La memoria è un ingranaggio collettivo e voglio condividere con voi
questo video che si unisce a diverse iniziative che si stanno
moltiplicando sul territorio in queste ore. Torneremo insieme presto ad
attraversare i luoghi che ci hanno reso quello che siamo, convinti
ancora una volta che qua sta scritta la traccia del nostro futuro e la
forza della nostra comunità.
In queste immagini Alessandro Portelli, Gianni Rivolta, Ernesto Nassi ci raccontano quel terribile giorno di 76 anni fa dove per mano dei nazifascisti furono trucidate 335 persone.
Rimaniamo uniti, anche se distanti, nella memoria per combattere ora e sempre ogni rigurgito di odio.
Ringrazio l’assessora Michela Cicculli, Anna Coccoli e tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questo video.
Tra i 335 martiri del furore nazista, tre cittadini della Garbatella: i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli ed Enrico Mancini
Il 24 marzo di settantasei anni fa, a poche centinaia di metri dai confini del nostro quartiere, si consumava una delle pagine più tragiche della Resistenza romana: una strage nazista ordinata come rappresaglia all’attentato partigiano di Via Rasella, in cui il giorno prima avevano perso la vita 33 soldati tedeschi.
335 persone di vari ceti sociali, di tutte le età e anche un sacerdote venivano trucidate e gettate in una fossa comune, che altro non era che una vecchia cava di pozzolana vicino all’antica Via Ardeatina. Poi il crollo delle volte della cava, causato dall’esplosione di più cariche di dinamite, davano una ignobile sepoltura a quei corpi ammassati in quella fossa.
Nel libro “La terrazza sulla Garbatella” Adelio Canali, allora poco più che un ragazzo, ci racconta in maniera minuziosa il ricordo di quella sciagurata giornata: “Verso le 16 di quel pomeriggio un improvviso boato ci fece sobbalzare. Ormai eravamo abituati ai bombardamenti aerei, ma guardando in alto non si vedevano velivoli, tanto meno se ne udiva il consueto, sinistro rombo. Neanche il tempo di riprenderci che un secondo e terzo boato, molto più forte ci fecero voltare di scatto. Nei giorni successivi cominciarono a trapelare le prime notizie dell’eccidio e sui tentativi dei tedeschi di chiudere l’ingresso delle cave, prima col lavoro di giovani rastrellati, poi col brillamento di tre cariche di tritolo”. Tra le vittime, c’erano tre abitanti della Garbatella, colpevoli di aver avuto come valore della loro esistenza l’antifascismo e l’amore per la libertà: i fratelli Francesco e Giuseppe Cinelli ed Enrico Mancini.
Francesco e Giuseppe Cinelli, a destra Enrico Mancini
Quest’ultimo, dopo aver frequentato le elementari, aveva prematuramente lasciato lo studio per lavorare. Da apprendista falegname aveva mostrato grandi capacità fino a diventare un ricercato ebanista. Alla fine degli anni Venti il rifiuto di indossare la camicia nera gli costò l’incendio del suo laboratorio. Gli venne assegnata una casa di due stanze in Via Percoto, al Lotto 43 il terzo albergo davanti alla questura. Nel 1942 aderì al Partito d’azione e dall’8 settembre del 1943 prestò un’intensa attività in vari campi d’azione del fronte clandestino, in particolare in quello dei collegamenti tra Roma e l’esterno, all’interno del gruppo “Giustizia e Libertà”. Fu arrestato il 7 marzo del 1944, il giorno dei bombardamenti della Garbatella, nel suo ufficio al centro di Roma, dove svolgeva una nuova attività di commerciante di prodotti agricoli. Fu portato alla Pensione Oltremare vicino alla stazione Termini dove fu torturato dalla banda Koch e successivamente trasferito alla Pensione Iaccarino: due tristi luoghi di sofferenza gestiti da fascisti italiani.
Il 18 marzo fu rinchiuso nel terzo braccio di Regina Coeli in attesa di processo, dove riuscì a far pervenire alla famiglia un biglietto. Fu prelevato dal carcere il pomeriggio del 24 marzo e trasportato alle Fosse Ardeatine insieme ad altri detenuti, verso quell’ultimo e tremendo viaggio. Morì trucidato all’età di 47 anni, lasciando la moglie e sei figli. A lui, durante i festeggiamenti del Centenario, è stato dedicato un gigantesco murales sulla parete del lotto 9 che affaccia su piazza Bartolomeo Romano.
I Fratelli Cinelli abitavano originariamente al quartiere Salario, ma presto dovettero vendere casa a causa delle continue molestie e pressioni da parte dei fascisti. Agli inizi degli anni Trenta fu assegnata alla madre Ludovina una casa popolare alla Garbatella, in Via Antonio Rubino, presso piazza Sant’Eurosia.
Francesco era dipendente della Romana Gas. In quella realtà lavorativa molti operai erano coinvolti nella lotta per la liberazione di Roma.
Nelle officine della Romana Gas si costruivano quelli che venivano chiamati i “chiodi a tre punte”, destinati a squarciare i pneumatici degli automezzi delle truppe d’occupazione. Si fabbricavano ordigni rudimentali, tra l’altro anche quello usato nell’attentato di Via Rasella. Giuseppe Cinelli all’inizio seguì le orme del padre, che era un artigiano calzolaio. Dopo il trasferimento alla Garbatella cessò quest’attività, perché non gli venne concessa la licenza, in quanto era già conosciuto come un noto sovversivo. Riuscì ad entrare come facchino ai Mercati Generali: anche questa struttura lavorativa era piena di compagni antifascisti. Da prima socialista poi comunista Giuseppe ebbe un ruolo importante nella resistenza, presso il comando della Settima Brigata Garibaldi: era Ispettore organizzativo del II battaglione. Giuseppe, ormai latitante, tornò a dormire per una sera nella sua casa di Via Rubino insieme al fratello. Purtroppo questa scelta gli fu fatale. Catturati la sera del 22 marzo vengono torturati nella prigione delle S.S. in via Tasso e portati il 24 marzo nel devastante inferno delle Fosse Ardeatine.
A Giuseppe Cinelli, dopo il 4 giugno del 1944 all’indomani della liberazione di Roma, fu intitolata la sezione dei comunisti della Garbatella, la Villetta. A distanza di settantasei anni e gli inevitabili cambiamenti di nome delle strutture politiche all’interno della Villetta è rimasta l’intitolazione a Giuseppe Cinelli, fortemente voluta dai frequentatori della Villetta. Tutto questo per non dimenticare
Dopo il decreto governativo sul Coronavirus il Municipio VIII ha voluto mettere a disposizione dei cittadini una serie di servizi per tutti i cittadini. Quali? Andiamo a vederli insieme.
Per risolvere un’emergenza sanitaria improvvisa come questa, ognuno deve fare la propria parte. E il Municipio VIII non si tira indietro. “In un momento difficile per tutte e tutti noi, possiamo sentirci vicini anche a distanza”, sostiene il minisindaco Amedeo Ciaccheri. A tal fine è nata una piattaforma online di informazioni, servizi, messaggi di condivisione e lezioni per i ragazzi.
Si tratta dunque di un sostegno a tutti i cittadini, rivolto sia a chi ne voglia usufruire sia a quei commercianti i quali vogliano aderire. (Basta mandare una mail a info@municipio-solidale.it.)
Amedeo Ciaccheri presenta la campagna Il Municipio Solidale
Rimanere connessi. Questo è uno degli obiettivi del portale. Nel sito quindi è stato creato un numero a cui potersi rivolgere per supporto psicologico, lo 06 40060606. Attivo dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 dal lunedì al venerdì. Un servizio per lo più rivolto a quegli anziani che si trovano soli ad affrontare le lunghe giornate.
Municipio solidale è anche farmaci a domicilio. Qui infatti potrete trovare alcuni indirizzi di farmacie disposte a consegnarvi farmaci a casa. Da Garbatella a Montagnola fino a Roma70. Per ora sono undici le farmacie che dispongono di tale servizio.
In fondo si sa, nonostante l’emergenza che ci troviamo ad affrontare, rimaniamo pur sempre il paese della pasta e della pizza. E così si sono uniti tanti di coloro che lavorano nella ristorazione e nei supermercati per aiutare la loro clientela.
E per i più piccoli? Il municipio ha pensato anche a loro. In questo momento delicato in cui non si può frequentare la scuola è stata lanciata anche l’iniziativa “Scuola di Territorio”. Lezioni alternative, intrattenimento e piccole attività come fare un quadro senza pennelli o cucinare biscotti.
Auspicabile una regolamentazione sugli edifici di pregio architettonico
di Giorgio Guidoni
“Pronto?”
“Pronto, alla TV non se vedono più i canali” “Da quando?” “Da ieri pomeriggio.
