nostra visita. “Di sabato c’è il ballo, fino alle sette e mezza!”, sottolinea una signora dal tavolo vicino. Ma qui dentro si fa molto di più. Lodevole l’iniziativa del Caffè Letterario, in cui ognuno sceglie di leggere un libro da raccontare poi ai propri compagni. Come l’anno scorso, tante le iniziative in collaborazione con il Comitato di Quartiere, a partire dalla festa di Carnevale, che vedrà coinvolti gli anziani del centro e i bambini delle scuole limitrofe. Insieme ad insegnanti e genitori,  nonni e nipoti sfileranno per il quartiere, concludendo il giro in maschera a piazzale Caduti della Montagnola. Qui, dovrebbero essere accolti anche dalla banda, che dal 19 febbraio si accaserà per le prove proprio presso il Casale Ceribelli.

Moderno, con tante iniziative e aperto al territorio per il bene di chi lo frequenta e dell’intera comunità: questo è lo spirito di un centro anziani funzionale non solo per i suoi ospiti, ma per tutto il quartiere.

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Una operazione da 18 milioni di euro

l’Università roma Tre compra dal Comune le aree e gli edifici delle sue sedi

di Fabrizio FAGIANI

Dopo un percorso lungo 26 anni e dopo quattro accordi di programma sottoscritti tra il 1993 e il 2004, l’Università Roma Tre ha acquistato dal Campidoglio tutte le aree e gli immobili su cui insistono le sue sedi. L’obbiettivo è portare a compimento lo sviluppo del proprio patrimonio edilizio dedicato alla didattica e alla ricerca, consolidando la presenza nei quartieri San Paolo, Ostiense e Marconi. Si è trattato di una spesa di 18 milioni di euro, che è parte di un ambizioso progetto di riqualificazione del quadrante sud-ovest di Roma.

Questi i beni compresi nell’operazione: l’ex Vasca navale in via Volterra, l’ex Depositeria comunale in largo Murialdo, l’ex scuola Silvio d’Amico in via Silvio D’Amico, l’ex Ente comunale di consumo in via Ostiense, l’ex istituto scolastico De Amicis e l’area contigua ex Alfa Romeo in via Valco San Paolo, l’area ex Omi e quella prospiciente ex Siba in via della Vasca Navale

“Grazie a questa totale acquisizione andranno avanti importanti progetti” ha dichiarato il direttore generale di Roma Tre Pasquale Basilicata durante la conferenza stampa di presentazione, alla quale hanno partecipato anche il rettore Luca Pietromarchi e la sindaca Virginia Raggi. “Abbiamo in atto i due più grandi cantieri d’Europa – ha aggiunto – il primo sull’area del Valco San Paolo per il dipartimento di Ingegneria, con la costruzione di 14mila metri quadri di nuova edificazione tra laboratori, aule e spazi per gli studenti. L’altro è il nuovo rettorato su via Ostiense. E poi  abbiamo il progetto del Mattatoio che sarà importante anche per la città».

C’è stata anche una nota polemica determinata dalla considerazione del rettore  Pietromarchi: “Quello che  ci lascia l’amaro in bocca è che l’impegno per il miglioramento degli immobili e dei servizi, che l’ateneo ha messo in campo  in questi 26 anni, non sia stato riconosciuto. Male, ma va bene lo stesso. Adesso però non abbiamo più le risorse per lo stadio Berra o per la parte che ci manca del mattatoio. Su questo dovremo trovare un accordo non oneroso».

Il direttore Basilicata infine ha   aggiunto: “Per il futuro c’è l’auspicio che lo strumento dell’acquisizione non sia più la compravendita, considerando come in altre città italiane gli spazi delle università sono state messe a disposizione degli atenei a titolo gratuito. Un trattamento analogo avrebbe consentito a Roma Tre di destinare quelle ingenti risorse in servizi agli studenti, borse per i dottorati, investimenti sul patrimonio librario e anche in progetti di ricerca e sviluppo”.

