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Tag: vita comune e storia locale

La Street Art sbarca a Tormarancia Con il Progetto Big City Life, nasce il primo museo a cielo aperto della street art romana

La Street Art sbarca a Tormarancia
Con il Progetto Big City Life, nasce il primo museo a cielo aperto della street art romana

di Carlo Martello

Promuovere l’arte urbana contemporanea quale elemento integrante degli interventi di riqualificazione degli edifici di edilizia residenziale pubblic: è con questo obiettivo che è nato Big city Life, un impressionante intervento di arte urbana che ha letteralmente trasformato il Lotto 1 di Tormarancia , dipingendo oltre 20 facciate del lotto stesso e trasformandolo in un vero e proprio museo a cielo aperto della street art romana. Il progetto, ideato e curato da Francesca Mezzano e Stefano Antonelli, è frutto del protocollo di intesa sottoscritto dall’Ater del Comune di Roma, il Municipio Roma VIII e l’Associazione culturale 999 Contemporary.
Daniel Modigliani, commissario straordinario Ater, afferma che “l’arte urbana è uno strumento efficacissimo per dare valore culturale agli interventi di rigenerazione degli edifici e degli spazi pubblici anche per la sua funzione di forte coesione sociale che si crea attraverso il coinvolgimento dei cittadini in questi progetti”.
Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma VIII e precursore della street-art a Roma è convinto che l’arte urbana “può divenire uno strumento stabile di riqualificazione urbana. Attraverso opere murali di artisti internazionali si procede alla riqualificazione degli edifici, edilizia popolare, presenti nel nostro territorio, senza oneri economici da sostenere per l’Amministrazione municipale” Dopo anni di battaglie contro la passata Amministrazione capitolina, cieca e sorda davanti all’innovazione che queste arti figurative stanno portando a Roma, con la Giunta Marino e con il Bando Roma Creativa promosso dall’assessorato capitolino alla cultura. si è invertita di netto la tendenza è si è potuto investire in termini di risorse ed energie, producendo un positivo effetto domino di proliferazione delle opere anche in altri Municipi romani.
In questa azione oltre a Municipi e Campidoglio è altrettanto importante il protagonismo di enti e istituzioni culturali della nostra città, come la Fondazione Roma, sponsor di Big City Life. Si sta riuscendo a mettere a sistema un vero e proprio laboratorio a cielo aperto sull’arte ultra-contemporanea, che ha come capisaldi l’attivismo delle associazioni del settore, come la 999Contemporary, e la disponibilità gratuita degli artisti.
“Questa operazione ha una duplice fondamentale funzione: promuovere l’arte di strada e fare riqualificazione urbana di ambienti malmessi.
Ostiense e Tormarancia ne sono un esempio virtuoso con i due progetti in corso, Ostiense Art District e Tormarancia Big City Life.
Testimoniano quanto si può produrre positivamente anche in coinvolgimento delle cittadine e dei cittadini”, afferma Claudio Marotta, assessore alla Cultura del Municipio Roma VIII.
“In particolare – aggiunge e conclude il Presidente Catarci – a Tormarancia l’Associazione Rude, composta da giovani del territorio, si prenderanno cura del villaggio artistico e produrranno a loro volta delle nuove opere di street art”.

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“Giornate di sollievo nella Casa famiglia di Vale” Inaugurata il 25 febbraio scorso a Piazza dei Navigatori

“Giornate di sollievo nella Casa famiglia di Vale”

Inaugurata il 25 febbraio scorso a Piazza dei Navigatori

di Eraldo Saccinto

Nell’ambito degli interventi e servizi sociali promossi a sostegno delle persone con disabilità, sin dall’anno 2004 nel nostro Municipio è attivo il progetto “Casa famiglia per la preparazione al dopo di noi Casa Nostra”, finanziato con i fondi della Legge 328/00. Il progetto è rivolto a persone con disabilità in età adulta, dai 25 ai 55 anni, suddivisi in otto gruppi, di quattro utenti per ogni gruppo, che frequentano la casa famiglia per sei settimane l’anno e si caratterizza come un percorso propedeutico all’inserimento definitivo in casa famiglia, che comprende l’attuazione di programmi personalizzati mirati a una maggiore autonomia, nonché a un sollievo alle famiglie. Tramite tale progettualità si vuole rispondere alle preoccupazioni e alle angosce delle famiglie per il futuro dei propri figli, condividendo con loro la necessità di trovare nuove soluzioni e possibili alternative all’istituzionalizzazione.
Il progetto “Casa Nostra”, primo esempio di casa-famiglia territoriale, coinvolge direttamente gli utenti nella costruzione e realizzazione di un proprio progetto di vita: infatti, nel tempo, l’esigenza di autonomia dei ragazzi utenti, la sua straordinaria riuscita, ha spinto verso la realizzazione di ulteriori piccole residenze familiari (con un massimo di 6 posti), al fine di poter proseguire il percorso di integrazione sociale nel contesto di vita dei partecipanti grazie alla vicinanza ai propri congiunti. All’interno del progetto di residenzialità le famiglie assumono un ruolo fondamentale, perché si attivano nella ricerca di nuove e diverse soluzioni, destinando a tale scopo risorse immobiliari di proprietà; infatti, nell’anno 2009, grazie alla generosità di una famiglia, è stata aperta nel territorio municipale la Casa Famiglia “Casa di Franco” per sei persone disabili, le quali hanno precedentemente frequentato “Casa Nostra” nel loro percorso di preparazione.
Sulla base di questa esperienza altamente positiva, altre due famiglie hanno messo a disposizione appartamenti di proprietà da destinare alla realizzazione di case famiglia, stipulando con la Cooperativa Hagape 2000 un contratto di comodato d’uso. Dopo una lunga serie di vicissitudini burocratiche, infine è arrivata la sospirata autorizzazione al funzionamento da parte del Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute, all’apertura di due nuove case famiglia: la “Casa di Vale” nella zona di Piazza dei Navigatori, destinata a sei persone con disabilità intellettiva di livello medio e medio-grave e la “Casa di Lanfranco”, nell’area di Via dell’Accademia Peloritana, destinata a quattro persone con disabilità intellettiva, che presentano una buona autonomia personale e sociale, e possibilmente già inserite in percorsi di inclusione lavorativa.
Il progetto “Giornate di sollievo nella Casa famiglia di Vale” è promosso dal nostro Municipio in collaborazione con la Cooperativa Hagape2000 e l’Associazione Il cuore di Cristiano onlus. La struttura ospiterà giovani adulti con disabilità intellettiva, che nei fine settimana potranno sperimentare e condividere una esperienza di vita collettiva presso la “Casa di Vale”. “Tale iniziativa prevede l’attuazione di programmi personalizzati mirati allo sviluppo e al mantenimento delle autonomie personali e sociali in ambito domestico, nonché attività di socializzazione e condivisione” . “Il Municipio intende in questo modo implementare e migliorare le azioni a sostegno delle persone con disabilità e delle loro famiglie attraverso la realizzazione di un progetto davvero innovativo”, hanno dichiarato il Presidente del Municipio, Andrea Catarci e l’Assessore municipale alle Politiche Sociali, Bernardino Gasparri, durante l’inaugurazione alla quale ha partecipato l’Assessora alle Politiche sociali di Roma Capitale, Francesca Danese

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La “Scoletta”, l’asilo di Piazza Nicola Longobardi ideato nel 1927 dall’architetto Innocenzo Sabbatini Una villa che ha 500 anni “cuore” della Casa dei bimbi

La “Scoletta”, l’asilo di Piazza Nicola Longobardi ideato nel 1927 dall’architetto Innocenzo Sabbatini Una villa che ha 500 anni “cuore” della Casa dei bimbi

L’edificio centrale del complesso era un casino di caccia di monsignor Filippo Sergardi, un facoltoso prelato senese affermatosi agli inizi del ‘500 presso la Curia romana.
Si ritiene che sia opera di un architetto della scuola di Raffaello. Potrebbe trattarsi di Baldassarre Peruzzi, l’autore della celebre villa Farnesina