Prima se vedeva Primo, Secondo, Terzo, Rete Quattro, Canale Cinque, Italia Uno,
La Sette, Otto, Nove…” “Va beh, basta così, non dirne più, ho capito” “Quando
vieni ad aggiustarla?” “Ma’, vengo più tardi, nel pomeriggio.” “Bene, grazie
tanto, bellodemamma”. Mi fa sempre sorridere quando mi chiama così. Nel
pomeriggio arrivo a casa di mia madre, abita al terzo piano di uno dei lotti
più belli della Garbatella, prendo le chiavi della terrazza, che si trova al
piano subito sopra, salgo su. Due rampe di scale, cento ricordi. La terrazza
condominiale è sempre stata uno spazio particolare. Era simbolo e luogo di
sole, di aria, di luce, di libertà. Spesso nelle riunioni domenicali tutta la
famiglia andava su in terrazza per la foto ricordo, poi si restava a parlare, a
respirare un’aria diversa, mentre i bambini scorrazzavano felici in lungo e in
largo. Click, clack, apro la porta, l’impatto è immediato e traumatico: una
sfilza di antenne e parabole satellitari occupano tutti i pali portanti dei
fili per stendere, la vista del panorama è compromessa, bisogna intrufolarsi
tra gli spazi liberi per dare un’occhiata ai palazzi adiacenti e anche di
fronte lo spettacolo non muta.
Arrivo
all’antenna di mia madre e scopro che il suo cavo è stato staccato ed è stato
occupato da un altro cavo proveniente dall’appartamento al secondo piano,
proprio quello sotto di lei. Per fortuna abbiamo un doppio miscelatore
inutilizzato, ricollego il cavo dell’antenna di mia madre e lascio collegato
anche il cavo intruso dell’usurpatore. Torno giù da mia madre che, tutta felice,
sta nuovamente guardando i suoi programmi preferiti, a ottantacinque anni
suonati la televisione è una grande compagnia. Missione compiuta, la saluto, ma
prima passerò al secondo piano per le dovute spiegazioni: perché collegare
l’antenna del proprio televisore ad un’altra senza nemmeno informarsi e
chiedere il permesso? Perché comportarsi in un modo inurbano in questa società
così pregna di amore e rispetto per il prossimo? Eccomi di fronte alla porta
del condomino del secondo piano, inspiro bene, non conosco chi ci abita, hanno
traslocato recentemente. Driiin. Driiin. Non si percepiscono rumori all’interno
della casa. Nessuno viene ad aprire. Forse è meglio così, non mi piace
discutere, riproverò la prossima volta. Decido di fare una passeggiata per il
quartiere e guardare in alto incuriosito dalle antenne. Camminando con il naso
all’insù, purtroppo vedo che moltissime palazzine sono deturpate da antenne,
parabole satellitari e cavi che scendono direttamente dalla facciata.
Mi
torna in mente il tipo del secondo piano, l’usurpatore di antenne altrui. In
fondo il suo è stato un tentativo di razionalizzare le antenne sul terrazzo,
una sorta di antenna centralizzata in due. Un piccolo passo spontaneo per
arrivare a diminuire il numero delle antenne. Ci vorrebbero delle azioni
concrete e regolamentate per la centralizzazione delle antenne e la liberazione
dei tetti dalle brutture arrugginite e forse anche inutilizzate. Nel 2015 c’era
stata a Roma un’ordinanza che elargiva incentivi per quei condomini che investivano
nelle antenne centralizzate praticamente finanziando i costi per i nuovi
impianti. Purtroppo questa delibera è scaduta a fine 2017 e non è stata più
rinnovata. Tra l’atro il problema non è circoscritto alla Garbatella ma è
presente in tutta Roma. Provate a spostarvi dal Pincetto al Pincio, dalla
scalinata di Carlotta alla scalinata di Trinità dei Monti, da via Caffaro a via
Cavour e vedrete che la sostanza non cambia: antenne, parabole, fili che
scendono in casa direttamente dalle facciate, split di condizionatori a bella
vista. La mia passeggiata volge al termine, sono arrivato a piazza Brin a
gustarmi la bella vista e il tramonto. Mi fermo a osservare la prima pietra
posata dal Re il 18 febbraio 1920, tra poco compie cento anni. La scritta è in ottimo
stato. Entro nel passaggio che porta a via della Garbatella e noto all’interno
dell’arco accanto un piccolo graffito sotto lo stucco. Lo libero un po’ dalla
polvere, sembra una scritta molto antica. Gratto via i residui e finalmente
riesco a leggere, a malapena: “Quant’è bello barocchetto, deturpato tuttavia,
chi vuol esser lieto sia, niente antenne sopra il tetto.”
Ogni martedì l’Ape della Cooperativa Garibaldi si reca presso la sede del Municipio Roma VIII per la vendita dei prodotti coltivati e raccolti dai ragazzi lavoratori della Garibaldi. La Cooperativa, che ha sede all’interno dell’Istituto Tecnico Agrario di via di Vigna Murata, dal 2010 è divenuta la sede sperimentale di nuovi percorsi di abilitazione e avviamento al lavoro; il luogo in cui per la prima volta anche giovani adulti con Autismo con bisogno di supporto intensivo si affacciano al mondo del lavoro, e lo fanno con un successo inaspettato.
E’ proprio il caso di dire: “dal produttore al consumatore” e ragazzi sono i soggetti principali che rivestono il ruolo di coltivatori e venditori. Questo avviene anche grazie alla sensibilità e la disponibilità del Municipio VIII. (G.P.)
Tutti al campetto di Piero domenica 15 dicembre in via Granai di Nerva angolo via di Grottaperfetta. Dalle 9,30 del mattino fino alle 13,30 i volontari del Comitato di quartiere Grottaperfetta illustreranno il progetto, diventato finalmente esecutivo, presentato lo scorso anno per la riqualificazione dell’area.sportiva. Abbandonato al degrado per oltre dieci anni il campetto di Piero era stato ripulito dal Cdq insieme ai cittadini e riportato all’attenzione delle istituzioni sollecitandone il recupero.
In passato era stato occupato dagli abitanti e gestito per alcuni anni da Piero, proprietario del bar di Roma 70 da cui prese il nome, ed è stato per anni un punto di aggregazione per i ragazzi del quartiere, che lì si incontravano, giocavano a calcetto e trascorrevano insieme i loro anni più belli. Un risultato importante, dunque, per tutti i cittadini e una grande soddisfazione per il Comitato di quartiere che ha portato avanti con tenacia questa battaglia.
Durante la manifestazione di domenica 15, patrocinata dal Municipio VIII, sarà organizzata anche una raccolta fondi, che sarà devoluta interamente all’Associazione “Casamica Onlus”, attraverso oggetti messi a disposizione dai volontari del Cdq.
Sono
pochi quelli della mia generazione che l’hanno visto correre “in diretta” e men
che meno quelli che aspettavano le sue fughe sul bordo d’una strada. Ancora
rare, sul finire degli anni ’50, le tivvù con le loro casalinghe Domeniche Sportive
in chiaroscuro. E sin troppo avaro, di quei tempi, il bilancio di casa per
permettersi trasferte da tifosi. Eppure se c’è un nome che rimanda indietro nel
tempo gli “under 70” come me è quello di Fausto Coppi. Non è il solo. Altri
eroi accompagnavano allora la fine dell’infanzia quando, tra i banchi di scuola
e i campetti arsi di periferia, le imprese delle nostre sfide quotidiane si
maritavano con il racconto delle gesta di qualche campione tramandate a voce alta
da adulti fomentati. E così, crescendo, toccavamo il pallone nelle infinite partite
di strada o d’oratorio, citando Ghiggia o Schiaffino o Selmosson mentre
lanciavamo cannonate a rete nel nome di Piedone Manfredini oppure tiravamo di
boxe parlando già di Cassius Clay che, all’epoca, il Muhammad Alì ancora non
c’era. Ma nelle corse in bicicletta, a dispetto dei tappi a corona, le lattine con
la faccia di Pambianco o Gimondi o Massignan, che mandavamo avanti a schicchere
nervose nei nostri giri d’Italia disegnati sull’asfalto, era tutto un inseguire
la gloria di quel Fausto Coppi quando ci capitava di spingere le leve della
bici in gare furiose all’ultima pedalata.
