Ancora qualche ora di tempo per una raccolta di abiti invernali, coperte e alimenti non deperibili da destinare ai senza fissa dimora. Il termine ultimo è il 3 febbraio. L’iniziativa è partita dall’organizzazione di volontariato Tutti Taxi per Amore ha il patrocinio del Comune di Roma e la collaborazione dell’VIII Municipio. Un viaggio al tempo della solidarietà – come recita il volantino – che coinvolge i tassisti di 12 città italiane. L’Associazione Tutti Taxi per Amore nasce a Roma nel 2015, dall’entusiasmo e la volontà di quattro tassisti che iniziano a dare vita ai primi progetti mirati all’inclusione sociale. Ogni inverno si palesano le solite difficoltà per i senza fissa dimora, per i cosiddetti invisibili, che sovente non hanno un riparo dove passare la notte e sono quindi costretti a rifugi di fortuna o a coprirsi con stracci o cartoni. Le varie organizzazioni del nostro territorio sono spesso in prima linea in opere di solidarietà per i meno abbienti. Alla Comunità di Sant’Egidio si aggiungono diverse realtà quali ad esempio CSOA la Strada, Villetta Social LAB, Casetta Rossa o l’Associazione Cara Garbatella, ma gli sforzi dei volontari, benché notevoli, non riescono sempre a far fronte alle emergenze sociali. Partner dell’iniziativa la Cooperativa di tassisti Samarcanda, Taxicare Network, l’Associazione motociclisti Forze dell’Ordine Onlus, Autoricambi Pian due Torri e FAP Forniture Auto Parti.
Ci sono storie che meritano di essere raccontate, altre che fanno parte della nostra memoria e delle nostre vite. Quella della signora Ines andrebbe bene per entrambi i casi. Ines, classe 1928, è la titolare di una storica tintoria di via Rosa Guarnieri Carducci che dopo 56 anni di attività al servizio del quartiere ha deciso andare in pensione. Nata 94 anni fa a Meduna di Livenza, un paesino di poche anime della provincia di Treviso, attraversato dal fiume omonimo lungo oltre 100 km che sfocia nel golfo di Venezia. Nel dopoguerra Ines decise di scendere a Roma con le sorelle Elda e Regina “perché dalle mie parti, nel freddo nord-est, non era come adesso, non si viveva bene”. Erano in tanti i veneti che per sfuggire alla miseria, o semplicemente da un territorio tutt’altro che ricco e lontanissimo dallo sviluppo degli ultimi decenni, lasciarono la propria terra per andare altrove; molti raggiunsero le Americhe, altri si spostarono nelle grandi città: Milano, Torino, Bologna e naturalmente la Capitale.
La notizia della prossima pensione per Ines è stata inaspettata perché, nonostante l’età che avanza, – ci si perdoni la sottolineatura – lei e la sua tintoria da più di mezzo secolo hanno rappresentato quasi una figura leggendaria, un’istituzione di cui una comunità non potrà farne a meno facilmente. Perché quando si voleva avere un indumento perfetto o semplicemente rinfrescato si andava da lei. Qualsiasi capo di abbigliamento le si fosse consegnato, poteva trattarsi di una camicia, di un piumino o di una semplice vestaglia, questo tornava quasi d’incanto come nuovo o semplicemente immacolato. Quando si è sparsa la voce che la bottega avrebbe chiuso i battenti, anche in virtù di un cartello che invitava a “ritirare i capi entro il 31 gennaio per cessazione attività”, sono stati moltissimi i cittadini che si sono recati al negozio, come se si trattasse di una sorta di pellegrinaggio; sono andati per dirle semplicemente grazie per il lavoro svolto con competenza e onestà, per gli indumenti consegnati sempre puliti e profumati e con puntualità, come puntuale lo era il rumore divenuto familiare della serranda che al mattino presto veniva tirata su. Gli stessi ringraziamenti sono poi arrivati da tutto il Municipio che venerdì 28 gennaio ha consegnato non senza un po’ di commozione – per mano del Presidente Amedeo Ciacchieri e dell’assessora Alessandra Aluigi – una targa ricordo in cui si sottolineavano i 56 anni di attività.
Alcuni abitanti giunti proprio per la consegna della targa e per le foto di rito, qualcuno a sua volta per consegnare dei doni, si sono dilungati in racconti, aneddoti e peculiarità. Tra queste la memoria incredibile di Ines che ricordava perfettamente a chi appartenesse ogni capo che le era stato affidato. Niente numeretti, né ricevute con i nomi, tutto perfettamente mnemonico. Non si è mai sposata, né ha avuto figli, ma tiene a precisare che ha moltissimi nipoti che l’aspettano in alto Italia.Ha mantenuto vive le sue radici e lo si sente anche dalla cadenza dialettale; nonostante tutti gli anni passati a Roma le è restato addosso il senso di appartenenza alla sua terra dove tornerà per riposarsi. Tuttavia non tornerà subito al paese natio, ma per almeno un mese si recherà in una sartoria di Via Chiabrera, dove i titolari hanno intenzione di avviare anche un servizio di stireria. “Andrò ad insegnare il mio metodo”, dice con orgoglio Ines.
È stata Edith Bruck, scampata al campo di sterminio di Auschwitz, la protagonista dell’iniziativa organizzata al teatro Palladium dalla Fondazione Museo della Shoah con il patrocinio dell’università Roma Tre, in occasione del Giorno della Memoria. L’attore Stefano Massini ha aperto la serata con un monologo sulle atrocità del nazismo diventate “realtà quotidiana” e forse per questo ancora più assurde e ingiustificabili.
La scrittrice di nazionalità ungherese, intervistata dalla giornalista Francesca Nocerino, ha ricordato i terribili episodi della sua prigionia vissuti insieme alla sorella ed il peggio è stato proprio dopo il 27 gennaio, quando i nazisti hanno deciso di far sparire le prove della loro crudeltà. Le due sorelle ebree hanno infatti subito una deportazione a piedi da un campo di concentramento ad un altro, per poi essere di nuovo riportate al punto di partenza, ma solo dopo aver fatto a piedi più di mille chilometri e aver visto morire tante donne, bambine e anziane per gli stenti e il freddo.
