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Autore: Redazione

Ancora incerto il ritorno in classe a settembre

SCONGIURATO IL PLEXIGLASS TRA I BANCHI. L’IMPEGNO DEL MUNICIPIO E DELLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO. AL VIA I CENTRI ESTIVI.

di Anna BREDICE

Non si sa ancora esattamente come si tornerà sui banchi a settembre per gli oltre tredicimila scolari dell’VIII Municipio, ma una cosa sembra essere scongiurata: non dovrebbero esserci banchi divisi dal plexiglass. Lo ha confermato la ministra dell’Istruzione Azzolina e così gli insegnanti e i genitori tirano un sospiro di sollievo. Nessuno avrebbe voluto i bambini divisi per compartimenti, seduti e intimoriti da una specie di gabbia. Per il resto, quando andremo in stampa, ancora non sapremo esattamente come sarà la scuola alla ripresa, ma qualcosa a Garbatella è già chiara: i ragazzi devono tornare a studiare nella maggiore sicurezza possibile e utilizzando anche gli spazi che il Comune e le associazioni del terzo settore metteranno a loro disposizione.

A questo obiettivo sta lavorando il municipio. “Da questo punto di vista, ci dice l’assessora all’Istruzione Francesca Vetrugno, tutte le attività svolte nel periodo più difficile della pandemia ci hanno aiutato a creare una mappa di luoghi, strutture e volontari a disposizione per quando riaprirà la scuola, così da conoscere tutti gli spazi disponibili per accogliere gli studenti”. Nel frattempo però una prova importante sarà quella degli imminenti centri estivi, chiamati quest’anno “centri educativi integrati”. Per arrivare alla loro apertura con una capienza che può accontentare fino a 700 piccoli utenti, sono stati coinvolti, oltre al Municipio, anche le scuole, l’Asl e le associazioni del territorio. Per ogni quartiere sono stati trovati spazi all’aperto con operatori, che avranno un piccolo gruppo di bambini ciascuno, mantenendo i distanziamenti e le regole previste. Le quote d’iscrizione saranno più basse del solito, 60 euro a settimana, gratis per le famiglie con difficoltà economiche e sociali, e potranno essere utilizzati per pagare i centri estivi i voucher del governo per le baby sitter.

Sarà una prima prova per ritornare a vedersi, giocare e poi arrivare nelle aule a settembre, con lezioni in presenza, senza alternanza tra didattica a distanza e in classe. Questa è la speranza, e infatti Francesca Vetrugno ci rivela che in queste settimane si sta facendo un monitoraggio delle sedi scolastiche per verificare se ci sono spazi ulteriori per distribuire i ragazzi anche di altri plessi. Una maestra della Cesare Battisti, Antonella Macrelli, ci racconta che nella imponente struttura di Piazza Damiano Sauli c’è un’ala, a destra dell’edificio, parzialmente occupata e potrebbe essere utilizzata per suddividere ulteriormente i bambini.

Ciò che si spera è che si possa tornare presto a guardarsi negli occhi, perché la didattica a distanza potrebbe aver lasciato a se stessi tanti ragazzi, già in difficoltà. All’inizio di settembre si potrebbero organizzare dei corsi di recupero, attività che i volontari delle scuole popolari e gli scout hanno svolto a distanza in questi mesi di emergenza sanitaria. La presenza di tante associazioni e di un terzo settore molto radicato nel territorio permetterà l’utilizzo di altri spazi, come ad esempio i teatri o la biblioteca Moby Dick, o anche gli oratori, per fare lezioni agli studenti e permettere il distanziamento necessario. Su questo aspetto l’assessora Vetrugno è ottimista “abbiamo una ricchezza nel territorio e riusciremo a differenziarla nei vari settori, a seconda della necessità”. In questi giorni tanti ragazzi stanno affrontando la maturità nei licei, per molti altri la scuola è finita e l’ultimo giorno quasi per tutti ci sono stati i saluti sulle piattaforme digitali. Ma nel pomeriggio, in dieci luoghi, tra parchi e piazze, sono state organizzate delle feste di fine anno.
Negli orti urbani ad esempio i bambini hanno portato una pianta, in piazza Sauli sono state lette delle poesie. E sempre alla Battisti una classe ha prodotto un libro “Io resto a scuola”, con i pensieri degli insegnanti e degli scolari: uno slogan che ci ha accompagnato per mesi, e che ora i bambini vorrebbero dimenticare.

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Focolaio di Covid-19 a piazza Pecile

ISOLATO IL PALAZZO EX ASL OCCUPATO DAL 2013 DA UN CENTINAIO DI PERSONE

di Francesca Vitalini

Preoccupazione e nervosismo tra gli abitanti della Garbatella.La notizia del contagio nel palazzo occupato di piazza Pecile è rimbalzata su tutti i quotidiani nazionali e sulle Tv. Ma dalla Regione Lazio giungono parole rassicuranti: “Il cluster di Piazza Pecile è chiuso. All’interno del palazzo occupato -dichiara domenica 14 giugno l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato- sono rimaste 49 persone tutte negative sotto sorveglianza della Asl Roma 2 mentre 52 inquilini, tra positivi e negativi, sono stati trasferiti. I tamponi eseguiti sono in totale 108 e degli ultimi, fatti ieri (sabato n.d.r.) 4 sono risultati positivi”.

Si accende il contagio in un palazzo di Garbatella. Già venerdì 12 giugno la struttura abitativa è stata isolata dalle forze dell’ordine e immediatamente la Asl Roma 2 ha effettuato tamponi a tappeto per i 108 abitanti dello stabile occupato di piazza Attilio Pecile. Sembrerebbero nove in totale i casi risultati positivi secondo l’agenzia Adn Kronos, ma per altri organi di stampa come La Repubblica sarebbero 17. Per ora tutti i contagiati sono stati trasferiti in strutture sanitarie e l’edificio resta ovviamente sotto controllo per la quarantena.
Il Municipio VIII è intervenuto immediatamente: “Stiamo lavorando con la Asl e le Forze dell’Ordine per monitorare gli interventi e assicurare la serenità di tutti. Il Municipio garantirà viveri e beni di prima necessità ai residenti del palazzo”, ha spiegato l’assessora alle Politiche Sociali Alessandra Aluigi. I consiglieri municipali dell’opposizione, Simone Foglio e Andrea Baccarelli (Lega), come rivela l’agenzia Nova hanno richiesto: “L’intervento immediato del sindaco Raggi e del Prefetto di Roma affinché garantiscano la sicurezza nello stabile e nel quartiere. Roma non può avere zone franche come queste, dove albergano illegalità e insicurezza, sociale e sanitaria”.
“A parole strumentali abbiamo preferito agire con tempestività e possiamo dire che il cluster presso lo stabile in piazza Attilio Pecile, una realtà multiculturale e integrata nel territorio, è chiuso. Non ci sono più casi positivi nella struttura, sono stati ricostruiti i contatti stretti ed eseguiti i tamponi a tutti. Ora verrà mantenuta una sorveglianza sullo stabile”, ha commentato l’Aluigi, confortata dalle dichiarazioni dell’Unità di crisi Covid-19 della Regione Lazio.
Il Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 all’8 giugno 2020, prima che scoppiasse il focolaio di piazza Pecile.
I dati parlano di 2.973 casi nella capitale con un tasso di incidenza di più di 10 casi ogni 10mila abitanti. Di questi, 108 casi sono nell’VIII Municipio. A Garbatella sono presenti 47 casi, 28 a Tormarancia, a Navigatori 5 casi, 7 a Valco San Paolo e 15 a Grotta Perfetta.

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Pochi casi di Coronavirus nelle case di riposo e Rsa del territorio

MONITORAGGIO DELLA ASL ROMA 2 ALL’ISTITUTO SETTE CHIESE E AI PAOLINI DEL SANTUARIO REGINA APOSTOLORUM. ANCORA CHIUSI I CENTRI ANZIANI

di Paola Borghesi

Appena sfiorate dal Coronavirus le Case di Riposo del Municipio VIII. Le strutture presenti sul territorio sono per lo più gestite da Istituti di Suore, mentre l’unica Rsa è quella all’interno del San Michele, a Piazzale Tosti.

Alla prima avvisaglia di sintomi riscontrati su un paio di ospiti residenti presso l’Istituto di via delle Sette Chiese, la direttrice della struttura, Suor Maria Cecilia, si è rivolta alla Asl chiedendo l’effettuazione immediata dei tamponi. La religiosa ci ha riferito che è così iniziata una proficua collaborazione tra l’Istituto e la Direttrice del Distretto 8 della Asl Roma2, dottoressa Mariella Masselli, che insieme ai suoi collaboratori, in particolare il Dr. Danella, responsabile dell’unità di crisi Covid19 e la dott.ssa Simona Terrevoli, ha formalizzato un controllo proattivo che richiede alle strutture la misurazione della temperatura due volte al giorno per tutte le ospiti e il monitoraggio di eventuali sintomi riferibili al coronavirus con obbligo di comunicazione alla Asl. Fondamentale è stata anche la collaborazione con il geriatra, Dr. Bertolini che ha sempre fornito la sua assistenza e si è prodigato per agevolare i contatti fra la struttura e la Asl.