Dentro
casa del resto, dove in più famiglie si coabitava, la foto del mito era al di
sopra d’ogni discussione. Ce l’aveva messa il fratello di mia madre, lo zio
Pietro laziale e sempre un po’ fascista, ma stava bene anche a mio padre, ex
contadino e a modo suo comunista. Mio padre Armando, nato nella parte ciociara
di quella Terra di Lavoro che estendeva i propri mandamenti sul corso del Liri,
ci teneva a rivendicare l’amore per la sua Bianchi con cui aveva scorrazzato da
giovane per vie di campagna e che, diceva, l’aveva fedelmente aspettato al rientro
dalla prigionia d’Africa. Anche l’offesa bellica era un punto che lo legava al corridore
di Castellania e dunque, nonostante la politica, non c’era alcun derby biciclettaro
tra le mura domestiche e del resto solo una fede democristiana e pure un sacco
perbenista avrebbe mai fatto dire a qualcuno di casa o delle vicinanze che il
Bartali Gino era più forte e che pure Magni gli aveva già fatto mangiar la
polvere.
Tutto
questo lungo ricordo personale insomma è il primo effettaccio che mi fa l’avere
tra le mani un libro come Alfabeto Fausto Coppi edito per i tipi Ediciclo e da
poco rintracciabile sugli scaffali. L’hanno scritto correndo in coppia, come
s’usava al Trofeo Baracchi del secolo passato, Gino Cervi e Giovanni
Battistuzzi due ottime penne coadiuvate dalla matita picassiana del disegnatore
Riccardo Guasco e con la ragguardevole presenza, sulla ammiraglia della
squadra, d’una introduzione firmata Adriano Sofri capace di dare il proprio benefico
contributo di vitamine letterarie alla lunga corsa che fila per oltre trecento
pagine. Una nota in swing la mette anche un artista “casciavitt” di nome
Claudio Sanfilippo che con il suo Volo riprende in versi un articolo della Anna
Maria Ortese rapita dall’Airone celeste in una tappa di montagna. Non ci sono foto,
né in bianco e nero né a colori Agfa, che lo rincorrono sui tornanti delle Alpi
coi flash sparati in faccia alla fatica d’una tappa appena conclusa. Eppure gli
scatti di Breviglieri o Petrelli, la neve dello Stelvio con quel W FAUSTO a
caratteri cubitali o il duello con Robic sull’Alpe d’Huez oppure i 192
chilometri in solitaria alla Cuneo Pinerolo del ‘49 o la maglia iridata sul
podio di Lugano con la Giulia Occhini in Locatelli affianco, ci sono in questo
straordinario libro con un sacco di altre immagini. Ci sono infatti nelle
parole e nelle pagine, spesso “liberamente ispirate” a interviste e memorie
d’epoca, che i due autori rielaborano con grande capacità narrativa.
Questo
Alfabeto va dalla A di Airone alla Z di Zingaro passando per la F di Furto e la
Q di Quello là che è poi il modo con cui il piemontese schivo chiamava
l’esuberante rivale toscano quando non lo sopportava. Ed è un libro tutto da
leggere e godere. Un testo che percorre una felice epoca sportiva ma, assieme, racconto
di storia patria e di costume sociale, in grado di far capire e meglio d’altri
il clima non tutto epico di quell’Italia del dopoguerra, paese dai molti
contrasti e dalla doppia morale, dove ci stava che se eri adultero svelato e impenitente
rovina famiglie t’attendeva la scomunica pubblica e magari, ma solo per la
donna fedifraga, perfino la galera. In quell’Italia là appunto, ancora alla
vigilia del boom, lo scontro tra madonnari “ultrà della diccì” da un lato e
comunisti sfegatati per l’Urss dall’altro s’alimentava di match quotidiani passando
pure per lo sport delle due ruote dove era inevitabile che al cattolicissimo
Bartali portato in processione dalle parrocchie gli operai di Sesto o i
proletari delle zone rosse opponessero l’inquieto, fragile ma più forte, “Fostò”.
Ecco,
di tanti risvolti tratta questo dizionario illustrato chiamando perfino in
scena un inesauribile parterre di protagonisti:
Togliatti e De Gasperi con Pio XII, un giovanissimo Rivera e un Silvio Piola a
fine carriera, il fratello Serse e la mamma Angiolina, la Dama Bianca e la moglie
Bruna, Isa Barzizza e Rita Hayworth, il Biagio Cavanna col mago Pinella, banditi
come Sante Pollastri o il Bruno della “lìgera” e via scorrendo. E’ lungo più
d’un kolossal hollywoodiano l’elenco ma tra tanti un posto nei titoli di coda
lo prende anche un figlio della Garbatella di nome Marcello Spadolini. Il
racconto che lo cita si chiama Chiosco e nel titolo si riferisce al “baretto
della Sora Rosa” che sulla strada di Grottaferrata, di domenica 27 maggio 1945,
vede passare i pedalatori iscritti alla Coppa Salvioni. La corsa è aperta a
tutti e al via, “MotoVelodromo Appio ore 7 e 06” precisa svizzero il cronista
dell’epoca, si ritrovano in ventitrè tra professionisti accasati e irriducibili
indipendenti assieme ai puri dilettanti. C’è Bartali che corre su una Legnano
con la maglia della Ss Tempora Bettolle e c’è Coppi tesserato per la Sc Lazio
in sella alla Nulli, c’è la speranza di Torpignattara il dilettante Spartaco
Rosati prossimo protagonista al Gran Premio della Liberazione e c’è Elio Bertocchi
un prof in maglia giallorossa. Marcello Spadolini è il capofila degli
indipendenti, campione di tante corse minori, che con la maglia rossoverde della
MATER bici Pangrazi s’era già con onore sobbarcato in solitaria il Giro del ’40;
proprio quello vinto dal debuttante Coppi alla vigilia della disgraziatissima
entrata in guerra annunciata dal Benito mascellone al balcone di Piazza Venezia.
Oggi, con le macerie della sconfitta tutte sparse in giro, Marcello è sul
percorso che fila verso i Castelli e col campionissimo condivide i colori
laziali ma per lui l’asfalto bruciato spingendo sul 49×16 non è mica lo stesso.
E’ comunque lui, come da copione, a cercare di dare la scossa e a filare via sulla
salita di Grottaferrata in compagnia di Bertocchi. Ed è sempre lui a cercare di
spronare il giallorosso a giocarsela come un derby del cupolone. Nel racconto
di Cervi e Battistuzzi gli sforzi del nostro appaiono ormai inutili e già
risucchiati dall’azione di Coppi che sfrecciando davanti al Chiosco della Sora
Rosa, con tutti i Scaroccia padre e figli schierati a tifare, avrebbe poi battuto
tutti sul traguardo di Castelgandolfo. E “per una macchina” soprattutto Quello
là.
Spadolini
in quell’occasione finì quinto, pure dietro al Bertocchi, ma primo degli
indipendenti. La Coppa Salvioni di quel maggio del ’45 fu importante ed ebbe il
merito di sancire il rientro del campionissimo capace di smaltire con un
successo rinfrancante la ruggine d’una inattività prolungata. Nel libro il
campione del lotto 12, “l’uomo che fugge” come lo chiamavano all’epoca, corre
al fianco dell’Airone, “l’uomo solo al comando” non ancora “dio stordito dalla
sua forza”. E questo è pure un motivo in più per leggere e godere d’un Alfabeto
Fausto Coppi testo prezioso e forte dalla prima all’ultima pagina, dal primo
all’ultimo tornante.
[Il libro ALFABETO
FAUSTO COPPI scritto da Gino Cervi e Giovanni Battistuzzi sarà presentato alla
Fiera della piccola editoria “Più libri più liberi” e, in anteprima romana a
Casetta Rossa, ne parleranno assieme agli autori il giornalista Rai Stefano
Rizzato e Claudio D’Aguanno. Appuntamento venerdì 6 dicembre ore 18 a Casetta
Rossa in Via G. B. Magnaghi 14]
Presidente dell’ex XII Municipio, eletta deputata del Partito democratico per il collegio Ardeatino, insegnante e componente a Montecitorio della Commissione Scienza – Cultura – Istruzione.
Onorevole, lei è sempre stata considerata una renziana di ferro. Come mai non ha seguìto Matteo Renzi nella sua avventura nonostante – si dice – le sue avances? Io sono stata la prima amministratrice romana nel 2011 ad abbracciare il progetto di Matteo Renzi quando era ancora sindaco di Firenze; ci incontrammo proprio nel capoluogo toscano dove mi parlò della sua volontà di cambiare profondamente il PD. Ho aderito immediatamente al suo progetto riformista – avevo capito che si sarebbe presentato alle primarie – che credo però debba continuare all’interno del Partito. Rimane naturalmente la stima e l’affetto verso Matteo, ma resta anche la voglia e la passione di proseguire la strada tracciata alla Leopolda all’interno del PD.
Parliamo di un altro leader. Lei ha collaborato con Zingaretti in provincia, e quindi lo conosce bene, pensa che stia facendo un buon lavoro nel Partito? Conosco Nicola da quando era Segretario dei DS di Roma e c’è stima reciproca. Ho lavorato benissimo in quella Giunta Provinciale in cui ho ricoperto il ruolo di assessora; posso dire che Nicola è un grande lavoratore, che crede molto in quello che fa, qualsiasi sia il suo incarico; non si mette però in mostra né ama troppo i riflettori puntati. È una persona che lavora tanto e in silenzio.