È anche intervenuto il noto giornalista Furio Colombo, che ha spiegato la genesi della legge istitutiva del Giorno della Memoria approvata nel 2000. La serata è stata allietata dall’omaggio di due calciatori, Mathias Oliveira della Roma e Danilo Castaldi della Lazio che hanno offerto ciascuno la propria maglia alla signora Bruck, che le ha accolte molto divertita. L’attrice Micol Pavoncello ha letto alcune poesie di Edith Bruck , intervallandole con brani musicali della brava cantante Miriam Meghnagi, accompagnata alla chitarra dal musicista Nicola Puglielli. Presenti all’iniziativa il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il Rettore di Roma Tre Luca Pietromarchi e il presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri.
Anche l’VIII Municipio celebra la Giornata della Memoria. A margine del cavalcavia stradale che unisce i quartieri Ostiense e Garbatella si è svolta la cerimonia in ricordo di Settimia Spizzichino presso il ponte a lei intitolato. Venuta a mancare a luglio del 2000, all’età di 79 anni, fu l’unica donna sopravvissuta alla deportazione nazista del ghetto ebraico di Roma avvenuta il 16 ottobre 1943. Quel giorno furono rastrellati 1022 ebrei romani, che furono poi fatti partire dalla stazione Tiburtina in condizioni disumane, stipati in 18 vagoni piombati, verso il campo di sterminio di Auschwitz. Fecero ritorno solo 16 persone, tra cui Settimia e nessun bambino. Tornata in Italia, senza la madre, il padre, il fratello, due sorelle e una nipotina di 18 mesi, dedicò la sua vita al racconto e alla testimonianza di cosa è stato l’olocausto.
L’iniziativa, nata al fine di sensibilizzare le nuove generazioni, ha visto la partecipazione degli studenti della scuola media Giuseppe Moscati, che hanno letto poesie e loro scritti sull’argomento. Durante la cerimonia è stata ricordata anche Carla Di Veroli, nipote di Settimia Spizzichino ed esponente della comunità ebraica di Roma, venuta a mancare lo scorso anno. Erano presenti all’evento e sono intervenuti: il vice presidente della Regione Lazio, Daniele Leodori, il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri, il presidente provinciale dell’Anpi, Fabrizio De Sanctis, l’assessore alla memoria della comunità ebraica di Roma, Massimo Finzi, Miriam Spizzichino, nipote di Settimia ed Elio Limentani, storico della Shoah, che citando Primo Levi ha ricordato la motivazione essenziale dell’incontro: “Se comprendere è impossibile conoscere è necessario”.
Chi non ha memoria non ha futuro. Lo hanno capito i numerosi cittadini, le associazioni del quartiere, l’Anpi e gli amministratori locali, che venerdì 21 hanno partecipato con emozione e orgoglio all’iniziativa Memorie d’Inciampo a Roma, promossa dall’associazione Arte in Memoria.
Il Municipio VIII ha pagato un tributo spaventoso alla Lotta di liberazione dal nazifascismo. Ai 335 uomini trucidati alle Fosse Ardeatine – dove va subito la memoria dell’eccidio – si aggiungono le decine di deportati nei campi di sterminio, i bombardamenti dell’Ostiense del marzo del 1944 e gli scontri armati contro la Wermacht, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre alla Montagnola e a Porta San Paolo.
Il primo appuntamento della mattinata si è svolto in via Percoto5, davanti al Terzo albergo, ultima dimora di Enrico Mancini, ricorda una targa di marmo del 1947. Antifascista e abile ebanista – come ha ricordato il pronipote Jacopo Smeriglio – aderente al Partito d’Azione dal 1942, con l’8 settembre entrò nella Resistenza. La sua attività terminò con l’arresto il 7 marzo del 1944, il giorno dei bombardamenti dell’Ostiense e della Garbatella, nel suo ufficio al centro di Roma, dove aveva aperto una nuova attività di commerciante di prodotti agricoli.
Condotto alla Pensione Oltremare, vicino alla stazione Termini, venne torturato dagli sgherri fascisti della banda Koch e successivamente trasferito alla Pensione Iaccarino, altro luogo di detenzione e tortura gestito dai fascisti italiani.
Il 18 marzo fu rinchiuso a Regina Coeli in attesa di processo, dove riuscì a far pervenire alla famiglia un biglietto. Fu prelevato dal carcere il 24 marzo e trasportato alle Fosse Ardeatine, dove morì assassinato all’età di 47 anni, lasciando la moglie e sei figli.
Estremamente toccante è stata anche la deposizione della pietra d’inciampo in Piazza Ricoldo da Montecroce, dove i nazisti il 9 maggio del 1944 prelevarono Emma Di Porto. Per la misera somma di 400 lire intascate da un delatore, fu arrestata mentre usciva di casa per andare a sfamare la sua gallina, unica fonte di sostentamento della famiglia.
La signora Di Porto, 45 anni, cittadina romana di religione ebraica, era nota nel quartiere per la sua generosità e la sua mitezza. Era conosciuta nei lotti Icp anche perché era solita accompagnare le giovani puerpere al parto.
Dopo l’arresto venne internata nel campo di smistamento di Fossoli vicino Modena, gestito dai fascisti di Salò, da dove fu fatta salire su un carro bestiame e spedita ad Auschwitz per essere assassinata il 30 giugno dello stesso anno. Il tragico destino toccato alla signora Di Porto è stato molto simile a quello di tanti altri cittadini romani di religione ebraica finiti nelle camere a gas di Auschwitz–Birkenau, traditi e venduti da persone abominevoli.
L’ultimo appuntamento della mattinata è stato quello in via Antonio Rubino, proprio davanti alla casa che aveva ospitato i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli, nati rispettivamente nel 1902 e nel 1899. Il ricordo dei Cinelli è toccato ad un emozionato Giancarlo Proietti, direttore editoriale di Cara Garbatella e memoria storica della Sinistra del quartiere.
Francesco era dipendente della Romana Gas e forse il meno impegnato politicamente, mentre Giuseppe era comunista e facchino ai Mercati Generali. Dopo l’8 settembre ebbe un ruolo di spessore nella Resistenza presso il comando della Settima Brigata Garibaldi di zona. Noto come sovversivo, molto prima dell’occupazione nazista, ormai latitante, tornò a dormire per una sera nella sua casa di Via Rubino insieme al fratello. Una scelta incauta, ma probabilmente dettata da cause di forza maggiore. Catturati la sera del 22 marzo furono torturati dalle SS di Kappler e Priebke nella prigione di via Tasso prima di essere assassinati alle Fosse Ardeatine.