di Cosmo Barbato

La “Casa dei bimbi”, il più bell’edificio della Garbatella posto al centro del quartiere, scenografico fondale di Piazza Nicola Longobardi, da quasi novant’anni accoglie le tante generazioni di bambini che si sono succedute dal settembre 1927, quando fu inaugurata. Il suo autore?
Innocenzo Sabbatinini, l’architetto di molti tra i più pregevoli edifici della ex borgata oggi quartiere. La scuola, più nota come la “Scoletta”, fu dedicata a Luigi Luzzatti, ex presidente del Consiglio, ex ministro delle Finanze ma soprattutto autore di quella benefica legge che nel 1903 istituiva le Case popolari, punto di riferimento per la fondazione nel 1920 anche della Garbatella.
Luzzatti, originario da una facoltosa famiglia ebrea veneziana, era deceduto proprio in quell’anno. Con la dedicazione alla sua figura di una scuola dell’infanzia si volle esprimere un particolare segno di gratitudine e insieme di speranza per la sua apprezzata opera di carattere sociale.
Non tutta la “Scoletta” però è opera di Sabbatini. C’era una pregevole preesistenza risalente addirittura ai primi anni del 1500. Anno più anno meno, stiamo parlando di 500 anni fa. Ci riferiamo alla parte centrale del complesso, un edificio che si presenta al pianterreno con un portico arcuato a tre luci sorretto da colonne e sopra, al primo piano, con un loggiato spartito da sei colonnine che sostengono una piattabanda.
Sabbatini però aveva avuto l’incarico di realizzare un edificio destinato ad asilo, abbastanza ampio per ospitare i bambini della nuova borgata che si andava rapidamente popolando.
Decise dunque di aggiungere a sinistra dell’edificio cinquecentesco una lunga ala su Via Magnaghi e un’altra a destra, altrettanto lunga, partendo da una cupoletta ribassata, su Via Rocco da Cesinale. Ne risultò una falsa simmetrica armonia con il nobile preesistente edificio centrale, ricalcandone liberamente lo stile. In tal modo, quella che in origine era stata ideata come una villa di campagna si trasformava in un vasto complesso a forma di U, recante nel lato posteriore un ampio cortile che si apriva su un grande giardino digradante verso la molto più tarda Via Ignazio Persico, giù giù fino alla valle dell’Almone, oggi “sepolto” sotto la Circonvallazione Ostiense.
L’edificio originario, quello centrale, era stato il casino di caccia di un facoltoso monsignore oriundo di Montalcino, nel Senese. Si chiamava Filippo Sergardi, membro di una famiglia che vantava qualche quarto di nobiltà ma che a Siena aveva conquistato una preminente posizione sociale in ambiente borghese grazie alle proprietà immobiliari e alle ricche attività commerciali. Fu accolto senza problemi nell’alta società romana all’epoca di Leone X Medici, il secondogenito di Lorenzo il Magnifico, eletto papa nel 1513. I banchieri fiorentini colsero l’occasione per calare in massa su Roma: la situazione che si era creata faceva intravedere l’opportunità di consistenti affari con la Camera Apostolica. In sottordine calarono i senesi, tra i quali primeggiava il ricco banchiere Agostino Chigi, anch’egli soprannominato il Magnifico, che coi suoi capitali  finanziò l’inestinguibile sete di denaro della sede papale. Filippo Sergardi, amico del Chigi, a Roma fece carriera divenendo chierico di Camera e segretario dei Brevi del papa, protonotaro apostolico e infine decano della reverenda Camera Apostolica. La fortuna, accompagnata da un’intensa attività immobiliare, continuò anche dopo la morte nel 1521 di Leone X, seguita, dopo il breve papato di Adriano VI, dall’elezione nel 1523 di Clemente VII: ancora un papa Medici, figlio naturale del fratello di Lorenzo, Giuliano, quello assassinato durante la Congiura dei Pazzi. Siamo poco prima del 1527, l’anno funesto in cui Roma subirà il tremendo saccheggio dei Lanzichenecchi, mercenari tedeschi luterani agli ordini dell’imperatore cattolico Carlo V.
Ma come appariva allora il territorio dell’attuale Garbatella? pozzo-della-scoletta
Prevalentemente come un’arida landa collinosa irta di sterpaglie spontanee abbarbicate a un terreno tufaceo di origine vulcanica, attraversata dalla “Via per San Bastiano” (che si chiamerà poi Via delle Sette Chiese), un tragitto tra la basilica di San Paolo e quella di San Sebastiano, un percorso di età romana tra l’Ostiense e l’Appia riutilizzato dai pellegrini in visita ai luoghi sacri di Roma. Solo alla fine di quel secolo, il 1500, l’antica strada riacquisterà la sua importanza, quando rientrerà nel percorso dei grandi pellegrinaggi alle sette maggiori basiliche romane istituiti da San Filippo Neri. Il territorio, noto allora col nome di “Colli di San Paolo”, era destinato al pascolo brado ma presentava anche alcune zone verdi per la presenza di corsi d’acqua, soprattutto l’Almone, l’affluente del Tevere che oggi scorre intubato sotto la Circonvallazione Ostiense. Numerose anche le sorgenti, come quelle che sgorgano a valle della Torre delle Vigne (l’attuale Tormarancia), tutti luoghi di fertili produzioni agricole ma spesso anche di perniciosa malaria. Quasi inesistenti gli insediamenti umani, ad eccezione di qualche raro casale e, poco prima dell’affluenza dell’Almone nel Tevere, di un mulino di proprietà dei monaci di San Paolo, la “Moletta”, l’unico a Roma autorizzato alla rimolitura delle semole, un espediente abusivamente praticato da mugnai con pochi scrupoli per ricavare farine di bassa qualità.
C’erano innumerevoli ruderi sparsi nel territorio, particolarmente nell’area del San Michele, e c’erano alcuni tra i più importanti cimiteri sotterranei, sorti nei primi anni del cristianesimo e abbandonati quando Roma non fu più in grado di garantire la sicurezza del suburbio, tanto che di molti di essi si era perduta perfino la memoria, ad eccezione della catacomba di San Sebastiano che fu sempre visitata, perché si riteneva che vi fossero stati traslati nel III secolo i corpi degli apostoli Pietro e Paolo.
Nel territorio affioravano resti di antiche ville romane che fornivano materiali di spoglio. Appunto sui resti di una villa del I secolo d.C. Filippo Sergardi decise di impiantare in posizione panoramica il proprio casino di caccia. Ne utilizzò le fondazioni e ricavò dallo scavo diversi marmi lavorati che, insieme ad altri raccolti nella zona, furono posti ad ornamento del casino e dell’annesso grande parco. La villa, con la facciata che guardava verso la Via delle Sette Chiese, presentava sul retro lo stesso
motivo del portico ma, in alto, al posto della loggia, presentava una parete in cui si aprivano tre finestre.
Di là si godeva una bella vista sulla Valle dell’Almone. Diciamo che, in posizione più modesta, il Sergardi aveva ideato una villa che ricordava quella ben più famosa, nota col nome di Farnesina, che il suo amico Agostino Chigi si era fatto costruire da Baldassarre Peruzzi nel Trastevere, accanto al Fiume, nel luogo di una preesistente villa di Agrippa, l’amico e collaboratore di Augusto.
Chi fu l’architetto della Villa Sergardi? Era attiva a Roma in quegli anni un’importante scuola d’arte che faceva capo al grande Raffaello e che si avvaleva di illustri collaboratori, come il Peruzzi, Giulio Romano, Sebastiano Del Piombo e tanti altri.
Non abbiamo documenti in proposito,  ma da una comparazione stilistica sorge il fondato sospetto che da quella scuola raffaellesca sia stato partorito il progetto della vigna fuori Porta San Paolo trasmessa poi per testamento da Filippo Sergardi al nipote Fabio e da questi al successore Curzio e da quest’ultimo venduta come Vigna fuor porta S.Paolo nel luogo detto monte della Bagniara a tal Lorenzo Bonincontri il 13 gennaio 1621. Molto legati alla loro città d’origine, i Sergardi non si stabilirono a Roma ma tornarono a Siena, non senza aver spogliato la villa e il parco della maggior parte dei marmi antichi che avevano raccolto (per la verità alcuni rimasero qui, ma nel tempo, dopo la guerra, sono scomparsi, ad eccezione di un bel frammento di bassorilievo rappresentante storie di Mercurio, murato nel retro dell’edificio).
Non meraviglierebbe quindi che il Sergardi si sia giovato dell’opera di qualcuno degli illustri architetti della scuola raffaellesca con i quali aveva peraltro dimestichezza e addirittura amicizia. Ad esempio, al Peruzzi commissionò, per la chiesa romana di Santa Maria della Pace, la ”Presentazione della Vergine al Tempio”. Dallo stesso Raffaello acquistò un capolavoro, la “Madonna col Bambino e San Giovannino”, detto poi “La bella giardiniera” (forse per il vestito da contadina della Vergine o dello sfondo fiorito del quadro). Fu un acquisto dettato non proprio da amore per l’arte, tanto che poco dopo rivendette il quadro al re di Francia, Francesco I, che lo destinò al Louvre.
la-scoletta-della-garbatellaFu il Peruzzi a progettare anche la sua villa? Oppure Giulio Romano, autore di quella splendida Villa Lante che domina Roma dall’alto del Giannicolo? C’entra nel progetto la Scuola di Raffaello? Potrebbe darsi, tanto è leggiadro quell’edificio centrale della nostra “Casa dei bimbi”.
Sabbatini col suo intervento lo rispettò. Lo preservò pur ampliandolo e cambiandogli destinazione d’uso. Ebbe anche l’accortezza di salvare sotto una lastra di vetro un lacerto di affresco che rintracciò in uno degli ambienti poi adibito a deposito dei cassoni dell’acqua.
Numerosi furono i proprietari che si alternarono nel possesso della villa. Più di recente, una carta del 1845 la indica come Villa Polverosi (attribuzione piuttosto dubbia).
Uno dei proprietari, non sappiamo chi, appose su un pozzo che si trova nel retro la data del 1868. Una carta dell’Istituto geografico militare del 1877 la indica come Villa Rosetti o Roselli; un’altra ancora, quella del Kilpert del 1881, indica ancora Villa Roselli e infine nel 1906 l’Istituto cartografico italiano la cita come Villa Torlonia, salvo una citazione chiaramente errata dell’Istituto geografico militare del 1924 che replica ancora Villa Rosselli.
Furono dunque i Torlonia gli ultimi proprietari della villa passata poi all’Istituto delle case popolari. Ma gli ultimi suoi abitanti furono una famiglia di affittuari dei Torlonia, gli Scialanga, allevatori di greggi originari di Amatrice. Poi arrivarono i bambini del quartiere e con loro per molti anni le “Figlie della carità”, le suore “Cappellone” che gestivano l’asilo.

