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Approvato lo spostamento dei confini tra il VII e l’VIII Municipio

Dalle Mura aureliane all’autostrada Roma-Napoli, passando per Grottaferrata, Via Appia, il comune di Ciampino e la Caffarella, di cosa stiamo parlando? Dei confini del VII Municipio che  presto, forse,  si allargheranno verso il Municipio VIII.

La proposta del nuovo confine

Il 22 ottobre la Commissione Statuto di Roma Capitale ha approvato lo spostamento dei confini fra il VII e l’VIII Municipio in Caffarella.” Scrivono sul sito del Parco della Caffarella. Proposta che presto quindi andrà in Consiglio Comunale per la ratifica.

Perché spostare il confine?

Il confine attuale tra il VII e l’VIII Municipio è rappresentato da una fogna. Dunque, obiettivo di spostare il confine? È proprio quello di avere il fiume Almone, invece di una fogna, a dividere a metà i due Municipi.

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Parte il primo progetto “Dopo di Noi”

“Oggi per Massimo, Maria, Gabriele, Roberta e Maria Grazia e per le loro famiglie è un giorno importante. Oggi per tutto il nostro territorio è un giorno importante.” Esordisce così l’Assessora Alessandra Aluigi sui social, per annunciare l’apertura del primo progetto residenziale di Dopo di Noi a Roma, in Piazza Dei Navigatori.

Un progetto che è partito nel lontano 2004, con l’obiettivo di far sperimentare periodi di autonomia ai ragazzi e ragazze con disabilità. Oggi, grazie ad una legge straordinaria che all’ora ancora non esisteva si sono potute aprire le porte a questo progetto. “Quello di oggi è un risultato importante, ottenuto in anni di lavoro e con la determinazione di persone che fino ad oggi si sono passate il testimone di questa scommessa. Inoltre quello di oggi non è un punto di arrivo, è solo un inizio” conclude l’Assessora Aluigi.

Insomma, un giorno di festa che però, come sostiene il Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri, l’emergenza sanitaria non ci permette di festeggiare. Ma ci tiene comunque a sottolineare: “Sono tante le persone da ringraziare per essere arrivati qua, ad aprire insieme le porte di questo cancello. Ognuna di queste che siano familiari, operatori sociali, amministratori e dipendenti municipali ha fatto un passo per arrivare a questa porta. Nello spirito di una legge straordinaria per cui una cara amica ha combattuto a lungo, oggi tiriamo una linea e apriamo un’altra storia. Ringrazio l‘Assessora Alessandra Aluigi per l’impegno, la passione, la tenacia, con cui abbiamo raggiunto un risultato che raccontiamo con orgoglio. Nelle prossime settimane altre due esperienze simili e differenti apriranno progetti di autonomia grazie al Dopo di Noi ancora qua, in Ottavo Municipio. Per una città che sa riconoscere i diritti, che può diventare migliore, che include e non esclude, abbiamo aperto una porta e adesso di nuovo a lavoro perché questa non sia una goccia nel mare, ma un’idea di futuro per la Roma che vogliamo costruire.”

Di Ilaria Proietti Mercuri

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La Garbatella ricorda Gigi Proietti

Negli anni Ottanta il mattatore romano guidò un laboratorio al teatro in Portico presso la chiesa di Santa Galla

Se ne è andato un grande romano. Con la sua comicità irriverente e mai volgare, lieve e sarcastica, Gigi Proietti ci ha lasciati velocemente il 2 Novembre 2020, giorno nel quale avrebbe compiuto 80 anni.

La sua presenza è stata importante anche nel nostro territorio.All’inizio degli anni ’80, infatti, il compianto artista romano ha guidato un laboratorio teatrale nell’attuale teatro “in Portico”, nei locali di Santa Galla.

Il laboratorio ha dato i natali alla compagnia de I Picari, distintasi particolarmente nel panorama teatro-cabarettistico romano degli anni ’90, sperimentando nuove forme di comicità passando attraverso il varietà e il teatro di tradizione, nonché a Rodolfo Laganà. L’esperienza chiuse alla fine degli anni Novanta, dopo contrasti con la gestione parrocchiale.

Altro aspetto che unisce il brillante Gigi Proietti al nostro territorio: tra i tanti ed amati personaggi da lui impersonati, ha interpretato nel programma radiofonico della Rai “Gran Varietà” il mago della Garbatella, che con i suoi riti cialtroneschi gabbava poveri creduloni.

Addio, Gigi. Tutti noi piangiamo un grande mattatore.

Di Francesca Vitalini

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Topi di appartamento a via Giovannipoli

Sorpresi dalla Polizia mentre si calavano dalla grondaia

La pronta segnalazione al 113 di “Furto in atto” ha permesso agli agenti di Polizia dell’VIII Distretto Tor Carbone di raggiungere tempestivamente via Giovannipoli, luogo in cui si stava consumando il reato, e di perlustrare la palazzina alla ricerca dei malintenzionati. E proprio dal lato anteriore dell’edificio gli agenti della volante  hanno notato due uomini che si calavano dalla grondaia. Al tentativo di bloccarli i due ladri hanno aggredito i poliziotti con un grosso cacciavite, e mentre uno dei due guadagnava la fuga, i poliziotti catturavano H. M. ventiquattrenne romano con parecchi precedenti penali. Il ladro è stato trovato in possesso di 100 euro in contanti, di 34,50 euro in monete spicce, di un grosso cacciavite lungo 40 cm e di un paio di guanti. La proprietaria ha dichiarato nella denuncia che la valuta era stata prelevata da un salvadanaio. Le indagini sono poi proseguite alla ricerca del fuggitivo che ancora non è stato assicurato alla giustizia. La polizia sta inoltre verificando che altri piccoli furti avvenuti nella zona non siano riconducibili alla stessa coppia di ladruncoli. H.M. dopo gli accertamenti di rito, è stato arrestato, dovrà rispondere di rapina dinanzi all’autorità giudiziaria. Il magro bottino è stato restituito alla proprietaria, mentre il resto del materiale rinvenuto è stato sottoposto a sequestro.  

Di Giorgio Guidoni

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Tra luci e ombre la scuola è ripartita

di Francesca Vitaliani

MANCANO ANCORA I BANCHI MONOUSO E MOLTI INSEGNANTI

La scuola è ormai aperta da un mese, ma non mancano i problemi e le criticità in tempi di pandemia. Su tutti l’insufficienza dei banchi monoposto, promessi dal Ministro della Pubblica istruzione per garantire il distanziamento tra gli studenti ed evitare il contagio. Nelle scuole di ogni ordine e grado di Garbatella questo, insieme alla mancanza dei professori, sembra essere l’oggetto del desiderio.
“Alla Moscati siamo molto contenti dell’attività preparatoria e dell’impegno degli insegnanti, ma non sono ancora arrivati i nuovi banchi per garantire il distanziamento— ci racconta Marcella Chichi, rappresentante di classe della terza O — . Per questo motivo, i ragazzi sono disposti uno sul lato lungo, l’altro su quello corto dei vecchi banchi, una modalità che noi genitori non riteniamo efficace, efficiente, neanche dal punto di vista ergonomico”. Inoltre, nella media di via Padre Semeria preoccupa l’apertura delle finestre delle aule per consentire il ricambio d’aria, ulteriore norma di sicurezza per contrastare il contagio da Covid: “Capiamo quanto sia importante far arieggiare gli ambienti nella normalità e in questa particolare fase — dice Marcella Chichi – ma pensiamo che con l’arrivo del freddo con la brutta stagione sia importante proteggere i ragazzi anche da raffreddori e mal di gola”.