A Giuseppe Cinelli, dopo il 4 giugno del 1944 all’indomani della liberazione di Roma, fu intitolata la sezione dei comunisti della Garbatella, la Villetta. La posa in opera delle pietre d’inciampo dedicate ai fratelli Cinelli è stata richiesta dagli abitanti del Lotto dove vivevano, come ha sottolineato l’Assessora alla memoria Maya Vetri, che nel rammentare la figura dei due martiri ha sottolineato: “Ricordare è un atto etico e rendere pubblica una memoria privata apreuno spazio laico di riflessione. Le pietre d’inciampo sono proprio questo: un antidoto al revisionismo, uno stimolo attivo verso la ricerca storica, un’opera d’arte senza fine che punta alla diffusione territoriale della memoria. Un inciampo fisico e visivo che fa conoscere”.
Tutto parte da un progetto dell’artista tedesco Gunter Demnig -progetto cominciato nel 1992 a Colonia – che consiste nel depositare nel selciato stradale delle città europee, dove è stata forte la presenza della barbarie nazifascista, dei blocchi di pietra ricoperti da una piastra di ottone sulla faccia superiore con il nome e le date di nascita e morte delle vittime di deportazioni o di omicidio politico. La pietra, grande pressappoco quanto un sampietrino, circa 10 x 10 cm, viene posta davanti all’ultima dimora abitata dal condannato. L’espressione “inciampo” viene dunque usata non in senso letterale, ma visivo: vuole indurre il passante a notare le pietre di diverso materiale e farlo fermare a riflettere su quanto accaduto, per poi ricordarlo. A Roma l’associazione Arte in memoria dal 2010 ne ha già deposte più di 300. Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare (Liliana Segre).
“Creare cultura insieme” è questo l’obiettivo dichiarato dall’assessora Maya Vetri a tutte le associazioni del settore presenti martedì pomeriggio nella sala della Biblioteca Arcipelago a Via Benedetto Croce e in collegamento a distanza. “Le realtà censite nell’albo sono 140, e a queste se ne aggiungono altre non rilevate – ha detto l’assessore-. Sarà nostra cura entrare in contatto con tutte e cercare di mettere quanto più possibile a fattor comune le idee, le esperienze, gli stimoli e le proposte delle associazioni culturali. E lo faremo in una prima fase con una newsletter condivisa”. “Infine- continua la Vetri – il supporto alle associazioni si svilupperà in tre fasi: avvio, comunicazione, sostegno, con particolare riferimento all’agevolazione dell’accesso alle risorse.”
Il minisindaco Ciaccheri ha assicurato la disponibilità del primo cittadino di Roma Roberto Gualtieri alla programmazione condivisa in ambito culturale e anche la presidentessa delle Biblioteche di Roma, dottoressa Senofonte, ha dichiarato il suo supporto al rafforzamento di quelle presenti sul territorio. Anche Cara Garbatella ha esposto la pluriennale presenza sul territorio tramite l’agenzia di informazione online e l’approfondimento cartaceo trimestrale, che ha ricevuto e continua a riscuotere ampli consensi in tutto il Municipio.
Ancora qualche dettaglio da completare e il Campetto di Piero, due campi sportivi polivalenti e uno spazio giochi per bambini tra via di Grotta Perfetta e via Granai di Nerva sarà finalmente pronto ad aprire i cancelli. In realtà l’apertura al pubblico di quest’opera, attesa da anni dagli abitanti del quartiere di Roma 70, continua a essere rimandata.
Presentata una interrogazione dal consigliere 5 Stelle Matteo Bruno
A sollevare la questione con una interrogazione all’assessore ai Lavori pubblici è Matteo Bruno, consigliere del Movimento 5 Stelle e vice presidente della Commissione Servizi sociali e Sport, nella quale chiede le “tempistiche reali per l’apertura” e richiede “una commissione trasparenza ad hoc per fare chiarezza sull’iter seguito dall’amministrazione municipale”. D’altra parte rincara il consigliere di opposizione: “Il progetto di apertura del Campetto di Piero è di diretta competenza municipale, pertanto, il ritardo di oltre un anno, dimostra l’incapacità della giunta locale, che a differenza di molti altri Municipi, presenta anche una continuità amministrativa rispetto alla scorsa consiliatura”.
Non si sottrae al problema il neo assessore Luca Gasperini: “Da parte del Municipio c’è la volontà di rendere fruibile il campetto nel più breve tempo possibile. Ho preso posto negli uffici da poco tempo, attualmente abbiamo in carico tantissimo lavoro e la pandemia ha dilatato le tempistiche. Intanto la prossima settimana – conclude l’amministratore locale – sarà fatto un ulteriore passo avanti ossia verrà montata la rete da pallavolo, mentre sono stati già installati i canestri e le porte da calcetto che saranno interscambiabili. Ho ascoltato tutte le proposte che mi sono arrivate dagli abitanti; sono fiducioso che a breve troveremo una soluzione”.
La storia del campo
Un po’ di storia. Quest’area è presente fin dall’origine del quartiere ed era uno spazio pubblico molto frequentato dai giovani che volevano praticare sport. Il nome rimanda a Piero, il proprietario di un vecchio bar di Roma 70 che negli anni ‘80 faceva un po’ di pulizia e manutenzione dello spazio. Col tempo il campo cadde inesorabilmente in abbandono. Il progetto di recupero fu avanzato, nell’estate del 2018, durante il Focus Group (una delle fasi del processo partecipativo del concorso #RomaDecide) dal Comitato di quartiere di Grotta Perfetta e risultò tra i diciotto progetti vincitori che si aggiudicarono parte dei 17 milioni di euro degli oneri concessori derivati dall’edificazione dei palazzi in Piazza dei Navigatori e dell’Albergo Bianco.
Il grido d’allarme è partito dal Comitato di quartiere di Grottaperfetta: “il Servizio Giardini sta completando il lavoro di messa in sicurezza di numerosi alberi di pino attaccati dalla cocciniglia tartaruga all’interno del Parco di Forte Ardeatino attraverso abbattimenti e potature. Nell’attesa che i tronchi e rami abbattuti vengano rimossi e smaltiti- auspica il comunicato stampa- chiediamo che gli alberi vengano presto sostituiti da nuovi scegliendoli tra le specie arboree a forte assorbimento di anidride carbonica per la tutela della salute dei cittadini, considerata la vicinanza con via di Grottaperfetta ad alta densità di traffico automobilistico. Auspichiamo inoltre, che venga al più presto dato inizio ai tanto attesi lavori di riqualificazione del parco, riqualificazione determinata a seguito del Processo Partecipativo “Roma#Decide” del 2018 da parte del Comune di Roma in cui il nostro Comitato ha presentato il proprio progetto e promosso la relativa votazione. Riqualificazione che dovrà dare nuovo lustro all’intera area verde attraverso il rifacimento dei viali, della recinzione del Forte, al ripristino dei giochi per bambini, al rifacimento della staccionata perimetrale ed anche con la creazione del “percorso salute” promosso e finanziato dall’Ente Parco Appia Antica e dalla Regione Lazio”. Inoltre il Comitato ha proposto di istallare l’illuminazione in quella parte del parco che conduce al centro commerciale i Granai, attraversato quotidianamente da tanti cittadini.
