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Roma Lido, al via i lavori di ristrutturazione tra ritardi e disservizi

Uno degli aspetti positivi per chi si sposta sul territorio dell’VIII Municipio è la presenza dei collegamenti metro-ferroviari. Il servizio offerto dalla Linea B della metropolitana, con le sue quattro fermate sul territorio (Piramide, Garbatella, San Paolo Basilica e Marconi), è senza dubbio una prerogativa, considerando la situazione nel resto dell’hinterland capitolino. Alla Linea B, sul nostro territorio, si aggiungono i collegamenti regionali offerti dalla Stazione Ostiense tra cui quello diretto con l’Aeroporto di Fiumicino della FL1, la linea FL3 che conduce verso Viterbo toccando parte del quadrante ovest tra cui gli ospedali Gemelli e San Filippo Neri, la linea FL5 che arriva ad immettersi sulla direttrice tirrenica raggiungendo Civitavecchia. La Stazione Ostiense è altresì ben collegata, in pochi minuti, con le stazioni Termini, Tuscolana e Tiburtina.
Non ultima per importanza, ma clamorosamente indietro per lo stato in cui versa, la ferrovia Roma Lido che rappresenterebbe una valida alternativa per raggiungere Piazzale Ostiense dal quadrante sud della città. Una linea i cui problemi sono ormai diventati atavici, dimostrando tutti i suoi ottanta anni di servizio. Attese e ritardi infiniti, riduzioni di corse, porte difettose, treni sporchi spesso con l’aria condizionata rotta e talvolta riempiti ben oltre il limite della capienza. Non ultimo un cavo della linea elettrica che il 2 aprile scorso si è staccato colpendo un vagone e scatenando il panico in aperta campagna, nei pressi di Tor di Valle, con un fuggi-fuggi di passeggeri terrorizzati di fronte ad un principio di incendio. Per fortuna non ci sono stati feriti. I tecnici, per sostituire circa 5 km di linea aerea, lavorarono giorno e notte per ripristinare il servizio all’alba del 5 aprile. 

La metà dei treni CAF (Acronimo di Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles, società costruttrice spagnola) disponibili, quattro su otto, a fine giugno sono stati fermati poiché non erano state effettuate le revisioni. 
La manutenzione dei convogli è in carico ad ATAC e non alla Regione che però è proprietaria della linea.  Soltanto nel 2022, salvo ripensamenti o clamorose novità dell’ultim’ora, COTRAL e ASTRAL subentreranno ad ATAC. 

L’Assessore regionale ai Trasporti Mauro Alessandri accusa il Comune di Roma di non aver presentato un progetto valido per trasformare la Ferrovia nella Linea E, né un documento con eventuali investimenti da programmare. La Giunta Raggi, tramite Pietro Calabrese, titolare della delega alla Mobilità, rimanda le responsabilità del disastro della linea alla Regione, in quanto proprietaria, per la gestione della linea.

Va detto che ad oggi la Roma Lido è considerata esclusivamente una semplice linea ferroviaria, non una metropolitana come lo è invece a tutti gli effetti avendo un servizio alta frequenza (o perlomeno dovrebbe averlo) su infrastruttura destinata con diverse caratteristiche tra cui banchine dedicate e accesso a quest’ultime controllato. 
Un vero peccato, poiché potenzialmente potrebbe servire un altissimo bacino d’utenza, circa 350.000 persone. Molte di queste, per andare al lavoro, a scuola o semplicemente per spostarsi, impegnano con l’autovettura la via del Mare, l’Ostiense e la Cristoforo Colombo perché utilizzare la Roma Lido può diventare un’odissea, come denuncia il Comitato Pendolari della Roma Lido sulla cui pagina Facebook sono narrate spesso le disavventure dei cittadini alle prese con i disservizi.

Secondo l’ultimo report Pendolaria di Legambiente, la Roma Lido dal 2014 ha perso circa il 45% dell’utenza, passando da 100mila a 55mila passeggeri al giorno; andrebbe comunque conteggiato che parecchi lavoratori sono rimasti a casa nei giorni del lockdown, ma andrebbe anche considerata la strada intrapresa con lo Smart Working soprattutto dalla Pubblica Amministrazione e che ha coinvolto buona parte del ceto impiegatizio. Stesso discorso per gli studenti costretti nella didattica a distanza.
Nel frattempo proprio il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta cercando di correre ai ripari mettendo a disposizione 180 milioni di euro, 40 dedicati al nuovo deposito di Ostia, 45 dirottati per l’acquisto di nuovi treni. Al sistema di comunicazione terra-treno andranno 4 milioni di euro e circa 13.5 alla manutenzione straordinaria. Saranno circa 77 i milioni di euro andati a Rete Ferroviaria Italiana per l’armamento, cioè per il rinnovo completo dei binari. 

Il rimpallo delle responsabilità tra Comune di Roma (ATAC) e Regione Lazio non potrà dunque andare avanti per molto tempo. Stefano Baiocchi

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Risistemata via Enrico Cravero alla Garbatella

Il programma del Municipio prevede interventi a via Costanzo Cloro, via Corinto e Largo Veratti

Sono stati ultimati i lavori in via Enrico Cravero, importante strada di collegamento – nel cuore della Garbatella – tra Piazza Bartolomeo Romano e Largo delle Sette Chiese.

Un bel colpo d’occhio per i circa 180 metri di asfaltoin pendenza poiché è stato rimesso a nuovo il piano viabile, ripristinata la segnaletica orizzontale e quella verticale, migliorata la situazione dello spartitraffico centrale. I cittadini che abitano nella zona, non soltanto coloro che passano spesso lungo quell’arteria, lamentavano l’ammaloramento della strada dove si erano formati anche dei pericolosi avvallamenti. La situazione era degenerata anchea causa del passaggio di grandi veicoli quali camion o autobus di linea e la situazione, a detta di molti, si era fatta decisamente pericolosa.

Tra le prioritàil Municipio ha messo anche la risistemazione di via Costanzo Cloro, dove ci sono notevoli disagi per i cittadini che percorrono i marciapiedi malridotti dalle radici degli alberi; in molti, soprattutto la sera, sono costretti a camminare in mezzo alla strada per non inciampare.

Proprio le alberature di Via Costanzo Cloro, come altre del nostro territorio, avrebbero bisogno di manutenzione di cui tuttavia dovrebbe farsi carico il Comune di Roma.
Nelle immediate vicinanze è stata ripristinata definitivamente la viabilità in via Giovannipoli, quest’ultima già interdetta al transito dei veicoli per un pericoloso avvallamento della sede stradale,dovuto ad una rottura di una tubatura, tra il parco di Commodilla e il bivio per viale Leonardo da Vinci.
Il Municipio è riuscito a rispettare la tabella di marcia ultimando i lavori in viale Odescalchi, dove tra l’altro è stato aperto un pertugio nello spartitraffico all’altezza di via Annio Felice, consentendo la svolta in entrambe le direzioni. 
Si è quindi intervenuto presso l’Istituto dei ciechi Sant’Alessio e il centro anziani del San Michele, dove sono stati sistemati i marciapiedi -abbattendo le barriere architettoniche -e i percorsi tattili per i non vedenti, utilizzando il cosiddetto sistema LOGES. Si tratta di un linguaggio riportato attraverso impronte sulla pavimentazione, riconoscibile da parte dei non vedenti attraverso il senso tattile plantare, il senso cinestesico, ovverosia cogliendo la sensazione di dislivello, o tramite la guida del bastone lungo bianco. Una delle novità – fa sapere l’assessora ai Lavori Pubblici Paola Angelucci – è l’apertura di un cantiere importante di manutenzione straordinaria, si tratta di via Corinto e delle strade adiacenti il mercato coperto, dove si sta provvedendo alla riqualifica dei marciapiedi. Se non ci saranno imprevisti il tutto dovrebbe concludersi entro ottobre.

Una volta chiuso il cantiere di Via Corinto, assicurano da via Benedetto Croce, partirà la riqualificazione di Largo Giuseppe Veratti.

In arrivo in questi giorni, in previsione del ritorno in aula per molti studenti, anche il rifacimento della segnaletica orizzontale lungo molte strade e piazze, sedi dei plessi scolastici. 
Nel frattempo alcune strade del Municipio – ci riferiamo alla cosiddetta grande viabilità di cui il Comune di Roma è pertinente –  quali ad esempio la Circonvallazione Ostiense, via Girolamo Benzoni, via di Vigna Murata, via Pellegrino Matteucci o via di Grottaperfetta, avrebbero bisogno di interventi per la sicurezza di pedoni e automobilisti, stessa situazione per quanto riguarda la Laurentina dove in diversi tratti affiorano le radici dagli alberi. Di Stefano Baiocchi

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“Libera e il signor Lavoro” incontro con l’autrice e l’illustratrice

Libera è una bambina curiosa e determinata che ha una missione segreta da portare avanti: capire come funziona il mondo dei grandi e soprattutto chi è questo signor Lavoro che sembra così ingombrante. 

Siamo andati a viale Londra, nella sede di Momo Edizioni, a conoscere Flavia Fazi ed Erica Silvestri. L’autrice e l’illustratrice di “Libera e il signor Lavoro”.

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Ritorna il cinema a piazza Brin

Ritorna puntuale per l’ estate romana, e tocca quota cinque anni, la rassegna cinematografica “SGARBATELLUM 2021 – confronti irriverenti tra addetti ai lavori per chi il cinema lo ama, lo fa, lo vuole fare”. Il connubio cinema all’aperto e conversazioni sul tema sarà ospitato dal 4 all’8 agosto all’Arena Garbatella in piazza Benedetto Brin, con capienza calmierata per rispettare le norme covid vigenti. Alessandro Piva, l’ideatore che ebbe la felice intuizione nel 2017, sarà ancora il Direttore Artistico di questa originale rassegna che per cinque serate presenterà un’opera cinematografica, coinvolgendo nella discussione registi e attori protagonisti. 

Si parte mercoledì 4 agosto con Non odiare, ospiti il regista Mauro Mancini e il produttore Mario Mazzarotto. Giovedì 5 agosto è in programma Cosa sarà, ospite il regista Francesco Bruni. Venerdì 6 agosto, ospite l’attrice Barbara Ronchi, sarà proiettato il film Padre nostro. Sabato 7 agosto interverrà l’attrice Valentina Lodoviniper la proiezione di Cambio tutto. Conclude la rassegna domenica 8 agosto il film 18 regali, con la presenza del regista Francesco Amato. Gli incontri inizieranno alle ore 21:00, seguirà la proiezione alle ore 21:30, ingresso 6€, ridotto 5€. È consigliata la prenotazione per assicurarsi la disponibilità dei posti inferiore alla normale capienza. Per informazioni 348-3815417. Tutti i dettagli sul sito www.arenagarbatella.it

Di Giorgio Guidoni

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“La Memoria Negata”: un vademecum per combattere l’Alzheimer Il libro di Catia Liburdi, esperta del servizio assistenza domiciliare dell’VIII Municipio

Trent’anni di esperienza con gli anziani e le loro famiglie, trent’anni al servizio delle persone più fragili, trent’anni di storie di donne e uomini raccolte nel libro “La Memoria Negata” di Catia Liburdi, edito da Franco Angeli. E’ la  testimonianza di un grande lavoro di cura, che ostinatamente cerca di riempire gli spazi vuoti che giorno dopo giorno si fanno sempre più grandi a causa dell’Alzheimer.

Questo morbo fu scoperto nel 1906 daAlois Alzheimer, psichiatra e neurologo tedesco, attraverso l’autopsia di Augusta Deter, una giovane donna di cinquantacinque anni. Nei pazienti affetti da questa malattia si formano, all’esterno del neurone, le tipiche placche dovute al deposito di una sostanza chiamata beta amiloide. All’interno, invece, si creano dei grovigli neurofibrillari ed il neurone perde così la capacità di trasmettere impulsi nervosi.

