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Tag: Bellezze del territorio

Il-condominio-degli-amori-segreti

Il Condominio degli amori segreti

A volte l’amore è un affare di condominio

I condomini sono riuniti al completo quando, nel loro palazzo alla Garbatella, arriva l’affascinante Daniele Bracci, un musicista che si fermerà lì per qualche mese. Daniele è frastornato dall’accoglienza più che calorosa. Matteo Spina, il saggio, lo recluta subito per lavorare nell’orto condominiale. Paolo e Rudy, che vivono nell’attico, pensano già a un pranzo di benvenuto.
Giovanna, invece, vede in lui un fidanzato perfetto per la figlia Anita… Ma la mattina dopo, quando Matteo Spina blocca Anita per presentarle il nuovo arrivato, la ragazza ha uno shock: perché lei, quel Daniele Bracci, lo conosce bene, e dai tempi del liceo. E ha fatto di tutto per dimenticarlo. E ora? Dovrà fingere di non averlo mai visto prima? Certo, Anita non è l’unica, nel condominio, ad avere qualcosa da nascondere. Giovanna, ogni lunedì, esce vestita di tutto punto. E con una scusa sempre buona per chi le chiede dove va. E Matteo Spina? Nemmeno lui la racconta giusta. Lo sa bene Pina, la pettegola del palazzo, che dietro alle persiane spia quello che accade, e annota poi tutto sul suo diario segreto…

Un condominio colorato, divertente e imprevedibile
Tra gli scorci di una Roma immersa nei profumi della primavera, gli amori, i malintesi e gli inaspettati intrighi di un gruppo di bizzarri personaggi

Tutti i protagonisti:

Anita: fa la guida turistica e vive con la madre nel lotto V della Garbatella.
Giovanna: la madre di Anita, fa la sarta ed è la figlia della ex portinaia del lotto.
Matteo Spina: il “tuttologo” del lotto, addetto alla cura dell’orto condominiale.
Pina: la pettegola. Spia quello che accade e scrive tutto sul suo diario.
Paolo e Rudy: la coppia che vive nel magnifico attico.
Daniele: fa il musicista ed è il nuovo inquilino del lotto.
Mizuki: si è trasferito a Roma dal Giappone e ha conosciuto Anita.

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Jazz It Up Quartet

Jazz It Up Quartet

Il Jazz It Up Quartet nasce nel 2013, con l’arrivo del pianista Simone Colasante in un preesistente trio formato da Shanti Colucci (batteria), Marco Bruno (basso elettrico) e Vincenzo Totta (chitarra). Il quartetto propone un repertorio di inediti e standard e classici del jazz riarrangiati e riproposti in chiave moderna ed elettrica, creando un sound che accosta la tradizione ai ritmi e alle armonie del jazz moderno in un alternarsi di swing elettrico, tempi dispari, virtuoso solismo e ritmi drum ‘n bass e funk.
La formazione si esibisce negli ultimi anni in numerosi locali e club della capitale e partecipa a diversi festival. In particolare partecipa ai festival Muntagn In Jazz 2013, 2014 e 2015, condividendo le serate con Enrico Rava, Giovanni Guidi, gli Gnu Quartet e le Blue Dolls.
Il 3 settembre 2014 suonano all’Auditorium Parco Della Musica di Roma in occasione del Jammin’ Fest 2014. Inoltre vengono selezionati per esibirsi alla rassegna jazz organizzata dal Garbatella Jazz Festival presso l’associazione Altrevie (11 ottobre 2014).
Il quartetto partecipa e vince il “Concorso Chicco Bettinardi per i Nuovi Talenti del Jazz Italiano” classificandosi al secondo posto dopo essere stati votati da una folta giuria di esperti presieduta da Tino Tracanna a seguito dell’esibizione presso il Milestone Jazz Club di Piacenza. Il 30 maggio suonano al Gala di Premiazione presso lo Spazio Rotative, all’interno del Piacenza Jazz Festival 2015.
Il 3 luglio 2015 hanno l’onore di partecipare alla serata evento “Enrico Intra – Ottanta!” per festeggiare l’ottantesimo compleanno del grande pianista e compositore milanese. Durante la serata hanno la possibilità di eseguire un brano del loro repertorio e di suonare poi alcuni brani del maestro Intra e alcuni standard accompagnando come sezione ritmica alcuni dei più illustri jazzisti e solisti della scena romana e nazionale, tra cui Maurizio Giammarco, Rosario Giuliani, Claudio Corvini, Roberto Tarenzi e lo stesso Enrico Intra (che ha diretto l’esecuzione dei suoi brani).

Il 18 dicembre 2015 suonano al San Severo Winter Jazz Festival.
Il Jazz It Up Quartet è composto da:
Shanti Colucci – batteria
Marco Bruno – basso elettrico
Vincenzo Totta – chitarra
Simone Colasante – pianoforte e tastiere
Contatti:
E-mail: jazzitupquartet@gmail.com
Tel.: +39 333 620 1023
Facebook: https://www.facebook.com/Jazzitup23?fref=ts

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Venerdì 8 Luglio 2016 Preview GJF2016: Jazz It Up Quartet e Carosel Quartet

COMUNICATO STAMPA

Preview GJF2016: Jazz It Up Quartet e Carosel Quartet
In attesa del Garbatella Jazz Festival 2016 sulle note dell’innovazione

 Venerdì 8 Luglio 2016
La Villetta – Via Francesco Passino n. 26, Roma
dalle ore 20.00
Ingresso gratuito – Bar e cucina

Roma, 2​2​ Giugno 2016 – Una serata all’insegna del jazz sarà quella che si vivrà venerdì 8 Luglio 2016 a la Villetta in Via Francesco Passino n. 26.

Il concerto, organizzato dalle associazioni culturali Cara Garbatella ed Altrevie vedrà suonare il Jazz It Up Quartet, formato da Shanti Colucci (batteria), Marco Bruno (basso elettrico), Vincenzo Totta (chitarra), Simone Colasante (pianoforte). Il quartetto propone un repertorio di inediti e standard classici del jazz riarrangiati e riproposti in chiave moderna ed elettrica, creando un sound che accosta la tradizione ai ritmi e alle armonie del jazz moderno in un alternarsi di swing elettrico, tempi dispari, virtuoso solismo e ritmi drum ‘n bass e funk.

Aprirà la serata il Carosel Quartet, composto da Manny Fioretti (pianoforte), Rocco Scarcella (chitarra), Giordano Panizza (contrabbasso), Alessio Crespi (batteria).

L’8 Luglio sarà anche un assaggio della prossima edizione del Garbatella Jazz Festival, la XII, che si svolgerà a fine Settembre 2016 nella medesima location e sarà dedicata al sincretismo tra jazz e classica.

Direttore artistico dei due eventi è Pino Sallusti, che da anni è impegnato nel rendere il jazz un genere musicale più facilmente fruibile: “Come ogni edizione del festival da quando sono direttore artistico (ormai il settimo anno), cerco sempre di portare musicisti e progetti musicali che stimolino in me un interesse che vada oltre la bravura degli esecutori, un qualcosa che tocchi le corde del piacere di ascoltare, che mi sorprenda con l’inaspettato e il non convenzionale, che mi dia il gusto della musica svincolata dagli individualismi: Il Jazz It Up Quartet e il Carosel Quartet, gruppo spalla, rientrano in questi canoni. Sarà bello condividere con il pubblico, che spero numeroso come nelle passate edizioni, le sensazioni che ho avuto ascoltandolo”.

CARA GARBATELLA

È un’associazione culturale nata nel 1998 e che ha sede in Via F. Passino n. 26. Si occupa di promuovere, di valorizzare e di recuperare il patrimonio storico-culturale, umano, artistico, architettonico e paesaggistico del quartiere Garbatella, del territorio dell’VIII Municipio (ex XI) del Comune di Roma e dell’intera città di Roma. A tal riguardo, l’associazione pubblica gratuitamente da circa 10 anni il bimestrale “Cara Garbatella” ed ha editato le seguenti pubblicazioni: “Il quaderno della Resistenza. Garbatella – Ostiense” di Cosmo Barbato e Gianni Rivolta; “I ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella. Dal biennio rosso alla liberazione” di Gianni Rivolta.

Inoltre, promuove attività culturali come il “Garbatella Jazz Festival”, giunto alla sua XI edizione e il festival “Il Canto dei Popoli. Dialogo, Democrazia, Pace”, arrivato alla terza edizione.

Info
Benedetto Mercuri
bmercuri81@gmail.com
3807062205

Ufficio Stampa
Francesca Vitalini
stampa@caragarbatella.it
339.339.0878

scrica il comunicato in pdf
leggi tutto su: Jazz It Up Quartet

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L’ascesa dell’India dal sesso all’evoluzione (romanzo) di ELANGIYIL BETTY SHAJI

L’ascesa dell’India dal sesso all’evoluzione (romanzo)
di ELANGIYIL BETTY SHAJI

India: terra magica, di mistero e avventura. Terra di colori, profumi e suoni persuasivi. Terra di incanto e bellezza. E poi ancora India: terra di sovrappopolazione, di pregiudizi e tabù, terra dimenticata, stuprata, abbandonata dalla mano dell’uomo che troppo spesso, nello stesso momento, contempla ma poi martorizza i doni sacri della natura.

Un viaggio, attraverso questo romanzo, nel cuore di un Paese affascinante e contraddittorio, dove vita e morte, stupore e orrore, virtù e disonore, moralità ed immoralità, religione e fanatismo si mescolano inestricabilmente.
Un viaggio compiuto attraverso gli occhi di una donna, usurpata nella sua dignità di essere umano da una mentalità maschilista e retrograda: un viaggio alla ricerca del fulcro della “Madre Terra” indiana, della sua origine primordiale, spogliata dalle sovrastrutture mentali, sociali, politiche ,culturali e religiose. Un viaggio alla ricerca del vero “Essere” dell’India, che di riflesso diviene ricerca del vero “Essere” della protagonista di questo mistico romanzo.

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Festa per la Cultura 2016 11 giugno dalle 17,30 alle 23:00

Festa per la Cultura 2016

11 giugno dalle 17,30 alle 23:00

Metro Garbatella, Parco Pullino, Piazza Vallauri, Via Argonauti Cotrochiave e Goa

Alla VILLETTA dalle 18,00

saggio di scuola di musica ADELANTE

Dalle 21 musica alle 22,00 ROOTS MAGIC

Birreria Cocktail Ristoro
in allegato locandine festa

 Festa per la Cultura 2016

11 giugno dalle 17,30 alle 23:00

Metro Garbatella, Parco Pullino, Piazza Vallauri, Via Argonauti Cotrochiave e Goa

Alla VILLETTA dalle 18,00

saggio di scuola di musica ADELANTE

Dalle 21 musica alle 22,00 ROOTS MAGIC

Birreria Cocktail Ristoro
in allegato locandine festa

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Recitar-suonando, per contrabbasso protagonista, Venerdì 17 giugno ore 20.00 alla Casa di Goethe, via del Corso 18

Recitar-suonando, per contrabbasso protagonista, Venerdì 17 giugno ore 20.00 alla Casa di Goethe, via del Corso 18:00

Siamo così giunti all’ultimo concerto di questa lunga e ricca stagione 2015-2016, con un programma davvero particolare, unico finora nella produzione musicale di Roma Tre Orchestra.