“Il nostro pensiero principale è quello di mantenere in salute le nostre ospiti”- dichiara Suor Cecilia- “pertanto abbiamo seguito alla lettera tutte le disposizioni che ci sono pervenute dalla Azienda sanitaria locale, cominciando dalla sanificazione degli ambienti e ottemperando a tutte le richieste di monitoraggio giornaliero. Gli operatori sanitari che hanno effettuato i controlli nel nostro Istituto non hanno infatti rilevato alcuna anomalia”.

Queste precauzioni comunicate dalla Asl2 a tutte le strutture residenziali hanno dunque consentito di limitare i casi di contagio nel nostro Municipio. Infatti, oltre all’unico caso, peraltro rimasto dubbio, verificatosi nell’Istituto di via delle Sette Chiese, si è saputo solo di altri tre contaminati presso l’Istituto dei frati Paolini nel Santuario di Regina Apostolorum, che ospita soltanto religiosi. Anche lì la Asl è intervenuta effettuando subito il tampone a tutti i residenti, e disponendo l’immediato ricovero ospedaliero per i tre frati risultati positivi.

Nessun caso si è sviluppato nelle altre Case di Riposo, né nelle Case Famiglia. Davvero un ottimo risultato.
La recente ordinanza della Sindaca del 29 maggio scorso ha disposto l’accesso di parenti e visitatori nelle Strutture Residenziali per Anziani e Case di Riposo solo a discrezione della direzione della Struttura (possibilmente solo visite all’aperto) e nel rispetto delle misure igieniche (obbligo di mascherina e di guanti) e di distanziamento fisico. La stessa ordinanza proroga fino al 30 giugno prossimo la chiusura al pubblico dei Centri Sociali Anziani, e richiede di pianificare a scopo preventivo gli interventi di sanificazione delle sedi, in attesa della riapertura.

Il responsabile del Centro Anziani di Via Pullino, Giorgio Tribuzio, è subissato da richieste da parte dei frequentatori abituali del centro : “ E’ una vera sofferenza non poter accontentare chi mi chiede se si può riavviare almeno qualcuna delle nostre attività”- riferisce Giorgio- “anche se tutti siamo consapevoli che la prudenza in questo momento non è mai eccessiva, abbiamo chiesto al Presidente Ciaccheri e all’assessora Aluigi di intervenire presso il Comune affinché vengano emanate al più presto le direttive da seguire alla riapertura, altrimenti il 30 giugno, data peraltro troppo lontana a nostro giudizio, non sapremo ancora come regolarci sulle possibili attività da far ripartire, sempre nel rispetto delle disposizioni di salvaguardia anti Covid-19. Ci sembra davvero ingiusto dover attendere il 1 luglio, quando altri luoghi, come i cinema, vengono riaperti già a metà giugno. Insomma abbiamo bisogno di poter esprimere al più presto la gioia di ritrovarci, finalmente”.

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“Caravaggio 107”: un docufilm sull’occupazione a Tor Marancia

INTERVISTA AL GIOVANE REGISTA MESSINESE ANTONIO TURCO

di Giuliano MAROTTA

Lui si chiama Antonio Turco, classe 1997, studente del centro sperimentale di cinematografia d’ Abruzzo. Con la sua videocamera ci porta in un viaggio all’interno dell’occupazione abitativa più grande d’Italia in un periodo di grandi incertezze. Caravaggio 107 è il titolo del suo docufilm, in cui si ha la sensazione di aver vissuto giorno per giorno con gli occupanti.


Percepiamo l’angoscia nelle notti insonni temendo uno sgombero imminente, ma anche i momenti conviviali più sereni nei quali si pranza e si discute insieme, la determinazione nei tanti incontri con le Istituzioni in Campidoglio. Abbiamo contattato l’autore che ci ha raccontato come è nato il progetto:

Mi trovavo in Sicilia, a fine estate 2019, quando mi sono trovato a leggere un articolo che parlava di un imminente sgombero delle due palazzine di via Caravaggio. Non conoscevo nulla di questo complesso e degli ospiti ma, data l’imminente notizia, in 24 ore mi sono ritrovato con la mia videocamera nella Capitale. La prima cosa che mi ha colpito è stato il brusio di varietà di lingue diverse che proveniva dalle vetrate a specchio che, guardando le più alte, quasi come un effetto ottico non riesci a distinguerle con il cielo. L’indomani, proprio lì dentro, scoprirò che lì non esiste il concetto di confine.
Ho iniziato a girare a fine agosto 2019 — prosegue Antonio Turco — e le ultime scene le ho ultimate a dicembre. Ho scelto di girare senza troupe e con la camera più piccola a mia disposizione per una maggior facilità di approccio con questa realtà. Le migliori scene, infatti, sono risultate quelle “rubate”, quelle più intime, quando l’interlocutore dimentica di avere una camera davanti. Per la fase di montaggio, invece, sono stato coadiuvato dai docenti del Centro Sperimentale e poi il mix è stato realizzato insieme a un collega Giorgio Borrelli.”
Avevi già sentito parlare di Tor Marancia, come valuti il rapporto tra gli occupanti e il quartiere?
Non avevo mai sentito parlare di Tor Marancia, mi è sembrato un quartiere molto accogliente, non ho mai notato attrito tra gli occupanti e i residenti del quartiere.
Ho scoperto anche che la storia della borgata Tor Marancia, è legata alla lotta per la casa.

Dove e quando si potrà vedere il film?
“Inizialmente sarà inviato ai vari festival del cinema, specialmente quelli con tema di carattere sociale. Finito questo periodo mi piacerebbe fare anche una proiezione pubblica a Tor Marancia, invitando tutto il quartiere.”

Era l’estate 2019 quando sembrava imminente lo sgombero dell’occupazione di viale Caravaggio, poi grazie alla tenacia degli occupanti, alle mobilitazioni dell’associazionismo e alla solidarietà del quartiere l’annosa questione è stata sospesa.

Inoltre in questo periodo di emergenza sanitaria l’amministrazione ha previsto una tregua degli sgomberi fino al 30 giugno. La richiesta degli occupanti è sempre la stessa la rivendicazione al diritto ad una casa per assegnazione o tramite progetti di recupero e auto-recupero.

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Una riflessione sul patrimonio arboreo

di Enrico RECCHI

Dopo un lungo periodo di inattività è ripresa anche nelle zone del nostro quadrante la potatura degli alberi di alto fusto. Recentemente abbiamo visto dare una riordinata al cospicuo patrimonio arboricolo della Circonvallazione Ostiense, di Via G. Massaia ed altre strade. Le squadre dei manutentori hanno operato ripulendo il verde in eccesso di siepi, giardini e potando i grandi alberi. Ma sono ancora molte le strade che aspettano il maquillage dei giardinieri e che soffrono ancora i danni causati dalle cadute di rami e di interi tronchi avvenute in inverno. Purtroppo non ci scordiamo i danni provocati dai crolli sotto i colpi sferzanti del vento o più semplicemente causati dall’incuria in via G. Massaia, Piazza O. da Pordenone, via Pigafetta, ecc. Muri abbattuti, intonaci danneggiati, auto schiacciate. Questo è accaduto anche in altri quartieri di Roma.


Nonostante gli ultimi interventi la situazione è sempre in emergenza. In certi casi i rami ancora oggi entrano nelle finestre e nei balconi riducendone la luce e causando un grave disagio per gli inquilini anche dei piani alti. Addirittura in alcune circostanze non possono aprire le finestre o ancor peggio in caso di caduta, come è avvenuto in via G. Massaia e in piazza O. da Pordenone, si sono visti sfondare le tapparelle da rami di notevole dimensione. Ci si chiede perché non vengono potati i rami più alti? Perché non vengono “abbassati” gli alberi quando i rami arrivano a coprire le facciate dei palazzi?


Iniziamo con il dire che il taglio indiscriminato del fusto o di grandi rami di un albero prende il nome di capitozzatura. A detta dei botanici questa è la tecnica più dannosa di potatura e sembrerebbe che oggi è stata definitivamente abbandonata, in quanto non adeguata ad assicurare la riduzione dell’altezza dell’albero e tantomeno a ridurre il pericolo di ribaltamento o cedimento dello stesso. Anzi nel lungo periodo si ottiene l’effetto esattamente opposto, ovvero il tronco si indebolisce e la sua stabilità è ancor più precaria.
Rimuovendo i rami e di conseguenza le foglie più alte, l’albero resta senza la forza per alimentare tutte le sue parti. Perdendo tanto fogliame, che rappresenta il suo nutrimento, attiva un meccanismo di sopravvivenza ed andrà a produrre diramazioni di lunghezza maggiore, ma più esili per cercare di recuperare il fogliame perso. Quindi produrrà uno sforzo enorme, e se l’albero non ha una riserva di energia per sostenere questo affaticamento, il rischio che muoia è consistente. Inoltre diventa altresì più soggetto all’attacco di insetti e malattie.