Catia Liburdi, psicologa e assistente domiciliare agli anziani nei Municipi Roma VIII e IX, ripercorre nel suo libro un viaggio insieme ai più deboli parlando della loro solitudine, un silenzio assordante, solcato dalla perdita graduale della memoria e della perdita dei ricordi più cari, fino ad arrivare a non riconoscere più i propri figli.

Dipinti di Claudio Gagliardini dal titolo: Identità smarrita e Danza d’Amore

Il cuore pulsante del libro è il lavoro di cura,che si affianca a quella farmacologica, la rafforza, la integra e ne esalta i benefici. Durante la lettura ci accorgiamo che chi riceve le cure è quasi sempre poco sereno e vive un senso d’impotenza. La cura diventa quindi seguire il passo lento dell’anziano senza imporre una strada, sostenere l’andatura incerta, evitare i pericoli, far sentire la presenza discreta; è impegno condiviso,che mira a mantenere l’equilibrio tra corpo e mente in un processo di serena accettazione della vecchiaia.

Il lavoro di operatori sociali domiciliari ci porta ad agire in punta di piedi.Un approccio delicato con l’anziano che parte dalla consapevolezza dell’ascolto attivo, dalla comprensione dei bisogni concreti e imminenti del soggetto, senza dimenticare le storie di vita e i vissuti delle persone che fino allora sono stati efficaci per il benessere della persona malata” ci spiega l’autrice Catia Liburdi “Assistere l’anziano a domicilio è la risposta migliore per mantenere intatte le autonomie conservate. La casa è il luogo degli affetti, è protezione dal freddo, dallo stress, dal mondo frenetico immerso in un vortice di relazioni fluide che non lasciano il tempo di sedimentarsi. La casa piena di foto, il suo arredamento, ci parla delle persone che la vivono, del loro passato, del loro presente e anche nei casi di disagio sociale rimane il luogo per elezione più efficace alla cura”. Prosegue Liburdi “Il fine ultimo dell’assistenza domiciliare è quello di evitare l’Istituzionalizzazioneintendendo non solo il ricovero presso strutture residenziali, ma anche relazioni negative reciproche in via di cristallizzazione tra paziente-operatore in ogni luogo dove esse avvengono, che non donano benessere ma riducono la visione del paziente alla sua patologia”.  Conclude “Un approccio circolare e non lineare dove il caregiver ha un ruolo attivo, capace di maneggiare le emozioni. La formazione dell’operatore è fondamentale e deve mirare non solo alla conoscenza di tecniche di assistenza, ma alla capacità di essere nella relazione, senza identificarsi, mettendosi nei panni dell’altro, imparare a essere empatici ristrutturando la propria personalità”.

Nelle ultime pagine del libro è presente anche un glossario, un piccolo manuale pratico dove poter trovare oltre al significato di alcune parole di uso comune di chi vive con anziani fragili, anche consigli sempliciper chi si trova per la prima volta a dover assistere una persona affetta da demenza. Le buone pratiche sono frutto di un lavoro continuo con gli anziani assistiti in casa e presso il centro di socializzazione ed il libro vuole essere anche uno strumento pratico per chi si trova a dover accudire persone con deterioramento cognitivo, al suo interno è inoltre possibile trovare proposte a tutela dei caregiver e soluzioni pratiche per la vita quotidiana per i malati e per chi li assiste.

Di Giuliano MAROTTA

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Giovane albanese accoltellato all’Ostiense.E’ caccia agli aggressori

Momenti di paura e sgomento, ieri sulla via Ostiense, quando in pieno giorno, verso l’ora di pranzo, un ragazzo di 27 anni, di origine albanese, è stato accoltellato alla schiena, pare subito dopo una lite con altri due giovani fra  via dei Magazzini Generali e via del Gazometro. Il ragazzo, trasportato già in fin di vita all’ospedale San Camillo, non ha superato la notte ed è morto.

Ma la scena cui hanno assistito decine e decine di passanti, sulla trafficatissima via Ostiense, è stata drammatica: dopo essere stato accoltellato, infatti, il 27enne non si è subito accasciato al suolo, ma ha camminato lungo via Ostiense, in direzione San Paolo, cercando in qualche modo di fuggire ai suoi assalitori, mentre un altro ragazzo gli teneva sollevata la maglietta nel punto dov’era stato ferito alla schiena, lasciando una impressionante scia di sangue dietro di sé. 

Il luogo dove si è accasciato il giovane che è stato accoltellato in via Ostiense

Comprensibili le urla di spavento di chi lo vedeva passare e che ha iniziato a telefonare all’ambulanza e ad altri mezzi di soccorso. Numerose le chiamate giunte al 112. Il ferito è riuscito a barcollare fino all’altezza di un locale, sempre sulla via Ostiense, fino a che, letteralmente stremato, è crollato a terra, lamentando difficoltà di respirazione. Qualcuno ha fermato un’auto della polizia che passava di lì e sono partiti i soccorsi. Trasportato d’urgenza all’ospedale in via Gianicolense, le sue condizioni sono subito apparse molto gravi e non ce l’ha fatta.

Ora spetta agli inquirenti ricostruire la dinamica di quello che è diventato un omicidio: nella strada dove, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe avvenuta la lite, seguita dall’accoltellamento, ci sono anche videocamere di sorveglianza. Il 27enne pare fosse già noto alle forze dell’ordine. Ora è caccia alla coppia di aggressori e si cerca anche l’altro ragazzo che era rimasto con l’aggredito, e che si è dato a sua volta alla fuga.

Stefano Baiocchi

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A San Paolo inaugurata una nuova Casa del Municipio (Servizio video)

Il 16 luglio in via Tito a San Paolo, è stata inaugurata la terza Casa del Municipio, che si va ad aggiungere a quelle già presenti a via Barnaba e a via Benedetto Croce. Un nuovo spazio nato per garantire l’accesso ai servizi essenziali per le persone in situazione di fragilità.

All’interno vi collaboreranno in sinergia alcune associazioni del terzo settore tra le quali: Lions Club Roma San Paolo, la Comunità di Sant’Egidio, Sanità di Frontiera, Polo Psi e Municipio Solidale. Sarà un luogo dove si svolgeranno, a titolo gratuito, anche corsi di break dance, teatro e laboratori d’arte.

Soddisfazione da parte del Presidente del Municipio Roma VIII Amedeo Ciaccheri e dell’Assessora municipale alle politiche sociali Alessandra Aluigi, che insieme alla Direzione Socio Educativa, all’Ufficio Tecnico e all’Assessorato municipale ai lavori pubblici hanno restituito alla comunità uno spazio abbandonato. Dove precedentemente vi erano gli uffici dell’impresa costruttrice dei “nuovi” palazzi su viale Giustiniano imperatore, da oggi è possibile usufruire di servizi e attività sociali in una struttura riqualificata.

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Al teatro Palladium un omaggio alla Garbatella

Con Francesca Romana Stabile e Claudio D’Aguanno

Non poteva che essere dedicata alla Garbatella e ai suoi cittadini, l’ultima iniziativa della stagione prima della chiusura estiva andata in scena giovedì scorso al Palladium. 
“Staging Garbatella. Storie di un’utopia condivisa”– questo il nome dell’evento – è stato promosso dalla Fondazione Roma Tre Teatro Palladium in collaborazione con il DAMS e il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre, con ATER Roma e con il Municipio VIII di Roma Capitale.
La manifestazione si sarebbe dovuta tenere al Lotto 12, adiacente al teatro e tra i più caratteristici del quartiere, ma le norme anti-Covid hanno suggerito un incontro più ristretto, con rigorosi controlli all’ingresso. 

L’appuntamento è stata un’occasione per raccontare alcune delle iniziative svolte sul territorio dal Laboratorio didattico Garbatella 20/20, curato dalle docenti Francesca Romana Stabile e Paola Porretta, a cui hanno partecipato più di 100 studenti del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre in occasione del centenario del quartiere.

Suggestive le musiche proposte dalla mezzosoprano Hera Guglielmo accompagnata al pianoforte da Doriana Masucci che hanno strappato l’applauso dopo aver eseguito tra l’altro “Moon River” di Henry Mancini (tratto dalla colonna sonora del film Colazione da Tiffany) e “Core ‘ngrato” di Riccardo Cordiferro e Salvatore Cardillo.

L’inizio della serata ha visto alcune immagini tratte dall’Istituto Luce, con i bambini dell’Asiletto di Piazza Longobardi e nientemeno con alcuni scorci della visita alla Garbatella del Mahatma Gandhi, accompagnate da “Ombra mai fu” tratta dall’opera Serse di G.F. Hendel. 
Era il 13 dicembre del 1931 quando il filosofo e politico indiano si recò agli Alberghi dei poveri e alla Maternità dell’Onmi.
Probabilmente la visita di Gandhi alla Garbatella – benché sembrasse un’improvvisata – è stata preparata visto che quel giorno erano presenti i vertici dell’Istituto Case Popolari e dell’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia. Le immagini in bianco e nero ci hanno regalato anche alcuni momenti della cosiddetta befana fascista, ripresi sempre dal Luce, a Torpignattara dove un grottesco Storace, con tanto di divisa e fez, faceva bella mostra di sé in una delle manifestazioni più tragicomiche e paternalistiche di cui il Regime si serviva. Due quartieri molto differenti e distanti tra loro, come ha spiegato Claudio D’Aguanno, ma entrambi con un’anima popolare ben radicata, sui quali il fascismo cercò di investire a cominciare dal cambio del nome (cosa che per fortuna non avvenne). 

I racconti di D’Aguanno, dalle voci di Chiara Ferlito e Luca Guido, hanno attraversato gli anni del fascismo narrandoci le vicende di due illustri sportivi, quelle del ciclista Marcello Spadolini e del pugile di Tormarancia Alvaro Nuvoloni. 
Nato nel 1915, cresciuto alla Garbatella, Spadolini inizia a correre con la bicicletta a sedici anni con gli allievi della A.S.Roma, sulle orme dei fratelli Mario e Raffaele; poi è due volte Campione d’Italia tra dilettanti (1936 e 1937). Da Indipendente partecipa al Giro d’Italia del 1940 con il Dopolavoro Mater. Nel 1941 il grande salto con l’approdo alla S.S.Lazio con la qualevince la Coppa Parisi, la Coppa Ministero dell’Aeronautica e la Coppa Ilari. L’anno seguente corre poco assicurandosi il Circuito Rivoluzione a Bari in novembre. Dopo il biennio 1943 – 1944 quando Roma è sotto il giogo dei nazisti che vietano la circolazione alle biciclette, torna in sella alla Liberazione. Il 1945 vede l’arrivo alla Lazio dei fratelli Serse e Fausto Coppi. Spadolini vince a Sezze e si assicura il successo al Giro dei Due Golfi a Napoli il 12 agosto. Nel 1946 vince il Gran Premio Apertura di Napoli prima di ritentare l’avventura al Giro d’Italia dove corre con il Centro Sportivo Italiano. Alla fine giunge un onorevole trentesimo posto in classifica generale. Nei due anni successivi continua con la Lazio vincendo tra le varie corse la Coppa Pugliesi, la Coppa Fulgo e il Gran Premio di Tarquinia. E’ grande protagonista nel 1948 dove sempre con la maglia biancoceleste finirà al secondo posto al Giro di Sicilia.
Alvaro Nuvoloni da Shangai si trasferisce presto al cosiddetto Albergo Bianco, nel Lotto 11 di Piazza Biffi. Un’infanzia difficile la sua caratterizzata da fame da espedienti per sopravvivere. Da adolescente fa l’ingresso nella palestra L’Indomita di via Merulana.

