“In questo bando non esiste meritocrazia, e noi ci batteremo fino alla fine.” Così ci disse in un’intervista qualche mese fa il presidente della S.S. Lazio Nuoto Massimo Moroli. Come è finita? Dopo due anni dall’esito del bando che aveva visto vincitori la Juventus Nuoto, la Lazio vince il ricorso al Tar.
Più di trent’anni di anni di gestione biancazzurra e tanta voglia di ribaltare la situazione. Non appena perso il Bando indetto dal Comune infatti, la Lazio Nuoto aveva subito deciso di fare ricorso al TAR. “Dobbiamo capire perché succedono queste cose. Sul piano logico non può esistere quello che è accaduto, e sul piano giuridico ci sono degli elementi che ci portano a pensare che possiamo rivoltare la questione”. Per questi motivi Moroli non si era voluto fare da parte. E alla fine, il Tribunale Amministrativo Regionale ha dato ragione alla Lazio Nuoto. Le motivazioni devono essere ancora depositate ma il segnale a Roma Capitale arriva forte e chiaro e riapre la partita sul modello di promozione sportiva che merita la nostra città.
Il bando
E dunque, per quanto riguarda il bando ora ci sono due strade possibili. La prima, l’assegnazione alla Lazio in quanto seconda nella graduatoria di aggiudicazione. Oppure, l’annullamento della procedura e un nuovo bando. Staremo a vedere come andrà a finire. Per ora, siamo felici per la Lazio Nuoto, che da anni è un orgoglio del nostro territorio. Insomma, 120 anni di storia, 220 titoli italiani assoluti di nuoto, la migliore società di pallanuoto su Roma, non è da poco.
Commemorazione dei cittadini e del Municipio ai piedi della sua casa al lotto 28 di via Giovanni da Capistrano
Con la deposizione di un mazzo di fiori un piccolo gruppo di cittadini ieri ha ricordato la figura del patriota socialista Libero De Angelis.Era l’alba della Liberazione di Roma, il 4 giugno del 1944, gli Alleati entravano nella Capitale dalla via Appia, provenienti dai Castelli romani e i tedeschi in fuga con ogni mezzo risalivano le consolari a nord della città. Quella mattina i tedeschi caricarono gli ultimi prigionieri politici di via Tasso sui camion, destinazione Germania o forse i campi di prigionia del nord Italia.Ma uno di questi autocarri non giunse a destinazione. Al 14 chilometro della via Cassia, in località La Storta, il mezzo fu fermato e i prigionieri furono fatti scendere e trasportati in un boschetto nelle vicinanze, dove furono fucilati. Erano 14 persone. Tra loro c’erano Libero De Angelis, 22 anni, meccanico della Garbatella e il più famoso Bruno Buozzi, socialista, uno dei rifondatori della Cgil.
La Storta: il cippo che ricorda l’eccidio compiuto dai nazifascisti in fuga da Roma il 4 giugno del ’44
Anche Libero De Angelis , militava nell’organizzazione clandestina socialista, quelle che divennero le formazioni Matteotti e si sa che entrò a far parte dell’OSS ( Office of Strategic Service), il servizio segreto che agiva per conto degli americani. Nel 1945 alla famiglia De Angelis, infatti, fu fatto pervenire un certificato di apprezzamento dell’OSS per i servizi resi all’esercito degli Stati Uniti d’America nella lotta per la liberazione d’Italia.
Alla cerimonia, organizzata da Mirella Arcidiacono, erano presenti Ernesto Nassi consulente alla Memoria dell’VIII municipio, Giulio Natalini con un gruppo di socialisti del quartiere e Adelio Canali, che ha rilasciato una viva testimonianza di quel 4 giugno 1944 alla Garbatella. In rappresentanza dell’VIII Municipio l’Assessora alla Memoria Michela Cicculli.
Il SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 28 maggio 2020.
A due settimane di distanza dall’ultima rilevazione segnalata da Cara Garbatella (14 maggio), i dati parlano di +8 casi (98 il 14 maggio, 106 oggi) nell’VIII Municipio con un tasso di incidenza di circa 8 malati, dato che aumenta, ogni 10mila abitanti.
Tenendo a mente il dato di positivi totali nella capitale, 2885 (+215), notiamo che continuano a rimanere invariati sia il primato del Municipio VII della capitale, con il numero maggiore di casi (313) sia quello del II Municipio con l’incidenza maggiore (12,5 casi ogni 10mila abitanti).
A Garbatella sono presenti 46 (+4) casi, 27 (+2) a Tormarancia, del tutto invariata rimane la situazione a Navigatori, che rimane a 5 casi, e a Valco San Paolo con 7, con un’incidenza massima nel Municipio che diventa oggi quella di Garbatella, con 10 casi e mezzo ogni 10mila abitanti.
Per quanto riguarda Grotta Perfetta, alla data del 28 maggio si attesta a 15 casi (+2) con un tasso di incidenza che passa da 8.39 a 9.68.
La scienza è un elemento sempre più presente nel dibattito pubblico. Lo si vede in questi giorni, così dominati dal tema del Coronavirus, e lo si vede con la discussione sui media e sui social network di argomenti fondamentali per il futuro dell’umanità come la questione dell’energia e dei cambiamenti climatici, la sicurezza alimentare, le nanotecnologie, la biomedicina.
Creare conoscenza e comprensione attraverso la scienza permette di trovare soluzioni diffuse e condivise alle difficili sfide economiche, sociali, sanitarie e ambientali odierne in chiave ecosostenibile ed innovativa.
La ricerca sull’Antropocene
In quest’ambito si muove la ricerca del Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi di Roma Tre, ubicato del Municipio Roma VIII. Diretto dal prof. Marco Alberto Bologna, il Dipartimento è stato insignito dal MIUR del riconoscimento di Dipartimento di Eccellenza per un progetto sull’Antropocene, ossia sullo studio dell’impatto dell’azione umana sull’ambiente e la salute, che prevede un finanziamento di 8,7 milioni di euro per il quinquennio 2018-2022.
Un risultato ottenuto grazie all’integrazione delle diverse discipline scientifiche sulle quali, nel 2013, il Dipartimento è stato costituito (Biologia, Chimica, Fisica della Materia e Scienze della Terra) e il cui obiettivo è di affrontare con dieci linee di ricerca temi quali: i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, il depauperamento delle risorse naturali ed ecosistemiche, i rischi per la sicurezza ambientale ed alimentare e la salute dei cittadini con l’immissione di inquinanti fisici e chimici. Aspetti che richiedono interventi mirati e immediati, così come indicato dai 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, definita dall’ONU.
Alla scoperta del Dipartimento di Scienze con lo youtuber Giacomo Sisca
Giacomo Sisca, ventenne, youtuber, personalità web e soprattutto uno dei maggiori talenti del videomaking italiano ha raccontato il Dipartimento di Scienze attraverso due video. Nel primo si va alla scoperta dei corsi di laurea in Scienze Biologiche e in Scienze Geologiche, nel secondo dei corsi di laurea in Scienze e Culture Enogastronomiche e in Ottica ed Optometria. Il punto di vista adottato è quello di chi ha fatto la maturità, vuole iscriversi all’università ma è pieno di dubbi.
Il 9 giugno, dalle 11.00 alle 12.00, il Dipartimento presenterà la sua offerta formativa per l’anno accademico 2020/2021 durante l’iniziativa “Orientarsi a Roma Tre. Online”, che si svolgerà in diretta streaming dal 9 all’11 giugno. Qui il link di iscrizione all’evento: http://www.uniroma3.it/iscrizione-open-day/.
Tutti noi, durante questi ultimi tre mesi in quarantena, siamo stati costretti a trovarci faccia a faccia con lei: la nostra folta chioma incolta. E così, attrezzati di forbici, rasoi, pettini e spazzole abbiamo tentato di rimediare con tagli che lasciano un pò a desiderare. Da lunedì però, cari capelloni, l’incubo delle acconciature finirà e potremo tornare tutti dal parrucchiere. Ma, siamo sicuri proprio tutti?
Il Virus, oltre a dei capelli orribili, ha portato anche un’ondata di tante altre situazioni a dir poco disastranti. Tra cui, senza dubbio, la crisi economica. Per molte famiglie infatti, quello che prima era un semplice taglio di capelli, oggi può essere uno sforzo troppo grande a cui dover rinunciare.
Eppure, c’è chi ci ha pensato a tutto questo. Sono i ragazzi del MC Store Barber shop in Via Attilio Ambrosini92/94, che hanno deciso di dedicare il loro giorno di riposo settimanale a tutti quei cittadini del nostro Municipio con un reddito basso, regalando un taglio di capelli o una bella sistemata alla barba. Loro sono Matteo, Edoardo, Simone, Daniele, Andrea e Mirko.