Inoltre la tardiva nomina degli insegnanti sta creando non pochi disagi “non è più possibile dividere i ragazzi in altre classi per garantire la sicurezza e il distanziamento — continua la rappresentante dei genitori -, quindi, gli studenti vengono rimandati a casa prima della fine delle lezioni o entrano alla seconda ora con gravi disagi per le famiglie ”.
Stesso copione alla scuola elementare Alonzi di via Valignano dove mancano alcuni degli strumenti di base per un lavoro scolastico ottimale e per mantenere il necessario distanziamento. Pare che dovrebbero arrivare 300 banchi monouso per tutto l’Istituto comprensivo di piazza Damiano Sauli, nettamente insufficienti per le esigenze dei vari plessi scolastici. Anche in mensa, oltre che in alcune aule, non è stato garantito, dall’apertura della scuola, il distanziamento statico e dinamico.

Al classico Socrate, gli Uffici del Commissario Domenico Arcuri, sollecitati dal liceo romano, non hanno risposto con tempistiche certe alla richiesta dei banchi monoposto, tant’è che in attesa, l’istituto di via Padre Reginaldo Giuliani si è dotato, come ci racconta Maria Antonietta Pedacchio, rappresentante dei genitori in consiglio d’istituto, “di sedie con ribaltine in faggio perché i banchi, molto vecchi, non si sarebbero potuti segare come hanno fatto in altre scuole”.
E questo non è stato il solo acquisto del liceo di Garbatella: “si è provveduto a comprare supporti multimediali in entrambe le sedi e a riparare quelli esistenti grazie ad un programma operativo nazionale finanziato dai fondi strutturali europei.
Si è provveduto ad acquistare la segnaletica di sicurezza, i termometri, le visiere, gli igienizzanti, i presidi medico chirurgici per l’igiene degli ambienti.

Sono state riparate le finestre per garantire il ricambio d’aria, è stato rinnovato e potenziato l’abbonamento per la piattaforma per la didattica e le attività online, nonostante sia l’unico liceo romano a garantire una didattica completamente in presenza, ed è stato attivato il contratto più potente possibile con la compagnia telefonica alla quale siamo abbonati” -ha spiegato Pedacchio.
Dunque, la scuola è aperta da un mese con grande gioia ed entusiasmo dei ragazzi, ma c’è ancora molto da fare.

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Opto-ricci

Storico negozio nel Rione Garbatella di Roma dal 1955

La nostra attività è presente nel Rione Garbatella dal 1955 – Specializzati nella realizzazione di occhiali da vista e lenti a contatto, dal controllo della funzionalità visiva eseguita da specialisti della visione, quali Ottici – Ortottisti, fino alla realizzazione degli occhiali.
Il nostro partner di fiducia per l’oftalmica è “ZEISS”  ma si possono realizzare lenti di qualsiasi marca.
Nel nostro negozio le montature vengono scelte in base alla qualità con garanzia in tutte le parti di ricambio.

Tel. 06 5135958 | Mail optoricci@libero.it

Optoricci Ottica 

Centro specializzato 
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Siamo orgogliosi di presentarvi la nostra nuova collezione di occhiali OPTORICCI LICATA8, una linea che porta il nome della nostra via. Fieri di essere della Garbatella.
Buona visione.
? LICATA8 è un progetto di Vania Ricci in simbiosi con il nostro amato quartiere: la Garbatella che quest’anno compie 100 anni.
❤️ Parte del ricavato verrà devoluto alle associazioni che operano nel territorio.

https://it-it.facebook.com/Optoriccigroup/

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Casi Covid-19 in VIII Municipio

Il SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 13 Ottobre 2020. Attraverso le mappe si vuole descrivere l’incidenza cumulativa dell’epidemia a Roma e nel Lazio.

I dati parlano di 9787 casi totali nella capitale con un tasso di incidenza di poco più di 34 casi ogni 10mila abitanti. Di questi, 364casi sono nell’VIII Municipio. A Garbatella sono presenti 155 casi ad oggi (con un tasso di incidenza di circa 32.25 casi ogni 10mila abitanti), 97 a Tormarancia, 33 a Grotta Perfetta, 12 a Navigatori, 13 a Valco San Paolo, 12 ad Ostiense.

Nel resto della capitale, i Municipi che stanno registrando il maggiore numero di casi sono il settimo (1002 casi e un tasso del 32.57), il quinto (946 con un tasso del 85.19) e il sesto (846 e un tasso del 32.68).

Di Francesca vitalini 

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Casi Covid in VIII Municipio

Il SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 5 Ottobre 2020. Attraverso le mappe si vuole descrivere l’incidenza cumulativa dell’epidemia a Roma e nel Lazio.

I dati parlano di 8703 casi nella capitale con un tasso di incidenza di poco più di 30 casi ogni 10mila abitanti. Di questi, 354 casi sono nell’VIII Municipio. A Garbatella sono presenti 153 casi ad oggi (con un tasso di incidenza di circa 34 casi ogni 10mila abitanti), 95 a Tormarancia, 29 a Grotta Perfetta, 11 a Navigatori e 13 a Valco San Paolo.Nel resto della capitale, i Municipi che stanno registrando il maggiore numero di casi sono il settimo (913 e un tasso di 29.68), il quinto (874 con un tasso del 35.29) e il sesto (755 e un tasso del 29.16). 

Di Francesca Vitalini

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Riattivato l’ecoimpattatore alla stazione metro di San Paolo

Lunedì 28 settembre è stata riattivato l‘ecocompattatore, ovvero la macchina mangia bottiglie di plastica, dell’iniziativa “+ ricicli + viaggi” alla stazione metro di San Paolo. Come le altre presenti in altre stazioni della metro, anche quella di San Paolo era stata bloccata a causa dei provvedimenti anti covid.

Il programma “+ ricicli + viaggi” ha come obiettivo quello di favorire il recupero e il riciclo della bottiglie in PET ottenendo un bonus per ogni bottiglia recuperata  di 0,05 centesimi da utilizzare nell’acquisto di biglietti elettronici per i trasporti pubblici ATAC di bus e metro.

Cominciata a luglio 2019 con la collaborazione di Comune di Roma, ATAC e Coripet (Consorzio Recupero PET) l’iniziativa aveva dato ottimi risultati realizzando un valido e proficuo progetto di economia circolare col recupero finora di 3 milioni e 200 mila bottiglie in PET.

Ora l’iniziativa è ripartita con macchine nuove: più efficienti e più capienti. Il serbatoio di bottiglie infatti contiene ora 1400 pezzi rispetto ai 400 che poteva contenere il compattatore precedente. E’ stato inoltre definito in 30 il numero massimo di bottiglie che ogni utente registrato potrà conferire giornalmente. Praticamente il prezzo di un biglietto.

Altra notizia annunciata con la riattivazione del programma è che nei progetti a seguire è prevista l’installazione delle macchine compattatrici di bottiglie anche nei mercati rionali della città in modo da creare un sistema di riciclo sempre più capillare e diffuso.

Enrico Recchi

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Un caso positivo Covid-19 nel Plesso della Cesare Battisti

Ai genitori del plesso Battisti

Al Consiglio d’istituto

Gentili genitori,

vi informiamo di aver ricevuto comunicazione della presenza di un caso positivo Covid 19 nel

Plesso Battisti.

Abbiamo provveduto, in via cautelativa, a consigliare ai genitori della classe interessata di tenere i

figli a casa già da oggi.

La scuola si è prontamente attivata secondo il protocollo di emergenza COVID, ha contattato

immediatamente la ASL di competenza e ne seguirà le indicazioni.

Qualsiasi aggiornamento vi sarà prontamente comunicato.

Siamo convinti che l’informazione sia fondamentale per vivere serenamente questo anno.

Rimaniamo a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento e confidiamo che tutti Voi sappiate

gestire ansie e timori così da non intralciare il lavoro dell’Istituto in questo momento non certo

facile.

Cordiali saluti

Il DIRIGENTE SCOLASTICO

Dott.ssa Nunzia Annunziata

Di redazione

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Tra Ostiense e Marconi nasce Wire Coworking Space

I nostri quartieri continuano sempre di più a trasformarsi. Il vecchio diventa nuovo. L’innovazione si prende i suoi spazi. L’ultima trovata si chiama Wire Coworking Space. Cosa è? A chi si rivolge? Ve lo spieghiamo subito.