Dopo alcuni incontri dilettantistici, l’esordio da professionista di Nuvoloni arriva nell’aprile del 1944 a Milano dove l’incontro contro un altro esordiente, il futuro campione d’Italia dei piuma Nazzareno Giannelli, finirà ai punti.

Soprannominato affettuosamente dai romani Chivecchia, Nuvoloni è piccolo di statura e pesa 53 kg, rientrando quindi nella categoria dei Pesi Gallo. Dotato di grande coraggioha una tecnica approssimativa, a poco più di un anno dalla Liberazione, nel settembre del 1946, “Chivecchia” torna sul ring per battersi contro un altro idolo capitolino, Alvaro Cerasani sconfiggendolo ai punti; un anno dopo a Como è sconfitto dall’ex campione d’Europa e d’Italia Gino Bondavalli. 

Dopo una serie di incontri che lo vedranno via via perfezionare la sua tecnica, Nuvoloni si laureerà Campione Italiano a Verona sconfiggendo ai punti il campione dei Gallo Amleto Falcinelli. Era il 4 ottobre del 1950.Il Presidente Amedeo Ciaccheri ha portato sul palco un breve saluto a nome di tutto il Municipio, ribandendo quanto i cittadini non si siano ancora stancati di festeggiare il centenario della Garbatella.

Di Stefano Baiocchi

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Bike Polo: alla Garbatella l’unica squadra della capitale

Sabato scorso stavo passeggiando per piazza Benedetto Brin e, attratto da un sonoro vociare, sono entrato nel giardino che si trova sulla destra, camminando in direzione di via delle Sette Chiese. Sgranando gli occhi sono rimasto affascinato da alcuni ciclisti, armati di mazze, che rincorrevano una pallina nella pista cementata all’interno del parco. Così mi sono avvicinato, per capire meglio di cosa si trattasse. Ho chiesto ad uno dei ragazzi che stava giocando e mi ha riferito che stavano praticando il Bike Polo, una disciplina sportiva che da sette anni l’ASD Roma Bike Polo, l’unica nella capitale, esercita nel quartiere della Garbatella. 

Sono rimasto a guardarli per un’oretta mentre sorseggiavo una birra e mi godevo l’aria che spirava dal pincetto della Garbatella. Due squadre composte da tre persone che, in sella a delle biciclette, rincorrono una pallina tentando di segnare nella porta avversaria. Il nitrito del cavallo è così sostituito dallo stridio dei freni e invece dei lord inglesi in sella a dei purosangue, potrete ammirare uomini e donne, provenienti da tutti gli angoli della città, che con le loro biciclette si sgolano e non risparmiano colpi di mazza per aggiudicarsi la partita.

Anche se non può sembrare il Bike Polo è uno sport antico, inventato nel 1891dal ciclista e scrittore irlandese Richard J. Mecredy e diffusosi celermente in tutto l’Occidente e in India, tant’è che nel 1908 fu portato come sport dimostrativo alle Olimpiadi di Londra e fu proprio l’Irlanda ad aggiudicarsi la medaglia d’oro battendo in finale la Germania. Nel primo secolo di vita si praticava su un manto di erba verde, successivamente si è evoluto in uno sport da strada, prediligendo il cemento ed un nuovo nome: Hardcourt Bike Polo.

In un momento di pausa, preso dalla curiosità, ho chiesto ad uno dei ragazzi di prestarmi la sua bicicletta e la sua mallet (termine tecnico per indicare la mazza) per poter fare una prova. Giusto il tempo di prendere un minimo di confidenza con il mezzo e seguendo le istruzioni degli esperti ho tentato di rincorre la pallina, mantenendo una traiettoria lineare per poi scagliare qualche colpo in porta. Naturalmente, essendo un primo approccio, sono risultato un po’ goffo nei movimenti, ma l’atmosfera e la passione della squadra mi ha divertito ed entusiasmato.

L’ASD Roma ha recentemente organizzato un torneo dove atleti da tutto il mondo si sono riuniti per aggiudicarsi il Single Player Tournament 2021, una gara individuale dove si acquisiscono punti in base a delle prove. Il torneo è stato vinto da un ragazzo milanese detto Gatto, ma anche i giocatori della squadra della capitale si sono distinti per le loro prestazioni. Ora sono in programma altri due tornei nazionali a Pescara e Catania.

Nel frattempo, l’ASD Roma continua ad allenarsi tutti i martedì e i sabato; inoltre la maggior parte dei giocatori lavora come corriere o come meccanico delle due ruote, sono perciò esperti e pronti a dispensare consigli sulle riparazioni o sugli acquisti.

Al bike polo può giocare chiunque, senza distinzione di sesso o di età, e la squadra è disponibile sia se volete passare a conoscerla sia per fare una prova, potete trovarli al Parco Brin oppure contattarli su Facebook tramite la pagina “Roma Bike Polo“.

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“Dateci il Parco di Tormarancio”

Alla manifestazione di denuncia il candidato sindaco di Roma per il centrosinistra Roberto Gualtieri.

Un cancello chiuso. Dentro un parco pronto per l’uso ormai da più di quattro anni, ma mai aperto al pubblico. E’ la parte della Tenuta di Tormarancio (200 ettari ai confini del Parco dell’Appia antica) che rappresenta le compensazioni dovute dai costruttori del piano edilizio dell’I 60 tra via di Grottaperfetta e via Ballarin: migliaia di metri cubi di cemento, una lunga striscia di palazzi di lusso in quello che era un pezzo di agro con casali medievali, il fosso delle Tre Fontane e resti di una villa romana. Tutto cancellato.

“Qui, dentro questo cancello chiuso- dice Roberto Gualtieri, il candidato Sindaco del centrosinistra- c’è in nuce tutto quello che deve essere Roma.La memoria delle battaglie ambientaliste di un grande uomo come Antonio Cederna, di cui ricorre il centenario della nascita, il presente delle associazioni e del Municipio che si batte e resiste; e il futuro di una capitale moderna, una città all’avanguardia con una nuova idea dello sviluppo ecosostenibile”.

Continua Gualtieri . “Roma ha bisogno di questo parco. E’ una situazione surreale quella della mancata apertura di questo ingresso su via di Grottaperfetta, ( dopo quello di via Londra gestito dai cittadini del comitato di quartiere Roma 70 n.d.r.).E’ incredibile che il Campidoglio non riesca a completare un percorso burocratico lungo oramai 10 anni.Quì c’è tutta la paralisi della Giunta, è ora che la Sindaca si dimetta. Dateci il parco di Tormarancio o lo apriremo noi ad ottobre dopo le elezioni amministrative”. Tra i presenti, oltre al presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri, molti rappresentanti delle istituzioni di prossimità e delle associazioni del territorio: Michele Centorrino assessore all’Ambiente municipale, Annalisa Cipriani  rappresentante di Italia Nostra, Maurizio Ferraro della cooperativa Garibaldi e Matteo Amati cofondatore di Agricoltura nuova : “ le amministrazioni comunali- sostiene Amati- non riescono a realizzare le compensazioni, non solo qui a Grottaperfetta, ma anche sulla Cassia e in altre parti di Roma. Questo meccanismo ha mostrato tutte le sue debolezze e forse andrebbe rivisto”.

Di Gianni Rivolta

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Dalla Chiesoletta all’Europa, dirigendo e cantando

Intervista al Maestro di coro Fabrizio Barchi

di Fabrizio Mastrantonio

Dalla Garbatella degli anni ‘70 una lunga e appassionante carriera di maestro di canto corale, tuttora titolare della cattedra di Direzione di Coro al Conservatorio Statale di Musica Lorenzo Perosi (CB). Un professionista e un amico unico e sincero con il quale ho condiviso oltre quarant’anni di vita.

Maestro Barchi, raccontaci i tuoi esordi musicali.

L’Oratorio della Chiesoletta è stato un’occasione di esperienze che, nel tempo, ha fatto sbocciare passioni giovanili e poi carriere professionali. Io, come altri, dopo i canonici calci al pallone mi ritrovavo nella “caverna” dell’Oratorio in compagnia della mia chitarra e di ragazzi che, in seguito, hanno fatto della musica la loro vita: il batterista Gabriele Anastasi, il chitarrista Claudio Monteleoni, il compositore Pino Cangialosi. Ho studiato chitarra classica col maestro Riccardo Fiori, anche lui della Garbatella. Poi con altri amici (tra cui l’intervistatore) iniziammo a sperimentare quelli che all’epoca chiamavamo semplicemente “controcanti”. Così, dai Led Zeppelin, passai a sonorità acustiche come quelle degli Inti-Illimani e, soprattutto, della Nuova Compagnia di Canto Popolare che mi fece scoprire ed amare la musica rinascimentale.

Da qui, dunque, la tua passione per il canto corale. Come hai mosso i primi passi in questa carriera?

Nonostante mio padre fosse attore, i miei spingevano per l’impiego “sicuro”. Cercai consigli anche da Padre Guido: “devi seguire le tue passioni, devi studiare musica!” disse perentoriamente. Per spronarmi concretamente mi affidò un gruppo di bambini, da lui battezzati “le cicale” e poi, nel 1980, mi affidò l’insegnamento di Educazione Musicale alle medie del Cesare Baronio.

Nel novembre del 1978, con alcuni amici “intonati”, eseguimmo dei canti polivocali per un’ordinazione sacerdotale a seguito della quale il responsabile dei concerti della Sala Borromini ci propose un concerto: il 7 aprile 1979 esordiva ufficialmente la “Corale San Filippo” che sotto la mia direzione eseguiva un programma di musica sacra e profana. Nel frattempo avevo conosciuto Marco Frisina, altro talentuoso Garbatellaro DOC, studente di Composizione a Santa Cecilia, un Bruce Springsteen della musica liturgica. Fu con lui che mi innamorai di quel genere musicale e nel 1979 entrai al Pontificio Istituto di Musica Sacra.

Il Maestro Fabrizio Barchi

Vanti molteplici successi in concorsi italiani e in tutta Europa. Vuoi raccontarcene qualcuno?

Negli anni d’insegnamento al Baronio, per coinvolgere gli allievi in musica d’insieme, formai, tra gli altri, il “Coro delle voci bianche” con cui, nel 1992, partecipammo ad un concorso regionale fra corali di scuole medie. Fu la prima indimenticata vittoria!

Nel 1999 il Coro Giovanile San Filippo, rimpolpato con gli studenti più appassionati provenienti dai licei Platone e Primo Levi, dove avevo formato dei cori scolastici, divenne l’attuale Coro Musicanova con cui abbiamo vinto molteplici concorsi anche a livello internazionale tra cui, nel 2017, quello di Tours (Francia) che ci fece accedere di diritto al Gran Premio Europeo di Maribor (Slovenia), una sorta di Champions League della coralità. Non vincemmo, ma la soddisfazione per il coronamento di un sogno nato quarant’anni prima all’oratorio della Garbatella è stata immensa!

Sei tu stesso compositore e non solo di musica colta ma anche di commedie e musica popolare.

Probabilmente ho ereditato da mio padre Alfredo la passione per il teatro dialettale, da lui recitato per anni al Rossini e al Teatro De Servi anche con il grande Checco Durante e di cui conservo gelosamente alcune locandine.

Con i miei gruppi corali, ho voluto sperimentare la commistione tra canto e teatro popolare romanesco recitato. “A Roma se racconta che…” è un lavoro del quale vado molto fiero e che ci ha dato, nel 2005, la grande soddisfazione di aggiudicarci il primo premio al Festival Internazionale di Canto Popolare di Arezzo, unico coro italiano ad ottenere questo risultato in oltre sessanta edizioni. Nel giugno del 2019 lo abbiamo portato con successo anche al Teatro Palladium. Io stesso recito nel ruolo di un prete indossando, orgogliosamente, la tonaca originale di Padre Guido che lui stesso mi ha donato.