Crede che l’arrivo di Laura Boldrini – in parte bilanciato da quello di Beatrice Lorenzin – possa spostare troppo l’asse del partito a Sinistra? Laura è una cara amica, una bella persona, vittima di “fake news” e degli “haters”, dai cosiddetti odiatori della Rete. Ha una grande storia e un grande passato nell’ambito della cooperazione internazionale e andrebbe rispettata e stimata soltanto per questo. Nell’ambito della Sinistra sta assumendo – a mio avviso – spesso posizioni riformiste e meno conservatrici. Sarà una delle tante anime che un partito riformista e pluralista come il PD deve avere al suo interno.
Lei ha lamentato più volte che il PD romano non ha idee e non produce iniziative. Secondo il suo parere bisognerebbe andare ad un congresso straordinario ed azzerare la segreteria romana oppure è un problema che riguarda un po’ tutte le sezioni e quindi – in parte – i militanti della Capitale? La Capitale versa in uno stato di degrado politico, economico, sociale, culturale, la risposta non può essere quella del PD romano. Non ce l’ho con le persone, ma con la visione che questo partito non ha prodotto sui grandi progetti per il rilancio di Roma di cui non vedo ombra da nessuna parte. Quando Roma non è al centro del dibattito nazionale, tantomeno locale, questo è un problema che va quanto prima sanato. Se il Partito va azzerato non sta a me decidere, c’è ancora un Segretario che è Andrea Casu, dovrà decidere lui (e la sua maggioranza) se andare avanti.
Ultimamente i consiglieri Capitolini del suo partito sembra abbiano ammorbidito l’opposizione nei confronti della Sindaca e della sua Giunta. Eppure i risultati, tutt’altro che favorevoli al governo dei Cinquestelle, sono sotto gli occhi di tutti. Io non credo affatto che i nostri consiglieri abbiano abbassato la guardia, li vedo sempre molto attivi nel denunciare il malgoverno della Giunta Raggi, che ormai ha raggiunto punte ridicole anche nel cambio continuo degli assessori, nell’incapacità di guidare i processi amministrativi, gli investimenti e lo sviluppo della città. Credo piuttosto che non abbiamo attenzione da parte dei mass-media, non riuscendo a comunicare la loro azione politica in Campidoglio. Capisco anche che fare l’opposizione diventa pesante, perché è come fare l’opposizione a un Re Travicello, si finisce nel perdere forza di fronte ad una nullità quale è la Sindaca di Roma.
Molti politici, una volta eletti, non danno peso al collegio e al territorio dove risiedono gli elettori. In molti si ricordano di Lei anche per essere stata Presidente dell’ex XII Municipio; nelle ultime elezioni è stata eletta alla Camera nel collegio Ardeatino (che racchiude anche il territorio dell’VIII Municipio), grazie a oltre 50.000 voti, ogni tanto se lo fa un giro per i quartieri del territorio? Sono stata eletta nel collegio più a sud d’Italia perché dopo di me, scendendo verso sud, c’è il giallo dei Cinquestelle… Ho l’onere e l’onore di essere stata eletta in un collegio bello e importante; ho fatto la mia campagna elettorale nei mercati, nei centri anziani, davanti alle scuole. Stare in mezzo alla gente è la mia caratteristica. Credo di essere l’unica deputata che ha aperto un ufficio di collegio (al Torrino n.d.r.) nel quale ricevo cittadini e che ospita alcune associazioni. Tengo sempre acceso il filo rosso che mi lega con gli elettori, non è un caso che il mio slogan elettore è “Ho scelto Voi”
Alla Garbatella, ma anche negli altri quartieri del Municipio ci si lamenta molto della spazzatura nelle strade. Ha qualche idea per risolvere la questione? Quando c’è stato il blocco del TMB di Roma e il territorio dell’VIII Municipio è diventato una discarica a cielo aperto, ho partecipato insieme al presidente Amedeo Ciacchieri alla marcia a favore del decoro contro il degrado provocato da questa immondizia che infestava la Garbatella. Bisogna avere il coraggio di chiudere il ciclo dei rifiuti e realizzare impianti che pongano fine a questa continua emergenza. Si sta lavorando sull’emergenza, anziché sulla lunga visione. Basta che un impianto si rompa o si blocchi e Roma finisce nel caos dei rifiuti. Io sono stata la prima presidente di Municipio a iniziare nel 2007 la raccolta differenziata.
Può essere soltanto colpa della Giunta Raggi oppure alcuni cittadini hanno una buona dose di responsabilità? Che i cittadini abbiano delle responsabilità è vero, basta guardarsi intorno. Manca l’educazione nelle famiglie e nella scuola. Il tema dell’ambiente è diventato un tema importante, lo abbiamo visto anche con il fenomeno Greta Thunberg. Bisogna cominciare ad educare dalle piccole cose.
È d’accordo con il rinvio di un anno per l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole? Non sono affatto d’accordo, ma il problema è stata la mancanza di fondi specifici per la formazione dei professori. Non tutti possono insegnare educazione civica, bisogna essere formati, altrimenti si fanno dei danni. E lo dico da insegnante.
Cosa le manca di più della sua vita da docente? Il rapporto con i ragazzi, i loro sorrisi, le loro ansie, il rapporto di assoluto amore che avevamo l’uno verso l’altro anche quando si partiva con delle diffidenze. Non scorderò mai il pezzo di musica Rap che un alunno mi ha dedicato in latino. È stato il mio Inno (e portafortuna) elettorale.
A proposito, non crede che questo Governo dovrebbe (o potrebbe) tornare ad investire sulla scuola? I fondi dove si possono trovare? Il Governo Renzi e poi quello guidato da Gentiloni investirono oltre 5 miliardi per l’edilizia scolastica. Il Governo targato Lega-Cinquestelle ne ha tagliati fino a 4 miliardi. Hanno anche tolto 5 miliardi dedicati alla formazione dei docenti e alle offerte formative, ma soprattutto agli insegnanti di sostegno. Oggi la scuola è iniziata nel caos più completo. Mancano tanti docenti e présidi perché scappati grazie a “Quota 100” e, soprattutto, pesa l’assenza di insegnanti di sostegno; a pagare come al solito sono le fasce più deboli, quindi i ragazzi con disabilità intellettiva e fisica. Ciò è inaccettabile per un Paese civile
Sabato 21 settembre presso la Casa delle Autonomie della Coperativa
Sociale Integrata e Agricola Giuseppe Garibaldi andrà in scena la Festa
del Miele.
A partite dalle ore 17 verrà presentato il nuovo miele prodotto dalla cooperativa con una degustazuione “sensoriale”.
A seguire ci sarà un APE-ritivo…
Le api, dunque, saranno le protagoniste dell’evento: lo saranno in
quanto portatrici di dolcezza e in quanto simbolo di insieme e non di
singoli elementi. Fuori dalla comunità – come affermato da Mario Rigoni
Stern – le api non possono vivere.
L’evento del 21 settembre è patrocinato dalla Città Metropolitana di Roma Capitale e del Municio VIII di Roma.
E’ previsto un contributo di sottoscrizione di € 10.
ADEGUAMENTO DEGLI EDIFICI MENSE E ASSISTENZA AI DISABILI I PROBLEMI ANCORA IRRISOLTI
Di Stefano BAIOCCHI
Tutti pronti al suono della prima campanella. Come ogni anno, a metà settembre, apriranno i battenti delle scuole di ogni ordine e grado, ma l’apertura delle mense, l’assistenza ai disabili e l’adeguamento degli edifici rimangono ancora i problemi più urgenti sul tappeto. E così anche nel nostro Municipio, migliaia di studenti il 16 ricominceranno daccapo; lo stesso faranno gli insegnanti, il personale non docente e gli autisti di autobus, che saranno frastornati dall’incontenibile vociare o da autentici schiamazzi, soprattutto quando i mezzi pubblici saranno presi d’assalto all’uscita dalla scuola. Intanto lunedì 2 settembre i Nidi hanno già iniziato le attività didattiche, ma proprio nel pomeriggio di quel giorno, durante un violento nubifragio sulla Capitale, un fulmine ha colpito il “Bruco Verde” di via Cerbara, a Tormarancia, provocandone la chiusura in attesa dei lavori di messa in sicurezza.