“Ci siamo lanciati in questo progetto per aiutare tutte quelle persone che hanno perso il lavoro a causa del Covid o erano in difficoltà già da prima ed hanno una situazione difficile a casa. Vogliamo sostenere tutti coloro che nel nostro Municipio hanno bisogno in questo momento”.
Un taglio al Covid: come richiederlo?
Il servizio verrà attivato entro pochi giorni all’interno del Municipio Solidale. La piattaforma online di informazioni e servizi che durante questo periodo di emergenza si è allargata sempre di più.
I cittadini che potranno usufruire del servizio Un Taglio al Covid dovranno avere un reddito annuo entro i 15.000 euro. Il Comune poi valuterà anche la soglia del disagio sociale prima di accettare la richiesta.
Un taglio al Covid: tutte le precauzioni anti-coronavirus
Ma attenzione, scatta la solidarietà a patto che si rispettino tutte le regole anti-coronavirus. Ma i ragazzi sono già pronti anche a questo. “Ci siamo muniti di tutto quello di cui c’è bisogno per ripartire. La sterilizzazione degli strumenti, l’attrezzatura monouso che avevamo già da prima, disinfettanti, e ovviamente la sanificazione del negozio”.
Infine ci tengono a spiegare: “Noi possiamo aiutare con il servizio estetico che è il nostro campo. Ma potremmo fare tutti qualcosa per il collettivo. Basterebbe che ognuno di noi, magari nel giorno libero, riuscisse a dare quel poco che basta per fare del bene a chi ne ha più bisogno. Con questa nostra iniziativa ci piacerebbe essere un faro per tutti quanti. Non solo per il quartiere, ci azzardiamo a dire per la città? Per il mondo? Forse chiediamo troppo, ma vogliamo essere un esempio”.
Mascherine si, mascherine no, ma quindi sono obbligatorie? E dove ne troviamo così tante? Nei giorni in cui il paese sta piano piano ripartendo, tra i tanti dubbi una sola cosa è certa: la mascherina serve. Si ma dove trovarla?
Mascherine per tutti
Innanzitutto, visto che dobbiamo proprio metterla, perché non farlo come si deve? Colorata, con i fiori, i super eroi, i cartoni animati, le note musicali, ce ne sono per tutti i gusti. E a crearle è una vera e propria esperta del mestiere. Antonella De Tomassi infatti, Presidente e insegnante dell’associazione Io Creo, si è ritrovata a cucire mascherine senza sosta. Tutte diverse e che finiscono per colorare i visi di bambini, genitori e ragazzi.
“In questo momento di infinita tristezza, per quello che stiamo vivendo, la creatività mi aiuta a vedere ancora di più il mondo a colori. Creare qualcosa che possa essere motivo di un sorriso è estremamente importante” ci racconta Antonella. “E visto che dare spazio alla fantasia è fondamentale, ci sono milioni di fantasie nelle nostre mascherine. Partendo da quelle floreali per arrivare alle magnifiche Batik. Cartoni e super eroi per i bambini e monocromatiche per i papà in giacca e cravatta”.
Come ordinare le mascherine
Le mascherine sono fatte su misura, ci spiega Antonella. Per acquistarle basta contattarla tramite msg whatsapp al 3355337889. Poi scegliete la stoffa che più vi piace ed al resto ci pensa lei. Ci tiene poi a precisare: “Le mie mascherine non sono un presidio medico-chirurgico, ma sono in tripla stoffa di cotone 100% ed hanno una tasca per inserire il filtro che ho disponibile”.
L’associazione “Io Creo”
Oggi la vediamo indaffarata sommersa dalle mascherine. Ma Antonella ha iniziato a giocare con l’uncinetto già all’età di 6 anni e non si è più separata da lui. Ha lavorato in varie aziende, partecipato a stage, fiere, pubblicato diversi articoli e riviste sulle sue creazioni. Fino a quando nel 2017 decide di aprire l’associazione Io Creo, che si trova in Via Gaspare Gozzi nel quartiere San Paolo.
Antonella ha deciso di aprire questa attività non solo per dare sfogo a tanta creatività ma soprattutto per trasmettere la sua passione agli altri. Grazie all’Associazione infatti, Antonella e le altre insegnanti portano avanti i loro corsi ognuna attraverso il proprio talento. Cucito creativo, sartoriale, tessitura di perline, pittura, fiori in porcellana. Si possono trovare corsi di ogni tipo e per tutte le età. Persino i più piccoli infatti possono esplorare la creatività con dei mini capolavori.
Il SERESMI, Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 14 maggio 2020.
A circa un mese di distanza dalla prima rilevazione segnalata da Cara Garbatella (17 aprile), i dati parlano di +29 casi (69 il 17 aprile, 98 alla data di ieri) nell’VIII Municipio con un tasso di incidenza di circa 7 malati e mezzo ogni 10mila abitanti.
Tenendo a mente il dato di positivi totali nella capitale, ieri 2.670, un mese fa ca (17 aprile, ricordiamo) 1.732, notiamo che continuano a rimanere invariati sia il primato del Municipio VII della capitale, con il numero maggiore di casi (299) sia quello del II Municipio con l’incidenza maggiore (11,76 casi ogni 10mila abitanti).
A Garbatella sono presenti 42 (+9) casi, 25 (+9) a Tormarancia, del tutto invariato a Navigatori, che rimane a 5 casi, mentre a Valco San Paolo si arriva a 7 casi (+3), con un’incidenza massima nel Municipio che è quella della zona Navigatori.
New entry per Cara Garbatella i dati di Grotta Perfetta, che alla data del 14 maggio, si attesta a 13 casi con un tasso di incidenza di 8.39.
Il SERESMI,Servizio Regionale per l’epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, ha aggiornato la mappa romana dei contagi Covid-19 al 27 aprile 2020.
A dieci giorni di distanza dalla prima rilevazione segnalata da Cara Garbatella (17 aprile), i dati parlano di 79 casi (+10) nell’VIII Municipio con un tasso di incidenza di cica sei malati ogni 10mila abitanti (un tasso di 6.03, in percentuale lo 0,06%). Tenendo a mente il dato di positivi totali nella capitale, oggi 2.202, dieci giorni fa 1.511, notiamo che il Municipio con il numero maggiore di casi (228) nella città è il VII, mentre l’incidenza maggiore si rileva nel secondo.
A Garbatella sono presenti 38 (+5) casi, 20 (+4) a Tormarancia, mentre sono rimasti invariati o semi invariati i dati di Navigatori, che rimane a 5, e di San Paolo, 5 (+1), con un’incidenza massima nel Municipio, proprio quella della zona Navigatori (9.68, ossia circa 9 casi su 10mila abitanti).
Era un ebreo polacco di 43 anni rimasto per anni tra gli otto martiri non identificati
Venerdì 24 marzo 1944, una data che resta nella memoria e nel cuore di tutti gli italiani ed in particolare dei romani. Quel giorno 335 esseri umani vennero barbaramente trucidati alle Fosse Ardeatine dalle SS naziste che occupavano Roma.
Stavolta non ci soffermiamo sulla storia di quell’eccidio che dovrebbe essere risaputa e conosciuta da tutti. I poveri resti di quelle persone oggi sono custoditi, come tutti sappiamo, nel Mausoleo di via Ardeatina.
327 di loro nel tempo sono stati identificati grazie a registri, testimonianze, reperti. Per otto invece non si è riusciti a abbinare i resti mortali ad un nome.
Quindi da un lato i nomi degli otto ultimi martiri non erano sconosciuti ma dall’altro non si sapeva a quale nome corrispondessero quelle ossa piuttosto che quelle altre.
Nei giorni scorsi grazie al lavoro del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti avviato nel 2010, con il supporto del RIS dell’Arma dei Carabinieri e del Laboratorio di Antropologia dell’Università di Firenze e con la collaborazione dell’Anfim (associazione familiari delle vittime) e della Comunità Ebraica si è avuta la certezza dell’appartenenza di resti umani non ancora identificati a Marian Reicher anche lui vittima dell’eccidio.
Marian Reicher era un ebreo polacco di 43 anni che venne arrestato a Roma e cadde vittima della rappresaglia tedesca.
Grazie alla comparazione del DNA di David Reicher, figlio di Marian, con i DNA dei resti senza nome si è finalmente riusciti ad abbinare resti e nome per un’altra persona e ora Marian Reicher riposa nel sacello 272.
Il Ministero della Difesa informa che passata l’emergenza della pandemia del coronavirus sarà organizzata una cerimonia al Mausoleo per onorare ufficialmente la ritrovata identità di Marian Reicher alla presenza del figlio David.
Lunedì 20 aprile intorno alle 20, dopo la giornata di pioggia, un platano di circa 20 metri di altezza e di diverse tonnellate di peso, è caduto in Via A. Pigafetta, quasi all’altezza del Centro Diagnostico. Una tragedia mancata perché per fortuna in quel momento non transitava nessuno, ma cinque auto parcheggiate sono state gravemente danneggiate. La strada è rimasta bloccata e sono intervenuti i Vigili del Fuoco e il Servizio Giardini del Comune per ripristinare la circolazione.