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“La Tenuta delle Tre Fontane dal medioevo agli orti urbani” Il nuovo libro di Gianni Rivolta, storico collaboratore di Cara Garbatella

“La Tenuta delle Tre Fontane dal medioevo agli orti urbani”

Il nuovo libro di Gianni Rivolta, storico collaboratore di Cara Garbatella

di Giancarlo Proietti

Torna nelle librerie Gianni Rivolta con un nuovo approfondimento storico sul territorio.
A distanza di tre anni dall’ultimo lavoro editoriale sui partiti politici nel primo dopoguerra nell’area Ostiense-Garbatella, il nostro collaboratore esce con una appassionante ricerca sulla “Tenuta delle Tre Fontane, dal medioevo agli orti urbani”, edito dalla Iacobelli. La presentazione del libro, domenica 29 marzo presso gli Orti Urbani di Largo Virgilio Maroso (zona adiacente via Ballarin) in occasione delle “Domeniche ecologiche”, promosse dall’Associazione Orti Urbani Tre Fontane e da Italia Nostra in collaborazione con l’VIII Municipio.
La pubblicazione di 108 pagine, ricca di fotografie e documenti d’epoca, ricostruisce nei secoli la testimonianza di fede dei vari ordini religiosi che fin dall’antichità abitarono il monastero delle Tre Fontane e l’opera caparbia dei monaci Trappisti, i quali alla fine dell’Ottocento riuscirono a vincere la malaria, che nei mesi estivi flagellava la comunità religiosa con decine di morti per le febbri perniciose. A quei tempi ben si guardavano i romani e i pellegrini dal frequentare quella zona insalubre talmente infestata da moscerini e zanzare che veniva chiamata “la Tomba di Roma”. D’estate si spopolava anche dei braccianti avventizi chiamati per i lavori agricoli stagionali.
Le Tre Fontane è una località situata a tre chilometri da Porta San Paolo nelle vicinanze dell’Eur, sulla sinistra della via Laurentina.
L’abbazia omonima, circondata ancora oggi da boschi di eucalipti, per secoli è stato il centro religioso e produttivo di tutta la zona circostante, dove la tradizione vuole sia stato
decapitato l’apostolo Paolo e dove furono edificate le chiese di San Vincenzo e Anastasio, Santa Maria Scala Coeli e San Paolo.
L’autore, grazie alla ricerca d’archivio ha ricostruitola storia secolare della Tenuta agricola a partire dalle antiche carte del catasto Alessandrino (1660),che per la prima volta rappresentavano con sufficiente esattezza l’estensione, la proprietà, i confinanti e i fossi che l’attraversavano, per finire con la cartografia degli inizi del Novecento, quando metà della Tenuta fu venduta (1914) ed espropriata in parte da Mussolini in vista dell’Esposizione universale del 1942.
Si trattava fin dal Seicento di una vasta porzione di territorio agricolo, di circa 485 ettari, in parte occupato da cave di pozzolana e di selce, dove oggi sorgono i moderni quartieri di Ottavocolle-Serafico-Laurentino, Colle di Mezzo, parte della Cecchignola e dell’Eur.
Ancora una volta attraverso la storia locale Gianni Rivolta apre gli orizzonti su quelli che furono i passaggi salienti della storia nazionale: l’età napoleonica e la prima Repubblica romana (1798-99), la giurisdizione dello Stato Pontificio, il ruolo delle colonie penali e il dibattito sulla bonifica dell’agro romano dopo l’Unità d’Italia, i grandi progetti del Fascismo (l’E42), i giorni cruenti della battaglia della Montagnola, che videro granatieri dell’esercito italiano e civili sbarrare la strada ai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’urbanizzazione degli anni Sessanta e Settanta con la formazione dei nuovi quartieri residenziali, che hanno cancellato anche gli ultimi segni dell’antica Tenuta agricola ( le case coloniche, la scuola ecc…).
Ma la narrazione storica mette i piedi nel piatto anche nell’attualità, nella cronaca quotidiana.
L’occasione è data dal braccio di ferro tra Municipio Roma VIII, sostenuto da comitati di cittadini, e i costruttori romani sulla salvaguardia del Fosso delle Tre Fontane, l’antico corso d’acqua che rappresentava il confine tra la Tenuta omonima e i terreni dei marchesi Ceribelli, oggi in parte coperto e minacciato dalla massiccia edificazione dell’Intervento edilizio denominato I60, 400 mila metri cubi di cemento da costruire tra via di Grottaperfetta e via Ballarin.
Infine con il racconto della straordinaria esperienza dell’Associazione orti urbani Tre Fontane, che ha visto un gruppo di cittadini bonificare e coltivare ad uso familiare una grande porzione di territorio lasciato all’abbandono e all’incuria, Gianni Rivolta riannoda i fili tra passato e presente, tra la vocazione agricola dell’antica Tenuta e quella in corso di questa importante testimonianza civica.

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Lo stracciarolo e la raccolta porta a porta d’altri tempi Alla Garbatella, Leone lo stracciarolo, col suo sgangherato triciclo, era un autentico personaggio

 Lo stracciarolo e la raccolta porta a porta d’altri tempi

Alla Garbatella, Leone lo stracciarolo, col suo sgangherato triciclo, era un autentico personaggio

di Enrico Recchi

stracciaroloE’ di qualche tempo fa l’articolo che si poteva leggere sulla cronaca di Roma di alcuni quotidiani, che raccontava come in alcune zone della periferia romana (Ottavia e Palmarola) la gente avesse raccolto firme e presentato una petizione in municipio per protestare contro il chiasso prodotto dai furgoncini privati che passano più volte al giorno in giro per le strade di quelle borgatee che, armati del classico nastro registrato e del megafono, ricordano agli abitanti che: “Donne è arrivato lo stracciarolo…”, disturbando la quiete pubblica.
No, niente di tutto questo: niente furgoncino, niente voce registrata, niente megafono. Ricordo benissimo che ancora nei primi anni ’70 passava per le vie del nostro quartiere un personaggio storico e davvero antico: “Leone lo stracciarolo”, che con la sua bicicletta trasformata in un triciclo, con un piano di trasporto anteriore, lanciava con la sua voce stentorea il suo grido di battaglia, lento e forte allo stesso tempo: “STRACCIAROLO” con l’ultima “o” che si allungava per poi perdersi nella pedalata.
Forse io ero piccolo , ma a me sembrava un omone forzuto, coi baffi e bei muscoli. In canottiera nei mesi caldi, pedalava per tutta la Garbatella (e forse oltre?), in genere di prima mattina a raccogliere quello che agli altri non serviva più. E come ben sapete alla Garbatella ci sono tante salite (…e discese) quindi era assai dura.
Le donne di casa allora portavano giù quella sedia, o quel mobiletto vecchio e malandato e non più utilizzabile oppure il fagotto annodato che racchiudeva vestiti vecchi (a volte questo innocuo sacco veniva lanciato dalle finestre o dai balconi). Lo stracciarolo raccoglieva tutto, metallo (ottone, rame), vecchi oggetti rotti, bottiglie di vetro (la plastica ancora non ci aveva sommerso). Qualche “pischello” più sveglio raccoglieva le bottiglie per proprio conto per poi cederle al “robbivecchi” (con due B in romanesco) per qualche lira da spendere in figurine, giornaletti, pescetti di liquirizia o, per i più accorti, nell’acquisto del biglietto per il cinema.
Quando a casa non c’era più la possibilità di riparare un paio di pantaloni o una camicia, né quella di passarli ad un fratello o cugino più piccolo, la madre diceva: “Questo lo mettiamo nel sacco degli stracci che poi quando passa Leone glielo diamo”.
Lo stracciarolo poi cercava, appunto tra gli stracci raccolti, qualcosa che ancora potesse avere valore per essere rivenduta. Se invece quei capi di vestiario erano davvero in condizioni disperate allora venivano venduti a ditte specializzate nel recupero dei tessuti e nella cardatura degli stessi attraverso complessi processi industriali. Il cardato, ovvero la materia prima derivante da vecchi tessuti, veniva lavorato fino ad ottenere il tessuto rigenerato.
Parliamo di una professione vera e propria, antica e ben radicata nella romanità, tanto da essere celebrata anche in un sonetto del Belli (“Lo stracciarolo” marzo 1834).
Altro che raccolta differenziata! Era addirittura “Porta a Porta”. Ieri come oggi c’era chi sopravviveva recuperando materiali e cose scartati da altri. Ma lo stracciarolo era un precursore del riciclo e del recupero, una figura di tempi andati quando non si parlava ancora né di ecologia né di raccolta differenziata.

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Stasera ci vediamo al Hey Hop! La birreria di fronte al Palladium

 Stasera ci vediamo al Hey Hop! La birreria di fronte al Palladium

di Irene Iodice

Il 25 ottobre 2013 apre qui a Garbatella (Piazza Bartolomeo Romano 4 – Palladium) una nuova birreria: Hey Hop! Un nome divertente e allegro, un gioco di parole creato dal richiamo alla canzone “Hey Ho, let’s go” dei Ramones e dalla parola Hop, in italiano luppolo (uno tra i principali componenti della birra). Ed infatti, il logo del locale è rappresentato proprio con il fiore del luppolo.
Questo beershop nasce dall’idea di Dario e Giordano, grandi amanti della birra artigianale, la cui passione viene prima dallo stomaco e poi dalla testa. Con l’intento di proporre una loro selezione di birre, hanno occupato lo spazio, in precedenza di un’ enoteca, e lo hanno modernizzato al punto tale che adesso si presta alla più svariata clientela, dal ragazzo di 20 anni all’adulto di 50.
Sull’onda di questo amore per la birra, infatti, questo locale è diventato un punto di riferimento e un centro di aggregazione soprattutto per i giovani, che possono passare le loro serate in compagnia, ascoltando musica e bevendo una buona birra.
Abbiamo messo alla prova la conoscenza di Giordano e Dario a proposito di birra con un gioco: “La birra che consiglieresti a…”

•Obama: “Bhè, una Black IPA”
•Papa: “La San Bernardus Tripel o una Birra Trappista, le birre dei monaci”
•Regina Elisabetta: “Mmmm…una Bitter”

Oltre al consumo delle birre conosciute, ormai è in voga una vera passione per la birra artigianale: esistono infatti in commercio moltissimi kit, a prezzi economici, per poter realizzare la birra in casa. In questo modo tutti possono accedere, anche se con tempi d’attesa piuttosto lunghi, alla birra dei loro sogni: bionda, rossa, scura, malto, doppio malto, fruttata.
Il lavoro di Dario e Giordano non si ferma solo alla vendita delle birre.
Hanno infatti realizzato artigianalmente ben due birre, con la prospettiva di poter proseguire con invenzioni sempre diverse per persone sempre diverse!
Quindi stasera, ci vediamo lì!