Mentre da tre anni il Nido “La Filastrocca” di Via Tarso a San Paolo continua a restare chiuso per problemi strutturali. Si tratta di una situazione molto grave poiché parliamo del più grande asilo nido del Municipio, capace di ospitare fino a 89 bambini. Molte scuole dell’Ottavo continuano a presentare diverse mancanze strutturali e sono oggetto di lavori o di adeguamento alle normative antincendio. Problemi irrisolti anche sul fronte delle mense scolastiche e dell’assistenza ai bambini disabili, il che potrebbe comportare, in questi giorni, ulteriori disagi per il loro inserimento. I Sindacati sono sul piede di guerra tanto che hanno indetto, tra i lavoratori delle mense, due giornate di sciopero per il 16 e il 17 di settembre, che fanno seguito alla mobilitazione del 30 maggio scorso, quando i bambini dei nidi e delle scuole dell’infanzia rimasero senza pasto.
Ciò che operatori e genitori contestano è il bando del Comune di Roma per la refezione scolastica, che metterebbe a rischio le garanzie occupazionali e la qualità del servizio destinato ai bambini. Infatti il prezzo medio a pasto proposto dalle aziende si aggira tra i 4,30 e i 4,40 euro. CGIL CISL e UIL spiegano che nella cifra è compreso il costo degli ammortamenti delle attrezzature, dei lavoratori e del cibo, tanto che secondo le stime dei sindacati “i bambini mangeranno con 1,80 euro circa a pasto“. Naturalmente a preoccuparsi sono soprattutto i genitori che s’interrogano sulla qualità e sulla genuinità di un vitto dal costo così basso. A proposito di genitori, l’anno appena trascorso ha visto alcuni di essi impegnarsi in diverse forme di protesta e in una raccolta di firme per la riparazione di una copiosa perdita d’acqua all’ingresso della Cesare Battisti.
Nel medesimo plesso, che ospita la Scuola dell’Infanzia Coccinella, genitori volontari si sono armati di vernice e pennelli per ridipingere le porte e le mostre e dare una rinfrescata generale ai muri delle aule. Gli stessi genitori si sono ingegnati per sistemare anche i giochi da giardino. Un annoso problema restano ancora i laboratori della Scuola Primaria, utilizzati soltanto sporadicamente per mancanza di organico, poiché il personale docente è prevalentemente impegnato nella didattica frontale ed è letteralmente impossibilitato a organizzare altre attività.
Sempre tra i genitori serpeggia il timore della mancata consegna della cosiddetta cedola libraria, che consente il ritiro gratuito dei libri di scuola presso i negozi convenzionati. In alcune scuole, lo scorso anno, le cedole sono state distribuite addirittura alla fine di ottobre, per cui diversi insegnanti sono stati costretti a ovviare con le fotocopie. Per quanto riguarda i “Buoni Libro” destinati agli alunni delle scuole secondarie di I e II grado, residenti nel territorio del Comune di Roma, fino al 30 novembre 2019 è possibile richiedere online i buoni per ottenere la gratuità totale o parziale dei libri di testo. La domanda, destinata a nuclei familiari con indicatore ISEE non superiore a 10.632,94 euro, va inoltrata online sul portale di Roma Capitale.
Tutte le informazioni sul sito del Comune di Roma. Proprio in previsione dell’inizio dell’Anno scolastico 2019-20 la Commissione Lavori Pubblici dell’Ottavo Municipio si è adoperata per la riqualificazione di numerose aree prossime o adiacenti agli edifici scolastici. Si è, infatti, intervenuti per sistemare marciapiedi, attraversamenti pedonali e ripristinare la segnaletica stradale. La prima pausa per studenti e lavoratori della scuola ci sarà nel periodo natalizio, dal 23 dicembre al 6 gennaio, cui seguirà quella legata alle festività pasquali dal 9 al 14 aprile.
Nel frattempo la Garbatella si prepara ad accogliere la V edizione del “Meet Film Festival”, rassegna internazionale di cinema sulla scuola e sui giovani. Sarà un’occasione importante per visionare e contemplare i cortometraggi provenienti da varie aree del mondo e che saranno proiettati in diverse strade e piazze del quartiere. I temi spazieranno dal Cinema come settima arte per intrecciarsi con la scuola, la didattica e la formazione dei giovani e con il loro approccio alla società. La scuola è senz’altro impegno, dedizione e sacrificio, ma spesso è anche divertimento. Per fortuna.
Dal 9 settembre termine del servizio alle 21.00, previste anche chiusure totali
Tre mesi di disagi per chi si sposta a Roma con la linea B della metropolitana.
ATAC ha infatti annunciato che dal 9 settembre si comincerà a fare sul serio per la realizzazione dell’interscambio con la linea C e per la costruzione della nuova stazione Fori Imperiali.
Ciò comporterà che fino al 7 di dicembre – data prevista per l’ultimazione dei lavori – la chiusura del servizio tra Laurentina e Castro Pretorio sarà anticipata alle 21.00.
Naturalmente sono previsti degli autobus sostitutivi che copriranno la tratta chiusa e che saranno in strada dalle 21.00 alle 23.30, prolungando però l’orario fino all’1.30 il venerdì e il sabato.
In alcuni fine settimana, invece, la tratta Castro Pretorio – Laurentina sarà completamente chiusa: i cittadini troveranno sbarrate 13 fermate, alcune decisamente cruciali per la mobilità cittadina perché oltre a quelle centrali quali Colosseo, Cavour, Circo Massimo, utilizzate soprattutto dai turisti, raggiungere la Stazione Termini o gli interscambi con la Roma-Lido e con la stazione Ostiense (Piramide), potrà comportare qualche problema.
Per il momento sono stati calendarizzati per la chiusura totale i fine-settimana di settembre del 21-22, 28-29 e quindi i week end di ottobre del 5-6, 12-13 e 26-27. Le navette sostitutive, in questi casi, saranno in servizio il sabato dalle 5.30 all’1.30 e la domenica dalle 5.30 alle ore 23.30.
Ma saranno soprattutto i cittadini del Municipio a dover fare i conti con l’interruzione del servizio, poiché dopo il Centro Storico proprio l’Ottavo è la zona maggiormente servita dalla metro. Considerando, come detto, l’importanza della Stazione di Piramide, il nostro territorio vanta le fermate di Garbatella, San Paolo, Marconi lambendo quelle di EUR Magliana e di Laurentina. Un bel grattacapo per studenti e pendolari che rientrano la sera.
Ferragosto a Roma. Per chi vive qui, potrebbe quasi
sembrare una punizione. Le strade vuote, quel caldo afoso che ti costringe a
stare abbracciato al tuo ventilatore, e l’unica gioia è la birretta fresca la
sera tra i vicoli del quartiere. Ah no, un momento, con la nuova ordinanza non
si puo’ più neanche bere per strada. Insomma, Ferragosto nella capitale non
sembra una delle mete più ambite dai romani. Ma non demoralizzatevi: tra serate
per ragazzi, cibo ed eventi culturali, ecco alcune date da segnarvi.
Pronti e via, si parte da Piazza Benedetto Brin,
dove all’Arena Garbatella lunedi 12 alle ore 21:15 verrà proiettato il film;
“C’è tempo” di Walter Veltroni. Lunedi 19 invece, toccherà a Claudio Genovesi
con la pellicola “La paranza dei bambini”.
Per i più giovani, tranquilli che ce né anche per
voi. Infatti il più eccentrico e bizzarro party a tema, con musiche anni 90 e
non solo, il 15 sera colorerà il Parco Schuster; di cosa stiamo parlando? Del Borghetta
Style! E non dimenticate che capiterà proprio di mercoledi, quindi, spritz a 2€
al Chiringuito Libre.
Per finire, ma non meno interessante, arriviamo al
cibo. E chi meglio di Eataly, il tempio del food in Piazzale XII Ottobre, puó accontentare
i nostri palati. Ma senza fretta, perché avete ben 18 giorni per poter gustare
ogni specialità dell’evento «Fish and wine ». Dall’8 al 25 Agosto vi attendono
una montagna di abbinamenti di pesce, fritto o crudo, con gli gnocchi o le
linguine, frutti di mare o baccalà a non finire. Il tutto accompagnato da vini
merditerranei e tanto altro.
Insomma, Ferragosto a Roma non è poi così male. E
poi diciamocela tutta, anche senza mare rimane sempre la più bella capitale.
E’ tanto divertente quanto faticoso.
Ci si cimenta in sport mai provati prima, si creano disastri nei laboratori
creativi e nascono quelle amicizie estive che a volte durano decenni. Di cosa
stiamo parlando? Degli amati centri estivi. Un momento però, amati dai bambini
sì, ma per le famiglie?
Ogni anno pur di non lasciare i
figli a casa davanti la televisione o intere giornate dai nonni, si fanno tanti
sacrifici per poter pagare ogni settimana le rate dei campus estivi.
Ma da quest’anno, nel nostro
Municipio c’è una novità. Per la prima volta infatti, nel Municipio Roma VIII,
grazie alle associazioni del privato sociale si è potuto realizzare un grande
progetto per quelle famiglie che vivono situazioni di fragilità. “Oltre
50 posti sono stati riservati a ragazzi seguiti dai nostri servizi sociali.