Si tratta infatti di una inusuale e ardita operazione musicale, dove la voce virtuosa del contrabbasso di Massimo Ceccarelli (musicista dal curriculum internazionale che finora abbiamo ascoltato numerose volte come primo contrabbasso di Roma Tre Orchestra) aderisce perfettamente a quella recitante del Massimo Ceccarelli contrabbassista e “attore”. In questo spettacolo si è cercato di trovare un equilibrio tra le due forme, affinché nessuna delle due fosse predominante rispetto all’altra. È una curiosa dicotomia, quasi schizofrenica, perché per la prima volta si porta in scena uno spettacolo dove musicista e voce recitante sono la stessa persona.

Dai classici del repertorio barocco, alle sonorità contemporanee, dall’ispirazione goethiana del Gingo biloba ai live electronics: il suono sabbioso del contrabbasso esce dal fondo dell’orchestra e diventa questa volta protagonista. Chiude il programma una composizione-meditazione di Ceccarelli stesso dal titolo Le onde sopra se stesse, che l’autore presenta così: “Il suono è vibrazione, la vibrazione è movimento: quale può essere il suono del mare? Sciarrino ha tentato di intonarlo. Io ho immaginato un suono che evocasse le profondità marine, che rappresentasse in qualche modo un essere corporeo…vivo…spirituale.”

L’occasione peraltro segnerà il ritorno di Roma Tre Orchestra alla Casa di Goethe. Al prezzo speciale di € 5,00 sarà infatti possibile, oltre che acquistare il biglietto per il concerto, anche godere di una visita guidata alla Casa – Museo.

Venerdì 17 giugno ore 20.00 Casa di Goethe, via del Corso 18

Recitar-suonando, per contrabbasso protagonista

J. S. Bach: Sarabande, dalla Suite n. 2 in re minore BWV 1008, sul testo Ginkgo biloba di J. W. Goethe
V. Ramaglia: Chimera per contrabbasso solo, sul testo de L’infinito di G. Leopardi
E. Morricone Studio per contrabbasso solo
G. Bottesini: Tema e variazioni sull’aria di Paisiello “Per questa bella mano”, nella versione per contrabbasso solo
T. Johnson Failing a very difficult piece for solo string bass per contrabbasso solo e voce recitante
M. Ceccarelli/Armando Pettorano: Le onde sopra se stesse per contrabbasso solo e voce recitante

Massimo Ceccarelli, contrabbasso e voce recitante

Prezzo unico per tutti: € 5,00

Soci R3O e studenti Roma Tre regolarmente iscritti: € 2,50

I biglietti possono essere acquistati presso il luogo di svolgimento del concerto, oppure online cliccando sul presente link grazie al nostro sponsor tecnico Biglietto.it Viste le ridotte dimensioni dell’Auditorium della Casa di Goethe consigliamo l’acquisto online per essere certi di poter accedere all’evento.

Anche attraverso la vendita online si può accedere alle riduzioni per studenti e soci.

La biglietteria presso la Casa di Goethe sarà aperta dalle ore 17.30 per consentire al pubblico interessato di poter partecipare alle due visite guidate al Museo (incluse nel costo del biglietto di ingresso al concerto) alle ore 18 e alle ore 19. Dopo il concerto infatti non sarà più possibile visitare il Museo: chi è interessato alla visita dovrà quindi presentarsi prima.

Si ricorda che Roma Tre Orchestra è un’Associazione e gli iscritti hanno la possibilità di accedere ad ogni concerto al prezzo simbolico di € 2,50, escluso il costo iniziale di iscrizione, che per l’anno 2016 varia nel seguente modo:
Under 16: € 15,00
Under 35 e Over 65: € 25,00
Personale TAB Università Roma Tre: € 25,00
Personale Docente Università Roma Tre: € 30,00
Tessera standard: € 35,00

Il costo della tessera per gli studenti iscritti all’Università Roma Tre è di € 25 a prescindere dall’età e dà diritto di accesso a tutte le attività organizzate da Roma Tre Orchestra con biglietto a titolo totalmente gratuito. Gli studenti tesserati potranno quindi ritirare per ogni singolo spettacolo il relativo omaggio direttamente in biglietteria.

L’acquisto della tessera è possibile online, in tutta sicurezza grazie al sistema Paypal, direttamente dal nostro sito, accedendo direttamente da questo link, oppure di persona, a margine di tutti gli eventi musicali organizzati da Roma Tre Orchestra, o per appuntamento, scrivendo a orchestra@uniroma3.it.

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centeredyogaacademy.com

Sabato 21 Maggio presso la scuola di Aikido e Centered Yoga Hibiki la Maestra Patrizia Gregori (http://www.centeredyogaacademy.com/chi-siamo/patrizia-gregori-2) condurrà un Seminario di Centered Yoga.

Il Centered Yoga è un metodo messo a punto da Dona Holleman, nato dalla sua personale esperienza e dal suo incontro con la filosofia di Krishnamurti, con l’Hatha Yoga di B.K.S. Iyengar, con la religione sciamanica di Castaneda e dall’amicizia con Vanda Scaravelli.

Si basa su Otto Principi Vitali per la pratica:

– Lo stato meditativo della mente, ovvero il ‘non-fare’ della mente
– Il rilassamento, ovvero ‘non fare’ del corpo fisico
– L’intento, ovvero il ‘non fare’ della visualizzazione
– Il radicamento, ovvero l’uso della gravità
– La centratura, ovvero la consapevolezza dell ’hara
– L’allineamento
– La respirazione
– L’allungamento

“Il Centered Yoga è un’attitudine dell’essere umano, come elemento della Natura e espressione della Forza Vitale che scorre in essa.” [Dona Holleman]

http://www.centeredyogadonaholleman.org/centered-yoga/

Orari e costi:

09:30 Iscrizioni
10:00 – 13:00 Lezione
Costo 25 euro

Vi aspettiamo in Via delle Sette Chiese 103!

 
Per info potete contattare:
Riccardo Percaccio
C 331 8030982
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Programma altrevie maggio 2016

Altrevie
Programma Maggio 2016

⦁    Venerdì 6 – Cineclub ZiC-Altrevie: I CORTI
Serata dedicata ai corti . € 4. Con Francesco Castracane. Ore 20,45 Via Caffaro 10

⦁    Sabato 7 – Il Canto dei Popoli: MEDITERRANTI
Canti e Suoni del Mediterraneo. Contributo € 8 – Prenotazione consigliata: paolo.faiella.58@gmail.com. Ore 21, Via Caffaro, 10

⦁    Domenica 8 – MATINEE CLASSICA: BORODIN, MUSORGSKIJ, CAIKOVSKIJ
Terzo di un ciclo di incontri di guida all’ascolto della musica classica dedicati agli ‘altri romantici’. Con Giovanni La Torre. Ingresso libero. Ore 10,30 Via Caffaro 10.

⦁    Venerdì  13 – Cineclub ZiC-Altrevie: WAX: WE ARE THE X
Un film di Lorenzo Corvino – Contributo € 4. Con Francesco Castracane. Ore 20,45 Via Caffaro 10

⦁    Sabato 14 – FORO ROMANO E S. MARIA ANTIQUA (1)
Visita guidata in compagnia dell’archeologa Sara Millozzi. Ore 15,30 ingresso L.go Corrado Ricci
Costo: biglietto €12 (valido due giorni) + €5. Prenotazione obbligatoria: altrevie@gmail.com

⦁    Sabato 14 – Il Canto dei Popoli: SAKINA
La voce del Kurdistan. Contributo € 8 – Prenotazione consigliata: paolo.faiella.58@gmail.com.
Ore 21, Via Caffaro, 10

⦁    Domenica 15 – DA OMERO A TALETE. Le origini del pensiero europeo (2)
Conversazione filosofica con la Prof.ssa Annalisa Sapegno.  Ingresso libero. Ore 10,30, Via Caffaro 10

⦁    Domenica 14 – ANFITEATRO FLAVIO (COLOSSEO) (2)
Visita guidata in compagnia dell’archeologa Sara Millozzi. Ore 16 ingresso del Colosseo
Contributo € 5 euro (a cui vanno aggiunti  € 12 per coloro che non hanno partecipato alla visita del giorno precedente)

⦁    Venerdì 20– Cineclub ZiC-Altrevie: LA ISLA MINIMA
Contributo € 4. Con Francesco Castracane. Ore 20,45 Via Caffaro 10

⦁    Sabato 21 – ESPLORARE GARBATELLA ASCOLTANDO PASOLINI
Walkabout tenuto da Carlo Infante.  Appuntamento ore 11,30 Bibliocaffè, Via Ostiense 95. Ingresso libero, prenotazione obbligatoria: bibliocaffe@bibliotechediroma.it

⦁    Sabato 21 – Il Canto dei Popoli:  MONICA BELLI TRIO
Concerto di arpe celtiche . Contributo € 8 – Prenotazione consigliata: paolo.faiella.58@gmail.com .
Ore 21, Via Caffaro 10

ALTREVIE è un progetto culturale che intende sviluppare un percorso di conoscenza e di arricchimento culturale attraverso incontri, visite guidate, viaggi ed escursioni. Ad esso è associato un ciclo di musiche etniche e tradizionali con l’obiettivo di favorire la comprensione di altre culture,  di avvicinarci ad altre forme di espressione e  superare ogni barriera tra i popoli. Questa sensibilità si esprime anche nella riaffermazione di un più incisivo impegno civile e sociale sui temi delle libertà, della laicità e della democrazia.

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Garbatella, terra di missionari almeno nella toponomastica

