Adriano Valentini, 71 anni, ci ha lasciati la sera di sabato 21 marzo dopo una malattia che lo aveva colpito nel novembre scorso. Amava la Garbatella e su questo non c’era alcun dubbio. Entrando sul suo profilo Fb c’è ancora l’immagine della Fontana Carlotta come copertina. Infatti, è qui che è nato. Lotto 38 di fronte alla fontana.
A sinistra il manifesto della CGIL in ricordo di Adriano. A destra durante una manifestazione politica alla cooperativa “Nuova Agricoltura”, Adriano al centro della foto al suo fianco la moglie Paola.–
Adriano era operaio ascensorista presso l’ospedale Traumatologico di via San Nemesio. Ha dedicato tanti anni della sua vita all’impegno politico e sociale. Prima come segretario della cellula CTO del Partito comunista alla Villetta dal 1977 al 1980. Sempre con la Garbatella nel cuore continua la sua esperienza politica nel quartiere don Bosco sulla Tuscolana, dove va ad abitare dopo sposato. Per lunghi anni è segretario proprio della sezione di via Chiovenda. Senza mai abbandonare le sue battaglie nel PDS e Ds, fonda successivamente insieme ad altri compagni il circolo di “Sinistra Ecologia e libertà” nel quartiere don Bosco. Dopo la nascita del PD, Adriano rivolge il suo impegno al sindacato, diventa segretario dello Spi Cgil della X Lega. Forte è sempre stato anche il suo impegno con i giovani, ai quali ha cercato di trasmettere i valori di solidarietà e impegno politico.
A noi piace ricordarlo con il suo sorriso ancora impegnato alle feste dell’Unità insieme a sua moglie Paola, anche lei donna sensibile alle tematiche sociali e dirigente sindacale. Un abbraccio e un grazie da tutta la redazione di Cara Garbatella alla moglie Paola e alle figlie Mascia e Tania.
Martedì 30 marzo alle 16,30 nell’ambito dell’iniziativa “Educare alle Mostre Educare alla Città” promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e giunta alla 10° edizione, si terrà la conferenza on line: “I cento anni della borgata giardino Garbatella”. L’incontro illustrerà il progetto didattico Garbatella 20/20 organizzato per il centenario del nostro quartiere dal Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre e in particolare dai docenti Francesca Romana Stabile, Elisabetta Pallottino e Paola Porretta con la partecipazione dell’artista Pietro Ruffo, che si è cimentato nel coniugare una didattica integrata tra arte e architettura.
Sarà raccontata la storia urbanistica e le tipologie edilizie della Garbatella dalla fondazione nel 1920 al suo completamento negli anni ’30, fino a qualificarlo oggi come un prezioso patrimonio urbano, architettonico e culturale di Roma.
Per partecipare è necessario prenotarsi al numero 060608 (tutti i giorni 09-19).
E’ morto l’ultimo figlio del partigiano della Garbatella Enrico Mancini, martire alle Fosse Ardeatine
Ieri ci ha lasciato per sempre, dopo una lunga malattia Riccardo Mancini, l’ultimo figlio di Argia Morgia, maestra alla scuola elementare Cesare Battisti e di Enrico, partigiano del Partito d’Azione di Garbatella, assassinato dai nazisti insieme ad altri 334 martiri alle Fosse Ardeatine. Quando avvenne la tragedia, il 24 marzo 1944, Riccardo, il più piccolo della famiglia che abitava al Terzo Albergo di via Percoto,aveva appena sei anni. Era un bambino, ma quel bambino diventato uomo, per tutta la vita testimoniò caparbiamente la memoria del padre e il suo antifascismo tra la gente e nelle scuole del quartiere. Era immancabile, sempre in prima fila dietro gli striscioni nei cortei, che dagli alberghi della Garbatella percorrevano via delle Sette chiese per raggiungere il sacrario sull’Ardeatina. Riccardo, l’ultimo in vita dei fratelli Mancini, è stato un testimone prezioso della Memoria per tante generazioni di ragazzi e ragazze della Garbatella.Sindacalista e militante del Partito comunista italiano, si è battuto per anni per la democrazia, i diritti civili e per il risanamento delle case Iacp di Tormarancio, dove era andato ad abitare con la sua famiglia.
“Ogni volta che mi incontrava- ha voluto ricordare il nipote Massimiliano Smeriglio, eurodeputato eletto nelle liste Pd- sorrideva mi faceva una scafetta e mi diceva forza, sempre avanti, sei gagliardo. E quest’anno alle celebrazioni del 24 marzo ricorderemo anche la figura di Riccardo. Puoi stare tranquillo caro zio, hai seminato alla grande e quella storia ora è in buone mani, mani giovani e combattive”. Alla famiglia di Riccardo Mancini le condoglianze di tutta la redazione di Cara Garbatella.
Possono tirare un sospiro di sollievo gli abitanti del quartiere Ardeatino, è arrivata la conferma che l’isola ecologica di via Antonio Malfante non sarà costruita.
