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Tag: Resistenza

Porta San Paolo: l’ultimo baluardo

[Municipium. Storia e Archeologia del nostro territorio. Rubrica a cura di Luca Canali]

Da Porta Ostiensis a Porta San Paolo

Come la Porta Appia, l’odierna Porta San Paolo è la meglio conservata della cinta aureliana. Da qui partiva la via Ostiense, che conduceva al porto di Ostia, da cui prendeva il nome, per poi essere cristianizzata in “Porta San Paolo” dovuto alla vicinanza della basilica dedicata all’Apostolo delle Genti.

Nella sua maestosità è possibile distinguere diverse fasi costruttive:

  • Prima fase: la porta presentava due ingressi, inquadrati da torri a pianta semicircolare
  • Seconda fase: nel periodo di Massenzio (306-312) vennero aggiunti due muri a tenaglia, con la controporta, anch’essa dotata di due fornici in travertino e vennero foderate le torri.
  • Terza fase: con l’imperatore Onorio (395-423), come nelle altre porte delle mura, i fornici di ingresso e della controporta vennero ridotti da due ad uno e le torri rialzate.

È qui che, durante la Guerra Greco-Gotica (535-553), il re ostrogoto Totila nell’autunno del 549, dopo aver posto sotto assedio Roma per la terza volta, riuscì a conquistarla grazie a un nuovo tradimento dei guardiani, che aprirono i battenti di Porta San Paolo al suo esercito.

Già dal V secolo e almeno fino al XV, come abbiamo già visto per Porta San Sebastiano, le porte aureliane erano concesse in appalto o vendute a privati per la riscossione del pedaggio per il relativo transito di merci e persone.

Granatieri a Porta San Paolo, foto tratta da “Trent’anni di vita italiana” di Pietro Caprioli

La Battaglia di Porta San Paolo

La sera del 9 settembre 1943, mentre le truppe tedesche marciavano sulla via Ostiense pronte ad occupare la Capitale, la 21ª Divisione fanteria “Granatieri di Sardegna” si spostò verso il centro, ingaggiando duri combattimenti alle Tre Fontane), attorno alla Collina dell’Esposizione (attuale quartiere EUR), al Forte Ostiense ed infine asserragliandosi a Porta San Paolo, che divenne un baluardo difensivo della Resistenza, protetta da barricate e carcasse di veicoli.

In aiuto dei granatieri accorsero numerosi civili armati alla meglio, i reparti della legione territoriale Carabinieri di Roma, il Reggimento Lancieri di Montebello, il I squadrone del Reggimento Genova Cavalleria, alcuni reparti della divisione Sassari, lo squadrone guidato dal tenente Maurizio Giglio e i paracadutisti del X Reggimento Arditi.

La Battaglia di Porta San Paolo ebbe inizio il 10 Settembre. A fianco dei granatieri trovò la morte Maurizio Cecati, diciassettenne, forse il primo caduto nella lotta di Liberazione.

Ai combattimenti partecipò il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini che si pose a capo di uno dei primi gruppi combattenti della Resistenza, anche utilizzando come munizioni delle pietre.

L’eroica difesa durò fino alle ore 17:00: l’accordo della resa di Roma era già stato firmato alle ore 16:00 dal generale Giorgio Carlo Calvi di Bergolo, mentre i combattimenti ancora infuriavano.

Museo via Ostiense

Il Museo della Via Ostiense

Realizzato nel 1954, il Museo della Via Ostiense conserva materiali provenienti dal territorio compreso tra Roma e Ostia. Vanno segnalati tre arcosoli, dipinti provenienti da una tomba del III secolo ritrovata presso la Basilica di San Paolo, numerosi calchi di iscrizioni e cippi funerari. Nella torre orientale vi sono resti di affreschi databili tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, decorazioni di una cappella della comunità bizantina. Ad oggi, purtroppo è chiuso al pubblico.

Per approfondire

  • Coarelli F., Guida Archeologica di Roma
  • Piscitelli E., Storia della resistenza romana
  • Roatta M., Memoria sulla difesa di Roma, relazione all’Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore Esercito, Brindisi, 18 gennaio 1944
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Al via le celebrazioni per la giornata dell’otto settembre, Mattarella a Porta San Paolo

Al via le celebrazioni legate alla giornata dell’otto settembre che anche quest’anno, in cui ricorre l’81° anniversario della Difesa di Roma dalla barbarie nazista, saranno ricche di appuntamenti e che si svolgeranno come sempre a Porta San Paolo, luogo sacro per la Resistenza e per l’Italia.
Si comincia al mattino con la cerimonia a cui parteciperà il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, al “Parco della Resistenza dell’8 settembre 1943”, successivamente è prevista un’altra cerimonia in piazza di Porta San Paolo.