Ancora una volta la Natura ci tira le orecchie, a noi incapaci di ascoltarla, e ci rimprovera per la nostra disattenzione nei suoi confronti. Quanti alberi sono caduti a Roma quest’anno e negli anni passati? Quante persone hanno subito danni fisici o alle auto o alle proprie abitazioni? Quanti ancora ne dovranno cadere perché venga intrapreso un serio programma di manutenzione per evitare o anticipare la caduta di tronchi e rami?
Avere cura del patrimonio arboreo della città potrebbe essere un modo davvero giusto per celebrare realmente la Giornata della Terra che cade proprio questa settimana.
La pittrice ha il suo atelier davanti la fontana di Carlotta
L’identità passa anche attraverso i suoi luoghi: essi definiscono gli spazi del vivere civile, connotano le relazioni, la storia e le storie. I luoghi antropologici rendono peculiari, inoltre, la cultura e l’arte: “Garbatella ha una dimensione umana, storica e paesaggistica che è un piacere da vivere e da riportare su tela. Il suo essere un paese nella città, la sua tranquillità di vita e la sua serenità sociale, che tanto mi ricordano la Svizzera, sono diventati i soggetti della mia pittura” ci racconta Sandra Gianesini che da tre anni ha un atelier a piazza Ricoldo da Montecroce, di fronte alla fontana Carlotta.
Sandra Gianesini nasce in Svizzera nel 1978, dove riceve sin da bambina una solida educazione all’arte attraverso gli insegnamenti di suo padre, anche lui pittore. Nel 2000 si trasferisce a Roma, dove perfeziona le tecniche di pittura ad olio, acquerello e pastello, a studio e, soprattutto, “en plein air”. Collabora, inoltre, con diversi artisti italiani e stranieri. Le sue opere sono esposte in Svizzera, presso la “Galerie Avenue du Général Guisan 19”, a Sierre, dove è ospitata una mostra permanente e alla MAG (Montreux Art Gallery), e in gallerie d’arte in Italia.
In occasione del centenario del quartiere, ha lavorato ad una serie di dipinti e disegni che ritraggono diversi scorci della Garbatella. Un’anteprima è stata mostrata al pubblico in un’esposizione ad ottobre durante la Rome Art Week e a gennaio in una mostra personale in concomitanza dell’apertura dei festeggiamenti.
“Nonostante i suoi 100 anni, Garbatella è un quartiere dinamico e giovane – continua l’artista – per questo mi piace dare un tocco di colore ai lavori che la ritraggono, ma nello stesso tempo parlare di Garbatella evoca un’atmosfera sognante e ‘magica’per tale motivo uso anche la tecnica della luminescenza, attraverso la quale mescolo la polvere di marmo con dei pigmenti luminescenti che assorbono la luce del giorno, sia naturale sia artificiale, e la restituiscono di sera quando si spengono le lampade. L’effetto finale è quello di trovarsi una sera d’estate per i vicoli e i lotti del quartiere, sotto le stelle”.
A fine estate 2020 è prevista presso l’atelier della pittrice una mostra con tutti i lavori realizzati per il centenario.
Nonostante il caos sulle varie riaperture, c’è una luce per quanto riguarda l’agricoltura. In settimana infatti è stata firmata dalla Regione Lazio l’ordinanza che permette spostamenti a chi ha un proprio orto o allevamento di animali da cortile. C’è però una distinzione tra orti familiari e urbani o collettivi. Dunque, attenzione alle regole. Quali sono? Andiamo a vederle.
Gli orti familiari
Tutti ad aspettare che in quest’emergenza qualcosa si muova. Librerie? Prima si poi no. Negozi per bambini? Si ma a tanti negozianti non conviene. Ora è la volta degli agricoltori hobbisti. Questa volta però, la nuova ordinanza sembra essere stata apprezzata da tutti. Sia dalla Regione che dagli appassionati della coltivazione. È dunque possibile recarsi al proprio orto? Si, se si seguono le regole.
Le regole da seguire
Lo spostamento è previsto limitatamente agli interventi necessari alla tutela delle produzioni vegetali e degli animali da cortile allevati.
Lo spostamento verso il proprio terreno è previsto non più di una volta al giorno.
Un solo componente della famiglia può recarsi all’orto.
Gli orti urbani o collettivi
Per quanto riguarda gli orti urbani o collettivi il Comune ha emanato una disposizione con alcune regole, un pò più restrittive, da dover seguire. Vediamole insieme.
Le regole da seguire
Lo spostamento verso il proprio terreno è previsto per non più di tre volte a settimana.
Un solo componente della famiglia può recarsi all’orto.
Mantenere una distanza di 50 mq dalle altre persone.
È vietato l’accesso alle aree di socializzazione dell’Orto.
È vietato l’accesso ai coltivatori non autorizzati e al pubblico.
Come raggiungere l’orto
Altro quesito è come posso recarmi al terreno? Ogni orto urbano o collettivo è affidato ad un’associazione. Dunque il Presidente del circolo in questione dovrà inviare all’Ufficio Orti Urbani e alla Direzione Tecnica del Municipio di competenza territoriale la lista del coltivatori da Lui autorizzati. I controlli da parte della Polizia potrebbero essere effettuati anche all’ingresso dei vari terreni. Dunque, gli orticoltori dovranno portare con sé, oltre alla dichiarazione sostitutiva, anche la tessera associativa.
L’iniziativa di due classi della scuola media Moscati della Garbatella
C’è un regalo in più per le famiglie in difficoltà economiche e per gli anziani soli che in queste settimane stanno ricevendo a casa la spesa, perché non possono uscire : a Pasqua per loro c’è anche una poesia, un disegno o un pensiero realizzato da alcuni studenti della scuola media Moscati. Si tratta di due classi che per un giorno intero hanno fatto le loro video lezioni questa volta però dedicate al volontariato nel quartiere. Insieme all’assessora Francesca Vetrugno e alla vicepreside Margherita Venetucci c’erano anche in collegamento dei volontari, che insieme ad operatori del Comune stanno portando avanti l’attività del Municipio solidale: cibo, libri, farmaci a domicilio per chi non può uscire oppure non può acquistarli. Hanno spiegato ai ragazzi il valore e il significato di questa scelta in un momento così difficile come questo, l’aiuto che hanno deciso di dare per alleviare la solidarietà di molti abitanti del quartiere e dai ragazzi hanno ricevuto domande, curiosità e ringraziamenti. E alla fine anche le loro poesie e frasi che in questi giorni stanno arrivando in molte case.
Il prossimo Martedì, come programmato dal Municipio VIII, l’AMA procederà alla sanificazione e al lavaggio delle strade. Otto autobotti riverseranno in totale 80mila litri di acqua e detergente nei punti nevralgici del territorio municipale. In particolare, la pulizia si concentrerà dove insistono le attività essenziali individuate dai recenti Decreti del Presidente del Consiglio in merito all’emergenza Covid 19.
In dettaglio:
• Strade consolari
• Strade direttrici
• Strade con presenza di Stazioni FS, Stazioni Metro e Fermate
Autobus
• Strade con presenza di mercati, supermercati e ipermercati
• Strade con presenza di farmacie
• Strade con presenza di ospedali
Al seguente link l’aggiornamento dei luoghi dove verranno realizzati gli interventi:
La modalità sarà quella della irrorazione “a pioggia”, e non con getto, perché garantisce la minor sollevazione di polveri e micro depositi.
Il servizio sarà aggiuntivo rispetto allo sforzo già in atto per il lavaggio meccanizzato e lo spazzamento stradale, che si sta portando avanti con notevoli difficoltà per via degli scarsi mezzi a disposizione e del personale ridotto. Negli ultimi giorni sono state pulite: via Ostiense, via Barbana, via Pellegrino Matteucci, via Costantino, piazza Zoagli Mameli, via dei Georgofili, via Mantegna, via Belloni, via dei Conciatori. La pulizia delle strade è affiancata anche dalla sanificazione dei cassonetti, internamente ed esternamente, su tutto il territorio municipale.
Tra i 335 martiri del furore nazista, tre cittadini della Garbatella: i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli ed Enrico Mancini
Il 24 marzo di settantasei anni fa, a poche centinaia di metri dai confini del nostro quartiere, si consumava una delle pagine più tragiche della Resistenza romana: una strage nazista ordinata come rappresaglia all’attentato partigiano di Via Rasella, in cui il giorno prima avevano perso la vita 33 soldati tedeschi.
335 persone di vari ceti sociali, di tutte le età e anche un sacerdote venivano trucidate e gettate in una fossa comune, che altro non era che una vecchia cava di pozzolana vicino all’antica Via Ardeatina. Poi il crollo delle volte della cava, causato dall’esplosione di più cariche di dinamite, davano una ignobile sepoltura a quei corpi ammassati in quella fossa.