La delibera comunale a firma dell’assessora ai rifiuti e al risanamento ambientale Katia Ziantoni aveva individuato quindici aree, una per ogni municipio della città di Roma, per la realizzazione di strutture logistiche di AMA SpA di supporto al servizio di gestione dei rifiuti urbani ad integrazione e parziale revoca della deliberazione del Commissario straordinario Francesco Paolo Tronca del 15 giugno 2016.
Nella seduta pubblica del 22 dicembre 2020, infatti, i membri del Municipio Roma VIII di maggioranza ed opposizione, ad eccezione dei due consiglieri della Lega che si sono astenuti, hanno votato contro l’ipotesi di localizzazione del centro di raccolta AMA presso via Malfante, e messo in evidenza le istanze che vengono dagli abitanti del territorio. Le ragioni della contrarietà sono evidenti: l’area di via Malfante, anche se si presenta come un ampio spazio verde con un canneto, è in realtà al centro di un quadrante molto urbanizzato, vicino a strade trafficate, a ridosso di abitazioni, luoghi di culto, attività commerciali e con un ambulatorio sanitario adiacente. Inoltre ci troviamo alle spalle di Piazza dei Navigatori, dove è già prevista nei prossimi anni la costruzione di un nuovo edificio di tredici piani, che aumenterà notevolmente il numero degli abitanti del quartiere ed il traffico cittadino.
Foto di Elisabetta Pisani
“Nel Municipio, come prevede la norma, dovrebbero essere presenti due isole ecologiche, una ogni settantamila abitanti. Inizialmente proponemmo al Comune di rigenerare due aree di AMA attualmente sottoutilizzate, quella di via di Campo Boario e quella di Montagnola – ci spiega l’assessore municipale all’ambiente Michele Centorrino – la prima area è stata bocciata dal Comune poiché sarà utilizzata per altre esigenze dell’azienda della nettezza urbana, mentre su quella di Montagnola non abbiamo ricevuto ancora una risposta ufficiale sulla fattibilità”. “Abbiamo richiesto un tavolo tecnico con il Comune e gli enti preposti per individuare aree idonee all’interno del Municipio –conclude Centorrino-, non si esclude anche l’apertura di un processo partecipativo con gli abitanti per valutare appieno tutte le esigenze e le perplessità”.
Sarebbe opportuno che l’area di via Antonio Malfante, scampato il pericolo dell’isola ecologica, fosse restituita agli abitanti, con la creazione di un parco pubblico comprensivo di uno spazio ludico per i più piccoli. Proposta che da oltre dieci anni viene portata avanti dalla cittadinanza e dalle giunte che si sono succedute in Municipio, ma che non ha mai visto la luce. Inoltre andrebbe restaurata l’opera di bronzo de il “Cavallino” di Alfiero Nena, che dal 2002 spicca all’incrocio tra via Malfante e via Leon Pancaldo, alla quale nel 2014 è stata troncata la coda, mai più ripristinata.
Sono in arrivo importanti novità per le catacombe di Commodilla alla Garbatella, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Heydar Aliyev dell’Azerbaigian e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
La Fondazione, che porta il nome del primo presidente della repubblica dell’Azerbaigian, si è già distinta finanziando interventi di restauro e manutenzione di altre catacombe a Roma.
Mercoledì 3 marzo, il cardinale Gianfranco Ravasi presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra ha visitato assieme al dottor A. Alakbarov della Fondazione Heydar Aliyev, accompagnati dal presidente dell’VIII Municipio A. Ciaccheri, il complesso cimiteriale situato all’interno dell’omonimo parco tra via delle Sette Chiese e via Giovannipoli.
La visita è stata il prologo al rinnovo dell’impegno della Fondazione Aliyev per sostenere la valorizzazione e il restauro anche delle catacombe alla Garbatella, sancito il giorno seguente con la firma del documento ufficiale.
Il programma prevede una serie di interventi diretti alla riapertura al pubblico, purtroppo sospesa da alcuni anni. Saranno due le zone maggiormente interessate dal restauro, la cosidetta “Regione di Leone” e la “Basilichetta” dedicata ai martiri Felice e Adautto. Con il primo finanziamento della Fondazione sono state messe in sicurezza le aree del cubicolo di Leone, che aveva presentato problemi statici. Successivamente si andrà a restaurare le pitture del cubicolo e della “Basilichetta”, dove si trovano gli importanti dipinti murali con la scena della Traditio Clavium, nella quale accanto a Cristo seduto sul globo ci sono i santi Pietro, Paolo, Stefano, Felice e Adautto.