Garbatella, terra di missionari almeno nella toponomastica

di Enrico Recchi

Come anticipato nel precedente numero di “Cara Garbatella”, un’altra categoria di personaggi presente nella toponomastica del nostro quartiere è quella dei missionari, alcuni dei quali sono poi assurti anche al livello di Santi. Quindi parliamo di un gruppo nutrito e molto particolare.
Anche al giorno d’oggi fare il missionario, generalmente in quello che viene definitoTerzo Mondo, non è facile. Partire per portare le idee della propria religione, quella che sia, in terre inospitali, lontane, dove ci sono malattie endemiche gravi, dove spesso ci sono regimi politici definibili quantomeno “difficili”, comporta un impegno che anche nel terzo millennio solo chi ha dentro di sè una forte passione e convinzione alimentate dalla fede può svolgere. Figuriamoci cosa poteva voler dire essere missionari nei secoli scorsi, come lo sono stati i personaggi cui sono intitolate molte vie della Garbatella.
Significava essere convinti e testardi nelle proprie idee, affrontare difficoltà quotidiane da quella della lingua e quindi della comunicazione fino, a quelle che potevano diventare addirittura mortali. Insomma un’altra bella categoria di “capocce dure” che ben figura ed onora il nostro quartiere e ben si allinea a quello che è ancora il carattere del “garbatellaro” tipo.
Partiamo da Roberto de’ Nobili, che dà il nome alla via un tempo percorsa dai tram che lasciavano il capolinea di Via Giacomo Rho. Di famiglia nobile toscana, nipote di San Roberto Bellarmino, era entrato presto nell’ordine dei Gesuiti, lo stesso di Papa Francesco. Mandato nel sud dell’India nel 1605, decise che per cercare di avvicinare la popolazione locale al Vangelo si dovesse essere più simili e quindi più vicini ai modi di vivere del posto. Quindi, abolito l’abito nero che impressionava negativamente, si vestì come un sadhu, ovvero come un monaco induista e successivamente come un brahmino, un sacerdote locale di alto livello, per poter entrare in contatto anche con i ceti più elevati. Sempre per essere ben accettato si radeva la testa lasciando solo un piccolo ciuffo di capelli proprio come facevano i sacerdoti locali. Allo stesso tempo imparò il sanscrito e il tamil (la lingua del sud dell’India) comunicando così direttamente senza intermediari.
Dovette coniare anche parole nuove nella lingua tamil, parole che ancora non esistevano ma che gli erano necessarie per predicare. Morì quasi cieco in India nel 1656.
Altro personaggio eccezionale è Guglielmo Massaia, il frate cappuccino, l’ordine francescano di San Pio da Pietrelcina, che dà il nome alla via forse più lunga della Garbatella dopo la Circonvallazione Ostiense. Di famiglia astigiana, diventò frate molto giovane e partì nel 1846 con l’obiettivo di raggiungere la popolazione dei Galla nel nord dell’Etiopia.
Arrivò a destinazione con un faticosissimo ed avventuroso viaggio svolto con il rigore francescano “elemosinando di porta in porta”, dapprima risalendo il Nilo per poi passare attraverso il deserto. Trascorse 35 anni in quel paese. Non avendo a disposizione i mezzi classici dell’educazione (libri), scrisse personalmente i manuali scolastici e compose la grammatica della lingua oromo.
Scrisse anche il primo catechismo in lingua galla e fondò diverse missioni dove venivano prestate anche cure mediche tanto da prendere il soprannome locale di “Padre del Fantatà” (Signore del vaiolo). Fondò la missione di Finfinnì e su quello stesso posto venne poi fondata la città che divenne nel 1889 la capitale dell’Etipioa ovvero Addis Abeba (Nuovo Fiore).
Ma non è facile scegliere di quale personaggio parlare quando si tratta di persone come i missionari ed i santi delle vie della Garbatella. Qui si tratta di persone che come minimo hanno raggiunto le loro destinazioni attraversando un deserto o una landa ghiacciata, hanno passato periodi di detenzione per aver professato le loro idee, hanno fondato città ed ospedali, hanno assistito migliaia di poveri e malati. Un novero quindi di personaggi da ammirare.
L’ultima di cui parliamo è una donna: Francesca Saverio Cabrini.
Si, avete letto bene, il secondo nome è Saverio al maschile e non Saveria come indicato nelle targhe stradali (la via è piccola ed abbastanza nascosta, vicino al Teatro Ambra), perché questa donna, diventata Santa nel 1946, scelse come secondo nome Saverio in onore di San Francesco Saverio missionario in Estremo oriente. Nata nel 1850 e diventata suora nel 1874, all’età di 49 anni partiva per l’America per fornire assistenza ai numerosi emigranti italiani che attraversavano l’oceano in cerca di fortuna.
Per primo aprì un collegio femminile in Minnesota, che diventò subito un modello di educazione al quale si iscrissero ragazze di famiglie cattoliche e non. Seguirono molti altri centri simili in tutta l’America. Fondò la congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, prima compagnia femminile ad affrontare l’impegno missionario, generalmente prerogativa maschile. Assieme alle opere di assistenza caritative le missionarie offrivano agli emigranti corsi di lingua, assistenza burocratica e legale, corrispondenza con le famiglie. Presa la cittadinanza americana è diventata nel 1946 Santa ed in questo modo è stata anche la prima donna del nuovo continente ad avere questo riconoscimento.
Non a caso fino al 2008 nella città di New York è esistito un ospedale che portava il nome di questa donna fantastica. Poi per ragioni economiche lo stato di New York non ha più dato sovvenzioni all’ospedale che è stato chiuso. Ma ancora oggi c’è un altro ospedale che si chiama “Santa Cabrini” a Montreal in Canada.
Scrivendo queste poche righe mi vengono facilmente alla mente i problemi che oggi stiamo vivendo in Italia.
Flussi di migranti da gestire, ospedali che vengono chiusi per ragioni economiche, persone che aiutano il prossimo senza distinzione. Storie di attualità di uomini e donne nel nostro paese…nel nostro quartiere.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 12 – Aprile 2016

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Libreria e non solo… per i nostri bambini

Libreria e non solo… per i nostri bambini

di Laura Iacoangeli

“Toc Toc, posso entrare?” chiese la bambina. “Sei la benvenuta!
Senza bussare…la porta è sempre aperta per i più piccoli!”
Alla fine dello scorso anno si è inaugurata alla Garbatella, in Via Tamburini, la libreria per bambini “Eco di fata”, libreria e non solo…giochi, laboratori, letture, corsi di fumetto, scrittura creativa, baby sitting, burattini, danze, uno spazio concepito e costruito a misura di bambino per leggere, organizzare una festa o semplicemente e soprattutto stare insieme! Ogni mese un ricco calendario di eventi.
La libreria è anche attenta alle neo mamme, infatti ha aderito all’iniziativa promossa dell’UNICEF “Punto Baby Pit Stop”, una sosta sicura per allattare al seno, un luogo caldo e accogliente per un gesto semplice e naturale.
Francesca, Roberta e Francesca con amore e fantasia gestiscono questo nuovo luogo di aggregazione e partecipazione nel nostro quartiere. “La nostra ispirazione è ciò che siamo. Noi oggi, più che mai, siamo il nostro Sogno” dice Shakespeare: è il motivo condiviso che ha spinto le tre donne ad aprire la libreria.
E’ ancora “…una libreria che sia una reciproca esperienza”.
Concludono per descrivere cosa hanno sognato, voluto, cercato e finalmente creato. A contraddistinguerla sono gli arredi ad altezza di bambino, arrotondati, colorati, modulari, vivaci e adattabili alle varie attività!
Libri, consigli e quant’altro a disposizione dei più piccoli, per la gioia dei più grandi. Dove i bambini continuano e gli adulti tornano a sognare…e allora quella porta è aperta a tutti i sognatori, anche genitori, zii e nonni!

Indirizzo: Via Michelangelo Tamburini 10
Pagina web: www.ecodifata.it
FB: eco di fata

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 12 – Aprile 2016

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La coppa ritrovata e il ricordo di Agostino Il trofeo Roma Junior Club vinto dal Borromini nel ’72. Oggi, Socrate e Caravaggio in campo nel giorno del compleanno del capitano giallorosso. Una giornata di sport e di memoria

La coppa ritrovata e il ricordo di Agostino

Il trofeo Roma Junior Club vinto dal Borromini nel ’72. Oggi, Socrate e Caravaggio in campo nel giorno del compleanno del capitano giallorosso. Una giornata di sport e di memoria

di Claudio D’Aguanno

I palazzoni sullo sfondo, lato San Quintino, sono quelli cantati da De Gregori. La leva calcistica dei due licei, il Socrate e il Caravaggio, che qui si affrontano nello scontro diretto, non è quella del lontano 68, eppure gli sguardi dei ragazzi che rincorrono il pallone sono quelli giusti per una giornata come questa. Oggi è l’8 aprile di Agostino Di Bartolomei, capitano giallorosso cresciuto da queste parti, che di anni ne avrebbe compiuti 61 e il coro che sulle tribune canta “Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore” è tutto per lui. Sul rettangolo disegnato tra Via Agresti e Via Giangiacomo, dove passa il confine tra Tor Marancia e Piazza Lante, va appunto in scena la prima Coppa Ago e l’ex Nistri ritrova in un attimo quella partecipazione e quella passione dispersa nel tempo.
Per Paolo Moccia e altre “pantere grigie” presenti in tribuna la commozione è un sentimento denso di ricordi e tutto schierato con il calcio d’una volta: “In questo posto – attacca deciso – ho giocato partite epiche. Stavo in porta con la Nova Rapida e assieme a me c’erano Sergio er nonnetto, Guglielmann e Bayslach, poi i fratelli Canale e tanti altri del posto. Un sacco di bella gente, per carità, manco uno normale ma nessuno sbagliato!
Al contrario d’adesso, sia qui che sul campo Tormarancio oggi ridotto a triste parcheggio, allora qui ci giocava tutto il quartiere. E venivano pure da Garbatella, da Montagnola e San Paolo. Questo per me rimane sempre il campo OMI, dove c’erano tornei e campionati all’ultimo respiro, dove t’ho visto passare di tutto e anche giovani campioni come Bettega, D’Amico, Menichelli, Prati, Spinosi e dove t’ho pure fatto da sparring per un giovanissimo Pablito Rossi. Andò così: c’era il torneo Nistri per formazioni Primavera e alla Juve era saltata la partita per cui chiesero se eravamo disposti a fa’ da sacco, cioè da squadra allenatrice. Fu così che Rossi di gol me ne fece, solo lui, sette.
Comunque a parte tutto questo è il campo dove Agostino è nato calcisticamente e dove mi fa un certo effetto rivedere ragazzi delle scuole di zona in campo per lui”.

La coppa ritrovata

Coppa Ago si chiama questa prima volta d’una manifestazione messa su dalla immaginazione organizzativa di Massimo Pelliccia e di Claudio Marotta, assessore alla cultura del Municipio Roma VIII, e realizzata col concorso di docenti e personale delle due scuole. A farla nascere la bizzarria del caso e la forza di quell’ingranaggio collettivo che si chiama memoria. “Da un po’- racconta Pelliccia – avevo notato buttata in un angolo al Liceo Caravaggio una coppa malridotta e trattata come vaso da fiori. La forma mi ricordava qualcosa e la targa, tutta sbiadita, lasciava leggere ancora VII edizione Roma Junior Club 1972. Ricordavo i racconti su Agostino pubblicati su Fuori i Secondi e c’ho messo poco a legare il tutto all’edizione vinta dal Borromini con lui come capitano. Al liceo che stava in piazza Oderico da Pordenone questa coppa so che era esposta in bacheca ma nei cambi di sede, prima a Tor Marancia e poi inglobato al Socrate, era finita nel dimenticatoio. Comunque c’è voluto poco a riavviare la macchina del tempo ed è nata questa nuova avventura calcistica nel nome di Ago.” Per Claudio Marotta il risultato più grosso è stato nel vedere tutta l’energia che il nome di Agostino è stato capace di mettere in moto. “Da chi lavora nelle segreterie fino ai prof e alle direzioni delle due scuole c’è stata gara di proposte. Inizialmente si pensava di fare una giornata che portasse alla consegna della coppa alla famiglia Di Bartolomei ma è stato il figlio Luca a insistere che rimanesse patrimonio dei ragazzi delle scuole. Di qui è venuto fuori il torneo con l’idea che il trofeo dovesse andare, per un anno, all’istituto vincitore con l’impegno a rimetterlo in palio l’anno successivo. Il diritto di esordio è stato dato al Caravaggio e al Socrate ma d’ora in poi si lavorerà per ampliare, con le altre scuole del Municipio, il numero dei partecipanti. La Coppa Ago sarà un appuntamento importante dove memoria del territorio, diritto allo sport, impegno agonistico e rispetto, sapranno ogni volta rinnovarsi e fondersi nel nome di Agostino”.

La partita e tutto il resto

Il saluto emozionato di Paola Angelucci e il fischio dell’arbitro libera il tifo sulle tribune. “Avanti Caravaggio” incita uno striscione mentre un altro risponde “Ago eterno”.
I cori e i fumogeni accompagnano le azioni di gioco di ragazzi che sanno come fare onore alle maglie messe a disposizione dall’As Roma.
Il primo tempo è di chiara marca caravaggesca anche se è il Socrate con un lampo improvviso, traversa colpita con secco tiro da venti metri, a sfiorare il vantaggio. Nella ripresa cambia il ritmo della musica e il dominio del liceo della Garbatella si concretizza nel punto segnato da Landini che in diagonale infila il portiere avversario capitalizzando l’assist di Martino. La risposta dei rossi di Tor Marancia non si fa però attendere e almeno in tre occasioni si falliva il più giusto dei pareggi. Alla fine premi e le targhe erano soprattutto un pretesto per ragionare ancora sulla giornata e per fissare nuove scadenze d’incontro. Da Massimiliano Smeriglio e Andrea Catarci la coppa rimessa a lucido passava poi a Luca Di Bartolomei che, sotto gli occhi di Bruno Mazzone centrocampista reduce della vittoria del ’72, la consegnava al portiere del Socrate. “E’ con grande affetto ed emozione – ha sottolineato Luca – che passo questo ricordo di Agostino. Lo faccio invitando tutti a dedicare un po’ di giusta memoria non tanto a lui che è stato campione quanto a coloro che con lui hanno condiviso quegli anni e quelle soddisfazioni, che sono persone normali e che magari lavorano per rendere i nostri quartieri posti buoni dove vivere bene. E lo faccio, ancora, dicendo che è la prima ma l’ultima volta.
Il prossimo anno io verrò ma siederò in tribuna e qui a premiare ci dovranno essere Bruno o Maurizio, Carmine o Gigi, insomma qualcuno che giocava con lui”.