Cosa è

Si tratta di uno spazio di lavoro progettato all’interno degli ex Mulini Biondi, in Via Baccio Baldini 12, adibito al Coworking. Uno stile di lavorare che si sta facendo sempre più strada in Italia, basato sullo scambio di idee e la condivisione. Lo spazio lavorativo non è più solamente un semplice ufficio, ma è ideato in base al senso di comunità. 

Qui, la creatività, il senso di collaborazione e le nuove tecnologie sono la base. Wire ha infatti messo a disposizione 120 postazioni di lavoro individuali attrezzate in open space, 10 uffici privati, 9 sale meeting di diverse dimensioni, la caffetteria.

A pochi metri dalla metro B Piramide,  questi innovativi uffici saranno aperti dal lunedì al sabato dalle 7.00 alle 21.00.

A chi si rivolge?

  • Location perfetta per meeting aziendali, eventi pubblici e privati.
  • Postazioni per uffici in open space.

Ma si sa, non si può lavorare bene se prima non si è mangiato bene. Wire Coworking Space ha messo infatti a disposizione anche una caffetteria con forni a microonde per scaldare il pranzo o addirittura cucinarlo nella cucina. Se volete scoprire anche il resto, sta a voi. Mica possiamo svelarvi che c’è addirittura una sala dedicata alla Playstation e la palestra

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Scippo alla Montagnola in pieno giorno

Venerdì mattina, ore 10.. È una bella giornata, apparentemente tranquilla, persone che passeggiano, il vocio del vicino mercato della Montagnola, la solita fila esterna all’ufficio postale, una mamma cammina con passeggino e figlia a bordo. La calma della giornata viene lacerata da un urlo improvviso, acuto e straziante. È la mamma, che è improvvisamente assalita alle spalle da un balordo che avrà sì e no venti anni. Il delinquente afferra la catenina d’oro al collo della donna e la strappa via. La donna reagisce d’istinto, si divincola, tenta di difendersi, ma nella colluttazione fa cadere di lato il passeggino con la bambina, che inizia a gridare anche lei spaventatissima. Il tempo si ferma, per un istante lunghissimo. Montagnola è un quartiere tranquillo, nessuno si aspetta episodi di microcriminalità. E invece, eccola qua. Il ragazzo scappa in direzione del mercato con il suo triste bottino, poi gira a destra in via Pico della Mirandola e si dilegua. La mamma piangente abbraccia la figlia e la rassicura che va tutto bene, è tutto passato, è già un brutto ricordo. I viandanti realizzano ciò che è accaduto, si avvicinano alla mamma e la confortano. Qualcuno chiama la Polizia Municipale che interviene in pochi minuti, registra le generalità della donna, redige il verbale dell’accaduto. Spontaneamente tante persone si radunano e commentano l’accaduto, tutti hanno visto qualcosa, nessuno è riuscito a ostacolare il ragazzo. La condanna è unanime, lo stupore è grande, l’indignazione per l’atto vigliacco è fuori discussione. La cosa che stupisce è anche il fatto che lo scippo sia avvenuto in pieno giorno, con intorno tante persone, in una zona residenziale in cui non si registrano episodi violenti. Forse era un tossicodipendente che cercava il denaro per acquistare la dose quotidiana, è l’ipotesi avanzata da più persone. Dopo il grande spavento la situazione torna più tranquilla. La mamma, sbrigate le formalità con la Polizia Municipale, riprende la camminata, spaventata, ma forte e sicura di sé, per infondere nuovamente fiducia alla figlioletta. I vili attaccano sempre alle spalle. E un ragazzo che sceglie come obiettivo una giovane donna con la sua bambina è veramente l’ultimo dei vigliacchi. 

Di Giorgio Guidoni

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A Ostiense il Murales che ricorda il sorriso di Willy

Il coraggio è la chiave dell’indifferenza” e poi “Willy, un sorriso contro ogni violenza“. Da oggi gli studenti della facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre che usciranno dall’università vedranno nel muro, che delimita un’aiuola accanto all’edificio, queste scritte e il sorriso e il volto di Willy Monteiro Duarte, il ragazzo ucciso a calci e pugni a Colleferro, solo perché voleva difendere un amico. 

Il murale è il primo che è stato realizzato a Roma, gli unici due sono stati fatti a Colleferro e a Paliano. Si deve all’associazione Nibi Neri Italiani Black italians, alla comunità di Capoverde della Capitale, a cui appartiene la famiglia del ragazzo e al Municipio VIII e al minisindaco Amedeo Ciaccheri. Quest’ultimo ha messo a disposizione la parete per realizzare il graffito, eseguito dal gruppo Dans La rue, che da dieci anni fanno street art, con graffiti che definiscono di tipo politico, che hanno cominciato a far apparire sui muri di Roma in risposta ai murales di Casapound. Il viso sorridente di Willy è stato realizzato proprio qui quindi, in zona Ostiense, per rubare uno sguardo e vincere l’indifferenza soprattutto dei giovani, coetanei di Willy o poco più piccoli dei suoi assassini. Chi c’era oggi davanti a quel muro ha ricordato il gesto di coraggio del ventunenne ma forse l’obiettivo è soprattutto quello di non dimenticare, non rischiare che passati gli articoli di cronaca sui giornali tornino come sempre i rituali del branco e della violenza, che a quanto pare i quattro ora in carcere esercitavano da tempo, seminando paura e silenzio. 

A seguire la realizzazione del murale c’era anche Paolo Barros, presidente dei Neri Italiani e capoverdiano: “E’ importante lasciare ai ragazzi una memoria, un ricordo del gesto di coraggio di Willy, vicino alla facoltà di Lettere serve come ricordo e come monito. Io sono capoverdiano e la morte di Willy ci ha spezzati“. Alberto invece è tra gli artisti di Dan le Rue che ha eseguito il murale: “Speriamo che gli studenti e gli abitanti del quartiere passando ogni giorno qui ricordino Willy, siamo un gruppo che fa graffiti politici, ci sembrava il posto giusto dove stare oggi. E’ un modo di vivere, di praticare, se vogliamo, l’antifascismo. Non pensiamo che quei 4 ragazzi o chiunque abbia ammazzato Willy sia un fascista, penso però che quello che hanno fatto rientri nelle pratiche si sopraffazione e quindi di fasciamo. Io pratico sport da combattimento e credo che la divisione del mondo tra chi pratica sport da combattimento e chi non lo fa sia sbagliata, quella giusta è tra chi pratica violenza indiscriminata verso i più deboli e chi usa l’autodifesa e il proprio copro per mettersi a difesa dei più deboli“. Ed infine gli studenti, tra quelli seduti sui gradini della facoltà e altri che si sono fermati un attimo davanti al murale, erano tutti contenti che il volto sorridente di Willy fosse proprio a due passi da loro. 

Di Anna Bredice

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Identificati i resti di un altro martire delle Fosse Ardeatine: quelli dell’ebreo tedesco Heinz Eric Tuchman

Nello scorso mese di luglio sono stati identificati con certezza i resti di un altro dei Martiri delle Fosse Ardeatine. Grazie al lavoro di studiosi e tecnici, con l’ausilio di moderni mezzi scientifici dell’Arma dei Carabinieri, i resti anonimi di una delle 335 vittime dell’eccidio del 24 marzo 1944 hanno ora un nome certo.

Un ulteriore risultato, dopo quello del riconoscimento di Marian Reicher nella scorsa primavera.

Il personaggio di questa triste vicenda è l’ebreo tedesco di Magdeburgo Heinz Eric Tuchman. Grazie alla comparazione del DNA tratto dai resti di chi è stato vigliaccamente assassinato con quello del nipote Jeremy, che vive a Londra, si è finalmente risolto a distanza di 76 anni un altro enigma legato al barbaro eccidio.