Il Presidente Mattarella rende omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine

Le misure di sicurezza previste

Diverse le misure di sicurezza, previsti divieti di sosta, con rimozione, già dalla sera di sabato, su  viale della Piramide Cestia, tra piazzale Albania e piazzale di Porta San Paolo, ma soltanto direzione della Piramide.
Divieti di sosta anche in largo Manlio Gelsomini, in piazzale Ostiense in via del Campo Boario.  Nel corso delle celebrazioni non si escludono deviazioni, oltre che per il traffico, anche per le linee di bus che transitano nella zona.

Le iniziative nel territorio dell’VIII Municipio

Nel pomeriggio, invece, è in programma una pedalata nei luoghi della Resistenza dell’VIII Municipio. L’iniziativa è organizzata dalla Associazione Sportiva Dilettantistica Le Bici. L’appuntamento è alle 16:00 in Piazzale Caduti della Montagnola per raggiungere Piazzale Ostiense. Il percorso di circa 10 km è adatto anche ai bambini e toccherà diversi luoghi della memoria. Per iscriversi e per ulteriori informazioni basta mandare una mail a lebicidiroma@gmail.com. Domenica sera a partire dalle 20:00, sempre a Porta San Paolo, ci sarà lo spettacolo “Poeti e Poesie di Pace” nella scenografia ideata dall’architetto Cesare Esposito.
Infine, alle ore 21:00, sulla facciata della Piramide Cestia, in programma la proiezione del film documentario “Lussu”, film realizzato nel 2021 dal regista Fabio Segatori che sarà presente alla serata.
La pellicola racconta le vicende di Emilio Lussu eroe di guerra con 4 medaglie al valor militare e in seguito pacifista dopo aver assistito al massacro della Grande Guerra. La sua partecipazione al conflitto sarà raccontata nel suo libro di memorie Un anno sull’altopiano, tradotto in tutto il mondo.

La storia di Emilio Lussu

Dopo aver fondato il Partito Sardo d’Azione è eletto parlamentare diventando uno strenuo oppositore al fascismo che lo arresta e lo spedisce al confino, a Lipari.
Da qui scappa su una barca col suo amico Carlo Rosselli col quale fonda, a Parigi, la prima organizzazione antifascista: “Giustizia e Libertà”.
Partecipa quindi alla Guerra Civile Spagnola sul fronte antifranchista. Ricercato e braccato dall’OVRA anche oltralpe, Emilio Lussu vive tra Parigi, la Svizzera, il Portogallo e Marsiglia. Rientra in Italia dopo l’8 settembre, dove è ministro nei governi Parri e De Gasperi.
Il film è anche la storia di un grande amore: quello con Joyce Salvadori, compagna di una vita, anche lei partigiana, scrittrice e attivista per i diritti delle donne.

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“La fiera delle Falsità” presentato a Casetta rossa

 “La fiera delle Falsità” presentato a Casetta rossa

 

L’eccidio delle Fosse Ardeatine, tra memoria e falsità, continua a distanza di ottant’anni ad interrogare storici e cittadini. Su questi temi il 18 aprile è stato presentato a Casetta Rossa  La fiera delle falsità, edizioni Donzelli. Il libro è un dialogo tra Lutz Klinkhammer, Vicedirettore dell’Istituto storico germanico in Italia e Alessandro Portelli, uno dei padri fondatori della storia orale, già professore ordinario di Letteratura angloamericana all’Università degli studi di Roma ed autore de “L’Ordine è già stato eseguito”.

L’incontro introdotto da Maya Vetri, assessora alla cultura del Municipio VIII e coordinato da Annabella Gioia, membro del direttivo IRSIFAR,  ha approfondito molti aspetti della percezione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, cercando di evidenziare le tante mistificazioni che ancora oggi vengono diffuse e di indirizzare sul binario dell’onestà intellettuale il racconto dell’accaduto.

Memoria Collettiva

Il testo affronta il tema della distorsione della memoria collettiva sulla più grande strage patita dalla città di Roma il 24 marzo 1944. Una questione che è ancora in bilico tra la consapevolezza che la Resistenza fu un’opposizione inevitabile per liberare l’Italia dall’odiosa occupazione nazifascista e revisionismo storico da parte di coloro che non hanno fatto i conti con il passato e che tentano ancora oggi di mettere in discussione il valore fondante della lotta di liberazione. Tutti gli aspetti che hanno portato, a 80 anni dall’evento, a questa falsa percezione di ciò che avvenne, sono trattati nei capitoli del libro.