Continua il braccio di ferro sull’ettaro della discordia tra la Cooperativa Garibaldi e l’omonimo Istituto agrario di via di Vigna Murata. Anche se la convocazione di un Tavolo interistituzionale, previsto per il 10 gennaio, nella sede del Municipio VIII a via Benedetto Croce, sembra delineare una via d’uscita concordata e finalizzata alla stesura di una nuova convenzione tra le parti interessate. In questi giorni, mentre i trattori dell’Agrario distruggevano i campi coltivati dai soci della Cooperativa, sono continuate le dimostrazioni di solidarietà nei confronti di una delle più virtuose esperienze di inclusione dei ragazzi autistici nella città di Roma. Dal Campidoglio, oggi, è stata votata all’unanimità ( quindi anche dall’opposizione di Fratelli d’Italia) una mozione a firma Pd, Roma Futura, Sinistra civica ecologista e Europa Verde che impegna il Sindaco Gualtieri “ a richiedere l’istituzione di un Tavolo presso il Municipio VIII, che veda coinvolti Comune, Città Metropolitana, Regione Lazio e Asl al fine di facilitare la predisposizione di una nuova convenzione e garantisca il prosieguo dell’esperienza della Coop. Garibaldi all’interno dell’Istituto Agrario in sinergia con la scuola stessa”
Anche la deputata del Partito democratico Patrizia Prestipino, eletta nel collegio Lazio 8 “auspica la sospensione dello sgombero, il rinnovo della convenzione e l’affidamento dei terreni alla Cooperativa Garibaldi per proseguire le attività”. Non è di meno il Comitato di quartiere di Grottaperfetta che in una nota “conferma e rinforza il suo sostegno alla Cooperativa Sociale Integrata Agricola Giuseppe Garibaldi”.
Tra le iniziative promosse per rinnovare la magia del Natale anche in un periodo difficile e particolare come questo, segnaliamo quella della Compagnia ArgillaTeatri, realizzato dal Comune di Roma insieme al nostro Municipio, che presenterà il 30 dicembrelo spettacolo itinerante: “Un Presepe Vivente”.
Si svolgerà quindi per le strade della Garbatella, la rievocazione del viaggio dei Re Magi seguendo la stella cometa verso la capanna dove Gesù viene al mondo. Lospettacolo sarà realizzato alla maniera di questa giovane compagnia teatrale e cioè attraverso un presepe e i suoi personaggi in movimento lungo strade e piazze al suono di canti e musiche popolari, ma anche con trampolieri e personaggi fantastici per emozionarci ancora una volta con le atmosfere e le immagini di questa festa e riflettere allo stesso tempo sul momento che stiamo vivendo e sulle nostre speranze.
Appuntamento giovedì 30 dicembre al mattino alle 11,30 con animazione e spettacoli in via Caffaro, Circonvallazione Ostiense, viale G. Massaia, Piazza B. Romano e piazza E. Biffi.
Poi dalle 15,30 il Presepe Vivente, con la parata che prevede il percorso da Largo delle Sette Chiese a Piazza Oderico da Pordenone fino alla Chiesa di San Filippo Neri.
Si apre qualche spiraglio positivo sui terreni coltivati dai ragazzi autistici della Cooperativa Garibaldi minacciati dall’omonimo Istituto agrario, che vorrebbe rientrarne in possesso. Oggi si è svolto un incontro tra le parti in questione col presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri, nel quale si è stabilito di mettere intorno al tavolo per il 28 dicembre tutti i soggetti interessati: l’ex Provincia di Roma, che in questi giorni sta eleggendo i suoi organi politici, il Comune, oltre alla Cooperativa integrata e all’Istituto agrario.
La vicenda che tiene col fiato sospeso le famiglie dei ragazzi e i cittadini degli Orti in adozione è ormai nota. La convenzione che affidava i terreni alla cooperativa è scaduta e non è stata rinnovata, così i ragazzi autistici perderebbero una parte consistente della terra a disposizione, sulla quale vengono coltivati i prodotti da vendere nei mercatini ambulanti e che riforniscono la trattoria sociale. La questione è arrivata in Campidoglio, dove nei prossimi giorni le forze politiche presenteranno una mozione che impegnerebbe il Sindaco Gualtieri ad intervenire, e forse bloccare i trattori che spianerebbero i campi ancora pieni di ortaggi di stagione. Anche l’ex sindaca Virginia Raggi, oggi capogruppo del Movimento 5 Stelle è intervenuta: “Dopo aver incontrato nei giorni scorsi il presidente della cooperativa integrata Maurizio Ferraro oggi è stata la volta del preside dell’Istituto agrario Andrea Pontarelli.Il confronto è stato sicuramente positivo e apre importanti spiragli per il futuro prossimo.
Ci stiamo impegnando perché si arrivi ad una soluzione condivisa che possa venire incontro agli interessi di tutti e garantire la tutela e la valorizzazione di queste due vere eccellenze per il territorio. Il dirigente scolastico- ha rassicurato l’ex Sindaca- si è impegnato a rinnovare la convenzione entro gennaio”.Ma è proprio qui il nodo da sciogliere. Quale ruolo avranno i ragazzi autistici e la cooperativa nella nuova convenzione? Ed era proprio indispensabile dimezzare il terreno a disposizione della Cooperativa Garibaldi per piantumarci il grano ( l’istituto agrario dispone di 50 ettari)?