Il problema è a monte naturalmente: nella scelta sbagliata degli alberi che vengono messi a dimora, senza tenere conto di quali specie sono adatte per un certo luogo, per le dimensioni che quei fusti raggiungeranno nel tempo e per le caratteristiche della loro vegetazione, il mancato rispetto della distanza …Solo da cinquant’anni circa si è arrivati a capire che piantare i pini lungo le strade ad intenso scorrimento di traffico (la Cristoforo Colombo un esempio) ha significato condannare a morte diverse persone che hanno perso la vita in incidenti causati dalle radici.


Quale è la soluzione? Scelta oculata degli alberi da piantumare in una città dove tra l’altro asfalto (basi degli alberi soffocati dal catrame dei marciapiedi) e inquinamento producono i loro effetti dannosi sulle piante, interventi di manutenzione costante, abbattimenti di vecchi alberi e piantumazione di nuovi, piuttosto che rischiare la loro caduta e i danni conseguenti.

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Ellekappa: “la mia Garbatella”

INTERVISTA ALLA FAMOSA DISEGNATRICE SATIRICA, COLLABORATRICE DE LA REPUBBLICA

di Francesca Vitalini

La vignetta in prima pagina non può che essere la sua. Con quei personaggi pasciuti, qui beneauguranti, che abitualmente smascherano con irriverenza e colta ironia le peggiori abitudini della società italiana, i controsensi della realtà di tutti i giorni, i facili slogan politici.


Sì, stiamo parlando proprio di lei, di Ellekappa, pseudonimo di Laura Pellegrini.


La disegnatrice, che attualmente lavora a La Repubblica, non ha bisogno di molte presentazioni: noto è il suo talento come autrice di satira politica e di costume, che le ha permesso di lavorare nel corso del tempo per le riviste simbolo del fumetto satirico italiano, per quotidiani nazionali e per trasmissioni televisive.


Meno noto è che sia romanista, ancora meno che sia nata ed abbia vissuto i primi venti anni della sua vita in via Rosa Raimondi Garibaldi. Le abbiamo chiesto di guidarci per la Garbatella attraverso i luoghi e le persone che ama, di ieri e di oggi.
Quando pensi alla tua infanzia, che luoghi vivevi?


Se penso ai luoghi della mia infanzia, ecco, la prima immagine è proprio Via Rosa Raimondi Garibaldi e il civico 119, che era il mio. La strada, come tutto il quartiere, del resto, era l’estensione di casa mia: punto di incontro per i bambini di quei palazzi con il marciapiede marcato dal gesso della “campana”, dove si saltava con la corda, si giocava a nascondino, a un due tre stella. I più audaci avevano il “carretto”, una sorta di microcar del Paleolitico composto da una tavoletta di legno con sotto quattro cuscinetti a sfera. Ci si metteva in ginocchio sulla tavoletta e grazie alla pendenza della strada si poteva arrivare in velocità e tra il panico dei passanti fino alla fine, all’altezza di Via Costantino. Poi, c’erano i giochi avventurosi al “prato”, o meglio, alla “marana” …arrivare illesi a fine giornata era una scommessa, ma allora non lo sapevamo.

Ellekappa per Cara Garbatella


Stiamo parlando di quali anni?
Dei primi anni ‘60, quando i bambini esistevano ancora, la merenda era pane olio e sale, non c’era l’euro e neanche la lira, perché all’epoca l’unità di misura della valuta era la “piotta”. In quegli anni ho frequentato la Cesare Battisti. La scuola più bella di sempre, ma il mondo ne è venuto a conoscenza solo con “Caro Diario” di Nanni Moretti. Ci si entrava, con ingresso differenziato per maschi e femmine, con un po’ di soggezione, vista l’imponenza. Ho avuto la fortuna di avere una maestra fantastica, la maestra Marini, materna ed amorevole. In ogni aula, attaccato al muro in alto dietro la cattedra, l’altoparlante dal quale ogni tanto si verificava l’evento da fine di mondo: il Direttore diramava annunci solenni a tutte le classi, ma a dir la verità non ne ricordo neanche uno…
Un’infanzia, che se non era a casa, era passata tra la strada e la scuola, quindi?


E nella parrocchia di San Filippo Neri, un luogo speciale di aggregazione per i ragazzi del tempo, con l’oratorio, dove credo siano passati tutti i bambini e gli adolescenti del quartiere, e il cinema Columbus, che aveva una programmazione irresistibile: film western, dove gli indiani, ahimè, facevano sempre la parte dei cattivi, e dei “supereroi” Maciste ed Ercole. Quando entravi in sala ti davano pure i biscotti per la merenda.


Quelli erano gli anni di Padre Guido e Padre Melani, come li ricordi?
Erano i due miti che tenevano saldamente in mano la situazione. Padre Melani, sempre gentile e sorridente, e Padre Guido, che era gentile a modo suo…incuteva un po’ di timore. Me lo ricordo alto, asciutto, nella sua tonaca nera, con uno sguardo un po’ severo, ed era il tipo che se non andavi in chiesa ti veniva a cercare a casa. E non erano bei momenti per noi bambini, anche se tutti gli volevano un gran bene. Qualche anno fa ho letto su “Garbatella mia” che dopo la promulgazione delle leggi razziali, grazie a Padre Melani, una famiglia di ebrei trovò rifugio proprio nell’oratorio del San Filippo Neri. Storia finita male dopo una spiata di italiani brava gente. Questo mi rende il suo ricordo ancora più prezioso.


La tua adolescenza nel quartiere, invece, come è stata?
Tra i quindici e i sedici anni, con la strage di Piazza Fontana, c’è stata per me, e per tutta la mia generazione, la scoperta della politica. Nel cuore di Garbatella erano attive le sezioni di tutti i partiti di sinistra: respiravi politica nell’aria e nelle strade. Sui muri c’erano le scritte “la strage è di Stato”, “Pinelli assassinato”, “Valpreda libero”. I social di allora erano i volantini, i ciclostilati di controinformazione, una comunicazione che ti arrivava letteralmente tra le mani. E inevitabilmente, proprio attraverso la stampa alternativa e al particolare momento storico in cui il Paese era sospeso tra bombe e golpismo strisciante e in cui gli anarchici si trovavano ad essere il capro espiatorio delle trame nere, mi sono ritrovata a frequentare il circolo anarchico Carlo Cafiero, in via Vettor Fausto.


Come vedi il circolo con gli occhi di ora?
Un luogo assolutamente da manuale: uno scantinato piccolo con un arredamento povero, essenziale, pieno di libri e giornali; sul muro, all’entrata, la scritta “Anarchico è il pensiero e verso l’anarchia va la storia”.
Lì, nelle discussioni che si facevano, la rivoluzione era proprio a portata di mano, solo una questione di ore. “A, la rivista anarchica”, che andavamo a vendere davanti alla Standa di via Caffaro, veniva stampata nella tipografia de l’Unità, in via dei Taurini, e noi andavamo lì a ritirarla. Ancora non sapevo che via dei Taurini, dopo pochi anni, sarebbe diventata un altro luogo del mio cuore.
Al Cafiero sono stata per un anno, credo, poi ho conosciuto il mio attuale marito, che era invece marxista e passare da “Addio Lugano bella” all’ “Internazionale” è stato un attimo.


Questa esperienza quanto ha influito nella formazione del tuo sguardo satirico sulla realtà, che è carico di un’ironia sarcastica tutta romana, che emerge con forza nel tuo lavoro?
La mia passione per la satira politica è nata proprio in quell’epoca di controinformazione militante, le strisce e le vignette che circolavano allora erano più efficaci di fiumi di parole e io ne ero totalmente conquistata. L’ironia sarcastica tutta romana, come la definisci tu, viene forse proprio dalla consapevolezza delle mie radici: Garbatella ha (o aveva) un tessuto sociale omogeneo, eravamo tutti nelle stesse condizioni economiche decisamente non brillanti, e forse ho ereditato l’umore di un intero quartiere che affrontava le difficoltà del vivere quotidiano con dignità e disincanto. Un po’ lo stesso stato d’animo di Trilussa, se vogliamo.
Infanzia, adolescenza, arriviamo all’oggi. Frequenti il quartiere abitualmente, che differenze trovi tra passato e presente?
Dopo la scomparsa dei miei, più che tornare a Garbatella diciamo che ogni tanto mi ci trovo a passare. La redazione di Repubblica è a Largo Fochetti, dunque, un giro (ma anche più di uno) per tutto il quartiere è inevitabile visto che l’incubo è trovare un parcheggio. Oppure la sera per andare in qualche ristorante o pizzeria. L’incubo è sempre lo stesso. Però indubbiamente ora Garbatella è culturalmente e socialmente più viva, non per niente è uno dei quartieri più trendy di Roma.
Spero solo che non faccia la fine di Trastevere, ormai diventato il parco giochi di stranieri, nuovi ricchi e pseudo intellettuali.