Grazie sia ai collaboratori delle varie associazioni, che al Municipio e ai
privati, si è potuto realizzare questo progetto. Il tutto a costo zero per
l’amministrazione municipale grazie a tanti volontari”, scrive il minisindaco
Amedeo Ciaccheri sui social. Insomma, un’ottima opportunità per le famiglie del
nostro territorio che si trovano in difficoltà.
Secondo un recente sondaggio, a causa dei costi esorbitanti, solo una famiglia su quattro riesce a mandare i propri figli nei campus estivi per almeno una settimana. Dunque, una scelta divertente per i più piccini ma poco conveniente ai genitori. Da quest’anno, grazie a questa nuova opportunità, finalmente anche chi non avrebbe mai lontanamente immaginato di poter partecipare ad un centro estivo, oggi può farlo.
Un corteo colorato è sfilato
ieri dietro allo striscione tenuto dal Presidente dell’VIII
Municipio Amedeo Ciaccheri e da alcuni
dei suoi Assessori . Una marcia per la
dignità e la salute pubblica, la scritta che si leggeva sullo striscione, a
chiarire i motivi della protesta
Il lungo serpentone, partito alle 18 da Piazzale Ostiense,
ha attraversato Porto Fluviale, sfiorato La stazione Ostiense ed Eataly per
concludersi ai giardini che dividono la Circonvallazione Ostiense.
Tanti cittadini, associazioni, commercianti e i sindacati,
che hanno inteso protestare per
l’insopportabile condizione in cui vivono a causa della cosiddetta “emergenza rifiuti”
. Una situazione diventata ormai la
tragica condizione quotidiana.
“D’estate a Roma
olezza solo la monnezza” uno dei
tanti cartelli portati dai manifestanti che, per sottolineare il disagio
causato dall’accumularsi dell’immondizia lungo le strade della città,
indossavano una mascherina filtrante.
Il Presidente Ciaccheri, sia all’avvio che in conclusione
della manifestazione, ha voluto chiarire il suo impegno a riportare la
situazione alla normalità, in particolare ora che il Ministro per l’Ambiente e
il Presidente della Regione hanno trovato un accordo. “Per uscire
dall’emergenza, Regione e Governo hanno emanato un’ordinanza per ripulire al
più presto la città. È ora che la Sindaca faccia la sua parte. Noi manifestiamo
per ripristinare la dignità della città e per la tutela della salute
pubblica”.
L’VIII Municipio non è la prima volta che prende una
posizione sul problema rifiuti. Già un
anno fa, appena insediata la nuova Giunta locale, aveva tentato un accordo con
l’AMA per pianificare la raccolta e nel Giugno scorso aveva convocato un’
Assemblea straordinaria con i cittadini. Proprio in quei giorni il Municipio
venne minacciato di denuncia, dall’ allora Assessora al Comune Pinuccia Montanari, per allarmismo.
Il Comune allora, invece di collaborare per ripristinare la normalità, negava
che ci fosse una emergenza rifiuti a Roma. Oggi negare è impossibile, quanto
minimizzare con le temperature attuali i
rischi per la salute pubblica.
I prodotti agricoli
coltivati dai ragazzi autistici della Cooperativa Garibaldi questa mattina sono
arrivati freschi freschi, con un’ape
attrezzata, nel cortile antistante la sede dell’VIII Municipio di via Benedetto
Croce. L’iniziativa, nata da un’intesa tra l’istituzione locale e la
cooperativa integrata, che opera all’interno dell’Istituto agrario di via di
Vigna Murata, sarà ripetuta tutti i martedì di luglio dal 16 fino al 30.
Massimiliano Smeriglio ce l’ha fatta. Il nostro concittadino della Garbatella siederà sui banchi di Strasburgo al Parlamento europeo. Con 59.499 preferenze, infatti l’ex vicepresidente della Regione Lazio, che aveva lasciato l’incarico per candidarsi nel collegio Italia centrale (Lazio, Umbria, Toscana e Marche) come indipendente nelle liste del Partito democratico, è arrivato in quarta posizione dopo Simona Bonafè (148.094 voti), Pietro Bartolo il noto medico dei migranti a Lampedusa (113.662) e David Sassoli (110.416). E’ stato un risultato molto lusinghiero, anche di trascinamento del voto di lista, se si considera che il Pd a trazione Zingaretti nell’Italia centrale ha raggiunto il 26,82% contro il 22,70% a livello nazionale e a Roma ha superato il 30%. Nella corsa delle preferenze Massimiliano Smeriglio, braccio sinistro del governatore Zingaretti, ha battuto alcuni noti eurodeputati come Roberto Gualtieri e il fiorentino Nicola Danti.
Viceversa non è andata bene per l’altro candidato dell’VIII
Municipio Nando Bonessio, 8° con 1099
preferenze, anche perché la lista Europa verde, che comprendeva la formazione
“Possibile” di Pippo Civati con il 2,3%
a livello nazionale non ha superato la quota di sbarramento prevista al 4%.
Non c’è pace per l’Ortolino e i cittadini del Tintoretto. Infatti, la riunione congiunta delle Commissioni comunali Urbanistica e Mobilità del 17 aprile scorso si è chiusa senza decisioni positive per il Parco del Tintoretto e dei vicini orti urbani. L‘Assessore all’Urbanistica Luca Montuori si è solo impegnato ad aprire un Tavolo a cui invitare, oltre al Municipio VIII e gli Uffici dipartimentali competenti, anche il Comitato di Quartiere per verificare ipotesi alternative. La vicenda, quindi, si allunga ancora.
Tutto è nato nel 2005 da un iniziale programma di trasformazione urbanistica della zona. Nel 2014 si è passati a sottoscrivere un accordo di programma e infine, tre anni dopo, si è firmata la convenzione che vede, come contraenti, il Comune, la catena di supermercati Esselunga e i costruttori. Il progetto prevede la costruzione di cubature pari a diciassettemila metri quadrati: un centro commerciale, due palazzi di 11 piani e una strada a quattro corsie. Un collegamento stradale di ottocento metri di lunghezza che taglierebbe in due il Parco del Tintoretto, ne spianerebbe la collina, cancellerebbe gli eucalipti, presenti in tutta la zona dalla bonifica dell’agro romano di fine Ottocento per contrastare la malaria.
E, come se non bastasse, finirebbe con una rotatoria che dimezzerebbe lo spazio dato in concessione all’Associazione Ortolino, che vi ha impiantato dei meravigliosi orti urbani. Una ipotesi che, come abbiamo già scritto nel numero di Aprile, vede l’opposizione del Comitato di Quartiere Ottavocolle, dei coltivatori degli orti, del Municipio VIII e dei partiti all’opposizione della Giunta Raggi. Tutti d’accordo che la strada a quattro corsie aveva un senso inizialmente quando era parte di un progetto, che collegava diverse zone della città. Progetto, però, abbandonato da tempo. Mentre per collegare solo Via di Vigna Murata a Via del Tintoretto non ha nessun senso.
La Giunta capitolina ha riunito, una prima volta, la Commissione Urbanistica il 13 febbraio , quindi la Commissione Trasparenza e i rappresentanti dell’VIII Municipio. E infine, l’ultima volta, tutti insieme il 17 aprile, senza giungere tuttavia a nessuna conclusione e respingendo ogni proposta alternativa perché richiederebbe, secondo l’Assessorato, la modifica del Piano Regolatore cittadino. Operazione che comporterebbe, secondo la Giunta, almeno tre anni di tempo per essere conclusa.
Un tempo incompatibile con quelli previsti dalla convenzione e per questo contestata anche da Esselunga che, nel caso, richiederebbe compensazioni finanziarie. Una proposta mediana sarebbe quella di una strada, realizzata con il consenso di tutti e senza modificare il Piano regolatore, con un tracciato meno invasivo, con l’incrocio “a raso” senza la grande rotatoria finale. Salvaguardando così il Parco e gli orti. Prevarrà il buon senso e i diritti dei cittadini o gli interessi economici?
Si sono ritrovati tutti, ex insegnanti ed ex alunni sul campetto della scuola per festeggiare il 50° anniversario dell’istituto aeronautico Francesco De Pinedo. Questo scatto storico conclude un vastissimo programma di festeggiamenti che si è protratto dagli ultimi mesi del 2018 fino ad oggi e ha visto la partecipazione appassionata di centinaia di ex studenti. Prossimo obiettivo una raccolta fondi per il ripristino del vecchio aereo Viscount, posizionato da tanti anni nel cortile dell’istituto.