Anche i rappresentanti municipali e comunali di Azione Lista Calenda sono entrati con i piedi nel piatto con un comunicato stampa: “Quello che il Preside distrugge il Sindaco può difendere, aspettiamo Gualtieri alla cooperativa Garibaldi- hanno titolato le consigliere municipali Simonetta Novi e Caterina Benetti”
“Togliere un ettaro su due alla Cooperativa Garibaldi non significa solo dimezzare le risorse economiche che sostengono una comunità educante unica a Roma in cui 20 giovani adulti con autismo e disabilità intellettiva praticano tutti i giorni un percorso di inclusione sociale- ha sostenuto Flavia De Gregorio, capogruppo in Campidoglio-. Significa anche minare nel profondo una progettualità che dal 2005 ha costruito nel tempo una trattoria sociale, un agriturismo, una casa per il Dopo di Noi, una produzione orticola, la vendita itinerante dei prodotti con una ape car, un pollaio,una serra, arnie e tanti progetti di alternanza scuola lavoro”.
Si sono presentati, questa mattina, coi trattori per smantellare gli orti dei ragazzi autistici della Cooperativa Garibaldi. Più di un ettaro di broccoli, cavoli, cicoria e finocchi, insieme ai prodotti degli Orti in Adozione gestiti dai cittadini, sarebbero andati in fumo. L’azione è partita dal preside dell’Istituto agrario di Via di Vigna Murata, che invece di rinnovare la convenzione di affidamento per altri 9 anni, come era previsto sulle carte, ha preferito passare alle maniere forti. La netta opposizione dei soci della cooperativa, degli operatori, delle famiglie dei ragazzi autistici e la solidarietà del Municipio VIII, ha permesso per ora di rimandare lo sgombero. Ma tutto è rimandato a pochi giorni.
“Ad aprile di quest’anno il nuovo Dirigente Scolastico dell’ITA G. Garibaldi- precisa Maurizio Ferraro, presidente della Cooperativa- ci ha notificato la scadenza della convenzione, che prevedeva alla fine dei primi nove anni un ulteriore rinnovo per i successivi nove. La Provincia di Roma, con un atto deliberativo recepì la convenzione in quanto ente proprietario dell’area, condividendone le linee progettuali. Mentre i ragazzi erano in attesa di rinnovare la convenzione con Scuola e Provincia con atto unilaterale, il Preside ha comunicato alla Cooperativa l’esigenza di rientrare in possesso di uno dei due ettari di terreno coltivati ad orto inseriti nella convenzione, da piantumare a grano (la scuola insiste su un’area di 60 ettari)”. Eppure non si tratta di una gestione privata.
Da circa quindici anni un gruppo di giovani adulti con autismo grave, ex studenti dell’ITA Giuseppe Garibaldi hanno dato vita ad una delle esperienze di comunità educante tra le più attive della città. Da quindici anni l’Università Sapienza e l’Istituto Superiore di Sanità monitorano le attività, gli operatori e i ragazzi e sono partecipi della programmazione del progetto di inclusione di questi giovani. Tutta questa esperienza è nata all’interno dell’Istituto Agrario tra di via di Vigna Murata e via Ardeatina, dai progetti educativi individuali (PEI), dal mettere a sistema l’assistenza domiciliare, quella educativa e il sostegno scolastico. Ora sembra andare tutto in fumo.
Da lunedì 20 dicembre la Cooperativa Garibaldi potrebbe diventare un’azienda zoppa, privata di una fetta importante del suo spazio produttivo. I ragazzi vedranno difatti azzerata la possibilità di portare i prodotti del loro orto in giro per il quartiere con l’ “A.P.E. Che gira”, limitando il progetto inclusivo e riabilitativo.
Eccoci di nuovo con il Concorso Indovina la foto, che continua a riscuotere l’attenzione dei lettori di Cara Garbatella. Pubblichiamo qui di seguito la classifica dei primi tre vincitori del concorso del numero 54 di dicembre 2021.
1° Classificato Daniela Ricci ( risposta pervenuta il 9 dicembre alle ore 19,20)
2°Classificato Andrea Pioppi ( risposta pervenuta il 10 dicembre alle ore 8,45)
3° Classificato Maria Principato ( risposta pervenuta il 10 dicembre alle ore 9,08)
Sono pervenute alla Redazione diverse altre risposte esatte e non, ma seguenti in ordine cronologico alle prime tre esatte. La premiazione si terrà alle ore 18,30 di lunedì 20 dicembre alla Villetta via degli Armatori, 3, dove verranno consegnati i volumi messi in palio, editi da Cara Garbatella.
Continua a crescere il numero delle panchine rosse nel territorio dell’VIII Municipio. Martedì 14 dicembre è stata inaugurata in Via A. Baldovinetti davanti al civico 81/83 una nuova panchina rossa, grazie alla neonata “Associazione 7+1 Ottavo Colle”, per sensibilizzare ancor di più la popolazione del nostro territorio su questo aberrante fenomeno che è il femminicidio, che da inizio anno al 24 novembre, ha visto raggiungere in Italia la terribile cifra di 109 donne uccise, praticamente una ogni tre giorni.
Alla presenza di Maya Vetri, Assessora alle Politiche Culturali e di Genere e di Luca Gasperini, Assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici dell’VIII Municipio, di Don Alfio, Parroco della vicina Chiesa di San Vigilio e di alcuni consiglieri municipali, con una piccola cerimonia si sono volute ricordare le tante vittime di questo triste fenomeno e lanciare un messaggio di solidarietà e speranza affinché la società trovi presto i mezzi efficaci per fermare questo assurdo fenomeno di violenza di genere.
E’ un grido d’allarme quello che arriva dal comitato del Polo museale Atac di Porta San Paolo in via Bartolomeo Bossi 7. Da due anni, da quando è iniziata la pandemia, l’area espositiva è interdetta al pubblico e ora ci si sono messi pure i vandali a devastare il parco delle vetture storiche. Anonimi writers, infatti, nelle scorse settimane hanno scarabocchiato i vagoni del treno 070 del 1907 che percorreva la via verso i Castelli e il tram del 1932, denominato il “tram del cinema”.
La notizia degli atti vandalici è pervenuta alla stampa dal Comitato del Polo Museale Atac, che si è costituito da un anno per la difesa e l’apertura dell’unica area museale dedicata al trasporto pubblico in gestione dell’Azienda Atac di Roma. L’allarme è arrivato anche in Campidoglio. A sostenere le ragioni del Comitato è stata Svetlana Celli, neopresidente dell’Assemblea capitolina, che ha portato in discussione alla Commissione Mobilità l’accaduto. Ma c’è ancora molto da fare: “Non abbiamo ricevuto il sostegno di Atac SPA e del Municipio Roma VIII- lamentano quelli del Comitato- su due aspetti che ci premono: la chiarezza delle responsabilità sugli atti vandalici, ossia, chi doveva sorvegliare l’area e dovrebbe continuare a farlo, e la riapertura del Polo”.