A causa della pandemia da Covid-19, il compleanno di Garbatella è rimasto sospeso, ma il 2020 è pur sempre l’anno del suo centenario. Cosa augurarle?
Beh, l’augurio per i cento anni di Garbatella non può che essere quello di continuare a cambiare senza tradire se stessa. Vai che sei bella!!!

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Libreria-teatro-tlon

La libreria teatro Tlon è una realtà molto attiva nel territorio dell’VIII Municipio. Si trova a via Nansen, 14 e oltre a vendere libri (Michele Trionfera è il responsabile) offre una “scuola di filosofia e immaginazione permanente “, una casa editrice, una libreria teatro e un’attività di divulgazione on line attraverso i social network.

In questo particolare momento di crisi, Tlon si attiverà da domani, mercoledì 22 aprile, aprendo la mattina per raccogliere eventuali donazioni di beni primari da affidare alla rete del Municipio Solidale. Inoltre ha già iniziato a devolvere una percentuale di tutti gli acquisti di libri effettuati presso di loro al conto corrente del Municipio Solidale.

Vai al sito della Libreria Teatro Tlon

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Fosse Ardeatine, 335 voci e memorie. Restiamo a casa e ricordiamo insieme

La memoria è un ingranaggio collettivo e voglio condividere con voi questo video che si unisce a diverse iniziative che si stanno moltiplicando sul territorio in queste ore. Torneremo insieme presto ad attraversare i luoghi che ci hanno reso quello che siamo, convinti ancora una volta che qua sta scritta la traccia del nostro futuro e la forza della nostra comunità.

In queste immagini Alessandro Portelli, Gianni Rivolta, Ernesto Nassi ci raccontano quel terribile giorno di 76 anni fa dove per mano dei nazifascisti furono trucidate 335 persone.

Rimaniamo uniti, anche se distanti, nella memoria per combattere ora e sempre ogni rigurgito di odio.

Ringrazio l’assessora Michela Cicculli, Anna Coccoli e tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questo video.

Vai alla pagina di Amedeo Ciaccheri

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Scoperta una targa in ricordo del bombardamento del 7 marzo 1944

A piazza Biffi la cerimonia del Municipio VIII nell’anno del Centenario

Garbatella non si ferma. Oggi 7 marzo nell’anno del Centenario, a 76 anni di distanza, in piazza Eugenio Biffi è stata scoperta una targa in ricordo dei bombardamenti del 1944, che colpirono l’Albergo bianco e il servizio di Maternità. Proprio davanti a questo luogo simbolo del quartiere il presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri e il consigliere di opposizione Maurizio Buonincontro hanno voluto ricordare quei giorni drammatici di guerra, quando gli aerei alleati, in un raid aereo alle 11,25 del mattino, scaricarono sull’Ostiense, sulla stazione ferroviaria e sugli impianti industriali della Capitale una grande quantità di bombe. Purtroppo alcuni ordigni caddero sul lotto 41 e sotto le macerie furono ritrovati 50 corpi di abitanti dell’Albergo, tra cui alcuni bimbi della Maternità. Il tragico elenco delle vittime fu minuziosamente compilato da don Teocle Bianchi, primo parroco della parrocchia di Santa Galla, sul suo diario, che è stato ritrovato nell’archivio della chiesa. Alla cerimonia erano presenti alcune suore delle Figlie della Carità, che alla Maternità, fin dagli anni Trenta, svolgevano un prezioso servizio assistenziale.

Gianni Rivolta

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Garbatella è centenaria

Al via i festeggiamenti per l’anniversario più atteso. Ecco il calendario delle iniziative in tutto il Municipio

di Paola Borghesi

Ormai da diversi giorni, in giro per la Garbatella, si respira un’aria di  attesa. Sia al forno, che al bar o in fila al supermercato, può capitare di sentire persone interrogarsi tra di loro: “Ma allora, si sa quando cominciano i festeggiamenti?”, “Pare si inizi a Piazza Brin”, “ Dicono che poi c’è musica al Palladium, aperta a tutti”.

Ebbene sì, ci siamo, Garbatella compirà 100 anni esattamente il 18 febbraio 2020: infatti lo stesso giorno di 100 anni fa il re Vittorio Emanuele III pose la prima pietra proprio a Piazza Brin. E, proprio da lì, il quartiere e il Municipio tutto daranno il via ai festeggiamenti per il Centenario. Si inizierà alle 10,30 con il saluto del Presidente dell’VIII Municipio, Amedeo Ciaccheri, del Presidente della Regione Nicola Zingaretti e di altre cariche Istituzionali (è stata invitata anche la Sindaca Raggi, che ancora non ha confermato la presenza), seguiti dalle note festose della banda dei Vigili Urbani.

In contemporanea, intorno ai sei Istituti Comprensivi del Municipio, ci saranno animazioni dei ragazzi. In particolare, alle 10,30 quelli di Padre Semeria  organizzeranno un flash mob tra il Pincetto e la scalinata di Via Giulio Rocco, formando un unico cuore rosso, simbolo di Garbatella 100; replica due ore dopo a piazza Damiano Sauli con gli studenti della Cesare Battisti: il tutto verrà ripreso da droni, per la realizzazione di un video-racconto che comprenderà anche i back-stage.

Nel pomeriggio alle 16, al Parco di via Pullino, si terrà lo spettacolo “Nonna Garbatella”, realizzato dall’Associazione Itaca, con premiazione finale della Nonna dell’anno.

Ma i festeggiamenti del compleanno più atteso dai garbatellani non finisce qui. Alle 17,30 al Palladium per  la presentazione della Guida “Roma Garbatella” del quotidiano Repubblica saliranno sul palco artisti a sorpresa.

Alle 19, sempre davanti al teatro, la “Stradabanda” farà da richiamo per l’evento che seguirà alle ore 20: il concerto dell’Orchestra multietnica di Piazza Vittorio, con la partecipazione di ragazzi delle scuole a completamento di un progetto di valorizzazione dell’integrazione, iniziato dall’assessore Vetrugno già da diversi mesi. L’entrata è gratuita fino ad esaurimento posti.

Il 19 alle ore 17,30 presso l’Hub culturale Moby Dick verrà presentato il progetto di una casa delle memorie di Garbatella a cura di Gabriella De Angelis con l’introduzione di Sandro Portelli. E sempre il 19 in serata, l’associazione Itaca presenterà all’oratorio di San Filippo Neri “Roma campioni, immagini della Garbatella e della tifoseria degli scudetti”.

Neanche a farlo apposta, la settimana iniziale dei festeggiamenti coincide con quella di Carnevale e con il Centenario della nascita del grande narratore per bambini Gianni Rodari. L’assessora alla Cultura  Francesca Vetrugno ha colto così l’opportunità per far svolgere ai giovani studenti delle scuole del territorio un percorso di rilettura delle opere dello scrittore, a cui ispirare i temi  dei cortei di carnevale, che si terranno lungo le strade del Municipio.

La prima sfilata dedicata a Rodari si svolgerà giovedì 20 febbraio alle ore 10,30 a San Paolo,  a cura delle scuole Principe di Piemonte e Pincherle con partenza da Piazza Leonardo da Vinci. Si proseguirà alle 16,15 a Garbatella con quelli della Cesare Battisti e Alonzi; i ragazzi di questi  plessi scolastici dopo due differenti percorsi confluiranno verso l’oratorio di Santa Galla. Musicisti e artisti di strada accompagneranno gioiosamente le sfilate.

Venerdì 21 presso Moby Dick verrà inaugurata la mostra “GARBATELLA 20/20.  La città e la memoria” un lavoro coordinato dalle professoresse Francesca Romana Stabile, Elisabetta Pallottino, Paola Porretta del Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre.

Quasi in contemporanea, presso i locali Ater del lotto 8, si aprirà una esposizione “GARBATELLA 1920-2020: la borgata giardino attraverso i documenti dell’Archivio Storico dell’Ater”, curato da Nicoletta Stasio. Le sere del 21 e 22 staremo tutti con il naso all’insù perché verrà proiettato un video mapping sugli edifici di Piazza B. Romano: “Fortgefut”  prodotto dall’associazione  Spell Bound; il video, della durata di dieci minuti, verrà ripetuto ad intervalli consecutivi. Sabato 21 la festa continuerà con la “Notte bianca dello shopping”  con animazioni di artisti di strada e momenti musicali  lungo via Caffaro e Circonvallazione Ostiense dalle ore 21 alla mezzanotte. Tra i protagonisti  anche la Galleria d’Arte Cosarte di via Nicolò da Pistoia,18 con la mostra  d’arte denominata“ I cortili dell’anima”.