Curiosa la vicenda di quest’ultimo. La storia è avvolta dalla leggenda, siamo a cavallo tra il III e il IV secolo sotto l’imperatore Diocleziano, autore di diverse persecuzioni nei confronti dei primi cristiani. Un corteo portava un gruppo di condannati a morte, per non aver rinunciato alla loro fede, verso il luogo del martirio percorrendo probabilmente il territorio del nostro attuale quartiere. A quel corteo, del quale faceva parte Stefano, si affiancò un giovane in atto di solidarietà nei loro confronti. Quel gesto costò a quel ragazzo la vita, infatti, si racconta che venne aggregato ai condannati a morte. Di quel giovane non si conosceva neanche il nome e per questo venne chiamato Adauctus-Adautto ovvero Aggiunto.
Obiettivo finale degli interventi conservativi e di restauro sarà quindi quello di aprire ai visitatori le catacombe in piena sicurezza.
Allo spazio Memo di piazza Bartolomeo Romano una mostra in occasione dell’8 marzo
Una donna in bianco e nero, tra le labbra una sigaretta, un lampo nei suoi occhi, vivo, pronto a sfidare il cambiamento, sul suo ventre un grande fiore in cui risalta nel centro la frase “A casa non ci torno”, una presa di coscienza immortalata in un attimo in cui la didascalia risulta anche superflua. Ci sono fotografie che suggeriscono pensieri, rievocano ricordi, suscitano sentimenti anche scomodi, ma che entrano a far parte di noi e raccontano una rottura, un passaggio. Alcuni di questi scatti insieme a documenti d’archivio sono visibili in un percorso espositivo, inaugurato l’8 marzo, dedicato alle lotte delle donne presso l’archivio Flamigni di piazza Bartolomeo Romano alla Garbatella.
“La mostra nasce dalla volontà di esporre parte delle carte del fondo di Emilia Lotti, una dei nostri soci fondatori, moglie di Sergio Flamigni, con una lunga esperienza all’interno dell’UDI Nazionale e della Commissione Parità della Presidenza del Consiglio. Per tutta la sua vita Emilia si è occupata di temi relativi alle donne, ma anche della Legge Basaglia e della Legge 194” ci spiega Ilaria Moroni, direttrice dell’archivio, “Ci sembrava importante mettere in evidenza come la storia delle donne è stata la storia politica e sociale del nostro Paese; lo abbiamo fatto attraverso pannelli con foto e slogan, documentazione consultabile, vecchi giornali e riviste come Noi Donne. Inoltre è possibile visionare del materiale video; ci sono anche fotografie di archivi con i quali spesso collaboriamo ossia: Aamod, fondazione Gramsci, archivio storico della CIGL nazionale, Istituto Luce e per l’occasione abbiamo coinvolto alcune realtà sul quartiere tra cui Cara Garbatella, che ci ha donato una foto molto bella, che mostra l’impegno delle donne per la pace nel mondo”.
Dal primo febbraio l’archivio Flamigni si è trasferito da Oriolo Romano a piazza Bartolomeo Romano, in uno spazio di proprietà Ater, che ha preso il nome di “Memo, Spazio di Storia e Memorie” e raccoglie documenti della storia dell’Italia repubblicana, in particolare riguardanti il terrorismo, le stragi, la criminalità organizzata e la violenza politica. Il percorso espositivo è custode delle testimonianze delle lotte delle generazioni passate e arricchisce l’epoca in cui viviamo, dove lo scambio di ricordi ed esperienze tra generazioni sembra complicarsi e dove immagini e informazioni sono spesso servite come piatti pronti da supermercato, scarse di nutrimento e con provenienze incerte.
Tra i collaboratori della mostra vi è anche l’assessorato alle politiche di genere dell’VIII Municipio, diretto da Michela Cicculli, la quale commenta così l’iniziativa: “Il regalo che riceviamo oggi dall’archivio Flamigni ci restituisce la forza del movimento delle donne e l’intensità del dibattito fino ai giorni nostri. Ci sono foto preziose sul nostro territorio messe a disposizione dalla comunità tra cui Cara Garbatella, che ringrazio a nome di tutte le giovani donne che oggi hanno voglia di conoscere il recente passato. Ringrazio infine Ilaria Moroni e tutto il team dell’archivio, dandogli nuovamente il benvenuto nel nostro territorio”.
La mostra documentale e fotografica sarà visitabile per tutto il mese di marzo, dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 16:30, con ingresso gratuito su appuntamento ed accesso da piazza Bartolomeo Romano 6.
Pronti a tornare in classe stamattina e rivedersi dopo due settimane di lezioni a distanza, i 300 bambini della scuola elementare Alonzi a Garbatella sono dovuti tornare a casa. Stupiti e un po’ tristi gli alunni, arrabbiati i genitori. Sul cancello un cartello scritto a mano: “si comunica che a causa della ‘visita’ dei ladri la scuola non potrà riaprire”. Porte sbarrate e rabbia, non è la prima volta che i ladri entrano a scuola nottetempo, il problema non è solo il furto, è la necessità di una nuova sanificazione di tutti gli spazi. I bambini quindi sono a casa a fare lezione on line e non si sa quando rientreranno, con i relativi problemi di organizzazione dei genitori, che erano pronti a tornare al lavoro. La Alonzi è stata una delle prime scuole a Roma a chiudere completamente in questa seconda ondata di pandemia a causa dei numerosi contagi, probabilmente dovuti alla variante inglese. In una classe ad esempio c’erano quattordici contagiati su ventidue bambini, a quel punto l’Asl ha deciso di chiudere l’intera scuola con misure di quarantena severe, infatti si è proceduto a fare uno screening di tutti i bambini e il personale scolastico, con doppi tamponi e la sanificazione dei locali. Ora una nuova sanificazione e ancora didattica a distanza.