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Di nuovo viva a Garbatella la passione per il pugilato Dopo i grandi campioni del passato si affaccia una nuova leva grazie al lavoro di due valorosi tecnici, Ascani e Mattioli

Di nuovo viva a Garbatella la passione per il pugilato

Dopo i grandi campioni del passato si affaccia una nuova leva grazie al lavoro di due valorosi tecnici, Ascani e Mattioli

di Adelio Canali

Passati in rassegna nel numero scorso di Cara Garbatella i campioni del passato, vissuti alla Garbatella, da circa dieci anni la “Nobile arte” è tornata sul nostro territorio grazie a due valorosi tecnici: Gigi Ascani e Italo Mattioli.
Non era facile reclutare aspiranti pugili tra i giovani di oggi, poco inclini al sacrificio, ma la grande passione dei due tecnici ha fatto in modo che si verificasse il miracolo, perché una volta individuati i soggetti adatti a praticare uno degli sport più antichi, Ascani e Mattioli sono riusciti a fare sentire ai futuri campioni una attenzione di tipo familiare, curandone gli aspetti di comportamento generali, oltre a quelle prerogative che solo chi ha praticato questa disciplina sportiva conosce.
Quella volontà di “essere qualcuno” nel mondo duro e affascinante del ring, la stessa volontà che servì a Mario D’Agata, pugile sordomuto, per conquistare la corona dei pesi gallo.
Ora sembra che questa voglia di intraprendere la strada verso il successo stia dando i suoi frutti. Inquadrati nella Team Boxe Roma XI, le giovani speranze hanno fatto la loro prima apparizione alla Garbatella, sul quadrato allestito in Piazza Damiano Sauli e Piazza Benedetto Brin. Il numero dei praticanti si è poi accresciuto e nei locali adibiti a palestra, reperiti alla Montagnola, oltre al settore giovanile si sono affermati a Roma, in Italia e all’estero, dilettanti “elite” e “senior”, provenienti non solo dal nostro territorio, ma anche da altri quartieri di Roma e da località della Provincia, come Civitavecchia, Nettuno, Fiano Romano.
Recentemente la a.s.d. Team Boxe Roma XI ha potuto godere di una grande soddisfazione come due pugili passati al professionismo: Giovanni De Carolis, che ha conquistato il titolo intercontinentale IBF nei super medi e Damiano Falcinelli che ha vinto il suo primo incontro per ko tecnico al 2° round.
In definitiva, ora le prospettive sono buone ma, per sorreggere la volontà e lo spirito di sacrificio di tecnici e atleti, servono risorse e strutture adeguate che non possono gravare solo sulle spalle degli interessati; si rende indispensabile una certa considerazione da parte delle istituzioni preposte, come di soggetti privati che possano assumere il ruolo di sponsor.
L’VIII Municipio, attraverso i suoi due ultimi presidenti, Smeriglio e Catarci, si è adoperato nel limite del possibile, ma le necessità sono sempre più impellenti. Occorre risvegliare anche l’interesse per questo sport recuperando quel folto gruppo di appassionati, sempre presenti agli appuntamenti che si concludevano alla fine di ogni anno con la tradizionale “chiusura di San Silvestro”, che si teneva presso il Palazzo dello Sport.
E’ una scommessa che dobbiamo vincere per onorare la memoria dei nostri grandi campioni del passato, vissuti alla Garbatella

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A un anno dalla scomparsa di Padre Guido

A un anno dalla scomparsa di Padre Guido

22 aprile, un anno fa Padre Guido Chiaravalli ci lasciava. Cara Garbatella vuole ricordare l’opera di questo straordinario sacerdote attraverso la testimonianza delle persone che hanno avuto la fortuna di viverlo all’oratorio, al mare, alla scuola.
Come un anno fa continuiamo a raccogliere e pubblicare i racconti di tante ragazze e ragazzi, uomini e donne che hanno voluto testimoniare il loro affetto verso Er Prete.
Anche quest’anno vogliamo ricordare Padre Guido allo stesso modo, perché in ogni racconto, in ogni lettera, in ogni ricordo tanti si riconoscono.

di Fabrizio Mastrantonio

E’ immancabile. Ogni tanto ci ripenso o altri mi costringono a pensarci nuovamente. Come fosse un segno, un marchio indelebile nella mia vita; esattamente come quando ti ritrovi a intercalare le parole con le frasi che diceva tuo padre, anche se oramai non c’è più da qualche tempo.
E Padre Guido ne ha dette e fatte talmente tante, che non c’è occasione in cui non torni alla mente un suo modo di dire, di fare o un suo atteggiamento.
E così, immancabilmente, ti trovi a gridare “al pareggioooo!!!!!!” quando la tua squadra del cuore è sotto 7-1 o a dire a tuo figlio “… e non c’è niente di male, ma non si fa” quando ritieni che non si stia comportando correttamente . E lo fai imitando la sua voce e la sua postura, o cercando maldestramente di farlo. Già, perché le sue parole traevano forza e vitalità anche dal suo modo unico e irripetibile di dire e di fare.
Quando rideva, facendo due passi indietro, raccontando un’avventura dei ragazzi che mandava “zaino alla spalla e via!”, quando assumeva quell’aria da bambino divertito facendoti cantare e ricantare le canzoni popolari romanesche che adorava, oppure quando passeggiava assorto nei suoi pensieri e nelle sue preghiere in mezzo ai ragazzini vocianti e alla polvere che immancabilmente gli imbiancava le scarpe e i pantaloni.
Mi accorgo però di un aspetto che rende particolare e unica la grandezza dell’uomo. E’ incredibile, infatti, la quantità di persone che incontro, nei posti e nelle occasioni più disparate, che l’hanno conosciuto, che rievocano fatti o parole che tu stesso hai vissuto e che conosci benissimo. E non uno che non ne parli con un sorriso sincero sulle labbra, anche quando racconta degli scappellotti, della fuga dall’oratorio bloccata dalla sua presenza sulla porta al momento delle preghiera serale prima di tornare a casa, dell’acqua buttata a secchiate nei bagni o delle cartacce raccolte lungo tutto il perimetro dell’oratorio.
E il racconto travolge immancabilmente anche quelli che non l’hanno conosciuto. E’ talmente coinvolgente e particolare quello che si narra di lui che tutti restano a sentire, s’incuriosiscono e chiedono di saperne di più. E, nella sua grandezza, ti fa sentire, penso, esattamente ciò che devono aver provato i primi apostoli quando raccontavano le parole e i miracoli di Cristo a chi non lo aveva conosciuto.
Un misto di leggenda e di favola buona con la morale che ognuno ci vuole trarre secondo la propria sensibilità. E’ un anno che ci ha lasciato e, nel tentativo improponibile di tentare la sintesi dell’infinito, o la catalogazione delle emozioni, un ricordo, su tutti, continua a venirmi in testa, a testimonianza della grandezza della sua vita di educatore. Un accadimento che non ho vissuto personalmente ma che mi è stato tramandato da quelli più vecchi di me (e ce ne vuole oramai!): quando ai primi “bagnini” della colonia estiva, che si lamentavano e chiedevano protezione dall’essere presi a “serciate” di notte dagli indigeni torvajanichesi che si erano visti defraudare di un pezzo di spiaggia libera, portò una cassa di palloni di cuoio bucati dall’oratorio per farci i … caschi. Una sintesi perfetta del suo insegnamento: affronta la vita, non tirarti indietro, sporcati le mani, ma non mancare di proteggerti con la preghiera ed il tuo rapporto con Dio. E’ un anno che ci ha lasciato ma il bello è che è talmente vivo che non riesce a “mancare”.

Fabrizio Mastrantonio

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Aprile 2015

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Dalla Corsica alla Garbatella per raccontare Pasolini La regista corsa Marie-Jeanne Tomasi gira alcune scene del suo film alla Villetta di Via Passino

Dalla Corsica alla Garbatella per raccontare Pasolini

La regista corsa Marie-Jeanne Tomasi gira alcune scene del suo film alla Villetta di Via Passino

di Gianluca Di Stefano

 marie-joanneIncontriamo Marie-Jeanne Tomasi alla Villetta di Via Passino, dove sta completando le riprese del suo docufilm su Pasolini.
Abbiamo già avuto modo di incontrarla e di conoscerla proprio qui alla Villetta in occasione di una cena con proiezione del film “Mamma Roma” durante la quale Marie-Jeanne ha avuto modo di girare alcune scene intervistando e parlando con le persone intervenute.
Chiediamo alla regista francese, anzi córsa come ci tiene a sottolineare, come mai abbia scelto la Villetta come luogo per girare alcune scene e lei ci racconta in un perfetto italiano caratterizzato da quel rotacismo tipico della lingua francese, di come, qualche mese prima, girando per la Garbatella, si fosse imbattuta nella foto che ritrae Pasolini che proprio qui alla Villetta presentava il suo “Mamma Roma”.
Poiché covava già l’idea di questo film su Pasolini, e “Mamma Roma” è sicuramente tra i suoi film preferiti, ha immediatamente immaginato di girare qui alcune scene del suo film.
A questo punto la domanda è ovvia. Cosa spinge una regista córsa a girare un film su Pasolini e “Mamma Roma”? E qui ci racconta la sua storia e la sua scoperta del cinema avvenuta negli anni ’70 quando, durante un viaggio in Italia è venuta in contatto coi film di Rossellini, Fellini, Bertolucci ed ha capito che quello era il cinema che
non avevano avuto in Corsica. Lei non si riconosceva nel cinema francese.
Ma nel cinema italiano di quell’epoca.
Ci dice: “In Italia, in quel tempo accadevano cose incredibili e ogni mese c’era l’attesa per l’ultimo lavoro dell’uno o dell’altro regista. L’incontro con‘Mamma Roma’, poi, è stato qualcosa di magico. Come il libro che si tiene sul comodino, in francese si dice livre de chevet,e che ogni tanto dobbiamo sbirciare per rileggerne un passo, una frase, una pagina.‘ Mamma Roma’ è stato questo per me per diversi anni. Amavo già Pasolini ed adoravo Anna Magnani e qui ci sono tutti e due al massimo della loro espressività.
Pasolini poi. La sua morte. Come è stato ammazzato. Si può dire che abbia dedicato tutta la vita alla sua arte … dopo aver visto le cose che ha visto ed aver capito cosa stava succedendo, avrebbe potuto dedicarsi ad altro, dipingere forse, ma lui ha continuato senza porsi dubbi perché quella era la sua arte. Quella era la sua vita. Pasolini è stato un grande intellettuale e un grande poeta e come tutti i grandi poeti non appartiene a qualcuno, ad un paese. Appartiene a tutti”.
E la Magnani?
“La Magnani è fantastica …. per il mio film sono andata ad intervistare Luca Magnani … quando sono entrata in quella casa ho avuto la sensazione di entrare nella casa di un’amica … mi sembrava di vederla…. quando mi ritrovo a parlare di lei e di Pasolini alla mia amica, mi viene fatto notare che ne parlo come se io avessi un’altra famiglia”.
Scusaci il provincialismo – Marie-Jeanne è molto alla mano, ormai ci diamo del tu – ma cosa ci dici di Roma e della Garbatella?
“Amo Roma … a Roma mi sento a
casa … mi piace perdermi nei vicoli, farmi catturare dalla città. Roma mi prende. Nel 600 le guardie del papa erano còrse ed almeno 150 famiglie abitavano a Trastevere. Nella chiesa di San Crisogono vi sono seppelliti diversi còrsi. Poi mi sento molto vicina al dialetto romano … voi dite aho, noi ahio … io mi sento molto più vicina al popolo romano che a quello francese … con quello non c’entro proprio niente.
Garbatella l’ho scoperta relativamente di recente ma mi trovo molto bene qui, mi ricorda molto la mia città Sartène. Sartène è sempre stata di sinistra ed era caratterizzata da una classe molto ricca ed una molto povera …. ricordo una storia che si raccontava …una volta un ricco tornando dalla campagna sul suo calesse prese a bordo un povero che camminava sul bordo della strada. Dopo pochi metri lo fece scendere. Alla richiesta di spiegazioni, il ricco disse: ‘ma non lo sai che il bene dei poveri dura poco? ‘“. Questo accadeva a Sartène neanche tanti anni fa”.
Torniamo al tuo lavoro. A che punto sei? Sei soddisfatta?
“Domani farò le ultime riprese (ndr: questa intervista è stata fatta in gennaio) poi inizierò il montaggio.  Durante le riprese,anche ‘a microfono spento’ ho sentito tante cose che mi hanno aiutato a conoscere meglio sia Pasolini che la Magnani e, se possibile, a farmeli apprezzare ancora di più. Ascoltare le testimonianze di chi li ha conosciuti mi ha fatto scoprire particolari poco noti della loro vita.
Questo film lo sto facendo con amore e con passione e sono certa che al momento del montaggio scoprirò ancora tante altre cose”.
Per chiudere, quando potremo vedere il tuo lavoro?
“Non so ancora quando verrà trasmesso in Corsica ma sicuramente potremo vederlo in Villetta appena la temperatura ci permetterà di condividerlo con tutti gli amici della Garbatella qui all’aperto, dove Pasolini presentò il suo’Mamma Roma’ “.
Ci contiamo.