Il 22 alle ore 11,30 da Moby Dick partirà la visita guidata “VENTI tappe per GARBATELLA 20/20”, organizzata dal Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre.

Il programma continua domenica 23 con il Carnevale del Municipio VIII: l’associazione Controchiave animerà il parco accanto a Piazza S. Eurosia con una mattinata di giochi e laboratori vari per i bambini. Per l’occasione si esibirà di nuovo la Banda dei Vigili Urbani.

Il 25, martedì grasso, la sfilata di Carnevale in onore di Gianni Rodari interesserà  in zona Tintoretto l’Istituto Comprensivo Montezemo .

Anche alla Montagnola i bambini, accompagnati da musicisti e artisti di strada, si muoveranno da via Aristide Leonori e da via Giuseppe  Berto per confluire tutti insieme nella piazza centrale del quartiere. Infine il 26 alle ore 18 non perdetevi  Enrico Pagliasso in “Ecchime”, ricordo del poeta Victor Cavallo, presso l’Hub culturale Moby Dick in via Egardo Ferrati 3

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Ciaccheri lancia “Liberare Roma”

Al via la campagna per il Campidoglio

di Anna Bredice

Liberare Roma. Con questo nome parte dal Presidente dell’Ottavo municipio un progetto di risveglio della sinistra, allargata e progressista, che guarda direttamente alle prossime amministrative. A Roma si voterà tra un anno e mezzo  e, se per ora Ciaccheri si schermisce e dice che è troppo presto per fare nomi, è però evidente che lui sarà tra i  protagonisti della politica romana in grado di sfidare la destra e quel che rimane dei Cinque stelle dopo l’amministrazione Raggi. Con il Movimento fondato da Grillo Ciaccheri è molto chiaro: “si può aprire una interlocuzione con i Cinque stelle solo se si fanno i conti con la chiusura dell’esperienza di Virginia Raggi”, ritenuta fallimentare. L’obiettivo è di arrivare al Campidoglio con una giunta di centrosinistra, il più aperta possibile alle realtà sociali e alle esperienze diffuse nel territorio. Il minisindaco dell’VIII Municipio  lo definisce un progetto di ascolto, il cui nome è già un programma: Liberare Roma. Si tratta di una struttura già organizzata (con pagine Facebook, un logo con la figura di un bambino su uno sfondo multicolore, spillette e adesivi) con un fitto programma  di iniziative da realizzare  nei quindici municipi della Capitale da qui alle elezioni del 2021. Saranno le primarie  a scegliere chi sarà il candidato del centrosinistra a Roma. Un recente sondaggio realizzato da un quotidiano cittadino pone il presidente della Giunta del nostro municipio al terzo posto, con il 9,1%, dopo Carlo Calenda e Roberto Morassut.

La campagna “Liberare Roma”  punta a costruire una coalizione democratica e progressista che possa vincere per poter “riaprire spazi e ridare una speranza a questa città affaticata”. Sono queste le parole di Amedeo Ciaccheri intervistato da Cara Garbatella . “Sono contento di poter dare un contributo per questo progetto alternativo alla destra, che passi attraverso le primarie – dice Ciaccheri  – non è una questione di nomi, prima di quelli bisogna mettere in campo un processo democratico”. E quello del minisindaco e della sua squadra è “una coalizione che vede nel Partito democratico il soggetto centrale, ma che comprenda anche tutte le esperienze, da quelle radicali a quelle più moderate, per prepararsi ad una sfida con la destra, che si dovrà vincere sia nel Paese che a Roma.

I Cinque stelle stanno affrontando una discussione interna che deve chiudersi con una scelta: se posizionarsi nel campo delle forze democratiche o mantenere l’ambiguità che in passato li ha caratterizzati nell’alleanza con  i partiti sovranisti e populisti”.Per Amedeo Ciaccheri quindi il governo a Palazzo Chigi non apre direttamente le porte ad un’alleanza immediata con il Movimento di Grillo. Il progetto, a cui il presidente del Municipio sta lavorando, è quello che ha in mente anche Zingaretti quando parla di un partito nuovo, aperto nella società. “Nel Municipio – spiega ancora Ciaccheri – abbiamo provato a dare un contributo allo spirito che Zingaretti rappresenta bene: pur non essendo del Pd mi trovo a guidare una coalizione che tiene dentro tanti pezzi, da quelli organizzati come il Partito democratico, alle esperienze civiche, giovani e fresche, che rappresentano istanze radicali e sociali dei territori”. E se a Roma dovesse vincere un disegno di questa portata nel 2021, potrà essere un esempio positivo per le successive elezioni politiche. 

Per chi vincerà le elezioni a Roma ci sarà, tra l’altro, la grande sfida del prossimo Giubileo del 2025. “Roma ha perso molte occasioni negli ultimi anni- conclude Ciaccheri – che potevano essere un motore di sviluppo e di investimenti per affrontare questo importante appuntamento, ma oggi è una città purtroppo distrutta nella sua quotidianità. Roma dovrà  innanzitutto essere una città dell’accoglienza con un municipalismo diffuso, con l’obiettivo di confrontarsi al livello più alto con capitali come Berlino, Londra e Madrid.”

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Annullata la gara per il Farmer’s Market

Rimarrà chiuso  il mercato dei produttori di via Passino

Di Ilaria Proeitti Mercuri

“Volete sapere l’ultima? Rimarrà chiuso nell’anno del centenario di Garbatella il Farmer’s Market di via Passino”. Con un post su facebook ha avvertito così i cittadini il minisindaco Amedeo Ciaccheri. Un mercato che era stato inaugurato nel 2013 per sostituire quello a km 0 di Testaccio. Una quarantina di banchi con carni locali, formaggi, pane e pizza, frutta e verdura, produzioni tipiche e specialità locali. Un vero punto di ritrovo per tutti quei clienti che amano i sapori tradizionali, i colori, le mille forme. Dove amavano andare gli anziani non solo per risparmiare, ma anche per chiacchierare un po’ dei loro ricordi tra le battute di chi vende e i sorrisi di chi compra.

Ma tra una mela comprata e il profumo di un’arancia, lo scorso Novembre il Comune aveva sbarrato le porte del mercato perchè non era partita in tempo la gara di assegnazione.

A dicembre poi, una luce di speranza per i produttori. Sempre il Comune aveva lanciato il bando per un nuovo affidamento. Come è finita? Il Campidoglio lo ha annullato impedendo la riapertura per tutto il 2020. “Nonostante le mie ripetute e costanti sollecitazioni il Campidoglio è riuscito anche in questo caso a dare prova della loro specialità: chiudere, abbassare le serrande e abbandonare la questione.” Ha continuato Ciaccheri nel suo post. I produttori nel frattempo, che erano stati spostati nell’ex deposito Atac di San Paolo, non si sono mai arresi. Ma a nulla sono servite le proteste, i richiami al Campidoglio, la raccolta firme, poi il ricorso al Tar che avevano perso. E ora, si sono visti strappare via anche quest’ennesima speranza. Errori delle amministrazioni si, ma a rimetterci sono sempre loro: i venditori e gli amanti dei sapori tradizionali.

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Piove sui banchi del nuovo mercato di R.R.Garibaldi

I difetti saranno presto eliminati dalla ditta costruttrice

di Daniele Ranieri

Un piccolo borgo colorato. Così appare il nuovissimo mercato di Rosa Raimondi Garibaldi aperto all’inizio dello scorso  Dicembre. A ricordare ciò che c’era prima giacciono, nell’area che diventerà il parcheggio del nuovo mercato, mucchi di lamiera arrugginita e calcinacci che a breve verranno portati via. Al loro posto, oltre il nuovo posteggio, si restituirà al vicino Orto urbano parte del terreno reso nuovamente coltivabile.

Un miglioramento indiscutibile. Se non fosse che dopo due mesi la struttura del mercato mostra qualche problema. Niente di grave ci dice il Presidente degli esercenti, dietro il suo ordinato bancone di macelleria.  Al primo forte acquazzone in 4 box sui 33 occupati, sono iniziate a scendere dalle coperture prima qualche goccia d’acqua e poi dei rivoletti sempre più consistenti inzuppando i banconi. Probabilmente si tratta di un difetto strutturale di fabbricazione o di montaggio.  Un altro problema lo hanno creato le coperture tra un box e l’altro, quelle che offrono un riparo alla clientela.  Si tratta di teli impermeabili che sotto la pioggia battente si incurvano, lasciando scoperti degli spazi intorno agli stand, costringendo i clienti a fare la spesa con gli ombrelli aperti. Come se non bastasse, anche solo con l’umidità notturna, accade che scenda l’acqua dai pali in legno che reggono le coperture di tela formando delle pozze d’acqua, che ristagnano per buona parte della mattinata con il rischio di bagnarsi le scarpe o peggio di scivolare. 