Ci troviamo in un’epoca che impone al mondo intero scelte radicalmente diverse da quelle compiute in passato, dirette verso un nuovo modello di economia che rispetti l’ambiente, orientate ad una società che non produca rifiuti ma che da essi né tragga delle risorse.
È da questo principio che nasce, su iniziativa del Municipio Roma VIII e dell’Osservatorio sui Rifiuti Zero, il Centro di Preparazione al Riutilizzo, un laboratorio attrezzato dove si possono consegnare gli oggetti domestici, perlopiù apparecchiature elettriche, per tentare di ripararli o per favorire il riuso di alcune componenti allo scopo di ricrearne altri. Il centro è situato tra i banchi del mercato del Parco in via Rosa Guarnieri Carducci e osserverà gli stessi orari di apertura del mercato, dal lunedì al sabato dalle 8 alle 14.
Continuano nel territorio dell’VIII Municipio le iniziative contro la violenza sulle donne e i femminicidi.Questa mattina, in prossimità dell’8 marzo nell’area verde degli orti urbani Tre Fontane è stata scoperta una panchina rossa in prossimità di un piccolo albero di mimosa.Alla manifestazione erano presenti le assessore Paola Angelucci ( Lavori pubblici) e Michela Cicculli ( Pari opportunità e memoria).
Lunedì 8 marzo 2021 dalle ore 10,00 alle 16,30 sarà inaugurata, presso lo spazio di storia e memoria Memo in piazza Bartolomeo Romano 6, una mostra documentale e fotografica sul tema “LE DONNE E GLI SLOGAN FEMMINISTI TRA LE CARTE D’ARCHIVIO”. La mostra curata dall’Archivio Flamigni in collaborazione con Aamond, Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, Archivio storico Cgil nazionale, Cara Garbatella, Fondazione Gramsci, e Istituto Luce, dedica alle donne un percorso espositivo. La mostra resterà allestita e visibile su appuntamento per tutto il mese di marzo 2021.
Nella serata di domenica la Torre di Tor Marancia ha subito un atto vandalico. Qualcuno, forse spinto dalla noia, dalla curiosità o semplice stupidità ha forzato l’ingresso del parco ed è entrato all’interno della torre medievale. Alcuni abitanti del quartiere hanno avvisato la polizia municipale che è riuscita ad intervenire, però, solamente per constatare l’accaduto e per interdire l’accesso al Parco. Apparentemente la struttura all’interno non ha subito danni, il pertugio causato dalla forzatura è già stato richiuso e il giardino riaperto al pubblico.
La Torre di base quadrata e alta sedici metri, presenta un interno scarno, con una scala a chiocciola di ferro, che porta al tetto, e nel mezzo due piani con delle passerelle a croce, che portano alle finestre. La Torre che oggi è nota come Marancia risale al XIV secolo; il suo vero nome è Torre di San Tommaso, nome che rimanda alla storia dei frati trinitari di San Tommaso in Formis al Celio, che ne possedevano il terreno. Il nome con cui si conosce oggi gli è stato assegnato in seguito alla scomparsa della vera Torre Marancia, che era situata nei pressi delle Fosse Ardeatine. Nata come torrione semaforico, era utilizzata per allertare l’Urbe in caso di avvistamenti di predoni. Nei secoli ha subito vari risanamenti e cambi nella destinazione d’uso. L’ultimo restauro è avvenuto con la giunta Rutelli, alla fine degli anni ‘90, con il progetto “Una terrazza per la città”, grazie al quale la Torre è stata resa visitabile e al suo interno venivano svolte attività culturali. Negli anni a venire sia il parco che il monumento hanno attraversato periodi di abbandono e, a seguito di atti vandalici e di un incendio, l’amministrazione dell’epoca decise, nell’autunno del 2009, di murarne l’ingresso.
Dall’estate del 2018 l’associazione Parco della Torre di Tormarancia pone l’attenzione sia sul parco che sul manufatto medievale, cercando insieme alla commissione cultura municipale di proporre soluzioni d’impiego per la Torre: tra le varie quella di collegare la stessa con la Tenuta omonima e creare un bike sharing e un info point sull’Appia Antica.Queste ipotesi furono riprese anche a luglio 2019, quando la Sovrintendenza ai beni culturali, insieme all’ufficio tecnico del Municipio, fece un sopralluogo all’interno della struttura per visionarne le condizioni e capire di quali interventi di restauro avesse bisogno; anche il perimetro esterno negli ultimi due anni ha subito gli atti di qualcuno, che non comprendendo il valore storico del bene, ha imbrattato il muro con scritte, lo ha danneggiato e ne ha incendiato purtroppo parte di un lato.