I giovani e la scuola sono stati il tuo bacino privilegiato. Che risposte hai avuto dalle ragazze e dai ragazzi che hai iniziato alla musica corale?

La proposta di cantare in un coro è spesso vista con scetticismo, perché non si tratta di X Factor e non si diventa famosi. Poi però si cominciano ad apprezzare i valori propri del fare musica insieme: ascoltarsi senza sovrastarsi, placare l’esuberanza caratteriale o uscire dalle timidezze. Il coro è un gruppo sociale ideale che contrasta la prepotente proposta individualista dei nostri tempi. “Nessuno si salva da solo” hanno detto autorevolmente il Papa e il Presidente della Repubblica: la polifonia insegna questo, a fare squadra. Poi s’impara il “bello”. Pochi giorni fa il mio gruppo giovanile “Iride”, ha registrato dei brani corali del ‘600 a San Luigi dei Francesi, davanti alla cappella Cottarelli che conserva tre splendide opere di Caravaggio: ciò che si ascoltava e si vedeva era una rappresentazione plastica di quella “bellezza” che può salvare il mondo di cui parla il principe Myškin ne L’idiota di Dostoevskij. I giovani devono conoscere e frequentare la bellezza per un mondo migliore.

So che vai fiero anche delle collaborazioni con eccellenti cantanti e compositori.

La mia attività mi ha regalato molteplici incontri, artisti come Andrea Bocelli, Josè Carreras, Leo Brouwer, Mina, Branduardi, Antonella Ruggiero. Aggiungo l’orgoglio di aver cantato le musiche composte dal m.o Frisina per la serie di film sulla Bibbia prodotte dalla Rai e in un film su San Filippo Neri (guarda caso!). Sullo schermo Michele Placido, Gigi Proietti, Gerard Depardieu, Robin Williams e, nel commento musicale, le nostre voci: è stata una soddisfazione incredibile per me e i ragazzi dell’Oratorio San Filippo Neri!

E infine fammi ricordare la collaborazione dal 1994 al 2000 con un gitante del calibro di Ennio Morricone.

Pur se in piena forma sei prossimo alla pensione. Hai ancora progetti musicali?

Dopo 40 anni di insegnamento, dai quali sono stato ripagato ampiamente, lascerò la scuola,  ma per quanto concerne l’attività concertistica vorrei continuare ancora per un bel po’ e poi… ho sempre la chitarra lì pronta: se qualcuno volesse coinvolgermi in una jam session ho ancora tanto rock che scorre nelle vene!

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Amarcord dal lotto 8

Quei giochi di una volta: nizza, nascondarella, figurine e palline di coccio

Di Paola Borghesi

Nell’era del digitale videogiochi, tablet e smartphone hanno soppiantato da anni i passatempi all’aria aperta, le partitelle a pallone, a palla prigioniera o la classica campana. Facciamo un salto indietro, nel passato. E proviamo ad immaginare il lotto 8, quello progettato dall’architetto Plinio Marconi, al tempo della guerra, nei primi anni Quaranta. Tra via Fincati e via Ansaldo non c’erano cancellate ( il ferro serviva alla patria per farne cannoni) nè giardini fioriti. In ogni piccolo appezzamento  gli inquilini ricavavano  orti di guerra per autoprodurre insalate, zucchine e pomodori. Ma anche in quei minuscoli quadrati di terra i bambini  di allora trovavano il modo di divertirsi scavando  in mezzo alle verdure piccoli circuiti dove far scorrere  a schicchere le palline di coccio. Obiettivo arrivare primi al traguardo individuato nella zucca più grande o vicino alla pianta di cetrioli.  E giocavano accucciati fino a che non arrivava qualche adulto urlando: “Disgraziati… se ve pijo” e allora era un fuggi fuggi generale tra grida, risate e confusione. Si perché i bambini del lotto 8 negli anni Quaranta erano parecchi, una trentina circa tra le  100 famiglie che abitavano nelle sette scale. C’erano Bruno, Gastone e Robertino – ricorda un vecchio abitante del lotto-un trio inseparabile. Scorrazzavano tutto  il giorno dentro e fuori lo stabile alla ricerca di cibo da mangiare, cose semplici  tipo i cardi, di cui divoravano l’interno come se fosse una leccornia, tanta era la fame. Con la tessera avevano diritto a una “ciriola” al giorno, mentre quella che ricevevano a scuola, insieme alla minestra, dovevano portarla a casa per dividerla con il resto della famiglia. Ma giocando riuscivano anche a dimenticarsi della fame almeno per un po’, e allora via a fare gare di “nizza” , dei piccoli pezzi di legno  lanciati con dei bastoni ricavati dai rami più bassi. “A chi lancia più lontano !” E che goduria prendere di mira quello che chiamavano “er federale” sempre rigidamente in divisa, che abitava al secondo piano della scala D. E quando qualcuno riusciva a colpirlo, al furente “Chi è stato?”  rispondeva un coro di trenta pernacchie dai vari nascondigli in mezzo al lotto.

La prima magnolia, quella di fronte alla scala E, all’epoca era ancora bassa e per quanto fosse vietatissimo, qualcuno ogni tanto riusciva ad arrampicarsi almeno sui primi rami, finché una delle madri dalla finestra urlava : “Scenni giù che se te fai male te ce meno sopra”. A calcio non si poteva giocare, ma i maschietti non resistevano, il pallone se lo facevano da soli con gli stracci che rubavano in casa, e ogni tanto una partitella era assicurata. Certo, arrivava il portiere che sequestrava quella povera palla e cacciava via tutti. Le bambine invece si mettevano a giocare tra la scala B e la scala C , ognuna portava la sua bambola e non l’abbandonava nemmeno quando si decideva di giocare a campana sui lastroni, che sembravano proprio messi  lì per quel  gioco.

A nascondino poi partecipavano tutti senza distinzioni di età e di sesso. Si poteva andare avanti per ore prima di sentir gridare “tana libera tutti”, tanti erano i nascondigli possibili. E quando suonava la sirena e si sentiva il rombo  degli aerei i ragazzini si chiamavano tra loro a raccolta e si precipitavano sotto alla scala D, alle fontane, che  diventavano il rifugio antiaereo per gli abitanti dello stabile Icp.  Intorno al lotto 8 all’epoca non c’era niente, nessun’altra abitazione. Ogni tanto si usciva a frotte per andare a vedere  la locomotiva a vapore che trainava i vagoni verso i mercati generali, sull’Ostiense, fino a via Pellegrino Matteucci, dove c’era il vigile che bloccava i pedoni per far passare il treno. Che gioia quando il macchinista,  per far contenti i ragazzini tirava la corda che faceva partire un fiotto di vapore con un fortissimo fischio.

E quando  alla Garbatella arrivarono gli americani, da una jeep  fermatasi davanti alla farmacia lanciarono una manciata di gomme da masticare ai bambini del lotto accorsi a curiosare. “Ma quale masticare…noi se le semo magnate tutte…erano così dolci…”

Facciamo un salto di una ventina d’anni. Siamo ora nella metà degli anni ’60, in pieno baby boom. E infatti i ragazzini dello stabile di via Luigi Fincati sono diventati 70 ! Ne citiamo solo alcuni : Bibi, Wilma, Plinio, Maria Grazia, Roberto, Nicola, Massimiliano, Laura, Cristina, Francesca, Roberta, Bruno, Antonella e le sue sorelle, Pierpaolo, Gianluca e infine Giorgio che nel lotto 8 ci è nato e che con entusiasmo ci racconta dei giochi della sua infanzia:

Immaginiamo che cosa può diventare la “nasconnarella” quando si è così tanti ! La “tana” era una pietra rettangolare che stava tra la scala B e la “Teti” il portone di legno, sempre chiuso, punto di riferimento per tutti (“se vedemo alla Teti”). Sulla tana si faceva la conta, con Ponte Ponente e ponte pi, tappe tapperugia… E chi “s’accecava” contava fino a 10 per ogni ragazzino, più 10 per la tana…avoja a contà….. Le scale ancora non avevano portoni, era tutto aperto; gli scantinati erano accessibili e ottimi come nascondigli, che erano bui e misteriosi. Chi, dopo ore, faceva “tana libera tutti” era l’eroe del giorno.

Si continuava a non poter giocare a pallone, ma i vari portieri il Sor Alfredo, il Sor Giulio, ecc. che si sono avvicendati, continuavano a sequestrare palloni di carta e scotch, che regolarmente ricomparivano dopo pochi giorni. Il Sor Giulio era particolarmente inflessibile con i ragazzini perché era un ottimo giardiniere orgoglioso delle sue piante, e mai il lotto 8 è stato così fiorente come durante il suo portierato. Però chiudeva un occhio se la palla veniva usata per giocare a “palla prigioniera”.

Alle 19, massimo 19,30 il fischietto del portiere era il segnale della fine dei giochi, ognuno doveva salutare gli amici e rientrare a casa propria.

Mentre  a campana si giocava sulle piattaforme di marmo ai lati della scala D e davanti alla scala B, dall’altra parte del cortile, davanti al gradino della “Teti”, si giocava a “lecco”, con le figurine. Ogni ragazzino metteva 10 figurine con sopra un lecco (un pezzo di mattonella) : 4 ragazzini, un pacchetto di 40 figurine; poi con una piastrella ognuno a turno tirava per spostare il lecco, e chi si avvicinava di più con la sua piastrella al lecco vinceva le figurine. Sempre con le figurine si giocava a PAH!! : consisteva in un’alitata sulle figurine al grido di “Pha!” appunto; se le figurine si rigiravano erano tue.

Ai tempi del Sor Giulio il gioco della nizza era stato bandito perché troppe erano state le finestre rotte dai pezzi di legno battuti con forza “a chi tira più lontano”. Ma altri giochi fervevano, e in tutto lo stabile riecheggiava: “Regina reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello?” Oppure, un po’ più in là c’era il gruppetto che giocava a “uno , due, tre…stella!”.

E nelle giornate di primavera ci si organizzava a squadre e si facevano “le olimpiadi” che consistevano in gare di corsa e di salto in lungo. Nei pomeriggi d’estate invece ogni tanto si organizzava “il pranzetto”, che era in realtà una merenda a cui ognuno partecipava portando qualcosa : un pugno di olive, i pescetti di liquirizia, un cartoccio di fusaje. Le fusaje si compravano dal tizio che ogni tanto passava e le vendeva a 10 lire al cartoccio, una schedina di totocalcio usata (erano tempi in cui l’igiene aveva un significato diverso). Quando il tizio si affacciava al portone gridando “Fusajeeee!!”, un coro di ragazzini rispondeva “Màgnatele!”, ma poi correvano dalle madri a farsi dare 10 lire per un cartoccio e partecipare al “pranzetto”.

Ed eccoci ai mondiali di calcio del 1970. La gara è  farsi comprare dalle madri una maglietta azzurra e cucirci sopra ognuno per sé il numero del calciatore preferito, usando rimasugli si stoffa e similpelle. E che gioia sfoggiare le magliette per il lotto e gridare tutti insieme “Forza Italia!!”

Ormai sono tutti un po’ più grandi, hanno fatto amicizia con quelli del lotto 9 con i quali si vedono alla fontanella davanti a Foschi, al grido: “Annamo da nasone, pago da bere a tutti”

Nella foto 1 due “regazzini” al tempo di guerra posano davanti alla farmacia (datata 1944) Nella foto 2 la famiglia Guidoni della scala D è in posa sulla terrazza del lotto 8 (datata tra il 1935 e il 1937). Le bambole sono di diritto nella foto di famiglia, e anche le racchette da ping pong, impugnate dai due bambini in prima fila.

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Tutti i murales della Garbatella

Un itinerario storico-artistico tra i dipinti sui muri dei lotti popolari.