Il Presidente ha già provveduto a programmare un intervento definitivo, a spese dei proprietari dei box, eliminando i teli e installando delle coperture più ampie in materiale simile a quello con cui sono costruiti i box, robusto e leggero.

Avvertito dei problemi si è mosso anche il Municipio VIII. Ha già inviato, il 23 Gennaio, i propri tecnici, insieme a quelli della Ditta costruttrice, che è stata incaricata di eliminare gli inconvenienti in breve tempo.

L’impegno della Ditta non ha però rassicurato gli addetti. Sembra sia opinione diffusa tra i venditori del mercato che l’impresa costruttrice guardi più al risparmio che al risultato.

Il Presidente, e il Municipio, confidano che gli inconvenienti discendano dall’inevitabile periodo di rodaggio che ogni nuova struttura affronta e che il mercato, che già raccoglie un buon gradimento rispetto al passato, divenga al più presto un punto di riferimento per tutti gli abitanti della zona.

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marina paolini

Il 4 febbraio ci ha lasciato per sempre Marina Paolini,  che da anni gestiva la rinomata trattoria romana “Li scalini de Marisa” in via Roberto de Nobili, continuando la tradizione di famiglia iniziata con la nonna Derna, una delle fondatrici delle famose “Sgarbatelle”. Tutto il quartiere della Garbatella la ricorderà con profondo affetto. Al marito e ai figli va il nostro sentito cordoglio.

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Com’eravamo: visioni dalla Città Giardino

Un omaggio fotografico nel mese del Centenario

di Ilaria Proietti Mercuri

Buongiorno Garbatella, anche oggi come ti ha dipinta bella il sole. Eppure, cento anni non sono poch, ma te li porti benei. I racconti custoditi in un secolo hanno tracciato piano piano la tua storia, le tue pagine più belle.  Una storia che parte dall’idea della città giardino, passando per la lotta contro il fascismo dei ribelli degli Alberghi Suburbani. Poi generazioni di bambini cresciuti all’oratorio. Quel cinema della domenica che oggi è diventato un teatro e i pullman pieni di turisti pronti a invadere le piazzette e la fontana di Carlotta. Cento anni ci sono voluti per disegnare tutti i tuoi vicoli. Quelle stradine dove non ci cammini ma ti ci imbatti. Quei lotti che consentono ancora oggi ai bambini di giocare a pallone invece che con l’iphone.

Ma vi chiedete mai come siamo arrivati fin qui? Facciamo un piccolo passo indietro, a quel 18 febbraio 1920, giorno in cui viene posta la prima pietra della Garbatella. Era un mercoledì, il cielo azzurro non lasciava spazio neanche ad una nuvola. A Piazza Benedetto Brin c’erano signori vestiti bene e con l’immancabile coppola in testa, madri con in braccio i più piccoli, ragazzi che cercavano di farsi spazio tra marescialli, onorevoli e consiglieri. Alle 10 in punto arrivò lui, re Vittorio Emanuele III. Con i suoi baffi bianchi scese dall’auto tra applausi e bandiere tricolore. Dopo essere salito su un palco ha esaminato il piano del nuovo quartiere. Un progetto nato soprattutto grazie agli architetti Gustavo Giovannoni e  Innocenzo Sabbatini, attento ad attenersi allo stile barocchetto e con l’idea di creare una “città giardino”come quelle inglesi e tedesche. Poco dopo che il re aveva visionato il progetto, arrivò il momento tanto atteso: la posa della prima pietra. Il tutto avvenne sullo sfondo della zampillante fontana recuperata nei magazzini del Comune di Roma. Su quella collina  hanno  cominciato a sorgere i primi lotti, le case dai tetti spioventi, le piazzette con gli archi, le palme, scale e scalette, la contrapposizione tra recinzioni rustiche e i particolari in pietra costruiti minuziosamente.

Sono passati cento anni dall’inizio di questa favola chiamata Garbatella. Eppure, chi vive qui fin da ragazzino se ne sarà accorto no? Certe cose non sono mai cambiate. Tipo quei panni stesi lungo i fili in mezzo ai lotti. O le anziane che giocano a carte su tavoli arroccati proprio vicino a quelle lenzuola al vento. Per non parlare dell’oratorio di San Filippo Neri, che si ostina a tenere quelle altalene arrugginite su cui intere generazioni si sono sfidate e continuano a farlo.

E tutto questo ci ricorda che Garbatella non è un quartiere come gli altri, ma un museo da attraversare in punta di piedi. Un luogo da respirare con dettagli da scoprire e riscoprire. Non so voi, ma io ogni volta mi ci perdo ed è come rinascere.

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la garbatella di ieri e di oggi

Di Gianni RIVOLTA

Ecco, siamo arrivati alla fatidica data del Centenario. Questa occasione speciale ci consente, tra i tanti festeggiamenti, una pausa di riflessione  per chiederci com’è cambiata la Garbatella nel corso del suo primo secolo di vita.

La borgata-giardino Concordia era nata nei primi decenni del Novecento, intorno a piazza Brin, per ospitare gli “artefici del rinascimento economico della Capitale” e cioè gli operai della zona industriale dell’Ostiense, che nei progetti dell’ingegner Paolo Orlando, il suo fondatore, avrebbe dovuto competere con le ciminiere e gli opifici delle città del nord come Milano, Torino e Genova.Ma pochi anni dopo la situazione cambiò radicalmente. Dopo la fatidica marcia su Roma il fascismo di Mussolini prese il potere e l’Ente per lo Sviluppo Marittimo e Industriale di Roma, già nel 1923, fu messo in liquidazione. Svanirono così i sogni avveniristici del suo Presidente.

La zona della Garbatella  consentì, invece, all’Istituto delle Case popolari di edificare immediatamente su terreni periferici e poco costosi le case rapide per gli sfrattati e le prime palazzine. Solo qualche anno più tardi  vennero costruiti gli alberghi suburbani. Gli enormi fabbricati futuristi, che dovevano dare stanze provvisorie ai baraccati e alle famiglie deportate dal centro storico, in seguito agli sventramenti operati dal piccone del Duce. Insomma tra gli anni Venti e primi anni Trenta la Garbatella diventò la risposta alle più urgenti emergenze abitative, che si affacciavano al Governatorato di Roma e il raccoglitore di lavoratori salariati ai livelli più bassi della produzione: facchini dei mercati generali, addetti ai forni delle officine del gas quando questo si estraeva dalla combustione del carbon coke, manovali nell’edilizia, venditori ambulanti, operai delle vetrerie ecc…

Il tessuto sociale, proprio per la contiguità con la zona industriale dell’Ostiense, rimase proletario ed operaio  per altri decenni a venire; anche quando, dopo la Liberazione, i partiti di massa,Democrazia cristiana e Partito comunista, si contesero il consenso popolare sul territorio a suon di tessere, campagne elettorali, manifesti e diffusione della stampa. Entrambe le forze in campo furono  delle vere e proprie agenzie educative, dove germogliarono, tra l’oratorio di Sant’Eurosia e la Villetta di via Passino, intere generazioni di ragazzi e ragazze

Dopo la stagione del centrismo e dei Sindaci democristiani sul libro paga dei palazzinari, gli operai in tuta blu entrarono a testa alta nell’aula Giulio Cesare, i quartieri popolari e i borghetti periferici divennero la linfa della rigenerazione democratica della città e la Garbatella non è stata da meno. Qui, infatti, fin dalle prime elezioni i partiti della sinistra ebbero sempre percentuali superiori alla media cittadina. Negli anni Sessanta e  Settanta, con la scolarizzazione di massa e l’apertura dei licei sul territorio, entrò in campo una nuova schiera di giovani. Gli studenti presero in mano il loro destino diventando protagonisti nella vita sociale e politica. Poi ci fu la grande delusione, il riflusso e  la devastazione dell’eroina. Il crollo del muro di Berlino e i magistrati di “mani pulite” spazzarono via i partiti tradizionali della prima Repubblica e iniziò qualche lustro di berlusconismo . Quello che rimaneva della tradizione comunista, il Pds prima e i Ds poi, insieme a Rifondazione, faticavano a tenere insieme un blocco sociale e culturale che faceva i conti con le televisioni commerciali, l’entrata in campo della rivoluzione informatica, il lavoro virtuale , le crisi industriali, le delocalizzazioni, il mercato globale.

La Garbatella in quegli anni si doveva misurare con  grossi mutamenti, che avrebbero potuto  cambiare pelle all’intero quartiere. A metà degli anni Ottanta l’ex Istituto delle case popolari cominciò un programma di vendita  di 10 mila alloggi agli inquilini, che via via divennero proprietari.