 

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Muore a 15 anni sul campo di calcio Valerio Stella giovane della Garbatella

Muore a 15 anni sul campo di calcio
Valerio Stella giovane della Garbatella

valerio-stellaMartedì 7 aprile si sono svolti a S. Filippo Neri i funerali di Valerio Stella, giovane promessa del calcio capitolino. Valerio, 15 anni, era nato alla Garbatella, dove aveva frequentato sia le elementari alla “C. Battisti” che le medie alla “G. Moscati” ed aveva vestito anche la maglia della squadra che porta il nome del nostro quartiere. Poi si era trasferito alla società “Città di Fiumicino”, ma il suo amore per la Garbatella era sempre rimasto forte perché qui aveva amici e parenti.
Giovedì 2 aprile, Valerio è morto in seguito ad un malore durante una partita di calcio lasciando un vuoto incolmabile in tutti quelli che lo avevano conosciuto e gli avevano voluto bene.
Addio Valerio, addio tesoro.

Enrico

La redazione di Cara Garbatella si unisce al dolore della famiglia e si stringe intorno ad Enrico Recchi prezioso collaboratore del nostro giornale per la perdita del suo amatissimo nipote Valerio. Ci ripromettiamo di dedicare un ampio spazio a Valerio campioncino e promessa del calcio capitolino nel prossimo numero di Cara Garbatella.

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25 aprile 2015: “Sport e memoria” Nel 70° anniversario della Liberazione, nuova edizione della manifestazione della Polisportiva “G.Castello”, per non dimenticare il passato e capire il presente

25 aprile 2015: “Sport e memoria”
Nel 70° anniversario della Liberazione, nuova edizione della manifestazione della Polisportiva “G.Castello”, per non dimenticare il passato e capire il presente

di Enzo D’Arcangelo

La Polisportiva “G. Castello” organizza anche quest’anno una nuova edizione della manifestazione “XXV Aprile: Sport e Memoria”, nel 70° anniversario della Liberazione del nostro Paese dalla tirannia nazifascista. A fronte dei continui tentativi di cancellare questa ricorrenza, riteniamo importante riproporre una riflessione sui valori stessi su cui si fonda la nostra Repubblica nata dalla Resistenza.
Fortemente convinti che sono i giovani che devono fare propri i valori della democrazia, della libertà, della solidarietà e della giustizia, indipendentemente dalla fede religiosa e
dalle ideologie politiche, a 10 anni dal viaggio ad Auschwitz della Polisportiva, in un periodo di pesante crisi sia economica che sociale vogliamo contribuire con le nostre iniziative a tenere viva la “memoria” degli eventi, dei luoghi, ossia della storia e dei suoi insegnamenti.
“Sport e Memoria” ha riscosso sempre un notevole successo: grazie alla pluralità degli eventi organizzati, ai valori trasmessi, al fair play che lo contraddistingue e alle centinaia di giovani che vi hanno partecipato ogni anno, é diventata un momento di incontro significativo nel panorama sportivo romano.
Anche quest’anno sono previsti molti incontri, dai tornei di minivolley e pallavolo, a quelli di calcio giovanile, alle esibizioni di ginnastica ritmica e arti marziali, ai tornei di dama e scacchi, il tutto a fare da cornice al Trofeo Liberazione di atletica, organizzato il collaborazione con la Polisportiva Popolare Roma 6 Villa Gordiani, in programma allo Stadio
della Farnesina e diventato ormai uno degli appuntamenti più prestigiosi di tutta la stagione atletica laziale.
Gli altri luoghi della manifestazione “XXV aprile sport e memoria  2015” sono quelli soliti della Polisportiva nel Municipio Roma VII: la palestre di Via Sannio (minivolley, pallavolo, arti marziali, ginnastica ritmica) – che la G. Castello dovrà lasciare definitivamente a fine giugno a causa delle note vicende legate alla gestione del bando-truffa ordito da Alemanno e Cochi e che l’Amministrazione Marino non ha ritenuto doveroso annullare nonostante le numerose irregolarità denunciate – e nel Municipio Roma VIII la palestre della Scuola Peano (dove si terrà il torneo di Tennis Tavolo), l’impianto di Via A. Severo (calcio giovanile) e la Villetta di Via Passino dove il tutto si concluderà domenica 26 con un torneo di dama e scacchi, in collaborazione proprio con Cara Garbatella.
Sicuri che anche quest’anno molti saranno i giovani che aderiranno alle varie iniziative, invitiamo tutti i lettori e i cittadini a contribuire con la loro presenza, i loro valori e le loro idee al successo della manifestazione.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Aprile 2015

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Sempre più degrado nel nostro quartiere

Lettera | Sempre più degrado nel nostro quartiere

Carissima Redazione,
in risposta alla telefonata intercorsa con Eraldo Saccinto vostro collaboratore, circa il degrado del nostro quartiere, vedasi i cassonetti non svuotati, le immondizie in strada e sui marciapiedi, gli square centrali della Circonvallazione Ostiense, il marciapiede con fermate del bus, si largo ma che la kasbah di bancarelle lo hanno ristretto talmente ai pedoni ridotto in un budello tale e quale ad un suk.
In Via Caffaro, inoltre, l’ultimo tratto di 100 metri dove esistono un supermercato, un ufficio postale e ben tre banche è da Natale che non viene pulito, l’immondizia e le deiezioni canine imperano. La mancanza di vigilanza degli organi preposti e il degrado imperano. Tutto questo a 200 metri da Campidoglio 2. Essendo un quartiere frequentato da molti turisti europei e non, c’è proprio da vergognarsi! Allego a queste lamentele di un comune cittadino una pagina di un altro giornale di quartiere l’“Urlo” con dichiarazioni veramente sconcertanti da parte dei vari amministratori dell’VIII Municipio.
Borsetti

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L’archivio di Adeli Canali riconosciuto dai Beni Culturali

L’archivio di Adeli Canali riconosciuto dai Beni Culturali

L’archivio storico di Adelio Canali, curato con la collaborazione dell’Associazione culturale Garbatella (Via Macinghi Strozzi 28), ha ricevuto un riconoscimento ufficiale dal Ministero dei Beni Culturali.
Con Decreto legislativo 42/2004 art.10 il suo archivio è stato riconosciuto “di interesse storico particolarmente importante”.
Raccoglie documenti, giornali, fotografie, manifesti e cimeli relativi principalmente al secolo scorso.

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JAZZ ALLA VILLETTA VENERDI’ 17 APRILE

jazz-alla-villettaCara Garbatella in collaborazione con Polisportiva Castello La Villetta

PRESENTANO

J A Z Z   A L L A   V I L L E T T A

VENERDI’ 17 APRILE

Dalle ORE 20,00 Cena spazio Bar

Per prenotazioni 338 0580162 – 331 9496348

A seguire Massimo Pirone TRIO in concerto

Massimo Pirone – trombone

Steve Cantarano – contrabbasso

Massimiliano De Luca – batteria

INGRESSO GRATUITO

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La Tenuta delle Tre Fontane dal Medioevo agli Orti urbani

tenuta-delle-tre-fontaneLa Tenuta  delle Tre Fontane dal Medioevo agli Orti urbani

Il nuovo libro di Gianni Rivolta

Torna nelle librerie Gianni Rivolta con un nuovo approfondimento storico sul territorio. A distanza di tre anni dall’ultimo lavoro editoriale, il nostro collaboratore esce con un’appassionante ricerca sulla “Tenuta delle Tre Fontane, dal medioevo agli orti urbani”, edito dalla Iacobelli.

Il libro sarà presentato domenica 29 marzo alle ore 11,30 presso gli Orti Urbani di Largo Virgilio Maroso (zona adiacente via Ballarin) in occasione delle “Domeniche ecologiche”, promosse dall’Associazione Orti Urbani Tre Fontane e da Italia Nostra in collaborazione con l’VIII Municipio. Saranno presenti  Andrea Catarci presidente dell’VIII Municipio di Roma, Claudio Marotta assessore alle Politiche Culturali ed altri rappresentanti del territorio.