Il Municipio Roma VIII, che ha solo la responsabilità di guardiania, a dicembre 2020 ha votato l’atto “Salvaguardia e valorizzazione della Torre di Tor Marancia”, richiamando all’attenzione dell’amministrazione comunale la necessità di una presa in carico della gestione della torre e di restituire agli abitanti il monumento simbolo del quartiere ed il parco circostante.
Celato tra i lotti della Garbatella, in via Vettor Fausto 4, si trova lo storico salone Calano, uno dei negozi di parrucchiere più longevo della Garbatella, che a febbraio ha celebrato le nozze d’oro.
Fu nel 1971 che il signor Enzo Calano, rilevò il locale che già dagli anni ’30 era adibito a barbiere. Iniziò a svolgere la professione per necessità nel suo paese di origine in provincia di Cosenza, poi col tempo si perfezionò, anche grazie agli studi per corrispondenza, finché non decise di trasferirsi a Roma e rilevare l’attività in via Vettor Fausto.
Il signor Enzo si innamora subito della Garbatella e della vitalità della strada, che collega via Ansaldo con il mercato coperto di via Passino, conosciuta come la “vietta dei negozi”. I parrucchieri, all’epoca, si contavano in tutto il quartiere sulla punta delle dita; la moglie di Enzo in una lettera scrive a riguardo: “Siamo pochi qui in questa bella Garbatella”.
Oggi la strada ci appare silenziosa e con molte serrande abbassate, ma il salone Calano resiste ed è gestito da Catia, figlia del signor Enzo. “Siamo arrivati alla Garbatella con un pulmino stracolmo di roba con reti e materassi; per noi era un mondo tutto da scoprire, Roma ci metteva anche un po’ di timore, il quartiere era molto popolare e le persone molto più espansive rispetto a quelle cui eravamo abituate nel paesino calabrese” ci racconta Catia “Inizialmente il locale era separato in due parti con un doppio ingresso, una per gli uomini e una per le donne, poi nel 1991 decidemmo di ristrutturare e creare un unico ambiente” prosegue “Gli uomini non presero bene questo cambiamento, infatti molti non tornarono più, però col tempo la clientela si è affezionata e tramite il passaparola siamo riusciti ad andare avanti. Con mio padre abbiamo tagliato i capelli ad intere generazioni, abbiamo attraversato mode e costumi, dai capelloni degli anni ’70, alle acconciature da sposa, fino alle colorazioni di cui sono specializzata”.
Oggi Catia non è più quella ragazzina che entrò in punta di piedi alla Garbatella, oggi è diventata una donna conosciuta nel quartiere, di cui il padre sarebbe sicuramente orgoglioso. La passione con cui porta avanti il suo lavoro potrebbe essere secondo Catia uno stimolo per le nuove leve, e perciò ci rivela: “Desidero tra qualche anno poter insegnare ai giovani che si approcciano a questo mestiere e trasmettergli quello che ho imparato; il lavoro è cambiato rispetto a cinquanta anni fa, non è semplice ci sono molte cose a cui stare attenti, dalla burocrazia, alla sicurezza, alle esigenze dei clienti sempre maggiori; bisogna essere sempre all’avanguardia ma anche con un occhio alla tradizione”.
Strano a dirsi, ma nel Municipio che comprende anche Porta San Paolo, luogo simbolo della Resistenza romana, non esisteva ancora una sezione dell’Anpi, l’associazione nazionale Partigiani. Ora ci si sta pensando e soprattutto si inizia a fare il tesseramento tra gli abitanti del quartiere, una delle zone dove più forte è stata la lotta antifascista e dove ancora ora vivono due partigiani, Mario Di Maio e Gastone Malaguti. Ci sono varie idee e proposte di locali dove aprire prossimamente la sede dell’Anpi in Municipio, le regole anti Covid e la pandemia hanno un po’ rallentato le cose, ma ora almeno gli attivisti dell’associazione iniziano a raccogliere i futuri iscritti, e si pensa già a qualche iniziativa in vista dell’anniversario delle Fosse Ardeatine e del 25 aprile. Per chi volesse fare la tessera Anpi, e iscriversi alla sezione di Garbatella Ostiense deve per ora contattare su Facebook l’Anpi provinciale. Nel frattempo questa è la tessera 2021.
Fino a pochi anni fa i tatuaggi erano simbolo di uno stile di vita anticonvenzionale e non erano di uso comune, oggi al contrario è piuttosto raro incontrare una persona non tatuata.
Un’arte quella della decorazione tegumentaria già nota ai primitivi e che nel corso dei secoli si è trasformata, fino a diventare oggi un prodotto di consumo di massa.