Qualche anno più tardi,  recuperando le aree industriali degradate o abbandonate del quadrante Ostiense-San Paolo-Marconi, fu istituita l’Università Roma Tre; ai suoi confini si è trasferito il gruppo Repubblica –Espresso e  nell’ex Terminal dell’Ostiense ha aperto il mega-store del food di qualità Eataly. Una profonda crisi economica e un esodo biblico di immigrati invadeva intanto Roma e le grandi città del nostro Paese.  Altri rioni come Trastevere, Testaccio, San Lorenzo, con lo stesso  passato storico e popolare, sono stati investiti e trasformati dallo tsunami dei  brand nazionali e internazionali, da fenomeni di gentrificazione ( aumento degli affitti, insediamento di ceti sociali abbienti, anonimato commerciale).

Garbatella  non è stata stravolta dai cambiamenti, si è difesa. Lo ha potuto fare per la sua particolare struttura urbanistica e per un intelligente intervento delle istituzioni pubbliche ( Regione, Comune, Municipio VIII, Ater e Università Roma Tre). E’ riuscita a resistere senza  rinunciare al suo carattere genuino e combattivo, a riqualificare spazi pubblici, a non chiudersi nel provincialismo o cedere al folclore di bassa lega. Grazie a una caparbia squadra di giovani amministratori locali e a una diffusa rete associativa che si è rinnovata nel tempo , ancora oggi rimane  uno dei quartieri più belli e accoglienti di Roma, dove ognuno vorrebbe venire ad abitare.

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Ancora strascichi sul servizio mense scolastiche

Presentato al Commissariato un esposto dei genitori della scuola Alonzi

di Francesca VITALIANI

A distanza di un mese rimane alta l’attenzione sulle mense scolastiche a Garbatella. Grazie all’impegno dei genitori della scuola primaria “A. Alonzi”, è stato presentato a fine gennaio al Commissariato di Polizia “C. Colombo” un esposto per disporre gli opportuni accertamenti sui fatti del 7 gennaio scorso. Cosa sia successo quel giorno è cosa ben nota: l’avvio del nuovo servizio di ristorazione scolastica comunale ha lasciato 1000 bambini dell’VIII Municipio, metà degli studenti dei plessi scolastici del territorio, senza cibo. Non meglio è andato negli altri quartieri romani.

Eppure il comunicato stampa diramato dallo stesso Comune di Roma sull’inizio del nuovo appalto della refezione scolastica sosteneva che “ l’Amministrazione ha garantito e tutelato la qualità del servizio e i livelli occupazionali per i lavoratori. Il dialogo tra Amministrazione e aziende aggiudicatarie ha portato alla sottoscrizione dell’impegno, da parte delle aziende, di assicurare la continuità dei rapporti di lavoro, le mansioni e i parametri orari nei confronti dei dipendenti interessati che erano impiegati nei servizi del precedente appalto […]”.

Un dialogo non così efficace, tant’è che a farne le spese sono stati i bambini. In particolare, nella scuola di Via Valignano, come si legge nell’esposto, nella tarda mattinata “iniziavano a circolare, in maniera del tutto frammentaria ed informale attraverso WhatsApp, messaggi e notizie circa un non meglio specificato “disguido” del Comune di Roma. Il pasto previsto per la merenda del mattino delle ore 10.20 non era pervenuto a destinazione e, per il pranzo a seguire, sarebbero stati serviti cibi freddi all’intera scuola.

La giustificazione addotta sarebbe stata quello di uno sciopero indetto in data 20 dicembre e previsto per le giornate del 7 e 8 gennaio 2020. L’astensione dal lavoro, però, risultava già essere revocata dalle sigle sindacali l’ultimo dell’anno a seguito di accordi tra società di ristorazione e sindacati. Intorno alle ore 12.30 iniziavano a circolare ulteriori notizie tra genitori, sempre tramite canali ufficiosi: nemmeno il pranzo, costituito da cestini con panini, era stato consegnato all’interno della scuola Alonzi”.

Bambini di età compresa tra i 5 e i 10 anni sono stati dunque tenuti a digiuno totale dalla colazione fatta a casa per un tempo che superava ampiamente gli intervalli consentiti, anche perché, da regolamento, non è in alcun modo possibile introdurre cibo all’interno della scuola da singoli privati. Una situazione lasciata allo sbando e risolta solo con l’intervento tempestivo dei genitori, che hanno dovuto prelevare i propri figli prima dell’abituale uscita delle 16.30.

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L’opera di padre Guido in un cortometraggio

Il filmato di Edoardo Valeriani verrà proiettata l’8 marzo al teatro di piazza Vallauri

Di Giancarlo Proietti

Il posto di un  prete è ovunque: tra la gente, a scuola, per strada, all’oratorio.

E lui era così. Padre Guido, chi ha avuto la fortuna di conoscerlo lo sa, è stato accanto ad intere generazioni. I ragazzini della Garbatella, alcuni ormai padri di quei figli anche loro cresciuti con lui, porteranno sempre con sè qualche ricordo di quel prete straordinario. A volte però i ricordi non bastano. Sono come pagine di un libro di cui gli altri possono solo leggere il titolo. Come fare allora per condividere veramente quei racconti?

Un’idea l’ha avuta Edoardo Valeriani. Ventotto anni, cresciuto all’oratorio di San Filippo Neri, con alle spalle un’esperienza teatrale da attore. Dopo aver frequentato un corso di recitazione e regia presso l’accademia Cinematografica “Professione artista” ha voluto mettere a disposizione questa sua esperienza professionale per ricordare Padre Guido.

Con l’aiuto della comunità parrocchiale e l’istituto Cesare Baronio ha pensato di realizzare un cortometraggio, che ripercorre le tappe più importanti della vita di padre Guido. Il filmato, dal titolo “Padre nostro che sei tra noi”, sarà proiettato al teatro Vincenzo Altamura di Piazza Vallauri domenica 8 marzo alle ore 17,00.

Padre Guido sarà interpretato dallo stesso Edoardo. Il giovane regista, nato e cresciuto alla Garbatella, ci ha raccontato di aver studiato e letto i diari, le lettere e la corrispondenza tra il religioso e sua madre nei primi anni del sacerdozio e come tutto ciò lo abbia aiutato ad interpretarne la figura. Il filmato è stato girato in bianco e nero, proprio per evidenziare il ricordo e la memoria.

L’obiettivo di questo lavoro, sia per il regista ma anche per i sacerdoti della parrocchia, è quello di tenere alto il ricordo e l’insegnamento soprattutto per le nuove generazioni, che poco hanno conosciuto l’enorme lavoro svolto dal sacerdote  per la sua comunità.

Gli attori di questo cortometraggio oltre a Edoardo, saranno i ragazzi dell’oratorio e gli alunni della scuola  Cesare Baronio. Le musiche sono di Renato Di Benedetto, anch’egli nato e cresciuto alla Garbatella.

Quindi appuntamento per tutti l’8 marzo. Una data casuale? Forse no, se ricordiamo bene è proprio il giorno del compleanno di Padre Guido.

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Tour della solidarietà alla Garbatella tra arte di strada e luoghi incantati

L’iniziativa dell’associazionie Muri Sicuri prevista per il 7 e 8 marzo 

di Ilaria PROIETTI MERCURI

Ancora una volta, di fronte a terremoti e paesi che franano, c’è per fortuna chi non si tira indietro e come può ci mette un rimedio, anzi, addirittura un muro. Il 7 e 8 Marzo arriva infatti la IV edizione della manifestazione Muri Sicuri. L’iniziativa che organizza itinerari  turistici e poi devolve l’intero ricavato a quei paesi, che sono stati distrutti nel terremoto del 2009.

Quest’anno a ospitare il progetto sarò proprio la Garbatella. In occasione del centenario, infatti, il 7 e 8 Marzo dalle ore 10:00 alle ore 17:00  cento guide professioniste si trasformeranno in ambasciatori dell’anima più originale e creativa della città, conducendo il pubblico alla scoperta dell’arte di strada e soprattutto della storia del quartiere Garbatella. Il ricavato andrà a Prato d’Ansidonia, frazione dell’Aquila. Il tutto reso possibile anche grazie alla partecipazione dell’VIII Municipio e di Palazzo Merulana.

Muri Sicuri vuole ricordarci ancora una volta l’importanza della solidarietà nei confronti di chi ha perso ogni cosa, sia in termini personali che di patrimonio artistico. Gli anni precedenti sono già stati raccolti 5.780 euro nella prima edizione, 10.700 durante la seconda e 13.745 nella terza. Be’ per la quarta, si spera ancora di più.

Lo spirito della manifestazione è quello di dipingere un muro, per curarne cento. Tra i protagonisti dell’evento  infatti non possono mancare loro, gli artisti.