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In agenda per Agostino

In agenda per Agostino

Le iniziative per ricordare Di Bartolomei non finiscono qui. Almeno altri due gli appuntamenti a maggio. Nell’Oratorio di San Filippo Neri alla Chiesoletta, su quel campo “a trapezio” da lui frequentato, si svolgerà la XV edizione del Memorial riservata alle categorie “microbi” per usare la fantasia calcistica che fu di Padre Guido. Negli stessi giorni per iniziativa dell’APE (Associazione Proletaria Escursionisti) di Casetta Rossa verrà inaugurato il Sentiero Urbano Agostino Di Bartolomei, ovvero un percorso alla ricerca dei passi e dei luoghi da lui frequentati. Dall’Oratorio e da piazza Oderico da Pordenone il tracciato muoverà verso Tor Marancia, verso i lotti popolari di San Quintino e per le strade intorno all’ex Nistri, per avventurarsi nel parco che ospitava il mitico “campo del palo” teatro di tante sfide tra gli shangaini di Gigi Magrelli e i ragazzi di piazza Lante capitanati da Agostino. E’ questo un appuntamento pieno di memoria, di letteratura e di storia, e completa un ciclo che ha sinora avuto prima in Victor Cavallo e poi in Piero Bruno due altri nomi rivissuti con forte partecipazione. (C.D.)

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Nasce negli anni ’60 il Torneo della RomaJunior club Nell’albo d’oro l’XI Borromini, l’Itis Severi e l’Armellini

Nasce negli anni ’60 il Torneo della RomaJunior club

Nell’albo d’oro l’XI Borromini, l’Itis Severi e l’Armellini

Il Torneo nasce a metà degli anni ’60 da un’idea di Gilberto Viti, grande e rimpianto dirigente della As Roma. La tessera Junior Club permetteva tra l’altro di avere accesso allo stadio a prezzi ridotti; con il torneo dedicato alle scuole superiori della capitale crebbero ancor più le simpatie giallorosse nelle fasce giovanili. Per i lupi quelli erano “tempi cupi”, rare soddisfazioni venivano dalla Coppa Italia, ma del resto chi se la passava peggio era la Lazio che, proprio negli anni sessanta, aveva cominciato a fare l’altalena con la serie B. L’invenzione del Roma Junior Club fu dunque un’operazione di notevole intelligenza propagandistica legata alle buone pratiche di sport.
La prima edizione venne vinta nel ’66 dall’ITIS Giovanni XXIII di Tor Sapienza, seguito nelle edizioni successive da Bernini, Marconi e Galilei.
A poco a poco le scuole partecipanti crebbero fino a superare il centinaio.
Della nostra zona c’era l’XI Liceo Scientifico con sede centrale in Via Segre e succursale in Piazza Oderico da Pordenone. Fu quest’ultima a iscriversi col nome di XI Pordenone all’edizione del ’71. La selezione allora era durissima. Trentasei gironi poi un turno d’eliminazione diretta poi una fase di quattro gironi da quattro squadre con le sole vincenti ammesse alle semifinali e quindi la finalissima al Flaminio.
Quell’anno l’avventura, con Agostino già capitano spesso sostituito nel ruolo da Carmine Tortorella, si fermò ai quarti ma fu l’anno successivo che avvenne l’impresa. L’XI, di lì a poco Liceo Scientifico Borromini, nell’aprile del ’72 arriverà fino in fondo alla VII edizione, vincendo contro il Meucci ai rigori dopo che i tempi regolari s’erano conclusi sull’1 a 1. Questa la formazione immortalata dalla foto che ritrae Agostino con la coppa in mano: Bove, Canapi, Andreini, Vacca, Gasbarra, Pellegrini, Molinari, Mazzone, Santilli, Di Bartolomei, Tempra (al 71’ Piccirilli), All Mezzanotte. Per la cronaca, Agostino autore del momentaneo vantaggio al 10’ del primo tempo, non scriverà, in quell’occasione, il suo nome tra i realizzatori dagli 11 metri a causa degli errori decisivi dei ragazzi del Meucci.
Il torneo Roma Junior Club dopo l’edizione del ’72 vedrà poi altre annate felici. Per due anni, ’76 e ’77, a vincerlo sarà l’ITIS Severi di Tor Marancia. Mentre in una formula rinnovata in anni recenti, 1999 e 2000, sarà l’Armellini guidato da Gianni Rivolta e Manlio Donati di San Paolo ad aggiudicarselo.
La Coppa Ago si inserisce in questa tradizione e, per rispetto di quei valori cari al capitano giallorosso, tutti i protagonisti di questa prima edizione meritano di essere ricordati.
LICEO SOCRATE: (p.t.) Lazzari, Anticoli, Ianniccheri, Marrocco, Musa, Modestini, Lista, Leta, Fortuna, De Noia, De Giorgio; (s.t.) Bucci, Gambardella, Nico, Mazzarelli, Gastaldo, Mellini, Romano, Vitale, Martino, Grimaldi, Visconti, Landini. All: Enrico Tubili e Claudio Di Russo.
IS LICEO ARTISTICO CARAVAGGIO: Bove, Faraoni, De Lorenzo, Ragazzoni, Calenda, Monteiro, Parigi, Barillaro, Pompei, Lattanzio, Ferrari, Ciorba, Vincenzini, Cinti, Di Gravio Grossi.
All: Fabio Petrucci e Fiorella De Benedictis. Arbitro: Sig Lupardini di Roma.(C.D.)

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Lo sport è di tutti anche dei cittadini disabili

Lo sport è di tutti anche dei cittadini disabili

Il Municipio VIII ha intrapreso una serie di interessanti iniziative per favorire l’inclusione sociale nel territorio delle persone con “bisogni speciali” attraverso lo sport

di Antonio Pelagatti

E’ noto come lo sport sia per una persona disabile un’ “arma” molto importante per combattere l’abbandono, la fragilità e la discriminazione, nonché un potente strumento di riabilitazione personale e sociale. Lo sport è accoglienza, integrazione, tende ad unire le persone o più semplicemente a divertirle, è un “valore aggiunto” per chi lo pratica e per tutta la comunità, lo sport è di tutti ed in particolare dei cittadini più fragili.
Ma davvero “lo sport è di tutti”?
Sembrerebbe di no visti i risultati di una recente indagine svolta dall’Assessorato alle Politiche sociali e dall’Ufficio sport del nostro Municipio che ha fatto emergere una serie di problemi e difficoltà all’interno dei Centri sportivi comunali per l’accesso alla pratica sportiva ed alle attività fisico-motorie dei cittadini disabili o con problemi di salute mentale.
Difficoltà legate alla complessità per i Centri ad organizzare attività sportive dedicate o integrate per particolari forme di gravi disabilità o di particolari sindromi, alla carenza di strutture e istruttori qualificati e di servizi di trasporto ed accompagnamento, alla presenza di barriere architettoniche, ai costi da sostenere per le famiglie, ma soprattutto ad una scarsa informazione sulle numerosissime risorse non solo sportive che il territorio offre ai cittadini con “bisogni speciali”.
Per cercare di superare queste criticità l’Assessore alle Politiche sociali Dino Gasparri in collaborazione con la Consulta sulla disabilità hanno deciso di intraprendere una serie di interventi e di iniziative per favorire l’accesso alla pratica sportiva per questi cittadini, a cominciare da una riforma dei criteri generali e delle linee guida per i Centri, ad una sensibilizzazione delle associazioni sportive del territorio, ad una collaborazione mirata ad affrontare progetti personalizzati in caso di particolari forme di disabilità complesse come l’autismo. Il Municipio chiederà ad ogni Centro sportivo di competenza (Impianto, palestra scolastica, piscina) di organizzare le proprie attività riservando sempre spazi e corsi alle persone disabili o con problemi di salute mentale preferibilmente all’interno dei corsi per “normodotati” al fine di favorire la socializzazione e l’inclusione sociale; laddove questo tipo d’integrazione non sia possibile i Centri sportivi dovranno comunque organizzare dei corsi specifici per disabili, garantendo posti per i normodotati affinché non si crei nessun circuito “chiuso” ma si favorisca uno scambio continuo di esperienze non solo motorie.
Nel quadro delle attività proposte per i soggetti portatori di handicap il Municipio si adopererà affinché i Centri organizzino apposite attività integrate anche nei mesi estivi (centri
ricreativi estivi integrati) diffondendo attraverso tutti i canali pubblicitari (in particolare siti web e social network) le informazioni dettagliate sulle attività ricreative e sulle procedure per favorire l’accesso dei soggetti fragili. Verrà anche incoraggiata la costituzione di una “rete delle risorse sportive per la disabilità” promuovendo accordi e collaborazioni con i Centri sportivi, con le associazioni di volontariato e con le scuole secondo le cosiddette “buone prassi”.
Collaborazioni finalizzate al miglioramento del servizio in favore dei cittadini meno fortunati, alla condivisione di esperienze e risorse, all’integrazione delle attività ed al superamento delle possibili sovrapposizioni e segmentazioni. Secondo l’Assessore Gasparri il Centro sportivo dovrà trasformarsi da semplice fornitore di servizi ed attività ad un interlocutore e consulente privilegiato per le famiglie più fragili che si prenda carico di una parte importante del progetto di vita di una persona disabile, accompagnandola responsabilmente verso percorsi sportivi appropriati ed economicamente sostenibili in un’ottica di alleggerimento del carico assistenziale e psicologico sulle famiglie e di tutela della salute. Un esempio di questo nuovo modo sociale e solidale di concepire lo sport è quello portato avanti dall’Associazione Sportiva ASD KK Eur Volley e dal suo responsabile dottor Andrea Di Marcoberardino impegnato costantemente e generosamente in favore dei ragazzi ospitati nella casa protetta “Casa di Franco”.
Persone meno fortunate che, grazie alle doti d’umanità e professionalità degli operatori ed istruttori dell’Associazione, hanno trovato non solo l’occasione per svolgere una pratica sportiva ma anche un ambiente familiare accogliente ed un clima piacevole e sereno.

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De Carolis conquista a Offenburg il titolo mondiale Supermedi WBA

Nel pugilato siamo tornati ad essere terra di campioni

De Carolis conquista a Offenburg il titolo mondiale Supermedi WBA.
Un esempio per gli altri 200 ragazzi della “Team Boxe Roma XI”.