Orti Urbani | Largo Virgilio Maroso

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Morte a Montecitorio

morte_a_Montecitorio
Editore: Homo Scrivens | Collana: Dieci | Anno edizione: 2015 | In commercio dal:15 dicembre 2015 | Pagine: 176 p. Brossura | EAN: 9788899304331

Di Massimo Mongai

Antonio Destaino ha i superpoteri. Sì, perché, oltre a essere un commissario di polizia, è anche un deputato. E quindi, anche se è in aspettativa, può andare in giro armato, arrestare criminali e impartire ordini. E soprattutto, a meno che non venga colto sul fatto, non può essere arrestato senza una autorizzazione del Parlamento. Non può essere intercettato né perquisito, ma in compenso può fare visita a un pregiudicato in carcere senza chiedere permessi.
Lavora nella Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, fin quando in uno sgabuzzino di Palazzo Montecitorio scopre il cadavere della bellissima Contessa Lucrezia Santorre Bernini, dirigente dei servizi informatici della Camera. Delitto passionale? O politico? Non è mai successo prima nella storia d’Italia che qualcuno sia stato ammazzato dentro Montecitorio… Che si può fare? A quali procedure bisogna attenersi?
È proprio Destaino, visti i suoi superpoteri, l’uomo perfetto per indagare.
Che gli piaccia o meno. Si ritrova suo malgrado a indagare, e la trama che viene fuori è fitta come una maglia nera, inestricabile. Camorra, gelosie, interessi milionari…
E poi c’è Luna, che è un po’ la sua kriptonite. Luna è una giovane truccatrice della RAI, molto graziosa, strana e sexy. Gli indebolisce i superpoteri, perché lo distrae. E lui non si può far distrarre: se no gli sparano, lo picchiano, lo diffamano. O almeno ci provano. E Destaino non è davvero invulnerabile.
Però ci va vicino.

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Garbatella, i 95 anni del rione di Roma

Garbatella, i 95 anni del rione di Roma

Festa in piazza Brin con il presidente dell’VIII Municipio, Catarci: “Abbiamo chiesto al Comune un piano di manutenzione straordinaria del quartiere”

di VALENTINA LUPIA

Garbatella foto storicaQuasi un secolo di Garbatella, 95 anni per l’esattezza.A festeggiare il compleanno, oggi, è lo storico quartiere capitolino, di cui si conosce la data di nascita precisa grazie alla targa – considerata dai residenti come la “prima pietra” – che Vittorio Emanuele III depose il 18 febbraio del lontano 1920 a piazza Benedetto Brin. Dove oggi alla presenza di cittadini, scolaresche e personaggi storici della zona, l’esibizione della banda della polizia locale di Roma Capitale ha aperto il carnet d’iniziative previste per festeggiare il 95º compleanno del quartiere. Tra gli appuntamenti in cartellone, questo pomeriggio verrà consegnato il premio “Nonna Garbatella”, mentre venerdì alle 17 all’oratorio San Filippo Neri sarà allestita una mostra sul calcio capitolino, dal titolo “I ricordi nel cassetto”. E ancora, domenica 22 al teatro Palladium (piazza Bartolomeo Romano 8) saranno di scena le radio: dalle ore 11 sarà aperta al pubblico una mostra di pezzi storici, mentre sono in cartellone dalle 17 una serie di commedie musicali, senza dimenticare le attività dell’Officina Pier Paolo Pasolini, inaugurata alla fine del 2014 in nome dell’artista che scelse Garbatella come scenografia di numerosi suoi film.

Per questo e per altri motivi “le mura di Garbatella trasudano storia”, ha spiegato questa mattina il presidente dell’VIII municipio Andrea Catarci, che – alla presenza dell’assessore alla Cultura Giovanna Marinelli – ha colto l’occasione per “chiedere un piano straordinario di manutenzione e riqualificazione del quartiere, affinché si possano vivere altri cento anni di Garbatella”. Per far questo “non
servono piccoli ritocchi di restyling – prosegue il minisindaco – ma un impegno concreto e congiunto di tutte le istituzioni e gli enti del territorio, dalla Regione al Comune, fino all’Ater e all’Ama”, con l’obiettivo di “continuare a offrire ai cittadini giardini e spazi pubblici dignitosi e belle strutture edilizie e abitative”. Tutti elementi che “dopo 95 anni cominciano ad essere messi a dura prova dallo scorrere del tempo”, conclude Catarci.

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Una responsabilità comune: le nuove povertà

Abbiamo il piacere di invitarti all’iniziativa promossa dalla Presidenza e dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Municipio RM VIII sul seguente tema “Una responsabilità comune, le nuove povertà: progetti, percorsi e proposte per una solidarietà attiva e condivisa” che si terrà il 27 Febbraio p.v. presso la Sala Consiliare del Municipio VIII in Via Benedetto Croce, 50.
Parteciperanno Francesca Danese, Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale, Mons. Enrico Feroci Direttore della Caritas Diocesana di Roma e rappresentanti delle realtà locali.
Durante il convegno saranno presentati anche dati riguardanti l’attuale situazione delle “nuove povertà” del nostro territorio.
Certi della tua partecipazione, inviamo i più cordiali saluti e pertanto arrivederci a Venerdi 27 …

L’Assessore alle Politiche Sociali                                         Il Presidente
Bernardino Gasparri                                                          Andrea Catarci Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

SPORT DI CITTADINANZA NEL MUNICIPIO ROMA VIII In collaborazione con “CARA GARBATELLA” TROFEO di SCACCHI e DAMA 22 febbraio 2015

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SPORT DI CITTADINANZA NEL MUNICIPIO ROMA VIII
In collaborazione con “CARA GARBATELLA”
TROFEO di SCACCHI e DAMA

scarica la brochure

7 turni di gioco – 10 minuti a giocatore per finire
APERTO A TUTTI, TESSERATI E NON!
SCACCHI GIGANTI-FESTA del GIOCO

Domenica 22 Febbraio 2015- h 9:00-13:00
“LA VILLETTA” Via F. Passino 26 Roma
La partecipazione implica il consenso alla pubblicazione dei propri dati (cognome, nome,
punteggio di merito, categoria, provincia e risultati ottenuti) e di eventuali fotografie e video
sui siti Internet www.uisp.it/scacchi www.quattrotorri.it www.gcastello.org
Per i minori, tale consenso è implicitamente fornito dai genitori con l’iscrizione al torneo.

INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI:
338-3682544 oiatafullapompa@gmail.com

In caso di esaurimento dei posti,
solo la prenotazione assicura la partecipazione.
I presenti alle h. 9.30 sono automaticamente prenotati.

ISCRIZIONI AI TORNEI:
euro 7 (euro 5 per i prenotati):.
ESORDIENTI, JUNIORES, OVER 65:
euro 4 (euro 2 per i prenotati)
Per i giocatori al loro primo torneo,
nell’iscrizione è compresa la tessera (OMAGGIO!).

CALENDARIO DI GIOCO:
Ore 10:00 – SORTEGGIO; TORNEI di SCACCHI e DAMA ITALIANA
ANIMAZIONI LUDICHE – GIOCO LIBERO di OTHELLO e “GO”,

Ore 12.45 – PREMIAZIONE
PREMI TORNEI di SCACCHI e DAMA ITALIANA:
COPPA e PREMI IN NATURA per i primi 3 assoluti;
COPPA e PREMIO IN NATURA
per il PRIMO CLASSIFICATO di OGNI FASCIA
(di ETA’ o di PUNTEGGIO).

FASCE di ETA’
Anno: 1999-00; 2001-02; 2003-04;
2005-06; n. dal 2007.

FASCE di PUNTEGGIO ELO FIDE/FID/UISP:
Punteggio SCACCHI: fino a 1440 (Esordienti);
1441-1499; 1500-1699; 1700-1899.
Punteggio DAMA ITALIANA: fino a 1440 (Esordienti);
1441-1999; 2000-2499; 2500-2999.

Per quanto non contemplato nel presente avviso,
valgono le norme del Regolamento Internazionale
UISP, FIDE e FID vigenti al momento dello svolgimento
del torneo.

L’ISCRIZIONE alla manifestazione comporta
l’ACCETTAZIONE TOTALE E INCONDIZIONATA
DEL PRESENTE BANDO-REGOLAMENTO
e di eventuali MODIFICHE che dovessero rendersi
necessarie per il buon esito della manifestazione.

scacchiera

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25 gennaio 2015 Parrocchia San Filippo Neri in Eurosia – Progetto Rossano

progettoRossano25 gennaio 2015
Parrocchia San Filippo Neri in Eurosia

Orari: sabato dalle 16,00 alle 18,00 | per appuntamenti dalle 10,00 alle 18,00 cell. 3202885404

Il 25 gennaio nella parrocchia S. Filippo Neri alla fine della messa delle 11:30 è stato inaugurato il Progetto Rossano.
Si tratta di uno Sportello di Ascolto che si avvalerà di psicologi e frornirà a tutti coloro che lo vogliano assistenza socio sanitaria e legale a titolo completamente gratuito. La parrocchia ricordando il suo centenario, si è generosamente offerta nel darci un posto per i nostri incontri che si svolgeranno nella massima riservatezza.
Questo progetto nasce per la richiesta di aiuto che molti non hanno il coraggio di fare per vergogna o per paura di essere giudicati. Ma con me molti aprono il loro cuore perchè sono una di loro, combatto da anni contro le varie dipendenze e ho perso mio figlio per overdose in una squallida comunità di recupero.

Progetto RossanoIl progetto Rossano non essendo ne di destra ne di sinistra porterà avanti solo la politica della VITA, per questo non si servirà di una sola struttura per quanto riguarda la riabilitazione di ogni dipendenza, ma solo di centri che risponderanno ai requisiti di massima serietà con persone motivate veramente.
Come per esempio oltre alla nostra associazione ALTER ONLUS, CASA XENIA di STEFANO LACHIN che ha creato la sua struttura nella meravigliosa vallata di Belluno tutto con le proprie forze.
Questo vale anche per i nostri volontari PROFESSIONALITA’, SERIETA’ e AMORE  sara’ il nostro motto.