Bombardamenti “amici”

Uno dei temi toccati durante l’evento è stato quello dei bombardamenti “amici” da parte delle truppe alleate, che fu oggetto di una percezione erronea sia da parte di chi sganciava le bombe non conoscendo la situazione di Roma “Città Aperta”, sia da parte dei cittadini della Capitale che subivano il fuoco di chi doveva liberarli dall’occupante nazista.

Le forme della violenza

Altro tema trattato è stato quello delle forme della violenza usate. Una “violenza calda” fu quella perpetrata dalle milizie che si trovavano sul territorio, che in un primo momento volevano fucilare tutti i civili rastrellati nei paraggi di via Rasella. Una “violenza fredda”, decisa dagli apparati politici per instillare nell’opinione pubblica false credenze.

Memoria e Storia

La discussione si è poi orientata sul rapporto tra memoria, tipicamente il modo in cui le singole persone ricordano e interpretano gli eventi, e storia, che sinteticamente è un racconto degli eventi trascorsi basato su evidenze documentali.

Menzogne e propaganda

Successivamente si è parlato della menzogna propagandata a più riprese secondo la quale i partigiani sarebbero stati a conoscenza del fatto che alla loro azione sarebbe seguita una feroce rappresaglia,
accompagnata dall’ulteriore falso storico che i nazisti avrebbero affisso manifesti chiedendo ai partigiani responsabili dell’attentato di costituirsi.

Conclusioni

In conclusione, la mistificazione operata da membri del governo in carica in relazione ai componenti del battaglione Bozen (obiettivo dell’attentato di via Rasella) e le accuse mosse ai partigiani, propongono una narrazione finalizzata alla costruzione di una memoria collettiva basata su un falso storico.

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25 aprile: corteo per le strade dell’Ottavo Municipio (Servizio video)

È festa d’aprile! Per ricordare l’insurrezione vittoriosa delle formazioni partigiane e la definitiva Liberazione d’Italia dal nazifascismo, migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione per il 78° anniversario del 25 aprile 1945.

La giornata è iniziata con un omaggio istituzionale al mausoleo delle Fosse Ardeatine ed è proseguita a largo Bompiani dove è partito il corteo che ha visto l’ANPI sfilare in prima fila.

Il corteo ha attraversato i quartieri di Tor Marancia, Garbatella e Ostiense, fino a giungere a Porta San Paolo, tra i tanti partecipanti anche il segretario generale della CGIL Maurizio Landini.

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“Nata due volte”, alla Garbatella il film sulla storia di Settimia Spizzichino

La capitale si prepara alle celebrazioni della Festa della Liberazione. L’VIII Municipio sarà teatro di numerose iniziative che vedranno per tre giorni, dal 23 al 25 aprile, dibattiti, commemorazioni, spettacoli musicali e teatrali, proiezioni di film.
Un’anticipazione di questo ricco carnet ci sarà domenica 16 aprile al Millepiani Cooworking in via Nicolò Odero 13. Alle ore 18:00 è in programma la proiezione del film “Nata due volte, storia di Settimia, ebrea romana”.

La vicenda di Settimia Spizzichino

Settimia Spizzichino – alla cui memoria è dedicato il cavalcavia ferroviario della Circonvallazione Ostiense – è stata l’unica donna sopravvissuta al rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre del 1943.
Scomparsa il 3 luglio del 2000, nel corso degli anni è diventata una delle memorie storiche della Shoah italiana. Fu deportata insieme alla madre, due sorelle e una nipotina.
Dopo sei giorni di viaggio in un carro bestiame, Il 23 ottobre, nel campo Auschwitz-Birkenau iniziò la selezione dei deportati di Roma; mentre la madre e la sorella Ada con la bambina in braccio furono destinate direttamente alla camera a gas, Settimia con la sorella Giuditta finì nella fila degli abili al lavoro. Delle 47 donne rimaste dopo questa prima selezione, Settimia fu l’unica a tornare a casa. Sino alla sua morte ha vissuto alla Garbatella e alla sue compagne di prigionia ha poi dedicato il suo libro di memorie.