Auspicabile adesso l’organizzazione di un incontro a Roma

di Adelio Canali

In occasione di un mio precedente articolo sulla rinascita del pugilato nel nostro territorio, mi auguravo si dovesse vincere una scommessa per onorare i nostri grandi campioni del passato, vissuti alla Garbatella. Ebbene la scommessa è stata vinta con la conquista a Offenburg del titolo mondiale dei supermedi WBA da parte di Giovanni De Carolis, atleta dotato di una grande statura morale che, con semplicità e umiltà, costituisce un esempio per gli altri ragazzi della “Team Boxe Roma XI”, faticosamente messa in piedi da Gigi Ascani e Italo Mattioli. La sera del 9 gennaio scorso, seguendo l’incontro alla televisione, ho rivissuto l’emozione della vittoria al Madison Square Garden di Nino Benvenuti, quando conquistò il titolo mondiale dei pesi medi battendo Emile Griffith.
Il giorno in cui sono entrato per la prima volta nella palestra dove il nuovo campione si allena, sono rimasto colpito dall’atmosfera; mi riportava alla mente ricordi vissuti negli anni 70, in occasione della visita ad alcune palestre americane. Grande cura nella preparazione degli atleti, seguiti con notevole professionalità dai nostri due valorosi preparatori e soprattutto la grande voglia del combattimento.
Rimasi colpito dal modo con cui giovani pugili scaricavano la propria aggressività, accompagnando i colpi al sacco con urla da guerrieri. Tanta volontà, tanto spirito di sacrificio non potevano che procurare vittorie e soddisfazioni.
Nella nostra struttura, per lungo tempo abbandonata al degrado, si allenano anche ragazzi provenienti da altre località, formando nel contempo una grande famiglia, nella quale si è anche creata la possibilità di un reinserimento di giovani emarginati, mediante lo svolgimento di lavori sociali. Oggi, la “Team Boxe”, con i suoi oltre duecento atleti, è riuscita a collocarsi al vertice nella graduatoria delle società pugilistiche del Lazio ed ha espresso atleti di notevole livello, come Mattia Faraone, campione italiano universitari e “Guanto d’oro”; Alessandro Mazzali, campione italiano universitari; Vittorio Petricca, campione italiano juniores 2009. Sempre in campo dilettantistico, si sono distinti: Gabriele Minardi, Alessandro D’Amore, Guido Vianello e Pietro Rossetti.
In campo femminile la società ha avuto modo di esprimere giovani atlete come Francesca Amato, campionessa italiana negli assoluti 2015 e “Guanto d’oro”; Sabrina Marconi, campionessa italiana negli assoluti 2011; Althea Ciminiello, nata e cresciuta alla Garbatella, tre volte “Cinturavolsca” e brillante protagonista di un torneo internazionale in Austria.
Dopo la grande vittoria di Giovanni De Carolis alla Baden Arena di Offenburg, su iniziativa di Massimiliano Smeriglio, il nostro campione è stato ricevuto e premiato dal Presidente della Regione Lazio e infine il Presidente dell’ VIII Municipio Andrea Catarci, sempre in suo onore, ha organizzato una grande festa al GOA di Via Libetta dove, per l’occasione, nel locale è stata predisposta, in collaborazione con l’Associazione “Garbatella 44”, una mostra su alcuni grandi eventi del pugilato mondiale.
Dagli anni novanta, il pugilato in Italia è stato trascurato sia dalla stampa che dalla televisione, anche a causa della mancanza di personaggi di un certo spessore. Ora, la vittoria di De Carolis serve a far comprendere che, per tornare ai fasti del passato, occorre prendere in considerazione la necessità di ripartire dalla base, prendendo come esempio proprio le realtà come la “Team Boxe Roma XI” che, facendo crescere giovani volenterosi, con grandi rinunce e sacrifici è riuscita a raggiungere traguardi mondiali.
Ora, il nostro campione e la sua Società meritano l’attenzione della piazza romana. Ci auguriamo che anche la Federazione Pugilistica Italiana si adoperi per fare in modo che qualche organizzatore riesca a mettere in piedi una riunione a Roma, che veda nel cartellone, come merita, Giovanni De Carolis. Inoltre sarebbe il caso che Malagò, Presidente del CONI e Luca Cordero di Montezemolo che guida il Comitato promotore per le Olimpiadi a Roma nel 2024, vengano a rendersi conto di come ci si sacrifica per una disciplina sportiva che a Roma, nel 1960, arricchì il medagliere olimpico con tre ori (Musso, Benvenuti, De Piccoli), tre argenti (Zamparini, Lopopolo, Bossi) e un bronzo (Saraudi). Uno sport e delle realtà che meritano sostegno, come tutte le discipline che, lontane da mode, falsi miti e soldi facili, rendono attuali i veri valori sportivi, quei valori che, forse, alcuni campioni del calcio hanno dimenticato.

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Progetto della scuola “Cambiagio” Genitori e figli leggono insieme

Progetto della scuola “Cambiagio”
Genitori e figli leggono insieme

“Read in the Eu – road” è il titolo del progetto di Erasmus Plus che la scuola paritaria “Benedetta Cambiagio” sta realizzando in questo anno scolastico per sviluppare negli alunni le abilità di lettura e trovare in questa attività una fonte di benessere personale. Molte sono le attività proposte agli alunni per sviluppare questo progetto e ad alcune abbiamo partecipato con entusiasmo anche noi genitori, leggendo insieme ai nostri figli e per loro… In queste occasioni, eravamo noi grandi emozionati e contenti di poter essere utili, calandoci nel nostro ruolo con empatia e competenza. I ragazzi erano soprattutto molto divertiti da questo scambio di ruolo. Avere i genitori con loro per trascorrere del tempo insieme nella lettura, ha posto l’accento sul fatto che grandi e piccoli possono testimoniare ed aiutarsi a vicenda, per tenere presente ciò che veramente è importante conoscere e ricordare tra le tradizioni della nostra cultura.
Certamente noi adulti siamo diventati più consapevoli che tenendo in considerazione la lettura, come basilare attività di apprendimento, possiamo essere di esempio e di stimolo ai nostri ragazzi. Nella nostra epoca, definita ormai del tutto “digitale”, è importante non perdere le competenze linguistico-comunicative, ma, anzi, è essenziale leggere ad alta voce per i figli, leggere e raccontare storie che sviluppano la loro immaginazione e la loro fantasia, non smettere di leggere con loro solo perché sanno già leggere da soli… Grazie alla lettura si costruisce nell’individuo l’empatia con il mondo circostante: è un contatto che ci rende più ricchi, più profondi…e ci si ritrova impercettibilmente cambiati nel comprendere la realtà.
Così, noi genitori, convinti del benessere della lettura, invogliamoci a leggere in privato e in pubblico.
Mostriamo che leggere è una cosa positiva. Se leggiamo, se i nostri figli ci vedono leggere, impareranno anche loro, capiranno che esercitare l’immaginazione aiuta ad avere una visione più ampia del mondo che ci circonda.
Ad Albert Einstein fu chiesto una volta come fosse possibile rendere i bambini più intelligenti. La sua risposta fu semplice e geniale: “Se volete che un bambino sia intelligente leggetegli delle favole. Se volete che diventi più intelligente, leggetegli più favole”.
Aveva capito il valore della lettura e dell’immaginazione nella crescita dei nostri ragazzi.

Antonella Izzo

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Camp8: via al campo due di volontariato nel Municipio

Camp8: via al campo due di volontariato nel Municipio

di Marcello Conte

Anche quest’anno il Comitato Parco Giovannipoli si fa promotore, insieme a Nessun dorma, il Villetta Social Lab, Legambiente Garbatella e CSOA La Strada, del campo di volontariato internazionale che sarà realizzato a luglio sul territorio del nostro Municipio.
L’anno scorso, con il titolo di Garbatella History Camp, i volontari provenienti da tutto il mondo si sono presi cura del parco Serafini (o Giovannipoli o di Commodilla) contribuendo – sotto la guida di esperti nominati dal Ministero per i Beni Culturali – a riqualificare gli scavi archeologici presenti nel parco.
“Quest’anno – ci spiega Katiuscia Eroe, Presidente del Comitato promotore – abbiamo deciso di cambiare nome e abbiamo scelto Camp8 che si può leggere camp otto o camp eight a seconda della lingua e che ci dà la possibilità di realizzare i futuri campi internazionali sempre con lo stesso nome cambiando solo argomento”.
L’edizione 2016 di Camp8 avrà come tema centrale l’accoglienza e la riqualificazione di luoghi dove le diverse realtà di cittadinanza attiva che operano sul territorio dell’Ottavo Municipio creano quotidianamente occasioni di socializzazione, di condivisione e di integrazione come ad esempio le attività di Nessun dorma al campo Socrates o a quelle delle associazioni che operano nell’ambito del Villetta Social Lab per facilitare l’integrazione dei migranti.
La gestione di un Campo come questo, richiede ovviamente un notevole sforzo economico. Per questo, dal mese di aprile, verranno organizzate diverse iniziative di raccolta fondi per autofinanziare un’esperienza necessaria al territorio.
Chi volesse dare il proprio contributo può farlo contattando il Comitato sulle pagine Facebook “Comitato parco Giovannipoli” e “Camp8-Roma”.

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Il Maestro Gianpistone dalla Garbatella al mondo

Il Maestro Gianpistone dalla Garbatella al mondo

di Francesca Vitalini

“Attraverso la mia pittura ho voluto cogliere l’essenza della realtà che ho sperimentato con viaggi reali, molti, e fantastici”. Esordisce così il Maestro Gianpistone, da poco superati gli 87 anni. Nato a Roma, nella zona Ostiense, “in un palazzo talmente popolare che ospitava la Maternità”, ricorda.
Inizia ad esprimersi attraverso la pittura casualmente, per una sorta di rivalità nei confronti di una giovane fidanzatina, cantante lirica: stanco di dover essere sottoposto ai suoi impegni, decide un giorno di comprare dei cartoni telati, dei colori, un tubetto del bianco ed alcuni pennelli. Inizia, così, a dipingere e si avvicina al gruppo de “I Pennellati”, dopo qualche mese si aggiudica il premio di incoraggiamento alla carriera della Galleria di Arte Moderna di Roma.
“I miei inizi sono divertenti – continua il Maestro Gianpistone – e la mia esperienza dimostra che ero un pittore da prima che iniziassi a dipingere.
Considero la pittura una maniera di esprimermi, un percorso che avevo dentro e che si è manifestato ad un tratto”.
La pittura si collega ad altre forme d’arte: il teatro e la scultura, tanto che nel 1957 partecipa con due opere alla “Biennale Internazionale di Carrara” e nel 1966 fonda a Testaccio lo Studio Arte Equipe ’66 aprendolo al mondo con eventi di teatro d’avanguardia, poesia, jazz, folclore di numerosi paesi e con laboratori teatrali ed artistici per persone con disabilità.
Quasi parallelamente inizia una serie di viaggi in tutta Europa: dalla Groenlandia alla Grecia, dall’Inghilterra all’Unione Sovietica.
E, poi, America ed Africa, dall’Egitto al Sud Africa. Nel 1966 compie il primo dei tre viaggi in Estremo Oriente, arrivando in Indonesia, in Cina ed in Giappone. Numerosissimi i viaggi in Medio Oriente uno dei quali in macchina, fino alle soglie di Kabul in Afghanistan. L’India è il paese dove ha raccolto le maggiori esperienze, attraversandola dal Sud al Nord alla ricerca di una “verità assoluta”.
“Quando arrivavo in un posto – racconta il Maestro – avevo l’atteggiamento di un neofita desideroso di apprendere e di fissare sulla propria pelle, come un tatuaggio, l’esperienza del viaggio… Con il passare del tempo, però, i “tatuaggi” sbiadivano ed avevo bisogno di vivificarli di nuovo con altri viaggi”.
Nel cogliere l’essenza della realtà umana e naturale che si manifesta sotto ai suoi occhi si compongono i suoi cicli pittorici, tra i quali, per citarne alcuni: Entromondo, Natura Mirabilis, I colori del sacro, Le vie della seta, Le origini delle scritture, Memorie, Mediterraneo, Alle origini della cultura europea, Ierofanie, ospitate in più di 200 mostre personali in Italia, tra le quali, al Complesso Monumentale del Vittoriano a Roma, nel 2000, e in prestigiosissime esibizioni all’estero. Dal 1954 il pittore Gianpistone partecipa attivamente alle maggiori rassegne nazionali, conseguendo in oltre venti anni di attività oltre duecento premi (fra cui dodici medaglie d’oro). Da ricordare fra questi, il significativo riconoscimento alla sua opera e alla nuova dimensione della ricerca, il “Premio  Enrico Mattei” (1974).
Oggi la sua opera, in attesa di future mostre personali, può essere ammirata presso il suo studio di Poggio Moiano, nota cittadina in provincia di Rieti, dove una volta al mese la figlia, Sabina Pistone, organizza delle visite guidate in compagnia dell’artista e, permanentemente, presso il “Museo Etnologico delle Maschere di Cartapesta Gianpistone”, che raccoglie circa 500 maschere in cartapesta, che l’artista romano ha realizzato, riproducendole dai modelli africani e asiatici e da modelli carnevaleschi italiani.
Cos’altro rimane da cogliere in un’esperienza così vasta e poliedrica?
“Il Gazometro – conclude il maestro Gianpistone – nella mia giovinezza ho provato più volte a catturarlo: andavo davanti alla sua struttura, così aerea, e mai sono rimasto soddisfatto di come la riproducevo perché le mie spatolate non riuscivano a rappresentarne la leggerezza”.