La zona, infatti, è ancora chiusa al pubblico dall’inizio della pandemia, nonostante sia all’aperto e sia sempre stata punto di riferimento delle scuole e di associazioni del territorio, e del Centro anziani dei Mercati Generali. Su tale aspetto si era già espresso il Municipio Roma VIII nell’agosto del 2020, quando votò a favore della mozione n. 19/2020“Salvaguardia delle funzioni e dello sviluppo del Polo Museale dell’Atac”.
L’area museale di Via B.Bossi è un luogo che negli anni è diventato snodo sinergico di diverse esperienze cittadine e territoriali, spazio aperto alla cittadinanza e importantissimo per il suo valore storico e di testimonianza della città di Roma con i suoi tram d’epoca, i suoi cimeli storici e le tecnologie del trasporto e dei mestieri, la documentazione dell’epoca.
“Siamo molto preoccupati – ci raccontano dal Comitato – temiamo che un posto tanto ricco per la cittadinanza venga abbandonato all’incuria e al degrado”.
Quaranta anni fa, il 13 giugno 1981, si consumava a Vermicino, vicino Frascati, la tragedia che vedeva un bambino di appena sei anni cadere in un pozzo abusivo lasciato incustodito e trovarvi la morte.
Fu un evento che colpì tutti gli italiani perché, forse per la prima volta, la Tv nazionale e tutti i media si appropriarono di una disgrazia ancora non compiuta per farla arrivare in diretta nelle nostre case. Le dirette televisive degli infruttuosi tentativi di salvataggio del bimbo continuarono per giorni, anche di notte, sfiorando il morboso e trasformando il dramma di una famiglia in quello di una nazione intera.
Alfredino cadde nel pozzo il 10 giugno e vi rimase vivo per tre giorni ad una profondità di 60 metri.
Subito si cercò in tutti i modi possibili di riportarlo in superficie con l’intervento dei Vigili del Fuoco, ma anche di volontari che si infilarono nella cavità dove il bambino era rimasto bloccato, nel tentativo di raggiungerlo. Tanta la buona volontà ma vennero commessi anche degli errori.
Fu uno spettacolo atroce che è rimasto vivo nella nostra memoria e che ultimamente è tornato di attualità per due ragioni.
La prima è stata la recente scomparsa di Angelo Licheri, un tipografo di origine sarda dal corpo esile all’epoca di trentasei anni, che calato nel pozzo raggiunse il povero Alfredino senza però riuscire ad agganciarlo. La seconda è stato il lancio della raccolta fondi in sua memoria, da parte di una cittadina della Garbatella, Stella Liberato, in accordo con la Onlus creata dalla famiglia Rampi. Una parte dei fondi raccolti sarà destinata alla realizzazione di un murale sulla storia di Alfredino e il resto sarà invece devoluto all’associazione.
Il fine del murale è quello di ricordare innanzitutto l’importanza della solidarietà. Nel 1992, circa dieci anni dopo la tragedia di Vermicino, venne istituita la Protezione Civile con il compito di intervenire in tempi brevi e in modo coordinato nelle situazioni di emergenza collettive, ma anche in vicende come quella di Vermicino. Se all’epoca fosse esistito il Dipartimento della Protezione Civile con i moderni mezzi attualmente a disposizione, ma soprattutto con le competenze dei suoi tecnici, ora forse saremmo a raccontare una storia diversa.
E’ stato calcolato che saranno necessari circa 20 mila euro per creare il murale sui muri della Garbatella o comunque dell’VIII Municipio. “L’opera promuoverà i valori fondamentali della legalità, solidarietà, soccorso e competenze” leggiamo sulla raccolta lanciata da Stella Liberato sulla piattaforma GoFundMe ed è stato creato anche un gruppo su Facebook “Memorial Alfredino Rampi”.
In questo modo il murale in oggetto si andrebbe ad aggiungere agli altri di tematica sociale e civile già presenti sul territorio.
Tragedia questa mattina all’Ostiense quando intorno alle 10:00 un incendio è improvvisamente divampato in un appartamento del civico 162, proprio di fronte all’Università. I vigili del fuoco accorsi sul posto a sirene spiegate, dopo che una serie di telefonate al 115 e al numero unico di emergenza 112 avevano segnalavano del fumo uscire da una finestra, hanno rapidamente domato l’incendio. Purtroppo nel letto della propria camera è stato rivenuto, dalla figlia, il corpo parzialmente carbonizzato di una signora novantenne.
Durante l’intervento dei Vigili del Fuoco una piccola folla, composta soprattutto da studenti universitari, si era radunata nelle vicinanze della palazzina con la vana speranza che non ci fossero vittime.
Le cause dell’incendio, che oltre al comodino e al letto ha parzialmente danneggiato la stanza, sono al vaglio degli inquirenti che nel pomeriggio stavano ancora ricostruendo quanto avvenuto stamane. Mentre la salma della signora deceduta è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Per fortuna il rogo non ha compromesso l’edificio né gli appartamenti attigui. Il traffico sulla via Ostiense è rimasto a tratti bloccato con ripercussioni nella zona e deviazioni.
È finita 3 a 2 per l’Unione Tifosi Romanisti, che hanno sfidato al campo Tre Fontane i giornalisti tifosi giallorossi, la partita organizzata nel ricordo di Luisa Petrucci, storica tifosa della Roma. Nota in curva sud per l’ombrellino giallorosso che aveva sempre con sè in ogni occasione, Luisa Petrucci era conosciuta da tutti i tifosi soprattutto per la passione e la presenza costante sia nelle partite casalinghe sia in quelle in trasferta. La gara è stata dominata dall’UTR – in completo giallorosso – che ha agevolmente messo in cassaforte il risultato con un rotondo 3 a 0. Poi l’orgoglio dei giornalisti – in divisa completamente bianca – ma anche con una certa esperienza tecnica acquisita nelle passate edizioni del Memorial, ha consentito loro di accorciare sul 3-2, riaccendendo la gara prima del triplice fischio.