La sua proposta è stata quella della costituzione di un tavolo di concertazione tra istituzioni, anche con la presenza di Corte dei Conti e Soprintendenza, per trovare altri strumenti da utilizzare per il trasferimento di beni da pubblico a pubblico.

Nel suo intervento la sindaca Raggi ha ricordato con emozione il giorno della sua laurea conseguita il 30 ottobre del 2003 proprio nell’aula della conferenza stampa e poi ha aggiunto: “Siamo riusciti a portare a termine un progetto imponente e penso che per il futuro vada benissimo la proposta del tavolo fra istituzioni. E’ un’ottima idea quella di far partecipare anche la Corte dei Conti”.

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Avanzata al Comune la richiesta di 250 mila euro

Quando apriranno casa di Vale e di lanfranco?

di Eraldo SACCINTO e Gianni RIVOLTA

Richiesto al Comune di Roma il finanziamento per consentire l’apertura di due case famiglia per disabili: “Casa di Vale” a piazza dei Navigatori e “Casa di Lanfranco” a via Ambrosini. Due strutture che rispondono alle preoccupazioni delle famiglie per il futuro dei propri figli e che permetterebbero di trovare possibili alternative all’istituzionalizzazione, coinvolgendo in modo diretto gli utenti stessi nella costruzione e realizzazione del proprio progetto di vita.

 Si tratta, infatti, di piccole residenze familiari di poche persone, il cui fine è quello di poter proseguire un percorso di autonomia e di integrazione sociale nella vicinanza ai propri congiunti, che destinano a tale scopo risorse immobiliari di proprietà. Strutture ricettive che prevedono un massimo di sei utenti, che sono stati preparati attraverso la frequentazione al “Dopo di Noi”.

La risoluzione del Municipio, votata all’unanimità con una sola astensione (5Stelle), ben si inquadra nel contesto degli interventi promossi a sostegno delle persone con disabilità, attivi nel territorio municipale sin dall’anno 2004, attraverso il progetto “Casa famiglia per la preparazione al dopo di noi” e “Casa Nostra”, una grande esperienza, che a tutt’oggi vede la partecipazione di 32 ospiti in età adulta, i quali la frequentano per sei settimane l’anno.

“Casa di Vale” e “Casa di Lanfranco”, sono già state dichiarate idonee all’uso da parte del Dipartimento comunale alla fine dello scorso anno. La prima è destinata a sei persone con disabilità intellettiva di livello medio e medio-grave e la seconda, invece, per quattro ospiti che presentano una buona autonomia personale e sociale e possibilmente già inserite in percorsi di inclusione lavorativa. Già nel 2014 fu presentata dal Municipio, dalle associazioni e dalle famiglie alla Amministrazione Capitolina dell’epoca, una richiesta per la realizzazione dei due progetti, che, nonostante gli apprezzamenti sul merito, non  riuscirono ad ottenere alcun riscontro economico. Le case furono allora realizzate con grandi difficoltà da parte dei familiari dei ragazzi senza che siano mai pervenuti i fondi richiesti per la loro apertura completa. L’unica possibilità di utilizzo attuale, infatti, a causa di questa carenza, rimane relegata ai fine settimana.  “ Il tema di queste due case famiglia è una vecchia questione in questo Municipio – ha ribadito in aula Flavio Conia – ma purtroppo il Comune non ci vuole sentire, infatti, in sede di discussione del Bilancio capitolino ha respinto un ordine del giorno, che prevedeva il finanziamento di 250 mila euro per l’apertura di queste due strutture. Ora dobbiamo ricominciare da capo e chiedere di nuovo questi fondi, somme abbastanza irrisorie per una città come Roma”. Per il consigliere 5 Stelle Enrico Lupardini, che si è astenuto sulla risoluzione : “è solo polemica politica con il Comune, che invece le sta aprendo le case famiglia, anche nel nostro Municipio. L’ultima è stata inaugurata a Ostiense a ottobre. E’ la Casa del SuperEroe, dove trovano ospitalità le mamme dei bambini operati all’ospedale pediatrico Bambin Gesù”. “Ma – ribatte Alessandra Aluigi, assessora ai Servizi sociali- forse il consigliere Lupardini non sa che la Casa del SuperEroe è stata finanziata da privati senza alcun contributo del Comune e, comunque, non è destinata ai disabili adulti come quelle  proposte nel progetto Dopo di noi”.