Particolare soddisfazione è stata espressa dal Comandante dei RIS di Roma, Colonello Schiavone, che ha spiegato come il risultato è stato raggiunto partendo dal profilo del cromosoma Y , quello paterno, delle ossa conservate nel Mausoleo, confrontato con un campione della saliva del nipote. Dalla valutazione antropometrica dei resti senza nome conservati alle Fosse Ardeatine già si sapeva che si trattava di un uomo tra i 35 e i 55 anni, alto circa 1 metro e 70. Questi dati messi assieme all’esame del DNA hanno quindi consentito di dare un nome anche ai resti di Heinz Eric Tuchman.

Enrico Recchi

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Sarà light la festa della Cultura 2020

Confermato da Controchiave il tradizionale sito della scuola Principe di Piemonte

Dopo un po’ di tentennamenti e tanta caparbietà l’associazione Controchiave annuncia che la Festa per la Cultura si farà anche quest’anno seppur in forma light. Intanto sono state scelte le date: saranno sabato 18 e domenica 19 luglio. Il luogo è quello che accoglie il tradizionale appuntamento ormai da qualche anno, la mitica Scuola Principe di Piemonte. Lì lo spazio c’è ed è tanto. Ma non di meno bisognerà applicare le regole del distanziamento sociale sia per l’ascolto dei concerti che per le file agli stand di Ristoro. E prima ancora bisognerà stabilire regole di accesso per non creare assembramenti. Ed è a questo che la nutrita schiera di soci di controchiave sta alacremente lavorando, coadiuvata dai volontari che come ogni anno collaborano nell’organizzazione. La cosa importante è che la #Festaperlacultura si farà… L’estate non potrebbe cominciare senza!

Di Paola Borghesi

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“SICUREZZA E PULIZIA A PIAZZA DEI NAVIGATORI

Il giorno 25 giugno 2020 un gruppo di rappresentanti dei residenti di piazza dei Navigatori ha incontrato il Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri, per esporre le criticità che i cittadini stanno vivendo. Le problematiche in oggetto sono ben sintetizzate nella lettera che segue, consegnata al Presidente, firmata da circa 70 residenti che volentieri pubblichiamo:

Roma, 25 giugno 2020

I sottoscritti residenti in Piazza Navigatori e aree circostanti, impossibilitati ad intervenire di persona all’incontro odierno tra i cittadini ed il Presidente del Municipio Roma VIII, incaricano i partecipanti di rappresentare la propria forte preoccupazione relativamente alla grave situazione che si verifica costantemente nella Piazza durante le ore notturne, caratterizzata purtroppo da prostituzione, schiamazzi, risse, danneggiamenti, intrusioni in aree di proprietà privata e, a volte, vere e proprie minacce ai danni dei cittadini che si trovano a rientrare a casa nelle stesse ore. Una situazione che, come se non bastasse, crea dei problemi anche al mattino, quando famiglie e bambini si trovano molto spesso a dover schivare i residui del consumo di rapporti sessuali (preservativi usati), alcol (bottiglie rotte) e droghe (pipette per crack/cocaina) nonché nell’ovvia impossibilità di utilizzare le panchine e le aree utilizzate come servizi igienici a cielo aperto.

I residenti esprimono inoltre preoccupazione relativamente alla salute e all’umanità delle condizioni di vita delle persone senza tetto che pernottano nella stessa Piazza anche nei mesi più freddi, privi di servizi igienici e di qualsiasi struttura che garantisca la dignità e la sicurezza a cui anche loro hanno diritto.

Chiedono al Presidente un intervento immediato che consenta di ripristinare non soltanto la quiete, pulizia e sicurezza dei luoghi, ma anche l’incolumità dei residenti, così come delle persone senza tetto e delle stesse sex worker.”

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Un progetto per la cura del verde

Passeggiare in un prato, respirare il verde, sedersi sotto un albero e leggere un buon libro. Chi di noi non ama assaporare questi momenti? Si ma poi, torniamo alla realtà ed ecco il traffico, le strade intasate, e quelle poche aree verdi che abbiamo non facciamo nulla per tenerle al meglio. Ma proprio per questo, partirà nei prossimi giorni il progetto sperimentale “Patto per la salvaguardia del verde”. Di cosa si tratta, vediamolo insieme.

Il progetto

Obiettivo del progetto è quello di mettere a disposizione dei volontari che si occupano delle aree verdi nel nostro territorio diversi mezzi per la cura di parchi e giardini: da trattori, a decespugliatori, passando per motoseghe e altri macchinari. Insomma, un patto di collaborazione tra i cittadini e Amministrazione locale con il fine di salvaguardare un patrimonio che troppo spesso viene dimenticato. 

Il progetto nasce per merito di un’intesa tra l’Associazione di Volontariato Millennium Protezione Civile ed il Municipio Roma VIII. Grazie poi all’adesione al progetto “Bosco fai da noi” di Leory Merlin, si potranno mettere a disposizione i vari mezzi. Andiamo a vedere quali e come poterne usufruire.

Come aderire

Associazioni, comitati di quartiere e cittadini che hanno preso in adozione aree verdi possono richiedere, con 2 settimane di preavviso, gli strumenti messi a disposizione grazie all’iniziativa.

Gli attrezzi sono:

  • 1 trattorino
  • 1 taglia erba a motore
  • 2 decespugliatori
  • 2 pota siepi
  • 2 tronca rami
  • 2 motoseghe

Il progetto è stato annunciato proprio oggi, attendiamo quindi nei prossimi giorni altre informazioni dal Municipio per consentire la richiesta dei mezzi.

Di Ilaria Proietti Mercuri

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“Insieme ce la faremo”

LE DIFFICOLTÀ DELLA RIPRESA PER RISTORANTI, NEGOZI E CENTRI SPORTIVI

di Ilaria Proietti Mercuri

Le emergenze di sommano alle emergenze. È come se fossimo chiusi in una tenaglia: da una parte la necessità di debellare questo virus, dall’altra la voglia di ripartire. Ma a quali condizioni? Be’ ormai lo sappiamo tutti, bastano tre parole no? Mascherine, distanziamento ed igienizzazione. Fin qui la teoria. In pratica poi, i problemi sono tanti, soprattutto per coloro che gestiscono negozi, ristoranti, centri sportivi, insomma qualsiasi attività che in periodo di lockdown è stata costretta a chiudere i battenti.
Ed oggi, con tutte le precauzioni che ci sono da seguire, molte attività commerciali, fanno fatica a rialzarsi. Basta farsi una passeggiata tra uno dei nostri quartieri per vedere che addirittura alcune serrande sono ancora abbassate. Per fortuna però c’è chi, armato non solo di amuchina ma anche di tanta pazienza, piano piano prova a ripartire. Siamo così andati a trovare alcuni proprietari di varie attività sul nostro territorio, proprio per capire come affrontano le difficoltà ai tempi del coronavirus.


Iniziamo dal mondo della ristorazione. Si sa, noi italiani amiamo i nostri sapori più di qualunque altra cosa al mondo. Ma siamo disposti ad affrontare una cena al ristorante circondati da plexiglass e camerieri imbacuccati dalla testa ai piedi? Si, forse, qualcuno. Infatti ci spiega Elisabetta, proprietaria del Ristoro degli Angeli alla Garbatella: “Noi abbiamo riaperto, ma lavoriamo solo il 30% rispetto a prima”. Non è stato facile riavviare il locale. Prima di tutto abbiamo dovuto costruire delle piccole pareti di ferro battuto e plexiglass così da isolare i tavoli gli uni dagli altri. Poi si è passati all’igienizzazione e infine all’organizzazione del lavoro. Elisabetta è riuscita ad assumere nuovamente tutto il personale, ma con orari ridotti. Alcuni devono ancora ricevere la cassa integrazione, per questo ha voluto evitare di lasciare a casa i suoi collaboratori. E le difficoltà non sono solo di chi lavora, ma anche di chi vuole passare una serata a mangiare fuori. “Noi ci siamo. Abbiamo deciso di riaprire ma mi accorgo che i clienti fanno fatica a venire, e li capisco, perché quando li accogli con la mascherina non c’è più quel rapporto diretto che c’era prima, non ti vedono sorridere ed io non vedo sorridere loro. Ma d’altra parte dobbiamo garantire la sicurezza.” Per quanto riguarda il menù invece ci si è solo dovuti adeguare un po’ ai cibi da asporto, che per fortuna sono ancora richiesti, ed hanno permesso in questi mesi di non sospendere del tutto l’economia nel mondo della ristorazione. “A Maggio abbiamo fatto tante consegne ma devo dire che ancora sono molto richieste. Per i cibi da asporto prediligiamo le lasagne, i cannelloni, gli involtini di carne, tutta roba che poi è buona da mangiare anche il giorno dopo”. Insomma come meglio si può, ci si ingegna.