Nel libro “La terrazza sulla Garbatella” Adelio Canali, allora poco più che un ragazzo, ci racconta in maniera minuziosa il ricordo di quella sciagurata giornata: “Verso le 16 di quel pomeriggio un improvviso boato ci fece sobbalzare. Ormai eravamo abituati ai bombardamenti aerei, ma guardando in alto non si vedevano velivoli, tanto meno se ne udiva il consueto, sinistro rombo. Neanche il tempo di riprenderci che un secondo e terzo boato, molto più forte ci fecero voltare di scatto. Nei giorni successivi cominciarono a trapelare le prime notizie dell’eccidio e sui tentativi dei tedeschi di chiudere l’ingresso delle cave, prima col lavoro di giovani rastrellati, poi col brillamento di tre cariche di tritolo”. Tra le vittime, c’erano tre abitanti della Garbatella, colpevoli di aver avuto come valore della loro esistenza l’antifascismo e l’amore per la libertà: i fratelli Francesco e Giuseppe Cinelli ed Enrico Mancini.
Francesco e Giuseppe Cinelli, a destra Enrico Mancini
Quest’ultimo, dopo aver frequentato le elementari, aveva prematuramente lasciato lo studio per lavorare. Da apprendista falegname aveva mostrato grandi capacità fino a diventare un ricercato ebanista. Alla fine degli anni Venti il rifiuto di indossare la camicia nera gli costò l’incendio del suo laboratorio. Gli venne assegnata una casa di due stanze in Via Percoto, al Lotto 43 il terzo albergo davanti alla questura. Nel 1942 aderì al Partito d’azione e dall’8 settembre del 1943 prestò un’intensa attività in vari campi d’azione del fronte clandestino, in particolare in quello dei collegamenti tra Roma e l’esterno, all’interno del gruppo “Giustizia e Libertà”. Fu arrestato il 7 marzo del 1944, il giorno dei bombardamenti della Garbatella, nel suo ufficio al centro di Roma, dove svolgeva una nuova attività di commerciante di prodotti agricoli. Fu portato alla Pensione Oltremare vicino alla stazione Termini dove fu torturato dalla banda Koch e successivamente trasferito alla Pensione Iaccarino: due tristi luoghi di sofferenza gestiti da fascisti italiani.
Il 18 marzo fu rinchiuso nel terzo braccio di Regina Coeli in attesa di processo, dove riuscì a far pervenire alla famiglia un biglietto. Fu prelevato dal carcere il pomeriggio del 24 marzo e trasportato alle Fosse Ardeatine insieme ad altri detenuti, verso quell’ultimo e tremendo viaggio. Morì trucidato all’età di 47 anni, lasciando la moglie e sei figli. A lui, durante i festeggiamenti del Centenario, è stato dedicato un gigantesco murales sulla parete del lotto 9 che affaccia su piazza Bartolomeo Romano.
I Fratelli Cinelli abitavano originariamente al quartiere Salario, ma presto dovettero vendere casa a causa delle continue molestie e pressioni da parte dei fascisti. Agli inizi degli anni Trenta fu assegnata alla madre Ludovina una casa popolare alla Garbatella, in Via Antonio Rubino, presso piazza Sant’Eurosia.
Francesco era dipendente della Romana Gas. In quella realtà lavorativa molti operai erano coinvolti nella lotta per la liberazione di Roma.
Nelle officine della Romana Gas si costruivano quelli che venivano chiamati i “chiodi a tre punte”, destinati a squarciare i pneumatici degli automezzi delle truppe d’occupazione. Si fabbricavano ordigni rudimentali, tra l’altro anche quello usato nell’attentato di Via Rasella. Giuseppe Cinelli all’inizio seguì le orme del padre, che era un artigiano calzolaio. Dopo il trasferimento alla Garbatella cessò quest’attività, perché non gli venne concessa la licenza, in quanto era già conosciuto come un noto sovversivo. Riuscì ad entrare come facchino ai Mercati Generali: anche questa struttura lavorativa era piena di compagni antifascisti. Da prima socialista poi comunista Giuseppe ebbe un ruolo importante nella resistenza, presso il comando della Settima Brigata Garibaldi: era Ispettore organizzativo del II battaglione. Giuseppe, ormai latitante, tornò a dormire per una sera nella sua casa di Via Rubino insieme al fratello. Purtroppo questa scelta gli fu fatale. Catturati la sera del 22 marzo vengono torturati nella prigione delle S.S. in via Tasso e portati il 24 marzo nel devastante inferno delle Fosse Ardeatine.
A Giuseppe Cinelli, dopo il 4 giugno del 1944 all’indomani della liberazione di Roma, fu intitolata la sezione dei comunisti della Garbatella, la Villetta. A distanza di settantasei anni e gli inevitabili cambiamenti di nome delle strutture politiche all’interno della Villetta è rimasta l’intitolazione a Giuseppe Cinelli, fortemente voluta dai frequentatori della Villetta. Tutto questo per non dimenticare
Roma è un riassunto di storia dell’arte. Da dove cominciare a visitarla è impossibile da capire. Se però volete qualche consiglio su cosa vedere vicino Garbatella, ecco qualche consiglio.
Cosa vedere vicino Garbatella – I murales di Tor Marancia
Benvenuti nel quartiere popolare della Street Art. Siamo a Tor Marancia, quartiere a pochi passi dalla Garbatella. Vi basterà attraversare la Cristoforo Colombo per imbattervi in straordinari murales realizzati da 22 artisti internazionali.
Se pensate che sia stato facile per la Streeet Art sbarcare qui vi sbagliate di grosso. Immaginate le anziane signore di Viale Tor Marancia quando hanno iniziato a vedersi imbrattare i loro muri. <<A regazzì che stai a fa?>>. Non ci è voluto molto poi però per rendersi conto che da lì a poco sarebbe diventato il quartiere più colorato di Roma.
Cosa vedere vicino Garbatella – La Basilica di San Paolo
Passeggiate nel grande parco Schuster, in Via Ostiense. Fermatevi in un chioschetto, buttatevi sul grande prato o sedetevi su qualche panchina. Insomma fate un po’ voi tanto, da qualunque prospettiva sarete, potrete ammirare la Basilica di San Paolo fuori le Mura. 130 metri, larga 65 e alta 29 rappresenta la seconda delle quattro basiliche papali di Roma per grandezza. Però, considerando che vederla solo da fuori non rende l’idea, vi consigliamo di prenotare una visita all’interno della grande chiesa.
Cosa vedere vicino Garbatella – La Piramide Cestia
Dall’alto di questa piramide più di 20 secoli di storia ci guardano. Un monumento che, direte voi, cosa ci sta a fare vicino a Garbatella? La storia di questa piramide alta ben 36 metri è semplice. Tra il 18 e il 21 a.C. l’imperatore Gaio Cestio dichiarò di volere la sua tomba proprio come quella degli antichi Egizi. Si poteva dire di no ad un imperatore? Dubito. Così nacque la famosa Piramide Cestia. Molto semplice da raggiungere in quanto si trova proprio davanti la fermata Piramide della metro B. Vale veramente la pena vederla. Anche perché l’alternativa sarebbe un volo fino al Cairo, bello ma poco conveniente.
Cosa vedere vicino Garbatella – Il Gazometro
Difficile trovare una struttura curiosa come il Gazometro. Tubi d’acciaio incastrati l’uni agli altri che vanno a creare un enorme cilindro alto più di novanta metri. Per arrivarci bisogna recarsi nel quartiere Ostiense, in Via del Commercio. Oggi rappresenta uno dei simboli di Roma nonostante non sia più in funzione. Il Gazometro infatti serviva per immagazzinare il gas da utilizzare poi in usi domestici e illuminazione.
Cosa vedere vicino Garbatella – Terme di Caracalla
Vi siete mai chiesti come vivevano gli antichi romani? Be’ qui è il modo migliore per scoprirlo. Duemila anni di storia da ammirare. Le Terme di Caracalla, situate sulla via Appia, sono uno dei più grandi esempi della Roma imperiale. E’ ancora possibile vedere quelli che una volta erano gli spogliatoi, le sale da bagno, le palestre, le piscine. Insomma un vero e proprio tuffo nella storia.
Qualche spunto su cosa vedere vicino Garbatella ve lo abbiamo dato. Ora, serve altro per convincervi ad andare? Ovviamente, prima, fate un salto anche alla Garbatella. (Vedi Cosa vedere alla Garbatella)
Dopo il decreto governativo sul Coronavirus il Municipio VIII ha voluto mettere a disposizione dei cittadini una serie di servizi per tutti i cittadini. Quali? Andiamo a vederli insieme.