Gli ospiti della serata

All’iniziativa parteciperanno Antonio Parisella, presidente del museo storico della Liberazione di via Tasso e Maya Vetri, assessora alle politiche culturali dell’VIII Municipio. Sono previsti gli interventi di Miriam Spizzichino, nipote di Settimia e del regista del film Giandomenico Curi.
La serata sarà introdotta e coordinata da Micaela Procaccia.
L’VIII Municipio ha dato il proprio patrocinio all’iniziativa. L’ingresso è gratuito.

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“La Resistenza Dimenticata” incontro con gli autori (Sevizio video)

Sei partigiani, tre uomini e tre donne dimenticati dalla storia, ognuno con un vissuto differente ma uniti dalla volontà di lottare per la stessa grande causa: la libertà.

Luciano Lusana, Riziero Fantini, Anna Carrani, Raffaella Chiatti, Salvatore Petronari e Maria Baccante sono i protagonisti de La Resistenza Dimenticata, l’ultimo libro di Carlo Picozza e Gianni Rivolta, edito da Media & Books.

Il libro è stato presentato il 27 gennaio, al Millepiani Coworking alla Garbatella, in occasione della Giornata della Memoria. L’evento, promosso dall’VIII Municipio e dall’associazione Cara Garbatella, è stato introdotto da Amedeo Ciaccheri, presidente del Municipio e da Maya Vetri, assessora alle Politiche Culturali; sono intervenuti, inoltre, gli storici Mauro Canali e Simona Lunadei.

Gli autori, dopo anni di ricerche, approfondimenti e indagini, hanno dedicato un capitolo del volume a ciascuno di questi eroi dimenticati; allo scopo di esplorare a fondo la vicenda personale e politica di ognuno di loro.

Servizio video a cura di: Stefano BAIOCCHI & Giuliano MAROTTA

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“La Resistenza dimenticata”: il libro di Carlo Picozza e Gianni Rivolta

Sei partigiani dimenticati dalla storia, tre uomini e tre donne, ognuno con un vissuto diverso dall’altro ma uniti dalla volontà di lottare per la stessa grande causa, la libertà. Durante quei lunghi dieci mesi di occupazione tedesca a Roma, dall’8 settembre 1943 al 4 giugno del ’44, ebbero un ruolo cruciale nella Resistenza ai nazifascisti, compiendo azioni coraggiose che alcuni di loro pagarono con la vita. Tuttavia, sono caduti nell’oblio, dimenticati dalla storiografia resistenziale, non avendo mai ricevuto il giusto riconoscimento che il Paese gli doveva.

La presentazione al Millepiani Coworking

Sono loro i protagonisti del saggio “La Resistenza dimenticata”, scritto a quattro mani da Carlo Picozza, giornalista della Repubblica e il collega Gianni Rivolta, direttore di Cara Garbatella. Il libro verrà presentato venerdì 27 gennaio, Giorno della Memoria, alle ore 18,00 al Millepiani Coworking, in via Nicola Odero 13. L’evento, promosso dal Municipio VIII e dall’associazione Cara Garbatella, sarà introdotto da Amedeo Ciaccheri, presidente del Municipio e da Maya Vetri, assessora alle Politiche Culturali. Interverranno gli storici Mauro Canali e Simona Lunadei.

Gli autori, dopo anni di ricerche documentarie, hanno dedicato un capitolo a ciascuno degli eroi dimenticati per esplorare a fondo la vicenda personale e politica di queste figure considerate minori poiché, non appartenendo all’élite della partigianeria, sono rimaste incredibilmente fuori dal pantheon resistenziale. Si tratta di Luciano Lusana, capo del Servizio Informazioni del Partito Comunista clandestino, arrestato nel gennaio del ’44 e morto torturato nel carcere romano di via Tasso covo delle SS, Riziero Fantini, anarchico abruzzese fucilato al Forte Bravetta nel dicembre del ’43, Anna Carrani, operaia trasteverina della Manifattura Tabacchi di piazza Mastai, Raffaella Chiatti, infermiera della Garbatella, Salvatore Petronari detto l’Avvocatino dell’Ostiense per le sue doti nell’esortare gli operai ad opporsi ai nazifascisti e Maria Baccante, la partigiana più ricercata del Pigneto appartenente alla formazione Bandiera Rossa.