E dopo aver fatto un grosso in bocca al lupo ad Elisabetta, facciamo un salto al centro sportivo Sporting Club Ostiense per capire come se la cavano nel mondo dello sport durante l’era del Covid. Ad accoglierci stavolta è Stefano, il gestore, che subito mette in chiaro la situazione. “Le cose sono estremamente complicate: dalla piscina ai campi da calcio per non pardi

lare dei centri estivi”. Proprio così, perchè portare avanti un centro così grande con i clienti che scarseggiano è un’impresa. “Solamente il lavoro di igienizzazione ci è costato molto. Perché svuotare e riempire di nuovo la vasca, riscaldarla, fare l’analisi dell’acqua ed aumentare il cloro ha i suoi costi.” E qui veniamo al primo dei tanti cambiamenti causati dalla pandemia, l’aumento del cloro in piscina. Una piccola spesa è vero, ma che fatta ogni giorno, si accumula al resto. Altro problema, ci spiega Stefano, è quello di far comprendere ai clienti ogni regola da mantenere; come utilizzare una panchina a testa negli spogliatoi, o sciacquarsi con il sapone prima di entrare in acqua. Lasciar disinfettare al bagnino tavolette, tubi, o qualsiasi attrezzo utilizzato prima di rimetterlo a posto. Le lezioni di acquagym poi hanno un numero ridotto di persone, bisogna quindi prenotarsi. Per quanto riguarda il nuoto libero in corsia, non è più poi così libero, bisogna sempre mantenere la distanza tra un nuotatore e l’altro ed evitare di fermarsi insieme dallo stesso lato della vasca. Ma aspettate, ora arriva il bello. Avete mai sentito parlare della pallanuoto senza palla? Proprio così, almeno fino al prossimo decreto cari pallanuotisti, mettetevi l’anima in pace, si nuota e basta. Perché secondo gli esperti, passarsi la palla da una mano all’altra può essere pericoloso per la trasmissione del virus.

Come già accennato infine, anche i centri estivi sono un gran problema. “Abbiamo diviso i nostri ambienti in più settori per avere gruppi completamente separati, in modo che non si incroceranno mai. L’unico momento sarà a pranzo, dove avremo una sala comune ma con ognuno i propri spazi e i tavoli ad almeno due metri di distanza l’uno dall’altro.” Le iscrizioni sono già iniziate, ma purtroppo, ci spiega Stefano, i costi si sono dovuti raddoppiare. “Devo avere un istruttore ogni cinque bimbi, mentre l’anno scorso era uno ogni otto. Tutte le spese che avevo prima si sono raddoppiate. E con la piscina che può accogliere un numero limitato di persone, si fa fatica. Ma noi non ci facciamo da parte e ce la mettiamo tutta.”

Fatta una panoramica del mondo dei ristoranti e quello dello sport, concludiamo con i negozi. Alcuni dei quali, a differenza dei ristoranti che se la sono cavata con l’asporto, hanno dovuto attraversare una chiusura totale. Ad esempio, le gioiellerie? “Il mio è un articolo molto sensibile non potevo di certo lavorare con l’asporto.” Ci spiega Marco, proprietario della storica gioielleria Donati alla Garbatella. “E ti dirò di più. Ora che ho aperto sono stato costretto a ristrutturare il negozio, ad esempio ho spostato il banco vendita nella parte più ampia del negozio, perché essendo un locale molto piccolo sarebbe stata rischiosa la vicinanza con gli acquirenti.”

Per accogliere i clienti inoltre ha deciso di mettere addirittura una catena, poiché in molti non rispettano le distanze o entrano addirittura con la mascherina abbassata. Ma tra un cliente e l’altro, con voce un po’ emozionata, ci confida anche una cosa: “Qualche giorno fa è passata una ragazza che mi ha chiesto di stringerle degli orologi del padre che purtroppo era venuto a mancare proprio a causa del Covid.


Così con le dovute precauzioni ho deciso di regalarle la modifica. Non me la sono sentita di tirarmi indietro”.Insomma, possiamo dire che la solidarietà e la voglia di ripartire non manca di certo ai nostri quartieri.
E forse, quel famoso “Ce la faremo” piano piano si avvicina sempre di più.

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Dopo il lockdown ancora rifiuti per le strade

ANCHE GUANTI MONOUSO E MASCHERINE ABBANDONATE

di Stefano BAIOCCHI

Finito il lockdown e terminata la fase acuta dell’emergenza sanitaria, si torna alle vecchie e brutte abitudini. Se nel periodo di chiusura la città è apparsa bella come non mai, silenziosa e a tratti bucolica, verrebbe da dire che non siamo affatto migliorati, come qualcuno un po’ troppo ottimisticamente aveva preventivato, visto che sulla Circonvallazione, in via Caffaro, in viale Giustiniano Imperatore e in numerose altre strade del Municipio è un fiorire di rifiuti ingombranti accatastati, cassonetti stracolmi e circondati da pattume sparso tutto intorno. Va sottolineato che si tratta spesso di azioni messe in atto dai cittadini incivili che si accompagnano a una difficoltà dell’Ama nella raccolta.


Di recente abbiamo visto cassonetti vuoti rovesciati in via Pellegrino Matteucci, segno evidente di un’azione maldestra da parte dell’operatore sui camion che raccoglie i rifiuti.


A tutto ciò purtroppo si è aggiunta una nuova moda, quella di gettare le mascherine chirurgiche (e i guanti monouso) dove capita. Basta guardarsi intorno, sui marciapiedi quanto nelle aiuole o nei giardinetti. Un comportamento non soltanto incivile, ma senza dubbio irresponsabile considerato che ogni mascherina, anche quella appartenuta ad una persona non infettata dal Covid 19, è latrice di ogni batterio esistente sul pianeta. Non sembra abbia sortito alcun effetto anche l’ordinanza firmata il 25 maggio scorso dalla Sindaca Virginia Raggi in cui annunciava sanzioni sino a 500 euro per chi abbandona i cosiddetti dispositivi di protezione individuale monouso.


Questi rifiuti, così come previsto dalle norme nazionali e regionali, devono essere conferiti nei contenitori della raccolta indifferenziata. “In questi mesi di emergenza sanitaria legata al coronavirus i nostri operatori ecologici hanno segnalato più volte di dover raccogliere guanti e mascherine usati, buttati in terra. Un comportamento vergognoso che, grazie a questo provvedimento, sarà duramente sanzionato” ha dichiarato la Sindaca. A proposito di guanti, un’altra brutta abitudine riscontrata è quella, una volta terminata la spesa, di lasciarli nei cestini dei carrelli nei supermercati, come se ci fosse una persona addetta alla loro costante pulizia, mentre invece rimangono un ingombrante orpello per i successivi clienti.

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Ellekappa: “la mia Garbatella”

INTERVISTA ALLA FAMOSA DISEGNATRICE SATIRICA, COLLABORATRICE DE LA REPUBBLICA

di Francesca Vitalini

La vignetta in prima pagina non può che essere la sua. Con quei personaggi pasciuti, qui beneauguranti, che abitualmente smascherano con irriverenza e colta ironia le peggiori abitudini della società italiana, i controsensi della realtà di tutti i giorni, i facili slogan politici.