Di Enrico Recchi

Seguendo una tendenza oramai ben diffusa in tutta la città, anche alla Garbatella oggi possiamo vedere diversi murales che raccontano storie, esprimono idee, colorano in maniera viva e profonda, le facciate dei palazzi del nostro quartiere.

Sono oramai lontani i tempi in cui  alcuni street artists ancora poco conosciuti,  dipingevano, tra i  primi, le loro opere su muri e edifici di Testaccio e di Tormarancia. All’epoca, eravamo da poco nel nuovo millennio, veniva alla luce questo nuovo fenomeno artistico che sorprendeva la gente.

Dipinti, stencils, disegni venivano eseguiti o applicati con tecniche differenti e innovative sulle facciate dei palazzi in zone che a volte nelle cronache giornalistiche venivano definite degradate. I murales erano presentati dagli amministratori pubblici e dalle associazioni promozionali, come interventi significativi che associati ad altri strutturali (spesso rimasti sulla carta) avrebbero portato alla riqualificazione di aree con molti problemi.

Il nome, oggi celeberrimo, del precursore Banksy riecheggiava in quegli anni soltanto nelle riviste d’arte contemporanea e nelle cronache dei giornali internazionali, ma ancora era sconosciuto ai più.

Negli ultimi anni la situazione è ben cambiata. I murales  oggi sono dappertutto a Roma, dal Pigneto all’Ostiense, da Testaccio a Tormarancia, da Corviale a San Lorenzo, dal Tufello al Tiburtino III, fino ai muraglioni del Tevere. Il fenomeno ha senz’altro perso la forza, l’energia della novità dirompente, si è diffuso ed allargato e se girando per Roma oggi vediamo una bella parete di un edificio incolore ed anonima ci chiediamo perché ancora non sia stata utilizzata come fondo per un murales.

Allo stesso tempo il murales è diventato una sorta di telegiornale artistico: ovvero le notizie più recenti trovano spesso spazio sulle facciate dei palazzi. Esempio il murales eseguito a tempo di record per  l’arrivo di Mourinho sulla panchina della Roma.

Alla Garbatella questo fenomeno è più recente e non ha niente a che vedere con il recupero di aree degradate tantomeno è mai stato associato alla parola riqualificazione perché, per nostra fortuna,  non ci sono spazi che meritano quelle attribuzioni. Sono quindi soltanto espressioni artistiche dalle dimensioni monumentali che sono andate via via ad abbellirne i muri.

Facciamo ora una passeggiata per la Garbatella per vedere i murales che la decorano.

Iniziamo, proprio per il suo messaggio di accoglienza e benvenuto, con quello che si trova su un muro tra via della Villa in Lucina e via di S. Nemesio (angolo ospedale CTO). Il grande messaggio in inglese recita “You are now entering free Garbatella” specificando il carattere ribelle e indipendente  del nostro quartiere, ma insieme accogliendo chi arriva dalla vicina San Paolo. Slogan che ha avuto tanto successo da essere ripreso anche dal giornale “La Repubblica” per una sua rubrica.

Si passa poi al murales dell’artista Greg Jager in via Gerolamo Adorno, che celebra la Costituzione Italiana nei suoi primi dodici articoli. In alto è riportato il testo completo dell’articolo 2 con il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo. Un messaggio, quello del ricordo degli articoli costituzionali e della loro sacralità, che dovrebbe accompagnarci e ispirarci quotidianamente.

Alcuni di questi  murales sono nel tempo scomparsi,  rovinati o cancellati del tutto dalla pioggia e dal sole e sostituiti da altri che ne hanno prontamente preso il posto. Questo alla Garbatella è successo su un muro di via Caffaro dove il precedente murales deteriorato col capitano giallorosso Totti, di Sten e Lex, è stato rimpiazzato da quello degli stessi artisti che richiama l’Optical Art, quella forma d’arte nata negli anni 60/70 del secolo scorso, che vuole produrre illusioni ottiche, specialmente di movimento, accostando opportunamente soggetti astratti o sfruttando il colore.

A via Luigi Fincati troviamo il murales dell’artista venezuelano Gomez con due mani, una trafitta al polso da un chiodo e l’altra su cui poggiano dei fiori, immagini che rappresentano il dolore e la rinascita. Il prima e il dopo il terremoto. Infatti, questo murales assieme a quello di Solo & Diamond di cui si parla più avanti,  sono stati progettati per raccogliere fondi per Prata d’Ansidonia frazione dell’Aquila danneggiata dal terremoto del 2009.

Nella successiva Piazza Bartolomeo Romano l’artista Francesco Pogliaghi ha ritratto il volto del partigiano Enrico Mancini assassinato nell’eccidio delle Fosse Ardeatine nel marzo del 1944. Il significato di questo volto è quello di tenere sempre viva la memoria di chi ha donato la sua vita per un futuro migliore per tutti.

Prendendo via Passino c’è il murales di Jerico Cabrera, cresciuto alla Garbatella, denominato Supernova che si affaccia sulla Villetta. Nella sua opera l’artista esprime la materia che cambia forma grazie all’energia, quella di una stella supernova appunto. Ed ecco un orecchio che diventa fiore e il petalo si trasforma in cielo.

Si arriva poi all’angolo con Piazza Sauli dove campeggia il murales che nasce dal lavoro combinato degli artisti Solo e Diamond che ritrae una floreale e multicolore Clementina, la presunta ostessa “garbata e bella” che ha dato il nome al quartiere.

Da via Passino arrivare a Largo delle Sette Chiese è un attimo e lì campeggia il recente murales del cileno Carlos Atoche dedicato a tutte le donne che si sono dovute confrontare con il tumore al seno. Una battaglia che oggi grazie alle campagne di prevenzione finanziate dalla Komen, sponsor dell’opera, si può vincere. Nel suo murales l’artista ha rappresentato una Venere che per prima cosa si prende cura di sé.

Su viale Guglielmo Massaia troviamo il murales dedicato da Leonardo Crudi a Victor Cavalo attore e poeta vissuto alla Garbatella che ci saluta con il suo “Ecchime”.

E finiamo con quello recentissimo che celebra Alberto Sordi, inaugurato il 15 giugno in occasione del suo 101° compleanno. L’opera di Lucamaleonte realizzata con il contributo della Roma calcio, dell’Ater e della Regione Lazio raffigura l’Albertone nazionale nei panni del Marchese del Grillo e si può vedere in via Ignazio Persico. Il murales assieme alla targa posta sempre in memoria del grande attore romano sull’edificio dove  visse da bambino in via Vettor Fausto, ricordano a tutti il forte legame e la riconoscenza della Garbatella nei confronti dei valori artistici e umani espressi da Sordi.

Ci sono poi tanti altri murales piccoli e grandi ma altrettanto importanti, alcuni storici come quelli sempre su via Passino: il ritratto di Piero Bruno, quelli eseguiti sui muri del Mercato, quelli che colorano tutt’intorno la sede del CSOA, quello dedicato ai Bambini di Gaza e poi quelli che si possono vedere alla Casetta Rossa, quelli ancora realizzati dall’artista C215 a via Ignazio Persico.

Insomma una vera moltitudine di immagini che non può che far piacere all’occhio come alla mente.

E per ultimo a proposito di murales, l’auspicio che presto venga realizzato quello promesso in onore di un angelo della Garbatella: Padre Guido.

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Quell’osteria da Maria su via delle Sette Chiese

Individuata la posizione dello stabile ritratto nel dipinto di Odoardo Ferretti pubblicato sul libro “Garbatella mia”. La tragica storia di Ermenegildo Lombardi.

di Giorgio Guidoni

Camminare è un’arte. Osservare il mondo che ci circonda, alla ricerca di storie del passato, può essere un’avventura da vivere anche nelle strade di Garbatella, di cui, apparentemente, conosciamo tutto. Ma solo apparentemente. Oggi vedremo quali segreti si celano nel tratto iniziale della via delle Sette Chiese.

C’è un’importante pubblicazione dedicata al nostro quartiere, una monografia ricca di storie e fotografie d’epoca: parliamo del volume Garbatella Mia, edito da La Campanella nel 2003, oggi fuori catalogo e difficilmente reperibile sul mercato. All’interno di questo libro, precisamente a pagina 31, sulla traccia di un dipinto di Odoardo Ferretti che risale approssimativamente all’anno 1925 (vedi fig.1), si formula un’ipotesi sull’identità della Garbatella.

Foto1

La tecnica pittorica dell’artista è volutamente poco definita, ricorda i tratti tipici dell’Impressionismo: i dettagli rimangono sfocati e lasciati all’immaginazione dell’osservatore. Il dipinto ritrae una costruzione a due piani su una strada in leggera salita, alle spalle una collinetta con una parete verticale di natura tufacea. Dai comignoli della costruzione esce del fumo e c’è una scritta sopra la porta in basso a destra su cui si legge “Osteria dalla Maria”. Di fronte alla casa si osservano una strada con una staccionata in salita e un traliccio in legno, probabile supporto per la linea elettrica; sul retro una spalletta in muratura che si attesta sulla collinetta; infine, sulla destra del dipinto, l’impronta di una stradina sterrata. Nel libro citato si ipotizza che la Maria di questa osteria fosse la donna che tutti chiamavano Garbatella, che avrebbe dato il nome alla zona e poi al Quartiere. Studi e pubblicazioni successive riveleranno non solo l’esatta identità della donna, di nome Clementina Eusebi, morta nel 1861, ma anche la posizione della famosa osteria, situata al bivio tra via Ostiense e l’attuale via degli Argonauti, e la genesi del nome Garbatella (vedi le pubblicazioni di Jacobelli Editore “Garbatella tra Storia e Leggenda” di Gianni Rivolta e il recente “Garbatella 100” a cura di Gianni Rivolta).

Il quadro del pittore Ferretti ha stuzzicato la nostra fantasia e ci ha indotti ad esplorare la zona, lasciandoci guidare dalle sensazioni che ci regala una camminata per le strade di Garbatella.  Cercando di immaginare come potesse essere il luogo un secolo fa, abbiamo cercato l’esatta collocazione dell’edificio in via delle Sette Chiese, confrontando il paesaggio attuale con quello ritratto nel dipinto. La casa con osteria in questione, che si trovava dove oggi è il bivio tra via delle Sette Chiese e via Alessandro Cialdi, non esiste più: fu abbattuta e sostituita da due case adiacenti, alle quali si è in seguito aggiunta la piccola officina di un fabbro che oggi si è trasferito in altra sede. Nell’immagine sottostante, una recente vista da Google Maps, è possibile apprezzare il gruppo delle due case e dell’officina (foto 2).

Foto 2

Lo stesso gruppo di case è ripreso nelle prossime due foto (figura 3 e figura 4) scattate dal balcone di un appartamento sito proprio di fronte alla collinetta: vi si notano chiaramente la spalletta in muratura e la stradina che gira intorno alla collinetta presenti nel quadro. Questa stradina, già esistente nelle mappe della zona del 1800, era via dei Serafini, che prende il nome da una famiglia che all’inizio del secolo scorso era proprietaria di una importante vaccheria e di diversi terreni coltivati a vite. Sulla sommità della collinetta troviamo le case colorate dei lotti 6 e 7, raggiungibili percorrendo via Adautto.

Foto 3
Foto 4

All’inizio della nostra ricerca credevamo che la costruzione con la sua osteria si trovasse all’inizio di via delle Sette Chiese, subito dopo il bivio cha lascia la via Ostiense sotto la rocca di San Paolo, sulla cui sommità si trova oggi la Scuola Principe di Piemonte, cosicché, lo confessiamo, proprio da lì abbiamo iniziato la ricerca. Questo tratto, oggi transennato e di difficile esplorazione, mostra una conformazione orografica simile alla collinetta del dipinto, con una parete verticale tufacea e una folta vegetazione naturale. Osservando attentamente le porzioni visibili di questa parete abbiamo fatto un paio di scoperte molto interessanti. All’interno degli arbusti selvatici sono evidenti un paio di anfratti che rivelano l’esistenza di grotte naturali (foto 5).