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A Ennio Mariani la Medaglia d’onore concessa ai deportati nei campi nazisti

Una appassionata lettera dei figli, a vent’anni dalla morte del padre

A Ennio Mariani la Medaglia d’onore concessa ai deportati nei campi nazisti

Fu per lunghi anni il custode della sezione comunista di Via Passino. La Villetta fu la casa della sua passione politica e anche della sua famiglia

L’esigenza di ricercare un periodo preciso della vita di nostro padre Ennio Mariani ci ha portato a richiedere, a suo nome, la Medaglia d’onore, concessa dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e conferita ai cittadini italiani deportati nei lager nazisti.
Il 27 gennaio di quest’anno, nella ricorrenza del giorno della memoria, a Palazzo Valentini abbiamo ricevuto la medaglia dal Prefetto, con una cerimonia che si è tenuta presso la Sala Di Liegro. Insieme alle mie sorelle, a mio fratello e a mio cugino Roberto Mariani, abbiamo ascoltato con grande emozione pronunciare il nome di nostro padre, ma anche con il rammarico per questo riconoscimento tardivo, arrivato dopo 71 lunghi anni, durante i quali l’esistenza degli IMI (Internati Militari Italiani), rientrati dopo la liberazione, è stata negata dai vari governi italiani e per questo caduta nel silenzio nei confronti dei nostri militari deportati dopo l’8 settembre 1943.
Il 6 aprile sono vent’anni che nostro padre ci ha lasciato e vorremmo ricordarlo a chi l’ha conosciuto e farlo conoscere a chi invece non ne ha avuto occasione.
Ennio è rientrato dalla prigionia il 17 luglio 1945.
Distrutto nel fisico e nell’anima ma pieno di voglia di ricominciare. Ha conosciuto subito mia madre, Fernanda Pasquali, iscritta al PCI. Anche lui dalla fine del 1945 si iscrisse al Partito. La sezione Garbatella, la Villetta, è stata per tutti noi la casa, il posto dove vivere, dove lavorare, e noi, che alla Villetta ci siamo nati e vissuti nel vero senso della parola, ricordiamo ancora quell’infanzia felice, l’odore del ciclostile, il campetto del gioco delle bocce, le interminabili serate estive con i giovani della FGCI a discutere del futuro, il bar gestito prima da nonno Domenico e poi da Pasqualone. Certo, ci sono stati momenti difficili, ma c’era un’unità tra compagni che ripagava sempre. Poi c’era “L’unità”, il giornale che Ennio portava sempre in tasca, che nostro padre, la domenica mattina, ci portava a diffondere, casa per casa.
Ennio non era una persona facile, politicamente un osso duro, nato nella scuola della Garbatella. Era autentico nel sincero e profondo attaccamento al partito, solido come nel suo  profondo amore per la sua famiglia. Ennio parlava ad alta voce, prendeva in giro tutti e soprattutto i professori, non aveva soggezione di nessuno e da un certo punto in poi non condivideva il cambiamento che era in atto.
Era un organizzatore instancabile di feste dell’Unità, costruttore del palco da dove faceva discorsi appassionati e magistrale trascinatore nelle affissioni di manifesti durante le campagne elettorali.
Gli anni del dopoguerra, il lavoro precario ai Mercati generali, per il quale fu intervistato denunciando le pessime condizioni di lavoro, con lo pseudonimo di Otello (per non rischiare di perdere anche quelle occasioni di lavoro tanto importanti) lo hanno temprato, hanno forgiato un uomo appassionato e generoso.
Ricordiamo che insieme a Don Picchi ha sostenuto e lottato per adibire la ex Casa del Fanciullo al luogo che è oggi il Centro italiano di solidarietà (CEIS). Fu il primo presidente del centro anziani alla Montagnola, da lui e dai compagni della sezione Montagnola fortemente voluto. Era un uomo ingombrante che ci ha sempre messo la faccia, che con trasporto esponeva i suoi ideali e con la stessa intensità amava fare del bene agli altri senza mai vantarsene. Entrava senza chiedere il permesso nella vita di ognuno. Era grande il nostro papà e ci piace pensare che chi l’ha conosciuto la pensi come noi.
Dopo la Bolognina però non aveva scelto. Aveva sofferto molto, ma il suo grande amore era rimasto vivo. Un amore nato in un lager, al freddo, patendo la fame, la fatica, i soprusi e le torture. Un amore che lo ha accompagnato per tutta la vita, un amore rosso come la sua passione, e a chi gli diceva di schierarsi rispondeva gridando: “io nu me devo rifonda’…io resto io” e, restando fedele al suo antico ideale, ormai dissolto, non scelse il nuovo che si profilava perché non lo riconosceva più.
Pensiamo che dobbiamo opporci al dissolversi nel tempo delle cose e delle persone. Abbiamo pensato di ricordarlo così, con poche righe, perché i ricordi restano e sono parte ineludibile del nostro presente. Sono le nostre radici.
6 Aprile 1996 – 6 Aprile 2016 Rodolfo, Patrizia, Katia, Valentina e Vitaliana.
Un appassionato grazie ai figli di Ennio Mariani, che hanno voluto ricordare la memoria del loro padre, un uomo semplice e grande, con parole così toccanti. Quando i figli ricordano con tanto orgoglio le loro radici vuol dire che è stata loro trasmessa un’autentica nobiltà. E’ questo il caso di Ennio e anche di Fernanda. Per chi non ha conosciuto Ennio, spieghiamo a che cosa si allude nella lettera dei cinque fratelli Mariani, quando parlano della Villetta come della loro casa, “dove siamo nati e vissuti”. La Villetta, dalla Liberazione in poi, è stata per la Garbatella la“casa del popolo”, dove oltre che sede politica sono stati ospitati associazioni culturali, associazioni sportive, scuole di alfabetizzazione, circoli del cinema e del teatro, circoli giovanili e una infinità di altre organizzazioni democratiche.
Ma per Ennio e per la sua numerosa famiglia è stata per lunghi anni la loro vera casa. La Sezione aveva bisogno di un custode, più di una volta era stata fatta  oggetto di incursioni di sabotatori, culminati nel 1950 da una vera aggressione in grande stile, peraltro respinta a furor di popolo, di neofascisti dell’MSI. Ennio aveva gravi problemi di abitazione, era nel contempo un uomo deciso, altamente affidabile. Gli fu chiesto di assumere lui il compito di custode e gli fu assegnato l’unico posto disponibile, il sottotetto della Villetta, dove oggi c’è l’Associazione Italia-Cuba. Lì la sua famiglia divenne numerosa, lì Ennio poteva dare corso alla sua passione politica.
Lo spazio che occupava era scarso e abbastanza scomodo da praticare, ma era sufficiente a compattare le sue grandi passioni: famiglia e Partito.
Ennio si spezzava la schiena lavorando al Mercato grande dell’Ostiense, il luogo in cui aveva lavorato anche Giuseppe Cinelli, martire alle Ardeatine, al cui nome era intitolata la sezione comunista di quella Villetta che Ennio per lunghi anni ha custodito.
Cari figli di Ennio, grazie per il bel ricordo di vostro padre che ci avete mandato e che a me ha fatto rivivere episodi ed atmosfere che oggi sembrano svaniti.

Cosmo Barbato

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 12 – Aprile 2016

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DiBaTotti, la Roma vista con gli occhi dei suoi «capitani coraggiosi»

DiBaTotti, la Roma vista con gli occhi dei suoi «capitani coraggiosi»

Presentazione di DIBA-TOTTI – Nati Ultrà
Lunedì 4 gennaio ore 17:00
c/o Al Ristoro degli Angeli
Via Luigi Orlando, 2 Roma

Leggi l’articolo del www.ilsole24ore.com/

Capitani coraggiosi. Di Roma, per la Roma, in una città che soffia di passione pallonara, di ponentino quando è sera. Roma divisa tra pragmatismo e nostalgia. Che ancora scrive sui muri lettere d’amore per la “Magica”. Agostino e Francesco. Di Bartolomei e Totti. Storie diverse, parallele. Due giovani calciatori, un sogno comune, calcistico e sociale.
Da imprimere nella memoria collettiva di un popolo (giallorosso) sempre in amore, disperatamente complice dei suoi eroi. A mettere insieme Totti e Di Bartolomei, in un binomio più azzeccato che azzardato, è il «giornalista- ultrà» – autodefinizione dello stesso scrittore – Mauro De Cesare, autore di DiBaTotti (edizioni Goalbook), in libreria da pochi giorni. «Agostino e Francesco, capitani romani e romanisti. E questo è qualcosa che fa parte solo della storia della Roma. Questo ci rende speciali, diversi, unici», scrive nella prefazione Bruno Conti, (altro) monumento del calcio capitolino. Le bandiere.
Quelle di DiBa e Totti hanno sventolato a vent’anni di distanza. Quella di Francesco continua ancora, dopo trecento gol. Entrambi hanno vinto un solo scudetto, troppo poco per non avere un sapore straordinario. Nel campetto di Tor Marancia, oratorio della Chiesoletta (parrocchia di San Filippo Neri), Agostino calciò la sua prima “bomba” da fermo. Nel 1969, a tredici anni, venne preso dalla Roma . L’esordio, a solo 18 anni, a San Siro contro l’Inter, sotto la guida di Helenio Herrera in versione giallorossa. Centrocampista metodista, Di Bartolomei è stato dal 1972 al 1984 leader silenzioso (e carismatico) in una Roma di poeti brasiliani (Falcao), bomber genovesi (Pruzzo), con i panni ancora stesi tra i balconi di Trastevere, e tanti Manuel Fantoni che spopolavano non solo nei film di Verdone. Ricorda Conti che «Agostino era uomo silenzioso, ma dotato di un’allegria romanesca che sapeva tirar fuori quando lo riteneva più opportuno». La Roma dello storico scudetto del 1983. Poi quel rimpianto di una notte di maggio del 1984, quando la “Magica” perse la finale di Coppa dei Campioni all’Olimpico, sconfitta ai rigori dal Liverpool, con 200 mila bandiere al vento nel concerto di Venditti al Circo Massimo. Esattamente il 30 maggio di dieci anni dopo, Agostino Di Bartolomei si tolse la vita: «Non parole. Un gesto…». Ago aveva gli stessi anni che ha ora Totti, 39. Un terribile atto finale che fece pentire molti di non avergli aperto porte di Trigoria. E tutti quelli che non lo accusarono per quell’esultanza dopo un gol alla Roma negli anni di militanza nel Milan di Liedholm. «Quel gesto di esultanza non era rivolto ai tifosi della Roma, aveva un rispetto senza confini per loro. Nel suo borsello conservava gelosamente due cose: la foto di padre Pio e quella della Curva Sud», ha ricordato a De Cesare la moglie di Agostino, Marisa. In quelle immagini sta tutta l’essenza di DiBa, ereditata poi dal più istrionico Totti.