Sì, stiamo parlando proprio di lei, di Ellekappa, pseudonimo di Laura Pellegrini.


La disegnatrice, che attualmente lavora a La Repubblica, non ha bisogno di molte presentazioni: noto è il suo talento come autrice di satira politica e di costume, che le ha permesso di lavorare nel corso del tempo per le riviste simbolo del fumetto satirico italiano, per quotidiani nazionali e per trasmissioni televisive.


Meno noto è che sia romanista, ancora meno che sia nata ed abbia vissuto i primi venti anni della sua vita in via Rosa Raimondi Garibaldi. Le abbiamo chiesto di guidarci per la Garbatella attraverso i luoghi e le persone che ama, di ieri e di oggi.
Quando pensi alla tua infanzia, che luoghi vivevi?


Se penso ai luoghi della mia infanzia, ecco, la prima immagine è proprio Via Rosa Raimondi Garibaldi e il civico 119, che era il mio. La strada, come tutto il quartiere, del resto, era l’estensione di casa mia: punto di incontro per i bambini di quei palazzi con il marciapiede marcato dal gesso della “campana”, dove si saltava con la corda, si giocava a nascondino, a un due tre stella. I più audaci avevano il “carretto”, una sorta di microcar del Paleolitico composto da una tavoletta di legno con sotto quattro cuscinetti a sfera. Ci si metteva in ginocchio sulla tavoletta e grazie alla pendenza della strada si poteva arrivare in velocità e tra il panico dei passanti fino alla fine, all’altezza di Via Costantino. Poi, c’erano i giochi avventurosi al “prato”, o meglio, alla “marana” …arrivare illesi a fine giornata era una scommessa, ma allora non lo sapevamo.

Ellekappa per Cara Garbatella


Stiamo parlando di quali anni?
Dei primi anni ‘60, quando i bambini esistevano ancora, la merenda era pane olio e sale, non c’era l’euro e neanche la lira, perché all’epoca l’unità di misura della valuta era la “piotta”. In quegli anni ho frequentato la Cesare Battisti. La scuola più bella di sempre, ma il mondo ne è venuto a conoscenza solo con “Caro Diario” di Nanni Moretti. Ci si entrava, con ingresso differenziato per maschi e femmine, con un po’ di soggezione, vista l’imponenza. Ho avuto la fortuna di avere una maestra fantastica, la maestra Marini, materna ed amorevole. In ogni aula, attaccato al muro in alto dietro la cattedra, l’altoparlante dal quale ogni tanto si verificava l’evento da fine di mondo: il Direttore diramava annunci solenni a tutte le classi, ma a dir la verità non ne ricordo neanche uno…
Un’infanzia, che se non era a casa, era passata tra la strada e la scuola, quindi?


E nella parrocchia di San Filippo Neri, un luogo speciale di aggregazione per i ragazzi del tempo, con l’oratorio, dove credo siano passati tutti i bambini e gli adolescenti del quartiere, e il cinema Columbus, che aveva una programmazione irresistibile: film western, dove gli indiani, ahimè, facevano sempre la parte dei cattivi, e dei “supereroi” Maciste ed Ercole. Quando entravi in sala ti davano pure i biscotti per la merenda.


Quelli erano gli anni di Padre Guido e Padre Melani, come li ricordi?
Erano i due miti che tenevano saldamente in mano la situazione. Padre Melani, sempre gentile e sorridente, e Padre Guido, che era gentile a modo suo…incuteva un po’ di timore. Me lo ricordo alto, asciutto, nella sua tonaca nera, con uno sguardo un po’ severo, ed era il tipo che se non andavi in chiesa ti veniva a cercare a casa. E non erano bei momenti per noi bambini, anche se tutti gli volevano un gran bene. Qualche anno fa ho letto su “Garbatella mia” che dopo la promulgazione delle leggi razziali, grazie a Padre Melani, una famiglia di ebrei trovò rifugio proprio nell’oratorio del San Filippo Neri. Storia finita male dopo una spiata di italiani brava gente. Questo mi rende il suo ricordo ancora più prezioso.


La tua adolescenza nel quartiere, invece, come è stata?
Tra i quindici e i sedici anni, con la strage di Piazza Fontana, c’è stata per me, e per tutta la mia generazione, la scoperta della politica. Nel cuore di Garbatella erano attive le sezioni di tutti i partiti di sinistra: respiravi politica nell’aria e nelle strade. Sui muri c’erano le scritte “la strage è di Stato”, “Pinelli assassinato”, “Valpreda libero”. I social di allora erano i volantini, i ciclostilati di controinformazione, una comunicazione che ti arrivava letteralmente tra le mani. E inevitabilmente, proprio attraverso la stampa alternativa e al particolare momento storico in cui il Paese era sospeso tra bombe e golpismo strisciante e in cui gli anarchici si trovavano ad essere il capro espiatorio delle trame nere, mi sono ritrovata a frequentare il circolo anarchico Carlo Cafiero, in via Vettor Fausto.


Come vedi il circolo con gli occhi di ora?
Un luogo assolutamente da manuale: uno scantinato piccolo con un arredamento povero, essenziale, pieno di libri e giornali; sul muro, all’entrata, la scritta “Anarchico è il pensiero e verso l’anarchia va la storia”.
Lì, nelle discussioni che si facevano, la rivoluzione era proprio a portata di mano, solo una questione di ore. “A, la rivista anarchica”, che andavamo a vendere davanti alla Standa di via Caffaro, veniva stampata nella tipografia de l’Unità, in via dei Taurini, e noi andavamo lì a ritirarla. Ancora non sapevo che via dei Taurini, dopo pochi anni, sarebbe diventata un altro luogo del mio cuore.
Al Cafiero sono stata per un anno, credo, poi ho conosciuto il mio attuale marito, che era invece marxista e passare da “Addio Lugano bella” all’ “Internazionale” è stato un attimo.


Questa esperienza quanto ha influito nella formazione del tuo sguardo satirico sulla realtà, che è carico di un’ironia sarcastica tutta romana, che emerge con forza nel tuo lavoro?
La mia passione per la satira politica è nata proprio in quell’epoca di controinformazione militante, le strisce e le vignette che circolavano allora erano più efficaci di fiumi di parole e io ne ero totalmente conquistata. L’ironia sarcastica tutta romana, come la definisci tu, viene forse proprio dalla consapevolezza delle mie radici: Garbatella ha (o aveva) un tessuto sociale omogeneo, eravamo tutti nelle stesse condizioni economiche decisamente non brillanti, e forse ho ereditato l’umore di un intero quartiere che affrontava le difficoltà del vivere quotidiano con dignità e disincanto. Un po’ lo stesso stato d’animo di Trilussa, se vogliamo.
Infanzia, adolescenza, arriviamo all’oggi. Frequenti il quartiere abitualmente, che differenze trovi tra passato e presente?
Dopo la scomparsa dei miei, più che tornare a Garbatella diciamo che ogni tanto mi ci trovo a passare. La redazione di Repubblica è a Largo Fochetti, dunque, un giro (ma anche più di uno) per tutto il quartiere è inevitabile visto che l’incubo è trovare un parcheggio. Oppure la sera per andare in qualche ristorante o pizzeria. L’incubo è sempre lo stesso. Però indubbiamente ora Garbatella è culturalmente e socialmente più viva, non per niente è uno dei quartieri più trendy di Roma.
Spero solo che non faccia la fine di Trastevere, ormai diventato il parco giochi di stranieri, nuovi ricchi e pseudo intellettuali.


A causa della pandemia da Covid-19, il compleanno di Garbatella è rimasto sospeso, ma il 2020 è pur sempre l’anno del suo centenario. Cosa augurarle?
Beh, l’augurio per i cento anni di Garbatella non può che essere quello di continuare a cambiare senza tradire se stessa. Vai che sei bella!!!