Per risolvere un’emergenza sanitaria improvvisa come questa, ognuno deve fare la propria parte. E il Municipio VIII non si tira indietro. “In un momento difficile per tutte e tutti noi, possiamo sentirci vicini anche a distanza”, sostiene il minisindaco Amedeo Ciaccheri. A tal fine è nata una piattaforma online di informazioni, servizi, messaggi di condivisione e lezioni per i ragazzi.
Si tratta dunque di un sostegno a tutti i cittadini, rivolto sia a chi ne voglia usufruire sia a quei commercianti i quali vogliano aderire. (Basta mandare una mail a info@municipio-solidale.it.)
Amedeo Ciaccheri presenta la campagna Il Municipio Solidale
Rimanere connessi. Questo è uno degli obiettivi del portale. Nel sito quindi è stato creato un numero a cui potersi rivolgere per supporto psicologico, lo 06 40060606. Attivo dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 dal lunedì al venerdì. Un servizio per lo più rivolto a quegli anziani che si trovano soli ad affrontare le lunghe giornate.
Municipio solidale è anche farmaci a domicilio. Qui infatti potrete trovare alcuni indirizzi di farmacie disposte a consegnarvi farmaci a casa. Da Garbatella a Montagnola fino a Roma70. Per ora sono undici le farmacie che dispongono di tale servizio.
In fondo si sa, nonostante l’emergenza che ci troviamo ad affrontare, rimaniamo pur sempre il paese della pasta e della pizza. E così si sono uniti tanti di coloro che lavorano nella ristorazione e nei supermercati per aiutare la loro clientela.
E per i più piccoli? Il municipio ha pensato anche a loro. In questo momento delicato in cui non si può frequentare la scuola è stata lanciata anche l’iniziativa “Scuola di Territorio”. Lezioni alternative, intrattenimento e piccole attività come fare un quadro senza pennelli o cucinare biscotti.
Liberare
Roma. Con questo nome parte dal Presidente dell’Ottavo municipio un progetto di
risveglio della sinistra, allargata e progressista, che guarda direttamente
alle prossime amministrative. A Roma si voterà tra un anno e mezzo e, se per ora Ciaccheri si schermisce e dice
che è troppo presto per fare nomi, è però evidente che lui sarà tra i protagonisti della politica romana in grado di
sfidare la destra e quel che rimane dei Cinque stelle dopo l’amministrazione
Raggi. Con il Movimento fondato da Grillo Ciaccheri è molto chiaro: “si può
aprire una interlocuzione con i Cinque stelle solo se si fanno i conti con la
chiusura dell’esperienza di Virginia Raggi”, ritenuta fallimentare. L’obiettivo
è di arrivare al Campidoglio con una giunta di centrosinistra, il più aperta
possibile alle realtà sociali e alle esperienze diffuse nel territorio. Il
minisindaco dell’VIII Municipio lo
definisce un progetto di ascolto, il cui nome è già un programma: Liberare
Roma. Si tratta di una struttura già organizzata (con pagine Facebook, un logo
con la figura di un bambino su uno sfondo multicolore, spillette e adesivi) con
un fitto programma di iniziative da
realizzare nei quindici municipi della
Capitale da qui alle elezioni del 2021. Saranno le primarie a scegliere chi sarà il candidato del
centrosinistra a Roma. Un recente sondaggio realizzato da un quotidiano
cittadino pone il presidente della Giunta del nostro municipio al terzo posto,
con il 9,1%, dopo Carlo Calenda e Roberto Morassut.
La campagna “Liberare Roma” punta a costruire una coalizione democratica e progressista che possa vincere per poter “riaprire spazi e ridare una speranza a questa città affaticata”. Sono queste le parole di Amedeo Ciaccheri intervistato da Cara Garbatella . “Sono contento di poter dare un contributo per questo progetto alternativo alla destra, che passi attraverso le primarie – dice Ciaccheri – non è una questione di nomi, prima di quelli bisogna mettere in campo un processo democratico”. E quello del minisindaco e della sua squadra è “una coalizione che vede nel Partito democratico il soggetto centrale, ma che comprenda anche tutte le esperienze, da quelle radicali a quelle più moderate, per prepararsi ad una sfida con la destra, che si dovrà vincere sia nel Paese che a Roma.
I Cinque stelle stanno affrontando una discussione interna che deve chiudersi con una scelta: se posizionarsi nel campo delle forze democratiche o mantenere l’ambiguità che in passato li ha caratterizzati nell’alleanza con i partiti sovranisti e populisti”.Per Amedeo Ciaccheri quindi il governo a Palazzo Chigi non apre direttamente le porte ad un’alleanza immediata con il Movimento di Grillo. Il progetto, a cui il presidente del Municipio sta lavorando, è quello che ha in mente anche Zingaretti quando parla di un partito nuovo, aperto nella società. “Nel Municipio – spiega ancora Ciaccheri – abbiamo provato a dare un contributo allo spirito che Zingaretti rappresenta bene: pur non essendo del Pd mi trovo a guidare una coalizione che tiene dentro tanti pezzi, da quelli organizzati come il Partito democratico, alle esperienze civiche, giovani e fresche, che rappresentano istanze radicali e sociali dei territori”. E se a Roma dovesse vincere un disegno di questa portata nel 2021, potrà essere un esempio positivo per le successive elezioni politiche.
Per chi
vincerà le elezioni a Roma ci sarà, tra l’altro, la grande sfida del prossimo
Giubileo del 2025. “Roma ha perso molte occasioni negli ultimi anni- conclude
Ciaccheri – che potevano essere un motore di sviluppo e di investimenti per
affrontare questo importante appuntamento, ma oggi è una città purtroppo distrutta
nella sua quotidianità. Roma dovrà innanzitutto
essere una città dell’accoglienza con un municipalismo diffuso, con l’obiettivo
di confrontarsi al livello più alto con capitali come Berlino, Londra e Madrid.”
Auspicabile una regolamentazione sugli edifici di pregio architettonico
di Giorgio Guidoni
“Pronto?”
“Pronto, alla TV non se vedono più i canali” “Da quando?” “Da ieri pomeriggio.
Prima se vedeva Primo, Secondo, Terzo, Rete Quattro, Canale Cinque, Italia Uno,
La Sette, Otto, Nove…” “Va beh, basta così, non dirne più, ho capito” “Quando
vieni ad aggiustarla?” “Ma’, vengo più tardi, nel pomeriggio.” “Bene, grazie
tanto, bellodemamma”. Mi fa sempre sorridere quando mi chiama così. Nel
pomeriggio arrivo a casa di mia madre, abita al terzo piano di uno dei lotti
più belli della Garbatella, prendo le chiavi della terrazza, che si trova al
piano subito sopra, salgo su. Due rampe di scale, cento ricordi. La terrazza
condominiale è sempre stata uno spazio particolare. Era simbolo e luogo di
sole, di aria, di luce, di libertà. Spesso nelle riunioni domenicali tutta la
famiglia andava su in terrazza per la foto ricordo, poi si restava a parlare, a
respirare un’aria diversa, mentre i bambini scorrazzavano felici in lungo e in
largo. Click, clack, apro la porta, l’impatto è immediato e traumatico: una
sfilza di antenne e parabole satellitari occupano tutti i pali portanti dei
fili per stendere, la vista del panorama è compromessa, bisogna intrufolarsi
tra gli spazi liberi per dare un’occhiata ai palazzi adiacenti e anche di
fronte lo spettacolo non muta.
Arrivo
all’antenna di mia madre e scopro che il suo cavo è stato staccato ed è stato
occupato da un altro cavo proveniente dall’appartamento al secondo piano,
proprio quello sotto di lei. Per fortuna abbiamo un doppio miscelatore
inutilizzato, ricollego il cavo dell’antenna di mia madre e lascio collegato
anche il cavo intruso dell’usurpatore. Torno giù da mia madre che, tutta felice,
sta nuovamente guardando i suoi programmi preferiti, a ottantacinque anni
suonati la televisione è una grande compagnia. Missione compiuta, la saluto, ma
prima passerò al secondo piano per le dovute spiegazioni: perché collegare
l’antenna del proprio televisore ad un’altra senza nemmeno informarsi e
chiedere il permesso? Perché comportarsi in un modo inurbano in questa società
così pregna di amore e rispetto per il prossimo? Eccomi di fronte alla porta
del condomino del secondo piano, inspiro bene, non conosco chi ci abita, hanno
traslocato recentemente. Driiin. Driiin. Non si percepiscono rumori all’interno
della casa. Nessuno viene ad aprire. Forse è meglio così, non mi piace
discutere, riproverò la prossima volta. Decido di fare una passeggiata per il
quartiere e guardare in alto incuriosito dalle antenne. Camminando con il naso
all’insù, purtroppo vedo che moltissime palazzine sono deturpate da antenne,
parabole satellitari e cavi che scendono direttamente dalla facciata.