Il fuoriclasse di Porta Metronia da ragazzino ha rischiato di diventare un giocatore della Lazio.Se non fosse intervenuto direttamente il senatore Dino Viola. Francesco debutta in Serie A a 16 anni e mezzo, spedito in campo da Vujadin Boskov in un Brescia-Roma. Eppure per il “lungimirante” tecnico Carlos Bianchi, doveva essere ceduto: «O io o Totti», l’ultimatum. Sensi scelse, senza pensarci, quello che dal ’98 sarebbe diventato l’ottavo re di Roma. Conti: «Francesco lo capisci se conosci la sua famiglia, le sue radici nella città, i suoi principi fatti di sacrifici e di amore per la squadra» . «Agostino aveva una predisposizione per i bambini, ai quali nella scuola calcio insegnava prima i valori e poi i segreti del gioco – spiega De Cesare – . Lo stesso spirito paterno si ritrova in Francesco, che sempre in silenzio ha donato il suo tempo libero e le strumentazioni più sofisticate all’ospedale Bambin Gesù per la cura dei piccoli malati». Un uomo non ha bisogno di facili autocelebrazioni. Totti e Di Bartolomei l’hanno sempre saputo.

www.mondadoristore.it/DiBa-Totti-Nati-ultra-Mauro-De-Cesare/eai978889924505/

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Archeologia industriale nel quartiere Ostiense Smantellata la tramoggia Italgas Caricava il carbone nei forni

Archeologia industriale nel quartiere Ostiense Smantellata la tramoggia Italgas

Caricava il carbone nei forni

di Flavio Conia

Quando pensiamo ad un bene culturale solitamente ci viene in mente qualcosa di bello, esteticamente rilevante, qualcosa che abbia un valore artistico.
Raramente riusciamo ad andare aldilà della natura estetizzata del bene culturale, difficilmente consideriamo (o conosciamo) la vera definizione di “bene culturale” che va ad includere i beni che siano «testimonianze aventi valore di civiltà» (Dlgs 22/01/2004, n. 42 art. 2 comma 2).
Riportando questa definizione alla nostra vita quotidiana, al nostro vivere la città, possiamo spiegare queste semplici parole andando a prendere come esempio l’archeologia industriale dell’area Italgas nel quartiere Ostiense. Un’area ed un quartiere di grande fascino, sotto i riflettori del cinema, delle arti visive, della movida: ciò che ha smosso l’attenzione di tanti verso questo quartiere di Roma è sicuramente in modo primario la presenza del complesso di archeologia industriale che è composto dai gasometri e dal resto degli impianti presenti tra Via del Commercio e Via di Riva Ostiense. Orami simboli, elementi inconfondibili del paesaggio urbano, presenze importanti nello skyline cittadino, le tramogge, i forni e le strutture ad essi connesse segnano il passato ed il presente di una delle aree urbane più affascinanti di Roma. Passato e presente dunque, ma sul futuro chi può dirlo.
L’abbattimento di una tramoggia oramai pericolante presente nell’area limitrofa al fiume avvenuto nel mese di novembre deve riportare l’attenzione sul perché è un dovere di tutti vigilare perché l’archeologia industriale vada conservata e tutelata al meglio: una tramoggia non è bella, non è un quadro di Sironi, non è un Tiziano, ma è lo strumento più semplice che abbiamo per raccontare ai più giovani cosa voleva dire agli inizi del Novecento far nascere la Roma contemporanea, è il mezzo più diretto a nostra disposizione per dimostrare l’ingegno dell’uomo e la sua idea di sviluppo economico ed urbano.
Questi vecchi edifici parlano, raccontano storie che aprono a racconti antropologicamente fondamentali per comprendere la crescita sociale della popolazione di Roma, descrivono unitariamente, nel loro complesso, la manifestazione di una cittadella industriale (l’area Ostiense – Portuense) che stenta ad oggi a dimostrarsi unitariamente agli occhi dei cittadini.
Italgas ha in mano un patrimonio unico, che va valorizzato e messo a disposizione di tutti i cittadini e le cittadine, perché possa essere palese la passata vocazione di quest’area in modo da restituire il passato al futuro.
La ex Centrale elettrica Montemartini è l’esempio lampante della buona politica applicata agli spazi ex industriali: riunire in un unico sito, anche virtuale, anche attraverso politiche di corretta valorizzazione, l’attuale museo con l’area Italgas, i Mercati Generali, il complesso dell’Istituto Superiore Antincendi (splendidamente conservato), l’ex Miralanza, il Ponte di Ferro, il Teatro India sarebbe il modo corretto di ridare a Roma la dimensione di ciò che è stato questo territorio e come si è trasformato.
Ricostruire un legame, un filo rosso che sia guidato dalla valorizzazione dell’esistente, mirando ad informare, a potenziare il turismo locale, nazionale ed estero, andando a dare nuova anima ai luoghi, lasciandoli però liberi di raccontarci ciò che erano.
Difendere l’archeologia industriale significa parlare di lavoratori, di storie di fabbrica che non conosciamo abbastanza, racconti di Resistenza che rimangono taciuti. Il Gasometro è un bellissimo simbolo per Roma, ma prima di essere illuminato per la Notte Bianca è stato ben altro. Questa storia forse ci resta da raccontarla al meglio, finché siamo in tempo, fino a che non sarà tutto troppo pericolante, fino a quando non sarà tutto irrimediabilmente compromesso, com’è stato per la tramoggia di Riva Ostiense. Era testimonianza di civiltà, ma forse non abbastanza.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Dicembre 2015

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Le vie della Garbatella: marinai, pirati e … non solo

Le vie della Garbatella: marinai, pirati e … non solo

di Enrico Recchi

“Italiani, un popolo di santi, poeti, navigatori…”. Così inizia l’iscrizione sul Palazzo della Civiltà del Lavoro all’Eur, quello che tutti noi conosciano come il “Colosseo Quadrato” perché ricorda in chiave moderna il monumento più famoso dell’antica Roma. E la Garbatella nella sua toponomastica rispecchia perfettamente quell’iscrizione.
Vi siete mai chiesti chi siano i personaggi i cui nomi leggiamo sulle targhe delle vie del nostro quartiere?
Come è stato raccontato più volte alle vie e piazze del nucleo originario della Garbatella (che nasce a Piazza Brin nel febbraio del 1920) vengono dati i nomi di personaggi legati al mondo marinaresco perché in qualche modo connessi alla funzione che avrebbe dovuto avere il nascente quartiere: ospitare le maestranze, gli operai e gli addetti amministrativi che avrebbero dovuto lavorare al progetto del bacino e del canale con i quali la zona di San Paolo sarebbe stata trasformata in un terminale commerciale delle merci che potevano arrivare a Roma sull’acqua, sia risalendo appunto il corso del Tevere che sfruttando un progettato canale artificiale (Chi volesse approfondire può leggere di più sul bellissimo libro di Gianni Rivola “Garbatella mia”).
Tutto questo poi non si materializzò.
Il progetto restò solo un progetto ma le strade che collegavano le nuove costruzioni, presero i nomi di ingegneri navali, Ministri della Marina, Ammiragli e pirati.
Ma non solo. Le strade della Garbatella sono dedicate anche a missionari, esploratori ed altro.
Partiamo quindi dalla categoria dei  personaggi legati al mondo del Mare e cerchiamo di scoprire qualcosa di più su alcuni di loro.
Innanzitutto Benedetto Brin che dà il nome alla piazza dove venne posta la prima pietra della borgata e dove si affacciavano le prime costruzioni. A metà ‘800, quando aveva vent’anni, entrò in servizio nella marina del Regno di Sardegna e percorse tutta la carriera militare. Progettista navale, a lui si devono le corazzate gemelle Caio Duilio e Enrico Dandolo, le prime navi italiane ad avere una corazzatura laterale di 55 cm. tale da considerarle imperforabili, migliore anche della protezione che avevano le navi della famosa marina reale britannica.
Diventato poi ministro, Brin spinse per accelerare la politica di armamento italiana sul mare, facendo costruire altre navi da guerra per intraprendere la politica di espansionismo coloniale. Secondo Brin l’Italia doveva produrre non solo le navi, ma anche tutte le componenti necessarie, seguendo una politica nazionalistica che contribuì anche alla nascita dell’industria pesante nel nostro paese.
Promosse la nascita degli stabilimenti di Venezia e Pozzuoli e delle Acciaierie di Terni, della base di Taranto e dell’Arsenale di La Spezia.
Decretò infine che le scuole navali di Napoli e di Genova, retaggio di una Italia formata da più stati, confluissero nella Accademia Navale di Livorno. A lui agli inizi del ‘900 venne anche intitolata una corazzata.
Dopo un personaggio così serio e compassato, passiamo a due personaggi più antichi e romantici. Tutti e due vissero a cavallo tra ‘500 e ‘600.
Già i nomi sono un programma, sfido a dimenticarli: Obizzo Guidotti e Pantero Pantera. Il primo, Obizzo Guidotti, era un cavaliere bolognese del Santo Sepolcro imbarcato su un nave dell’ordine gerosolimitano.
All’epoca il Mediterraneo era solcato non solo da navi commerciali e da quelle delle varie potenze, ma anche dai pirati che facilmente attaccavano e mettevano in pericolo i traffici mercantili.
I primi scontri del nostro avvengono con i corsari nelle acque di Malta e poi lungo le coste tunisine, partecipando alla conquista di Hammamet. Diventato poi capitano di nave, da difensore si trasforma in predatore ed assale, sempre al servizio dell’Ordine dei cavalieri di Malta, le navi turche cariche di frumento e riso per portare il prezioso carico a Malta.
Il secondo, Pantero Pantera, (con un nome che sembra quello di un bullo del quartiere. Pare di sentire una voce dal cortile che grida: “Ahò, Hai visto er Pantera?”. Era un nobile comasco del ‘500 appartenente alla famiglia Pantera, che si imbarcò giovanissimo nella flotta pontificia fino a diventare capitano della nave “Santa Lucia”. Scrisse anche trattati marinareschi, ma sopratutto è ricordato per aver combattuto i pirati turchi nel Mediterraneo. Quindi possiamo immaginare il prode Pantero salire sulla tolda della sua nave e lanciare l’arrembaggio contro la nave nemica.
Proprio perché servì nella marina pontificia, Roma e la Garbatella sono le uniche a ricordarlo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Dicembre 2015

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Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti Giovannino alla conquista del motorino

Un racconto natalizio della scrittrice Maria Jatosti

Anche quest’anno, per il settimo Natale consecutivo, la scrittrice e poeta Maria Jatosti, cittadina emerita della Garbatella, ha voluto regalarci un racconto natalizio per i nostri piccoli e grandi lettori. Il personaggio protagonista è sempre lo stesso, Giovannino, ovviamente cresciuto negli anni, ormai un adolescente pieno di curiosità, di fantasia e di domande spesso inappagate. Ma ha fatto un salto di qualità, si è inventato un lavoro, consegna pizze e supplì a domicilio, e soprattutto ha conquistato un sogno accarezzato da tanto tempo, un motorino usato, comprato da un vecchio amico con le mance dei clienti.
Maria è autrice di numerosi romanzi, di scritti per l’infanzia, di racconti, di raccolte di poesie.
L’ultima sua fatica è stata la riedizione riveduta e corretta del suo più bel romanzo, Il Confinato, la storia appassionata delle persecuzione fasciste subite dal padre, il maestro Lino. Nel corso delle innumerevoli presentazioni del libro, che hanno raccolto molto più successo di quando il romanzo uscì la prima volta nel 1961, quest’anno Maria ha girato l’Italia in lungo e in largo. Ella è inoltre una instancabile organizzatrice culturale e una delle migliori traduttrice di testi letterari stranieri. (C.B.)