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“Quel falegname anarchico del lotto 12”

ALBERTO SABATINI RICORDA IL NONNO CARLO ZANNI

di Gianni Rivolta

Quando alla fine del marzo 1930 Carlo Zanni a 48 anni fu fermato e schedato dalla polizia politica come un pericoloso anarchico, si presentava nella foto segnaletica con un bel farfallino nero, il segno inconfondibile di quella sua incrollabile fede libertaria. Ma chi era Carlo, il falegname di via Cravero alla Garbatella?


Ci ricorda di lui il nipote Alberto Sabatini, figlio di Medardo, titolare con Terenziano Grossi della famosa osteria “Frascati” di via Ansaldo 7, frequentata tra gli altri da Peppe Lombardi, partigiano comunista della Villetta : “ Mio nonno era originario di San Mauro di Romagna in provincia di Forlì, il paese di nascita del poeta Giovanni Pascoli. Suo padre si chiamava Salvatore e la madre Clarice Marconi, nacque il 14 dicembre del 1882 e di mestiere faceva il falegname. Si trasferì a Roma per lavorare più o meno a vent’anni e si stabilì alla Garbatella. Abitava in via Cuniberti al lotto 14, quello che si trova davanti alla Villetta”.

Carlo Zanni che nel settembre del 1919, insieme al fratello Primo, aveva partecipato all’impresa di Fiume condotta da Gabriele D’Annunzio, venne ammonito nel 1925 dalla polizia perché in casa, durante una perquisizione, gli trovarono degli opuscoli e dei giornali anarchici, ciò gli valse l’iscrizione nel registro dei sovversivi pericolosi. L’unico fatto che si evince dalle carte del casellario politico centrale è il collegamento con Casimiro Chiocchini. Carlo infatti era un falegname suo dipendente. Di Chiocchini abbiamo avuto già occasione di parlare nel Quaderno di Moby Dick sui Colli di San Paolo.

foto a SX: Carlo Zanni con a partire da sinistra la figlia Lidia, al centro
la sorella Lucia e la nipotina Clarice. Foto a DX: Gruppo di famiglia sul terrazzo di Ruggero Zanni, figlio di Carlo,
in via Roberto de Nobili sopra l’attuale bar dei Cesaroni.

Questo imprenditore anarchico, titolare dell’Industria lavorazione del legno di via dei Conciatori all’Ostiense ( spostata negli anni Trenta a via Querceto 23 vicino a via Capo d’Africa) aveva comperato attraverso una società apposita un appezzamento di terreno sulla collina Volpi ( da Augusto Volpi proprietario originario dei terreni e della famosa trattoria omonima, oggi Casale Garibaldi) per edificare un piccolo villaggio operaio. Aveva progettato e realizzato nel 1920 alcune villette in legno, che dovevano costituire, insieme ad altre piccole casette, la Borgata giardino di Grottaperfetta, coeva della più famosa Borgata giardino Concordia (Garbatella).
Amico di Errico Malatesta (lo ospitò a casa sua in occasione del suo ritorno a Roma dall’esilio di Londra) Chiocchini era considerato, insieme ad Augusto Volpi, uno dei suoi maggiori finanziatori per i progetti editoriali e preferiva, nella sua grande falegnameria, circondarsi di operai che la pensassero come lui.

Carlo era uno di loro. Segnalato come frequentatore della Casa del popolo di via Capo d’Africa in occasione degli appuntamenti tradizionali e degli scioperi del movimento operaio romano, si astenne dal lavoro il 1° maggio del 1918 e 1919 e probabilmente insieme ai fratelli Volpi e ai Di Pascali avrebbe frequentato le osterie e la libreria libertaria di Temistocle Monticelli in via Bodoni a Testaccio. Per tutti gli anni Trenta Carlo Zanni fu sorvegliato dalla Polizia e più volte scrisse al ministero degli Interni perché si allentasse il controllo politico sulla sua persona.

Foto segnaletica Carlo ZANNI

Già nel 1933 è segnalato da un verbale della Questura con la moglie Dina e i tre figli Rinaldo, Ruggero e Lidia al lotto 12 Scala N int. 9 sopra il cinema teatro Garbatella, solo più tardi nel 1939 cambierà l’alloggio nel lotto per domiciliarsi in via Cravero 15, davanti al vini e oli di Angelino, dove aveva anche un laboratorio di falegnameria. Anche il primogenito Rinaldo, nato nel 1908, ribelle come il padre, per non aderire alla Repubblica di Salò scappò in Francia, dove si stabilì come esule a Marsiglia, raggiunto dalla moglie e due figlie nel 1946.

“Nonno Carlo – prosegue Alberto Sabatini- non parlava molto del suo impegno politico, ma mi ricordo che quando avevo 6 o 7 anni mi portò a Testaccio in un circolo anarchico, dove in occasione delle feste della Befana mi regalarono dei giocattoli. Morì nella sua casa il 29 dicembre del 1964”. Probabilmente dopo la Liberazione Carlo Zanni, insieme ai fratelli Italo e Antonio Di Pascali, Andrea Mancini e Perugia fu fin dalla fondazione, nel 1946, uno dei frequentatori del circolo anarchico Carlo Cafiero di via Vettor Fausto, a pochi passi dalla sua prima casa di via Cuniberti.
Una breve nota di Carlo Zanni è riportata a pag. 332 dell’interessante lavoro di Pasquale Grella “Appunti per la storia del movimento anarchico dalle origini al 1946”.


(Stampato da De Vittoria srl —Roma 2012).

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“Ritrovate scritte sovversive contro il Re, il fascismo e i tedeschi”

NELLO STABILE DELLE POSTE E FERROVIE DI VIALE GUGLIELMO MASSAIA 39

di Gianni Rivolta

“Abbasso il Re Pippetto, viva er…”, Abbasso il fascismo, viva il Psiups….”, “Abbasso Adolf Hitler” .

Sono queste le scritte sovversive riemerse sulla parete di uno stabile di via Guglielmo Massaia 39, nei palazzi delle Ferrovie. L’opera di restauro commissionata dal condominio è stata portata a termine qualche mese fa dalla restauratrice Concetta Musti: “ le iscrizioni si trovano sul lato posteriore dell’edificio D del complesso condominiale e si possono vedere da via Carlo Spinola attraverso un cancelletto o dal giardino interno. D’accordo con l’architetto Piero Fumo — prosegue la restauratrice- abbiamo pensato di profilarle con una cornice di peperino, per salvarle dalla pulitura e tinteggiatura generale delle facciate degli edifici. In questo modo appariranno evidenziati i muri originali”.

“Le case in questione, si tratta di un complesso di quattro scale,- precisa l’architetto Piero Fumo del Centro studi sul moderno- sono state costruite intorno al 1930 su progetto dell’Ufficio tecnico delle Poste e delle Ferrovie del Ministero delle Comunicazioni”.


Questi ritrovamenti sono il segno tangibile della propaganda clandestina antifascista durante il Ventennio, mai sopita alla Garbatella, che si rinvigorì dopo la dichiarazione di guerra da parte di Mussolini e l’armistizio. “Senza ombra di dubbio la firma Psiups -sostiene Claudio D’Aguanno – rimanda al gruppo ferrovieri della stazione Ostiense e alla formazione socialista organizzata nella VII zona, che operava dall’8 settembre del 1943 alla Garbatella.

Tra l’altro proprio i suoi uomini di punta, i fratelli Edoardo e Cosimo Vurchio detto Nino abitavano al civico 33 di viale Massaia, e il capozona Luigi Zanazzo, insieme ad altri patrioti (Attilio Porcari, Sergio Albertazzi, Francesco Montalto, Alberto Cappelli, Benedetto Grossi, Pietro Giovannini) dimoravano proprio nello stesso stabile di viale Massaia 39.” Insomma in quei palazzi delle Ferrovie e in quelli di via Pigafetta (abbattuti negli anni Settanta perché pericolanti), ai confini con l’Ostiense, risiedevano quasi tutti i patrioti della Settima. E guarda caso, lì a pochi passi dall’entrata del lotto, su via Carlo Spinola 8, venne aperta la prima sezione del Psi dopo la liberazione di Roma, prima di spostarla a via Edgardo Ferrati 12 davanti ai Bagni pubblici.