“Voglio piantare una bandiera e costruirci intorno una battaglia, contro i nazionalismi e le destre estreme ”
di Gianni Rivolta
Nel palazzo della Regione, in una sala gremitissima di giornalisti e di addetti ai lavori, Nicola Zingaretti ha spiegato le ragioni della candidatura del suo vice Massimiliano Smeriglio, alle elezioni europee del prossimo 26 maggio. Il governatore del Lazio, nonché segretario nazionale del Partito democratico, è partito da lontano.
Ha rivendicato i risultati di una squadra che da 11 anni ha creato coesione sociale e, adottando formule politiche inedite, ha sempre vinto, anche quando intorno si sgretolavano le macerie del Centrosinistra a livello romano e nazionale.
“Non dobbiamo essere pigri, sciatti e burocratici, dobbiamo proiettare nel futuro a livello nazionale la buona qualità di governo e il nostro modo di essere nel centrosinistra . Non dobbiamo essere subalterni, – ha ribadito Zingaretti- la lista per le europee deve essere aperta, larga e innovatrice e deve mettere al centro la crescita, lo sviluppo e le persone.
C’è l’esigenza nel centrosinistra di forgiare una nuova classe dirigente e Massimiliano Smeriglio, che è stato cooprotagonista di questa stagione politica, non poteva mancare nella lista, dove porterà la sua cultura politica. Bisognava muovere le pedine. Vittorio Foa l’avrebbe definita la “mossa del cavallo” e noi vogliamo portare nella politica nazionale,fatta spesso di sole parole,la concretezza dell’esperienza amministrativa, di chi le persone le guarda in faccia”.
Massimiliano Smeriglio a tratti si è fatto prendere dall’emozione: “ Non è facilissimo per quello che verrà e quello che è stato. Nicola mi ha chiesto di candidarmi e speriamo che “la mossa del cavallo” non si traduca nella “mossa dell’asino”.
Io comunque voglio dare un contributo diretto ad una battaglia epocale, voglio piantare una bandiera contro i nazionalisti, contro quelli della famiglia di Verona, gli omofobi,i maschilisti, contro le nuove e vecchie povertà e contro le destre estreme, che rischiano di diventare maggioranza in Italia e in Europa. Una Europa che vogliamo cambiare, che vogliamo più democratica, inclusiva e accogliente.
Ho fatto un doppio salto mortale. Ho accettato di candidarmi e di candidarmi nel Partito Democratico, perché penso che Nicola Zingaretti sia il miglior segretario che questo partito possa avere. Lo faccio correndo senza paracadute. Perché concluso , il viaggio della Memoria in programma tutti gli anni con 500 studenti romani, mi dimetterò da vicepresidente. Sarà un passaggio netto senza piano b.
Faccio politica da quando avevo 14 anni. Se sarò eletto da Strasburgo presiederò da quella posizione le politiche che in questi anni abbiamo avanzato nel Lazio, altrimenti tornerò a scrivere, a studiare e a leggere. Non è la prima volta che affronto queste sfide”.
Entra nel vivo con la presentazione delle
candidature la campagna elettorale per le europee del prossimo 26 maggio. Tra le prime
dichiarazioni ufficiali di entrata in campo c’è quella di Massimiliano
Smeriglio nella lista del Pd. Cittadino
della Garbatella e attuale vice presidente della Regione Lazio, Smeriglio proveniente
da Sel, oltre ad essere una figura di spicco della Sinistra romana, è stato per diversi anni presidente dell’XI
Municipio oggi VIII. La sua candidatura e le successive dimissioni
comporteranno un rimpasto nella Giunta regionale. Per il suo posto si fa il
nome di Daniele Leodori, attuale presidente del Consiglio alla Pisana.
È stata una
giornata di festa quella che il 1° aprile si è vissuta al Podere Lazio, dove da
ormai 15 anni la Cooperativa Sociale Agricola Garibaldi porta avanti un
progetto unico nel suo genere.
Moltissima gente, genitori con i loro figli, volontari, cittadini incuriositi,
e soprattutto loro, i giovani ragazzi affetti da autismo grave e che sostengono
con impegno e passione un’autentica e moderna forma d’imprenditoria: la cura
della terra, la terra che cura, come recita lo slogan impresso sull’Ape Car che
trasporta i prodotti agricoli coltivati al Podere.
Il tutto è
avvenuto a ridosso della giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, che si celebra il 2 aprile di ogni anno.
Si tratta di un giorno riconosciuto a livello internazionale per incoraggiare
gli Stati membri delle Nazioni Unite a prendere misure atte a sensibilizzare le
persone sulla consapevolezza e sulla conoscenza dell’autismo.
Voluta dall’Assemblea
generale delle Nazioni Unite, la giornata è stata approvata il 1º novembre 2007
con la risoluzione 62/13 e adottata il 18 dicembre dello stesso anno; rientra
quindi in una delle giornate ONU ufficiali dedicate alla salute; il giorno
riunisce le singole organizzazioni dedicate all’autismo in tutto il mondo per
collaborare riguardo ricerca, diagnosi, trattamento e accettazione generale per
le persone portatrici di questa varianza neurologica.
All’Ottavo Municipio di Roma, un gruppo di famiglie con figli autistici ha
trovato uno scopo nella Cooperativa Garibaldi, tre ettari di terreno
all’interno della tenuta dell’Istituto Agrario di via di Vigna Murata. Grazie a
un programma condiviso con i servizi sanitari, con l’amministrazione e la scuola,
le famiglie hanno deciso di utilizzare la risorsa data dall’assistenza
domiciliare indiretta e di investirla nel progetto di cooperazione, dove
lavorano i loro 25 ragazzi e gli operatori, sviluppando una piccola impresa
agricola dove, oltre ad un orto e a una serra, funzionano a pieno regime un
agriturismo e una trattoria, e in più un mercatino in loco e ambulante, portato
in giro grazie all’Ape in dotazione alla cooperativa.
Sono anzi i
ragazzi stessi a preparare le pietanze che poi sono servite e consumate dai
clienti del ristorante, cui vengono rilasciati regolari scontrini fiscali, ci
tiene a sottolineare il presidente della cooperativa Maurizio Ferraro.
“Siamo partiti
dalla terra, che è il luogo di origine di ognuno di noi, e dove si possono
creare le cose più semplici, e che abbiamo scoperto può aiutare tanto i nostri
ragazzi”, ci ha spiegato il Presidente, che non senza un certo orgoglio, racconta
tutto quello che è stato realizzato in questi vent’anni, una bella realtà
imprenditoriale, ormai tramutata in opportunità, in servizi per le persone
cosiddette “normali”. Ed è l’articolo 3 della Costituzione italiana a
garantirlo, laddove sancisce che nessuna persona può essere discriminata, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione,
opinioni politiche, o di condizioni personali e sociali.
Una delle premesse
fondamentali del progetto è anche una delibera della Regione, datata 6 maggio
2016, “Servizi e interventi di assistenza alla persona nella Regione Lazio” con
cui si integra le Legge 112/2016, nota come “Legge del Dopo di Noi”, voluta
fortemente dal Governo di Centrosinistra, la Carta dei Diritti delle persone
con Autismo e la Carta dei Diritti delle persone con Disabilità.
L’incontro allla cooperativa Sociale Agricola giuseppe garibaldi
Non è mancata
la vicinanza e quindi il saluto da parte delle Istituzioni Municipali con la
presenza dell’assessora alle politiche sociali Alessandra Aluigi e del
Presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri, che ha evidenziato quanto “il
percorso della Cooperativa Garibaldi (valido anche per la sua unicità) ha avuto
il merito di valorizzare un’esperienza fondamentale per il nostro territorio, suggerendo
alcuni principi che stentano tuttavia a prendere piede in città e che invece
fanno parte di un ragionamento legato a nuovo welfare, che punta sull’autonomia
e sull’emancipazione dove anche ragazze e ragazzi costruiscono dei percorsi
propri senza fare riferimento allo Stato assistenzialista”.
Pochi ne parlano, eppure, è la forma di disabilità più
frequente al mondo. Proprio così, solo nel 2018 in Italia l’autismo ha
riguardato un bambino su 59. E sapete una cosa? Non può essere curato, ma
capito, sì.
E a tentare di comprendere cosa passi nella mente dei bambini
affetti da questa malattia, ci ha pensato Andrea Pamparana; giornalista,
scrittore, sceneggiatore e documentarista.
Proprio stamattina, Sabato 6 Aprile presso la cooperativa
sociale Garibaldi, ha presentato il suo ultimo libro.