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Una storia da strappare all’oblio

Raffaella Chiatti: Infermiera partigiana

di claudio D’AGUANNO

Non sono molte le donne che hanno avuto degno riconoscimento per il ruolo svolto nella lotta di Liberazione. Nella disputa dei numeri, che rende a tutt’oggi incerta l’esatta consistenza dell’opposizione armata al regime fascista, la presenza femminile ha spesso subito il peso d’una minore considerazione ovvero d’una sua riduzione a ruoli marginali o subalterni.
Rileggere oggi le motivazioni delle onorificenze consegnate alle gappiste di via Rasella può pure riempire d’orgoglio, ma in tante frasi belle, per quanto zeppe della retorica resistenziale del tempo, è possibile rintracciare il difetto d’una memoria non sempre
all’altezza. E’ premiato come “virile” il contegno di Maria Teresa Regard detenuta a via Tasso e sempre “virile” è il coraggio con cui Lucia Ottobrini, Marisa Musu e Carla Capponi, si “battevano a fianco dei compagni di lotta”. Per compensazione si è finito invece per sminuire l’apporto delle tante, che scelsero di interpretare nelle forme più diverse la loro avversione al regime. “I riconoscimenti partigiani — ha recentemente ricordato Margherita Becchetti, ricercatrice del Centro studi Movimenti- sono tutti maturati nell’Italia del dopoguerra e risentono dell’influenza culturale di quella società maschilista e piena di pregiudizi che era l’Italia del ‘45 […] A richiederli peraltro furono soprattutto uomini cioè i mariti, i fratelli o figli, di tante donne che pur senza imbracciare un’arma scelsero bene da che parte stare.” Del resto poi, una volta distribuite le credenziali di patriota a militanti attive nella lotta antinazista, quasi sempre su di loro è calato il velo della dimenticanza, dell’oblio, della distrazione istituzionale.
Una storia esemplare in questo senso è quella di Raffaella Chiatti. Di professione infermiera, la Sora Lella del lotto 7 alla Garbatella ha già un’età avanzata quando le vicende della guerra la vedono coinvolta.
E’ nata nel 1904, quando il nome del quartiere giardino era solo un’indicazione toponomastica, e i suoi quarant’anni all’indomani dell’8 settembre fanno di lei la veterana di quel gruppo di giovani gappisti che agisce sul quadrante Ostiense. Il suo lavoro alla Croce Rossa la esenta dalle ferree regole del coprifuoco e lei si presta alla perfezione per il ruolo di staffetta. La sua casa poi, in quella Via Sant’Adautto dove abita e che è un piccolo borgo quasi separato dal quartiere, s’affaccia su via delle Sette Chiese, a ridosso del ponticello che collega a piazza Brin, offrendo un punto di osservazione prezioso sulla strada di accesso al quartiere. Raffaella così finisce per ricoprire un ruolo che va al di là della “postina partigiana” mettendo spesso a rischio la sua personale incolumità.
Documenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, datati settembre 1947, certificano la sua scelta di campo, ma in seguito a ricordarla sono solo le memorie sparse dei suoi compagni. Libero Natalini, in occasione di un incontro pubblico in Villetta, lo fa rievocando il rastrellamento operato il 13 marzo ’44 dalla banda Koch a Garbatella: “a casa del Cipolla, cioè Gastone Mazzoni, s’era riunito il gruppo operativo per programmare altri sabotaggi.. fu Lella a andare in giro di notte per avvisarci del rastrellamento e a darci l’opportunità di non essere presi…”.
Altre voci della VII Gap concordano: “Alla Romana Gas uscivano gli spezzoni che poi si riempivano di polvere nera balistite e s’usavano per far saltare le salmerie dei tedeschi all’Ostiense.. nel trasporto Lella ha svolto un ruolo molto prezioso..” Raffaella Chiatti è di fatto l’unica donna nel gruppo eppure la cosa in tempi recenti ha trovato spazio solo per merito degli interventi di Cosmo Barbato e Gianni Rivolta, che nelle loro ricerche non mancano di citarla: “Alla Garbatella operava la cosiddetta settima zona Gap. Ricordiamo solo alcuni nomi: Mario Bernardi, Gastone Mazzoni, Giuseppe e Orlando Lombardi, Libero Natalini, Mario e Alberto Polimanti, Giovanni Maroni, Elio Brini, Silvio e Andrea Coltellacci, Fernando Proietti, Reval Romani, Angelo Gloriani, Raffaella Chiatti, Renato Peret, Paride Mobile, Marcello Vari, Maceo Moretti, Garibaldi Dodici, Lamberto Cristiani.” (così Cosmo Barbato su resistenzaitaliana.it).
In tanti anni, tra celebrazioni ufficiali e memorie mancate, a farla tornare al centro delle cronache sarà purtroppo un evento tragico. I giornali parlano di lei il 23 gennaio 1993. Il giorno prima, vittima di un’aggressione in casa per opera certamente d’un balordo che voleva rapinarla, la Sora Lella muore per soffocamento. Ha da poco compiuto 89 anni e nel racconto della triste vicenda riportato sui quotidiani sono pochi quelli che la ricordano per il suo passato militante. Molti abbondano sui particolari del crimine. Qualcuno con affetto insiste sul lavoro da infermiera, che faceva da ragazza e che, nonostante l’età, continuava in qualche modo ancora a esercitare.
Oggi, a venticinque anni dalla sua scomparsa, il nome di Raffaella Chiatti non è ripreso in nessuna delle diverse iscrizioni che in giro per Garbatella ricordano i componenti delle formazioni comuniste, socialiste o di Giustizia e Libertà che qui operarono.
La sua vicenda però merita certamente più d’una citazione occasionale e una “targa d’inciampo” a lei dedicata sarebbe un più che giusto omaggio.
Un ricordo degno per lei e la sua storia di popolana, semplice e determinata, che al momento opportuno fece, da donna, la scelta più giusta.