Foto 5

Sulla parete di tufo sono ancora evidenti tracce di alloggiamenti a sezione quadrata che probabilmente accoglievano una struttura in legno che fungeva da tettoia. Al centro, sotto i fori a sezione quadrata, è chiaramente visibile una colata di cemento o altro materiale edile che chiude l’ampio ingresso di una grotta (foto 6).

Foto 6

Confrontando la dislocazione di queste tracce con la guida ai bunker di Roma della Seconda guerra mondiale di Lorenzo Grassi (disponibile sul suo bel sito web www.lorenzograssi.it) scopriamo che in effetti questi anfratti naturali erano usati durante il periodo bellico come rifugi antiaerei, contrassegnati con il numero 5-16. La stessa guida segnala un secondo bunker posizionato proprio al bivio con la via Ostiense, marcato con il numero 5-18. (vedi foto 7 in basso a destra).

Foto 7

In effetti poco in basso, arrivando quasi in prossimità del bivio con la via Ostiense, si rileva un’altra grotta, ora chiusa da una colata di cemento, sulla cui parete è ancora presente la scritta in azzurro “LOMBARDI ERMENEGIRDI XX DELLE XEX CHIXX”, nella quale abbiamo sostituito con X le lettere non leggibili. Dalla ricerca che è seguita è emerso che al nome di Ermenegildo Lombardi è associata una storia che vale la pena raccontare. (vedi figura 8).

Foto 8

Chi era questo carneade e cosa accadde? Le notizie che siamo riusciti a recuperare ci parlano di un episodio registrato nel settembre 1953, cui diedero rilievo diversi quotidiani nazionali, tra cui Il Messaggero, il Corriere della Sera, L’Unità, La Stampa, L’Avanti. Nel primo dopoguerra la grotta in questione risultava di proprietà del Comune di Roma ed era abitata da un bottaio che aveva ceduto, dietro regolare pagamento, una parte del locale a un pensionato della Previdenza Sociale, tale Ermenegildo Lombardi di anni 63. Nel 1951 il bottaio muore, il Lombardi continua ad abitare la grotta riconoscendo la quota di affitto pattuita agli eredi, i quali tuttavia, vista l’esigua quota riscossa, decidono di trasformare il locale in una officina meccanica. Richiedono e ottengono l’autorizzazione comunale ed iniziano le pratiche per lo sfratto del pensionato. Ermenegildo Lombardi, conosciuto in tutta la zona come uomo mite, puntuale nei pagamenti, onesto, che non aveva mai creato problemi, con ottimi rapporti con il vicinato, viene a sapere delle intenzioni degli eredi. Il pensionato non si perde d’animo, convinto che si possa trovare una soluzione. Riesce a contattare l’avvocato che rappresenta gli eredi e tramite costui tenta di raggiungere un accordo per continuare ad abitare nella grotta, fiducioso che la questione possa risolversi in maniera positiva. Nel pomeriggio del 3 settembre l’avvocato, Francesco Pirugino di 43 anni, si reca dal Lombardi per comunicargli che gli eredi non accettano soluzione diversa dallo sfratto. Il Lombardi a quel punto si sente perso: sarà sfrattato, ha solo due giorni per raccogliere le sue cose, lasciare la grotta e ritrovarsi sul lastrico. Il mondo gli crolla addosso, non vede prospettive, perde la testa, inizia ad inveire contro l’incolpevole avvocato. Alcuni testimoni riporteranno che inizia a gridare “Sono solo un povero vecchio! Se mi sfrattate adesso mi rovinate!”. Poi entra nella grotta, brandisce un fucile da caccia da cui parte un colpo che raggiunge l’avvocato ferendolo a una gamba e scaraventandolo a terra. Il legale, prontamente soccorso, viene trasferito al Policlinico dove i medici lo giudicano guaribile in dieci giorni, mentre il Lombardi è arrestato dagli agenti di zona, prontamente allertati dalla piccola folla di curiosi e vicini che hanno assistito al fatto, Sarà tradotto al carcere di Regina Coeli, la sua nuova casa che lo ospiterà per qualche tempo. Un istante di follia che fortunatamente non ha causato vittime, ma ha stravolto la vita del povero pensionato fino ad allora conosciuto come uomo solo, mite e benvoluto dai vicini e conoscenti. La grotta sarà poi trasformata in officina, ma successivamente sarà chiusa per inagibilità, insieme alle altre grotte vicine, oggi inibite al transito, visibili soltanto oltre le transenne.

Nella figura 9 i ritagli di giornale dell’epoca che riportano l’evento.

Foto 9

In poche centinaia di metri, lungo la via delle Sette Chiese, abbiamo scoperto dove si situava l’Osteria dalla Maria alla Garbatella dipinta da Odoardo Ferretti, ritrovato tracce di rifugi antiaerei naturali utilizzati durante il periodo bellico, scoperto una storia che ci parla di miseria, precarietà e disperazione. Ermenegildo Lombardi, con quella sua scritta sul muro che ancora oggi ci parla sommessamente, voleva comunicare al mondo che anche lui aveva una casa. E la storia ci ricorda che soltanto 70 anni fa vivere in una grotta poteva essere un sogno, un’ambizione.

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Grazie Antonio per tutto il tuo lavoro

Il dottor Bertolini è andato in pensione dopo 40 anni di servizio come medico di famiglia

di Gianni Rivolta

Quarant’anni al servizio del popolo della Garbatella come medico di base.E’ nel lontano 1981, infatti, che il giovane dottor Antonio Bertolini (all’epoca aveva trent’anni), decide di tornare a Roma e aprire lo studio professionale nel lotto sperimentale, il 24 in via Giustino de Jacobis, nel cuore delle case Iacp a due passi dall’oratorio della Chiesoletta di Padre Guido.”Erano tempi diversi- ci tiene a precisare Bertolini, la barba incolta, dietro la sua scrivania- negli anni Ottanta non si diceva volentieri di abitare alla Garbatella, alcune famiglie erano composte anche da 6-7 persone e per le strade c’era sempre la pipinara dei ragazzini che giocavano.

Oggi invece questo quartiere è cambiato. Ha subito un grosso calo demografico, ma ha un grande fascino. Io provenivo dall’esperienza di geriatra, la mia specializzazione, nell’ospedale di Imola e mi trovai catapultato in questo quartiere molto schietto e popolare, dove c’era però un grande rispetto per il medico di fiducia, tanta cordialità e umanità. Sono nato e cresciuto a via delle Fornaci, vicino a San Pietro, in una famiglia di impiegati dello Stato e non ho faticato ad ambientarmi alla Garbatella”. Il 23 maggio scorso il dottor Bertolini è andato in pensione e i suoi pazienti sono rimasti senza quel punto di riferimento importante. Dottore “ massimalista”, non tanto per le sue idee politiche, ma perché così si dice nel gergo medico per chi ha il massimo dei mutuati, 1.500, si è speso per anni in difesa del Servizio sanitario nazionale, in una infaticabile attività di studio e nelle visite domiciliari, in particolare ai malati cronici. “ Io ho sempre fatto le visite a casa in questo quartiere, che si è sviluppato negli anni Trenta e sono sempre stato ricambiato con un grande affetto.

Negli ultimi anni però mi pesava molto l’aspetto burocratico e amministrativo. Continuerò l’attività privata come geriatra a domicilio, ma con una certa calma. Il mercoledì ricevo nel vecchio studio, ma al di fuori del SSN”.Nella sua lunga attività professionale è stato anche un uomo impegnato politicamente a sinistra nelle istituzioni locali.Tre volte consigliere municipale, prima del Pds e poi del Pd durante le amministrazioni di Massimiliano Smeriglio e Andrea Catarci, delegato del Sindaco di Roma Ignazio Marino alla sanità. Nel marzo 2018 “Liberi e Uguali”, la formazione di Pietro Grasso, di cui è medico di fiducia, lo candida nel collegio uninominale 8 di Roma alla Camera dei Deputati. “Ho accettato la candidatura consapevole che era una sfida impossibile, dichiara Bertolini, l’ho fatto perché “Liberi e Uguali” era un tentativo di unire vari mondi a sinistra, è stata una fiammella che si è spenta, ma oggi non stiamo meglio, è tutto morto in quel campo. E’ stata una bella esperienza perché alla fine presi 10 mila voti di preferenza, il 6,4% e, dopo il candidato di Bologna, risultai essere il più votato in Italia.Oggi non mi interessa l’attività politica, ho già dato, nemmeno gli incarichi sindacali. Voglio leggere, studiare e aggiornarmi, insomma voglio morire col fonendo al collo. Non rimpiango le esperienze e le battaglie portate avanti particolarmente sul territorio. Oggi sono ormai un patrimonio della cultura del soccorso.

Tutta la campagna per dotare i Centri anziani dei defibrillatori insieme a Francesco Giacquinto del casale di via Pullino, scomparso prematuramente, quella sul testamento biologico e sul Registro delle unioni civili. E poi la difesa del Cto non solo come presidio ortopedico di eccellenza regionale, ma al tempo stesso servizio ambulatoriale sul territorio”. E’ per questo e per tanti altri risultati portati a casa che Antonio Bertolini ha lasciato il segno alla Garbatella:”Antonio è una persona straordinaria di grande umanità- racconta Enzo Foschi, vice presidente regionale del Pd- Lo ha dimostrato sia nella sua professione che nell’attività politica  come militante di partito e consigliere municipale. Un uomo sempre al servizio della sua gente.  Se oggi l’ospedale Cto è ancora anche un ospedale di comunità è soprattutto grazie alle sue battaglie in difesa della sanità pubblica e del diritto universale alla cura, che bloccarono con grande partecipazione popolare le operazioni speculative di privatizzazione messe in campo dalla  Destra regionale di allora. Battaglie che riuscìrono con la prima amministrazione di Zingaretti. Antonio Bertolini è un uomo, un medico, un compagno a cui da cittadino di Garbatella posso solo che dire grazie”.

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Grazie Pino e Loreta. Dopo 45 anni, lasciano la pasticceria di via Rosa Raimondi Garibaldi

Dal 1976 hanno sfornato pastarelle, torte e maritozzi per gli abitanti del quartiere

Di Ilaria proietti Mercuri

Quando andiamo dal signor Gaspare Mignucci, detto Pino, per conoscere meglio lui e salutare la sua pasticceria che sta per lasciare, ci risponde ridendo: “No ma che disturbate, ormai non c’ho niente da fa!”. La prende con entusiasmo Pino la pensione, che dopo 45 anni di attività alla Garbatella, con sua moglie sempre accanto, ha deciso di godersi.

Dal lontano ’76 Pino e Loreta, in Via Rosa Raimondi Garibaldi 83, sfornano dolci di ogni tipo. Da sempre, chi vive nel quartiere e passa lì davanti, anche se non deve comprare nulla, non può non affacciarsi ed esclamare “Ciao Pino! Ciao Lorè!”. Oltre che un profumo di dolci, lì dentro, si respira aria genuina, di casa.

I primi anni racconta Pino, non è stato facile avviare l’attività, perché quel negozio era chiuso da tempo, ma dopo sacrifici e amore per questo mestiere, i clienti non sono mai mancati. E come il quartiere ha sempre amato Pino e Loreta, anche loro ci tengono a sottolineare che: “Noi la Garbatella non la cambieremmo con niente!”.

Così ora continueranno a vivere nel quartiere, pronti anche a godersi la casa che hanno comprato anni fa a San Benedetto del Tronto, ma che, sempre presi dal lavoro, si sono goduti poco. Ma soprattutto felici di poter viaggiare, che come dice il Signor Pino, a casa dopo un po’ ci si annoia.