Con una minuziosa indagine, aiutato da neuropsichiatri,
assistenti sociali e pedagogisti, lo scrittore spiega cosa significhi essere
autistici: “Dal greco autos, ovvero se stesso. Una netta chiusura dei rapporti
comunicativi con il mondo esterno”. Difficoltà nel comunicare che poi, si
riflette su tutta la famiglia, la quale non solo si ritrova a dover far fronte
a tale malattia, ma come sostiene Pamparana, anche a doversela cavare senza
alcun aiuto, in quanto abbandonata dalle istituzioni. Dover dire ad un genitore
che il figlio è affetto da autismo non è facile, aggiungere poi che dovrà
cavarsela da solo perché in Italia non ci sono mezzi economici adeguati per le
terapie, è devastante.
Con questo libro, oltre a denunciare la stupidità della
burocrazia e il menefreghismo dello stato, il giornalista vuole anche dare una
risposta ai genitori dei ragazzi autistici, che attraverso varie testimonianze,
possono magari più facilmente trovare una risposta ai piccoli e grandi problemi
da affrontare nella vita quotidiana. Sperando nel frattempo, che si possa
trovare una cura a questa società così menefreghista.
Da questo mese anche Cara Garbatella, il periodico che
racconta la vita dei quartieri dell’VIII Municipio, ha la sua versione on line.
Fino ad oggi le notizie si potevano leggere
nel sito dell’Associazione, che è stato trasformato a tutti gli effetti in una agenzia di stampa territoriale on
line, aggiornata quotidianamente da una redazione. E’ un grande passo avanti per
l’informazione democratica nel nostro territorio, un Municipio che supera i 160
mila abitanti, pari a una media città italiana.
Il giornale on line, facilmente consultabile digitando “Cara
Garbatella”, ha diverse rubriche. Sulla home page si possono leggere gli
articoli in tempo reale divisi nei quartieri che compongono il Municipio e corredati
da immagini fotografiche: Garbatella, San Paolo, Ostiense,Roma 70, Montagnola,
Tormarancio, Ottavocolle e Tor Carbone. Una particolare finestra è stata aperta
con “Garba 100” su tutte le iniziative in vista del Centenario (1920-2020).
Oltre agli articoli di cronaca, in fondo alla home page sul lato destro ci sono
delle utility: storia del giornale, scrittori di Garbatella, la Redazione, i comunicati
stampa e presto ci sarà una fotogallery con
immagini antiche e moderne insieme agli eventi più interessanti.
Inoltre l’archivio
del periodico consente di sfogliare tutte
le pagine a partire dal 2005 o fare una rapida ricerca per autore. Infine, come
nelle più moderne redazioni giornalistiche, Cara Garbatella on line produce,
per le notizie più rilevanti, veri e propri servizi video. Infatti in fondo alla home page, si possono consultare
alcune rubriche: video sulla Garbatella,
locandine e presto sarà presente uno spazio dedicato ai
film girati nello storico Rione.(g.riv.).
Uno dei più grandi orti urbani di Roma l’Ortolino rischia di chiudere o almeno di vedersi fortemente ridimensionato a causa del progetto comunale di costruirci nel bel mezzo una rotatoria stradale.
L’Ortolino è nato nel 2015, su quasi un ettaro di terreno che fino allora faceva parte di una area più vasta trasformata in una immensa discarica di materiali edili. I costruttori delle aree vicine avevano individuato quell’area verde, ai confini di via del Tintoretto, come luogo ideale per gettarci senza spesa mattoni e mattonelle, grandi blocchi di cemento e altro materiale di risulta.
Gli abitanti della zona stanchi di avere sotto casa questo panorama degradato, decisero di rimboccarsi le maniche e di liberare il terreno restituendolo alla sua originaria destinazione di verde pubblico. Riuscirono a spese loro e con grande fatica a bonificarlo completamente. A quel punto ad alcuni venne l’idea di trasformarlo in un area destinata a orti urbani. Si costituirono in associazione e quindi con le carte in regola avanzarono la richiesta al Comune di avere in concessione parte del terreno. Nacque così l’Ortolino. Un area di 123 lotti di 50 metri quadrati ciascuno, 5 metri per 10, su cui oggi coltivano circa 200 famiglie, cioè oltre 600 persone.
La storia ce la racconta il Presidente dell’Associazione, ex ufficiale dell’esercito, Gianni Fattorini ,che coordina l’attività affiancato dai sette componenti del direttivo dell’Associazione eletti dai soci.
“Ottenuta la concessione dal Comune, per prima cosa si è provveduto a far analizzare chimicamente il terreno per capire se il lungo periodo in cui è stato adibito a scarico di materiali avesse lasciato tracce di inquinanti. Anche i primi prodotti coltivati vennero sottoposti a severi test. I risultati conclusero che era tutto perfettamente a posto. A quel punto sono iniziate le assegnazioni e la coltivazione di verdure e ortaggi rigorosamente biologici. Nell’area è infatti proibito l’uso di fertilizzanti aggressivi e di pesticidi. Due anni fa è stato scavato persino un pozzo e una cisterna per irrigare gli orti, collegato poi a un impianto di distribuzione a goccia, per ottimizzare l’uso dell’acqua. Nel tempo l’Ortolino-prosegue il presidente- è diventato una comunità. Le persone si scambiano gli attrezzi e i consigli. Si aiutano quando ci sono oggetti pesanti da trasportare e svolgono insieme i lavori di sistemazione dei vialetti, dei terrazzamenti, di abbellimento delle aree comuni. Entrando c’è un’area coperta con dei tavoli e delle sedie. E’ l’unico punto di ritrovo per i cittadini della zona a parte il vicino centro commerciale. E’ in programma anche la costruzione di un campo da bocce e un percorso sportivo attrezzato. Poi, improvvisa, la doccia fredda. Dall’altra parte della strada, sui terreni che compongono il Parco del Tintoretto, iniziano ad apparire tecnici comunali che svolgono dei sondaggi. Si viene così a sapere che il Comune ha l’intenzione di costruire una bretella stradale di quattro corsie, che unisca via di Vigna Murata con via del Tintoretto, dividendo il Parco in due monconi. Ai lati della strada sono previste la collocazione di un Ipermercato Esselunga e forse di altre costruzioni ad uso residenziale. La terza rotatoria, inoltre, occuperà una buona parte degli attuali orti. Eppure fino a pochi giorni prima- conclude Fattorini- stavamo discutendo con il Comune delle migliorie da apportare agli orti e nessuno aveva accennato a costruzioni stradali imminenti.”
Manifesti di protesta davanti all’Ortolino in via del Tintoretto
Altre due aree verdi da tutelare: in corso una petizione a Roma 70
Continua l’impegno del Comitato di quartiere Grotta Perfetta per strappare al degrado le aree verdi del territorio. Questa volta si tratta dell’ex Punto Verde Qualità 10/11, una porzione di circa cinque ettari fortemente degradata, situata alle spalle di Rinnovamento e tagliata in due da via Calderon della Barca. “La parte verso via dell’Annunziatella – spiega il Presidente del Cdq Mario Semeraro – era stata data in concessione ad una società, che vi costruì un edificio mai aperto al pubblico; doveva essere forse un asilo nido, ma fu edificato in spregio delle norme paesaggistiche, per cui la concessione gli venne ritirata con un danno erariale notevole, in quanto la società affidataria aveva contratto un mutuo garantito dal Comune di Roma. La parte verso viale Londra, invece, confina proprio con il Parco di Tormarancio. Le firme che stiamo raccogliendo sottoscrivono una richiesta alla Regione Lazio affinché riconosca queste zone come aree protette contigue al Parco dell’Appia Antica, facendole ricadere perciò sotto il suo controllo e la sua tutela. Oltre alla raccolta delle firme ci impegneremo anche per sollecitare l’adesione di volontari che in futuro adottino l’area”.
La zona è di grande valore storico e paesaggistico. Si sviluppa intorno a due corsi d’acqua appartenenti alla Marrana di Grotta Perfetta ( il fosso del Grottone è uno dei suoi rami principali) in gran parte intubati per la realizzazione di diversi quartieri, il che ha fortemente compromesso la funzione idrogeologica. La morfologia dell’area – si legge nel documento del Cdq – è caratterizzata dalla presenza di una profonda incisione valliva, delimitata da versanti a forte pendenza (Via Calderon della Barca), che si è impostata sui depositi vulcanici relativi all’attività esplosiva più antica del Vulcano dei Colli Albani. Dal punto di vista botanico, inoltre, la presenza di alberi da frutta, mele cotogne accanto ad alberi di fico e melograni, rivela un’antica conoscenza di impianto di villa agricola romana.
“L’area – aggiunge il presidente del Cdq – è la prosecuzione naturale del Parco dell’Appia Antica e, più specificamente del settore recentemente annesso, ovvero il Parco di Tormarancia. E’ importante, dunque, la ricostruzione dell’unità territoriale e paesaggistica tra queste aree di alto valore culturale e ambientale, per ricomporre un sistema unitario che consenta la fruizione continua e controllata del territorio da parte e con la collaborazione dei cittadini ”(s.gir.)
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