(“La Resistenza dimenticata” di C. Picozza e G. Rivolta, edizioni Media&Books)

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Al via il tesseramento Anpi Garbatella-Ostiense

In vista dell’apertura di una sezione

Strano a dirsi, ma nel Municipio che comprende anche Porta San Paolo, luogo simbolo della Resistenza romana, non esisteva ancora una sezione dell’Anpi, l’associazione nazionale Partigiani. Ora ci si sta pensando e soprattutto si inizia a fare il tesseramento tra gli abitanti del quartiere, una delle zone dove più forte è stata la lotta antifascista e dove ancora ora vivono due partigiani, Mario Di Maio e Gastone Malaguti. Ci sono varie idee e proposte di locali dove aprire prossimamente la sede dell’Anpi in Municipio, le regole anti Covid e la pandemia hanno un po’ rallentato le cose, ma ora almeno gli attivisti dell’associazione iniziano a raccogliere i futuri iscritti, e si pensa già a qualche iniziativa in vista dell’anniversario delle Fosse Ardeatine e del 25 aprile. Per chi volesse fare la tessera Anpi, e iscriversi alla sezione di Garbatella Ostiense deve per ora contattare su Facebook l’Anpi provinciale. Nel frattempo questa è la tessera 2021.

Di Anna Bredice

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Addio Angelina, staffetta partigiana

Se pure i bambini sono entrati nella Resistenza, allora il fascismo è proprio finito”. Lo disse il Commissario di polizia davanti a una sedicenne appena arrestata. Erano passati pochi giorni dall’eccidio delle Fosse Ardeatine  il 24 Marzo del’44 e Angelina, una giovane militante dei gap aveva organizzato una messa a Santa Maria Maggiore per uno dei tanti giovani uccisi. All’uscita della chiesa, insieme ad altri, aveva improvvisato un corteo. L’Ovra, la polizia politica segreta dell’Italia fascista, su indicazione di Kappler,comandante della Gestapo a Roma, intervenne bloccando il tentativo e arrestando i partecipanti. 

La sedicenne era Angelina de Lipsis, staffetta partigiana addetta al trasporto di armi nella città. Raccontò che negli spostamenti utilizzava sempre la bicicletta da uomo, finché il Comando tedesco ne vietò l’uso in tutta la città avendone capito il ruolo importante per la lotta antifascista romana. 

Nella foto Angelina De Lipsis con i partigiani Angelo Nazio e Sergio Lepri nel giorno della consegna delle Medaglie della Liberazione al Campidoglio

Angelina racconterà poi la sua storia di partigiana nel documentario del 2014 “Storie d’Aprile – Donne al Quadraro” di S. Miceli e K. Majenza del Centro Sperimentale di Cinematografia.

Finita la guerra sposò Dario Spallone, fratello di Mario medico di Togliatti, anche lui impegnato nella Resistenza romana, dividendo con la famiglia Spallone l’impegno politico e quella per la salute dei cittadini. In particolare Angelina si dedicherà all’affermazione per la parità delle donne,  a favore della sanità pubblica e  per i diritti del malato, dei deboli e delle fasce svantaggiate.

Angelina ci ha lasciato ieri nella sua casa di Tormarancia. Verrà seppellita nel Cimitero Acattolico.

Di Daniele Ranieri

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76 ANNI FA LA STRAGE DELLE FOSSE ARDEATINE

Tra i 335 martiri del furore nazista, tre cittadini della Garbatella: i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli ed Enrico Mancini

Il 24 marzo di settantasei anni fa, a poche centinaia di metri dai confini del nostro quartiere, si consumava una delle pagine più tragiche della Resistenza romana: una strage nazista ordinata come rappresaglia all’attentato partigiano di Via Rasella, in cui il giorno prima avevano perso la vita 33 soldati tedeschi.

335 persone di vari ceti sociali, di tutte le età e anche un sacerdote venivano trucidate e gettate in una fossa comune, che altro non era che una vecchia cava di pozzolana vicino all’antica Via Ardeatina. Poi il crollo delle volte della cava, causato dall’esplosione di più cariche di dinamite, davano una ignobile sepoltura a quei corpi ammassati in quella fossa.

Nel libro “La terrazza sulla Garbatella” Adelio Canali, allora poco più che un ragazzo, ci racconta in maniera minuziosa il ricordo di quella sciagurata giornata: “Verso le 16 di quel pomeriggio un improvviso boato ci fece sobbalzare. Ormai eravamo abituati ai bombardamenti aerei, ma guardando in alto non si vedevano velivoli, tanto meno se ne udiva il consueto, sinistro rombo.
Neanche il tempo di riprenderci che un secondo e terzo boato, molto più forte ci fecero voltare di scatto. Nei giorni successivi cominciarono a trapelare le prime notizie dell’eccidio e sui tentativi dei tedeschi di chiudere l’ingresso delle cave, prima col lavoro di giovani rastrellati, poi col brillamento di tre cariche di tritolo”. Tra le vittime, c’erano tre abitanti della Garbatella, colpevoli di aver avuto come valore della loro esistenza l’antifascismo e l’amore per la libertà: i fratelli Francesco e Giuseppe Cinelli ed Enrico Mancini.