Nella relazione di chiusura della VII zona socialista, guidata nei nove mesi di occupazione tedesca da Nello Mancini, Leandro Ascione e Luigi Zanazzo, si segnalano diverse azioni armate con perdite inflitte ai tedeschi come quella a piazza Bartolomeo Romano tra il 29 gennaio e il 2 febbraio 1944.

Ma l’azione che rimarrà negli annali della Resistenza romana è quella del 20 febbraio quando i fratelli Vurchio, coadiuvati da altri patrioti socialisti, fecero saltare sei vagoni carichi di armi e munizioni sui binari della stazione Ostiense.


Sono diversi i mattinali della Questura di Roma, ritrovati all’Archivio centrale dello Stato, che segnalano negli anni Trenta ritrovamenti di giornali clandestini e scritte sovversive negli orinatoi, nelle fabbriche dell’Ostiense e sui muri della Garbatella. Proprio in viale Guglielmo Massaia l’11 ottobre del 1942 sui muri degli stabili al civico 13, il quarto albergo, e al 27 c vengono rilevate le seguenti scritte a lapis: “A morte Mussolini”, “Viva Lenin”, “Fuori i tedeschi”, il 31 dello stesso mese a via Ansaldo, angolo via Vettor Fausto compare un “Morte a Benito”, inoltre sul vetro azzurrato della finestra del terzo piano della scala dello stabile di via Pigafetta 21, nelle case dei ferrovieri, è stata notata una raschiatura raffigurante la falce e martello. Oltre alla presenza socialista, il 14 novembre 1941 dopo mesi e mesi di indagini, agenti della Questura di Roma misero le mani su alcune cellule dell’organizzazione comunista operanti tra San Paolo e l’Ostiense.

Arrestarono in un primo tempo 14 persone, quasi tutti operai o artigiani tra cui Maceo Moretti, muratore abitante a via Vettor Fausto e Pio Minù disegnatore tecnico di via del Commercio 12 e poi altri 27 tra intellettuali e studenti. Il collegamento tra questa cellula e Antonello Trombadori, (in seguito comandante dei gap centrali) e Paolo Bufalini era tenuto dal giovane studente Mario Leporatti. “Il ritrovamento di queste scritte- ricorda Michela Cicculli, assessora alla Memoria- testimonia che il territorio in cui viviamo è fatto di storie, biografie e percorsi politici importanti che sono parte di Roma e dell’intero paese. Salvaguardarne la memoria significa mettere a disposizione delle nuove generazioni gli strumenti per tradurre con linguaggi nuovi un patrimonio collettivo che va difeso e coltivato.


Ringraziamo tutte le persone che hanno reso possibile questa scoperta e ci hanno regalato una nuova occasione per arricchire la mappa dei luoghi della Memoria del Municipio VIII, un lavoro che continuiamo a portare avanti con impegno in nome degli ideali di antifascismo e democrazia che molti uomini e donne hanno difeso prima di noi, e che ci auguriamo trovi nuova spinta dopo questi mesi di distanziamento sociale.”


(I documenti sulla Settima zona del Psi sono stati forniti dal giornalista e storico Claudio D’Aguanno).

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Cinem Up, torna il cinema sui tetti

Il cinema non può risolvere i nostri problemi. Ma per una buona ora e mezza è capace di farceli dimenticare. E mai come nel periodo che tutti abbiamo trascorso reclusi in casa ci siamo accorti della potenza di quest’arte. Chi di noi non si è finalmente goduto quella saga che da anni voleva vedere ma non ha mai trovato il tempo? Chi non si è ritrovato a piangere per qualche scena di un film di cui nemmeno sapeva l’esistenza? Ammettiamolo: lo schermo è stato un pò la luce del nostro cupo lockdown. Ma ora che la quarantena è finita, ci dimenticheremo dei film?

Cinem Up – Cos’è

La risposta ha un nome ben preciso: Cinem Up. Stiamo parlando del progetto lanciato da Maya Vetri e l’Ass. Ex Allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia, con l’idea di proiettare film, cortometraggi, mostre fotografiche all’interno dei condomìni. 

Cinem Up dal 25 al 27 Settembre offre, a chiunque volesse partecipare, tre serate in un condomìnio di Roma all’insegna di questo nuovo modo di vivere il cinema. Senza dimenticarsi dei più piccoli, saranno anche offerti laboratori creativi e cortometraggi di animazione. Insomma, un mix di cultura e socialità ispirato al mondo del cinema.

Cinem Up – Come nasce l’idea

Già nel 2016 avevo organizzato un evento simile in un cortile” racconta Maya, l’ideatrice di Cinem Up. “Una rassegna di tre giorni dedicata ad Ettore Scola. Mi è sempre piaciuta l’idea del cinema sui tetti, perchè sono dei luoghi dove le persone non vanno mai. Con queste iniziative invece si scopre assieme uno spazio poco vissuto e si ha la possibilità di conoscere meglio anche quelle persone che siamo abituati ad incrociare tra un pianerottolo e l’altro.” Aggiunge poi, che l’idea di valorizzare gli spazi comuni è cresciuta ancora di più in questi ultimi mesi, durante il periodo di isolamento, dove inaspettatamente ci siamo ritrovati a condividere cori con il vicinato, sorrisi da una finestra all’altra, ma anche urla e momenti difficili. E perchè non continuare a condividere le emozioni? 
Per sostenere economicamente il progetto, basta cliccare qui.

Cinem Up – Come partecipare

Quindi, come fare per partecipare assieme al vostro condominio? L’amministratore dovrà inviare entro il 20 Luglio una mail a cinemup2020@gmail.com con la descrizione degli spazi della palazzina. È importante comunicare l’ampiezza, gli elementi di sicurezza, se c’è possibilità di mantenere il distanziamento fisico, la disponibilità della rete elettrica. Dopo di che, gli organizzatori si incontreranno con i condòmini per scegliere i film all’interno della lista dell’archivio del CSC. 
E a noi, non resta che dire a tutti coloro che parteciperanno, buona visione. 

Di Ilaria Proietti Mercuri

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Casi Covid-19 in VIII Municipio al 22 giugno

l SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 22 giugno 2020. Attraverso le mappe si vuole descrivere l’incidenza cumulativa dell’epidemia a Roma e nel Lazio.

I dati parlano di 3110 casi nella capitale con un tasso di incidenza di quasi 11 ogni 10mila abitanti. Di questi, 136 casi sono nell’VIII Municipio. A Garbatella sono presenti 72 casi ad oggi (con un tasso di incidenza di circa 16 casi casi ogni 10mila abitanti), 29 a Tormarancia, 16 a Grotta Perfetta, a Navigatori (5) e a Valco San Paolo (7).

Nel resto della capitale, i Municipi che stanno registrando il maggiore numero di casi sono il settimo (331 e un tasso del 10.76), il quinto (299 con un tasso del 12.07) e il sesto (271 e un tasso del 10.47).

Di Francesca Vitalini

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Casi Covid-19 in VIII Municipio

Il SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 15 giugno 2020.

I dati parlano di 3063 casi nella capitale con un tasso di incidenza di più di 10 casi e mezzo ogni 10mila abitanti. Di questi, 130 casi sono nell’VIII Municipio. A Garbatella sono presenti 67 casi (con un tasso di incidenza di circa 15 casi ogni 10mila abitanti), 29 a Tormarancia, 16 a Grotta Perfetta, del tutto invariata rimane la situazione a Navigatori (5) e a Valco San Paolo(7).

Nel resto della capitale, i Municipi con maggiore casi sono il settimo (329 e un tasso del 10.69), il quinto (298 con un tasso del 12.03) e il sesto (270 e un tasso del 10.43). 

Francesca Vitalini

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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