Sarà disponibile il libro Sempre e Comunque Aletti editore, il ricavato andrà completamente al PROGETTO ROSSANO

Nerina Marchione

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Torna a consolidarsi la collaborazione tra il Municipio Roma VIII e l’associazione fotografica DoPhotoCross

 dofhotocrossTorna a consolidarsi la collaborazione tra il Municipio Roma VIII e l’associazione fotografica DoPhotoCross

 Torna a consolidarsi la collaborazione tra il Municipio Roma VIII e l’associazione fotografica DoPhotoCross che mette al centro, in questa pubblicazione, la riscoperta della fotografia su pellicola come strumento di ricerca e di narrazione della metropoli.
Lo scorso anno, mese dopo mese, il racconto per immagini ci ha guidati in un percorso nei luoghi del nostro Municipio.
Quest’anno la ricerca si fa piu’ complessa, estende il suo sguardo a tutta la citta’ Roma: ne scova le moltitudini che la attraversano e le comunita’ che la innervano. Come le comunita’ migranti che popolano e costituiscono linfa vitale per molti quartieri e territori.

Gli scatti di DoPhotoCross ritraggono queste storie di soppiatto, silenziosamente, proprio come lavorano “Le Spie”. I ruoli, allora, si confondono abbattendo il confine ideale con lo “straniero”, in un gioco di sguardi che ci consegna una dimensione nuova e un punto di vista “altro” sulle trasformazioni contemporenee di Roma

Andrea Catarci, Presidente Municipio Roma VIII
Claudio Marotta, Assessore alla Cultura Municipio Roma VIII

Dophotocross un’associazione fotografica fondata nel 2009 da Venanzio Cellitti e Bruna Marsili. L’idea e’ quella di fotografare esclusivamente con la pellicola ed in particolare con la procedura del cross processing. La tecnica consiste nel fare foto usando pellicole per diapositive e svilupparle poi con una soluzione chimica per normali negative: il C-41. L’uso non convenzionale dei bagni chimici genera come risultato finale immagini dai toni cromatici “starati” ma suggestivi.

I colori aumentano di contrasto e virano sui toni del giallo, del verde e del blu.

“…alza il giornale cosi’ tua moglie non ci riconosce”. La biondissima signora ha un forte accento russo. Ad osservarla con attenzione mi viene da pensare che a questo appuntamento ci tiene molto, capelli appena fatti dal parrucchiere e unghie fresche di smalto. All’anulare indossa due fedi, una sottile e l’altra molto grossa, forse di un marito che non c’e’piu’. Sulla panchina del parco, al suo fianco, e’ seduto un anziano signore dall’aria distinta. Baffi bianchi ben curati, completo grigio con cravatta. Lui e’ italiano e ancora vive nell’appartamento sopra ai portici di piazza Vittorio Emanuele II, nella casa dove e’ nato. Borbotta qualcosa comprensibile solo a lei e sistema il giornale davanti al viso. Io e Venanzio ci lanciamo un’occhiata divertita e iniziamo a scattare.
Da questa foto e’ partito il progetto fotografico “Le Spie”. Chi osserva chi? Chi spia chi? Concedeteci il gioco di parole.
Attraversiamo Roma scrutando sguardi… che altrettanto studiano i nostri. Alla fine parte un sorriso e si scatta una foto.
I quotidiani si trasformano in una linea di confine tra culture differenti. Vite, esperienze e pensieri diversi. Limiti che svaniscono subito dopo esserci presentati e appena iniziamo a scattare.
A via Conte Verde prendiamo un caffe’ in un bar/tabacchi gestito da un ragazzo cinese. Vestito alla moda, estroverso ed allegro. Da lui puoi trovare anche i giornali e soprattutto sofisticati volantini promozionali dei supermercati stranieri, tutto assolutamente in cinese.
Scendiamo al centro ed attraversiamo ponte Sisto. Qui incontriamo una coppia di turisti americani nel pieno delle loro “vacanze romane”. Divertiti dal nostro progetto, neanche ci lasciano finire di spiegare e subito si calano, come attori professionisti, nella parte delle Spie. ‘sti americani!
Un accento francese ci riporta in Europa, in Italia, a Roma e qui, tra i tavolini all’aperto di Trastevere. Da sotto i loro cappellini di cotone ricamato alcune signore parigine si intrattengono tra fette di torta e te’ freddo. Poco piu’ avanti siamo attratti da una piccola libreria e dal suo libraio dall’affascinante sguardo colmo di parole, pensieri e riflessioni che, una volta pronunciati, ti cambiano la vita.
Usciamo sulla piazza e siamo attratti dal suono dell’acqua che scorre. Sui gradini dell’antica fontana di santa Maria in Trastevere fotografiamo due studenti durante i loro bivacchi.
Questi sono solo alcuni dei personaggi che da dietro a tutti quei fruscianti fogli di giornali, carichi di parole straniere, “spiano” il mondo, in questo caso la nostra citta’, Roma. Li ringraziamo per essersi “prestati” al nostro progetto, dimostrando che gli altri non sono poi cosi’ lontani.

Bruna MarsiliFacebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Una proposta del Comune per l’ex Fiera di Roma Dal Municipio un Sì per servizi e verde ma a precise condizioni

Una proposta del Comune per l’ex Fiera di Roma

Dal Municipio un Sì per servizi e verde ma a precise condizioni

Sono quasi dieci anni che la Fiera di Roma dalla Via Cristoforo Colombo si è trasferita nella zona Portuense. Da dieci anni quell’ampia superficie di territorio del nostro Municipio, che nel tempo ha fatto gola a non pochi costruttori romani, è stata preservata dalla speculazione grazie soprattutto alla resistenza dei cittadini residenti nelle zone limitrofe. Forse è prossimo il momento dello sblocco di quella insostenibile situazione di stallo. Recentemente il Comune ha presentato una proposta di variante che prevede la definizione dei futuri fabbricati, la localizzazione, le loro altezze, le loro singole dimensioni e l’individuazione dei servizi e in generale lo sviluppo plano-volumetrico. Il Municipio ha espresso parere favorevole alla proposta, subordinatamente ad alcune precise condizioni. Abbiamo chiesto al Presidente Andrea Catarci di illustrarci, insieme alla proposta della Giunta comunale, le condizioni di salvaguardia espresse dal nostro Municipio.

La Fiera di Roma di Via Cristoforo Colombo ha chiuso i battenti nel 2005, trasferendo le proprie attività. Da allora i preziosi sette ettari di superficie sono stati lasciati all’abbandono, utilizzati alternativamente per ospitare emergenze sociali o per ammassare cassonetti e materiali di risulta. La proprietà, Investimenti spa, che ha come principali azionisti la Camera di Commercio, la Regione Lazio e Roma Capitale, in ogni occasione ha manifestato le proprie intenzioni di massimizzare i profitti proponendo l’edificazione di cubature spropositate, scontrandosi sempre con il Municipio, i comitati e le realtà associative del territorio, determinati nel ridurre i pesi urbanistici e nel richiedere un aumento dei servizi pubblici e dell’utilità sociale dell’operazione.
Ad oggi la partita è ancora tutta da giocare, visto che dopo nove anni non c’è ancora un progetto di riqualificazione, a seguito dei fallimenti delle iniziative prospettate dalle ex Giunte, soprattutto quella a guida Alemanno, bocciata per l’eccessiva colata di cemento prevista.
La palla è passata alla Giunta Marino che, nel tentativo di sbloccare l’insostenibile situazione di stallo, ha recentemente presentato una proposta di variante, il “Piano di utilizzazione delle aree della Via Cristoforo Colombo da Porta Ardeatina a Via delle Tre Fontane – Ambito n. 2: Risistemazione della Fiera di Roma“.
In essa si ribadisce la scelta di procedere a demolire e ricostruire, ritenendo un’operazione di riuso dell’edificato esistente onerosa ed impraticabile, rinviando tuttavia l’individuazione di quello che si definisce Strumento Urbanistico Attuativo, cioè la definizione puntuale dei futuri fabbricati, la localizzazione, le loro altezze e le loro singole dimensioni, l’individuazione dei servizi e più in generale lo sviluppo plano-volumetrico.
Il Municipio ha espresso un parere favorevole alla proposta, subordinato però ad alcune fondamentali condizioni.
Il parere non è stato determinato dalla riduzione delle superfici destinate all’edificazione, che c’è ma è ancora insufficiente: infatti, la Superficie Utile Lorda è pari a 75.000 metri quadri, meno dei 91.315 della precedente proposta ma ancora troppi, persino di più dell’attuale superficie edificata, indicata in mq. 67.000 (Conferenza dei Servizi L.46/89 e Deliberazione di C.C. n. 132/97). Il motivo principale del Sì consiste invece nella presenza, nel contenuto del documento, di una delle indicazioni “storiche” dell’Ente municipale, avanzata ripetutamente ma mai accolta in passato: il vincolo a reperire gli standard urbanistici solo all’interno dell’area e non all’esterno, come era nelle precedenti ipotesi progettuali.
In tal modo si ottiene un miglioramento in termini di:

  1. incremento delle superfici destinate a servizi pubblici;
  2. aumento del verde, in particolare con la realizzazione di un parco pubblico attrezzato nella fascia parallela alla Colombo;
  3. aumento dei parcheggi pubblici.