Francesco e Giuseppe Cinelli, a destra Enrico Mancini

Quest’ultimo, dopo aver frequentato le elementari, aveva prematuramente lasciato lo studio per lavorare.
Da apprendista falegname aveva mostrato grandi capacità fino a diventare un ricercato ebanista. Alla fine degli anni Venti il rifiuto di indossare la camicia nera gli costò l’incendio del suo laboratorio. Gli venne assegnata una casa di due stanze in Via Percoto, al Lotto 43 il terzo albergo davanti alla questura. Nel 1942 aderì al Partito d’azione e dall’8 settembre del 1943 prestò un’intensa attività in vari campi d’azione del fronte clandestino, in particolare in quello dei collegamenti tra Roma e l’esterno, all’interno del gruppo “Giustizia e Libertà”. Fu arrestato il 7 marzo del 1944, il giorno dei bombardamenti della Garbatella, nel suo ufficio al centro di Roma, dove svolgeva una nuova attività di commerciante di prodotti agricoli.
Fu portato alla Pensione Oltremare vicino alla stazione Termini dove fu torturato dalla banda Koch e successivamente trasferito alla Pensione Iaccarino: due tristi luoghi di sofferenza gestiti da fascisti italiani.

Il 18 marzo fu rinchiuso nel terzo braccio di Regina Coeli in attesa di processo, dove riuscì a far pervenire alla famiglia un biglietto. Fu prelevato dal carcere il pomeriggio del 24 marzo e trasportato alle Fosse Ardeatine insieme ad altri detenuti, verso quell’ultimo e tremendo viaggio. Morì trucidato all’età di 47 anni, lasciando la moglie e sei figli. A lui, durante i festeggiamenti del Centenario, è stato dedicato un gigantesco murales sulla parete del lotto 9 che affaccia su piazza Bartolomeo Romano.

I Fratelli Cinelli abitavano originariamente al quartiere Salario, ma presto dovettero vendere casa a causa delle continue molestie e pressioni da parte dei fascisti. Agli inizi degli anni Trenta fu assegnata alla madre Ludovina una casa popolare alla Garbatella, in Via Antonio Rubino, presso piazza Sant’Eurosia.

Francesco era dipendente della  Romana Gas. In quella realtà lavorativa molti operai erano coinvolti nella lotta per la liberazione di Roma.

Nelle officine della Romana Gas si costruivano quelli che venivano chiamati i “chiodi a tre punte”, destinati a squarciare i pneumatici degli automezzi delle truppe d’occupazione. Si fabbricavano ordigni rudimentali, tra l’altro anche quello usato nell’attentato di Via Rasella.
Giuseppe Cinelli all’inizio seguì le orme del padre, che era un artigiano calzolaio. Dopo il trasferimento alla Garbatella cessò quest’attività, perché non gli venne concessa la licenza, in quanto era già conosciuto come un noto sovversivo. Riuscì ad entrare come facchino ai Mercati Generali: anche questa struttura lavorativa era piena di compagni antifascisti. Da prima socialista poi comunista Giuseppe ebbe un ruolo importante nella resistenza, presso il comando della Settima Brigata Garibaldi: era Ispettore organizzativo del II battaglione. Giuseppe, ormai latitante, tornò a dormire per una sera nella sua casa di Via Rubino insieme al fratello. Purtroppo questa scelta gli fu fatale. Catturati la sera del 22 marzo vengono torturati nella prigione delle S.S. in via Tasso e portati il 24 marzo nel devastante inferno delle Fosse Ardeatine.

A Giuseppe Cinelli, dopo il 4 giugno del 1944 all’indomani della liberazione  di Roma, fu intitolata la sezione dei comunisti della Garbatella, la Villetta. A distanza di settantasei anni e gli inevitabili cambiamenti di nome delle strutture politiche  all’interno della Villetta è rimasta l’intitolazione a Giuseppe Cinelli, fortemente voluta  dai frequentatori della Villetta. Tutto questo per non dimenticare

Di Giancarlo Proietti

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I film che nel corso degli anni sono stati girati alla Garbatella
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