Mi
torna in mente il tipo del secondo piano, l’usurpatore di antenne altrui. In
fondo il suo è stato un tentativo di razionalizzare le antenne sul terrazzo,
una sorta di antenna centralizzata in due. Un piccolo passo spontaneo per
arrivare a diminuire il numero delle antenne. Ci vorrebbero delle azioni
concrete e regolamentate per la centralizzazione delle antenne e la liberazione
dei tetti dalle brutture arrugginite e forse anche inutilizzate. Nel 2015 c’era
stata a Roma un’ordinanza che elargiva incentivi per quei condomini che investivano
nelle antenne centralizzate praticamente finanziando i costi per i nuovi
impianti. Purtroppo questa delibera è scaduta a fine 2017 e non è stata più
rinnovata. Tra l’atro il problema non è circoscritto alla Garbatella ma è
presente in tutta Roma. Provate a spostarvi dal Pincetto al Pincio, dalla
scalinata di Carlotta alla scalinata di Trinità dei Monti, da via Caffaro a via
Cavour e vedrete che la sostanza non cambia: antenne, parabole, fili che
scendono in casa direttamente dalle facciate, split di condizionatori a bella
vista. La mia passeggiata volge al termine, sono arrivato a piazza Brin a
gustarmi la bella vista e il tramonto. Mi fermo a osservare la prima pietra
posata dal Re il 18 febbraio 1920, tra poco compie cento anni. La scritta è in ottimo
stato. Entro nel passaggio che porta a via della Garbatella e noto all’interno
dell’arco accanto un piccolo graffito sotto lo stucco. Lo libero un po’ dalla
polvere, sembra una scritta molto antica. Gratto via i residui e finalmente
riesco a leggere, a malapena: “Quant’è bello barocchetto, deturpato tuttavia,
chi vuol esser lieto sia, niente antenne sopra il tetto.”
IL FILM DOCUMENTARIO REALIZZATO DALL’ASSOCIAZIONE CONTROCHIAVE
Di Paola BORGHESI
Nonostante siano trascorsi oltre 70 anni dalla data della prima vera emancipazione delle donne, il diritto al voto (era il 1946), tanti ancora sono i condizionamenti che in modi e misure diverse il genere femminile si trova a subire nell’espressione delle sue capacità. A tutt’oggi si può dire che per lo più le donne sono costrette ancora ad agire da “clandestine” nella vita di tutti i giorni, per arrivare quasi in incognito a far valere la loro creatività.
Il progetto “Clandestine” di Maria Pia Orlandini (Making of), realizzato dall’Associazione Controchiave, si propone “di renderne visibili idee e talenti per offrire alle nuove generazioni esempi di passione e determinazione, per esaltare l’identità di genere attraverso la creatività, costruendo certezze e valori che facciano muro contro la violenza.
” Il Progetto è rivolto a ragazze e ragazzi delle Scuole Superiori e delle Università, per stimolare in particolare la produzione culturale delle donne come antidoto alla discriminazione e si concretizza nella realizzazione non solo di un film documentario, ma anche di mostre e di laboratori didattici sulla creatività, nelle Scuole e Università.
Il film documentario dal titolo Clandestine, l’altra Italia dell’arte, della durata di 60 minuti, offre le esperienze di otto donne impegnate nel campo della cultura e dell’arte e ne racconta, con il linguaggio del quotidiano, passioni, difficoltà, ambizioni, traguardi e sconfitte.
“Clandestine è un film su una meravigliosa invisibilità”, come sottolinea Maria Paola Orlandini, la ideatrice del progetto. Racconta di storie di dimensioni al femminile, storie che sono spesso trascurate, ma che costituiscono quell’embrione di socialità che oggi siamo chiamati a rivalorizzare. Il film restituisce piena cittadinanza a tutte quelle apparenti forme di clandestinità femminile, che troppo spesso pervadono le nostre dinamiche sociali.
Il film è stato presentato a palazzo Madama il 21 gennaio 2020, raccogliendo il favore della Senatrice Fedeli, della Vice Presidente del Senato Rossomando, della Ministra per le pari opportunità e la famiglia Bonetti, della Vice Ministra dell’Istruzione Ascani, della Sottosegretaria al ministero Beni e attività culturali Bonaccorsi e di tutti coloro che hanno assistito all’evento.
Un grazie da tutte le figure Istituzionali è stato indirizzato all’unico uomo presente al tavolo, Guido Rossi, Presidente dell’Associazione Controchiave, che ha realizzato il progetto ed è intervenuto per spiegarne l’articolazione.
Presto il film sarà divulgato nelle Scuole Secondarie e nelle Università, dove verranno altresì realizzate mostre di opere delle protagoniste e della documentazione fotografica e della loro attività artistica. Infine, a completamento del progetto, l’Associazione Controchiave gestirà la realizzazione di “Ateliers di parità sentimentale” in cui, una squadra composta da tre operatori, tra i quali una psicologa, lavorerà con ragazze e ragazzi per utilizzare i linguaggi di musica, teatro e movimento nel riconoscimento e la sensibilizzazione della parità di genere.
Un primo
laboratorio si è già tenuto presso l’Istituto Confalonieri De Chirico (zona S.
Paolo), con grande coinvolgimento non solo dei ragazzi che hanno partecipato
al progetto, ma anche di tutti gli studenti dell’Istituto che hanno visitato
la mostra e potuto vedere il film.
FUORI USO DA ANNI SCALE MOBILI, TAPIS-ROULANT E ASCENSORI
di Stefano BAIOCCHI
“Impianto fermo per manutenzione, ci scusiamo per il momentaneo disagio”.
Recita così, il cartello appeso a ridosso di una scala mobile. Una delle tante, che aiutano i passeggeri – o perlomeno dovrebbero farlo — a spostarsi con comodità nei meandri della Stazione Ostiense. Si dice spesso che il terminal ferroviario di una città sia un po’ come un biglietto da visita. Lo stato di salute della Stazione Ostiense, anzi di Roma Ostiense, non è che raffiguri al meglio la Città Eterna; anzi, potremmo dire che rappresenta in parte lo stato di attuale degrado della Capitale.
Edificata in occasione della visita di Hitler a Mussolini nel 1938, e inaugurata ufficialmente il 28 ottobre del 1940, il complesso della Stazione è andato incontro a diverse ristrutturazioni (la più evidente fu quella legata ai Mondiali del 1990) e ad alcuni interventi che però non ne hanno intaccata la struttura originaria. Le ultime novità hanno visto nel 2010 il definitivo trasferimento a Roma Termini da parte di Italo-Nuovo Trasporto Viaggiatori, e nel 2012 l’arrivo – in quello che trent’anni fa doveva essere l’Air Terminal – di Eataly e poi di Ikea.
La scala mobile che da Via Pellegrino Matteucci e dal Piazzale 12 ottobre 1492 consente l’accesso in Stazione, è ferma da almeno due anni, per manutenzione dice naturalmente il cartello. Talvolta anche l’ascensore attiguo è fuori servizio, ciò comporta che per una persona con disabilità è letteralmente impossibile prendere il treno.
E succede talvolta che sia fuori servizio — oltre all’ascensore — anche la scala mobile che permette la salita verso Via Pellegrino Matteucci. Allora se si ha una valigia al seguito, cosa tutt’altro che improbabile quando si viaggia in treno, sono dolori. Gli ascensori che dal sotterraneo conducono ai marciapiedi dei binari sono tutti perfettamente funzionanti, mentre da diversi mesi, entrambe le scale mobili che consentono l’accesso ai binari 14 e 15 sono fuori servizio ed è necessario usare la scala a gradini o l’ascensore. Delle quattro scale mobili che invece collegano il sotterraneo al primo binario, ne funzionano soltanto due, una per la discesa e una per la salita.
Al 6 febbraio dei quattro tapis- roulant ne funzionava uno soltanto; il primo di destra, quello che conduce verso la fermata Piramide della metro linea B, è fuori uso da almeno due anni. Alcuni passeggeri ci hanno riferito che a memoria non ricordano l’ultima volta che l’hanno visto in funzione.
L’accesso alla metropolitana non sempre è sorvegliato, tanto che non è così infrequente notare quante persone accedano alla fermata, o si rechino alla Roma Lido, scavalcando il tornello. Il gabbiotto dell’Atac, nonostante che all’interno ci sia un monitor acceso, è deserto (ci siamo passati sei volte davanti nell’arco di otto ore) mentre delle due biglietterie automatiche ne funziona una soltanto. Su una di queste qualcuno ha lasciato un foglietto di carta appiccicato con lo scotch in cui con una biro è stato scritto “Fuori servizio, out of order”… Un inno alla sciatteria.
Di fianco, mette tristezza anche l’edicola dismessa nelle cui vetrine polverose emergono un paio di Playboy e alcune riviste della Lazio nella cui copertina spicca Vladimir Pektovič. L’unica sorveglianza che abbiamo notato è composta da un carabiniere e da un terzetto di militari dell’esercito, con dei fucili mitragliatori in evidenza, che sosta in prossimità della zona ristoro, all’imbocco del tunnel che porta alla metropolitana.