Per saperne di più sulla storia tatuaggio siamo andati nel quartiere di San Paolo, nello studio di Bloody Anvil, a conoscere Cecilia De Laurentiis, storica dell’arte e tatuatrice, che ha pubblicato il suo primo libro “Marchiati – Breve storia del tatuaggio in Italia” edito da Momo Edizioni.
Da lunedì tutti a casa gli scolari dell’Alonzi. A causa del dilagare dell’epidemia da Covid faranno didattica a distanza.La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno e ha spiazzato tutti i genitori. Lo ha comunicato la scuola con una circolare indirizzata alle famiglie e al municipio. Ci sono due sezioni colpite dal virus e in quarantena, in una classe 9 su 25 dei bambini è risultata positiva. E’ per questo che la dirigente ha deciso di chiudere i cancelli della scuola elementare di via Valignano e di consentire il rientro solo dopo aver effettuato i tamponi a tutti. I bambini che frequentano la scuola Alonzi sono quasi trecento, distribuiti in 15 classi. Torna quindi forte la preoccupazione del Covid nel quartiere, insieme alla preoccupazione dei genitori sull’organizzazione delle prossime settimane: “Ci sentiamo un po’ abbandonati, ha raccontato una mamma, con una gestione un po’ estemporanea di questa situazione, siamo andati a prendere ieri a scuola i bambini facendo un’ora di coda per ritirarli, ora siamo venuti a conoscenza della chiusura, ma da lunedì non sappiamo come organizzarci con il lavoro e con i tempi della didattica a distanza”.
Apre l’Approdo, un nuovo servizio bibliotecario, nella vecchia Casa dei Bimbi alla Garbatella.L’inaugurazione della biblioteca è stato inserito nel programma per il 101° compleanno del quartiere. La mattina è stata la volta del tradizionale appuntamento di piazza Benedetto Brin, la piazza della fondazione della Borgata Giardino Concordia (Garbatella), dove il presidente Amedeo Ciaccheri con tutta la Giunta municipale hanno dato il via ai festeggiamenti. Nel pomeriggio, invece, un gruppo di cittadini e genitori dei bimbi della scuola materna di via Magnaghi hanno partecipato all’iniziativa voluta caparbiamente dall’assessora alla scuola Francesca Vetrugno: “ abbiamo valorizzato questo spazio, che era la vecchia casa del custode- ha detto l’amministratrice locale- per avviare con l’Approdo un nuovo progetto educativo di comunità”.
Alla manifestazione oltre alla rappresentante dei genitori della scuola materna, alla direttrice delle Biblioteche di Roma, era presente anche Antonio Passerelli, il figlio del vecchio custode: “Mio padre Vincenzo e mia madre Franca hanno abitato qua insieme a noi tre figli per più di trent’anni fino al 1996 e sono proprio contento ed emozionato che queste stanze siano state destinate ad una biblioteca”.
Non tutti sanno che a pochi passi da noi migliaia di uomini, donne e bambini stanno lottando per sopravvivere nell’inferno di neve e gelo tra Bosnia e Croazia, lungo il cammino sulla rotta dei Balcani, essendo stati privati di ogni loro avere e respinti con forza alla frontiera. E’ accaduto a seguito dello smantellamento del campo profughi di Lipa, in Bosnia, cosa che ha sbaragliato una massa di persone che ora si ritrova senza riparo, in mezzo alle gelide campagne.
“Carovana Solidale Balcani” è un’iniziativa che si sta svolgendo in tutta Italia e che ha già consentito la raccolta per i profughi dei Balcani di molti indumenti invernali ma anche coperte, scarpe, sacchi a pelo; l’adesione è stata tale da richiedere ora uno sforzo economico notevole per il trasporto a Sarajevo, in Bosnia.
A Roma si sono attivati tre punti di raccolta. Uno di questi è a Garbatella, presso l’associazione Arcobaleno, a via Pullino,1 dove Mario Casale, insieme agli altri associati, ha raccolto indumenti e confezionato decine e decine di pacchi che ora devono essere trasportati a Colleferro, il punto di raccolta di tutta Italia da dove partirà il Tir. Qui stanno arrivando altre centinaia di pacchi dal Lazio, ma anche dalla Val d’Aosta e dalla Calabria. A questo punto sarebbe necessario uno sforzo da parte di tutti per contribuire alle spese di trasporto da Colleferro a Sarajevo.
Ci sono personaggi che rappresentano un’epoca, che rimangono anche quando non ci sono più, che anche se non li conosci gli vuoi bene lo stesso perché tanto, sicuramente, ne avrai sentito parlare. Padre Guido Chiaravalli è uno di questi. Arrivato alla Garbatella nel 1956 ha cresciuto intere generazioni nella parrocchia del San Filippo Neri. Il 22 aprile del 2014, quando morì, la Garbatella perse un punto di riferimento, un’istituzione, lasciando un grande vuoto. C’era il sole quel giorno, e mai si era vista una chiesa così piena di gente.