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La commemorazione a via Rosa Raimondi Garibaldi

Una targa ricordo per Primo De Lazzari

Di Ottavio ONO

Garbatella ricorda “il Bocia”, questo era il suo nome di battaglia. Il 19 gennaio in via Rosa Raimondi Garibaldi al civico 42, dove abitava, è stata posta da Amedeo Ciaccheri, presidente dell’VIII Municipio, una targa alla memoria del partigiano garibaldino Primo de Lazzari. Sotto una pioggerella intermittente la cerimonia è proseguita di fronte, nel parco di Lega Ambiente, dove è stata piantata una quercia per commemorare il secondo anniversario della sua scomparsa. La scelta dell’albero nasce forse dal libro a lui dedicato “Una quercia sottile”, ritratto collettivo di un partigiano a cura di Serena D’Arbela con i contributi e le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. “Chi pianta un albero pianta una speranza” diceva così in una celebre frase  Lucy Larcom, poetessa statunitense. Ed era il compito che Primo aveva scelto di affidarsi, trasmettere ai ragazzi, attraverso le testimonianze dei fatti, la speranza che si può cambiare la propria condizione lottando :“Noi, ribelli per amore non per odio, combattiamo per la Giustizia, per la Libertà, per l’Uguaglianza, per una coscienza onesta e responsabile”. Queste cose amava ripetere ai giovani alunni delle scuole superiori e medie durante i suoi incontri,  sui quali suscitava un fascino magnetico, tanta era la sua capacità comunicativa di appassionare al racconto anche generazioni così distanti. Primo de Lazzari, il partigiano comunista, si era trasferito nel 1962 alla Garbatella, dove è vissuto fino al 2016. Ricercatore storico, giornalista, autore di numerosi libri sulla Resistenza, faceva dell’impegno politico e sociale un dovere nei confronti della collettività. Aveva un profondo rispetto della vita, che aveva istintivamente difeso dalla ottusa brutalità dell’oppressore fin da ragazzo, con la sua decisione di partecipare alla guerra di liberazione, rivendicando il diritto ad un futuro di speranza, ad una vita migliore. La sua scelta non fu mai ostentata come un trofeo da esibire, ma rivendicata con umiltà e intelligenza. Chi lo ha frequentato, lo descrive come un uomo gentile, un piccolo grande uomo pieno di coerenza e coraggio. Sono questi, forse, gli elementi propulsivi che lo hanno spinto, insieme ad una grande passione, a proseguire nel suo cammino di impegno e di studio fino a portarlo ad assumere sempre maggiori responsabilità nel suo ruolo di dirigente di partito ed intellettuale. Nella sua vita ha sempre sostenuto il valore della democrazia progressiva, elemento essenziale nel processo sociale per l’affrancamento dei più deboli. Il Bocia direbbe:”Siamo condannati a lottare per sempre poiché il bacillo dell’oppressione, sotto qualunque forma, non muore mai”.