Una buona notizia è stata la pulitura completa dell’uscita di sicurezza che dalla metropolitana consente lo sbocco su Piazzale dei Partigiani, bonificata da sudiciume, bottiglie e siringhe. Dovrebbe essere però un’uscita di sicurezza, come recita l’insegna di colore rosso, e quindi essere utilizzata in caso di estrema necessità, tuttavia le porte spalancate ne suggeriscono un diverso impiego. A nostro avviso è migliorata sensibilmente anche la situazione generale della pulizia dei marciapiedi e delle aree interne della Stazione, mentre sono in fase di ultimazione i lavori sul Piazzale dei Partigiani dove sono state rimosse di recente le impalcature.
Il filmato di Edoardo Valeriani verrà proiettata l’8 marzo al teatro di piazza Vallauri
Di Giancarlo Proietti
Il posto di un prete è ovunque: tra la gente, a scuola, per strada, all’oratorio.
E lui era così. Padre Guido, chi ha avuto la fortuna di conoscerlo lo sa, è stato accanto ad intere generazioni. I ragazzini della Garbatella, alcuni ormai padri di quei figli anche loro cresciuti con lui, porteranno sempre con sè qualche ricordo di quel prete straordinario. A volte però i ricordi non bastano. Sono come pagine di un libro di cui gli altri possono solo leggere il titolo. Come fare allora per condividere veramente quei racconti?
Un’idea l’ha avuta Edoardo Valeriani. Ventotto anni, cresciuto all’oratorio di San Filippo Neri, con alle spalle un’esperienza teatrale da attore. Dopo aver frequentato un corso di recitazione e regia presso l’accademia Cinematografica “Professione artista” ha voluto mettere a disposizione questa sua esperienza professionale per ricordare Padre Guido.
Con l’aiuto della comunità parrocchiale e l’istituto Cesare Baronio ha pensato di realizzare un cortometraggio, che ripercorre le tappe più importanti della vita di padre Guido. Il filmato, dal titolo “Padre nostro che sei tra noi”, sarà proiettato al teatro Vincenzo Altamura di Piazza Vallauri domenica 8 marzo alle ore 17,00.
Padre Guido sarà interpretato dallo stesso Edoardo. Il giovane regista, nato e cresciuto alla Garbatella, ci ha raccontato di aver studiato e letto i diari, le lettere e la corrispondenza tra il religioso e sua madre nei primi anni del sacerdozio e come tutto ciò lo abbia aiutato ad interpretarne la figura. Il filmato è stato girato in bianco e nero, proprio per evidenziare il ricordo e la memoria.
L’obiettivo di questo lavoro, sia per il regista ma anche per i sacerdoti della parrocchia, è quello di tenere alto il ricordo e l’insegnamento soprattutto per le nuove generazioni, che poco hanno conosciuto l’enorme lavoro svolto dal sacerdote per la sua comunità.
Gli attori di questo cortometraggio oltre a Edoardo, saranno i ragazzi dell’oratorio e gli alunni della scuola Cesare Baronio. Le musiche sono di Renato Di Benedetto, anch’egli nato e cresciuto alla Garbatella.
Quindi appuntamento per tutti l’8 marzo. Una data casuale? Forse no, se ricordiamo bene è proprio il giorno del compleanno di Padre Guido.
L’iniziativa dell’associazionie Muri Sicuri prevista per il 7 e 8 marzo
di Ilaria PROIETTI MERCURI
Ancora una volta, di fronte a terremoti e paesi che franano, c’è per fortuna chi non si tira indietro e come può ci mette un rimedio, anzi, addirittura un muro. Il 7 e 8 Marzo arriva infatti la IV edizione della manifestazione Muri Sicuri. L’iniziativa che organizza itinerari turistici e poi devolve l’intero ricavato a quei paesi, che sono stati distrutti nel terremoto del 2009.
Quest’anno a ospitare il progetto sarò proprio la Garbatella. In occasione del centenario, infatti, il 7 e 8 Marzo dalle ore 10:00 alle ore 17:00 cento guide professioniste si trasformeranno in ambasciatori dell’anima più originale e creativa della città, conducendo il pubblico alla scoperta dell’arte di strada e soprattutto della storia del quartiere Garbatella. Il ricavato andrà a Prato d’Ansidonia, frazione dell’Aquila. Il tutto reso possibile anche grazie alla partecipazione dell’VIII Municipio e di Palazzo Merulana.
Muri Sicuri vuole
ricordarci ancora una volta l’importanza della solidarietà nei confronti di chi
ha perso ogni cosa, sia in termini personali che di patrimonio artistico. Gli
anni precedenti sono già stati raccolti 5.780 euro nella prima edizione, 10.700
durante la seconda e 13.745 nella terza. Be’ per la quarta, si spera ancora di
più.
Lo spirito della
manifestazione è quello di dipingere un muro, per curarne cento. Tra i
protagonisti dell’evento infatti non
possono mancare loro, gli artisti.
Luis Gomez de Teran,
nato a Caracas nell’80, dopo aver dipinto i muri di varie città europee e non
solo, ha deciso di venire a Roma. La
particolarità delle sue opere sta nel buio, perché come dice lui, di notte
tutto è più bello che di giorno. Una passione che si porta dietro fin da
piccolo, quando le feste e i passatempi degli altri coetanei lo annoiavano,
l’emozione dei graffiti gli dava tutt’altro che noia.
Altro personaggio è
Diamond, romano nato nel ’77. Diamond è
infatti già conosciuto nel quartiere Tor Marancia. Tra i murales di Shangai c’è
una delle sue opere in stile art decò, che cita Hic Shunt Adamantes (qui ci sono
i diamanti). Una frase che ricorda non solo il suo nome ma anche il brillare
del murales al sole. Diamond, come molti altri artisti, era partito dalla
totale illegalità dei suoi murales fino a rendere il suo modo di esprimersi un
vero e proprio mestiere.
Infine Flavio
Carbonaro, in arte Solo. Classe ’82 è un artista romano amante della Pop Art. I
suoi murales raffigurano principalmente supereroi, che non lasciano dubbi sul
tipo di battaglie contro cui vuole combattere l’artista. Per citarne uno, il
murales della Wonder Woman incinta che si trova a Primavalle. Quale modo
migliore di rappresentare la forza delle ragazze madri che crescono i loro
figli?
Insomma,
gli artisti ci sono, le visite sono pronte, e quindi? Mancate solo voi, che per
prenotarvi basta un click sul sito www.murisicuri.it o mandare una mail a murisicuri@gmail.com.
Pochi giorni fa, dal Campidoglio al nostro Municipio, arrivavano queste parole: “Il 7 gennaio prende il via il nuovo servizio di ristorazione scolastica di Roma Capitale. L’Amministrazione ha garantito e tutelato la qualità del servizio”. Come è andata a finire nelle mense? Male. Infatti proprio ieri, con la riapertura delle scuole, il servizio della scolastica è andato in tilt in metà delle scuole del Municipio VIII.
Molti i genitori preoccupati. “Ho preso mio figlio a scuola alle 15 ed erano appena arrivati i panini. Neanche la mattina avevano mangiato nulla, sono stati tutta la giornata senza cibo”, racconta uno dei genitori.
Nel frattempo il Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri non ha perso tempo nel farsi sentire: “Parte malissimo la tanto sbandierata svolta voluta dal Campidoglio per le mense delle nostre scuole. Un altro ennesimo esempio di incapacità.” E conclude: “A pagare sono sempre gli stessi: Roma e i Romani. I nostri cittadini e la nostra città meritano rispetto e non di essere ogni giorno trattati così.
La risposta del Campidoglio
Il Campidoglio subito si difende, sostenendo che complessivamente il servizio mense è risultato regolare in tutto il resto del territorio, ad eccezione appunto, di alcuni casi segnalati nel Municipio VIII. Ma comunque gli uffici competenti hanno già avviato le indagini relative al servizio di ristorazione per i dovuti approfondimenti e far si che non accada più tale disagio.