San Filippo Neri, 22 Aprile 2014
Sono passati quasi 7 anni dalla sua scomparsa, eppure nessuno si dimentica di lui. E così, proprio il 18 febbraio 2021, nel giorno del 101° compleanno della Garbatella, nel quartiere parte una grande iniziativa: la raccolta di immagini e pensieri di quanti hanno conosciuto e amato Padre Guido. Ricordarlo con il contributo di quanti lo hanno conosciuto e amato è forse il miglior segno collettivo fatto di ricordi ed emozioni.
Dal 18 febbraio al 5 marzo 2021, è quindi possibile inviare un pensiero, una testimonianza o una fotografia all’indirizzo mail: unpensieroperpadreguido@gmail.com
Giovedì 11 febbraio è entrato in funzione, nei locali che ospitavano il centro anziani di via Pullino chiuso per l’emergenza Covid, un nuovo centro anti-freddo per i senza fissa dimora, uno spazio che si va a sommare a quelli già aperti nell’Ipab San Michele di Tor Marancia e quello della Comunità di Base di San Paolo.
Il centro, che ospita 13 persone, è nato dall’iniziativa del Municipio Roma VIII, ed è gestito dalla Croce Rossa con il supporto dei volontari della Comunità di Base, della Caritas, di Sant’Egidio e della rete di Municipio Solidale.
Cara Garbatella ha raggiunto sul posto l’assessora alle politiche sociali Alessandra Aluigi per parlarci del progetto di Pullino Solidale.
Mercoledì verso sera una alta lingua di fuoco ha solcato il cielo delle Tre Fontane, nei pressi dell’area degli orti urbani. Il rogo ha mandato in cenere una baracca di legno di un senza fissa dimora, che da anni staziona su una collinetta tra gli orti e i palazzi di via del Tintoretto.Il pronto intervento dei vigili del fuoco e della polizia ha scongiurato altri incidenti più gravi.I cittadini hanno allertato il Municipio VIII sulla situazione di degrado presente nell’area adiacente a quella in concessione all’associazione orti urbani Tre Fontane.
Casetta Rossa, lo spazio autogestito nel cuore della Garbatella è l’unica vincitrice italiana di un premio europeo dedicato alla solidarietà civile in tempo di Covid. Tra i 23 progetti dei paesi dell’Unione europea candidati al premio Cese, Casetta Rossa ha vinto per aver portato avanti l’iniziativa della “Spesa sospesa”, sostenuta anche da una stazione radio, Radio Anticorpi.
Si tratta della distribuzione a cadenza regolare da parte dei volontari di beni di prima necessità a molte famiglie bisognose dell’VIII Municipio. In particolare, è piaciuta al premio Cese “Radio Anticorpi”, una stazione radio che ha elargito consigli pratici, interviste, storie, nutrendo il senso di comunità per quelle persone sole e che rischiavano di sentirsi abbandonate. Il premio in denaro è di 10 mila euro che Casetta Rossa sicuramente investirà per altri progetti di solidarietà. E non è stato l’unico riconoscimento. Qualche giorno dopo Casetta Rossa si è aggiudicato il Contest italiano per la Giornata mondiale del Dono, sempre con la Spesa sospesa. In un post sulla loro pagina Facebook, i volontari commentano così i due premi meritati: “Due riconoscimenti importanti in due giorni che dimostrano come il lavoro di Casetta rossa per l’inclusione, la partecipazione, la solidarietà vada nella direzione giusta e sia non solo necessario, ma debba proseguire al di là di ogni difficoltà”.
Sono stati svegliati da un gran frastuono all’alba di domenica i residenti di piazzale Ardigò alla Montagnola. Sotto le loro finestre, un carroattrezzi stava letteralmente smurando il bancomat della Popolare di Milano. Un modus operandi che rievoca la famosa scena del film “Lo chiamavano Jeeg Robot”, questa volta però, invece dell’attore Claudio Santamaria che sradica un bancomat a mani nude, le videocamere della banca hanno ripreso tre malviventi, che in pochissimi minuti sono riusciti nell’impresa.
Sono stati gli stessi residenti ad allarmare le forze dell’ordine, che però non sono riusciti a cogliere i tre sul fatto. Le indagini sono state affidate alla compagnia dei carabinieri dell’Eur. Il bottino è ancora da quantificare e, sebbene le banconote inserite nel bancomat rischiano di essere contrassegnate con la macchia ad inchiostro indelebile, questo non ha fermato i ladri che hanno portato a segno uno dei furti più sensazionali di questi tempi.
Il giorno 13 febbraio, è stato intitolato a Nilde Iotti il Centro antiviolenza che si trova presso il Casale Rosa, in via di Grotta Perfetta 601. Il Centro è aperto al pubblico dal 2018 ed è gestito dalla cooperativa sociale BeFree, con il supporto della Regione Lazio. Garantisce servizi gratuiti di tutela per le donne vittime di violenza, che comprendono assistenza telefonica h24 (al numero 0696678236), assistenza psicologica e legale, supporto per i figli ed orientamento al lavoro e all’autonomia abitativa. Solamente nel 2020 oltre 200 donne si sono rivolte al centro per chiedere aiuto.