La sedicesima edizione del Memorial, che è stata anche una festa, terminata con pizza, mortadella e spumante per tutti, ha raccolto la presenza di molti cittadini romani finendo per attirare al campo di via Costantino altrettanti abitanti della Garbatella e numerosi esponenti della classe politica cittadina. Tra questi il vice segretario del PD regionale Enzo Foschi, il neo assessore Andrea Catarci, la consigliera capitolina Valeria Baglio e naturalmente il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri. Una targa ricordo, non senza un pizzico di commozione, è stata consegnata ai nipoti di Luisa Petrucci da Antonio Calicchia vicepresidente dell’VIII Municipio.
Presenti a bordocampo l’attore Massimo Wertmüller, Roberto Baiocchi, presidente della Commissione Bilancio dell’IX Municipio e Ubaldo Righetti, storico difensore della Roma di Nils Liedholm con più di cento presenze tra campionato e coppe.
L’annuncio del sindaco Roberto Gualtieri e il plauso di Amedeo Ciaccheri
Il Ponte dell’Industria dovrebbe riaprire tra circa 10 giorni. La novità battuta dalle agenzie è arrivata nel primo pomeriggio di venerdì 3 dicembre quando l’esito delle indagini ha evidenziato che la struttura non ha subìto danni rilevanti tali da renderlo inagibile e quindi non percorribile dalle auto. Il rogo scoppiato nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, oltre ad averne causato l’interruzione al traffico veicolare, aveva danneggiato la banchina sottostante, la passerella in ferro occupata dai cavi elettrici e uno dei due marciapiedi. La buona notizia ha destato un certo stupore – considerati i tempi lunghissimi che si paventavano per la riapertura – non soltanto tra gli abitanti del Municipio, ma soprattutto tra tutti quei cittadini che giornalmente, prima dell’incendio, attraversavano il Tevere tra l’Ostiense e Marconi. Un passaggio quasi obbligato quello di via del Porto Fluviale, considerando che le alternative rimangono tutt’ora Ponte Testaccio e Ponte Marconi. “Entro 10 giorni – ha detto il Sindaco Gualtieri – prevediamo che il Ponte potrà essere restituito alla città. Un plauso va alle strutture del Comune che hanno fatto il massimo sforzo possibile per ridurre i tempi e riconsegnare ai cittadini un’opera strategica per la viabilità”.
“Il transito – precisa l’Assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini – avverrà alle stesse condizioni e nella stessa configurazione del ponte prima dell’incendio, con la sola esclusione del marciapiede danneggiato che non potrà essere utilizzato dai pedoni. Resterà naturalmente in vigore il divieto di transito ai veicoli di peso superiore alle 3,5 tonnellate. Servono ancora alcuni giorni per eseguire dei lavori necessari ad evitare l’accesso al marciapiede danneggiato e le necessarie asfaltature della strada di raccordo con viale Marconi. Ma il nostro intervento non si ferma qui- ha aggiunto l’amministratrice-. Abbiamo già avviato un tavolo di confronto con la Soprintendenza Speciale di Roma per far sì che il Ponte dell’Industria, sottoposto a tutela ed esempio di archeologia industriale, venga restaurato anche per adeguarlo alle vigenti norme sulle opere in ferro e, con accorgimenti che non vadano ad impattare sulla struttura ottocentesca”.
“Un’ottima notizia la stesura della relazione tecnica che attendevamo, dopo l’incendio del Ponte di Ferro, – — non nasconde l’entusiasmo il presidente dell’VIII Municipio Ciaccheri-che ci permette oggi di prevedere la riapertura al transito di questo tratto cruciale per il nostro territorio, finalmente ricucendo due quadranti cittadini che erano tagliati in due. Un lavoro di straordinaria delicatezza e attenzione, di cui voglio ringraziare l’Assessora Segnalini e il Gabinetto del Sindaco Gualtieri, per averci aggiornati costantemente sulle sorti del Ponte dell’Industria. Saranno garantite le attenzioni al ripristino di tutte le caratteristiche di questo simbolo di Roma. Ma già oggi, il fatto che i lavori possano avvenire avendo riaperto il ponte è un’ottima notizia per tutte le romane e i romani e per i nostri quartieri.
Per le studentesse e gli studenti dell’VIII Municipio, l’Assessore Francesca Vetrugno ha annunciato un open day che si terrà sabato 11 dicembre dalle ore 9.30 nell’area eventi Gig’s del Parco Schuster a San Paolo.
Sarà la giornata dello Scuola Expo del Municipio in cui conoscere l’enorme patrimonio educativo del territorio e confrontarsi con i docenti di Istituti tecnici, cinematografici, aeronautici, licei classici, scientifici, artistici e scienze umane. “Tutte le scuole superiori del territorio – dichiara la Vetrugno – saranno presenti con personale pronto ad illustrare la propria offerta formativa e a rispondere alle domande delle ragazze e dei ragazzi, aiutandoli così a scegliere quale Scuola Superiore frequentare”.
Davvero un momento importante sia per loro che per le loro famiglie che si spera colgano questa opportunità e partecipino numerosi e con curiosità a questo evento.
Una mattinata di sport, passione, tifo e soprattutto di commemorazione quella che sabato 4 dicembre si vivrà al Tre Fontane di Via Costantino 5 di fronte alla ex Fiera di Roma di via Cristoforo Colombo per il sedicesimo Memorial Luisa Petrucci. L’occasione vedrà sfidarsi sul campo di calcio una selezione dell’Unione Tifosi Romanisti e una rappresentativa di giornalisti giallorossi.
Storica tifosa romanista, Luisa Petrucci è ricordata non soltanto per l’ombrellino giallorosso che aveva sempre con sè in ogni occasione quando la sua amata squadra scendeva in campo, ma anche per la passione che trasmetteva ai tifosi più giovani sia nelle partite casalinghe sia in quelle in trasferta. Conosciuta da tutto il tifo popolare giallorosso – era cresciuta nel quartiere romano di San Lorenzo – il padre, noto come “Ramponcino”, era uno dei soci vitalizi del Club. Nel nome e nel ricordo di Luisa Petrucci, pochi mesi dopo la morte il quotidiano Il Romanista lanciò una raccolta fondi destinata all’acquisto di un’ambulanza per essere donata al S.O.S. (Settore Operativo per il Soccorso), una Onlus nata alla Garbatella.
L’appuntamento è alle 10.30 mentre l’inizio della partita è fissato per le 11.00 mentre sul sito dell’AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport) sarà possibile assistere all’evento tramite una diretta streaming.