Sono
pochi quelli della mia generazione che l’hanno visto correre “in diretta” e men
che meno quelli che aspettavano le sue fughe sul bordo d’una strada. Ancora
rare, sul finire degli anni ’50, le tivvù con le loro casalinghe Domeniche Sportive
in chiaroscuro. E sin troppo avaro, di quei tempi, il bilancio di casa per
permettersi trasferte da tifosi. Eppure se c’è un nome che rimanda indietro nel
tempo gli “under 70” come me è quello di Fausto Coppi. Non è il solo. Altri
eroi accompagnavano allora la fine dell’infanzia quando, tra i banchi di scuola
e i campetti arsi di periferia, le imprese delle nostre sfide quotidiane si
maritavano con il racconto delle gesta di qualche campione tramandate a voce alta
da adulti fomentati. E così, crescendo, toccavamo il pallone nelle infinite partite
di strada o d’oratorio, citando Ghiggia o Schiaffino o Selmosson mentre
lanciavamo cannonate a rete nel nome di Piedone Manfredini oppure tiravamo di
boxe parlando già di Cassius Clay che, all’epoca, il Muhammad Alì ancora non
c’era. Ma nelle corse in bicicletta, a dispetto dei tappi a corona, le lattine con
la faccia di Pambianco o Gimondi o Massignan, che mandavamo avanti a schicchere
nervose nei nostri giri d’Italia disegnati sull’asfalto, era tutto un inseguire
la gloria di quel Fausto Coppi quando ci capitava di spingere le leve della
bici in gare furiose all’ultima pedalata.
Dentro
casa del resto, dove in più famiglie si coabitava, la foto del mito era al di
sopra d’ogni discussione. Ce l’aveva messa il fratello di mia madre, lo zio
Pietro laziale e sempre un po’ fascista, ma stava bene anche a mio padre, ex
contadino e a modo suo comunista. Mio padre Armando, nato nella parte ciociara
di quella Terra di Lavoro che estendeva i propri mandamenti sul corso del Liri,
ci teneva a rivendicare l’amore per la sua Bianchi con cui aveva scorrazzato da
giovane per vie di campagna e che, diceva, l’aveva fedelmente aspettato al rientro
dalla prigionia d’Africa. Anche l’offesa bellica era un punto che lo legava al corridore
di Castellania e dunque, nonostante la politica, non c’era alcun derby biciclettaro
tra le mura domestiche e del resto solo una fede democristiana e pure un sacco
perbenista avrebbe mai fatto dire a qualcuno di casa o delle vicinanze che il
Bartali Gino era più forte e che pure Magni gli aveva già fatto mangiar la
polvere.
Tutto
questo lungo ricordo personale insomma è il primo effettaccio che mi fa l’avere
tra le mani un libro come Alfabeto Fausto Coppi edito per i tipi Ediciclo e da
poco rintracciabile sugli scaffali. L’hanno scritto correndo in coppia, come
s’usava al Trofeo Baracchi del secolo passato, Gino Cervi e Giovanni
Battistuzzi due ottime penne coadiuvate dalla matita picassiana del disegnatore
Riccardo Guasco e con la ragguardevole presenza, sulla ammiraglia della
squadra, d’una introduzione firmata Adriano Sofri capace di dare il proprio benefico
contributo di vitamine letterarie alla lunga corsa che fila per oltre trecento
pagine. Una nota in swing la mette anche un artista “casciavitt” di nome
Claudio Sanfilippo che con il suo Volo riprende in versi un articolo della Anna
Maria Ortese rapita dall’Airone celeste in una tappa di montagna. Non ci sono foto,
né in bianco e nero né a colori Agfa, che lo rincorrono sui tornanti delle Alpi
coi flash sparati in faccia alla fatica d’una tappa appena conclusa. Eppure gli
scatti di Breviglieri o Petrelli, la neve dello Stelvio con quel W FAUSTO a
caratteri cubitali o il duello con Robic sull’Alpe d’Huez oppure i 192
chilometri in solitaria alla Cuneo Pinerolo del ‘49 o la maglia iridata sul
podio di Lugano con la Giulia Occhini in Locatelli affianco, ci sono in questo
straordinario libro con un sacco di altre immagini. Ci sono infatti nelle
parole e nelle pagine, spesso “liberamente ispirate” a interviste e memorie
d’epoca, che i due autori rielaborano con grande capacità narrativa.
Questo
Alfabeto va dalla A di Airone alla Z di Zingaro passando per la F di Furto e la
Q di Quello là che è poi il modo con cui il piemontese schivo chiamava
l’esuberante rivale toscano quando non lo sopportava. Ed è un libro tutto da
leggere e godere. Un testo che percorre una felice epoca sportiva ma, assieme, racconto
di storia patria e di costume sociale, in grado di far capire e meglio d’altri
il clima non tutto epico di quell’Italia del dopoguerra, paese dai molti
contrasti e dalla doppia morale, dove ci stava che se eri adultero svelato e impenitente
rovina famiglie t’attendeva la scomunica pubblica e magari, ma solo per la
donna fedifraga, perfino la galera. In quell’Italia là appunto, ancora alla
vigilia del boom, lo scontro tra madonnari “ultrà della diccì” da un lato e
comunisti sfegatati per l’Urss dall’altro s’alimentava di match quotidiani passando
pure per lo sport delle due ruote dove era inevitabile che al cattolicissimo
Bartali portato in processione dalle parrocchie gli operai di Sesto o i
proletari delle zone rosse opponessero l’inquieto, fragile ma più forte, “Fostò”.
Ecco,
di tanti risvolti tratta questo dizionario illustrato chiamando perfino in
scena un inesauribile parterre di protagonisti:
Togliatti e De Gasperi con Pio XII, un giovanissimo Rivera e un Silvio Piola a
fine carriera, il fratello Serse e la mamma Angiolina, la Dama Bianca e la moglie
Bruna, Isa Barzizza e Rita Hayworth, il Biagio Cavanna col mago Pinella, banditi
come Sante Pollastri o il Bruno della “lìgera” e via scorrendo. E’ lungo più
d’un kolossal hollywoodiano l’elenco ma tra tanti un posto nei titoli di coda
lo prende anche un figlio della Garbatella di nome Marcello Spadolini. Il
racconto che lo cita si chiama Chiosco e nel titolo si riferisce al “baretto
della Sora Rosa” che sulla strada di Grottaferrata, di domenica 27 maggio 1945,
vede passare i pedalatori iscritti alla Coppa Salvioni. La corsa è aperta a
tutti e al via, “MotoVelodromo Appio ore 7 e 06” precisa svizzero il cronista
dell’epoca, si ritrovano in ventitrè tra professionisti accasati e irriducibili
indipendenti assieme ai puri dilettanti. C’è Bartali che corre su una Legnano
con la maglia della Ss Tempora Bettolle e c’è Coppi tesserato per la Sc Lazio
in sella alla Nulli, c’è la speranza di Torpignattara il dilettante Spartaco
Rosati prossimo protagonista al Gran Premio della Liberazione e c’è Elio Bertocchi
un prof in maglia giallorossa. Marcello Spadolini è il capofila degli
indipendenti, campione di tante corse minori, che con la maglia rossoverde della
MATER bici Pangrazi s’era già con onore sobbarcato in solitaria il Giro del ’40;
proprio quello vinto dal debuttante Coppi alla vigilia della disgraziatissima
entrata in guerra annunciata dal Benito mascellone al balcone di Piazza Venezia.
Oggi, con le macerie della sconfitta tutte sparse in giro, Marcello è sul
percorso che fila verso i Castelli e col campionissimo condivide i colori
laziali ma per lui l’asfalto bruciato spingendo sul 49×16 non è mica lo stesso.
E’ comunque lui, come da copione, a cercare di dare la scossa e a filare via sulla
salita di Grottaferrata in compagnia di Bertocchi. Ed è sempre lui a cercare di
spronare il giallorosso a giocarsela come un derby del cupolone. Nel racconto
di Cervi e Battistuzzi gli sforzi del nostro appaiono ormai inutili e già
risucchiati dall’azione di Coppi che sfrecciando davanti al Chiosco della Sora
Rosa, con tutti i Scaroccia padre e figli schierati a tifare, avrebbe poi battuto
tutti sul traguardo di Castelgandolfo. E “per una macchina” soprattutto Quello
là.
Spadolini
in quell’occasione finì quinto, pure dietro al Bertocchi, ma primo degli
indipendenti. La Coppa Salvioni di quel maggio del ’45 fu importante ed ebbe il
merito di sancire il rientro del campionissimo capace di smaltire con un
successo rinfrancante la ruggine d’una inattività prolungata. Nel libro il
campione del lotto 12, “l’uomo che fugge” come lo chiamavano all’epoca, corre
al fianco dell’Airone, “l’uomo solo al comando” non ancora “dio stordito dalla
sua forza”. E questo è pure un motivo in più per leggere e godere d’un Alfabeto
Fausto Coppi testo prezioso e forte dalla prima all’ultima pagina, dal primo
all’ultimo tornante.
[Il libro ALFABETO
FAUSTO COPPI scritto da Gino Cervi e Giovanni Battistuzzi sarà presentato alla
Fiera della piccola editoria “Più libri più liberi” e, in anteprima romana a
Casetta Rossa, ne parleranno assieme agli autori il giornalista Rai Stefano
Rizzato e Claudio D’Aguanno. Appuntamento venerdì 6 dicembre ore 18 a Casetta
Rossa in Via G. B. Magnaghi 14]
Claudio D’Aguanno
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