Luis Gomez de Teran, nato a Caracas nell’80, dopo aver dipinto i muri di varie città europee e non solo,  ha deciso di venire a Roma. La particolarità delle sue opere sta nel buio, perché come dice lui, di notte tutto è più bello che di giorno. Una passione che si porta dietro fin da piccolo, quando le feste e i passatempi degli altri coetanei lo annoiavano, l’emozione dei graffiti gli dava tutt’altro che noia.

Altro personaggio è Diamond, romano nato nel ’77.  Diamond è infatti già conosciuto nel quartiere Tor Marancia. Tra i murales di Shangai c’è una delle sue opere in stile art decò, che cita Hic Shunt Adamantes (qui ci sono i diamanti). Una frase che ricorda non solo il suo nome ma anche il brillare del murales al sole. Diamond, come molti altri artisti, era partito dalla totale illegalità dei suoi murales fino a rendere il suo modo di esprimersi un vero e proprio mestiere.

Infine Flavio Carbonaro, in arte Solo. Classe ’82 è un artista romano amante della Pop Art. I suoi murales raffigurano principalmente supereroi, che non lasciano dubbi sul tipo di battaglie contro cui vuole combattere l’artista. Per citarne uno, il murales della Wonder Woman incinta che si trova a Primavalle. Quale modo migliore di rappresentare la forza delle ragazze madri che crescono i loro figli?

Insomma, gli artisti ci sono, le visite sono pronte, e quindi? Mancate solo voi, che per prenotarvi basta un click sul sito www.murisicuri.it o mandare una mail a murisicuri@gmail.com.

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addio nonna rina

Con lei scompare una delle memorie della razzia del ghetto ebraico, quel tragico 16 ottobre 1943

di Fabrizio Mastrantonio

Se n’è andata in punta di piedi, discreta e riservata come aveva sempre vissuto Onorina Ferrari, per tutti Rina, la mattina dello scorso 14 dicembre all’età di 96 anni.

Era una delle ultime testimoni di una Garbatella vissuta per oltre mezzo secolo fin dagli anni ’50 in viale Massaia, dove abitava.

Se n’è andata una che con l’ago ci sapeva fare, che aveva vestito principi e borghesi, ma che metteva più spesso e volentieri a disposizione le sue capacità per quelli che non se lo potevano permettere.

Con lei scompare anche un’altra memoria storica di Roma città aperta e del rastrellamento del 16 ottobre 1943 degli ebrei del Ghetto dove Rina aveva vissuto tutta la sua giovinezza, in piazza Mattei,  a pochi metri da quella via della Reginella nella quale abitava Settimia Spizzichino, una delle poche donne sopravvissute alla Shoah romana,  con cui si era inaspettatamente ritrovata alla fine degli anni ’90 in casa di una comune conoscente e per la quale aveva gioito quando le avevano intestato il nuovo ponte sulla ferrovia.

Bene conosceva Rina anche la signorina Adele Ascarelli, artigiana che cuciva cappelli,  della quale oggi resta a ricordo una pietra di inciampo davanti al palazzo dove entrambe abitavano; e accorato era il ricordo del suo tentativo di nasconderla, fallito perché Adele si era ostinata a non abbandonare il suo anziano e malato padre, che invece fu ignorato dai militari tedeschi.

Da qualche anno Rina lasciava meno spesso la sua abitazione per via di una cecità che, progressivamente, l’aveva menomata ma alla quale caparbiamente non si arrendeva, sforzandosi di mantenere la sua autonomia e la sua dignità con la salda volontà di non essere di peso a nessuno. Ed è così che ci piace ricordarla: curata e profumata, fuori dagli asili e dalle scuole del quartiere a prendere figli e nipoti, a raccontare la vita vissuta con intensità e passione, a porgere detti popolari e buoni consigli a chi le si rivolgeva con fiducia e a preparare le mitiche polpette di nonna Rina.

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Per i più deboli nasce la casa del municipio

Una rete di 22 associazioni diffuse sul territorio

di Daniele Ranieri

Ragazzi vittime di bullismo, donne minacciate o picchiate, persone che attraversano momenti particolari della propria vita come la mancanza di lavoro, una occupazione saltuaria o precaria, una separazione. Le persone che hanno bisogno di  aiuto, che incontrano difficoltà nei rapporti con la Pubblica Amministrazione o che vogliono conoscere meglio i loro diritti, ora hanno un luogo dove poter trovare ascolto e sostegno: la Casa del Municipio.

L’iniziativa è partita dall’Assessora alle politiche sociali dell’VIII Municipio Alessandra Aluigi con l’intenzione di sviluppare quello che viene chiamato il Welfare di comunità. Una sinergia tra Pubblico e Privato sociale, che ha l’obiettivo di rendere accessibili, gratuitamente, sportelli d’ascolto e consulenze in tema di diritti legali, diritti di famiglia, diritti delle donne, diritti del lavoro e dell’abitare, diritti delle persone disabili, diritti dei minori e degli anziani.

La Casa del Municipio è composta da una rete di 22 Associazioni, diffuse in tutta l’area municipale dall’Urban Center di via Odero a Via Barbana, da Via Benedetto Croce, dove ha sede il Municipio VIII, ai box interni ai mercati di Via Corinto o di Roma 70. L’elenco completo lo si trova nel sito del Municipio all’indirizzo:  https://www.comune.roma.it/web-resources/cms/documents/Programma_organizzativo_fruizione_spazi_Casa_Municipio_2019.pdf.

Sono Associazioni, selezionate  attraverso un Bando apposito, a cui sono stati consegnati i locali necessari per lo svolgimento della loro attività.

Le richieste di spazi sono state così numerose da far decidere all’Assessorato di indire un nuovo Bando a breve in modo da coprire nuovi servizi o parti diverse del territorio.

Quest’iniziativa  rompe un lungo periodo di assenza delle Istituzioni di prossimità su questi temi. Era, infatti, dal 2016 che mancavano iniziative di sostegno ai diritti e ai bisogni degli abitanti del VIII Municipio.

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Biblioteca Moby Dick

Moby Dick non è solo il capolavoro letterario di Melville, ma anche uno dei più importanti punti di ritrovo della Garbatella. Uno spazio pubblico che è tornato a prendere vita nel 2016 come biblioteca, sala convegni e area giochi per i più piccoli. Perché vi diciamo è tornato? Perché alle sue spalle, prima di diventare una biblioteca, ha una lunga storia.

LA STORIA: DA BAGNI PUBBLICI A BIBLIOTECA

Gli anni 20: Mussolini che si fa strada verso il potere, nasce il cinema sonoro e anche topolino, l’arte del futurismo, poi il premio nobel di Einstein, in America comincia il jazz, e alla Garbatella? Cosa succede?

Proprio in quegli anni viene posta la prima pietra, il 18 Febbraio 1920 dall’architetto Innocenzo Sabbatini a Piazza Benedetto Brin. Lo stesso architetto che negli anni ha tirato su gli Alberghi Suburbani, il Teatro Palladium, i lotti e indovinate un po’? Anche i bagni pubblici, fenomeno tipico di quegli anni. Servizio non solo utile per gli abitanti del quartiere che non avevano possibilità di fare la doccia in casa, ma anche un luogo di ritrovo e socializzazione.

I tempi cambiano, Roma cambia e con lei ogni cosa. I famosi bagni pubblici che hanno accompagnato per anni i cittadini della Garbatella, negli anni 60 diventano la sede del Mobilificio Proietti: ancora oggi passando su Piazza Bartolomeo Romano si può leggere la vecchia insegna. Questa attività andrà avanti fino al 2012.

Quando però il mobilificio chiude il rischio della vendita della struttura è ormai dietro l’angolo. Ma si sa, i garbatellesi non sono mai stati famosi per la loro impassibilità, e infatti decidono di occupare la biblioteca che verrà.

L’occupazione inizia. E sapete una cosa? Non tutte le cose illegali sono sempre poi cosìuna cattiva idea. Gli attivisti infatti già parlavano di Moby Dick. L’intento non era solo quello di evitare la vendita della struttura, ma anche di farla tornare in vita per il quartiere. E quale idea migliore di una biblioteca?

IL RITROVO PER I GIOVANI

Sei mesi di lavori, 700mila euro dalla Regione Lazio et voilà. Lo spazio di Moby Dick prende vita nel novembre del 2016. Circa 450 metri quadri totali, con all’interno la parte principale della struttura formata dalla biblioteca, progettata dall’università di Roma Tre. Poi la sala convegni e infine quella destinata alle mostre.

La parte della biblioteca è sempre piena di ragazzi. Un ritrovo tranquillo dove poter studiare nel cuore del quartiere. Adibita con tavoli e sedie, wi-fi, si possono consultare i principali quotidiani nazionali o utilizzare tablet e pc personali. Insomma, quant’è bella giovinezza anche al centro della Garbatella: alla faccia di chi sostiene che è un quartiere solo di vecchi.

CONTATTI

Moby Dick è in via Edgardo Ferrati 3a
06 512 0443

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Di Ilaria Proietti Mercuri

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