In generale, gli spazi pubblici reperiti all’interno dell’area passano dal clamoroso “zero” delle precedentiproposte a 32.500 metri quadri, circala metà della superficie destinata all’edificazione.
Altro dato incoraggiante, infine, quello che lascia alla partecipazione degli attori territoriali la definizione del progetto di riqualificazione vero e proprio, in particolare con la possibilità di declinare in forma collettiva e condivisa il documento da mettere alla base del futuro Concorso.
Il Municipio ha accompagnato il parere con dodici condizioni, terreno di lavoro nel prossimo futuro, che toccano molteplici aspetti e si concentrano in particolare sulla sostenibilità dell’operazione nel contesto territoriale. Alcune sono di particolare impatto:

  1. con riferimento all’aspetto dimensionale, si ritiene fondamentale ridurre ancora le superfici edificabili, attestandosi al di sotto di quelle attualmente esistenti;
  2. per la parte residenziale, che può raggiungere fino a un massimo dell’80% della Superficie Utile Lorda totale, si propone che essa venga equamente distribuita tra case per il mercato libero e di edilizia residenziale pubblica, in modo da contribuire a contrastare il dramma dell’emergenza abitativa;
  3. con riferimento al sistema della mobilità, si vincola l’operazione alla realizzazione, preventiva, della linea tramviaria cosiddetta “ex Fiera”, annunciata dalla Giunta  capitolina e richiesta dal Municipio fin dal 2006, che da Viale Marconi collega Viale Giustiniano Imperatore e Viale Colombo fino al centro;
  4. con riferimento alla tempistica, si rende obbligatoria la contestuale realizzazione delle opere pubbliche e private, al fine di scongiurare quanto accaduto nella vicina  Piazza dei Navigatori, con conseguenze nefaste che si ripercuotono tutt’ora nello stesso quadrante cittadino, dove delle prime opere pubbliche, non c’è traccia.

Il dato riferito agli attuali manufatti abusivi realizzati dall’ex Fiera e oggetto di condono edilizio presenti all’interno dell’area, pari ad una superficie di circa metri quadri 13.660, che sono considerati come facenti parte dell’attuale consistenza edilizia, appare quantomeno lacunoso.
Essi sono oggetto di verifiche da parte del Municipio, sia in termini di volume che di superficie, nonché relativamente alle destinazioni d’uso. Chissà che già su questa strada non arrivino interessanti novità, utili a limitare le volumetrie previste… Se da un lato la risistemazione dell’ex Fiera non può essere rimandata all’infinito, dall’altro non può neanche essere finalizzata all’obiettivo prioritario di far cassa, per coprire parte del buco economico accumulato dalla nuova Fiera. La valorizzazione va perseguita prioritariamente in termini di vantaggi socio-urbanistici per la collettività, poi sotto il profilo economico e finanziario. Procedere ad una cementificazione intensiva, peraltro, rischierebbe di far saltare definitivamente l’equilibrio della zona – già ampiamente compromesso da altre devastanti scelte, come il già citato Accordo di Programma della vicina Piazza dei Navigatori – e la funzionalità di un’arteria indispensabile come la Colombo.
Il Municipio non ha mai agito con l’obiettivo di mantenere un intollerabile status quo nell’imponente complesso e tantomeno intende farlo oggi, in presenza di un punto di partenza più accettabile di quelli passati.
Allo stesso modo, però, come in passato, non è disposto a fare regali a Investimenti spa. Insieme alle centinaia di persone che con passione e competenza hanno profuso impegno ed idee negli anni, si continua a perseguire l’obiettivo di arrivare ad un progetto sostenibile ed all’insegna del Bene comune, ovvero fondato sull’interesse pubblico, nella consapevolezza di aver ottenuto qualche risultato tangibile, ma che ancora tanta è la strada da fare.

Andrea Catarci
Presidente del Municipio Roma VIII

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Un regalo buono che fa bene Solidarietà con i ragazzi palestinesi dei campi profughi in Libano

Un regalo buono che fa bene

Solidarietà con i ragazzi palestinesi dei campi profughi in Libano

Anche quest’anno le Associazioni culturali Cara Garbatella e Altrevie promuovono una iniziativa di solidarietà che, con l’aiuto dell’Associazione Culturale Ulaia ArteSud, è finalizzata a raccogliere fondi per borse di studio da destinare a bambini e ragazzi palestinesi che vivono nei campi profughi in Libano. Come di consueto, le associazioni raccoglieranno le prenotazioni di confezioni-regalo di ottimo olio extra-vergine di oliva dop e di bottiglie di eccellente vino del Lazio al prezzo di € 18,00.
Il ricavato della vendita dei buoni prodotti della nostra tradizione enogastronomica si aggiungerà al ricavato della consueta Tombola di solidarietà che l’Associazione Altrevie promuove, con il patrocinio del Municipio VIII, domenica 21 dicembre alle ore 20, presso il Centro Anziani di Via Pullino.
Si  tratta di un appuntamento entrato ormai nella tradizione in cui, come di consueto, il montepremi della tombola è formato da piccoli e grandi doni che i partecipanti porteranno con sé già confezionati; oggetti spesso anche di un certo valore comperati per l’occasione o, spesso, trovati frugando nei cassetti di casa.
“Rinnoviamo anche quest’anno – dice Fabio Muzi, tra i fondatori dell’Associazione Altrevie – la nostra festa, che è anche un’occasione per riflettere sul disagio di intere generazioni di bambini e ragazzi palestinesi che vivono in Libano e a cui non sono riconosciuti i più elementari diritti di cittadinanza”.
La festa, a cui sono invitati tutti i cittadini del quartiere, si terrà domenica 21 dicembre alle ore 19,30 nei locali del Centro Anziani di Via Pullino 97 (Metro Garbatella). Le prenotazioni del ‘regalo buono che fa bene’ si raccolgono inviando un’email all’indirizzo altrevie@gmail.com. Il programma completo delle attività dell’Associazione può essere consultato sul sito www.altrevie.it o sulla pagina di facebook.

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Piazzale 12 ottobre 1412: uno spazio da risanare

Piazzale 12 ottobre 1412: uno spazio da risanare

Tra le cose negative che ha lasciato al quartiere Ostiense in eredità il periodo in cui Alemanno fu sindaco va annoverata l’inadeguatezza delle azioni su Piazzale 12 ottobre 1492 (ex Terminal Ostiense) che ormai da anni ospita il Treno Italo e Eataly. Non si critica qui la rinascita di un comprensorio costruito per i Mondiali di calcio di Italia 90 con un enorme spreco di denaro pubblico e che ha conosciuto periodi terribili al suo interno ed esterno (i residenti ricordano bene gli accampamenti e le tende dei profughi dentro la stazione e le abitazioni di fortuna con mobilio dei senza fissa dimora al di fuori dove ora è il marciapiede che dà accesso a Eataly).
Ci saremmo aspettati però dall’amministrazione Marino e dal Municipio VIII uno sforzo maggiore per sistemare almeno le cose che proprio non vanno sul piazzale e che avrebbero potuto già essere risolte nel 2012, utilizzando come forse sarebbe stato logico e giusto almeno una parte dei tanti quattrini incassati allora dal Comune per la regolarizzazione del comprensorio. Mi riferisco a quattro semplici interventi:

  • alla mancata installazione di dissuasori sullo spartitraffico del tratto di curva che collega il piazzale con l’incrocio con Via Matteucci e Via Benzoni che potrebbero evitare la sosta selvaggia, immancabile di sabato e domenica, che a volte impedisce il passaggio agli autobus privati che fanno il capolinea di fronte a Rocco Balocco;
  • al rifacimento delle strisce pedonali al semaforo che immette dal Piazzale in Via Matteucci ormai sparite da anni che forse se ridipinte farebbero capire che non è proprio il caso di parcheggiare sul passaggio pedonale del semaforo citato perché altrimenti gli autobus restano incastrati e bloccano tutto il traffico;
  • all’installazione di dissuasori sul marciapiede accanto a quello di Italo usato ormai da oltre un anno per la sosta selvaggia dei soliti furbi che entrano contromano senza  essere sanzionati;
  • alla repressione della sosta in divieto zona rimozione su Via Matteucci (provenendo da Via Ostiense) e cercando di svoltare a destra su Via Benzoni, dove i veicoli parcheggiati in divieto sulla corsia di preselezione impediscono di girare quando il semaforo è rosso per andare verso il Piazzale.

Inutile aggiungere che alle richieste reiterate di avere un vigile urbano in servizio permanente su Piazzale 12 ottobre 1492 non si è avuta risposta e ci dobbiamo accontentare di vedere la Polizia municipale all’incrocio del Piazzale con Via Matteucci e Via Benzoni solo una volta all’anno in occasione della Maratona di Roma o nei rarissimi casi in cui qualche automobilista fa qualche infrazione talmente sfacciata e pericolosa che i motociclisti del GIT di passaggio non possono non vedere e sanzionare.
Speriamo che nel 2015 il Comune riesca a ricordarsi che Piazzale 12 ottobre 1492 è quello scelto per ospitare gli uffici del Campidoglio 2 e magari si riuscirà a verificare se sia possibile sostituire l’incrocio tra Via Matteucci, Via Benzoni ed il Piazzale stesso con una rotatoria.
Perché, se è vero che sarà la sede del nuovo Campidoglio, il Piazzale 12 ottobre 1492 forse meriterebbe già da ora i(nsieme a chi ci abita vicino o lavora) un po’ più di attenzione.

Fulvio De Pascale
per Associazione Insieme per Ostiense

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Via Magnaghi è più pulita

Via Magnaghi è più pulita

E’ ora di apportare cambiamenti in questo quartiere, renderlo anche a misura di bambino.
Ed è proprio per questo che, alle 10 di giovedì 10 dicembre, è nata la seconda iniziativa di riqualificazione del gruppo Facebook “Sei de Garbatella se…” ,volta a migliorare la condizione di Via G.B.Magnaghi, un viale limitrofo ad una delle scuole più conosciute del quartiere, la Casa dei Bimbi.
In questo evento sono coinvolti in prima persona proprio i nostri piccoli cittadini del domani, i bambini cioè che ogni giorno percorrono quella strada degradata per entrare nella loro scuola. Con la collaborazione della Coordinatrice e delle Insegnanti del plesso divengono parte attiva del progetto patrocinato dal Municipio VIII, creando disegni e addobbi che servono per abbellire la via.
Noi, volontari del decoro, svolgiamo i seguenti lavori di riqualificazione: pulizia del viale, taglio dell’erba, pulizia dei muri, rimozione delle affissioni abusive e decorazione della strada. Speriamo con tutto il cuore di poter dare uno scossone a questo quartiere e di coinvolgere il maggior numero di cittadini possibile.

Gruppo Facebook
Sei de Garbatella se…
Carol Sbarrini 339.162.44.64
Valentina Frassanito 346.793.40.3

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