Chi ci sarà al posto loro? Per fortuna sempre tanti dolci, con una nuova pasticceria. E quando chiediamo a Pino se passerà ad assaggiare le specialità del nuovo proprietario, ci risponde più convinto che mai: “Come no! Ghiotto come sono”.

E noi, prima di salutare Pino e Loreta e augurargli tante vacanze, ci viene spontaneo domandare, ma non vi mancherà passare le giornate in mezzo a maritozzi, torte e biscotti? “Noi qui abbiamo dato la vita nostra. Un po’ ci dispiace è normale, però non si può morire sul campo di battaglia. Così ora ci godiamo quello che abbiamo seminato.”

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“Orientarsi a Roma Tre 2021” dal 5 all’8 luglio. Inaugurazione al Teatro Palladium

“Riparti da Roma Tre. L’Università del tuo futuro”. È con questo motto che l’Università degli Studi Roma Tre si presenta alle future matricole, dal 5 all’8 luglio, con “Orientarsi a Roma Tre 2021”, la piattaforma on demand che consente di vivere l’esperienza dell’Open Day quando e dove si vuole. Il 5 luglio un grande evento inaugurale in diretta dal Teatro Palladium di Roma Tre, con ospiti di primo piano, su quattro temi cari all’Ateneo: sostenibilità, creatività, inclusione e pari opportunità, innovazione. Per tutti coloro che vorranno partecipare all’evento è possibile prenotare qui il proprio posto in sala. 

A seguire tre giornate di presentazioni live in cui scoprire gli 84 corsi di laurea triennale, magistrale e a ciclo unico e i numerosi corsi post lauream che compongono l’offerta formativa dei 12 dipartimenti: Architettura, Economia, Economia Aziendale, Filosofia Comunicazione e Spettacolo, Giurisprudenza, Ingegneria, Lingue Letterature e Culture Straniere, Matematica e Fisica, Scienze, Scienze della Formazione, Scienze Politiche, Studi Umanistici. A partire da quelle date sarà possibile ricevere informazioni sui servizi e le opportunità offerte dall’Ateneo e conoscere le modalità di ammissione ai corsi per l’a.a. 2021/2022.

La piattaforma con tutti i contenuti rimarrà attiva fino ad ottobre al link: 

https://www.uniroma3.it/open-day/.

Nato nel 1992, Roma Tre è tra gli Atenei più giovani nel sistema universitario italiano. Questa giovinezza è anche il suo punto di forza, perché è stata e rimane un forte stimolo per una crescita rapida e dinamica, che l’ha portata a contare oggi oltre 33.000 studenti e 1000 docenti e ricercatori. 

In quasi 30 anni di attività i laureati dell’Ateneo sono ben 112 mila.  

La solidità dell’offerta formativa accompagnata all’attenzione verso le nuove metodologie e ai nuovi linguaggi della comunicazione; l’apertura internazionale, attraverso il programma Erasmus e numerosi titoli doppi o congiunti; l’attenzione alle mutevoli richieste del mercato del lavoro attraverso l’attivazione del “Career Service”, un servizio di Ateneo per potenziare l’occupabilità degli studenti e accompagnarli verso il loro futuro professionale; una presenza importante nella ricerca scientifica internazionale e il riconoscimento di “Eccellenza” a 4 dipartimenti (Giurisprudenza, Ingegneria, Matematica e Fisica, Scienze); l’impegno sui temi della sostenibilità ambientale e della progettazione ecosostenibile, sono solo alcuni dei punti di forza su cui si fonda il prestigio di una grande comunità studentesca e scientifica.

L’anno accademico che sta per partire è per Roma Tre l’anno della ripartenza. Si tornerà in aula al massimo della capienza consentita e, come ormai di consueto, lo studente che non potrà venire a Roma, potrà sempre seguire Roma Tre anche da casa. 

Grandi le novità dell’offerta formativa 2021-2022

Una laurea triennale in Economia e big data, unica nel suo genere, che fornisce competenze sempre più richieste dal mercato del lavoro: una formazione da economista con competenze da ingegnere. 

Due lauree magistrali in Ingegneria meccanica per le risorse marine e Sustainable coastal and ocean engineering (in lingua inglese) che coronano l’offerta formativa del Polo di Ostia, destinate a formare ingegneri a difesa delle coste e delle energie rinnovabili marine.

Infine, nel quadro di una più ampia strategia di Ateneo che fa della sostenibilità uno dei suoi punti di forza, l’istituzione di una laurea magistrale in Scienze umane per l’ambiente, che mira a formare professionisti esperti nell’analisi e nella comunicazione di questioni socio-ambientali. 

Le agevolazioni 2021-2022

Importanti sono anche le agevolazioni a sostegno delle famiglie e del merito. Tra queste: 

  • iscrizione gratuita per le matricole di MatematicaFisicaScienze GeologicheScienze per la protezione della natura e la sostenibilità ambientale, e per gli studenti con voto di maturità 100/100.
  • Esonero del 50% per chi si iscrive a una laurea triennale con voto di maturità tra i 95/100 e i 99/100
  • 100 pc portatili per le matricole assegnati sulla base dell’ISEE
  • 1000 borse di studio da 1000€ per 3 anni per gli studenti meritevoli. 

Roma Tre, infatti, sostiene il diritto allo studio, difende la qualità e premia il merito. 

Dalla Redazione

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Presentata al Casale Ceribelli la pubblicazione “I volontari e il terzo settore nel Lazio”

Nell’afoso pomeriggio di ieri martedi 22 giugno, nel giardino del Centro Anziani “Casale Ceribelli” di Viale Pico della Mirandola, si è tenuta la presentazione della pubblicazione “I volontari e il terzo settore nel Lazio. Volontari, enti del terzo settore e istituzioni non profit nelle fonti dell’Istat” Oltre agli autori, Tania Cappadozzi e Mauro Caramaschi, collegati via cavo nel rispetto degli standard di salvaguardia della salute pubblica, sono intervenuti all’iniziativa l’Assessora alle Politiche dei Servizi Sociali Alessandra Aluigi del Municipio VIII, il professor Valerio Pieri dell’Università Roma Tre e i rappresentanti del Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio Renzo Razzano e Ksenija Fonovic, che ha moderato gli inteventi.

Nella presentazione dell’evento, l’Assessora Aluigi ha ringraziato Valentina Avella del Csv per il lavoro di coordinamento e  Mimmo De Matteis, Presidente del Centro Anziani Ceribelli per la pronta disponibilità. Dopo un giro introduttivo di presentazioni, l’iniziativa è proseguita con la proiezione dei video prodotti dagli autori cui è seguita la relazione di Mauro Caramaschi e l’intervento del professor Valerio Pieri, mentre nel frattempo venivano raccolte le richieste di intervento dal pubblico. E’ seguito il collegamento con Sabrina Stoppiello, Responsabile del Censimento non profit. La serata si è conclusa col dibattito cui hanno partecipato i partecipanti in presenza, l’ultima parola per la chiusura dell’incontro all’Assessora Alessandra Aluigi.

Di Dino Gasparri

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Primarie del Centrosinistra per il Campidoglio: vince Roberto Gualtieri del Partito democratico col 60%

Sarà Roberto Gualtieri a rappresentare il centrosinistra nella sfida per il Campidoglio alle prossime elezioni capitoline. È questo il dato netto che emerge dalle primarie indette dal Partito Democratico per scegliere il candidato sindaco.

Un’affluenza decisamente al di sopra delle aspettative. Roberto Gualtieri ha raccolto infatti 28.561 voti, pari al 60,4% del totale. Il risultato dell’ VIII Municipio ricalca quello generale: Roberto Gualtieri si è infatti aggiudicato 1.220 voti, su 2.375 totali, in particolare ha ottenuto il suo miglior risultato al gazebo della Montagnola (154 preferenze) e a quello di Circonvallazione Ostiense (143), seguito da Imma Battaglia con 491 (miglior risultato per lei al gazebo di Piazza Bartolomeo Romano, con 84 voti), Giovanni Caudo con 300 (anche per lui migliore prestazione a Piazza Bartolomeo Romano, con 63 preferenze), Paolo Ciani con 176, Stefano Fassina con 111, Tobia Zevi con 48 e Cristina Grancio con 24.

Di Stefano Baiocchi

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Doppio appuntamento culturale organizzato dalla Libreria Eco di Fata

Doppio appuntamento culturale per i giovani (e meno giovani) lettori del quartiere organizzato dalla Libreria Eco di Fata.

Giovedì 24 Giugno, alle 17, presso il giardino della Biblioteca L’Approdo (Via G. B. Magnaghi n. 12) sarà presentato il libro “Attenti al Mago!” dagli autori Francesca Giuliani a Andrea Alemanno. I bambini dai 4 agli 8 anni potranno vivere un pomeriggio avventuroso in compagnia di Fifo, Ciampa e Lotty, gli abitanti dell’isola Zegrasco, un’isoletta sperduta in un grande oceano, e insieme a loro attraverseranno tanti scenari diversi seguendo il percorso dettato da una mappa. 

A fine incontro sarà possibile acquistare la copia del libro con dedica e firma!

Venerdì 25 Giugno, presso la Libreria Eco di Fata (Via M. Tamburini n. 10) in collaborazione con il Municipio Roma VIII, si svolgerà “Let’s Nurture Love! Riempiamo l’amore di rispetto e diritti”, nel mese dedicato al Pride.

Alle 17.15 appuntamento con le letture di albi illustrati della casa editrice Settenove. Un catalogo raffinato, sensibile e delicato che dialoga con i bambini, ragazzi e adulti in un linguaggio senza stereotipi. Consigliato a partire dai 4 anni.

Alle 19, appuntamento con Asterisco Edizioni per parlare del diritto ad amare, al rispetto e all’autodeterminazione fra il Pride e la lotta politica nei testi di ieri e di oggi. Consigliato per i maggiori di età.

Gli ingressi agli eventi sono gratuiti con prenotazione obbligatoria all’email: ecodifata@ecodifata.it

Di Francesca Vitalini

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Scoperta anche una targa per Alberto Sordi nella vecchia casa di via Vettor Fausto 34

C’era anche la banda della Polizia Locale di Roma Capitale ad impreziosire con la musica, tratta  dalle colonne sonore dei film più conosciuti del Maestro, una mattinata importante per la Garbatella: l’apposizione di una targa commemorativa nella casa del quartiere dove visse Alberto Sordi fino al 1941, in via Vettor Fausto 34.
Dopo il murales commemorativo dunque, anche una targa per celebrare l’Albertone e il 101esimo dalla nascita, dato che i cent’anni sono caduti in un anno a dir poco difficile, nel pieno della pandemia, quando organizzare cerimonie in pubblico era praticamente impossibile.
La targa ha avuto il nulla osta della Commissione Storica Capitolina, e alla cerimonia erano presenti, oltre al pubblico, la Fondazione Alberto Sordi, la Fondazione Museo Alberto Sordi e l’Associazione Alberto Sordi Onlus, oltre ai testimoni che ancora ricordano lui da bambino e la famiglia.
Sordi a quanto pare non parlò mai della Garbatella, ma il film “Mamma mia che impressione”, del 1951 diretto da Roberto Savarese, era ambientato proprio all’Oratorio San Filippo Neri, dove Don Isido’ altri non era che Padre Daelli della Congregazione omonima, riconosciuto in seguito “Giusto fra le Nazioni”, insieme a Padre Melani, per aver salvato tante famiglie ebraiche del quartiere dai rastrellamenti dei nazifascisti.