Al termine dell’evento è prevista una colazione a base di pizza con la mortadella e uno spumante rigorosamente giallorosso, saranno presenti rappresentanti delle Istituzioni della Regione Lazio, del Comune di Roma e dell’VIII Municipio, mentre non è esclusa la presenza di qualche vecchia gloria della Roma.
Nelle urne della tornata elettorale del 20 novembre, 395 le schede valide, gli abitanti della zona di Grotta Perfetta hanno trovato gli 11 rappresentanti del nuovo consiglio direttivo del Comitato di quartiere.
Sciolti gli scrutini, gli eletti si sono riuniti in assemblea per assegnare le cariche interne del CdQ. Con il 36% delle preferenze Mario Semeraro, presidente uscente, è stato confermato: “Sono molto soddisfatto di questa tornata elettorale e della mia rielezione, questo è un impegno che prendo con il cuore e con passione. Il nuovo Consiglio che si è formato, è pieno di persone con ottimi propositi che sono sicuro svolgerà il suo ruolo al meglio” commenta il neo-presidente, “Dobbiamo proseguire con le istanze già aperte, a cominciare dal Campetto di Piero. E’ quasi terminato ma ancora mancano i canestri da basket, la rete da pallavolo e l’illuminazione, inoltre bisognerà decidere chi prenderà in custodia quell’area per fare la piccola manutenzione, la pulizia, chi aprirà e chiuderà il cancello” prosegue: “Un altro tema caldo è quello del Forte Ardeatino. Siamo in attesa anche qui che l’area verde venga riqualificata: Nel nostro programma ci sono anche altri due temi: uno riguarda l’apertura al pubblico della Tenuta di Tor Marancia su via di Grotta Perfetta e l’altro l’ex punto verde qualità in via Calderon Della Barca, su quest’ultima questione abbiamo chiesto l’apertura di un tavolo con Arpa e Municipio per un approfondimento tecnico della struttura abbandonata, affinché non venga demolita, come è da programma, ma ripristinata e donata alla cittadinanza insieme ai due piccoli stagni che si sono formati a seguito delle trivellazioni” conclude: “Bisogna fare molto anche sull’aspetto culturale e sociale, mettere in moto una rete di solidarietà e collaborare con altre realtà territoriali; purtroppo con la pandemia sono emerse tante nuove fragilità di cui vogliamo prenderci cura”.
L’organismo di base, è nato nel 2016 su iniziativa di sedici cittadini ed esercita le sue attività nei quartieri: Grotta Perfetta, Sogno, Rinnovamento, Roma 70, Grottone, Fotografia e i comprensori di via Fulvio Bernardini, via Erminio Spalla, Tor Carbone ex Dazio.
Le altre nomine assegnate nel direttivo, oltre al presidente, sono: Bruno Pulcini (vice presidente), Fausto Casadei (segretario e tesoriere) e i consiglieri e le consigliere: Giovanna Cancelliere, Ettore Guastalla, Alfredo Lotti, Dino Lucia, Sertorio Martorelli, Filippa Palumberi, Cristina Petrucci e Luca Tedeschi.
Il Consiglio Direttivo esorta tutti gli abitanti del territorio a voler contribuire con le proprie idee, suggerimenti ed impegno operativo al lavoro del Comitato attraverso le Commissioni Ambiente, Cultura, Sociale, Viabilità e ai gruppi di lavoro relativi.
Per informazioni ed adesioni scrivete un’email a cdqgrottaperfetta@gmail.com
Tra i 33 nuovi eroi civili premiati questa mattina dal Presidente Sergio Mattarella con l’onorificenza al Merito della Repubblica Italiana c’era anche lei, Maria Vittoria Sebastiani, 86 anni, la professoressa che da tre anni insegna italiano ai migranti alla Casetta Rossa della Garbatella. “Per l’impegno, di tutta la vita, a favore della promozione della cultura del dialogo e dell’incontro – questa la nota del Quirinale-”.
La signora Sebastiani, laureata in letteratura americana, è una professoressa universitaria in pensione, ha insegnato in Italia alla Sapienza e ha diretto un master a Roma Tre. Nel lontano 1963 si trasferì con una borsa di studio in California, dove si avvicinò all’impegno politico proprio durante la guerra in Vietnam e poi ha fatto una esperienza nel Corno d’Africa, in Somalia. “Io per prima sono stata una migrante – ha raccontato alla stampa – e credo che le diversità siano una ricchezza. Quando sono andata in pensione ho avuto tanto tempo libero, ma ancora tanta voglia di dare una mano. Ed eccomi qua”.
Sul parquet del PalaMunicipio di via Giustiniano Imperatore, è andata in scena la partita di calcio a 5 tra l’Atletico Tormarancia e il Torrino C5 Village, valida per la decima giornata di Serie C1, girone B.
La partita è terminata 4-4, un punto a testa che non smuove la classifica per nessuna delle due squadre. Il Torrino resta in quinta posizione con 18 punti, mentre il Tormarancia al decimo con 9 punti conquistati; una posizione che non rispecchia quanto di buono fatto fin a oggi dagli amaranto.
Nella partita contro il Torrino, allenata da Salvatore Corsaletti, sono molti i rimpianti. La squadra di mister Alessandro Parrini è ben messa in campo, produce molte azioni offensive e mantiene un buon ritmo per tutta la partita ma, complici due evidenti errori arbitrali, la gara prende una piega sfavorevole per i padroni di casa. Il primo è un fallo non fischiato ad Albani al limite dell’area, giocatore che si fa poi espellere per proteste, e il secondo errore è una punizione fischiata senza valutare il vantaggio di un’azione conclusasi con il goal del 5-3. Il Torrino riesce, invece, a realizzare il 4-4 sullo scadere del tempo lasciando, l’amaro in bocca nel Tormarancia.
I giocatori del Tormarancia esultano dopo il momentaneo vantaggio del 4-3“
Queste le parole di mister Parrini a fine gara: “È stata una partita equilibrata e corretta, peccato per alcuni errori arbitrali che hanno condizionato l’incontro. I ragazzi hanno fatto una buona prestazione. Ho detto loro di reagire e non abbattersi per i risultati; se continuiamo a lavorare con tenacia arriveranno le soddisfazioni”.
Marcatori: per il Tormarancia Albani, Lauri, Amicucci, Forlani; per il Torrino Riccitelli e tripletta di Lazzeri. Arbitri: Marco Donnini e Luciano Mignacca.
La prossima partita del Tormarancia C5 sarà in trasferta contro la squadra CCCP 1987, sabato 4 dicembre.
Di Giuliano Marotta
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