Giovannino alla conquista del motorino

di Maria Jatosti

Alle solite, Giovannino! Ma come fai a studiare con quel frastuono nelle orecchie? A che punto sei con i compiti? Dai, sbrigati che poi devi darmi una mano a fare l’albero.
Giovannino sospirò, si tolse gli auricolari, chiuse il quaderno.
Ho finito, mamma, arrivo. Oh, bravo, vieni qui.
Lo sai che quest’anno viene proprio bello!
Quando aggiungeremo le lucine che si accendono e si spengono farà un figurone. Pensi che alla nonna piacerà?
Ne sono sicura. Si commuoverà fino alle lacrime come tutti gli anni.
È vero, la nonna quando è felice piange, povera nonna Maria.
Perché povera? Non le manca niente e ha noi che le vogliamo un sacco di bene. Questo è importante, non ha prezzo. L’amore è tutto, specialmente a una certa età, soprattutto quando si è soli.
Però la nonna non è sola, ci siamo noi, gli zii, tanti nipoti… Se sta per conto suo nella vecchia casa è perché lo vuole lei… Le piace vivere in mezzo ai suoi ricordi, le sue cose, le sue chincaglierie, i suoi fantasmi…
In fondo deve essere bello…
Dai, dai, Giovannino, muovi le mani non perderti dietro le tue fantasie.
No, quel pupazzetto non lo mettere, è troppo malridotto. Quel furfante di Puccio se l’è tutto ciancicato, sbavato…
Da piccoli fanno tutti così e Puccio non è un furfante, è un cuccioletto adorabile, giocherellone, vispo, affettuoso…
Anche troppo, anche troppo, e tu devi smetterla di farlo venire nel tuo letto. Ti ho già fatto mettere la cuccia nella stanza, devi abituarlo a stare lì. Te l’ho detto mille volte, Giovannino.
Ma Puccio…
Puccio! Puccio! Che razza di nome stupido per un cane! Non l’ho mai digerito…
Ma mamma! Sei stata proprio tu appena l’hai visto a dire che sembrava un cappuccino per via del colore.
Cappuccino – cappuccio – Puccio. Io dico che gli sta bene e a lui piace: quando lo chiami viene di corsa e scodinzola tutto contento.
Che c’entra, anche se lo chiamassi Antonio sarebbe lo stesso, no? Oh, ecco qua, direi che abbiamo quasi finito. Come ti sembra? Manca solo il puntale con la stella in cima, ma a quello ci pensa il babbo: è compito suo, lo sai quanto ci tiene.
E le lucine. Le lucine le voglio mettere io.
Va bene va bene. Ma tu non devi andare? Non è ora? Copriti, mi raccomando, mettiti la sciarpa che con quel benedetto motorino prendi un sacco di freddo. Non vorrai ammalarti proprio adesso.
Accidenti, hai ragione, si sta facendo tardi. Io scappo mamma. Sta tranquilla, ciao.
Naturalmente Giovannino la sciarpa dimenticò di mettersela. In realtà non la sopportava, gli sembrava una cosa da vecchi. Tirò su il cappuccio del piumino e via col vento fischiettando per le strade del quartiere.
Era il secondo anno che faceva quel lavoro, ma stavolta la grande novità era il motorino. L’anno passato per consegnare le pizze ai clienti gli toccava pedalare come un matto in bicicletta col risultato che ci metteva molto più tempo e si stancava il doppio. Ora col motorino era tutta un’altra storia. Gli sembrava di volare e gli metteva allegria sentirlo cantare.
Lui se lo sognava da sempre, il motorino, ma, coi tempi che corrono, diceva la mamma, tuo padre che lavora una settimana si e una no a seconda del tempo che tira, e qualche volta non lo pagano nemmeno, altro che motorino! Va, va, Giovannino, toglitelo dalla testa, non è per te…!
Poi a scuola era arrivato Lucas. Uno spilungone nero e lucido, di qualche anno più grande e molto più alto di lui, più robusto, con un sorriso che gli riempiva la faccia e sembrava una festa. Era stato Lucas a regalargli quel cucciolotto morbido, buffo, color cappuccino con due macchie nere al posto degli occhi. Ed era stato sempre Lucas prima a dargli dei passaggi fino a casa sul suo scooter, poi a portarlo con sé al lavoro, ai Grandi Alimentari. Giovannino di esperienza in quel campo ne aveva già parecchia per via delle pizze a domicilio e insieme, loro due, facevano una squadra perfetta. Consegnavano la spesa ai clienti, specialmente donnette anziane che non ce la facevano a spingere il carrello un passo avanti all’altro, non come sua nonna che a quasi novant’anni non aveva bisogno di nessun aiuto, leggeva il giornale e infilava l’ago senza occhiali e i giorni di festa era capace anche di mettersi a ballare. Fantastica nonna Maria!
Qualche volta Lucas lasciava che fosse Giovannino a guidare mentre lui con le sue gambe da fenicottero saltava giù badando a consegnare e intascare il denaro. In quei momenti, Giovannino non stava nella pelle dalla felicità. Un giorno Lucas gli disse: Se papà per Natale come mi ha promesso me ne compra uno nuovo, questo lo passo a te, per pochissimo.
Me lo pagherai un po’ alla volta.
Perciò, comincia a mettere da parte le mance. E rideva, rideva che non si sapeva se dicesse sul serio o facesse la burla.
A Giovannino luccicarono gli occhi e cominciò a sognare e intanto faceva pratica e a volte, quando per qualche ragione Lucas non poteva venire al lavoro, lui se la cavava perfettamente da solo e tutto andava liscio come l’olio. Ma la mamma era in apprensione. Stai attento, Giovannino, diceva, non andare a scapicollo, con la testa tra le nuvole come al solito. Mi raccomando, non correre troppo e metti il casco, hai capito? Non farmi stare in pena. Hai visto cosa è successo al figlio della portinaia, un altro po’ ci rimetteva l’osso del collo…! Giovannino, ma mi stai a sentire? Questo figlio mio, sempre appresso alle fanfaluche!
Sì sì, stai tranquilla, mamma, non mi succederà niente.
Nonna Maria strizzava l’occhio avvolgendogli al collo la sciarpa. Vai vai Giovannino, diceva, vai col vento, divertiti…! Un giorno, quando sarà meno freddo, mi porterai con te a fare un giro, eh, Giovannino? Io e te, a tutta birra! e ridacchiava chioccia, con gli occhi furbi.
Sì sì incoraggialo tu,. Che si deve sentire…! Cose dell’altro mondo! E vieni via dalla finestra che ti prendi un malanno, testa matta incosciente!
La nonna salutava col braccio, il motorino cantava dalla strada, la mamma scuoteva il capo, ma poi smetteva di brontolare e tornava lesta alle sue faccende.
Giovannino correva. Correva e aspettava.
Aspettava che il papà di Lucas regalasse uno scooter nuovo a suo figlio e, nell’attesa, lucidava il vecchio sentendolo già suo. Intanto raddoppiava il lavoro e metteva da parte tutto quello che poteva contando e ricontando gli spiccioli custoditi in una scatola nel cassetto del comodino.
Lucas lo canzonava. Non preoccuparti, diceva, ci aggiustiamo. Tanto, se lo portassi allo sfascio quanto potrei farci? Poverino, è soltanto un ferrovecchio. Però il suo dovere ancora lo fa: basta accontentarsi. È bellissimo! esclamava Giovannino infervorato, con gli occhi che gli brillavano Ha solo qualche ammaccatura, qualche graffio, a volte un po’ d’affanno, ma basta saperlo prendere. Con me canta che è un piacere perché io non lo sforzo, lo curo, lo tengo bene.
Era vero. Quando Lucas glielo lasciava, Giovannino lo accudiva come un bambino. Lo puliva, lo accarezzava, lo lustrava, ascoltava il canto del motore, conoscendo ogni passaggio, ogni variazione di suono dal ruggito del balzo, dell’impennata, al respiro regolare della corsa, al ronfo e al borbottio sornione della sosta…Le scrostature le aveva ricoperte con una serie di adesivi di personaggi famosi: il giallorosso di Totti, il sigaro del Che, Fabri Fibra incappucciato, sorridente… papa Francesco tutto bianco…
Continui a coccolarlo come Puccio, quel rottame. Chi te lo fa fare? diceva la mamma. E se alla fine non se ne fa nulla? Voglio dire se Lucas non riceve il regalo promesso dal padre, tu ci resti con un mucchio di mosche in mano. Non farti illusioni, Giovannino, dammi retta, non credere alle favole…
Giovannino conosceva a memoria quei discorsi della mamma. Aveva cominciato a sentirli fin da piccolo: “Che cos’hai, Giovannino? Sempre con la testa fra le nuvole. La vita non è come te la immagini tu. Troppe fantasie, troppi castelli in aria, non va bene…”. Povera mamma, la vita non era facile per lei. Ore e ore a correre di qua e di là da una casa all’altra a spaccarsi la schiena per qualche miseria di euro e poi tornare a casa e badare a tutto il resto senza lamentarsi.
Era una mamma di ferro e se qualche volta brontolava Giovannino non se la prendeva e nel suo piccolo cercava di aiutarla in tutti i modi per farla sorridere e sembrare felice.
Non preoccuparti, mamma. Come andrà andrà, io sono contento lo stesso.
Stai tranquilla.
Diceva così, Giovannino, ma in cuor suo aspettava e sperava.
Aspettava il gran giorno, e poi…
Natale arrivò con il sole quell’anno.
Le strade, i grandi magazzini, la chiesa inalberarono le luminarie; sui marciapiedi facevano bella mostra gli alberi di plastica; la bimba rom affagottata di stracci colorati all’angolo del supermercato tendeva la mano danzando a piedi nudi, la gente passava frettolosa, distratta…
In casa, il babbo mise i regalini sotto e il puntale con la stella sopra la cima dell’albero; Giovannino accese le lucine intermittenti bianco rosso e verdi e la mamma cucinò il capitone e le frittelle. Dopo il panettone e il brindisi con lo spumante portato dagli zii, il babbo tirò fuori la vecchia tombola napoletana, distribuì le cartelle, fece i mucchietti con i soldi delle vincite; la mamma mise a tavola le bucce dei mandarini spezzettate che mandavano un bell’odore, e lo zio Enrico, che aveva il vocione da tenore e faceva ridere dicendo cose buffe a ogni numero estratto dal sacchetto, si accaparrò come sempre il cartellone. Nonna Maria fece terno e si commosse fino alle lacrime, come ogni anno. Tutti risero e batterono le mani, come se tutto andasse bene, come se fosse Natale dappertutto, come se il mondo, là fuori, fosse sereno e felice, come se ovunque le persone si amassero, i bambini scrivessero letterine al Bambino Gesù, come se la tivù non mostrasse orribili catastrofi e cataclismi universali e la pace regnasse su tutta la terra. Come se… se… se…
Natale 2015

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