Alla cerimonia erano presenti, oltre alle operatrici di BeFree, il comitato di zona, le istituzioni municipali e comunali e l’onorevole Grazia Labate, vicepresidente della fondazione Nilde Iotti. “Sono emozionata perché questo è il primo centro antiviolenza in Italia dedicato a Nilde Iotti, un bel regalo proprio per il centenario della sua nascita – ci racconta l’onorevole Labate – una partigiana, madre costituente in un mondo di padri costituenti, e prima donna presidentessa della Camera dei deputati. Ho curato anche un libro: Le leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia, in cui all’interno ci sono tutte le norme a favore delle donne dal 1946 ad oggi”.
Abbiamo raccolto anche la testimonianza di Michela Cicculli, assessora alle politiche di genere, che ci spiega qual è il ruolo del Municipio in questi progetti: “Il Municipio come istituzione territoriale può far sì che questi presidi possano dialogare agevolmente con il territorio, dai comitati alle scuole, per creare una rete di supporto e contrasto alla violenza, per rendere il servizio efficace e non isolato, che permette alle donne di costruire dei percorsi di autonomia e di uscita dalla violenza duraturi nel tempo”.
Ancora oggi, purtroppo, sono troppi i casi in cui un uomo, quasi sempre un marito o compagno, si arroga il diritto di privare una donna della propria libertà, della propria autonomia, esercitando violenza fisica e/o psicologica, arrivando spesso anche a privarle della loro vita. È per questo motivo che i Centri antiviolenza sono dei servizi essenziali per sostenere il percorso delle donne che riescono a chiedere aiuto e degli avamposti per supportare la lotta contro la violenza di genere perché, come diceva Nilde Iotti il giorno del suo insediamento alla Camera nel 1979: “Vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione”. Una lotta che ancora oggi è lontana dall’essere vinta, e va perciò combattuta con tutti i mezzi possibili.
Si sono completati i lavori di restauro del monumento “Ai futuribili valori della Resistenza” a Largo Benedetto Bompiani in zona Ardeatino. I lavori, sotto la direzione tecnica della sovrintendenza capitolina ai beni culturali, hanno riportato l’opera nella sua versione originaria. Il monumento dell’artista Giulio Tamburrini, che dal 1977 è al centro della piazza, è stato oggetto negli anni di furti ed atti vandalici.
Il restauro ha riportato alla luce anche la ruota di rame, una delle componenti centrali dell’opera, che era stata tolta precauzionalmente dopo un tentativo di furto oltre dieci anni fa. Il Municipio si impegnerà ad installare un circuito di video-sorveglianza e ad intensificare l’illuminazione onde evitare ulteriori atti vandalici e per valorizzare il monumento. Nel video un intervento di Flavio Conia presidente della commissione cultura del Municipio Roma VIII.
Le ragioni degli studenti del liceo alla Garbatella
Da questa mattina il Liceo Classico e Scientifico Socrate è occupato. Studenti e studentesse hanno deciso di manifestare a causa delle numerose criticità che sono emerse nel liceo romano dopo il 18 gennaio, data in cui, anche se tra mille difficoltà, i ragazzi del Socrate hanno potuto riprendere al 50% le lezioni in presenza. Sovraffollamento sui mezzi pubblici e sanificazione carente, mancato funzionamento della strategia dei doppi ingressi, didattica a distanza non sempre funzionale, mancato benessere delle aule dell’istituto. Sono questi i punti sui quali si battono gli studenti.
Se, infatti, molti di questi temi sono comuni tra gli studenti in tempo di covid-19, c’è da dire che, al Socrate, la partenza del 18 gennaio, complici una delle giornate più fredde dell’anno e la sua lunga chiusura, è stata “raggelante”, con temperature nelle aule più adatte alla conservazione dei surgelati che alla didattica. A ciò si è poi sommata la mancanza di corrente elettrica e il malfunzionamento e la successiva chiusura di uno dei due bagni di un piano.
“Sta continuando l’occupazione al Socrate ed ora dormiremo qui, aspettando che il nostro Preside si apra al dialogo – racconta G., una studentessa – non l’ha fatto finora, chiamando subito la Polizia. Purtroppo, con la pandemia sono peggiorati i problemi e le carenze che la scuola si porta sempre dietro. Vogliamo trasformare il nostro liceo in un polo culturale e stiamo tenendo dei corsi, ma nel rispetto della sicurezza: portiamo mascherine, manteniamo la distanza, abbiamo termo scanner e igienizzante all’ingresso”.
A Roma è la terza occupazione dopo il Kant di Torpignattara e il Pilo Albertelli dell’Esquilino. Alcune delle criticità legate alla pandemia non sono state superate finora e sono alla base del malessere dei ragazzi, che si è manifestato anche con proteste condivise in tutta Italia.
Di Francesca Vitalini
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