La banda ha intonato, oltre al motivetto Tanti Auguri per il compleanno dell’ Albertone nazionale, anche o Rugido do Leao, celebre tema di “Finché c’è guerra c’è speranza” (1974), scritto dal maestro Piero Piccioni e riproposto in seguito come tema musicale della sigla del programma RAI Storia di un italiano, ideato dallo stesso Sordi insieme a Giancarlo Governi, Rodolfo Sonego e Tatiana Morigi. Tra il pubblico non poteva mancare l’illustre cittadino della Garbatella Enzo Staiola, il bambino protagonista di “Ladri di biciclette”, capolavoro neorealista di Vittorio De Sica del 1948, “gli occhi azzurri più belli del cinema insieme a quelli di Sordi”, come ha ribadito la presidente dell’associazione Itaca Simonetta Greco, che è stata la vera artefice dell’intero progetto commemorativo.
Tra il pubblico ha fatto la sua comparsa anche Enrico Montesano, che fino agli anni ’70 ha abitato proprio in via Vettor Fausto, a pochi metri dalla casa della famiglia Sordi. Cappello in testa e sigaro tra le dita, rigorosamente senza mascherina, ha regalato ai presenti una serie di aneddoti e racconti di cinema, vita e calcio.
Tanta la gioia e la soddisfazione di aver potuto celebrare, sia pure con un anno di ritardo dal Centenario, Alberto Sordi e la sua gioventù, le cui strade si sono incrociate anche con quelle del nostro quartiere.

Di Stefano Baiocchi

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Un murales per l’Albertone nazionale

In occasione del 101^ compleanno di Alberto Sordi (era infatti nato il 15 giugno 1920), la Garbatella gli rende omaggio con uno stupefacente dipinto lungo tutta una facciata di una palazzina del Lotto 60, in via Rocco da Cesinale 2. L’opera dell’artista Lucamaleonte ritrae un sorridente Albertone, con un bicchiere di vino in mano, in uno dei suoi personaggi più conosciuti e amati, Il Marchese del Grillo, il celebre film di Mario Monicelli del 1981. È possibile ammirarlo anche da Via Ignazio Persico. 
Martedì subito dopo le 15.00, quando è stato fatto calare il telo che lo celava parzialmente, è stato un via vai di cittadini emozionati e curiosi, muniti di telefonini e macchine fotografiche con cui hanno immortalato anche la targa in acciaio posta all’ingresso del Lotto, in cui tra l’altro si legge la frase che Sordi usava dedicare alla sua città: “Roma non è una città come tutte le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi”.


A presiedere l’evento il Presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri, che nel suo breve discorso, ha tenuto a ribadire quanto l’anima popolare della Garbatella si leghi ad un attore così amato non soltanto nella sua città. “Un vero peccato – a causa dell’emergenza Covid – non aver festeggiato il centenario della nascita di Alberto Sordi insieme a quello della Garbatella. Con questa opera speriamo di aver rimediato, almeno in parte”.
Roma Cares, la Onlus fondata nel 2014 con l’obiettivo di promuovere valori educativi e positivi nello sport, ha finanziato l’opera. Dello stesso artista, Roma Cares ha voluto sostenere anche l’opera dedicata a Willy Montero, ucciso brutalmente nel 2020, realizzata sulla facciata di una palazzina di un lotto ATER, nel Comune di Colleferro, in cui il ragazzo risiedeva insieme alla sua famiglia.
Per l’AS Roma è intervenuto Stefano Scalera, direttore degli affari esteri, che ha sottolineato quanto “Alberto Sordi sia stato un grande romanista, ma soprattutto un grande alfiere di Roma e della romanità”. 
Di Lucamaleonte è anche il murales al Tufello che ritrae un’altra anima popolare della città, Gigi Proietti, la cui scomparsa improvvisa ha lasciato sgomenti tutti i romani, e la grandiosa opera raffigurante tre espressioni di Anna Magnani, su un palazzo del Tiburtino III.
A Garbatella presenti il direttore di Ater Andrea Napoletano, l’assessore alle politiche abitative Massimiliano Valeriani in rappresentanza della Regione Lazio, che ha patrocinato l’evento, il vice segretario regionale del Pd Enzo Foschi e l’Assessora ai lavori pubblici dell’VIII Municipio Paola Angelucci. 

Di Stefano Baiocchi

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“Dalle tenebre alla luce” alla Garbatella una mostra su Dante

E quindi uscimmo a riveder le stelle”, recitano gli ultimi versi delle cantiche della Divina Commedia di Dante Alighieri. Una frase di speranza, che oggi ha ancora più risonanza alle nostre orecchie, a seguito di questo periodo sindemico ancora non del tutto debellato. Dante Alighieri, un uomo che suscita sempre fascino e mistero, capace di esprimere con la forza delle parole visioni che hanno ispirato tutta la storia delle arti fino ad oggi. E che continuiamo a ricordarlo nell’anniversario del settecentenario dalla sua morte. Anche nel cuore della Garbatella, in via Nicolò da Pistoia 18, nello Spazio Espositivo Cosarte, alcuni pittori hanno voluto omaggiare il sommo poeta in una mostra collettiva, dal titolo Dalle tenebre alla luce.

La mostra su Dante, patrocinata dal Municipio Roma VIII, vede la partecipazione di undici artisti, ciascuno con due opere sul tema. Colori caldi e freddi, astrattismo e immagini familiari, si alternano su tavole che rievocano le atmosfere dantesche; ogni artista ha voluto cimentarsi con tecniche e stili differenti, evocando nello spettatore curiosità e, come scrisse Dante, il conseguimento di “virtute e canoscenza”.

Le opere raffigurate sono di Simona Gloriani “Al di là della sponda” e di Gabriella Trincati “…Amor che muove il Sol”

Un’importante giornata anche per Cosarte, che riapre le porte al pubblico dopo più di un anno di inattività. La galleria, nata nel 2017 da una grande passione e dalla voglia di offrire uno spazio creativo nel quartiere della Garbatella, si dedica all’arte e a tutto ciò che ha un legame con la creatività e con la cultura. Nello spazio si svolgono, oltre a mostre ed eventi artistici e culturali, anche dei laboratori di pittura per bambini e adulti tenuti da maestri d’arte.

Il vernissage è previsto per il giorno 25 giugno, con ingresso libero dalle 11:00 alle 20:00. Per l’occasione alcune opere saranno esposte lungo il marciapiede, per allietare i passanti e donare vivacità alla strada; sarà inoltre possibile conoscere gli artisti e parlare direttamente con loro; tra questi: Paola Abbondi, Alessandra Chiappetta, Giovanni Croce, Roberto Fantini, Claudio Gagliardini, Simona Gloriani, Eleonora Manzo, Paola Guia Muccioli, Walter Necci, Francesca Siniscalchi, Gabriella Tirincanti. 

La mostra si concluderà il giorno 2 luglio, ma è solo una delle numerose iniziative culturali che vi aspettano grazie al ricco programma della galleria Cosarte.

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Pericoloso avvallamento della sede stradale a via Giovannipoli

Un ennesimo pericolo di voragine si apre nelle strade di Roma. Stavolta è toccato a Via Giovannipoli, che da mezzogiorno di lunedì 14 giugno è stata interdetta al transito dei veicoli tra il parco di Commodilla e il bivio per viale Leonardo da Vinci nelle due direzioni di marcia. Si tratta in realtà di un evidente avvallamento della sede stradale. Nessuno dei residenti di zona si è accorto dell’accaduto, ma il caso ha voluto che passassero di lì il Presidente Ciaccheri e l’Assessora ai lavori pubblici Angelucci che, una volta constatato l’affossamento della strada, hanno chiamato immediatamente i vigili del fuoco e la Polizia Locale. Un signore a spasso con il cane ha detto che:” improvvisamente sono arrivati i vigili per chiudere venti metri di strada. Ora però siamo preoccupati per i cassonetti dell’immondizia perché il camion dell’AMA avrà difficoltà nella raccolta dei rifiuti”  

Considerando la viabilità e i sensi unici, chi dalla Garbatella è diretto verso San Paolo, è costretto ora a passare per via di Commodilla e quindi per via Costanzo Cloro per poi immettersi su Viale Leonardo da Vinci. Oppure da largo delle Sette Chiese è necessario proseguire per via Macinghi Strozzi sino alla svolta per via Adelaide Bono Cairoli. 
Da San Paolo verso la Garbatella la via più breve rimane Viale Giustiniano Imperatore, quindi Via Costantino con la svolta per via della Villa di Lucina o per via Rosa Raimondi Garibaldi. 
Ora in Largo delle Sette Chiese una transenna avvisa genericamente che la strada è interdetta al transito, escluso i residenti, ma non è dato sapere dove inizia l’interruzione, tanto che un autista di un grosso camion, forse distratto, ha proseguito sino allo sbarramento per poi doversi ingegnare in una faticosa e laboriosa inversione di marcia. 
Nella giornata di martedì 15, fanno sapere dal Municipio VIII, è previsto l’arrivo di un escavatore per verificare le cause del pericoloso avvallamento, in base alle quali si predisporrà un intervento di ripristino della sede stradale. 

Stefano Baiocchi

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Restaurata piazza Benedetto Brin, il salotto buono della Garbatella

Piazza Benedetto Brin si rimette a nuovo. Nell’ambito delle iniziative legate al centenario della Garbatella, nella giornata di giovedì 10 giugno è stato portato a termine un notevole intervento di recupero e riqualificazione dell’area che ha dato origine al quartiere. In serata c’è stata l’inaugurazione che ha raccolto la presenza molti cittadini, nonostante la pioggia e le limitazioni imposte dalla pandemia in corso.
Già agli inizi degli anni Novanta, grazie all’impegno dell’allora consiglio circoscrizionale, dei cittadini del quartiere e dell’allora Partito Democratico della Sinistra, tutta quell’area venne riqualificata – con l’inaugurazione tra l’altro del parco – tanto da diventare, oltre ad un’arena per il cinema all’aperto e per altre attività, anche un set per la realizzazione di spot pubblicitari, nonché un luogo ambito da diversi registi del cinema italiano.
A fare gli onori di casa in una serata piena di entusiasmo – che ha visto tra l’altro lo spettacolo con i canti del coro Sgarbatello diretto da Nora Tigges e la poesia di Emiliano Scorzoni – il Presidente del Municipio Amedeo Ciaccheri accompagnato dall’Assessora Paola Angelucci, che ha tenuto a ribadire quanto: “Piazza Brin sia una delle piazze storiche più belle del Municipio e molto importante per la città, frequentata da persone di tutte le età, una sorta di salotto di quartiere, quasi un biglietto da visita”.
Piazza Benedetto Brin è un luogo simbolo, perché è (anche) il luogo della prima pietra, dove – si legge nella targa di marmo – il Re Vittorio Emanuele diede il via alla creazione della futura Garbatella.

Dopo la realizzazione del nuovo impianto di illuminazione pubblica, la pavimentazione dell’area è stata rinnovata con nuovo asfalto omogeneo su tutta la superficie calpestabile della piazza, sistemati i tombini e le caditoie in modo da consentire un miglioramento nello smaltimento delle acque piovane. Sono stati sistemati i cigli in marmo intorno alle quattro aiuole, con la pulizia completa della fontana e la riparazione delle perdite d’acqua, si è quindi provveduto ad una serie di interventi di pulizia e di sistemazione della scalinata che conduce verso via Alessandro Cialdi e via Guglielmotti.
Un impegno che ha visto il Municipio Roma VIII protagonista con la preziosa collaborazione di ARETI, società del Gruppo Acea, che ha fornito il nuovo impianto di illuminazione, e di UNIDATA per la pavimentazione.
L’intenzione, fanno sapere da Via Benedetto Croce, è quella di accelerare e di procedere progressivamente calendarizzando altri interventi di ristrutturazione dei numerosi angoli del quartiere.

Stefano Baiocchi

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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