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Scuola Cesare Baronio la dedica nell’atrio non sarebbe alla moglie del generale americano Wayne Clark

Un alone di mistero sulla lapide a Mary Alice Clarke

Chi era veramente Mary Alice Clarke? È questa la domanda a cui non si riesce a dare risposta leggendo la lapide posta dell’atrio d’ingresso dell’Istituto Cesare Baronio in via delle Sette Chiese, al civico 109.

Entrando nel portico della prima scuola media della Garbatella, inaugurata nell’immediato dopoguerra, sulla sinistra, infatti, è murata una targa di marmo in memoria di Mary Alice Clarke con le date di nascita e di morte: 13 novembre 1894 e 21 ottobre 1942 e una frase tratta da una sua lettera al marito. Sotto questa insegna un documento dattiloscritto, dal titolo “Significato della lapide”, racconta la presunta storia del Generale Mark Wayne Clark (senza la “e” finale) soprannominato da Winston Churchill “L’aquila americana” e famoso per aver liberato Roma il 5 giugno del 1944. Secondo il dattiloscritto nell’ottobre del 1942, mentre era impegnato in una missione in Nord Africa, la sua giovane moglie morì dopo una dura malattia. La donna era a Roma perché desiderava ricongiungersi al marito in quel momento in Marocco.

Il Generale Clark, arrivato nella Capitale, avrebbe ritrovato i manoscritti della consorte e avrebbe lasciato in suo ricordo una certa somma per contribuire alla costruzione della nuova scuola. Accanto al documento, a sostegno di questa ipotesi, due foto del Generale danno l’idea che stia leggendo le carte scritte dalla moglie. Ma, mentre su Mark Clark ci sono molti riferimenti storici e biografici, di quella Mary Alice Clarke non si trovano notizie.

Della vita privata del famoso generale è possibile trovare molti dettagli sulla versione inglese di Wikipedia. Nasce a Madison Barracks nel 1896, nel 1924 sposa Maurine Doran (1892 – 1966) e muore nel 1984 a Charleston, nella Carolina del Sud. Dal loro matrimonio nasceranno due figli: William Doran Clark e Patricia Ann Oosting. Dopo il 1966, rimasto vedovo, il Generale sposerà una certa Mary Dean. Quindi rimane un mistero l’identità di questa Mary Alice Clarke.

Purtroppo non esistono documenti in merito neanche nell’archivio della chiesa di San Filippo Neri, le uniche informazioni sono quelle presenti nel portico.

Sul sito web della scuola media Cesare Baronio c’è la storia dettagliata della nascita dell’istituto, ma nessuna menzione dei due protagonisti di questa vicenda. Anche sui registri del cimitero Verano non vi è traccia di Mary Alice Clarke. Perché allora viene descritta come moglie del Generale, mentre in realtà egli risulta sposato con Maurine Doran?

Se qualche vecchio scolaro ricordasse dei particolari o qualche accenno raccontato da Padre Melani o Padre Guido negli anni passati, potrebbe aiutarci a svelare questo mistero.

Il Generale Mark Wayne Clark, comandante della 5ª Armata americana, durante il suo ingresso a Roma. Foto di Jacques Belin
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